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OSSERVATORIOPIEMONTE Periodico indipendente di politica, cultura, storia. Supplemento a - Guida a destra - aut. tribunale di Torino n° 5554 del 2-11-2001 sede legale Cantavenna di Gabiano (AL) - Editore: Piemonte Futuro - P. Iva 02321660066—Direttore Responsabile: Enzo Gino. Per informazioni, collaborazioni, pubblicità e contatti: posta@osservatoriopiemonte.info - tel . 335-7782879 – fax 1782223696 - Distribuzione gratuita www.osservatoriopiemonte.info - Sede di Torino c/o circolo FLI Cavour via Borgone 57 - Finito di stampare il 31 aprile 2011

Maggio - giugno 2011

Re fe r e n d u m ? Tema di questo numero di OP saranno i quesiti referendari. Allo stato dell’arte dovrebbero essere 4. Ma probabilmente il referendum sulla realizzazione delle nuove centrali nucleari non verrà celebrato. Nelle pagine che seguono troverete le posizioni talvolta anche diverse sui temi trattati e sul conseguente “voto” . Ognuno si faccia le proprie valutazioni e tragga le sue conclusioni. Al di là delle posizioni che si andranno ad esprimere il rischio vero è quello che se come ci aspettiamo, i fautori del No chiederanno ai propri sostenitori di non andare a votare il 12 e 13 giugno, anche in questo caso come tante volte in passato non si raggiunga il quorum della metà +1 degli aventi diritto, con il risultato che tutto resterà immutato. Nonostante ciò ci pare utile che si discuta su temi così importanti, sarà una interessante radiografia dello stato delle idee nel partito, specialmente in assenza (fino ad oggi) di prese di posizioni ufficiali, anche se, riteniamo, tutti dovrebbero sapersi fare proprie idee in materia. Speriamo con queste righe di aver dato il nostro contributo.

Il 12 e 13 giugno 2011 gli elettori saranno chiamati alle urne per una importante consultazione referendaria. Quattro (forse) i quesiti in discussione:

1- Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione; 2- Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma; 3- Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme; 4- Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei

e l e z i o n i d i To r i n o : i l s i l e n z i o d e i c o l p e v o l i di Enzo Gino Trascorsa ormai più di una settimana dalle elezioni torinesi non mi pare di vedere grandi dibattiti sul tema delle elezioni. Non li vedo sui periodici di area non li vedo su Facebook non li vedo nelle mail. Non ho sentore di riunioni o assemblee plenarie degli iscritti a qual si voglia livello. Unica positiva eccezione il dibattito organizzato al circolo Cavour di Torino il 25 maggio u.s. Cosa vuol dire tutto ? che tutto è andato come previsto? che nessuno sa cosa dire? che non frega niente a nessuno dei risultati? che tutto continua come prima, come se nulla fosse accaduto? Se le elezioni hanno dato il segno di un fallimento, il silenzio successivo dà il segno di una incapacità di analizzare l’accaduto, che è ancora peggio. Può accadere di sbagliare di commettere errori, può accadere di non capire la realtà, in fondo siamo tutte persone fallibili, possiamo comprendere tutto, ma il silenzio, il far finta che nulla su quanto è accaduto alle elezioni, in particolare a Torino, non possiamo ammetterlo. Né ci tranquillizzano le poche righe dell’intervista Continua in penultima pagina

Sommario del numero di maggio • Il silenzio dei colpevoli di Enzo Gino _ p. 1 • Privatizzazione del servizio e tariffe dell’acqua p. 2 • L’acqua e il suo referendum di M. Gerace p. 7 • A proposito di nucleare p. 9 • Sovranità popolare sull’energia nucleare di D. Idone p. 15 • Legittimo impedimento legge apprezzabile di Riccardo Manzoni p. 16 • Legittimo impedimento perché votare Si’ di Massimiliano Pettino p. 19 • Legittimo impedimento le ragioni del Si’ di Matteo Scainelli p. 20 • favorevole al legittimo impedimento p. 21 • Economia della felicità, economia della conoscenza e felicità di Carlo Zanolini p. 22 • Il lato oscuro dell’impresa p. 25


OSSERVATORIOPIEMONTE

Referendum sulla privatizzazione della gestione dell’acqua e sulle tariffe

Proponiamo ai nostri lettori alcuni interventi sul cosiddetto decreto Ronchi che riguarda la riforma dell’ acqua, passata alla Camera con 302 voti favorevoli e 263 contrari, la riforma è contenuta in particolare nell’ articolo 15 del decreto legge. Articolo che da un lato ribadisce come la proprietà dell’acqua sia pubblica; dall’altra però manda in soffitta tutte le gestioni in house entro il 31 dicembre 2011 a meno che entro questa data la società che gestisce il servizio non sia per il 40% affidata a privati. LA GESTIONE DELL’ ACQUA La norma, in particolare, prevede due modalità per la gestione dell’ acqua in via ordinaria ed un’altra in via straordinaria. Si stabilisce così che la gestione del servizio idrico debba essere affidato ad un soggetto privato scelto tramite gara ad evidenza pubblica oppure ad una società mista (pubblico-privato) nella quale il privato sia stato scelto con gara. Oppure, ed è il caso straordinario, la gestione del servizio idrico può essere affidata (“in casi eccezionali”) in via diretta, vale a dire senza gara, ad una società privata o pubblica. In tal caso, però, si deve in primo luogo trattare di una società in house, ossia una società su cui l’ ente locale esercita un controllo molto stretto; in secondo luogo, l’ ente locale deve presentare una relazione all’ Antitrust in cui motiva la ragione dell’ affidamento senza gara. In terzo luogo, l’ Antitrust deve dare il proprio parere. GLI AFFIDAMENTI IN HOUSE Poiché, come noto, ad oggi sono già moltissimi i casi di affidamento in house, il decreto mette nero su bianco il da farsi nella fase transitoria. Il provvedimento, infatti, prevede nel dettaglio che le gestioni in house debbano tutte decadere entro il 2011, a meno che entro questa data la società che gestisce il servizio non sia per il 40% affidata a privati. Resta comunque possibile per la società spiegare all’Antitrust i motivi per cui ricorra il caso straordinario che permette l’ affidamento diretto. Nella sostanza, però, come denunciato anche oggi dal segretario del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, si stabilisce che “cesseranno tutti gli affidamenti

in house al 31 dicembre 2011 visto che potranno proseguire fino alla naturale estinzione del contratto solo quelle società in house che si trasformeranno in una società mista con un 40% in mano ai privati. Di fatto insomma con l’ attuale formulazione dell’ articolo 15 si obbligano gli enti locali a mettere sul mercato l’ acqua“. Per Ronchi non c'è privatizzazione. «L'acqua è un bene pubblico» e il «decreto non ne prevede la privatizzazione», ha detto il ministro per le politiche comunitarie, Andrea Ronchi. «Nel provvedimento viene rafforzata la concezione che l'acqua è un bene pubblico, indispensabile. Si vogliono combattere i monopoli, le distorsioni, le inefficienze con l'obiettivo di garantire ai cittadini una qualità migliore e prezzi minori». Secondo 2

Ronchi il decreto «è una norma attesa da anni dalle piccole e medie imprese. In 480 mila chiedevano una norma chiara per combattere la contraffazione, l'illegalità, e dare forza ai prodotti italiani». Proprio le piccole e medie imprese - ha concluso Ronchi - «hanno consentito al nostro sistema economico di reggere in un momento di grandissima crisi». Acqua: Mondello, deve rimanere un bene di tutti (ASCA) - Roma, 19 nov - Il Governo durante la discussione del decreto Ronchi ha dovuto accettare l'ordine del giorno presentato dall'on. Gabriella Mondello, insieme ai colleghi dell'Udc Giuseppe Galletti e Mario Tassone, che impegnano l'esecutivo a considerare il contenimento delle tariffe e la reale promozione della concorrenza: ma questo non basta: il partito di Casini e' contrario alla legge. 'Il provvedimento - spiega la Mondello - contiene molte norme estranee agli obblighi comunitari, lo dimostra il fatto che il dibattito si e' incentrato sull'articolo 15 relativo alla liberalizzazione dei servizi pubblici'. In discussione alla Camera, con voto finale stamane la conversione in Legge con modificazioni del decreto reca, si legge in un comunicato, disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari in seguito alla sentenze della Corte di giustizia della Comunita' europea: l'articolo 15 prevede, tra l'altro, una maggiore apertura ai privati nella gestione dell'acqua. Nonostante un emendamento proposto dall'opposizione e approvato dal Governo specifici che 'l'acqua resta un bene pubblico' le preoccupazione per quanto potra' accadere in futuro sono notevoli. 'Nel testo presentato - conclude la Mondello - manca un organismo di regolazione del settore che riorganizzi la materia soprattutto in tema di tariffe, rimane inoltre un regime di monopolio con notevoli danni per il cittadino utente'. Il gruppo Udc ha quindi votato contro la Legge e si impegnera' 'a portare avanti una battaglia per modificare le norme approvate' al fine di evitare nei prossimi anni un aumento delle tariffe che potrebbero risultare superiori al 40% delle attuali. Aumenti dell'acqua tra il 30% e il 40% - "Si profila una vera e propria stangata – spiega il Codacons se consideriamo in 3 anni il tempo necessario perché il nuovo sistema vada a regime, alla fine di questo processo il rischio concreto è quello di un aumento medio del 30% delle tariffe dell'acqua". Così, aggiunge, "se nel 2009 una famiglia media italiana spenderà 268


OSSERVATORIOPIEMONTE euro, considerando un consumo medio annuo di 200 metri cubi d'acqua, tra 3 anni quella stessa famiglia spenderà in media 348 euro all'anno, con un incremento di 80 euro, pari al +30%". Il privato non dà le stesse garanzie dello Stato Per il responsabile Servizi a rete del Movimento difesa del cittadino (Mdc), Francesco Luongo, saranno "di oltre il 40% gli aumenti in bolletta", visto che "si aggiungerà la necessità dei profitti delle Spa con inevitabili conseguenze sulle tariffe". Anche secondo l'Adiconsum, oggi "se le tariffe sono le più basse in Europa è grazie al "pubblico". Il privato non è garanzia di investimento; è invece certo che ci saranno tariffe più elevate", sostiene il segretario generale Paolo Landi, indicando come "indispensabile un'Autorità che oltre a stabilire parametri di qualità e criteri per le tariffe e gli investimenti disponga di reali poteri di sanzione". "Questa volta siamo pronti alla mobilitazione", dice il presidente della Confeuro, Rocco Tiso, e comunque "resta da sciogliere il nodo dell'organismo di controllo per stabilire le tariffe. Senza questo strumento la riforma è monca". Antitrust: positiva liberalizzazione. Per l'Antitrust, invece, il provvedimento sulla liberalizzazione dei servizi pubblici e essenziali contenuto nel decreto Ronchi è «un buon provvedimento perché dà luogo a una liberalizzazione da tanto tempo da noi auspicata. L'acqua rimane un bene pubblico ma il servizio finalmente viene liberalizzato», grazie al meccanismo delle gare. Per Antonio Catricalà il provvedimento «non significa che necessariamente si avrà una privatizzazione, ma si apre ai privati la possibilità di entrare nell'esercizio di questo servizio pubblico essenziale». La proprietà pubblica degli impianti, continua il numero uno dell'Antitrust, «rimane tale laddove è pubblica. Rimane da chiarire chi sarà l'autorità che dovrà verificare e stabilire gli standard di qualità minimi essenziali e che vigilerà sulle tariffe». L’art. 15 del Decreto Decreto-Legge 25 settembre 2009, n. 135: Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunita’ europee. (GU n. 223 del 25-9-2009) Art. 15. Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica 1. All’articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, terzo periodo, dopo le parole: «in materia di distribuzione del gas naturale», sono inserite le seguenti: «, le disposizioni del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e della legge 23 agosto 2004, n.

239, in materia di distribuzione di energia elettrica, nonché quelle del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, relativamente alla disciplina del trasporto ferroviario regionale.». b) i commi 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti: «2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria: a) a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità; b) a società a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a), le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento. 3. In deroga alle modalità di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l’affidamento può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico, partecipata dall’ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall’ordinamento comunitario per la gestione cosiddetta “in house” e, comunque, nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla società e di prevalenza dell’attività’ svolta dalla stessa con l’ente o gli enti pubblici che la controllano. 4. Nei casi di cui al comma 3, l’ente affidante deve dare adeguata pubblicità alla scelta, motivandola in base ad un’analisi del mercato e contestualmente trasmettere una relazione contenente gli esiti della predetta verifica all’Autorità garante della concorrenza e del mercato per l’espressione di un parere preventivo, da rendere entro sessanta giorni dalla ricezione della predetta relazione. Decorso il termine, il parere, se non reso, si intende espresso in senso favorevole.»; c) dopo il comma 4, è inserito il seguente: «4-bis. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, in forza dell’autonomia organizzativa e funzionale attribuita dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni, individua, con propria delibera, le soglie oltre le quali gli affidamenti di servizi pubblici locali assumono rilevanza ai fini dell’espressione del parere di cui al comma 4.»; d) i commi 8 e 9 sono sostituiti dai seguenti: «8. Il regime transitorio degli affidamenti non confor3


OSSERVATORIOPIEMONTE mi a quanto stabilito ai commi 2 e 3 e’ il seguente: a) le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008 affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta “in house” cessano, improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011; b) le gestioni affidate direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali non abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011; c) le gestioni affidate direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio; d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica, si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2012; ove siffatta condizione non si verifichi, gli affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2012; e) le gestioni affidate che non rientrano nei casi di cui alle lettere da a) a d) cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante. 9. Le società, le loro controllate, controllanti e controllate da una medesima controllante, anche non appartenenti a Stati membri dell’Unione europea, che, in Italia o all’estero, gestiscono di fatto o per disposizioni di legge, di atto amministrativo o per contratto servizi pubblici locali in virtù di affidamento diretto, di una procedura non ad evidenza pubblica ovvero ai sensi del comma 2, lettera b), nonché i soggetti cui e’ affidata la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali degli enti locali, qualora separata dall’attività di erogazione dei servizi, non possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero in ambiti territoriali diversi, ne’ svolgere servizi o attività per altri enti pubblici o privati, ne’ direttamente, ne’ tramite loro controllanti o altre società che siano da essi controllate o partecipate, ne’ partecipando a gare. Il divieto di cui al primo periodo 4

opera per tutta la durata della gestione e non si applica alle società quotate in mercati regolamentati. I soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali possono comunque concorrere alla prima gara svolta per l’affidamento, mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica, dello specifico servizio già a loro affidato.»; e) al comma 10, primo periodo, le parole: «centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «il 31 dicembre 2009»; f) al comma 10, alla lettera a) la parola: «diretti» e’ sostituita dalle seguenti: «cosiddetti in house» e dopo le parole: «patto di stabilità interno» sono inserite le seguenti: «, tenendo conto delle scadenze fissate al comma 8,»; g) al comma 10, la lettera e) e’ soppressa. 2. All’articolo 9-bis, comma 6, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, il quarto periodo e’ soppresso. Rai 3 – Crash – Acqua: ce la danno a bere?Proponiamo ai nostri lettori l’estratto (libero) di una trasmissione di Rai3: - Crash - dedicata all’acqua dal titolo “Cosa ci danno da bere?” La tornata referendaria del 12 Giugno chiederà ai cittadini, tra gli altri quesiti, di esprimersi sulla gestione dell’acqua nelle città italiane. Finora la gestione dei servizi idrici integrati era affidata ai comuni, ma con il cosiddetto “decreto Ronchi” si stabilisce che i privati subentreranno nella gestione dell’acqua, facendo fronte all’89% delle spese per la rimessa in sesto della rete idrica nazionale. Ma ovviamente le aziende private punteranno a realizzare profitti, se pur dilazionati nei prossimi vent’anni: e allora, quanto costerebbe ai cittadini questa operazione di privatizzazione? Da uno studio di Cittadinanza Attiva risulta che il 54% degli italiani sostiene di non bere acqua di rubinetto. Visto che il nostro Paese è il paese delle 700 fonti di acqua minerale naturale, tantissime se si pensa che in Francia ce ne sono 50 ed in Gran Bretagna 10, il giro d’affari è enorme, si imbottigliano 11 miliardi di litri d’acqua all’anno. Ma cosa rimane al territorio per lo sfruttamento delle fonti e soprattutto davvero in Italia l’acqua minerale è più controllata di quella che esce dal rubinetto? In Italia vengono consumati 12,5 miliardi di litri di acqua minerale ogni anno, un consumo pro-capite di circa 200 litri, c’è chi la compra per il gusto e chi la ritiene più sicura di quella che esce dal rubinetto di casa. Ma è veramente così? Secondo il prof. Benedetto De Vivo che ha fatto uno studio di comparazione fra le acque in commercio e quelle degli acquedotti italiani non è così. Sono state analizzate 187 bottiglie di acque minerali e 157 acque del rubinetto in tutte le province italiane, su 70-80 parametri chimici sia nelle acque minerali che nelle acque di rubinetto.


OSSERVATORIOPIEMONTE Miliardi di euro è il giro di affari delle acque minerali stribuzione e lo smaltimento dell’acqua di casa. date alla fonte dalla natura c’è chi ci beve e chi ci In Italia invece secondo il decreto Ronchi si prevede mangia. Di sicuro non i comuni che danno in affitto le che la gestione dei servizi pubblici locali sarà conferita proprie fonti. I canoni di concessione pagati alle regio“in via ordinaria” attraverso gare pubbliche a società ni dalle società imbottigliatrici per lo sfruttamento delmiste e la gestione in house (a totale capitale pubblico) sarà consentita soltanto in deroga “per situazioni le acque da sorgente non sono certamente proporzioeccezionali” e dietro parere preventivo dell’Autorità nati allo sfruttamento commerciale. garante della concorrenza e del mercato… Alcuni esempi: in Basilicata si paga 30 centesimi a meL’altro punto su cui si voterà è quello della tariffa, la tro cubo, in Friuli si arriva ad appena 1 euro. Tutte logica è che se noi non lasciamo la possibilità di alzare richieste ben al disotto dei 2,5 euro la metro cubo, la tariffa dell’acqua non siamo in grado di garantire un canone massimo stabilito dalla Conferenza delle Readeguato compenso alle società private a cui si chiede gioni nel 2006. Un esempio su tutti: in Campania si di investire sul sistema idrico. Cosa vuol dire questo pagano 30 centesimi al metro cubo quindi ogni 1.000 che le bollette saliranno senza freno? litri imbottigliati, il che vuol dire 0,0003 euro al litro. Di punto in bianco assolutamente No, in modo proPoiché in Campania si imbottigliano ogni anno 1 miliogrammato Sì. C’è la possibilità di aumentare le tariffe ne di metri cubi di acqua minerale nelle casse della e c’è un limite fissato per legge che è del 5% di auRegione potrebbero entrare, se applicassero le linee mento graduale nel corso dei prossimi venti anni. Così guida nazionali 2,5 milioni di € anziché i 300.000 attutti i soldi che le aziende investono possono essere tuali. recuperati nel tempo. Non è certo un bell’affare e tanto per cambiare si scoQuindi il privato anticipa i soldi per acquistare le quote pre che a perderci è la collettività , in questo caso le delle società di gestione Regioni che incassano cadell’acqua e poi dovrà spennoni di concessione davvero dere circa l’89% di quei 64 molto bassi. Perché l’acqua miliardi di € che, calcola il e non solo quella minerale è Blu Book , servono per riuna ricchezza e questo lo mettere a posto il sistema hanno capito bene le azienidrico italiano, il restante de private pronte a suben11% rimarrà a carico dei trare a maggioranza nella finanziamenti pubblici. Soldi gestione dell’acqua pubbliche servono per l’acqua ca, cosa che fino a ieri non potabile per le fognature, era a loro permesso. per il ciclo di depurazione, Con il cosiddetto decreto Ronchi invece si stabilisce Licata serbatoi di accumulo sui tetti delle case soldi che dovranno rientrare in qualche modo sotto forl’obbligo per i comuni di ma di guadagni in circa vent’’anni. svolgere gare per l’assegnazione della gestione dei Il Co.N.Vi.R.I. Commissione Nazionale di Vigilanza sulservizi idrici. Questo vuol dire che le società che vincele Risorse Idriche ha calcolato che la bolletta dell’acranno l’affidamento dal Comune dovranno gestire le qua ci costerà come minimo 115 € in più a testa ogni fonti la distribuzione e anche lo smaltimento dell’acqua anno per almeno venti anni. Il che andrebbe anche che esce dalle nostre case e che va in fognatura e nei bene se servirà a pagare l’ammodernamento ed il riasdepuratori. setto della rete idrica nazionale. Peccato che le società Secondo questo decreto le società che potranno partepubbliche rinunciano così alla parte di guadagno che cipare alle gare dovranno essere private e solo in via invece andrà interamente ai privati. eccezionale la gestione potrà andare a società pubbliMa in Italia ci sono già dei comuni che hanno già affiche dei comuni interessati. Il referendum del 12 giudato la gestione dell’acqua a società totalmente privagno chiede ai cittadini di esprimere il loro parere prote. Per esempio quello di Licata in Sicilia prio su questo principio. Come funziona il servizio idrico a Licata dove è il privaGian Luca Spinelli: Federazione imprese idriche “C’è to a gestire l’acqua ? una grande confusione fra il termine privatizzazione L’acqua a Licata generalmente arriva un giorno sì e dell’acqua che non esiste da nessuna parte, nel testo uno no, ma a volte le famiglie restano a secco anche si parla di modalità di affidamento. una settimana intera, per cui molti hanno realizzato, L’unione europea dice ci sono tre modalità per dare in cisterne, autoclave e serbatoi per accumulare l’acqua gestione il servizio pubblico: quando c’è. - Pubblico in house: cioè l’azienda è totalmente pubbliRiserva d’acqua che i cittadini comprano da autobotti ca è un ente strumentale, e ad essa faccio gestire il private che circolano per il comune. Pagano quindi servizio senza fare una gara. In questo caso l’azienda due volte l’acqua: le bollette che manda l’acquedotto e deve essere totalmente pubblica del comune che deve l’acqua dell’autobotte. erogare il servizio Interrogati sulle cause del disservizio i gestori afferma- La seconda modalità accettata è il privato, no che non è un problema di distribuzione dell’acqua - La terza ipotesi che è prevalente in Europa è il PPP ma dovuto all’approvvigionamento esterno. ossia Partnership Pubblico Privato.” Siciliacque altra società privata che fornisce l’acqua Si parla quindi di affidamento di gestione del servizio all’acquedotto di Licata addebita a sua volta la responidrico cioè si mette in discussione a chi affidare la di5


