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11.02.2019–10.03.2019 | 44

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Menschen im Rampenlicht

Ilaria Perasso, Matteo Celiento, Michael Untertrifaller, Mirenia Lonardi, Rodrigo Scaggiante


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Ingredienti

03 – Ingredienti 04 – Drinnen und draußen 05 – Io vendo Love Olokpa

06 – Good News 08 – Punto di domanda 09 – Augeklaub Sprühschlangen

10 – Hauptsache Teatro La Ribalta

15 – Landlust Botswana

16 – Zahlen, bitte! Cuno Tarfusser

18 – Experiment 19 – Intervista

Gianpaolo Chiriacò

Fo 22 – Menschen Ina Tartler

26 – Biblio 27 – Questi Giovani

Cari lettori e lettrici, nel 2019 zebra. festeggia cinque anni. È un traguardo importante per il nostro progetto, nato per dare visibilità a chi vive ai margini della società. È però un compleanno per certi versi amaro, segnato da incertezza e preoccupazione per alcuni dei*lle venditori*trici, i quali si troveranno a fare i conti con le conseguenze della Legge 132. La cosiddetta “legge Salvini”, infatti, tra le varie cose, ha abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Nel gruppo di venditori*trici sono undici, ad oggi, le persone titolari di questo tipo di protezione, i*le quali rischieranno di ricevere un diniego alla richiesta di rinnovo e di divenire illegalmente soggiornanti sul territorio. Altre undici persone verrebbero gettate nel limbo dell’invisibilità e dell’illegalità. La volontà di escludere le persone più deboli, alla base di questa legge, è in antitesi con i principi e i valori del giornale che avete tra le mani. Per questo è importante, oggi più che mai, che le persone che credono nella giustizia sociale e in una società aperta e plurale si uniscano per arginare la deriva razzista che imperversa anche nella nostra piccola realtà e per proporre un’idea di società diversa, non improntata sulla paura e la criminalizzazione del povero e dell’emarginato, ma sull’inclusione e sulla solidarietà tra le persone. Sta a tutti noi scegliere da che parte stare. Alessio GioRdano zebra.Streetworker

Golden Boyz

28 – Speakers’ Corner 30 – A tavola! 31 – Schwarzweiß Impressum

Ohne zebra.Ausweis geht nix Comprate il giornale di strada solo da venditrici e venditori muniti di apposito tesserino! zebra. ist eine Straßenzeitung und wird von der oew – Organisation für Eine solidarische Welt in Brixen herausgegeben. Menschen, die es schwer im Leben haben, verkaufen sie zum Preis von zwei Euro: Ein Euro bleibt ihnen, ein Euro geht in die Produktion. Se notate delle irregolarità non esitate a contattarci al numero 334 1216413. 2019 | 44 3


Drinnen und draußen

news … è un giornale di strada Nel mondo esistono moltissimi giornali di strada, che si rifanno allo stesso principio e che danno l’opportunità alle persone ai margini della società di avere una degna occupazione e un piccolo guadagno. zebra. fa parte della rete internazionale del giornale di strada INSP (www.insp.ngo).

zebra. gratuliert zur Auszeichnung

… wird von Freiwilligen gemacht Die Inhalte von zebra. stammen zum Großteil von motivierten Freiwilligen. Monat für Monat bestücken sie die Zeitung mit Texten, Gedichten, Fotos und Illustrationen und orientieren sich inhaltlich an sozialen und gesellschaftskritischen Themen. … non è un lavoro fisso La vendita del giornale di strada non sostituisce un lavoro fisso e sicuro, ma permette di provare ad uscire da situazioni molto difficili. ll*la venditore*trice acquista il giornale a 1 euro e lo rivende, a sua volta, a 2 euro.

www.oew.org/zebra

… bleibt in Kontakt Das oew-Team steht in ständigem Kontakt mit allen Verkäufer*innen, Verkaufsstellen, Behörden und Gemeinden. Für Fragen, Anregungen oder bei Unregelmäßigkeiten sind sie zur Stelle und unter der Nummer 334 1216413 erreichbar.

zebra.Support setzt auf schnelle unkomplizierte Hilfe und die berufliche Weiterbildung von Verkäufer*innen.

… va oltre Che si tratti di una casa, del lavoro, della salute o di informazioni, per i venditori e le venditrici di zebra. la vita quotidiana rappresenta una sfida continua. zebra.Support offre loro un rapido aiuto in situazioni di emergenza e li segue passo passo nella ricerca di un lavoro sicuro.

S

eit Jahren unterstützt der Künstler Moustapha Dieng die Straßenzeitung durch regelmäßige Grafiken für die Rubrik “Speakers Corner“. Er studierte am Ecole Nationale des Arts du Sénégal und stellte seine Werke bereits in diversen Städten aus. Beim Künstlerwettbewerb Artoteca in Bozen wurde nun sein Bild „Solo il mare mi ha accolto” mit dem dritten Platz ausgezeichnet. Die Siegerwerke sind Ende März im Centro Trevi zu sehen.

zebra.Support sostiene i venditori*trici con soluzioni semplici e veloci, offrendo anche opportunità di formazione.

Raiffeisenkasse Eisacktal | Valle Isarco IBAN: IT 68 S083 0758 2210 0030 0004 707 Südtiroler Sparkasse Brixen | Bressanone IBAN: IT 93 H060 4558 2200 0000 5004 219 Überweisungsgrund | causale: „zebra.Support“

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Io vendo 6 plus 1 von 60 Verkäufer*innen

Elena Bunescu

David Obote

Philip Omhenimhen

Chris Odighizuwa Airomwanbor

Felix Okosodo

Charles David

“Vorrei essere un esempio positivo per tutti” Nome: Love Olokpa Età: 25 anni Provenienza: Delta State, Nigeria Dove vendo: Bolzano

Sono arrivata in Italia da poco più di due anni. Ho passato il primo anno in diverse città. Dopo lo sbarco in Sicilia sono stata a Napoli, Bari, Roma, Firenze e Bergamo. Da un anno e tre mesi vivo a Bolzano. Qui sto frequentando un corso di lingua italiana e dalla fine dello scorso anno vendo zebra. I primi mesi di questa esperienza sono andati molto bene. Magari non tutti comprano il giornale, ma tante persone non mi negano un sorriso o qualche parola. Finora ho venduto zebra. a Bolzano. In Nigeria ho studiato Business & Administration all’università, quindi mi affascina molto il lato “imprenditoriale” di questo progetto, ossia capire dove posso avere più successo nella vendita e qual è il

target di riferimento tra la clientela. Penso che quanto studiato possa risultarmi utile anche in questa circostanza. L’Alto Adige mi piace molto, nonostante il freddo. Lo scorso inverno ho passato quattro mesi in un dormitorio. Dovevo uscire la mattina presto e potevo rientrare la sera, quindi passavo tutto il giorno in giro cercando di trovare dei posti in cui potermi scaldare di tanto in tanto. Non è stato un periodo facile. La musica e la lettura sono due delle mie più grandi passioni. Ascolto blues e mi piacciono soprattutto i libri motivazionali, perché mi danno l’ispirazione per essere una persona migliore, giorno dopo giorno. Ho dovuto lasciare la Nigeria perché la mia vita era in pericolo pertanto ciò che mi auguro per il futuro è di poter avere una vita serena e di essere un esempio positivo per tutti.

Spero davvero in un futuro felice! LOVE OLOKPA

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Gratis Öffis

Luxemburg wird zum ersten Land der Welt, wo alle öffentlichen Verkehrsmittel umsonst genutzt werden können. Um die großen Verkehrsprobleme des Landes zu lösen, sollen ab 2020 alle Tickets abgeschafft werden.

Abitanti generosi

A causa della chiusura del confine tra Serbia e Ungheria molte persone migranti che intraprendono la rotta dei balcani hanno cambiato il percorso passando per l’Albania e la Bosnia, dove però spesso rimangono bloccati. Mentre lo Stato e le organizzazioni che dovrebbero occuparsi di loro sono lente e inefficienti, in molte città gli abitanti del luogo si organizzano per offrire alloggio e aiuti.

Bahn frei für FuSSgänger

In Paris wurde 2013 die Autobahn am linken Ufer der Seine zurückgebaut und eine Uferpromenade mit Sportparcours und Feiermeile geschaffen. Die CO2-Belastung ging dort um 15 Prozent zurück. 2016 wurde auch das rechte Flussufer auf mehr als drei Kilometern für motorisierte Fahrzeuge gesperrt. Ähnliche Einschränkungen im Stadtzentrum sollen folgen.

Plastik verboten

Seit dem 1. Januar sind in acht Staaten der Karibik und Zentralamerikas der Import und die Produktion von Einwegplastik und Polystyrol verboten. Bahamas, Barbados, Belize, Costa Rica, Dominica, Grenada, Jamaika sowie Trinidad & Tobago folgen somit dem Beispiel anderer Länder in der Region und wollen durch das Verbot ihre Küsten und Meeresgewässer vor den großen Mengen an Plastik schützen.

Suizidrate sinkt

Weltweit hat die Suizidrate seit 1994 um 30 Prozent abgenommen. In Deutschland nehmen sich heute halb so viele Menschen das Leben wie noch vor 35 Jahren. Auch in vielen anderen Ländern gibt es Verbesserungen, wobei dies oft mit der Zunahme sozialer Freiheiten für junge Frauen zusammenhängt. Jedoch gibt es auch Staaten, in denen die Selbstmordrate in den vergangenen Jahrzehnten gestiegen ist, etwa in den USA.

Es ist alles eine Frage der Sichtweise Bei den Landkarten sind wir die Mercator-Karte gewohnt: Europa befindet sich oben in der Mitte, rundherum der Rest der Welt. zebra. entscheidet sich für die ungewohnte Peters-Karte, da bei ihr die Flächen stimmen, und stellt sie noch dazu auf den Kopf. Denn: Im Kopfstand ändert sich unsere Sichtweise auf die Welt.

Wünscht sich mehr Platz für Fußgänger und Radfahrer auch in den Südtiroler Städten. Nils Bertol 6

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GoodNews Aumento dei salari

Le fabbriche del Bangladesh producono vestiti per tante aziende europee e statunitensi, ma i loro dipendenti vivono in povertà a causa dei bassi stipendi. Dopo giorni di proteste da parte dei lavoratori delle fabbriche tessili il governo del Bangladesh ha annunciato un aumento del loro salario. I lavoratori, tuttavia, non sono ancora completamente soddisfatti dell’aumento promesso.

Neuer Nationalpark

Die Republik Kongo hat ihren fünften Nationalpark geschaffen. Der Ogooué-Leketi National Park schützt die südlichsten Lebensräume der Flachlandgorillas und der zentralafrikanischen Schimpansen in der Transitzone zwischen Wald und Savanne. Mit dem angrenzenden Plateaux Batéké National Park im Nachbarland Gabon ist die länderübergreifende geschützte Fläche nun über 5.000 Quadratkilometer groß.

