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5x1000 NON VI

RIVISTA TRIMESTRALE DEL VIS - VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

marzo 2013 35

unmondopossibile

DICIAMO PIU’ COME

FARE. VI DICIAMO PERCHE’

DONA IL TUO 5X1000 AL VIS

CODICE FISCALE 97517930018

Anno XXVII - n. 35 marzo 2013 - trimestrale - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 - (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 - DCB Roma

FARLO.

2015 ALLE PORTE:

A CHE PUNTO SIAMO? COOPERAZIONE

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Don Bosco for Expo 2015!

PROGETTI

DIRITTI UMANI

Il Master in Cooperazione Ruolo delle donne e Sviluppo: perché? nella società di oggi


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unmondopossibile Le vie dello sviluppo umano

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marzo 2013

Rivista trimestrale del VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 281/2008 del 7.7.2008

Direttore responsabile: Luca Cristaldi Gruppo di redazione: Gianluca Antonelli Carola Carazzone Franco Fontana Anna Masucci Alessandra Tarquini Hanno collaborato a questo numero: Sergio Abbruciati Andrea Antognozzi Gigi Bisceglia Lorenzo Bianchi Carnevale Caterpillar Carmen Cometto Barbara Comparini Valentina Filigenzi Lottin Welly Marguerite Albino Pellegrino Marina Ponti Lucia Maria Russo Gianni Vaggi Michela Vallarino Fabio Vettori Maura Viezzoli Art direction: Nevio De Zolt

La foto di copertina è di Coralie Maneri Le foto dove non compare il nome dell’autore sono dell’Archivio VIS UN MONDO POSSIBILE viene inviato a quanti ne fanno richiesta

VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo Via Appia Antica, 126 - 00179 Roma Tel. 06.51.629.1 - Fax 06.51.629.299 E-mail: vis@volint.it redazione@volint.it http: //www.volint.it CF 97517930018 C. C. Postale 88182001 Banca Popolare Etica IBAN: IT70F0501803200000000520000

Tipolitografia Istituto Salesiano Pio XI Via Umbertide, 11 - 00181 Roma Tel. 06 78.27.819 • tipolito@donbosco.it Finito di stampare: marzo 2013

I CORSI ONLINE DEL VIS Le grandi sfide dell’Age formano da 13 ANNI i PROFESSIONISTI DELLA COOPERAZIONE Carola Carazzone, Presidente VIS c.carazzone@volint.it

Carissimi amici,

in continuità con il tema della efficacia della cooperazione allo sviluppo (aid o meglio development effectiveness) a cui abbiamo dedicato ampio spazio in tutti i numeri della nostra rivista nel 2012, vogliamo dedicare il biennio 2013-2014 al tema chiave delle grandi sfide dell’Agenda Post-2015. Come tutti ricordiamo, nel 2000, 179 Capi di Stato e di Governo, per la prima volta nella storia dell’umanità, si sono solennemente impegnati a dimezzare la povertà estrema entro il 2015 con un piano globale strutturato in 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG). Grazie alla partecipazione di milioni di persone, associazioni, organizzazioni non governative, singoli cittadini, alcuni reali progressi sono stati ottenuti. Il numero di persone che vivono in condizioni di povertà si è ridotto a meno della metà del livello del 1990. Oltre due miliardi di persone hanno avuto accesso all’acqua potabile. Almeno 100 milioni di persone hanno lasciato gli slums per condizioni abitative migliori. Eppure, 1,4 miliardi di persone vivono ancora in condizioni di estrema povertà. Ogni 4 secondi un bambino muore per cause prevenibili e oltre 900 milioni di persone, in particolare le donne e i giovani, soffrono di fame cronica. Nel frattempo, la popolazione mondiale è destinata ad aumentare a 9,5 miliardi entro il 2050 e il sistema alimentare è a un punto di rottura. Il cambiamento climatico minaccia di annullare tutti i progressi compiuti finora. La disuguaglianza è in crescita in tutto il mondo e violazioni massicce di diritti umani indeboliscono i Paesi fragili e le zone di conflitto, mentre l’economia mondiale continua a

✓ Cooperazione Internazionale ✓ Progettazione per lo Sviluppo ✓ Emergenze Umanitarie ✓ Diritti Umani ✓ Microfinanza ✓ Economia dello Sviluppo ✓ Turismo Responsabile ✓ Fund Raising nel non profit

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Editoriale

genda Post-2015 vacillare stretta dalla morsa di una crisi finanziaria ed economica che sta per arrivare al suo sesto anno e di cui non si intravede ancora la fine. Nonostante tutto questo, per la prima volta nella storia noi abbiamo le risorse per porre fine alla povertà e far crescere il nostro mondo sostenibile. È allora fondamentale per chiunque a cui stiano a cuore le sorti dell’umanità interrogarsi sulle priorità, responsabilità, azioni del dopo 2015. La disuguaglianza è in crescita in tutto il Così come nel 2012 abbiamo approfondito i principi e gli im- mondo e violazioni massicce di diritti pegni enunciati nell’ambito delle agende di Roma (2003), Parigi umani indeboliscono i Paesi fragili e le (2005), Accra (2008) e Busan (2011) che stanno cambiando il zone di conflitto, mentre l’economia mondiale continua a vacillare volto della cooperazione inter nazionale e vincolano tutti gli attori, imprese e ONG incluse, a un maggiore sforzo volto a migliorare la qualità ed efficacia degli aiuti e dello sviluppo, la coerenza delle politiche di cooperazione internazionale con le politiche finanziarie, agricole, commerciali, È allora fondamentale per chiunque a migratorie; per il prossimo biennio, attraverso la nostra rivista cui stiano a cuore le sorti dell’umanivogliamo promuovere un percorso di approfondimento, discus- tà interrogarsi sulle priorità, responsione e partecipazione a più voci sulle priorità, le strategie e le sabilità, azioni del dopo 2015 azioni del dopo 2015. In questo quadro di riferimento si inserisce il nostro impegno sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita” e il partenariato che con il DBN-Don Bosco Network, il VIS ha firmato con l’Esposizione Universale che si terrà a Milano nel 2015. ■

visti da Loro

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SOMMARIO EDITORIALE Le grandi sfide dell’Agenda Post-2015 Carola Carazzone

SPECIALE COOPERAZIONE 4. Don Bosco for Expo 2015! 8. 2015 alle porte: a che punto siamo sugli MDG’s? analizziamo gli Obiettivi del Millennio

L’8 febbraio 2013 il Don Bosco Network, il VIS e l’Ispettoria Lombardo Emiliana hanno costituito il Comitato “Don Bosco for Expo 2015”, che dovrà coordinare la partecipazione della Congregazione salesiana alla Esposizione Universale di Milano

4 COOPERAZIONE

Andrea Antognozzi

10. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, 15 anni dopo Marina Ponti

LE FORMICHE DI FABIO VETTORI 12. Gli 8 obiettivi del Millennio

Nelle foto del nostro volontario Albino Pellegrino il racconto dell’ultima emergenza nel Centro Don Bosco Ngangi di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo

REPORTAGE 13. Dietro le porte dell’Emergenza Emergenza Goma

PROGETTI 18. Il Master in Cooperazione e Sviluppo: perché? Gianni Vaggi

20. MASTER CD. Pavia Maura Viezzoli

21. ELACID. Cartagena Lorenzo Bianchi

22. MECHOD. Nairobi Maura Viezzoli

26. MICAD. Betlemme Gigi Bisceglia

28. MICD. Kathmandu Lucia Maria Russo

13 REPORTAGE L’idea del master frullava in testa: Antonio ha detto facciamolo; è stata Marina a dire vi aiuto io a trovare i canali giusti. Siamo partiti, solo condividendo il peso degli occhi dei giovani era possibile farlo

26 PROGETTI

Informativa ai sensi del D. Lgs. 196/2003 - I dati personali raccolti sono trattati, con strumenti manuali e informatici, per finalità amministrative conseguenti il versamento di contributi a sostegno dell’associazione, per l’invio della pubblicazione periodica e per la promozione e la diffusione di iniziative dell’associazione. Il conferimento dei dati è facoltativo; il mancato conferimento o il successivo diniego al trattamento dei medesimi non consentirà di effettuare le operazioni sopra indicate. I dati personali raccolti potranno essere conosciuti solo da personale specificamente incaricato delle operazioni di trattamento e


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Goma si trova nel nord Kivu, zona molto verde, coltivabile e richissima di materie prime nel sotto suolo. Sarebbe un paradiso terrestre se solo quelle ricchezze fossero gestite per il bene di tutti, invece... La testimonianza di Albino e Carmen, volontari VIS nella Rep. Dem. del Congo

VOLONTARI

30 Che cosa significa per la famiglia salesiana oggi formare onesti cittadini? Se la sfida per noi oggi è educare i giovani a farsi soggetti attivi di cittadinanza responsabile, l’educazione ai diritti umani può essere una risposta efficace?

OGGI SI PARLA DI...

36 Una volta, tantissimo tempo fa, quando questo vecchio mondo era giovane e tutto era molto diverso da oggi, il potente Westarwan era re di tutte le montagne. Levava la sua nobile testa alta sopra tutti gli altri monti, così alta che quando le nubi dell’estate si chiudevano sulle sue ampie spalle restava solo, sotto il cielo blu.

FAVOLA

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35-2013

VOLONTARI 30. Cosa ci facciamo qui? Albino Pellegrino e Carmen Cometto

DIRITTI UMANI 32. Questione di genere, questione di diritti Sergio Abbruciati

34. Ruolo delle donne nella società di oggi Lottin Welly Marguerite

OGGI SI PARLA DI... 36. Il rilancio dell’”onesto cittadino” e del “buon cristiano” Carola Carazzone

NON CI SONO PIÙ LE MEZZE STAGIONI 41. Previsioni del tempo attraverso le notizie di www.volint.it Alessandra Tarquini

42. Caterpillar: la voce del risparmio energetico Alessandra Tarquini

RECENSIONI 43. Conoscere la guerra, per smettere di farla Valentina Filigenzi

FAVOLE 44. La leggenda della Regina dal Cuore di Ghiaccio

VITA ASSOCIATIVA 46. “Creatività solidale” Barbara Comparini e Michela Vallarino

DAL DIRETTORE 48. La responsabilità della politica Luca Cristaldi

potranno essere comunicati a terzi ai quali sono affidati la predisposizione e l’invio delle pubblicazioni periodiche. I dati trattati non saranno ceduti in nessun modo ad enti terzi. Titolare del trattamento è il VIS, VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO, Via Appia Antica, 126, 00179 Roma, nella persona del Presidente e legale rappresentante. Per esercitare i diritti di cui all’art. 7 del D. Lgs. 196/2003, tra i quali quelli di consultare, modificare, cancellare, opporsi al trattamento e conoscere l’elenco aggiornato dei responsabili contattare lo 06.51.629.1 o inviare una mail a privacy@volint.it.


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15 SPECIALE 20 COOPERAZIONE

Don Bosco for Expo 2015!

a cura della Redazione

L’8 febbraio 2013 il Don Bosco Network, il VIS e l’Ispettoria Lombardo Emiliana hanno costituito il Comitato “Don Bosco for Expo 2015”, presieduto da don Jose Miguel Nuñez, Consigliere Regionale dei Salesiani di Don Bosco per l’Europa Ovest. Il Comitato dovrà coordinare la partecipazione della Congregazione salesiana alla Esposizione Universale che si terrà a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre 2015. Il VIS avrà ruolo di capofila all’interno del DBNDon Bosco Network, la rete mondiale delle ONG salesiane a cui è stata affidata la vicepresidenza del don José Miguel Nuñez Comitato organizzatore “Don Bosco for Expo 2015”. Per saperne di più abbiamo intervistato don Nuñez, delegato dal Consiglio Generale dei Salesiani di Don Bosco a coordinare la partecipazione salesiana a Expo, a livello mondiale 4

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

Come è nato l’impegno per la partecipazione salesiana a Expo 2015? In seguito alla decisione del Consiglio Generale del luglio 2012, l’11 ottobre 2012, nell’ambito dell’International Participants Meeting di Expo2015 in corso a Milano, è stato firmato una accordo per la partecipazione dei Salesiani all’Expo2015. A rappresentare la Congregazione di Don Bosco e a firmare l’accordo è stato il Don Bosco Network (DBN); al Volontariato Internazionale per lo


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Sviluppo (VIS) è stato assegnato il ruolo di capofila per la realizzazione dell’accordo. Una grande opportunità di sensibilizzazione educativa e di partecipazione. Per la Congregazione Salesiana, assieme alla Vice Presidente del DBN Joanna Stozek e alla Presidente del VIS Carola Carazzone, erano presenti don Adriano Bregolin, Vicario del Rettor Maggiore, il Salesiano coadiutore Jean Paul Muller, Economo Generale, e don Claudio Cacioli, Superiore salesiano dell’Ispettoria Italia Lombardo-Emiliana. Sull’adesione salesiana, don Adriano Bregolin si è così espresso: “L’Esposizione Universale di Milano del 2015 offre alla Congregazione salesiana una grande opportunità di sensibilizzazione educativa e di partecipazione dei giovani su un tema chiave ‘Nutrire il pianeta, energia per la vita’ di estrema attualità ed importanza per tutti i Paesi del Mondo. Nell’anno del bicentenario della nascita di Don Bosco, la Congregazione Salesiana presente in 133 Paesi del Mondo sarà contenta di poter dare un contributo significativo per la libertà dalla fame e il diritto ad una alimentazione adeguata, coinvolgendo i giovani per un impegno individuale e sociale”. “Rappresentare la Congregazione Salesiana in uno dei più importanti eventi mondiali è un grande onore e allo stesso tempo una grande sfida per il Don Bosco Network - ha sottolineato Joanna Stozek, Vice Presidente del DBN - Il tema scelto, estremamente importante per l’umanità, è allo stesso tempo fondamentale per il mondo salesiano e per il nostro network di ONG da sempre al servizio delle persone più vulnerabili del pianeta. Tutte le comunità salesiane nel mondo saranno invitate a contribuire al comune sforzo educativo e formativo che

ci contraddistingue per creare un reale impatto nel pubblico di Expo2015”. “La scelta di partecipare a Expo2015 è in continuità con l’impegno quotidiano del VIS e del DBN in programmi di cooperazione internazionale e di educazione allo sviluppo in tutto il mondo” - ha dichiarato Carola Carazzone, Presidente del VIS - “In un mondo di estremismi e di acute diseguaglianze in cui 870 milioni di persone soffrono la fame e 1miliardo e 400 milioni di persone sono sovrappeso, delle quali 500 milioni malati di obesità, il tema dell’alimentazione offre profonde opportunità di riflessione e azione anche in prospettiva di educazione e formazione alla cittadinanza mondiale e di partecipazione dei giovani, oltre che di cooperazione allo sviluppo”. Nello stesso pomeriggio hanno siglato l’accordo di partenariato anche altre 4 reti internazionali: ActionAid International, Alliance2015, Caritas Internationalis, Oxfam International. Perché partecipare all’Expo Milano 2015? Expo Milano 2015 sarà il più importante evento internazionale di carattere educativo che si svolgerà in Italia nei prossimi anni: sono previsti 20 milioni di visitatori e 1 miliardo di cybervisitatori.

