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Corpo Bandistico Renazzese

Circolo Culturale “AMICI del MUSEO” Renazzo

La banda rosso mattone


La banda rosso mattone Mostra fotografica sul Corpo Bandistico Renazzese realizzata dagli allievi del laboratorio di fotografia promosso dal Circolo Culturale Amici del Museo a cura di Andrea Samaritani foto di Mirco Balboni, Luca Govoni, Lorenzo Guerzoni e Walter Sau Testi di presentazione degli autori a cura di Andrea Samaritani Corpo Bandistico Renazzese: Presidente: Mattia Colletti Vice Presidente: Stefano Gessi Segretario: Marco Colletti Riccardo Alboresi, Elia Ardizzoni, Davide Collari, Marcello Colletti, Maurizio Colletti, Michele Colletti, Stefano Dall’Olio, Chiara Frabetti, Daniele Gallerani, Giacomo Gallerani, Giulia Gallerani, Pierpaolo Gallerani, Teresa Gallerani, Fabio Gennari, Mario Parmeggiani, Andrea Ravasini, Luca Rodolfi, Valerio Roncaglia, Andrea Roncarati, Davide Roncarati, Enrico Rosatti, Pierpaolo Salani, Andrea Tassinari, Francesa Toni, Giorgio Vecchietti http://bandarenazzo.oneminutesite.it Circolo Culturale Amici del Museo: Presidente: Maurizio Colletti Consiglio direttivo: Rossella Cavalli, Cristina Cristofori, Elisa Fortini e Ornella Tassinari Facebook: Circolo Culturale Amici del Museo La mostra, nell’ambito della 36° edizione della Fiera delle Pere di Renazzo, è frutto del laboratorio di fotografia, inserita nei corsi annuali tenuti dal circolo all’interno delle aule parrocchiali di Renazzo. Il video del backstage del laboratorio fotografico è stato girato da Maria Chiara Samaritani, ed è online su YouTube: la banda rosso mattone Si ringrazia: Don Ivo Cevenini, la Merope, la famiglia Cesare Colletti e Maria Gallerani, Lorella Guernelli, Rosides Gallerani, Marianna Rosatti Progetto grafico ed impaginazione: Enrico Balboni (ebalbo) Foto di copertina: Mirco Balboni Stampe delle foto in mostra a cura di: Fotostudio Rabboni di Renazzo

Il Circolo Culturale Amici Del Museo è un’associazione indipendente costituitasi a Renazzo nel 1996 per iniziativa di un piccolo gruppo di amici. L’inaugurazione del Museo Parmeggiani nel palazzo comunale del nostro paese suscitò in noi la voglia di attivarci per arricchire con attività culturali la vita della comunità. Il Circolo è aperto a tutti: qualunque persona, adulta, si riconosca nei suoi scopi può farne parte. Il Circolo persegue i seguenti scopi: a) promuovere, diffondere e sostenere, a livello locale, l’interesse per la cultura nelle varie forme in cui si manifesta: dall’arte alla musica, dal teatro alla tradizione popolare, dalla storia alla letteratura, dal costume alla società, dal cinema alla fotografia; b) incentivare la scoperta e la valorizzazione delle radici culturali che caratterizzano il passato e il presente della comunità renazzese e delle comunità limitrofe; c) organizzare manifestazioni : incontri, conferenze, visite, mostre, spettacoli, pubblicazioni ed altro, finalizzate a tali scopi.

Esperienze editoriali ed espositive, promosse e realizzate dal Circolo: “Un campanile d’autore. Angelo Venturoli a Renazzo” di L. Samoggia, 1997 “Foto di gruppo della nostra gente - dagli inizi del ’900 agli anni ’50”, 1997 “Memorie e immagini”. La Renazzo di fine ’800 di Anita Gallerani, 1999 “I bambini da fine ’800 agli anni ’50”, 1999 “Cerco l’uomo. Zirudelle” di Giuseppe Collari, 2001 “Renazzo. Un meteorite racconta la nostra storia” di Giordano Cevolani, 2001 “I Santi nelle nostre case”, 2003 “Nuetar d’Arnaz. Modi di dire, citazioni e proverbi di Renazzo e del Centese” di Brunello Melloni con vignette di Enrico Balboni, 2007

Stampa: Tipografia Baraldi s.a.s.

“I Renazzesi e la musica”, 2010

Renazzo (FE) 2012

“La Banda Rosso Mattone”, ricerca fotografica sul Corpo Bandistico Renazzese, 2012.


