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Anno 1 - numero 0 - dicembre 2001 - Periodico d’Informazione e di Cultura – Stampato in proprio - Sede: Via Venezian, 1 20133 Milano - Tel. 02 23902878 - Fax 02 2665350 - e-mail: info@prometeo-hep.it - www.prometeo-hep.it

“Nasce il Giornale di Prometeo” “Associati subito riceverai gratis a casa la tua rivista”

“Tante rubriche non solo di cultura” “Il magazine che ti informa sulla vita della Associazione e sugli sviluppi futuri”


L’editoriale “PER LA CONTINUAZIONE E PER LA GIOIA……” Cari amici, torno indietro di qualche mese e ricordo di aver parlato di Prometeo paragonando l’Associazione ad un aereo che era riuscito a decollare o meglio ad un uccellino che aveva finalmente aperto le sue ali ed aveva preso il volo. Ricordo anche di aver detto che a quel punto era necessario stabilire una rotta per crescere e continuare. Bene, credo che lo sforzo fatto dall’Associazione in questi ultimi mesi sia stato non solo quello di aver identificato una rotta importante ma anche quello di aver imbarcato un maggior numero di passeggeri. “Prometeo INFORMA” è ciò che testimonia tutto questo. Sono quindi molto contento di essere qui a rappresentarlo. Qual’è il senso di questo giornale? E’ principalmente quello di dare voce a molte persone. Queste persone sono professionisti, pazienti, familiari, amici. Alcuni di loro hanno percorso strade comuni, altri si sono uniti lungo il cammino. Tutti però vogliono andare nella stessa direzione. Promuovere una comunicazione tra di noi e verso gli altri. La comunicazione rende possibile alle persone di emettere e di ricevere moltissime informazioni, permette la discussione di idee, l’adeguato confronto tra punti di vista differenti e conflittuali. Tutti sappiamo che la mancanza di una comunicazione soddisfacente ed adeguata può pregiudicare seriamente il nostro benessere psicologico e fisico causando un’inguaribile solitudine. Una maggiore informazione è anche per comprendere meglio. Qualcuno di voi ha detto: “Se non conosco la mia nuova realtà e non ne comprendo appieno il significato, non posso vivere serenamente la mia vita e comprendere ciò che accade agli altri” Prometeo Informa intende comunicare sulla solidarietà umana. Intende promuovere la cultura alla donazione, la donazione non solo di organi ma anche di risorse umane. La cultura al volontariato richiede la formazione delle persone all’interesse comune, alla solidarietà, alla giustizia. Prometeo Informa intende promuovere l’informazione sulle nuove tecnologie chirurgiche e mediche. Prometeo Informa intende anche comunicare sulla vita di tutti i giorni: e lo vuole fare con linguaggio semplice e gioioso perché la vita donata e ricevuta è ragione di gioia.

Vincenzo Mazzaferro

“...paragonando l’Associazione ad un aereo che era riuscito a decollare o meglio ad un uccellino che aveva finalmente aperto le sue ali ed aveva preso il volo....”.


da pagina 4 a 9 Rubriche sulla vita Associativa

pagina 10 e 11 I traguardi della ricerca tra fatica e passione pagina 12 e 13 L'importanza di donare e di ricevere

da pagina 14 a 17 Le Testimonianze

pagina 18 e 19 Curiosità e Spigolature‌ pagina 20 e 21 Un Natale diverso

pagina 22 e 23 Ricette e consigli per il tuo Natale


Di Laura Gangeri

Avere o essere? “Se sono ciò che sono e non ciò che ho, nessuno può privarmi né della sicurezza né del mio senso di identità e neppure minacciare di farlo” Avere o essere di E. Fromm Siamo sempre stati affascinati da coloro che nella storia hanno compiuto grandi imprese. Sono coloro che non si sono fatti fermare dalla sicurezza dell’avere ma che hanno avuto il coraggio di andare avanti.Nella mitologia questo modo di vivere è rappresentato dalla

“S.O.S. Prometeo cerca Aiuto per dare Aiuto”

sono gli uomini che fanno propria la m odalità dell’essere. Questa modalità ha come prerequisiti l’indipendenza, la libertà e la presenza della ragione critica. Vivere essendo significa essere attivi ma non nel senso di attività esterna. E quindi dell’essere fisicamente impegnati ma nel senso dell’attività interna. Essere attivi in questo modo significa dare espressione alle proprie capacità e ai propri talenti. Significa rinnovarsi, crescere, amare, prestare attenzione e dare .

Giorno per giorno La Vita dell’associazione

La nuova Sede

L’ufficio è stato spostato dal 1° al 9° piano del Blocco 1 all’interno dell’Istituto Tumori di Milano. L’ufficio mantiene gli stessi giorni e orari di apertura dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.30 ed il Mercoledì pomeriggio dalle ore 14.00 alle 17.00 ed è coordinato dal Sebastiana Travalca.

Nuove risorse

Sandra Maggioni, che alcuni di voi hanno già conosciuto nella giornata di Maggio, ha accettato la proposta che le è stata fatta dal Consiglio Direttivo di Prometeo, di ricoprire all’interno dell’ associazione, l’importante ruolo di Coordinatrice. Siamo molto contenti di poter contare sull’aiuto che Sandra sta fornendo per l’organizzazione di iniziative rivolte alla promozione ed all’assistenza .

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figura dell’eroe. L’eroe è colui che abbandona ciò che ha per scoprire cose nuove senza farsi fermare dalla paura che pur sente dentro di sé. Gli uomini che, invece, scelgono la modalità di avere si prefiggono come meta solo di conservare ciò che hanno, non devono ne produrre ne creare qualcosa di nuovo. Sono coloro che mostrano di sentirsi turbati da nuovi pensieri o idee.L’ansia e l’insicurezza prodotte dal pericolo di perdere ciò che si ha è molto presente in questa modalità di vita. Gli eroi di oggi

Un “grazie” particolare a.. Marisa Magnano, Luigi De Santis, Maria e Orlando Borghi, Claudio De Ciechi, Nadia Pini per essere testimonianza dell’impegno volontario. Grazie a loro è possibile trovare nell’ufficio dell’Associazione, ogni giorno, una atmosfera piacevole ed acco-

gliente. Angela Orlando e Daniela Guarneri per essere un importante ponte tra l’Associazione e il reparto di chirurgia. Grazie a loro è possibile conoscere in tempo reale i bisogni dei pazienti ricoverati e così soddisfarli. Eleonora Castro e Antonella Gangeri per aver aiutato Prometeo ad essere visibile.Grazie per l’arte, la passione e la professionalità

Un ringraziamento per tutti coloro che svolgono il volontariato….


“Un percorso vissuto insieme può far affrontare il presente e il futuro più sereni e sicuri”

Un pensiero d’amore per Roberto Riontino

L’Associazione ricorda con stima, affetto e gratitudine Roberto per la sua attività di Segretario Generale e per il suo esempio di coraggio e disponibilità. Si è stretta attorno alla sua famiglia nel momento doloroso della sua perdita avvenuta il 20 Novembre di questo anno.

