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Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari a cura di Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa RASSEGNA STAMPA


«La Stampa» • 23 novembre 2017 

“Bis di Gialli” da Nuova Idea «Bis di Gialli» con Golem Edizioni e Libreria Nuova Idea. L’appuntamento è Borgosesia sabato alle 18,30 con Andrea Castaldi e Marco G. Dibenedetto che presenteranno i loro rispettivi romanzi da brivido. Il primo autore, che gioca in casa in

quanto borgosesiano, infatti racconterà di «Glasg che dall’epilogo è chiaro: fare giustizia ad ogni co invece parlerà al pubblico di «Affresco familiare» l’ispettore Rubatto. Entrambi i libri sono editi da presentazione alla Libreria Nuova Idea seguirà u

Nel 2108 la grande mostra della Regione a Vercelli, Novara e Varallo

Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari Tre città rendono omaggio al pittore

Tre sedi, tre fasi

Le tre sedi, che nel percorso comprenderanno anche chiese ed edifici del territorio (per esempio, a Varallo, la chiesa della Madonna delle Grazie in cui si trova la Parete gaudenziana) ospiteranno opere di Gaudenzio Ferrari e

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Parete gaudenziana si trova nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Varallo una delle tappe del percorso FROZEN LIGHT

Percorsi alla scoperta dell’artista Coinvolti giovani studiosi del territorio E itinerari pensati anche per i bambini  «Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari» offrirà ai visita-

tori numerosissimi spunti. «Il percorso dell’artista – spiegano i curatori Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa -, nonostante gli studi passati e recenti, è ancora ricco di incognite. Un’esposizione ampia delle sue opere permetterà di scandire meglio cronologicamente la sua carriera, di risolvere alcuni problemi di autografia e di ottenere nuove informazioni sulle sue modalità di lavoro». L’unica grande mostra che era stata dedicata a Gaudenzio Ferrari fu ospitata dal museo Borgogna di Vercelli nel 1956, in cui Giovanni Testori curò le schede delle opere. L’esposizione avrà un catalogo edito da Officina Libraria. «Le novità de “Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari” non saranno solo scientifiche – dicono gli organizzatori – ma saranno diversi gli aspetti innovativi del progetto. Innanzitutto il coinvolgimento, accanto ai curatori, di giovani studiosi, usciti da università piemontesi e lombarde. Poi la particolare attenzione ai diversi pubblici grazie alla cura riservata alla didattica, sia nelle sedi espositive che online, aspetto per cui è stato coinvolto il dipartimento Architettura e design del Politecnico di Torino». Non mancheranno percorsi pensati per i bambini. «Si è inoltre scelto - concludono - di garantire al visitatore di ciascuna sede un'esperienza completa sull'artista in modo che anche la fruizione di una sola mostra possa comunque risultare significativa».

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MARIA CUSCELA TORINO

I

VERCELLI

BORGO VERC

Evento

l 2018 nel segno di Gaudenzio Ferrari. Dopo quasi cinque secoli dalla morte, avvenuta a Milano nel 1546, l’artista nato a Valduggia sarà al centro di una delle operazioni culturali della Regione Piemonte più importanti degli ultimi anni. Saranno tre i centri coinvolti nella mostra «Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari» dal 23 marzo al 1° luglio: Vercelli (all’Arca), Novara (Castello) e Varallo (Pinacoteca e Sacro Monte, unica città in cui è prevista una proroga fino al 16 settembre). La presentazione ufficiale dell’evento è avvenuta ieri a Torino, al Circolo dei Lettori. L’esposizione è curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa con la supervisione di Gianni Romano (tra i più grandi esperti di Ferrari) in un progetto promosso e sostenuto dall’assessorato alla Cultura e turismo della Regione, dai Comuni di Varallo, Novara e Vercelli e dalla Pinacoteca varallese, con l’organizzazione coordinata dall’associazione Abbonamento Musei.it. E’ già attivo il sito internet ufficiale all’indirizzo www.gaudenzioferrari.it in cui sarà poi possibile effettuare prenotazioni e avere aggiornamenti.

