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Oltreconfine 13 Tarocchi © 2014 Spazio Interiore Tutti i diritti riservati L’editore ha soddisfatto tutti i crediti fotografici. Nel caso gli aventi diritto siano stati irreperibili, è a disposizione per eventuali spettanze.

Edizioni Spazio Interiore Via Vincenzo Coronelli 46 • 00176 Roma Tel. 06.90160288 www.spaziointeriore.com info@spaziointeriore.com illustrazione in copertina Michela Filippini I edizione: luglio 2014 ISBN 88-97864-46-2


Le 22 chiavi del Tarocco sono le 22 lettere dell’alfabeto primitivo [...] di modo che, se un prigioniero, senza libri, possedesse il Tarocco e sapesse servirsene, potrebbe in pochi anni acquistare una scienza universale e potrebbe parlare di ogni cosa con una inesauribile eloquenza. Eliphas Levi Dogma e rituale dell’Alta Magia


SommarioU Oltreconfine 13 • Tarocchi

6 Gettarsi dall’altra parte di Maura Gancitano

10 Il mondo del Tarocco di Antonio Bertoli

16 I Tarocchi. L’Atlante delle nuvole di Anna Laura Cannamela

24 I Tarocchi Mamelucchi

36 Una Regina di Denari sulla via dei Tarocchi Intervista a Toni Allen di Mariavittoria Spina

48 Il Poema dei Tarocchi di Eliphas Levi

50 Simbologia dei Tarocchi di P.D. Ouspensky

Noterelle sul gioco di carte egiziano dei Re e dei Viceré di Angelo Iacovella

52 Meditazioni sui Tarocchi

28 Kant e i Tarocchi

54 L’alchimista taromante

di Gabriele Policardo

Intervista a Marcus G. Salino di Andrea Colamedici

32 Così parlò Jodorowsky di Anna Maria Morsucci e Angelo Iacovella

di Anonimo (attribuito a Valentin Tomberg)

62 Il Matto: Arcano 0 (Aria /Alef) di Claudio Marucchi

35 Tarocchi e metagenealogia di Moreno Fazari

70 Semplicità dei Tarocchi di Michel Pelucchi


76 Tarocchi, strumento etico di conoscenza di Luciana Pedirota

82 Come quando si ama Rigore storico ed esigenze eterne nello studio dei Tarocchi • Intervista ad Andrea Vitali a cura di Nicola Bonimelli

88 Immagini di un viaggio interiore Meditare con i Tarocchi: la comunicazione con il SĂŠ qui e ora di Stefania Cunsolo

124 Il Mistero svelato I Tarocchi di Renato Guttuso di Giovanni Picozza

140 I Tarocchi, simboli eterni nella saggezza del mutamento di Satvat

146 Cinema e Tarocchi di Giovanni Pelosini

156 Viaggio nella Letteratura dei Tarocchi di Mariavittoria Spina

92 L’alchimia nei Tarocchi Sola Busca Misterioso capolavoro del Rinascimento di Anna Maria Morsucci

100 I Tarocchi di Oltreconfine 22 Artisti per 22 Arcani Maggiori a cura di Silvia Tusi

168 Arcani di Maura Gancitano

170 Tarocchi Guida alla Lettura


I TAROCCHI. L’ATLANTE DELLE NUVOLE .........................................

di Anna Laura Cannamela www.labrys.it

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L’origine dei Tarocchi viene generalmente associata al perduto libro di Toth, il dio egizio signore della sapienza occulta. Alla fine del Settecento, infatti, nel saggio Il gioco del tarocco lo scrittore Antoine Court de Gébelin1 affermò: «Se ci apprestassimo ad annunciare che, ai nostri giorni, sussiste un’Opera degli antichi Egizi sfuggita alle fiamme che hanno distrutto le loro superbe biblioteche, un’opera che contiene la più pura dottrina degli Egizi su alcuni interessanti argomenti, chi non sarebbe impaziente di conoscere un libro tanto prezioso, tanto straordinario! E se aggiungessimo che questo libro è molto diffuso in gran parte dell’Europa, che da secoli va per le mani di tutti, siamo certi che la sorpresa aumenterebbe e probabilmente salirebbe al colmo se arrivassimo a sostenere che nessuno ha mai supposto che questo libro – che possediamo come se non lo possedessimo, e di cui nessuno ha mai tentato di

decifrare un solo foglio – è egizio, che il risultato di tanta squisita sapienza viene riguardato come un mazzo di strane figure prive di senso! [...] Questo libro è composto di 77 o 78 fogli. [...] Questo libro è il gioco dei Tarocchi».2 La ricostruzione fornita da Court de Gébelin, secondo il quale i Tarocchi sarebbero nati in Egitto e giunti in seguito in Europa tramite un popolo e-gitziano – gli tzigani – è però priva di fondamento storico: De Gébelin riconobbe nei Tarocchi degli elementi figurativi presenti nella mitologia egizia, e fu a partire da questa base che ricostruì la loro genealogia. Secondo l’autore – il quale sosteneva che ogni alfabeto fosse costituito all’origine da caratteri geroglifici – le immagini dei Tarocchi presentano infatti dei contenuti universali, rintracciabili all’interno di ogni linguaggio, di ogni sistema simbolico, di ogni tempo. Su questa base, avanzò intuitivamente un’ipotesi ante litteram sull’esistenza di contenuti di fondo di ca-

1. De Gébelin (1725-1784) è considerato da molti l’antenato dell’occultismo moderno. Sostenne l’origine universale del linguaggio e si interessò di ermeneutica del simbolismo. A lui si deve la lettura divinatoria dei Tarocchi. 2. Antoine Court de Gébelin, Monde Primitif (1781), Libritalia 1997, p. 15.