La banda rosso mattone Mostra fotografica sulla Banda Parrocchiale di Renazzo realizzata dagli allievi del laboratorio di fotografia promosso dal Circolo Culturale Amici del Museo a cura di Andrea Samaritani foto di Mirco Balboni, Luca Govoni, Lorenzo Guerzoni e Walter Sau

Circolo Culturale “AMICI del MUSEO� Renazzo


La banda del paese

Indubbiamente i rischi c’erano. Quello di essere ripetitivi con le mostre fotografiche che proponiamo, l’ultima di due anni fa era dedicata ai musicisti di Renazzo. E poi anche di essere additati come egocentrici, il consiglio direttivo del Circolo Culturale Amici del Museo è ed è stato formato anche da persone che notoriamente hanno sempre avuto rapporti diretti con le varie attività musicali del paese. Guardando il risultato presente in questo catalogo e la mostra da quale è stato ricavato credo però che ogni tipo di incertezza venga fugata. Quando ho chiesto ad Andrea Samaritani di poter curare l’allestimento di una mostra fotografica basata sui lavori fatti dai partecipanti ai suoi corsi ed ai suoi workshop, avevo intenzione sicuramente di proporre qualcosa di diverso. E sinceramente la sua proposta di fare un lavoro completamente nuovo, di argomento monotematico sul Corpo Bandistico Renazzese, con pochi fotografi che si sarebbero specializzati sulle varie aree tematiche mi aveva completamente spiazzato. I dubbi sono spariti immediatamente dopo che gli altri componenti del consiglio del Circolo hanno abbracciato l’idea in maniera entusiastica. In realtà sapevo di essere felicissimo dell’idea anche se non lo volevo dimostrare. Tra gli obbiettivi del circolo c’è sicuramente quello di promuovere le attività culturali locali e la Banda di Renazzo (come tutti la chiamano) è una delle più importanti. E’ sicuramente l’idea più bella che possa essere uscita dal nostro paese da vari anni a questa parte. Non dobbiamo neppure dimenticare che la banda è nata fondamentalmente per servire la parrocchia di Renazzo nelle sue funzioni religiose ed oggi, dopo quello che è successo alla mattina del 20 maggio e le relative conseguenze sulla chiesa, il suo ruolo assume un significato del tutto particolare. La Banda fa paese, fa tradizione, fa storia, fa unione, fa comunità. Dove in altri posti le bande paesane muoiono per mancanza di componenti, qui a Renazzo invece ne è nata una dal niente. Fatta per la maggioranza da persone che non avevano mai avuto a che fare con uno strumento a fiato. Era una cosa che non poteva non essere immortalata in qualche modo. Noi siamo veramente felici per avere contribuito. Un ringraziamento ai ragazzi per le foto, al comitato Fiera delle Pere che ci ha dato la possibilità di esporle, a Enrico Balboni per l’aiuto nell’impaginazione, al consiglio del Circolo Amici del Museo e infine al Corpo Bandistico Renazzese con l’augurio che possa durare in eterno e che sia di esempio a tante persone. E’ la prova pratica che con la volontà si può fare qualsiasi cosa: può sembrare retorica ma di questi tempi non mi sembra una cosa da sottovalutare. Infine un grazie veramente particolare ad Andrea che per questo progetto ha curato qualsiasi cosa dal punto di vista artistico in ogni dettaglio. Un vero professionista lavora in questo modo. Noi abbiamo avuto solo la fortuna di conoscerlo. Il presidente del Circolo Amici del Museo Maurizio Colletti


Il soffio nel riflesso d’argento

La banda è gente. La banda è solennità e festa. Sono i bambini in braccio alla mamma, le campane che cantano dall’alto, una preghiera allegra. La banda è un dipinto sulla strada che per un attimo non appartiene più alle macchine, una fotografia appesa al muro, la dedica dietro la cartolina. Una donna commossa che nel sorriso ha il profumo fresco dell’estate e quello antico della tradizione, sulle labbra il suono del tempo lontano. La banda è un cappello che suda, scarpe lucide a passo di marcia. La musica dei bicchieri che brindano e dei nodi alle cravatte. I davanzali delle finestre piangono stoffa rossa e si accendono di lampadine. Sotto brilla una canzone tra le fila degli spartiti e le candele che tremano. È l’acqua che si trasforma in brodo, la magia buona dell’infanzia quando la piazza diventa un piccolo mondo protetto dal male. È l’equilibrio del soffio nel riflesso dell’argento, l’armonia dentro le note e il tentativo fuori dalle dita. La banda è tutto questo, e tutto quello che ancora può evocare la fantasia sana per questo tesoro popolare. Un servizio che prima dell’estate 2008 Renazzo non aveva ancora, prima che Enrico Rosatti mi trasmettesse la sua passione per la tromba e tutto ebbe inizio. Scoprire la volontà di quattro giovani fotografi, coordinati da un grande maestro, di cogliere l’aspetto estetico della banda per trasformarlo in arte, porta alla banda stessa un grande prestigio e un raffinato motivo di orgoglio. La fotografia, che sfrutta il frangente dell’apparenza per testimoniare in maniera indelebile l’intimità profonda di un istante. A Pierpaolo e Enrico, che oggi non sono nella foto ma sempre nella banda. Il presidente del Corpo Bandistico Renazzese Mattia Colletti