Vercelli e

di suoi contemporanei, come Leonardo e Perugino, in arrivo anche da altre istituzioni e musei italiani e stranieri come il Louvre: un centinaio in tutto tra dipinti, sculture e disegni. Ogni città seguirà una fase dell’artista: a Varallo la sua prima parte di carriera dagli anni di formazione alle prove del Sacro Monte, a Vercelli la stagione della maturità e a Novara l’ultima fase con il pittore attivo sulla scena milanese. «Un’esposizione di valore – ha detto Antonella Parigi, assessore regionale alla Cultura -, capace di riunire l’opera di un grande artista e di creare nuovi contenuti e che potrà valorizzare un territorio ricco di un importante patrimonio storico e artistico». Nella chiesa della Madonna delle Grazie l'impresa Riva, impegnata nei restauri conservativi delle facciate esterne del Palazzo dei Musei di Varallo, con una sponsorizzazione tecnica, permetterà ai visitatori, attraverso un ponteggio, di vedere da vicino gli affreschi del tramezzo dipinto da Gaudenzio Ferrari. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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«Il Sole 24 Ore» • 12 marzo 2018


«Il Giornale dell’Arte» • 01 marzo 2018


«La Stampa» • 25 marzo 2018


«La Repubblica» • 25 marzo 2018


«Bell’Italia» • 1 aprile 2018 01-APR-2018

www.datastampa.it

Dir. Resp.: Emanuela Rosa Clot Tiratura: 66600 - Diffusione: 42138 - Lettori: 816000: da enti certificatori o autocertificati

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«Corriere della Sera» • 3 aprile 2018


«Corriere della Sera» • 08 aprile 2018


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già dieci anni fa, n versi, e in el poemetto: è no rinato, nel iva insieme il oeti, da o Delfini, te in scena. glio narrativo pulso alla rsi – anima ico di Fois, tri poemetti, Dove, intanto, subito la tà – di osì dire, dalla culto dei vivi / e per il deve. Ho un tico: nstatare econda zzante è moniale che me suo so, citare Dal attordici parti, ell’Arandora itannica uglio 1940), a raccontare cora, tener Fois si mostri mettendo la propriamente nosce la nave ma non era il ra il chiaro rciata. / E ando il uasi parve che o una roccia a mira spesso mulazione, menti e scene già suggerisce e diverse sorta di scavo disseppellire na resa modernità l’ho visto / isse sangue / ava le crepe / / ho atteso »). Spicca bro, il arne cruda e vino, nel quale riepilogate le le-uomo. mai, qui, sa, come a riflessiva di ore è il «figlio», «imparare» (e ò pensare, n suo si addio). e tradizione l futuro, se ervizio di chi hiamerai, io é tu possa nno te».

