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A oltreconfine S Cronache dai mondi visibili e invisibili

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A

www.oltre-confine.com

Cronache dai mondi visibili e invisibili numero 8 | Novembre - Dicembre 2012 | euro 7,90

Poste Italiane SpA - Sped. in Abbonamento Postale - 70% Roma Aut. n. C/RM/70/2011

9 788897 864042

Novembre-Dicembre 2012

isbn 978-88-97864-04-2

Rivista di spiritualitĂ  arte e letteratura

incontri

arte

speciale

letteratura

oltrefrontiera

Carlo Magaletti

Hieronymus Bosch

Edgar Cayce

Luis SepĂšlveda

Findhorn


esseri umani

Noi non siamo che vivono un’esperienza spirituale.

esseri spirituali

Noi siamo che vivono un’esperienza umana.

Il Metodo Silva www.ilmetodosilva.com

(Teilhard de Chardin)

Cosa si propone il Metodo Silva

Basi scientifiche

L’obbiettivo principale del Metodo Silva è fornire degli strumenti, che il partecipante può utilizzare autonomamente, per favorire un miglioramento complessivo delle diverse dimensioni della vita. Il Metodo Silva è un ottimo strumento per aiutare la soluzione dei piccoli e grandi problemi che ognuno può incontrare nell’esistenza, fra cui: Stress, Abitudini nocive, Malattie, Difficoltà di concentrazione, ed offre soprattutto un valido aiuto per potenziare e migliorare: l’equilibrio psicofisico, la stabilità emotiva, la memoria, la creatività, l’efficienza nel lavoro, la capacità di comunicazione con gli altri, le relazioni interpersonali, la propria autostima e senso di auto-efficacia.

Il cervello emette onde elettriche misurabili con lo elettroencefalogramma: onde Beta, Alfa, Theta e Delta... Esiste una correlazione tra la produzione di onde cerebrali, gli stati mentali e le attività che ogni individuo svolge. Quando siamo in uno stato di veglia, e i nostri sensi sono attivati, predomina la produzione di onde Beta. Le onde Alfa, Theta, Delta, invece, sono prevalentemente collegate con lo stato di sonno. Il Metodo Silva insegna a controllare, con il rilassamento, l’attività elettrica del cervello in modo che si possa rimanere coscienti quando predomina la produzione di onde Alfa. Ciò favorisce i processi di accelerazione di guarigione e del recupero della energia; il potenziamento della memoria, della concentrazione e dell’apprendimento; lo sviluppo della creatività, dell’intuizione e dell’immaginazione inducendo un miglioramento generale.


Rivista di spiritualità arte e letteratura

A

Cronache dai mondi visibili e invisibili

editoriale Come afferma Teilhard de Chardin, l’uomo non è un ammasso di cellule assemblate in un corpo che anela a elevarsi e a purificarsi per diventare un essere spirituale. Gli uomini, le donne e tutte le espressioni viventi del regno minerale, animale e vegetale sono esseri spirituali, già perfetti e compiuti in sé, che si ritrovano immersi nella materia per vivere un’esperienza terrena, corporea, carnale. Per quale motivo ciò avvenga è uno dei più grandi misteri che l’uomo può tentare di indagare. Esistono teorie e ipotesi di vario genere, alcune molto affascinanti e convincenti, ma una risposta piena e soddisfacente la troveremo, forse, solo quando abbandoneremo questo piano di esistenza e potremo osservare la realtà da una prospettiva più elevata. In questa celebre frase di Teilhard De Chardin c’è la chiave di ogni autentica ricerca interiore. Se davvero siamo spiriti in vacanza nel grossolano regno della materia, il nostro compito primario è diventare coscienti della presenza viva di questo essere spirituale dentro di noi. Non c’è nulla da imparare, ma molto da ricordare; nulla da aggiungere, ma molto da togliere; nulla da illuminare, ma molto da risvegliare. Non possiamo diventare migliori, ma possiamo evolverci verso una complessità sempre più armonica e creativa. Quando eleviamo la prospettiva e sbirciamo nelle dimensioni altre della realtà, scopriamo che complessità e semplicità non sono contrari, ma esprimono due lati della stessa medaglia. E anche ciò che ci circonda nel piano della materia, visto da lassù – o da là sotto o da là dentro o da laggiù – è molto più semplice, complesso e creativo di quanto possiamo percepire affidandoci ai soli sensi fisici. Il 21 dicembre 2012 è ormai alle porte. Questa data, resa fatidica dalle aspettative millenariste di chi desidera l’avvento istantaneo di una nuova era di pace o la distruzione catastrofica di un pianeta che l’uomo non ha saputo salvaguardare, è in realtà solo una delle tante date che nel corso della storia sono state associate alla fine del mondo. C’è sempre stato il bisogno profondo di immaginare una fine al mondo: in quanto esseri spirituali, una parte di noi aspira nell’intimo a veder scomparire il mondo

materiale in cui siamo immersi. L’equivoco sta nel voler proiettare all’esterno un processo che può avvenire solo nel nostro spazio interiore. Se dunque il 21 dicembre andrà inesorabilmente ad aggiungersi alla folta schiera delle profezie fallite, è pur vero che stiamo vivendo un’epoca straordinaria in cui il tempo interiore scorre più velocemente e i confini tra visibile e invisibile diventano ogni giorno più labili. Chi si mette seriamente in gioco, cavalcando quest’onda di energia dirompente, può spiccare incredibili balzi in avanti nella scala evolutiva. Chi resta fermo è perduto, destinato ad arrancare e restare indietro fino a scomparire, inghiottito dalle fauci gelatinose del mondo ordinario. Chi ha il coraggio di guardarsi dentro, ha un’occasione irripetibile per fare pulizia. È come se nel labirinto in cui abbiamo imprigionato la nostra anima si aprano improvvisamente dei varchi di consapevolezza in grado di farci arrivare dritti al centro delle questioni che dobbiamo ancora risolvere e affrontare per dare pieno significato alla nostra esistenza. Ricordi, emozioni, ferite non elaborate della nostra infanzia, debiti karmici, traumi transgenerazionali, vite precedenti, vissuti di morte... abbiamo l’opportunità, se ci infiliamo nel corridoio giusto e non arretriamo di fronte ai mostri in agguato nell’ombra, di espellere da noi ogni tossina, ogni demone, ogni corpo estraneo. Dobbiamo avere il coraggio di inginocchiarci di fronte al water della nostra anima, specchiarci nell’acqua stagnante che contiene, vomitare la poltiglia nera che ci impedisce di evolvere, osservarla nel suo placido galleggiare, benedirla, amarla, piangerla un po’, tirare la catena e passare oltre. Chi si ferma è perduto... per cui continuate a muovervi, tentando nuove strade e abbracciando nuove sfide. Abbattete un limite dopo l’altro e fronteggiate tutte le vostre peggiori paure, accorgendovi dei segnali interiori che vi indicheranno la direzione da seguire. Il 21 dicembre è arrivato e non c’è davvero nulla di cui preoccuparsi se non dimentichiamo che la vita è uno scintillante gioco cosmico, un ballo sfrenato e colorato in cui lanciarsi con leggerezza, impegno e amore. Diamo inizio alle danze. Q


