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Periodico del Gruppo Esperienza Anno 14 - Dicembre 2010 Parrocchia S. Teresa di Gesù Bambino Via E. Nicolardi, 225 - Napoli

Qual è la mia attesa? Salmo 38, 8

PRENDERE POSIZIONE DI FRONTE ALL’EVANGELO Scegliamo Gesù, sempre! Contro la tentazione che ci rende abitanti di confini incerti tra uno slancio che rinsecca e un rimorso che incombe di Paolo Flagiello “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e dovette misurarsi con la sua stoffa, con per amore e liberamente, si fa inchio-

anche noi!” (Lc 23,39). Scelgo queste parole della Santa Scrittura per parlarvi della mia “Ammissione tra i candidati al Sacro Ordine del Diaconato e del Presbiterato” e di questo tempo gravido di attesa per la Chiesa tutta e per il mondo, alla vigilia del Natale. Queste parole, che la liturgia di “Cristo Re dell’Universo” offriva il 21 novembre scorso, quando con i miei compagni di classe ho vissuto, il rito dell’”Ammissione”, sono rivolte a Gesù da uno dei malfattori appesi accanto a Lui: si fa portavoce dell’ennesima tentazione subita da Gesù, costantemente sfidato sulla veridicità della sua identità… «Sei davvero quello che credi d‟essere?» Nel progressivo maturare della sua coscienza di Figlio di Dio-Salvatore, pronunciato il “Sì”, tra fermenti di sequele e delusioni d’abbandoni, giunse al termine della sua vita terrena allo stremo delle forze di fronte a chi ancora una volta gli presentava l’atroce dubbio: «Sei tu il Cristo?». A quella domanda non rispose con parole, ma con la fedeltà al progetto che il Padre gli consegnò, donando la vita nell’oscurità di una notte di morte. Anche Lui

le sua paure, col suo coraggio… e disse “Sì”. Azzardo a paragonare il mio “Sì” al Suo non per vanagloria, ma perché è tale il “Sì” di ogni credente, quello alla vita, quello alla santità battesimale, quello alla vocazione specifica. Si tratta sempre di un’adesione che non ha mai tutto chiaro, che è sempre in affanno, che è sempre innestata in un “Altro”. Così per Abramo, così per Mosè, così per i Profeti, così per Maria, così per Gesù… per fede! Fede, parola che sommamente ci decentra da noi e ci libera dal desiderio di possedere e dominare, ci spossessa dalle nostre proiezioni. Fede e speranza: questo abitava il mio cuore quella sera, accanto a battiti forti, nel sentire pronunciare il mio nome e quello della mia Comunità parrocchiale davanti alla Chiesa di Napoli. Questa accoglieva e confermava la mia vocazione, si sporcava le mani per me. E così il mio ”eccomi”, PRESA DI POSIZIONE per un sogno grande, contro i tentennamenti e le mediocrità che mi tormentano. Una presa di posizione ispirata da quella di Gesù, che,

dare ad una croce, assumendo per sempre la collocazione dell’offerta… che solo l’Amore potette trasfigurare in vita nuova. Se c’è una parola che posso consegnarvi, Fratelli, è dunque questa: «Prendiamo posizione di fronte all‟Evangelo», lo dico a me, ancora, lo dico a voi… per lottare contro la tentazione che ci rende ogni giorno abitanti di confini fumosi e incerti tra uno slancio che rinsecca e un rimorso che incombe. Scegliamo insieme il Cristo, quello che sta per venire ancora, mai stanco dei nostri vuoti: “Maranatha”. Se c’è qualcosa che il Signore ci sta chiedendo, e questa ci fa tremare, è segno che il Suo passaggio ci smuove ancora…approfittiamone! Non cediamo alla tentazione che calunnia noi e ancor di più la Volontà di Dio. Non si tratta di imboccare vaghi sentimentalismi, ma di esprimere coscientemente la nostra scelta per Lui e per le Sue vie. Tocca a me, a te, a te, non ad un altro... È possibile… CONTINUA A PAG. 5


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L’ACCOGLIENZA DELL’AVVENTO Dalla nostra inviata a Milano!

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L‟Avvento, tempo propizio per fare spazio a Cristo ed ai fratelli

