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PRIMAVERA 2012 - I NOSTRI MODELLI DI VITA - PIAZZA ITALIA

I NOSTRI MODELLI DI VITA

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Fabio Pisacane Chiara Caprì Dario Pallotta Jessica Intravaia Armando Punzo Eloisa Morra speciale KID’s heroes


indice www.piazzaitalia.it

Gli uomini e le donne che state per incontrare vivono, come noi, in un mondo che trova i suoi modelli in tutt’altre sfere: esempi di forza ad ogni costo, di prevaricazione, di arrivismo senza bandiera. Oppure modelli vuoti, patinati come le copertine dei tabloid su cui fanno la loro periodica comparsa, relegati al ruolo di mute icone di stile. In tempi come questi, sembra non ci sia spazio per dei “modelli pensanti”. E per soffermarsi a conoscere le storie di persone che, anche senza volerlo, dovrebbero essere “modelli” di diritto. Dario, Jessica, Armando, Chiara, Eloisa, Fabio. E come loro, molti altri che per una mera questione di spazio non troverete in queste pagine. Questi ragazzi non hanno chiesto a nessuno di essere messi in prima pagina. Non hanno chiesto di essere interpellati, né esaltati come esempi virtuosi da seguire. Sono persone come tante, persone che sbagliano, tornano indietro, cambiano idea, si impegnano per realizzare un sogno. Eppure queste sei persone vivono, nel loro piccolo e senza allontanarsi troppo dalla loro quotidianità, vite straordinarie. Se è vero che non c’è bisogno di eroi per cambiare il mondo, è altrettanto vero che non occorre compiere passi troppo lunghi per rendersi utili. I personaggi che incontrerete hanno scelto proprio questa linea di principio. Hanno agito per istinto, per innato senso di responsabilità, senza sforzo e senza chiedere nulla in cambio. Nessuno li ha chiamati all’azione. Nessuno li ha incoronati per come hanno agito. Hanno “soltanto” assecondato con generosità la propria umanissima e normalissima coscienza.

PIAZZA ITALIA

foto di Carlo Furgeri Gilbert testi di Sara Mariani


indice www.piazzaitalia.it

Gli uomini e le donne che state per incontrare vivono, come noi, in un mondo che trova i suoi modelli in tutt’altre sfere: esempi di forza ad ogni costo, di prevaricazione, di arrivismo senza bandiera. Oppure modelli vuoti, patinati come le copertine dei tabloid su cui fanno la loro periodica comparsa, relegati al ruolo di mute icone di stile. In tempi come questi, sembra non ci sia spazio per dei “modelli pensanti”. E per soffermarsi a conoscere le storie di persone che, anche senza volerlo, dovrebbero essere “modelli” di diritto. Dario, Jessica, Armando, Chiara, Eloisa, Fabio. E come loro, molti altri che per una mera questione di spazio non troverete in queste pagine. Questi ragazzi non hanno chiesto a nessuno di essere messi in prima pagina. Non hanno chiesto di essere interpellati, né esaltati come esempi virtuosi da seguire. Sono persone come tante, persone che sbagliano, tornano indietro, cambiano idea, si impegnano per realizzare un sogno. Eppure queste sei persone vivono, nel loro piccolo e senza allontanarsi troppo dalla loro quotidianità, vite straordinarie. Se è vero che non c’è bisogno di eroi per cambiare il mondo, è altrettanto vero che non occorre compiere passi troppo lunghi per rendersi utili. I personaggi che incontrerete hanno scelto proprio questa linea di principio. Hanno agito per istinto, per innato senso di responsabilità, senza sforzo e senza chiedere nulla in cambio. Nessuno li ha chiamati all’azione. Nessuno li ha incoronati per come hanno agito. Hanno “soltanto” assecondato con generosità la propria umanissima e normalissima coscienza.

PIAZZA ITALIA

foto di Carlo Furgeri Gilbert testi di Sara Mariani


Fabio Pisacane, calciatore.

Ha rifiutato 50.000 euro per truccare una partita, facendo partire l’inchiesta sul calcioscommesse. Cosa ti ha spinto a fare quello che hai fatto, denunciando il fenomeno del calcio-scommesse? La passione che ho per questo sport. E la fortuna di avere dei valori sani e non accettare di cederli a nessun prezzo. Ti definiresti un eroe? Sentire la parola eroe mi dà un po’ fastidio... perché ho fatto la cosa più normale del mondo. Ormai passano per straordinari i comportamenti che dovrebbero essere più comuni! Questo mi dispiace molto, specialmente per i bambini, che si rispecchiano in certi idoli. Spero di essere un modello per i giovanissimi che si affacciano a questo lavoro. Parliamo un po’ della tua vita, del tuo quotidiano. Puoi raccontarci in breve cosa pensi del tuo lavoro? Sono contentissimo di quello che faccio perché tra-

scorro le mie giornate facendo lo sport che ho sempre amato fin da piccolo.

veri, come la generosità e l’altruismo. E che le persone che amo siano ancora con me.

Che cosa fai per prima cosa quando ti alzi la mattina? So che può sembrare un po’ strano e fuori moda ma... per prima cosa prego. Ho molta fede e ringrazio Dio per questo.

Come deve essere, secondo te, un modello da seguire? Deve smentire la convinzione comune che per arrivare da qualche parte ci sia bisogno solo di raccomandazioni e scorciatoie. Bisogna dire ai bambini e alle bambine che vogliono giocare a calcio o diventare modelle, che tutto ciò che serve è sacrificio.

