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LA DANZA DELL’IMMORTALITà Disegno di Renzo Vespignani, collezione PEMì 6 - GENNAIO, FEBBRAIO, MARZO

“l’arte ha sconfitto la morte” Peppe Militello


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EDITORIALE

ERRATA CORRIGE

La rivista apre il nuovo anno con il suo “numero 6”. L’associazione Culturale “Fatto a mano”, di cui Tracciati d’Arte ne è portavoce essendone l’organo di divulgazione e diffusione, nel fare un bilancio delle attività condotte nell’anno passato, non può che ritenersi soddisfatta, sia per il numero degli eventi realizzati, sia per la qualità delle iniziative proposte. Attività comprendenti: inaugurazioni, mostre, eventi, collaborazioni, corsi d’arte, incontri d’arte, aperitivi con artisti, cene, tutte attività documentate nei vari numeri della rivista e che hanno visto la partecipazione attiva di un pubblico assai numeroso. Molti giovani, addetti ai lavori, e professionisti, si sono avvicinati collaborando attivamente e incrementando il nostro progetto. Si, poiché tutto nasce da un progetto e da una passione…L’ARTE. Andrea Cerqua Editore Tracciati d’Arte Presidente Ass. Cult. “Fatto a mano” Artista

LA STORIA SI RIPETE Vedete voi quella Repubblica (…) ove: i principali della nazione disprezzano il travaglio e l’economia; ove le arti non sono onorate; ov’è spenta la buona fede; ove si negligono le proprie manifatture; ove la fede pubblica manca; ove gli individui cercano di sbramare la propria avarizia sui fondi della nazione; ove i scellerati mercanteggiano la legislazione e la monopolizzano a loro vantaggio; ove il governo non limita le proprie spese ma aggrava i cittadini di imposte; ove si introduce il lusso, e il lusso distrugge poco a poco il commercio attivo della nazione mentre ne accresce il passivo. Ugo Foscolo 16 ottobre 1791

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SOMMARIO

Stefano Rippo Concept Store a Ladispoli Arte a Scuola Riciclare! La nuova parola d’ordine Il restauro del Castello Gamba I consigli dell’esperto “la finitura” Libri in Vetrina Sfumature di coppia Gruppo Archeologico del Territorio Cerite Quando l’arte si chiama Pietro Cinema Spagnolo e Giapponese Teatro dell’Opera di Roma Vi Racconto: Federico Fellini Andrea Cerqua Arte, poesia della vita: StudioS, C. Siniscalco, Sinisca Ciao Renzo Agostino Muratori Incontri d’arte Arte a Roma

“In seguito all’articolo “Ombre Uomini- Progetto coincidenze” apparso sul precedente numero di Tracciati d’Arte (anno 2, numero 5, pp. 15-16) la redazione intende precisare che per problemi di impaginazione sono stati involontariamente omessi i ringraziamenti rivolti dalla curatrice dell’iniziativa al comune di Cerveteri, nelle persone del Sindaco Alessio Pascucci e dell’Assessore Lorenzo Croci, e ai coordinatori dell’Etruria Eco Festival, Emiliano Giacinti e Gianfranco Marcucci.

PER LA TUA PUBBLICITÀ SU TRACCIATI D’ARTE 320.1662965 tracciatidarte@gmail.com TRACCIATI D’ARTE è un organo di divulgazione dell’associazione culturale “Fatto a mano” Tracciati D’Arte EDITORE Andrea Cerqua DIRETTORE RESPONSABILE Luana Rossi IN REDAZIONE Roberto Serafini Stefano Serafini Dania Cerilli Claudia Crocioni Claudia Barchesi Noemi Paris Matteo Fiorelli Silvio Petrov Patrizia Maio Peppe Militello Guido Venanzoni Aldo Ercoli Fabio Papi Roberto Scorta GRAFICA E IMPAGINAZIONE Adriano Di Santo www.officina19.it


FENG SHUI Quante volte ci capita di entrare in una casa o in un ambiente in cui non ci troviamo a nostro agio? In cui percepiamo una sensazione di malessere e ci sbrighiamo ad uscire? Quanto tempo spendiamo a cercare una casa e dopo averne viste qualche decina eccone una che immediatamente ci sembra quella giusta? Quante volte è capitato di trattenerci fuori di casa fino a tardi perché non stiamo “bene” nella nostra abitazione? Eppure la casa dovrebbe essere il nostro rifugio e la nostra fonte di sicurezza, il luogo che ci rassicura e rigenera quando dobbiamo fare il pieno di “energia”. La casa ci riflette e ci rappresenta nelle relazioni affettive, nella salute, nelle relazioni familiari, nelle relazioni sociali, nella situazione economica e negli aspetti caratteriali, in questo senso spesso si parla di FENG SHUI come di “riflessologia” della casa, riferendosi al Feng Shui come all’agopuntura dello spazio. Aprite la finestra di casa e che cosa vedete? Uno splendido panorama di parchi e alberi o non ci sono altro che strade di città e zone industriali? Ogni panorama por-

L’arte sublime di vivere in armonia di Claudia Barchesi

ta il suo riflesso individuale all’interno della nostra casa. Di origine taoista, il Feng Shui, è una disciplina cinese che risale a oltre 4000 anni fa, il suo scopo è proprio quello di offrire soluzioni per migliorare un’errata progettazione, riequilibrare l’ambiente e portare armonia nella vita degli occupanti. La forma delle stanze, la posizione dei mobili, i colori dei muri e le immagini che ci circondano influenzano il modo in cui pensiamo e ci comportiamo. Se viviamo e lavoriamo in un ambiente armonico, ci sentiamo più energetici e creativi, mentre quando queste condizioni non sussistono, viviamo la nostra vita come una lotta. Gli interventi per migliorare i nostri spazi abitativi e professionali provengono dallo studio della natura e delle sue leggi che ci permette di capire come l’ambiente influenza l’uomo. Dopo avere valutato le caratteristiche energetiche dell’ambiente, il Feng Shui interviene sui punti riflessi per esaltare le influenze positive, Ben-Essere ed eliminare le influenze negative, Mal-Essere. Normalmente ci si riferisce ad interventi sulla casa, in realtà gli ambiti di applicazione sono vari: spazi residen-

ziali, spazi commerciali, professionali e luoghi pubblici. Per apprezzare la bellezza del Feng Shui e per sperimentarlo non occorre “credere” in nulla. Vi basterà tentare e se la vostra vita migliora, vorrà dire che ha funzionato.

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Lettera aperta alla redazione La crisi finanziaria sembra non finire mai, ma ciò che veramente non dobbiamo permettere che finisca è la promozione della cultura. Oggi è la cultura che deve fare da medicina a tutto ciò. Ladispoli ormai città a tutti gli effetti, può dare il suo contributo alla cultura investendo su ciò che i singoli cittadini, associazioni e gruppi informali promuovono, organizzano e sostengono. Sapere che nella città ci sono organizzazioni atte alla promozione di cultura deve essere uno stimolo di sostegno per l’Amministrazione comunale. La cultura espressa anche attraverso l’Arte è un beneficio di grande crescita sociale. L’Arte gioca un’importante ruolo nella società e indirizzata verso i giovani può essere educatrice ma anche musa ispiratrice di ogni individuo. La rivista “Tracciati d’Arte” da poco sul territorio, sta permettendo a tutti i cittadini di conoscere più in profondità lo spirito artistico del nostro territorio valorizzando al contempo il nostro patrimonio culturale. Promuovere iniziative artistiche nel territorio creando una rete di contatti tra artisti di spessore è la giusta strada per far conoscere e toccare con mano l’arte ma soprattutto renderla leggibile a tutti. Come delegato alle politiche giovanili ma anche come il più giovane consigliere dell’amministrazione penso sia importantissimo riportare al quotidiano ogni espressione di arte

e sarebbe molto interessante proporre un nuovo valido progetto artistico ai bambini delle scuole e anche ai giovani diversamente abili. Si sta riattivando la Consulta delle politiche giovanili uno strumento per dare spazio a forme associative, essa è nata per far confluire tutte le associazioni giovanili propense alla costruzione di progetti e propensi alla partecipazione della vita pubblica amministrativa della città. L’associazione “Fatto a Mano” sta svolgendo un ottimo lavoro per l’Arte e La invito a iscriversi a tale strumento consultivo al fine di espletare la propria mission nell’arte. Per l’iscrizione che metto a conoscenza di tutti è molto semplice, basta presentare una domanda di iscrizione alla consulta delle politiche giovanili indirizzata all’uff. cultura del comune di Ladispoli all’attenzione del delegato alle Politiche giovanili Stefano Fierli allegando alla domanda atto costitutivo e statuto dell’associazione. Mentre aspetto di leggere e ammirare il prossimo numero di “Tracciati d’Arte” ringrazio la possibilità di esprimermi su questa importante rivista e faccio i miei più sentiti complimenti allo staff augurandovi un buon proficuo lavoro perché penso che “l’Arte ha un anima ed è possibile vederla anche senza crederci” – “Arte è respirare il sapere” Stefano Fierli