arissimi fratelli, qui a Milano ha preparato per me un abbraccio risto-

di Roberta Fattiboni

siamo già in pieno periodo di ratore, un nido accogliente nella sua Avvento da due settimane; Chiesa e le volte in cui mi ha presentato “norma”, e loro lo attribuiscono al nostro infatti il calendario liturgico la possibilità di accogliere un fratello; essere napoletani: i nostri comportamenambrosiano prevede un periodo di Av- tutte esperienze che mi hanno arricchita ti vengono visti cioè come qualcosa di vento lungo 2 settimane in più rispetto al e guarita. Ma al di là di queste stupefa- diverso che si distingue dal costume calendario romano. La prima volta che centi esperienze spirituali è a Milano che comune milanese. Come avrete capito l’ho scoperto mi sono detta: ”Possibile Dio mi ha presentato le occasioni più l’accoglienza non è proprio il loro forte, o che i milanesi debbano essere sempre favorevoli di accoglienza in senso prati- meglio non è intesa nello stesso modo così avanti anche nei tempi liturgici?”, co: se è vero che tutte le strade portano nostro. Ci ho pensato un pò su e, anche ma poi ci ho riflettuto ed ho pensato che a Roma, è anche vero che altrettante ne alla luce di questo versetto che ha guidaaumentare il tempo dell’attesa per gli portano a Milano! Casa nostra è sempre to la mia preghiera domenica scorsa, abitanti di questa città - in cui il fare le aperta ad accogliere fratelli e sorelle che sono arrivata alla conclusione che Gesù cose di fretta e con efficienza e con poco - in un modo o nell’altro - si trovano a non ci richiede mai di fare cose di cui spreco di tempo è il massimo della rea- dover dimorare in questa città per un non abbiamo avuto esperienza in precelizzazione - è sicuramente un segno giorno o più (chi per lavoro, chi per un denza: “Accoglietevi … come Cristo forte. L’attesa è l’antitesi del movimento, concorso, chi per studio, chi perché ha accolse voi“. del fare e della velocità, è costringersi a sbagliato treno…) o che vogliono sempli- Non è quindi la “napoletanità” a fare la fermare il vortice delle attività e prender- cemente venire a salutarci. Tutte visite differenza, ma l’esperienza vissuta nella nostra Comunità di Napoli, che è maesi il tempo di aspettare, ascoltare, acco- molto gradite che in qualche modo agstra nel fare accoglienza (credetemi, lo gliere ed amare, è il tempo forte della giungono senso al nostro stare qui! È vero che nella nostra promessa di matri- è!); è l’aver sperimentato nella nostra preghiera. vita con forza l’abbraccio d’Amore di Dio, La Liturgia della Parola di queste due monio abbiamo detto che volevamo una la Sua accoglienza nel Suo perdono; è settimane presenta ai fedeli letture con casa aperta all’accoglienza dei fratelli…. l’aver ricevuto accoglienza, comprensiovalore escatologico: sulla fine dei tempi, i ma Gesù Cristo ti prende proprio in paro- ne, riconciliazione attraverso gli abbracci segni ad essa legati e la venuta di No- la! dei miei fratelli e delle mie stro Signore: non vi nascondo “Gli articoli dei fratelli "esteri" mi hanno profondamente commossa e mi sorelle. È la Grazia di Dio che le accolgo con un pò di confermano ancora di più che siamo depositari di una inestimabile ric- nella nostra vita a fare la inquietudine perché sono pasdifferenza! chezza che non va data per scontata, e che dobbiamo, e non solo dosi che non troviamo nel rito Spero e prego che tutto romano, non sempre sono di vremo, render conto dell'"uso" che ne facciamo. Tanti sono gli spunti di questo vissuto trapeli dalle immediata comprensione e riflessione... per cui voglio ringraziare te e i tuoi collaboratori del meravi- nostre azioni “per la gloria non sempre trovo risposte alle glioso servizio che mi e ci state offrendo!” Loredana Campagnuolo di Dio”, perché si può mie domande nelle omelie. Ma essere testimoni di Cristo proprio per questo suscitano una serie di Ora dovete sapere che ogni martedì a in tanti modi ma anche nelle cose più riflessioni sulla grandezza della Sua Pa- casa nostra si riunisce la Cellula (è chia- concrete della quotidianità, come l’agmata così perché fa parte del Sistema rola, sul bellissimo collegamento fra l’atgiungere un posto a tavola o preparare Internazionale delle Cellule parrocchiali un letto in più. Questo allenamento tesa della Sua venuta alla fine dei tempi di Evangelizzazione, ma di questo ve ne all’accoglienza prepara il nostro cuore ad e l’attesa, in ogni Avvento, della nascita parlerò una prossima volta!) per un inaprirsi ad un ben più grande Ospite, il cui del piccolo Gesù nella Betlemme dei contro di preghiera e di formazione, un mistero del divenire carne indifesa di nostri cuori. po' come il nostro Gruppo del Sabato Domenica scorsa mi ero preparata (ma molto “un pò”!). Ogni volta che pre- bambino nel grembo di Maria contempleall’ascolto di letture di questo tipo, quan- sentiamo loro un nostro amico o una remo nei prossimi giorni. Ed allora il mio do la mia attenzione è stata catturata da nostra amica ospite ci guardano con avvento sarà davvero un tempo di Graun versetto della Lettera di San Paolo ai facce stralunate come se fossimo dei zia se avrò imparato innanzitutto ad accogliere e far dimorare nel mio cuore la Romani: ”Accoglietevi perciò gli uni gli marziani, anche perché questa cosa Sua Parola, ad accogliere il mio sposo, i altri come Cristo accolse voi, per la capita abbastanza spesso e loro trovano miei figli, i miei amici e ad aprire il cuore gloria di Dio”. Questo versetto mi ha strabiliante che a casa nostra ci sia tutto - non solo la casa - ai nostri ospiti inaportato in tutt’altre riflessioni: ho gustato quest’andirivieni. Non mancano quindi spettati, anche perché potremmo trovarci la bellezza di questa Parola richiamando commenti di meraviglia, di entusiasmo un giorno ad ospitare Tre Angeli … alla memoria tutte le volte che mi sono ma anche di perplessità; a volte ci fanno sentita accolta, tutte le volte che Cristo notare che tutto questo non è nella


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TEMPO DI AVVENTO...TEMPO DI SPERANZA Grazie Signore….