«Alias», supplemento domenicale de «Il Manifesto» • 6 maggio 2018

 PAGINA 9

 ALIAS DOMENICA  6 MAGGIO 2018 

maestri del rinascimento

di DAVIDE DALL’OMBRA VARALLO, VERCELLI, NOVARA

«I

o voglio che la gente capisca l’operazione, al di là che la intenda come un’opera d’arte o no, questo a me non interessa». La mostra dedicata a Gaudenzio Ferrari–Il RinascimentodiGaudenzio Ferrari, fino al 16 settembre – è un congegno articolato e perfetto, atto a soddisfare le attese di ciascuno, qualsiasi sia l’ossatura culturale di cui dispone, il desiderio di conoscenza e la personale disponibilitàallafascinazione. Sein apertura citiamo una dichiarazione di Alberto Garutti sulla propria opera è perché una delle caratteristiche della curatela di Giovanni Agosti – cui associare in un binomio indispensabile il deuteragonista Jacopo Stoppa– èquelladi aversaputo innervarela presentazionedell’artista con il rigore concettuale della propria formazione, con l’intelaiatura franca e riconoscibile di un metodo scientifico spietato che lascia libera la dolcezza gaudenziana di strabordare da ogni dove, senza che il sentimento trascini nel baratro la ragione, accettando che questa, semmai, del sentimento sostenga lo slancio. Il tentativo, si esplicita in catalogo (Officina Libraria), non era quello di dar vita a un racconto in stile «Paolini», da preferire a uno stile «Guttuso». Si è cercato di stare alla larga dalla letteratura e da una sistematica esibizione esistenziale. Per quanto possibile, con una materia come quella di Gaudenzio e lo spettro di certi padri. Già nella seconda metà del Cinquecento, Gaudenzio era per Giovanni Paolo Lomazzounodei sette «Governatori»nelTempio della Pittura (con Mantegna, Michelangelo, Polidoro da Caravaggio, Leonardo, Raffaello e Tiziano). Nel Novecento spetta a Roberto Longhi e, soprattutto, a Giovanni Testori il lavoro critico su Gaudenzio, di cui, per primo, difese strenuamente anche il ruolo di scultore al Sacro Monte, lasciandoci pagine indimenticabili di lettura poetica dell’opera. Il valore di questa mostra è proprio dimostrare quali mezzi si possano dispiegare oggi nel terzo tentativo, dopo Lomazzo e Testori, di riportare Gaudenzio nella cerchia dei grandi artisti del Rinascimento: «Lo scopo del progetto è fare capire al maggior numero di persone la grandezza di Gaudenzio Ferrari», sintetizzano i curatori. Vengono così incrementate e messe a sistema le imprescindibili acquisizioni di Gianni Romano, cui è stata chiesta una supervisione al progetto, ma anche gli studi più recenti di una studiosa di grande valore come Rossana Sacchi, che ha fatto luce sul Gaudenzio operante a Milano. L’operazione è chiara: una mostra allestita nelle tre cittadine che ne conservano le opere maggiori, Varallo, Vercelli e Novara, che mostri gli esiti di una riconsiderazione complessiva dell’opera di Gaudenzio, al largo da indulgenze, prosopopee o eccessi, levigata pressoché fino all’osso dell’incontrovertibile. Quello che va in scena oggi è il tentativo – capiremo solo tra vent’anni in che misura e direzioni riuscito – di operare una restituzione dovuta con i mezzi del rigore accademico capace di fare i conti con le conoscenze e aspettative del pubblico, ingradodiprendere inmanounautoredallapoesia già di per sé incandescente, portato alla temperatura di fusione partecipativa dalle parole di Testori. Non si tratta di un’operazione di raffreddamento, ma di consolidamento strutturale che sottende l’esposizione e si esplicita nel catalogo: un’impalcatura concettuale, appunto, che bonificando e precisando fonti, date, attribuzioni,debiti e creditifigurativi, passaggi di proprietà, provenienze e ricostruzioni,dà vita a un monumentale monografia che si porrà come pietra angolare e modello. La stesura ha coinvolto giovani studiosi per le schede-saggio – omogeneizzate e revisionate con implacabile acribia dai curatori – e ha richiesto un fotografo unico per le opere, Mauro Magliani, che assicurasse omogeneità e confronti «alla pari», capaci di appagare lo sfoglio e ossigenare il conoscitore. La centralità dell’ordine ope-

GAUDENZIO FERRARI

Incontrovertibili nelladolcezza

Gaudenzio Ferrari, dettaglio della Cappella della Crocifissione, Varallo, Sacro Monte