Tampons steuerfrei

Nach fast 20 Jahren Proteste wurden in Australien nun Artikel zur Menstruationshygiene wie Tampons, Binden und Einlagen von der Konsumsteuer befreit. Anders als in den meisten europäischen Staaten sind diese Produkte in vielen Ländern weltweit, etwa in Kanada, Kenia, Indien, Tansania und Teilen der USA steuerfrei. In Italien fallen Monatshygieneartikel in die Kategorie Kosmetikprodukte und werden nach wie vor mit 22 Prozent besteuert.

Le donne entrano in scena Alle elezioni parlamentari negli Stati Uniti le donne hanno ottenuto dei successi notevoli, tra i quali la prima donna nera eletta al congresso nel Massachusetts, le prime due donne musulmane (nella foto: Ilhan Omar) nel parlamento statunitense e la prima donna nativa americana a essere eletta al congresso. Inoltre in diversi referendum tenuti lo stesso giorno è stata approvata l’espansione in alcuni Stati del programma che fornisce copertura per le spese mediche alle persone con un basso reddito e, in Florida, le persone che sono state in prigione in futuro potranno di nuovo votare.

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Punto di domanda

Wann wirst du zur „Rampensau“? Dieses Mal in Graun: Fabian hat sich in seinem Heimatdorf Graun bei Kurtatsch nach Leuten erkundigt, die im Zentrum der Aufmerksamkeit stehen. Eine waschechte „Rampensau“ ist ihm nicht untergekommen.

Verena Weger Da ich keine nennenswerten Talente habe, die mich ins Rampenlicht rücken, freue ich mich über Aufmerksamkeit, wenn ich anderen helfen konnte. Etwas Wertschätzung ist immer schön.

Maximilian Goller Beim Fußballspielen mit meiner Mannschaft.

Davide Mincione Quando, durante le mie escursioni guidate in Mountainbike, passo per il mio paese nativo Corona.

Franziska Weger Sobald der Lieblingssong von meiner Freundin und mir läuft und wir einfach nur noch tanzen.

Kathrin Pomella Quando non riesco più a smettere di raccontare barzellette.

Alex Cappello Sobald ich ganz ich selbst sein kann, meistens mit Familie und Freunden.

Viktoria Ungerer Bei der Wortgottesfeier in unserer Pfarrkirche stehe ich oft im Rampenlicht und fühle mich dabei eigentlich wohl.

Tamara Larcher Bei meiner Arbeit und Vereinstätigkeiten arbeite ich eher im Hintergrund. Das stört mich nicht, ich verspüre kein Bedürfnis im Mittelpunkt zu sein.

Es ist schwierig die „Rampensau“ aus manchen Menschen herauszukitzeln. FABIAN GSCHNELL 8

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Augeklaub

Diese falschen Schlangen hinterlassen Spuren.

Schwebende Schlangen nämlich auch entdeckt, dass der Stoff beim Sprühen lange Schnüre bildet und an der Luft zu endlosen Nudeln erhärtet. Es war die Geburtsurkunde der „Silly Strings“, der „albernen Fädchen“, wie sie bis heute auf Englisch genannt werden. Schätzungsweise gehen heute jährlich hunderte Millionen dieser bunten SprühBunte Streifen schlängeln sich durch den Schnee. Ein Fasching ohne sie ist so wedosen über die Ladentische. In den Dosen befinden sich Kunstharze, nig vorstellbar wie ein Valentinstag ohne die durch ein Treibgas nach außen geHerzen. Kaum jemand weiß aber, dass sie auch schon zu militärischen Zwecken presst werden und an der Luft erhärten, eingesetzt wurde. Die US-Armee nutzte sobald das beigemengte Lösemittel verähnliche Sprühfäden im Irakkrieg von dampft. FCKW als solches ist seit einigen 2006, um Stolperdrähte und SprengJahren wegen seiner masDie US-Armee siven Umweltschädlichfallen zu enttarnen. setzte sie Dabei wollten die Amerikaner keit nicht mehr erlaubt und im Irakkrieg Leonard Fish und Robert Cox wurde vielfach durch HFKW eigentlich eine spezielle von 2006 ein. ersetzt. Doch da beißt sich die Gipsmasse erfinden, die (Luft)Schlange in den Schwanz, zur Stabilisierung von Knochenbrüchen denn auch dieses Gas ist ein effektives hätte schnell und einfach aufgesprüht Treibhausgas. Flammschutzmittel sind werden können. Das Patent, das sie 1972 ebenso in den Dosen zu finden. Einige anmeldeten, stieß aber – ganz anders als untersuchte Sprays wiesen eine zu hohe geplant – bald in der SpielzeugindustDosis des krebserregenden und leicht entrie auf Interesse. Durch Zufall hatten sie flammbaren Benzols auf.

Sie ist der Star auf der Faschingsparty. Kommt sie zum Vorschein, muss ihre papierene Schwester oft unverrichteter Dinge abschwirren. Sie ist spektakulärer, spannender, interessanter: Die Luftschlange aus der Sprühdose.

Grenzenloser Spaß ist da kaum möglich – erst recht nicht für die Ökosphäre: Was richten diese Kunststoffnudeln zu Wasser und zu Land an? Woraus bestehen die Dosen? Was geschieht, wenn diese leer sind? Ein Sprühverbot in Los Angeles zu Halloween rechtfertigte man mit der Verhinderung von Schäden an Häusern und Autos, jenes in Basel und Rapperswil mit dem Schutz von Masken und Kleidern. Die bunten Schnüre hinterlassen nämlich unansehnliche Flecken und Spuren an Fassaden, Stoffen und Kostümen. Dass auch Trinkwasser, Luft und Mutterboden darunter leiden, scheint zweitrangig zu sein. Aber Spaß ist doch nicht dasselbe wie Hemmungslosigkeit. Auch in der närrischen Zeit verdient sich unsere Mitwelt ein Mindestmaß an Respekt. Das gilt für die Menschen und die Natur, die uns das ganze Jahr über am Leben hält. Achten wir auf sie, damit wir den nächsten Fasching wieder unbeschwert feiern können! Vielleicht mit der Luxus-Version von Sprühschlangen: in wiederbefüllbaren Dosen. Und kompostierbar.

Arbeitet schon am Luftschlangenspray aus Spinnweben. Nadia Sorg 2019 | 44 9


Im Probelokal „T.RAUM“ in Haslach

Wie gemacht für die Bühne Immer mittendrin der charismatische Mann, der zugleich Gründer und Regisseur des Theaters La Ribalta ist. Als Antonio Viganò 2012 in Bozen damit begann, an seiner „konkreten Utopie“ einer Theatergruppe zu arbeiten, in der Menschen mit und ohne Beeinträchtigung zusammenarbeiten sollten, wurde er belächelt. Doch mit seinen poetischen, gesellschaftskritischen Stücken, in denen er unter anderem die Misshandlung von Beeinträchtigten in der NS-Zeit thematisierte, aber auch Klassiker wie Hamlet neu interpretierte, machte er sich in kurzer Zeit einen Namen. „La Ribalta“ bedeutet

Teatro La Ribalta – Kunst der Vielfalt heißt das Bozner Theaterensemble, das seit sechs Jahren die Bühnen Italiens und der Welt erobert. Was es so besonders macht: Es ist eine von fünf professionellen Theaterkompanien in Europa, die sich aus Schauspieler*innen mit und ohne Beeinträchtigung zusammensetzt.

„Mehr Gefühl! Spielt es für euch, nicht für die anderen!“ Antonio Viganòs tiefe Stimme dröhnt durch den Raum und die jungen Schauspieler*innen beginnen von vorne. Sechs Tage die Woche üben sie hier vier Stunden pro Tag ihre Stücke ein.

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„die Bühne“ und diese erregte Aufsehen in der Theaterszene. Viganò konnte Persönlichkeiten wie Julie Anne Stanzak, Choreografin und ehemalige Tänzerin des Tanztheaters Pina Bausch sowie die Regisseure und Dramaturgen Michele Eynard und Alessandro ins Boot holen. Jede einzelne Probe, jede erneute Aufführung wurde so zu einem konstanten Prozess, Theater zu lebendiger Materie. „Die anderen werden dir immer sagen, was du bist und was du nicht bist. Wenn du dich davon bestimmen lässt, wirst du zum Gefangenen dieser Vorstellungen. Ribalta versucht genau diese Erwartungen und Vorstellungen zu brechen“, erklärt er. Im Dezember 2018 machte sich

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Hauptsache

die harte Arbeit dann bezahlt: Das EnMal vor uns auf der Bühne stand, haben semble wurde mit dem UBU-Preis auswir geweint, so emotional war das Ganze gezeichnet, die höchste Anerkennung im für uns. Und seitdem sind unsere EmoBereich Theater und Tanz, die in Italien tionen nur gestiegen“, erklärt sein Vater. verliehen wird. Die Plätze ihrer AuffühRodrigos Lampenfieber ist hingegen werungen waren ausverkauft. niger geworden: „Wenn ich vor AuffühEiner der Schauspieler*innen, die bei der rungen sehr nervös bin, höre ich Musik UBU-Preisverleihung in Mailand mit oder telefoniere mit meinen Eltern“, sagt dabei waren, ist Rodrigo Scaggiante. Er der Schauspieler. spielt die Hauptrolle in der Neuinterpretation von Shakespeares Othello, mit dem Ribalta seit Juni 2018 durch Italien tourt. Dabei hätten sich weder er noch seine Eltern vor sechs Jahren vorstellen können, dass er eines Tages vor hunderten Leuten auf der Bühne stehen würde. Rodrigos Leben war nie nach gewöhnlichen Maßstäben verlaufen. Geboren in der brasilianischen Millionenmetropole Salvador da Bahia verbrachte Rodrigo Scaggiante in der er sein erstes Lebensjahr Hauptrolle des Othello in einem Waisenhaus. Aufgrund seiner kognitiven Beeinträchtigung ist ihm ein Das Theater stellte jedoch nicht nur das unabhängiges Leben unmöglich. Das Leben der Familie Scaggiante auf den Ehepaar Scaggiante aus Brixen, das ihn Kopf. Neun weitere junge Frauen und adoptierte, sah darin keinen Grund, sich Männer erhielten durch das Projekt die entmutigen zu lassen. Bis zu den INASChance auf eine Schauspielkarriere. Eine Weltmeisterschaften in die Türkei begleidavon war Melanie Goldner. Sie ist auftete Luigino Scaggiante seinen Sohn, der grund ihres Handicaps auf einen Rolldort als bester Italiener im Riesenslalom stuhl angewiesen und kann sich nicht durchs Ziel fuhr. Dann der Glücksselbst versorAlle Schauspieler*innen gen. Bei jegriff: Als die Lebenshilfe Südtirol vor etwa sechs Jahren im Rahder Probe und werden gleich und men eines ESF-Projekts einen jeder einzelnen „normal“ behandelt. Theaterkurs für Menschen Aufführung ist desmit Beeinträchtigung anbot, bewarb sich halb ihre Mutter Hildegard mit vor Ort. Rodrigo – und wurde genommen. Nach Bei 60 bis 80 Aufführungen im Jahr, sei einer sechsmonatigen Ausbildung erhielt es in Apulien oder der Lombardei, in er einen fixen Arbeitsvertrag beim neu Südtirol, England oder Spanien, ist das gegründeten Theaterensemble Teatro La eine Herausforderung für die ganze FaRibalta. „Am Anfang haben wir uns gemilie. „Für uns war es immer wichtig, fragt, ob sich der organisatorische Aufdass Melanie selbst entscheidet und tut, wand lohnt, aber als Rodrigo das erste was ihr gefällt. Da sie schon als Kind