In base all’art. 1 del BIE - Bureau International des Expositions, organizzazione intergovernativa costituita a Parigi nel 1928 dalla Convenzione sulle Esposizioni Internazionali che fornisce la definizione e gli obiettivi delle Expo, così come le normative internazionali per l’organizzazione e la partecipazione - gli obiettivi di Expo2015 sono Educazione e Edutainment (educazione e intrattenimento). Expo Milano 2015 sarà la prima di un nuovo modello di Esposizioni Universali per il ventunesimo secolo: ha un innovativo approccio tematico. Il tema di Expo 2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita” pervade ogni aspetto in una prospettiva multidisciplinare: sociale, antropologica, scientifica, ambientale, economica, spirituale e multistakeholder (con diversi attori coinvolti). A differenza delle precedenti Esposizioni Universali, Expo Milano 2015 non sarà ricordato per i lasciti architettonici, ma per il suo contributo al tema: lascerà un’eredità immateriale. L’approccio del visitatore all’Expo sarà un approccio esperienziale, volto a stimolare interesse, apprendimento, conoscenza e consapevolezza/sensibilizzazione.

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15 SPECIALE 20 COOPERAZIONE PERIODO 1 Maggio - Ottobre 2015 LOCAZIONE Milano, Italia TEMA Nutrire il pianeta, Energia per la vita VISITATORI 20 milioni (almeno 30% dall’estero) PARTECIPANTI 130-150 Paesi, 10+ Organizzazioni Internazionali 30+ Imprese, Società Civile INVESTIMENTI (Luogo e Sito dell’Evento) E 1,7 miliardi INVESTIMENTI (Infrastrutture connesse) E 11.8 miliardi AREA DI ESPOSIZIONE 1.100.000 mq

Quali sono gli obiettivi dell’Expo2015? Innanzitutto possiamo parlare di un Expo di dialogo. Stimolare e guidare un dialogo globale in un approccio multidisciplinare e multistakeholders su una sfida universale: “È possibile garantire una quantità sufficiente di cibo, buono, sano e sostenibile per tutta l’umanità? Tutti sappiamo che la risposta è Sì e che la sfida riguarda il come”. In secondo luogo dobbiamo pensare a un Expo di collaborazione. Facilitare la collaborazione, il partenariato e il lavoro in rete tra i diversi stakeholder di Expo Milano 2015 - Paesi partecipanti, Organizzazioni Internazionali, Società Civile, Imprese, i singoli soggetti partecipanti - per affrontare le sfide globali non solo sul nutrimento dell’uomo ma anche su quello del pianeta in cui esso vive, ovvero l’origine stessa del cibo dell’uomo. Duplice focus: la produzione alimen6

tare e il consumo di alimenti articolati in base a tre macro settori: scientifico-tecnologico, socio-culturale, cooperazione allo sviluppo. Quale opportunità rappresenta per la Congregazione Salesiana, la partecipazione a Expo Milano 2015? Nel 1884 Don Bosco ha partecipato alla Esposizione generale italiana di scienza e arte tenutasi a Torino. Nel 2015 ricorre il bicentenario della nascita di Don Bosco. Expo Milano 2015 offre alcune opportunità di sinergia in termini di: – Visibilità e comunicazione per valorizzare la missione salesiana, la visione e le opere salesiane. 20 milioni di visitatori e 1 miliardo di cybervisitatori costituiscono un target group esterno privilegiato e probabilmente sensibile al tema “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita”. Si potrebbe realizzare una campagna di comunicazione che coinvolga tutte le Ispettorie.

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

– Promuovere il carisma salesiano attraverso temi educativi globali, quali quelli evidenziati nella guida al tema. Il cibo e le ineguaglianze della nutrizione, abbondanza e privazione: il paradosso contemporaneo; il futuro del cibo; scienza e tecnologia, compresa la formazione professionale e l’istruzione tecnica nella produzione alimentare per la sicurezza alimentare e la qualità; cibo sostenibile = mondo equo e solidale: l’educazione alla cittadinanza mondiale, educazione ambientale, educazione ai e per i diritti umani (libertà dalla fame, l’indivisibilità e l’interdipendenza dei diritti fondamentali); promuovere cambiamenti negli atteggiamenti e nei comportamenti; volontariato internazionale; i bambini e la partecipazione dei giovani; il dialogo interreligioso. – Reti e Collaborazioni con altri enti che lavorano in materia di educazione e formazione nella produzione alimentare e consumo di cibo, educazione globale, cooperazione allo sviluppo. Possibilità di creare e/o rafforzare le reti e i partenariati pubblici e privati almeno con: i Paesi aderenti (113 oggi, ma si spera 150 nel 2015), le Organizzazioni Internazionali, la Società Civile comprese le università e le imprese. – Advocacy per: 1. un approccio basato sui diritti umani alla sicurezza alimentare e alla cooperazione allo sviluppo; 2. il diritto a una alimentazione adeguata non solo come diritto umano fondamentale in sé, ma anche un mezzo per realizzare tutti gli altri diritti fondamentali come l’educazione e la formazione; 3. l’educazione e la formazione come


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strategie fondamentali per nutrire il pianeta; 4. centralità della persona, sviluppo dal volto umano, visione olistica dei poveri non come destinatari passivi di “aiuto”, ma come soggetti attivi di sviluppo umano; indivisibilità e interdipendenza di tutti i diritti umani civili, culturali, economici, politici e sociali, dimensione spirituale; 5. partecipazione attiva e significativa dei bambini e dei giovani ai principali eventi internazionali di educazione come Expo Milano 2015. In che cosa consiste l’accordo di partenariato del Don Bosco Network con Expo2015? Con l’accordo di partecipazione DBN / VIS firmato l’11 ottobre 2012 a Milano, ci siamo impegnati ad organizzare un minimo di trenta eventi sul tema: “Nutrire il pianeta, energia per la vita” durante Expo Milano che si terrà dall’1 maggio al 31 ottobre 2015. Possiamo anche organizzare eventi preparatori in tutto il mondo durante il 2013-2014 e nei primi quattro mesi del 2015 ed eventi paralleli a Milano o in qualsiasi parte del mondo durante il periodo dell’Esposizione. Riassumendo ci sono tre tre categorie di eventi: eventi preparatori, eventi paralleli e trenta eventi all’interno del sito Expo2015. Grazie all’accordo di partecipazione DBN/VIS, gli eventi che si svolgeranno nel sito di Expo dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 potranno essere realizzati utilizzando le seguenti location in modo gratuito: • sala conferenze e sale di workshop della Cascina Triulza (150 posti)

• spazi aperti • padiglioni dei Paesi partecipanti • teatro (2.000 posti) • spazi comuni all’interno dei 9 clusters (riso, caffè, cacao, cereali e tuberi, frutta e legumi, cacao, spezie, biomediterraneo, agricoltura e cibo in zone aride, isole Maree cibo) • cyberexpo Quali i prossimi passi? Durante il mese di dicembre è stato somministrato ai membri del Consiglio Generale dei Salesiani di Don

Bosco e ai presidenti del DBN e ad alcuni altri interlocutori privilegiati un questionario sugli obiettivi, contenuti e metodologia di coinvolgimento delle Ispettorie per la partecipazione all’Expo2015. Sulla base delle risultanze è stato proposto nel mese di gennaio un questionario di mappatura a tutte le Ispettorie del mondo per la selezione dei trenta eventi da realizzare nel 2015 e degli eventi preparatori. Il ritorno della mappatura si avrà nel mese di aprile e sarà la base per la proposta da presentare a Expo2015. ■ 7

www.expo2015.org


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15 SPECIALE 20 COOPERAZIONE

P. Cardone di S4C per il VIS

Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, 15 anni dopo

di Marina Ponti, Direttrice Europea Millennium Campaign delle Nazioni Unite

Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG’s) sono stati promossi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite con l’intento di definire un percorso concreto per raggiungere gli ideali e i principi contenuti nella Dichiarazione del Millennio sottoscritta in occasione della storica Assemblea Generale del settembre 2000. Gli MDG’s hanno ridato slancio e centralità al dibattito sullo sviluppo a livello locale, nazionale e internazionale sia presso i Paesi donatori che presso i Paesi partner, oltre ad essere diventati il principale quadro di riferimento per politiche e programmi di cooperazione 10

Gli

MDG’s hanno anche rappresentato il primo tentativo di riassumere in un documento unitario le molteplici componenti dello sviluppo umano, coniugando obiettivi di sviluppo sociale, istruzione e salute, tutela dell’ambiente, trasferimento delle tecnologie e commercio internazionale. Inoltre gli MDG’s hanno offerto una piattaforma alle organizzazioni della società civile per esigere dai Governi il rispetto degli impegni assunti. Gli MDG’s però presentano anche molti limiti: innanzitutto non sono il risultato di un vero negoziato né di un’ampia consultazione, in secondo

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

luogo, a causa della mancanza di dati disaggregati per genere, gruppi sociali e aree subnazionali, alcuni risultano carenti, come l’Obiettivo 3 sull’empowerment delle donne o indefiniti come la centralità dell’occupazione e del decent work. Inoltre, mentre gli Obiettivi che riguardano i Paesi in via di Sviluppo sono concreti e misurabili, gli impegni di competenza dei Paesi del Nord, sintetizzati nell’Obiettivo 8, risultano vaghi anche perché privi di scadenze temporali e di meccanismi di monitoraggio. Infine gli MDG’s non trattano di questioni fondamentali per lo sviluppo come la crescita delle disuguaglianze, il perdurare dei conflitti, il la-


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Partendo dagli MDG’s, direzione Expo 2015 voro dignitoso, la centralità dei diritti umani, i cambiamenti climatici e la riforma della governance globale. A tre anni dalla scadenza del 2015 il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha avviato il processo per la definizione di un nuovo quadro di riferimento globale post MDG’s. Tredici anni dopo la firma della Dichiarazione del Millennio gli equilibri politici ed economici sono così profondamente cambiati da richiedere un ampio ripensamento su obiettivi e modelli di sviluppo. Il processo post 2015 ha un importante referente nell’High Level Panel che - guidato dai Capi di Governo di Regno Unito, Liberia e Indonesia - sta lavorando alla stesura di un rapporto preliminare da presentare al Segretario Generale a giugno. Il contenuto del rapporto verrà poi discusso dai Governi a settembre in occasione del MDG’s High Level Event. Il Panel ha iniziato un serrato programma di consultazioni online e offline con governi, società civile, parlamentari, enti locali e settore privato al fine di garantire un processo aperto, trasparente e partecipativo. Un altro elemento che influenzerà in maniera determinante il dibattito sul post 2015 è il negoziato sugli Obiettivi

visti da Loro

di Sviluppo Sostenibile (SDG’s) che si è avviato in queste settimane a New York e il cui impianto era stato lanciato alla Conferenza di Rio+20 dello scorso giugno. Così come i SDG’s promuovono un’azione globale più incisiva su aree chiave per la sostenibilità ambientale, quali i modelli di consumo, l’energia, la biodiversità e la sicurezza alimentare, un quadro post 2015 dovrebbe essere in grado di “misurare e definire” lo sviluppo tenendo conto delle sue tre dimensioni inscindibili: crescita economica, equità sociale e sostenibilità ambientale. Le consultazioni stanno generando forte interesse e grande partecipazione. Alcuni temi che stanno emergendo sono equità, coesione sociale - tra cui il social protection floor e l’empowerment delle donne-, pace e sicurezza umana, lotta alla corruzione, urbanizzazione, sviluppo territoriale, riforma della governance globale, e coerenza delle politiche. Dal punto di vista della struttura del quadro di riferimento post 2015, c’è un ampio consenso a favore della definizione di Obiettivi Globali, da poi declinare a livello nazionale e sub-nazionale. In questo contesto la Campagna del Millennio sta promuovendo due im-

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portanti iniziative di coinvolgimento della società civile e dei cittadini. La prima è una piattaforma digitale w w w. w o r l d w ewant2015.org dove individui e organizzazioni possono inviare contributi, idee e proposte partecipando attivamente al dibattito. A questa piattaforma digitale è stato affiancata l’iniziativa MY WORLD il primo sondaggio mondiale online e offline che l’ONU realizza in cui i cittadini sono chiamati a esprimere le loro priorità guardando al futuro e immaginando un mondo più equo, sicuro e sostenibile. Partecipare è semplice, vai sul sito www.myworld2015.org. Fai sentire la tua voce. ■

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www.worldwewant2015.org www.myworld2015.org


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LE FORMICHE DI FABIO VETTORI

Gli 8 Obiettivi del Millennio

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO


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Emergenza Goma

REPORTAGE

Dietro le porte dell’Emergenza Foto di Albino Pellegrino

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REPORTAGE

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Emergenza Goma

Nelle foto del nostro volontario Albino il racconto dell’ultima emergenza nel Centro Don Bosco Ngangi di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. A partire da maggio 2012 le condizioni di insicurezza e instabilità politica sono progressiva-


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mente aumentate in tutto il Nord Kivu. Il 18 novembre l’M23, nuovo gruppo ribelle, ha preso il controllo della città di Goma. Tutto ciò ha causato un nuovo spostamento dei profughi dal campo di accoglienza di Kanyaruchinya verso Goma.