Gaudenzio in mostra tra Varallo Vercelli Novara. Giovanni Testori ne decretò la grandezza con approccio esistenziale, adesso Agosti e Stoppa la dimostrano con rigore «concettuale»

rato con le schede, in cui la parte più tecnica è in corpo ridotto per far emergere il filo maestro dell’incontro con l’opera, è sottolineata nel saggio introduttivo, segnato da una titolazione franca, Gaudenzio, per adesso, declinata in paragrafi autoesplicativi: «Checosa c’è dietro», «Che cosasi vedea Varallo»,«Checosa si vedea Vercelli»,«Checosa si vede a Novara». Anche in mostra, del resto, tra grandi tavole e interi polittici con carpenteria originale, non occorreva certo cedere il passo a disposizioni scenografiche o firme registiche. La pittura di Gaudenzio basta a se stessa, soprattutto se presentata all’interno di accostamenti puntuali con maestri, colleghied eredi, grazie aimportanti prestiti internazionali che consentono ricostruzioni–ahinoi temporanee–dipolittici,ma anche messe alla prova di attribuzioni e cronologie stilistiche. È qui che alle titolazioniabrasivedel catalogo fannoda contraltare i tre titoli delle sezioni cittadine, frutto di unapiccola concessione, senon alla poesia, quantomeno alla formazione degli affetti. La «meglio gioventù» ricostruisce la prima attività di Gaudenzio alla Pinacoteca di Varallo, a pochi passi dal celebre tramezzo da lui affrescato a Santa Maria delle Grazie (1513), eccezionalmente visibile da vicino, grazie a un ponteggio montato ad hoc. Siamo ai piedi del Sacro Monte, nel quale Gaudenzio ha espresso tutte le sue doti registiche in pittura e scultura – se non nell’architettura – firmando numerosi interventi, tra le cinque cappelle legate all’infanzia di Gesù e quella della Crocifissione, conclusa entro il 1521. «Quella che chiamano la maturità» è la fase centrale della produzione gaudenziana, allestita a Vercelli, nella struttura dell’Arca. In città l’artista risiedette almeno tra il 1529 e il 1534, lasciando nella chiesa di San Cristoforo una grande pala e due cappelle affrescate che mozzano il fiato, giustificando a pieno titolo lo sforzo chiesto al visitatore per la dislocazione territoriale del progetto. «Rimettersi in gioco» è stata la necessità di Gaudenzio negli ultimi dieci anni di vita, tra il 1536 e il 1546, stabilitosi a Milano dopo il periodo vercellese e il cantiere della straordinaria cupola affrescata con gli Angeli musicanti,nelSantuariodiSaronno.La mostra che racconta questo decennio va in scena al Broletto di Novara, includendo due opere di Cerano e Morazzone, protagonisti del Seicento lombardo che in Gaudenzio affondarono le proprie radici espressive. Così, si ha l’impressione che la strada intrapresa dai curatori – in qualche modo complementare alle pagine testoriane – fosse l’unica onestamente percorribile. Cosa aggiungere, del resto, al volto trepido di Maria annunciata e all’incredibile macchina scenica della Crocifissione al Sacro Monte di Varallo? Che dire degli angeli spiumeggianti che reggono il Bambino nell’Adorazione di Sarasota e dello struggente Compianto di Budapest posto accanto al suo vertiginoso cartone a Vercelli? Meglio lasciare che il visitatore indugi con i suoi modi e tempi fino a Novara, magari per sostare davanti all’ultima opera di Gaudenzio, lasciata incompiuta e terminata da un allievo. Davanti a questa tavola – uno dei tanti prestiti eccezionali e tra le opere restaurate per l’esposizione – potrà riposare gli occhi, alla rincorsa di suggestioni ed empatie montanti sul ricordare, più che sul riscontrare, la sperduta bellezza domestica della carne gaudenziana, i suoi colori, le barbe morbide o quegli occhi vispi e quelle fronti corrucciate che non si dimenticheranno facilmente.


