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Anno 15 - Marzo 2011

Periodico del Gruppo Esperienza

Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario Queste parole, con cui si esprime l’ignoto autore del libro tramandato con il nome di Qoelet (o Ecclesiaste), sono il riflesso di un’epoca di profonda crisi della sapienza (tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C.) nel Vicino Oriente e, quindi, anche in Israele: crisi che venne profondamente aggravata dall’incontro dell’universo semitico e biblico con quello greco-ellenistico. La distanza tra questi due mondi non può essere calcolata semplicemente sulla base di una troppo generica contrapposizione tra la fede ebraica in quanto monoteista e la fede greca in quanto politeista – anche perché non tutto il mondo greco può dirsi “politeista” secondo l’accezione (religiosa) comune del termine, almeno al livello di pensatori del calibro di Platone e di Aristotele. Vero è, tuttavia, che tutto il mondo greco, “figlio” di Platone, ebbe una concezione del cosmo effettivamente molto lontana da quella biblica: il cosmo dei greci si presentava come un tutto ben ordinato, frutto di una “necessaria” processione da un Principio primo (il Bene), che, pur essendo di per sé autosufficiente, dava, proprio in quell’universo,

attuazione a tutte le possibilità dell’essere (le idee) in sé racchiuse, non potendo essere invidioso di alcunché a motivo della sua ineguagliabile ed indicibile perfezione. Ed il male? In questo tutto ordinato e pieno, il male era un “accidente”, inevitabile conseguenza del progressivo degradare di tutto ciò che partecipava di questa pienezza iperurania verso gradi di essere sempre meno perfetti quanto più il modello sul quale le cose erano ricalcate veniva a mescolarsi con la materia bruta (a tutti era evidente che una pietra fosse meno di un uomo e che questi fosse, a sua volta, meno di un essere spirituale privo di corpo!). In un tale sistema, evidentemente, non c’era spazio per la novità: tutto doveva essere identico e statico nel tempo. Pensare che qualcosa di nuovo dovesse o, meglio, semplicemente potesse accadere, significava, infatti, credere che questo cosmo nel quale noi “viviamo, ci muoviamo e siamo” (come dirà Paolo proprio ai greci di Atene nel corso del suo primo fallimentare discorso missionario riportato in At 17) avesse conosciuto un “prima” nel quale la mancanza di qualcosa aveva richie-

Parrocchia S. Teresa di Gesù Bambino

Via Nicolardi - Napoli

“Non c’è niente di nuovo sotto il sole” (Qo 1,6)

di Gianpiero Tavolaro sto un “poi”, come condizione perché quel qualcosa finalmente potesse darsi. Ciò, evidentemente, era un assurdo, giacché comprometteva la perfezione eterna dell’opera realizzata da quel sommo Bene! E la rivelazione biblica? Anche la Scrittura insegnava che il mondo è l’opera di un Dio – “In principio Dio creò…” (Gen 1,1) –, ma non in quanto frutto di una necessità intrinseca, di un necessario traboccamento di pienezza che sarebbe diminuito dal non fare ciò che, di fatto, fa. Il Dio biblico è un Dio che crea nella libertà e per amore e crea esseri capaci di quella stessa libertà e di quello stesso amore. In questo universo, per quanto pensato ordinatamente da Dio – come ci suggerisce soprattutto il racconto sacerdotale della creazione (strutturata come una grande liturgia in sette giorni, secondo il racconto di Gen1,1-2,4a) –, il disordine, il male, la morte, vi entrano non come una realtà necessaria e, quindi, razionalmente giustificabile: essi costituiscono il grande “enigma” dell’universo, un enigma che, tuttavia, non determina l’uomo, chiamato a fare nella libertà la propria scelta pro o contro Dio. La storia, nella quale si consuma la possibilità di un CONTINUA A PAG. 5


Il Sicomoro - Marzo 2011

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È ormai tempo che vi svegliate dal sonno Non più custodi, ma consumatori del creato

I

l “Cantico delle creature” di San natura. Francesco era al tempo stesso Francesco è un inno di gioia all’am- meravigliato e grato dell’esistenza di biente e al suo custode, l’uomo. S. sora Acqua, di frate Focu, di matre TerFrancesco non sapeva ra e frate Vento. Se il Cantico nulla di ciò che oggi è attuale, è anche perché gli sappiamo, eppure il scienziati oggi, all’unanimità, suo Cantico è nel affermano che l’uomo, per nostro tempo quanto vivere senza drammi, deve mai attuale. Il suo rimettere ordine agli elementi. accorato e lirico canL’uomo ha fatto passi enormi tico dice e ripete in campo tecnologico, ma pa“laudato sii mi Signorallelamente ha posto madre re”, in una preghiera Terra sotto torchio, rimodelche è permeata di lando e sfruttando tutto ciò che gratitudine e di una la natura ha messo a disposivisione positiva della zione. Purtroppo oggi nessuno

