Page 1

// OPEN HOUSE 01 / gennaio / febbraio 2009 // Coverart > Angelo Bramanti

URBINO


Credits Girodivite/Openhouse edizione Gennaio/Febbario 2009 Tano Rizza - Direttore editoriale Lucio Tomarchio - Direttore responsabile Evelyne Capitanio - Resposanbile commerciale Angelo Bramanti - Art director

in questo primo numero, hanno collaborato e ne fanno parte: Evelyne Capitanio, Danilo Garro, Daniela Bramanti, Giulia Zaccariello, Graziano Lanzidei, Alessandro Puglia, Serena Inghilterra, Capitan 3/600, Cecilia Benzoni, Riccardo Menolli, Diego Lucca, Tano Rizza, Stefano Mauro, Federica Fornaciari, Sergio Failla, Pina La Villa, Laura Viguti, Alessandro Bogliolo, Giuseppe Briganti, Simona Calabrò, Angelo Bramanti, Carlo Cleri, Roberto Bui, Saul Marcadent, Monica Pelliccia, Elena Mattioli.

Openhouse è un prodotto editoriale della testata giornalistica Girodivite. Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it Tutti i contenuti originali presenti all’interno della rivista Openhouse, e del giornale online Girodivite.it sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, modificarli, previa autorizzazione per fini commerciali.

Openhouse Urbino nasce con il patrocinio istituzionale di:


Redazionale # 01 di Tano Rizza Openhouse non è un nuova rivista, non nasce con questo numero, e speriamo che non finisca qui. Openhouse è il figlio minore, e di carta, di un progetto online che esiste dal 1994, e si chiama Girodivite.it. Un giornale online, che è nato a Catania, e che re-esiste ostinatamente da una quindicina d’anni. Un giornale online al quale collaborano oltre 300 personaggi provenienti da ogni angolo d’Italia, Openhouse è anche, e soprattuto il nome dell’associazione culturale che sta alle spalle di questo progetto. Sbarca a Urbino perché qualcuno che vive nella città ducale s’è messo in testa che, in questo strano paese, qualcosa manca e che ci sono potenzialità che dovrebbero essere sfruttare meglio. Parliamo della categoria degli “studenti”, che come aggettivo sembra identificare una strana schiera di personaggi, che sembrano qualcosa di diverso e distaccato dai restanti abitanti di Urbino. Ma che invece sono una parte importante della città ducale. Gli studenti, si dice, siano grandi “consumatori di cultura”. Questa rivista che avete in mano è frutto del lavoro e della passione degli studenti, e di qualche altro amico che ha voluto collaborare al primo numero. Openhouse vuole essere la valvola di sfogo, il contenitore delle idee di tutti, a partire proprio dalla popolazione studentesca, che così diventa, finalmente “produttrice di cultura”, oltre che consumatrice passiva di testi e lezioni universitarie, per così andare al di là del ciclo lezionistudio-esami, e passare alla fase attiva, quella fatta di ideazioneorganizzazione-produzione di cultura. Ma l’idea Openhouse va anche un filo più in là. L’idea-obiettivo è quella di portare a Urbino, anche una buona dose di musica dal vivo, mostre, e cultura, tutte attività che escono dalle menti di chi questa città la vive. Questa rivista è fatta dagli studenti e a loro si rivolge. L’obiettivo è quello di associare Openhouse ad una nuova stagione fatta di musica, cultura e partecipazione attiva degli studenti alla vita culturale di questa piccola città arroccata nei colli marchigiani. Buona cultura girodivite.it


Tecnical partners

Punti di distribuzione a Urbino : residenze e facoltà universitarie, m2m pub, bookservice, Palestre Tortorina e Body Up, Box 05, Pizzeria Cristian, It Glamour club, Pizzeria Belin che buono, Librerie Domus, Centro Informazioni d’Ateno, Informagiovani, Ersu , Studi Radio Urca e random in giro per Urbino. A Pesaro : Residenze e facoltà universitarie. A Fano : Facoltà universitarie, Cinema Centrale e Crazy house. A Lunano : Enoteca di Lunano. online su: www.girodivite.it Voui promuovere la tua attività sulle pagine di Openhouse? chiama il nostro responsabile commerciale al 3495179412 o mandaci una mail: openhouse@live.it Stampato presso: SAT srl, 61020 Sant’Angelo In Lizzola (PU), 56, V. Marche (Montecchio). Tiratura 5.000 copie


Gli anniversari del 2009

Per essere preparati nel 2009, tutti gli anniversari dell’anno. di Sergej - redazione Girodivite EURO. Il primo gennaio 1999 entrano definitivamente in vigore gli euro come moneta unica europea: gli italiani si svegliano nel nuovo anno senza più le loro lire (ne servono 1936,27 per acquistare un singolo euro). JUGOSLAVIA. A marzo - poco dopo avere accolto stati dell’exarea sovietica quali Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria - la Nato fa bombardare dai suoi caccia la Jugoslavia di Slobodan Milosevic. BENIGNI. Un giorno prima l’inizio dei bombardamenti, il 23 marzo, il film ‘La vita è bella’ di Roberto Benigni illumina gli Academy Awards con tre Oscar: il comico toscano è il primo attore non anglosassone a essere premiato come migliore attore protagonista. COLUMBINE. Alla Columbine High School (Colorado, U.S.A.) il 20 aprile: si scatena un inferno: due studenti sparano ‘random’ su compagni e insegnanti e ne uccidono quindici. PIRTOPIR. Il primo giugno viene emessa la prima versione di Napster: è una rivoluzione culturale. BOLOGNA ROSSA. A giugno Giorgio Guazzaloca vince il ballottaggio e diventa il nuovo sindaco di Bologna: dopo circa mezzo secolo la città più grande dell’Emilia non è più rossa. PRIMO DI SETTE. Lance Armstrong, uscito da poco da una terribile malattia, vince il suo primo Tour de France a fine luglio. 15 MILA. Terremoto in Turchia: ad agosto muoiono oltre quindicimila persone. PUTSCH. Il 13 ottobre il golpe del generale Musharraf si è definitivamente concluso: il Pakistan è suo. IL DOTTORE. Un giorno dopo Valentino Rossi trionfa nel Mondiale categoria 250 cc. SEATTLE VS WTO. Durante le proteste di fine novembre contro la World Trade Organisation prende definitivamente forma il ‘Popolo di Seattle’. I CIAO. Fra i tanti, lasciano questa valle di lacrime Stanley Kubrick, Giulio Einaudi, Joe Di Maggio e Fabrizio De Andrè. girodivite.it/Gli-anniversari-del-2009.html

P.05


Per uno spazio pubblico per la musica dal vivo a Urbino L‘associazione “Il Vento” e Territorio Musicale hanno lanciato, da qualche mese, una petizione popolare. L’obiettivo è quello di ridare alla città di Urbino uno spazio pubblico per la musica da vivo. Lo spazio individuato è la Sala del Maniscalco, di proprietà del comune di Urbino. Sala messa a norma ma che è priva di un regolamento di concessione per il suo utilizzo. Openhouse appoggia la petizione lanciata, e vi proponiamo il testo della petizione, e vi indichiamo il link online per firmarla. di Territorio Musicale e “il Vento” Riteniamo che la musica e lo spettacolo dal vivo siano da considerarsi attività culturali e di alto valore aggregativo. Crediamo che la cultura sia la migliore politica sociale possibile.

Considerato che : > nella Città di Urbino non esistono spazi sociali culturali che possano rappresentare una valida alternativa a discoteche e pub. > il Teatro Sanzio non soddisfa la necessità di aggregazione sociale espressa da giovani e adulti, in quanto si presta ad una limitata tipologia di spettacoli ed eventi. > le associazioni cittadine e studentesche, non hanno a dispozione uno spazio dove realizzare le proprie attività culturali, di valore sociale/aggregativo.

P.06


Chiediamo al Sindaco del Comune di Urbino e alla Giunta comunale, quanto segue: > di rendere agibile la Sala del Maniscalco ai fini della realizzazione legale di spettacoli dal vivo, entro la fine della legislatura 2004/2009 > che tale spazio venga concesso gratuitamente alle associazioni cittadine e studentesche, per la realizzazione di rassegne musicali, teatrali e culturali in genere e mai per usi privati o per attività assimilabili a quelle delle discoteche. > che alla gestione continuativa della Sala del Maniscalco non venga mai delegato nessun ente diverso dall’Amministrazione Comunale > che la gestione sia affidata di volta in volta alle associazioni che, a seguito di domanda, ne abbiano ottenuto la temporanea concessione. > che sia lo stesso Comune, attraverso un ufficio centralizzato facente capo alla Cultura, a verificare la disponibilità dello spazio in base ad un calendario pubblico e trasparente e che le modalità di concessione siano ispirate al principio di rotazione. > che la condizione essenziale per la concessione temporanea dello spazio, sia la realizzazione di spettacoli dal vivo di ogni genere e tipo (concerti, performance, letture, teatro,presentazioni di libri, altro...) > che la procedure per la concessione dello spazio rispondano ai principi di accessibilità e trasparenza.

