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LUGLIO - AGOSTO 2009

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Arte Milano

“Giacinto Facchetti e il suo mondo”

Le Meridiane di Monclassico realizzate da artiste di fama Roberta Musi invitata a partecipare

Roberta Musi dona una sua opera a favore della Fondazione P

F. B.

Da sin. Giovanna Facchetti e l’artista Roberta Musi

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a Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori O.N.L.U.S. è stata istituita il 6 ottobre 2008 per sostenere la ricerca clinica indipendente ed eticamente corretta nell’ambito della prevenzione, diagnosi e cura di tutte le patologie di interesse oncologico. Dedica la sua attività e l’impegno ai bisogni del paziente, per garantirgli l’assistenza, l’informazione e le cure di cui ha bisogno. Obiettivo primario è assicurare in tempi brevi la rapida trasferibilità nella pratica clinica quotidiana dei risultati concre-

ti derivanti dagli studi. La Fondazione, nata in memoria di Giacinto Facchetti, grande uomo ed eccellente calciatore, condivide la medesima etica di comportamento e di valori. A “Giacinto Facchetti e il suo mondo” è stata dedicata una mostra itinerante organizzata dal Gruppo Artistico Forlanini Monluè. Tra gli artisti invitati, non poteva mancare la poliedrica Roberta Musi la quale vanta una carriera trentennale, contrassegnata da numerosi premi e riconoscimenti a livello internazionale. Per l’occasione, l’artista par-

mense ha donato una sua opera realizzata appositamente per la Fondazione; la mostra ha toccato tappe importanti, Interello, Sala Executive dello stadio di San Siro e del relativo Museo, Noir Cafè di Inzago, prima di approdare presso la Casa d’Aste “Il Ponte” di via Pontaccio, 12 a Milano. Ventiquattro dipinti, dei sessanta presentati, sono stati esposti e messi all’Asta il 9, 10 e 11 giugno. E’ stato inoltre donato un abito da sera in seta blu e nera, ricamato e impreziosito da decori Swarovski, ideato dagli stilisti Premoli.

Max Parazzini

Poesia, arte e sperimentazione Carla Ferraris

A

rtista, poeta, musicista, grafico, illustratore: Max Parazzini, milanese d’origine ma ormai genovese d’adozione, è senza dubbio personalità “variegata” ed eclettica del panorama artistico contemporaneo. Le sue realizzazioni spaziano dalla pittura più sobriamente figurativa alla complessità di composizioni digitali rielaborate; dall’illustrazione di testi e copertine di cd alla progettazione di opere assemblate con materiali ricontestualizzati e “recuperati” in un personale assemblage ready- made. Da autodidatta Max impara a “costruire” un’espressività artistica del tutto personale, pur non venendo meno alle rigide regole stilistiche degli insegnamenti dei grandi del passato. Realizza, ad esempio, polittici sul tema urbano e cittadino (“Urbis Pop polittico”, 2008) con elaborazioni digitali che uniscono architetture ri-

visitate e “vissute” da presenze umane alienate nello spazio circostante, che pur richiamano, per scelta cromatica ed accostamenti complementari dei toni, la stagione fauvista passata con un vago elogio al neo-pop. Così pure accade per l’esposizione personale “Popcruelpop” (spazio A10, Genova, 2008), in cui Parazzini presenta collages digitali che diventano talvolta velate rielaborazioni dei grandi del passato

(Munch, Caravaggio), con un personale accostamento stilistico ad avanguardie come la Pop Art o le rielaborazioni di Schifano.

Vagando tra i confini dell’arte passata e presente, l’artista crea immagini dal forte impatto visivo e cromatico, sempre velate da ironia inedita, da una nota di realtà schermata da un tono surreale parodistico; sempre trascendenti dall’ovvio, originali nelle composizioni di taglio psicologicamente narrativo. Ultimo ma importantissimo è il progetto avviato con Sandra Montagna (sAND.mAXpROJEKT), con la quale l’artista realizzerà un’opera esposta a New Jork nell’agosto prossimo. E’ quindi una ricerca sperimentale del tutto poliedrica e multi-stilistica quella affrontata da Max Parazzini nel suo percorso artistico. L’artista sembra non avere mai tregua, mai cedimento, ma è sempre volto alla realizzazione di opere protagoniste di una fervida e personale contaminazione dei generi, frutto di una lunga preparazione stilistica individuale.