NASCE A LADISPOLI UNO DEI PRIMI CONCEPT STORE D’ITALIA L’idea di aprire un Concept Store sembrava folle, allettante ma troppo costosa per delle ragazze giovani e senza un budget molto elevato a disposizione. La notizia di un bando indetto dalla Provincia di Roma e da Unicredit per la capitalizzazione delle nuove imprese apre la strada verso il raggiungimento del loro sogno. Dopo mesi di lavoro, arriva la tanto attesa notizia che il progetto era stato scelto e stava per essere finanziato. Dopo la consegna del premio a Palazzo Valentini da parte del Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti… Iniziano i lavori. L’emporio è unico nel suo genere in tutta Italia, non esistono altri posti strutturati così, tipici invece nei Paesi del Nord Europa. Cos’è un Concept store? Concept store, è una nuova filosofia di negozio che non vende solo la merce, ma propone uno stile di vita. Qui centrale è il cliente e il rapporto con esso. Nello specifico la parola Concept, oggi molto frequente nel campo della pubblicità, fa riferimento all’idea, al tipo di emozione che il punto vendita intende trasmettere. Un ambiente arredato in pieno stile industrial Vintage ispirato a locali Newyorkesi e londinesi. Tutto è curato e studiato nei minimi dettagli… mobili realizzati su misura, pareti color polvere che si alternano a mattoncini grezzi, lampade diverse che scendono dal soffitto. Un bancone del bar giallo costruito con bancali da carpentiere sarà protagonista delle vostre dolcissime colazioni con dolci prodotti artigianalmente, di grandi happy hour accompagnati da ottime birre artigianali e di cocktail realizzati dalla nostra BarLady. Non potevano mancare una vasta gamma di thè pregiati, infusi e tisane, direttamente dalla Capitale Inglese, tutto accompagnato dai nostri cookies… Ad incantarvi l’angolo patisserie, con prodotti realizzati da professioniste dell’arte del Cake Design: wedding cake, cupcake, cake pops e biscottini ricoperti di pasta di zucchero da ordinare anche per i vostri eventi. Un luogo nuovo ed unico l’Emporio, che desidera divenire un punto di aggregazione di persone che hanno voglia di guardare avanti con passione, determinazione, ed entusiasmo proprio come i gestori del locale… ed insieme a loro costruire progetti interessanti. L’EMPORIO è un progetto ideato e realizzato da Officina19, troverete infatti all’interno di esso professionisti della Comunicazione e dell’organizzazione pronti a far crescere con nuove idee la vostra azienda, e a rendere unici i vostri eventi. Ad aspettarvi sempre con un sorriso troverete Ramona, Eleonora, Martina e Adriano. Lo staff dell’ EMPORIO la crisi la affrontata così realizzando un sogno… continuando a creare e a pensare sempre più in grande…

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ARTE A SCUOLA

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A cura del Prof. Riccardo Agresti, Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo Corrado Melone Per ricordare quanto sia importante vivere in luoghi “belli” conviene riportare le parole di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978 a Cinisi (PA): “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”. Probabilmente tutti noi ricordiamo le tristi aule in cui abbiamo vissuto parte della nostra vita: luoghi grigi con le pareti imbrattate perché impersonali, roba di “nessuno”. Il motivo per cui non si rispetta la cosa pubblica, come lo è la Scuola, è forse causato dal fatto che quasi nessuno riconosca che ciò che è pubblico è di tutti e non di nessuno. Perciò, allo scopo di stimolare i ragazzi e le famiglie a “riappropriarsi” delle aule e rendere i ragazzi “padroni” degli spazi in cui vivono, la Scuola Corrado Melone di Ladispoli ha attivato l’idea di “aprire” le aule alle famiglie affinché preparino le pareti per una successiva decorazione da parte dei ragazzi o da parte di artisti con dei murales. In questo modo l’aula non viene solo “imbiancata” in maniera seriale, fredda e distante, ma sarà resa calda, colorata ed amichevole. I ragazzi ci vivranno meglio e, ol-

tretutto, rispetteranno le pareti per le quali avranno lavorato con fatica, ma anche con divertimento. In altre scuole, dove il progetto è già stato realizzato, dopo anni le pareti sono ancora intatte: senza uno scarabocchio e senza una scalfittura (con conseguente risparmio per la spesa pubblica, cioè di tutti); al contrario le aule imbiancate (anche più volte) sono divenute sporche e bruttissime in breve tempo. È evidente che docenti e ragazzi non possono rendere al meglio in aule stereotipate, sciatte e deprimenti ed è stato infatti abbondantemente provato che i risultati migliorano sensibilmente se si lavora in strutture confortevoli, personalizzate ed abbellite con gusto e senso estetico. Vivere circondati di cose belle, permette poi che si affini il gusto dei ragazzi educandoli, al tempo stesso, al rispetto ed alla cura di ciò che è già loro, in quanto di tutti, dando un senso di appartenenza della cosa comune che essendo di tutti, è ritenuta erroneamente di nessuno. Come pensare che aule sporche, muri imbrattati, banchi distrutti non abbiano influenza sul clima educativo, sul prestigio della Scuola, sulla curiosità e la predisposizione all’apprendere? Dall’osservazione che spesso l’arte è lontana dai ragazzi e si può ammirare solo nei musei (spesso in noiosissime gite) o nelle chiese, riteniamo sarebbe il massimo se si potesse “portare l’arte a Scuola: sarebbe bello se tanti artisti realizzassero una loro opera sulle pareti comuni della Scuola che, un giorno, potrebbe magari divenire meta turistica! Gli artisti interessati al progetto possono contattare direttamente la segreteria della scuola “Corrado Melone” o la redazione di Tracciati d’Arte.

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RICICLARE! 10

LA NUOVA PAROLA D’ORDINE Il 23 novembre 2012, nell’ambito della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, la Confartigianato Litorale Nord ha proposto con grande successo un evento che ha coinvolto il plesso scolastico di via Varsavia, l’istituto comprensivo Ilaria Alpi. Grazie alla grande collaborazione attiva della Associazione Reloader Onlus, del Comune di Ladispoli, dell’Istituto Majorana di Roma e di Castelnuovo di Porto. Si è cercato, con quest’iniziativa di costruire una prima aggregazione di Scuole del territorio della Provincia di Roma, la cui mission principale è diffondere comportamenti consapevoli volti alla riduzione dei rifiuti, in particolare di quelli elettrici ed elettronici (RAEE) ed alla prevenzione del loro indiscriminato abbandono. Ulteriore scopo dell’evento era far si che gli allievi delle Scuole elementari, medie e superiori si facciano Ambasciatori, presso la popolazione, di un “forte” messaggio di tutela dell’ambiente nella dimensione urbana. Sono intervenuti a sostegno del progetto il Sindaco Crescenzo Paliotta, la preside dell’Istituto Comprensivo Ilaria Alpi Isabella Palagi, il Vice Presidente dell’associazione RELOADER Paolo Serra, presenti in sala inoltre Il Presidente Confartigianato Litorale Nord Riccardo Bucci, il Vice Sindaco Giorgio Lauria, il delegato all’Ambiente del Comune di Ladispoli Claudio Lupi, il delegato alla Pubblica istruzione Rita Paone. In ognuna delle tre Scuole sono state svolte sessioni di workshop rivolte agli allievi, ma aperte al pubblico, aventi come tema la riduzione ed il recupero di imballaggi, materiali e RAEE.

Durante tutta la giornata del 23 novembre è stata allestita all’interno della scuola Ilaria Alpi una mostra multimediale con: video, foto, manifesti, creazioni di moda e di oggetti di arredo realizzati unicamente con materiali riciclati. Anche se tutte le creazioni prodotte dagli studenti sono state giudicate originalissime, è stata premiata quella che più di tutte rappresentava lo spirito dell’ iniziativa: l’unica opera ad essere stata realizzata mettendo insieme parti di vecchi cellulari e computer. Il premio è stato consegnato dall’ associazione Reloader al piccolo vincitore Gabriele Cerqua di nove anni.

Gabriele Cerqua, con il suo robot costruito con materiali elettronici di scarto. Vincitore del primo premio della manifestazione


Azienda Vitivinicola Camminare in questo periodo tra i filari delle vigne della Tenuta tre Cancelli aiuta a riflettere. Si respira un’aria fresca, pulita, invernale. è tutto in ordine e ben visibile; i pali ben piantati nella terra, fili ben tirati, le viti spoglie dopo la potaura sono in fila  a difendersi dal freddo. Il vigneto è una struttura solida robusta stabile... Tutto ciò disegna un paesaggio di una bellezza rassicurante. Il nostro territorio è fantastico e forte: le vigne collinari, il mare, le traccie evidenti degli etruschi e di Roma caput vini. Ben presto,  sarà primavera, vorrei vedere il  primo germoglio che nascerà in queste vigne, il primo segnale del risveglio della natura, il simbolo stesso della forza della natura, che sarà seguito subito da altri mille e mille ancora fino a colorare di verde tutto lo spazio visibile. Le foglie riempiranno i filari, tese verso il sole a catturarne l’energia che farà crescere grappoli d’uva profumati e succulenti. Nella terra del Flere si camminerà sotto il sole estivo, tra i profumi varietali e fragranti dei grappoli maturi di Sauvignon Blanc. Nelle terre del Lituo e del Pacha tra il verde delle foglie si  scorgeranno  gemme nere di Merlot, Cabernet, Montepulciano e Sangiovese... ci sarà chi le osserva  con ammirazione fino alla maturazione e poi con cura,  tutto ciò diventerà  vino.  Questi profumi, questi sapori, questa passione e questa poesia è nei nostri vini che Vi invitiamo a conoscere. Marco Cerqua Direttore tecnico Cantina Barone Ricasoli

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RESTAURO e CONSERVAZIONE DELLE OPERE D’ARTE A cura di Patrizia Maio (storica dell’arte e restauratrice)

UN RESTAURO STORICO CHE APRE LE PORTE AL NUOVO MUSEO D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DEL CASTELLO BARON GAMBA DI CHATILLON (AOSTA)