di Daniela Lubrano Speranza?...proprio non si può. Dio mi

Cari fratelli, l’idea di condividere con voi passato, che ritorna oggi nel mio presen- attende perché io viva una vita vera, una il mio oggi in questo tempo di Avvento te. Un tempo di Avvento addolcito e reso vita che tende verso Lui, verso l’altro, riempie il mio cuore di calore e spazza gioioso dalla venuta, nelle mia nuova con la gioia cristiana nel cuore. Grazie un pò via quella nostalgia che da circa 2 terra, di due cari fratelli, Marco e Diego, Signore perché in questa nuova storia anni abita il mio quotidiano. Sì, una no- che contribuiscono a rendere la mia gior- ho imparato ad amare ancora di più la stalgia che riesco a gestire, a contenere, nata più serena e meno dura. Due fratelli tua Chiesa, la mia Chiesa, quel Volto di solo grazie a Dio nella mia vita. Grazie a che mi donano un pezzo della mia ama- Cristo che tanto mi manca, ma che alLui, che si rende mio compagno di viag- ta Comunità, quel Volto di Cristo

che trettanto mi rende parte di essa. Grazie

gio, mia forza, mio consolatore in questo per anni ho vissuto, sostenuto ed amato. Signore perché oggi mi doni una piccola periodo di lontananza dalle mie radici. Grazie a loro la mia Attesa è vissuta in parte di essa. Grazie Signore perché mi Con Lui ho iniziato questa storia e conti- modo comunitario, e per questo ringrazio hai voluto qui, e perché solo attraverso il nuo a viverla con Lui, in il mio Signore, che mi dona sempre quel- dolore della separazione ho compreso particolar modo in questo lo di cui ho bisogno e non quello che il quanto era prezioso ciò che sempre ho tempo di Attesa. Un tempo mio cuore desidera. È sicuramente un avuto. Grazie Signore perché vieni anricco di Grazia, perché no- tempo di Speranza questo, forza neces- che quando non ci sono. Grazie Signore nostante le mie dovute alla saria per ritrovare in Lui il vero e bello perché ti Sei fatto uomo per me. Con lontananza, Egli mi rende della mia storia. Come si può essere dei affetto, uniti sempre! comunque

vicina

al

mio cristiani privi di

Un articolo….meglio tardi che mai!!!

Il Quinquennale della Comunità di Roma

Cari

fratelli, mi è stato affidato il duro compito di descrivere tutto ciò che abbiamo fatto noi “romani” per ricordarci dei nostri 5 anni insieme. Spero in queste poche righe di farvi capire di i temi trattati e la felicità che abbiamo vissuto in questi giorni. Il primo momento di riflessione, guidato da Don Orazio, è stato su Memoria ed Identità, un racconto dei principali eventi della nostra storia “romana”, per ricordarci cos’è l’Esperienza per noi e da dove siamo partiti. Poi ci sono state le meditazioni di P. Gianpiero e di P. Fabrizio, rispettivamente su Parola, Eucarestia e Preghiera, e sulla Koinonia: sono temi a noi molto cari perché rappresentano le nostre 4 ali... Ci siamo resi conto che tanta strada abbiamo fatto insieme ma non siamo neppure a metà della metà del nostro percorso! La strada è ancora molto lunga. Ultimo a prendere la parola è stato Don Mauro che ha chiuso il quinquennale lasciandoci con il tema della Missione. E’ stato molto chiaro su quanto sia importante mostrare il volto di Dio a chi ancora non lo ha conosciuto. Tra le relazioni ci sono state poi delle testimonianze di alcuni nostri fratelli. Sono tornato a casa

di Luca Fiorenzo

con molti spunti di riflessione: il pensiero che più mi ha colpito è stato quello relativo al rapporto con i fratelli. L’estate scorsa ho partecipato al Cammino di Santiago, e nel corso del pellegrinaggio sono stato colpito da questo Cristo che vedete nella foto accanto: questo Crocifisso si trova a Furelos e ha la particolarità di avere un braccio rivolto verso i fedeli come a prendere la loro mano per avvicinarli al Signore. Durante il quinquennale le parole che hanno fatto maggior eco dentro di me sono state proprio queste: “Bisogna vivere con una mano a Dio e una fratelli”. Subito mi è tornata alla mente l’immagine del Cristo vista solo pochi giorni prima. Come mettere in pratica questa massima così importate? P. Gianpiero è stato molto chiaro su questo punto: “Fuori dal triangolo Parola/Eucaristia/Preghiera non ci si può professare cristiani”: la Parola deve essere la spada a doppio taglio che trafigge i nostri cuori, la preghiera ci mette a nudo davanti a Dio ed infine l’eucarestia è il luogo in cui Dio si dona a noi. Infine P. Fabrizio, nel mettere in relazione l’eucarestia con la koinonia, ci ha chiarito come quest’ultima rappresenti un modo di vivere nuovo,

basato sulla gratuità, sull’attenzione e sull’amore nei confronti del prossimo; ricordandoci che questo obbiettivo è molto complicato da raggiungere, ma anche possibile solo grazie all’aiuto del Signore. Credo che personalmente per la mia misera esperienza l’unico modo per riuscire a vivere in koinonia è condividere con i fratelli vecchi e nuovi. Per questo ritengo veramente fondamentale continuare a portare l’Esperienza, un opera di grande evangelizzazione, pietra su cui fondare la continua crescita delle nostre Comunità.