Per aderire alla petizione, e firmare:

firmiamo.it/urbinoperunospaziopubblicopermusicadalvivo


I precari non esistono. Forse. di Saul Marcadent Parole sante di Ascanio Celestini: narrazioni di ordinaria follia. “Un uomo è seduto nella stanza. Guarda il rubinetto che goccia e vede il diluvio. E pensa: non è possibile. No, proprio non è possibile. Così si gira verso il muro. Smette di pensare alla goccia. Sorride, si addormenta e affoga serenamente”. _ Cecilia, Andrea, Salvatore, Marco, Christian, Emanuela, Gianluca. E ancora Alessandra, Giampiero, Valerio, Mara, Giuseppe e Maurizio. I protagonisti di Parole Sante di Ascanio Celestini hanno volti e nomi. Non quelli fittizi e rassicuranti dietro i quali si nascondono al telefono del call center in cui lavorano. Ma volti e nomi con storie da raccontare e con la voglia irrefrenabile di riscrivere il proprio futuro. Il documentario, presentato a ottobre 2007 al Festival del cinema di Roma, narra un tema quanto mai attuale: il lavoro precario in Italia. Celestini inizia a riflettervi nel 2006, quando presenta a teatro lo spettacolo Appunti per un film sulla lotta di classe, raccolta di sguardi, racconti e testimonianze sull’idea di appartenenza di classe nel nostro tempo. In Parole Sante i volti sui quali la sua telecamera si sofferma sono quelli dei lavoratori a progetto di Atesia, call center di Cinecittà, primo per grandezza in Italia e ottavo nel mondo. Gli stessi, sono anche i fondatori, nel 2005, del Collettivo PrecariAtesia, gruppo di precari auto-organizzato nato con lo scopo di capire a fondo la Legge 30 sul lavoro e ottenerne la sua corretta applicazione. Il collettivo si forma per far sì che i lavoratori, attraverso scioperi, esposti all’Ufficio Provinciale del Lavoro e un giornale satirico a fumetti, diano voce alla loro rabbia e ricostruiscano, consapevolmente, la legalità a partire da se stessi.

P.08


Ascanio Celestini, svestiti i panni del cantastorie, si mette in ascolto e lascia che siano i protagonisti di questa battaglia legale, ma in primis umana, a narrarne le tappe cruciali fin dal suo inizio, nel 2000, quando il Collettivo non esiste ancora e il lavoro precario è detto, con un eufemismo, “flessibile”. L’autore romano racconta e ascolta, come scriveva qualche tempo fa sulle pagine de I Viaggi di Repubblica. Racconta e ascolta storie di ordinaria follia e vite in equilibrio su un filo. Il documentario è introdotto e chiuso da un monologo su una goccia d’acqua e dal ticchettio fastidioso di un rubinetto che perde. Celestini, attraverso una metafora chiara e semplice, racconta il nostro tempo: le piccolezze della politica, gli interessi dei sindacati, le disattenzioni di una repubblica, ebbene sì, fondata sul lavoro. Lo fa con l’indignazione che gli è propria, ma anche con una pacatezza insolita, quasi disarmante. Questa volta non lancia invettive come a teatro o nei suoi intensi cinque minuti di Parla con me. Al contrario, realizza un film “un po’ loffio, moscio” come lo definisce egli stesso, ma capace di alzare il nostro sguardo e aprirci gli occhi. Per non affogare serenamente. Ascanio Celestini (Roma, 1972) è attore, scrittore, musicista e regista. I suoi spettacoli sono legati a un lavoro di ricerca sul campo, condotto attraverso interviste e laboratori. A teatro, Scemo di guerra (2004) è l’opera che l’ha fatto conoscere al grande pubblico. Ha lavorato a Radio3 e in televisione a La Storia siamo noi. Partecipa al programma Parla con me di Rai Tre e scrive su I Viaggi di Repubblica. In ambito cinematografico, ha girato il documentario Senza Paura (2004) prodotto, come Parole Sante, da Fandango. Nel 2007 ha registrato il cd Parole sante che ha ricevuto il Premio Ciampi come Miglior debutto discografico dell’anno. Il libro “I precari non esistono” e il documentario “Parole sante” sono stati pubblicati da Fandango nel 2008.


Una risata ci salverà di Giulia Zaccariello Michele Serra racconta l’Italia. Lo fa con ironia implacabile in un libro dal titolo “Breviario Comico. A perpetua memoria”. Lancia stilettate alla politica come alla religione, alla società come al mondo dello spettacolo. E c’è (poco) da ridere. L’antologia, che raccoglie gli interventi di Satira Preventiva apparsi su L’espresso dal 2002 al 2008, dipinge pagina dopo pagina l’immagine di un Paese simile ad un palcoscenico tragicomico, dove i personaggi pubblici si muovono come protagonisti di una rappresentazione dell’assurdo. In un Paese immobile dove i politici fanno concorrenza ai comici, in un sistema che manifesta senza pudore le proprie storture, quale ruolo assume la satira? Conserva ancora una funzione “etica”? “La satira deve graffiare e spiazzare. Deve turbare ed infastidire. Deve riuscire a farti scoprire cose inedite. Deve divertire e insieme darti una visione non convenzionale degli eventi e delle persone. Non sempre questo avviene. Esiste infatti anche una satira banale, come le imitazioni fatte dal Bagaglino. È una satira facile che non fa male a nessuno, che non scardina nessuna certezza, e che ripete moduli vecchi e stereotipi consolidati” Cosa spinge a fare satira? “Io credo che la satira sia una forma di pudore ed insieme di salvaguardia. Perché da una parte ti permette di criticare evitando la retorica, e senza apparire come un «vecchio trombone». Mentre dall’altra ti consente di reagire alle angosce quotidiane rimanendo composto. Dopo molti anni ho infatti capito che le cose che fanno paura sono le stesse che fanno ridere. E il comico rappresenta una salvezza intellettuale di fronte a qualcosa che ti deraglia addosso” Chi va a colpire la satira? “Spesso i nostri politici sono vittime di una puerilità ignorante che li spinge a credersi perfetti o immortali. Ecco, loro sono i miei bersagli ideali. Anche se, ci tengo a precisarlo, la critica demistificatoria tocca anche la società, che quel potere l’ha eletto e di cui sovente rispecchia la pochezza”

P.10


Nel 1989 nasceva Cuore. Cosa è cambiato in Italia rispetto ad allora? Quasi niente. Molte cose sono davvero rimaste identiche ed è per questo che buona parte di Cuore funzionerebbe ancora oggi. Quando resta immutata la situazione sociale, la satira non scade. E il nostro è un Paese fermo. Devo ammettere, però, che allora non esisteva tanto fondamentalismo religioso. La crisi della razionalità è abbastanza recente, come la smania delle identità locali e l’ossessione per le radici” Si potrebbe ripetere oggi un’esperienza come quella di Cuore? “Prima era un gioco facile. Ora le televisioni si sono mangiate gran parte delle risorse umane e monetarie che anni fa erano destinate a riviste come Cuore. Forse solo con un pensiero innovativo, eccentrico e giovane, la satira potrebbe ricomparire nelle edicole” E il futuro? Davvero non ci resta che ridere? “Forse no. Mi sembra che ci siano i presupposti per la nascita di un pensiero nuovo. La crisi economica ha portato a ridimensionare la tendenza edonistica e il cieco consumismo degli ultimi decenni. E poi non dimentichiamo l’ascesa di Obama. È un ventennio che finisce e sarà interessante vedere quale sarà il nuovo scenario”.


E se i lettori non ci fossero? di Elena Mattioli e Monica Pelliccia Uno è un premio Nobel per la letteratura, l’altro è uno scrittore distinto che si vede poco in giro e l’ultimo è diventato suo malgrado un fenomeno pop. Uno ha scritto della sua Turchia, l’altro ha diabolicamente romanzato la propria cultura, e l’ultimo ha assemblato un reportage scomodo e ingombrante sui principi di un certo casale. Uno a casa ci torna di rado perché non è cittadino gradito e vive tra New York e Istanbul, l’altro a casa non ci torna sennò lo ammazzano come vuole la fatwa che lo riguarda e l’ultimo da casa è scappato perché la camorra gli ha messo una taglia sulla testa. Orhan Pamuk, Salman Rushdie e Roberto Saviano non si può certo dire che scrivano per vivere. Piuttosto, che la loro vita sia catalizzata dalla scrittura e dalle parole- egoiste- che si son prese perfino la loro libertà. Cercando di capire come sia l’esistenza da recluso e scortato dell’autore italiano, impresa difficile se non impossibile, gli scritti di Pamuk e Rushdie scivolano giù dalla libreria, a raccontare chi in quella condizione già ci viveva quando il nostro era ancora alle elementari o libero di scorazzare in scooter. La scrittura, la loro condanna, è necessaria ed ha una volontà tutta sua; le loro parole si incrociano e si arrotolano intorno all’idea dello scrivere come bisogno e salvezza, nonostante la paura, nonostante le minacce. Un sospiro di sollievo. Saviano, che con Rushdie si è confrontato su questo tema in un recente incontro all’Accademia di Svezia, considera il lettore come elemento portante della letteratura, a cui affidare il proprio messaggio in bottiglia; lettore che è complice e creatore al tempo stesso, che riesce a dare alla scrittura il potere che tanto fa paura. Il potere di rompere il muro del silenzio, di combattere “la disattenzione e l’indifferenza il rumore di fondo del fiume di informazioni che scorrono senza avere la capacità di incidere”(Roberto Saviano). E allora i lettori rispondono, rielaborano, manifestano.

