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Annuncio di Quaresima 2010

Roma, S. Francesca Cabrini 10 febbraio 2010

ANNUNCIO DI QUARESIMA

Sono presenti le comunità: 1 SS. Martiri Canadesi 2 SS. Martiri Canadesi 3 SS. Martiri Canadesi 1 S. Francesca Cabrini 2 S. Francesca Cabrini 1 S. Luigi Gonzaga 2 S. Luigi Gonzaga 1 Natività 2 Natività 1 S. Bartolo in Tuto di Firenze 2 S. Bartolo in Tuto di Firenze 1 Ivrea Le équipes itineranti delle regioni d'Italia Le équipes itineranti delle nazioni d'Europa I presbiteri del “Redemptoris Mater” Seminaristi del Redemptoris Mater di Roma Le vedove di Roma

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ANNUNCIO DI QUARESIMA Roma, S.Francesca Cabrini, 10 febbraio 2010

− Preghiera iniziale di Mons. Hirayama − Invocazione dello Spirito Santo Kiko: Fratelli, benvenuti a questo annuncio della Quaresima dell’anno 2010! Il prossimo mercoledì comincia la Quaresima. Abbiamo preparato un breve video, 25 minuti, dell’incontro che abbiamo fatto a Madrid a favore della famiglia, il giorno della S. Famiglia di Nazareth. Dobbiamo ringraziare tantissimo l’Italia che ha portato circa 15 mila fratelli. Siete stati magnifici. Sono venuti fratelli dall’Ungheria, dalla Germania, dalla Francia, dall’Estonia, dalla Lituania, dall’Austria, dall’Olanda, ecc. E’ stato un evento europeo. La situazione della Spagna, come sapete, è molto grave dal punto di vista morale: le scuole, l’educazione sessuale, il cambiamento di sesso nei bambini, la legge che permette l’aborto alle ragazzine di 16 anni senza consenso dei genitori, il matrimonio omosessuale... Si sta cercando di cambiare totalmente la società. Perciò questo evento è stato importantissimo, è stato un evento veramente in contrasto con tutta questa realtà, con questo laicismo militante che è violento in ogni senso. La stessa educazione alla cittadinanza, che è obbligatoria nelle scuole, dice cose molto gravi. Molte famiglie del Cammino hanno voluto fare gli obiettori, ma è stato un macello, perché allora non permettono ai loro figli di continuare a studiare. E’ una battaglia. Il Card. Rouco, Arcivescovo di Madrid, è stato molto coraggioso e abbiamo fatto insieme anche questo incontro, lo abbiamo sostenuto e portato avanti, siamo andati di parrocchia in parrocchia invitando i fratelli, anche mandando le famiglie con i bambini, a parlare. La festa della Sacra Famiglia normalmente resta un po’ in sordina, in ombra, perché anche la festa del Natale è una festa della famiglia. Noi, approfittando di questo, stiamo cercando di dare rilievo alla festa e di poter dare a tante persone una speranza, perché sempre meno vanno in Chiesa e molti divorziano. Il demonio va seminando questo ambiente che scoraggia enormemente la gente. All’annuncio dell’Avvento abbiamo presentato il video sulla situazione dell’Islam in Europa. I demografi dicono che tra 30 anni l’Europa sarà quasi musulmana. Soprattutto perché mancano milioni e milioni di bambini, sia per l’aborto e sia perché la Chiesa Cattolica, in molti casi, non ha seguito il Papa Paolo VI nell’Humanae Vitae. Si è pensato che fosse giusto limitare i figli ad uno o due al massimo, anche tanti preti e teologi hanno considerato che questo fosse “cattolico”. E così mancano milioni e milioni di persone, soprattutto tanti figli dei cattolici. A noi il Signore ha dato di accogliere con fiducia l’Humanae Vitae. -2-


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Siamo andati a fare catechesi nelle parrocchie e abbiamo fatto la catechesi della Chiesa. Vi abbiamo presentato l’Humanae Vitae come dottrina della Chiesa: essa dice che “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (n. 11). E voi avete obbedito e avete visto che era vero quello che diceva la Chiesa che è madre e maestra. Mentre il demonio, anche con le teorie di Malthus, ha creato una mentalità contraria, che c’è troppa gente nel mondo, ha creato un ambiente dove avere più di due o tre figli è uno scandalo per una famiglia. Il che è una menzogna. Voi avete visto che con più figli, anche 7, 8, 10 o quelli che siano, le vostre famiglie sono meravigliose. E’ una testimonianza. E siete contenti con i figli, non è vero che è un orrore e che vi siete rovinati. Il demonio è il padre della menzogna e va creando un ambiente: l’uomo è un animale sociale e anche mimetico: imita, emula, e si lascia portare dall’ambiente, dall’acqua che beve, da quello che si respira in generale. Quando abbiamo fatto il Family Day a Roma il Card. Ruini ci ha detto: ”Siete stati magnifici!”, anche il Papa ce l’ha detto. Era emozionante vedere a Roma migliaia e migliaia di famiglie con tanti bambini! La testimonianza è molto importante. Penso che sia molto serio e bello che possiate vedere queste immagini. Noi non siamo registi, ma abbiamo tentato di mettere insieme un po’ di immagini dell’incontro che ci hanno dato alcune televisioni di Madrid. Una cosa è stata bellissima: siete tornati tutti contenti, nonostante che molti vedessero poco e facesse molto freddo. E questo è segno che Dio era davvero presente nel vostro animo, nel vostro spirito. Siamo rimasti anche veramente sorpresi di come i fratelli di Madrid hanno accolto i fratelli europei: molte parrocchie, tantissime famiglia di Madrid avevano una famiglia nella propria casa. Alcuni sono arrivati prima di Natale e hanno celebrato il Natale con queste famiglie. Normalmente in Spagna, come anche in Italia, la famiglia si riunisce a Natale e vengono i parenti, i cugini che non sono del Cammino… quest’anno si sono trovati lì con una famiglia italiana, o ungherese, o polacca e sono stati con lo stesso spirito, già questo è stata una gioia grandissima. Vediamo questo video. - Proiezione del video dell’incontro per la festa della Sacra Famiglia a Madrid, 27 dicembre 2009. Kiko E’ andato bene? Avete visto che faceva molto freddo, ma tutti erano contenti. E’ stato meraviglioso. Speriamo di poter continuare con questa battaglia in Europa a favore della famiglia. Vorremmo farlo in Francia o in un’altra parte, ma dicono che è impossibile. E’ stata molto bella la risposta che hanno dato i fratelli: 700 dalla Germania, 500 famiglie dalla Francia, anche 600 dalla Croazia e molti altri. I giornali del governo hanno attaccato il Card. Rouco perché ha parlato dell’aborto e della situazione della famiglia “che sembra oscura in tutta Europa”,

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ma ha detto che ci sono segni di speranza. Il Card. Rouco ha detto cose belle e forti: “Senza di voi l’Europa non ha futuro”. Anche il Papa dice che è necessario dare oggi una testimonianza. L’intervento in diretta del Papa all’Angelus, in attenzione all’incontro, è stato dedicato alla famiglia e fatto in spagnolo, dopo la diretta ha continuato in italiano con i saluti nelle varie lingue. E’ stato bellissimo che sia venuto il Card. Vicario di Roma, il Card. Agostino Vallini. Sono venuti 7 cardinali: il Cardinale di Berlino Sterzinky, il Card. Barbarin di Lione (Francia), il Card Sistach di Barcellona. C’erano anche i Cardinali Cordes, Ryłko e Antonelli. Sono venuti più di 45 vescovi della Spagna. Tutta la Calle Castellana era piena piena. Purtroppo di fronte a dove stava il palco – a Plaza de Lima – c’erano i pini alti, gli stessi pini che quando venne il Papa erano piccoli e allora si poteva vedere tutto, ma ora sono cresciuti e toglievano molta visualità, per cui tanti hanno potuto vedere l’evento solo sugli schermi. Bene, nonostante tutti i travagli è stato un grande evento, che lascia un segno nella società. Il Signore ci ha aiutato, avete dato una bella testimonianza. Anche lo sforzo economico è stato importante: i Polacchi, ad esempio, avrebbero voluto venire in tanti, ma il viaggio era carissimo e c’era pochissimo tempo per l’organizzazione, solo il sabato. E’ stato tutto molto difficile, ma dobbiamo continuare a sostenere la famiglia. Alla convivenza di inizio corso siamo stati consolati di vedere tantissimi figli, che il passaggio della fede ai figli sta dando frutti. Siamo stati anche consolati che il Signore ci abbia voluto dare un segno con la consegna da parte del Pontificio Consiglio per la Famiglia del dottorato Honoris causa, sottolineando come il Cammino abbia saputo dare una grande testimonianza a tutta la chiesa, obbedendo all’enciclica profetica – così la chiama la laudatio fatta prima della lectio magistralis – dell’Humanae vitae. Il Pontificio Consiglio ha riconosciuto questo, soprattutto apprezzando il passaggio della fede ai figli e le famiglie in missione. A gennaio abbiamo avuto una grande convivenza di 700 itineranti, che è stato un passaggio di Dio, con tanta comunione fra noi tutti, nella tenda di Porto S. Giorgio: come una nave spaziale, una merkabà, piena di itineranti. Abbiamo ascoltato gli itineranti dell’Asia, poi quelli dell’Africa e dell’America. Abbiamo visto il frutto enorme delle convivenze con i Vescovi che Dio ci sta facendo fare. Alla fine dello scorso anno abbiamo fatto alla Domus un incontro di Vescovi dell’Asia e uno con i Vescovi dell’Africa, adesso, per dopo Pasqua, stiamo preparando un incontro di Vescovi della Francia. Ora dobbiamo andare a Washington per preparare un incontro che sarà molto importante con i Vescovi degli Stati Uniti e del Canada, a cui speriamo che possano venire anche i Vescovi della Germania. Stiamo vedendo i frutti di queste convivenze: in Africa sta cambiando tutto perché molti Vescovi sono stati toccati dal kerygma, dalla scrutatio, da quello che è il Cammino. Abbiamo potuto celebrare l’eucarestia nel Cenacolo e lì si sente una presenza speciale dello Spirito Santo e si esce trasformati. Siamo sorpresi di quello che sta succedendo in India, per esempio: alla convivenza del 2006 sono

