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Anno 5 - N° 8 - Dicembre 2005 - Periodico d’Informazione e di Cultura – Registrazione del Tribunale di Milano n°591 del 21 Ottobre 2002 Sede: Via Venezian, 1 - 20133 Milano - Tel. 02 23902878 - Fax 02 23903257- e-mail: prometeo@istitutotumori.mi.it - www.onlusprometeo.org

Evento

“Concerto di Natale” Medicina

“Laparoscopia

un intervento mininvasivo”

“Intervista a Mario Scalamogna Cultura

“Il Natale nel Medioevo” Attualità

“Libri da regalare a Natale” Intervista

“Ringo si racconta” “Nicoletta Rizzato e il Teatro Carcano”


Sommario

L’importanza della nostra presenza...pag.4 L’inaugurazione di CasaPrometeo ...pag.6

Intervista a Ringo... pag.8 A colloquio con Donatella e Vera... pag.10

La mia giornata...pag.7

Intervista a Mario Scalamogna ... pag.12

Laparoscopia: Un intervento mininvasivo ... pag.16

E’ impossibile non comunicare ...pag.14

Il Natale nel Medioevo ... pag.18

Testimonianze ... pag.20

La mia Milano ... pag.24 Nicoletta, manager di Teatro e donna di cuore ... pag.26 “L’insostenibile leggerezza” ... del leggere ... pag.30

Ricette ... Pag.34

Lo sapevate che ... pag.32 “Turista per caso” ... pag.33


L’editoriale

L'ULTIMO MINUTO E' quasi l'ora. Nella sala attese del più grande Centro di Oncologia d'Italia sono centinaia le persone che aspettano con malcelata trepidazione il proprio specialista. Nell'ambulatorio il medico, stranamente in anticipo, prima di cominciare riordina sul tavolo i molti moduli in cui è stato incanalato il suo lavoro: pensa che all'ospedale e ai suoi pazienti mancano molte cose ma mai i moduli che registrano ogni sua decisione. Tra un minuto l'infermiera chiamerà il primo caso e il medico attende preoccupato l'impatto con i bisogni dei propri pazienti e delle loro famiglie. Dopo molti anni di lavoro su persone ammalate di cancro, dopo un numero infinito di interventi chirurgici, dopo tante lezioni, inviti, congressi e stanze piene di libri il medico realizza che la relazione con i suoi pazienti e l'attenzione alle loro emozioni ha prodotto nella sua esperienza risultati altrettanto potenti delle sue cure sofisticate.

Il medico sa che i pazienti di ogni ceto preferiscono essere chiamati pazienti, usando il cognome preceduto dal rispettoso “signore/a”. Sa che deve usare un linguaggio comprensibile e anzi si rammarica di non saper usare gli accenti e i dialetti d'Italia, con i quali il suo vecchio primario stabiliva un immediato e duraturo contatto con la gente. Pensa a come sarà difficile cercare di evitare interferenze di conoscenti e famigliari sui piani di cura che ha in mente (... dottore, mamma non deve sapere... scegliamo noi) e ripete a se stesso che non potrà mai avere consenso e fiducia da chi gli si rivolge se non è sincero lui per primo. Ha letto che in media i medici interrompono il paziente dopo 23 secondi e prega tutti i Santi Protettori della Medicina di aiutarlo a mantenersi anche su questo sopra lo standard. Sa che il tempo è sempre troppo poco ma pensa che in fondo è

fortunato nel poterlo utilizzare in un luogo decoroso e non in corridoio. Capisce che in fondo se comunica efficacemente produce “qualità” (e sottrae lavoro agli avvocati). Guardando lo schermo del computer il medico giura come 20 anni fa che la sua missione sarà sempre quella di aiutare chi è malato e che non dipende da lui il fatto che nonostante tutto molti suoi pazienti non guariranno. Poi alza lo sguardo e non pensa più ad altro. Il primo paziente è già sulla soglia ed è il momento di stringergli la mano. Vincenzo Mazzaferro (Editoriale pubblicato sul “Corriere della Sera” 27 novembre 2005)

“ Un momento di riflessione, un bilancio, un guardarsi dentro. L’anno è ormai trascorso. Un anno intenso, pieno di eventi importanti, tra cui anche l’apertura di CasaPrometeo, alla quale tutti auguriamo tanta fortuna. Un sentito augurio e tanta serenità a Voi, alle Vostre famiglie, ai Vostri amici. Che il prossimo anno Voi siate la ragione del nostro impegno”


di Sandra Maggioni (il Presidente)

Il 18 luglio 2005 una “visita” importante, da ricordare. Alla presenza del Presidente Roberto Formigoni e dell’Assesore alla Sanità, l’onorevole Alessandro Cè, è stato presentato il reparto di Chirurgia Apparato Digerente e Trapianto di Fegato dell’Istituto Nazionale dei Tumori. Durante questa occasione è stata consegnata la chiave “Simbolo” per l’inaugurazione di CasaPrometeo.

L’importanza della nostra presenza Per raggiungere l’Istituto dei Tumori di Milano, dove la nostra Associazione ha sede, amo percorrere un tratto di strada che rispecchia il suggestivo paesaggio della Brianza: vedere i monti, meta di scalate giovanili, fare da sfondo alle colline... Vedere il campanile del mio paese, affusolato come una grande matita, ergersi tra il verde di piante secolari...mi distende e mi prepara ad iniziare la giornata in Prometeo. La presenza di una sede della nostra associazione nel reparto di Chirurgia e Trapianto di Fegato al 7° piano dell'Istituto è una cosa importante, anzi è la più rilevante, quella che la distingue da altre associazioni. Questa locazione ha permesso a Prometeo di crescere in fretta, di crescere bene e di arricchire i suoi componenti di valori umani immensi. La fonte di questi valori è senza alcun dubbio la vicinanza con i pazienti. Essere lì con loro ad affrontare e condividere la giornata fatta di ansia, di sofferenza e di speranza impegna molto, ma arricchisce.

Dimenticare il nostro fardello e per un momento farsi carico di quello dell'altro, ascoltare il loro vissuto con umiltà e sincera partecipazione, vedere a volte gli occhi umidi di pianto trasformarsi in un sorriso è un'esperienza che lascia una traccia indelebile nella nostra vita. Da questa vicinanza di rapporti si percepiscono anche i bisogni e le necessità pratiche: tra queste la più importante è quella di procurare un alloggio alle persone che vengono da lontano. Per questo è nato il progetto CasaPrometeo che in pochi anni, con tanti sacrifici, ma con molta determinazione, si è già concluso. Non potremo mai dimenticare la collaborazione, il sostegno di tutti voi. Sono stati elementi

fondamentali che ci hanno permesso di realizzare in breve tempo quello che all'inizio sembrava un sogno. Ora la casa è aperta e con orgoglio ed emozione ci sentiamo dire da chi la occupa: “E’ bellissima, è come se fosse casa nostra.”. Tuttavia, sappiamo che il mantenimento di questa casa implica delle spese vive ed è per questo che viene chiesto ai nostri ospiti un modesto contributo. La presenza di Prometeo in reparto ci permette inoltre di organizzare, ogni 15 giorni, un tè in sala mensa. E' un tè speciale, dove i pazienti con i propri parenti, i medici, le infermiere, si siedono ai tavoli apparecchiati e in un'atmosfera familiare, simpatica e serena, si


Nei giorni 14,15 e 16 dicembre presso l'atrio dell'Istituto sarà allestito il Mercatino di Natale di Prometeo. Tradizionale appuntamento che vede sul banchetto oggetti di ogni genere, segni tutti di grande impegno e generosità. I volontari dell'Associazione hanno così occasione di testare ancora una volta il grande calore e l'interesse di tutti coloro che si fermano e donano il loro contributo tangibile a favore del progetto Sostieni “CasaPrometeo”, oltre che di fare a tutti gli auguri più sinceri di buone festività.

gustano torte genuine, favolose, preparate dalle nostre volontarie. Altra cosa rilevante è il fatto che sono spesso presenti persone che testimoniano la loro esperienza di trapiantati a quelli che sono in attesa di questo evento. Ci riempe di gioia vedere alcuni di questi candidati al trapianto di fegato fare domande piene di ansia e turbamento e ricevere in cambio risposte pacate e serene. Nasce sempre da questi incontri un legame, un'amicizia che durerà a lungo nel tempo. Il luogo di ritrovo, lo spazio, per quanto piccolo, è sempre la sede di Prometeo. A volte dovremmo chiedere scusa per le risate, le voci alte, un comportamento un po' fuori le righe che può recare disturbo ad altri, ma prevale sempre il desiderio di festeggiare la

rinascita e di manifestarla a tutti, specialmente a coloro che percorreranno la stessa strada . Trascorrere una giornata nella sede di Prometeo richiede un serio impegno. La porta sempre aperta permette alle persone di avvicendarsi e di condividere con loro ogni emozione. Questo non impedisce lo svolgersi di altre attività come organizzare eventi, fare progetti, raccogliere fondi, elementi essenziali per la crescita di Prometeo. La sera mi coglie quasi all’improvviso e con gli ultimi saluti si conclude la giornata. Al ritorno, le emozioni vissute si stemperano in quel tratto di strada, dove il paesaggio, d’estate, mi avvolge di tramonti infuocati, d’inverno, di buio a volte rischiarato dalla luce bianca della luna. Carissimi, colgo l’occasione per augurare ad ognuno di Voi un sereno periodo di feste natalizie.

Merca tino Natale di

Merca tino d i bene f l’ingre presso icenza sso de ll’Itsti u to

L’inca sso sa rà

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devol uto al proge tto “S osn ti e i C asaPr omete o”

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Convegno Il 4 novembre 2005 presso l’Università degli Studi di Milano si è tenuto il convegno

“Nuove frontiere nella prevenzione e terapia delle epatiti virali” Grazie al Presidente dell’Associazione COPEV, il Dottor Ernesto Vitiello, la signora Sandra Maggioni Presidente di Prometeo, è stata invitata a presentare l’Associazione. Il convegno è stato presieduto dal prof. Massimo Colombo (Direttore Dipartimento di Gastroenterologia e Endocrinologia, Policlinico di Milano). Fra gli invitati ricordiamo il prof. Luigi Raniero Fassati (Direttore Unità Operativa Centro Trapianto di Fegato e Polmone, Policlinico di Milano)


di Chiara Colombo

L’inaugurazione di

Casa Prometeo Nella splendida cornice della campagna bresciana, è stata organizzata una lotteria per raccogliere i Fondi per CasaPrometeo. Ancora una volta il “cuore” premia l’Associazione Prometeo

Il dott. Enrico Regalia, portavoce di Prometeo e il Sig. Paolo Raccagni, uno degli organizzatori della lotteria

La prima volta che si apre la porta di casa propria, quando finalmente mesi di lavori e di preoccupazioni, di conti per vedere se i risparmi e i prestiti fanno “cifra tonda” con quanto l'acquisto di una casa richiede, quando finalmente tutto questo sembra ormai alle spalle, girare la chiave nella toppa fa battere il cuore così forte che sembra che tutti siano in grado di sentirlo. Credo che questo sia quello che Sandra Maggioni e tutti coloro che hanno vissuto e partecipato ai quattro anni del Progetto ed a 6 mesi di duro lavoro per la ristrutturazione della casa, abbiano provato il 28 maggio 2005 quando finalmente si è aperta “CasaPrometeo”. Sono stati mesi difficili, segnati dalla preoccupazione e dal timore, nascosto nel cuore di chi ha vissuto attimo dopo attimo questa avventura, di aver fatto il passo più lungo della gamba, di aver sognato troppo in grande; invece si è rivelata un'avventura meravigliosa per chi ha avuto l'onere e l'onore di poterla vivere ogni giorno. E' stata una grande festa il 28 maggio 2005. Come

ogni anno la giornata dell'Associazione è un momento particolare nella vita di Prometeo, ma quest'anno è stata veramente speciale. Prima del tradizionale pranzo che conclude piacevolmente la giornata, c'è stato l'evento che tutti noi aspettavamo da tempo: l'inaugurazione di “CasaPrometeo”. Alla presenza di Enrico Bertolino, uno dei tre testimonial che hanno seguito negli anni il Progetto di CasaPrometeo (ricordiamo e ringraziamo il dottor Paolo Crepet e il Dj Ringo), il nostro Presidente ed il dott. Vincenzo Mazzaferro hanno tagliato il nastro al numero civico 18 di Piazzale Gorini. Ci accalcavamo tutti, volontari e soci, per vedere e per esserci, per condividere un momento atteso per così tanto tempo e sospirato con così tanta trepidazione. Questo è il racconto che conclude la prima fase di quello che speriamo essere un lungo viaggio. Le prossime “fermate”, tutte le tappe più importanti saranno oggetto di un’altra, bellissima, storia.


L'Ass ociazi one P romet eo

(prog pressoetto malatt l'Istitu ie epati c e tr to a organ Nazionah izza a le deipianti ed o scopo Tumor ncologi benefi i di M a) ilano co il

Concerto di N atale

Concerto Natale Di

marteTeatro Da dì 20 lVerm dicem e o r e 21 bre 2005 D Orche irettore Ch str ris

La mia giornata ..... Mi chiamo Chiara ed ho 28 anni. Faccio parte da poco tempo dell'equipe della struttura complessa di chirurgia addominale e trapianto fegato e svolgo la mia attività in segreteria di reparto. Questo lavoro pur non essendo esattamente di tipo assistenziale sento che umanamente arricchisce. Quando ho iniziato qualche mese fa questo lavoro ero un po' preoccupata non ritenendomi quasi all'altezza nel riuscire a dare il contributo adeguato sia all'equipe medica ed infermieristica che ai pazienti. Presso la segreteria di reparto c'è un'attività molto varia ed alcuni giorni anche molto frenetica.

Seguo tutte le pratiche amministrative relative sia al ricovero che alla dimissione dei pazienti dell’Unità Operativa. Organizzo, come richiesto dal medico, il follow-up del paziente e spesso alcune procedure terapeutiche che verranno eseguite durante il ricovero. Rispondo alle molte telefonate esterne che arrivano ogni giorno con richieste di informazioni sulle “procedure” da eseguire e richieste di aiuto nella gestione di problematiche burocratiche, organizzative e logistiche. Non è facile raccontare in questo breve articolo tutto quello che svolgo durante la giornata ma posso dire che non c'è un giorno che arrivi in reparto senza sentire la necessità di

Music a SinfonicaItPopohmeerrFigrganklin iM us Koplan heNat icali a d, Yve s, Ellin lizieAm gton, A dams, ericane Bernst ein Bigliet to 15 Eu o. tel. 02 L’in .2390.2 CasaPrro 8.78/27 metecasso sarà .60 - e o”. Per devolu .mail: inform to a “ prom azioni Sostei n eteo@ i istti u:to tumor i.mi.it

Concerto di Natale di Chiara Vinuzzi

porgere il mio contributo con amore o rivolgere un sorriso nei confronti di chi ne ha bisogno ma anche a chi con passione e professionalità cura queste persone. Adesso posso dire che il timore che avevo all'inizio si sta trasformando in qualcosa di molto diverso… Ed è la consapevolezza, umanamente parlando, di poter dare durante lo svolgimento di questo lavoro (nel mio piccolo) “qualcosa” anch'io.

