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GENNAIO 2012 Numero 1

Rivista di Lavanderia Industriale e Pulitura a secco The Industrial Laundry and Dry-Cleaning Magazine IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP ROSERIO PER RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI

SPECIALI • La lavanderia industriale del futuro • Wet cleaning

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La lavanderia non può fare a men o del lavaggio ad ac qua in ogni caso: sia che si voglia la vare tutto ad acqua, anche i paltò e le giacche di lana o che si preferisca lavare a secco ed acqua.

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EDITORIALE Alzare i prezzi, premiare i fedeli: l’augurio per l’anno che viene VITA ASSOCIATIVA Intervista a Felice Mapelli Presidente Deterservice TECNOLOGIE Separazione della fase acquosa da quella del solvente: come migliorarla? INFORMAZIONE COMMERCIALE EXPOCLEANING SUD - A Catania l’appuntamento del settore con il Sud Italia Falvo - Lavaggio ad acqua unificato TECNOLOGIE Manuale del pulitintore - Attrezzature di una lavanderia: i generatori di vapore Il trattamento degli abiti da lavoro GESTIONE Assistenza in sicurezza: un problema di serietà NOTIZIE DALLE AZIENDE Il calendario Raro 2012

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SPECIALI La lavanderia industriale del futuro (I più recenti sistemi di automazione) Wet cleaning: macchine, prodotti chimici ed ausiliari INFORMAZIONE COMMERCIALE Montanari: l’efficienza vien dall’alto……e dal riempire precisi “buchi” ASSOSISTEMA Assemblea Assosistema: eletto il nuovo Consiglio Direttivo Le Reti d’impresa per il Turismo IL SEGRETO DEL MIO SUCCESSO Il Sistema Tedesco - Intervista a Roberto Zuccati, lavanderia di Cerea ASSOSECCO Parliamone tra noi: Anno nuovo … veste nuova? Corsi di aggiornamento professionale rivolti ai pulitintori INFORMAZIONE COMMERCIALE Lavasecco 1ora - Il business si realizza! Come si fa? PICCOLA GUIDA DEL PULITINTORE Tintura-apparecchiature-comportamento fibre-solidità del colore 3a parte Difetti “Se non sai domanda” CONFARTIGIANATO Accesso alla professione - Grazie alla Regione Marche non ci sono più alibi La Regione Marche approva la legge sulle lavanderie Missione formativa delle pulisecco veronesi INFORMAZIONE COMMERCIALE Nuovi tra noi - Acqua o secco lavare i capi con acqua era il mio sogno? ELENCO ISCRITTI ASSOCIAZIONE FORNITORI AZIENDE MANUTENZIONE DEI TESSILI INDICE DEGLI INSERZIONISTI


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Ai sensi del d.lgs. 196/2003, La informiamo che: a) titolare del trattamento è ActionAid International Italia Onlus (di seguito, AA) - Milano,via Broggi 19/A; b) responsabile del trattamento è il dott. Marco De Ponte, domiciliato presso AA; c) i Suoi dati saranno trattati (anche elettronicamente) soltanto dai responsabili e dagli incaricati autorizzati, esclusivamente per l’invio del materiale da Lei richiesto e per il perseguimento delle attività di solidarietà e beneficenza svolte da AA; d) i Suoi dati saranno comunicati a terzi esclusivamente per consentire l’invio del materiale informativo; e) il conferimento dei dati è facoltativo, ma in mancanza non potremo evadere la Sua richiesta; f) ricorrendone gli estremi, può rivolgersi all’indicato responsabile per conoscere i Suoi dati, verificare le modalità del trattamento, ottenere che i dati siano integrati, modificati, cancellati, ovvero per opporsi al trattamento degli stessi e all’invio di materiale. Preso atto di quanto precede, acconsento al trattamento dei miei dati.

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E D I T O R I A L E

Alzare i prezzi, premiare i fedeli: l’augurio per l’anno che viene In quest’anno, che si preannuncia gramo, molti pulitintori temono di dover abbassare ulteriormente i loro prezzi. Invece, in alcuni casi, forse li possono alzare. Quest’idea nasce da tre spunti diversi. Il primo me l’ha dato l’amico Carone, con una riflessione sui capi pregiati. Perché, ha osservato, dobbiamo lavare capi che costano migliaia di euro, rischiando di rovinarli e doverli rifondere, per pochi soldi? Pubblicata su Facebook, questa osservazione ha dato spunto a consensi plebiscitari da parte dei suoi colleghi. Da una ricerca compiuta anni fa giunge il secondo mattone a questa tesi: molti, moltissimi consumatori si avvalgono dei servizi di due lavanderie: una, rapida ed economica (di solito situata in un Centro Commerciale) per i capi d’uso corrente; l’altra, tradizionale e accurata, per i capi più pregiati. La terza conferma a questa tesi nasce da una recente esperienza personale; di solito è mia moglie, che si occupa di portare in lavanderia i nostri vestiti; ma prima delle Feste mi ha dato un piumino con delle macchie, dicendo che l’aveva portato alla sua lavanderia abituale (all’interno di un gigantesco Esselunga), e le macchie erano rimaste, solo un po’ attenuate. Riportato il capo alla lavanderia, si era sentita dire che non era possibile eliminarle, perché erano di unto e il piumino non avrebbe sopportato il lavaggio a secco. Così l’ho portato ad una lavandaia, che mi aveva colpito per la passione con cui parlava del proprio lavoro e – miracolo – le macchie sono sparite. Ho pagato il lavaggio molto di più di quanto aveva fatto mia moglie, ma son potuto tornare a casa tronfio ed acquisire parecchi “punti coniugali”. Chi è sposato sa cosa voglio dire. Se questo è un atteggiamento tipico del consumatore, perché una tintolavanderia di qualità dovrebbe praticare prezzi bassi? Chi porta solo abiti di un certo pregio, o comunque “difficili” è normalmente ben disposto a pagare un lavoro di qualità. Per il cliente abituale, che porta proprio tutto, basterà istituire una “tessera fedeltà” che dà diritto ad uno sconto pari agli aumenti. “Guardi, sono costretto ad aumentare i prezzi, perché sono aumentati tutti i costi (nulla di più vero!), ma (solo) per lei, che è un cliente che conosco bene, ecco questa tessera, che le dà diritto a mantenere i vecchi prezzi” Una simile proposta consolida il rapporto e appaga il cliente, facendolo sentire “speciale”. Identico sconto (Sconto-invito) si può praticare sul cliente nuovo, con un termine (per esempio di 6 mesi), per non perdere neppure quello; e intanto vedere come si comporta. Potrebbe essere un anno non poi così terribile; è l’augurio che vi faccio. DETERGO GENNAIO 2012 Diego Zambelli

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Vita Associativa

Intervista a Felice Mapelli Presidente di Deterservice Detergo: “Con la nuova presidenza, sono previste novità, per la rivista?”

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Mapelli: “Uno degli sforzi che deve compiere l’editore – e l’Associazione che lo sostiene - è quello di migliorare la rivista. Occorrerà studiare un nuovo format che consenta di risparmiare sui costi di carta, stampa e spedizione, senza per questo rinunciare ai contenuti. Anzi, i contenuti devono essere migliorati: per esempio la stesura dei redazionali non dovrebbe essere affidata ai singoli produttori, ma dovrebbe essere la sintesi originale, fatta da un giornalista, di interviste agli operatori di settore. Al singolo produttore spetterà il compito di evidenziare le caratteristiche del proprio prodotto cogliendo gli aspetti significativi che possono interessare il lettore (e quindi il potenziale cliente) ma l’esposizione di queste caratteristiche sarà effettuata da un professionista che saprà come tradurle in un linguaggio comprensibile, snello ed accattivante”.

Detergo: “Si è parlato anche di scarso equilibrio tra i due settori fondamentali che costituiscono il target della rivista: secco e bianco” Mapelli: “Altra cosa che ci proponiamo di fare è dare maggior spazio alla parte dedicata al settore “bianco”. Certamente si tratta di un settore che comprende diversi tipi di operatori: alcune grosse lavanderie che si stanno espandendo, soprattutto nel settore pubblico (ospedali, case di riposo, ecc.) e tante lavanderie di dimensioni minori che si affacciano verso il più difficile e meno remunerativo settore privato, sia per vocazione, sia perché vedono calare le possibilità nel pubblico. Purtroppo nel settore più “evoluto”, il pubblico, c’è una certa gelosia riguardo alle tecnologie più innovative e, in generale, poca propensione a diffondere notizie sulle metodologie. Invece, ci sarebbe molto da dire, sull’igiene, sulla disinfezione, sui controlli, sulle “camere bianche”, sulle nuove divise e D.P.I., sui tessuti innovativi..”


Detergo: “Mentre invece, sul secco…” Mapelli: “Bisogna prendere in considerazione quali sono le effettive problematiche del settore, che non sono semplicemente l’apprendimento tecnico del “come” produrre senza errori un capo pulito e stirato. Sappiamo che il lavoro quotidiano delle tintolavanderie è rallentato e condizionato da molte “trappole”, costituite da capi contraffatti, etichettati male o innovativi nei tessuti o nelle loro combinazioni. Tuttavia, la rivista non può essere semplicemente una rassegna di questi “casi particolari”. I temi più cruciali che gli operatori affrontano sono soprattutto di carattere imprenditoriale: come fare fiorire la propria attività, aumentare i guadagni, attrarre nuovi clienti.... Ad esempio, uno dei nostri propositi è quello di commissionare uno studio sul bacino d’utenza, rendendo possibile così a ciascuno dimensionare il proprio esercizio in funzione del lavoro che può ragionevolmente attrarre”. Detergo: “Sul numero di settembre/ottobre di “Fabricare”, la rivista canadese, si prendono in esame attività “di nicchia”: la vendita online di tovaglie, asciugamani, lenzuola, il lavaggio di attrezzature sportive e di abiti per bambole, il ricambio di polsi e colletti bianche nelle camicie…” Mapelli; “È vero. Esiste un settore che la rivista deve sforzarsi di esplorare: le possibilità di lavoro “innovative” date dai mutamenti che avvengono nel mercato; per esempio, si sta irrobustendo il nuovo segmento di mercato costi-

tuito da chi “ricondiziona” i capi d’abbigliamento confezionati all’estero. Questi indumenti arrivano da noi ammassati nei container e devono essere stirati prima di essere mandati ai negozi per la vendita. In sostanza, la rivista deve sforzarsi di aiutare i diversi operatori nel loro compito principale, che è quello di intraprendere, essere imprenditori”. Detergo: “E cosa pensate di fare per migliorare la funzione pubblicitaria della rivista?” Mapelli: “Per finire, visto che la rivista serve anche a veicolare pubblicità in tutto il mondo (la maggior parte delle aziende del settore vende in tutto il mondo) potenziare la presenza di “Detergo” su Internet è sicuramente una priorità”.

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Tecnologie

Separazione della fase acquosa da quella del solvente: Come migliorarla?

Nel lavaggio a secco, la condensa proveniente dall’asciugatura e dalla distillazione costituisce una miscela di acqua e di solvente. L’acqua proviene dagli indumenti trattati. Questi ultimi trattengono inevitabilmente un certo tasso di umidità prima di essere caricati nell’impianto lavasecco (di seguito lavatrice o lavasecco). L’acqua fuoriesce dalle fibre durante il ciclo di lavaggio e la fase di asciugatura dei capi. Oggigiorno come solvente si può utilizzare il percloretilene (di seguito PCE), un idrocarburo di tipo isoalcano (conosciuto anche sotto l’acronimo tedesco KWL) o del Decametilciclopentasilossano (spesso indicato con l’abbreviazione D5). I vari operatori incaricati della gestione delle risorse idriche e delle acque reflue, quali le Agenzie per le risorse idriche o le collettività territoriali, s’interrogano sulle tracce rinvenute di queste sostanze, quali gli idrocarburi, nelle acque utilizzate. In generale, secondo la normativa questo tipo di sostanze, siano idrocarburi o un derivato degli stessi come per esempio un solvente clorurato, non devono essere rinvenibili nelle acque reflue. Una normativa che anche le suddette strutture cercano di far rispettare. Come ottimizzare, in primo luogo, la separazione delle fasi? Ê questo l’oggetto del presente articolo che comincia dalle osservazioni e dalle analisi effettuate sul campo. Naturalmente, considerando le procedure, l’articolo si focalizza soprattutto sul PCE.

Tipo di solvente PCE Idrocarburi D5 (siliconato)

DensitĂ 1,62 0,77 0,95

Soglia di solubilitĂ a saturazione 150 ppm ~100 ppm* 17 ppb

ppm = parti per milioni o milligrammi/litro d’acqua (mg./l) ppb =parti per miliardi o microgrammi/litro d’acqua (g/l) *Idrocarburi: altri valori, dello stesso ordine di grandezza, sono reperibili nella FDS (Scheda dati di sicurezza).

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Si tratta delle soglie di solubilitĂ a saturazione poichĂŠ tutte le diverse condizioni di saturazione sono difficilmente raggruppabili. Ă‹ INFLUENZA DEI PRODOTTI TENSIOATTIVI SE UTILIZZATI Alcuni additivi di lavaggio sono di

Doppio separatore di scarico

uso comune. Si tratta di tensioattivi versati nei bagni di solvente (detti rafforzatori di lavaggio) o della spazzolatura preliminare (o pretrattamento dei capi) eseguita sugli indumenti non sottoposti a risciacquo prima di caricarli in lavatrice. Questi prodotti (o i loro residui) possono essere rinvenuti nelle acque di contatto e modificare le soglie di solubilità indicate nella tabella che precede. Ë TECNOLOGIA DEL CIRCUITO CHIUSO La lavatrice (a circuito chiuso da numerosi decenni) integra tra l’altro la funzione (in varie fasi distinte) di riciclaggio del solvente. Per eseguire quest’ultimo e quindi riutilizzare il solvente per il lavaggio dei capi a secco, si deve, oltre ad altri passaggi, separarlo dall’acqua dopo le fasi di asciugatura dei capi o di distillazione (fase di depurazione). La separazione conduce da un lato


ad un solvente reinserito nei serbatoi della lavatrice e dall’altro a dell’acqua che è definita acqua di contatto. Di solito nelle lavatrici che utilizzano il PCE (ancora le più diffuse oggi) questa fase di separazione avviene senza interruzione tramite un separatore a fiorentina partizionato che riceve la miscela di acqua/solvente. In questo caso, la differenza di densità tra l’acqua e il solvente è importante poiché il solvente rimane sul fondo del contenitore a chiusura stagna e l’acqua sopra ma unicamente su un lato della paratia. Oltre alcuni livelli predefiniti, l’acqua è evacuata dal separatore tramite un condotto specifico e il solvente tramite un altro collegato separatamente ai serbatoi dei solventi. Le lavatrici sono dotate di un dispositivo di separazione a due piani detto “doppio separatore”. La presenza del separatore è imposta dalle normative in vigore. Il secondo piano del dispositivo è finalizzato all’esecuzione di una seconda separazione e, in linea generale, si tratta di un decantatore. Nelle lavatrici che utilizzano un solvente più leggero dell’acqua (idrocarburo D5), la decantazione avviene in modo inverso. L’acqua raggiunge il fondo del contenitore e il solvente resta sopra la fase acquosa. Negli impianti lavasecco che permettono l’utilizzo del D5 (differenza di densità tra acqua e solvente debole: ‰ = 0,05) si trovano

due dispositivi di separazione, uno riceve la condensa proveniente dall’asciugatura e l’altro la condensa derivante dalla distillazione (distillazione sottovuoto come nel caso degli idrocarburi). Ogni dispositivo è su due piani. Qualunque sia il solvente utilizzato, per entrambi i dispositivi sopra descritti l’acqua di contatto proveniente dal dispositivo di separazione è convogliata in una tanica esterna alla lavatrice, posta sopra la vasca di raccolta della lavatrice stessa. Per quanto riguarda il solvente, quest’ultimo è canalizzato verso i serbatoi. Inoltre i separatori o i doppi separatori sono sempre attigui alla lavatrice e disposti nel perimetro della vasca di raccolta integrata nella lavasecco stessa. L’acqua presente nella suddetta tanica è quindi soggetta ad un’ultima decantazione. Si può nuovamente separare l’acqua e il solvente e reintrodurre quest’ultimo nel ciclo di lavaggio a secco. Le differenze nelle configurazioni strutturali sono svariate ed i sistemi proposti dai produttori sono più o meno, sofisticati. Alcuni scarichi dell’acqua o del solvente avvengono in modo naturale per fuoriuscita ma anche tramite una valvola ad attivazione automatica o manuale. Inoltre, sono diverse le possibilità di controllo dei livelli, l’accessibilità e le istruzioni fornite dai produttori.

Tecnologie

Ë CONCETTO E FUNZIONAMENTO Principio del separatore (1): caso di una lavatrice funzionante con PCE

Si tratta di un recipiente concepito sul principio del vaso fiorentino. È costituito da: • un foro d’entrata della miscela solvente/acqua; • un foro d’uscita dell’acqua; • un foro d’uscita del solvente.

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Tecnologie

La miscela acqua/solvente proviene dal condensatore di distillazione o dal circuito di asciugatura (la condensa generata dal vaporizzatore della pompa di calore e dall’asciugatura a circuito chiuso). Il recipiente si riempie progressivamente nella camera di carico sinistra e a seguito della differenza di densità tra acqua e solvente (1 per 1,6 rispettivamente) l’acqua risale e resta sulla superficie del solvente nella camera stessa. Le operazioni di scarico dell’acqua da una parte, e del solvente dall’altra, avvengono automaticamente quando si raggiungono i rispettivi livelli. Maggiore è la differenza di densità tra i due solventi e migliore sarà la separazione. Principio del decantatore: caso di una lavatrice funzionante con PCE (2).

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Si tratta di una vasca di raccolta dotata generalmente di due galleggianti indicatori di livello: • uno indica il livello di PCE nella vasca che deve essere controllato regolarmente dall’operatore per eseguire, all’occorrenza, lo scarico del solvente residuo nei serbatoi della lavatrice. Quest’operazione è realizzata con una valvola manuale; • l’altro indica il livello massimo (somma dei livelli di solvente e d’acqua) nella vasca di raccolta. In linea generale, quando si raggiunge questo livello appare un’avvertenza sul pannello dei comandi della lavatrice che vieta l’eventuale avvio di un nuovo ciclo prima che siano concluse le necessarie operazioni di scarico. Queste ultime (l’acqua verso la vasca di raccolta e il solvente verso il serbatoio della lavatrice)

sono di solito eseguite manualmente. Lo scarico dell’acqua nella vasca di raccolta avviene sia manualmente sia automaticamente tramite rilevamento in remoto del livello elevato raggiunto. Lo scarico del PCE è eseguito manualmente nei serbatoi. Vasca di raccolta: La vasca di raccolta riceve acqua contenente residui di solvente, è posta all’esterno della lavatrice e di solito si trova proprio nella vasca di contenimento di quest’ultima. L’ultima decantazione avviene nella vasca di raccolta. L’acqua di contatto è espulsa regolarmente mentre la fase di riutilizzo del solvente è attivata nella lavatrice. Ë I DIVERSI PROCEDIMENTI DI SEPARAZIONE INSTALLATI NELLE LAVATRICI A SECCO E FUNZIONANTI CON PCE Un unico separatore Queste lavatrici sono in generale obsolete poiché, in linea di massima, sono state commercializzate prima del 1998, l’anno dell’entrata in vigore della norma ISO 8230 redatta nel 1997 e relativa ai requisiti di sicurezza per gli impianti che utilizzano PCE. Tale norma, alla base dell’auto-certificazione della CE per gli impianti lavasecco prevede, in effetti, il “doppio separatore” (segue spiegazione del termine). L’esistenza di un solo separatore nella lavatrice richiede il massimo rigore nell’esecuzione delle diverse operazioni di scarico o di manutenzione per ottenere un funzionamento adeguato. Un separatore abbinato ad un decantatore Questa configurazione strutturale rispetta la norma ISO citata in precedenza e caratterizza spesso gli impianti lavasecco. La separazione realizzata con questa configurazione permette di rilevare con frequenza le concentrazioni di PCE nell’acqua e queste ultime sono inferiori alla soglia di solubilità del percloretilene in acqua a saturazione che è di 160 mg/litro per questo tipo di solvente. L’operatore deve sorvegliare rego-


larmente il livello di solvente nel decantatore affinché non superi il livello raccomandato. L’uso di questo abbinamento richiede, oltre alle operazioni di manutenzione, un’estrema attenzione da parte dell’operatore. Due separatori a cascata Anche questa struttura rispetta la norma ISO citata in precedenza e tali separatori sono presenti ugualmente in molte lavasecco. Le concentrazioni residuali (salvo rarissimi casi di difficoltà di funzionamento) sono molto inferiori alla soglia di solubilità del PCE in acqua a saturazione. L’innegabile vantaggio di questo sistema è di limitare gli interventi manuali dell’operatore (fatta eccezione per le necessarie operazioni di manutenzione) e le disfunzioni che tali interventi, effettuati o meno con attenzione, possono generare. Due separatori integrati

Si tratta di una configurazione simile alla precedente (§ IV.2.3) dove i due separatori sono integrati nella stessa struttura. Il volume totale disponibile è solitamente inferiore a quello riscontrabile nelle configurazioni con due separatori distinti a cascata.

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Ë EFFICIENZA DI FUNZIONAMENTO SU “CAMPO” Sono state realizzate indagini presso numerose pulitintorie. L’obiettivo perseguito era l’osservazione dell’uso dei dispositivi di separazione, lo stato di manutenzione e l’efficienza come anche la possibilità di migliorarli, dopo avere espresso alcune raccomandazioni. Pulitintoria n. 1 • Impianto lavasecco costruito nel 2001. • L’esercente non utilizza rafforzatori di lavaggio ma solamente la pre-spazzolatura prima di caricare

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i capi nella lavasecco. • La lavasecco è dotata di un separatore e di un decantatore a scarico manuale ed è quindi conforme, sotto questo profilo, alla norma ISO 8230. • Stato del separatore: sono presenti impurità tra acqua e solvente. Il separatore viene pulito meno di una volta all’anno secondo quanto riferisce l’esercente. • Stato del decantatore: lo scarico avviene regolarmente ma la pulizia, anche in questo caso, è effettuata meno di una volta all’anno. • È stato analizzato un prelievo d’acqua di contatto eseguito sullo scarico del decantatore. La concentrazione di PCE risulta di 160.1 mg/l. • Un nuovo prelievo è stato eseguito dopo la pulizia del separatore e del decantatore come richiesto all’esercente. La concentrazione del solvente è risultata di 33.9 mg/l. Quest’ultima si è ridotta, praticamente, di circa 5 volte. Pulitintoria n. 2 • Impianto lavasecco costruito nel 2006. • L’esercente utilizza moltissimo i rafforzatori di lavaggio (da 120 a 170g per ciclo di lavaggio rispetto ai dosaggi tra i 60 e 80 g/ciclo, generalmente raccomandati). Non utilizza la pre-spazzolatura. • L’impianto è dotato di un separatore e di un decantatore a scarico manuale con rilevamento del livello massimo. Sotto questo profilo, la lavasecco è conforme alla norma ISO 8230. • Stato del separatore: sono presenti impurità tra acqua e solvente. Il separatore è pulito meno di una volta all’anno. • Stato del decantatore: lo scarico avviene regolarmente ma la pulizia, anche in questo caso, è effettuata meno di una volta all’anno. • È stato analizzato un prelievo d’acqua di contatto eseguito sullo scarico del decantatore. La concentrazione di PCE risulta di 252.9 mg/l. • Si raccomanda all’esercente di eseguire regolarmente la pulizia del separatore e del decantatore e anche di ridurre il dosaggio dei rafforzatori di lavaggio.

