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RIVISTA TRIMESTRALE DEL VIS - VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

giugno 2013 36

Anno XXVII - n. 36 giugno 2013 - trimestrale - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 - (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 - DCB Roma

unmondopossibile

“L’acqua è vita” COOPERAZIONE

Il Rapporo UNDP 2013

PROGETTI

OGGI SI PARLA DI...

La speranza dietro ad uno scatto

Un Papa ma prima di tutto un uomo


unmondopossibile Le vie dello sviluppo umano

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giugno 2013

Rivista trimestrale del VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 281/2008 del 7.7.2008

Direttore responsabile: Luca Cristaldi Gruppo di redazione: Gianluca Antonelli Carola Carazzone Franco Fontana Anna Masucci Alessandra Tarquini Hanno collaborato a questo numero: Andrea Antognozzi Helen Clark Pasquale De Muro Valentina Filigenzi Riccardo Giannotta Francesco Mele Lucia Mucciarone Carlonna Nanni Maria Cristina Ranuzzi Enzo Romeo Valeria Rossato Debora Sanguinato Fabio Vettori Art direction: Nevio De Zolt

La foto di copertina è di Margherita Mirabella di S4C per il VIS Le foto dove non compare il nome dell’autore sono dell’Archivio VIS UN MONDO POSSIBILE viene inviato a quanti ne fanno richiesta

VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo Via Appia Antica, 126 - 00179 Roma Tel. 06.51.629.1 - Fax 06.51.629.299 E-mail: vis@volint.it redazione@volint.it http: //www.volint.it CF 97517930018 C. C. Postale 88182001 Banca Popolare Etica IBAN: IT70F0501803200000000520000

Tipolitografia Istituto Salesiano Pio XI Via Umbertide, 11 - 00181 Roma Tel. 06 78.27.819 • tipolito@donbosco.it Finito di stampare: giugno 2013

di Luca Cristaldi, VIS - Direttore “Un Mondo Possibile” l.cristaldi@volint.it

Liberi di spiegare Chiedo scusa se per una volta prendo il posto del Presidente. Vi spiego perché. A volte capita Di dover spiegare il perché delle cose. Di descrivere il cosa c’è dietro e il senso profondo delle nostre scelte. E poi di chiedere un sostegno concreto. Questo è uno di quei momenti. Un mondo possibile È il nome della nostra rivista, trimestrale di educazione alla cittadinanza attiva, che da più di vent’anni ci permette di “incontrare” i nostri lettori, amici, soci e sostenitori. Con la rivista esprimiamo le nostre idee e le nostre posizioni sulla cooperazione e sulla solidarietà internazionale, raccontando la nostra mission, i nostri progetti e le attività che svolgiamo nel mondo e dando voce ai nostri partner del Sud che spesso ci forniscono un punto di vista quanto meno diverso dal nostro. Ma soprattutto attraverso la rivista creiamo una relazione diretta con chi ci legge, un rapporto di affiliazione basato sulla conoscenza del “chi siamo e cosa facciamo”. Diamo senso alle nostre azioni Senza questa comunicazione, senza questa costante azione di aggiornamento e relazione, verrebbero a mancare i presupposti per una cooperazione della società civile. Potremmo farla noi, direttamente e solamente con i finanziamenti dei vari Ministeri o dell’Unione Europea, ma non sarebbe più una cooperazione tra persone, quanto piuttosto un aiuto istituzionale. Noi crediamo nella solidarietà tra popoli, che deve essere in primis condivisa con chi ci conosce e ci stima. Se queste sono le premesse, la rivista diventa uno strumento fondamentale a cui non possiamo rinunciare. La forza delle immagini Ci piacerebbe che la nostra rivista oltre ad interessare per i contenuti (come spero che avvenga) colpisca anche e soprattutto per le immagini. Sono le immagini scattate dai nostri volontari, le immagini dei luoghi dove quotidianamente ci impegniamo. Sono le immagini di un Sud del mondo che ha tanto da dire. Vogliamo far parlare le immagini, far capire ed emozio-


dal Direttore

e chiedere nare attraverso di esse e non perché ci interessa muovere a pietà le persone, quanto piuttosto perché a volte ci colpisce e ci “arricchisce” di più un volto o una storia raccontata con una foto, che tante parole. Non solo pozzi Inviamo gratuitamente la nostra rivista a circa quindicimila destinatari, tra parrocchie, scuole, oratori, gruppi e adulti. E a tanti ragazzi che forse, proprio grazie ad un articolo o ancor di più a delle foto significative, possono iniziare un loro percorso di avvicinamento al volontariato internazionale. In tutti questi anni non abbiamo mai chiesto un euro di abbonamento perché per noi, investire nell’educazione qui in Italia è altrettanto importante quanto fare i pozzi in Etiopia. In molti sono disponibili ad aiutare chi non può oggi accedere all’acqua potabile, ed è bella questa solidarietà. Quasi nessuno però capisce quanto sia importante l’educazione dei nostri giovani (e sia quindi disposta a finanziarla), a far sì che un domani l’acqua potabile venga considerato un bene comune e non un bisogno da soddisfare, pagandolo. Questi stessi giovani che domani dovranno prendere delle decisioni per se stessi e per gli altri. Insieme, per un mondo possibile Mai slogan fu più azzeccato. Quest’anno usciremo con tre numeri invece di quattro perché i costi di stampa aumentano e il contesto economico generale, lo sappiamo, non è certamente favorevole. Con la stessa libertà con cui ho provato a ricordare il senso di questa rivista, così vi chiedo di sostenerla economicamente. Se vogliamo ancora “Un mondo possibile” serve che ci mettiamo insieme, per costruirlo. ■

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www.volint.it/vis/donazioni


SOMMARIO DAL DIRETTORE Liberi di spiegare e chiedere Luca Cristaldi

SPECIALE COOPERAZIONE 4. Politiche da fame Pasquale De Muro

7. LE FORMICHE

A circa 1000 giorni dalla data fissata per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM), è opportuno fare qualche primo bilancio in vista sia della possibile e necessaria revisione degli Obiettivi sia del rilancio dell’impegno internazionale per lo sviluppo

4 COOPERAZIONE

DI FABIO VETTORI

8. Il Rapporto sullo sviluppo umano 2013 L’ascesa del sud Helen Clark

11. Lo stato della insicurezza alimentare nel mondo - 2012

Il VIS in Sudan sta realizzando due interventi di rafforzamento e potenziamento dei servizi educativi e formativi svolti dai Centri salesiani presenti a Khartoum e ad El Obeid

Andrea Antognozzi

PROGETTI 12. Sudan: Che il mio sì sia sì, no il no, non so quando non so il mio non so Riccardo Giannotta

14. Angola: La speranza dietro ad uno scatto Lucia Mucciarone

REPORTAGE 16. Al ritmo del pestello Carlotta Nanni

12 PROGETTI Nelle foto di Carlotta Nanni il corso di cucina organizzato in Sudan che ha come beneficiari 20 donne che vivono ni campi profughi e nelle baraccopoli attorno alla capitale Karthoum

16 REPORTAGE

Informativa ai sensi del D. Lgs. 196/2003 - I dati personali raccolti sono trattati, con strumenti manuali e informatici, per finalità amministrative conseguenti il versamento di contributi a sostegno dell’associazione, per l’invio della pubblicazione periodica e per la promozione e la diffusione di iniziative dell’associazione. Il conferimento dei dati è facoltativo; il mancato conferimento o il successivo diniego al trattamento dei medesimi non consentirà di effettuare le operazioni sopra indicate. I dati personali raccolti potranno essere conosciuti solo da personale specificamente incaricato delle operazioni di trattamento e


unmondopossibile

In Etiopia grazie al progetto Un pozzo per Andrea sono stati costruiti cinquie pozzi. Gli ultimi due sono stati inaugurati nel mese di aprile dalla signora Elisabetta, la mamma di Andrea De Nardo, il ragazzo morto nel 2011 mentre attraversava le strisce pedonali all’uscita dell’oratorio

OGGI SI PARLA DI...

26 C’era una volta, un ricco commerciante che faceva affari in tutto il mondo arabo. Aveva molti dipendenti, tra cui un ragazzo molto intelligente conosciuto in città con il nome di Zarief E-ttol. Era molto affascinante, educato, affidabile ma anche molto povero...

FAVOLA

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VOLONTARI 22. Il volontariato è scambio Valeria Rossato

OGGI SI PARLA DI... 24. Un prete, un papa, ma prima di tutto un uomo Enzo Romeo

26. Un pozzo per Andrea Velentina Filigenzi e Alessandra Tarquini

30. Gemellaggi solidali tra scuole, per un mondo senza Nord e senza Sud Maria Cristina Ranuzzi

NON CI SONO PIÙ LE MEZZE STAGIONI 32. Previsioni del tempo attraverso le notizie di www.volint.it Alessandra Tarquini

RECENSIONI 33. Dove sei, Anatole? Anna Masucci

Compie 10 anni il VIS Pangea Salerno, che persegue finalità istituzionali di solidarietà, di promozione e organizzazione di iniziative e attività formative, educative, informative, tecniche e professionali nel quadro di programmi di sviluppo sia in Italia che all’estero

VITA ASSOCIATIVA

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FAVOLE 34. Ataba & Zarief E-ttol

VITA ASSOCIATIVA 36. Bilancio Sociale 2012 Debora Sanguinato

38. 10 anni, 1000 volti... 1 sola Pangea! Francesco Mele

40. Esperienza Estiva 2013 Per le strade del mondo

potranno essere comunicati a terzi ai quali sono affidati la predisposizione e l’invio delle pubblicazioni periodiche. I dati trattati non saranno ceduti in nessun modo ad enti terzi. Titolare del trattamento è il VIS, VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO, Via Appia Antica, 126, 00179 Roma, nella persona del Presidente e legale rappresentante. Per esercitare i diritti di cui all’art. 7 del D. Lgs. 196/2003, tra i quali quelli di consultare, modificare, cancellare, opporsi al trattamento e conoscere l’elenco aggiornato dei responsabili contattare lo 06.51.629.1 o inviare una mail a privacy@volint.it.


15 SPECIALE 20 COOPERAZIONE

Politiche da fame di Pasquale De Muro, Professore di Economia dello sviluppo umano - Università degli Studi Roma Tre

A circa 1000 giorni dalla data fissata per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG’s), è opportuno fare qualche primo bilancio in vista sia della possibile e necessaria revisione degli Obiettivi sia del rilancio dell’impegno internazionale per lo sviluppo. Non intendo qui analizzare criticamente il significato e il valore complessivo degli MDG’s, ma piuttosto ragionare sui risultati finora (non) raggiunti, con riferimento particolare all’Obiettivo 1.C, ossia “dimezzare tra il 1990 e il 2015 la percentuale di persone che soffrono la fame”

Se

guardiamo alle informazioni disponibili - spesso scarse e inadeguate - sui risultati raggiunti, possiamo notare che secondo l’ONU enormi progressi sono stati compiuti verso la realizzazione degli MDG’s: la povertà globale (misurata in modo discutibile come semplice privazione di reddito) continua a diminuire; più bambini che mai stanno frequentando la scuola primaria; la

mortalità infantile è scesa drasticamente; l’accesso all’acqua potabile è stato notevolmente ampliato; e gli investimenti nella lotta contro la malaria, l’AIDS e la tubercolosi hanno salvato milioni di persone. La stessa cosa purtroppo non si può dire per la fame. Infatti, sempre secondo l’ONU, le più recenti stime della FAO sulla denutrizione (uno degli aspetti più gravi della fame) indicano che 850 milioni di persone sono affamate nel mondo nel periodo 2006/2008, ossia il 15,5% della popolazione mondiale. Questo persistente alto tasso riflette la mancanza di progressi sulla fame in diverse regioni, nonostante la povertà di reddito sia diminuita. Il progresso è stato lento an-

Margerita Mirabella

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che nel ridurre la malnutrizione infantile. È bene notare, inoltre, che queste cifre (le ultime disponibili) si riferiscono a prima della crisi economica mondiale, e dunque la situazione dopo il 2008 non può che essere peggiorata. In poche parole, nonostante gli indicatori utilizzati per misurare quest’obiettivo non siano i più adeguati, possiamo dire che la lotta alla fame è stata uno degli obiettivi con i risultati peggiori. Considerando l’importanza assoluta di quest’obiettivo - non a caso il numero 1 -, sia dal punto etico e di giustizia sociale, sia da punto di vista strumentale (una persona affamata è anche una persona che si ammala facilmente, meno produttiva, e che ha molte difficoltà a lavorare, a studiare, a prendersi cura dei propri cari e ad avere relazioni sociali), questi scarsi progressi nella lotta alla fame costituiscono un grave fallimento della comunità internazionale. È molto importante riflettere su questo fallimento politico, soprattutto per non ripetere alcuni gravi errori commessi finora nel perseguimento di quest’obiettivo. Un atteggiamento molto diffuso - a tutti i livelli - e assolutamente da evitare è quello di attribuire al fallimento una sola causa e sulla base di questa causa individuare un solo o principale rimedio universale da applicare in tutte le situazioni. Oltre ad ignorare le enormi differenze ambientali, sociali, istituzionali ed