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Più di 3.000 famiglie hanno trovato rifugio nel Centro Don Bosco. Durante la fuga, oltre 12.000 sfollati hanno perso tutto: casa, cibo, beni di prima necessità. Il Centro, attraverso l’opera dei volontari VIS, dei Salesiani di Don Bosco e del personale locale

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

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REPORTAGE

Emergenza Goma

ha fornito accoglienza, ovvero alloggio, acqua per bere e per lavarsi, cibo e assistenza medica, coordinando anche l’intervento delle altre organizzazioni umanitarie. In seguito allo scoppio di un focolaio di colera il Centro ha messo in piedi un centro di accoglienza malati coordinato e

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supportato da Medici Senza Frontiere, che ha permesso di circoscrivere l’epidemia. I militari M23 hanno occupato la città di Goma per due settimane; a seguito di accordi stretti a Kampala, si sono ritirati il 1° dicembre. Con la tregua, alcuni tra gli sfollati hanno


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espresso l’interesse a tornare al proprio luogo di origine o spostarsi in un campo profughi permanente. Il Centro li ha aiutati organizzando i loro spostamenti e distribuendo a tutte le famiglie un kit di reinserimento (tende, bidoni, sapone, coperte).

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Delle 12.000 persone accolte sono rimasti 22 bambine e 76 bambini arrivati completamente soli. Continuano le attivitĂ con loro e con i 3.300 bambini e giovani che normalmente frequentano il Centro Don Bosco Ngangi. Noi non li lasciamo soli!

VIS a Goma Per sostenere le attivitĂ ca bancario presso Banca Eti puoi effettuare un bonifico 0000000520000 IBAN IT 70F050180320 oppure 01 ento sul CCP n. 881820

un versam po Internazionale per lo Svilup intestato a VIS Volontariato za Goma

Causale: Emergen


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PROGETTI

Il MASTER in

Cooperazione e Sviluppo:

?

PERCHÉ di Gianni Vaggi, Direttore del Master Internazionale in Cooperazione e Sviluppo - Università di Pavia

In un caldo pomeriggio del maggio 1996, davanti alla stupenda facciata della Certosa di Pavia, all’ombra di un albero nel giardino di un ristorante e con coppe di fragole e panna sul tavolo stavamo Marina Miconi, Antonio Raimondi ed io. Eravamo reduci da una bella conferenza sui temi dello sviluppo, organizzata all’Università di Pavia con gli amici dell’UNICEF; eravamo ricchi delle domande e dei volti di quei giovani 18

Le

domande ci erano piovute addosso non solo e non tanto dalle voci, ma soprattutto dagli occhi e direi persino dalla tensione dei corpi delle ragazze e dei ragazzi. Non ci stavano chiedendo risposte a voce, volevano di più, volevano sapere che fare delle loro vite e se noi potevamo aiutarli. Che gioia, che peso! Da pochi mesi dirigevo il CICOPS, il Centro di Cooperazione dell’Università di Pavia, ed ero in partenza per la mia prima missione, Sarajevo; Marina era all’Unità Tecnica del Ministero Affari Esteri; Antonio Presidente del VIS. Ci stavamo raccontando le tantissime sollecitazioni da giovani che volevano studiare lo sviluppo, imparare a cooperare, partire. Potevamo andare oltre le conferenze sporadiche, offrire loro qualche cosa di più strutturato? L’idea del master

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

mi frullava in testa, ma non avevo il coraggio; Antonio ha detto: facciamolo; è stata Marina a dire vi aiuto io a trovare i canali giusti. Siamo partiti, solo condividendo il peso di quegli occhi era possibile farlo. Abbiamo incontrato referenti delle Organizzazioni non Governative COOPI e CISP, la Cooperazione Italiana e l’allora Vice-Direttore Varvesi ci ha dato un sostegno robusto. In quei mesi da una


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costola dell’Università di Pavia stava nascendo lo IUSS - Istituto Universitario di Studi Superiori, il suo Direttore Roberto Schmid ha accolto con entusiasmo l’idea del master che allora era una delle cinque Scuole Europee di Studi Avanzati dello IUSS. Da allora abbiamo cercato di creare le condizioni affinché i giovani potessero prepararsi in modo professionale e serio, ma anche con una visione dello sviluppo come diritti umani, dialogo, incontro, libertà. Il percorso di studi doveva essere teorico e pratico, multi-disciplinare, ma tosto e impegnativo. La prima classe ha preso avvio nell’anno accademico 1997-98, ricordo nomi e volti di quelli che ormai sono persone adulte; non ci siamo più fermati. E così nel 2001 siamo passati all’insegnamento esclusivamente in lingua inglese e dai due stranieri della prima edizione siamo arrivati ad una classe fiftyfifty. Perché lo sviluppo non si insegna solo dalla cattedra con grafici, formule e slides, ma ha bisogno di condivisione di esperienze, solo così gli occhi si possono alzare e lo sguardo allargare. Fin dall’inizio abbiamo pensato alla possibilità che master simili nascessero fuori dall’Italia in Paesi in via di Sviluppo. Nella primavera del 2000 i primi progetti per la Palestina e nel settembre di quell’anno la prima missione in Colombia. Collegio Santa Caterina da Siena che ospita il CDS

Perché la cooperazione allo sviluppo è condivisione di esperienze, è imparare con, il nostro insegnare a Pavia sarebbe monco senza il confronto e l’arricchimento dei quattro fratellini sparsi per il mondo. Cartagena nasce da Jairo Agudelo, che dopo anni con noi ha portato l’esperienza italiana nella sua terra; lo stesso per Prakash Sharma che dopo aver fatto il master a Pavia lo ha portato a Kathmandu. Ora abbiamo il Cooperation and Development Network, con 150 giovani di cinque aree del mondo che studiano e si preparano in congiunzione fra di loro. What’s next? Aiutare questi giovani a incontrarsi, a condividere esperienze, dalle lezioni ai materiali didattici, allo stage, ma anche e soprattutto ricercare insieme sullo sviluppo. Monsignor Tonino Bello diceva che

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“gli esseri umani sono angeli con un’ala sola, possono volare solo abbracciati”. Ebbene la cooperazione ha bisogno di più ali; forse pensiamo che ci siano un’ala grande ed una più piccolina, più debole, ricordate il pesciolino Nemo? Quello con un pinna più piccola, che faticava a nuotare. La cooperazione del futuro sarà sempre più collaborazione, dialogo, ricerca congiunta sullo sviluppo come empowerment e libertà. Forse che solo i ricchi sappiano che cosa è sviluppo? I nostri quattro fratelli nati nel nuovo millennio sono le ali che ci aiuteranno a volare, questo è lo scopo del Cooperation and Development Network. In quel maggio del 1996 tre mezze ali si sono aiutate, tante altre si sono aggiunte lungo il cammino. L’ala di Paolo Giorgi, uno dei fondatori, ha già spiccato un volo ancora più in alto, ma non ci ha abbandonati; grazie ad una borsa di studio dedicata a Paolo ogni anno un giovane può seguire il master a Cartagena. Come noi Paolo era innamorato dei giovani; come noi sentiva che vale sempre la pena di dare loro un’opportunità e di farli incontrare, poi saranno i giovani a tirare fuori ciò che già hanno dentro... così altre ali si aggiungeranno al nostro volo. ■

I partecipanti del corso 1997-1998

Alcuni docenti della prima edizione

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PROGETTI

Master CD

MASTER

in Cooperazione allo Sviluppo di PAVIA di Maura Viezzoli, Head of Higher Education and Liaison with Private Donors CISP

N

asce ormai sedici anni fa grazie alla collaborazione tra mondo accademico IUSS e Università di Pavia - da un lato e le tre ONG CISP, COOPI e VIS. L’assoluta novità di questo master è proprio il partenariato multi istituzionale che lo contraddistingue e che valorizza, oltre ad un’offerta accademica di elevata qualità, anche l’esperienza professionale di organizzazioni che operano attivamente nel settore della Cooperazione allo Sviluppo. Si ricorda inoltre che da ben quindici anni il Master gode del supporto finanziario della Direzione Generale per la Cooperazione e lo Sviluppo del Ministero Affari Esteri. La didattica si tiene esclusivamente in inglese dal 2011, cosa che ha permesso di accogliere un numero di studenti internazionali che ha raggiunto quota 50 per cento a partire dal 2004. Il carattere internazionale, infatti, oltre a quello multidisciplinare è il tratto che maggiormente distingue questo master. L’internazionalizzazione si riscontra sia nella composizione degli allievi, che nel corpo docente; tra il 25 e il 30 per cento dei docenti proviene infatti da istituzioni accademiche o organizzazioni estere. La multidisciplinarietà che contraddistingue la formazione in aula ha

come obiettivo formare professionisti che abbiano una solida preparazione accademica negli ambiti economico, storico e sociale, unitamente a una preparazione qualificata nel campo della progettazione allo sviluppo. La sedicesima edizione del Master CD è iniziata ad ottobre 2012 e si concluderà nel gennaio 2014. Attualmente è aperto il bando di partecipazione per il prossimo anno accademico (diciassettesima edizione) che avrà inizio ad ottobre 2013. Dal 2003, sullo spunto dell’esperienza pavese, si sono poste le basi per la creazione di una vera e propria Rete, il Cooperation and Development Network - CDN di cui fanno parte le sedi istituite nel 2003 a Cartagena de Indias in Colombia e nel 2005 a Betlemme. A questa lista ascriviamo anche i nuovi Master a Kathmandu, inaugurato lo scorso 8 febbraio 2013, e Nairobi, il cui bando sarà aperto a brevissimo. Il CDN è pertanto un notevole risultato cui si è potuto giungere proprio grazie al partenariato istituzionale ONG-Accademia e grazie all’impegno, in particolare, delle tre ONG CISP COOPI e VIS che in ciascuno dei Master indicati hanno messo in campo notevoli risorse umane e finanziarie. ■

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www.unipv.it/cdn


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E L A C ID

Escuela Latinoamericana de Cooperación y Desarrollo

CARTAGENA – Colombia di Lorenzo Bianchi Carnevale, Responsabile Ufficio Ricerca e Progettazione COOPI

un centro di ricerca e formazione superiore della Universidad de San Buenaventura di Cartagena in Colombia, in collaborazione con l’Università di Pavia, l’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia e le ONG COOPI, CISP e VIS. L’ELACID nasce nel 2003 come un

È

progetto di cooperazione finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano ed eseguito in partenariato dalle ONG COOPI, CISP e VIS, e negli anni ha ottenuto anche il sostegno finanziario Italiana. della Conferenza Episcopale Italiana L’obiettivo dell’ELACID è contribuire al rafforzamento della Cooperazione Internazionale allo Svi-

➔ 21

www.elacid.usbcartagena.edu.co


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PROGETTI Escuela Latinoamericana de Cooperación y Desarrollo

CARTAGENA – Colombia luppo in America Latina e nel Caribe, attraverso la formazione di quadri locali che sviluppino attività di ricerca ri in questo settore, che diano impulso a tavoli di lavoro interistituzionale con le organizzazioni che promuovono lo sviluppo nella Regione, che lavorino nell’ambito di programmi di cooperazione internazionale. Gli strumenti principali sviluppati e utilizzati in questi anni per raggiungere questo obiettivo sono: la formazione di livello superiore sulla Cooperazione Internazionale allo Sviluppo realizzata attraverso la Maestría en Cooperación Internacional para el Desarrollo e la Especializaciòn en Cooperación Internacional para el Desarrollo, che inizieranno le prossime lezioni a marzo 2013; la ricerca sviluppata dal Grupo de Investigación de la Escuela Latinoamericana de Cooperación y Desarrollo (GIELACID); la creazione di un archivio documentale di riferimento per la formazione e la ricerca attraverso l’istituzione del Centro de Documentación Paolo Giorgi. Più recente è la nascita del Centro de Servicios para el Desarrollo y la Cooperación en América Latina y El Caribe - Centro SEDA, che offre servizi di formazione, corsi professionali, assistenza tecnica e di ricerca nell’ambito della cooperazione internazionale e dello sviluppo. Per svolgere le attività di cui sopra, il Centro SEDA ha costituito un roster che si avvale anche di insegnanti, ricercatori e diplomati dell’ELACID. ■

MECHOD

Master in Economics Cooperation and Human Development

NAIROBI Kenya di Maura Viezzoli

D

al 2010 il CDN, rappresentato dal CISP Sviluppo dei popoli, ha operato per mettere in piedi in Africa un’altro programma di Master. Il Master in Economia Cooperazione e Sviluppo Umano, 22

