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maggio 2018 n.71

ECCELLENZE

ITALIANE

INTERVISTA

AZIEN DA AGR ICOLA DI TRIA un laboratorio artigianale del gusto da esportazione

INTERVISTA

CASA MILO

un’azienda che investe nel futuro con entusiasmo

SPECIALE

LE ECCELLENZE PUGLIESI ALLA CONQUISTA DI LONDRA


Olio extra vergine di oliva Mimì: eccellenza in ogni formato e per tutte le intensità.

Az. Agricola Donato Conserva C.da Gravinella, sn 70026 Modugno (BA)

www.oliomimi.com Olio Mimì


ECCELLENZE

ITALIANE

maggio 2018 04 - AZIENDA AGRICOLA DI TRIA

Un laboratorio artigianale del gusto da esportazione

16 - CASA MILO

Un’azienda che investe nel futuro con entusiasmo

30 - le eccellenze pugliesi alla conquista di londra

La nostra rivista e la Gio Group protagoniste di “REXPO, la Puglia a Londra”, una importante vetrina per le aziende della nostra regione

48 - PAOLA PREZIOSA

Basta un abito per viaggiare

50 - MIMMO CORMIO Pietro Micca

52 - FABIO ROMANO

Schede carburante addio

54 - NICOLA PUGLIESE Marchi+3

56 - Paolo D’ambra

Le PMI italiane alla prova produttività

58 - gaia marchese Yogurt d’autore

60 - IL LIBRO DEL MESE

“L’alfabeto dell’imprenditore” di Francesco Leone

#sempreoltre OLTRE è una parola colma di significati. Un avverbio molto evocativo che trasmette la voglia di superare ogni ostacolo ed incendia gli orizzonti della nostra fantasia. Nell’accettare con entusiasmo ed orgoglio questa nuova sfida, mi riprometto di onorare l’eredità lasciatami e di cercare di raccontare in maniera moderna e coinvolgente le realtà produttive della nostra amata Puglia e del nostro Paese, così generosi e vitali nelle eccellenze e nelle nuove tendenze. Lo sguardo sempre oltre vuole essere un ponte tra la difesa della nostra identità e la voglia di cambiare e sorprendere nell’innovazione, nelle nuove tecnologie, nella ricerca di mercati appetibili e prestigiosi. Il successo non è una lotteria. Dietro le storie e le fortune imprenditoriali che riportiamo si celano innanzi tutto persone, assieme a tanti segreti e tanto lavoro. Il nostro periodico vuole illustrarli al lettore, trasmettendone il valore, per guidarlo alle scelte migliori. In questa vetrina si nasconde lo scorrere del tempo che incalza con i suoi ritmi e non attende i pigri. Io e la redazione siamo pronti ad accogliervi. Grazie a tutti voi e all’Editore per il privilegio di questa opportunità che colgo con grande emozione. Annamaria Natalicchio direttore@magazineoltre.com

oltre - rivista iscritta nel registro dei giornali mensili del tribunale

di Trani n.8/12 del 13/02/2012 editore Gio Group direttore responsabile Natalicchio Annamaria progetto grafico e impaginazione OnibuR Communication & ADV fotografia Stefania Pastore stampa GESCOM SPA tiratura 5000 copie collaboratori Paolo D’ambra, Nicola Pugliese, Fabio Romano, Mimmo Cormio,

Concessionaria Pubblicitaria www.giogroupcomunicazione.it

Gaia Marchese, Paola Preziosa, Vittorio Cavaliere, Irene Cristallo. contatti Commerciale 349 1149247 / Distribuzione 320 4088892 / Redazione 349 7562789 giogroupoltre@libero.it Le collaborazioni sono a titolo gratuito. La riproduzione anche parziale di immagini e contenuti è vietata.

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PH Rino Gorgoglione ANDRIA (BT)

INTERVISTA

AZIEN DA AGR ICOLA DI TRIA un laboratorio artigianale del gusto da esportazione di Annamaria Natalicchio

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Minervino Murge

Azienda Agricola Di Tria

un laboratorio artigianale del gusto da esportazione

AZIEN DA AGR ICOLA

Un luogo d’incanto, fiori di borraggine e un profumo di erbe aromatiche investono i nostri occhi e le nostre narici. Qui, nell’Azienda Agricola Di Tria, nelle campagne di Minervino Murge, si respira un tempo antico, i cicli della natura sono evidenti e la primavera è già nel suo tripudio. Mi trovo dinanzi due persone speciali, Isabella e Dino, sono loro adesso l’azienda. Mi diverte l’intervista doppia, quasi fosse quella de Le Iene in tv. I due si compensano e si supportano a vicenda, una bella simbiosi per una coppia nella vita e nel lavoro. Il loro è un racconto avvincente che denota il grande amore per il territorio e la volontà di valorizzarne le eccellenze dei frutti anche ben oltre i propri confini. Intuizione questa che già il padre di Isabella aveva avuto molti anni addietro e nel cui solco entrambi si muovono ancora. Tutto è iniziato quasi trent’anni fa: Isabella, figlia di Antonio Di Tria, decide di continuare il lavoro del genitore. Suo marito vanta una ventennale esperienza nel settore della ristorazione. Isabella fa tesoro dell’esperienza maturata nell’azienda di famiglia nella trasformazione dei prodotti naturali e, assieme a Dino, imprime una forza tutta nuova al lavoro: un laboratorio del gusto che promuove, valorizza e tutela il patrimonio gastronomico e l’identità della terra di Puglia.

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M

io padre lavorava in banca - è Isabella Di Tria che inizia spontaneamente a parlarmi - tutto questo che vedi è frutto di pura passione e amore per il territorio, non di una necessità lavorativa. Il suo desiderio era quello di portare le eccellenze della nostra tradizione, come il fungo cardoncello, le cime di rape, tipicità della Murgia, fuori dalla Puglia, quando ancora della nostra regione si parlava poco. Prima di me lo aveva seguito nei suoi percorsi Dino Inglese, ora mio marito. Quando mio padre era in fase di sviluppo di questo progetto ha incontrato prima Dino che me, sembra paradossale ma è così. Dino aveva già delle attività di ristorazione. Mio padre aveva una grande intuizione, ma anche poca cognizione pratica, ed era alla ricerca di qualcuno più esperto. La parola passa a Dino. Si, è vero quello che dice Isabella, noi due ci siamo conosciuti successivamente a Rimini, non sapendo di questa familiarità. Quando Antonio Di Tria, un grande imprenditore illuminato con un intuito geniale, era all’inizio di questa avventura, cercava di comprendere gli aspetti meramente tecnici. Le sue intuizioni nascevano nelle cucine, parlava con i cuochi, i ristoratori, ed è proprio partendo da lì, dal bisogno e dall’immedesimazione nelle loro necessità, che andava costruendo l’idea di prodotto. Il nostro rapporto è nato nella cucina del ristorante che avevo all’epoca a Canosa.

La sua idea di creatività e valorizzazione dei prodotti del territorio, del quale ravvedeva già le straordinarie potenzialità, gli permise di mettere su un laboratorio di trasformazione un po’ più strutturato, con l’idea di costruire qualcosa nel futuro anche con i figli. Siamo partiti proprio da Canosa. Il vostro simbolo è una sorta di lancia con alle estremità una vanga e una forchetta. È l’espressione grafica del vostro core business oppure la lancia simboleggia semplicemente il passaggio dalla terra alla tavola? Dino: entrambe. Con la pala si definisce la manualità di una lavorazione in campo e, attraverso il passaggio alla forchetta, la valorizzazione del prodotto. Per non farci mancare nulla abbiamo aggiunto la bandiera dell’Italia per identificare l’appartenenza al territorio. Isabella sintetizza: quello che ci preme è far arrivare la nostra eccellenza produttiva direttamente al consumatore finale. Dino: L’origine di un buon prodotto nasce dalla terra, qui si ha l’opportunità di avere il contatto con il terreno, si vede crescere il frutto, ed è una sorta di privilegio. Lo stesso viene poi valorizzato, trasformandolo, e finisce nei piatti dei migliori chef, facendo così il giro del mondo. In questa prospettiva si supera il limite del proprio orticello. Abbiamo cominciato a selezionare verdure che possono avere un valore tradizionale ma soprattutto emozionale.

Quelle che facevano parte della nostra tradizione contadina. Oltre alle cime di rapa, siamo nel territorio vocato per eccellenza a questo prodotto (Minervino Murge), aggiungiamo la raccolta di borraggine, senapi, cicoriella selvatica. I sapori antichi dei nostri nonni riportati all’attenzione di grandi chef, trasformatori della materia, che pongono al centro del loro operato il prodotto stesso come grande valore aggiunto. Noi trasformiamo gli ortaggi che produciamo: peperone, zucchina, melanzana, mettendoli in tempura per esempio. Abbiamo delle ricette con la tempura alla curcuma e al pepe nero. Oppure con il Nero di Troia, nostro vitigno autoctono. Esaltare e creare emozionalità sono il fine ultimo. Isabella: rivalutiamo anche le farine. Siamo gli unici tra i nostri competitor a fare la tempura con farine integrali della tradizione, con grano arso, una nicchia di mercato legata al nostro territorio. Una azienda a conduzione familiare con collaboratori qualificati. Siamo una piccola realtà che vanta un bel numero di collaboratori. Una dozzina di persone nella trasformazione, poi ci sono gli agricoltori e una tecnologa alimentare che segue la produzione. Abbiamo esternalizzato la distribuzione, e contiamo su una rete commerciale estesa sul territorio nazionale ed estero. SEGUE> 07


Isabella sugella le parole del marito: è bello affermare con i nostri collaboratori un concetto di impresa comune, che non è solo nostra ma di tutti, ognuno è imprenditore del suo ambito. Quanto è importante per una azienda come la vostra essere presenti nelle fiere di settore? Dino: quest’anno abbiamo già partecipato a 6 appuntamenti tra fiere nazionali ed eventi con i nostri distributori. Oggi il concetto fieristico si è un po’ trasformato. L’idea è quella di far conoscere il prodotto, anche attraverso i distributori, in maniera diretta, si salta un passaggio insomma. Ai distributori per esempio facciamo la formazione in loco e spesso i premi di produzione sono week end nel nostro territorio. È importante arrivare al consumatore diretto per far percepire il valore della trasformazione e dell’azienda. A breve andremo al Cibus in collaborazione con altre aziende e nel Regno Unito per “Rexpo, la Puglia a Londra”, proprio con voi, con il Gio Group. La biodiversità è fondamentale per la produzione di specialità alimentari, cos’è il progetto Med Flower? Dino: progetto che prevedeva lo studio sul fiore di zucchina, abbiamo lavorato assieme all’Università di Reggio Emilia, Università di Agraria. Noi trasformiamo il fior di zucchina maschio che sta sullo stelo della pianta, e non quello attaccato alla zucchina che è quello femmina. Nella logica di trasformazione di un prodotto finger per la banchettistica, raccogliamo il fiore di zucchina maschio perché è più piccolo e più leggero. Viene raccolto all’alba ancora socchiuso e selezionato a mano. Poi lo mettiamo in tempura oppure lo lasciamo al naturale, pronto all’uso. Sviluppiamo delle nicchie di mercato, ciò che l’industria nel breve termine non può fare. Trasformiamo anche le foglie di salvia in tempura, ad una ad una, così come quelle di borraggine. Per valorizzare le olive, le nolche, abbiamo studiato una tempura di porro. La ricetta è nata dal classico calzone, per rievocare quel piatto povero di tradizione lo abbiamo scomposto. Uno snack, un finger food, invece della solita oliva. SEGUE> 08


