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N. 4

Dicembre 2012

Magazine

Con il dossier per i clienti aziendali

PRIMO PIANO: LA FAMIGLIA SECONDO LA STATISTICA Fitness al lavoro _ Ă–KK coopera con kmu-Krankenversicherung _ Con o senza bollicine? Passugger


Irreperibilitatis digitolesiva Una malattia che da noi non esiste.

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INDICE

EDITORIALE

06

L’unità di misura resta la famiglia

06 PRIMO PIANO

Famiglie svizzere: un’analisi statistica 16 ÖKK CLUB

30

Divertimento invernale anziché «nostalgitis estiva» 23 SALUTE

Medicina tradizionale o medicina complementare? 26 ÖKK

Partnership con kmuKrankenversicherung 30 REPORTAGE

Lacrime invece di sorrisi dopo il parto 34 IN CASA BERNASCONI & PIANETA GENITORI

38

03

Se i bambini dicono bugie 38 RITRATTO CLIENTE

Acqua grigionese in mani grigionesi

ÖKK Magazine Il prossimo numero di onalmente sarà pubblicato eccezi un nuovo look. a maggio 2013. E con IMPRESSUM ÖKK Magazin / ÖKK Magazine _ rivista trimestrale per gli assicurati ÖKK _ Anno 24 _ 4 / 2012 TIRATURA 86’000 EDITORE ÖKK _ Bahnhofstrasse 13 _ 7302 Landquart _ Tel. 058 456 10 10 _ magazin@oekk.ch RESPONSABILE REDAZIONE Manja Liesch (a.i.) REDAZIONE Widmer Kohler AG _ Christoph Kohler _ Bernhard Widmer COLLABORAZIONE REDAZIONALE Kathrin Buholzer _ Evelin Hartmann FOTO Gian Marco Castelberg DIREZIONE ARTISTICA Advico Young & Rubicam _ Sandra Hofacker TRADU ZIONE E REVISIONE Luisiana Luzii _ Philip Stalder STAMPA gdz AG

Le statistiche vanno interpretate con cautela. Certo, non esagerando come Winston Churchill a cui si attribuisce la frase: «Credo solo alle statistiche che manipolo personalmente». Anche le statistiche che rappresentano fedelmente la realtà in effetti celano delle insidie. Esse descrivono sempre e solo una minuscola frazione della realtà e solo raramente non si cede alla tentazione di applicare i rispettivi risultati all’intera esistenza. Chi vuole interpretare sviluppi rilevanti, farebbe bene a considerare molti più aspetti oltre a quelli schedati da una semplice statistica. È proprio quello che abbiamo fatto in questo numero, con il nostro primo piano. Abbiamo consultato una serie di statistiche che mostrano come l’istituzione della famiglia in Svizzera sia cambiata negli ultimi anni e negli ultimi decenni. Il risultato è chiaro: anche se il numero di chi non ha figli e di coloro che non si sposano aumenta costantemente, il matrimonio e la creazione di una famiglia, per la maggior parte degli svizzeri, continuano a rappresentare un progetto di vita molto presente. Nemmeno l’elevata quota dei divorzi sembra essere un deterrente. E chi lo sa? Magari tra breve si assisterà ad un mutamento di tendenza. Vale la pena menzionare, che il numero dei divorzi delle coppie svizzere nell’anno passato è sceso del 29,5 percento: aleggia odore di record. Appartiene alla natura della statistica basarsi su valori medi. Se anche rispondono al vero, si tratta ogni volta di calcoli artificiosi. Non esiste nessuna donna con 1,54 figli. E, come ogni essere umano, anche ogni famiglia è unica. Affinché accanto a tutte queste serie di numeri tale concetto non vada dimenticato, le presentiamo alcune famiglie uniche nel loro genere. Stefan Schena Presidente della Direzione


APPENA SFORNATE

APPENA SCOPERTO: MEDICI SENSIBILI _ _ Devono starci a sentire, essere empatici e convincerci davvero. Ecco come vogliamo i nostri medici. Perché poi? I pazienti di medici capaci di immedesimarsi guariscono forse più in fretta? Secondo una ricerca realizzata da etologi italiani e americani sembra proprio sì! Gli scienziati hanno analizzato il rapporto tra 242 medici «empatici» attivi a Parma e il decorso del diabete su 20’961 pazienti. Risultato: nei pazienti dei medici che, sulla scorta di un questionario, erano stati classificati come estremamente sensibili, subentravano raramente complicazioni; migliore era pure il decorso della malattia. L’intera ricerca (in lingua inglese) su www.oekk.ch/magazine

APPENA LETTO: UN LIBRO SUL CANCRO SENZA TROPPE LACRIME _ _ «I libri

sul cancro sono barbosi», afferma la 16enne Hazel, eroina del romanzo per ragazzi «Colpa delle stelle». Hazel può dirlo, lei ha il cancro. Ma non vuole essere commiserata e nemmeno frequentare gruppi di auto-aiuto. Fino a quando, proprio in uno di questi gruppi, non incontra Gus, così sveglio e carino … Storie tragiche vanno raccontate con umorismo, afferma John Green, autore del romanzo. I suoi libri negli USA sono un cult già da un po’ di tempo – sia per i ragazzi che per gli adulti. A ragione. «Colpa delle stelle» è un libro per giovani meravigliosamente profondo, emozionante e sfacciato su malattia, amore e morte. > John Green: «Colpa delle stelle», Rizzoli, 16.– Euro.


05

APPENA CAMBIATO: IL FASCIATOIO DA VIAGGIO _ _ Chiunque si sia ritrovato a APPEN

do dover cambiare un pannolino in treno, in un ristorante o in un negozio sa be cosa significhi: lo spazio è minimo, tutto l’occorrente per cambiare bene il bebè non può essere poggiato da nessuna parte per motivi d’igiene e la b borsa è inevitabilmente accasciata a terra. Con una mano si tiene fermo il piccolo e con l’altra si pescano di volta in volta lavetta, asciugamano, pomata, pannolino … Ci sarà pure un’altra soluzione, ha pensato bene il designer anseatico nonché papà Edzard Kramer. E ha creato «Wickelquick», una borsa fasciatoio. Comodissima, perché Wickelquick en entra in qualsiasi borsa e la superficie del fasciatoio resta sempre pulita in qu quanto ripiegata all’interno e dunque protetta. Inoltre, grazie alle tasche lateral laterali interne, tutti gli utensili sono a portata di mano, proprio come a casa. > Wickelquick è disponibile anche in Svizzera, da 49 franchi su www.innobaby.ch. Ulteriori informazioni su www.wickelquick.de

APPENA CONFEZIONATO: GHIOTTONERIE SVIZZERE _ _ Strade e vetrine risplendono di luci … quelle del Natale che si avvicina! Luci che, immancabilmente, diventano una clessidra per l’irrinunciabile corsa ai regali e che ci abbagliano ogni anno con il fatidico dubbio: cosa regalare a chi? I più pragmatici risolvono questo dubbio rifacendosi agli stessi criteri applicati dai funzionari sanitari nel valutare l’idoneità delle terapie, ovvero efficacia, appropriatezza ed economicità. Quasi nessun regalo soddisfa tutti questi requisiti meglio di un cesto di leccornie: è efficace, perché le specialità proposte sono assembrate da veri esperti in culinaria; appropriato perché procura subito un senso di appagamento e non di inutilità, propria di alcuni suppellettili che vanno per la maggiore a Natale; ed economico, perché adatto a qualsiasi portafoglio. Un collaboratore ÖKK che ha l’hobby di girare tutta la Svizzera alla scoperta di negozietti che propongono specialità gastronomiche locali, consiglia di riempire il cesto natalizio con le seguenti specialità: salsicce secche e formaggio da raclette di Rond-Point ad Arolla VS (www.shop.arolla.org), salsiccia di fegato di bufalo e marmellata di arancia amara del signor Harry Pfändler di Birmenstorf AG (www.genusshoch10.ch) o formaggio di montagna a pasta morbida preparato con il latte freschissimo della fattoria Stein a MeiringenHasliberg BE (www.hoflaedeli-stein.ch).


PRIMO PIANO

Famiglie svizzere: un’analisi statistica Anche se in molti iniziano a considerare la famiglia tradizionale un modello in via di estinzione, ancora oggi in Svizzera la stragrande maggioranza dei figli cresce con i loro genitori, che sono sposati e che vivono sotto lo stesso tetto. Certamente, accanto alla famiglia tradizionale esiste una pluralità di alternative: la famiglia con figli cresciuti da un solo genitore, quelle con figli i cui genitori non sono coniugati e poi tutte le diverse costellazioni di famiglia allargata. Nelle pagine seguenti metteremo sotto la lente il mutamento dell’istituzione della famiglia, sulla scorta di cifre e statistiche corredate dal ritratto di quattro famiglie singolari, tutte assicurate presso ÖKK.

