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ISSUE #0 // JUNE 2010 LONDON BEPPE GRILLO MEET UP


Direttore responsabile / Editor in Chief: Marta Dorigo Salamon Comitato Editoriale / Editorial Board: Marta Dorigo Salamon, Angela Decorato (traduttori), Pietro Falcone (Fuoritutti), Alessandro Farinella (ricercatori), Cristina Mori (collaboratori), Daria Olivo (designer) In redazione / Editorial: Ricercatori / Researchers: Lorenzo Amisano Francesco Coppola Marta Dorigo Salamon Pietro Falcone Alessandro Farinella Ilaria Fulvio Davide Sciannimanico Collaboratori / Contributors: Ethel Chiodelli Nicola Del Grosso Il Violinista Pazzo Miranda Davide Sciannimanico Marco Titocci Zio P. Vignettisti / Cartoonists: Nico Monticelli Sergio Troisi

/index FUORI USCITA / OUTFLOW

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di soffocare i mezzi di comunicazione / Silvio Berlusconi caught out trying to stifle media Michael Day

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Proofreaders: Pietro Falcone Ilaria Fulvio Kerin Goodall (English)

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Progetto grafico / designer: Daria Olivo

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// The Creative Commons licence allows authors to share their work the way they prefer. We deem this an intelligent choice. Accordingly all the work of our contributors is available under the Creative Commons licence, Attribution-Non-Commercial-Share Alike 3.0. This means you can reproduce it, as long as you quote Fuoristrada / Offtrack, you don’t use it for any commercial purpose and you share it with the same licence. Sito internet: http://offtrack.altervista.org Contact: newslettermeetup@yahoo.com

/ Ciao, bella! Perché l’Italia non riesce a dire di no a Silvio / Ciao, baby! Why Italy just can’t say no to Silvio Peter Popham

10 / Silvio Berlusconi sorpreso nel tentativo

Traduttori / Translators: Leo Criaco Angela Decorato Marta Dorigo Salamon Antonio Melchionno Cristina Mori Ileana Stigliani

Copyright: Le licenze Creative Commons permettono agli autori di condividere il loro lavoro nel modo che preferiscono. La reputiamo una scelta intelligente, perciò tutto il materiale scritto dalla redazione è disponbile sotto la licenza Creative Common Attribuzione-Non commerciale – Convidivi allo stesso modo 3.0. Ovvero si può riprodurre, a patto di citare Fuoristrada / Offtrack, di non utilizzarlo per scopi commerciali e di condividerlo con la stessa licenza.

/ Editoriale / Editorial Marta Dorigo Salamon

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/ Berlusconi ha dormito in ufficio a causa di un complotto di omicidio / Berlusconi slept at work to foil morder plot, Giornale says Lorenzo Totaro / Berlusconi nega di aver chiesto al commissionario la sospensione del programma televisivo / Berlusconi denies he asked regulator to ban TV show Steve Scherer // Flavia Krause-Jackson / Ancora traballante / Still Tottering / Tasso di occupazione invariato in Italia, mentre una ripresa fatica a partire / Italy unemployment unchanged as recovery struggles to gain pace Lorenzo Totaro / Tremonti promette ai commercianti una revisione delle tasse in due, tre anni / Tremonti promises retailers a tax overhaul in two, three years Flavia Krause-Jackson / L’alto debito italiano e la bassa crescita pongono una sfida, avverte Moody / Italy’s high debt, low growth pose challenge, Moody’s warns Flavia Krause-Jackson / L’Italia é una preoccupazione piú grande della Grecia per gli investitori? / Is Italy a bigger worry for investors than Greece? Michael Dicks


FUORVIANTE / MISLEADING

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/ La crisi greca scatena un dietro front sulla diffusione dei dati / Greek crisis sparks data U-turn Aline van Duyn / Il popolo delle carriole di Aquila domanda azioni concrete un anno dopo il terremoto / L’Aquila’s wheelbarrow people demand action a year after earthquake Richard Owen

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FUORIDALCORO / OUTOFTHECROWD

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/ Oscurati – Come Silvio Berlusconi tiene a freno il dibattito politico nei media / Blacked out – How Silvio Berlusconi constrains political debate in the media

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/ Credit Default Swap (CDS): le nuove fiche / Credit Default Swap (CDS): the new chips Zio P.

/ Il Potere: l’inizio di un viaggio al suo interno / Power: the beginning of an inside journey Ethel Chiodelli / “Don” o “Dott”? / “Don” or “Dr.”? Marco Titocci

FUORI CAMPO / OFFSCREEN

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/ L’Unione Europea vuole superare gli obiettivi previsti per il 2020 sull’energia verde / EU to exceed 2020 green energy target / Una ditta di Swanswa costruisce case di plastica riciclata / Swansea company builds homes from recycled plastic

/ “Generazione” Energia / Energy “Generation” Dr. Davide Sciannimanico

FUORITEMA / OFFTOPIC

/ Il Movimento 5 Stelle fa un debutto strepitoso alle elezioni italiane / Five-star Movement makes stunning debut in Italian elections John Hooper / I sogni tedeschi sulla cogenerazione potrebbero giocare una particina / Germany dreams of cogenerations, may assign bit part Vera Eckert

/ Mills corrotto da Berlusconi / Mills bribed by Berlusconi Nicola Del Grosso

/ Dei nuovi arrivi, delle case e dei roditori / About new arrivals, homes and vermin Miranda / Le vacanze di Pasqua / Easter holiday Il violinista pazzo

FUORITUTTI / OUTANDABOUT

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A cura di Pietro Falcone


// È dopo mesi di incontri e scambi di email che nasce il primo numero di Fuoristrada – e ve lo rediamo disponibile on line con una buona dose di trepidazione ed umiltà. All’inizio del percorso ci siamo trovati, un gruppo di italiani all’estero, emigrati da un paese che sembra(va) non essere terra fertile per i nostri progetti, ma dove, nonostante tutto, spesso, molti di noi sperano di rientrare. Ci siamo trovati a parlarne, dell’Italia di adesso, dell’Italia che vorremmo, dell’Italia che vedevamo dall’interno dei suoi confini e dell’Italia che vediamo ora, con gli occhi nuovi che un’emigrazione – seppur moderna – ci ha regalato. Abbiamo anche allargato lo sguardo, osservando la nostra realtà quotidiana qui nel Regno Unito e la realtà più ampia del pianeta cui sentiamo di appartenere. Alla fine, eravamo stanchi di osservare e parlare, guardare e discutere. Eravamo sopratutto stanchi di non agire in modo concreto, di non contribuire con un gesto – anche piccolo – ad una presa di coscienza che riteniamo necessaria affinché la situazione – italiana e, in senso più ampia, umana cambi. Abbiamo cercato sentieri diversi e siamo, finalmente, approdati Fuoristrada: così è nata l’idea di un giornale che parli dell’Italia, del Regno Unito, del mondo, di noi. Un giornale che rifletta la multiplicità del gruppo in redazione e che, al contempo, renda unica e concreta l’intenzione di cambiare la realtà che ci circonda. L’Italia rimane al centro delle nostre discussioni e la prima sezione le è dedicata interamente. Fuoriuscita raccoglie, come suggerimenti di lettura, gli articoli della stampa inglese che parlano del Belpaese, della sua crisi economica, delle sue contraddizioni e della sua classe politica. Non ne esce un quadro rassicurante, né clemente – tuttavia è sicuramente più imparziale di quello che la maggioranza dei giornali italiani presenta e ci sembra importante dargli eco. Fuoridalcoro è dedicato al possibile cambiamento. Quando pensiamo al futuro dell’Italia pensiamo ad una – necessaria – riforma dal basso; in questo senso, ci ritroviamo nel Movimento 5 Stelle, inteso soprattutto come forma di presa di coscienza e come movimento che non aspetta riforme o cambiamenti dall’alto ma che chiama i singoli all’azione. Fuoridalcoro raccoglie, quindi, articoli che parlano di ciò che vorremmo che in Italia cambiasse e articoli che trattino del futuro sostenibile e più umano in cui crediamo. In questo senso la sezione non è d’interesse ai soli italiani, all’estero o meno: un futuro sostenibile ed equo è auspicabile per il pianeta intero. Le sezioni successive sono articoli originali dei membri della redazione. Nessuno di noi è un/a giornalista professionista – andando Fuoristrada ci sentiamo autorizzati a sorprendervi, nel bene e nel male; gli articoli riflettono, tuttavia, l’impegno che ci abbiamo riversato. Fuorviante raccoglie dei commenti alle istanze sollevate nelle prime tre sezioni, mentre Fuoritema allarga lo sguardo affrontando temi di interesse più generale. La quinta sezione presenta le esperienze, Fuoricampo appunto, dei nuovi arrivati a Londra e racconta ciò che cambiare paese ed abitudini in generale comporta. Fuoritutti è riservata ai londinesi e/o ai turisti a Londra: vi si trovano i nostri suggerimenti, angoli della capitale che ci hanno lasciato un segno dentro o che, semplicemente, ci hanno colpito. Fuoristrada è prodotto interamente da volontari e non viene venduto. Non è un giornale di partito, né un giornale di movimento. È semplicemente frutto del nostro sguardo sul mondo e dei nostri pensieri; è il nostro piccolo piolo nella costruzione di un’immaginaria scala che, speriamo, permetta una visione più ampia. Fuoristrada rappresenta anche un’istanza di unione: di noi, come membri di una redazione, di voi lettori. In Italia ci era sembrato spesso di essere i soli a porsi certe domande, sull’Italia e non, i soli a cercare un’alternativa. Grazie a questo progetto abbiamo scoperto che non è così. Siamo certi che sarà così anche per voi. Buona lettura. Marta Dorigo Salamon London Beppe Grillo MeetUp Group


// At last! After months of meetings and emails, at last the first issue of Offtrack is on line. We present it to you with our cap in hand and quite a bit of trepidation. At the beginning of the path, we met; a bunch of Italians, who all moved to London as Italy didn’t seem a fertile terrain for what we had in mind to do – yet Italians abroad, who mostly, given the right opportunity, would love to move back. We talked about Italy, about the Italy we would like, about the Italy we used to see while we were living inside its borders and the Italy we are able to see now with our newly forged outsiders’ eyes. We embraced also new topics: UK, living here, our future as humans. Eventually we got quite tired of looking and talking, regarding and debating. We were, above all, very tired of not taking action, of not giving our contribution – even a small one – to raise the necessary awareness to change – in Italy as everywhere else. We tried several path and we went finally Offtrack. That is how the idea was born: a magazine to talk about Italy, UK, human condition itself. A magazine that is as diverse as we are, yet at the same time, a magazine that is one, our own effort to act the change. Italy stays the centre of our discussions, so our first section is all for her. Due to copyright issues, Outflow is mostly a list of suggested articles from the UK press about Italy, its economic crisis, its contradictions and its politics. The picture is not reassuring, nor merciful; yet we believe it is worth it; particularly when most Italian press is much more lenient. Outofthecrowd is dedicated to the change we would like to see; with a wink to our homeland we pick up again some UK press articles about what we think is necessary Italy changes and what examples we can find out there/here that could be an inspiration to create a better future. This section is no longer of interest for Italians alone: a sustainable and fairer future is a goal for everyone. The following sections are original articles; none of us is a professional journalist – going Offtrack we are allowed to take a few bumps on the road – the contributions, however, show our effort and our dedication. Misleading comments issues raised in the first two sections - we hope we will be able to take you astray from the common perspective to show you something new. The next section goes indeed Offtopic: this is where we write about themes of more general interest. Off-screen is our little relaxing corner: here is where you will find out what is like to live in this buzzing city, our very own diaries. At the end, if you are lost for ideas and you have no clue where to go for a nice evening or night out, then go no further: Outandabout is for you with our own list of hot spots! Offtrack is made entirely by volunteers and it is not sold. It is not a party magazine, nor a Movement one. It is simply our way to look at the world; our little step of a ladder which hopefully will help us have a better picture of our reality. The aim is to take you astray from the beaten track. We hope you will join us going offtrack. Enjoy your reading. Marta Dorigo Salamon London Beppe Grillo MeetUp Group


6 / fuoriuscita Peter Popham

Ciao, bella! Perché l’Italia non riesce a dire di no a Silvio Ciao, baby! Why Italy just can’t say no to Silvio

The Independent, 17 Febbraio 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://www.independent.co.uk/news/ world/europe/ciao-baby-why-italy-justcant-say-no-to-silvio-1901562.html


outflow /

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8 / fuoriuscita


outflow /

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10 / fuoriuscita Michael Day

Silvio Berlusconi sorpreso nel tentativo di soffocare i mezzi di comunicazione Silvio Berlusconi caught out trying to stifle media.

The Independent, 18 Marzo 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://www.independent.co.uk/news/ world/europe/silvio-berlusconi-caughtout-trying-to-stifle-media-1923147.html


outflow /

Lorenzo Totaro

Steve Scherer // Flavia Krause-Jackson

Bloomberg, 18 Marzo 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista.

Bloomberg, 16 Marzo 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista.

Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website.

Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website.

http://www.bloomberg.com/apps/news? sid=aBGlrCGiybrA&pid=newsarchive

http://www.businessweek.com/ news/2010-03-16/berlusconi-probed-forthreats-to-regulator-denies-wrongdoing. html

Berlusconi ha dormito in ufficio a causa di un complotto di omicidio Berlusconi slept at work to foil morder plot, Giornale says

Berlusconi nega di aver chiesto al commissionario la sospensione del programma televisivo Berlusconi denies he asked regulator to ban TV show

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12 / fuoriuscita

Ancora traballante Still tottering

The Economist, 15 Aprile 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://www.economist.com/ node/15911031


outflow /

Lorenzo Totaro

Tasso di occupazione invariato in Italia mentre una ripresa fa fatica a partire Italy unemployment unchanged as recovery struggles to gain pace Bloomberg, 31 Marzo 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://www.businessweek.com/ news/2010-03-31/italy-unemploymentunchanged-as-recovery-struggles-to-gainpace.html

Flavia Krause-Jackson

L’alto debito italiano e la bassa crescita pongono una sfida, avverte Moody Italy’s high debt, low Tremonti growth pose promette ai commercianti challenge, una revisione Moody’s delle tasse in warns due, tre anni Tremonti promises retailers a tax overhaul in two, three years Flavia Krause-Jackson

Bloomberg, 31 Marzo 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://www.businessweek.com/ news/2010-03-31/italy-s-high-debt-lowgrowth-pose-challenge-moody-s-warns. html

Bloomberg, 14 Marzo 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. www.bloomberg.lu/apps/news?pid=2060 1092&sid=aHNynm4nmUGM

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14 / fuoriuscita Michael Dicks

L’Italia è una preoccupazione più grande della Grecia per gli investitori? Is Italy a bigger worry for investors than Greece?

Financial Times, 17 Marzo 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://www.ft.com/cms/s/0/058c3e003164-11df-9741-00144feabdc0.html


outflow /

Aline van Duyn

La crisi greca scatena un dietro front sulla diffusione dei dati Greek crisis sparks data U-turn

Financial Times, 24 Marzo 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://www.ft.com

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16 / fuoriuscita Richard Owen

Il “popolo delle carriole” di Aquila domanda azioni concrete un anno dopo il terremoto

The Times, 27 Marzo 2010 - “Ho le chiavi di casa mia in tasca,” ha detto Giusi Pitari, una professoressa di biochimica, ispezionando i mucchi di macerie sulle strade. “Ma non mi è consentito avvicinarmi.” Quasi un anno dopo che un forte terremoto scosse L’Aquila e le montagne d’Abruzzo, molti di coloro rimasti senza casa accusano il governo di Silvio Berlusconi di non riuscire a ricostruire ciò che un tempo era un gioiello di architettura medievale e rinascimentale. I manifestanti soprannominati “il popolo delle carriole”, armati di scope ed elmetti, hanno preso a pulire da sé i quattro milioni e mezzo di tonnellate circa di muratura, sotto l’occhio vigile della polizia e dei soldati a guardia del centro storico, o Zona Rossa, che è ancora chiuso. Le proteste sono iniziate a febbraio, quando centinaia di famiglie hanno appeso le chiavi alla recinzioni metalliche che circonda il centro città e si sono poi fatte strada oltre le guardie. Da allora le autorità sono scese a un compromesso, portando – solo ora che è passato quasi un anno dal disastro – ruspe per iniziare la rimozione delle macerie, e hanno consentito l’ingresso al popolo delle carriole. Secondo il sindaco dell’Aquila, Massimo

Cialente, c’è ancora un sacco di rabbia e di esasperazione. alla vigilia delle elezioni regionali previste per domani e lunedì, che sono viste come un test di popolarità per Berlusconi, il destino degli edifici storici, tenuti in piedi con impalcature, è stato subito sottolineato dall’opposizione come una delle promesse non mantenute del governo. Il mese scorso, quando i magistrati cominciarono un’inchiesta per presunta corruzione negli appalti edili del vertice del G8 – che Berlusconi ha voluto si svolgesse a L’Aquila come segno di solidarietà con le vittime del terremoto – la rabbia locale si è infiammata. L’indagine ha interessato in parte dei presunti favori sessuali connessi ai contratti controllati da Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile e braccio destro di Berlusconi, che fu salutato come un eroe per il suo ruolo nell’emergenza. Bertolaso nega ogni accusa. 308 persone sono morte nel terremoto che ha colpito alle 03:32 di notte del 6 aprile, e 65.000 persone sono rimaste senza casa. Il governo sottolinea che 17.000 sono stati rialloggiati in 19 complessi antisismici rapidamente eretti fuori città. Le tendopoli create dopo il disastro sono state smantellate. Altre 7.000 persone sono ancora in alberghi sulla vicina costa adriatica a carico dello Stato e 4.000 sono in capanne temporanee fornite dalla Croce Rossa. Le scuole sono state riaperte nel mese di ottobre dello scorso anno, molte in edifici prefabbricati, e la domenica nella piazza principale, la chiesa del XVIII secolo di Santa Maria del Suffragio, che ha subito una cupola crollata, ha tenuto la sua prima messa dopo la tragedia. “Non ho mai visto una simile azione di emergenza rapida ed efficiente,” ha detto Pierluigi Nicolin, un urbanista. “Batte il modo in cui gli americani hanno gestito l’uragano Katrina a New Orleans.” Ma il resto dei senza fissa dimora sono ancora con amici o parenti, o in camper. “Il complesso delle abitazioni nuove è bello, ma vogliamo andare a casa,” ha detto la professoressa Pitari. Monsignor Giovanni D’Ercole, il vescovo ausiliare de L’Aquila, che si è unito alle proteste del “popolo delle carriole”, ha

detto che la gente è giustamente esasperata. “Molto è stato fatto nel periodo immediatamente successivo alla tragedia, ma quasi nulla è stato ricostruito. La città sta morendo,” ha detto. I funzionari di governo danno la colpa alle autorità locali per la lenta ripresa, un’accusa respinta dal Sig. Cialente, che dice che la città è fallita. “Il denaro è semplicemente scomparso,” ha detto Angelo Autore, un tecnico ospedaliero in pensione, mentre carica la sua carriola in una piazza, una volta splendida circondata da un giardino pubblico pieno di macerie e lamiere contorte.