Sulle corde del sentimento

Enrico Giaretta offre a Prometeo un aiuto concreto:uno spazio promozione all’interno del suo nuovo cd. La sua motivazione nasce dal bisogno, come ci ha detto, di

fare qualcosa per gli altri in un momento della sua vita ricco di aspettative e di progetti che si stanno per realizzare. Carissimo amico di un altro cantante, che ha vissuto in prima persona l’esperienza del trapianto di fegato, Enrico ha rivolto la sua attenzione a Prometeo. Gliene siamo molto grati. Enrico nasce 31 anni fa a Latina, oggi vive a Milano dove ha inciso il suo primo cd intitolato: “PANAMERICAN”. Dopo il diploma di pianoforte conseguito al Conservatorio di Roma, ha scritto testi per diversi noti cantanti, ha partecipato come musicista a dischi di numerosi artisti compiendo così i primi passi nel mondo della musica. Enrico ci racconta del suo sodalizio con Franco Califano durato otto anni e, come ama ricordare, vera scuola di vita. In questo periodo impara molto sul mondo della musica leggera, ha la possibilità di

viaggiare, entrare in contatto con diverse culture e avvicinarsi a diversi tipi di musica, arricchendo così il suo bagaglio culturale. La sua preparazione musicale, nata nel mondo classico, porta Enrico a scrivere brani dove il pianoforte e il violino si fondono per dare anima alle sue canzoni. Nel nuovo cd, che siamo ansiosi di ascoltare, è accompagnato dal violinista Olen Cesari, che ha lavorato in passato con Madonna e Bob Dylan. Enrico Giaretta ci dice di ispirarsi a cantautori come Conte e Vinicio Capossela e nella sua musica si trovano contaminazioni di vari generi musicali come ad esempio il Tango. Durante la cordiale chiacchierata avuta con Enrico, siamo stati favorevolmente colpiti dalla volontà di offrirci attraverso il suo lavoro artistico, un aiuto concreto. Inoltre siamo venuti a conoscenza di tante

altre iniziative benefiche che Enrico insieme ad altri nomi conosciuti del mondo dello spettacolo ha in passato sostenuto, senza però cercarne facile pubblicità. Tanti auguri ad Enrico Giaretta.

Stare accanto

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Cosa abbiamo realizzato

L’Associazione Prometeo ha bisogno di Voi ! E’ stato organizzato il servizio di assistenza “PASSAPAROLA” per tutti i pazienti che si trovano ad affrontare l’esperienza del trapianto di fegato. Molti di voi hanno aderito con grande entusiasmo a questa iniziativa che riesce, attraverso

“Servizio di assistenza PASSAPAROLA. L'Associazione aiuta a creare il contatto tra coloro che hanno già vissuto l’esperienza del trapianto” trapianto”

il supporto informativo ed umano, a rendere l’esperienza del trapianto meno traumatica. Il servizio “Passaparola” è considerato il più semplice ed immediato sistema per dare supporto, su tutto il territorio nazionale, ai pazienti in lista d'attesa per il trapianto. L'Associazione aiuta a creare il contatto tra coloro che hanno già vissuto l’esperienza del trapianto e che desidera condividerla e coloro che, dovendo ancora intraprenderla, necessitano di chiarimenti, consigli e informazioni. Spesso i pazienti non chiedono chiarimenti sulle cure ma un sostegno di carattere generale: quali siano le difficoltà, per esempio, cui andranno incontro o le possibilità di riprendere una vita normale dopo la cura. Il fatto che a rispondere non siano i medici, ma persone che

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sono state colpite dalla stessa malattia costituisce per il paziente un elemento di rassicurazione. Scopo del progetto, che si inserisce nella collaudata tradizione dei gruppi di mutuoaiuto (self help), e' dunque quello di favorire il confronto tra persone che vivono la stessa esperienza e di promuovere un dialogo che può avvantaggiare entrambe le parti: 1) si crea uno spazio in cui ognuno si sente libero di esprimere i propri sentimenti, di qualsiasi tipo; 2) viene favorito l'ascolto di entrambe i pazienti, avvertiti come fonte di possibile aiuto e di amicizia; 3) viene data l'opportunità di mettere la propria esperienza a servizio degli altri; 4) cresce sia la consapevolezza di se stessi e dei propri problemi sia la fiducia nelle risorse individuali; 5) si apre infine la possibilità di accettare la malattia come una tappa, sia pure dolorosa, dell'esistenza e di trovare nuovi stimoli anche nei momenti difficili.

Cavalcando l’onda…

E’ stata realizzata una campagna di promozione dell’Associazione e delle sue iniziative tramite Radio Popolare (FM 107,6 MHz). La Radio ha dedicato uno spazio alla presentazione dell’Associazione all’interno di una trasmissione serale intervistando Laura Gangeri e Marco Bosisio. All’intervista sono seguiti 3 spot pubblicitari al giorno per 15 giorni (dal 3 al 17 Dicembre) allo scopo di promuovere la ricerca di fondi e volontari necessari per la realizzazione del progetto ambizioso della casa di accoglienza per pazienti e loro familiari.

“Ci vuole fegato per superare le prove più dure. E grazie al dono di un fegato nuovo ogni anno decine di pazienti con tumore epatico cominciano una nuova vita. Ci vuole cuore per sostenere chi ha bisogno. E dal cuore nasce Prometeo un'Associazione fondata da ex pazienti all'interno dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Oggi Prometeo ha un progetto ambizioso. Creare una casa di accoglienza che ospiti i malati ed i loro familiari prima e dopo il trapianto. Prometeo ricerca fondi e volontari. Per aiutarci telefona allo 0223902878.”

Per una scelta consapevole.

E’ stato realizzato un manuale informativo per pazienti in attesa di trapianto e per i pazienti che dopo il trapianto cominciano una nuova vita. Il manuale, che verrà distribuito a breve a tutti i pazienti, è nato dalla collaborazione tra l’Unità Operativa di Psicologia e l’Unità Operativa di Chirurgia 1 e Trapianto di Fegato dell’istituto dei Tumori di Milano allo scopo di fornire informazioni di tipo psicologico, medico e pratico -organizzativo. Un maneggevole "prontuario" che verrà consegnato al paziente al momento della candidatura rappresentando un punto di riferimento per ogni fase del suo percorso.

La casa di


“Le persone spesso danno grande prova nell’aiutare chi è in difficoltà. Questo è il Volontariato” “E’ stato organizzato il servizio di assistenza PASSAPAROLA per tutti i pazienti che si trovano ad affrontare l’esperienza del trapianto di fegato”

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Progetti per il futuro “La Casa di accoglienza è fra i progetti più importanti, la cui realizzazione richiede il contributo umano ed economico più cospicuo”.

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accoglienza

E' il progetto più importante la cui realizzazione richiede il contributo umano ed economico più cospicuo. Alla luce dei bisogni maggiormente segnalati dai pazienti e degli ostacoli incontrati da questi ultimi, a causa della loro malattia, nel trovare alloggio presso le diverse case di accoglienza ubicate vicino all'INT, l'Associazione sta attivandosi per prendere in affitto, un appartamento di due-tre locali (arredati o semi-arredati) per soddisfare le principali necessità di quei pazienti che vengono da fuori Milano.