P.12


www.iosonosaviano.it e www.oltregomorra.com raccolgono l’impegno dello scrittore e lo portano avanti, il primo con un social network e l’altro con un sito che raccoglie informazioni sulla lotta alle mafie in Italia. Anche se a volte si esagera e Saviano diventa oggetto di un culto quasi votivo: c’è chi gli chiede di benedire i bambini, chi gli regala panettoni, chi lo vede come un novello San Gennaro e la sua statuetta la infila nel presepe. Culti nazional-popolari a parte, Saviano, un po’ come Pamuk e Rushdie, è imprigionato e salvato da chi lo legge. Uno continua a scrivere perché crede che il mondo esista per essere scritto in un libro, l’altro scrive perché rende liberi e l’ultimo perché è la sua ossessione, scrivere di camorra. Tutti e tre, senza il lettore, sarebbero innocui e tranquilli.

iosonosaviano.it

oltregomorra.com

P.13


Onda su onda di Redazione Girodivite.it E’ una “cosa” che è montata piano, in sordina, ha avuto una grande evidenza il 14 novembre 2008 a Roma. E’ il movimento degli studenti che si oppongono alla riforma Tremonti / Gelmini... Sarà il solito movimento studentesco che arriva, come quasi ogni anno, fino alle vacanze di Natale e poi (debilitato dai film di Boldi e De Sica) svanisce come neve al sole? C’è qualcosa di diverso, di più solido? Cosa succede in questa Italia dopo quindici anni di berlusconismo e la dissoluzione della vecchia sinistra? Girodivite dedica al movimento un dossier, in cui raccogliamo documenti, testimonianze, foto, informazioni. Il dossier lo potete trovare a questo indirizzo: http://www.girodivite.it/-L-onda-.html. Anche a Urbino l’Onda ha avuto la sua mobilitazione, base operativa è stata, ed è, l’aula autogestita C1 in Magistero, facoltà di Sociologia. Il movimento a Urbino, ha deciso di attivarsi e fare le sue proposte, per questo sono stati organizzati cinque laboratori di idee: Valutazione del sistema universitario italiano; didattica nella scuola primaria; formazione universitaria e prospettive occupazionali; organizzazione, gestione e bilancio dell’Università di Urbino; Bene culturale e pubblica università. Obiettivo di questi gruppi di lavoro è ragionare attorno alle tematiche scelte e proporre a chi di dovere le soluzioni individuate. Per seguire i laboratori di idee, e le iniziative del movimento studentesco a Urbino, basta collegarsi al blog Uniubinlotta, all’indirizzo: http://uniurbinlotta.blogspot.com E’ attivo anche un gruppo su Facebook, dove oltre alle riflessioni sul movimento urbinate, è anche possibile seguire tutte le iniziative e dare un occhio a tutte le foto scattate durante i momenti pubblici del movimento. Su FB, gruppo “Uniurbinlotta”. uniurbinlotta.blogspot.com

P.14


Focus on: m2m pub di Evelyne Capitanio L’m2m pub si trova in via Barocci 16, nel pieno centro storico di Urbino. Il locale è rinato a Febbraio dello scorso anno, grazie all’iniziativa di due cugini pugliesi che hanno deciso di prenderlo in gestione. Da allora è stato un continuo crescendo di pubblico, e iniziative legate alla musica. L’m2m da qualche tempo sta movimentando le serate urbinati con una buona programmazione live, aprendo il suo spazio alle iniziative proposte dagli studenti e dalle associazioni presenti a Urbino. Ha iniziato anche ad ospitare le feste della web radio di Urbino ( Urca), e sta dando la possibilità a gruppi e dj di esprimersi all’interno del pub durante le serate e gli aperitivi. Il mercoledì è sempre dedicato alla musica dal vivo, in questi mesi sono transitati dai microfoni del locale diversi gruppi; Essenza Acustica, mr. Tamburine Man, Coffe and Cigarettes, Shady Grove, solo per fare qualche nome. Durante la settimana i djsetting si alternano costantemente. In consolle si sono alternati; ViC, Lu Ricu, Lu Peppinu, Twelve, Exitence, Sangio, che hanno alimentato le orecchie dei presenti. Cicchetteria a 1 euro, long drinks a 2.50 euro, sono solo alcune delle offerte che l’m2m porta avanti in determinate serate, abbinate ad un ampia gamma di scelta di birre estere e italiane. Prezzi popolari e buona musica per soddisfare il popolo universitario urbinate. Online è possibile seguire la programmazione dell’m2m, sia tramite il myspace che su Facebook. Sul myspace, anche la galleria fotografica completa degli aperitivi e delle serata passate all’m2m, a partire dallo scorso Aprile. A breve, presso l’m2m pub, la “festa della distribuzione di Openhouse” in compagnia di Radio Urca. myspace.com/m2murbino

P.15


Radio Urca riaccende la musica dal vivo di Tano Rizza - responsabile eventi Urca Vi ricordate l’Urca happening, il megafestone della web radio di Urbino, che si è tenuto allo Smile lo scorso 3 dicembre? Quella festa era opera dei ragazzi di Radio Urca. Che da quando ha inziato a trasmettere è entrata nelle case degli studenti di Urbino. Ma si è anche fatta vedere, con i suoi eventi a base di musica dal vivo e arte. L’ultimo in ordine di tempo è stato l’Happening. Ma si è partiti nel Marzo dello scorso anno, quando al circolo Acli si è tenuto “l’Aperitivo Radiosonico”, primo evento targato Urca. Per quell’occasione sul palco Keine, Nootropil e The Electric Sheep, in consolle è arrivato il collettivo Mukakke, con ViC e Vommy Tee. Sei ore di musica dal vivo, e altre 3 di elettronica per riaccendere la musica a Urbino e mandarla in diretta in tutta Italia. In quell’occasione anche video proiezioni, digital art e una expo per coniugare le sonorità all’arte. Ma soprattuto tanta gente, che ha invaso il circolo per conoscere Urca e le sue idee e elogiare la musica. A novembre scorso si è ripartiti con la festa del reclutamento all’m2m, organizzata in collaborazione con Openhouse. Obiettivo far ripartire la radio con il passo giusto, e coinvolgere quanta più gente possibile nel progetto. Obiettivi centrati, e la festa ha fatto registrare 600 presenti all’appello di Urca. Ma il vero boom si è avuto per ‘Urca Happening”, la megafesta di compleanno della radio. Per l’occasione una giornata intera da passare in compagnia di Urca. Incontri e seminari sul mondo delle web radio di giorno, e megafestone notturno. Urca, Uwic e Openhouse si sono messe insieme per tirare su un evento che non si vedeva da anni a Urbino. 4 band, 3 dj, e un bus per portare tutti all’happening. Sul quel bus sono transitate 1500 persone, che sono scese tutte nell’unica fermata possibile: la festa di Urca, fatta di 6 ore di musica dal vivo, e un triplo djset finale.

