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official

POSTE ITALIANE SPA - SPED. IN ABB. POSTALE - 70% - LO/MI

N°4, Febbraio / February 2017

www.officialmadeinitaly.com

5,00€ IT / 10,00€ EU / 20,00€ WW

Fashion

Art & Design

Food & Travel

Sport & Wellness

Thierry Rabotin, le scarpe del futuro Thierry Rabotin, shoes of the future

Gioielli Dop, cibo da indossare Gioielli Dop, food to wear

Pollica e l'elisir di lunga vita Pollica and elixir of life

L'erba dove nascono i campioni The green where champions are born


Editorial A cura di Niccolò De Carolis

Niccolò De Carolis Direttore Responsabile

Josè Sala Art Director

Chiara Redaschi Fotografa

Nicolò Calcagno Redattore

Antonio Cataldo Redattore

Silvia Galbiati Redattore

Alessia Mutti Redattore

Benedetta Maffioli Redattore

Carlotta Nespoli Redattore

Filippo Galli Redattore

IL NOSTRO AMERICAN DREAM Il secondo temporary store di Official Made in Italy è nato sotto i grattacieli di New York. Uno spazio affacciato sulla Broadway con più di cinquanta eccellenze del nostro Paese. Dal fashion al food

OUR AMERICAN DREAM The second Official Made in Italy temporary store was born under New York skyscrapers. A space looking directly over Broadway with more than fifty firms of our country. From fashion to food

OFFICIAL MADE IN ITALY

Abbiamo attraversato l’oceano, abbiamo lasciato le vicine e sicure sponde del vecchio continente per lanciarci in una sfida completamente internazionale. Lo stesso percorso preparatoci dalle centinaia di migliaia di immigrati italiani che negli ultimi centocinquant’anni hanno deciso di cambiare vita calamitati dall’American Dream. Da Milano a Londra, da Londra a New York. La bellezza e il successo del Made in Italy continua a spingerci verso contesti che non potevamo nemmeno pronosticare. La Grande Mela non è soltanto

un luminoso bosco di grattacieli, non è semplicemente una delle capitali mondiali della moda e della finanza. È un posto dove la realtà è percepita in modo diverso: tutto è più grande. I palazzi, le strade, le macchine e anche i negozi. Per questo pure noi di Official Made in Italy abbiamo raddoppiato le nostre ambizioni così come la metratura del temporary e il numero dei partecipanti. Il risultato è stato al di là delle aspettative e grande merito va anche al livello di qualità dei brand che hanno deciso di scommettere sulle nostre idee. EDITORIAL / 3


Editorial A cura di Niccolò De Carolis

Dal 19 ottobre al 19 febbraio, a Manhattan, ha fatto la sua comparsa uno store di cinquecento metri quadrati con all’interno più di cinquanta eccellenze del Made in Italy, il tutto affacciato su una delle strade più glamour della città: la Broadway. Quattro mesi ricchi di eventi, incontri (uno su tutti, quello con il campione del mondo Andrea Pirlo) e storie da raccontare. Su questo giornale abbiamo voluto condividerne qualcuna, perché dietro a un semplice brand si nasconde una storia di vita, un’intuizione geniale, una serie di scelte coraggiose da cui tutti noi possiamo prendere spunto. Da Amedeo Testoni, che per dare vita alla sua multinazionale è partito da una piccola bottega nella città di Bologna, alla famiglia Vena che dal 1894 tramanda di generazione in generazione una ricetta segreta nota al mondo come Amaro Lucano. Racconti fatti di testo e immagini che ci spingono ancora di più a rendere onore, in giro per il mondo, a quell’oceano di ricchezza chiamato Made in Italy.

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We crossed the ocean, we left the nearby and safe shores of the Old Continent to embark on a fully international challenge. The same path prepared for us by the hundreds of thousands of Italian immigrants in the last century which have decided to change their lives magnetized by the American Dream. From Milan to London, from London to New York. The beauty and success of Made in Italy continues to propel us into contexts that we could not even predict. The Big Apple is not only a bright forest of skyscrapers, it’s not simply one of the world capitals of fashion and finance. It's a place where reality is perceived differently: everything is bigger. The buildings, the streets, the cars and also the shops. For this reason we too, Official Made in Italy, have doubled our ambitions as well as the size of the temporary and the number of participants. The result was beyond expectations and great credit goes also to the level of quality brands that have decided to bet on our ideas. From October 19 to February 19, in

Manhattan, made his appearance a store of five hundred square meters hosting more than fifty top firms of Made in Italy, all overlooking one of the most glamorous streets of the city: Broadway. Four months full of events, meetings (one of them with the world soccer champion Andrea Pirlo) and stories to tell. In this magazine we wanted to share some of them, because behind a simple brand hides a life story, a brilliant intuition, a series of courageous decisions from which we can all take inspiration. AmedeoTestoni, who give life to its multinational started with a small shop in the city of Bologna, the Vena family since 1894 handed down from generation to generation a secret recipe known to the world as Amaro Lucano. Stories made of text and images that push us even more to pay honor, around the world, in that ocean of wealth that is Made in Italy.

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INDICE TABLE OF CONTENTS

Art & Design

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DA BOTTEGA A MULTINAZIONALE:

GIOIELLI DOP,

L'ASCESA DI A.TESTONI

CIBO DA INDOSSARE

From shop to a multinational company: the rise of a.testoni

Gioielli Dop, food to wear

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THIERRY RABOTIN: «VI SEMBRERÀ

LUCIA, GIADA, DANIELA...

DI CAMMINARE A PIEDI NUDI»

I GIOIELLI DI RAFFAELLA

Thierry Rabotin: «You will feel like walking barefoot»

Lucia, Giada, Daniela... Raffaella's jewels

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TRENDS

ANTONIO PIO SARACINO «IL DESIGN UNISCE UOMO E NATURA»

Antonio Pio Saracino «Design combines man and nature»

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PRIMO PIANO

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Food & Travel

Sport & Wellness

Other

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CARTOLINE DA NEW YORK

BAULI,TRADIZIONE OLTRE

L'ERBA DOVE NASCONO

ILLUSTRATION:

Postcards from New York

I CONFINI

I CAMPIONI

Francesco Zorzi

Bauli, traditions beyond the edge

The green where champions are born

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LUCANO, PER CHI VUOLE

ITALIAN HEROES

DI PIÙ DALLA VITA

Lucano, for who wants more from life

67 POLLICA E L'ELISIR DI LUNGA VITA

Pollica and elixir of life

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official N°4 - Febbraio / February 2017

www.officialmadeinitaly.com

NUMERO 4 – ANNO III Febbraio/February 2017 EDITORE O.M.I. – OFFICIAL MADE IN ITALY SRL Sede: via Adele Martignoni 25, 20124 Milano PROPRIETARIO Alessandro Violi a.violi@officialmadeinitaly.com DIRETTORE RESPONSABILE Niccolò De Carolis n.decarolis@officialmadeinitaly.com DIRETTORE MARKETING Francesco Violi f.violi@officialmadeinitaly.com REDAZIONE Nicolò Calcagno, Antonio Cataldo, Silvia Galbiati, Filippo Galli, Alessia Mutti , Benedetta Maffioli, Carlotta Nespoli DIREZIONE E REDAZIONE MILANO Via Adele Martignoni 25, 20124 Milano Tel. 02 6997 211 ART DIRECTOR Josè Sala FOTOGRAFA Chiara Redaschi HANNO COLLABORATO/THANK YOU: Alessandro Chiericoni, Chris Collie, Davide Galea, Esther Lamour, Domenico Novella, Giusy Russo, Antonia Sacco, Francesco Zorzi PUBBLICITÀ Filippo Galli (cell. +39 3471553010) f.galli@officialmadeinitaly.com Marco Spina (cell. +39 3402792588) m.spina@officialmadeinitaly.com adv@officialmadeinitaly.com INTERNET www.officialmadeinitaly.com LOGISTICA EDITORIALE STAFF S.R.L. Via G.B. Bodoni 24, 20090 Buccinasco (MI) Tel. 02 45702433 info@staffonline.biz REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI MILANO Numero 30 del 09/02/2015 ABBONAMENTI www.officialmadeinitaly.com/abbonamenti ; info@officialmadeinitaly.com Tariffe: Italia - 11 numeri 40€; Europa – 11 numeri 80€; Resto del mondo - 11 numeri 160€

DISTRIBUZIONE ESTERA

USA

TURCHIA

INDIA

CINA

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DiamondPublicaions.com 1450 W. Horizon Ridge Pkwy B-304, Henderson NV 89012

Temir Yayıncılık Sinan Temir Meşrutiyet caddesi Aslı Han No 10 kat 1 No 29 Galatasaray İstanbul, Turkey Tel: 00902122939898

Get & Gain Centre 3rd FLOOR ,301 SAGAR SHOPPING CENTRE,J.P.PROAD Andheri West, Mumbai, Maharashtra 400058, India

BOOK77CN FASHION Floor 12th, Building NO.10 LiBao GuangChang, RongHua ZhongLu 8#, Yizhuang, DaXin Qu, Beijing, China

Foreign Press Unit 4 & 6,7/F., Block A, Tonic Industrial Centre, 26 Kai Cheung Road, Kowloon Bay, HK

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ultrachic.it

FLAGSHIP STORE VIA MERAVIGLI 18, MILANO


www.lillispinacouture.it


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DA BOTTEGA A MULTINAZIONALE: L’ ASCESA DI A.TESTONI La precoce apertura all’internazionalizzazione ha permesso all’azienda italiana di avere oggi 70 punti vendita monomarca in tutto il mondo di Alessia Mutti

FROM SHOP TO A MULTINATIONAL COMPANY: THE RISE OF A.TESTONI The early opening to the internationalization has allowed the Italian company to have today 70 flagship stores around the world

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Era il 1929 quando Amedeo Testoni, dopo aver lavorato in laboratori bolognesi, fondava a Bologna la a.testoni: quella che prima era una piccola bottega artigianale oggi è diventata una piccola multinazionale del settore calzature e pelletteria del Made in Italy, con 5 società estere nel mondo, circa 70 punti vendita monomarca, 300 dipendenti e una forte distribuzione in rivenditori multimarca internazionali. Una realtà produttiva complessa, dove alla ricerca e all’ingegneria di prodotto avanzata si affiancano design e creatività che esprimono uno stile tutto italiano. Si può capire a.testoni pensando all’unione di esperienza artigiana e innovazione; alle radici ben radicate nel bolognese - dove ha sede la fabbrica del marchio - e al respiro e alla visione internazionali.

