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Anno 3 - N° 3 - Maggio 2003 - Periodico d’Informazione e di Cultura – Registrazione del tribunale di Milano n°591 del 21 ottobre 2002 Sede: Via Venezian, 1 - 20133 Milano - Tel. 02 .2390.2878 - Fax 02 .2390.3257 - mail: prometeo@istitutotumori.mi.it - www.prometeo-hep.it

Intervista a Patrizia Sassoon di Radio Montecarlo Maggio 2003: “nuovo sito, nuova brochure” 7 giugno : “IV giornata” dedicata alla Associazione Orietta Delmoro “12 anni dopo il trapianto” trapianto”


L’editoriale

“Guardarsi accanto sulla panchina dell’esistenza”

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avanti a noi c’è un giardino, inondato di sole e animato dai giochi dei bambini. E’ fuori dal traffico e ad esso si arriva a piedi, girando dietro alle case. Non è un luogo da vendere o da pubblicizzare, anzi chi lo conosce tende a preservarlo e a usarlo solo per se, sperando che non troppe persone lo scoprano e se ne approprino, distruggendone la magia e il senso di ospitalità che in esso si respira. Il giardino è vicino ad un Ospedale e sulle sue panchipanchine ogni tanto si siedono persone che da quel luogo provengono. Queste persone sono diverse dalle altre per il modo in cui si guardano intorno, per come sembrano osservare gli alberi ed i ciottoli dei vialetti, quasi vedendoli per la prima volta o per come trasparente sembra che tutto appaia loro, senza interesse, senza partecipazione. C’è una malinconia antica che si rinnova nei loro volti e dura sino a sera, quando in genere queste persone sono le ultime ad abbandonare il giardino, subito prima che lo spruzzo automatico e le spazzole cieche di un veicolo “ecologico” vengano stancamente a fare pulizia. Sul retro di un foglio sfuggito alla cattura degli spazzoloni e ricaduto sull’erba c’è un appunto che dice: “ Si continua a fare, ci si abitua e si fanno cose dimenticandosi del perché si fanno. L’abitudine è il germe che uccide la motivazione”. E’ un’osservazione che potrebbe essere stata scritta in un qualsiasi ambito lavorativo, o scolastico, o familiare del mondo di oggi. Certamente potrebbe essere uscita dal cuore di chi fa del volontariato, forse di qualcuno che lavora nell’Ospedale vicino, magari al termine di una brutta giornata… Perché è vero che per fare del volontariato, per farlo in una Associazione come Prometeo, per farlo a contatto con così tante persone sole e nel bisogno, non basta avere tempo, non basta aver risorse e nemmeno competenze o qualità umane… ci vogliono motivazioni. Ed il peggior nemico delle motivazioni, come ci dice il frammento di saggezza sfuggito agli spazzoloni, è l’abitudine. Il fare le cose senza pensare a valorizzare se stessi e la propria personalità, il correre dietro a impegni virtuali, senza mettersi in condizione di aumentare le proprie potenzialità attraverso la relazione con gli altri, serve solo a farci dimenticare il perché delle nostre scelte. Il volontario di Prometeo invece, è motivato da uno scambio reciproco, in cui non solo dona parte del suo tempo e delle sue competenze ma riceve dalla relazione con i pazienti ed i suoi familiari attenzione e vicinanza.

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i sono molti esperti che hanno analizzato il delicato e magico momento della vicinanza, della prossimità, della offerta di aiuto agli altri. E tutti insistono sul fatto che “il volontario è un cittadino che deve dilatare il proprio ascolto al territorio… che deve promuovere la cultura della solidarietà… che ogni sera, pensando alle persone che ha incontrato durante la giornata si interroga sul come le ha incontrate, sul che cosa ha dato e sul cosa ha ricevuto (D.Campiotti)”. Non è la stessa cosa per chi dell’assistenza al malato e dello studio dei rimedi contro le malattie ha fatto una ragione di vita e di lavoro. Noi medici siamo chiamati a guarire, mentre il volontario è chiamato a prendersi cura delle persone nel bisogno fisico, psicologico o sociale.

Noi medici siamo chiamati a risolvere i problemi, mentre il volontario è chiamato ad affrontarli, possibilmente insieme al paziente. Si raggiunge così (e molti volontari non solo della nostra Associazione lo sperimentano spesso) una particolare posizione di libertà ed indipendenza rispetto agli uomini di potere, di qualsiasi livello. In altre parole, il volontario è una persona normale che diventa autorevole grazie al suo rapporto diretto e non condizionato con le cose vissute direttamente. E non c’è niente di più autorevole di una testimonianza diretta, di colui che si alza per dare voce, alloggio, calore a chi non ce l’ha. Ma non basta. Anche se si è motivati, anche se si è autorevoli, bisogna diventare visibili. Bisogna che accanto alla gente in ansia che staziona dietro le nostre porte o nel giardino vicino all’Ospedale, sia possibile trovare una porta diversa (possibilmente aperta: come quella di Prometeo, al settimo piano dell’Istituto) o una mano o anche solo un cestino che raccolga le richieste di aiuto sfuggite agli spazzoloni ciechi della routine quotidiana.

Q uesto numero di “Prometeo Informa” esce in

coincidenza della nostra riunione annuale e parla appunto delle tante cose fatte per essere visibili in quest’ultimo anno. Le troverete descritte ampiamente nelle prossime pagine. Voglio qui solo ricordare quella che per me è la più importante: una nuova sede, vicina alla gente, luminosa, aperta a tutti… Non è stato facile ottenerla, e oggi ringraziamo la Direzione dell’Istituto per averci dato questa grande opportunità, per averci permesso di stare vicino al cuore del problema, per aver capito che è nella vicinanza, nel “farsi prossimo” che si risponde all’esigenza di aiuto delle persone che a noi si affidano. La motivazione, le opere concrete, la visibilità: su questi tre momenti si va costruendo la nostra Associazione, che così tanta strada ha fatto, anche e soprattutto nell’ultimo anno. Alle panchine del giardino potremmo noi per primi riaffidare un messaggio diverso, magari più grande, forse più complicato ed esteso, ma forse anche più umile e defilato in dipendenza di una scelta che tenga bene in mente il desiderio di costruire relazioni nuove e più vere con gli altri. E poi comunque le difficoltà e i problemi non sono solo dei nostri pazienti, ma anche nostre, in un rincorrersi di alti e bassi che tutti sperimentiamo ogni giorno e che possono portarci di colpo “dall’altra parte”. A ben guardare infatti, non è difficile accorgersi che non sono pochi i medici, gli infermieri o i loro famigliari che stazionano sulle panchine del giardino vicino all’Ospedale… Ma questa è tutta un’altra storia… che oggi però non ci racconteremo, per riservarla ad una prossima occasione. Buon compleanno a tutti !

Vincenzo Mazzaferro

“Perché è vero che per fare del volontariato, per farlo in una Associazione come Prometeo, per farlo a contatto con così tante persone sole e nel bisogno, non basta avere tempo, non basta aver risorse e nemmeno competenze o qualità umane… ”


Sommario

Rinascere grazie all’aiuto di tutti

4-5

Intervista: ”Testimonianza di stima e solidarietà”

6-7

La nuova sede di Prometeo Giornata di Prometeo

8-9

Pancreas: l’importanza della diagnostica precoce e dei trattamenti integrati

10 - 11

La rivista “Prevenzione Tumori” parla del Trapianto

12 - 17

Conosciamo il virus dell’epatite B e C ?

18 - 20

Breve viaggio nel mondo delle tecniche psicologiche complementari.

21 - 23

Le testimonianze

24 - 25

Curiosità e Spigolature

26

Riflessioni sull’infanzia e l’adolescenza

27

Il Villaggio di Misufini(Tanzania)

28 - 29

3 Ricette a base di pesce Torta primavera

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di Eleonora Castro

Rinascere grazie all’aiuto di tutti “Nasce una brochure che parla di noi”

“Spesso nell’immaginario collettivo il trapianto di fegato è vissuto come una grossa incognita. In realtà oggi ci sono persone…”

Durante le giornate trascorse nella sede di Prometeo è stato segnalato un forte dubbio dichiarato dalle persone sia telefonicamente, sia vis a vis, nello specifico:“Chi dovrà vivere l’esperienza del trapianto ce la farà a sopravvivere?”. Un interrogativo importantissimo. Da qui nasce l’idea di trasmettere che esiste un’Associazione che può testimoniare, attraverso le persone che la compongono, che di trapianto non si muore anzi si rinasce. I mezzi utilizzati per comunicare questi concetti

sono stati: 1. La realizzazione di una nuova brochure 2.Il restiling del sito internet 3.La creazione di una pagina pubblicitaria/informativa. Per far questo abbiamo chiesto aiuto a chi ha già vissuto l’esperienza del trapianto diventando “Testimonial” della “Campagna informativa”. Alcuni di Voi sono stati contattati e per un giorno sono diventati Supermodelli. Ci siamo dati appuntamento presso la sede di Prometeo dove è stato allestito il “set fotografico” per la realizzazione del “servizio ” . Grazie a Laila Pozzo, che si è resa disponibile per l’attuazione del servizio fotografico. Grazie a Orietta, Giuliano, Paolo e Renata, Giacomo e Rosina, Paola e Monica, Maria, Giovanni, Claudio, Riccardo e Fiorella, Sandra che hanno dedi-

La nuova brochure che parla di noi cato una giornata intera per l’esecuzione di questo servizio, aiutandoci concretamente al compimento delle iniziative qui sopra descritte. Un grazie anche alla Dott.ssa Antonella Gangeri che ha realizzato il testo della pagina pubblicitaria/informativa, che qui di seguito riportiamo: “Orietta, 35 anni. Ha un fegato nuovo da 12. Nessuno pensava che ce l’avrebbe fatta, che sarebbe riuscita a sopravvivere ad una malattia considerata da tutti inguaribile. Oggi non è più così. Oggi ci sono persone che possono testimoniare che grazie alla ricerca e alla generosità questo male si vince, che finalmente si può tornare a vivere. Orietta è una di queste.