SommarioU Anno II • Numero 8 • novembre/dicembre 2012

6 la porta d’oro 2012 e Forme Pensiero

di Salvatore Brizzi

8 healing through writing • Guarire con la scrittura Dal dolore alla storia, passando per la trama: romanzare il Sé

di Kieron Devlin

10 spiritualità pratica e strumenti della coscienza Tutto quello fin qui scritto potrebbe essere sbagliato

di Andrea Panatta

12 dalla tana del bianconiglio

Posta metafisica: dubbi, incognite, riflessioni

di Carlo Dorofatti

di Andrea Colamedici

speciale > edgar cayce

Novità editoriali Jung il mistico di Gary Lachman La grande equazione di Vittorio Marchi Le Porte della Percezione Libri_esperienze_suggestioni Professione: Editore > La Lepre Edizioni Nel Tempio dei Libri > Il Velo di Maya, Brescia simposio

Corsi, seminari, conferenze

50 52 54

Reportage Cronache_resoconti_testimonianze Conferenza Città, Culla della Trasformazione di Thich Nhat Hahn Ritiro estivo con Marina Borruso Channeling e consapevolezza

incontri 14 Carlo Magaletti. La ricerca della creatività

42 44 46 48

Intervista a Dominique Heyvaert

Luoghi dello Spirito 58 Forza Vitale, Ardea (Rm) • Intervista a Sissi Boresta

a cura di Maura Gancitano

60 riflessioni su un corso in miracoli Un Corso analogo

20 Edgar Cayce. Il talento a servizio del prossimo

62 ordinari frammenti di quarta via The Dark Side of the Mood

di Giovanni Picozza

26 I principi olistici di Edgar Cayce 28 Gruppi di anime

di John Van Auken

a cura di Patrizia Terreno

di Andrea Colamedici

32 are - Association for Reasearch and Enlightenment

65 il mio spazio sacro • Tutto è viaggio verso l’anima La grande fiesta

Intervista a Vanessa Darling

34 Edgar Cayce in Italia

66 segnali dalla rete Nonsoloanima.tv • Intervista a Jonathan Falcone

Intervista a Gisella Lochmuller

36 La visione di Cayce del xxi secolo

di Mark Thurston

a cura di Andrea Colamedici

70 oltrefrontiera Scozia > Buon compleanno Findhorn!

38 Il cibo e lo stato d’animo

di Paola Germani

di Simone Gabbay

di libro in libro

Libri e lettori a confronto

40 Bibliointervista > Gianluca Magi

di Isabella Popani

universo olistico

Terapie alternative e percorsi di guarigione

74 Quantum Touch. Il potere di guarire con l’imposizione delle mani

di Andrea Panatta

76 Hemi Sync. Intervista a Stefano Roverso

di Mario Picozza

78 astrologia umanistica Il superamento dei limiti della coscienza

di Lidia Fassio

80 feng shui & naturopatia Insonnia 20

di Omar Discepoli


84

TArte & LetteraturaU

arte & consapevolezza

Esperienze creative e itinerari della coscienza

84 Il surrealismo esoterico di Hieronymus Bosch

di Satvat Sergio Della Puppa

90 Le radici di Carlo Dell’Amico

a cura di Silvia Tusi

92 Eltore Elica e il Museo degli automi barocchi

di Silvia Tusi

90

98 le sorgenti del mito L’equilibrio di Sebastiano B. Brocchi

100 spazio creativo > Giacomo Belcari 104 spazio autori > Fabrizio Sandrini

letteratura & psiche

Antiche saggezze e nuovi scenari

108 Luis Sepúlveda. Raccontare, resistere, vivere

di Mariavittoria Spina

112 Presunzione di D.H. Lawrence 113 D.H. Lawrence. Uomini o dèi

di Maura Gancitano

114 spazio onlus Capo Horn. Un punto di svolta

100

di Matteo Zaccari

colophon OltreConfine Anno II S Numero 8 S novembre/dicembre 2012 Periodico Bimestrale S euro 7,90 Registrazione presso il tribunale di Roma n. 217/2011 del 6 luglio 2011 Numero ROC 21635 issn 977-2239-9941 isbn 978-88-97864-04-2 direttore responsabile

Giuseppe Di Maula

direttore editoriale

Giovanni Picozza S g.picozza@oltre-confine.com

vicedirettore

Andrea Panatta S apanatta@gmail.com

direttore creativo

Silvia Tusi S silvia.tusi@oltre-confine.com

redazione Nicola Bonimelli, Laura Cinti, Andrea Colamedici, Maura Gancitano, Mario Picozza, Mariavittoria Spina, Laura Visioli redazione@oltre-confine.com S tel./fax 06.90160288 Via Vincenzo Coronelli, 46 00176 Roma

progetto & realizzazione grafica Francesco Pandolfi S f.pandolfi@oltre-confine.com

copertina Hieronymus Bosch, Trittico del Giardino delle delizie (part.)

hanno collaborato

Giacomo Belcari, Salvatore Brizzi, Sebastiano B. Brocchi, Kieron Devlin, Omar Discepoli, Carlo Dorofatti, Lidia Fassio, Simone Gabbay, Paola Germani, Maria Rosaria Giordano, Isabella Popani, Fabrizio Sandrini, Satvat Sergio Della Puppa, Patrizia Terreno, Mark Thurston, Tristano Vagnoni, John Van Auken

stampa

CSR Centro Stampa e Riproduzione srl Via di Pietralata, 157 • 00158 Roma

abbonamenti abbonamenti@oltre-confine.com

ufficio stampa Maura Gancitano maura.gancitano@oltre-confine.com

pubblicità marketing@oltre-confine.com

si ringraziano

Carlo Magaletti; Gisella Lochmuller; Vanessa Darling e l’Association for Reasearch and Enlightenment; Gianluca Magi; Macro Edizioni; Edizioni Mediterranee; Antonello Orlando e La Lepre Edizioni; Letizia Navarro; Sissi Boresta e Roberto Magnone dell’Associazione Forza Vitale; Dominique Heyvaert; Jonathan Falcone e il Gruppo Anima; Stefano Roverso; Carlo Dell’Amico; Fulvio Russo alias Eltore Elica; Matteo Zaccari e Capo Horn Onlus