Partendo dagli MDG’s, direzione Expo 2015 economiche tra le varie Regioni e Paesi, quest’atteggiamento ignora la complessità del problema della fame, che suggerirebbe invece di evitare semplificazioni e spiegazioni monocausali. Al contrario, quest’atteggiamento, purtroppo, non soltanto è molto comune, ma domina da sempre sia il dibattito sia la governance internazionale delle politiche contro la fame, nonché la prassi di molte organizzazioni non governative. Quali sono le posizioni principali in questo dibattito? In estrema sintesi, è possibile individuarne almeno due. Da un lato, tutti coloro che pensano che il problema della fame sia soprattutto un problema di produttività agricola: in alcune Regioni e Paesi del Sud del mondo, le rese per ettaro (produttività della terra) e/o il prodotto agricolo per addetto (produttività del lavoro) sono molto inferiori a quello che potrebbero essere per la mancata diffusione delle tecniche agricole più avanzate (es. migliori sementi anche OGM, maggiori quantità di fertilizzanti chimici e di pesticidi, sistemi di irrigazione, meccanizzazione) e di un’organizzazione più “moderna” del settore (es. economie di scala, diritti di proprietà, specializzazione, integrazione nella catena agroindustriale). Su questo versante abbiamo le multinazionali agro-

visti da Loro

chimiche, il grande agribusiness, e le loro potenti associazioni, una parte della FAO, la Banca Mondiale, alcuni governi del Nord (es. USA) e del Sud (es. Brasile) del mondo, e anche diversi rinomati economisti (es. Paul Collier). Dall’altro lato troviamo tutti coloro che pensano che il problema della fame sia principalmente un problema del modello di agricoltura: prima l’industrializzazione dell’agricoltura, poi le liberalizzazioni commerciali e la globalizzazione economica, insieme alle politiche agricole del Nord, hanno sempre più messo in crisi ed emarginato l’agricoltura contadina nel Sud del mondo - che è da sempre stata il fondamento per l’alimentazione di quelle popolazioni - a favore del-

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l’agricoltura commerciale e industrializzata, orientata ai mercati globali piuttosto che ai consumi interni. Su quest’altro versante troviamo le organizzazioni contadine del Sud del mondo (e in prima linea La Via Campesina), molte organizzazioni di “piccoli” agricoltori del Nord, una parte della FAO, alcuni governi del Sud, le ONG del Nord e del Sud, e i cosiddetti “movimenti sociali”. Non posso qui analizzare queste due posizioni, i loro meriti e criticità. Voglio solo sottolineare un aspetto poco evidente e generalmente non considerato: sebbene esse appaiano come essenzialmente rivali, in quanto propugnano modelli agricoli contrapposti, che fanno riferimento a soggetti economici e

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15 SPECIALE 20 COOPERAZIONE Politiche da fame

politici antagonisti - contadini vs. agribusiness -, in realtà le due posizioni rivelano anche un’importante visione comune, ossia che il problema della fame sia in sostanza un problema agricolo. Di conseguenza - e questo è l’elemento più significativo - le due posizioni propongono entrambe una soluzione agricola e produttiva al problema della fame: produrre più cibo oppure produrlo diversamente. Dato che gli attori sopra elencati, da un lato o dall’altro, sono anche quelli che da sempre dominano anche la governance nazionale e internazionale delle politiche agricole e alimentari, il risultato è che le politiche di lotta alla fame sono state da sempre fondate sull’idea che la fame sia un problema di produzione agricola, da affrontare quindi principalmente attraverso interventi di vario tipo a favore del settore primario. Il fatto che nell’immaginario collettivo il problema della fame sia atavicamente, e dunque inesorabilmente, associato alla scarsità di cibo, ha poi contribuito a radicare anche nell’opinione pubblica questa visione. Tuttavia, è bene ricordare che la ricerca scientifica e l’evidenza empirica hanno ormai da più di vent’anni mostrato che, contrariamente alle idee e alle prassi dominanti, questa impostazione del pro-

blema della fame è largamente infondata: sia i pioneristici studi di Amartya Sen, sia tutte le statistiche disponibili indicano inequivocabilmente che la produzione agricola mondiale - ormai da molto tempo - fornisce una quantità di cibo più che sufficiente ai fabbisogni nutrizionali di tutti gli abitanti del pianeta. Se qualcuno soffre la fame o muore a causa di carestie, ciò non è dovuto alla carenza di produzione alimentare ossia di disponibilità di cibo, ma piuttosto al fatto - gravissimo - che queste persone non hanno accesso a nessun titolo al cibo disponibile. Il mancato accesso non è una questione agricola ma una questione sociale: si tratta soprattutto di persone povere che hanno un reddito insufficiente e/o sono disoccupate, oppure non possono produrre il cibo di cui hanno bisogno. È vero che molte persone povere sono anche piccoli contadini, spesso sottoccupati, ma più della metà degli affamati sono invece lavoratori rurali senza terra, pastori, pescatori, silvicoltori, e - in numero crescente - abitanti delle aree urbane, cui l’agricoltura non può e non potrà fornire né reddito adeguato, né occupazione, né cibo. Allora perché, ci si potrebbe chiedere, le politiche di lotta alla fame, ossia quelle per rag-

giungere l’obiettivo 1.C, sono basate prevalentemente su politiche agricole piuttosto che su politiche che favoriscano - più in generale - l’accesso al cibo, attraverso occupazione e reddito? Ci sono almeno due motivi, cui ho già accennato sopra. Il più importante è che le politiche agricole sono di fatto orientate dai vari gruppi di produttori agroindustriali e agricoli (sia grandi, sia piccoli), mentre gli affamati - se si esclude qualche ONG - non hanno di fatto alcuna vera rappresentanza politica e dunque non hanno quasi voce in capitolo. Il secondo motivo è culturale e mediatico, e in parte legato al primo, e riguarda la “narrazione” della fame: fin quando l’opinione pubblica sarà convinta che la fame è una questione agricola e non di esclusione sociale, le lobbies produttive (anche contadine) continueranno ad egemonizzare la governance della fame e a godere di questa rendita di posizione. Il fallimento dell’obiettivo 1.C è in larga misura dovuto a questa distorsione: è un problema di economia politica. Pertanto, la revisione di questo obiettivo nell’orizzonte post-2015 dovrà necessariamente ridisegnare la governance globale della fame, sottraendola a logiche settoriali e produttivistiche, per evitare di perpetuare politiche inefficaci ed eticamente discutibili. ■


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LE FORMICHE DI FABIO VETTORI

Povertà: fame, disuguaglianze e responsabilità

In questo numero il maestro Fabio Vettori interpreta il tema della lotta alla povertà e della sicurezza alimentare

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15 SPECIALE 20 COOPERAZIONE

S

W N Il Rapporto sullo sviluppo umano 2013

L’ASCESA del SUD dalla prefazione di Helen Clark, Amministratrice – Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo

Il progresso umano in un mondo in evoluzione guarda alla trasformazione della geopolitica nei nostri tempi, analizzando le questioni e le tendenze emergenti, oltre ai nuovi attori che stanno modellando il panorama dello sviluppo Rapporto sostiene che la sensazionale trasformazione di un gran numero di Paesi in via di Sviluppo in importanti economie, dinamiche e con una crescente influenza politica, sta avendo un impatto si-

Il 8

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

gnificativo sull’evoluzione dello sviluppo umano. Il Rapporto rileva che durante lo scorso decennio tutti i Paesi hanno accelerato i loro successi nelle dimensioni relative a istruzione, salute e reddito come misurate nel-


Partendo dagli MDG’s, direzione Expo 2015

unmondopossibile

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La maggior parte delle Regioni mostra una crescente disuguaglianza nel reddito mentre la disuguaglianza di salute e istruzione sta diminuendo

l’Indice di sviluppo umano (Isu) - in misura tale che nessuna nazione per la quale vi fossero dati disponibili nel 2012 aveva un valore Isu più basso rispetto al 2000. Dal momento che durante questo periodo sono stati registrati progressi più rapidi nei Paesi a più basso Isu, c’è stata una convergenza degna di nota nei valori Isu su scala globale, nonostante miglioramenti disuguali all’interno e tra le Regioni. Guardando specificamente a nazioni che hanno innalzato in misura notevole il proprio valore Isu fra il 1990 e il 2012, tanto nelle dimensioni reddituali che in quelle non reddituali dello sviluppo umano, il Rapporto analizza le strategie che le hanno messe in grado di ottenere buoni risultati. A tale proposito, il Rapporto 2013 offre un significativo contributo alla riflessione sullo sviluppo descrivendo alcuni fattori specifici di trasformazione e suggerendo le future priorità politiche che potrebbero aiutare a rafforzare questo slancio. Entro il 2020, secondo stime sviluppate per questo Rapporto, la produzione economica combinata di tre soli Paesi, all’avanguardia fra quelli in via di Sviluppo - Brasile, Cina e India - supererà la produzione aggregata di Canada, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e USA. Gran parte di questa espansione è stata guidata da nuove partnership negli scambi e nella tecnologia all’interno dello stesso Sud, come illustra questo Rapporto. Un messaggio fondamentale contenuto in questo e nei precedenti Rapporti sullo sviluppo umano, tuttavia, è che la crescita economica da sola non si traduce automaticamente in miglioramenti nello sviluppo umano. Politiche in favore dei poveri e investimenti significativi nelle capacità delle persone - da concentrare su istruzione, nutrizione e salute, e abilità lavorative - possono espandere l’accesso a occupazioni dignitose e preparare un progresso sostenuto. Il Rapporto 2013 identifica quattro aree specifiche su cui impegnarsi per consolidare la velocità dello sviluppo: accrescere l’equità, anche nella dimensione di genere; consentire una maggior espressione e partecipazione dei cittadini, compresi i giovani; confrontarsi con le pressioni ambientali; gestire il cambiamento demografico. Il Rapporto suggerisce anche che, dato che le sfide globali per lo sviluppo divengono più complesse e tran-

sfrontaliere nella loro natura, è essenziale un’azione coordinata sulle sfide più pressanti della nostra era, siano esse l’eliminazione della povertà, il cambiamento climatico, o pace e sicurezza. Dal momento che i Paesi sono sempre più interconnessi tramite commercio, migrazioni, e tecnologie dell’informazione e della comunicazione, non sorprende che le decisioni politiche assunte in una nazione esercitino impatti rilevanti in un’altra. Le crisi degli ultimi anni - alimentari, finanziarie, climatiche - che hanno afflitto le esistenze di così tante persone indicano proprio questo, e l’importanza di

Il Brasile è in forte ascesa da diversi anni ma negli anni 2010 - 2011 2012 il suo sviluppo è stato sorprendente


15 SPECIALE 20 COOPERAZIONE Brasile, Cina e India insieme sono proiettati verso il 40% delle produzioni globali entro il 2050, dal 10% del 1950

operare per combattere la vulnerabilità delle persone a shock e disastri. Per utilizzare la ricchezza di conoscenze, esperienza, e pensiero sullo sviluppo nel Sud, il Rapporto invoca nuove istituzioni che possano agevolare l’integrazione regionale e la cooperazione Sud-Sud. Le potenze emergenti nel mondo in via di sviluppo sono già fonti di politiche sociali ed economiche innovative e sono partner importanti nel commercio, negli investimenti e, sempre più, nella cooperazione allo sviluppo rivolta ad altri PvS. Numerose altre nazioni del Sud hanno visto un rapido sviluppo, e le loro esperienze e la cooperazione Sud-Sud sono parimenti d’ispirazione per le politiche a favore dello sviluppo.