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rattere collettivo, comuni all’umanità in quanto tale. A partire dal ventesimo secolo, grazie al formidabile lavoro analitico di Jung, sappiamo però che l’immaginario umano è popolato da archetipi, ossia da figure presenti nell’inconscio dell’umanità; tali figure sono presenti in ogni luogo del mondo, a ogni latitudine, e sono esse a creare connessioni nella psiche collettiva. I Tarocchi, pertanto, non sono conoscenze desunte da resti di papiri, come sosteneva Court de Gébelin, ma sono un corpo sapienziale che contiene strutture psichiche universali. Archetipi, appunto. Tuttavia, Court de Gébelin ebbe una felice intuizione: i 78 fogli erano particolari, speciali, legati a una conoscenza molto profonda e universale; un libro muto, senza alcuna spiegazione o didascalia. Questa ricostruzione ricorda un racconto dello scrivano e alchimista francese Nicolas Flamel.3 La tradizione vuole che in sogno a Flamel apparve un angelo che, mostrando un volume antico, gli mormorò: «Guarda bene questo libro, Nicolas. All’inizio non comprenderai niente di esso, né tu né altri uomini. Ma un giorno vedrai in esso quello che nessun altro uomo sarà capace di vedere».4 Flamel non aveva mai letto quel libro, ma un giorno lo riconobbe su una bancarella e lo acquistò: «La legatura in solido ottone, dentro vi erano figure e caratteri che non erano latini e neanche francesi. [...] Era stato scritto con una matita di piombo su fogli di corteccia ed era stranamente colorato. Sulla prima pagina, in lettere

Nicolas Flamel

d’oro, appariva questa dicitura: Abramo l’Ebreo, Prete, Principe, Levita, Astrologo e Filosofo alla nazione degli ebrei dispersa in Francia (o fra i galli) dall’ira di Dio, augura Salute». Quindi seguivano grandi maledizioni e minacce contro chiunque avesse posto i suoi occhi su esso senza essere un sacerdote o uno scrivano. La parola misteriosa, Maranatha, era ripetuta parecchie volte su ogni pagina, accresceva il senso di paura che incuteva il testo.5 Nicolas Flamel era venuto in possesso di un libro particolare, nel quale era contenuta tutta la sapienza dell’opus alchemico.

3. Nicolas Flamel fu scrivano pubblico e libraio. La reputazione di Flamel come alchimista nacque dopo la sua morte, quando fu collegato alla leggenda della pietra filosofale da una serie di opere alchemiche a lui attribuite, ma considerate apocrife. 4. Si trattava di Le livre des figures hiéroglyphiques, pubblicato in Trois traictez de la philosophie naturelle, Parigi 1612. 5. Maranatha è un’invocazione in lingua aramaica, presente anche nelle Lettere di San Paolo, che significa: «Vieni, o Signore!»

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UNA REGINA DI DENARI SULLA VIA DEI TAROCCHI Intervista a Toni Allen .........................................

a cura di Mariavittoria Spina

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Appassionata di arte e fotografia, Toni Allen è un’astrologa e tarologa britannica di fama internazionale. Esperta di rimedi naturali, di simbolismo e di numerologia vedica, Allen è una medium naturale che opera da oltre vent’anni presso numerose scuole di formazione in Astrologia e Tarologia. La sua straordinaria capacità di interpretazione dei Tarocchi e l’originalità delle sue letture l’hanno resa famosa in tutta Europa. Da insegnante stimola e incoraggia l’esplorazione personale e al contempo offre un’illuminazione spirituale, rivelando in che modo i 78 Arcani siano un riflesso simbolico e numerico della vita e dell’universo. Il suo primo libro, Il sistema dei simboli (Spazio Interiore 2014), è un vero e proprio manuale di divinazione grazie al quale il lettore può apprendere nuovi e stimolanti modi di considerare le carte – indipendentemente dalla loro raffigurazione pittorica – sulla base della loro valenza essenziale, legata ai numeri e alla simbologia antica. Allen ha contribuito a demistificare la tanto controversa interpretazione degli Arcani Minori e ha offerto ulteriori rivelazioni agli esperti, oltre a delle linee guida facili da comprendere anche per i principianti. 36

Come hai conosciuto i Tarocchi e l’arte della lettura delle Carte? Mi sono imbattuta per la prima volta nei Tarocchi alla fine degli anni ‘70, al college, quando studiavo Fotografia. Era la mia compagna di stanza a utilizzarli, sempre seduta da qualche parte a porre domande alle Carte e a entusiasmarsi per le risposte che riceveva. Dapprima non avevo idea di cosa stesse facendo. Durante le vacanze tornava a casa sua – vi farà piacere sapere che era per metà italiana – e tornava con storie incredibili riguardo a una lettrice di Tarocchi che lei e la madre visitavano regolarmente. Con il passare del tempo entrambe verificammo l’avverarsi delle predizioni della lettrice dei Tarocchi, che le aveva rivelato tante cose in maniera estremamente precisa. Ciononostante decisi di non farmi coinvolgere dalla mia amica, perché facevo già spontaneamente esperienza di molti fenomeni psichici. Quando hai scelto di diventare lettrice di Tarocchi e per quale motivo? Non penso di aver mai veramente deciso di diventare una lettrice di Tarocchi, furono una serie di circostanze a condurmi alle Carte, e si potrebbe dire che


furono i Tarocchi stessi a scegliermi. Sin da piccola, come dicevo, ho fatto esperienza di fenomeni psichici. Supponevo che queste cose accadessero a tutti e che fosse perfettamente normale vedere fantasmi, avere sogni profetici e sapere cosa stesse accadendo in un luogo diverso da quello in cui ci si trovava. Ero solo una bambina e nella mia ingenuità mi aspettavo che tutti fossero uguali a me. I miei genitori mi ritenevano semplicemente una sognatrice a occhi aperti con una fervida immaginazione. Stando accanto a una persona, io sapevo come questa si sentiva, se era felice o triste, arrabbiata o sofferente. Per me era normale. Trascorrevo moltissimo tempo a contatto con la natura e amavo molto gli animali. I miei genitori non professavano alcuna fede religiosa, eppure io ho sempre desiderato frequentare le chiese e mio padre mi lasciava entrare per guardare le vetrate colorate, e nel frattempo restava fuori ad aspettarmi. A scuola ero molto timida, ma per qualche inspiegabile ragione le persone mi raccontavano sempre i loro problemi e dicevano di sentirsi molto meglio dopo averlo fatto. Senza rendermene conto ero la loro counselor e ascoltandoli con attenzione li aiutavo ad attraversare esperienze difficili. Poi un giorno, durante una conversazione qualunque, dissi qualcosa, e una delle mie compagne di classe esclamò: «Sei strana. Sei una strega». Non avevo proprio idea di cosa stesse parlando, perché tutto ciò di cui facevo esperienza per me era normale. Da quel momento cominciai a studiare ogni genere di scritture, l’arte e la geometria sacra, miti e leggende, qualunque cosa potesse darmi delle risposte riguardo al perché facessi esperienza di cose del tutto sconosciute agli altri. Durante l’adolescenza le mie esperienze