editore

Spazio Interiore Soc. Coop. Via Nazionale, 243 • 00184 Roma

Copyright ©2012 Spazio Interiore Soc. Coop. Tutti i diritti sono riservati; nessuna parte della rivista può essere riprodotta in qualsiasi forma (per fotocopia, microfilm o qualsiasi altro procedimento), o rielaborata con l’uso di sistemi elettronici, o riprodotta, o diffusa, senza l’autorizzazione scritta dell’editore. Ogni articolo firmato esprime il punto di vista dell’autore che se ne assume la completa responsabilità. Gli articoli, pubblicati o meno, salvo quando diversamente concordato, non vengono retribuiti. Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. L’editore ha soddisfatto tutti i crediti fotografici. Nel caso gli aventi diritto siano stati irreperibili questi è a disposizione per eventuali spettanze. Q


la porta d’oro

2012 e forme

pensiero F

dal i blog d re o t a Salv zzi Bri

di Salvatore Brizzi www.salvatorebrizzi.com

Le

forme pensiero sono entità dotate di vita propria, le quali vengono generate dai pensieri di una o più persone sullo stesso argomento. Per esempio se noi ci mettiamo in uno stato di preghiera, ci focalizziamo su qualcosa oppure semplicemente lavoriamo insieme per uno stesso obiettivo, creiamo automaticamente un’entità sui piani sottili. Se noi diventiamo esperti e acquisiamo una buona capacità di focalizzazione, possiamo anche indirizzare queste entità verso determinati scopi. La guarigione a distanza, per esempio, utilizza questo principio. Alcune persone decidono di pensare contemporaneamente a qualcuno che ha delle difficoltà ed effettivamente riescono a inviare una forma pensiero che contiene in sé un certo potenziale di guarigione, oppure di protezione, come quando si crea un amuleto sottile che tiene lontani i pericoli da un bambino. Il fatto che la persona guarisca o meno dipende poi, come sempre, da lei stessa. Quello che forse non tutti sanno è che ogni volta che abbiamo un pensiero ripetuto dentro di noi, di qualunque tipo, stiamo creando una forma pensiero. Per cui tutti quanti, in diversa misura, siamo dei maghi capaci di creare nuove entità sui piani sottili. La forma pensiero è una creatura nostra, per cui se abbiamo una forma pensiero elevata, creiamo un’entità elevata, se abbiamo un pensiero basso creiamo un’entità bassa, talvolta quasi mostruosa. Ma gli esseri umani, in media, per lo stadio cui sono giunti fino a oggi, non sono granché come maghi, ossia non hanno abbastanza forza per far vivere a lungo queste entità. Ed è bene che sia così perché, dal momento che dormono, potrebbe fare dei danni, anche gravi, come già successe ad Atlantide. I fidanzati, per esempio, pensano continuamente al partner, per cui talvolta, nelle giuste condizioni, si può scorgere la forma pensiero del fidanzato accanto alla testa di un individuo. Dal momento che è tutto basato sulla personalità – sui bisogni e sugli attaccamenti della macchina biologica – questo fenomeno diventa un dramma, perché poi confondono la loro idea del fidanzato con il fidanzato reale e non si accorgono di stare progressivamente alimentando una forma pensiero che poi li segue

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Oltreconfine | Cronache dai mondi visibili e invisibili

ovunque e diventa una vera e propria creatura parassita. È un parassita perché appartiene al mondo della personalità e questo fa sì che non siano in grado di gestirla e dominarla come farebbe un mago. In effetti non sanno nemmeno di averla creata. Gli esseri umani comuni non posseggono sufficiente forza per dominare le loro stesse forme pensiero, le quali non sono di per sé errate, ma diventano pericolose se non vengono dominate. Quando pensiamo alla stessa persona o argomento con una certa frequenza, la forma pensiero assume una certa autonomia e comincia a essere lei a spingerci a pensare a quell’argomento in maniera meccanica. Gli esseri umani non si accorgono che la maggior parte dei loro pensieri si sono strutturati in potenti forme pensiero che adesso richiedono al loro creatore sempre più energia per sopravvivere. Diviene allora una situazione simile a quella della tossicodipendenza. Dopo un po’ di tempo non siamo più noi a scegliere di pensare a quella persona o argomento, bensì è lei che attira la nostra attenzione anche quando non vorremmo più pensarci. Chi ha fatto un lavoro su di sé si accorge di questo fenomeno, altrimenti una qualsiasi persona, quando va bene, al limite si accorge di avere un pensiero fisso, ma in un mondo di addormentati lo considera perfettamente normale. Per liberarci di una forma pensiero parassita sarebbe sufficiente non fornirle più energia vitale, cioè non pensarci più, ma il problema è che quella, essendo divenuta parzialmente autonoma, farà il possibile per sopravvivere, esattamente come una qualunque altra creatura, per cui quando decidiamo di non pensarci più essa impegna al massimo tutte le sue forze per continuare a essere pensata. Dal giorno che decidiamo di smettere di fumare, il fumo diventa un pensiero ossessivo. Dal giorno che il nostro fidanzato ci lascia, il fidanzato diventa un pensiero ossessivo. Andiamo in una vera e propria crisi di astinenza. Basta sapere come funzionano le cose e si possono prendere i giusti provvedimenti. Ogni volta che ci accorgiamo di essere schiavi di una dipendenza – una forma pensiero – la maniera più efficace per liberarsene è distrarsi, ossia cambiare ambiente, frequen-


spiritualità pratica e strumenti della coscienza

tutto quello fin qui scritto

potrebbe essere sbagliato F

di Andrea Panatta quantum73.blogspot.it

Di

ogni cosa può essere vero anche il suo contrario. Per questo i taoisti cercavano il Tao, cercavano di andare oltre gli opposti e di scavalcare così una dualità intrappolante. Finora ho presentato un punto di vista, una prospettiva che pur essendo il risultato di sperimentazione oltre che di studio, non può certo dirsi definitiva, né esaustiva. Sono incarnato, e quindi ancora in cammino, alla ricerca. Molte volte le leggi funzionano, i principi, le tecniche e gli esercizi danno frutti con la dovuta pratica e la necessaria costanza, tuttavia non vi è mai certezza, perché non è al risultato che puntiamo. Molti di noi si avvicinano a percorsi spirituali e scuole esoteriche cercando risposte certe e dando per scontato che tutto quello che gli viene fornito sia esatto e li porti a un certo risultato, l’illuminazione, il risveglio. Personalmente credo che un mago errante non punti mai a un risultato vero e proprio, e nonostante gli studi e le conferme che riceve dalla sua vita, dal suo flusso e dalla sua pratica, rimane aperto al fatto che possa non raggiungere alcun risultato certo. Perché non è affatto importante. L’apertura alle infinite possibilità è un discorso ostico per chi cerca strutture, regole, dottrine e schemi in cui inquadrare la fluidità dell’esistenza. È un discorso scomodo per chi vuole credere ciecamente a leggi universali, scienze dello spirito e tradizioni millenarie che pretendono di farci capire come funziona l’universo. Credo che qualunque testo sacro, qualunque tradizione, qualunque scuola, derivi dal pensiero di un singolo che ha compiuto un percorso; ma quello stesso percorso può non essere adatto ad altre persone, in altri luoghi e in altri tempi. Credo che questo sia un tempo in cui ognuno possa e debba trovare un suo personale percorso verso lo Spirito, qualunque cosa questo voglia dire per lui, e che quindi le parole di chiunque in merito, possano tutt’al più dare vaghe indicazioni. Questo è un tempo in cui ogni persona può essere chiamata a mettere in discussione ogni credenza che abbia mai avuto, e se decide di accettare la sfida, passato il momento di smarrimento, di