L’India, che, oggi, conta 12 milioni di universitari, punta ad arrivare nel 2025 ad un corpo di 30 milioni di studenti e 1500 strutture, con un raddoppio d’informazione tecnologica (da 7 a 15)

L’UNDP è in grado di svolgere un utile ruolo come broker di conoscenze, e come catalizzatore di partner - governi, società civile e imprese multinazionali - per condividere esperienze. Abbiamo inoltre un ruolo fondamentale nell’agevolare l’apprendimento e la costruzione di capacità. Questo Rapporto offre delle idee estremamente utili per il nostro futuro impegno nella cooperazione Sud-Sud. Infine, il Rapporto offre anche uno sguardo critico alle istituzioni di governance globali per promuovere un mondo più equo e più giusto. Mette in evidenza tali strutture sorpassate, che non riflettono la nuova realtà economica e geopolitica descritta, e prende in considerazione le alternative per una nuova era di partnership. Chiede anche una maggior trasparenza e responsabilità, ed evidenzia il ruolo della società civile globale per raggiungere questi obiettivi e per dare più potere a quanti sono più direttamente toccati dalle sfide globali, spesso le persone più povere e vulnerabili del nostro pianeta. Mentre la discussione sull’agenda globale per lo sviluppo oltre il 2015 continua, spero che molti troveranno il tempo per leggere questo Rapporto e riflettere sulle sue lezioni per il nostro mondo che cambia con grande velocità. Il Rapporto rinnova la nostra comprensione sullo stato attuale dello sviluppo globale, e dimostra quanto si possa apprendere dalle esperienze di rapido progresso nello sviluppo in così tante nazioni nel Sud. ■

La Cina, secondo gli esperti, si colloca al primo posto tra i Paesi in via di Sviluppo per l’eccezionale potenziale umano ed economico che possiede


a cura di Andrea Antognozzi


PROGETTI

Che il mio sì sia sì, no il no, non so quando non so il mio non so Una persona fotografata nell’atto di chiudere o aprire una porta può essere facilmente fraintesa. Voglio dire che se prendiamo un singolo frame di quell’azione, senza tener conto di quelli successivi, senza tener conto del movimento, potremmo non distinguere bene se quell’atto era un atto volto a chiudere o aprire quella porta

di Riccardo Giannotta, VIS - Responsabile Ufficio Progetti r.giannotta@volint.it

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• ppure basta un grado, anzi basterebbe anche solo lo slancio del movimento, per capire se si trattava di un’azione di chiusura o al contrario di apertura. Ecco perché bisogna prestare attenzione alle azioni, al movimento, ecco perché è più credibile un movimento, un corteo, piuttosto che un comizio. Nelle due missioni che ho fatto recentemente in Myanmar e Sudan, mi è sembrato di vedere quell’immagine, solo che dietro la porta c’era un intero Paese, non una singola persona, e nel primo caso i frame successivi annunciavano una apertura tanto veloce quanto incontrollata, mentre nel secondo caso si percepiva una progressiva e controllata chiusura. Nel 2012 sono state almeno sette le ONG internazionali che sono rimaste così chiuse fuori, da un governo che continuava a tenerle d’occhio dallo spioncino. Un anno prima, il 9 luglio del 2011, il Sudan “perdeva” parte del suo Paese e veniva dichiarata la nascita dello stato del Sud Sudan, che cinque giorni dopo diveniva il 193° stato membro dell’ONU. In poco tempo, moltissimi sud sudanesi, molti dei quali cristiani ancora presenti in Sudan, si spostano nel nuovo Stato, anche grazie a un imponente ponte aereo organizzato dalle Nazioni Unite, così come buon parte della cooperazione internazionale, sotto la duplice spinta della comunità internazionale stessa e dello stato del Sudan, che progressivamente inizia invece a stringe le maglie intorno alle ONG facendo sì che molte di loro decidano di lasciare il Paese.

E


SUDAN Il Paese inevitabilmente e lentamente si chiude così su se stesso, ripiegandosi ritmicamente come una preghiera, ciclicamente come le ore comandate. Tra le congregazioni che rimangono ci sono anche i Salesiani, ad oggi ancora presenti a Khartoum e a El Obeid, con molti interrogativi e tante difficoltà, ma anche con la certezza che non lasceranno il Paese se non costretti a farlo. Ciò dimostra che quando si fanno scelte di campo poi non si possono più fare scelte di comodo. L’imperativo è uno, essere al fianco dei più deboli, e non è negoziabile, come ottenere il visto o il permesso di svolgere un’attività o fare uno spostamento: questi sono compromessi necessari certo, indispensabili la maggior parte delle volte, ma non rappresentano una scelta. Diceva una canzone che mi è cara “che il mio sì sia sì, no il no, non so quando non so il mio non so”. Ricordo che in una mia primissima esperienza di volontariato in Africa, un po’ di anni fa, stavo viaggiando in macchina con un padre francescano verso Monze, nella strada che da Lusaka raggiunge Livingston in Zambia, e nelle ore lunghissime che solo la cooperazione ormai ti regala grazie agli spostamenti che spessissimo devi affrontare, si discorreva con lui del valore dell’aiuto, del lavoro missionario, della cooperazione, e ricordo che a un tratto, quasi parlando tra sé disse qualcosa che suona simile a questo: “Sai cosa penso davvero, che alla fine la cosa che più possiamo fare è stare qui, accanto a loro, e morire con loro”. Mi colpì subito, come quando senti che un’estremizzazione

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ti sta facendo percepire dove è che programmi volti a lavorare a un liva a finire un ragionamento, capii vello istituzionale, per il rafforzache era la conseguenza di una scelta mento delle capacità istituzionali del già fatta, di quell’imperativo fatto di Paese, collaborando con le istituzioni vita vissuta, naturalmente senza governative nel campo del VET, oseroismi, dono della prossimità. sia nell’aggiornamento dei curricula Il VIS farà di tutto per rimanere a didattici, nella pianificazione del setoperare in Sudan, dove attualmente tore a livello statale e federale, nel sta realizzando due interventi di raf- miglioramento dei Centri preposti alforzamento e potenziamento dei ser- la formazione dei formatori. vizi educativi e formativi svolti dai È una delle linee strategiche dove Centri salesiani presenti a Khar- stiamo pianificando di svolgere una toum e a El Obeid e l’impegno è scelta già presa, intorno alla quale quello di continuare a contribuire al cerchiamo di creare il consenso non miglioramento delle condizioni di solo dei donatori e delle istituzioni vita dei più vulnerabili. Come i ra- internazionali e nazionali coinvolte, gazzi provenienti dal Darfur accolti ma anche il consenso a non chiudepresso il Centro di El Obeid attra- re quella porta. ■ verso il programma Darfur boys; come i detenuti di alVIS in Sudan cuni centri penitenPer sostenere le attività ca bancario presso Banca Eti ziari di Khartoum, puoi effettuare un bonifico accolti nei corsi di 0000000520000 IBAN IT 70F050180320 formazione professiooppure CCP n. 88182001 sul o nale del Sant Joseph; un versament po Internazionale per lo Svilup ma anche come la piaintestato a VIS Volontariato Causale: Progetti VIS nificazione di nuovi 13


PROGETTI

LA SPERANZA

dietro ad uno scatto Provincia di Roma, VIS e Salesiani di Don Bosco per i bambini di strada di Luanda

di Lucia Mucciarone, Volontaria VIS in Angola

La

vita di strada rappresenta lo stile di vita di molti giovani angolani che per diverse ragioni lavorano o vivono sulla strada, assumendo propri valori culturali e codici di comportamento: la povertà, la violenza domestica, le accuse di stregoneria li portano a trovare la loro casa sulla strada, dove per sopravvivere molto spesso è necessario rubare e imparare a usare la violenza, armi che sfortunatamente li portano alla prigione o alla morte. Il furto, la prosti-

tuzione, la violenza e la droga diventano quindi i loro unici mezzi di sostentamento. Il lavoro di sensibilizzazione che i Salesiani e il VIS svolgono con visite settimanali serali ai ragazzi, nei luoghi dove normalmente vivono, vuole conoscere da vicino la loro realtĂ  i lavori che svolgono quotidianamente per sopravvivere (lavare le macchine, aiutare le persone a portare la spesa, lucidare le

14 Alcune delle foto scattate dai raga

zzi di strada di Luanda


ANGOLA

• scarpe), le loro dipendenze (droghe, fumo, alcool, sniffare benzina), il loro stato emotivo, con l’obiettivo di guadagnare la loro fiducia, instaurando un rapporto di amicizia e stima reciproca. Si cerca di aiutarli a tornare a credere in se stessi, superando i traumi vissuti, a ricercare la propria dignità, tornando a investire sul loro futuro, nella speranza che si fidino nuovamente e che inizino un percorso di recupero nei centri di accoglienza che il VIS e i Salesiani hanno attivato nell’ambito dell’ampio programma “La Strada per la Vita”, con il contributo di diversi donatori. Per promuovere il reinserimento sociale di bambini, adolescenti e giovani di strada della città di Luanda, il progetto approvato dalla Provincia di Roma prevede una specifica attività di sensibilizzazione sulla realtà dei bambini, adolescenti e giovani di strada in Angola, con l’obiettivo di rendere anche noi, in Italia, a Roma, più consapevoli della situazione in cui vivono ancora oggi molti bambini e adolescenti angolani. È così, grazie al contributo della Provincia di Roma, che il giorno 14 marzo 2013, alle ore 19, inizia come ogni giovedì sera l’attività di sensibilizzazione sulla strada coordinata da Padre Roberto. L’equipe dei volontari coinvolti in questa attività, dopo aver radunato i giovani che incontrano per strada, cerca di creare un clima armonioso e giocoso coinvolgendoli in animazioni di gruppo... ma questa sera l’attività sarà veramente speciale per loro! Dopo averli divisi in gruppi per renderli piú partecipi e attivi, gli educatori spiegano l’obiettivo dell’attività prevista e l’importanza dell’intervento di ognuno per proporre una rappresentazione genuina della vita di strada, ripresa attraverso i loro occhi. Fotografiamoci! Da qui la scelta di alcuni temi - “Il mio migliore amico”, “Un’immagine che mette allegria”, “Collaborazione e aiuto sulla strada”, “Cosa mi fa abbandonare la vita sulla strada” - ritenuti interessanti da sottoporre ai ragazzi e da poter rappresentare dal loro punto di vista. La frase di un bambino che alla domanda “cosa ti fa lasciare la strada” risponde raccontando che la sua mamma lo ha cac-

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VIS in Angola Per sostenere le attività ca bancario presso Banca Eti puoi effettuare un bonifico 0000000520000 IBAN IT 70F050180320 oppure CCP n. 88182001 sul samento

un ver onale per lo Sviluppo a VIS Volontariato Internazi ato est int Causale: Progetti VIS

ciato di casa e che gli basterebbe tornare in casa per essere felice, ci comunica sempre più che i ragazzi di strada hanno bisogno di noi. Molti fanno questa scelta perchè si sentono costretti, perchè non trovano altra via d’uscita... e il divario dalla famiglia di origine diviene così sempre più ampio. L’attività proposta ha riscosso molto successo in quanto i ragazzi si sono sentiti veri protagonisti. La condivisione nella scelta dei soggetti e delle situazioni da rappresentare, il divertimento nel fare foto ai propri compagni, la difficoltà nel cercare di stare fermi qualche secondo per dare il tempo di scattare una foto, la pazienza nel ripeterle perchè la maggior parte uscivano sfocate, insomma tutti insieme in un clima di allegria si è riusciti a svolgere un’attività educativa che speriamo possa raggiungere anche chi non condivide ogni giorno qui con noi queste emozioni. Le stesse foto sono state in un secondo momento visionate dagli stessi “fotografi” che, con soddisfazione e piacere di vedersi protagonisti del lavoro fatto, hanno espresso la volontà di condividere nuovamente l’attività invitando altri compagni che in quell’occasione non erano presenti. Il prossimo luglio il VIS organizzerà la mostra fotografica al Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma, in cui verranno esposte le fotografie dei giovani talenti di strada. Ci auguriamo che le immagini e le parole emerse dai nostri ragazzi non rimangano esclusivamente un insegnamento per loro stessi e per gli educatori che vi hanno partecipato, ma siano una fonte di speranza per tutti, per sentirci più vicini alla realtà quotidiana in cui molti giovani ancora vivono, aspettando un nostro aiuto per poter avere e credere in un futuro migliore. ■

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REPORTAGE

Sudan

Al ritmo del pestello

Foto e testi di Carlotta Nanni, Volontaria VIS in Sudan

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La stanza è gremita di donne avvolte nei lunghi “Thop” colorati, l’aroma del caffè si diffonde nell’aria e si mescola con quella delle spezie, le mani alzate battono il tempo, mentre Fatma anima la festa con la sua voce forte e suadente. Una donna si alza e comincia a ballare, seguita a turno dalle altre. Gli utensili per cucinare si trasformano in strumenti musicali ed ecco che il pestello per macinare il caffè scan-

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disce il tempo della danza. Una bambina seduta sulle gambe della madre batte felice le manine. In un angolo della stanza, su un tavolo sono sistemati con ordine i vassoi di prelibatezze che le donne hanno preparato durante la mattinata: biscotti, dolci, mezzelune di pasta sfoglia, patatine fatte a mano. Il corso di cucina, nato dalla collaborazione tra VIS, UNIDO

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REPORTAGE

Sudan

(Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale), RED CRESCENT Sudanese e finanziato dalla cooperazione giapponese, ha come beneficiarie venti donne che vivono nei campi profughi e nelle baraccopoli attorno alla capitale del Sudan. L’insegnante, Ishraga, è una donna di grande personalità e carisma, con un’esperienza di anni di lavoro nei campi profughi. Ha una dote innata per la cu-

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cina ed è capace di trasformare, come se avesse una bacchetta magica, i nostri maccheroni italiani in patatine fritte, semplici ingredienti in delicati dolcetti al dattero e di creare dal nulla prelibatezze di ogni forma. Grazie al corso, queste venti donne hanno la possibilità di apprendere i segreti della cucina di Isharaga e di iniziare una piccola attività imprenditoriale che permetta loro di non


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dipendere dagli uomini della famiglia in una società in cui vige la “Sharia” o, a chi è sola, di mantenere i propri figli. Per il VIS Sudan si tratta di un nuovo ambito di intervento che potrebbe in futuro essere sviluppato e ampliato su diversi orizzonti. In un Paese dilaniato da conflitti decennali, da una situazione economica che ogni giorno si fa più critica e da una sempre maggiore chiusura, le donne

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sono la fascia della popolazione che soffre di più. Ma ecco che il ritmo si fa più incalzante, il coro delle donne più intenso e il battito più frenetico. Anche noi, spettatrici di questo momento di gioia, siamo chiamate a partecipare alle danze. E per una giornata queste donne dimenticano i problemi quotidiani e si lasciano travolgere dalla musica, assaporando la gioia della libertà.

