Page 1

A tutti i frammenti, agli atomi di Maria sparsi nel mondo che hanno nome donna, rivolgiamo noi oggi la salutazione angelica: Ave, o Donna! Che tu sia piena di grazia, che teco sia l ’assistenza dello Spirito Santo, che sia benedetto e benefico agli umani il frutto del tuo seno! Che tu possa pacificare la terra, conciliare i fratelli nemici, cancellare Caino, far risorgere Abele, ricondurre tutta la terra al Padre celeste nell ’amore del Figlio, nella Grazia dello Spirito Santo. (di Padre David Maria Turoldo)

Se

c’è un tempo nel quale noi cristiani siamo chiamati a imparare e ad esercitare la dimensione della maternità questo è il tempo della Chiesa, il nostro tempo. Ancora una volta questa Chiesa, tanto ferita e imperfetta che ogni giorno ci mostra il suo peccato e la sua opacità, è fatta da Dio luogo SANTO nel cui grembo ciascuno di noi deve imparare a vivere da figlio, ma pure da madre. È questa una delle esperienze più intense che ho dovuto apprendere in questi lunghi anni di cammino, anni nei quali all’entusiasmo iniziale della prima ora quando i sogni di fraternità erano invincibili e fermamente ancorati a quella promessa di eternità consegnata al mio cuore dal Signore -, sono poi subentrati la delusione e il tradimento di chi aveva sognato con me e ciò nondimeno aveva scelto vie di lontananza: fratelli ancora e sempre amati con i quali avevamo fatto dei progetti, avevamo sognato concretamente una Chiesa ALTRA, una Chiesa che ci sembrava una realtà possibile, a un passo da noi, infinitamente vicina per-

ché frutto di vite compromesse e condivise nel nome del Signore Gesù…, fratelli che un giorno hanno scelto di andare in un Paese lontano e che mai il mio cuore cesserà di attendere sull’uscio della nostra Storia… Quello fu il tempo in cui il Signore mi pose davanti a un bivio: continuare a essere figlia oppure crescere e da figlia diventare madre… Non è facile diventare madre. Assumere la maternità ti impone di abbandonare ogni infantilismo della fede… ti impone di vivere il deserto e di RIMANERE lì dove sono i tuoi figli e la tua Storia…ti impone - come ogni cuore di madre sa fare - di mettere i tuoi bisogni dietro quelli dei fratelli…ti impone di lasciare liberi coloro che ami anche quando sai che lontano da Dio e dai fratelli le tenebre li avvolgeranno e le tue viscere vivranno la perenne lacerazione del nonsenso… ti impone di tenere acceso il fuoco della fede e della comunione con-

Periodico del Gruppo Esperienza Anno 15 - Giugno 2011

Viscere di madre di Sabrina Summonte Gargiulo tro ogni realtà che ti vuole convincere del contrario…ti impone di accogliere sempre chiunque bussi alla tua porta a qualunque ora del giorno e della notte perché Gesù fa così con noi…ti impone di credere che la Storia straordinaria che Dio ci ha consegnata continuerà anche se chi ti ha generato alla fede intraprende vie che il tuo cuore di figlia non avrebbe desiderato… Una madre sa tenere viva la speranza per i suoi figli sulla scorta di una promessa sussurrata che viene spesso sbattuta dal vento del dubbio, perché sa che la promessa si realizza già nella comunione tra fratelli. Una madre guarda ai suoi figli scorgendone ogni fragilità e amandoli di più per questo. Continua a pag. 3

Parrocchia S. Teresa di Gesù Bambino Via Eduardo Nicolardi - Napoli


Il Sicomoro - Giugno 2011

Pag. 2

Io. Imma «Tu balenasti e fu dissipata la mia cecità» L’invito a scrivere un contributo per il Sicomoro mi ha fatto scaturire il desiderio di leggere la Lettera che Giovanni Paolo II scrisse alle donne il 29 giugno 1995: nel rivolgersi a tutte le donne del mondo, ringrazia “la santissima Trinità per il «mistero della donna»” ed esalta il genio femminile, scrivendo che esso “ha trovato la sua massima espressione in Maria che per obbedienza alla Parola di Dio ha accolto la sua vocazione di sposa e madre mettendosi a servizio di Dio e degli uomini: un servizio di amore”. Parla poi del contributo che le donne, con la loro sensibilità, hanno dato alla storia dell’umanità. Un documento insomma che insegna molte cose sulla dignità della donna! Questa lettera è del 1995….la mente torna indietro…dov’ero io nel 1995? Che donna ero? Ero poco più di una ragazza, laureata da 2 anni, indipendente economicamente, perfettamente inserita nel mondo e lontana, lontanissima da Dio: non poteva esserci Dio nei miei piani, non c’era spazio per Lui! Esisteva solo la mia vita, con il mio lavoro, la mia famiglia, il mio ragazzo, le mie uscite, le mie vacanze. Una vita “normale”, senza grandi slanci. Presto cominciai a sentire che mancava qualcosa: decisi perciò di rendermi ancora più indipendente dalla famiglia, andando a vivere con due amiche. Quel senso di insoddisfazione e malessere non mi abbandonava, anzi aumentava sempre più. In seguito cominciai ad intuire che il Signore mi stava cercando, cercava il mio cuore distante ed insicuro, chiedendomi di fidarmi di Lui. Il Signore bussò alla mia porta e io aprii, perché finalmente compresi che era il suo Amore che mancava nella mia vita. “Tu mi chiamasti e la tua voce squarciò la mia sordità, Tu balenasti e fu dissipata la mia cecità” scrive S. Agostino. Così fu per me: ero sorda e cieca e avevo bisogno di Gesù. Da allora la mia vita ha cominciato a cambiare rotta: ho cominciato a sentire la presenza di Dio che riempie la vita di senso e tutto rende bello e luminoso. Leggendo la lettera alle donne ripenso alle tappe che ho percorso in questi anni in compagnia di Gesù. «Grazie a te, donna-figlia e donnasorella, che porti nel nucleo familiare e