Come ti piace finire la tua giornata? Mi piace finirla sentendo che ho dato tutto me stesso, nel lavoro e con la famiglia. È bello quando senti di essere riuscito a dare un senso a quello che fai. Solo così puoi andare a dormire sereno. Sei molto giovane. Come vedi il tuo futuro? In particolare dove ti vedi fra 10 anni? Mi auguro di avere dei figli, di trasmettere loro i valori che sento, quelli più

Quale comportamento ti fa più arrabbiare? Mi dà molto fastidio che giocatori privilegiati, che guadagnano grosse cifre, agiscano in modo disonesto. Ma il vizio del gioco e le scommesse sono una malattia, ne sono convinto.

(5)


Fabio Pisacane, calciatore.

Ha rifiutato 50.000 euro per truccare una partita, facendo partire l’inchiesta sul calcioscommesse. Cosa ti ha spinto a fare quello che hai fatto, denunciando il fenomeno del calcio-scommesse? La passione che ho per questo sport. E la fortuna di avere dei valori sani e non accettare di cederli a nessun prezzo. Ti definiresti un eroe? Sentire la parola eroe mi dà un po’ fastidio... perché ho fatto la cosa più normale del mondo. Ormai passano per straordinari i comportamenti che dovrebbero essere più comuni! Questo mi dispiace molto, specialmente per i bambini, che si rispecchiano in certi idoli. Spero di essere un modello per i giovanissimi che si affacciano a questo lavoro. Parliamo un po’ della tua vita, del tuo quotidiano. Puoi raccontarci in breve cosa pensi del tuo lavoro? Sono contentissimo di quello che faccio perché tra-

scorro le mie giornate facendo lo sport che ho sempre amato fin da piccolo.

veri, come la generosità e l’altruismo. E che le persone che amo siano ancora con me.

Che cosa fai per prima cosa quando ti alzi la mattina? So che può sembrare un po’ strano e fuori moda ma... per prima cosa prego. Ho molta fede e ringrazio Dio per questo.

Come deve essere, secondo te, un modello da seguire? Deve smentire la convinzione comune che per arrivare da qualche parte ci sia bisogno solo di raccomandazioni e scorciatoie. Bisogna dire ai bambini e alle bambine che vogliono giocare a calcio o diventare modelle, che tutto ciò che serve è sacrificio.

Come ti piace finire la tua giornata? Mi piace finirla sentendo che ho dato tutto me stesso, nel lavoro e con la famiglia. È bello quando senti di essere riuscito a dare un senso a quello che fai. Solo così puoi andare a dormire sereno. Sei molto giovane. Come vedi il tuo futuro? In particolare dove ti vedi fra 10 anni? Mi auguro di avere dei figli, di trasmettere loro i valori che sento, quelli più

Quale comportamento ti fa più arrabbiare? Mi dà molto fastidio che giocatori privilegiati, che guadagnano grosse cifre, agiscano in modo disonesto. Ma il vizio del gioco e le scommesse sono una malattia, ne sono convinto.

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la

guerriera della Chiara CaprÏ, studentessa. Ha fondato il comitato Addiopizzo, che si batte per la promozione di un’economia libera dalla mafia.

(7)


la

guerriera della Chiara CaprÏ, studentessa. Ha fondato il comitato Addiopizzo, che si batte per la promozione di un’economia libera dalla mafia.

(7)


www.addiopizzo.org

Q

uella mattina, quando sono uscita di casa, le strade di Palermo erano diverse dal solito. Da poco erano passati gli “attacchini”. I muri portavano i segni del loro passaggio e dovunque si leggevano le stesse parole, taglienti come coltelli: “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Era il 2004. Poco dopo nacque il collettivo AddioPizzo e io sono stata uno dei suoi fondatori. Da allora, quella frase la porto sempre con me.

poco, ci siamo fatti strada prima fra i consumatori, che hanno iniziato a boicottare i negozi dove si pagava il pizzo e a comprare dagli altri, quelli “puliti”. Poi siamo passati ai commercianti. Si è cercato di coltivare un rapporto di fiducia fra noi, la cittadinanza e le istituzioni, per fare gruppo, per creare una cittadinanza attiva. Io ero

La storia è cominciata così: sette ragazzi volevano aprire un pub. Ma il commercialista li ha scoraggiati, mettendoli in guardia: «Guardate che fra poco qualcuno verrà a chiedervi il pizzo». Siamo partiti da qui, con la campagna “Il pizzo cambia i consumi”. Poco a

incaricata di andare a parlare della nostra attività nelle scuole. Sono stata responsabile di alcuni presidi di legalità in diversi istituti. Con una classe del Liceo Scientifico Cannizzaro di Palermo affrontai il tema della mafia cinese, scelto dai ragazzi. È da lì che ho iniziato

il mio lavoro di scrittrice: da quella esperienza ho tratto il mio primo saggio sulla mafia cinese in Italia e i suoi rapporti con Cosanostra. Quest’anno ad agosto è uscito il mio secondo libro. È una doppia biografia di Libero Grassi, una specie di romanzo storico, scritto a quattro mani con la moglie Pina. Fra noi si è creato un legame forte e intimo, come fra una nonna e una nipote. Lei mi ha aperto uno scrigno di ricordi personalissimi. Ora il mio impegno civile consiste nel portare in giro il messaggio antiracket di Libero. È un po’ come se fossi la sua staffetta, la sua prosecuzione.