«La Repubblica» • 27 maggio 2018


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LA PROVINCIA MERCOLEDÌ 20 GIUGNO 2018

«La Provincia» • 22 giugno 2018

Stendhal ISPIRAZIONI PER CULTURA, INTRATTENIMENTO, OPINIONI, VITA stendhal@laprovincia.it

Gaudenzio Ferrari Il Rinascimento sale in Valtellina Arte. La mostra dedicata al pittore piemontese, aperta a Varallo, Vercelli e Novara, presenta forti legami con la Valle: grazie a una scoperta di Berenson SANDRA SICOLI

Ancora una volta la lettura di documenti d’archivio getta luce sull’attività di un artista, un grande pittore rinascimentale, il piemontese Gaudenzio Ferrari, a cui è dedicata una esposizione destinata a diventare punto di riferimento per gli studi non solo di pittura, ma della cultura artistica italiana del pieno Rinascimento. I curatori, Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, hanno pensato ad una mostra distribuita sul territorio nel quale operò Gaudenzio: dalla città di Vercelli, dove si conservano i cicli di affreschi più significativi e dove si possono vedere presso il Museo Borgogna dipinti che contestualizzano l’operato del Maestro; a Novara, presso il Broletto, per limitarci alle sedi espositive. Ed ancora, come suggerimento per un percorso di visita di approfondimento, a Saronno, dove il pittore lascia nella cupola del Santuario di Santa Maria dei Miracoli il capolavoro della sua maturità (1534-36); ad Arona e soprattutto a Varallo Sesia, dove creò l’opera certamente più rappresentativa, quelle “sacre rappresentazioni” di grandissima intensità emotiva che costituiscono il Sacro Monte, una successione di cappelle (quarantacinque “stazioni”) del percorso devozionale ideato da Bernardino Caimi, vicario dei Minori Osservanti, che voleva ricostruire i luoghi della Terra Santa per quei pellegrini che o per motivi economici o per difficoltà del viaggio (era molto rischioso, anche a causa delle guerre con i Turchi), non potevano, loro malgrado, raggiungere. Vergine Annunciata

Le cappelle sono affrescate e sono popolate da una moltitudine di sculture a grandezza naturale, in legno e in terracotta, di grande impatto e drammaticità. E guardando la

“Vergine Annunciata” della seconda cappella, il pensiero corre alle Madonne vestite che tanta diffusione ebbero in Valtellina e in Valchiavenna a partire dall’inizio del XVII secolo e che probabilmente ebbero proprio in questi manufatti i loro modelli. Ma ritorniamo ai documenti con l’attenzione rivolta a Morbegno, al Santuario dell’Assunta dove Gaudenzio lavorò a più riprese a partire dal 19 maggio 1520, dove si firma, “Dominus Gaudentius de Verallo Valiscesie pictori optimo”. Archivio storico

Scorrendo le pagine dei faldoni dell’Archivio storico della confraternita dell’Assunta, si ha uno spaccato dell’attività: dalle notizie riguardanti l’andamento del cantiere con l’arrivo di altri aiutanti (in particolare il fedele Fermo Stella che tanto ha lavorato in valle); alle note di pagamento; alle tecniche utilizzate, come per esempio la doratura della magnifica ancona lignea dell’altare maggiore realizzata alcuni anni prima da Giovanni Angelo e Triburzio Del Maino (1516-19); ai doni in natura, come vino e altro ancora. Si deve allo storico dell’arte Bernard Berenson la prima segnalazione a stampa di uno dei più fascinosi dipinti di

Gaudenzio Ferrari. L’opera, “Natività della Vergine”, è ora esposta a Vercelli e proviene da Morbegno, dal santuario dell’Assunta. È un fatto davvero singolare che Berenson l’abbia citata in occasione di quell’unica visita, nel 1912, all’apice della sua fama. Dovette rimanere molto colpito dalla bellezza di questa tempera, quasi evanescente già allora (”very much effaced”), sia per la tecnica utilizzata (quante tempere, anche quelle conservate nei musei, sono quasi illeggibili); sia per perdita dei colori, ormai sbiaditi e indecifrabili. La tela, un racconto di realtà quotidiana di grande naturalezza, fu vista dal Berenson esattamente dove si trovava fino a qualche anno orsono, sulla parete della chiesa: “left wall near door”. È un vero gioiello ed è l’unica superstite delle ante che dovevano costituire in origine la chiusura dell’altare ligneo. Gaudenzio, nativo di Valduggia, in Valsesia (1480), si forma a Milano e inizia a lavorare dapprima nelle sue terre, per spostarsi poi successivamente, dopo un viaggio a Roma (1506), in Piemonte, ma anche in altre località, tra cui la valle dell’Adda. Il soggiorno a Morbegno, dove trova moglie, si colloca tra il maggio 1520 e il gennaio 1526, nel pieno della sua atti-