308 morti del terremoto 65.000 rimasti senza tetto $16 miliardi: il costo stimato delle riparazioni 4.5m tonnellate di macerie restano nel centro della citta’ 10 anni: il tempo stimato per la ricostruzione Fonte: AP, Times database

MDS


outflow /

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Richard Owen

L’Aquila’s wheelbarrow people demand action a year after earthquake

The Times, 27th March 2010 - “I have the keys to my house in my pocket,” said Giusi Pitari, a biochemistry professor, as she surveyed the piles of rubble that litter the streets. “But I am not allowed anywhere near it.” Almost a year after a powerful earthquake shook L’Aquila and the mountains of Abruzzo, many of those made homeless are accusing Silvio Berlusconi’s Government of failing to reconstruct what was once a jewel of medieval and Renaissance architecture. Protesters dubbed “the wheelbarrow people” armed with brooms and hard hats, have taken to clearing away some of the estimated four and a half million tonnes of masonry themselves, under the watchful eye of police and troops guarding the historic centre, or red zone, which is still blocked off. The protests began in February, when hundreds of householders hung their keys on the metal fences sealing the city centre and then fought their way past the guards. Since then the authorities have compromised, bringing in bulldozers to start clearing the rubble as the anniversary of the disaster approaches and also allowing the wheelbarrow people in.

There is still a lot of anger and exasperation, according to Massimo Cialente, the Mayor of L’Aquila. The fate of the historic buildings, propped up with scaffolding, has been seized on by the Opposition as one of the Government’s broken promises, before regional elections, being staged tomorrow and Monday, which are being seen as a test of Mr Berlusconi’s popularity. Local anger was inflamed when magistrates began an investigation last month into alleged corruption over building contracts for last year’s G8 summit, held at L’Aquila by Mr Berlusconi as a mark of solidarity with the earthquake victims. The inquiry focused partly on alleged sex for favours over contracts controlled by Guido Bertolaso, head of the Civil Protection Agency and Mr Berlusconi’s right-hand man, who was hailed as a hero for his role in the L’Aquila emergency. He denies any wrongdoing. A total of 308 people died in the earthquake, which struck at 3.32am on April 6, and 65,000 people were made homeless. The Government points out that 17,000 have been rehoused in 19 earthquakeproof complexes quickly erected outside the town. Tent cities put up after the disaster have been dismantled. A further 7,000 people are still in hotels on the nearby Adriatic coast at a cost borne by the State, and 4,000 are in temporary huts supplied by the Red Cross. Schools reopened in October last year, many in prefabricated buildings, and on Sunday in the main piazza the 18th-century church of Santa Maria del Suffragio, which suffered a collapsed dome, held its first Mass since the tragedy. “I have never seen such speedy and efficient emergency action,” said Pierluigi Nicolin, an urban planner. “It beats the way the Americans handled Hurricane Katrina in New Orleans.” But the rest of the homeless are still with friends or relatives, or in camper vans. “The new housing complexes are fine but we want to go home,” Professor Pitari said. Monsignor Giovanni D’Ercole, the auxiliary bishop of L’Aquila, who joined the wheelbarrow protests, said that people were justly exasperated. “A lot was done

in the immediate aftermath, but almost nothing has been reconstructed. The city is dying,” he said. Government officials blame the local authorities for the slow recovery, a charge dismissed by Mr Cialente, who says the city is bankrupt. “The money has just disappeared,” said Angelo Autore, a retired hospital technician, as he loaded his wheelbarrow in a once charming piazza around a public garden filled with rubble and twisted metal.

308 killed in the quake 65,000 left homeless $16bn: estimated cost of repairs 4.5m tonnes of rubble remain in city centre 10 years: estimated time to rebuild Source: AP, Times database

© The Times 27 03 2010


18 / fuoridalcoro

Oscurati - come Silvio Berlusconi tiene a freno il dibattito politico nei media Blacked out - how Silvio Berlusconi constrains political debate in the media

The Economist, 25 marzo 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://www.economist.com/world/ europe/displaystory.cfm?story_id=1 5772832&CFID=127138291&CFTOK EN=60666302


outofthecrowd /

John Hooper

Il Movimento 5 Stelle fa un debutto strepitoso alle elezioni italiane Five-star Movement makes stunning debut in Italian elections

The Guardian, 30 Marzo 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://www.guardian.co.uk/world/2010/ mar/30/italian-elections-five-star-movement

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20 / fuoridalcoro Vera Eckert

I sogni tedeschi sulla cogenerazione potrebbero giocare una particina Germany dreams of cogenerations, may assign bit part Reuters, 14 Maggio 2010 – Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://in.reuters.com/article/ idINL0911724020080514


outofthecrowd /

Charlie Dunmore//Jon Boyle

L’Unione Europea vuole superare gli obiettivi previsti per il 2020 sull’energia verde EU to exceed 2020 green energy target Reuters, 11 Marzo 2010 – Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website. http://www.reuters.com/article/idUSTRE62A2KI20100311

Una ditta di Swansea costruisce case da plastica riciclata Swansea company builds homes from recycled plastic

BBC News, 24 Febbraio 2010 - Per motivi di copyright non possiamo riprodurre l’articolo. Leggi l’articolo on line sul sito della rivista. Due to copyright issues we can’t reproduce the article. Please refer to the newspaper website.. http://news.bbc.co.uk/1/hi/ wales/8531170.stm

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22 / fuorviante Nicola Del Grosso

Mills corrotto da Berlusconi.

Secondo la Cassazione Mills è colpevole del reato di corruzione in atti giudiziari, ma il favor rei lo salva.

Il 25 febbraio 2010 la Cassazione ha riconosciuto David Mills colpevole; il reato per cui è stato condannato, tuttavia, è risultato essere caduto in prescrizione. È il favor rei che in questa occasione ha salvato il corrotto e, per riflesso, il presunto corruttore. Mills è un avvocato inglese, sposato fino a pochi mesi fa con Tessa Jowell, Ministro del Governo Blair prima, e del Governo Gordon Brown poi. Tra le sue attività c’era la gestione di società offshore, ossia i cosiddetti “paradisi fiscali” – società spesso usate per nascondere il proprietario o il beneficiario di determinati beni per svariati motivi, dal riciclaggio di denaro sporco all’occultamento di proprietà. Mills ha gestito il comparto estero occulto della Fininvest, il cosiddetto “Comparto B”, ossia una serie di società estere, circa 64, domiciliate nei paradisi fiscali offshore e non dichiarate al fisco italiano. L’avvocato inizia la sua collaborazione

con la Fininvest agli inizi degli anni Ottanta. La sua è quindi una collaborazione di lunga data, che gli ha permesso di essere al corrente di buona parte dei flussi finanziari intercorsi su queste società; una su tutte, la famosa All-Iberian dove, nel 1991, transitano 21 miliardi di lire che Berlusconi elargisce a Craxi - la più grande tangente mai pagata ad un politico. Per dovere di cronaca aggiungiamo che oggi Berlusconi sostiene che quei soldi sono serviti a finanziare l’OLP, come a dire che la mazzetta a Craxi è servita per finanziare Arafat. Ma torniamo agli inizi. Intorno al 1995 la magistratura italiana, indagando sulla Fininvest, scopre quattro tangenti pagate alla guardia di finanza. Nel 1995 il PM Francesco Greco scopre che la lussemburghese Silvio Berlusconi Finanziaria ha girato decine e decine di miliardi ad All-Iberian, e manda quindi un avviso di garanzia a Berlusconi per finanziamento illecito a Craxi, ottenendo dal GIP altri quattro mandati di cattura: uno per Craxi, uno per il suo segretario Mauro Giallombardo, uno per il suo prestanome Giorgio Tradati e uno per Giorgio Vannoni, che è il responsabile del comparto estero della Fininvest. Il giorno

dopo, guarda caso, qualcuno ordina alla Ed-Taco – lo studio legale di Mills – di far sparire gli incartamenti All-Iberian. Chi diede quest’ordine? Nell’ufficio di Mills venne trovato un appunto in cui si spiega ai soci dello studio che nella notte dell’avviso di garanzia a Berlusconi e dei mandati di cattura a Vannoni e soci, ci fu una telefonata tra Mills e Berlusconi, in cui Berlusconi rivela come le accuse mosse nei loro confronti fossero vere, informando così l’avvocato della tangente a Craxi. Ecco che gli incartamenti AllIberian, appunto, spariscono. Nell’aprile del 1996 viene ordinata una perquisizione negli uffici della Ed-Taco a caccia delle carte All-Iberian. L’ufficio antiriciclaggio e antifrode inglese, insieme alla polizia italiana, sequestra i documenti, che dimostrano che la All-Iberian, fondata dal cugino Giancarlo Foscale, fa capo alla famiglia Berlusconi. Gli avvocati Fininvest, tuttavia, si oppongono al trasferimento delle carte inglesi in Italia, gridando al complotto politico contro Berlusconi. Lord Justice Simon Brown, rappresentante della regina, elogia la magistratura italiana per la sua indipendenza e l’impegno dimostrato nel “smascherare e punire la corruzione nella


misleading /

vita pubblica e politica”. Simon Brown sottolinea anche come la corruzione non sia un reato politico ed ironizza sul fatto che Berlusconi si senta un perseguitato solo perché è stato il capo del Governo, concludendo con la stoccata finale: “non riesco proprio a vedere i pagatori corrotti della politica come i Garibaldi di oggi”. Quando Mills venne chiamato a testimoniare dal PM Greco, si era già scoperto che All-Iberian era servita per pagare non solo Craxi, ma anche Cesare Previti, che usò poi quei soldi per foraggiare i giudici romani e comprare sentenze. In questo momento, dunque, Berlusconi è sotto processo per corruzione della Guardia di Finanza e, nel caso All-Iberian, per finanziamento illecito ai partiti e falso in bilancio. Mills testimonia in entrambi i processi: nel 1997 e nel 1998. Cosa succederebbe se l’avvocato testimoniasse anche sull’esistenza di tutte quelle società offshore, cioè che il Comparto B sta in realtà per Berlusconi? Diciamo parecchio. Nel 1990 era in vigore la legge Mammì, per cui chi aveva concessioni per tre televisioni non poteva possedere più del 10% di una tv a pagamento e nemmeno giornali. Berlusconi intesta il suo giornale al fratello Paolo e dovrebbe sbarazzarsi anche del 90% di Telepiù, ma le quote di controllo della pay-tv vengono semplicemente trasferite alle società lussemburghesi create appunto dall’avvocato Mills. Se queste società lussemburghesi fossero di Berlusconi o di suoi prestanomi sarebbe una gravissima violazione della legge Mammì. – e se i finanzieri, ispezionando Telepiù, scoprissero che Berlusconi controlla ancora la pay-tv, il Cavaliere perderebbe le concessioni per Italia1, Canale5 e Rete4. I finanzieri, invece, vengono corrotti e non scoprono un bel niente. Nella trascrizione della deposizione di Mills, troviamo che l’imputato dichiarò durante il suo interrogatorio: “con una complicata costruzione hanno fatto creare in Lussemburgo una società regolarmente quotata in borsa, che ha potuto detenere azioni che i proprietari hanno regolarmente trasmesso a questa struttura”; e ancora: “la chiave era che ci sarebbe qualcuno a capo che non era del Gruppo Fininvest, che era il proprietario ultimo di questa struttura che creava la società in Lussemburgo, e mi sono messo d’accordo di essere io quella persona”. Le società lussemburghesi che controllano Telepiù sono la Cit e la Harrison. Nel 1995, caduto il suo primo Governo,

Berlusconi sta per quotare in borsa le sue televisioni, ma per passare la revisione della Consob i bilanci della Fininvest devono essere chiari, puliti e trasparenti, e così vengono vendute in tutta fretta le società offshore. Mills vende la Cit ed incassa una plusvalenza di circa 10 miliardi di lire che finisce dentro la Harrison. Nel frattempo la procura di Milano trova altre due società offshore: la Century One e la Universal One. Il PM Greco, grazie ad una rogatoria dalla Svizzera, nel 2001 scopre che da quei conti sono stati prelevati 50 milioni di euro dai fondi neri sui diritti televisivi e cinematografici. Si sospetta che i prezzi dei film venissero gonfiati con false compravendite per creare fondi neri ed evadere le tasse. Di questa nuova inchiesta si occupano i PM Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale. A questo punto ecco il colpo di scena. Coincidenza vuole che il fisco inglese cominci ad indagare sulle ultime dichiarazioni dei redditi dell’avvocato Mills e di sua moglie Tessa Jowell. Mills, preoccupato, corre dal suo fiscalista, Bob Drennan, cercando di spiegargli perché avesse ricevuto una somma di circa 600 mila dollari che non aveva dichiarato al fisco inglese. Gli consegna una lettera fornendogli le spiegazioni, ossia illustrando come questa somma non fosse il frutto di compensi o parcelle professionali, ma gli fosse stata consegnata da un uomo di Berlusconi nel 1999, come compenso per non aver rivelato la verità ai processi contro Berlusconi. Nella Sentenza del Tribunale di Milano, vediamo che Mills dichiara: “loro sanno anche abbastanza il modo in cui ero stato in grado di dare la mia testimonianza”, senza dire bugie ma superando “momenti molto critici”, e così tenendo “il signor Berlusconi fuori da un mare di guai in cui l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo”. Bob Drennan si consulta con i suoi soci di studio, e decidono di denunciare il loro cliente all’ufficio antifrode e antiriciclaggio inglese. Contemporaneamente incontrano di nuovo Mills, senza metterlo al corrente di cosa stava succedendo. Fanno una riunione e viene stilato un verbale. Viene fuori che Carlo Bernasconi, ora deceduto ma all’epoca Top manager della Fininvest e stretto collaboratore, nonché amico, di Berlusconi, fosse l’uomo che aveva pagato questi soldi. I PM milanesi Robledo e De Pasquale vengono subito informati, e si recano sull’isola di Jersey (San Malò), dove si trovano le sedi della Centuri One e della Universal One. Lì recuperano le carte che svelano la reale

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proprietà delle due offshore, e convocano in gran segreto Mills. Siamo nella notte del 18 luglio 2005. Dopo 10 ore di interrogatorio, Mills confessa: dichiara che le due offshore appartengono ai figli di Berlusconi, Piersilvio e Marina Berlusconi, e conferma il contenuto della lettera. L’interrogatorio si chiude con gli avvocati di Mills che discutono con i PM di un eventuale patteggiamento, cioè che Mills si dichiari colpevole. Mills, insomma, è accusato di aver preso i soldi per aver mentito ai processi – soldi che infatti ha ricevuto dopo aver reso testimonianza – mentre Berlusconi è accusato di aver corrotto un teste. Passano quattro, cinque mesi e Mills ritratta tutto, tirando in ballo un certo Attanasio Diego, un armatore, dichiarando che quei 600 mila dollari gli erano stati pagati da quest’ultimo, che Mills aveva voluto salvaguardare inventandosi tutta la storia su Bernasconi. Ci si chiede quale sia quel pazzo che per salvaguardare un qualunque Attanasio coinvolga il Presidente del Consiglio, magari sarebbe più logico il contrario. Questo alibi cadrà comunque come un castello di sabbia. E siamo quindi al processo.

“loro sanno anche abbastanza il modo in cui ero stato in grado di dare la mia testimonianza”, senza dire bugie ma superando “momenti molto critici”, e così tenendo “il signor Berlusconi fuori da un mare di guai in cui l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo”.


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30 ottobre 2006: Berlusconi e Mills sono rinviati a giudizio per corruzione in atti giudiziari. “È un altro colpo basso contro Silvio Berlusconi, che non ha niente a che fare con la giustizia e molto con la politica”, è il commento di Paolo Bonaiuti, portavoce del presidente di Forza Italia. 30 gennaio 2007: Fallisce il primo tentativo di fermare il processo. La Cassazione respinge la ricusazione di Fabio Paparella, il giudice che ha deciso il rinvio a giudizio. Il processo comincerà il 13 marzo 2007. 18 gennaio 2008: Il tribunale accoglie la richiesta del PM Fabio De Pasquale di correggere l’accusa: la corruzione non si sarebbe consumata il 2 febbraio 1998 ma il 29 febbraio del 2000. In pratica la prescrizione slitta dal 2008 al 2010. 7 marzo 2008: Il tribunale accoglie la richiesta della difesa di Berlusconi di sospendere il processo in occasione delle elezioni del 9-10 aprile. 8 maggio 2008: Berlusconi viene rieletto Presidente del Consiglio. 17 giugno 2008: La difesa di Berlusconi ricusa la Presidente del collegio giudicante, Nicoletta Gandus, perché avrebbe manifestato “grave inimicizia” verso l’imputato. 26 giugno 2008: Il Consiglio dei Ministri approva il Lodo Alfano”, che sospende i processi alle alte cariche dello Stato. Berlusconi non sarà più giudicato dall’attuale tribunale che, quindi, porta avanti il processo solo per Mills. Nonostante ciò i legali di Berlusconi reiterano la ricusazione del Presidente del Tribunale Nicoletta Gandus, la quale potrà giudicare solo il coimputato Mills. Perché ricusare una giudice che non lo potrà più giudicare e occuparsi di un processo nel quale lui non c’è più? La risposta è semplice, la corruzione si fa in due: uno paga l’altro prende; se Mills sarà condannato questo significherà indissolubilmente che Berlusconi è il corruttore. Quindi ora l’obiettivo di Berlusconi, dopo essersi cancellato il processo, è quello di far cadere in prescrizione le accuse contro Mills, per poter ancora affermare che questi fossero solo attacchi politici. Infatti, da qui in avanti gli avvocati onorevoli del Cavaliere non si presentano ad alcune udienze giustificandosi con impedimenti parlamentari creati ad hoc, addirittura dicendo che avevano un convegno, come se i convegni fossero più importanti dei processi. 17 luglio 2008: Respinta l’istanza di ricusazione contro la presidente Gandus.