di Imma Romagnuolo Cristarella Orestano poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza». L’incontro con Dio mi spinse, dopo due anni di vita “indipendente”, a tornare a casa ed apprezzare in modo completamente nuovo la mia famiglia, e comprendere l’amore che in essa avevo sempre ricevuto. Mi permise di muovere i primi passi in quella che poi sarebbe diventata la mia Comunità con la partecipazione alla 26^ Esperienza Giovani: lì incontrai Cristo Risorto nei volti e negli abbracci dei fratelli che mi testimoniarono quanto può essere più bella la vita se vissuta nella consapevolezza dell’Amore di Dio e del Suo perdono, se vissuta alla luce della Parola e della preghiera nella Chiesa. Così iniziai il cammino dei gruppi del sabato. Negli anni poi il servizio nel Coro, la direzione del Sicomoro, i cammini di Equipe e l’annuncio evangelico, i ritiri, le Fiere della solidarietà, l’adesione all’Associazione “L’Esperienza”, e la partecipazione alla storia del Monastero di Ruviano! Oggi senza tutto questo non sarei la persona che sono, non avrei alimentato la mia vita spirituale, non avrei incontrato tanti fratelli, non avrei avuto la gioia di assistere a tante conversioni (innanzitutto la mia!). «Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita». Nella Comunità ho incontrato l’amore della mia vita: Marco, il mio sposo oggi da 7 anni. Rispondendo alla chiamata al Sacramento del Matrimonio abbiamo preso coscienza che Dio ci ha pensati e voluti insieme, e di questo siamo consapevoli ogni giorno che passa. Purtroppo il nostro destino unito in maniera irrevocabile ci porta oggi a vivere separati per buona parte della settimana perché Marco lavora in un’altra città. Siamo continuamente in treno e il non vivere insieme il quotidiano ci costa sacrificio e fatica, ma ci sforziamo di affrontare questa difficoltà confidando in Dio e nel suo aiuto, e sperando che le cose

possano presto cambiare. «Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del “mistero”, alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità». Lavoro all’Università da 17 anni e per me è normale che un amministratore di denaro pubblico sia onesto e corretto. Da quando ho incontrato Dio, tuttavia è cambiato il rapporto con i colleghi; ogni giorno cerco di ricordare che i colleghi sono innanzitutto uomini e donne e che la dignità umana viene prima del lavoro. È bello sapere che qualcuno di loro trova nelle mie parole qualcosa di diverso, che sente la mia fede. Lì il mio stupore, perché aldilà di ogni mia attesa comprendo che nel mio piccolo sono capace (per Grazia!) di testimoniare quanto può essere bella e speciale la vita se ci affidiamo al Signore. «Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita». Dulcis in fundo la chiamata di Dio ad essere madre, per me in una maniera “diversa”. Da un anno e mezzo è iniziata la mia “gestazione”, la nostra lunga attesa di un bimbo che da qualche parte del mondo ci attende, attende proprio noi, per essere accolto nella nostra vita, perché il nostro amore si dilati, esca da noi per arrivare a quel figlio che Dio ha pensato per noi, che è già nel Suo cuore e ormai anche nel nostro. Ringrazio Dio per averci messi su questa strada, tortuosa e faticosa, ma che alla fine ci donerà qualcosa di veramente grande!!! E ringrazio il Signore per voi fratelli, che ci state sostenendo con la preghiera, per il vostro amore e per i vostri preziosi consigli.


Il Sicomoro - Giugno 2011

Pag. 3

La donna oggi «Due volte meglio, brava la metà» «Grazie a te, donna-figlia, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza» (dalla Lettera del Papa Giovanni Paolo II alle donne) Sensibilità: è un dono raro; le donne che la possiedono sono portatrici di un bene prezioso che non si acquisisce con lo studio ma che si affina con l’esperienza. Intuizione: è un dono fondamentale nella vita spirituale, in particolare quella femminile, ed è di gran lunga superiore a quella maschile. Attraversa i canali dello spirito per poi arrivare alla comprensione della nostra mente. Generosità: atteggiamento di colui che si comporta con coraggioso altruismo. Si è coraggiosi quando si è pronti, per una causa giusta, a mettersi in discussione, a mettersi in gioco, a rischiare le cose più preziose. Privarsi di qualcosa che serve per donarlo a qualcuno… questa è generosità; tutto il resto è ipocrisia. Costanza: la sua mancanza è un problema che affligge ogni credente e in particolare noi giovani. La costanza è il riflesso della perseveranza, della curiosità, della motivazione e dei vantaggi. Sensibilità, intuizione, generosità e costanza, parole e valori pesanti nella società di oggi. Noi giovani donne, che abbiamo vissuto - nei racconti delle nostre madri e delle nostre nonne - le loro battaglie per i loro diritti, oggi siamo costrette a testimoniare le battaglie a colpi di phon! Di fronte a questa scialba celebrazione di effimera emancipazione, di fronte a un progresso che in realtà è un regresso, assistiamo inermi alla degenerazione del concetto di emancipazione femminile. Nel nostro tempo non c’è alcuna parità fra uomo e donna. Le donne sono discriminate nel lavoro, nella società e talvolta

