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L’editoriale di Chiara Conselvan

U

n caloroso bentornato a tutti! Da dove? Dall’amorevole viaggio nel paese di quella venerata dea quale è la cogestione, da quei luoghi ancora più lontani, invocati e celebrati, chiamati gite. Non so voi, ma fatico a stare al passo con tutti i movimenti e gli stimoli dei mesi appena andati! Un prof che se ne va, una festa d’addio, lo stesso prof che torna, una festa di bentornato: a me, che vivo queste esperienze per l’ultima volta (almeno spero), tutto scivola dalle mani, una novità ruba lo spazio alla precedente e così via, senza darmi respiro. Ma c’è un momento, questo momento, in cui mi ritrovo davanti alla pagina bianca, a cercare cosa ho da dire nell’articolo del mese. Questo attimo è abituale, quasi sacro, è un tradizionale ritorno a me e alle mie passioni, quasi come un diario, ma meno oneroso. Tuttavia, come ogni piccolo o grande compito, ha più facce: lo vivo come un impegno, con i suoi vincoli di lunghezza e le sue scadenze, ma come tutti gli impegni sa appagare e appassionare. E’ come quando, in una giornata grigia e piovosa di questo tristissimo inverno milanese, l’ultimo argomento di scienze, di greco o persino di fisica diventa improvvisamente degno di avere spazio tra i tuoi pensieri: ti rimane in testa e ti fa emergere da un torpore di settimane attraverso il metodo più autoritario e illiberale di tutti: lo studio. Infatti mi accorgo che senza gli impegni la mia vita sarebbe vuota, anzi piena, ma solo di pigrizia

e fiacca inattività. E che ci fa una diciottenne sul divano giorno e notte? Non è la condizione che le si addice, e di questo sono convinta. Allora sogno che all’energico grido di “Bando alla poltroneria!” ciascuno riponga le sue forze in qualcosa che gli sta a cuore, la ricominci, nonostante sia aprile inoltrato, anzi soprattutto perché lo è già, che sia nella scuola, nello sport che pratica o nei rapporti, e parli, parli delle nuove energie che si sente in corpo, e vorrei ripeterlo – “Bando alla poltroneria!”proprio perché periodicamente sento il bisogno che qualcuno me lo ripeta – “Bando alla poltroneria!”per renderlo mio ogni volta in modi diversi. E così vi incito all’attività nella scuola: penso alla partecipazione, alle idee, all’arricchimento della giornata scolastica standard che sapete di poter regalare al Carducci, ma che non avete mai avuto il coraggio di mettere in pratica. Un vento di freschezza, questo è quello che mi regala l’Oblò ogni mese, una carica per ricominciare. Posso sperare che vi faccia lo stesso effetto? Oggi voglio essere ottimista e mi auguro che l’Oblò stimoli anche voi, o che lo faccia un’ode di Saffo o una pagina dei fumetti: non importa cosa, ma, se siete assopiti come mi spesso sento io, mi auguro che qualcosa vi svegli – “Bando alla poltroneria!”- e vi prepari ad affrontare la stagione più bella dell’anno: la primavera. Ps. consiglio a tutti, amanti della botanica e non, la ricerca delle magnolie in fiore nella nostra città: Milano appare così rosa e candida in questa stagione!

La redazione dell’oblò

redattori | Cleo Bissong, Bianca Carnesale, Giulio Castelli, Julia Cavana, Rebecca Daniotti, Alice De Gennaro, Federica Del Percio, Letizia Foschi, Sofia Franchini, Alice de Kormotzij, Martina Locatelli, Edo Mazzi, Beatrice Penzo, Francesca Petrella, Carlo Polvara, Beatrice Sacco, Claudia Sangalli, Andrea Sarassi, Sara Sorbo, Alessia Tesio, Alessandra Venezia vignettisti | Leonardo Zoia, Silena Bertoncelli copertina | Francesco Bonzanino DIRETTRICE | Martina Brandi Capo redattore | Chiara Conselvan Docente referente | Giorgio Giovannetti Collaboratori esterni | Francesca Bassini, Bianca Brinza, Pietro Klausner, Filippo Lagomaggiore, Simone Possenti, Marco Recano, Beatrice Servadio, Michele Spinicci 2

L'Oblo' sul Cortile | Anno VIII, n° 4

Pag

sommario

4 omofobia

SOS CONTRACCEZIONE

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6-7

cogestione 2014

8-9

orientamento AUTO-PUBBLICAZIONE

10

L’ECLISSI DEL PADRE

11 1213

IL CORAGGIO DELLA SCELTA

1415

milano AUDIOPHILES

16

17 THE SHOW MUST GO ON 1819

21

CINEMA intuito infallibile

22 il crollo della speranza

23

STORIE DI RORSCHACH

24

sochi

25

red hot chili liverpool

26 fumetti 27 bacheca 28

ostriche

29 tweet anatomy 30 GIOCHI

31

giochi


occhi aperti sulla

francia

di Carlo Polvara

I

l 23 e il 30 marzo 2014 si sono svolte in Francia le elezioni municipali con cui si rinnovano i sindaci e i consiglieri comunali di quasi tutti i comuni francesi. Queste consultazioni si svolgono con il doppio turno, il sistema elettorale tipico di tutte le elezioni francesi. Tale appuntamento, che si svolge ogni sei anni, è molto importante in quanto indice della popolarità del governo in carica e del consenso tra la popolazione. Alle scorse municipali nel 2008 i socialisti e le forze della sinistra avevano ottenuto un grande successo conquistando moltissimi comuni. Queste recenti consultazioni elettorali hanno invece registrato un deciso arretramento delle forze che fanno parte dell’attuale compagine governativa e da cui il Presidente Hollande proviene. I socialisti, che avevano conquistato Eliseo e maggioranza parlamentare nel 2012 hanno pagato la forte delusione dei francesi, che hanno confrontato le promesse di cambio di passo di allora con la difficile congiuntura economica attuale, nel segno di una crisi non ancora finita, di una crescita debole e di un’alta disoccupazione. Molti elettori si sono rifugiati nell’astensionismo che ha raggiunto i massimi storici (38.5% al secondo turno ), altri hanno premiato l’UMP, il partito di centro-

destra gaullista e di governo, che si è rafforzato espugnando diverse importanti città (Caen, Tolosa, Reims, Tours). I socialisti possono consolarsi solo con la vittoria a Parigi, che amministrano dal 2002. Il risultato che più ha attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica nazionale ed europea è tuttavia quello del Front National, una formazione politica di estrema destra guidata da Marine Le Pen. Ella ha ereditato il partito dopo il ritiro di suo padre Jean Marie, fondatore nel 1972, e si è dimostrata abile nello stemperare i caratteri xenofobi, nazionalisti e razzisti del suo movimento anche attraverso espulsioni mirate e nel presentare il Front National come forza di governo. Infatti il partito, pur non nuovo a notevoli risultati elettorali, era sempre stato penalizzato dal doppio turno e aveva sempre trovato difficoltà ad ottenere cariche amministrative. Con queste elezioni il Front National arriva ad esprimere tredici sindaci, anche in centri importanti come Frejus e Béziers e spera di ottenere il primo posto nelle prossime elezioni europee. Queste elezioni rischiano in più paesi di Europa di vedere un’avanzata della destra estrema, che risponde alla crisi economica e sociale e al crollo della fiducia nelle istituzioni europee riproponendo ricette di sapore

antico ed inquietante, fondate sulla chiusura, l’isolazionismo nazionale e la xenofobia. Perché queste forze avanzano in Grecia, in Ungheria, in Italia e Francia? Tra i tanti fattori la crisi delle forze democratiche e di una sinistra riformista che fatica a portare al governo le ragioni di parti del suo elettorato storico indebolite dalla crisi. Spesso infatti il Front National ha fatto breccia nell’elettorato popolare delle periferie flagellato dalla disoccupazione e sensibile alla propaganda contro gli stranieri. E’ urgente quindi che la sinistra formuli nuove ricette e strategie e riallacci i legami con i ceti lavoratori per poter disinnescare i venti da destra prima che fischino e infurino come nel passato sul nostro continente.

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Attualità

uomini uguali davanti alla legge? di Beatrice Penzo

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egli ultimi tempi si è molto sentito parlare dell’intolleranza della Russia verso le coppie omosessuali, della mancanza di diritti, e delle loro continue lotte per abbattere un’omofobia che viene direttamente dallo stato. Queste vicende però, stanno involontariamente deviando la nostra attenzione dai casi più gravi presenti nel mondo. In ben novantuno paesi sparsi per il globo uscire in piazza per rivendicare i diritti sul proprio orientamento sessuale può costare da qualche mese di galera, all’ergastolo, e, nel caso di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Nigeria, Mauritania, Sudan e Yemen, fino alla pena di morte. Questi, in realtà, sono solo i casi più evidenti di pena di morte, ma in molti altri stati africani o asiatici, si corre il rischio di essere condannati, e non a causa del codice penale, ma per una legge religiosa, che in molti paesi ha firmato più di una condanna a morte: la Sharia, che incarna la legge di Dio. Uno degli aspetti peggiori della situazione è forse il fatto che in questi paesi i passi indietro in senso legislativo sono molti di più dei passi avanti. Basti pensare alla recente vicenda 4