22 luglio 2008: Il lodo Alfano è approvato definitivamente e il giorno seguente la legge è promulgata dal capo dello Stato. 4 ottobre 2008: Il processo a Berlusconi è sospeso, in base alla legge Alfano, ma prosegue per Mills. 17 febbraio 2009: Mills è condannato a quattro anni e sei mesi; per i giudici, Mills è stato corrotto da Berlusconi. 7 ottobre 2009: La Corte Costituzionale giudica illegittima la legge Alfano; il processo a Berlusconi dovrà riprendere. 27 ottobre 2009: Respinto l’appello di Mills, resta la condanna a quattro anni e sei mesi. 4 dicembre 2009: Riprende il processo a Berlusconi; il tribunale riconosce il legittimo impedimento di Berlusconi per partecipare al Consiglio dei Ministri, ma non per l’inaugurazione di un cantiere a Reggio Calabria. 25 febbraio 2010: La Cassazione decide sul ricorso di Mills: il reato è prescritto, pur confermando la colpevolezza dell’imputato. Come riportato da La Repubblica (19/05/2009), i giudici avevano infatti scritto: “la condotta di Mills era dettata dalla necessità di distanziare la persona di Silvio Berlusconi dalle società offshore, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi”. In sostanza, “il fulcro della reticenza di Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi la proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti”. Ma ecco il cavillo: c’è incertezza sulla precisa data a cui ricondurre la corruzione (l’11 novembre 1999, quando Mills dà indicazione per il trasferimento del denaro, o il 29 febbraio 2000, che secondo l’accusa è la data in cui effettivamente Mills ha intascato i soldi). Quando c’è incertezza sulla data di commissione di un reato, da sempre vale la regola del favor rei, e il decorrere della prescrizione va fissato nel momento più favorevole all’imputato. La differente data porterebbe il reato alla prescrizione con il conseguente annullamento del reato. E questo è stato il caso. ...un imprenditore brianzolo che divenne Presidente del Consiglio tre volte e fu processato 16 volte. In un processo chia-

C’era una volta... mato All-Iberian venne condannato in primo grado per le tangenti al compagno di merende Craxi, ma fu così fortunato da ottenere in appello la prescrizione grazie alle attenuanti generiche e fu sì tal furbo da provvedere subito anche alla cancellazione del falso in bilancio dalla lista dei reati. Nel processo Mondadori (dove Berlusconi è accusato di avere corrotto il giudice Metta tramite l’avvocato Previti per accaparrarsi la casa editrice), Previti e Metta furono condannati, ma l’imprenditore brianzolo ne uscì indenne, perché gli furono ancora una volta concesse le attenuanti generiche. Nel processo per le tangenti alla Guardia di Finanza dopo una condanna in primo grado e una prescrizione in appello, fu assolto in Cassazione per insufficienza probatoria – le prove avrebbe potuto fornirle Mills nelle sue testimonianze, ma come scrive il tribunale di Milano nella sentenza di primo grado su Mills:”il fulcro della reticenza del testimone Mills sta nel fatto che aveva ricondotto solo genericamente alla Fininvest [e non a Berlusconi] la proprietà delle società offshore”. Come a dire che l’imprenditore sarebbe stato condannato, se Mills avesse ammesso che le società offshore di Telepiù erano di sua proprietà; il che a sua volta gli avrebbe impedito di ottenere le attenuanti generiche e la prescrizione nel processo Mondadori. Forse l’imprenditore brianzolo avrebbe finito per essere condannato come Previti e Metta e come Mills – anche se quest’ultimo ha seguito l’industrioso esempio e l’ha scampata grazie alla prescrizione. C’era una volta un imprenditore brianzolo che divenne presidente del Consiglio tre volte, fu processato 16 volte, ottenne sei volte la prescrizione. Così visse felice e contento, in barba all’Italia e a tutti gli italiani.


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Nicola Del Grosso

Mills Bribed by Berlusconi.

Court of Cassation finds Mills guilty of corruption in juridical act but the statute of limitations saves him

On 25th February 2010 the Supreme Court found David Mills guilty; the crime he was convicted of, however, ceased to be valid thanks to the statute of limitations. The favor rei saved the offender, and, by extension, the alleged briber. Mills is a British lawyer and until a few months ago, was married to Tessa Jowell, a Minister in both Blair and Gordon Brown’s Government. Among his activities was the management of offshore companies, namely the so-called “tax havens”, used by companies for various reasons (from money laundering to property concealment) in order to hide the owner or the beneficiary of certain assets. Mills has managed Fininvest foreign covert funds, the so-called “Sector B” which is a series of foreign companies – about 64 – in offshore tax havens that has not been declared to the Italian tax authorities. The lawyer began his collaboration with

Fininvest in the early 1980s. Such longstanding collaboration allowed him to be aware of most of the cash flows which occurred in these companies: the famous All-Iberian included, via which in 1991 Berlusconi gave 21 billion Lire to Craxi: the largest pay-off ever paid to a politician. For the record, today Berlusconi argues that the money served to finance the PLO, which is to say that the bribe to Craxi was used to finance Arafat. Let us start at the beginning. Around 1995 the Italian courts, investigating Fininvest discover that four payoffs were paid to the Guardia di Finanza [Italian Finance police, n.d.r.]. In 1995, PM Francesco Greco discovers that the Silvio Berlusconi Finanziara in Luxembourg has turned dozens of billions to All-Iberian. He then sends a notification to Berlusconi for illegally financing Craxi, which results in four arrest warrants: one for Craxi, one for his secretary Mauro Giallombardo, one for his figurehead Giorgio Tradati and one for Giorgio Vannoni, who is responsible for Fininvest external sector. The next day, coincidentally, someone orders Ed-Taco – Mills’ law firm – to get rid of the All-Iberian

paperwork. Who gave that order? In Mills’ office, a note was found explaining to the firms’ associates that the night Berlusconi received the notification together with Vannoni and partners, Berlusconi himself called Mills revealing that the allegations could truly be a political bomb and informed the lawyer about the payments from All-Iberian to Craxi in late 1991. Mysteriously the All-Iberian paperwork simply disappears. In April 1996, a search of the Ed-Taco offices was ordered to find the All-Iberian paperwork. The Serious Fraud Office and the Italian police seize the documents, which show that All-Iberian, created by Giancarlo Foscale, is headed by Berlusconi family. Fininvest lawyers, however, object to having the British papers move to Italy, declaring a political plot against Berlusconi. Lord Justice Simon Brown, representing the Queen, passed judgement praising the Italian Magistrates for their independence and willingness to “expose and punish corruption in public life and politics.” Lord Justice Simon Brown also notes that corruption is not a political crime and mocks the fact that Berlusconi feels politically persecuted only because he is the head of the Gov-


26 / fuorviante ernment, concluding “I just cannot see corrupt political contributors...as political prisoners”. When Mills was called to testify by PM Greco, it had already been discovered that All-Iberian had been used to pay not only Craxi, but also Cesare Previti, who then used that money to bribe Magistrates in Rome. At that time Mr Berlusconi was on trial for bribing the Guardia di Finanza, for the All-Iberian process, for illicit financing political parties and for false accounting. Mills gave evidence in both trials, in 1997 for the first, in 1998 for the second. What would happen if the lawyer testified that all those offshore companies, namely the Sector B, actually belonged to Berlusconi? We’d say... a lot. In 1990 the Legge Mammì was in force; this means that those who had licenses for three television stations, could not own more than 10% of pay-TVs or newspapers. Berlusconi then registered his newspaper to his brother Paolo and should also have got rid of 90% of Telepiù; yet those shares were simply transferred to Luxembourg companies created precisely by Mills. If these Luxembourg companies belonged to Berlusconi or his figureheads, this would be a heavy violation of Legge Mammì. If the Guardia di Finanza, whilst inspecting Telepiù, should discover that Berlusconi still controlled the pay-TVs, Berlusconi would lose Italia1, Canale5 and Rete4. Yet the finanzieri [members of the Guardia di Finanza] were bribed and, of course, found nothing. In the transcript of Mills’ evidence we find that Mills said that “[w]ith a complicated construction, they made a society listed in Luxembourg, which was able to own shares that the owners regularly transferred to it”; “key was that the owner would be someone not from the Fininvest group, the ultimate owner, and so I agreed for it to be me.” Cit and Harrison, two Luxembourg companies, control Telepiù. In 1995, at the end of Berlusconi ‘s first Government, he was about to list his television channels in Italy; in order to pass the Consob review, Fininvest budgets should be squeaky clear, clean and transparent, so Fininvest got sold in a hurry to offshore companies. Mills sells Cit and gets a gain of about 10 billion Lire, which ends in Harrison. Meanwhile, Milan Magistrates find two other offshore companies, Century One and Universal One. In 2001 PM Greco, thanks to Switzerland, discovers that 50 million Euro from those accounts were collected from slush funds on television and movie rights. It is suspected that the prices of the films were inflated by a false deed of sales to create slush funds and evade taxes. This new investigation involves PM Fabio De Pasquale and PM Alfredo Robledo.

Now here’s the twist. Coincidentally, the British tax authorities begin to investigate the latest tax returns of the lawyer Mills and of his wife, Tessa Jowell, at that time Secretary of State at the Department for Culture, Media and Sport. Mills, worried, goes to his accountant Bob Drennan, trying to explain why he had received a sum of approximately $600,000 that had not declared to HM Revenue and Customs. He gives him a letter illustrating how this sum was not a professional fee, but it had been delivered by a man of Berlusconi in 1999, because when Mills gave evidence during the trials he was not able to reveal the whole truth. We found in the judgement passed in Milan that Mills declared “they know also quite a bit about the way I was able to give evidence,” without actually lying but managing “highly critical points,” thus bailing “Mr Berlusconi out”. Bob Drennan advises with his study associates and decides to report his client to the Serious Fraud Office. They meet again with Mills, without letting him know anything. They have a meeting; in the report it appears that Carlo Bernasconi, who is now deceased, at that time manager of Fininvest and close friend and associate of Berlusconi, gave Mills the money. PM Robledo and De Pasquale in Milan are immediately informed, and go to Jersey, where Centuri One and Universal One are located. Here they are able to get the papers that reveal the true ownership of the two offshore companies and summon Mills in secret. It is the night of 18th July 2005. After 10 hours of interrogation, Mills confesses that the two states belong to Berlusconi’s children, Piersilvio and Marina and confirms the contents of the letter. At the end of the interview, Mills’ lawyers essentially argue with the PM about a possible plea bargain, i.e. plead guilty. Mills, in short, is accused of taking money for having lied at two trials - money that he did indeed receive after giving evidence - and Berlusconi is accused of bribing a witness. Four, five months go by and Mills retracts, now claiming that the $600,000 was paid by Diego Attanasio, a ship-owner; and that, as he wanted to protect him, made up the whole story about Bernasconi. One wonders what kind of crazy man would want to protect Attanasio at the expense of the Prime Minister; perhaps the opposite would be more logical. This excuse will collapse anyway like a house of cards.

And so the trial begins. Here are the main stages: 30th October 2006 Berlusconi and Mills are indicted for corruption in judicial acts. “It is another low blow against Silvio Berlusconi that has nothing to do with justice and much with politics,” comments Paolo Bonaiuti, spokesman of Forza Italia President. 30th January 2007: The first attempt to stop the trial fails: the Court of Cassation rejects the refusal of Fabio Paparella, the judge that decided the trial. The process will begin on 13th March 2007. 18th January 2008: The court approved the request of PM Fabio De Pasquale to correct the charges: the corruption occurred 29th February 2000 instead of on 2nd February 1998. In practice the statute of limitations slides from 2008 to 2010. 7th March 2008: The court approved the request of Berlusconi’s lawyers to suspend the trial during elections – 9th and 10th April. 8th May 2008: Berlusconi is re-elected Prime Minister. 17th June 2008: Berlusconi’s lawyers refuse Nicoletta Gandus as a judge, as she expressed “serious hostility” toward the defendant.

Lord Justice Simon Brown mocks the fact that Berlusconi feels politically persecuted only because he is the head of the Government, concluding “I just cannot see corrupt political contributors...as political prisoners.”


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26th June 2008: The Council of Ministers approves the Lodo Alfano, thus suspending processes to high state offices. Berlusconi will no longer be judged by the court that will carry on only with Mills process. Nevertheless Berlusconi’s lawyers reiterate their objections to Nicoletta Gandus, who can only judge Mills. Why object to a judge who will not be able to judge you and that will deal only with a process in which you have been bailed out? The answer is simple, corruption requires two: one pays the other takes, and if Mills will be sentenced this mean that Berlusconi is inextricably the briber. So now Berlusconi’s goal, after having himself removed from the trial, is to have Mills’ no longer valid as a result of the statute of limitations. This way he could once again say that these were just political attacks and so on. Indeed from this moment, Berlusconi’s lawyers do not attend a few hearings, making excuses about parliamentary hindrance – ad hoc created – even mentioning they had to go to a conference, as if such meetings were more important than trials. 17th July 2008: The instance to refuse President Gandus is rejected. 22nd July 2008: The Lodo Alfano is adopted and the following day, the President of Italian Republic promulgates it. 4th October 2008: Berlusconi’s trial is suspended, thanks to Lodo Alfano, but Mills’ goes on. 17th February 2009: Mills is sentenced to four years and six months: according to the judges, Mills was bribed by Berlusconi. 7th October 2009: The Constitutional Court of Italy considers the Lodo Alfano illegitimate: Berlusconi’s trial will resume. 27th October 2009: Mills’ appeal is dismissed; his sentence for four years and six months is confirmed. 4th December 2009: Berlusconi’s trial starts again; the court recognizes it as legitimate for the defendant not to attend in order to be at the Council of Ministers, but doesn’t reckon the same for the inauguration of a shipyard in Reggio Calabria. 25th February 2010: The Supreme Court decides on the appeal of Mills, the offence is required, while confirming the guilt of the accused. As the newspaper La Repubblica reported (19/05/2009), the judges did write “Mills’ conduct was dictated by the need to distance the person of Silvio Berlusconi from the offshore companies to allow him to evade taxation and anti-trust laws, even allowing, thus,

to maintain the ownership of huge profits illegally earned abroad and to destine some to Piersilvio and Marina Berlusconi.” Basically, the judges note that, “the focus of the reluctance of Mills, in each of its statements, is to link the ownership of offshore companies generically to Fininvest, and not to the person of Silvio Berlusconi, thus favouring the defendant in those proceedings.” But here’s the quirk: there is uncertainty over the precise date the bribing occurred: was it 11th November 1999, when Mills gave the guidelines for the transfer of money, or was it 29th February 2000, when Mills actually pocketed the money? When there is uncertainty about the date an offence is committed, favor rei is always valid, so that the effect of the statute of limitations should be set at the most favourable time for the accused. The difference between the dates could mean that the offence ceases to be valid as a result of the statute of limitations. And that has been the case.

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Once upon a time... ...there was an entrepreneur from Brianza who became the Italian Prime Minister three times and went under trial 16 times. In a process called All-Iberian he was charged in the first instance for bribes paid to his mate Craxi, but he got “lucky” and got the statute of limitations on the appeal due to extenuating circumstances. He was also so cunning that he arranged to have the false in budget cancelled from the list of crimes. In the Mondadori trial, Previti and Metta got sentenced yet the entrepreneur came out unscathed and once again was granted extenuating circumstances. In the process for the bribes to the Guardia di Finanza after a conviction at first instance and a statute of limitations on appeal, the Supreme Court acquitted for lack of evidence. Mills could have provided it, but the Milan Court recognized that Mills gave reluctant evidence as he didn’t want to link the entrepreneur and the offshore companies directly. Which is to say that the entrepreneur would have been sentenced, had Mills admitted that the offshore companies were the entrepreneur’s – this would have ruled out extenuating circumstances in the Mondadori trial. Perhaps the entrepreneur from Brianza will eventually be sentenced like Metta and Mills - even though the latter followed the example and broke free thanks to the statute of limitations. There was once an entrepreneur, who became Prime Minister three times, went under trial 16 times, and six times he took advantage of the statute of limitations. So he lived happily ever after, in spite of Italy and the Italians... MDS


28 / fuorviante Dr. Davide Sciannimanico

“Generazione” energia. O delle fonti alternative e nascoste.