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venuti più di 70 Vescovi e 15 arcivescovi. Siccome molti non erano mai stati in Israele, gli abbiamo offerto l’occasione, e sono venuti 70 Vescovi dall’India. Abbiamo sentito, per es., nei circuli minores, con un questionario, cosa pensavano del Cammino. Gli itineranti mi hanno detto che c’erano diverse critiche: che siamo una chiesa parallela, che facciamo la liturgia per conto nostro e altro, spesso proprio perché non conoscono il Cammino. Ci ha colpito molto vedere come sono andati cambiando durante la convivenza. Alla fine li abbiamo invitati a dire una parola: avreste dovuto sentire quello che hanno detto! Dio ci ha anche mandato un angelo, il card. Toppo, arcivescovo di Ranchi, che non conosceva il Cammino. Ci ha detto di aver ricevuto diverse lettere di accusa al Cammino e si è sentito in obbligo, di venire alla convivenza per conoscerlo e poter rispondere a quelle lettere, dato che era presidente della Conferenza episcopale indiana. Quando ha ascoltato la Parola, la predicazione del kerygma, qualcosa lo ha colpito personalmente e ha detto a tutti i Vescovi: “Voi pensate che Kiko e Carmen sono due laici mezzo pazzi? No, no! Qui è presente Cristo risorto e tutti noi dobbiamo metterci dietro a Cristo. Vi dico una cosa: la pastorale dell’India passa per questa convivenza: c’è un prima e un dopo di questa convivenza”. E’ stato profetico. Tornato in diocesi deve aver pensato così: ”Perché questo sia efficace in India bisogna che quello che io ho ricevuto qua lo ricevano i parroci”. Ed ha voluto fare una convivenza con 7 Vescovi, dove ognuno ha portato una quarantina di Parroci delle diverse diocesi. Una convivenza di 5 giorni, con il kerygma, la chiamata a conversione, le confessioni, due ore di scrutatio, l’eucarestia, la storia del Cammino. Questo per una zona dell’India, poi in un’altra zona: le cose stanno cambiando e tutto è frutto di quella convivenza con i Vescovi alla Domus. Anche dall’Africa sono venuti molti Vescovi, sono venute conferenze episcopali intere. Hanno detto i fratelli delle equipes dell’Africa che qualcosa sta cambiando, abbiamo tante richieste del Cammino. Noi abbiamo puntato soprattutto su una nuova antropologia, su un nuovo concetto dell’uomo. Nell’ultima convivenza di itineranti abbiamo mandato tutti un giorno ad annunziare il kerygma per le strade e sono ritornati tutti con il brillio del kerygma negli occhi. Tanti hanno visto che l’Italia non è come la Spagna, ancora ti accolgono, la gente ti ascolta. La gente è accogliente in quelle zone delle Marche dove abbiamo mandato 700 itineranti. In questa convivenza abbiamo domandato agli itineranti quante famiglie in missione, quante missiones ad gentes servono e hanno richiesto altre 150 famiglie. Perciò avremo una convivenza a maggio con tutte le famiglie che si sono alzate, anche negli scorsi anni, e invieremo 150 famiglie, oltre alle 700 che già sono in missione. Un’altra cosa sorprendente è stato l’incontro con le Communitates in missionem. Il Papa ha inviato le prime 15 comunità, dopo che noi abbiamo scelto le parrocchie e le comunità, e ieri abbiamo fatto la prima verifica. Dopo un anno che hanno lasciato le loro parrocchie e sono andate in missione che è successo? Noi non sapevamo. E’ venuto Mons. Moretti a sentire e siamo stati contentissimi.

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3 comunità dei Martiri Canadesi sono in missione; 4 comunità di questa parrocchia (S. Francesca Cabrini) sono in missione. 1comunità della Natività. Poi di S. Maria Goretti, di S. Leonardo Murialdo, di Tor Sapienza, ecc. Ci troviamo ancora in una fase ad experimentum, pensate che a Roma ci sono 70 comunità che hanno terminato il percorso neocatecumenale e sono disposte a partire per aiutare le periferie. Stare in missione è una cosa importantissima perché, come dice S. Paolo, Cristo è venuto perché l’uomo non viva più per se stesso (cf 2 Cor 5,14ss). Per questo le famiglie in missione, anche se soffrono al principio, hanno una dimensione spirituale e psicologica profonda del loro stare nel mondo: sono in missione. Non vivono per se stessi. Anche la comunità è in missione. Questo è molto importante perché la tentazione è sempre quella di installarsi, di fermarsi e corrompersi. Stando in missione non è possibile, non stai facendo la tua volontà, la tua vita. Dio ti ha inviato in missione, come il Figlio di Dio è stato inviato alla terra in missione e non è stato accolto. E’ nato in una grotta, e dopo è stato perseguitato, la famiglia è emigrata in Egitto. Abbiamo tante comunità a Madrid e in altre parti che stanno aspettando di essere inviate in missione. Io ho detto: “Aspettate un momento, che cominci prima Roma”. Per questo l’incontro di ieri è stato molto importante, i parroci sono stati molto contenti di queste comunità. Le comunità dicono che sono state rafforzate, partecipano molto di più anche se è molto scomodo. C’è un parroco che non è del Cammino che ha chiesto una comunità ed è entusiasta, sorpreso della disponibilità dei fratelli. Ieri abbiamo visto, per es., l’amore della comunità in missione per il parroco. Si vedeva che non c’era nessun clericalismo, ma una comunione enorme tra queste comunità e le parrocchie che le accoglievano. Sono stati accolti bene nelle parrocchie, hanno capito che questi fratelli sono per i lontani, vanno a dare una testimonianza perché il mondo ha bisogno che noi gli testimoniamo che Cristo è buonissimo con noi, che la nostra vita è cambiata. Non è lo stesso vivere la vita con Cristo e senza Cristo; Cristo ha vinto la morte e ci dona il suo Spirito di amore che si unisce al nostro spirito come in un matrimonio. Un matrimonio spirituale profondo, si fa un solo spirito. Abbiamo poi da darvi la notizia che con le prime quattro comunità d’Italia pensiamo di fare un viaggio in Israele per fare il matrimonio spirituale. E’ una notizia per tutti. Abbiamo visitato le prime comunità e gli abbiamo annunziato la bella notizia che andremo nel periodo pasquale in Israele e se Dio vuole faremo nel Cenacolo un rito di matrimonio spirituale del Signore con la comunità. Anche un matrimonio personale di ciascuno col Signore, per una più profonda intimità con Cristo. Anche l’eucarestia ha un carattere sponsale perché noi mangiamo il corpo di Cristo e beviamo il sangue di Cristo, una cosa meravigliosa. Bene. Facciamo ora una breve presentazione. Sempre la facciamo perché non ci sia qui una massa anonima. - Presentazioni Kiko L’anno prossimo la festa della Sacra Famiglia cade il giorno dopo Natale, perché il Natale cade di sabato e la domenica seguente il Natale è la festa della -6-


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Sacra Famiglia, sarà perciò difficile fare di nuovo un incontro delle famiglie. Il Card. Rouco ha detto: ”Come che non è possibile? Lo trasferiamo alla domenica seguente!” Non bisogna mollare la battaglia a favore della famiglia cristiana. Ogni anno il Signore è più sorprendente con noi, di fronte a quello che sta succedendo nel mondo intero. E Dio ci sta suscitando per una missione, communitates in missionem. Ieri dicevo ai fratelli che Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la stoltezza del kerygma. Ma per ascoltare il kerygma c’è bisogno di aprire l’orecchio sennò la gente non ti ascolta, c’è bisogno di segni e prodigi, sono i miracoli che aprono l’orecchio alla gente per ascoltare il kerygma. Gli Atti degli Apostoli riportano tre miracoli di seguito che fa S. Pietro: il primo è quello delle lingue, poi guarisce un paralitico e resuscita una ragazza. Ci sono tre kerygma, tutti preceduti da un miracolo che lascia la gente stupita. Il miracolo delle lingue riguarda 15 nazioni: Parti, Medi, Elamiti, Giudei di Roma, di Etiopia, ecc., per mostrare la potenza di questo segno. Da tante nazioni diverse, con lingue assolutamente diverse, tutti ascoltavano nella propria lingua. Sentivano Pietro in etiope e accanto c’era un romano che lo sentiva in latino, immaginate che cosa grande! E’ un miracolo impressionante: la stessa persona, la stessa voce la sentono nella propria lingua. Ciascuno sentiva il kerygma nella propria lingua, uno accanto all’altro. S. Pietro annunzia la resurrezione di Cristo e la discesa dello Spirito. S. Pietro inizia facendo riferimento al patriarca Davide, lo pone come un esempio. Una cosa bellissima nella Scrittura è che ogni volta che si annunzia il kerygma c’è un risultato. Vediamo. - Lettura Atti 2, 29 – 45 Chiama Cristo Kyrios, che è il nome che Israele ha dato a Dio sul Monte Sinai. Tutto questo kerygma sta nel contesto di un miracolo. Immediatamente dopo questo kerygma appare la comunità cristiana : “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (At 2,42ss.), questo tripode. Erano tutti uniti e avevano tutto in comune. Ecco, il miracolo fisico provoca un altro miracolo, il miracolo morale: la comunità cristiana. Immediatamente dopo c’è la guarigione di un paralitico con il secondo kerygma: - Lettura: At. 3, 1-26; 4,32-35 Kiko: Con questo voglio dire che forse ora capite perché la Madonna ci ha ispirato di fare comunità come la Sacra Famiglia di Nazareth. La comunità cristiana deve presentare al mondo un miracolo, il miracolo morale, perché Cristo ha detto: “Amatevi come Io ho amato voi. In questo amore il mondo conoscerà che siete miei discepoli” (cf Gv 13,34-35). Fratelli, tutti noi abbiamo un concetto di giustizia e quasi tutte le coppie si separano in nome della giustizia: la moglie considera il marito ingiusto perché -7-