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paura, può avere la possibilità di uscire dai dogmi e dai limiti accettati da altri, che riteneva superiori, più spirituali, più evoluti. Quindi anche tutto quello che ho scritto finora potrebbe essere errato, potrebbe non essere adatto alla realtà di ciascuno, e non può essere venduto come verità assoluta, nonostante sia la base della mia stessa personale realtà quotidiana. Non posso parlare di leggi universali – benché abbia visto alcune di queste leggi funzionare nella mia realtà – perché non conosco tutto l’universo. Ho cercato quanto più possibile di non parlare di cose là fuori (pur sapendo che là fuori non esiste) di cui non ho esperienza diretta, perché un mago errante non parla mai di ciò che non conosce. Inoltre, tutto quello che ho scritto, che ho esposto nei seminari e integrato nella mia esistenza giorno per giorno, riflette solo ed esclusivamente il mio attuale livello evolutivo e la mia personale interpretazione, così come qualunque testo più o meno sacro riflette il (o è comunque filtrato dal) livello evolutivo di colui che l’ha trascritto.


incontri

carlo magaletti

la ricerca della creatività _____________

di Andrea Colamedici

A

Regista, scrittore e conduttore di seminari di ricerca personale, dopo aver abbandonato la carriera di manager ha esplorato il territorio della creatività nel teatro nel tentativo di unire la ricerca artistica con quella spirituale. Allievo di Dominique De Fazio, uno dei più ispirati e riconosciuti maestri di teatro, Carlo Magaletti passeggia sul filo dell’ignoto umano, approfondendo le dinamiche alla base dell’atto creativo.

«Il teatro non è indispensabile. Serve ad affrontare le frontiere tra te e me», era solito ripetere Jerzy Grotowski, uno dei più grandi ricercatori teatrali del Novecento. Se non ci fossero quelle barriere, forse, il teatro non avrebbe ragione d’esistere, perché non ci sarebbe alcun bisogno di theatron, di un luogo specifico per gli spettacoli. Sarebbe tutto teatro, o forse è già tutto teatro. Di sicuro, fin quando esisteranno le frontiere tra gli esseri umani – o meglio, fin quando saremo convinti di avere tra noi delle frontiere – il teatro rappresenterà solo potenzialmente la chiave di volta per esplorare l’animo umano, nel fulcro del più alto scopo immaginabile: riconoscere nel mondo la totalità dell’Essere, quell’essere sempre e soltanto con gli altri anche quando si è da soli. Questo pensiero caratterizza bene il con-esserci di Heidegger, uno dei filosofi più teatrali del Novecento, secondo cui l’esistenza non è altro che il permettere alle nostre possibilità di dirigersi verso ciò che stiamo compiendo adesso. Heidegger è chiaro: se il mondo è soltanto il frutto di un’illusione collettiva, se è solo un simbolo, un’immagine, una proiezione, perché è così doloroso sbattere la testa contro il muro? Perché non passiamo attraverso i muri, pur avendo coscienza della loro inesistenza? Heidegger risponde che questo accade a causa dell’incredibile potenza dell’idea collettiva presente dentro ognuno di noi riguardo al muro, alla solidità e alla verità delle cose del mondo; idee talmente forti e condizionanti da impedire l’accesso alla Vera Forma. Allo stesso modo, incontrare Carlo Magaletti significa mettersi Carlo Magaletti

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Oltreconfine | Cronache dai mondi visibili e invisibili

di fronte a questa doppia (ma unica) natura del reale: con lui nessuna domanda cade nel vuoto di una risposta preimpostata, di uno schema del reale che non abbia una rigidissima attinenza con l’esperienza concreta. Non a caso, Carlo cita spesso la storia di un suo conoscente antroposofo che commentò così una discussione sull’Akasha, quella sorta di supercomputer che immagazzina tutti i dati mai elaborati nell’Universo: «Opinioni personali sui registri dell’Akasha? Ma tu conosci personalmente l’Akasha? No? E allora a che serve parlarne? Perché pontificare su qualcosa che non si conosce? Un antroposofo si esprime soltanto su ciò di cui ha fatto esperienza!» È per questo che l’intervista che segue non è altro che l’espressione creativa di una concretissima emergenza spirituale, frutto del desiderio di un uomo di praticare un po’ più consapevolmente l’oscuro e luminoso gioco del Creatore e del Creato. Cos’è per te la creatività? È davvero bello che le domande semplici siano sempre quelle a cui è più difficile rispondere. Per me la creatività si può definire come la capacità di qualsiasi individuo di esprimere o portare in vita qualcosa che ancora non esiste. Questo atto creativo può avvenire attraverso un’opera artistica, poetica, ma anche in tanti altri modi: in una relazione di coppia, per esempio, l’atto creativo è quello scarto in avanti che sconvolge le fondamenta del rapporto, trasportandolo in uno stato in cui diventa possibile esprimere le potenzialità sopite di entrambi. La bellezza si manifesta quando la coppia riesce a realizzare l’atto creativo, qualcosa cioè di inesistente prima d’allora. In un’intervista, visto che stiamo tentando proprio questa strada, l’atto creativo è l’emersione dell’inatteso, dell’inaspettato, nella mente dell’intervistatore e dell’intervistato. È l’incontro tra due persone in cammino che si pongono in un processo creativo, permettendo l’emersione del nuovo, del non ancora


speciale > edgar cayce

edgar cayce il talento a servizio del prossimo _____________

di Giovanni Picozza

C

he cos’è il talento? Una disposizione dell’animo, un’attitudine, una genialità, un’inclinazione, un ingegno, un’abilità particolare nel fare qualcosa. C’è chi nasce con un talento artistico per dipingere, per scrivere poemi o per suonare uno strumento musicale; oppure chi è dotato di un talento innato per compiere lavori manuali o per indagare i misteri dell’esistenza. I talenti sono infiniti e ogni persona ha un suo proprio, peculiare talento che – se adeguatamente nutrito e coltivato – le permetterà di esprimere se stessa, di essere ciò che è e di realizzare la missione per la quale la sua anima ha deciso di incarnarsi. E il talento, ogni talento, non riguarda solo colui che ne è portatore, ma tutte le persone – il prossimo – che ne godranno direttamente o indirettamente. La parabola nel Vangelo di Matteo è molto chiara al riguardo: chi non farà fruttare i propri talenti, nascondendoli sotto terra per paura o per ignavia, sarà gettato «fuori nelle tenebre». Chi, al contrario, sarà capace di fruttificare i talenti ricevuti attraverso una vita operosa verrà ampiamente ricompensato.