Gianni Vaggi con Jairo Agudelo, Direttore ELACID


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Stabilire un partenariato internazionale che metta assieme soggetti pubblici e soggetti privati, ONG e organismi internazionali, in una prospettiva multi istituzionale e multidisciplinare, può apparire molto ambizioso. È sembrato tuttavia essenziale, seppure complesso, al fine di proporre un programma innovativo sia rispetto all’assetto istituzionale tradizionale dell’alta formazione nel Paese, sia rispetto ai programmi accademici offerti fino a questo momento, che propongono una separazione netta tra teoria e pratica dello sviluppo. Il partenariato, costituitosi nella primavera del 2011, ha formato un gruppo di lavoro, che ha lavorato in maniera partecipata al fine di mettere in piedi il curriculum e seguire tutti i passaggi istituzionali e organizzativi utili all’approvazione del Master da parte del Senato accademico della Kenyatta University e della Università di Pavia. Le due Università hanno firmato un Memorandum of Understanding e un Accordo finalizzato all’attuazione del programma di Master. Il Master dura 18 mesi, è part-time e rivolto quindi anche a studenti lavoratori (cooperanti, funzionari governativi, personale delle nazioni unite e organizzazioni internazionali, dirigenti e operatori delle organizzazioni locali, ecc.). ■ che ha come bacino d’utenza tutti i Paesi anglofoni dell’area, comincia nel 2013, è ospitato da un partner particolarmente importante come la Kenyatta University di Nairobi, in Kenya. Il Kenya è apparso come un Paese ideale in quanto economicamente in crescita, al centro di dinamiche politiche, economiche e sociali intense che coinvolgono tutti i Paesi dell’area. Il rafforzamento dell’alta formazione assume un ruolo cruciale per favorire lo sviluppo umano e sostenibile del Kenya. La presenza nel Paese di CISP e COOPI e dell’ordine dei Salesiani, oltre alle sedi di organismi internazionali inserisce il Master in un contesto di reale bisogno di alta formazione e professionalizzazione. Oltre ai membri del CDN il partenariato vede la presenza della Kenyatta University, di UNDP - Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, del Tangaza College. 23


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Coralie Maneri

Dilla-Etiopia, 2012 “È alle donne che spetta il compito più arduo, ma più costruttivo, di inventare e gestire la pace” Rita Levi Montalcini


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PROGETTI

MICAD

Master in Cooperazione Internazionale e Sviluppo

BETLEMME – Territori Palestinesi di Gigi Bisceglia, Volontario VIS nei Territori Palestinesi

N

el Settembre 2005, il VIS, l’Università di Betlemme e l’Università di Pavia hanno dato vita al primo Master Palestinese - MICAD totalmente dedicato ai temi della Cooperazione Internazionale allo Sviluppo. Il Master è un programma multidisciplinare part time (spalmato su due anni 26

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

accademici) volto a formare i manager del non profit e in particolare coloro che vogliono lavorare per Organizzazioni Internazionali e non Governative. Formazione accademica e competenze tecniche sono, infatti, i pilastri per realizzare progetti di sviluppo efficaci nei Territori Palestinesi e in tut-


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to il Medio Oriente. Il MICAD ha compiuto sette anni lo scorso settembre, gode di ottima salute, ma ha voglia di crescere e anche di scoprire nuove opportunità. Trenta studenti in questo periodo stanno scrivendo la loro tesi di Master e termineranno il loro percorso il prossimo giugno. Altri trenta, invece, stanno frequentando i corsi del loro primo anno e sono sempre più coinvolti e partecipi. Sono curiosi, hanno voglia di imparare al punto che riescono a barcamenarsi tra lavoro, studio e impegni familiari. Sono tutti consapevoli della sfida che li attende una volta terminati gli studi; amano la loro Palestina e vogliono contribuire a migliorare le condizioni di vita di tutti. Vogliono fare cooperazione, vogliono gestire progetti. Noi siamo qui per supportarli, pronti ad ascoltare i loro suggerimenti e le loro osservazioni. Ecco perché stiamo già pensando alla nuova edizione del MICAD e stiamo ultimando alcuni cambiamenti nel programma, in modo da renderlo più efficace e completo. Tra un paio di mesi pubblicheremo il nuovo bando e ci adopereremo per parlare di persona con il maggior numero di candidati attraverso incontri che organizzeremo qui in Università. Vogliamo che cono-

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scano gli ex studenti, che si facciano raccontare le loro esperienze e che scelgano il MICAD perché lo considerano utile per il loro percorso di crescita professionale e di vita. Non dimenticano di certo le difficoltà che devono affrontare qui in Palestina, ma continuano a essere motivati. Noi sentiamo l’affetto e il supporto di tutti gli amici del Cooperation and Development Network! Siamo orgogliosi di fare parte del Consorzio e siamo sicuri che insieme lavoreremo per creare il maggior numero di opportunità per tutti i nostri studenti che potranno viaggiare e fare esperienza in Università straniere. ■

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www.micad.betlehem.edu


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PROGETTI

MICD

Master in International Cooperation and Development

KATHMANDU – Nepal di Lucia Maria Russo, MICD Program Coordinator

Il

MICD - Master in International Cooperation and Development, nasce dall’iniziativa congiunta di tre partner impegnati nell’educazione superiore, ovvero la Mid-Western University in Nepal, l’International School of Advanced Studies e l’Università di Pavia in Italia. La Mid-western University (MU) è una giovane università fondata dal governo nepalese nel 2010 con l’obiettivo di estendere 28

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

l’educazione superiore a quelle aree del Paese fino al momento trascurate, come la Regione medio-orientale del Nepal. La scelta di quest’università quale partner locale del Master è stata dettata dall’obiettivo di rafforzare l’offerta accademica di questa giovane università (capacity building) e aiutarla in questo delicato processo di fondazione, in linea con le priorità del governo nepalese, nell’ambito dell’educazione superiore. Il perseguimento di questo obiettivo è


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stato reso possibile grazie al cruciale supporto tecnico e accademico offerto dall’università di Pavia, la quale vanta una tradizione centenaria nell’educazione superiore ed esperienza decennale a livello europeo nel campo della cooperazione allo sviluppo. Il binomio tra l’apertura a nuove iniziative, tipica di una giovane università quale la MU, e l’esperienza centenaria dell’Università di Pavia, è stato ulteriormente arricchito grazie alla presenza della International School of Advanced Studies (ISAS), un istituto privato semi-accademico particolarmente attivo nel campo dei progetti di sviluppo in Nepal. I tre partner hanno così firmato nel 2012 un accordo di cooperazione accademica, di tipo pubblico privato, volto a promuovere diverse iniziative educative, tra cui soprattutto la fondazione del programma di master MICD. Operativo da febbraio 2012, il MICD è un master biennale che unisce il sapere accademico con gli strumenti pratici necessari per realizzare progetti di sviluppo sostenibili in Nepal, rispondenti ai bisogni e alle caratteristiche del contesto nepalese. Questa particolare sinergia si riflette nella composizione del personale accademico, formato sia da docenti universitari che da esperti nel campo della cooperazione allo sviluppo. Le lezioni vengono tenute secondo una modalità part-time che permette agli studenti lavoratori di continuare i loro impegni. Gli studenti del master sono, infatti, sia professionisti che già lavorano nel campo dello sviluppo e che frequentano il master al fine di migliorare la propria conoscenza e abilità, sia anche giovani diplomati che cercano l’opportunità di inserirsi nel campo dello sviluppo. Sebbene soprattutto rivolto a studenti nepalesi, anche studenti internazionali sono presenti fin dalla prima edizione del Master, grazie soprattutto all’utilizzo dell’inglese quale lingua d’insegnamento. Il MICD rappresenta un’offerta accademica e professionale unica e rilevante nel panorama nepalese, soprattutto se considerato il presente contesto del Paese, caratterizzato dalla transizione politica e dove diverse agenzie di sviluppo internazionali sono presenti per promuovere progetti di sviluppo in diversi settori. Pertanto, sia la formazione di personale esperto nella gestione di progetti di sviluppo come anche la riqualificazione di figure già attive in questo campo è urgente e necessaria.

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La realizzazione del MICD è stata resa possibile grazie all’esperienza maturata dal CDN Network - Cooperation and Development Network. Tale esperienza ha plasmato la formula del MICD in termini di modalità e corsi d’insegnamento, crediti, sistema di valutazione e caratteristiche del personale docente, sebbene con i necessari adattamenti al contesto locale. Pertanto, accanto ai pilastri classici del master, quali economia, politica internazionale e studi sullo sviluppo, sono stati inseriti moduli che riflettono la particolare realtà del contesto regionale asiatico e le specificità di quello nepalese. Infine, il fatto di essere partner di un più ampio network, rappresenta un elemento distintivo del MICD. Nel breve e medio termine, il MICD intende valorizzare la sua membership nel CDN Network attraverso la promozione della mobilità di docenti e studenti per attività di docenza, ricerca e tirocinio, oltre alla possibilità di avere lezioni congiunte con gli altri partner del Network. Per ulteriori informazioni circa il MICD Master Program è possibile consultare il sito: www.micd.edu.np. ■ 29

www.micd.edu.np


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VOLONTARI

Il nostro vagare per il mondo è iniziato non da giovanissimi ma quasi quarantenni, prima ci accontentavamo di passeggiate sulle nostre montagne poi trasformatesi in alpinismo e scialpinismo, le ferie si facevano in tenda a fianco di qualche lago sperduto con gli amici più cari e per quanto potesse essere faticoso ci portavamo per ore sulle spalle viveri, vino, carne alla brace e leccornie varie per festeggiare sotto le stelle, accanto agli immancabili falò serali

Cosa ci facciamo qui? Storia della coppia (di volontari) più bella del mondo di Albino Pellegrino e Carmen Cometto, Volontari VIS in Repubblica Democratica del Congo

S

eppur banali, quelle piccole avventure ci temprarono il fisico ma principalmente lo spirito e la mente e un bel giorno caricando sull’aereo la bicicletta partimmo per il nostro primo tour “fai da te” alla scoperta del mondo: andammo in Tailandia e fu un’esperienza incredibile che ci resterà per sempre nel cuore, a cavallo della fedele bicicletta seguirono poi la Cina, l’India del sud, il Ladack, la Bolivia, il Mali, l’Egitto. Quelle esperienze, fatte senza seguire i classici percorsi turistici ma girovagando tra villaggi e culture a noi sconosciute, furono una continua scoperta che ci aprì gli occhi sulle vere realtà del mondo. Per approfondire l’argomento andam30

mo a fare dei lavori in un ospedale a Sololo, piccolo villaggio nel desertico nord del Kenya al confine con l’Etiopia, l’esperienza fu molto interessante e perciò decidemmo di informarci su eventuali possibilità di collaborazione. La prima risposta fu di don Ferdinando, allora Vicepresidente del VIS e tre mesi dopo eravamo in Burundi accanto al fantastico padre Vincente che stava iniziando la costruzione della “Citè des Jeunes”. La zona era ancora molto militarizzata, la città piuttosto disastrata e di sera non ci si poteva muovere, ma quando ce ne andammo ci scesero le lacrime. Seguì Lwena, in Angola, città appena uscita da anni di guerra; tornammo poi in Burundi un paio di volte e infi-

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

ne arrivammo a Goma, città che si trova nella Repubblica Democratica del Congo. L’allora Direttore del Centro Don Bosco era l’inarrestabile padre Mario Perez che aveva trasformato il Centro in una piccola città per i più deboli, poveri, sfruttati del quartiere e dell’intera Goma. Era l’autunno del 2008 e al Centro, oltre agli alunni, ai ragazzi di strada, agli orfanelli, c’erano migliaia di sfollati a causa della guerra. Goma si trova nel nord Kivu, zona molto verde, coltivabile e ricchissima di materie prime nel sottosuolo. Il nord Kivu sarebbe un paradiso terrestre se solo quelle ricchezze fossero gestite per il bene di tutti, invece, come sempre, sono nelle mani di pochi


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Per Sostenere il Centro Don Bosco Ngangi di Goma

e per la popolazione locale sono un vero inferno: anni di guerre, violenze inaudite su donne e bambini, villaggi bruciati e milioni di morti. Tutto questo perché molti Paesi occidentali, interessati al contrabbando delle sopraddette ricchezze, soffiano sulle braci di vecchi rancori etnici e armano e finanziano vari gruppi ribelli che controllano le zone senza nessun rispetto dei diritti umani. Gli scontri tra i vari gruppi stessi o contro l’esercito congolese creano continui movimenti di persone costrette a lasciare casa, villaggi, terreni coltivati e fuggire con poche cose che riescono a portare sulla testa e con i bimbetti più piccoli sulla schiena. La vita di queste persone è un continuo fuggire tra un campo di sfollati e l’altro, alla ricerca di un posto relativamente sicuro e di un minimo di cibo per sopravvivere. In queste zone, cambiano magari i luoghi o i nomi delle varie bande di miliziani ma per la popolazione non cambia nulla. Da quell’autunno 2008 siamo tornati più volte a Goma ed eravamo qui anche a novembre scorso, quando l’ultimo dei gruppi ribelli venuto alla ribalta, l’M23, ha preso possesso della città. La storia si ripete e perciò altre migliaia di persone sono fuggite, e come le volte precedenti i Salesiani e il Centro Don Bosco hanno aperto le porte e hanno accolto oltre diecimila congolesi in fuga, cercando di dar loro un minimo di sicurezza. Vivere a contatto con migliaia di persone ridotte allo stremo, senza mangiare da giorni o ammalate, ci fa rendere conto dove viviamo e ci fa vergognare di essere parte di quella metà del mondo che per i propri interessi non guarda negli occhi nessuno e crea queste situazioni.