Con l’attenzione al prodotto che fa la differenza per chi vuole vendere una qualità altissima: basti dire che per una scarpa a.testoni, orlatura, montaggio e finissaggi possono impiegare fino a duecento distinte operazioni. O considerare la varietà delle pelli impiegate, dal vitello allo struzzo, all’iguana e al coccodrillo: perché bisogna selezionare i migliori pellami, interpretarne la resa e trovare esperti in grado di lavorare a mano materiali complessi. Bruno Fantechi è l’amministratore delegato dell’azienda dal 2007, ma ci lavora dal 2004, quando era Chief financial officer. A chiedergli tre cose che spieghino la filosofia di a.testoni risponde «eleganza Italiana, eccellenza e contemporaneità», tre concetti che insieme all’importanza della tradizione e all’approccio internazionale hanno permesso al brand «di non chiu-

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dersi in se stesso e mantenere un ampio respiro». Fantechi spiega che è stata proprio l’apertura all’internazionalizzazione a caratterizzare da subito l’azienda, diventando un punto di forza da quando negli anni Cinquanta il fondatore si dedicava ai primi viaggi all’estero nelle principali capitali europee o partecipava, nell’ottobre del 1955, alla Fiera Italo-Americana di Chicago: «Ha permesso all’azienda di aprirsi e

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acquisire una profonda conoscenza dei mercati: è grazie a quell’apertura se oggi siamo una piccola multinazionale». Ad oggi a.testoni ha nell’export l’85% del suo giro d’affari e i suoi mercati sono Europa occidentale e orientale, Russia, Medio Oriente, Stati Uniti, Cina, Giappone e Corea del Sud. In Asia, dove il loro gusto italiano e l’eccellenza artigiana sono stati apprezzati da subito, sono presenti dagli anni Ottanta.

A chiedergli un aneddoto che l’ha fatto sentire particolarmente fiero del marchio, Fantechi racconta di quando l’azienda era ancora un piccolo laboratorio e il presidente Enzo Fini decise che avrebbe prodotto calzature solo marchiate con il nome a.testoni: «Portò avanti la sua idea con determinazione nonostante l’opposizione dei suoi clienti, tenne duro e segnò così la nascita del brand a.testoni». Oggi per far funzionare un’azienda, secondo Fantechi servono una grande attenzione e capacità di analisi dei gusti del consumatore, «insieme alla flessibilità necessaria per interpretare rapidamente queste esigenze che sono in costante evoluzione, declinando la propria identità e il proprio stile in prodotti sempre freschi e aggiornati». Per adattarsi alle richieste e al cambiamento dei gusti dei clienti, negli ultimi anni il marchio ha ampliato la propria gamma: «Abbiamo introdotto nuovi prodotti soprattutto legati al mondo dell’informale uomo e donna: sneakers, calzature casual, zainetti e cross-body bag. Sono categorie che tutt’ora vanno ampliandosi nella nostra collezione, per venire incontro ad una nuova tendenza informale e per incontrare le esigenze delle nuove generazioni. Il tutto in chiave a.testoni, e quindi nel segno dell’eleganza italiana». Che è poi quello che ha funzionato negli ultimi anni e che ha aiutato durante la crisi economica: «L’aver accettato la sfida di raccontare il Made in Italy riuscendo a trasmettere sia i valori della tradizione artigiana, sia lo spirito più contemporaneo e innovativo del brand». Tra i progetti del futuro, una forte spinta verso l’online shop e l’augurio che sempre di più si riescano ad esprimere le capacità e potenzialità dell’azienda, «trovando lingue nuove che ci portino a dialogare in uno scambio reciproco con il mondo di oggi». Tradizione e innovazione, appunto. OFFICIAL MADE IN ITALY


It was 1929 when Amedeo Testoni, after several experiences in many workshops in Bologna, founded a.testoni: what was formerly a small shoe manufacturer has become now a multinational with 5 foreign companies in the world, approximately 70 single-brand stores, 300 employees and a strong international distribution through multi-brand stores. An organized production reality, where research and advanced product design mix with technology and creativity expressing a true Italian style. You can understand a.testoni thinking to the union between artisan experience and innovation; to the well-established roots in Bologna – where the factory is based – to the

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multinational vision. With an obsessive attention to the product that makes the difference for those who want to sell high-quality: consider that for an a.testoni shoe, hemming, stitching and finishing process can take up to two hundred distinct operations. Or consider the variety of skins used, from the calf to the ostrich, from the iguana to the crocodile: the best leathers have to be selected, interpreting the yield and finding experts able to work hand-complex materials. Bruno Fantechi is the Company CEO since 2007 but he has been working since 2004, when he was finance director. To explain the a.testoni philosophy he says: «Italian elegance, excellence and modernity», three

concepts, along the importance of tradition and international approach, which have enabled the brand «not to shut down itself and maintain his wide-range». Fantechi explains that was especially the internationalization to characterize now the company, which has become now a strength since the founder’s first trips abroad during the ‘50s. Yet when he participated, in October 1955, at the Italo-American Chicago Fair: «it allowed the company to open up and gain a sound knowledge of markets: it’s thanks to that opening if today we are a small multinational». Today in a.testoni exports count for 85% of its turnover in markets like Western and Eastern Europe, Russia,

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Middle East, United States, China, Japan and South Korea. In Asia their Italian taste and handmade excellence were appreciated from the start which is in the ‘80s. By asking him to tell us a story that made him feel particularly proud of the brand, Fantechi remembers when the company was still a small workshop and the president Enzo Fini decided to produce only footwear branded with the name a.testoni: «He brought forward his idea with determination despite the opposition of its customers, he held on and this marked the birth of a.testoni brand». Today to run a company, according Fantechi, it's necessary to have a great attention and ability to analyze consumer tastes, «along with the flexibility to quickly interpret these needs which constantly change, declining their own identity and their own style for more fresh and updated products». To adapt to the demands and the changing tastes of customers, in recent years the brand has expanded its range: «We introduced new products, especially related to the informal men and women world: sneakers, casual shoes, backpacks and cross-body bag. They’re categories that are still widening in our collection, to meet new informal trend and to meet the needs of new generations. All a.testoni key, marked by the Italian elegance». This is, by the way, what has been predominant in recent years and helped during the economic crisis, «Made in Italy has accepted the challenge by managing and convey both the values of traditional craftsmanship and more contemporary and innovative spirit of brand». For the future projects, there is a strong push to the online shop and the will to express further the company capabilities and potential: «finding new languages that will lead us to communicate in a mutual exchange with the world of today». A real combination between tradition and innovation.

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« VI SEMBRERÀ DI CAMMINARE A PIEDI NUDI » Thierry Rabotin, lo stilista da cui prende il nome il brand di calzature Made in Italy, racconta della prima mission dell’azienda: regalare comodità ai propri clienti. Con l’idea di uno scanner in 3D del piede per il futuro di Alessia Mutti

« YOU WILL FEEL LIKE WALKING BAREFOOT » Thierry Rabotin, the designer who give the name to the Made in Italy shoe brand, tells about the firm’s first mission: to grant clients with comfort. With the idea of a 3D foot scanner for the future

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«Mi piace disegnare scarpe che avvolgano i piedi dando la piacevole sensazione di camminare a piedi nudi»: è il motto e la mission che da anni contraddistinguono Thierry Rabotin, stilista che ha dato il suo nome al marchio di calzature Made in Italy realizzato con la Parabiago Collezioni, fondata insieme a Karl Schlecht e Giovanna Ceolini. La sede dell’azienda è a Busto Garolfo, in Lombardia, e tutto viene prodotto in Italia e spedito all’estero, che è la più grossa fetta del mercato. Abbiamo parlato con Karl Schlecht di questi anni di attività che hanno portato oggi ad avere 450 rivenditori in tutto il mondo e tre flagship stores tra Roma, New York e Parigi.

vanta: Thierry Rabotin aveva già fatto un campionario nel 1986 con Giovanna Ceolini, ma negli anni Novanta abbiamo deciso di dedicarci anche alla produzione, che prima affidavamo a collaboratori esterni, così nel 1999 abbiamo fondato la Parabiago. È stata una scelta per poter lavorare meglio: per avere un prodotto di qualità devi avere il controllo assoluto su ogni fase della produzione; dall’ideazione alla consegna, fino alla costumer relation, altrimenti sei obbligato a dipendere da altri e si instaura una catena di problematiche difficili da gestire. Creare la nostra fabbrica ci ha permesso di fare le cose che volevamo e che prima non si potevano fare.

Quali sono stati i primi passi dell’azienda? Il primo passo è stato negli anni No-

E subito vi siete aperti all’estero… Sì, iniziando con gli americani e poi con la Russia, un mercato che è nato

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per uno sbaglio che si è poi rivelato fortuito. Un nostro cliente russo aveva comprato scarpe per i suoi negozi di New York: per sbaglio però le hanno spedite a Mosca, e quindi hanno deciso di provare a venderle lì. Ha funzionato. Una grossa fetta del vostro mercato oggi è data da Russia e Stati Uniti, quali crede che siano le qualità più apprezzate del marchio all’estero? Funziona così bene perché è estremamente comodo. Oggi forse il mercato italiano rappresenta per noi il 5 per cento del totale: l’italiano come consumatore fa più fatica a capire il nostro prodotto perché non assomiglia alle solite scarpe a cui siamo abituati. All’inizio è stato un problema anche con la Russia, ma poi hanno scoperto la comodità delle nostre

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calzature e hanno iniziato ad avere successo. Non ci sono stati momenti in cui avete pensato di de-localizzare all’estero? No, servirebbero delle cose che non abbiamo e vogliamo continuare a fare qui in Italia, dove tutto è portata di mano. Negli anni quali sono state le soddisfazioni? Siamo sempre soddisfatti quando ci scrivono i clienti per dirci quanto sono contenti e ovviamente lo siamo anche quando veniamo a sapere di persone importanti che hanno scelto di indossare le nostre scarpe, ma per principio non abbiamo pubblicizzato queste occasioni, per tutelare la loro privacy. Non ci sembra elegante sottolineare che indossano le nostre

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scarpe e quindi automaticamente rendere noto il prezzo che le hanno pagate. La nostra attenzione è ancora alla riservatezza del cliente. Quali sono gli obiettivi per il futuro? La nostra intenzione è di andare verso il customized, la personalizzazione: nelle prossime settimane vogliamo presentare un programma che consentirà al cliente di fare uno scanning in 3D del proprio piede e crearsi il modello di scarpa migliore. Credo che questo sia il mercato del futuro e siamo organizzati per farlo.