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““Grazie Grazie a Orietta, Giuliano,Paol oe Renata,Giaco mo e Rosina, Paola e Monica, Maria, Giovanni, Claudio, Riccardo e Fiorella, Sandra”

Credere alla vita è la nostra forza, la forza dell’Associazione Prometeo che da 4 anni è impegnata nella realizzazione di progetti di ricerca medica e sostiene familiari e pazienti colpiti da malattie epatiche. Ogni aiuto è importante. Anche il tuo. Se ti è possibile, dedica una piccola parte del tuo tempo a chi ha bisogno. Se preferisci effettua una donazione. Grazie in anticipo. Da parte di Orietta e di quanti potranno rinascere anche con il tuo aiuto” Ora si tratta di diffondere “l’informazione” della nascita di questi strumenti per far crescere sempre di più Prometeo. Aiutaci anche tu

L’attuale pagina pubblicitaria informativa .Testim onia una salute L’aggiornamento ritrovata del sito sarà on-line per la fine di giugno: L’obiettivo è quello di dare uno strumento informativo

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di Sandra Maggioni

Intervista a Eva Patrizia Sassoon, Responsabile delle relazioni esterne di Radio Montecarlo e Radio 105 Network

Testimonianza di stima e solidarietà Abbiamo conosciuto la signora Eva Patrizia Sassoon in un incontro tenutosi nella sede di Radio Montecarlo. In quella occasione, dopo averci concesso gratuitamente alcuni spazi nei suoi programmi, ha accettato di spiegarci le ragioni della sua grande disponibilità nei nostri confronti.

La Sig.ra Eva Patrizia Sassoon

La nostra radio opera da più di 20 anni e fin dall’inizio alcune Associazioni ci chiedevano di andare in onda per promuovere i loro eventi organizzati. Si è pensato, così, di rendere disponibili alcuni spazi pubblicitari anche per le Associazioni. E’ stata un’idea che è

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stata condivisa, oltre che da Radio Montecarlo, anche da Radio 105 e da altre emittenti private italiane. Da questa idea si è sviluppata presto un’iniziativa importante, anche per la vostra Associazione. Per quanto mi riguarda, preferisco aiutare le Associazioni più piccole, che non hanno modo, perché sono nate da poco e ancora poco conosciute, di trovare passaggi televisivi in trasmissioni importanti. Con il passare del tempo mi sono appassionata a queste campagne sociali e mi capita molto spesso di incontrare diverse Associazioni poco conosciute. Mi sembra un servizio sociale che la radio può dare agli ascoltatori: rendere accessibili a chi ascolta iniziative anche poco note. E’ successo con voi e con altre Associazioni: vi ho visti e vi ho contattato. Mi rendo conto che deve essere difficile per voi immaginare quali sono le possibilità o potenzialità sul mercato televisivo e radiofonico. Radio Montecarlo ha un target di ascolto un po’ più adulto rispetto a Radio 105 e lavora ad un progetto sociale molto serio. Vorremmo creare un logo originale su certi argomenti sociali (come, ad esempio, i bambini abbandonati e i malati di tumore), dedicando ogni mese uno spazio all’interno di alcune trasmissioni. Vi anticipo un progetto sul quale vorrei lavorare nei prossimi anni.

Mi sono chiesta tante volte perché le radio private con un piccolo budget rinunciano ad un pezzo del loro “caricamento pubblicitario” per le campagne sociali, mentre questo non viene fatto sistematicamente dalle televisioni e dai giornali. Mi piacerebbe che si creasse un tavolo etico super partes con un rappresentante di ogni emittente, che si occupasse seriamente di argomenti sociali, cercando di occupare gli spazi vuoti, ad esempio quelli estivi, anche sui grandi mezzi di comunicazione. Questo aiuterebbe le associazioni minori che normalmente non sanno come arrivare ai giusti interlocutori (di solito uno chiama un centralino non sapendo a chi

io Rad nteMo lo car

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Appuntamenti: Ci saranno gentilmente concesse altre due presenze in radio per promuovere l’Associazione Luglio & Ottobre


Grazie alla solidarietà delle persone Prometeo potrà volare in alto

rivolgersi e si perde nei meandri). Sarebbe interessante avere all’interno dei vari media un referente: in radio si ottengono ottimi risultati nelle campagne sociali, sia per quanto riguarda la ricerca di volontari, sia per quanto riguarda la raccolta di fondi e le vendite nelle piazze. La radio, che è un mezzo di comunicazione estremamente diffuso, è uno strumento estremamente efficace, come dimostrano le numerose lettere di ringraziamento ricevute dalle associazioni. Quello che facciamo è una cosa piccolissima, ma ha una sua certa utilità. Cerco inoltre di non limitarmi all’ambito della nostra radio, anche perché altri editori sono sensibili a questo argomento: in caso di nuove campagne o di nuove associazioni, cerco di mettere in contatto i gruppi

di volontariato con altre radio, come Radio DJ e Radio Dimensione Suono, in modo da aiutarli a trovare i giusti interlocutori. E’ un lavoro di cui siamo felici e che ci piace: ci sono spazi e potenzialità e basta poco per ottenere risultati visibili. Già in passato abbiamo organizzato un’iniziativa radiofonica molto carina: ”L’ operazione Sacco a Pelo”. Una nostra collega ha invitato gli ascoltatori a portare alcuni sacchi a pelo per i senza tetto: ne sono arrivati un numero incredibile e sono stati poi consegnati alle apposite associazioni. Gli ascoltatori amano molto le cose dirette ed immediate, come in questo caso, mentre spesso è diffidente quando non conosce l’iter preso dal proprio contributo o dalla propria offerta. Non è inutile poi ricordare che spesso aiutiamo le

Associazioni anche per quanto riguarda le registrazioni, sfruttando la buona volontà degli stessi speaker e dei tecnici che aiutano ad incidere i radiocomunicati.

Prometeo: Tu in primo piano

Cercheremo di far conoscere il nome di Prometeo e sarebbe bello poterlo portare in televisione. Parlerò comunque sicuramente con altri editori, per cercare, almeno inizialmente, di mandare in onda la campagna contemporaneamente sui diversi mezzi di informazione.

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di Sebastiana Travalca

La nuova sede di Promete Prometeoo Progetto Passaparola

Fornisce una rete di contatti con ex pazienti che si sono messi a disposizione per aiutare, con la loro esperienza, altri pazienti e familiari in attesa di trapianto

Obiettivo raggiunto “La Borsa di Studio” sarà consegnata a…

...Ci eravamo lasciati con la promessa di donare una borsa di studio per la ricerca, da realizzare nei prossimi anni. Promessa mantenuta.

Cari soci, come molti di voi già sanno, dal 1°gennaio 2003 la nostra Associazione ha una nuova sede presso il 7°piano dell’Istituto Nazionale dei Tumori. Questa nuova locazione oltre ad essere bella e confortevole è adiacente al reparto di Chirurgia 1 e Trapianto di Fegato. Per Prometeo ciò è particolarmente importante, l’ Associazione è più visibile e più facilmente raggiungibile da tutti coloro che hanno bisogno di aiuto o per chi, semplicemente, vuole venire a scambiare due chiacchiere o a offrirci il suo sostegno. Anche per i volontari che prestano il loro tempo presso la sede è più facile, così, partecipare alla vita del reparto. Ci piace sottolineare che la sede è per Prometeo non solo una segreteria, ma un luogo di incontro dove si svolge la vita dell’ Associazione. A tale proposito ,grazie alla collaborazione dei volontari, dei medici, degli psicologi e di tutti coloro che di volta in volta si lasciano coinvolgere nella vita associativa, ricordiamo brevemente quali sono le attività principali e i progetti su cui stiamo lavorando.

Prometeo promuove la ricerca Presso la sede raccogliamo fondi per progetti scientifici sul trapianto e malattie epatiche

Prometeo diffonde la cultura del trapianto

Riceviamo le richieste telefoniche delle persone interessate, cui rispondiamo con l’invio di giornali, manuali e brochure a carattere divulgativo/informativo

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Fondo Solidarietà

Sono rimborsate, presso la sede, le spese di viaggio e/o di soggiorno a coloro che, in accertate ristrettezze economiche, devono sottoporsi alle cure mediche spesso lunghe e dispendiose

Organizza “Tè con Prometeo”

Un mercoledì al mese, alle ore 16.00, Prometeo organizzerà all’interno dell’Istituto, un incontro con i pazienti, per far conoscere le attività realizzate dall’ Associazione

Prometeo “accoglie degenti e familiari”

Sono stati creati una serie di servizi interni per migliorare e alleviare il disagio dei degenti ( biblioteca e videoteca presso la sede )

Prometeo promotore del progetto “Casa d’Accoglienza”

Stiamo raccogliendo i Fondi per la realizzazione del progetto “Casa d’Accoglienza”. L’obiettivo e di dare un alloggio a quei pazienti e familiari che non risiedono a Milano e che devono recarsi quotidianamente all’Istituto. Un progetto importante per aiutare “concretamente” le persone Vi invitiamo, per chi non avesse avuto ancora l’occasione di venirci a trovare nella nuova sede e ricordiamo a tutti che Prometeo ha bisogno di tutti Voi, per crescere.

Musica e Solidarietà

Con il Concerto di Natale del 17 Dicembre scorso abbiamo felicemente iniziato insieme un percorso che unisce la musica alla solidarietà. Prometeo ha organizzato questo evento con lo scopo di raccogliere fondi per una “Casa d’Accoglienza” Non nascondiamo i problemi che abbiamo dovuto affrontare per promuovere questa iniziativa, l’ apprensione, le titubanze, la paura di non riuscire a coinvolgere un pubblico adeguato alla cornice del Concerto (la sala del Teatro Dal Verme dispone di 1200 posti): ma il coraggio, la determinazione di far conoscere l’attività di Prometeo fuori dalla cerchia di pazienti, parenti e amici non è mancata e le difficoltà sono state superate. Questa prima iniziativa ha segnato l’inizio della realizzazione del nostro progetto, ma verrà seguita da molte altre. Per ora ci possiamo dire estremamente soddisfatti per il piacevole ricordo di quella serata, di quel clima gioioso ( la musica di Strauss ha fatto la sua parte) del trovarsi insieme per un obiettivo comune.

Il Dott. Mazzaferro e la Sig.ra Maggioni durante la presentazione del Concerto

Il successo riscontrato ci permette di prevedere una programmazione annuale di concerti dello stesso genere. Il nostro grazie più sentito è rivolto a tutti coloro che hanno partecipato o collaborato a questa manifestazione. In particolare alla Direzione del Teatro, all’Orchestra, al Direttore de “I Pomeriggi Musicali”, alla Sig.ra Patrizia Sassoon di Radio Montecarlo, a tutti i Soci, Volontari, e ai Medici e Infermieri del reparto. Grazie a tutti.


