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ASSIEME PER TESTIMONIARE CHE E’ POSSIBILE

Sì,

“Dio fa abitare in una casa coloro che hanno un unico intento”

testimoniare che è possibile. Cosa? Che, come dice il Salmo 68 (vers. dei LXX al versetto 7) “Dio fa abitare in una casa coloro che hanno un unico intento” … Una casa … Il Monastero è una casa, non dei monaci ma di Dio; una casa per raccontare quella casa e scuola di comunione di cui parla Giovanni Paolo II nella sua Tertio millennio ineunte (n° 43 ),… per raccontare questa possibilità al mondo ed alla Chiesa stessa di cui vogliamo essere sempre figli innamorati. Il primo ottobre di questo 2011 (incredibilmente quest’anno è il IX centenario della morte di San Roberto di Molesme, morto il 17 aprile 1111) l’inaugurazione del Monastero di Ruviano ha chiuso un’attesa ma ne ha aperto una ulteriore. Ogni compimento non è mai definitivo nella storia, ogni compimento chiama un compimento, un ulteriore. Tutti noi, la sera del 1 ottobre abbiamo visto un “sogno” che diventava realtà; certamente noi due monaci ma anche tutti i nostri fratelli che

questo sogno di P. Fabrizio Cristarella Orestano hanno custodito nel cuore e per priore del Monastero di Ruviano esso hanno lottato; noi due abbiamo visto la fedeltà dei nostri piccoli sì ad una voce che di Dio alle sue promesse, una fedeltà ci chiamava fuori dalle nostre pur che ha avuto in questi anni il sapore sante sicurezze … e quanto è libeinconfondibile della Provvidenza; rante questa grazia … una fedeltà che ha cercato vie stori- Oggi vogliamo che la fedeltà di Dio si che incarnandosi nella fedeltà di tanti respiri tra queste mura che abbiamo ad una storia di comunione che ci edificato, tra queste dolcissime colliappartiene. ne, nel silenzio della Cappella monaLa fedeltà del nostro Dio ci chiede stica, nella solidità del tufo scolpito e fedeltà, e ad essa solo con la fedeltà dipinto da Attilio, nei tratti dell’edificio si risponde! La fedeltà del nostro Dio disegnati e pensati prima da Mimmo nella vicenda della nascita del Mona- e poi da Santo, nel suono delle camstero di Ruviano, infatti, ha voluto pane che ci hanno consegnato Gigiaver bisogno del coraggio delle Suo- no e la Diocesi di Napoli; la fedeltà di re di Gesù Redentore che si sono Dio vogliamo che si respiri contemcompromesse credendo al progetto plando il Crocifisso che il nostro fradi due preti con un “sogno strano”; la tello Emidio ha dipinto su legno di fedeltà di Dio ha voluto aver bisogno quercia, un Crocifisso che per semdella costanza di tanti fratelli del pre ci porrà una domanda evangeliGruppo Esperienza e dell’Associa- ca che Emidio ha voluto scrivere sul zione “L’Esperienza” per concretarsi titulus crucis: “E voi chi dite che io attraverso sacrifici di tempo, di dena- sia?” ro, di lacrime, di distacchi, di incomprensioni e lacerazioni … CONTINUA A PAG. 2 La fedeltà di Dio ha avuto bisogno

Periodico del Gruppo Esperienza Anno 15 - Novembre 2011

Parrocchia S. Teresa di Gesù Bambino Via Eduardo Nicolardi - Napoli


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La fedeltà di Dio vogliamo che si avverta nel canto delle foglie della grande quercia che ci accoglie all’ingresso del Monastero. La fedeltà di Dio vogliamo che sia annunziata dal nostro canto ora per ora a scandire il tempo come luogo di salvezza, la fedeltà di Dio vogliamo che sia annunziata e celebrata nelle nostre liturgie e dal nostro silenzio; la fedeltà di Dio vogliamo che sia annunziata dalla nostra fraternità e da quella che vivremo con i fratelli che Dio vorrà donarci come monaci con noi in questa storia; vogliamo che questa fedeltà sia annunziata dalla fraternità di tutti quelli che qui riconosceranno la “casa” di Dio e la “casa” del “sogno” di Luca in Atti 2,42-48. Vogliamo che la fedeltà di Dio sia cantata dalla pace che vogliamo offrire a chiunque venga qui a “cercare Dio”. Vogliamo con tutte le nostre forze rispondere alla sua fedeltà con la nostra povera fedeltà, sentendoci sempre, come scrive Benedetto nella