Toni Allen • www.toniallen.co.uk

psichiche cominciarono a prendere il sopravvento sulla mia vita. Avevo talmente tanti sogni profetici e vedevo così tanti fantasmi che stava diventando veramente insostenibile. Poi un giorno cambiò tutto. Un aereo cadde, uccidendo circa centottanta persone. La notizia era su tutti i giornali. Andai a scuola e dissi ai miei amici di aver fatto un sogno riguardo a quel disastro, raccontai i dettagli molto vividi dell’incidente e spiegai il motivo per il quale il velivolo si era schiantato. Quando i giornali riportarono l’esito delle indagini ufficiali, si ebbe la prova del fatto che avessi ragione riguardo alle cause dell’incidente. Improvvisamente tutta la scuola smise di parlarmi. Mi evitavano, ero bandita come una reietta. Fu il periodo più spaventoso. Cominciai a chiedermi perché avessi previsto una cosa tanto terribile pur non potendo fare niente per impedirla. Sentivo che avrei potuto salvare molte persone. Ora forse si comprenderà meglio perché al college evitavo di avere a che fare con i Tarocchi anche se la mia compagna di 37


L’ALCHIMISTA TAROMANTE Intervista a Marcus G. Salino .........................................

di Andrea Colamedici

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Forse non è un caso che l’incontro con Marcus G. Salino risalga all’otto dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione. Quel dogma cattolico, come alcuni sapranno, non riguarda la concezione di Gesù bensì quella di Maria. Non ha a che fare, cioé, con la verginità di Maria ma con la sua immunità dal peccato originale fin dall’istante in cui fu concepita. Su questo genere di confusione – che non sto qui a spiegare, se non altro per alimentarla – s’imperniò il mio incontro con Salino. In precedenza avevo avuto modo d’ascoltarlo in una sua conferenza sull’Alchimia, cui fecero seguito vari tentativi di intervistarlo, tutti cortesemente – ma fermamente – respinti. Probabilmente non mi reputava adatto a una conversazione con lui, pensavo. O forse aveva deciso di non rilasciare alcun tipo d’intervista – in fondo da un dichiarato amico di Pava Labrea è plausibile aspettarsi scelte simili. L’oro del suo orecchino all’orecchio sinistro cozzava con il grigio della chioma e della barba – entrambe folte e ben curate – tanto quanto la vastità dei panorami alchemici da lui evocati smentiva la dichiarazione di «presentare in modo ordinato e consequenziale le conoscenze necessarie e sufficienti per iniziare e – se ciò sta scritto – portare a termine l’elaborazio54

ne della mitica Pietra Filosofale», come recitava il programma della sua conferenza. Quando però gli chiesi di lasciarsi intervistare attorno ai Tarocchi fu subito d’accordo. Mi spiegò poi che non aveva alcun problema a conversare con me, ma che era piuttosto il tema dell’intervista a non essere idoneo. «Non mi è possibile parlare d’Alchimia, preferisco farla», mi disse. Quell’otto dicembre, a tavola, scoprii che il discorso era valido anche per i Tarocchi: Salino non ritiene utile che lui parli di Tarocchi, se non per farli, o per insegnare a farli. Eppure quella volta l’intervista accadde. Domenica, 8 dicembre 2013 «Perché fai i Tarocchi?» «Perché, in qualche modo, mi viene chiesto. In passato inviavo letture di Tarocchi in assenza di qualsiasi domanda a persone che non conoscevo e che in seguito mi rispondevano. Gli involontari consultanti, trovando nelle mie parole qualcosa di utile, mi scrivevano: “Sai, non so chi sei né perché mi hai mandato questa lettura, ma non posso negare che mi sia servita”. È stato proprio grazie a una di queste letture al buio che, per una serie di combinazioni favorevoli, mi è stato chiesto dal Centro Harmonia Mundi di Roma di tenere dei corsi. Io


esercito una professione del tutto diversa da quella del lettore di Tarocchi e le mie letture sono gratuite. Quando invece tengo corsi per insegnare la lettura con i Tarocchi, svolgo un lavoro didattico, in seguito al quale le persone ottengono uno strumento che non possedevano prima – direi quindi un valore aggiunto – e allora chiedo senza problemi il rimborso delle spese affrontate. Il punto è che io ho incontrato i Tarocchi solo perché mi occupo di Alchimia; il mio interesse principale è l’Alchimia e i Tarocchi sono soltanto un derivato». «In che senso?» «I Tarocchi sono, fra le tante altre cose, anche uno degli strumenti tradizionalmente utilizzati per descrivere e spiegare i lavori alchemici. Per questo ho studiato questo particolare libro di testo alchemico, e alcune esperienze mi hanno portato a continuare a usarli anche per quella che normalmente chiamano divinazione, mentre non rientra nel mio ambito di principale interesse l’approfondimento dei loro numerosissimi significati in campi diversi dalla Grande Opera». «Come sceglievi le persone a cui inviare i consulti al buio?» «In base a una pura impressione, del tutto intuitiva; spesso da un’immagine fotografica sul web. Sentivo che dall’altra parte c’era una possibilità di ricevere e così trasmettevo; non c’era un programma nascosto, né un particolare intento. Niente da dimostrare, né una valvola biologica cui appoggiarsi. Soltanto un dono da offrire, o forse uno sfizio da togliersi, se visto dall’esterno». «È cambiato oggi il tuo rapporto con i Tarocchi?» «Sì, ora eseguo praticamente solo letture su richiesta. Fare tiraggi al buio è un tipo di esperienza che non ritengo utile pro-

seguire ulteriormente. Oggi mi interessa di più offrire indicazioni di carattere operativo-pratico a persone che – sebbene interessate – hanno avuto la mia stessa difficoltà a cominciare a fare le letture. Avendole superate io stesso attraverso un metodo efficace, non faccio altro che passare loro il procedimento. Semplicemente dico loro: volete superare lo scalino iniziale per cominciare a fare le letture? Fate così e ci riuscirete. Un intento pedagogico, se si vuole». «Hai appreso il metodo da qualcuno?» «Mi è stato passato, dopodiché me lo sono cucito addosso. In parte non è mio, in parte è originale. Se non te lo sei adattato alle tue corde, vuol dire che non vi hai lavorato sopra. Nei corsi cerco di sfrondare il più possibile gli aspetti rituali, riducendo il sistema all’osso e lasciando poi completamente liberi gli studenti di adattarsi a propria immagine e somiglianza il sistema, non imponendo alcun tipo di ritualità precostituita e imposta come l’unica giusta ed efficace. Insomma, non ho messo alcun bollino 55