P.16


Sul palco promesse della musica italiana e artisti già affermati. L’happening ha dato spazio a tutti i possibili generi musicali. Si è partiti alle 22 con i Resando, giovane band di Trento, dalle loro chitarre uno strano misto di pop e dark music. Poi è stato il turno degli indie rocker siculo-fiorentini Jakpine, duo chitarra e batteria che ha tirato fuori atmosfere sonore post-rock, taglienti e matematiche. Poi spazio ai vicentini Eterea Post Bong Band, per iniziare la parte dedicata alla musica sperimentale della festa. Ma la collaborazione tra Radio Urca e Openhouse non si ferma. Nei prossimi giorni, all’m2m pub, si svolgerà la “festa della distribuzione”. Dove Openhouse regalerà gadget e distribuirà il suo primo numero a Urbino, e Radio Urca curerà le ambientazioni sonoree visive della nottata. Per tenervi aggiornati, e sapere quando si terrà la festa, occhio ai nostri siti di riferimento. La musica non si ferma. Le foto dell’Urca Happening: flickr.com/photos/openhouse_pocket/sets

LIBRERIA - UNIVERSITARIA - LIBRI USATI SERVIZIO TESI COMPLETO - FOTOCOPIE A COLORI - RILEGATURE Via Salvalai, 10 - 61029 Urbino tel. e fax. 0722-2131 www.book-service.it bookservise@libero.it Orario continuato ottobre giugno 9.00 - 19.30 - Sabato pomeriggio chiuso


Slow food in slow life di Carlo Cleri Condotta Slow Food di Cagli Cosa hanno in comune Valentino Parlato, Gerardo Chiaromonte, Dario Fo, Francesco Guccini, Gina Lagorio Ermete Realacci, Sergio Staino? Probabilmente non lo sapete ma questi personaggi sono tra i firmatari del “Manifesto Slow Food” con il quale la giovane associazione “Arcigola” lanciava la sua sfida al frenetico mondo moderno nell’ormai lontano 1987. In poche righe veniva dichiarata guerra alle cattive abitudini alimentari e alla standardizzazione del cibo. Alla “fast life”venivano contrapposte delle strane armi: “Contro coloro, e sono i più, che confondono l’efficienza con la frenesia, proponiamo il vaccino di un’adeguata porzione di piaceri sensuali assicurati, da praticarsi in lento e prolungato godimento. Iniziamo proprio a tavola con lo Slow Food, contro l’appiattimento del fast food riscopriamo la ricchezza e gli aromi delle cucine locali” Così un piccolo gruppo di appassionati e gastronomi unitisi appena un anno prima a Bra, tra le colline del basso Piemonte, lanciava la sua prima sfida alle follie e alle contraddizioni alimentari della società postindustriale. Sotto la carismatica guida di Carlo Petrini, vulcanico giornalista con alle spalle studi sociologici, la piccola associazione di provincia farà passi da gigante. Già al congresso di Parigi del 1989 si proporrà a livello internazionale assumendo la definitiva denominazione di “Slow Food”. Oggi il campo di azione si è notevolmente esteso: fanno parte di quello che ormai è il “movimento slow food” una casa editrice, una facoltà università, il salone del gusto di Torino, una innumerevole serie di manifestazioni in giro per il mondo, una fondazione onlus a difesa della biodiversità alimentare e tanto altro. Slow Food annovera inoltre 80.000 iscritti in 130 paesi dei 5 continenti nel mondo. Senza distinzioni: dal piccolo “campesino” della poverissima regione del Tabasco in Messico, a Carlo principe del Galles. Non male per una associazione che aveva scelto per simbolo la chiocciola, rurale simbolo di lentezza... slowfood.it

P.18


Da Urbino agli States per diventare giornalista di Federeica Fornaciari Marshall University, West Virginia, USA. Da qui all’università di Urbino c’è di mezzo un oceano, un po’ di terra, e la ricerca di un punto di vista diverso. Già, non è questo che ogni giornalista cerca di raggiungere? Un punto di vista originale, la capacità di vedere le cose da un’angolatura diversa. Diversa da cosa, poi? La prima cosa che ho notato nella redazione del Parthenon, oltre al fatto che il campus universitario ha una redazione, è stato il poster appeso al muro dell’SPJ Code of Ethics, il Codice Etico della Society of Professional Journalists, stampato a lettere cubitali sulla carta viola plastificata. Già, perché qui negli Stati Uniti, prima ancora di insegnare il rispetto delle regole grammaticali, insegnano un altro rispetto: quello verso le persone e i fatti. I comandamenti di un giornalista sono semplici: cerca la verità e riportala, non causare danni morali, conserva la tua indipendenza, e sii responsabile per quello che scrivi. È un codice, non uno statuto, il che significa che milioni di giornalisti lo rispettano, ma senza bisogno di firmare. Per venire qui ho lasciato un contratto a tempo indeterminato, in un settore non mio. E solo chi ha intravisto le ragioni che mi hanno spinta a provare, mi ha salutata con un sorriso di assenso mentre attraversavo il metal detector al Marco Polo di Venezia. Ho scelto di seguire una passione, e di trasferirmi dove il giornalismo è considerato una professione seria e rispettabile. Il Codice Etico ha un ruolo importante nella dignità riconosciuta ai giornalisti negli Stati Uniti. Quello che non sapevo, è che quel volo mi avrebbe aiutata a vedere le cose da un’altra prospettiva, vivere la mia diversità attraverso la consapevolezza di un relativismo culturale che potevo conoscere solo sui libri prima di partire. A 28 anni ho vissuto forse per la prima volta la mia rivoluzione Copernicana, il mio personale cambio di paradigma. E l’Italia ha smesso di stare ferma al centro di tutto.

P.19


Nuove prospettive per la musica TeKNo: Claudia Attimonelli: «Techno: ritmi afrofuturisti» di Simona Calabro Mondo variegato, ampiamente criticato e sottovalutato, quello della musica elettronica. Claudia Attimonelli affronta un tema piuttosto inusuale ma ugualmente interessante ed originale nella trattazione. La sua opera rappresenta il tentativo di dar forma a una tematica piuttosto controversa realizzando, secondo un filo logico e contemporaneamente storico, una sorta di viaggio nei meandri più nascosti di quella che molti critici hanno definito musica “disumana”. L’autrice dell’opera, edita da Meltemi Melusine, inizia l’itinerario della techno partendo dal suo nucleo originario: il rumore. La Attimonelli sconvolge le scontate dissertazioni sull’argomento riconducendo questo controverso genere musicale, tanto odiato quanto amato, ad una dimensione sociologica e linguistica. In quest’ottica la techno si pone come una sorta di rappresentazione e rilettura del sociale. L’ underground si configura come il luogo-assenza in cui si manifesta un linguaggio urlato e muto nello stesso tempo, linguaggio che, in virtù della sua stessa ragion d’essere, si dichiara completamente indipendente rispetto all’esistente contesto musicale. Gli anni ’60 con Woodstock e con la rivoluzione culturale assistono alla trasformazione della musica “del sottosuolo”. L’underground diventa, paradossalmente, un fenomeno di superficie, il dj si pone come interprete delle voci che fa risuonare. Assimilando l’elettronica a un sistema linguistico, l’autrice lo analizza servendosi delle stesse categorie della linguistica e riferendosi alla semiotica in maniera inconsueta per l’argomento. Claudia Attimonelli si esprime con un linguaggio ugualmente ricercato e accessibile, aprendo nuove prospettive di lettura di un genere musicale solitamente relegato a posizioni marginali e fortemente criticate. L’autrice conferisce alla techno un nuovo statuto sottolineando la densità di significati nascosti e inimmaginabili per una tipologia di musica considerata “d’élite”, dove quest’ultimo termine definisce, criticamente e in maniera inusuale, un gruppo marginale, un gruppo da cui stare lontani nella difesa di una cultura stabilita arbitrariamente.

P.20


Lo statuto della techno trova radici nella sua stessa storia che lo vede calato nei profondi mutamenti sociali. Sono cambiamenti che, se in alcuni casi sembrano destabilizzarla, in altri la arricchiscono di nuovi significati conferendogli, paradossalmente, una velata legittimazione culturale forte dell’assunzione di nuovi valori che, grandi eventi storici, come per esempio il Fascismo con la sua esclusione della diversità, non faranno altro che rafforzare. Denso di significati per gli appassionati, il libro della Attimonelli risulta altrettanto interessante per chi, invece, conosce poco o nulla del genere. L’opera fornisce numerosi spunti per l’acquisizione di un’adeguata coscienza critica di quello che, nella sua essenza ed espressione, non può essere considerato altro se non manifestazione di una delle tante sfaccettature colorate della Cultura che, in quanto tale, è universale, unica e ugualmente “policroma”.

F: Daniela Bramanti

meltemieditore.it


I fumettari dopo Pazienza di Laura Viguti Il fumetto in Italia è morto con Andrea Pazienza. Questa è la risposta che gli appassionati darebbero se venisse loro chiesta un’opinione a riguardo. Difficile dar loro torto facendo un’analisi superficiale e tenendo conto delle questioni di cuore. In verità in Italia c’è un vero e proprio boom di fumettisti capaci e innovativi, che coi pochi soldi e mezzi a loro disposizione cercano di farsi strada. Un caso tra tanti è quello di Davide La Rosa e dei suoi “fumetti disegnati male”. Sul suo blog Davide mette insieme una serie di personaggi improbabili, presi dalla tv o addirittura scomodati dall’alto dei cieli e costruisce storie brevissime di natura comica. Bonny-ed! nasce cartaceo, dalla matita di Ed ed è un fumetto autoprodotto. Queste strisce trattano le storie di due ragazzini in piena crisi adolescenziale, del modo che hanno di vedere il mondo e loro stessi. Tra gli artisti più tradizionali, Davide Toffolo ha fatto dei suoi Allegri ragazzi morti un piccolo mondo a sé e per riuscire ad apprezzare le sue storie bisogna sentirsi parte di questo mondo. Davide scrive e disegna le sue prime storie seguendo il tema dell’adolescenza. I suoi ultimi lavori sono invece delle simil monografie, come Carnera e Pasolini. La ciliegina sulla torta sarà un fumettista diventato famoso nell’ultimo decennio per una spassosa parodia. Leo Ortolani crea RatMan nel 1989, la cui cialtroneria è fonte di decine e decine di situazioni assurde, al limite dell’umana deficienza. “In questi anno ho seguito ogni incontro, all’arena. Sei l’unico che non ne ha mai vinti. Ma sei l’unico che ha continuato a combattere. E al mondo esistono solo due persone capaci di tanto. L’idiota e il supereroe.” (RatMan n.17 - Niente è per sempre) E noi lo sappiamo: RatMan del supereroe ha veramente poco.