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dell’Uganda, dove è stata approvata chi, per mancanza di tutele, si deve una legge che prevede l’ergastolo per gli nascondere dalla furia di una folla omosessuali. Inoltre il giorno seguente la ignorante. Tuttavia la guerra contro decisione del presidente ugandese, per l’omofobia, lunga, estenuate e senza supportarlo un giornale ha addirittura pause, non è combattuta solo in piazza, promesso che avrebbe stilato una lista ma anche in rete, dove le comunità dei più conosciuti personaggi gay. Tali virtuali crescono, dove, con l’impatto notizie non riguardano solo Africa e Asia, e la sintesi proprie dei social network, ma anche alcuni stati dell’America, i ragazzi continuano le battaglie degli come dimostra il fatto che in Arizona uomini e delle donne che il giorno prima per poco non è stata approvata una sono scesi in piazza. I messaggi sono norma che avrebbe permesso ad tanti, e anche le buone notizie non aziende e esercizi commerciali di mancano, come nel caso del giudice rifiutarsi di fornire servizi ai gay. Lameck Ng’ambi che in Zambia (che Se si sente la necessità di informarsi su anche solo per “propaganda” prevede questo tema, navigando in fino a quattordici anni rete non è difficile trovare In ben novantuno di carcere) ha assolto cartine che illustrino con paesi rivendicare l’attivista gay Paul i diritti sul un forte impatto visivo la Kasonkomona. Anche proprio situazione mondiale sui senza andare tanto orientamento diritti LGBT (lesbiche, gay, lontano, però, i Lions, i sessuale può bisessuali, transgender), e componenti della squadra costare anche di football americano saltano subito all’occhio l’ergastolo. le zone “rosse” presenti di Bergamo, hanno in Africa e Asia, mentre è più difficile girato un video contro l’omofobia. individuare i paesi in cui non esiste una Il sostegno anche di chi non si trova specifica legislazione sull’orientamento a essere direttamente coinvolto è sessuale. Ci sono infatti alcuni stati in importante, proprio come, con ironia e cui niente è specificato da una legge non eccessiva finezza, ci fanno notare scritta, ma la tradizione implicita di i Lions alla fine del video: “Uno di noi una forte intolleranza porta spesso ad è gay. Ma il culo ve lo facciamo tutti”. atti di violenza e repressione, contro


sos contraccezione: conoscere per scegliere

di Martina Locatelli

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nformare parlando la stessa lingua dei giovani, ecco l’obiettivo della campagna sulla contraccezione “Love it! Sesso consapevole”, un progetto su scala nazionale dedicato alle ragazze e ai loro partner. “Prima regola: informarsi. Io non mi fido dei boh può darsi.” Così recita a ritmo rap la cantante Baby K che ha deciso di sostenere, con tanto di brano e video, questo nuova e coinvolgente proposta. Ne è promotore il presidente della “Società italiana di Ginecologia e Ostetricia” (Sigo), Nicola Surico, in collaborazione con il progetto educazionale di Msd “la pillola senza pillola”. “Love it!” agisce soprattutto sul web con il sito www.lapillolasenzapillola. it, gestito da un team di ginecologhe soprannominate “Love band”. Qui sono proposti in modo chiaro e approfondito, con testi, video e immagini, i diversi metodi contraccettivi. Vi anche è uno spazio dedicato ai quesiti più comuni, con frasario multilingue e lettura delle analisi. Basta connettersi al sito per poi scoprire che in molte regioni italiane vengono organizzati eventi ai quali la Love band si presenta con stand invitanti: non solo si distribuiscono bracciali che rendono le teenager testimonial della campagna, ma un team di ginecologhe è a

completa disposizione per informazioni e consulenze a titolo gratuito. Il messaggio che si cerca di trasmettere a grandi lettere è il seguente: meglio non affidarsi al partner o alla buona sorte quando si tratta della proprie scelte in campo sessuale. “Love it! Sesso consapevole” opera in un momento in cui c’è grande bisogno di educazione e sensibilizzazione in tema di contraccezione. Secondo l’ultima indagine dell’Istituto superiore di sanità, l’età del primo rapporto si è abbassata fino ai tredici anni. Inoltre le gravidanze sono quasi un evento quotidiano tra le giovani che non hanno ancora superato la maggiore età. Basti dare un’occhiata tra i programmi trasmessi in tv per imbattersi nel noto “16 anni e incinta” trasmesso su Mtv, ormai giunto alla quarta stagione. “Le fasce d’età in cui abbiamo osservato un aumento delle gravidanze è quella tra i 14 e i 18 anni.” spiega Nicola Surico: “Nell’intera penisola non solo le giovani donne (il 42% delle under 25) non utilizzano alcun metodo contraccettivo, ma l’Italia si classifica quindicesima in Europa per quanto riguarda la diffusione della contraccezione ormonale.” I motivi che spingono a questa scelta sono tutti riconducibili alla cattiva, ma soprattutto

scarsa informazione, sia nel contesto familiare che in quello scolastico. I pregiudizi alla base dell’inadeguata diffusione dei metodi contraccettivi ormonali derivano da alcuni effetti collaterali come l’alterazione del ciclo, le perdite, la ritenzione idrica (che si manifesta nella cellulite), l’aumento di peso ecc... Per tali motivi molte donne italiane hanno abbandonato l’uso della pillola. Questi sono problemi che, però, dipendono dal dosaggio e dal tipo di metodo contraccettivo adottato e il compito di “Love it! Sesso consapevole” è quello di aiutare la personalizzazione della scelta, perché si conoscano tutte le alternative contraccettive che offre il mercato, superando così incertezze e preoccupazioni. Negli ultimi sette anni è aumentato del 60% il consumo della pillola del giorno dopo e non sono poche le teenager, ma anche le donne adulte, che optano per l’aborto in caso di gravidanza indesiderata. Tali scelte rappresentano una sconfitta per la società che deve e può lottare per prevenirle e la campagna della Sigo dimostra che tutto ciò non è difficile da realizzare. Noi dalla nostra ci auguriamo che con “Love it!” cambi davvero il modo di fare educazione sessuale!

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cronache carducciane

Cogesta 2014!

na iorda llio G lla u T o e rc bito d ta Ma regis a nell’am re il loro l e d r a o ica ra rvent oliti f el l’inte aratterist tti, sono s un filo d ostre e h c c e a o f a e d e n n n l i u io al n e i, Cre avuto li espert ’impostaz re spazio i imparar a i b G b d a n a i . u e c e t s o n t nd i la tio ta me coges nto segue iti, per po io, ci per emi e res a t l e b i n i v b b a t r u a d a e ior int min za d rest rso p che, sen su deter co Tullio G di una o c s i d o , r Il o nde. poste quell he Ma ppiam doma e non sa il taglio c o è stato venivano lezza tr ch li el cose sante. Ma suo incon de che g etto di b vinto n s c l a e n ha a r o m e c e e o t r h in o da a dalle d ll’ampio ul film c omenti t u l o ha v ione nat to de pinione s sì gli arg si degli u o ss oposi o discu sero a pr ente un’ toccato c io agli ab darci, s g i m o g o d a f a n t s o n e a s e a ch pa cific mes cetti utili le h n r e o u e p r i s p a d p zza o più . Le sue gli ha me di pre belle r esto l’osca ersi, dalla gici, e qu i, un insie n lo iv più d nti tecno e di nozio nale. i, 5D e o m s Fadin ana a t t strum un insie ione per d de az he Bene ullio Gior più c stra form T o c r o Ma alla n a’ di inem c l e n lezza a Bel L ‘ u s

ello, molto b o. Per Gruppo al punto giust o, o d c n fi o fo s filo fino in lo r a z il z i appre iacert oveva p però, d ... genere 4C errati, Marco F h Note’ t a e su ‘D Gironi di Alice arre Baldass e Sara

“La bellezza nel cinema” di Marco Tullio Giordana

Gruppi musicali in generale: tutti coinvolgenti, alcuni mi hanno dato modo di scoprire talenti musicali di alcuni compagni che fino a prima ignoravo, altri mi hanno fatto riflettere, altri semplicemente sorridere.

Belli i si po filmati! A teva pare a po’ d r i più pprofond mio ire u È sta su Sa n t v utile o un grup iano, pe rò. . po lu ngo m a su ‘L

Studente

“Bellezza e felicità. La bellezza fisica da Saffo a Shakira” di prof. Giovannetti e prof.ssa Romussi

Quando mi ha nno contatta to per venire questa occasi in one sono stat a contentissima! Perché lo zucc hero? L’aspett o che più mi affascina delle materie scient ifiche è il mod con cui ci spie o gano le cose semplici. Sem come lo zucc plici hero, che dà quel sapore do che piace tant lce o agli esseri um ani. È l’istint dirci: dolce è oa buono, amaro è nocivo. ‘Storia di un

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a ma fia vi Student ess sta di Al essan al cinem e a dra V enez ’ ia

Daniela Nava, ospite e refere nte del gruppo dolce: retros cena insospet tabili dello zucchero ’


“La Terra dei fuochi” di Vittorio Graziano e Gabriele Chiavuzzo

ata prepar to fatica sendo t Non es mento ho fa a troppo er go r o a s ’ r ll o po u c s . Il dis umenti, trop e ir u g e oc e d as h i c u s n e, a rato lesso pesant incent un po’ nto era comp e o g n e lu oa l’argom o temp perché tare nel poc on da affr izione. tessa dispos Studen nte ra u ismo d iale’ isemit t d n n a o M e a r iesa llani a Guer su ‘Ch la Prim rof.ssa Masce zzi n o di p Ant ia e prof.