«I like to design shoes that wrap the foot and give the sensation of walking barefoot». This is the never-ending motto that distinguishes Thierry Rabotin, the designer who

gave his name to the brand produced by Parabiago Collezioni, the company founded together with Karl Schlecht and Giovanna Ceolini. The factory and offices are in Busto Garolfo just 20 km north west from Milan. The full production process is located in Italy to make shoes to be sold mostly abroad. We have talked with Karl Schlecht of these years of activity that led today to have 450 retailers all over the world plus three flagship stores in Rome, New York and Paris. How did you manage the first steps? The first step was in the ‘90s: Thierry Rabotin had already done a sampling in 1986 with Giovanna Ceolini, but in the ‘90s we decided to produce on our own instead of subcontracting, so we founded Parabiago Srl in 1999.

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This was a choice to make the things better: to get a high quality product you must have an absolute control on every stage of production, from design to delivery, to the costumerservice, otherwise you are forced to depend on others and this create a chain of problems hard to manage. Our own factory allowed us to do the things we wanted and that couldn’t be done before.

And immediately you have expanded abroad ... Yes, starting with the Americans and then with Russia, a market that was born because of a mistake that turned out to be lucky. A Russian customer had bought shoes for its New York stores: by mistake, however, he sent them to Moscow, so he decided to try selling there. He succeeded.

A big portion of your market today is represented by Russia and the United States, which ones do you think are the most appreciated features of your shoes abroad? It works so well because they are extremely comfortable. Today the Italian market represents for us the 5 percent of the total because Italians consumers find difficult to understand a product which doesn’t look like the usual shoes we are used to see. At first it was also a problem with Russia, but then they discovered the great comfort of our shoes and so we started our success. Have you ever thought to de-locate abroad? No, we cannot find abroad what we find in Italy and we want to keep going like this where everything is within our reach. What has been rewarding over the years? We are always pleased when customers write to tell us how they are happy, and of course when we learn of important people who choose to wear our shoes, but as principle we don’t advertise these opportunities, to protect their privacy. It is not polite to mention that they wear our shoes so that the price they have paid for is shown off. We do care of our clients privacy. What are the new projects for the future? Our intention is to go to the bespoken: in the next weeks we want to present a program that will allow the customer to make a 3D scanning of his foot and create the best shoe model. I think this is the market of the future, and we are organized to do so.

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GIOIELLI DOP, CIBO DA INDOSSARE di Carlotta Nespoli

Il primo brand di foodjewelry in cui pasta, pizza e cannoli si trasformano in charms e pendenti

GIOIELLI DOP, FOOD TO WEAR The first foodjewellery brand in which pasta, pizza and cannoli turn into charms and pendants

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Il Bello della cultura e della tradizione italiana, il Buono dei prodotti tipici locali, il Ben fatto dei gioielli in argento e smalti interamente realizzati a mano. Si può riassumere così, con queste 3 “B”, ogni singolo pezzo delle diverse collezioni di Gioielli Dop, nati da un’idea dell’Associazione Giovani Gioiellieri d’Italia per la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale, delle tradizioni alimentari e della manifattura d’eccellenza italiana. Ed è così che pasta, pizza, cannoli e tantissime altre specialità regionali si trasformano in charms e pendenti da portare sempre con sé al polso. Per scoprire meglio il mondo di Gioielli Dop, che nasce nel distretto di Arezzo, in Toscana, abbiamo intervistato Giorgio Isabella, founder del marchio insieme a Filippo Maria Capitanio.

Come nasce l’idea di Gioielli Dop? Il design e la manifattura di Gioielli Dop nascono nel distretto di Arezzo, in Toscana, dove l’arte orafa è tramandata di padre in figlio dal XIV secolo, ma per parlare di Gioielli Dop dobbiamo partire da lontano. Nel 2012 abbiamo costituito la prima associazione indipendente dedicata alla nuova generazione di artigiani e professionisti del settore gioielleria, orologeria e accessori, l’Associazione Giovani Gioiellieri d’Italia, un club delle eccellenze italiane che oggi conta oltre 350 associati. Insieme a loro, nel mese di ottobre 2013, abbiamo lanciato un’iniziativa per la valorizzazione dell’eccellenza artigianale italiana "Lux Made In", il primo distretto digitale della gioielleria Made in Italy. Abbiamo dunque replicato sul food, creando il primo distretto digitale dell’eccellenza agroalimen-

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tare. Ed eccoci, tra lux e food, che a giugno 2015 abbiamo lanciato il primo brand di foodjewelry “preparato” a mano in Italia, ovvero Gioielli Dop. Si tratta di prodotti esclusivamente fatti a mano quindi? Tutti i nostri gioielli sono fatti a mano, secondo tradizione artigianale, da maestri orafi toscani. Per realizzare un singolo charm è necessaria l’opera di quattro diversi artigiani e fino a quattro giorni di lavoro. A chi piacciono i Gioielli Dop? Sia in Italia che all’estero le collezioni del brand piacciono molto perché si inseriscono in un progetto identificativo per quanto riguarda gli italiani e a un ricordo positivo per quanto riguarda gli stranieri, a cui facciamo la promessa di una sorta di luxury souvenir. Il target abbraccia un pubblico abbastanza ampio, dalle ragazze giovani fino alle donne un po’ più mature. Da dove viene l’ispirazione per nuove idee?

Come già anticipato prima, l’idea è dell’Associazione Giovani Gioiellieri d’Italia che, in occasione di Expo 2015, ha inteso valorizzare le 3 “B” del Made in Italy: il Bello, il Buono e il Ben fatto. Il Bello della cultura e della tradizione italiana, il Buono dei prodotti tipici locali, il Ben fatto dei gioielli in argento e smalti interamente realizzati a mano. Dove è possibile acquistare un “pezzo d’Italia” firmata Gioielli Dop? Gioielli Dop è attualmente distribuito in un selezionato network di gioiellerie italiane, nelle principali città d’arte e mete turistiche. Qualche consiglio per chi vuole intraprendere un’attività nel settore del jewelry? Oltre ai consigli classici, ovvero che bisogna avere una forte passione, è necessario nutrire una forte motivazione e costruirsi un team valido e motivante con cui lavorare, il consiglio che posso dare è quello di pensare a un nuovo modello di business. Mi spiego meglio: il settore della gioielleria in Italia è qual-

A sinistra Giorgio Isabella, insieme all'attrice Roberta Giarrusso e Filippo Maria Capitanio. From left Giorgio Isabella, with the actress Roberta Giarrusso and Filippo Maria Capitanio.

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cosa di abbastanza complicato e il canale di vendita più diffuso, ovvero la gioielleria tradizionale, non vede un momento di felicità. Allora bisogna inventarsi qualcosa di diverso. Ed è proprio così che è nato il nostro marchio. www.gioiellidop.com

The Beauty (il Bello) of the Italian culture and tradition, the Quality (ilBuono) of local products, the Well Made (il Ben Fatto) of silver jewelry and enamels entirely handmade. It can be summarize like that, with these “3”B, every single piece of several collections fromGioielli Dop. The concept originated thanks to an idea from the “Young Italian Jewelers Association” for the enhancement and promotion of cultural heritage, food, traditions and Italian refinedcraftsmanship. This is how pasta, pizza, cannoli and many other regional specialties are transformed into charm and pendants you can always bring with you. To discover more about the world of Gioielli Dop, which was born in Arezzo, Tuscany, we have interviewed Giorgio Isabella, founder of the brand together with Filippo Maria Capitanio. How did you come up with the concept for Gioielli Dop? Gioielli Dop design and manufacture was born in the district of Arezzo, Tuscany, where the goldsmith’s art was handed overfrom father to son since the fourteenth century. But to talk about Gioielli Dop we must start from 2012 when we created the first independent association dedicated to the new generation of artisans and professionals of jewelry industry, watches and accessories, the Young Jewelers of Italy Association, an Italian excellence club which now has over 350 members. Together with them, in the month of October 2013, we launched an initiative for the Ita-

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lian artisan excellence enhancement "Lux Made In" the first digital district of Made in Italy Jewellery. We therefore replicated on food, creating the first best digital district agri-food. And here, between Lux and food, in June 2015, we launched the first brand of jewelry food "hand-prepared" in Italy, namely Gioielli Dop. So these products are exclusively hand-made? All our jewels are handmade, according to craft tradition, by Tuscan goldsmiths. To achieve a single bracelet is required the work of four different artisans and up to four days of work. Who likes Gioielli Dop? The brand's collections are lovedboth in Italy and abroad because they are part of an identification project regarding Italians and a positive me-

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mory regarding foreigners to whom we make a promise of a sort of luxury souvenirs. We target to a fairly wide audience, from young girls to a bit more mature women. Where the inspiration for new ideas come from? As already mentioned before, the Young Jewelers of Italy Association, at Expo2015, was to enhance the 3 "B" of the Made in Italy: il Bello, ilBuono e il Ben Fatto (the Beauty, the Quality and the Well Made). The Beauty of Italian culture and tradition, the Quality of local products, the Well Made of silver jewelry and enamels entirely handmade.

stores in major cities and tourist destinations. Any advice for those who want to start a business in the jewelry industry? Besides the classic advice you must have passion, you need to nurture a strong motivation and build a strong team to work with and think of a new business model. Let me explain: the jewelery sector in Italy is something quite complicated and the most popular sales channel, the traditional jewelry, is not prospering right now. So you have to do something different: that’s how our brand was born. www.gioiellidop.com

Where you can buy a "piece of Italy" signed Gioielli Dop? Gioielli Dop is currently distributed in a selected network of Italian jewelry

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LUCIA, GIADA, DANIELA… I GIOIELLI DI RAFFAELLA di Niccolò De Carolis

Ogni creazione, realizzata interamente a mano, porta un nome di donna. «È un modo per dare un volto alla persona che lo indosserà»

LUCIA, GIADA, DANIELA ... RAFFAELLA'S JEWELS Each creation, made entirely by hand, has a woman's name. «It's a way to give a face to the person who will wear it»

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«I gioielli sono come una coccola». Raffaella De Angeli, artigiana piemontese, ha sempre vissuto le proprie creazioni come un oggetto da realizzare per qualcuno, tanto che ogni collana, ogni bracciale, ogni accessorio porta il nome di una donna. Lucia, Giada, Daniela, Alessandra… «È un modo per dare un volto alla persona che lo indosserà, dentro all’oggetto c’è già un pezzo di donna».

