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N. 2

Novembre 2009

DOSSIER P E R

A Z I E N D E

TEMA: PUBBLICITÀ

Una PMI ha bisogno di pubblicità? _ Fare pubblicità alla salute _ Pubblicità a buon prezzo


Anonimite Una malattia che da noi non esiste.

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Editoriale

ÖKK Dossier

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Una PMI ha bisogno di pubblicità? Anche lei è tra coloro che s’infastidiscono quando un film avvincente viene interrotto ripetutamente da una serie interminabile di messaggi promozionali? Nessuna meraviglia, in fin dei conti veniamo bombardati dalla pubblicità, e non solo in televisione. Quasi sempre e dappertutto si susseguono vere e proprie battaglie per attirare l’attenzione dei consumatori. È pertanto fatale l’errore in cui cadono piccole e medie imprese che si rassegnano e che ritengono che la pubblicità non abbia molto senso per loro. In realtà, difficilmente una PMI può funzionare senza pubblicità. Questa non dev’essere per forza di cose costosa e nemmeno creata da agenzie pubblicitarie dotate di aria condizionata. Deve però essere concisa e rappresentativa: deve cioè evidenziare ciò che distingue il proprio prodotto da quello della concorrenza. Caratteristiche uniche sono fondamentali per la concorrenzialità di ogni azienda, a prescindere dalle sue dimensioni. Formuli in una frase cosa la differenzia dalla concorrenza e faccia spiccare con delle immagini la sua competenza principale. E giunga al punto. Così fornisce ai clienti – e a coloro che potrebbero diventarlo – un valido supporto decisionale. Se riuscirà nella sua opera di convincimento, avrà successo. Nel linguaggio pubblicitario ciò significa: lei si posiziona sul mercato in modo chiaro. Se ogni azienda avesse una posizione distinta sul mercato, ci sarebbe molta pubblicità di ottima qualità in più. Tanto che non ne risulterebbe nemmeno infastidito: forse si chiederebbe addirittura per quale motivo quella pubblicità tanto appassionante venga continuamente interrotta da spezzoni di film.

Peter Werder IMPRESSUM ÖKK Dossier _ rivista semestrale per clienti aziendali ÖKK _ Anno 1_ 2/2009 TIRATURA 14’500 EDITORE ÖKK, Bahnhofstrasse 9, 7302 Landquart, Tel. 058 456 10 10, dossier@oekk.ch CAPOREDATTORE Peter Werder RESPONSABILE COORDINAMENTO Manja Liesch REDAZIONE Brand Affairs AG _ Bernhard Widmer _ Christoph Kohler COLLABORAZIONE REDAZIONALE Fadrina Arpagaus _ Virginia Nolan FOTO Gian Marco Castelberg _ Daniel Winkler _ Stöh Grünig DIREZIONE ARTISTICA Advico Young & Rubicam _ Sandra Hofacker TRADUZIONE E REVISIONE Luisiana Luzii _ Philip Stalder STAMPA gdz AG


Indice

ÖKK Dossier

06 TEMA: PUBBLICITÀ 06

Il marchio con Max La pubblicità non deve necessariamente costare milioni, come dimostra la PMI RohrMax.

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Come le PMI possono cavarsela alla grande Quattro esempi di pubblicità innovativa con un budget limitato.

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Quando la pubblicità è un «rompicapo» Una buona pubblicità non s'improvvisa: è frutto di un processo creativo.

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Fare pubblicità alla salute Per avere una popolazione più sana, lo Stato investe moltissimo per reclamizzare la salute. Ottiene risultati?


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30 ÖKK 30

Intervista

36 SERVICE 36

Curiosità

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Il libro «Non conta volere, ma voler contare» di Paul Arden.

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Indagine Il lavoro e l’età.

40

Sani sul posto di lavoro Al Med Center Spiraldynamik anche i collaboratori imparano a muoversi in modo sano.

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Il numero giusto

Disturbi d’ansia durante la crisi. 32

46

Il caso Come la ditta Jansen mantiene in forma i suoi dipendenti. Ritratto cliente Il Grand Hotel di Kronenhof é stato l’albergo dell’anno 2008.


Tema

ÖKK Dossier

07

Il marchio con Max Una buona pubblicità non deve costare milioni: «RohrMax» ne è un esempio. Quella che è diventata un’icona della pubblicità è saltata fuori da una bevuta di birra. E oggi la conosce mezza Svizzera.

TESTO: Christoph Kohler __ FOTO: Daniel Winkler


Tema

ÖKK Dossier

> Quando lo scarico s’intasa o il bagno sta per allagarsi, quando cioè gli svizzeri tanto amanti della pulizia incappano in un’emergenza imbarazzante ed è richiesto un rapido intervento, l’unica cosa a cui si riesce a pensare come possibile soluzione è «RohrMax». E questo non a caso. Pubblicità efficace significa essere nella testa delle persone giuste al momento giusto. Ed è quello che è riuscito a fare Kurt Schmidt, il fondatore di RohrMax AG, oggi in pensione, con la sua azienda. Non gli è costato molto, perché, nel periodo in cui nacque il logo, l’azienda di Schmidt si chiamava ancora «Rohr-ReinigungsService RRS AG» ed era ben lontana dal giro d’affari di milioni a due cifre che oggi genera la piccola e media impresa con 200 collaboratori. Com’è che recita lo scritto di Bernd Röthlingshöfer, pubblicitario e autore (vedi bibliografia consigliata)? «Un budget contenuto è la condizione ideale per una pubblicità efficace».

li per tutti. Come RohrMax, il tipetto dinamico che s’infila nei tubi.

SLOGAN A DOPPIO SENSO

Famoso quanto RohrMax sono gli slogan pubblicitari che girano di casa in casa. Non sono stati scritti da creativi di un’agenzia pubblicitaria ma dagli stessi dipendenti. Il primo slogan che accompagnò MaxRohr recitava «Max attraversa il tubo per voi»; successivamente arrivarono i motti a doppio senso «Max mantiene il tuo tubo pulito» e, nel 1988, «Max guarda in qualsiasi fessura», adatti all’allora nuova tecnologia per esplorare mediante sonde video l’interno di tubi di scarico. E siccome per un’impresa di servizi che ogni anno ha a che fare con 20’000 casi urgenti la disponibilità è fondamentale, lo slogan «Vengo sempre» assume un’importanza decisiva.

CREATIVITÀ A TUTTA BIRRA

Il pupazzetto di RohrMax – oggi un’icona pubblicitaria in Svizzera – nasce da una bevuta di birra in quel dell’Oberland zurighese. Due anni dopo la fondazione della ditta, avvenuta nel 1973, Schmidt decise che era venuta l’ora di creare un logo: doveva essere un pupazzo con un berretto da baseball, un po’ americano, un po’ moderno… E, naturalmente, un pupazzo al centro di un bel cerchio. Un cerchio? E cosa si presta meglio di un tubo? Il pupazzo non poteva quindi non essere collocato all’interno di quel tubo, ossia l’elemento attorno al quale l’azienda fa affari. Il simpatico pupazzo poteva chiamarsi Kurt, ma suo «papà», l’ingegnoso Kurt Schmidt decise di no. Un grafico buttò giù qualche bozza con RohrMax: non è costato più che poche centinaia di franchi e un paio di birre. Di norma, il logo di una ditta nasce quando l’esercizio è agli inizi: per questo motivo spesso la spesa è irrisoria, anche a causa della mancanza di liquidità. Il logo di Nike, ad esempio, sembra sia costato appena 150 dollari. Una delle prime regole della pubblicità recita: «semplice e chiara». I loghi delle aziende sono caratteri distintivi d’identificazione, devono essere simpatici e comprensibi-

Bibliografia consigliata: 1 Bernd Röthlingshöfer. Werbung mit kleinem Budget. dtv 2008. 2 Michael Böhm. Wie Sie mit schmalem Budget erfolgreich werben. Cornelsen 2006. 3 Philip Kotler. I dieci peccati capitali del marketing. Sintomi e cure. Il Sole 24 Ore Libri 2009. 4 Jean Etienne Aebi. Einfall oder Abfall: Was Werbung warum erfolgreich macht. 2003.

Secondo gli addetti ai lavori, per creare un slogan efficace bisogna soddisfare una seconda regola, ossia: «Spingiti fino al limite ancora accettabile». Spesso la pubblicità rischia di superare quel limite di accettabilità, proprio perché deve attirare su di sé tutta l’attenzione: attraverso l’umorismo ad esempio (leggi intervista), come nel caso di RohrMax, o con immagini scioccanti, come fece il gigante tessile Benetton nel 1990. Benetton tuttavia superò quel limite, quando abbinò allo slogan «United


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Intervista con Michael Waldvogel,

presidente dell’Alleanza Svizzera delle Agenzie Pubblicitarie e direttore dell’agenzia pubblicitaria idfx a Wädenswil. Tra i suoi clienti, tantissime piccole e medie imprese.

Colors of Benetton» foto di uniformi militari intrise di sangue. L’azienda RohrMax inoltre risulta autentica: il pupazzo ha una tuta da lavoro e lo slogan è semplice e diretto. Anche se può sembrare contraddittorio, la buona pubblicità deve essere vera, deve rappresentare il «cuore» del marchio e rivolgersi al suo pubblico target. L’azienda Fischer Bettwaren AG di Wädenswil, ad esempio, nel suo spot pubblicitario su TeleZüri parla direttamente al suo pubblico, con mezzi molto semplici. Senza luce artificiale e senza trucco, ecco che un dipendente guida i telespettatori attraverso la ditta, mostrando loro come vengono lavate le piume e tagliati i piumini. «Vogliamo risultare diretti e autentici, perché vendiamo anche direttamente ai nostri clienti», spiega Michael Seibert, direttore della Fischer Bettwaren AG, una piccola azienda zurighese con dieci collaboratori. Costo della produzione dello spot: circa 5000 franchi.