Ci siam o avuto p organizzati a ll’u oco tem e docu po a di ltimo, abbia menti mo sposizi son on tuttavi a diffic o stati semp e. Scaletta lici da ili da s buona elez trov riu division scita è impo ionare. Per u are, r na ta e sintetiz del lavoro ed nte anche la za e Parlare re senza om ssere in grad ettere o di davant pa i a un p intimor ubblico ssaggi focali. isce, p oi mi s all’iniz perché ono io i riscont ragazzi mi se sciolto, sopr attutto guivan ro. Per o e int certi v può ris uivo ersi ult pubblic are dispersiv , però, l’Aula un a: vers o non s o la fin Magna eguiva e il più. referen

te del

Stimolante, ha suscitato un dibattito di gruppo, ma anche è stato spunto di riflessioni personali.

gruppo

Gabrie le ‘La Ter Chiavuzzo, ra dei fuochi’

Calcio, sp giornali ort e smo: il Carduc apre le ci p Sport. orte a Sky Interes sa per l’it er gior nte nalistic simpat o, ico interat , alla mano e tivo.

Sara Monaco e Martina Garreffa, 2D sulla proiezione del film-documentario ‘Il corpo delle donne’

Elisabe

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Platea

La prof.ssa Nava non delude mai: potrebbe tenere un discorso sulla riproduzione delle cellule intestinali di un’allodola e se la caverebbe più che egregiamente e senza una mosca che voli nella stanza. Studentessa 5C su ‘Storia di un dolce: retroscena insospettabili dello zucchero’ della prof.ssa Daniela Nava

Il grupp o arte de ‘La nobile ll’imbr oglio’ di Ricc ardo G albiati Davide e Fe l’aula m rri ha strega to agna. Studen

tesse

“La nobile arte dell’imbroglio” di Riccardo Galbiati e Davide Ferri

da 100 e lode

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cronache carducciane

C

economia

osa fare dopo, questo è il dilemma. Beati quelli, pochi, che sin dalla prima elementare hanno già idea di “cosa fare da grandi” e fin da allora non hanno fatto altro che perseguire quel sogno. Per gli altri comuni mortali, invece, arrivati solitamente a questo punto della vita, il futuro si prospetta come un grosso punto di domanda, a partire dalla scelta dell’università. Ecco dunque che mille dubbi si affollano nella testa. Ed è proprio questi dubbi che le seguenti pagine di orientamento tentano di risolvere, almeno parzialmente. Si succederanno, perciò, di numero in numero, le risposte che ex carducciani hanno dato alle nostre domande, ogni volta in merito a facoltà universitarie diverse, una scientifica e una umanistica. Purtroppo, per motivi di spazio, alcune risposte sono state tagliate; troverete tuttavia la versione integrale sulla pagina facebook dell’Oblò, unitamente agli scritti di altri ex carducciani. Tutti loro, inoltre, hanno dato la disponibilità a essere contattati privatamente per ulteriori chiarimenti. Buon orientamento!

le domande 1) Dopo un percorso di 5 anni al Carducci, quali difficoltà si riscontrano scegliendo la facoltà di (...) dal punto di vista della preparazione ai contenuti, del metodo e delle ore di studio? In cosa invece si è facilitati? 2) A cosa va incontro lo studente che sceglie la facoltà di (...)? Che cosa si studia, di fatto? Quali competenze si assumono? A quali aspettative risponde un tale corso di studi? 3) Quanto è impegnativa questa facoltà in termini di ore di lezione + ore di studio individuale? Ci sono materie riconosciute dalla maggior parte come particolarmente ostiche? 4) E’ previsto un test d’ammissione? Se sì, quanto lo hai trovato difficile, quanto e come ti sei preparato, quanto il risultato incide sulla possibilità di essere ammessi o meno all’università? In generale, quali competenze sono richieste allo studente di (...), in cosa dev’essere portato? 5) Quale università (milanese/ italiana/estera) frequenti? Come hai trovato la qualità dell’insegnamento? Quali servizi (laboratori/stage/scambi....) offre la tua università? Com’è l’ambiente che si viene a creare fra gli studenti? 6) Sei soddisfatto della scelta che hai fatto? Perché? Consiglieresti la tua facoltà (o il tuo corso nello specifico)? Perché? 7) Se sei al terzo anno: quali sbocchi concreti per il futuro offre il tuo corso di studi? Sai già cosa vuoi fare dopo?

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L'Oblo' sul Cortile | Anno VIII, n° 4

DAVIDE FERRI, ECONOMIA in BOCCONI, i anno 1) La facoltà di economia politica/teorica richiede una preparazione quantitativa solo discreta, dato che la maggior parte delle conoscenze necessarie durante il corso di laurea vengono riprese e affrontate i primi mesi d’università. E’, invece, imprescindibile la passione per la speculazione, una genuina propensione all’indagine e analisi critica, che il Carducci dovrebbe aver stimolato e sviluppato in voi. Dovete, in questo senso, ritenervi privilegiati per la qualità della formazione impartitavi, raramente riscontrabile. Cercate di approfondire la conoscenza dell’inglese, che nell’ambito scientifico è oramai divenuta lingua franca. Non mi soffermo sulle ragioni che vengono solitamente addotte a prova di ciò; sappiate che vi verrà chiesto più volte fin dal triennio di assistere a lezioni e/o leggere testi in lingua. 2) Il corso di economia teorica (CLES in Bocconi) dovrebbe trasmettere allo studente strumenti di base per l’analisi, la comprensione e la rielaborazione della realtà economica. In altri termini, dovrebbe formare analisti d’ogni genere, economisti, operatori di borsa, manager d’azienda, il cui minimo comun denominatore risulterebbe essere il possesso di strumenti attraverso cui studiare rigorosamente la realtà. Il corso è comunque identico agli altri presenti in università per il primo anno e mezzo e si differenzia solo nella seconda parte; la reale specializzazione si verifica, quindi, solo il conseguimento della laurea triennale, momento in cui gli studenti sono realmente chiamati a scegliere un percorso specifico. Mi piace sostenere che il Cles stia ai corsi Bocconi come il Classico sta ai Licei: se siete incuriositi dall’ambito economico e intendete sviluppare un approccio critico allo studio di fenomeni complessi, se non vi è sufficiente apprendere informazioni, ma anche le ragioni che vi stanno dietro, allora è il corso giusto per voi. 3) La facoltà non è particolarmente impegnativa, soprattutto nella prima metà del triennio. Si tratta semplicemente di saper organizzare il lavoro, attitudine che al Carducci dovreste aver acquisito. Durante i periodi di frequentazione si tratta di 1-2 ore di studio al giorno, che lievitano in fase pre-esame a 6-7 intense. 4) Il test di ammissione in Bocconi ha finalità selettive, ma con una preparazione sufficiente e una media decorosa si può raggiungere l’obiettivo. Consiglio per la preparazione l’utilizzo degli Alpha test, che per quanto mi riguarda hanno facilitato l’acquisizione della corretta strategia per affrontare l’esame e per la gestione del tempo. La tipologia di domande che vi trovate è altrettanto verisimile: logica, matematica, verbale, inglese, matematica ecc. 5)Frequento l’università Bocconi qui a Milano. Abituato ai professori del Carducci, non ho affatto riscontrato qualità didattiche superiori, il che rende merito più agli insegnanti del Carducci piuttosto che demerito a quelli della Bocconi. L’università offre diversi servizi, che potete facilmente reperire sul sito. Mi limito a citare quelli notevoli, che, dal mio punto di vista, consistono nei programmi Erasmus e stages offerti durante il triennio e nella mediazione con il mercato del lavoro in fase di pre e post laurea. 6) Io frequento la facoltà di Economia in Bocconi e più specificamente il CLES: corso di laurea in Economia e Scienze Sociali. Il primo anno e mezzo, come ho già accennato, è uguale per tutti i corsi, ma la preparazione specifica si ha solo nella seconda parte del percorso. Ciò che mi ha incuriosito di questo corso è proprio tale specializzazione, adatta, proprio grazie al suo approccio teorico, a chi non può fare a meno di porsi delle domande ed è incuriosito dalla caratteristiche delle varie realtà economiche.

TANTI AUGURI A TUTTI QUELLI CHE L’8 APRILE PROVANO IL TEST DI MEDICINA!!! E IN BOCCA AL LUPO A TUTTI PER GLI ALTRI TEST...