“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”

(9)


www.addiopizzo.org

Q

uella mattina, quando sono uscita di casa, le strade di Palermo erano diverse dal solito. Da poco erano passati gli “attacchini”. I muri portavano i segni del loro passaggio e dovunque si leggevano le stesse parole, taglienti come coltelli: “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Era il 2004. Poco dopo nacque il collettivo AddioPizzo e io sono stata uno dei suoi fondatori. Da allora, quella frase la porto sempre con me.

poco, ci siamo fatti strada prima fra i consumatori, che hanno iniziato a boicottare i negozi dove si pagava il pizzo e a comprare dagli altri, quelli “puliti”. Poi siamo passati ai commercianti. Si è cercato di coltivare un rapporto di fiducia fra noi, la cittadinanza e le istituzioni, per fare gruppo, per creare una cittadinanza attiva. Io ero

La storia è cominciata così: sette ragazzi volevano aprire un pub. Ma il commercialista li ha scoraggiati, mettendoli in guardia: «Guardate che fra poco qualcuno verrà a chiedervi il pizzo». Siamo partiti da qui, con la campagna “Il pizzo cambia i consumi”. Poco a

incaricata di andare a parlare della nostra attività nelle scuole. Sono stata responsabile di alcuni presidi di legalità in diversi istituti. Con una classe del Liceo Scientifico Cannizzaro di Palermo affrontai il tema della mafia cinese, scelto dai ragazzi. È da lì che ho iniziato

il mio lavoro di scrittrice: da quella esperienza ho tratto il mio primo saggio sulla mafia cinese in Italia e i suoi rapporti con Cosanostra. Quest’anno ad agosto è uscito il mio secondo libro. È una doppia biografia di Libero Grassi, una specie di romanzo storico, scritto a quattro mani con la moglie Pina. Fra noi si è creato un legame forte e intimo, come fra una nonna e una nipote. Lei mi ha aperto uno scrigno di ricordi personalissimi. Ora il mio impegno civile consiste nel portare in giro il messaggio antiracket di Libero. È un po’ come se fossi la sua staffetta, la sua prosecuzione.

“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”

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IPSE DIXIT

“Non mi sento un eroe. Mi sono ritrovato per caso a fare ciò che ho fatto.”

PER TUTTI Dario Pallotta, rugbista. Durante il terremoto dell’Aquila ha tratto in salvo delle persone dalle macerie. Per questo gesto ha ricevuto la Medaglia di Bronzo al Merito Civile.

Lo scopo del gioco è portare la palla oltre la linea di meta degli avversari, schiacciandola a terra. Il gioco inizia calciando la palla dal centrocampo in direzione della linea dei 22 metri avversaria. Il rugby funziona così. Dario lo conosce a memoria, per lui è un movimento amico e familiare. Quella volta, però, non c’era un campo e l’area di gioco era una città distrutta. L’Aquila, 6 aprile 2009. La terra trema. Le case vanno in frantumi. L’odore forte del gas, i calcinacci dappertutto, la polvere che non lascia respirare. Intorno a lui un fiume di ciottoli, il cammino diventa una corsa a ostacoli. Una corsa contro il tempo.

Ma Dario segue solo l’istinto. E l’istinto lo spinge a tornare là dentro. Buttarsi fra le macerie, portare fuori chi si riesce. Come quando gioca a rugby, afferra la palla ovale e corre all’impazzata verso la meta. La meta, questa volta, ha i volti e i corpi di due persone. Marito e moglie. Ma Dario ha pensato solo a prenderli e correre, come un cieco generoso. Poi, una volta fuori, l’istinto l’ha chiamato di nuovo, ha battuto il calcio di ripresa e l’ha lanciato di nuovo in campo, oltre la tromba delle scale crollata, per portare in salvo anche la bombola di ossigeno della donna.

(11)


IPSE DIXIT

“Non mi sento un eroe. Mi sono ritrovato per caso a fare ciò che ho fatto.”

PER TUTTI Dario Pallotta, rugbista. Durante il terremoto dell’Aquila ha tratto in salvo delle persone dalle macerie. Per questo gesto ha ricevuto la Medaglia di Bronzo al Merito Civile.

Lo scopo del gioco è portare la palla oltre la linea di meta degli avversari, schiacciandola a terra. Il gioco inizia calciando la palla dal centrocampo in direzione della linea dei 22 metri avversaria. Il rugby funziona così. Dario lo conosce a memoria, per lui è un movimento amico e familiare. Quella volta, però, non c’era un campo e l’area di gioco era una città distrutta. L’Aquila, 6 aprile 2009. La terra trema. Le case vanno in frantumi. L’odore forte del gas, i calcinacci dappertutto, la polvere che non lascia respirare. Intorno a lui un fiume di ciottoli, il cammino diventa una corsa a ostacoli. Una corsa contro il tempo.

Ma Dario segue solo l’istinto. E l’istinto lo spinge a tornare là dentro. Buttarsi fra le macerie, portare fuori chi si riesce. Come quando gioca a rugby, afferra la palla ovale e corre all’impazzata verso la meta. La meta, questa volta, ha i volti e i corpi di due persone. Marito e moglie. Ma Dario ha pensato solo a prenderli e correre, come un cieco generoso. Poi, una volta fuori, l’istinto l’ha chiamato di nuovo, ha battuto il calcio di ripresa e l’ha lanciato di nuovo in campo, oltre la tromba delle scale crollata, per portare in salvo anche la bombola di ossigeno della donna.