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l’ha tradita con quella ragazza. La giustizia, la giustizia! Ma noi siamo diventati giustizia di Dio, avendo Cristo dato la vita per noi malvagi (cf 2 Cor 5,21). Noi non sappiamo amare l’altro quando l’altro non è giusto, quando l’altro è peccatore, quando non ci vuole bene, quando vediamo che è un ipocrita con noi. C’è qualcosa in noi per cui umanamente non sopportiamo l’ingiustizia, vogliamo giustizia, non sopportiamo il male in nessun modo. Gesù ci dice: “Amatevi come io ho amato voi”, l’amore al nemico, all’ingiusto con te. Come si può amare un ingiusto? Io non posso farmi ingiustizia, ma Cristo si è fatto ingiustizia, si è fatto peccato per noi (cf 2 Cor 5,21). Vi abbiamo annunziato la catechesi del Servo di Jahwè. E qui c’è un punto importante. Noi non siamo un itinerario per radunare in parrocchia gente buonina, borghese, o qualcosa del genere. Il mondo sta in un travaglio molto serio, stanno distruggendo le famiglie. Proprio ieri un giornale spagnolo diceva che 96.000 bambini della Spagna solo nell’ultimo anno vivono la sofferenza della separazione dei loro genitori, pagano le conseguenze della separazione delle coppie. Quanti bambini hanno visto i genitori litigare, con la paura che si separino, o hanno visto un altro uomo in casa con la mamma! Una bambina di 11 anni, qualche tempo fa, ha visto che la madre ha cacciato via il padre e si è impiccata, non ha sopportato un altro uomo al posto del padre. Quanta sofferenza dappertutto! Dobbiamo essere coscienti, non possiamo essere dei borghesi sciocchi, anche se siamo vecchi, anche se tutto costa fatica. La comunità cristiana: Amatevi! Questo è il primo segno che prepara la gente all’ascolto del kerygma, perché la gente vede che in voi c’è una relazione nuova che loro non hanno, avete una capacità nuova di amare l’altro anche se è peccatore, anche se è ingiusto con voi. Avete una capacità di perdono, di comunione che loro non hanno: hanno un problema nel matrimonio e si sentono distrutti. “Perché voi non vi sentite distrutti? Perché sei fedeli alla moglie quando delle ragazze ti si offrono gratis? Come fai tu? Perché io passo la vita in un altro modo”, ti può dire un pagano che ti sta attorno, perché poco a poco si va dissolvendo nella società la religiosità della gente. Ecco, questo amore è il primo segno. Il secondo segno è: “Siate perfettamente uno e il mondo crederà che tu mi hai mandato” (cf Gv 17,21): si dà in noi il mistero della Santa Trinità, che è una comunione di persone. Il Cardinal Vallini ha detto: “Dio è famiglia, Dio è Padre, Cristo è Figlio”, ma c’è una comunione di persone, tre Persone distinte in un unico Dio vero. Noi siamo tutte persone diverse, ma Dio ci dà il suo Spirito che fa di noi una sola cosa, un solo spirito. Siete stati a Madrid e avete trovato lo stesso spirito nei fratelli che vi hanno accolto nelle case. Un solo spirito, lo Spirito Santo. E’ una speranza per la Chiesa, un’alba vera, per la nuova evangelizzazione: stiamo appena cominciando, e voi siete le prime comunità che partono in missione. Dietro ne verranno a migliaia. Anche queste comunità che faranno adesso il “matrimonio spirituale” sono le prime: aprite una strada, verranno dietro a voi a migliaia. Non vi preoccupate se siete vecchi, se sono tanti anni che avete finito il Neocatecumenato. Molti di voi hanno iniziato da più di 40 anni. L’importante è che l’amore a Cristo cresca in noi in una forma così grande da essere una sola cosa in Cristo. Anche diversi Padri della Chiesa dicono che -8-


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l’Eucarestia ha un senso sponsale, il Battesimo ha un senso sponsale, perché il matrimonio fa presente un mistero, il mistero dell’amore di Dio. S. Paolo parla di due misteri: il primo è il mistero nascosto nei secoli, cioè che Dio ha chiamato i gentili a partecipare alla stessa eredità di Israele (cf Ef 3,813). E il secondo mistero è il matrimonio: “Grande sacramento è questo, lo dico in riferimento a Cristo e alla sua Chiesa” (Ef 5,32). In questo senso è veramente meraviglioso. Per questo non andiamo con queste comunità in Israele a fare una vacanza o a passarcela bene, no no! Andiamo per qualcosa di molto profondo, andiamo a fare un matrimonio con Gesù Cristo, prima personalmente, perché il Battesimo ha un carattere sponsale, come pure l’Eucarestia, ogni comunione; ma ora nel Cammino Cristo lo vuole significare con voi anche come comunità, farvi comprendere che vuole “sposare” te e la comunità in un matrimonio nuovo, in modo che possiate comprendere la comunità come un corpo, ciò che significa avere un corpo, un corpo con delle membra concrete. La comunità cristiana non è uno scherzo, non è un club, non sono amici, è una realtà vera: la tua comunità, il Corpo di Cristo. Per questo la Madonna ci ha ispirato di fare comunità come la Santa Famiglia di Nazareth che vivano in umiltà, semplicità e lode e l’altro è Cristo. L’altro è Cristo, l’altro della comunità. Questo in funzione pure della missione. Non possiamo annunziare il kerygma se non si danno i segni che chiamano alla fede il mondo contemporaneo, se non si fa presente il miracolo morale. Il miracolo fisico, diciamo così, è limitato, perché può giungere a poca gente, pochi lo vedono. Non così il miracolo morale della comunità cristiana: queste communitates in missionem sono lì, non sono solo comunità di servizio, di aiuto a un parroco, come un gruppo di sacrestani o qualcosa del genere, anche se i fratelli si offrono al parroco per pulire la chiesa o quello che sia! Sono lì in missione! Noi stessi siamo sorpresi nel Cammino, perché siamo spettatori di come sia Dio a precederci. Ieri sono andato ad ascoltare queste comunità in missione a Roma, per vedere cosa sta facendo Dio con loro. Immaginate che dopo un anno arriviamo e un responsabile dice: “Fratelli, non viene più nessuno. Siamo 4 gatti, abitiamo lontanissimo, ogni volta dobbiamo fare 50 chilometri, non abbiamo neppure una sala per riunirci in quella parrocchia”. Invece, no, nessuno ha detto questo! Infatti, se Dio vi manda in missione, vi dà anche una grazia particolare. Paolo VI, quando ha rivolto la prima parola al Cammino nel 1974, ci ha detto: “Ecco un frutto del Concilio! Voi fate dell’apostolato solo perché siete quello che siete”. Paolo VI ci disse questo che ci sorprese: “Essendo quello che siete già fate apostolato”. Essendo una comunità cristiana che si raduna nel nome del Signore per ascoltare la Parola, per la “fratio panis” e per la preghiera – come dicono gli Atti degli Apostoli (cf 2,42ss) –, già state facendo apostolato. Avrete certamente visto attorno a voi e in molti films come si relazionano i pagani: si criticano, si odiano, si desiderano, fornicano, parlano male gli uni degli altri, c’è il pettegolezzo costante! Noi che con il Battesimo siamo stati resi partecipi del Regno di Dio, già presente in mistero qui sulla terra, siamo stati strappati da una generazione perversa e adultera e costituiti Popolo di Dio.

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In questo senso, fratelli, io oggi vorrei fare una cosa nuova. Nel tripode su cui si basa la vita del Cammino, Parola, Liturgia, Comunità, è molto importante l’Eucarestia. Voi vi radunate a celebrare la Parola di Dio, vi radunate a celebrare l’Eucarestia. L’altro giorno, leggendo il Catechismo della Chiesa Cattolica sull’Eucarestia, ho pensato di leggervi alcune cose. Ho invitato anche i fratelli che si preparano a questo matrimonio spirituale ad andare a messa quotidianamente, se possibile, ad andare a visitare il Santissimo Sacramento, per avere una comunione più profonda. Preparatevi a questo fidanzamento con Cristo, lo dico a queste comunità ma anche a tutti gli altri. So che molti fratelli del Cammino vanno a messa tutti i giorni, ed è una cosa bellissima, per avere un incontro più personale, più profondo con Gesù Cristo. E la domenica in comunità, è la festa della Chiesa che canta la vittoria di Cristo sulla morte, come in ogni Eucarestia. Ma guardate cosa dice il Catechismo sull’Eucarestia, sul sacrificio di Cristo nell’Eucarestia. Mi sembra importante leggere il Catechismo, perché è stato un grande evento per la Chiesa. Quando la Congregazione per la Dottrina della Fede ha esaminato i nostri scritti, ci ha invitato a mettere delle citazioni del Catechismo, i passi che corrispondono a quello che stiamo predicando (abbiamo citato oltre due mila passi), affinché si vedesse non solamente la consonanza con la nostra teologia, ma soprattutto perché si studiasse e ci preparassimo: dobbiamo essere preparati come catechisti, come educatori della fede, come apostoli. Dobbiamo usare il Catechismo, leggerlo, conoscerlo: sul peccato originale, sui Novissimi, sull’inferno, ecc. Conoscere cosa dice il Catechismo degli angeli, cosa dice del purgatorio, della presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche... E’ molto importante. Sono contento che le coppie che stanno portando avanti il post Cresima usano il Catechismo della Chiesa Cattolica. Guardate cosa dice sull’Eucarestia. E questo che vi leggo lo ripeterete a tutti i fratelli in questo annuncio di Quaresima: Il Memoriale del Sacrificio di Cristo e del suo Corpo, la Chiesa 1362 L'Eucaristia è il memoriale della Pasqua di Cristo, l'attualizzazione e l'offerta sacramentale del suo unico sacrificio, nella Liturgia della Chiesa, che è il suo Corpo. In tutte le preghiere eucaristiche, dopo le parole della istituzione, troviamo una preghiera chiamata anamnesi o memoriale. 1363 Secondo la Sacra Scrittura, il memoriale non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini (Cf Es 13,3). La celebrazione liturgica di questi eventi, li rende in certo modo presenti e attuali. Proprio così Israele intende la sua liberazione dall'Egitto: ogni volta che viene celebrata la Pasqua, gli avvenimenti dell'Esodo sono resi presenti alla memoria dei credenti affinché conformino ad essi la propria vita. 1364 Nel Nuovo Testamento il memoriale riceve un significato nuovo. Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, fa memoria della Pasqua di Cristo, e questa diviene presente: il sacrificio che Cristo ha offerto una volta per tutte sulla croce rimane