TESTO: Christoph Kohler & Bernhard Widmer _ _ FOTO: Gian Marco Castelberg _ _ GRAFICA: Sandra Hofacker

06


LA FAMIGLIA INTESA COME CONVIVENZA E COMUNITÀ ECONOMICA La famiglia Janett-Walser di Tschlin GR: Cla e Ursin, papà Jon, mamma Marianne e la sorella di Jon, Mengia Trombetta. Considerata normale fino a cento anni fa, la grande famiglia intesa quale convivenza e comunità economica si fa oggi sempre più rara. Resta tipica in campagna, dove il 94 percento degli esercizi viene gestito da un componente della famiglia e l’85 percento dell’intero volume lavorativo, qualcosa come 320 milioni di ore, viene svolto dagli stessi famigliari. Anche la fattoria di 42 ettari di Janett-Walser impegna l’intera famiglia durante le stagioni lavorative più intense. Presto sarà Cla Janett a gestire la fattoria.


PRIMO PIANO

08

I tanti volti della famiglia di oggi. Nuclei familiari, 1970 – 2010

Singoli

Coppie con figli

Coppie senza figli

Genitori single

1’919’098

2’332’458

2’740’860

3’030’529

3’360’851

1970

1980

1990

2000

2010

Ancora fino a qualche decennio fa, la maggioranza degli svizzeri trascorreva la maggior parte della loro vita in famiglia, quella tradizionale per intenderci: dapprima come figlio, quindi come genitori coniugati. Nel frattempo tuttavia, la famiglia tradizionale ha perso terreno, non è più la forma di convivenza dominante. Sono aumentati i nuclei famigliari composti da un solo genitore, dove i figli crescono o solo con la mamma o solo con il papà. Va considerato a tal merito, che la quota di divorzi negli ultimi 30 anni è più che raddoppiata: oggi circa il 50 percento delle coppie divorzia. Un tempo, erano quasi esclusivamente le mamme ad ottenere l’affidamento dei

figli; oggi invece, per circa la metà dei casi, si opta per l’affidamento congiunto. Solo raramente è solo il padre ad ottenerlo. Ma la vera tendenza è oggi rappresentata da convivenze senza figli, i due terzi di tutte le economie domestiche private. Motivo: gli adulti diventano genitori sempre più tardi e sono oggi più longevi: per cui quando i figli una volta adulti se ne vanno di casa, i genitori restano soli e vivono ancora a lungo, in un nucleo famigliare appunto senza figli. In aumento comunque anche il numero di adulti che non diventano genitori: nell’ultimo censimento svolto nel 2000, quasi un quarto delle donne tra i 35 e i 44 anni non erano madri.

Le famiglie si ridimensionano. Economie domestiche in base al numero dei componenti, 1970 – 2008 1 persona 2 persone 3 persone 4 persone 5 persone

35 % 30 % 25 % 20 % 15 % 10 % 5% 0% 1970

1980

La grande famiglia, un tempo così diffusa, che riuniva sotto lo stesso tetto più generazioni, è praticamente scomparsa. Ma anche il nucleo unifamigliare si è ridimensionato. Ancora nel 1970, il 10 percento dei bambini poteva contare almeno tre o più fratelli. Trent’anni più tardi, può farlo solo un tirato 3 percento: 3 bambini su 4 sono oggi figli unici. Questa evoluzione è stata generata fondamentalmente da due motivi. Innanzi tutto, le donne diventano mamme per la prima volta sempre più tardi: nel 1981, le neomamme (coniugate) avevano in

1990

2000

2008

media 26,4 anni; nel 2010, 30,2. È ovvio che le primipare più anziane hanno tendenzialmente meno figli. Il secondo motivo: cala il numero dei figli perché famiglia e carriera professionale femminile sono difficilmente compatibili, soprattutto se si decide di avere uno stuolo di figli. Dal 2001 comunque è tornato ad aumentare, se anche solo leggermente, il numero medio di figli per donna (cifre parti), dopo un andamento regressivo che si è affermato per lungo tempo. Nel 2010, la quota media di figli corrispondeva all’1,54 per donna. >


PRIMA I FIGLI, POI IL MATRIMONIO La famiglia Erhard di Igis GR: mamma Marlene Gujan, i figli Emma e Oliver e papà Luzi. Atipici per la Svizzera sono Marlene Gujan e Luzi Erhard, diventati genitori da non sposati. Si sono sposati solo nel 2009. «È stato meraviglioso perché c’erano anche i nostri figli a festeggiarci», afferma entusiasta Marlene Gujan Erhard. Lei è architetto e lavora a tempo pieno, mentre Luzi Erhard fa il «mammo» tra parco giochi, piscina e serate per i genitori. I casalinghi rappresentano anche oggi una rarità in Svizzera: 9 papà su 10 con figli con età inferiore a 14 anni lavorano a tempo pieno.


IL PAPÀ SINGLE La famiglia Müller di Küssnacht am Rigi SZ: Luzia, Petra, papà Otto, Thomas e Beat (manca Martin). Anche nel1970 erano rare le famiglie che contavano più quattro figli, una su dieci. E ancora più rari sono i papà single, come Otto Müller. Certamente, oggi un figlio su sei è cresciuto da un genitore single ma nell’85 percento dei casi si tratta di mamme. Otto Müller lavora a tempo parziale come green keeper in un campo da golf ed è casalingo. A casa tutti devono dare una mano: i Müller, per poter mantenersi, producono frutta e verdura, facendo scorta per l’autunno tra conserve e congelatore.


PRIMO PIANO

11

Prima il matrimonio, poi i figli. Ma c’è un’inversione di tendenza. Nascite in base allo stato civile della madre in Svizzera, 1970 – 2011 Coniugate

95’470 3’701

1970

Nubili

70’165 3’417

78’798 5’080

70’069 8’284

65’205 15’504

1980

1990

2000

2011

Rispetto all’Europa, in Svizzera le nascite al di fuori del matrimonio sono rare. Nascite al di fuori del matrimonio nella media europea, 2011

55 %

47,3 %

40,4 %

33,9 %

33,8 %

19,3 %

7,9 %

Francia (2010)

Gran Bretagna

Austria

Germania

Spagna

Svizzera

Grecia

La convivenza di giovani coppie senza certificato di matrimonio è oggi una realtà che non desta più nessuna meraviglia. È difficile persino immaginare che questa scelta di vita venisse definita nel Canton Zurigo, ancora fino al 1972, «concubinato» e che venisse addirittura proibita nel Canton Vallese fino al 1995. Però: ancora oggi, la maggior parte delle coppie conviventi in Svizzera che ha in mente di creare una famiglia – o se c’è già un bimbo in viaggio – decide di sposarsi. Nei Paesi

europei la situazione è differente: la quota delle nascite al di fuori del matrimonio nel 2010 era in media del 37 percento. In Francia, più della metà dei figli viene messa al mondo da donne nubili. La Svizzera sta comunque recuperando terreno: la quota delle nascite al di fuori del matrimonio tra il 1970 e il 2011 si è quintuplicata: nel 2011 infatti, un bimbo su cinque è nato fuori dal matrimonio.

>


PRIMO PIANO

12

Sempre più mamme lavorano. Percentuale delle mamme attive professionalmente, 1995 – 2011

Percentuale lavorativa esercitata dalle mamme, 1995 – 2011

59,9 %

68 %

71,6 %

76,4 %

25,3 %

1995

2000

2005

2011

Nessuna attività professionale

Mamme con partner e figli con età inferiore a 15 anni.

In Svizzera, un papà che non lavora, è ancora oggi una figura molto rara. Negli ultimi 15 anni, la quota di padri che vivono con la partner e lavorano oscilla tra il 95 e il 99 percento, sebbene la quota dei papà attivi professionalmente resti tanto più elevata quanto più giovani sono i figli. Per le mamme il tasso occupazionale è chiaramente più basso, anche se negli ultimi 15 anni è comunque aumentato considerevolmente. La grande mag-

33 %

28,7 %

13 %

Lavoro a Lavoro a Lavoro a tempo parziale tempo parziale tempo pieno < 50 % 0 – 89 % 90 – 100 %

gioranza delle mamme lavoratrici con partner e figli con età inferiore ai 15 anni lavora tuttavia a tempo parziale e non raramente solo per una piccola percentuale, ovvero meno del 50 percento. Conformemente modesto resta anche il loro contributo al reddito famigliare: meno di un quarto per i due terzi dei nuclei famigliari con figli, almeno fino al 2004.

Le famiglie devono arrangiarsi con redditi contenuti. Reddito mensile in franchi in base al tipo di famiglia, 2006 – 2008

Reddito lordo Detrazioni obbligatorie* Reddito disponibile

Singoli

Coppie senza figli

Coppie con 1 figlio

Coppie con 2 figli

Coppie con 3 o più figli

7’009 – 1’455 5’322

11’657 – 3’216 8’120

10’708 – 2’958 7’583

11’083 – 3’014 7’976

11’007 – 2’926 7’975

* Contributi alle assicurazioni sociali, tasse, assicurazioni malattie (assistenza base) e regolari contributi ad altre economie domestiche.