CURA DEL MARCHIO

Per un successo che duri nel tempo, tuttavia, logo e slogan azzeccati non bastano. Un marchio va curato e diffuso, con la pubblicità classica ad esempio, ossia attraverso manifesti, inserzioni e spot che possono costare parecchio. Presso RohrMax, da un paio d’anni, a occuparsi del marketing è Eve Schmidt, la figlia del fondatore della ditta. Negli ultimi anni ha investito in marketing e pubblicità dal due al tre percento del giro d’affari dell’azienda, il che corrisponde quest’anno a 750’000 franchi. Il magazzino si trova in una baracca di legno, presso la sede centrale a Grüningen: è pieno di stampati, tazze di porcellana, bicchieri di birra, giubbotti, polo, berretti da baseball e gommose sui quali campeggia trionfante il logo RohrMax, pronti per l’invio ai clienti o a quelli che dovrebbero diventarlo. La spesa in questi ultimi anni è aumentata, sottolinea Schmidt. Con il gruppo d’imprese di pulizia ISS si è infatti posizionato sul mercato svizzero un concorrente pericoloso. Ecco un’altra regola del marketing: più è agguerrita la concorrenza, più è importante la pubblicità. I migliori esempi: benzina, detersivi, automobili.

Quando una pubblicità è buona? Quando è semplice: una buona pubblicità deve non solo riflettere la fantasia dei creativi, ma raggiungere subito il gruppo target. Nel migliore dei casi una pubblicità fatta bene cattura l'attenzione ed è spiritosa, perché l’umorismo rimane impresso nella mente. Tutte le aziende hanno bisogno di pubblicità? Sì. E più è grande la concorrenza, più importante è la pubblicità. Henry Ford diceva: «Se vuoi investire un dollaro nella tua impresa, devi tenerne subito pronto un altro per farlo sapere in giro». Il punto è: quel dollaro in più non è sempre necessario, a volte basta un’idea eccezionale o il passaparola: «Vai da ÖKK , io e la mia famiglia siamo assicurati lì e siamo molto soddisfatti!». Questa è una pubblicità molto efficace. In breve: ogni azienda ha bisogno di pubblicità, ma non tutte le aziende hanno bisogno della pubblicità cosiddetta classica come spot televisivi o radiofonici, inserzioni, manifesti o mailing. La pubblicità di stampo classico è spesso anche troppo costosa per le piccole o medie imprese … Esatto. Curiosamente, durante la crisi economica degli anni Novanta sono nate nuove forme di marketing molto efficaci. Ciò che oggi é definito con il termine «guerilla marketing» viene praticato dalle PMI da parecchio tempo. I contadini, ad esempio, sono davvero ingegnosi nello sfruttare i loro campi e i loro macchinari come mezzi di propaganda, come per la pubblicità del partito UDC, che balza subito agli occhi. Alla fin fine, la pubblicità è proprio questo: richiamare attenzione. Solo il modo di richiamare l’attenzione è differente… e ha costi differenti. Una PMI che vuol farsi pubblicità cosa deve considerare? Deve conoscere bene il suo prodotto, le qualità e i punti deboli. Deve non perdere di vista il gruppo target e soppesare spese ed entrate. E poi: quali sono i veicoli pubblicitari più indicati per il suo prodotto? Un panettiere in Prettigovia non ha bisogno di pubblicità alla TV nazionale. Ma potrebbe sfornare zampe d’orso, se ci fosse un orso nella zona. Così finirebbe sui media e si farebbe conoscere... come opportunista. E i turisti comprerebbero le zampe d'orso. Incaricare un’agenzia di ideare una pubblicità sarebbe troppo costoso per molte ditte individuali. Ha senso invece presentarsi come associazione, per esempio come «Unione dei commercianti della Prettogovia»: così ne risulterebbe avvantaggiata la regione e forse anche il singolo panettiere.


Tema

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La pubblicità in cifre IN FATTO DI PUBBLICITÀ, LA SVIZZERA È LA CAMPIONESSA D’EUROPA!

> Nonostante le uscite per pubblicità e marketing, Schmidt ammette: «Sono spilorcia». Non farebbe mai inserzioni su «NZZ» solo per mettersi in mostra, le perdite sarebbero troppo elevate. Di contro prepara campagne di call center attraverso inserzioni su giornali locali e testate regionali. Oppure fa affiggere striscioni sui campi di calcio. E non ha bisogno di agenzie pubblicitarie per far questo, perché, come confessa lei stessa: «Io ascolto i collaboratori e i clienti, non le agenzie». Degli slogan sugli opuscoli, dell’invio di massa senza indirizzo, dei testi da redigere sugli stampati e delle e-mail se ne occupa un impiegato del marketing attivo al 70 percento.

Nessuna nazione europea spende infatti più soldi nella pubblicità del nostro paese. Lo dimostra un sondaggio condotto nel 2006 per rilevare le spese pubblicitarie pro capite di sei paesi europei (valori in dollari statunitensi): Svizzera

392

Inghilterra

362

Austria

341

Germania

260

Francia

199

Italia

186

FONTE: Western Europe Market & Mediafact 2007

PROPAGANDA SU QUATTRO RUOTE

Gli ambasciatori più importanti di RohrMax sono i 100 furgoncini di color arancione e le 30 Smart che sfrecciano in tutta la Svizzera: sono vere e proprie vetrine pubblicitarie su quattro ruote a costo zero. «Non proprio», non perde occasione di rettificare Schmidt, «le scritte costano 2000 franchi a veicolo». Non succede spesso che il protagonista di una pubblicità dia il nome alla ditta che rappresenta. Nel 2000, Kurt Schmidt ha battezzato la sua azienda con il nome di «RohrMax AG»: un tale onore il simpatico Max che pulisce i nostri tubi di scarico senza farsi vedere non se lo sarebbe mai sognato quando vide la luce nel lontano 1975.

TAKE AWAY

1 Ogni ditta ha bisogno di pubblicità. 2 Un budget contenuto è la condizione ideale per una buona pubblicità perché garantisce efficacia. 3 Il presupposto di una pubblicità efficace è la conoscenza del proprio prodotto. Il confronto con la concorrenza inoltre aiuta: ciò che distingue la sua ditta merita pubblicità. 4 Una regola semplice: le imprese di servizi investono dal tre al cinque percento del loro fatturato nel marketing e nella pubblicità; ditte attive nel secondiario invece fino al 20 percento.

Sul quotidiano gratuito «20 Minuten», un inserto pubblicitario di una pagina costa 42’000 franchi. Nessun’altra testata svizzera – giornale o rivista che sia – vende così cara la propria pelle! Tanto per fare un confronto: un inserto di una pagina nella rispettabile «Neue Zürcher Zeitung» costa fra i 14’390 e i 17’820 franchi, e il bello è che le pagine della «NZZ» sono addirittura più grandi! In media, i telespettatori (adulti a partire da 15 anni) guardano ogni giorno 165 minuti di televisione. Secondo un articolo apparso in «Das Magazin», la rivista del «Tages Anzeiger», siamo quotidianamente «bombardati» da circa 2500 messaggi pubblicitari. In televisione, invece, i prezzi degli spazi pubblicitari variano in base allo share. Sul canale svizzerotedesco SF 1, 30 secondi di spot pubblicitario trasmessi durante la fascia oraria più seguita – ovvero fra il telegiornale e la meteo – costano la bellezza di 39’250 franchi. In confronto, i 7.90 franchi al secondo fatturati dal canale musicale Viva sono (pressoché) un’inezia! In Svizzera vi sono 97’700 punti d’affissione di manifesti. I cartelloni pubblicitari (119 x 170 cm) più «salati» sono quelli della Bahnhofstrasse di Zurigo: una settimana di affissione costa infatti 1029 franchi, facendo però d’altro canto registrare 150’000 contatti. A mo’ di paragone, nella meno frequentata Bahnhofstrasse di Cazis GR lo stesso manifesto costa 176 franchi a settimana.


«IL CONSUMATORE NON È UN IDIOTA QUALUNQUE. IL CONSUMATORE È TUA MOGLIE.» Prima di dedicarsi, all’età di 39 anni, al mondo della pubblicità, David Ogilvy (1911-1999) ha fatto il cuoco, il rappresentante, il diplomatico e l’agricoltore. E con profitto. Infatti, oltre ad essere il redattore pubblicitario più famoso al mondo, è considerato il «padre della pubblicità».


Tema

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Come le PMI possono cavarsela alla grande La realtà è questa: le PMI non dispongono di budget consistenti per la pubblicità. Si possono quindi trarre due conclusioni: o la PMI non fa pubblicità e lascia il campo alla concorrenza, oppure comunica in modo che la campagna pubblicitaria abbia un impatto forte anche con investimenti limitati. Ecco qualche esempio: buon divertimento!

NJP NJP è uno studio di registrazione che lavora principalmente per filmati pubblicitari. Con lo slogan «È il suono a fare il film» è stato possibile dimostrare, con inserzioni in riviste specializzate, quanto sia importante il sonoro per una pellicola.


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SPORTPLAUSCH WIDER Il fisico non è pronto per la spiaggia? Basta scegliere una bicicletta da Sportplausch Wider e iniziare a pedalare. Sul manifesto si vede una bicicletta che passa sulle parti del corpo problematiche, come pancia e fianchi.