Edgar Cayce a 19 anni

A

Noto come il profeta dormiente, perché forniva le sue letture in uno stato di ipnosi autoindotta, Edgar Cayce è stato uno dei più grande medium del xx secolo. In oltre quarant’anni di attività ha usato il suo talento psichico per aiutare migliaia di persone, rispondendo alle loro domande di carattere medico, filosofico, metafisico e spirituale. Oggi la sua opera è portata avanti dall’Association for Research and Enlightenment con sede a Virginia Beach negli Stati Uniti.

«Nello sviluppo del nostro rapporto con Dio, non importa ciò che noi dichiariamo di credere: ciò che importa veramente è quanto le convinzioni che abbiamo rendano diversa la nostra vita». Edgar Cayce

«Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha». La vita di Edgar Cayce è un chiaro esempio di questo principio. Cayce era dotato di un grandissimo talento psichico, medianico, profetico che lo ha reso uno dei più famosi medium della storia. Cadendo in stato di sonno ipnotico, il suo subconscio era in grado di sintonizzarsi con la mente e il corpo della persona interessata – aveva bisogno soltanto del nome e dell’indirizzo – per poi accedere alla mente subconscia universale, consultare i cosiddetti archivi akashici e rispondere con precisione a qualunque domanda gli venisse posta. L’Akasha, questa inesauribile fonte di informazioni che Cayce chiamava anche «il libro di Dio della memoria», raccoglie infatti la storia dell’anima d’ogni individuo: le vite passate, le esperienze attuali e i tempi futuri in evoluzione. Una volta addormentato, Cayce si trovava dunque dotato di un potere eccezionale e infinito, trasformandosi in una sorta di supereroe della coscienza. Ma ciò che ha reso grande questo personaggio – e che ce lo fa amare come abbiamo amato i supereroi che hanno popolato la nostra infanzia – è stata la sua scelta di utilizzare questo immenso talento in favore del prossimo, attraverso una vita di ricer-


bibliointervista

di libro in libro • Libri e lettori a confronto

Gianluca Magi si racconta attraverso i libri della sua vita _____________

a cura di Mariavittoria Spina

C’è un libro che ha influito più di altri nel tuo percorso di crescita personale? In esso, quale passo ti ha colpito particolarmente e continua ancora oggi a risuonarti nella mente? L’antichissimo architrave del pensiero indiano: il Rigveda. Nel passo 1,164 c’è una rivelazione limpida ed enigmatica che continua a procurarmi una vertigine: «Sull’albero [si tratta dell’albero della nostra stessa vita] ci sono due uccellini, amici fidati. Uno di loro mangia il dolce frutto dell’albero; l’altro, senza mangiare, guarda e veglia». Ecco svelata la possibilità del prodigioso stato di attenzione superiore mentre ti muovi nel mondo! In quale momento della tua vita hai incontrato questo libro e qual è stato il motivo che ti ha spinto ad aprirlo? Da bimbo, la forza magnetica di quel fascio di fogli ingialliti sul comodino di mio padre m’invitò a entrare, come in un giardino segreto. Vi appresi l’importanza della lode, lo stato che ascende alla gioia. La lode ha una funzione magica: vivifica chi la riceve, mentre il rimprovero umiliante intimidisce e costerna, sino alla paralisi. Se hai a che fare coi bambini o coi cuccioli di animali conosci perfettamente gli effetti opposti della lode e della mortificazione. Nel 1997 hai fondato a Rimini la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa, che si propone di mediare il pensiero occidentale e orientale avvicinando entrambi alla consapevolezza delle persone. In quest’am-

Gianluca Magi con il figlio Cristoforo e Franco Battiato

biziosa opera di divulgazione culturale, quali libri consideri fondamentali nella formazione di un ricercatore in grado di orientarsi e fluire tra le diverse filosofie? A bruciapelo: Psicologie transpersonali, a cura di Charles Tart, l’esplorazione, sotto una luce psicologica, di sette grandi tradizioni dello spirito; Il codice dell’anima di James Hillman, per sentire di nuovo la presenza dell’amico segreto da cui la nostra vita dipende; Le figure del mito di Joseph Campbell, un’interpretazione universale dell’esperienza mitica come esperienza dell’unità. Nella tua carriera di filosofo ed esploratore di mondi visibili e invisibili hai scritto e curato decine di libri il cui filo rosso è, come tu stesso hai spiegato, abbracciare «varie sfere cognitive tenendo a mente un unico obiettivo: diventare ciò che si è da sempre stati». In questo senso, come si collocano le tue opere sul ponte tra teoria e pratica spirituale? Mi sono abbeverato a tante fonti senza mai appartenere a nessuna. Parimenti la mia idiosincrasia verso le intermediazioni mi ha condotto a studiare numerose lingue, anche orientali, tenendo sempre a mente il detto di Sant’Ignazio: «Chi non progredisce, retrocede». O, se preferisci: se non evolvi, ti dissolvi. A quale dei tuoi libri tieni di più e perché? All’ultimo: Il Gioco dell’Eroe. È il libro della svolta, dopo le mie lunghe reticenze, resistenti anche alle forti sollecita-

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Oltreconfine | Cronache dai mondi visibili e invisibili


simposio • Corsi, seminari, conferenze

Reportage

Cronache_resoconti_testimonianze

città, culla della trasformazione Conferenza di Thich Nhat Hanh Teatro Olimpico, Roma, 6 settembre 2012 _________

di Maria Rosaria Giordano

V

iso sereno, corporatura minuta, gesti pacati e parole semplici, il Venerabile Thich Nhat Hanh è come un bambino: una campana di consapevolezza che ci ricorda quanto sia splendida la vita. Ha ottantasei anni e il suo compleanno è stato proprio il giorno della sua seconda conferenza a Roma – dove ritorna da circa vent’anni – in un teatro gremito di quasi 1400 persone che hanno goduto della presenza sua e dei suoi fratelli e sorelle monaci, per lo più giovanissimi, dell’ordine dell’Inter-essere. Thich Naht Hanh, chiamato affettuosamente Thây (“maestro” in vietnamita), è monaco zen e poeta, scrive racconti e saggi, guida ritiri, tiene conferenze; ha fondato monasteri in Europa (www.plumvillage.org) e negli Stati Uniti ed è costruttore di pace fin dal 1964 quando durante la guerra in Vietnam, suo paese natio, diede vita a uno dei più significativi movimenti di azione nonviolenta del secolo scorso (www.esserepace.org). Seduto nella posizione del loto, in abito marrone, ha offerto