anche in famiglia. Proliferano i concorsi di bellezza, da anni siamo abituate all’esistenza di programmi in cui sono presenti una o più figure femminili che si offrono alla vista, ma non hanno alcun ruolo né competenze professionali. La mercificazione del corpo femminile è all’ordine del giorno, suggerendo falsi valori alle giovani donne. Queste idee sono altamente diseducative perché promuovono l’idea di una donna come oggetto sessuale. Nella nostra società la donna è ancora stereotipata: c’è la segretaria che siede sulle gambe del capo, c’è la donna bella e poco intelligente, c’è la donna brutta e occhialuta, ma intelligente. Il modello di successo femminile non viene collegato a meriti o a talenti della donna, ma al matrimonio che essa contrae. Per non parlare poi dei modelli femminili offerti dai mass media, che hanno acquisito caratteristiche ancora più negative: veline e vallette, donne giovani e meno giovani che non fanno nulla, ma si limitano a mostrare parti del corpo muovendosi in modo seducente. Così ci si illude che la donna è libera sessualmente, ma “mercificare” non significa liberare. L’uomo e la donna sono uguali a livello intellettivo perché entrambi hanno la stessa essenza, creati ad immagine di Dio, sono complementari nella coppia, ma differenti per natura. Purtroppo, però, la donna deve fare qualunque cosa due volte meglio dell’uomo per essere giudicata brava almeno la metà. Oggigiorno abbiamo ancora troppo bisogno del consenso del padre, del marito, del fidanzato…. del maschile. Spesso anche io cado in questo meccanismo di ricerca del consenso. Essere una don-

di Silvia Marino na di 28 anni, libera e indipendente, in questa società è davvero molto difficile. Nei momenti più critici è più semplice identificarsi in uno stereotipo che essere me stessa. Sento spesso la necessità di essere ammirata; mi sento gratificata dal compiacimento e non mi sento tanto lontana dalla donna che cerca in modo incontrollato il consenso del fidanzato, del compagno o dell’amico. Cado nell’idea che è meglio essere vista per come sono esteticamente che per come sono dentro, e fingo di essere qualcosa che non sono, perché penso che sia la via più semplice davanti a me. Ma questo non mi fa star bene, o meglio, non mi fa star bene con me stessa, perché so che sto fingendo e ho un vuoto dentro; e tale vuoto può essere colmato solo seguendo quello che sono. È questa la via più giusta, la più difficile, dimostrare chi sei veramente, affidarsi a Lui, e testimoniare prima di tutto, in una società dove non ci sono più valori, i TUOI valori, essere figlia di Cristo senza vergognarsene, anzi vantandosene. Oggi è il momento di essere impopolari se serve; non dobbiamo cercare più il consenso maschile; oggi come donnafiglia di Dio devo poter scegliere secondo la mia anima consacrata a Cristo, senza sentirmi psicologicamente violentata se scelgo, con audacia, strade ancora non percorse. Figlia, sorella, studentessa, amica… sono prima di tutto una donna soldatessa di Cristo, in Cristo e per Cristo.

Continua da pag. 1 che in questi lunghi anni hanno condiviso unica e meravigliosa di Chiesa vissuta e “Viscere di madre” di Sabrina Summonte Gargiulo con me pesi, gioie e dolori. sognata, che ha per me già il sapore di

Una madre è tale veramente se sa essere madre del “sì” ma pure madre del “no”, perché ciò che conta non è il consenso, bensì accompagnare coloro che ti sono affidati perché diventino uomini e donne di Cristo e in Cristo, capaci di mostrare al mondo il volto vero dell’umanità. Ancora oggi ci sono tanti momenti in cui vorrei tornare a essere solo figlia, e so che se un “ministero” della maternità ho potuto esercitare ciò è stato possibile unicamente grazie ed insieme ai fratelli

I fratelli della Segreteria sono stati per me sempre voce di Dio, braccia di misericordia, soffio dello Spirito…sono stati madri e padri incessantemente orientati al bene dei fratelli e della Comunità tutta… sono stati uomini e donne della makrothymia …. sono stati dono grande che - vi assicuro - nulla hanno ritenuto per sé, né tempo né spazi né vita, e oggi che questa Segreteria uscente rimette il proprio mandato, rientrando in silenzio nella Comunità dei fratelli, non posso che rendere grazie a Dio per questa esperienza

Atti. Grazie anche a voi tutti, fratelli amati, che ci avete permesso nella nostra miseria di portare a termine il ministero dell’unità e della comunione. Buona Pentecoste!