gerne vor uns Texte rezitierte, wollten wir ihr diesen Traum ermöglichen“, so Hildegard Goldner. Sie präzisiert, dass das, was Ribalta so erfolgreich mache, auch einer einfachen Tatsache unterliegt: Alle Schauspieler*innen werden gleich und „normal“ behandelt. „Oft wird auch einfach übersehen, was nicht möglich ist und das ist wiederum eine Chance für die Schauspieler*innen, über das Empfinden, ‚anders‘ zu sein, hinwegzukommen.“ Diese Andersartigkeit ist ein Thema, das Antonio Viganò immer wieder in seinen Stücken aufnimmt. „Da vicino nessuno è normale“, titelt eines der Stücke, mit denen das Theaterensemble in den vergangenen Jahren durch Italien und Europa tourte. Er erklärt: „Es gibt noch immer einen Teil der Gesellschaft, der uns

Du bist zwischen 11 und 14 Jahre jung und interessierst dich für das, was auf unserer Erde passiert? Dann pack dir Fairness ein! Hol dir einen Rucksackbeutel in einem der Südtiroler Weltläden und gestalte alleine, mit Freund*innen oder mit deiner Klasse ein Druckmotiv dazu. www.fairtrend.org Abgabetermin info@fairtrend.org 20. April 2019 T. 366 9821798

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Schauspielerin

Melanie Goldner und aus einem caritativen Blickwinkel Mutter Hildegard heraus betrachtet. Solche Reaktionen versuchen wir zu vermeiden. Stattdessen versuchen wir mit der Qualität unserer Theaterleistungen zu überzeugen.“ Elsa Noflatscher, Vize-Präsidentin der Lebenshilfe, bestätigt: „Viganò hat mit dem Teatro La Ribalta etwas ganz Besonderes geschaffen. Er wollte kein Sozialprojekt gründen, sondern eine professionelle Theatergruppe mit allen Erfolgschancen. Dass sie schon auf Festivals in Argentinien, Polen und im Iran auf der Bühne standen, zeigt, dass es ihm gelungen ist.“ T.RAUM steht in fetten, roten Großbuchstaben über dem Probelokal von Ribalta in Haslach. Sie stehen „di-versi“ entwickeln und mit anderen für Viganòs ursprünglichen Traum, in austauschen können. Schauspieler RocBozen einen offenen Raum zu schaffen, co Ventura ist überzeugt, dass es ihm in dem sich seine Schauspieler*innen gelungen ist. „Hier fühle ich mich frei.

Hier kann ich all das ausdrücken, was ich sonst immer zurückgehalten habe“, sagt er, „hier ist der Raum, wo Träume wahr werden.“

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Wir stiften Kultur Promuoviamo cultura

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Hauptsache

„Theater ist immer politisch“ Interview mit Regisseur Antonio Viganò

Sie haben kürzlich unterstützt natürlich auch einzelne unseden UBU, den wichrer Projekte, besonders die interne Weitertigsten Theaterpreis bildung der Schauspieler*innen. Italiens gewonnen. Warum ist das beAuch mit der Mehrsprachigkeit der Stüsonders für Ribalta cke setzen Sie immer wieder Zeichen. ein so wichtiger Welcher Gedanke steckt dahinter? Moment? Die Mehrsprachigkeit ist einer der wichWeil es uns bestätigsten Aspekte unserer Theatergruppe tigt, dass wir in der und im Grunde auch einer unserer poliTheaterwelt ernsttischen Akte. Es ist uns wichtig, dass wir genommen und andie sprachliche Diversität nicht zu einem erkannt werden. Ich weiteren Trennungselement machen. würde sagen, dass Unsere Schauspieler*innen kommen aus Regisseur und Gründer die Qualität für uns unterschiedlichen Orten, sei es aus KlauAntonio Viganò wichtiger ist als für sen, Brixen, Lugano, Meran, Auer und andere TheatergrupBozen und sie haben nicht alle dieselbe Betonen Sie deshalb so oft, dass Sie pen. Wenn eine andere Kompanie eine Muttersprache. Deshalb wollen wir weder nicht als Sozialverein angesehen werden mittelmäßige Aufführung macht, dann eine deutsche noch eine italienische Thewollen? Ist es für Sie eine Art, Politik zu wird es als mittelmäßiges Theater angeatergruppe sein, sondern gemischt. Ich betreiben? sehen. Wenn wir eine mittelmäßige Aufsage immer, dass ich in dieser Hinsicht Das ist vielleicht zu viel gesagt. Aber es führung machen, dann werden wir wieder einzige „Behinderte“ in der Gruppe ist wahr, dass wir immer wieder betonen, der die Gruppe der „Behinderten“. Die bin – weil ich nur Italienisch spreche! dass wir ein kulturelles Theater sind. Beeinträchtigung wird dann als Grund Bei uns gibt Ist Diskriminierung denn Wir wollen als Theater nicht sozial, für unsere Mittelmäßigkeit angesehen. es keine oft ein Thema? sondern kulturell nützlich sein. Um inklusiv zu sein, müssen Sie also Wir sind sehr streng. Bei uns Wir werden ja auch zu 92 Pro„poverini“ doppelt so viel Wert auf Qualität legen? gibt es keine „poverini“ und auch zent vom Kulturministerium Ja genau, um ernst genommen zu werkeine Betreuer*innen. Wir passen das finanziert. Die Unterstützung, die wir als den, ist die Suche nach der Schönheit für eine oder andere Stück natürlich an die Sozialgenossenschaft erhalten, ist winzig uns unerlässlich. Fähigkeiten unserer Schauspieler*innen im Vergleich: Sie beträgt nicht einmal 10 an, aber wir sind der Meinung, dass wir Prozent. Der Europäische Sozialfonds Die Suche nach der Schönheit, aber vor allem auch Gesellschaftskritik ist oft La Ribalta in Aktion: Thema in Ihren Stücken. Ist Ribalta ein „Otello Circus“ politisches Theater? Theater ist immer politisch. Wir wollen uns mit der Kultur auseinandersetzen und das ist schon ein politischer Akt. Wenn wir in einem Stück eine Geschichte erzählen, wollen wir zwar nicht grundsätzlich ein politisches Statement abgeben, aber wir erzählen sie, wie jedes Theater, aus einem bestimmten Blickwinkel heraus. Jeder Blickwinkel ist per se ein politischer Akt.

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Ein eingespieltes Team: Schauspieler*innen und Regisseur

hier alle erwachsene Menschen sind, die Verantwortung für sich selbst übernehmen können. Oft herrscht das Vorurteil, dass man Menschen mit Beeinträchtigung eine gewisse Selbstständigkeit nicht zumuten kann. Wir ermutigen sie hingegen, autonom zu sein.

die Gefahr, dass wir uns als Gruppe zu sehr abgrenzen und nach außen hin verschließen; dass wir uns so, wie wir sind, gefallen und genügen: Das ist der Tod! Deshalb ist es für uns sehr wichtig, auch als kleine Gruppe höchst inklusiv zu sein und uns der Welt immer wieder zu öffnen.

Ist der familiäre Charakter von Ribalta ein Vorteil? Wir haben ein sehr starkes Gemeinschaftskonzept. Es hilft uns, gemeinsam aus den Schwierigkeiten herauszukommen, mit denen wir konfrontiert werden. Gleichzeitig besteht dadurch aber auch

Wann sind Sie mit einer Aufführung zufrieden? Immer dann, wenn jemand sagt „Ich hätte mir nicht vorgestellt, dass ihr so gut seid!“ oder „Ich habe nicht geglaubt, dass ihr so eigenständig sein könnt!“ Immer dann, wenn wir überraschen und ein Vorurteil brechen, sind wir zufrieden. Das ist unser Ziel, unsere Funktion als Theater: Die Leute zum Überdenken ihrer Vorstellungen bewegen.

Hat sich im Theater verzaubern lassen. ANNA MAYR

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 24e Giornate delle Orchidee Lassen Sie sich inspirieren !
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Landlust

Diamanten und Urgesteine Botswana

Lukas erkrankte vor vielen Jahren an Wanderlust und seine juckenden Füße können nie allzu lange an einer Stelle bleiben. Besonders haben es ihm jene Gebiete unserer Erde angetan, von denen hierzulande eher wenig bekannt ist. Einige Länder und ein paar überraschende Fakten und Fotos dazu stellt er 2019 in dieser Reihe vor.

Hauptstadt: Gaborone Bevölkerung: 2,2 Mio (3 Einw. pro km²) Seit 1966 unabhängig und demokratisch regiert ! größte Elefantenpopulation der Erde ! laut Transparency International niedrigste Korruptionsanfälligkeit innerhalb Afrikas

Gabarone Ziemlich durchschnittlich. Das BIP pro Im Business Distric t von und ger trä zug An tummeln sich Kopf ist mit jenem in Ländern wie Mexin. aue sfr äft Gesch ko oder der Türkei vergleichbar. Dennoch sollte das nicht über den Fakt hinwegtäuschen, dass das wirtschaftliche Gefälle zwischen Landund Stadtgebieten nach wie vor sehr steil ist. Die Fertilitätsrate 2017 betrug 2,56 Kinder pro Frau, was jener in vielen europäischen Ländern gleichkommt. Linguistisches Urgestein. Die Bevölkerungsgruppe der „San“ spricht Sprachen mit teilweise mehr als einem Dutzend „Klick“-Lauten – vergleichbar mit Schnalzen. Es gilt als schier unmöglich, eine solche Sprache als Anderssprachige*r zu lernen. Laut Linguist*innen handelt es sich dabei um die ältesten Sprachen der Welt, da sie noch kaum die StimmbänEin entfernter Verwandter unserer Murmeltiere: Klippenschliefer der, welche sich erst im Laufe der Evolution entwickelten, beanspruchen.

en“: Gesehen in „König der Löw ht ruc enf Aff der Der Geschmack nen. Bir e eif err üb an as etw erinnert

Der Bagger ist größer als er scheint: Diamantenmine in der Nähe von Gabarone

Richterin Dr. Unit y Dow ist eine renommierte Menschenrechtlerin.