Regola “publicanus ille” (cfr RB VII,65), quel pubblicano che, con tutti coloro che in Cristo hanno trovato il vero volto di Dio, imparano a ripetere “abbi pietà di me che sono il peccatore”. Per Benedetto il monaco è solo questo, ed essendo questo può diventare l’uomo sulla breccia di cui San Roberto di Molesme è ormai per noi il cantore! Preghino per noi i santi monaci che ci hanno preceduto su questa via e che ci confortano con la loro testimonianza, dicendoci: E’ possibile! Dice la Regola di Bose: “Sulla stessa strada e vocazione, realizzata nel modo conveniente al loro tempo, hanno camminato Elia e Giovanni il Precursore, Basilio e Macrina, Benedetto e Scolastica, Francesco e Chiara, e tanti altri” (cfr R di Bose n°8) … e noi non possiamo non aggiungere per lo meno Roberto di Molesme e Teresa di Gesù Bambino: Roberto è stato voce delle ali da mettere, Teresa è stata ed è la testimone della nostra radice! Per questo nel giorno della sua festa liturgica abbiamo avuto la grazia di inaugurare il nostro Monastero … una scelta ed una grazia! Dicevo all’inizio che questo com-

Pag. 2 pimento del 1 ottobre chiama ancora compimenti. Quali? Se lo sapessimo fino in fondo la nostra vita monastica e fraterna diverrebbe ideologia, “letto di Procuste” in cui costringere la storia; se lo sapessimo sarebbe una strada non conforme allo stile del nostro Dio che chiama Abramo ad andare in “una terra che lui gli indicherà”, che chiama gli Apostoli con parole chiaramente evocative ma enigmatiche, “vi farò pescatori di uomini”, che chiama Paolo e lo affida solo ad Anania senza dirgli null’altro … Il nostro Dio è così, ed è meraviglioso che sia così … a me pare stupendo che tutto sia così aperto al “novum” di Dio, che sia tutto così aperto a scoperte di vie ulteriori che Dio vorrà e saprà aprirci! Mi fa piacere concludere con una frase di una donna di Dio, Paola Majocchi, iniziatrice anche lei di un “sogno” di Evangelo, il Gruppo Seguimi: “La fede non è programma di viaggio, ma avventura. Non è calcolo prudente. È follia. Non è logica umana, piuttosto fantasia di Dio. Non è assicurazione. È rischio.” Sono sicuro che quanto ho scritto non è poesia … e se lo è, lo è perché la poesia è la sola cosa che sappia cantare il reale! Assieme per testimoniare che è possibile! Uniti sempre!

Lettera di Enzo Bianchi, Priore della Comunità Monastica di Bose, in occasione della inaugurazione del Monastero di Ruviano CONTINUA A PAG.

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Lettera di Enzo Bianchi CONTINUA DA PAG.

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CARI FABRIZIO E GIANPIERO... versare difficoltà, potranno forse passare anni e ci saranno anche delle sofferenze; tuttavia quel sogno non svanirà, anzi...quegli uomini lo sentiranno crescere dentro di loro al punto che il sogno diventerà tutto. Allora sarà certo che esso è volontà e frutto e segno di Dio!

“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se muore, produce molto frutto” (Gv 12,24) ...il cuore dell’esperienza è questo versetto! In quei 3 giorni questo è l’annuncio risuona per tutti: l’annuncio della Croce che porta alla Resurrezione! Cari Fabrizio e Gianpiero, oggi ci sembra proprio di essere nel cuore del Sabato Santo, nel giorno dell’attesa, che in realtà è già Vita nuova e Resurrezione. La gioia della festa che oggi 1 ottobre 2011 celebriamo è davvero grande: questo luogo rappresenta proprio un frutto stupendo! Il seme è dovuto cadere in terra e morire per potersi trasformare e germogliare. Tutte le sofferenze, le difficoltà, le mortificazioni di questi anni, tutte le incomprensioni, tutte le opposizioni vissute per Cristo dalle nostre Comunità, e vissute anche nell’intimo dei cuori di tutti coloro che hanno sposato questo “sogno”, hanno rappresentato la fredda terra che riceve un dono, un piccolo seme. Questo seme ha accettato umilmente di morire, trasformandosi nel vero dono per quella fredda terra. E oggi si vedono chiaramente, vivide e brillanti, le primizie di un raccolto che sarà sempre più abbondante. Da domani, noi e voi vivremo nel tempo di Pasqua: dalla Resurrezione tutto comincia, l’apostolato, la Chiesa. E per tutti noi sarà un po’ così, chiamati in maniera ormai decisiva ad essere testimoni del Risorto. Cosa può cambiare per noi laici un edificio come questo di Ruviano...potrebbe chiedersi qualcuno… Cambia tanto, cambia molto!