Pulitintoria n. 3 • Impianto lavasecco costruito nel 2000. • L’esercente utilizza rafforzatori di lavaggio (da 60 a 80 g/ciclo) ed anche la pre-spazzolatura. • L’impianto è dotato di un separatore e di un decantatore a scarico manuale e sotto questo profilo è conforme alla norma ISO 8230. • Stato del separatore: è molto sporco e sono presenti molte impurità che “galleggiano” nel liquido. Non è pulito da più di 2 anni. • Stato del decantatore: anche quest’ultimo è molto sporco. Uno dei galleggianti di livello di forma sferica che dovrebbe indicare l’altezza del solvente nel decantatore è manomesso. Questo fatto potrebbe indicare che la qualità del solvente si è degradata fino a diventare una soluzione acida. Il galleggiante non assicura più il corretto funzionamento. • è stato analizzato un prelievo d’acqua di contatto eseguito sullo scarico del decantatore. La concentrazione di PCE risulta di 631.6 mg/l. • Si richiede all’esercente la pulizia immediata del separatore e del decantatore come anche la sostituzione del galleggiante. • Un nuovo prelievo è stato effettuato dopo le suddette operazioni. La concentrazione dell’acqua di contatto con il PCE presso l’uscita del decantatore risulta di 16.9 mg/l. La concentrazione di PCE nell’acqua di contatto si è in pratica ridotta di circa 40 volte. Pulitintoria n. 4 • Impianto lavasecco costruito nel 2004. • L’esercente utilizza rafforzatori di


• •

lavaggio e anche la pre-spazzolatura prima di caricare i capi. L’impianto è dotato di due separatori (1) a cascata. Stato del 1° separatore: sono presenti impurità ma in quantità limitata tra acqua e solvente. Il separatore è pulito meno di una volta all’anno. Stato del 2° separatore: il separatore in apparenza pulito, è pulito una volta all’anno. Il secondo separatore presentava una concentrazione inferiore alla soglia di rilevamento indicata dal laboratorio d’analisi ovvero, 1.4 mg/l. Una concentrazione di 69.2 mg/l è stata rilevata nella vasca di decantazione (riceve le acque provenienti dal secondo separatore). Tale risultato indica che l’esercente non svuota completamente la suddetta vasca nel sistema fognario allo scopo di ridurre ulteriormente il livello d’inquinamento dei propri scarichi e l’esercente stesso ci ha confermato questa motivazione.

Pulitintoria n. 5 • Impianto lavasecco costruito nel 2005. • L’esercente utilizza rafforzatori di lavaggio e a volte la pre-spazzolatura dei capi prima di caricarli nella lavasecco. • L’impianto è dotato di un separatore e di un decantatore a scarico manuale e sotto questo profilo è conforme alla norma ISO 8230. • Stato del separatore: lo stato di quest’ultimo è buono pur presentando alcune impurità che “galleggiano” nel liquido. E’ stato pulito da meno di un anno. • Stato del decantatore: il dispositivo è pulito ed è stato lavato da meno di un anno. • È stato analizzato un prelievo d’acqua di contatto eseguito sullo scarico del decantatore. La concentrazione di PCE risulta di 82.4 mg/l. Sintesi: Secondo i risultati riassunti nel grafico che precede, si rileva in modo netto che le operazioni di pulizia e di manutenzione influenzano positivamente il rapporto delle concen-

trazioni che fuoriescono dai doppi separatori (pulitintoria n.1 e n.3 vedasi i risultati dello stato iniziale rispetto a quello finale). La pulitintoria n.4 si posiziona benissimo dato il buono stato del dispositivo di cui è dotato l’impianto, un vero e proprio separatore doppio (1). La pulitintoria n.2 deve provvedere a una pulizia regolare più frequente e anche la pulitintoria n.5 può migliorare aumentando la frequenza di pulizia del dispositivo. Ë IL PARERE DEI PRODUTTORI DI IMPIANTI LAVASECCO I produttori contattati la prima volta in merito a questa indagine precisano, senza sorpresa, che il volume del separatore, la densità del solvente utilizzato e la frequenza dei lavaggi sono fattori importanti per una separazione ottimale. Per quanto riguarda gli idrocarburi o il D5, più “leggeri” dell’acqua, il principio del vaso fiorentino (descritto in precedenza) è inapplicabile. Tutti i produttori consultati utilizzano un rilevatore di livello d’acqua per eseguire lo scarico necessario oppure dei decantatori allo scopo di ridurre al massimo i problemi di separazione. Ë PRINCIPIO BASE PER L’USO, LA PULIZIA E LA MANUTENZIONE DELLA PROCEDURA DI SEPARAZIONE Uso: • Al momento della fase di centrifugazione, a seguito delle vibrazioni più o meno forti alle quali può essere sottoposta la lavatrice o nel corso delle operazioni di recupero del solvente nel separatore

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(asciugatura o distillazione), può verificarsi una precipitazione di miscela (acqua + solvente). In tutti questi casi, la separazione delle fasi diventa quindi inefficace. Per evitare tale effetto e facilitare una separazione ottimale delle fasi, lo scarico del decantatore deve avvenire al mattino, prima dell’avvio della lavatrice che è rimasta inattiva per molte ore; • I tensioattivi usati (rafforzatori di lavaggio o pre-spazzolatura) aumentano generalmente la solubilità del solvente nell’acqua. E’ quindi importante utilizzare questi prodotti secondo i dosaggi raccomandati dai loro produttori e verificare, almeno una volta al mese, che sia corretta la regolazione della pompa di dosaggio per il rafforzatore (per fornire la quantità giusta nei bagni di solvente); • Quando è presente un decantatore, non si deve mai aspettare di raggiungere il livello massimo di solvente e dopo la fase di decantazione si deve procedere allo scarico preventivo, ogni mattina, prima dell’avvio della lavasecco; • La vasca di decantazione posta all’uscita del separatore o del decantatore non deve mai essere svuotata completamente quando si utilizza il PCE. Quest’ultimo tende, in effetti, ad accumularsi con il passare del tempo nella parte inferiore della vasca stessa. Per svuotarla del tutto, la fase solvente (fondo della vasca di decantazione) dovrà essere, in modo tassativo, re-introdotta nella lavatrice tramite il filtro prendispilli o l’oblò di carico. Pulizia: È necessario pulire completamente i separatori e i decantatori, da una a tre volte all’anno, in funzione del numero dei cicli effettuati, dello stato degli indumenti trattati, della quantità usata di rinforzatori di lavaggio o anche in base alle raccomandazioni del produttore. Bisogna inoltre controllare regolarmente il pH dell’acqua di contatto presente nella vasca di decantazione. Un pH troppo basso (acido)

dimostra un’acidificazione del solvente che corroderà svariati elementi tra i quali i galleggianti di livello che progressivamente non saranno più affidabili. Allo stesso modo si può procedere alla neutralizzazione del solvente con l’aggiunta di additivi adeguati al fine di evitare questo tipo di fenomeni indesiderati. Manutenzione: È necessario verificare regolarmente lo stato del separatore, l’assenza di deterioramento degli elementi costitutivi (la vasca, il galleggiante, le sonde di temperatura, il sistema di rilevamento di livello) e, se necessario, provvedere naturalmente a sostituirli tempestivamente. Ë RACCOMANDAZIONI PER LA PRODUZIONE DI UN SEPARATORE • La realizzazione di recipienti di ampio volume e soprattutto relativamente alti permette di migliorare la separazione; • Limitare per quanto possibile l’intervento umano nel controllo dei diversi livelli (acqua, solvente) permette di assicurare il funzionamento corretto dei separatori o dei decantatori; • Prevedere sistematicamente la presenza di un oblò di visualizzazione su ogni piano (a cascata o integrato) per poter controllare facilmente lo stato del solvente, dell’acqua, dei galleggianti di livello, delle pareti … e lo stato di pulizia generale del dispositivo; • Concepire il design del prodotto affinché faciliti la pulizia ordinaria dei separatori o dei decantatori. Una pulizia che richiedesse lo smontaggio di determinati elementi come spie e indicatori, implicando in pratica la sostituzione dei giunti con tutti i rischi di rottura che tale operazione comporta, può scoraggiare l’esercente. • Risulta inoltre che la presenza di due veri e propri separatori a cascata (§ Concetto e funzionamento) offra le migliori prestazioni.


EXPO CLEANING SUD A Catania l’appuntamento del settore con il Sud Italia Dal 18 al 20 Maggio 2012 la città di Catania ospiterà, presso il Centro Fieristico “ Le Ciminiere”, la prima edizione di “Expo Cleaning Sud”, la fiera specializzata, rivolta al Settore professionale dell’Igiene e del Pulito. Gli Operatori troveranno un punto di incontro privilegiato, perché “Expo Cleaning Sud” è la prima manifestazione dedicata al Settore, svolta nel Sud Italia. Asso Fiere Sicilia, ente organizzatore specializzato in fiere di Settore, ritiene che tale iniziativa ricoprirà una valenza propulsiva per gli operatori economici dei rispettivi comparti nonché, per il pubblico di visitatori specializzati e competenti. Mission di Expo Cleaning Sud è quella di contribuire alla ripresa della competitività dell’industria del Settore, proponendo il meglio delle tecnologie e dei prodotti presentati sul mercato dalle grandi aziende italiane e mettendo in luce le numerose piccole e medie imprese con elevato potenziale, parte fondamentale del tessuto industriale regionale e nazionale. Expo Cleaning Sud non è solo un’occasione di business ma diventa soggetto attivo nel favorire un confronto fra imprese, istituzioni e operatori. Per raggiungere tali importanti obiettivi è stato creato un tavolo di consultazione sempre operativo al fine di realizzare un evento in linea con le esigenze del mercato. La fiera non è aperta al pubblico. L’ingresso è gratuito e riservato esclusivamente agli operatori del Settore o a quanti in possesso di biglietto di invito, rilasciato dall’azienda espositrice o dalla segreteria organizzativa. Rivenditori del settore – Operatori

Informazione commerciale

commerciali – Responsabili – Manager di Imprese – Grande distribuzione – HO.RE.CA. – Esercizi di lavaggio industriali e a secco - Operatori della sanità – Grandi comunità . La fiera aprirà venerdì 18 Maggio alle ore 10.00 e rimarrà aperta sino alle 19.00, osservando lo stesso orario anche al sabato e alla domenica. Nel sito della manifestazione www.expocleaningsud.it, viene proposta per gli interessati, una lista degli alberghi convenzionati, adiacenti la Struttura. La segreteria rimarrà sempre disponibile per eventuali informazioni legate alle attività di arrivo, permanenza e partenza sia degli espositori che dei visitatori. In occasione della manifestazione verrà resa attiva la convenzione con la Compagnia di navigazione TTTLines (navi: NA > CT >NA). Attraverso il coupon scaricabile dal sito, gli espositori e i visitatori usufruiranno di particolari sconti sul biglietto passeggeri/mezzi. Il Centro Fieristico Le Ciminiere, diretto dalla Provincia Regionale di Catania, è situato in prossimità della stazione centrale, è raggiungibile in pochi minuti dal porto, dall’aeroporto, dalle autostrade e dalla tangenziale ed è servito da tutti i mezzi di trasporto pubblico. Per ulteriori informazioni si invita a prendere contatto con la segreteria organizzativa: Asso fiere Sicilia (tel: 095.8037642 fax: 095.2937852, e-mail: info@expocleaningsud.it) o a visitare il sito www.expocleaningsud.it/. Ufficio Stampa per accrediti: press@expocleaningsud.it

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Manuale del pulitintore Tecnologie L’evoluzione della professione: gestione e tecnica Introduzione Certi di fare una cosa gradita ai nostri lettori, titolari di una tintolavanderia, iniziamo con il nuovo anno la pubblicazione dei punti più rilevanti del “Manuale del pulitintore”, preparato ed edito da Assosecco. Si tratta di un testo fondamentale per la conduzione di una lavanderia a secco, che permette di approfondire moltissime questioni riguardanti il funzionamento e la manutenzione dei macchinari e le tecniche di lavaggio e stiratura, uno strumento davvero prezioso per tutti, se non altro per un confronto. Il manuale è disponibile, per alcune copie, facendone richiesta ad Assosecco (e-mail: assosecco@unione.milano.it - www.assosecco.com) ad un prezzo assolutamente abbordabile. ATTREZZATURE DI UNA LAVANDERIA

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I GENERATORI DI VAPORE Prima di entrare nell’argomento ed allo scopo di meglio comprendere il fenomeno della generazione del vapore, riteniamo utile ricordare molto succintamente alcune unità termiche. Infatti, l’attività di una lavanderia a secco è basata soprattutto sul Calore. Come si misura il Calore? L’unità di misura è, com’è noto, la CALORIA, pari alla quantità di calore necessaria per elevare di un grado la temperatura di un grammo d’acqua. In pratica ci si riferisce non al grammo ma al kg (o al litro) di acqua ed allora si parla di chilocaloria, indicato con kcal. A partire dal 2009 la misura del calore è espressa in Joule anziché in calorie. Ricordarsi che 1 kcal = 4,19 kj Calore di riscaldamento (detto anche calore sensibile, o calore specifico). È il calore necessario per aumentare di un grado la temperatura di un kg o di un litro di una sostanza. Come abbiamo visto il

calore specifico o di riscaldamento dell’acqua è pari ad 1 kcal, ossia a 4,19 kj. Per portare cioè alla temperatura di vaporizzazione un kg di acqua (100°C) occorrerà fornire 100 kcal, ovvero 419 kJ. Calore di vaporizzazione (detto anche calore latente). È il calore necessario per trasformare in vapore un kg di un liquido. Il calore di vaporizzazione dell’acqua è molto alto, essendo pari a 540 kcal (che tradotto in Joule diventa 2257 kJ). Produttività di un generatore di vapore elettrico L’unità di misura del consumo di elettricità di un generatore a resistenze elettriche è il chilowattora, ossia il kWh. (Ad esempio una caldaia elettrica da 15 kW consumerà in un’ora 15 chilowattora). Occorre tenere presente che ogni kWh consumato produce 864 kcalorie (ovvero 3600 kJ). Poiché abbiamo visto che per vapo-


rizzare 1 kg d’acqua occorre fornire 100+5 = 640 kcal, risulta facilmente che per ogni kWh consumato si producono 864: 640 = 1,3 Kg di vapore. Produttività di un generatore di vapore a combustione La quantità di calore ottenuto bruciando un kg od un m3 di combustibile si chiama Potere Calorifico. Il potere calorifico del gasolio è di poco superiore alle 10.000 kcal, mentre quello del metano è di poco inferiore alle 9.000 kcal. Nelle caldaie a combustione occorre tenere conto che non tutto il combustibile bruciato produce vapore: esistono infatti perdite al camino, combustioni incomplete ecc. In pratica al lavatore a secco interessa valutare approssimativamente quanto vapore si può realmente utilizzare bruciando un kg o un m3 di combustibile. Pertanto per comodità di calcolo si può semplicemente tenere conto che bruciando un kg di gasolio o un metrocubo di metano si hanno a disposizione circa 10 kg di vapore. Rendimento di un generatore Il rendimento di un generatore è il rapporto fra il vapore realmente prodotto (espresso in calorie) e la corrispondente quantità di calorie introdotte, ovvero la quantità di energia consumata per produrre quel vapore. Per le caldaie a combustione, a causa delle perdite, il rendimento può variare dall’80% ad oltre il 90% in funzione del modello di caldaia, della sua età e del modo con cui viene condotta. Per le caldaie elettriche il discorso è diverso in quanto tutta l’energia consumata viene trasformata in vapore, e pertanto il rendimento si avvicina al 100%, tenendo conto delle dispersioni di calore della caldaia e di eventuali incrostazioni delle resistenze. CALDAIE A COMBUSTIONE CLASSICHE E RAPIDE Per le caldaie a combustione è importante tenere conto del contenuto d’acqua. Nei generatori classici a contenuto medio-alto d’acqua si impiega un tempo notevole per

mandare in pressione la caldaia e quando essa viene spenta si perde una certa energia per il calore rimasto in caldaia. In compenso esse rispondono bene anche a brusche ed anormali richieste di vapore in quanto un leggero calo interno della pressione fa evaporare quantità supplementari di acqua (volano termico). Le caldaie a basso contenuto d’acqua, dette caldaie rapide, offrono il vantaggio di andare a regime in poco tempo e di avere basse perdite di calore residuo alloro spegnimento. Il loro rendimento è generalmente inferiore a quello delle caldaie classiche. Esse rispondono male ad eventuali anormali prelievi di vapore, cioè “si siedono subito”. L’ebollizione interna è piuttosto violenta per cui risulta probabile il trascinamento di goccioline d’acqua. È consigliabile installare prima delle utilizzazioni un barilotto separatore di condensa. TITOLO DEL VAPORE Il vapore che esce dalla caldaia può essere secco od umido in funzione delle particelle d’acqua che trascina. La condizione del vapore si definisce Titolo del vapore. Esso è uguale ad 1 se il vapore è perfettamente secco; se invece è minore di 1 esso indica la quantità di vapore secco contenuto in quel vapore. Ad esempio un vapore con titolo 0,85 contiene 85 parti di vapore secco più 15 parti di acqua. COSTI DI GESTIONE DEI GENERATORI DI VAPORE In Italia abbiamo il triste primato dei costi energetici fra i più cari di tutta l’Europa. In ogni caso la soluzione più conveniente per quanto riguarda i costi di esercizio è quella di utilizzare caldaie a combustibile. Le caldaie elettriche soffrono per i costi dell’energia elettrica molto elevati, ma in compenso offrono importanti vantaggi rispetto a quelle a combustione: costi di acquisto e di installazione inferiori - nessun problema di canna fumaria - nessun rumore né sporcizia - conduzione e manutenzione più semplici. CALDAIE ELETTRICHE-CENTRALIZZATE O INCORPORATE Per piccoli centri di puliture a secco

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aventi pochi punti stiro, possono essere consigliabili le caldaie incorporate, mentre per installazioni più grandi è opportuno orientarsi verso generatori centralizzati. È bene tenere presenti alcune considerazioni: la potenza impegnata per varie caldaie singole è generalmente superiore a quella di una centralizzata - le caldaie singole richiedono manutenzioni per ogni unità contro quell’unica per la caldaia centralizzata - la posa di una caldaia centralizzata richiede una rete di tubazioni di distribuzione del vapore - nei momenti in cui si utilizzai un solo punto stiro sarebbe più conveniente utilizzare una caldaia incorporata. PRINCIPALI CONSUMI DI VAPORE IN UNA LAVANDERIA I consumi sotto indicati sono approssimati in quanto dipendono sia dalle caratteristiche delle varie macchine come pure dalle loro modalità d’uso.

Reparto stiratura Tavoli da stiro Ferri da stiro Topper piccoli per pantaloni Topper grande Manichino (Former) Manichino per camicie Pressa universale Pressa collo e polsi Stiracamicie a cabina

da 4 a 8 kg da 1 a 1,5 kg circa 10 kg circa 20 kg da 8 a 15 kg da 10 a 15 kg da 10 a 12 kg da 8 a 10 kg da 30 a 40 kg

di di di di di di di di di

vapore/ora vapore/ora vapore/ora vapore/ora vapore/ora vapore/ora vapore/ora vapore/ora vapore/ora

Lavatrici a Percloroetilene Per distillare 100 litri (160 kg) di Percloro occorrono circa 35 kg di vapore a 4-5 bar (temperatura di distillazione 121°C). Asciugatura

Lavatrici con frigorifero Lavatrici senza frigorifero

circa 0,2 kg di vapore per kg di merce circa 0.35 kg di vapore per kg di merce

Riscaldamento del solvente

circa 0,01 kg di vapore per innalzare di un grado la temperatura di un kg di solvente

Rigenerazione dei Carboni attivi

circa 3 kg di vapore per ogni kg di solvente estratto

Strippaggio dei fanghi di distillazione con vapore diretto

circa 0,1 kg di vapore per ogni kg di solvente recuperato

Lavatrici ad acqua Il consumo di vapore è approssimativamente di un kg per ogni kg di merce lavata. Essiccatoi rotativi e mangani Consumano da 2 a 3 kg di vapore per ogni kg di umidità estratta. Conoscendo i costi unitari dell’energia elettrica e dei combustibili nonché la produttività in vapore dei tipi di caldaie  facile risalire ai costi operativi delle varie macchine di una lavanderia a secco.


Il trattamento degli abiti da lavoro

Tecnologie

Sistemi e metodologie per il lavaggio delle divise, dei dispositivi di protezione individuale e collettiva 1a parte Tratto dalla relazione di Patrizia Pieraccini, Direzione Medica di Presidio - Azienda U.S.L. di Cesena

Premessa Fin dalla notte dei tempi l’homo sapiens ha dovuto proteggere il proprio corpo, soprattutto dalle intemperie, con una specie di “seconda pelle”, chiamata abbigliamento, utilizzando le più diverse fibre per produrre dei tessuti. Nel tempo, materiali e tecnologie sono progressivamente migliorate e questo gli ha permesso di sopravvivere quasi ovunque sulla terra, dal Sahara al Polo Nord, di esplorare le profondità dell’oceano e di viaggiare nello spazio, fino ad esplorare i crateri lunari. L’abbigliamento quindi è un elemento estremamente importante nella vita dell’uomo, sia nella sfera privata, sia nella sfera lavorativa dove spesso l’abbigliamento è un elemento fondamentale per riconoscibilità del ruolo, confort operativo, sicurezza. L’ambiente della nostra “Case history” L’ambiente che abbiamo preso ad esempio è un importante unità sanitaria che opera a Cesena. È composta dalle seguenti strutture: • Ospedale “M. Bufalini” di Cesena, con 520 posti letto. • Ospedale “G. Marconi” di Cesenatico, con 55 posti letto. • Ospedale “P. Angioloni” di San Piero, con 41 posti letto • Ospedale comunità “L. Cappelli” di mercato S. P., con 16 letti • Ospedale comunità “S. Colomba” di Savignano s.R.P., con 20 posti letto • Laboratorio AV R

Convegno “La gestione del servizio di lavanolo nelle strutture Sanitarie e Socio-Sanitarie – Milano 29 novembre 2011 – Organizzato da Istituto Internazionale di Ricerca


Il “viaggio” delle divise Le divise, così come ogni altro materiale tessile utilizzato nell’Asl ospedaliera che deve essere sottoposto a ricondizionamento, vengono raccolte e portate alla lavanderia dove vengono sottoposte a cernita, lavate, asciugate, stirate, confezionate e, se necessario, sterilizzate in un’apposita area. La quantità di divise disponibili è sufficiente sia per l’uso quotidiano, sia per la formazione di un apposito magazzino da utilizzare in casi d’emergenza. Le divise devono consentire l’identificazione di chi le porta in funzione del proprio profilo professionale; e deve essere possibile anche identificare l’ambito lavorativo; La composizione e la struttura del tessuto devono avere: • la capacità di assorbire umidità • la capacità di favorire la termoregolazione • traspirabilità, confort • consentire la massima sicurezza. Le dotazioni per il personale. Ogni persona deve avere a disposizione: • camice unisex • casacca unisex • giacca unisex • pantalone unisex • maglietta • pile questo dotazione è nominativa ed è composto da quattro cambi settimanali.