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sempre attuale: (Cf Eb 7,25-27) “Ogni volta che il sacrificio della croce, "col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato", viene celebrato sull'altare, si effettua l'opera della nostra redenzione” (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 3). 1365 In quanto memoriale della Pasqua di Cristo, l'Eucaristia è anche un sacrificio. Il carattere sacrificale dell'Eucaristia si manifesta nelle parole stesse dell'istituzione: “Questo è il mio Corpo che è dato per voi” e “Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi” (Lc 22,19-20). Nell'Eucaristia Cristo dona lo stesso corpo che ha consegnato per noi sulla croce, lo stesso sangue che egli ha “versato per molti, in remissione dei peccati” (Mt 26,28). 1366 L'Eucaristia è dunque un sacrificio perché ripresenta (rende presente) il sacrificio della croce, perché ne è il memoriale e perché ne applica il frutto: [Cristo] Dio e Signore nostro, anche se si sarebbe immolato a Dio Padre una sola volta morendo sull'altare della croce per compiere una redenzione eterna, poiché, tuttavia, il suo sacerdozio non doveva estinguersi con la morte (Eb 7,24.27), nell'ultima Cena, la notte in cui fu tradito (1Cor 11,23), [volle] lasciare alla Chiesa, sua amata Sposa, un sacrificio visibile (come esige l'umana natura), con cui venisse significato quello cruento che avrebbe offerto una volta per tutte sulla croce, prolungandone la memoria fino alla fine del mondo (1Cor 11,23), e applicando la sua efficacia salvifica alla remissione dei nostri peccati quotidiani (Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1740).

1367 Il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell'Eucaristia sono un unico sacrificio: “Si tratta infatti di una sola e identica vittima e lo stesso Gesù la offre ora per il ministero dei sacerdoti, egli che un giorno offrì se stesso sulla croce: diverso è solo il modo di offrirsi”. “E poiché in questo divino sacrificio, che si compie nella Messa, è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che "si offrì una sola volta in modo cruento" sull'altare della croce questo sacrificio è veramente propiziatorio” (Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1740). 1368 L'Eucaristia è anche il sacrificio della Chiesa. La Chiesa, che è il Corpo di Cristo, partecipa all'offerta del suo Capo. Con lui, essa stessa viene offerta tutta intera. Essa si unisce alla sua intercessione presso il Padre a favore di tutti gli uomini. Nell'Eucaristia il sacrificio di Cristo diviene pure il sacrificio delle membra del suo Corpo. La vita dei fedeli, la loro lode, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro, sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta totale, e in questo modo acquistano un valore nuovo. Il sacrificio di Cristo riattualizzato sull'altare offre a tutte le generazioni di cristiani la possibilità di essere uniti alla sua offerta. Nelle catacombe la Chiesa è spesso raffigurata come una donna in preghiera, con le braccia spalancate, in atteggiamento di orante. Come Cristo ha steso le braccia sulla croce, così per mezzo di lui, con lui e in lui essa si offre e intercede per tutti gli uomini.

1369 Tutta la Chiesa è unita all'offerta e all'intercessione di Cristo. Investito del ministero di Pietro nella Chiesa, il Papa è unito a ogni celebrazione dell'Eucaristia nella quale viene nominato come segno e servo dell'unità della

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Chiesa universale. Il vescovo del luogo è sempre responsabile dell'Eucaristia, anche quando viene presieduta da un presbitero; in essa è pronunziato il suo nome per significare che egli presiede la Chiesa particolare, in mezzo al suo presbiterio e con l'assistenza dei diaconi . La comunità a sua volta intercede per tutti i ministri che, per lei e con lei, offrono il sacrificio eucaristico. Si ritenga valida solo quell'Eucaristia che viene celebrata dal vescovo, o da chi è stato da lui autorizzato (Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Smyrnaeos, 8, 1). E' attraverso il ministero dei presbiteri che il sacrificio spirituale dei fedeli viene reso perfetto perché viene unito al sacrificio di Cristo, unico Mediatore; questo sacrificio, infatti, per mano dei presbiteri e in nome di tutta la Chiesa, viene offerto nell'Eucaristia in modo incruento e sacramentale, fino al giorno della venuta del Signore (Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 2).

1370 All'offerta di Cristo si uniscono non soltanto i membri che sono ancora sulla terra, ma anche quelli che si trovano già nella gloria del cielo. La Chiesa offre infatti il sacrificio eucaristico in comunione con la Santissima Vergine Maria, facendo memoria di lei, come pure di tutti i santi e di tutte le sante. Nell'Eucaristia la Chiesa, con Maria, è come ai piedi della croce, unita all'offerta e all'intercessione di Cristo. 1371 Il sacrificio eucaristico è offerto anche per i fedeli defunti “che sono morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati”, (Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1743) affinché possano entrare nella luce e nella pace di Cristo: Seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all'altare del Signore (Santa Monica, prima di morire, a Sant'Agostino e a suo fratello, cf Sant'Agostino, Confessiones, 9, 11, 27). Poi [nell'anafora] preghiamo anche per i santi padri e vescovi e in generale per tutti quelli che si sono addormentati prima di noi, convinti che questo sia un grande vantaggio per le anime, per le quali viene offerta la supplica, mentre qui è presente la vittima santa e tremenda. . . Presentando a Dio le preghiere per i defunti, anche se peccatori, . . . presentiamo il Cristo immolato per i nostri peccati, cercando di rendere clemente per loro e per noi il Dio amico degli uomini (San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses mistagogicae, 5, 9. 10: PG 33, 1116B-1117°).

1372 Sant'Agostino ha mirabilmente riassunto questa dottrina che ci sollecita ad una partecipazione sempre più piena al sacrificio del nostro Redentore che celebriamo nell'Eucaristia: Tutta quanta la città redenta, cioè l'assemblea e la società dei santi, offre un sacrificio universale a Dio per opera di quel Sommo Sacerdote che nella passione ha offerto anche se stesso per noi, assumendo la forma di servo, e costituendoci come corpo di un Capo tanto importante. . . Questo è il sacrificio dei cristiani: “Pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo” (Rm 12,5); e la Chiesa lo rinnova continuamente nel sacramento dell'altare, noto ai fedeli, dove si vede che in ciò che offre, offre anche se stessa (Sant'Agostino, De civitate Dei, 10, 6).

La presenza di Cristo operata dalla potenza della sua Parola e dello Spirito Santo

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1373 “Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi” (Rm 8,34), è presente in molti modi alla sua Chiesa (Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48): nella sua Parola, nella preghiera della Chiesa, “là dove sono due o tre riuniti” nel suo “nome” (Mt 18,20), nei poveri, nei malati, nei prigionieri [cf Mt 25,31-46 ], nei sacramenti di cui egli è l'autore, nel sacrificio della messa e nella persona del ministro. Ma “soprattutto (è presente) sotto le specie eucaristiche” (Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 7).

Kiko: E’ importante quindi anche il rispetto che noi dobbiamo avere per il Santissimo Sacramento. L’adorazione è importantissima, il Papa vuole l’adorazione nella santa Messa, il rispetto, l’amore dei cristiani alla santa Eucaristia. Tre cose distinguono i cattolici che hanno un vero spirito: l’amore al Papa, l’amore alla Vergine Maria e l’amore all’Eucarestia. 1374 Il modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è unico. Esso pone l'Eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti e ne fa “quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale tendono tutti i sacramenti” (San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 73, 3). Nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia è “contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l'anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero ” (Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1651). “Tale presenza si dice" reale" non per esclusione, quasi che le altre non siano "reali", ma per antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente” (Paolo VI, Lett. enc. “Mysterium fidei”). 1375 E' per la conversione del pane e del vino nel suo Corpo e nel suo Sangue che Cristo diviene presente in questo sacramento. I Padri della Chiesa hanno sempre espresso con fermezza la fede della Chiesa nell'efficacia della Parola di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo per operare questa conversione. San Giovanni Crisostomo, ad esempio, afferma: Non è l'uomo che fa diventare le cose offerte Corpo e Sangue di Cristo, ma è Cristo stesso, che è stato crocifisso per noi. Il sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la loro virtù e la grazia sono di Dio. Questo è il mio Corpo, dice. Questa Parola trasforma le cose offerte (San Giovanni Crisostomo, De proditione Judae, 1, 6: PG 49, 380C).

