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Indizi di migrazioni Occasioni di riflessione tra i connotati di New York

di Valentina Covre Gli Americani vi dicono: «New York non è

Valentina Covre è architetto e Ph.D. in Tecnologia dell’architettura. e-mail: v.covre@gmail.com

l’America»… New York, lo capiscono bene, è un po’ diabolica. New York non è americana. È una capitale del mondo, che non ha frontiere”1. Non è necessario istituire una caccia al tesoro tra i molteplici e multietnici quartieri di New York per ritrovare, all’interno di una delle più dense e ricche città del mondo, i segnali che ci raccontano degli episodi

«Americans say: “New York isn’t America”». It isn’t necessary to organize a treasure hunt through New York’s many multiethnic districts to find those signals, within one of the world’s most densely populated and richest cities, that keep telling episodes on migration, contamination, physical relocation or simple influence that built the present American city’s image. A twine first of all put together by architectures that absorbed classical European styles prevailjng over the surrounding building fabric but also buildings that made it possible for companies, researchers and foreign workers to physically set themselves in a new context. But in a city like New York, its social and cultural diversity is by now full-blown and proven by the myriad of somatic features intercepted during a simple walk in Central Park, as well as from culinary proposals offered by itinerant pickup trucks, stalls along the road, but also in the most simple supermarkets. Other elements give thought to the migration phenomenon that had an opposite direction. While the north American grey squirrels, that were brought to Italy round the sixties, continue endangering the European red squirrels’ life, the famous Seattle coffee bar chain of stores is getting ready for its innovative arrival in Milan scheduled by 2017.

di migrazione, di contaminazione, di spostamento fisico o semplice influenza che hanno costruito l’immagine dell’attuale città americana. Un intreccio composto innanzitutto da architetture che hanno fatto propri stili europei classici, e in particolar modo del mediterraneo, per imporsi sul circostante tessuto edilizio ma anche edifici che hanno fatto sì che aziende, ricercatori e maestranze straniere si siano fisicamente insediate in un nuovo contesto, incrementandone il livello di competenza e allo stesso tempo adattandosi ad esso e al mercato americano. Ma in una città come New York, la cui mixitè sociale e culturale è oramai conclamata e dimostrata dalla moltitudine di tratti somatici intercettabili durante una semplice passeggiata a Central Park così come dalle proposte culinarie offerte da camioncini ambulanti, banchi lungo strada ma anche dai più modesti supermercati (cappuccino, pretzel, frutta e verdura di ogni regione del mondo, spaghetti in scatola), altri elementi fanno riflettere sul fenomeno di migrazione che ha avuto direzione contraria. E mentre gli scoiattoli grigi nordamericani, introdotti in Italia verso gli anni ‘60, continuano a mettere a rischio la sopravvivenza dello scoiattolo rosso europeo la famosa catena di caffetterie di Seattle si prepara al suo inedito arrivo a Milano previsto per il 2017. ♦

1 - Sono queste solo alcune delle parole usate da Le Corbusier in Quand les Cathédrales étaient blanches. Voyage au pays des timides (1937) per descrivere la “città verticale” di New York, così come da lui definita.

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OFFICINA*13  

lug-ago 2016

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