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Anno 4- N° 5 - Maggio 2004 - Periodico d’Informazione e di Cultura – Registrazione del tribunale di Milano n°591 del 21 ottobre 2002 Sede: Via Venezian, 1 - 20133 Milano - Tel. 02 .2390.2878 - Fax 02 .2390.3257 - mail: prometeo@istitutotumori.mi.it - www.prometeo-hep.it

Tè con Prometeo Intervista al dott. Alessandro Rampa

Intervista al dott. Franco Berrino I nuovi volontari


Sommario

Partecipazione alla trasmissione “Piazza Grande”

4-5

Tè con Prometeo

6-7

Calendario Eventi 2004

8-9

I nuovi Volontari Chiara: “Perché sono diventata volontaria di Prometeo”

10 - 11

Intervista al dott. Franco Berrino

12 - 15

Intervista al dott. Alessandro Rampa

16 - 17

L’uomo di fronte al rischio di ammalarsi:Implicazioni psicologiche della Medicina predittiva (dott.ssa Laura Gangeri)

18 - 19

Donazione e trapianto d’organi: La vita oltre la vita (dottor Andrea Pulvirenti)

20 - 21

22 - 25 Testimonianze

26 - 27 Curiosità e Spigolature 28 Dio dove sei? Domande sulla sofferenza 29 Fine settimana fuori porta

30 -31 Flan delicato Capretto all’ebraica


L’editoriale

“Vicini alla riva e tentati dai sogni: Piccole indecisioni crescono”

Oltre due millenni fa Giulio Cesare scriveva nelle cronache delle sua campagne militari che “ciò che vogliamo, lo crediamo anche volentieri”. A distanza di qualche secolo Sant’ Agostino precisava addirittura che “ciò che vogliamo è santo” dando quindi valore sacrale alla condizione psicologica in cui si trova chiunque desidera fortemente qualcosa. Immutato nei secoli e nelle culture questo moto elementare dell’animo umano che trasfigura il desiderio in realtà si è perpetuato sino ad oggi, sino a far riportare nel linguaggio di popoli e culture anche molto diversi che appunto: “volere è potere”. E’ però vero che nella nostra quotidianità di uomini a donne dell’Occidente questo argomento del “potere” personale ha assunto una forza eccessiva, diventando una giustificazione all’ affermazione della propria volontà contro ogni argomento e contro ogni ragionevole dubbio, senza bisogno di argomentazioni o spiegazioni per i propri comportamenti, perché si è convinti che basta davvero volere una cosa per finire inevitabilmente con l’ottenerla. Sappiamo bene che non è così ma preferiamo nascondercelo, almeno sino a quando le difficoltà dell’agire, del negoziare, del tradurre in fatti i nostri pensieri si scontrano con la realtà del mondo e con le regole dell’interesse personale o dei vantaggi economici. Si è perso (o si vuole dimenticare) lo spirito originario che è sempre presente all’insorgere di ogni vero desiderio, al risveglio da ogni bel sogno: la coscienza cioè che bastano le proprie mani e la propria volontà a cambiare le cose, a migliorare il presente, a ridurre le disuguaglianze di partenza che tristemente ogni generazione si tramanda. Succede poi che ciò che si voleva veramente, quello che era una progetto in cui “credere volentieri”, tende a perdere forza in assenza di elementi forti di sostegno (soprattutto soldi, persone e idee). E c’è anche il caso parti-

colare dei “grandi progetti” fatti insieme ad altri, dove si può arrivare a scoprire, non senza amarezza, che ciò che alcuni continuano a considerare come il “volere” vitale e propulsivo di ogni agire si è trasformato per altri nel “potere” acquisito del soddisfacimento del proprio bisogno, nello strumento per perseguire il proprio interesse personale o economico. Chiudendo così il cerchio, rientrando nella dimensione privata e in qualche modo sicura da cui si era partiti, consolandosi con i progressi fatti, e spesso rimpiangendo gli inizi, quando “eravamo più giovani”… Tutto questo succede sempre più spesso, perché sempre di più sono la occasioni della vita quotidiana in cui, i piani futuri, i progetti a breve termine, le previsioni di risultato ci riempiono la vita, dimenticando che non si è ancora fatto nulla e che si lavora e vive solo su un desiderio ancora non realizzato ma già reso presente e reale davanti ai nostri occhi. Due sono le osservazioni che questa analisi genera nel momento in cui Prometeo, la nostra Associazione, si avvia a doppiare il quinto capo della sua (speriamo lunga) traversata. La prima è che “vale solo ciò che è vero”. Come dire che solo da un desiderio profondo, sentito e il più possibile condiviso si può trarre l’energia vitale per realizzare qualcosa che diventi davvero nostra, che davvero ”ci appartenga” perché l’abbiamo fatta noi, usando il nostro piccolo o grande potere come mezzo (e non come fine…). Sappiamo che i desideri altrui, vissuti per obbligo o trascinati nella nostra vita solo per rispetto, non trasfigurano nulla e sono solo occasione di fastidio in una esistenza per molte altre ragioni già ingombra di impegni. La seconda osservazione è che l’unico modo di uscire dal cerchio che parte dal desiderio di cambiare il mondo (anche se di poco) e che alla fine arriva a chiudersi nel privato, è di ricominciare, magari con qualcosa di più concreto o anche solo di

più attraente, salpando per un’altra isola, varcando un altro confine. E’ quindi tempo di rinnovarsi, di ripartire con nuovi progetti e con nuove idee. In fondo è un bene che per Prometeo ciò avvenga in coincidenza dello sviluppo professionale e organizzativo della realtà clinica e scientifica del nostro Reparto, pure a fronte delle molte difficoltà che l’Istituto Tumori continua ad avere. Speriamo tutti che il prossimo anno porti miglioramenti nel bilancio economico della più importante istituzione di sanità pubblica oncologica del nostro Paese, a cui ci onoriamo di appartenere. E speriamo che una maggiore “tranquillità di cassa” aiuti a programmare scelte più decise in favore di chi davvero produce salute e ricerca… Ma siamo soprattutto noi che dobbiamo produrre il massimo sforzo: per essere più visibili, più accoglienti, più coerenti, con uno impegno che è richiesto a tutti. Ad esempio ai nostri expazienti: perché quando si è malati è molto comune proporsi qualsiasi cosa pur di guarire, ma ben diversa impresa è ritornare sul campo, questa volta per gli altri e non per se stessi, dopo che il proprio bisogno è stato soddisfatto. E anche ai nostri medici, infermieri, operatori amministrativi: perché in nome di un dovere professionale tutto si può ipotizzare, ma è ben diversa cosa dare impegno oltre a ciò che ci è chiesto, rubando alla propria esistenza, alle proprie famiglie ed ai propri interessi le energie necessarie e realizzare il cambiamento che

pur così fortemente si desidera. Oltre che all’augurio di vedervi numerosi a festeggiare il compleanno della nostra Associazione, vi invito tutti a ripensare al ruolo di ciascuno in questa impresa. Vi chiedo di rispondere fattivamente ad ogni impulso di condivisione e di coinvolgimento della vostra realtà in quella degli altri. Vi invito a portare idee, proposte, suggerimenti, a costruire le piccole cose e a sognare le grandi (ad es. chi avrebbe detto che grazie al contributo di un grande Ente come la Fondazione Cariplo ci è oggi possibile dare un impulso decisivo alla realizzazione di una casa di accoglienza per i nostri malati dimessi dall’Ospedale). Fuori ci aspettano altri sogni. Vincenzo Mazzaferro


di Orietta Delmoro

Orietta testimonia la sua rinascita dopo il trapianto di fegato

“La mia partecipazione alla trasmissione Piazza Grande Grande”” Salve a tutti, il giorno 21 gennaio scorso, ho partecipato alla trasmi ssi one televi si va "Piazza Grande" in onda su Rai 2, condotta da Fabrizio Frizzi. Per me che non sono abituata e non amo stare nell'occhio delle telecamere, è stata un'esperienza davvero speciale. Non ero del tutto entusiasta di prendere parte al programma, ma ho ritenuto fosse mio dovere farlo, come testimonial dell'Associazione Prometeo e soprattutto come trapiantata che ce l'ha fatta. Do-

po essere stata interpellata dall‟ Associazione, alla quale ho dato la mia disponibilità per l‟evento, mi ha contattata Marzia Maglio, persona squisita della redazione di “Piazza Grande”, con cui mi sono subito sentita a mio agio, già al telefono. Sensazione pienamente confermata quando ci siamo incontrate negli studi Rai. E' lei che mi ha assistito tutto il giorno, organizzando ogni cosa e cercando di tranquillizzarmi per la performance televisiva. Per la nostra Associazio-

ne, partecipare ad una trasmissione televisiva significava farsi conoscere a livello nazionale e quest'occasione era stata affidata esclusivamente a me, in diretta, senza possibilità di ripetere se qualcosa andava storto. Inoltre, so per esperienza, che per un malato vedere che altri hanno già percorso con successo la strada impervia che lo aspetta, infonde una gran forza e voglia di pensare al futuro: queste persone mi avrebbero guardata ed ascoltato quello che avrei detto. Il pensiero di non soddisfare le aspettative che si nutrivano su di me, continuava a martellarmi in testa, fino a quando mi hanno chiamato per andare in onda ed allora, d'incanto, più niente; ero seduta lì, non vedevo le telecamere, non pensavo a

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tutti quelli che mi osservavano da casa, non sentivo più il peso della responsabilità sociale ed umana. Mi sono ritrovata a raccontare a Frizzi la mia storia, così, come l'avrei raccontata intimamente ad un amico. Infatti, la sensazione che mi ha dato Fabrizio Frizzi è di una persona con cui scambiare volentieri due chiacchiere e non quella di un personaggio cui chiedere l'autografo. I miei dieci minuti di celebrità sono passati in un baleno; mi rendevo conto di aver parlato, ma non sapevo se avevo detto le cose giuste, se avevo trasmesso un po' di speranza e di gioia di vivere a coloro

che sono "inciampati" nella malattia. Quando mi ha raggiunto un "sei stata bravissima" dal mio compagno che era lì con me e da Marzia, ho tirato un sospiro di sollievo; poi le telefonate di Sandra ed Eleonora, piene di complimenti (molti immeritati: ma loro sono tanto carine!!), mi hanno convinta che era andata bene e subito sono stata profondamente felice di aver fatto questa "cosa". Quando ho visto la trasmissione registrata, a casa, mi sono emozionata ed ho pianto: perché quella che stavo vedendo alla televisione era una storia Vera.

“Orietta durante la trasmissione condotta da Fabrizio Frizzi Frizzi” Protagonisti del programma Piazza Grande, condotto da Fabrizio Frizzi, sono storie di vita e racconti d’esperienze vissute.

Un abbraccio Orietta

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di Franca Salvelli Mara Balossi

Un incontro piacevole per stare insieme

Tè con Prometeo E' il " Te' di Prometeo " del mercoledì.

Un pensiero arrivato a Prometeo Nell'epoca pre Istituto dei Tumori la vita scorre in sottofondo, in quella post ci si misura ogni giorno con la propria mortalità. Al settimo piano dell'ospedale lavora una squadra di angeli in camice verde che ha il potere di regalarti una seconda data di nascita, un nuovo sguardo sul mondo. Gli infermieri assistono con passione i trapiantati e le loro famiglie durante la degenza post operatoria, poi arriva il giorno in cui le porte elettriche del piano terra si richiudono alle tue spalle incitandoti <<Vivi! >>. Bisogna essere molto pazienti nell'attendere l'esito degli esami di idoneità, bisogna aver coraggio da vendere per firmare il modulo del consenso. Paura? sì, c'è. E non è poca. Ma non c'è tempo per darle retta. Non siate timidi e guardate il vostro male negli occhi: voi siete più forti!! Buona vita a tutti. Mara Balossi

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E' mercoledì pomeriggio, e nella sala mensa del reparto Trapianti si registra un'attività insolita : i tavoli vengono apparecchiati con tovagliette e tovaglioli colorati, con tazze da tè e vassoi con torte rigorosamente preparate in casa dalle volontarie di Prometeo. I pazienti, ricoverati o presenti per visite di controllo, con i loro famigliari vengono invitati a fare “merenda” e trascorrere un po' di tempo in compagnia. I medici ed il personale infermieristico cercano di ritagliarsi un po' di tempo dai loro impegni professionali e si uniscono ai pazienti.