VIS in Sudan Per sostenere le attività ca bancario presso Banca Eti puoi effettuare un bonifico 0000000520000 IBAN IT 70F050180320

oppure CCP n. 88182001 sul o ent un versam po Internazionale per lo Svilup intestato a VIS Volontariato VIS tti ge Causale: Pro


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VOLONTARI

Il volontariato è scambio “Va avanti per quel pergolato, è quella la strada che devi percorrere” È quanto dice in un sogno la Beata Vergine a Don Bosco, per indicargli che la via di grande sacrificio che egli dovrà affrontare nel suo impegno con i giovani ma anche per rassicurarlo che... “con la carità e la mortificazione tutto supererete e giungerete alle rose senza spine”

di Valeria Rossato, VIS - Settore Volontari volontariato@volint.it

“La

vita di missione può essere un po’ come percorrere quel pergolato di rose” scrive Maria, “un altrove che smonta... obbliga a fare quel necessario passo indietro per conoscere...” racconta Anna, perché il “volontariato non è fare, ma è scambio” confessa Agostino. Questi tre giovani, che provengono da un comune percorso di volontariato e di animazione nel contesto oratoriale salesiano in Italia, oggi sono volontari nelle missioni salesiane in Bolivia e in Madagascar, ognuno con le proprie aspettative e le proprie motivazioni. Abbiamo voluto riportare le loro testimonianze, racconti di crescita interiori e di apertura, perché scelte di persone giovani che hanno deciso di impostare la propria vita impegnandosi nel nome di Don Bosco.

Maria Arca “Sono Maria, vengo da Macomer, un piccolo paese al centro della Sardegna, ma mi sono trasferita per motivi di studio a Torino nel 2008. Ho deciso di partire il 2 febbraio 22

del 2002 e oggi mi trovo a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia. Tra queste due righe c’è tutto, ci sono undici anni di vita, dal sogno di un’adolescente al progetto di una giovane ragazza. Non avevo ancora compiuto 13 anni e ho avuto la fortuna di conoscere un Padre Saveriano Missionario in Brasile che riportava una testimonianza sulla sua esperienza. Ricordo ancora oggi le sue parole, mi aveva affascinato la sua storia, il modo in cui la raccontava e i suoi occhi azzurri pieni di gioia nel farci vedere quelle diapositive. Quel giorno, mi avevano raccontato qualcosa sulla Repubblica Democratica del Congo, sulle regioni del Kivu, sulla guerra e su tutto quello che purtroppo succede ancora oggi nella zona dei Grandi Laghi. Dopo quell’incontro, sono tornata a casa e ai miei genitori ho detto questa frase “A 18 anni parto per il Brasile o per la Repubblica Democratica del Congo!”. Sapevo che volevo farlo, sapevo che l’avrei fatto, e a 19 anni sono partita per la Repubblica Democratica del Congo accompagnata per un

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mese da Padre Roberto Salvadori, missionario saveriano che oggi si trova a Goma. In questi undici anni ogni singolo momento ho scelto di partire, anche quando la meta sembrava lontana, ho cercato le motivazioni, le ho messe in discussione, ho superato ostacoli. Ho avuto sempre la fortuna di incontrare persone che in un modo o nell’altro mi hanno aiutato a fare un passo in più, di dar vita a relazioni di crescita personale e spirituale. È stato così quando arrivata a Torino ho conosciuto Agostino che mi ha introdotto nell’ambiente salesiano. Non so chi di voi conosca il sogno di Don Bosco sul pergolato di rose, se non vi è mai capitato di leggerlo fatelo perché sono sicura che chiunque, credente o no, si possa umilmente riconoscere nella figura del Santo fondatore della Congregazione salesiana. Ecco, la mia esperienza di missione, di volontaria, iniziata con la preparazione proposta prima da don Luca Barone e poi da don Stefano Mondin (dell’Ispettoria del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania) è un po’ come percorrere quel pergolato di rose.


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Ci sono state e ci sono delle spine, ci sono dei compagni di cammino e ci sono anche quelli che sono rimasti indietro, c’è chi comprende e chi pensa che il cammino sia facile, ci sono gioie e ci sono lacrime. In quella strada c’è il mio cammino di fede, c’è la mia famiglia, i miei affetti più cari, il mio mondo, i miei sogni professionali e personali in continua evoluzione, c’è la mia Vita. È per questo che in questa esperienza non ci sono aspettative né delusioni ci sono io, a 360°!”. Agostino Albo “Sono molte le motivazioni che stanno dietro alla decisione di partire. Sarebbe bello dire che sono partito per fare del volontariato, per il bene dei più poveri, perché voglio donare il mio tempo agli altri. Certamente tutte queste cose sono vere, ma solo come conseguenza di altre e più grandi motivazioni. La prima arriva dal Beato Giovanni Paolo II, da una sua frase: “Nessun giovane cristiano può dirsi tale se non dedica parte della sua vita al volontariato, agli altri”. Questa frase mi ha segnato fin dal suo primo ascolto. Ha fatto nascere in me la voglia di perfezionare il mio essere cristiano. È da qui che nasce la mia scelta di partire come volontario per le missioni salesiane. Per cercare di imparare ad essere sempre più quel “buon cristiano e onesto cittadino” che anche Don Bosco mi chiede di essere. Questo è il mio perché, ciò che mi ha spinto. La strada, cioè partire per un Paese in via di Sviluppo, era già segnata nel mio cuore. Dopo la prima esperienza estiva, vissuta in Nigeria con l’Animazione Missionaria salesiana, il fuoco missionario non si è mai assopito… anzi: è cresciuto! Questa scelta è in-

fatti il frutto di un cammino fatto di piccoli passi. Alla partenza le aspettative erano tante: crescere, conoscere, essere utile, realizzare progetti. Alcune di queste cose le ho trovate, altre no. Mi accorgo ogni giorno di incontrare, scoprire e conoscere cose nuove. Il tempo mi dirà quanto tutto ciò mi stia facendo crescere, maturare. Ma l’essere e il sentirsi utile, il “fare tanto”, il “realizzare progetti” non sono cose che sto trovando facilmente. Questo perché il volontariato non è “fare” ma è “scambio”. La cosa meno aspettata e più bella da ricevere in questa esperienza è stare con la gente, condividere un po’ di quella che è la loro vita, mettere insieme le nostre esperienze e vedere quello che succede. Il tutto essendo consapevole che i doni che sto ricevendo, i frutti di questa esperienza di fede, saranno nuovamente scambiati al mio ritorno in Italia aumentandone ancora il loro valore”. Anna Florio “Ogni nostra azione, ogni nostro progetto prende forma a partire da una o più motivazioni. Esse rappresentano non solo quella spinta ad agire per dare l’avvio, ma anche la fonte a cui attingere lungo il percorso, quel porto sicuro a cui tornare per ritrovare il senso più profondo della strada che stiamo percorrendo, soprattutto quando questa si presenta difficile, faticosa o semplicemente diversa da come l’avevamo immaginata. L’esperienza di volontariato che sto vivendo da alcuni mesi, prima a Goma, in Repubblica Democratica del Congo, passando per Kigali in Rwanda e ora a Santa Cruz de La Sierra in Bolivia, risponde a tante motivazioni, tra loro diverse, ma tut-

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te con un unico comune denominatore racchiuso nella parola “crescita”. Crescita umana, professionale e crescita nel mio percorso di fede. Ciascuno di noi lavora per capire che persona desidera diventare, per questo va alla ricerca di quelle esperienze che ritiene in grado di rispondere ai suoi obiettivi. Anni di volontariato e animazione nel mio oratorio, il contatto con i giovani dentro e fuori dal mondo salesiano, l’esperienza estiva di Animazione Missionaria e la testimonianza di altri che già hanno vissuto questa scelta. Tutto questo mi ha fatto comprendere che la mia esigenza di “crescere” avrebbe trovato senso in questa disponibilità a partire e mettermi al servizio, andando fuori dal mio confortevole angolino di terra. Perché altrove? Perché l’altrove smonta, scardina quelle che riteniamo certezze e che da sempre diamo per scontate, obbliga a fare quel necessario passo indietro per conoscere: l’umiltà di mettere da parte ciò che siamo per costruire ancora, dunque crescere. Il Don Bosco che sto incontrando in questi altrove non sempre è lo stesso con il quale sono cresciuta. Tempi, ritmi, significati, tutto è differente. “Così un uomo sa sedici modi per dire verde ed un altro ne ha uno soltanto per dire addio”, canta Niccolò Fabi. È in queste molteplici possibilità che ciò che si era immaginato prima della partenza possa non trovare conferma nella realtà. Ma è anche qui che le motivazioni rientrano in gioco, ricordando il senso di questo agire. Sovente si tratta semplicemente di saper attendere, con pazienza, per poi aprire gli occhi e riconoscere il modo imprevisto in cui le nostre aspettative stanno prendendo forma”. ■ 23


OGGI SI PARLA DI...

Papa Francesco indossa l’anello del Pescatore. È uno dei simboli del ministero petrino e Bergoglio lo ha voluto in argento e non in oro

Un prete, un papa, ma prima di tutto un uomo “Quando sono debole, è allora che sono forte”. Le parole di San Paolo ai Corinzi si attagliano a Papa Francesco e alla nuova stagione che con lui sta vivendo la Chiesa. Una rivoluzione iniziata l’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, quando Benedetto XVI annunciò a sorpresa l’intenzione di dimettersi. Non era mai successo negli ultimi settecento anni e soprattutto mai con una consapevolezza così alta del gesto

di Enzo Romeo, Caporedattore Esteri e Vaticanista Tg2

rinuncia di Ratzinger al papato è stata di fatto una grande riforma che ha aperto nuovi scenari. Un anziano pontefice, conservatore illuminato, si è levato l’anello e la stola e ha rimesso la Chiesa nelle mani della Provvidenza. Un segno di discontinuità raccolto dai cardinali elettori. La storia incalzava, la Chiesa era a un bivio: Vatileaks, pedofilia, finanze occulte. Era il momento di liberarsi dai fardelli inutili per riprendere il largo e dire di nuovo all’uomo che c’è una buona novella, una good news - il Vangelo capace di dare speranza in tempi di crisi. Lo Spirito ha soffiato forte nella Sistina e mercoledì 13

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marzo al balcone della Basilica è apparso un volto che pochi conoscevano: Jorge (Giorgio) Bergoglio, figlio di emigrati italiani in Argentina. Il vescovo di Roma che viene «dalla fine del mondo» e sceglie di chiamarsi Francesco. Anche questo un inedito e segno della strada da percorrere: i poveri che tornano a essere al primo posto nella Chiesa, come volle il Concilio. Ma senza forzature ideologiche, affidandosi alla testimonianza personale: abitudini e tratto umano di grande semplicità, che creano empatia tra il papa e un’umanità smarrita, che riavvicinano il cattolicesimo alla gente comune. “Il potere è servizio” ha detto Papa Francesco. Sarebbe