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*Mi piace pensare che dal disagio possa nascere la forza sociale. Ad esempio, la nevicata record di quest’anno ci ha fatto riscoprire i rapporti indispensabili tra persone.*

Cosa ti ha spinto a gettarti fra le macerie, all’Aquila?

Che cosa fai per prima cosa quando ti alzi la mattina?

Il mio istinto. L’istinto di un giocatore di rugby abituato a dare sostegno ai propri Vivo in maniera molto tranquilla, le mie giornate sono serene. Il segreto è tenersi compagni di squadra. È uno dei principi della mia vita. Non mi sento un eroe. Sono impegnati: tre mesi fa mi sono laureto in scienze giuridiche e ora mi sono iscritto una persona comune che si è ritrovata per caso a fare cose comuni. Insieme a me a giurisprudenza. A volte dipingo, oppure leggo. Il rugby è un’interruzione a queste anche tanti altri, chi per lavoro, chi per coscienza, si sono ritrovati a fare lo stesso. attività, in fondo... la grandezza dell’uomo è mettersi delle gabbie attorno, consaPuoi definire in breve il tuo lavoro? Il rugby! Mi sono trovato un po’ per caso a giocare. L’unica cosa che mi ha spinto all’epo-

pevolmente, che ti fanno stare meglio. Lo studio per me è la cosa più importante, mentre il rugby è lavoro e senso del dovere.

ca a fare del rugby una delle mie più grandi passioni e poi il lavoro della mia vita è stata l’idea del gruppo. Il concetto di squadra, di amicizia. Io quando lavoro sto con i miei Cosa ti auguri per il futuro, per il 2012, che è appena cominciato? amici! Al di là della preparazione atletica e mentale, ci sono persone comuni, che hanno Di vivere con serenità. E mi piacerebbe creare un gruppo di ragazzi che si siedono come principio la solidarietà reciproca. Se le persone comuni devono prendere esempio intorno a un tavolo per parlare del futuro della nostra città. Alla fine, credo che da gente comune qualcosa non va... la gente dovrebbe avere dei modelli straordinari, per governare al meglio una città di 40mila abitanti, basterebbe il buonsenso di invece spesso i casi di onestà e buonsenso sono così rari che diventano modelli.

persone giovani e capaci... altro che politica!

www.laquilarugby1936.com

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*Mi piace pensare che dal disagio possa nascere la forza sociale. Ad esempio, la nevicata record di quest’anno ci ha fatto riscoprire i rapporti indispensabili tra persone.*

Cosa ti ha spinto a gettarti fra le macerie, all’Aquila?

Che cosa fai per prima cosa quando ti alzi la mattina?

Il mio istinto. L’istinto di un giocatore di rugby abituato a dare sostegno ai propri Vivo in maniera molto tranquilla, le mie giornate sono serene. Il segreto è tenersi compagni di squadra. È uno dei principi della mia vita. Non mi sento un eroe. Sono impegnati: tre mesi fa mi sono laureto in scienze giuridiche e ora mi sono iscritto una persona comune che si è ritrovata per caso a fare cose comuni. Insieme a me a giurisprudenza. A volte dipingo, oppure leggo. Il rugby è un’interruzione a queste anche tanti altri, chi per lavoro, chi per coscienza, si sono ritrovati a fare lo stesso. attività, in fondo... la grandezza dell’uomo è mettersi delle gabbie attorno, consaPuoi definire in breve il tuo lavoro? Il rugby! Mi sono trovato un po’ per caso a giocare. L’unica cosa che mi ha spinto all’epo-

pevolmente, che ti fanno stare meglio. Lo studio per me è la cosa più importante, mentre il rugby è lavoro e senso del dovere.

ca a fare del rugby una delle mie più grandi passioni e poi il lavoro della mia vita è stata l’idea del gruppo. Il concetto di squadra, di amicizia. Io quando lavoro sto con i miei Cosa ti auguri per il futuro, per il 2012, che è appena cominciato? amici! Al di là della preparazione atletica e mentale, ci sono persone comuni, che hanno Di vivere con serenità. E mi piacerebbe creare un gruppo di ragazzi che si siedono come principio la solidarietà reciproca. Se le persone comuni devono prendere esempio intorno a un tavolo per parlare del futuro della nostra città. Alla fine, credo che da gente comune qualcosa non va... la gente dovrebbe avere dei modelli straordinari, per governare al meglio una città di 40mila abitanti, basterebbe il buonsenso di invece spesso i casi di onestà e buonsenso sono così rari che diventano modelli.

persone giovani e capaci... altro che politica!

www.laquilarugby1936.com

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Quando il talento diventa un dono.

Jessica Intravaia, ballerina e indossatrice. Ha vinto il primo premio di 30.000 euro alla trasmissione “Baila� su Canale 5 e devoluto l’intera vincita alla lotta contro il cancro.

(15)


Quando il talento diventa un dono.

Jessica Intravaia, ballerina e indossatrice. Ha vinto il primo premio di 30.000 euro alla trasmissione “Baila� su Canale 5 e devoluto l’intera vincita alla lotta contro il cancro.