OSSERVATORIOPIEMONTE sabilità a un movimento franoso che ha interrotto le forniture... Siciliacque tuttavia sta migliorando le condutture con finanziamenti in parte con finanziamenti pubblici nazionali e comunitari e in parte con il coinvestimento che ammonta grosso modo al 20%. Padre Alex Zanotelli: “quando è stata privatizzata l’acqua con il decreto Ronchi del 19 novembre 2009 abbiamo reagito dicendo andiamo al referendum era l’unico strumento giuridico che avevamo fra le mani. Nel giro di due mesi abbiamo avuto 1,4 milioni di firme. Adesso abbiamo bisogno di 25 milioni di persone che facilmente il 12 giugno dovranno andare a votare” “abbiamo visto che quando il privato ha preso in mano il servizio non investe su questo, perché il privato vuole essenzialmente guadagnare. Queste grandi potentissime multinazionali parlo di Deolia per esempio della Suez della United Utility inglese della RWE tedesca sono delle potentissime multinazionali che stanno comperando tutto quel che possono comperare per poi rivendercelo. Hanno fatto esattamente come hanno fatto con il petrolio. Noi diciamo NO. Per noi questo impegno sull’acqua è un impegno sui beni comuni.” Non solo in Sicilia l’acqua esce a singhiozzo dai rubinetti, son ben otto milioni gli italiani che rimangono periodicamente a secco. E pensare che a fronte della scarsità nella distribuzione idrica di alcune zone, negli acquedotti nazionali le perdite d’acqua arrivano al 37,3% con punte del 58 in Basilicata e del 68% in alcune province piemontesi come si legge nella relazione annuale delle Commissione di Vigilanza sull’acqua. Numeri che ci autorizzano a definire il nostro sistema idrico un vero e proprio colabrodo. Ma la cosa più grave dal punto di vista ambientale non è la dispersione e lo spreco di un bene prezioso come l’acqua, la cosa più grave è che il 30% del Belpaese scarichi il contenuto delle fogne direttamente nei fiumi e nel mare senza il passaggio nei depuratori. E anche dove i depuratori ci sono basta una pioggia più abbondante di altre per far sì che le cosiddette acque reflue strabordino dai depuratori e scorrano inesorabilmente verso il mare. Il 30% degli italiani non è servito da un depuratore. Sarebbe doveroso investire negli impianti di depurazione ma lo stato non ha i soldi per questo chiede ai privati di entrare nella gestione del servizio idrico. Il grande affare è nella bolletta che garantisce l’acqua a tutti, ma chi garantisce che parte di questi soldi verranno poi reinvestiti anche per gli impianti di depurazione? Le nostre osservazioni Su questo, come su molti altri temi con risvolti economici e sociali, si confrontano e si scontrano diversi approcci che spesso vengono condizionati da più o meno latenti presupposti ideologici su cui è meglio spendere 6

qualche parola di chiarimento. La trasmissione di Rai 3 da cui è stato estratto l’articolo è, come spesso accade su questo canale pubblico, caratterizzata da una componente ideologica in cui “a prescindere” ci si schiera contro l’iniziativa privata ed a favore dell’intervento pubblico. Riteniamo però che non si debba cadere nell’altrettanto ideologica e speculare assunzione che “a prescindere” l’intervento pubblico debba essere inevitabilmente inefficiente. Si cadrebbe nella conseguenza, dogmatica, di giustificare sempre come conveniente (o nefasto) il passaggio al libero mercato nella gestione dei servizi pubblici. Non a caso abbiamo volutamente riportato in altra parte di questo numero di Op un estratto del film – Corporation - dove si evidenziano i limiti dell’impresa privata. Se da una parte siamo ben lontani dalla cultura dello Stato padrone che regolamenta ogni aspetto della nostra vita e ci professiamo libertari, liberali e liberisti, proprio per questo dobbiamo porre la massima attenzione nell’applicazione alla realtà quotidiana dei principi in cui crediamo. Con la metafora ”nessuno meglio di chi ama il proprio cavallo ne deve conoscere limiti e difetti” esprimiamo la nostra razionale fede liberale. Per questo crediamo nelle istituzioni e nello Stato, liberale, ma pur sempre Stato e ci riconosciamo nel diritto/dovere di difendere le istituzioni e nell’affermare la supremazia dello Stato quale essenziale strumento di organizzazione della società, non in contrapposizione al mercato, ma con funzioni di sostegno, di regolazione e quando serve, di correzione. Mercato che non deve essere solo fine a sé stesso ma deve garantire insieme al legittimo interesse dei suoi azionisti anche, e noi aggiungiamo soprattutto, l’interesse della collettività. Riteniamo di conoscere abbastanza bene la nostra Italia, la nostra politica, le nostre leggi, le nostre istituzioni, i nostri concittadini di cui una quota parte sono imprenditori oltre che utenti di servizi. Sono soggetti o oggetti con cui abbiamo a che fare da un vita, più o meno lunga, e sappiamo che in questa realtà (che a ben vedere non si discosta poi molto da quella di tanti altri Paesi occidentali) affidare la gestione di un bene così fondamentale come l’acqua a società che hanno come principale mandato statutario il conseguimento non solo e tanto del pareggio di bilancio, ma il maggior utile possibile, specialmente se in assenza di controllori, possa risultare controproducente per i cittadini. Tanto più che come è accaduto a tanti altri “gioielli di famiglia” vedi Parmalat ultimo caso in ordine di tempo, il rischio che qualche società estera acquisisca la gestione del ciclo dell’acqua sarà reale. L’iniziativa privata potrà esprimere il massimo della sua utilità (oltre che privata) anche pubblica, solo quando lo Stato oltre al suo doveroso sostegno all’im-


OSSERVATORIOPIEMONTE presa, saprà svolgere anche un efficiente ed efficace ruolo di controllo, e se necessario di repressione degli abusi ogni volta che serve. Anche chi si professa a favore del mercato può optare per lo statu quo. A giudicare dalle cronache che ci parlano di disservizi, di inefficienze, sprechi, unitamente a speculazioni, arricchimenti illeciti, corruzioni, concussioni, mafie e quant’altro, dubitiamo infatti che un simile passaggio di competenza fra gestione pubblica e privata possa

accrescere l’efficienza e la funzionalità del servizio idrico integrato. Fra la conclamata inefficienza statale e una incontrollata iniziativa privata che facilmente sfocerebbe nella speculazione, molti scelgono lo Stato che oggi come in passato e, temiamo ancora per molto, resta comunque il male minore, specialmente in un settore che riteniamo socialmente sensibile come la gestione dell’acqua. Questi alcuni degli argomenti a favore del SI’ ai due quesiti referendari sull’acqua.

L’ ACQUA e il suo REFERENDUM Marco Gerace L’Acqua in Italia - lo stato attuale ad Aprile 2011 : In media nazionale, gli impianti attualmente prelevano 165 litri d'acqua per erogarne 100, con una dispersione del 37 per cento dell'acqua trasportata e il 30 per cento della popolazione italiana è priva di un servizio di depurazione . Innumerevoli deroghe agli standard sanitari e ambientali è una situazione non comprensibile al di fuori dell'impostazione fortemente pubblicistica che ha storicamente caratterizzato il nostro paese. I dati Istat sulla dispersione idrica fotografano da anni una situazione preoccupante, soprattutto in alcune Regioni del Sud, dove per distribuire cento litri di acqua debbono esserne addirittura captati altri cento. L'attuale normativa, dalla legge Galli del 1994 al decreto Ronchi del 2009, ha spinto verso logiche relativamente più industriali e competitive attraverso le gare, ma non è perfetta. Per esempio, mantiene un margine di ambiguità riguardo al conflitto di interesse che sorge quando gli enti locali affidanti hanno partecipazioni azionarie nei gestori del servizio; consente ancora affidamenti diretti (pur limitandone l'applicazione); non chiarisce il contesto regolatorio, mantenendolo di fatto frammentario e politicizzato. E’ in atto una “gestione” pubblica costellata di errori, omissioni, sprechi , mancati o errati investimenti definibile solo come fallimentare. La Sicilia é una regione in cui la carenza d’acqua in alcuni comuni e’ ancora una realtà concreta, con grave danno per l’economia, ma soprattutto della dignità di cittadini di uno stato fra i più ricchi del mondo. L'acqua di Stato garantisce ai politici un bel numero di posti nei consigli d'amministrazione, insieme a notevoli opportunità di clientelismo, peggio la costituzione degli Ato ha finito per espropriare della loro autonomia decisionale una serie di realtà, anche molto piccole, che si erano attrezzate per amministrare in maniera autonoma la gestione dell'acqua. Le tariffe non sono decise dai gestori, pubblici o privati, ma dalle autorità d'ambito nominate dai sindaci. In futuro anche col decreto Ronchi non è chiaro come andranno le cose, ma si spera che questo compito venga affidato a un regolatore indipenden-

te. Comunque allargando lo sguardo all’ Europa le tariffe italiane sono mediamente troppo basse - frutto di decisioni politiche di sindaci desiderosi di mostrare ai propri cittadini di non aver aumentato le bollette - e questa è la ragione per la quale mancano più di 60 miliardi di euro necessari agli investimenti di ammodernamento delle reti. Con tariffe basse, d’altro canto, slegate dal principio democratico del “chi consuma di più, paga di più”, gli italiani si concedono di lasciare rubinetti aperti o di lavare l’automobile con l’acqua potabile: comportamenti ritenuti irresponsabili altrove, certamente poco efficienti e rispettosi dell’ambiente. Ancora, l’attuale bassa qualità, reale o percepita, dell’acqua del rubinetto porta le famiglie italiane a consumare una quantità di acqua imbottigliata molto superiore al resto d’Europa (una scelta tra l’altro quasi irrinunciabile in alcune zone del Mezzogiorno). Il REFERENDUM del 12 e 13 giugno sono 2 VOTANDO NO : ( non avviene l’abrogazione parziale del Decreto Ronchi 2009): L’acqua viene intesa come un “diritto fondamentale” , un bene a disposizione di tutti, un po più libera e trattata in termini di efficienza contro lo spreco. Si auspica un servizio idrico che potrà essere affidato in via ordinaria tramite gara, ma che non impedisca a società a capitale parzialmente o totalmente pubblico di parteciparvi e vincerle, quindi toccando solo marginalmente gli assetti proprietari esistenti, semmai creando un contesto di regole più trasparenti rispetto a quelle precedenti. La logica della gara rispetto all’affidamento in house introduce logiche di trasparenza che dovrebbero consentire un miglior controllo sugli affidatari. Ai privati il compito di fare profitto sulla riduzione dello spreco, ponendo in essere nuovi investimenti, rendendo più solide le reti, assicurando una gestione più imprenditoriale ed oculata: tutto questo, “gestendo” pro tempore una risorsa pubblica, magari con gli stessi costi per la collettività. Roma, Torino, Milano, Genova, Bologna porterebbero a casa due miliardi entro il 2013 , da reinvestire per uno sviluppo di nuovi posti di lavoro. (continua) VOTANDO SI : ( avviene l’abrogazione parziale del Decreto Ronchi 2009): Si pensa di lottare per il bene comune ma non ci si accorge di andare contro ogni principio di buon sen7


OSSERVATORIOPIEMONTE so. Non si blocca una privatizzazione, in quanto il decreto non si può intendere tale , ma solo la messa in gara dei servizi pubblici. L’Italia tornerebbe a un passato fatto di sprechi (economici) e perdite (idriche). Lo stesso passato nel quale si è sviluppata la situazione attuale. Ci si allinea ai promotori del referendum che non vogliono che nessuno ci guadagni con la gestione dell'acqua, senza dare soluzioni vere su come migliorare la drastica situazione idrica. ( Una pura clava politica di consenso). COSA MANCA VERAMENTE : Una ferma posizione politica a difesa di questi primi brandelli libertari che non c’è “perché il decreto Ronchi è “di destra”, dall'altra perché Ronchi apparteneva alla minoranza della maggioranza, è quindi è chiaro

che nessuno con alte percentuali si è incaricato dello sforzo. L’assenza di una vera Authority per l’Acqua a livello nazionale. Il vero tema da sottoporre ai cittadini :” volete che questi 60 miliardi siano gestiti in modo efficiente, oppure lasciarli alla mercé di un ceto politico che si è dimostrato sprecone e incapace?” CONCLUSIONI : Sarebbe ingenuo pensare di risolvere i problemi riportando tutte le competenze sia sul controllo, sia sulla gestione del servizio, in mani pubbliche: in quel modo aumenterebbero opacità e conflitti di interesse. Occorre separare nettamente le diverse competenze, affidando al mercato la gestione del servizio e alle istituzioni i poteri di regolazione e sorveglianza.

Ai nostri lettori ricordiamo che Osservatoriopiemonte oltre ad essere una testata giornalistica è anche un associazione di volontariato, senza scopo di lucro, che può svolgere iniziative, manifestazioni ed altre attività, può emettere fatture e raccogliere pubblicità. Può collaborare con gruppi e associazioni per eventi, può svolgere ricerche su temi di interesse, redigere articoli e interventi di vario genere. Osservatoriopiemonte è una associazione indipendente, libera e fra i

suoi obiettivi vi è la promozione del dibattito democratico, della conoscenza, del confronto, sui temi di attualità, della partecipazione attiva alla politica da parte dei cittadini con o senza incarichi amministrativi, con particolare attenzione alle iniziative ed alle posizioni politiche assunte da Futuro e Libertà per l’Italia. Tutti i nostri lettori sono invitati a collaborare ed a diffondere anche per via telematica OP. Fra le prossime iniziative vi saranno una serie di seminari tematici di cui riferiremo sul prossimo numero. Per comunicazioni: posta@osservatoriopiemonte.info

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A Proposito di nucleare Riportiamo una serie di informazioni in parte poco conosciute sull’annosa questione nucleare in Italia e non solo. Ovviamente non si ha la pretesa della completezza, ma crediamo di una certa “oggettività” sì. Lasciamo comunque ai nostri lettori, ovviamente, valutare e giudicare su una materia certamente complessa e controversa come questa. Certamente la più dibattuta fra i quesiti referendari. Il nucleare è stato per anni oggetto di dibattiti scontri tra il tardo 1970 e i primi anni ottanta; nel 2005 sono e confronti. Il primo reattore per usi civili fu realizzato stati pianificati circa 25 GW di nuova potenza. Più dei nel 1951 alla stazione sperimentale EBR-I 2/3 di tutti gli impianti nucleari programmati dopo il (Experimental Breeder Reactor I) che inizialmente progennaio 1970 furono alla fine cancellati. duceva circa 100 kW, fu anche il primo reattore a suDurante gli anni settanta e ottanta il crescere dei costi bire un incidente di parziale fusione del nocciolo nel economici (legati ai tempi di costruzione delle centrali) 1955. La centrale nucleare di Shippingport fu inaugue la diminuzione dei prezzi dei combustibili fossili reserata nel 1957 e rappresentò il primo reattore commerro gli impianti nucleari allora in costruzione meno ecociale statunitense. nomicamente attrattivi. Negli anni Il 27 giugno 1954, la centrale ottanta, negli Stati Uniti, e negli anni nucleare di Obninsk divenne il novanta, in Europa, la crescita meno primo impianto al mondo a genemarcata della potenza e la liberalizrare elettricità per una rete di zazione dell'elettricità hanno anche trasmissione e produceva circa 5 contribuito a rendere la tecnologia MW di potenza. meno attraente. Nel 1955 la "Prima Conferenza di La crisi del petrolio del 1973 ebbe Ginevra" delle Nazioni Unite, il un forte effetto sulle politiche enerpiù grande incontro mondiale di getiche: la Francia e il Giappone che scienziati e ingegneri, si riunì per usavano soprattutto petrolio per studiare la tecnologia. Nel 1957 produrre energia elettrica venne creato l'EURATOM accanto (rispettivamente, in tal modo produalla Comunità Economica Eurocevano il 39% e il 73% dell'energia Centrale di Trino pea (quella che successivamente elettrica totale) investirono sul nudivenne l'Unione Europea). Nello stesso anno nacque cleare. Oggi le centrali nucleari forniscono rispettivamente circa l'80% e il 30% di elettricità in queste naanche l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica zioni. Tuttavia, ciò non le rende indipendenti dall'este(IAEA). ro sia per il reperimento dell'uranio, sia per la stessa produzione elettrica: è tipico di ogni inverno che la Francia si veda costretta ad importare grandi quantità di energia elettrica dai paesi confinanti per sopperire alle proprie esigenze di picco, come avvenuto ad esempio nel dicembre 2009 quando è stato necessario importare una potenza pari a quella di 5-7 reattori a seconda delle giornate, anche a causa del contestuale fuori servizio di 11 reattori su 59 operanti. La prima centrale nucleare commerciale al mondo fu L'opinione pubblica, in seguito a incidenti quali quello quella di Calder Hall, a Sellafield in Inghilterra, e iniziò di Three Mile Island (USA) nel 1979 e il disastro di a lavorare nel 1956 con una potenza iniziale di 50 MW Chernobyl del 1986, ha dato vita negli ultimi venti anni (successivamente divenuti 200 MW). Il primo reattore nucleare operativo negli Stati Uniti fu invece il reattore del XX secolo ad alcuni movimenti che hanno influendi Shippingport, in Pennsylvania (dicembre 1957). zato la costruzione di nuovi impianti in molte nazioni. La potenza complessiva delle centrali nucleari aumenDiversamente dall'incidente di Three Mile Island, il più tò velocemente, passando da meno di 1 GW nel 1960 grave incidente di Chernobyl non influì sulla regolaa 100 GW nei tardi anni settanta e 300 GW nei tardi mentazione della costruzione dei nuovi reattori occianni ottanta. Dal tardo 1980 la potenza è andata credentali, dato che la tecnologia di Chernobyl che utilizscendo molto più lentamente, raggiungendo i 366 GW zava i problematici reattori RBMK era sfruttata solanel 2005, con la maggiore espansione avutasi in Cina. mente in Unione Sovietica ed era carente di strutture Tra il 1970 e il 1990 furono in costruzione centrali per di contenimento. L'Associazione Mondiale di Operatori del Nucleare (WANO) venne creata nel 1989 allo scopiù di 50 GW di potenza, con un picco a oltre 150 GW 9