Le famiglie svizzere sono beneficiarie di agevolazioni fiscali, assegni per i figli e, in molti casi, anche di riduzioni sui premi dell’assicurazione malattie. Tuttavia, un confronto dei redditi dimostra senza ombra di dubbio che le coppie con bambini possono spendere meno rispetto a quelle senza figli. Con l’aumentare dell’età dei figli, il reddito e le possibilità di consumo tornano a

salire, perché i genitori possono lavorare di più. Questo è anche il motivo per cui in media le coppie con due figli hanno un reddito leggermente superiore rispetto a quelle con un figlio – le prime hanno in media figli più grandi. Meno sorprendente è invece che la povertà colpisca più frequentemente famiglie giovani, soprattutto le monoparentali e quelle che contano tre o più figli. >


GENITORI CON PARI DIRITTI La famiglia Perler di Wünnewil FR: Sandra e Manfred Perler, con le figlie Laura (12) e Jasmin (10). Si parla e si dibatte molto sulla parità dei diritti: presso la famiglia Perler la si pratica sul serio. Entrambi i genitori lavorano al 60 percento e contribuiscono in egual modo al reddito famigliare. E si dividono anche le faccende di casa e il compito di curare ed educare le figlie. Per questo, Manfred Perler resta alquanto infastidito quando il mercoledì sera, nel chiudere la sua settimana lavorativa, i colleghi lo apostrofano: «Tu sì che te la godi, domani hai libero!». Grazie ai due posti al 60 percento, resta «libero» un giorno alla settimana: ed è dei nonni! Tipico: dovendo scegliere di affidare i propri figli a terzi, le nonne restano anche oggi la scelta numero 1.


PRIMO PIANO

14

Frequente il ricorso a terzi per accudire i figli. Coppie che fanno riferimento ad un’assistenza esterna; quote 2009, in base alla durata per 1 giorno a settimana

21,1 % 27,1 % 13,8 %

più di 1 giorno a settimana

16,8 % 24,8 %

Totale Il figlio più piccolo ha da 0 a 6 anni

7%

Il figlio più piccolo ha da 7 a 14 anni

L’assistenza integrata alla famiglia può rappresentare uno sgravio importante per la famiglia e crea per le mamme la condizione di poter combinare lavoro e famiglia. Nel 2009, tra le famiglie con figli con età inferiore a 15 anni, si sono rivolti all’assistenza integrata il 37,9 percento delle coppie e il 54 percento dei nuclei monoparentali. Negli ultimi anni inoltre, le offerte di assistenza integrata alla famiglia sono molto aumentate: praticamente di un terzo tra il 2001 e il 2009. Il motivo

di questa evoluzione sta nel più frequente ricorso alle offerte istituzionalizzate come asili nido, scuole a tempo pieno e incontri per i bambini. In qualità di assicuratore delle famiglie, anche ÖKK offre un’opzione in materia grazie agli asili nido KIMI. Informazioni sugli asilli nido KIMI le trova su www.oekk.ch/kimiit

Senza nonne tante famiglie non ce la fanno. Coppie che fanno riferimento ad un’assistenza esterna; quote 2009, in base al tipo Mensa scolastica, doposcuola

4,2 % Asili nido, strutture per l’infanzia, scuole infantili

29,4 %

Altro

1,8 % Parenti (per esempio: nonni)

53,2 %

Altre mamme, altra famiglia

13,4 % Altre persone (per esempio: baby sitter)

3,5 %

Conoscenti, vicini

7,1 %

Solo nuclei con figli con età inferiore a 15 anni.

Molti associano subito il concetto di assistenza integrata agli asili nido, seguiti a ruota dagli asili infantili e dalle scuole. In realtà, la forma più frequente di assistenza integrata è rappresentata dai parenti per almeno la metà dei casi. E di norma, il parente scelto è la nonna. Se i genitori necessitano di un’assistenza più volte alla setti-

mana, allora fanno ricorso a istituti professionali come gli asili. Eppure, nonostante il consistente incremento dell’offerta degli istituti infantili degli ultimi anni, le nonne non hanno assolutamente perso terreno. FONTI: Ufficio federale di statistica (UST), RIFOS, Eurostat, IBED


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Va detto … l’inverno ha i suoi lati negativi: nebbia, buio, vento gelido … Non meraviglia quindi che qualche abitante della Terra soffra di una forma di malumore irritante: la «Nostalgitis estiva». Il miglior antidoto? Saltare giù dal divano e godersi i lati positivi dell’inverno! ÖKK l’accompagna con le escursioni proposte da ÖKK Club. Divertimento assicurato nel fantastico centro balneare Alpamare, grazie ai suoi 1’600 metri di scivoli, o tra le piste preparate a Lenzerheide, ideali per gli sciatori che amano svegliarsi presto al mattino. Trova il carnet con gli sconti per i clienti ÖKK a pagina 15. Buon divertimento!

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IL CRUCIVERBA DELLA SALUTE 12 Avere ciò che si vuole

ORIZZONTALI 1 Ricevuti … come ospiti

13 Si esercita per guadagnare

2 Si studiano in tutti i particolari

17 Giocattoli che roteano

7 Un locale in cui si fa tardi

19 È di aiuto a chi zoppica

9 Una biforcazione del tronco

21 Massiccio, sodo

10 L’inizio della cerimonia

23 Un attore che fa ridere

In palio un buono di Media Markt!

VERTICALI

11 Un giardino pieno di animali da visitare

2 Si vuota mangiando

14 I periodi della luna

3 Il senso dell’accorto

15 Introduce l’ipotesi

4 Si misura in anni

16 Nel cuore della famiglia

5 Recita tirando i fili

18 Si piantano nei camping

6 La fa lo spasimante

20 Un punto magnetico

7 Il James di «Gioventù bruciata»

22 Scrivono dei fatti del giorno

8 Quel che abbaia non morde

23 Un numero sulla busta

Invii la soluzione per posta elettronica all’indirizzo magazine@oekk.ch o per posta a ÖKK Magazine, Bahnhofstrasse 13, 7302 Landquart, parola chiave «Cruciverba». Tra coloro che invieranno la soluzione esatta sarà estratto a sorte un buono Media Markt del valore di 200 franchi. Termine ultimo per l’invio: 17 gennaio 2013.

18


DOSSIER P E R

A Z I E N D E

ATTUALITÀ

SunetOnline: notificare subito i casi di prestazione Le assenze a seguito di malattie e infortuni si verificano in qualsiasi azienda. L’importante è che il collaboratore colpito torni ad essere sano il prima possibile, affinché possa tornare al suo posto di lavoro. Per questo motivo è fondamentale che i casi di prestazioni vengano notificati quanto prima a ÖKK. Poiché solo così è possibile programmare e avviare i provvedimenti necessari. Il modo più semplice e sicuro di procedere alla notifica è quello eseguito tramite SunetOnline. Su www.oekk.ch/sunetonline si possono registrare tutti i dati, che verranno poi inoltrati elettronicamente a ÖKK.

Riduzione del premio nell’assicurazione contro gli infortuni Il contributo di ripartizione per le indennità di rincaro nell’assicurazione contro gli infortuni (LAINF) previsto per legge verrà ridotto dal 9 al 7 percento. Tutti i clienti aziendali ÖKK assicurati con copertura LAINF riceveranno una lettera in cui saranno riportati gli importi dei premi ridotti. Nelle polizze di riordino con decorrenza 1° gennaio 2013 si è già provveduto ad applicare la riduzione dei premi.

EDITORIALE

19

La nuova sede centrale: costruita dai clienti aziendali di ÖKK Avverto ancora la sensazione di nuovo quando la mattina entro nell’atrio principale della nuova sede centrale di ÖKK e salgo le scale in pietra naturale per raggiungere il mio ufficio di «cristallo». Questa è la bellezza delle novità: acuiscono i nostri sensi, ci mantengono svegli e ci procurano stupore. La nuova sede centrale, razionalmente parlando, rappresenta la logica conseguenza della strategia di crescita di ÖKK . Negli ultimi dodici anni, i 90’000 clienti privati sono diventati 166’000 e i 4’000 clienti aziendali, ben 14’100. Parallelamente è raddoppiato il numero dei nostri collaboratori. Tant’è che negli ultimi tempi, dover ricavare spazio per nuove postazioni di lavoro era diventato un bel grattacapo per il nostro responsabile della logistica e degli immobili. Oggi, il buon Hanspeter Bürkli è tornato per fortuna a dormire sonni tranquilli. La nuova sede centrale non è solo più grande. Per quanto mi riguarda, sono entusiasta della nuova concezione dello spazio: gli archi tondeggianti offrono riparo dal riverbero del sole sulle facciate in vetro, la raffinata struttura tecnologica del solaio, a nervature e forati, rinfresca d’estate e scalda d’inverno. A proposito di archi, vetrate e pavimenti: quasi ogni parte della nuova sede centrale è stata montata, trasportata, costruita, installata dai clienti aziendali di ÖKK . Per commesse imponenti – come ad esempio i lavori edilizi – abbiamo addirittura costituito gruppi di lavoro assieme ai nostri clienti. È stato quindi così, che circa 70 clienti aziendali hanno contribuito a costruire la sede principale della loro assicurazione. A queste imprese voglio esprimere, a nome di ÖKK , il più sentito ringraziamento: e per una volta, non per la fedeltà dimostrataci in tutti questi anni, ma per il loro magnifico lavoro svolto proprio qui, direttamente sulla Bahnhofstrasse 13. Cordialmente Reto Giovanoli Responsabile Clienti aziendali


RUBRICA Ă&#x2013;KK Dossier

472â&#x20AC;&#x2122;167 è il numero di infortuni che ogni anno si verificano in Svizzera nel tempo libero.

35 % è la quota degli infortuni non professionali (INP) che avvengono giocando o facendo sport.