Ein guter Deal. Im Zuge seiner Unabhängigkeit von der Kolonialmacht England gelang es Botswana das teilweise ungeahnt große Vorkommen an Diamanten solange geheim zu halten, bis sich der Diamantenkonzern De Beers aus dem Land zurückzog. Das sichert Botswana bis heute einen bescheidenen Wohlstand, aber auch eine relativ große Abhängigkeit von den begehrten Edelsteinen. Entscheidungsträgerin. Dr. Unity Dow war die erste weibliche Richterin am Oberen Gerichtshof in Botswana und gilt heute als internationale Expertin für Menschenrechte und die Gleichberechtigung von Frauen.

Ist derzeit in Kuba unterwegs. Luka Clara 2019 | 44 15


Zu wie viel Prozent trägt der internationale Gerichtshof zu einer gerechteren Welt bei?

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Einspruch! Cuno Tarfusser

Wie viele Ihrer Verurteilten wurden bis heute nicht gefasst?

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#

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Cuno Tarfusser verhandelt derzeit seinen letzten Fall als Richter am internationalen Strafgerichtshof in Den Haag. Wenn er Südtirol in Beziehung zur Welt setzt, findet der 64-jährige Meraner klare Worte: Sehr privilegiert sei man hier und pures Glück habe, wer hier geboren werde. „Das Dilemma besteht darin, dass uns die Ereignisse in der Welt weit weg erscheinen. Dabei hängt doch längst alles zusammen“, sagt Tarfusser. Den Kolonialismus bezeichnet er als ein von der westlichen Politik verursachtes Problem, das heute als Bumerang zu uns zurückkommt. Grundsätzlich wünscht er sich von den Europäer*innen mehr Dankbarkeit für ihre Lebensumstände. Viele setzten stattdessen durch perverse nationalistische Anschauungen alles aufs Spiel. Tarfusser weiß sich auf der schmalen Linie zu bewegen, auf der Provokation und Erfolg einander begünstigen. Er weiß auch, wie schwierig die Arbeit im interkulturellen Kontext ist: 18 Richter*innen aus unterschiedlichen Nationen arbeiten in Den Haag: „Mit den meisten komme ich nicht klar. Das größte Problem ist die Heterogenität und das Ego – meines inklusive!“

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Zahlen, bitte!

Wie viele Drohungen haben Sie in Ihrem Leben erhalten?

Menschen auf Ihrer Anklagebank haben unvorstellbar grausame Verbrechen begangen. Wie oft dachten Sie, die Todesstrafe wäre angemessen? #

0 3,5 2 0

Wie viele Jahre dauerte Ihr längster Strafprozess? # Wie viele Ihrer Verurteilten wurden bis heute nicht gefasst? #

Wie oft haben Sie als Richter an Ihrem Urteil gezweifelt? #

Zu wie viel Prozent fühlen Sie sich als Südtiroler, Italiener, Europäer, Weltbürger? #

Wie viele schlaflose Nächte hat Ihnen Ihr Beruf im vergangenen Jahr beschert? # Wie viele Jahre lang hatten Sie einen Bodyguard? #

0

7 18 50

Aus wie vielen verschiedenen Nationen stammen Ihre Richterkolleg*innen in Den Haag? #

Zu wie viel Prozent ist die westliche Politik Schuld an der Flüchtlingskrise in Europa? #

10

#

95 80

In Prozent: Wie oft kaufen Sie faire Schokolade? # Wie oft steigen Sie im Laufe eines Jahres ins Flugzeug? #

Die Genfer Flüchtlingskonvention von 1951 ist Grundlage dafür, ob Asylsuchenden der Flüchtlingsstatus verliehen wird oder nicht. In Prozent: Wie gut erfüllt diese Konvention die Bedürfnisse der heutigen Zeit? #

100

100 /100 /100 /100

Lauscht gerne klaren Worten. MATTHÄUS KIRCHER 2019 | 44 17


Experiment

Neuen Rollen eine Bühne geben 70 Prozent der jungen Menschen, die sich an Schauspielschulen bewerben, sind Frauen. Genauso hoch ist der Prozentsatz an Theaterrollen für Männer. 70 Prozent des Theaterpublikums ist weiblich, die Führungsriege des deutschsprachigen Theaters zu 78 Prozent männlich. Was tun?

VonPiderZuHeiss: Nora Pider und Jakob Oberschlink in „Bilder deiner großen Liebe“

Es ist im Theater so wie in allen Arbeitsbereichen: Männer sitzen von einer Frau verfasst, nur bei einem führt – mit Cilli Drexel an den Hebeln und züchten Nachwuchs nach ihrem Abbild herbei „Die Hauptstadt“ – eine Frau Regie und nur bei drei Stücken sind die Hauptrollen Frauen. Meinem eigenen Anspruch werde an. Der Theaterkanon stammt von Männern und andere Männer ich – als künstlerische Leiterin der Dekadenz – nur schleppend erzählen ihn immer wieder nach. Die traditionellen Frauenrollen gerecht. Ein Ausgleich des Geschlechterverhältnisses ist mir gesind die Julias, Gretchen und Käthchens, an denen sich die dralungen, mein Wunsch, intersektional zu arbeiten, bleibt noch unmatischen Helden abarbeiten, die musisch besungen, verheiratet, erfüllt: Nur in zwei der 13 Produktionen, die ich auf die Bühne vergewaltigt werden und immerzu herumwarten, leiden und ganz oft geopfert werden. gebracht habe, spielen Frauen mit Migrationshintergrund eine zentrale Rolle. Wie können wir das Theatersystem inklusiver für Theater will ein „Spiegel der Gesellschaft“ sein. Dabei fragen Frauen gestalten? Für Schwarze Frauen, für Frauen mit körperliwir uns aber viel zu selten, wie genau etwas oder jemand auf der Bühne dargestellt wird. Was bewirkt es, wenn gesellschaftliche chen und psychischen Beeinträchtigungen, Transfrauen, Mütter, Ungleichheit auf der Bühne passiert? Wenn ich eine Frau auf der Alleinerziehende? Bühne ermorde, übe ich damit Kritik an einem frauenfeindlichen Feministisches Theater ist in Südtirol eher abseits der InstitutioSystem oder reproduziere und verherrliche ich durch die Erhenen zu finden: Die Frauentheatergruppe „Phenomena“ in Meran bringt seit vielen Jahren feministische Thebung auf die Bühnen einen Gewaltakt? Wie könnte Wie können wir das Theater aussehen, das mehr ist als der beschworene men und internationale Autorinnen auf die Spiegel? Wie kann Theater auf die Welt einwirken? Bühne. 2017 haben sich fünf Südtirolerinnen Theaterprogramm Wie können wir den Versammlungsort Theamit „binnen-I“ zu einem Schauspielerinnenkolinklusiver gestalten? ter demokratisch neu aufladen? Ich glaube, das lektiv zusammengeschlossen. Ihre Arbeit beruht kann gelingen indem wir neue Selbstverständlichkeiten auf die auf den Prinzipien von Solidarität und Netzwerkbildung und Bühne bringen. Nur wenn wir Frauen als aktiv agierende, gestalorientiert sich am Thema Identität. Meinen Beitrag leiste ich mit der Theatergruppe „VonPiderZuHeiss“. tende, denkende, seiende, wachsende, auch scheiternde, kompliNeben Ästhetik, Ethik und der Quotenfrage sollten wir noch eizierte, jedenfalls diverse und plastische Figuren zeigen, können sie sich aus vorgefertigten sozialen Rollen befreien. „Wir können nen weiteren zentralen Aspekt beachten: die Arbeitsbedingunnur werden, was wir uns vorstellen können“, sagen etwa Veronigen. Frauen am Theater sind meist prekär beschäftigt, oft mit Sexismus konfrontiert und arbeiten unter familienfeindlichen ka Steinböck und Gina Salis-Soglio vom feministischen Wiener Bedingungen. Um dies zu ändern, hat sich in Deutschland der Kosmostheater. Verein „Pro Quote Bühne“ formiert. Das feministische Potenzial in unserem Land macht Hoffnung: Wenn wir also über Feminismus im Theater sprechen, müssen Das Landestheater, die Vereinigten Bühnen Bozen, sind mit Inwir Inhalte, Repräsentationsformen und Arbeitsbedingungen tendantin Irene Girkinger weiblich geführt. Ihr Team besteht gleichermaßen miteinbeziehen. Dann können wir neue Rollen vorwiegend aus Frauen. Im aktuellen Spielplan schaut es aber schaffen. schon wieder anders aus: Von neun Premieren ist kein Stück

Wir Frauen haben viel bewegt und arbeiten weiter für eine fairere, solidarischere und glücklichere Gesellschaft. ANNA HEISS 18

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Intervista

L’etnomusicologo Gianpaolo Chiariacò si occupa della “diversità che è vicino a noi”

Ascoltare le differenze Gianpaolo Chiriacò, pugliese di nome e di fatto, vive in Alto Adige da quasi due anni. È professore di etnomusicologia all’Università di Bolzano e il primo mito che intende sfatare è che no, la musica non è un linguaggio universale.

Dalla Puglia al Sudtirolo, come mai? Sono cresciuto a Taranto e ho studiato a Lecce. Se il luogo dove i miei genitori sono nati fosse stato come il Sudtirolo, io parlerei greco e per questo il termine “madrelingua”, che qui usate spesso, mi risulta problematico. I miei vengono dalla Grecia salentina, ma quando ero piccolo queste realtà contadine si cercava di dimenticarle. Anche il concetto di “identità” è complesso, perché ho studiato etnomusicologia proprio nel periodo in cui il Salento esplodeva come la patria della pizzica, in

una sorta di riscoperta del legame identitario con questa tradizione. Io, forse proprio per il problema della “madrelingua”, ho avuto un rifiuto per la ricerca da “insider” e, per contro, mi sono messo a studiare le vocalità afroamericane.

Perché proprio le vocalità afroamericane? Sono appassionato di jazz, gospel e soprattutto della voce. Ho trascorso un lungo periodo a fare ricerca a Chicago e, una volta tornato in Italia, ho cercato di utilizzare l’esperienza che avevo maturato e la tradizione dei black studies americani, per occuparmi dell’Italia, delle diaspore africane e soprattutto dei cantanti di origini africane attivi in Italia, in particolare di Gabriella Ghermandi e Badara Seck.

Da un paio di anni, per ragioni in parte personali, in parte accademiche, sono venuto qui e ho iniziato a collaborare con la realtà sudtirolese e trentina.

Che cosa fa esattamente un etnomusicologo? L’etnomusicologo si occupa delle varie forme del fare musica come espressione di determinate culture e provenienze geografiche. Nello stesso tempo, si occupa anche del fare musica e dell’incontro fra persone che si esprimono attraverso il suono e questo, secondo me, è il miglior modo per definire l’etnomusicologo oggi. Non siamo più esploratori di tribù sperdute, ma ci occupiamo di paesaggi sonori molto spesso urbani, in poche parole della diversità che è vicino a noi. Inoltre, occupandosi delle varie forme del fare musica, ci si occupa anche di noi stessi.