filosofia ambra mannarà, filosofia in statale, ii anno 1) Senza dubbio il Carducci ti prepara ad affrontare la mole di studio con metodo ed organizzazione, tuttavia, come ogni liceo, non ti prepara alla scelta autonoma e totalmente libera dei corsi da seguire. Alla facoltà di filosofia della Statale non esistono esami obbligatori, nemmeno per il primo anno, quindi il mio consiglio per le future matricole è di seguire un ordine cronologico o tematico nella scelta dei primi corsi. 2) Da uno studente di filosofia non ci si aspetta che studi a memoria i libri previsti per la preparazione dell’esame, ma che ragioni sui testi e che se ne formi un’opinione o che almeno si ponga delle domande durante lo studio; è la parte più interessante! All’esame il professore pretende una buona conoscenza del testo, una lettura approfondita (comprensiva delle note che spesso si evitano) e la capacità di elaborare un pensiero critico con argomentazioni e collegamenti inerenti alla materia di studio. 3) Molti considerano filosofia una facoltà “facile” ma io penso che, se si vuole davvero affrontare questa materia, si debba essere sempre informati su tutto quello che succede intorno a noi dalla politica ai cambiamenti socio-culturali fino alle scoperte scientifiche perché l’oggetto di studio è tutto ciò che esperiamo, dunque un campo vastissimo. Ci sono sicuramente esami più faticosi di altri come gnoseologia, filosofia teoretica, filosofia politica ed ermeneutica filosofica, ma sono anche i più soddisfacenti e attuali, poi ci sono esami più semplici, prettamente accademici come le storie della filosofia (antica, medievale, moderna, politica) che consistono nello studio dei manuali più un approfondimento su uno o più autori. 4) Non c’è alcun test di ammissione tuttavia, per gli studenti che abbiano preso un voto inferiore a 70/100 e per coloro i quali non abbiano affrontato la materia alle superiori è previsto un test, che dimostri che la matricola ha le competenze necessarie ad affrontare il percorso universitario. L’esame valuta le conoscenze di italiano, storia, filosofia e cultura generale, è alla portata di tutti e ha una durata di tre ore ma quasi tutti finiscono dopo due. 5) Io sono iscritta alla triennale di filosofia in Statale e sono molto contenta della scelta perché ho trovato solo professori competenti, ottimi oratori in grado di coinvolgere gli studenti e farli appassionare alla materia. Per quanto riguarda i laboratori ci sono alcuni problemi di organizzazione perché le aule scarseggiano quindi non c’è una vasta scelta, tuttavia si svolgono regolarmente ogni semestre con un numero di circa 30 iscritti. Il laboratorio offre allo studente la possibilità di lavorare in maniera molto più approfondita su un testo, di analizzarne il lessico filosofico e di confrontarsi direttamente con il professore, cosa che, durante i corsi avviene meno per via dell’alto numero di frequentanti. 6) Sono molto soddisfatta di aver scelto filosofia perché mi permette di approfondire tutto quello che maggiormente mi interessa, ad esempio come conosciamo, quali sono i fondamenti di un’argomentazione logica, come arriviamo ad una scoperta scientifica, perché siamo in grado di fare del male e perché cerchiamo il bene, cosa può trasmetterci la lettura di un libro e quanto peso può avere un’ideologia. Sicuramente consiglierei questa università perché mi ha permesso di crescere e mi ha dato le basi per formarmi delle opinioni e sostenerle.

dominique sabatini, filosofia in statale, ii anno 1) Dopo un percorso di cinque anni al Carducci, le difficoltà affrontate scegliendo la facoltà di filosofia possono essere quelle di non aver affrontato alcuni autori il liceo. Questo però dipende molto dai professori che si hanno al triennio, dai temi e dagli autori su cui decidono di concentrarsi. Per quanto riguarda il metodo e le ore di studio, io non ho riscontrato particolari difficoltà. Credo che il metodo di studio con cui si affronta un liceo aiuti molto, poi, ad affrontare gli esami universitari. Ovviamente, per quanto riguarda il carico di studio, la mole in università diventa maggiore e di conseguenza le ore di studio aumentano. 2) Gli esami sono di diverso tipo, ad esempio quelli di storia della filosofia, che si dividono in antica, medievale, moderna e contemporanea. In esami come questi, a volte, c’è una carrellata di autori da studiare (es. storia della filosofia antica: c’è un manuale che va da Talete a Plotino) e in più si affronta un tema in particolare che il professore tratterà in maniera più approfondita a lezione. Gli altri esami spaziano da filosofia morale a filosofia della scienza, da estetica a semiotica, da istituzioni di logica a filosofia politica. Il bello, ma allo stesso tempo il brutto, di questa facoltà, è che il percorso di studi te lo crei tu: non ci sono esami obbligatori da fare, ma ci sono, ad esempio, 3 esami da scegliere in una griglia di 10 proposti. Non è semplice descrivere il livello di competenze acquisite, perchè può essere davvero differente da uno studente ad un altro. 3)In termini di ore di lezione, per quanto riguarda il triennio, di solito si scelgono di seguire circa 3 corsi a semestre, perchè gli esami da dare sono 3 a semestre. Un corso consiste in 60 ore di lezione circa, che si distribuiscono in 3 lezioni alla settimana, ognuna da 2 ore. La frequenza non è mai obbligatoria, però se si decide di dare l’esame da frequentanti è opportuno cercare di frequentare almeno il 75% delle lezioni. Dare l’esame da non frequentanti implica, di solito, portare all’esame un libro in più. Le ore di studio dipendono spesso dall’esame da preparare: ci sono esami da 2 libri, per cui bastano una decina di giorni di studio pieno per prepararli. Altri esami, con 6 o 7 libri, che richiedono circa un mese. 4) La facoltà di filosofia della Statale non richiede un test d’ammissione. In generale lo studente deve essere ben portato allo studio e alla lettura. Chi si stanca facilmente di leggere pagine e pagine non sarà agevolato in una facoltà come questa. Lo studio dei concetti è importante, ma soprattutto è fondamentale capirli, perchè imparare a pappagallo in una facoltà come questa, serve a ben poco. 5) Io frequento l’Università degli Studi di Milano e trovo che la facoltà di filosofia offra ottimi insegnanti, con alti livelli di preparazione. Sono presenti numerosi laboratori, tenuti da professori, da assistenti o da ricercatori della facoltà, che trattano di temi svariati, ed è richiesto molto lavoro sui testi. Il dialogo è fortemente richiesto, gli scambi sono molto più vivi rispetto alle lezioni e spesso al termine del laboratorio, a gruppi o singolarmente, si espone un testo che si è preparato. Ovviamente c’è la possibilità di fare l’Erasmus all’estero, di qualche mese o di un anno intero. 6) La facoltà di filosofia, alla Statale, è ottima, i professori sono spesso disposti a confrontarsi con te e a darti consigli e io sono molto contenta della mia scelta. Poco tempo fa ho letto un articolo, perchè c’era un dibattito per cancellare lo studio di filosofia dai licei. Gianni Vattimo, stimato filosofo, scriveva: “Serve a non farsi dirigere nella visione del mondo soltanto dalle canzonette. È una messa in ordine delle idee sulla vita e su noi stessi. Husserl diceva che studiare la filosofia è come fare di professione l’essere umano.” Alzi la mano chi non ne ha bisogno.

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cultura Auto-pubblicazione: danno o vantaggio?

di Chiara Conselvan

È

in occasione della prima edizione del festival della letteratura spagnola “Encuentro”, dal 4 al 6 aprile a Perugia, che lo scrittore Leonardo Padura Fuentes ha voluto parlare di libri in un articolo su “La Domenica” de “Il Sole 24 Ore”. Il tema trattato è nuovo per le orecchie degli inesperti, ma in realtà si sta diffondendo a macchia d’olio: l’auto-pubblicazione. Le tecnologie negli anni passati avevano modificato solo l’aspetto tecnico e la diffusione della letteratura, senza interessassi particolarmente della scrittura che sta a monte del percorso. Certo, in un’ottica consumistica, il contenuto di un libro cambia in relazione ai bisogni del pubblico, ma questo non va necessariamente a minare la qualità dello scritto. Invece, la crisi dell’editoria ha portato di recente allo sviluppo di una letteratura quasi completamente “autogestita”. Queste nuove case editrici, se possono chiamarsi tali, svolgono solamente il ruolo di pubblicare libri: 10

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sono mezzi al servizio di un mercato alla ricerca di un’offerta sempre più ampia e varia. Le possibilità che queste nuove industrie librarie conferiscono agli scrittori emergenti sono immensamente superiori agli anni passati. Non è necessario disporre di grandi somme per poter vedere il proprio libro pubblicato anche solo per soddisfazione personale, senza la pretesa di un successo da hitlist. Non occorre piacere obbligatoriamente a qualcuno, e quindi viene meno la preoccupazione di sottostare a regole dettate dal mercato librario: il cruccio di ogni artista. Ma è tutto oro quello che luccica? Sicuramente no, tuttavia per comprendere bene questo tema è necessario che il ruolo dell’editore non sia frainteso. Egli, infatti, non è solo colui che indirizza verso una linea di mercato specifica, o che, conoscendo il pubblico, può assecondarlo o indirizzarlo in vario modo, ma è una figura di grande esperienza che garantisce soprattutto la qualità di un’opera. Nel processo di auto-pubblicazione viene meno questa figura di “consulente” dello

scrittore, ma anche di “bussola” per il lettore, il quale era abituato a riconoscere nel nome della casa editrice di riferimento una garanzia di autorevolezza e prestigio. Ma quanto è ancora attuale questo intervento dell’editore? Quanto la liberalizzazione libraria ne rende minore, se non addirittura nullo, il ruolo? Purtroppo, o per fortuna, i numeri parlano chiaro: Padura Fuentes nel suo articolo afferma che il 20% dei libri richiesti su Amazon è frutto di auto-pubblicazione e che tutto questo nuovo sistema negli Stati Uniti è cresciuto del 60% solo nell’ultimo anno. I dati fanno nascere ancora molte domande: noi lettori ci sentiamo in grado di distinguere ciò che è di qualità da ciò che non lo è? E quanti anni di letture “tradizionali” sono necessari perché il ruolo di editore e di lettore possano coincidere? E ancora, quali delle letture auto-pubblicate meritano davvero il successo ottenuto? In Italia il self-publishing si sta diffondendo, ma ancora non è un fenomeno esteso, in quanto la maggior parte delle pubblicazioni hanno una qualità troppo “dilettantesca” per competere con i libri delle migliori case editrici. Ciò non dipende solo dal contenuto, ma dalla qualità professionale: refusi e ripetizioni rendono pesante anche la lettura più geniale, e l’allontanamento dai parametri linguistici e grafici a cui i lettori sono abituati può creare confusione. Anche i migliori, in America, fanno rivedere il proprio manoscritto: ed ecco che la figura di editore, in fondo, non viene estromessa dal sistema, ma acquisisce un volto nuovo, forse meno autoritario proprio in virtù del rischio che aveva temuto di correre di essere annullato dal sistema. Consiglio di provare a leggere un libro auto-pubblicato e di farsi la propria idea, perché è inevitabile non sentirsi coinvolti in un momento in cui i cambiamenti investono il nostro passatempo più alto: la lettura.