Scienza e Fede La mia esperienza... Scienza e fede: un binomio davvero esplosivo che porta alla mente lo stereotipo di una Chiesa bigotta ed oscurantista in opposizione ad una scienza “rivoluzionaria” con la chimera di cambiare il mondo. Per me il passaggio mentale al suono di questo contrastante binomio è istantaneo: Galileo Galilei, Giordano Bruno, evoluzionisti contro creazionisti, illuminismo...Ma è davvero tutto qui? Faccio una breve ricerca sul web e come chiunque può verificare il tema è scottante ed ampiamente dibattuto in siti, blog, forum e quant’altro. Per ciò che mi riguarda, ancora una volta, non vorrei soffermarmi su una trattazione troppo tecnica: ci sarà di certo qualcun altro più bravo e più preparato di me a farlo; quanto piuttosto vorrei raccontare la mia esperienza in quest’ambito. Faccio riferimento ad un episodio della mia vita successo diversi anni fa quando ero ancora studente e preparavo l’esame di biochimica. La biochimica è quella

scienza che studia la struttura dei componenti delle cellule (proteine, carboidrati, lipidi, acidi nucleici e altre biomolecole) e l’insieme dei processi che avvengono negli organismi viventi...per uno studente una bella sfida, ma anche un affascinante incontro/scontro con la complessità della vita dal punto di vista di ciò che riguarda l’”infinitamente piccolo”. Più andavo a fondo nello studio più la materia mi affascinava; anzi la sua complessità ed eleganza mi poneva costantemente di fronte ad interrogativi sull’origine della vita, sul suo mistero. Ogni organismo vivente, dal più semplice al più complesso, è davvero come un minuscolo universo all’interno del quale avvengono processi incredibili: reazioni chimiche da cui è possibile ricavare energia, o viceversa, trasformazioni che consentono di accumulare energia sotto forma di molecole. Particelle che si spostano lungo un organismo modulandone emozioni, pensieri, umore. Il DNA, questa magnifica doppia elica in grado di trasmettere tutte le informazioni vitali e fondamentali di un individuo da una cellula all’altra, e da

di Giovanni D’Errico

di noi è considerato “custode del creato”, ma piuttosto “consumatore del creato”; siamo in un’epoca in cui il capitalismo è l’unica possibilità socio-economica, e lo dimostra il sociologo Zygmunt Bauman, il quale afferma che la nostra identità passa dal nostro ruolo di consumatori, praticamente custodi dello shopping. Ma quanto ci costa questo finto benessere? Purtroppo tanto, in termini ambientali, a tal punto che, ad esempio, buona parte del disastro ambientale, in Campania, ha finito per sostenere una sub-economia, il cui peso sta finendo per danneggiare irreversibilmente l’ambiente e la salute dei cittadini. Come afferma lo storico Salvatore Settis, CONTINUA A PAG. 8

di Claudio Campagnuolo un genitore ad un figlio…Più andavo avanti e più sentivo crescere lo stupore al cospetto di questo “ordigno” incredibile e degli straordinari meccanismi di regolazione del suo funzionamento. La biochimica non è semplicemente affascinate o, per gli studenti, drammaticamente complessa: essa è piuttosto di una sottile eleganza ed estetica che non può non far trattenere il fiato! Nel mio intimo sentivo allora sorgere forte una mozione: non era possibile che tutto questo, che il mistero della vita nella sua straordinaria complessità e bellezza fosse solo frutto del “caso”. Non era credibile che poche specie di atomi combinandosi a caso nel brodo primordiale potessero portare a tanta complessità ed organizzazione [n.d.r. Secondo la Teoria di Stanley Miller, la vita si sarebbe originata sulla Terra a partire da una miscela di metano, idrogeno, ammoniaca e vapore acqueo - detta brodo organico primordiale - in presenza di una fonte di energia]; che dal combinarsi casuale delle specie chimiche si potesse per pura “fortuna” arrivare a me, che studiando mi stupivo! Per me era più che evidente quanto piuttosto “necessario” che il miracolo della vita fosse stato voluto CONTINUA A PAG. 6


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Chi sono, cosa pensano e cosa fanno quelli del Sicomoro. Il Sicomoro si racconta...

Q

uando l’anno scorso mi fu chiesto di far parte della redazione del Sicomoro accettai con piacere l’incarico, confidando non tanto nella mia capacità di saper scrivere (che non è di certo tra le mie doti migliori!) bensì nella smisurata voglia di condividere, che da sempre mi appartiene e che attraverso la scrittura poteva trovare un nuovo modo per esprimersi. Sapevo che nel rendere un servizio alla mia Comunità avrei potuto trovare nuove occasioni per conoscere meglio le tante persone che ne fanno parte….quindi eccomi qua. Sono una persona estremamente razionale, qualsiasi informazione venga dall’esterno, qualsiasi fatto accada intorno a me tendo istintivamente a farlo passare prima per il cervello, analizzandolo più e più volte e cercando di osservarlo da mille punti di vista diversi! All’inizio posso sembrare timido; quando conosco una persona o mi trovo per la prima volta in un nuovo contesto, non sono molto rapido e bravo a “rompere il ghiaccio”: penso sempre (a volte troppo) a cosa sta pensando la persona che mi è d’innanzi, e quando, superato l’imbarazzo iniziale, si entra più in confidenza, cerco il modo migliore per dire (quasi!) tutto quello che mi passa per la testa, risultando pungente e “precisino”; l’ordine è infatti un’altra delle mie caratteristiche, ma più nelle cose. Sono un instancabile

mediatore, cerco sempre di analizzare motivazioni e cause quando ci sono dei conflitti, e sono altrettanto instancabile nell’essere ottimista e fiducioso nei confronti delle persone, anche dopo una “cattiva condotta” (i miei amici mi dicono infatti di essere troppo diplomatico!!). Uso molto il computer e la rete, due strumenti che mi hanno da sempre affascinato, pur essendo ben consapevole dei rischi e pericoli ad esso associati. Cinque anni fa, infatti, due mesi dopo aver conosciuto il Gruppo Esperienza e aver scoperto in esso in volto concreto e tangibile dell’amore cristiano (con la partecipazione alla 32^ Esperienza), ho subito offerto il mio aiuto per il GruGionline, il nostro sito, che proprio in quel pe-