Anche quest'anno l'Associazione Prometeo organizza il “Concerto di Natale” che si terrà al teatro Dal Verme il 20 dicembre 2005 alle ore 21. E' una tradizione che ogni anno ci raccoglie tutti in occasione delle festività natalizie per scambiarci gli auguri e trascorrere tutti insieme una piacevole serata ascoltando buona musica. I proventi raccolti saranno destinati al Progetto: “Sostieni CasaPrometeo”.


di Daniela Guarneri

Intervista a

RINGO Gli appuntamenti a radio 105 con Ringo “Con un energico appuntamento pomeridiano all'insegna del rock, rap, via pop e dell'alta velocità. Slang motociclistico e ritmo serrato...per dare gas sulle hit targate Radio 105 e lanciarti in un sound fuori da ogni schema” Così è la descrizione per definire lo stile di Ringo. Ecco i suoi programmi radiofonici... Dal Lunedì al Giovedì 16.00-18.00 Programma: RINGO 4 PRESIDENT

Domenica e Giovedì 01.00-02.00 Programma: REVOLVER Venerdì e Sabato 17.00 Programma: Formula 1-0-5 e 105 MOTO GP

Ringo, nasce a Milano il 25 febbraio del 1961. Ha iniziato a suonare giovanissimo in un gruppo che faceva le cover dei Beatles, portava i capelli a caschetto, proprio come loro e per questo gli amici lo chiamavano Ringo, soprannome che si porta dietro da allora. Nel 1980 si è trasferito per un anno a Londra per imparare l'inglese; tornato in Italia per assolvere il servizio di leva è ripartito che aveva 19 anni per gli USA, dove è rimasto per cinque anni lavorando come DJ in alcune discoteche di Los Angeles e presso “Pirate Radio”. Tornato a Milano nel 1986, ha fondato insieme a Giorgio Baldaccini e Roberto Galli il Synthesis e l'intramontabile Hollywood dove ancora adesso fa il deejay e si “allena” prima di andare in radio. Nei primi anni '90 è approdato a Radio 101 Network e ha poi aperto la prima e, ancora oggi, unica radio di musica rock: Radio Rock FM. Dal 1993 al 1999 ha lavorato a Radio 105, per passare successivamente a RTL e tornare nel 2003 a Radio 10 per un breve periodo.. Come esperto di musica ha inoltre partecipato alla conduzione di “Night express” su Italia 1. Attualmente, conduce M3 (lunedì alle ore 19.00) e i

seguenti programmi per Radio 105: Ringo 4 President, Revolver, Formula 1-0-5 e 105 MOTO GP. Nell'agosto 2004, Ringo (insieme a due altri testimonial, l’artista Enrico Bertolino e il dottor Paolo Crepet) ha prestato la sua immagine alla campagna solidale per raccogliere fondi per CasaPrometeo. Lo spot pubblicitario ha permesso di raccogliere 40.000 euro in un solo mese contribuendo all'acquisto della casa di piazzale Gorini, ormai aperta e funzionante dallo scorso ottobre. Nonostante i suoi impegni e la sua notorietà, la prima impressione che si ha incontrando Ringo è quella di aver di fronte una persona semplice, alla mano… La sua accoglienza è calda e informale. Ci mettiamo subito a chiacchierare e quasi mi dimentico di accendere il registratore… Per prima cosa lo ringrazio per il suo sostegno, quindi

tento di approfondire quelle che sono le sue esperienze e motivazioni nei confronti dei temi legati al sociale e alla solidarietà. Scopro che sebbene abbia aderito a svariate iniziative (ad es. Derby del Cuore con Gerry Scotti ed Ezio Greggio) che hanno sempre un forte eco nel panorama nazionale, Ringo fa un po’ di tutto per aiutare gli altri, anche quel tipo di iniziative che non gli assicurano una visibilità perchè per lui “Il male è il male, l'aiuto non ha classe nè razza, è per chiunque” e a lui “non costa niente fare una partita a pallone se può aiutare qualcuno che soffre”. Infatti, se c'è da pagare un viaggio o un'operazione a qualcuno che soffre, Ringo è subito pronto ad organizzare una partita di calcio o di basket con la Nazionale Calcio TV, la Dynamo Rock e la NBA (nazionale Basket Artisti) per raccogliere la somma necessaria e non esita a vestire i panni da clown


Ringo Ringo

per regalare un sorriso ai bambini degenti nel reparto di Pediatria dell'Ospedale di Pavia...ripetendo con straordinaria semplicità: “Sono fatto così, è il mio modo di essere, se posso aiutare qualcuno lo faccio….”. L’unica cosa che chiede, quando prende parte a qualche iniziativa benefica, è la trasparenza e la possibilità di vedere concretamente realizzato ciò per cui si è impegnato e per questa ragione preferisce generalmente sostenere un singolo caso o un’iniziativa specifica. Ringo ha un carattere allegro, spigliato…Gli chiedo se c'è differenza tra il Ringo pubblico e quello privato. Mi risponde che il suo lavoro gli dà “un buon margine per essere se stesso”... ed è anche per questo che i giovani lo ascoltano e lo apprezzano perché gli ascoltatori capiscono chi è “un po’ falsetto…” effettivamente lui è molto spontaneo, naturale, ma è anche vero che stando in mezzo ai giovani ha un linguaggio e un modo di vestirsi che gli permette di integrarsi perfettamente con loro tanto che molte aziende

che hanno una clientela giovane si rivolgono a lui per decidere quali capi o quali scarpe produrre e mettere sul mercato. Insomma Ringo è un deejay, uno show-man, un imprenditore e molte altre cose ancora ma ogni giorno trova il tempo di rispondere agli ascoltatori che scrivono all'indirizzo di posta elettronica ringo@105.net e racconta che, benché sia gratificato dai numerosi complimenti di chi gli scrive, resta colpito soprattutto da quelli delle persone che hanno una malattia, che soffrono e che chiedono aiuto a lui perché non sanno neppure a chi rivolgersi… Ringo ha un animo sensibile, generoso ma avendo letto qualche informazioni sul suo sito prima dell'intervista so che è anche un po' matto e spericolato per cui proseguo con le domande e cerco di farmi svelare anche questo aspetto del suo carattere. Gli chiedo di raccontarmi quali sono le sue passioni e lui mi risponde di averne molte ma che il poco tempo libero che ha gli consente di coltivarne, oltre alla musica, solo poche, soprattutto due: moto e sport. Ringo corre in pista

da circa 6-7 anni, fa gare di endurance in coppia con Paolo Tessari e gare di supermotard, guida un KTM e un Ducati 999, che sua figlia di 6 anni pare abbia provato a pulire meticolosamente con lo Svelto e la paglietta per lavare le stoviglie!?! Ci dice di essere reduce da un infortunio: si è rotto una clavicola partecipando al "Rally dei Faraoni" in Egitto a fine settembre ma non ha avuto ancora il tempo di farsi operare… il suo stile, dice, “è non fermarsi mai, tirare dritto”… Per cui nessuna operazione per ora. Un vero duro, posso testimoniare di aver toccato con mano (ogni scusa è buona!!) la clavicola ancora fuori posto… La moto è indubbiamente una sua grande passione, anche i suoi progetti futuri lo testimoniano: sta infatti lavorando alla realizzazione di un programma su Nuvolari (il programma dedicato ai motori trasmesso da Sky), ad un film sulla superbike e ad un reality show sul mondo del motociclismo. Nonostante la sfortunata esperienza come partecipante alla prima edizione dell'Isola dei

Famosi (che ha dovuto lasciare dopo una settimana per motivi di salute), Ringo crede infatti che il reality sia una formula di successo, che piace perchè gratifica la nostra innata curiosità e il nostro gusto per la tragicommedia…“un po’ come la lettura becera di certi giornali o il gossip”…anche se guardare Geo o Discovery Channel insieme a sua figlia mi sembra di aver intuito che abbia tutto un altro sapore per lui! Insomma il lavoro e la passione per le moto lo tengono legato a Milano, la sua città, città che ama più di ogni altra sebbene abbia vissuto anche all'estero e sia legato anche a Roma e Bologna…ma Ringo dice di non riuscire a rinunciare al cemento di Milano…e poi è cosi vicina la pista di Monza….. Ne approfitto allora per chiedergli se possiamo ancora contare su di lui e sul suo sostegno anche per la nuova missione di Prometeo…e lui con il solito slang da giovane ci dice “alla grande! Non c'è problema, ci mancherebbe che mi tiri indietro!” Allora grazie mille e a presto Ringo!


di Eleonora Castro

A colloquio con Donatella eVera:

curatrici del sito Sportello Cancro In un numero precedente avevamo già affrontato e conosciuto il progetto “Sportello Cancro” un sito dedicato all'informazione all'informazione in merito ad una materia molto complessa: i tumori. Citando un articolo realizzato da Paolo Rossi Castelli, responsabile di Sportello Cancro, ricordiamo che: “… per essere veramente efficaci prevenzione, diagnosi precoce e cura debbano essere accompagnate da una informazione diffusa, facilmente raggiungibile, che permetta la circolazione e la divulgazione dei saperi specifici. Un obiettivo su cui il Corriere della Sera ha voluto impegnarsi dando vita a questa sezione interamente dedicata ai tumori, realizzata in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi. Una «mappa della speranza» speranza»,, disponibile e facilmente raggiungibile per tutti i cittadini in cerca di informazioni attendibili, sicure, concrete, aggiornate sulla malattia..” Oggi vogliamo conoscere anche chi cura e aggiorna continuamente questo importante progetto di Informazione.

Vera Martinella, nata a Milano l'8 marzo del '74. Ha frequentato il Liceo Linguistico Manzoni e poi si è laureata in Storia contemporanea, con una tesi in Storia del Giornalismo, all'Università Statale di Milano. Abbandonati i sogni di gloria per una carriera da ricercatrice universitaria, ha cercato ostinatamente fra master e lavori vari di coniugare le sue tre passioni principali: la scrittura, la storia e le lingue straniere. Ed ha finito per occuparsi di scienze. Dopo il passaggio in alcune redazioni è felicemente approdata, con Donatella, alla Fondazione Umberto Veronesi. Era il maggio 2003 e iniziava proprio allora la fase di progettazione Sportello Cancro. Donatella Barus, nata a Pinerolo, in provincia di Torino, il 21 agosto 1972. Vive da tre anni a Milano, dove è arrivata per frequentare un master all'Università Statale, portando in valigia una laurea in Scienze della Comunicazione e un'esperienza lavorativa presso un'agenzia della Comunità Europea. Come tutti gli "immigranti" credeva di restarci pochi mesi, e invece è ancora qui, grazie ad una incontrollabile concatenazione di avvenimenti ed incontri che l'hanno portata a dare una mano per progettare uno spazio dove non si teme di usare la parola "cancro". Di solito

trascorre il suo tempo libero sui treni, tanto che, in anni di pratica, ormai risolve quasi sempre i giochi della Settimana Enigmistica "destinati ai solutori più che abili". Oltre a Sportello Cancro, collabora con altre pubblicazioni, sempre in tema di salute.

Come è nata l'idea di “Sportello Cancro”. Nasce da una necessità concreta, che è sotto gli occhi di tutti, perchè è difficile ottenere informazioni precise sugli ospedali e sulle terapie, anche partendo da una posizione in un certo senso "privilegiata" come quella dei giornalisti scientifici che, per mestiere, possono avere maggiore dimestichezza con il mondo dei medici e degli ospedali. Da qui l'idea di dare vita ad un servizio (uno sportello, appunto) dove chi si ammala di cancro e i suoi familiari possano trovare risposte alle domande più immediate: “Dove mi vado a curare? Quali sono i centri con più esperienza? Quali sono le terapie più avanzate?”. L'incontro fortunato con la Fondazione Umberto Veronesi e il grande interesse del Corriere della Sera per l'iniziativa hanno fatto il resto. ... E adesso siamo qui.

Quale è la Vostra utenza (a chi si rivolge soprattutto) Ai pazienti e a chi sta loro vicino, ma anche a chi vuole informarsi sulla prevenzione,

sui fattori di rischio o sulle novità della ricerca. Una piacevole sorpresa è stata, in questi anni, scoprire che Sportello Cancro è cliccato anche da molti medici, che lo utilizzano soprattutto per i dati presenti nell'archivio degli ospedali, relativi all'attività svolta dai diversi reparti italiani in termini di ricoveri e di interventi chirurgici. Il rapporto con gli utenti è piuttosto stretto: tutti i giorni riceviamo e-mail di persone che cercano notizie, o avanzano critiche, o ancora vogliono un interlocutore con cui sfogare la propria angoscia. Molti, in verità, ci scambiano per un servizio di counselling specialistico e noi spieghiamo che non siamo medici, che certi consigli non si ottengono tramite posta elettronica e tentiamo piuttosto di fornire indirizzi e recapiti utili.

Come riuscite a tradurre un mondo così tecnico e complesso come quello della medicina, in modo che sia comprensibile a tutte le persone Potrà sembrare strano, ma per noi è meno difficile del previsto. Entrambe abbiamo una formazione decisamente umanistica e di medicina, quando siamo approdate a Sportello Cancro quasi tre anni fa, sapevamo poco o nulla. Col tempo, abbiamo preso confidenza con il linguaggio scientifico e


Informazione Ricerca

Attualità

abbiamo imparato a "raccontare" quello che accade nei laboratori di ricerca e nelle sale operatorie nella maniera più accurata possibile, ma al tempo stesso senza perdere di vista le domande che qualunque lettore non particolarmente esperto probabilmente si pone. Un grande vantaggio è dato dalla natura del modello giornalistico di Sportello Cancro: rispetto ad altri organi d'informazione, infatti, ci possiamo permettere di non inseguire da vicino la cronaca, evitando le notizie più "strillate" o forzatamente avveniristiche, concentrandoci invece su quelle che possono essere davvero utili per chi ci legge. Inoltre, non dovendo sottostare ai tempi frenetici dei quotidiani on-line, abbiamo modo di confrontarci e di approfondire ogni argomento con specialisti competenti.