Il 27 ottobre 2012 si è inaugurata la riapertura di uno dei castelli più insoliti e rigorosi della Valle d’Aosta; il Castello Baron Gamba, situato nella zona ovest di Chatillon. Il Castello venne costruito dal Barone Carlo Maurizio Gamba (Charles Maurice Gamba) tra il 1903-1905, su progetto dell’ingegnere Carlo Saroldi. Il barone, che aveva sposato Angélique d’Entrèves, figlia del ben più noto conte Christin d’Entrèves, decise di commissionare questa costruzione rigorosa e tanto imponente che doveva avere la funzione di una dimora per le vacanze familiari, anzi che di un castello vero e proprio. In effetti un complicato sistema di parentele matrimoniali legava l’antica e nota famiglia dei Gamba a quella dei Passerin d’Entrèves, già eredi dei conti di Challant e di altre famiglie nobiliari della Valle d’Aosta. In seguito il castello passò di eredità in eredità tra familiari e parenti, fino a quando venne venduto dalla famiglia all’Amministrazione regionale della Valle d’Aosta il 24 settembre del 1982. Negli anni seguenti, si cercò di definire un adeguato utilizzo dell’edificio, pensando di trasformarlo subito in museo, per non stravolgere la sua architettura, né la sua storia. Purtroppo non potendo divenire museo per se stesso, visto che ormai era stato privato dagli eredi di suppellettili e mobilio originale, si pensò di collocarvi la Pinacoteca regionale in cui esporre e mantenere tutta la cultura figurativa della famiglia Gamba. Negli anni la Regione Autonoma Valle d’Aosta acquisii molte opere d’arte moderna e contemporanea di grande valore storico-artistico, opere peculiari che meritavano una collocazione di valorizzazione museale. Perciò l’Amministrazione regionale, avendo a disposizione uno spazio di così grandi dimensioni, decise di ospitare nel Castello questo enorme patrimonio figurativo, complesso per qualità e significati Il Castello è situato all’interno di un parco vastissimo, che conta 7.000 metri quadrati di verde che ospita inoltre alberi monumentali. Il complesso restauro avvenuto tra gli anni 2002-2005 doveva restituire l’imponente edificio al suo aspetto originale senza stravolgerlo architettonicamente, dando vita ad un museo di tutto rispetto. Uno spazio espositivo distribuito, in ottemperanza a tutte le odierne tecnologie e normative vigenti sull’allestimento dei musei, attraverso ben 13 sale espositive, collocate al primo e secondo piano per un totale di 600 metri quadrati di superficie da allestire. L’edificio è costituito da due piani che sono parzial-

mente interrati, dai quali attualmente dopo l’intervento conservativo si accede all’ingresso e all’accoglienza per i visitatori. Poi altri tre piani non interrati, che si raggiungono tramite un ampio scalone e l’attuale ascensore. Oggi il museo raccoglie oltre 1500 opere d’arte moderna e contemporanea, tra sculture e dipinti dei massimi esponenti artistici del ‘900; come Martini, Mastroianni, Manzù, Pomodoro, Casorati, De Pisis, Carrà, Guttuso, Schifano, Baruchello, Rama, Mainolfi. Inoltre al centro del secondo piano esisteva una cappella di famiglia, che in occasione del restauro si è deciso di sostituire con un soppalco per aumentare lo spazio espositivo. Quest’ultima poi si va a collegare tramite una scala all’altana del terzo piano. Per di più il museo sempre al piano terzo, può contare su una zona d’esposizione temporanea che è stato destinata alle mostre di artisti locali che sono considerati simbolici per la Valle d’Aosta come Italo Mus (1892-1967). Inoltre durante il restauro si è deciso di destinare ad usi specifici alcuni spazi, che costituiscono un unicum nel settore museale dal punto di vista didattico; infatti oltre agli ambienti per le mostre temporanee, per attirare diverse tipologie di visitatori esistono spazi per attività di laboratorio, organizzazione di eventi culturali e un moderno e avanzato deposito che a richiesta si può visitare, dove sono custodite tutte quelle opere che non è stato possibile esporre per motivi di spazio, ma che tuttavia meritano di essere ammirate.


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I CONSIGLI DELL’ESPERTO I SEGRETI DELLA PITTURA SVELATI DA GUIDO VENANZONI

“LA FINITURA”

Nota dell’ editore Finalmente siamo giunti alla realizzazione vera e propria di un opera d’arte, seguendo tutti i consigli, arriviamo alfine al raggiungimento di un obiettivo importante: la creazione di un dipinto. Continua il nostro viaggio nei segreti della pittura grazie alle spiegazioni dell’amico e maestro Guido Venanzoni. La passione di chi ha il desiderio ma non la tecnica sarà soddisfatta e alimentata dalla possi-

bilità di passare all’azione facilmente realizzando opere e dipinti con una padronanza della tecnica sicuramente maggiore. Le tecniche di base della pittura, DEVONO essere alla portata di chi ha il desiderio di esprimersi e non rimanere inaccessibili segreti personali, è per questo che ringrazio Guido che unisce alla passione del dipingere, l’amore per la ricerca e la sensibilità dell’insegnamento.

Continuando il percorso nella realizzazione di un dipinto, la fase successiva al disegno è la perfetta realizzazione dei chiari e degli scuri. Con un colore scuro molto diluito si devono rafforzare tutti i tratti scuri delle ombre tratteggiate con la matita, con molta cura, e questo è il difficile, sfumare ed accentuare lo scuro degli incarnati e degli oggetti quando serve di più o di meno. Una volta dati gli scuri si passa alle luci, stesso procedimento, dando più luce con un colore chiaro dove serve e sfumandola nei passaggi successivi. Ovviamente questi consigli che scrivo sono molto generici e sta ad ognuno assimilarli con la pratica. Allego due foto di un quadro di Rubens da me riproposto, dove

si vede abbastanza bene la realizzazione e la quasi fine del dipinto, ma un conto è scrivere e un altro è vedere la realizzazione dal vero, i passaggi sono talmente tanti che solo stando vicino al pittore che esegue dipinti realistici si possono col tempo approfondire i segreti di una tecnica pittorica affascinante. Comunque, l’importante è non perdersi d’animo accettando anche qualche iniziale sconfitta, i risultati arrivano solo con un’assidua pratica, questo è bene saperlo! Dipinto di Guido Venanzoni da Rubens

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LIBRI IN VETRINA

A cura di Claudia Crocioni

Nicoletta Retico Il demone all’ombra di Caravaggio

In questo numero di Tracciati D’arte, volevo raccontarvi quello che per me è stato uno degli incontri con la cultura più piacevoli del 2012. Una sorta di chiusura in bellezza dell’anno per quanto riguarda il vero arricchimento personale. Il 13 dicembre infatti, ho avuto la fortuna di recarmi alla biblioteca Peppino Impastato di Ladispoli, dove si sarebbe svolta la presentazione del nuovo libro di Nicoletta Retico, “All’ombra di Caravaggio”. Ho passato due ore intense e costruttive assistendo alla proiezione di alcuni fra i più importanti dipinti di Caravaggio, ascoltando la lettura di brani, e infine ammirando l’esposizione della rielaborazione artistica della celebre Medusa caravaggesca, eseguita dalla stessa Nicoletta Retico. Il libro di Nicoletta ci parla attraverso le opere di Michelangelo Merisi, come se quelle fossero le note di un diario di viaggio. Come se Caravaggio non avesse bisogno di parole per raccontarci la sua vita, bensì ce l’avesse voluta descrivere attraverso ciò che vedeva e viveva egli stesso. Soprattutto poi, attraverso quel suo realismo tanto rivoluzionario, attraverso il suo lavoro isolato, controcorrente, alle prese con tutte le amarezze di una sorte ostile. Ciò è possibile solo e soltanto perché Caravaggio aveva sin da giovane concentrato il suo sguardo, estremamente lucido e acuto, su una modesta inquadratura tratta dal mondo della realtà quotidiana. Ecco alcune note biografiche riguardanti l’autrice: Nicoletta Retico nasce a Roma nel 1968, è laureata in lettere ed è insegnante, nonché direttore artistico dell’Accademia di Pyrgi e Responsabile del Progetto Culturale Caravaggio400.org. Ha pubblicato il libro “Universi Temporali” con Igeo editore. Ha vinto concorsi artistici e letterari, tra cui il Premio Elsa Morante e il Premio Gesualdo Bufalino, oltre al Premio Nazionale “L’Autore” ottenuto con il libro “Il demone all’ombra di Caravaggio”. “Il demone all’ombra di Caravaggio” è un viaggio alla scoperta di ciò che lo stesso Michelangelo aveva veduto e rappresentato dipingendo. In questo libro i personaggi prendono vita , intersecando le loro esistenze di bari, osti, commedianti, zingare, cortigiane e garzoni con quelle di personaggi illustri quali: Beatrice Cenci, Galileo Galilei, Giordano Bruno, papi, cardinali e così via. Descrivendoci questo uomo che è diventato sicuramente uno dei massimi esponenti della pittura del 1600. La genialità di questo scritto, a mio avviso, è insita nell’abilità dell’autrice di svincolare dai canoni di una mera saggistica dichiarativa; alternando la fiction con la realtà, ha creato una sorta di universo parallelo fatto di reversibilità. Uomini realmente vissuti nel ‘600 sono stati prima cristallizzati e immortalati in un fotogramma disegnato dalla tecnica minuziosa e minimalista di Caravaggio. Poi ai giorni d’oggi, riprendono forma e riacquisiscono la loro identità nell’immaginazione di Nicoletta, tornando a rivivere la loro vita attraverso il tempo. L’autrice, la quale costruisce ogni capitolo su un racconto di cui la trama è ispirata da un dipinto diverso, è degna di nota anche e soprattutto per l’infinita piacevolezza che garantisce la sua tecnica di scrittura, scorrevole ed estremamente comprensibile, insomma un libro adatto a tutti. Una macchina del tempo di 148 pagine. Grazie Nicoletta per averci regalato un viaggio così bello ed intenso che mi ha trasmesso tanta energia. E come diceva Caravaggio: “Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita”

in foto da sinistra: Resp. Biblioteca M. Panunzi, Ass.re alla Cultura F. P. Di Girolamo, Sindaco C. Paliotta, la scrittrice N.Retico in Basso: La Medusa, Rivisitazione dell’opera di Caravaggio, di N. Retico sotto: C. Crocioni con N. Retico


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Rosaria Aprea L’angelo blu, L’angelo blu aldilà del tempo solo la notte.