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Il ballo è tutto per me. Ho fatto gare per 15 anni e adesso insegno, in una parola è la mia vita. La mia attività principale è di indossatrice in uno showroom di Bologna, ma il ballo resta la mia passione... per fortuna riesco a far andare le due cose che amo di pari passo. La prima cosa, quando mi sveglio... be’ ho bisogno di qualche minuto per connettermi con il mondo! Sono molto pigra, spesso mi sveglio a mezzogiorno! Amo truccarmi con cura, poi parto subito in quarta, mi metto in moto. Mi piacerebbe che il mio futuro somigliasse al presente. Voglio rimanere una persona generosa, appassionata. E anche se sono giovane ho sempre avuto responsabilità molto grandi, sono cresciuta in fretta. Fra dieci anni mi piacerebbe avere una famiglia, e un ruolo primario in una scuola di ballo, ma anche in ambito moda. La moda e lo spettacolo sono mondi corrotti, ma ho avuto la fortuna di non constatarlo di persona. Non mi è capitato di toccare con mano “il marcio”... anzi, durante lo show Baila ho conosciuto persone interessatissime e davvero da prendere come esempio per la loro sensibilità. E le ho rivalutate, perché a volte l’apparenza inganna. Odio più di ogni altra cosa quelli che vogliono stare sempre al di sopra degli altri. Gli arroganti e i presuntuosi. Per fortuna mi è capitato raramente di incontrare persone così. Il mio messaggio per il mondo? Sarà un po’ datato ma, purtroppo o per fortuna, a me sembra ancora attualissimo... Peace & Love!

“Essere altruista cambia la vita a te e agli altri.” (17)


Il ballo è tutto per me. Ho fatto gare per 15 anni e adesso insegno, in una parola è la mia vita. La mia attività principale è di indossatrice in uno showroom di Bologna, ma il ballo resta la mia passione... per fortuna riesco a far andare le due cose che amo di pari passo. La prima cosa, quando mi sveglio... be’ ho bisogno di qualche minuto per connettermi con il mondo! Sono molto pigra, spesso mi sveglio a mezzogiorno! Amo truccarmi con cura, poi parto subito in quarta, mi metto in moto. Mi piacerebbe che il mio futuro somigliasse al presente. Voglio rimanere una persona generosa, appassionata. E anche se sono giovane ho sempre avuto responsabilità molto grandi, sono cresciuta in fretta. Fra dieci anni mi piacerebbe avere una famiglia, e un ruolo primario in una scuola di ballo, ma anche in ambito moda. La moda e lo spettacolo sono mondi corrotti, ma ho avuto la fortuna di non constatarlo di persona. Non mi è capitato di toccare con mano “il marcio”... anzi, durante lo show Baila ho conosciuto persone interessatissime e davvero da prendere come esempio per la loro sensibilità. E le ho rivalutate, perché a volte l’apparenza inganna. Odio più di ogni altra cosa quelli che vogliono stare sempre al di sopra degli altri. Gli arroganti e i presuntuosi. Per fortuna mi è capitato raramente di incontrare persone così. Il mio messaggio per il mondo? Sarà un po’ datato ma, purtroppo o per fortuna, a me sembra ancora attualissimo... Peace & Love!

“Essere altruista cambia la vita a te e agli altri.” (17)


Quando ho messo piede in carcere per fare teatro, la prima volta, quasi mi prendevano per pazzo. 25 anni fa nessuno si era mai sognato una cosa del genere... Il mio lavoro di una vita è stato trasformare un istituto di pena in un istituto di cultura.

L’idea che la gente ha del teatro è sballata: il teatro non è un passatempo, ma un lavoro su se stessi. Per questo il carcere è un prezioso bacino di osservazione sulla vita.

Da questa follia è nata la Compagnia della Fortezza, nel carcere di Volterra.

La mia idea di teatro è sempre stata un po’ “diversa”. Dopo l’esperienza con il teatro

di Grotowsky, mi sono guardato intorno e ho pensato che lì, nel carcere, c’era la possibilità che cercavo: riformulare da zero un’idea di teatro. Di fare tabula rasa!

Non era previsto che in quelle celle entrasse una persona come me. È come se avessi por-

tato lì dentro la possibilità di sognare.

Il carcere è l’ultimo posto del mondo, ma c’è

una ricchezza tutta particolare, un terreno straordinariamente fertile. E non dimentichiamoci che il carcere è lo specchio del resto della società: se è un inferno, anche la società civile è infernale.

Io lavoro ogni giorno sull’orlo di un baratro

Armando Punzo, regista e direttore artistico. Ha dedicato la sua vita all’attività teatrale nel carcere di Volterra, fondando 25 anni fa la Compagnia della Fortezza, prima compagnia di detenuti attori in Italia e in Europa.

dove si rischia continuamente di cadere, anche dopo 25 anni. Il nuovo progetto della mia compagnia è la costruzione - per la prima volta - di un teatro stabile all’interno di un carcere.

I neorealisti ci hanno insegnato che lavorare con attori non professionisti può portare dei frutti prodigiosi e inaspettati. In carcere ho scoperto la possibilità di far salire in scena corpi e voci che altrimenti sarebbero stati esclusi dal mondo e dalla storia dell’uomo, per sempre. Mi interessa coltivare una specie di leggerezza pensosa. Leggo continuamente i testi su cui

lavoro, eppure lavorando mi alleggerisco. Andare in profondità in questa esperienza totalizzante è il mio pungolo e la mia ossessione. Ma anche il mio sollievo.

La capacità di avere dei sogni, è questa la grande mancanza di oggi. Non mi riferisco ai sogni egoistici, ma a quelli che includono, in un progetto, anche gli altri. Spero che la società riesca ad alzare lo sguardo, ad avere una visione più ampia delle cose. E più coraggio per guardare oltre.