Thich Nath Hahn

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i suoi insegnamenti pratici per sviluppare la consapevolezza, basati sulla tradizione buddhista classica. La consapevolezza è la chiave di tutto. È un tipo di energia che può aiutarci a osservare e ascoltare in profondità ciò che sta accadendo nel momento presente, nel nostro corpo e nelle nostre emozioni, nei nostri sentimenti e nei nostri pensieri, nelle nostre percezioni e nel nostro ambiente. L’energia della consapevolezza può aiutarci a riportare la nostra mente al nostro corpo: molto spesso nella vita quotidiana il nostro corpo è lì, ma la nostra mente è da qualche altra parte, potrebbe essere intrappolata nel passato con rimorsi e sofferenze o nella paura e nell’ansia riguardo al futuro. Con la consapevolezza del respiro in pochi secondi possiamo riportare la nostra mente a casa, verso il corpo; quando corpo e mente sono assieme, siamo nel qui e ora e possiamo riconoscere che numerose condizioni per la nostra felicità sono già disponibili. Non dobbiamo correre nel futuro per cercare la felicità, ha spiegato Thây. La vera vita è disponibile solo qui e ora. La pratica della respirazione consapevole può aiutarci ad avere un sacco di libertà: dal passato e dal futuro, dalla rabbia e dalla paura. Quando siamo molto consapevoli di qualcosa, in qualche modo siamo concentrati su questa cosa. Dove c’è concentrazione e consapevolezza ci sarà la comprensione profonda e con questa possiamo prendere buone decisioni. Concentrazione e comprensione ci aiutano a riconoscere sia le condizioni della felicità nella nostra vita quotidiana che il dolore e la paura in ognuno di noi, in modo che possiamo abbracciarle e con il tempo trasformarle in felicità. Osservare in profondità è la locuzione che usiamo per tradurre la parola medi-


oltrefrontiera

scozia

buon compleanno

findhorn!

www.findhorn.org

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di Isabella Popani

E

ra il novembre 1962 quando Peter ed Eileen Caddy, con la loro segretaria Dorothy Maclean, licenziati in tronco dai proprietari della catena di alberghi per cui lavoravano, si trovarono improvvisamente, oltre che senza lavoro, senza casa. Non avevano alcun luogo dove andare, se non una vecchia roulotte che i Caddy avevano lasciato in un campeggio nella baia di Findhorn – un piccolo villaggio di pescatori da cui la Fondazione prese poi il nome – e lì si recarono, insieme alla segretaria e ai loro tre figli, rispettivamente di sette, sei e quattro anni. Che strano! Proprio una quindicina di giorni prima la voce interiore di Eileen aveva suggerito di sistemare quella roulotte, che avevano acquistato anni addietro, quando Peter lavorava nella raf (Royal Air Force), ma sinceramente pensavano che non l’avrebbero mai usata: chi poteva mai andare in vacanza in un posto così arido e ventoso? Ma Peter non lasciava mai inascoltati i messaggi che Eileen riceveva dalla sua «piccola, quieta voce interiore», come lei stessa la definiva, e anche quella volta, pur non comprendendone il motivo, si

Il villaggio di Findhorn

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recò nella baia di Findhorn a sistemare la roulotte, rendendola appena abitabile. Lasciato quindi l’albergo, si spostarono nella baia di Findhorn: in fondo si sarebbe trattato di una sistemazione provvisoria, sarebbero rimasti lì solo pochi giorni, giusto il tempo necessario per trovare un nuovo lavoro. Ma il nuovo lavoro non arrivava mai. Il tempo passava e quella roulotte sembrava diventare sempre più la loro abitazione definitiva. Dopo circa un mese dal loro trasferimento, fu loro assegnato un posto, all’interno del campeggio, molto simile a una discarica, ma che aveva il vantaggio di essere un po’ più appartato e isolato, e sembrava quindi più adatto per passarvi l’inverno. Era il 17 novembre 1962 e da allora la roulotte non è più stata spostata da quel posto. Questa data viene celebrata annualmente come anniversario della nascita della Fondazione Findhorn che quest’anno celebra i suoi cinquanta anni! Nonostante sia Peter che Eileen e Dorothy avessero alle spalle anni di lavoro interiore, molti erano i momenti di


ARTE & CONSAPEVOLEZZA • Esperienze creative e itinerari della coscienza

IL SURREALISMO ESOTERICO DI

HIERONYMUS BOSCH _____________

di Satvat Sergio Della Puppa

J

eroen von Aken, detto Hieronymus Bosch, resta non meno enigmatico della sua arte, che ha scatenato nei secoli le più disparate interpretazioni. Ma se l’artista ha impresso nella pittura molto più del mostrabile, attingendo in profondità dal serbatoio esoterico dei simboli quanto dall’intricato surrealismo della propria immaginazione, poco o nulla ha lasciato di sé negli annali del suo tempo. Sappiamo solo che nacque intorno al 1450 a ‘s-Hertogenbosch, nei Paesi Bassi, dove condusse una vita presumibilmente agiata grazie al suo matrimonio con l’abbiente Aleyet Goyaerts e alle committenze della confraternita religiosa di Nostra Diletta Signora, di cui risulta essere stato notabile; lì si spense nel 1516. Si è immaginata una sua permanenza a Venezia, che custodisce alcuni dei suoi dipinti, uno dei quali (Ascesa all’Empireo) raffigura il viatico ultraterreno dell’anima, attraverso il famoso tunnel di luce di cui hanno parlato molte persone dopo un’esperienza di pre-morte. Però non è effettivamente documentato nessuno dei suoi spostamenti, anche se gli artisti di quel tempo usavano viaggiare per attingere e condividere gli stimoli creativi. Possiamo dire che Bosch ha affidato la memoria di sé a pochissimi dei suoi quadri, autoritraendosi in particolare come Viandante e Figliol prodigo; questi due dipinti, realizzati a distanza di anni, mostrano un simile impianto simbolico che richiama quello del Matto dei Tarocchi. Vista la scarsità delle sue notizie biografiche, è difficile non pensare a un riserbo iniziatico, che egli non tradì neppure con il suo pennello; infatti, pur se lo sguardo del conoscitore può cogliere nella pittura di Bosch dei chiari messaggi iniziatici, questi sono all’apparenza celati, spesso presentati in un modo che sembra indicare tutt’altro. Volendo contemplare

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criticamente i suoi quadri, ci si trova a dover decifrare un rebus particolarmente difficile, dato che l’orchestrazione simbolica della composizione, e persino ogni singola figurazione, si prestano a molteplici e contraddittori significati, la cui corretta comprensione richiede delle chiavi di lettura di tipo esoterico. Nelle sue opere, il pittore ha anche rappresentato molti proverbi e modi di dire che erano di uso comune, per favo-

San Giovanni a Patmos, 1489 c.