La mitica banda La fotografia è una scusa per entrare in contatto con le persone, un mezzo per raccogliere storie, per conoscere e approfondire situazioni umane, di lavoro o scientifiche, per imparare vicende della realtà. La fotografia, la tecnica, arriva dopo. Prima si fa un’esperienza di vita, prima si ascolta, prima si conosce e capisce, solo dopo si fa lo scatto fotografico. O un disegno, o una poesia, o un testo. La fotografia come strumento e non come fine è quello che cerco di trasmettere agli allievi dei corsi che ho la fortuna e l’onore di coordinare per conto del Circolo Culturale Amici del Museo di Renazzo. La Banda Rosso Mattone è il risultato di questo approccio che si pone l’obiettivo di far conoscere il Corpo Bandistico Renazzese attraverso la fotografia. Alla fine sono anche delle belle foto, ma non è lì che ci volevamo fermare. Insieme a Mirco, Luca, Lorenzo e Walter abbiamo cercato di entrare dentro questo +micromondo, abbiamo incontrato varie volte i componenti della banda, insieme a loro abbiamo stabilito una serie di uscite e immaginato una serie di location dove poter realizzare i ritratti o ricreare situazioni “fuori dai canoni” per liberare la creatività estetica sia dei musicisti che dei fotografi. Siamo stati con loro prima, durante e dopo diverse uscite pubbliche, in strada, in processione, per alcune inaugurazioni. Li abbiamo spiati durante le prove nei locali della Parrocchia, ma anche nelle stanze alle “basse”, nel loro “covo” dove vanno a fare le prove, in una antica casa padronale, sul terreno della Partecipanza Agraria. In quella casa, c’è ancora oggi il garage dove nel primo dopoguerra Ferruccio Lamborghini faceva i suoi primi esperimenti sui motori. Da quella casa, nella campagna ferrarese, da quel garage, è uscito il mito della Lamborghini. Da quella casa, da quelle stanze oggi escono le note frizzanti e giovani di una banda alla quale auguriamo di diventare altrettanto mitica. Docente del laboratorio di fotografia Andrea Samaritani


Mirco Balboni

Si va in scena

Cercava il mosso, il non definito, la meraviglia di trasfigurare i gesti, le dinamiche dei corpi, poi ha trovato i teatrini, le messe in scena, uomini che diventano orchestrali, quindi anche attori. Ci sono tanti palcoscenici casuali dove salgono ignari gli orchestrali. Sono in scena e non lo sanno. Lo sa bene invece Mirco perché è li che li aspetta, sa cosa faranno e come si metteranno, lui è il regista dei loro involontari spostamenti. Loro si muovono come in un acquario, lui li vede, li osserva e poi scatta, implacabile quando la scena si è composta come lui sapeva. Da sempre appassionato di viaggi e natura, sono cresciuto ammirando i fotografi del National Geographic, covando il desiderio un giorno di emularne le gesta. Nel 2010 finalmente acquisto la mia prima reflex e decido di imparare seriamente l’arte del “disegnare con la luce”, frequentando un primo corso base. Da quel giorno non ho più smesso di scattare. Ansel Adams diceva “Non ci sono regole per una buona foto, ci sono solo buone fotografie”, questa è anche la mia visione, non amo particolarmente i dogmi e le regole ferree dei manuali di fotografia, credo che un’immagine debba trasmettere in primo luogo emozioni e colpire chi la osserva al di la’ dei tecnicismi. Nel 2011 ho creato e amministro il gruppo di Facebook “Fotoamatori Centesi (e non solo)” che conta più di 100 membri e mi sta dando tante soddisfazioni. Balboni Mirco, nato a Cento il 23/11/1974, renazzese adottivo per amore. 9