In forma con Ă&#x2013;KK Le lesioni dipendono dalla buona forma fisica, che influisce anche sui tempi di rigenerazione: le persone poco dinamiche hanno bisogno in media di un periodo triplicato rispetto a chi fa sport per tornare ad essere abili sul lavoro dopo un infortunio. Se unâ&#x20AC;&#x2122;impresa vuole avere successo a lungo termine, deve poter contare su collaboratori motivati ed efficienti. La ÂŤconditio sine qua nonÂť è comportarsi in modo sano. Ă&#x2013;KK offre una gestione della salute completa. Che si tratti di workshop o conferenze, che il tema sia il movimento o lâ&#x20AC;&#x2122;alimentazione, non ha importanza: con i nostri servizi supplementari la sosteniamo per far sĂŹ che la sua impresa resti sostenibile e sana. Ci chiami: 0800 822 022.

Fuori forma e ambiziosi: combinazione pericolosa &DUDOHWWULFHFDUROHWWRUH Le svelo un segreto: sono grigionese ma â&#x20AC;Ś non scio. Semplicemente, non ne ho mai avuta voglia, nĂŠ da bambino, nĂŠ da ragazzo. E men che meno da adulto. Questo ha per lo meno un vantaggio: anche questâ&#x20AC;&#x2122;inverno non sarò vittima dâ&#x20AC;&#x2122;infortuni sulle piste sciistiche, come accade a ben 67â&#x20AC;&#x2122;000 svizzeri lâ&#x20AC;&#x2122;anno. Non mi fraintenda: non rinuncio allo sci perchĂŠ lo considero pericoloso. Lo sport è divertente ed è sano, anche se comporta una buona dose di rischio. Vietare lo sci perchĂŠ è troppo pericoloso? Chiudere i campi di calcio affinchĂŠ non vi siano piĂš infortunati a seguito delle diverse discipline sportive? No. Tuttavia, il calcio mi fa venire in mente un mio amico piĂš anziano di me, che recentemente, proprio durante una partita, si è lesionata lâ&#x20AC;&#x2122;articolazione del ginocchio. Il mio amico gioca nella categoria Senior. Questo è indicativo: uomini maturi che giocano a calcio corrono davvero un bel rischio, perchĂŠ spesso non seguono un giusto allenamento mantenendo tuttavia intatta lâ&#x20AC;&#x2122;ambizione di realizzare un goal alla Gennaro Gattuso. Pericoloso pertanto non è


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Sollevare le curve del piede. Ancorare lâ&#x20AC;&#x2122;alluce al pavimento. Ripetere la posizione 3 volte e restarci per 30 secondi.

il calcio in sĂŠ, ma i giocatori che non sono sufficientemente in forma per divaricate o rovesciate spettacolari. Per lo stesso motivo, anche sciare si rivela pericoloso, se adulti non allenati si precipitano sulle piste senza prima riscaldarsi, come se fossero i novelli Didier Cuche. Cosa fare dunque? Ă&#x2C6; necessario che ognuno valuti realisticamente quanto sia allenato. In tal senso vale la regola: chi fa qualcosa per mantenersi in buona forma ogni giorno, può scatenarsi nello sport senza tanti scrupoli. Perciò forza! Oggi sono innumerevoli le occasioni per restare in forma. La nostra esperta Kerstin Metzler conosce tanti

ÂŤChi si mantiene in forma ogni giorno, può scatenarsi nello sport senza tanti scrupoli.Âť esercizi semplici che non necessitano nĂŠ di attrezzi nĂŠ di palestre. Io stesso sono rimasto entusiasta dallâ&#x20AC;&#x2122;iniziativa ÂŤAl lavoro in biciÂť, a cui partecipa ogni anno anche Ă&#x2013;KK. Grazie a questâ&#x20AC;&#x2122;occasione ho riscoperto come inizia bene la giornata scegliendo di andare al lavoro in bicicletta anzichĂŠ in auto: il cinguettio degli uccelli anzichĂŠ clacsonate! E il tragitto in bici da Coira a Landquart dura mezzâ&#x20AC;&#x2122;ora, un quarto dâ&#x20AC;&#x2122;ora in piĂš che in auto. In ogni caso, non farò mai divaricate alla Gattuso â&#x20AC;Ś non sono proprio il tipo!

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Esercizio di equilibrio Consigliato da Kerstin Metzler, Esperta del movimento presso lâ&#x20AC;&#x2122;UniversitĂ ETH di Zurigo, con cui lâ&#x20AC;&#x2122;unitĂ  della Gestione della salute di Ă&#x2013;KK collabora. Lâ&#x20AC;&#x2122;esercizio si può fare anche mentre ci si lava i denti. Altri esercizi da fare durante la giornata li trova su www.oekk.ch/magazine


CONCORSO ÖKK Dossier

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Un punto di vista esterno La scorsa primavera, ÖKK ha lanciato il concorso «Coaching per le PMI». Il premio principale – una consulenza di tre giorni per le aziende – è stato vinto dall’azienda di tecnologia informatica, Exanic AG di Zugo. Cosa l’aspetta?

Prospettivitis fumosa – Una malattia che da noi non esiste La grande maggioranza dei 14’000 clienti aziendali di ÖKK sono PMI. E a proposito: anche ÖKK è una PMI. Conosciamo pertanto molto bene le sfide che si presentano alle piccole e medie imprese. A volte manca uno sguardo dall’esterno per riconoscere le qualità in seno all’azienda. Per questo motivo, ÖKK ha lanciato nella primavera 2012 il concorso «Coaching per PMI». Un altro esempio di supporto alle PMI che ÖKK sostiene ogni giorno in tutte le questioni relative ad assicurazioni, prevenzione e gestione della salute, in modo competente ed individuale. Abbiamo destato la sua curiosità? Chiami il nostro numero verde 0800 822 022 oppure invii una mail a aziende@oekk.ch

Exanic AG di Zugo è un’azienda che funziona. Fondata l’11 novembre 1999, è proprio figlia del Carnevale, sebbene l’idea della sua creazione si sia rivelata tutt’altro che balzana. È nota soprattutto per il suo portale web newhome.ch, supportato da 15 banche e visitato da circa 50’000 visitatori al giorno. Grazie allo sviluppo e al funzionamento del portale web e dell’accesso mobile, negli ultimi anni l’azienda è cresciuta progressivamente e conta attualmente 12 collaboratori. Eppure Victor Wismer, uno dei due dirigenti di Exanic AG, afferma: «Ci troviamo davanti ad un bivio: siamo troppo grandi per piccoli incarichi e troppo piccoli per grossi mandati.» L’azienda è confrontata sempre più con una concorrenza fatta di software liberi (open source), soluzioni tecniche standardizzate e l’outsourcing in Paesi dai bassi costi salariali che abbattono qualsiasi barriera. Come deve reagire Exanic a tutto ciò? Wismer ammette di sentirsi a volte vittima di deformazione professionale, poiché troppo coinvolto nei processi operativi. «Un problema tipico nelle PMI», afferma Heinz O. Nater, docente e consulente aziendale, specializzato in PMI. Alle piccole e medie imprese mancherebbero spesso tempo e risorse per uno sviluppo strategico dell’azienda. I dirigenti di Exanic AG verranno consigliati durante il workshop di Nater che durerà tre giorni: è questo il premio del concorso PMI lanciato da ÖKK e vinto appunto da Exanic AG. Il primo giorno Nater cercherà di avere tutte le informazioni sull’azienda e sul suo valore globale, come se volesse comprarla o venderla: perché solo quando si può stabilire un valore questo può essere incrementato. Nater farà riferimento al cosiddetto rating delle PMI. Lo strumento che rileva, sulla scorta delle cifre e dei dati dell’azienda, un valore standardizzato (rating). Il secondo giorno, si traccerà lo status quo e saranno valutati gli obiettivi futuri; in base a questi, saranno elargiti i consigli commerciali, che si provvederà a mettere in pratica durante il workshop nel corso del terzo giorno. Nater è convinto: il successo del suo coaching è stimabile.


SALUTE

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«È importante che le due scienze coesistano» Il Dott. med. Daniel Zöllig è specialista in medicina interna, in medicina tradizionale cinese e agopuntura. Nel suo studio medico a Rorschach, esercita con successo entrambe: medicina tradizionale e medicina complementare. Come può funzionare? INTERVISTA: Christoph Kohler

CHRISTOPH KOHLER __ Dottor Zöllig, lei è specialista in medicina interna. Alla fine degli anni Novanta, ha deciso di specializzarsi anche in medicina tradizionale cinese e agopuntura. Perché? DR. MED. DANIEL ZÖLLIG __ Ritenevo che la medicina

tradizionale, in alcuni casi, fosse piuttosto limitante. E io sono una persona aperta e curiosa. Avevo voglia di conoscere nuove procedure diagnostiche e terapeutiche che mi permettessero di offrire ai miei pazienti cure più complete rispetto alla sola medicina tradizionale.

Oggi, nel suo studio, lei pratica medicina tradizionale e medicina complementare. Come fa a decidere di scegliere per i suoi pazienti l’una o l’altra?

Dipende dal paziente. È pronto ad accettare metodi terapeutici alternativi? Tale disposizione è decisiva, come lo è la volontà del paziente di investire il proprio tempo ogni giorno. Faccio un esempio. Ho curato un paziente per una depressione da esaurimento, il cosiddetto «burn-out». Gli ho praticato l’agopuntura e prescritto una cura a base di erbe, in aggiunta a terapie alimentare e comportamentale. Sottoponendovisi, il paziente ha riscoperto, nonostante i sintomi di esaurimento, le proprie esigenze, per lungo tempo trascurate. Con un tale approccio è spesso possibile evitare ricoveri in clinica o almeno ridurre la durata delle degenze.