“IV Giornata” annuale della Associazione “Sala delle Colonne” Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica Via San Vittore,21 Milano 7 giugno 2003. La giornata dedicata a Promete Prometeoo

L’importanza dell’ascolto In collaborazione con l’ Unità Operativa di Psicologia di questo Istituto diretta dal dott. Marcello Tamburini, Prometeo offre lo spazio per momenti di ascolto. Presso la sede dell’ Associazione ogni martedì e giovedì pomeriggio dalle ore 17.00 alle ore 18.00 i pazien-

ti e i loro familiari potranno incontrare uno psicologo. Si può prenotare direttamente al seguente n° 02.23.90.28.78 oppure scrivendo una mail a p r o m e t e o@istitutotumori.mi.it Per non essere soli di fronte alla malattia

La dott.ssa Gangeri dell’Unità Operativa di Psicologia

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di Enrico Regalia

Le ultime novità per i problemi legati al pancreas

Pancreas: l’importanza della diagnostica precoce e dei trattamenti integrati Una volta il tumore al pancreas era una condanna definitiva. Oggi, invece, anche per chi è colpito da questa terribile forma di cancro le speranze aumentano: e grazie alla diagnostica precoce. Un tempo era impossibile avere una chiara visione dell’organo. E a volte questo portava a perdere tempo prezioso…

Gli esami più utili in questa situazione sono la TAC (tomografia assiale computerizzata) con tecnica “ spirale”, a risonanza magnetica e l’ ecogastroscopia. Sono proprio questi gli esami che hanno salvato la vita a Carla, una casalinga di 56 anni. Il suo medico di famiglia, non convinto dei risultati degli esami a cui aveva sottoposto la sua paziente, ha richiesto una TAC per fugare ogni dubbio. L’esame ha dato un verdetto indiscutibile: il pancreas era attaccato da una forma tumorale avanzata, che aveva già interessato fortemente gli organi vicini. Abbiamo sottoposto Carla ad un ciclo di due mesi di chemioterapia e di radioterapia. Quest’ultima, in particolare, è stata somministrata insieme a sostanze radiosensibilizzanti: questi farmaci hanno la capacità di amplificare l’effetto della radioterapia, che può quindi essere somministrata in dosi più basse. E questo è un vantaggio innegabile per il benessere del paziente. In un tempo successivo si è potuto eseguire l’asportazione del tumore in maniera radicale ottenendo quindi una ragionevole speranza di cura.

Lo stesso tempo che oggi, invece, si può guadagnare. In questi anni sono state messe a punto apparecchiature davvero all’avanguardia, che consentono di fare velocemente diagnosi molto più precise.

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Siamo, quindi, di fronte all’ ennesima dimostrazione del fatto che la cura più efficace per il tumore viene dall’ associazione di diverse tecniche: utilizzare insieme chemioterapia e radioterapia, in associazione al trattamento chirurgico oggi, è la

vera svolta nella cura del cancro del pancreas. Fino a qualche anno fa, se la malattia era localmente avanzata le probabilità di guarire erano veramente molto basse. Invece, utilizzando un approccio terapeutico di tipo multidisciplinare messo a punto proprio in questi ultimi mesi, il tumore reagisce: diminuisce di volume sotto l’azione della chemioterapia e della radioterapia. E così si prepara il campo all’ operazione chirurgica che serve ad asportare il cancro residuo, dopo il trattamento. Insomma: anche tumori che fino a pochi anni fa sembravano praticamente incurabili ora possono contare su rimedi adatti a combattere questa dura battaglia. Con sempre maggiori possibilità di vincerla, una volta per tutte.


“Nuovi farmaci migliorano l’effetto della radioterapia. Basta una dose minore di raggi per avere gli stessi risultati�

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di Sandra Maggioni

La rivista “Prevenzione Tumori” parla del Trapianto

Il dott. Vincenzo Mazzaferro e la Dott.ssa Laura Gangeri sono stati intervistati dalla Giornalista Monica Melotti. Riportiamo qui di seguito l’articolo realizzato

Pubblichiamo l’intervista realizzata dalla giornalista Monica Mellotti sul giornale “Prevenzione

Tumori”

Un gesto d’amore equivale in genere a un’azione compiuta per il bene di qualcuno. Incommensurabile è il suo valore quando regala una nuova vita, come nel caso della donazione di organi. Con essa entrano in gioco aspetti etici, psicologici, sociali, che stanno a indicare la complessità delle circostanze. Questo delicato argomento “Prevenzione Tumori” lo ha affrontato con l’aiuto del dottor Vincenzo Mazzaferro, Direttore del Centro Trapianto di Fegato dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

In Italia si eseguono ogni anno circa 800 trapianti di fegato, ma la richiesta di quest’organo è elevata, sfiora quota 2000. Purtroppo c’è ancora un evidente squilibrio tra la richiesta e la possibile offerta, anche se in questi ultimi anni ci sono stati dei miglioramenti, sia sotto il profilo delle competenze tecniche, sia sotto il profilo delle strutture mediche. Il trapianto è la sostituzione di un organo non più funzionante con un organo sano, prelevato da un donatore

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ricerca.

Il trapianto di fegato, un problema complesso.

(nel caso di rene, fegato e polmone il donatore può anche essere vivente). La donazione di organi è quindi un gesto d’amore gratuito e disinteressato che permette a molti malati in lista di attesa di non morire in tempi brevi o di migliorare la loro qualità di vita. E’ un gesto che implica molti aspetti, oltre a quelli tecnici: etici, psicologici, sociali. Per fare chiarezza su questo delicato argomento “Prevenzione Tumori” ha visitato il Centro Trapianto di Fegato dell’Istituto Nazionale dei Tumori, uno dei più avanzati in Italia, diretto dal dottor Vincenzo Mazzaferro. Inoltre ha voluto approfondire l’aspetto che riguarda la vita dei trapiantati di fegato per tumore, sotto il profilo psicologico. A questo proposito, lo stesso gruppo ha pubblicato uno studio su Transplantation, la rivista scientifica considerata la Bibbia mondiale del settore. Lo studio, durato cinque anni, è stato condotto dall’Unità Operativa di Psicologia dell’ Istituto milanese, diretta dal dottor Marcello Tamburini, con i medici del Gruppo Trapianto e la dottoressa Laura Gangeri, primo autore di questa interessante

In Europa, lo scorso anno sono stati effettuati circa 4200 trapianti di fegato. In Italia il numero è stato di 823, e quasi un sesto dei malati era affetto da tumore epatico. Al Centro Trapianti dell’Istituto dei Tumori di Milano ne sono stati eseguiti, fino ad oggi, poco più di 200. Nel 2002 sono stati fatti 28 interventi, oltre al primo caso di trapianto di fegato da vivente (tra due fratelli). “Il trapianto di fegato è un atto chirurgico impegnativo che richiede circa 8-10 ore di sala operatoria”, dice il dottor Vincenzo Mazzaferro, direttore del Centro. “In genere viene proposto ai paziente che hanno una malattia terminale del fegato, per la quale non ci sono alternative di cura. Per esempio nel caso di una cirrosi epatica, l’evento finale di una lunga storia di epatiti croniche, molto frequenti nella popolazione Mediterranea e nel Sud Europa. La cirrosi può essere correlata nella maggior parte dei casi al virus dell’epatite B e C, ma anche ad un abuso smodato di alcool, oppure a delle malattie metaboliche (come il morbo di Wilson), oppure a malattie congenite delle vie biliari (atresie) tipiche dell’ età pediatrica. Un’altra indicazione per il trapianto di fegato è la presenza di un tumore epatico. A questo proposito l’Istituto ha elaborato delle linee guida, i cosiddetti “criteri di Milano” ( pubblicati nel ’96 sul New England Journal of Medicine), per selezionare i pazienti.


Il Dott. Vincenzo Mazzaferro e la sua Equipe

Le principali indicazioni a favore dell’intervento di trapianto sono: la presenza di un solo nodulo tumorale (inferiore ai 5 cm di diametro) o, nel caso di più noduli, la limitazione a non più di tre e con un diametro al di sotto dei 3 cm. Negli ultimi anni queste indicazioni sono state confermate al punto da convincere i maggiori esperti del settore, sia europei che americani, a seguirle nei loro Centri.

Un intervento chirurgico impegnativo

In quasi quarant’anni di esperienza (il primo trapianto di fegato fu eseguito da Thomas Starzl nel ’69), l’aggiornamento di questa procedura è stato pressoché continuo con l’indubbio

risultato di migliorare il tasso di sopravvivenza dei pazienti. “Abbiamo condotto studi anche nei 90 minuti in cui il paziente è privo del suo fegato e non ha ancora ricevuto quello nuovo” spiega il dottor Mazzaferro. “Il sangue perso durante l’operazione viene raccolto e restituito al paziente durante l’ intervento (recupero intra-operatorio). Il rischio di morte nel corso di un trapianto di fegato convenzionale è valutato attorno al 5% dei casi. Dopo l’intervento, il trapiantato rimane degente in genere meno di una settimana nel reparto di rianimazione e dopo un altro paio di settimane può lasciare l’ospedale. Per la maggior parte, l’organo trapiantato inizia a funzionare subito, durante l’intervento. Anche se nei primi gior-

ni è molto alto il rischio di rigetto (un’aggressione del sistema immunitario del paziente trapiantato che non riconosce l’organo nuovo come il proprio), questa problematica nel caso del fegato è quasi del tutto con-

trollata dai farmaci; con il passare del tempo il rischio di rigetto diminuisce. Tuttavia, la necessità di assumere a vita farmaci immunosoppressori

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(Ciclospo-rina o Tacrolimus) purtroppo rimane. L’aspettativa di vita dei pazienti trapiantati di fegato è molto elevata: dopo cinque anni dall’intervento si

calcola attorno al 75%, vale a dire tre pazienti su quattro sono vivi, dopo dieci anni attorno al 65%. Non solo, il paziente può condurre una vita normale, sia per quanto riguarda l’ alimentazione che per le attività lavorative, sia dal punto di vista dell’attività fisica e dei rapporti interpersonali. Il grosso problema, semmai, sono gli effetti collaterali dei farmaci antirigetto (che vanno assunti a vita), dopo 15-20 anni possono creare delle complicazioni

tumore è troppo esteso. Nel lungo periodo e per casi selezionati, le resezioni ottengono risultati paragonabili a quelli del trapianto. Per eseguire la termoablazione, invece, abbiamo delle nuove apparecchiature molto sofisticate, che permettono di riscaldare solo la punta dell’ago, quella che arriva al nodulo per distruggerlo. In questo modo non vengono “bruciati” i tessuti sani intorno al tumore. Questa tecnica è comunque indicata per i noduli al di sotto dei 3 cm. L’alcolizzazione ( iniezione di etanolo) ormai è stata sostituita dalla termoablazione e viene usata solo per completare l’intervento eseguito dalla radiofrequenza. In pratica si usa per eliminare parti “non cotte” dal calore.