IL MATTO: ARCANO 0 (Aria/Alef ) .........................................

di Claudio Marucchi

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numero e lettera Il Matto è Alef, la prima lettera, il suono dell’inizio: A. L’inizio del movimento è il Logos/Verbo, suono dei primordi, vibrazione che ha creato l’Universo, che lo sostiene a ogni istante, che lo dissolverà nel Silenzio. L’Universo è Tau, l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, come il Matto è Alef, la prima lettera. L’Arcano è numerato Zero, ma il Matto è come il Jolly nelle carte da gioco, potrebbe stare ovunque, potrebbe essere il Primo come l’Ultimo. Il Matto, che è Zero (come Arcano) e Uno (A = 1), si lega al Mago, che è Uno (come Arcano) e Due (B = 2), esaurendo la catena simbolica che esprime continuità nell’interruzione tra i passaggi dal Nulla al Molteplice o dal Dualismo all’Annichilimento. Il rapporto tra Zero e Uno (Alef vale 1, ma corrisponde a 0 nei Tarocchi) è il rapporto tra Cerchio e Asse centrale, tra Yoni (vagina) e Liṇga (fallo). Nella circonferenza ciascun punto può essere l’inizio o la fine, perciò l’ultimo è anche il primo. Il punto non cessa di costituire l’unica sostanza di ogni superficie e volume, il presupposto di ogni estensione o dimensione, eppure per definizione è privo di dimensione. Il centro di un cerchio è privo di dimensione, è un 62

puro nulla, e la circonferenza è a sua volta costituita da un insieme di punti equidistanti dal centro. Il cerchio dello Zero esprime l’equidistanza dal centro. La circonferenza è solo un centro dilatato, l’estensione e la distanza, pertanto, realizzano l’unità mediante la separazione. Zero è l’unione di tutti numeri positivi e di tutti i negativi, + e - infinito. Lo Zero è il Nulla, quindi anche il Silenzio. Parola e Silenzio sono le due facce del pensiero, lo scarto tra il dicibile e il non dicibile, i due fili della Spada, la duplicità dell’Aria. Il Vuoto, espresso dalla circolarità dello Zero, è il senso di questo Arcano. Il Nulla è la precedenza assoluta, il prima di qualunque cosa, prima della distinzione essere/non essere, come il Silenzio è il vero fondamento di ogni parola, e la sua ultima destinazione finale. Il Nulla del Centro rispecchia il Nulla del Cerchio. Zero è profondamente e infinitamente uguale a Due, il Nulla (Ain) si fa Io (Ani), estendendo il centro fino alla periferia, o l’Io sfuma nel Nulla, la periferia collassa sul centro. È assurdamente logica la perfezione dell’equazione 0 = 2, la quadratura del cerchio, la legge di Economia Universale, che nasconde alla nostra capacità di comprensione il mistero del passaggio dal


simbologia esoterica

Nulla all’Esistenza, da Nessuno a Io. Non si tratta di scegliere uno dei due poli di opposizione, di propendere per uno dei due contrari, ma di assumere l’Assenza di Differenziazione (il Nulla) come concetto a fondamento di questo sistema, come cuore dell’Unità che risolve la Dualità. Quel Due, che si mostra come Uno nella tensione degli opposti, crea quindi la Trinità (Alef per esteso vale 111).

elemento cosmologico L’Aria è onnipervadente, circola in qualunque direzione, penetra ovunque, non ha limiti né forma. Nella sua veloce corsa attraverso una cavità o un canale, il Soffio diventa Suono. Il Silenzio in movimento (l’invisibile respiro) è l’origine del Suono (Verbo, Parola). L’Aria è l’elemento che feconda (impollinazione), portando la vita dappertutto. Gli imprevedibili cambi di direzione dell’Aria richiamano il vagabondaggio del pensiero, della fantasia e dell’immaginazione, il naufragio della coerenza logica. Posso derivare qualcosa sulla natura del Matto a partire da quello che so sull’Aria: ad esempio l’Imprevedibilità, la possibilità di muoversi in ogni direzione, l’insofferenza per il limite, l’assenza di forma.

Il Matto è l’archetipo dell’Iniziazione alla Libertà più elevata. Alef, all’opposto del Senex (“il vecchio”, che è la Tau), incarna il Puer, l’eterno fanciullo. La Libertà del fanciullo consiste nel non essere ancora schiavo delle dottrine imposte da un sistema, la sua purezza è un’assenza di condizionamenti. Il bambino non è suscettibile alle subdole armi dell’induzione di un pensiero narcotizzante, atto a trasformare il sonno dell’Uomo in una cieca obbedienza, ornata dal sorriso ebete di chi si sente libero senza aver mai riflettuto criticamente sulla propria condizione. Il Matto vive in un’onestà disarmante, e si concede la Libertà di chi esprime, continuamente e senza veli, la Semplicità della Verità che incarna. La parola cosa può dire della Verità? Nulla. La Verità si esprime con il silenzio dell’azione. Il primo suono scaturisce dal silenzio, la Verità si esprime stando zitti, le parole esprimono parzialità, sono duali e ambigue. La parola è la secrezione dell’indicibile, lo scarto tra il non detto e tutto ciò che può esser espresso in enunciati. Ecco che il parlare del Matto è intriso di contraddizioni, afferma per negare, rinnega per confermare, così dice in paradossi la Verità che non può tacere. I bambini non sanno tenere un segreto, la spontaneità non concede rifugi. La parola è il nascondimento, il velarsi della Verità. Il Concepimento avviene nel Silenzio della Mezzanotte. Alla fine del Discorso, che è il Coito del Verbo con la bocca del Dio che lo emette – fusione tra Messaggio e Messaggero – l’ultima Parola è compiuta. Quando Hoor-Paar-Kraat, o Arpocrate, il Dio del Silenzio, il Bimbo nell’Uovo, manifesta la sua essenza come Parola Compiuta, si inaugura una nuova vita alla Fine del Discorso, covando una nuova 63