Secondo il suo Statuto, Prometeo è un' Associazione nata, fra gli altri scopi, anche con quello di alleviare le sofferenze dei malati. Un Ospedale è un luogo dove ci si reca sempre con un senso di angoscia e spesso, durante la degenza, ci si sente soli. Non tutti, specie in momenti difficili, hanno la capacità di socializzare, e il senso di solitudine che si avverte può essere estremamente doloroso. Per questo l‟ Associazione Prometeo, con l‟aiuto dei suoi volontari, organizza il "Te' del mercoledì": un'occasione d'incontro non solo fra i pazienti, ma anche, nei limiti di tempo concessi dagli impegni professionali, con il personale medico e infermieristico. Una tazza di tè e una fetta di torta aiutano a creare un'atmosfera più rilassata e amichevole, in


cui i pazienti possono apprezzare l'umanità del personale, e questi meglio conoscere le sensibilità e le necessità di quelli. Una volta tornati in corsia ciascuno riprende il proprio ruolo, ma noi speriamo che i nuovi rapporti interpersonali che si sono stabiliti possano aiutare tutti a comprendere i reciproci problemi e creino nei pazienti una sorta di mutuo soccorso. Quando la nostra Presidente Sandra Maggioni mi ha proposto di aiutare alla realizzazione di questo evento, ho aderito con piacere ed entusiasmo. Dalle reazioni dei partecipanti ho tratto l'impressione che questi pomeriggi rappresentino un momento di serenità e raggiungano lo scopo che ci siamo prefissi: questo ci motiva a continuare nel nostro impegno.

Calendario degli incontri 2004 18 3  17  31  14  28  12  26 9  23 1  15  29  13  27  10  24 1  22 

Febbraio Marzo Marzo Marzo Aprile Aprile Maggio Maggio Giugno Giugno Settembre Settembre Settembre Ottobre Ottobre Novembre Novembre Dicembre Dicembre

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di Eleonora Castro

Calendario annuale degli eventi dell’Associazione

Prometeo, tanti progetti per crescere 21 Gennaio Piazza Grande

“ORIETTA”, il nostro testimonial nonché una ragazza che ha vissuto 12 anni fa l’esperienza del trapianto di fegato, partecipa alla trasmissione televisiva di Rai due “Piazza Grande” condotta da Fabrizio Frizzi.

Ogni 2 mercoledì al mese Tè con Prometeo Ogni due mercoledì al mese presso la sala mensa , l’Associazione organizza te con Prometeo, un incontro importante tra medici e pazienti.

to espositivo all’interno dell’Istituto dei Tumori

15-24 Aprile Radio Montecarlo Studio 105

Passaggio radiofonico dello spot “Cercasi Volontari”, al fine di avere nuove “risorse” per far crescere l’Associazione

21 Maggio Prometeo Informa

Uscita del giornale PROMETEO INFORMA. Il periodico sarà distribuito durante la giornata di Promeo

6-7 Maggio Festa della Mamma

Creazione dell’evento “Festa della mamma.” al fine di proseguire la raccolta fondi “Casa Accoglienza”. Ritroveremo il banchetto espositivo all’interno dell’Istituto dei Tumori.

22 Maggio Giornata di Prometeo.

6-7-8 Aprile Evento PASQUA.

Raccolta fondi per il progetto “Casa Accoglienza” tramite la realizzazione di un banchet-

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19 Maggio Spettacolo al Teatro Ciak di Milano

E’ stato organizzato uno spettacolo al teatro Ciak di Milano dove parte dell’ incasso sarà devoluto all’ Associazione Prometeo per raccogliere i fondi “Casa Accoglienza”. La Commedia Umoristica che verrà rappresentata il 19 di maggio s’intitola “ Maionese”. Durante l’Evento sarà distribuito materiale informativo dell’ Associazione.

Tutto nuovo per la ricorrenza di Prometeo. Quest’anno, per la nostra giornata, ci ritroveremo tutti presso l’Auditorium Tenso-Struttura della Regione Lombardia in Via Restelli 4. Il programma sarà ricco dei ricordi di momenti importanti vissuti nell’anno, e ci sarà un momento di bilancio ma anche di strategie per l’anno futuro dell’ Associazione

10 Giugno Conferenza Culturale

Siamo stati invitati al circolo Svizzero in Via Palesto


02.2390.2878 o scrivere una mail a prometeo@istitutotumori.mi.it

Luglio e Agosto Campagna Stampa e Radiofonica conferenza Culturale Scientifica dove il tema sarà “Il trapianto,:come è vissuto oggi”. Fra i relatori interverrannno il Diott. Vinzenzo Mazzaferro La Dott.ssa Laura Gangeri Iil presidente dell’associazione la sig.ra Sandra Maggioni La moglie del socio fondatore dell’associazione çPrometeo la Sig.ra Anna Riontino. I ringraziamenti vanno alla Sig.ra Fossati presidente del Circolo Svizzero di Milano che ha organizzato l’evento

Uscita sui giornali della campagna raccolta fondi “Casa Accoglienza”. In contemporanea passaggio radiofonico dello spot con lo stesso scopo, e cioè raccogliere i fondi per l’acquisto dell’ appartamento ”.

“Casa Accoglienza”. In contemporanea passaggio radiofonico dello spot con lo stesso scopo, e cioè raccogliere i fondi per l’acquisto dell’ appartamento ”.

Il Calendario degli eventi di Prometeo per l’anno 2004

1 Dicembre Giornale Prometeo Informa

Uscita del giornale PROMETEO INFORMA. Il periodico sarà distribuito attraverso la spedizione postale

30 Novembre Concerto d’Autunno 15-16-17 Prosegue la tradizione nel Dicembre percorso che unisce la muMercatino di Natale. sica alla solidarietà. Siamo alla terza edizione del Concerto d’Autunno. Anche questo evento a lo scopo di raccogliere fondi per “Casa d’Accoglienza

Evento MERCATINO di NATALE. Raccolta fondi “Casa Accoglienza” tramite banchetto espositivo all’interno dell’Istituto dei Tumori.

15 Giugno Depliant “Casa Accoglienza”

Uscita del Depliant Illustrativo, per la raccolta fondi “Casa Accoglienza”. Uno strumento informativo per far conoscere nel dettaglio il progetto. Preghiamo gentilmente chiunque possa essere interessato ad avere un certo quantitativo da distribuire a persone o enti interessati di telefonarci al seguente numero

Dicembre Campagna Stampa e Radiofonica Uscita sui giornali della campagna raccolta fondi

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di Sandra Maggioni

I nuovi volontari Decine di chiamate telefoniche hanno corrisposto ad un nostro invito al volontariato in onda su RadioMontecarlo e Radio 105. Hanno risposto persone che risiedevano in ogni parte del nostro Paese: Lazio, Puglia, Sicilia, Sardegna. Il nostro invito implicava però la disponibilità ad essere presenti nella nostra sede di Milano ed è stato perciò neces-

6-7-8 Aprile 2004 Mercatino di Pasqua Alcuni momenti del mercatino che si è tenuto presso l’Istituto dei Tumori a Milano

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sario selezionare le domande in questo senso, accogliendo solo le persone che potevano facilmente raggiungerci. Prometeo si è arricchito di nuovi volontari. Sensibili e motivati, anche se all’inizio un po’ timorosi per i colloqui e il test a cui si dovevano sottoporre, si sono subito rinfrancati nell’ atmosfera “familiare” che ci coinvolge.

Ringrazio Carla, Chiara, Franca, Gabriella, Laura, Lina, Maria Grazia per il loro impegno, il loro entusiasmo, la loro creatività . Nella foto, tra alcuni nuovi volontari, sono presenti Paolo e Giacomo. Sono volontari speciali, nostri trapiantati, desiderosi di trasmettere la loro felice esperienza ai nuovi candidati.


Chiara: “Perché sono diventata volontaria di Prometeo” La mia attenzione si era spostata ed ora cominciavo a vedere, al di là della pochezza che purtroppo si incontra in tante realtà di tutti i giorni, le cose su cui veramente bisognerebbe concentrare le proprie energie.

Era una sera come tante altre. Salita in macchina ed accesa la radio avevo cominciato a riflettere sull’individualismo che impera nel mio ufficio e nel mondo del mio lavoro. Ero come al solito sintonizzata su RMC e tra le musiche che mi tenevano compagnia sento uno spot che segnalava la richiesta di volontari da parte della Associazione “Prometeo”.

Da alcuni anni cercavo la possibilità e l‟opportunità di dedicare anche solo alcune ore agli altri, provare a vedere che nel “tempo” di cui tutti ci lamentiamo perché troppo poco, se si guarda con attenzione, c‟è sicuramente un pò di spazio anche per gli altri. E‟ un‟esigenza che ho sentito nascere in me forse per contrapporre alla realtà di un “lavoro di uno”, dove è il singolo a dover emergere a tutti i costi e dove il gruppo è solo un mezzo per raggiungere traguardi personali, un “lavoro di gruppo” in cui esiste uno scopo comune e dove ognuno si impegna al fine di riuscire nel “progetto di tanti”. Dall‟Istituto dei Tumori e dal reparto in particolare mi sentivo, per alterne e tristi vicende famigliari, di essere richiamata. Ho cominciato così a valutare la fattibilità della cosa ed a pensare che forse, anche solo con un lavoro di ufficio, avrei potuto aiutare qualcuno. Sono un geologo e come tale legato ad un

mondo assai diverso da quello che avrei potuto incontrare nella realtà dell‟ Associazione. Dopo alcuni giorni ho preso la decisione: mi sarei informata ed avrei cercato di capire se in qualche modo anch‟io sarei potuta essere utile. Espressa la cosa a mio marito, ho trovato al mio fianco non solo un compagno entusiasta, ma anche in grado di spronarmi a superare le ultime perplessità. Q u i n d i fi n a l m e n t e l‟incontro con il presidente, Sandra Maggioni. E‟ stato un momento che ricordo con tanta serenità; il suo sorriso, il suo entusiasmo e la sua calma nel raccontarmi tutto dell‟Associazione ed il bel garbo con cui mi presentava ogni persona che entrava nella stanza in cui stavamo parlando, mi hanno subito attratto come una calamita e così sono entrata a far parte del “gruppo di amici” con i quali sto imparando a rileggere il rapporto con gli altri e soprattutto con me stessa. A distanza di un mese dal mio “esordio”, mi sento nel cuore di dire un grazie sentito a tutto il gruppo che mi ha accolto a braccia aperte, come se fossi stata con loro da sempre. Chiara Colombo

Mara infermiera presso U.O. di Chirurgia Apparato Digerente e Trapianto di Fegato presso l’ Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, ci regala due pensieri, uno dedicato a tutti i pazienti e uno a un paziente in particolare……

Vorrei che le mie braccia fossero talmente lunghe da poter abbracciare tutti, perché per ognuno di loro, c’è un piccolo pensiero... e un caro ricordo anche per chi non c’è più. Caro Umberto, hai lottato e affrontato la sofferenza con dignità… sei riuscito a vedere oltre il dolore… e hai capito che gesto meraviglioso sia donare gli organi… Sapere che qualcun altro dopo di te… Vive!! Grazie, per la tua disponibilità d’animo; anche nel momento del distacco il tuo pensiero è stato per la Vita! Grazie Umberto, non ti dimenticheremo. Ciao Mara

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di Sebastiana Travalca Rita Greco

Intervista al dottor Franco Berrino

Direttore della Struttura Complessa di Epidemiologia Eziologica e Prevenzione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano da tumore nell‟altro.