P.22


Forgotten Foto: Daniela Bramanti > puparock.blogspot.com


abstractk.com


Live club a pochi passi da Urbino: l’Enoteca di Lunano di Redazione Musica Girodivite

A Urbino, si sa, quello che più manca è la musica dal vivo. Su Openhouse ne abbiamo largamente parlato, e stiamo cercando, nel nostro piccolo, di far smuovere un po’ le acque. Ma avendo un po’ di volontà, e una macchina a disposizione, qualche opportunità a pochi chilometri dalla città ducale la si trova. Il locale di cui trattiamo in questa sezione si trova a Lunano, e si chiama L’Angolo Divino, meglio conosciuto come l’Enoteca di Lunano. Il locale è aperto dal 2006, e porta avanti, coraggiosamente e con buoni risultati, una buona programmazione live che accoglie diversi generi musicali, e che non manca mai di stupire per la portata degli ospiti. In questi due anni di programmazione hanno suonato dal vivo qualcosa come 40 gruppi, e solo per fare qualche nome, sono stati ospiti dell’Enoteca i Tre Allegri Ragazzi Morti, i Kurnalcool, i Red and white vine, gli Alcolici Sospetti, a tanti altri. La programmazione si apre e spazia, andando a toccare anche l’elettronica e i dj setting di qualità, grazie all’impegno di Andrea Bartoccini, ventisettenne gestore del locale, in consolle sono transitati personaggi del calibro di Andrea Mattioli (resident del Cocoricò) dj Fratta, dj Fabrizio Fattori, e l’elenco potrebbe allungarsi all’infinito. Ma l’Enoteca di Lunano è anche un tranquillo locale dove poter sorseggiare una birra in compagna, vasta la scelta delle “bionde”, come altrettanto ampia e la scelta di vini e stuzzicherie. Un posto dove poter ascoltare buona musica, a pochi chilometri da Urbino, che offre una programmazione live degna di questo nome. Se siete curiosi, e volete saperne di più vi rimandiamo allo space del locale. L’Enoteca è aperta dal martedì alla domenica, dalle 7 del mattino alle 2 di notte.

myspace.com/enotecadilunano

P.27


Facce di Urbino di Cecilia Benzoni Adesso ci mettono la faccia anche gli studenti urbinati. Su Facebook gli account degli universitari della “Carlo Bo” sono migliaia e dei 170 gruppi dedicati a Urbino, 80 sono gruppi studenteschi. La loro presenza è però tanto abbondante quanto recente, visto che gli italiani iscritti all’annuario elettronico bianco e blu sono decuplicati in pochi mesi. Dai 300.000 di febbraio ai 3 milioni di oggi. In Italia Facebook è decollato a giugno 2008, quando ha iniziato a parlare anche la nostra lingua. Negli Usa aveva preso il volo già da un paio d’anni e si era rapidamente diffuso come il social network per i contatti tra universitari e per ex alumni alla ricerca di compagni di corso persi di vista. Convincente forse perché capace di bilanciare nobili scopi relazionali con applicazioni demenziali e gruppi goliardici. Ne è un ottimo esempio la prima pagina che sia mai stata dedicata a Urbino, un gruppo creato nel 2006 da ex studenti Erasmus: “I drank at the Bosom!”. Molti dei gruppi universitari, ben 30, sono stati creati da studenti stranieri che ripensano con nostalgia al corso estivo o all’anno di studio e bagordi passati a Urbino. I più numerosi però sono nostrani: i due “FACEBOOK party” locali che si stanno organizzando a Pesaro e a Urbino superano il migliaio, e il gruppo di ex studenti “Quelli che una volta erano ad Urbino!!” conta 875 membri. Le pagini “ufficiali” dell’Università e quella dell’Accademia di Belle Arti non hanno molti fan, ma i gruppi di facoltà, corsi e master hanno molti aderenti: trenta gruppi per una ventina di istituzioni con circa 40 iscritti l’uno. Senza dimenticare i gruppi delle associazioni (Golem, Acli), dei Collegi e dell’UWiC -. Nell’ottica del connesso ma delimitato Urbino Wireless Campus, Facebook potrebbe rivelarsi un ottimo catalizzatore per le comunicazioni e le azioni degli studenti, dalle più frivole alle più impegnative. Basta trovare il coraggio di metterci davvero la faccia.

P.28


L’ispirazione di Serena di Alessandro Puglia Chiedere a un poeta cos’è un’ispirazione è come chiedere a un gabbiano che vola con ali spiegate contro il cielo se è in grado di spiccare il volo, come chiedere a un fiore già sbocciato se riesce a staccarsi dal pezzo di terra che l’ha visto nascere, sarebbe come discutere su qualcosa che già è stato “dato”, ma di cui il significato originario sembra più nascondersi che manifestarsi. L’ispirazione altro non è che la sedimentazione improvvisa dell’anima: situazioni, momenti e vicende che si depositano in noi, fino a che, tutto questo, ci pervade, spingendoci quasi con forza verso l’atto della creazione. Non va cercata dunque: c’è o non c’è, o meglio avviene o non avviene. È il dettato di una forza misconosciuta, un “dettato d’amore” come direbbe qualcuno che smarrito all’inferno trova la strada per il paradiso. L’ispirazione di Serena Inghilterra nasce da queste premesse che, stanno alla base stessa del processo creativo, con dei personaggi pronti a vivere lo stesso ruolo, aggrovigliandosi, appaiandosi, mescolandosi tra loro, al punto di divenire la stessa cosa. Da quel grumo di corpi, dalle capriole che si innescano su delle superfici lineari e morbide, l’ispirazione trova la sua forma, così come viene, sempre nella sua natura improvvisa. La colonna sonora di Giovanni Allevi fa da cornice al ring, allo scenario aperto dove si incontrano i due protagonisti, diventa il leit-motiv. Ed ecco che accanto l’ispirazione si avvicina l’immedesimazione, quella stessa che Serena Inghilterra così come lo spettatore, vivono nella sequenza delle immagini. Fogli, cartacce, libri, una penna sospesa su un foglio bianco: tutto questo accresce il momento del quotidiano, che è il contesto privilegiato nell’attimo catartico della creazione. I movimenti delle mani e della braccia della giovane attrice sembrano quasi spostati da un vento leggero e la danza che sembra nascere dal nulla, richiama vagamente Matisse.

P.30


Il rimando a Truffaut, attraverso la citazione finale, sancisce il legame con il mondo onirico e dionisiaco, il luogo disabitato dove sogni e ricordi sono la stessa cosa. L’ispirazione di Serena Inghilterra è tutta racchiusa nel volo a ritroso che apre lo specchio dei ricordi e dei desideri: fissando la vita come un gioco dove le regole vengono fatte lì sul momento, creando quel viaggio di solo andata nella prima età della vita. girodivite.it/L-ispirazione.html

anno 2009 it glamour presenta: giovedi: SPECIAL GUEST HOUSE Venerdi: IL VENERDI UNIVERSITARIO next coming: rassegna rock A rotazione: serate reggae, folk rock, elletro, 70/80’s

Info liste a tavoli: Ministro 3337745660 - Rino 3288119789 IT Glamour Club - via Nazionale B.T. 13 Urbino www.myspace.com/itglamour