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uno slogan vuoto se non venisse sostanziato dal vissuto concreto d’ogni giorno. La prima parola usata nel presentarsi al mondo è stato un semplice «Buonasera». Col suo inchinarsi a ricevere la preghiera dei fedeli, con l’indossare la stola solo al momento di benedire è sembrato voler dire: “Sono un prete, un papa, ma prima di tutto sono un uomo che parla ad altri uomini e tutti insieme siamo il popolo di Dio”. E sono tornate in mente le parole del famoso «discorso della luna» di Giovanni XXIII: “La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, diventato padre per la volontà di nostro Signore... Ma tutti insieme, paternità e fraternità, è grazia di Dio, tutto, tutto!”. Francesco preferisce definirsi vescovo di Roma e non usa mai per sé la parola Papa. Ma non è una diminutio. Roma - ha detto - presiede nella carità a tutte le Chiese: il papa primo inter pares, che apre a una maggiore collegialità nel governo della Chiesa universale. In attesa delle grandi decisioni, abbiamo colto i piccoli segni dello “stile Francesco”: Bergoglio ha mantenuto la croce pettorale in ferro, preferendola a quella d’oro; ha usato il pullman per tornare al residence Santa Marta (nelle foto il papa e i cardinali sembravano un gruppo di parrocchiani in gita) e per gli spostamenti fuori dal Vaticano ha preferito una semplice berlina all’auto di lusso; si è recato a pagare personalmente la mezza pensione (72,50 euro al giorno) presso la Casa del Clero, dove aveva alloggiato prima del Conclave, perché la testimonianza passa

Castel Gandolfo, 23 marzo 2013. L’abbraccio tra Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI

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anche da un conto saldato. Nelle prime solenni cerimonie papali ha usato la stessa mitria (il copricapo liturgico) che aveva sempre adoperato a Buenos Aires, in cattedrale o durante le visite nelle baraccopoli. E ha tenuto ai piedi le sue vecchie scarpe, rifiutando i mocassini griffati di colore rosso. Anche i riti sono stati sfrondati da ciò che il cardinale Martini chiamava “ampollosità”. Nella cerimonia di insediamento in Laterano abbiamo rivisto il bastone pastorale di foggia moderna, quello di Paolo VI, in una progressiva riconciliazione col tempo presente. Ma ciò che ha colpito di più sono stati gli incontri e gli abbracci con gli “ultimi”. Siamo rimasti senza fiato quando Papa Francesco è sceso dalla sua auto in Piazza San Pietro e ha baciato Cecè, il disabile di Porto d’Ascoli paralizzato dalla SLA. O quando si è piegato a lavare i piedi dei ragazzi e delle ragazze del carcere minorile di Casal del Marmo. O quando ha preso in braccio il piccolo Dominic, un bambino americano cerebroleso... Senza dimenticarsi di chi gli “ultimi” ha scelto di servirli: alla fine della messa nella parrocchia di Sant’Anna, in Vaticano, ha chiamato all’altare don Gonzalo, il prete di strada che in Uruguay si spende completamente per i giovani afflitti da povertà e droga. Camminare, edificare e confessare: queste le tre parole chiave usate da Papa Francesco. Confessare con coraggio il Dio crocefisso, quello che si trova nei volti dei semplici e nelle piaghe dei derelitti. Un compito non semplice, ma possibile se si confida nella pazienza e nella misericordia divine e se non si ha paura di esprimere bontà e tenerezza. Cioè quell’amorosa debolezza che rende forti gli uomini. ■

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OGGI SI PARLA DI...

Un pozzo per Andrea intervista a cura di Valentina Filigenzi e Alessandra Tarquini, VIS - Settore Comunicazione - comunicazione@volint.it

In Etiopia grazie al progetto Un pozzo per Andrea sono stati costruiti cinque pozzi. Gli ultimi due sono stati inaugurati nel mese di aprile dalla signora Elisabetta, la mamma di Andrea De Nando, il ragazzo di Peschiera Borromeo morto il 29 gennaio 2011 mentre attraversava le strisce pedonali all’uscita dall’oratorio. Portare l’acqua in Africa era il sogno di Andrea, un sogno bruscamente interrotto, ma che si sta realizzando grazie al VIS e alla famiglia De Nando con la campagna di raccolta fondi Un pozzo per Andrea. Abbiamo intervistato la signora Elisabetta appena rientrata dall’Etiopia per capire il significato del diritto all’acqua nei villaggi africani Come è andato l’ultimo viaggio in Africa? È stata un’esperienza che ci ha arricchito moltissimo. Portare avanti pro-

getti in memoria di mio figlio scomparso più di due anni fa, mi dà l’opportunità di realizzare ciò che egli stesso ha voluto e me lo fa sentire an-

cora presente e vivo. Non è mai facile ritornare e quest’ultimo è stato un viaggio veramente faticoso sotto diversi aspetti. Dal punto di vista climatico infatti, si superavano i 43 gradi all’ombra, mentre al sole non ci è stato possibile sapere quanti gradi ci fossero in quanto il termometro segnava fino a 55 gradi e non più. Non c’era ristoro di giorno e neppure di notte e ancora mi riesce incomprensibile capire in che modo, le popolazioni locali, possano resistere per mesi e mesi con scarsissimo cibo e senza disporre di acqua. Il governo etiope costruisce pochissimi pozzi e normalmente essi sono a servizio di comunità numerose. Va da sé che i villaggi all’interno della savana, dove vivono piccole comunità, siano assolutamente non serviti e le popolazioni locali si dissetino con l’acqua sporca del fiume Baro nel quale si abbeverano gli animali, dove si lavano i panni e si adempie a un minimo di igiene personale. Dal punto di vista emozionale poi, ogni volta, è durissimo vedere


Un lavoro di squadra! bambini realmente denutriti, vestiti di pochi stracci e che, a causa di malnutrizione e condizioni di vita precarie, spesso non raggiungono il quinto anno di vita.

Grazie a... ...a Raffaele Brattoli, famoso runner di Peschiera Borromeo, che subito dopo la disgrazia ha voluto incontrarmi poiché innamorato del progetto e delle motivazioni che mi hanno spinta a cominciare. Da allora è stato un amico impagabile che mi aiuta e supporta instancabilmente così come instancabilmente continua a cercare nuove risorse per portare avanti il Progetto. In secondo luogo vorrei ringraziare tutti gli amici che in questi anni hanno condiviso con me l’esperienza di questi viaggi, compreso Carlo che, pur essendo completamente pronto con le vaccinazioni non ha potuto essere presente durante l’ultimo viaggio.

Perché tornare in Africa, consapevoli delle difficoltà che si possono incontrare? Ogni volta è molto faticoso, ma torno perché ho la consapevolezza che ciò che si riesce a fare è veramente una goccia nell’oceano dei bisogni ma, come diceva Madre Teresa, se non lo facessimo, l’oceano avrebbe una goccia in meno. Come sempre siamo rimasti colpiti dal lavoro impagabile e incredibile che svolgono i missionari Salesiani in quei territori tra i più poveri dell’Africa, massacrati da siccità e carestia. Un momento di enorme gioia e soddisfazione è stato tornare nei villaggi dove dal 2011 sono in funzione i primi tre pozzi e constatare di persona l’utilizzo continuo di tali pozzi. È stato un momento di vera gioia poiché a distanza di due anni essi sono ben funzionanti e forniscono quello che è il bene primario per l’essere umano.

amica della mamma, la signora Cristina, e abbiamo voluto che i nostri ragazzi, uniti dallo stesso tragico destino, fossero uniti anche in Africa per un progetto nobile. Il quinto pozzo poi è stato dedicato alle forze dell’ordine che hanno donato valorosamente la vita nell’adempimento del loro dovere verso la comunità italiana. Sono gesti simbolici ma ritengo di grandissimo valore.

Ci può raccontare le inaugurazioni degli ultimi due pozzi? L’inaugurazione del quarto e quinto pozzo per Andrea è stato un momento al contempo gioioso e doloroso, ma direi che ha prevaricato in me e nei miei meravigliosi compagni di viaggio il sentimento di felicità nel vedere che centinaia di persone hanno ora accesso ad acqua potabile e a condizioni di vita migliori. Il quarto pozzo è stato dedicato alla memoria di Andrea e Sebastiano, un altro gemello che è morto a pochi chilometri di distanza da Peschiera Borromeo con dinamica del tutto identica a quella in cui ha perso la vita mio figlio. Sono

Secondo la sua esperienza cosa ha significato il progetto Un pozzo per Andrea per i bambini etiopi? Possiamo vedere i benefici di un pozzo da diverse angolazioni. Innanzi tutto, per i bambini così come per gli adulti, avere acqua che sgorga da un pozzo profondo come quelli realizzati dal VIS e finanziati con il progetto Un pozzo per Andrea significa potersi dissetare con un’acqua assolutamente pulita e potabile. Noi stessi l’abbiamo bevuta ed era persino fresca, nonostante le temperature torride. Significa poi non percorrere chilometri e chilometri sotto un sole spietato il più delle volte a piedi nudi, per attingere acqua da poz-

... agli studenti del Master IED di Roma in Cartoon Animation che hanno realizzato nel 2012 un video d’animazione per il progetto. È un cartone animato di 1 minuto festoso, energico, Master Roma capace di rendere protagonista Andrea e di toccare la sua storia con delicatezza, portando l’attenzione su quanta vita sia nata da quel sogno scritto nel diario e che Andrea non ha avuto il tempo di realizzare. Lo trovate sul canale youtube del VIS www.youtube.com/ongvis. Elisabetta zi di villaggi vicini - quantità quasi sempre contingentate vista anche la difficoltà di trasporto - nella migliore delle ipotesi. Quando non esistono pozzi adiacenti, quasi sempre i bambini si recano al fiume Baro per attingere acqua putrida nella quale ho visto abbeverarsi animali e persino lavare camion. La fatica che compiono queste persone è immane e ancora non comprendo come possano sopportare un tale sforzo a tali temperature. La qualità di vita cambia totalmente ed è per questo che nei villaggi viene anche nominato un responsabile del pozzo che cura il buon funzionamento e vigila su questo bene comune di valore così inestimabile per chi fino a poco tempo prima non aveva questa possibilità. Può spiegare ai lettori italiani l’impatto di un pozzo profondo come quelli da poco inaugurati nella vita di un villaggio africano? Un pozzo profondo è praticamente inesauribile poiché durante la stagione delle piogge le falde acquifere si riempiono e danno acqua non solo in quella stagione, ma anche e so-

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prattutto nell’interminabile stagione di nuovi pozzi. Devo dire che il sesto tutto privo di strade le persone devosecca in cui pozzi poco profondi si pro- pozzo sarà realizzato a brevissimo, gra- no fare chilometri e chilometri per 20 sciugano totalmente e restano inuti- zie all’aiuto della Famiglia Magnifico litri d’acqua a famiglia, che poi tralizzati nel momento di bisogno più ur- che ne supporterà in maniera impor- sportano al villaggio a piedi caricangente. Inoltre con acqua a disposizio- tante e generosa la realizzazione. De- dola sulle spalle. Ci hanno chiesto un ne e possibilmente con l’acquisto di dicheremo questa opera a Giuseppe pozzo e abbiamo deciso che il prossiuna cisterna di raccolta, si può pensa- Magnifico scomparso otto anni fa, mo sarà li. Abbiamo poi visionato alre a un piccolo progetto agricolo fa- un’altra vittima della strada e della tri villaggi dove costruire il settimo cendo fare a queste popolazioni un ul- scelleratezza altrui. Abbiamo visiona- pozzo e chi lo sa. Vorrei andare avanteriore passo in avanti non dico per il to la località e ci piacerebbe dare ac- ti a costruirne all’infinito e metterebenessere, ma quantomeno per una qua al villaggio di Bure di cui abbiamo mo tutte le nostre energie come abvita dignitosa. Insomma, come recita incontrato con il vescovo di Gambel- biamo fatto in questi due anni e mezun famoso detto “Non regalare un pe- la una delegazione. In questo villag- zo di dolore. sce ad un affamato, insegnagli a pesca- gio la situazione è terribile, su un ter- Un pozzo a breve sarà finanziato tore”. È proprio quello che così meravi- reno collinare impervio e quasi del talmente dalla mia famiglia: è il nogliosamente stanno facendo i missiostro regalo ad Andrea, il nonari Salesiani con l’aiuto del stro bellissimo ragazzo la cui tta be sa Eli VIS che li segue e li supporta vita è stata interrotta per mara no Per aiutare la sig ea dr An lio fig o su di costantemente. no altrui a soli 15 anni. o a realizzare il sogn Sono certa che lui è lì con noi ca bancario presso Banca Eti o ific bon un e Quali sono i prossimi obiettivi del che sorveglia e dirige e, peruar ett eff i puo 0520000 00 00 00 20 03 18 progetto Un pozzo per Andrea? 50 ché no, ci aiuta anche da quel F0 70 IBAN IT oppure Abbiamo tanti altri progetti luogo dove non esiste soffe182001 88 n. P CC sul o ent sam ver un tutti indirizzati alla costruzione renza. ■ le per lo Sviluppo Internaziona intestato a VIS Volontariato

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OGGI SI PARLA DI...