OSSERVATORIOPIEMONTE po di promuovere la cultura della sicurezza e lo svilupall’emergenza i leader europei hanno preso delle inipo professionale degli operatori impiegati nel campo ziative: nel dicembre 2008 il consiglio europeo ha stadell'energia nucleare. bilito degli obiettivi contro il riscaldamento globale. Sarkozy presidente francese affermò: “Quello che sta In Irlanda, Nuova Zelanda e Polonia l'opposizione ha accadendo è storico. Nessun altro continente al monimpedito lo sviluppo di programmi nucleari, mentre in do si è imposto regole così severe come quelle che noi Austria (1978) e Italia un referendum ha bloccato l'utiabbiamo adottato all’unanimità. C’è la volontà di spinlizzo del nucleare. In Svezia (1980) un referendum ha gersi oltre per cambiare i nostri modelli economici, e interrotto un ulteriore sviluppo di questa fonte energeottenere una crescita sostenibile una crescita verde.” tica. La formula magica dell’Europa si basa sugli obiettivi Il nucleare in Italia 20-20-20: un incremento dell’efficienza energetica del In Italia, il governo Berlusconi il 23 maggio 2008 ha 20%, un quota del 20% di energie rinnovabili, ed una annunciato la ripresa del piano nucleare interrotto da riduzione del 20% delle emissioni del gas serra. Obietdue decenni, con l'impegno ad avviare la costruzione tivi da raggiungere entro il 2030. di una centrale entro il 2013. L’Europa deve consumare meno e più verde, il prima Si noti che, considerata la durata media di tali impianti possibile. Ma il compito è arduo dato che l’80% dell’e(circa 30 anni dal momento dell'accensione del reattonergia europea è prodotta grazie a materie prime fosre), alla data dei referendum italiani (1987), la centrasili: petrolio, gas e carbone. le di Garigliano era già stata chiusa Allora cosa si può fare? Non è certo per l'antieconomicità di significative che le energie rinnovabili o l’increriparazioni da eseguirsi su compomento della efficienza energetica nenti del circuito primario, mentre saranno sufficienti per vincere la quelle di Latina e Trino, su cui erasfida entro il 2030, per questo molti no appena terminati lunghi e costoesperti suggeriscono discretamente si interventi di revamping, avevano un’altra possibilità che nessuno ottenuto dall'Autorità di Controllo immaginava: il ritorno al nucleare. (all'epoca ENEA - DISP) il rinnovo In effetti l’equazione è semplice: al per un ulteriore decennio della Licontrario delle fonti di energia foscenza di esercizio. L'unica centrale sili il nucleare emette pochi gas serra, otto volte meno davvero chiusa prematuramente (in quanto fermata e al contrario delle energie rinnovabili produce molta dopo appena 6 anni di esercizio) fu quella di Caorso in più elettricità. provincia di Piacenza, ma è doveroso ricordare anche Un generatore eolico tipico da un MW funziona per il la chiusura del prototipo CIRENE (Latina), giunto al 20% del tempo, un reattore nucleare invece produce 99% della costruzione, e la centrale di Montalto di 1.000 MW, l’EPR ne produce 1.650. Castro (due reattori BWR), che si trovava al 70% delle Se prendiamo per esempio una potenza di 1.000 MW opere civili e al 100% degli ordinativi per la compoin funzione per l’80% del tempo e facciamo i calcoli nentistica, ordini che furono tutti onorati, riversandone scopriamo che ci vogliono 4.000 generatori eolici per i costi (unitamente a quelli della chiusura del ciclo del produrre la stessa elettricità generata da un reattore combustibile e del decommissioning degli impianti), nucleare. Per sostituire un reattore nucleare con la sui cosiddetti 'oneri di uscita dal nucleare' ricompresi tecnologia fotovoltaica attuale occorrerebbero 30 minella 'bolletta elettrica' dei consumatori italiani. lioni di mq di pannelli. Nucleare ed effetto serra Il prezzo del kW prodotto con l’energia solare sarebbe Rispetto a qualche anno fa l’ambiente deve oggi fare i 6 volte più alto di quello prodotto da un reattore nuconti con un'altra questione di grande impatto sul fucleare. Davanti a questa constatazione molti governi turo del Pianeta: il riscaldamento globale. Questo ahanno rivisto la loro posizione. Oggi il nucleare genera spetto getta nuova luce sulla opzione nucleare tanto il 3% dell’energia mondiale e il 17% di quella Europea. che alcuni “insospettabili” trovano nel nucleare delle Qualcuno quindi si è chiesto se la nuove virtù arrivando a chiedersi se soluzione fosse questa energia esso non sia da considerarsi ecoloritenuta tossica e pericolosa caduta gico. in disgrazia dopo l’incidente di Nel 1979 si tenne la prima confeChernobyl e se non fosse giunto il renza sul clima, in Svizzera, gli momento di sfruttare di più il nuscienziati suonarono il primo camcleare per salvare il pianeta. panello d’allarme: scioglimento dei I Finlandesi sono i primi rilanciare ghiacci, inondazioni, siccità, caldo nel 2006 il programma nucleare torrido, catastrofi naturali in crescicivile con la costruzione di un nuota. Chernobyl vo reattore. C’è stato un vivace La causa sarebbe nei circa 1,6 midibattito sulla possibilità di aumentare o no il nucleare liardi di gas serra prodotti dalla attività umana e sparsi in Finlandia in molti insistono affermando che impedinell’atmosfera ogni anno. Petrolio, gas e soprattutto rebbero lo sviluppo delle energie rinnovabili e sostenicarbone, vengono bruciati nei nostri veicoli, negli imbili, ma la maggior parte dei parlamentari ha votato a pianti di riscaldamento e nelle centrali elettriche. favore dell’utilizzo del nucleare proprio per contrastare I primi ad inquinare sono i paesi industrializzati, reil riscaldamento globale, questo è stato il motivo fonsponsabili del 70% delle emissioni mondiali. Di fronte 10


OSSERVATORIOPIEMONTE damentale. schi. Altri esponenti Verdi tedeschi in una intervista Ovviamente hanno discusso anche della dipendenza concessa alla rivista Der Spiegel nel 2008 pongono un da altre fonti energetiche come il metano, l’energia problema. Nel 2007 in Germania si è dibattuto molto nucleare russa o il petrolio ed è stato anche questo sul mutamento climatico e il ruolo del nucleare, in spingere verso il ritorno al nucleare in Finlandia. questo contesto ci si è chiesto se era il caso di costruiAncor più sorprendente è la reazione della Svezia che re nuove centrali a carbone, questo perché si temeva nel 1981 fu il primo paese europeo a vietare la costruuna crisi energetica in seguito all’abbandono del carzione di nuovi reattori nucleari nel probone insieme al nucleare. Anche chi si prio paese, i deputati hanno rivisto la oppone al nucleare, deve affrontare la propria posizione ed il sostegno del questione in maniera pragmatica: è nucleare è cresciuto drasticamente. meglio costruire trenta nuove centrali In Svezia negli ultimi due anni, i cittaa carbone o tentare altre soluzioni? dini fra le opzioni possibili hanno riteLa storia nuto importante ridurre le emissioni di Inizialmente la lotta contro il nucleare CO2. L’economia svedese si basa sulla non aveva una connotazione ecologiindustria pesante che include l’induca, era nata in piena guerra fredda stria siderurgica a cui servono risorse energetiche concon gli Usa e L’URSS che erano impegnati nella corsa siderevoli per essere competitivi in Europa e nel monalle armi e il cancellare Helmut Schmidt aveva appena do. Occorre quindi l’energia nucleare ed elettricità a firmato un trattato con la Nato che autorizzava lo spiebasso costo. gamento di missili di media gittata sul suolo tedesco. Tre paesi costruiscono nuovi reattori. Francia, Bulgaria Si temeva che il programma nucleare civile tedesco e Finlandia. La repubblica Ceca, la Gran Bretagna, l’Iservisse a fabbricare delle bombe atomiche, tutti vivetalia, la Romania e l’Ungheria sono arrivati a prevedevano l’incubo della terza guerra mondiale. re il rilancio dei loro programmi nucleari civili. La minaccia del terrore nucleare era diventata per Anche se dopo l’incidente in Giappone sono riemersi molti della sinistra la nuova versione dello stato capidubbi e qualcuno come l’Italia ha sospeso il programtalista e la tecnologia nucleare il suo nuovo simbolo, ma nucleare. con questi presupposti è stato sviluppato un pensiero Venti anni dopo essere stato messo al bando il nucleaideologico che enfatizzasse la pericolosità dell’energia re aveva ritrovato degli adepti nei posti più impensati nucleare, in questo modo venne legata la critica marcome fra i verdi inglesi e tedeschi divenuti sostenitori xista al capitalismo con il movimento ecologista emerdell’energia nucleare, tanto da entrare in conflitto con gente. i partiti di appartenenza. La critica soprattutto ideologica di molti studenti coSecondo le tesi di questi ecologisti affermare che si munisti che si opponevano alla energia li portava a può produrre energia senza incrementare il riscaldasostenere le centrali nucleari sovietiche contrapponenmento globale è tutt’altro che tradire gli ideali verdi. do addirittura le centrali “buone” dei regini comunisti Tutti, anche gli ambientalisti, non possono fare a mealle centrali “cattive” del sistema capitalista. no di riconoscere che c’è un tremendo conflitto fra Ovviamente tutto ciò oggi sembra ridicolo sia perché contrastare l’energia nucleare e decarbonizzare l’eletsappiamo che le centrali dell’est erano molto più peritricità. colose che quelle dell’ovest sia perché il comunismo Il nucleare in Germania nella sua versione reale è stato superato dalla storia. Margarethe Wolfe dei Verdi tedeschi ha laAll’epoca si sapeva poco sul nucleare ecsciato il movimento dopo 28 anni di fedele cetto che l’uranio poteva essere usato per servizio. Chiede che si faccia un dibattito racostruire delle bombe ma ben poco si sagionevole realista, riguardo il futuro delle ripeva riguardo alla radioattività emessa sorse energetiche. dalle centrali nucleari, Nel 2000 la Germania ha annunciato la chiusuIn Germania, Francia o Regno Unito le ra graduale delle sue 19 centrali, all’origine di proteste contro le centrali nucleari si conquesta decisione c’è il partito dei Verdi all’epocludono spesso con scontri violenti con la ca al governo con i socialdemocratici di Gepolizia. In Francia a Creys Malville nel rard Schroeder e Margarethe Wolfe all’epoca Margarethe Wolfe 1977 la protesta contro la costruzione segretario di stato del ministero dell’economia difende della centrale Superphenix si concluse tragicamente con la morte di un militante di 18 anni. questa scelta. Poi il 26 aprile 1986 esplode il reattore nucleare di Al contempo il Pese ha investito grandi somme nelle Chernobyl, questa catastrofe traumatizza l’Europa energie rinnovabili, oggi il 15% dell’energia tedesca consolida la lotta politica di una intera generazione. deriva dagli impianti eolici, pannelli solari e biomassa, L’atomo diventa irreparabilmente sinonimo del male i malgrado ciò la Germania rimane uno dei paesi che movimenti ecologisti raddoppiano il loro sforzo contro inquina di più in Europa, metà della corrente che proil nucleare, contemporaneamente però si profila un’alduce deriva dal carbone. tra catastrofe quella del mutamento climatico. Nel 2000 non si è rimesso in discussione l’abbandono Il mutamento climatico del nucleare ma si è pensato seriamente di prolungare Gli scienziato hanno cominciato a riconoscere la gravil’apertura di queste centrali. Sembrerebbe una dimotà del problema solo negli ultimi 40 anni, lo sviluppo strazione dell’evoluzione del pensiero assolutamente dell’energia nucleare invece è iniziato negli anni della contro al nucleare da parte degli ambientalisti tede11


OSSERVATORIOPIEMONTE seconda guerra mondiale. petrolio. Lo stoccaggio è operazione delicata, per priNon si possono giudicare le decisioni prese negli anni ma cosa si estrae dall’imballaggio la barra di combusti’70 con quelle attuali, che senso può avere battersi bile usato, si estraggono da essa i resti di plutonio e contro il nucleare senza prendere in considerazione il uranio, questi materiali saranno riutilizzati nel reattore problema del riscaldamento globale? nucleare ed è su questo principio di riciclaggio che Areva cerca di impostare la sua immagine ambientaliGli ambientalisti hanno rivestito un ruolo politico imsta. Secondo tecnici di Areva il nucleare ha aspetti portante diffondendo i dati sull’energia nucleare, ma ecologici, fra cui il fatto che il materiale è riciclabile e oggi gran parte di quei problemi restano irrisolti. così si incrementa l’efficienza dell’energia derivante da Anche oggi con le tecnologie moderne di cui disponiafonti naturali, è una attività ambientalmente meritoria mo si corrono sempre dei rischi. E’ un problema filosoche ad Areva viene regolarmente svolta. Però solo il fico, possiamo chiederci finché un rischio diventa ac20% delle centrali nucleari francesi sfrutta il materiale cettabile per giudicare le decisioni che si prendono a riciclato, gran parte di ciò che si ricicla a La Hague livello tecnologico nell’interesse della società. Oltre a viene immagazzinato per un semplice motivo: gli ingequesto c’è il problema delle scorie che secondo molti gneri nucleari ritengono che avranno bisogno di quenon sarà mai risolto in maniera soddisfacente. sto plutonio ed uranio per avviare i reattori del futuro. La domanda che molti si pongono è: il nucleare allora I cosiddetti reattori di IV generazione. Gli esperti di è una soluzione per il riscaldamento globale o un periGreenpeace contestano questo calcolo affermando che colo per l’umanità? E’ una domanda fondamentale a sbagliano coloro che affermano essere fondamentale cui si può forse trovare la risposta in Francia consideportare avanti il programma per riciclare il plutonio rata la mecca mondiale del nucleare. che servirà nel 2050, quando sapremo costruire dei Il nucleare in Francia reattori che non abbiamo ancora creato. Gli ingegneri Il paese dispone di 58 centrali che produco il 77% vogliono prevedere in anticipo la quantità di materiale della sua energia elettrica. Il nucleare qui è una relidi cui avranno bisogno, è una scommessa pericolosa. gione. Due nuovi reattori di terza generazione sono Se dovessimo cambiare idea per un qualgià stati lanciati. siasi motivo da qui ad allora ci ritrovereIl mondo è inevitabilmente soggetto alle mo con 100-200-300 tonnellate di plutoleggi della fisica e finché non sapremo nio che diventeranno solo scorie, quindi si immagazzinare l’energia, le energie altercreerebbe una quantità di rifiuti pericolosi native saranno intermittenti, funzioneranche un giorno potrebbe diventare combuno quando c’è il vento o il sole. Il vento stibile ma potrebbero restare anche rifiuti soffia solo il 25% del tempo anche nei pericolosi… luoghi più ventosi. Areva è leader mondiale del nucleare, sono convinti La Francia comunque ha già scelto un nucleare più che non si possa avere un mondo più verde senza una sostenibile ed efficiente e più pulito, sapremo se sarà parte di energia nucleare. Oggi si riesce a riciclare il così solo nel 2050. 96% dei prodotti secondari del nucleare ed è ciò che I rifiuti radioattivi Areva fa tutti i giorni. L’energia nucleare pulita e riciAttualmente la vera spina nel fianco del nucleare è clabile è quindi solo un argomento per vendere o una rappresentata dai rifiuti radioattivi. realtà? Da decenni vengono accatastati rifiuti da cui ci si poA La Hague situata sulla Manica c’è l’impianto di trattrebbe liberare. Dagli anni ’80 i rifiuti rappresentano tamento di Areva realizzata in un ambiente ricco di l’argomento principale degli avversari del nucleare natura. Qui vengono lavorati circa 6 tonnellate al giornella lotta contro questa forma di energia. Areva afferma che le scorie non si possono diffondere no dei materiali più pericolosi al mondo ossia le barre in quanto vengono tenute sotto stretto controllo. Molti di combustibile usate che vengono dal cuore dei reatritengono ve ne sia una quantori europei: è il combustibile tità infinita mentre il volume che qui viene riciclato. Prima totale delle scorie riciclate di essere trattato viene immaprovenienti dall’insieme dei gazzinato in un piscina per reattori francesi riempirebbe 4/5 anni per raffreddarsi. At“appena” una piscina olimpiotualmente sono depositate nica. Questo però riguarda circa 9.000 tonnellate di comsolo i rifiuti che vengono dal bustibile che equivalgono a cuore del reattore, i più peri300 milioni di tonnellate di colosi. Vi sono svariati tipi di petrolio, circa la metà della rifiuti radioattivi: abiti, struproduzione dell’Arabia Saudimenti, oggetti metallici, tutto ta. Può essere considerata Rifiuti radioattivi accatastati ciò che si avvicina alla induuna sorta di miniera potenziain miniere abbandonate stria nucleare è contaminato le, per i tecnici di Areva la si dalla radioattività ed è destipuò paragonare a un giacinato ad essere inglobato nel cemento. mento petrolifero, nel senso che il petrolio finché non In tutto, in Francia vi sono 1,15 milioni di mc di rifiuti è estratto, giace. Oggi lì succede la stessa cosa, dal radioattivi, secondo le stime il loro volume raddoppierà combustibile che giace in acqua si potrebbe estrarre entro il 2030. l’energia che equivale a 300 milioni di tonnellate di 12


OSSERVATORIOPIEMONTE Uno dei motivi della protesta ambientalista deriva dal stione da 25 anni. fatto che per molti anni l’industria nucleare non si è Un medico dell’ACRO afferma che una cosa è certa da affatto preoccupata del problema. I fusti venivano scaun secolo: l’esposizione a radiazioni ionizzanti induce ricati dove capitava. All’inizio degli anni 50 e 60 i rifiuti lo sviluppo di tumori. Ciò che va verificato è il rapporto si scaricavano in mare, allo stesso tempo le scorie meesistente fra dosi ed effetti, il dibattito si basa su queno radioattive si tenevano sul sto. posto. Come nell’industria chiRiguardo un possibile legame mica: si scavava un buco in fra industria nucleare e l’inciuna parte dell’impianto, si amdenza di cancro c’è incertezza massava il tutto e si copriva e un dibattito scientifico cocon un po’ di terra. E’ stata stante. Non è ancora possibile questa la pratica sino agli anni affermare in modo definitivo ‘60. In un secondo momento si che non ci sia nessun legame, è ritenuto che non fosse quené che un legame sia dimosta la soluzione adeguata. Bistrabile. Per il momento rimane sognava raccogliere i rifiuti in il dibattito e gli studi sono conun posto abilitato a riceverli, traddittori. ossia dove fosse possibile manOggi le uniche ricerche di rifeRifiuti radioattivi scaricati in mare tenerli senza il rischio di diffonrimento sono state condotte a derli nell’acqua. Quindi si è iniziato a immagazzinarli Nagasaki e Hiroshima, per quanto riguarda il nucleare nel sito sulla Manica. Poi ci si è accorti che tenere i civile è troppo presto per parlare. I rischi esistono e la rifiuti in un buco nel suolo, non era certo l’ideale così gente deve esserne consapevole e capirne a natura. sono stati recuperati in parte per trattarli meglio ed il La vigilanza dunque è d’obbligo soprattutto perché i rimanente per destinarli altrove. Nel 1991 lo stato centri di stoccaggio esistenti raccolgono solo rifiuti di francese si assume in prima persona la gestione dei media e debole attività. rifiuti radioattivi crea l’Andra l’Agenzia nazionale per le Il vero problema riguarda l’1% di rifiuti più radioattivi gestione delle scorie radioattive. quelli che provengono dal cuore del reattore. Di questi L’Andra classifica questi rifiuti in 5 categorie diverse non si sa ancora cosa fare. Per tentare di trovare una secondo il loro grado di radioattività e la loro durata di soluzione il governo francese ha creato nel 1989 un vita. Il 70% sono scorie di bassa attività e di vita brelaboratorio unico al mondo il laboratorio di Bure ve la loro tossicità si riduce dopo 30 anni. I rifiuti peri(Laboratoire souterrain de l'Andra) nella Mosa. Lo scocolosi corrispondono a meno dell’1% del totale, ma da po: testare le profondità del terreno per seppellirvi le soli concentrano il 95% della radioattività per centiscorie. Quello che interessa è trovare una soluzione naia di migliaia di che per almeno 100.000 anni assicuri stabilità e proteanni. zione ed è per questo che vengono effettuate ricerche Il problema è che a livello geologico. nessuno vuole Con l’ascensore si scende a 150 milioni di anni, ossia a questi rifiuti. Do500 metri di profondità nella roccia che si è formata po anni di condurante il periodo giurassico. Il laboratorio di Bure sultazioni con gli effettua ricerche un po’ speciali, non si usano camici amministratori bianchi o provette qui si usa solo il casco. l’Andra ha indiviPerché usare una miniera a 500 metri i profondità?. duato 4 siti di stoccaggio situati fra la Lorena a la reNel caso ci sia un cambiamento di civilizzazione dell’ugione Champagne Ardenne. manità, nel caso di guerre, di mutamenti sociali, di Il centro di stoccaggio oggi fa parte dei circuiti turistici crisi tecnologia o semplicemente perché le generazioni e riceve molti turisti in vacanza, non industriali, ma future non avranno voglia di investire soldi nella macittadini che oltre ai musei vengono a vedere il centro nutenzione o se ne dimenticheranno, il sistema deve perché è uno dei pochi al mondo. essere intrinsecamente sicuro, la stabilità va cercata Viene considerato una sorta di turismo industriale. In nelle zone geologicamente stabili in terreni che si sono uno dei centri di stoccaggio che raccoglie il 70% dei depositati centinaia di milioni di anni fa. Si scava in rifiuti di debole e media radioattività, vi sono scomparpunti che erano in superficie 150 milioni di anni fa e ti che vengono riempiti con fusti metallici da centro che durante il giurassico venivano calpestati dai dinolitri. Quale certezza c’è che non vi siano fughe ? I tecsauri. Ciò che oggi è la Francia all’epoca si trovava nici dicono che può sempre sfuggire qualcosa non c’è dove ora c’è il Senegal. Quindi si sta parlando di fenosicurezza al 100%. Entro il 2050 il sito verrà riempito, meni molto lunghi che non possono essere rappreseninterrato e coperto da un prato e sarà messo sotto tati sulla scala umana. Per i tecnici di Andra è imporsorveglianza per almeno 300 anni tante conoscere bene questi fenomeni e verificare che Molti si chiedono se questi siti sono pericolosi per l’uoanche in caso di fuoriuscita di scorie, la roccia possa mo, quali rischi si corrono ad abitare vicino ad una intrappolare gli elementi radioattivi abbastanza a luncentrale nucleare o ad un centro stoccaggio di scorie. go perché si riduca la loro attività. Vengono realizzati Creato a seguito dell’incidente nucleare di Chernobyl microtunnel di 60 cm di diametro lunghi una decina di l’istituto indipendente ACRO (Association pour le Conmetri e che corrispondono a ciò che potrebbe sembratrole de la Radiactivite dans l’Ouest) esamina la quere una cella di stoccaggio di scorie radioattive. In tubi 13