Il Sicomoro - Giugno 2011

Pag. 4

Nel segno del femminile Ciò che conta è ciò che si è Un’antica preghiera rabbinica dice: «Benedetto sei tu Signore nostro Dio, re dell’universo, che non mi hai fatto nascere pagano, schiavo o donna». Parole che si commentano da sole, e che raccontano di una cultura in cui la donna è subordinata all’uomo. Relegata al ruolo di madre, chiusa nel suo velo che ne nasconde l’identità, alla donna è negato l’accesso alla vita sociale e allo studio della Torah. Questi ed altri pregiudizi legati al concetto di impurità, inducono gli ebrei ad assegnare alle donne spazi riservati nel tempio di Gerusalemme accanto al cortile dei gentili, trattandole così allo stesso modo dei pagani. Secondo la teologa americana Elisabeth Schussler, che ha approfondito più di ogni altro critico i rapporti fra Gesù e le donne, il primo femminista ante litteram è stato proprio lui, Gesù! Affrancandosi dalla coscienza collettiva del tempo, Gesù ha avuto il coraggio di dare dignità individuale e personale anche alle donne. Tuttavia Gesù scandalizza e viola ogni tabù del tempo non tanto per questo suo atteggiamento, ma per il fatto che egli si è lasciato interpellare profondamente dal femminile integrandolo perfettamente nel suo essere maschile, e - cosa ancor più sconveniente - ha accettato che delle donne potessero aggregarsi al gruppo dei dodici Apostoli. Anche se i Vangeli non ci attestano una chiamata particolare delle donne come per gli apostoli, si intuisce che ad un certo punto dell’attività missionaria Gesù si sia sentito fortemente interpellato dalle donne e abbia permesso loro di seguirlo. Tuttavia una donna in un gruppo di uomini era inconcepibile, poiché la donna doveva restare circoscritta nell’ambito del clan familiare sotto l’autorità di un uomo: del padre prima, del marito poi ed eventualmente dei figli. Il diritto ebraico prevedeva il ripudio concesso al marito che sorprendeva la donna in giro per strada da sola, o parlando con un’altra persona. Tuttavia nel gruppo di Gesù c’erano alcune donne, come racconta il Vangelo: “C’erano con lui i Dodici e alcune donne” (Lc 8,1-3). Ma di quali donne si tratta? Sono donne che sono state guarite da spiriti maligni e da malattie, come Maria Maddalena

disposti a diventare per amore Suo

“dalla quale erano usciti sette demoni”; oppure “Giovanna moglie di Cuza l’amministratore di Erode”. Ma vi immaginate lo scandalo in tutta la Galilea? Una donna dell’alta società che per seguire Gesù deve aver abbandonato il marito. E poi c’era “Susanna e molte altre che servivano Gesù e i Dodici con i loro beni”. Nei Vangeli, le donne servono Gesù e sono inviate ad annunciare la sua Resurrezione: «Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore!”» (Gv 20,18). Questo è l’evangelo più sconvolgente per quei tempi: le donne, su cui pesa la maledizione originaria di Eva, sono quelle che stanno più vicino a Dio, e con il loro «genio femminile» hanno contribuito alla maturazione umana e spirituale di Gesù. Dentro la vicenda umana di Gesù perciò, accanto ai discepoli, sono state protagoniste anche le donne. Queste compaiono nei testi in misura oggettivamente minore rispetto ad altri personaggi, ma la quantità è criterio molto relativo. Maria di Nazareth e Maria di Magdala, Marta e Maria sorelle di Lazzaro, la Cananea e la vedova di Nain, l’adultera e la peccatrice, la sconosciuta di Betania e la Samaritana sono persone concrete; e come tali spiccano, incidendo con la loro presenza dentro le situazioni. Ebbene, sembra non esserci tappa significativa nel percorso di Gesù che non registri l’incontro con una donna! Il Gesù che i Vangeli ci hanno trasmesso ha riconosciuto alle donne rilievo e dignità; con le donne si è confrontato; da esse ha ricevuto provocazioni e stimoli; a queste ha replicato in modi molto particolari, e nelle più svariate situazioni: con durezza, amicizia, tenerezza, rimprovero, passione, commozione, slancio, fermezza. I passaggi segnati da incontri con le donne sono tanti, e tutti esemplari. Vorrei qui ripercorrere brevemente l’incontro con tre donne: la Samaritana (Gv 4,46-54), l’Adultera (Gv 8,1-11) e la Cananea (Mt 15,21-28). L’incontro con la Samaritana produce un duplice effetto trasformativo: la donna alla fine del dialogo comprende chi è l’uomo con cui ha avuto l’avventura di parlare; Gesù dal canto suo sembra che aspettasse

di Sr Mariapina Annunziata p.f.v.m. proprio una donna per rivelare se stesso: piuttosto che compiere segni prodigiosi ha preferito rivelare la propria natura profonda, la promessa di cui era portatore, ad una donna! L’Adultera e la corresponsabilità dell’uomo: nell’incontro con l’adultera Gesù considera l’adulterio della donna al pari di quello dell’uomo; Gesù infatti con le sue parole fa capire che la donna con tutto il suo peccato è vittima anche del peccato di un altro. La Cananea: anche una donna può impartire lezioni di vita! Questa donna riesce a far mutare opinione a Gesù stesso, e certamente la sua fede non Gli passa inosservata. Da quanto detto si comprende che queste donne, vive e reali, e tutte quelle che hanno avuto l’avventura e la Grazia di incontrare il Maestro, hanno lasciato qualcosa di loro stesse nel cuore e negli atteggiamenti di Gesù, ed esse stesse - ma questo è più scontato - sono uscite cambiate dall’esperienza con Il Signore. In definitiva la lezione di vita e di fede che sembra emergere dal rapporto tra Gesù e le donne è questa: l'uomo-Dio che trasforma i cuori a sua volta si fa disponibile alle sollecitazioni dell’altro, e in particolare del femminile. La relazione che Gesù ha stabilito con il femminile non può essere glissata o ignorata del tutto da chi nella vita si propone la sequela di Cristo; e proprio dalla Parola ci vengono offerte risorse inesauribili e stimoli utili alla vera intelligenza per ritrovare elementi fecondi per il presente e per il futuro. Dalla Bibbia tuttavia si possono ricavare anche molte affermazioni negative sul “gentil sesso”: «Dalla donna ha avuto inizio il peccato» dice Siracide 25,24 e ammonisce il Qoèlet 7,26: «Amara più della morte è la donna»…. ma Cristo Gesù è venuto a ribaltare l’antica economia della Legge mosaica per riportare la concezione “uomo/donna” alle origini della creazione: due alterità che stessero l’uno di fronte all’altro con