riodo un lungimirante Davide Basile stava mettendo in piedi; oggi continuo a credere in questo progetto, persino nelle sue potenzialità evangeliche (confermate dalla crescente attenzione del Papa e della Chiesa tutta al web), insieme a Riccardo Romagnuolo e Luca Ferrini. Amo cantare, è la mia più grande passione da quando sono nato; non l’ho mai coltivata come studio ma, essendo i miei genitori cattolici, l’ho fin da piccolo conciliata con la partecipazione alla liturgia domenicale; ho fatto parte del coro dei ragazzi nella mia vecchia parrocchia (prima abitavo in via S. Rosa) fino all’età di 10 anni, quando poi ci siamo trasferiti

Una Comunità in Ritiro

di Marco Ironico in via Nicolardi, e da allora (ormai quasi 13 anni) sono nel “ C o r o delle 10”, che nel mio piccolo, cerco addirittura di dirigere da quando, nel settembre 2009, mio padre ha “passato il testimone” a me e ad un’altra ragazza. Mi sono diplomato al liceo scientifico nel 2006, e da allora dopo alcuni tentativi universitari mal riusciti, cerco altre strade per gettare nuove basi per un progetto di vita futura. Faccio poi parte del gruppo Missione e del W.I.P. (l’Oratorio parrocchiale) e in passato ho accompagnato, per la prima volta da catechista, alcuni ragazzi al Sacramento della Confermazione (la Cresima). Questo sono io e queste sono le prime cose che ho sentito di voler condividere con voi. Per qualsiasi consiglio, richiesta o proposta di articolo, non esitate a contattarmi…a vostra completa disposizione!!

di Sara Galloppa & Andrea Agata

La Signoria di Cristo “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, rinnovamen-

ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12, 1-2). In questi versetti è racchiuso il messaggio ricevuto al ritiro su “La Signoria di Cristo”. Al ritiro ciascuno di noi due aveva delle attese nel proprio cuore: Sara, che attraversa un periodo di discernimento del proprio cammino, era in cerca di risposte riguardo al progetto di Dio nella sua vita; Andrea, invece, non aveva attese ma provava sete per una Parola per troppo tempo rifiutata, con la consapevolezza di volerla accogliere nella sua vita. La Signoria di Cristo è un cammino di

to spirituale della propria Fede, che ha come punto d’arrivo una svolta. La nostra personale svolta ha avuto inizio nella prima celebrazione Eucaristica, durante la quale, con immenso stupore, il Signore ha messo il Suo Corpo tra le nostre mani. Come diceva Marinella durante un’oasi: ”uno squarcio di cielo è sceso in terra per mettersi tra le nostre mani”, mani sporche di tanti peccati, mani che

mai come in quel momento non si sentivano degne di un compito cosi grande. Terminata la Messa, entrambi siamo stati colti da un vortice di emozioni: l’affetto immediato e caloroso dei fratelli, il totale affidamento a Dio CONTINUA A PAG. 6


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Ma nove per nove farà ottantuno?

di Gino Pagliara

...ovvero il matrimonio è una scienza esatta?

mane, ma con isola del Pacifico inclusa nel tour. Al primo posto è risultata l’esigenza indifferibile di essersi almeno laureato, di aver effettuato un master di specializzazione ed uno stage in azienda. Alcuni dei convenuti hanno in parte smentito i risultati asserendo che al quinto posto, quale motivo di differimento dell’unione, non vi è la condizione sulla tipologia di cucina ma la scarsa disponibilità di castelli per tenere il ricevimento. Scarso rilievo ha destato l’intervento del Dott. Blecich, il quale asseriva che negli anni ’70 ci si sposava anche senza un lavoro certo, senza una casa di proprietà, senza ricevimento, solo con torta e brindisi con coppette di acciaio. Ancora minore consenso ha riscosso il suo enunciato scientifico a favore del matrimonio religioso che, sarebbe lungo e prosperoso nell’ipotesi che la coppia vada a messa tutte le domeniche e almeno una volta l’anno al santuario mariano più vicino. Tutti hanno contestato le tesi del Blecich, supportati dalle statistiche secondo le quali, indipendentemente dal rito, nel 2008 per dieci matrimoni celebrati se ne contavano parallelamente altri sei che sfociavano in separazioni o divorzi. Con queste premesse, nello stilare un documento comune di fine convegno le difficoltà non sono mancate: i convivenzialisti volevano indicare quel tipo di unione come il modello più rispondente alle esigente della modernità, modello ideale perché scientificamente ed economicamente perfetto. I legalisti del matrimonio civile volevano indicare quest’ultimo quale contratto ideale come garanzia di solidità economica e di stabilità nei rapporti con i figli. I sostenitori del matrimonio religioso non volevano sottostare alla deriva laicista e caldeggiavano una formula che contenesse esplicitamente la promozione del matrimonio religioso come tradizione storica.