Una passione nata durante gli anni del liceo artistico e della laurea in Architettura e che oggi è diventata un lavoro. Un processo interamente artigianale che porta alla creazione di pezzi unici, «non faccio mai la stessa cosa, per me che realizzo tutto a mano sarebbe frustrante». Gioielli adatti alle occasioni più importanti, ma che poi possono essere utilizzati anche nella vita di tutti i giorni. Si parte con la scelta dei materiali, che spazia dai cri-

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stalli della Repubblica Ceca alle perline giapponesi, passando per il vetro di Murano che garantisce unicità perché ogni goccia è diversa dall’altra. E si arriva al rapporto con il cliente: «Mi piace l’idea che ci sia una donna che possa indossare qualcosa di bello che ho creato io. Da quando siamo bambine desideriamo mettere le scarpe con i tacchi e le borse della mamma, o indossare un suo gioiello». Raffaella cerca di farsi trovare sempre disponibile anche dopo la vendita dell’oggetto, per consigli o modifiche successive come l’aggiunta di una chiusura a moschettone o di una chiusura magnetica, perché «la coccola deve essere fino in fondo». Accortezze che il brand grande non riesce a realizzare. Un amore verso il destinatario del proprio lavoro, ma anche una passione per il lavoro stesso. L’artigiana piemontese si sente una privilegiata a fare un mestiere in cui «quando cuore e mani diventano complici ci

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si sente pienamente realizzati». La complicità scatta nei casi in cui a Raffaella viene data totale carta bianca, quando è libera di esprimere la propria creatività. Altre volte invece bisogna rispettare le indicazioni del cliente, ma anche in quei casi «è bello far piacere alla persona che indosserà il gioiello e che si sentirà rappresentata da esso». La parte più difficile dell’attività è il riuscire a farsi conoscere e ad arrivare a nuovi potenziali acquirenti. Lo si fa attraverso le vie più tradizionali, come i mercatini di quartiere, ma anche sfruttando i nuovi mezzi di comunicazione come Facebook e Instagram. «I tempi sono cambiati, non è più il cliente che viene da te, ma sei tu che devi raggiungere il cliente». L’esperienza a New York, all’interno del popup store di Official Made in Italy, è servita innanzitutto ad aprire nuove dimensioni e nuove possibilità in vista del futuro. «All’estero viene

apprezzato in maniera molto maggiore l’artigianalità e il fatto che si è davanti a un pezzo unico fatto a mano. Mentre invece in Italia questa caratteristica la si dà nella maggior parte dei casi per scontata». www.raffaelladeangeli.it

«Jewels are like cuddles». Raffaella De Angeli, Piedmont artisan, has always lived her creations as an object to be carried out for someone, so much that every necklace, every bracelet, every accessory has a name of a woman. Lucia, Giada, Daniela, Alessandra ... «It's a way to put a face on the person who will wear it, inside the object there is already a piece of woman». A passion born during the years of art school and the graduation in Architecture that today has become a job. An entirely artisanal process that leads to the creation of unique pieces,

OFFICIAL MADE IN ITALY


«I never do the same thing, for me that I make everything by hand would be frustrating». Jewelry suitable for the most important occasions that can also be used in everyday life. It starts with the choice of materials, ranging from crystals of the Czech Republic to the Japanese beads, through the Murano glass which guarantee uniqueness because every drop is different. And it comes to the relationship with the customer, «I like the idea that there is a woman who can wear something nice that I created. Since when we are little girls we want to put mother’s shoes with heels and bags, or wear her jewels». Raffaella is trying to be always available even after selling, for advices or changes such as adding a lobster clasp closure or a magnetic closure, because «the cuddle has to be until the very end». An attention that the big brands cannot achieve. A love for the recipient of their work, but also a passion for the work itself. The Piedmontese artisan feels privileged to make a trade in which

OFFICIAL MADE IN ITALY

«heart and hands become accomplices when you feel fully realized». The complicity snaps when Raffaella has been given a total freedom to express

Raffaella De Angeli.

herself, when she can convey her creativity. In other occasions she has to comply with customer specifications, but even in those cases, «it is

nice to give pleasure to the person who will wear the jewel and will feel represented on it». The hardest part of the business is being able to raise the awareness and to reach new potential buyers. This is done through the more traditional ways, such as neighborhood markets, and also taking advantage of new media like Facebook and Instagram. «Times have changed, it’s not the customer who comes to you, but you are the one who have to reach the customer». The experience in New York, within the Official Made in Italy pop-up store, has served primarily to open new dimensions and new possibilities for the future. «Abroad the craftsmanship and the fact that you are in front of a unique handmade piece are appreciated in a much greater way. Whereas in Italy this characteristic is given for granted in most of the cases». www.raffaelladeangeli.it

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rich in content and technology, held in a modern and charming design. The interchangeable covers simplify the match with any outfit. Its internal light, make-up mirror and hidden umbrella storage make it the original and essential accessory”

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A&D

Tribeca Penthouse, New York City

« IL DESIGN UNISCE UOMO E NATURA » di Carlotta Nespoli

« DESIGN COMBINES MAN AND NATURE » Antonio Pio Saracino is among the most productive Italian designers abroad, with works in New York, Los Angeles and Dubai. «I felt the need to redraw the objects that I saw since my childhood»

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Antonio Pio Saracino è tra i designer italiani più produttivi all’estero, con opere a New York, Los Angeles e Dubai. «Fin da piccolo sentivo il bisogno di ridisegnare gli oggetti che vedevo» Le sue opere e i suoi progetti sono stati esposti in gallerie e musei di tutto il mondo. Tra le altre cose, ha disegnato un monumento per i 200 anni di indipendenza dell’Argentina. Antonio Pio Saracino, classe 1976, è tra i designer più

produttivi all’estero tanto che, nel 2011, “Il Sole 24 Ore” l’ha nominato fra i 10 migliori giovani architetti italiani al lavoro oltreconfine. Quando ha sentito l’urgenza di diventare designer? OFFICIAL MADE IN ITALY


Ero molto giovane. Avevo sempre una grande ispirazione di fronte agli oggetti, molte volte sentivo il bisogno di ridisegnarli. Quali sono le sue maggiori fonti d’ispirazione? Sicuramente la natura e la nostra capacità di astrarre i materiali estratti dalla natura per creare il nostro mondo con il design, l’architettura e l’arte. Ogni progetto ha sempre un’ispirazione: questo assunto vale tanto per l’arte figurativa quanto per l’architettura e il design. C'è una linea di definizione tra queste discipline? Non c'è una chiara linea di definizione tra queste discipline oggi. Ogni era che attraversa grandi cambiamenti nei campi della conoscenza e tecnologia, automaticamente ridefinisce i ruoli professionali nelle diverse discipline. Durante il Rinascimento italiano e il Modernismo, con le Avanguardie abbiamo ridefinito i confini delle figure professionali. Artisti diventarono architetti e scultori diventarono ingegneri. Nei nostri giorni viviamo allo stesso modo queste ridefinizioni di territori culturali che in modo più fluido permettono di far nascere nuove idee per la costruzione di una nuova realtà. Il linguaggio dell’architettura e del design spesso s’intrecciano in un unico racconto nelle tue opere. Qual è la filosofia che permea il suo design? Credo che il design sia il luogo di continuità tra noi uomini e la natura, il posto d’integrazione tra gli uomini e la natura. New York l'ha aiutata a costruirsi una carriera: come ha influenzato il suo percorso professionale? Mi sono trasferito nella “grande mela” dodici anni fa. New York è un posto nel mondo dove l’idea di vivere tutti insieme con le diverse OFFICIAL MADE IN ITALY

culture diventa reale. L’idea di integrazione e il rispetto è la forza più potente che abbiamo in questa città e mi rendono orgoglioso di essere un cittadino newyorkese. Trovo molto stimolante avere a che fare tutti i giorni con tante culture diverse e capire come creare il design per un mondo che sta cominciando a unire le persone e le differenti culture in una visione universale, in continuità con la natura. Mi piace

cazione e nell’evoluzione di una cultura e ho toccato con mano la felicità e l’orgoglio degli abitanti di una città di architettura e design. Secondo il suo pensiero, il Made in Italy è ancora un valore? Il design italiano ha una grandissima tradizione che unisce perfettamente la grande capacità manifatturiera insieme alla ricerca del design. Negli Stati Uniti, il Made in Italy è sicuramente un valore aggiunto. Qual è stato l’oggetto più difficile da progettare? Senza ombra di dubbio “Hero” e “Superhero” al Three Bryant Park di New York. Abbiamo avuto ben due team di ingegneri che hanno lavorato al progetto. È stato un processo particolarmente difficile perché non c’è nulla di tradizionale nella struttura delle due statue. Il peso, infatti, viene distribuito non linearmente attraverso i piedistalli dei vari piani.

Antonio Pio Saracino.

creare oggetti che non hanno un chiaro senso di appartenenza culturale, ma che potrebbero definirsi appartenenti a molte culture. Ed è proprio per questo motivo che i miei disegni traggono ispirazione dal mondo naturale da cui tutti noi, allo stesso modo, proveniamo. Il suo lavoro guarda sempre al presente e alla tecnologia attuale, ma lei hai studiato in Italia. Cosa ha imparato qui? Mi sono trasferito a Roma quando ero molto giovane. Roma è una città con un’energia davvero potente: mi rendo conto molto chiaramente quanto sia importante il ruolo del design e dell’architettura nella realizzazione di una civiltà nel corso della storia. È proprio a Roma che ho studiato quanto è importante il design nel processo di identifi-

Progetti futuri? Sto lavorando su nuovi progetti di architettura e arte pubblica in Francia, a Dubai e a New York.