Ho conosciuto Rosaria Aprea in inverno e questo sembrava enfatizzare la sua personalità contraddistinta da una contrapposizione: essere nata a Torre del Greco, insegnare in una scuola elementare, avere uno sguardo ridente; ma allo stesso tempo adorare la musica rock, lo stile gotico e fantasy, il viaggiare nei paesi più a nord dell’Europa e in fine l’introspezione della scrittura. Il primo romanzo che ha scritto, dice di non averlo mai pubblicato, forse perché è una composizione più intima e più vicina alla sua persona e per questo lo custodisce nel famoso “cassetto”. Tuttavia gli altri due romanzi prendono il volo e trovano un editore in Aletti. Non è un caso se ho nominato il volo, infatti il protagonista della storia è in entrambi i libri de “L’angelo blu”, un angelo appunto di nome Gabriel. Mentre nel primo capitolo di quella che sarà una trilogia, vengono trattati temi come l’incontro e le vicende dell’innamoramento fra Gabriel e Niki, una ragazza piuttosto problematica; nel sequel la trama si intriga: Gabriel, dovrà affrontare la furia dei demoni, angeli caduti, i quali rivendicheranno l’anima di Niki sulla quale grava un maledizione. L’angelo tornerà indietro nel tempo per poter cambiare parte degli eventi della vita di Niki, ma così facendo rischierà di provocare un serie di effetti farfalla che sfoceranno nell’inevitabile scontro finale fra le forze del bene e del male, in grado di pregiudicare le sorti dell’intera umanità.

PIZZERIA

Rosaria in parte mi ha svelato anche qualche anticipazione sul terzo ed ultimo capitolo della trilogia. Probabilmente infatti, estrapolerà un personaggio dai precedenti romanzi per concedergli una storia tutta sua. Di Rosaria mi ha colpito particolarmente la necessità di spiegarmi la sua delusione nei confronti delle case editrici italiane ma anche spesso delle stesse librerie, le quali non fanno di certo molto per aiutare gli esordienti a farsi strada, ma che anzi spesso puntano esclusivamente su figure commerciali e più facili da gestire. Rendendo il repertorio dei libri a nostra disposizione un agglomerato di slogan e allontanandosi da quello che dovrebbe essere il vero scopo degli “addetti ai lavori” ovvero, un’effettiva divulgazione della narrativa contemporanea, si rischia di rendere sterile il panorama letterario italiano, il quale invece è rimasto nel tempo,uno dei più fiorenti. “Rosaria, come si scrive un libro?”: “Senza pensare. Di getto. La storia viene in mente e non si ferma”.

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SFUMATURE DI COPPIA

Riflessioni su un dipinto di David Olivetti A cura di Matteo Fiorelli

Due persone e un albero su uno sfondo realizzato con colori a tratti tenui a tratti decisi. Le due persone sembrano simboleggiare una coppia e tra loro c’è vicinanza. Lo sfondo conferisce al quadro tranquillità e calma, come se ci trovassimo in un assolato pomeriggio d’autunno. Le due persone non sono ben definite, sembrano quasi due ombre situate ad una certa distanza e questo è un elemento essenziale dell’opera in quanto l’autore aiuta lo spettatore a proiettare in queste due immagini fantasia e immaginazione. Ad uno sguardo più attento si scorge tra le due persone una differenza nella statura e nella corporatura soprattutto per le braccia e il collo; questo ci lascia ipotizzare la raffigurazione di una coppia. Anche qui però non ne sappiamo di più. L’autore non accenna l’abbigliamento, non troppo alla postura e il volto è completamente scuro. Sono omesse dall’autore tutte quelle indicazioni che potrebbero informarci circa l’identità della coppia. Questo “non dire troppo” dà al dipinto un alone di mistero. In questo modo il processo di proiezione continua. Chissà che coppia sarà ? O meglio: chissà che coppia sarà per l’osservatore e chissà con quale coppia colmerà le parti mancanti del quadro! Prima di proseguire la lettura, prendiamoci qualche momento e poniamo lo sguardo sul dipinto. Provate ad accennare voi la storia di questa coppia immaginando elementi che definiscano meglio i nostri misteriosi personaggi... Immaginato? In genere semplici lavori di fantasia come questo ci fanno vedere, quanto il materiale proiettato sull’opera parla di noi e della nostra storia. Questa è la magia dell’arte: l’opera viene continuata e completata dall’osservatore e dalla sua storia. Potremmo dire che l’opera d’arte è integrata dal vissuto dell’osservatore, dalle sue paure, dalle sue gioie, aspirazioni, bisogni, desideri, frustrazioni, ecc... Osservando il dipinto mi incuriosisce sempre lui e il suo ruolo giocato all’interno della coppia. Immagino ad esempio come egli riesca ad accompagnare lei nella vita e nei meandri di questo viaggio. Non tutti i mariti del resto sanno accompagnare e non tutte le dolci compagne, mogli, donne accettano i loro partner come compagni di viaggio, pur rimanendoci insieme da tanti anni. Chissà se l’uomo di questo dipinto riesca a far si che lei si fidi di lui...ma certo ovviamente dipende anche da lei! Di lei mi incuriosisce la sua femminilità, come utilizza nella coppia le sue capacità seduttive, come esprime il suo essere donna. Mi incuriosisce anche sapere dove e chi le ha insegnato ad essere donna, chi le ha trasmesso l’arte della seduzione... sempre che lei sia seduttiva nella coppia, molte donne perdono presto quest’arte. In questo caso non mi dispiacerebbe sapere cosa si è interrotto in lei, quali elementi possano aver contribuito ad un affievolimento della seduzione e come mai pensi di non utilizzare più questa risorsa. Non è banale sapere anche quanto lui si “accorga” di lei; lo sguardo e la sensibilità di lui possono certamente accrescere la seduttività e la sensualità della coppia.

Matteo Fiorelli Psicologo, Psicoterapeuta familiare Esperto di relazioni familiari: difficoltà di coppia, relazione genitori-figli, problematiche adolescenziali. Esperto per problemi di ansia e attacchi di panico. Attualmente lavora presso il Comune di Roma nel campo della disabilità fisica e psichica.  Da anni lavora nelle scuole  formando insegnanti e  professori. Collabora con il reparto di Oncologia Pediatrica dell’ospedale Agostino Gemelli di Roma dal 2007 attraverso il Ministero della Pubblica Istruzione  organizza corsi di formazione per collaboratori scolastici


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Nella coppia raffigurata da Olivetti, a giudicare dalla loro postura e dalla vicinanza, sembra ci sia una buona intesa. Sappiamo bene quanto sia difficile raggiungere un’intesa con il proprio compagno/a... a volte capirsi è veramente arduo. In questi casi “la non intesa” potrebbe protrarsi per un periodo più o meno lungo. In genere si evitano gli argomenti che scottano e si va avanti alla meno peggio, accontentandosi. Altre volte quando le cose non vanno come avremmo voluto ossia quando la realtà disattende e contrasta le nostre aspettative, quando rimaniamo immobili verso le difficoltà di coppia, possiamo mettere in atto una mossa molto utilizzata: la RINUNCIA alla relazione. La scelta di abbandonare il campo nasce quando ci sentiamo impotenti, schiacciati dalle difficoltà e senza strumenti per andare avanti. Una scelta di questo tipo evita frustrazione, ansia, incertezza, momenti depressivi e momenti di generale sconforto. Ecco a cosa andiamo incontro quando decidiamo di metterci in gioco all’interno della relazione ed ecco perché risulta più semplice recidere un legame o allontanarsi dal legame stesso. Rinunciare alla relazione ci evita inoltre di toccare l’impotenza e il fallimento.

Prendere consapevolezza di non aver capito nulla o di aver sbagliato anni prima a scegliere, ci avvicina all’idea di aver fallito. Quando ammettiamo a noi stessi di aver fallito, ci sentiamo impotenti. È più facile considerare la relazione come “impossibile”. In questo modo lasciare o farsi lasciare rappresentano due forme di controllo sulla relazione e sulle nostre emozioni. Non c’è crescita senza sofferenza. È impossibile crescere senza toccare il dolore. Evitare la crisi invece di viverla, può aiutare temporaneamente. Così facendo però si finisce per incorrere in partner futuri più o meno simili. Una coppia salda e ben equipaggiata la si vede da come fronteggia le difficoltà della vita. Una coppia amalgamata riesce a fare squadra nei momenti di difficoltà, senza dare troppa importanza al ruolo di chi guida o di chi viene guidato. Nella coppia non esiste un singolo protagonista, ognuno è protagonista a suo modo, ognuno ha un suo ruolo. Inutile dire che i problemi si creano quando i partner rilevano che uno dei due ha un ruolo di primo piano rispetto all’altro. Considerarsi alla pari, credere nelle risorse e nelle possibilità dell’altro, è un secondo punto da tenere a mente per un buon investimento della relazione sentimentale.