E sant'Ambrogio, parlando della conversione eucaristica dice: Non si tratta dell'elemento formato da natura, ma della sostanza prodotta dalla formula della consacrazione, ed è maggiore l'efficacia della consacrazione di quella della natura, perché, per l'effetto della consacrazione, la stessa natura viene trasformata... La Parola di Cristo, che potè creare dal nulla ciò che non esisteva, non può trasformare in una sostanza diversa ciò che esiste? Non è minore impresa dare una nuova natura alle cose che trasformarla (Sant'Ambrogio, De mysteriis, 9, 50. 52: PL 16, 405-406).

1376 Il Concilio di Trento riassume la fede cattolica dichiarando: “Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e questo santo Concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo - 13 -


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del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione ” (Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1642). 1377 La presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie eucaristiche. Cristo è tutto e integro presente in ciascuna specie e in ciascuna sua parte; perciò la frazione del pane non divide Cristo (cf Ibid., 1641).

Kiko: Sono molto contento di leggere queste cose. Prestate attenzione, anche perché stiamo portando molti giovani alla Scrutatio, durante la quale facciamo un tempo di adorazione davanti al Santissimo Sacramento, dopo il canto solenne dei Vespri. Dobbiamo portarli alla fede cattolica vera, all’amore a Cristo. Amare Cristo è l’unica verità, dicono i Padri, il resto è tutto vanità. Come posso, io catechista, far sì che vi innamoriate di Cristo? Amare Cristo, che ha lasciato la sua Presenza nelle specie eucaristiche. Quante visite fate al Santissimo? Amate l’Eucarestia, amate la Madonna, amate il Papa! Allora sarete cattolici. Dio ci ha voluto far iniziare il Cammino in Italia nella parrocchia dei Sacramentini. Il P. Eymard, loro fondatore, diceva: “Avete l’Eucarestia, avete tutto”. 1378 Il culto dell'Eucaristia. Nella Liturgia della Messa esprimiamo la nostra fede nella presenza reale di Cristo sotto le specie del pane e del vino, tra l'altro con la genuflessione, o con un profondo inchino in segno di adorazione verso il Signore. “La Chiesa cattolica professa questo culto latreutico al sacramento eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei fedeli cristiani, portandole in processione con gaudio della folla cristiana” (Paolo VI, Lett. enc. “Mysterium fidei”). 1379 La santa riserva (tabernacolo) era inizialmente destinata a custodire in modo degno l'Eucaristia perché potesse essere portata agli infermi e agli assenti, al di fuori della Messa. Approfondendo la fede nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, la Chiesa ha preso coscienza del significato dell'adorazione silenziosa del Signore presente sotto le specie eucaristiche...

Kiko: Quando ho conosciuto la spiritualità di Charles De Foucauld mi ha impressionato molto una cosa: passava ore e ore, solo, nel deserto, in adorazione di una piccola ostia. E aveva il desiderio che quella Presenza eucaristica di Cristo fosse presente sul monte delle Beatitudini in Israele. …Perciò il tabernacolo deve essere situato in un luogo particolarmente degno della chiesa, e deve essere costruito in modo da evidenziare e manifestare la verità della presenza reale di Cristo nel santo sacramento. 1380 E' oltremodo conveniente che Cristo abbia voluto rimanere presente alla sua Chiesa in questa forma davvero unica. Poiché stava per lasciare i suoi sotto il suo aspetto visibile, ha voluto donarci la sua presenza sacramentale; poiché stava per offrirsi sulla croce per la nostra salvezza, ha voluto che noi avessimo il - 14 -


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memoriale dell'amore con il quale ci ha amati “sino alla fine” (Gv 13,1), fino al dono della propria vita. Nella sua presenza eucaristica, infatti, egli rimane misteriosamente in mezzo a noi come colui che ci ha amati e che ha dato se stesso per noi (cf Gal 2,20 ), e vi rimane sotto i segni che esprimono e comunicano questo amore: La Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo sacramento dell'amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incontrarlo nell'adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo. Non cessi mai la nostra adorazione (Giovanni Paolo II, Lett. Dominicae cenae, 3).

1381 “Che in questo sacramento sia presente il vero Corpo e il vero Sangue di Cristo "non si può apprendere coi sensi, dice san Tommaso, ma con la sola fede, la quale si appoggia all'autorità di Dio". Per questo, commentando il passo di san Luca 22, 19: "Questo è il mio Corpo che viene dato per voi", san Cirillo dice: Non mettere in dubbio se questo sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore: perché essendo egli la verità, non mentisce” (Paolo VI, Lett. enc. “Mysterium fidei”, che cita San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 75, 1; cf San Cirillo d'Alessandria, Commentarius in Lucam, 22, 19: PG 72, 921B). « Adoro te devote, latens Deitas... Ti adoro con devozione, o Dio che ti nascondi, che sotto queste figure veramente ti celi: a te il mio cuore si sottomette interamente, poiché, nel contemplarti, viene meno. La vista, il tatto e il gusto si ingannano a tuo riguardo, soltanto alla parola si crede con sicurezza. Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio: nulla è più vero della sua parola di verità ».

Kiko: Questo è un inno che si vuole scritto da S. Tommaso d’Aquino in occasione del’introduzione della festa del Corpus Domini (nel 1264). Bene, dopo il Catechismo segue parlando “Banchetto pasquale”. Nelle nostre catechesi abbiamo già parlato di questo, sottolineato nella Pasqua soprattutto l’aspetto di passaggio, di Dio che passa e trascina noi con Sé. Potremo forse tornare a parlare di questo aspetto nell’annuncio di Pasqua. Vi è piaciuto? E’ importante un po’ di catechesi. La Chiesa ci ha dato personalità giuridica pubblica ed è molto importante la formazione dei catechisti. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica abbiamo una base solida e sicura. Noi abbiamo dovuto cominciare una iniziazione cristiana con molta gente lontana dalla Chiesa, gente che non sopportava nessun devozionismo e siamo stati molto attenti, perché venivano con delle storpiature sul Vaticano, sul Papa, sulla parrocchia. Pedagogicamente, perciò, abbiamo dovuto attendere un po’ di tempo per potervi dare il Rosario, per portarvi dal Papa, o per farvi fare l’adorazione eucaristica, ossia era necessaria una maturazione, una crescita in voi. Se lo avessimo fatto prima, forse alcuni ci avrebbero detto: “Ah, questi vogliono fare di noi dei bigotti” e se ne sarebbero - 15 -


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andati via. Ma non siamo mai stati contrari a queste devozioni. Anzi! C’è una devozione sana e meravigliosa. Tutto quello che ho detto e letto dal Catechismo lo sappiamo già, e lo mettiamo in pratica; ma non è male ricordarlo, soprattutto per le comunità più giovani: l’amore all’Eucarestia, il rispetto alla santa Eucaristia. Adesso una breve parola sulla Quaresima. Mettetevi in piedi e cantiamo lo “Shemà, Israel”. Nell’annuncio della Pasqua noi cantiamo un brano del Preconio, nell’annunzio di Quaresima normalmente facciamo presente il monte Sinai perché la Chiesa ci ricorda il tempo dell’Esodo, il tempo del deserto. Ho spiegato ai fratelli con i quali faremo questo matrimonio spirituale, che Adamo non trovava un aiuto simile a lui, non trovava un aiuto, era solo per la missione che Dio gli affidava di essere giardiniere dell’Eden. Non trovava un aiuto, allora Dio prese una costola e plasmò, formò, architettò una donna. Plasmò, come un artista, la donna, e fece una donna bellissima: è proverbiale in tutta la tradizione rabbinica la bellezza di Eva. Adamo rimase estasiato: “Ecco, questa si è carne della mia carne, ossa delle mie ossa. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e formeranno una carne sola” (cf Gen 2,23). Dicono i rabbini che Dio fece da paraninfo, cioè colui che porta la fidanzata allo sposo, per questo nell’ebraismo si dice che la prima opera di misericordia è fare quello che ha fatto Dio: aiutare i giovani a sposarsi, donare una sposa ai giovani. Questo stesso farà Mosè: prenderà il popolo dalla schiavitù d’Egitto e lo porterà al monte Sinai. E dicono i rabbini che Dio appare sul monte Sinai come lo Sposo e chiama Israele, suo popolo, la sua sposa, e lo invita alle nozze. Nelle nozze il prete chiede alla sposa: “Vuoi tu accogliere questo sposo…?”, e lei risponde: “Sì”, un fiat, e lo stesso chiede allo sposo. Tutta la tradizione rabbinica parla di questo “fiat” che dice il popolo in questo contratto nuziale, scritto e firmato dai testimoni, che sono le Dieci Parole. E quando parlano della bellezza, i rabbini dicono che Dio fa un miracolo grandioso, perché il popolo veniva dalla schiavitù ed era pieno di ciechi, di zoppi, perché l’idolatria distrugge l’uomo. Il mondo è pieno di gente cieca che non vede l’amore di Dio nella sua storia, sordi perché non sanno ascoltare la Parola di Dio né sanno pregare, paralitici perché non sanno camminare nelle vie del Signore, morti perché non hanno più la vita dentro, perché hanno abbandonato il Signore della Vita, lebbrosi, malati, il loro cuore è pieno di impurità, di malvagità, di invidia, di ingordigia, di falsità, di mormorazione, tutto ciò di cui parla S. Paolo nella lettera ai Romani quando descrive i pagani (cf Rm 1,18ss). E dicono che Dio fece un miracolo: com’era possibile, infatti, che un popolo di malati potesse ricevere la Torah che è perfetta? E i rabbini dicono che si va ad attuare lì qualcosa di impressionante: c’è la prima creazione di Adamo ed Eva, ma adesso c’è una nuova creazione. I rabbini vedono l’Esodo come una nuova creazione, in questo contratto sponsale tra Dio e la Sposa, il suo popolo Israele. In questo contratto è molto importante la risposta, perché Dio va ad offrire la Torah a un popolo umano. Dicono i rabbini che tutto l’universo è stato creato per la Torah. Se questo popolo avesse rifiutato la Torah, il mondo si sarebbe dissolto. Ma - 16 -