Medicina complementare e assicurazione malattie Dal 2012, in Svizzera, il rimborso di cinque metodi di trattamento di medicina complementare viene erogato dall’assicurazione obbligatoria delle cure medichesanitarie, a condizione che vengano eseguiti da un medico (dott. med. FMH) con una formazione professionale complementare. I cinque metodi terapeutici sono: medicina antroposofica, omeopatia, neuralterapia, fitoterapia e medicina tradizionale cinese. Poiché a tutt’oggi manca la prova che tali metodi terapeutici soddisfino i criteri previsti per legge di efficacia, appropriatezza ed economicità (EAE), questa decisione del Dipartimento federale dell’in-

terno (DFI) sarà considerata provvisoria fino al 2017. Fino ad allora, il DFI definirà, mediante l’intervento di commissioni ed istituzioni, quanto efficaci, appropriati ed economici risultino essere tali metodi di medicina complementare. Necessaria anche una revisione della Legge sugli agenti terapeutici: già oggi la lista delle specialità contiene numerosi farmaci della medicina complementare, come ad esempio la medicina omeopatica. Anche l’agopuntura, per un massimo di 180 minuti ogni sei mesi, viene rimborsata, a condizione che sia praticata da medici. >


SALUTE

Il ricorso ai metodi terapeutici alternativi aumenta soprattutto in caso di malattie croniche. Perché?

Anche in caso di una malattia cronica – come cancro o reumatismi – in ogni essere umano restano vivi il desiderio e la speranza di guarire. Molti pazienti non sono pronti ad ingurgitare pillole a tempo indeterminato. Queste inoltre provocano spesso anche effetti collaterali difficili da gestire. Quindi si mettono alla ricerca di causa e nessi. Non dico che tali pazienti devono rinunciare ai farmaci, ma io li aiuto a trovare e curare le radici della malattia.

I contrari alla medicina complementare accusano una mancanza di prove in merito alla relativa efficacia. Quanto consenso registra oggi la medicina complementare?

Il consenso sta crescendo. Lo riscontro nel mio studio, i trattamenti di medicina complementare mi vengono richiesti con sempre maggior frequenza. E soprattutto lo dimostra l’accettazione dell’iniziativa «Sì alla medicina complementare», avuta luogo nel 2009. È importante

che la medicina complementare faccia sempre più ricerche. L’Università di Graz, ad esempio, sta effettuando una ricerca fondamentale nella pratica dell’agopuntura in cui vengono eseguiti studi in doppio cieco, per i quali né chi si sottopone all’esperimento né chi lo pratica sa quale metodo è complementare e quale non lo è. La diagnostica per immagini ha provato nel frattempo come l’agopuntura faccia effetto a livello cerebrale e che sia davvero un aiuto efficace.

Uno sguardo al futuro: la medicina moderna diviene sempre più tecnica e legata allo studio delle particelle fini. Si tratta, in definitiva, dell’analisi del genoma. La medicina complementare invece fa riferimento ad una visione d’insieme. C’è posto per tutt’e due le scienze?

Sì. Anzi, è importante che le due scienze coesistano. In entrambe va eseguita in reciprocità una ricerca fondamentale. Dove non esiste ricerca e pratica comune, si genera un arresto.

ERRORI DELLA MEDICINA POPOLARE

I pomodori freschi sono più salutari di quelli conservati in lattina I pomodori fanno bene: contengono preziose sostanze nutritive che agiscono attivamente contro il cancro, l’arteriosclerosi e le patologie epidermiche. I pomodori freschi trattengono una percentuale maggiore di tali sostanze rispetto a quelli conservati nelle lattine, e quindi sono più sani. O almeno così si è creduto per lungo tempo. Tuttavia, non è assolutamente vero. Negli ultimi anni, l’antiossidante licopina è stato oggetto di numerose ricerche. Si tratta del pigmento rosso del pomodoro: questo svolge un’azione antiossidante e previene danni cellulari che possono provocare un infarto del miocardio o la formazione di masse cancerogene. Tuttavia, tale sostanza, se consumata mediante l’ingerimento di pomodoro fresco, è difficilmente digeribile perché molto pesante. Non viene dunque davvero assimilata dal corpo, che tende successivamente a spurgarne gran parte. I pomodori conservati in lattina

invece, essendo precotti, hanno già assorbito pigmento e sostanze vegetali. Per questo motivo, una volta cucinati – per esempio trasformati in sugo – le sostanze risultano molto più assimilabili, rilasciando così l’effetto antinfiammatorio e ipotensivo integrale. Se si vuole ottenere lo stesso effetto anche consumando solo pomodori freschi, questi vanno tagliati sottili e scottati in padella. Certamente, anche i pomodori freschi hanno pregi da non sottovalutare: contengono circa il doppio della quantità di potassio e un terzo della quantità di fibre in più rispetto a quelli conservati in lattina. Il potassio regola il nostro bilancio idrico, le fibre favoriscono la digestione. In definitiva: se si vuole una porzione extra di licopina, meglio preferire i pomodori in lattina. Chi invece vuole un supplemento di calcio o fibre, fa bene a mangiare dei bei pomodori freschi e maturi.


SOTTO LA LENTE

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Cellule staminali In medicina, esistono poche altre ricerche che scuotono le coscienze quanto quella delle cellule staminali embrionali. I contrari la contestano soprattutto con motivazioni legate all’etica: le cellule staminali si ricavano da embrioni in «sovrannumero» in un’inseminazione artificiale. Chi è dell’opinione che la vita inizi già al momento dell’inseminazione, non può dunque che considerare la ricerca delle cellule staminali compromettente per la vita umana. Pertanto è uno studio inammissibile dal punto di vista etico. I sostenitori invece affidano proprio a questa ricerca le speranze di arrivare a terapie rivoluzionarie che curerebbero malattie come il morbo di Alzheimer o di Parkinson oppure il diabete. Secondo questi ultimi, le cellule staminali embrionali riuscirebbero a svilupparsi in tutti i 200 tipi di cellule umane: in quelle nervose o epatiche oppure in quelle del sangue. Le cellule staminali potrebbero pertanto un giorno fornire il perfetto «ricambio» di cellule logorate. Sembra tuttavia che il disaccordo che agita la ricerca sulle cellule staminali apparterrà ben presto al passato: i due ricercatori Shinya Yamanaka e John Gurdon hanno dimostrato recentemente che le cellule del corpo umano possono essere riprogrammate in cellule staminali. L’impiego di queste ultime quindi potrebbe avere luogo senza alcun risvolto etico. Per la loro scoperta, i due ricercatori sono stati insigniti quest’anno del premio Nobel. FOTO: iStockphoto.com


ÖKK

La prima cassa malattie svizzera coopera con ÖKK kmu-Krankenversicherung e ÖKK hanno concordato una partnership per le operazioni commerciali concernenti le assicurazioni complementari. Nell’intervista, Walter Bigler, presidente del Consiglio di fondazione di kmu-Krankenversicherung, ubicata a Winterthur, spiega su quali basi è stata impostata questa collaborazione. INTERVISTA: Bernhard Widmer

BERNHARD WIDMER __ Signor Bigler, perché kmuKrankenversicherung si è messa alla ricerca di un partner per gestire le operazioni commerciali concernenti le assicurazioni complementari? WALTER BIGLER __ Per due motivi. Il primo: negli ul-

timi anni, le condizioni previste per legge si sono moltiplicate. Anche i più piccoli assicuratori – come noi – sono soggetti ai rigorosi obblighi della FINMA (Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari), come lo sono i grandi gruppi industriali. Per questo ci ritro-

viamo a trascorrere la maggior parte del nostro tempo a stilare rendiconti piuttosto che seguire di persona i nostri clienti. Tale prassi, protratta a lungo termine, ha effetti tutt’altro che positivi. Inoltre – il secondo motivo – volevamo proporre, mediante una partnership appunto, le nostre operazioni commerciali legate alle assicurazioni complementari a una clientela più vasta e ripartire il rischio finanziario su un maggior numero di assicurati in caso di sinistri reiterati.

Perché avete scelto ÖKK per una partnership?

kmu-Krankenversicherung kmu-Krankenversicherung è la prima assicurazione malattie nata in Svizzera: è stata fondata nel 1836 a Winterthur, tutt’oggi luogo della sede. Ha 7’200 assicurati assistiti da 13 collaboratori. kmu-Krankenversicherung è socia – come ÖKK – dell’Associazione delle casse malati piccole e medie (RVK) che conta circa 700’000 assicurati.

Abbiamo eseguito una procedura di selezione ragguardevole, considerando molti possibili partner. La nostra scelta è caduta su ÖKK perché ci ha offerto una soluzione flessibile e su misura, perfettamente in linea con le nostre esigenze. Con ÖKK come partner, possiamo mantenere la nostra indipendenza e adeguare il tipo di collaborazione in base agli sviluppi futuri. Ci hanno inoltre convinto la posizione di ÖKK , solida sul mercato, e i suoi valori: stabilità e sostenibilità, due principi oltremodo calzanti, considerando che siamo la cassa malattie nata per prima in Svizzera.