Gemellaggi solidali tra le scuole, per un mondo senza Nord e senza Sud di Maria Cristina Ranuzzi, VIS - Settore Intercultura e Gemellaggi mc.ranuzzi@volint.it

Tempo fa, le maestre di una scuola romana pensarono di far conoscere ai loro alunni i diritti dei bambini e siccome, per l’appunto, stavano in una scuola, alunni e maestre pensarono di cominciare proprio col capire cosa fosse il diritto all’istruzione. Così, leggendo e discutendo tra loro, iniziarono a scoprire che nel mondo, anche a causa della povertà, non proprio tutti i bambini potevano andare a scuola e allora, per saperne di più, decisero di entrare in contatto con i bambini di una scuola lontana e povera che stava in Africa, mandando dei soldi e facendo loro delle domande

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er cominciare a conoscerli, ai bambini della scuola di Lixeira scrissero così: - “Come sono i bambini, buoni o cattivi? Come è fatta la scuola, è bella? L’Angola è bella? Perché l’Angola è povera?”. I bambini della scuola di Lixeira risposero loro: - “I bambini alcuni sono buoni altri cattivi; la scuola è fatta di blocchi ed è del colore del latte; l’Angola è un bel Paese; l’Angola non è un Paese povero. Scrissero anche: “Grazie del vostro dono, ci servirà per il prossimo anno quando faremo la settima classe, dovete aver lavorato molto per darci tutto questo”. Nel leggere le risposte alle loro domande i bambini rimasero sorpresi: “Ma allora... anche nei luoghi lontani le persone possono essere buone e cattive? Ma allora... anche nei luoghi lontani le persone possono essere ‘povere’ o ‘ricche’? Ma allora... anche nei luoghi lontani i Paesi hanno luoghi belli e luoghi brutti? Ma allora... i soldi sono stati loro utili per poter studiare? Ma allora... ma allora...”. Mi piace iniziare l’articolo sui Gemellaggi

Solidali del VIS raccontando questa storia immaginata mentre leggevo, qua e là, alcuni brani delle lettere che si sono scambiati i bambini dell’Istituto Comprensivo di Via Ghini a Roma con i bambini della Scuola Don Bosco di Lixeira in Angola. Vorrei iniziare con questa storia perché mette in risalto uno dei motivi fondamentali per i quali credo sia importante iniziare il gemellaggio con una scuola del Sud del mondo: sorprendersi perché non è proprio così scontato quello che si dava per certo. Due sguardi, incontrandosi, danno due letture diverse della realtà: fare scuola è anche tradurre e modulare questo ‘stupore’ in un percorso formativo, magari relativo al diritto allo studio. Ecco perché i gemellaggi ‘funzionano’ davvero quando diventano le storie di tanti “Ma allora...”, cioè la scoperta che si può vivere e vedere la vita in tanti modi diversi, che ‘dover andare’ a scuola è soprattutto il ‘diritto di poter andare’ a scuola.

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http://volint.it/vis/raccontiamoci


Fabio Avancini

Perché questo accada è importante darsi tempo e camminare insieme, per esempio individuando anno per anno un argomento su cui soffermare lo studio comune. È quello che è accaduto nella storia del gemellaggio tra i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Racale (Le) e i ragazzi dell’Istituto Jesus Nazareno di San Lorenzo, nella foresta pluviale peruviana. Lavorando insieme da tre anni sui temi della biodiversità, dell’acqua e dell’alimentazione, hanno scoperto significati e usi diversi, delle stesse parole e degli stessi bisogni. Sono riusciti anche a produrre alcune pubblicazioni con i lavori congiunti delle due scuole, superando le difficoltà di una diversa scansione temporale dell’anno scolastico che, di fatto, riesce a farli lavorare insieme con i loro compagni di San Lorenzo solo per alcuni mesi. È accaduto nella storia del gemellaggio tra l’Istituto Comprensivo di Maleo a Lodi e l’Istituto Don Bosco Ngangi di Goma nella R.D. del Congo. I bambini camminano insieme da due anni raccontandosi tutte le attività che svolgono e tutte le cose che imparano, scambiandosi i lavori fatti sul tema della pace: quanto diverse possono essere le esperienze legate alla parola ‘pace’ per bambini che vedono e vivono la guerra da sempre. È quello che è accaduto nelle storie dei gemellaggi dell’Istituto Comprensivo Elsa Morante di Roma e dell’Istituto Comprensivo Calderini Tuccimei di Acilia-Roma, entrambe gemellate con alcune scuole del Cameroun, delle quali sostengono da anni l’acquisto di materiale educativo. Insegnanti e alunni da più di dieci anni continuano ad andare ‘a scuola insieme’ superando le difficoltà spesso legate alla difficili condizioni di comunicazione con i villaggi dove sono le scuole gemellate. Difficoltà che non impediscono agli insegnanti dell’Elsa Morante di organizzare iniziative di supporto al gemellaggio, che coinvolgono alunni e genitori di tutta la scuola oltre alle scuole limitrofe; che non impediscono agli insegnanti del Calderini Tuccimei di seguire gli alunni nell’organizzazione e gestione di cooperative che, oltre a

unmondopossibile

esercizio di cittadinanza attiva, si traducono in appoggio economico per il diritto allo studio dei loro compagni di scuola lontani. È quello che è accaduto e sta accadendo nelle storie di tanti altri gemellaggi. E poi ci sono le esperienze nuove come l’apertura dei gemellaggi alle scuole di altri Paesi europei. È il caso del Liceo Balcescu di Oltenita in Romania gemellato con un liceo di Monrovia in Liberia; dell’apertura dei gemellaggi alle strutture educative informali: oratori, polisportive, case famiglia che da poco hanno iniziato un gemellaggio insieme a strutture analoghe nella Repubblica Democratica del Congo, in Angola, nella Repubblica Dominicana. Il VIS, nel cammino di realizzazione dei gemellaggi, si mette al servizio delle scuole, cercando di facilitare le comunicazioni e gli scambi tra le due strutture formative, grazie anche alla collaborazione dei Volontari VIS e dei Missionari Salesiani che vivono quotidianamente il loro impegno all’interno dei Progetti e delle Missioni nei Paesi del Sud del mondo, dove vengono individuate le scuole con le quali iniziare un gemellaggio. Per cercare di accorciare le distanze e permettere alle scuole di raccontarsi, ogni coppia di scuole gemellate ha a disposizione un luogo (http://volint.it/vis/raccontiamoci) dove inserire lettere, disegni, lavori, foto. Questo rende più immediata la possibilità di comunicare e permette di avere sempre a disposizione tutto il materiale che i ragazzi, nel tempo, si sono scambiati. Il racconto delle varie esperienze, inoltre, può essere considerato anche una buona pratica al servizio delle persone interessate all’esperienza del gemellaggio con le scuole del Sud del mondo. Ritroviamo qui uno dei nodi cruciali dei gemellaggi e cioè la

La copertina del libro realizzato nell’ambito del gemellaggio tra la Scuola Racale (Lecce) e la Scuola di S. Lorenzo (Perù)

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possibilità di creare situazioni di scambio comunicativo al passo con i tempi attuali e, quindi, all’utilizzo dei mezzi informatici che si fanno spazio anche nelle realtà che interessano le scuole impegnate nei gemellaggi. L’importanza di riuscire a rendere agevoli le comunicazioni è stata una delle questioni affrontate durante l’incontro tra gli insegnanti delle scuole coinvolte, tenutosi a Roma presso l’Istituto Sacro Cuore lo scorso 10 maggio. Da parte di tutti è stata segnalata l’esigenza di creare le condizioni perché la comunicazione tra gli insegnanti delle due scuole gemellate sia più rapida e permetta uno scambio mutuo di metodologie e di contenuti didattici. Riuscire a far sì che si instauri una relazione diretta e costante tra gli insegnanti che realizzano il gemellaggio non solo è molto importante, ma permetterebbe ai gemellaggi di fare un notevole salto di qualità. Il gemellaggio diventerebbe, così, anche per i formatori e gli insegnanti, un luogo dove potersi incontrare per scambiare e condividere informazioni, perplessità, idee sul proprio fare scuola. I gemellaggi VIS, come tentativo di contrazione tra spazi lontani, sentirebbero più vicino il raggiungimento di uno dei traguardi: porsi al servizio di insegnanti e formatori affinché l’esperienza di gemellaggio diventi occasione per la ricerca comune di valori e strategie educative volte ad accompagnare la crescita integrale dei bambini e dei ragazzi ovunque si trovino, ovvero in quello che ci auguriamo sarà il loro grande unico Mondo, senza nord e senza sud. ■


In questa rubrica raccogliamo e ripercorriamo le news apparse su volint.it negli ultimi mesi, che ci aiutano a leggere il nostro Paese e il mondo a cura di Alessandra Tarquini

NUVOLOSO CIELO TERSO

NON CI SONO PIÙ LE MEZZE STAGIONI

CIELO

PREVISIONI DEL TEMPO ATTRAVERSO LE NOTIZIE DI WWW.VOLINT.IT

3-04-2013 L’Italia saluta con particolare soddisfazione la positiva conclusione, in ambito ONU, dei lavori di redazione di un Trattato sul Commercio delle Armi. Dopo lunghi negoziati, il testo ha ottenuto il sostegno di una coalizione trasversale di oltre 150 Paesi. 14-03-2013 Il VIS dà il Benvenuto a Papa Francesco e guarda con speranza al nuovo Pontefice “E adesso cominciamo questo cammino. Benvenuto Papa Francesco!”.

19-04-2013 Il VIS rilancia l’appello per la liberazione di Giovanni Lo Porto e Bernd Johannes Mohlarback cooperanti in Pakistan. 12-04-2013 Nel 2012 ci sono state esecuzioni capitali solo in 21 Paesi: lo stesso numero del 2011 ma in calo rispetto a un decennio prima (28 nel 2003). 18-03-2013 L’ONU approva la dichiarazione contro la violenza sulle donne. Il 16 Marzo 131 Paesi su 198 hanno firmato la Carta che chiede protezione, promozione di diritti umani e libertà fondamentali per donne e bambine.

PIOGGIA

9-05-2013 Il VIS si unisce e rilancia l’appello per Domenico Quirico, inviato de La Stampa in Siria, del quale non si hanno notizie del 9 aprile, data dell’ultimo sms inviato dal Paese. Un fiocco giallo anche nella nostra rivista e nel nostro fb per tenere alta l’attenzione sulla vicenda, in solidarietà con la famiglia e i colleghi del giornalista. 20-03-2013 Iniziative nella rete in occasione dell’anniversario della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i due giornalisti uccisi esattamente 19 anni fa a Mogadiscio in Somalia mentre stavano compiendo il proprio lavoro. 4-03-2013 In Repubblica Democratica del Congo si riaccende la tensione, in seguito all’accordo firmato il 24 febbraio per una pacificazione dell’area Est del Paese.

6-03-2013 “Adesso basta, ora pretendiamo di non essere più presi in giro con false promesse e con giustificazioni insensate: l’Italia deve uscire dal programma JSF per i caccia F-35 immediatamente”. Lo afferma la Rete Disarmo attiva nella campagna “Taglia le ali alle armi!” che dal 2009 chiede di utilizzare le enormi risorse che dovrebbero servire per gli F35 per investimenti più utili e sensati. 32

www.volint.it/vis/archivionews


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DOVE SEI, ANATOLE? Spiegare ai bambini la guerra, la malattia e tutte le cose tristi che accadono nel mondo non è semplice, in bilico tra la reticenza a svelare troppo presto che Babbo Natale non esiste e il timore di nascondere la verità

di Anna Masucci, VIS - Settore Pubblicazioni

rancesca Fabris ha portato a termine questo arduo compito nel delicatissimo racconto Dove sei, Anatole?, illustrato da Flavio Rosati, edito dalle Paoline all’interno della Collana miriguarda, nata per raccontare, a bambini dagli otto anni in su, realtà che sembrano distanti ma che sono più vicine di quello che immaginiamo. Anatole, un bambino ruandese di 6 anni in vacanza in Kenya con i suoi genitori, durante un incidente in strada viene scaraventato lontano dalla sua macchina e dalla sua vita. Non conosce la lingua del luogo, non conosce il freddo della strada, non conosce il significato della solitudine. Impara a “tremare di nostalgia”, pensando al calore delle carezze della sera, alle ninne nanne notturne, ai giochi con il papà durante le serate stellate. Impara a perdere le lacrime e poi a non cercarle più, a non provare le emozioni di prima a tal punto da pensare di non averne.