Questo luogo infatti è chiamato a divenire custode di un carisma, di un dono fatto dal Cielo a te, Fabrizio e a te Gianpiero. Un dono che oggi attraversa e invade le vite di tutti noi, ma che dovrà superarci e invadere le vite di tanti altri. Quest’edificio rappresenta un cambiamento, perché è segno e testimonianza di una scelta per Dio ancora più forte e radicale, ancora più compromettente, scelta che conserverà e proteggerà l'Esperienza nella sua essenza, e che sarà guida e garanzia per la santità delle vostre vite. L’edificazione di questo Monastero è un segno di Resurrezione, appunto! È una manifestazione della ulteriore benevolenza di Dio per questo strumento (L’Esperienza), e segno che tutto ciò che sta avvenendo è volontà sua. Il cristianesimo non è la religione del successo, lo sappiamo. E sappiamo pure che quanto più sarà vero, buono, giusto e santo ciò che la Grazia ci spingerà a fare, più ci si troverà ai piedi della Croce, e più quel seme dovrà morire ancora e ancora...Sappiamo tuttavia che “la stella della sera diventa splendente dopo che è calato il buio”!

Noi abbiamo avuto la fortuna e la responsabilità di aver conosciuto questi uomini; anzi, di essere stati chiamati da Dio a collaborare al loro sogno. Perciò oggi siamo qui...e ci siamo con questa consapevolezza. Il piccolo contributo economico che vi doniamo è solo l’inizio, ed è segno di una compromissione concreta che vogliamo dimostrarvi della nostra vita per questa storia. L’augurio oggi per voi è che possiate essere sempre più innamorati di Dio, sempre più “orientati a Lui”, in una vita che sia lode a Dio! Egli diventi TUTTO in voi: la luce che sempre più emanerete sarà fonte di Santità per tutti noi. E un augurio lo rivolgiamo anche a tutte le comunità dell’Esperienza (Napoli, Teggiano-Policastro, Roma) perché la Grazia di Dio ci aiuti a comprometterci sempre più profondamente per fare la Sua Volontà in questa storia. Auguri fratelli...festeggiamo questa nuova vita che inizia con la pace e la gioia del Risorto nel cuore.

Così, con l’aiuto di Dio, accetteremo e affronteremo la Croce per vivere ancora Uniti sempre la Resurrezione. Dio spesso sceglie degli uomini e dentro di loro mette un sogno Sabato, 1 ottobre 2011 che anticipa e rinnova i tempi; a molti I fratelli della Comunità di quegli uomini potranno sembrare rivoluTeggiano-Policastro. zionari, e il sogno perciò farà fatica a realizzarsi. Prima che questo sogno possa diventare concreto, potranno imper-


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AI PIEDI DELLA QUERCIA DI RUVIANO “Voi chi dite che io sia?” L’inaugurazione del Monastero è stata bellissima, con centinaia di persone radunate per ore a seguire questo evento memorabile. Quando la sera tutti se ne sono andati, ero lì fuori, al buio, a riflettere su un aspetto: la variegata assemblea che aveva popolato l’ombra della quercia era formata da persone che avevano vissuto le mie stesse emozioni? Allora, scavando nella memoria del pomeriggio, ho ripercorso persone, sguardi, visi noti, facce nuove, storie condivise e vite ignote, ed è emersa nella mia mente una domanda: «Perché? Perché ciascuno di loro era lì? Qual è stato il principale motivo che lo aveva spinti ad esserci?» Ne è uscito un caleidoscopio di situazioni diverse e di risposte possibili, territorio ideale per cominciare a fantasticare, attraverso un viaggio immaginario, su come ciascuno avesse preparato il giorno dell’inaugurazione, con il suo coinvolgimento nella Storia che ha portato un sogno ad incarnarsi in quelle mura, sulle sue aspettative e sulle sue speranze per il futuro del Monastero. Tra la folla sapevo di alcuni operai impegnati nella costruzione del Monastero: ho immaginato il loro orgoglio nell’essere lì, lontani dalla polvere compagna indelebile del loro lavoro quotidiano. Quando torneranno per completare l’opera non saranno più soli, ci saranno le campane a scandire le loro giornate di lavoro e a ricordare che la frase “quando ci capiterà più di costruire un Monastero” per un bel periodo si potrà trasformare in “quando ci capiterà più di avere un posto di lavoro in cui c’è la Messa nella pausa pranzo?” E poi gli abitanti della zona. La maggior parte di loro non conosceva la precedente ubicazione della fraternità monastica, mimetizzata nella periferia di Caiazzo fra i volantini con le offerte dei supermercati e lo stenditoio della vicina di casa. Tanti di loro erano consapevoli della portata dell’avvenimento; altri erano lì solo per un dovere o per semplice curiosità, interrompendo malvolentieri un sonnacchioso sabato pomeriggio; altri ancora con facce ancora non pienamente consce del dono ricevuto ma che hanno condiviso con noi la sola solennità dell’inaugurazione. La mente mi ha poi portato ai tanti arrivati fino ai margini del Monastero e che poi hanno fatto retromarcia: magari,