Prometeo è

sostenitrice di un nuovo messaggio di vita.

Verrà organizzata una campagna di raccolta fondi che si propone di sostenere economicamente un importante progetto scientifico che prevede la donazione del fegato da vivente. L’impegno tecnico ed umano richiesto per questo tipo di esperienza richiede ovviamente un impegno maggiore. Non si tratta semplicemente di raddoppiare gli sforzi essendo, in questo caso, due i principali protagonisti di questa realtà, ma di quadruplicarli come ogni volta che si affronta una nuova esperienza. Il primo trapianto di fegato da donatore vivente è stato effettuato nel 1989, attualmente a praticarlo sono soprattutto gli americani, i giapponesi e i tedeschi. Il fegato naturalmente non viene asportato tutto dalla persona che accetta di donarlo, ma solo in parte: per i bambini basta il lobo di sinistra, quello più piccolo, mentre per gli adulti è necessario asportare dal donatore vivente il lobo destro, più grande. Va aggiunto, inoltre, che le porzioni di fegato ricrescono molto in fretta, in genere in trenta giorni l'organo "autosostituisce" la parte donata, riempiendo sia negli adulti sia nei bambini lo spazio che la natura ha previsto. (Ricordiamo a tale proposito la tecnica dello split liver da donatore cadavere: anche in questo caso un fegato viene diviso in due parti, la più piccola serve quasi sempre ad un bambino mentre la più grande viene usata per un adulto). In Italia è stata promulgata la legge che autorizza la "donazione da vivente" nel dicembre 1999 e da poche settimane il Ministero della Sanità ha autorizzato l'U.O. di Trapianto di Fegato dell'Istituto Nazionale Tumori, che già da qualche

anno può vantare l'elaborazione di un protocollo tecnico -scientifico specifico sull'argomento, ad eseguire tale procedura per un periodo di osservazione della durata di un anno. Il trapianto da donatore vivente si propone soprattutto di diminuire la lunghezza delle liste di attesa e tende ad assicurare un miglior utilizzo delle risorse disponibili, si potranno salvare così più individui destinati altrimenti ad un deterioramento inesorabile. La scelta dell'Unità Operativa Chirurgia 1 e Trapianto di Fegato (Istituto Nazionale Tumori di Milano) si inserisce comunque nel programma attivo da anni di Trapianto di Fegato da donatore cadavere. La donazione da vivente cioè viene proposta a "completamento" di quella da cadavere, e non "in alternativa" a quest'ultima. I pazienti che abbisognano del trapianto saranno cioè inseriti in un'unica lista d'attesa, secondo gli stessi criteri di selezione, che garantisca comunque un organo da cadavere quando quest'ultimo si rendesse disponibile o un organo da vivente, nel caso questa possibilità fosse perseguibile tra i familiari di primo grado e dopo aver accertato la possibilità tecnica psicologica organizzativa di tale donazione. Vi è da sottolineare comunque che l'intera problematica della donazione da vivente è tesa ad estendere il pool delle possibili donazioni di fegato ma non cerca e non vuole per alcuna ragione ridurre il tasso di donazione da cadavere la più importante ed eticamente ineccepibile tra le possibili donazioni di organo.


Prometeo è sostenitrice di una nuova “campagna” per raccogliere fondi. L’obiettivo è sostenere economicamente un importante progetto scientifico che prevede la donazione del fegato da vivente

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di Sandra Maggioni

I traguardi della ricerca tra fatica e passione: a colloquio con il Dott. Enrico Regalia che lavora…. ………. ’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano da molti anni. Con il responsabile dell’U.O. Dott.Vincenzo Mazzaferro, di cui è il più stretto collaboratore, undici anni fa ha contribuito alla fondazione di questo Centro, l’unico Istituto Oncologico in cui si effettuano trapianti. All’Istituto dei Tumori di Milano è in corso un programma di ricerca sul trapianto di fegato nei malati affetti da tumore.

tare al trapianto questi ammalati. Il nostro lavoro è stato quindi quello di elaborare dei nuovi criteri attraverso i quali decidere quali pazienti potessero essere trapiantati. Gli ammalati devono avere delle caratteristiche di

poi alcuni tumori del fegato ancora più rari, come ad esempio gli emangioendoteliomi, che raramente vengono affrontati con il trapianto. I criteri di selezione per procedere al trapianto sono ben definiti. Si deve trattare di un

Com’era la realtà all’epoca dei primi trapianti di fegato?

Intervista con il dott. Enrico Regalia, chirurgo dell’unità operativa di chirurgia 1 (apparato digerente e trapianto di fegato) dell’Istituto dei Tumori di Milano.

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Quando noi abbiamo iniziato il programma trapianto di fegato, i medici e i ricercatori che si occupavano di trapianti ed oncologia erano molto scettici sui risultati, perché le casistiche più importanti (quelle di Pittsburgh negli USA, Piklamayr in Germania e Roy Colne in Gran Bretagna) evidenziavano dei risultati molto deludenti in termini di sopravvivenza dei pazienti. Infatti, dopo il trapianto di fegato con tumore del fegato primitivo, la maggior parte dei pazienti recidiva e poi moriva di tumore, nell'arco di due o tre anni. Di conseguenza, il progetto di fondare per primi in Italia e in Europa un’istituzione che si occupasse di trapianti di fegato nei tumori primitivi è stato visto con scetticismo dalla comunità scientifica non solo italiana ma anche internazionale. In realtà, benché venissero dai i centri più importanti al mondo, i risultati deludenti ottenuti in precedenza dipendevano da una serie di fattori particolari. Tra questi (ed è stato il punto di partenza dal quale siamo partiti) c’era il fatto che probabilmente venivano trapiantati i malati sbagliati, che avevano dei tumori troppo estesi o con malattia che non era confinata solo al fegato, ma anche, per esempio, ai linfonodi. C’erano, in altre parole, molti dubbi su quale fosse il criterio di selezione più adeguato per por-

Tra pochi mesi l'intera Unità Operativa di Chirurgia 1 e Trapianto di Fegato si sposterà al 7° piano del Blocco 1. tumore ben definite e stabilite a tumore primitivo del fegato: se è priori, che non ammettono ecce- presente come nodulo singolo, zioni. Dopo il trapianto non viene non deve superare i 5 cm.; se prevista nessuna terapia ulterio- invece è plurifocale, non devore, quindi non viene sommini- no esserci più di 3 noduli e ciastrata alcuna chemioterapia o scuno non deve essere più grande di 3 cm. Con questi criteri noi ormonoterapia. abbiamo trapiantato oltre 150 Quali sono i risultati otte- pazienti, con risultati sorprennuti? denti sia per la sopravvivenza dei Il primo trapianto è stato malati, sia per la recidiva del fatto il 5 novembre 1990. Da tumore. Infatti circa l’ottanta per quel giorno abbiamo trapiantato cento dei pazienti è vivo a cinque più di 175 pazienti. Si è trattato anni dal trapianto e di questi in gran parte di tumori primitivi l'ottantasette per cento non ha del fegato, cioè di epatocarcino- mai avuto recidiva neoplastica. mi insorti sulla cirrosi spesso Bisogna pensare che in legata all'epatite C o epatite B. precedenza le casistiche davano Una piccola quota di malati è una sopravvivenza del 40% a stata trapiantata anche per cinque anni, con recidività intortumori metastatici, detti neuro- no al 80/90% a due o tre anni endocrini. Si tratta di tumori rari dal trapianto. C’è stato quindi che colpiscono il sistema dell'ap- con questi criteri un vero e proparato digerente (soprattutto prio ribaltamento della situaziopancreas o intestino) e che dan- ne, tanto è vero che i nostri criteri no metastasi epatiche. Sono sono stati chiamati “ criteri di casi particolari che con il trapian- Milano”, proprio perché gli abbiato possono avere ottime rispo- mo elaborati noi, pubblicandoli ste: noi ne abbiamo trapiantati sul New England Joumal of una decina, dopo la definizione (Continua a pagina 11) dei criteri di selezione. Ci sono


