Page 37

MARMI E PIETRE

37

lastricata in pietra. Per quanto riguarda la Lessinia centro-orientale, l’insediamento caratteristico era la contrada con abitazioni a schiera. Tutti gli edifici, costruiti interamente in pietra, erano disposti con le facciate rivolte verso sud per sfruttare appieno la luce ed il calore del sole. Le pareti potevano raggiungere il mezzo metro di spessore e le abitazioni erano solitamente a due o tre piani. La porta d’ingresso era ad arco o ad architrave, sovrastata da una pietra per proteggere dall’acqua o dalla neve. Caratteristici di tutta la Lessinia erano gli interni delle abitazioni: la pietra era utilizzata per il focolare, il seciàr (lavello), per la canaletta di scolo dell’acqua e per il pavimento. Anche il coèrto (tetto) era rigorosamente formato da lastre di pietra. Uno degli aspetti più caratteristici degli insediamenti umani sono le giassare, enormi strutture cilindriche interrate per ¾ nel terreno. Venivano utilizzate per conservare il ghiaccio formatosi nei periodi invernali, garantendo così l’approvvigionamento alla città di Verona (ospedali, ferrovie, osterie,…). Il lastame veniva inoltre impiegato nell’agricoltura e nell’allevamento per delimitare confini di orti e pascoli, e per la costruzione di pollai e porcili. Nel Trecento, con l’intensificarsi dei traffici e dei commerci, il mercato della pietra conosce un crescente sviluppo tanto da diventare una risorsa economica alla stregua di qualsiasi prodotto agricolo. Nel Quattrocento e nel Cinquecento, il lastame diventa materiale pregiato grazie all’affermazione dell’arte rinascimentale e della sensibilità per l’eleganza della dimora signorile. La presenza della Pietra di Prun favorisce la nascita di nuove e fiorenti attività, una su tutte quella del tagliapietre. La richiesta sempre maggiore di questo materiale lapideo a ovviamente portato alla necessità di migliorare ed ottimizzare la tecnica estrattiva. In passato l’escavazione era soprattutto praticata in galleria, sul fianco dei rilievi montuosi, ed era operata in modo da lasciare dei pilastri naturali a sostegno delle volte man mano che il fronte della cava si approfondiva. Con l’invenzione della dinamite il lavoro dei cavatori fu indubbiamente agevolato ma reso anche ulteriormente pericoloso per l’aumento dei crolli. Per questo motivo le autorità vietarono di operare in galleria e fu necessario in seguito ricercare aree con poco capellaccio (ovvero la bancata di roccia interposta tra la superficie del terreno e la sommità degli ultimi strati) o con la roccia in affioramento, in modo tale da poter cavare a cielo aperto. Dagli anni Cinquanta del XX secolo questa nuova tecnica si diffuse in maniera massiccia e permise un sempre maggior disponibilità di materiale da commerciare. Divenne altresì necessario costruire il laboratorio per la lavorazione direttamente in cava per agevolare i trasferimenti e ottimizzare sempre di più i tempi di lavorazione. In laboratorio la pietra, anziché essere lasciata alla tradizionale finitura a spacco naturale, poteva subire alcuni trattamenti:

Opera News 12  
Opera News 12  
Advertisement