Dott. Franco Berrino

Il rapporto tra cibo e tumori rappresenta per il dott. Berrino un interesse costante, documentato da molti studi e pubblicazioni internazionali. Ha collaborato alla stesura del volume Food, Nutrition and the Prevention of Cancer. Partecipa a sperimentazioni importanti come EPIC ( European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), basato su metodi d‟indagine innovativi. All‟Istituto Tumori di Milano ha condotto due studi, denominati DIANA (Dieta e Androgeni), in col l abor azi one con l‟associazione di volontariato Attive come prima. Entrambi i lavori hanno coinvolto donne nel periodo post menopausa, sane in un gruppo ed affette

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al

seno

L‟obiettivo primario di questi due studi era quello di valutare se una dieta ricca di fitoestrogeni e povera di grassi fosse in grado di ridurre i livelli degli ormoni sessuali nel sangue che si pensa possano contribuire all‟ insorgenza del carcinoma mammario. Tale ipotesi era derivata dall‟ osservazione di come questo tumore fosse poco diffuso nei Paesi orientali e in alcune regioni dell‟Italia del sud, dove l‟ alimentazione è ricca di fitoestrogeni, sostanze che si trovano nelle piante e che hanno un‟azione simile a quella ormonale. Sono contenuti in molti semi oleosi (lino, noci, mandorle), nei legumi, nella soia, nella frutta e nei cereali integrali. Si

pensa che i fitoestrogeni, attraverso vari meccanismi d‟azione, riducano i livelli di alcuni ormoni, in particolare gli androgeni, e quindi esercitino un‟azione protettiva sulla mammella.

Il rapporto esistente tra l‟alimentazione ed insorgenza del tumore è di fondamentale importanza. Alcuni alimenti contengono sostanze cancerogene, capaci di danneggiare geni che regolano la proliferazione cellulare, altri invece esercitano un ruolo protettivo antitumorale, che può favorire i processi di eliminazione delle cellule danneggiate o contrastare i meccanismi responsabili di mutazioni neoplastiche. Quando si è forma una cellula tumo-


rale o anche un piccolo tumore, l‟evento più probabile è che questo venga eliminato dalle nostre difese immunitarie. Se però dovesse trovare nel nostro corpo un ambiente favorevole al suo sviluppo, cioè un‟elevata concentrazione nel sangue e nei tessuti di ormoni o di fattori che ne promuovono la crescita, questa alterazione iniziale potrebbe progredire e compromettere anche in modo drammatico l‟integrità del nostro organismo. Anche la composizione del nostro ambiente interno, la disponibilità di questi fattori di crescita è influenzata da come noi ci nutriamo.

la produzione di fattori di rischio tumorale. Le neoplasie più frequenti delle popolazioni occidentali hanno quindi una causa comune con altre patologie croniche diffuse nella nostra civiltà del benessere: obesità, diabete, ipertensione, coronaropatie, demenza senile.

Non si tratta di limitare il consumo eccessivo di qualche alimento, d‟ introdurre o eliminare cibi che favoriscono o contrastano processi degenerativi, ma di rivedere lo stile di vita complessivo.

La dieta moderna è composta prevalentemente da alimenti di origine animale, ricchi di grassi, e carboidrati raffinati, prodotti industrialmente. Vengono a mancare un insieme di elementi protettivi forniti da cibi vegetali integrali, non raffinati, a cui l‟organismo umano si era adattato nel corso dell‟evoluzione. Gli studi condotti finora giungono alla conclusione che oltre il 30% dei tumori maligni attuali sarebbe prevenibile osservando le regole alimentari che hanno dimo-

L‟alta concentrazione di questi fattori predisponenti è correlata con una dieta tipica dei Paesi industrializzati, troppo ricca di zuccheri, farine raffinate, grassi animali (presenti nella carne rossa e nei latticini), e povera di semi ed altri alimenti integrali, è una dieta che fa aumentare la produzione di insulina, che a sua volta, con meccanismi complessi, favorisce

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strato una potenziale efficacia preventiva. Riportiamo alcune raccomandazioni importanti, sfatando anche diversi luoghi comuni:  Non vi sono studi che dimostrino l‟utilità di un forte consumo di latte o latticini dopo la menopausa per innalzare i livelli di calcio e contrastare l‟osteoporosi. Il latte e i formaggi sono ricchi di proteine animali che tendono ad acidificare il sangue. Per riparare a questa condizione, per tamponare questa acidità, l‟organismo ricorre all‟immissione nel circolo sanguigno di sali mi-

emerso come l‟ assunzione di vitamine ad alte dosi possa favorire l‟ insorgere di un processo degenerativo. La decisione d‟integrare la dieta con supplementi vitaminici deve essere valutata dal medico curante e non presa autonomamente. Per uno stile nutrizionale preventivo e protettivo di queste malattie cronicodegenerative, consigliamo di seguire le raccomandazioni del World Cancer Research Fund:

nerali prelevandoli dalle ossa. Ciò determina una riduzione del contenuto di calcio nelle ossa e quindi una maggiore fragilità.  Non è accertato che gli integratori vitaminici esercitino un‟azione protettiva antineoplastica paragonabile a quella ottenuta con un‟ alimentazione ricca di frutta e verdura. In alcuni studi è

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Preferire alimenti di origine vegetale, con un‟ ampia varietà di verdure e di frutta, di legumi e di alimenti ricchi di amido (1) integrali o poco raffinati 2. Mantenere il pesoforma (2) e non appesantirsi troppo nell‟età adulta (non più di cinque chili). 3. Svolgere un’attività fisica costante e conti-

nuativa. 4. Mangiare almeno quattro porzioni al giorno (pari a 600-800 grammi) di verdure (3) o di frutta nel corso di tutto l‟anno, approfittando delle varietà che offrono tutte le stagioni 5. Basare l‟ alimentazione quotidiana su cereali e legumi. Preferire prodotti che non abbiano subito importanti trattamenti industriali. Evitare il più possibile, invece, farine e zuccheri raffinati 6. Le bevande alcoliche


sono sconsigliate. Per chi ne fa uso abituale si raccomanda di non superare due bicchieri al giorno per gli uomini e uno per le donne (4) 7. L’uso abituale di carne rossa è sconsigliato. E‟ preferibile consumare pesce e, saltuariamente, carni bianche o selvaggina. 8. Limitare il consumo di grassi, soprattutto di origine animale. Sì a oli vegetali, in piccole quantità. 9. Evitare il consumo di cibi in salamoia e limitare il sale nei condimenti e in cucina. Insaporire le pietanze con erbe aromatiche. 10. Conservare i cibi deteriorabili in frigorifero 11. Certi additivi alimentari possono essere

pericolosi, così come i residui di diserbanti e insetticidi 12. Limitare il consumo di carni o pesci cotti a elevate temperature, alla griglia o affumicati. 13. Per chi segue queste raccomandazioni ogni integratore alimentare o supplemento vitaminico è inutile.

(1) Soprattutto cereali in chicchi o sotto forma di pane integrale, pasta, polenta eccetera: ma anche radici e tuberi . (2)Non più di 60 kg. per chi è alto m. 1.60, non più di 67-68 kg. per chi è alto m.1.70, non più di 75 kg. per chi è alto m.1.80. (3) In generale le verdure si sono rivelate più protettive della frutta. Tra le verdure raccomandate non sono comprese le patate, che è bene consumare saltuariamente. (4) Un bicchiere di vino contiene la stessa quantità di alcol etilico di una lattina di birra o di un bicchierino di liquore.

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di Francesca Riontino

Intervista al dottor Alessandro Rampa

Direttore Sanitario dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nel 2000, ed ha ricoperto numerosi incarichi accademici. E‟infine addivenuto alla Direzione Sanitaria dell‟I stituto Nazionale dei Tumori di Milano nel 2003.

… La carriera, assai precoce, del dottor Rampa è piena di incarichi prestigiosi.

“Oggi abbiamo avuto l’ opportunità di intervistare il dottor Alessandro Rampa, Direttore Sanitario dell’ Istituto dei Tumori di Milano…”

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Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, già a trentatre anni viene nominato Responsabile Igienico dell‟ Ospedale di Lecco, titolo equivalente a quello di Direttore Sanitario, incarico che conseguirà definitivamente in seguito a concorso pubblico per meriti e titoli nel 1990. Ha contribuito alla realizzazione del Nuovo Ospedale di Lecco in qualità di Responsabile del Progetto Sanitario, ed è stato anche, fino al 1996, Direttore dell‟Azienda Sanitaria di Lecco. Dopo aver ricoperto il ruolo di Direttore Sanitario presso l‟Azienda Ospedaliera della città di Verona, viene nominato nel Comitato Direttivo Regionale Lombardo dell‟ Associazione Nazionale Medici di Direzione Ospedaliera. E‟ stato responsabile organizzativo del gruppo che ha effettuato il primo trapianto di mano a Monza

Gli abbiamo chiesto di raccontarci della sua carriera e dei suoi progetti per il nostro nosocomio: “Mi piace questo lavoro e l’ho scelto” ci riferisce, “anche se il mio primo incarico lo ebbi quasi per caso…” “lavoravo al Pronto Soccorso, e mi occupavo di chirurgia d‟urgenza, e mi piaceva scrivere, da sempre: a Lecco ero conosciuto fin dai tempi del liceo perché collaboravo alla redazione del giornale della scuola. In un momento di assenza per malattia del Direttore Sanitario mi chiesero di andare a scrivere in sua vece qualche circolare. Mi innamorai del lavoro, perché a mio giudizio corrispondeva ad una visione geometrica della vita… lasciai il Pronto Soccorso”. “Mi ci dedicai così anima e corpo, non senza qualche sacrificio: in quel periodo mi occupavo di politica, sia a livello locale che nazionale, e preferii lasciarla per non dare origine ad una confusione di ruoli”. “Ciò riuscì comunque a darmi subito grande soddisfazione perché se, con risorse non illimitate ed un po‟ di capacità organizzativa, si riesce a far andare bene le cose sia per i cittadini, migliorando la loro situazione clinica, e a far quadrare i conti in bilan-

cio, questa è già una notevole gratificazione!” “Ritengo che nella nostra professione sia importante, e ne discuto anche con gli altri colleghi dei quali sono Coordinatore a livello nazionale, credere nell‟ esistenza di un mondo migliore, che ogni giorno si costruisce mettendo al posto giusto un piccolo mattone che lo rende così realizzabile in prospettiva. Credo questa sia la cosa più importante del mio lavoro, opinione che condivido con molti amici colleghi che hanno a volte meno opportunità di me di parlare con i giornali e con i media. Noto spesso che anche ai colleghi medici, qui in Istituto come anche in altri ospedali, è la costante il credere fino in fondo in quello che fanno, a prescindere dai problemi di risorse e di stipendio!”. “Credo di poter affermare che dell‟Istituto, ( ovviamente nell‟equipe del dottor Mazzaferro e anche in altre equipe ), come in generale nella Sanità Lombarda tutta, il cittadino possa avere grande fiducia, perché ha dato sempre risposte importanti, anche nei momenti di crisi di risorse.” - Chiediamo al dottor Rampa che cosa ne pensa della situazione attuale della nostra Sanità, spesso nel mirino dei mezzi di informazione, accusata inoltre di privilegiare l‟aspetto economico a dispetto di altri. “Il problema è questo: per anni abbiamo creduto di poter fare Sanità senza guardarne i conti. Lo abbiamo fatto perché c‟era


una Riforma Sanitaria, la famosa Riforma del 1978 la 833, che diceva in sostanza -fate buona sanità che il paese ve la paga-. Da allora i costi sono saliti in maniera esponenziale, così come anche la qualità della stessa”. Il Paese dal 1992-1993 ha dovuto intervenire dicendo: “Signori miei, le risorse sono queste, usatele al meglio”, viste le difficoltà che si stavano incontrando nel finanziare una sanità buona ma costosa. Questa vera “rivoluzione copernicana”, pose sì al centro la voglia di fare buona sanità, ma con risorse determinate, per poterle ottimizzare al meglio, proprio come in ogni azienda che si rispetti. E‟ stato un percorso difficile, ma abbiamo conseguito ottimi risultati: non dimentichiamo che la nostra sanità, in una indagine promossa tre anni fa dell‟ Organizzazione Mondiale della Sanità è stata collocata al secondo posto per livelli qualitativi subito dopo quella francese, ben prima di quella tedesca, giapponese, americana ed inglese! E‟ un momento che ho potuto vivere sulla mia pelle quando già lavoravo a Verona, e facevo parte di gruppi di workshop dell‟OMS… La nostra è una Sanità per certi versi invidiata, perché assieme a caratteristiche di tipo universalistico e solidaristico ( cioè sanità rivolta a tutti), pur essendo sottofinanziata del 10-15