di Luigi Pagliara

col tempo, torneranno con minore timi- di liceo. Poi c’erano i fratelli delle Espedezza o diffidenza. rienze più recenti, insomma c’erano quelli come me. Gioia enorme, senza E poi le facce dei fratelli di Roma e di dubbio, tanta speranza per il futuro, e la Teggiano-Policastro, dei loro abbracci, determinazione di rimanere saldi e ancodel loro sorrisi entusiasti. Nell’arco di rati a questa storia. Ma i fratelli vecchi sette giorni ci eravamo visti in due posti che erano rimasti, quelli che hanno codiversi, Paestum e Ruviano, lontani dalle minciato poco più che adolescenti e oggi nostre case. Questa, riflettevo, è la testisono genitori di ragazzi a loro volta adomonianza tangibile di quanto tutti voleslescenti. Riflettevo che questi hanno sero condividere i sogni: esserci e rimaveramente dato la loro vita, con i loro voli nere. Uniti. E ho immaginato le loro face le loro cadute, ma sono sempre rimasti ce stravolte quando, a notte inoltrata, le lì: hanno concepito e svezzato i propri hanno posate sui cuscini, e nel dialogo figli, in un percorso apparentemente imcon il Maestro interiore pregavano il possibile. E di questi ho visto le lacrime prossimo sogno da incarnare … di gioia di chi ha donato amore e talvolta Poi ho cominciato a pensare al clero, ai anche sostanze, di chi ha condiviso con consacrati e ai monaci….ai loro pensieri l’altro, di chi ha fatto e fa interrogare suldei giorni precedenti, al momento in cui la vita e sul mondo, proponendo la via si sono segnati sull’agenda il nome Ru- della verità per la propria vita. Chissà se viano: da chi, come l’Abate Luc del Mo- qualche volta hanno dubitato sulla realiznastero di Sainte-Marie de La Pierre qui zazione. Umanamente credo di sì e forVire aveva programmato una lunga e se, come me, nei momenti di incertezza discreta permanenza, a chi è arrivato il si saranno interrogati. Personalmente, sabato pomeriggio. Ho immaginato i loro per rafforzare la mia fede, mi sono portapensieri nel vedere le persone che c’era- to dentro un passo degli Atti degli Apono, l’incendio dell’auto, ma soprattutto stoli (At 5, 17-42). E sotto quella quercia nel vedere la cappella per primi. Ho pen- sembrava di avere al mio fianco Gamasato che, forse, alcuni non conoscevano liele che mi diceva “se questo disegno o fino in fondo questa storia, che aveva quest'opera è dagli uomini, sarà distrutsolo sfiorato le loro vite ma che comun- ta; ma se è da Dio, voi non potrete dique erano lì, presenti e testimoni di que- struggerla, se non volete trovarvi a comsta Benedizione divina. battere anche contro Dio”. E mentre gli Ho pensato poi ai meno giovani, che occhi scrutavano le campane, pensavo hanno accompagnato i Monaci dal princi- che veramente questa è un’opera di Dio, pio, e che erano lì, presenti, con volti e mi passavano nella mente tutte le diffiemozionati per una storia segnata dalla coltà incontrate e tutte le montagne disperanza e che oggi si concretizzava, fra ventate, per Grazia divina, colline e piale rughe dei loro volti ed il tufo dell’altare; nure. una storia passata attraverso la predica di un ritiro, una giornata di spiritualità, e la beneficenza fra le note dell’opera lirica. E loro sempre lì, tenaci e fedeli, al fianco dei genitori dei monaci e spesso, ahiloro, dei nostri figli piccoli. E poi i nostri volti, quelli dell’ “Esperienza”, misti fra quelli della prima ora fino alle Esperienze della trentina, traguardo non immaginato nel lontano 1987. Quelli della prima ora avevano tutti il viso felice: c’erano quelli che in seguito hanno scelto altre vie per seguire il Signore. Ebbene, questi erano felici, e a me hanno trasmesso quell’atmosfera speciale e gioiosa, anche nei saluti scambiati con i monaci, simile a quando, dopo tanti anni, rivedi i vecchi compagni

E poi il silenzio della notte del sabato, lo stesso silenzio della notte del venerdì della vigilia, vissuta insieme a pochissimi fratelli in atmosfera di gioiosa ma composta attesa. Lo stesso silenzio ascoltato la domenica mattina prima della Messa, quasi che l’inaugurazione abbia violentemente interrotto lo stato naturale delle cose, il clima che farà di questo Monastero non un’altra struttura ma una struttura altra. Questo soave silenzio della domenica, che solo le campane di mezzogiorno hanno interrotto per avvisarci che stava per cominciare la prima celebrazione nella cappella. CONTINUA A PAG.