Che opinione avete, visto l'esperienza maturata in questi anni, della comunicazione tra medico e paziente E' un problema. I malati e le famiglie hanno un bisogno enorme di capire e di sentirsi ascoltati. Ma spesso faticano, per timidezza o soggezione, a manifestare questa necessità: se hanno dubbi sulla terapia o sugli effetti collaterali non chiedono, o non insistono abbastanza per avere una

Divulgazione

risposta dal proprio medico. Da qui, probabilmente, nasce il successo dei forum di Sportello Cancro, degli spazi dedicati a diverse patologie tumorali, in cui alcuni fra i maggiori specialisti italiani rispondono alle domande dei lettori. L'intento dei forum è quello di dare chiarimenti generali, ma c'è chi scrive sottoponendo il proprio caso clinico e aspettandosi una specie di consulto personalizzato. Noi spesso ci chiediamo perché tante persone si sentano più a loro agio nel dialogo a distanza, con un medico che, per quanto bravo, non è quello che le ha in cura, che conosce la loro cartella clinica e che le può guardare negli occhi. Sul fronte opposto, incontriamo di frequente i medici durante le loro giornate caotiche, vediamo camici bianchi che, tra sala operatoria, laboratorio e convegni, riescono comunque a non dimenticare che i pazienti si curano anche con il tempo da dedicare ad un colloquio. Non sono pochi, come non sono pochi i messaggi di stima e di riconoscenza che gli utenti decidono di lanciare ai loro dottori dagli spazi di Sportello Cancro. La sensazione è che le cose, pian piano, stiano cambiando, che i pazienti stiano imparando a non accontentarsi di un rapporto di tipo autoritario ("il medico è quello che sa") e che oncologi e chirurghi

stiano imparando che la comunicazione col malato conta e che non può essere improvvisata.

Concludo con una domanda personale su di Voi . Finita la Vostra giornata lavorativa (immaginiamo non leggera visto gli argomenti trattati) cosa Vi fa star bene? Vera Da perfetta milanese... un aperitivo, sempre piuttosto tardo in realtà, con gli amici. Una cena a casa mia con Donatella, che nella sua vita "nomade" ha spesso il frigorifero mezzo-vuoto. Capita, però, di fermarmi a riflettere su un viso sofferente incrociato durante un'intervista in ospedale o su una lettera particolarmente toccante ricevuta in redazione. E allora, pare retorica ma è più reale che mai, ringrazio per quello che ho. Lavoro compreso, perché se è dura affrontare questo argomento tutti i giorni, senza averlo scelto per vocazione medica, è anche vero che ti porti a casa la piacevole sensazione di fare qualcosa di utile per aiutare chi è in difficoltà. Nel tuo piccolo, ma lo fai.

meglio. Se qualcuno si sente meno solo perché apre la pagina di Sportello Cancro, beh, per me è un gran risultato. "Fuori" c'è tutta la mia vita, le persone a cui voglio bene, i libri, il cinema, la neve, i week-end in montagna e le tisane la sera. Ma confermo quello che ha detto Vera: certe facce o certe parole non restano in ufficio, escono con te e ti accompagnano.

Vera

Donatella Sapere esattamente che senso ha quello che faccio. E che domani potrebbe essere fatto

Donatella


di Francesca Riontino

Intervista a Mario Scalamogna Ci eravamo lasciati nello scorso numero di PrometeoInforma affrontando tre temi particolarmente importanti e complessi: Come funziona il NITp? Come vengono assegnati gli organi da trapiantare? Come è organizzato il trapianto in Italia. Per l’argomento particolarmente interessante avevamo deciso di dividere in due l’intervista. Ecco il seguito.

Come funziona il prelievo degli organi? Quello che noi facciamo è innanzi tutto essere disponibili 24 h/dì, sette giorni su sette: durante il giorno il servizio opera in ospedale e dopo le 20.00, fino alle 8.00 del mattino,

subentra un turno di laureati reperibili. Quando arriva la segnalazione si valuta l’idoneità del donatore, sia per quanto attiene ai criteri definiti dalla legge che quelli clinici e che devono essere compatibili con la donazione. Esistono delle linee guida nazionali, che stabiliscono i criteri per definire l'idoneità o meno del donatore. Fatte queste verifiche vengono prese in considerazione le caratteristiche degli organi e quali sono i riceventi che ne possono beneficiare. La prima cosa da verificare è la compatibilità (determinata da diversi fattori) coi riceventi “urgenti���: per esempio per il trapianto di fegato viene considerata la condizione di epatite fulminante, o la non funzione di un organo trapiantato di recente, o lo scompenso acuto nel morbo di Wilson: situazioni molto ben codificate dal punto di vista procedurale. Questi casi hanno una priorità anche a livello nazionale. Verificata la lista delle urgenze, per l’assegnazione degli

organi, si procede “dalla testa ai piedi”, perché gli organi più delicati (che richiedono una tempistica più stretta), sono, in ordine di priorità, i polmoni, il cuore, il fegato, il pancreas, e i reni (non parliamo di intestino perché è un trapianto che viene fatto ancora in un numero limitato di casi ). Se non ci sono urgenze applichiamo dei criteri di tipo organizzativologistico. Nel caso del trapianto di fegato viene effettuata un’ultima valutazione per verificare la possibilità di dividere il fegato per due pazienti (tecnica dello split-liver). Questa tecnica ha rappresentato un importantissimo passo avanti nel trapianto pediatrico di fegato. La tecnica chirurgica dello split liver (letteralmente 'divisione del fegato'), permette infatti di utilizzare un solo fegato, prelevato da cadavere, per trapiantare due persone, un bambino e un adulto. In alcuni centri NITp - in particolare a Bergamo, Milano e Genova - lo split-liver viene oggi ampiamente utilizzato. Ciò permette attualmente di soddisfare tutte le richieste pediatriche di trapianto epatico. Difatti


nell'area del Nord Italia Transplant non esistono più liste di attesa per i bambini. La cooperazione dei chirurghi e la disponibilità dei centri di prelievo ha permesso di arrivare a questo risultato: la condivisione dei principi, il favorire la lista d'attesa, mostra una visione dello stato dell'arte che oserei definire nobile. Infatti lo split liver è un trapianto decisamente più complesso, richiede un maggiore impegno da parte di tutti, e dimostra come i chirurghi riescano ad intervenire considerando oltre al proprio, anche un altro paziente al quale viene destinata l'altra porzione dell'organo … cosa c'è di più 'lungimirante' ?

Qual è attualmente la situazione dei trapianti pediatrici? Nel bambino il trapianto presenta aspetti particolari: uno di questi è la necessità di trovare organi da trapiantare che siano di dimensioni adeguate a quelle dell'organismo cui sono

destinati. Ciò rende più difficile l'intervento (in quanto il numero dei bambini che decedono per morte encefalica, per fortuna, è esiguo). D'altra parte i bambini in attesa di trapianto di rene, di cuore o di fegato hanno più complicanze degli adulti: di conseguenza, il trapianto pediatrico andrebbe compiuto in tempi più brevi.

C'è qualche messaggio che vuole comunicare ai nostri lettori ? Secondo me la trapiantologia ha diversi elementi che sono di visibilità: il più importante per me è di certo l'attenzione verso i pazienti. Anche perché questa attività risulta distribuita fra diversi professionisti, che sono spesso molto lontani, non solo nella competenza, ma anche logisticamente; poiché il prelievo avviene a volte in luoghi molto lontani rispetto a quello del trapianto, è importante che ci siano delle regole, una serie di principi

condivisi. Uno di questi è l'attenzione ai soggetti più deboli della catena, che sono due: la famiglia del donatore, ed il paziente. La prima deve essere trattata con rispetto e con attenzione, perché per essi è un momento tragico; la donazione degli organi è un evento quasi mai previsto, è sempre improvviso e inaspettato, e noi dobbiamo saper capire ed essere vicini alle famiglie dei donatori. L'attenzione ai pazienti, e lo “split” se vuole ne è un esempio, è più evidente perché si nota come oggi il mondo medico si sia fatto maggiormente carico della comunità dei pazienti tutti. Questa è buona medicina: i risultati dei trapianti in Italia sono tra i migliori nel mondo: siamo il Paese che ha mostrato l'incremento più consistente nell'attività dei trapianti, questo è un riconoscimento ai medici e alla qualità degli ospedali italiani. E' un'attività che avviene in tempi estremamente esigui, per cui ha anche un alto valore dal punto di vista dell'organizzazione.

Gli ospedali che eseguono prelievi e trapianti sono strutture che hanno messo a punto un articolato sistema di collaborazione tra tanti professionisti, che operano ad alta velocità, e che, in tempi brevi, devono avere una alta capacità di pianificazione del lavoro. Ecco questo se vuole è il riconoscimento alla Trapiantologia Italiana.

Mario Scalamogna Presidente del NITp, North Italian Transplant program


di Laura Gangeri

"E' impossibile non comunicare": ogni parola, silenzio, sguardo, mancata risposta, atteggiamento comunica qualcosa… molto spesso più di quanto noi stessi immaginiamo.

"Un medico incapace di parlare con i pazienti prova lo stesso senso di solitudine di un sacerdote che non sappia comunicare con Dio".

dei misteri cerebrali e non è possibile catturarli in una rete, per poi analizzarli con tutta calma.” Questo presupposto guidò Watzlawick in direzione di un approccio alla comunicazione umana che egli stesso definì "pragmatico", ovvero pratico, comportamentale e relazionale.

Bernie Siegel

Nel 1967 Paul Watzlawick pubblicò un testo dal titolo “Pragmatica della Comunicazione Umana” destinato a modificare radicalmente ed irreversibilmente il percorso della psicologia contemporanea sul tema della comunicazione umana. Capire la psiche dell'uomo significava, in quelle pagine, analizzare e saper comprendere le relazioni interpersonali che generano i comportamenti. “… il cervello è chiuso nelle ossa del cranio, come la scatola nera nelle lamiere di un aereo. Non è possibile “vedere” quello che è contenuto nel cervello, perché i pensieri sono impulsi elettrici che hanno un'origine chimica. Le idee sono scariche di energia che nascono e si dissolvono nel buio

“Quello che si può sapere di una persona è il suo comportamento: possiamo vederlo, perché è disponibile immediatamente sotto i nostri occhi.” Secondo Watzlawick l'insieme degli stimoli, dei bisogni, delle esperienze che contribuiscono alla costruzione di ciò che si vede, non è subito disponibile e per questo riveste un ruolo secondario considerando quindi l'osservazione dell'uomo mentre comunica l'unico vero modo per comprendere la psiche. “L'uomo non è e non sarà mai una monade, un pianeta isolato dagli altri, anche quando è solo e silenzioso in mezzo al nulla…. E' impossibile non comunicare, perché ogni comportamento è comunicazione, invia un messaggio agli altri, che lo voglia oppure no.”

Nella comunicazione si apre la relazione, questo il secondo ed importante assioma della pragmatica della comunicazione. Una comunicazione non soltanto trasmette l'informazione, cioè il contenuto, ma determina ed impone al tempo stesso un certo tipo di relazione. Quest'ultima, infatti, definisce quale rapporto ci sia tra i comunicanti e quindi stabilisce “come” si comunica. In questo modo la validità e l'efficacia di una comunicazione è decisa soprattutto dalla relazione all'interno della quale avviene la trasmissione del contenuto. Contenuti molto validi spesso rimangono inefficaci perché non c'è chiarezza sulla relazione. "Sembra che quanto più una relazione è spontanea e “sana”, tanto più l'aspetto relazionale della comunicazione recede sullo sfondo. Viceversa, le relazioni “malate” sono caratterizzate da una lotta costante per definire la natura della relazione, mentre l'aspetto di contenuto della comunicazione diventa sempre meno importante." Il significato di una comunicazione è la risposta che riceviamo. Terzo assioma di Watzlawick: il feedback o “informazione di ritorno” ridefinisce il processo di

comunicazione per cui l'emittente A invia un messaggio al ricevente B, e B risponde indipendentemente dal segnale ricevuto. L'idea è che il segnale inviato da A influenzi in maniera determinante la risposta di B ed il nuovo segnale inviato da B, a sua volta, condizioni la risposta di A e così all'infinito.

Questo concetto costringe a comunicare con responsabilità e soprattutto con desiderio costruttivo, provando ad imparare a non re-agire automaticamente agli stimoli e provando a comprendere che la percezione della realtà è sempre un processo soggettivo. Quarto assioma: gli esseri umani comunicano sia con il modulo analogico che con quello numerico. La comunicazione avviene quindi attraverso i due canali, verbale e non-


verbale, che potrebbero trasmettere messaggi opposti (dico che sono sereno e, contemporaneamente, tamburello con le dita sul tavolo, o apro e chiudo velocemente una penna a scatto). E' alla comunicazione analogica, quella che sfrutta quindi i segnali del corpo, i movimenti, le espressioni, il colorito della pelle, le inflessioni della voce e tutti quei segni presenti in ogni contesto interattivo, che ancora oggi, si attribuisce troppo poco peso pur essendo molto importante. Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull'uguaglianza o sulla differenza. Il quinto ed ultimo assioma della pragmatica della comunicazione affronta un tema molto importante circa la relazione umana. Watzlawick distingue due possibili modi di mettersi in relazione con l'altro. Il primo, che l'autore chiama relazione simmetrica, è caratterizzato da un piano di partenza paritario, dove le persone coinvolte si misurano con l'assunto di essere uguali. Il secondo tipo di relazione è segnata dalla complementarietà. In questo modello, chi partecipa alla relazione si

comporta in modo tale da situarsi in una posizione di superiorità oppure di inferiorità nei confronti dell'altro. Una delle relazioni tipicamente complementari è secondo Watzlawick quella terapeutica oltre a quella educativa e quella politica istituzionale. La relazione tra medico e paziente sembra in questi ultimi anni suscitare un particolare interesse anche all'interno del mondo medico e non solo da parte della psicologia. Questa attenzione è data dal fatto che si comincia a considerare questa relazione più secondo il modello simmetrico di Watzlawick. In una visione moderna della medicina e della relazione, ma soprattutto quando il paziente si trova ad affrontare una malattia che diventa cronica/ degenerativa e che per questo necessita di cure ed attenzioni prolungate, la partecipazione attiva del paziente al processo decisionale sembra essere un importante elemento a sostegno dell'integrità etica della pratica medica. All'interno di questa recente concezione della relazione, viene incoraggiata la libertà della scelta personale e di conseguenza la massimizzazione dell'autonomia del medico e del paziente. Numerosi e tra loro correlati sono quindi gli

elementi in grado di influenzare la qualità della relazione: l'informazione che il paziente riceve sulla sua malattia e sulla cura, il suo essere responsabilizzato, la mutualità delle aspettative, il tono “affettivo” della relazione. In questa visione, la relazione non è una “cosa” che aiuta solo per il fatto di esistere e non è una “funzione” che dipende da ciò che il medico fa o pensa o sente, ma è il risultato del coinvolgimento di due persone che interagiscono tra loro all'interno di un processo. In questo importante processo, la comunicazione è un punto qualificante dell'intervento medico ed uno stile comunicativo di tipo “affettivo” orientato all'ascolto permette di entrare in modo più completo nella storia del paziente, di capire cosa la malattia significhi per lui sul piano emotivo e come questa viene poi percepita a

livello cognitivo. La vita emotiva presente nella relazione, d'altra parte, non è un'esperienza esclusiva del paziente; anche nel momento più tecnico ed asettico del rapporto, il medico può avere, infatti, una serie di risposte emotive forti, la paura di perdere il controllo della situazione, di dover affrontare tematiche psicologiche che non si sente in grado di gestire, può trovarsi ad ascoltare aspetti del paziente che gli evocano eventi dolorosi personali o può sentire la sua paura di ammalarsi della stessa malattia. Questi aspetti se non sono conosciuti possono influenzare negativamente la relazione di alleanza ed il processo di cura provocando comportamenti difensivi come quello di essere eccessivamente intimidatori, critici, distanti e superficiali o svalutanti.