OSSERVATORIOPIEMONTE simili lunghi anche 40 metri si alternano diversi tipi di depositi più o meno radioattivi, soprattutto perché quelli radioattivi sono ancora caldi. Di depositi caldi altamente radioattivi l’industria nucleare francese dovrebbe produrne 5.000 mc entro il 2030. Circa al sicurezza i tecnici affermano che nulla è sicuro al 100%, anche un’auto potrebbe essere la più sicura al mondo ma non esserlo al 100%. Si può dire con certezza che con le conoscenze acquisite in seguito ai test realizzati si hanno soluzione che rispettano i criteri di sicurezza attuali. Starà comunque al parlamento francesi decidere, e se i politici sceglieranno il centro di stoccaggio in profondità. Ecco come sarà il deposito di scorie altamente radioattive

inoltre bene o male la gente ha ben altre preoccupazioni nella vita quotidiana. Nessuno conosce la posizione di tutti gli impianti industriali che si trovano intorno a noi. Secondo l’Andra va tutto bene e nel migliore dei mondi, eppure appena qualche km dal laboratorio sperimentale l’associazione formata da tutti gli oppositori allo stoccaggio prepara le contestazioni. Corinne François è il portavoce del movimento contro il deposito. Sono state fatte grandi manifestazioni davanti all’impianto per mostrare alla gente quale sarà il risultato finale, la gente deve esserne consapevole. Scorie significa bidoni che saranno seppelliti, questa è una immagine concreta che spaventa.

Manifesto contro la realizzazione del deposito sotterraneo di rifiuti radioattivi Schema di tunnel sotterranei previsto in Francia a circa 500 m di profondità per lo stoccaggio dei rifiuti altamente radioattivi I primi depositi radioattivi potrebbero esser seppelliti attorno al 2025, ciò implica che bisogna creare un registro di questi depositi per le generazioni future. All’Andra non è stato ancora deciso come. Si stanno sviluppando dei progetti piuttosto futuristici. Alcuni sostengono che bisognerebbe costruire delle piramidi con iscrizioni in tutte le simbologie del mondo di oggi per lasciare un messaggio alle generazioni future, la prefettura nel dipartimento della Mosa un giovane ha detto che al contrario non si dovrebbe lasciare traccia dello stoccaggio perché in futuro l’uomo sarà sempre più curioso e se sanno che c’è qualcosa sotto terra, gli archeologi del futuro scaveranno per trovarlo quindi sarebbe meglio non lasciare traccia. Ad oggi circa 400 milioni di € sono stati spesi solo per realizzare il laboratorio dove a breve si costruirà un sito di stoccaggio di cui viene indicato dalle autorità il perimetro ma non il luogo esatto. La sua posizione esatta rimane un segreto in quanto è dato per scontato che ci saranno sempre persone che non lo vorranno vicino a loro. Una certezza esiste: questi rifiuti li avremo malgrado i progressi scientifici e tecnologici futuri, se ne ridurrà magari il volume e la tossicità ma ci saranno sempre e andranno immagazzinati da qualche parte. Secondo un cittadino intervistato: ognuno potrà dire non a casa mia, mandateli dai vicini, ma ognuno è vicino di qualcuno e da qualche parte sul nostro territorio dovremo depositarli perché non abbiamo il diritto di esportare le nostre scorie, sono nostre e sta a noi occuparcene. C’è anche chi ne va fiero e ritiene dovrebbe esser motivo di orgoglio per i territori ospitanti, 14

Si vuole mostrare in modo concreto ciò che succederà. Non sarà proprio così ma questa è una scorciatoia per visualizzare la situazione. L’Andra fa pubblicità, ne abbiamo diritto anche noi. Diventerà un grande cimitero nucleare. Secondo gli oppositori se è stata scelta la Mosa è anche perché per ogni kmq ci sono solo 7 abitanti e tra l’altro l’età della popolazione è sempre più alta. Se davvero si parlasse dei rischi del nucleare non sono certo che la gente continuerebbe ad accettare la cosa, è quasi una dittatura, per questo comprano tutto. Quando si parla di nucleare ci dicono in ogni caso capiterà, non sarete d’accordo ma non fa niente. Si ha l’impressione di venire sacrificati. Non ci sono soluzioni perché le generazioni future erediteranno questo disastro. Secondo molti oppositori è meglio lasciarli in superficie. Se i rifiuti restano in superficie bisognerà sorvegliarli, trattarli, sarà tutto molto costoso, ma anche il seppellimento è molto costoso inoltre agire sulla radioattività è un miraggio quasi un’alchimia, quindi oggi dobbiamo pensare se vale la pena di continuare a produrre scorie. L’energia nucleare quindi non è un rimedio miracoloso, ma sembra essere l’unica soluzione se vogliamo ridurre l’emissione dei gas serra. Si dovrà trovare comunque spazio al nucleare accanto agli impianti eolici ai pannelli solari ed all’incremento di efficienza energetica?. Sembra che il destino sarà quello di scegliere il nucleare per salvare il pianeta in mancanza di altre soluzioni. Probabilmente sì ma se ne deve parlare senza tabù. Conclusioni Fin qui la sintesi del documentario di Current che ci pare fra i più equilibrati. E la nostra posizione rispetto al referendum che si terrà oil 12 e 13 giugno prossimi?. Non è semplice.


OSSERVATORIOPIEMONTE Da una parte riteniamo che il nucleare a tutt’oggi non sia ancora una tecnologia sufficientemente affidabile, prova ne siano la difficoltà a prevenire e controllare dagli incidenti alle centrali e le oggettive difficoltà di smaltimento di quell’1% di rifiuti altamente radioattivi. D’altro canto se si considera un reale pericolo l’effetto serra, il nucleare risulta una tecnologia necessaria almeno sinché i consumi elettrici saranno così intensi ed elevati. Ci sembra quindi opportuno continuare nello sviluppo nucleare ai fini del perfezionamento di tecnologie più sicure sia nella gestione che nello smaltimento/ decommissionig. Saremmo contrari quindi ad un abbandono definitivo di questa tecnologia. Così come

saremmo contrari alla realizzazione di numerose centrali. Non ci pare sbagliata la scelta del Governo italiano di una moratoria. Se si dovesse votare al referendum oggi voteremmo contro (SI’) in quanto si vorrebbero realizzare non una ma diverse centrali di cui allo stato dell’arte non siamo convinti e fra i due rischi, quello d’incidente/ smaltimento rifiuti e quello dell’effetto serra, riteniamo più incombente il primo. Inoltre il nucleare non verrà comunque abbandonato all’estero, a partire dalla Francia, e siamo certi che, se verranno risolti i problemi che esso oggi presenta, sarà possibile comunque realizzare centrali, sia pure su licenza estera, anche in Italia.

“sovranità popolare” sull’energia nucleare! Il “Governo eletto dalla sovranità popolare” non deve temere il volere del popolo e il suo diritto di esercitare la propria sovranità tramite l’istituto referendario. Domenico Idone - FLI Torino Avrà luogo Domenica 12 e Lunedì 13 Giugno il referendum abrogativo avente fra i temi il nucleare. Uno dei quesiti infatti ci chiama alle urne per decidere se abrogare o meno la norma di questo governo che prevede la realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare. Sembra una beffa dei corsi e ricorsi storici, ma a distanza di 25 anni, siamo ancora qui a discutere di nucleare e referendum a valle di un disastro di livello di pericolo 7, il più alto. Forse ai tempi di Chernobyl – esisteva ancora il Muro di Berlino e l’URSS – si poteva giustificare tale disastro come il frutto della gestione di un apparato politicomilitare ideologizzato e dedito pressocchè alla contrapposizione fra i blocchi Est ed Ovest. Oggi la catastrofe appare ancora più sconcertante in quanto colpisce un Paese quale il Giappone che sulla trasparenza pubblica, la dedizione alle regole e la tecnologia ha costruito la sua fortuna a valle del secondo conflitto mondiale. Cosa ci insegna Fukushima ed il Giappone? Innanzitutto che 25 anni sono passati invano sul fronte della sicurezza in ambito nucleare. Che il disastro può accadere anche in Paesi molto scrupolosi e che della trasparenza e regole fanno la propria cultura. Che il nucleare è sempre più un affare globale e che queste tematiche dovrebbero entrare fra le discussioni del G8. Gli italiani fin dal 1987 in merito al nucleare hanno le idee chiare ma ancora una volta sono i nostri governanti a non averle o peggio a voler imporre le loro al Paese. La tanto citata sovranità popolare andrebbe rispettata - e non solo strumentalizzata - evitando lo stravolgimento di quanto deciso dal popolo. Avrà luogo Domenica 12 e Lunedì 13 Giugno il referendum abrogativo avente fra i temi il nucleare. Uno dei quesiti infatti ci chiama alle urne per decidere se abrogare o meno la norma di questo governo che prevede la realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare. Sovranità popolare andrebbe rispettata - e non solo strumenta-

lizzata - evitando lo stravolgimento di quanto deciso dal popolo. Con il referendum del prossimo Giugno quasi certamente prevarrà il “NO” al nucleare. I sondaggi danno ampie preferenze in merito. Il fronte aperto risulta quello del quorum e cioè della percentuale del numero di votanti che, se maggioranza assoluta, gli darebbe valenza esecutiva. Dobbiamo riconoscere che il Governo si è messo già d’impegno per evitare che si eserciti la sovranità popolare, dalla mancata coincidenza con il voto amministrativo che spingerà molti elettori a disertare le urne e godersi un week-end al mare o montagna, all’intervento di questi giorni volto ad abrogare temporaneamente quanto oggetto del quesito stesso. La sensazione è che, al di là dell’argomento e nonostante i proclami, si tema e si cerchi di evitare il volere del popolo ed il diritto di esercitare la sua sovranità. Tutto ciò mentre a pochi passi da noi la Germania ha varato da mesi un Piano Energetico Nazionale innovativo, impegnativo, ma realistico. Un piano che consentirà una graduale crescita delle fonti rinnovabili fino all’80% e un calo graduale dell’energia da nucleare e da fossili. Tutto ciò mentre la sponda africana del Mediterraneo è in subbuglio e il Medio-Oriente con la Siria lancia segnali destabilizzanti per l’equilibrio di una delle aree a più alta densità di petrolio. Nel prossimo futuro l’energia sarà il nodo cardine di una nazione, oltre a condizionarne le scelte economiche ne condizionerà sempre più le scelte di politica estera. Un esponente di governo tedesco ha ammesso che la scelta della Germania verso le rinnovabili va anche in questa direzione. Cosa si auspica per l’Italia? Che innanzitutto si rispetti la sovranità popolare in materia di nucleare anche a prescindere dal quorum. Che il Governo eletto dal popolo legiferi successivamente assecondando le scelte del popolo ed adottando scelte energetiche future ambiziose e degne di un Paese che deve rimanere a pieno titolo tra le grandi potenze economiche di questo secolo. 15


OSSERVATORIOPIEMONTE

Legittimo impedimento: una legge apprezzabile di Riccardo Manzoni COSA SIGNIFICA LEGITTIMO IMPEDIMENTO Il Legittimo Impedimento consiste nel permettere a chi ricopre le più importanti cariche pubbliche, ma anche ai ministri, di rinviare eventuali processi nei quali sono imputati alla fine del mandato per permettere loro di dedicare tutte le energie ed il tempo all’attività di governo. IL DILEMMA E LE RISPOSTE La domanda alla quale il 12 giugno saremo chiamati a rispondere è: il Legittimo Impedimento è davvero tale o no? In altre parole hanno ragione i suoi sostenitori, per i quali è una legge di civiltà che avvicina la nostra legislazione a quella di altri paesi, come la Francia, oppure è una legge ad personam fatto su misura per Silvio Berlusconi, come sostengono i promotori del referendum che vogliono abolirlo? Le risposte possono essere varie ed andare dai due estremi sopra ricordati a posizioni intermedie che difendono questo principio, ma solo per cariche fondamentali, come quella di Presidente della Repubblica. Inoltre, come vedremo più avanti, la prospettiva cambia notevolmente a seconda dell’ottica con la quale si affronta questa domanda, che può essere analizzata da un punto di vista morale, pratico, psicologico o politico. A livello morale diviene difficile dare una risposta univoca perché sia i fautori sia gli oppositori si richiamano a principi giusti: i primi sostenendo che chi è al governo ha il diritto-dovere appunto di governare senza essere distratto da processi a suo carico. Va sottolineato a questo proposito un particolare importante ricordato in precedenza: chi si avvale di questa possibilità non gode di impunità, perché alla fine del mandato deve affrontare senza ulteriori scappatoie il processo. Gli oppositori invece sostengono che questa legge è incostituzionale perché va contro il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. In quest’ottica un politico, prima di essere tale, è un cittadino e come tale ha gli stessi diritti, ma anche gli stessi obblighi, di tutti gli altri, senza privilegi particolari. Se è difficile approvare o condannare moralmente questa legge per i motivi appena visti, affrontiamo il problema da un punto di vista pratico: è meglio una legge forse non perfetta, ma con un impatto limitato e che si riferisce a categorie ben precise, oppure assistere tutti i giorni ad un Parlamento che invece di affrontare problemi molto più urgenti è impegnato nella emanazione di leggi sulla giustizia molto più discutibili per non dire altro? Inoltre affrontiamo esplicitamente il contenuto di questa legge e domandiamoci: se al posto di Berlusconi questa legge fosse stata voluta da un altro Presidente del Consiglio che reazioni ci sarebbero state? Secondo me alcune forze politiche avrebbero protestato, ma nel complesso questa legge sarebbe stata considerata meno negativamente. Quello che provoca così tanti problemi non è quindi il provvedimento in sé, ma chi 16

lo propone e da questo punto di vista i dubbi sono giustificati. Sappiamo infatti che Berlusconi cerca in tutti i modi di evitare processi ed eventuali condanne facendo leggi che lo tutelano, come peraltro ha ammesso pubblicamente in un suo comizio. Proprio questa sua determinazione nel raggiungere l’obiettivo a qualsiasi costo rende ancora più importante rispondere nel modo giusto alla domanda precedente. Certamente questa legge è molto estensiva, forse troppo, e si potrebbe mantenere solo per le cariche più importanti senza inserire anche i ministri, ma dal punto vista pratico è meglio questo provvedimento di quelli approvati recentemente in Parlamento, oppure in fase di discussione, come la legge sulle intercettazioni, sulla prescrizione breve e viceversa quella sul processo lungo: tutti provvedimenti vergognosi. Da un punto di vista politico e psicologico, invece, la risposta è più ambivalente, perché potrebbero crearsi due scenari diversi per la responsabilità dei promotori del referendum che lo presentano da sempre come un referendum su Berlusconi. A livello psicologico,in caso di sconfitta del referendum Berlusconi potrebbe sentirsi già sufficientemente garantito e potrebbe accontentarsi del Legittimo Impedimento senza continuare a proporre leggi indigeribili come quelle sopra ricordate. Viceversa, in caso di vittoria del referendum Berlusconi accelelerebbe al massimo per fare approvare queste leggi. Dal punto di vista politico, potrebbe invece crearsi la situazione opposta. Qualora il referendum fosse sconfitto, Berlusconi si sentirebbe nuovamente legittimato dal voto degli italiani a proseguire la sua politica sulla giustizia e magari proporrebbe nuove leggi a suo favore da una posizione di forza. Nel caso di una vittoria del referendum, invece Berlusconi uscirebbe molto ridimensionato non solo come politico, ma come uomo, e tutti i malumori esistenti anche all’interno della maggioranza emergerebbero con forza. Berlusconi dovrebbe procedere molto più cautamente sul tema della giustizia e concentrare la propria attività di governo su altri argomenti. Ovviamente questi diversi scenari dipenderanno anche in gran parte dall’esito delle elezioni amministrative, che per il partito di Berlusconi si annunciano difficili, ma certamente il referendum sul Legittimo Impedimento da questo punto di vista gioca un ruolo importante sia per l’argomento sia perché coinvolge di fatto Berlusconi in prima persona. Come argomento perché tocca il rapporto tra politica e giustizia, tema al quale Berlusconi è ultrasensibile, tanto da dedicarsi ad esso giorno e notte . Inoltre, come già fatto notare in precedenza, questo referendum di fatto comporta un’approvazione oppure una condanna di Berlusconi come persona e tutti sanno che Berlusconi può essere relativamente indifferente al suo partito, ma è come ossessionato dall’idea di avere o non avere il gradimento popolare. Questo non si spiega solo con il suo carattere e la sua psicologia, ma ha a che fare da sempre con la sua concezione