L’ECLISSI DEL

PADRE di Simone Possenti

La legge e il desiderio: il ruolo del padre nell’epoca della fine degli ideali”. Questo era il titolo di un incontro di filosofia col professore e psicanalista Massimo Recalcati, a cui ho assistito la sera del 25 febbraio, al Teatro Lirico di Magenta. L’ho trovato talmente stimolante da volerne condividere gli aspetti principali. Partendo dal suo ultimo libro, “Il complesso di Telemaco”, il prof. Recalcati esordisce con un’affermazione forte: il tempo in cui viviamo oggi è la notte dei Proci. La legge che fonda la comunità viene meno, in primo piano si ha un godimento senza regole né limiti. Una sorta di nichilismo rispetto al quale è opportuno porsi due domande: come uscirne? perché ci si è arrivati? La funzione del padre è venuta meno. Ed è forte la relazione tra l’eclissi del padre e quella di Dio, di cui parlano Nietzsche e Sartre. I rapporti tra le generazioni sono cambiati: prima il padre era rispettato in quanto tale, come figura garantita dalla forza della tradizione, mentre oggi un padre esiste dal basso, non è temuto come non è più temuto Dio. Ma è necessario recuperare Freud per capire cosa intenda il prof. Recalcati: il padre è il simbolo della legge non scritta, colui che proibisce l’incesto introducendo nel cuore umano l’esperienza dell’impossibile. Egli immette nella vita del figlio il senso del limite, umanizzandola e ponendo le basi della coscienza. I genitori di oggi, invece, non riescono più a trasmettere questo messaggio forte, in assenza del quale resta solo l’immagine di un godimento illimitato, l’incapacità di rinunciare a qualcosa, perché il cielo sopra di noi è vuoto. Ma il piacere come unica forma di legge rende impossibile la legge stessa. L’antropologia francese degli ultimi anni ha sviluppato la tesi per cui, attualmente, il rapporto genitori-

figli sarebbe ribaltato. I bambini non si sottomettono più alle regole della famiglia, ma sono loro, come nuovi idoli, a dettare legge, governano i loro capricci. I genitori sono presi da un’angoscia che non è mai stata riscontrata prima: il timore di non essere sufficientemente amati dai propri figli. In questa condizione essi sono dunque deboli e incapaci di sopportare il conflitto dell’introduzione del trauma dell’impossibile. Gli interrogativi distorti sull’amore in famiglia generano una confusa retorica del dialogo, per cui la parola dell’adulto è posta sullo stesso livello di quella del bambino. Ma quest’ultimo non è ancora un soggetto formato e cosciente: un bambino non può essere trattato come un adulto, perché la vita necessita di essere educata, ad esempio per rinunciare alla violenza. Bisogna che vi sia cultura per avere umanizzazione della vita, diceva Pasolini. C’è una tendenza alla violenza propria dell’umano, chiara fin dal fratricidio di Abele da parte di Caino, e per evitarla è necessario quel senso del limite che solo il padre può introdurre. Tuttavia, è essenziale una precisazione: il padre non deve godere nell’esercizio della propria autorità. Il godimento del potere è abuso della legge e porta ad

un suo inevitabile esercizio sadico. Per questo un leader saggio lavora fin da subito alla propria successione: sa che deve farsi da parte e vuole che questo avvenga nel migliore dei modi. Il limite, dunque, esiste per rendere possibile il desiderio, non per schiacciare la vita. Che cosa accende il desiderio? La psicanalisi contemporanea ha studiato il fenomeno della depressione giovanile, sempre più diffuso, catalogandola sostanzialmente come “frivola”. Al contrario di ciò che scaturiva dalle grandi riflessioni ottocentesche sul senso della vita, la depressione odierna è data da una sovrabbondanza di cose, di oggetti… manca la mancanza. Di conseguenza, manca il desiderio, e la vita si spegne, perché era proprio quell’esperienza dell’impossibilità di qualcosa, del limite, a generare la passione che tiene in vita. Oggi domina il consumo frenetico, il culto della novità, che porta ad un’inevitabile insoddisfazione, non si ha più la capacità di essere fedeli allo stesso amore, pensiero, oggetto… mentre è questa fedeltà che genera soddisfazione vera, che rende la vita felice e che i genitori devono saper trasmettere ai figli.

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cultura

la scelta: orientarsi nella vita

di Beatrice Servadio

L

’esistenza umana è un viaggio, di cui noi siamo i protagonisti. Siamo noi dunque a dover scegliere, a dover decidere per la nostra vita. Del resto lo sperimentiamo ogni giorno: la vita implica continue scelte. La vita, tanto più quella complicata che noi viviamo, ci offre migliaia di possibilità, di cui noi possiamo sceglierne una soltanto. Che fare? Come capire che cosa davvero vogliamo? Poco tempo fa un uomo anziano e vissuto, disse una frase che mi è rimasta impressa nell’anima e che mai scorderò: scegli per la tua vita quella via, quel mestiere nel quale, più che 12

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in qualsiasi altro, tu pensi che farai del bene, che riuscirai a essere più buono. Mi pare, questo, un invito a seguire la propria vocazione. La vocazione, quale che essa sia, per ognuno diversa, è in ogni caso finalizzata al bene. E’ in questa direzione che tutti dobbiamo muoverci, tanto più chi di noi si accinge a fare scelte determinanti. Sì, perché le scelte sono determinanti, checché ne dica la nostra società della reversibilità. Viviamo in un mondo, quello del consumismo, dominato dall’economia, costruito, o meglio modificato dal capitalismo, non in funzione dei bisogni dell’uomo, ma in funzione della sua capacità di consumare: e

quanto più consuma, tanto meglio! Questa logica finisce per permeare tutto, cosicché la scelta non è più decisione presa, ma opzione, che quando non andrà più bene, potrà facilmente essere sostituita con un altra. E’ spaventoso! Come riusciremo a trovare la nostra strada? Come riconoscerci nelle nostre scelte e realizzare così la nostra umanità profonda, nel bene nostro e degli altri? Occorre un senso, una direzione. Orientarsi vuol dire dare un senso alla nostra vita: trovare la felicità. Felice è la vita buona, armoniosa, ma soprattutto condivisa. Il pensiero comune crede che la felicità


sia un traguardo futuro, oppure una condizione propria dell’infanzia. Ma nella vita, nelle nostre relazioni affettive, la felicità è nel cuore dell’esperienza, non nell’aspettativa. La felicità, inoltre, non è assenza di dolore o fatica: ci sono persone che vivono nel più grande benessere, eppure non sono felici. Orientarsi nella vita significa aderire, come dice Gandhi, a una verità, che è amore. Cioè affidarsi a una verità che non è teorica, ma vive ed è la nostra interlocutrice. La verità è come una madre che ci spinge a diventare noi stessi: realtà radicale che ci trasforma in esseri umani.

riconosciuto del cristianesimo il primato della persona, sradicandolo dalla comunità, dal legame con l’altro. Abbiamo stabilito un regime di alterità universale, in cui prevale la competizione, considerata il fondamento del convivere sociale. Non solo non abbiamo visto la fratellanza, ma l’abbiamo ristretta, trascurando la sororità, e costruendo così una cultura fondata su categorie maschili. E tuttavia, per poter nascere veramente, essere davvero uomini, bisogna riconoscere questo legame di fratellanza: trattare gli altri da fratelli o da sorelle significa, dice la

Zambrano, trattarli meglio di quanto si meritano. Questa è giustizia. Io penso che per realizzare la propria umanità, ognuno debba realizzare la propria unicità, ma anche la propria relazionalità: non arriverai mai ad essere davvero te stesso, se non nelle relazioni con gli altri. Qualunque strada noi percorriamo nella vita, però, non ha futuro se non facciamo una scelta. Il problema è la mancanza di autoascolto: non ascoltare il desiderio di vita vera che custodiamo in noi. Se non facciamo questo, la scelta diventa un sacrificio, una ferita.