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IL LATO B DEL NATALE

Pag. 4 di Gino Pagliara

ad gio al concessionario: Chiambretti prometteva per Natale una Panda speciale, ma io l’avrei vista sempre uguale. FinalQuest’anno il mio tempo di Avvento è esempio, ne sono un tangibile e incon- mente sarebbe arrivata l’ora del cinema cominciato con la giornata di spiritualità trovertibile segno. Ho provato a immagi- e quindi l’ora della più difficile fra le deciad Alvignanello ed è proseguito con narmi come avrei vissuto il Natale di sioni: andare in Sudafrica a ballare waka quella parrocchiale. Nel primo caso le quest’anno essendo la persona che ero -waka o a Saint Moritz per sciare? Dopo meditazioni presentavano il vertiginoso qualche anno fa. Magari la domenica la faticosa scelta, la calca, qualche risatitema dell’ecumenismo a partire dal bra- prima di Natale qualche conoscente mi na e costose patatine, sarebbe arrivata no dei Magi (Mt 2, 1-12), mentre quelle avrebbe telefonato ed esortato a passa- finalmente l’ora della nanna. All’indomaparrocchiali partivano da un impegnativo re qualche minuto in Chiesa per una ni, di buon ora, ci avrebbe aspettato Ikea testo di Isaia (Is 40,1-11). Nei giorni riflessione sul tema ed io, sicuramente, con tutti i suoi elfi, le sue renne, forse successivi, riflettendo su alcuni passaggi avrei snobbato l’invito dicendogli che anche Odino. Nulla che ricordasse il delle meditazioni, mi sono ricordato del avrei dovuto fare altro. Da solo, poi, Natale tranne la scritta Buon Natale. contrasto dei miei pensieri attuali con avrei deriso la proposta considerando la Anche il presepe lì ormai l’hanno tolto da quelli che vivevo negli anni passati, domenica bestiale che mi preparavo a anni. Sarebbe stata una buona scusa quando in giro, aspettando il Natale, si vivere meravigliandomi di come il mio per passare anche a San Gregorio Arcanticchiava una vecchia canzoncina di conoscente, fra le tante cose che ci sa- meno. Pant.. Pant… di corsa, a vedere i rebbero state da pastori. Finalmente, quelli del Natale. E Il tempo di Avvento è un tempo che ci porta a vivere il nostro “stare nel tempo” . È fare, andasse a quindi un’altra calca per vedere Gianna importante che ci chiediamo come stiamo vivendo in questo tempo di Attesa. perdere tempo Nannini incinta, Fabio Fazio e Roberto Attendere significa “incamminarsi verso”, “desiderare”; dunque è qualcosa che va proprio in Chiesa… Saviano, Giancarlo Tulliani e Julian Asben al di là del semplice aspettare! Troppo spesso - infatti - il nostro attendere è Quindi mi sarei sange, Maradona e Berlusconi con Rusarei by. E Benino non c’è? E chi è Benino? tradotto con una staticità che annoia: aspettare senza far nulla, oppure aspettare preparato, affannandoci a fare di tutto, e dimenticando che siamo in attesa non di qualcosa ma corso al supermer- Nel frattempo, nell’euforia collettiva, tutti di Qualcuno. I nostri peccati non si riducono solo al male che facciamo o al bene che cato pensando alla a fare gli auguri a chiunque. Non si capicanzoncina della sce bene perché e per cosa, però va non facciamo nella nostra vita: un male grande è proprio il nostro vivere male! Bauli, quando ci bene lo stesso. Finito l’arrembante vai e ricorda che “a Na- vieni con i regali, non si poteva non manRenato Carosone: “Mo‟ vene Natale/nun tale puoi fare quello che non hai fatto dare un anonimo ma doveroso messagtengo denare/me leggo „o giurnale/e me mai”: ed io perciò avrei comprato un gino collettivo di Auguri. Di buone Feste. vaco a cuccà”. Ricordo tutti i desideri panettone. Poi sarei passato a pensare E, soprattutto, di un sereno Natale. Il che avevo per il Natale e fra questi c’era- al ritornello che fa “E‟ Natale, è Natale, si Natale, nell’immaginario collettivo delle no innumerevoli voglie di spensieratez- può dare di più”: e a questo punto avrei persone per bene, deve essere augurato za, di possesso, di materialità, insomma, comprato anche il pandoro. Finito con il sereno. Chissà, quando si aggiunge solo di avere. Non c’era la voglia di Gesù supermercato, sarei passato al centro l’aggettivo sereno, cosa si pensa di aunella mia vita, non c’era voglia di essere, commerciale a cambiare il contratto del gurare…Dopo il messaggino, mentre di essere altro. Sì, al limite c’era voglia di telefono solo perché Totti, in TV, mi ave- riepilogavo gli acquisti, mi sarei ricordato essere, ma di essere colui che possede- va avvisato cha a Natale “conviene, c‟è di passare in profumeria. Avrei scelto di va, colui che aveva, e la canzoncina pure internet incluso”. Nello stesso Cen- passare da quelle che avevo visto su un fischiettata non era altro che la conferma tro un cartello mi avrebbe ricordato che cartellone pubblicitario, che mi invitavasubliminale di un modello di vita promos- Fiorello, insieme alla talpa, è felice per- no a scoprire il lato B del Natale. Cosa so a tutti i livelli e per tutti i ceti sociali. ché a Natale dal cielo fioccano calciato- c’entra con il Natale questo cartello pubCerto, poi, a Messa si doveva andare: ri…ed io sarei stato lì, fermo a sogna- blicitario? Domanda che non mi sarei “jamm è Natale, almeno pe‟ fa vedè…” re…”che bello”….Mio figlio, più concreto, mai posto qualche anno fa e che oggi Insomma, per me e quelli come me, Ge- mi avrebbe strattonato…ed io infastidito invece faccio. Per Grazia di Dio questo sù non veniva preso in considerazione, gli avrei detto ”fammi vedere adesso chi tempo di Avvento non lo vivo così come non era nemmeno una opzione prima fiocca, non mi scocciare”…ma lui avreb- l’ho descritto, il dono che il Signore mi ha analizzata e poi scartata. Ora mi rendo be incalzato: “Papi!”. Al Papi senz’altro fatto facendo ingresso nella mia vita vale conto che si utilizzava la Sua nascita avrei ceduto: “Cosa vuoi?”. Lui: ”Mi com- troppi regali di Natale, ed il mio vecchio solo per creare altre situazioni al contor- pri l‟ovetto Kinder con la sorpresa di Na- io lo sa bene. Oggi nella mia no, mille necessità che innescavano una tale?”. Ed io, consumatore tradizionale: vita c’è il primato di Gesù e dinamica di spasmodica attesa. E nell’at- “Ah, Vincenzo, non lo sai che l‟ovetto per me è questo l’unico lato tesa scattava la compulsiva liturgia con la sorpresa si compra a Pasqua?”. E del Natale e non esistono dell’analisi dei gusti, dei prezzi, dell’ac- lui triste e confuso, si sarebbe rassegna- altre malintese interpretazioquisto, del rito pagano del consumo, to. Poi a pranzo, avrei notato, in televi- ni. Non voglio giudicare nesseguito dallo svuotamento energetico sione, che Panariello cerca di convincere suno, anzi credo che queste sono dovudell’individuo che arrivava alla fine delle il figlio di Babbo Natale che lui esiste… te più ad una anestetizzazione delle cofestività scarico, spossato, nervoso, ma- (senza capirne il nesso con la compa- scienze che non ad una sincera consagari con tante tensioni accumulate in gnia telefonica che pubblicizza). Alla pevolezza. So solo che, a partire dal famiglia e con amici nelle occasioni d’in- successiva pubblicità avrei scoperto che primato di Gesù, posso anche fare tutte contro spesso forzate, talvolta vuote. E era vero, c’era qualcuno che ti invitava a le cose che avrei fatto qualche anno fa proprio a questo punto si doveva ripartire comprare l’uovo Kinder chiedendoti: ma restituendo a ciascuna di loro il giusubito, con studio, lavoro e stagione dei “Che sorpresa inventerete a Natale?”. E sto peso e, soprattutto, inserendole in un saldi…Oggi riesco a riflettere maggior- va bene, mi sarei compiaciuto che met- diverso ordine di priorità. D’altra parte lo mente rispetto ad allora, e mi rendo con- tono tutto e sempre, ovunque e comun- sanno bene anche le pubblicità, ci sono to che a Natale ormai si fa veramente di que, ed a quel punto sarei risceso e cose che non si possono comprare, per tutto, ma non si fa ciò per cui questa avrei comprato anche l’ovetto a Vincen- tutte il resto c’è MasterCard. Buon lato festa è nata. Le pubblicità in televisione, zo. Una volta fuori avrei fatto un passag- unico del Natale!