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Il Sicomoro si racconta...

Chi sono, cosa pensano e cosa fanno quelli (pochi!) del Sicomoro. ...quest’anno con una REDATTRICE in più!!!

di Stefania Pacca

Una redattrice “tuttofare”! Mi presento. Sono Stefania, ho 23 anni e ho partecipato alla 36ª Esperienza. Sono la new-entry del giornale! Come neo-redattrice, ci tengo a farmi conoscere almeno un po’. Studio Psicologia e lavoro come baby-sitter. I miei interessi sono tanti e svariati. Amo gli sport, il cinema, la radio e i lavoretti fatti in casa...proponetemi qualsiasi tipo di hobby e io accetterò! L’idea di scrivere su un giornale mi ha attirata da sempre, ma presa da altre mille cose, la mia passione per la scrittura è stata messa da parte. Quest’anno è stato particolarmente pieno di impegni ed emozioni. Sicuramente un anno di Grazia. CONTINUA DA PAG.

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“Voi chi dite che io sia?” di L. Pagliara Nell’intimità di quelle poche persone abbiamo vissuto sensazioni speciali, abbiamo assaporato una primizia assoluta, con quella luce calda, con quei canti tan-

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Innanzitutto mi sono laureata. Poi il cammino dell’Equipe della 38° Esperienza, che mi ha fatto sia come donna che come cristiana: gli incontri settimanali sono formativi ma non solo. Sono un’occasione per vivere una fraternità radicata nella fede. Un momento in cui essere se stessi non è un optional...è un dovere! Perché solo in questa condizione si può essere strumento di Dio. Questa è un’Equipe “del cambiamento”, vive cioè un passaggio, un vero punto di svolta. Di cosa? Della nostra storia. Del nostro Sogno. Noi tutti infatti siamo testimoni della nascita di un’oasi di silenzio e di preghiera: il Monastero di Ruviano. Durante un incontro fatto proprio lì, assieme ai Monaci Gianpiero e Fabrizio, è uscita fuori una grande verità: per i fratelli cui porteremo l’Annuncio che salva, il Monastero sarà un dato di fatto! Non l’hanno visto, come me, vestito solo di pilastri e mattoncini. Non l’hanno visto, come tanti, tra un rudere abbandonato. Per loro non sarà un sogno che si avvera. Sarà una realtà.

to familiari ma che quelle mura hanno ancora una volta. E’ quella domanda che riverberato solo allora. con ispirata intuizione è stata posta sul crocifisso della cappella, che non ci inforE poi siamo tornati a casa, a conclusione ma di chi è stato Gesù nella Storia degli di questo sorta di triduo monasteriale, uomini di quel tempo (Mt 27,37), ma che, con il cuore colmo di gioia e speranza, piuttosto, ci interpella nella nostre vite ma con quella domanda incessante che quotidiane: “Voi, chi dite che io sia?” (Mt tutto il popolo del sabato pomeriggio, 16,15). quando tornerà alla cappella, dovrà porsi

L’EMOZIONE DI UNA CHIAMATA

favore di una vita lontano da Cristo.

di Peppe Dragotti

Dalla 34° Esperienza non è trascorso molto tempo, ma è il tempo giusto per vedere le nebbie di un disordine inteSegno della Sua presenza... riore diradarsi tra le braccia del Signore, attraverso una comunità accogliente, permalosa, distratta, superficiale, “Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non problematica, a volte ostile ma grondante d’amore, che sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è si modifica con il passare degli anni, che cresce forte e nato dallo Spirito” (Gv 3,8) sana, che si ammala ma subito guarisce, che perde pezSono le poche righe di un passo dell’Evangelo di Gio- zi ma ogni tanto li ritrova. vanni che ho utilizzato come prologo per la mia prima Ed in questa ri-nascita che il Signore ha voluto per me catechesi della vita, che trattava dell’intervento dello Spiscorgo spesso segni appena percettibili della Sua Prerito nelle nostre azioni . senza, da cogliere: a volte pare non parlarti più, poi d’un Ed ancora: “Nessuno può venire a me se non lo attira il tratto ti urla in maniera fragorosa. Sta a noi farci trovare Padre, che mi ha mandato” (Gv 6,44). pronti, ad accogliere il Suo grido d’amore per noi, per ognuno di noi, e pronunciare un sì, In poche parole, la chiamata del Signore non dipende da che è un sì assolutamente personoi, non siamo noi a volere la nostra conversione, ma è nale, carico di paure e senso di lo Spirito Santo che si manifesta secondo i piani di Dio. inadeguatezza che ti spinge a preEd i piani del Signore sono sconosciuti ad ognuno di noi. garLo incessantemente per renderCe li svela a poco a poco portandoci su strade impossiti capace, ma che si inserisce nel bili da immaginare. Questo ci dice l’Evangelo ma questo percorso di una comunità intera è stato evidente e tangibile anche nella mia esperienza che continua il suo cammino di personale. Solo oggi, alla luce del mio cammino spirituafede innestato nella storia della le, riesco a scorgere, facendo memoria, i segni e le opSalvezza. portunità a portata di mano, puntualmente trascurati a