• Magazzino AVR • Due distretti territoriali con 15 comuni della popolazione di 193.857 persone.

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In questa struttura il servizio di guardaroba richiesto alla ditta appaltante viene gestito con la logistica tradizionale; ovvero: • Le unità operative inviano una richiesta cartacea al guardaroba centrale. • Questo provvede alla distribuzione, che non è automatizzata, consegnando il materiale richiesto alle unità operative tramite rollers. • Sono previste modalità particolari per la gestione delle urgenze.

Esistono poi capi studiati per il lavoro su strade esterne, dove è necessario offrire la massima visibilità per evitare incidenti. La dotazione per ogni operatore di queste divise ad alta visibilità è la seguente: • una giacca a vento “esterno” • tre giacche a vento “interno” • 4 giubbini • 5 pantaloni • 7 magliette, tipo Polo, con manica lunga • 7 magliette idem con manica corta. Anche in questo caso la dotazione è nominativa. Gli operatori del 118 dispongono di una particolare dotazione in base


alla loro attività che li porta in condizioni di emergenza in luoghi spesso poco illuminati e pesantemente trafficati. In particolare dispongono di: • giacche a vento “esterno” D.P.I. ad alta visibilità con l’attestazione CE a norma EN/471-08, classe 3/2, impermeabile, con cappuccio, due tasche anteriori in basso, due taschini anteriori in alto, dentro per applicazione della qualifica e del logo aziendale/regionale anteriore, applicazione posteriore della qualifica e del logo aziendale e regionale, predisposizione per imbottitura termica, colore arancio • giacche a vento “interno”, imbottitura termica per la stessa, D.P.I. ad alta visibilità con l’attestazione CE a norma EN/471-08, due tasche anteriori in basso, colore arancio • giubbino D.P.I. ad alta visibilità, con attestazione CE a norma EN/471-08, classe 3/2, con due tasche anteriori in basso, due taschini anteriori in alto, velcro per applicazione della qualifica e del logo aziendale regionale anteriore, applicazione posteriore della qualifica e del logo aziendale e

regionale, predisposizione per imbottitura termica, maniche staccabili, colore arancio. • pantalone, D.P.I. ad alta visibilità, con attestazione CE a norma EN/471-08, due tasche anteriori, due tasche posteriori, due tasche laterali, colore arancio. • polo blu in cotone 100%. Vedremo in un prossimo numero quali sono le modalità di trattamento di tutti questi capi, in base a quali premesse giuridiche e quali sono gli obblighi di legge per datore di lavoro, operatore ed azienda che provvede al trattamento stesso.

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Gestione

L’industria italiana del settore sostiene la propria immagine di alta tecnologia, offrendo un servizio migliore

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Assistenza in sicurezza Assistenza e garanzie: un problema di serietà I costruttori italiani aderenti all’Assofornitori (Associazione Fornitori Aziende Manutenzione dei Tessili) come per l’anno passato hanno confermato la linea sui due complementi indispensabili per i prodotti che offrono al mercato: assistenza e garanzia. Il prodotto industriale si è fatto sempre più complesso; ne è buon esempio l’automobile, ormai talmente ricca di elettronica ed accessori da non poter essere riparata senza un’adeguata preparazione e ricambi originali. Questo ha, in un certo senso, decretato la fine del cosiddetto meccanico generico a favore di officine ad alta specializzazione, con meccanici costantemente aggiornati e dotati di preparazione specifica su un dato marchio e tutta la strumentazione necessaria ad un lavoro inappuntabile. Come ogni cliente ben sa, perché lo subisce lui stesso, oggi la tendenza è un gioco al risparmio su qualsiasi cosa, gioco al quale, purtroppo, molti si prestano a scapito della qualità. Ed il pubblico ha imparato velocemente che era meglio pagare un’ora di lavoro ad uno specialista per un lavoro ben fatto che 10 ore ad un praticone di buona volontà, per un lavoro raffazzonato. Nel settore lavanderie queste due figure sono comunque coesistenti, e la differenza di costi orari rende ancora possibile, per taluni clienti, l’illusione di un risparmio. Le domande che l’Assofornitori si è posta sono state quindi: come garantire un effettivo risparmio ai propri clienti? Innanzi tutto con la garanzia: un’azienda seria deve garantire i propri prodotti per un periodo adeguato; in particolare per la parte elettroni-

ca, la più soggetta a “mortalità infantile” (ovvero: in questo delicato segmento, gli elementi difettosi mostrano le loro inadeguatezze nel giro di pochi mesi; una volta passato questo periodo hanno una vita e una funzionalità praticamente illimitata). Le parti meccaniche, invece, sono più soggette alla normale usura, già prevista in una manutenzione programmata ben fatta (nell’auto: i famosi “tagliandi”). Ed ecco che assistenza e garanzia si saldano in vantaggiosi contratti di manutenzione programmata, che consentono all’utente il massimo risparmio sia prolungando la vita di quanto ha acquistato, sia evitando inutili “fermo macchina”. Non sempre l’assistenza programmata risolve ogni problema; esistono comunque casi nei quali l’imprevisto gioca la sua parte. Ed ecco nascere il bisogno di un’assistenza “straordinaria”.

In molti casi basta una semplice telefonata all’azienda fornitrice; a patto, però che quest’ultima metta un tecnico ed una linea telefonica a disposizione di chi chiama; il che rappresenta, per l’azienda, un costo. Molte aziende del settore hanno dotato le proprie macchine di dispositivi di autodiagnosi, che sono in grado di monitorare il funzionamen-


to delle macchine, rilevando a distanza guasti meccanici ed addirittura intervenendo per ripristinare la funzionalità dell’elettronica. Questo consente di inviare un tecnico già edotto del problema e, se necessario, munito dei pezzi di ricambio occorrenti, risparmiando sia sulle ore impiegate, sia sul fermo macchina. Un’assistenza siffatta rappresenta sicuramente un vantaggio per l’utente, ma anche una spesa non indifferente; al costo orario di un tecnico, ai vari livelli di specializzazione, occorre sommare i costi di viaggio e trasferta, ma soprattutto i costi di aggiornamento, che richiedono periodicamente appositi corsi, pagati sia al tecnico in formazione che ai docenti che formano. D’altra parte è questo l’unico sistema per offrire un’assistenza dove i problemi siano già stati affrontati a monte e non soggetti a sperimentazioni sul cliente, dove il tecnico non “ci prova”, ma sa quel che deve fare e quello che non si può fare. Consci sia dell’immagine di alta tecnologia che va sostenuta per l’industria italiana, sia del vantaggio competitivo che un’assistenza di questo genere offre alla propria clientela, i costruttori italiani si sono pertanto riuniti per confrontarsi e determinare sia le condizioni di garanzia, sia i PREZZI MINIMI, sulla base dei loro

costi vivi, per una seria assistenza. Sarà poi responsabilità di ogni singola azienda praticare estensioni di garanzia, costi maggiori o superiori per ogni singolo intervento tecnico, a seconda del rapporto in atto con i propri clienti; ma le tabelle e le condizioni che seguono rappresentano un corretto punto d’orientamento.

Gestione

A proposito delle prestazioni, si precisa quanto segue: 1) il rimborso spese è a carico diretto del cliente, salvo differenti accordi contrattuali. L’alloggio dovrà essere adeguato alla località dove ha sede l’azienda del cliente. La categoria dell’hotel non dovrà essere inferiore alle 3 stelle. 2) le spese di andata/ritorno di viaggio e trasporto bagagli sono a carico del committente; per i trasferimenti in auto sono applicate le tariffe ACI 3) gli importi sono al netto di imposte e tasse e le spese relative al personale ausiliario, gli aiuti, gli attrezzi e i materiali occorrenti per le prestazioni, sono sempre a carico del cliente.

N. 1/2012 TARIFFE PER LE PRESTAZIONI TECNICHE ALLA CLIENTELA Rilevazione delle condizioni effettivamente praticate nell’anno 2012 Tali importi si riferiscono a tre figure professionali relative al settore: “A” – tecnico – montatore – elettricista “B” – tecnico specializzato – collaudatore – capo cantiere “C” – software – programmatore – laureato tecnico

TARIFFE PER LE PRESTAZIONI TECNICHE ALLA CLIENTELA Rilevazione delle condizioni effettivamente praticate nell’anno 2012


N. 1/2012 CONDIZIONI DI GARANZIA La garanzia ha la durata di 12 (dodici) mesi a partire dalla data della fattura o, in alternativa, previo accordo tra le parti, dal collaudo della macchina, se effettuata entro e non oltre i 90 gg. dalla consegna. A discrezione di ogni singolo produttore, la durata temporale della garanzia può essere a seconda del tipo di apparecchiature od impianto fornito: • convertita in numero di cicli, che può variare a seconda del tipo di apparecchiature fornito; • 2.000 ore di lavoro dell’impianto per un massimo di 12 (dodici) mesi Riparazioni o sostituzioni effettuate durante i 12 (dodici) mesi successivi alla data della fattura di acquisto per le apparecchiature o del collaudo del bene, non prolungano la durata del periodo di garanzia. Il riconoscimento della garanzia non

Allegato: Tariffe per le prestazioni Tecniche alla clientela n: 1/2012

dà diritto alla richiesta di risarcimento danni di alcun genere. La garanzia consiste nella sostituzione delle parti eventualmente difettose per accertate cause di fabbricazione. Laddove intervenga un intermediario commerciale le parti richieste in garanzia saranno inviate all’intermediario secondo le condizioni di fornitura del produttore. Dovrà essere data comunicazione della richiesta di sostituzione di pezzi in garanzia fornendo i dati identificativi del macchinario od impianto a cui appartengono i pezzi oggetto della richiesta, eventualmente con la compilazione del formulario sotto riportato a titolo esemplificativo. I pezzi sostituiti verranno comunque fatturati e l’emissione di nota di accredito (accoglimento della richiesta di garanzia) avverrà solo se i pezzi difettosi verranno restituiti in “porto franco” entro 30 gg. dalla data della segnalazione. Le spese di trasporto e mano d’opera per la sostituzione del pezzo (per questo costo verrà utilizzata la Tabella mano d’opera degli “Associati Assofornitori) sono a carico del cliente. La Garanzia non si applica alle apparecchiature che siano state danneggiate per: • negligenza • errato collegamento • installazione inadatta • mancata osservanza delle istruzioni di montaggio • impiego errato del bene • ordinaria manutenzione • eventi catastrofici (che solitamente sono inseriti nella Polizza incendi dell’Azienda). Inoltre la garanzia non verrà riconosciuta qualora: • le manutenzioni vengano eseguite da personale non autorizzato dalla azienda fornitrice • siano state utilizzate parti di ricambio non originali (salvo autorizzazione scritta da parte del venditore). La garanzia non verrà riconosciuta su: • parti soggette ad usura (es. mollettoni, cuscinetti, guarnizioni, ecc.) • parti elettriche ed elettroniche.


Dal mondo reale al digitale Notizie IL CALENDARIO RARO 2012 dalle aziende

Continua la tradizione oramai trentennale del calendario Raro, che per il 2012 annuncia il nuovo tema “Dal mondo reale al digitale”. Attraverso le sue tavole Raro ripercorre il passaggio fra quello che è il vissuto reale e la realtà virtuale come simulazione della realtà effettiva, grazie alla tecnologia che oggi ha raggiunto livelli di evoluzione e diffusione impensabili rispetto a qualche anno fa. Questo nuovo mondo sta cambiando gli usi e le abitudini dei cittadini, con i suoi lati positivi e negativi. Infatti oramai la comunicazione passa dal web o meglio da una realtà digitale. Assistiamo alla dematerializzazione dei documenti, quindi dall’invio della posta cartacea all’email, dalla telefonata di assistenza tecnica alla chat virtuale, dalla visita dell’agente all’ordine on line. Tutto questo sta cambiando i rapporti sociali, le relazioni, sta abbattendo barriere ma sta creando solitudine. Oggi basta una connessione ad internet per entrare in un mondo virtuale, una terra di nessuno e di tutti dove chiunque può accedere, creandosi una vita parallela a quella reale. Basta un avatar, un nickname, una login e si entra in una nuova dimensione, la dimensione virtuale.

Questo passaggio ha dato il via alla diffusione rete sociale (in inglese social network) che consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. La diffusione del web come strumento di comunicazione sociale e del termine social network ha creato negli ultimi anni alcune ambiguità di significato. La rete sociale è infatti storicamente, in primo luogo, una rete fisica. Rete sociale è, ad esempio, una comunità di lavoratori, che si incontra nei relativi circoli dopolavoristici e che costituisce una delle associazioni di promozione sociale. Esempi di reti sociali sono inoltre le comunità di sportivi, attivi o sostenitori di eventi, le comunità unite da problematiche strettamente lavorative e di tutela sindacale del diritto nel lavoro, le confraternite e in generale le comunità basate sulla pratica comune di una religione e il ritrovo in chiese, templi, moschee, sinagoghe e altri luoghi di culto. Una rete sociale si può inoltre basare su di un comune approccio educativo come nello scautismo, o nel pionierismo, di visione sociale, come nelle reti segrete della carboneria e della massoneria. Oggi tutto è cambiato le comunità si trovano su facebook, twitter e comunicano attraverso i nuovi media e le aziende si adeguano ad essi. Il calendario 2012 è stato ripensato in una formula “green”, attraverso un nuovo formato più snello e leggero, nonché meno impattante per l’ambiente, infatti si è ridotto il consumo di carta per la sua produzione di circa il 70%, garantendo l’alta qualità di stampa e della comunicazione visiva, affidata all’agenzia di comunicazione Creatree. Per chi fosse interessato a ricevere una copia del calendario RARO 2012, basta inviare una e-mail con i dati a e saremo lieti di accontentarvi. Auguriamo a tutti i lettori un buon natale ed un felice 2012.

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LA LAVANDERIA DEL FUTURO (I più recenti sistemi di automazione) Il lavaggio industriale è ormai da tempo tra i processi maggiormente automatizzati dell’industria, alla continua ricerca della massima produttività, del risparmio energetico, della massima valorizzazione del personale. L’obiettivo, la lavanderia del futuro, si avvicina ogni giorno di più, con l’introduzione di macchine sempre più efficienti e connesse, di sistemi informatici più perfezionati, di sistemi di riconoscimento più precisi e veloci. Su questo numero, Detergo presenta gli articoli degli imprenditori di questo segmento, per illustrare quanto di nuovo ed efficiente, risultato di un’incessante ricerca, viene messo a disposizione delle lavanderie industriali.

FIMAS Marchio leader a livello mondiale nel settore della lavanderia, Fimas negli ultimi anni ha concentrato i propri sforzi sui quei macchinari che lavorando in modo automatico possono così ridurre i costi di mano d’opera mantenendo però invariato il livello di qualità. I macchinari che Fimas va a presentare in questo numero di Detergo non solo offrono la possibilità di ridurre i propri costi in termini di tempo e mano d’opera ma bensì fanno aumentare la qualità di stiratura dei capi. La stiro pressato del modello 296, e lo stiro tensionato dei modelli 389 e 380 offrono eccellenti risultati in 1/11/2 minuto. Modello Fimas 380 Manichino girevole vaporizzante e soffiante, previsto per la stiratura di pantaloni, gonne, giacche, giubbotti e capispalla in genere. Questo modello è dotato di programmatore elettronico con il quale è possibile impostare e memorizzare fino a 10 programmi diversi di stiratura, molto facile da utilizzare e con la possibilità di intervenire anche manualmente durante ed alla fine del ciclo di lavoro. Nelle varie versioni, senza caldaia - da allacciare ad impianto centralizzato - o con caldaia - da 11 litri oppure da 20 litri, con potenze installate variabili, commisurate alle diverse esigenze - è una macchina che permette una produzione oraria dai 50 ai 75 capi, in funzione delle varie tipologie degli indumenti da stirare e dei relativi tessuti. Con 2 stazioni di lavoro, azzera i tempi morti tra la stiratura di un capo e l’altro, in quanto una stazione è sempre in funzione:

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essendo queste stazioni intercambiabili, è possibile inoltre equipaggiare la macchina con 1 stiropantalone+1 capospalla, oppure con rispettivamente 2 stiropantalone o 2 capospalla. La stazione Capospalla può essere dotata di un carro blocca indumenti che, grazie alla ricerca in automatico della corretta posizione, permette di posizionare il capo, di tenderlo e di tenerlo sotto tensione durante il ciclo di stiratura, il tutto sotto il controllo di un programma elettronico del ciclo di lavoro con un’ottimizzazione di tempi e di consumi. Può includere inoltre, come optional, uno speciale manichino per il tensionamento del capospalla, riuscendo cosi a creare quella soluzione che mancava nel mercato dello stiro ovvero la possibilità di avere, semplicemente ruotando la stazione di stiratura, due macchine complementari in una. La stazione stiropantaloni/gonne è fornita, di serie, pneumatica e permette di calzare il pantalone senza problemi di taglia, dalla piccola per bambino alla extralarge, con un posizionamento frenato e morbido tale da adattarsi automaticamente a qualsiasi misura. Inoltre può essere fornita, a richiesta, la versione completa di dispositivo tendipantalone automatico: questo accessorio permette la tensione controllata e regolabile della gamba pantalone, garantendo una stiratura uniforme e completa del capo, senza rischi di danneggiamento o strappi per i tessuti particolarmente delicati o leggeri. La rotazione automatica, altro interessante ed utile accessorio a richiesta, alleggerisce il ritmo di lavoro risparmiando all’operatore lo sforzo fisico del cambio di stazione di stiro; per contro, la rotazione manuale permette di velocizzare questo cam-


bio di stazione rispetto alla rotazione automatica, adeguando la velocità di questa operazione ai ritmi dell’operatore. In abbinamento ad un tavolo da stiro FIMAS 103 oppure FIMAS 104 - aspirante e soffiante - il manichino girevole SERIE 380 rappresenta la dotazione base sufficiente per equipaggiare il reparto stiro di una lavanderia. Modello 296 manichino per lo stiro pressato di camicie (capi asciutti e capi centrifugati) con stiro contemporaneo di corpo, carrè, spalle, maniche (lunghe e corte) e felsino. Totalmente automatico, con una tecnologia all’avanguardia in ogni sua funzione e con una potenzialità produttiva notevole, (può infatti avere una resa effettiva di 50/60 camicie all’ora) il modello 296 è però una macchina molto semplice nel suo utilizzo e molto versatile a fronte della varietà di camicie esistenti oggi. Questa versatilità e funzionalità totali sono possibili grazie al manichino totalmente aspirante, alle piastre da stiro con dimensioni notevoli, ai tensionatori laterali fianchi con regolazione della potenza di tensionamento e, soprattutto, con regolazione dell’ampiezza del tensionamento stesso. Inoltre il modello 296 prevede di serie la regolazione dell’altezza della manica (anche durante il ciclo di stiratura) attraverso 2 pratici joystick indipendenti l’un l’altro e la chiusura del fondo manica corta è effettuata con delle pinze traforate e rivestite con un materiale apposito che ne permette l’asciugatura. L’operatore inoltre ha la possibilità di regolare il soffiaggio: una serie di comandi permettono di intervenire con vapore e soffiaggio sulla camicia ancora tensionata. Oltre al modello 296 Fimas vanta una vasta gamma di macchinari di ottima qualità, tutti naturalmente di produzione italiana. Fimas ha puntato e sta puntando molto, senza nulla tralasciare per il resto della gamma, anche sul potenziamento dei manichini tensionanti con nuove versioni più potenti in grado di asciugare e stirare il capo appena uscito dal lavaggio, nuovi accessori per un perfezionamento sempre più avanzato nello stiro e versioni totalmente elettriche laddove un impianto vapore non è previsto o non è possibile. Modello Fimas 389 manichino stiracamicie completo di scaricatore automatico camicie. Tale manichino solido e poco ingombrante, presenta alcune caratteristiche interessanti, che garantiscono quel qualcosa di più rispetto a quanto offre oggi il mercato: altezza del corpo manichino e della struttura base della macchina accessibile molto facilmente per calzare la camicia; regolazione dell’altezza della macchina, per poterla adeguare alle esigenze dell’operatore/operatrice; gruppo combinato - di serie - di pinze per stirare sia le maniche lunghe che le maniche corte delle camicie, senza lasciare la piega sui polsini; programmatore a logica programmabile (10 programmi, 4 funzioni) con possibilità di selezionare cicli di stiratura. Il modello Fimas 389 può naturalmente stirare camicie con manica lunga e con manica corta, semplicemente variando il programma di stiratura. Le pinze per la manica lunga si posi-

zionano per la tensione durante il ciclo di stiratura, e la pinza tonda permette di ottenere il polsino perfettamente stirato, senza piega. Per la manica corta il sistema è similare, con una tensione interna delle pinze, che garantisce anche qui una finitura perfetta. Su questo manichino si possono stirare anche Tshirt, maglioncini, polo ecc. Lo scarico automatico delle camicie stirate è un meccanismo elettropneumatico, abbinato al programmatore elettronico, che permette di sincronizzare i tempi del ciclo di stiratura con il movimento di sollevamento della camicia stirata a fine ciclo, e di dirottarla, con un apposito binario, regolabile in lunghezza, altezza e direzione, presso il punto raccolta dei capi stirati, o di immetterla su un trasportatore, automatizzato o manuale, laddove il punto di raccolta non è affiancato al manichino stesso. Concepito inizialmente per lo smistamento delle camicie stirate in confezione, questo accessorio si rivela particolarmente interessante ed utile anche nelle lavanderie e stirerie che movimentano volumi medio/alti di tali capi, in quanti permette di automatizzare il processo di stiratura, eliminando tempi morti ed ottimizzando la produttività del reparto. Il manichino Fimas 389 è una macchina molto semplice da utilizzare e con un’alta produttività: con un operatore di media esperienza si possono ottenere tranquillamente fino a 50/60 capi/ora, se lavati a secco, e fino a 40 capi/ora se lavati ad acqua, dopo averli passati alla centrifuga alta velocità. I modelli sopra descritti e tutti quelli prodotti da FIMAS sono disponibili per test di utilizzo presso la nostra Show Room nello Stabilimento di Vigevano (Pv)