ze dei due paesi, si arricchiscono delle opere dedicate alle meridiane di cinque artiste, tra le quali evidenziamo Roberta Musi. Dal 2003 nel mese di luglio, 5 artisti di fama nazionale e internazionale, hanno realizzato una meridiana artistica. Quest’estate l’evento si svolgerà dall’11 al 18

rosegue con entusiasmo il cammino che lega Monclassico e Presson della Val di Sole (TN) alla originale iniziativa: “Meridiane di Monclassico”, giunta alla settima edizione. La meridiana è un antico strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del sole. L’ago della meridiana, lo stilo, è l’asta che, tramite l’ombra proiettata sul piatto della meridiana, permette l’indicazione dell’ora. Questi antichi orologi solari rappresentano uno straordinario veicolo di promozione e di valorizzazione delle tradizioni e del territorio. L’associazione culturale “Le Meridiane” nata nel 2002 per valorizza- Opera di Roberta Musi re l’arte e la cultura di Monclassico e Presson luglio; un percorso affaha ideato un progetto, del- scinante e suggestivo che la durata di dieci anni, che richiama ogni anno numeporterà le due comuni- rosi turisti presenti nella tà a diventare “i paesi del- valle. Una guida sarà a dile meridiane”, realizzando sposizione di tutte le per50 opere artistiche su tutto sone che vorranno visitare il territorio. Scorci e bellez- le 35 meridiane sin’ora rea-

lizzate. Al decimo anno, la rassegna terminerà con un catalogo in cui saranno inseriti i 50 artisti che hanno contribuito a diffondere attraverso le loro opere, la conoscenza delle meridiane le uniche dipinte al mondo. E’ doveroso rivolgere un ringraziamento particolare a Lucia Asperti e a Renato

Wegher che con passione e professionalità contribuiscono a divulgare la cultura di questa splendida valle. www.meridianemonclassico.it seg reter ia@mer id ia nemonclassico.it

Spazio, tempo e colore La ricerca della quinta dimensione nell’indagine pittorica di Mauro Capelli

Mauro De Sanctis

a bambino Mauro Capelli colorava: ritraeva la profondità delle Valli Bergamasche in cui è nato e – chissà – nello stendere i colori forse si sforzava di rispettare i limiti del disegno. Ora i limiti del

sfondo che penetra in esse per squassarle dall’interno ed erompere verso l’aperto, portandole a svilupparsi, a modificarsi, a uscire da sé per trovare movimento nel continuo dileguare dell’una nell’altra. Portandole a rinascere in tutto ciò che nasce intorno a loro. Nel 1990

disegno sono soltanto la misura da colmare ed eccedere, perché il tessuto cromatico possa portare in vita la figura, nell’infinità delle relazioni con tutto ciò che è altro da essa. La linea genera immagini che non emergono dallo sfondo, è lo

Capelli frequenta la scuola del poeta e pittore Cesare Benaglia. La predestinazione compiva il suo corso: abbandonata ogni altra attività, l’arte figurativa diviene il suo mezzo d’espressione, e l’autore lombardo ottiene diversi e sempre più

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importanti riconoscimenti per le sue opere paesaggistiche così come per l’altra sua grande passione: i lavori di nudo femminile. L’intera produzione di Capelli, presente in esposizioni e collezioni di livello nazionale ed internazionale, trae la sua potenza comunicativa proprio dall’impiego di una tecnica di stesura cromatica che lo pone in qualche modo al cospetto e nello stesso tempo infinitamente distante dai macchiaioli. Se infatti la macchia di colore è il denominatore comune di entrambi gli stili compositivi, gli esponenti della corrente artistica tardo-ottocentesca usavano i campi cromatici per generare le figure, Capelli invece li utilizza per destrutturarle, per smembrarne la compiutezza e ricostruirle secondo una nuova direzione, un nuovo orientamento che si aggiunga a quelli spaziale e temporale, lo sviluppo di una profondità analogica attraverso le infinite possibilità di relazione. La quinta dimensione: quella del colore.

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OK ARTE Rivista di cultura di Milano, Lombardia, Italia