Isabella: valorizziamo altre produzioni locali come la cipolla rossa di Zapponeta. Abbiamo degli agricoltori che ci conferiscono il prodotto: l’idea di rete è proprio questa. Abbiamo i nostri campi di grano, ereditati dai nostri nonni, continuiamo a coltivarli e a ricavare le nostre farine. È tutto fatto in prossimità. Una sorta di filiera zero. Una pratica di trasformazione responsabile del prodotto. Abbiamo 8 ettari di terreno coltivati ad ortaggi, 20 ettari a cerealicolo, 3 ad uliveto per assicurare la rotazione. L’azienda garantisce la freschezza e l’elevata qualità grazie all’immediata vicinanza dei campi alle strutture ove avviene la trasformazione: dalla raccolta alla lavorazione del prodotto finito intercorre solo poco tempo. È il concetto del “buono pulito e giusto” di Carlin Petrini, inventore di Slow Food! Isabella: la nostra mission aziendale nasce dalla valorizzazione delle nostre produzioni, portarle fuori dal nostro territorio nel rispetto dell’ambiente e, possibilmente, esaltare la bellezza che abbiamo ereditato. Non solo tutela ma anche promozione. Tutela, promozione, ma anche innovazione. Isabella: il fiore all’occhiello dell’azienda è il reparto Ricerca & Sviluppo, impegnato nella riscoperta delle sementi autoctone e dei metodi di coltivazione tradizionali. Una pratica che restituisce profumi, fragranze e proprietà organolettiche. 10

Dino: Altra innovazione è che bilanciando e utilizzando solo le nostre farine, non aggiungiamo altro, né latte, né uova. Il nostro prodotto va bene per intolleranti al lattosio, ma è anche vegano, risponde ad esigenze contemporanee. Un prodotto tutto naturale. Abbiamo voluto utilizzare la tempura perché il vegetale deve essere il principe del gusto, deve essere visibile e riconoscibile, la copertura non deve essere prevalente sul prodotto in sé, perché la leggerezza incide sull’aspetto qualitativo e sul peso. Siamo attenti al food cost, un prodotto più leggero ti dà un numero di pezzi maggiore, un costo più basso rispetto ad altri. Isabella: Nonostante il nostro prodotto sia un prefitto, rinviene anche in forno. Il vostro consumatore finale quale è? Dino: il canale di business dell’azienda è Ho.Re.Ca. (distribuzione presso hotel, ristoranti, bar e simili, catering ndr). Lavoriamo al nord anche con la catena di distribuzione Esselunga, perché nella sua logica di prodotto selezionato e di qualità ha sposato i nostri valori. Abbiamo pensato a due referenze, i Veggie gold, venduti nei loro punti vendita. Una selezione di ortaggi 100% italiani, prefritti in tempura e pronti per essere consumati, previa cottura in forno con l’intera vaschetta. Vogliamo far percepire che, pur essendo un laboratorio artigianale del gusto, rispondiamo a tutti i requisiti delle grandi industrie alimentari.

Cosa vedete OLTRE? Dino: Antonio Di Tria vedeva già oltre. A quasi 30 anni dalla sua intuizione, noi continuiamo nel solco di quella scia. L’idea è quella di poter arrivare direttamente a tutti i ristoratori, facendo percepire il valore che ogni giorno mettiamo in campo con i nostri agricoltori. Ci siamo prefissati di riuscire a fare rete con i produttori e con i ristoratori in questo territorio. L’apertura nei confronti degli chef, i consumatori finali del nostro prodotto, è totale. Cerchiamo di elaborare assieme a loro i prodotti, molti dei quali sono nati proprio da questa sinergia. L’altro progetto portato avanti, con l’apertura del locale a Canosa La Preule (una pergola d’uva che risale al 1800 ndr), vuole costituire l’ipotesi di uno sviluppo di un format funzionale, pratico, che abbia un costo definito su ogni portata. È quello che le catene di ristorazione estere già fanno da tempo. Dobbiamo mutuare. Noi abbiamo le eccellenze, ma loro sono imprenditori della ristorazione. Entrambi, Isabella e Dino, condividono lo stesso assunto: Valorizzare significa rendere grazie a ciò che ci è stato donato. Bisogna ripartire dall’essere grati. Nulla è dato per scontato. Annamaria Natalicchio Ph: Stefania Pastore


Azienda Agricola Di Tria An artisan lab of the taste to be exported My father used to work in a bank – it is Isabella Di Tria who spontaneously starts talking to me – everything you see is fruit of the pure passion and love for the territory, it is not the necessity to work. His wish was to bring our traditional excellences, such as the cardoncello mushroom, the turnip tops, typical things from Murgia, outside Puglia, when it was not common yet to talk about our region. Before it was Dino Inglese, my husband now, to follow him in his paths. When my father was developing this project, he first met Dino and then me, it looks like a paradox but it is the truth. Dino used to have restauration activities. My father had a great intuition but also low practical knowledge and he was looking for someone expert. The word goes to Dino. Yes, what Isabella says is true, we met each other later in Rimini, without knowing of this familiarity. When Antonio Di Tria, a great entrepreneur with a genial intuition, was at the beginning of this adventure he was trying to catch the technical aspects. The idea was born in the kitchens, talking with chefs, the restaurant owners, and starting from there, understanding their needs, he gave shape to the idea of the product. Our relationship started in the kitchen of the restaurant that I used to have at that time in Canosa. His idea of creativity and enhancement of the local products allowed him to create a transformational lab, more structured, with the idea to build something in future with his children. We started from Canosa. Your symbol is a kind of lance with at the extremities a spade and a fork. Is it the graphical expression of your core business or the spade simply represents the passage from the earth to the table?

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Dino: Both. With the spade it is possible to define the manual skill of the work in the field and, through the passage to the fork, the enhancement of the product. We also added the Italian flag to identify the ownership to the territory. Isabella: what is important for us is to make our productive excellence arrive directly to the final consumer. Dino: The origin of a good product comes from the earth, here you have the opportunity to have the contact with the terrain, you can see the fruit growing, and it is a kind of privilege. The same is then enhanced, changing it, and it ends in the dishes of the best chefs, making, in this way, the world tour. From this perspective, you can go beyond the limit of your vegetable garden. We started to select vegetables that may have a traditional but also an emotional value. The ones that were part of our farmer tradition. Besides the turnip tops, we are in the territory dedicated to this product (Minervino Murge), we add the borage collection, mustards, wild chicory. The ancient flavours of our grandparents are brought under the attention of the main chefs, the transformers of the material, those who put at the centre of their work the product as added value. We transform the vegetables we produce: paprika, zucchini, eggplant, putting them in tempura for example. We have some recipes with the turmeric and black pepper tempura. Or with Nero di Troia, our local vineyard. The goal is to enhance and to create emotions. Isabella: We revalue the flours too. We are the only company among the competitors to do the tempura with integral wholemeal flours of

the tradition, with burnt wheat, a niche of the market linked to our territory.

beauty we inherited. Not only protection but also promotion.

A family business with qualified collaborators.

Protection, promotion, but also innovation. Isabella: the flagship of the company is the Research & Development function, committed in discovering local seeds and traditional cultivation methods. A practice that gives back perfumes, fragrances and organoleptic properties. The concept is starting from our farmer poor tradition, adding emotions, the added value, to arrive to high-level restaurant contexts. Dino: Another innovation is that balancing and using only our flours we don’t need to add anything else, neither milk nor eggs. Our product is good for lactose intolerants, but it is vegan too, it answers to current needs. It is a completely natural product. We decided to use the tempura because the vegetable must be the prince of the taste, it must be visible and recognizable, the coverage has not to be prevalent on the product, because the lightness influences the qualitative aspect and the weight. We pay attention to the food cost, a lighter product gives you a higher number of pieces, a lower cost compared to the others. Isabella: although our product is previously fried, it may be cooked in the oven too.

We are a small realty that has a significant number of collaborators. About twelve people in the transformation, then there are the farmers and a food technician who follows the production. We externalized the distribution and we can count on a commercial network on the territory and abroad. Isabella: it is nice to affirm with our collaborators a common concept of business, that is not just ours, everyone is an entrepreneur in his sector. How important is for a company like yours to be present in the trade shows of the sector? Dino: this year we already took part to 6 appointments among national trade shows and events with our distributors. Today the contact in the trade shows has changed a little bit. The idea is to make people know our product, also through the distributors, in a direct way, we avoid a step. We prepare the distributors in our place and often the production prizes are weekend in our territory. It is important to arrive to the direct consumer to make understand the value of the transformation and of the company. Soon we will go to Cibus in collaboration with other companies and to UK for “Rexpo, Puglia in London”, with you, with the Gio Group. The biodiversity is fundamental for the production of alimentary specialties, what is the project Med Flower? Dino: it is a project that implied the study on the zucchini’s flower, we work with the university of Reggio Emilia, the agrarian university. We transform the male flower of zucchini which lays on the stem of the plant, and not the female one. The reason is that it is smaller and lighter so more adapt as a finger product for catering. It is picked up at dawn still ajar and selected by hand. Then we put it in tempura or we leave it natural, ready for the use. We develop niches of market, what the industry cannot do in the short term. We also transform the sage leaves in tempura, one by one, as the borage ones. To enhance the olives, we studied a leek tempura. The recipe was born from the classic calzone, a finger food, instead of the classic olive. Isabella: we enhance also other local productions like the red onion from Zapponeta. We have farmers that give us the product: the idea of network is right this. We have our own wheat field, inherited from our grandparents, we keep to cultivate them and obtain our flours. It is a kind of zero chain. A practice of responsible transformation of the product. We have 8 hectares of cultivated field with vegetables, 20 hectares with cereals, 3 as olive grove to ensure the rotation. The company ensures freshness and the high quality thanks to the closeness of the fields to the structures where the transformation takes place: from the collection to the elaboration of the final product passes only a small amount of time.

Who is your final consumer? Dino: The business channel of the company is Ho.Re.Ca. (distribution to hotels, restaurants, coffees and similar, catering ndr). We work in the north of Italy with the distribution chain of Esselunga, because in its logic of selected and qualitative product it marries our values. We thought about two references, the Veggie gold, sold in their purchasing points. A selection of 100% Italian vegetables, fried in tempura and ready to be used, in the oven with the full pack. We want to make people understand that, besides being a handcraft laboratory of the taste, we answer to all the requirements of the large-food industries.