% rispetto alle altre realtà europee, dà risultati di tutto rispetto. Possiamo affermare che in tutto il Paese, ed ancora di più nelle regioni, noi diciamo: aziende “più attente”. Con i medici e gli organizzatori migliori continuiamo a dare risultati in linea con quelli degli altri paesi, che però hanno un dieci quindici per cento di risorse e costi in più! Questo è il gap nel quale si colloca il valore aggiunto della Sanità Lombarda oggi. Quanto conta in tutto questo il fattore umano? “Il fattore umano non è legato ovviamente ai costi. Lo dico sempre nelle riunioni che faccio con i miei collaboratori, dentro ogni camice c‟è una persona, e quindi dentro ogni camice c‟è una cultura dell’altro, l’attenzione per l’altro. Il nostro compito, ed anche degli stessi mezzi di informazione, deve essere quello di fare attenzione perchè non esistano derive troppo forti rispetto all‟obiettivo di tenere la persona in rilievo nei confronti della sua malattia, quindi al centro dell‟agire sanitario; ritengo sia un processo e un fenomeno culturale che, al di là della situazione dei camici bianchi, forse per le difficoltà attuali, vede venire meno all‟interno di tutte le professioni quelle peculiarità di umanità e solidarietà di cui invece c‟è così tanto bisogno”. “Usando i mezzi pubblici tutti i giorni mi capita, per esempio, di assistere a discussioni generate da cause banali,come il pianto di un bambino o la contesa di un

posto: l‟asprezza con cui vedo reagire le persone in queste occasioni mi preoccupa, in termini di civiltà della tolleranza dell‟ attenzione per l‟altro! Questo a mio parere, ha anche dei riflessi nella persona “con il camice bianco”: il nostro compito di gestori, dei miei collaboratori e del servizio infermieristico, è di fermare, e se serve anche di punire, gli eccessi in questa direzione”. “E‟ opportuno a riguardo fare corsi e giornate di approfondimento su questo aspetto. In questa ottica, da quest’anno, qui in Istituto abbiamo intenzione di portare il servizio di psicologia dal settore della ricerca, dove era particolarmente rivolto ai pazienti e alle problematiche di questi, al settore della Clinica. Nell‟ambito dell‟assistenza psicologica agli operatori sanitari, qualcosa si è fatto anche in passato: ora vi è una attenzione rinnovata verso di essi, - paritetica al problema dell‟attenzione al paziente e alla sua condizione psicologica”. “Ci tengo a sottolineare che ciò avvenga a tutti i livelli, perché i sanitari possano così acquisire gli strumenti, anche tecnici, per approcciarsi nel modo migliore al paziente, ed ai loro parenti che vivono, soprattutto nel nostro Istituto, situazioni cliniche e psicologiche molto drammatiche. Qualche volta mi viene riportato da alcuni sanitari del distacco che essi debbano mantenere nei con-

fronti dell‟ emotività che patologie così gravi determinano, distacco che per essi è strumento importante per fare meglio il loro lavoro: ciò può venir visto dagli utenti come freddezza e come presa di distanza dalla persona che ha il problema”. “E‟ questa, a mio parere, una cosa che andrà spiegata ai cittadini, bisogna essere aperti, dialoganti e collaborativi, nel modo giusto, non paternalistico quindi. Il personale medico, tecnico e infermieristico deve nonostante ciò poter mantenere una quota di freddezza che permetta loro di operare lo stesso con scienza e coscienza nell‟ambito professionale. Il ruolo delle associazioni e del volontariato in questo contesto diventa un patrimonio prezioso e apprezzabile in quanto esito del desiderio di fare da trait d’union tra i sanità ed utenti, cosa che risalta anche all‟interno della nostra importante Struttura”. “Ritengo difatti che, per questo ed altri non meno importanti motivi, l‟ atmosfera che si respira oggi all‟interno del nostro Istituto risulti veramente posi-

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di Laura Gangeri

L’UOMO DI FRONTE AL RISCHIO DI AMMALARSI: Implicazioni psicologiche della Medicina predittiva essere di nuovo incinta… io non me lo posso permettere perché non trasmetto solo il colore degli occhi ma anche il cancro…” “… ciò che è cambiato maggiormente per me è la mia idea di vita. Prima pensavo che sarei morta di vecchiaia adesso cerco di godermi il più possibile il tempo… soprattutto quello da dedicare ai miei figli.” “…tutto è iniziato con mia madre. Lei è morta di questa malattia… non è stata presa in tempo così è avvenuto anche per mia nonna e per mia zia. Dopo che mia madre è morta i medici mi hanno detto di farmi controllare e la stessa cosa l’hanno detta a mia sorella. Prima di allora, nessuno mi aveva mai spiegato cosa stava succedendo. Per questo motivo ho deciso di fare il test genetico e sono risultata positiva.” “All’inizio è stato uno shock…. mi è rimasta la paura di non riuscire a tenere la malattia sotto controllo. Forse però è meglio così, è meglio sapere.” “Il rischio di ammalarmi di tumore al seno ha sicuramente influito sulla mia vita familiare. Mio marito ed io ci siamo trovati a valutare in modo diverso la decisione di avere dei figli. Ricordo un giorno in cui ho temuto di

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Tra i recenti progressi della medicina, un ruolo rilevante occupano le scoperte della ricerca genetica e soprattutto quelle legate al mondo dell’ oncologia che hanno permesso l’ identificazione di alcuni elementi predittivi del rischio di ammalarsi di tumore. La conoscenza della suscettibilità genetica alla malattia, che oggi è possibile solo per alcuni tipi di tumore, ha l’obiettivo di modificare la storia natura-

le della malattia stessa attraverso la messa in atto di interventi di diagnosi precoce o di cura che mirano ad eliminare il problema alla radice, ad esempio attraverso l’ asportazione dell’organo a rischio. La medicina predittiva apre così nuovi scenari anche per gli operatori sanitari che si trovano a dover modificare il loro modo di relazionarsi. I portatori sani di una probabilità X di ammalarsi di cancro nel corso della loro vita, hanno, infatti, caratteristiche psicologiche, bisogni informativi ed aspettative molto diverse da coloro che già vivono una realtà di malattia. La possibilità di conoscere il proprio destino anche attraverso una maggiore cultura della prevenzione, ha determinato una positiva revisione degli stili di vita e degli atteggiamenti di cura nei confronti della salute ma ha anche messo di fronte la persona all’evenienza del proprio rischio e questo


comporta la capacità di accettare una impostazione casuale o probabilistica degli avvenimenti. Sono, infatti, molto diverse e strettamente personali le implicazioni psicologiche di una diagnosi di rischio genetico. Alcune persone possono vivere la comunicazione di rischio come una vera e propria diagnosi di malattia, mentre altre tendono a ridimensionare la portata del rischio tanto da non attivare comportamenti di controllo adeguati . Questa valutazione scaturisce dall’interazione di differenti fattori. I primi sono quelli cosiddetti “interni” all’individuo quali il tipo di personalità, il livello culturale, le precedenti esperienze di malattia all’interno della propria famiglia. Tra gli aspetti legati alla personalità si riconosce una maggiore tendenza ad attivare più facilmente com-

portamenti di tipo preventivo nelle persone che attribuiscono a loro stesse la responsabilità di ciò che accade nella loro vita rispetto a coloro che si affidano ad entità esterne e da loro non controllabili. Così come una buona fiducia in se stessi sembra associata alla convinzione di essere in grado di determinare le proprie scelte e quindi modificare positivamente i propri atteggiamenti. Rispetto a stati depressivi o livelli di ansia troppo elevati o troppo bassi che sembrano più frequentemente correlati alla presenza di impulsi autodistruttivi come modalità di risposta a stati di disagio condizionando negativamente la messa in atto di comportamenti preventivi. Tra i fattori “esterni”, invece, si evidenziano: la modalità con cui viene comunicato il rischio, la possibilità di disporre di strategie per la riduzione dello stesso, la presenza di trattamenti efficaci per controllare l’eventuale malattia, elementi che maggiormente favoriscono la messa in atto di comportamenti di tipo preventivo e consentono all’individuo di vivere la diagnosi genetica non come una sentenza temporaneamente sospesa ma come una opportunità di incidere positivamente sulla propria salute. Tutti questi aspetti sottolineano l’importanza di considerare questo ambito di studio e di intervento co-

me un’area da affrontare non solo dal punto di vista medico ma anche dal punto di vista etico e psicologico attraverso un approccio multidisciplinare. L’analisi delle implicazioni psicologiche della medicina predittiva comporta, quindi, la necessità di progettare interventi di supporto psicologico in grado di aiutare la persona a:  scegliere di effettuare o meno il test genetico disponibile;  scegliere di intraprendere o non intraprendere un percorso diagnostico per poter identificare precocemente gli eventuali segni della malattia ;  scegliere di effettuare o meno un trattamento per limitare le probabilità se non addirittura evitare che la malattia insorga;  scegliere di rendere nota la diagnosi genetica ai propri familiari;  valutare la possibilità di avere un figlio e le implicazioni di questa eventuale scelta;  prendere la decisione di adottare un figlio per non trasmettere la mutazione responsabile della comparsa della malattia; affrontare l’emergere di difficoltà relazionali tra la persona ed il proprio partner legate al senso di responsabilità e di colpa;  far fronte all’insorgenza di pregresse difficili dinamiche familiari tra i componenti delle famiglie appartenenti allo stesso albero genealogico;  gestire la comparsa di

preoccupazioni ossessive per il proprio stato di salute. La possibilità di trasformare la diagnosi di rischio da spada di Damocle, che incombe sulla testa delle persone creando un forte senso di impotenza, a spada che, se ben impugnata, può aiutare a cambiare il proprio destino di futuro malato attraverso la prevenzione, deve essere il primo e unico obiettivo della medicina predittiva (la proposta di un test genetico può diventare discutibile in assenza di realistiche ed efficaci modalità di controllo della malattia) e di conseguenza un importante strumento di sostegno al disagio psicologico.

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di Andrea Pulvirenti

Donazione e trapianto d’organi: La vita oltre la vita concetto di donazione dovrebbe essere regolarmente appreso durante gli anni della formazione scolastica, così come le altre nozioni e norme di educazione civica. Ma questo però ancora non avviene con la giusta diffusione e con il giusto impegno.

La donazione ed il trapianto di organi solidi sono una terapia ben conosciuta nel trattamento di malattie terminali di alcuni organi del nostro organismo. Quasi come in particolari officine super specializzate, negli ospedali autorizzati ai trapianti si possono sostituire le cornee, il cuore, il fegato, il pancreas, i polmoni, i reni ma addirittura si può pensare al trapianto di intestino tenue o multiviscerale (cioè di 4-5 organi addominali contemporaneamente). Il concetto di trapianto è però inscindibile dal concetto di donazione di organi che, così come viene intesa per la donazione di sangue, rappresenta un fatto culturale, di coscienza collettiva, oltre che un fatto puramente medico. La donazione di organi parte dal concetto fondamentale di altruismo e di responsabilità dell‟individuo per la società in cui vive. Al pari dell‟ apprendimento del rispetto per le cose comuni, per le regole etiche e morali che governano e che governiamo noi stessi, il

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Il gesto di donare quindi dovrebbe essere un modus vivendi e non un fatto sporadico scaturito dal bisogno personale. L‟individuo inserito in una corretta società civile dovrebbe sentirsi parte della stessa, pensare di poter soddisfare i propri bisogni nel momento in cui ne potrebbe avere bisogno ma allo stesso tempo sopperire al bisogno degli altri individui della stessa società e tramite la donazione garantirsi il diritto a fruirne lui stesso.