Le nostre utopie sono reali e concrete tanto quanto la pietra. Sono solide. Sembrano parole vuote, ma là dentro ci sono i bisogni e i desideri. È la necessità e la voglia di realizzare cose che sembrano impossibili. Chi dice che sono parole vuote è un essere pericoloso.

www.compagniadellafortezza.org

IL TEATRO DELLA LIBERTÁ (19)


Quando ho messo piede in carcere per fare teatro, la prima volta, quasi mi prendevano per pazzo. 25 anni fa nessuno si era mai sognato una cosa del genere... Il mio lavoro di una vita è stato trasformare un istituto di pena in un istituto di cultura.

L’idea che la gente ha del teatro è sballata: il teatro non è un passatempo, ma un lavoro su se stessi. Per questo il carcere è un prezioso bacino di osservazione sulla vita.

Da questa follia è nata la Compagnia della Fortezza, nel carcere di Volterra.

La mia idea di teatro è sempre stata un po’ “diversa”. Dopo l’esperienza con il teatro

di Grotowsky, mi sono guardato intorno e ho pensato che lì, nel carcere, c’era la possibilità che cercavo: riformulare da zero un’idea di teatro. Di fare tabula rasa!

Non era previsto che in quelle celle entrasse una persona come me. È come se avessi por-

tato lì dentro la possibilità di sognare.

Il carcere è l’ultimo posto del mondo, ma c’è

una ricchezza tutta particolare, un terreno straordinariamente fertile. E non dimentichiamoci che il carcere è lo specchio del resto della società: se è un inferno, anche la società civile è infernale.

Io lavoro ogni giorno sull’orlo di un baratro

Armando Punzo, regista e direttore artistico. Ha dedicato la sua vita all’attività teatrale nel carcere di Volterra, fondando 25 anni fa la Compagnia della Fortezza, prima compagnia di detenuti attori in Italia e in Europa.

dove si rischia continuamente di cadere, anche dopo 25 anni. Il nuovo progetto della mia compagnia è la costruzione - per la prima volta - di un teatro stabile all’interno di un carcere.

I neorealisti ci hanno insegnato che lavorare con attori non professionisti può portare dei frutti prodigiosi e inaspettati. In carcere ho scoperto la possibilità di far salire in scena corpi e voci che altrimenti sarebbero stati esclusi dal mondo e dalla storia dell’uomo, per sempre. Mi interessa coltivare una specie di leggerezza pensosa. Leggo continuamente i testi su cui

lavoro, eppure lavorando mi alleggerisco. Andare in profondità in questa esperienza totalizzante è il mio pungolo e la mia ossessione. Ma anche il mio sollievo.

La capacità di avere dei sogni, è questa la grande mancanza di oggi. Non mi riferisco ai sogni egoistici, ma a quelli che includono, in un progetto, anche gli altri. Spero che la società riesca ad alzare lo sguardo, ad avere una visione più ampia delle cose. E più coraggio per guardare oltre.

Le nostre utopie sono reali e concrete tanto quanto la pietra. Sono solide. Sembrano parole vuote, ma là dentro ci sono i bisogni e i desideri. È la necessità e la voglia di realizzare cose che sembrano impossibili. Chi dice che sono parole vuote è un essere pericoloso.

www.compagniadellafortezza.org

IL TEATRO DELLA LIBERTÁ (19)


segni particolari:

Vociante Eloisa Morra, studentessa e giornalista. E’ impegnata nella lotta per i diritti delle donne a livello nazionale e internazionale.

(21)


segni particolari:

Vociante Eloisa Morra, studentessa e giornalista. E’ impegnata nella lotta per i diritti delle donne a livello nazionale e internazionale.

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Dario Pallotta indossa: giacca cotone 29,90 t-shirt cotone 14,99 pantalone nero 17,99

Eloisa si alza e accende la macchina del caffè. Poi si siede al computer e aspetta che il sito del quotidiano carichi le notizie del giorno. È così che cominciano le giornate di tanti giovani giornalisti e blogger, e la sua non fa eccezione. Caffè bollente alla mano, la giovane reporter scorre le prime pagine, poi apre in un’altra finestra il sito donnepensanti.net, con cui collabora nella lotta alla discriminazione di genere. Le attiviste di questo collettivo si fanno chiamare “le vocianti”. Non perché si debba per forza urlare, piuttosto perché “contro un sistema che pretende di disinnescare la nostra potenza, vogliamo tornare a far sentire le nostre voci”. Collabora con il sito americano “The Women’s International Perspective”, una comunità internazionale di donne che si occupa di questi temi, cercando di mettere in luce i problemi italiani. Del suo lavoro, la giovane blogger ama la possibilità di scrivere senza costrizioni, di conoscere persone interessanti, di trovare angolazioni e temi nuovi per gli articoli. Ma soprattutto ama il senso di responsabilità civile, di dovere morale, che la sua professione la impegna a coltivare. Ha molti progetti e spera di riuscire a realizzarli tutti nel giro di qualche anno. Nel suo cuore c’è l’Italia, ma in futuro si vede all’estero, almeno di passaggio... “Alla gente di oggi servirebbe un modello basato sulla disciplina, sul saper fare e sulla responsabilità”. Eloisa ricorda le parole di Primo Levi, che lui scrisse sul gioco degli scacchi come metafora sulla vita: “vivere da scacchisti, cioè meditando prima di muovere, pur sapendo che il tempo concesso per ogni mossa è limitato; ricordando che ogni mossa ne provoca un’altra, difficile ma non impossibile da prevedere; e pagando per le mosse sbagliate”.