OSSERVATORIOPIEMONTE politica. Essa si basa su due filoni diversi che però si sovrappongono: da un lato riprende in modo molto energico il concetto di guida carismatica e di “Uomo della Provvidenza”, come si è visto più volte da diverse frasi pronunciate in passato e dalla scelta per il partito dell'inno. “Meno male che Silvio c’è”, scelta contestata da Fini che proprio in polemica con essa ha più volte detto ai militanti di FLI “Io non vi obbligherò mai a cantare meno male che Fini c’è”. Dall’altro riprende il filone dell’antipolitica e, in contraddizione con l’aspetto sopra ricordato, si presenta come comune cittadino, quindi perfettamente in grado di capire i nostri sogni, le nostre aspirazioni e le nostre paure, e ci invita di conseguenza a votare “uno di noi” al posto dei ” vecchi parrucconi immersi nel teatrino della politica”. Queste due concezioni lo spingono a cercare un rapporto diretto col popolo, dal quale si sente legittimato, a disprezzare tutti i partiti, compreso il suo, ed a maggior ragione tutte le altre istituzioni non legittimate dal voto popolare. Proprio questo suo modo di ragionare lo ha portato alla rottura con Fini, che ha da sempre rispetto per tutte le istituzioni dello Stato, e rende precario il suo stesso potere, in quanto gli umori del popolo sono per loro natura instabili e vanno sempre blanditi per non perdere il sostegno popolare. Va detto che in questi anni è riuscito ad avere spesso la maggioranza ed ancora oggi ha numerosi seguaci che lo adorano, ma lui stesso sa di avere perso smalto rispetto al passato per le promesse non mantenute. Di conseguenza una vittoria di questo referendum, oltre che essere per lui un autentico trauma psicologico, farebbe venire meno o comunque metterebbe seriamente in crisi le ragioni stesse del suo essere attore politico. Proprio per questo motivo il referendum su Legittimo Impedimento, pur trattando un argomento tecnico e forse poco sentito dalla grande maggioranza degli italiani, ha un’importanza politica decisamente superiore agli altri. IL SILENZIO DI FLI Pur essendo così importante, FLI non ha preso una posizione netta né su di esso né sugli altri referendum in questione, così come su chi appoggiare al secondo turno delle amministrative se i candidati del Terzo Polo non arrivassero al ballottaggio. Nel caso specifico di questo referendum il silenzio può essere spiegato con un certo imbarazzo interno: la legge sul Legittimo Impedimento a suo tempo è stata votata anche da chi ha in seguito dato vita a FLI, proprio perché viene ritenuta tutto sommato accettabile. Allo stesso tempo gli umori sempre più antiberlusconiani e la consapevolezza di quanto questa legge sia importante per il futuro politico di Berlusconi impediscono di difenderla, forse perfino di condividerla davvero, e non escludo che una parte di FLI voterà per abrogare questa legge proprio per affossare Berlusconi. Questo silenzio, comunque, per certi versi è positivo e coerente con l’origine stessa di FLI, nata in polemica contro il “partito-caserma” di Berlusconi dove il dissenso è vietato. Il silenzio permette infatti libertà di coscienza e, soprattutto su argomenti etici o tecnici,

dovrebbe essere la strada da percorrere da parte di tutti. Allo stesso tempo, almeno tra di noi, non possiamo nasconderci la realtà: FLI è composta da individui molto diversi tra loro per storia personale ed ideologia politica. Questa sua caratteristica da un lato garantisce effettiva libertà di pensiero a tutti, dall’altro ha già creato abbandoni e rotture da parte di importanti esponenti che avevano aderito con in mente un progetto politico e che in seguito hanno ritenuto esso incompatibile con la linea politica adottata da FLI. In questa situazione il silenzio diventa un modo efficace di mantenere unito il partito e non creare ulteriori malumori interni. Secondo me a questo punto bisogna porsi seriamente questa domanda: cosa vuole essere FLI, che organizzazione intende darsi e che ruolo intende svolgere nel Terzo Polo e più in generale nella politica italiana? Infatti FLI nasce per dare spazio ad idee che nel PDL non avevano possibilità di espressione e di conseguenza vuole superare la forma tradizionale di partito con i difetti ad essa connessi per creare un’organizzazione radicalmente diversa dalle altre. Questo ha creato, soprattutto all’inizio, grandi aspettative e speranze, ma ha anche dei limiti. Certamente va garantita a tutti libertà di pensiero e di espressione, ma allo stesso tempo secondo me bisogna dotarsi di una linea ufficiale non tanto per motivi interni, quanto per avere un maggiore peso politico sia nei confronti degli alleati sia degli avversari. Inoltre questo darebbe un’identità più precisa e potrebbe fare aumentare i consensi elettorali, dato che il popolo vota partiti ben riconoscibili nelle loro caratteristiche di fondo. Purtroppo per FLI io stesso ho degli amici che all’inizio erano convinti di votare Fini o perché di destra o perché antiberlusconiani, ma poi sono stati delusi dalle alleanze politiche e più in generale dagli ondeggiamenti di FLI e hanno cambiato idea, quindi posso garantire per esperienza che quanto detto prima è un problema reale e va affrontato seriamente. PROPOSTE Una soluzione potrebbe essere accentuare ancora di più l’aspetto legato alla legalità ed al senso dello Stato, delle istituzioni e di partito difensore della partecipazione popolare. In questo modo FLI si darebbe un’identità comunque non di parte, anzi condivisibile da tutte le persone oneste, e contribuirebbe al recupero dell’importanza del concetto dello Stato presso l’opinione pubblica, operazione quanto mai importante per gli attacchi alle istituzioni che vediamo tutti i giorni. Se è giusto difendere i diritti dei cittadini, cosa che peraltro tutti i partiti dicono di voler fare, secondo me dovrebbe esistere anche “l’avvocato dello Stato”, cioè qualcuno che difenda l’importanza ed i diritti di questa fondamentale istituzione e nessuno meglio di FLI può svolgere questo compito. Da questo punto di vista l’alleanza passata tra Fini e Berlusconi potrebbe essere un problema, ma anche un elemento di forza perché testimonia che FLI difende questi ideali non per motivi strumentali o perché mossa da odio preconcetto nei confronti di una persona, ma perché crede davvero in essi. Inoltre potrebbe proporre l’abolizione del quorum 17


OSSERVATORIOPIEMONTE nei referendum in modo da combattere la vera e propria istigazione al menefreghismo attuata dai partiti che incitano i cittadini a non votare per fare fallire i referendum per loro scomodi. FLI dovrebbe poi affrontare un dibattito interno anche sull’economia e dichiarare a quale teoria politicoeconomica intende rifarsi. Certamente questo sarà più difficile da definire proprio per la composizione stessa di FLI ricordata in precedenza come, secondo me, emergerà in occasione degli altri tre referendum. Qualcuno potrebbe obiettare che già oggi esiste una linea economica precisa a favore delle liberalizzazioni, ma il

silenzio anche su questi altri referendum indica che anche su di essi ci sono diverse sensibilità interne. Questa discussione però è ineludibile, anzi è fondamentale, per una forza che ambisce legittimamente a divenire punto di riferimento per tutti gli italiani delusi dall’attuale quadro politico. Questo non dovrà portare alla marginalizzazione, oppure alla cacciata di chi non si riconoscerà nella linea ufficiale, ma servirà a rendere FLI ben identificabile da parte dei cittadini e ad evitare così le fughe di voti descritte prima. tf 339.1002650 e-mail rikymanzoni@astudio.to.it

Referendum popolare n. 4.

Legittimo impedimento. Perché votare “SI” Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale. di Massimiliano Pettino Terza occasione di un assalto già scandito dai fu lodi Maccanico ed Alfano (entrambi caduti sul campo dell’incostituzionalità), la legge n. 51 del 2010 rappresenta l’ulteriore irade del tiranno, un altro tentativo di confezionare un esclusivo stratagemma per render di pronta ed insindacabile fruibilità un istituto del diritto processuale penale, il legittimo impedimento, trasformato da prerogativa generale in spudorato privilegio personale. Il potere quando scopre di non essere onnipotente, si veste di protervia. Ricordo dagli studi universitari che la norma giuridica, elemento unitario di una legge, è caratterizzata tradizionalmente da due attributi: la generalità, cioè il suo riferirsi ad una pluralità non individuata di destinatari e l’astrattezza, cioè la sua capacità di disciplinare una molteplicità di azioni. Una norma quindi deve essere diretta indifferentemente a tutti i consociati (l’individuazione delle posizioni soggettive avverrà a valle del procedimento di formazione della legge, dopo la sua promulgazione) e deve indicare una o più fattispecie ipotetiche (non pratiche) che la disposizione prende in esame e disciplina. La legge n. 51/2010 non rispetta tali elementari requisiti giuridici essendo stata confezionata ad hoc per liberare l’attuale cacicco di Arcore dalla pendenza dei casi giudiziari nei quali è imputato (tre a Milano: Mediaset, Mediatrade, Caso Mills). Ma partiamo dal dato legislativo. Esiste nell’ordinamento nazionale una norma che tratti di legittimo impedimento dell’imputato o la L. n. 51 / 2010 opera una innovazione nel diritto processuale penale italiano? La norma esiste. E’ l’art. 420ter c.p.p.

(Impedimento a comparire dell’imputato o del difensore) al quale, tra l’altro, la legge sottoposta a referen-

dum abrogativo fa un esplicito richiamo. L’articolo in argomento prevede che: qualora l’imputato, anche

se detenuto, non si presenta all’udienza e risulta 18

che l’assenza è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento, il giudice, con ordinanza, anche d’ufficio, rinvia a nuova udienza...”.

Il Patrio legislatore ha predisposto tale istituto per tutti gli imputati, ovviamente, anche per i Presidenti del Consiglio o i Ministri della Repubblica. Ed allora perché ribadire un concetto già esistente? Perché quello tentato dai precedenti lodi e creato (claudicante) dalla L. n. 51 / 2010, seppur in apparenza sembrerebbe una zelante ripetizione di quanto già presente nell’ordinamento, in realtà viola un principio fondamentale intangibile del Diritto, cioè l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (art. 3 Cost.). Infatti, nonostante il rinvio esplicito all’art. 420ter c.p.p., citato ad pompam dall’art. 1 comma 1 della legge in analisi, l’idea di una perfetta coincidenza tra i due istituti viene negata dal successivo comma 4, che nega quanto affermato nel richiamo, prevedendo che, per disporre il rinvio dell’udienza, il giudice non deve (id est non può) accertare, come invece fa per tutti gli altri consociati, la sussistenza di legittimi motivi di impedimento. Alla lettera "ove la Presidenza del Consiglio dei Ministri attesti che l'impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia (...)". Basta quindi che l’egotico imputato dichiari l’esistenza di una giustificazione tra un amplissimo novero di circostanze citate (si va dalle funzioni concernenti i rapporti con le Camere a quelle d'esercizio diretto di poteri normativi; da quelle pertinenti alle relazioni con la Corte costituzionale a quelle riguardanti le funzioni d'indirizzo governativo ed alle competenze amministrative stricto sensu; dalla direzione dei Servizi di sicurezza all'attuazione delle politiche comunitarie; dall'esecuzione delle decisioni emesse dalla Corte di Strasburgo alle attribuzioni concernente i rapporti tra Stato, regioni e province autonome, nonché "tutte le altre attribuzioni previste dalle leggi e dai re-


OSSERVATORIOPIEMONTE golamenti"; - perfino - le "relative attività preparatorie e consequenziali” o “ comunque coessenziale alle funzioni di Governo”) per far scattare, in via di una presunzione legale ed assoluta, l'obbligo del giudice di rinviare a un'udienza sino a sei mesi. Ribadiamo: la Presidenza del Consiglio dei Ministri "attesta"- il giudice "rinvia", senza accertamenti di sorta. E’ un modo (grossolano) per legare le mani ai giudici, creare un ingiustificato privilegio, sgusciare via dalle aule di Tribunale e con la prescrizione (soprattutto breve!) dei reati dietro l’angolo, sancire impunità della cricca! Circostanza interessante (che attesta l’intento di privilegio che circonda tale follia legislativa) è che il tumido governo italiano, nel predisporre la L. n. 51 / 2010, era perfettamente consapevole di confezionare ius singulare, una forzatura temporanea del sistema in funzione della salvezza del Premier. Come la Corte Costituzionale ha correttamente evidenziato, la legge impugnata immette nell'ordinamento "una presunzione assoluta di impedimento genericamente collegata allo svolgimento di funzioni governative ", peraltro "mediante un meccanismo di autocertificazione ". Dunque, si tratta di "una nuova prerogativa, introdotta con legge ordinaria", quando invece simili immunità intese in senso ampio "sono sistematicamente regolate da norme di rango costituzionale". Di questo vizio formale il Governo ne ha piena conoscenza al punto di dichiarare spudoratamente nell’art. 2 che "fino alla

data di entrata in vigore della legge costituzionale recante la disciplina organica delle prerogative del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri ", la legge n. 51 / 2010 anticipa gli effetti per un massimo di diciotto mesi. Excusatio non petita, accusatio manifesta: è lo stesso legislatore a ricono-

scere, così, l'insufficienza di una legge ordinaria in materia. E se qualche figura querula giustifica l’abuso per “salvaguardare il sereno esercizio di funzioni inerenti determinate cariche statuali nei confronti d'iniziative giudiziarie considerate pretestuose ed orientate verso finalità di lotta politica”, rispondo che l'esercizio della funzione giurisdizionale non prevale aprioristicamente sull'attività di un parlamentare e, per converso, neppure l'attività parlamentare può prevalere aprioristicamente sull'esercizio della funzione giurisdizionale: il bilanciamento tra i due valori costituzionali non può essere effettuato una volta per tutte dal legislatore ordinario, facendo prevalere un potere dello Stato sull'altro, perché dovrà provvedere solo il magistrato competente, di volta in volta, secondo le regole comuni fissate dall'art. 420 ter c.p.p. Usando le parole della Corte Costituzione "non sarebbe impossibile adattare i calendari delle udienze, preventivamente stabiliti e discussi con le parti, in modo da tener conto di prospettati impegni parlamentari concomitanti dell'imputato", soggiungendo che "è ben noto che vi sono giorni della settimana (di massima, almeno il lunedì e il sabato, oltre naturalmente la domenica) e periodi dell'anno in cui non vengono programmate riunioni degli organi parlamentari. Ma si sa, chi scappa, non vuol

discutere. Perché votare “SI” al quesito n. 4 dei referendum del 12 e 13 giugno? Per non subire la prepotenza del potere, per non restare inermi di fronte all’ennesimo viscido tentativo di impunità, per non acconsentire che un imputato d’eccellenza usi il mandato di fiducia degli elettori, conferito per la gestione della cosa pubblica, come uno strumento di sopruso per scappare da responsabilità personali, non di governo, addirittura precedenti l’incarico istituzionale; per sostenere moralmente l’attività degli organi di giurisdizione, Procure e Tribunali di ogni stato e grado, che ogni giorno, applicando le norme dell’ordinamento, amministrano la giustizia nelle controversie con lo Stato e tra i consociati, tutti uguali di fronte alla legge; per riconoscere la credibilità della Corte Costituzionale e del Presidente della Repubblica, che con sincera abnegazione, senso delle istituzioni e spirito di cooperazione tra i poteri dello Stato, hanno cercato e tentano di istituzionalizzare un dibattito scaduto a livelli di insulto, ad una insulsa canea; infine per non passare per stupidi, per dimostrare che nonostante il bombardamento e la disinformazione pianificata sistematicamente dal Governo, siamo ancora delle menti pensanti, consci di esser depositari della sovranità nazionale che proprio nella votazione referendaria, manifesta la più alta espressione. Mi ritorna alla mente un libro letto da adolescente, “La Fattoria degli animali” di George Orwell. Mi sembra di vedere, nella società italiana, la fattoria Manor scampata al giogo del tiranno umano e caduta in mano alla ghenga di maiali capeggiata da Napoleon. E così, nel finale, gli ideali di uguaglianza e fraternità proclamati al tempo del moto rivoluzionario, vengono traditi dall’unico comandamento che si sostituisce agli altri: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Per evitare questo, io voto “SI”. mpettino@libero.it

Hanno collaborato al Numero di maggio 2011 di OP: Direttore responsabile: Enzo Gino Gilberto Borzini Marco Gerace Domenico Idone Riccardo Manzoni Massimiliano Pettino Matteo Scainelli Carlo Zanolini

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OSSERVATORIOPIEMONTE LEGITTIMO IMPEDIMENTO: LE RAGIONI DEL SI di Matteo Scainelli

Domenica 12 e lunedì 13 giugno 2011 i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su quattro referendum popolari, abrogativi di leggi statali attualmente in vigore. Tra questi, il referendum popolare numero 4 recita:

“Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale”. Votando sì, ci si esprime a favore dell’abrogazione

della legge. Votando no, si intende al contrario mantenere il testo in vigore. La legge che attualmente è nel mirino dei promotori referendari stabilisce la possibilità per il capo del Governo e per i suoi Ministri di sottrarsi alla comparizione nelle udienze dei procedimenti penali nei quali risultano imputati, senza che questo atto determini l’insorgere della contumacia. La questione non è di poca importanza, poiché la contumacia (ovvero la condizione in cui si trova un imputato che, tenuto per legge a costituirsi in giudizio, non si presenta davanti al giudice) non arresta il procedimento, civile o penale, che giunge comunque a sentenza. La medesima legge classifica infatti come impedimento legittimo una serie non meglio specificata di casi che, oltre all’esercizio delle funzioni previste dalle leggi e dai regolamenti, comprende anche: “ogni

attività comunque coessenziale alle funzioni di Governo”. Si tratta di un primo elemento di debolezza della

legge in questione che sembra scritta apposta per prestarsi alla più ampia discrezionalità interpretativa. Il 13 gennaio 2011, in effetti, la Consulta ha parzialmente bocciato la legge sul legittimo impedimento, sentenziando tra l’altro che: “la disciplina censurata, anziché

identificare alcune ipotesi rigorosamente e tassativamente circoscritte di impedimento del Presidente del Consiglio dei ministri, contemplerebbe una presunzione assoluta di legittimo impedimento riferita ad una serie ampia e indeterminata di funzioni, in definitiva coincidenti con l’intera attività del titolare della carica governativa. Non vi è dubbio che, ove fosse in tal modo intesa, la disposizione in esame sarebbe illegittima, in quanto derogatoria rispetto al regime processuale 20

comune e, quindi, in contrasto con gli artt. 3 e 138 Cost.”. Ecco presentarsi un ulteriore avvertimento, co-

stituito dalla bellissima formula di cui all’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale, dove si stabilisce come principio fondamentale la pari dignità sociale e l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge: “senza

distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Dal

mio personalissimo punto di vista, basterebbe quest’ultimo richiamo a troncare sul nascere ogni discussione in proposito ma, sforzandomi di non essere lapidario su questioni tanto delicate, tento di proseguire con un’ulteriore riflessione. La legge numero 51 del 2010 assume un profilo paradossale se si tiene conto che l’istituto del legittimo impedimento è già previsto dal codice di procedura penale, evidentemente preesistente alla legge in oggetto. E’ del tutto evidente che l’imputato ha diritto a difendersi partecipando alle varie fasi del dibattimento, richiedendo anche che venga riconosciuto il suo impedimento legittimo per cause di forza maggiore. Nessun giudice negherebbe questo diritto. Ma eccoci arrivati al punto:

conditio sine qua non è che si tratti di

un diritto e non del solito privilegio, studiato per evitare di sottoporsi alla legge. Il nostro Paese è ormai martoriato da una serie di legge ad personam che, lungi dal risolvere le reali criticità della macchina giudiziaria (e sono tante), vuole soltanto risolvere i problemi personali di una persona sola, il pre – potente di turno. In questo senso, il processo breve (che poi, a proposito dell’uso spregiudicato delle parole, è una prescrizione breve) ci insegna molto. Chi legge, mi scuserà se utilizzo una formula inflazionata e disarmante nella sua banalità, ma non saprei davvero come meglio dire: ci si difende nei processi e non dai processi. Il Presidente Fini ha condotto e conduce una battaglia appassionata sui temi della legalità, a difesa della magistratura come indispensabile presidio democratico, pagando anche a carissimo prezzo le ritorsioni di chi non si rassegna e tenta di piegare alla propria volontà vincoli e norme. Aiutiamolo tutti insieme, ricordando e ripetendo come fosse una preghiera laica un bellissimo motto latino: siamo tutti schiavi della legge, per poter essere liberi. m.scainelli@email.it