Concorso

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Il suo concorrente cresce nonostante lei sia il migliore? Il pubblico non è a conoscenza della sua esistenza? La sua immagine va forse ridefinita? Ha un problema legato alla comunicazione?

ÖKK mette in palio una consulenza professionale nell’ambito della comunicazione offerta dalla ditta Advico Young & Rubicam! Registri ora la sua azienda su www.oekk.ch/comunicazione per vincere una consulenza gratuita sulla comunicazione del valore di 3000 franchi. Un team di esperti della comunicazione dell’agenzia svilupperà assieme a lei possibili soluzioni per equipaggiare la sua impresa per il futuro. Sarà invitato ad un colloquio di consulenza in agenzia e successivamente riceverà i consigli appropriati per la sua comunicazione futura. Advico Young & Rubicam è una delle agenzie pubblicitarie svizzere più importanti e offre servizi nell’ambito della comunicazione integrata con specializzazione sulla pubblicità classica.


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WALLWURZ «Dr. Andres Original Wallwurz-Salbe», prodotto dalla farmacia Stadelhofen, aiuta in caso di infortuni causati dallo sport – e ha fatto pubblicità sulle vetrine mostrando sfide non certamente alla pari.


Tema

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«HOUSE OF NAILS» Non devono essere necessariamente strumenti pubblicitari classici: un sacchetto per il centro di ricostruzione delle unghie «House of Nails».

THAT SUITS «That Suits» offre abiti su misura di elevata qualità a prezzi che tutti possono permettersi: le inserzioni raffiguravano addetti alla raccolta dei rifiuti, pescatori e meccanici vestiti con abiti su misura.

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«LA PUBBLICITÀ È COMPLETAMENTE INUTILE. A MENO CHE NON LA SI FACCIA PER GUADAGNARE SOLDI.» Jef I. Richards è esperto della comunicazione nonché autore di svariate opere sulla pubblicità. È inoltre stato responsabile del dipartimento di pubblicità dell’Università del Texas nonché della «American Academy of Advertising».


Tema

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Quando la pubblicità è un «rompicapo»

Come nasce una pubblicità vincente? Per l’attuale campagna della «SonntagsZeitung» due pubblicitari si sono ispirati alle matrioske e hanno creato una campagna davvero sagace.

TESTO: Virginia Nolan


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C?J:;HIEDDJ7=IP;?JKD=?IJ;?DFHuI?:;DJC;>H7BI DKH;?DFHuI?:;DJ0 Die SonntagsZeitung bietet Woche f端r Woche neun Themenb端nde voller Ansichten, Einsichten und Hintergr端nde f端r ein vielschichtigeres Bild. Probe-Abo unter www.sonntagszeitung.ch/abonnement


Tema

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> Il sorriso di George W. Bush sul manifesto è smagliante. Dalla sua testa mozzata salta fuori il volto di Condoleezza Rice. E da questo fa capolino quello di Donald Rumsfeld, che a sua volta si scompone per far spuntare un microscopico George Bush Senior. Straordinario, quanto ci può essere racchiuso nel cranio di un Bush. L’ex presidente statunitense non è l’unico protagonista letteralmente fatto a pezzi dal lavoro di Martin Stulz e Christian Bobst. I pubblicitari dell’agenzia Advico, Young & Rubicam di Zurigo spolpano i personaggi fino all’osso, rivelando quel che ad un primo sguardo si fa fatica a notare, come il Rambo che si nasconde nello statista russo Putin o gli interventi di chirurgia estetica malriusciti sotto i volti perfetti delle dive di Hollywood: questi sono solo un paio di soggetti rappresentati dalle matrioske dell’attuale campagna creata per la «SonntagsZeitung».

L’80 PERCENTO FINISCE NEL CESTINO DELLA SPAZZATURA

Stulz è redattore pubblicitario, si occupa della parte linguistica delle campagne promozionali; la forza di Bobst invece si concentra tutta nella rappresentazione figurativa. È l’art director, così viene definito in pubblicità. Il lavoro di Stulz e Bobst è quello di esprimere in parole ed immagini l’unicità di un marchio. E lo fanno usando sempre lo stesso metodo: «Due persone si chiudono in una stanza, bombardandosi a vicenda di idee». Il duo ha da due a tre settimane di tempo per presentare al cliente tramite il consulente pubblicitario le prime bozze. Nel frattempo, i consulenti provvedono a informare il cliente su quel che bolle in pentola, definendo le questioni legate all’aspetto finanziario, mentre il cosiddetto art buyer acquista o fa fare le fotografie necessarie.

Prima che la pubblicità vada in produzione, che sia cioè stampata o filmata, deve passare per le mani del creative director: è lui a rispondere del processo creativo e dover mantenere una visione d’insieme qualora nella stanza dei «pensatori» cominciasse a prevalere il caos. A proposito: in pubblicità, le tante definizioni in lingua inglese riflettono l’internazionalità del mercato (o almeno, il desiderio d’internazionalità della pubblicità, come l’ha ironicamente definito di recente un critico). Nella campagna della «matrioska» i responsabili all’inizio erano d’accordo su un solo punto: «Deve scavare nel profondo». Questo significa: l’effetto sorpresa sopraggiunge solo se la si guarda attentamente. Per lo slogan si è scelto «È tempo di svelare», motto con il quale

LE AGENZIE PUBBLICITARIE PIÙ CREATIVE DELLA SVIZZERA NEL 2009:

1 Gruppo Young & Rubicam (Svizzera): 1 oro, 2 argenti e 3 bronzi 2 walker Werbeagentur: 1 oro, 2 argenti e 2 bronzi 3 Spillmann / Felser / Leo Burnett: 2 argenti e 9 bronzi 4 Studio Achermann: 2 argenti e 4 bronzi 5 Ruf Lanz: 1 argento e 7 bronzi FONTE: Art Directors Club (ADC) Svizzera. Stando alle pro-

prie dichiarazioni, la ADC è «l’associazione dei principali creativi che si sono prefissi l’obiettivo di migliorare la qualità della pubblicità».


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Tema

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> l’agenzia pubblicitaria in passato aveva già fatto pubblicità per la «SonntagsZeitung». Tale slogan ha quindi orientato le riflessioni di Stulz e Bobst. Ben presto i creativi hanno messo nero su bianco le loro idee, partorendo diverse bozze. Nessuna di queste però li convinceva davvero. «L’80 percento del nostro lavoro è finito nella carta straccia», afferma Stulz. Lavorare per il cestino della spazzatura, tra i pubblicitari non è un’attività inconsueta, perché per una campagna vengono elaborati sempre diversi concetti, a volte fino a dieci. Ovviamente questo accade in agenzie pubblicitarie che possono far affidamento su incarichi di clienti – e quindi anche di budget – di grosso calibro e che le piccole imprese difficilmente possono procurarsi.

IL PRINCIPIO DELLA BUCCIA DI CIPOLLA DI UNA BAMBOLA DI LEGNO

L’eccezionale idea si è materializzata nella testa di Stulz e Bobst solo poco prima della presentazione decisiva: perché non fare riferimento al principio della buccia di cipolla della bambola di legno russa, la matrioska appunto, e inscatolare più persone in una? Ciononostante erano un tantino agitati quando hanno presentato al cliente la testa aperta di un neonato che racchiudeva tra le altre cose una pecora. Ma l’idea della matrioska è piaciuta al responsabile della casa editrice della «SonntagsZeitung»: Stulz e Bobst lo considerano un cliente coraggioso. E il coraggio ha dato i suoi frutti: la campagna «Babushka» è stata riconosciuta come vincitrice assoluta dall’Art Directors Club (ADC), l’associazione dei creativi della comunicazione.

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«CI SI SENTE SEMPLICEMENTE BENE»

Obiettivo di ogni campagna pubblicitaria è quello di rivolgersi a una cerchia di consumatori, il cosiddetto gruppo target. Tuttavia Bobst non crede che con la pubblicità si possa semplicemente azionare una leva che fa scattare successivamente determinate esigenze. «La realtà è diversa», afferma. Non sono tanto le caratteristiche sociali ad unire un determinato gruppo di consumatori quanto piuttosto un certo modo di percepire la vita. Come creativo, si cerca di sviluppare un linguaggio che possa convenire a un banchiere come a una giovane mamma. In una campagna per la «NZZ», aggiunge Bobst, il Rambo che c’è in Putin avrebbe denotato un pizzico di umorismo di troppo, mentre per il «Blick», il grado di astrazione delle immagini sarebbe stato troppo elevato. Alla domanda, quando un creativo si accorge di aver colpito nel segno, Stulz ha una risposta concisa. È come quando si trova il partner giusto: «Non si sa spiegarne il perché, ma ci si sente semplicemente bene».

TAKE AWAY

1 La pubblicità esprime l’unicità di un marchio in parole e in immagini. 2 Un prodotto cerca il suo gruppo target e non viceversa. 3 Per grandi aziende con budget conforme, i pubblicitari sviluppano più idee, la cui gran parte finisce nel cestino della spazzatura. Le PMI, con budget meno importanti, devono puntare a una maggiore efficienza.


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«LA VERITÀ È CHE NESSUNO LEGGE LE PUBBLICITÀ. LA GENTE LEGGE SOLO CIÒ CHE LA INTERESSA, E OGNI TANTO CAPITA CHE SIA UNA PUBBLICITÀ» Howard Luck Gossage (1917-1969) è stato autore nonché redattore pubblicitario molto influente. «Is There Any Hope For Advertising?» (trad.: «C’è una speranza per la pubblicità?»), la sua opera nella quale si esprime in termini critici nei confronti della pubblicità, è considerata un classico della letteratura pubblicitaria.