(Continua da pagina 10)

Medicine, la rivista di medicina più importante del mondo. Questi criteri sono stati ormai adottati da tutti i centri di trapianti più importanti del mondo e quest’anno, nel mese di luglio sono diventati i criteri di selezione della Società Americana di Epatologia, la più importante società epatologica che si occupa di queste problematiche.

Quali sono le complicanze più frequenti? Le complicanze più frequenti dopo un trapianto di fegato sono legate al problema infettivo. Spesso i malati sono defedati da una cirrosi molto avanzata e bisogna anche considerare la possibilità di una reinfezione virale, un problema importante soprattutto nei pazienti con l'epatite C, che può reinfettare il fegato nuovo anche nell’80% dei casi. Con la profilassi con Interferone e Ribavirina si sono ottenuti dei buoni risultati e il 30/ 40% dei malati riesce ad eliminare il virus dopo il trapianto. Si tratta in ogni caso di un campo di ricerca in evoluzione continua. Per l'epatite B ci sono dei protocolli di immunoterapia dopo il trapianto con immunoglobuline antiepatite B che permettono di controllare il rischio di recidiva virale. In ogni caso, il problema infettivo rimane ancora il più importante, perché si possono sviluppare, tra le altre, infezioni polmonari, oppure infezioni della ferita, ascessi, e anche infezioni fungine. Il rigetto è un problema più facilmente affrontabile, grazie ai nuovi farmaci immunosoppressori. Si impiegano solitamente la Ciclosporina , oppure il recente e

potentissimo FK506 (Tacrolimus). Fra poco sarà possibile utilizzare anche altri nuovi farmaci come il Sirolimus che ci permettono di ridurre le dosi degli steroidi che venivano usati tanto in passato e con molti effetti collaterali. Questi nuovi farmaci ci permettono di gestire il problema del rigetto in maniera molto più controllata e sicura. Ancora a proposito delle complicanze, non possiamo dimenticare l'insorgenza a lungo termine di insufficienza renale o di diabete: si tratta degli effetti collaterali legati all’uso dei farmaci, come anche con l'ipertensione e l’ipertricosi. Le complicanze più tipicamente chirurgiche possono essere diverse: l'emorragia, la trombosi dell’ arteria e le fistole e stenosi biliari che costringono a ricostruire l'anastomosi biliare. Abbiamo elencato qui le più frequenti complicanze, ma nel lungo periodo si osserva anche la comparsa di nuovi tumori indotti dall'immunosoppressione. Si tratta soprattutto di linfomi, di leucemie, patologie che magari non riguardano tipicamente il trapiantato di fegato, ma più il trapiantato di rene o di cuore che necessitano di un'immunosoppressione più pesante.

Quali sono le prospettive per il futuro? Nella comunità scientifica internazionale sono sorte alcune osservazioni. Ci veniva consigliato di allargare i criteri di selezione: infatti, si diceva, visti i buoni risultati si poteva anche cercare di allargare questi criteri molto selettivi. Noi però non pensiamo che questa sia la strada da percorrere nel futuro. Si po-

trebbe invece, ad esempio, tentare di individuare pazienti con tumori più avanzati, con cui cercare di mutare la strategia terapeutica dopo il trapianto. In questo ambito ci sono vari filoni di ricerca. In uno dei più interessanti si ipotizza di associare al trapianto di fegato un trapianto di midollo estratto dallo stesso donatore. Ci sono infatti una serie di lavori sperimentali che dimostrano che il trapianto di midollo agisce di per sé come antiproliferativo e riduce la crescita del tumore in atto nel paziente. Come hanno dimostrato altri studi condotti soprattutto dal Dott.Tzakis a Miami (U.S.A.), nello stesso tempo il trapianto di midollo aiuterebbe a ridurre nettamente la quantità di immunosoppressione necessaria: una minor immunosopressione riduce il rischio che le cellule neoplastiche possano svilupparsi. In linea teorica, l’insieme di queste cose potrebbe permetterci di estendere il trapianto di fegato a malati con neoplasie più avanzate. Un'altra strada è quella di utilizzare farmaci antiangiogenetici dopo il trapianto di fegato. L’angiogenesi è un filone di ricerca molto attuale e poiché i tumori al fegato sono molto vascolarizzati, e quindi ricchi di fattori angiogenetici, l’utilizzo di questi farmaci potrebbe aiutarci nel trattare i pazienti in cui il rischio di recidiva è molto alto. Le nuove prospettive di lavoro esigono una integrazione tra la chirurgia, l'immunologia, la biologia, la farmacologia, ma questa multidisciplinarietà è necessaria, perché sono malattie che non guariscono solo con il gesto chirurgico.

“L’integrazione tra chirurgia, immunologia, biologia, farmacologia, sono necessarie, perché le malattie non guariscono solo con il gesto chirurgico”

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di Leonio Callioni

L'importanza di donare e di ricevere: a colloquio con il cav. Leonida Pozzi presidente del Consiglio regionale lombardo AIDO Spesso, quando la malattia aggredisce una persona e lo fa in modo traumatico, incidendo profondamente nella carne e nello spirito, si lotta per recuperare un minimo di vitalità. Per fare questo ci vuole "il coraggio della normalità", la capacità di cercare dentro di sé quella forza morale che evita di sentirsi schiacciati dal male e aiuta perciò a vivere con pienezza ogni nuovo giorno.

lontariato di Bergamo, consigliere comunale e vice presidente della locale Casa di riposo a Ponte San Pietro, componente il Comitato etico degli Ospedali Riuniti e tanto altro ancora. Pur non essendo più un giovincello (nel 1998 aveva 62 anni, essendo nato il 3 aprile 1936), Leonida Pozzi ha guardato dritto in faccia il male e ha deciso di fare di tutto per sconfiggerlo. Così prima che l'anno si concludesse l'équipe del dottor Mazzaferro, dell'Istituto dei Tumori di Milano eseguiva l'operazione sostituendo il fegato e le insule pancreatiche del cav. Pozzi con gli organi di una donatrice. Un intervento delicato e difficile, sul filo della sopravvivenza, che è risultato perfetto dal punto di vista clinico, ma che ha dato risultati forse anche più sorprendenti a lungo termine.