Perché la gente ancora non ha confidenza con il concetto di donazione d’organi ? Perché, nonostante tutto, non si porta l‟argomento al giusto livello di educazione. E‟ importante parlarne nel contesto di educazione sanitaria e, direi, civica. Come è un nostro dovere pagare le tasse o, per esempio, rispettare una fila anche se nessuno ci multa se non lo facciamo, così dovrebbe far parte del nostro senso di coscienza civica anche il concetto di donare il sangue o gli altri organi solidi, nel momento in cui a noi o ai nostri cari non servono più.

Allora perché l’opinione

pubblica ne sente parlare spesso in maniera scandalistica o peggio ignora il problema ? Perché il momento giusto per affrontare gli argomenti importanti è quando non siamo in uno stato di necessità. Mi spiego: la tecnica per cambiare la gomma di un‟auto si deve prendere in considerazione prima di averne effettivamente bisogno. Solo così si può sperare di affrontare l‟emergenza anche in condizioni di maggiore difficoltà. Inoltre, per estendere il consenso alla donazione di organi, bisogna fare chiarezza sul concetto di morte cerebrale molto diverso da quello di coma. Sono due campi patologici differenti. Non c‟è niente di più certo della morte cerebrale di un paziente caratterizzata dalla morte di tutte le cellule cerebrali a causa di un arresto prolungato della circolazione per almeno venti minuti o per un danno gravissimo e diretto al sistema nervoso centrale. Tutte le altre condizioni temporanee, e quindi non irreversibili, di danno cerebrale (comi di vario grado ed altre situazioni meno comuni) non hanno niente a che fare con il potenziale donatore d‟organi.

Chi sono, allora, i potenziali donatori d’organi ? Persone che hanno subito un danno cerebrale (generalmente dopo un trauma o dopo un‟ischemia) di tale entità da


determinare la morte del cervello e del sistema nervoso centrale. Di conseguenza, l‟assenza delle funzioni superiori dell‟organismo determina, a cascata, la scomparsa delle altre funzioni più elementari. In questi casi il processo di disorganizzazione (proprio del termine morte) è già iniziato e bisogna impegnare molta energia ed agire relativamente in un breve periodo di ore, per giungere al prelievo senza danneggiare gli organi stessi. La legge, in questo caso, ha permesso un‟azione più rapida riducendo da dodici a sei le ore necessarie per gli accertamenti clinici da effettuare prima del prelievo.

Possiamo spiegare meglio il concetto delle sei ore? Si intende che, una volta individuato il potenziale donatore di organi ed ottenutone il consenso dei familiari, viene nominata una apposita commissione medica (costituita da tre sanitari: un medico legale, un rianimatore ed un neurologo) di sorveglianza delle procedure che accerta in modo continuativo l‟effettiva irreversibilità della morte prima di dare il definitivo consenso al prelievo degli organi.

quotidiana in qualunque ospedale italiano, piccolo o grande che sia. La possibilità di trasmettere malattie infettive quali l‟epatite o l‟HIV è quindi sempre minore : tests di verifica vengono effettuati di routine sui potenziali donatori d‟organo e la legislazione garantisce la sicurezza delle procedure stesse.

Vi sono altre malattie, oltre a quelle infettive, che possono essere trasmesse con la donazione d’organi? Anche per le malattie neoplastiche (tumori) esiste una remota e bassissima possibilità di trasmissione. In questo caso però i controlli preoperatori sul donatore (ecografie, TAC ed altri esami strumentali, biomarkers indici delle principali neoplasie) e l‟esplorazione chirurgica

effettuata al momento del prelievo permettono di ridurre notevolmente tale rischio. Bisogna considerare che in medicina il concetto di “rischio zero” non esiste mai ma è commisurato al potenziale beneficio ed allo stato di necessità di chi attende il trapianto stesso. In altre parole è più elevato il beneficio del trapianto che il rischio della trasmissione di altre malattie

Qual è il concetto più bello della donazione d’organi ? Pensare che una persona assolutamente sconosciuta possa donarci un gesto d‟amore così grande ed importante. E farci rinascere completamente.

E la cosa più brutta ?

L‟ignoranza che è difficile da

La donazione d’organi, intesa come pratica chirurgica, è da considerarsi una procedura sicura per il ricevente? Le conoscenze mediche si incrementano di giorno in giorno. Così esami e valutazioni non disponibili anche pochi anni fa sono oramai pratica

**per milione di abitanti

Informazioni tecniche ed illustrazioni tratte dal sito “www.ministerosalute.it”

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Testimonianz Testimonianzee Persone che si raccontano

perché due anni sembrano tanti ma durano un 125° di secondo. I bambini, l‟amore per loro, l‟amore per la vita Vi è mai capitato di ricevere che ti rimane da vivere e una notizia come “lei ha un come spenderla al meglio. Leggo nel viso il loro futuro tumore maligno, in queste e nel futuro la mia triste fine. condizioni forse può vivere ancora due anni?”. Sapete in Il 24 dicembre dovevo ancora comprare i regali per i quale data me lo hanno cobimbi, ma non riuscivo ad municato?. Il 23 dicembre affrontare la città felice e le 2002, due giorni prima di luci di Natale, i nuclei famiNatale e sono stato io ad liari fare shopping, ho provainsistere per avere quell’ to diverse volte ad uscire dal appuntamento. portone di casa ma le lacrime uscivano a tal punto Ciao, sono Giorgio Cavaciocchi, ho 50 anni ma sono che non distinguevo le persorimasto ancora un pò bambi- ne… E‟ già passato un giorno! no, mi piace giocare con Sento la felicità in ogni dove, tutto ma con stile, ironia e Natale e Capodanno, le voci, consapevolezza; sono un fotografo pubblicitario e non le feste, gli amici che organizzano il domani nel diversolo; sono separato da poco timento; avevo paura, paura tempo ed ho due magnifici di morire e solo come un bambini Cecilia di 6 anni e Tommaso di 9: sono ancora cane. Giravo per la casa così piccoli perché io scom- guardando quante cose inutili paia da questa terra e mi ren- e quanto tempo avevo impiegato nel conservare certe do conto solo adesso di quanto sia importante la vita, cose in quei cassetti abbandonati da anni e mai aperti, quella vera. mi sembrava tutto così superfluo.

QUANDO C’E’ LA SALUTE C’E’ TUTTO

In sala d’attesa

Ben studiata, arredata nell‟ essenza, una “reception” da 5 stelle, illuminata con luci di qualità, grande ma non dispersiva. Sono tranquillo, la mia ex moglie mi tiene compagnia; guardo le persone che entrano prima di me, sono sempre in due, marito e moglie, fratello e sorella, figlio e padre; quando escono il primo è in stato confusionario ed il secondo non sa che pesci prendere. Osservo con distaccata realtà pensando come se la cosa non mi riguardasse. Quando l’orizzonte si avvicina ed inizia il conto alla rovescia… Ogni giorno che passa è un giorno in meno di vita e devo scegliere, dare priorità alle cose essenziali, Pagina 22

In reparto Nel reparto trapianti si vivono due realtà: quelli al di la della porta e quelli al di qua; in ambo le posizioni c‟è sofferenza e speranza. Quando si aprono le porte si cerca il coraggio di affrontare la realtà più crudele, tutti sanno la verità ma nessuno programma la propria morte, fa troppo male ed è difficile essere razionali, ci sono gli amici le ex mogli e finalmente i figli che hanno sempre domande dove non c‟è mai una risposta logica. Tommaso mi ha chiesto “papà ma tu stai morendo?” Ma come faccio a parlare con te dopo che sei morto e sentire la tua voce? “Ho cercato di trattenere l‟emozione, non volevo perdere il contatto con loro; pen-

savo a quante volte mi sono arrabbiato e li ho fatti arrabbiare, avrei forse potuto comportarmi diversamente, essere più vicino alla loro vita e in maniera diversa. Ma io non sono ancora morto.

Il bagno al traino.

E‟ il 5 luglio 2003, sono in barca nel golfo del Tigullio con Piero, una barca a vela che mi sta trascinando legato ad una cima, l‟acqua del mare mi passa sopra e sotto accarezzandomi, sono rilassato; metto la testa sotto, ascolto i sordi rumori che la chiglia fa con il mare; mi giro guardando il sole, sento il suo calore e sento anche il mio maledetto cellulare che squilla!Cavaciocchi, è arrivato il suo fegato, deve essere in reparto entro tre ore, l‟aspettiamo. Una vita si è spenta e una può rinascere. Sono confuso non capisco cosa sento realmente, i figli sono in montagna e non so se devo salutarli come non so più cosa devo fare, ho paura ma mi sento tranquillo, guardo la mia casa come se fosse per l‟ultima volta, non so se chiudere il gas, svuotare il frigo, chiudere le persiane chiudere chiudere chiudere.. .. .. Ma non voglio chiudere, voglio aprire tutto e parto per Milano con il sale del mare ancora sulla pelle. E‟ Piero, un caro amico di vecchia data, il predestinato ad accompagnarmi. Un 5 luglio, un viaggio in autostrada, un amico in macchina, tutto è nel silenzio, sento il sapore del mare e ricordo il bagno più bello della mia vita. Ho paura e nella testa scorre un archivio di voci, di immagini, di profumi che non vorrei mai dimenticare; vorrei non mi abbandonassero mai.


Sono in reparto Patrizia, coordinatrice trapianti, mi chiede “ Cavaciocchi come ti senti?”, avrei voluto avere le idee chiare prima di rispondere ad una domanda così quotidiana, ma non sapevo realmente cosa rispondere e a cosa andavo incontro. Sono euforico, in uno stato di incoscienza irreale, mai provato simile emozione prima. Il percorso alla sala operatoria Patrizia mi consegna affettuosamente a colei che è venuta a prendermi, qualche chiacchiera prima dell‟arrivo al piano dell‟ascensore e poi … ho chiesto a Patrizia di accompagnarmi, forse era l‟ultimo contatto familiare che avrei avuto. In sala mi hanno presentato tutti facendomi raccontare il mitico “bagno al traino”, e per ultimo ricordo due bellissimi occhi azzurri che mi portavano nel mondo a me sconosciuto: perdere il controllo di me stesso affidandomi a persone che non avevo mai visto prima, la mia fede era nelle mani della loro esperienza.

Il buco nero del risveglio Mi svegliavo a tratti e sentivo voci lontane, la lingua scontrava sempre con un tubo che avevo in gola, avevo fastidio ma ero certo che la presenza di questi fastidi era la garanzia che ero ancora in vita.

Torno in reparto Mi dicono che ho passato solo un giorno in Terapia

Intensiva, non mi rendo conto se non il giorno dopo che sono realmente vivo. Vedo Victorio, grande amico d‟infanzia che ha rinunciato alle vacanze per assistermi, la mia ex moglie sempre pronta e vicina, Franco compagno di stanza col quale abbiamo diviso ironicamente le nostre avventure di reparto e Stefano che ha sopportato con me l‟inizio di tutto, senza la sua voce e la sua guida non avrei mai affrontato tutto questo.

Sono cosciente Sono intubato ovunque, non pensavo che il corpo umano avesse tante risorse, sentivo dolori alla schiena e non capivo, pensavo il fegato fosse davanti, ma sentivo dolori ovunque tranne dove mi hanno operato. Finalmente cammino, mangio e faccio le scale per andare al “solarium” un terrazzo sopra il reparto, per me un‟ oasi di fantasia e piacere; forse le 140 pastiglie alla settimana erano troppe ma necessarie.