Continua a pag. 5


Il Sicomoro - Giugno 2011

Pag. 5

Il Vietnam che ho visto Una madre “abbraccia” sua figlia…. Gli ultimi documenti sono arrivati e domani sera alle 23.30 ora di Hanoi lasceremo questo paese e questa gente che poco a poco abbiamo imparato ad amare, e che per sempre porteremo nel cuore. Il Vietnam che ho visto io in questi giorni ha mille volti, odori, suoni, ha il profumo intenso e sgradevole dei "noodles" con verdure e carne che i vietnamiti mangiano anche a colazione; il volto perso dei militari alla dogana, il caldo afoso e opprimente delle albe tropicali. Il Vietnam che ho incontrato ha il rumore di mille motorini che sfrecciano insieme per le strade carichi di ogni cosa; le rughe delle donne che trasportano frutta e verdura con i loro copricapi tipici; le forbici e gli specchi dei tanti "parrucchieri" ambulanti, poggiati sugli alberi per strada; ha il sapore della birra Ho Hai Hanoi con il riso alla cantonese mangiato per strada sugli sgabelli; ha il profumo dei fiori e degli incensi lungo le strade che conducono ai templi. Il Vietnam che ho visto ha il colore verde intenso delle campagne verso Cao Bang,

Continua da pag. 4 di Sr Mariapina Annunziata pari dignità e pari somiglianza con quel Dio che le aveva create. Il tipo di relazione che Gesù ha stabilito con le donne lascia intendere che un cristianesimo autentico promuove un progetto di uomo adulto, soggetto consapevole e responsabile che passa attraverso l’integrazione del femminile. Forse questo è anche l’ultimo invito che Gesù ci rivolge, quando dalla Croce affida la Madre al Discepolo amato, invitandolo a prendere con sé la Donna. È bello pensare che il Cristiano di oggi sia invitato anche lui portare con sé la Madre di Gesù, cioè il femminile originario del Maestro, come impegno a vivere un’integrazione reciproca del maschile e del femminile. Su questo percorso non facile di collaborazione e di mutua accoglienza dell’alterità uomo/donna, nella sua grande Sapienza, il Signore prima di morire e di risorgere, ha posto il di-

la freschezza di laghi e fiumi che le circondano, i piedi scalzi dei bambini delle tribù di montagna e il sorriso dei bambini dell'orfanotrofio; lo smarrimento di chi sta perdendo ogni certezza, la paura di chi si spinge oltre ogni confine e tende la mano, con fiducia per far spazio ad una nuova storia; il saluto di chi vede sempre gli altri partire, il pianto di chi non se ne vorrebbe andare, la ninna nanna sussurrata nel sonno, l'odore acre dei sedili di un pulmino; le cerimonie ufficiali, i discorsi e gli auguri, i doni portati e quelli ricevuti, il sorriso di un fratello con lo zaino sulle spalle e mille anni di più e mille anni di meno!

di Caterina Gagliardi Marsiglia

Il Vietnam che ho amato ha il colore del lago di Hoan Kiem al tramonto e la mano nella mano con l'uomo che amo, e i nostri bambini che corrono insieme mentre sono a casa in un'altra parte di mondo;

scepolo amato come prototipo di tutti quelli che gli vorranno essere fedeli, sotto il segno del femminile e del maschile che si accolgono reciprocamente. A conclusione di questo articolo mi frulla ancora qualche idea nella mente: quale donna avrei voluto essere tra quelle che Gesù ha incontrato? Quella che Lui nota per la sua malattia (come la donna curva da 18 anni)? Oppure quella che lo attrae per la sua fede come l’Emorroissa e la Cananea? Essere quella che gli offre riparo e amicizia come Marta e Maria? Oppure quella a cui Gesù rivela la sua identità?… Dopo averci pensato sono arrivata alla risoluzione che tra tutte vorrei essere me stessa, con i miei “se” e i miei “ma”, con le mie difficoltà, con i miei sogni, le

ha la forza della gioia ritrovata di aver sentito il perché di una scelta lontana, e averne gustato i frutti molti anni dopo. Il Vietnam che mi ha emozionato ha il sapore dei ricordi in un tempo maturo e l'odore del latte in un'alba stanca; ha le braccia materne di tutte le donne che hanno tenuto mia figlia e i sorrisi di gioia di chi ci ha detto orgoglioso: “é vietnamita!”. Ha la freschezza dei pomeriggi al Vincom Center e il colore dei nostri passeggini; ha la paura del primo giorno e la nostalgia dell'ultimo; ha la fatica di chi ha chiuso le porte agli altri e lo sforzo di chi le ha aperte. Il Vietnam che porto con me ha il sorriso furbo e gli occhi nostalgici; il pianto di chi si smarrisce e la corsa di chi torna a casa, l'orgoglio della sua gente e la fiducia di chi l'accompagna, e nel nome porta il segno della sua storia. Benvenuta Irene Tam...ricordami sempre chi sei tu, e donami ancora di capire chi sono io. (Tratto da una mail inviata il 20 maggio 2011 alle 00.21 a P. Negro)