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questo popolo l’ha accettata, perché ha risposto: “Noi lo faremo e lo ascolteremo” (Es 24,7). Prima dice “fare” e poi “ascoltare”. E dicono i rabbini che questo fiat del popolo è così grande, così importante – perché tra tutti i popoli della terra l’unico popolo che lo dice è il popolo eletto, il primogenito, il nostro fratello maggiore, il vero olivo –, così grande che anche se dopo lo tradisce con un idolo, con il vitello d’oro, viene perdonato perché ha detto sì alla Torah. Ma come potrà Dio dare la Torah a un popolo pieno di gente anormale, di ciechi, di zoppi, di sordi? Allora Dio fece un miracolo e fece bello il popolo. Come? Dice la Scrittura che Dio si mostrò e tutti videro. Prima dice: “Il popolo si accampò” (Es 19,2): i rabbini che studiano il significato delle parole dicono: “Ecco, dice accampò, non dice accamparono. Vuol dire che Dio ha fatto il miracolo che in quel momento siano uno. Erano divisi tra loro e Dio fece il miracolo di farli uno, perché vanno a ricevere la Torah. E dopo dice, tutti udirono, non c’erano più zoppi, non c’erano più ciechi, non c’erano più sordi”. Allora questo popolo diventa bello, bellissimo, aveva un cuore solo. Per questo dicono che quando verrà il Messia compirà questo miracolo. Quando S. Giovanni Battista si trova in prigione e sta passando una notte oscura, in una prigione orribile, umida, spaventosa, è in crisi e sta pensando forse che la sua vita è un fallimento, perché non sa se questo Messia è vero o no, manda i suoi discepoli a interrogare Gesù, lui che aveva detto di Cristo: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29), che aveva visto la colomba posarsi sul suo capo (cf Gv 1,329). Ma in questo momento si trova in prigione. Molti santi hanno sperimentato questa passione, e anche noi la passeremo, anche noi alla fine della nostra vita saremo purificati dalla vecchiaia, dalla malattia, dalla solitudine, dal cancro…, da quello che sia, perché siamo creati per il cielo. E questa non è una cosa orribile, è un modo che ha il Signore per farci piccoli e prepararci ad entrare nel cielo. Anche Cristo sta desiderando che arrivi la sua ora, dice: “Quanto desidero che venga il fuoco sulla terra, quanto desidero che arrivi la mia ora”! “Ecco che arriva la mia ora” (cf Lc 12,49; Gv 12,27-28). Gesù sta salendo a Gerusalemme, come tutti noi stiamo salendo a Gerusalemme. Bene, in questo momento Giovanni manda i discepoli da Gesù per chiedere: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” E cosa risponde Cristo? “Dite a Giovanni quello che avete visto: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i sordi odono, ai poveri si annunzia la buona notizia” (cf Lc 7,18-22). Si realizza il testo di Isaia che Gesù legge nella sinagoga di Nazareth e commenta: “Oggi si compie questo” (cf Lc 4,21). E questo è quello che noi stiamo facendo con voi. Anche con noi Dio sta architettando, costruendo una nuova Eva. Tutto il Cammino neocatecumenale è un’arte, vogliamo costruire in voi una sposa per Cristo e Cristo deve dire a voi: “Ecco, carne della mia carne, ossa delle mie ossa”, un aiuto per Cristo! Cristo ha bisogno di una sposa, di un aiuto. Prima c’era una cultura cristiana, in Italia c’era l’arte, Dante, tutto era cristiano. Ma oggi c’è un processo di secolarizzazione in tutta l’Europa che sta dissolvendo tutto. In questo momento Dio sta preparando con voi una cosa enorme, sta preparando una sposa, una comunità cristiana, un aiuto simile a Lui perché ha bisogno che questa sposa mostri al mondo con il suo - 17 -


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amore, con l’amore nella dimensione del nemico e con la perfetta unità, il mistero cristiano, che Cristo ha vinto la morte e vive in noi. Bene, fratelli, quando Dio si presenta nel monte Sinai dice: “Shemà Israel! Ascolta Israele!” e tutti ascoltarono, non c’erano più sordi. “Shemà Israel! Ascolta Israele: Io Sono l’Unico Signore. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze”. Queste parole sono oggi vive per voi, facciamo qui un memoriale, queste parole risuonano di nuovo in questa chiesa, ma sono un imperativo per te, una grande rivelazione. Il tuo Sposo ti invita ad amarlo con tutto il cuore. Ecco la Quaresima! Cosa significa amare Dio con tutto il cuore? Amarlo con tutto il corpo, senza mormorare contro Dio perché fa caldo, perché si mangia male, perché hai i reumatismi, perché hai l’ernia del disco, perché non puoi camminare, perché fa freddo, perché sei sola, perché sei solo! Come possiamo amare Dio? Perché il popolo di Israele non seppe amare Dio con tutto il cuore, mormoravano contro Dio perché faceva caldo e mangiavano male, non volevano la manna, si ricordavano della carne, delle cipolle, dei pesci dell’Egitto, della schiavitù. Per questo c’è gente che con la droga si distrugge, per passarsela bene adesso, con la fornicazione, tradendo la moglie. Sono Esaù che si gioca la primogenitura per mangiare bene. Che nessuno venda la primogenitura per un piatto di lenticchie, come dice la Lettera agli Ebrei (cf Eb 12,16)! Esaù ha disprezzato la vocazione, la chiamata alla santità e ha preferito stare bene adesso. Amare Dio con tutto il cuore. Amerai Dio con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. Il popolo non voleva amare Dio con tutta la sua intelligenza e non sopportava la precarietà, non sapere dove sta la verità, dove sta Dio. Sta nel deserto tanti anni e si domanda: “Che facciamo qui? Questo Mosè ci farà morire tutti nel deserto”. Non sopportano la precarietà, tentano Dio, vogliono uccidere Mosè, obbligano Dio a fare miracoli. E sapete il miracolo che fa Dio: non c’è acqua e Dio dice a Mosè che parli alla roccia. Interpretano alcuni rabbini che Mosè era tanto scandalizzato dal popolo che colpì la roccia con il bastone e che Dio dice a Mosè: “Perché l’hai colpita? Non ti ho detto di colpire, ti ho detto di parlarle e la roccia ti darà l’acqua. Hai colpito la roccia perché sei scandalizzato dal peccato di questo popolo? Ti sei creduto meglio di loro? Tu sei peggio di loro. Per esserti creduto migliore di loro, non entrerai nella terra”. Questo è molto importante: non dobbiamo scandalizzarci mai di nessun pagano che ci attornia, di nessun pedofilo, di nessun assassino. Attenzione a credervi qualcuno perché avete conosciuto il Cammino, perché nella Scrittura il Signore ci ha insegnato molte cose e Mosè fu castigato perché fece un peccato, disprezzò il popolo quando il popolo volle tentare Dio. Allora nella Quaresima la Chiesa ci ricorda di stare attenti. Amare Dio con tutta l’anima e con tutta l’intelligenza significa accettare che porti Lui la tua storia come vuole. Facciamo come la Vergine che quando non capiva serbava le cose nel suo cuore, conservava tutto nel suo cuore e non esigeva (cf Lc 2,51). La Madonna non ha mormorato sotto la croce, quando la sua maternità è stata esposta a dura prova, tanto è così che la sua anima è stata trapassata da una

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spada. Poteva aver detto: “Perché dobbiamo soffrire, perché?”, come invece facciamo spesso noi. Siamo tentati di esigere. L’anima, la mente: amerai Dio con tutta la tua mente. Questo è un peccato di superbia e la Chiesa ti dice: Attento, perché se abbandoni la preghiera cadrai nella superbia e sarai tutto preda del demonio. Solo la preghiera ci fa umili. Pregare è mettersi in ginocchio e riconoscere che tu non sei Dio, che Dio è un altro. E amerai Dio con tutto il tuo denaro, con tutta la tua vita, con tutte le tue forze. La Quaresima è un tempo di combattimento contro le tre tentazioni. Il combattimento nella prima tentazione è quello per amare Dio con tutto il cuore. La Chiesa ti invita a combattere con il digiuno, a fare piccoli sacrifici per amore a Cristo, piccoli fioretti in questa Quaresima. Non volete? Andrete via da qui. Dopo 40 anni facciamo qualche piccolo sacrificio, il sacrificio di alzarsi e venire alle Lodi. Molte comunità non venite alle Lodi al mattino, e ho saputo che le comunità più giovani contano quelli delle prime comunità che mancano e fanno scommesse: “Vedrai che domani non sono neanche 5, quelli della prima comunità”. Tutti vi guardano. Venite in comunità a pregare le Lodi in quaresima, è importantissimo. Fare 15 minuti di preghiera silenziosa è fondamentale, è assolutamente necessario per prepararsi alla Veglia pasquale. Contro la prima tentazione la preghiera, se no non vinciamo la tentazione delle concupiscenze della carne, della comodità, del borghesismo, di vedere la televisione, di internet. Che orrore i preti che cadono nella trappola di internet, con la pornografia! Come li potremo salvare? Finirete col lasciare di essere preti, perché non potrete continuare così. Non è possibile. La Quaresima viene a chiamare tutti al digiuno, la Chiesa ti invita a digiunare il venerdì e la Chiesa primitiva lo faceva anche il mercoledì. I venerdì di Quaresima invitiamo i fratelli a fare un pranzo a pane ed acqua in ricordo della morte di Cristo per i nostri peccati e per la nostra salvezza, a digiunare un pochino. Nella la seconda tentazione la Chiesa ci invita a lottare con l’arma della preghiera, anche venendo in parrocchia a pregare le Lodi al mattino. Almeno avrai 40 giorni in cui fai 15 minuti di preghiera silenziosa. Dice S. Teresa di Gesù: “Bastano 15 minuti di preghiera al giorno per essere santo”. Da quanto tempo non fai la preghiera silenziosa? Non voglio dire niente. Preghiera silenziosa, dicendo: “Signore Gesù, abbi pietà di me che sono un peccatore”. E dopo i soldi: date in elemosina i vostri beni. “Va’, vendi i tuoi beni e dalli ai poveri, poi vieni e seguimi” (cf Lc 18,22), sii libero, libero di te stesso. Avete così anche l’occasione di dare qualcosa perché con le convivenze dei Vescovi la Fondazione al servizio dell’evangelizzazione non ha più niente. Adesso ha bisogno anche il seminario di Roma e non abbiamo niente, perché abbiamo pagato i biglietti ai Vescovi africani per la convivenza. Abbiamo avuto anche una convivenza di 700 itineranti e abbiamo lasciato un debito negli alberghi, perché gli itineranti non riescono a pagare che un terzo della quota. Viviamo dell’elemosina che ci danno le nostre comunità. Per questo se ci potete - 19 -