His works and projects have been shown in galleries and museums around the world. Among other things, he designed a monument to the 200th anniversary of Argentina's independence. Antonio PioSaracino, born in 1976, is among the most productive designers abroad.In fact "Il Sole 24 Ore" appointed him among the 10 best young Italian architects to work across the border in 2011. When you have felt the urge to become a designer? I was very young. I had always great inspiration in front of objects, many times I felt the need to redraw them.

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What are your main sources of inspiration? Definitely the nature and our ability to abstract the materials extracted from nature to create our world with the design, architecture and art. Each project has an inspiration: this assumption is true for the arts as for architecture and design. Is there a defining line between these disciplines? There is no clear definition line between these disciplines today. Each era running through big changes in knowledge and technology fields, automatically redefine professional roles in the various disciplines. During the Italian Renaissance and the Modernism with the Avantgardes we have redefined the boundaries of the professionals. Artists became architects and sculptors became engineers. Today we live the same way these redefinitions of cultural territories that more fluidly allow to create new ideas for the construction of a new reality. The language of architecture and

design often interwoven in one direction in your work. What is the philosophy that permeates your design? I believe that design is the place of continuity between humans and nature, the integration between man and nature. New York has helped you to build a career: how this has influenced your professional path? I moved to the "Big Apple" twelve years ago. New York is a place in the world where the idea of living together with different cultures becomes real. The idea of integration and respect is the most powerful force we have in this city and make me proud to be a New Yorker. I find very stimulating to deal every day with so many different cultures and understand how to create the design for a world that is beginning to bring people and the different cultures together in a universal vision, in continuity with nature. I like to create objects that don’t have a clear sense of cultural belonging, but that could be defined as belonging

to many cultures. It is exactly for this reason that my designs are inspired by the natural world from where we all come fromin the same way. Your work always looks to present and today’s technology, but you have studied in Italy. What did you learn here? I moved to Rome when I was very young. Rome is a city with a really powerful energy: I realize very clearly how important is the role of design and architecture in the creation of a civilization throughout history. It is in Rome that I studied how important is the design in the process of identification and development of a culture and I have seen the happiness and pride of the inhabitants of a city of architecture and design. According to your thinking, Made in Italy is still worth? The Italian design has a great tradition that perfectly combines large manufacturing capacity with the design research. In the US, Made in Italy is definitely an added value. What was the most difficult objects to be designed? With no doubt "Hero" and "Superhero" for Three Bryant Park in New York. We had two teams of engineers who worked on the project. It was a very difficult process because there’s nothing of traditional in the structure of the two statues. The weight, in fact, is distributed non-linearly through the pedestals of the various plans. Future projects? I'm working on new projects of architecture and public art in France, Dubai and New York.

Marka Headquarters, Dubai.

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Superhero, New York City.

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PRIMO PIANO

CARTOLINE DA NEW YORK POSTCARDS FROM NEW YORK

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BAULI, TRADIZIONE OLTRE I CONFINI di Benedetta Maffioli

Francesco Bauli, nipote del fondatore, racconta come, cent’anni dopo il primo pandoro sfornato, l’azienda è riuscita a esportare genuinità e bontà nel mondo

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BAULI, TRADITION BEYOND THE EDGE Francesco Bauli, gradson of the founder, tells about how the company has been able to export authenticity and pleasure around the world since the first baked pandoro one hundred years ago

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Genuinità, qualità e autenticità italiana, sono queste le parole chiave che hanno trasformato il noto marchio Bauli da piccola pasticceria a grande azienda conosciuta in tutto il mondo, capace con i suoi prodotti di scaldare da quasi cento anni le tavole di tantissime famiglie italiane e non. La storia di Bauli ha inizio molti anni fa verso la fine degli anni ’20, quando Ruggero Bauli dopo essere stato vittima di un naufragio sulle coste sudamericane, dove si era recato per cercare fortuna, decide di tornare a Verona e di aprire con i risparmi di una vita una sua pasticceria. «Da piccola bottega nata dietro a

piazza Bra nella città di Verona, la Bauli durante il pieno boom economico degli anni ’50 diventa una vera e propria fabbrica, acquistando fama e popolarità grazie a una pubblicità di successo e alla qualità del prodotto», racconta Francesco Bauli, nipote del fondatore ed esperto di tecnologie alimentari, cresciuto tra le mura dell’azienda e oggi espatriato a New York. Negli anni 2000 l’azienda acquisisce anche altre industrie di prodotti da forno e inizia a investire all’estero, conquistando soprattutto gli Stati Uniti, il Canada e il Sud America. Oltreoceano, infatti, i prodotti Made in Italy occupano una fetta

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del mercato molto importante e in continua crescita. All’estero il brand Italia è visto come sinonimo di genuinità e bontà, scelto per la qualità delle materie prime e per il rispetto della tradizione. Ed è proprio al legame con la tradizione che Bauli continua a guardare: «Il prodotto che facciamo è parte integrante della tradizione italiana – sottolinea Francesco – e all’estero la tradizione e la storia di Bauli come azienda di successo italiana, sono riconosciute, apprezzate e richieste». Così, anche se sono passati quasi cento anni dal primo pandoro che uscì da quel piccolo laboratorio veronese, la ricetta è sempre la stessa, fedele alla tradizione di una volta. E nonostante i volumi della produzione siano esponenzialmente cresciuti

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con l’andare degli anni, la Bauli segue fedelmente, ancora oggi, nella produzione del pandoro e del panettone, tutte le fasi con la stessa passione e genuinità con cui Ruggero Bauli sfornava i suoi dolci nella sua piccola pasticceria. Infatti, la Bauli è oggi una delle poche aziende che utilizza ancora la tecnica della lievitazione naturale senza l’aggiunta di conservanti, preservando così la qualità e intensificando le caratteristiche organolettiche del prodotto. All’estero però la sfida non è solo quella di mantenere l’autenticità italiana, ma anche quella di integrarla con i gusti e le tradizioni del Paese straniero: «Fuori dall’Italia vogliamo mostrare le qualità di Bauli come prodotto autentico italiano, fatto in Italia, senza conservanti e a lievitazione naturale – racconta Francesco

che lavora da anni a Bauli Usa - Ma ci impegniamo anche molto nella customizzazione del prodotto in base al mercato in cui viene venduto, sia per quanto riguarda il packaging, che cerca di rispecchiare le caratteristiche di quel Paese, sia per quanto riguarda il gusto e i sapori». E questo è proprio il caso del “Pumpkin Spice Mini Panettone”, un panettone speziato che negli Stati Uniti la Bauli ha creato per associare al gusto tradizionale del panettone quello della zucca, regina autunnale delle tavole americane. Il marchio Bauli, poi, per i tanti italiani che vivono oltreoceano, oltre ad essere sinonimo di qualità e autenticità, rappresenta anche quel legame affettivo con le tradizioni, le origini e le feste natalizie trascorse in famiglia.

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A destra in piedi, Ruggero Bauli. Standing on the right, Ruggero Bauli.

Purity, quality and Italian authenticity, these are the key words that have transformed the well-known brand Bauli from a small pastry shop to a large company known throughout the world, capable with its products to heat the boards of many Italian families and more for nearly one hundred years. The History of Bauli began many years ago in the late '20s, when RuggeroBauli after being the victim of a shipwreck occurred on the South American coast, where he had gone to search for luck, decides to return to Verona and open with the life savings his own bakery.

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«From small shop behind Piazza Bra born in the city of Verona, Baulibecame a real factoryduring the economic boom of the '50s, gaining fame and popularity thanks to successful advertising and product quality», says Francesco Bauli, grandson of the founder and expert in food technology. He grew up within the walls of the company and now has expatriated in New York. In the 2000s the company also acquired other factories of this industry and started to invest abroad, expanding especially in the United States, Canada and South America. In fact Made in Italy products occupy a very important part of the market overseas and it is still growing. The Italian brand is seen as synonymous of authenticity and goodness abroad and it is chosen for the quality of its ingredientswith regard to itsheritage. The connection with tradition is exactly what Baulikeep on looking for: «The product we make is an integral part of our heritageand it meets a particular success abroad where they recognize and appreciate our history, traditions and product together», said Francesco. So even though it's been almost one hundred years since the first Pandoro came out from the little Verona workshop, the recipe is always the same, faithful to the past. Although the production volumes have grown exponentially with the passing of years, Bauli fol-

lows faithfully all stages with the same passion and authenticity whenRuggeroBauli churned his desserts in his pastries. Pandoro and panettone have the same production process from the start till nowadays.In fact, Bauli is now one of the few companies that still uses the technique of sourdough without the addition of preservatives, thus preserving the quality and intensifying the product taste. Abroad, the challenge is not only to keep the Italian authenticity, but also to integrate it with the tastes and traditions of the foreign country, «Abroad, we want to show the qualities of Bauli as authentic Italian product, Made in Italy, no preservatives and sourdough - says Francesco working for years in Bauli USA - But we are also much committed to customize the product according to the market where it’s sold, both in terms of packaging, which has to reflect each country characteristics and with regard to the taste and flavors». This is exactly the case of the "Pumpkin Spice Mini Panettone", a spiced cakecreated by Bauli for the US market to combine the traditional taste of the cake with pumpkin, autumn queen of American tables. Thus Bauli, being a synonymous of quality and authenticity, represents also for all Italian immigrants the emotional connection with the traditions, origins and Christmas holidays spent with family.