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“CIÒ CHE È IMPOSSIBILE ALL’UOMO…”

di Pierpaolo Carbone

Dalla incredulità alla realtà di un vento che soffia

fratelli e persone presenti. Silenzi rotti solo dal soffio dal vento...soffio che in qualche momento mi è sembrato il soffio di Dio, lì con noi: vento passato durante la Consacrazione, vento che soffiava su tanti volti emozionati lì sul "palco-altare" e tra la gente...Un sogno finalmente realtà; e di fronte a questo sogno, ora concreto, tangibile, passa in secondo piano la fatica, il doversi "distrarre" durante la Celebrazione per garantire l'ordine ed il servizio; di fronte ad un sogno ora concreto davvero ne è valsa la pena... A fine serata mi sono ritrovato nella cappellina finalmente vuota, nel silenzio, inginocchiato di fronte a quel tabernacolo ed un enorme senso di pace mi ha pervaso, e insieme il desiderio di poter vivere quanto prima un ritiro, una giornata, anche una semplice visita ai nostri Monaci per poter finalmente vivere questa realtà. Grazie Signore ancora una volta per questo meraviglioso dono.

Il 1° Ottobre - lo confesso - ero scettico! Sono stato al Ritiro su Giobbe a fine luglio e, al termine, Fabrizio e Gianpiero ci hanno portato a Ruviano per vedere come procedevano i lavori del Monastero. Tra me e me ho pensato: "E’ impossibile che ce la si possa fare a terminare quest’opera per il 1° Ottobre!". E invece... ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio! Il Giovedì prima dell'inaugurazione andai a Ruviano per dare una piccola mano e mi trovai di fronte il Monastero praticamente completo!...Una di quelle visioni che lasciano con la bocca aperta, e che mi ha fatto sentire un po' un fesso per non averci "creduto"! Sono tornato a casa con un senso di gioia incredibile. Ho avuto la certezza, in un momento personale un po' complicato, che c'era una nuova casa dove poter andare a cercare un rifugio, dove

potersi abbandonare a quei silenzi della mente e del cuore che tanto spesso cerco, e che possono essere riempiti solo da Lui. Più che il sabato della inaugurazione, ho vissuto parecchie emozioni forti durante quel giovedì di servizio, nonostante il trambusto, le mille cose da fare, i mobili da montare, le lavatrici da avviare, i computer da installare. Poi il Sabato…Premetto che sono restio a vivere luoghi e situazioni “affollate", tanto più se la gente mi è sconosciuta: in tali circostanze, c'è qualcosa che mi allontana dal cuore di quello che si sta vivendo in quel momento: un telefono che squilla, una persona che si muove, il vociare della gente mi distraggono molto, ed è come se non fossi realmente presente. Se a tutto questo ci si aggiunge le automobili che si incendiano, direi che la frittata si possa anche considerare fatta! Eppure, durante la Celebrazione del 1° Ottobre ho vissuto tanti momenti in cui il silenzio è stato surreale, quasi incompatibile con la quantità di

L’INAUGURAZIONE DEL MONASTERO Un sogno divenuto realtà! Sabato 1 ottobre, giorno in cui la Chiesa celebra la nostra titolare S. Teresa di Gesù Bambino (e non a caso!) dopo anni di sogni, attese, false partenze, sacrifici e preghiere abbiamo potuto inaugurare “insieme” il Monastero di Ruviano! Anche se la storia che ha portato molti di noi a desiderare la realizzazione di questo sogno (e gliel’ho visto negli occhi quel desiderio...) fonda le radici in anni precedenti il mio cammino, vederne anche solo una parte, peraltro quella più bella, mi ha insegnato una cosa: se crediamo che solo “Lui ha parole di vita eterna”, nelle Sue cose dobbiamo essere lungimiranti, dobbiamo affidarci a Lui perché se i sogni sono alla giusta altezza si realizzeranno. E Fabrizio e Gianpiero certamente hanno fatto tutto questo. Mi sento molto fortunato come cristiano ad essere stato accolto in questa Storia, non solo perché è bello vedere realizzati i sogni di qualcuno, ma anche perché che c’è un luogo non troppo lontano da casa mia dove so di poter imparare molte cose