RARO La lavanderia del futuro Il lavaggio industriale di biancheria in lavanderia è da tempo tra i processi maggiormente automatizzati e include lavaggio, candeggio, ricondizionamento, disinfezione e sterilizzazione dei materiali tipo biancheria di corredo sala, camera, bagno, ospedaliera, indumenti da lavoro ed accessori. Oggi i processi di lavanderia hanno portato alla nascita di realtà operativamente simili ma funzionalmente spesso differenti sia per la tipologia dei servizi offerti, sia per la dimensione aziendale e geografica di riferimento, sia per il contesto tecnologico-operativo di funzionamento. Nell’ultimo decennio l’evoluzione del settore e la specializzazione dei servizi hanno portato le realtà del settore dalle attività artigianali ai contesti industriali ad operare in un mercato dove il livello di servizio al cliente e gli aspetti legati ad igiene e qualità rappresentano la ragione principale che ha guidato le scelte d’investimento e le strategie degli imprenditori. Le dinamiche di una lavanderia industriale conducono a problematiche comuni a molte realtà industriali apparentemente più complesse: tematiche quali l’automazione dei processi, la pro-

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grammazione delle attività, l’ottimizzazione della logistica, la massimizzazione della produttività, il risparmio energetico, la tracciatura del prodotto, la gestione del magazzino, la qualità e il controllo degli acquisti. Il noleggio e il lavaggio di biancheria piana includono problematiche operative particolarmente complesse e, oggi ancor di più, la capacità di controllare il singolo capo durante l’intero processo di lavaggio rappresenta un valore competitivo e un nuovo parametro distintivo di qualità. La Raro al fine di dare un contributo concreto all’economia del processo di lavaggio industriale, predispone a seconda della provenienza del tessile da lavare e della tipologia di sporco da rimuovere, i cicli di lavaggio più adeguati e i prodotti chimici idonei in modo da ottenere biancheria pulita, senza macchie ed igienizzata. L’area ricerca e sviluppo formula periodicamente prodotti e cicli di lavaggio che migliorano i risultati di pulizia ed igiene dei manufatti tessili, con prodotti detergenti e candeggianti che lavorano a basse temperature senza il bisogno di essere neutralizzati. Questa esigenza ci ha portato allo sviluppo di cicli più brevi con un grande aumento di produttività, risparmio energetico, riduzione dei consumi d’acqua, contribuendo significativamente alla riduzione dell’impatto ambientale. La Raro dispone di prodotti detergenti in polvere e liquidi che agiscono a basse temperature, con ridotte quantità di tensioattivi e forte azione pulente. I detergenti in polvere consigliati sono Paip Attivo e Paip Attivo Special idonei per tessili bianchi o Paip Attivo Color per i colorati, per tutte le tipologie di corredo ed ogni tipo di sporco. Raromatic è un detersivo liquido strutturato che da solo è consigliato per corredo camera e bagno, se additivato è efficace per il corredo sala. È un prodotto energico e svolge la sua funzione a basse temperature. Derk99 e Derk100 sono due prodotti detergenti liquidi, uno alcalino e l’altro a base di tensioattivi o di saponi neturali ed altri componenti. Raro suggerisce inoltre due prodotti evoluti per il trattamento biancheria, Damox (detergente smacchiante) ed Oxxidol (candeggiante igienizzante). Damox è un detersivo che viene utilizzato nelle lavanderie industriali di qualunque dimensione e su tutti gli impianti di lavaggio dalle piccole alle grandi lavacentrifughe fino alle lavacontinue, per la pulizia di tutta la biancheria piana. Damox oltre ad eccellenti risultati di lavaggio e di praticità di utilizzo contribuisce alla riduzione dei costi di gestione degli impianti di depurazione, non contiene fosfati, consente di eliminare la fase di prelavaggio comportando così un notevole risparmio ed un bassissimo impatto ambientale. Damox è un prodotto di nuova generazione che, unito ai prodotti candeggianti e neutralizzanti e utilizzato con cicli adeguati a tutte le temperature, riesce a lavare e pulire tutti i tipi di

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biancheria bianca e colorata (corredo camera, corredo sala, corredo bagno e ospedaliero). Il prodotto è liquido e sostituisce egregiamente la famiglia dei detersivi in polvere. Damox ha un’azione fortemente imbibente pertanto penetra rapidamente nelle fibre sciogliendo lo sporco più ostinato anche a 60°C. Inoltre ha un buon potere smacchiante, sbiancante e ammorbidente. Oxxidol è un prodotto che esercita un’azione smacchiante, sbiancante, igienizzante e neutralizzante di cattivi odori. È utilizzato nelle fase di candeggio della biancheria in alternativa al sodio ipoclorito, al sodio perborato o altri tipi di candeggianti ed ossidanti che comunemente vengono utilizzati, data la sua capacità di essere attivo a una temperatura da 30°C fino a 90°C. È un prodotto che non altera i colori e può essere utilizzato con tutta tranquillità su tutti i tessuti, sia in fase di’ ammollo che in fase di candeggio. Siamo certi che il mercato aveva bisogno di questi grandi prodotti. Ecco il nostro contributo concreto per la lavanderia del futuro.

PONY LA LAVANDERIA DEL FUTURO (SISTEMI DI AUTOMAZIONE NELLO STIRO) Nella lavanderia industriale ci sono comparti che hanno ormai raggiunto gradi di automazione molto elevati, dove l’operatore svolge funzioni di supervisione, con interventi di programmazione e controllo. Il comparto stiro, soprattutto se inteso come trattamento di capi finiti - ad esempio divise del personale -, necessita ancora che gran parte del lavoro venga svolto da un operatore, meglio se non specializzato, nell’ottica di un contenimenti dei costi della manodopera. La moderna tecnologia offre soluzioni in grado di gestire ed automatizzare i cicli di lavoro, nel comparto stiro, in modo da velocizzare le operazioni ma anche di alleggerire il lavoro, con conseguente miglior resa e riduzione dei costi di gestione. PONY SPA, leader nella produzione di impianti da stiro, ha sviluppato una serie di macchinari espressamente progettati per produzioni industriali. Per la stiratura dei pantaloni troviamo un’ampia gamma di toppers, per soddisfare le più svariate esigenze. La struttura è particolarmente robusta e la consolle dei comandi è facilmente accessibile e regolabile, per permettere all’operatore di mantenere una corretta postura. I cicli sono gestiti tramite microprocessore con possibilità di 10 programmi, secondo i tessuti ed il trattamento a cui sono stati sottoposti i capi da stirare. La stiratura del bacino può avvenire con tensione pneumatica trasversale (MPT-D) o laterale (MPT-DL), secondo il modello di stirapantaloni prescelto. Il carrello tendigambe pneumatico è dotato di pinze di bloccaggio esterne, ma può anche montare pinze speciali per il bloccaggio sia esterno sia interno dell’orlo del pantalone, per i tessuti che potrebbero rimanere segnati dalla pressione. Le pinze


sono indipendenti e girevoli per permettere la stiratura di pantaloni con o senza piega. L’avviamento dei cicli avviene tramite pedaliera con comandi sequenziali, di semplicissimo utilizzo. A richiesta è possibile montare una fotocellula per l’allineamento automatico del carrello pinze con l’orlo del pantalone e la partenza automatica del ciclo. Un solo operatore, alternandosi su due diversi topper, può produrre una media di 120 pantaloni/ora con un rendimento qualitativo costante e di altissimo livello. Anche per lo stiro dei capi spalla, camicie, bluse e camici da lavoro PONY offre una vasta scelta di manichini universali e versatili, per alternare lo stiro di camicie e camici con lo stiro di giacche in tessuto; oppure espressamente dedicati allo stiro delle camicie. Il modello 404, grazie ad accorgimenti tecnici evoluti, garantisce un’ottima qualità di stiratura per camicie, camici e divise da lavoro, lavati ad acqua e centrifugati, che necessitano di poco vapore e massimo riscaldamento per una veloce asciugatura e di un tensionamento pneumatico per tendere le cuciture. La macchina è dotata di una pala anteriore a chiusura pneumatica, con contropala aspirante e riscaldata a vapore. La pala anteriore è imbottita per evitare i lucidi, i segni dei bottoni o le marcature determinate dalla pressione sui tessuti, soprattutto se scuri. L’orlo dell’indumento viene bloccato tramite una pinza posteriore e due laterali e viene messo in tensione tramite un carrello pneumatico. Le pinze tendimaniche sono pneumatiche e regolabili in altezza. Il ciclo viene gestito tramite microprocessore a display con 10 programmi memorizzabili oppure con cicli manuali. Semplicemente premendo un commutatore la macchina si predispone per lo stiro di capi spalla tradizionali come giacche, abiti, divise alberghiere etc., dove è richiesta maggior quantità di vapore ed una minor temperatura di aciugamento. In questo caso si escluderanno le pinze tendimaniche pneumatiche e le palette di bloccaggio. Le camicie sono spesso raccolte per essere trattate nei laboratori di lavanderia allo scopo di contenere al massino i costi di questo servizio sempre più diffuso. La macchina più performante messa a punto da PONY per lo stiro delle camicie è il modello ANGEL. Angel è una macchina specifica per la stiratura della camicia con sistema pressato, ideale per grossi volumi di lavoro, che coniuga prestazioni alta-

mente professionali con una estrema facilità d’uso. Grazie a comandi semplici ed intuitivi può essere utilizzata da operatori poco esperti, con ridotti costi di manodopera, mentre le caratteristiche costruttive all’avanguardia e l’alta qualità della finitura ottenuta eliminano la necessità di ritocchi sulla camicia, consentendo l’abbattimento dei consumi energetici e mantenendo sempre costante la qualità del lavoro. Nel manichino stiracamicie 405 EVO, le caratteristiche costruttive e l’estrema praticità di utilizzo consentono un grado di qualità e produttività mai raggiunti, con macchinari analoghi. Con il dispositivo pressaspalle, per stirare in pressatura il carrè, ed il sistema pressa-fessini, si incrementa ulteriormente la produzione, con migliore finitura, riducendo i tempi ed i consumi energetici. La camicia si posiziona in modo molto rapido grazie al castello interamente aspirante. La contropala riscaldata, e con speciale imbottitura, velocizza l’asciugatura senza lasciare segni di pressione delle cuciture e dei bottoni. Il carrello con sistema di tensionamento laterale mette in tensione la camicia su tutta la lunghezza del busto. Tramite fotocellula il carrello si posiziona in modo automatico e pinza l’orlo della camicia sui lembi anteriori e posteriore. Le pinze tendimaniche sono semplici e funzionali, con possibilità di regolarne la tensione. I cicli di lavoro sono completamente automatici e gestici con un sistema PLC di ultima generazione, con possibilità del controllo manuale. A fine ciclo tutte le pinze si sbloccano in modo automatico, liberando la camicia, pronta per essere appesa o imbustata. Il collo ed i polsini sono sempre precedentemente trattati su una pressa specifica (Mod. CCP) Anche sulle presse da stiro, macchine abitualmente usate nelle lavanderie industriali, PONY ha sviluppato un sistema automatizzato delle fasi di stiratura. In questo modo un solo operatore può gestire due presse simultaneamente, riducendo i tempi morti, con incremento della produttività. Nella gamma sono disponibili presse con piani universali, universale/pantaloni, gamba pantaloni, bacino, corpo camicia, collo e polsi camicia, rettangolare scalfata per lo stiro dei camici e rettangolari per le superfici piani. Quelli descritti sono solamente alcuni esempi di una gamma di macchinari molto ampia in grado di soddisfare le esigenze delle più diversificate realtà produttive. Vi invitiamo a rivolgerVi in sede oppure alla nostra rete di vendita per maggiori informazioni.

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WET CLEANING: MACCHINE, PRODOTTI CHIMICI ED AUSILIARI Il lavaggio ad acqua denominato wet cleaning è ormai una diffusa realtà; affiancata al lavaggio a secco in moltissime lavanderie, ma anche come unico sistema di lavaggio in molte altre, grazie ai progressi compiuti da macchine e chimica negli ultimi anni. Su questo numero, Detergo ha riservato uno spazio a tutti i produttori di questo innovativo settore per illustrare tutti gli aspetti di lavatrici, essiccatoi, prodotti chimici e per lo stiro oggi a disposizione degli operatori professionali.

FIMAS Marchio leader a livello mondiale nel settore della lavanderia, Fimas offre una vasta gamma di macchinari da stiro di ottima qualità e di alta flessibilità per poter soddisfare le più svariate necessità di stiratura. Modello Fimas 379 manichino ideale per la finitura di tutti i capispalla da uomo, da donna e da bambino lavati ad acqua con il sistema denominato Wet Cleaning. La versione 379.10 è stata progettata ed elaborata in particolare per stirare ed asciugare capi trattati appunto con questa nuova diffusa tipologia di lavaggio. Le caratteristiche principali di questo modello sono: - motore ventilatore maggiorato - batteria di riscaldamento potenziata - regolazione automatica dell’altezza - bloccaggio e tensionamento del capo - bloccaggio laterale, su richiesta, con estensione della manica - cicli di stiratura automatici, semiautomatici e manuali Queste funzioni e caratteristiche garantiscono una qualità di asciugature e stiratura molto alta per i diversi capi spalla da trattare: polo, T-shirt, giacche, giubbotti, abiti da donna, impermeabili e soprabiti ed ogni altro tipo di capo lungo (grazie alla sua notevole estensione in altezza, può essere utilizzato anche per l’asciugatura e stiratura di abiti da sposa o di altri indumenti particolarmente lunghi). Il potente flusso di aria calda, in combinazione con la tensionatura ed i vari bloccaggi, fanno si che il capo venga totalmente asciugato. Con il capo saldamente bloccato e leggermente in tensione, prima sotto l’effetto del soffiaggio di aria calda e successivamente con un soffiaqgio potente ed uniforme, tutte

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Modello potenziato 379 versione 10 le grinze e le stropicciature vengono eliminate e si ottiene così una stiratura finale perfetta. Questo modello, come anche per gli altri manichini Fimas, non necessita di personale qualificato per poter essere utilizzato al meglio con ottimi risultati: una volta piazzato il capo nel modo corretto, il ciclo automatico svolge tutte le operazioni, controllate elettricamente, dalla ricerca della giusta altezza, sia verso


Nuova versione modello 375 con programmazione elettronica delle funzioni di stiratura l’alto che verso il basso, alla sequenza e durata delle varie fasi di stiratura. Una rotazione a 180 gradi permette inoltre di controllare il capo, sia durante la stiratura che a fine ciclo per eventuali ritocchi possibili, attivando le funzioni manuali di vaporizzazione e/o soffiaggio. Il gruppo bloccaggio fianchi è dotato di serie di una coppia di pinze posizionate nella parte posteriore, regolabili in estensione ed eventualmente rimovibili se non necessarie, che si rivelano molto utili ed efficaci per il bloccaggio degli spacchi laterali. I tavoli aspiranti/soffianti sono, da qualche anno a questa parte, uno degli strumenti più utilizzati nelle lavanderie e stirerie per la stiratura soffiata di tutti i capi trattati. Fimas propone nella propria gamma di tavoli aspiranti/soffianti la serie 104. Questa a serie prevede naturalmente tutte quelle caratteristiche fondamentali che si richiedono ad un tavolo di alto livello: • differenti piani di lavoro. Forma universale pantalone, oppure universale standard, oppure rettangolare • la regolazione in altezza mediante un cilindro pneumatico • possibilità di stiratura a freddo o termoassistita: un termostato permette infatti di regolare o escludere il riscaldamento elettrico del piano da stiro • aspirazione e soffiaggio molto potenti che asciugano immediatamente il capo durante la stiratura • regolazione manuale e disgiunta sia del soffiaggio che dell’aspirazione, per permettere di trattare in modo adeguato anche i capi più delicati • scarico dell’aria mediante camino alto • possibilità di ricevere uno o due bracci porta jeannette • possibilità di avere caldaia incorporata, automatica, con carico mediante pompa, in grado di alimentare uno o più elettroferri • una ricca gamma di accessori. Il tavolo della serie 104 è una macchina robusta, elegante e performante, che viene proposta ad un prezzo assolutamente interessante per un tavolo da stiro di queste prestazioni e con queste caratteristiche. Il tavolo da stiro serie 103 presenta le stesse caratteristiche strutturali e di funzionamento della serie 104. Con l’esclusione della regolazione in altezza, in quanto questo modello viene fornito fisso, con una sensibilie riduzione del prezzo d’acquisto. La serie 103 permette quindi di montare tutti gli accessori previsti per la serie 104, con la stessa tipologia di piani da stiro e naturalmente con la possibilità di avere o non avere la caldaia incorporata. Modello Fimas 310 manichino multifunzione per la stiratura di giacche, giubbotti, e capispalla in genere. Provvisto di un programmatore questa macchina permette di impostare e controllare i tempi e le differenti funzioni per ogni singola fase di lavoro.

Dotato di un motore potente garantisce una uniforme ed efficiente azione di soffiaggio. Naturalmente è possibile regolare e ridurre la potenza del soffiaggio per la stiratura di capi particolarmente delicati. La macchina è provvista inoltre di una batteria di surriscaldamento, di assoluta importanza, perché permette di surriscaldare l’aria del soffiaggio, in modo da asciugare perfettamente il tessuto per un risultato impeccabile. Il manichino multifunzione SERIE 310 è una macchina molto versatile ed ergonomica con un’alta produttività e con il grande vantaggio di poter essere fornita anche con la caldaia incorporata. Topper serie 375 molto semplice nella sua configurazione, ma efficace nel risultato finale, permette di stirare sia pantaloni che gonne asciutti che bagnati - sistema Wet Cleaning-. Previsto con la scheda elettronica per il controllo e la gestione delle funzioni di stiratura è stato previsto di serie il controllo delle pinze totalmente pneumatico, con un unico pedale a funzioni sequenziali, che snellisce e facilita l’utilizzo della macchina. La struttura è stata potenziata in modo da sfruttare al meglio la potenza del ventilatore, che potrà essere regolata pneumaticamente. La stazione stiropantaloni/gonne è fornita pneumatica e permette di calzare il pantalone senza problemi di taglia, dalla piccola per bambino alla extra-large, con un posizionamento frenato e morbido tale da adattarsi automaticamente a qualsiasi misura. È fornito completo di dispositivo tendipantalone automatico: questo accessorio permette la tensione controllata e regolabile della gamba pantalone, garantendo una stiratura uniforme e completa del capo. Un apposito dispositivo di bilanciatura fa sì che il tiraggio della gamba venga bloccato quando il tessuto entra in tensione, evitando quindi rischi di danneggiamento o strappi per i tessuti particolarmente delicati o leggeri. Naturalmente è possibile alleggerire o aumentare questa bilanciatura in funzione dei differenti capi da stirare. Nelle varie versioni, senza caldaia - da allacciare ad impianto centralizzato - o con caldaia - da 11 litri oppure da 20 litri, con potenze installate variabili, commisurate alle diverse esigenze - è una macchina che permette una produzione oraria dai 35 ai 50 capi ed oltre, in funzione delle varie tipologie degli indumenti da stirare e dei relativi tessuti. I modelli sopra descritti e tutti quelli prodotti da FIMAS sono disponibili per test di utilizzo presso il nostro Show Room nello Stabilimento di Vigevano (Pv).

IMESA VENICE SYSTEM, FARE WET CLEANING A MODO IMESA! Messaggi del tipo “qui laviamo ad acqua” sono sempre più diffusi sulle vetrine delle lavanderie delle nostre città, segno che

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il Wet Cleaning sta diventando un sistema di trattamento dei capi sempre più diffuso. Molti definiscono questo sistema come l’alternativa al secco, altri lo considerano complementare al tradizionale sistema lavasecco, in ogni caso ogni lavanderia si è attrezzata, oggi, con una lavatrice. I fattori che determinano il successo del sistema Wet Cleaning sono molteplici: è un sistema che comporta meno costi di gestione per lo smaltimento dello scorie, è un sistema ecocompatibile, è un sistema che, grazie alle nuove tecnologie, permette di trattare in modo sicuro tutti i tipi di macchia. Il Wet Clearing, infatti, è un lavaggio professionale che elimina la macchia rispettando le caratteristiche originali del tessuto (forma, colore, consistenza al tatto). Il professionista che si occupa di Wet Cleaning deve avere una buona conoscenza non solo dei tessuti, ma anche del tipo di macchia per individuare quali sono i corretti detergenti da utilizzare in presmacchiatura (se necessario) e in lavaggio. Nel fare wet clearing è importante prestare la massima attenzione a tutte le fasi che compongono il processo: presmacchiatura, lavaggio, asciugatura, finissaggio; fare bene ognuna di queste fasi, permette di ottenere un risultato ottimale. Va da se che l’attrezzatura utilizzata deve essere tanto flessibile da permettere la creazioni di programmi ad hoc per il lavaggio, l’asciugatura, lo stiro. La lavatrice IMESA serie LM, nella versione Wet Cleaning, permette di creare fino a 200 programmi, ognuno diverso per numero di giri in lavaggio e centrifuga, nonché per la lunghezza della pausa (gestione dell’azione meccanica), per temperatura (gestione della forza termica), per dosaggio dei detergenti e dei finissanti (gestione dell’azione chimica). Il computer IM8, infatti, lascia ampia libertà al detersivista, o a chi per lui debba settare dei programmi speciali dedicati al tipo di tessuto da trattare. Il nuovo sistema di bilanciamento PBS di cui è dotata la lavatrice IMESA, inoltre, assicura la massima stabilità della lavatrice anche nei casi limite, quando la lavatrice deve essere caricata con pochissima biancheria o quando ci si trova a dover lavare dei capi imbottiti che, dopo il lavaggio, diventano particolarmente voluminosi. Grazie al touch screen e all’uso di una simbologia particolarmente semplice e intuitiva, utilizzare la lavatrice diventa quando mai facile: basta selezionare il programma (dalla lista completa o dalla lista preferiti), premere start e il ciclo parte! Tutte le fasi di ogni singolo ciclo del programma sono evidenziate sullo schermo, dando così all’operatore la possibilità di controllare cosa sta accadendo e, se necessario, cambiando i parametri di lavaggio durante l’esecuzione del programma stesso. Finita la fase di lavaggio, si passa poi all’asciugatura del capo: l’essiccatoio IMESA serie ICD è la macchina ideale per fare Wet Cleaning! Ogni fibra, infatti, ha fra i suoi componenti, ovviamente, anche l’acqua, ogni tessuto, quindi, per evitare di essere rovinato e risultare non più piacevole al tatto, ha bisogno di un proprio programma di asciugatura, che rispetti le caratteri-

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stiche del tessuto stesso. Un essiccatoio che permetta un controllo preciso della temperatura e dell’umidità residua, quindi, è assolutamente necessario! L’essiccatoio IMESA seri ICD è dotato di serie di un cesto in acciaio inox AISI 304 fornito con dei rilevatori di umidità residua, il valore di umidità residua del capo è poi visualizzato in forma grafica sul display dell’essiccatoio. In questo modo l’operatore non solo può tenere sotto controllo il valore dell’umidità residua, ma anche il suo andamento! Lo stesso per quanto riguarda la temperatura: sul display dell’essiccatoio un grafico permette di monitorare quale sia la temperatura all’interno del cesto e il come essa vari nel tempo durante il ciclo di asciugatura. Molte lavanderie, purtroppo, incappano spesso in problemi di spazio… se è vero che il sistema Wet Cleaning è la soluzione migliore per trattare i tessuti moderni, è anche vero che lavatrice, essiccatoi e attrezzatura per lo stiro occupano spazio. L’unica soluzione a questo punto è rinunciare ad offrire il servizio del lavaggio ad acqua? Ovviamente no! IMESA ha sviluppato TANDEM versione LAUNDRY: lavatrice ed essiccatoio sovrapposti occupano meno di 1m2! Lo spazio viene indubbiamente ridotto, ma le performance e la qualità dei risultati rimangono esattamente le stesse! TANDEM, nella versione LAUNDRY, è stato appositamente progettato per permettere di offrire un servizio Wet Cleaning occupando una superficie ridotta. IMESA VENICE SYSTEM ed IMESA TANDEM sono indubbiamente la soluzione ideale per i professionisti della lavanderia!