mie vittorie e le mie sconfitte, i miei silenzi e la mia voglia di non deluderLo mai! In una parola, ciò che conta è se davvero io ho incontrato Gesù. Questo memorare degli incontri di Gesù con le donne mi ha fatto capire ancora una volta con forza che ciò che conta veramente non è quello che si è, ma ciò che si è disposti a diventare per amore Suo una volta che si è incontrato il Signore della Vita… E se la forza viene meno, sono certa che Lui non mi farà mancare il sostegno; e se l’arsura mi attanaglierà ancora la gola, Lui solo troverà il modo di farsi trovare al pozzo… ancora, per parlarmi, per consegnarsi tutto al mio cuore inquieto.


Il Sicomoro - Giugno 2011

Pag. 6

….come Maria Guardare a Maria, moglie e madre Non vi preoccupate … non siete di fronte ad un articolo su qualche romanzo classico o sulle novità del momento in libreria … anche se mi piacerebbe e … mi sarebbe anche più congeniale (ricordate la “Brocchetta del sapere”???) Questa volta tenterò, invece, di usare la mia penna per dipingere un articolo tutto rosa, provando a descrivere qualche aspetto del mio universo femminile. Sono tanti i pensieri che affollano la mia testa; potrei analizzare ogni filo di questa fitta ragnatela, ma vorrei dare voce a quello che oggi mi stupisce e mi meraviglia. Sicuramente mi scopro ad essere una persona diversa, una donna diversa: sto imparando ad essere una “moglie” e preparando il mio cuore ad essere una madre, quel focolare caldo di ogni famiglia. Già … non avevo mai pensato prima a cosa significasse diventare una moglie: o meglio a cosa significasse diventare moglie per me. È tutto così nuovo, diverso! Immaginare di avere una casa mia, di avere una vita vera con la persona che amo non è stato come viverlo veramente. Svegliarmi, girarmi e trovare un sorriso, il suo sorriso, mi dà la forza di affrontare le mie giornate con una spinta diversa. E non sono le solite parole sdolcinate che si possono trovare nelle poesie d’amore … Da quando la mia vita è stata unita a quella di Gabriele davanti al Signore, lo scorso 17 settembre, nulla è stato più come prima … ricordo ancora l’imbarazzo della

nostra prima notte … eppure che sensazione di forte appartenenza l’uno all’altra ... gli otto anni di fidanzamento non sembravano nulla in confronto … ci sentivamo davvero una sola carne … una sola carne nel Signore … E ancora … il nostro primo pranzo nella nostra casa, quelle quattro mura che sono state tanto attese e tanto amate! Quanta gioia! Quanta felicità! Ma anche quante difficoltà! Imparare a pensare per due … non è così scontato; far morire il proprio orgoglio … non è così automatico;

di Imma Bocchetti Cositore

condividere il proprio spazio e il proprio tempo … non è così spontaneo … Soprattutto per me … Io che ho sempre avuto tutto il tempo per tutto quello che volevo; io che ho sempre fatto fatica a cedere o a fare un passo indietro; io che ho sempre voluto avere ragione, proprio io ho capito da subito che tra marito e moglie non poteva funzionare così … In questi mesi ho dovuto imparare a fare spazio a priorità diverse, a cedere del mio tempo per far nascere un nostro tempo, bellissimo tempo, fatto di amore e conoscenza, di risate e di condivisione, di silenzio e di preghiera … il dolcissimo tempo del nostro quotidiano. Ed oggi, altri

pensieri e sentimenti abitano il mio cuore … il desiderio di essere una moglie e una madre presente e accogliente … il desiderio di essere all’altezza di tutte le mogli e le madri che inconsapevolmente mi hanno dato l’esempio in questi anni … sì, il mio pensiero và a tutte le sorelle della nostra comunità che mi hanno mostrato il volto della moglie e della madre che tutte copre, che tutto avvolge, che tutto riscalda … quel volto raggiante che prende luce da Cristo e dalla sua Chiesa … e guai, se un giorno guardandomi dovessi trovarmi così diversa, così lontana da loro … Ma penso anche a colei che mi ha generato nella carne, mia madre, che mi ha insegnato ad essere forte e a non abbattermi mai … quanta forza mi ha trasmesso in tutti questi anni, quanta tenerezza nel vederla lottare per tenere unita la nostra famiglia … non posso che ringraziare il Signore che me l’ha donata come madre e donna dalla quale imparare a vivere e a sognare. Ma Cristo mi ha dato anche un’altra madre, la Madre, alla quale posso guardare per poter imparare ad essere donna dell’attesa e madre di speranza … donna del sorriso e madre del silenzio … donna di frontiera e madre dell’ardore … donna del riposo e madre del sentiero … donna del deserto e madre del respiro … donna della sera e madre del ricordo … donna del presente e madre del ritorno … donna della terra e madre dell’amore.