Adesso più di prima abbiamo una risposta alla classica “L'équipe del dottor Mazzaferro, dell'Istituto dei Tumori di Milano” domanda: una persona che subisca il trapianto di organi Leonida Pozzi ha dimostrato vitali può continuare la sua di avere "il coraggio dell'ecce- normale attività? Oppure zionalità". Era già presidente avrà la vita sconvolta, proseprovinciale bergamasco e guirà come sulla lama del regionale lombardo dell'AIDO rasoio controllandosi minuto (Associazione Italiana Dona- dopo minuto, evitando di tori Organi), Associazione uscire da una mediocre e della quale era anche consi- grigia "vita al minimo"? gliere nazionale, quando gli Leonida Pozzi è una risposta venne diagnosticato, nel positiva, l'esempio vivente 1998, un tumore maligno al che il trapianto non toglie fegato. Anzi, erano due noduli nulla alla vitalità della persocancerosi che escludevano na: non ha abbandonato uno ogni possibilità di cura: trop- solo dei suoi incarichi e addipo grossi e troppo avanzata rittura nel 2001 ha gestito la malattia. A quel tempo il una campagna elettorale cav. Pozzi era anche presi- molto aggressiva diventando dente del Centro Servizi Vo- sindaco di Ponte San Pietro

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(e da allora è il primo ad entrare negli uffici comunali, di mattina prestissimo, e spesso l'ultimo a lasciarli). Se tutto questo non fosse già sufficiente per dare la misura dell'eccezionalità dei risultati ottenibili con un trapianto, possiamo aggiungere che il cav. Pozzi è, in aggiunta a tutto quello che abbiamo scritto prima, vice presidente nazionale dell'AIDO, componente dell'Ufficio Formazione e Educazione Sanitaria della Regione Lombardia per lo sviluppo del progetto "il Graal della salute"; è - quale presidente del Consiglio regionale lombardo AIDO - editore e del periodico mensile "Prevenzione oggi" del quale è anche il direttore editoriale che sta rilanciando la rivista con nuova grafica e foliazione maggiore. Inoltre, in rappresentanza dell'AIDO fa parte del Forum Regionale Lombardo del Terzo Settore, è consigliere della Fondazione della Comunità Bergamasca, componente dell'Osservatorio della Sanità Bergamasca, direttore editoriale del bimestrale del Centro Servizi "Bottega del Volontariato", "Note e Notizie". Ovviamente non tutti i trapiantati sono a questo livello; indubbiamente però la vitalità del cav. Pozzi è la più seria, concreta, incontestabile dimostrazione che con il trapianto la vita continua come e più di prima. CHI DONA GLI ORGANI AMA LA VITA (Campagna di comunicazione sulla donazione di Organi e Tessuti - Ministero della Salute. Per informazioni telefona al numero: 06.49903440)


“Spesso, quando la malattia aggredisce una persona e lo fa in modo traumatico, incidendo profondamente nella carne e nello spirito, si lotta per recuperare un minimo di vitalitĂ . â€?

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Testimonianze Persone che si raccontano

“Raccontare l’esperienza che mio padre ha vissuto, e tuttora sta vivendo, credo che non sia cosa facile, ma potrebbe essere iportante.Torna to da un viaggio….”

Raccontare l’esperienza che mio padre ha vissuto, e tuttora sta vivendo, credo che non sia cosa facile, ma potrebbe essere importante. Tornato da un viaggio nell’ottobre 1991, la notizia che mio padre avesse un tumore al fegato mi lasciò incredulo e non del tutto inconsapevole. Subito dopo, però, nella mia famiglia scattò una voglia di rivincita che ci unì nell’intento di superare e vincere il male. La prospettiva del trapianto che ci fu presentata era l’unica soluzione al nostro problema. E così fu fatto tutto quello che era in nostro potere. Il resto era mettersi nelle mani dei medici e aspettare.Non so se raccontare nel dettaglio questi 10 anni possa servire, ma devo dire che è stata una esperienza profonda e significante soprattutto per le realtà e le sofferenze incontrate frequentando il Centro dei Tumori di Milano. Esistono quindi “grossi “problemi che mi fanno pensare e riflettere sul vero senso della vita.Da tutto quello che è successo ho imparato tante cose. Ho imparato a lottare ed avere fiducia nelle persone. Ho imparato a riconoscere il coraggio. Ho imparato a conoscere la mia famiglia.Ho capito che è una bella famiglia, unita e decisa.Oggi sono passati 10 anni e siamo ancora qui.Dieci anni pieni di lotta, lotta per continuare a vivere, vivere bene. Francesco Borghi

“...mi ha chiamato la signora Sandra invitandomi a far parte dei volontari dell’Associazione Prometeo e senza alcuna esitazione..” Pagina 14

Mi chiamo Luigi e lo scorso anno a causa di patologia tumorale del peritoneo, ho subito un intervento chirurgico molto complesso durato 24 ore e magistralmente eseguito dal dott. Mazzaferro e dalla sua équipe. Verso marzo 2001, mi ha chiamato la signora Sandra invitandomi a far

parte dei volontari dell’associazione Prometeo e senza alcuna esitazione ho accettato l’invito. L’idea di far parte di una associazione di volontariato che mi consentisse di testimoniare ,non solo la terribile esperienza di sofferenza, ma anche la consapevolezza di aver ricevuto tantissima solidarietà e conforto mi ha entusiasmato. Ho sempre pensato che i mille problemi della vita quotidiana, scanditi dal suono frenetico dei cellulari spesso ci fanno perdere la vera essenza della vita. Troppe volte dimentichiamo l’esistenza dei valori, dei sentimenti ,come se appartenessero solo al mondo dei film o dei libri, molto lontani da noi. Durante la mia permanenza al Reparto, invece, sono stato impressionato dall’instancabil-e opera di professionalità e solidarietà di quel team di infermieri e medici ai quali va l’unanime riconoscenza .Il loro esempio, infatti, deve costituire uno stimolo affinché tutti e in particolare chi ha vissuto l’esperienza della sofferenza , diano il proprio contributo di solidarietà. Solidarietà non vuol dire solo versare una offerta , importante ed indispensabile per la vita associativa e per le finalità che essa persegue, ma anche e soprattutto disponibilità ad aiutare chi ha bisogno.

Era una giornata di maggio non tanto calda né soleggiata, quel sabato 20 del 2000 quando molti di voi conobbero per la prima volta mio padre. Era una giornata speciale, nasceva ufficialmente Prometeo, avevamo organizzato una festa con la quale presentare il progetto e le idee a tutti e l'entusiasmo era alle stelle.