“Non entrare mai lì!” di Stefano Mauro “Mi raccomando, non entrare mai in quel posto, gira la droga lì”. Prima del bacio d’addio, la madre glielo aveva calorosamente ordinato. Nella casa, il letto di quella singola senza finestra di via del Leone, era stato testimone di quell’ordine, insieme con i vestiti da lei sistemati con cura nell’armadio di fianco alla scrivania. Quella voce aveva risuonato, per il lungo corridoio, fino alla cucina. Nei giorni d’inverno, dopo mensa, trascinato dagli amici, si era concesso un caffè in quel posto pericoloso, sopra la mensa del Duca. Quel posto col suo grande salone, e in fondo il bancone con la coppia di signori anziani a servire te, caffè e birra anche nel pomeriggio. I tavoli colorati di fòrmica, disposti ordinatamente in file da otto. All’ingresso invece, opposti al bancone, i bigliardini e i videogiochi, primo tra tutti il Tetris. A fianco del magazzino i bagni, con le finestre che prendono luce da via Budassi e quelle siringhe sul tetto di fronte, poco più in basso. Tubicini da insulina, a punta, sottili, con l’ago spezzato dalla caduta o incastrato tra i coppi delle case adiacenti al Cinema Ducale. Esili biro di rosso gettate di fretta, fatte sparire prima del flash e affidate al tempo come un messaggio in bottiglia viene consegnato al mare con la speranza di uscirne fuori vivi, presto, ma non subito. “Aveva ragione mia madre” aveva pensato mentre con lo sguardo fuori sentiva il rumore risalire dal water, prima di chiudere la cerniera. Ci aveva preso gusto ormai, andava lì ogni pomeriggio ed ogni sera. All’ORUM, il circolo universitario di piazza San Filippo, sotto la casa dello studente, in quel palazzone dell’ERSU dalle sembianze post trentennio, aveva conosciuto i suoi compagni di corso. Lì c’erano tutti, purché non “inprofumati”: quelli del teatro, con le loro stravaganti maschere di cuoio progettate e lavorate sui tavolini; i ragazzi del movimento, sempre a gesticolare, e le birre sul tavolo a rischio caduta; i giocatori di biliardino, rumorosi e incuranti; i patiti del Tetris che non avrebbero conseguito lauree se non

P.32


dopo aver superato il centesimo livello. Con la schiena al bancone, sulla sedia, le braccia caduche, dormiva davanti a tutti il ‘ tipo fatto ’; un pezzo d’arredamento che la Maria, Giovanni e il loro figlio Antonio conoscevano bene: un reduce degli anni ottanta. “In quegli anni ho dovuto bucare tutti i cucchiaini, rimanevo sempre senza, me li rubavano”, ripeteva la Maria a chi le chiedeva di raccontare un po’ di storia del circolo. Era morto anche un ragazzo, nella stanza 17. Un giovanissimo, vittima di roba troppo tagliata, o troppo buona. 15 anni prima, anche ad Urbino,” l’isola felice”, era arrivata l’onda di morte: l’eroina. Il rinnovamento della società passava dalla lotta al sistema che rispondeva immettendo veleno negli ambienti dove le idee prendevano forma. Droga iniettata nei vasi sanguigni della protesta, a drenare i sogni di libertà e giustizia, a sedare la rinascita idealista di una generazione. “Ma chi l’aveva portata tutta quella roba. Possibile che non si poteva fermare quella invasione di morte?”, pensava. E poi c’era lei, al circolo. Un circolo pieno di donne, ostinate, impegnate, con le sciarpe di lana color pisello e rosa. Lei, la più bella, quella che prendeva il caffè alle 2 di pomeriggio, conversando con la Maria, arrabbiandosi quando questa le storpiava in nome riducendolo a poche sillabe. Dall’accento doveva essere di Urbino, la bella. Lui aveva teso bene l’orecchio per cogliere segreti e informazioni, spinto da quella curiosità che solo l’attrazione amorosa fa nascere. L’aveva poi conosciuta, una sera, a casa di amici, studenti di sociologia. Quella casa aperta in cui si entrava spingendo il portone con un calcio. E giù partite a Risiko e qualche canna. Poco prima, al circolo, aveva ricevuto un invito e aveva seguito il gruppo. Dopo il calcio era entrato per ultimo. C’era lei, seduta con le braccia sul tavolo e delle carte da gioco in mano. I sociologi facevano discorsi seri. Si parlava di unirsi agli studenti che volevano occupare magistero. Si doveva seguire l’esempio degli attivisti di altre università più grandi, degli studenti che si stavano organizzando, con azioni importanti, per protestare contro la riforma. I primi novanta, la “Pantera” a Urbino era ancora piccola, era un micetto nero. Poi partì la protesta urbinate: assemblea generale al Tridente e l’occupazione di Magistero. E quel micino divenne un gattone


arrabbiato, quel murale al piano B prese forma. Al Magistero c’erano le aule autogestite, l’assemblea permanente, le botte con i soliti fanatici fascisti e quel tipo che suona la chitarra connesso all’impianto dell’Aula Magna. Lo sgombero. La sera, dalla piazza, piena non solo di giovedì, anche lui era partito di corsa verso piazza San Filippo e si era “infilato”dentro il circolo, sfiorando il murale all’ingresso: quel graffito, di anni prima, con le siringhe al posto dei Torricini e la scritta “Urbino da pere”. Si sentiva distante dai cocainomani dei discopub della piazza e dai bar “fighetti”, era lontano dalle pere degli ‘80 sui coppi di via Budassi. Il mito del “Che” l’esempio che doveva seguire, il Movimento non poteva essere fermato. Gli anni passavano, come era passata la riforma del ’91. La Pantera era vecchia e perdeva il pelo. Stava arrivando una nuova generazione di studenti, la “mandata” cresciuta dalla Fininvest di “Non è la rai”. Maria e Giovanni, testimoni dal ’52 del cambiamento dei costumi e dell’invariabilità della lotta, nel ’94 andarono in pensione. Il governo della Città chiuse il circolo. Occupato e riaperto dal Movimento, di li a poco sgomberato, nell’alba di una mattina di febbraio, le vacanze di Carnevale. “Ogni vacanza, a Urbino, è il termine naturale di ogni proposta, protesta e lotta”, pensava. Questa Isola felice diventa, durante i periodi in cui gli studenti tornano a casa, una penisola da invadere via terra. Una rocca di ideali senza uomini e donne a difesa. Urbino non avrà più un posto così, uno spazio da non frequentare per non far preoccupare i genitori. Niente più piazza al coperto dove ridere e studiare di giorno piangere sognare e innamorarsi di notte, estensione naturale di quella stanza senza finestra ricavata da uno sgabuzzino di una casa in via del Leone. Urbino oggi ha spazi per i “profumati e depilati” e altre droghe spaccano le menti. “ma poi, chi la porterà tutta sta roba, possibile che non si possa fermare l’invasione?” E, rimessi i vestiti in valigia, se ne partì. Stefano Mauro - I racconti di Territoriomusicale.it territoriomusicale.it

P.34


A solo 1 euro al giorno, a zero interessi


Confessione

Un racconto di Massimiliano Lanzidei, Anonima scrittori

“Io te l’avevo detto. T’avevo pregato di non arrabbiarti con me, ieri sera. Ti avevo spiegato che era stata una giornata di merda. Ti avevo chiesto di lasciar perdere, per una volta. Ma tu niente. Ti sei incazzata. Come al solito. Vattene da tua madre, mi hai detto. Ma io mi sono rotto i coglioni di dormire da mia madre ogni volta che ti girano le palle. Ho incontrato Fabiana, proprio sotto casa sua, stava andando al cinema, ma quando mi ha visto non ha avuto il coraggio di lasciarmi solo. Abbiamo parlato, quasi tutta la notte, o meglio, io parlavo e lei ascoltava. Da tanto tempo non mi sentivo così libero di parlare. Poi lei mi ha accarezzato. Ho pianto quando il sole ci ha sorpresi in riva al mare. Lei mi ha visto piangere e si è messa ridere. Rideva di me: l’ho presa per i capelli e l’ho sbattuta contro il finestrino: una, due, tre volte. Finché il vetro non si è rotto. Mi sono anche tagliato. Te l’avevo detto di non cacciarmi di casa ieri sera. Guardami, sono tutto sporco di sangue.” Suona il campanello. Va ad aprire. - Sì, buongiorno. - I vicini hanno riferito di aver sentito delle urla. - Sì, agente, si accomodi pure. - Mio dio, cosa è successo? - Posso spiegare tutto, agente. Era mia moglie a urlare: mi ha visto sporco di sangue e non la finiva più di gridare. Non la sopportavo più, ho stretto fino a che non mi hanno fatto male le mani. Ma alla fine è stata zitta e ho potuto raccontarle tutta la storia.

anonimascrittori.it

LA LIBRERIA CHE NON C’ERA

Domus Libraria, Libreria interno 4, Via Bramante 9 61029 Urbino, tel: 0722320328, domus@ondesonore.it


Viaggio, attesa, luogo Poesie di Alessandro Puglia Questi due testi fanno parte di due momenti diversi della vita: il viaggio e l’attesa. Momenti che tuttavia sono fortemente apparentati da un unico denominatore comune: il luogo. Se nella prima poesia il viaggio provoca il senso di uno spaesamento interiore, l’attesa nella seconda poesia rappresenta tutto quello che il viaggio interiore cerca. Non ci sono certezze, ma solo un addio che si consuma nell’incorruttibilità del tempo. Il favagello è un fiore piccolo e giallo, con una foglia simile a quella del ciclamino: ho visto i primi favagelli sul finire dell’inverno, quando ero solito passeggiare lungo lo “spineto” ad Urbino, accanto a me, un maestro pronto ad indicarmi i fiori: Umberto Piersanti. è proprio quel tratto che da Porta Lavagine si protrae fino ai Torricini del palazzo ducale a rappresentare il luogo unico e inconfondibile, capace di resistere alla forza distruttrice del tempo. Ecco che il viaggio, l’attesa, il senso del luogo diventano parafrasi di una volontà precisa del poeta: riconciliarsi a un’assenza, pur sapendo di fallire, comunque. Dimmi che ci sei tu Dimmi che ci sei tu alla prossima stazione, con le mani intrecciate dietro la schiena, con il volto accarezzato dal vento e il cappotto blu pieno d’amore.