• con 5 euro acquisti medicinali necessari per un mese ad un bambino • con 25 euro garantisci ad un bambino cibo per un mese • con 50 euro sostieni per un mese il percorso educativo di un bambino, dandogli un kit scolastico con quaderni, materiali didattici e sportivi con 100 euro garantisci per un mese accoglienza, cibo e un percorso • di recupero psico-sociale a una ragazza vittima di violenza

Per sostenere i progetti del VIS puoi effettuare un bonifico bancario presso Banca Etica

IBAN IT 70F0501803200000000520000 oppure un versamento sul CCP n. 88182001 intestato a VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo bonifico sullo stesso conto:

IBAN IT16 Z076 0103 2000 0008 8182 001 Causale: Emergenza Goma

Cercare di dare il minimo sostegno a migliaia di bimbi, costruire un riparo improvvisato alle mamme, fornire cose indispensabili come acqua, servizi igienici, cure mediche e cibo, è stata un’esperienza che non potremo mai dimenticare, come non dimenticheremo mai il 19 novembre, giorno in cui gli scontri finali iniziarono poco distante dal Centro e con la disperazione negli occhi, bimbi e mamme in fuga da mitragliatrici e bombe invasero i cortili e le aule, in cerca di un riparo. Quando in Italia qualcuno ci dice “ma che bravi che siete ad aiutare...”, lo blocchiamo subito e diciamo “No! andiamo semplicemente per noi, se poi si può dare una mano a qualcuno è ancor meglio ma è utile a noi”. Lavorare con queste persone in questi luoghi, conoscere le tristi realtà che vivono ci fa infatti rendere conto della nostra libertà e delle bellezze che abbiamo e che molte volte non vediamo. Tutte le cose inutili che compriamo, la manipolazione dei media sulla comunicazione delle notizie, le parole che sprechiamo su argomenti che non conosciamo in modo adeguato. Dopo aver trascorso anni in luoghi complicati, a contatto con situazioni dolorose e critiche, abbiamo iniziato a vedere e capire qualcosa del mondo e viviamo meglio, apprezzando quello che

abbiamo, senza troppe pretese. Qualche problema naturalmente c’è, l’adattamento, la mancanza degli amici, le restrizioni alla libertà di movimento, il dubbio che tutto quello che costruisci oggi domani possa essere distrutto, che sia tutto tempo perso... e a volte ti domandi “Ma cosa ci faccio qui?” E poi ecco il bimbetto che si stacca dal gruppo e arriva col pollicione sollevato in cerca del tuo, gridando “Muzungu!”. Un gesto semplice ma importante come questo ti fa tornare alla realtà e ti rendi conto che il bene, il senso di tutto c’è: senza missionari o volontari nessuno si prenderebbe cura di migliaia di bambini come questo che ora è davanti a noi. Non potrebbe andare a scuola, magari morirebbe per un’infezione intestinale, di malaria o dovrebbe continuare a vivere sulla strada. E allora in quel momento pensi “Sì, vale la pena farlo”, ed ecco che si riparte! ■

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www.volint.it/vis/emergenza-nella-repubblica-democratica-del-congo


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DIRITTI UMANI

Un progetto in Burundi sui temi della donna lavoratrice e imprenditrice. Tre associazioni italiane che hanno promosso un percorso didattico in 15 scuole di Roma sulla questione di genere. Un seminario conclusivo sulle buone pratiche sull’empowerment femminile tra Italia e Africa. Una domanda: ha ancora senso proporre progetti di educazione allo sviluppo all’interno dell’attuale panorama economico e sociale italiano?

Questione di genere, questione di diritti di Sergio Abbruciati, Docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico F. Vivona di Roma

Si

tratta veramente di una scommessa e non di un’azione a “rendita”, pensare e attuare progetti come “Femmes entrapreneurs”, realizzato in team dal VIS, da Pro.do.c.s. e dall’Associazione EquaMente. Una scommessa verso una rinnovata prassi educativa da suggerire alle scuole, fatta di stimoli che attivino un vero processo di insegnamento e apprendimento, in grado di suscitare curiosità e avvicinare i ragazzi a leggere la varietà e la complessità dei problemi del 32

mondo in cui viviamo. Ma anche il desiderio di portare all’attenzione dei giovani, attraverso il tema della donna del sud del mondo lavoratrice e imprenditrice, le grandi questione di genere, cogliendole nel soprattutto nel loro fronte educativo. Il progetto in senso specifico, attraverso il tema della donna del sud del mondo lavoratrice e imprenditrice, vuole affrontare le grandi questione di genere, cogliendole soprattutto nel loro fronte educativo. Si tratta d’interpellare i nostri giovani a proposito degli argomenti che ruotano attorno alla donna

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

e al suo ruolo nella società, dal momento che la questione continua a fornire motivi di riflessione, se non proprio di grande preoccupazione. Il progetto si serve di uno stile di intervento laboratoriale, capace realmente di coinvolgere gli studenti e di raggiungere le finalità esposte. Il gioco, la discussione, i video, i materiali di documentazione sono la cassetta degli attrezzi degli incontri, che sono stati programmati ed elaborati da un équipe interassociativa che ha pensato gli obiettivi, i metodi e pianificato e monitorato gli interventi nelle classi. Dal lavoro di programmazione sono


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nati quattro nodi fondamentali da sviluppare: la definizione del concetto di “genere”; il tema della costruzione sociale dell’identità; lavorare sulla decostruzione di stereotipi e pregiudizi comuni; analizzare la divisione domestica e sociale del lavoro nell’ottica delle pari opportunità. Il lavoro in équipe ha prodotto una guida didattica, strumento di lavoro per gli operatori e di approfondimento per gli studenti, intitolata “Questioni di genere, questioni di diritti”. In essa si trovano sintetizzati i contenuti delle problematiche affrontate e le possibili agende delle attività svol-

te. All’interno dello spazio educativo rappresentato dagli interventi nelle classi, si è svolto il 13 dicembre, nella sala Conferenze Spazio Europa, Rappresentanza in Italia della Commissione europea a Roma, un seminario di approfondimento che portava lo stesso titolo della guida didattica, e che intendeva esplorare le buone pratiche sull’empowerment femminile tra Italia e Africa. Al seminario, che ha visto la presenza attiva anche degli studenti coinvolti nelle scuole, hanno partecipato Anna Maria Donnarumma di Pro.do.c.s., Schola Harushiyakira

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dell’associazione ruandese Adisco, Lottin Welly Marguerite, della Consulta Cittadina per le Comunità Straniere del Comune di Roma, Barbra Terenzi Responsabile per i Diritti Umani del VIS, chi scrive il presente articolo, il tutto moderato da Stefano Merante, Responsabile del progetto Burundi per il VIS. A seguire le testimonianze di Simona Dominici, Laura Infantino, Flavia Cracchiolo, tre studentesse romane del Liceo Vivona e l’intervento di Lottin Welly Marguerite al Convegno di dicembre. ■

“In generale, ciò che possiamo sostenere riguardo il progetto “Questione di Genere, questione di Diritti”, promosso dalla ONG VIS, è che siamo state conquistate sin da subito, in modo del tutto positivo, sin dalla partecipazione al primo incontro. Le attività proposte sono state coinvolgenti, per nulla noiose né tantomeno ordinarie, al contrario in grado di catturare la particolare attenzione di ognuno. Difatti la caratteristica principale dell’incontro consisteva proprio nella partecipazione attiva degli studenti, ai quali è stata presentata una prima attività ludica con lo scopo di introdurre in generale le tematiche che poi sarebbero state affrontate successivamente in modo più approfondito. Data la rilevanza della problematica, l’approccio graduale ad essa, attraverso diverse fasi, ha permesso a noi studenti di arrivare a comprendere il messaggio in modo da poterlo assimilare più adeguatamente. Pertanto, così facendo, ci è stato possibile sviluppare una piena consapevolezza rispetto a quegli stereotipi legati al genere con cui talvolta, anche inconsciamente, veniamo a contatto nella vita quotidiana. La questione di genere è infatti un problema che non è sempre così sentito o riscontrato nella società attuale, soprattutto inserito in un contesto scolastico-adolescenziale. Per la nostra esperienza personale possiamo dire che non siamo mai entrate direttamente in contatto con forme di discriminazione riguardanti appunto il genere, principalmente perché, essendo adolescenti, il contesto in cui viviamo è abbastanza limitato all’ambito scolastico nel quale la differenza di genere non è così evidente come potrebbe esserlo in altri settori sociali quali per esempio quello lavorativo. Nella scuola si tende infatti a riconoscersi come coetanei, come pari. È però pur sempre vero che alcuni stereotipi sono comunque radicati nella nostra società, di cui siamo poco consapevoli, anche prendendo in considerazione esempi banali come il fatto che si tende a pensare che se una coppia va fuori a cena debba essere il ragazzo a pagare, che debba essere il ragazzo a guidare o a prendere la ragazza sotto casa: tante piccole cose che rimandano tutte alla concezione stereotipata dell’uomo e della donna. Ma dopotutto, come ci è stato fatto notare nel corso del primo incontro, questa disuguaglianza di genere cresce con noi sin dall’infanzia. Infatti si tende, forse per abitudine o per convenzionalità, a regalare alle bambine giochi legati in gran parte all’ambiente domestico quali la cucina, la scopa, il bambolotto, ecc.; ai bambini invece giochi che sono compresi nella sfera lavorativa (classico esempio sono le costruzioni). Successivamente a ciò la televisione con le pubblicità incrementa e evidenzia quella diversità ormai fatta propria, ovvero fa sì sempre di più che idealizziamo la donna in un contesto prettamente casalingo, contesto da cui l’uomo risulta assente. Questo percorso ci ha fatto capire quanto l’educazione che si riceve influisca poi sulla mentalità e sul modo di vedere le cose una volta adulti, e ci ha fatto capire quindi che il primo passo per combattere la discriminazione di genere, che sia pure nel nostro piccolo, è proprio questa”. 33

www.prodocs.org www.equa-mente.org


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DIRITTI UMANI

Ruolo delle donne nella società di oggi La donna è portatrice di vita, di futuro, e di pace. È una vita che ha bisogno di acqua, la stessa che le donne africane trasportano in pesanti secchi sulle loro teste per chilometri e chilometri, dai pozzi alle case. L’acqua è una delle grandi sfide dello sviluppo dell’Africa. Moriamo di sete, ma siamo circondati di acqua che va persa ogni secondo. Nello stesso modo siamo tutti circondati da tanto amore ma non sappiamo raccoglierlo

di Lottin Welly Marguerite, Presidente Associazione Interculturale Griot e membro della Consulta dei cittadini immigrati del Comune di Roma, Presidente Associazione camerunense Banaba Sawa

un continente devastato da guerre provocate da interessi stranieri e locali, le donne sono il perno su cui si basa la vita nella famiglia e nella comunità. Esse devono trovare spazi nuovi e di responsabilità, decisionali, di guida. Le donne devono battersi per la sanità e l’istruzione. Quando si dà l’istruzione a una donna, la si dà a tutto un popolo. L’istruzione delle donne è come la radice viva di un albero che cresce e dà tanti e bellissimi frutti. Per questo è necessario annaffiarla quotidianamente.

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Noi donne dobbiamo innanzitutto fare una riflessione sull’educazione dei nostri figli, soprattutto dei figli maschi. In Africa la crescita dei figli maschi richiede molta più attenzione, perché devono essere educati al rispetto, a continuare nella vita ad amare la donna come hanno da piccoli amato la propria madre. Questo vale anche per l’Occidente ovviamente. Il dialogo deve diventare la prima regola di vita, a cominciare dalla famiglia: è importante organizzare, come si faceva un tempo, riunioni di famiglia e tra amici, per


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confrontarsi e riuscire insieme a vincere le difficoltà. I pericoli più grandi dei nostri tempi sono difatti la solitudine e l’indifferenza. La Campagna internazionale Noppaw, che sosteneva l’attribuzione del Premio Nobel per la pace a tutte le donne africane, è stato un momento di mobilitazione molto significativo: proponendo di dare il premio a tutta la collettività delle donne africane ha valorizzato la grandezza della quotidianità della donna, una sfida rivoluzionaria in un mondo fatto spesso di cose che vengono definite eccezionali ma che sono profondamente vuote. Tutte le donne di tutti i continenti devono avere più responsabilità nei luoghi di decisione e di gestione, siano essi politici, economici, culturali, religiosi o sociali. Oggi le cosiddette “quote rosa” possono aiutare in questo processo, ma dobbiamo arrivare presto a considerare la donna come una persona che conta veramente e non come “quota”. Sta a noi donne, poi, smetterla di piangerci addosso: è il momento di rimboccarci le maniche e avviare il cambiamento da sole, con le nostre mani. Le donne africane, che sono spesso viste solo come vittime o oggetti, portano invece sulle loro teste il fardello dell’Africa. Il futuro del mondo cammina con le loro gambe. La Campagna Noppaw ha avuto quindi il valore straordinario di far sentire la voce delle donne, di tutte le donne del mondo, con il loro grido di dolore e di speranza fino alle orecchie di chi governa il mondo, lì dove vengono prese le grandi decisioni internazionali. Oggi, la sfida più grande per gli immigrati e soprattutto per le donne africane in Italia, è quella dell’“integrazione”, della convivenza e dello scambio culturale verso l’acquisizione della consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri, per evitare che le donne si rinchiudano in loro stesse e si isolino dalla società in cui vivono. Io capisco come sia veramente difficile per una donna che viene dall’Africa adattarsi a una nuova e diversa cultura. Ma si devono sentire cittadine italiane, prima di tutto in quanto svolgono un importantissimo ruolo sociale. Pensiamo a quante donne lavorano nelle famiglie, negli ospedali, nelle fabbriche, nei campi, e si prendono cura dei bambini e degli anziani. In questo modo sono parte integrante del progresso sia sociale che economico del Pae-

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se dove vivono e per questo hanno conquistato un posto nella società e devono sentirsi pienamente cittadine. Eppure c’è ancora molto da fare per vincere l’ignoranza e il rifiuto della diversità, soprattutto quando è di colore nero. Lo vedo e lo sento quotidianamente. Anche nelle scuole e tra i giovani c’è molto lavoro da fare. Io mi trovo molto bene tra i giovani e moltissimi di loro sono aperti, ma come dico spesso, basta un dente malato non curato per rovinare tutta la bocca. Per questo sono molto contenta di incontrare e parlare con i giovani che sono il presente e il futuro della nostra società. Noi stiamo passando il testimone a loro: gli aspetta un lavoro molto impegnativo ma io spero e credo che cercheranno di migliorare la vita sociale e culturale che viviamo oggi. Noi abbiamo fatto molti errori. Potevamo fare di più di quello che abbiamo fatto, ma ho fede nel futuro. E non dimentichiamo che essere donna è bello! ■

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www.2.ohchr.or/english/bodies/cadaw/index.htm


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OGGI SI PARLA DI...