Per mesi si era lavorato dietro le quinte e quando finalmente quella mattina arrivò sembrava che il nostro cammino fosse iniziato già da tantissimo tempo....Papà, come gli altri soci fondatori avrebbe dovuto parlare davanti a tutti voi. Era emozionantissimo e anche se aveva opposto inizialmente una certa resistenza aveva accettato, era riuscito a vincere la sua riservatezza. Fin da quando era nata l'idea di fondare Prometeo, il suo primo sentimento era stato di attenta analisi e critica: sarebbe stata capace l'associazione di realizzare gli intenti dei fondatori? Sarebbe stata in grado di interpretare esattamente le esigenze dei malati, dei familiari, di chi insomma si trovava a percorrere lo stesso doloroso cammino che lui stava affrontando? Sarebbe stata capace di trasmettere quel messaggio di profonda speranza che scaldava il suo cuore e Rivolgo, pertanto, un che lo portava ad essere accorato appello a tutti i tanto forte e coraggioso? lettori, in particolare a chi abita nella zona di Milano, Per prima cosa era critiaffinché possa fornire un co verso se stesso; ogni contributo di presenza quo- azione della sua vita è semtidiana. pre stata improntata da un Per fare grandi cose non "progetto", il raggiungimenoccorre essere dei super to di un obbiettivo, con meeroi ma basta un piccolo todo e perseveranza ( da gesto . buon ingegnere qual era): Luigi De Santis poteva lui contribuire davvero in modo costruttivo


alla realizzazione di una cosa tanto importante pur non avendo mai avuto simili esperienze prima di allora? Lo rivedo davanti a me come fosse adesso, salire sul podio con passo lento guardando verso il basso e alzare gli occhi verso di voi seduti in platea... ed iniziare a parlare della sua esperienza. La voce gli tremò più di una volta e le lacrime gli rigarono il volto quando raccontò della esperienza di donatore di sangue: quelle lacrime non erano solo per il ragazzo che riceveva il suo sangue (del quale ci raccontò lo sguardo colmo di gratitudine). Esse erano anche per tutti voi e per noi e per chi lo stava aiutando nella sua battaglia contro il male. A ripensarci adesso realizzo quanto profetico fosse stato ciò che gli era accaduto: donatore prima, impegnato con l'Avis per le rare caratteristiche del suo sangue; ricevente poi di un organo che gli avrebbe salvato e prolungato la vita. Aveva accettato la sfida ed era pronto ad andare fino in fondo, a mettersi in gioco, e a vivere ogni giorno la consapevolezza della propria malattia, partecipando attivamente a Prometeo anche se questo gli costava un grande sforzo in questo momento della sua esistenza. Insieme ai Dottori Mazzaferro, Regalia, e Gangeri

e agli altri soci fondatori aveva dato vita a qualcosa in cui tutti loro credevano fortemente e che si proponeva scopi ambiziosi e importanti, "favorire lo studio la cura e la prevenzione delle malattie del fegato..." ma soprattutto "portare un concreto aiuto alla condizione umana e psicologica connessa con queste malattie… per migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari." (Statuto, Art.4) Davanti a me ho la cartella di Prometeo nella quale papà ordinatamente conservava tutto quello che riguardava l'associazione e il suo compito di segretario generale, e mentre giro le pagine e rileggo i suoi appunti, le note e i verbali delle riunioni ancora una volta mi rendo conto di quanto lui ci tenesse, a questo progetto, a quanta energia avesse dedicato ad esso; lo sento ancora seduto accanto a me durante le riunioni a prendere appunti e ascoltare attento. Capisco ora quanto deve essergli costato farlo. Il coraggio non era mai mancato a mio padre nel corso della sua esistenza: nato durante la guerra, aveva studiato, si era costruito non senza fatica una posizione, aveva ad un certo punto della sua vita preso la drastica decisione di trasferirsi all'estero con tutta la famiglia per poterle assicurare un avvenire mi-

gliore; non è stato facile vivere in un paese del terzo mondo. Era stata una sfida... ed io che cerco di rivivere le sue emozioni mi rendo conto di quanto possa essere stato affascinante pensare di andare a vivere in un luogo dove il suo lavoro avrebbe anche contribuito a creare posti di lavoro, costruire cose concrete, utili, e non meno importante, nascosta in fondo al cuore la speranza di contribuire a migliorare almeno un poco la qualità della vita della gente di un paese tanto lontano e diverso. Nonostante molte disavventure fu in assoluto il periodo più bello di tutta la mia infanzia, e mai percepii in mio padre il dubbio o il timore di avere commesso un errore, (anche se ora so che i dubbi e le paure non gli mancarono lungo il cammino). E' stato un padre meraviglioso: mi fece vivere come in una avventura una esperienza che avrebbe potuto segnarmi negativamente, mi insegnò a capire un mondo così differente e aiutandomi giorno dopo giorno ad aprire la mia mente. Accettare la diversità divenne implicito in me. Nel corso degli anni mi ha insegnato a guardare oltre e ad ascoltare il cuore, l'anima e la ragione nello stesso modo. La sua lezio-

“...Era una giornata speciale, nasceva ufficialmente Prometeo, avevamo organizzato una festa con la quale presentare il progetto…”

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ne è stata forte in me, vi sono confluite le sue passioni più grandi, per molti anni ho continuato viaggiare anch'io per lavoro. Ho avuto accanto un uomo eccezionale, che fino all'ultimo momento ha continuato a trasmettermi messaggi importanti.

re. Mi dicono che io assomiglio a mio padre. Vorrei davvero che fosse così. Vorrei avere un decimo della sua forza e del suo coraggio, delle sue capacità. La luce nei suoi occhi, la sua vivissima intelligenza, la limpidezza del suo ragionare, la sua vo-

“Ogni anno PROMETEO promuove un’incontro con i propri associati, per verificare insieme i risultati ottenuti” ottenuti”

glia di contribuire a costruire con intensità e precisione e il suo modo di fare che i soci di Prometeo hanno in lui tanto apprezzato . Possedeva anche un sottile senso di ironia con il quale sdrammatizzava gli eventi e un malcelato pessimismo che lo spingeva a ribattere per cercare sempre la soluzione , una alternativa vincente. L'essere interlocutore critico ma costruttivo che chi ha lavorato con lui ha potuto apprezzare. Vorrei che questo ricordo fosse anche in tutti voi: un uomo fine e coraggioso, una persona buona e giusta che ha cercato di ricavare qualcosa di valido anche delle avversità della vita. Francesca Riontino

Mi coinvolse nell'associazione ritenendo che avessi qualcosa da darle anch'io, forse sperando in segreto che un giorno potessi continuare il suo cammino e non lasciare che la sua memoria svanisse con la sua scomparsa. Gli anni della malattia sono stati difficili e duri per lui, soprattutto l'ultimo. A maggio di quest'anno, nonostante la recidiva lo avesse già colpito e lui si sentisse debole, aveva voluto essere presente alla seconda riunione di Prometeo e parlare ancora a tutti voi. Gli era costato un notevole sforzo ma non aveva voluto mancare ad una cosa tanto importante, per il messaggio che solo ora che lui non c'è più si è palesato: continuare a sperare, continuare a lottare e non arrendersi mai! Questo papà ha fatto, non si è mai arreso e ha continuato sempre a lotta-

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“Aspettiamo le Vostre e-mail al seguente indirizzo infopromteo-hepl.it


“La “La voce voce di di tutti tutti èè una una rubrica rubrica con con testimonianze testimonianze vere, vere, vissute vissute direttamente direttamente da da persone persone che che vogliono, vogliono, attraverso attraverso la la propria propria dichiarazione, dichiarazione, aiutare aiutare gli gli altri” altri”