“In Italia mancano due cose essenziali: una classe dirigente meno maschilista e donne che occupino posizioni di vertice. Un’educazione della mente e dell’occhio. Nwhjdkuhcjhvjoefdkj

Mi spiego meglio: a molti (uomini e donne)

è mancato qualcuno che insegnasse a decodificare i messaggi svilenti che ci passano continuamente sotto gli occhi in tv e nei manifesti pubblicitari.”

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Dario Pallotta indossa: giacca cotone 29,90 t-shirt cotone 14,99 pantalone nero 17,99

Eloisa si alza e accende la macchina del caffè. Poi si siede al computer e aspetta che il sito del quotidiano carichi le notizie del giorno. È così che cominciano le giornate di tanti giovani giornalisti e blogger, e la sua non fa eccezione. Caffè bollente alla mano, la giovane reporter scorre le prime pagine, poi apre in un’altra finestra il sito donnepensanti.net, con cui collabora nella lotta alla discriminazione di genere. Le attiviste di questo collettivo si fanno chiamare “le vocianti”. Non perché si debba per forza urlare, piuttosto perché “contro un sistema che pretende di disinnescare la nostra potenza, vogliamo tornare a far sentire le nostre voci”. Collabora con il sito americano “The Women’s International Perspective”, una comunità internazionale di donne che si occupa di questi temi, cercando di mettere in luce i problemi italiani. Del suo lavoro, la giovane blogger ama la possibilità di scrivere senza costrizioni, di conoscere persone interessanti, di trovare angolazioni e temi nuovi per gli articoli. Ma soprattutto ama il senso di responsabilità civile, di dovere morale, che la sua professione la impegna a coltivare. Ha molti progetti e spera di riuscire a realizzarli tutti nel giro di qualche anno. Nel suo cuore c’è l’Italia, ma in futuro si vede all’estero, almeno di passaggio... “Alla gente di oggi servirebbe un modello basato sulla disciplina, sul saper fare e sulla responsabilità”. Eloisa ricorda le parole di Primo Levi, che lui scrisse sul gioco degli scacchi come metafora sulla vita: “vivere da scacchisti, cioè meditando prima di muovere, pur sapendo che il tempo concesso per ogni mossa è limitato; ricordando che ogni mossa ne provoca un’altra, difficile ma non impossibile da prevedere; e pagando per le mosse sbagliate”.

“In Italia mancano due cose essenziali: una classe dirigente meno maschilista e donne che occupino posizioni di vertice. Un’educazione della mente e dell’occhio. Nwhjdkuhcjhvjoefdkj

Mi spiego meglio: a molti (uomini e donne)

è mancato qualcuno che insegnasse a decodificare i messaggi svilenti che ci passano continuamente sotto gli occhi in tv e nei manifesti pubblicitari.”

(23)


Alessandro indossa: felpa 19,95 camicia 9,95 pantaloni 16,95 scarpe 10,95

Alessandro

C’è

degli ideali, alla mancanza di senso del dovere e di autentica

però il compito gravoso e fantastico di inseminare nei più piccoli

vere, sapranno i nostri ragazzi trovare un pensiero autonomo?

proprie aspirazioni senza rincorrere simulacri vuoti, fantocci

strade realmente corrispondenti ai loro bisogni?

chi da grande vuol fare il pompiere, chi il calciatore, chi il medico... I bambini hanno sempre le idee molto

determinazione dei molti falsi miti che li circondano, di fronte

chiare sul loro futuro. A noi, ai genitori, ai loro educatori, spetta

all’onda lunga dei reality che popolano di sé anche le piazze

il desiderio sano di una realizzazione autentica, di coltivare le

Saranno in grado di distinguere il falso dal vero, e di scegliere

senza cervello che incontrano dappertutto sedicenti artisti, sbandieratori della vita facile, dorata di soldi e successi. Il

nostro ruolo, di guide, di esempi, o semplicemente di supporto, è di evitare che i nostri figli corrano dietro a bolle di sapone, che

scoppieranno nel momento in cui loro proveranno ad afferrarle.

Con questo piccolo contributo di riflessioni, vorremmo

incoraggiarli a intraprendere una strada diversa, vorremmo indicare loro, come modello da seguire, qualcuno che non

sia un esempio fallace di entusiasmo vuoto e temporaneo, ma un’immagine di realtà, un sogno genuino e autentico,

I bambini non sono soltanto le nostre proiezioni in un domani

complesso e ricco. Vorremmo augurare loro di scovare, tra

futuro, lavoreranno e vivranno per costruire un mondo, che sotto

se stessi, senza ricalcarlo, senza compierlo in religiosa

Un mondo a loro misura, che ci auguriamo abbiano la capacità di

considerazione e da ridiscutere criticamente.

relativamente immediato. Saranno i protagonisti della società del

coloro che li circondano, un percorso-guida per costruire

molti aspetti dovrà essere diverso da quello che si sono ritrovati.

osservanza delle orme di altri, ma un esempio da prendere in

creare con autonomia e responsabilità. Ma di fronte alla deriva

Da rivivere insomma, un giorno, da soli.