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A cura di Fabio Papi responsabile del Settore Ricerca Studi e Tutela del Territorio, www.gatc.it Il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, nasce nel 1999 partendo come punto di riferimento dal grande movimento culturale dei Gruppi Archeologici Italiani, associazione nazionale con sedi in tutte le città di volontariato archeologico, che per primo ha “inventato” negli anni 60, l’archeologia per tutti: i primi musei civici, didattica con le scuole, mostre, recupero monumenti, studio e tutela del territorio ecc. . Da queste esperienze si sono formati e provengono alcuni degli esponenti g.a.t.c. che rappresentano la base operativa dell’associazione che opera nelle attività di : studi e ricerca, scavi, tutela territorio, escursioni, trekking , ecc. . “Volontari professionisti “, come alcuni anni fa furono definiti dall’allora sindaco di Ladispoli Gino Ciogli, che dedicano tempo, risorse, impegno e passione, alla salvaguardia del nostro territorio e alla divulgazione della scienza dell’archeologia aperta a tutti. Innumerevoli le scoperte, gli studi, le ricerche, le azioni di tutela, le attività divulgative che si sono succedute in questi anni. Per citarne le più importanti, come primis, l’identificazione attraverso studi di antichi documenti e successivamente lo scavo, della più antica chiesa paleocristiana di Santa Severa e il suo cimitero di oltre 300 individui, costruita su una imponente villa romana imperiale. La chiesa V sec. d.c., risulta la più conservata negli alzati, in tutto il territorio Laziale. Imminente la pubblicazione dell’imponente testo che ha coinvolto più studiosi e ricercatori. Tra le varie attività di tutela, c’è da segnalare l’importante ritrovamento in località Statua, sull’Aurelia, di una lamina aurea con un iscrizione in

greco del IV-V sec. d.c. (un palindromo di una antica preghiera), sottratto agli scavatori clandestini con metal detector. Il prezioso reperto, documentato e pubblicato, è ora conservato presso il museo etrusco di Villa Giulia a Roma. Oltre all’impegno dei soci del “settore Ricognizione” che da alcuni anni sta “battendo” tutto il territorio di Cerveteri e Ladispoli per creare una carta archeologica dettagliata, utilissima ai fini della tutela, si segnalano alcuni abitati medievali scoperti di cui se ne era persa la traccia : Castiglione delle Monache a Torre in Pietra, Luterno a Tragliata, Saxum al Sasso e Castel Campanile (riscoperto) e il territorio di Pizzo del Prete, di cui la recente pubblicazione ha “schiarito” le idee a chi di dovere, sull’importanza di una zona di altissimo pregio archeologico e naturalistico, dai “nuvoloni neri” incombenti carichi di proposte di discariche e inceneritori. Il Gruppo ospite presso il castello di Santa Severa, di cui gestisce “ufficialmente” la biblioteca archeologica (l’unica in tutto il territorio), organizza da anni ormai, le famose e pregevoli conferenze a tema storico-archeologico, in collaborazione con il museo del Mare e della Navigazione Antica. Un fiore all’occhiello nell’ambito delle attività culturali estive gratuite. Per quanto riguarda le attività marine, infine, segnaliamo le attività del Centro Studi Marittimi del g.a.t.c. che da anni si sta impegnando per la ricerca e tutela del nostro patrimonio sommerso. Tra le tante iniziative, la campagna di ricerca in collaborazione col Museo del Mare, su Pyrgi il porto etrusco di Caere e ultimamente le indagini sui fondali di Castrum Novum a Santa Marinella in collaborazione con le università francesi di Limoges e Picardie, che si occupano della ripulitura e scavo delle strutture a terra, insieme ai volontari g.a.t.c. “terrestri”.

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QUANDO L’ARTE SI CHIAMA PIETRO OPERE D’ARTE ETRUSCHE RESTITUITE ALL’ITALIA DAL GETTY MUSEUM

Quante opere d’arte antiche sono state restituite all’Italia dal Getty Museum? Ossia dal museo più ricco al mondo? Davvero molte. Non però il celeberrimo “Cratere di Eufronio” (515 a.C circa), uno splendido vaso in argilla a figure rosse, restituito all’Italia dal Metropolitan Museum nel gennaio 2008. L”Afrodite di Morgantina”, (420 – 400 a.C) è una splendida statua (testa e arti in marmo, corpo in calcare) fu invece restituita all’Italia dal Getty Museum nel 2010. Parimenti una solenne “tyche” (I sec. d.C.), tutta in marmo pregiato fu restituita al nostro paese, sempre dal Getty Museum il 1°agosto 2007. Per non parlare poi del “Trapezophoros”, ritrovata ad Ascoli Satriano (tra il 1976 – 78) della seconda metà del IV sec. a.C. Si tratta di un marmo dipinto in cui due crudeli animali crestati (cerberi) divorano un innocente agnello. Il trapezophorus verrà restituito all’Italia dal Getty museum il primo agosto 2007. E ancora. L’Apollo con grifone (I – II sec. d.C.) splendida statua in marmo restituita il 1° agosto 2007, assieme ad altri 38 oggetti. “Il vecchio Jean Paol Getty, magnate del petrolio, amava le antichità. Nella sua villa, la “Posta vecchia” del Castello Odescalchi, ora un hotel di lusso, in giardino c’era un grande cratere romano in granito: frutto però di un saccheggio. Era un eccentrico: Custodiva la villa “un leone che ruggiva in gabbia”, vicino all’ingresso, e accanto alle stanze degli ospiti era installato un telefono a gettoni, l’unico per le interurbane. Getty vive dal 1892 al 1972, e colleziona dal 1938. Ha cinque mogli. Dice di lui Zeri “una sensualità dirompente”. Un nipote è sequestrato da un clan calabrese a Roma: gli mozzano un orecchio (ed è tra le prime volte che accade)

perché, dicono, il nonno non paga. Getty diceva: “Chi non ama l’arte, non si può considerare completamente civilizzato” (Fabio Isman. I predatori dell’arte perduta. Skira 2008). Uno dei pezzi più belli della collezione è il Kantaros composto da Eufronio e del Pittore della Fonderia. Il Kantaros con la maschera di Dionisio (480 a.C.) proviene certamente da Caere (vedi foto). Fu perfettamente restaurato e ricomposto nelle vetrine del Getty. Il primo agosto 2007 ha fatto ritorno in Italia. Dal porto santuario di Pyrgi provengono una coppia di Menade e Sileno anche essi restituiti all’ Italia dal Getty nello stesso anno. Cito anche una “Kylix con Ilionpersis” ( 500 a.C. circa) trafugata da Caere all’inizio degli anni 80 e restituita dal Getty nel 1999.

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ORIENTE E OCCIDENTE IN UNO SPECCHIO DE - FORMANTE CINEMA SPAGNOLO E CINEMA GIAPPONESE

L’Upter a Ladispoli con un corso di storia del cinema Anche quest’anno il comune di Ladispoli Promuove e sostiene i corsi dell’ Upter ( Università popolare di Roma). Dopo aver promosso e divulgato nei precedenti 3 anni il periodo aureo del cinema italiano che va dal Neorealismo, analizzato attraverso grandi maestri quali: Rossellini, Visconti, De Sica, Antonioni, Fellini, siamo passati al Cinema politico italiano degli anni Sessanta e Settanta rappresentato da grandi registi, alcuni dei quali: Ferreri, i Fratelli Taviani, Pasolini, Bertolucci, Bellocchio, e abbiamo terminato quest’ampia panoramica prendendo in rassegna la cinematografia francese riferita alla Nouvelle Vogue e ai suoi più importanti autori quali: Godard, Truffaut, Rivette, Resnais, ed altri non meno importanti. Siamo così arrivati all’anno accademico corrente 2012/2013 in cui mettiamo a confronto due cinematografie che hanno fatto grande la Settima arte: quella spagnola (19301999), che rappresenta in un certo modo l’occidente, attraverso l’arte della visione di tre grandi maestri spagnoli più un “allievo” cileno. Dal surrealismo, dissacrante, blasfemico, irriverente, anarchico di L. Bunuel al “surrealismo barocco” e visionario di P. Almodòvar; dall’intimismo crudele malinconico di C. Saura all’attrazione morbosa

della morte e della violenza di A. Amenabàr. E quella orientale (1949-1990), giapponese del Sol levante: dal “Tenno”( l’Imperatore), di A. Kurosawa ai racconti femminili, “pallidi” e galanti di K Mizoguchi, dal “Labirinto della semplicità” di Y. Ozu, allo sguardo “ottuso”, congelato, direzioni ignote, violenza, mai gratuita di T. Kitano. L’occhio, l’orecchio, profondità di Sguardo… nei quattro grandi maestri giapponesi. I corsi dell’Upter sono una delle più importanti attività culturali presenti nel nostro territorio. Il corso di storia del cinema partito già il 9 gennaio avrà frequenza settimanale e si concluderà alla fine di giugno. Il corso si svolgerà presso la biblioteca “Peppino Impastato” di Ladispoli. E’ d’obbligo un grazie all’assessorato alla cultura di Ladispoli nella persona di Francesca Di Girolamo che tanto si è battuta affinché tutti corsi dell’Upter potessero partire anche quest’anno e alla Dott. ssa Marina Panunzi direttrice della biblioteca per la sua disponibilità. Docente Michele Castiello

IL GOLOSONE DIVENTA CULT Il Bar di via Palo Laziale, 69 ”Il Golosone”, si rifà il look. Riammodernamento degli interni e risistemazione degli spazi esterni antistanti, sono queste le novità per le quali il Golosone può diventare un luogo cult. Lo spazio coperto del locale sarà infatti adibito per ospitare una manifestazione culturale denominata: “…Aspettando la Primavera”. Quindi, in virtù di questa iniziativa, il nostro bar si trasformerà in un Bar-Associazione Culturale in cui nel periodo che va dal 18 febbraio al 17 marzo promuoverà tutta una serie di manifestazioni culturali di buon livello artistico

aperto a tutti i cittadini. Si spazierà dagli incontri cinematografici, alle visite guidate, non dimenticando comunque i 4 corsi che riguarderanno discipline quali: il Cinema, la Lettura ( o Reading), la Creatività e la Grafica. Il sabato e la domenica mattina invece sarà dedicato alle visite guidate. Per informazioni sugli appuntamenti d’arte del Golosone potete chiamare Bruno, il titolare del bar al numero: 339.5941916

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IL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA A cura di Andrea Cerqua

Nell’ entrare nell’atrio, ed è proprio il caso di dire che la musica cambia, al concerto di clacson di mezza mattinata in cui tutti si improvvisano direttori d’orchestra, si sostituisce un ovattato canto proveniente da chissà quale stanza o forse corridoio. Un soprano, forse, intona scale maggiori, minori, accordi tonali e quant’altro mentre tutt’intorno a me persone, forse artisti, forse impiegati salgono e scendono scale che per molti hanno significato tanto. Dalla nascita del Teatro Costanzi alla moderna struttura sita in Piazza Beniamino Gigli, 7 è trascorso più di un secolo.