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favorevole al legittimo impedimento Leggendo le diverse argomentazioni pro o contro il nato un convegno in suo onore a Palazzo Giustiniani al legittimo impedimento emerge sistematicamente un quale, oltre al presidente della Repubblica in carica aspetto che riteniamo fuorviante: le vicende personali Oscar Luigi Scalfaro e a numerose personalità, presero di Berlusconi. parte alcuni esponenti dell'ex PCI fra i quali il futuro Pur comprendendo che tale iniziativa legiPresidente della Repubblica Giorgio Napolislativa è stata sospinta da dette esigenze tano. personali, riteniamo corretto cercare di Marco Pannella ed Emma Bonino hanno valutare una legge al di fuori delle questiopoi reso pubblica una lettera nella quale ni specifiche di una persona. essi, oltre a rendere omaggio a Leone, La domanda che ci poniamo è la seguente: affermano: « Poté accaderci di eccedere. esiste la possibilità che alte cariche dello Non ne siamo convinti. Ma se, nell'una stato siano essi ministri, capi del governo occasione o nell'altra, questo fosse accao presidenti della repubblica possano esseduto, e non fosse stato pertinente attribuire accusati e processati per reati che si re al Capo di quello Stato corresponsabilità dimostrano poi insussistenti? Esiste la pospolitico - istituzionali per azioni altrui, la sibilità per chi ha ruoli di potere di essere pregheremmo, Signor Presidente, di accodolosamente accusati da soggetti per megliere l'espressione sincera del nostro ramre questioni di interesse o di visibilità o marico e le nostre scuse » politiche? Esiste la possibilità che in preA Giovanni Leone, poche settimane prima senza di accuse infamanti con di spegnersi all'età di 93 anni, a l’avvio dei relativi procedimenti Napolitano ha promulgato la legge seguito del Decreto del Presidengiudiziari diventi difficile se non te del Consiglio dei ministri del 25 sul legittimo impedimento impossibile svolgere il proprio settembre 2001 fu attribuito il ruolo istituzionale? Quelle descritte sono fattispecie titolo di Presidente Emerito della Repubblica, dignità di rarissime? sono capitate, possono capitare ancora? ordine onorifico e protocollare che da allora spetta ex lege a tutti gli ex capi dello Stato in vita. Si spense a Riportiamo alcune storie di alte cariche dello Stato che Roma il 9 novembre 2001. furono costrette a dimettersi a causa di processi poi Il 25 novembre 2006 il Presidente della Repubblica conclusisi con l’assoluzione: Italiana Giorgio Napolitano affermò che, otto anni priGiovanni Leone (all’epoca presidente della Repubblima, dal Senato era stato espresso il pieno riconoscica) mento della correttezza del suo operato. A partire dal 1975 Leone e i suoi familiari si erano troCalogero Mannino (all’epoca Ministro per gli intervati al centro di attacchi violentissimi e insistenti, mosventi straordinari nel mezzogiorno). si soprattutto dal Partito Radicale di Marco Pannella, Nel 1991 sulla base delle dichiarazioni del pentito Rodal settimanale L'Espresso: essi furono riversati nel libro Giovanni Leone: la carriera di un Presidente, che sario Spatola il sostituto procuratore di Trapani Franla giornalista Camilla Cederna nei primi mesi del 1978 cesco Taurisano, aprì un procedimento contro Mannipubblicò per Feltrinelli. no per rapporti con uomini d'onore, ma nell'ottobre Ancora una volta, a questo pamphlet su presunte irredello stesso anno la procura di Sciacca, a cui erano golarità commesse dal presidente e dei suoi familiari, state inviate le dichiarazioni, archivia il caso. Taurisano la parte politica di cui Leone era espressione non reagì denunciò delle pressioni da parte del procuratore Anné consentì allo stesso Capo dello Stato di reagire: il tonino Coci. Il CSM trasferì d'ufficio entrambi. Il 24 Guardasigilli del settimo governo Andreotti, più volte febbraio 1994 la Procura di Palermo avvia un'inchiesta sollecitato dal Quirinale, rifiutò di accordare la necesnei suoi confronti con la notifica di un avviso di garansaria autorizzazione per procedere penalmente contro zia; viene arrestato il 13 febbraio 1995 con l'accusa di l'autrice per oltraggio al Capo dello Stato. concorso esterno in associazione mafiosa: secondo Furono soltanto i figli di Leone a poter sporgere querel'accusa, poi rivelatasi insussistente, Mannino avrebbe la, per i fatti loro ascritti. La Cederna perse in tutti e stretto un patto con la Mafia per avere voti in cambio tre gradi di giudizio: fu condannata per diffamazione e di favori. Dopo un periodo di detenzione (nove mesi di fu comminata a lei e al suo giornale L'espresso una carcere e tredici di arresti domiciliari). Nel 2001 Mannimulta salata. Comunque il Presidente fi costretto alle no è assolto in primo grado perché il fatto non sussidimissioni che avvennero 14 giorni prima dell'inizio del ste. L'assoluzione viene impugnata dal Pubblico Minicosiddetto "semestre bianco", ossia il periodo durante stero e la Corte d'Appello di Palermo, nel maggio 200il quale il presidente della Repubblica non può scioglie3, lo riconosce colpevole di concorso esterno in assore anticipatamente le Camere e con sei mesi e quindici ciazione mafiosa fino al 1994, e condanna Mannino a giorni di anticipo rispetto alla scadenza del mandato, 5 anni e 4 mesi di reclusione. Nel 2005 la Corte di che quindi cessò il 15 giugno 1978 con effetto immeCassazione annulla la sentenza di condanna riscondiato, dando luogo alla supplenza del presidente del trando un difetto di motivazione, rinviando ad altra Senato Amintore Fanfani. sezione della Corte d'Appello. Nell'occasione il ProcuraIn occasione del suo novantesimo compleanno, il 3 tore generale presso la Corte di Cassazione, nel chienovembre 1998, fu promosso dalla presidenza del Sedere l’annullamento della sentenza di condanna, così 21


OSSERVATORIOPIEMONTE si esprime: “Nella sentenza di condanna di Mannino non c’è nulla. La sentenza torna ossessivamente sugli stessi concetti, ma non c’è nulla che si lasci apprezzare in termini rigorosi e tecnici, nulla che possa valere a sostanziare l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Questa sentenza costituisce un esempio negativo da mostrare agli uditori giudiziari, di come una sentenza non dovrebbe essere mai scritta...”. Il 22 ottobre 2008, riprendendo la sentenza di primo grado, i giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo assolvono Mannino perché il fatto non sussiste. La procura generale di Palermo in seguito impugna l'assoluzione, facendo ricorso in Cassazione. Il 14 gennaio 2010, la Corte di Cassazione assolve definitivamente l'ex ministro democristiano, confermando le tesi contenute nella sentenza d'appello Giulio Andreotti: Nel 1992, Andreotti era considerato uno dei candidati più papabili per la carica di presidente della Repubblica, nel 1993 dopo le rivelazioni di alcuni pentiti, viene indagato come mandante dell'omicidio Pecorelli dalla Procura di Perugia. Sarà assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione dieci anni dopo. Citiamo infine il caso Francese: Jacques Chirac rifondatore del partito gollista, presidente Francese dal 1995 dopo la sconfitta alle elezioni dell’Assemblee nazionale del 1997, che daranno luogo alla coabitazione con le sinistre di Lionel Jospin, verrà indagato dalla giustizia sui finanziamenti occulti del partito, RPR, e sulle false assunzioni del Comune di Parigi nel periodo in cui Chirac era sindaco. Molti dei suoi uomini di fiducia - fra cui Alain Juppé - subiscono delle condanne. Il Consiglio costituzionale nel 1999 e la Cassazione a sezioni unite nel 2000 attribuiscono a Jacques Chirac un'immunità penale di tipo esteso, ossia comprensiva degli atti compiuti prima dell'elezione a presidente della Repubblica. Di conseguenza, fino alla scadenza del suo mandato, egli non può essere oggetto di una procedura penale (e quindi nemmeno essere sentito in qualità di testimone). Tale immunità è scaduta il 16 giugno 2007, ossia un mese dopo la cessazione dalla carica. Il 19 luglio 2007, ormai privo dall'immunità presidenziale, è interrogato per oltre 4 ore dai magistrati per accertamenti in merito a 21 presunte assunzioni fittizie commissionate nel periodo in cui era sindaco di Parigi. Il 29 ottobre 2009 il giudice istruttore Xavière Simeoni chiede il rinvio a giudizio di Jacques Chirac per i reati di abuso di fiducia e appropriazione indebita. Il processo si dovrà tenere alla fine del 2010 o agli inizi del 2011. Nell'estate 2010, i rappresentanti dell'UMP hanno proposto al Comune di Parigi un accordo transattivo, che prevede il versamento della somma di 2,2 milioni di euro (1,65 milioni a carico del partito e 550 mila a carico di Chirac), pari alla totalità degli stipendi corrisposti ai funzionari del RPR successivamente confluito nel nuovo partito, nonché comprensiva degli interessi e delle spese legali. Come contropartita, è richiesto il ritiro da parte del Comune di Parigi della costituzione di parte civile. L'accordo è stato approvato dal Consiglio comunale nella seduta del 27 settembre, con 147 voti a favore e 13 contrari. L'8 novembre 2010, il giudice istruttore presso il tribu22

nale di Nanterre chiede il rinvio a giudizio di Chirac per "prise illégale d'intérêts" relativamente a un'altra inchiesta relativa a sette presunte assunzioni fittizie. Il 4 ottobre il procuratore della Repubblica Philippe Courroye aveva chiesto il non luogo a procedere. Il ritiro della costituzione del Comune di Parigi come parte civile spiega i suoi effetti relativamente a una delle assunzioni, mentre per le altre sette era già stato risarcito a seguito della sentenza definitiva della corte d'appello di Versailles pronunciata a definizione corso della procedura riguardante Alain Juppé. Il 9 dicembre 2010, la sezione penale della Corte di cassazione statuisce per la riunione dei due giudizi dinanzi a un unico tribunale, quello di Parigi. Il processo ha dunque inizio il 7 marzo 2011, in assenza di Jacques Chirac poiché in condizioni di salute non buone, ma alla seconda udienza viene sospeso a seguito di una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa di un altro imputato, sulla cui ammissibilità dovrà decidere la corte di cassazione entro il 30 settembre prossimo. Conclusioni: Qualcuno potrebbe definirli “effetti collaterali”, può capitare… come in guerra, capita che innocenti vengano ammazzati…. Mani pulite, durata due anni ha portato a 1300 fra condanne e patteggiamenti definitivi… ed a 430 assolti nel merito. Un altro aspetto che non condividiamo degli argomenti usati da chi è contro la legge è la presunta contrapposizione fra il principio della “legge uguale per tutti” e il potere politico che in virtù di una autotutela farebbe leggi a proprio favore. Anche la Magistratura è un potere, uno dei tre poteri indipendenti come il Governo e il Parlamento. Tutti e tre sono fondamentali per il corretto funzionamento di uno Stato e di una democrazia e tutti e tre devono vedere garantite le proprie prerogative, tutti e tre devono inevitabilmente avere limiti salvo diventare dominanti rispetto agli altri istituiti, che evidentemente in tal caso perderebbero la propria indipendenza. Il problema quindi è semmai quello degli equilibri fra i tre poteri. Anche per questo quindi riteniamo che il legittimo impedimento sia una legge condivisibile, non si tratta di garantire l’impunità ma, almeno per taluni reati e per talune cariche, di prevedere la possibilità di spostare il processo a fine mandato legislativo, magari senza ammettere ulteriori proroghe. Il fatto che la legge sia stata promossa da Berlusconi per tutelare sé stesso è alquanto irrilevante, riteniamo che il presidente del Consiglio debba esser battuto esclusivamente sul piano politico. E’ appena il caso di citare che istituti simili al legittimo impedimento esistono in numerosi paesi occidentali e che una certa autotutela dei Parlamentari era stata prevista dai Padri costituenti. Crediamo quindi che tutte le posizioni abbiano una loro validità e buoni argomenti a sostegno. Se proviamo a immaginare un futuro con e senza questa legge francamente non ci pare di vedere stravolgimenti sociali né “tavole dei comandamenti” spezzate. Abrogarla oggi sarebbe un fastidio in più per Berlusconi è vero, ma domani forse una ingiustizia in più per qualche ministro che magari avesse in mente di fare riforme… scomode.


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ECONOMIA DELLA FELICITA’ ECONOMIA DELLA CONOSCENZA E FELICITA’

Relazione tenuta nel Convegno organizzato dalla Associazione COSMO . Torino, 5 maggio 2011 di Carlo Zanolini Il filosofo della Scienza Popper, ci ha insegnato che non esiste una verità assoluta, definitiva, ma che essa per essere verità scientifica deve necessariamente prevedere una sua confutazione da parte di un’altra verità che dovrà subentrarle. Questa teoria ha permesso alle persone di intelletto il superamento degli assolutismi, quali il marxismo, che prevedeva e pretendeva di risolvere i problemi sociali ed economici attraverso una pianificazione governata centralmente in cui lo Stato avrebbe dovuto avere ruolo di protagonista quasi totale. Ma un altro assolutismo più mascherato si cela tra coloro che sono deputati a governare la complessa realtà sociale attraverso le teorie economiche: la “religione” del PIL. Nei suoi confronti si è creato come un credo fideistico, e dunque, secondo Popper, antiscientifico. Per i “nuovi economisti”, ogni attenzione va rivolta all’aumento del tasso del PIL. Per loro, che non sono marxisti, ma che non hanno neanche messo in pratica gli insegnamenti di Popper, il PIL è considerato come una verità assoluta. Come un Moloch a cui sacrificare ogni azione sociale ed umana. E’ la dimostrazione che questi economisti sono vecchi, superati e vanno combattuti con una battaglia culturale e politica. Essi non si ricordano che la scienza economica è nata al servizio dell’essere umano e della sua felicità che il solo aumento del PIL non può garantire, anzi, talvolta è in grado di contrastarla. Lascio ai filosofi ragionare sul concetto e definizione di felicità. Vorrei solo citare l’economista Luigino Bruni della Università Bocconi, autore del libro “Economia e Felicità”, come “la felicità sia qualcosa di diverso dal piacere o dalla contentezza passeggera”, ma che possa assimilarsi a “quella che Aristotele definiva eudaimonia, e cioè la fioritura umana, una vita buona, un’esistenza realizzata”. Già nel 1796, con la sua opera “The joyless economy” (L’economia senza gioia), il padre degli economisti Adam Smith auspicava la necessità di una economia finalizzata alla felicità umana. Ma questo messaggio fu dimenticato dai sui successori. Ancora oggi è dimenticato. Questo concetto è ripreso successivamente da Karl Marx nel suo “Capitale”, nel quale egli postula la necessità che l’economia porti a produrre sempre più macchine che possano fare il lavoro delle donne e degli uomini, auspicando che si raggiunga la vera natura dell’uomo: quella di “Homo ludens” e non di “Homo faber”

Il tempo liberato dal lavoro potrebbe essere utilizzato, non per produrre merci materiali, ma “merci relazionali”, sentimenti ed emozioni che sono presupposti di felicità. Sia una Agenzia speciale della Nazioni Unite che le tabelle di indicatori provinciali pubblicate annualmente dal Sole 24 ore, hanno evidenziato che non c’è corrispondenza biunivoca tra un PIL elevato e i luoghi dove si vive meglio. Ovvero, vale l’osservazione dell’economista e demografo Richard Easterlin (paradosso di Easterlin) secondo cui oltre un certo livello di benessere (il cosiddetto “punto critico” tanto caro a Luigi Einaudi) l’aumento del reddito individuale non corrisponde ad un equivalente aumento della felicità. Vorrei citare ancora Smith che nella sua opera del 1789 “Teoria dei sentimenti morali” evidenziava come la corsa alla ricchezza si basasse sulla reception, ovvero su un inganno: quello di credere che il ricco sia necessariamente più felice, o meglio: che abbia “maggiori mezzi per la felicità”. Più che il PIL, un’Economia “della” felicità e “per” la felicità dovrebbe avere come indicatore di benessere e di qualità della vita l’I.S.U., Indice di Sviluppo Umano (in inglese: HDI, Human Development Index) che in un Paese tiene conto della crescita economica ma anche del rispetto dei diritti umani e individuali, dell’ambiente e del territorio, dello sviluppo dei servizi sanitari e sociali, del rispetto della legalità, della partecipazione democratica e della qualità e quantità della scolarizzazione e della conoscenza. E’ un errore infatti affrontare situazioni complesse con soluzioni semplici. Le funzioni complesse di volo di un aereo devono essere monitorate e governate attraverso un complesso cruscotto e non con una sola leva o un solo pulsante. Così bisogna avere un resoconto dello stato di benessere e dunque di felicità della popolazione di un Paese attraverso una serie di indicatori di cui il PIL è solo uno dei tanti, organizzati in un “cruscotto” economico. E’ questo l’approccio del “Dashboard of the Sustainability” (cruscotto della sostenibilità) che è addirittura codificato con un software nato dalla Commissione ONU sullo sviluppo sostenibile (http://esl.jrc.it/dc/ index.htm) Considero qui almeno tre proposte utili a sviluppare un’economia della felicità e per la felicità: 1. Il “Rientro dolce” 2. Un ritorno al passato: la “Decrescita felice “ secondo Serge Latouche 3. Un pensiero al futuro: l’Economia della conoscenza Accenno solo brevemente al primo punto: “Rientro Dolce” è una teoria proposta dalla omonima Associazione secondo la quale la pacifica convivenza e intera23


OSSERVATORIOPIEMONTE zione tra i popoli e nei popoli, e dunque la loro felicità debba necessariamente prevedere una diminuzione demografica, un accorto uso dell’energia e un limitato consumo del territorio. Contro il parere comune di economisti e politici ritengo che per il conseguimento della felicità occorra favorire un decremento demografico e attuare una seria politica di riduzione delle nascite. Le tensioni sociali ed economiche che la sovrappopolazione produce in un Paese possono essere causa importante di disagio e dunque di carenza di felicità per i cittadini di quel Paese. Non sembra corretta l’obiezione di molti, secondo la quale la diminuzione della natalità creerebbe nel corso di pochi anni un Paese di vecchi. Le curve statistiche demografiche invece, prevedono certamente una “gobba” statistica nel tempo con molti vecchi e pochi giovani; ma con l’inevitabile morte dei vecchi, subito dopo si instaurerebbe un riequilibrio del rapporto giovani/ vecchi attestandosi una diminuzione della popolazione. Il moltiplicarsi eccessivo delle vite è un ostacolo letale per molte persone alla possibilità stessa di vivere. La vita si ritorce contro la vita! Renzo Arbore non è né un economista, né un demografo, ma ha centrato nel segno affermando in una trasmissione televisiva che “Meno siamo e meglio stiamo” La seconda proposta (socio) economica per il conseguimento di una vita felice è quella della “Decrescita felice” di Serge Latouche. Si tratta di un ritorno ad una economia semplice, forse un ritorno al passato ma non in modo estremistico tale da emulare le teorie dei fisiocratici presocratici. Il vivere “consumando meno” permetterebbe, secondo Latouche, di vivere ugualmente felici e sarebbe garanzia di una felicità per tutti gli abitanti del Pianeta. La terza proposta, per un’economia della vita felice è lo sviluppo dell’’Economia della conoscenza. E’ questa l’economia del futuro, che va però sempre programmata per il benessere egli esseri umani e non contro di loro. Infatti anche l’Economia di guerra è figlia dell’Economia della Conoscenza: sappiamo che molte scoperte scientifiche sono state suscitate da

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necessità belliche. Ma è un concetto scorretto pensare di giungere alla felicità della vita attraverso le morti e le stragi che la guerra inevitabilmente causa. L’Economia della Guerra è un ramo deviante dell’Economia della Conoscenza che non va perseguita! Dunque occorre rivolgersi agli aspetti “buoni” della Economia della Conoscenza Fin dall’inizio dell’era industriale la circolazione della conoscenza è alla base di ogni processo produttivo inteso in senso lato (industriale, agricolo, del welfare, dei servizi, ecc.) Con essa, la produzione intellettuale si pone alla base della produzione materiale e dei servizi. Sono state le produzioni intellettuali che hanno permesso il proliferare della cosiddetta new economy in cui informatica e web la fanno da padroni. E’ stato calcolato che, in Italia, Internet vale il 2% del PIL, poco meno di quello dell’Agricoltura e più di quello della ristorazione. Ci saziamo più di conoscenza che di cibo!! Ma oltre al web e alla comunicazione universale a cui ho solo appena accennato, mi piace qui evidenziare tre campi di applicazione della Economia della Conoscenza che ritengo siano fondamentali per raggiungere la felicità dell’Essere Umano. Le prime due sono Economie prevalentemente rivolte al presente. La terza è quella proiettata verso il futuro 1. La Green Economy: La prima condizione della felicità è la possibilità di sopravvivenza. E questa può essere garantita in primis dalla sopravvivenza delle condizioni di vivibilità del Pianeta per l’Essere Umano. Occorre indirizzare molte energie dell’Economia della Conoscenza per sviluppare l’Economia di tutto quello che riguarda le politiche ambientali e dell’energia “sostenibili”. Di esse, assume importanza rilevante la difesa dal consumo eccessivo del territorio 2. La Social Economy. Ovvero l’economia rivolta al far stare meglio chi sta peggio: i disabili psichici, fisici e sensoriali. Penso alla industria delle carrozzelle per disabili, dei presidi ortopedici, dei sollevatori per infermi, ai veicoli speciali per non deambulanti. Ma per quanto riguarda “l’Industria dei servizi” al sistema delle assistenti famigliari, comunemente dette “badanti” che molto reddito producono in Italia e all’estero. 3. La Space Economy. Come ha scritto Carlo Viberti, “non tutti sanno che gran parte del progresso medico scientifico degli ultimi 50 anni è indotto dalle imprese aerospaziali: dallo storico volo di Gagarin, esattamente mezzo secolo fa, all’attuale serie di missioni SpaceLand decollate dalla NASA Space Shuttle L.F. di Cape Canaveral, le valenze socioculturali, tecnologiche e medico-scientifiche delle sperimentazioni in ambito aerospaziale sono sempre più fondamentali per la crescita eco-sostenibile di un Paese, anche in termini di PIL “scientifico” e di migliore qualità della vita “ e dunque, di Felicità per gli umani.