L’ALCHIMIA NEI TAROCCHI SOLA BUSCA Misterioso capolavoro del Rinascimento .........................................

di Anna Maria Morsucci Immagini su concessione del Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo - Pinacoteca di Brera

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È il più antico mazzo di Tarocchi giunto integro fino a noi e uno dei più misteriosi documenti dell’arte rinascimentale italiana. I Tarocchi Sola Busca – che si chiamano in questo modo dal nome dei loro ultimi possessori, il conte Sola e la marchesa Busca – si discostano totalmente dalle tradizionali immagini dei Tarocchi perché in tutte le carte che compongono il mazzo sono raffigurati personaggi mitologici, simboli ermetici e immagini allegoriche che descrivono un percorso di realizzazione spirituale attraverso la trasmutazione alchemica. Il mazzo completo dei Tarocchi Sola Busca è stato acquistato nel 2009 dalla Pinacoteca di Brera di Milano che già possedeva un altro famosissimo mazzo, quello dei Tarocchi dei Visconti, realizzato intorno al 1442, commissionato da Filippo Maria Visconti e attribuito a Bonifacio Bembo.

la sua originalità Il mazzo Sola Busca si compone, come quello tradizionale, di 78 tarocchi: 22 Trionfi e 56 carte appartenenti ai quattro

semi tradizionali italiani (Denari, Spade, Bastoni e Coppe). Le immagini, incise a bulino, sono state stampate su carta incollata su cartoncino e successivamente miniate a colori e oro. Al posto dei classici soggetti, sono raffigurati dei guerrieri vestiti come personaggi illustri dell’antichità, sotto le cui spoglie potevano con grande probabilità celarsi una serie di personaggi dell’epoca. Per comprendere appieno i significati riposti nella sbalorditiva galleria di immagini riprodotte in tutte le carte, bisogna calarsi nel contesto culturale del primo Rinascimento e nell’immaginario degli artisti e dei filosofi dell’epoca, profondamente impregnati dallo spirito dell’ermetismo e desiderosi di trovare nella Magia, così come nell’Astrologia, risposte alla propria ansia di assoluto. Come spiega la dottoressa Laura Paola Gnaccolini, storica dell’arte e curatrice del bellissimo catalogo Il segreto dei segreti. I tarocchi Sola Busca e la cultura ermetico-alchemica tra Marche e Veneto alla fine del Quattrocento,1 «l’originalità dei

1. Laura Paola Gnaccolini, Il segreto dei segreti. I tarocchi Sola Busca e la cultura ermetico-alchemica tra

Marche e Veneto alla fine del Quattrocento, Skira 2012. 92


Tarocchi Sola Busca dipende soprattutto dalla presenza, al posto delle più consuete e conosciute sequenze di Trionfi, di una serie di ritratti che, almeno in apparenza, sembrano rifarsi a episodi e individualità della storia romana minore, al punto che Giordano Berti, uno dei primi studiosi a occuparsi della questione, ha proposto di intitolarlo “il mazzo degli Antichi Condottieri”». Secondo la dottoressa Gnaccolini «ci sono ancora molte cose da capire sul motivo per cui il misterioso artista abbia scelto di rappresentare proprio il processo alchemico, un procedimento di trasformazione della materia, spesso condotto a partire proprio dai metalli (oro e argento) per l’ottenimento della pietra filosofale o elisir, capace di garantire la perfezione su qualunque corpo venisse proiettato». Alla fine del xv secolo, l’interesse per i temi alchemici in Italia venne riacceso dall’arrivo di due codici manoscritti che raccoglievano quattordici trattati attribuiti al mitico Ermete Trismegisto, al quale nell’antichità era attribuita la qualifica di fondatore dell’alchimia e profeta della sapienza egizia. In uno di questi trattati, che vennero tradotti dal greco in latino a Firenze da Marsilio Ficino su espressa indicazione di Cosimo “il Vecchio” de’ Medici, Ermete faceva riferimento alla possibilità di passaggio della materia dall’alto in basso e viceversa.

l’alchimia come processo di liberazione spirituale L’alchimia è sempre stata praticata in modo pressoché segreto. Secondo alcuni studiosi, il suo esercizio era propedeutico al raggiungimento di uno stato di consapevolezza superiore grazie a un lento processo di liberazione spirituale. La materia prima era assimilata all’alchi-

mista stesso, all’inizio della sua opera, e rappresentava il caos indifferenziato che si materializza nelle viscere della Terra, considerata un organismo vivente, una Grande Madre che nutre e fa maturare i minerali e i metalli generati nelle sue viscere. Per gli alchimisti, tutta la creazione evolve verso la perfezione: i metalli verso l’oro, che rappresenta la forma più nobile della loro specie, così come l’uomo tende verso il divino. Ed è forse questo uno dei messaggi che ci è stato consegnato dai Tarocchi Sola Busca: l’uomo è uno nel Tutto e, mentre si dedica a plasmare la materia inerte, proietta su di essa le dinamiche e i processi interiori che lo abitano, ri93


I TAROCCHI DI OLTRECONFINE 22 Artisti per 22 Arcani Maggiori .........................................

a cura di Silvia Tusi

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Il viaggio che stiamo per proporvi parrà quantomeno bizzarro. Tra poco, infatti, ci troveremo immersi in un mazzo di Tarocchi i cui 22 Arcani Maggiori sono ognuno figlio di un’ispirazione, di una tecnica, di un’interpretazione assolutamente uniche, irripetibili e molto personali. La creazione artistica necessita queste caratteristiche, non può essere condotta o imbrigliata verso un fine predeterminato; non può, cioè, essere condizionata. Sembrerà che ogni Carta faccia parte di un suo mazzo, di un contesto differente, di una prospettiva a sé stante, che non ha proprio nulla a che vedere con quella precedente e con quella successiva. Probabilmente è così, ma solo in parte. I 22 artisti che hanno accettato di partecipare a questo progetto, scegliendo una carta da riprodurre in totale libertà, sono molto differenti tra loro, ma hanno tutti una comune matrice: desiderano indagare il lato oscuro della propria anima, la parte più scomoda della creatività che li spinge ad andare oltre il sistema, a fare della propria esperienza su questa terra una ricerca continua e incessante, nell’urgenza di ritrovare se stessi e far ritorno a casa. Alcuni di loro hanno già collaborato con Oltreconfine in questi anni, alcuni entrano a far parte di queste pagine per la prima volta, pur seguendoci da sempre, 100