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Il Teatro Dell’Opera Di Roma oltre ad essere un palcoscenico di rilievo internazionale è un luogo magico che custodisce un patrimonio artistico e culturale immenso, prodotto negli anni dagli innumerevoli artisti che hanno collaborato con il teatro stesso. Al termine, infatti, del lungo lavoro di recupero e riordino del patrimonio storico documentale del Teatro dell’Opera, l’Archivio è diventato un importante punto di riferimento per la ricerca sul teatro musicale del ‘900. Registrazioni audio, registrazioni video, fotografie degli spettacoli, partiture e spartiti autografi, cimeli di compositori, manifesti e locandine, libretti di sala, emeroteca, biblioteca, discoteca, bozzetti scenografici e figurini, sono solo parte della grande ricchezza del Teatro. A noi di Tracciati d’Arte piace pensare che un’altra grande, immensa ricchezza sia nei racconti e negli aneddoti delle persone che hanno vissuto o che vivono giornalmente questa incredibile realtà. Storie che negli anni si sono perse o che non sono mai state raccontate, emozioni e passioni vissute dietro le quinte tra brividi e batticuori. Storie che non si possono trovare scritte da nessuna parte, ma anche storie che l’immaginazione può ricostruire e interpretare prendendo come punto di riferimento un luogo incredibile ove ogni sogno diventa realizzabile. Francesco Reggiani, responsabile dell’archivio storico ed audiovisuale del Teatro dell’Opera di Roma ci accompagnerà nel viaggio a puntate che continuerà anche nei prossimi numeri di Tracciati d’arte, alla scoperta degli innumerevoli e preziosi tesori custoditi all’ interno e all’esterno del Teatro dell’Opera di Roma.

Francesco Reggiani, responsabile archivio storico ed audiovisuale del Teatro dell’Opera di Roma


IL TEATRO dell’opera di roma

I

l Teatro dell’Opera, fu voluto ed edificato nel 1879, da Domenico Costanzi (1810-1898). La realizzazione della struttura fu affidata all’architetto milanese Achille Sfondrini (1836-1900), specializzato nella costruzione e nel restauro di teatri. Per molti anni mantenne il nome del suo costruttore. Il teatro Costanzi divenne Teatro dell’ Opera solo nel 1926 anno in cui fu acquistato dall’allora Governatorato di Roma. Edificato in diciotto mesi sull’area anticamente occupata dalla villa di Eliogabalo, fu inaugurato il 27 novembre 1880 con l’opera Semiramide di G. Rossini, diretta dal maestro Giovanni Rossi, alla presenza dei sovrani d’Italia. Costanzi investì quasi tutto il suo patrimonio nella costruzione dell’edificio e conseguentemente al rifiuto, da parte dell’Amministrazione Comunale di acquistare il teatro, fu obbligato a diventarne il diretto gestore. Sotto la sua direzione il Teatro ospitò “prime assolute” di opere, quali Cavalleria Rusticana (17 maggio 1890) e L’Amico Fritz di P.Mascagni (31 ottobre1891) poi diventate famosissime. A lui successe il figlio, Enrico il quale continuò a presentare grandi ”prime” come Tosca di G. Puccini (14 gennaio 1900),

ed altre. Nel 1907 la conduzione amministrativa del Teatro Costanzi fu rilevata dall’impresario Walter Mocchi al quale successe nel 1912 Emma Carelli, sua moglie, nella direzione e responsabilità della nuova “Impresa Costanzi” così ribattezzata dopo varie trasformazioni di ordine societario. Con l’acquisizione del Costanzi da parte de Comune di Roma, il teatro diventò “Teatro Reale dell’Opera” e venne parzialmente ristrutturato. Un’ ulteriore ristrutturazione e ammodernamento venne eseguita nel 1958 quando, con l’avvento della Repubblica acquisì il nome di “Teatro dell’Opera”. Nel corso di oltre un secolo di vita, il Teatro dell’ Opera ha visto aumentare sempre più il proprio prestigio anche in campo internazionale. Nelle numerose stagioni si sono succeduti interpreti di fama mondiale, Caruso, Maria Callas, Carreras, Domingo, Pavarotti, per citarne solo alcuni, e direttori illustri come Toscanini, Marinuzzi, Abbado, Rostropovich, Gelmetti, ed oggi Riccardo Muti. Il Maestro Riccardo Muti riveste dall’agosto 2011, la carica di Direttore Onorario a Vita del Teatro dell’Opera.

Sopra: Il Teatro reale dell’Opera, nel 1935 Da sinistra: Programma ufficiale Stagione lirica 1921-1922 Locandina del 1913 “Grande serata Futurista” Julia Sedova nel balletto “La figlia del faraone” di Cesare Pugni


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L’ORCHESTRA

L

e varie ed innumerevoli gestioni impresariali che guidarono il teatro fino al 1926 non favorirono la creazione di un complesso orchestrale stabile che si potesse identificare strutturalmente ed artisticamente con il teatro stesso. Una sensibile e temporanea svolta fu impressa nel 1905, per l’interessamento e la sensibilità dell’allora assessore comunale Conte Enrico di Sanmartino, che indusse il Consiglio Comunale di Roma ad istituire L’Orchestra Municipale composta di cento elementi, molti dei quali provenienti dalla Banda Municipale. Questa orchestra diventò di fatto l’Orchestra del Teatro Costanzi fino al 1926. La trasformazione definitiva avvenne solo nel 1935 quando il Comune di Roma, tramite il Vice Governatore Marchese Dentice d’Accadia, in qualità di Sovrintendente, con il prezioso ausilio del Maestro Tullio Serafin, in qualità di Direttore Artistico deliberò l’organico complessivo delle maestranze del Teatro fissando quello dell’orchestra in 143 elementi compresi i professori della banda. Tra questi ultimi anche il professor Pietro Sordi (basso tuba), padre di Alberto. L’Orchestra divenne un vero e proprio complesso stabile e nella piena disponibilità del Teatro dell’Opera, solo alla fine degli anni quaranta.

in alto: Riccardo Muti, direttore dell’Orchestra del Teatro dell’Opera in basso: il Presidente della Repubblica Antonio Napolitano il Sindaco di Roma Gianni Alemanno il Presidente del Consiglio Mario Monti


IL CORO

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el 1935 per volontà di Tullio Serafin, prende parte alla vita artistica del Teatro il Coro del Teatro Dell’Opera. Impegno principale del Coro è il repertorio operistico che spazia dal Settecento alla Musica Contemporanea. Importanti esecuzioni di pregio in ambito sinfonico e sacro sono state eseguite alla presenza delle più alte cariche dello stato italiano ed estere. Sono da citare i Concerti alla Sala Nervi offerti dal presidente Giorgio Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI nel 2011 e 2012. Le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia hanno dato rilievo al Coro dell’ Teatro dell’Opera con il Concerto a Palazzo Montecitorio diretto dal Maestro Riccardo Muti. Da ricordare anche la storica recita di Nabucco del 17 Marzo 2011, trasmessa in diretta da Rai 1, le cui immagini, in particolare quelle del bis concesso dal Maestro Muti nel “Va’ pensiero”, intonato con profonda commozione da tutti, pubblico compreso, hanno fatto il giro del mondo. Da settembre 2010 il Coro del Teatro dell’Opera è guidato dal Maestro Roberto Gabbiani. Nel prossimo numero di Tracciati d’Arte ci occuperemo del Corpo Di Ballo del Teatro Dell’ Opera di Roma, della scuola di danza diretta da Laura Comi e del dipartimento Didattica e Formazione.

A sinistra il Coro dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma durante le prove


VI RACCONTO... FEDERICO FELLINI

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In occasione del ventennale della scomparsa DEL MAESTRO (Roma, 20 gennaio 1920 – 31 ottobre 1993) di Peppe Militello

Un pomeriggio di una primavera, incontrai in via del Babbuino il grande Federico Fellini, eravamo diventati quasi amici. Gli chiedo: Maestro, ci hanno sempre detto che è il tempo a cambiare le cose, ma credo che oggi Tu debba cambiarle da Solo. Fellini con un sorriso mi rispose, caro Peppe, quello che dici è giustissimo, pensa, quando io proposi al produttore di girare “la Dolce Vita” lui si mise a ridere. La grandezza di un artista sta nelle IDEE NUOVE. E Fellini era sempre all’ avanguardia, erano tempi d’oro quelli, oggi stiamo girando noi tutti un film “della mennula amara”. La mia speranza da Menestrello è quella di poter cantare una nuova storia, e dire al mio amato nipotino Alessandro: - Guarda, la luna si è tolta la maschera!

in foto: Peppe Militello (il menestrello) con i grandi maestri del cinema italiano, Federico Fellini, Vittorio Gassman, Edoardo De Filippo, e il gran sorriso dell’ attrice Ilaria Occhini.


ANDREA CERQUA

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un pittore dal gusto mitologico A cura di Patrizia Maio, storica dell’arte. In occasione dell’esposizione dei dipinti di Andrea Cerqua nelle sale dell’ Holiday Hinn di Roma Parco dei Medici. è possibile visitare la mostra in quanto è stata protratta a data ancora da definirsi.