La consapevolezza del “lato unico” del Natale


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CONTINUA DA PAG. 1 “Prendere posizione di fronte all’evangelo” di Paolo Flagiello Mentre scrivo si fa notte. Qualche minuto fa, nella cappella a due passi dalla mia stanza, che don Mimmo ha addobbato con moquette rossa e cuscini, di fronte al tabernacolo aperto, sfilavo dalla mia camicia blu-scuro quel piccolo colletto di plastica bianca, segno visibile della mia Ammissione, lo guardavo, toccavo e pensavo alle volte che lo vedevo al collo di Fabrizio, di padre Luigi, dei preti che incontravo, pensavo alle emozioni e al solenne rispetto che provavo, immaginando che quel piccolo segno diceva in un povero uomo la possibilità di essere di Dio, di consegnare a Lui tutto, di veder fiorire grazie a Lui immensi spazi di gioia e libertà, di amore puro. Forse è solo plastica, forse già è sporco di peccato, ma dice ancora e dirà, oltre me, oltre le mie infedeltà, lo spazio che in ciascun uomo, prima che di ciascun prete, può essere incarnazione di Vita e Comunio-

Cari Seminaristi…voi, cari amici, vi siete decisi ad entrare in seminario, e vi siete, quindi, messi in cammino verso il ministero sacerdotale nella Chiesa Cattolica… Avete fatto bene a farlo. Perché gli uomini avranno sempre bisogno di Dio, anche nell’epoca del dominio tecnico del mondo e della globalizzazione: del Dio che si è mostrato in Gesù Cristo e che ci raduna nella Chiesa universale, per imparare con Lui e per mezzo di Lui la vera vita e per tenere presenti e rendere efficaci i criteri della vera umanità. Dove l’uomo non percepisce più Dio, la vita diventa vuota; tutto è insufficiente. (Lettera ai Seminaristi di Papa Benedetto XVI)

ne divine. Quest’Avvento porti per noi verità e coraggio, ma soprattutto sia il prendere “posizione” e “carne” delle nostre parole, dei nostri progetti, delle nostre promesse, nel momento in cui il