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LUCANO, PER CHI VUOLE DI PIÙ DALLA VITA di Benedetta Maffioli LUCANO, FOR WHO WANTS MORE FROM LIFE

Un liquore con più di cento anni di tradizione e un ingrediente ancora segreto

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A liqueur with a tradition longer than one hundred years and a still secret recipe


Sarà per via di quelle trenta erbe che con il loro aroma riportano con la fantasia alle colline lucane, forse sarà il merito di quell’ingrediente segreto che la famiglia Vena dal 1894 gelosamente custodisce e tramanda di padre in figlio, o chissà magari è grazie alla meticolosità nella preparazione che da più di cento anni è rimasta invariata. In ogni caso, qualunque sia la risposta, non c’è dubbio che l’Amaro Lucano sia diventato negli anni un simbolo di qualità ed autenticità, che ha saputo conquistare con la sua storia il cuore degli italiani e che ora si sta facendo strada anche nei mercati internazionali. E lo sa bene Rosistella Vena, direttore generale del Gruppo Lucano, che non ha dubbi su quali siano i motivi che hanno reso il marchio Lucano famoso in tutto il mondo: «L’Amaro Lucano è sinonimo di qualità, famiglia, purezza e calore ed è da quattro generazioni che appartiene alla famiglia Vena, che vigila ogni giorno sul rispetto della tradizione in ogni suo singolo passaggio». In una bottiglia di Amaro Lucano sono racchiusi più di cento anni di storia. Come ha avuto inizio questa fortunata avventura? L’azienda nasce nel 1894 da quel genio fondatore di Pasquale Vena, che, nel retrobottega di un piccolo biscottificio, nello sperimentare diverse miscele di erbe, raccolte sulle colline attorno alla cittadina di Pisticci, è riuscito a trovare la combinazione perfetta e creare un amaro dal gusto unico. Il liquore, grazie al passaparola, è entrato subito nelle case di tutti gli abitanti della città. E inizialmente, proprio grazie alle sue proprietà e alla sua genuinità, era visto come un prodotto medicinale da utilizzare soprattutto come elisir per aiutare i malati negli stati di convalescenza. Cosa ha fatto sì che l’Amaro LuOFFICIAL MADE IN ITALY

cano, dalle mura della città di Pisticci, sia diventato un prodotto di fama internazionale? Senza dubbio la pubblicità. Che è il nostro punto di forza. È proprio grazie al famosissimo claim, Cosa vuoi di più dalla vita?, ideato da Emilio Haimman nel 1991, che il brand Lucano è entrato nel linguaggio comune. Non c’è persona, infatti, che come prima risposta alla domanda «Che cosa vuoi di più dalla vita?» non risponda: «Un Lucano!». Quanto c’è di italiano in una bottiglia di Amaro Lucano? L’italianità spicca fin da subito: l’immagine storica dell’etichetta rappresenta una contadina chiamata nel linguaggio popolare “pacchiana”, dal nome del costume tipico della donna lucana. E l’italianità si percepisce subito dal calore dello sguardo che questa donna emana, uno sguardo che, da brava padrona di casa quale era la donna agli inizi del 1900, è attento e volto alla cura di ogni aspetto domestico. E così oggi come allora, quello stesso sguardo attento è quello che rispecchia i valori della nostra azienda di famiglia, nella cura e nell’attenzione di ogni passaggio della produzione. L’Amaro Lucano è simbolo di italianità all’estero. Quali sono i valori nazionali che la bottiglia porta con sé oltreoceano? Sicuramente i valori della casa e della famiglia e senz’altro il cuore che i primi migranti italiani in rotta verso gli Stati Uniti, il Canada e l’Argentina, lasciavano in Italia. Questi migranti, infatti, portavano la nostra bottiglia nella loro valigia, pensando di portare con loro un pezzetto della famiglia che lasciavano. E ciò ha aiutato molto a far conoscere il nostro brand all’estero. Sono più di 100 anni che il marchio Lucano dà garanzia di qua-

lità, gusto e affidabilità. Come siete riusciti a traghettare la tradizione nella modernità? Tradizione e innovazione devono per forza viaggiare insieme. Noi per certi versi siamo molto attenti alla tradizione: nella lavorazione delle erbe, nell’aggiunta dell’ingrediente segreto alla fine del processo, nella frantumazione dell’aloe che avviene ancora manualmente nel mortaio. Dall’altro lato però le certificazioni alle quali dobbiamo sottostare ci spronano all’innovazione: se una volta Pasquale Vena riusciva a riconoscere la purezza dell’alcol solo strofinando qualche goccia tra le mani e sentendone il profumo, oggi sono invece necessarie analisi e controlli in laboratorio. Dov’è proiettata oggi l’azienda? L’azienda oggi mira a conquistare non solo nuovi mercati internazionali, ma anche nuove acquisizioni. Stiamo procedendo verso queste due strade: da un lato crescere sempre più sul mercato estero portando con noi i valori italiani che ci contraddistinguono di famiglia, purezza e genuinità; dall’altro rilevando altri brand, da altre grandi o piccole marche. Ed è esempio di questa strada l’ultima acquisizione che abbiamo fatto da Campari, quella della Limoncetta di Sorrento, che come prodotto Igp, fatto solo con bucce di limoni, acqua, alcol e zucchero, ci sta dando grandissime soddisfazioni.

It will be because those 30 herbs and their aroma lead with the imagination to Matera hills, or maybe it’s the secret ingredient that from 1848 Vena family jealously guards and handed down from father to son, or maybe it is due to a meticulous preparation remained unchangedfor more than 100 years. In any case, whatever the answer, there is no doubt that the AmaroLucano has become over the FOOD&TRAVEL / 63


years a symbol of quality and authenticity that has earned with its story the hearts of Italian and now is gaining recognition even in international markets. Rosistella Vena, director general of the Lucan Group, has no doubts about what are the reasons that made famous Lucano brand around the world: «The AmaroLucano is synonymous of quality, family, purity and warmth and now is fourth generation that belongs to Vena family, who take care of it every day respecting tradition in every single step».

What let AmaroLucano, from the walls of the city of Pisticci, become an internationally renowned product? Advertising, no doubt. Which is our strong point. It’s thanks to the famous slogan, What could you get more from life?,invented by Emilio Haimman in 1991, the brand Lucano has entered the common talk. There is no person, in fact, that as a first response to the question «What could you get more from life?» doesn’t reply «A Lucano».

In a bottle of AmaroLucano are enclosed over a hundred years of history. How did this successful adventure begin? The company was founded in 1894 by the genius of founder Pasquale Vena, who, in the back room of a small cookie shop, in experimenting with different blends of herbs gathered in the hills of Pisticci, has managed to find the perfect combination and create a bitter with a unique taste. The liquor, by word of mouth, went straight into the homes of all the inhabitants of the city. And initially, thanks to its properties and its genuineness, was seen as a medicinal product to be used primarily as an elixir to help patients in states of convalescence.

How much of Italy there is in a bottle of AmaroLucano? The Italian character stands out immediately: the historical image of the label is a peasant called in the popular language "pacchiana" (tacky), from the name of the typical costume of woman in Basilicata. And the Italian spirit is felt immediately by the warmth of the look that gives off this woman, a look that, like the woman in the early 1900s, is attentive and face care to every domestic aspect. And so today as in the past, this very careful look reflects the values of our family business, care and attention to each step of the production.

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AmaroLucano is an Italian symbol abroad. What are the national values that the bottle carries with it overseas? Surely the values of home and family and certainly the heart left in Italyfor the first Italian migrants who moved to the United States, Canada and Argentina. These migrants, in fact, brought our bottle in their suitcase, thinking of bringing with them a small piece of the family they left. And this has helped a lot to raise awareness of our brand abroad. It's more than 100 years that the Lucano brand gives a guarantee of quality, taste and reliability. How were you able to ferry the

tradition in modernity? Tradition and innovation have to necessarily travel together. We take great care of the traditions: processing of herbs, the addition of the secret ingredient at the end of the process, the aloe crushing stillmanually made in a mortar. On the other hand, however, the certifications we must fulfill encourage us to innovation: if once Pasquale Vena could recognize the purity of alcohol just rubbing a few drops in your hands and feeling the scent, analyzes and controls are necessary inlaboratory nowadays.

not only new international markets, but also new acquisitions. We are proceeding towards these two roads: on the one hand we are growing increasingly on overseas market bringing with us the values that distinguish us as Italian family, purity and genuineness; on the other purchasing other brands largeror smaller. An example of this wayit is the last acquisition we made from Campari Group: the “Limoncetta of Sorrento� which as an IGP product, made only with lemon peel, water, alcohol and sugar and we are proud of that.

Where is oriented the company today? The company now aims to conquer

La famiglia Vena / Vena family.

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F&T

POLLICA E L'ELISIR DI LUNGA VITA di Niccolò De Carolis

Nel piccolo comune del Cilento sono arrivati ricercatori fin dagli Stati Uniti per studiare i centenari del posto e i loro segreti POLLICA AND THE ELIXIR OF LIFE Some American researchers came to the small town of Cilento to study the centenarians and their secrets

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C’è un paesino nel sud della Campania, lontano dal chiasso di Napoli e dal jet set della costiera amalfitana, che sta diventando famoso in tutto il mondo per la sua qualità della vita. Pollica, nel cuore del Cilento, conta poco più di duemila abitanti, un comune che dalle

pendici del Monte Stella arriva giù fino al blu del mare, con le frazioni di Acciaroli e Pioppi. Il sindaco, Stefano Pisani, ha avuto il merito di valorizzare la ricchezza della terra in cui è nato e cresciuto e soprattutto la straordinaria longevità dei suoi abitanti. FOOD&TRAVEL / 67


Da qualche mese la San Diego University, insieme alla Sapienza di Roma, ha iniziato uno studio pilota sugli ultracentenari che vivono nel vostro paese, come è nato il progetto? Tutto è iniziato quando alcuni docenti e medici sono venuti qua in vacanza e si sono accorti dei nostri anziani. Ciò che li ha colpiti non è stato solo l’aspetto quantitativo, ma il loro invecchiamento positivo. Su un campione di 300 persone solo uno soffriva di Alzheimer o malattie degenerative. Lo studio finora ha dato risultati interessanti, è stata rilevata all’interno dei soggetti studiati una particolare proteina che aumenta la microcircolazione e difende dalle malattie degenerative. Per questo ora c’è l’intenzione di avviare un centro di ricerca stabile della durata di cinque anni. Quali sono le ragioni di questa “miracolosa” longevità? Lo stile di vita, le abitudini fisiche,

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l’assenza di stress e i ritmi sostenibili. Ma soprattutto l’alimentazione, la famosa dieta mediterranea è nata qui quando il biologo Ancel Keys venne a vivere a Pioppi. Penso che non sia solo il cibo, ma anche la sua consumazione conviviale e tutta la cultura connessa a fare la differenza. Quali sono i capisaldi della dieta mediterranea? Innanzitutto l’olio d’oliva extravergine, del quale è stata certificata la capacità di migliorare la qualità della vita. La nostra Cooperativa Nuovo Cilento è il primo produttore di olio di tutta la Campania. Poi abbiamo molto pesce azzurro, in particolare le alici di Menagia, pescate con un antico strumento che rispetta la sostenibilità dell’ambiente e mantiene la qualità eccellente. Famoso è anche il fico bianco del Cilento e tutte le ortive come i pomodorini.