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Questa collaborazione cosa cambia per kmu-Krankenversicherung?

kmu-Krankenversicherung resta una cassa autonoma e un offerente completamente indipendente nelle operazioni commerciali legate all’assicurazione di base (LAMal). Continueremo a gestire anche le operazioni commerciali concernenti le assicurazioni complementari, perché vogliamo che i nostri clienti abbiano un solo interlocutore di riferimento per tutte le richieste. In sintesi la novità si concentra nell’ambito del rischio:

Partnership con ÖKK Tra i clienti di ÖKK figurano, accanto a persone private e aziende, anche assicuratori malattie piccoli e medi. A questi ultimi ÖKK offre cooperazioni di varia natura, come ad esempio la collaborazione nelle operazioni commerciali concernenti le assicurazioni complementari nella strutturazione del prodotto, nell’acquisto delle prestazioni, nelle relazioni con le autorità di sorveglianza e nell’amministrazione. Tale tipo di partnership permette agli assicuratori piccoli e medi di concentrarsi sui loro punti di forza e contemporaneamente di approfittare del know how e delle capacità di ÖKK. Le forme di collaborazione vanno dalla semplice cooperazione, alla partecipazione da parte di ÖKK fino ad una completa integrazione, sia che si tratti di una consociata con una presenza indipendente sul mercato, sia che si tratti di un’agenzia di ÖKK.

l’organo responsabile dei rischi in materia di assicurazioni complementari diventa ÖKK , che deve attenersi a tal merito a tutte le condizioni previste per legge. Infine, in virtù della partnership, viene ampliata la gamma dei prodotti.

In che senso?

Nel senso che in futuro offriremo ai nostri clienti, assieme ai nostri prodotti, anche l’intera gamma delle assicurazioni complementari di ÖKK , come ad esempio le assicurazioni contro la perdita di guadagno, le assicurazioni contro gli infortuni o la previdenza professionale di ÖKK . In questo modo, i nostri clienti faranno riferimento ad un’offerta molto più ampia di prodotti assicurativi, attrattivi e attuali. In un futuro a medio termine andremo a proporre nel segmento delle assicurazioni complementari unicamente i prodotti ÖKK . E tuttavia i nostri clienti continueranno ad approfittare come sempre del nostro buon servizio e della nostra competenza.

Ci sono vantaggi anche per i clienti ÖKK?

Grazie alla rilevazione delle operazioni commerciali concernenti le assicurazioni complementari, ÖKK cresce e consolida ulteriormente la sua posizione sul mercato, in special modo nell’ambito delle attività di kmu-Krankenversicherung. Di ciò approfittano pertanto anche i clienti ÖKK .


ÖKK

Ecco come leggere il suo attestato fiscale Ogni anno, a gennaio, in qualità di persona assicurata, lei riceve un attestato fiscale. Questo elenca tutti gli importi che lei ha versato all’assicurazione malattie nel corso dell’anno fiscale. Se in una polizza sono assicurate più persone, nell’attestato fiscale saranno riportati tutti i componenti famigliari assicurati.

L’attestato fiscale si suddivide i due parti, una per l’assicurazione di base e l’altra per le assicurazioni complementari. Le spiegazioni riportate in basso valgono per entrambi i tipi di coperture. 1. La sua agenzia di riferimento: in caso di domande, sarà pronta ad aiutarla. 2. La colonna denominata «Importo della fattura» riporta tutte le fatture (ad esempio, quella del medico) disbrigate presso ÖKK dal 1° gennaio al 31 dicembre. 3. La colonna «non deducibili dalle imposte» riporta la somma di tutte le prestazioni pagate da ÖKK: il relativo importo non può essere detratto dalla somma imponibile. Questo vale anche per la somma riportata alla voce «altri costi per la prevenzione» (per esempio, l’indennità di allattamento o il costo di un abbonamento fitness).

Assicurazioni di indennità giornaliera: modifiche relative al 2012 L’attestato fiscale 2012 introduce una novità: ora i premi di ÖKK INDENNITÀ GIORNALIERA sono riportati alla voce «Premi dell’assicurazione malattie». I premi delle assicurazioni d’indennità giornaliera ÖKK COMPENSA e ÖKK INDENNITÀ GIORNALIERA AGA vengono ora elencati nell’attestato fiscale tra i premi delle assicurazioni complementari. Ha percepito nell’anno 2012 prestazioni di queste assicurazioni? Se sì, a febbraio riceverà un ulteriore attestato sulle prestazioni d’indennità giornaliera percepite.

4. «Spese individual»: se si sostengono spese per medici, ospedali o medicinali, ogni anno deve farsi carico di parte dei costi ovvero della franchigia, della partecipazione ai costi e dei contributi ospedalieri che vengono addebitati in caso di ricovero. Ulteriori informazioni su franchigia e partecipazione agli utili le trova su www.oekk.ch/faqit 5. Qui vengono riportate tutte le spese che nel 2012 ha provveduto a saldare in modo autonomo. 6. Gli importi alle voci «Premi per l’assicurazione di base» e «Premi per le assicurazioni complementari» sono la somma di tutti i premi che lei ha pagato nel 2012. 7. Alla voce «Costi non assicurati» vengono riportati tutti i costi che non sono stati coperti da ÖKK e che non rientrano nelle spese individuali (vedi punto 4). Tra queste figurano i costi ad esempio di montature di occhiali o integratori alimentari. 8. Alla voce «Totale sua partecipazione ai costi» vengono sommate le spese individuali erogate dall’assicurazione di base e dalle assicurazioni complementari e le spese non assicurate: è questo l’importo totale che lei riporterà sulla dichiarazione delle imposte. 9. Alla voce «Totale premi» vengono sommati i premi per l’assicurazione malattie e per le assicurazioni complementari: è questo l’importo totale che lei riporterà sulla dichiarazione delle imposte.


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REPORTAGE

Lacrime invece di sorrisi: mamme vittime della depressione post-parto.


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Solo l’amore manca

Bianca Spescha* (28) è infermiera in un ospedale pediatrico. Ama i bambini. Eppure la nascita di sua figlia l’ha gettata in un abisso. Ci racconta la sua totale incapacità a provare la gioia di essere madre. TESTO: Evelin Hartmann _ _ FOTO: veer.com _ iStockphoto.com

Ho sempre voluto avere almeno quattro figli, essere mamma a tempo pieno con anima e corpo e restare a casa con loro. Quando sono rimasta incinta avevo 25 anni e lavoravo come infermiera in un ospedale pediatrico. La gravidanza non era stata programmata, ma era sicuramente desiderata. Sono stati nove mesi fantastici, ero convinta che era il meglio che potesse capitarmi. Poi ci fu il parto. Dopo 24 ore di doglie, di cui due e mezzo a spingere, è arrivata Celia. Con taglio cesareo. I medici ad un certo momento hanno creduto fosse opportuno tirar fuori mia figlia dalla parete addominale. E tutt’a un tratto, mi sono sentita svuotata. Non avevo mai pensato a questa eventualità, per me esisteva unicamente il parto naturale. Ho visto Celia solo qualche secondo, le infermiere me l’hanno tolta subito per pesarla. Il momento per «sentirla», quel momento speciale, era stato cancellato per sempre. Successivamente Celia mi veniva portata solo per pochi attimi, per allattarla. Ho visto davvero

mia figlia per la prima volta due giorni dopo, quando ho potuto guardarla negli occhi. Tornando a casa dalla clinica ho pianto ininterrottamente. Nessuna gioia, solo un grande vuoto.

«MI SENTIVO SOLA E INFINITAMENTE TRISTE.»

Poche settimane prima del parto avevamo cambiato appartamento. Ne avevamo scelto uno con giardino, in una piccola cittadina. Non conoscevo nessuno. I miei amici, la mia famiglia, le colleghe – tutti vivevano a chilometri di distanza. Mio marito Mario* lavorava tantissimo. Celia era una bimba che piangeva tanto. Le urla, i pannolini, l’allattamento – tutto questo si riversava addosso a me. Ero sola. E infinitamente triste. Riuscivo comunque a badare alla bambina, a darle tutto quello di cui aveva bisogno e la cullavo anche quando piangeva. >


REPORTAGE

I giorni passavano, la situazione non migliorava. Asciugare la sua saliva, cambiare pannolini, cucinare pappette … La vita da mamma mi si presentava senza senso, completamente improduttiva. Quando prima tornavo a casa, dopo aver trascorso una giornata di lavoro al pronto soccorso dell’ospedale pediatrico, avevo l’impressione di aver svolto qualcosa di utile e sensato. Ora invece rimanevo tutto il giorno a casa e non riuscivo a fare nulla. O almeno, io la vedevo così. Tentai di annientare quel senso di inutilità. Tenevo il nostro appartamento tirato a lucido. Tutto era al suo posto, tutto era ripiegato, impilato, assortito accuratamente. «Guarda cosa ho fatto oggi», dicevo la sera a Mario. «Per me non devi farlo» ha risposto una volta. Con le migliori intenzioni, è chiaro … ma quella frase mi diede il colpo di grazia, mi sentii aprire la terra sotto i piedi. Sapevo di stare vivendo una depressione post-parto. Non lo nascondevo a nessuno, non mentivo quando mi chiedevano come stavo. Ma non volevo nessun aiuto, volevo farcela da sola, come avevo sempre fatto.