Bilanci e prospettive Il problema più grosso rimane la carenza di donatori ed il divario tra le richieste e le possibilità di eseguire il trapianto: di fatto, ogni anno oltre il 15% dei malati che sono in lista di attesa muore aspettan-

.

Le alternative al trapianto nei pazienti portatori di tumore

Il trapianto non è l’unica soluzione possibile. In molti casi il carcinoma epatico può essere curato molto efficacemente con la chirurgia (resezione epatica), oppure con l’uso della radiofrequenza ( termoablazione) o alcolizzazione. “Nella nostra Unità Operativa abbiamo a disposizione tutte queste tecniche”, dice il dottor Mazzaferro. “La resezione è l’atto chirurgico d’elezione, la procedura di scelta nei pazienti che non possono essere trapiantati perché troppo anziani oppure perché il

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do un fegato. Si spera quindi che cresca una maggiore sensibilità al problema di donare gli organi. “Il nostro Centro ha due importanti obiettivi da perseguire” precisa il dottor Mazzaferro. “Per il trapianto di fegato consideriamo sempre più la modalità dello split liver (letteralmente vuole dire “dividere il fegato” ed è una delle acquisizioni più recenti in questo campo). Questa tecnica permette di trapiantare contemporaneamente due persone: un adulto ed un bambino. Il secondo obiettivo riguarda la donazione da vivente,

ovvero un familiare che dona il proprio fegato ad un congiunto (dopo l’ intervento, la persona sana riesce a condurre una vita assolutamente normale). Si tratta di un tipo di donazione che apre scenari etici nuovi e per molti aspetti inesplorati visto che molte persone pur di far guarire un proprio caro sono disposte a donare parte del proprio fegato. Nel nostro Centro abbiamo stilato un preciso protocollo che prevede la donazione da vivente solo se il paziente è comunque candidabile al trapianto da donatore cadavere, non come gesto estremo e senza via d’uscita per pazienti con minima speranza di guarire con il trapianto. Stiamo inoltre lavorando per migliorare la prospettiva immunologica, il nostro scopo è quello di trovare dei regimi di immunosoppressione sempre più leggeri, che possano indurre nei pazienti la “tolleranza” per l’organo trapiantato, cioè senza necessità di farmaci a vita o a dosi a lungo andare tossiche per l’organismo. Per questo progetto collaboriamo in Istituto assieme al gruppo che esegue i trapianti di midollo diretto dal prof. Corradini. Il Centro trapianto di fegato dell’Istituto dei Tumori fa parte del Nord Italia Transplant, dove operano oltre 60 ospedali che procurano donatori e 40 centri di trapianto. Inoltre è iscritto al Centro Nazionale Trapianti ed è parte integrante delle Commissioni AISF (Associazione Italiana Studio del Fegato) e agli organismi internazionali coinvolti nella patologia del fegato. Oltre al dottor Mazzaferro, l’équipe è composta dai dottori Enrico Regalia, Andrea Pulvirenti, Raffaele Romito, Marcello


Il Trapianto. Obiettivo: “la mossa vincente”

Il Trapianto.

Schiavo, Carlo Battiston, Jorgelina Coppa e Federico Bozzetti. Esiste anche un coordinamento trapianti, diretto dalla caposala Paola Serafin. Il Centro modernissimo, è ubicato al 7° piano nella parte nuova dell’Istituto dei Tumori di Milano.

Il trapianto, anche un problema psicologico Cosa succede nella personalità di un paziente che deve subire un trapianto di fegato? Che sorprese gli riserva il dopo? Che rapporto ha con questo nuovo or-

gano che gli ha permesso di continuare a vivere? A queste domande

sono state date delle risposte mediante uno studio condotto dall’ Unità Operativa di Psicologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori. Lo studio è risultato talmente innovativo ed interessante da essere pubblicato sulla prestigiosa rivista Transplantation, la rivista ufficiale dell’ International Transplantation Society. “Nello studio sono stati intervistati oltre 80 malati che dall’ottobre del 1995 all’aprile del 1999 sono entrati in lista per il trapianto di fegato” spiega la dottoressa Laura Gangeri, il primo autore dello studio. “Per questa ricerca, oltre agli strumenti quantitativi, cioè i test, è stato usato il metodo qualitativo, cioè il colloquio clinico, che ha permesso di approfondire i vissuti psicologici delle persone interessate, prima e dopo il trapianto. Attraverso l’uso dei test è stata valutata la qualità della vita dei pazienti in relazione al loro stato di salute, ad alcuni aspetti della personalità, ai bisogni ed ai disagi personali. Questa indagine ha confermato quanto era stato già osservato durante l’attività clinica: l’attesa del trapianto ha un impatto molto forte. Ma lo studio è andato

oltre, ha approfondito le reazioni psicologiche. “Non tutti i pazienti vivono l’ esperienza del trapianto allo stesso modo, vengono espressi diversi livelli di

emotività” dice la psicologa. “C’è il paziente che ha la consapevolezza dell’ intervento a cui dovrà sottoporsi, che non ha paura di ammettere la sua ansia, che percepisce il significato profondo del trapianto, quello di “donare una nuova vita”. Ma c’è anche la persona che non manifesta il proprio disagio, che tende a banalizzare l’intervento terapeutico. Questo tipo di paziente potrebbe avere una maggiore difficoltà nell’ adattamento alla vita rispetto a chi, invece, ha accettato emotivamente la nuova condizione. L’intervento psicologico ha spesso l’obiettivo di aiutare a riconoscere ed espri-

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mere le paure ed ansie. Non è un lavoro facile, perché la malattia al momento del trapianto non dà sintomi ed il paziente accetta con difficoltà la gravità della sua situazione. Un aiuto in questo senso arriva anche da coloro che hanno già subito il trapianto e che portano la loro testimonianza a sostegno degli altri. Un’altra realtà importante è quella che si vive dopo aver ricevuto il nuovo organo. Di solito prevale l’atteggiamento di estrema gratitudine verso chi è stato donatore. Ognuno ha una relazione simbolica con questa persona e ne costruisce un’immagine nella sua mente: uomo, donna, giovane, vecchio, sposato con dei figli, single, un ambito pieno di fantasia dove si immagina anche la sua vita. Dopo il trapianto si può cadere in una sorte di depressione, legata al senso di colpa. In pratica il ricevente si sente colpevole di vivere grazie alla morte di qualcu-

e ad altri componenti dell’Unità Operativa di Psicologia, sta portando avanti altri studi, uno sul senso di colpa, l’altro, più ampio, sul dopo-trapianto. Dai dati finora analizzati, emerge che i pazienti che hanno una forte consapevolezza del trapianto, sia cognitiva che emotiva, sviluppano una maggiore capacità di adattamento. Questa ipotesi verrà verificata nel prossimo studio, già partito, che terminerà tra due anni. Ma chi ha subito un trapianto di organo sviluppa sempre nuovi atteggiamenti verso la vita, c’è quasi un ribaltamento della propria scala di valori. Queste persone, in un certo senso miracolate, hanno una maggiore gratitudine verso la vita, sviluppano un senso di solidarietà, sono più disposte ad aiutare gli altri. Insomma diventano persone migliori perché è soprattutto attraverso il dolore che si rinasce.

Testimonianza: “Ogni sera prego per il mio donatore”

no. Questo disagio è soprattutto presente nelle persone che stanno bene”.

Altri studi psicologici La dottoressa Laura Gangeri, in collaborazione con il dottor Marco Bosisio

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Pietro ha 50 anni, era affetto da carcinoma epatico e da cirrosi. E’ sposato, ha un figlio di 25 anni. Commercia in gioielli da molti anni e da poco ha aperto, insieme alla moglie, un negozio. “Prima del trapianto mi sentivo sempre molto stanco e debilitato. Io, che sono una persona che non riesce a stare ferma, ero molto nervoso a causa della mia debolezza.

“...queste persone, in un certo senso miracolate, hanno una maggiore gratitudine verso la vita, sviluppano un senso di solidarietà, sono più disposte ad aiutare gli altri. Insomma diventano persone migliori perché è soprattutto attraverso il dolore che si rinasce..”


A.A.A. cercasi Volontari Prometeo cerca volontari per seguire da vicino pazienti o familiari, all’interno dell’Istituto oppure volontari che ci aiutano, presso la sede, per le tante piccole incombenze di ogni giorno. Il tuo tempo è prezioso usalo per un progetto vero, concreto, che possa arricchire anche l’anima Ti aspettiamo Avevo cambiato completamente il mio stile di vita. Mia moglie mi è sempre stata molto vicina, e’ una donna comprensiva, e anche lei, insieme a mio figlio, insistevano perché facessi il trapianto. Io avevo paura, ma così non potevo continuare, stavo troppo male, avevo solo un mese di vita. Adesso, a distanza di un anno dal trapianto mi sento un ragazzo e non smetterò mai di ringraziare i

medici che mi hanno ridato la vita. Non ho disturbi, né dolori ed ho ripreso appieno la mia attività nel negozio. Sono rinato, sono ritornato ad essere scherzoso ed allegro. Sento ancora più vicini mia moglie e mio figlio. Ogni sera penso a chi mi ha donato la vita e gli dedico una preghiera. So che era una ragazza giovane, la immagino bruna con i capelli ricci, allegra come me, anche se non riesco ad immaginare il suo viso. Grazie a lei ho

avuto una seconda vita e sono contento di continuare a stare sulla terra”.