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Il lato oscuro dell’impresa Se è vero che l’impresa è certamente uno dei più potenti artefici del benessere della nostra società riteniamo doveroso indagare anche sui suoi limiti. Convinti dell’importanza delle imprese, che riteniamo debba innanzitutto essere utile alla società (qualcuno aggiunge: globale e globalizzata), cercheremo attraverso questi scritti di evidenziare alcuni dei suoi effetti indesiderati. Convinti dell’importanza delle impresa che riteniamo debba innanzitutto essere utile alla società (qualcuno aggiunge: globale e globalizzata) cercheremo attraverso questi scritti di evidenziare alcuni dei suoi effetti indesiderati. Quanto scritto sono il frutto oltre che delle consuete ricerche, anche della libera elaborazione di un documentario trasmesso da - Current TV - un network televisivo internazionale di informazione indipendente, fondato nel 2005 da Al Gore - ex vicepresidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la Pace 2007 - e dall’imprenditore e avvocato Joel Hyatt nonché dal film The Corporation prodotto nel 2003 in Canadà registi Mark Achbar e Jennifer Abbott vincitore di numerosi premi e che raccoglie numerosi contributi di esponenti del mondo dell’industria, dell’università, dell’associazionismo di base, 40 fra cui: Milton Friedman, premio Nobel per l'economia nell'anno 1976, Sam Gibara, presidente ed ex amministratore delegato della Goodyear Pneumatici, Peter Drucker, management guru, Joe Badaracco, docente di Etica Commerciale all'Università di Harvard, Michael Moore, regista ed autore, Jeremy Rifkin, presidente della

Foundation on Economic Trends

quindi essenzialmente un prodotto dell’800. Le imprese originariamente erano associazioni di persone che venivano appaltate da uno stato per svolgere una particolare funzione ad esempio per costruire un ponte sul fiume o cose del genere. Agli inizi della storia degli Stati Uniti le imprese o corporation erano pochissime, e quelle che esistevano avevano una licenza limitata da precise regolamentazioni imposte dallo stato che definivano per quanto tempo potevano operare e l’ammontare del capitale. Tutto ciò di cui si occupavano ad esempio: costruire una strada, era stabilito dalla normativa, non potevano fare altro, non potevano assolutamente possedere un’altra impresa, gli azionisti erano personalmente

Negli scritti che seguono intenderemo con il termine impresa o società di capitali, azienda o con l’inglesismo corporation: un gruppo di individui che lavorano insieme per il conseguimento di vari obiettavi, il principale di quali è quello di ottenere, Pompa a vapore di Thomas Newcomen legalmente, sostanziosi crescenti e duraresponsabili. turi profitti per i proprietari dell’azienda. Le analisi Sia giuridicamente che culturalmente, la corporation però si attagliano soprattutto alla grandi multinazionali era considerata un’entità subordinata, in pratica un da anni oggetto di pesanti critiche provenienti anche regalo da parte di alcune persone finalizzato al bene da ambienti moderati. pubblico anche se ciò non significava che le imprese La nascita dell’industria non avessero propri profitti. I libri di storia datano la nascita dell’era industriale nel La guerra civile americana e la rivoluzione industriale, 1712 quando Thomas Newcomen, battezzato a Darportarono ad una enorme crescita delle imprese. Ci fu tmouth il 24 febbraio 1664 e morto a Londra, 5 agosto il boom delle ferrovie che ottennero numerose terre 1729, fabbro di mestiere, inventò una pompa a vapodai governi federali, così come le banche, e le indure, che porta il suo nome, impiegata per estrarre l’acstrie pesanti. qua dalle miniere di carbone inglesi liberando così i I legali delle corporation, ben presto, circa 150 anni minatori dall’oneroso impegno di portare fuori i secchi fa, capirono che avevano bisogno di più potere per l’acqua che si infiltrava nelle gallerie. poter operare, e che andavano eliminate alcune restriDa lui poi presero ispirazione James Watt e George zioni, di cui si è fatto cenno e che storicamente erano Stephenson che costruì la prima locomotiva a vapore. state ad esse imposte. Newcomen forse senza rendersene conto fu il primo a Alla fine della guerra civile americana venne approvato introdurre il criterio della produttività: più carbone per il 14° emendamento con cui gli Usa introdussero la uomo/ora. Quella viene indicata come l’alba dell’era parità di diritti alla popolazione di colore ed affermava industriale, poi diventò più acciaio per uomo/ora, più che nessuno stato poteva privare qualsiasi persona fibre tessili per uomo/ora, più automobili per uomo/ della vita, della libertà o della proprietà, senza un eora. Ed oggi siamo a più chip per uomo/ora, più quo processo. Così si impediva agli stati schiavisti di gadget per uomo/ora ma il sistema è praticamente lo togliere la vita, la libertà o la proprietà ai neri come stesso. Solo che al giorno d’oggi i prodotti sono più avevano fatto in passato per molti anni. sofisticati. A quel punto le imprese si presentano in tribunale con Il ruolo dominante delle imprese nelle nostra vita è 25


OSSERVATORIOPIEMONTE i loro avvocati, molto bravi, ed affermarono di essere nella sostanza delle persone; persone giuridiche ma pur sempre persone e quindi anche per loro doveva essere applicato il 14° emendamento. Fra il 1890 e il 1910 furono portati in tribunale 307 casi che si appellavano al 14° emendamento, di cui 288 presentati dalle corporation e appena 19 dagli afro-americani. La Corte Suprema degli Stati Uniti acconsentì. Come qualcuno ebbe ascrivere morirono 600.000 americani per combattere la schiavitù e per conquistare certi diritti, nel giro di trent’anni con un tratto di penna, i giudici applicarono quei diritti al capitale e alla proprietà, di fatto, vedremo, rubandoli alle persone. Ma che cos’è una persona giuridica? In diritto con la locuzione persona giuridica s'intende un complesso organizzato di persone e di beni al quale l'ordinamento giuridico attribuisce la capacità giuridica facendone così un soggetto di diritto. In generale la capacità giuridica riconosciuta alla persona giuridica è meno estesa di quella riconosciuta all'essere umano in quanto soggetto di diritto, ossia alla persona fisica, poiché la persona giuridica non può essere parte di quei rapporti giuridici che, per loro natura, possono intercorrere solo tra persone fisiche, l'esempio tipico è rappresentato dai rapporti familiari, ma per il resto è sostanzialmente la stessa cosa. Le società per azioni, le società a responsabilità limitata, le società in accomandita per azioni o le società cooperative a responsabilità limitata, rispondono solo per il capitale versato pur operando come un individuo. Un gruppo di persone investe soldi in una società richiede una licenza per fondare una impresa, il governo concede una licenza a quella impresa che dal punto di vista giuridico opera come un individuo, non è più un gruppo di persone, per legge è una persona giuridica. Può acquistare e vendere proprietà, può prendere denaro in prestito, può far causa o esser denunciata, può fare affari. E’ un membro della nostra società. Avendo acquisito diritti giuridici e le garanzie di una persona, non resta altro che chiedersi: che tipo di persona è la società di capitali? Questo genere di imprese hanno i diritti di persone immortali, sono un tipo particolare di persone, che per legge sono privi di coscienza morale, infatti hanno un solo scopo: tutelare i loro azionisti, non la comunità o la forza lavoro. Il grande problema delle persone giuridiche è che non sono come tutti noi, come disse un barone inglese “non hanno un’anima da salvare né un corpo da incarcerare”. Molte persone pensando alle società di capitali credono che abbiano sentimenti, orientamenti politici, principi, ma in realtà hanno una cosa sola la bottom line: il fine ultimo: come aumentare i profitti ad ogni bilancio 26

trimestrale. Tutto qui. E’ certo che vogliono ottenere un profitto, ed è anche positivo; è l’incentivo che fa funzionare il capitalismo per darci ciò di cui abbiamo bisogno, è l’incentivo che manca in altri sistemi economici. Molti ritengono che le imprese non operino esclusivamente per il loro profitto, sanno benissimo che c’è bisogno di proteggere l’ambiente, e che c’è bisogno di esser considerati membri costruttivi della società. Esistono corporation che fanno del bene per la comunità, che producono servizi e beni preziosi per la società, che migliorano la nostra vita e questo è positivo. Così come si può affermare che, a ben vedere, non esiste una organizzazione su questo pianete che possa trascurare le sue basi economiche. Anche una persona che vive sotto un fico dipende comunque dal sostegno di qualcun altro. Il lato economico è una cosa che riguarda tutti, non è solo una questione solo delle imprese. Tuttavia a differenza di chi vive sotto un fico, le grandi società di capitali attraverso una serie di decisioni giuridiche hanno acquisito caratteristiche davvero peculiari: sono tenute, per legge, a mettere gli interessi finanziari dei loro proprietari al di sopra di ogni altra cosa. Di fatto le società di capitali sono obbligate a mettere il fine ultimo, la bottom line al di sopra di tutto anche del bene pubblico. Non è una legge della natura è una decisione giuridica ben precisa, devono occuparsi di ottenere profitti immediati per gli azionisti che sono una minoranza di persone. Queste imprese a chi sono fedeli? E che cosa significa fedeltà? In questo caso la domanda appare alquanto ingenua perché le società di capitali hanno obblighi solo verso loro stesse per ingrandirsi e ottenere profitti. Così facendo accumulano sempre più profitti fino la punto di far pagare i loro conti ad altre persone, tanto è l’impatto che hanno sulla società. Gli economisti usano un termine orribile per descrivere questo aspetto: esternalità Che cos’è una esternalità: è l’effetto di una transazione fra due individui nei confronti di terzi che non hanno acconsentito o partecipato in alcun modo allo svolgimento della transazione. Esempio: se la Fiat dà lavoro a decine di migliaia di operai che vengono dal Sud, ed è poi lo Stato che deve provvedere a dar loro abitazioni e servizi, questo è una costo esterno. Diversamente dal costo di produzione di un auto, questi aspetti non vengono considerati nel rapporto costi/benefici della Fiat, perché porterebbero il bilancio in perdita, ma qualcuno dovrà pagarli, chi? lo stato, ossia la collettività che paga le tasse. Gestire una impresa è un lavoro molto impegnativo, ci sono costi da contenere in ogni momento per questo quando può lascia ad altri la soluzione di certi problemi: gestisce quindi le parti economicamente vantag-


OSSERVATORIOPIEMONTE giose delegando ad altri quelle più problematiche e costose. Che sia qualcun altro a fornire forze militari al medio oriente per proteggere il petrolio alla fonte, che sia qualcun altro a costruire le strade su cui viaggiare con le nostre automobili, che sia qualcun altro a farsi carico di certi problemi. Da qui nascono le esternalità, dall’idea che siano altri ad occuparsene, perché le imprese hanno già il loro bel da fare. Le società di capitali esternalizzano per fare profitti così come gli squali uccidono per mangiare, tutti e due sono progettati in modo molto efficiente per ottenere determinati obiettivi, realizzare quegli obiettivi non è una questione di cattiveria, nell’impresa come nello squalo c’è l’istinto naturale a fare ciò per cui sono stati creati. Le corporation si sentono spinte a realizzare profitti immediati e intanto esternalizzano i costi sin tanto che il pubblico distratto, incauto o connivente consente loro di farlo. Impresa e globalizzazione A fare le spese di questa situazione sono ovviamente i più deboli ossia i meno garantiti ed i più poveri. Così le imprese vanno ad operare dove il loro fiuto per i profitti le spinge. Una maglietta prodotta da una nota griffe americana che si vende a 14,99 dollari dà alle operaie di El Salvador che l’hanno prodotta 3 centesimi di dollaro. Una giacca venduta a 178 dollari lascia 74 centesimi alle operaie. Un’autoradio Alpine: 31 centesimi, analogamente ovviamente per scarpe, giocattoli ecc. E’ diventata tristemente famosa una azienda americana che sui suoi capi metteva il cartellino con la scritta “Se compri questi capi aiuterai i bambini” salvo scoprire poi che nelle sue aziende in Honduras lavoravano molti bambini. Se osserviamo da un punto di vista diverso, quello della popolazione del paese sottosviluppato che muore di fame, l’unica cosa che hanno da offrire, che valga qualcosa per chiunque, è la manodopera a basso costo. In effetti è come se sventolassero al mondo una enorme bandiera con scritto: venite qui e assumeteci, noi lavoreremo per soli 10 centesimi l’ora, perché con 10 centesimi compreremo il riso che servirà a sfamarci. Venite a salvarci dalla nostra condizione. E così quando arriva la Nike o qualche altra multinazionale è vista dall’intera comunità come un grande dono di Dio anche se un operaio prende 3/10 dell’1% del prezzo di vendita. Vengono così create delle export protection zone, aree dove le imprese si insediano a condizioni di detassazione in cambio di occupazione per la popolazione. Nella competizione fra paesi poveri per garantire esen-

zioni fiscali sempre più favorevoli ben poco resta agli stati che non possono nemmeno far fronte a quelle che abbiamo chiamato esternalità causate dall’insediamento. Ma cosa succede nelle aree in cui prosperano queste società?, ben presto si accorgono di non poter più operare in quei paesi perché i salari sono aumentati. In altre parole quella gente non è più disperata, a questo punto si chiudono le fabbriche e si vanno ad installare in altre aree dove c’è altra gente disperata… almeno per qualche anno. Ovviamente, conviene di più. Parliamo della proprietà Si può dire che l’era moderna sia iniziata con la recinzione di grandi terreni comuni in Europa nel XIV, XV e XVI secolo. Nel medio evo la vita veniva vissuta collettivamente, era una cosa brutale e crudele, ma esisteva un responsabilità collettiva, la gente apparteneva alla terra, la terra non apparteneva alla gente, ed in quel modo la terra veniva coltivata collettivamente perché era un bene comune, ed apparteneva a Dio, quindi era amministrata dalla chiesa, dalla aristocrazia e dai feudatari come tutori della creazione di Dio. Con l’Inghilterra dei Tudor emerge un nuovo fenomeno, cioè la recinzione delle terre comuni, con decreti parlamentari, prima in Inghilterra e poi in Europa, cominciò l’appropriazione di grandi quantità di terre comuni che erano proprietà per l’appunto comuni e condivise, per trasformarle in proprietà private. Poi toccò agli oceani, la grande massa oceanica e si fecero leggi che permettevano agli stati di reclamare certo spazio marino confinante per poterlo sfruttare. In questo secolo abbiamo preso l’aria e l’abbiamo divisa in corridoi aerei da sfruttare per il traffico di velivoli commerciali, naturalmente il resto è storia. Nel corso dei secoli abbiamo messo sempre più cose nella sfera pubblica, ma negli ultimi trenta o quaranta anni abbiamo cominciato a privatizzarle di nuovo. Prendiamo i vigili del fuoco: negli Usa nacquero come società privata, e se non avevi il contrassegno di una qualche squadra di vigili del fuoco sulla tua casa e questa prendeva fuoco, quelli tiravano dritto perché non avevi un contratto con loro. Per questo si è gradualmente passati al servizio pubblico, per garantire la sicurezza in quell’ambito specifico. E’ un passo importante, non si dovrebbe tornare indietro e incominciare a dire perché non li rimettiamo sul mercato magari diventano più efficienti. Privatizzare non significa prendere un ente pubblico e darla ad una brava persona, significa metterlo nelle mani di una persona giuridica che ha come scopo principale il conseguimento del maggior profitto. 27


OSSERVATORIOPIEMONTE C’è chi ritiene che ogni cosa un giorno dovrà essere di o un reagente che un cavallo o una pecora, evidenteproprietà di qualcuno, non si parla solo di beni matemente non conoscevano le basi della biologia, a quei riali ma di diritti umani, di sevizi essenziali alla vita giudici sembrava una sostanza chimica. Se avesse adelle persone: istruzione, salute pubblica, assistenza vuto antenne, o occhi, o ali, o zampe non sarebbe mai sociale, pensione, alloggi. Si parla anche della sopravarrivato sulla loro scrivania per essere brevettato. L’ufvivenza stessa del pianeta, di tutte le cose che molti ficio brevetti fece ricorso dato che aveva stabilito chiaritengono debbano restare comuni, sotto il controllo di ramente che non si può brevettare la vita. Per la relatutti, altrimenti finiremo per morire: la nostra acqua, zione istruttoria fu interpellata una organizzazione suaria. per partes che si espresse chiaramente: se brevettate Anche nel caso dell’aria ci sono stati questo microbo, senza nessuna indidegli sviluppi, e l’idea è quella di dicazione del Congresso o discussione re: “sentite non possiamo evitare lo pubblica, le imprese saranno propriescarico di anidride carbonica, e di tarie delle basi della vita. anidride solforosa, per ora almeno, L’ufficio brevetti perse la sua causa non siamo in grado di impedirlo per ed il presidente della corte suprema Warren Barger disse che era solo cui continuiamo a scaricare una certa una piccola decisione di fronte a proquantità di sostanze nell’ambiente, blemi ben più grandi e, sette anni quindi diciamo che per l’attuale dopo, l’ufficio brevetti del Dipartiquantità, ad esempio di anidride solmento americano emise un decreto forosa, questo è il limite. Creiamo dei in cui si affermava che si può brevetpermessi per quel limite, da concedetare qualsiasi forma di vita eccetto re a chi provoca inquinamento, e ne un essere umano. Se si permette ad una azienda o ad autorizziamo il commercio, in questo modo c’è un un università di possedere in esclusiva una specie, che prezzo da pagare per chi inquina l’ambiente. Per qualne sarà del rispetto della vita? Che futile domanda... cuno, come Michael Walker, direttore del Fraser Institute, sarebbe meraviglioso fare allo stesso modo per Ma le vicende non si limitano a questo. ogni cosa. I ricercatori di Harvard hanno manipolato i geni dei topi rendendoli più vulnerabili al cancro. Hanno breSembrerà strano che qualcuno proponga di trasformavettato questo tipo di roditore negli Usa, in Europa e re l’universo intero, la Terra in proprietà privata, per in Giappone. Per fortuna la Corte suprema del Canada costoro ciò non significa che tizio sarà proprietario di ha stabilito che il topo geneticamente modificato non ogni metro quadro ma che gli interessi collegati a quel può essere brevettato in quanto non può considerare fiume sono di proprietà di un gruppo, o di una persole forme di vita come delle invenzioni tipo lampadine o na che vuole tutelarli e questo secondo loro non è poi altri oggetti. una idea così assurda, anzi è la soluzione a molti proMa la scienza e le case farmaceutiche continuano la blemi. ricerca di preziosi frammenti di DNA, geni da poter In verità i confini che oggi interessano non sono più (o brevettare e vendere, per qualcuno sembra di essere lo sono molto meno) quelli geografici o ambientali di nel far west. Ci sono banditi in giro per il mondo che ciascun Stato come è avvenuto nel corso dei secoli raccolgono di tutto. Se gli abitanti di una terra lontana passati. hanno un patrimonio genetico unico che suscita l’inteBasta chiedersi dove sono le opportunità di profitto di resse dei ricercatori, quella struttura genetica viene domani per capire dove sono le nuove frontiere del letteralmente portata via. futuro. Non sono su nessuna carta geografica, sono La moderna ricerca scientifica, invece nelle provette e nei laboratori delle della conoscenza pare essere sempre grandi industrie. più alla ricerca del profitto. Tutti sanno Partiamo da una vicenda: il caso Chakrabarty è uno dei grandi momenti della mappatura del genoma umano, giudiziari della storia mondiale e la ma molti non sanno che adesso c’è gente era allo scuro di ciò che stava una corsa da parte delle società di gerealmente accadendo quando fu istruiniomica e di psicotecnologie per scoprito quel processo. re il tesoro nascosto in quella mappa, La General Electic ed il prof. Chakracioè i singoli geni che costituiscono la barty volevano brevettare un piccolo struttura della razza umana, ogni volta microbo che ripuliva le fuoriuscite di che isolano un gene, affermano che la Topolino transeginico petrolio. Avendo modificato quel microproprietà intellettuale è loro. Il gene fluorescente bo in laboratorio lo consideravano una del cancro al seno, il gene della fibrosi invenzione. Dopo una attenta analisi l’ufficio brevetti cistica e altri ancora. del governo degli Stati Uniti, gli disse “neanche per Se si continua di questo passo nel giro di pochi anni sogno. Non si può brevettare un organismo vivente, un piccolo gruppo di aziende possiederà direttamente, questa non è una invenzione” e respinse la richiesta. per mezzo di una licenza, i veri geni che costituiscono La General Eleectric e il prof. Chakrabarty fecero ricorl’evoluzione della nostra specie. Hanno già cominciato so e, a sorpresa, con tre voti a favore contro due la a brevettare il genoma di ogni altra creatura vivente. sentenza fu ribaltata. Nell’era della biologia la politica dovrà schierarsi o con Dissero che quel microbo sembrava più un detergente chi riconosce che la vita ha un valore intrinseco, e 28