altri ancora ci incontrano per la prima volta. Il loro viaggio tra i 22 Arcani Maggiori – così come il nostro – si è sviluppato attraverso una personalissima ricerca, un rapporto intimo con la carta prescelta, grazie a una sensibilità e a un’acutezza a volte sorprendenti. L’arte suggerisce, sussurra nel nostro orecchio quello che non riusciamo a sentire bene, mostra al nostro occhio ciò che non riusciamo a vedere con chiarezza, e questa volta possiamo guardare gli Arcani, percepirli e studiarli in modo diverso in ogni pagina, mantenendo un’attenzione stupefacente e ironica. Sorridiamo, lasciamoci trasportare da questo gioco di Carte e apriamo il nostro cuore alla sorpresa. Un suggerimento: dopo aver sfogliato con calma le 22 pagine, scegliete istintivamente e senza esitare la Carta che più vi ha colpito. Guardatela con attenzione, fate vostri i colori, le sfumature, il tratteggio, le ombre, entrateci dentro, abitatela come fosse la vostra stanza, immaginate una storia, una breve avventura, un incontro inaspettato... Disegnatela anche voi, la vostra Carta, cucinatela, tessetela, scolpitela, fotografatela, scrivete un racconto... E, se ne avete voglia, condividete la vostra creazione con noi. Chissà che non si crei un altro mazzo, e un altro ancora, e ancora, e ancora...


0 Il Matto Stefano Magnani i Il Bagatto Satvat ii La Papessa Michela Filippini iii L’Imperatrice Paola Paramatti iv L’Imperatore Cecilia De Conti v Il Papa Silvia Bennardo vi Gli Amanti Mirko Lucchini vii Il Carro Paolo Infante viii La Giustizia Anita Genca ix L’Eremita Cristiano Luciani x La Ruota Roberto Granchi per Giovanni Pelosini xi La Forza Delphine Valli xii L’Appeso Milvia Vincenzini xiii La Morte Giacomo Belcari xiv La Temperanza Monica Sarandrea xv Il Diavolo Ferruccio Nobile xvi La Torre Davide Calandrini xvii Le Stelle Sara Stradi xviii La Luna Carmen Sorrenti xix Il Sole Luigi Pensato xx Il Giudizio Xenia Miranda xxi Il Mondo Cinzia Carminati 101


IL MISTERO SVELATO I Tarocchi di Renato Guttuso .........................................

di Giovanni Picozza Immagini su concessione dell’Associazione Archivi Guttuso

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Renato Guttuso (Bagheria 1911 – Roma 1987) è stato uno degli interpreti più significativi dell’arte contemporanea italiana, distinguendosi – nel corso della sua corposa opera pittorica, iniziata quando aveva appena tredici anni – per la ricchezza delle forme stilistiche utilizzate (dall’espressionismo degli inizi al neorealismo del dopoguerra, sempre con un occhio di riguardo per l’evoluzione delle avanguardie europee degli anni ’60) e per la sua visione dolorosamente poetica dell’umanità, con forti accenni di denuncia sociale e di impegno politico (fu eletto per due volte al Senato per il Partito Comunista Italiano). È dunque perlomeno curioso che un’artista così impegnato nella vita politica e sociale abbia accolto, nel 1971, la proposta di una casa editrice modenese di realizzare una versione contemporanea dell’antico gioco dei Tarocchi. Non sappiamo se Guttuso coltivasse già un interesse per questa tradizione esoterica, né se studiò dei mazzi storici per trarre ispirazione e riferimenti simbolici. Osservando i suoi Arcani, si ha piuttosto l’impressione che la linea guida del suo operare sia stata essenzialmente la sua straripante fantasia creativa. Si tratta dunque di un mazzo di Tarocchi che rispecchia la personalità visionaria del suo autore: esuberante, 124

sanguigno, materico, violento, carnale, pagano, sfrenato (fu infatti ribattezzato da alcuni amici “Sfrenato Guttuso”). Allo stesso tempo, questo mazzo di Tarocchi risente anche dell’epoca storica in cui è stato realizzato, pochi anni dopo lo shock del ’68, all’inizio della stagione dirompente degli anni ’70. È pertanto inevitabile che lo spirito libero e anticonformista di quegli anni emerga con tutta la sua esplosività in alcune carte, così come il clima di violenza politica e sociale che andava di pari passo con l’anelito alla libertà e alla giustizia. Ciò vale in particolare per gli Arcani vii, ix, xi e soprattutto per il xxi, Il Mondo, che in un’immagine colma di passione e violenza raffigura davvero mirabilmente lo spirito caotico e dionisiaco degli anni ’70, riassunto dallo slogan «Fate l’amore, non fate la guerra». Un ulteriore elemento che salta subito agli occhi è la grande passione, l’amore e l’ammirazione per l’universo femminile che Guttuso ha riversato in questi Tarocchi; ovviamente si tratta di un universo femminile interpretato attraverso il filtro del mondo maschile, di cui il Maestro siciliano – per il quale la figura femminile fu dominante tanto nell’arte che nella vita – è stato un rappresentante esemplare. Ci sono moltissime donne in questo mazzo, appaiono in ben 15 degli Arcani


Maggiori – anche laddove nella tradizione vi sono figure maschili – e spesso si tratta di donne forti, vigorose, vitali, indipendenti, a volte delle dominatrici, ma sempre capaci di cogliere con ironia la sottile gioia dell’esistenza. Il Sesso e la Sessualità sono forse i protagonisti principali dell’epopea narrata da Guttuso. Moltissimi degli Arcani Maggiori sembrano voler esplorare le pulsioni e le perversioni degli uomini e delle donne, scandagliando le profondità della libido e dell’inconscio in una danza incessante e sensuale tra luce e ombra, amor sacro e amor profano, possesso e abbandono, appagamento e inquietudine. Molti uomini e molte donne potranno ritrovare nelle raffigurazioni di Guttuso l’esplicitazione dell’immaginario erotico – con tutte le sue sfumature di fantasie, desideri e compulsioni – della nostra società contemporanea, che il Maestro ha avuto il merito di saper cogliere nel suo sbocciare, perlomeno in Italia, all’inizio degli anni ’70. Nei Tarocchi di solito il filo conduttore è misterioso, qui invece il leitmotiv è manifesto, essoterico. I Tarocchi di Guttuso rendono esplicito ciò che nei mazzi tradizionali è implicito, e lo fanno con una carica di violenza e vitalità capace di travolgere e stravolgere. Questi Tarocchi mostrano tutto e subito, obbligando chi vi si accosta ad attuare un processo inverso: non bisogna tanto scoprire cosa è nascosto dietro i simboli – perché il Mistero è già stato svelato e viene mostrato senza pudori, maschere e fingimenti – quanto riconoscere dentro di sé l’autenticità delle loro rivelazioni. Voler spiegare e catalogare l’arte, così come la vita e la morte, è un tentativo narcisistico quanto disperato che l’uomo attua nell’illusione di sfuggire alla cadu-