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di Marisa Magnano

Lo sapevate che ….. Le olive ed il loro olio sono il rimedio ideale per mantenere elastica la mente e fluido il sangue, mentre la carota ci permette di accelerare il metabolismo e di combattere la stanchezza mentale. Sotto il sole di maggio, la na t ur a si c ar i ca d’energia. La fragola depura il sangue e lo rinnova; l’ortica carica la vitamina C, stimola l’intestino favorendo l’espulsione delle scorie residue; mentre l’orzo previene le malattie cardiache e aiuta a rinforzare le ossa.

tà. Prendere una confezione di bagno Iperico agitare bene e adoperare per la doccia. Gli effetti salutari dei bagni caldi con erbe ed

Notizie da tutto il mondo

Prima di esporla al sole, la pelle del nostro corpo ha bisogno di assottigliarsi, eliminando cellule morte ed impuri-

essenze vegetali sono conosciuti sin dall’antichità. L’acqua calda, infatti, facilita la dilatazione dei pori della pelle permettendo ai principi attivi delle erbe di entrare nell’organismo e diffondersi in tutto il corpo. 1. Se volete che il vostro bucato profumi sempre di fresco, nell’ultimo risciacquo mettete alcune gocce di eucalipto, eliminerete acari e parassiti. 2. I primi freddi novembrini soffocano l’ultimo respiro della terra. 3. La zucca, pur avendo un basso apporto calorico, vanta proprietà rinfrescanti, diuretiche, lassative, antinfiammatorie, grazie alla protovitamina A è di aiuto alle donne con problemi di ciclo mestruale doloroso ad astenici e sportivi.

SPIGOLATURE “Il granduca di Toscana Leopoldo II, a una delegazione di senesi i quali sollecitavano dei fondi per le costruzioni di un manicomio: “ che bisogno ne avete? – dissi- basta chiudere le porte della città e il manicomio è bello che fatto”

Curiosità da tutto il mondo

“In una festa di danza, a Londra, la regina madre (90 anni) ha chiesto un ballo ad un militare. L’uomo arrossendo, ha risposto che era stato invitato dalla Regina. La Regina Madre si è cercata un altro cavaliere, ha battuto sulla spalla del militare che danzava con la Sovrana, mormorandogli: snob”. “E’ stata scoperta un’ape fossilizzata. Studiata da luminari etmologi, hanno rilevato che un’ape, di 80 milioni di anni fa, era senza pungiglione. Finiranno per scoprire una donna senza lingua.” “L’interesse estetico è alimentato dalla contemplazione della bellezza; si collega con la tendenza ad amare i colori, la simpatia, il gioco (secondo Herbart)”

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TRATTE TRATTE DA DA SPIGOLATURE: SPIGOLATURE: “Per “Per l’uomo l’uomo l’amore l’amore èè un un momento momento della della vita vita per per la la donna donna èè tutta tutta la la vita.” vita.” (Byron) (Byron)

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di Francesca Riontino

Un Natale diverso

Di solito quando immaginiamo un bel Natale …….

circondano, i colleghi, i familiari, gli amici. Mi sono persa in racconti degni dell’ Autore sopracitato, spingendo un po’ tutti a cercare di interpretare la vera poesia del Natale. Le storie che ho ascoltato sono bellissime, dolci ed anche amare, ma comunque dai segni indelebili. Quando si è bambini la magia ci avvolge, ci permea, e le emozioni che si provano durante questa festa sono irripetibili.

“...Marco, Sebastiana, Laura, Elena,Anna , raccontano il loro Natale….”

……………….tutti noi pensiamo ad un Natale del passato. E’ bello, ricordare qualcosa che ci ha colpito e che ci ha segnato, e questo perché la nostra mente ha questa meravigliosa capacità di selezionare i ricordi e conservarne solo la parte migliore… meno male! Mi sono guardata intorno, e mi sono chiesta: è così per tutti ? Qual’ è stato il Natale più particolare che ho vissuto? Perché ne conservo un ricordo speciale? Perché è un Natale già passato? La favola di Dickens sui tre natali (la ricordate vero ?), parla dei natali passati, del natale presente e del natale futuro. L ’angelo del sogno rivelava a Scrooge che in assoluto quello migliore doveva ancora venire, che dipendeva da lui e da lui soltanto fare la differenza, creare quella giornata speciale... C’è qualcosa di magico in quei ricordi che ci accomuna, e così presa da questa curiosità ho iniziato ad intervistare le persone che mi

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Non potrò mai dimenticare il mio primo Natale in Oriente avevo sette anni, tutto appariva così strano, così insolito. Eppure la mamma e la tata che ci accompagnava, seppero ricreare l’atmosfera alla perfezione: assieme ad un collega campano di papà avevamo preparato il presepe con la cartapesta. La sera della vigilia ero andata a dormire con la sola voglia di svegliarmi e correre a vedere che cosa mi avrebbe portato Gesù bambino! Ricordo come fosse ora che non riuscivo a prendere sonno ( guardavo mio fratello Gianfi di quattro anni che dormiva invece nel lettino accanto al mio, invidiandolo persino un poco). La città era sepolta dalla neve; al pranzo di Natale parteciparono una coppia di amici americani, ed il giovane collega iraniano di papà, che nonostante fosse musulmano, aveva lo stesso portato regalini per tutti, ed indossato anche la barba bianca da Babbo Natale. Leggevo una velata malinconia negli occhi dei miei genitori, forse perché lontanissimi dai loro parenti…. per me e il mio fratellino tutto appariva invece asso-

lutamente perfetto! Nel suo racconto Marco, che da bambino pensava al Natale come ad un distillato di decine di domeniche, ricalca esattamente le sensazioni da me provate allora. Attraverso le sue parole, ho vissuto il trasformarsi del Natale in lui, il cambiare delle esigenze, delle aspettative, la maturità dell'età adulta riflessa dai ricordi. Sentire poesia anche in un Natale trascorso a lavorare nel difficile reparto infettivi di un ospedale, avvertire nelle persone che gli stanno attorno i personaggi di mille romanzi, un affascinante insieme di singole storie, storie che arrivavano a lui anche senza le parole…. Sebastiana ha nel cuore un Natale davvero indimenticabile: bimba piccola, con tutta la famiglia da Genova andò a trascorrere le feste in Sicilia a casa dei nonni paterni, accompagnata anche dalla nonna materna che attese l’evento per due mesi, tanto durarono i suoi preparativi al viaggio. E che viaggio! In treno prima, in traghetto poi e per di più col mare in burrasca… all’arrivo un comitato di accoglienza capeggiato dal nonno che li attendeva in calesse. Una serie di giornate epiche affollate di cuginetti festanti, banchetti memorabili, addobbi natalizi che avvolgevano una intera fattoria in quello che al giorno d’oggi verrebbe definito un vero “Natale Fusion”, dove le tradizioni del Nord e quelle del Sud si mescolavano in perfetta armonia…