MONTEGA Da ormai vari anni Montega srl è presente nel settore del Wet Cleaning con un limitato ma ben collaudato numero di prodotti chimici. Ben cosciente del fatto che il Wet Cleaning deve essere considerato un sistema nel quale il prodotto chimico esplica una funzione importante ma non esclusiva, Montega srl ha da subito impostato la sua ricerca considerando altri aspetti fondamentali quali la tipologia di macchina adottata, i numeri di giri impiegati, rapporti bagno, asciugatura, umidità residua presente sui capi, tipologia di stiratura, ecc. In effetti, ognuno di questi elementi, esattamente come accade per gli anelli di una catena, sono fondamentali per il funzionamento dell’intero sistema. La presenza di una lacuna anche in uno solo di questi elementi porta inevitabilmente alla compromissione del risultato finale.

Con tali concetti sempre ben presenti, Montega srl ha quindi dapprima definito un detergente per capi in cotone, lino e sintetici. Il prodotto, denominato H-Clemont Supra, presenta le caratteristiche di un detersivo enzimatico particolarmente attivo contro le macchie di origine proteica ed organiche. Il prodotto è dotato di particolari agenti antiridepositanti ed antitrasferimento che ne consentono l’utilizzo con capi colorati. Riguardo a questi ultimi, nel caso di coloranti caratterizzati da bassa solidità al lavaggio in acqua, è possibile prevedere l’aggiunta di piccole dosi di H-Montega Color, che limita drasticamente il pericolo di trasferimento di colore. Il passo successivo, forti della disponibilità di tutte le attrezzature per il lavaggio, asciugatura e stiratura, è consistito nella messa a punto della formula del detergente per delicati HDeliplus. Il prodotto si è dimostrato eccellente nel lavaggio di


Cleaning, il prodotto H-Pret AP Aloe: un agente apprettante dotato altresì di una delicata profumazione. Per coloro che desiderassero prendere visione dal vivo del funzionamento del sistema H-Cleaning, tutto ciò che occorre fare è contattare il nostro staff.

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capi in lana, inclusa l’angora e il cashmere, seta, capi in pelle, e più in generale di capi che normalmente richiedevano esclusivamente il lavaggio a secco. In virtù delle note sopra evidenziate, rimane pacifico che per ogni tipologia di materiale vanno adottate particolari misure durante il lavaggio, essicazione e stiratura. Per i capi e per gli articoli nei quali sono presenti piume d’oca è stato formulato uno speciale agente lubrificante, denominato H-Lube SE, che svolge anche le funzioni di antistatico e di “rigonfiante”. Forti della trentennale esperienza nel finissaggio e nella nobilitazione tessile, si è quindi arrivati a definire un ammorbidente universale (adatto ad ogni tipo di fibra) perfettamente integrato nel sistema wet cleaning. Il prodotto, denominato H-Soft, è infatti impiegabile tanto su fibre naturali (sia cellulosiche che proteiche), quanto su fibre sintetiche e loro miste. Per finire, per quei casi ove viene richiesta maggiore “struttura” alla fibra, è stato inserito nella linea, da noi ribattezzata H-

Inizialmente accolta con scetticismo, la tecnica del lavaggio “WET CLEANING” si è ritagliata negli ultimi anni una buona fetta di mercato, venendo considerata un efficace complemento al lavaggio a secco ma anche, a torto o ragione, come soluzione alternativa ed innovativa. Sicuramente influenza il fatto che, ridonando ai capi morbidezza e freschezza, offre la sensazione di una profonda pulizia. I macchinari ed i prodotti per il sistema WET CLEANING si sono evoluti, rendendo oggi possibile il trattamento di qualsiasi capo di abbigliamento, anche se confezionato con tessuti delicati come seta e lana e questo favorisce sicuramente la maggior diffusione di questa tecnica. Indubbiamente la stiratura dei capi lavati in acqua richiede un approccio diverso, in quanto gli stessi devono essere “rimessi in forma” con una azione di tensionamento nello stesso tempo delicata e decisa. PONY ha messo a punto alcuni macchinari opportunamente sviluppati per ottenere, nel minor tempo e con la massima qualità, i migliori risultati per lo stiro sia dei capi spalla sia dei pantaloni trattati con il Wet Cleaning. La gamma offre soluzioni mirate rispetto ai volumi di lavoro, rapportate anche alla tipologia di capi da trattare, ad esempio: FORMPLUS Manichino pneumatico con tensionamento verticale e laterale, adatto per lo stiro di tutti i capi spalla. Garantisce un’alta qua-


lità di stiratura grazie allo speciale tensionamento del capo, al vapore surriscaldato (quantità, durata e temperatura del vapore erogato sono regolabili) e ad un potente flusso di aria calda con una temperatura a 65°(regolabile) per un veloce e completo asciugamento dei capi. Il busto si posiziona automaticamente, con un sistema di fotocellule che leggono la taglia dell’indumento. È disponibile una versione con castello fisso ed una più “evoluta” FORMPLUS-S con castello girevole, dotata di pinze per il bloccaggio degli spacchi. I cicli di lavoro sono gestiti tramite una scheda PLC oppure in modalità semi-automatica o totalmente manuale. Può essere corredato da un ferro all-steam per una perfetta rifinitura dei capi. Il Manichino è da collegare a fonte esterna di vapore. In alternativa al manichino sopra descritto, è possibile optare per una versione con un costo più contenuto, che può comunque soddisfare le esigenze di un’attività in fase iniziale e con modesta mole di lavoro: MANICHINO MG con CASTELLO Modello WET Grazie allo speciale castello senza sacco si ottiene il tensionamento del capo, investito direttamente dal flusso di vapore e dall’aria generata da un ventilatore potenziato. Il castello è girevole con possibilità di regolazione delle spalle; le pinze tendimaniche sono manuali. I cicli sono gestiti tramite microprocessore con 10 programmi memorizzabili. Anche questo manichino può essere dotato di Gruppo Ferro per le finiture ed è prodotto sia in versione autonoma (Mod. MGC) sia da collegare a vapore. Il discorso si amplia quando, oltre al trattamento Wet Cleaning dei capi di abbigliamento si desideri offrire un servizio di lavaggio e stiro delle camicie. In questo caso PONY propone, come ideale soluzione, un manichino ibrido per lo stiro combinato di camicie o camici e capi spalla in genere: 404 Manichino estremamente funzionale e versatile, grazie ad accorgimenti tecnici evoluti, garantisce ottimi risultati ed una elevata produttività. Tramite un semplice commutatore, il manichino si predispone automaticamente per la stiratura delle camicie o dei camici oppure per i capi spalla, sia lavati in acqua sia lavati a secco. I cicli sono gestiti tramite microprocessore, con possibilità di regolare la vaporizzazione, la miscela vapore/aria o la soffiata di aria calda in funzione del grado di umidità residua e dei tessuti. È sempre possibile lavorare in modalità manuale. Accanto ai manichini è opportuno prevedere almeno un banco da stiro, sul quale si andrà a perfezionare la qualità della finitura o, nel caso dei pantaloni, a fissare le pieghe. PONY ha selezionato il banco da stiro aspirante e soffiante mod. SILVER S. Grazie al tavolo Maxi è ideale per lo stiro del pantalone. Il baci-

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no viene posizionato sulla parte più larga e l’intera gamba sull’ampia superficie del banco, è possibile effettuare le due pieghe senza spostare il capo, riducendo i tempi di stiratura. Il soffiaggio consente di stirare il bacino su un cuscino d’aria in modo rapido e impeccabile, senza lasciare lucidi sulle tasche e sulle cuciture, anche sui tessuti scuri. Lo stiro soffiato permette naturalmente di ritoccare velocemente giacche, cappotti e altro, senza compromettere la qualità delle fodere. Il banco da stiro può essere fornito con caldaia incorporata, oppure da collegare a fonte esterna di vapore. Come tutti i banchi da stiro Pony, può essere equipaggiato con accessori per stiro manica e/o per la smacchiatura. Quando la mole di lavoro lo richieda, per aumentare la produzione dei pantaloni, può essere utilizzato un manichino per la sgrossatura del bacino e l’impostazione delle pieghe, prima della finitura sul banco da stiro: MPT-D Manichino stirapantaloni con tensione pneumatica del bacino e del carrello tendigambe. Adatto per lo stiro di tutti i pantaloni: classici o casual. A richiesta può essere fornito con fotocellula che rileva la fine del pantalone e comanda automaticamente la chiusura delle pinze gambe e la conseguente partenza del ciclo di lavoro. A richiesta è disponibile con carrello pinze speciale per il bloccaggio del pantalone con pinze esterne, oppure interne nel caso di tessuti delicati come i velluti. La ditta PONY produce inoltre una serie di caldaie elettriche per l’alimentazione delle macchine da stiro, con potenze modulabili per generare dai 13 ai 180 kg/h di vapore, senza necessità di locale caldaia o conduttore patentato. I generatori della serie GOLIATH sono costruiti secondo le normative PED, con materiali di prima qualità per garantire durata e affidabilità. Il serbatoio di recupero delle condense consente di pre-riscaldare l’acqua di alimentazione con un rispamio energetico. Nonostante le sofisticate tecniche di lavaggio, per completare la dotazione di un moderno negozio di lavanderia non può mancare una postazione di smacchiatura come la SPOTMASTER 3, ideata per la Pre e Post smacchiatura. Campatta e funzionale, racchiude in uno spazio ridotto la cabina di presmacchiatura e la dotazione per la smacchiatura finale. La superficie di lavoro risulta ben illuminata e di facile pulizia. I filtri a carboni attivi sono facilmente sostituibili. È realizzata in acciaio inox di prima qualità e risponde ai moderni requisiti di tutela del luogo di lavoro e ambientale. Riteniamo che PONY abbia così messo a disposizione degli operatori una selezione di macchinari altamente professionali, per le più svariate esigenze, con il giusto rapporto qualitàprezzo, per piccole e grandi realtà produttive. Per chiarimenti e ulteriori informazioni vi invitiamo a rivolgerVi alla nostra rete commerciale o direttamente in Azienda dove è sempre attivo uno show-room per vedere, ma soprattutto provare, l’intera gamma.


RENZACCI Negli ultimi anni, quello che ormai in moltissime parti del mondo viene quasi unanimemente definito come lavaggio WET CLEANING, è senza dubbio stato al centro dei riflettori per l’oscillazione che potremmo definire “quasi pendolare” tra ENTUSIASMI e DELUSIONI riguardo soprattutto a quali tipi di indumenti potessero essere trattati o meno con questa tecnica. Le analisi delle numerosissime esperienze e dei relativi dati affluiti al centro studi internazionale sui metodi e le tecniche di lavaggio della Renzacci, hanno AMPIAMENTE DIMOSTRATO che ad un primo momento caratterizzato da trionfalistici annunci sulla possibilità di trattare “tutto e tutti” con il wet cleaning, forse incoraggiati a volte anche troppo incautamente da chi non ama troppo le macchine ed il lavaggio a secco, si  passati con il tempo ad una più matura ed attenta valutazione delle potenzialità di questo tipo di trattamenti.

Ecco perch dunque il professionista della pulitintolavanderia non può prescindere dall’offrire un servizio estremamente ampio che non può non avvalersi sia di una macchina di lavaggio a secco di ultima generazione sia di una macchina industriale ad acqua dotata di una flessibilità ed una produttività tali da poter eseguire le più disparate tecniche di lavaggio, tra le quali quelle di wet cleaning occupano un posto di primaria importanza. La RENZACCI S.p.A., unico fabbricante mondiale a curare personalmente al suo interno lo studio, la ricerca, la progettazione e la produzione sia di macchine lavasecco sia di macchine lavatrici ad acqua per il wet cleaning (completata da una vastissima gamma di essiccatori e di calandre autoasciuganti), grazie alla sua continua opera di innovazione ed aggiornamento è in grado oggi di offrire una avanzata ed innovativa serie di macchine ad acqua per i professionisti del lavaggio con le tecniche di WET CLEANING, che spazia da 11 a 120 Kg. di cap. (da 25 a 265 lb.), capace di fornire non solo elevate prestazioni di lavaggio ma anche risparmio di tempo, acqua ed energia. È importante inoltre sottolineare che la Renzacci S.p.A. è l’unica azienda a poter proporre oggi a livello mondiale una serie di essiccatori particolarmente efficaci e specifici per l’esecuzione delle tecniche di WET CLEANING. Stiamo parlando dell’avanzata serie di essiccatori a circuito chiuso con totale recupero del flusso d’aria RENZACCI “RZ”, che grazie tra l’altro anche al nuovo sistema di asciugamento a diffusione totale d’aria con flusso a doppio vortice incrociato, propone un asciugamento progressivo e delicato riducendo al massimo lo stress termico sui capi, lo sbiadi-

mento dei colori e la perdita della naturale morbidezza delle fibre. Queste caratteristiche, insieme all’avanzato sistema di controllo dell’umidità residua dei capi, rendono questa serie particolarmente apprezzata anche nell’asciugamento della maglieria e dei capi tessili di particolare pregio e delicatezza. Se a questo si aggiungono il grande risparmio nei costi offerto dallo speciale circuito ad alto rendimento energetico e il fatto di non necessitare di cappe e sistemi di aspirazione e scarico esterni, si può facilmente comprendere il perch questo tipo di essiccatore rappresenta oggi lo strumento ideale per il professionista del WET CLEANING. Altro punto di sicuro interesse è la serie di macchine lavatrici ad acqua RENZACCI WET CLEANING, le quali sono state pensate e realizzate per lavorare in modo ottimale con tutte le principali e migliori marche di prodotti chimici oggi esistenti sul mercato, presentano numerosissimi aspetti innovativi da sottolineare e per ragioni di sinteticità ci sembra importante attirare l’attenzione su alcuni tra quelli principali:  La superiorità tecnologica del nuovo programmatore elettronico ECOMPUTER®, con pressoché infinite possibilità di impostare il numero di giri in fase di lavaggio e di centrifuga mediante la semplice digitazione dei numeri corrispondenti nella tastiera del computer e di regolare qualsiasi tempo di pausa e di senso di rotazione del cesto.  Il nuovo sistema contalitri a misurazione bilanciata, per regolare con estrema precisione i livelli di bagno per trattare i capi e tessuti più delicati, personalizzando i livelli in funzione del capo lavato.  L’innovativo sistema di regolazione e monitoraggio continuo delle temperature “ECO-MIX®”.  Le pratiche ed ultraprecise pompe dosatrici saponi, per somministrare i prodotti chimici necessari nelle esatte quantità e tempi richiesti dall’operatore.  L’innovativa e superiore tecnica di progettazione a sistema inclinato “SENSOR RAIL®”, che conferisce ancora più stabilità e permette risparmi di energia e tempo per eseguire l’intero ciclo  Il rivoluzionario sistema antivibrazione a doppie sospensioni attive a bilanciamento di carico convergente.  L’ampio oblò di carico extra large, per caricare anche voluminosi capi come grandi coperte, piumoni matrimoniali, coperture sfoderabili di divani e tendaggi in genere.  Il notevole risparmio nei costi e nei tempi di stiratura, grazie all’ampissimo volume e diametro utile di funzionamento del cesto, che offre la possibilità ai capi di disporsi ed aprirsi in maniera ottimale. Ed è anche per questi motivi questa ottimale combinazione di lavatrici ad acqua ed essiccatori per eseguire le tecniche di WET CLEANING sta riscuotendo un così grande successo nei 108 paesi nel mondo in cui la Renzacci Spa è oggi presente.

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SILC Le nuove lavanderie professionali con l’inserimento del “sistema wet cleaning” per il trattamento dei tessuti, riescono oggi a garantire una qualità elevata poiché arrivano a ottenere una pulizia assoluta su ogni tipo di indumento, rispettando l’ambiente con l’esclusione dei tradizionali solventi, assicurando in questo modo un sicuro successo dell’attività. Oggi molti i produttori di capi di abbigliamento preferiscono utilizzare tessuti sintetici per la manifattura. Si punta cioè sempre più a proporre capi di semplice manutenzione con fibre resistenti all’acqua. Nel frattempo, in parallelo, si è sviluppata una nuova importante tecnologia nei processi di lavaggio ad acqua che ha preso in nome di “sistema wet cleaning”

Questa rivoluzionaria innovazione, iniziata e sviluppata negli ultimi 20 anni, riesce oggi ad assicurare un successo di trattamento anche per i manufatti con tessuti particolarmente delicati e pregiati quali lana e sete. Inoltre, come già accennato, per scelta delle case di moda e dei confezionisti, sono sempre più presenti, nel panorama dell’abbigliamento, capi che non richiedono il tradizionale lavaggio a secco. A questa nuova realtà si aggiunge il fatto che molti indumenti, presenti sul mercato sono misti, abbinano cioè accessori e particolari che escludono, in maniera assoluta, il lavaggio a secco. Partendo da questa doverosa premessa, possiamo constatare come il mercato internazionale delle macchine di lavaggio ad acqua, presenti oggi molte attrezzature specifiche per il servizio “wet cleaning”. Lavatrici ed essiccatoi speciali che, in combinazione di prodotti specifici, garantiscono un risultato di ottima qualità nel trattamento “Wet Cleaning”! Ogni fabbricante di lavatrici ha la sua ricetta, più o meno complessa, ma certo particolarmente efficace, per garantire un risultato di alta qualità sulla gran parte dei capi che l’operatore di lavanderia sottopone al trattamento “Wet Cleaning”. Molti sono i vantaggi immediati di chi decide per questo trattamento. Intanto con le macchine ad acqua e l’utilizzo di prodotti specifici biodegradabili si ottiene un duplice obbiettivo e precisamente quello di pulire perfettamente riconsegnando la originalità dei colori ai singoli capi ed come secondo, ma non certo secondario, quello di rispettare l’ambiente e le sempre più severe norme internazionali in materia di tutela ambientale, quindi tranquillità operativa senza alcun ostacolo di carattere amministrativo locale e nazionale per lo svolgimento della attività. È a questo punto che si deve scegliere come provvedere al finissaggio degli indumenti dopo il lavaggio con questo nuovo sistema. Si perché va bene una elevata qualità di trattamento, ma i capi quando escono dalle macchine, debbono essere stirati prima di

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essere riconsegnati al cliente e la presentazione finale del prodotto, è di impatto determinante per assicurare il successo dell’esercizio. Tutti gli addetti al lavoro sanno bene che, superando il trattamento in acqua, molti capi subiscono uno “stress” consistente, un stress che solo una stiratura altrettanto professionale può eliminare. Quindi, se a questi importanti vantaggi pratici immediati, si affianca una scelta per una stiratura di alto profilo professionale, si raggiunge la chiusura del cerchio: qualità, servizio ed immagine! Infatti è solo grazie ai risultati garantiti da una stiratura effettuata con macchine professionali e progettate per questo specifico “settore”, che si ridona al capo, uscito dal “trattamento wet cleaning” l’aspetto del nuovo. La Silc suggerisce e propone macchine specifiche e mirate su vari livelli indicativi di potenzialità produttive. Si parte da un minimo prevedendo una lavacentrifuga da 10 kg con relativo essiccatoio a cui affiancare una Macchina Combinata Silc S/MTA-E - R-Evolution con microprocessore autonoma con caldaia per una pre-stiratura ottimale di pantaloni (tensionati) e capi spalla (giacche paltò camici ecc) trattati sempre con una forte ventilazione ad aria surriscaldata. Alla detta macchina si consiglia di affiancare una o meglio due tavoli da stiro per la finitura dei capi un Tavolo da stiro a freddo mod. S/ASF-B con forma universale per la finitura dei capi spalla, abiti da donna e camicie ed uno dei nuovi banchi da stiro, regolabili in altezza, aspiranti e soffianti con forma maxi per lo stiro dei pantaloni. Parliamo del modello S/AAR-S-DSH. Evidentemente aumentando la produzione di lavaggio si consiglia di aumentare la potenzialità dello stiro aggiungendo macchine specifiche per i singoli capi come un Manichino S/MSG speciale e specifico per lo stiro di giacche, cappotti, giubbotti di qualsiasi tessuto e taglia ed un Topper S/TP1-TE - per lo stiro del pantalone. Entrambi le macchine con microprocessore con 10 programmi di stiratura. Questo incremento della potenzialità dello stiro può arrivare sino al massimo della produttività installando la stirapantaloni per eccellenza della Silc il mod. S/MSP una macchina che stira completamente il pantalone compresa la piega. Noi ribadiamo che per essere certi del successo nella scelta di adottare il sistema wet cleaning nel proprio esercizio di lavanderia sia molto importante la scelta delle giuste attrezzature di finissaggio. Per non sbagliare, ci si deve affidare a chi conosce profondamente questo settore a chi ,come la Silc, ha una tradizione ed un esperienza nel mercato internazionale di oltre 40 anni. Infatti, solo una grande azienda può arrivare a progettare e quindi costruire macchine specifiche che possano assicurare risultati importanti nel finissaggio dopo un trattamento innovativo quale il “wet cleaning”.


TREVIL L’OFFERTA TREVIL PER IL WETCLEANING Il wetcleaning è ormai una realtà ampiamente diffusa e Trevil, da sempre all’avanguardia nella produzione di attrezzature da stiro, offre un’intera gamma di prodotti pensati per chi lava in acqua. Si tratta di soluzioni ormai sperimentate da anni e perfezionate sul campo, poiché l’esperienza di Trevil con capi trattati in wetlceaning è iniziata da più di un decennio, accogliendo le richieste dei pionieri di questo sistema di lavaggio. I sistemi di stiratura Trevil sono stati sottoposti ai test effettuati in collaborazione con laboratori di ricerca tessile e grandi nomi della confezione italiana, che ne hanno confermata l’assoluta affidabilità sui propri capi più delicati e pregiati. La fase di stiratura con macchine Trevil si è dimostrata in grado di ridonare a ciascun capo la forma e dimensione originaria, senza rinvenimento né marcature sui tessuti.