Renato Guttuso

cità e all’impermanenza. In ogni caso, un tentativo destinato al fallimento. E sebbene i fallimenti possano essere dolci e talvolta forieri di illuminazione, si è ritenuto più utile (e stimolante) percorrere un’altra strada nella stesura di questo breve scritto. I Tarocchi artistici e non convenzionali di Guttuso raccontano molte storie differenti, e chiunque si rivolgerà a essi vi scoprirà una trama personale, fatta di personaggi, dialoghi e sfumature di luce e ombra del tutto imprevedibili. Qui leggeremo dunque la storia che questi Arcani hanno sussurrato all’autore dell’articolo durante giorni e notti di dialogo interiore e di letture fatte con compagni di viaggio temerari e generosi. Una storia parziale che risulta inevitabilmente influenzata dalle sue intime ossessioni, paure, aspirazioni e desideri. L’invito, pertanto, è di accostarsi al Mistero svelato da Guttuso con spirito giocoso e di ricerca, di osservare e di farsi osservare dai 22 Arcani Maggiori con la mente sgombra e il cuore limpido, e di lasciare che essi ci parlino, rivelandoci qualche parte di noi stessi che ancora non conosciamo. Con la consapevolezza che 125


CINEMA E TAROCCHI .........................................

di Giovanni Pelosini www.giovannipelosini.com

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Uno degli assiomi della simbologia esoterica è che «tutto è in tutto»: ogni cosa che esiste è in relazione con tutto il Cosmo e il tutto è in relazione con ogni sua parte. Nell’Uno-Tutto multidimensionale, ogni singolo aspetto con il quale ciò che chiamiamo realtà si manifesta può di per sé essere l’emblema dell’intero Universo ordinato e coerente alla Coscienza. I simboli dei Tarocchi sono gli strumenti relazionali analogici per eccellenza, e da tempo rappresentano il principale ambito delle mie ricerche. Trovare gli archetipi dei Tarocchi in ogni manifestazione della realtà, dunque, è per me un istruttivo esercizio e un divertente modo di classificare, memorizzare e comprendere, sulle orme dell’arte che fu di Raimondo Lullo, Giulio Camillo Delminio e Giordano Bruno. A ulteriore dimostrazione della creatività che i Tarocchi da sempre suscitano nelle persone più sensibili alle loro evocazioni, le associazioni analogiche fra gli Arcani e le più diverse espressioni artistiche si sono arricchite recentemente con il primo mazzo di Tarocchi musicali della storia (Le Voci degli Arcani, 2007), che ho ideato e sceneggiato per il musicista Giovanni Imparato, e che è stato associato ai sapori e ai profumi di tre etichette originali di vini rossi toscani, giungendo 146

così a coinvolgere tutti i cinque sensi. Ma senza alcun dubbio è la vista il senso più coinvolto dai Tarocchi, se non altro per l’antica tradizione delle immagini archetipiche ormai codificate e che sono in grado di parlare anche all’uomo del xxi secolo. Dal 1895, alle immagini statiche dell’arte pittorica il cinema ha aggiunto sempre più straordinarie visioni dinamiche, e la tecnologia ha trovato un nuovo veicolo narrativo. Se i Tarocchi, come i sogni, parlano il linguaggio simbolico dell’inconscio, anche il cinema ci offre percorsi onirici non mediati. Stanley Kubrick, consapevole di questo, dichiarò: «Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico del film, io ho tentato di rappresentare un’esperienza visiva che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio». Il linguaggio del cinema rappresenta uno specifico sistema narrativo che somiglia molto a un complesso gioco; così come il Tarocco, il cinema è gioco e narrazione. Narrando e giocando, in attesa di redigere una sistematica trattazione, voglio raccontare gli archetipi degli Arcani Maggiori apparsi sul grande schermo, anche se quasi sempre non lo hanno fatto in modo esplicito.


i - il mago Questo personaggio dei Tarocchi è capace di manipolare la materia e gli Elementi, talvolta al fine di illudere il proprio “pubblico”. Ho pensato al Mago di Oz (The Wizard of Oz, 1939), un personaggio singolare che, pur essendo un uomo normale, abilmente riesce ad apparire come un individuo potentissimo e temibile. La sua “magia” è la stessa del cinema: illusione così vera da diventare reale. Il Mago di Oz è quindi un vero Bagatto, che vive grazie alle illusioni che riesce a creare. L’immagine del Mago come essere soprannaturale dotato di poteri straordinari, infatti, non appartiene ai Tarocchi, che invece mostrano un semplice essere umano, anche se non privo di talenti. Il Mago di Oz manipola la realtà, ne cambia le sembianze, la fa apparire come vuole che essa appaia, ma non ne muta l’essenza. Con questi trucchi dimostra, però, di conoscerne bene le leggi. A suo modo è un genio: un semplice uomo che dal rassicurante Kansas è arrivato in mongolfiera a perdersi nel fantastico Regno di Oz, e qui deve sopravvivere grazie a degli espedienti, grazie ai quali riesce addirittura a esaudire i desideri di Dorothy e dei suoi amici. Questa è la vera magia. In lui è l’alchimia che opera in ogni essere vivente. È ingegnoso, attivo, autonomo, emblema dell’Uno primordiale e manifestazione divina: l’Uomo.