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cui magari si ripercuotono degli attegSe utilizziamo quel momento di incontro giamenti un po’ colonizzatori, non aperti per riflettere sul nostro modo di concepialla comprensione del re la musica possiamo elaborare altre “Occupandosi significato che la performe di pensiero e rappresentare delle varie forme sona mette in ciò che fa. diversamente la nostra vita a vari livelli. di fare musica, ci Si può parlare di ascolto occupa anche di “chiuso”? Quindi la musica non è noi stessi” “solo” musica, giusto? Sì, il nostro è un ascolto spesso preconfezionato: pensiamo che l’oggetto No e non è un linguaggio universale. di osservazione sia il percussionista nero Quando si viene a sapere che mi occupo che suona un djambé, ma in realtà attradi musiche “etniche”, la prima reazione è pensare che la musica sia un linguaggio verso quella persona siamo noi ad avere universale perché, anche quando si ascoll’opportunità di riflettere sulla nostra ta un lamento funebre di una donna siberiana, ci I ragazzi richiedenti asilo che si emoziona. È vero che la hanno partecipato al progetto musicale “Sanctuary of Slavery” musica è un’attività umana che si ritrova ovunque nel mondo, però ha finalità e significati diversi. Non è di per sé pacifica, come non lo è la religione, dipende sempre da quello che le persone ci mettono dentro. Per questo quando lavoro con richiedenti asilo o artisti professionisti, cerco di utilizzare il loro discorso e il loro fare musica per riportare l’attenzione su certe nostre storie che magari abbiamo dimenticato, così come su certe modalità di ascolto su

storia, sulla nostra identità e sulle nostre ambiguità. La presenza di richiedenti asilo qui in Sudtirolo, in Italia o in Europa,

è un’opportunità per riflettere grazie a loro, e non su di loro, sulla nostra storia e sulla nostra cultura. La musica è uno strumento straordinario, soprattutto se iniziamo a percepirla come territorio in cui complessità che non si riescono ad esprimere verbalmente, possono trovare finalmente il modo di essere espresse.

Ora stai collaborando con dei richiedenti asilo, in che cosa consiste il progetto? Per ora il lavoro si articola su tre livelli. Il primo è quello dell’incontro personale con alcuni richiedenti asilo interessati alla musica e al suo utilizzo per raccontare la propria storia. Molti fanno hip hop a vario livello e spesso hanno poca motivazione personale, vista la loro realtà così inconsistente ed eterea. Inoltre, hanno delle difficoltà ad organizzare la loro vita perché, da un giorno all’altro, potrebbero essere spostati o ricevere un diniego, senza contare i problemi tecnici ad accedere a degli strumenti musicali o ad uno studio di registrazione. Il secondo livello, un po’ nella natura del mio lavoro, è il pormi come ponte e quindi fare in modo che attraverso me, questi giovani possano incontrare dei riferimenti.

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Intervista

Ad esempio? Ho organizzato un workshop di Badara Seck, un griot senegalese e musicista professionista, che ha offerto ai ragazzi un’esperienza diversa, condividendo con loro anche un vissuto comune. Con Napoleon Maddox, un beatboxer, jazz vocalist e educatore afroamericano, abbiamo organizzato una produzione all’interno del Festival Transart dell’anno scorso. E qui il terzo livello, che consiste nell’organizzare momenti in cui si mette in pratica quanto fatto: non si trova lo spazio per rappresentare la bellezza di una società multietnica (che non siamo, o che non siamo ancora), ma per mettere il dito in alcuni punti deboli nella nostra narrazione e nella nostra rappresentazione. In che modo? Facendo sì che il lavoro non fosse un’ode alla convivenza, ma un “santuario della schiavitù”. La performance, per le strade di Silandro, si chiamava appunto “Sanctuary of Slavery”: in primo luogo per sottolineare che il nostro sistema d’accoglienza può essere vissuta dall’altra parte come prigionia, ma più in generale per riflettere sulla nostra dimensione di libertà percepita e sul fatto che spesso ci troviamo schiavi di varie realtà o della nostra stessa identità. Quindi hai lasciato loro il palco? Partecipare ad un grosso festival è servito per mandare un messaggio forte sulla nostra e sulla loro situazione, lasciando ai ragazzi la libertà di utilizzare uno spazio come meglio credevano. Questa è un po’ la contraddizione del mio lavoro, ossia lasciare lo spazio a quel qualcuno a cui si sta cercando di dare una voce, pur intervenendo quando serve.

Il telo nero installato sul palco della Musikkapelle a Silandro

Come mai avete scelto di lavorare sul concetto di “schiavitù”? Perché è un termine forte, legato sì al passato, ma che descrive un fenomeno attuale che continuiamo ad alimentare su un piano globale ad esempio comprando certi prodotti. L’“Occidente” impedisce la libera circolazione degli individui e il diritto alla protezione internazionale viene usato per catalogare le persone in base alla loro utilità. So che può suonare provocatorio, ma la schiavitù si fondava sugli stessi principi: limitare la libertà personale e catalogare gli individui. Sono attratto dall’idea degli intellettuali afroamericani che, sempre e a pieno diritto, hanno affermato: “il sistema schiavistico lo avete creato voi e voi stessi ne siete le vittime”.

vocali afroamericane e il modo in cui si intrecciavano, da un lato ad alcuni discorsi sulla razza, dall’altro alle lotte contro la discriminazione, io non cantavo. Ho lavorato moltissimo con i musicisti e con i cantanti proprio per aiutarli a definire quello che per loro era chiaro da un punto di vista emotivo, ma difficile da definire, cioè la tradizione vocale afroamericana e quindi il cantare non rientrava nel mio ruolo. Qui invece entro in un’altra relazione, canto e faccio musica con i ragazzi. Tuttavia, cerco sempre di tenermi lontano dal palco.

Come mai? Perché voglio affrontare il fatto che “siamo diversamente visibili”, come dice C.T. Gaye, un poeta senegalese di Arcore. Non ha senso far finta di non esserlo. Quando il direttore di Transart mi ha chiesto di fare un lavoro da collegare al concerto di Napoleon Maddox, la prima cosa che ho pensato è che non volevo un’orchestra multietnica da mettere sul palco, perché essere diversamente visibili è una responsabilità da affrontare e accettare.

“Essere Programmi per il diversamente futuro? visibili è una A Silandro avete usato il palco della Ora stiamo lavorando per portare il progetto Musikkapelle, in che modo? responsabilità nelle scuole e stiamo cercanLo abbiamo coperto con un da affrontare telo nero dietro al quale suodo di regolarizzare gli incone accettare” navano i musicisti. Chi voleva ascoltare doveva salire e fare il giro per ascoltare i musicisti, per poi tornare di fronte al palco diventando a sua volta l’oggetto di osservazione. Questa è la rappresentazione visuale del tentativo di decolonizzare l’etnomusicologia e, quindi, anche l’ascolto musicale.

Durante gli incontri suoni e canti o ti limiti ad osservare? Dipende dai casi, ad esempio negli Stati Uniti dove stavo studiando le tradizioni

tri, una volta alla settimana, per lavorare su voce e ritmo. L’idea è che, incontro dopo incontro, si arrivi ad un progetto simile a quello dell’anno scorso e che possa essere ancora più l’espressione dei richiedenti asilo e un po’ meno quella del curatore, in questo caso la mia. La musica deve aiutare a parlare delle differenze, non a nasconderle. Non deve servire a tralasciarle o addirittura a convincerci che non ci sono, tutt’altro. Io è così che concepisco il mio lavoro e il mio ruolo accademico, politico e sociale.

È fatta al 70 percento della musica che ha ascoltato! Asia rubbo 2019 | 44 21


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Was Freiheit bedeutet Ina Tartler wuchs während der Ceaus,escuDiktatur im rumänischen Siebenbürgen auf. Seit zehn Jahren ist sie leitende Dramaturgin bei den Vereinigten Bühnen Bozen. Aktuelle politische Entwicklungen machen ihr Angst und erinnern sie an dunkle Zeiten in Rumänien. Nun will sie aktiv werden.

„Bei der Premiere hat Menasse geweint!“, sagt Ina Tartler Mitte Jänner bei der Stückeinführung zu Robert Menasses „Die Hauptstadt“ im Stadttheater Bozen.

Die schwarz gekleidete Frau Anfang 50 mit schulterlagen dunklen Haaren steht zwischen Bühnenbild und Zuschauerraum. Vor ihr sitzen ein paar Dutzend Menschen und lauschen gespannt ihren Worten, die sie mit großzügigen Handbewegungen untermalt. Als Dramaturgin hat sie die Produktion begleitet, war Mittlerin zwischen Autor und Regie und dafür zuständig, dass sich Sprache und Dialoge

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Menschen

aus dem Roman möglichst authentisch im Theaterstück wiederfinden. „Jaja, nur noch ganz kurz!“, ruft sie plötzlich und lächelt schelmisch ihrem Kollegen zu, der an der Eingangstür steht und mit dem Finger auf seine Uhr tippt. Gleich beginnt das Stück. Sie schließt die Einführung ab und verabschiedet sich freudestrahlend, schüttelt rasch ein paar Hände und verschwindet ins Foyer. Sie muss heute noch zu einer wichtigen Probe. Wenige Stunden zuvor am selben Tag in einem naheliegendem Café. Ina Tartler hält kurz inne und entschuldigt sich: „Da bin ich leider schon gleich zu