AAA Prometeo cerca Volontari Anche 1 ora del tuo tempo può aiutarci. Pagina 17


Tratto dal sito www.ausl.fo.it

Conosciamo il virus dell’epatite B e C?

Inchiesta sul virus che non da sintomi ma rovina il fegato.Cominciamo dalla prevenzione...

Epatite B

L'Epatite B è una malattia seria del fegato causata dal virus dell'Epatite B. Essa è estremamente contagiosa e può essere trasmessa sessualmente o per contatto con sangue o liquidi del corpo infetti. Sebbene il virus dell'Epatite B può infettare le persone di tutte le età, i giovani adulti e gli adolescenti sono quelli a rischio maggiore. Il virus dell'Epatite B attacca direttamente il fegato. Il virus dell'Epatite B si diffonde attraverso il contatto con il sangue e con altri liquidi del corpo (inclusi lo sperma, le infezioni vaginali e latte materno) di individui infetti. Esso può essere trasmesso attraverso: Contatto sessuale ( vaginale, anale o orale) con una persona infetta. Scambio di siringhe, droghe e gli arnesi della droga. Uso di lamette da barba o aghi per tatuaggi contaminati. Gravidanza e/o parto (esposizione perinatale).

Esposizione sul lavoro al

sangue o altri liquidi corporei di una persona infetta. La trasmissione in famiglia dell'Epatite B ( trasmissione Pagina 18

senza una riconosciuta esposizione al sangue, sessuale o perinatale) è stata documentata soprattutto fra i bambini giovani che vivono con membri familiari che sono portatori di Epatite B. Si suppone che il virus è trasmesso probabilmente per esposizione non riconosciuta alle membrane mucose o lievi tagli nella pelle. A differenza dell'Epatite A, l'Epatite B non si diffonde attraverso il cibo o l'acqua. Esistono fattori primari di rischio per l'infezione da Epatite B, fra questi ricordiamo: Intraprendere sesso rischioso. Fare sesso con più di un partner o con un partner che ha o ha avuto più di un partner o che fa uso o ha usato droghe. Scambio di siringhe, droghe e arnesi per la droga. Ricevere una trasfusione o una terapia di sangue o prodotti di sangue. Farsi fare un tatuaggio o un foro nella pelle. Avere un lavoro (ad esempio un dipendente di un istituto sanitario) che espone una persona al sangue o ad altri liquidi del corpo. Viaggiare o vivere in aree con alti indici di infezione da virus dell'Epatite B ( includendo l'Asia SudEst, il bacino delle Amazzoni in Sud America, le Isole del Pacifico, il Medio Oriente). Sebbene non esiste nessuna cura per il virus dell'Epatite B, esiste un vaccino sicuro ed efficace che può prevenire tale malattia. Questo vaccino è stato reso disponibile sin dal 1982 ed è fornito in serie di tre iniezioni. Esso fornisce protezione contro l'Epatite B in 90-95% di quelli vaccinati. Essere vaccinati è la migliore maniera di ridurre il rischio di contrarre l'Epatite B.

Si raccomanda di somministrare il vaccino a: Lavoratori presso strutture sanitarie. Individui che si dedicano a comportamenti ad alto rischio (includendo sesso non protetto, sesso con più partner, scambio di siringhe). Tutti i bambini. Adolescenti. Individui che vivono con persone infette dal virus dell'Epatite B Individui che vivono in aree con alti indici di infezione del virus dell'Epatite B. Inoltre altre maniere di ridurre il rischio includono: Usate profilattici di lattice o di poliuretano durante i rapporti sessuali (ogni volta che vi è una probabilità che un partner sessuale sia soggetto al virus dell'Epatite B, includendo partner non vaccinati o non infettati precedentemente). Limitate il numero di partner di sesso. Evitate di scambiare le siringhe, droghe e arnesi per la droga. Evitate la foratura della pelle e i tatuaggi. Seguite sempre delle precauzioni ordinarie se siete lavoratori in strutture sani-


tarie. Usate la cautela quando maneggiate oggetti che possono presentare sangue infetto dal virus dell'Epatite B su di essi (come lamette da barba, spazzolini da denti, forbicine per le unghie, assorbenti igienici). Molte persone con l'Epatite B non presentano sintomi o ne presentano solo lievi. Tuttavia, alcune persone provano sintomi simili all'influenza o che possono sviluppare l'ittero ( colorazione gialla della pelle). I sintomi dell'Epatite B includono: Affaticamento. Nausea o vomito. Febbre e brividi di freddo. Urina color scuro. Feci chiare. Colorazione gialla degli occhi e della pelle (ittero). Dolore nel fianco destro, che può diffondersi nella schiena. La maggioranza degli individui avranno infezioni autolimitate, proveranno una risoluzione completa, e svilupperanno livelli protettivi

di anticorpi. Un piccolo numero di individui (5-10%) sono incapaci di azzerare l'infezione e diventano portatori cronici. Dei portatori cronici, il 10-30% potrà sviluppare una malattia del fegato cronica o cirrosi. Inoltre i portatori cronici possono infettare gli altri durante tutta la loro vita, e il loro rischio di sviluppare cancro al fegato è 200 volte superiore. L'Epatite B può essere diagnosticata con l'esame del sangue. L'attività ordinaria del sangue, che include verifiche alle funzioni del fegato, possono indicare l'infezione. Non esiste nessuna specifica terapia o cura per l'Epatite acuta. Tuttavia per gli individui con epatite cronica, la terapia a base di interferone può essere di aiuto. Possono essere curati, però i sintomi dell'Epatite. Per esempio il limitare i grassi e il bere liquidi può aiutare ad alleviare i sintomi come nausea, vomito, e diarrea. Inoltre viene raccomandato che gli individui con l'Epatite B: Si riposino molto. Bevano molti liquidi. Mangino secondo una dieta con molte proteine per riparare le cellule danneggiate. Mangino secondo una dieta a base di carboidrati per proteggere il fegato. Evitino l'alcool.

Epatite C

L'Epatite C è una malattia seria del fegato che è

causata dal virus dell'Epatite C. Questo virus può essere trasmesso sessualmente o per contatto con sangue o liquidi del corpo infetti. Il virus dell'Epatite C attacca il fegato e può portare gravi danni al fegato. Esso può essere trasmesso attraverso: Contatto sessuale ( vaginale, anale o orale) con una persona infetta.

Scambio di siringhe, dro-

ghe e gli arnesi della droga. Uso di lamette da barba o aghi per tatuaggi contaminati. Gravidanza e/o parto (esposizione perinatale). Esposizione sul lavoro al sangue o altri liquidi corporei di una persona infetta . Il rischio di infezione attraverso rapporti sessuali o trasmissione perinatale è considerato essere molto più basso rispetto al virus dell'Epatite B. Pagina 19


A differenza di quest’ultimo, non ci sono prove che la trasmissione in famiglia (trasmissione senza sangue riconosciuto, sessuale o esposizione perinatale) del virus dell’ Epatite C accada. I fattori primari di rischio per l'infezione da Epatite C includono:

Scambio di siringhe, droghe e arnesi per la droga. Ricevere una trasfusione di sangue o una terapia con prodotti di sangue infetto. Avere un lavoro (ad esempio un dipendente di un istituto sanitario) che espone una persona al sangue o ad altri liquidi del corpo.

A differenza dell'Epatite B, non esiste nessun vaccino protettivo contro l'Epatite C, e la prima infezione del virus dell' Epatite C non protegge contro successive infezioni come è nel caso dell' Epatite B. Tuttavia Le probabilità di diventare infetti con l'Epatite C possono essere ridotte. Evitate di scambiare le siringhe, droghe e arnesi per la droga Evitate la foratura della pelle e i tatuaggi Seguite sempre delle precauzioni ordinarie se siete lavoratori in strutture sanitarie Usate la cautela quando maneggiate oggetti che possono presentare sangue Pagina 20

infetto dal virus dell'Epatite C su di essi. Sebbene il rischio di trasmissione del virus dell'Epatite C è basso, usate profilattici di lattice o di poliuretano con tutti i partner sessuali casuali. Le raccomandazioni per l'uso del profilattico con un partner sessuale che è portatore del virus dell'Epatite C devono essere fatte su base individuale. Molte persone infettate con l'Epatite C non presentano sintomi o ne presentano solo lievi. Generalmente i sintomi della Epatite C non sono tanto gravi come quelli dell'Epatite B. L'Epatite C può causare: Affaticamento. Nausea o vomito. Febbre e brividi di freddo. Urina color scuro. Feci chiare. Colorazione gialla degli occhi e della pelle (ittero). Dolore nel fianco destro, che può diffondersi nella schiena. Il 50-80% delle persone infette sono incapaci di azzerare l'infezione e diventano portatori cronici. Dei portatori cronici, il 5070% svilupperà un'Epatite attiva cronica e sono a rischio maggiore di cirrosi, insufficienza epatica e cancro del fegato. Tutte le persone con il virus dell'Epatite C sono potenzialmente contagiose. L'Epatite C può essere diagnosticata con diversi esami del sangue. Questi esami determinano la presenza di anticorpi contro il virus dell'Epatite C. Vengono anche fatti degli esami per eliminare la possibilità di altre infezioni,

come l' Epatite B. La terapia a base di interferone è efficace in circa il 20% dei pazienti con il virus dell'Epatite C. I sintomi dell'Epatite possono essere curati. Per esempio il limitare i grassi e il bere liquidi può aiutare ad alleviare i sintomi come nausea, vomito, e diarrea. Inoltre viene raccomandato che gli individui con l'Epatite C: Si riposino molto. Bevano molti liquidi. Mangino secondo una dieta con molte proteine per riparare le cellule danneggiate. Mangino secondo una dieta a base di carboidrati per proteggere il fegato. Evitino l'alcool. Ricordatevi che il virus può

essere trasmesso agli altri attraverso rapporti sessuali o contatto con oggetti che sono stati contaminati con il sangue (come lamette da barba, spazzolini da denti o assorbenti igienici). Ricordate che la maggior parte delle infezioni sono auto-restrittive e il virus viene azzerato dal corpo. Un esame del sangue può confermare se il virus è stato azzerato dal corpo di una persona.