nel cinema. La McGranitt è la severa ma corretta insegnante di Trasfigurazione. Ricordiamola seduta in posa ieratica, con un grimorio fra le mani: come una Papessa dirige prima la Casa dei Grifondoro e poi l’intera scuola di magia; in più riprese appare come la vera custode dei segreti di Hogwarts, la “guardiana della soglia” che difende con tenacia; come una Papessa indossa un mantello e ama il colore verde dell’elemento Acqua. Una sola volta mostra i lunghi capelli, di solito raccolti e nascosti sotto un grande cappello, così come la Papessa, che li cela sotto un velo. Della McGranitt scrive l’autrice J.K. Rowling: «Una donna dall’aspetto piuttosto severo [...] indossava un mantello, ma color smeraldo. I capelli neri erano raccolti in uno chignon».

iii – l’imperatrice La bella regnante bambina della Torre d’Avorio è uno dei personaggi principali del film La storia infinita di Wolfgang Petersen (Die unendliche Geschichte, 1984). L’Infanta Imperatrice, interpretata da Tami Stronach, è la sovrana del regno di Fantàsia e dei suoi abitanti, che esistono solo grazie a lei; ma, così come il Tarocco, non esercita il proprio potere e lascia

ii – la papessa Scartando la troppo facile associazione con il film La Papessa (Die Päpstin, 2009), che certo non possiamo annoverare fra le pellicole più famose della storia del cinema, trovo che la professoressa Minerva McGranith (saga di Harry Potter), ben interpretata da Maggie Smith, sia una implicita manifestazione della Papessa La storia infinita di Wolfgang Petersen

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VIAGGIO NELLA LETTERATURA DEI TAROCCHI .........................................

di Mariavittoria Spina

La vita nella sua pienezza è norma e assenza di norma, razionale e irrazionale. C.G. Jung

Nelle mani a ventaglio gira il tarocco a fiore s’apre del sogno colore rosso: attorno alla Ruota della Fortuna. Perseguono gli uomini Giustizia e il Diavolo t’incalza Amanti, imperatori, cavalieri e fanti. Dodici è l’Appeso per la Pizia, tredici: la Morte, che ci sfigura.1

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mappe mentali spiegate Ho sempre avuto grande fiducia nel modo del tutto spontaneo con il quale gli Arcani creano un ponte tra visibile e invisibile, lasciando emergere messaggi che illuminano il cammino tramite una rappresentazione sincronica – unica poiché unitaria ma non univoca – del tempo, la dimensione in cui viaggia l’anima. Specchio di una realizzazione in divenire che si rivolge direttamente alla coscienza, i Tarocchi sono uno strumento principe di conoscenza di sé e di esplorazione delle molteplici dimensioni della realtà. La pratica ormai ultradecennale della

loro consultazione mi ha insegnato che le Carte non mentono mai e parimenti mostrano solo ciò che siamo pronti a conoscere, se non altro perché spetta a chi le consulta intendere il significato del loro responso sulla base del proprio livello di percezione, tramite un’interpretazione necessariamente legata a un momento specifico, quindi irripetibile, il qui-e-ora che sollecitato dagli Arcani espande le potenzialità del presente fino ad abbracciare tutte le sfaccettature del possibile. Analogamente, dai miei studi umanistici ho imparato che anche la letteratura si presenta come possibile finestra sull’avvenire, inteso come potenziale immaginifico del momento presente o, in retrospettiva, quale fucina di idee, modelli, esemplificazioni ed esperimenti mentali da considerare come spunti per interpretare il senso della realtà attuale o trarne gli orientamenti di ulteriori sviluppi. Per di più, sembra esserci un nesso formale tra Tarocchi e letteratura, poiché entrambe queste arti hanno scelto

1. Gaetano A. Cordioli, Tarocchi, dicembre 1972, in TAROCCHI: poesie, Eura Press 1979, p. 15.

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una combinazione di immagini e parole come mezzo di espressione, anche se in proporzioni differenti, essendo la componente verbale l’elemento prevalente nella scrittura, mentre le Carte si affidano principalmente alle immagini in tutta l’ampiezza della loro portata simbolica. Parimenti, si può dire che l’arte dei Tarocchi e quella letteraria siano unite nella tensione narrativa che rivolgendosi all’umanità racconta d’altro e d’altrove, pur nell’implicita consapevolezza di come una forma sia soltanto un punto d’accesso a quella sostanza ben più vasta e altrimenti impercettibile che si origina alla sorgente della verità. È chiaro che i Tarocchi intendono comunicare ben oltre le figure e le parole rappresentate su di essi, così come chiaramente un’opera letteraria allude a un senso che si spinge al di là di quello delineato dalla storia narrata. Cercare il modo in cui l’arguzia di chi ha saputo salvaguardare l’antica conoscenza attraverso un gioco di carte è stata compresa nella letteratura, ovvero percepita da una forma d’espressione che con altrettanta elegante dissimulazione tra il serio e il faceto tenta di rappresentare e diffondere un senso non ordinario nella quotidianità, sembra una sfida promettente, un altro viaggio privilegiato nella dimensione della conoscenza. Tuttavia, di per sé esplorare il mondo dei Tarocchi nelle opere letterarie coinvolge un territorio talmente vasto e disomogeneo da rendere necessarie alcune precisazioni del percorso da seguire, prima di poter procedere sensatamente e sperare di giungere a una qualche meta. Se la conoscenza fosse davvero alla portata di tutti, senza rischi né ostacoli, parole come occulto e mistero non avrebbero ragione di esistere, mentre continuano a determinare la realtà, perfino nei suoi

Regina di Spade, mazzo visconteo Pierpont-Morgan

tratti più ordinari, agendo laddove la consapevolezza non giunge a illuminare il cammino – per rendersene conto basti considerare domande esistenziali come chi sono?, perché esisto?, che senso ha tutto questo? e riflettere non solo sulla limitatezza delle risposte che riusciamo a darci, ma soprattutto sul fatto che di solito non ci soffermiamo affatto su simili domande fondamentali. Misteriosa, cioè ancora racchiusa nella vasta componente ignota della coscienza umana, è l’origine dei Tarocchi, che si perde in una storia controversa, forse insondabile, dalla quale tuttavia emerge una traccia significativa nella necessità di tramandare una certa tradizione di contenuti sapienziali attraverso strumenti 157


Oltreconfine 13 - TAROCCHI  

Cronache dai mondi visibili e invisibili - Edizioni Spazio Interiore 2014 - 176 pagine

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