La filosofa spagnola Maria Zambrano (1904-1991) dice che l’uomo è l’essere che commette errori, che sbaglia strada, che smarrisce la sua umanità; e individua nell’uomo tre movimenti tipici: il DELIRIO: l’errare, il vagare, lo sbagliare modo di vita, il delirare appunto. Delirare deriva infatti da lira, cioè confine tra un campo e l’altro: significa dunque sconfinare, superare il limite che separa la vocazione dalla personalità. Ciò che ci spinge al delirio è l’invidia, propria di chi desidera l’identità dell’altro, di chi dunque disprezza se stesso, perché in realtà non vede se stesso. Il DISNASCERE: il tornare indietro. Ci può essere un disnascere fisiologico: quando non mi sento pronto a varcare un confine faccio un passo indietro. Altre volte il disnascere è insano: ogni volta che si presenta un confine da superare, mi fermo. La forma più negativa del disnascere è l’avere comportamenti autodistruttivi: non solo non avanzo, ma distruggo ciò che è già stato costruito. Il NASCERE VERAMENTE: il realizzarsi cioè della nostra umanità, che è spiegato secondo tre criteri: 1. Una persona nasce veramente quando accetta la sua condizione di figlio: scopre la dignità divina del suo essere. Essere figli significa essere fatti di amore: riconoscere la propria figliolanza è riconoscere che la vita non viene dalla vita, ma dall’amore. Se accettiamo di essere figli, accettiamo di essere tutti fratelli e sorelle. 2. Diciamo di no al male: se da esseri umani siamo capaci di dire di no al male, allora viviamo veramente. Purtroppo

la

nostra

società

ha

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cultura

cantaMI LA NOstra città, o Musa... di Martina Brandi

P

rendete un pomeriggio di sole, in cui non avete nulla da fare... Prendete un pomeriggio di sole e basta, ora che è arrivato il disgelo, tirate via le ragnatele dalla bici e andate: non è importante la direzione, a fine marzo Milano è bellissima ovunque. Tutti gli alberi della città stanno emergendo dal loro letargo, esibendo un verde tripudio di foglioline che bramose si schiudono ai primi caldi raggi del sole. Ovunque le candide magnolie, ancelle dell’alma Venere, annunciano con il loro dolce profumo l’arrivo della dea; per primi gli uccelli cantano la sua gloria, colpiti nel petto dalla forza divina. Negli angoli più riparati, lontano dal trambusto metropolitano, si può sentire il rumore della Natura che ricomincia a vivere. Sdraiandosi ad occhi chiusi nei parchi o negli orti botanici, ci si può concentrare sul suono scrosciante di una fontana o sul ronzio degli insetti; si può udire il cinguettio degli uccelli e il loro frullare d’ali e la calda brezza frusciare sinuosa fra i rami; e nei luoghi 14

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perfettamente silenziosi, come nel chiostro di una chiesa, si può ascoltare il rumore dell’erba che cresce. Con la vostra bella bici, dicevamo -come si fa a chiudersi in metro con questo sole?- esplorate, perdetevi e poi, a una certa, capitate in zona Sant’Ambrogio, perché è proprio la basilica ambrosiana che voglio farvi visitare! Questa, a mio parere, non è tra le più belle della città, ma è sicuramente una tappa obbligatoria per ogni buon milanese, da conoscere quanto meno per la sua importanza storica e per alcune opere di grande valore artistico in essa contenute. Sant’Ambrogio - La costruzione della basilica ebbe inizio nel 379, per volere di Ambrogio, vescovo della città. L’area prescelta per l’edificazione, situata appena fuori dalle mura cittadine, ospitava ai tempi un’antica necropoli: fu così che, durante le operazioni di scavo, vennero rinvenuti i corpi dei martiri milanesi Gervasio e Protasio che in quel luogo avevano trovato sepoltura. Ambrogio decise allora

di dedicare loro la basilica (da cui il nome originario “Basilica Martyrum”) e stabilì che le due salme dovessero essere accolte al suo interno, dove ancora oggi giacciono sepolte accanto a quella dello stesso Ambrogio. Il luogo, dunque, divenne sin da subito oggetto di devozione popolare e meta di numerosi pellegrinaggi. Dell’originale impianto architettonico oggi rimane ben poco, viste le numerose modifiche che l’edificio subì nel corso dei secoli. Rilevante fu soprattutto il contributo dei successivi arcivescovi milanesi. Fu per volere di Ansperto, infatti, che nella seconda metà dell’VIII secolo venne edificato il caratteristico atrio porticato antistante la basilica, con lo scopo di accogliervi i pellegrini. Il porticato finemente decorato e la facciata a capanna, con nartece di cinque campate sui cui è impostata la loggia ad archi digradanti, costituiscono nel loro insieme l’esempio più emblematico di architettura romanica lombarda. Fra i materiali di costruzione prevale l’utilizzo di cotto e mattone, che conferiscono alla


struttura le caratteristiche tinte rosso cupo dell’architettura lombarda. A partire dall’VIII secolo, inoltre, l’edificio ambrosiano si trovò ad ospitare le due comunità che per un millennio condivisero gli uffici religiosi: i monaci e i canonici. Nell’area a destra della chiesa venne perciò edificato un monastero benedettino -i cui chiostri rinascimentali sono stati oggi inglobati dall’Università Cattolica del Sacro Cuore-, in quella sinistra la canonica. Ecco spiegati, dunque, anche i due campanili posti a baluardo della facciata: quello dei monaci, sulla destra, e quello più alto, dei canonici, sulla sinistra. All’interno la basilica è organizzata in tre navate che poggiano su un’alternanza di colonne e sottili pilastri, congiunti da archi a tutto sesto. Di particolare rilievo è la zona dell’abside, di più recente fattura novecentesca. Qui spicca per bellezza artistica il mosaico che ricopre interamente il catino absidale, realizzato in diverse fasi tra il VI e il IX secolo. Su uno sfondo di tasselli dorati emerge centrale la figura di Cristo, affiancata sulla destra da Gervasio e dall’arcangelo Gabriele e sulla sinistra da Protasio e dall’arcangelo Michele. Ai lati del mosaico è rappresentato, invece, un curioso episodio della vita di Sant’Ambrogio: si narra, infatti, che un giorno, mentre stava celebrando messa a Milano, il vescovo si addormentò e per due ore i fedeli aspettarono il suo risveglio; destatosi egli raccontò di aver assistito in quelle ore ai funerali di san Martino, che si stavano tenendo quel giorno a Tours sulla Loira, dove Ambrogio era stato avvistato da alcuni fedeli. Mosaici altrettanto notevoli sono quelli che ornano il soffitto e le pareti del sacello di San Vittore in ciel d’oro, così battezzato a causa del rivestimento della volta interamente realizzato con tasselli dorati fra i quali spicca il volto di San Vittore. Al suo interno è conservato anche il più celebre ritratto di Ambrogio, riprodotto con eccezionale realismo nonostante la tecnica del mosaico. Il sacello, oggi inglobato nel complesso della basilica, sorgeva un tempo isolato; qui, accanto ai resti di San Vittore, Ambrogio volle riposasse anche il defunto fratello Satiro. Tornando verso il cuore della basilica sono ancora almeno due gli elementi degni di un’osservazione più approfondita: l’altare e il coro. L’altare, di pregevole fattura ottocentesca, fu commissionato dall’arcivescovo Angilberto a Volvinio, orafo di origini germaniche. L’utilizzo di materiali quali oro, argento, smalti

e innumerevoli gemme preziose, che ricoprono lo scheletro ligneo in un tripudio di lucentezza e splendore, e l’abilità con cui l’artista realizzò le incisioni sui quattro fianchi dell’altare, conferiscono al manufatto una bellezza e un valore artistico eccezionali. Le scene riprodotte raccontano episodi della vita di Gesù e, sul lato anteriore, l’incoronazione di Angilberto e Volvinio da parte di Ambrogio. Al di sotto dell’altare, visibile penetrando nella cripta, è collocato il sarcofago in vetro e porfido che racchiude le salme dei tre santi, Ambrogio, Gervasio e Protasio, tutt’oggi visibili. Alle spalle dell’altare è collocato invece il coro dagli scranni riccamente intagliati e raffiguranti scene della vita di Sant’Ambrogio, opera dei maggiori artisti del legno del XV secolo. Ancora da notare ci sarebbero il sarcofago di Stilicone, risalente al 385 circa, all’interno del quale sarebbero contenute le spoglie del celebre generale al servizio dell’imperatore Onorio e di sua moglie, e la colonna di porfido in cima alla quale troneggia quel serpente di bronzo che Mosè forgiò

nel deserto per difendere il suo popolo. Non è ben chiaro come il serpente sia arrivato a Sant’Ambrogio, tuttavia sin da subito i milanesi lo considerarono un oggetto magico con proprietà taumaturgiche capace di guarire le malattie intestinali; vuole la leggenda, inoltre, che il giorno del giudizio universale il serpente prenderà vita, scenderà dalla colonna e ritornerà alla Valle di Josafat dove le mani di Mosè lo forgiarono. Io mi fermo qui, ma voi girovagate ancora, esplorate meandri e anfratti, uscite dalla porticina sulla sinistra nel giardino della canonica di fattura bramantesca, leggete i cartelli e ripercorrete un po’ quei passi che migliaia di nostri antenati milanesi macinarono fra le mura della basilica, sin dalle sue origini fulcro della vita spirituale della città. E poi concedetevi una pausa caffè tra i meravigliosi chiostri dell’Università Cattolica, stando alla larga dalla Colonna del Diavolo, che ancora oggi riporta i segni di un combattimento avvenuto tra Ambrogio e il Maligno...o almeno, così vuole la tradizione!