di Marcello Schiavo

Laparoscopia: un intervento mininvasivo Introduzione e Cenni storici La moderna chirurgia cerca di minimizzare i disagi dovuti all'intervento e massimizzare il successo terapeutico; si sta evolvendo, quindi, come una disciplina sempre meno invasiva, che tende a limitare la traumaticità dell'intervento stesso. Un classico esempio è costituito dalla endoscopia, tecnica diagnostica e terapeutica importantissima, che permette sia di avere una visione diretta dell'organo da esplorare, sia di eseguire, con appositi strumenti, opportune operazioni chirurgiche. Nel caso di organi contenuti nella cavità addominale e pelvica, l'esame prende il nome di laparoscopia...

..Negli anni sessanta la tecnica laparoscopica viene riscoperta in campo ginecologico con finalità diagnostiche. L'introduzione di nuove tecnologie consente un nuovo, e più significativo, sviluppo della laparoscopia negli anni successivi, grazie al sempre più esteso utilizzo delle fibre ottiche, l'introduzione di strumenti di taglio e coagulo più sicuri, lo sviluppo di sistemi televisivi computerizzati. La storia della laparoscopia è fortemente caratterizzata da una costante integrazione di nuove tecnologie, sviluppate anche in contesti lontani dalla medicina, nell'ambito clinico e chirurgico, grazie ad importanti sforzi di collaborazione tra il mondo medico e scientifico e quello dell'industria. Tali sviluppi tecnologici portano all'esecuzione dell'intervento di colecistectomia (rimozione della cistifellea) per via laparoscopica nel 1987. Questo evento sarà di portata eccezionale in tutto il mondo della medicina. La chirurgia laparoscopica sta gradualmente gettando le basi per una sempre maggiore affermazione. Non vi è dubbio che buona parte degli interventi chirurgici, che vengono oggi eseguiti in modo

tradizionale, siano destinati a cambiare, grazie alle tecniche e tecnologie endoscopiche. Un maggior numero di pazienti potrà quindi beneficiare di questo tipo di chirurgia, con minori tempi di ricovero, minor dolore, e con costi complessivi inferiori. Che cosa non e', che cosa e' la Chirurgia Laparoscopica Non è una chirurgia esotica con una diversa metodologia clinica. Non è contrapposta alla chirurgia tradizionale della quale riconosce i medesimi presupposti culturali e scientifici. La chirurgia laparoscopica può essere ben definita semplicemente un accesso mininvasivo alla cavità addominale mediato da un apparato tecnologico sofisticato, superando la tradizionale laparotomia. I vantaggi principali di questa tecnica risiedono nella riduzione del trauma chirurgico e del dolore postoperatorio, con una ripresa generale e funzionale più rapida rispetto agli interventi tradizionali. E' poi riportato da alcuni studi un vantaggio in termini di minor depressione dell'immunità nel periodo postoperatorio.

Principi basilari In condizioni fisiologiche la cavità peritoneale é virtuale e inesplorabile da fibre

ottiche. E' necessario renderla reale sollevandone la parete con l'insufflazione di gas, formando in tal modo una camera d'aria: il pneumoperitoneo. I trocars fungono da porta d'ingresso per fibre ottiche e strumenti operativi. La visione viene ottenuta dalla introduzione nella camera di un endoscopio a fibre ottiche sormontato da una microtelecamera collegata ad un monitor, realizzando così il sistema di ripresa e trasmissione delle immagini.

Pneumoperitoneo Consiste nella insufflazione in cavità peritoneale di anidride carbonica sterile in modo da ottenere il sollevamento e lo scostamento della parete addominale dai visceri. Rappresenta la fase preliminare dell'intervento laparoscopico, cioè la formazione di una camera d'aria.

Trocars Dotati di valvola permettono la comunicazione fra l'esterno e l'interno dell'addome senza variazioni significative della pressione acquisita. Comunemente ne vengono utilizzati da 0,5 a 1 cm di diametro.

Sistema di ripresa e trasmissioni delle immagini


É costituito da un endoscopio, formato da un fascio di fibre ottiche, dalla telecamera, da due cavi per la trasmissione della luce fredda e delle immagini, dal microprocessore, dalla fonte di luce, dai monitor. Gli endoscopi più frequentemente utilizzati hanno un diametro di 5-10 mm.

Strumenti operativi Differiscono nella forma e nelle dimensioni dagli strumenti tradizionali, ma non nell'uso sostanziale che si vuole perseguire in quella certa manovra. L'evoluzione tecnologica ha permesso negli anni di sviluppare strumenti sempre più sofisticati che permettono di effettuare le medesime azioni eseguite dal chirurgo in corso di un intervento tradizionale. Manipolazione dei visceri, dissezione dei tessuti, loro coagulazione e taglio, applicazione di suture, etc…

Indicazioni Nei quasi due decenni successivi alla nascita della moderna chirurgia laparoscopica, quasi tutti gli interventi condotti con la chirurgia tradizionale sono stati eseguiti anche con accesso mininvasivo, inclusi quelli di chirurgia pediatrica ed effettuati su donne gravide. La sensazione è che in questo periodo la maggior parte dei chirurghi esperti in chirurgia mininvasiva ha cercato di dimostrare la fattibilità degli interventi per via video-assistita che in passato si eseguivano ad addome aperto, compresi i più complicati come la pancreatectomia o le

resezioni epatiche. Attualmente esistono indicazione che si possono definire “consolidate”, come per esempio la colecistectomia, la plastica antireflusso, l'appendicectomia, l'ovariectomia/asportazione di cisti ovariche, etc.. e altre in cui l'applicabilità della tecnica è diffusa e riproducibile dalla maggior parte dei chirurghi. In questa seconda categoria rientrano i cosiddetti interventi di chirurgia laparoscopica “avanzata”, come le resezioni del colon (colectomie), le gastrectomie, le resezioni pancreatiche, le resezioni epatiche etc… Questi ultimi interventi vengono giudicati tecnicamente fattibili e di possibile futura accettazione. Il problema fondamentale legato alla loro affermazione nei rispettivi campi della chirurgia è quello dell'elevato livello di difficoltà che tali interventi presentano. La conseguenza pratica è che tali intervenenti dovrebbero allo stato attuale essere eseguiti solo nell'ambito di studi clinici disegnati per valutare l'appropriatezza della tecnica e in Centri in cui l'esperienza in Chirurgia Laparoscopica sia garantita (numero di interventi/anno). Un problema particolare è rappresentato dalla Chirurgia Oncologica, nella quale l'obiettivo principale del chirurgo è quello di asportare in maniera

completa il tumore (resezione radicale), rispettando principi tecnici (assenza di manipolazione della neoplasia, asportazione dei linfonodi tributari, margini di resezione in tessuto sano) ampiamente codficati. In questo campo mancano tuttora dati sicuri sulla possibilità di applicare la tecnica laparoscopica, anche se recenti pubblicazioni su riviste importanti hanno evidenziato per esempio nei tumori del colon la sostanziale equivalenza di risultati tra questa e la tecnica tradizionale. Tuttavia, bisogna ricordare che questi studi sono stati nella maggior parte dei casi condotti in Centri con una grande esperienza di chirurgia laparoscopica.

La laparoscopia nelle patologia neoplastica epato-bilio-pancreatica In Istituto, presso la nostra Unità viene praticata ormai da anni la laparoscopia applicata alla diagnostica e alla terapia dei tumori del fegato, dello stomaco, delle vie biliari e del pancreas. Per quanto riguarda i tumori al fegato (principalmente l'epatocarcinoma), la tecnica viene utilizzata associando all'esplorazione visiva del fegato l'Ecografia epatica Laparoscopica, introducendo, oltre all'ottica, sonde ecografiche dedicate attraverso piccole incisione di circa un centimetro. Questo consente di effettuare, oltre a una valutazione molto precisa dell'estensione nel fegato di un tumore e dei suoi rapporti con le strutture anatomiche (i vasi e i dotti

biliari), anche trattamenti veri e propri, dalla termoablazione a resezioni epatiche vere e proprie in casi selezionati. Tale metodica si è rivelata particolarmente utile nei pazienti candidabili a trapianto di fegato perché consente in un unico tempo, con un accesso mininvasivo di porre una diagnosi precisa e di effettuare un trattamento del tumore per impedire la sua crescita in attesa del trapianto. Nei tumori dello stomaco e del pancreas la laparoscopia è principalmente utilizzata a scopo diagnostico, cioè immediatamente prima di un intervento tradizionale di gastrectomia (asportazione parziale o totale dello stomaco), per escludere la diffusione del tumore al peritoneo o al fegato, condizioni queste che non permettono un intervento chirurgico curativo ma richiedono, prima dell'intervento stesso, un trattamento mediante chemioterapia. O radiochemioterapia. La laparoscopia quindi permette di selezionare la migliore terapia per ciascun paziente in base allo stato di avanzamento della sua malattia. In casi selezionati e per alcuni tipi di tumore, in particolare i cosiddetti GIST o Tumori Stromali GastroIntestinali la chirurgia laparoscopica viene utilizzata per asportare in maniera appropriata il tumore, esattamente cioè come avviene i chirurgia oncologica tradizionale.


di Giovanni Paolo Maggioni

Il Natale nel Medioevo La celebrazione della nascita di Cristo, il 25 Dicembre, costituisce, con la Pasqua, la principale festa cristiana. Nel Nuovo Testamento non viene però fornita alcuna indicazione riguardo alla data precisa della nascita di Gesù; a ben vedere, anzi, considerando la presenza dei pastori e la pratica della pastorizia in Palestina (tra la primavera e l'autunno), i Vangeli sembrano accennare a un periodo diverso. È stato solo nel III secolo che la festa del Natale è stata istituita nell'Europa Occidentale il 25 dicembre, subito dopo il solstizio invernale (quando le giornate ricominciano ad allungarsi), sostituendo la celebrazione romana del Sole Invitto; il 25 marzo, nove mesi prima, venne quindi collocata la festa del concepimento (l'Annunciazione), in

corrispondenza dell'equinozio primaverile, mentre al solstizio estivo, nel punto opposto del calendario, quando le giornate iniziano a divenire più brevi, venne posta la festa della nascita di san Giovanni Battista. C'era un senso simbolico: con la nascita di Gesù la Luce della Salvezza inizia a diffondersi sulla terra, mentre con Giovanni Battista la Vecchia Alleanza iniziava a tramontare. Nell'Europa Orientale fu invece il 6 Gennaio, all'Epifania, la data principale per la celebrazione dell'incarnazione del Salvatore, della manifestazione della sua divinità e della sua adorazione da parte dei Magi. Se per noi è scontato che con la nascita di Cristo si inizi il computo degli anni (anche se la critica storica moderna anticipa al 7 avanti Cristo l'anno effettivo della nascita del Salvatore), nel Medioevo si cercava di

precisare il tempo intercorso dalla creazione: si prendeva quindi come riferimento quanto aveva scritto Eusebio di Cesarea (un autore vissuto tra il III e il IV secolo) e si calcolavano 5199 anni da Adamo. I Vangeli tacciono anche di molti altri dettagli riguardanti la nascita di Gesù. Ad illuminare queste zone d'ombra, nel Medioevo si leggeva il Libro della Natività del Signore, uno dei più antichi apocrifi cristiani. A partire quindi dal Vangelo di Luca, che parla del censimento indetto da Augusto e dal fatto che mentre si trovavano a Betlemme Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c'era posto per loro nella locanda, la tradizione andò arricchendosi di particolari: la magiatoia era collocata in una grotta o, secondo altri, sotto una specie di tettoia che serviva da rifugio temporaneo per uomini e animali.


Giuseppe aveva con sé un asino, per trasportare Maria alle soglie del parto, e un bue, perché vendendolo potesse pagare la tassa del censimento e il sostentamento della famiglia. Sono l'asino e il bue che San Francesco pose in adorazione ai lati del bambino nel presepe che allestì per primo a Greccio. Secondo il racconto tradizionale, miracolosamente, l'asino e il bue non avrebbero mangiato il fieno della mangiatoia: la culla del Salvatore e il fieno erano (e sono ancora oggi) offerti alla venerazione dei fedeli nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma dove li avrebbe trasportati sant'Elena. Alla nascita accorsero due nutrici; una delle due mise in dubbio la verginità dopo il parto di Maria e la sua mano si inaridì. Recuperò la salute solo dopo aver riconosciuto la verginità e aver toccato il Redentore.

commentatori medievali si dedicarono quindi a identificare la loro provenienza e a interpretare i loro doni. Mago è il termine persiano per sapiente, precisavano e questi sapienti attendevano l'adempimento della profezia nel libro dei Numeri (24, 17) che parlava di una stella che sarebbe sorta da Giacobbe e da uno scettro che sarebbe sorto da Israele. Ogni anno salivano su una montagna chiamata Monte delle Vittorie e pregavano Dio affinché rivelasse loro quella stella. In quell'anno la stella apparve, in forma di bambino e sovrastata da una croce, e i Magi la seguirono recando con sé oro, il più nobile dei metalli, per il Re dei Re, incenso, che significa devozione e orazione, per la Divina maestà del Salvatore, la mirra, che veniva usata per preservare i defunti dalla corruzione, ad indicare l'Umanità del Cristo.