It is the concept of “good, clean and correct” by Carlin Petrini, the Slow Food inventor

What do you see in the future? Dino: Antonio Di Tria was already seeing beyond. After almost 30 years from his intuition, we continue to follow his path. The idea is to directly arrive to all the restaurateurs, to make them perceive the value that we daily put on the field with our farmers. We prefixed as a goal to create a network with the producers and with the restaurateurs in this territory. The openness with the chefs, the final consumers of our products, is total. We try to elaborate together with them our products, the great part of the products were born from this synergy. The other project we carried forward, through the opening of the new place in Canosa La Preule (an arbour of grapes dated 1800), wants to build the hypothesis of a functional format’s development, practical, that has an established cost for every dish. This is what the foreign restauration chains already do since long. We must grow up. We have the excellences, but they are entrepreneurs of the restauration. Both Isabella and Dino share the same idea: To emphasize means to say thanks for what we received. It is necessary to start being thankful. Nothing should be considered as given.

Isabella: our company’s mission is based on the enhancement of our productions. It implies to bring them outside our territory respecting the environment and, if possible, to exalt the

Traduzione inglese a cura di Irene Cristallo


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PH Rino Gorgoglione ANDRIA (BT)

INTERVISTA

CASA MILO

un’azienda che investe nel futuro con entusiasmo di Annamaria Natalicchio

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BARI

CASA MILO

un’azienda che investe nel futuro con entusiasmo

CASA MILO 18

L’incedere elegante, il tailleur d’ordinanza, non senza attenzione alla femminilità. Classe, determinazione, passione e dolcezza. Questa donna dalle iniziali con la doppia M è Marida Milo, il volto dell’omonima azienda Milo. È la mia prima intervista da quando sono alla guida di OLTRE che si occupa di eccellenze. Penso subito che non potessi cominciare meglio! Marida dà l’impressione di una persona concreta, risoluta, ma non rinuncia alla sua femminilità e alle risorse che una donna in carriera, ma anche mamma, ha. Un bell’esempio per tutti. È lei che ci racconta dell’impresa di famiglia. Pionieri del settore, infatti, sempre attenti all’evolversi del mercato, hanno messo in campo le loro forze, con notevoli investimenti, anche adeguando la loro produzione al bio, al salutistico, al gluten free. Un’azienda dove si respira armonia, anche di intenti, in cui ciascuno ha il suo ruolo, ma la parola vincente è squadra. Una squadra che porta risultati e che guarda al futuro come scommessa e mai con timore. In squadra tutti giocano da fuoriclasse, dai dipendenti alle figure apicali dell’azienda. Al primo posto nella scala dei valori c’è l’umiltà però perché, come dice la stessa Marida, essa premia sempre. Le loro parole chiave? Ricerca, sviluppo, innovazione, fiuto per il mercato, dinamicità, flessibilità e una buona dose di prudenza, che nel tempo ha consentito loro di non sbagliare, di non fare passi falsi, tenendo sempre a mente il passato come esempio. E ovviamente avendo un faro come Nicola Milo, il papà nonché fondatore del Gruppo Milo, sempre presente. Un’azienda in continua evoluzione ed espansione con un portato valoriale molto forte. Il motto di famiglia? Impegno e dedizione, due qualità che fanno grande questa realtà imprenditoriale e la posizionano sicuramente nell’Olimpo di quelle eccellenze che tanto ci stanno a cuore e di cui ci piace parlare qui su OLTRE.


Q

uesta è una zona vocata all’olivicoltura, dal 1870 producete olio extra vergine d’oliva. Quale è stata la leva per evolvere, per cominciare a produrre pasta? Si, siamo la quarta generazione. Siamo quattro fratelli: Giuseppe, Giovanni, Saverio e la sottoscritta. Giuseppe è l’amministratore delegato e l’export manager dell’azienda, Saverio, mio fratello gemello, il responsabile acquisti e personale, il più piccolo, Giovanni, è responsabile logistica ma anche export, e affianca mio fratello Giuseppe. Io invece sono la responsabile commerciale Italia. Mio padre, Nicola Milo, è presidente dell’azienda. È la mente di tutto, è il motore da cui si alimenta l’azienda, senza di lui non saremmo qui. Ha una grande forza, non si stanca mai. Il mercato dell’olio si era “stressato”, mio padre, artefice di tutto questo, aveva già previsto che non potevamo continuare ad avere un futuro prospero occupandoci soltanto di olio.

Mio fratello maggiore Giuseppe, che è l’amministratore dell’azienda, all’epoca non aveva neanche 18 anni e si affacciava al mondo del lavoro. Insieme a mio padre decise di tuffarsi in questa nuova avventura che nasceva in un piccolo laboratorio a Bitonto. Allora producevamo due referenze di pasta secca, dopo pochissimo ci siamo trasferiti qui, non c’era ancora il capannone della pasta, 26 anni fa, c’era solo il frantoio. Abbiamo costruito questa struttura a Palombaio, che ha visto un ingrandimento notevole sinora, perché accanto alla pasta secca abbiamo affiancato “il fresco”, che oggi rappresenta il nostro core business soprattutto in Italia con la pasta fresca di semola e la pasta fresca all’uovo. Stabilitici qui, abbiamo implementato la produzione, accanto al secco abbiamo acquistato delle linee di pasta fresca all’uovo e di semola e man mano abbiamo continuato a diversificare.

Casa Milo non è solo pasta, avete anche altre tipologie di prodotto. Per rimanere sul mercato bisogna differenziare sempre? Si. Accanto al business della pasta fresca, esportata maggiormente in Italia ed Europa, e accanto alla pasta secca che vede il mercato di distribuzione all’estero, prevalentemente negli Stati Uniti, nasce lo stabilimento a Palo del Colle, 4 anni fa, dove produciamo snack salati. Anche lì abbiamo continuato a diversificare, assieme ad una linea di taralli, abbiamo affiancato la produzione di bruschette, sfogliette, scrocchiette, tocchetti. Prodotti da forno, sostitutivi del pane, alcuni tradizionali, altri più aromatizzati. In realtà negli ultimi 9-10 anni abbiamo cavalcato l’onda del salutistico, sia per quanto attiene la pasta che gli snack, ci siamo adeguati a quelle che erano le esigenze del mercato. SEGUE> 19


L’azienda si differenzia oggi rispetto alle altre per la grande dinamicità e flessibilità, perché siamo attenti alle esigenze del mercato, che ogni giorno purtroppo o per fortuna cambiano, adeguarsi a questi cambiamenti sia come investimenti, implementazione di linee, diversificazione di nuove referenze, ricerca e sviluppo, qualità, studio di fattibilità, comporta dei costi. Noi siamo stati pionieri, tutte le catene ce lo riconoscono. Abbiamo cominciato a produrre, sia per il fresco che per il secco, tante referenze dal bio al bio integrale, dalla quinoa ai grani alternativi, dal farro al kamut, che, per alcuni come filosofia di vita per altri per moda, costituiscono un segmento importante per i mercati. Abbiamo diversificato ancora due anni fa con lo stabilimento del “gluten free”, senza glutine, per il fresco a Palombaio, accanto all’aria della pasta secca di semola e fresca di semola. Stiamo facendo tantissima ricerca e sviluppo su questo segmento, usciremo infatti a breve con altre referenze. Un processo rivoluzionario, nuovo, brevettato tutto da noi, è stato studiato con uno spin off dell’Università di Foggia, il Minaba tech. Con questi professori, abbiamo prima fatto ricerca seguendo le loro linee guida, poi fatto delle prove e siamo arrivati a questo nuovo processo che lavora direttamente la materia prima, il mais nativo, smistandolo con proteine vegetali, leguminose, lenticchie gialle, verdi, rosse, ceci. Oltre al mais utilizziamo riso venere, riso integrale tutto gluten free.

Perché è un processo rivoluzionario? Perché lavorando direttamente la materia prima ci permette di non utilizzare quello che fanno tutte le altre aziende, il cosiddetto nucleo, la materia prima che è molto costosa, utilizzata per il gluten free, che, però, prevedendo la degelatinizzazione degli amidi, ha una carica di zuccheri molto alta, quindi spesso il celiaco rischia di diventare diabetico. La nostra pasta invece ha un basso carico glicemico, perché lavorando direttamente la materia prima con questo processo brevettato dall’Università e da noi, e con l’aggiunta delle leguminose, abbassiamo il carico glicemico, e ciò è testimoniato dai test fatti in vivo e in vitro dall’università tramite documentazione relativa.

Oltre al fatto che il prodotto è dal punto di vista nutrizionale proteico, funzionale. Certo abbiamo un prodotto senza glutine che in realtà è funzionale, ricco di fibre, proteine, a basso indice glicemico, oserei dire che è un primo buono per tutti. Al di là dell’intollerante o del celiaco. È sempre più condiviso il concetto che l’innovazione tecnologica di processo e di prodotto sia uno degli strumenti chiave per il mantenimento e la crescita della competitività delle imprese, ma poche PMI stanno sviluppando azioni effettive di innovazione. Per quanto riguarda l’innovazione, una cosa che ci differenzia per la produzione di pasta fresca è che utilizziamo la camera bianca per il confezionamento del fresco.

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C’è aria pura al 90 %. Tutti gli operatori indossano mascherine, cuffie, per non contaminare in alcun modo il prodotto. Lo facciamo per evitare la seconda pastorizzazione. Tutti i nostri competitor hanno un prodotto che è pastorizzato due volte. Il nostro, avendo una sola pastorizzazione, qualitativamente è migliore ma è anche più delicato, bisogna stare attenti a come si conserva. Nella logistica del freddo deve essere mantenuta la catena al 100% fino al produttore finale, e anche l’ultimo supermercato o gastronomia che acquista il prodotto deve essere attento alla filiera. A livello di integrità degli amidi, delle cariche organolettiche è un prodotto sicuramente più valido, è come se fosse sempre freschissimo. Per innovare è necessario rompere completamente con il passato oppure, più semplicemente, si parte dal passato per reinterpretare e creare il futuro? L’innovazione è un concetto molto ampio, la storia ci insegna che il passato non va mai abbandonato, è il motore del futuro, sugli sbagli del passato si può crescere. Se non avessimo avuto il passato che abbiamo non saremmo arrivati sin qui. Con l’esperienza, con gli errori, con i piccoli progressi si creano le grandi aziende. I grandi leader del mercato ce lo insegnano. Pensiamo a grossi marchi come Barilla o Ferrero, essi hanno fatto innovazione diversificando, ma non cancellando il pregresso. Innovazione poi può anche voler dire inventare una nuova ricetta oppure un imballaggio riciclabile. SEGUE>


Credete che ci sia bisogno di ripensare complessivamente ad un nuovo packaging visto che tutti si stanno adeguando in funzione di una economia circolare, un ciclo chiuso che parta dal prodotto sino a poter riciclare tutto? Io sono d’accordissimo. Ci sono però dei film, parlo di pack, di bobine, che non si adeguano a certi prodotti. Noi per esempio abbiamo provato a fare delle prove col compostabile, poteva essere un’idea innovativa, però purtroppo non confezionava bene, c’erano delle perdite, la saldatura non teneva, bisogna sempre fare i conti poi con le macchine, con la tecnologia. Va benissimo il richiudibile, il film riciclabile, la stagnola perché non entrano i raggi del sole (parlo degli snack con olio, durano sicuramente di più), poi però bisogna fare i conti con il costo al pubblico. E oggi viviamo un periodo drammatico dal punto di vista economico. L’innovazione può essere anche la lavorazione di un tarallo, cosa che noi facciamo, sul quale il vapore viene spruzzato, si hanno meno rotture, il prodotto è più omogeneo rispetto ad altri tipi di produzione. L’innovazione comunque è data soprattutto dalla ricerca e sviluppo.

