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LUGLIO - AGOSTO 2009

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Arte Milano

Un incontro a regola d’arte

Nicola Brindicci alla galleria Blanchaert “Astrazioni metafisiche” per quindici giorni in mostra

Clara Bartolini

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n incontro ad arte, come si dice, quello tra Nicola Brindicci e il gallerista milanese jean Blanchaert, dall’incontro è nata una bella mostra inaugurata, il 17 Giugno che chiuderà i battenti il giorno trenta. Bella perché le immagini astratte di Brindicci, quelle che fanno parte della sua prima produzione o visione artistica che dir si voglia, hanno trovato il giusto spazio sulle pareti di questa galleria dalla quale passa un pubblico veramente interessante. La mostra ha avuto un giusto successo e ha portato a conoscenza di altri spettatori il lavoro veramente originale realizzato dall’autore. I luoghi dell’anima evocati da Nicola allargano lo spazio vero della galleria, e metaforico di ognuno, per aprire una comunicazione con l’inconscio o con l’Io fanciullo che ognuno contiene. Le figure (elementi totemici o personaggi di un universo onirico) colte dalla macrofotografia dell’auto-

re, paiono suggerire nel loro stagliarsi contro il cielo, un dialogo sommesso che richiede un ascolto attento e ravvicinato, quasi come si ascolta un segreto detto sot-

non avremmo le fotografie di cui ci stiamo occupando. Diplomatosi geometra, s’iscrive a ingegneria e frequenta con profitto ma senza passione per passa-

Da sinistra: P. Leccese, un ospite, N. Brindicci, J. Blanchaert, C. Pariset

tovoce. Jean Blanchart nella biografia-critica che ha voluto dedicare all’artista per l’occasione, ne dipinge un’immagine accattivante. Ne segnaliamo uno stralcio. “ Nicola Brindicci è un architetto mancato, ma questo a noi non dispiace perchè, se avesse esercitato quella professione, probabilmente oggi

re poi a scienze politiche che frequenta con passione ma senza profitto. Tutte le attività in cui ha eccelso, Brindicci le ha imparate da solo, facendole, andando avanti per la sua precisa strada. Così è successo per la vela, che tante soddisfazioni gli ha dato alle Bocche di Bonifacio e per l’arrampicata libera, più nota come

Fluttuare nell’etere di Ingrid Predaroli Tonesi I silenzi onirici di un’allieva di Arnaldo Pomodoro

Sabrina Falzone

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etalli e acrilici conferiscono una particolare lucentezza alle opere di Ingrid Predaroli Tonesi, giovane artista bresciana che si è formata presso l’Accademia di Brera a Milano, proseguendo i suoi studi sotto l’egida del celebre scultore Arnaldo Pomodoro. Secondo la pittrice “l’arte è un mezzo che aiuta a sognare”, che consente l’approdo a nuove mete mentali e di sconfinare nei luoghi remoti dell’inconscio. L’elevata fruibilità della sua produzione artistica agevola indubbiamente il dialogo tra l’affermazione di un’aulica espressione interiore e l’eterogeneo apparato recettivo, ma essa mira in particolar modo ad un’esortazione al comune sentire. E’ una livellazione che avviene implicitamente tra l’autrice e i destinatari del suo messaggio artistico, sfociante in un lessico universale. I parametri esistenzialisti della pittura di Ingrid svelano atmosfere oniriche senza tempo, in cui tutto è sospeso nell’attesa trascendentale e dissolto nel suono del

silenzio. In “Stelle fisse” sembra vacillare nel vuoto l’umanità, ingerita dal cosmo e gravitante in un esuberante firmamento di colori per smarrirsi in cangianze irreali e ritrovarsi nel paradigma della vita. Questo tuffo nel colore consente all’autrice di purificarsi dalle contaminazioni negative della società al fine di schiudersi alle isole del pensiero. Da tali condizioni di calma emerge una poetica nitida ed essenziale, valorizzata da un cromati-

smo brillante e dall’impiego della linea gauguiniana. Le sue tele rappresentano, pertanto, una tregua spirituale all’incedere del tempo che con i suoi ritmi frenetici spazza via lo spazio sonoro dell’anima nel ripostiglio della fatuità. E’ per queste motivazioni che in “Vite autoforante” e in “Nuvole” la pittrice trasfigura se stessa in cima a un cilindro metallico o sulla sommità di una morbida nube, quali rifugi solitari dalla realtà.