Il racconto dei Magi è invece evangelico. I

Marco Polo racconterà che in un villaggio persiano si

adorava un fuoco originato da un dono che Gesù Bambino aveva consegnato ai Magi in bossolo chiuso. Quando i Magi dopo alcuni giorni di viaggio aprirono il bossolo, vi trovarono solo una pietra. Non capendo di cosa si trattava, la gettarono in un pozzo. Immediatamente scese dal cielo un fuoco ardente e lo incendiò. I Magi solo allora capirono la grandezza di quel dono (il petrolio, direbbero anacronisticamente i moderni) e lo collocarono in una chiesa dove era ancora onorato ai tempi del viaggiatore veneziano. Si narra di numerosi miracoli avvenuti contemporaneamente alla nascita di Gesù: soprattutto a Roma, la capitale dell'Impero. Ad esempio, nel tempio della Pace, dove ora si trova Santa Maria Nuova, si spezzò la statua di Romolo; una profezia aveva affermato che sarebbe durata fino a che una

vergine non avesse partorito e i romani avevano inteso queste parole come un annuncio dell'eternità della gloria di Roma. A Trastevere, in corrispondenza della chiesa di Santa Maria Trans Tyberim, una fontana si mise a profondere olio anziché acqua. Mentre Ottaviano Augusto si trovava con la Sibilla nel suo studio per decidere se accondiscendere alla proposta del Senato che lo voleva onorare come dio, apparve a mezzogiorno un disco dorato attorno al sole e in mezzo al circolo una bellissima vergine con in grembo un bambino. Si sentì una voce: « Questo è l'ara coeli, l'altare del cielo. Questo bambino è molto più grande di te ». Ottaviano rinunciò dunque a essere onorato come una divinità e ora nel luogo dell'apparizione c'è la chiesa di Santa Maria Ara Coeli.


Testimonianze: Persone che si raccontano

Ho compiuto 65 anni a maggio ed anch'io sono trapiantato di fegato. Il prossimo nove febbraio ricorre il settimo anniversario della mia ri-nascita, avvenuta dopo ben tredici mesi di lista d'attesa. Mai avrei pensato allora, dopo un simile intervento, di poter ritrovare tutte le mie energie e la forza di effettuare cose a dir poco strabilianti quali, ad esempio, percorrere in solitudine con una bicicletta attrezzata allo scopo, il mitico “Camino” che porta a Santiago di Compostela.

sempre stato, ma fu solo nel 1994 che acquistai la mia prima bicicletta da corsa, quando ancora non sospettavo il possibile e probabile evolversi dell'infezione da HCV che già mi aveva aggredito. Per anni avevo pedalato sulle strade della provincia di Vicenza, ricca di svariati percorsi di pianura e di montagna, ma anche nel trentino, nel bellunese e sul lago Garda nel 1996. Ricordo che nei giorni successivi al tanto agognato intervento nel febbraio'99, raccontai alla signora Paola, caposala di passaggio nella mia stanza, il mio bel giro di 145 Km attorno al Garda. E lei disse: Non so se lo potrà fare ancora!!…Mah…forse!!! Altro che il giro del Garda!!…Altre importanti tappe ben più dure e impegnative avrei affrontato! Da solo o in gruppo con amici. Ma le più belle e le più importanti di tutte sono quelle che affrontai nel percorso che sto per raccontare.

Appassionato di bici lo sono

Del “Camino” avevo già

Il mio cammino a Santiago di Compostela Cari amici di Prometeo, voglio raccontarvi una meravigliosa avventura che ho vissuto nel mese di settembre di quest'anno.

sentito parlare, ma senza mai essermi interessato delle sue origini. Così, approfondendo la conoscenza di una antica storia, appresi che nell'anno 813 in una buia notte nel nord dell'attuale Spagna, un eremita di nome Pelagio vide il cielo accendersi di stelle che cadevano a pioggia su di un campo (campus stellae), sopra il monte Libradòn. Il vescovo del luogo, Teodomiro, ordinò allora di scavare in quel campo, dove affiorò un tumulo contenente le spoglie che furono considerate dell'apostolo Giacomo. La storia infatti narra del pescatore di Galilea raccontando che egli in quei luoghi aveva predicato il Vangelo e che ritornò in patria nel 42 dove fu arrestato e martirizzato sotto Erode Agrippa. Il suo corpo fu poi trafugato dai discepoli e riportato in Spagna dov'era vissuto. Oltre a ciò, si sparse in giro per l'Europa la notizia che, nel bel mezzo di una battaglia, ormai quasi perduta, condotta da re Ramiro I


d'Asturia contro i Mori invasori, improvvisamente apparve Santiago in sella ad un bianco destriero. Fu così che le sorti della battaglia furono rovesciate, i Saraceni fuggirono e nell'844 iniziò la famosa “reconquesta”. Nel cuore del Medioevo, nella terra che custodì per secoli le spoglie di Giacomo, nacque così il “Camino” che ancor oggi richiama pellegrini da tutto il mondo. Dai Pirenei alla Galizia, lungo quei sentieri, nacquero ostelli, ospedali, ponti, chiese e monasteri per accogliere pellegrini provenienti da ogni dove, itineranti verso un' unica meta. Là dove anch'io volevo arrivare come pellegrino, attirato forse da un fortissimo desiderio di solitudine come quella che avvertii quando mi fu diagnosticato l'incurabile male. Solitudine che tuttavia si trasformò, nel volgere di breve tempo, in un periodo di serena tranquillità, di totale accettazione della malattia e di fiduciosa attesa di un miracoloso evento che mi avrebbe riportato a vita nuova. Partito quindi da Vicenza il 4 settembre, dopo quasi 1400 Km di lunga autostrada, arrivai a Saint Jean Pied De Port, stupendo paese ai piedi dei Pirenei atlantici. Fu lì che cominciai a sentirmi vero pellegrino, povero, solo, con le mie poche cose che mi ero portato appresso. Da lì iniziai il lungo cammino con tutti i suoi imprevisti, le difficoltà e la dura fatica. Tuttavia non mi sono mai sentito del tutto solo, perché avvertivo sempre la costante

presenza di quell'angelo, di quell'amico fratello mio che mi aveva portato a nuova vita e che mi avrebbe accompagnato lungo tutto il percorso. Con la “credenzial”, dove venne apposto il primo “sejo” (timbro) fui accolto all'ostello già gremito di altri pellegrini e l'indomani, in sella alla mia bicicletta diedi inizio alla scalata dei Pirenei. Dopo un'avventurosa salita, da un'altitudine di 1430 mt, potei intravedere l'antica Roncisvalle dove cadde Rolando, nella famosa battaglia fra i Baschi, alleati dei Saraceni, e la retroguardia dell'esercito di Carlo Magno. Nel seguito, alternando continue salite e discese raggiunsi e attraversai città importanti come Pamplona, Logrono, S.to Domingo della Calzada, Burgos, Carrion de Los Condes, Leon, Astorga, Ponferrada: tutte bellissime e ricche di storia. Ma ciò che mi riempiva maggiormente l'animo di stupore e gioia nelle lunghe tappe del percorso erano gli immensi sconfinati spazi tra una città e l'altra e le interminabili salite verso gli altipiani delle “mesetas”. Mi commuoveva quell' assordante silenzio della natura ricca di colori ravvivati da un sole accecante; mi aggrediva di frequente un forte vento contrario che spirava dall' Atlantico, l' oceano che ogni giorno si avvicinava sempre di più andando verso Santiago, l'ultima meta. La voglia di arrivare era forte e divoravo le strade con avidità in sella alla mia portentosa bici, anche sotto

l'incessante pioggia, che mi accompagnò da Pamplona ad Estella, anche sopportando dure fatiche per raggiungere la Cruz de Hierro (mt.1505), uno dei luoghi più emblematici del cammino, o il mitico monte Cebreiro (mt 1300) con l'Alto del Pojo (mt 1350). Tra le difficoltà incontrate, un fatto increscioso accadde poco dopo Tricastela, ormai in Galizia. Un cane, non visto, tentò di aggredirmi dal lato della strada con un salto da felino e ringhio feroce, ma la Provvidenza e l'amico fratello mio vennero prontamente in mio soccorso. Il cane che mirava al polpaccio, lo evitò per un soffio e piantò i denti sulla tasca della borsa destra posteriore, lacerandola e facendomi sbandare paurosamente mentre un raggio della ruota si rompeva. Riuscii tuttavia a non cadere e, riprendendo velocità, costrinsi il cane a mollare la presa. Il giorno seguente, partito col buio di un nebbioso mattino, dopo un lungo percorso di 130 Km, arrivai all'approdo poco prima del tramonto. Spaziando dall'alto con lo sguardo incontrai le guglie lontane della Cattedrale di Santiago. La stanchezza svanì all'improvviso e una forte commozione mi fece salire le lacrime agli occhi. Dopo nove giorni dalla partenza e dopo aver macinato 905 Km., la meta era finalmente raggiunta: Santiago era lì, unica, evocativa, con le sue pietre bianche e i monumenti che creavano un'atmosfera suggestiva, ricca di fascino e

di spiritualità. Dalla Plaza de Obradoiro potei ammirare la maestosa facciata della cattedrale dallo stile barocco. All'interno, dietro l'altare maggiore, abbracciai l'antica statua dell'Apostolo a ringraziamento dell'avvenuto pellegrinaggio. Il mio grande sogno era divenuto realtà, il mio lungo cammino era così concluso. Silvio Chiappin

Invia anche tu la tua testimonianza a Prometeo. prometeo@istitutotumori.mi.it


Testimonianze: Persone che si raccontano Come più volte ci avrete sentito ripetere, finalmente il progetto “CasaPrometeo” si è concretizzato. La casa è ufficialmente aperta da lunedì 3 Ottobre 2005. Ci siamo profusi in racconti che cercassero di comunicarvi quanto questo obiettivo ci stesse a cuore e quanto sia costato, anche e soprattutto in termini di impegno, dedizione e collaborazione; ora, quello che ci sembra opportuno è dare voce proprio a coloro che sono i destinatari, o meglio: i beneficiari, di questa iniziativa. Uno scambio di idee può essere utile sotto diversi punti di vista. Abbiamo voluto porre qualche domanda ad alcuni fra i nostri “primi” ospiti per cercare di comprendere quali aspetti potessero essere migliorati, ma ancor di più per verificare se gli “ideali” del nostro progetto si stiano in qualche modo realizzando. I punti nodali della questione sono essenzialmente due. Per prima cosa, vorremmo che tutti sapessero che l'Associazione Prometeo affronta l'impegno della casa accoglienza non nella veste impersonale di “affittacamere”, struttura paralberghiera, ma in quella più umana di spazio che sia il più possibile familiare ed amichevole.

Proprio per questo non vorremmo mai parlare in termini di “prezzo” o “costo” della camera, ma di “contributo” al sostegno di questa causa. L'intero incasso ci permetterà di sostenere le spese del mutuo, quelle condominiali, tutte quelle, insomma, previste dalla quotidiana economia domestica. Ci auguriamo che questa assoluta assenza di fini di lucro possa arricchirvi della serenità di godere di un servizio che vuole solamente essere di aiuto in un momento difficile della vita. A questo proposito il secondo punto. Vi sarà senz'altro capitato di viaggiare, per piacere o per lavoro, in Italia o nel mondo, e di ritrovarvi per la necessità di risparmiare (o perché proprio non c'era nulla di meglio!) a trascorrere alcuni giorni presso ostelli, B&B, etc.: luoghi, in pratica, dove obbligatoriamente, a volte, ci si trova a dover dividere spazi comuni, quali la cucina, il salotto o addirittura gli stessi servizi igienici. E’ facile credere che nella stragrande maggioranza dei casi ciò sia vissuto come un disagio, una privazione o, nella migliore delle ipotesi, un “adattamento”, un mettere alla prova la propria “sportività”.

CasaPrometeo propone invece la condivisione (concetto di per sé diverso…) di alcuni spazi: in questo particolare frangente, crediamo fortemente che il confronto così ravvicinato con altre persone, che vivono però la stessa situazione di difficoltà, sia un valore aggiunto. . Il confronto e lo scambio con persone che condividono i nostri stessi problemi, in cura presso lo stesso ospedale e che si relazionano, nella maggior parte dei casi, con gli stessi medici e infermieri, può senz'altro essere vissuto come un conforto, sollievo a una solitudine altrimenti acuta e difficile, uno spunto di conoscenza e stimolo all'iniziativa. Abbiamo rivolto al Sig. Corà, che ha recentemente subito il trapianto del fegato, e a sua sorella, che lo ha accompagnato, alcune domande sul periodo trascorso a CasaPrometeo. “Come siete venuti a conoscenza dell'esistenza di CasaPrometeo?” Tramite i medici e il personale di reparto; in particolar modo la coordinatrice di trapianto ci ha informati che ci sarebbe stata questa opportunità dopo l'intervento. “Come percepite questa iniziativa


Il mio compleanno più bello.

dal momento che strutture in un certo senso analoghe sono già presenti?” Abbiamo pensato fosse utile soprattutto perché nasce all'interno del contesto ospedaliero ed è in parte gestito dal personale del “settimo piano”. La caposala ci fa visita ogni giorno e ci chiede “come va”: questo non sarebbe accaduto se avessi alloggiato da qualsiasi altra parte. CasaPrometeo, invece dà l'idea di una collaborazione fra l'Associazione e l'ospedale. Dà un seguito al percorso di quella che è la degenza pre e postoperatoria. Questo dà un senso di sicurezza. “Sig. Corà, cosa pensa dell'iniziativa di CasaPrometeo? I giorni trascorsi lì erano proprio quelli immediatamente successivi al trapianto: come li giudica? Vuole raccontarci brevemente la sua esperienza?” Scoprire che quando si esce dall'ospedale il personale continua a preoccuparsi delle tue condizioni è un conforto: ci si sente seguiti ed è, dal punto di vista psicologico, importante. Si risente meno del trauma dell'abbandono del reparto. Per me che ho subito un intervento notevole “uscire” non è stato semplice. E' una situazione in cui non si sa cosa fare e ci si preoccupa oltre che della propria salute di tante altre cose.

Quindi è addirittura necessario un periodo intermedio perché il passaggio dal ricovero in ospedale al ritorno alla vita “civile”, normale, avvenga senza traumi. La vicinanza della casa all'Istituto, il fatto di averla veramente a due passi è una sicurezza. La possibilità, inoltre, che offre CasaPrometeo, di stare con un proprio parente fa in modo che non si perda il contatto né con la realtà dell'ospedale né con l'ambiente familiare. Si rimanda il momento in cui ci si troverà soli a dover fare i conti con i problemi della vita quotidiana: questo è importante.