Si fa una indagine di mercato, ci si rende conto delle esigenze, si utilizza l’olio di semi di girasole alto oleico migliore dell’olio di palma, che in più ha gli omega 9, si utilizza il riso venere o il riso bianco integrale, perché più leggero rispetto ad altri ingredienti, si usa la “farina 2” perché è molto leggera come quella integrale ricca di fibre. Tutto può essere innovazione, anche un ingrediente apparentemente banale può essere innovativo perché nessuno lo ha mai utilizzato nei cracker per esempio. C’è anche da dire che c’è saturazione, perché oggi inventarsi qualcosa è davvero difficile. Quant’è difficile entrare nella Grande Distribuzione Organizzata e rimanerci? Oggi stiamo investendo molto per il marchio MILO. A breve verremo fuori con un packaging molto innovativo, che abbraccerà inizialmente tutta la linea del salutistico: bio, integrale e grani alternativi, poi continueremo il re-branding per la semola fresca tradizionale, per quella all’uovo, per la pasta secca, e per i prodotti da forno.

Non è facile, oggi noi produciamo molto prodotto a marchio che ci fa molto onore perché produrre in Italia per catene come Conad, Coop, Despar, CRAI, Sigma, e all’estero per Coop Inghilterra, Sainsbury è un bel bigliettino da visita. Queste catene della GDO sono molto rigide per i parametri e per i canoni qualitativi, non solo nell’ambito della produzione ma anche come struttura, perché noi ogni due-tre mesi riceviamo visite di loro audit che ci permettono di mantenere tutte le certificazioni che abbiamo e che, vi assicuro, sono tantissime. Vanno dalla semplice ISO 9000 alla ISO 14000, IFS (International Food Standard), la BSI (British Standards Institution), la certificazione Kosher, quella Bio, dobbiamo essere molto attenti a tutte le procedure del sistema HACCP. Entrare nelle catene della grande distribuzione è difficilissimo, restarci anche! Perché oggi c’è molta competizione, siamo in tanti sia per la pasta ma anche per i prodotti da forno. Sono due segmenti anche abbastanza saturi, purtroppo spesso banalizzati per una guerra che io chiamo “dei poveri”, perché ci scanniamo a vicenda tra competitor con prezzi che non sono all’altezza del lavoro di una vita, prezzi così bassi poi non permettono di investire. SEGUE>

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Cerchiamo di contenere i costi sul trasporto ma mai sulle materie prime.

Noi combattiamo ogni giorno contro coloro che abbassano di molto il prezzo. Cerchiamo di mantenerci a galla imponendoci un limite. Mi rendo conto che al di sotto di alcuni costi non si possa andare. Non amiamo fare il passo più lungo della gamba, gli investimenti vanno bene, l’innovazione anche, però con la testa sulle spalle, con molta umiltà, correttezza, rispetto del prossimo, è questo che ci differenzia alla fine! A volte si abbandonano i valori che dovrebbero essere alla base di qualsiasi esperienza di vita. Cerco di trasmettere proprio questo ai miei collaboratori, ma soprattutto quando vado in trattativa col buyer, col cliente. È vero, ora è tutto social, avviene quasi tutto via mail, non c’è più un dialogo, però c’è anche da dire che se si è bravi la gente sa anche riconoscerlo e il rapporto umano lo riesci ancora oggi a stabilire e diventa l’elemento che fa la differenza, la chiave di volta. Anche se il tuo competitor va a proporre la pasta a qualche centesimo in meno, la fidelizzazione resta al di là del business, e ti permette di rimanere sullo scaffale. L’azienda è fatta da uomini, l’economia è un concetto umanistico. Quando si dice pasta si dice Italia. Siete ambasciatori del Made in Italy presenti sui mercati nazionali ed internazionali, partecipate a molte fiere di settore. Quale è il vostro punto di forza nella comunicazione del prodotto? Per quanto riguarda la comunicazione, con il re-branding abbiamo intenzione di investire sia a livello di stampa, sia a livello di pack, sia a livello di pubblicità televisiva, siamo dinamici e flessibili e ritengo che il 26

nostro punto di forza anche nella comunicazione sia questo. Comunicare significa anche mettere dei plus, cerchiamo di innovare e metterlo sul pack, oppure trovare una alternativa del pack per attrarre il consumatore. Investiamo molto sulle fiere: le più importanti sono il Summer Fancy Food a New York, il PLMA di Chicago, il PLMA di Amsterdam, la fiera di Anuga in Germania, la fiera del SIAL a Parigi, l’ISM a Colonia, poi quelle italiane: il Cibus, Tutto Food. L’Italia è tra i primi paesi al mondo per la sicurezza alimentare, i protocolli sono molto severi. Cosa significa per voi controllo di filiera e qualità delle materie prime in un contesto di contrazione economica e di crisi? È importante tutta la selezione che viene fatta dall’inizio alla fine. Sin dall’arrivo della materia prima, per esempio, la farina o la semola per i prodotti da forno, oppure l’uovo per la pasta all’uovo, viene tutto controllato, abbiamo anche tre responsabili qualità con un laboratorio interno, e dei laboratori esterni per analisi più approfondite e specifiche, il controllo viene fatto anche sul prodotto finito. È continuo, viene effettuato sulle linee di produzione, sugli operatori, sul personale, ci sono tre persone che si alternano, 24 ore su 24, e controllano tutta la filiera. Noi conserviamo per tutti i prodotti dei contro campioni proprio perché per prassi il sistema qualità ce lo impone. Non lesiniamo mai sulla scelta della materia prima. L’acquisto è fatto dall’ufficio acquisti in collaborazione con il responsabile di qualità e il responsabile di produzione, alla fine è questo che porta il prodotto ad essere diverso dal prodotto di massa.

Cosa vi spinge? La passione. Dico sempre di lavorare al 50 % perché per il restante 50% c’è la passione che ho. Amo il mio lavoro. Mi emoziono ancora dopo 17 anni, ho iniziato giovanissima, mi sono laureata a 22 anni, poi mi sono subito immersa nel lavoro in azienda, non per imposizione, ma perché sono convinta ancora oggi che non ci sarebbe stato altro lavoro per me, per come sono fatta caratterialmente, migliore di questo. Il mio master è stato testarmi sul campo. Io così come i miei fratelli non abbiamo mai avuto grilli per la testa. Ho cercato di prendere da tutte le figure che mi hanno affiancata tutto quello che poi mi è servito per costruirmi la cosiddetta “scorza”. Al primo posto vengono i miei figli, al secondo il lavoro, la mia più grande passione. Avete un motto familiare che vi motiva? Quanto è importante per una azienda con le vostre caratteristiche l’identità? Il nostro motto è “impegno e dedizione”, poi se parliamo di valori al primo posto c’è l’umiltà perché premia sempre. Nella vita bisogna avere grandi ambizioni, però bisogna essere molto umili. Totò diceva: i soldi fanno gli uomini ricchi, però sono i valori che li rendono signori. Anche il rispetto per il prossimo è importante. Questa è la nostra identità come azienda. Oggi ha le connotazioni di una industria, nel giro di 26 anni abbiamo fatto dei passi da gigante. Chiaramente l’anima è mio padre Nicola MILO che ha 82 anni, ma ha lo spirito di un ventenne, è il valore aggiunto dell’azienda. Per quanto mi riguarda è vero che appena laureata avevo già un posto di lavoro, e mi reputo molto fortunata per questo, perché oggi giorno c’è una disperazione in giro incredibile, però me la sono anche conquistata. Oggi essere tra virgolette figli d’arte, negli altri può creare dei pregiudizi e invece noi ce la siamo guadagnata sul campo! Mio padre ha sempre detto: “ognuno di voi può diventare leader nel proprio settore, ma la leadership te la danno gli altri, i collaboratori, gli operatori interni, è questo a fare la differenza”. La stima di coloro che lavorano con te ti riempie il cuore e ti dà la forza di rischiare, innovare e investire. SEGUE>


QUELLO CHE PER NOI È SEMPLICE PER GLI ALTRI È INNOVAZIONE

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Quanta importanza hanno i vostri lavoratori e la loro formazione? Noi a breve apriremo un altro stabilimento della pasta secca a Palo del Colle. Esportando molto all’estero, infatti, abbiamo bisogno di implementare le linee della pasta secca. Abbiamo acquisito un capannone, accanto a quello dove già produciamo gli snack salati a Palo e dove produrremo tutta pasta secca speciale: da quella trafilata al bronzo, ai nidi, alla pasta all’uovo particolare, faremo anche lì il salutistico, l’integrale, un ulteriore investimento molto oneroso. Il rapporto con i lavoratori, per inciso abbiamo 70 dipendenti tra i due stabilimenti, è molto umano. Nella scelta del personale, anche se non me ne occupo in prima persona, mi

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sono sentita di dover imporre a coloro che operano questa selezione dei criteri ben precisi. È importante avere delle persone con una buona preparazione di base, poi alla formazione ci pensiamo noi. I responsabili di qualità e di produzione stabiliscono delle giornate in cui si svolgono i corsi di formazione. Tutti gli operatori - io li chiamo così, non operai - mostrano molta volontà, cerchiamo di incentivarli con dei premi di produzione, cerchiamo di non essere troppo rigidi e di trovare un equilibrio, non è sempre facile. Bisogna non farli sentire mai soli, devono sapere che c’è la proprietà dietro che in qualsiasi momento è pronta a sostenerli.