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aiutare, avete un’occasione di aiutare l’evangelizzazione, aiutare il seminario Redemptoris Mater di Roma. Anche a Madrid ho chiesto alle comunità di aiutarci, perché prima eravamo in affitto ma adesso il Cardinale ci ha mandato a vivere in un convento che era delle suore francescane ed era in rovina, abbiamo dovuto cambiare le finestre e i bagni perché sia un minimo degno… un milione e mezzo di euro! Mamma mia, come sta il mondo! Non ci può aiutare la diocesi? No, la diocesi ha molti debiti. Ho chiesto ai fratelli di fare qualche mutuo, l’hanno fatto e abbiamo pagato tutti i debiti, i fratelli sono stati generosi per il seminario. Bene, fratelli, coraggio, cantiamo “Shemà, Israel”. -

Canto: “Shemà, Israel”.

Ancora 5 minuti. Come ammonizione allo Shemà vi ho già detto quello che diciamo in tutti gli annunci di Quaresima. La Chiesa invita tutta la Chiesa a digiunare, a fare elemosina e a pregare. Noi l’abbiamo fatto durante tutto il Cammino. Il primo scrutinio è basato su questo Shemà, sull’Esodo, e abbiamo spiegato a voi il triplice combattimento che abbiamo tutti. Contro la carne, la prima tentazione, amare Dio con tutto il cuore, perché si mormora nel cuore contro Dio. Amare Dio con tutto il cuore significa accettare, amare il Signore più del nostro corpo. Non mormorare nel cuore, perché si ama con il cuore. Amare il Signore. Per questo è importante la preghiera del cuore. In questo senso brevemente vorrei leggervi una cosa. Io leggo molto i padri del deserto ma leggo molto anche i russi, per esempio Teofane il Recluso che ha un libro sulla “Pratica della preghiera del cuore”, quella preghiera incessante che abbiamo insegnato a voi. Dice: Come accendere nel cuore una fiamma continua “Ora vi spiegherò come accendere nel vostro cuore un continuo focolare di calore. Ricordate come si può produrre il calore nel mondo fisico: si sfregano due pezzi di legno uno contro l’altro e prima viene il calore e poi il fuoco, oppure si espone un oggetto al sole: si scalda e se si concentrano sufficientemente i raggi del sole su una lente di ingrandimento esso finirà con l’infiammarsi. Allo stesso modo si produce il calore spirituale. La frizione necessaria è la lotta e la tensione della vita ascetica; l’esposizione ai raggi del sole è la preghiera interiore fatta a Dio. Il fuoco può essere acceso nel cuore mediante lo sforzo ascetico…

Kiko: facendo sacrifici, dormendo per terra, non mangiando, mettendoti un cilicio, facendo sforzi per lottare contro il tuo corpo. Ma molti ostacoli ci sono in questo cammino. Per questo molti Padri ci hanno trasmesso la loro esperienza, un altro mezzo più semplice e facile, ma di fatto non è senza difficoltà che si giunge al fine. Questo mezzo per raggiungere il nostro fine è la preghiera interiore che dirigiamo con tutto il cuore al Nostro Signore e Salvatore. Ecco come la si deve praticare: rimanete con il vostro intelletto e la vostra attenzione nel cuore, persuasi che il Signore è vicino e vi ascolta, e supplicatelo con fervore: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi - 20 -


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pietà di me, che sono peccatore”. Fate questo costantemente, sia che stiate in chiesa, in casa, in viaggio, al lavoro, alla mensa o a letto, in una parola, dal momento in cui aprite gli occhi fino a che li chiudiate per addormentarvi. Sarà esattamente come se teneste un oggetto sotto il sole, si tratta infatti di mantenere voi stessi davanti al volto del Signore che è il sole del mondo spirituale. All’inizio dovrete fissare un momento ben determinato, al mattino o alla sera, per consacrarlo esclusivamente a questa preghiera. Poi scoprirete che la preghiera comincia a dare il suo frutto, essa si impossesserà del vostro cuore e si radicherà profondamente in esso. Quando tutto questo è fatto con zelo, senza negligenza né omissione, il Signore guarda al suo servo con misericordia ed accende il fuoco nel suo cuore; questo fuoco dimostra con certezza che la vita spirituale si è risvegliata nel più segreto del vostro essere e che il Signore regna in voi. Il tratto distintivo di questo stato, nel quale il Regno di Dio ci è rivelato, o anche – che è la stessa cosa – nel quale la fiamma spirituale arde incessantemente nel cuore, è che l’essere tutto intero si concentra nella sua vita interiore. Tutta la coscienza si raccoglie nel cuore e rimane lì alla presenza di Dio... Questo calore costante della preghiera, [della presenza di Cristo nel tuo cuore], è la vera respirazione di questa vita, in modo che il progresso nel nostro pellegrinaggio spirituale si arresta quando si estingue questo calore interiore, così come la vita del corpo si estingue quando cessa la respirazione naturale.

Teofanie il Recluso parla della trasfigurazione dell’anima e tutto il libro è su questo, su come pregare, come fare la preghiera del cuore, come una respirazione. Anche noi vi abbiamo insegnato questo, attingendo alla Chiesa russa non solo la pittura bizantina – ho seguito Rubliev che è un russo – ma anche la tradizione della preghiera del cuore di Teofane il Recluso e del Pellegrino russo, che andava sempre ripetendo: “Signore Gesù, abbi pietà di me che sono un peccatore”. Anche nel film “L’isola”, se l’avete visto, questo monaco russo sta costantemente dicendo: “Abbi pietà di me che sono un peccatore”, o recita salmi. Stare alla presenza costante di Cristo. Allora noi, come vostri catechisti, invitiamo in maniera speciale in questa Quaresima le comunità che stanno preparandosi al fidanzamento, preparandosi al matrimonio spirituale, a venire alle Lodi, a fare almeno 15 minuti di preghiera ripetendo: “Signore Gesù, abbi pietà di me”. In altri passaggi Teofane raccomanda, se si hanno molte difficoltà, di utilizzare se si è fermi la respirazione: inspira dicendo: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio”, e mantenendo il respiro alcuni secondi, ed espira dicendo: “Abbi pietà di me, che sono un peccatore”. E devi ripeterlo, ripeterlo, fino a che va entrando nel tuo cuore. E’ un esercizio, e piano piano ti si mette nel cuore. Anche se sei in macchina o con gli amici non devi cessare di avere questa presenza di Cristo in te, dentro di te, ripetendo questa preghiera. La Quaresima è un tempo per pregare, è un tempo per pregare anche con la comunità. La comunità ti aiuta con le Lodi la mattina, l’Ufficio delle letture, il Vangelo. Siete invitati anche, se vi è possibile, ad andare a messa. Avete sentito quello che abbiamo letto dal Catechismo: nell’Eucarestia si fa presente il - 21 -


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sacrificio di Cristo per te, e l’Eucarestia perdona anche le debolezze quotidiane e ti rafforza nell’amore a Cristo e nel combattimento contro i peccati. Combattimento contro i peccati degli occhi – televisione, lussuria, ecc. –, e ti dà più forza per combattere contro la masturbazione, se sei giovane; aiuta tutti ad essere più misericordiosi, accettando di essere umiliati dalla vita, dai figli che ti rispondono male, dalla moglie che dice: “Lasciami in pace”, dal marito che ti parla con durezza. Basta un gesto per ferire una persona, un gesto. Ma noi abbiamo imparato ad offrire questo a Cristo. Vi dico un’altra cosa che ho detto alle comunità che ho visitato, ed è piaciuta a tutti: dice un padre della Chiesa che Dio ci manda delle spine per aiutarci nella conversione. Solamente il superbo, l’imbecille, lo stolto, non accetta le spine. Stai tranquillo, all’improvviso ti dicono che non so cosa succede a un tuo figlio, ti chiamano per dirti che sta in prigione, o non so cosa capita a tua figlia, o non so che altro. Non ti mancheranno delle spine che ti manda il Signore per aiutarti nella tua conversione, anche perché tra tutti gli alberi bellissimi del mondo Dio ha scelto per manifestarsi un roveto di spine. E perché la vita è così? Perché dobbiamo soffrire? Perché dobbiamo perdere i capelli, e i denti? Perché dobbiamo invecchiare, ingrassare, perché ci deformiamo? Perché, perché? Dillo, dillo! Questo è il punto. E’ in gioco la tua superbia, il tuo poter essere figlio del demonio. No, fratelli, siamo stati creati per il cielo. Anche l’ultima tappa del Cammino, dopo il matrimonio spirituale, va a rinforzare in voi la speranza, una virtù teologale. Fede, speranza e carità, virtù teologali: la carità è la più grande di tutte, l’amore a Cristo e l’amore ai fratelli. Ma anche la speranza è fondamentale, cioè guardare con gioia la nostra dipartita da questo mondo, desiderare di morire, sapere che ci attende il cielo, sapere che è certo certo certo che esiste l’altra vita perché bisogna che la nostra fede sia vigorosa. La virtù della speranza è una grande gioia. C’è gente che non ha nessuna speranza, guarda la vecchiaia con orrore e si suicida: cosa devono fare a 85 anni, soli, non riescono ad alzarsi dal letto, non possono andare al bagno, hanno terrore che se cascano non si rialzano. Che vita difficile! Meglio finirla. Tante coppie di anziani in Scandinavia si uccidono. Ma anche in Italia. Gente sola, e il governo non sa che fare per aiutare questi anziani, manda una persona, un aiuto sociale, pagato, per andare due volte a settimana da un anziano a pulire un pochino, a fare la spesa. Gente sola, senza famiglia, senza nipoti, la famiglia distrutta. Che dura è la vita! Gente sola. Il 70% della gente vive sola, sola, invecchia sola, senza amore, senza comunità. Ma voi siete stati chiamati e siete la speranza del mondo, la speranza dell’Europa. Non siete meglio di nessuno, anzi forse siete peggio. Ma in voi si manifesta l’amore che Dio ha per loro, per gli altri. Per questo in questa Quaresima, fratelli, è importantissimo prepararsi alla Veglia Pasquale, prepararsi al passaggio del Signore, prepararsi alla missione che ci affida. Questa volta abbiamo scelto noi le comunità da mandare in missione ma la prossima volta faremo a sorteggio, tutto a sorteggio. E’ una grazia così grande essere in missione…, e perché dobbiamo privare la prima comunità dei Canadesi o un’altra? Continueranno a seguire i propri catecumeni, perché un catechista non - 22 -