“Come ha vissuto il fatto di dover condividere degli spazi della casa con altre persone?” Non ho avuto problemi. All'inizio anch'io pensavo al fatto che ci fossero altre persone come ad un disagio ma in seguito ho scoperto che è facile fare amicizia perché ci si trova in compagnia di persone magari nella tua stessa situazione o con gli stessi problemi e questo favorisce il dialogo. Fa bene conoscere esperienze diverse. Non ho avvertito nessuna difficoltà: ho incontrato persone molto disponibili e discrete allo stesso tempo. Ho potuto vedere alcuni in attesa di un

intervento, altri di un responso sulla salute dei propri cari e preoccupati per questo: allora abbiamo parlato, ho cercato di tranquillizzarli, gli ho detto di non abbattersi perché erano capitati in buone mani. Sono anche riuscito a portare un po' di conforto a persone arrivate dal Sud, magari da una paesino della Sicilia o della Calabria, in attesa di affrontare interventi impegnativi e quindi ovviamente traumatizzati dalla situazione e dal fatto di essere in un luogo sconosciuto e molto diverso dalla loro casa. Ho cercato di sdrammatizzare: così ci si aiuta. Funziona anche questo: è uno scambio, un rapporto utile. Altra cosa importante è la posizione di CasaPrometeo: a pochi passi si trovano due farmacie, un supermercato, si può avere tutto insomma. Mi sono trovato più al sicuro che altrove. Anche gli spazi sono distribuiti bene, sono funzionali. La camera è capiente e non è opprimente. La cucina è bella e spaziosa: è una casa luminosa, comoda (anche perché a pianterreno), vivibile. Giudizio positivo sotto tutti i punti di vista: non riuscirei a trovare un aspetto negativo! (N.d.r. meno male!)

Il 26 novembre 2005 ho compiuto settantatre anni: li ho compiuti in questo ospedale nel reparto Chirurgia Apparato digerente e Trapianto di Fegato. I più bei regali sono stati innanzitutto il fatto che, per ora, la mia vita sia salva, la vicinanza di Ezio, mio marito, con tre rose rosse e quella dei medici, degli infermieri che, in servizio, erano tutti lì con me nella stanza N° 11 a brindare e a farmi festa. Grazie a tutti conserverò un gran ricordo e una grande riconoscenza per coloro che hanno fatto diventare possibile un giorno da dimenticare. Norma Chiesa

Intervista realizzata da Chiara Castellini ai signori Corà


di Daniela Guarneri

La mia Milano:

Continua il viaggio per conoscere la “città da bere”

Milano

C'eravamo lasciati nello scorso numero di Prometeo Informa parlando di Milano, in particolare di come muoversi nella città, dove dormire e dove mangiare. Per chiunque voglia conoscerla meglio, questo è il seguito….

Buenos Aires (dove la varietà dell'offerta permette di trovare negozi carini che non vi obbligano a spendere metà del vostro stipendio), corso Vercelli che è al secondo posto dopo le vie del centro per la presenza di “firme” importanti, corso Garibaldi, corso Genova, via Paolo Sarpi e le vie adiacenti caratterizzate dalla presenza della comunità cinese che forma la più grande “Chinatown” d'Italia.

alberati e l'Arco della Pace ricorda Parigi e i suoi boulevard. Se fate un giro in questa zona, vi consiglio di visitare la Triennale (via Alemagna 6), sede di una collezione permanente del design e di esposizioni interessanti, e di salire sulla Torre Branca progettata dall'architetto Giò Ponti che sorge all'interno del Parco Sempione. La torre, alta 108 metri, è un luogo unico per ammirare il panorama di Milano e i principali monumenti della città.

DA VEDERE

Contiguo al Sempione, il quartiere Magenta è una zona residenziale antica con palazzi molto belli, ricca di musei e di storia, basti pensare che in questa zona c'è la Chiesa diSanta Maria delle Grazie, il Cenacolo leonardesco e Sant'Ambrogio. Notevoli anche le case private neoclassiche nel quadrilatero tra via Vincenzo Monti, via Mascheroni e via Pagano. Brera-Garibaldi: il quartiere di Brera è uno degli angoli meglio conservati della vecchia Milano. La poesia e il fascino risorgimentale di Brera non hanno nulla da invidiare al Trastevere romano o a certi quartieri parigini e londinesi. Nelle vie intorno alla Pinacoteca, trovate un'infinità di spunti pittorici ma anche una grande concentrazione di piccole botteghe antiquarie, di bar e ristoranti di alto livello. Accanto si sviluppa il

SHOPPING Milano è la città della moda per antonomasia. Il quadrilatero della moda si trova tra via Montenapoleone, via della Spiga, corso Venezia e via Sant'Andrea. Luogo magico e allo stesso tempo più che reale, dove i sogni proposti dalle sfilate più prestigiose diventano realtà. In questo ampio intersecarsi di vie trovano posto tutte le insegne degli stilisti più famosi. Altre vie tradizionali dello shopping milanese sono corso Vittorio Emanuele e corso

Il Centro: comprende oltre al già menzionato “quadrilatero d'oro” dello shopping, piazza Duomo e le vie adiacenti e si estende fino a piazza della Scala, piazza San Babila e Foro Bonaparte. Al di là del Duomo, del Teatro alla Scala e dei negozi, vale la pena di vistare il centro in quanto vi sono palazzi e case private che spesso nascondono splendidi giardini e cortili interni, piccoli chiostri, antichi pozzi, resti romani e medioevali e altri segreti che si possono cogliere o almeno intuire sbirciando negli androni di corso Monforte, corso Venezia o via Dante. Sempione-Magenta: si tratta di quartieri contigui che hanno un grande fascino. La zona di corso Sempione, del parco, dell'Arena e del Castello Sforzesco con suoi viali


quartiere Garibaldi-Isola, una zona che sta assistendo ad un fenomeno di totale riqualificazione grazie al recupero di aree industriali che stanno conferendo alla zona i connotati di area degli artisti e delle gallerie, del design e dell'architettura d'avanguardia. Porta Genova-Porta Ticinese: insieme al quartiere di Brera è quello dove più si respira l'atmosfera della vecchia Milano. E' la zona dei Navigli e della Darsena, delle vecchie case di ringhiera che ora ospitano atelier di artisti, delle botteghe pieni di oggetti curiosi dove è ancora possibile trovare qualche interessante pezzo di antiquariato o di modernariato, delle bancarelle del mercato di Senigaglia e di quello dell'antiquariato (ultima domenica di ogni mese). Come Brera, è una zona con una vivace vita notturna. In particolare, corso di Porta Ticinese soprattutto verso le Colonne romane di San Lorenzo, la più antica basilica cittadina, sta diventando uno dei preferiti poli di attrazione dei nottambuli.

BAMBINI Se siete capitati nella grande Milano con pupi al seguito e non sapete come farli divertire sappiate che, a dispetto di quello che si

crede, non è vero che Milano non ha niente da offrire ai più piccoli. Per farli divertire e allo stesso tempo godervi una mostra potete portarli ad esempio in uno dei musei milanesi che hanno anche proposte e laboratori per i più piccoli. Ad esempio: il Museo della Scienza e della Tecnica (via San Vittore 21), il Museo Civico di Storia Naturale (corso Venezia 55), l'Acquario Civico (viale Gadio 2), il Museo del bambino (via Pitteri 56), situato nello storico Istituto Martinitt, dove ci sono tanti giochi antichi o vecchi, disposti in vetrine "a misura di bambino" e, infine, il Museo Palazzo Valsecchi (via S. Spirito 10) che organizza visite gioco per bambini alla domenica mattina. Infine, per chi ha la fortuna di essere a Milano quando c'è bel tempo consiglio di visitare uno dei suoi parchi oppure uno dei suoi giardini pubblici tra i quali: 1) Giardini di Porta Venezia situati tra corso Venezia, via Palestro, via Manin e i Bastioni di Porta Venezia dove ci sono giostre, go-kart, servizi igienici e aree per i divertimenti per i bambini; 2) Giardini della Guastalla affacciati su via Francesco Sforza, proprio di fronte all'Università Statale, al cui interno si trova un laghetto e un parco giochi con alberi secolari. 3) Giardini di Villa Comunale (ex Villa Reale), l'angolo più intimo

e appartato della ex Villa Reale, hanno un piccolo laghetto, macchie di alberi, sentieri sinuosi e diversi ponticelli in legno. Tra i parchi consiglio il Parco Sempione che, per la sua prossimità alla Triennale, all'Arco della Pace e al Castello Sforzesco, gode di una posizione privilegiata e di un'atmosfera unica mentre chi ha nostalgia del mare può andare all'Idroscalo che si trova a est di Milano in fondo a viale Forlanini, non lontano dall'Istituto Tumori. Recentemente ribattezzato Idropark Fila, si tratta di un bacino d'acqua artificiale di 2,5 km di lunghezza circondato da un grande parco che offre ai suoi ospiti una pista di pattinaggio su roller, una parete di free-climbing e un percorso per mountainbike. L'Idroscalo è il "mare dei Milanesi", affollata meta dei bagnanti nella stagione estiva e sede di attività e manifestazioni sportive agonistiche, soprattutto motonautica e canottaggio, a cui si può assistere da apposite tribune.

VARIE Per chi viene a Milano per

assistere un familiare degente presso l'Istituto Tumori ed alloggia in zona può inoltre essere utile sapere che può accedere ai seguenti servizi: Agenzia Viaggi e Banca Si trovano entrambe all'interno dell'Istituto, al piano terra di fronte al bar. Ufficio Postale È possibile imbucare la propria corrispondenza presso la cassetta delle lettere dell'Ufficio Postale interno situata al piano -1 ma per usufruire dei servizi offerti dagli uffici PT di Stato occorre recarsi all'ufficio postale di via Tirone 5, il più vicino all'Istituto. Farmacie Le più vicine sono la Farmacia Città Studi (Largo Murani 4), la Farmacia Rossetto (Piazzale Gorini 14) e la Farmacia Maggi (via Amadeo 40). Supermercati I più vicini sono: l'A&O (via Inama 4), Punto Market (via Inama 27) e il GS (via Spinoza 4).

Avvertenze per l'uso: Non potendo trasformare PrometeInforma in una monografia su Milano ho dovuto tralasciare molte informazioni, ma chiunque desideri suggerimenti personalizzati non esiti a chiamarmi.


di Fulvio Campagnano

Nicoletta, manager di Teatro e donna di cuore Curiosando, curiosando nella Milano che conta, noi di Prometeo, come sempre alla ricerca di istituzioni e persone che si connotano per il forte impegno sociale, ci siamo imbattuti nel Teatro Carcano di Milano e nel suo Amministratore Unico, Nicoletta Rizzato. In realtà, chi vi scrive conosce Nicoletta Rizzato da tempo, avendo avviato con lei una collaborazione professionale che dura da una ventina d'anni. Consapevole che avrei trovato risposte positive alle esigenze di Prometeo, con le signore Sandra Maggioni ed Eleonora Castro ci siamo presentati in Corso di Porta Romana, siamo stati ricevuti da Nicoletta e, come speravamo, abbiamo trovato terreno fertile per le nostre proposte. Ma di ciò parleremo più diffusamente nell'intervista con Nicoletta. Ora procediamo con ordine. Dopo l'incontro istituzionale con Nicoletta, noi di Prometeo siamo rimasti molto toccati e il Presidente dell'Associazione, la signora Sandra Maggioni, mi ha pregato di tornare da lei e di curiosare nel suo mondo per notizie e approfondimenti ad uso dei nostri lettori. Ho preso quindi un altro

appuntamento, ho portato con me un registratore e un microfono e (sottraendo Nicoletta ai telefoni, a internet e a quant'altro potesse impedirci di dialogare) le ho posto alcune domande. Ci farebbe piacere conoscerti meglio e quindi ti invitiamo a parlarci di te e del tuo lavoro. Ho iniziato a diciotto anni a lavorare nel teatro occupandomi di amministrazione, il lavoro non mi piaceva per niente, ma amavo il teatro e quindi ho cercato di spostare la mia attenzione all'interno del mondo dello spettacolo; quindi sono passata ad occuparmi di “pubblico”. Ho incominciato ad occuparmi di quello che è definito “Ufficio Promozione” occupandomi di gruppi organizzati, di scuole e di aziende e poi ho avuto la fortuna, nel 1984, di entrare a far parte dello staff del Teatro Carcano. Nel 1997, la società di gestione che allora si occupava del teatro è fallita e io mi sono trovata davanti alla possibilità di realizzare il sogno della mia vita, quindi raccogliendo le mie forze e le forze di tutte le persone che in quel momento mi erano vicine professionalmente abbiamo costituito una nuova società, e siamo riusciti a risollevare dalle ceneri un gloriosissimo teatro (recentemente ha festeggiato i 200 anni di

vita) e stiamo cercando, con lo sforzo di ogni giorno, di farlo vivere e farlo crescere nel progetto della continua diffusione della prosa in un momento in cui c'è un' attenzione a delle cose diverse. La mia vita professionale è stata una vita molto fortunata, credo di avere faticato molto, ma sono molto felice e onorata di essermi trovata in questa posizione. In questo momento rappresento la società che gestisce il Teatro Carcano, ne è stata costituita una seconda attraverso la quale siamo riusciti ad acquistare l'immobile e qui volevo dire che le affinità con Prometeo ci sono perché tutte e due ci siamo indebitati fino al collo per una cosa in cui crediamo profondamente. Però è bello impegnarsi a fondo in quello in cui si crede. Recentemente abbiamo costituito un'organizzazione culturale che invece si occupa del risanamento del teatro che naturalmente con i suoi 200 anni di vita necessita di grandi cure. A margine abbiamo anche una serie di iniziative culturali che mettiamo a disposizione del pubblico ad ingresso libero. Cosa ti è piaciuto in questi anni, cosa hai visto, cosa è stato che ti ha fatto innamorare ancora di più del teatro, da dedicargli la vita, tempo e risorse finanziarie, quali sono state le serate più belle