su Dio e “scoprire” sempre più la mia fede in Lui. Per tutte queste ragioni, a soli tre giorni prima di quella data, quando Simona Incoronato mi ha chiesto se mi andava di contribuire al servizio d’ordine, ho subito detto di sì ... Partenza ore 8:00 - Come mio solito avevo elemosinato un passaggio la sera prima alla riunione degli educatori, dove i sempre disponibili Sara e Andrea mi avevano assicurato un posto in macchina. Ho capito quale grazia sarebbe stata il vivere quella giornata, quando già lungo il tragitto insieme ci siamo scambiati riflessioni, ansie e gioie, scoprendo di provare, talvolta, le stesse identiche emozioni. Arrivati al Monastero, che vedevo per la prima volta terminato, ne ho subito ammirato la bellezza architettonica, il tutto immerso in una natura che regala la giusta atmosfera di armonia e serenità...Di cose da fare ce n’erano tante, perciò subito mi sono unito ai fratelli che già erano al lavoro: chi in cucina, chi ad allestire il palco o a sistemare sedie, chi a si-

di Marco Ironico stemare fiori, chi a occuparsi dell’impianto acustico. La mattinata è passata in fretta, e dopo il pranzo trascorso insieme, via via arrivavano tutti: dalla nostra Comunità, a quelle di Roma e Teggiano, e poi amici e genitori dei Monaci; il Sindaco di Ruviano, i Vescovi e tanti altri. Durante la celebrazione, preso dall’impegno del servizio, ho comunque percepito la svolta che costituiva quell’evento, e cioè che tutti insieme (e c’era davvero tanta gente come solo il Signore sa riunire in queste occasioni) stavamo chiudendo un capitolo per aprirne uno nuovo, che chissà quanti e quali frutti ci porterà. Unica nota stonata della giornata è stata l’incidente dell’auto che ha preso fuoco nel parcheggio: la folla era tanta, e lì ho temuto il panico generale, ma alcuni di noi (che dopo ho visto tremare per quello che avevano affrontato) con tempestività e bravura hanno saputo mantenere l’ordine e la sicurezza per tutti. Auguro a tutti voi, che facciate parte di questa storia da vent’anni o da venti giorni, di riuscire a trarne il meglio, per la vostra fede e per la vostra felicità.


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Sono arrivato qui con molto scetticismo, concedendo però a tale esperienza la possibilità di un’ultima spiaggia per la mia salvezza, per la mia anima, per la sua cura. Le mie impressioni sull’esperienza sono semplici e lineari: devastazione e destrutturazione sono parole fondamentali del percorso vissuto. La devastazione ti avvolge e ti coinvolge da dentro, ti mette in crisi perché ti fa fare domande che non ti eri mai posto e a cui senti di dover dare necessariamente delle risposte. La destrutturazione è comprendere che sei altro da te, che hai costruito ruoli e personaggi. Hai separato la scena dal retroscena. Quando lo capisci, non puoi far altro che metterti in discussione. Siete riusciti nell’impresa di sconvolgere il mio cuore e non è una cosa semplice. Eppure il messaggio è così chiaro, trasparente, semplice...il Signore è risorto per me e per i miei fratelli. Vi ringrazio perché sento che avete piantato un seme, un Sperare e desiderare che seme fecondo che solo io posso far diventare frutto. Il vostro annuncio esemplare non resterà una delle tanti altri provino le emozioSono giunto qui con dubbi e incer- tante cose dette senza senso: ho visto Gesù attraverso voi...non c’è ni, la gioia e il desiderio di donarsi così come è succestezze ma soprattutto con un grande altro da dire. Andrea Di Fiore peso sulla coscienza, un dolore che mi lacerava l’anima, una guerra interna….alla fine di questo bellissimo percorso fatto insieme ho scoperto cosa vuol dire avere fede, amare Dio, cosa rappresenta la vita di Gesù per un cristiano...ma principalmente mi sono liberato di quel fardello che mi trascinavo dietro. Ora mi sento anche io degno dell’Amore di Dio, con il cuore aperto, pronto ad affrontare la mia vita in comunione con Lui e con tutte le persone che vorranno entrare a farne parte. Michele Fortelli

Mi piacerebbe sintetizzare tutto con una frase che ho sentito in questi giorni, e che ho appuntato dato il fascino che mi ha suscitato… “Beata pazzia, quella vissuta con Lui e in Lui” Grazie mio Signore per ciò che mi hai donato al mio cuore….lo attendevo da tempo! Valeria Cristiano

Ho deciso di venire qui sotto suggerimento di Padre Angelo. Non poteva accadermi cosa più bella...trovare persone disposte a donarsi per la condivisione dell’amore di Dio. Questi 3 giorni hanno abbattuto il mio scetticismo e mi hanno fatto conoscere un mondo a me sconosciuto. Non riesco a credere che esiste un mondo così...perché solo ora? Non potevo farlo prima?!?! L’importante è aver cominciato, recepito una infarinatura di tutto il mondo che mi aspetta. Spero di ritrovare ancora miei fratelli e le mie sorelle di questo percorso e spero fortemente di riuscire ad abbattere dentro di me la paura di amare. Mi mostrerò per quello che sono, senza dipingermi o farmi dipingere falsi contorni per paura dei pregiudizio….caio, paura! Io sono Carlo Ferrara