Un mese più tardi mi feci ricoverare all’ospedale di Affoltern, a Zurigo. Non ce la facevo più. Trascorsi lì tre settimane, con Celia, nel reparto dedicato a mamme e bambini. Per cinque ore al giorno, la piccola mi veniva tolta e affidata alle cure del nido. In questo modo avevo il tempo di rilassarmi, concedendomi un massaggio o una passeggiata oppure fare sport. Non dovevo cucinare, non ero costretta a vedere macchie o granelli di polvere. Parlavo con le altre donne e gli psicologi e ho scoperto molto su me stessa, su come la mia vita era stata improntata sempre sul dover fare qualcosa e sull’avere un programma ben definito.

«PIAN PIANO HO RISCOPERTO LE MIE ESIGENZE»

Ma con un neonato non si possono fare programmi. «Non è la fine del mondo», ha detto la mia psicologa. Pian piano ho riscoperto le mie esigenze e mi accorgevo quanto facesse bene ogni tanto stare senza la bambina. E facevo le cose che mi piaceva fare: cucire e stare tra la gente.

«NON CE LA FACEVO PIÙ, SAREI SCAPPATA DAL MIO STESSO CORPO»

Otto mesi dopo il parto, io e Mario ci sposammo. Fu una bella festa, nonostante tutto. E speravo sarebbe andata meglio. Ma la tristezza restava e la situazione peggiorava. Dopo la nostra luna di miele ebbi un’infezione agli occhi. Non ce la facevo più, sarei scappata dal mio stesso corpo. Mi svegliavo alle 5 del mattino per trascorrere il resto del giorno senza forze. Ogni minuto era una battaglia. Nei momenti peggiori pensavo che sarebbe stato meraviglioso smettere di respirare. Mi rendevo conto di quanto tutto ciò era pesante per Mario. E quanto poco condivisibile. «Sei malata ma guarirai» mi diceva. È sempre stato dalla mia parte, non mi rimproverava mai. Assieme alla mia famiglia, ha rappresentato l’aiuto più grande.

Depressione post-parto Secondo le stime, ad essere colpiti da depressione – lieve o grave – post-parto (lat. post = dopo; natio = parto) sono circa il 10 – 20 percento delle mamme e il 4 percento dei papà. Una depressione post-parto o post-natale si sviluppa lentamente. I sintomi sono mancanza di energia, tristezza, senso di vuoto e senso di colpa, sentimenti ambivalenti nei confronti dei bambini, mancanza di partecipazione e di aspettative, pensieri di morte (propria, del figlio o dei famigliari), avversione per il sesso. La persona affetta da depressione post-parto è a rischio suicidio: per questo va curata immediatamente.


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Gli strilli dei neonati mettono i genitori a dura prova, soprattutto le mamme.

Così mi sono calmata. E ho imparato a godermi le ore che trascorrevo con Celia. Quando ha festeggiato il suo primo compleanno ho potuto persino fare il bagno con lei nella vasca destinata ai parti, per recuperare quel momento che mi era stato portato via. Dopo il soggiorno in clinica non era tornato tutto perfettamente a posto, ma stavo decisamente meglio. Ero tornata ad essere me stessa e finalmente accettavo l’aiuto che mi si offriva: da mio marito, da mia madre e dalla mia famiglia. E anche dai miei amici che a mezzogiorno cucinavano per me o che tenevano Celia quando io avevo bisogno di stare sola. Alcuni amici, con le migliori intenzioni, mi hanno anche consigliato di tornare a lavorare. In effetti il mio lavoro mi aveva sempre dato gioia. Eppure ho deciso di seguire forse la via più difficile: rimanere a casa con mia figlia e sentirmi completa e felice. So che posso riuscirci. A volte godo delle piccole cose: cantare con Celia, cullarla, preparare insieme la marmellata. Cose per cui non si ricevono soldi o un grande riconoscimento ma che comunque sono divertenti. Ho inoltre deciso di creare un gruppo di auto-aiuto per le mamme che hanno vissuto la mia stessa esperien-

za. E: al mio sogno, quello di essere mamma di quattro figli, non ci ho rinunciato. Perché ora lo so: una mamma brava e forte deve poter anche essere aiutata. * Tutti i nomi sono noti alla redazione. Abbiamo tuttavia optato per l’anonimato per proteggere i diretti interessati.

> Gruppo di auto-aiuto per la depressione post-parto a Coira Informazioni e iscrizione presso: Centro di auto-aiuto Grigioni Telefono 081 353 65 15 kontakt@teamselbsthilfe.ch


IN CASA BERNASCONI … una famiglia che da noi esiste

Le bugie denotano fantasia!

Se i bambini mentono La signora Bernasconi ritiene che spesso le bugie rendano la vita più interessante. Per suo marito invece, è fondamentale che i bambini capiscano la differenza tra verità e menzogna, tra realtà e fantasia. ILLUSTRAZIONI: Bianca Litscher

SIGNORA BERNASCONI:

Incontro tra mamme, tutte infervorate nel sostenere le loro teorie. Soprattutto Eva, che freme nel voler esternare la propria contrarietà a chi, regolarmente, propina frottole ai propri figli: «Raccontate ai vostri figli la storiella di Babbo Natale? E che Gesù Bambino entra volando dalla finestra per addobbare l’albero e ci infila sotto l’attrezzatura completa per andare a sciare? Ha forse un abbonamento in palestra? Fatemi il piacere! Io non mentirei mai a mia figlia così spudoratamente!» Questo più o meno, il succo del discorso. Contrariamente ad Eva, trovo che le storielle inventate facciano parte della vita di genitore e di quella di figlio. Io le affronto con un atteggiamento spiritoso: lavati i denti? Davvero? I bambini possono essere facilmente colti di sorpresa: in genere, un’occhiataccia è sufficiente … Subito si trascinano, vergognandosi un po’, verso il bagno. I miei figli devono imparare da soli che le bugie hanno le gambe corte e quanto può far male essere smascherati come bugiardi o scoprirsi vittime di una menzogna. Poi esistono anche bugie carine, quelle che aprono a noi e ai nostri piccoli un

mondo fantastico. Se mia figlia vuole che Jimmy, il suo amico immaginario, ceni con noi, non l’accuserò certo di essere bugiarda perché non esiste nessun Jimmy! No: metto un coperto in più e chiedo direttamente a Jimmy se preferisce gli spaghetti in bianco o al sugo. Belle storie inventate denotano anche fantasia. Le bugie sono come il sale nella minestra: mai versarne troppo … ma nemmeno troppo poco, altrimenti la minestra è insipida.

In casa Bernasconi … … esistono veramente, solo che in realtà si chiamano in un altro modo. Sono una famiglia con due figli, un bambino (9) e una bambina (5), di cui si occupano entrambi i genitori. Lei (36) lavora come grafica, lui (36) è giornalista. Vivono in città e trascorrono le vacanze in campagna.


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Va tracciata una linea netta tra bugie e verità.

SIGNOR BERNASCONI:

Mia moglie la fa facile. Certamente Jimmy può cenare con noi e Gesù Bambino può portare tranquillamente tutti i regali che vuole. Ma solo fino a quando i bambini non iniziano a trasfigurare la realtà … e a prendere per buono tutto ciò che noi adulti propiniamo loro. Come faccio a convincere mia figlia la sera che i fantasmi non esistono se a colazione le ho raccontato che Babbo Natale sfreccia nella notte con una slitta trainata da renne? Queste comunque sono storielle più che bugie. Da piccolo io dicevo un sacco di bugie. Fatti tutti i compiti? Ma certo! Ero pigrissimo, ho sempre e soltanto copiato. A casa arrivavano dalla scuola una dozzina di lettere di richiamo. Le intercettavo e le firmavo con il nome di mia mamma. Dopo sei mesi il castello di bugie è crollato. Mia mamma ha pianto! Non è un bello spettacolo per un bambino di nove anni. I bambini devono imparare che prima o poi si paga lo scotto. Confondere la fantasia con la realtà, la menzogna con la verità, genera sempre delle conseguenze. Da piccoli e da grandi. Oggi mia figlia lancia il mio mazzo di chiavi dal balcone e

chi è stato? Jimmy. Domani, grazie ai fantasmi via etere della domenica mattina, Madame Etoile o Branko che sia, a causa della retrocessione di Giove, dannosissima per l’umore dei cittadini della Terra, è meglio se oggi – udite udite! –mamma e papà seguano strade diverse. No, i bambini devono essere in grado di tracciare una linea netta tra bugie e verità, tra fantasia e realtà. Per fortuna, sono proprio loro crescendo a volerci vedere chiaro chiedendo spiegazioni razionali. E mio figlio, per la cronaca, ha già smesso di credere a Babbo Natale.

> Cosa ne pensa Kathrin Buholzer di Pianeta genitori lo scoprirà alla pagina successiva.