che non si cancelleranno mai? Sicuramente è inevitabile che in 25 anni di attività ci siano ricordi di tanti “spessori” differenti, non più importanti o meno importanti, emotivamente tutti estremamente significativi. La cosa più bella è che ancora oggi sento un brivido nell'attraversare la sala con il palcoscenico completamente spento e le poltrone vuote. Che cosa c'è in quel momento nella tua mente? C'è il mio mondo, c'è la mia vita, si scatena la mia fantasia e si realizza il sogno, l'idea di dire un pezzettino di questo è anche mio, è valsa la pena di attraversare tutta una vita lavorativa con tutte le fatiche , le arrabbiature le felicità per arrivare ad avere questo. Il brivido però lo provavo anche quando il teatro non era ancora mio, è l'idea della sala vuota del grande contenitore che anche nel momento in cui non sta accadendo nulla ha una sua anima. Le poltrone di un teatro potrebbero raccontare mille storie. Raccontaci qualcuna delle tue storie quando ti è battuto il cuore chi c'era sul palcoscenico? Sicuramente Mastroianni, sicuramente Vittorio Gassman che ha recitato da

noi nelle sue ultime rappresentazioni, sicuramente Salvo Randone che da grande vecchio recitava Enrico IV seduto perché non ce la faceva più ad alzarsi e chiedeva il medico in camerino almeno tre volte durante una rappresentazione e, sicuramente, ogni volta che c'è un debutto. Ogni volta che cambia uno spettacolo (e da noi ogni 2 settimane) vogliamo trasmettere la gioia, la festosità di un mestiere come questo. Non vorrei dare un'immagine di puro divertimento perché non è così, la mia giornata comincia fra le 7,30-8,00 del mattino, in cui arrivo in teatro e si conclude verso le 20,30-21,00 alla sera. Sono giornate lunghe e difficili e faticose. Quando passi dai camerini e incontri gli artisti, vivi le loro sensazioni le loro emozioni o il tuo è solo

uno sguardo logistico, deve essere tutto a posto e poi tocca a loro..... Io credo che siano due fasce differenti di emozioni, tutto deve essere a posto perché loro possano fare nel migliore dei modi possibili, credo che le emozioni con un attore non si condividano, sono livelli diversi di emotività, sicuramente condivido l'emozione durante lo spettacolo, questo sì, non provo l'emozione del camerino pur provando un grande rispetto per chi fa bene il mestiere dell'attore. Nel campo della musica il patema d'animo è il tema dominante prima che si alzi il sipario, nella prosa è così? Non è così, nel mondo della musica non c'è la quotidianità , la ripetitività di una stessa azione per tante sere, settimane, mesi. Cosa che c'è nel mondo della prosa. Quel tipo di emozione la vivo quando guardo le prove di uno

spettacolo prodotto da noi, quando debutta uno spettacolo, quella è una tensione palpabile, nel quotidiano questo avviene molto meno, è qualcosa di collaudato. In tutto questo contesto come si vivono e si risolvono i problemi difficili? Il momento difficile della compagnia è un momento difficile anche tuo? Gestire un teatro è come vivere in un collegio dove tutti sanno tutto, in realtà vedo che qualsiasi problema mi arriva, la nostra non è una struttura molto grande, fissi siamo 18 persone, non sono tantissime ed è abbastanza semplice comunicarsi le difficoltà, il problema della compagnia diventa un problema nostro, ma rientriamo nel caso del buon ospite, e comunque tutto ciò che noi facciamo nel corso della nostra giornata si realizza nel momento che si accendono le luci sul palcoscenico. La compagnia e lo spettacolo sono il fulcro del nostro lavoro, anche quando lo spettacolo non c'è (stagione estiva, gestione economica...). E il pubblico? La risposta del pubblico può essere diversa da ciò che ci si aspetta? Dove c'è musica si sente


Breve Storia del Teatro Carcano Nel 1801 la Società teatrale della Casa Carcano decide di trovar spazio per un nuovo grande teatro. L'area è quella dell'ex convento di San Lazzaro, acquistata da Giuseppe Carcano. L'architetto, un giovane d'ingegno: Luigi Canonica, prende a modello la Scala e il Teatro della Cannobiana. Il teatro Carcano ha quattro ordini di palchi, volta decorata a stucchi e dorature, un medaglione centrale, ornamenti dappertutto di tipo neoclassico. Posti dai 1.200 ai 1.500. E' un teatro celebrativo, per una élite che ha visto passare la Rivoluzione, ma ha anche avvertito il principio di restaurazione insito nell'impero Napoleonico. L'attività proseguì con un certo lustro, e con l'intervento di artisti famosi. Una serata memorabile fu quella del 15 ottobre 1813 nel corso della quale Niccolò Paganini venne proclamato”primo violinista del mondo”. Sul palcoscenico del Carcano passarono, negli anni, le più grandi dive della lirica. Giuditta Pasta tenne a battesimo la prima di “Anna Bolena” di Donizetti e poi, nel 6 marzo 1831 “La Sonnambula” composta da Bellini a Milano. Nel ventesimo secolo il Teatro Carcano, pur mantenendo fede alla propria tradizione musicale, si aprì significativamente alla prosa, ospitando memorabili prime e celeberrimi interpreti. Ai giorni nostri il teatro completamente restaurato propone il meglio del repertorio di prosa e l'attuale Direttore Artistico, il celebre attore Giulio Bosetti, è il fedele continuatore di una grande tradizione secondo obiettivi di coerenza e di qualità.

immediatamente. Capita spessissimo che il pubblico risponda diversamente da come ci si aspetta. Talvolta nei camerini si può sentire dire: stasera c'è un brutto pubblico, oppure stasera il pubblico è straordinario... Significa che pur compresi ognuno nel proprio ruolo anche sul palcoscenico si avverta l'umore del pubblico. Quando il pubblico non è sensibile lo spettacolo è mediocre, il calore degli spettatori sull'attore ha una grande forza di spinta, slancio. Il teatro di prosa e la critica: qual è il rapporto? Pessimo, pessimo perché ormai inesistente. Non c'è più la possibilità di rapportarsi ad una critica in maniera costruttiva, spesso ci ritroviamo davanti a “vecchi”critici che fanno il loro mestiere solo in maniera rigorosa e niente di più. Quelli con maggiore entusiasmo, spesso si trovano davanti a direzioni di quotidiani, telegiornali poco interessati alla cultura. Il pubblico, i giovani la critica sono questi i fattori che determinano una programmazione? Sicuramente come primo valore il pubblico, visto come “colui” che partecipa allo spettacolo. La domanda che ci poniamo è “Se io dovessi dopo una giornata di lavoro, spegnere il televisore uscire di casa, cosa vorrei andare a vedere?”, poi il secondo elemento è il “gusto personale”. Bosetti che è il direttore artistico ha gusti che si avvicinano ai miei, ci si ritrova insieme a chi poi si occuperà di fare i contratti a cercare il risultato medio rispetto alle nostre aspettative. Il massimo è difficilissimo ottenerlo. Quest'anno

abbiamo 15 titoli e ci avviciniamo molto al nostro ideale di cartellone. Quando iniziate a pensare alla prossima stagione? A gennaio, febbraio, noi abbiamo già in testa quello che produrremo e poi vediamo quello che offre il mercato. In realtà siamo dei grandi viaggiatori che attraversano l'Italia in lungo e largo per andare a vedere quello che può interessarci per la prossima stagione. Capita di vedere spettacoli che poi non prendiamo. Parliamo del teatro come identità come contenitore, come gestore di servizi, e come sponsor di chi fa il sociale. Il teatro può avere un ruolo sociale. Io credo che occuparsi di un teatro o in generale di un grande palcoscenico, un luogo di grande visibilità

comporti l'impegno al “sociale”. Il teatro non vive senza il pubblico ma non è l'unica cosa cha ha “bisogno di un pubblico”. Le organizzazioni umanitarie hanno sicuramente bisogno di una partecipazione attiva da parte di tutti per poter continuare la propria attività esattamente come noi tutti i giorni abbiamo bisogno degli spettatori per andare in scena con i nostri spettacoli. Credo di avere una certa sensibilità nei confronti di certi argomenti e ho pensato come fosse possibile conciliare un ruolo in una struttura teatrale e invece la voglia e la disponibilità di occuparsi di altre cose. Quest' anno abbiamo associato al nostro logo il logo di un'associazione onlus che è Pangea che si occupa di interventi in luoghi di guerra, sponsorizzata da Ottavia Piccolo. I loro progetti mi hanno


conquistato, il teatro può dare visibilità (brochure, locandine, pubblicità varia) Ne possiamo scegliere chiaramente una alla volta. Sicuramente non si devono disperdere le energie, se si identifica qualcuno con cui collaborare, si deve dare la collaborazione necessaria.. Mi piace l'idea che il teatro Carcano dia questa possibilità. La logica è: condivido il vostro progetto e quindi procediamo su una attività mirata. Sei un motore per il mondo? Credo di essere un motore, a volte mi sembra che gli altri mi reputino più motore di quello che sono. Io mi occupo di una .persona che ha molti problemi, molte delle mie energie quotidianamente sono dedicate a ciò, investo tutto l'amore di cui sono capace in questa persona che credo ne abbia bisogno, l'ho trovata nella mia strada lei ha bisogno di me e io di lei. Nei tuoi pensieri quotidiani rientrerà Prometeo? Nel futuro ci sono offerte varie che a noi fanno veramente piacere, come l'offerta di biglietti gratis da offrire ai famigliari dei malati, uno spettacolo di prosa ecc. Può nascere qualcosa di strutturato in futuro? Sicuramente sì, auguro a Prometeo che tutti i progetti di cui mi avete

parlato vadano in porto, credo che ci possa essere un futuro tra il Carcano e Prometeo, non so ancora come ma penso proprio di sì. Ad un certo punto i telefoni, le e-mail, altri impegni già schedulati nella fittissima agenda di Nicoletta hanno avuto la meglio. Il tempo a mia disposizione era finito. Ho spento il registratore, mi sono congedato con un abbraccio ed un sincero ringraziamento a nome di Prometeo e sono uscito dal Teatro passando per la sua gloriosa sala, mentre nella mia mente si affollavano le note di Paganini, di Bellini e Donizetti, i monologhi di Shakespeare, le più celebri frasi di Pirandello. Mi sembrava anche di risentire le voci di Mastroianni e di altre celebrità che nel passato prossimo e remoto ho avuto la fortuna e l'emozione di ascoltare seduto nell' antica platea.

Un grande regalo per gli amici di CasaPrometeo. Un’iniziativa nata dal cuore. Due grandi figure nell’ambito artistico culturale: “Nicoletta Rizzato (responsabile del Teatro Carcano) e Paolo Scotti (direttore artistico del teatro CiaK, Smeraldo e Nazionale)”, hanno deciso di donare ai pazienti e familiari di CasaPrometeo dei biglietti per passare una serata a Teatro. Un atto di soliderietà che donerà a queste persone un momento di serenità e spensieratezza. Sul prossimo speriamo di poter pubblicare anche l’intervista a Paolo Scotti che insieme a Nicoletta Rizzato hanno permettono la realizzazione di questa importante iniziativa.


di Chiara Castellini

Libri Sotto l’albero

“L’insostenibile leggerezza”...del leggere Appena si avvicina il periodo delle festività natalizie, e cioè (per chi più, per chi meno) subito dopo Ferragosto..., cominciamo ad avvertire una sensazione che nulla ha a che vedere col misticismo della Natività o la riscoperta di quelli che riteniamo valori e principi che vorremmo saldi nell'affrontare la vita quotidiana. Quella che ci attanaglia al pensiero del Natale è indiscutibilmente l'ansia (per non dire l'angoscia) che ci provoca il dover, come ogni anno, scegliere un regalo adatto ai nostri cari e dopo di ciò (come se non bastasse) partire alla ricerca dell'oggetto desiderato con la consapevolezza che si dovrà lottare con la folla sull'autobus del dopolavoro, con la fila nei negozi, la fila alla cassa dei negozi e forse anche con quella per uscire dai negozi… Giri a vuoto, stress, sensazione di panico all'avvicinarsi di ogni week end

irrimediabilmente sinonimo di tempo utile per comprare i regali che: “Accidenti nemmeno quest'anno mi sono procurata in anticipo!”. E poi vi siete mai accorti di quello che immancabilmente accade? Finalmente è arrivato il giorno più atteso. E' Natale: tutta la famiglia raccolta nel salotto, le pance piene, amabili chiacchiere e scherzi di un'atmosfera che sembra essersi rilassata. Ci siamo: ora verremo ripagati di tutta la fatica messa nella scelta dei regali ricevendone a nostra volta e potendo osservare il volto meravigliato e soddisfatto dei nostri cari che disfano i pacchetti costati tanto sudore. “Non dovevi, chissà quanto hai speso…sei stata proprio originale…!”; ed è qui che ogni anno io mi dico: “Se mi fossi complicata meno la vita e avessi puntato ad una cosa anche più semplice la mamma sarebbe stata felice ugualmente…”.

Eppure è più forte di noi: avvertiamo la qualità del regalo come qualcosa di indispensabile, in questi casi non è solo il pensiero che conta. Da amante della letteratura e dei libri (una bella copertina in fondo “fa sempre arredamento”!) consiglio per quest'anno di puntare su qualcosa di intramontabile e sempre di classe…regalate un libro: tutto vi sembrerà più leggero!

Sezione Gialli: Un amante di questo genere che si rispetti (a proposito sapete perché vengono chiamati così? Perché la prima collana, pubblicata da Mondadori nel 1929, aveva le copertine di questo colore!) non può non contemplare nella propria libreria la collezione completa delle avventure del celeberrimo investigatore. Comparso sulla scena nel 1887, Sherlock Holmes è entrato a pieno titolo nei miti della letteratura


tanto da essere stato addirittura resuscitato (leggere per scoprire). Newton & Compton propone ad un prezzo più che ragionevole l'intera saga creata dal genio di Sir Conan Doyle. Segnalo la rilegatura molto accurata e pratica pur trattandosi di un'edizione super economica.

Garcìa Màrquèz, infatti, fu cronaca di un successo annunciato. Per festeggiare i suoi cinquant'anni Feltrinelli ripubblica questo meraviglioso romanzo dove tutto è magicamente possibile e dove qualunque cosa accade con la tranquillità di una normale quotidianità.

Conan Doyle Arthur, “Tutto Sherlock Holmes” Newton & Compton, Milano, 1991 (Collana: I Mammut), Pp.1248 Euro 12.90

Garcìa Màrquez Gabriel, “Cent'anni di solitudine” Feltrinelli, Milano, 2005 (Collana: Vintage) Pp.344 Euro 10.00

Sezione Classici: Era il 1955 quando Feltrinelli “apriva i battenti”. E lo fece con alcuni tra i “long seller” più prestigiosi al mondo. La pubblicazione di “Cent'anni di solitudine”, capolavoro indiscusso di Gabriel

L'occasione è da cogliere al volo. Nell'era del famosissimo “maghetto occhialuto” abbiamo la possibilità di riscoprire il genio di Dahal che con la sua sapiente gestione delle tecniche del ritmo narrativo terrà incollati alla pagina i più piccoli catapultandoli nel mondo candito che tutti, almeno una volta, abbiamo sognato. Le particolari soluzioni linguistiche sapranno affascinare anche i più grandi. E come il cugino Harry, anche il piccolo Charlie vede proseguire la sua storia: “Il grande ascensore di cristallo” è la meno fortunata seconda puntata. Da non perdere.