L’uomo conosce l’elettricità da tempo – i greci la chiamavano ήλεκτρον [elektron], i latini electricus. È solo nel diciannovesimo secolo, tuttavia, che, grazie al contributo di uomini come Nikola Tesla, Thomas Edison, Ottó Bláthy, Sir Charles Parsons, George Westinghouse, Ernst Werner von Siemens, Alexander Graham Bell e Lord Kelvin, siamo riusciti a trasformare l’elettricità da un puro e semplice evento scientifico in uno strumento essenziale per la società moderna. Nell’arco degli ultimi due secoli, il mondo si è basato sempre più sull’elettricità: aziona i nostri elettrodomestici, accende il computer e illumina la notte. L’umanità confida in un’energia senza limiti ed a basso costo e spesso dimentica che abbiamo ormai raggiunto un punto critico. La preoccupazione per il nostro futuro energetico è condivisa da molti. Al momento la produzione di energia si basa per la quasi totalità su combustibili fossili – petrolio e carbone. Se il petrolio, come molti credono, fosse in fase di esaurimento, le ripercussioni sull’economia, lo sviluppo e il sostentamento dell’umanità nei prossimi decenni sarebbero enormi – e alcuni parlano di ripercussioni catastrofiche. Al momento la produzione di energia ed il suo consumo causa più danni ambientali di ogni altra attività sulla terra in tempo di pace, mentre l’inquinamento atmosferico da combustibili fossili ha causato anche effetti sulla salute pubblica. Semplicemente, il continuo bruciare di combustibile fossile non è più sostenibile. Dovremmo quindi emanciparci dall’utilizzo del petrolio e del carbone come fonti energetiche e investire risorse, ricerca e fondi nello sviluppo di fonti alternative, che attualmente ricoprono una percentuale pari al 20% circa della produzione energetica mondiale. Sembra quasi incredibile che fronteggiamo questo dilemma da quasi trent’anni. Ci dicono che c’è una catastrofe imminente, il petrolio scarseggia, il prezzo quindi aumenta, dobbiamo cercare di ridurre i consumi – impossibile con il nostro stile di vita – e l’unica cosa che i nostri governatori/ dipendenti sono capaci di offrire come alternativa sono le lampadine a basso consumo, tasse sui rifiuti e aumento del prezzo della benzina. Fonti di energia alternativa o rinnovabile sono intorno a noi e di facile utilizzo [1]. Il principio è di poter intrappolare e utilizzare fonti naturali di energia motoria

C’è una catastrofe imminente, il petrolio scarseggia, dobbiamo ridurre i consumi e l’unica cosa che i nostri governatori/dipendenti offrono come alternativa sono le lampadine a basso consumo, tasse sui rifiuti e aumento del prezzo della benzina.

normalmente dissipata nell’ambiente. Basta pensare perciò ai fiumi, alle maree o persino ai gas di scarico delle ciminiere delle industrie. Certo, nessuna di queste fonti di energia da sola potrà mai essere la soluzione della crisi energetica, ma sicuramente potrebbero contribuire all’evoluzione e sviluppo di fonti alternative/rinnovabili di energia. Si sente, invece, parlare spesso di energia solare, eolica, geotermica [2] o da biomasse, ad esempio. Tuttavia, ciò che si tace è il conflitto d’interesse tra chi dovrebbe investire i fondi nella ricerca e chi produce attualmente l’energia o vende petrolio. È proprio questo conflitto, che in realtà governa la produzione di energia e ha spesso ridotto al silenzio scoperte tecnologiche, che potrebbero veramente aiutare a risolvere i nostri problemi energetici. Le scoperte di Nikola Tesla (10/7/1856 – 7/1/1943), ad esempio, sono nella maggioranza dei casi completamente ignorate. Inventore, meccanico ed ingegnere elettronico di origine serba, Tesla ha reso possibile la distribuzione dell’energia elettrica sotto forma di corrente alternata;

durante i suoi studi, riuscì a scoprire varie caratteristiche dell’energia elettrica, tra le quali la possibilità di poterla utilizzare e trasportare senza l’utilizzo di fili, ovvero wireless [3]. Una delle sue invenzioni fu la “Bobina di Tesla” (Tesla Coil, 1891), un generatore/ trasformatore di energia capace di produrre energia elettrica e di trasportarla senza fili ovunque nel mondo utilizzando l’etere come conduttore. La bobina di Tesla è un trasformatore risonante con avvolgimenti sintonizzati in aria per produrre altissime tensioni ad alta frequenza [4]. Il principio di Tesla si basa sulle leggi dell’elettromagnetismo e si può capire in dettaglio se si hanno delle forti basi in elettrotecnica. Per spiegarlo in maniera molto semplicistica, Tesla dimostrò che la Terra può funzionare da condensatore che accumula e rilascia energia. È noto a tutti che la Terra produce un campo magnetico e quest’ultimo può eccitare elettroni, per esempio in un filo di rame, e questi muovendosi generano corrente elettrica. Questo avrebbe permesso la produzione di energia gratuita, perché generata, in


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sostanza, direttamente dalla Terra stessa. Tesla dedicò molti studi all’argomento, proprio perché vedeva la possibilità di distribuire “free energy” a tutto il mondo mediante questa tecnologia. Purtroppo qui rientra in gioco il conflitto d’interessi: J.P. Morgan, infatti, gli negò le risorse economiche per continuare gli studi, e Rockefeller, fondatore della Standard Oil Company (1877), scoprì dopotutto di non avere grossi interessi nella mera distribuzione di energia gratuita, quando lui stesso poteva vendere l’energia stessa. Nel 1930 Tesla costruì anche un modello di macchina elettrica che utilizzava energia senza fili. Si trattava di una Pierce Arrow, una delle automobili più lussuose del tempo, cui aveva tolto il motore tradizionale e in cui aveva installato un motore elettrico il quale riceveva elettricità da un convertitore di energia gravitazionale [5]. Purtroppo anche questa invenzione è stata offuscata dalle lobby dell’energia/ petrolio, che non hanno certo alcun interesse a far conoscere al mondo le possibili alternative per un energia pulita e a basso costo o persino, forse, a costo zero. E, per

giusta misura, Tesla è stato emarginato, ridotto in bancarotta ed in alcuni casi il suo nome rimosso dai libri di storia. Certo, Tesla non è l’unico inventore ad essere stato privato dei finanziamenti necessari o le cui scoperte sono state affossate. In certi casi gli inventori stessi hanno preferito cedere il brevetto, naturalmente dietro compenso adeguato, a quei succhia petrolio o a quelle multinazionali che da sempre vogliono i nostri soldi. Il perché una tecnologia pulita e gratuita non sia decollata è sotto gli occhi di tutti: business. Ancora oggi ci si chiede come mai con l’avvento dell’elettricità non siano state prodotte su vasta scala automobili elettriche. Forse la risposta più plausibile è che con l’introduzione della free energy Tesla andò contro gli interessi dei potenti dei primi del novecento: Morgan, Rockefeller e Ford. Il primo avrebbe perso il monopolio sulla vendita di elettricità, il secondo avrebbe perso il monopolio sul petrolio (fonte primaria di elettricità), il terzo avrebbe perso il monopolio sull’utilizzo dell’energia sotto forma di

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motori a combustione. Che ci crediate o no, pochi sono a conoscenza dell’automobile di Tesla, come pochi sanno che è esistita un’automobile ad acqua, una caldaia funzionante ad acqua e molte altre invenzioni che sfruttavano l’energia libera. Io mi vergogno un po’ quando penso che a quasi 40 anni di età solo ora mi rendo conto di quante notizie siano tenute nascoste. Ancor di più sono sconcertato da quanto tempo e denaro sprechiamo rincorrendo l’energia di cui siamo schiavi quando nel contempo sarebbe così facile produrre energia da ciò che ci circonda e probabilmente anche a costo zero. Siamo schiavi di noi stessi e della nostra inculcata ignoranza. A tutt’oggi non è stato ancora scoperto un parassita più forte dell’uomo.


30 / fuorviante Note [1] Vale la pena di chiarire un paio di termini. Quando si sente parlare di fonte di energia alternativa, si intende semplicemente energia elettrica ottenuta non dall’utilizzo dei combustibili fossili, che costituiscono le fonti “non rinnovabili”. In tale categoria si passa perciò dall’energia idroelettrica, all’energia geotermica, dall’energia solare all’energia nucleare. Questo potrebbe sorprendervi, ma l’energia alternativa non è – necessariamente – da fonte rinnovabile, né viene necessariamente da fonti energetiche in grado di permettere uno sviluppo sostenibile; si tratta, al contrario, di una classe di forme di produzione di energia che comprende “qualunque” modo di produzione che non comporti l’utilizzo di combustibili fossili. Quest’articolo tratterà della possibilità di energia rinnovabile pulita, analoghe all’energia eolica, solare, idroelettrica e geotermica – che sono più adatte come risposta al consumo di energia derivata da fonti convenzionali e possono risolvere non solo la crisi energetica, ma anche la nostra relazione parassitaria con il pianeta. [2] Non tutti forse ricordano che la produzione di elettricità geotermica, fonte rinnovabile di energia, ha le sue origini in Italia nel 1904 e precisamente a Larderello, Toscana. Le centrali geotermiche utilizzano come fonte primaria di energia il vapore proveniente dai soffioni boraciferi per scaldare l’acqua, che a sua volta produrrà vapore che serve a muovere il pistone del generatore di energia. Nel mondo l’elettricità geotermica è ottenuta con centrali che hanno una potenza di circa 8300 megawatt; l’Italia, con una potenza installata di 860 megawatt e una produzione annua di 4,7 miliardi di kilowattore all’anno, è al terzo posto dopo gli Stati Uniti e le Filippine. Il vapore geotermico è usato anche direttamente come fonte di calore per appartamenti, serre, stabilimenti industriali. Ad oggi con 100 anni di esperienza e con le nuove tecnologie, il costo dell’energia geotermica è ad un valore del tutto paragonabile a quello delle centrali che utilizzano combustibili fossili. [3] Le scoperte di Tesla sono numerose – alcuni attribuiscono a Tesla anche il merito di aver scoperto le onde radio, ad esempio. Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, Tesla scoprì ed utilizzò anche un tipo di onde elettriche non Hertziane, la cui perdita di potenza durante la trasmissione senza fili non avrebbe quindi seguito la legge del quadrato della distanza. Purtroppo, con la morte di Tesla, tutti i suoi studi sono stati confiscati dalle autorità statunitensi e ancora oggi sono classificati top secret.

Per un approfondimento: [4] Il trasformatore è una macchina elettrica statica (perché non contiene parti in movimento) appartenente alla categoria più ampia dei convertitori. In particolare il trasformatore consente di convertire i parametri di tensione (simbolo V unità di misura [V] volt) e corrente (simboli I unità di misura [A] ampere) in ingresso rispetto a quelli in uscita, pur mantenendo costante la quantità di potenza elettrica apparente (a meno delle perdite per effetto dell’isteresi e delle correnti parassite). Il trasformatore è una macchina in grado di operare solo in corrente alternata, perché sfrutta i principi dell’elettromagnetismo legati ai flussi variabili e viene impiegato nelle reti di trasporto dell’energia elettrica che collegano le centrali elettriche alle utenze (industriali e domestiche). È stato uno dei motivi principali della vittoria della corrente alternata di Tesla nella famosa guerra delle correnti contro Edison (corrente continua). [5] Negli anni settanta anche Edwin Gray realizzò un’automobile a motore elettrico capace di produrre 80 cavalli di potenza che si ricaricava da sola. Per farlo, Gray si rifece agli studi di Nikola Tesla sull’energia Radiante e sull’utilizzo di energia fredda.

Kilkenny,Niall. Nikola Tesla—The Man Who Electrified The World. Web. April 2010. < http://www.reformation.org/ nikola-tesla.html> Nebbia, Giorgio - Il pianeta degli uomini. A cento anni dalle cinque lampadine. Ambiente società territorio: Geografia nelle scuole. Associazione Italian Insegnanti di Geografia. Vol. 49. 1, 2004 , pag. 25. Web. April 2010 neli2008 - Sins of the century: How J.P. Morgan J.D.Rockefeller and H.Ford blocked Nikola Teslàs ideas for better world. Compenetration Wordpress. Web. April 2010 < http://compenetration. wordpress.com/2008/05/14/sins-of-thecentury-how-jp-morgan-jdrockefellerand-hford-blocked-nikola-teslas-ideasfor-better-world> Lindemann, Peter, DSc, Clear Tech Inc. Free Energy. Clear Tech Inc. Web. April 2010 <http://www.free-energy.ws> Lund, John W. - 100 Years of Geothermal Power Production. Geo-Heat Center Bulletin. Geo-Heat Center Bulletin, September 2004. Web. April 2010. Micheloud, Francois. John D. Rockfeller & the Standard Oil Company. Web. April 2010 <http://www.micheloud.com/ FXM/so/rock.htm> Panacea-BOCAF, The Panacea Center, Panacea University. Panacea-Bocaf, Building Our Children a Future. Web. April 2010 <http://www.panacea-bocaf. org/mraevgray.htm>


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32 / fuorviante Dr. Davide Sciannimanico

Energy Generation.

About alternative and concealed energy sources.

Electricity is not a new concept for mankind – the ancient Greeks used to name it ήλεκτρον [elektron], while the Latins would call it electricus. However, only during the XIX Century has electricity progressively turned from a simple scientific event into a fundamental tool for modern society, thanks to the seminal contribution of men like Nikola Tesla, Thomas Edison, Ottó Bláthy, Sir Charles Parsons, George Westinghouse, Ernst Werner von Siemens, Alexander Graham Bell and Lord Kelvin. In the last two centuries, the use of electricity by mankind has gathered increasing momentum: electricity allows us to use our household appliances and our laptops and to light up the darkness. We rely upon unlimited and low-cost energy supplies, however, we often forget we are dangerously approaching a critical point. A shared concern about our energy future is spreading around the world. So far, energy production is almost exclusively based on fossil fuels – oil and coal. If, as many believe, we are really running out of oil, the effects on the world’s economy, development and sustenance will be tremendous, if not a real catastrophe, as many suggest. Currently, energy production and consumption are damaging the environment more than any other activity performed in peacetime, and air pollution, provoked by fossil fuels, is seriously damaging public health as well. Simply put, the ongoing burning of fossil fuels is not sustainable any more. We should, therefore, free ourselves from the use of oil and coal as primary energy sources, and start investing resources, research efforts and funds in the development of alternative sources of energy, which currently represent only 20% of the global production of energy. It is almost incredible that we have been facing this dilemma for the past 30 years. They tell us an imminent catastrophe is expected, that the oil is running out, and as a consequence oil prices are going up dramatically. We should make an effort to considerably reduce energy consumption – hardly possible given our current lifestyles – while the only thing that governments are able to offer as an alternative is energy saving light bulbs, waste taxes, and an increase in gas prices. Alternative and renewable energy sources are everywhere and easy to use [1]. The key is the ability to use natural sources of

Currently, energy production and consumption are damaging the environment more than any other activity performed in peacetime, and air pollution, provoked by fossil fuels, is seriously damaging public health as well.

motorial energy widely dispersed in the environment and to capture it. In other words, every movement creates dispersed energy that can potentially be captured. Take for example rivers, tides, and even smokestacks’ fumes. None of these energy sources per se will ever be the solution to the energy crisis, but each of them can definitely contribute to the development of alternative/renewable energy sources. There is an increasing buzz around solar, wind power and geothermic energy [2]. However, what is not talked about is the clash of interests between those who should invest funds in R&D and those who produce energy or sell oil. It is this very clash of interests that actually rules energy production and that has so far talked down technological breakthroughs which might contribute to solving our energy issues. Nikola Tesla’s (10/7/1856 – 7/1/1943) discoveries, for instance, have been almost completely ignored. An inventor, a mechanical and electrical engineer born is Serbia, Tesla has significantly contributed to the birth of commercial electricity and

to the development of modern alternating current (AC) electric power systems. During his studies, he discovered and explored new features of electricity, including wireless energy transfer to wireless powered electronic devices [3]. One of his most famous inventions was the Tesla Coil (1891), a magnifying transmitter able to produce and transfer electricity wirelessly across the world using ether as a conductor. The Tesla Coil is essentially a high-frequency air-core transformer. It takes the output from a 120vAC to several kilovolt transformer & driver circuit and steps it up to an extremely high voltage [4]. Tesla’s principles are rooted in the laws of electromagnetism and can be fully understood only by people with a strong background in electrotechnics. Simply put, however, Tesla showed that the Earth can function as a condenser that can store and release energy. It is well-known, indeed, that the Earth creates a magnetic field that, in turn, can excite electrons, for instance in a copper wire, thus generating electricity. This would have allowed the free produc-


misleading /

tion of electricity using the Earth’s own resonance. Tesla devoted a lot of time and energy to the study of this issue, as he could foresee the chance to create and distribute “free energy” across the world leveraging upon this revolutionary technology. That’s where the clash of conflict comes into play: JP Morgan withdrew his investment preventing Tesla from continuing his studies, and Rockefeller, founder of the Standard Oil Company (1877), realized that the distribution of “free energy” was against his own interests, as he could sell electricity making a fortune out of it. In 1930, Tesla also built a model of an electric car using wireless electricity. It was a Pierce Arrow car, one of the luxury cars of that period, in which the gasoline engine had been replaced with a round, completely enclosed electric motor fed by a gravitational energy converter [5]. Unfortunately even this invention has been concealed by oil and energy lobbies that have no interest in publicly disclosing alternative sources of low cost, if not completely free, energy. And just to be

on the safe side, Tesla was marginalized and reduced to bankruptcy, and, in some cases, his name was even cancelled from history manuals. Of course, he was not the only inventor in history to be denied funds or whose work has been shelved. In some instances, inventors have decided to sell their patents to those “oil suckers” or multinational companies which are always so interested in people’s money. There’s only one explanation why free and green technologies are not widely available across the globe: business interests. We still wonder why the advent of electricity has not lead to a massive production of electric cars. A possible explanation lies in the fact that the introduction of free energy by Tesla was completely against those who held the power at the beginning of the twentieth Century, Morgan, Rockefeller e Ford. Morgan would have lost his monopoly over electricity distribution, Rockefeller would have lost his monopoly over oil (the primary source of electricity), and Ford would have lost his monopoly over the use of energy in

the form of gasoline engines. Believe it or not, very few people in the world know about Tesla’s car, the development of a prototype of a water engine for cars, the existence of a water boiler, and many other inventions employing “green” or “free” energy. I feel almost ashamed at the idea that only now that I am in my late 30s I have realized how many discoveries were hidden. I am even shocked when I realize how much time and money we are wasting chasing the energy we are slaves to, while we could easily produce energy, and maybe even for free, starting from what we are surrounded by. We are slaves to ourselves and to our infused ignorance. No parasite stronger than man has been discovered yet.