Dammi ancora il senso a questo lungo viaggio e riprendimi da terra dov’ero caduto quella volta, quando tu non c’eri ed io, con la mano, cercavo te.

Il favagello l’ho visto una sola volta Il favagello l’ho visto una sola volta, in quell’ora che separa il mio abbraccio dall’attesa quando l’ape si ubriaca di giallo e gira a vuoto.

conto i passi, gli attimi di un momento negato: la foto sotto i torricini che il tempo non ha lasciato fare.

In quello specchiarsi di sensi rifiuto tutto ciò che non mi appartiene,

alessandropuglia.it

P.37


Fano Film Festival 2008 Venti anni di cinema tra la nostalgia del passato e i mille volti del presente di Serena Inghilterra 19 ottobre 2008. E’ il volto di Marilyn Monroe a preannunciare la ventesima edizione del Fano International Film Festival. La Saletta Nolfi ospita la mostra di pittura “Specchio”, realizzata dall’artista Manuela Sain a cura di A&D Art Gallery di Como, per tutta la durata della rassegna. Le opere della giovane pittrice lasciano lo spettatore ammutolito di fronte alle immagini di un’attrice del passato ancora oggi oggetto di tanti discorsi, i ritratti mostrano una donna irraggiungibile e impenetrabile dal pennello stesso che con tratti delicati e leggeri prova a sfiorarne l’intimità. La settimana del ventesimo compleanno del Fano Film Festival è decisamente ricca di eventi. La sera del lunedì 27 ottobre, il festival si apre ufficialmente al Teatro della Fortuna con un altro emozionante tuffo nel passato, il film “Il circo” di Charlie Chaplin accompagnato dalla musica dal vivo dell’ Augusto Vagnini Quintet. Il Fano Film Festival rappresenta un appuntamento prestigioso anche a livello internazionale, infatti i due giorni seguenti, nella Sala Verdi del Teatro, si dà voce ai migliori cortometraggi della più recente produzione mondiale (in particolare Francia, Svizzera, Iran, Russia, Germania, Belgio e Spagna) e si proiettano i film e i video in concorso segnalati dalla giuria con menzione speciale. Un importante momento di incontro e di confronto per il cinema indipendente italiano e straniero. Ancora un omaggio ai grandi del passato durante la serata di giovedì, dedicata ad Osvaldo Cavandoli, animatore e autore de “La Linea” e seguita dal cinema d’animazione russo. Il venerdì del festival comincia presto presso la Sala Cinema della Biblioteca Federiciana con un seminario-laboratorio di aggiornamento per insegnanti. Il tema è “Tracce sonore trame visive. Percorsi sulle tracce del rapporto tra suoni e immagini” e si propongono alcuni percorsi per stimolare la ricerca che vede l’unione di suoni e immagini per dare vita a nuove forme di comunicazione.

P.38


Nel pomeriggio si ricordano Anna Magnani e Jacques Tati nel centenario della loro nascita per concludere poi la giornata con la proiezione e la premiazione dele opere vincitrici della Sezione Scuola e la rassegna di autori marchigiani selezionati dalla giuria. L’ultimo giorno del festival, il 1 novembre, è dedicato alla premiazione finale delle opere vincitrici (italiane e straniere) tra le 350 pervenute ed ammesse al concorso con la presenza dei registi e dei migliori attori di questa edizione. Dal 1989, il Fano Film Festival, ideato e diretto da Fiorangelo Pucci, ha acquisito sempre piÚ importanza non soltanto per il territorio marchigiano, ma anche e soprattutto a livello nazionale e internazionale. In attesa della XXI edizione, il pubblico del Fano Film Festival si fa sempre piÚ numeroso e desideroso di un cinema lontano dagli schemi tradizionali, un cinema dalle mille forme, un cinema nuovo, di continua ricerca linguistica, formale ed artistica. fanofilmfestival.it


Hell Demonio - Discography Wallace Records/Robotradio di Danilo Garro Pronti, partenza, via: Hell Demonio, band veronese attiva dal 2004. Per chi come me li ha conosciuti, sono esattamente così come li senti sul disco: CAZZUTI, ACIDI, TIRATI, URLANTI, DIRETTI, QUADRATI e soprattutto ROCK AND ROLL. Si presentano con il loro secondo Album, “Discography” centesima uscita Wallace Records, in coproduzione con la Robotradio. Il disco contiene 26 minuti di musica, 10 brani diretti e concreti, che si godono tutti di un fiato. Il secondo album di solito e’ quello della conferma e gli Hell Demonio probabilmente se ne fregano di ciò che sto per dire, ma la verità e’ che la band veronese sta piano piano confermandosi sempre più una delle migliori realtà del panorama indipendente italiano. Discography suona forte e compatto, grazie ad un buon lavoro dietro al mixer di Maurizio Baggio e al master di Bob Weston (Shellac), ma senza dubbio il succo di tutto sono gli Hell Demonio. Si intrecciano tra FUGAZI ed AC/DC, cantati screamo allo stesso volume degli strumenti, schitarrate e doppie batterie che danzano con un basso distorto quanto basta. Fantastico il giro di Fender Rhodes giusto per addolcire questo disco che sembra bruciare. Non mi rimane che suggerirvi di andare subito ad acquistare l’album, e soprattutto di assistere ad un loro concerto: semplicemente ANIMALI DA PALCO.

VOTO 8\10 myspace.com/dindiebooking

P.40


Facebook:

allarmi(smi?) privacy di Giuseppe Briganti Il dilagare dei vari social network, Facebook in testa, ha finito negli ultimi tempi con il destare prepotentemente anche l’attenzione dei media “tradizionali”. I riflettori sono puntati, oltre che su presunti rischi per la salute mentale degli utenti, anche sui rischi per la loro privacy. Le Autorità mondiali di protezione dei dati, riunite nell’ottobre 2008 a Strasburgo per la trentesima conferenza internazionale, sono intervenute in proposito con una solenne “Risoluzione sulla tutela della privacy nei serivizi di social network”. Così, viene raccomandato agli utenti di rifletter bene su quali dati personali pubblicare nei loro profili on-line, considerando che quegli stessi dati potrebbero un giorno essere utilizzati anche in altri ambiti, come per esempio in occasione di una domanda d’impiego. Da parte loro, i fornitori dei servizi dovrebbero sempre garantire a tutti, iscritti e non, il diritto di accedere ai propri dati e, se necessario, modificarli. Non resta che vedere come i principi affermati dalla Risoluzione – che desta qualche perplessità – troveranno applicazione in Italia.


Quando il romanzo è collaborativo:

Wu Ming Foundation di Tano Rizza

All’inzio si chiamavano Luther Blissett Project, era il 1999 il e diedero alle stampe, e misero contemporaneamente online, il loro primo romanzo, “Q”. Fu un successo. La critica e i giornalisti si misero a caccia del signor Blissett, misterioso autore di quel testo, ma niente non lo trovarono. Il libro fece parlare di sè anche perchè fu il primo romanzo copyleft della storia dell’editoria italiana. Doppia distribuzione, in libreria a pagamento e online gratis. L’eredità di quella iniziativa, oggi, è rappresentata dai “Wu Ming”, collettivo di scrittori. Del progetto iniziale restano intatte le coordinate iniziali: anonimato, collettività delle opere, il copyleft. A rispondere alle nostre domande è Roberto Bui, dei Wu Ming. Come vi venne in mente l’idea di adottare tutti una stessa identità, e di applicare le licenze copyleft alle vostre opere?

In realtà all’inizio non usavamo il copyleft, ma la totale assenza di copyright, nel rispetto un po’ pedestre della tradizione underground/punk dal cui ventre eravamo nati. Gradualmente ci siamo resi conto che il “pubblico dominio” poneva dei problemi, e abbiamo seguito una strada simile (anche se non uguale) a quella del Free Software Movement e poi di Creative Commons, che però era ancora di là da venire. In parole povere: abbiamo usato il copyright per permettere la libera riproduzione anziché per impedirla. La paternità morale dell’opera viene usata come tutela di una concessione che l’autore fa al lettore, e che in mano al lettore diventa un vero e proprio diritto da far valere, sventolando la dicitura riportata in tutti i nostri libri. In quella esperienza la licenza copyleft fu accolta da Einaudi, come siete riusciti a convincerli?