Laura invece ricorda con nostalgia un Natale che trascorse con molte persone, un Natale colmo di colore, voci e luci, che servì a scaldare il suo cuore di bimba rattristata da una perdita dolorosa. C’era la sua famiglia, ma anche tanti amici, soli, come loro si sentivano in quel momento: il calore di quella giornata l’ho rivisto nei suoi occhi mentre parlava e mi comunicava come l’ avesse vissuto pieno e intenso. Elena racconta con nostalgia di una festa che riuniva tutti i membri della sua numerosa famiglia in montagna. La zia era solita allestire un banchetto meraviglioso, curatissimo fin nei minimi dettagli. Per lei la gioia più grande era stare con i suoi cugini a passare la giornata a giocare tutti insieme, e poi la tombola coi grandi! Descrive a occhi chiusi il desco: le bellissime stoviglie tirate fuori per l’occasione, le posate d’argento tanto pesanti nelle sue manine, la

preziosa tovaglia ricamata a mano dalla nonna, le candele lucide e sottili, il centrotavola di vischio e le tante leccornie che si potevano mangiare quel giorno soltanto. Anna mi ha parlato di un Natale trascorso in montagna, con la sua famiglia, e dell’incanto provato nell’osservare una fiaccolata di mezzanotte che scendeva dalla montagna per portare il piccolo Gesù bambino fino alla chiesa. I suoi bambini avevano la bocca aperta dalla meraviglia, e nel silenzio più assoluto si sentiva soltanto il rumore degli sci che tagliavano la neve, e nell’aria pungente dal freddo il profumo forte delle torce. Ho sentito raccontare di quando il Natale era davvero un momento speciale, quando le risorse economiche erano tanto ristrette da rendere stupendo anche un albero addobbato con mandarini, con caramelle, qualche cioccolatino. Potevano mancare tante cose, ma

non mancava l’amore per la famiglia, il rispetto verso i genitori e le persone anziane, la gioia del Natale era il motivo per unire le persone care, e non solo per l’occasione particolare. Bastava questo per far dimenticare il disagio economico, e comunque sentirsi uniti e colmi di gioia di vivere. Sta per arrivare un altro Natale: vorrei chiedervi ripensando a tutti i Natali passati, di provare a convincervi che il Natale migliore della vostra vita possa essere il prossimo. Dovete crederci con forza, per coltivare la speranza che il futuro riservi sempre qualcosa di migliore! Dovete cercare il bambino che sta dentro di voi e chiedergli di tornare a farvi compagnia, adesso che si ha così bisogno di lui… Solo così riusciremo a dare forza ai nostri cari, e significato ad uno dei pochi momenti che passati tutti insieme desidereremo ricordare per sempre…

“Aspettiamo le Vostre e-mail al seguente indirizzo infopromteohepl.it

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di Maria Borghi Marisa Magnano

TORTA AGLI AMARETTI Dolce delicato per le Feste Natalizie

“Due ricette dedicate al Natale, Scegli tra un sapore classico e un sapore esotico”

Ingredienti:  200 gr. Burro  200 gr. Zucchero  60 gr. Cioccolato fondente  120 gr. Amaretti  100 gr. Farina  n° 1 bicchiere di rhum  n° 4 uova  50 gr. Zucchero a velo

ché s’impregnino di liquore in modo uniforme.  Iniziate a lavorare il burro con un cucchiaio di legno assieme allo zucchero e mescolare fino a quando otterrete un composto omogeneo.Aggiungete i 4 tuorli e lavorate con cura per l’amalgama.

RICETTA:

Unite il cioccolato

e la farina setacciata. Dopo qualche minuto di lavorazione, incorporate al composto gli amaretti impregnati di rhum, eventualmente sgocciolati. Lavorate bene l’impasto in modo tale che diventi liscio. Unitevi delicatamente gli albumi montati a neve, quindi 

 Tagliate il burro

a pezzetti e lasciatelo ammorbidire fuori dal frigorifero, quindi grattugiate il cioccolato.  Tritate finemen-

te gli amaretti, aggiungere il rhum e lasciateli macerare per ½ ora in una terrina, mescolando ogni tanto, per-

CONSIGLI DELLO CHEF Suggerimenti pratici per ottimi risulti

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“SE VOLETE OTTENERE DELLE COTOLETTE DAL GUSTO ESOTICO PASSATELE ANZICCHE’ NEL PANE NEL COCCO GRATTUGIATO“

“PER AVERE BISTECCHE DIETETICHE MA SAPORITE RICOPRITELE CON UN TRITO DI ERBE PRIMA DI CUOCERLE ALLA GRIGLIA”

“PER SPREMERE FACILMENTE LIMONI UN PO’ ACERBI POTETE METTERLI NEL MICROONDE 30 SECONDI”

“LE LASAGNE RISULTERANNO PIU’ MORBIDE SE INSERITE LA BESCIAMELLA A TEMPERATURA AMBIENTE”

“EVITATE DI METTERE LO CHAMPAGNE E LO SPUMANT NEL FREEZEER POICHE’ LA TEMPERATURA TROPPO BASSA NE ROVINEREBBE IRRIMEDIABILMENTE L’AROMA”

“QUANDO PREPARATE I CARCIOFINI SOTT’OLIO ASSICURATEVI CHE SIANO BEN ASCIUTTI DOPO LA SBOLLENTATURA PRIMA DI METTERLI NEI VASETTI”


RISOTTO SINGAPORE

Sapori esotici per l’ultimo dell’anno Ingredienti:  30 gr. Burro  Una cipolla  1 cucchiaino di miele  400 gr. di riso  100 gr. Farina  n° 1 bicchiere di vino bianco

   

Una manciata di uvetta Pinoli Brodo olio

RICETTA: Soffriggete una cipolla tritata con 30 gr di burro

Aggiungete un cucchiaino di miele e poi mescolate 400 gr di riso infine bagnate con un bicchiere di vino bianco Lasciate evaporare e man mano che il riso si asciugherà mettere tre quarti di brodo caldo mescolando Mentre il riso cuoce fate rosolare in un padellina con un po’ di olio una manciata di uvetta fatta rinvenire precedentemente in un pò di acqua Qualche minuto prima che termini la cottura del riso aggiungete l’uvetta e i pinoli sale e pepe e poi lasciatelo riposare coperto per 5 minuti prima di servitelo.

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Anno 1 - numero 0 - dicembre 2001 - Periodico d’Informazione e di Cultura - Stampato in proprio - Sede: Via Venezian, 1 20133 Milano - Tel. 02 23902878 - Fax 02 2665350 - e-mail: info@prometeo-hep.it - www.prometeo-hep.it

PROMETEO INFORMA Direttore - Vincenzo Mazzaferro Vice direttore - Laura Gangeri Redattore Capo - Sandra Maggioni Comitato di redazione Marisa Magnano, Luigi De Santis, Maria Borghi, Orlando Borghi, Claudio De Ciechi, Marco Bosisio, Francesca Riontino, Nadia Pini Segreteria - Sebastiana Travalca Redazione Via Venezian, 1 - 20133 Milano - Tel. 02 23902878 Fax 02 2665350 - e-mail: info@prometeo-hep.it www.prometeo-hep.it Studio Progetto Grafico Eleonora Castro - Antonella Gangeri Impaginazione - Luigi De Santis


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