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Fare pubblicità alla salute Sempre più spesso la Confederazione fa affidamento sull’effetto prevenzione della pubblicità per promuovere uno stile di vita sano tra la popolazione. Il messaggio giunge effettivamente a destinazione? Due esperti del settore giudicano tre attuali campagne pubblicitarie sulla salute.

INTERVISTA CON:

Philipp Skrabal (1969) è Executive Creative Director dell’agenzia pubblicitaria Advico, Young & Rubicam di Zurigo. Michael Waldvogel (1968) è direttore dell’agenzia pubblicitaria idfx di Wädenswil.


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«IN FONDO È LOGICO»: SPOT TELEVISIVO PER LA PREVENZIONE DEL TABAGISMO

Philipp Skrabal: Invece di rivolgersi ai fumatori stessi, la campagna di prevenzione anti-tabacco per una volta si indirizza ai non fumatori: vanno sensibilizzati in merito alla creazione di locali dove è vietato fumare. Si tratta di un approccio molto intelligente, che tuttavia lo spot non inquadra appieno. Prendono piuttosto il sopravvento pensieri orientati al passato come «Per fortuna ho smesso di fumare o per fortuna non ho mai fumato». Secondo me, messaggi simili non sono molto efficaci poiché ottengono solo il consenso di coloro che hanno smesso di fumare.

Michael Waldvogel: Questa campagna pubblicitaria è un ottimo esempio di come una buona idea possa essere realizzata anche con limitati mezzi finanziari. Gli spot TV descrivono situazioni quotidiane, risultando autentici e raggiungendo immediatamente lo spettatore. I filmati avrebbero avuto un’efficacia forse ancora maggiore se i protagonisti della campagna tramite manifesti ed affissioni fossero stati gli stessi degli spot TV: in fondo è logico!

Committente: Ufficio federale della sanità pubblica

In fondo, è logico

Agenzia pubblicitaria: CR Kommunikation (Berna), By Heart (Zurigo) Budget: 3 milioni di franchi

Senza fumo, per vivere meglio.

www.bravo.ch


Tema

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«PESO CORPOREO SANO»: MANIFESTI IN FAVORE DI UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE

Philipp Skrabal:

Michael Waldvogel:

Si tratta di una campagna incentrata sui manifesti, dalle immagini e dai messaggi molto chiari. Purtroppo però, in questo caso, la scelta di puntare tutto sulle affissioni va a scapito dell’attrattiva della campagna poiché la rende alquanto insipida. Inoltre mi chiedo se basti ripetere messaggi scontati come «spizzicare può anche essere sano» se si vogliono effettivamente ottenere dei risultati tra il gruppo target dello spot. Mi hanno invece colpito e spinto a riflettere molto di più i fotomontaggi della campagna precedente, e mi riferisco al soggetto del triciclo con il sellino sproporzionato per i bambini sovrappeso.

Si tratta di una campagna fresca ed apprezzabile, a livello ottico attira certamente l’attenzione. La semplicità dei suoi soggetti conferisce a questa campagna un elevato valore di riconoscimento. Non sono però così sicuro che il messaggio giunga a destinazione visto che la campagna richiede una certa capacità d’astrazione e si traduce di conseguenza in una pubblicità piuttosto impegnativa. Credo che per raggiungere il gruppo target in questione andrebbe percorsa una via più diretta.

Committente: Promozione Salute Svizzera Agenzia pubblicitaria: Jung von Matt / Limmat (Zurigo) Budget: 2,5 milioni di franchi www.gesundheitsfoerderung.ch


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«CHECK YOUR LOVE LIFE»: SPOT TV PER LA LOTTA ALL’AIDS

Philipp Skrabal: In sette secondi, questo spot inquadra in modo molto appropriato il problema delle conseguenze di una fugace avventura sessuale durante le vacanze. Non credo comunque che la campagna tocchi veramente le corde emotive dello spettatore; ciononostante funge certamente da avvertimento e da stimolo all’acquisto del preservativo in farmacia o dal droghiere. Non va inoltre dimenticato che questi cortometraggi sono inseriti nel contesto di un sito internet assolutamente straordinario, che vale sicuramente la pena di visitare.

Michael Waldvogel: Innanzitutto gli aspetti positivi: dal momento che sono spot televisivi molto brevi il dispendio finanziario è estremamente ridotto. Inoltre trovo molto azzeccata la scelta di puntare su situazioni di vita quotidiana, ciò che consente allo spettatore di immedesimarsi completamente nello spot. Secondo me però questi filmati puntano un po’ troppo sullo humor. La serietà del tema richiederebbe una certa drammaturgia cinematografica. Non credo che simili campagne riescano a colpire nel segno, ovvero a ridurre il numero dei contagi del virus HIV. In questi casi – purtroppo – l’impatto deve essere più «violento»!

Committente: Ufficio federale della sanità pubblica Agenzia pubblicitaria: Euro RSCG (Zurigo, Basilea, Ginevra) Budget: 2 milioni di franchi www.lovelife.ch


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Pubblicità da 10 e lode Le pubblicità più creative ed efficaci realizzate in Svizzera dal 2006 al 2008, con premiazione «Oro»

ESTATE IN MONTAGNA IN SVIZZERA

Committente: Turismo Svizzera Agenzia pubblicitaria: Spillmann / Felser / Leo Burnett Durante i campionati mondiali di calcio del 2006, Svizzera Turismo ha lanciato una campagna pubblicitaria rivolta al gruppo target delle donne, riuscendo a incrementare il numero dei pernottamenti del 6,3 percento rispetto all’esercizio precedente. La di per sé non eccessivamente costosa campagna ha generato un valore pubblicitario pari ad almeno 11 milioni di franchi e 730 milioni di contatti.

CAMPAGNA PER PUBBLICIZZARE LE MARCHE DELLA COOP «PER ME E PER TE»

Committente: Coop Agenzia pubblicitaria: Krieg, Schlupp, Bürge / Springer & Jacoby

Per sempre. Per 9 mesi.

Oltre a rimanere impressa a lungo nella memoria, «Per me e per te» si è contraddistinta per essere immediatamente riconoscibile, mentre il messaggio chiave – la «Varietà» – è stato compreso correttamente. Risultato: improvvisamente Coop è stata vista come marca d’alto livello e molto simpatica. Il fatturato è così cresciuto più rapidamente di quello del diretto concorrente (Migros) e la società è riuscita quasi a dimezzare il divario in termini di quota di mercato rispetto alla Migros.

LOVE LIFE, STOP AIDS: ANCHE QUI CI SI PROTEGGE.

Committente: Ufficio federale della sanità pubblica UFSP Agenzia pubblicitaria: Euro RSCG Zurigo Lanciata ad ampio raggio nel 2006 e incentrata sul tema dell’autoprotezione, «Love Life Stop Aids» ha avuto un forte impatto sulla popolazione sessualmente attiva. L’obiettivo principale, ovvero incrementare il grado di notorietà delle regole per un sesso sicuro, è stato raggiunto dopo poco tempo. Oltre ad avere ottenuto un elevato grado di apprezzamento in modo sovra-proporzionale rispetto agli investimenti, la campagna ha goduto di un’eco estremamente positiva, sia nel panorama mediatico svizzero che in quello internazionale.

FONTE: bsw leading swiss agencies. bsw, l’associazione

svizzera delle agenzie leader del settore pubblicitario e della comunicazione, ogni due anni conferisce l’EFFIE, premio indetto per ricompensare le migliori pubblicità sulla base delle quantificabili prestazioni sul mercato e della creatività.


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«CREDO CHE UNO DEI PRINCIPALI PERICOLI DELLA PUBBLICITÀ NON SIA QUELLO DI FUORVIARE LA GENTE, MA DI ANNOIARLA A MORTE.» Leo Burnett (1891–1971), pubblicitario statunitense fra l’altro padre di «Tony the Tiger», la tigre dei Kellogg’s. La rivista «Time» l’annovera addirittura fra le cento persone più influenti del secolo XX.


Intervista

ÖKK Dossier

Sindrome ansiosa invece di burn out

La crisi economica si ripercuote soprattutto sul morale dei giovani lavoratori. Ne sono particolarmente colpiti il personale sanitario e lavoratori nei settori della gastronomia e della vendita, afferma Natascha Manfré, responsabile del reparto Prestazioni Indennità giornaliera presso ÖKK. TESTO: Virginia Nolan

Signora Manfré, quando un assicurato ÖKK si ammala, la sua domanda d’indennità giornaliera giunge sul suo tavolo. Conferma un aumento di queste richieste dovuto alla crisi economica? Dall’inizio del 2009, le domande d’indennità giornaliera sono lievitate quasi del 5 percento. Un dato particolarmente evidente è che sempre più richieste sono da ricondurre a patologie psichiche che colpiscono i giovani sotto i 30 anni, svizzeri e stranieri in egual misura. Si tratta forse della tanto chiacchierata sindrome da burn-out? Burn-out è un concetto dal molteplice significato. Se s’intendono le patologie dovute ad un eccesso di lavoro, allora la crisi non ha ancora avuto nessun influsso finora. Sono invece cresciuti i casi di sindrome ansiosa, la cui causa può trovare le proprie radici nella crisi: i collaboratori temono per il proprio posto di lavoro o devono assistere a tagli salariali. L’umore negativo porta a conflitti familiari e a divergenze sul posto di lavoro.