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Dalla pittura di Hieronymus Bosch trapelano gli ultimi sprazzi dell’anima foscamente immaginifica del Medioevo, recando i segni conturbanti delle violenze della storia. Tuttavia, pur mostrando la drammatica visione dell’incubo, il pittore ha portato al più alto grado l’invenzione che desta stupore, celebrando segretamente, nel suo paradossale teatro, la rivelazione senza tempo della via dell’alchimia amorosa.


arte & consapevolezza

Eltore elica

e il museo degli automi barocchi www.automibarocchi.com _____________ di Silvia Tusi

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Eltore Elica con i suoi automi barocchi

vete mai telefonato utilizzando un quadro? Oppure conversato amabilmente con uno specchio? Siete mai stati all’interno di un’opera d’arte? E vi è mai capitato di guardare un dipinto raffigurante un modesto paesaggio bucolico eppure di sentirvi più rilassati e contenti, quasi aveste bevuto una cioccolata calda con panna? No? Ebbene, allora questo articolo potrebbe scioccarvi, addirittura indignarvi. Perciò sarà meglio che decidiate subito se proseguire nella lettura o passare oltre. Anzi, fossi in voi chiuderei la rivista e andrei ad accendere la televisione, che almeno quella non riserva sorprese e dà il giusto nome alle cose. Perché qui invece troverete soltanto il dubbio, lo sconquassamento delle certezze, la sorpresa e a volte lo sbigottimento. Ma vi assicuro che se sarete temerari e proseguirete nella lettura, entrerete in un mondo scevro da definizioni precostituite, da falsi miti e scuole di pensiero, e vorrete correre a Forlì per incontrare Fulvio Russo, in arte Eltore

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Elica, e il suo museo delle meraviglie. Dovrete però essere molto fortunati, perché l’artista consente l’ingresso esclusivamente ai bambini: «Questo posto ha bisogno di compagni di viaggio e non di spettatori». Quindi sappiate che dovrete essere disposti a mettervi in gioco sin dall’inizio, a sperimentare, a ritrovare appunto il fanciullo che è in voi e che urla come un pazzo affinché lo ascoltiate e lo facciate divertire ogni tanto. Così, forse, potrete superare la prova di Arabella, una simpatica signorina fatta di legno e circuiti elettrici che ti squadra e ti misura e capisce subito se sei un maschio o una femmina, oppure la sua compagna, che individua i bambini con un sardonico: «Ho visto un bambino!» Sono macchine preziose, fatte tutte di oro zecchino, polvere di corallo e madreperla, oltre che di ingegnosi congegni di cui l’autore stesso ha perso il controllo, perciò ormai vanno da sé, indipendenti e anarchici. Ma quale fu l’inizio di questa avventura?


letteratura & psiche • Antiche saggezze e nuovi scenari

luis sepúlveda

raccontare, resistere, vivere _____________ di Mariavittoria Spina

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La strada per diventare ciò che siamo è costellata di tentativi e buone intenzioni lasciati a mezz’aria, ma ci sono parole che tracciano solchi profondi e chiedono di essere tramandate, sentite e vissute. Breve viaggio nell’arte di raccontare, attraverso le parole e la vita di Luis Sepúlveda, scrittore, viaggiatore, attivista, alla perpetua ricerca di un senso e di ciò che semplicemente è.

sullo scrivere

Non molto è trascorso dalla mia ultima conversazione sullo scrivere: curando Spazio Autori ho avuto modo di riscoprire la provincia italiana, che tanto quanto le nostre città pullula di autori tenaci e... silenziosi, riservati fino al midollo, ben consci di quanto serpeggi l’inquisizione, non quella dei roghi ma degli sguardi censori di chi si ostina a pensare che comunque «con la cultura non si mangia». Sì, lo sappiamo, in Italia fare lo scrittore è considerato una cosa seria solo se porta con sé la celebrità, possibilmente quella fulminea che ti catapulta direttamente in televisione; che dire allora di tutte quelle arti e mestieri che fruttificano nell’ombra? Forse il maestro d’ascia che costruisce una gondola all’anno è meno valente dell’industria cantieristica che nel medesimo tempo assembla decine di yacht? Scrivere è senz’altro una questione di qualità, non di quantità o tempistica, e a ben vedere il professionista, lo scrittore Mano del Desierto • Grande scultura alta 11 metri nel deserto di Atacama, opera dello scultore cileno Mario Irarrázabal.

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da un bestseller all’anno, ha le stesse possibilità di arrivare al cuore del lettore di quante ne abbia il piccolo artigiano della scrittura, che intesse parole a un ritmo quasi biblico, senza preoccuparsi di quanto capillare sarà la distribuzione delle sue opere. Comunicare attraverso la scrittura è una magia che avviene in una dimensione dove le probabilità statistiche e il settore vendite non sono affatto decisivi. Mio caro scrittore, quando qualcuno apre un tuo libro, fosse anche il tuo unico lettore, è fatta: ha varcato la soglia del tuo mondo e la tua energia non è stata sprecata, poiché è valsa il tentativo di trasmettere qualcosa dell’essere attraverso il potere distruttore, riparatore e talvolta salvifico delle parole. Inoltre, sarà pur vero che agli occhi della folla «uno su mille ce la fa», ma giusto per mantenere il registro della conversazione, «non si vive di solo pane». Quanta fame abbiamo oggi e dove la sentiamo? Nello stomaco o nei deserti del cuore? Di che genere di nutrimento ha più bisogno oggi una persona se non di quello in grado di allontanare quel languore che minaccia di divorare l’anima? Ben vengano vivandieri, fornai, e tutti gli assennati coltivatori di quella terra che dà nutrimento ai nostri corpi, ma ricordiamoci anche di accogliere con un sorriso in più chi lotta per mantenere viva la scintilla divina attraverso le parole: in principio era il Logos e il Logos era Dio. Una storia potente, un sogno nato dall’esperienza di una vita, cosa c’è di più vivificante del cercare di condividere questa visione dell’anima? Siamo esseri spirituali venuti a sperimentare nuove possibilità per evolvere e non per aggrapparci come foglie secche ai rami dell’esistenza, nella vana illusione che il vento del divenire non ci spazzi via. Questa lunga digressione nel mio breve viaggio sullo scrivere attraverso le parole di Luis Sepúlveda è dedicata all’artista, allo scrittore che è in ognuno di voi, una voce gentile ma ferma, da ascoltare senza troppe divagazioni razionalistiche.