Cosa vedete OLTRE? La crescita. Sarà che sono mossa da un grande entusiasmo e sono un vulcano di idee, ma non riesco a deprimermi. Io oltre vedo sempre noi e le nuove generazioni. Credo che sul food noi italiani possiamo ancora dire molto. Basta avere molto entusiasmo, stare al passo con il mercato, ma bisogna essere delle macchine da guerra. Oltre vedo l’entusiasmo, la passione, guardo sempre ciò che c’è dietro però e poi faccio il passo avanti. Ad maiora semper. Annamaria Natalicchio Ph: Stefania Pastore


Casa Milo A company that invests in the future with enthusiasm The elegant gait, the business tailleur, not without paying attention to the femininity. Elegance, determination, passion and sweetness. This woman with the double M initials is Marida Milo, the face of the company Milo. It is my first interview since when I am guiding OLTRE, which talks about excellences. I think I couldn’t start better! Marida gives the idea to be a concrete person, resolute, but she doesn’t renounce to her femininity and the resources that a career woman, but also a mom, has. A good example for everyone. She talks about the family business. Pioneers of the sector, always with great attention to the evolution of the market, they put their strengths on the field, with significant investments, also adapting their production to the bio, the healthy food and the gluten free. A company where you can feel the harmony, in the intentions too, where everyone has his role, but the winning word is team. A team that brings the results and that look at the future as a challenge and never with fear. In the team everyone plays as a star player, from the employees to the managers. At the first place in the ranking of values there is humility because, as Marida says, it always rewards. Their key words? Research, development, innovation, feeling for the market, dynamicity, flexibility and a good quantity of prudence, that allowed them to not make mistakes, always remembering the past as example. In addition, Nicola Milo, the father and founder of the Gruppo Milo, is always present as a lighthouse. It is a constantly evolving company, in expansion and with significant value. The family motto? Commitment and dedication, two qualities that make this entrepreneurial realty big and that put them for sure in the Olympus of those excellences we care about and we like to talk about. This is a zone dedicated to the olive growing, since 1870 you produce extra virgin olive oil. What has been the incentive to start producing pasta? It is what best represents us. Yes, we are the fourth generation. 30

We are four brothers: Giuseppe, Giovanni, Saverio and me. Giuseppe is the CEO and the export manager of the company, Saverio, my twin, is the purchasing and HR manager, the youngest, Giovanni, is the logistics responsible but he also helps my brother Giuseppe in the export. I am the commercial manager in Italy. My father is president of the company. He is the brain behind everything, he is the engine that feeds the company, without him we would not be here. He has a huge strength, he is never tired. The oil market was “stressed”, my father Nicola Milo, creator of all of this, already forecasted that they could not continue to have a prosperous future just dealing with oil. When he became aware of this situation, he already had us. My oldest brother Giuseppe, the CEO of the company, at that time was not 18 and he was starting to approach the job’s world. With my father, they decided to dive into this adventure that started in a small laboratory in Bitonto. At that time, we used to produce two references of dried pasta, after a while we came here, there was not the building of the pasta 26 years ago, there was only the oil mill. We built this new structure in Palombaio where, next to the dried pasta, we started with the fresh one. It represents today our core business above all in Italy with the fresh semolina pasta and the fresh egg pasta. Once arrived here, we implemented the production, we bought lines of semolina and egg fresh pasta and we kept diversifying. Casa Milo is not just pasta, you also have other kinds of products. To survive in the market is it necessary to always diversify? Yes. Next to the fresh pasta business, exported in Italy and Europe, and to the dried pasta one, that is sold above all abroad, in USA mainly, we created another plant in Paole del Colle 4 years ago, where we produce salty snacks. We continued to diversify, together with a line of taralli, we produce bruschetta, sfogliette, scrocchiette, tocchetti.

Bakery products, substitutes of the bread, traditional and spicy ones. In the last 9-10 years, we have ridden the wave of the healthy food, both for the pasta and the snacks, we adapted ourselves to the needs of the market. Adapting to these changes is expensive. We have been pioneers, everyone recognizes it. We have started to produce, both for the fresh and dried, several bio, wholemeal references, quinoa and alternative wheats, from spelt to kamut, that as a life philosophy or as a trend, constitutes an important segment for the market. We have diversified two years ago again with the “gluten free” plant, without gluten, for the fresh pasta in Palombao, next to the dried and fresh semolina pasta. We are very committed with the research and development on this segment, we will soon launch other references. A revolutionary process, new, fully patented by us, it has been studied as a spin off by the University of Foggia, the Minaba Tech. With these professors, we first did researches following their guidelines, then we did attempts and we arrived to this new process that directly works on the raw material, the native corn, mixing it with vegetal, legume, lentils, chickpeas proteins. Besides corn, we use venus rise, gluten free brown rise. Why this is a revolutionary process? Because directly working on the raw material we can avoid to use what all the other companies use, the so-called nucleus, the raw material that is very expensive, used for the gluten free that, however, has a very high quantity of sugars, so often the celiac risks to become diabetic. Our pasta instead, has a low glycemic load. Beyond the fact that the product is protein-based and functional from the nutritional perspective. We have a gluten free product that is actually functional, rich in fibers, proteins, with a low glycemic load, I would say it is a good dish for everyone. Besides the celiac or the intolerant. SEGUE>


Casa Milo A company that invests in the future with enthusiasm It is more and more shared the concept that the process and product technological innovation is one of the key elements for the maintenance and the competitive growth of the businesses, but just a few small and middle companies are developing effective actions to innovate. Concerning the innovation, a thing that differentiates us is that we use for the fresh pasta the white room to pack. There is 90% pure air. All the operators wear masks, headsets, to not intact the product. We do it to avoid the second pasteurization. All our competitors have a product that is pasteurized twice. For this reason, ours is better and more delicate, but it is necessary to pay attention in conserving it. In the logistic of the fresh it is important to fully maintain the chain until the final consumer, and also the last market or gastronomy that buys the product must pay attention to the chain. To innovate it is necessary to completely break the past or, in a simpler way, you start from the past to create the future? Innovation is a wide concept, history teaches us that we don’t have to abandon the past, it is the engine for the future, you can grow thanks to the mistakes of the past. If we didn’t’ have the past we would not have arrived here. With the experience, the small progresses you can create great businesses. Let’s think about big brands such as Barilla or Ferrero, they did innovation diversifying, without eliminating the progress. Innovation may also mean to make up a new recipe or to adopt recyclable packaging. 32

Do you have a familiar motto that motivates you? How important is this for a company with your identity characteristics? Our motto is “commitment is dedication”, then if we talk about values at the first place there is humility because it always rewards. In life it is important to have great ambitions, but to stay humble. Totò used to say: money make people rich, but values make them gentlemen too. The respect is important too. This is our identity as a company. Today it has the characteristics of an industry, in 26 years we have done huge steps. Clearly the soul is my father Nicola Milo, 82 years old with the spirit of a 20 years old guy. He is the added value of the company. About me, it is true that after the graduation I already had a place and I consider myself lucky for this, but I also deserved it. Being “children of art” today can create prejudices but we gain it on the field! My father has always said us: “all of you can become a leader in his sector, but the others give you the leadership, the collaborators, the internal operators, this makes the difference”. The esteem of people you work with gives you the strength to risk, innovate and invest. How important are your employees and their formation? We are going to open another plant of dried pasta in Palo del Colle. Exporting abroad, in fact, we need to implement the dried pasta lines. We bought a factory, next to the one where we already produce the salty snacks in Palo and where we will produce special dried pasta: from the bronze drawn pasta to the particular egg

one, we will produce there the healthy food and the whole wheat one, another significant investment. The relationship with workers, we have 70 employees in the two plants, is very human. In choosing the resources, even if it is not my role, I decided to impose very precise selecting criteria to people who are in charge of hiring. It is important to have people with a good basic preparation, then we think about the formation. The responsible people for the quality and the production set some days for the formation. All the operators – so I call them – show their willingness, we try to incentivize them with production prizes, not being too tough and to find a balance, but it is not easy. It is important they never feel alone, they have to know there are the owners behind always ready to sustain them. What do you see in the future? The growth, I am not able to get depressed because I have a lot of enthusiasm and I am full of ideas. In the future I always see us and the new generations. I believe Italians can still say a lot about food. It is enough to have great enthusiasm, to follow the market, but it is necessary to be a war machine. In the future I see the passion, I always check what there is behind and then I do the next step. Ad maiora semper.

Traduzione inglese a cura di Irene Cristallo


Le eccellenze pugliesi alla conquista di Londra. La nostra rivista e la Gio Group protagoniste di “REXPO 2018, la Puglia a Londra”, una importante vetrina per le aziende della nostra regione

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a Puglia è la più bella regione al mondo, così la definisce l’autorevole istituzione scientifica National Geographic. I suoi prodotti di eccellenza contribuiscono a renderla grande e apprezzata anche all’estero. Il boom della nostra regione ha radici lontane, radicate nella nostra tradizione, che da qualche lustro la Puglia è riuscita a comunicare, sino al riconoscimento unanime nel panorama internazionale come brand di successo dal punto di vista turistico e agroalimentare. Un grande lavoro di “incoming”, un complesso di iniziative che favoriscono l’afflusso turistico

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dall’estero in Italia, ha fatto sì che molti buyers stranieri entrassero in contatto con le nostre realtà artigiane e apprezzassero ciò che non è mutuabile in termini di bontà e qualità di processo e di prodotto. I prodotti della nostra regione infatti sono i migliori biglietti da visita per far apprezzare la nostra terra a chi ancora non ne conosce l’incredibile biodiversità e bontà. Oltremanica sussiste una grande attenzione per tutto quello che viene declinato come “Puglia”, oltre ad essere presente in Inghilterra una delle più grandi comunità pugliesi.


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F O R M U L E C R E AT I V E


È in quest’ottica che il grande Gruppo D & D London, detentore di 30 ristoranti in tutto il mondo, venuto in contatto con la nostra rivista OLTRE, molto letta anche all’estero, e apprezzandone il lavoro infaticabile di promozione delle eccellenze pugliesi, ha dato mandato alla Gio Group di coordinare e organizzare un grande evento come “REXPO 2018, la Puglia a Londra” nelle giornate di lunedì 14 e martedì 15 maggio 2018 nella capitale del Regno Unito. Preme sottolineare che solo a Londra la D&D è proprietaria di ben 19 ristoranti, ma il gruppo è presente anche a Leeds, Parigi, Tokyo e New York.

“La nostra più bella creazione, la rivista OLTRE, quasi un figlio per noi, ci ha consentito di essere notati da un grande Gruppo presente in tutto il mondo – sottolinea il nostro editore Angelo Lamacchia – ciò significa che colpiscono anche all’estero non solo la facies grafica patinata della testata giornalistica, ma soprattutto i contenuti. Un segmento di mercato che stiamo curando da tempo – continua Lamacchia – investendo sempre più nell’internalizzazione, volta ad incrementare l’estensione geografica della diffusione della rivista, che è visionabile anche sulla nostra piattaforma web, ma anche la qualità dei nostri lettori. Da tempo infatti i contenuti di OLTRE sono fruibili anche in inglese. È chiaro che saremo come rivista media partner di questa straordinaria kermesse a Londra, ma poiché siamo anche una agenzia di comunicazione, il passo successivo è stato breve”. A questo punto è entrata in campo la direttrice commerciale della Gio Group, Giovina Cristallo, il vero deus ex machina a cui è stata affidata l’organizzazione di tutta l’operazione. “Inutile parlare del fatto che ci siamo sentiti onorati dell’investitura, - dice la Cristallo - io sono una donna concreta, mi sono messa subito al lavoro per selezionare alcune tra le aziende più rappresentative del nostro territorio che sforna eccellenze. Aziende che potessero meglio evocare la bellezza e la dinamicità della nostra Puglia in un settore non facile come quello enogastronomico. 38

Diciamo che non mi piace fallire – seguita la direttrice commerciale - e quindi stiamo cercando di fare il meglio per la nostra amata regione sempre nell’ottica di promozione e visibilità delle nostre aziende e delle loro produzioni, quasi un dictat morale che tanto ci sta a cuore come linea di pensiero e di azione. L’operazione prevede un grande impegno, anche perché presso il luogo in cui si svolgerà Rexpo, il complesso Royal Exchange Grand Cafè & Sauterelle, (uno dei 19 ristoranti di Londra del Gruppo D&D London ndr), saranno presenti 14 chef del Gruppo e in più 4 importanti fornitori internazionali. Ciò dà la cifra della complessità dell’evento e di come sia articolato. Ma a me piacciono le sfide – afferma decisa la Cristallo - e nel periglio mi esalto, così la mia creatività si è messa subito in moto. Ho avuto l’idea di contattare uno degli chef stellati Michelin più apprezzati del nostro territorio e più amati anche all’estero, Felice Sgarra, al fine di fargli elaborare un menu utilizzando gli stessi prodotti che verranno mostrati in vetrina il giorno 14 maggio. Tanto al fine di poter fare apprezzare maggiormente le prelibatezze pugliesi in una cena di degustazione nella serata di martedì 15 maggio, mirabilmente preparata dallo stesso Sgarra. D’altro canto gli chef della nostra regione, con una grande conoscenza della materia prima, sono gli ambasciatori principali delle peculiarità dei nostri prodotti.