F

Anatole ci fa strada nella strada, senza mentire, come solo i bambini sanno fare, senza nasconderci la desolazione di una vita senza affetti e senza obiettivi, senza famiglia e senza casa. Lo fa mentre, al di qua delle sue parole e dei suoi capitoli, il padre Théoneste, risvegliatosi in ospedale con accanto la moglie Françoise ancora in coma, lo cerca disperatamente. Non solo girando in lungo e largo la città di Nairobi ma anche viaggiando nei ricordi del suo passato. Théoneste si trova infatti ad affrontare il secondo momento doloroso della sua vita, dopo l’incubo del genocidio ruandese, dal quale, insie-

Francesca Fabris

me a quella che non era ancora diventata sua moglie, era riuscito a sfuggire grazie all’incontro con persone coraggiose e con un cuore grande. Un cuore grande come quello degli Angeli delle baraccopoli, volontari exragazzi di strada che si prendono cura di bambini come Anatole, intrattenendoli con giochi, sport e tante altre attività e che porteranno, dopo tante peripezie, il giovane Anatole a ricongiungersi con il padre Théoneste e con la madre Françoise. Alla fine della favola scopriamo che il lieto fine in realtà non è fittizio. Così come non sono fittizie la vita in strada, i piedi scalzi, i cuori impolverati, a ispirare l’autrice Francesca Fabris ci sono infatti anche Padre Renato, un missionario comboniano che ha dedicato la sua vita alla missione; Jack Matita, educatore del Kivuli drop-in; e tante associazioni, organizzazioni, persone che lavorano ogni giorno per garantire un’alternativa a bambini e giovani senza futuro. E comunque mi sa che io la lettera a Babbo Natale la scrivo. Vuoi vedere che quest’anno mi risponde? ■ 33


Favole

Ataba & Zarief E-ttol

C’

era una volta, molto tempo fa, un ricco commerciante che faceva affari in tutto il mondo arabo. Aveva tanti dipendenti, tra cui un ragazzo tanti intelligente, conosciuto in città con il nome di Zarief Ettol. Era molto affascinante, educato, affidabile ma anche molto povero. Il commerciante contava su di lui e quando si trovava fuori città era solito lasciare che Zarief si occupasse dei suoi affari. Un giorno la figlia del commerciante andò a cercare il padre al negozio per dirgli che un visitatore importante aveva mandato un messaggio dicendo che sarebbe arrivato presto per motivi urgenti. Quando entrò Zarief stava servendo un cliente. Lei lo salutò e lui la guardò stupito: era davvero bella. Con i suoi occhi scuri, i capelli neri leggermente ondulati e le sue guance rosse timide emanava bellezza tutt’intorno. Da quel momento la vita di Zarief cambiò completamente. Non riusciva più a dormire, a mangiare, perché la sua immagine gli tornava in mente giorno e notte. Così decise di fare il possibile per sapere qualcosa di più su di lei. Un giorno andò a casa del suo capo per portargli dei campioni dei nuovi materiali. Il commerciante lo accolse gentilmente e chiese a sua figlia di preparare del tè. Zarief riuscì finalmente a scoprire il nome della sua amata: Ataba. 34

Quando la giovane donna arrivò con il tè, il padre scusandosi si alzò per andare ad accogliere qualcuno alla porta. In quel momento Zarief colse al volo l’occasione e mentre Ataba gli versava il tè le fece dei complimenti per il suo bel nome. Era molto timida e non riuscì neanche a sollevare lo sguardo. Zarief si scusò e si presentò, rimanendo sorpreso dal fatto che lei avesse già sentito parlare di lui dal padre. Ataba voleva lasciare la stanza ma

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

Zarief la fermò e le chiese di poterla rivedere il mattino seguente vicino al fiume. Lei rispose che questo non era appropriato e gli disse che non doveva oltrepassare il limite. Quella notte fu una lunga notte per Zarief che pensò a cosa fare per rivedere Ataba. Decise di chiedere la sua mano. Il giorno seguente andò al negozio e chiese la mano direttamente al padre dell’amata, che rimase molto sorpreso. Il commerciante rifiutò la richiesta di Zarief


Palestina Il VIS lavora nella Palestina Occupata dal 1986. L’impegno attuale del VIS si concretizza in quattro filoni di intervento. Progetto di rilancio della Cantina di Cremisan, finalizzato a rendere questa realtà produttiva storica - nata nel 1885 - in grado di garantire posti di lavoro agli abitanti della zona e di generare un reddito a sostegno di tutte le attività socio-educative e formative dei Salesiani in Terra Santa. Progetto di valorizzazione della tradizione artistica e artigianale a Betlemme, che si è consolidato negli ultimi anni con il rilancio del Centro Artistico Salesiano (CAS) e la riapertura del Museo Internazionale della Natività. Progetto di sostegno alla Scuola Tecnica Salesiana di Betlemme, attraverso l’aggiornamento degli insegnanti, l’adeguamento tecnologico dei laboratori, il collocamento lavorativo degli ex studenti, la promozione di interscambi con la scuola tecnica del Cairo. Progetti di Formazione superiore presso l’Università di Bedel VIS Per sostenere le attivitàpata tlemme, attraverso il MICAD – Master in International Cooperation nella Palestina Occu and Development, che nel 2012 ha festeggiato ben otto anni di atca bancario presso Banca Eti puoi effettuare un bonifico tività. Contemporaneamente il VIS si è occupato anche dell’avvio, 00000520000 IBAN IT 70F05018032000 sempre presso l’Università di Betlemme, del nuovo Master in oppure Governance of the Public Administration Sector. versamento sul un

CCP n. 88182001

affermando che egli non era in grado di provvedere a sua figlia e garantirle il tenore di vita a cui era abituata. Zarief rispose che avrebbe fatto di tutto per avere la mano di Ataba e si dichiarò pronto a soddisfare ogni richiesta del capo. Dopo una lunga discussione, il commerciante disse a Zarief di essere pronto a concedergli la mano di sua figlia qualora fosse riuscito a portargli la migliore uva di tutto il Paese. Zarief accettò le condizioni e si preparò a partire. Tornando a casa dal negozio incontrò Ataba e le raccontò tutto. Lei gli disse timidamente che lo avrebbe aspettato e che credeva in lui. Zarief fu molto contento e decise che non sarebbe tornato vivo se non fosse riuscito a prendere la migliore uva del Paese. Così andò a Khalil City dove cresceva l’uva più buona e ne comprò alcuni grappoli con il denaro che aveva con sé e la consegnò al padre di Ataba. Questi rimase contrariato perché non credeva che Zarief sarebbe riuscito a compiere la missione. Allora decise di far superare

po Internazionale per lo Svilup intestato a VIS Volontariato VIS

un’altra prova al ragazzo e lo mandò in una città ancora più lontana, Yafa, a cercare le arance più buone del Paese. E quando tornò con le arance gli assegnò un’altra prova e poi un’altra ancora, per tanto tanto tempo. Zarief attraversò la Palestina in lungo e in largo, utilizzando ogni mezzo di trasporto e conoscendo tante persone, per soddisfare ogni volta le diverse richieste del padre di Ataba. Durante il suo peregrinare Zarief compose una canzone che parlava del suo amore per Ataba. Tutte le persone che il ragazzo conosceva durante i suoi viaggi ascoltavano la storia di Zarief e Ataba e cantavano la loro canzone come simbolo del vero amore. L’ultima meta fu l’Egitto dove un suo amico che lavorava a corte lo aiutò a incontrare il Re Mukthar. Zarief raccontò la sua storia al Re il quale sorridendo promise di aiutarlo a ottenere la mano del suo vero amore, parlando con il commerciante che era un suo amico di vecchia data.

Causale: Progetti

Zarief tornò in Palestina accompagnato dal Re in persona, contento perché non vedeva l’ora di rivedere Ataba. I due bussarono alla porta del padre di Ataba, il quale rimase molto sorpreso dalla sua visita e gli chiese cosa lo avesse spinto a percorrere tutta quella strada. Il Re allora affermò che Zarief sarebbe stato un marito esemplare e convinse il commerciante a concedere la mano della figlia a Zarief. Il ricco commerciante finalmente acconsentì e annunciò che sarebbero cominciati i preparativi per il matrimonio della figlia. Il matrimonio dei due ragazzi fu un giorno di grande festa, alla quale parteciparono tutte le persone che Zarief aveva conosciuto attraversando la Palestina. I suoi amici composero per lui una canzone allegra che raccontava la sua storia e accompagnarono i canti con la danza popolare DABKEH. ■ 35


VITA ASSOCIATIVA

BILANCIOSOCIALE2012 Il percorso di realizzazione del Bilancio Sociale del VIS è iniziato dando seguito a una delibera dell’Assemblea dei soci dell’aprile del 2007, nella quale si decise l’adozione e lo sviluppo di questo strumento di rendicontazione attraverso un percorso progressivo con alcune “tappe intermedie”. Dopo aver realizzato la Relazione di Missione relativa al 2008, il Bilancio di Missione relativo al 2009, si è giunti alla prima stesura di Bilancio Sociale nel 2010 e con il Bilancio Sociale 2011 si è entrati a regime con la rendicontazione sociale

di Debora Sanguinato, VIS - Coordinatrice Interna Bilancio Sociale d.sanguinato@volint.it

percorso sino ad ora svolto permette di riconoscere, nel Bilancio Sociale VIS 2012, una maturità di rappresentazione dei contenuti delle attività e dei dati di progetto, frutto del processo evolutivo sopra descritto. Come principale standard di riferimento si sono mantenute, come già nella precedente edizione, le “Linee Guida per la redazione del Bilancio Sociale delle organizzazioni non profit” pubblicate dall’Agenzia per le Onlus nel febbraio 2010. Nonostante l’Agenzia per le Onlus, successivamente denominata Agenzia del Terzo Settore, sia stata soppressa a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legge n. 16 del 2 marzo 2012 (art. 8 comma 23) e le sue funzioni siano state trasferite al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, si è ritenuto opportuno mantenere il riferimento alle Linee Guida pubblicate nel 2010, poiché rappresentano l’unico documento di riferimento valido ed efficace nel settore della rendicontazione sociale per le associazioni no-profit. Obiettivo primario di questo quinto ciclo di rendicontazio-

Il

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ne è stato utilizzare l’esperienza di un processo ormai strutturato, seppure ancora perfettibile, per produrre un documento snello e maggiormente leggibile da parte del lettore interessato. A tal fine il documento di rendicontazione sociale è stato modulato come segue: – un corpo centrale, stampabile, rappresentato dal Bilancio Sociale VIS 2012 – un file completo, da inserire nel sito del VIS, www.volint.it, contenente info addizionali sulla natura e il funzionamento dell’Organismo e tutte le attività e i progetti di sviluppo, di emergenza e di cooperazione decentrata realizzati dal VIS nel mondo. È stato confermato il ruolo del “Gruppo operativo”1 (costituitosi nel 2010 e rafforzato nel 2011) in cui sono presenti referenti delle unità organizzative del VIS che si occupano dei principali ambiti tematici del Bilancio Sociale. Così come nelle precedenti edizioni il coordinamento complessivo del


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progetto è stato garantito da una figura interna, mentre il supporto del consulente esterno esperto in rendicontazione sociale2 è divenuto residuale. Si è inoltre data continuità alla partecipazione dei volontari espatriati, che sono stati coinvolti per descrivere l’operato del VIS ‘in terra di missione’. Dal punto di vista dei contenuti, è stata confermata la scelta di articolare la rendicontazione sull’attività del VIS in due “macro-aree”: da un lato, la presentazione dei principali “strumenti e metodologie” utilizzate; dall’altro, la loro “applicazione” nelle diverse aree geografiche nelle quali il VIS opera. Per il futuro si auspica che questa prospettiva descrittiva possa evolversi in un’elaborazione maggiormente partecipata e in un’analisi unitaria ed integrata dell’operato dell’Organismo, anche per programmi e non solo per progetti, al di là delle specificità degli strumenti di intervento. Si è inoltre consolidata la sezione dedicata alla comunicazione, introdotta lo scorso anno in seguito all’istituzione di un Ufficio Comunicazione interno all’Organismo. A seguito del processo di riorganizzazione della struttura, che ha visto ad oggi coinvolto principalmente il settore amministrativo, è stata rafforzata l’integrazione tra rendicontazione sociale e rendicontazione economico-finanziaria. Questi ed altri interventi più puntuali hanno aumentato la completezza informativa del documento, anche in relazione alle previsioni delle linee guida dell’Agenzia per le Onlus. La modularità del documento di Bilancio Sociale VIS 2012 è stata adottata anche in un’ottica di implementazione della politica di sostenibilità ambientale ed economica dell’Organismo. Infatti sia il corpo centrale del documento, il Bilancio Sociale VIS 2012, che i due allegati, VIS nel mondo e Info sul VIS, saranno linkabili e scaricabili dal sito del VIS nella sezione Bilancio http://www.volint.it/vis/bilancio. Si procederà alla stampa cartacea soltanto del corpo centrale del documento. Per una più chiara analisi delle attività svolte dal VIS nel corso del 2012 i dati presentati nel seguente documento sono stati estrapolati tenendo conto dei criteri di imputazione economica (proventi e oneri di competenza dell’esercizio), ma non dei risconti attivi e passivi e degli accantonamenti (a debito) compiuti sullo Stato Patrimoniale. ■ 1

2

Costituito da: Simona Tornatore Referente Progetti di sviluppo/emergenza, Lorella Basile Referente Donazioni e offerte, Luca Cristaldi Responsabile Campagne e EAS, Maria Pasquini Responsabile Amministrazione, Valentina Barbieri Responsabile Risorse umane, Emma Colombatti Referente Dimensione territoriale, Gianmarco Schiesaro Responsabile Nuove Tecnologie, Alessandra Tarquini Responsabile Comunicazione. Debora Sanguinato Coordinatrice interna, Giovanni Stiz esperto di rendicontazione sociale (SENECA srl). Entrambi parte sia del Gruppo di indirizzo sia del Gruppo operativo. Attualmente Giovanni Stiz partecipa ai lavori sono in fase di supervisione finale.