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34 / fuorviante Notes [1] Some clarifications are necessary. When we talk about alternative energy sources, we mean electricity produced not by using fossil fuels, which represents “non renewable” sources. In this category we find, for example, hydroelectric energy, geothermic energy, solar energy and nuclear energy. This might be surprising, but alternative energy doesn’t necessarily originate from renewable sources or from energy sources that allow a sustainable development; quite the opposite, it represents a category of energy production methods made up of “any” production method which does not employ fossil fuels. This article relates to the possibility to produce “green” forms of energy, similar to wind power, solar, hydroelectric and geothermic energy, which seems to be a more suitable answer to the consumption of energy, produced using traditional sources, and might contribute to solve the global energy crisis as well as our parasitic relationship with our own planet. [2] Not everybody knows that the production of geothermic energy, renewable energy source, dates back to 1904 in Larderello, Tuscany, in Italy. Geothermic power-plant installations use natural steam coming out of subterranean sources as a primary source of energy. The steam is used to warm up water that will be used to create the amount of steam necessary to make the energy generator ram move. All over the world, geothermic power-plant installations employ a power of 8,300 kilowatt hours; Italy, with an installed power of 860 megawatts and an annual production of 4.7 billion kilowatt hours, occupies the third position behind the USA and the Philippines. Geothermic steam is also used to heat houses, greenhouses, and plants. So far, after 100 years of experience and with the up-todate technologies, the cost of geothermic energy is very close to that of energy produced using fossil fuels.

ampere) while maintaining steady the apparent electricity power (less losses due to hysteresis and eddy currents). It is a machine able to work only with an alternating current, as it employs the principles of electromagnetism and is used to convey electric energy from electric power plants to users. It was one of the main reasons why Tesla’s alternating current won the “current war” against Edison’s direct current. [5] During the seventies, even Edwin Gray created an electric car engine able to produce a 80 horsepower, based on Nikola Tesla’s studies on radiant energy and cold energy.

For further information, visit: Kilkenny,Niall. Nikola Tesla—The Man Who Electrified The World. Web. April 2010. < http://www.reformation.org/ nikola-tesla.html> Nebbia, Giorgio - Il pianeta degli uomini. A cento anni dalle cinque lampadine. Ambiente società territorio: Geografia nelle scuole. Associazione Italian Insegnanti di Geografia. Vol. 49. 1, 2004 , pag. 25. Web. April 2010 neli2008 - Sins of the century: How J.P. Morgan J.D.Rockefeller and H.Ford blocked Nikola Teslàs ideas for better world. Compenetration Wordpress. Web. April 2010 < http://compenetration. wordpress.com/2008/05/14/sins-of-thecentury-how-jp-morgan-jdrockefellerand-hford-blocked-nikola-teslas-ideasfor-better-world> Lindemann, Peter, DSc, Clear Tech Inc. Free Energy. Clear Tech Inc. Web. April 2010 <http://www.free-energy.ws> Lund, John W. - 100 Years of Geothermal Power Production. Geo-Heat Center Bulletin. Geo-Heat Center Bulletin, September 2004. Web. April 2010. Micheloud, Francois. John D. Rockfeller & the Standard Oil Company. Web. April 2010 <http://www.micheloud.com/ FXM/so/rock.htm> Panacea-BOCAF, The Panacea Center, Panacea University. Panacea-Bocaf, Building Our Children a Future. Web. April 2010 <http://www.panacea-bocaf. org/mraevgray.htm>

[3] Tesla’s inventions manifold – for instance, he is thought of being the inventor of radio waves. Between the end of XIX century and the beginning of XX century, he invented and tested non Hertzian electromagnetic waves, whose loss of power during the wireless transmission does not follow the inverse square law. Unfortunately, after his death all his work was confiscated by US authorities and are still considered top secret. [4] A transformer is a static electric machine (static as it does not contain moving parts) belonging to the broader family of converters. In particular, a transformer allows to convert parameters of tension (symbol V and SI unit [V] volt) and electric current (symbol I and SI unit [A]

IS


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36 / fuorviante Zio P.

Credit Default Swap (CDS): Le Nuove Fiche

Il Credit Default Swap è uno strumento finanziario utilizzato principalmente per operazioni di copertura dei rischi in relazione alle attività di prestito. Tutto sommato, l’idea che sta alla base di un CDS è semplice: una banca presta dei soldi ad un cliente. La banca, però, vuole coprirsi dal rischio che il cliente non paghi alla scadenza. Ha concesso un grosso prestito ad un solo cliente, puntando troppo su un solo numero o non ha “diversificato” abbastanza, come si dice in gergo. Ora teme che il cliente non paghi. La banca allora trova qualcuno che, al contrario, crede che il cliente sarà in grado di onorare il debito e paga un premio a questo qualcuno che, quindi, in caso di bancarotta del cliente, garantirà per lui. Il CDS è in sostanza una garanzia, un’assicurazione contro la bancarotta. Per fare un esempio concreto, se ho comprato dei titoli di stato argentini e leggo su un giornale che le cose non stanno proprio andando bene per l’Argentina, posso decidere di assicurarmi sulla possibile insolvenza dello Stato Argentino. Se l’Argentina fa flop e mi sono assicurato, non rimango al verde. Se invece l’Argentina paga il debito alla scadenza, guadagno di meno perché all’utile dell’operazione devo sottrarre quanto

ho pagato per assicurarmi. Chiaramente questo minor utile dipende dal Paese: assicurarsi contro il fallimento dell’Argentina costa molto di più della Svizzera, ovviamente. Nato all’inizio degli anni 1990, il CDS è cresciuto esponenzialmente: solo fra il 2002 e il 2007, il lordo degli importi nozionali coperti da CDS è passato da 2.000 miliardi di dollari ad un impressionante importo di 58.000 miliardi, a fronte di un valore totale di debito in titoli in circolazione in tutto il mondo di 80.000 miliardi. Verso la fine del 2007, la crescita rapida dei CDS sembra essersi fermata a causa della crisi e della conseguente “compressione del commercio” – ovvero una pratica che riduce l’esposizione lorda, lasciando il rischio di posizione netta di un istituto finanziario invariato. Entro la metà del 2009, tuttavia, il volume è sceso a circa $30.000 miliardi, ma si comincia a notare una tendenza al rialzo. I numeri sono da capogiro, e diventano anche più interessanti se consideriamo le complesse interrelazioni tra i partecipanti ad un mercato di queste dimensioni. La situazione attuale ha alimentato la preoccupazione che il collasso di un attore principale possa avere effetti devastanti per il settore finanziario nel suo complesso. Fate il vostro gioco Vediamo perché. L’idea alla base dei CDS, come abbiamo visto, è semplice, ma al mondo della finanza le cose semplici non piacciono. Ci sono le complicazioni, e con esse grosse occasioni di guadagno.

Cosa succede se, per esempio, invece di comprare dei titoli di Stato argentini compro quelli delle Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, e poi cade il Muro di Berlino? Lo Stato non è esattamente “fallito”, è solo inaspettatamente mutato nella forma, e in questo caso anche nella quantità visto, che dalla scissione sono nati molti stati indipendenti. Chi deve pagare quando tutto si è calmato? Un po’ per uno? Un’altra complicazione è che il titolo di una società fallita non ha lo stesso valore di una sana. Solitamente, su 100 dollari di valore del debito, gli avvoltoi della finanza, meglio conosciuti come mediatori o trader del debito, sono disposti a pagare circa 25 dollari. Se possiedi il titolo la tua perdita è del 75%, quindi su 100 il CDS ti paga 75 dollari. La difficoltà quindi non è solo stimare la probabilità con cui il debitore possa fallire, ma anche quanto i famosi mediatori otterranno dalla vendita della sua “carcassa”. La complicazione che però presenta le maggiori conseguenze è il fatto che i CDS sono completamente scollegati dal debito sottostante. In sostanza, si tratta di una scommessa fra due persone sul fatto che un terzo sarà o meno in grado di pagare. Le tre persone però possono anche non conoscersi. In questo caso, il CDS diventa come una fiche su un numero della roulette. Ma sullo stesso numero possono puntare tanti giocatori, e a volte il valore della somma delle puntate è superiore alla vincita singola. La differenza fra un tavolo da gioco e il sistema finanziario internazionale è che l’ammontare


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La differenza fra un tavolo da gioco e il sistema finanziario internazionale è che l’ammontare delle puntate su un numero influenza la probabilità che il numero stesso esca sulla roulette.

delle puntate su un numero influenza la probabilità che il numero stesso esca sulla roulette. Se circola la voce che molti investitori si coprono dal fallimento di un Paese coi CDS, questo fa circolare la voce che il Paese è in difficoltà, innescando una spirale negativa che può veramente portarlo sulla via del fallimento. Ad esempio, nel 2005 il bond della General Motors è stata declassato dall’agenzia di rating Standard & Poor’s a “junk”, che significa letteralmente “spazzatura”. Il declassamento fu di due punti, da BB+ a BB- ed ebbe un effetto psicologico quasi immediato sulle scelte degli investitori. Il titolo perse il 6 per cento del valore il giorno dopo. Fiutando la bancarotta, coloro in possesso di bond GM e speculatori in cerca di fortuna iniziarono a coprirsi con CDS, innescando una spirale negativa che portò la GM a chiedere l’amministrazione controllata il primo giugno 2009. A quella data si stima che il bond GM arrivò ad essere scambiato sul mercato CDS per un volume quattro volte superiore al debito. Come le aziende, così i governi. Ed è il caso dell’Italia. Secondo DTCC, la più grande società finanziaria post-trade di Wall Street, gli investitori internazionali si sono assicurati contro il fallimento finanziario del governo italiano più che contro qualunque altro Paese al mondo. L’Italia occupa il primo posto anche perché ha uno dei più grandi debiti pubblici del mondo. Grecia e Irlanda, ad esempio, sono in lista, anche se le loro esposizioni

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ai mercati obbligazionari pubblici sono molto più piccole. Le dimensioni di queste esposizioni ai CDS si spiegano con enormi debiti e fragili gestioni delle finanze pubbliche. I CDS sono nati come un’assicurazione contro il fallimento finanziario di uno Stato, ma sono diventati una fiche in mano agli speculatori per scommettere contro la capacità dei governi di far fronte ai propri impegni finanziari. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, il debito pubblico dell’Italia, rispetto al 115,8% del PIL del 2009, aumenterà ulteriormente nei prossimi anni, attestandosi al 118,6% nel 2010 per salire fino oltre al 124% nel 2015. Per fare un paragone, alla fine del 2009 il rapporto debito/PIL della Grecia era pari al 113 per cento, della Spagna al 55 per cento, dell’Irlanda del 66 per cento e del Portogallo a 77 per cento. L’Italia ha un debito/PIL superiore al 115 per cento, ma dal 1992 fino all’anno scorso ha avuto un avanzo primario di bilancio, un fatto che evidenzia come possa essere difficile per i paesi ad alto indebitamento a ridurre il livello del debito. Nel 2006 la stessa Standard & Poor’s, che ha ha tagliato il rating di GM, tagliò quello del debito per l’Italia ad AA+ da AA-; Fitch Ratings passò da AA a AAmandando un segnale chiaro agli investitori. Insomma, le agenzie di rating dicono che il nostro governo non è capace di gestire le proprie finanze, e gli investitori e speculatori internazionali stanno scommettendo contro di noi. Rien ne va plus.

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Austria

France

Greece

Brazil

Germany

source: Depository Trust & Clearing Corporation

Spain

Biggest sovereign CDS positions net notional amounts outstanding november 21st 2009, $bn

Italy

38 / fuorviante

Zio P.

Credit Default Swaps (CDSs): The New Chips

Credit Default Swaps are a financial instrument used primarily to hedge risks related to lending activities. All in all, the idea behind a CDS is simple: a bank lends money to a customer. However, the bank wants to hedge the risk that the customer does not pay at maturity. The bank has granted a large loan to a single customer, focusing too much on a single number, it is not “diverse” enough as the jargon goes. Now the fear is that the customer cannot afford to pay. The bank then finds someone who believes that the client will be able to pay back the debt; and pays a premium to this someone who, in case of the customer’s bankruptcy, will act as a guarantee for him. The CDS is essentially a guarantee, an insurance against bankruptcy. To give a practical example, if I buy Argentine bonds and then read in a newspaper that things are not going well for Argentina, I would want to insure against the possible insolvency of Argentina. If Argentina defaulted, I would have avoided the loss; if Argentina paid the debt to maturity, I would earn less because I would have to subtract what I paid to have my insurance from the profit. Clearly this depends on the country, for example getting an insurance against the failure of Argentina

is much more expensive than against Switzerland’s. Born in the early 90s, CDSs grew exponentially until between 2002 and 2007, the gross notional amounts covered by CDS rose from $2,000 billion to an impressive amount of $58 trillion, compared with a total value of debt securities issued worldwide of $80 trillion. Towards the end of 2007 the rapid growth of CDSs appears to have stopped because of the crisis and the consequent “compression of the trade” - a practice that reduces the gross exposure, leaving the risk of a financial institution’s net exposure unchanged. By mid 2009, however, the gross volume fell to about $30 trillion, but we started to notice again an upward trend. The numbers are staggering and become even more interesting as there are complex interrelationships between the participants in a market of this size. The current situation has fuelled concern that the collapse of a major player can have devastating effects for the financial sector as a whole. Let’s examine why. Play your Game The idea underlying the CDS, as we have seen, is simple but the world of finance does not like simple things. There are complications, and with them great opportunities for profit. What happens if, for example, instead of buying the Argentina bonds, I buy Union of Soviet Socialist Republics’ ones, and then the Berlin Wall falls? The state hasn’t simply defaulted; it has, however,

unexpectedly changed its form, and, in this case, its “quantity” since from the split many independent states are born. Who should pay after everything has calmed down? Everybody pays a share? Another complication is that a share of a default company doesn’t hold the same value of a sound one. Usually, out of about $100 worth of debt, the vultures of finance – better known as brokers or traders of debt –are willing to pay about $25. If you have such title, your loss will be of 75%. So, out of $100 the CDS pays you $75. The difficulty is then not only to estimate the odds with which the borrower may fail, but also to guess how much the brokers will get from the “wreck”. The complication, however, that has the greatest consequences is that the CDSs are completely disconnected from the underlying debt. A CDS is essentially a bet between two people that a third party will be able – or not – to pay. The three people may not even know each other. In this case, the CDS becomes a chip on a roulette number. On the same number, however, many players can bet, and sometimes the sum of the bet is more than the winning amount. The difference between a board and the international financial system is that the bet’s amount influences the probability that that number is going to come out. If rumour has it that many investors are covered with CDSs from the bankruptcy of a country, this then spreads another rumour that the country has difficulty, triggering a downward spiral that can really bring the country onto the path of default.


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misleading /

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The difference between a board and the international financial system is that the bet’s amount influences the probability that that number is going to come out.

Russia

Ireland

Belgium

Turkey

Mexico

Portugal

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For example, in 2005, General Motors credit rating was downgraded by the agency Standard & Poor’s to “junk”. The downgrading was two points from BB + to BB- and had an almost immediate psychological effect on investors’ choices. The title lost 6 % of the value the next day. Smelling bankruptcy, those holding GM bonds and speculators in search of fortune began to buy CDSs, triggering a downward spiral that lead GM to ask for administration on 1st June 2009. At that time it was estimated that GM bonds were traded in the CDS market with a volume four times the debt. As companies, so governments. And that could be the case of Italy. According to DTCC, the biggest Wall Street financial post-trade company, international investors are insured against the financial failure of the Italian government more than against any other country in the world. Italy ranks first also because it has one of the biggest public debts in the world. Greece and Ireland, for example, are on the list, even though their exposure to public bond markets are much smaller. The size of these exposures in the CDS can be explained by huge debts and weak management of public finances. CDSs are born as an insurance against the financial failure of a state but are now a chip held by speculators, to bet against the capacity of governments to manage their finances. According to estimates by the International Monetary Fund, Italy’s public debt, compared to 115.8% of GDP in 2009, will

increase further in coming years, standing at 118.6% in 2010 to climb to over 124% in 2015. By comparison, at the end of 2009 the debt ratio in Greece stood at 113 %, 55 % in Spain, 66 % in Ireland and 77 % in Portugal. Italy has a debt ratio even greater than 115 %, but from 1992 until last year had a primary surplus budget, a fact that shows how it can be difficult for countries with high debt to reduce its level. In 2006, the same Standard & Poor’s that cut GM’s rating cut Italy’s to AA+ from AA-, Fitch Ratings’ changed from AA to AA-, sending a clear signal to investors. In short, the rating agencies say that our government is not capable of managing its finances, and international investors and speculators are betting against us. Rien ne va plus.

AF//MSD


40 / fuoritema Ethel Chiodelli

Il Potere.