Il Sicomoro - Giugno 2011

Pag. 7

La nostra Comunità Un dono di Dio! Santa Teresa del Gesù Bambino è da sempre la mia Chiesa. Qui ho ricevuto il Battesimo; qui ho fatto la Prima Comunione; qui ho sposato Massimo e sempre qui abbiamo battezzato i nostri figli. Ma in realtà questa Chiesa è divenuta la nostra Comunità solo nel Gennaio del 2006, quando si è conclusa la 32° Esperienza Giovani, e siamo stati accolti dai fratelli che il Signore aveva scelto per noi. Da quel momento per noi la vita è cambiata del tutto, poiché abbiamo intrapreso un cammino di crescita spirituale che ancora oggi ci mette in discussione e ci chiede sempre nuove compromissioni. La Comunità in questi anni è stata il luogo in cui abbiamo sperimentato l'amore di Dio attraverso i fratelli, attraverso cui ci siamo sentiti accolti, ci siamo sentiti amati, abbiamo messo le radici e lo abbiamo

fatto essendo convinti che quella era ed è la strada giusta per noi. Se il Signore ha scelto per noi questa Comunità e questi fratelli non possiamo che fidarci e affidarci, e cominciare, per non finire mai, quel dono reciproco d'amore che solo chi conosce Gesù può sperimentare. Tanti hanno il dono della Fede ma non tutti hanno il dono di una Comunità dove poter sentire forte la presenza di Dio. Molte volte ho sentito parlare Dio attraverso i fratelli; tante volte ho avuto la Grazia di ascoltare la Parola di Dio spezzata dai fratelli e tante volte ancora ho potuto sentire l'abbraccio del Signore attraverso le braccia di chi mi stava accanto. Quindi: Comunità dell'accoglienza, Comunità dell'amore e anche Comunità della gioia.

Basta pen- di Tania Di Vaio sare ai meravigliosi momenti trascorsi alla Convivenza di Patrica o ai giorni ad Assisi con il Gruppo Famiglia, e ancora alle serate a casa nostra con tanti fratelli con cui condividiamo il quotidiano. La Comunità è per noi luogo e mezzo di crescita attraverso il cammino del Sabato ma soprattutto attraverso i Ritiri; quello che più mi è rimasto nel cuore è stato il ritiro di Subiaco su “I discorsi di Gesù nel Vangelo di Giovanni”: in quei giorni abbiamo sentito ancor più forte la presenza di Dio, abbiamo confermato la nostra adesione a Lui in questa Comunità e con questi nostri fratelli. Dunque la Comunità è un dono, per apprezzarla bisogna viverla, e per viverla al meglio bisogna comprenderne la grandezza.

Chiamata ad essere Quando penso alle donne non posso fare a meno di pensare alla “donna-Madre di Dio”: dovunque io guardi, legga o vada, c’è sempre un riferimento a Lei…a Maria…donna semplice e allo stesso tempo straordinaria. Donna alla quale è stato rivelato, e che sempre testimonia che “Nulla è impossibile a Dio”! Proprio questa frase rimbomba spesso dentro me, come se questa rivelazione fosse stata fatta anche a me: a volte per darmi forza, più spesso per ricordarmi che davvero nulla è impossibile a Dio per chi, come lei, è CHIAMATA AD ESSERE! Come una matriosca, le chiamate della mia vita si inglobano l’una dentro l’altra, tutte univoche: chiamata all’esperienza, all’equipe e quindi alla testimonianza, chiamata alla segreteria, chiamata come moglie, come madre e - come moglie e madre - chiamata a far parte dell’’Associazione Esperienza…tutte vocazioni che mi chiamano ad essere prima di tutto DONNA! Perché io credo che bisogna essere prima di tutto veri Uomini e vere Donne, per poi essere uomini e donne di Dio. Solo così Lui può agire nelle nostre vite. Vorrei parlarvi del mio essere donna come moglie, della mia chiamata ad essere moglie! Con questo intendo dire che riconosco in questa scelta una vera e propria vocazione, un richiamo, un appello, un invito a realizzare un progetto di Dio su di me…su di noi! La vocazione al matrimonio è una specificazione della vocazione cristiana, è il sacramento che realizza tutto ciò nella mia vita. Questo porta a

Nulla è impossibile a Dio! di Cristina Bauduin Castaldi

chiedermi: «Perché proprio Francesco? Perché proprio in questa storia di Santa Teresa di Gesù Bambino? Perché insieme come associati?». Spesso mi rispondo che se non avessi incontrato Francesco nella mia vita non sarei arrivata a Dio o meglio Lui non sarebbe arrivato a me...l’unica via per arrivare alla mia porta era solo attraverso Francesco! Mi piacerebbe potervi dire che quando si sceglie con consapevolezza, la vita in due diventa molto più semplice: niente litigi, niente screzi, nessuna difficoltà…ma questa non è la “vera verità”! Vivere insieme ad un’altra persona, che ha modi di vivere, pensare e agire differenti, non è assolutamente facile! Soprattutto nel mio caso, quando il matrimonio è avvenuto in un’età dove entrambi avevamo già formato i nostri caratteri e le nostre abitudini: allora è una impresa titanica, e per alcuni versi una vera e propria missione...e credetemi con il Manico lo è! Vi confesso che quando litighiamo è difficile mantenere la lucidità, e spesso ci si dimentica di Dio, ahimè: l’obiettivo del litigio diventa allora prevaricare, offendere, provocare! Ma alla fine la vita che abbiamo scelto di fare, ci “impone” di fermarci e chiederci: «Cristo con la sua Sposa - la Chiesa -avrebbe fatto lo stes-