Pollica non rischia di diventare così, mi passi il termine, un paese per vecchi? In realtà il nostro comune ha una fascia di anziani molto pronunciata, ma anche una fascia di età che va dai 18 ai 40 anni altrettanto pronunciata, circa il 40%. E bisogna considerare che l’attenzione che stanno suscitando i nostri ultracentenari crea delle opportunità di lavoro per i giovani. Inoltre spingiamo tanto anche sul segmento turistico, abbiamo cinque vele lega ambiente, che possono vantare solo nove località in tutta Italia. La bandiera blu della FEE è nostra da più di trent’anni. Eravate presenti anche a Expo 2015, cosa vi ha dato quell’esperienza? Abbiamo proposto la dieta mediterranea non solo come modello alimentare, ma come modello socio-economico. Essa garantisce un’impronta ecologica molto bas-

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sa, aumenta la sostenibilità, diminuisce la spesa sanitaria e crea posti di lavoro. Il suo operato si ispira alla frase di Hamingway «Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena lottare», cosa significa per lei? Il luogo dove sono nato e cresciuto mi dà delle emozioni uniche, difficili da spiegare. Io non ho mai fatto uso di droghe, ma a me sembra come una droga. Quando mi stacco perdo un pezzo della mia capacità e della mia energia, quando ci ritorno rinasco. Spesso abbiamo assuefazione verso la bellezza delle cose, ma così non le usiamo correttamente. A mio avviso non bisogna mai accontentarsi di quello che si ha davanti, dobbiamo lavorare con piccoli gesti e grandi progetti per cambiare le cose. All’inizio degli anni ’50 Hemingway alloggiò ad Acciaroli per un po’ di tempo, da quel soggiorno nacque il libro “Il vecchio e il mare”.

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There is a small village in southern Campania, away from the noise of Naples and the jet set of the Amalfi Coast, which is becoming famous throughout the world for its quality of life. Pollica, in the heart of Cilento, has a little more than two thousand inhabitants, a city that from the slopes of Mount Stella comes down to the blue sea, with the villages of Acciaroli and Pioppi. The mayor Stefano Pisanihad the merit of highlighting the wealth of the land where he was born and raised, and above all the extraordinary longevity of its inhabitants. San Diego University, together with the University of Rome, has started a research on centenarians who live in your country. How was the project born? It all started when some teachers and doctors came here on vacation and met our seniors. What impressed them was not only the quantitative aspects, but their positive aging. On a sample of 300 people just one suffe-

ring from Alzheimer's or degenerative diseases. So far the study has yielded interesting results. It was detected in the sample a particular protein that increases the microcirculation and protects from degenerative diseases. This is why there is now the intention to launch a stable research center for five years. What are the reasons for this "miraculous" longevity? Lifestyle, physical habits, lack of stress and sustainable pace. But above all the eating habits, the famous Mediterranean diet was born here when the biologist Ancel Keys came to live in Pioppi. I think it's not only the food, but also convivial consumption and all the culture connected that makes the difference. What are the cornerstones of the Mediterranean diet? First, the extra virgin olive oil improves the quality of life and this has been certified. Our “NuovoCilento Coope-

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rative” is the first producer of oil in Campania region. Then we have very oily fish, particularly the Menagia anchovies, fished with an ancient tool that respects the sustainability of the environment and maintains the excellent quality. Also famous is the white fig of Cilento, and all the vegetables like tomatoes. Is this a risk for Pollica to become, aswe cansay, a country for old men? Our municipality has a number of

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elderly people very pronounced, but also an age group ranging from 18 to 40 years just as pronounced, approximately 40%. We must consider that the attention created by our centenarians brings to employment opportunities for young people. Furthermore we push a lot on the tourism segment too, we have five sails environment alloy, which only nine locations throughout Italy can boast. The blue FEE flag is ours for over thirty years.

You were also present at Expo 2015, what did you get from that experience? We proposed the Mediterranean diet not only as a food model, but as a socio-economic model. It ensures very low ecological footprint, increases sustainability, reduces health spending and creates job. Your work is inspired by the words of Hemingway, «The world is a fine place and worth fighting for», what does it mean for you? The place where I was born and grown up gives me unique emotions, difficult to explain. I've never used drugs, but to me it seems like a drug. When I go away I lose a piece of my ability and my energy, when I return I feel reborn. We are often closed to the beauty of things, but we don't use it properly. In my opinion you should never be satisfied with what you did before, we have to work with small gestures and big plans to change things. In the early 50s Hemingway lodged in Acciaroli for a while, from that stay came out the book "The Old Man and the Sea".

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L'ERBA DOVE NASCONO I CAMPIONI di Silvia Galbiati

Al Gardagolf Country Club sono cresciuti Manassero e Bertasio, i due golfisti che hanno rappresentato l’Italia alle Olimpiadi di Rio. Il loro ex allenatore Franco Maestroni ricorda il percorso dei suoi due ragazzi

THE GREEN WHERE CHAMPIONS ARE BORN Manassero e Bertasio, the two golfers who represented Italy at the Rio Olympics, grew up at the Garda Golf Country Club. Their former trainer Franco Maestroni remembers their early path

Matteo Manassero.

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Franco Maestroni ha realizzato il sogno di qualsiasi allenatore: vedere due atleti che ha cresciuto arrivare al traguardo più alto per ogni sportivo, le Olimpiadi. I due campioni in questione sono Matteo Manassero e Nino Bertasio, cinque anni di differenza e molto in comune: una grande passione, il golf, molto talento, tanti anni di dura gavetta, innumerevoli riconoscimenti, un’Olimpiade, quella di Rio, e tanti anni di allenamento con lo stesso maestro. Franco Maestroni ha dedicato tutta la sua vita al golf: dal 1986 allena al Gardagolf Country Club, campo nel bergamasco nato dalla capacità imprenditoriale e dalla lungimiranza di Riccardo Pisa e di Giorgio Simonini nel 1984, a pochi chilometri dal basso Lago di

mondo è stata un’emozione fortissima – racconta Maestroni – Io li ho conosciuti ragazzini, li ho visti crescere e ora provo una soddisfazione difficile da descrivere». Durante le Olimpiadi, tutto il Gardagolf Club ha seguito con passione le prove di Manassero e Bertasio, con appuntamenti fissi anche in orari impensabili, per tifare tutti insieme: i risultati non sono arrivati, ma la soddisfazione è stata comunque tanta. A distanza di anni Maestroni ricorda con affetto i due ragazzi e il percorso che li ha trasformati da giovani appassionati a grandi campioni: «Matteo è sempre stato un ragazzo di enorme talento, molto portato, Nino era meno istintivo ma un grande lavoratore, con la fortuna di avere un gran fisico. Entrambi

Nino Bertasio insieme a Franco Mestroni / Nino Bertasio with Franco Mestroni.

Garda, in un contesto mozzafiato. Le 27 buche di campionato e l’ampio campo pratica negli anni hanno ospitato importanti tornei nazionali ed internazionali ponendo il Gardagolf Country Club ai vertici delle strutture golfistiche in Europa. Ed è proprio su questo campo che sono cresciuti entrambi i golfisti italiani che quest’estate hanno rappresentato l’Italia alle Olimpiadi di Rio. Un’emozione unica per il maestro che li ha cresciuti: «Vederli al centro dell’attenzione di tutto il OFFICIAL MADE IN ITALY

hanno sempre avuto grande dedizione per il golf. Ricordo che Bertasio a 8-9 anni lanciava talmente tante palline sul green che non mi lasciava un filo d’erba. Matteo invece dovevo sgridarlo perché anche sotto il temporale, nonostante tuoni, fulmini e secchiate d’acqua non smetteva di allenarsi». Insomma due ragazzini che non solo amavano giocare a golf, ma che mostravano fin da subito di avere una marcia in più. Un talento che li ha accompagnati

gara dopo gara e che li ha portati sempre più in alto: Matteo detiene il record di più giovane vincitore dello European Tour e dal 2013 è diventato il più giovane vincitore del BMW PGA Championship, arrivando quest’estate a partecipare alle Olimpiadi di Rio insieme all’amico di sempre. Ed è proprio a Rio che il golf è tornato all'Olimpiade dopo 112 anni dall’ultima apparizione, nel 1904 a Saint Louis negli Stati Uniti. E mentre l’Italia si prepara ad accogliere in grande stile un evento importante come la RyderCup nel 2022, i risultati sul campo del golf italiano continuano a stentare: «Il golf italiano ha grandi potenzialità, ma l’Italia rimane un paese legato a stretto nodo al calcio e, storicamente, al ciclismo. Il golf non è mai riuscito e non riesce ancora oggi a prendere piede come in altri Paesi: non possiamo paragonarci agli anglosassoni, per i quali questo sport ha tutt’altra importanza. Molti di quelli che lavorano in questo ambiente vorrebbero dimostrare che è uno sport alla portata di tutti, ma in realtà non è ancora così. Per giocare a golf ci vogliono ancora parecchi soldi». Quando ripensa ai suoi allievi, Maestroni sorride e in un attimo torna indietro nel tempo, quando ancora poteva dare consigli ai suoi ragazzi: «Sono diventati grandi, sono professionisti, ma se li avessi davanti oggi prima di una gara importante gli ricorderei sempre le stesse cose, di avere molta pazienza, di essere il più rilassati possibile: a golf sanno giocare, devono solo cercare di dominarsi. Qualsiasi cosa faranno sarò sempre molto orgoglioso di loro».

Franco Maestroni has made the dream of any coach come true: to see two athletes raised by him to reach the highest achievement for any athlete, the Olympics. The two champions in question are Matteo ManasSPORT&WELLNESS / 75


sero and Nino Bertasio, five years of difference, and a lot in common: a passion and talent for golf, so many years of difficult stages, countless awards, one Olympics in Rio, and many years of training with the same teacher. Franco Maestroni has dedicated his life to golf: since 1986 he trains at the Gardagolf Country Club, a field in Bergamo born from the entrepreneurial ability and foresight of Riccardo Pisa and Giorgio Simonini in 1984, a few kilometers from Lake Garda, in a breathtaking environment. The 27-hole championship course and the driving range over the years have hosted major national and international tournaments by placing the Gardagolf Country Club at the top of the golfing facilities in Europe.