DAL CUORE DI UNA MAMMA

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i sono diversi tipi di maternità. Io ho avuto la “Grazia” di provare quella nella carne, con Samuele, e quella nello spirito, con i miei figli/fratelli della 35^ Esperienza. Da 2 anni sono “madre” di un gruppo di fratelli dai 20 ai 50 anni. Sia chiaro, non sono una madre single: condivido questa maternità con Marco, Margherita, Giovanna e, ovviamente, con Vittorio: un affido condiviso, insomma!

di Antonella Pennarola

Ma che è vera maternità. Non è facile essere Catechista in un Gruppo come il mio: i miei “figli” sono grandi, a volte più di me e vengono da storie diverse, da modi di pensare diversi. Molti hanno lottato con barricate costruite negli anni, con un muro di razionalità enorme, ma non invalicabile. Ma io ho avuto davvero la Grazia di assistere allo schiudersi dei cuori, sono stata testimone di cambiamenti radicali, tutti operati dalla Parola. Vedo, oggi, tanti cuori

I miei figli, i miei fratelli sono qui con me!

Signore Gesù in tutto questo verrà a piantare la sua tenda: “Il verbo di Dio divenne carne e pose la sua tenda in mezzo a noi” (Gv 1,14). Il Signore viene, davvero!

nei quali iniziano a spuntare le ali, per volare alto sulla via Cristo. Vedo…e ringrazio il Signore per ciascuno di loro. Ogni madre dà tanto ai propri figli, ma riceve altrettanto: oggi molti di questi figli sono davvero per me fratelli, ed anche amici, con i quali condivido la mia vita. Una delle gioie più belle di una madre è vedere come i propri figli crescono e scelgono la “via giusta”: vedere che alla Redditio anche loro sceglievano la “via di Cristo”, rinnovando il loro “SI” al nostro cammino insieme è stata una gioia grande. Mi ha ripagato di tanti dubbi sul mio essere in grado di portare avanti questi figli, delle tante incertezze e sofferenze. Mi ha fatto sentire davvero madre. Oggi i miei figli/fratelli stanno mettendo le ali: tra un pò andranno via da casa, ma spero non dalla mia vita; spero di poter camminare ancora e sempre con tutti loro. Spero che un giorno, quando l’Altissimo mi chiederà: «Dov‟è tuo fratello?», potrò risponderGli «È qui accanto a me, Signore».


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L’ATTESA DEL VERBO CHE SI È FATTO CARNE Non c‟è attesa quando non c‟è più speranza Ogni anno, per quattro settimane, la Chiesa ci fa rivivere questo tempo, quello dell’Avvento, perché riscopriamo in noi, sempre senza mai dimenticarcene, l’attesa del “Messia” nella nostra vita, di colui che si è rivestito della fragilità della nostra carne affinché noi non avessimo paura di essere quello che siamo; così come fu per i nostri padri che vissero prima della sua venuta, accompagnati dal lento ma progressivo crescere del desiderio di Dio nei loro cuori. Ma perché è così importante questa attesa anche per noi che l’abbiamo già incontrato? Se per un attimo immaginassimo di vivere la nostra vita senza nessuna attesa, interiormente convinti che nulla, né di positivo né di negativo possa più sconvolgere la nostra esistenza, e come se “ormai i giochi

di Marco Ironico

fossero fatti” (e chi ha provato que- mille attese: per Giuseppe suo prosta sensazione, almeno una volta, messo sposo, per la venuta dello sa benissimo l’angoscia che si spe- Spirito, per la nascita di suo figlio, rimenta)….allora capiremmo subito per il giorno in cui Egli sarebbe che attendere vuol dire sperimenta- uscito di casa senza più farvi ritorno re il gusto di vivere, credere che e poi ancora per l’attesa dell’ultimo prima o poi arriverà qualcuno che respiro di Cristo Crocifisso, del tersarà in grado di risollevarti, come zo giorno. Perciò, se crediamo in un figlio che attende per un giorna- Lui, se vogliamo porre le basi per ta intera il ritorno del padre o della una fede più salda dobbiamo assomadre dal lavoro. Nella nostra vita lutamente riscoprire in noi il desidequindi, non c’è atterio di Lui, e ripartire sa quando non c’è sempre da lì, perché Il Signore Gesù è venuto in passato, più Speranza, quan- viene nel presente, e verrà nel futuro.... È lo spirito con cui vido anche senza "carne" come noi ed è "roccia" come Dio. viamo questo perioesserne consapevoBenedetto XVI do non sia mai quelli, dentro di noi ci lo frenetico della sosiamo arresi a quella situazione, a cietà in cui viviamo, o peggio ancoquel dolore; c’è chi dice che la san- ra quello di chi già sa cosa lo attentità di una persona si misura dallo de, ma al contrario, siamo chiamati spessore delle sue attese, e se a sperimentare sempre nuove attedavvero è così, dobbiamo quindi se, quelle di chi non vivrà mai lo concludere che Maria è la più San- stesso Natale due volte. ta di tutte le creature, con le sue