Il rilancio dell’“onesto cittadino” e del “buon cristiano” Che cosa significa per la Famiglia Salesiana oggi formare onesti cittadini? Se la sfida per noi oggi è educare i giovani a una partecipazione attiva, libera e significativa, alla solidarietà, alla responsabilità e all’impegno individuale e sociale per la dignità della persona umana, la giustizia, lo sviluppo umano, la costruzione di un mondo possibile più giusto, più equo e più salubre; se la sfida per noi oggi è educare i giovani a farsi soggetti attivi di cittadinanza responsabile, l’educazione ai diritti umani può essere una risposta efficace?

di Carola Carazzone, Presidente VIS c.carazzone@volint.it

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educazione ai diritti umani può costituire una risposta efficace al “dramma dell’umanità mo-

derna, la frattura tra educazione e società, il divario tra scuola e cittadinanza” e ai due abissi che minaccia-

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no l’educazione oggi? Il VIS ritiene di sì, che l’educazione sui, attraverso e per i diritti umani sia una via pri-


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vilegiata di attuazione della dimensione sociale del Sistema Preventivo e della formazione integrale oggi di buoni cristiani e onesti cittadini.

Quale tipo di educazione ai diritti umani Per molto tempo la prospettiva del movimento per i diritti umani è stata quasi esclusivamente una prospettiva giuridica e “punitiva”: denunciare le violazioni dopo che queste erano già state commesse. Anche apprezzando gli sforzi dell’ultimo ventennio, finora troppe poche risorse sono state investite nella prevenzione, nell’educazione ai diritti umani, formale, non formale, informale. C’è dunque un dato meramente quantitativo da sottolineare, ma non basta: ci interessa la qualità, il quale educazione ai diritti umani. L’educazione ai diritti umani non può limitarsi a far conoscere i diritti umani: deve essere una educazione non solo SUI ma anche PER i diritti umani, deve indurre all’impegno, alla solidarietà, all’azione. L’educazione per i diritti umani, in una visione evolutiva e non statica di essi, non è - e non può essere - la rivelazione di una verità statica ed immutabile, ma un dialogo, un confronto che, sulla base di principi e valori universali, dalla teoria generale ed astratta, viene attualizzato e contestualizzato nella realtà locale; un’educazione permanente e quotidiana alla cittadinanza attiva, alla responsabilità sociale, alla politica, in grado di unire il descrittivo al prescrittivo, il sapere all’essere, e di integrare trasmissione del sapere e formazione della personalità.

Perché educazione sui, attraverso e per i diritti umani I diritti umani non si insegnano dall’alto verso il basso così come non si impongono. Ai diritti umani ci si educa (dal latino e -ducere), i diritti umani si trasmettono e si apprendono, se in queste parole consideriamo ci sia uno spazio per il confronto reciproco, il dialogo e la rielaborazione personale. Tutti possono insegnare i diritti umani e tutti possono imparare i diritti umani. L’educazione ai diritti umani è un’educazione a tutti i livelli e in tutti i contesti sociali. Anche grazie al grande impulso dato dal Rettor Maggiore con la Strenna 2008, la Famiglia Salesiana sta realizzando, in tutti i continenti, delle esperienze splendide di educazione partecipativa per i diritti umani, con gli strumenti pedagogici assio-pratici caratteristici del nostro carisma, capaci di arrivare al cuore e alla mente del ragazzo, alternando approfondimenti teorici ed esperienze pratiche, utilizzando teatro, musica, sport, giochi di ruolo, concorsi artistici, discussione di film, nuove tecnologie, forum, blog, chat, percorsi di peer to peer education, partecipazione, volontariato.

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Tutti, bambini, ragazzi, adolescenti, adulti, possono essere educati al valore etico del diritto e ai suoi effetti pratici sul vivere sociale. I ragazzi stessi possono divenire, a loro volta, educatori ai diritti umani e loro promotori. La Dichiarazione sull’educazione e formazione ai diritti umani, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 2011 dopo un decennio di gestazione e tante resistenze, non specifica soltanto cosa ognuno dovrebbe imparare SUI diritti umani, ma anche come dovrebbe imparare - cioè ATTRAVERSO i diritti umani -, che significa imparare e insegnare in un modo che rispetti tutte le libertà e i diritti fondamentali civili, culturali, economici, politici e sociali sia degli educatori sia di coloro che apprendono. L’ambiente educativo è fondamentale e deve essere coerente con il rispetto, la promozione, la protezione e la piena realizzazione dei principi e dei valori che si proclamano. In questo Don Bosco è stato maestro per qualunque educatore, ben al di fuori del nostro ambito salesiano.


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OGGI SI PARLA DI...

In un’epoca di regolamenti, di molti livelli di autorità, di punizioni, di profonde discriminazioni ed esclusione, Don Bosco mise in evidenza la spontaneità, la familiarità, l’amorevolezza, la prevenzione, la partecipazione attiva e significativa dell’educando nella relazione con l’educatore e l’ambiente educativo. È il clima umano, lo spirito, l’ambiente che si respira nell’opera salesiana e che costituisce uno degli elementi essenziali del Sistema Preventivo di Don Bosco, quello che lo rende va-

visti da Loro

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lido in tutti i contesti culturali e religiosi, come dimostra un’esperienza consolidata in Asia e Africa, dove la maggioranza dei nostri studenti, genitori e collaboratori non sono cristiani, ma trovano nella scuola salesiana un’atmosfera familiare di rispetto, di dignità, di condivisione, di solidarietà che li fa sentire a loro agio, a casa. L’educare ATTRAVERSO i diritti umani oggi, ci offre nuove opportunità di valutazione del nostro ambiente educativo, nuove possibilità

by RoBot

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

di proposta di partecipazione attiva e significativa del ragazzo, di impegno individuale e sociale e nuove frontiere di proiezione sociale e di collaborazione con altri attori significativi per il cambiamento delle strutture e della società. Oggi, infine, educare significa insegnare alla persona ad auto-educarsi senza sosta in un ambiente culturale fluido e in una società in costante evoluzione. Di qui la necessità di quella che si definisce educazione permanente, di


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Davide Bozzalla

una proposta socio-politica-educativa a cui i diritti umani offrono una risposta laica, dialogica, universale e incisiva: i diritti umani sono in grado di traghettare l’etica umana universale dentro la politica. Attraverso un’educazione PER i diritti umani, si educa ad impegnarsi per le cause e le questioni che rileveranno giorno dopo giorno nella vita quotidiana sia a livello locale sia a livello internazionale. Si educa PER i diritti umani per accrescere le capacità della persona, del cittadino, del professionista di esercitare e godere dei propri diritti civili, culturali, economici, politici e sociali e di rispettare e promuovere quelli degli altri. Troppo spesso l’educazione oggi è un’educazione di mercato, al servizio del mantenimento di uno status quo in un mondo profondamente iniquo, violento, insalubre. L’educazione PER i diritti umani ci offre opportunità concrete e universali di educazione umanizzante e di pastorale dell’impegno, di proposta educativa permanente e universale, anti-

conformista e alteroculturale, per una cultura di giustizia, di solidarietà, di cambiamento degli stili di vita e delle strutture. Oggi sappiamo che i diritti umani non sono un futile orpello che i Paesi poveri non possono permettersi né un premio per aver raggiunto un certo livello di sviluppo economico, ma un mezzo per il raggiungimento di uno sviluppo davvero umano. Oggi sappiamo che godere del diritto all’alimentazione adeguata non significa che posso mangiare perché qualcuno mi ha elemosinato gli alimenti necessari alla sopravvivenza, ma essere liberi dalla fame e rivendicare, individualmente e collettivamente, il diritto a tutte le politiche, le strategie e le azioni necessarie a rimuovere le cause profonde che portano all’indigenza. Oggi sappiamo che la fame e la povertà sono questioni

di giustizia e di politica, non accidenti della storia. Oggi sappiamo che le cause della violenza, del sottosviluppo, della distruzione dell’ambiente non sono ineluttabili e che le massicce violazioni della dignità e dei diritti fondamentali della persona e dei popoli non sono causate da mere responsabilità morali o religiose del singolo, ma che ci sono condizionamenti e determinismi sociali di indole economica, culturale, politica.


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OGGI SI PARLA DI...

(dai contenuti fondamentali della Strenna del Rettor Maggiore per il 2013)

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www.sdb.org/it/Rettor_Maggiore/Strenna

“In un mondo profondamente cambiato rispetto a quello dell’ottocento, operare la carità secondo criteri angusti, locali, pragmatici, dimenticando le più ampie dimensioni del bene comune, a raggio nazionale e mondiale, sarebbe una grave lacuna di ordine sociologico e anche teologico. Concepire la carità solo come elemosina, aiuto d’emergenza, significa rischiare di muoversi nell’ambito di un “falso samaritanesimo”. Ci si impone pertanto una riflessione profonda, innanzitutto a livello speculativo. Essa deve estendere la sua considerazione a tutti i contenuti relativi al tema della promozione umana, giovanile, popolare, avendo, al contempo, attenzione alle diverse qualificate considerazioni filosofico-antropologiche, teologiche, scientifiche, storiche, metodologiche pertinenti. Questa riflessione si deve poi concretizzare sul piano della esperienza e della riflessione operativa dei singoli e delle comunità. Dovremo procedere nella direzione di una riconferma aggiornata della “scelta socio-politica-educativa” di Don Bosco. Questo non significa promuovere un attivismo ideologico, legato a particolari scelte politiche di partito, ma formare ad una sensibilità sociale e politica, che porta comunque ad investire la propria vita per il bene della comunità sociale, impegnando la vita come missione, con un riferimento costante agli inalienabili valori umani e cristiani. Detto in altri termini, la riconsiderazione della qualità sociale dell’educazione dovrebbe incentivare la creazione di esplicite esperienze di impegno sociale nel senso più ampio”.

Allo stesso modo oggi sappiamo che è possibile cambiare le società mediante uno sforzo umano accomunato. Solo arrivando al cuore dei giovani con un’educazione per i diritti umani che scardini rassegnazione e assuefazione, con un’educazione alla cittadinanza attiva, che ribalti l’angusto concetto di cittadinanza anagrafica e/o nazionale nel nome di una cittadinanza planetaria, con un’educazione socio politica che porti i diritti umani - e non il profitto, il mercato, la mediaticità - al centro della politica avremo un mondo più giusto, più equo, più salubre. A questa causa la Famiglia Salesiana, che ogni giorno educa 15 milioni di ragazzi ed è la agenzia educativa forse più rilevante a livello mondiale, può dare un contributo enormemente significativo. ■


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In questa rubrica raccogliamo e ripercorriamo le news apparse su volint.it negli ultimi mesi, che ci aiutano a leggere il nostro Paese e il mondo a cura di Alessandra Tarquini

NON CI SONO PIÙ LE MEZZE STAGIONI PREVISIONI DEL TEMPO ATTRAVERSO LE NOTIZIE DI WWW.VOLINT.IT

NUVOLOSO

CIELO TERSO

19-02-2013 È stata presentata a Bruxelles la direttiva europea per una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF) per gli 11 Paesi membri che hanno aderito al meccanismo della cooperazione rafforzata (Germania, Francia, Austria, Belgio, Portogallo, Slovenia, Grecia, Slovacchia, Estonia, Spagna e Italia).

PIOGGIA CIELO

23-01-2013 Diploma di Master per 25 studenti, provenienti da 16 Paesi, a conclusione della XV edizione del Master Internazionale in Cooperazione allo Sviluppo promosso dal 1997 dallo IUSS di Pavia, dall’Università di Pavia e dalle Ong CISP, COOPI e VIS. 21-12-2012 Le Nazioni Unite hanno messo al bando le mutilazioni genitali femminili, dopo dieci anni di campagna iniziata in Egitto nel 2003. 30-11-2012 La Palestina è Stato osservatore permanente. 138 voti a favore, 9 contrari, 41 astensioni: così l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la richiesta palestinese di diventare stato non membro osservatore dell’Onu. L’Italia ha votato sì.

04-02-2013 Lo spreco pro-capite di cibo a livello di consumatore in Europa, in Nord America e in Oceania è di 95/115 kg l’anno, mentre nell’Africa Subsahariana, nel Sud e Sudest asiatico oscilla soltanto tra i 6 e gli 11 kg l’anno. Da qui parte l’iniziativa dell’UNEP, della FAO e di altri partner che sollecita consumatori, industria alimentare e governi a cambiare la cultura degli sprechi alimentari. 23-01-2013 Il VIS continua a chiedere la liberazione del cooperante Giovanni Lo Porto e del suo collega olandese Bernd, rapiti in Pakistan il 19 gennaio 2012. 6-11-2012 Dopo un anno di assenza, ritornerà nel 2013 il Bando dell’Ufficio Nazionale per Volontari del Servizio Civile. Circa 19.000 volontari potranno quindi accedere a questa opportunità il prossimo anno, sia in Italia che all’estero. Ma si tratta di una promessa del vecchio governo, vedremo con il nuovo...