L’inizio di un viaggio al suo interno Si sente dire spesso che viviamo in un momento di drammatico, profondo cambiamento politico e sociale. Da un certo punto di vista è sicuramente vero: il collasso del sistema comunista in Russia e nelle repubbliche dell’est, l’emergenza di una presunta identità europea, la crescita esplosiva di nuovi mezzi di comunicazione, la recente crisi economica e il diffuso revival di nuove forme di identità etniche e nazionali, tutto sembrerebbe suggerire che il nostro è un tempo di cambiamenti radicali. La stessa campagna elettorale dell’attuale presidente degli Stati Uniti Obama è stata caratterizzata dal motto “Yes, we can!”, sottinteso change; più sottilmente hanno agito i conservatori inglesi durante le ultime elezioni, riempiendo Londra di manifesti dove a caratteri cubitali si accusava Gordon Brown di essere il responsabile di problemi come la disoccupazione giovanile e il debito pubblico, mentre si invitava in una piccola frase in basso a destra a votare conservatore in nome del cambiamento. Ad uno sguardo più attento, tuttavia, non dovrei essere biasimata troppo se, in fin dei conti, pensassi che le cose non sono cambiate più di tanto, dal momento che le stesse forme di dominio e le stesse gerarchie istituzionali sembrano riapparire volta dopo volta, sotto altra forma sì da non apparire simili alle precedenti. Con questo non intendo negare che ci siano stati significativi avanzamenti storico-sociali, né intendo suggerire che tutte le strutture politiche e di organizzazione sociale siano ugualmente oppressive. Rimane, però, che la vera realtà del potere e, come direbbe Nietzsche, del suo eterno ritorno, non possono più essere ignorate. L’alternativa sarebbe dare ragione a Tancredi quando afferma: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!” (Tomasi, 41). È in risposta ad un’esigenza personale profonda che inizio questo percorso con voi lettori. Intendo analizzare, in una serie di articoli, la natura del potere e le tecniche attraverso cui viene esercitato e, troppo spesso, abusato. Accanto ad una prima parte di analisi dei problemi, mi prometto di illustrare le proposte, le soluzioni teoriche e i tentativi già in atto a favore di una gestione e distribuzione più equa e consapevole del potere stesso. Ma cosa è, brevemente, il potere? È istintivo il riferimento alla politica, ma il suo campo d’azione in realtà comprende ogni aspetto del vivente. A tal proposito i termini di biopotere e biopolitica (dal greco bios, vita) utilizzati per la prima

volta dal pensatore francese Michel Foucault (Foucault, 1, 23) ci fanno capire la vastità dello scenario da analizzare poiché, come scrivono anche Michael Hardt e Antonio Negri: “There is no place of power, it is both everywhere and nowhere” (Hardt and Negri, 93). Foucalt enfatizza l’importanza di una storia minore, lontana dagli eventi ufficiali, dalle guerre e dalle battaglie, centrata invece sugli aspetti collettivi e sui fenomeni di lunga durata: epidemie, variazioni demografiche, climi, paesaggi agrari, vestiti e, aggiunta personale, il sistema monetario. Dobbiamo quindi spostare la nostra attenzione dal “teatrino della politica”, che vediamo ogni giorno in TV, alle pratiche più quotidiane che troppo spesso diamo per scontate. In fondo, come dice Roberto Scarpinato, la natura del potere è oscena, cioè opera nel fuori scena (Lodato, Scarpinato, 31). La storia segreta del potere si trova negli avvenimenti ritenuti marginali che riflettono le sue vaste ed infinite ramificazioni, e Foucault porta alla luce come il potere, cosi come viene gestito/abusato ora, segrega, punisce e si esercita nelle camerate dei manicomi e delle caserme, nelle corsie degli ospedali, nelle stanze dei collegi, nelle aule scolastiche. Lavora sul dettaglio, in modo quasi “microfisico”, infiltrandosi e permeando ogni piega della società, facendosi strada nelle mille pratiche che coinvolgono il corpo (la sessualità, l’igiene, la medicalizzazione) e lo spazio. Suddivide minuziosamente il territorio e gli ambienti, regola le distanze tra gli individui, si insinua nel nesso inscindibile tra coscienza e corporeità facendoci crederli separati. Chi rappresenta questo potere non sono solo i grandi personaggi, ma una miriade di uomini piccoli e medi e, al limite, tutti noi, perché il potere non è sopra la società, ma dentro di essa ed è da lì che bisogna scardinarlo, perché è lì che è divenuto insopportabile. E questa è forse la cosa più difficile da accettare. Se è facile incolpare i grandi personaggi della Storia, è più difficile prendere parte della responsabilità sulle nostre spalle. In questo senso, per favorire la transizione da un vecchio ad un nuovo, ma soprattutto autentico, ovvero non calato dall’alto, paradigma culturale, mi occuperò di tutta una serie di recenti ricerche che vanno sotto il nome di psicologia del cambiamento. Questo nella convinzione che il primo e più importante terreno politico risieda nella nostra soggettività e che uno degli errori più comuni sia quello di porre i problemi e le

loro cause fuori da se stessi. Il risultato è una pericolosa deresponsabilizzazione che finisce per liberarci dall’avere un ruolo attivo e di primo piano nella realizzazione del cambiamento stesso. Come ha fatto notare il filosofo e psicanalista Félix Guattari, è a livello molecolare che bisogna iniziare a contrastare le dinamiche del potere, perché i grandi fascismi storici si sono nutriti innanzi tutto dei micro-fascismi che mettiamo in atto nella vita di tutti i giorni (Guattari, 121). Ponendo l’individuo al centro e agendo a livello della nostra “microfisicità”, potremo avere risultati concreti e immediatamente visibili. Se potessimo smettere di concentrarci ossessivamente sulle veline di Berlusconi, le guerre di Obama o lo scandalo della pedofilia nella Chiesa di Roma, ad esempio, ed anche solo un terzo dell’intera popolazione globale iniziasse ad onorare in prima persona quei valori di solidarietà, amore e compassione che tanto vengono evocati, il cambiamento accadrebbe in tempi sorprendentemente brevi. Il nostro viaggio quindi si alternerà tra un “dentro” e un “fuori” la cui rimessa in connessione è essenziale per la riuscita di un autentico cambiamento. Vorrei percorrere questa strada in più ampia compagnia possibile, conscia del fatto che la famosa intelligenza collettiva di cui tanto si parla è una delle armi più potenti in mano alla moltitudine, spero perciò di ricevere feedback, commenti, proposte, critiche e richieste di approfondimenti. Questo spazio è, appunto, un percorso collettivo la cui direzione, spero, decideremo insieme. Fate sentire la vostra voce!


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Fonti Guattari, Félix - A Liberation of Desire, The Guattari Reader; Ed. G. Genosko. Oxford: Basil Blackwell, 1996. Print. Foucault, Michel - Security, Territory, Population. Lectures at the Collège de France, 1977-78; New York: Palgrave Macmillan. Transl. by Graham Burchell, 2007. Print. Hardt, Michael and Negri, Antonio Empire; Cambridge, Mass.: Harvard University Press. 2000. Print. Lodato, Saverio and Scarpinato, Roberto. Il Ritorno del Principe; Milano: Ed. Chiarelettere, 2008. Print Tomasi di Lampedusa, Giuseppe. Il Gattopardo; Lampedusa, Firenze: La Nuova Italia, 1974. Print.

La natura del potere è oscena, cioè opera nel fuori scena.

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42 / fuoritema Ethel Chiodelli

Power.

The Beginning of an Inside Journey We hear quite often that we are living in a moment characterized by dramatic and profound change at a political and social level. From a certain point of view this is undoubtedly true. The collapse of the communist system in Russia and in the Eastern Republics, the emerging of a theoretical European identity, the explosive media development, the recent economic crisis and the wide spread revival of new ethnical and national identities: everything seems to suggest that ours is a time of radical changes. Even the Obama electoral campaign, characterized by the motto “Yes, we can!” implied change. The UK Conservative party has been more subtle, filling London up with posters where in enormous letters Gordon Brown was deemed responsible for problems such as youth unemployment and public debt and where in a small sentence on the bottom right corner they invited us to vote Conservative “Year for change.” Looking closer, though, I shouldn’t be blamed too much if, after all, I think that things haven’t actually changed that much: the same forms of control and the same institutional hierarchy appear again and again, in different forms yet unchanged. Sure I don’t want to deny that there has been significant historical and social progress: and I don’t want to suggest that all political and social structures are equally oppressive. Yet the actual reality of power and as Nietzsche would suggest, of its eternal return, cannot be ignored yet again. Otherwise we might as well agree with Tancredi when he says: “If we want that everything stays the same, we should change everything!” (Tomasi, 41). I start this journey with you in response to a profound personal need. In this series of articles, I will analyse the nature of power and the techniques that are employed to use it, and, too often, to abuse it. In the first series, I will illustrate the problems, and in the second one I will describe solutions and contemporary and already-in-use attempts to reach a more equal and awareness of power management and distribution. So what is, briefly, defined as power? It is pretty much instinctive to link it to politics, but its reach is far bigger and involves every living facet. In this prospect, biopower and biopolitics (from Greek bios, life) used first by Michel Foucault, (Foucault, 1, 23) help us understand the vastness of the scenery we have to analyse. As Michael Hard and Antonio Negri write: “There is no place of power, it is

both everywhere and nowhere” (Hardt and Negri, 93). Foucault stressed the importance of a minor history, away from official events, wars and battles; centred, on the other hand, on collective aspects and long-duration phenomena: epidemics, demographic fluctuations, climate, agricultural landscapes, clothes, and, a personal add-on, the monetary system. We then have to move our attention away from the political theatrics that we see everyday on TV towards daily practices which we so often take for granted. After all, as Roberto Scarpinato says, the nature of power is obscene, which is to say it operates outside the scenes (Lodato, Scarpinato, 31). We find the secret history of power in facts that are normally considered inconsequential, but that represent its great and never-ending ramifications. Foucault brings to light how power, as it is used/ abused now, segregate, punish and is exerted in mental homes, barracks, hospital wards, inside boarding schools and school rooms. Power works on details, almost to the micro-physical level, infiltrating and permeating every social fold, making its way up in the thousands practices relating to the body (sexuality, hygiene, medicalization) and space. It carefully separates territory and environment; it regulates distances between people; it creeps into the inseparable connection between conscience and body, letting us think of them as separate. This power is not represented by great personalities, but by thousands of small and middle characters, and, ultimately, even by all of us. Power is not above society, it is inside it and we need to eradicate it from there, as there it has become insufferable. This is probably the hardest bit to accept. When it is easy to blame the great characters of history, it is far harder to accept part of this responsibility on our shoulders. Accordingly, to ease a transition from the old to a new and authentic paradigm, which is not to say one given us from above, I will talk also about some new research called psychology of change. The first and most important political terrains indeed is our own self and one of the most common mistakes is to put problems and their solutions outside from ourselves. This results in a dangerous responsibility deprivation which ends up freeing us from an active and foreground role in realising the change. As the philosopher and therapist Félix Guattari points out, we need to oppose power dynamics in our molecular level as all great

historical fascisms grew first of all out of the micro-fascisms we act in our everyday lives (Guattari, 121). When we put the individual at the centre of the stage and we act inside our “micro physicity” we could have concrete results immediately. If we could avoid concentrating with such obsession on Berlusconi, Obama’s wars or the paedophile scandal in the Roman Catholic Church, for example, and even only a third of humanity could start to honour those values of solidarity, love and compassion that are so often talked about, the change would occur really briefly. Our journey, then, will alternate between an inside and outside world – whose connection is essential for an authentic change. I would like to take this road with as many companions as possible, as I am deeply conscious that the famous collective intelligence is one of the most powerful weapons for the people, so I am hoping I will get feedback, comments, proposals, criticism and requests for indepth examination. This space is, indeed, for a collective journey, whose direction we will decide together. Make your voice heard!

MDS


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Works Cited Guattari, FÊlix - A Liberation of Desire, The Guattari Reader; Ed. G. Genosko. Oxford: Basil Blackwell, 1996. Print. Foucault, Michel - Security, Territory, Population. Lectures at the Collège de France, 1977-78; New York: Palgrave Macmillan. Transl. by Graham Burchell, 2007. Print. Hardt, Michael and Negri, Antonio Empire; Cambridge, Mass.: Harvard University Press. 2000. Print. Lodato, Saverio and Scarpinato, Roberto. Il Ritorno del Principe; Milano: Ed. Chiarelettere, 2008. Print Tomasi di Lampedusa, Giuseppe. Il Gattopardo; Lampedusa, Firenze: La Nuova Italia, 1974. Print.

There is no place of power, it is both everywhere and nowhere.

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44 / fuoritema Marco Titocci

“Don” o “ Dott.”?

Uno sguardo sulla mafia nel Regno Unito Don Nicola cammina lentamente, mani alla cintola e osserva, dispensa sorrisi e saluti ai passanti che ossequiano rispettosi. Entra nella bakery su Upper street per uscirne con un filone caldo e le cento sterline mensili. Si ferma sulla soglia; ancora uno sguardo all’esterno del locale prima di riprendere a camminare deciso verso l’altro lato della strada. Due giovani uomini gli si pongono davanti, e mentre il primo gli bacia la destra chino sull’anello d’oro, l’altro lo stringe a sé e con la lama, deciso e svelto ne penetra il grasso ventre avaro. Una donna grida, ma è già tutto finito. Si sa già chi passerà da domani a chiedere con la certezza di ricevere. Cambiano gli attori, stessa recita, stessa cortesia, stessa paura. Un giorno come tanti nella Islington - little Italy - di un ventennio, nero in patria, grigio in una Londra troppo spesso bagnata dalla pioggia. Sembra di trovarsi nella Grande Mela di A Bronx’s tale o Goodfellas, tra i ricordi snocciolati con il volto di De Niro in Godfather. In effetti è proprio “solo un film”, una realtà soltanto hollywoodiana, dove nell’ostentazione di rispetto e di valori antichi si finisce spesso e quasi sempre a schierarsi dalla parte del “cattivo”. Un affresco da poche pretese per un immaginario collettivo “video-rimbecillito”. Il virus mafioso, se prima si insinuava nelle navi cariche di speranze verso un mondo nuovo chiamato America, ora - e non certo solo in questi ultimi anni punta all’Europa unita e ai suoi mercati. Si muove deciso, passando silenzioso sui ponti d’oro costruiti da società offshore e banche “rispettabili”. Conduce abilmente un’economia malata fatta di capitali neri da “lavare”, spostare, investire. Il mondo è cambiato e il virus è mutato. Ha trovato nell’Europa un campo fertile e sprovvisto di difese dove, travestito da criminale folkloristico, tutto spaghetti e omertà, svela invece la sua più moderna faccia imprenditoriale. Il Regno Unito è una torta che non si sottrae alla golosità mafiosa. Come evidenzia Francesco Forgione, ex Presidente della commissione Antimafia, le famiglie mafiose stanno investendo da anni in questa terra ancora vergine da un punto di vista legislativo a questo fenomeno. Londra è in un certo senso invasa di ristoranti italiani, caffè e boutique italiane; certo il “ Made In Italy” è sempre un marchio che attira e che vende; ma la quantità di questi esercizi commerciali balza certamente all’occhio

Quanti di questi siano costruiti su fondamenta illecite è difficile saperlo, soprattutto se non si effettua un controllo sulla provenienza del capitale e se non si ha confidenza con il sistema mafioso. L’opinione pubblica, così come la magistratura britannica, sembrano non accorgersi ancora della pericolosità della situazione, forse perché considerano la mafia un problema solo italiano, circoscritto ai “feudi” del meridione della penisola. Nel frattempo, come ha illustrato Forgione, insieme alle altre associazioni di stampo mafioso dell’est Europa, asiatiche e locali, la “piovra” si spartisce il bottino milionario con una sfrontatezza derivata da una quasi totale immunità. Sono recenti le notizie apparse sui maggiori quotidiani britannici sull’espansione della mafia nostrana nel Regno Unito. Esemplare, come unica, la notizia nell’Observer (27/12/2009), che riportò come il boss camorristico Antonio La Torre, prima di essere arrestato nel 2005, stesse investendo denaro, ovviamente sporco, ad Aberdeen, dando vita ad una catena di negozi alimentari dove poter vendere direttamente prodotti importati dall’Italia. Nello stesso articolo si riporta che la licenza della società di scommesse “Paradise Bet” viene sospesa dalla Britain’s Gambling Commission, grazie al lavoro della magistratura italiana, che aveva individuato nella società - ovviamente intestata a prestanome - uno strumento del clan pugliese dei Parisi per il lavaggio del denaro sporco. Se si scavasse un po’ più a fondo si troverebbero sicuramente altri esempi dell’interesse delle cosche nostrane per il mercato britannico. Proprio questo sembra essere il problema: come evidenzia Forgione, non si cerca, non ci si interessa, non si indaga. Un po’ come è successo a Duisburg, in Germania, nella famosa Strage di Ferragosto del 2007: sei i morti causati da una decennale faida tra ‘ndrine della Locride spostatasi lontano da casa, ma vicina ai propri affari. La carneficina sollevò domande in merito all’espansione mafiosa verso il centro e nord Europa e si tentò una più stretta collaborazione tra le polizie italiane e tedesche cercando di creare una commissione di investigazione bilaterale - progetto che purtroppo fallì a causa dell’opposizione di quella italiana. La parlamentare Laura Garavini propose anche, senza successo, di espandere le leggi anti-mafia al resto dell’Europa. Sembrerebbe, tuttavia, che del problema mafioso ci si accorga solo alla vista del sangue ed è ciò che ci si augura non accada

anche nel Regno Unito. Come evidenzia Forgione, da diversi anni, parallelamente che in Italia, i capitali mafiosi vengono investi anche nel mattone, e arrivano ad acquistare anche interi quartieri, come sta succedendo nel West End di Londra, a Camden town, o nell’Est End. La crisi economica del 2009 ha sicuramente dato una grossa mano in questo senso con l’abbassarsi del prezzo del mattone e una minore attenzione alla provenienza di capitali, E le “famiglie” hanno fatto affari d’oro. La società civile ha certamente accusato il colpo inferto dalla crisi, ma la mafia con i suoi traffici illegali non ne ha risentito affatto. Un esempio interessante: durante l’autunno del 2009 capitava di trovare degli annunci di lavoro su siti internet specializzati per “agenti locali “. Inviando il curriculum vitae alla compagnia - che non rivelava il suo nome ma solo gli ottimi guadagni che poteva garantire - si veniva contattati rapidamente da un ufficio svizzero di una compagnia offshore che delineava meglio il ruolo e i compiti dell’agente locale. Il “lavoro” offerto era in sostanza quello del prestanome. L’agente locale doveva aprirsi un nuovo conto in banca che avrebbe ricevuto delle ingenti somme di denaro inviate da clienti anonimi. Alla ricezione, il titolare veniva avvisato tramite email dall’ufficio registrato in Svizzera. A questo punto, a seconda della richiesta del cliente - solitamente entro un’ora - l’agente locale doveva recarsi in una filiale della banca e ritirare in contanti dal conto per poi trasferirli, tramite ad esempio money transfer, su conti correnti di qualche paradiso fiscale. L’agente da questo movimento di denaro otteneva un 10% su ogni transazione. Tutto questo veniva fatto alla luce del sole, tramite inserzioni sui siti più cliccati in UK e tramite corrispondenza email. La polizia inglese poteva intervenire solo dopo che il prestanome - chiamato “mulo” - effettuava più transazioni in un breve arco di tempo; avvertiti dalle banche congelavano tutti i conti correnti dell’agente che veniva quindi incriminato. Ovviamente tutto questo senza che le “società” che delegano le transazioni e i loro clienti venissero di fatto coinvolte, come invece succedeva puntualmente all’agente locale di turno. I capitali da spostare da una parte all’altra del globo sono enormi ed è un flusso continuo. Se prima il prestanome era una persona di fiducia del criminale, ora può essere chiunque, e si crea così la nuova figura del “mulo locale”. Passano i tempi, si evolvono le forme, ma le mafie ancora


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proliferano su povertà e ignoranza. La mancanza di leggi anti-mafia rende il Regno Unito – e il resto dell’Europa – un paese dei balocchi per i mafiosi. Il Regno Unito sta infatti diventando un posto sicuro per gli affari illeciti delle famiglie mafiose, utile anche per la loro latitanza, come dimostra l’arresto del killer Gennaro Panzuto arrestato nel Lancashire. Lo stesso Panzuto, al magistrato italiano che lo stava interrogando sul perché si trovasse da diverso tempo nel Regno Unito, ha dichiarato:” Non certo per il cibo o il tempo”. In fondo è un concetto chiaro e semplice. Qui gira il denaro dell’alta finanza, qui la società è ignara del business reale della mafia, qui il “Don” del paese diventa “Dott.” o “ Ing.” e sostituisce al controllo del territorio il controllo economicofinanziario. Protetto dalla sua maschera di folklore tipicamente italiana, può allargare i propri orizzonti affaristici.