PREPARIAMOCI AD ACCOGLIERE IL SIGNORE GESÙ

AUGURI SCOMODI

Eccoci giunti al tempo forte dell'Avvento: viene il Signore Gesù! Chi di noi dovendo ricevere in casa un amico o un ospite non la riordinerebbe, preparando fin nei minimi dettagli ogni cosa, pranzo compreso? Tutti ci daremmo da fare per rendere gradita la visita dell'amico. Ecco, viene Gesù. Che facciamo? "A te Signore, elevo l'anima mia, Dio mio in te confido; che io non sia confuso" (Salmo 24,1). Fissiamo lo sguardo su Gesù, lo accogliamo nella nostra vita, nella nostra interiorità. Importante è creare silenzio in noi, silenzio di intimità, silenzio di ascolto della Parola, silenzio per il Signore. "Tu vai incontro a quanti praticano la giustizia e si ricordano delle tue vie" (Isaia 63, 16). Pratichiamo, dunque, la giustizia, in noi e attorno a noi. Camminiamo sulle vie del Signore, con rettitudine, con amore. Il cambiamento inizia in noi, dentro di noi. Da noi, non dagli altri! Rientrare in noi, custodire la Parola, fare silenzio, convertirsi...con animo lieto, vigilanti, con buona volontà, cambiamo il cuore, le abitudini i pensieri e le convinzioni che ci allontanano da Dio. Concedici, Signore la perseveranza, la fedeltà, la costanza. Da Te ogni dono di grazia, di sapienza, di scienza per vigilare, per amare, per ascoltare, per servire. Tu vieni, vieni sempre, e ci prendi per mano, ci conduci, ci porti a Te. Tu ci metti a custodire la casa in attesa del tuo ritorno: che non ci si addormenti in questa attesa perché Tu torni, tu vieni, vieni sempre. Donaci uno sguardo di fede, uno sguardo lungimirante per vedere lontano, per leggere la storia, questa storia che viviamo, con Te presente.

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di Vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corto-circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. CONTINUA A PAG. 7

di Don Tonino Bello


Il Sicomoro - Dic 2010

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ATTESA E AMORE INCARNATO Vivere l‟attesa nella riscoperta della famiglia, dei fratelli e della Chiesa

È

domenica, la prima di Avven- so di essi trascendente. to. È sera ed un altro giorno, Così oggi il Signore ancora una volta un’altra settimana finiscono; un mi ha emozionato sorprendendomi. momento per fare un breve bilancio, Una breve, piccola frase risuonava e per tirare le somme della giornata si amplificava martellante nel mio prima di andare a riposare. Mi si cuore: il Signore viene, il Signore scalda il cuore perché so che questa viene, il Signore viene. Un tempo è stata per me una domenica spe- quindi in cui Dio si preannuncia, si ciale in cui il mio ordinario è divenuto lascia intravedere per dirmi e per straordinario. dirci che questo è solo l’inizio, che Un giorno speciale dicevo, prima di qualcosa di grande è alla porta. tutto perché trascorso quasi per inte- Ma non solo. È un tempo questo in ro con la mia amata famiglia d’origi- cui, a dispetto delle difficoltà e delle ne che oggi non è più piccola picco- incertezze pratiche della vita quotila, ma anzi allargata diana, riesco a pergrazie alla presenza L’attesa del Signore è qualcosa di cepire l’Amore di molto concreto: dei familiari di LoredaDio per me in maquesta attesa è fatta di ritmi diversi niera tenera e comna, prima su tutti sua dai nostri ritmi abituali. madre Maria, e a Mamovente. Un Amore rina la fidanzata di mio fratello. che mi protegge e mi dona calore e Non solo questo, chiaramente, ha luce, ma che è lungi dall’essere reso speciale questo mio giorno ma astratto ed immateriale quanto piutil Signore che ha voluto inondarmi di tosto concreto fino ad essere materi“segni” continui di un tempo di Gra- co. Un Amore cioè che non è un zia. Dio parla a ciascuno in modo “concetto” o “un’emozione” e che diverso e oggi lo ha fatto con me invece si incarna nelle persone che durante la celebrazione eucaristica mi sono accanto, volti, sguardi, stoche io ho percepito come particolar- rie e mani che quell’Amore lo rendomente bella, forte di una bellezza no vero, e - vorrei dire - persino opeche non è solo quella umana, del rito rativo, e non un semplice spettatore e del canto, ma che diviene attraver- silenzioso. Su tutti, per prima, mia "Il tempo liturgico dell’Avvento celebra la venuta di Dio, nei suoi due momenti: dapprima ci invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; quindi, avvicinandosi il Natale, ci chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la nostra salvezza. Ma il Signore viene continuamente nella nostra vita. […] "Vegliate!" (Mc 13, 33.35.37) …..è l’invito rivolto ai discepoli, ma anche ad ognuno di noi, perché ciascuno - nell’ora che solo Dio conosce sarà chiamato a rendere conto della propria esistenza. Questo comporta un giusto distacco dai beni terreni, un sincero pentimento dei propri errori, una carità operosa verso il prossimo e soprattutto un umile e fiducioso affidamento alle mani di Dio, nostro Padre tenero e misericordioso. Icona dell’Avvento è la Vergine Maria, la Madre di Gesù. InvochiamoLa perché aiuti anche noi a diventare un prolungamento di umanità per il Signore che viene". (Papa Benedetto XVI).