(25)


Alessandro indossa: felpa 19,95 camicia 9,95 pantaloni 16,95 scarpe 10,95

Alessandro

C’è

degli ideali, alla mancanza di senso del dovere e di autentica

però il compito gravoso e fantastico di inseminare nei più piccoli

vere, sapranno i nostri ragazzi trovare un pensiero autonomo?

proprie aspirazioni senza rincorrere simulacri vuoti, fantocci

strade realmente corrispondenti ai loro bisogni?

chi da grande vuol fare il pompiere, chi il calciatore, chi il medico... I bambini hanno sempre le idee molto

determinazione dei molti falsi miti che li circondano, di fronte

chiare sul loro futuro. A noi, ai genitori, ai loro educatori, spetta

all’onda lunga dei reality che popolano di sé anche le piazze

il desiderio sano di una realizzazione autentica, di coltivare le

Saranno in grado di distinguere il falso dal vero, e di scegliere

senza cervello che incontrano dappertutto sedicenti artisti, sbandieratori della vita facile, dorata di soldi e successi. Il

nostro ruolo, di guide, di esempi, o semplicemente di supporto, è di evitare che i nostri figli corrano dietro a bolle di sapone, che

scoppieranno nel momento in cui loro proveranno ad afferrarle.

Con questo piccolo contributo di riflessioni, vorremmo

incoraggiarli a intraprendere una strada diversa, vorremmo indicare loro, come modello da seguire, qualcuno che non

sia un esempio fallace di entusiasmo vuoto e temporaneo, ma un’immagine di realtà, un sogno genuino e autentico,

I bambini non sono soltanto le nostre proiezioni in un domani

complesso e ricco. Vorremmo augurare loro di scovare, tra

futuro, lavoreranno e vivranno per costruire un mondo, che sotto

se stessi, senza ricalcarlo, senza compierlo in religiosa

Un mondo a loro misura, che ci auguriamo abbiano la capacità di

considerazione e da ridiscutere criticamente.

relativamente immediato. Saranno i protagonisti della società del

coloro che li circondano, un percorso-guida per costruire

molti aspetti dovrà essere diverso da quello che si sono ritrovati.

osservanza delle orme di altri, ma un esempio da prendere in

creare con autonomia e responsabilità. Ma di fronte alla deriva

Da rivivere insomma, un giorno, da soli.

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Alessandro Luca

Evar

Evar indossa: felpa 16,95 jeans 16,95 cintura 3,95

Evar indossa: giubbino 29,95 polo 12,95

Evar indossa: maglia 9,95 polo 12,95 pantaloni 15,95 scarpe 10,95

Alessandro indossa: polo 5,95 jeans 19,95 scarpe 10,95

Luca indossa: felpa 12,95 t-shirt 9,95 pantaloni 16,95 scarpe 10,95

(27)


Alessandro Luca

Evar

Evar indossa: felpa 16,95 jeans 16,95 cintura 3,95

Evar indossa: giubbino 29,95 polo 12,95

Evar indossa: maglia 9,95 polo 12,95 pantaloni 15,95 scarpe 10,95

Alessandro indossa: polo 5,95 jeans 19,95 scarpe 10,95

Luca indossa: felpa 12,95 t-shirt 9,95 pantaloni 16,95 scarpe 10,95

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Matilde

Alessandro indossa: giubbino 15,95 jeans 16,95 cintura 2,95

Matilde indossa: giubbino 15,95 t-shirt 7,95 jeans 19,95

Matilde indossa: trench 34,95 maglia 19,95

(29)


Matilde

Alessandro indossa: giubbino 15,95 jeans 16,95 cintura 2,95

Matilde indossa: giubbino 15,95 t-shirt 7,95 jeans 19,95

Matilde indossa: trench 34,95 maglia 19,95

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Alessandra

Matilde indossa: vestito 12,95

Valentina indossa: vestito 24,95

Alessandra indossa: giubbino 19,95 t-shirt 12,95

Matilde Alessandra indossa: coprispalla 9,95 vestito 24,95 scarpe 12,95

Valentina indossa: vestito 7,95 kefiah 4,95

Alessandro indossa: camicia 12,95 t-shirt 7,95 bermuda 15,95 Valentina indossa: maglia 9,95 vestito 24,95

Valentina

Matilde indossa: t-shirt 7,95 gonna 10,95

Le foto e i prezzi sono riportati a mero titolo esplicativo. Questi ultimi potranno subire variazioni in caso di errore tipografico e non costituiscono in alcun modo condizione contrattuale.

(31)


Alessandra

Matilde indossa: vestito 12,95

Valentina indossa: vestito 24,95

Alessandra indossa: giubbino 19,95 t-shirt 12,95

Matilde Alessandra indossa: coprispalla 9,95 vestito 24,95 scarpe 12,95

Valentina indossa: vestito 7,95 kefiah 4,95

Alessandro indossa: camicia 12,95 t-shirt 7,95 bermuda 15,95 Valentina indossa: maglia 9,95 vestito 24,95

Valentina

Matilde indossa: t-shirt 7,95 gonna 10,95

Le foto e i prezzi sono riportati a mero titolo esplicativo. Questi ultimi potranno subire variazioni in caso di errore tipografico e non costituiscono in alcun modo condizione contrattuale.

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? L IA N O IM T S E T O R T S O N E VUOI DIVENTAR IA R O T S A U T A L A T N O C C A R E INVIACI LA TUA FOTO zzaitalia.it

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e e bambini di tutte le

mini, donn Il casting è rivolto a uo

età.

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