Il Regno Unito è una torta che non si sottrae alla golosità mafiosa.

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46 / fuoritema Marco Titocci

“Don” or “Dr.”?

An overview of the Mafia in the UK Don Nicola walks slowly, hands on his waist, looks around, smiles and greets the passers-by that pay their respect. He goes into the bakery on Upper Street and comes out with warm bread and the monthly £100. He stops at the door; has another look outside the shop before walking decisively across the street. Two young men positioned themselves in front of him, and while the first one is kissing Don Nicola’s right hand, on the gold ring, the other one hugs him and with a blade, forcefully and quickly pierces his greedy fat stomach. A woman cries out, but it is already all over. Everybody knows who is coming tomorrow to ask knowing he is going to receive. Actors change, yet the script, the politeness, the fear stay the same. It’s just another day in Islington – little Italy – during the twenties – black in the fatherland, and only grey in London when the rain falls just a bit too often. It looks like we were on a set in the Big Apple of A Bronx’s tale or Goodfellas, or among memories told by a character with De Niro’s face in The Godfather. Well, it is actually only a movie, a Hollywood reality, where with the display of respect and ancient values you end up almost always sitting with the bad guys. An unpretentious fresco for a “video stunned” collective imagery. In earlier times, the Mafia virus used to creep onto the boats that were filled with hope for a new world called America; now – and certainly not only in the very latest years – it targets the European Union and its market. It moves confidently, stepping in silence on the golden bridges built by off-shore societies and “respectable” banks. It leads skilfully a sick economy made by laundered money, which needs to be moved and invested. The world has changed and the virus has followed suit. In the EU it has found a fertile and defenceless field, where it can show its modern business-like face dressed up as a folkloristic criminal, all spaghetti and conspiracy of silence. The UK is a cake which cannot avoid Mafia gluttony. As Francesco Forgione, the previous President of the AntiMafia Commission, highlights, Mafia families have been investing in this country, which is still a virgin from a legislative point of view, for years now. London is almost invaded by Italian restaurants, coffee bars and boutiques. Of course “Made in Italy” is still a selling point, but it is impossible not to notice the sheer number of these economic ventures. How many of these ones have been built

on illegal foundations is hard to guess, especially if you don’t check where the money comes from or if you are not knowledgeable about the Mafia system. It seems that the public, as well as the British magistrates, are not aware of the danger in this situation; maybe they consider the Mafia a problem which is strictly Italian, limited to the quarrel in the Southern part of the peninsula. In the meantime, as Forgione has illustrated, the Mafia and other Mafia-like associations share the millionaire loot with a boldness derived by almost total immunity. Only recently a few articles about the expansion of Italian Mafia into the UK have appeared in the UK press. Quite unique was the article in the Observer (27/12/2009) that explained how the Camorra boss Antonio La Torre, before getting arrested in 2005, had been investing money, dirty money of course, in Aberdeen to create a chain of shops to sell directly Italian imported products. In the same article, it is reported that the betting society Paradise Bet got its licence suspended by Britain’s Gambling Commission – thanks to the work of Italian magistrates, who had found out that the society, of course belonging to a figurehead, was a way for the Parisi clan to do some money laundering. Should we look further, we would probably find several examples of how Italian Mafia clans have interest in the UK market. That is actually the problem: as Forgione highlights, nobody is looking, nobody is interested, nobody investigates. Something along the same line happened in Duisburg, Germany in the infamous massacre of August 2007: six people were killed in a ten-year feud between ‘ndrine of the Locride which had simply moved away from home, yet was near the business. The bloodshed raised questions regarding the Mafia’s expansion towards central and northern Europe and a closer collaboration between Italian and German police was attempted, trying to create a bilateral investigative commission. Sadly the project failed due to the Italian opposition. The MP Laura Garavini even proposed, again without success, to expand the anti-Mafia legislation to the rest of Europe. It looks like one becomes aware of the Mafia only when one sees blood – which is something we hope doesn’t occur in the UK. As Forgione highlights, for the past several years, as has happened in Italy, Mafia money gets invested in the property market and entire neighbourhoods are bought, as is

happening in London in the West End or Camden Town or the East End. The economic crisis of 2009 has surely helped in such direction with lower prices and less attention to where the money has came from; Mafia families have done a roaring trade. The civil society has certainly suffered the repercussions of the credit crunch, but the Mafia and its illegal business hasn’t suffered the blow. An interesting example: in autumn 2009 you could spot job ads for “local agents”. You never got the firm name yet great profits were advertised. When you sent in your curriculum vitae, you got quickly contacted by a Swiss office of an offshore company which explained the role further. The job consisted basically of becoming a figurehead. The local agent had to open a bank account, which would receive great sums of money by anonymous clients. Upon reception, you were alerted by email by this office registered as if in Switzerland. At this point, according to the client’s request, the local agent – usually within an hour – had to go the bank and withdraw the money to transfer it into bank accounts in some tax haven with a money transfer for example. The agent got 10% of the money for each transaction. All of this was done openly, via ads on the most visited websites in UK and via email. The UK police were able to intervene only after the figurehead – called mule – had made a lot of transactions over a brief stretch of time; alerted by the banks, they were able to freeze the agents’ accounts, who was then incriminated. Clearly in all of this, not one of the societies that actually commissioned the transaction or any of their clients actually got involved; the only one who got caught was the local agent. The money that is moved from one side of the globe to the other is huge and the cash flow is on-going. Earlier the figurehead used to be a man the criminal could trust, now, basically, he/she can be anybody – the new figure of local mule has been created. Time changes, ways and forms change, yet the Mafia still grows on poverty and ignorance. The lack of anti-Mafia legislation makes the UK –and the rest of Europe – a fairyland for the Mafia. The UK is actually becoming a safe haven for the Mafia families’ illicit affairs and a place where they can go into hiding, as the arrest of killer Gennaro Panzuto in Lancashire has recently confirmed. To the Italian Magistrate that was questioning him about the reasons why he had been in UK for quite


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a long time, Panzuto himself replied: “Surely not for the food, or the weather.” In the end it is a clear and easy concept. Here money of the high finance circulates, here society is oblivious to the Mafia’s real business, here the village “Don” turns into “Dr” or “Ing”; from controlling the territory you control economy and finance. The Mafia, protected under the folklore mask (such a typical Italian trait) is now able to expand its business opportunities.

Mafia families have been investing in this country, which is still a virgin from a legislative point of view, for years now.

MDS


48 / fuoritema Miranda

Dei nuovi arrivi, delle case e dei roditori Mi sono lasciata i vent’anni alle spalle e qualche tempo fa – né troppo, né troppo poco – ho preso armi e bagagli – molti bagagli a onor del vero – e mi sono trasferita a Londra. Le ragioni dell’emigrazione sono troppo lunghe da spiegare e vi basti sapere che hanno coinvolto scelte lavorative, un sentimento di generale frustrazione nei confronti della situazione italiana e la solita ricerca di lidi migliori. Ciò che vi racconto qui è parte del mio vissuto, parte di ciò che vedo tutti i giorni, parte di ciò che ho imparato – e ancora sto imparando – vivendo nella metropoli di un’isola. Miranda Ho trovato casa su internet. Il che di per sé non ha niente di strano. O sì? È stato un processo lungo. Non per mancanza di offerta, a onor del vero. Più per quello che nella mia testa la parola “casa” evoca(va): una sorta di rifugio, dove potermi appunto bundle up con una tazza di cioccolato caldo (o una stout a seconda dell’umore) dopo aver esplorato la città, il tutto coniugato con un affitto che mi permettesse perlomeno di mangiare. Ho scoperto che qui non è necessariamente un sentimento condiviso. Nella ricerca di un tetto ho visto abitazioni – case per il concetto di cui sopra non è il significante giusto – il cui ricordo rimarrà con me per sempre. Ad esempio un bicamere, zona Baron’s Court: il WC era diventato arancione (orrendo dettaglio lo so, se state mangiando forse è meglio che non proseguiate), gli infissi marci e una terrazza con un buco sul pavimento – era al secondo piano, cadendo non mi sarei fatta probabilmente sufficienti danni per denunciare il proprietario. Mi hanno offerto una camera singola con vista sul muro di fronte – distanza muro-finestra: 30 cm circa; una camera doppia dove la moquette aveva chiaramente visto suole di scarpe dai primi del Novecento – e ne conservava nettamente i ricordi; un bedsit – ovvero una camera con angolo cucina ma bagno al piano – dove la finestra non era riparabile e non si chiudeva del tutto, “ma così si cambia l’aria”, mi ha detto la proprietaria, certo e io mi prendo una broncopolmonite fulminante. Forse che lo scambio sembra equo? Dopo qualche giorno ero talmente disperata che stavo per prendere una camera in un appartamento dove il bagno era dietro la cucina e il WC era all’esterno – le mie casette con il Lego avevano una disposizione migliore. A parte il fatto che per lavarmi dovevo passare per la microcucina, per la gioia degli astanti che mi

avrebbero vista transitare in accappatoio, e per riuscire a passare avrei dovuto anche far uscire chiunque si aggirasse per la cucina di un metro quadrato, quello che mi ha fatto dichiarare NO è stata la combinazione carta da parati-moquette. Cominciamo dalla carta da parati o, per la precisione, dalla muffa sotto la carta da parati. Il bagno era senza finestra, senza aperture, senza neanche uno spiraglio per l’aria e, naturalmente, tra i fumi della cucina e quelli del bagno stesso godeva facilmente di una condensa simile ad un bagno turco. Al che, appunto, la carta da parati e la moquette sul pavimento sembravano essere la risposta più adeguata. Forse si presume che assorbano? Ho cominciato a pormi parecchie domande, credetemi. Quali che siano le ragioni, i microrganismi verdi – ormai diplomati a macro-organismi vista la loro diffusione – hanno giocato a sfavore. In realtà non ha scherzato neanche il WC esterno. Ok ok ok. C’era la porta. Ma niente riscaldamento. Negli inverni londinesi, dev’essere un’esperienza fortificante. E anche lì, naturalmente, la moquette. Perché in questo caso scalda, presumo. Peccato il proprietario non avesse la mira infallibile. Ma tanto, appunto, fa freddo, gli odori non si sentono. “E meno male che non si sentono,” mi sono detta tra un’apnea e l’altra. Il “no thank you” è salito alle labbra spontaneo. Tenete presente che Londra non è rinomata per l’economicità dei suoi affitti. Soprattutto se cercate casa, come me, in zona ovest – Notting Hill, Kensington & co. Cambiare zona non è in agenda. Ho compiuto la mia scelta negli ultimi mesi prima di partire. Armata di piantina alla mano ho scelto West Kensington o, opzione b, Baron’s Court. Criteri di scelta: vicinanza al “centro” – questa entità mitica che in sostanza sembra essere Piccadilly Circus, Oxford Street, Leicester Square e Covent Garden – e sicurezza.

Dopo giorni di browsing infinito e camminate senza fine, comunque, la scelta finale è caduta su uno studio flat a West Kensington. Mi piace l’idea di vivere da sola, svegliarmi la mattina in uno spazio minuscolo solo mio, una specie di studio d’artista. Mi sembra, come dire, …terribilmente bohémien e romantico. L’unico problema è che l’unico studio flat che sono in grado di permettermi somiglia più ad una cella monacale che altro. Il che non promette bene per il mio futuro sentimentale, ma tant’è e poi e poi e poi si sa, il futuro va sfidato. Il posto è piccolissimo. Ho deciso di chiamarlo il mio loculetto. Che di nuovo non promette bene per il mio futuro generale, ma tant’è. In sostanza è una stanza singola con angolo cucina e bagnetto – consistente in: wc e minuscolo lavandino da una parte – con finestrella che, dopo il bagno inculcato dietro la cucina, mi sembra un gran lusso – e cabin-shower dall’altra, letteralmente cabin nel senso che è proprio una di quelle docce stile portatili. Insomma un armadio con dentro la doccia. Non fa una grinza. Infatti mi sa che è dove metterò a stendere il bucato. L’annuncio recitava “furnished”. Con gli spazi così ridotti ad ammobiliarlo non ci voleva granché penserete voi. Errato. Perché mancano cose basilari: piatti, bicchieri, posate, comodino, cassettiera per il bagno... D’altra parte non era specificato “fully furnished”. Nel senso che qui bastano: ceramiche del bagno (e non fatemi menzionare l’assenza del bidet), letto, struttura della cucina – la mia famosa cucina bohémien è davvero tale e consiste in un forno elettrico sulla cui superficie superiore sono posizionate due piastre elettriche – armadio, e tavolino pieghevole stile picnic con due e dico due sedie. Fine. Questo è mobilio sufficiente. Mi domando… ma due mensole in bagno, un armadietto? Un mobile per la dispensa – giammai mi


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pungesse vaghezza di mettermi a cucinare – vi sfido con il fornello di cui sopra, purtuttavia. Dove potevo infilare tutti i miei possedimenti? Ho fatto come le lumache mi son portata dietro la mia vita intera dentro i colli Bartolini. Forse devo imparare ad utilizzare il “sotto-letto”, che è una location che pare andare per la maggiore. Nota positivissima: non ho la moquette. Ammetto che il bagno con moquette mi aveva scioccato e ho optato per il parquet. Certo è parquet posizionato sopra la moquette, questo è chiaro, cammino con un ammortizzatore. Non vivo sola, comunque. Pur in questi 3 metri quadrati misurati (cm per cm) c’è spazio per un coinquilino: un topo. Non scandalizzatevi! È tutto normale. Londra è invasa dai topi; niente ratti, proprio topi, color grigio-metropolitanadi-londra, muniti di una lunga coda e una folta pelliccia. Sono sani come pesci, credetemi. Nutrirsi per loro è un problema inesistente. La presenza del mio roditore personale l’ho avvertita una mattina all’alba. Scratch scratch. Sembrava venisse da sotto il famoso cucinino. Ed infatti… tanti saluti alla carta casa. Tra chi si è vista sacrificare zucchine, pacchetti di patatine, filoni di pane e biscotti a me è andata pure bene. Donna avvisata dicono… Il giorno dopo è arrivata la cavalleria: hanno posizionato due fogli lustri di colla con al centro un cucchiaino di burro di noccioline e se ne sono andati dopo numerose raccomandazioni di non spostare l’eventuale cadavere. Chiaro, perché io lascio un topo morente nel mio armadio, a gridare di dolore fin quando non spira. Non fa una grinza. Ho sorriso un sorriso ebete – d’altra parte sono straniera – e ho sposato la “trappola”. Il topo, comunque, non l’ho più sentito, ma so che è ancora in zona. Per sicurezza lascio un pezzo di cheddar a disposizione. Se proprio ha fame che si becchi quello. Io mi salvo i funghi e lui è sicuramente più felice. Mi piace pensare di avere un rapporto amichevole con i locali. Non altrettanto pensano gli inquilini dell’edificio. Ieri mattina h 5 mi han svegliata a suon di buuuum, buuuum: stavano cercando di beccare i roditori con le scope. Tsk. Ingenui. Al rientro degli specialisti del topo non ho un cadavere da mostrare, né tracce sospette. Dichiarano il mio appartamento libero da vermin. Dall’angolo dietro il letto il mio amico Fidel li guarda sogghignando. Non hanno capito niente dei

legami tra i nuovi arrivati. Ormai è tutto sistemato: ho un loculetto in cui tornare e un amico peloso da coccolare – preferisce il cheddar di media stagionatura. Mi sento pronta a capire cosa mi riserva la capitale. È il richiamo della sirena e non ho un albero a cui farmi legare. Dicono Selfridge’s sia il paradiso. Temo il mio portafogli non la vivrà alla stessa maniera.