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INGLORIOUS REVIEWERS

a proposito di davis il tempo circolare di un mondo lontano

di Michele Spinicci

Non mi spaventerebbe essere impiccato, quanto restare in una tomba così a lungo. Povero ragazzo, ho viaggiato per tutto il mondo”. Queste parole, cantate dal nostro protagonista in un piccolo locale folk, aprono e chiudono il film. Non a caso. Siamo nel 1961, nel quartiere newyorkese di Greenwich (quello da cui vennero fuori il Folk, Bob Dylan, Woody Allen, Jack Kerouak, Andy Warhol e altri ancora), dove lo sconosciuto cantante Llewyn Davis si barcamena dormendo ogni notte sul divano di un diverso proprietario, cantando nei locali del quartiere e seminando disastri sulla sua strada, un po’ per colpa un po’ per sfortuna. La sua esistenza è sospesa tra la nostalgia del suo ex partner musicale uccisosi e la necessità di far abortire una sua amica che ha messo incinta, tra la volontà di dimostrare a sé e ai suoi conoscenti di poter sopravvivere con la sua musica e il bisogno di chiedere perennemente soldi e aiuto. La principale caratteristica di Davis, come è tipico nei personaggi dei Coen, è l’essere un inetto. Non gli riesce nulla, dal pubblicare i suoi dischi, ribellione agli schemi che gli altri gli pongono, all’entrare nella marina, come vorrebbe la sua famiglia. Questa totale incapacità di cambiare la sua vita lo costringe a sentimenti autodistruttivi mai del tutto convinti, a

rapporti umani che si logorano sempre più pur non spezzandosi e ad un immobile circolarità: tutto in questo film si ripete fino a confonderci, le scene, le canzoni, i dialoghi, ma non per svelare aspetti nascosti o dare la chiave della storia, come Hollywood vuole, ma semplicemente per rimarcare l’immobilità di Davis, uomo fuori dal mondo e dalla storia (quando Bob Dylan comincia la sua prima esibizione di sempre, lui esce dal locale), la cui vita procede inesorabile, senza essere compresa, riempita o mutata. Ecco la “tomba” della canzone, al cui confronto è assai preferibile un’immediata impiccagione. Eppure

Davis “ha viaggiato per tutto il mondo”, ha un universo proprio e complesso, che noi non cogliamo mai, se non nelle sue canzoni, unico vero specchio della sua interiorità (infatti il suo album si chiama “inside Llewyn Davis”), le quali, però, una volta messe a nudo davanti a un pubblico, si svuotano, vengono ignorate o considerate solo sotto un profilo economico. Non c’è contatto tra la sfera interna e quella esterna in Davis, che con la sua personalità non cambia il mondo, né dal mondo viene cambiato, semplicemente costretto a prolungare la sua permanenza in una tomba di cui non coglie il senso.

Ed è subito Oscar di Bianca Carnesale

J

ennifer, no, ancora una volta, no! Invece sì: per la seconda volta la Lawrence cade sul red carpet, salvata da un personaggio fuoriuscito da Guerre Stellari. Un incoraggiamento per chi non osa tacchi e abito lungo: Jennifer, sei tutte noi! Ma la prossima volta, il vestito lungo lascialo nell’armadio, come ha fatto la Ferilli, dispiaciuta per non essere stata invitata, ma che col suo ottimismo romanesco ha proclamato: “A Hollywood io prima o poi ci vado. Dovesse pure essere il remake di A spasso con Daisy”. Brava Sabry: del resto con tutto il chiasso su La grande bellezza (per la critica italiana: prima una noia, poi meraviglioso, poi boicottiamolo perché è della Medusa, poi diamo l’Oscar a Berlusconi, poi è il segno che l’Italia può trionfare…Ma un’occhiata al film, no?), meglio dormire a casina propria –Verdone docet. Dai, un film italiano ha vinto, godiamocela, anche se il nostro presente non ne esce proprio bene – però chi ce l’ha un passato così? Non è eroico come 12 anni schiavo, che verrà proiettato in tutte le scuole d’America, ma non è questo il momento di fare gli spocchiosi. Sorridiamo, per una volta. Prendiamo esempio da un attore che dà il meglio proprio la notte delle premiazioni: Leonardo di Caprio, che sorride impavido mentre ancora una volta gli sfugge lo zio Oscar, sottrattogli da Matthew McConeughey. Leo, puoi farcela! Magari insieme a Sabry, tu il vecchio autista e lei l’arzilla Daisy! Devi solo abbronzarti un po’…

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noi, i ragazzi dello zoo di berlino

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di Federica del Percio

981: la pellicola di Uli Edel esce per la prima volta sul grande schermo e fin da subito ci si rende conto che non è un semplice film sulla tossicodipendenza con la solita trama e un nauseante lieto fine, ma è realtà, è vita ed è testimonianza di come molti siano affogati nell’insaziabile e distruttivo vortice della droga. Con un montaggio cupo e malinconico, il regista tiene a sottolineare per tutta la durata del film il degrado, lo squallore e la povertà che circonda i protagonisti, dai freddi e tetri casermoni nelle prime scene, ai luoghi desolati e principalmente alla stazione dello ZOO; fatta eccezione, però, per i luoghi in cui Christiane cerca di evadere dalla quotidianità, come l’allora famosa discoteca Saund, dove trova nuove amicizie, e come il grattacielo notturno, dove avviene la frenetica corsa sulle vibranti note di “Heroes” di David Bowie (forse una delle scene più riuscite di tutto il film) . E proprio in questo paesaggio angosciante emerge il tema di tutta la storia, ovvero la rapida discesa nel mondo dell’eroina e la faticosa, e non sem-

pre possibile, risalita. Nel corso della vicenda, infatti, si assiste ad uno straziante e vano tentativo di disintossicazione, reso con riprese crude e realistiche che portano lo spettatore a comprendere quanto sia difficile liberarsi di un tale demone e di quanto sia facile riabbracciarlo. Con la ricaduta nella droga la ragazza inizia a rubare in casa, a chiedere l’elemosina ed infine a prostituirsi, pur di potersi procurare l’ambita dose; ma il crollo definitivo per Christiane è la scoperta della precoce morte per overdose dell’amica tredicenne Babsi. In seguito alla notizia decide di uccidersi nello stesso modo e in quello stesso lurido bagno in cui si era iniettata la prima fatidica dose. L’ultima scena vede come protagonista una distesa innevata che, dopo un susseguirsi di riprese angoscianti e claustrofobiche, lascia spazio per respirare, quasi ad indicare una sofferta via d’uscita. Il film, oltre ad essere criticato per la sua lunghezza e le riprese in cui si mostra senza veli l’atto di assunzione, viene anche ritenuto un’ esaltazione dell’abuso di sostanze, quando, al contrario, sono proprio la mancanza di

filtri, la narrazione lineare e la realtà esposta senza pudicizia che lo rendono una denuncia di un fenomeno che ha visto come protagonisti un’intera generazione di giovani. Per ribadire questo concetto Edel decide di inserire e mostrare al pubblico alcune inquadrature di veri tossicomani che in quegli anni abitavano la stazione dello zoo di Berlino, accompagnando astutamente la sequenza di immagini con la tormentata e malinconica “Sense of doubt”, la quale fa parte dei brani che compongono l’anfetaminica colonna sonora affidata al Duca Bianco (nel suo periodo berlinese). La pellicola, perciò, si presta a mostrare nel modo più concreto possibile la vita di una giovane che, come tanti, presa dal fascino della trasgressione e dalla disperata ricerca di un’evasione, si perde in un girone infernale tra l’astinenza e l’assuefazione, tra il vero e il falso, tra la vita e la morte. “Per la prima volta vidi i miei occhi mentre stavo a rota. C’erano solo le pupille. Completamente nere e ottuse. Veramente completamente inespressivi.”

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musica

audio philes

“How I wish, how I wish you were here. We’re just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year, running over the same old ground.” (Pink Floyd, Wish You Were Here) di Edo Mazzi e Andrea Sarassi

Pink Floyd – Wish You Were Here (Harvest Records, 1975)

O

gni tanto capita di imbattersi in qualcosa che non è descrivibile a parole e che, per quanto ci si sforzi, non può che essere definito e percepito alla misera stregua di una sensazione . Quest’album, emblema del rock-progressive, ne è un esempio. Dopo l’enorme successo ottenuto con “the Dark Side of the Moon”, i Pink Floyd si trovarono alle prese con la realizzazione di un album che fosse all’altezza del precedente; e ci riuscirono. L’album fu pubblicato nel settembre del ’75, riscontrando subito grande successo. Il disco è contenuto in un cellofan 18

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nero, con sopra un adesivo che vede raffigurate due mani robotiche che si stringono; una volta estratto da questa confezione appare la copertina bianca che vede raffigurati due uomini d’affari che si stringono la mano, mentre uno dei due prende fuoco. Il lato A ha inizio con un brano quasi interamente strumentale, suddiviso in 5 parti: “Shine on You Crazy Diamond”. L’andamento della canzone è un vero e proprio climax ascendente di suoni: prima solo la tastiera di Wright, a cui segue il sax di Dick Parry (che ci delizierà alla fine della canzone con un meraviglioso assolo), e poi la chitarra di David Gilmour, con quel pezzo ormai divenuto celebre. Infine, la voce di Roger Waters che canta i versi malinconici dedicati

a Syd Barret, ex membro dei Pink Floyd. «Remember when you were young, you shone like the sun». Dopo tredici intensissimi minuti di pura dimensione psichedelica, Waters intona l’attacco di “Welcome to the Machine”, brano che lascia basiti con un innovativo espediente musicale: il sintetizzatore. Compaiono, inoltre, dei rumori registrati, un elemento che caratterizza molto la loro musica –presenti, infatti, anche nel loro album precedente-. La massiccia presenza di suoni creati al synth da Wright avvolge i versi polemici nei confronti dell’avida industria discografica, che sfrutta avidamente i talenti degli artisti: « Welcome, my son, welcome to the machine/What did you dream?/It’s alright, we told you what to dream». E’ lo swing di “Have a Cigar” ad aprire il lato B. La parte vocale è stata affidata a un membro esterno al gruppo, Roy Harper, un cantautore inglese, che, sulla scia di “Welcome”, prosegue la polemica verso l’industria discografica : « The band is just fantastic, that is really what I think.Oh by the way, which one’s Pink?/And did we tell you the name of the game, boy,/ we call it Riding the Gravy Train.». Segue un’importantissima traccia dell’album, alla pari con “Shine On”, “Wish You Were Here”. Una canzone che, con la sua malinconia, sa trasmettere tranquillità e assoluta spensieratezza, aprendosi con il solo di chitarra di Gilmour. Un brano da ascoltare soli in riva al mare, mentre un sole rosso fuoco tramonta all’orizzonte scomparendo davanti ai nostri occhi. Poi iniziano le parole di Roger Waters, cantate sempre da David Gilmour : «So, so you think you can tell Heaven from Hell, blue skies from pain.»; e infine un ululato del vento spazza via tutto. L’album si chiude, come in una composizione circolare, così com’è iniziato, con una ripresa di “Shine On You Crazy Diamond (pt. 6.-9)” . Durante la produzione, i Pink Floyd hanno studiato, elaborato, purificato ogni singolo suono al punto che la musica trasmettesse da sola i loro intenti.