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I dipendenti di settori particolarmente colpiti dalla crisi si ammalano più facilmente? No. Infatti non abbiamo constatato alcun aumento per quanto riguarda ad esempio gli impiegati di banca. Viceversa, le patologie psichiche colpiscono più spesso il personale attivo nella sanità, nella ristorazione o nella vendita rispetto ad altri settori. Le ragioni di questo fenomeno sono molteplici: negli ospedali, ad esempio, il personale sanitario è spesso insufficiente. I casi più numerosi – e non solo a livello psichico – sono rilevabili nella ristorazione, dove spesso i collaboratori sono impiegati solo per brevi periodi. La crisi determina evidentemente un maggior numero di casi di malattia, di qualsiasi genere. Che effetto ha invece sull’opportunità di reinserimento di un collaboratore malato? Diventa sempre più difficile riportare all’attività professionale i collaboratori malati. Si potrebbe pensare che la ragione sia legata alla mancanza di volontà dei collaboratori, ma il problema va analizzato sotto un altro aspetto: reintegrare un dipendente costa denaro, che attualmente molte aziende non sono disposte a spendere. Di conseguenza, molti dipendenti restano ammalati più a lungo e così aumenta anche la somma dei pagamenti a titolo di risarcimento. Secondo gli esperti la crisi economica ha ormai toccato il fondo. Ciò dovrebbe quindi ridurre anche il numero dei beneficiari di un’indennità giornaliera? Prevediamo piuttosto un aumento delle richieste verso la fine dell’anno. In quel momento molte aziende potranno constatare se misure quali il lavoro ridotto avranno dato i loro frutti. In caso contrario, seguiranno ulteriori licenziamenti e di conseguenza sempre maggiori disturbi di natura psichica tra i dipendenti. Cosa consiglia ai datori di lavoro confrontati con lunghe assenze dei collaboratori dovute a malattia. L’importante è che si mettano in contatto con noi entro 30 giorni. Il nostro team si adopera per fare in modo di risparmiare sui costi e incrementare le opportunità di reinserimento sul posto di lavoro per i collaboratori interessati. Ci sono imprese che si rivolgono a noi solo sei mesi dopo il manifestarsi della patologia del collaboratore; purtroppo ciò riduce notevolmente le possibilità di trovare una soluzione soddisfacente.

TAKE AWAY

1 Durante una crisi economica i collaboratori si ammalano più spesso. Balza agli occhi il crescente numero di malati psichici sotto i 30 anni. 2 Se un dipendente notifica di rimanere malato per lungo periodo, il datore di lavoro deve mettersi immediatamente in contatto con ÖKK. Ciò consente di risparmiare sui costi e aumenta le possibilità di reinserimento del collaboratore sul suo posto di lavoro. 3 Un buon clima in azienda riduce il numero dei casi di malattia.

Assicurazione contro gli infortuni: L’AUMENTO DEL CONTRIBUTO DI RIPARTIZIONE SPINGE I PREMI AL RIALZO

L’assicurazione contro gli infortuni (LAINF) è tenuta a versare le indennità di rincaro prescritte dalla legge sulle rendite d’invalidità e su quelle a beneficio dei superstiti e degli orfani, che di regola vanno finanziate con le eccedenze di interessi. Se dette eccedenze non sono sufficienti, vanno applicati supplementi sui premi, i cosiddetti contributi di ripartizione. Proprio quanto è successo a partire dal 1° gennaio 2007. I tassi d’interesse costantemente bassi hanno portato gli assicuratori contro gli infortuni a realizzare meno utili da interessi. Inoltre, è aumentato il numero dei beneficiari di renditeLAINF e sono cresciute le spese per le indennità di rincaro sulle rendite in essere. Pertanto, a partire dal 1° gennaio 2010, gli assicuratori contro gli infortuni aumenteranno il contributo di ripartizione dal 3 al 9 percento sui premi dell’assicurazione contro gli infortuni professionali e non professionali e collocheranno tali contributi in un fondo. Conformemente al fondo per la garanzia della rendite future, una rinuncia all’aumento del contributo di ripartizione avrebbe come conseguenza un maggiore onere finanziario per gli assicurati.


Il caso

ÖKK Dossier

Oro per i diligenti L’impresa industriale sangallese Jansen conta 750 collaboratori e la metà di questi, nel corso di un anno, non manca nemmeno un giorno. Come è possibile raggiungere questo eccellente risultato? TESTO: Virginia Nolan __ FOTO: Gian Marco Castelberg

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Il caso

ÖKK Dossier

> Quelle che una volta erano prerogative di grandi compagnie internazionali, nel frattempo si sono imposte a livello generale: efficienza in termini di costi, flessibilità e celerità sono diventate imperativo categorico in ogni settore economico. Le imprese oggigiorno devono attendere a un numero di aspettative sempre maggiore e, di conseguenza, anche il profilo del personale deve presentare requisiti di un certo spessore. Quello che oggi viene considerato un buon dipendente, deve avere le seguenti caratteristiche: capacità di adattamento, dinamicità e possibilità d’impiego in più ambiti. Non tutti riescono però a gestire questa pressione: molti collaboratori «gettano la spugna», restano a casa o si ammalano sul serio. Il vento rigido dell’economia globale non si è arrestato nemmeno davanti alla ditta Jansen di Oberriet, nel sangallese: in primavera l’impresa produttrice di tubi in

L’impresa: L’impresa famigliare Jansen è stata fondata nel 1923 a Oberriet e conta 750 collaboratori. Nelle sedi di produzione di Oberriet (CH) e Dingelstädt (D) vengono lavorate 80’000 tonnellate di acciaio e materie plastiche l’anno. Jansen AG è cliente aziendale di ÖKK dal 2004.

2009 probabilmente sarà inferiore al tre percento. Che si vada a lavorare più volentieri presso l’impresa famigliare della Valle del Reno? Forse. Certo è che gli sforzi atti a sensibilizzare e ricompensare i propri collaboratori per la loro salute danno i loro risultati.

RISCHIO TEMPO LIBERO

I dipendenti della ditta Jansen che durante l’anno non sono mai stati assenti – ovvero la metà di tutto il personale – vengono ricompensati a Natale con un Goldvreneli, ovvero con un Marengo svizzero. La moneta, afferma il responsabile del personale e vicedirettore Albert Koller, rappresenta – oltre a un ringraziamento per il lavoro svolto – un premio per la corretta prevenzione degli infortuni: perché l’azienda è colpita da assenze legate più a infortuni che accadono durante il tempo libero che a inf luenze: il loro numero è infatti aumentato negli ultimi anno rispetto agli infortuni professionali. Mentre il posto di lavoro diventa sempre più sicuro, il tempo libero nasconde grossi rischi. «A cosa serve», chiede Albert Koller, «che un lavoratore indossi sul posto di lavoro le calzature / scarpe di sicurezza se poi a casa usa la sega elettrica in infradito?»

RAGGUAGLI UTILI

acciaio e materie plastiche è stata costretta a ricorrere all’orario ridotto perché il commercio mondiale zoppicava. Ha resistito alla crisi invece la disponibilità a impegnarsi degli 750 collaboratori, caratteristica che rende unica questa azienda al confronto con le altre attive nello stesso settore. Mentre nei settori industriali simili la quota di assenze annuali si aggira in tutto il mondo attorno al quattro con punte fino al cinque per cento, presso Jansen il numero delle assenze continua a diminuire. A fine

Per questo la ditta ha formato un gruppo di lavoro, il team «Salute e sicurezza». Questo ha il compito di incoraggiare i dipendenti in occasione di eventi sportivi, colazioni e workshop ad adottare il comportamento responsabile della vita professionale anche in quella privata. Tali manifestazioni informative costano, calcola Koller, alcune migliaia di franchi l’anno. E li considera come un investimento. Un investimento si considera riuscito quando i profitti sono superiori ai costi: dal 2004 al 2008, la quota del-


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le assenze alla Jansen è diminuita più dell’uno percento, il che corrisponde, espresso in termini salariali, a un risparmio di 600’000 franchi. Tra le misure che rientrano nella prevenzione delle assenze figura anche quella di mantenere i collaboratori di buon umore. A tale scopo, il gruppo di lavoro idea progetti per la realizzazione di sale di ricreazione o l’accrescimento della competenza sociale dei manager.

Legge sulla prevenzione: Con la Legge sulla prevenzione in progetto, il Consiglio federale vuole fornire solide basi giuridiche alla prevenzione e al riconoscimento precoce di malattie non contagiose e psichiche. Un nuovo istituto svizzero fondato per la prevenzione e la promozione della salute deve – al posto di Cantoni e singole organizzazioni – coordinare progetti in tutto il paese. L’Associazione dei medici cantonali della Svizzera come pure la Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità sostengono la legge perché con essa si eviterebbero doppie procedure e si agirebbe a favore di una riduzione dei costi nella sanità. Rilevano tuttavia al contempo un conflitto d’interessi qualora l’istituto di prevenzione si occupasse contemporaneamente della gestione e della ripartizione del denaro. Il messaggio del Consiglio federale sulla Legge sulla prevenzione in progetto è atteso in autunno.