Questa a Londra sarà una grande operazione di “outbound”, cioè saranno i produttori italiani ad andare in loco e mostrare le loro produzioni, anche di nicchia. Mi preme però sottolineare – conclude la Cristallo- che questa non sarà l’unica manifestazione del genere all’estero, stiamo già lavorando in qualità di organizzatori con la Gio Group per portare il brand Puglia anche in altri Paesi in cui il Made in Italy è molto apprezzato. Ma non voglio svelare OLTRE!”. Numerose le aziende del settore enogastronomico che hanno aderito alla iniziativa, tutte con la cifra distintiva della qualità e dell’eccellenza. Tra quelle agroalimentari spiccano Fiore di Puglia, azienda di Corato leader nella produzione di taralli; Azienda Agricola Di Tria di Minervino Murge, che si occupa della trasformazione di prodotti naturali, un laboratorio del gusto che promuove e tutela il patrimonio gastronomico della Terra di Puglia, insistendo su un segmento medio alto; il Caseificio andriese Perina, socio fondatore dell’associazione per la burrata IGP, che contempla ogni bontà dell’arte casearia; Sinisi srl di Andria, dal 1950 l’azienda produce, trasforma, confeziona e commercializza sul territorio nazionale ed estero una vasta gamma di prodotti tra cui olive, frutta secca, cereali, legumi, snack, confetti; Dono dorato, prodotto dalla società agricola Terra D’oro, olio extravergine di oliva della pregiata varietà coratina; e, infine, tra quelle vitivinicole la

Cantina Tenimenti Grieco, vini di costa, capaci di esprimere al meglio l’essenza di una terra sospesa tra il cielo e il mare, i loro vigneti guardano a quell’angolo di paradiso che sono le Isole Tremiti. Il loro Triassi si è aggiudicato nel 2018 i 4 grappoli Bibenda. Lo scopo dell’evento di metà maggio sarà proprio quello di consentire ai produttori pugliesi di esporre nel giorno di lunedì 14 maggio le proprie produzioni artigianali di qualità ed eccellenza, selezionate da Giovina Cristallo, e di farle degustare la sera del 15 maggio in una cena a tema “Puglia”, elaborata da uno chef di alto profilo. Un concetto dinamico ed innovativo di evento, espressione di una realtà imprenditoriale determinata a sfruttare appieno le straordinarie potenzialità del proprio territorio anche all’estero. È doglianza comune infatti tra gli stakeholders del comparto “food & beverage” che oltre alle fiere specialistiche e di settore non vi siano occasioni reali di incontro tra produttori e primi utilizzatori delle materie prime. Questa due giorni si prospetta invece come una incredibile vetrina nella City inglese per promuovere le proprie prelibatezze con degli incontri “one to one” con fornitori e chef interessati alle eccellenze pugliesi, invitati attraverso il network della D&D London con più di 30 ristoranti in tutto il mondo. 39


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La stessa D&D London è convinta che la Gio Group sia stata la scelta migliore come partner con cui collaborare per organizzare questo evento. Da tempo infatti segue con passione e attenzione il percorso di promozione culturale messo in atto dal network Oltre, sinonimo di eccellenza italiana e pugliese, dichiarandosene fan. “Siamo sicuri che REXPO 2018 grazie all’ausilio della Gio Group, sarà in grado di connettere i produttori pugliesi con il mercato londinese e mostrerà i vostri meravigliosi prodotti ai nostri clienti attraverso la cena” - così il rappresentante della D&D London.

La due giorni culminerà con un gran finale: la cena ispirata e dedicata alla “Puglia” di martedì 15 maggio. Una cena a tema nel Sauterelle restraurant, elaborata dallo chef stellato Michelin, noto ambasciatore di Puglia, stimato per la sua grande professionalità e per l’eccellenza che promuove da sempre anche in consessi internazionali, l’andriese Felice Sgarra. Nella giornata di lunedì 14 maggio la Royal Exchange Grand Cafè & Sauterelle metterà a disposizione per l’occasione l’intera area della balconata nord e la sala privata per l’esposizione dei prodotti. Una vetrina di alto prestigio a tutti i livelli quella del ristorante Sauterelle che si trova all’interno della Royal Exchange, un edificio del 1840. Oggi un elegante distretto per lo shopping e la ristorazione, con un piano terra che ospita marchi del lusso internazionale da Jo Malone a Leica Cameras, da L’Occitane a Smythson, così come molti altri negozi di orologi intenditori del settore di scambiare i propri modelli di pregio.

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“La Gio Group, onorata del mandato ricevuto e dell’incarico di cui è stata investita, è consapevole dei benefici che essa possa portare in termini di contatti e affari proficui di carattere commerciale alle aziende pugliesi. - Così ci salutano Giovina Cristallo e Angelo Lamacchia in partenza per Londra - Come Gio Group ci auguriamo che i produttori possano trovare accordi commerciali con fornitori e chef, allo scopo non solo di fare marketing, commercializzando realmente i propri prodotti, ma anche facendoli inserire nei futuri menù degli stessi cuochi presenti alla due giorni, nell’ottica di quella cucina “fusion” che assembla materie prime di eccellenza, provenienti da diversi angoli del pianeta, in cui da maggio in poi ci sarà anche la nostra amata Puglia”.


The Apulian excellences are going to conquer London.

Our magazine and the Gio Group protagonists of “REXPO 2018, Puglia in London”, an important window for the companies of our region. Puglia is the most beautiful region in the world, as defined by the authoritative scientific institution National Geographic. Its products of excellence contribute to make it great and appreciated abroad.

The exploit of our region has distant roots, rooted in our tradition, that Puglia has managed to communicate, until the unanimous recognition on the international scene as a successful brand from the touristic and agro-food perspectives. A huge work of “incoming”, a complex of initiatives that incentivize the touristic flow to Italy, made several foreign buyers interested in creating contacts with our artisan realties and they appreciated what is not changeable in terms of process and product quality. The products of our region are the best business cards to make our territory be appreciated by those who don’t know its biodiversity and quality yet. Overseas, it does exist a great attention to everything is declined as “Puglia”, without considering that in UK is present one of the biggest communities of Apulian people.

It is for this reason that the group D&D London, owner of 30 restaurants worldwide, once entered in contact with our magazine OLTRE, followed abroad too, and appreciating the tireless work to promote the Apulian excellences, gave the mandate to the Gio Group to coordinate and organize a big event as “REXPO, Puglia in London” on Monday 14th and Tuesday 15th of May 2018 in the UK capital. It is important to underline that only in London the D&D owns more than 19 restaurants, but the group is present also in Leeds, Paris, Tokyo and New York. “Our best creation, the magazine OLTRE, almost a son for us, allowed us to be noticed by a big group present all over the world – underlines our editor Angelo Lamacchia – this means that it is not only the glossy graphics of the magazine to hit abroad too, but above all the contents. A segment of market we deal with since long – continues Lamacchia – investing more and more in the internationalization, aimed to increase the geographical extension of the magazine diffusion, that you can read also on our web platform, but also the quality of our readers. Since a while in fact the contents of OLTRE are available in English. It is clear we will be present as media partner of this incredible kermesse in London, but since we are also a communication agency, the next step has been short.”

At this point the commercial director of the Gio Group, GIovina Cristallo, entered on the scene, being the real deus ex machina of the organization of this operation. “It is useless to say how honoured we felt by this investiture, - says Cristallo – I am a concrete woman, I immediately started to work to select some of the most representative companies in our territory that gives life to excellences. Companies that are able to better evoke the beauty and the dynamicity of our Puglia in a difficult sector as the enogastronomic one. Let’s say I don’t like to fail – continues the commercial director – so we are trying to do our 44

best for our beloved region always to promote and give visibility to our companies and their productions, a kind of moral dictat we adopted as a line of thought and action. The operation implies a big effort, also because in the location where Rexpo will have place, the Royal Exchange Gand Cafè & Sauterelle, (one of the restaurants of the D&D Group in London), 14 chefs of the group and 4 important international suppliers will be present. This gives an idea of the complexity of the event and how much articulated it is. But I like challenges – says Cristallo – and I exalt myself in the complex situations, so my creativity immediately started to produce. I had the idea to call one of the more appreciated starred chefs in our territory and loved abroad too, Felice Sgarra, to make him elaborate a menu to be proposed as conclusion of the gastronomic kermesse, using the same products that will be shown on May 14th. On one side, the idea is to allow the guests to better appreciate the Apulian specialties in a tasting dinner on Tuesday 15th, prepared by the chef Felice Sgarra. On the other side, the chefs of our region with a great experience of the raw material, are the main ambassadors of the strengths of our products. This will be a great “outbound” operation, the Italian producers will go there to show their productions, also the niche ones. I want to highlight – she concludes – that this will not be a unique event abroad, we are already working with Gio Group to organize events in other countries where the Made in Italy is very appreciated. But I don’t want to say more!”.

Several enogastronomic companies have joined the initiative, all characterized by their quality and excellence. Among the agro-food ones we can find Fiore di Puglia, from Corato, leader in the production of taralli; Azienda Agricola Di Tria from Minervino Murge, occupied in the transformation of natural products, a taste lab that promotes and protects the Apulian gastronomic heritage, working on a middle-high segment; the dairy Perina from Andria, founding partner of the association for the burrata IGP, which includes every product of the dairy art; Sinisi Srl, since 1950 the company produces, transforms, packs and sells on the national territory and abroad a wide range of products such as olives, dried fruit, cereals, legumes, snacks, confetti; Dono dorato, product of the Società Agricola Terra D’oro, olive oil made by the precious variety from Corato; and, in conclusion, among the winery ones we mention Cantina Tenimenti Grieco, seaside wines, able to well express the essence of an earth between the sky and the sea, their vineyards look at the edge of paradise of the Tremiti islands. Their Triassi won in 2018 the recognition “4 grappoli Bibenda”. The goal of the middle May event is to allow the Apulian producers to expose on 14th May their craft productions, selected by Giovina Cristallo, and to make them be tasted on 15th May dinner with the theme “Puglia”, elaborated by a high-profile chef. A dynamic and innovative concept of event, expression of an entrepreneurial realty determined to take fully advantage of the incredible

potential of its territory also abroad.

It is a common disappointment among the “food&beverage” stakeholders that, besides the specific trade shows, there are not real occasions where the producers can meet the first users of the raw materials. This event is going to be an incredible window in the english city to promote the products with “one to one” meetings with suppliers and chefs interested in using Apulian products, invited through the network of the D&D London.