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50 / fuoritema Miranda

About New Arrivals, Homes and Vermin I have left my twenties behind and some time ago – not too much, not too little – I took lock, stock and barrel and I moved to London. The reasons behind my emigration are too long to explain, sufficient to say that they included career, my general frustration with the Italian situation and the classical search for something better. What I am going to tell you here is a piece of my life, of what I see everyday, of what I have learnt – and I am still learning – living in a metropolis on an island. Miranda I found my new home on the internet. Which is nothing new, is it? It was a long process. Not because of the lack of offers, to be honest. More due to what “home” evokes/used-to-evoke in my mind: a nest, a place where I could bundle up with a coco (or a stout, according to my whim) after exploring the city, all of this of course at a price that would allow me to at least buy some groceries. I have discovered this idea is not necessarily shared by everybody, certainly not here. Looking for a roof, I have seen flats – home, according to the concept above, is not the right word – the memory of which will stay with me forever. For example, a two bedroom flat in Baron’s Court: the loo had turned orange (disgusting detail, I know. If you are eating, better stop reading), rotten shutters and a balcony with a hole in it – it was only on the second floor, falling I probably wouldn’t have hurt myself enough to sue the landlord. I was offered a single room with a view of the opposite wall – distance window-wall: 30ish cm; a double bedroom with carpet which had clearly been seeing soles since the XIX century – and remembers them pretty well; a bed-sit where the window wouldn’t shut properly, “this way the air stays fresh”, said the landlady, sure enough, and I instantly get bronchial pneumonia. Is that fair? After a few days I was getting desperate and I almost accepted a room in a flat where the bath was behind the kitchen and the loo was outside – the Lego homes I used to build in my childhood were better planned. Even ignoring the fact that I had to go through the micro-kitchen to get a wash – much to the delight of the passers-by who would have been able to see me in my bathrobe - and that I would have had to ask anybody lingering in the square meter kitchen to move ... what actually had me saying NO was the carpet-wallpaper combination. Let’s start

with the wallpaper, or, more precisely, with the mould underneath the wallpaper. The bathroom had no windows, no openings, nothing whatsoever and of course, between the kitchen fumes and the bath, the room often got as steamy as a Turkish bath. Fair enough. To this, though, the answer was: wallpaper + carpet. Maybe because they can absorb humidity? I started to ask myself several questions here, trust me. Whatever the reasons, the green micro-organism – well actually let’s grade them up as macro-organism seen they were so well spread – played against me choosing that flat. Actually even the external loo was a heavy weight in my decision. Ok ok ok. There was a door. Fair enough. But there was no heating. During wintertime in London, I am pretty sure it could have been a fortifying experience. And, of course, even there: carpet all over the floor. Because it warms the place up, I assume. Alas, the landlord wasn’t excellent at taking aim. Well, it gets cold; you can’t smell anything, can you? “Sure enough I still can,” I thought between apnoeas. “No thank you” came up spontaneously. Bear in mind that London is not well known for its cheap rents. Especially if you are looking, as I was, in West London – Notting Hill, Kensington & co. Changing location is not an option. I chose my location during my last months in Italy. Map in hand I chose West Kensington – not as posh as Kensington but close enough, or, option b, Baron’s Court. Reasons: quite a minimal distance from the “centre” – this mythical entity that seems to be Piccadilly Circus, Oxford Street, Leicester Square and Covent Garden – and safety. After days of browsing and endless walks, anyway, my final choice fell onto a studio flat in West Kensington. I love the idea of living on my own, waking up in the morning in a small all-for-myself space,

a sort of art pad. I think it is… let’s see… bohemian and romantic. The only problem is that the only studio flat I have been able to afford looks more like a nun’s cell. Which does not bode well for my future love life, still. And anyway, you have to challenge your future, don’t you? The place is extremely small. I have decided to call it my little (burial) niche. Again, this does not bode well for my future in general, still. Practically it is a single room with a kitchenette and bathroom, which is actually to say a small loo on the right – with tiny tiny windows, which after the bathroom behind the kitchen, looks luxurious – and a cabin shower. Literally a cabin shower, it looks like the portable ones. It is flawless, isn’t it? I will probably put my washing up there. The ad said: “furnished”. With such a small space to furnish it is not too difficult, is it? Well, apparently it is. There are basic things missing: plates, glasses, cutlery, a bed table, a little cabinet… Well, I can’t complain, it didn’t say “fully furnished”, did it? This is to say that here the following is enough: bathroom suite (do not let me mention the missing bidet ), bed, basic kitchen facilities – my famous bohemian kitchen is actually such, it consists of a tiny electric oven with two hot plates on its top – a cupboard and a picnic style table and chair set. That’s it. The end. This is enough to declare a place furnished. And I wonder... what about a couple of shelves, a bathroom cabinet? A kitchen cabinet, even – what if I decide to give it and try and actually use the kitchenette to cook (a real challenge, I grant you)? Where am I supposed to put all my dearest possessions? Maybe I should learn to use the “under-the-bed” location, which looks promising. A very positive detail, though: I have no carpet. I admit it: the bathroom with the carpet shocked me and I opted for wood


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floors. Sure enough, they are laid upon the existing carpet, this is quite clear; there is practically a shock absorber for my steps. I don’t live alone, anyway. Even in this very-well-measured 3 square meters there is some space for a flat mate: a mouse. Don’t be shocked! It is ok. This is London and there are mice everywhere; no rats, mind you, simple mice, tube-grey mice, with long tails and thick fur. They are fit as fiddles, trust me. Eating here is no problem at all. I perceived the presence of my personal rodent one morning at dawn. Scratch scratch. I thought it came from the kitchenette. And indeed… bye bye kitchen paper. Among those who saw the back of courgettes, crisps, bread and biscuits, I have actually been pretty lucky. Forewarned is forearmed… The following day here it came my prince on a white horse: they placed two sheets with a thick layer of glue on top and a tea spoon of peanut butter and they left telling me a hundred of times not to remove the corpse, if there ever was one. Sure. I will leave a dying mouse in my cupboard, screaming and crying till it eventually dies out. Flawless right? I smiled an idiotic smile – well I am a foreigner after all – and I moved the “trap”. I haven’t heard the mouse since, but I know it is there. To be on the safe side I always leave a piece of cheddar for his convenience. If he is really hungry, he can have that one. My mushrooms are saved and he is certainly happier. I like to think I have a good relationships with the locals. My neighbours don’t feel the same way, though. Yesterday they woke me at 5 am: buuum, buuuum. I believe they were trying to get the mice with their brooms. Tsk. How very naïve. When the vermin people are back I have no corpse to show, nor weird or suspect traces. They declare my flat vermin free. In the corner behind my bed, my fried Fidel looks at them and chuckles. They haven’t understood anything about relationships between newcomers. Well, now everything is ready: I have a niche to come back to and a furry friend to pet – he prefers his cheddar medium. I now feel ready to see what this capital has for me. It is a siren call and I have no mainmast to chain myself to. They say Selfridges’s is heaven. I fear my wallet won’t feel the same way.

MDS


52 / fuoritema il violinista pazzo

Le vacanze di Pasqua. [Figlio figlio dal mio sguardo quante volte ti ho perduto quante volte ti ho ritrovato per poi scoprire che sei cresciuto - dall’altro lato di questo mare c’ è un’altra vita che non conosco c’è tutto un mondo da immaginare dall’altro lato di questo bosco per ogni volta che lo ripeti per ogni volta che te ne vai figlio quante volte ho pianto per non sapere se tornerai.]

La casa era vuota. Viola appoggiò lo sguardo sui mobili e il divano, fece qualche passo, spiò nella cucina. Tutto era simile ma diverso, era passato del tempo si disse, come sempre. La mattinata si era consumata lentamente fra il treno e l’aereo e l’autobus, e sembra che non finiscano mai i viaggi, sembra che il tempo non passi, quando fuori dal finestrino non ci sono che dorsi di nuvole e il sole è così puro, è un peccato che i vetri siano così piccoli. E poi gli aeroporti coi loro chilometri di moquette. Viola non si ferma mai all’uscita, non vuole vedere la gente che si rincontra, e poi magari piange, e che sarà mai. Ha una predilezione per i luoghi in cui non ci si deve fermare. Ogni volta che scende dall’aereo, Viola assapora con passo rapido quei luoghi freddi, con le sue voci distanti e metalliche e le pareti bianche e le vetrate infinite e le scale mobili e tutto il resto. Gli aeroporti, poi, sono sempre freschi. La casa era vuota e calda. Ma no, la casa non era vuota. Semplicemente, non c’era nessuno, cosa assai diversa, e ora vedremo perché. La casa, infatti, era piena. Ogni angolo era abitato, da molto tempo, ogni oggetto aveva preso il proprio posto, ogni ordine era stato tentato: ci sono ordini che vanno bene e altri invece

no, per cui il telecomando può stare sul divano, o sul tavolo, o sulla credenza, ma non può assolutamente stare sulla mensola, o nessuno lo troverà. I libri poi, popolano questa casa come esseri umani. Si muovono, scivolano, si appoggiano sui termosifoni, sui braccioli delle poltrone, sul bordo della vasca da bagno, i libri stanno con dignità ovunque li si metta, abbiano pure la costa piegata o le pagine consunte o la copertina ammuffita. Viola entrò nella sua stanza. La prima cosa che notò fu la polvere. Non era polvere antica. Era polvere normale, di quella che si forma in settimana, sotto il letto, sulle mensole più alte, sopra lo stipite della porta, polvere così, normale, quotidiana. Questa stanza, si disse, non è abbandonata, sono solo io che l’ho lasciata. Apri la finestra, tutta: l’aria fuori era ferma ma tiepida. È tutto sbagliato si disse, Come si fa, questa scrivania messa contro il muro, in una angolo, a sinistra della finestra, la luce, la luce. È tutto sbagliato, questo letto minuscolo dovrebbe essere addossato alla parete, o cadrò questa notte. E i cassetti sono pieni, il letto è pieno, la sedia è piena, biancheria da stirare, coperte, chitarre, libri, asciugamani, accappatoi. Mise la valigia in un angolo, non l’avrebbe disfatta. Resto solo un pochino si disse, e un pochino si pentì d’averlo pensato. Fece il letto con cura, con le lenzuola pulite e poche coperte, con gesti che doveva imparare di nuovo. Ora il letto non aveva più nulla a che fare con il resto della stanza. Sbuffò. È tutto sbagliato. Resterò solo un pochino. Poi, dalla tromba delle scale sentì un passo lento e familiare, le chiavi girarono con uno schiocco secco dalla porta blindata, un fruscio di sacchetti della spesa, latte pane e qualche affettato, non c’era bisogno di guardarci dentro, Certe abitudini si disse, Certe abitudini non cambiano mai, andò in cucina, salutò suo padre, Mamma arriva tra poco, apparecchiò la tavola con la solita tovaglia che trovò un po’ sbiadita, i piatti, i bicchieri, le posate, il telecomando, certe abitudini non cambiano mai, e fu come se una parte di lei avesse continuato ad abitare quel luogo, ogni giorno, le sembrò tutto giusto - È tutto giusto invece si disse, Resterò solo un pochino.

Acquisti improbabili “salve signora buongiorno due biglietti per favore uno solo andata l’altro andata e ritorno” “per una che viaggia da sola è una strana richiesta” “beh, sa, uno è per quella parte di me che resta.”


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il violinista pazzo

Easter holiday. [Son, son out of my sight how many times I have lost you, how many times I have found you To then discover you have grown - on the other side of this sea There is another life I don’t know, There is a world to be imagined On the other side of this wood For every time you repeat it, For every time you go away, Son, how many times I have cried To not know if you are coming back.]

The house was empty. Viola laid her gaze on the furniture and on the sofa, made a few steps, gave a look in the kitchen. Everything was almost the same, yet different. Time has gone by, she said to herself, as always. The morning has been consumed slowly with the train, the flight and then the bus – it looks like these journeys are never ending, like time does not go by, when outside of the window there are only clouds’ crest and the sun is so pure. It is a pity the windows are so small. And the airports with their miles of carpet. Viola never stops at the exit, does not want to see people meeting again and then maybe crying, what’s the big deal. She prefers places where you don’t have to stop. Every time she steps off the plane, Viola tastes with a quick step those cold places, with distant and metallic voices, and white walls and never ending windows and the escalators and all the rest. Airports are also always a bit chilly. The house was empty and warm. But no, the house was not empty. Simply, there was no one; which is quite different, and we are now going to see why. The house was, indeed, full. Every corner was taken, and has been as such for quite a long time now, every object has taken its place, every sort of order has been attempted. There are orders that suit and order that

don’t, so the remote can stay on the sofa, or on the table, or on the sideboard but it cannot stay on the shelf or nobody is going to find it. Even books populate this place like humans. They move, slide, lean against the radiators, the bath edge. Books - should they even have bent spines or worn out pages or moulded covers take their ground with dignity wherever you put them. Viola entered into her room. The first thing she notices was the dust. It was not ancient dust. It was normal dust, the kind of which accumulates in a week, under the bed, on the top shelves, on the doorpost; daily dust, just like that. This room, she said to herself, has not been abandoned; it is only me who has left it. She opened the whole window: the air outside was still yet mild. Everything is wrong, she said to herself. How can you do that, with this desk on the wall, in a corner, on the left of the window, and the light, the light. Everything is wrong. This small bed should be along the wall or tonight I will fall. And the drawers are full, the bed is full, the chair is full, there is laundry to be ironed, blankets, guitars, books, towels, bathrobes. She put her suitcase in a corner, she was not going to unpack. I will stay only for a little while, she said to herself. She resented a little having thought that. She made her bed with the utmost care, with clean bed sheets and only few blankets, with motions she had to learn anew. Now the bed had nothing to share with the rest of the room. She snorted. Everything is wrong. I will stay only a little while. Then, from the stairwell, she heard a slow and familiar pace, the keys turned with a clear cluck of the reinforced door, the rustle of the shopping bags. Milk, bread and some sliced meat, there was no need to look inside them. Some habits, she said to herself, some habits simply never change. She went into the kitchen, greeted her father. Mum is coming soon. She laid out the table with the usual tablecloth – which she found washed out – dishes, glasses, cutlery, the remote. Certain habits never change, and it was as if some part of her had gone on living in that place, every day and everything looked indeed right. Everything is right, she said to herself. I will stay only for a little while.

Unlikely purchase “good morning madam Two tickets please One one way And the other return” “for somebody travelling on her own Is a weird request” “well, you know, one is for the part of me That stays” MDS


54 / fuoritutti A cura di Pietro Falcone

Il sole splende o la luna brilla nel cielo e non sai dove andare? Ecco i nostri... hot spots!

Lisboa Patisserie

ZeroDegrees Blackheath

57 Golborne Road, North Kensington London - W10 5NR

29/31 Montpelier Vale, Blackheath London - SE3 0TJ T: 020 8852 5619

Questo e’ uno dei migliori coffee shop portoghesi in città. L’atmosfera e’ rilassata ed accogliente e servono splendidi panini e fantastici dolci. E’ il posto migliore dove rilassarsi durante una visita al mercato di Portobello, un posto dove guardare il mondo e ascoltare le conversazioni della gente: un’istituzione locale.

La collina di Hampstead Heath Quando ti stendi nell’erba scompari e il mondo si disintegra intorno a te. Rimani solo tu e il cielo e gli steli dell’erba gialla.

222 Veggie Vegan Restaurant 222 North End Road, West Kensington London - W14 9NU Tel. 020 738 12322 http://www.222veggievegan.com/ Quando mi sono trasferita a Londra, trovare dove mangiare “sano” e’ stata una faticaccia, finché non ho scovato il 222. E’ un ristorante vegetariano-vegano a West Kensington e posso solo descriverlo come... adorabile. I piatti sono favolosi - e non usano alimenti con additivi e nemmeno il micro-onde (cosa che trovo alquanto straordinaria!). Le vostre papille gustative si metteranno a cantare.

The Walmer Castle Ledbury Road, W11 2AJ http://www.walmercastle.co.uk/ Fantastico pub con un ristorante tailandese al piano superiore.  

Questo e’ un birrificio e un ristorante, tutto in uno. Ha una splendida atmosfera e il cibo e’ ottimo - sono ottime anche le pizze, fatte nel forno a legna (non proprio comune a Londra)! Visto che e’ un birrificio, la birra e’ fatta fresca in loco, senza coloranti, conservanti & co. ed e’ sempre fantastica. Il sabato c’e’ anche un dj che anima il posto fino a chiusura.

Bus N. 23 da Ladbroke Grove a Liverpool Street. Basta sedersi al piano superiore e godersi la vista. Questo autobus vi porta a Notting Hill, Bayswater, Edgware Road, Oxford Street, Piccadilly, Trafalgar, Strand, St. Paul e… la city..


outandabout /

Pietro Falcone

The sun – or the moon – are shining and you have no idea where to go to? Here there are our hot spots!

Lisboa Patisserie

ZeroDegrees Blackheath

57 Golborne Road, North Kensington London - W10 5NR

29/31 Montpelier Vale, Blackheath London - SE3 0TJ T: 020 8852 5619

This is one of the best traditional Portuguese coffee shops in town. The atmosphere is warm and relaxed and it serves up yummy sandwiches and cakes. This is the best place where to chill out during Portobello market, it’s the place to watch the world go by and earwig in on other people’s conversations. a local institution.

Hampstead Heath Hill When you lie on the grass, you disappear and the world crumbles around you. Only you and the sky and the yellow grass are left.

222 Veggie Vegan Restaurant 222 North End Road, West Kensington London - W14 9NU Tel. 020 738 12322 http://www.222veggievegan.com/ When I first moved to London, finding a place to eat healthy was a struggle, until I bumped into the 222. This is a vegetarian-vegan restaurant in West Kensington and I can simply describe it as... lovely. The food is amazing - they don’t use any refined food or additives of any kind and they do not microwave cook (quite extraordinary, isn’t it?). Your taste buds will sing.

The Walmer Castle Ledbury Road, W11 2AJ http://www.walmercastle.co.uk/  A very cosy pub with a fantastic Thai restaurant at the top floor.  

This is a brewery and a restaurant all in one. It has a great atmosphere and great food - and DO try the pizza straight from the wood-fired oven!  As the place is a brewery as well, the beer is made fresh on the premises with no colouring, preservatives or sweeteners and it tastes always amazing. On Saturdays there is a DJ which livens the place up till late. Bus N. 23 from Ladbroke Grove to Liverpool Street. Just sit on the top deck and have a cheap city sight of London. This bus will take you through Notting Hill, Bayswater, Edgware Road, Oxford Street, Piccadilly, Trafalgar, Strand, St. Paul and... the city.

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