24-01-2013 In Mali proseguono i bombardamenti aerei e i combattimenti; la popolazione continua a fuggire nei Paesi limitrofi in cerca di un rifugio sicuro. 09-01-2013 L’Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato il nostro Paese per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza.

27-12-2012 Il 2012 si è rivelato particolarmente cruento per l’informazione e ha registrato un aumento del 33% rispetto al 2011 del numero di giornalisti assassinati. Reporter senza frontiere lo ha definito “anno nero dell’informazione” nel suo ultimo rapporto con 88 giornalisti uccisi nel corso di 12 mesi e 879 arrestati. Il bilancio non è mai stato così negativo dal 1995.

www.volint.it/vis/archivionews


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Caterpillar: la voce del risparmio energetico Per il secondo anno consecutivo il VIS ha aderito a “M’illumino di meno”, la giornata del risparmio energetico. Per conoscerne meglio il significato abbiamo intervistato la redazione di Caterpillar, seguitissimo programma di RadioDue, ideatori dell’iniziativa a cura di Alessandra Tarquini, VIS - Responsabile Ufficio Comunicazione a.tarquini@volint.it

“M’illumino di meno” ogni anno aumenta di intensità per numero di città e persone coinvolte. Come leggete questo entusiasmo? Sembra sempre di più che la gente abbia bisogno di crederci. Di credere alla possibilità di abitare in luoghi più sensati e in modi più in armonia con le risorse naturali. Di credere che il cambiamento passa per le scelte quotidiane di ciascuno, senza dover necessariamente attendere rivolgimenti epocali che vengano dall’alto. Il bisogno di senso si coniuga con la necessità di non sprecare ciò che risulta essere limitato o di non vivere nell’eccesso di contraddizione: perché tenere accese le luci in pieno giorno? Perché tenere il riscaldamento a 25 gradi per poi aprire le finestre in inverno? Perché produrre e comprare troppo per poi trovarsi a buttar via l’eccesso e trovarsi nei guai per smaltire i troppi rifiuti? Probabilmente anche la tanto citata crisi ha contribuito a rivedere i propri consumi. Iniziative come questa, che si svolgono nell’arco di una sola giornata, incontrano la diffidenza di molti. Come rispondete agli scettici? La nostra campagna “M’illumino di meno” si svolge nell’arco di un mese di sensibilizzazione radiofonica, durante il quale raccontiamo buone pratiche di amministrazioni, aziende, scuole, associazioni sportive, negozi e singoli privati che si organizzano per diminuire il proprio impatto sull’ambiente: pannelli solari comprati e gestiti in gruppo, ristrutturazioni che consentono agli edifici di non consumare quasi energia, metodi avanzati di riciclo e riuso, sperimentazioni di car sharing, adozione di stili di vita più improntati alla proprietà collettiva di mezzi e risorse. La giornata finale non è che l’apice della campagna, in cui si chiede un’azione simbolica il cui scopo è molteplice. Da un lato, l’azione attira l’attenzione sul problema del risparmio energetico in modo visibile e mediaticamente rilevante. Inoltre, costituisce un’occasione per coinvolgere anche i meno motivati in una giornata “speciale”, dove provare sulla propria pelle cosa può significare fare attenzione a sprecare meno energia o rinunciare all’auto. In terzo luogo è un’occasione di festa e di testimonianza. Caterpillar è una trasmissione nazionale, ma anche molto milanese e in Expo2015 ritroveremo questo connubio. Cosa vi aspettate dalla Grande Fiera Universale? Speriamo tanto che non sia un’occasione persa. O che ci sia almeno la possibilità di limitare i danni... Si è celebrata da poco la giornata internazionale della radio, in quanto importante spazio mediatico. Come vivete questa “responsabilità”? In genere, la forza di Caterpillar sta nel fatto di avere una platea ampia, variegata e motivata di ascoltatori, una sorta di community nata prima del fenomeno dei social network. La possibilità della radio di coinvolgere gli ascoltatori nel restituire il quadro della realtà è una prerogativa che in Caterpillar utilizziamo molto e che ogni volta ci sorprende per la ricchezza di punti di vista che mette in campo. Ci piace utilizzare una pluralità di voci che si affiancano senza mai prevaricarsi. È uno degli aspetti magici della radio che nemmeno l’autore più creativo può completamente controllare. Per fortuna. Qual è il mondo possibile che immaginate? Un mondo che sia un po’ come un condominio dove i vicini di casa si conoscono, si salutano, trovano il modo di condividere i propri talenti e il proprio tempo. Dove un giorno la signora Rossi porta a scuola i bimbi suoi e quelli dei Verdi, dei Viola e dei Bianchi; dove la nonna della famiglia Gialli fa i tortellini eccedendo nelle dosi e invece di surgelarli ne fa omaggio alla famiglia Noirs; dove il signor Bianchi va in biblioteca a ritirare libri per gli inquilini di tutto il pianerottolo e poi li ritira per riportarli a tempo debito... L’amministrazione? Rigorosamente autogestita. 42

www.caterpillar.blog.rai.it


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CONOSCERE LA GUERRA, PER SMETTERE DI FARLA: LA NUOVA EDIZIONE DELL’ATLANTE DELLE GUERRE di Valentina Filigenzi*, VIS - studentessa Scuola di Giornalismo della Fondazione Lelio Basso comunicazione@volint.it

VIS ha partecipato alla presentazione della quarta edizione dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo, realizzato dall’Associazione 46° Parallelo, che si è svolta a Roma. Lo scopo di questo strumento, realizzato da una rete formata da quaranta giornalisti e da molte organizzazioni, è capire le ragioni alla base dei conflitti che imperversano nel pianeta, in cui oltre il novanta per cento delle vittime è costituito dai civili. Il progetto editoriale va a colmare un vuoto nel mercato dell’informazione italiana, troppo concentrato sulla politica interna. Oltre alle realtà che da sempre hanno sostenuto l’Atlante (l’Associazione Ilaria Alpi, AAM Terra Nuova, ASAL, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome con il proprio patrocinio, Unimondo, Tavola della Pace) quest’anno si aggiunge la preziosa collaborazione di Amnesty International Italia che ha contribuito a fare il punto sulle violazioni dei diritti umani in Medio Oriente, Europa, Asia e America. Anche la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco si è unita al progetto, fornendo approfondimenti sulla situazione e la tutela dei beni a rischio a causa dei conflitti.

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La nuova edizione si muove in continuità con le precedenti: i conflitti sono trattati in ordine alfabetico attraverso schede di quattro pagine, simili alle schede paese degli atlanti tradizionali. Il carattere scientifico dell’Atlante emerge con la presenza del glossario e con box informativi in cui sono i dati a farla da padrone. La veste grafica è accattivante e la narrazione è arricchita da foto dagli scenari di guerra, come quelle realizzate dal fotoreporter Fabio Bucciarelli. Tra le novità, la sezione pirateria pensata per approfondire un fenomeno tutt’altro che trascurabile, data la sua identità e i costi che incidono sul trasporto delle merci, un’analisi del fenomeno del Land Grabbing, un approfondimento sul rapporto fra finanza e guerra a cura di Banca Etica oltre a un resoconto sullo stato dei rifugiati curato dall’UNHCR. Dal punto di vista educativo e didattico l’atlante può contribuire a formare la coscienza critica di ogni cittadino per questo “non dovrebbe mai mancare una copia in ogni scuola e nelle redazioni esteri dei giornali”, come sottolinea Raffaele Crocco, direttore dell’iniziativa. Il contributo delle ONG alla redazione dell’Atlante permette ai lettori di informarsi e cogliere aspetti dimenticati dei

conflitti, anche dal punto di vista dei diritti umani. Nelle duecentocinquanta pagine dell’Atlante trovano ampio spazio crisi trascurate dai media come quella della Repubblica Democratica del Congo, del Mali e del Sud Sudan. Federico Fassi rappresentante dell’UNHCR, intervenuto alla presentazione, ha ricordato la grave situazione umanitaria siriana: oltre centomila persone in fuga dal Paese solo nell’ultimo mese. Per questo l’Atlante delle Guerre ha deciso di donare 1 euro, per ogni copia venduta, a favore dei rifugiati siriani. Conoscere le cause dei conflitti è indispensabile per intervenire sul territorio con strategie di medio-lungo periodo. Per questo l’Atlante è fondamentale anche per molte organizzazioni che come il VIS sono presenti nelle aree interessate dalle guerre. L’Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo si può acquistare in tutte le librerie, oppure può essere ordinato con una mail all’indirizzo ordini@atlanteguerre.it, al prezzo di copertina di venti euro. ■ Per maggiori info: http://www.atlanteguerre.it/ http://www.facebook.com/atlanteguerre www.aamterranuova.it/ * In tirocinio presso il settore Comunicazione del VIS

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www.atlanteguerre.it


Favole

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La leggenda della Regina dal Cuore di Ghiaccio

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na volta, tantissimo tempo fa, quando questo vecchio mondo era giovane e tutto era molto diverso da oggi, il potente Westarwan1 era re di tutte le montagne. Levava la sua nobile testa alta sopra tutti gli altri monti, così alta che quando le nubi dell’estate si chiudevano sulle sue ampie spalle restava solo, sotto il cielo blu. Quindi, essendo così alto sopra il mondo e così solitario nella sua dignità, divenne superbo e anche quando le nebbie si scioglievano lasciando un bel mondo nuovo disteso ridente ai suoi piedi, egli non lo guardava e fissava notte e giorno il sole e le stelle. Ecco che Haramukh e Nanga Parbat e tutte le altre montagne che creavano un’ampia cerchia attorno al grande Westarwan, come cortigiani pronti a servire il loro re, si seccarono perché lui le trattava come nullità; e quando le nubi estive che si levavano sopra le loro teste si appendevano alle spalle di Westarwan come un manto regale, essi dicevano parole amare, colme d’ira, rabbia e invidia. Solo la bellissima Gwashbrari, fredda e scintillante in mezzo ai suoi ghiacciai, restava in silenzio. Contenta di sé, serena, a lei bastava la sua bellezza: altri potevano levarsi sopra le nebbie, ma nessuna era bella come lei in tutto il paese. Ma una volta che il velo di nubi na44

scose alla vista Westarwan e l’ira montò forte e potente, ella lanciò alle altre un sorriso sprezzante invitandole a stare calme. “Che bisogno c’è di litigare? - disse, con calma superiorità - Il grande Westarwan è superbo, ma, anche se sembra che abbia la testa coronata di stelle, i piedi sono a terra, terreni. È fatto della nostra stessa pasta, solo che lui ne ha di più, tutto qui”. “Un altro motivo per risentirsi della sua superbia!” – replicarono le brontolone – “Chi l’ha fatto re sopra di noi?”. Gwashbrari sorrise con cattiveria. “Oh, stolte! Povere stolte e cieche! Gli attribuite una regalità che ai miei occhi non ha. Vi dico che il potente Westarwan, con tutte le sue altezze coronate di stelle, per me non è re. Sono io ad essere la sua regina!”. E le imponenti montagne risero forte, perché Gwashbrari era la più bassa tra loro. “Aspettate e vedrete” – rispose lei con

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voce fredda e distaccata. – Prima dell’alba di domani il grande Westarwan sarà mio schiavo!”. Di nuovo le possenti montagne riecheggiarono di risate di scherno, tuttavia la bella dal cuore di ghiaccio non vi badò. Graziosa, serena, continuò a sorridere per tutto quel giorno d’estate; solo un paio di volte si alzò dai suoi fianchi nevosi una bianca nube di fumo che indicava il luogo dove una valanga aveva spazzato via, distruggendolo, uno stambecco dal piede fermo. Ma con il tramonto del sole cadde su tutto il mondo una rosea radiosità. Il pallido volto di Gwashbrari arrossì e prese vita, la sua fredda bellezza si infiammò in passione. Trasfigurata, gloriosa, brillava come una stella sull’orizzonte che rapidamente imbruniva. E il potente Westarwan, notando la rosea radiosità ad oriente, rivolse lì i suoi superbi occhi, e, meraviglia! La perfezione della sua bellezza gli colpì i sensi con un acuto, assillante stupore per l’esistenza di una tale bellezza, per la presenza di una bellezza tale nel mondo che lui disprezzava. Il sole calante scese più in basso riflettendo un lucore più rosso sul volto di Gwashbrari: sembrava che arrossisse sotto lo sguardo del grande re. Gli si colmò l’animo di un forte desiderio che gli affiorò alle labbra


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India Il DBSERI - Don Bosco Self Employment Research Institute è senza dubbio una delle istituzioni educative più importanti della città di Calcutta. Nel 1978 si iniziò con una quindicina di giovani allo sbando, oggi più di 550 ragazzi e ragazze seguono i corsi di formazione biennale. Sono circa una dozzina di programmi, che cercano di rispondere sempre più in modo preciso alle esigenze dei giovani, rispetto al Paese e al mercato del lavoro. Tutto ciò ha innescato un processo virtuoso di trasformazione di una vastissima area, nel quale l’Istituto è situato. Sono nate più di un centinaio di micro-imprese e oggi sono loro che aiutano a rispondere al bisogno di occupazione delle fasce giovanili della società. Il successo raggiunto dall’Istituto ha le sue radici nella convinzione che tutti i giovani, specialmente i più poveri e vulnerabili, debbano avere la possibilità di godere dei propri diritti nella società, così da poter contribuire allo sviluppo e alla prosperità del Paese, in modo attivo e personale. I destinatari dell’azione del DBSERI sono infatti i giovani che hanno abbandonato la scuola e sono diventati soggetti a rischio per le proprie famiglie e per la società nella quale vivono. L’Istituto Don Bosco si occupa di assistere i giovani che hanno terminato la loro formazione a trovare un posto di lavoro, collaborando con le corpodel DBSERI Per sostenere le attività razioni, le banche, i servizi di impresa, le ONG e altre realtà economiche e ca bancario presso Banca Eti sociali; si impegna a rafforzare il ruolo della donna attraverso una formazione puoi effettuare un bonifico 00000520000 non tradizionale volta alla sua indipendenza e al suo sviluppo integrale; si IBAN IT 70F05018032000 oppure dedica alla formazione dei giovani per la creazione di micro-imprese.