Il matrimonio tra scienza e fede. E’ il titolo di un convegno tenutosi recentemente a Napoli durante il quale si sono susseguite numerose relazioni di specialisti ed accesi dibattiti sul tema. La premessa del convegno è stata la pubblicazione di alcuni dati ISTAT sull’andamento dei matrimoni in Italia. Nel 1972 in Italia c’erano 54 milioni di abitanti, furono celebrati circa 420.000 matrimoni con una età media degli sposi di 27,4 anni per l’uomo e 24 per la donna. Nel 2008, con una popolazione di circa 59 milioni di abitanti, i matrimoni celebrati sono scesi a circa 246.000, con età media dello sposo di 33 anni e della sposa di 30 anni. I matrimoni religiosi risultano in picchiata mentre i contratti civili sono in costante crescita, tanto che, nel 2008, questi ultimi hanno superato la soglia di un matrimonio su tre. I motivi alla base di questo enorme calo sono tanti ma il loro peso relativo è stato oggetto di accesissimi dibattiti fra gli studiosi e gli esperti del settore. Nessuno ha trascurato l’aspetto economico ed il Ricardi, noto saggista, ha associato la scelta delle coppie che vanno a convivere con il costo sempre più elevato degli addii al nubilato e nello specifico degli streap-man che escono dalle torte giganti. Chi va solo a convivere può quindi già contare su un risparmio notevole senza contare che, in caso di sospetto tradimento del partner, non è necessario assumere nessun investigatore privato per acquisire prove da esibire in tribunale. I convenuti hanno apprezzato la tesi del Ricardi il quale, a conclusione del suo intervento, ha esplicitato, per giustificare l’aumento delle convivenze, un infallibile teorema economico. Questo assioma, valido però nel solo caso di crisi convivenziali, è detto Teorema del minimo costo generalizzato, ovvero: “Se non va bene torna da mammà e ritenta, che sarai più fortunato”. La corrente dei matrimoni civili, capitanata dall’esperto Dandi dei conti di Oprandi, era stretta tra due fuochi: gli agguerriti assertori delle convivenze e

gli strenui difensori del rito religioso. Il Dandi, molto noto nel territorio senese dove 4/5 dei matrimoni sono civili, per dissentire sulle tesi dei convivenzialisti ha puntato molto sull’aspetto legalistico del fenomeno, affermando la necessità del cognome certo e della condizione per i figli di vivere in una istituzione come la famiglia irrobustita da un contratto garantito dalle Leggi dello Stato. Il Dandi, favorito anche dal Ricardi, ha poi dimostrato che il matrimonio civile, rispetto a quello religioso, consente di acquistare un televisore LCD di almeno 20 pollici in più rispetto ad una coppia che, a parità di condizioni, decide di sposarsi in Chiesa. Questa asserzione l’ha dimostrata con il Teorema economico del “tempo perso” il cui enunciato è il seguente: “Una coppia impegnata in un corso cattolico prematrimoniale è soggetta ad un perdita di salario nominale pari al numero di ore del corso moltiplicato per due, oltre le spese di carburante e parcheggio”. Applicando il risultato ai listini dei grandi distributori di elettrodomestici si è notato che questo è pari alla differenza fra un LCD 46” ed un Plasma 3D a 60” con due occhiali in omaggio (ogni occhiale è equivalente a 3 pollici di televisore). L’appassionato dibattito ha raggiunto quasi livelli di pathos allorquando è stato diffuso il risultato di un sondaggio somministrato a persone non sposate sulle condizioni senza le quali avrebbero potuto anche differire il matrimonio o, in casi estremi, non sposarsi affatto. Gli intervistati hanno indicato al quinto posto la disponibilità di una cucina con top in quarzo ad alto contenuto siliceo. Al quarto posto, grazie al decisivo apporto dei residenti in aree fortemente urbanizzate, è risultata l’esigenza di possedere nella futura famiglia due auto con parcheggio coperto ed uno scooter. Al terzo posto la certezza di poter disporre per i primi vent’anni di matrimonio di un abbonamento full ad una TV satellitare. Al secondo posto la necessità di poter effettuare un viaggio di nozze, della durata limitata anche alle tre sole setti-

Ad un certo punto ha preso la parola una vecchietta del pubblico che assisteva al dibattito chiedendo: «State parlando di soldi, di contratti e di tradizioni religiose; ma il matrimonio nella fede, che significa donarsi indissolubilmente all’altro nell’amore di Dio, che legame ha con tutta la scienza che state mostrando con statistiche e teoremi?». «Il mio Teorema» - sentenziò la vecchietta - «dice: “Fra una convivenza e un rito civile che vanno, ed una vuota tradizione religiosa che viene, per un matrimonio nella Fede non c’è scienza che tiene”»!!!


Il Sicomoro - Marzo 2011 ARTICOLO DI GIANPIERO TAVOLARO CONTINUA DA PAG 1 continuo allontanamento da Dio, diviene, allora, “linearmente” lo spazio di una possibilità di vita radicalmente “nuova” donata da Dio all’uomo. Si capisce, pertanto, come l’incontro con il mondo greco costituì un vero terremoto per le implicazioni che la fede biblica comportava nell’umano sforzo di pensare l’universo e quel suo singolare abitante che è l’uomo: eppure proprio a contatto con quel mondo quella fede sentì il fascino esercitato da una ragione che si proponeva di comprendere tutto, almeno nell’ordine delle realtà finite. Ne è una testimonianza proprio il libro del Qoelet, espressione di una sapienza ben più “mondana” di quella custodita in altri testi biblici; ne è testimonianza lo sviluppo che la teologia cristiana ebbe per secoli (almeno fino al XIX) proprio a partire da quell’apparato di concetti e di termini di provenienza greca di cui pur dovette servirsi nel tentare di rendere ragione della propria speranza (cfr. 1Pt 3,15) in un mondo che parlava e pensava greco! E così il Dio cristiano assunse spesso il carattere (quasi impersonale) dell’ente necessario e perfettissimo da cui tutte le cose provengono secondo un ordine che rende questo mondo il “migliore dei mondi possibili”! Con ciò si vuol dire che la difficoltà che la teologia cristiana ha mostrato per secoli nell’accettare ipotesi evoluzionistiche in relazione non solo all’universo nel suo complesso, ma anche in relazione alle singole specie viventi (tra cui, in particolare, la specie umana) è in realtà una resistenza che di per sé è di matrice più greca che cristiana ed è uno dei tanti prezzi che il cristianesimo ha dovuto pagare al mondo classico in cambio dei mezzi che quest’ultimo era in grado di offrire ad una fede che chiedeva di auto-comprendersi non contro ma “attraverso la” e “al di là della” ragione stessa. In realtà, non si può fare appello alla