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Luca Govoni

La poesia negli sguardi Volti che cercano volti. Sguardi che si cercano. Espressioni che non trovano pace nell’inquadratura. Quella che ci racconta Luca è la storia di una recita silenziosa, fatta di sguardi, di occhi che pensano. Di pensieri che diventano facce. Luca ci mostra degli orchestrali che non suonano. La musica è altrove, in altri spazi e in altri momenti. Vicino e attorno a loro, ma non adesso. Non ora. Sono lì, un minuto prima e un minuto dopo il suono. Sono uomini e donne, poi sono anche orchestrali. Volti sprofondati nel buio, assorbiti da un ombra, alla ricerca di pace, di silenzio, di introspezione. Quando c’è relazione è solo per condividere timidamente un piccolo momento, una nota, una melodia. Di pace. Come in quell’ultima foto dove le mani giunte accolgono la tromba in grembo come un bambino. La mia storia nel mondo della fotografia inizia circa 20 anni fa, quando mio padre comprò una Minolta reflex a pellicola. Mi “divertivo” a spendere soldi con sviluppi di decine di rullini e ogni volta ero impaziente di vederne il risultato, ma spesso era più la spesa che la soddisfazione. Adesso che la tecnologia permette scatti infiniti, ho scelto finalmente la mia strada. Mi avvicino in silenzio, per non farmi vedere, così da poter cogliere nelle persone e negli oggetti l’emozione di un attimo, la malinconia di un momento che nasconde la storia di una vita. Luca Govoni, nato a Cento il 02/07/1975, residente a Cento 19


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Lorenzo Guerzoni

Il ritratto verticale Quella del ritratto è una tradizione antica. Un richiamo ancestrale irresistibile. Nelle sue mani la macchina si gira in automatico, il taglio è sempre verticale. Lorenzo è alto e li inquadra da un punto di vista superiore. Li scruta, li aspetta e li congela nella naturalezza dei loro volti e nella rigidità del suo taglio. Le loro teste ruoteano alla ricerca di sguardi fuori dall’inquadratura, sono soli ma parte di una banda. Svettano nelle loro divise color rosso mattone. Fiati, bocca, cassa toracica, verticalità, braccia, strumento, sono un tutt’uno, il cerchio si chiude. La fotografia è stata per molto tempo un sentimento remoto tra i tanti, fino a quando un dono mi ha aperto questa strada e, come a volte accade, un regalo dopo l’altro, mi sono ritrovato a guardare la vita dall’obiettivo. Da allora fotografo il mondo e chi lo vive. Mi piace creare relazioni ed emozioni giocando con le persone che ritraggo, noncurante dello sguardo di chi osserva i miei scatti. Ricerco sorrisi nascosti. Lorenzo Guerzoni nato a Cento il 12/06/1975, residente a Renazzo. 28

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Walter Sau

Come in un film americano

colore originale

Ci sediamo in platea, si spengono le luci e scorrono lente le immagini panoramiche di Walter. Come in un antico cinemascope americano. I volti degli orchestrali bucano lo schermo, si impongono, diventano maschera. Maschere che in molti casi si prendono la libertà di guardare in macchina, di coinvolgere l’osservatore. Perché sono attori e tutto gli è permesso. Poi come un regista Walter va a cercare i dettagli del loro essere orchestrali, le mani, gli aggeggi che permettono agli strumenti di suonare meglio, le luci per vedere lo spartito. Strumenti che diventano spade, badili, zappe, telescopi. A volte sinuosi a volte troppo ingegneristici. Però è da li che esce il suono e Walter non riesce a non farceli vedere, perché li ha suonati anche lui, sa che il rapporto con lo strumento è viscerale, è un prolungamento del corpo. Mi avvicino al mondo della fotografia solo un anno fa, nel 2011, qualche mese dopo la scomparsa di mio padre. Da lui ho ereditato non solo la macchina fotografica, ma anche la passione per la fotografia. Un’amore a prima vista, iImprovviso ed inaspettato, che sboccia e si concretizza in pochi istanti, giusto il tempo di fare qualche scatto e di rivederlo sullo schermo del computer. Sono sincero, fotografo essenzialmente per gli altri, non per me. Anche mentre sto scattando provo già a pensare cosa voglio comunicare a chi guarderà la mia foto. Per me è fondamentale arrivare ad un risultato che piace, che trasmetta un messaggio e che infonda emozioni. Walter Sau, nato a Cento il 05/05/1975, residente a Renazzo. 39


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La banda rosso mattone brillanti cercando un tono 48


La banda rosso mattone