Breve viaggio nel mondo delle tecniche psicologiche complementari

Di Laura Gangeri

Esploriamo insieme per conoscere alcune di queste tecniche

E’ proprio di questi ultimi anni l’interesse che molti, specialisti del settore e non, hanno rivolto all’importanza del benessere psicologico e fisico della persona ed al suo bisogno di ritrovare una armonia tra il corpo e la mente.

Questa attenzione ha dato vita ad un filone di cura psicologica e spirituale, popolarmente conosciuto con il termine di “New Age”, che utilizza tecniche molto diverse tra loro per metodo ed obiettivi specifici ma molto simili nella loro finalità ultima. Ciò che accomuna queste tecniche è, infatti, l’essere orientate al facilitare, nelle persone, il contatto con il loro mondo interiore, con la dimensione più profonda dell’essere aiutandole a prestare una attenzione diversa a se stesse, al proprio modo di “sentire”. Alcune di queste tecniche, come l’ipnosi o la meditazione, hanno una origine lontana nel tempo e quindi una tradizione che le rende più conosciute. Di altre si è, invece, sentito poco parlare e tra queste ricor-

diamo il reiki ed il rebirthing integrativo che conosceremo meglio in questo breve escursus.

Ma che cosa le persone arrivano a sentire attraverso queste esperienze? I segnali che arrivano dal corpo, per esempio. Quelle modificazioni fisiologiche che sempre si accompagnano ai differenti stati emotivi: una particolare accelerazione del battito cardiaco, uno stato di tensione muscolare, l’ apertura del respiro, la chiusura dello stomaco ed altre sensazioni ancora. Queste sensazioni che molto spesso non sono minimamente percepite oppure sono lette dalle persone, quelle più preoccupate per la propria salu-

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te, come segnali di una particolare condizione di malattia (accelerazione improvvisa del battito = infarto imminente) permettono, se sono ben ascoltate, di conoscere meglio la condizione emotiva che la persona sta vivendo in quel momento. Non siamo, infatti, abituati ad associare un particolare stato fisiologico all’ emozione corrispondente. Se siamo in grado di riconoscere che all’imbarazzo spesso si associa la sudorazione delle mani ed il rossore del viso meno siamo in grado di riconoscere le

modificazioni fisiologiche che corrispondono alla paura, alla gioia, alla rabbia o alla felicità.

Ma allora, che cosa le persone arrivano a sentire?

Il corpo. Il corpo come una parte della propria identità, insieme alla “testa” e quindi ai pensieri. I pensieri, le emozioni e le sensazioni fisiche legate alle emozioni sono tra

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loro collegati. Spesso è la paura di perdere il controllo su se stessi che impedisce l’ esplorazione del proprio mondo interiore. E’ la paura di esporsi ad esperienze non del tutto prevedibili che favorisce lo sviluppo di una tendenza a restringere il campo delle cose a quelle che si è in grado di dominare. In realtà, sono proprio le emozioni che portano l’uomo ad agire e quindi a fare. Sono i sentimenti più profondi, le passioni ed i desideri più intensi che diventano importanti guide di fronte alle situazioni difficili che non possono essere affidate alla sola ragione. Riflettere (dopo averle sentite) sulle emozioni, cercare di capirle, di metterle in relazione tra loro, di integrarle quali spiegazioni causali o motivazionali del nostro comportamento, aiuta la persona a conoscere se stesso nella sua natura più vera. Chi fosse interessato a proseguire questo breve viaggio si inoltra oggi nel mondo dell’ipnosi.

Che cosa è l’ipnosi?

Nessuna tecnica o disciplina scientifica ha impiegato così tanto tempo come l'ipnosi a liberarsi dalle connotazioni magiche che ne limitavano l'utilizzo e la confinavano alle competenze di pochi sedicenti specialisti. In epoca moderna, spogliata da ogni orpello di superstizione, é possibile vedere con un occhio nuovo l'ipnosi nelle sue varie forme restituendogli un ruolo importante nella gestione dei rapporti interpersonali e delle dinamiche comunicative. Nella storia dell'ipnosi molti sono gli studiosi che hanno contribuito direttamente (tra i principali si riconoscono: Mesmer, Charcot, Jung, Schultz, Erickson e Granone) o

indirettamente, alla comprensione di questo fenomeno così complesso ed affascinate orientandone la conoscenza. Ma nonostante siano molti i passi fatti fino ad oggi in questa direzione, l’ipnosi è ancora un fenomeno difficile da riconoscere. Il principio su cui si basa l'ipnosi è la costruzione nell'individuo di una stato mentale funzionale all'obiettivo che si desidera raggiungere. Questo obiettivo può essere, per esempio, il cambiamento di alcune credenze e convinzioni e, di conseguenza, apprendere con facilità un nuovo modo di comportarsi, pensare, vivere le proprie emozioni. Questo stato mentale, non è mai vissuto passivamente ma è una costruzione partecipata ed attivamente costruita dalla persona, in maniera "cosciente", insieme al suo terapeuta, questo è importante da sottolineare per superare un pregiudico che si accompagna all’ipnosi che riguarda la paura di perdere completamente il controllo di se stessi.

Ma che cosa è allora l'ipnosi?

Essenzialmente é la possibilità di strutturare uno stato mentale (stato di coscienza o consapevolezza) alternativo allo stato di


“… entrare in uno nuovo stato mentale durante il quale, senza perdere il controllo di noi stessi e dei nostri pensieri, è possibile raggiungere uno stato di benessere psicofisico …”

veglia utilizzando la capacità di concentrazione di ogni persona, la sua fantasia e creatività per affrontare e superare i problemi

e i limiti in un modo diverso. Vivere l'ipnosi, abbandonandosi alla trance, è entrare in uno nuovo stato mentale durante il quale, senza perdere il controllo di noi stessi e dei nostri pensieri, è possibile raggiungere uno stato di benessere psicofisico e

di rilassatezza generale. L'ipnosi permette, infatti, di "staccare" l'emisfero sinistro del cervello (specializzato nella formulazione del linguaggio, razionale e logico) ed usare quello destro (legato all'intelligenza emotiva, istintivo). Per ottenere questo occorre essere curiosi, aver voglia di abbandonare lo scetticismo, la critica e le nostre certezze, per aprirsi ad esperienze emotive oltre che razionali. Oggi l’ipnosi è utilizzata in ambito psicoterapeutico per aiutare le persone ad affrontare alcune particolari problematiche come l’ansia, l’insicurezza, l’instabilità emotiva, o modificare comportamenti e abitudini come smettere di fumare, o combattere TIC nervosi e sintomi con origine psicosomatica come l’asma o altre allergie. Il prossimo appuntamento è con la meditazione.

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Testimonianze Persone che si raccontano Mi chiamo Orietta e sono una veterana del gruppo trapiantati dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano.

Sono felice di collaborare, seppure con un piccolo tributo, con la famiglia di Prometeo, la Nostra Associazione, che vuol essere un supporto prezioso per noi, direttamente coinvolti in quest’esperienza, e per i nostri cari che vivendoci accanto, spesso si “ svuotano” di loro stessi, protesi solo a dare, noncuranti dei propri bisogni e dei loro limiti. Mi auguro che Prometeo cresca e sia, per tutti, una spalla su cui ristorarsi nei momenti di smarrimento. Sono stata trapiantata nell'aprile del 1991: ne è passato di tempo! Tempo che trascorrendo si è portato via il ricordo del dolore fisico, delle ansie e delle paure che convivevano con me ormai da un lungo periodo. Ho perso la memoria dei particolari tecnici e delle parole scientifiche, di cui immancabilmente ci appropriamo e che ci fanno sembrare delle piccole "enciclopedie mediche". Ho dimenticato i pensieri cupi dei momenti di sconforto, che a volte popolavano la mia mente. Ma, nel susseguirsi degli avvenimenti, ho assaporato delle emozioni che sono rimaste, indelebili, a costruire la storia del mio essere: ricordo il piacere provato, vedendo la gioia sul viso di chi era felice per non avermi persa; ricordo di avere riaperto gli occhi, dopo le lunghe ore d’incoscienza ed essermi sentita " guarita", e di aver provato l'orgoglio per aver-

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cela fatta; ricordo le tante persone in divisa bianca che roteavano nella mia stanza, preoccupati di non lasciarmi sola con i miei pensieri tristi e non soltanto per monitorare l'andamento dell'intervento; ricordo di non aver mai pensato "perché proprio a me", di aver scoperto quanto sia magnifico il dono della vita e, sembra un'assurdità, di non aver mai avuto paura di morire. Ancora oggi, quando con i miei cari, ripenso a quei giorni, o quando li racconto a qualcuno che non l'ha vissuti, lo faccio con grande gioia e serenità, ringraziando Dio per tutto quello che è stato, ed immancabilmente ci sale un nodo in gola, stretti in una complice unione che soltanto attraverso la sofferenza potevamo conoscere. Chiedo scusa se approfitto di questo spazio, per manifestare quello che non ho mai esternato abbastanza. Voglio dire "Grazie" alle persone che hanno percorso con me questa difficile strada. Prima tra tutti, a mia madre, che ha patito il dolore silenziosamente, senza mostrare la disperazione di non poterlo evitare a sua figlia. A mio padre, che mi ha trasmesso la sua forza e rassicurato con il suo continuo Abbraccio. A coloro che mi hanno insegnato cosa significa "ti voglio Bene" con la loro presenza e a quanti sono rimasti lontani, imbarazzati, ma hanno continuato a pregare per me. A tutto il Gruppo dell'Unità Trapianto, che con il suo generoso lavoro, mi ha ridonato la vita e continua ad essere il mio discreto angelo custode terreno. Infine, ma sicuramente non ultima, alla famiglia

che nel momento doloroso della perdita di un loro caro, ha compiuto un gesto d'Amore, il più grande, perché regalato ad una sconosciuta. E' a tutte le famiglie di donatori che va la mia totale e profonda ammirazione e la mia infinita ed eterna gratitudine. Orietta Delmoro

La diagnosi purtroppo era infausta, con il suo crudo nome di sei lettere che ti spalanca davanti una voragine immensa,forse senza fondo.