ohne Rücksicht auf Verluste am obersten Ziel der kommunistischen Arbeitsgesellschaft festhielt. „Grausame Repressalien waren an der Tagesordnung, besonders die Frauen litten darunter“, sagt sie. Das System drang bis in ihre Körper vor und machte diese zu Instrumenten der Ideologie. Aufklärung und Verhütung gab es nicht, regelmäßige Arztbesuche waren Pflicht und jede Schwangerschaft wurde notiert. Schwangerschaftsabbruch war eine Straftat. Unzählige Frauen starben an verpfuschten Abtreibungen oder brachten Kinder zur Welt, die sich niemand gewünscht hatte: „Ein Alptraum!“ Ina Tartler schüttelt den Kopf. Ihre beste Freundin überlebte nicht und beinahe wäre auch sie selbst gestorben: Mit 21 Jahren kam sie nach einer missglückten Abtreibung mit hohem Fieber in eine Klinik. Ihre Eltern durften sie nicht besuchen und es war nicht sicher, ob sie überleben würde. Über Kontakte gelang es ihrer Familie einen Arzt dazu zu bringen, ihr heimlich – auch er machte sich so strafbar – das rettende Medikament zu verabreichen. In dieser Nacht teilte sie das Bett mit einer anderen Frau, die Station war maßlos überfüllt. Tartler hebt den Blick und sagt: „Wenn du so etwas erlebt hast, dann weißt du was Freiheit bedeutet.“ Und besonders diese sehe sie durch die politischen EntHinter den Kulissen: Dramaturgin Ina Tartler wicklungen der letzten Zeit in Gefahr. Das Erstarken rechtsextremer Parteien in Europa mache ihr richtig Angst, aber sie möchte nicht Angst haben und es sei an Beginn am wundesten Punkt, typisch!“ der Zeit, sich wieder mehr für Politik zu Sie entstammt der Volksgruppe der Sieinteressieren, in den Wiederstand zu gebenbürgner Sachsen, einer deutschen Minderheit in Rumänien, die in den 80er hen, zu protestieren: „Ich habe schon ein Jahren fast vollständig Plakat gebastelt!“, sagt sie. Beinahe wäre auch nach Deutschland ausAm Abend wird sie noch siedelte. Als mittleres sie selbst gestorben. zur Leseprobe von „Alles kann passieren!“ gehen, die von drei Geschwissie als Dramaturgin begleitet. Es handelt tern wurde sie 1966 in der Nähe von sich dabei um eine Textmontage von ReKronstadt, rumänisch Brașov, geboren und erlebte die Jahre der kommunistiden rechter Politiker, die von einer Grupschen Diktatur unter Nicolae Ceaușescu pe Südtiroler Frauen rezitiert werden. hautnah mit. In den 80er Jahren wurde „Das ist die Botschaft: Alles kann pasdie Situation zusehends repressiver. Die sieren! – das hätte ich nie gedacht!“ Ganz Menschen litten unter einem System, das kurz blitzt in ihren Augen Entsetzen auf.

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Sie holt eine Mappe aus ihrer Tasche und blättert kurz darin. Dann zitiert sie Erich Kästner: „Man darf nicht warten bis aus dem Schneeball eine Lawine geworden ist, man muss den rollenden Schneeball zertreten. Die Lawine hält keiner mehr an, sie ruht erst wenn sie alles Stückeinführung unter sich begraben zu Robert Menasses hat. Drohende Dik“Die Hauptstadt” taturen lassen sich nur bekämpfen ehe sie die Macht übernommen haben. Es ist eine Angelegenheit des Terminkalenders, nicht des Heroismus.“ Im Zweiten Weltkrieg war Deutschland zunächst mit Rumänien verbündet und die Siebenbürgner Soldaten konnten

I am originally from Los Angeles, but I moved to Austria in 2011 to study. During this time, I taught English as a nanny. At first, it was just a means to make money, but as I continued, it became something so much more than that. It gave me a new sense of responsibility. Children look to adults for guidance. They need us to support them, to establish boundaries, to have fun, and to feel loved. When you give this to a child, they flourish – and so will you. If you want to make an impact, make time for children. After all, they are our future.

Alexis Wing Copywriter

wählen, in welches Heer sie einberufen werden wollten. Dann veränderten sich die Fronten und man stand sich plötzlich als Feinde gegenüber. „Die Geschichte ist ähnlich wie in Südtirol“, sagt die Dramaturgin und erzählt von einem

Onkel, der begeistert in den Krieg zog und von dem nur die Uhr nach Rumänien zurückkam. In den Wirren der Nachkriegszeit flohen viele Menschen aus Siebenbürgen oder gelangten nach Kriegsgefangenschaft oder Arbeitslager in andere Teile Europas. So wie Tante Rosl, die in ein russisches Arbeitslager einberufen wurde, fliehen konnte und nie mehr nach Rumänien zurückkehrte. Zur Zeit der Diktatur hatten fast alle in Siebenbürgen auch Verwandte im Westen. Eine Ausreise war nur durch Sondergenehmigungen möglich. In den 70er Jahren startete ein „Umsiedelungsprogramm“ mit der Bundesrepublik, die die Ausreise der deutschsprachigen Bevölkerung Rumäniens unterstützte. Auch Familie Tartler stellte einen Ausreiseantrag.

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Sie arbeitete zunächst am Dann passierte lange nichts. Schauspielhaus in Salzburg Es war eine Frage des Geldes. und kannte das Stadtthe„Die Korruption innerhalb des Systems war perfekt“, erzählt ater Bozen durch KoproIna Tartler. Die Verwandtduktionen. Als dort die Stelle in der Dramaturgie schaft in Deutschland samfrei wurde, bewarb sie sich melte Geld und in einem Turnund bekam den Job. „Ich schuh schmuggelte man die wollte eigentlich nicht landort verbotene Währung nach Rumänien. 30.000 Mark lagen ge bleiben“, sagt sie und so für längere Zeit hinter dem schmunzelt, „aber ich mag Küchenschrank der Familie Südtirol!“ Außerdem sehe bis die richtige Person gefunsie hier sehr viele Paralleden worden war, der man es – len zu Siebenbürgen. Auch natürlich ohne Quittung – in in Rumänien habe es ein die Hand drückte und hoffte: Unbehagen zwischen den „Erst dann bekamen wir den Volksgruppen gegeben, Bei den Proben zu dunkelblauen Pass.“ besonders in der älteren „Alles kann passieren!“ mit 1988 reiste die Familie aus. Es Generation. „Es wäre nicht Regisseur Alexander Kratzer begann eine Zeit großer Verschön gewesen, wenn ich einen Rumänen geheiratet unsicherung: „Ich musste das hätte“, sagt sie und erzählt von einer Tante, Leben von Grund auf neu lernen.“ Bei Freiheit, „einen starken inneren Wiederdie es dennoch gewagt hat. Auch die Spraihrer Ankunft am Nürnberger Bahnhof stand“, formuliert es Tartler und erzählt war sie überwältigt von den leuchtenvon der Willenskraft der Menschen und che der jeweils anderen Gruppe habe man einer großen Sehnsucht nach dem wahnur schlecht und mit einem gewissen Unden Reklametafeln und dem vielen Licht: ren, dem freien Leben. Dort sieht sie heumut gesprochen. In Siebenbürgen wird die „Ich kam aus der Dunkelheit!“, sagt sie. deutsche Kultur bald ganz verschwinden. Die Straßen in Rumänien waren nicht te auch ihre Leidenschaft für das Theater Fast alle sind ausgewandert. Ina Tartler hat beleuchtet und die Stromversorgung teilverwurzelt, das sie als „einen Raum ponur noch eine alte Tante, die sich dort um weise rationiert gewesen. Mit der Familie tenzierter Lebenskraft“ beschreibt. die Instandhaltung des deutschen Friedwohnte sie anfangs in einer In Deutschland entdeckte sie Offener Protest Art Auffanglager und über einen Freund die Liehofs kümmert. „Es wird so sein wie im Balmit einer Laufkarte tikum, wo es irgendwo deutsche Inschrifwäre zu gefährlich be zum Theater und studierte musste jede Person Theaterwissenschaften in Münten gibt und heute niemand weiß, was sie gewesen. bestimmte Türen bedeuten.“ Ihr Blick schweift durch den chen: „Es gab diesen Moment, da abgehen, gesundheitliche Checks maRaum und sie sagt: „Diese immer präsente dachte ich, das hol ich mir!“ Sie erinnert Melancholie unterscheidet uns wiederum sich an eine aufkeimende Leidenschaft, chen. In einem Raum wurde die damals sehr von den Menschen in Südtirol.“ den Ehrgeiz und die Freude am Studium 23-jährige Ina Tartler nach ihren ZuIna Tartler sagt von sich, bisher eher unund der Arbeit im Theater. Sie lernte viele kunftswünschen gefragt. Sie kennt heute inspirierende Menschen kennen und ihre noch genau ihre Antwort: „Studieren!“ politisch gewesen zu sein. Nach der WenAugen leuchten, wenn sie von ihren Stu„Die Freundlichkeit der Menschen hat de hatte sie die Nase voll von der Politik, mich wahnsinnig verlegen gemacht“, erdie durch die Diktatur stets negativ bedienjahren, „der Münchner Zeit“, erzählt: „Die 90er waren die Zeit maximaler Ofinnert sie sich an die Anfangszeit im Weshaftet war. Dabei sei es eigentlich sehr schön, interessiert zu sein, Verantworten. Der Kommunismus hätte einen raufenheit, maximaler Europafreundlichen Ton gehabt. Dabei sei nicht alles nur keit, es herrschte eine tolle Stimmung!“ tung zu übernehmen, in Dialog zu treten. schlecht, ihre Kindheit auch glücklich Die Grenzen fielen und die Leute waren Nun will sie das wieder vermehrt tun. gewesen, wenn auch immer und überall neugierig auf den Osten, auf die Ge„Ich bin gerade so an einem Punkt“, sagt für sie subtile Unterdrückung spürbar sie nachdenklich und mit einem Lächeln, schichte. „Diese Neugierde ist heute nicht gewesen sei. Offener Protest wäre zu ge„ich hätte große Lust, noch einmal sehr mehr in den Menschen“, sagt sie wiedermutig zu sein!“ fährlich gewesen, aber es gab eine innere um etwas ernster.

Hat sich vorgenommen, auch ein Plakat zu basteln. LISA FREI 2019 | 44 25


Biblio

Identità, musica e poesia Zusammen sind wir Helden von Jeff Zentner Carlsenverlag, 2018 Dills Leben wäre ohne seine Gitarre trostlos: Vater im Gefängnis und Mutter unglücklich. Er sehnt sich nach einem anderen Leben. Seine Träume teilt er mit seinen Freunden Lydia und Travis. Zusammen, so glauben sie, können sie alles schaffen.

Weiter Gehen von May Ayim Orlanda Frauenverlag Berlin, 2017 May Ayim lebt weiter in ihren Gedichten, in unserer Erinnerung und in uns selbst, als Teil der afrikanischen Diaspora, die sich trotz aller Verleugnung in die Geschichte einschreibt. Ihre einfühlsamen Gedichte sind in dieser Publikation gesammelt.

Ein Lied für Nour (DVD) von Hany Abu-Assad PSE/UK/NED/ARE, 2015 Mohammed ist leidenschaftlicher Musiker und hat eine außergewöhnliche Stimme. Während seiner Arbeit als Taxifahrer in Gaza erfährt er, dass ein Vorsingen für die Castingshow „Arab Idol“ in Kairo stattfindet: Da muss er hin – egal wie! Nach einer wahren Geschichte.

Wie Mama mit der Nase sieht Kindersachbuch von Peter Guckes StachelbartVerlag, 2015 Mutter kann man nicht beschummeln. Sie merkt alles. Eigentlich komisch, denn sie ist gar nicht perfekt, sondern manchmal total hilflos, richtig peinlich… Mama ist blind – und trotzdem die beste Mutter der Welt!