free climbing. Anche l’agricoltura che gli ha permesso di vivere dai ventisei ai cinquantotto anni, l’ha imparata bene e l’ha imparata per conto suo. Nei trent’anni campestri don Nicola non smette mai di studiare l’arte moderna, di immaginare le composizioni, di fare dell’aurora la sua migliore amica. Le campagne vicino a Pavia ben s’inquadrano in un dipinto di Mondrian, di Kandinsky o di Klee. Gli alberi autunnali di questa parte di Lombardia sembrano immaginazioni di Tanguy, Mirò e Magritte. Trent’anni sono tanti, ma in un certo senso dimostrano quanto fosse autentico l’attaccamento di Brindicci alla macchina fotografica analogica. Ci volevano più tempo e più intemperie per scalfirlo. Venduto il campo, finalmente Brindicci può dedicarsi anima e corpo alle immagini che ha immaginato, ai pensieri che ha pensato e alle luci che lo hanno illuminato. Riapre quindi l’armadio delle Nikon e delle Hasselblad e ricomincia a inquadrare.

Joanne Harris, autrice del celebre romanzo Chocolat parla spesso della pre-alba, quei momenti di quasi luce, prima dell’alba, nei quali le forme non sono distinte ma immaginabili. Nicola Brindicci deve ringraziare i suoi trent’anni di agricoltura nelle risaie che gli hanno regalato una dimestichezza con gli attimi in cui le cose prendono forma. Nel palazzo milanese in cui vive, Brindicci punta la sveglia alle quattro e mezzo del mattino e si affretta a cogliere l’istante in cui scattare l’immagine. Il set è stato preparato la sera prima, quindi il no-

stro artista spesso passa dal sonno REM al click in sessanta secondi trascorsi i quali, un piccolo ritaglio di rame può diventare vela di nave e dei cocci di specchio rotto essere soggetti astratti appartenenti a una famiglia intergalattica. Sempre con la magia delle prealbe. Brindicci dimostra di avere grande rispetto per tutto l’universo, altri mondi compresi. I piccoli sassi raccolti recitano da protagonisti nel teatro creato dall’artista”. Ancora una volta, i mondi segreti di Brindicci ci suggeriscono visite nel “cosmo” interiore che appartiene a ognuno.

Profondità inaccessibili negli sguardi declinati da Tommaso Guarino Spazio Guicciardini: “Un popolo sognato” ritratti del pittore della malinconia femminile

Clara Bartolini

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ne dell’universo femminile che, proprio oggi, sembra di la da venire. Guarino coglie e rappresenta questa sofferenza- dipendenza dal maschile, che le sue opere mostrano e leniscono attraverso la dignità e la compostezza con la quale sono

tudini. La critica Rossana Bossaglia scrive di lui: “La visione frontale non rende più potenti e superbe le figure, anzi consente di leggere nel loro volto una malinconia profonda e insuperabile, che si tratti di fanciulle moderne dall’apparenza bene-

n tempi così complessi per il femminile in cerca di un’identità sicura, affrancata da un passato pesante di dipendenza e incomprensione, ecco un artista che dedica all’universo femminile tutta la sua attenzione, e ci comunica la sua personale commozione. Una mostra emozionante che ho avuto il piacere di presentare insieme a Mario Quadraroli, quella di Tommaso Guarino, soprattutto per una spettatrice. Le sue emblematiche figure di donne, corpi simbolici che occupano uno spazio sospeso, aprono varchi nei quali ci s’infiltra con circo- Da sinistra, T. Guarino, C. Bartolini, R. Bossaglia, M. Quadraroli. spezione perché si entra in una dimensione colte donne di ogni cultu- stanti, di donne velate dalla che parla di tutti i tempi, di ra e di ogni classe sociale. caratterizzazione islamica, un femminile in attesa, sof- Dolci, malinconiche ma, al e così via, esse ci guardaferto e profondo. In atte- tempo stesso, fiere di se, le no come per comunicarci sa dell’altro che forse non donne di Guarino nella lo- una tristezza esistenziale.” ritorna, o di un incontro ro calma presenza fisica- Una sensibilità particolavero con l’altro da se, il ma- simbolica toccano le corde re quella di Guarino, sia schile. In attesa che l’altro più profonde del sentimen- dal punto di vista pittorico giunga a una comprensio- to, e delle umane vicissi- che da quello dei contenuti.


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