C

onosco Andrea Cerqua da quando frequentavo le scuole elementari del mio paese, Ladispoli, in provincia di Roma. Poi come di solito succede nella vita, si cresce, le strade si intersecano , dividono e a volte allontanano. Resta scolpita nella nostra mente un’immagine di chi abbiamo conosciuto e si conserva nel proprio cuore l’idea che di quella persona rimane intatta nei nostri pensieri. Sembra incredibile, ma è veramente così che accade. Oggi a distanza di trent’anni, con una vita costruita lontano da casa, sento parlar di lui e dei suoi progressi. Ogni tanto apprendo notizie dai miei famigliari che mi dicono: “ …. sai Andrea è diventato veramente bravo, ha esposto nuovamente le sue opere, continua a dipingere e a riprodurre ciò che ha dentro. Adesso ha costituito un’ Associazione d’Arte e Cultura, cura l’edizione di una rivista d’Arte molto valida e interessante….” Insomma notizie sparse nella memoria che riempiono il cuore di piacere e soddisfazione, quando si conoscono la fatica, il dolore, la passione e la voglia di andare dritti allo scopo contro tutto e tutti, che nel passato Andrea ha dovuto affrontare con coraggio e devozione. Quando chi ti è vicino dice : “… non puoi diventare un pittore, cosa ci fai con la pittura? E’ una strada difficile lascia perdere!” Ebbene oggi sono orgogliosa e fiera di questo amico illustre e lontano, che mi chiede, anzi mi concede l’onore di scrivere una recensione per la sua ultima mostra personale tenutasi all’Holiday Inn di Roma (Villa Parco dei Medici) e prorogata dalla direzione dell’albergo a data da destinarsi. TENSIONE TELLURICA Olio e tecnica mista su tela, 2010 Collezione privata

SOTTILI ENERGIE Olio e tecnica mista su tela, 2010 Collezione privata


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Atrio dell’Hotel Holiday Inn, Villa Parco dei Medici, Roma

Opere in mostra e allestimento nelle sale dell’Hotel

ROME EUR PARCO DEI MEDICI

Viale Castello della Magliana, 65 – 00148 Roma (RM), Italia Tel: +390665581, Fax: +39066557005 – Email: info@holidayinn-eur.it www.holidayinn-eur.it – www.holiday-inn.com/rome-parcoi


ARTE, POESIA

a cura di Andrea Cerqua

STUDIO S Arte Contemporanea

Si è conclusa il 5 dicembre la mostra “dalla Dolce Vita alla Vie En Rose”. L’esposizione che conclude il ciclo proposto dalla Galleria Studio S - Arte Contemporanea, di Carmine Siniscalco, sita in Via della Penna, 59 Roma, con il suo precedente “declinare della rosa”, ha ospitato opere inedite di artisti già presenti nella prima edizione della mostra, affiancate a dieci opere elaborate a partire da foto apposte sulle opere come parte integrante delle stesse e contornate di rosa e rappresentanti scene tratte da “La Dolce Vita”, il film di Federico Fellini restaurato dalla cineteca di bologna per The Film Foundation di Martin Scorsese di New York e presentato al festival del cinema di Roma nel 2010, cinquant’anni dopo la sua prima proiezione a Milano. Una mostra quella dello Studio S, che anticipa di un anno le celebrazioni per il ventennale della morte di Federico Fellini scomparso il 31 ottobre 1993. Nel 2013 ricorre anche il cinquantenario della morte a 48 anni di Edith Piaf, autrice del testo della canzone “la Vie En Rose”, una vita d’amore e delusioni, trionfi e dolorose vicissitudini. La Vie En Rose resta in ogni caso il messaggio di una donna che canta l’amore ed invita a “guardare il mondo con occhiali colorati di rosa”, neologismo coniato in riferimento alla canzone da Audrey Hepburn (Sabrina, 1954). E’ significativo per lo Studio S di Carmine Siniscalco partire dalla rosa, intesa quale metafora della vita dell’uomo, con il suo germogliare, fiorire, appassire, per ritrovarne il colore negli occhiali da adottare per guardare oggi alla vita a distanza di 50 anni non più “dolce” alla maniera felliniana ma forse in grado di essere vissuta in maniera meno alienante e più autentica come proprio il film sembrava indicare.

dall’alto, Alessandra Porfidia “La Vie en Rose” Maurizio Diana “Ci sarà una Vie en Rose”


DELLA VITA

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Carmine

Siniscalco

Carmine Siniscalco con Andrea Cerqua

in alto, Man Ray a sinistra, Giorgio De Chirico, Max Ernst

“l’arte è la poesia della vita e non esiste arte in assoluto ma espressioni artistiche che spesso riflettono la società in cui viviamo” Un pensiero lanciato spontaneamente, con una semplicità quasi disarmante. L’arte è semplicità se fa di lei assaporare l’immediatezza del messaggio, sempre ne porta uno anche se non manifesto. Con occhi lucenti, profondi, sognanti ma attenti, Carmine ci dice che l’artista deve fare perché lo sente dentro. La freschezza di queste dichiarazioni si riflette lungo l’arco di tutta la sua carriera di gallerista, l’arcobaleno delle sue esperienze, negli anni ha infatti legato insieme nomi noti ed artisti giovani e meno conosciuti in personali e collettive in Italia e all’estero. Nel ’65 con tre soci apre la galleria “Il Carpine” in via delle mantellate, segue la galleria interna all’Hotel Hilton negli anni ’80 e dalla fine degli anni ’70 al ’84 – ’85 ha una galleria a Parigi in società con la nipote della sig. De Chirico, Jacqueline Passever. Carmine Siniscalco persegue nei primi anni della sua attività un indirizzo ben preciso, prediligendo il filone surre-

alista e metafisico. Vivendo a Parigi strinse rapporti con artisti del calibro di: Man Ray e Max Ernst. Con il tempo Carmine entra in contatto con molti artisti, alcuni di grande spessore, i cui nomi sono rimasti scolpiti come roccia nella memoria del tempo, Renzo Vespignani, Giorgio De Chirico, De Pisis, Leonor Fini, Eva Klasson, Eva Rubinstein, solo per citarne alcuni. Sul finire degli anni ’60 è tra i primi a Roma ad organizzare mostre di fotografia accostando sempre a fotografi famosi anche nomi di giovani talenti sconosciuti. La Qualità e non il ceto sociale di appartenenza è l’attributo che Carmine reputa fondamentale per poter presentare un’artista ad un pubblico. L’esperienza preziosa di un uomo che ha scritto una grande storia sull’imponente stele dell’arte contemporanea, ci affascina e ci induce a chiedergli ancora udienza per affrontare ancora ed ancora altri argomenti. Carmine Siniscalco, un nome che a tutt’oggi rappresenta un punto di riferimento su cui poter orientare l’ago della bussola per scelte d’arte di qualità e pregio.


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ARTE, POESIA DELLA VITA

Visita allo studio di

SINISCA

Una sensazione forte, come quando inavvertitamente si scopre di cambiare percezione, un attimo e un passo che non è più uguale a quello precedente poiché ci introduce in un luogo inaspettato. L’attenzione è sospesa, la meraviglia di una visione prodigiosa è in agguato, dietro e lungo lo stipite della porta d’entrata. Il sospetto è quello di aver varcato il sagrato di un luogo sacro, intimo e ricco di inestimabili tesori interiori. Una Vita di passioni, di emozioni, di concretezza e di assiduo lavoro, questa è la firma di ogni opera. Materia forgiata nella fucina mentale e interiore di un anima che prende il nome di Sinisca. Uomo-artista, anima che crea non per elevarsi al rango di creatore o per sostituirsi ad esso, ma nell’intento di servire con la sua opera, il vero ed unico artefice, colui che tutto conosce e comprende. Il tentativo di Sinisca è il tentativo di un bimbo che cerca di avvicinarsi al padre, e di essere compreso da lui per entrare nel suo cuore. Sinisca ha sperimentato i più vari mezzi di espressione, dalla pittura alla scultura, dalla grafica al gioiello, dal design alla moda, dall’installazione alla scenografia, dalla fotografia alla musica. Le sue sculture in ferro, acciaio inox, perspex avanzano nel tempo come forme cangianti di luci ed ombre. Al pari di obnubilanti miraggi che solo l’abbagliante rifrazione di raggi di energia creativa rendono figure e costruzioni realizzate tra veglia e sogno. Sinisca è un artista che vive al di là della sua epoca, chi ha visto le sue opere capisce che il tempo giusto per lui non è quello attuale. Ma il tempo oltre ad essere galantuomo è anche grande giustiziere. Il tempo è anche un grande maestro e solo i veri maestri possono giudicare la vera arte. Quello di Sinisca è un destino simile a quello di altri grandi artisti del passato come Van Gogh, riconosciuti dopo anni ma osannati nel mondo intero. Il suo linguaggio parlerà ai nostri cuori… un giorno.

Dall’alto: Sinisca con Giorgio De Chirico, Sinisca con Charlie Chaplin Sinisca con Andrea Cerqua


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“…Sinisca realizza con queste strutture una serie di opere di seducente eleganza architettonica, atte a vivere nei nuovi spazi di una moderna urbanistica”. Lorenza Trucchi, 1970 Momento Sera “E’ un operazione magica quella di Sinisca di fare nelle sue opere, specialmente in quelle fotografiche, lievitare le immagini, di farle diventare qualcosa d’altro, di impossessarsene, di trasformarle in arte sua lasciando la città riconoscibile. Gli elementi reali che rappresentano a supporto delle immagini sono individuabili, si possono localizzare, eppure il risultato è un prodotto diverso. New York diventa la New York di Sinisca. Il passaggio dalla mera illustrazione all’intuizione artistica è compiuto”. Furio Colombo, 1994 Manhattan In

Opere di Sinisca in mostra nella galleria Palazzetto Art Gallery, “Alchimia della Materia


CIAO RENZO 38

A cura di Noemi Paris

Il 9/12/2012 nella sala del museo di Villa Torlonia Casino dei Principi è stato presentato dalla direttrice del museo, dott.ssa Zaccheo e a seguire, dall’intervento di Carmine Siniscalco, un incontro-concerto in occasione della chiusura della mostra su Renzo Vespignani. Il saluto a Renzo è stato lanciato con profonda commozione da Peppe Militello alla presenza di ospiti d’eccezione come Netta Vespignani e Lorenza Trucchi. Peppe Militello ha musicato e presentato agli invitati brani inediti di grandi artisti del passato come: Guttuso, Leonardo Sciascia, Carlo Levi, e lo stesso Renzo Vespignani. La redazione di Tracciati d’Arte si complimenta con l’organizzazione e con tutto l’entourage del Museo per l’ottima riuscita dell’evento. La storia di que-

sto nostro paese è scritta principalmente con una parola formata da quattro lettere: ”ARTE”, e molto spesso le nostre istituzioni fanno finta di non saperlo, dimenticandoselo. La ricchezza del nostro territorio la fa anche e soprattutto i grandi flussi di turisti che vengono in Italia non soltanto per assaggiare la “paiata” o la “amatriciana”, ma per beneficiare del grande patrimonio artistico. Ringraziamo di cuore la dott.ssa Zaccheo per l’ottima gestione, la cordialità con cui siamo stati accolti, l’ordine e la pulizia riscontrata. Il Museo di Villa Torlonia è un esempio e riferimento da seguire per la valorizzazione della nostra vera ricchezza: l’Arte. L’Arte… fa la storia.