REINSERIMENTO TRAMITE DATORE DI LAVORO E ÖKK

Nel corso di un anno, a seguito di malattia o infortunio, a mancare per assenze riconosciute come lunghe sono dai cinque ai dieci collaboratori. Assieme a ÖKK , presso cui i collaboratori di Jansen sono assicurati, l’azienda analiz-

za le possibilità di reinserimento degli interessati nella vita lavorativa. Spesso basta uno spostamento del posto di lavoro, la temporanea riduzione della percentuale lavorativa o il cambiamento di funzione per far sì che un reinserimento dia i frutti auspicati. Si registrano per contro da uno o due casi l’anno, per i quali i tentativi di reinserimento falliscono. Assistere assiduamente i collaboratori diminuisce senza dubbio il numero delle assenze. Ci si chiede tuttavia se le attenzioni aziendali non vengano percepite anche come controllo e se i regali per i collaboratori sani tutto l’anno non siano una tentazione tanto forte da spingerli a recarsi al lavoro anche quando sono malati. Koller ammette che ci sarebbero dipendenti che anziché rimanere a letto, dove devono stare quando sono malati, verrebbero al lavoro per assicurarsi il marengo. È compito dei superiori tuttavia rispedirli subito a casa. D’altra parte sarebbe ipocrita dire a un dipendente: «Fa lo stesso se vieni o meno!». Non è vero che la vita privata di un dipendente non tocca la ditta: «Se qualcuno si comporta in modo irresponsabile e per questo resta assente, i costi vanno a carico del datore di lavoro e dei colleghi». Formulato positivamente dunque, si tratta di mostrare ai collaboratori la loro importanza all’interno dell’azienda, afferma Koller.

TAKE AWAY

1 Collaboratori contenti e sani sono più efficienti e spesso più presenti. 2 Gli infortuni non professionali sono una sfida per l’impresa: negli ultimi anni il loro numero è sensibilmente aumentato rispetto agli infortuni professionali. 3 Mediante manifestazioni informative, i collaboratori possono essere incoraggiati a comportarsi in modo molto responsabile nei confronti della propria salute anche nella vita privata.


Curiosità

ÖKK Dossier

La pubblicità occulta serve? I messaggi invisibili all’interno di un film sono in grado di manipolare il nostro inconscio? Sembra averlo dimostrato nel 1957 l’agente pubblicitario James Vicary con il suo famoso e tanto discusso esperimento. Ma si trattò di un bluff. TESTO: Fadrina Arpagaus

Siamo sinceri: tutti abbiamo temuto almeno una volta, guardando la tivù la sera, di essere manipolati da messaggi occulti. Messaggi che ci avrebbero indotto improvvisamente a divorare cioccolata o tracannare Coca Cola … A scatenare questa paura fu lo stratega pubblicitario e ricercatore di mercato James Vicary, che nel 1957, in occasione di una conferenza stampa a New York, presentò ai giornalisti un banale fi lm sui pesci. Il clou restò invisibile agli spettatori: durante la proiezione, uno strumento speciale proiettò sullo schermo ogni cinque secondi, per 169 volte, il messaggio «Bevi Coca Cola!» o «Mangia popcorn!». Questi messaggi rimanevano però visibili solo 1/3000 di secondo, troppo poco per essere percepiti dagli spettatori. Ciò che invece a detta di Vicary era chiaramente percepibile fu l’aumento del fatturato di un cinema del New Jersey in cui il fi lm venne proiettato per sei settimane. Secondo i suoi dati, la richiesta di Coca Cola alla cassa del cinema aumentò del 18,1 percento, quella di popcorn del 57,5 percento.

CONDIZIONAMENTO INCONSCIO?

Grande fu lo spavento dell’opinione pubblica al pensiero che messaggi invisibili potessero trasformarci inconsciamente in bestie o in maniaci sessuali senza scrupoli. Ma l’esperimento di Vicary aveva un punto debole: nessuno studio scientifico successivo riuscì mai a confermarne i risultati. Anche chi si aspettava di uscire dalle sue presentazioni cinematografiche con una voglia incontenibile di popcorn rimase deluso. Durante una proiezione

di fronte ad un pubblico di politici a Washington, un senatore presente osservò maliziosamente che all’uscita del cinema era stato assalito da un’incontenibile voglia di hot dog, anziché di popcorn… Nel 1962 tutto andò a monte: Vicary ammise in un’intervista di non aver mai condotto l’esperimento nella forma indicata. Lo studio non era stato altro che una trovata di marketing per la sua nuova agenzia pubblicitaria. Una trovata dai risultati alquanto dubbi: l’idea che messaggi non percepibili possano condizionare il nostro inconscio perdura fi no ai giorni nostri.

UN FALSO MITO

Anche studi recenti dimostrano che i messaggi pubblicitari che restano al di sotto della nostra soglia di percezione cosciente non possono p né condizionare né manipolare il nostro comportamento. È impossibile, sostiene ad esempio la psicologa Andrea Kiesel dell’università di Würzburg, stipare inconsapevolmente nella testa della gente interi messaggi pubblicitari. Dopo lo scandalo suscitato dal suo «esperimento», tra l’altro James Vicary sparì dagli schermi senza lasciare tracce. Le sue ipotesi conobbero un revival durante la campagna elettorale USA del 2000: alcuni sostenitori di Al Gore avevano scoperto all’interno di uno spot televisivo a favore di Gorge W. Bush la parola RATS (ratti), mandata in onda in abbinamento con i democratici. Quindi l’esperimento di Vicary trovò dei seguaci, nonostante in realtà non avesse mai avuto luogo.


Il libro

ÖKK Dossier

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Quando l’abito fa il monaco Nel libro «più venduto al mondo», il defunto guru della pubblicità Paul Arden descrive i pilastri fondamentali sui quali poggia il mondo della pubblicità. TEXT: Christoph Kohler

Tutto quanto non si lascia riassumere in uno slogan semplice da ricordare è generalmente cestinato senza esitazioni dai pubblicitari. Un libro sulla pubblicità è un po’ come se i pacifisti usassero i cannoni per combattere in nome della pace. Ciononostante, non si può negare a questo best-seller pubblicato nel 2006 da Paul Arden, defunto guru della pubblicità, il merito di essere perlomeno divertente. Si tratta di un libro piccolo ma ricco di contenuti. Di cosa tratta? Di tutto quanto possiamo ottenere se solo presentassimo quello in cui crediamo con l’«abito giusto». «Non conta volere, ma voler contare» è il titolo del libro, mentre il sottotitolo ci spiega che si tratta dell’opera «più venduta al mondo di Paul Arden». Affermazione naturalmente falsa visto che l’opera più venduta al mondo resta la Bibbia, con i suoi 20 milioni di copie vendute ogni anno, ma altrettanto vera dal momento che la Bibbia non è stata scritta da Paul Arden. Il senso però è molto chiaro: i superlativi sono l’essenza della pubblicità poiché attirano l’attenzione. Che magnifichiamo i nostri prodotti facendo emergere gli aspetti più positivi è ormai cosa ovvia: la questione è piuttosto fino a dove spingersi? L’esempio di Arden: «Se un cavallo è in grado di saltare un fossato, spingilo a saltare oltre il Grand Canyon […]. Fino a quando la tua idea si baserà su un pizzico di verità, potrai svilupparla all’infinito». La pubblicità di qualità non mente dunque, ma non esita a esagerare. Infatti, non ci sogneremmo certo di prendercela con il panettiere che non ci offre cornetti di un metro e venti solo perché l’insegna davanti alla panetteria è di queste dimensioni. Tra tanta pubblicità, una sola verità per chiudere: ÖKK è la miglior assicurazione svizzera! Paul Arden. Non conta volere, ma voler contare. Il best-seller di Paul Arden. Edizioni Phaidon. 128 pagine. CHF 14.90.


Indagine

ÖKK Dossier

Il lavoro e l’età La percentuale dei collaboratori anziani è in aumento, sulla scia dell’evoluzione demografica attualmente in corso. Ralph Steinmann, di Promozione Salute Svizzera, parla in un’intervista delle sfide dell’invecchiamento con cui devono confrontarsi le imprese oggigiorno. INTERVISTA: Bernhard Widmer

Alla luce dell’attuale evoluzione demografica, si dovrà, prima o poi, aumentare l’età pensionabile? Inoltre, ci sono statistiche sulla percentuale dei sessantacinquenni fisicamente ancora in grado di lavorare per alcuni anni dopo la quiescenza? Non ne sono a conoscenza. Le cifre dell’indagine sulla salute in Svizzera relative al 2007 sono però un indicatore indiretto: fra gli intervistati d’età compresa fra i 65 e i 74 anni, l’80 percento degli uomini e il 75 percento delle donne defi nisce il proprio stato di salute buono se non addirittura ottimo. Fra le persone anziane ancora attive professionalmente, quindi nella fascia fra i 55 e i 64 anni, l’88 percento afferma di godere di buona od ottima salute. Si capisce quindi che molti degli oggi sessantacinquenni godono di una salute che permette loro di lavorare ancora. Cinquant’anni fa, non sarebbe stato possibile, invece negli ultimi decenni il processo d’invecchiamento è rallentato notevolmente. I lavoratori anziani hanno quasi per definizione più esperienza dei lavoratori più giovani: vi sono altri ambiti in cui gli anziani sono per così dire «superiori» ai giovani? Sì, molti! L’invecchiamento va visto come un processo di evoluzione e maturazione, e non come un processo di trasformazione o decadimento. Ecco perché con gli anni aumentano anche le competenze sociali fondamentali per ogni azienda. Dirigere, trattare, intermediare, istruire… sono tutte capacità di cui i collaboratori anziani «abbondano», mentre è «merce rara» presso i giovani. Inoltre i collaboratori navigati dispongono spesso e volentieri di una maggiore consapevolezza della qualità, sanno pensare all’interno di un contesto più ampio e lavorare autonomamente. Quali sono i problemi di salute legati all’età che si riscontrano maggiormente nei lavoratori più anziani?