creazione come il baluardo del cristianesimo contro l’evoluzionismo: la fede in un Dio creatore di per sé afferma solo che all’origine del mondo (e dell’uomo) non vi è una necessità e nemmeno un caso, ma una volontà libera ed amante che ha pensato il tutto come un riflesso della propria bontà: “vide che era cosa buona” (ripete con insistenza l’autore del racconto sacerdotale della creazione). Nulla, però, in questa dottrina ci autorizza a pensare ad un “come” tutto questo sia avvenuto. Benedetto XVI, che ha più volte toccato la questione dell’evoluzione, nell’omelia della messa inaugurale del suo pontificato, il 24 aprile 2005, ha affermato che “non siamo il prodotto casuale e senza senso dell‟evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario”. E il 6 aprile 2006, parlando ai giovani riuniti in piazza San Pietro in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, è tornato sul tema precisando che “la scienza suppone la struttura affidabile, intelligente della materia, il „disegno‟ della creazione”. Il “fatto” dell’evoluzione, quindi, non è in linea di principio, inconciliabile con la fede nel Dio biblico: paradossalmente, fatta salva la libertà dell’atto creatore, concepire la vita del cosmo in termini evoluzionistici è ben più “conveniente” alla visione biblica dell’universo e dell’uomo di quanto non lo sia la visione di un mondo in cui tutto è già dato sin dalle origini; questo perché l’evoluzionismo aiuta a non rinchiudere tutto ciò che è in una prigione (quella dell’eterno ed immutabile pensiero di Dio che è all’origine di tutto) dalla quale non è dato uscire, ma proietta tutto ciò che

Pag. 5 è in un futuro che è reale dispiegamento di potenzialità che l’oggi non può esplicare ed esaurire mai del tutto e che è Dio stesso ad aver immesso in tutto quanto ha fatto. “Una fede rettamente compresa nella creazione e un insegnamento rettamente inteso della evoluzione non creano ostacoli. [...] L‟evoluzione suppone la creazione, anzi la creazione si pone nella luce dell'evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo, come una „creatio‟ continua” (Giovanni Paolo II nel suo discorso al simposio su “Fede cristiana e teoria dell'evoluzione”, nel 1985). Ci vengono in aiuto le parole sintetiche, ma efficaci del Catechismo della Chiesa Cattolica: “la creazione non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta” (n. 302). Dio ha creato, quindi, un mondo non perfetto, ma “in stato di via verso la sua perfezione ultima. Questo divenire nel disegno di Dio comporta con la comparsa di certi esseri la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura, anche le distruzioni” (n. 310). È innegabile: il mondo così come ci chiede di vederlo la Bibbia è un mondo assai meno “logico” di quello che la nostra ragione, animata da un’inesauribile sete di verità e di assoluto, ci fa sperare di poter conoscere; un mondo in cui non di tutto ci è dato cogliere il senso. Nondimeno è un mondo nel quale proprio il contingente, in quanto non-necessario, ma pure non-casuale, viene a costituire lo spazio nel quale si incontrano due libertà (quella di Dio e quella dell’uomo), per fare alleanza e costruire insieme, sia pure in maniera non simmetrica, quell’unica grande storia, che è la storia della salvezza.


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Dio al centro dell’universo! O l’uomo? di Riccardo Romagnuolo Un approccio razionale alle nostre più comuni domande

N

on sono mai stato un uomo di scienza. Molto più incline ad un’astratta ricerca del bello, nelle lettere ed in ogni altra arte. L’approccio scientifico, il metodo applicato alla realtà mi affascina ma non mi appartiene. Nella mia vita ho sempre cercato l’equilibrio; ho cercato il senso delle cose. Una vita alla ricerca della razionalità. Dio è entrato prepotentemente nella mia storia, nella mia razionalità. L’incontro con Dio, la vita nella fede nel mio Salvatore, ha posto in me una serie di questioni: «Come coesistono il fascino che le scienze hanno su di me e la preponderanza di un approccio razionale alla vita, con la fede?» e «Come convivono queste mie “anime” differenti tra di loro?» Questi sette anni di cammino spirituale non sono stati sufficienti a dare una risposta definitiva a queste domande (e mi chiedo se sarò mai in grado, da vivo, di darne una). La fede è molto pervasiva: è Parola che viene a vivere in me, che scrive una strada, un percorso e lo mette davanti a me (nella mia libertà scelgo di seguirlo o, proditoriamente, di negarmi a quella opzione). La fede è fraternità, spazi di vita messi in comune con i fratelli e le sorelle che il Signore mi ha donato. Dono enorme e contemporaneamente grande esercizio di condivisione, che non è per forza