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lascia i catecumeni. Anch’io a volte sono lontano, ora devo andare in America, per es., ma continuo con voi sempre. E’ importante la missione, partire in missione con il Signore, perché Dio va a mettere nel nostro cuore il Suo amore per tutta l’umanità, l’amore per gli uomini. Bisogna portarlo, dare testimonianza. Come è possibile che non diamo testimonianza, agli uomini che incontriamo, che la nostra vita è una meraviglia con Gesù Cristo? In modo che vedendo noi abbiamo invidia e vogliano anche loro incontrarlo, perché noi sappiamo che Cristo è stato costituito Kyrios su ogni potere, virtù e dominazione, e tutto è possibile a chi crede (cf Mc 9,23), tutto, tutto! Noi possiamo dire “Signore, aiutami” e ci aiuta. Se non ci aiuta e non ci toglie una malattia, è perché quello è buono per la nostra salvezza. Mi hanno detto che a Macerata una comunità che aveva un fratello con un cancro terribile – sapendo che vogliono beatificare Matteo Ricci – si è riunita a pregare di notte per chiedergli il miracolo della guarigione. E lo ha concesso, quel fratello è guarito totalmente. Hanno già informato il Vescovo e stanno raccogliendo i documenti per la causa di beatificazione di Matteo Ricci. Cristo è Kyrios, Signore di ogni potere, virtù e dominazione. Anche in Spagna un fratello con 7 figli aveva il cancro ai polmoni; il responsabile ha sentito di invitare i fratelli a pregare: “Perché non ci troviamo tutti a casa mia, alle 2 di notte, per chiedere al Signore di togliergli il cancro? Ha i figli molto piccoli, forse il Signore ce lo concede. Se no che sia fatta la sua volontà”. Si sono trovati due notti e il Signore lo ha concesso, è sparito il cancro. Sono passati già 10 anni e quel fratello è vivo e vegeto: un miracolo! Hanno visto le radiografie, non c’è più assolutamente nulla. La guarigione, il miracolo, possiamo chiederlo al Signore. E forse Dio ce lo concede. Non è una magia. Sappiamo che Cristo è Signore, e ci aiuta in tutto, è nostro amico. Se abbiamo paura viene con noi. Io sono terrorizzato dagli incontri con i Vescovi ed è magnifico, il Signore viene con noi e porta avanti tutto Lui. E questo beneficio immenso che abbiamo nella vita, non possono averlo anche gli altri? Perché non lo hanno. Come è possibile che vivano senza Cristo, con la vita che è così dura? Come riescono a vivere? E dice S. Paolo: “Come potranno invocare il Signore se non lo conoscono? E come lo possono conoscere se non ci sono inviati ad annunziarlo?” (cf Rm 10,14-15). Con questo si dimostra che la Chiesa primitiva sapeva che chi conosce Cristo ha trovato più che la vincita della lotteria, ha trovato tutto, ha trovato la salvezza, ha trovato un amico che non ti lascia mai solo, che ti dà quello che è necessario per la tua salvezza. Cosa ci manca, se abbiamo il Signore? Cosa ci manca, se Lui è tutto per noi, è tutto, ci aiuta in tutto. E come possiamo negare questa bellezza, questa meraviglia al mondo che non la ha? Come è possibile che vivano senza conoscere Cristo? Noi sappiamo che Lui ha vinto la morte, che noi non moriamo, Cristo vive in noi, ci aiuta, ci consola, non siamo soli. Tanta gente cammina per le strade come zombi: quanta gente alcolizzata in Russia, nei paesi postcomunisti, dove si è negata l’anima, e vive trascinandosi in una vita miserabile. Sappiamo che Cristo ha dato la vita per ogni uomo della terra, che c’è una presenza di Cristo nei poveri, nei miserabili, nei carcerati, nei sofferenti, negli ospedali, negli anziani, nella gente abbandonata, spezzata. Ma Cristo ci ha resi

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partecipi della sua misericordia, del suo amore. Bene, fratelli, questo è quello che il Signore mi ispira di dirvi, così che vi invito a pregare. Facciamo adesso una preghiera e dopo vi dico alcune cose per l’incontro dei giovani. Se qualcuno sente una preghiera, la preghiera della comunità radunata ha un valore speciale. Dovete farla con forza, non è una cosa sentimentale: se avete qualcosa da chiedere e avete bisogno che l’assemblea vi aiuti, ditelo forte. -

Preghiere spontanee

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Padre nostro

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Pace

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Canto: “Portami in cielo”

Kiko: Allora, fratelli, quest’anno, il 25 marzo, il Papa vorrebbe commemorare l’incontro del 2000 a Tor Vergata e invita i giovani di Roma e del Lazio a Piazza S. Pietro. Il Santo Padre vuole anche rilanciare la giornata mondiale della Gioventù a Madrid. Noi, approfittando del fatto che vengono i giovani a questo incontro con il Papa, vorremmo fare una chiamata vocazionale. Abbiamo parlato con il Card. Vallini dicendo: “Perché non facciamo una chiamata vocazionale con tutti i giovani? Possiamo fare un incontro al Divino Amore, con circa 20.000 giovani. Se lei viene, può dire una parola a questi giovani” e il Cardinale ha detto di sì, che viene. Allora il 25 marzo, giovedì, dovremo accogliere nelle nostre parrocchie tanti giovani che verranno dalla Campania, dalle Marche, ecc., per andare dal Papa; e il 26, venerdì, partono a piedi o con il pullman e vanno al Divino Amore. L’incontro sarà alle 14, perché dovrebbe finire per le 17, in quanto non c’è illuminazione elettrica: è un campo, si vedono le montagne, ci siederemo sull’erba e faremo questo incontro dei giovani. Parleremo della giornata mondiale della gioventù e anche di un altro incontro, con i giovani che vogliano venire, che pensiamo di fare a Fatima in occasione della visita del Papa. Pensiamo che sicuramente verrà tutta la Spagna e la zona d’Europa più vicina. Abbiamo già parlato con il Patriarca di Lisbona e ci hanno concesso la spianata di Fatima il giorno dopo l’incontro del Papa. Il 13 maggio c’è l’incontro del Papa, e noi possiamo riunirci lì il 14 con i giovani. Molti giovani possono venire passando da Santiago di Compostella, acquistando l’indulgenza plenaria per l’“Año santo Jacobeo”1 che quest’anno si celebra. Santiago non è molto lontano da Fatima. Bene, cercheremo di organizzare tutto questo. Prima facciamo questo incontro a Roma, che è molto importante, perché vogliamo che il Signore riempia i seminari di vocazioni, stiamo preparando la nuova evangelizzazione. La notte del 25 marzo accoglieremo i giovani nelle parrocchie o nelle case, ci 1

L’“Año santo Jacobeo” si celebra ogni volta che la festa di S. Giacomo (25 di luglio) cade di domenica. - 24 -


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organizzeremo. E il venerdì, dopo l’incontro, possono già ripartire e arrivare il sabato per l’Eucarestia in comunità. Va bene? L’annuncio del Kerygma per le strade lo faremo quest’anno nel tempo pasquale, perché la giornata è più lunga. Allora nelle 5 domeniche di Pasqua partiremo ad annunciare il Kerygma come frutto della Pasqua. Importante in questa Quaresima è la preghiera delle Lodi al mattino, siamo perseveranti nella preghiera come preparazione alla Veglia pasquale. Preghiera, digiuno e elemosina. Adesso faremo una colletta, ci sono dei ragazzi con delle borse, per le necessità dell’evangelizzazione. Nell’annuncio di Quaresima farete questa colletta per aiutare il seminario e l’evangelizzazione, anche gli itineranti fate nelle vostre zone la colletta a servizio della evangelizzazione. Ora riceviamo la benedizione. -

Benedizione del Vescovo, Mons. Hirayama

Kiko: Vi ricordo ancora l’amore all’Eucarestia, quando potete visitate il Santissimo e vi raccomando la preghiera delle Lodi. Pregate per i vostri catechisti.

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ANNUNCIO QUARESIMA 2010  
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1 SS. Martiri Canadesi 2 SS. Martiri Canadesi 3 SS. Martiri Canadesi 1 S. Francesca Cabrini 2 S. Francesca Cabrini 1 S. Bartolo in Tuto di F...

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