OSSERVATORIOPIEMONTE quindi sostiene tecnologie e posizioni commerciali coerenti con quel valore intrinseco, o con quelli che pensano la vita è un semplice servizio, è un bene commerciabile e lasceranno alle leggi di mercato il compito di regolare la biologia. A proposito di acqua La previsione che 2/3 della popolazione mondiale non avrà accesso all’acqua potabile entro il 2025 ha provocato una battaglia mondiale per il controllo della risorsa più importante del pianeta. Quando la Bolivia cercò un finanziamento per i servizi idrici della terza città del Paese, la banca mondiale pretese che fossero privatizzati. Nel 1999 la coalizione di forze politiche guidata dal dittatore Banzar decide di privatizzare l'acqua. La concessione viene affidata alla multinazionale statunitense Bechtel, insieme all'italiana Edison. Nello stesso anno nasce un comitato composto dai cittadini, chiamato "coordinadora de defensa del agua y la vida", per protestare contro la privatizzazione dell'acqua. Inizia così una vera e propria battaglia, che provocherà 6 vittime e numerosi feriti, e che terminerà il 10 aprile 2000 con la vittoria del popolo boliviano. Il governo infatti cancella la legge che aveva dato il via alla privatizzazione dell'acqua, a cui seguirà l'espulsione della Bechtel. La Bechtel una società di San Francisco aveva assunto il controllo di tutta l’acqua di Cochabamba, persino di quella che cadeva dal cielo. Quella legge e quei contratti proibivano infatti alla gente di raccogliere l’acqua piovana che era praticamente privatizzata. Le bollette non pagate davano addirittura alla azienda il diritto di confiscare legalmente le case di debitori e di metterle all’asta. Le persone a quel punto dovettero fare delle scelte, mangiare di meno per pagare l’acqua ed i servizi fondamentali, o non mandare i figli a scuola, o non andare in ospedale e curarsi le malattie a casa, oppure nel caso di pensionati che hanno un reddito basso, dovevano a lavorare nelle strade. Poi con lo slogan: l’acqua è nostra, la gente scese nelle strade e nelle piazze per protestare. Il prezzo pagato dal paese per i prestiti della banca mondiale è stata la privatizzazione dell’industria petrolifera nazionale, della compagnia aerea di bandiera, delle ferrovie e delle società elettriche e telefoniche. Ma il governo non è riuscito a convincere i boliviani che l’acqua è una merce come tutte le altre. Imprese e dittatori Le corporation multinazionali hanno una lunga oscura storia di collusione con i governi tirannici, per qualcuno è una forma di narcisismo che li spinge a riflettersi nelle strutture irreggimentate delle strutture fasciste. Esiste un interessante ed ampiamente documentato

collegamento fra la nascita del fascismo in Europa e le grandi imprese. Mussolini era un uomo molto ammirato, gli uomini d’affari lo amavano, gli investimenti sotto il suo regime aumentavano e quando arrivò Hitler accadde la stessa cosa in Germania, gli investimenti aumentarono, soprattutto nel settore delle armi, lui aveva il controllo della forza lavoro, si sbarazzava delle opposizioni e le opportunità di investimento aumentarono notevolmente, nessuno creava problemi. Una delle più grandi storie non raccontate del XX secolo però è la collusione fra le imprese americane e la Germania nazista. Le corporation americane aiutarono sostanzialmente a ricostruire la Germania e a sostenere all’inizio il regime nazista, e poi quando scoppiò la guerra trovarono il modo per continuare a fare affari. Così la General Motors trovò il sistema per continuare a far funzionale la Opel, la Ford riuscì a continuare le sue attività, mentre una società come la Coca Cola che non poteva più vendere la Coca Cola inventò l’aranciata Fanta per i tedeschi. Ed è così che la Coca Cola riuscì a continuare ad incassare i suoi profitti. Perciò quando beve una aranciata Fanta qualcuno ricorda che è la bibita nazista che fu creata perché la Coca Cola potesse continuare a fare soldi mentre milioni di persone morivano. Quando Hitler arrivò al potere nel 1933, fra i suoi obiettivi vi era la distruzione della comunità ebraica. Per farlo in maniera più efficiente era necessario l’uso di un computer, ma nel 1933 non c’era il computer, esisteva però il sistema di schede perforate della IBM che controllava e immagazzinava i dati in base ai fori che venivano praticati su schede in varie righe e colonne. Naturalmente non c’era un software preconfezionato come oggi, ogni applicazione veniva progettata su misura ed un ingegnere doveva configurarla personalmente. Milioni di persone in base alla religione, alla nazionalità o altro passarono per il sistema dei campi di concentramento nazisti. Era un programma di gestione dei movimenti straordinario, che richiedeva l’uso di un sistema IBM per controllare il percorso ferroviario sino alla destinazione finale, il campo di concentramento. Vennero così stampate milioni di schede esclusivamente dalla IBM che riscosse i profitti subito dopo la guerra. L’azienda ovviamente oggi nega, ma esiste la documentazione che il 9 ottobre 1941 la filiale della IBM in Germania scrisse una lettera al presidente Watson con tutti i dettagli sulle attività della filiale tedesca. Nessuna di quelle macchine era stata venduta, erano state tutte date in affitto dalla IBM con assistenza sul posto, anche se in un campo di concentramento come 29


OSSERVATORIOPIEMONTE Dachau o Buchenwald. Vi sono prove dei contratti sti-

Ma anche quei tempi sono passati, così si esprime l’atpulati nel 1942 fra IBM e terzo Reich, in carteggi direttuale presidente della Goodyear: “per poter dominare ti con la IBM corporation di New York , non della filiail governo oggi le corporation non hanno più bisogno le tedesca. Per le grandi aziende la dittatura è stata di un colpo di stato. spesso uno strumento per assicurarsi mercati esteri ed Le corporation sono diventate globali, ed essendo gloottenere profitti. bali i governi hanno perso qualsiasi forma di controllo Uno dei generali più decorati dei marines Darlington su di loro. Indipendentemente dal grado di affidabilità Butler da solo ha aiutato a della singola azienda, oggi “pacificare” il Messico per i governi non hanno più conto delle compagnie sulle grandi imprese il popetrolifere americane, tere e l’influenza che aveHaiti e Cuba per la Natiovano 50 o 60 anni fa. nal City Bank, il Nicaragua Questo è un grosso camper la Browns Brothers, la biamento, quindi i governi Repubblica Dominicana sono diventati impotenti per i produttori di zuccherispetto al passato.” ro, l’Honduras per le mulOggi la grande impresa è tinazionali della frutta e, a la padrona incontrastata suo tempo, la Cina per ed ha spodestato la politiconto della Standard Oil . ca ed i politici dal ruolo di sommi sacerdoti, è l’oliIn diversi rapporti del digarchia regnante del nopartimento del tesoro ALa Fanta prodotta nella Germania Nazista stro sistema, agli Amminimericano è stato rivelato stratori Delegati delle grandi aziende è stato concesso che in una sola settimana 57 imprese americane sono un potere senza precedenti, non è per negare l’imporstate multate per aver commerciato con nemici ufficiali tanza del governo e dei politici, ma sono questi ormai i degli Stati Uniti, compresi terroristi, tiranni e regimi nuovi sommi sacerdoti. dittatoriali. A meno che, diciamo noi, governo e impresa non siaNon stupisce che la fedeltà al profitto superi la fedeltà no la stessa persona. a qualunque bandiera o ideale. Nel 2010 secondo Money.cnn.com fra le prime 500 corporation nel mondo, 11 sono italiane. La Assicurazioni Generali è la prima fra queste con ricavi per 126,012 miliardi di dollari è al 19° posto nella classifica mondiale. (In tabella nelle cifre inglesi la virgola ha la funzione del punto e viceversa. Quindi 126,012 milioni significano 126.012 milioni ossia 126,012 miliardi di dollari)

Country rank

30

Company

Global 500 rank

City

Revenues ($ millions)

1

Assicurazioni Generali

19

Trieste

126,012

2

ENI

24

Rome

117,235

3

Enel

60

Rome

89,329

4

Fiat

85

Turin

69,639

5

UniCredit Group

102

Milan

64,709

6

Intesa Sanpaolo

151

Turin

47,282

7

Telecom Italia

181

Milan

39,764

8

Poste Italiane

286

Rome

27,935

9

Finmeccanica

310

Rome

26,335

10

Premafin Finanziaria

432

Milan

20,424

11

Gruppo Mediolanum

472

Basiglio

18,057


OSSERVATORIOPIEMONTE Elezioni a Torino dalla prima pagina rilasciata dal coordinatore regionale secondo cui il flop giornalisti che stampavano centinaia di migliaia di codi FLI sarebbe dovuto al successo di... Fassino. pie di periodici, persone i cui volti da anni ad ogni eleCrediamo che farsi delle domande e darsi, o meglio zione abbiamo visto circolare per le vie di Torino su cercare, delle risposte mafurgoncini pubblicitari, sengari con il concorso di altri Aldo Di Biagio : tivamo di imprenditori eè la base della crescita, (ASCA) - Roma, 17 mag - ''Eravamo consapevoli della sperti e chi più titoli ha più non solo individuale ma sfida complessa che ci attendeva a Torino, soprattutto ne metta. anche di una organizzazio- con Fassino candidato a Sindaco per il Pd, ma ci aspet- Poi andiamo a vedere le tavamo qualcosa in più, soprattutto se si inquadrano i preferenze e scopriamo ne. Purtroppo dobbiamo con- risultati ottenuti da Fli in tutto il Piemonte''. Lo dichiara che il giornalista editore di Di Biagio, Coordinatore Fli Piemonte. centinaia di migliaia di costatare che, almeno a To- Aldo rino, ma allargherei al ''Torino ha pesantemente risentito dell'effetto Fassino e pie e che quelli che da una Piemonte ciò non è acca- di tutto il carico simbolico e politico di questa candidatu- vita ad ogni elezione si duto né sta accadendo; ra – spiega - contro la quale un partito giovane la cui candidano e fanno circolaperché? semplicemente struttura è in via di crescita poteva difficilmente compe- re i loro furgoncini, ne racperché il partito non esi- tere''. colgono circa 60, che il ''Discorso diverso nelle altre città piemontesi dove Fli e' grande portatore di prefeste. Se qualcuno credeva forse andato oltre al 5% come a Domodossola - evidenzia - renze ex presidente di che assegnando una serie o attestandosi intorno al 3% come nelle altre città'' ''In squadra di calcio, se va di distintivi con scritto su Piemonte infatti abbiamo ottenuto uno dei risultati mi- bene, ne ha portato qualcoordinatore di questo, gliori per Fli a livello regionale in un quadro nazionale cuno. responsabile di quello, si infatti i dati amministrativi ottenuti non si discostano E l’impietosa analisi pocreasse un partito sbaglia- tanto da quelle che erano le nostre aspettative e testi- trebbe proseguire per molmoniano un lavoro significativo che abbiamo saputo co- ti, non tutti per fortuna, va grossolanamente. Quella prassi funziona munque portare avanti sul territorio sebbene in brevissi- dei dirigenti nominati e quando si crede che con mo tempo''. candidati a Torino. la nascita di un nuovo Qualcuno ha giustamente soggetto politico si crei automaticamente un consenso sollevato il tema dell’impreparazione del partito a livelconsistente nell’opinione pubblica; allora basta occulo locale e nazionale, alla poca chiarezza delle linea pare, sgomitando, un “posto al sole” per mettere a politica, a interventi dei parlamentari, specie sui media frutto quel consenso. poco convincenti per non dire controproducenti. Unico “fastidio” cercare di avere più preferenze dei Tutto vero, ma a Torino partiti locali che non hanno concorrenti nel partito in modo di esser fra i due, tre o nemmeno rappresentanze provinciali, regionali o naquanti si crede possano essere eletti. zionali hanno fatto meglio di Fli. Su questo pare che in Fli ci siano grandi professionaliE che dire del successo in quel di Domodossola, certo tà. Domo non è Torino ma dal 5 all’1,5 % c’è una bella Ma non è andata così. Il partito a Torino non ha differenza che non può essere giustificata solo con le “tirato”, circa il 40% delle schede avevano la preferendimensioni della città. za, indice che i voti erano legati soprattutto alla conoMa noi vogliamo vedere anche un po’ del “bicchiere scenza diretta del candidato, ma 2.441 preferenze con pieno”. Riteniamo infatti che vi siano alcuni risultati, al 40 candidati in una città di quasi un milione di abitanti di là del flop generale, interessanti. sono veramente pochine. Qualche candidato che non ha mai fatto politica in vita Su questo una riflessione la faremo anche se forse sua e che fino a pochi mesi fa non sapeva che cos’era non piacerà a qualcuno. un partito ha raccolto attorno alle cento preferenze, è Quando si insediò Di Biagio come coordiun indicazione utile e positiva. I consinatore regionale vennero create le citate glieri uscenti, sempre nell’ambito del flop strutture di partito coordinamenti comugenerale, sono riusciti quanto meno ad nali, provinciali, regionali. Chiedemmo essere ai vertici della classifica delle precon una mail, resa pubblica, che si citasferenze, qualche lavoro sul consenso è sero i criteri magari “addirittura” venisse stato evidentemente fatto. dato qualche curricula dei nominati che Come interpretare quindi in chiave cone attestassero particolari capacità. struttiva questi risultati? Non fummo degnati nemmeno di una - chi lavora nel territorio vuoi per la sua risposta (e chissà se qualcuno non ci ha attività di consigliere, vuoi perché circolo bollati anche come provocatori). Abbiaattivo, qualche risultato lo consegue, mo pensato che detti coordinatori maga- chi sperava che la medaglietta con ri avessero qualche virtù nascosta tipo: scritto su dirigente o responsabile di un seguito di consensi consistente, senti- Dario Troiano 309 prefe- qualcosa garantisse un risultato ha fatto vamo di ex presidenti di squadre di cal- renze è risultato il più brutta figura, giustamente. votato di FLI cio, di ex consiglieri regionali, comunali, Domande 31


OSSERVATORIOPIEMONTE Dario TROIANO 309 - che contributo possono dare la Angelo Gerardo D'ACUNTO 225 partito dei dirigenti che non rieCesare ROMEO 207 scono nemmeno a raccogliere le Carlo ZANOLINI 202 preferenze per loro? Alfredo OROFINO 185 - che nesso c’è fra fallimento e la Luisa Annamaria DI GIACOMO 108 tanto sbandierata meritocrazia? Massimiliano PANERO 95 Si prospettano due opzioni: Ferrante DE BENEDICTIS 94 a) Continuare come si è fatto sino Andrea MARISCOTTI 93 adesso e sperare che magari alla Antonio PIARULLI 92 prossima tornata elettorale vada Andrea SALLUSTRO 80 meglio, ed il partito consegua Alberto MAFFEI 67 Primo RICHIARDI detto Goffi 65 qualche successo in modo che il Raffaele Francesco CORAPI 63 presidio alle poltrone dello stesso Pardo Antonio RANELLUCCI 59 dia diritto come probabile, a qualGiuseppe MAVILIA detto Valerio 45 che posto interessante in lista con Giovanni CLEMENTE 40 conseguente elezione, Marco CHISARI 36 b) Si cerca di costruire, con granEnzo Mario CECCA 34 de umiltà, un partito in grado di Giovanni SCIALO' 31 radicarsi sul territorio a partire da Eliana Lucia SCARDINA 30 chi ha ottenuto buoni risultati eletAnna Maria RUSSO 29 torali o disponga di effettive qualiMassimo ROBELLA 28 tà, dimostrabili, di iniziativa politiDino MAZZANTI 24 ca. Si raccolgono persone e forze Stefano NASO 23 attive, nei fatti non a parole, preVincenzo D'AMICO 23 senti e disponibili creando il nocStefano CONCAS 21 Svetlana PETCU 20 ciolo di un coordinamento in grado Michele DORONZO 18 di sviluppare iniziative e politiche Pohè Jean Claude BAH 16 incisive e di allargarsi in ogni moMichele IANNETTI 16 mento a tutte le persone di Sallam Kadhim MUSA 14 “buona volontà”. 9 Metaforicamente si tratta di prepa- Lorenzo Leone Angelo Matteo MILANO Claudio QUERELANTE 8 rare una torta a partire dagli inAusilia REINA 8 gredienti disponibili, certamente Andrea LONGO 7 all’inizio non sarà elaborata e comEnrico BERGANTIN 7 plessa e forse nemmeno tanto Tamara GUIDO 7 buona, me è meglio di un disegno Riccardo BILECI 4 su un comunicato stampa, per poi 1 Luciano TURELLO scoprire che manca la materia priTOTALE 2443 ma per farla e alla fine scoprire che i disegni non si mangiano. Coordinatore politico del Piemonte è l’on. Aldo Si tenga poi presente che ci sono Di Biagio, mentre i coordinatori politici sul territorio probabilità che la legge elettorale sono: per Torino città l’avv. Ennio Galasso, altresì capogruppo al Comune di Torino, per la provincia di venga modificata, in tal caso non Torino Raffaele Corapi, per la provincia di Biella basta esser il numero uno in lista Iuri Toniazzo, per la provincia di Novara Alessanper sperare di essere eletto, ma dro Crippa, per la provincia di Alessandria Daniele bisogna raccogliere il consenso nel Ristorto, per il VCO Daniele Folino, per la provincia di Cuneo Silvio Abrate, per la provincia di Asti territorio, in tal caso sarebbe bene Diego Zavattaro, per la provincia di Vercelli Mario radicarsi invece che puntare e Radaelli. creare correnti e supporters nel Compongono il coordinamento Torino città assieme partito che di consensi fra l’eletto- all’avv. Ennio Galasso: Dario Troiano, enti locali, Andrea Mariscotti, organizzativo, Massimiliano rato ne hanno pochini. Panero, comunicazione, Angelo D’Acunto (altresì In sintesi ai “poltronisti” cacciatori componente il coordinamento nazionale del movidi gerarchie: andate a lavorare... mento giovanile), Maurizio De Giuli, Andrea Di Filippo, Luigi Marengo, Carlo Viberti e Carlo per il partito. Zanolini, Dino Mazzanti. Verrebbe da “copiare” con oppor- Compongono il coordinamento Torino provincia tuna traslazione quanto disse Ken- assieme a Raffaele Corapi: Consuelo Giovinaznedy in altro contesto: non chie- zi, organizzativo, Giovanni Clemente, Lorenzo detevi cosa può fare il partito per Nespoli, Roberta Cabiati, Lina Pasca, Filippo Polito, Mauro Fadda e Fiorella Battistini. voi ma chiedetevi ciò che potete Oltre a tutti i coordinatori provinciali e al coordinafare voi per il partito. tore di Torino città compongono il coordinamento Ai militanti diciamo rendetevi atti- regionale assieme all’on. Aldo Di Biagio: Roberto vi, autorganizzatevi perché se a- Salerno, organizzativo, Guido Broglia, Guido Rossi, Pardo Ranellucci, Enrico Pollo, Claudio spettate che qualcuno vi dica cosa Brero, Mario Santoro e Antonio Pitassi.

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fare e, soprattutto come fare, temo che aspetteremo un bel po’. OP è a disposizione per sostenere tutte le iniziative che verranno promosse. Chiuso questo numero, un po’ particolare, dedicato ai referendum e predisposto in gran parte in clima elettorale, dal prossimo numero daremo spazio alla politica pratica, a partire dal problema affrontati con le iniziative sulle petizioni, in primis, quelle relative ad Equitalia. Chi vuole attivarsi per la campagna referendaria e condivide le posizioni di OP può stampare e fotocopiare le pagine che interessano e distribuirle. Su OP troverete anche i volantini da stampare e distribuire. Un ultima chiosa sul significato che personalmente diamo alla parola/organizzazione/ruolo del partito. Il partito deve promuovere idee, valori, principi, iniziative ed infine consenso elettorale per candidarsi a governare o influenzare chi governa. Non assumere una posizione su temi come i ballottaggi i referendum lo riteniamo politicamente un errore (uno dei tanti) che dà la misura del suo grado di... assenza. Noi che notoriamente di politica non capiamo nulla le nostre posizioni invece le assumiamo, almeno sui referendum che ci interesano direttamente. Comuni con più di 15.000 abitanti: in provincia di Torino si è votato anche a Alpignano, Cambiano, Carmagnola, Chivasso, Ciriè, Volpiano, Pianezza, Pinerolo, Trofarello dove Fli non ha presentato liste. A Carmagnola Fli ha preso 95 voti pari allo 0,68 ed a San Mauro 73 voti, pari allo 0,75%. A Domodossola 482 voti pari al 5,1% al candidato sindaco Folino di Fli. A Novara Fli ha raccolto 1.318 pari al 2,7%. Elezioni provinciali a Vercelli Fli, Alleanza per l’Italia ed altri hanno totalizzato insieme 1.645 voti pari al 2,2%. Con lega lombardo veneta il Candidato Fli, Radaelli, ha conquistato il 3,7%


06OPmaggio-giugno11