Non puoi evitarla. Ti inghiotte. Questa la prima impressione, l’orrore del vuoto, il terrore del buio e la domanda: perché proprio a me? Una vita intensa alle spalle, anni di impegno e di responsabilità; poi esci dal lavoro e cominci a realizzare il sogno di sempre: costruire un albergo sulla riva del lago. Inizia una nuova vita. No. Si chiude proprio quando l’entusiasmo è più ardente, la volontà più determinata. Perché proprio a me? Perché proprio ora? Reagire, non cedere. C’è una famiglia premurosa al fianco, amici solleciti e medici straordinari per competenza, professionalità, ma soprattutto per umanità. La sorte, anche nei momenti più cupi e disperati, è capace di queste compensazioni. Sembrava che i tempi all’estero potessero abbreviarsi rispetto all’Italia e invece la speranza si riapre all’improvviso proprio in Lombardia, per me lombar-


do, non lontano da casa mia, in uno dei centri più prestigiosi, con una delle équipe più qualificate per la lotta al grande avversario. Tempi d’attesa pressoché nulli, se paragonati all’ immensità del bisogno, alla richiesta impellente, allo svantaggio dell’età.

stessa terribile esperienza, un messaggio di speranza, ma soprattutto l’invito a non arrendersi, a credere in se stessi e alle persone che si amano. Giacomo Rasella Gravedona (Como)

A 56 anni è raro, forse unico, dover attendere solo pochi mesi. Eppure, ecco l’organo compatibile, l’improvvisa comunicazione, l’intervento. Oggi, rinato alla vita, mi riabituo giorno dopo giorno a immaginare e a progettare il futuro, che è tornato ad essere la dimensione del possibile, l’occasione di mille scelte.

A causa di una recidiva della malattia, il giorno 2 gennaio mi sono ricoverato per sottopormi ad un intervento chirurgico all’addome .

Mi ritrovo a meditare sui valori autentici dell’ esistenza, quelli che sopravvivono alla nostra fragilità,che continuano a brillare anche nel buio del dolore, nel deserto della malattia. Non ho altro mezzo per estinguere il mio debito che una gratitudine senza limiti. Innanzitutto verso l’ignoto donatore, per merito del quale io vivo, e che a sua volta vive in me, attraverso un’intimità al tempo stesso inquietante e straordinaria, che tocca le profondità dell’essere fisico e psicologico. Un grazie senza aggettivi (non ne trovo di adeguati) per il dottor Mazzaferro e per i suoi assistenti, un miracolo di dedizione e di efficienza, di capacità, di compassione e – perché no! – di amore nello strano pianeta della sanità italiana. Alla famiglia e agli amici, ai quali sono stato restituito, un pegno d’affetto per i giorni che verranno; a tutti coloro che vivono la mia

Dopo aver effettuato la solita procedura per il ricovero, sono andato al 6° piano e lì alcuni infermieri mi hanno indirizzato al piano superiore. Sapevo del nuovo Reparto, ma non credevo che riuscissero ad effettuare il trasferimento in così breve tempo, tenuto conto delle feste natalizie. L’impatto è stato sconcertante, ma, in senso positivo, infatti, dopo il primo sopralluogo nella camera , mi sono reso conto che pur dovendo sopportare il lungo cammino della sofferenza, questa volta avrei potuto godere di un buon livello di confort. Innanzi tutto la camera offriva uno splendido panorama con la vista del duomo di Milano. Inoltre, numerose soluzioni tecnologiche tutte a portata di telecomando, mi hanno permesso di chiamare l’ infermiere, di sollevare la testata del letto, di leggere nelle ore notturne senza infastidire il mio compagno

di camera , e, grazie a Prometeo guardare i programmi televisivi in completo relax. Vorrei sottolineare anche le numerose soluzioni tecnologiche adottate per il bagno, che mi hanno consentito un utilizzo in piena autonomia, grazie anche ai vari supporti, studiati a posta per le persone che hanno subito interventi importanti. Estremamente funzionale ho trovato la soluzione del refettorio che ha permesso ai pazienti di socializzare tra loro oltre che avere le camere ancora più pulite e senza odori di cibi e bevande. Infine sono rimasto colpito dai tenui colori pastello della tinteggiatura, che sicuramente aiutano a rinfrancare lo spirito in una situazione di grave disagio. Ovviamente la bellezza e l’efficienza del nuovo reparto ben si sposa con l’ insostituibile sensibilità del personale medico ed infermieristico a cui va sempre il mio sentito riconoscimento. Grazie. Luigi De Santis

Aspettiamo le Vostre e-mail al seguente indirizzo: Prometeo@istitutotumori.mi.it

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di Daniela Guarnieri

Notizie Lo sapevate che … da tutto il mondo

L’aceto alla modenese si è meritato l’aggettivo “balsamico” perché, oltre a rendere uniche le pietanze, per lungo tempo si è visto attribuire virtù terapeutiche dalla tradizione popolare. Nel 1550 Lucrezia Borgia lo aveva utilizzato per riprendersi dai dolori del parto, mentre Francesco IV duca di Modena ne portava sempre con sé un paio di ampolle per lenire i

SPIGOLATURE Intelligenza emotiva. Che cos’è. Perché può

Curiosità da tutto il mondo La speranza è un rischio da correre

(George Bernanos scrittore francese)

Non arrenderti mai perché quando pensi che tutto sia finito è il momento in cui tutto ha inizio

(Jim Morrison rockstar)

La speranza è come una strada di campagna che si è formata solo quando la gente ha iniziato a percorrerla

(Proverbio cinese)

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Facendo un normale giro in libreria ci si accorge di quanti testi siano dedicati all’arte di vivere meglio. Molte di queste pubblicazioni, pretenziose negli intenti, si rivelano a lettura ultimata di minimo interesse ed utilità. Si distingue invece il libro di Daniel Goleman, insegnante di psicologia ad Harvard e collaboratore a diverse testate giornalistiche note in tutto il mondo, il quale ci spiega ad esempio: perché le persone assunte sulla base dei classici test d’intelligenza si possono rivelare inadeguate alle esigenze che impone loro il lavoro o le persone con cui non lavoriamo più volentieri oppure perché un matrimonio può andare a rotoli

anche se il quoziente intellettivo di entrambi i coniugi è molto alto. Il motivo secondo Daniel Goleman è da ricercarsi nel fatto che l'intelligenza che governa settori così decisivi dell'esistenza umana non è l'intelligenza astratta dei soliti test, ma è una complessa miscela in cui giocano un ruolo predominante fattori come l'autocontrollo, la fiducia in se stesi, la perseveranza, l'empatia e l' attenzione agli altri. Egli chiama questo tipo d’intelligenza, che consente di governare le emozioni e di guidarle nelle direzioni più vantaggiose, di capire i sentimenti degli altri e di puntare ai benefici duraturi piuttosto che al soddisfacimento degli appetiti più immediati, "intelligenza emotiva”. Le cinque più importanti capacità che definiscono questo tipo di intelligenza sono: 1 -consapevolezza delle proprie emozioni nel momento in cui si vivono; 2-gestione delle emozioni affinchè siano sempre appropriate al contesto; 3-capacità di trovare le giuste emozioni a supporto della motivazione per il raggiungimento di un determinato obiettivo; 4capacità di provare empatia e comprensione per le emozioni altrui; 5-capacità di interagire con gli altri. Con metodo scientifico ed allo stesso tempo con grande chiarezza, Goleman sulla base delle sue ed altrui ricerche e teorie sull’educazione emozionale analizza le principali emozioni che ci governano e i processi fisiologici ad esse connessi mettendo in luce l’importanza dell’intelligenza emotiva per ognuno di noi e per la collettività in generale. Egli afferma che alla base di molti problemi sociali come ad esempio l’emarginazione, la droga, la violenza ci sia una profonda ignoranza sulla forma e la natura delle proprie emozioni, uno scarso autocontrollo ed assenza di empatia. Secondo Goleman, una maggiore "consapevolezza del sé" (come viene anche chiamata l’intelligenza emotiva) potrebbe dare un aiuto enorme a quelle persone, siano essi bambini o adulti, che hanno


Daniel Goleman difficoltà nelle relazioni sociali o nell’ autoaccettazione. Da qui la proposta di insegnare ai bambini questa nuova forma di “ intelligenza” che consente di avere maggior autoconsapevolezza, di contenere e incanalare le proprie emozioni nella giusta direzione e di risolvere positivamente i conflitti così da rimuovere alla radice le cause di molti e gravi possibili squilibri dell'età evolutiva. Secondo l’autore, accanto all’alfabetizzazione culturale dovrebbe infatti trovare posto nei curricoli anche l’ alfabetizzazione emotiva in quanto l’infanzia si presenta come “una finestra aperta” per modellare le inclinazioni emotive destinate a durare tutta la vita. La proposta di Goleman è quella di educare all’ intelligenza emotiva fin dall’ infanzia, favorendo non solo l’ acquisizione di conoscenze (i saperi), ma anche il saper fare (abilità) e il saper essere ( comportamenti), in relazione ai mutamenti del sistema economico, sociale, culturale e del quadro di riferimento. Gli studi di Goleman sui comportamenti di alcuni gruppi di bambini e adolescenti caratterizzati da una elevata intelligenza emotiva, hanno infatti dimostrato che queste persone nell’età adulta hanno manifestato una migliore competenza sociale, una

personalità più equilibrata e solida e una più elevata abilità nel gestire lo stress. In tal senso Goleman definisce l’ intelligenza emotiva (emotional intelligence) un indicatore predittivo del successo nella vita, migliore di quanto non lo sia l´ intelligenza intellettuale (intellectual intelligence) misurata storicamente con il famoso test sul quoziente d´intelligenza (QI). Golem ritiene inoltre che l’intelligenza emotiva sia strettamente legata al concetto di leadership. I leaders non si distinguono a suo avviso per un alto QI ma per una serie di competenze che hanno a che fare con l’intelligenza emotiva: sono ispirati e fortemente motivati; comunicano apertamente e chiaramente le loro idee e la loro visione; sono concentrati sul compito; sono perseveranti; hanno abilità che consentono loro di fronteggiare le avversità e di gestire le situazioni difficili; si fanno carico del benessere delle persone; sono molto sensibili ai problemi di ordine sociale; sono le persone giuste al momento giusto e conoscono le azioni corrette da intraprendere. Le ricerche dell’autore sulla intelligenza emotiva in funzione delle percezioni sulla leadership espresse da manager e professionisti dimostrano che i leader di successo manifestano un´ abilità spiccata nella trattazione e gestione delle proprie emozioni ed una presa in carico di responsabilità dei sentimenti delle altre persone. Queste persone sono in grado di gestire positivamente emozioni negative quali la rabbia, l´ impazienza, i giudizi negativi e l´ansia e nonostante il loro specifico carattere, bagaglio culturale o punto di vista sanno decidere quale sia la miglior decisione o azione da intraprendere in una deter-

minata situazione anche in funzione della considerazione delle opinioni altrui.. Il leader ha in sintesi le seguenti caratteristiche: guarda dettagliatamente ogni situazione e capisce di che cosa ha bisogno; ha una visione chiara ed efficace in grado di "guidare" al raggiungimento degli obiettivi; usa la conoscenza (propria ed altrui) così come è richiesto per trattare le situazioni; è sensibile ed in grado di rispondere in modo appropriato e differenziato ai propri collaboratori, spingendoli a lavorare per il raggiungimento di valori sempre più elevati e obiettivi sempre più sfidanti; è in grado di conoscere ed utilizzare appropriatamente i propri e gli altrui sentimenti. L’intelligenza emotiva viene analizzata dall’autore anche nel contesto dei rapporti sentimentali e numerose sono le esperienze e gli esempi raccolti che ne dimostrano l’importanza nei più svariati ambiti della vita sociale. Al termine della lettura molti lettori si accorgeranno che la maggior parte degli obbiettivi e delle pratiche che l’autore propone sono alla portata di tutti noi e che diversi suggerimenti possono essere di autentico aiuto ogniqualvolta si voglia analizzare una situazione o prendere una decisione.