Il tavolo aspirante e soffiante Treviflex di Trevil in uno dei molteplici allestimenti disponibili.

Il manichino Treviform di Trevil, ideale per rimettere in forma giacche e cappotti trattati ad acqua

Inoltre, le attrezzature Trevil appositamente studiate per il wetcleaning sono in grado di garantire la necessaria produttività giornaliera, fattore essenziale per chi lava in acqua. Per i capispalla Stirare completamente a mano giacche, giubbotti o cappotti trattati ad acqua è praticamente impensabile, se si vogliono mantenere ritmi di lavoro redditizi. L’elemento indispensabile per chi si avvicina al wetcleaning è un manichino tensionato per capospalla. Il manichino Treviform di Trevil è studiato per stirare giacche, cappotti, giubbotti, abiti da donna, vestaglie e ogni tipo di capospalla. Ogni movimento del manichino è programmabile, in modo facile e veloce, dalla scheda di controllo Trevil: si possono dosare i tempi di stiratura e la forza di tensionamento in modo da ridistendere tessuto e cuciture senza però rischiare distorsioni, allungamenti o allargamenti. Il manichino Treviform può essere utilizzato con successo tanto per rimettere in forma giacche di jeans, quanto per stirare abiti

in maglia elasticizzata. Senza che l’operatore debba fare operazioni complicate, basta selezionare un diverso programma di stiratura tra i dieci disponibili, per ottenere la stiratura perfetta su diversi tipi di capo. Tutti i programmi sono completamente personalizzabili: il consulente Trevil saprà definire insieme al cliente i programmi di stiratura più azzeccati per quella realtà. Treviform può essere utilizzato ugualmente per capi lavati a secco o ad acqua, ed è quindi un’ottima scelta anche per i laboratori che utilizzano sia il tradizionale trattamento a secco, sia il trattamento wetcleaning. In alternativa, è possibile scegliere Princess Ultra, manichino tensionato universale. Princess Ultra è un prodotto versatile, che racchiude le funzioni di stiracamicie e di manichino giacche e cappotti. Princess Ultra trova la sua ideale applicazione in laboratori di dimensioni medio-piccole, che in uno spazio ridotto hanno l’esigenza di stirare non solo capospalla ma anche volumi medi di camicie da uomo o camicette da donna, sia umide, sia asciutte (fino a 100 pezzi / giorno di capi umidi). Per i ritocchi Non potrà mancare un tavolo aspirante e soffiante per finitura e ritocchi di ogni genere di capo. Il tavolo Treviflex, disponibile anche con caldaia incorporata, offre una postazione di stiro robusta, estremamente confortevole, e completamente personalizzabile. Treviflex è un tavolo aspirante e soffiante, regolabile in altezza da una sola persona, senza bisogno di attrezzi e chiavi. Il catalogo Treviflex si compone di un tavolo base, da comporre in modo molto flessibile scegliendo la forma di superficie di stiratura preferita, l’allestimento con punta a destra o sinistra, e diversi altri accessori, come ad esempio l’illuminazione o il sostegno dei cavi o del ferro. Per la smacchiatura Infine, per le operazioni di smacchiatura, e per il pretrattamento delle macchie grasse, Trevil offre la linea di smacchiatrici Spotty, in versione tavolo o cabina. La cabina Spotty Jet è l’ideale connubio tra prestazioni e risparmio di spazio: in un ingombro di soli 110x65 cm racchiude le funzioni di pretrattamento e smacchiatura indispensabili non solo per il lavasecco ma anche per chi lava in wetcleaning. È possibile prenotare una dimostrazione presso lo showroom Trevil per effettuare prove di stiro, anche con propri capi.

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Informazione commerciale

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MONTANARI: l’efficienza vien dall’alto… …e dal riempire precisi “buchi” Il settore delle lavanderie Europeo è sicuramente il più avanzato e competitivo nel panorama mondiale; negli ultimi 24 mesi ha registrato un incremento pari al 6% ed in particolare nell’ambito “abiti da lavoro” e “sanitario” si sono registrati gli incrementi più significativi, ciò ci conferma che i settori industriali e sanitari sono diventati più esigenti e il servizio che gli viene offerto deve essere sempre più preciso e rapido. Quindi anche nelle aree europee dove i costi di manodopera risultano più contenuti, vi è la necessità di operare in modo fluido, rapido, monitorato, in altri termini in modo più EFFICIENTE per il presente e per il futuro. Visti i risultati ottenuti dal settore, possiamo dedurre che sia questa la politica aziendale adottata da molte realtà. In questo articolo desideriamo presentare alcune parti del processo all’interno delle lavanderie; aspetti e problematiche che riscontriamo nella maggior parte dei nostri clienti in Europa e che influiscono sui bilanci di fine anno: • ottimizzazione degli spazi relativi alle aree di lavoro: la riduzione della superficie “a terra” per mancanza di spazio o per lasciar spazio ad altri macchinari; • l’implementazione di sistemi in grado di sfruttare appieno le attuali capacità produttive e anche in grado di far fronte a picchi di produzione; • la semplicità di utilizzo per permettere agli operatori uno start-up più immediato e per maturare in tempi brevi la dimestichezza necessaria all’utilizzo; • raggiungere elevati standard di controllo e supervisione, per eliminare sprechi ed inefficienze; • l’incremento della produttività per essere competitivi sul mercato; • mantenere e fidelizzare i clienti; • assicurarsi un utile aziendale e finanziario solido. Noi della Montanari è da più 40 anni che progettiamo, sviluppiamo ed assistiamo lavanderie industriali con obbiettivi precisi, la competitività. Essa nasce dalla somma di fasi di processo ben studiate derivate dal connubio di esperienza e tecnica. Attraverso l’implementazione di sistemi integrati è possibile raggiungere elevati standard, raggiungere gli obiettivi stagionali, controllare biancheria entrante e uscente, velocizzare e ottimizzare la produzione, migliorare altri aspetti produttivi grazie

alle informazioni forniteci dagli automatismi. Prendiamo ora in esame: l’ingresso della biancheria sporca. La cernita della biancheria sporca è un processo che compie ben il 94% dei nostri clienti. Cernita e conteggio è un’attività svolta dal 96% delle lavanderie italiane mentre sul territorio europeo questo dato vale l’87%. Statisticamente le lavanderie che adottano i nostri sistemi di cernita e conteggio processano da un minimo di 1000kg di biancheria a noleggio. Infatti a seconda di ogni realtà Vi sono varie configurazioni di sistema le quali riescono soddisfare ogni esigenza in base alla produzione oraria e al numero di “criteri” elaborati calibriamo le necessità della lavanderia. Attualmente abbiamo sviluppato sistemi “unici” da 4 fino a 32 buche. I Vantaggi principali sono: riduzione del personale di circa il 50% normalmente utilizzato con i tradizionali metodi di cernita manuale; diminuzione del 40% del tempo necessario alla cernita; consentire l’immediato e preciso controllo della merce resa dal cliente, il che ne consente l’eventuale addebito del mancante grazie alla stampa dei report; velocizzare le operazioni di smistamento ed eliminare inutili ingombri; ottimizzare e generare precisi dati di controllo utili alle seguenti fasi e all’amministrazione; la struttura è adattabile allo spazio disponibile; tempo medio di ammortamento stimato: 2/3 anni. La biancheria è controllata, cernita e “parcheggiata temporaneamente” in carrelli o in contenitori “a sacco”in attesa di lavaggio. Il metodo migliore per preservare le attività svolte sino ad ora, abbattere i tempi di attesa tra le cariche di biancheria nella lavacontinua, minimizzare il traffico di carrelli colmi di biancheria a terra è l’implementazione di un sistema di caricamento aereo il quale svolge un ruolo fondamentale nei costi all’interno della lavanderia. Esso può essere caricata automaticamente e direttamente da un impianto di cernita e conteggio automatico o in alternativa può essere caricato manualmente da un operatore. Traduciamo quest’ultimo passo in tempi: il caricamento in automatico è stimato in circa 10/15 secondi a seconda della configurazione di sistema, il caricamento manuale è stimato in circa 40-45 secondi ciascun elevatore.


Grazie all’elevatore che consegna il sacco alla linea di stoccaggio predestinata, la superficie a terra rimane sgombra e risparmiata o utilizzabile da altri macchinari. Grazie alla nostra trentennale esperienza, da anni abbiamo optato l’utilizzo di binari tondi in acciaio inox; grazie a ciò ci è possibile ridurre le rumorosità, e l’usura dei cuscinetti e inoltre la superficie del binario rimane liscia perciò la scorrevolezza dei sacchi rimane fluida e non crea alcun blocco. Infatti vantiamo impianti funzionanti da oltre vent’anni!! Il nostro staff dedicato alla “ricerca & sviluppo” analizza soluzioni e componenti innovativi al fine di offrire sistemi sempre più performanti e duraturi. Anche questo sistema viene studiato e sviluppato ad-hoc compatibilmente alle necessità attuali e future della lavanderia, il progetto infatti, viene proporzionato ad una tendenza di crescita che va dai 3 ai 5 anni. Per gestire tutto vi è “Cesare 2010” il software di gestione in grado di offrire la piena supervisione sulle attività in corso, vedere il contenuto di ogni sacco stoccato, modificare le varie priorità in base alle esigenze e urgenze. Sviluppato in userfriendly assicura la supervisione e la gestione completa in modo completamente intuitivo. Cesare viene opportunamente interfacciato per dialogare con qualsiasi sistema di lavaggio e rappresenta il canale di transito di informazioni come il codice lavaggio, cliente e tutti i file necessari. Tempo di ammortamento medio per questo tipo di impianto equivale a 3-5 anni (a seconda degli automatismi implementati) con un aumento della produttività di circa il 30-40% Dopo aver passato il processo di lavaggio ed essicazione, giungiamo nell’area del “pulito” che analogamente al dipartimento precedente può essere ottimizzata con molteplici soluzioni ma per i medesimi obbiettivi. Laddove la mancanza di spazio o la ristrettezza dei tempi di lavorazione scoraggino il ricorso ai metodi di movimentazione tradizionali realizzato con carrelli o montacarichi vi può essere l’adozione del sistema a trasporto pneumatico denominato VOLO, utile ad alimentare nastri trasportatori, linee di stiro, carrelli o impianti di stoccaggio terziario. Il sistema VOLO dispone di punti di carico automatici o manuali, la biancheria scorre in tubazioni rigide che possono essere posizionate su qualsiasi parete e i container di raccolta possono stoccare sino a 150kg di biancheria. Per questo motivo, esso rappresenta la soluzione ideale per lavanderie ad alta produttività e Lavanderie con configurazioni non ordinarie. Tra i sistemi di alimentazione per le linee di stiro vi è anche l’impianto di stoccaggio aereo terziario per lavanderie con sistemi di smistamento più esigenti. Come nell’analogo caso dell’impianto di stoccaggio secondario (per la biancheria in attesa di lavaggio), anche il terziario ha il compito di ottimizzare gli spazi, aumentare la produttività e gestire completamente grosse quantità di biancheria. Una fase fondamentale dell’area del pulito è sicuramente l’uscita della biancheria dai mangani. Infatti preservare la qualità di piega e delle pile è

fondamentale per i clienti finali, allo stesso tempo la cura del dettaglio implica un maggiore dispendio di tempo, il quale ha un costo. Quindi vi si rende necessario un sistema che tuteli l’attività svolta dai mangani ma che sia in grado di velocizzare il processo di movimentazione sino all’impachettamento e magari fornirci dati sullo stato reale delle spedizioni. Per rendere efficiente questo ultimo processo di produzione, Montanari progetta e sviluppa sistemi di movimentazione a nastro da posizionarsi all’uscita dei mangani. Con questo sistema, si convoglia la biancheria già stirata ed impilata dai mangani al magazzino. Tramite speciali nastri telescopici, è possibile convogliare da diverse linee di stiratura la biancheria su un unico nastro trasportatore principale e tutto il movimento viene monitorato attraverso un software gestionale il quale, interfacciato al gestionale della lavanderia è in grado di fornire tutte le informazioni necessarie circa lo stato della produzione, del magazzino e delle spedizioni. Come nel caso degli altri impianti anche le linee di confezionamento prevedono diversi accessori che vanno a soddisfare ogni esigenza, come per esempio stampanti applicatrici automatiche e lettori bar-code. Anche per questo impianto, l’ammortamento equivale a circa 2-3 anni con un aumento di produttività del 20-25%. Al concludersi di questo percorso, giungiamo al magazzino dinamico, sistema basato su rulliere a gravità che permette di effettuare il percorso senza l’ausilio di alcun operatore con in più la possibilità di monitorare in qualsiasi momento gli stadi della biancheria. La biancheria può essere ora consegnata al cliente. Per garantire il massimo beneficio dei propri impianti, la Montanari offre servizi di assistenza designati appositamente sulla tipologia dell’impianto e sulle necessità del cliente. Assistenza Plus è il nome dell’offerta che comprende e garantisce al cliente il massimo dell’efficienza, stabilendo una connessione diretta tra l’impianto stesso e i tecnici Montanari. Infatti: linee telefoniche dedicate, software predisposti alla connessione da remoto (internet), la fornitura di terminali sostitutivi pronti all’uso, istruzione al personale della lavanderia e la manutenzione programmata sono gli elementi cardini di un servizio che si vuole distingue per rapidità ed efficienza. I nostri clienti sono sempre tutelati anche in condizioni di emergenza grazie alla nostra rete tecnica che copre i maggiori poli europei.

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ASSOSISTEMA

Assemblea Assosistema: Eletto il nuovo Consiglio Direttivo

Prosegue il rinnovo degli organi politici di Assosistema con l’elezione dei 15 consiglieri che, insieme ai 5 Presidenti delle singole Sezioni nominati il 23 novembre scorso e al Presidente della Piccola Industria, formeranno il nuovo Consiglio Direttivo dell’Associazione. Prossimo step: l’elezione del nuovo Presidente di Assosistema nei mesi di marzo-aprile 2012. Un ringraziamento particolare ai consiglieri uscenti da parte del Presidente dell’Associazione, Alessandro Trapani e un augurio di buon lavoro per i neo eletti.

Spa) e Marco Squassina (Padana Everest Srl).

di Laura Lepri

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Si è svolta il 12 dicembre 2011, presso la sede di Assosistema, l’Assemblea per il rinnovo del Consiglio Direttivo che resterà in carica fino a novembre 2013. Il Consiglio Direttivo si compone di 21 membri. Di questi, entrano a farne parte di diritto il Presidente della Piccola Industria eletto oggi: Carlo Pestelli (Lavanderia Pestelli S.n.c.) e i 5 Presidenti delle singole Sezioni eletti il 23 novembre scorso: Candido D’Antoni (Dieci Più S.n.c.), Mauro Gnecco (Milanese Verbania Srl), Egidio Paoletti (Alsco Italia Srl), Enea Righi (Servizi Italia

I restanti 15 consiglieri eletti sono: Amedeo Apicella (Lavanderie Industriali Lavin S.p.a.), Giovanni Ascione (Lavanderia Pino S.r.l.), Antonio Bernard (F.lli Bernard S.r.l.), Pietro Chirico (Chi-ma Florence S.p.a.), Antonio Colasante (Hospital Service S.r.l.), Lorenzo D’Alba (LAV.I.T. Soc. Coop.), Maurizio Ferraguti (Nivea S.p.a.), Bianca Iervolino Pinna (Clea S.p.A.), Paolo Leonardelli (Servizi Ospedalieri S.p.a.), Marco Marchetti (Padana Everest S.r.l.), Felice Mario Moschella (American Laundry Ospedaliera S.p.a.), Martino Pedersoli (Hotel Service S.r.l.), Mauro Ravaglia (Linea Sterile S.p.a.), Sandro Recalcati (Lavanderia Lombarda Industriale S.r.l.) e Virgilio Vierin (L.I.P. S.r.l.). Il Presidente di Assosistema Alessandro Trapani ha ringraziato i consiglieri uscenti per l’impegno messo “nel dare una risposta sistemica ai molti problemi che gli imprenditori si trovano ad affrontare quotidiana-


mente. Il nostro è un lavoro in cui è fondamentale il tema della competitività e dignità professionale. Per questo mi preme rivolgere un apprezzamento particolare alla serietà e alla partecipazione con le quali i consiglieri hanno svolto il loro operato”. “Ringrazio, inoltre, i consiglieri entranti – ha proseguito Trapani – perché ritengo che candidarsi ad una carica politica sia sempre un gesto notevole di generosità perché significa rinunciare ai propri particolari intendimenti a favore di qualcosa di più vasto: il bene degli altri, e nel nostro caso specifico, il bene della nostra categoria. Noi siamo una classe dirigente che ha il dovere di farsi carico delle aziende che rappresentiamo. Ancor più in questo periodo difficile che sta vivendo il nostro paese abbiamo tutti bisogno di imprenditori che svolgano il proprio lavoro con serietà e altruismo”.

Prossimo appuntamento per il rinnovo delle cariche di Assosistema è l’elezione del nuovo Presidente nei mesi di marzo-aprile 2012. Il neo eletto Consiglio Direttivo eleggerà nel frattempo una commissione di designazione, composta di tre soci che abbiano maturato una significativa esperienza associativa, che avvierà le consultazioni per l’individuazione del o dei candidati a ricoprire la carica del futuro Presidente.

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ASSOSISTEMA

Le Reti d’impresa per il Turismo

L’importanza delle reti d’impresa, uno strumento con forti e reali potenzialità, per rispondere alle esigenze delle imprese turistiche e per accrescere la loro competitività e innovazione. Il punto in occasione di un seminario organizzato da Confindustria Alberghi, Confindustria Aica, Federturismo Confindustria e RetImpresa il 15 dicembre scorso a Roma

di Laura Lepri

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Favorire le forme di aggregazione per potenziare l’azione delle imprese del turismo. Uscire dalla logica di settorialità a favore di una visione più ampia e coesa di intervento sul mercato. L’esigenza dell’integrazione per le aziende nasce dal bisogno di essere più competitive, senza rinunciare alla propria autonomia. Questo è l’obiettivo delle Reti d’impresa, strumento che permette alle imprese di rispondere alla crisi economica e alle nuove sfide dettate dall’economia globale. Su questo argomento il 15 dicembre scorso, a Roma, presso la sede di Confindustria si è svolto il seminario “Reti d’Impresa per il turismo”, organizzato da Confindustria Alberghi, Confindustria Aica, Federturismo Confindustria e RetImpresa. Cos’ il contratto di rete Il contratto di rete è stato introdotto recentemente nel nostro ordinamento giuridico ed è disciplinato dall’art.3 della Legge n. 33 del 9 aprile 2009 (di conversione del D.L. n. 5 del 10 febbraio 2009), così come modificata dal D.L. n. 78 del 31 maggio 2010, convertito nella Legge n. 122 del 30 luglio 2010. È un accordo con il quale più imprenditori si impegnano a collaborare al fine di accrescere, sia individualmente (cioè la propria impresa) che collettivamente (cioè le imprese che fanno parte della rete), la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato. La caratteristica fondamentale dell’attività della rete è rappresentata dalla presenza necessaria di uno scopo comune tra i membri della stessa. Tale scopo è finalizzato al

conseguimento, attraverso la determinazione di un programma comune, di obiettivi strategici condivisi che permettano, sia alla singola impresa, sia collettivamente all’insieme dei partecipanti alla rete la crescita della capacità innovativa e la crescita della competitività. Chi può stipulare un contratto di rete La norma precisa che il contratto di rete può essere stipulato da “più imprenditori”. I contraenti debbano dunque essere imprenditori indipendentemente dalla loro rispettiva natura (sono quindi incluse anche le imprese individuali, le società e gli imprenditori pubblici, anche non commerciali). Possono, pertanto, far parte del contratto di rete anche enti pubblici che hanno per oggetto esclusivo o principale un’attività di impresa non necessariamente commerciale; così come aziende senza scopo di lucro, non essendo preclusa la possibilità di realizzare reti miste in cui siano presenti soggetti con e senza scopo di lucro. Le forme di collaborazione Nella pratica la collaborazione potrà assumere svariate forme, quali ad esempio: • attività di coordinamento per ottenere migliori condizioni nei rapporti esterni • (coordinamento del processo di controllo della qualità dei beni lungo la filiera, definizione di una politica dei prezzi nel rispetto dei limiti della normativa antitrust1) o per raggiungere un risultato finale unitario (quale la produzione di


un bene finale); • attività strumentali per raggiungere migliori risultati di gestione (gruppo di acquisto/vendita di beni/servizi di interesse comune, gestione di logistica, magazzino, piattaforme telematiche, promozione di beni e marchi, realizzazione di laboratorio comune, centro di ricerca comune); • attività complementari per fare quello che individualmente considerate le imprese non sarebbero in grado di fare (partecipazione ad appalti o gare). Il fondo patrimoniale Per realizzare il programma di rete le parti contraenti possono istituire un fondo patrimoniale comune. Il fondo ha un preciso vincolo di destinazione, essendo finalizzato all’attuazione del programma di rete e quindi al perseguimento degli obiettivi strategici. Quando si procede alla istituzione del fondo patrimoniale, il contratto deve obbligatoriamente prevedere la misura ed i criteri di valutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali contributi successivi, che i contraenti si obbligano a versare. I conferimenti possono essere in denaro, ma anche in beni e servizi, purché suscettibili di valutazione economica, tant’è che la stessa norma impone l’indicazione dei criteri per la valutazione dei conferimenti (riferendosi ovviamente al caso in cui il conferimento non sia in denaro). In caso di istituzione del fondo patrimoniale, il contratto deve prevederne le regole di gestione: più in particolare, sarà opportuno prevedere il soggetto cui affidare la gestione del fondo, che sarà normalmente l’organo comune, ma che, per scelta delle parti, potrebbe essere anche un soggetto terzo. Sarà altresì opportuno prevedere le modalità per la realizzazione degli investimenti e quelle eventuali per l’uso dei beni comuni. Come si gestisce la rete La legge non impone regole specifiche per quanto attiene la gestione della rete. Si può, pertanto, ipotizzare la previsione dell’assunzione di decisioni con criteri che possono prevedere la maggioranza semplice

dei “retisti”, o maggioranze qualificate – eventualmente solo per alcune specifiche materie – ovvero ancora l’unanimità dei partecipanti su tutte o anche solo su alcune decisioni. In aggiunta alle regole generali per la gestione della rete, il contratto può anche prevedere l’istituzione di un organo comune che può essere sia da un singolo soggetto, che da una pluralità di membri in rappresentanza dei retisti. All’organo comune è conferito il mandato per la direzione e la conduzione delle attività previste nel contratto di rete. Qualora sia prevista la costituzione dell’organo comune, è certamente opportuno che il contratto di rete preveda che a tale organo venga conferito anche il potere di esecuzione delle delibere assunte dai partecipanti alla rete. Tale scelta si giustifica con l’esigenza di garantire che la rete operi anche sulla base di criteri di efficienza, senza che rimanga vincolata da eccessi di formalismo o di procedure che possano rendere più oneroso il perseguimento dello scopo comune. Conclusioni Le Reti d’impresa non rappresentano dunque un “salvagente” per le imprese in difficoltà. Al contrario, esse presuppongono un progetto comune e partner affidabili. In un mercato globalizzato, diventa sempre più difficile mantenere la capacità di fare impresa. Puntare sull’aggregazione può essere, quindi, una soluzione per le piccole e medie imprese per accrescere la propria innovazione ed essere competitive. Fulvio D’Alvia, Direttore RetImpresa, ha precisato che i contratti di rete ad oggi sono 200. Obiettivo dei prossimi mesi è arrivare a quota 250. Il Presidente di Federturismo Confindustria, Renzo Iorio, ha osservato che attraverso la rete d’impresa l’offerta turistica guadagna innanzitutto in competitività, perché costituisce un sistema semplice, ma a forte progettualità che pone in un’ottica industriale anche la micro impresa e consente di superare la parcellizzazione. È perciò fondamentale che attraverso la rete le imprese si aggreghino ma soprattutto creino nuovi prodotti.