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Both the Italian golfers, who represented Italy at the Rio Olympics last summer, have grown right here. A unique experience for the teacher who trained them: «Seeing them at the center of the world was a very strong emotion - tells Maestroni - I've known them since they were kids, I've seen them growing and now I feel a satisfaction hard to describe». During the Olympics, the whole Gardagolf Club has been following with passion Manassero and Bertasio with fixed appointments even in unthinkable hours, to cheer all together: the results have not arrived, but the satisfaction was still great. Years later Maestroni fondly remembers the two boys and the path that has transformed them from young fans to great champions, «Matteo has always been

an extremely talented guy, very worn, Nino was less instinctive but a hard worker with a great physique. Both have always had great devotion for golf. I remember Bertasio at 8-9 years throwing so many balls on the greens not even leaving me a blade of grass. Instead I had to scold Matteo because even in a storm, in spite of thunder, lightning and buckets of water he didn’t stop to train». In short, two kids who not only loved to play golf, but showed right away to have a little something extra. A talent that has accompanied them match after match, and that led them higher and higher: Matteo holds the record for youngest winner on the European Tour and in 2013 became the youngest winner of the BMW PGA Championship, coming this summer

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to participate the Rio Olympics with his friend. It is in Rio that golf has returned to the Olympics after 112 years since the last appearance in 1904 in Saint Louis, United States. And while Italy is well undertaking preparations to welcome an important event like the Ryder Cup in 2022, the results on the field of Italian course continue to starve: «The Italian golf has great potential, but Italy remains a country linked especially to soccer and historically to cycling. Golf has never succeeded and is still failing today to take hold as in other countries; we cannot compare with the Anglo-Saxons who have a completely different approach towards this sport. Many of those who work in this environment would prove that it’s a sport for everyone, but this is not what hap-

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pens. To play golf it still takes a lot of money». When he thinks to his students, Maestroni smiles and in a moment goes back in the past when he could give advice to his boys: «They grew up, they are professionals, but if I had them standing in front on me today before an important race I would remember them always the same things, to have a lot of patience, to be as relaxed as possible: to know how to play golf, they just have to try to dominate themselves. Whatever it will be I will always be very proud of them».

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ITALIAN HEROES di Nicolò Calcagno

Gli italoamericani sono riusciti a integrarsi nel tessuto sociale statunitense grazie, soprattutto, allo sport. Campioni come Joe DiMaggio o Primo Carnera si mostrarono piĂš forti anche dei pregiudizi razziali

ITALIAN HEROES The Italian integration into the American society succeeded thanks to the sport mostly. The charisma of champions like Joe DiMaggio or Primo Carnera was even stronger than racial prejudice

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Joe Dimaggio

Primo Carnera

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Rocky Marciano

Lo sport è una colonna portante della società americana, costruita grazie anche al Made in Italy. Già, perché prima gli immigrati e poi gli italoamericani hanno favorito la nascita e la crescita di numerose attività sportive negli Usa. I campioni dello sport sono spesso veri eroi specialmente negli Stati Uniti e alcuni di quegli eroi che hanno reso grande il Paese sono proprio italoamericani. Fare una classifica sarebbe oltre che ingeneroso anche impossibile, visto che fanno parte di questa lista veri e propri mostri sacri. Ci limiteremo a raccontarvi di loro per farveli conoscere o semplicemente non scordare. Scegliere da chi partire non è stato facile, ma bisogna dare il giusto riconoscimento a Joe DiMaggio, considerato il più grande giocatore di baseball della sua epoca (19361951) e anche orgoglioso italiano. Joe riuscì a superare gli stereotipi razziali, vincendo il riconoscimento della società americana. Infatti gli italiani prima del suo successo erano considerati ancora un gruppo razziale separato, inferiori alla razza bianca. Ma grazie alla conquista di 9 World Series con i suoi New York Yankees, le 13 presenze all’MLB all-stars game e l’ingresso nelle hall of fame, DiMaggio vinse il razzismo e conquistò il rispetto del popolo americano per tutti gli italiani. Un altro eroe sportivo è Rocky Marciano, il campione mondiale dei pesi massimi che si ritirò imbattuto (49 match vinti e nessuno perso). Anche se non era un pugile particolarmente massiccio (per gli standard odierni sarebbe stato considerato nella categoria dei pesi massimi leggeri), superò molte battute d'arresto e utilizzò le sue limitate capacità insieme ad una eccezionale durezza e caparbietà, fino a raggiungere l'apice della sua professione grazie soprattutto al duro lavoro e alla disciplina. Per rimanere in tema di pugilato, altra grande figura e simbolo del Made

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Dan Marino

in Italy sportivo negli Usa è Primo Carnera, famoso per la sua corporatura (alto più di due metri per 120 chilogrammi) riuscì a primeggiare in un campo in cui gli americani sono solitamente i padroni incontrastati, ridando fiato e vigore alla magra tradizione pugilistica italiana e dimostrando, all’America e al mondo, di che pasta erano fatti gli italiani in un periodo cupo per la nostra nazione. Le tappe della sua faticosa carriera si aprono con il dramma di Ernie Schaaf, morto dopo il match il 10 febbraio del 1933; seguono la sfida con Uzcudum a Roma (1933) nel momento di massimo trionfo del fascismo, per concludersi con l'exploit della sua vita, il successo per K.O. a New York su Jack Sharkey in sei riprese. Era il 29 giugno 1933 e Carnera diventava campione del mondo dei pesi massimi di pugilato. Faro durante la seconda metà del novecento invece è stato Dan Marino, che ha fatto nel Football quello che Joe DiMaggio fece nel Baseball, trasformare un italoamericano nel giocatore più forte di quello sport. Anche se con i suoi Miami Dolphins non riuscì mai a vincere il titolo della NFL, scrisse la storia di questo sport tanto che, nonostante la mancanza di titoli, venne eletto prima Mvp della lega e poi inserito nella Hall of Fame della Nfl ridando linfa all’orgoglio un po’ sopito degli italiani in America. Chi invece sta dando adesso linfa e onore all’italianità negli States è Anthony Rizzo, giovane italoamericano, vero e proprio fenomeno del baseball, che ha guidato i Chicago Cubs verso la conquista del titolo e una rinascita inedita per una squadra che non vinceva il campionato dal lontano 1908. Non solo è la stella della squadra e dell'intero campionato, ma un vero e proprio simbolo, visto la sua storia particolare che lo ha visto sopravvivere al cancro quando aveva solo vent’anni.

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Sport is a cornerstone of American society built also thanks to the Italians. This is true because in the past Italian immigrants have favored the birth and growth of many sports in the US. The sports stars are often real heroes especially in the US and some of those heroes who have made the history are immigrants. To make a ranking would be not only ungenerous but impossible, since who is part of this list is truly a superstar. We are going to talk about them just to let you know who they are or simply not to let forget them. To choose with whom to start is not easy, but you have to give proper recognition to Joe DiMaggio, considered the greatest baseball player of his era (1936-1951) and also proud Italian. Joe was able to overcome racial stereotypes, winning the recognition of the American society. Indeed Italians before his success were still considered a separate racial group, inferior to the white race. But thanks to the conquest of 9 World Series with his New York Yankees, the 13 MLB all-star game appearances and the entrance in the Hall of Fame, DiMaggio defeated racism and gained the respect of the American people

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for all Italians. Another sports hero is Rocky Marciano, world heavyweight champion who retired undefeated (49 matches won and no one lost). Although he was not a particularly massive boxer (for today's standards he should have entered the light heavyweight category), he overcame many setbacks and used his limited capabilities along with exceptional toughness and stubbornness to reach the pinnacle of his career thanks to the hard work and discipline. Just to remain in boxing, another great figure and symbol of Italian sport in the US is Primo Carnera, famous for his size (up more than two meters to 120 kilograms) managed to excel in a field where the Americans were usually the undisputed masters, giving breath and force to the Italian boxing tradition and demonstrating to America and to the World what Italians can do during difficult times for our Nation. The stages of his laborious career start with the drama of Ernie Schaaf, who died after the match on February 10, 1933; then the challenge with Uzcudum in Rome (1933) during the highest point of fascism triumph, ending with the pick of his life, the win for Knock Ou-

tin 6 rounds against Jack Sharkey in New York. It was June 29, 1933 and Carnera became heavyweight world champion. Lighthouse during the second half of the twentieth century was Dan Marino, who did in football what Joe DiMaggio did in baseball, transforming an Italian American in the strongest player of that sport. Although with his Miami Dolphins he was never able to win the NFL title, he wrote such a chapter of history of this sport that, despite the lack of titles, he was elected MVP of the league and then inducted into the Hall of Fame NFL bringinga new life to the low pride of Italians in America. Those who are giving now lymph and honor to Italian style in the States is Anthony Rizzo, a young Italian-American, a true baseball phenomenon, who lead Chicago Cubs to win the title and to an unprecedented renaissance for a team that hadn’t won the championship since 1908. He is not only the star of his team and the whole league, but he is a true symbol especially because of his particular story that has seen him overcome cancer when he was only twenty.


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Francesco Zorzi, direttore creativo di Alias2k, è un illustratore italiano e visual designer innamorato delle tinte piatte e delle forme semplici. Selezionato nelle due ultime edizioni di “200 Best Illustrators Worldwide” di Luerzer’s Archive, su Annual internazionali di illustrazione tra cui “3x3 Illustration Directory” e “2015 American Graphic Design Award” di GD Usa, disegna per campagne pubblicitarie, riviste, giornali e libri. Tra le sue più recenti collaborazioni: The New York Observer, The Boston Globe, Advertising Age, Creative Quarterly.

Francesco Zorzi, creative director at Alias2k, is an italian illustrator and visual designer in love with flat colors and simple shapes. Featured in the latest two editions of Luerzer's Archive's "200 Best Illustrators Worldwide", in international illustration Annual including "3X3 Illustration Directory" and "2015 American Graphic Design Awards" by GD Usa, draws for advertising campaigns, magazines, newspapers and books. Among his most recent collaborations: The New York Observer, The Boston Globe, Advertising Age, Creative Quarterly.

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