Gaudenzio Ferrari, “Natività della Vergine”, santuario dell’Assunta di Morbegno

n La “Natività

della Vergine”, ora esposta a Vercelli, proviene da Morbegno

La scheda

L’esposizione temporanea su tre sedi E le sue opere nel Duomo di Como “Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari”: a Varallo, Vercelli e Novara fino al 1 luglio (fino al 16 settembre a Varallo) La mostra è l’occasione per scoprire la grandezza di un maestro assoluto del Rinascimento - presente anche nel Duomo di Como con “Due profeti” e lo “Sposalizio della Vergine” - contraddistinto da una forte emotività religiosa capace di raccontare e far capire il

messaggio ecclesiale con uno stile inconfondibile e che ha lasciato sul territorio piemontese la parte più importante della sua produzione artistica. Le sedi sono: Palazzo dei Musei - Pinacoteca di Varallo (via don Pietro Calderini, 25), Arca di Vercelli – ex Chiesa di San Marco (piazza San Marco, 1), Complesso monumentale del Broletto di Novara (via Fratelli Rosselli, 20) Info: gaudenzioferrari.it

MASSIMARIOMINIMO di FEDERICO RONCORONI

Parlare d'amore fa bene all'amore

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vità. Un’attività molto bene organizzata, fondata su una bottega con altri artisti disposti come lui a viaggiare e a cogliere le diverse commissioni che da più parti arrivavano, per poi spostarsi definitivamente, nel 1535, a Milano (che proprio in quell’anno diventa provincia di Carlo V), dove molte sono le occasioni di lavoro (tanti sono i cantieri aperti in città), anche se la concorrenza è forte perchè sulla scena operano artisti provenienti dai territori limitrofi, come per esempio, Moretto e Savoldo, Calisto Piazza e Giulio Campi. Nella sede di Vercelli, la cosidetta Arca, una chiesa sconsacrata e trasformata a fine Ottocento in un mercato coperto e da alcuni anni trasformato in luogo di esposizione, si trovano, una vicino all’altra in una sorta di muto dialogo, ma con accenti diametralmente opposti, “La Natività” di Gaudenzio e la Madonna, una scultura superstite di un perduto Compianto di quel grande scultore che è Giovan-

ni Angelo Del Maino, eseguito per la Collegiata di San Giovanni Battista. Un’opera straordinaria, ritrovata occasionalmente su un armadio in tempi molto recenti e sottoposta ad un accurato intervento dall’Istituto centrale per la Conservazione ed il Restauro di Roma. Un vero e proprio recupero. Potenza dirompente

Alla composizione rasserenante della nascita della Vergine, si oppone una statua di una potenza dirompente, di grande pathos, ricavata da un unico blocco di legno, che mostrava fin dal suo ritrovamento, sebbene rozzamente ridipinta, una sapienza e una qualità di esecuzione fuori dall’ordinario. Con questi due capolavori, la Valtellina offre un bel contributo alla mostra che è accompagnata da un ricco catalogo che unisce al rigore dei testi, una documentazione fotografica eccellente e molti spunti di riflessioni per futuri studiosi.

E ora andavo da quest’uomo, mi buttavo così, credevo che bastasse andare e afferrare. Andare e prendere. Che bastasse andare. Hanne Ørstavik

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Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari - rassegna stampa  

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