Varia: Non si vuole mancare di rispetto a nessuno con questo che potremmo definire “I Ching dei poveri”. Volumetto poco impegnativo ma divertente, in vetta alle classifiche dei più venduti già dalla prima edizione del 2000, è il regalo azzeccato per il fatalista della famiglia (ce n'è sempre uno). Occorre stringerlo fra le mani e formulare nel pensiero una domanda: il responso sarà quello che troverete sulla prima pagina capitata aprendo il libro. A volte sembra funzionare e quando non accade, forse, è anche più rassicurante. La rilegatura importante e “absolutely black” ricorda i libroni di incantesimi delle streghe…

Sezione ragazzi: Se ne parla moltissimo e si continuerà a farlo per lungo tempo. Ma siamo certi che i nostri ragazzi abbiano già avuto il piacere di leggere questo capolavoro di Roald Dahal da cui Tim Burton ha recentemente tratto un’altrettanto prestigiosa pellicola?

Dahal Roald, “La fabbrica di cioccolato” Salani, Firenze, 1994 (Collana: Gl' Istrici) Pp.200 Euro 12.00

Sezione

Bolt Carol, “Il libro delle risposte”, Sonzogno, Milano, 2000 Pp.600 E 15.00


di Angela Orlando

Lo sapevate che: dal mondo dei fiori

Curiosità su tre fiori Assenzio Camelia Ciclamino

L'assenzio

La camelia

Il ciclamino

Storia: L'assenzio appartienealla famiglia delle Artemisie,nome che deriva dalla deaArtemide, dea preposta allamaternità. Il nome di questepiante, infatti, allude all'usoche se ne faceva in campo ginecologico. L'assenzio (Arthemisia absinthium) è conosciuto già con questo nome (absinthion) nell'antichità greca e denominato nel papiro Ebers dell'antico Egitto (1600a.c.). Gli vennero subito attribuite proprietà terapeutiche grazie anche al caratteristico ed inconfondibile odore.

Storia: La camelia proviene dalla Cina e dal Giappone, dove ne crescono numerose varietà. In Europa fu importata da Camel G.J. e si diffuse apartire dalla seconda '700. Durante tutto ilRomanticismo e nel '900, lacamelia è un fiore quasi sempre presente nei giardini europei.

Etimologia: Il nome deriva dal greco kuklos che vuol dire "cerchio" e, proprio per questo, alcuni studiosi, associando la forma del fiore e il termine etimologico all'utero femminile, ritenevano che la pianta fosse capace di facilitare il concepimento. Sicuramente il nome allude alla tendenza dei peduncoli che portano il fiore ad attorcigliarsi ad anello.

Letteratura: La pianta contiene principi attivi capaci di stimolare l'appetito e le funzioni gastriche, anche se l'uso deve essere controllato affinché non insorgano assuefazioni e disturbi nervosi, premonitori dell'intossicazione. Il liquore, noto come absin the o liquore di assenzio, è ottenuto con la distillazione e l'aggiunta di principi attivi di altre piante. L'abuso di questi distillati procura seri danni alla salute. Simbolo: Donare il fiore dell'assenzio augura felicità a chi lo riceve.

Letteratura: La popolarità diquesto fiore è intimamente legata alla letteratura, inparticolare al romanzo di Alexandre Dumas, La signora delle Camelie, dove si racconta come una elegante donna mondana avesse l'abitudine di portare una camelia sul vestito per indicare ai suoi amanti la sua disponibilità ad amare: se il fiore era bianco, ciò significava che era disponibile; se era rosso, significava che era indisposta. Da allora, si diffuse la moda di portare una camelia per ornare scollature ed orli per le signore, e la stessa signora Chanel aggiunse questo dettaglio sui suoi tailleur prestigiosi. Simbolo: La camelia è simbolo di costanza in amore e di grazia, di bellezza. Se è bianca, significa stima e ammirazione; se rossa, amore e speranza.

Storia: Secondo Teofrasto questo fiore stimolava la sensualità e l'eccitazione amorosa. In passato si pensava che l'estratto di ciclamino fosse un toccasana contro i morsi dei serpenti più velenosi; di qui l'attribuzione al fiore di poteri magici, la capacità di allontanare il maleficio e di influire sulle vicende amorose. L'essenza del ciclamino è ritenuta portafortuna. Simbolo: Nel linguaggio deifiori vuol dire diffidenza, proprio perché nonostante la sua bellezza e i suoi presunti poteri magici, le sueradici contengono una, seppur minima, quantità di veleno.


Caravaggio

Caravaggio

“Turista per caso”,

di Chiara Colombo

Recensione della mostra di Caravaggio a Milano Dal 15 ottobre 2005 al 6 febbraio 2006 a Palazzo Reale a Milano si può visitare la mostra “Caravaggio e l'Europa. Il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti”. Si tratta di una mostra che raccoglie numerosi quadri (oltre 150 opere) promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in seno alle celebrazioni per il terzo centenario della morte di Mattia Preti. La mostra apre il percorso con le opere di Caravaggio; si possono però ammirare solamente metà dei quadri “promessi”: ne sono infatti presenti solo otto sui sedici previsti, ed inoltre, nel mese di novembre, ve ne erano esposti solo sette, poiché il “Seppellimento di Santa Lucia” si trovava presso i laboratori dell'Istituto Centrale per il Restauro di Roma per una fase di monitoraggio dell'opera. La mostra rimane sicuramente estremamente interessante per la grande raccolta di quadri dei pittori caravaggeschi che costituiscono la porzione più convincente. Così, superato “L'adorazione dei pastori” ottavo quadro del Merisi esposto, si possono godere le opere dei seguaci del Caravaggio che furono attivi nella Roma di fine seicento. Tra tutti i quadri esposti sicuramente coglieranno

l'attenzione del visitatore le opere di Orazio ed Artemisia Gentileschi, le prime governate da tonalità ocracee tipicamente cinquecentesche, le seconde da differenti tonalità di rossi caldi e forti di gusto seicentesco presenti sia negli abiti che nei drappeggi. Proseguendo nel ricco percorso espositivo, il gioco di luci ed ombre di due opere di Cecco da Caravaggio hanno attirato il mio interesse: “Il tributo” e “San Lorenzo”. Ancora porrei l'attenzione sulle opere di Giovan Antonio Galli i cui colori bianchi, quasi argentei dell'abito dell' “Angelo custode” e delle ali dell'angelo in “San Francesco”, contrastano con lo scuro degli sfondi ed i colori forti che hanno caratterizzato i primi quadri esposti. Quadri di altri artisti italiani anticipano la sezione dei pittori francesi; un occhio non esperto come il mio, ma sicuramente curioso, noterà subito la bellezza e la ricchezza delle opere dei pittori d'oltralpe, come le sete preziose degli abiti dei giocatori di carte nell'opera “Buena Ventura” di Nicolas Regnier, delle quali sembra di poter quasi sentirne morbidezza al tatto. Ed ancora tra i pittori francesi, il gioco di ombre delle mani dei giocatori di dadi del dipinto “Negazione di Pietro” di Valentin de Boulogne,

conferisce uno spirito misterioso e quasi lirico alla tela, che si riscontra ancora più accentuato nell'opera “I cinque sensi” dove il pittore francese è riuscito a rappresentare tutti e cinque i sensi, compreso l'olfatto se si osserva nell'angolo destro del quadro il musetto di un cane. Tra le opere dei fiamminghi ritengo che valga sicuramente soffermarsi sul gioco di luci sui volti dei personaggi nella tela dell' “Adorazione dei pastori” di Matthias Stomer ed ancora sui drappeggi delle vesti e sul cestino, tutto caravaggesco, dell'opera di Bernardo Strozzi: “Madonna con bambino e San Giovanni”. La mostra presenta ancora opere di pittori olandesi prima di arrivare a poter godere delle opere di Mattia Preti, che si distanziano dalle crudezze del realismo di Caravaggio e dei primi seguaci per assecondare invece una linea più morbida osservata nelle opere dei pittori francesi. Per poter godere appieno della mostra consiglio sicuramente scarpe comode, sia per la coda alla biglietteria, sia per potersi muovere comodamente lungo il percorso espositivo. Inoltre anche se caro (5 euro), consiglio l'ausilio dell'audio guida che permette di cogliere dettagli delle opere altrimenti difficili da leggere.

Sicuramente risulta molto scadente il sistema di illuminazione delle opere: la luce dei faretti è sempre riflessa sulle tele e, per poterle godere, è necessario osservarle da più angolazioni; fanno eccezione tre tele di Caravaggio che, date le loro dimensioni, non risultano mai osservabili nella loro interezza. Inoltre risultano assai penosi i cartelli accanto ai quadri in cui sono riportati titolo ed autori delle opere esposte; le piccole dimensioni del carattere richiamano più che altro ad una visita oculistica. Ciò porta ad avvicinarsi molto ai quadri per poter tentare di leggere qualche informazione, ma quando c'è molta gente tale operazione risulta ardua. Pertanto tra cercare la posizione giusta per poter osservare i quadri senza vedere riflessi i faretti e continuare ad avvicinarsi per leggere le informazioni, sembra più che altro una lezione di danza piuttosto che una visita ad una mostra. Inoltre deve essere anche sottolineato il perdurare della mancanza dei depliants che continuano a dire essere in ristampa. La mostra comunque, fatta eccezione per l'organizzazione (si fa per dire!) vale assolutamente la pena di essere visitata. Quindi “buona visione”.


di Paolo Ballerini Maria Borghi

versatela sui carciofi rimasti in casseruola.

CONCHIGLIE CON CARCIOFI ALLA PANNA Ingredienti: 400 g.di pasta 8 carciofi 2 acciughe salate ½ bicchiere di panna 2 spicchi d'aglio aceto prezzemolo, mentuccia, olio, sale e pepe

Sfogliate 8 carciofi e tagliateli a spicchi. Metteteli in una casseruola con olio, poco aceto, sale, pepe, 2 spicchi di aglio tagliati finemente, prezzemolo e mentuccia. Ponete la casseruola con coperchio su fuoco moderato e quando i carciofi saranno cotti colate in un tegamino il sugo. In questo fate sciogliere 2 acciughe salate e ben pulite, composta cosĂŹ la salsa

Fate cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolatela bene e conditela con i carciofi e la panna. TEMPO: 40 minuti

PICCIONI SU CROSTONE Ingredienti per 4 persone 4 piccioni novelli da 350 cad, 400 gr di funghi porcini freschi, 8 fette di pan carè, 100 gr di burro, olio, 6 foglie di salvia, 1 bicchiere di vino bianco, 1 cipolla, 1 cucchiaio di salsa di pomodoro, brodo, sale e pepe.

Pulite e eviscerate i piccioni fiammeggiateli, lavateli e asciugateli. Mettete nel loro interno sale, pepe e legate cosce e ali. Fate rosolare in un tegame la cipolla grattugiata con burro 4 cucchiai di olio e adagiatevi i piccioni, lasciandoli ben colorire da tutte le parti. Cospargeteli con la salvia ben tritata, salate pepate e bagnateli con 1

bicchiere di vino bianco. Fate asciugare e successivamente versate un mestolo di brodo lasciando cuocere il tutto per circa 10/12 minuti a fuoco moderato aggiungendo i porcini puliti e tagliati a fettine. Riprendere la cottura per altri 5 minuti bagnando col brodo in cui avete sciolto la salsa. A parte tostare le fette di pane carre (oppure friggetele nel burro) e disponetele su un piatto di portata adagiandovi sopra i piccioni. Copriteli con il sughetto di funghi e del fondo di cottura e serviteli a tavola caldissimi.

FILETTO AI FUNGHI Ingredienti per 4 persone 400 gr di filetto, 400 gr di patate, 100 gr di porcini surgelati, aglio, salvia, olio di oliva, sale e pepe. Ricavate dal filetto 4 fette uguali, sbucciate le patate, lavatele e tagliatele a fette molto sottili tagliate anche i funghi a sottili filetti. Preparate un cartoccio con un


Tempo: 50 minuti.

SACHERTORTE Ingredienti 220 g. di cioccolato fondente 100 g. di burro 120 g. di zucchero a velo 30 g. di biscotti sbriciolati

4 uova 80 g. di farina 1 dl.di panna liquida 2 cucchiaini di marmellata di albicocche Fate sciogliere a bagnomaria 100 g. di cioccolato fondente sminuzzato. Lavorate in una ciotola il burro e 60 g. di zucchero a velo, unite uno alla volta i 4 tuorli e sbattete il tutto fino ad ottenere una crema soffice e schiumosa. Unite il cioccolato fuso appena tiepido ed i biscotti sbriciolati grossolanamente. Aggiungete la farina, montate a neve i 4

albumi con 40 g. di zucchero a velo ed incorporate al composto amalgamando con cura. Imburrate la tortiera con il bordo apribile e spolverizzate di farina, versate il composto e cuocete in forno a 170° per 30 minuti. Sfornate la torta e, quando sarà raffreddata, spalmate la superficie ed il bordo con uno strato sottile di marmellata di albicocche. Fate sciogliere a bagnomaria il restante cioccolato con la panna liquida e 20 g. di zucchero a velo.

Lasciate intiepidire e glassate la torta con l'aiuto di un coltello a spatola.

SACHERTORTE

foglio di alluminio, grande abbastanza per accogliere tutta la carne, senza sovrapporla. Fate sul fondo uno strato con le patate già affettate, disponetevi sopra le fette di filetto, salate pepate e cospargete con l'aglio tritato, i funghi e qualche foglia di salvia. Irrorate con 3 cucchiai d'olio. Coprite con secondo foglio d'alluminio e chiudete il cartoccio sigillandone con cura i bordi. Cuocete in forno preriscaldato a 190° per circa 30 minuti. Aprite il cartoccio e servite.


Anno 5 - N° 8 - Dicembre 2005 - Periodico d’Informazione e di Cultura – Registrazione del Tribunale di Milano n°591 del 21 Ottobre 2002 Sede: Via Venezian, 1 - 20133 Milano - Tel. 02.23902878 - Fax 02.23903257- e-mail: prometeo@istitutotumori.mi.it - www.onlusprometeo.org

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