The event will end with a great final: the dinner inspired and dedicated to “Puglia” on 15th May. A themed dinner at Sauterelle Restaurant, elaborated by the Michelin starred chef, known ambassador of Puglia, estimated for his great professionality and for the excellence he promotes since ever also in international forums, Felice Sgarra from Andria. During the day of 14th the Royal Exchange Grand Cafè & Sauterelle will make available for the occasion the whole area of the northern balcony and the private hall to expose the products. The restaurant Sauterelle is a prestigious window inside the Royal Exchange, a building built in 1840. Today it is an elegant district for the shopping and the catering, with a ground floor that hosts international luxury brands such as Jo Malone, Leica Cameras, L’Occitane, Smythson and many watches brands (Bremont, Omega and Watch of Switzerland) where there is the opportunity for the experts of the sector to exchange their best models.

D&D London is sure Gio Group has been the best choice as partner to organize this appointment with the taste. Since long, they follow with passion and attention the path of cultural promotion acted by the network Oltre, synonym of the Italian and Apulian excellence, declaring they are fans. “We are sure that REXPO, thanks to the help of the Gio Group, will be able to connect the Apulian producers with the London market and it will show the amazing products to our clients through the dinner.” – said the representative of the D&D London.

“The Gio Group, honoured by the responsibility received, is aware of the benefits the project brings in terms of contacts and business for the Apulian companies. – in this way Giovina Cristallo and Angelo Lamacchia say goodbye leaving for London – we wish that the producers can find commercial agreements with suppliers and chefs, not only from a marketing perspective, but actually selling their products, making them enter in the future menu of the chefs who will participate to the event. The vision is the “fusion” cooking, which mixes excellent raw materials, coming from different edges of the world, where, starting from May, there will be our beloved Puglia too”.

Traduzione inglese a cura di Irene Cristallo


paola preziosa

BASTA UN ABITO PER VIAGGIARE

mimmo cormio

Pietro Micca

FABIO ROMANO

SCHEDE CARBURANTE ADDIO

nicola pugliese

Marchi+3

PAOLO d’ambra

Le PMI italiane alla prova produttività

gaia marchese

Yogurt d’autore 47


BASTA UNA ABITO PER VIAGGIARE

PAOLA PREZIOSA Ciao! Sono Paola Preziosa, studentessa di moda presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. Sono ancora molto giovane per una biografia completa, ma cerco ogni giorno di formare la mia persona grazie a diverse passioni come la fotografia, lo sport e la musica (suono l’arpa). In questa rubrica vi mostrerò mode e persone che, a mio parere, sono capaci di andare OLTRE gli schemi mentali e le richieste di mercato, affermando ogni giorno la propria unicità. paola.preziosa96@gmail.com PAOLA PREZIOSA

Mercoledì 21 marzo è stato inaugurato a Taranto “Abiti dal Mondo”, il primo store in Italia di creazioni sartoriali realizzate da richiedenti asilo, ospiti dei centri di accoglienza straordinaria dell’Associazione Salam, una organizzazione non governativa che opera presso il Centro Interculturale Nelson Mandela di Taranto. Gli abiti e gli accessori presenti in questo negozio vengono creati dal laboratorio sartoriale “La Maison de la Mode”, attivo già da giugno 2017. L’atelier nasce grazie al “Life Project Award”, un progetto finanziato da USAIM (Association for International Migration ndr), realizzato da OIM Italia (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ndr) in collaborazione con Associazione Salam Ong, e selezionato nel contest “Children First”, il concorso che premia i migliori progetti di integrazione. I ragazzi coinvolti sono minori stranieri non accompagnati residenti a Taranto e provengono dal bacino del Mediterraneo. Oltre a portare le loro competenze nel nostro territorio, sono stati formati secondo la tradizionale scuola di sartoria italiana. C’è Lamin che arriva dal Senegal, ed è specializzato nella creazione di accessori, e poi ci sono Lassine, Mudu, Cande, Sillah e Suarez che si occupano di tagliare i tessuti e cucire gli abiti grazie al prezioso aiuto della sarta modellista Patrizia Solito e la direzione artistica di Ida Chiatante della Idakia Art direction&design, ideatrice delle collezioni. Al momento sono state realizzate tre collezioni: “Africanism”, composta da capi artigianali con tessuti wax provenienti dal Senegal e dal Mali e col tessuto Bogolan, altamente ricercato in quanto prodotto con l’argilla. “MareAmare”, una collezione di capi sperimentali, presentata a Grottaglie presso Museo Casa Vestita, con messaggi e parole ricamate e dipinte: abiti che uniscono territori tramite la parola “cucita”. Infine la collezione “Mille e una notte” con sete indiane dal Pakistan. “Abbiamo deciso di aprire alla città Abiti dal Mondo - racconta Simona Fernandez, presidente dell’Associazione Salam - per far conoscere il lavoro di questi bravissimi sarti e creare un ponte interculturale, un anello di congiunzione tra richiedenti asilo e Taranto, con l’obiettivo di tessere e rafforzare relazioni importanti attraverso la moda, intesa come linguaggio universale che unisce tutti”. Paola Preziosa

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Pietro Micca

MIMMO CORMIO Ideatore e promotore del movimento culturale “iologico“ che si prefigge lo scopo di valorizzare e rispettare l’unicità della persona e del territorio. Lo fa promuovendo uno stile di vita improntato su scelte ragionate e consapevoli, rispolverando un modello sociale ereditato dal passato. In questa rubrica v’introdurrà nel mondo della nautica, cominciando dalle barche storiche. Scoprirete un mondo diverso da quello solitamente rappresentato. Non solo beni di lusso e segni di opulenza, ma tanta cultura e testimonianze della nostra identità nautica e marinara. info@iologico.com www.iologico.com IOLOGICO

Pietro Micca è il nome della più antica nave commerciale italiana a vapore, costruita in acciaio, ancora in classe. È nato nel 1895 come piroscafo rimorchiatore d’alto mare nei Cantieri Rennoldson & Son Newcastle (GB), dove è stato varato. Il suo nome originario era Dilwara e dal 1905 batte bandiera italiana col nome che onora la memoria storica di un soldato, minatore nell’esercito del Ducato di Savoia, storicamente ricordato per l’episodio di eroismo nel quale perse la vita e che consentì alla città di Torino di resistere all’assedio francese del 1707, durante la guerra di secessione spagnola. Iscritto col numero 33 nel Registro del Compartimento Marittimo di Napoli, come primo rimorchiatore goletta, in questa città ha trascorso gran parte della sua esistenza. Dopo aver attraversato due guerre mondiali come nave ausiliaria militare e come dragamine, fino al 1993 ha svolto una regolare attività portuale facendosi largo tra i moderni rimorchiatori. Poi la sua obsolescenza lo aveva condannato alla demolizione. Pier Paolo Giua non ha accettato l’idea di far cadere nell’oblio questo gioiello storico che racconta più di cent’anni di storia, quella di un secolo tra i più intensi e ricchi di innovazioni tecnologiche. A bordo del Pietro Micca sono idealmente imbarcati marittimi, spesso provenienti da paesi lontani, ciascuno con le proprie merci, leggende e storie di navigazioni impegnative. Sul suo ponte infatti una cima spezzata poteva significare la fine di una vita, un rimorchio non correttamente effettuato portava al capovolgimento del bastimento. Nel 1996 il Pietro Micca è stato acquistato dalla “Associazione Amici delle Navi a Vapore G. L. Spinelli” e salvato da una sicura demolizione. Lo stesso Giua, presidente dell’associazione, ha seguito il fedele restauro eseguito nei cantieri Tecnomar di Fiumicino, dove è attualmente ormeggiato e ancora oggi protagonista di attività culturali, didattiche, scientifiche ed ambientali. Il Pietro Micca non è andato in pensione ed è sempre pronto a prendere il mare per guadagnarsi il proprio futuro, testimonianza storica delle tecnologie di un tempo e simbolo identitario di una repubblica democratica fondata sul lavoro! Mimmo Cormio

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SCHEDE CARBURANTE ADDIO

FABIO ROMANO Dottore Commercialista e Revisore Contabile Titolare dello Studio Romano Via Napoli n.90, Andria e socio dello Studio Associato OKTO & Partners, Contenzioso tributario P.zza Sacra R. Udienza n.8, Trani. Specializzato in contenzioso tributario e consulenza aziendale; laureato in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari, Università di Siena; iscritto all’Albo dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Trani; iscritto al Registro dei Revisori Contabili; C.T.U. e Curatore Fallimentare presso il Tribunale di Trani. +39 0883 882744 info@studiofabioromano.it www.studiofabioromano.it STUDIOFABIOROMANO

Dal 1° luglio 2018 tutti i titolari di partita IVA saluteranno per sempre le famose schede carburante. Da tale data, infatti, le schede carburante non costituiranno più il titolo idoneo per la detrazione dell’IVA e per la deduzione del costo relativamente all’acquisto di carburanti. Lo ha stabilito la legge n.205/2017 (legge di Bilancio 2018). Al fine di contrastare l’evasione, il legislatore ha subordinato la possibiltà, per i titolari di partita IVA, di detrarre l’IVA relativa agli acquisti di carburante nonché di dedurne il costo sostenuto, all’utilizzo di forme di pagamento mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti ad obbligo di comunicazione o da altro mezzo ritenuto idoneo individuato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. Lo scorso 4 aprile è stato pubblicato il suddetto provvedimento dell’Agenzia delle Entrate con il quale vengono considerati idonei quali strumenti di pagamento gli assegni, bancari e postali, circolari e non, nonché i vaglia cambiari e postali, i mezzi di pagamento elettronici quali ad esempio i bonifici bancari o postali e i bollettini postali ed infine carte di debito, di credito, prepagate, ovvero di altri strumenti di pagamento elettronico disponibili, che consentano anche l’addebito in conto corrente. In altre parole pare che siano validi tutti i mezzi di pagamento al di fuori dell’utilizzo del contante. Le novità in tema di carburanti non finiscono qui. Sempre a partire dal 1° luglio 2018, la legge di Bilancio 2018 ha stabilito che gli acquisti di carburanti per autotrazione dovranno essere obbligatoriamente documentati dalla fattura elettronica. Per un maggior contrasto all’evasione, i distributori di carburante avranno l’onere, dal 1° luglio, di rilasciare al titolare di partita iva, che sia imprenditore o esercente arti o professioni, una fattura elettronica per ogni rifornimento. Certamente saranno diverse le difficoltà pratiche derivanti dall’applicazioni della nuova normativa, specie per i benzinai, ma onde evitare di perdere la possibilità di dedurre i costi e di detrarre l’IVA relativamente agli acquisti di carburante, bisognerà attenersi alle nuove regole. Fabio Romano

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MARCHI+3

80% a fondo perduto per la registrazione di marchi internazionali NICOLA PUGLIESE Laureato in Economia & Commercio, e iscritto presso l’ODCEC di Trani. In questa rubrica e nella mia carriera professionale mi occupo di Finanza Agevolata, offrendo ai clienti e a tutti coloro che ne sono interessati, la possibilità di poter sfruttare i Fondi concessi dai vari enti Regionali, Provinciali, Comunali e dagli Enti Statali ed Europei per poter Avviare o Ammodernare/Ristrutturare le proprie Aziende. +39 333 4401047 info@nicolapugliese.it www.nicolapugliese.it http://pugliesenicola.blogspot.it DOTT. NICOLA PUGLIESE COMMERCIALISTA NICOLA PUGLIESE