I

l giorno in cui ci siamo recati a Villa Torlonia Casino dei Principi a gioire dello spettacolo musicale di Peppe, pioveva. Era una fresca domenica mattina. Peppe ci ha accolto con esuberanza, noi sapevamo già che ci avrebbe avvolti in un’energia di calore ed amabilità. Peppe: “Maestro, ma il vero amore, il grande amore esiste?” Renzo Vespignani, con la sigaretta accesa in bocca : ”Peppì, certo che esiste, ma è difficile trovarlo” Peppe, col suo secondo brano, ci descrive il suo modo di vivere l’amore. Un amore lo è fino all’ultimo respiro. E lo è aldilà del tempo. Un’alchimia di emozioni, un groviglio di sensazioni, un terremoto di passioni. L’amore è un respiro sulla pelle. Ma è sempre così semplice riconoscerlo? Perdere la donna della propria vita, fa vivere nel ricordo. Perenne. E Peppe ci dà così ulteriore motivo di riflessione nel suo brano dal ritmo impazzito. “Ho cercato invano per le vie di questo mondo eppure...eri lì accanto a me. Eri un angelo vicino a me. ”Peppe dà ancor più voce al palpito incalzante: “Ed io come un cretino guardavo in alto nel cielo mentre le nuvole offrivano una pioggia di fango intorno a me e... c’eri tu, accanto a me! Sempre

il tuo sguardo diretto, quel tuo capire senza parlare, eri sempre vicino a me. Nel bene e nel male”. Nel finire il brano e raccontarci gli innumerevoli episodi del passato, Peppe manteneva la sua già nota incisività e sembrava di vivere un’atmosfera senza tempo in cui passato e presente si susseguivano in uno spazio etereo. I ricordi rievocati si fondevano con le melodie, e noi fortunati partecipanti dell’evento, non potevamo non trarne giovamento. Peppe fa un excursus. Ci fa tornare ai primi anni ‘80, in cui viaggiava assieme al suo caro Maestro, per accompagnarlo a consegnare le sue opere. Senza dub-


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bio Peppe Militello è stato il vero menestrello degli artisti, negli anni ’80 era il menestrello di Trastevere e proprio a Porta Settimiana conobbe lo scrittore Leonardo Sciascia. Quella sera Peppe si esibiva al ristorante da Romolo, per capirci quello della fornarina ritratta da Raffaello. Peppe e Leonardo Sciascia erano diventati amici, parlavano della loro splendida Sicilia, mentre Peppe raccontava una storia Sciascia prendeva appunti sul suo taccuino. Il menestrello annuì, la storia raccontata piacque molto a Scia-

scia. Passarono due settimane e Sciascia tornò al solito ristorante con un suo amico fraterno, il pittore Domenico Faro. Peppe li salutò con un sorriso d’affetto. Sciascia aveva un domicilio a Parigi e ci andava spesso. Ad un tratto lo scrittore tirò fuori un foglio e lo diede a Peppe. All’indomani lesse il testo e ne rimase incantato, lo musicò e nacque la canzone:

L’UOMO DELLA LUNA

Testo inedito di Leonardo Sciascia Musica di Peppe Militello Se la notte porta consiglio, accussì poetava il grande dicitore, Amici, Nemici e Parenti, ascoltate questa strana storia. Lo prendevano per pazzo, O’ Lupo Mannaro Perché la notte correva in cima alla montagna. E parlava con la Luna sussurrando Amore Mio Anche il mare tutto nero per i pesci era Latte Il Silenzio diventa Bellezza Quando il mondo si addormenta Ma la Notte è quasi sparita, io ti bacio sulla bocca Luna chiara L’Uomo della luna cantava Nel mondo bisogna amare molte cose, per sapere quello che ti piace Lo prendevano per pazzo Lo lupo mannaro Parlava con la luna, sussurrando gioia mia Dammi la tua Bocca Dammi il tuo Respiro Luna diamante della Notte, sei Luce, Amore e Bellezza Ad un Tempo senza Fine, correva, correva quell’uomo Cantava Amore.

Nell’estate del 2012, nei giorni tra Luglio ed Agosto, Peppe, trovandosi nei pressi di Palidoro, fece un incontro che lo lasciò esterrefatto! Incontrò infatti dal suo amico barbiere e artista Gaetano Macera una persona che gli diede una rivista d’Arte. In quella rivista c’era un dipinto che sembrava rappresentare il testo inedito di Sciascia con una intensità tale che Peppe, volle andare a trovare il pittore che lo aveva dipinto per conoscerlo. Fu così che Peppe Militello e Andrea Cerqua si incontrarono. “…quando vidi il quadro di Andrea Cerqua capii che ero in presenza

di un artista grande al pari dei miei maestri, vi ritrovavo infatti in quel dipinto la forza e l’energia di parole impronunciabili dette con il silenzio del pennello…” Ripenso ad una frase di Renzo Vespignani, detta da Peppe Militello, tanto forte da rimbombare nei miei ricordi di quella domenica mattina, fresca, grigia a Villa Torlonia. Peppe ci ha travolti, assieme alle sue rivelazioni, le sue canzoni, il ritmo della sua chitarra e delle sue parole cantate, sussurrate o gridate. Anche stavolta ci ha sorpresi, come fosse sole dopo la tempesta. Anche stavolta l’impeto di chi ama la Vita, ha dato forma a qualcosa. L’ARTE CREA NON DISTRUGGE. DA’ VITA, NON LA TOGLIE. E noi? E noi esseri umani? Dice bene il menestrello, anzi benissimo: su questa terra, SIAMO TUTTI IN AFFITTO, perché il tempo lascia il conto e se ne va. Queste sono parole scritte dall’indimenticabile Renato Guttuso, anche lui cliente assiduo del ristorante “Da Romolo”. Alla fine Peppe Militello mi conferma, dicendo: “io sono stato fortunato ad incontrare, nel cuore di Roma, i Maestri del momento. Dopo averlo intervistato posso fare una sola considerazione e sfido chi in Italia ha il privilegio di aver avuto parolieri di canzoni scritte da: Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Carlo Levi, Leonardo Sciascia, Ugo Attardi.

ANDREA CERQUA, DANZA D’OBLIO olio su tela 1999


STORIE DIPINTE

La pittura di

Ago s tino M U R AT O R I E’ terminata lo scorso quattro gennaio alla galleria CA’ D’ORO di piazza di Spagna la mostra di dipinti di Agostino Muratori. La mostra, curata da Antonio Porcella, titolare e direttore della galleria, ospita oltre ottantacinque opere: “… personalmente lo stimo moltissimo. Non è la prima volta che organizzo una mostra di Agostino Muratori. Provenendo dall’arte antica sento che nel suo fare arte c’è uno stimolo modernista. Sono contento di riproporre ogni due anni una sua personale qui alla CA’ D’ORO ”. Con poche parole ma chiare e colme di intensità, Antonio Porcella, ci racconta che Agostino è un grande osservatore della realtà, di quella vissuta

giornalmente ma anche della realtà che si perde lungo i binari del tempo raccordandosi quasi senza accorgersene alla memoria storica personale dei soldatini e delle miniature da lui amati sin dalla tenera età, e memoria collettiva sociale in cui storia ed arte si mescolano in ritrovate scene paesaggistiche in cui armonia ed equilibrio si fondono insieme.

A cura di Andrea Cerqua


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New York City (particolare)

Agostino Muratori e Antonio Porcella, Titolare della Galleria CA’ D’ORO Roma - Miami


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CERIMONIA A PIAZZA SAN PIETRO

trasparenze e dagli effetti che i colori esercitano sulle venature dei diversi e particolari legni che tendo a ricercare e ad usare come supporto dei miei dipinti. I temi ricorrenti nella mia pittura sono molti e spaziano dalla storia passata alla contemporaneità, dal vedutismo tradizionale al miniaturismo alle volte quasi ossessivo. Il tema del viaggio, in parte avvenuto in parte no, di salgariana memoria, che mi permette di realizzare i miei sogni rimanendo giovane nell’ispirazione…”. Agostino Muratori vola lontano anche quando, prima di salutarlo gli chiedo quali sono i suoi progetti per il futuro: mostre a Londra, Parigi, Stati Uniti, lontano da casa insomma, al di là di quell’angusto scenario quotidiano e abituale, laggiù, dove ogni avventura diventa possibile e ogni sogno può facilmente essere inseguito e raccontato.

Agostino Muratori con Andrea Cerqua durante l’intervista


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A cura di Stefano Serafini Arte, gusto e cultura. Sugli aperitivi con gli artisti che abbiamo organizzato durante il corso dei mesi passati, vengono in mente tante colorite definizioni, ma se proprio dovessimo riassumerli in poche parole, sono proprio queste tre. L’Arte, protagonista indiscussa di questi splendidi incontri, che, in ogni sua forma: pittorica, scultorea e poetica, ha incuriosito ed appassionato invitati e passanti. All’interno delle attività che hanno ospitato i vari incontri sono stati esposti quadri, sculture di ceramica, legno e pietra, apprezzato soavi poesie interpretate dagli stessi poeti, o ascoltato attori invitati per l’occasione. Il Gusto, che ha accompagnato i nostri incontri con sfiziosi aperitivi e buon vino. La Cultura, alla base di queste giornate, alimentata dalla possibilità di conoscere gli artisti, parlare e confrontarsi con essi, alla ricerca del significato delle loro opere d’arte e dell’arte stessa.

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Tracciati D'Arte n6  

Rivista d'arte edita dall'artista Andrea Cerqua