ARTICOLO DI CLAU- sperienza, penso che CAMPAGNUOLO il Signore si sia in CONTINUA DA PAG 2 qualche modo voluto lasciar intravedere da e architettato sin nel me nella complessità minimo dettaglio. e nella freddezza di Doveva per forza un libro di studio, esserci un Dio che quasi come se avesse avesse realizzato fatto di tanto in tanto ogni cosa, che per capolino tra una paamore o per volontà gina e l’altra. Giusto o per tutte e due le per farmi intuire cose avesse dato vita qualcosa che con la a quella melma di mia ragione non riuatomi per trasformar- scirò mai a spiegare li in creature meravi- per intero e che forgliose. Ben lontano se, quando il mio dall’essere stato un tempo sarà compiuto, incontro forte e diret- potrò comprendere. to come quello vissu- In conclusione una to nei giorni dell’E- piccola nota di riflesDIO

una cosa bella: spesso costa fatica, costa abbassamento, costa sacrificio; l’accettazione dell’altro non è per niente semplice. La fede è Eucarestia, incontro settimanale (quanto meno!) con la carne del mio Dio, carne che si fa cibo per donarmi l’eternità. In tutto questo che c’entrano le scienze? Le domande che mi pongo da quando ho l’età della ragione (Chi sono? Dove vado? Da dove vengo?) non hanno risposte. Guardare il cosmo non aiuta. Guardare oltre i confini dello spazio non aiuta. Guardare oltre i confini dell’uomo poi mi mette addirittura in crisi. L’uomo ha dei limiti. Questo mi insegna la fede (ma anche la dimostrazione empirica, direi). Il superamento di questi limiti sembra essere diventata una questione cruciale nella nostra storia. E se si ammette che l’uomo, con il proprio progresso, con la propria capacità di superare i propri limiti, possa andare oltre, allora come non accettare tutto? Allora l’uomo può davvero tutto? Senza limiti? La fede mi fa dire di no. Il Libro della Genesi lo dice chiaramente: la vita è un rapporto allo stesso tempo verticale ed orizzontale. Il legame con Dio, quello che ci consente di riconoscere il nostro essere creature è la fonte di ogni altra relazione orizzontale (con l’altro, con la natura). Reciso il legame con il Signore della

sione: ci tengo a sottolineare come su una cosa di certo la Scienza (quella delle grandi scoperte e delle innovazioni del progresso), e la Chiesa (quella vera, quella della Parola e non quella delle troppe parole), siano d’accordo: buonismo, bigottismo e banalizzazione sono mali per l’uomo ed entrambe da questi ci invitano a guardarci!

nostra vita, andiamo alla ricerca di un altro Dio (noi stessi, il denaro, il potere, forse anche la scienza): alcuni di questi sono solo surrogati dell’essenza della vita, che discende dalla fonte, ma che noi preferiamo chiudere in un libro da tenere su un comodino. Senza scendere nel campo della morale, io credo che senza questo limite è inutile ogni approccio alla questione tra fede e scienza. Se la scienza nega Dio, non ci può essere confronto. Altrettanto accade se la fede nega il progresso scientifico. Il limite è possibile solo nell’adesione a Cristo. È questa la vera questione. E va posta tra i cristiani. Va posta a coloro che hanno incontrato il Vivente. Andando oltre i nostri preconcetti, frutto di obsoleti piani di lettura della fede. Al di fuori della cristianità dobbiamo confrontarci con un mondo che non crede e che pertanto mette l’uomo al centro dell’universo (piuttosto che Dio). Se l’uomo è il centro, niente gli è precluso. È l’approccio che mi fa paura, non quanto ne consegue. Troppo spesso, noi cristiani, dimentichiamo di essere figli del Signore della Vita e ci facciamo signori delle nostre stesse vite. Allora tutto è possibile, tutto è lecito, che male c’è… questo è l’origine del peccato: farsi Dio della propria vita, della propria storia, cancellando o fingendo di dimenticare il Dio creatore. Il cielo è pieno? O il cielo è vuoto? Il cielo è meraviglioso…

ARTICOLO DI SARA&ANDREA CONTINUA DA PAG 3 e la consapevolezza che questo è solo il preludio della svolta attesa. Intanto, le meditazioni di Fabrizio davano spazio a interrogativi che però non trovavano immediate risposte in noi. Durante la meditazione intitolata “Non regni più il peccato nel vostro corpo – La liberazione dal peccato” arrivano le tanto attese risposte: il Signore ci ha fatto dono dello Spirito, dono che può essere accolto totalmente solo con la liberazione dal peccato. In quel preciso istante eravamo chiamati a consegnare il corpo del nostro peccato al Signore, consegna dura e difficile! Al peccato da cui ci dobbiamo liberare siamo spesso affezionati o

addirittura ne siamo innamorati. È proprio partendo da questo amore per il peccato che il primo passo si fa difficile: riconoscerlo e volersene liberare, nonostante l’amore. Le difficoltà sono meno amare quando si arriva alla consapevolezza che lo svuotarsi di quel peccato altro non è che accogliere Gesù Cristo nella vita, riempirsi di Lui, così da non vivere più per noi stessi ma per Lui, Signore della nostra vita! Questa è la meditazione che ha dato inizio alla nostra scelta: prendere il corpo del nostro peccato e gettarlo tra le braccia di Gesù Cristo, così come Lui ha messo il Suo corpo tra le nostre mani! Oggi perciò decidiamo con forza di mettere i nostri corpi tra le sue mani, per vivere davvero la vita nella Signoria di Cristo.