so?» Noi sappiamo bene che pur essendo Santa e peccatrice la Amò fino alla morte! Durante i primi mesi di matrimonio una sorella, sentendomi felice per i momenti che stavamo vivendo, mi disse di farne tesoro prezioso, e di mettere tutti i ricordi belli e felici in un angolo del mio cuore perché potessi accedervi quando sarebbero arrivati i momenti duri. Così ogni volta faccio in questo modo: apro quel forziere e faccio memoria del nostro primo incontro, dei momenti belli che abbiamo vissuto insieme a Dio, di quel giorno felice che ci giurammo amore eterno…Sì ETERNO, perché quando hai la consapevolezza che l’unione è eterna, e quando credi davvero che l’uomo non può separare ciò che Dio ha unito, non si trovano scorciatoie facili, ma si cerca di rendere quell’unione la più felice che puoi. Oggi tante coppie si fermano al primo ostacolo; noi, in quanto uomini di Dio, siamo molto fortunati, perché il nostro consulente matrimoniale è un “Professionista”, come dice Manico! Dio non ci propone soluzioni legali, ma ha un’unica soluzione “amatevi come io vi ho amati”…e come non ci si può arrendere all’Amore? In questo modo la vita a due viene vivificata, rafforzata, sostenuta e soprattutto nutrita da questa Grazia, poiché tra noi cerchiamo di mettere sempre Dio…al quale “nulla è impossibile”!


Il Sicomoro - Giugno 2011

Pag. 8

La nuova Segreteria

Sabato 21 giugno 2011 si è riunita la Segreteria per l’elezione della nuova Segreteria dell’Associazione “L’Esperienza”. Abbiamo sperimentato ancora una volta la Grazia dell’amore fraterno nella comunione ed in un clima davvero di ascolto del Signore, della sua Parola, delle esigenze della nostra storia e della fedeltà alla nostra comune profezia. Abbiamo eletto, secondo le norme dello Statuto e in obbedienza al Signore sia i quattro fratelli che dovevano essere confermati dalla precedente segreteria, sia gli otto nuovi associati che entreranno a farne parte. La nuova segreteria per il triennio 2011-2014 è così composta: - Ivano Agliotti - Luciana Bocchetti - Palma Di Maro - Lella Gallo - Peppe Gargiulo - Sabrina Summonte Gargiulo - Sandro Marsiglia - Caterina Gagliardi Marsiglia - Sergio Negro - Paola Villano Negro - Marinella Sarno Sellitto - Enzo Sellitto. Con essi P. Angelo Lombardo; P. Gianpiero Tavolaro e Paolo Flagiello. In quanto “fondatore” dell’ Esperienza, secondo lo Statuto, io partecipo alle Segreterie ma senza diritto di voto. Ringraziamo con amore grande i fratelli che hanno terminato il loro servizio da Segretari; alcuni di loro hanno lavorato così in comunità anche per otto anni, dati i tempi di passaggio che abbiamo vissuto con l’approvazione dell’Associazione e dello Statuto che è stato frutto del loro faticoso ed anche appassionato lavoro. Il Signore benedica Francesco Castaldi (il Manico), Cristina Bauduin Castaldi, Gabriele Cositore, Imma Bocchetti, Beniamino Di Maro, Marco Mottola e Margherita Flagiello Mottola. Li accompagni la nostra preghiera e il nostro amore per la fatica e la passione che hanno messo in questo ministero. Che il lavoro della nuova Segreteria sia accompagnato dalla nostra preghiera e dal nostro affetto nella comune obbedienza alle vie del Signore. P. Fabrizio Cristarella Orestano

I servi dell’Associazione “L’Esperienza”

Madre Teresa di Calcutta ci aiuta a riflettere sul passaggio del tempo e su ciò che conta veramente. Gli ideali che contraddistinguono una DONNA non sono quelli di pura apparenza giovanile che il mondo vuole imporre... “Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni. Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno. Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza. Dietro ogni successo c`è un`altra delusione. Fino a quando sei viva, sentiti viva. Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo. “Chiediamo a Maria di penetrare nel Mistero della Chiesa attraverso la porta che ci è propria, di camminarvi attraverso dei sentieri che sono nostri. Chiediamo a Maria di non essere nella Chiesa delle specie di suffragette eccitate, e nemmeno le ombre tremanti dei nostri fratelli uomini. Chiediamole di immettere nella famiglia dei figli di Dio ciò che ci è proprio, raffor-

Non vivere di foto ingiallite… insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni. Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c'è in te. Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto. Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare, usa il bastone. Però non trattenerti mai!”

Santo non ha mai saputo che farsene”. Madeleine Delbrêl Che noi siamo vere, conformi a ciò che Dio inventò quando volle creare la donna. (Mistica francese, Madeleine Delbrêl entra nel (...) Carmelo e decide poi di uscirne per una vita in La Nave della Chiesa non ha finito il suo strada, con gli operai, in povertà e nella testimoviaggio. Agli uomini il ponte, lo scafo, gli nianza del Vangelo. Farà della strada la sua terra alberi..., ma per le vele, non c'è modo di di missione!) Questo brano è tratto da "La donna e fare a meno di noi. la Chiesa", testo da lei scritto nella solennità Senza contare che essi hanno sempre dell'Immacolata Concezione dell'anno mariano voglia di motori e che il vento dello Spirito 1953. http://www.donnecristianenelweb.it/ zato, dilatato, "smisurato" dalla grazia.

Il Sicomoro di Giugno 2011  

La Donna e le donne

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you