Le notti senza fine e i miei angeli custodi Avrò dormito cinque ore in tre o quattro giorni, la notte era un incubo, non c‟era posizione che durasse più di cinque minuti, la tv ed i libri non mi confortavano, non ero mai stato sofferente prima. Ho conosciuto la paura, il dolore ed il panico e grazie anche al dott Bosisio e non solo, sono riuscito a superare ogni sofferenza, sconforto, paura e incertezze, tutti mi hanno accompagnato ogni giorno al giorno dopo, chi di notte parlandomi, chi tenen-

domi stretta la mano, chi massaggiandomi la schiena, non erano infermieri erano i miei angeli custodi. Ognuno di loro al di la della professione, mi è stato vicino dandomi il coraggio di sopportare dolore, dandomi la speranza del domani e tutto con amore e grande pazienza. Ora sapevo di non essere solo, sapevo di potercela fare

I camici bianchi Dottori che appaiono per pochi minuti, dove cerchi di capire tutto sul tuo futuro, dove ti spiegano tutto dettagliatamente e non capisci mai abbastanza; ma sai che saranno loro a salvarti la vita, vorresti stessero con te il più possibile per capire cosa succede, ma devono già andare via, Li guardo, sono tutti più giovani di me e penso anche alla loro vita e cosa si portano dietro e dentro la testa. Anche per loro non deve essere facile avere il pensiero di salvare la vita a persone che forse se la sono giocata e spesa male, ma sono sempre pronti giorno e notte, sabato e domenica, studiando ogni possibile tecnica e procedura per salvarti la pelle, quella pellaccia alla quale non hai mai dato il giusto valore Il trapianto non mi ha dato solo la possibilità di rivivere la vita, ma di riflettere quanto essa sia così importante, di capire l‟essenza del valore ed è un peccato accorgersi di questa ricchezza solo quando hai paura di morire. Ora la filosofia per la vita è cambiata, i problemi quotidiani ci sono sempre come nella vita di prima, ma li leggo con (Continua a pagina 24)

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un colore diverso, ho più fiducia e non voglio certo deludere le persone che mi hanno restituito al mondo al quale appartengo . Quello che voglio dire è che siamo in ottime mani, non siamo soli, e anche se tutti non ce la fanno fino in fondo vale la pena di vivere quei momenti dove le persone che ti circondano danno tutto per te, rinunciando a se stessi per starti vicino con amore e tenerezza, dimostrando il loro affetto; sentimenti che nel quotidiano si affievoliscono e si perdono negli utili meandri ma non essenziali. Il coraggio della propria debolezza . Giorgio Cavacciocchi

MI CHIAMO GIUSEPPE BONASSI, HO 53 ANNI, MA SE QUALCUNO DOVESSE CHIEDERMI LA MIA ETA’…. …. di oggi, risponderei “fate voi i calcoli, io sono rinato il 15 dicembre 2003!” Bel modo per iniziare a raccontare la mia storia, che non è costellata da momenti particolarmente felici e facili, ma credo sia il modo migliore per far capire subito a chi legge, che alla fine di tanti tormenti ho ritrovato, con entusiasmo, la vita. Andiamo per ordine…le mie vicissitudini hanno inizio nel ‟89 con dei semplici controlli, “transaminasi alte”, valori fuori “dai parametri”, controlli su controlli e, alla fine, nelle mani del prof. Carosi (primario dell’Ospedale Civile di Brescia) mi viene diagnosticato “il killer silenzioso”: l‟epatite C.

Curioso il soprannome dato a questa patologia, sembra che il tuo destino sia ormai inevitabilmente segnato e che l‟impotenza, il nulla ti avvolgano silenziosi, rendendoti spettatore della tua vita. In realtà noi con il prof. Carosi

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non siamo stati poi tanto passivi: abbiamo provato diverse cure, anche pesanti non solo per il mio fisico, ma anche e soprattutto per il mio equilibrio psico-emotivo e quello di chi mi ama sono diversi (moglie – figlio sorella). Mentre mi sottoponevo alla cura di Interferone (cura sperimentale) mi sono ritrovato a volte a non più riconoscermi; i miei atteggiamenti, il mio modo di condividere con chi amo la vita sembrava non più appartenermi. Sono stati momenti difficili e mentre affrontavamo insieme queste difficoltà io continuavo ad essere sottoposto a biopsia per monitorare lo stato del mio fegato. Le cose sembravano precipitare ulteriormente il 19 maggio del 2000; l‟ecografia presenta chiaramente un nodulo al fegato. E‟ di nuovo silenzio! Le parole non esistono in quei momenti, come se evitare di parlarne anche con mia moglie, potesse cancellare la realtà e la mia angoscia potesse lenirsi da sola.

tengo a salvarti la vita”. Nonostante la grande delusione, il discorso del prof. mi riempie di gioia, non avevo il minimo dubbio sulle sue capacità, ero sicuro al cento per cento nella riuscita dell‟intervento. E così fu, andò tutto bene e mi ripresi rapidamente. Ma i momenti successivi all‟intervento sono stati per me un susseguirsi di intensi tentativi di autoconvincimento: dovevo lottare contro il tempo per raggiungere l‟unico mio obbiettivo “un fegato nuovo”.

L‟ansia e la paura di non aver nulla di sicuro, di sentirmi in balia in ogni momento di fronte alla morte, mi hanno fatto sentire veramente oppresso, quasi soffocato da quella realtà che sentivo, ma non vivevo intorno a me. Con questo stato d‟animo passano otto mesi, tutto va bene e finalmente vengo ricoverato per gli esami pretrapianto. Dopodiché vengo dimesso con un appuntamento per un colloquio in base agli esami fatti. Passano due giorni, sono a casa, quando In questo caso il prof. Carosi mi giunge al telefono, la vocerca di tranquillizzarci spie- ce del dott. Romito che con gandoci bene la situazione e grande rammarico mi annunpoi ci dice: “ se fosse mio cia che dalla TAC hanno figlio lo porterei al Centro evidenziato un puntino sul Tumori di Milano e lo affide- polmone sinistro, quindi si rei al dottor Mazzaferrro da necessita un ulteriore interme conosciuto e molto stivento di verifica. Di nuovo mato”. Si prodigò lui stesso niente trapianto, solo vuoto, per i primi contatti e a luglio silenzio, paura immensa. Ma del 2000 il mio fegato cono- anche questa volta qualcuno sceva le mani esperte del dall‟alto mi è vicino ed il prof. Mazzaferro, che asporta risultato è negativo e finall‟odiato nodulo e mi ridona mente il grande prof. Mazzala speranza. Mi riprendo ferro guardandomi neglio molto bene e dopo venti occhi, consapevole di darmi giorni sono al lavoro, tutto un‟immensa gioia mi dice: questo ci fa sperare in una “Abbiamo deciso per il trabuona sorte. L‟illusione però pianto, ne hai passate abbadura poco fino a luglio 2002, stanza”. quando la malattia si ripresenta più aggressiva di priArriviamo al 15/12/2003; ma, ma ricordo molto bene alle ore 14.10 sono al lavoro, che il prof. Mazzaferro dopo uno squillo di cellulare e uno sguardo veloce alla TAC dall‟Istituto mi giunge la mi dice: “se hai fiducia in me voce della Signora Patrizia ti opero, non posso garantirti che con la sua tattica particoniente, devo togliere circa lare mi dice: “Signor Bonassi metà fegato, sarà un intercorra, c‟è un fegato per lei”. vento molto difficile, preferi- Il mio cuore è in gola, la rei fare un trapianto, ma ci testa forse scoppia per la


vastità di pensieri che si accalcano e la gioia mi spinge, quasi inconsciamente, a correre a Milano, scortato dalla Polizia verso la vita e contro il tempo. Arrivo al Centro non voglio aspettare l‟ascensore, faccio i gradini due per volta fino al settimo piano ed alle ore 16.00 dello stesso giorno mi sono abbandonato ad un sonno profondo che mi avrebbe portato ad una nuova vita e che mi avrebbe fatto dimenticare le ansie, le tensioni e le illusioni sofferte. Mi sveglio in Terapia Intensiva alle ore 15.30 del giorno dopo consapevole di essere ancora vivo e con dentro di me la certezza che tutto fosse andato bene. Ho avuto la consapevolezza (nonostante non avessi ancora visto i medici) che quella grande equipe di dottori avevano fatto il miracolo e mi avevano ridato la vita. Tre giorni in Terapia Intensiva e poi il ritorno in reparto. Li ho proprio sbattuto la testa contro una felicità immensa sul viso dei dottori ed infermieri compresi, tutti che si complimentavano con me come se a compiere il miracolo fossi stato io anziché loro. Ho visto la felicità del primario e di tutta la sua equipe, felicità di chi fa questo lavoro per passione e con passione. Voglio ringraziare di vero cuore lui e tutta la sua equipe, tutto lo staff infermieristico (che fondono professionalità e umanità), oltre mia moglie, mio figlio, mia sorella che mi hanno sempre sostenuto. Un pensiero particolare sento di rivolgerlo ai donatori di organi e di sangue che nel loro totale anonimato ci danno al vita. Infine oggi all‟inizio della mia nuova vita mi sento di ringraziare

anche Nostro Signore Gesù, che, sono sicuro, mi abbia guardato dall‟alto non lasciandomi mai. Guerriero Bonassi Giuseppe Rinato il 15/12/2003

p.s. Ci tengo a far sapere a chi legge che questa lettera l’ho scitta in Istituto il mio sesto giorno di convalescenza dopo il trapianto.

SONO UNA DONNA DI QUARANTATRE ANNI, SOTTOPOSTA A TRAPIANTO DI FEGATO …. . .. i l 1 3 f e b b r a io d i quest‟anno, presso l‟Unità Trapianti del dottor Mazzaferro dell‟Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. La mia “storia” ebbe inizio il 27 febbraio dello scorso anno, quando tramite una semplice ecografia di controllo al fegato mi sono state riscontrate delle lesioni di dubbia natura da esaminare tramite accertamenti più approfonditi. Quel pomeriggio il mondo mi è crollato addosso, il primo pensiero è andato a mio figlio di 12 anni, non più piccolo ma neanche sufficientemente grande per capire determinate situazioni. Dopo una lunga serie di esami, estenuanti a livello psicologico, in giugno il medico mi ha messo al corrente della mia patologia: emangiotelioma epiteliale epatico. Un tipo di tumore “border line”, cioè né maligno né benigno, abbastanza raro, poco conosciuto, a decorso lento e misterioso. L‟unica cura “un trapianto al fegato”. Trovando la soluzione propostami difficile da accettare

ho consultato altri medici presso gli ospedali di Bologna, Padova, Milano e in America, alla fine tutti hanno confermato la stessa cura. Ho scelto l‟Istituto di Milano, un Professore americano mi aveva consigliato il prof. Mazzaferro per la sua grande professionalità nel campo dei trapianti. Non è stato facile decidere di essere inserita in lista d‟attesa per vari motivi: paura dell‟intervento, difficoltà di accettare i limiti psicofisici post operatori dato che fisicamente stavo bene e potevo condurre la mia vita normalmente senza alcun problema. Soprattutto mi preoccupava l‟incertezza per il futuro e la domanda che mi martellava nella testa era sempre la stessa “la mia vita dopo sarebbe tornata come prima?”. E‟ stato il pensiero per mio figlio a farmi prendere la decisione definitiva, volevo vederlo crescere il più possibile. Ora è passato, stò bene, spero di stare sempre meglio e sono convinta di aver fatto la scelta giusta. Un grazie di cuore al prof. Mazzaferro e alla sua equipe per la professionalità e l‟umanità dimostratami prima e nei giorni successivi al trapianto. Ringrazio il personale infermieristico del reparto e il personale medico e paramedico della Terapia Intensiva dove sono stata seguita in maniera