di Claudio Campagnuolo moglie Loredana, volto della Chiesa e con lei le nostre famiglie: queste due madri sempre in prima linea nel donare e nel donarsi. Poi la Chiesa stessa a partire dai nostri Monaci; e poi un elenco che si dipana dal mio cuore e che preferisco celare perché intimo e, mi sia consentito, anche tanto lungo a ben pensarci. Quindi la mia giornata finisce col rendere grazie, ancora una volta, a questo Dio che è Amore e che per amore mio e nostro ha preso la mia e la nostra carne attraverso il “sì” e la materia di Maria di Nazareth, e che dal dolore della Croce ha dato senso alla Storia e ad ogni storia. Un amore che si incarna ancora se gli diamo spazio nel nostro cuore e che costantemente e senza mai stancarci ci chiama anche solo per dirci che ci ama. Allora buon Avvento, fratelli, e buon Natale, tempo di incarnazione dell’Amore nella mia e nelle nostre vite.

CONTINUA DA PAGINA 6 - “Auguri scomodi“ di don T. Bello Gli Angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri, che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.


Il Sicomoro - Dic 2010

IL DIO CHE CONSOLA

di Imma Cristarella Orestano

Una riflessione sul Cap. 40 di Isaia Un passo molto noto, letto chissà quante volte, quello del profeta Isaia, cap. 40, 111. In Avvento usiamo intonare un canto che riporta le parole di questo passo della Scrittura, eppure non mi ero mai soffermata sul suo significato. In occasione della Giornata di Spiritualità che si è tenuta in Parrocchia il 28 novembre (per la I domenica di Avvento) con l’aiuto di P. Angelo, questo passo mi è entrato nel cuore, riscaldandolo di quel calore che solo la Parola di Dio sa e può donare. «Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù…» (Is 40, 1-2) Un Dio che consola il nostro, un Dio che per consolare il suo popolo che è nella desolazione, nella tristezza, nella tribolazione, si fa uomo, si fa carne. È questo il mistero che celebriamo a Natale, quello del Verbo eterno di Dio che si fa carne, che assume la nostra umanità, fatta di tante bellezze ma anche di tanto marciume. Ed è proprio lì, in quel marciume, che la Parola di Dio si è incarnata per portare all’uomo la salvezza. “Dio si è fatto uomo perché l‟uomo diventasse Dio” scrive Sant’Agostino. Ma come la attua questa consolazione il nostro Dio? Parlando al cuore del suo popolo, a quel nostro cuore che quasi sempre è sordo e duro come una pietra, a quel nostro cuore che sempre si ribella a Dio, allontanandosi da Lui e dai fratelli.

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Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati…» (Is 40, 3-4) Il nostro Dio viene a cercarci proprio nei deserti della nostra vita, nei momenti bui, difficili, tristi, nei quali ci lasciamo sedurre dalle tentazioni, abbandonandoci al male. Lì il Signore ci viene a cercare offrendoci la sua consolazione e, se noi lo accogliamo, se siamo attenti al suo passaggio e docili alla sua Parola, Lui entra nei nostri inferni con la sua luce, e ci salva. Ma affinché Dio trasformi la nostra vita, perché le nostre tenebre possano essere inondate da quella luce, è necessaria la nostra collaborazione; noi dobbiamo consentirgli di salvarci, non avendo paura di guardare in faccia le nostre miserie e avendo il coraggio di far entrare Dio in esse, desiderando di rialzarci dalle nostre mediocrità e di abbassare i monti del nostro orgoglio. Ogni uomo è come l'erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo. … Secca l'erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura sempre. (Is 40, 6-8) All’origine della consolazione di cui parla il profeta Isaia c’è una voce, la voce di Dio che richiama, la Parola di Dio che ogni uomo è chiamato ad ascoltare. L’uomo è fragile, è

debole, proprio come l’erba, ma la Parola di Dio che è per sempre viene e rinnova tutte le cose. Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annunzia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!...» (Is 40, 9) Chi ha fatto l’esperienza della consolazione di Dio, chi lo ha sentito parlare al cuore, non deve temere di uscire dal torpore e dall’appiattimento, deve salire sul monte e gridare con forza la venuta del Signore, annunciare, con la sua vita (e non solo con le parole…) che la forza di quell’incontro ha trasformato proprio quel cuore duro e sordo. Chi sa che la sua vita è stata salvata dal passaggio di Dio non può non annunciare agli altri che proprio quella nostra vita piena di miserie e contraddizioni è amata da Dio e può essere da Lui trasformata in una vita “altra”, perché Lui è un Dio pieno di amore per noi. «Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri». (Is 40, 11) E’ bellissima questa immagine finale nella quale Isaia presenta Dio come il buon pastore che si prende cura del suo gregge e ci dice tutta la tenerezza di Dio per noi, ricordandoci che abbiamo bisogno delle sue cure amorevoli e che non possiamo vivere lontani da quell’Amore e dalla sua infinita misericordia.

Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse in avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo. Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. (Lc 19, 1-6) Il sicomoro è l’albero su cui sale Zaccheo; è ciò che gli permette di vedere oltre il proprio punto di vista e i propri limiti e di lasciarsi “guardare” e scegliere da Gesù. e-mail: ilsicomoro.ebasta@hotmail.it

Il Sicomoro di Dicembre 2010  

L'Attesa del Signore

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