Intelligenza emotiva. Che cos’è. Perché può renderci felici BUR, Biblioteca Universale Rizzoli

zioni per un cambiamento, questo può rappresentare un ottimo inizio

Per la vastità dei temi trattati, la semplicità del linguaggio usato e l’importanza delle teorie esposte, quest’opera che da anni fa discutere l'America sarebbe un ottimo testo scolastico. Purtroppo la proposta di dare allo studente strumenti che non siano solo nozioni è tanto importante quanto trascurata. Se però leggere un libro può essere il primo passo perché maturino le condiPagina 27


di Monica Mitarotonda

Il Villaggio di Misufini (Tanzania) Vi racconto la mia incredibile esperienza in Africa.

Monica,coordina trice trapianto di fegato dell’unità operativa dell’Istituto, si racconta. Racconta le sue emozioni,l’esperi enze incancellabili vissute nel villaggio Misufini nel cuore della Tanzania

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cemento sono fatiscenti e l’igiene è inesistente vista la mancanza di acqua. Ci sono 4 pozzi ma non sono funzionanti. Mi hanno fatto vedere il loro campo di mais, creato e coltivato da tutti loro. Ne sono orgogliosi anche se purtroppo a volte il raccolto non è sufficiente al

La gente di Misufini

zaino e un biglietto aereo per l’Africa nera in viaggio di piacere, ma questa volta avrei lavorato come infermiera in una missione di Padri Rosminiani. Arrivai a Dar Es Salama in piena notte; ricordo il caldo torrido di quella sera e Padre Tarimo Firmati che mi aspettava con un cartello di benvenuto. Quella notte dormii in una casa religiosa e l’indomani all’alba partimmo per la città di Tanga, vicino al confine con il Kenya, dove rimasi alcuni giorni visitando le missioni dei dintorni. Dopo due giorni partimmo alla volta del villaggio di Misurini vicino a Muhesa. Il villaggio, immerso nella savana, è abitato da una settantina di persone, la maggior parte delle quali è affetta da lebbra. Purtroppo il villaggio è isolato dagli altri in particolare durante la stagione delle pioggie. Padre Tarimo si occupa una volta alla settimana di portare i malati all’ospedale di Muhesa per le visite ed allo stesso tempo procura loro quando può cibo, vestiti e medicinali. I bambini per andare a scuola fanno 15 km a piedi per andare e 15 km per tornare. Le case in

Molte cose mi hanno colpito dell’Africa ma soprattutto gli sguardi profondi ed autentici della gente ed il loro forte senso di spiritualità. Ho visto piacere nel solo stringerti la mano, sorrisi sinceri, affetto, interesse, amore e tradizione. E’ così che l’Africa mi è entrata dentro. Avevo sognato questo viaggio per molto tempo e adesso finalmente mi trovavo in aeroporto con il mio

Padre Tarimo e uno dei 4 pozzi

Saluti Monica

Monica nel villaggio di Misufini

Davanti ai miei occhi corrono immagini vive, cariche di emozioni, bambini che si leccano avidamente le dita su cui sono rimasti rimasugli di cibo, bambini con i loro pancioni e le grosse ernie ombelicali. Salutano con le manine quando passiamo e poi riprendono ad andare in giro tranquilli.

Il campo di mais del villaggio

fabbisogno del villaggio. La malnutrizione è un problema serio presente. Al mio rientro in Italia mi sono posta degli obiettivi prioritari per questo villaggio: Ripristino dei pozzi Medicinali Cibo per una mucca da latte Ripristino abitazioni da valutare In un futuro creazione di un dispensario semplice ma funzionale con personale sanitario residente Con questa mia ringrazio coloro che già hanno contribuito per la realizzazione di questi obiettivi e chi in futuro vorrà continuare a partecipare attivamente. Io sono ripartita per la Tanzania il 2 Marzo. E credo che non sia finita qui.


“Ho visto piacere nel solo stringerti la mano, sorrisi sinceri, affetto, interesse, amore e tradizione. E’ così che l’Africa mi è entrata dentro”

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di Maria Borghi

3 ricette dedicate all’estate veloci e semplici

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Piatti a base di pesce Insalata di Polpo

Ingredienti: 1 kg di polpo 450 gr di patate sedano foglioline di basilico fresco pepe q.b. - sale q. b.

Procedimento: Lessare in abbondante acqua salata il polpo, portandolo a cottura. Raffreddarlo sotto l’acqua fredda in modo da bloccare la cottura, e tagliarlo a pezzetti. In una padella saltare, con olio d’oliva, le patate tagliate a pezzetti con la costa di sedano tritata, fino a quando le patate saranno ben dorate. Aggiungere il polpo a pezzetti e finire di cucinare ancora qualche minuto. Servire con foglioline di basilico, una spolverata di pepe macinato, ed un filo di olio d’oliva crudo.

Fettuccine Ostriche Gamberetti e Rucola

Orata con le zucchine Ingredienti:

g. 250 Fettuccine fresche n.8 Ostriche n. 8 Gamberi freschi sgusciati Rucola olio Exstravergine di oliva aglio sale e pepe

n.1 orata da Kg.1. gr. 800 di zucchine piccole n.2 spicchi di aglio n.3 cucchiai d'olio exstravergine 1/2 cucchiaio di pangrattato una manciata di prezzemolo qualche foglia di basilico sale, pepe

Procedimento:Aprire le

Procedimento: Squamate

Ingredienti:

ostriche privandole delle due valve. Tagliare il frutto e i gamberi finemente, soffriggere il tutto con olio, aglio e rucola; aggiustare con sale e pepe macinato al momento. Cuocere al dente la pasta e spadellare le fettuccine con la salsa preparata. Preparare le porzioni guarnendole con le valve delle ostriche e ciuffi di rucola fresca.

l'orata e pulitela dalle interiora. Preriscaldate il forno a 200 gradi. Lavate e affettate le zucchine con uno spessore circa di 3 millimetri. Tritate finemente l'aglio, il basilico, il prezzemolo; soffriggete il battuto in padella con due cucchiai di olio, aggiungendo le zucchine girando con cura per qualche minuto; mettetele in una pirofila da forno. Aggiungervi l'orata, 1/2 bicchiere di acqua, l'olio rimasto, il sale, il pepe; quindi infornare per circa 1/2 ora. Dopo 1/4 d'ora spolverare con il pan grattato e aspettare che si dori accendendo il grill del forno all'ultimo minuto. Servire l'orata ancora calda.


Torta primavera Dosi per 4 persone:  400 gr. di pasta bri    

sèe 500 gr. asparagi 250 gr. di fagiolini 1cucchiaio di burro 4 uova sale

Per la besciamella:      

60 gr. di burro 50 gr. Di farina 1/2 litro di latte Sale Pepe Una grattata di noce moscata

Lavate gli asparagi e raschiate il gambo. Legateli a mazzetto e lessateli per 10 minuti in poca acqua calda, tenendoli dritti nella pentola. Pulite i fagiolini, spuntateli e cucinateli al dente in acqua leggermente salata. Fate le verdure a pezzetti, conservando intera la parte verde di 10 asparagi. Fate fondere il burro a fuoco dolce per preparare la besciamella. Unite la farina setacciata e il latte caldo. Lavorate per 10 minuti con un cucchiaio di legno e condite con sale, pepe e noce moscata.

Imburrate una teglia e foderatela con la pasta brisèe. Mettetela a cuocere in forno caldo per 10 minuti; nel frattempo fate rassodare le uova e tagliatele a spicchi. Disponete le verdure sulla pasta, e le uova. Coprite con la besciamella e sistemate a raggiera gli asparagi. Fate cuocere in forno

caldo per 20 minuti. Servite la torta qualche minuto dopo averla sfornata

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Anno 3 - N° 3 - Maggio 2003 - Periodico d’Informazione e di Cultura – Registrazione del tribunale di Milano n°591 del 21 ottobre 2002 Sede: Via Venezian, 1 - 20133 Milano - Tel. 02 .2390.2878 - Fax 02 .2390.3257 - mail: prometeo@istitutotumori.mi.it - www.prometeo-hep.it

PROMETEO INFORMA Direttore - Vincenzo Mazzaferro Vice direttore - Laura Gangeri Redattore Capo - Sandra Maggioni Comitato di redazione Luigi De Santis, Maria Borghi, Orlando Borghi, Claudio De Ciechi, Marco Bosisio, Francesca Riontino, Nadia Pini Hanno collaborato a questo numero: Enrico Regalia, Sebastiana Travalca, Daniela Guarneri, Segreteria - Sebastiana Travalca Redazione Via Venezian, 1 - 20133 Milano Tel. 02 23902878 Fax 02 23903257 e-mail: prometeo@istitutotumori.mi.it www.prometeo-hep.it Studio Progetto Grafico Eleonora Castro - Antonella Gangeri Impaginazione - Luigi De Santis


Prometeo Informa 03