spazio onlus

capo horn un punto di svolta _____________

di Matteo Zaccari

Capo Horn è la punta estrema del Sud America, un luogo mitico per i naviganti di tutto il mondo. Il primo fu Magellano che, nel suo giro intorno alla Terra, lo scoprì e lo doppiò. Si racconta che la navigazione fu molto dura a causa delle acque tempestose ma che, una volta doppiato Capo Horn, l’esploratore portoghese trovò finalmente un mare calmo e accogliente, che chiamò per questa ragione Oceano Pacifico. Doppiare Capo Horn è ancora oggi una sfida per i velisti di tutto il mondo. A differenza di altre mete di pellegrinaggio, però, questa è solo un punto di passaggio. È il giro di boa, un luogo da raggiungere e abbandonare, una porta da oltrepassare, grazie alla quale il viaggio può finalmente avere un respiro più ampio. Il motto della Onlus Capo Horn, nata a Roma nel 2004, è proprio Un punto di svolta. Tutta l’attività ruota intorno all’idea che sia necessario un passaggio, soprattutto a livello sociale ed economico. In questi anni il nostro mondo assomiglia sempre di più al mare tempestoso che sfidò Magellano nelle Americhe e, come lui, anche noi dobbiamo mantenere il controllo della barca e decidere se tornare indietro, lasciarci sprofondare o andare a vedere cosa c’è oltre la porta. Sentiamo parlare in continuazione di crisi economica, eppure quella energetica e quella ecologica sono forse più preoccupanti, e possono spingerci a cercare una strada diversa. Non esistono soluzioni univoche, teorie di riferimento, un’ideologia che superi l’ideologia neoliberista che viaggia verso il disastro, ma c’è lo spazio per pensare qualcosa di nuovo, delle idee alternative. Grazie all’attività visionaria e pioneristica di ciascun essere umano è possibile passare, oggi, dal collasso ecologico e sociale a una nuova economia solidale e sostenibile. Capo Horn porta avanti le idee di decrescita felice, economia all’idrogeno, wikinomia, indicatori di sviluppo umano, sobrietà, consumo critico, e cerca di utilizzare la rete, l’energia rinnovabile, l’agricoltura biologica, il commercio equo e solidale, il riuso di materiali, le monete locali, i bilanci di giustizia. La cooperativa gestisce un orto didattico, attività del centro diurno di igiene mentale di Ostia, presso il Parco della

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Madonnetta di Acilia. Un progetto di grande importanza sociale e che attraverso l’attività didattica di orticultura e la conseguente produzione e vendita dei prodotti dell’orto mette in comunicazione gli utenti del centro con il territorio. Altra iniziativa importante è il Gruppo d’Acquisto Solidale che distribuisce i prodotti freschi (orto-frutta, carne, pesce, uova, pane), e rappresenta un modo di fare la spesa pieno di vantaggi e di rispetto per l’ambiente e per le persone, sempre al servizio della micro-economia e delle imprese locali. Capo Horn appoggia, inoltre, le iniziative di finanza etica della mag Roma (mutua autogestita di credito) e dello scec. Una particolare attenzione è riservata alla puericultura (dalla gravidanza allo svezzamento, dall’allattamento prolungato allo spannolinamento) e alla cultura del riuso (dal recupero degli imballaggi riutilizzabili agli sconti erogati dai raccoglitori di alluminio e plastica). Il vero punto di incontro e scambio di saperi è la Bottega, un punto vendita del Commercio Equo e Solidale, dove si trovano prodotti alimentari e artigianato da tutto il mondo, ricchi di storia e solidarietà, ma anche un centro nel quale vengono svolti laboratori di autoproduzione, baratto e riciclo, e in generale iniziative volte alla condivisione. Il tentativo è quello di lavorare in rete, essere aperti e disponibili a collaborare con tutti coloro che navigano nella stessa direzione, per attraversare insieme la porta e portare il viaggio su un altro piano. Q

capo horn onlus Via Domenico Purificato, 199 – 00125 Roma Tel. 06.52358928 // www.altrabottega.org // capohorn@equosolidale.info //


esseri umani

Noi non siamo che vivono un’esperienza spirituale.

esseri spirituali

Noi siamo che vivono un’esperienza umana.

Il Metodo Silva www.ilmetodosilva.com

(Teilhard de Chardin)

Cosa si propone il Metodo Silva

Basi scientifiche

L’obbiettivo principale del Metodo Silva è fornire degli strumenti, che il partecipante può utilizzare autonomamente, per favorire un miglioramento complessivo delle diverse dimensioni della vita. Il Metodo Silva è un ottimo strumento per aiutare la soluzione dei piccoli e grandi problemi che ognuno può incontrare nell’esistenza, fra cui: Stress, Abitudini nocive, Malattie, Difficoltà di concentrazione, ed offre soprattutto un valido aiuto per potenziare e migliorare: l’equilibrio psicofisico, la stabilità emotiva, la memoria, la creatività, l’efficienza nel lavoro, la capacità di comunicazione con gli altri, le relazioni interpersonali, la propria autostima e senso di auto-efficacia.

Il cervello emette onde elettriche misurabili con lo elettroencefalogramma: onde Beta, Alfa, Theta e Delta... Esiste una correlazione tra la produzione di onde cerebrali, gli stati mentali e le attività che ogni individuo svolge. Quando siamo in uno stato di veglia, e i nostri sensi sono attivati, predomina la produzione di onde Beta. Le onde Alfa, Theta, Delta, invece, sono prevalentemente collegate con lo stato di sonno. Il Metodo Silva insegna a controllare, con il rilassamento, l’attività elettrica del cervello in modo che si possa rimanere coscienti quando predomina la produzione di onde Alfa. Ciò favorisce i processi di accelerazione di guarigione e del recupero della energia; il potenziamento della memoria, della concentrazione e dell’apprendimento; lo sviluppo della creatività, dell’intuizione e dell’immaginazione inducendo un miglioramento generale.


A oltreconfine S Cronache dai mondi visibili e invisibili

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A

www.oltre-confine.com

Cronache dai mondi visibili e invisibili numero 8 | Novembre - Dicembre 2012 | euro 7,90

Poste Italiane SpA - Sped. in Abbonamento Postale - 70% Roma Aut. n. C/RM/70/2011

9 788897 864042

Novembre-Dicembre 2012

isbn 978-88-97864-04-2

Rivista di spiritualitĂ  arte e letteratura

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Carlo Magaletti

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Oltreconfine 8