In der oew-Fachbibliothek Eine Welt im Jakob-Steiner-Haus am Vintlerweg 34 in Milland/Brixen dreht sich alles um das Leben außerhalb Europas, um alternative Wirtschafts- und Lebensformen, um das Schicksal von Menschen in und aus den Ländern des Globalen Südens mit Schwerpunkt auf Kinder- und Jugendbüchern. Telefon: 0472 833950. Öffnungszeiten: Montag bis Freitag von 8.30 bis 12.30 Uhr, Montag und Mittwoch auch 14 bis 17 Uhr. Unter bibkat.de/oew gibt es unser Medienangebot online.

Sonja Cimadom 26

La nipote americana di Inaam Kachachi Cicorivolta, 2013 Zayna, fuggita a quindici anni dall’Iraq, decide di arruolarsi come interprete nell’esercito americano e parte per l’Iraq. Comincia un viaggio in un paese dilaniato dai bombardamenti, ma anche un viaggio interiore alla ricerca della propria identità: Americana o Irachena? Invasore o vittima?

Racconti fantastici di Su Tong Elliot, 2017 Fantasmi, angeli, spiriti e mostri riemergono dal folklore per depistare i protagonisti delle storie, fargli smarrire la strada e proiettarli verso mondi che superano la percezione.

La Biblioteca Culture del Mondo (BCM) onlus è una biblioteca specialistica per le culture e la narrativa del mondo, i diritti umani, la cooperazione allo sviluppo e le molte aree tematiche collegate, come i rapporti economici nel mondo, la sostenibilità, la cultura di pace, l’intercultura e le religioni. La biblioteca si trova in via Macello 50, a Bolzano, ma trovate tutto il nostro materiale anche sul sito www.bibmondo.it.

Sabrina Bussani 2019 | 44


Questi Giovani

I ragazzi della Golden Boyz Production: Peter Wessly, Ivica Redzepovic, Alessandro Portogacco, Giuseppe Fanelli

Noi ci siamo Giuseppe Fanelli (in arte Mc Queen) ed Ivica Redzepovic (in arte Crow) sono due ragazzi di comunità che condividono la passione per la musica e che hanno fondato un gruppo per potersi esprimere, per fare capire al mondo che anche loro hanno qualcosa da raccontare. Com’è nato il gruppo? Il gruppo è nato il 28 gennaio del 2018 da me, Giuseppe e altri due ragazzi della comunità. Eravamo in balcone ed io, avendo già scritto qualche pezzo, ho proposto a Giuseppe di creare delle basi musicali. Abbiamo fatto nascere tutto per gioco, non ci aspettavamo molto. Com’è nato il nome? Junis, uno dei membri fondatori, ha proposto “Golden Boyz” e poi abbiamo aggiunto “Production” per completare. Nonostante siamo stati e siamo ancora in comunità, siamo ragazzi di cuore e da lì è venuto “Golden Boyz”, ragazzi d’oro. Che tipo di lavori avete fatto fino ad adesso? Abbiamo iniziato con una collaborazione a Trento, un mix tra musica e poesia. Abbiamo anche registrato la nostra prima canzone “Carta Blanca”, ma il featuring

con i ragazzi di Trento non è più andato in porto. Come risposta alle critiche di questi ragazzi è uscita la seconda canzone, “Roulette russa”. Nel frattempo ci siamo concentrati su noi stessi e siamo cresciuti. Di base si parla comunque di vita, la musica è un ponte per esprimersi. Per me è partito tutto come sfogo, un modo per dire “io ci sono”. Il genere è hip-hop/rap, ma per noi non è moda ma un’esigenza, qualcosa che ci è partito da dentro.

Quali sono i progetti in corso e per il futuro? Ce ne sono tanti, speriamo di riuscire a realizzarli. L’ultima canzone uscita è “Scarface”, racconta tutta la storia della “Golden Boyz”. Tra qualche mese uscirà il nostro mixtape su soundcloud e youtube di circa 5/6 canzoni con anche un featuring importante con un gruppo di Trento. Stiamo cercando di darci tempo, rimanendo focalizzati “Noi siamo stati sulla qualità e non sulla Quante canzoni sono uscite in comunità e ce quantità. Nel mixtape ci fino ad ora? l’abbiamo fatta.” saranno canzoni una diverNe sono uscite quattro; absa dall’altra, non seguiremo una linea, alterneremo stili completabiamo tante canzoni già registrate però stiamo cercando il momento giusto per mente diversi tra loro. farle uscire. “Carta Blanca” è stata la prima canzone, il nome è una dedica a dove tutto Consigli per altri ragazzi che come voi vogliono buttarsi nella musica? è iniziato, ovvero su un foglio bianco; parla della nostra crescita grazie alla musica. Concentratevi sul vostro sogno. Non faPoco dopo è uscita “Business class” ed in tevi abbattere dalle difficoltà, anche se a seguito “Community”. Quest’ultima canvolte sarete tentati di mollare. Il tempo scorre veloce e nessuno ti sta dietro. Noi zone descrive la nostra vita e i sogni che siamo stati in comunità e ce l’abbiamo abbiamo, tutta la strada che abbiamo perfatta, quindi ce la può fare chiunque e se corso; il titolo si riferisce al fatto che siamo si ha un sogno bisogna rincorrerlo. Speragazzi di comunità e tutte le persone che hanno collaborato a questa canzone hanno riamo che leggendo quest’intervista altri vissuto un periodo in comunità. I problemi ragazzi possano trovare la spinta giusta. li abbiamo tutti e la musica può dare speNoi ci siamo sentiti dire “non ce la farete” però siamo andati avanti. ranza e consiglio, aiuta a crescere.

Un giorno anche la guerra s’inchinerà al suono di una chitarra. ILARIA PERRI 2019 | 44 27


Mit „Purzigagelen“ Sprachbrücken schaffen In der Weihnachtszeit überlegten wir im Kindergarten, welche Lieder wir mit den Kindern singen könnten und beschlossen dabei auch eines in Dialektform zu singen. Die Wahl fiel auf „Es hot sich holt eröffnet“. Ein Weihnachtslied aus dem Alpenraum, das als einziges aus der schwäbischen Mundart überliefertes Weihnachtslied gilt und zur Zeit der Wanderungen der sogenannten „Schwabenkinder“ auch südlich der Alpen Verbreitung fand. Ein Text also, der es gelernt hatte zu wandern, wenn auch über geschundene Kinderfüße. Ich saß eines Tages mit einigen Kindern beim Singen zusammen, alle davon mindestens zweisprachig, und ich fragte in die Runde, wer denn wisse, was ein „Purzigagele“ sei. Ich erntete nur fragende Blicke. Da packte ich die Gelegenheit beim Schopf, mich selbst an den Beinen und zeigte voller erwachsener Eleganz mein schönstes „Purzigagele“ vor. Sie wussten natürlich alle, was eine Rolle war: una capriola! Jetzt war Einiges klarer und Vieles um ein Vielfaches lustiger. Die Kinder kriegten sich ob meiner spontanen Vorführung vor Lachen nicht mehr ein und bekamen fortan vom

Wort „Purzigagele“ nicht mehr genug. Mal ehrlich, gibt es einen lustigeren Klang als „Purzigagele“? Die Mundwinkel formen, dem „Gagele“ gerecht werdend, bereits ein breites Lachen bei gleichzeitigem innerem Überschlag der Zunge. Da waren wir nun: hatten unheimlich viel Spaß an uns selbst und vor allem an der Sprache und ihrem Klang. Dieses Wort hielt Einzug in einen Kindergarten, dessen Prozentsatz an Familien mit verschiedenen Familiensprachen weit höher ist, als es manch vermeintlichen „Sprachschützen“ lieb wäre. Da war es passiert: genau jene Kinder, denen politisch und auch teils gesellschaftlich gewollt, der Zugang zu deutschen Kindergärten madig gemacht werden sollte, erfreuten sich am freudvollen Umgang mit Liedern, Sprache und dem Dialekt, in dem ich selbst zu Hause bin. Das „Purzigagele“ platze von nun an aus ihnen heraus und somit in die Familien hinein und da hatten wir eine kleine zarte Sprachbrücke geschaffen, über welche von nun an noch viele weitere Wörter spazieren können. Wenn wir den Weg gut bereiten und mit Professionalität, Freude,

Moustapha Dieng. taffa1120@yahoo.fr

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kindlicher Neugier und dem Wissen, dass wir uns alle – egal welche Sprache wir sprechen – denselben Platz auf dieser Erde teilen, an das Ungetüm „Sprachvermittlung“ herangehen; ja dann geht es - oder es rollt. Es passieren, es hinein- und hinausrollen lassen, so wia a echtes Purzigagele ebn.

Julia Dalsant

Digitaler Ausstieg Die Sucht war da, wie ein eisernes Netz aus Stahl, das die jungen Leute gefangen hielt und nicht mehr losließ. Als ich über die Straße ging, sah ich eine Wolke Menschen, die eisern ihre matten Blicke starr auf die neueste Errungenschaft der Technik hielt. Wie eine Menge Kugeln, die man langsam zum Rollen bringt. Eine blieb stehen, wurde von der anderen angestoßen und rollte weiter. Doch als ein viel zu junges Glied der eisernen Kette von einer anderen unsanft auf die Geleise befördert wurde, zerbarst die Kette. Die einzelnen Glieder schrien auf, doch die Maschine kannte keine Gnade. Sie arbeitete sich schnell auf den Geleisen voran. Dem Jungen, durch das Geschrei aufmerksam geworden, die Außenwelt eines Blickes würdigend – im Gesicht pure Angst geschrieben stand. Und als die Maschine vorübergefahren war, Stille einkehrte und ich mich wie in Blei gegossen fühlte – Schockstarre – auf einmal Freude mich überkam, als ich sah, dass den Jungen ein Sprung aus eigener Kraft gerettet hatte. Er stand auf, klopfte den Staub aus der Jacke, hob etwas auf und schrie: „Mein Smartphone!“ Felix L.

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Speakers’ Corner

Una lacrima Una lacrima accarezza la mia guancia dolcemente come per consolarmi dell’incomprensione della gente Quello che non si capisce spesso rende il pensiero come luci spente Un altro tiro e la mente si spegne. Avrei mille cose da dire ma meglio tacere, perché il diverso spesso non viene capito Lo guardano come qualcosa di proibito. Come qualcosa da soffocare. E io soffoco, soffoco, soffoco. La mia anima muore. Nadire Capa Laboratorio NO HATE, info: forum-p.it

Decreto (in)Sicurezza Il 4 Dicembre 2018 è entrato in vigore il DL sicurezza voluto fortemente dalla Lega. Tra i vari articoli inseriti al suo interno spiccano quelli riguardanti l’immigrazione, analizziamo due di questi: l’abolizione della protezione umanitaria e il ridimensionamento e la modifica del sistema accoglienza dei richiedenti asilo (Sprar). La protezione umanitaria prevede la concessione del permesso di soggiorno per seri motivi di carattere umanitario, per persone fuggite da emergenze ed a coloro che sono oggetto di persecuzione nel proprio paese o sono state vittime di sfruttamento lavorativo o di tratta. Abrogandola e introducendo la categoria “casi speciali”, i cui criteri sono molto più restrittivi, di fatto, le persone che prima venivano considerate regolari (nel 2017 ca 60.000 domande di asilo per motivi umanitari accettate), diventeranno in buona parte “irregolari”. Questi, entro 30 giorni avranno l’obbligo di lasciare il paese ma senza un’adeguata politica sui rimpatri, basata su accordi internazionali (al momento praticamente assenti), si ritroveranno a stanziare per le strade delle città senza uno scopo e si aggiungeranno a quelli già presenti. Gli Sprar, invece, subiranno un ridimensionamento del numero poiché verranno gestiti solo da enti volontari e non su appalto, ed una modifica sostanziale alla propria funzione prevedendo anche l’esclusione dei richiedenti asilo dalla possibilità di essere ospitati.