Aspettiamo le vostre e-mail al seguente indirizzo: Prometeo@istitutotumori.mi.it Pagina 25


di Angela Orlando

Notizie da tutto il mondo

Lo sapevate che … oIl particolare colore giallo dorato dello zafferano ha colpito molto la fantasia dei nostri antenati, infatti già agli albori della storia c‟è tutto un frusciare di vesti e di veli tinti di zafferano, una varietà infinita di cosmetici e numerosi rimedi medicinali realizzati con il prezioso fiore. Lo zafferano ha donato il suo colore giallo agli abiti regali o sacri di ogni tempo e luogo, dalle toghe degli antichi egizi all‟abito del Dalai Lama, dai tappeti persiani ai tessuti del Kashmir, dalle calzature dei re di Babilonia alle bende con cui erano avvolte le mummie egiziane. Le spose dell‟antica Roma portavano dei veli tinti con lo zafferano, le nobili dame del medioevo indossavano sotto i loro abiti nuziali una tunica di seta tinta con lo zafferano, tutto ciò, forse, ha a che fare con le proprietà afrodisiache dello zafferano? Inoltre bagni, unguenti, oli per massaggi e bellettti erano noti presso i popoli dell‟antichità come Egiziani, Greci, Romani, Cinesi e Indiani che usavano tale preziosa spezia per abbellire e rendere più desiderabili i loro corpi. Cleopatra, regina dell‟antico Egitto, lo usava per dare un colore dorato alla sua pelle. Oggi lo zafferano viene ancora impiegato, in occidente, nell‟arte profumiera e grazie al ritorno di interesse per le creme naturali, il suo uso si estende anche alla produzione di creme, oli profumati e cosmetici in genere. Il sole è fonte di vita luce, calore e dunque il colore giallo, e con esso lo zafferano, sono sinonimi di benessere, vitalità, bellezza, abbondanza, salute, gioia e luce. Oggi nei paesi d‟oriente ancora si usa regalare lo zafferano per augurare una vita lunga, prospera e felice.

Spigolature Chi ha inventato il gelato?La nascita del gelato è tra storia e leggenda. Sembra che fin dal 500 a.C., i cinesi avessero scoperto come conservare il ghiaccio invernale per poterlo utilizzare d'estate. In Italia il gelato era conosciuto già nell'antica Roma. Il primato dei sorbetti, fatti con la neve dell'Etna e del Vesuvio, spetterebbe ai Siciliani e ai Napoletani. Si dice che Alessandro Magno,

Curiosità da tutto il mondo

Mete idealier l’estate

La Cervara Abbazia di San Gerolamo al Monte di Portofino, Santa Margherita Ligure (Genova) Perché andarci in giugno: per le prime gite al mare è una delle mete più affascinanti ed esclusive e meno distanti dalle principali città italiane del Nord Ovest. Che cosa ammirare se ci si interessa di piante: oltre allo splendido giardino all‟italiana con siepi di bosco perfettamente potate, in questa stagioPagina 26

durante le sue marce verso l'India, gustasse miele, frutta e spezie impastati con neve che si faceva portare dai suoi veloci corrieri. I Turchi e gli Arabi sostengono che il Sorbetto sia una parola di derivazione araba: da sharbat, cioè bibita fresca

ne iniziano le fioriture estive di bougainvillea, strelizie, capperi e sulla pergola genovese schiude i suoi fiori profumati un esemplare notevole di falso gelsomino (Rhyncospermum jasminoides). Tre motivi in più per la visita: 1) affacciarsi sul belvedere a picco sul mare pensando che in quel luogo sorgeva una torre, nella quale nel 1525 fu tenuto prigioniero il re di Francia Francesco I sconfitto da Carlo V di Spagna. 2) Concedersi un pranzo romantico e raffinato tête-a-tête nell‟annesso ristorante, con la cucina curata dall‟Hotel Splendido di Portofino 3, tel. O185.29.31.39. Passeggiare tra i pini profumati del Monte di Portofino, un parco naturale di suggestiva bellezza .

Abbazia di San Gerolamo della Cervara Indirizzo: Lungomare Rossetti - 16034 Santa Margherita Li-

gure tel. 0185- 29 31 39 fax: 0185/291270 Apertura: tutto l‟anno. Visite su prenotazione la prima e la terza domenica del mese. Partenze visite guidate: h 10.00 – 11.00 – 12.00 dal 1 ottobre al 15 aprile; h 17.00 – 18.00 – 19.00 dal 16 aprile al 30 settembre. Informazioni turistiche Ristorante da "U Giancu", a San Massimo, Rapallo. Cucina ligure di campagna, con pane e pasta fatti in casa. Notizie storiche e botaniche E‟ nata nel 1364 come monastero: quello che un tempo fu l‟orto dei Monaci Benedettini è ora l‟unico giardino monumentale all‟italiana in Liguria. L‟eleganza e la sofisticata bellezza riflettono lo stile del periodo rinascimentale italiano, voluto dal Marchese Du-


razzo nel 1868. Il giardino raccoglie diverse specie di piante, tra cui un secolare albero del pepe e i rarissimi capperi rosa. La doppia scalinata dell‟abbazia conduce ad una fontana del 500. Le siepi di bosso abilmente potate a disegni geometrici, circondano una fontana con puttino del „600, mentre uno splendido susseguirsi di piante di varie specie attende il visitatore. Un particolare interesse merita il glicine di 500 anni che compone il patio antistante l‟abbazia, così come il bellissimo bersò genovese interamente ricoperto dal profumatissimo Rhynchospermum Jasminoides. Testimone indiscusso dell‟importanza che l‟Abbazia della Cervara ebbe nel corso della Storia d‟Italia, è il suggestivo terrazzo a picco sul mare (un tempo torre), in cui fu tenuto prigioniero nel 1525 Francesco I re di Francia, sconfitto in battaglia dall‟imperatore Carlo V di Spagna. La perfetta simbiosi dell‟abbazia con il giardino e il paesaggio che la circonda, ne rafforzano la singolare bellezza.

Palazzo Fantini Tredizio (Forlì) Perché andarci in giugno: sulla rotta per la riviera romagnola, vale una pausa in un contesto di campagna tra i più ricchi e fertili d‟Italia, in questo periodo dell‟anno con le messi mature. Che cosa ammirare se ci si interessa di piante: oltre agli alberi secolari del parco, nel primo scorcio d‟estate cominciano a fiorire le ninfee nelle vasche e il superbo giardino all‟italiana ospita tra le siepi di bosso la fioritura di migliaia di fiori stagionali nel momento miglio-

re. Tre motivi in più per la visita: 1) tuffarsi per intero nell‟atmosfera country visitando l‟annesso museo delle attrezzature agricole, ricavato in un corpo di fabbrica settecentesco della proprietà. 2) ammirare le architetture nobiliari stratificate tra il Seicento e l‟inizio del Novecento (belle le decorazioni Liberty). 3) Se ci si lascia catturare, fermarsi per tutto il fine settimana nella struttura limitrofa “Torre Fantini” con trattamento di Bed&Breakfast (Tel 0546/94.36.77).

Palazzo Fantini Via XX Settembre, 8 47019 Tredozio Forlì Tel. 051/330095 0546/943296 - Fax 051/332692 Apertura: sabato e domenica, su appuntamento, visite al giardino e al museo delle attrezzature agricole. Informazioni turistiche Ristorante "Gusto", via Zampeschi 7, Forlì. Cucina tipica romagnola. Notizie storiche e botaniche Palazzo Fantini è lo splendido risultato di una serie di costruzioni stratificate attraverso i secoli: la struttura originale risale al Seicento, ma è solo alla metà del XVIII secolo che il Palazzo ha assunto l‟attuale fisionomia; le decorazioni liberty sono invece del secolo successivo ed è su iniziativa dell‟attuale proprietario che sono state recuperate fedelmente le scuderie, le cantine, i granai tipici dell‟antica tenuta signorile e delle due ampie corti. Parco e giardino all‟italiana sono stati sin dall‟Ottocento motivo di invidia nelle corti d‟oltralpe. La parte più in alto è invece strutturata con le caratteristiche del giardino roccioso dell‟Ottocento,con

vialetti riservati e via dicendo. Una piccola area è poi stata destinata a giardino delle erbe aromatiche.

La Mortella Forio d’Ischia (Napoli) Perché andarci in giugno: In questa stagione si gode appieno la ricchezza compositiva e botanica di questo giardino, considerato tra i più importanti in ambito mediterraneo. Che cosa ammirare se ci si interessa di piante: i grandi alberi australiani, le palme tropicali e le felci arboree, le fioriture multicolori nei numerosi specchi d‟acqua (compresi i fior di loto e varietà rare di calla). Motivi in più per la visita: 1) se interessa la storia della musica, visitare la sala della fondazione dedicata al compositore inglese William Walton, che qui visse molti anni. Durante alcuni fine settimana è possibile anche assistere ai concerti organizzati dalla vedova di Walton, Lady Susana. 2) Soffermarsi nella parte bassa del giardino per ammirare come il paesaggista Russel Page, uno dei massimi architetti di giardini del Novecento, ha strutturato lo spazio, che cinquant‟anni fa era solo una arida pietraia vulcanica. 3) Visitare il museo che propone una collezione di fotografie di Cecil Beaton.

La Mortella Via F. Calisee, 35 80075 Forio - Isola d'Ischia (NA) Tel. 081/986220 Fax 081/986237 mail: mortella@pointel.it www.ischia.it/mortella Apertura: da aprile a metà

novembre, martedì, giovedì, sabato e domenica, h 9.0019.00 Informazioni turistiche Ristorante "Da Peppina di Renato", via Montecorvo 42, Forio. Notizie storiche e botaniche William Walton è stato uno dei principali compositori contemporanei e ha vissuto a Ischia dal 1949. “La Mortella” è lo splendido giardino, oggi aperto al pubblico, che la moglie Susana volle realizzare a Zaro, uno dei luoghi più suggestivi dell‟Isola d‟Ischia. Il giardino è stato ricavato da un‟enorme pietraia di origine vulcanica. Raccoglie oltre 300 specie di piante rare e diverse piante palme tropicali. Le camelie illuminano il giardino invernale con fiori e profumi. Tra le piante che adornano le varie fontane e giochi d‟acqua spicca Victoria amazzonica e diverse nymphee tropicali. Un accogliente bar è incastonato a metà collina. Un angolo del giardino ospita invece la Sala Thai, davanti ai fiori di Loto. Nel museo è conservata una bella collezione di immagini realizzate dal grande fotografo Cecil Beaton, un artista all‟avanguardia di questo secolo. Il celebre disegnatore Lele Luzzati ha realizzato un fantasioso e coloratissimo teatrino nella Sala Recite. La Mortella ospita un prestigioso master class internazionale, organizzato ogni anno dalla Fondazione William Walton, e concerti con la partecipazione dei giovani musicisti del Conservatorio San Pietro a Majella.