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Bilancio 2012 Il Bilancio è stato assoggettato a revisione da parte di Mazars SpA ed è consultabile interamente sul sito www.volint.it

STATO PATRIMONIALE ATTIVO

31.12.2012

31.12.2011

210.698

184.805

14.815.579

19.401.589

1.325.800

807.639

16.352.078

20.394.033

STATO PATRIMONIALE PASSIVO 31.12.2012

31.12.2011

ATTIVO IMMOBILIZZATO ATTIVO CIRCOLANTE RATEI E RISCONTI TOTALE ATTIVO

PATRIMONIO NETTO

86.247

112.280

TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO

230.088

187.731

DEBITI ESIGIBILI ENTRO L’ESERCIZIO SUCCESSIVO

5.052.359

6.092.329

DEBITI ESIGIBILI OLTRE L’ESERCIZIO SUCCESSIVO

225.000

300.000

RATEI E RISCONTI

10.758.383

13.701.693

TOTALE PASSIVO

16.352.078

20.394.033

31.12.2012

31.12.2011

6.584.121

10.172.310

- 9.183.702

- 14.146.710

PROVENTI DA ATTIVITÀ PROMOZIONALI E RACCOLTA FONDI

3.100.643

5.409.651

ONERI DA ATTIVITÀ PROMOZIONALI E DI RACCOLTA FONDI

- 335.464

- 353.248

208.577

312.684

- 385.458

- 392.745

PROVENTI DA ATTIVITÀ FINANZIARE E PATRIMONIALI

239.164

48.457

ONERI FINANZIARI E PATRIMONIALI

- 110.535

- 99.740

PROVENTI STRAORDINARI

793.511

4.946.831

ONERI STRAORDINARI

- 12.644

- 5.164.057

- 924.246

- 890.206

- 26.033

- 156.773

CONTO ECONOMICO PROVENTI DA ATTIVITÀ TIPICHE ONERI DA ATTIVITÀ TIPICHE

PROVENTI DA ATTIVITÀ ACCESSORIE ONERI DA ATTIVITÀ ACCESSORIE

ONERI DA ATTIVITÀ DI SUPPORTO GENERALE RISULTATO ESERCIZIO

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www.volint.it/vis/bilancio


VITA ASSOCIATIVA

10 anni, 1000 volti... 1 sola Pangea! di Francesco Mele, VIS Pangea

“Mi

parve di trovarmi in una regione selvaggia ed affatto sconosciuta. Era un’immensa pianura, tutta incolta, nella quale non si scorgevano né colline né monti. Nelle estremità lontanissime però si profilavano scabrose montagne. Vidi in essa turbe di uomini che la percorrevano. Erano quasi nudi, di un’altezza e statura straordinaria, di un aspetto feroce, coi capelli ispidi e lunghi, di colore abbronzato e nerognolo, e solo vestiti di larghi mantelli di pelli di animali, che loro scendevano dalle spalle. Avevano per armi una specie di lunga lancia e la fionda”. Don Bosco vide i suoi Missionari andare incontro agli indigeni, li istruivano ed essi ascoltavano volentieri la loro voce; insegnavano ed essi imparavano con prontezza; esortavano, ed essi accettavano e mettevano in pratica i loro consigli. Don Bosco finisce il racconto del sogno dicendo: “Questo fece molta impressione sul mio animo, ritenendo che fosse un avviso celeste». (MB X,54) Noi non potevamo stare zitti e non potevamo far finta di nulla, allora decidemmo assieme ai Salesiani di Salerno di fondare un’associazione mis38

Eravamo appena tornati dall’esperienza estiva nei mesi di luglio e agosto del 2003 e ci interrogavamo sul cosa fare, come san Tommaso avevamo incontrato e toccato Cristo Risorto nel fratello più sfortunato di noi... quattro ragazzi tornavano dal Madagascar e tre dall’Albania ricordando il Sogno di Don Bosco sionaria ispirata ai valori cristiani e al Sistema Preventivo di Don Bosco. Il VIS Pangea Salerno, un Organismo che persegue finalità istituzionali di solidarietà, di promozione e organizzazione di iniziative ed attività di carat-

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

tere formativo, educativo, informativo, tecnico e professionale nel quadro di programmi di sviluppo umano, culturale, socio-economico, sia in Italia che all’estero. 10 anni, 1000 volti... 1 sola Pangea il nostro


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slogan di questo piccolo traguardo ma soprattutto di questo nuovo punto di partenza... 10 ANNI. Non sono tanti ma non sono neanche pochi... ricordando l’importanza del tempo ricopio una delle tante “massime” che si trovano in rete ma che lette con attenzione fanno riflettere: “Per scoprire il valore di un anno, chiedilo ad uno studente che è stato bocciato all’esame finale. Per scoprire il valore di un mese, chiedilo ad una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto. Per scoprire il valore di un’ora, chiedilo agli innamorati che stanno aspettando di vedersi. Per scoprire il valore di un minuto, chiedilo a qualcuno che ha appena perso il treno, il bus o l’aereo. Per scoprire il valore di un secondo, chiedilo a qualcuno che

è sopravvissuto a un incidente. Per scoprire il valore di un millisecondo, chiedilo ad un atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d’argento. Il tempo non aspetta nessuno. Raccogli ogni momento che ti rimane, perché ha un grande valore. Condividilo con una persona speciale, e diventerà ancora più importante”. 1000 VOLTI. Perché in questi anni le persone che abbiamo visto e incontrato sono veramente tante... ogni parola, ogni azione ed ogni attività svolta ci ha arricchiti gli uni con gli altri all’interno del grande dono che è la Vita. Ragazzi e ragazze che ci hanno aiutato e persone che abbiamo conosciuto anche solo per un momento, una crescita continua e un arricchimento profondo ricordando il primo sogno di Giovannino dei nove anni. Il nostro Rettor Maggiore ci ricorda che noi giovani siamo i protagonisti del presente non del futuro, mettendoci al centro come protagonisti ma prendendoci una responsabilità forte nei nostri contesti di vita... quindi non possiamo rimanere fermi a guardare, criticare ed aspettare ma dobbiamo rimboccarci le maniche

36-2013

(ricordando il nostro Don Bosco in maniche di camicia) e lavorare per una sola Pangea. 1 PANGEA. Perché la Pangea (dal greco antico π, forma neutra di π, “tutto”, e “terra”, cioè “tutta la terra”) è il nome del supercontinente che si ritiene includesse tutte le terre emerse della terra. Ma Pangea è anche uno dei “Sogni” missionari di Don Bosco, dove terre geograficamente lontane tra di loro erano unite attraverso l’opera dei Salesiani; Oggi più di allora vogliamo essere testimoni di Cristo risorto utilizzando stile e carisma del nostro padre maestro ed amico San Giovanni Bosco mettendo al servizio degli ultimi la nostra disponibilità e il nostro umile servizio! Spegniamo dieci candeline come associazione missionaria salesiana di Salerno, proponendo un articolato calendario di iniziative protratte per tutto il corso del 2013, occasioni di gioia e di festa da condividere con quanti hanno sostenuto e continuano a sostenere moralmente ed economicamente le iniziative del VIS Pangea Salerno. Non un traguardo, ma un punto di inizio per la promozione di tante altre iniziative in favore degli ultimi e dei più bisognosi. Noi crediamo ancora in UN MONDO POSSIBILE! ■ 39


Per le STRADE del MO ICP - IPI AM SDB – FMA Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania Per info scrivi a: stefano.mondin@31gennaio.net; pg-missioni@fma-ipi.it

ANGOLA, Lwena (29 Luglio - 27 Agosto)

NIGERIA, Ibadan

ICC

AM - Circoscrizione Italia Centrale Per info scrivi a: mgs.am.icc@donbosco.it

(28 Luglio - 24 Agosto)

BURUNDI, Ngozi

ETIOPIA, Soddo

(28 Luglio - 25 Agosto)

(27 Luglio - 25 Agosto) • Shire (27 Luglio - 25 Agosto) BOSNIA, Zˇepcˇe (24 Giugno - 5 Luglio)

GHANA, Sunyani (28 Luglio - 27 Agosto)

Rep. Dem. CONGO, Lubumbashi - Kafubu (30 Luglio - 21 Agosto)

BENIN, Cotonou

ITALIA, Colle Val D’Elsa (con MCR)

(10 - 30 Agosto)

(30 Giugno - 21 Luglio)

GABON, Libreville (6 - 30 Agosto)

LITUANIA, Kaunas

SIERRA LEONE

(28 Luglio - 19 Agosto)

MOLDAVIA, Voinova (28 Luglio - 18 Agosto)

BENI GHANA

ROMANIA, Ciresoaia (28 Luglio - 18 Agosto)

G

BRASILE, São Carlos (28 Luglio - 25 Agosto) ITALIA, Locri (29 Luglio - 8 Agosto) L’esperienza estiva non è un viaggio turistico: la motivazione che deve spingere a parteciparvi è la volontà di vivere un’esperienza di servizio e di confronto che condurrà a compiere una riflessione sulla propria vita e sui valori su cui è costruita. La conoscenza diretta della realtà di questi Paesi permetterà ai partecipanti, una volta rientrati, di divenire cittadini più consapevoli, operatori di integrazione e di sviluppo. Per avere maggiori informazioni scrivi, in base alla tua regione di residenza, ad uno degli indirizzi e-mail riportati in cartina.

BRASILE

INE BOLIVIA

AM - MGS Tri Per info sc animazionemissionaria

MADAGASCAR

(Agosto) ETIOPIA, Gambe (26 Luglio - 26

SIERRA LEONE

(26 Luglio - 26 BOLIVIA, Santa C ITALIA, Catania (20 Luglio - 4 A • Torino (28 Luglio - 10

LEGENDA: SDB Salesiani di Don Bosco; FMA Figlie di Maria Ausiliatrice; MCR Missionarie di Cristo Risorto; AM Animazione Mi


241 Giovani

ONDO

37 Accompagnatori (32 Salesiani di Don Bosco e Figlie di Maria Ausiliatrice,

LITUANIA

ROMANIA ITALIA

2 coppie di sposi, 1 animatrice)

MOLDAVIA

BOSNIA ALBANIA

TUNISIA

IME

AM SDB - Ispettoria Meridionale Per info scrivi a: vocazioniemissioni@donboscoalsud.it

N

ITALIA, Torino - Murazzi

NIGERIA

(28 Luglio - 8 Agosto) • Napoli - Rione Amicizia (3 - 10 Agosto)

ETIOPIA

GABON

ANGOLA

ALBANIA, Scutari BURUNDI Rep Dem. CONGO

(6 - 18 Agosto)

MADAGASCAR, Bemaneviky (6 - 20 Agosto)

MADAGASCAR

ISI

iveneto crivi a: a@donboscoland.it

AM - MGS Ispettoria Sicula Per info scrivi a: vissicilia@gmail.com

MADAGASCAR, Tulear

R, Mahajanga

ela 6 Agosto) E, Freetown 6 Agosto) Cruz (Agosto)

Agosto) San Salvario 0 Agosto)

(29 Luglio - 23 Agosto)

ILE

AM - Ispettoria Lombardo Emiliana Per info scrivi a: aticozzi@salesiani.it

ETIOPIA, Addis Abeba, Adwa, Abobo, Zway, Dilla, Makallé, Adigrat, Adamitullo (23 Luglio - 23 Agosto)

ssionaria; MGS Movimento Giovanile Salesiano

2013 Esperienza Estiva


RIVISTA TRIMESTRALE DEL VIS - VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

giugno 2013 36

Anno XXVII - n. 36 giugno 2013 - trimestrale - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 - (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 - DCB Roma

unmondopossibile

“L’acqua è vita” COOPERAZIONE

Il Rapporo UNDP 2013

PROGETTI

OGGI SI PARLA DI...

La speranza dietro ad uno scatto

Un Papa ma prima di tutto un uomo


Un Mondo Possibile