Non avevano molta scelta: o accettavano, o non gli davamo il libro (che era “Q”).

P.42


Una delle prime cose che precisammo fu l’impossibilità di un’opera firmata “Luther Blissett” pubblicata con un “normale” copyright e tutte le limitazioni del caso. “Luther Blissett” era e rimane un concetto di dominio pubblico, libero da restrizioni legali. Tutto ciò che veniva e viene firmato con quello pseudonimo multi-uso esplicitava quel che è implicito in ogni “opera dell’ingegno”: la sua genesi sociale, comunitaria, moltitudinaria. Il singolo autore è solo colui che trova e perfeziona una sintesi (sempre provvisoria) delle correnti di narrazioni su cui galleggia il suo cervello. Quelle correnti portano le voci e le esperienze di tantissime persone, addirittura di tutta la specie umana nella sua vicenda storica. Se la genesi di un’opera è sociale, dovrebbe essere sociale anche il proseguimento del suo cammino, quindi vanno date tutte le possibilità al maggior numero di persone possibile di accedere alla fruizione dell’opera. Come và “Q”?

Poco meno di trecentomila copie vendute nella sola Italia, e venticinquemila download, ci dicono che la cosa funziona eccome, e ce lo confermano i pareri che riceviamo, le piccole storie personali, quello che si è scaricato il file poi ha comprato dieci copie da regalare agli amici etc. Etc. Nel 2007 i wu ming danno alle stampe “Manituana” e diventa, subito, un ennesimo caso letterario. Vincete il premio Sergio Leone, e il premio Salgari. Quanto questo romanzo ha venduto in libreria, e quante volte è stato scaricato online? Nei primi dieci mesi di presenza in libreria ha venduto circa 54.000 copie, che è il nostro record. Nessun nostro libro, nel primo anno, aveva mai venduto tanto. Adesso lo stanno traducendo in spagnolo, francese e inglese, e nel 2009 uscirà in tascabile. Il viaggio di questo libro è appena cominciato, insomma. Invece, per avere la stima dei download bisognerebbe sommare i diversi formati e i dati dei due siti web (wumingfoundation.com e manituana.com), comunque non credo di allontanarmi di molto dalla cifra reale se dico che siamo intorno a dieci-undicimila download.

wumingfoundation.com

P.43


Bandi, concorsi, news, opportunità Selezione di Evelyne Capitanio _Fon Student è un’iniziativa di FON (http://www.fon.com/it) e dell’Università di Urbino finalizzata alla creazione di una rete wireless gratuita internazionale aperta allo studio e alla ricerca. La sperimentazione in corso è aperta ai soli studenti dell’Università di Urbino wireless-campus.it/fonstudent _Bando Leonardo Genius 2. L’Amministrazione Provinciale di Pesaro e Urbino, in qualità di partner del progetto Leonardo “Genius 2”promosso dalle Province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, partecipa al bando per l’assegnazione di 4 borse di tirocini formativi della durata di 13 settimane, da svolgersi in diversi paesi europei. A breve uscirà un ulteriore Bando Leonardo che prevede l’assegnazione di 18 borse di tirocinio da svolgersi in Spagna e Francia. Bando e domanda di partecipazione saranno inseriti nel sito go.provincia.pu.it _Premio UE per la letteratura. La Commissione Europea ha lanciato un nuovo premio europeo per la letteratura contemporanea. Il premio consisterà in un riconoscimento dei talenti emergenti nella letteratura contemporanea da ciascuno dei paesi partecipanti rispettivamente nel 2009, 2010, 2011. L’obiettivo è di dare risalto alla creatività e la ricchezza della letteratura europea e promuovere la sua circolazione all’interno dell’Europa. Il Premio è finanziato attraverso il programma Cultura dell’Unione Europea. Informazioni su: europa.eu

P.44


_ Drink it up! Concorso fotografico. Afferra la tua macchina fotografica e scatta alcune foto di come tu e la tua famiglia o i tuoi amici siete consumatori di latte. Lasciatevi ispirare dalla vostra creatività. Come trasformare il latte in un premio? Se frequentate la scuola primaria o secondaria nell’Unione Europea e non avete più di vent’anni al primo Ottobre 2008, potete partecipare al concorso. Inviate un massimo di due foto utilizzando la registrazione online. Le foto migliori verranno utilizzate per una galleria fotografica online e sul sito della Commissione Europea. La scadenza per la presentazione delle foto è il 28 Febbraio 2009.Per informazioni più dettagliate sul concorso, visitare il sito: drinkitup.europa.eu/index.php _Servizio Volontario europeo (SVE). Il Servizio Volontario Europeo offre ai giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni compiuti, l’opportunità di vivere un’esperienza di apprendimento interculturale in un contesto informale, promuovendone l’integrazione sociale e la partecipazione attiva. Si può svolgere attività di volontariato all’estero per un periodo che va dai 2 ai 12 mesi, lavorando in progetti locali che riguardano diversi settori: ambiente, arte e cultura, attività sociali, sport e tempo libero, ecc. I giovani hanno così l’opportunità di esprimere solidarietà verso gli altri e acquisire nuove competenze utili alla loro formazione personale. Per maggiori informazioni: go.provincia.pu.it _Bandi per borse di studio e perfezioninamento negli USA. Il programma di borse di studio Fulbright, offre una vasta tipologia di contributi destinati a chi voglia approfondire i propri studi negli Stati Uniti d’America. Le caratteristiche delle borse sono molto variabili sia per durata (da nove mesi a cinque anni) che per limite del contributo finanziario (da un minimo di 13.000 dollari ad un massimo di 80.000) con scadenze scaglionate fra gennaio 2009 e gennaio 2010. Si tratta in genere di borse di specializzazione riservate a laureati, ricercatori e docenti. Vedi sito: fulbright.it/index.asp

P.45


Risonanze # 01 di Redazione Girodivite _Sicilian AV project è un collettivo audiovisivo formatosi a Catania nel 2005 ed adesso di stanza a Roma; ispirato dalle parole e dalle opere di Leonardo Sciascia, scrittore siciliano e attivista civile, Sicilian AV project è il retaggio della letteratura eseguito ed espresso attraverso una miscela di mezzi: musica, arti visive e illustrazioni... myspace.com/sicilianavproject _ Diane and the shell è il nome di un gruppo indie rock catanese, sono da poco tornati da loro ultimo tour che gli ha portati in Iralanda, e prima ancora negli USA. L’anno scorso hanno anche fatto tappa a Urbino, chi c’era si ricorda bene le loro atmosfere post-rock accademiche, dilatate, precise e matematiche. Alle loro spalle due album “the red ep” e “30.00” feat tarantella”. La produzione artistica viene curata da Agostino Tilotta (chitarrista degli Uzeda e dei Bellini). L’album viene prodotto dall’etichetta texana Australian cattle god Records. dianeandtheshell.net _Keine da Tavullia, qualche anno fa hanno vinto il premo della critica al festival del Metauro, e sono stati ospiti del festival Territorio. Loro propongono una miscela di rock elettronico, dissertazioni post-rock, e poesie in italiano. Il loro primo album si chiama “La nascita della tragedia”, registrato al THC Four Stick Studio da Thomas Hand Chaste e distribuito dalla “New LM records” myspace.com/keineband

P.46


OPEN HOUSE Iniziative Questa rivista la trovate adesso in giro, ma già da qualche mese si è attivata per produrre e promuovere iniziative legate alla musica dal vivo, e alla cultura, a Urbino. Si è partiti il 6 novembre 2008, quando ha partecipato attivamente alla buona riuscita della festa di reclutamento di Radio Urca, la web radio degli studenti dell’Università di Urbino. Altro appuntamento in cui Openhouse ha partecipato attivamente, è stata l’Urca Happening (FB party) del 3 Dicembre scorso. In quell’occasione Openhouse è stato media partner ufficiale e coorganizzatore del megafestone che ha portato oltre 1500 persone allo Smile. Prossimo appuntamento, il 21 Gennaio a partire dalle 19 alla Sala del Maniscalco per l’“Openhouse day of creativity”. Presentazione pubblica della rivista, con reading di poesie e racconti, proiezione di corti e concerto finale di mr. Tamburine man. Ma non finisce qui. A fine Gennaio è in previsione il “Facebook party Urbino volume 2”, di cui Openhouse è co-organizzatore insieme a il gruppo FB “Urbino dal vivo”. Per essere sempre aggiornati sulle iniziaitive di OH, seguite i nostri canali online: girodivite.it/OpenHouse-pocket-Urbino.html myspace.com/girodivite facebook: openhouse, e gruppo “progetto Openhouse” flickr.com/photos/openhouse_pocket

P.47


OpenHouse_01  

Gennaio/Febbraio 2009

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you