Renzo Iorio, Presidente di Federturismo Confindustria

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Il segreto del mio successo

Il Sistema Tedesco Intervista a Roberto Zuccati, titolare della omonima lavanderia di Cerea e Presidente Provinciale Confartigianato-Pulitintori Verona

di Diego Zambelli

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La lavanderia del Sig. Roberto Zuccati si trova in una via abbastanza tranquilla di Cerea, paese di circa 16.360 abitanti a pochi chilometri da Verona. L’aspetto esteriore è piuttosto moderno, senza fronzoli o arricchimenti: due occhi di vetrina, protetti da tende alla veneziana ed una grossa insegna con la scritta “lavanderia” a caratteri cubitali. Sopra la porta un’altra scritta: “Centro pulitura specializzato”, ed è questo che descrive meglio l’attività del Sig. Zuccati. Mi accoglie lo stesso titolare, in un ingresso molto spazioso, con un lungo banco a “L” che costeggia le due pareti di fondo, dove, in funzionali scaffalature, sono disposti in bell’ordine i capi pronti per essere riconsegnati, ognuno contrassegna-

to da un cartellino piuttosto evidente. Tutto nei colori di grigio e dell’azzurro, che danno un’ottima impressione di ordine e pulizia. “La mia è una lavanderia tradizionale in un paese dove già ne esistono altre quattro, di cui due sono centri rapidi, per un paese di circa 16.000 abitanti. Il lavoro di ogni singola lavanderia, quindi, non è moltissimo. In compenso, sono molto alte le spese. Aprire una lavanderia oggi costa almeno € 70.000, il che significa un periodo davvero lungo per l’ammortamento dei macchinari; bisogna poi considerare i costi di esercizio, che per una lavanderia non sono pochi. Le macchine poi, per essere


sempre in perfetta efficienza, richiedono costanti ed efficaci interventi di manutenzione. Io credo di aver risolto questo problema di impegno economico troppo gravoso rispetto ai possibili incassi, suddividendo le due fasi fondamentali nel lavoro: da un lato il lavaggio, dall’altro stiro e confezione. Faccio questo mestiere da 15 anni ed ho ereditato la lavanderia da mia madre. Ho fatto diversi corsi d’aggiornamento presso l’Istituto Hohestein, in Germania; ed è lì che mi sono ispirato per la mia “diversificazione”. La creazione di un gruppo Ho individuato altre lavanderie che necessitavano il cambio di macchinario, ma, il basso introito lavorativo da una parte, costi gestione e adeguamenti di legge dall’altra non lo permettevano. Trovato un accordo, ho comprato una macchina a secco che poteva soddisfare le esigenze di varie lavanderie, abbattendo di molto i costi di gestione poiché lavora per la maggior parte a pieno carico. Il servizio è giornaliero e per certe realtà è persino migliore della gestione personale del macchinario, la diversità dei capi per colore e tipologia difficilmente dà la possibilità di lavorare con pieni carichi; di conseguenza necessitano molti lavaggi con pochissimi capi e il tutto porta il costo per singolo capo a lievitare anche del 30%. Il mio sistema abbatte in maniera decisa il costo pro capo, difficilmente raggiungibile se non da poche realtà che superano i 5/600 capi al giorno; inoltre il mio centro dà la possibilità, a chi si vuole avvicinare al mondo della pulitintolavanderia, di aprire un centro senza doversi accorpare costi enormi per l’acquisto dei macchinari necessari, evitando le molteplici problematiche del lavaggio dei capi. Partendo da un costo per il lavaggio equiparato ognuno determinerà il prezzo del singolo capo in base al grado di finitura richiesto dal cliente. Ed è logico che sia così, perché una camicia si può stirare in 10 minuti o in cinque, a seconda dell’abilità dell’operatore e della perfezione dello stiro. Quindi è giusto che sia l’altro

a fissare il prezzo finale, in modo da avere un giusto compenso per il lavoro effettivamente svolto. Io ho calcolato, per la mia parte, i costi d’ammortamento, i consumi di elettricità, acqua, saponi e additivi: in definitiva tutti i costi del lavaggio. In Germania di solito è chi ha l’impianto di lavaggio il padrone di tutto; ma si sa che noi italiani vogliamo essere padroni in casa nostra, e quindi ho pensato a questa “consociazione” tra imprese che unisce la libertà di ciascuno ad una buona organizzazione del lavoro”. Così facendo, mi accompagna nel retro a visitare la parte operativa della lavanderia, dove troneggia una gigantesca macchina a secco, corredata da diverse lavatrici ad acqua semi industriali, collegate a sistemi di pompaggio per detersivi e additivi, due essiccatoi e un nutrito reparto stiro, con due tavole, imbustatrice, manichino, tavolo di smacchiatura e topper: segno che anche il lavoro “in proprio” non è certo scarso. Giungiamo al fine ad una porta di servizio, che apre su uno spazioso cortile: è il luogo dove vengono raccolti i capi pronti per la consegna ed arrivano i capi sporchi.

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Una gestione ai massimi livelli Gestire e amministrare e la mia seconda passione, sono l’amministratore dello stabile in cui vivo e svolgo la mia attività e su questa linea, grazie ad un software specifico per pulitintolavanderie realizzato da un validissimo programmatore, ho tutto sotto controllo. Il software richiede un normale computer, una stampante per idrofix e una stampante laser per la ricevuta fiscale, ha un controllo totale del capo in entrata/uscita, collegato via internet avvisa il cliente del capo pronto e interfacciato con le altre lavanderie ho un controllo totale del transito dei capi mentre ogni centro può avere la gestione completa del proprio lavoro. Grazie a questo software, posso fare la gestione del singolo cliente (quanti capi ha portato, quando e quali) e avere dei report, per esempio, della tipologia di capi che più spesso capitano nella lavanderia. Questo è soprattutto importante per la determinazione dei prezzi: se io prendo i cinque capi più numerosi in lavanderia, che rappresentano l’80% del mio fatturato, basta un piccolo aumento su questi capi per aumentare notevolmente gli introiti; è inutile che gli aumenti vengano fatti su capi che entrano in lavanderia una volta ogni due anni. Sempre lo stesso software provvede, secondo le mie indicazioni, a facilitare la ricomposizione ed il bello è che può essere personalizzato a seconda delle esigenze del singolo utente in modo che ciascuno può ricomporre le consegne a suo modo. E pensi che tutta l’attrezzatura (software, computer e stampante per le etichette) viene a costare meno di € 2.000,00; se uno già possiede un computer c’è un risparmio di circa € 500,00. C’è però un problema: il sistema, per funzionare bene, va impostato e non tutte le lavanderie sono in grado di farlo. Finché è nelle vicinanze, posso provvedere io magari rinunciando un giorno di riposo; altrimenti bisogna accollarsi i costi di trasferta. Anche la disposizione della lavanderia è stata modificata con in mente un modello logico: è stato studiato il tragitto della biancheria durante la lavorazione, e le macchine sono

state disposte in modo da facilitare un determinato percorso, che non preveda passaggi avanti e indietro delle ceste con i capi. In definitiva credo che il segreto del mio successo sia proprio questo: il controllo dei costi e la razionalità del lavoro; questo permette anche una corretta determinazione dei prezzi. Non credo molto nella pubblicità e non ho più tempo per seguire servizi collaterali, come sarta eccetera; possono farlo le lavanderie consociate, e quando mi capita che qualcuno mi chieda una riparazione, lo mando da loro.

Conclusioni La gestione tedesca di questo sistema è fatta da una singola azienda e mediamente 7 o 8 piccoli centri dislocati in zone strategiche del centro dove si esegue solo la finitura del capo, il grosso del lavoro è gestito in aree industriali altamente tecnologiche. In Italia il mercato saturo non potrebbe permettere questo, inoltre, nella nostra mentalità imprenditoriale ognuno vuole sentirsi padrone a casa propria. A mio avviso questa e la strada da percorrere per offrire un buon servizio a un prezzo giusto determinato da analisi di costi giustificati e non da sleali o peggio devastanti concorrenze. L’unione, la collaborazione o aggregazione d’impresa è premiante in tutti i settori; siamo un esercito indispensabile per la collettività ma andiamo in direzioni diverse, meteore sparse in questo universo, pronti solo a farci la guerra dimenticando che gli unici a non trarne profitto siamo proprio noi.


Anno nuovo … veste nuova? Molte aziende si trovano ad un certo punto della loro vita a chiedersi se sia opportuno cambiare veste grafica e rinnovare il look del loro logo aziendale. Il Logo è la scritta che identifica l’azienda, costituito spesso da parole e da un simbolo e prevede l’utilizzo di grafica e immagini ben delineate, oppure solo una o l’altra. In pratica un logo ben studiato dovrebbe dar ragione all’antico detto per cui il nome di una persona o di una cosa corrisponde al suo destino: se scrivo “Lavanderia che ogni sporco porta via” i miei ipotetici clienti potrebbero essere convinti di ricevere un lavoro perfetto. Tutti noi abbiamo ben presente l’immagine che, dagli anni settanta, ha distinto la prima catena di servizi rapidi in Italia il cui logo puntava proprio sulla rapidità del servizio. È naturalmente essenziale che quello che si vuole comunicare coincida con la percezione della clientela. Molto spesso, le aziende pensano a dei cambiamenti del marchio quando si ritiene che ciò che vuole comunicare l’azienda non coincida con quello che percepisce il mercato. Questo cambiamento è una azione molto delicata, porta a dare una diversa identità dell’azienda e spesso coincide con un cambiamento della proprietà o della gestione. In riferimento a quanto detto vorrei fare una semplice analogia con il gioco del calcio: “squadra che vince non si cambia”. Pensiamo ad un’azienda che vuole cambiare il logo perché ha raggiunto ormai i 30 anni di vita. Direi nulla di strano. E invece, questi semplici cambiamenti possono stravolgere la percezione dei consumatori. Vorrei fare un esempio per rendere meglio l’idea. La proprietà della lavanderia di cui sopra vuole stravolgere il logo (dal punto di vista grafico) per dare al mercato il messaggio di un grande cambiamento e “svecchiamento”, sia in termini di passaggio gestionale da attività padronale a manageriale, sia in termini di ampliamento della gamma prodotti offerti, non solo più manutenzione tessile, ma anche prodotti correlati alla pulizia, come attrezzature e piccole apparecchiature. Il logo originale “Lavanderia che ogni sporco porta via” ricorda gli anni sessanta/settanta per caratteri, colori e linearità delle linee e soprattutto, riporta la scritta dell’attività principale svolta connotando specificamente la natura aziendale di lavanderia specializzata. La variazione del marchio in “Innanzi tutto Pulizia” è stata fatta dai manager nell’ottica di ringiovanire e attualizzare il logo, e quindi l’immagine dell’azienda, aggiungendo colore e togliendo la scritta Lavanderia. L’assenza di questa scritta dà la possibilità di ampliare la gamma dei prodotti offerti sotto lo stesso logo. Non solo manutenzione, ma anche detersivi, profumi ecc. Questo nuovo logo potrebbe essere in linea con i cambiamenti di strategia pensati dai manager aziendali e, probabilmente, con le richieste di parte della clientela ma il messaggio potrebbe anche essere recepito diversamente. I clienti ormai consolidati, affezionati e che distinguono da molti anni il logo, potrebbero non riconoscerlo più visivamente ed non associarlo immediatamente alla storica azienda “Lavanderia che ogni sporco porta via”. Si potrebbe verificare un momento di smarrimento dei clienti o addirittura, una perdita di identità come azienda rinomata per la qualità del servizio. C’è il rischio, quindi, di mettere al repentaglio gli investimenti effettuati e di perdere parte del mercato già acquisito, e consolidato, con grande sforzo e perseveranza. Questo banale esempio mi è servito per mettere in evidenza che la ridefinizione del Logo deve essere minuziosamente pensata, pianificata ed illustrata al mercato e non si effettua per la sola voglia di fare dei cambiamenti. Come accennato, rinnegare l’immagine attuale e precedente potrebbe disorientare i vecchi clienti, causando irreparabili danni alle vendite. Nel nostro esempio, i clienti potrebbero non riconoscere più la superiorità nella manutenzione dei capi, come elemento distintivo rispetto alla concorrenza. Un’ultima cosa: qualsiasi trasformazione deve essere prima di tutto pianificata. Gli esperti di marketing sostengono che tutto ciò deve essere coerente con il “Marketing Mix”. Che non è una parolaccia. Ma di questo parleremo prossimamente. Cesare Locati

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Corsi di aggiornamento professionale rivolti ai pulitintori Il Consiglio Direttivo di Assosecco, come negli anni precedenti, ha deliberato di riproporre l’organizzazione di corsi di aggiornamento professionale rivolti ai pulitintori, associati e no. Non è forse neppure il caso di sottolineare l’importanza di queste manifestazioni, specialmente negli anni in cui la mancanza della fiera di settore rende meno agevole per il professionista della manutenzione tessile venire a conoscenza dei progressi e delle novità della tecnologia specifica. Negli anni scorsi, questi appuntamenti formativi hanno riscosso un ottimo successo di pubblico e di critica, riuscendo a coniugare la riqualificazione imprenditoriale con l’approfondimento delle principali tematiche del settore e con la presentazione di impianti, procedure, strumenti innovativi da parte delle aziende fornitrici. In diversi casi queste manifestazioni hanno avuto luogo presso la sede delle suddette aziende, con il supporto della Segreteria di Assosecco. Diversamente, in altre occasioni, sempre supportati dalla Se-

greteria, gli incontri si sono svolti in laboratori ben attrezzati che hanno permesso ai partecipanti di assistere a dimostrazioni in un normale ambiente produttivo. Il Consiglio Direttivo ha ipotizzato, per il 2012, alcuni appuntamenti in diverse Regioni e riteniamo importante coinvolgere il maggior numero di ditte, produttori o professionisti della manutenzione, per sondare la disponibilità ad organizzare presso la struttura aziendale una domenica, od un fine settimana, dedicata ai pulitintori, affrontando argomenti di reciproco interesse e prevedendo prove pratiche per illustrare la funzionalità delle macchine, degli impianti e l’efficacia dei prodotti. La Segreteria di Assosecco è a disposizione di tutti coloro per qualche verso interessati a queste iniziative per ogni tipo di assistenza e collaborazione fosse ritenuto utile. L’occasione è gradita per porgere i migliori saluti ed i più sinceri auguri per un prospero e felice 2012.


Il business si realizza! Come si fa? Realizzare un business non è impossibile, certamente bisogna capire come. Secondo la nostra azienda che oramai supera il 25° compleanno con successo, forti della nostra esperienza basata anche su qualche insuccesso tramutato positivamente in esperienza, possiamo affermare che l’unione di alcuni fattori ben precisi garantisce un successo per almeno il 90% Alcuni dei punti essenziali sono i seguenti: 1) esperienza gestionale 2) nozioni di marketing 3) instancabile informazione su nuove attrezzature 4) disponibilità nell’accogliere nuove formule richieste dal mercato 5) scelta della posizione e strategia 6) giusto equilibrio tra qualità/risparmio/servizio 7) confrontarsi con un esperto che ti sappia indirizzare nel giusto senso. Lavasecco 1 Ora Srl ha perseguito da sempre questi canali cercando di capire tecniche/organizzazioni e attrezzature in grado di portare alla propria clientela sempre un valore aggiunto. Nella fase di scelta delle attrezzature da proporre alla propria clientela ha sempre voluto sperimentare sulla propria pelle, prima di proporle. Questa scelta deriva dalla ferma volontà di Lavasecco 1 Ora di poter proporre alla propria clientela un vero business, poiché come è già successo il cliente che verifica con mano il risultato finale di nuove attrezzature o sistemi che

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gli creano veramente valore aggiunto con maggior numero clienti e relativo maggior incasso dell’azienda torna a noi. Questo lavasecco 1 Ora lo identifica come una fase di fidelizzazione del cliente poiché lo stesso nel tempo torna per altri acquisti sicuri, è chiaro che a volte bisogna anche avere il coraggio come venditori di contrastare alcune scelte del cliente motivandogli l’eventuale errore nel quale sta incorrendo. Tutto ciò lo riteniamo della massima importanza poiché una volta che si è sbagliato un acquisto non è possibile raggiungere il business prefissatosi anzi ci si crea un problema. CONTINUARE / MIGLIORARE / CRESCERE È POSSIBILE!!!!!! Nel prossimo numero parleremo di come si possa risolvere il problema (ma anche l’opportunità) dati dalle CAMICIE


25a puntata

Piccola guida del Pulitintore A cura di Ing. Vittorio Cianci direttore di LART

Tintura-apparecchiature-comportamento fibre-solidità del colore 3 parte a

APPARECCHI DI TINTURA E PROCEDIMENTI La tintura può essere eseguita in varie fasi del ciclo tessile dalla materia prima al capo finito. Nei numeri precedenti abbiamo parlato di tintura in pasta, tintura in fiocco, tintura in rocca, tintura in matassa, tintura in pezza. Proseguendo: Tintura in capo Per la tintura in capo vengono utilizzate macchine a lavorazione discontinua, classificabili in: • macchine olandesi: adatte per capi in lana o miste. La circolazione del bagno e dei capi è ottenuta attraverso delle pale rotative immerse parzialmente nel bagno di tintura, come risulta dalle foto seguenti.

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I capi si muovono galleggiando in un movimento ellittico entro la vasca contenente la soluzione colorante in movimento grazie alla rotazione delle pale. • macchine rotative: adatte per cotone e fibre sintetiche. La circolazione del bagno e dei capi è ottenuta dalla rotazione di un cesto rotante diviso a settori, simile ad una lavatrice, come risulta dalle foto seguenti.

Dopo la tintura segue l’idroestrazione in centrifuga e l’asciugamento in tumbler. Al fine di evitare inconvenienti è bene tener presenti alcune cose: • filato cucirino: usare cucirini che abbiano la stessa affinità tintoriale


del tessuto per evitare che le cuciture si riservino nella tintura • etichette: utilizzare materiali che resistano ai diversi trattamenti in bagno, che non stingano e/o che non macchino • il tessuto deve essere preparato e stabilizzato affinché non subisca retrazioni eccessive e si tinga uniformemente Suggerimenti per chi tinge i capi in cotone • il tessuto utilizzato per confezionare i capi deve essere opportunamente trattato PPT (pronto per tinta) ovvero, preparato, sguscettato, senza appretti e senza ammorbidenti • il capo deve essere realizzato con tessuto appartenente alla stessa pezza per evitare disuniformità cromatiche nel capo • raggruppare nella stessa cotta di tintura capi provenienti dalla stessa pezza per evitare disuniformità cromatiche

• predeterminare il risultato con prova di tintura • appurare che gli accessori metallici quali bottoni, fibbie, cerniere ecc. a contatto con il bagno di tintura non formino la ruggine ossidandosi • verificare la tingibilità di accessori di plastica (bottoni, cerniere, ecc.) nella stessa tonalità del tessuto • verificare che le etichette non stingano o si degradino • verificare che le stampe siano solide alla sovratintura • consegnare alla tintoria i capi alla rovescia • le applicazioni fisse sul capo (lacci, fettucce, ecc.) non devono sporgere più di 10 cm; diversamente è opportuno fermarli con punti di cucitura o calabroni per evitare il loro aggrovigliamento • le applicazioni non fisse devono essere consegnate e tinte in apposito sacchetto forato • attenzione al filo di cucitura che deve essere in cotone o viscosa.

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DIFETTI MACCHIE NELLA ZONA SPALLE

Internamente al capo è presente una fodera scura. Il contatto con acqua piovana e la bagnatura del capo ha provocato una forte scarica di colore nelle spalle ove è presenta la fodera. Chi sa cosa sarebbe successo con un lavaggio ad acqua, con lo stiro e con il sudore?

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Prevenzione Attenti ai capi chiari con fodera interna scura. Effettuare una prova di solidità del colore al contatto a caldo con acqua e con il solvente percloroetilene utilizzando un testimone bianco e un ferro da stiro, verificano il rilascio o meno di colore sul testimone bianco.

DOPO IL LAVAGGIO SONO COMPARSE SUL CAPO MACCHIE GIALLASTRE

Il tessuto esterno è internamente spalmato con un film di resina sintetica colore giallo. Nelle zone macchiate manca la resinatura interna per cui la luce riflette in modo diverso creando un effetto ottico di macchia scura apparente. È sufficiente un minimo sfregamento a secco e a umido per provocare la sfogliatura della lamina resinata interna. Le macchie chiare risultano particolarmente evidenti nella zona ascellare, quella maggiormente sottoposta a sfregamento durante l’indosso. L’azione combinata del sudore e dello sfregamento di indosso hanno provocato il degrado della resina che si è evidenziato nel lavaggio ad acqua successivo. Sarebbe interessante conoscere il grado di vetustà dell’articolo in quanto, a seguito di una incompleta reticolazione del collante, si potrebbero originare nel tempo fenomeni di idrolisi con conseguente degrado della resina.