In linea di massima, i collaboratori più in là con gli anni non sono necessariamente meno performanti dei giovani, anche se occorre distinguere fra sforzi fisici e psichici. Gran parte dei problemi di salute dovuti all’invecchiamento vanno in primo luogo ricondotti agli sforzi fisici compiuti. Molte delle persone fra i 55 e i 64 anni soffrono di dolori alla schiena o sacralgia, ma anche di dolori articolari o reumatismo. Ciò vale per tutti i mestieri, ma ovviamente e in modo particolare per tutte quelle professioni in cui è richiesto un notevole sforzo fisico, ad esempio nell’edilizia, nell’agricoltura oppure nella ristorazione. Tuttavia, come dimostrano le statistiche dell’AI, sono soprattutto i problemi psichici quelli che hanno fatto registrare una crescita maggiore, e in questo caso l’incidenza dei disturbi psichici è effettivamente maggiore sui lavoratori

Il Dott. phil. Ralph Marc Steinmann è senior manager presso Promozione Salute Svizzera nonché corresponsabile dell’allestimento del programma «Invecchiare attivamente in azienda». Promozione Salute Svizzera è una fondazione nazionale con mandato conferitole dalla legge, di incentivare, promuovere e realizzare attività a favore della salute di tutte le persone in Svizzera. Essa unisce i rappresentanti di Confederazione e Cantoni, assicuratori, Suva, classe medica, mondo della scienza, associazioni professionali attive nel campo della prevenzione delle malattie nonché ulteriori organizzazioni. www.promozionesalute.ch

anziani che su quelli giovani. È in aumento il numero dei disturbi del sonno – dai disturbi nella fase di addormentamento a quelli legati all’interruzione del sonno – che insorgono prevalentemente quando alle attività pesanti fisicamente vengono ad aggiungersi fattori quali ritmi incalzanti e/o lavoro a turni.


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Strumento d’analisi della struttura demografica per le PMI Per affrontare tempestivamente le sfide dell’odierna evoluzione demografica (parola chiave: invecchiamento della società), le imprese sono chiamate a confrontarsi con la struttura demografica dei propri organici. A tal fine, la società bernese fairness at work ha sviluppato – fra l’altro con il sostegno di Promozione Salute Svizzera e appositamente per le PMI – un tool di analisi denominato «demografix». Grazie a questo ausilio online, le imprese interessate possono effettuare in modo molto semplice un’analisi della struttura demografica della propria società che mette in evidenza le situazioni problematiche e suggerisce i correttivi da adottare. La versione demo è a disposizione su www.demografix.ch. Durante la fase di prova, il tool sarà verificato da vari punti di controllo. La versione definitiva sarà invece disponibile a partire da metà ottobre 2009.

Quali sono le condizioni di lavoro particolarmente proficue per la salute dei lavoratori anziani e, di conseguenza, per la loro efficienza? Fondamentalmente vale quanto segue: quello che è buono per la salute degli anziani lo è anche per la salute dei giovani. Uno dei più importanti fattori in tal senso è la sicurezza del posto di lavoro. La disoccupazione è infatti nociva per la salute, e anche il solo pericolo di perdere il proprio posto di lavoro rappresenta un fattore di rischio notevole per salute dei collaboratori colpiti. Una variabile di fondamentale importanza per il benessere psicofi sico dei lavoratori anziani è la direzione,

vale a dire il comportamento dei superiori. Degli studi hanno infatti dimostrato che, per i lavoratori non più giovanissimi, la decisione se e per quanto a lungo continuare a lavorare dopo il pensionamento oppure se optare per il pensionamento anticipato dipende principalmente dalla dirigenza dell’azienda. I superiori sensibilizzati sugli aspetti legati all’invecchiamento riconoscono e stimano i punti di forza e le competenze dei collaboratori anziani, motivo per cui sanno come avvalersi in modo ottimale della loro collaborazione. Fanno in pratica capire ai collaboratori senescenti che avranno bisogno di loro anche a lungo termine, eventualmente anche dopo il raggiungimento dell’età pensionabile uffi ciale. Per questo motivo, sostengono anche la loro formazione continua. Quali sono i modelli di orari di lavoro che si prestano in modo particolare alle persone anziane? Per il benessere dei lavoratori anziani è di fondamentale importanza avere tempo a suffi cienza per recuperare le proprie energie. Per «ricaricare le batterie», gli anziani non hanno unicamente bisogno di più pause, ma anche di pause più lunghe, ed è così che gli orari di lavoro troppo lunghi nuocciono gravemente alla salute. Alla luce di questa considerazione, l’ideale sarebbe la possibilità di lavorare a tempo parziale anche in età avanzata. Onde compensare le conseguenti perdite fi nanziare, si dovrebbe tuttavia lavorare oltre l’età di pensionamento prevista dalla legge. Sarebbe quindi auspicabile un modello con orari di lavoro fl essibili: quest’ultimo consentirebbe agli anziani un ritiro graduale dalla vita professionale, con percentuale lavorativa individuale e decrescente nell’arco dei cinque o dieci anni successivi all’odierna età di pensionamento.


Sani sul posto di lavoro

Ă–KK Dossier

Una corretta postura è importante anche per i collaboratori del Med Center Spiraldynamik di Zurigo.


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Darsi man forte a vicenda Presso il Med Center Spiraldynamik non sono solo i pazienti a imparare a muoversi in modo sano, ma anche i collaboratori. L’azienda è stata infatti insignita del «Premio zurighese 2008 per la promozione della salute in azienda». Testo: Fadrina Arpagaus __ foto: Daniel Winkler

«Bea, sei tutta ingobbita!», ammonisce una voce fuori dall’ufficio e subito fa capolino la fisioterapista, che con un paio di mosse tipiche di chi sa il fatto suo raddrizza la schiena di Bea Miescher. Un breve massaggio sul posto di lavoro. «Questo servizio val ben una lavata di capo ogni tanto, no?», sorride Bea Miescher, coordinatrice dei corsi e responsabile della comunicazione del Med Center Spiraldynamik presso la clinica privata zurighese Bethanien. Persino ai medici può accadere di essere ripresi dai terapisti a causa di una postura inadeguata, magari mentre aspettano il caffè davanti al distributore automatico. Oltre alla terapia ortopedica non operativa, lo sviluppo di «modelli di movimento intelligenti» assieme ai pazienti costituisce l’attività principale del team di 28 collaboratori della Spiraldynamik. E qui si mette anche in pratica quanto si predica.

resistenti e flessibili e fanno risparmiare spazio. Il guscio a forma di spirale offre alla piccola lumaca ad esempio una protezione straordinariamente robusta. Allo stesso modo, è possibile ruotare il corpo umano secondo determinate movimenti a mo’ di spirale stabile e flessibile. Sulla base di questa idea di fondo, il dottor Christian Larsen e il suo team hanno sviluppato le «istruzioni d’uso» del corpo, in grado di prevenire – e a lungo termine perfino correggere – i danni posturali. Con le terapie di dinamica spirale è possibile curare e guarire lordosi, dolori cronici alla schiena o problemi al disco intervertebrale anche quando ortopedici non orientati al metodo della dinamica spirale ritengono indispensabile un intervento chirurgico. Solo durante lo scorso anno, il Med Center Spiraldynamik ha evitato un intervento chirurgico preventivato a ben 179 pazienti.

Istruzioni d’uso per il corpo

Per i destrimani: telefono a sinistra!

Spirale dinamica è un concetto di movimento basato sulle forme anatomiche a spirale. In natura, infatti, le spirali non esistono perché belle da vedere, bensì perché

Anche i collaboratori dell’impresa approfittano dello studio medico di dinamica spirale. Durante corsi e sedute di terapia imparano gratis a valutare e migliorare


Sani sul posto di lavoro

ÖKK Dossier

> la loro «matrice del movimento». Un esempio? Se un destrimano colloca il telefono a sinistra anziché a destra, la sua parete toracica superiore ruota automaticamente quando si accinge a prendere in mano il ricevitore. «La parete toracica della colonna vertebrale è estremamente semplice da ruotare. Ogni ulteriore rotazione è balsamo per il corpo», spiega Miescher. Ciò consente di prevenire i problemi ai dischi intervertebrali. Anche durante una stretta di mano, allacciandosi la cintura in macchina o quando ci si siede davanti al PC manca spesso la cognizione circa il giusto schema di movimento. Per tradurre nella pratica della vita quotidiana le nozioni ricevute, i collaboratori hanno costituito cosiddetti tandem: ci si osserva e ci si aiuta reciprocamente. Chi ricorda a Bea Miescher il suo problema della schiena curva riceve in cambio lezioni su come redigere un testo in modo vivace e brioso. È un do ut des, insegnare e imparare, il tutto senza gerarchie. Proprio quanto ha consentito al Med Center Spiraldynamik di ottenere il «Premio zurighese 2008 per la promozione della salute in azienda».

Premio zurighese 2008 per la promozione della salute in azienda Il prossimo «Premio zurighese 2008 per la promozione della salute in azienda» sarà assegnato nel marzo del 2010. > www.gesundheitsfoerderung-zh.ch Con il marchio «ergodinamica», il Med Center Spiraldynamik offre alle aziende corsi in-house e di assistenza pratica integrati da analisi del movimento computerizzate. > T 0878 886 888, www.spiraldynamik.com Le imprese interessate a livello generale alle misure di promozione della salute possono informarsi presso il Beratungszentrum für Betriebliches Gesundheitsmanagement BGM di Zurigo. > T 044 632 94 25, www.bgm-zh.ch

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Il numero giusto

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euro. A tanto ammonterebbe lo stipendio mensile dei dipendenti dell’azienda tessile francese Carreman licenziati nella primavera del 2009, se accettassero l’offerta del loro gruppo. L’azienda di Castres, nel sud-ovest della Francia, ha loro proposto di lavorare in una propria filiale in India per 69 euro mensili lordi. I dipendenti e i sindacati hanno reagito con sdegno, ma l’offerta del gruppo non è affatto illecita: il direttore dell’azienda Francois Morel ha fatto sapere che la proposta è il frutto della semplice applicazione del piano sociale. In effetti in Francia la legge impone che ai dipendenti licenziati venga offerto per iscritto un nuovo impiego nella stessa società, se questa ha filiali all’estero, anche se sono ubicate ad esempio in India. A tal punto può arrivare l’assurdità di una legge. O la sua interpretazione.