Negli ultimi tempi l’Italia è stata uno dei Paesi più attivi nella ricerca di nuovi prodotti, nuove tecniche di lavorazione, nuovi brand. La globalizzazione dei mercati tuttavia ci ha costretti a dover proteggere le nostre invenzioni. Il nostro Governo ha indetto ormai da anni bandi volti appunto ad incentivare la protezione della proprietà intellettuale che prevedono la copertura dell’80% (90% in caso di USA e/o CINA) dei costi necessari per la registrazione di marchi a livello internazionale. Il Bando cui si fa riferimento nello specifico è Marchi+3: un programma di agevolazioni realizzato per favorire la registrazione all’estero (sia a livello comunitario che internazionale) di marchi nazionali da parte di micro, piccole e medie imprese, con l’obiettivo di sostenerne la capacità innovativa e competitiva. Il programma prevede due linee di intervento: • Misura A - Agevolazioni per favorire la registrazione di marchi comunitari presso EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale) attraverso l’acquisto di servizi specialistici. • Misura B - Agevolazioni per favorire la registrazione di marchi internazionali presso OMPI (Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale) attraverso l’acquisto di servizi specialistici. Il soggetto gestore è Unioncamere, per accedere alle misure è necessario essere una PMI con sede in Italia ed iscritta alla Camera di Commercio, oltre che essere titolari del marchio, registrato dal 1° giugno 2016 o comunque prima della presentazione della domanda. Le risorse disponibili per l’attuazione delle Misure agevolative previste dal Bando ammontano complessivamente a circa 3,8 milioni di euro. Le imprese possono richiedere agevolazione pari a massimo 6mila euro per marchio. Tale agevolazione può essere incrementata ed arrivare fino a 7mila euro o 8mila euro qualora si designino come Paesi del OMPI USA o CINA (contributo al 90%). Un’impresa titolare di più marchi può richiedere incentivi fino ad un massimo di 20mila euro. Le spese ammesse riguardano: • Progettazione del marchio • Assistenza per il deposito • Ricerche di anteriorità • Assistenza Legale per tutela del marchio • Tasse di deposito e Registro

Max € 2.200 Max € 350 Max € 3.130 Max € 2.400

Nicola Pugliese 54


Le PMI italiane alla prova produttività paolo d’ambra Nato a Canosa 39 anni fa, si occupa di economia e finanza da circa 20 anni. Laureato in economia politica all’Università Cattolica di Milano, si è poi specializzato in economia pubblica e management bancario. Ha maturato esperienze lavorative a Milano, Parigi e Boston. Dal 2010 dirige filiali bancarie. Sposato e padre di due figli, nel tempo libero si occupa di politica, cultura, viaggi ed organizzazione eventi. paolo.dambra77@gmail.com

Un recente studio dell’OCSE ha indagato le differenze di produttività tra Paesi, partendo da dati microeconomici disaggregati a livello di dimensione di impresa e settore di attività. Ne emerge un quadro produttivo italiano molto variegato; nello specifico, uno dei dati più sorprendenti è la differenza di produttività tra PMI e aziende medio-grandi. La produttività del lavoro nelle grandi aziende italiane del settore manifatturiero è addirittura superiore a quella degli altri Paesi europei. E vale la stessa cosa per le aziende del settore dei servizi. Quando si passa alle PMI il dato cambia radicalmente. Le PMI italiane, in tutti i settori di attività, sono significativamente indietro rispetto ai competitors europei, con l’aggravante che le aziende di piccole dimensioni in Italia rappresentano circa l’82% del totale delle aziende manifatturiere, contro il 67% della media europea. Quanto al numero medio di addetti, le imprese italiane meno produttive impiegano circa 4 unità di personale, fino alle 28 unità per quelle più produttive. In Europa, invece, il numero medio di addetti passa dalle 15 alle 84 unità. Appare dunque evidente come il sistema produttivo italiano sia molto competitivo quando raggiunge dimensioni medio-grandi, nonostante impieghi un numero di lavoratori minore rispetto alla media europea. Eppure siamo il Paese delle piccole-medie imprese! Come superare questa impasse dimensionale con lo scopo di aumentare la produttività del sistema italiano? Secondo l’autorevole ‘Financial Times’ l’aumento della produttività italiana è la vera sfida per il prossimo Governo. Un’analisi delle dinamiche produttive all’interno delle PMI italiane mostra come sia difficile l’investimento in tecnologia, innovazione e capitale umano, che aumenta sempre di più il divario con gli altri Paesi europei. Anche alcune recenti politiche incentivanti in questo senso, come Industria 4.0, Start-Up Innovative, i Vouchers Digitalizzazione e altri incentivi alla formazione del personale dipendente, in realtà hanno solo contribuito ad un ulteriore allargamento del gap di produttività tra PMI e grandi imprese. L’accesso a queste forme incentivanti infatti è risultato molto più semplice per le aziende di grandi dimensioni, ma quasi impossibile per le imprese più piccole, favorendo addirittura un travaso di personale più qualificato dalla piccola alla grande impresa. Bisognerebbe pertanto agire sulla dimensione dell’impresa, supportando le PMI più meritevoli della crescita. Da questo punto di vista in Italia dallo scorso anno esistono gli strumenti finanziari PIR (Piani Individuali di Risparmio), che, offrendo ai risparmiatori italiani l’opportunità di beneficiare di agevolazioni fiscali, incentivano l’investimento nelle PMI italiane. I risultati cominciano ad essere visibili, con un numero sempre più importante di medie aziende che decidono di approdare al mercato borsistico, beneficiando dell’accesso sia ad un mercato dei capitali più efficiente e conveniente, sia ad una piattaforma informativa più efficace e completa. Ci sembra questa la giusta direzione per recuperare produttività attraverso una crescita dimensionale, nell’auspicio che il micro sistema produttivo italiano sappia cogliere l’occasione per presentarsi sul mercato internazionale più robusto e capace di leadership. Paolo D’Ambra

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43 • Oltre


Yogurt d’autore

GAIA MARCHESE Food blogger, condividendone le idee, sostengo il movimento culturale “iologico“. Lo faccio attraverso la diffusione di una maggiore consapevolezza alimentare. Nel mio blog parlo di dieta mediterranea concentrando maggiormente l’attenzione sullo stile di vita. Mostro il creare e non solo il creato. Per questo anche nel mio canale youtube pubblico video tutorial che facilitano e invogliano all’auto produzione alimentare. Interagisco con voi sulla mia pagina Facebook, che vi invito a visitare. Che il Sole vi baci! gaia@iologico.com ilgaiomondodigaia.blogspot.com IL GAIO MONDO DI GAIA PAGNOTTELLAALVEOLATA

Più volte a settimana mio padre, con la stessa devozione di un antico farmacista, si occupava dell’autoproduzione di yogurt. Un’esigua quantità della realizzazione precedente, mescolata a una nutrita dose di latte dolcemente caldo, serviva a generarne all’infinito. Un’amorevole gestazione che sviluppava miliardi di fermenti nel ventre confortevole di una brocca panciuta, avviluppata in pullover in disuso. A fare da sorvegliante una solerte, premurosa, piccola pentola colma d’acqua a temperatura prudente, che profondeva tepore costante per esortare alla vita ogni singolo fermento. Dotata di grande curiosità, accodavo con lo sguardo le movenze, stilandole frattanto nel mio personale taccuino mentale, appagandone l’incommensurabile appetito di conoscenza. Lo gustavamo caldo, appena munto dalla lentezza. Con miele o zucchero, per i meno avvezzi al sapore tipicamente acidulo. A me piaceva invece al naturale, e continuo a gradirlo così, a dimostrazione del fatto che educare i palati ai sapori veraci, sin dai primi anni d’età, è importante per “sentirli” appieno. Probabilmente, oltre alla mia connaturata inclinazione verso quei sapori che, per inciso, ad alcuni dal palato non educato, potrebbero non piacere, esiste la componente sentimentale dei ricordi che popolano il cuore, votata ad addolcire anche i sapori acidi. E fu la volta della yogurtiera. Il fermento proseguì sia all’interno che all’esterno del grande contenitore formato famiglia. Per fortuna il progresso tecnologico ha contribuito a semplificare la preparazione dello yogurt, ma senza rubare la scena all’antica arte del “sentire”. Un rito, oggi, quello dell’autoproduzione, che dispone il mio animo alla rievocazione spirituale di una saggia infanzia. Che il Sole vi baci! Gaia Marchese

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Vi presentiamo

L’alfabeto dell’IMPRENDITORE di Francesco Leone

Copertina del Libro

B O O K 60

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el libro, per ognuna delle ventisei lettere dell’alfabeto, è esposto un concetto importante di management, marketing, economia o consulenza direzionale che serve all’imprenditore per comprendere appieno lo scenario di riferimento della propria azienda ed alcuni strumenti che ha a disposizione per gestirla al meglio e portarla al successo. Il concetto di fondo del libro, così come l’ispirazione, è il valore economico della conoscenza, ovvero quanto vale la conoscenza di alcuni concetti fondamentali di gestione aziendale se ben applicata alle necessità di una azienda moderna. “Conoscere” è un valore dal quale non si può prescindere, data l’estrema competitività del mondo economico globalizzato. Tale valore assume un’importanza quantificabile economicamente, oltre ad avere anche una forte valenza culturale, personale ed etica. Ogni concetto esposto nel libro, pertanto, utile ad ogni imprenditore e ad ogni dimensione di business, va visto quasi come uno strumento di lavoro al pari degli altri mezzi tecnici e tecnologici di cui lo stesso imprenditore dispone. Se gli strumenti del libro verranno utilizzati correttamente dall’imprenditore, il valore del proprio business sarà destinato a crescere.

Quest’ultimo è lo stimolo forte insito nel libro assieme alla sfida a mettersi in discussione, provando ad allargare le proprie conoscenze di management anche a concetti meno scontati e diffusi, ma comunque vitali per la gestione ed il successo delle aziende. Bisogna considerare inoltre che anche nei bilanci aziendali e nel rapporto dell’impresa con il mondo esterno (banche in primis) sta crescendo il valore ed il peso degli assets “intangibili” di un’azienda. Cosa c’è di più intangibile, ma allo stesso tempo di grandissimo valore, della Conoscenza? Mai nella storia l’uomo ha avuto una tale facilità ad accedere ad una miriade di informazioni in così poco tempo e spesso gratuitamente; non approfittarne sarebbe un peccato (rectius, reato!). L’augurio quindi è che ogni lettore de “L’alfabeto dell’Imprenditore”, per il tramite dei ventisei concetti espressi nel libro, possa partire per un processo di scoperta e di approfondimento che lo proietti in una nuova dimensione di conoscenza e di questa conoscenza faccia tesoro per sé e per il proprio business, oggi e per il futuro. (Secop Edizioni, febbraio 2018, 160 pagine). Francesco Leone


Magazine Oltre  

- Maggio 2018

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