“SE NON SAI DOMANDA” DETERGO ha avviato una nuova rubrica “SE NON SAI DOMANDA” dove l’Ing. Cianci e il suo Staff di collaboratori saranno a vostra disposizione per rispondere a tutte le domande che invierete via e-mail agli indirizzi indicati

SE NON SAI DOMANDA

L’ESPERTO RISPONDE

(Risposte chiare a problemi complessi) • Domande riguardanti problemi tecnici legati ai materiali, alle difettosità, alla tossicità, ai reclami, alle anticipazioni dei materiali e alle problematiche di manutenzione, alla chimica tessile del lavaggio • Domande riguardanti le controversie • Informazioni generali e altre informazioni • Problematiche di manutenzione e di chimica tessile del lavaggio

I quesiti vanno inviati a info@detergomagazine.net oppure a e-mail: lart@lartessile.it Le domande più interessanti saranno pubblicate con relativa risposta

RISPOSTE ALLE DOMANDE PERVENUTE NEL MESE DI NOVEMBRE Classificazione per gruppi omogenei di solubilità

Natura dello sporco

Sostanze costituenti

Solubilità acqua

Grasso

No

percloro idrocarburi smacchiatori specifici Si Si Si

Magro Ossidi metallici

Grasso animale e industriale,sebo, sughi bianchi, creme, cere, asfalto Sali, zuccheri, amidi Ruggine

Si No

No No

No No

Albuminoide

Latte, maionese, uovo

Parziale

No

No

Distaccabile

Smog, terra, polvere

No

No

No

Pigmentario

Caffè, the, vino, erba, bibite, gelati

Parziale

No

No

Organico

Sudore, urina, sangue

Si (Fresco)

No

No

Resine

Colle

No

No

No

Coloranti

Inchiostri, vernici, pitture

No

No

No

/ Si (acidi) Si (alcalini) Si (tensioattivi) Si (riducenti – ossidanti) Si (alcalini o imbibenti) Si (solventi + tensioattivi Si (solventi + tensioattivi)


Notizie sul Kit presentato da LART a EXPOdetergo per il controllo dei capi La ditta Ilsa su licenza LART ha creato, pronto per diffusione, il primo Kit presentato ai rappresentanti Ilsa

Costituzione del kit All’interno del kit sono presenti - quattro flaconi in vetro • Soluzione acqua e sapone (5 gr/l) • Idrocarburo alifatico - HCS • Percloroetile - PER • Metiletilchetone - MEK - una lampada di Wood - un velcro - un microscopio con illuminazione - 2 siringhe in vetro - 4 aghi per siringa - strisce di cotone bianco come testimoni - cartina tornasole misurazione PH - istruzioni d’uso - schede di sicurezza del contenuto dei flaconi Un esempio di: UTILIZZO DEI COMPONENTI Solidità colore al lavaggio ad acqua e al lavaggio a secco Le boccette contenenti acqua e sapone, percloro, idrocarburo, servono a controllare la solidità del colore; appoggiare sul capo o tessuto o accessorio il tessuto testimone, prelevare con la siringa il solvente da utilizzare (acqua, percloro idrocarburo), bagnare il tessuto testimone e il capo con il solvente da utilizzare, passare il ferro da stiro caldo sopra il testimone e verificare la eventuale scarica di colore, come in figura.

Domande pervenute nel mese di dicembre

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• Eventuali novità per l’etichettatura di composizione • Dove si trovano i nonilfeneoli, i nonilfenoli etossilati e quale  la loro tossicità.

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Accesso alla professione Grazie alla Regione Marche non ci sono più alibi Si poteva fare meglio e soprattutto si poteva cominciare prima. Su questo siamo tutti concordi. Ma l’approvazione a fine novembre scorso della legge regionale sulle tintorie e lavanderie da parte della Regione Marche (prima in assoluto nella penisola ad attuare completamente quanto previsto dalla legge nazionale n. 84 del 22 febbraio 2006) è un evento certamente da non denigrare anzi, da salutare con un sospiro di sollievo. Non comprendo e non condivido quindi la presa di posizione su giornali e blog del Consigliere Regionale Marche Enzo Marangoni di Libertà ed Autonomia - Noi Centro che, di fronte al mancato recepimento di alcuni suoi emendamenti, che noi avremmo gradito, finalizzati a far inserire nella legge specifiche sanzioni per le lavanderie self-service nei casi in cui operino con personale, ha affermato che “la legge regionale, così come approvata, è semplicemente una fotocopia della legge nazionale n. 84 del 2006, già vigente anche nelle Marche, poiché non porta alcun significativo valore aggiunto rispetto alla stessa”. Egregio consigliere, rispetto la sua opinione ma mi consenta di spiegarle perché a mio avviso quanto approvato nella sua Regione è invece un’opportunità per il settore. Per prima cosa la legge nazionale 84/2006 prevede specificatamente che le regioni italiane la recepiscano per definire alcuni fondamentali tasselli: i contenuti dei corsi professionalizzanti, l’identificazione dei diplomi qualificanti ed infine le modalità di designazione del Responsabile Tecnico (tipo di documento da produrre e a chi indirizzarlo). Non siamo di fronte quindi ad una fotocopia

inutile ma ad un completamento dell’iter che permette, ad esempio, un più rigoroso ed efficace controllo anche sulle lavanderie a gettone. Sarà infatti più semplice per i comuni verificare se al servizio con personale corrisponde una dichiarazione di responsabile tecnico e sanzionare - anche pesantemente- eventuali abusi. Seconda cosa proprio l’assenza di un recepimento da parte delle Regioni ha tenuto in “sospeso” la norma per ben sei anni. Una situazione insostenibile che aveva indotto, il 18 febbraio 2011, lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico ad emanare una Risoluzione sulla questione. Oggi con l’approvazione da parte delle Marche della legge cade anche l’ultimo alibi per coloro che non volevano regolamentare il nostro lavoro: chiunque nel nostro Paese voglia essere titolare di una lavanderia ma non ne ha i requisiti potrà ottenerli frequentando uno dei corsi di formazione professionale che verranno attivati nelle varie province marchigiane. Terza cosa il via libera alla disciplina per l’accesso alla professione avrà di certo un positivo effetto domino in tutte le altre Regioni - ad esempio il Veneto in cui opero ci sta già lavorando - offrendo l’opportunità al nostro Paese di allinearsi finalmente agli standard europei in materia. Su una cosa do ragione al consigliere Marangoni. Sarebbe stato meglio se la legge regionale marchigiana si fosse limitata alla definizione dei tre ambiti richiesti senza introdurre inutili adempimenti amministrativi come ad esempio l’esposizione obbligatoria delle tariffe del servizio. Un anacronismo evitabile.

di Letizia Baccichet Presidente nazionale ANIL Confartigianato

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Notizie Sindacali

La Regione Marche approva la legge sulle lavanderie Previste pesanti sanzioni per chi esercita l’attività senza requisiti Professionali. La Regione Marche è la prima in Italia ad aver approvato la legge sulle tintorie e lavanderie, nonché tutti i requisiti previsti dalla legge nazionale n. 84 del 22 febbraio 2006, disciplinando l’accesso alla professione e contrastando l’abusivismo. I titolari di nuove attività di lavanderie dovranno indicare il nome del responsabile tecnico nella domanda di inizio attività, mentre quelle aperte al momento dell’entrata in vigore della nuova legge, avranno due anni di tempo per adeguarsi. Soddisfazione di Confartigianato ANIL che da anni chiede l’applicazione sul territorio di

REGIONE MARCHE ASSEMBLEA LEGISLATIVA IX LEGISLATURA DELIBERAZIONE LEGISLATIVA APPROVATA DALL’ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE NELLA SEDUTA DEL 22 NOVEMBRE 2011, N. 60 DISCIPLINA DELL’ATTIVITÀ DI TINTOLAVANDERIA Art. 1 (Oggetto) 1. La presente legge disciplina l’attività di tintolavanderia, così come definita dalla legge 22 febbraio 2006, n. 84 (Disciplina dell’attività professionale di tintolavanderia). Art. 2 (Competenze della Regione) 1. Compete, in particolare, alla Regione: a) identificare i diplomi inerenti l’attività di cui all’articolo 2, comma 2, della legge 84/2006; b) definire i contenuti tecnico-culturali dei programmi e dei corsi relativi alle iniziative di formazione professionale di cui all’articolo 2, commi 4 e 5, della legge 84/2006, nonché le modalità di svolgimento degli esami; c) approvare le modalità per lo sviluppo del settore, in attuazione di quanto disposto dall’articolo 3, comma 2, lettere

quanto previsto dalla L. 84/2006 che disciplina l’accesso alla attività di lavanderia e contrastare la concorrenza sleale degli abusivi. La legge prevede pesanti sanzioni per chi esercita l’attività senza essere in possesso dei requisiti professionali. La nuova norma garantisce una migliore qualificazione professionale degli operatori. La tintorie e lavanderie artigiane regolarmente iscritte al registro delle imprese, nelle Marche sono 775 mentre in Italia il comparto conta circa 14 mila aziende, la maggior parte a conduzione familiare.

a), b), c) e d), della legge 84/2006, al fine di migliorare la qualità dei servizi per il consumatore e assicurare le migliori condizioni di accessibilità ai servizi medesimi. 2. La Giunta regionale adotta gli atti di cui al comma 1 e approva i modelli per le segnalazioni certificate di inizio attività (SCIA) previste dalla legge. 3. La Giunta regionale promuove la costituzione di commissioni arbitrali e conciliative ai sensi dell’articolo 3, comma 2, lettera e), della legge 84/2006. 4. Per le finalità di cui all’articolo 3, comma 2, lettera f), della legge 84/2006, la Giunta regionale si avvale del Comitato di concertazione per la politica industriale e artigiana di cui all’articolo 7 della legge regionale 28 ottobre 2003, n. 20 (Testo unico delle norme in materia industriale, artigiana e dei servizi alla produzione). Il Comitato medesimo esprime parere sull’atto della Giunta regionale di cui al comma 1, lettera c), del presente articolo. Art. 3 (Competenze delle Province e dei Comuni) 1. Compete, in particolare, alle Province: a ) autorizzare le iniziative di formazione professionale predisposte sulla base dei programmi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b); b) rilasciare l’abilitazione professionale di cui all’articolo 2, comma 2, lettera a), della legge 84/2006. 2. Compete, in particolare, ai Comuni: a) accertare il conseguimento del periodo di inserimento lavorativo di cui all’articolo 2, comma 2, lettere b) e d), della legge 84/2006;


b) accertare il possesso del diploma di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c), della legge 84/ 2006; c) approvare il regolamento di cui all’articolo 6; d) esercitare la vigilanza e il controllo di cui all’articolo 7; e) applicare le sanzioni amministrative di cui all’articolo 8. Art. 4 (Esercizio dell’attività) 1. L’esercizio dell’attività di tintolavanderia, in qualunque forma e a qualsiasi titolo esercitato, è subordinato alla presentazione della SCIA al Comune nel cui territorio opera l’esercizio, tramite lo sportello unico per le attività produttive (SUAP), fatte salve le autorizzazioni, comunque denominate, necessarie in base alla normativa in materia ambientale e sanitaria. 2. Nella SCIA deve essere indicato il responsabile tecnico in possesso dell’idoneità professionale di cui all’articolo 2, comma 2, della legge 84/2006, che svolge l’attività prevalentemente e professionalmente nella sede dell’impresa ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della medesima legge. 3. La SCIA è valida per i locali in essa indicati. 4. Copia della SCIA è esposta nei locali destinati all’esercizio dell’attività. 5. L’ampliamento dei locali, il trasferimento in altra sede o la designazione di un nuovo responsabile tecnico sono soggetti alla presentazione di una nuova SCIA. Art. 5 (Trasferimento, sospensione e cessazione dell’attività) 1.In caso di trasferimento dell’azienda in gestione o in proprietà per atto tra vivi o per causa di morte, il subentrante effettua la relativa comunicazione al Comune, tramite lo sportello unico per le attività produttive (SUAP), entro trenta giorni dalla data di trasferimento, fatto salva la necessità di presentare una nuova SCIA ai sensi dell’articolo 4, comma 5. 2. Il Comune, qualora siano venuti meno i requisiti richiesti o in caso di violazione delle disposizioni della legge 84/2006, della presente legge o del regolamento comunale di cui all’articolo 6, può sospendere l’attività, previa diffida all’interessato ad adeguarsi, secondo le procedure e i termini stabiliti nel regolamento comunale medesimo. Se al termine del periodo di sospensione l’interessato non ha provveduto a ottemperare alle prescrizioni impartite, il Comune dispone la cessazione dell’attività dandone comunicazione agli organismi competenti. 3. La cessazione dell’attività da parte del titolare è comunicata al Comune, tramite lo sportello unico per le attività produttive (SUAP), entro trenta giorni. 4. Il titolare dell’attività comunica al Comune la sospensione dell’attività, indicandone la data di ripresa. Al termine del periodo di sospensione l’attività si intende riavviata, salvo diversa comunicazione.

1. Il Comune esercita le funzioni di vigilanza e controllo in ordine al rispetto dei requisiti per l’esercizio dell’attività di cui alla presente legge, fatte salve le competenze delle autorità preposte ai controlli sanitari e ambientali. 2. Il Comune accerta in particolare il possesso dell’abilitazione professionale di cui all’articolo 4, comma 2, da parte del soggetto indicato come responsabile tecnico. Art. 8 (Sanzioni amministrative) 1. Per le violazioni di seguito riportate si applicano le sanzioni amministrative pecuniarie rispettivamente previste nei limiti minimi e massimi indicati: a) per l’esercizio dell’attività senza il possesso dell’abilitazione professionale: da euro 1.000,00 a euro 5.000,00; b) per lo svolgimento dell’attività in forma ambulante o di posteggio: da euro 500,00 a euro 1.000,00; c) per l’esercizio dell’attività senza la presentazione della SCIA: da euro 1.000,00 a euro 5.000,00; d) per l’esercizio dell’attività in locali diversi da quelli indicati nella SCIA: da euro 1.000,00 a euro 5.000,00; e) per la mancata presentazione della SCIA in caso di ampliamento dei locali: da euro 250,00 a euro 1.000,00; f) per la mancata presentazione della SCIA in caso di trasferimento in altra sede: da euro 1.000,00 a euro 4.000,00; g) per la mancata esposizione di copia della SCIA nei locali destinati all’attività: da euro 250,00 a euro 500,00; h) per la mancata comunicazione della cessazione dell’attività, nonché di trasferimento ad altri dell’azienda: da euro 250,00 a euro 1.000,00; i) per la mancata osservanza degli orari e turni di chiusura: da euro 250,00 a euro 1.000,00; l) per l’omessa esposizione delle tariffe professionali e del cartello degli orari e dei turni di chiusura: da euro 250,00 a euro 800,00; m) per la mancata comunicazione prevista dall’articolo 9, comma 1: da euro 1.000,00 a euro 5.000,00. 2. Per l’applicazione delle sanzioni si osservano le disposizioni di cui alla legge regionale 10 agosto 1998, n. 33 (Disciplina generale e delega per l’applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale). Art. 9 (Norme transitorie e finali)

1. Il Comune, sentite le associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello locale, regolamenta i requisiti per migliorare la qualità dei servizi per i consumatori e assicurare le migliori condizioni di accessibilità ai servizi medesimi, secondo le modalità stabilite dalla Giunta regionale ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera c).

1. Le tintolavanderie in esercizio alla data di entrata in vigore della presente legge segnalano entro i due anni successivi al Comune, mediante presentazione di apposita SCIA, il nominativo del responsabile tecnico in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2, comma 2, della legge 84/2006. Decorso inutilmente il termine suddetto, il Comune, previa diffida, sospende l’attività dando un termine per la regolarizzazione, in mancanza della quale il Comune dispone la cessazione dell’attività dandone comunicazione agli organismi competenti. 2. La Giunta regionale adotta gli atti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b), e comma 2, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. 3. I Comuni adottano o adeguano il regolamento di cui all’articolo 6 entro sei mesi dalla data della deliberazione di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c). 4. Per quanto non previsto dalla presente legge si applicano le disposizioni di cui alla legge 84/2006.

Art. 7 (Vigilanza e controlli)

IL PRESIDENTE DI TURNO (Paola Giorgi)

Art. 6 (Regolamento comunale)


Notizie dal Territorio

Missione formativa delle pulisecco veronesi presso la Ditta Alberti

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Domenica 18 Dicembre gli imprenditori delle Pulisecco della Provincia di Verona si sono ritrovate ad Ozzano in Emilia Romagna presso la ditta Alberti per una giornata di aggiornamento sui nuovi sistemi di lavaggio ad acqua e a percloro. La ditta Alberti Angelo produce prodotti chimici industriali per il settore lavanderia, tintoria, pulizia pellami, finissaggio pellami e prodotti per confezionisti. La relazione dell’Ingegnere Alberti Angelo è iniziata alle 10,30 affrontando per primo il trattamento di alcuni nuovi tessuti introdotti nel mercato. Per un corretto lavaggio di questi nuovi tessuti si è proceduto ad un lavaggio “dal vero” con l’utilizzo di alcuni prodotti ad una data temperatura e per un certo tempo. A seguire ne è nato un dialogo e un confronto anche su capi che gli stessi partecipanti avevano portato con loro e recanti macchie, che trattate ad acqua, non erano scomparse.

Gli stessi capi, affrontate le singole macchie, sono stati rilavati con prodotti specifici ottenendo ottimi risultati di smacchiatura. I trattamenti su pelle e pellicce sono stati oggetto di approfondimento delle tematiche del pomeriggio. Inoltre i partecipanti hanno avuto la possibilità di verificare anche l’utilità di alcuni macchinari per la riconsegna dei capi. La dimostrazione dell’organizzazione logistica dei capi, ossia la marcatura, l’identificazione, la disposizione, il ritrovamento dei capi nell’ambiente di lavoro, hanno evidenziato quanto l’imprenditore della pulisecco può risparmiare in termini di costi quando non spreca ore e quanto può fidelizzare il cliente offrendo un servizio veloce e sicuro. La relazione è stata presentata dal Dott. Massimo Rambaldi e la giornata seminariale si è conclusa con la consegna da parte dell’Ing. Alberti degli attestati di partecipazione.


Nuovi tra noi

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Elenco iscritti all’Associazione Fornitori Aziende Manutenzione dei Tessili L’ASSOCIAZIONE FORNITORI AZIENDE MANUTENZIONE DEI TESSILI comprende i fabbricanti di macchinari, attrezzature ed accessori per il lavaggio ad acqua e a secco, per la stiratura ed il finissaggio; i produttori di detergenti, solventi, materie ausiliarie; i produttori di manufatti tessili. Con il progredire della società ed il maggior rilievo posto alle tematiche legate all’igiene, alla pulizia, alla salvaguardia ambientale ed al risparmio energetico, il comparto della manutenzione dei tessili ha acquisito un’importanza ed un significato pregnante, soprattutto nei confronti di un’opinione pubblica che ha rivalutato e finalmente compreso la funzione socialmente utile svolta dal comparto.

S c o p i L’ASSOCIAZIONE FORNITORI AZIENDE MANUTENZIONE DEI TESSILI si propone in modo specifico di: • riunire per la trattazione delle questioni di comune interesse tutti coloro che esercitano le attività legate alla manutenzione dei tessili; • stimolare la solidarietà e la collaborazione degli imprenditori del settore nel contesto di una libera e competitiva società in evoluzione; • promuovere e sostenere ogni iniziativa atta a favorire il miglior esercizio dell’attività delle imprese associate;

• difendere i legittimi interessi dei soci in tutte le questioni di ordine economico, giuridico e sindacale; • collaborare per le questioni di interesse generale, tanto con le autorità, quanto con eventuali altre Associazioni proponentesi scopi identici o similari ai propri; • diffondere anche con corsi professionali, studi, consulenze, ricerche, mostre, esposizioni, pubblicazioni, opere di divulgazione e con ogni mezzo utile la conoscenza, lo sviluppo, il progresso, la discussione delle attività proprie del settore merceologico per il miglioramento del prodotto e la riduzione dei costi anche nell’interesse della clientela; • attivare contatti con Enti, Ministeri ed Istituzioni.

Vi segnaliamo i nominativi, suddivisi per settori merceologi- Mentre ringraziamo le aziende che già lo hanno fatto, conci, delle aziende fornitrici che hanno aderito all'Associazio- fidiamo nell’adesione di numerose altre. ne secondo quanto previsto dallo Statuto.

MACCHINARI Aziende produttrici e filiali di produttori esteri ELECTROLUX PROFESSIONAL S.p.a Viale Treviso, 15 33170 PORDENONE PN FIRBIMATIC S.p.a. Via Turati, 16 40010 SALA BOLOGNESE BO GRANDIMPIANTI I.L.E. Ali S.p.a. Via Masiere, 211 c 32037 SOSPIROLO BL ILSA S.p.a. Via C. Bassi, 1 40015 SAN VINCENZO DI GALLIERA BO IMESA S.p.a. Via degli Olmi, 22 - II° Z.I. 31040 CESSALTO TV ITALCLEAN S.r.l. Via Ossola, 7 40016 SAN GIORGIO DI PIANO BO JENSEN ITALIA S.r.l. Strada Provinciale Novedratese, 46 22060 NOVEDRATE CO KANNEGIESSER ITALIA S.r.l. Via C. Pavese, 1/3 20090 OPERA MI LAVASTIR S.r.l. Contrada Motta 87040 CASTROLIBERO CS MAESTRELLI S.r.l. Via Stalingrado, 2 40016 SAN GIORGIO DI PIANO BO MIELE ITALIA S.r.l. Strada Circonvallazione, 27 39057 APPIANO SULLA STRADA DEL VINO BZ

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Distributori A.P.LAV. di Lucidi Contrada San Pietro, 12 63010 MASSIGNANO AP

MANUFATTI TESSILI Aziende produttrici e filiali di produttori esteri CORITEX S.n.c. Via Ca' Volpari, 25 24024 GANDINO BG EMMEBIESSE S.p.a. Piazza Industria, 7/8 15033 CASALE MONFERRATO AL GASTALDI & C. S.p.a. Industria Tessile Via Roma, 10 22046 MERONE CO LAMPERTI CARLO TESSITURA E FIGLIO S.p.a. Via della Tecnica, 8 23875 OSNAGO LC MASA S.p.a. INDUSTRIE TESSILI Via Mestre, 37 - Loc. Bolladello 21050 CAIRATE VA NOBILTEX S.r.l. - GRUPPO TESSILE LG VIA 1° Maggio, 39/41 25038 ROVATO BS PAROTEX S.r.l. Via Massari Marzoli, 17 21052 BUSTO ARSIZIO VA TELERIE GLORIA S.n.c. Viale Carlo Maria Maggi 25 - Loc. Peregallo 20855 LESMO MB TESSIL TORRE S.r.l. Via Giuseppe Verdi, 34 20020 DAIRAGO MI

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ACCESSORI Aziende produttrici e filiali di produttori esteri A 13 S.r.l. Via Venini, 57 20127 MILANO ABG SYSTEMS S.r.l. Via Milano, 7 20084 LACCHIARELLA MI ALVI S.r.l. Strada Statale, 230, 49 13030 CARESANABLOT VC NUOVA FOLATI S.r.l. Via dell'Archeologia, 2 - Z.I. Prato Corte 00065 FIANO ROMANO RM

Distributori LAUNDRY SUPPLIES S.r.l. Via Sangallo, 31 - Zona Sambuca 50028 TAVARNELLE VAL DI PESA FI SCAL S.r.l. Viale Rimembranze, 93 20099 SESTO SAN GIOVANNI MI

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