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Circa turisti all’anno in visita a Gerusalemme si ammalano della cosiddetta sindrome di Gerusalemme. Con questo nome gli psicologi definiscono un disturbo poco studiato, che colpisce i viaggiatori poco dopo il loro arrivo nella Città Santa. Uno studio condotto dall’ospedale di Gerusalemme Kfar-Shaul spiega che i soggetti colpiti avvertono un forte panico o un nervosismo inspiegabile, hanno visioni o si credono Dio. Ma anche in altre città i viaggiatori mostrano spesso, poco dopo il loro arrivo, comportamenti psicotici: si sentono perseguitati, avvelenati o ipnotizzati. Esperti come lo psicologo Jens Clausen sostengono che anche individui psicologicamente sani possano perdere temporaneamente il loro equilibrio interiore quando viaggiano in luoghi sconosciuti, quando cioè si sentono improvvisamente strappati dalle loro radici e indifesi. E soprattutto quando il viaggio viene caricato di sentimenti di redenzione e di realizzazione religiosa, gli stati psicotici non sono affatto una rarità. Una buona notizia: dopo tre giorni tutti i viaggiatori ritornano in perfetta salute. > http://miami.uni-muenster.de


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300’000’000’000

Circa i dollari americani che circolano ogni anno da un capo all’altro del mondo tramite trasferimenti in denaro. Denaro contante, sia ben chiaro. Una cifra pari a tre volte quella spesa ogni anno su scala mondiale per gli aiuti allo sviluppo. Per gli emigrati, i trasferimenti di denaro contante tramite Western Union, MoneyGram o Coinstar Moneytransfer continuano ad essere il canale più veloce e affidabile per inviare denaro a casa. Perché, secondo le stime di Claus Jousten, responsabile della filiale tedesca di Western Union, oltre i due terzi della popolazione mondiale non è titolare di alcun conto bancario. Benché spesso vengano trasferiti da un capo all’altro del mondo piccoli importi, le rimesse dall’estero sono tutt’altro che trascurabili per l’economia dei Paesi del terzo mondo. In stati come il Tagikistan, la Moldavia o Tonga il denaro delle rimesse rappresenta circa un terzo del prodotto interno lordo. Nel 2006, verso lo Zimbabwe sono stati trasferiti circa 361 milioni di dollari, verso Cuba 983 milioni e verso la Corea del Nord addirittura 1,8 miliardi di dollari. > www.westernunion.com

Ogni mese la metropoli commerciale cinese Shanghai sprofonda di

1 millimetro

Anche Lisbona, Bangkok, Atene e Giacarta avanzano lentamente verso il mare. Nell’ambito del progetto di ricerca internazionale Terraferma sono state effettuate numerose misurazioni di metropoli tramite un satellite radar. In molti casi la colpa è da attribuirsi all’estrazione smodata di acqua dal sottosuolo, che causa il lento sprofondare del sottosuolo e il prosciugamento di strati argillosi. Il peso di grossi edifici poi, in particolare i grattacieli, ne accelera l’inabissamento. Particolarmente grave è la situazione intorno alla città portuale indonesiana Semarang, dove si registra uno sprofondamento di 15 centimetri all’anno e già oggi, con l’alta marea, l’acqua inonda le strade. Gli abitanti di Semarang cercano di difendersi dal fenomeno sistemando mattoni sulle strade, in modo da arrivare a destinazione a piedi asciutti. > www.terrafirma.eu.com


Ritratto cliente

ÖKK Dossier

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Come si diventa albergo dell'anno? Con il perfetto connubio tra innovazione e tradizione, come quello che si celebra nel Grand Hotel Kronenhof. TESTO: Christoph Kohler __ FOTO: Stöh Grünig

Una vita tra le stelle 130 ospiti da viziare, 80 impiegati da gestire e una dozzina di ditte esterne di riferimento. Al giovane direttore dell’albergo, Heinz E. Hunkeler, resta del tempo per sé solo al mattino presto. E proprio alle prime ore del giorno salta sulla sua mountain bike, si ristora con acqua di sorgente alla prima fontana e si avvia verso la Val Roseg. L’unico suono che lo accompagna tra i larici e i cembri è lo scricchiolio dei ciottoli sotto le ruote delle sua bicicletta. Tutt’intorno, l’alba inizia a tingere l’orizzonte, un camoscio si defi la e una marmotta saluta. Un’ora dopo – fresco di doccia e ben impomatato – entrando nella sala del Grand Hotel Kronenhof dove si fa colazione, per Hunkeler la quiete alpina è ormai solo un ricordo. Tra un «buongiorno» e un consiglio per un’escursione, ci scappa anche un bircher-muesli al volo. Questione telefoni: l’incaricato della Swisscom sta aspettando all’ingresso per discutere dei nuovi abbonamenti. Tra una riunione e l’altra, Hunkeler riesce persino ad organizzare il servizio in camera per un ospite davvero speciale.

DA BAGNINO A DIRETTORE D’ALBERGO

Dalla naturalezza dei suoi gesti si capisce immediatamente che Hunkeler conosce a menadito il settore degli alberghi di lusso. Non c’è nemmeno tanto da sorprendersi visto che è cresciuto al Grand Hotel Kulm di St. Moritz. Per decenni, i suoi genitori sono stati direttori d’albergo proprio al Grand Hotel Kulm, dove Hunkeler ha imparato in fretta, come bagnino, che ogni prestazione extra – come la consegna di un asciugamano da bagno – è ricompensata con un’adeguata mancia; in breve, il lusso non è altro che la fornitura di servizi supplementari. Poi Hunkeler si è fatto le ossa in cucina, dove un giorno arrivò a squamare e pulire ben 200 spigole ogni pomeriggio. L’arte del servizio in camera l’ha imparata invece a New York, al celeberrimo The Pierre, mentre all’Hôtel George V di Parigi ha capito cosa vuol dire la pulizia in un albergo. All’Hotel Kempinski di Monaco di Baviera invece ha mosso i primi passi nella gestione alberghiera.

La domanda è quindi retorica: dove altro avrebbe potuto trovar moglie se non in un albergo? Alla scuola alberghiera, o più precisamente alla rinomata Ecole Hôtelière di Losanna. Qui il grigionese ha trovato un’ancora di stabilità nel fuggente mondo degli arrivi e delle partenze: la sua Jenny. Nel 2006 si sono sposati, con rito cattolico convenzionale, in un luogo che di convenzionale non ha proprio nulla: il bosco di Tais. Per l’occasione, il vescovo di Coira ha chiuso un occhio. Oggi, oltre che della pulizia, delle decorazioni e dell’asilo nido, Jenny Hunkeler è responsabile dell’attrazione principale dell’albergo: un centro Spa di 2000 metri quadrati che dalla fi ne del 2007 consente agli ospiti dell’albergo di rigenerare anima e corpo.

IL LUSSO DEGLI ALTRI

La giovane coppia di gerenti d’albergo è coadiuvata dal 39enne chef Bernd Schützelhofer, la cui cucina secondo la guida GaultMillau vale «16 punti in tutta scioltezza» (su 20 punti, che sono esclusivo appannaggio divino). Effettivamente, i manicaretti preparati dal cuoco austriaco e dalla sua équipe sono a dir poco notevoli. Il menù servito a cena per gli ospiti a mezza pensione è preparato così accuratamente da non temere nemmeno il confronto con quello di un ristorante gourmet à la carte. Schützelhofer serve nel piatto la fi losofia dell’albergo: la reinterpretazione della tradizione. O, per dirla con le parole del menù: «Gelatina di bollito di vitello e legumi serviti a mo’ di mille feuille, accompagnati da insalata di porro e topinambur con vinaigrette di patate viola ed erbette del giardino». Hunkeler vive nel lusso, ma soprattutto vive per il lusso degli altri: gli ospiti. Tuttavia, nel tempo libero i coniugi Hunkeler amano fare acquisti al supermercato e cucinare personalmente degli ottimi spaghetti al pomodoro: quello che si dice una vita sotto le stelle. > www.kronenhof.com Il Grand Hotel Kronenhof è cliente aziendale di ÖKK.


La vita di tutti i giorni nell'albergo 5 stelle e cucinare spaghetti nel tempo libero: i coniugi Hunkeler.


presenta

Sarà lo show «Wunderbar - es ist ja so!» a riscaldare i cuori nei mesi in cui le temperature scenderanno senza tregua. La parola d'ordine di Ingo? «Ridere senza rimorsi».

19.10.09 20.10.09 24.10.09 27./28.10.09 3./4.11.09

Comedy-Festival Züri lacht * Restaurant L'AQ, Pfäffikon ZH Kulturtreff Rotfarb, Uznach SG Theater am Käfigturm, Bern * Fauteuil, Basel

5.11.09 7.11.09 10.12.09 11./12.12.09

Informazioni: www.comedy.ch

Würth-Aula, Chur Comedy-Festival Lozärn lacht * Saalbau, Reinach AG Casinotheater, Winterthur

* Prevendita biglietti


ÖKK Dossier 2/2009 i