Il Sicomoro - Marzo 2011

Quando la Scienza conduce alla Fede

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di Luca Ferrini

O galassie dei cieli immensi, laudate il mio Signore...

Q

uando, nel novembre del 1989, mi iscrissi all’università di Napoli per conseguire la laurea in Fisica, avevo già alle spalle diversi anni di vita parrocchiale e di lì a poco avrei anche partecipato alla III Esperienza Giovani. Sin dai primi mesi di corso, ebbi modo di osservare che la facoltà di Fisica era frequentata per lo più da studenti e insegnanti atei o agnostici, politicamente schierati a sinistra. Da credente mi sentivo un po’ distante da certi discorsi “filosofici” che udivo dentro e fuori le aule ed ebbi non poche difficoltà ad integrarmi con le amicizie universitarie, che non riuscii mai a frequentare assiduamente. Tuttavia, procedendo negli studi, mi resi conto che più cresceva la mia conoscenza matematica e delle leggi della natura e più mi diventava chiaro il motivo per cui, nell’ambito della scienza, ci si possa convincere che non ci sia alcuna necessità di un Dio Creatore. La Fisica, grazie al lavoro di studio e sperimentazione di tanti grandi uomini e donne, ci ha donato alcune teorie che, per eleganza matematica e corrispondenza alla realtà, non sono solo belle ed affascinanti, ma permettono di descrivere e prevedere molti importanti fenomeni osservati e, soprattutto, fanno presupporre che un giorno si potranno avere tutte le risposte alle domande fondamentali dell’Uomo, grazie al solo apporto della sua intelligenza e del progresso scientifico. Lo dico avendo sperimentato sulla mia pelle questa stessa sensazione quando incontrai per la prima volta la teoria della Meccanica Quantistica, per cui arrivai a chiedermi: «Perché credere in un Dio, se la Fisica e la Matematica mi forniscono tutti gli strumenti per entrare nei segreti più profondi

Paola, che dirige egregiamente questo mensile - sono venuto a conoscenza del Fisico Prof. ENRICO MEDI della realtà?». Non mi soffermerò a descrivere tutte le (http://www.enricomedi.it/) illustre sciencomplesse riflessioni che da allora mi hanno accompagnato nel mio percorso di studi che mi ha portato ad acquisire la laurea in Fisica con indirizzo Astrofisico e a lavorare per alcuni anni come ricercatore presso l’Osservatorio Astronomico. Certo, oggi so che quell’ ”impasto” di fede e di attività di osservazione del cielo e di studio dell’universo e delle sue origini, mi ha permesso di immergermi nella bellezza del Creato e comprendere che quella domanda era priva di senso. Scienza e Fede per me sono e restano su due piani distinti, ma l’una non può realmente prescindere dall’altra. Come espresso dal Concilio Vaticano II nella costituzione Gaudium et Spes (n. 36): “La ricerca metodica di ogni disciplina, se ziato italiano, morto nel 1974, per il quale procede in maniera veramente scientifica è in corso la causa di beatificazione, grae secondo le norme morali, non sarà mai zie alla sua vita di fede e di dono. Amin reale contrasto con la fede, perché le metto che non conoscevo il suo nome, realtà profane e le realtà della fede han- ma quando sono andato a leggere la sua no origine nel medesimo Dio. Anzi, chi si biografia ho scoperto che era compagno sforza con umiltà e con perseveranza di di studi del più noto Enrico Fermi, insiescandagliare i segreti della realtà, anche me al quale si laureò in Fisica nel 1932. senza che lo avverta, viene come con- Eppure non sono i suoi studi di geofisica dotto dalla mano di Dio, il quale, mante- (fu direttore dell’Istituto Nazionale di nendo in esistenza tutte le cose, fa che Geofisica e Vulcanologia) o fisica dell’atmosfera, né tantomeno la sua dedizione siano quelle che sono”. all’attività politica (fu consigliere comunaAi molteplici scienziati che si professano le a Roma) che spiccano nella sua bioatei, agnostici, anticristiani o anticattolici, grafia, quanto piuttosto il suo appassiosoprattutto oggi che hanno grande risonato impegno per comunicare, da sciennanza mass-mediatica, si contrappone ziato, la necessità della fede. una più silenziosa realtà costituita da eminenti uomini e donne di scienza, che Egli rivolse la sua opera soprattutto ai nell’ambito della loro quotidiana attività di giovani, visti nella luce di un modello ricerca esprimono fortemente la loro fede superiore: Gesù il Cristo. Chi era il Prof. e riconducono a Dio tutte le bellezze Enrico Medi lo spiega bene Mons. Odo Fusi-Pecci nell’Omelia per l’introduzione delle proprie scoperte e conoscenze. Tra questi - grazie alla nostra sorella della causa di beatificazione e canonizzazione: “Egli è stato un esempio vivente conti fandonie! Mai visto il vostro sole. Noi ci e propugnatore chiarissimo dell’armonia muoviamo benissimo e ci procuriamo il cibo senza che regna tra la scienza e la fede, un’ardi esso; il vostro sole è un‟ipotesi inutile e dunque monia che diventa in lui testimonianza di non esiste». carità e di servizio, intelligente, compeÈ esattamente quello che fa lo scienziato ateo tente, generoso, trasparente alla comuniquando dice: “Dio non esiste”. Egli giudica un tà ecclesiale e civile”. Ed è proprio quello mondo che non conosce, applica le sue leggi a un che si percepisce ascoltando i suoi discorsi o leggendo i suoi testi, quale ad oggetto che è fuori della sua portata. Per vedere Dio occorre aprire un occhio diverso, esempio “Il Mondo come lo vedo occorre avventurarsi fuori della notte. In questo io” (che sembra parafrasare il celebre senso, è ancora valida l‟antica affermazione del “Come io vedo il mondo” di A. Einstein).