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di Don Tulio

DIO DOVE SEI? Domande sulla sofferenza

Dopo aver dialogato e riflettuto con alcuni medici che operano all’interno dell’Istituto Nazionale dei Tumori, abbiamo ritenuto come opportuno fermarci ed interrogarci sul senso e significato del dolore, della malattia, della sofferenza. Domande che, mi sembra, necessariamente attraversano la vita di ogni uomo, credente non credente, cristiano, non cristiano. Da qui l’idea di dare vita ad una serie di riflessioni e di confrontarci con un libro della Bibbia particolarmente espressivo il libro di Giobbe che forse meglio di ogni altro libro mette a tema questo aspetto e cerca di trovare risposte, o solo possibili percorsi, a questo interrogativo. Ha detto il Cardinal Veuillot sul letto d’ospedale durante la malattia che l’ha condotto alla morte: “Sappiamo pronunciare belle frasi sulla malattia. Io stesso ne ho parlato con calore. Dite ai preti di non dirne niente: noi ignoriamo quello che è. Ne ho pianto”. Così si esprime G. Ravasi commentando il libro di Giobbe: “L’uomo in tutti i tempi ha tentato di comprendere la realtà del dolore, ma tutti i tentativi hanno mostrato Pagina 28

che, di fatto, il dolore rimane una rocca imprendibile, rimane in ogni caso un mistero. Ed è quanto anche la Bibbia riconoscerà e Giobbe scoprirà con intensità davvero profonda, e tuttavia un mistero è anche un rischio positivo che può anche generare redenzione e vita. Il muro del dolore può alienare da Dio e dagli uomini, ma può anche essere un misterioso strumento di comunicazione con Dio (questo è ciò che dimostrerà Giobbe). In ogni caso va messa in conto l’impossibilità di una vittoria piena ossia una comprensione totale e questo perché i termini che sostengono tale mistero sono mistero per eccellenza: Dio e l’uomo”. Enzo Bianchi prosegue la riflessione affermando che nella realtà noi incontriamo uomini e donne che soffrono: la malattia noi la vediamo nel volto e nel corpo delle persone malate. Vi è poi una maniera assolutamente personale con cui ciascuno reagisce alla stessa malattia, legata all’esperienza personale del malato, al suo mondo di riferimenti culturali e religiosi. Se la malattia rischia di spersonalizzare il malato, è anche vero che il malato personalizza la malattia. Questo significa che ciascuno nella sua malattia, è chiamato a “dotare di sen-

so” la propria sofferenza. Qui anche il cristiano non ha tante ricette che gli consentono di affrontare positivamente la malattia, ma è chiamato anche a sostenere la sua fede e affrontarne la crisi, la messa in discussione (proprio come ha fatto Giobbe); così come è chiamato a passare dal sapere piuttosto astratto della necessità di portare la croce dietro a Gesù, all’assunzione non di una croce qualsiasi ma della sua croce. E i cammini che la malattia suscita sono sempre imprevedibili; considerando inoltre che l’atto con cui un uomo arriva a dotare di senso cristiano la sua malattia e a viverla nella fede è un evento dello Spirito Santo che si innesta su un cammino di rapporto con la malattia che è per natura sua accidentato e contraddittorio, denso di incognite, di sorprese, di regressioni, di rifiuti, di passi indietro, momenti di pace, ribellione, conforto, volontà di combattere. Per questo è importante uscire dal linguaggio categorico normativo, impositivo del “si deve”, “bisogna”… non è solo problema di linguaggio ma di rispetto di ciò che può essere solo evento della libertà del malato illuminato dallo Spirito Santo e sorretto dalla fede all’interno dei condizionamenti e delle limitazioni che la malattia gli impone. Si tratta di percepire il senso della malattia non come già dato, ma come evento che deve essere ricreato sempre di nuovo; poco importa che il senso che un uomo intravede nella sua situazione particolare sia riconducibile a risposte già date da altri uomini, quell’evento, quella situazione per quell’uomo è in ogni caso una novità.


UNA GITA FUORI PORTA: IL LAGO D’ORTA E L’ISOLA DI SAN GIULIO Balzac: “un delizioso piccolo lago ai piedi del Rosa, un’isola ben situata sulle acque calmissime, civettuola e semplice, (…). Il mondo che il viaggiatore ha conosciuto si trova in piccolo modesto e puro: il suo animo ristorato l’invita a rimanere là, perché un poetico e melodioso fascino l’attornia, con tutte le sue armonie e risveglia inconsuete idee… è quello, il lago, ad un tempo un chiostro e la vita…” Fonte d‟ispirazione per poeti e scrittori, il lago d‟Orta, anticamente noto come “Cusius”, si trova ad ovest del lago Maggiore, ha una lunghezza di circa 13,5 Km, è situato ad una quota di circa 290 m. e ha una profondità massima di 143 m. A colpire il turista è l‟insieme del paesaggio che circonda il piccolo specchio d‟acqua: i monti del Valsesia, l‟ imponente rocca della Madonna del Sasso, i paesi di Pella, Nonio, Gozzano e Orta, le profonde e trasparenti acque di un color verde brillante, popolate da trote e da carpe. La sponda più a sud del lago è situata nel comune di Gozzano mentre la sponda più a nord è situata nel comune di Omegna: le sue rive, abitate fin dall‟ antichità, furono evangelizzate nel IV secolo da San Giulio. La leggenda narra, infatti, che l‟isola era dominata da un grosso serpente che distruggeva tutto ciò che in-

contrava ma, quando San Giulio si avvicinò al lago, stendendo la mano scacciò gli animali feroci che lo minacciavano, pose il suo mantello sull‟acqua salendovi come fosse un‟ imbarcazione e si diresse verso l‟isola: il serpente sparì e San Giulio elesse questo luogo come sua ultima dimora e decise di costruirvi la sua centesima ed ultima chiesa. Il fascino di questo lago piemontese deriva in gran parte dall‟Isola di San Giulio, situata quasi al centro del lago, con la basilica paleocristiana che si pensa essere stata fondata nel 390. La basilica venne poi modificata nei secoli successivi tra l‟VIII e il IX secolo e sullo stesso luogo venne costruito un nuovo edificio; dopo il 962 i canonici si dedicarono alla ricostruzione dell‟ edificio, conservando l‟abside della vecchia chiesa, realizzando tre navate, la nave traversa, le due absidi minori e la facciata, mentre la cupola risale agli ultimi anni del XI secolo. L‟isola è raggiungibile in dieci minuti con il battello che parte dal paese di Orta. La città che dà il nome al lago è esattamente di fronte all‟isola e l‟accesso al centro e al suo suggestivo lungolago è solo pedonale. Il fascino della città è dato soprattutto dalle antiche viuzze fiancheggiate da antiche case con eleganti balconi in ferro battuto che

di Emanuela Donna

conducono alla piazza situata sulla punta di un verde promontorio. Più che una piazza è un salotto: le fanno da fondale le facciate compunte dei vecchi palazzotti, ombreggiate da ippocastani. Lo sguardo del viaggiatore può vagare dal Palazzetto della Comunità (1582) ai portici centrali con le botteghe, dall‟Isola di San Giulio dominata dal palazzo dei Vescovi e dal campanile della Basilica di San Giulio, che emerge tra cielo e acque, alle case di Pella, sull‟altra riva. Tra le viuzze strette e tortuose ci si può perdere alla ricerca di oggetti di ferro battuto o di locali in cui gustare gli ottimi pesci di lago, soprattutto trote e carpe e la specialità della zona il “ tapulone”, ovvero carne d‟asino tritata e speziata e cotta nel vino rosso con l‟aggiunta di cavolo verza il tutto innaffiato dagli ottimi vini rossi della zona. Come raggiungerlo: il lago d‟Orta, in provincia di Novara si raggiunge da Milano prendendo l‟autostrada A8 fino a Vergiate, da qui si imbocca la statale 33 fino a Borgomanero, dove si gira a destra per Gozzano, poi si continua sulla sinistra costeggiando il lago fino a Orta San Giulio. E‟ presente anche una stazione ferroviaria, linea Novara-Ornavasso. Per informazioni Ufficio turistico: 0322.905.163

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di Maria Borghi Paolo Ballerini

FLAN DELICATO Occorrente per 4 persone 1 Kg.

cavolfiore

100 gr. prosciutto cotto una sola fetta 4

uova

8

cucchiaini di parmigiano grattuggiato

2

cucchiaini di olio extravergine

6

cucchiaini di pane grattuggiato

Lessate il cavolfiore in acqua salata. Scolatelo bene, passatelo al setaccio oppure frullatelo e mescolatelo al prosciutto tagliato a cubetti. Unite le uova che avrete precedentemente sbattuto con il parmigiano grattugiato, sale, pepe e noce moscata.Versate il composto in un tegame antiade-

rente unto con due cucchiaini di olio e spolverizzato con tre cucchiaini di pane grattugiato. Ricoprite con il pane grattugiato rimasto ed infornate in forno caldo per circa mezz‟ora. Eventualmente in ultimo fate gratinare la superficie sotto il grill.

noce moscata sale e pepe

Il Sorbetto Ingredienti: 2 meloni a polpa gialla - 200 gr di zucchero - 1 limone - 1 albume - 2 meloni a polpa bianca - qualche rametto di menta - sale Procedimento:

1. Scegliete due meloni gialli maturi e sodi, tagliateli a metà e con un cucchiaio scavateli, con mano leggera, eliminando i semi e i filamenti. Sbucciateli, raccogliete la polpa in una ciotola, dosando 500 gr abbondanti di polpa. 2. Aggiungete lo zucchero, il succo del limone e lasciate macerare per 30 minuti. 3. Mettete il tutto nella coppa del frullatore

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e frullate fino a ottenere un composto omogeneo. Accendete la gelatiera in modo che si raffreddi. Battete a neve ferma l'albume con un pizzico di sale. 4. Trasferite il frullato di melone nella gelatiera, aggiungete l'albume a neve e azionate l'apparecchio per il tempo previsto. 5. Pulite i meloni a polpa bianca: tagliateli a metà, con il cucchiaio eliminate i semi e i filamenti e con lo scavino ricavate tante palline dello stesso formato. 6. Quando il sorbetto sarà pronto, ripartitelo nelle coppe, aggiungete le palline di limone e decorate con qualche fogliolina di menta.


Capretto all’ebraica Dose per 5 persone Kg. Gr. Gr. 1 1 2 1 1

1,200 capretto 100 burro 50 prezzemolo ciuffo di rosmarino piccola fesa di aglio cucchiai di olio extra vergine bicchiere di vino bianco bicchierino di brandy sale e pepe Lavate

gli asparagi e raschiate il gambo. Legateli a mazzetto e lessateli per 10 minuti in poca acqua calda, tenendoli dritti nella pentola. Pulite i fagiolini,

spuntateli e cucinateli al dente in acqua leggermente salata. Fate le verdure a pezzetti, conservando intera la parte verde di 10 asparagi

bagnato con del brodo caldo. A

parte tritare il prezzemolo con l’aglio. Mettere

Tagliare il capretto a pezzi, metterlo a rosolare con burro e olio, salvia e rosmarino. Dopo

averlo ben rosolato, aggiungere il bicchiere di vino bianco e lasciarlo evaporare. Cuocerlo per circa 15/20 minuti tenendolo

il tutto in una scodella, unire una spremuta di 2 limoni, il bicchierino di brandy, mescolarlo e unirlo al capretto a 5 minuti della fine della cottura. Disporre il capretto in una terrina e coprirlo con il suo intingolo.

Servire a tavola.

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Anno 4- N° 5- Maggio 2004 - Periodico d’Informazione e di Cultura – Registrazione del tribunale di Milano n°591 del 21 ottobre 2002 Sede: Via Venezian, 1 - 20133 Milano - Tel. 02 .2390.2878 - Fax 02 .2390.3257 - mail: prometeo@istitutotumori.mi.it - www.prometeo-hep.it

PROMETEO INFORMA Direttore - Vincenzo Mazzaferro Vice direttore - Laura Gangeri Redattore Capo - Sandra Maggioni Comitato di redazione Luigi De Santis, Maria Borghi, Marco Bosisio, Francesca Riontino, Nadia Pini, Daniela Gurneri, Angela Orlando, Paolo Ballerini Hanno collaborato a questo numero: Orietta Delmoro,Franca Salvelli, Mara Balossi,Laura Gangeri, Sandra Maggioni, Eleonora Castro, Chiara Colombo, Mara, Sebastiana Travalca, Rita Greco, Francesca Riontino,Andrea Pulvirenti, Giorgio Cavaciocchi, Giuseppe Bonassi, Antonella Marzola, Angela Orlando, Don Tulio, Emanuela Donna Segreteria - Sebastiana Travalca Redazione Via Venezian, 1 - 20133 Milano Tel. 02 23902878 Fax 02 23903257 e-mail: prometeo@istitutotumori.mi.it www.prometeo-hep.it Studio Progetto Grafico Eleonora Castro - Antonella Gangeri


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