Karin Colombi. sketch crawl bolzano

Il decreto, quindi, non ha come fine quello di realizzare politiche strutturali di accoglienza e di inclusione, che dovrebbero essere alla base di un paese civile, bensì l’opposto. Il pericolo è che facendo lievitare il numero degli “irregolari” marginalizzati, si crei una maggiore delinquenza fondata sulla disperazione e ciò porterà ad un’inevitabile crescita dell’odio (ronde non autorizzate, deriva razzista e xenofoba, sparatoria di Macerata, etc). Basti contare che pur essendo smentiti dai dati ufficiali del Viminale vi è sempre una maggiore convinzione che “lo straniero” sia la prima causa di stupri, furti, violenze, spaccio e carenza di lavoro. Questa percezione è palesemente dimostrata dall’ampio consenso (oltre il 30%, raggiunto naturalmente anche grazie ad altri fattori) che la Lega ha ottenuto dal suo insediamento al Governo. Il vero problema è che il Carroccio crede che tale decreto possa aumentare la sicurezza nel nostro Paese, ma in realtà rischia di produrre un effetto contrario trasformandosi in un boomerang sociale.

Federico Simoncini Ulivelli

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A tavola!

Grieß aus der Küche Der Star bei diesem interkulturellen Essen war ein schlichter Grießkuchen. Seine genaue Herkunft ist ungeklärt und viele Nationen würden ihn als den „ihren“ bezeichnen. Das Rezept hat allemal eine weite Reise hinter sich – genauso wie die Gastgeber des Abends. Im Januar fand das interkulturelle Abendessen des Haus der Solidarität (HdS) nicht wie gewohnt im Hauptquartier in Milland statt, sondern in einer neuen Location. Fatima und Junus führen ein kleines, feines und für viele Schüler*innen und Arbeitende aus der nahen Umgebung perfekt gelegenes, Restaurant in der Brixner Mozartallee. Zur Abrundung des interkulturellen Abends hatten die Köche*innen eine besondere Nachspeise vorbereitet: Ein süßer Grießkuchen, dessen Herkunft ungeklärt

Revani Tatlisi Für einen Kuchen: 300 g feiner Grieß 50 g Zucker 150 g Joghurt 3 Eier 1 Schuss Samenöl 1 TL Backpulver

Fatima und Junus Bashoki

ist. In den Küchen vieler verschiedener Länder ist er anzutreffen und er hat eine ähnlich weite Reise hinter sich wie Junus und Fatima. Die beiden kommen aus dem kurdischen Iran (Kurdistan) und waren 17 Jahre lang unterwegs. Ihre Reise verschlug sie in den Irak und als dort der Krieg ausbrach weiter in die Türkei, über Griechenland bis Dänemark. Jetzt leben sie mit ihren Kindern in Südtirol und bringen uns diesen deliziösen Kuchen näher. Das Interessante daran ist, dass es unzählige Namen dafür gibt: Im Arabischen wird er vor allem „Namoura“ oder „Basbousa“ genannt, wobei er in Kuweit „Pastusha“ heißt. In der Levante, also in Syrien, Israel, Palästina, Libanon, Jordanien und im Maghreb und in Ägypten wird der süße Kuchen „Hareesa“ genannt. Im Iran kursieren die Namen „Revani“ und „Sharbati“ und in Armenien ist es „Shamali“. Über die Türkei, wo der Kuchen „Revani Tatlisi“ heißt, gelangte er sogar in die griechische Küche bis nach Osteuropa. Der süße Grießkuchen ist also ein beliebter Küchenschlager im gesamten nordafrikanischen Raum und im mittleren Osten. Je nach Region variiert das Rezept:

Sirup: 2 Zitronen 200 g Zucker 200 ml Wasser Eier und Zucker schaumig rühren. Joghurt, Gries, Backpulver dazugeben und mit einem Schuss Öl zu einem geschmeidigen Teig vermengen. Kurz ruhen lassen und den Ofen auf 180 °C vorheizen. Die Masse in eine gefettete Form geben und 40 Minuten backen, bis der Kuchen goldbraun ist. Zucker, Wasser und Zitronensaft in einem Topf zum Kochen bringen und fünf Minuten auf niedriger Stufe köcheln lassen. Den heißen Sirup über den ausgekühlten Kuchen gießen, sodass er gut durchtränkt ist. Vor dem Servieren eine Stunde in den Kühlschrank stellen.

Mal wird statt Zitronensaft Orangenschale genommen oder er wird mit Pistazien verfeinert. Der kulinarischen Fantasie sind keine Grenzen gesetzt und jede*r kann dem einfachen Grundrezept eine persönliche Note geben.

Backe, backe Grießkuchen. MARIE-THERES MAIER 30

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Schwarzweiß Robert Asam

Böse Worte …

Die Gutmenschin

…an die Postenjäger*innen Haben jetzt endlich alle etwas? Ich hatte schon Angst, irgendeine oder irgendeiner bekommt gar nichts. Also, überhaupt nichts. Außer natürlich seinen oder ihren Landtagssessel, einen abgewetzten Hinterbankplatz, auf dem er oder sie die nächsten fünf Jahre in völliger Bedeutungslosigkeit vor sich hinvegetiert. Aber es haben jetzt ja alle etwas bekommen. Nein, nicht alle? Die Vinschger haben keinen Landesrat? Also, liebe Vinschger, ihr müsst das positiv sehen: Euer Noggler wird Landtagspräsident, da kann er keinen Schaden anrichten. Außerdem: Hattet ihr nicht drei Legislaturen lang einen Vinschger Landesrat? Wenn Sie mich fragen, waren das zwei zu viel. Ich gehe als Burggräfler mit gutem Beispiel voran und erkläre, dass es mir völlig egal ist, wenn die fähigste und jüngste SVP-Abgeordnete, die uns seit Ende Oktober mitteilt, dass sie für alles geeignet ist, nichts bekommt. Schade, dass der Landeshauptmann nicht sagen darf, wer Impressum Herausgeberin | editore

Vintlerweg 34 Via Vintler – 39042 Brixen | Bressanone T. 0472 833950 – zebra@oew.org facebook.com/oew.org – www.oew.org St.Nr. | c.f. 90009830218 Sabrina Eberhöfer (Vorsitzende | presidente) Redaktion | redazione Verantwortung und Koordination | responsabilità e coordinazione Lisa Frei (lisa.frei@oew.org, Tel. 0472 208207) Satz und Gestaltung | impaginazione e grafica Alias Idee und Form, Irmi Unterfrauner Werbung I pubblicità Matthäus Kircher (matthaeus.kircher@oew.org, Tel. 0472 208204) Verantwortlicher Direktor | direttore responsabile Wolfgang Penn Registrierung | registrazione Landesgericht Bozen | Tribunale di Bolzano N6/94 R.ST.6.8.94

Königin von England wird. Die Jasmin würde sich das zutrauen. Und – keine Frage – sie gäbe eine wunderbare Queen ab, wäre dann weit weg von Südtirol und bald auch von Europa, bis ins hohe Alter. Ach ja, der Renzler, der Locher und ein paar andere haben auch nichts bekommen, außer ein bisschen Mitleid. Je länger ich mich mit dem Thema beschäftige, desto klarer wird mir, dass es doch einige gibt, die allen Grund haben, unzufrieden zu sein. Gut, es gibt Kommissionen, das Präsidium und die Region, vor allem letztere. Man stelle sich vor, es gäbe die Region nicht. Das wäre wie ein Bahnhof ohne Abstellgleis. Vielleicht bin ich zu wenig Bezirkspatriot. Wenn zum Beispiel sechs Pusterer in der

Mitwirkende dieser Ausgabe | per questa edizione hanno collaborato Adrian Luncke, Alessio Giordano, Anna Heiss, Anna Mayr, Annelies Senoner, Asia Rubbo, Armin Barducci, Fabian Gschnell, Federico Simoncini Ulivelli, Felix L., Georg Hofer, Ilaria Perri, Julia Dalsant, Karin Colombi, Lisa Frei, Luise Bacher, Lukas Clara, Magdalena Staudacher, Margareth Pallua, Marie-Theres Maier, Marta Larcher, Matthäus Kircher, Matthias Gamper, Monika Thaler, Moustapha Dieng, Nadia Sorg, Nadire Capa, Nils Bertol, Robert Asam, Sabrina Bussani, Sonja Cimadom, Verena Gschnell Foto 1: Georg Hofer, 4: Lisa Frei, 5: Matthias Gamper; 6-7: pixabay.com/ pvdv63; pixabay.com/ mirzacausevic; pixabay.com/ edmondlafoto; pixabay.com/adege; pixabay.com/ Joggie; flickr.com/ Let our voice be heard; wikipedia.org/ Gorilla_tool_use.png; wikipedia.org/ Ilhan_Omar_Congress.jpg; 8:, Fabian Gschnell; 9: pixabay.com/ Paul Wasneskir, 10-14: Georg Hofer, 15: Lukas Clara; 16-17: Georg Hofer; 18: Andreas Tauber; 19-25: Georg Hofer; 27: Golden Boyz Production; 30: Marie-Theres Maier

Landesregierung wären, die ihre Arbeit für Land und Leute ordentlich machen, ich könnte damit leben. Und damit die Vinschger wieder erhobenen Hauptes durchs Land gehen können, würde ich ihnen sogar einen Landesrat auf Lebenszeit gönnen. Ich hoffe inständig, dass niemand auf einer Hinterbank Platz nehmen muss. Neulich hatte ich einen furchtbaren Albtraum: Gegen Ende der Legislatur entdeckt ein Saaldiener einige Hinterbänkler, am Boden unter den Hinterbänken. Blass, weil da hinten keine Sonne scheint, und abgemagert, wegen der mageren Diäten. „Ja was haben Sie denn da unten gemacht, die ganze Zeit?“, fragt der Saaldiener vorwurfsvoll. Und alle antworten ganz leise: „Nichts.“

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