PIANETA GENITORI

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Il principe delle frottole Anche gli adulti mentono. Eppure i genitori restano spesso scioccati dalle bugie dei loro figli. È consigliabile affrontare le bugie dei più piccoli con un pizzico di umorismo. TESTO: Kathrin Buholzer

A domande come: «Hai lavato i denti? La stanza è in ordine? Hai lavato le mani?» i bambini non ci pensano su due volte e rispondono «Sì!». Continuano a dir bugie anche quando si fa capir loro che ci si è accorti che hanno mentito … Il fatto è che le frottole fanno in fretta a salire alle labbra dei più piccoli, le dicono senza tanti scrupoli … mentre i genitori restano spesso scioccati dalla sfacciataggine della loro prole. I genitori dovrebbero sapere che i bambini, fino al raggiungimento dell’età scolare, non sanno distinguere tra verità, desiderio e realtà. Inoltre hanno una fantasia invidiabile e la gestiscono a proprio vantaggio. Che il successo di una bugia si esaurisca presto – «Le bugie hanno le gambe corte» – i bambini non lo capiscono. Come reagire dunque? Le frottole, quelle per svignarsela da compiti non molto graditi, è meglio affrontarle con calma e umorismo. Per esempio: si può chiedere alle mani «lavate» se hanno gradito la doccia sotto il rubinetto e che profumo aveva la saponetta. Se i bambini sono più grandi, è necessario un atteggiamento più serio al fine di scongiurare il pericolo che continuino a mentire consapevolmente e intenzionalmente. È dunque importante che i genitori valutino le

singole situazioni in cui i bambini mentono. A volte lo fanno per paura della punizione, se magari hanno rotto o dimenticato qualcosa. In tali occasioni può essere utile definire assieme delle regole. La cosa migliore è parlare direttamente con loro, spiegando le conseguenze. Queste devono risultare logiche e comprensibili al bambino, vanno trasmesse in presenza di un esempio pratico, una situazione reale, perché i bambini devono capire e non solo essere puniti. E non dimentichiamoci: gli adulti mentono, dicono almeno 200 bugie al giorno! E sono bugie colossali. Per risultare più credibili quindi, è bene che i grandi facciano attenzione anche al loro naso …

Trova il link della piattaforma Pianeta genitori di Kathrin Buholzer con altre risposte su questioni educative su www.oekk.ch/magazine


C’È POSTA PER R I BIMBI

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bfu-Kinderpost Abbonarsi gratis gratis a C’è posta per i bimbiunter su abonnieren www.oekk.ch/ magazine!

Attenzione agli sport invernali Lo scorso anno si sono infortunati 43’000 sciatori, 24’000 snowboarder e 10’000 slittatori. Per lo meno, circa il 97 percento dei bambini indossa il casco. In linea di massima, quello che per vale per gli adulti vale anche per i bambini: la forma fisica è importante. In genere, chi pratica sport durante tutto l’anno è ben equipaggiato anche per il divertimento invernale sulle piste. Qui di seguito un paio di consigli.

SICURI SUGLI SCI E SULLO SNOWBOARD!

ECCO COME SI SLITTA CORRETTAMENTE!

– Si faccia consigliare dal personale esperto attivo nei negozi di articoli sportivi per l’acquisto di scarponi, sci e snowboard. – Faccia controllare regolarmente gli attacchi degli sci nei negozi specializzati. La vignetta upi certifica che gli attacchi sono stati controllati da un esperto mediante l’apposito apparecchio e indica la data entro cui effettuare il controllo successivo. – Gli sciatori dovrebbero indossare il casco da sci a norma europea EN 1077; gli snowboarder anche un parapolso. – I bambini devono indossare abiti caldi e impermeabili e occhiali da sole. – Riscaldarsi prima di sciare e dopo lunghe pause. – Legga e osservi con i suoi figli le 10 regole della Federazione internazionale di sci (www.fis-ski.com) o le 3 regole della Commissione svizzera per la prevenzione degli infortuni sulle discese da sport sulla neve (www.skus.ch) per gli snowboarder.

– Preferire slitte e slittini per piste ripide o mediamente ripide; per piste pianeggianti o in leggera pendenza sono sicuri anche i bob. – Scegliere piste senza ostacoli, pedoni o veicoli a motore. Le piste da sci sono in genere vietate alle slitte. – Per i più piccoli scegliere pendii liberi da qualsiasi tipo di traffico. – Indossare abbigliamento impermeabile, guanti, scarponi con suola in gomma (non gli scarponi da sci) e casco. – Sedere in posizione eretta (non sulla pancia!) e piedi sui pattini! Se si sale in più di uno sulla slitta, il bambino deve stare davanti. – Non legare assieme più slitte. – Mantenere la distanza, anche quando si supera. Video su come si slitta su www.oekk.ch/magazine

Su www.oekk.ch/magazine i genitori possono abbonarsi gratis a Posta upi per i bambini. Così riceveranno ogni sei mesi consigli per la prevenzione degli infortuni, in base all’età del loro bambino. L’Ufficio prevenzione infortuni upi è impegnato al servizio della popolazione per la prevenzione degli infortuni.


RITRATTO CLIENTE

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Il mago dell’acqua L’acqua è semplicemente acqua? Come trasformarla in un prodotto eccellente lo sa Urs Schmid, CEO e comproprietario di Allegra Passugger Mineralquellen AG. TESTO: Christoph Kohler _ _ FOTO: Gian Marco Castelberg

Quando venne firmato il contratto, una volta raggiunti gli accordi, Urs Schmid andò per una settimana e per la prima volta nella sua vita in convento. E non perché fosse particolarmente religioso, bensì per rendersi davvero conto, per capire, quello che era appena successo: in un sol colpo era diventato capo e comproprietario di due sorgenti di acqua minerale leggendarie: la Passugger e l’Allegra. La porta del suo ufficio è aperta. Chiara e trasparente non è solo l’acqua che Urs Schmid tira fuori dalle profondità della gola di Rabiosa: limpidezza e trasparenza sono anche le parole d’ordine della sua filosofia aziendale. Ci sta tutto dunque, che i 30 collaboratori di Allegra Passugger Mineralquellen AG si diano del tu, dal magazziniere al CEO. Proprio oggi li invita tutti ad una degustazione alla cieca: sul tavolo ci sono tre bicchieri, uno riempito con acqua del rubinetto, l’altro con acqua Allegra e l’altro ancora con acqua della concorrenza. Si fanno gargarismi, si gorgoglia ed ecco che, all’improvviso, nel palato si fa strada una consapevolezza sorprendente: l’acqua non è tutta uguale. Senza tale convinzione, nel 2005 questo padre di famiglia non avrebbe avuto il coraggio necessario per sottoporre alla grande Feldschlösschen AG e alla sua proprietaria Carlsberg un’offerta di acquisto per tutt’e due le due sorgenti. Aveva appena il denaro sufficiente per comprarle. Eppure si è convinto e ha convinto ben quattro investitori che a quest’acqua, partorita incessantemente da milioni di anni dallo scisto grigionese, mancava solo una cosa per imporsi: l’attenzione. E grande attenzione l’ha ottenuta immediatamente, subito dopo il cambio di guardia. «Passugger torna in mani grigionesi» o «I nativi si ricomprano la leggendaria sorgente grigionese» recitavano titoli a caratteri cubitali. Il coirese Urs Schmid, con grande accortezza, ha fatto infatti salire a bordo quattro investitori grigionesi. Se da un lato questo potrebbe rivelarsi scontato, dall’altro si deve tener conto che tale strategia rappresentava una controtendenza rispetto alla crescente globalizzazione nel mercato delle bevande.

IL VALORE DEL MARCHIO È NEL LUOGO D’ORIGINE

Ma appunto, il regionalismo non è per Schmid una trovata pubblicitaria: lui lo vive, continuamente. Nel pomeriggio percorre in bicicletta con i colleghi una tappa del tour Grischa; nel fine settimana, per rilassarsi, si reca all’hammam di Lenzerheide; quindi, trae ispirazione per le sue trovate culinarie facendo visita ai suoi clienti attivi nella gastronomia, tra i quali figurano anche cuochi di spicco grigionesi come Andreas Caminada. Naturale quindi che anche l’ultimo colpaccio di Schmid, la bottiglia di 77-cl per l’acqua Allegra, sia stata ideata da un grigionese, l’architetto Valerio Olgiati. Dalla sua comparsa sul mercato, ad impensierire Schmid c’è solo un problemino: difficilmente il vuoto a rendere torna indietro. E questo perché resta ad abbellire – spesso impreziosito da fiori – le case dei privati che hanno comprato l’acqua. Un problemino lusinghiero, questo lo sa anche Schmid. «Passugger – Il nostro n. 1» sta scritto sul cartellone pubblicitario affisso davanti alla sede della ditta a Passugg. Sobrio e consapevole – e a ragione. Nel 2005 Schmid ha rilevato la ditta che contava 11 collaboratori. Oggi sono 30. Il turnaround è stato portato a termine nel 2010 e da allora gli utili crescono. Anche grazie a lui. Schmid è stato in grado di allargare gli orizzonti per quanto riguarda le tendenze e il mercato, restando comunque capace di concentrare la sua visione quando si tratta di valori fondamentali del suo mercato. Come se lui stesso a volte stesse accovacciato sul fondo della bottiglia di acqua minerale e guardasse verso l’esterno, all’immenso mondo circostante; mentre altre volte, da fuori, strizzasse lo sguardo verso l’interno, attraverso il collo della bottiglia. > Allegra Passugger Mineralquellen AG è cliente aziendale di ÖKK.


Un genio del marketing perchĂŠ pubblicizza la veritĂ : Urs Schmid, CEO di Allegra Passugger Mineralquellen AG.


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