in un appassionato grido: “Oh, Gwashbrari! Baciami o io morirò!”. Il suono riecheggiò per le valli mentre i picchi stupiti facevano cerchio in attesa. Sotto il suo rossore preso a prestito, Gwashbrari sorrise trionfante e rispose: “Com’è possibile, grande re, se io sono così bassa? Anche se volessi, come potrei raggiungere la tua testa coronata di stelle? Io che anche in punta di piedi non arrivo alle tue spalle vestite di nuvole?”. Ma ancora echeggiò un grido appassionato: “Ti amo! Baciami o morirò!”. Allora la bella dal cuore di ghiaccio disse in un dolce bisbiglio, con una musica nella voce che operò un incantesimo sul grande Westarwan:

“Mi ami? Non sai che chi Internazionale per lo Sviluppo intestato a VIS Volontariato ama deve abbassarsi? China Causale: Progetto India la tua fiera testa verso le mie labbra e cerca il bacio che non posso fare a meno di darti!”. Piano piano il monarca delle monta- Ed è questo il motivo per cui il grangne, come incantato, si chinò, sem- de Westarwan si estende attraverso pre più vicino alla sua radiosa bel- la valle del Kashmir, poggiando il calezza, dimentico di ogni altra cosa nel po un tempo elevato sul cuore di cielo e nella terra. ghiaccio della regina Gwashbrari. Calò il sole. Svanì il colorito roseo E ogni sera la corona di stelle si didal viso bello e falso di Gwashbrari, spone in cielo come un tempo. ■ lasciandola fredda come il ghiaccio, (tratta da Fiabe indiane dei cinque fiumi spietata come la morte. IncominciaFlora Annie Steel) rono a brillare le stelle nei pallidi cieli ma il re giaceva ai piedi di Gwa- 1 Tutti i nomi dei personaggi di questa fiaba shbrari, caduto per sempre dal suo appartengono a picchi dell’Himalaya che si trovano nella regione del Kashmir. trono! un versamento sul

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VITA ASSOCIATIVA

“Creatività solidale”: un progetto a lungo termine per educare alla cooperazione Sabato 24 novembre 2012, presso l’oratorio Don Bosco di Sampierdarena, si è svolto il primo concorso di creatività solidale organizzato dal Gruppo Missioni “Sulle ali del mondo”. Con questa iniziativa è stato inaugurato un anno missionario dedicato a una modalità di fare cooperazione allo sviluppo che si occupi non solo dei Paesi del Sud del mondo, ma che si indirizzi anche al “qui e ora”

di Barbara Comparini e Michela Vallarino

ensiamo che fare cooperazione allo sviluppo, oggi, significhi agire anche sui contesti quotidiani del primo mondo per riportare l’attenzione delle persone su valori profondi: la solidarietà, la comprensione, la tolleranza, la curiosità verso l’altro, lo scambio culturale, l’interazione tra le generazioni ecc. La crisi che

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Concorso cake design attraversa il mondo occidentale e le nostra città, infatti, non è solo crisi economica, ma è anche e soprattutto crisi sociale, cioè crollo di un sistema di relazioni tra le persone. Raggiungere insieme un obiettivo: questo è per noi il significato del verbo “cooperare”, con l’accento posto sulla parola “insieme” piuttosto che sulla parola “obiettivo”, per indicare che il percorso è più importante del risultato. “Fare qualcosa insieme” significa fare un passo indietro dall’egocentrismo imperante, proporre una modalità diversa di passare una giornata, ma anche una modalità diversa di concorrere a un premio. Abbiamo incentrato la prima esperienza su un concorso di “Cake design”, un settore della pasticceria che esalta l’aspetto estetico dei dolci. Il tema da noi proposto “Rappresenta un Paese del mondo e la sua cultura” ha offerto ai concorrenti l’occasione di pensare al mondo e a ciò che esso lascia come traccia in ciascuno di noi. Ne sono venute fuori composizioni stilisticamente perfette e altre meno professionali, ma molto forti dal punto di vista emotivo. Logicamente ha vinto l’opera che più aderiva ai canoni del cake design e cioè quella che univa la scelta tematica alla difficoltà di esecuzione e

alla capacità tecnica. Ma non è l’aspetto della premiazione ciò che interessava il gruppo missionario. Che cosa ha permesso che la gara non diventasse un’occasione per primeggiare e basta? Possiamo dire che l’assenza di premi significativi ha permesso di coinvolgere persone disponibili a divertirsi senza troppe aspettative; che aver centrato l’attenzione di tutti su un tema connesso alla visione delle culture “altre” ha portato una nota di serietà ad un’attività tradizionalmente puntata all’estetica; che aver scelto come madrine e padrini delle amiche e degli amici generosi in tempo e materiali ha reso visibile il fatto che il dono di sé porta serenità e allegria! Alla giornata finale del concorso ha partecipato un centinaio di persone tra concorrenti, sostenitori e osservatori. Il dato più significativo è che la maggior parte di queste persone non era mai entrata negli ambienti del Don Bosco di Sampierdarena e non conosceva le attività dell’oratorio né quelle del gruppo missionario. Il clima che si è creato tra loro nel giorno della gara è stato bellissimo: le persone che hanno partecipato hanno condiviso molta allegria, molta ammirazione, molta collaborazione. “Insieme è meglio”: lo hanno recepito tutti... e già ci chiedono una prossima volta! ■

“Sulle ali del mondo” è il gruppo missionario della Parrocchia di S. G. Bosco e S. Gaetano di Genova-Sampierdarena, inserito all’interno dell’AM-VIS ICC. Promuove una Solidarietà Senza Confini, che parte dal qui e ora di coloro che vivono nel quartiere, passando da un altrove in progressione, che tocca i Paesi lontani e si dirige verso un mondo possibile per tutti, anche per le nuove generazioni. Svolge attività di animazione missionaria, organizza iniziative di creatività solidale, momenti di incontro interculturale e attività di formazione, raccoglie offerte per le missioni, mantiene i rapporti con i missionari, progetta interventi di sviluppo. Per info: pagina fb “Sulle ali del mondo”. 47


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dal Direttore

La responsabilità della politica di Luca Cristaldi, VIS - Direttore “Un Mondo Possibile” l.cristaldi@volint.it

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volte sono molto più attenti al loro tornaconto che a salvaguardare gli interessi di tutti. Non sto per dire che la responsabilità di tutto ciò è la nostra. Mi sembrerebbe anche questa un’affermazione piuttosto scontata e semplicistica. Sto per dire invece che la responsabilità della politica non può essere che nostra. A noi spetta certamente il voto, ma non è sufficiente. Ci viene chiesto piuttosto una partecipazione meno astratta e più consistente. Una politica del pensare e del fare. Una politica dell’essere e dell’agire. Nei social network, nel lavoro quotidiano, nelle scelte di consumo e di non consumo, di investimento, di solidarietà e sostegno, nell’educazione dei figli e nelle relazioni quotidiane. La grande rivoluzione sta nel mettere in pratica l’acqua calda, ciò che abbiamo sempre saputo. Che dal basso, a partire dalla nostra vita, dalle nostre competenze e dalle nostre scelte di tutti i giorni, dobbiamo mettere il bene comune al centro, per essere noi i veri politici, diversi dai presunti politici di professione. Così facendo lasceremo che a lamentarsi e a criticare sia chi crede di avere sempre ragione, chi giudica dall’alto perché in fondo che ci vuole. A noi spetta la responsabilità della politica anche per loro. ■

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Nel momento in cui sto scrivendo si sono appena concluse le elezioni. A due giorni dall’esito del voto, la situazione sembra ancora molto confusa. In campagna elettorale abbiamo assistito al solito baraccone e alla solita sceneggiatura, con i grandi ritorni, i finti volti nuovi, le promesse, le trasmissioni, gli insulti… Si potrebbero dire tante cose sui giorni che abbiamo appena vissuto, tutte un po’ scontate. Non so, potrei dire che abbiamo sentito tante promesse che, molto probabilmente, non verranno mantenute... Troppo facile! Potrei dire che la cooperazione internazionale non è stata in nessun programma di partito al centro delle politiche estere e/o sociali... Scontato! Oppure potrei affermare che le solite facce nei soliti programmi dove si fanno le solite non domande ci hanno stancato... Banalmente banale! Credo allora che mi limiterò ad una semplice riflessione sulla responsabilità della politica. Siamo abituati a fare facili previsioni, criticando la politica tout court,, per poi aspettare che il tempo ci dia ragione e rivendicare la nostra giustezza. Siamo abituati a lamentarci; lo facciamo prima e lo facciamo dopo. Lo facciamo anche durante. Siamo forse giustamente provati da questo sistema; lontani, dispiaciuti e amareggiati. E facilmente troviamo i colpevoli. Sono loro, i politici, che spesso non ci rappresentano e che il più delle

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unmondopossibile Le vie dello sviluppo umano

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Rivista trimestrale del VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 281/2008 del 7.7.2008

Direttore responsabile: Luca Cristaldi Gruppo di redazione: Gianluca Antonelli Carola Carazzone Franco Fontana Anna Masucci Alessandra Tarquini Hanno collaborato a questo numero: Sergio Abbruciati Andrea Antognozzi Gigi Bisceglia Lorenzo Bianchi Carnevale Caterpillar Carmen Cometto Barbara Comparini Valentina Filigenzi Lottin Welly Marguerite Albino Pellegrino Marina Ponti Lucia Maria Russo Gianni Vaggi Michela Vallarino Fabio Vettori Maura Viezzoli Art direction: Nevio De Zolt

La foto di copertina è di Coralie Maneri Le foto dove non compare il nome dell’autore sono dell’Archivio VIS UN MONDO POSSIBILE viene inviato a quanti ne fanno richiesta

VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo Via Appia Antica, 126 - 00179 Roma Tel. 06.51.629.1 - Fax 06.51.629.299 E-mail: vis@volint.it redazione@volint.it http: //www.volint.it CF 97517930018 C. C. Postale 88182001 Banca Popolare Etica IBAN: IT70F0501803200000000520000

Tipolitografia Istituto Salesiano Pio XI Via Umbertide, 11 - 00181 Roma Tel. 06 78.27.819 • tipolito@donbosco.it Finito di stampare: marzo 2013

I CORSI ONLINE DEL VIS Le grandi sfide dell’Age formano da 13 ANNI i PROFESSIONISTI DELLA COOPERAZIONE Carola Carazzone, Presidente VIS c.carazzone@volint.it

Carissimi amici,

in continuità con il tema della efficacia della cooperazione allo sviluppo (aid o meglio development effectiveness) a cui abbiamo dedicato ampio spazio in tutti i numeri della nostra rivista nel 2012, vogliamo dedicare il biennio 2013-2014 al tema chiave delle grandi sfide dell’Agenda Post-2015. Come tutti ricordiamo, nel 2000, 179 Capi di Stato e di Governo, per la prima volta nella storia dell’umanità, si sono solennemente impegnati a dimezzare la povertà estrema entro il 2015 con un piano globale strutturato in 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG). Grazie alla partecipazione di milioni di persone, associazioni, organizzazioni non governative, singoli cittadini, alcuni reali progressi sono stati ottenuti. Il numero di persone che vivono in condizioni di povertà si è ridotto a meno della metà del livello del 1990. Oltre due miliardi di persone hanno avuto accesso all’acqua potabile. Almeno 100 milioni di persone hanno lasciato gli slums per condizioni abitative migliori. Eppure, 1,4 miliardi di persone vivono ancora in condizioni di estrema povertà. Ogni 4 secondi un bambino muore per cause prevenibili e oltre 900 milioni di persone, in particolare le donne e i giovani, soffrono di fame cronica. Nel frattempo, la popolazione mondiale è destinata ad aumentare a 9,5 miliardi entro il 2050 e il sistema alimentare è a un punto di rottura. Il cambiamento climatico minaccia di annullare tutti i progressi compiuti finora. La disuguaglianza è in crescita in tutto il mondo e violazioni massicce di diritti umani indeboliscono i Paesi fragili e le zone di conflitto, mentre l’economia mondiale continua a

✓ Cooperazione Internazionale ✓ Progettazione per lo Sviluppo ✓ Emergenze Umanitarie ✓ Diritti Umani ✓ Microfinanza ✓ Economia dello Sviluppo ✓ Turismo Responsabile ✓ Fund Raising nel non profit

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RIVISTA TRIMESTRALE DEL VIS - VOLONTARIATO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO

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Anno XXVII - n. 35 marzo 2013 - trimestrale - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 - (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 - DCB Roma

FARLO.

2015 ALLE PORTE:

A CHE PUNTO SIAMO? COOPERAZIONE

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Don Bosco for Expo 2015!

PROGETTI

DIRITTI UMANI

Il Master in Cooperazione Ruolo delle donne e Sviluppo: perché? nella società di oggi

Un Mondo Possibile  

Un Mondo Possibile è il nome della rivista trimestrale del VIS, strumento di informazione e incontro con i nostri sostenitori, ma anche e so...

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