Vado via, con una sacca piena di “doni”, piccoli pezzi che insieme rappresentano un libro dai fogli bianchi sui quali continuare a scrivere e a rileggere la mia vita, partendo da questo momento. Porto via con me un forziere pieno di emozioni e di un “Dono” dato da Colui che mi ha voluto qui in questo momento e da questo momento….parto. Susy Capriello

so a me in questi 3 giorni. Mi sono lasciata “rapire” dal Suo Amore, totale e immenso. So che una parte importante di me ora appartiene a Lui, so che nei momenti difficili come in quelli belli, ci sarà una comunità, una chiesa pronta ad accogliermi perché ne faccio parte. Che questi 3 giorni possano essere l’inizio di un nuovo viaggio con Lui. Sempre al mio fianco, e con Lui al centro della mia e nostra vita matrimoniale appena nata. La borsa, che il primo giorno era vuota, è stata colmata, ed è diventata pesante… pesantissima, ricca di esperienze, dolori, gioie, domande, dubbi, risposte...ricca di una nuova me. Laura Prete

Famiglietti

Del


Il Sicomoro - Novembre 2011

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Sali con me... ...è il percorso di preghiera del sabato sera (subito dopo i Gruppi), per tutti coloro i quali desiderano “trattenersi, da solo a solo, con Colui da cui sappiamo di essere amati” Quando prego cerco di lasciare tutte le mie paure e preoccupazioni alle spalle, perché quel tempo sia tempo di Grazia. È tempo dove niente e nessuno mi deve far paura. Quando sto davanti a Gesù Eucaristia mi sento figlia, mi lascio andare come una bimba tra le braccia del suo papà, senza aver paura. Il tempo della preghiera è ascolto: Dio ci parla, è questo lo straordinario della nostra fede. Ma la preghiera può essere anche il silenzio; penso che tante parole spesso possano portarci fuori pista! Il tempo della preghiera è tempo di Grazia dove Dio si manifesta facendomi dimenticare tutto quello che vivo nel quotidiano; ma il tempo della preghiera è anche tempo di ringraziamento per tutto ciò che di bello e vero mi capita durante la giornata. Bisogna ogni tanto fermarsi, tornare indietro e ringraziare Dio proprio come fece il lebbroso guarito “tornò indietro e lo ringraziò”. Questo dunque il mio tempo di preghiera: un tempo di ascolto, di silenzio e ringraziamento, dove la richiesta a Dio è quella di un “cuore che ascolta”, capace cioè di ascolto per fare sempre la Sua Volontà. (di Raffaela Cava)

La Preghiera è una continua ricerca del volto di Dio incarnato e della Sua Volontà nella mia vita. (di Vittoria Scarda) Vi amo tutti, con amore felice, nel vostro cuore. (di Teresa Polito)

Il Signore ci conceda di non perdere mai di vista la sua divina presenza! (S. Teresa d'Avila) L'uomo che prega ha le mani sul timone della storia. (S. Giovanni Crisostomo) ...nel cominciare il cammino dell'orazione si deve prendere una risoluzione ferma e decisa di non fermarsi mai, né mai abbandonarla. Avvenga quel che vuole avvenire, succeda quel che vuole succede-re, mormori chi vuole mormorare, si fatichi quanto bisogna faticare, ma piuttosto di morire a mezza strada, scoraggiati per i molti ostacoli che si presentano, si tenda sempre alla méta, ne vada il mondo intero. (S. Teresa d'Avila)

La porta per cui mi vennero tante grazie fu soltanto la preghiera. Se Dio vuole entrare in un'anima per prendervi le sue delizie e ricolmarla di beni, non ha altra via che questa, perché Egli la vuole sola, pura e desiderosa di riceverlo. (S. Teresa d'Avila)

Cercate di comprendere quali siano le risposte di Dio alle vostre domande. Credete forse che Egli non parli perché non ne udiamo la voce? Quando è il cuore che prega, Egli risponde. (S. Teresa d'Avila)

Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse in avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo. Gesù alzò lo sguardo e gli disse: <<Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua>>. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. (Lc 19, 1-6) Il sicomoro è l’albero su cui sale Zaccheo; è ciò che gli permette di vedere oltre il proprio punto di vista e i propri limiti, e di lasciarsi “guardare” e scegliere da Gesù.

Il Sicomoro di Novembre 2011  

Il Monastero di Ruviano

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