Ci sono uccelli notturni, come il gufo e la civetta, il cui occhio è fatto per vederci di notte al buio, non di giorno. La luce del sole li accecherebbe. Questi uccelli sanno tutto e si muovono a loro agio nel mondo notturno, ma non sanno nulla del mondo diurno. Adottiamo per un momento il genere delle favole, dove gli animali parlano tra di loro. Supponiamo che un‟aquila faccia amicizia con una famiglia di civette e parli loro del sole: di come esso illumina tutto, di come, senza di lui, tutto piomberebbe nel buio e nel gelo, come il loro stesso mondo notturno non esisterebbe senza il sole. salmista: «Lo stolto dice: Dio non esiste». Cosa risponderebbe la civetta se non: «Tu rac(Padre Raniero Cantalamessa)

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Il Sicomoro - Marzo 2011 ARTICOLO DI LUCA FERRINI CONTINUA DA PAG 7 A me non resta che ringraziare il Signore per l’opera e l’esempio di questi illustri colleghi e lasciar concludere lo stesso

Prof. Medi con le sue parole, tratte da un intervento al Congresso catechistico in-

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ternazionale di Roma nel 1971: “Quando ne abbiamo 10 elevato alla 85sima podico a un giovane: guarda, là c'è una tenza... Vogliamo allora accogliere il canstella nuova, una galassia, una stella di to delle galassie? Se fossi Francesco neutroni, a 100 milioni di anni luce di d'Assisi, direi: «O galassie dei cieli imlontananza. Eppure i protoni, gli elettroni, mensi, laudate il mio Signore, perché è i neutroni, i mesoni che sono là sono onnipotente e buono. O atomi, o protoni, identici a quelli che stanno in que- o elettroni, o canti degli uccelli, o spirare sto microfono... L'identità esclude delle foglie e dell'aria, nelle mani dell'uola probabilità. Ciò che è identico mo, come preghiera, cantate l'inno che non è probabile... Quindi c'è una ritorna a Dio!»" causa, fuori dello spazio, fuori del tempo, padrona dell'esse- ...et semina rerum appellare suemus re, che all'essere ha dato et haec eadem usurpare corpora prima, di essere così. E questo è quod ex illis sunt omnia primis. Dio...L'essere, parlo scien(tratto dal De rerum natura - Lucrezio ) tificamente, che ha dato la causa alle cose di essere ...e li denominiamo semi delle cose, identiche a un miliardo di e inoltre li designamo corpi primi, anni luce di distanza, esiste. E di particelle identiche nell'universo perché tutto da essi primamente ha esistenza.

Ti dispiace evolvere un po’ più lentamente?

ARTICOLO DI GIOVANNI D’ERRICO CONTINUA DA PAG 2 il degrado di cui stiamo parlando non riguarda solo la forma del paesaggio e dell'ambiente, e nemmeno solo gli inquinamenti, i veleni, le sofferenze che ne nascono e ci affliggono; il degrado è invece una forma di declino complessivo delle regole del vivere comune, reso possibile da indifferenza, leggi contraddittorie - aggirate con disinvoltura -, malcostume diffuso e monetizzazione di ogni valore. Ma come ci poniamo come cristiani di fronte a tutto questo? Nel Catechismo della Chiesa Cattolica la custodia del creato riveste particolare rilevanza, perché «la creazione è l‟inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio». Oggi tuttavia l’uomo non vede più nella Terra un dono finalizzato alla vita. Come possiamo partecipare dunque noi cristiani al risanamento del rapporto con il creato? Come ritornare ad una relazione di responsabilità e cura del creato? Come si può tornare a celebrare quello che il poverello di

Assisi chiamava matre Terra? Come cristiani siamo obbligati a comprendere che la dimensione ecologica è componente essenziale della vocazione umana, la questione ecologica non deve essere affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila: essa deve tradursi, soprattutto, in una forte motivazione per un'autentica solidarietà a dimensione mondiale. Dobbiamo, dunque, riscoprire il tema della nostra creaturalità e porre in essere una conversione, un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita. É necessario riscoprire la natura nella sua dimensione di creatura, stabilendo con essa un rapporto comunicativo, cogliendo il suo significato evocativo e simbolico. La responsabilità di custodi del creato non è solo un’esigenza dell’oggi ma, come afferma Paolo VI nella sua enciclica Populorum progressio, la nostra responsabilità pesa soprattutto sul futuro: «Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi ab-

biamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi ad ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, ch'è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere ». Quindi non si può far finta di nulla relegando il cambiamento ad una mera questione tecnico-politica; bisogna adottare nuovi stili di vita, riportando la problematica ambientale sul piano della quotidianità. Risulta necessario perciò riscoprire ciò che è veramente dotato di valore, risvegliando in noi la gratitudine, il senso della bellezza, la gioia di una rinnovata relazionalità. Il cambiamento deve venire dal basso, dai nuovi stili di vita: solo così sarà possibile cambiare anche le istituzioni. È oramai tempo di smetterla di lamentarsi solamente! Come afferma San Paolo nella lettera ai Romani “è ormai tempo che vi svegliate dal sonno” (Rm 13, 11).


Sicomoro di Marzo 2011