the show

must go on

T

di Letizia Foschi

utto cominciò nel 1964. Sono due ragazzi, Brian May e Tim Staffel, a fondare quelli che, in seguito a quattro travagliati anni, diventeranno i Queen. Per riassumere in poche parole il difficile periodo di lancio della band, vi dico che cambiarono tre bassisti prima di trovare il definitivo membro John Deacon; inoltre Staffel, poco dopo essere entrato negli “Smile” di Roger Taylor, presentò ai compagni il cantante di un gruppo blues, Farrokh Bulsara (che tutti conoscerete come Freddie Mercury), e in seguito abbandonò la band. Ecco quindi cosa rimase dopo che il gruppo, sotto consiglio di Freddie, ebbe cambiato il nome in “Queen”: un chitarrista, Brian May, il bassista Deacon, il batterista Taylor e il pluripremiato Freddie Mercury come voce e, occasionalmente, come pianista. Come a loro tempo avevano fatto i Beatles, i Queen crearono un loro stile personale, che consisteva principalmente in abiti bianchi e bracciali e collari borchiati (look che prese il sopravvento a Liverpool già nei primi anni).

I primi due album (“Queen”, uscito nel 1973, e “Queen II” del 1974), anche se poco conosciuti, determinarono fin da subito le caratteristiche della band: gli strepitosi assoli di chitarra di May, la potentissima voce di Freddie Mercury, che esplosero in tutto il loro splendore in una canzone della durata di circa sei minuti, pubblicata nel loro terzo album: “Bohemian Rapsody”. Tre settimane di registrazioni per mettere a punto le parti vocali e strumentali della celebre canzone “nonsense” dei Queen. Il brano comincia con una breve e semplice strofa caratterizzata da sbalzi vocali, per continuare con due strofe di quella che potrebbe sembrare una canzone normalissima, con un testo sensato e anche relativamente profondo rispetto al resto. Terminata questa parentesi realistica della canzone, si riprende con un testo nonsense cantato ad alternanza dal coro e da Freddie solista fino ad uno stacco finale con un assolo alla chitarra di Brian May, e una ripresa di Mercury nella terza e quarta strofa per chiudere il brano. Dalla penna di Freddie Mercury uscì l’altrettanto famosa “We Are the Cham-

pions”, diventata, contro ogni aspettativa, un inno da stadio, la ballata “Somebody to Love” e “The Show Must Go On”. Brian May, invece, in previsione di un concerto che avrebbero tenuto in un luogo stretto e stracolmo di spettatori, scrisse “We Will Rock You”, con il suo celeberrimo ritmo, perché potesse essere seguita dal pubblico con dei battiti di mani e di piedi, senza bisogno di doversi muovere. Tra i più grandi successi dei Queen sono da ricordare anche “Don’t Stop Me Now”, “Living On My Own”, “Who Wants toLive Forever” e “I Want It All”, che hanno contribuito a scrivere la storia della musica. Il cammino della band si concluse con la morte di Freddie Mercury nel novembre 1991 per AIDS, malattia contratta attraverso un rapporto omosessuale con un caro amico, morto anche lui poco prima. Nell’aprile 1992, i restanti componenti della band organizzarono un enorme concerto in onore del compagno scomparso, al quale parteciparono vari artisti internazionali tra cui: i Guns N’ Roses, David Bowie e Elton John.

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Racconti

intuito infallibile continua dallo scorso numero...

«

di Silena Bertoncelli Ed eccoci al lotto cinquantacinque: figura in porcellana raffigurante Ksitigarbha, dinastia Qing. L’offerta di partenza è 40.000, signori, chi offre 40.000? E 40.000 al signore in prima fila, 45.000? Qualcuno offre 45.000? 45.000 alla signora là in fondo. 50.000? Coraggio non siate timidi, 50.000 e uno, 50.000 e due.. e aggiudicato il lotto cinquantacinque per 45.000 euro alla signora col buffo cappello. Ora passiamo al lotto cinquantasei, un magnifico..» ‘Triste che finisca rinchiusa in una qualche vetrina o sopra un mobile a prendere polvere’ pensa tra sè, sfogliando l’elegante catalogo Chevalier. È in trepida attesa del prossimo lotto – Il cappello da spiaggia, olio su tela di Robert Henri – quando sente vibrare il telefono: «Alo, Lucas Dumont, Limier Assicurazioni, in cosa posso esserle utile? Oui, bien sûr.. Dove e quando? Oh, Casa d’aste Chevalier? An momont.» Salita con ampie falcate la scalinata in marmo con il telefono all’orecchio, segue le divise sino all’ufficio di La Roche. Bussa e sorride al commissario, che ricambia con una nota di stupore. «Monsieur Dumont, ha il dono del teletrasporto e ce lo tiene nascosto?» tendendogli la mano «Oh mio caro, solo una chimica passione per l’arte» e stringendogliela energicamente ammicca. «E così, a cosa devo tutto questo trambusto?» «La sua agenzia ha due segnalazioni ancora aperte: cosa sa della bibbia di Gutenberg e di una certa tazzina da caffè da 30.000 euro?» «La bibbia di Gutenberg, o “bibbia a quarantadue linee” è il primo libro stampato in Europa con la tecnica dei caratteri mobili, per opera dell’omonimo tipografo nel 1455. Il valore di un esemplare completo si aggira sui 10 milioni di dollari. Per quanto riguarda la tazzina, suppongo si riferisca alla porcellana KPM Berlino, dalle decorazioni molto vecchio stile in oro ventiquattro carati, blu cobalto e diamanti: sparita nel 2012 dopo un 20

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pignoramento.» «Monsieur Dumont, non delude mai. Mi segua, i suoi occhi brillano dalla voglia di autenticarle e portarle ai proprietari..» Sorseggiando il suo caffè si appoggia al bancone. Chiudendosi la vestaglia in seta bordeaux scuro, afferra tra un mucchio di quotidiani Le Figaro. Pataccata in prima pagina la foto di La Roche in manette con il titolo “Truffa, frode fiscale e falsificazione per miliardi di euro: dall’oro nero al mercato nero in 5 step”. Mai un’indagine era stata più proficua: due ritrovamenti per cifre a sette zeri ed oltre settanta arresti, un epicentro criminale di falsificazione e traffico illegale estirpato e dissolto.

Ama unire lavoro e piacere – beh, in effetti la sua è una passione, una vocazione. ‘Una cosa che non mi spiego è come il commissario si sia fatto fregare da quella pseudo agente, certamente complice di Cox e responsabile del furto dello Chateau Lafite Rothschild. Se non altro in quanto a vini ha buon gusto!’ E gli scappa un sorriso al ricordo della faccia del commissario, quando Lucas ha fatto banalmente notare che Ann Soms è l’anagramma di ‘sans nom’. Dopo una doccia veloce, strofinandosi i riccioli con l’asciugamano, si reca in camera dove trova due completi che Naïri ha appeso di fianco allo specchio. Sceglie camicia in lino e completo beige, più consono al

brunch di Mimì, la sua eccentrica e vivace sorellina. Ancora deve stabilire se queste mondane occasioni gli siano congeniali o non le sopporti: si diverte tantissimo a conversare con gli spocchiosi borsisti con la dritta finanziaria sempre pronta ma che tanto sa di buco nell’acqua, o con le permalose signore dell’alta società, buone nei pettegolezzi e nel parlar di scarpe: si diverte a recitare la parte dell’interessato e deride la loro superficialità con classe e con una leggerezza spiritosa e frizzante. Ma ecco Chris, l’unico broker di cui si fida, non che suo futuro cognato: «Allora bro, come procede la paresi facciale da sorriso finto?» «Sicuramente meglio della tua, per caso hai avuto un ictus?» e gli tira un pugno sulla spalla: sembrano due diciassettenni al ballo di fine anno, se non fisicamente almeno per l’innocente complicità. «Come te la passi?» «Oh, si, a proposito, scusa se non ti ho richiamato, solito caso dell’ultimo momento» «Amico, è su tutti i giornali, non fare il modesto e ammetti di esserti sentito come un bambino la mattina di Natale» «Si beh, mi sono rilassato. E sentiamo, tu che hai fatto invece di essere battuto a squash dal sottoscritto?» «Si ha-ha, molto simpatico. Al posto che offrirti l’ennesima birra mi sono sorbito il party dei Bready fino all’una passata.» Lucas, dopo una pacca sulla spalla, solleva il bicchiere e «Ai banconi bar alle feste!» tintinnando i due flûte. Dopo saluti e ringraziamenti agli ospiti lascia l’hotel e ordina al parcheggiatore di far benzina all’auto e di riportarla a casa sua, dopo avergli passato un pezzo di carta piegato su cui è scritto l’indirizzo e contenente un’esigua mancia: vuole passeggiare, far areare il cervello e allo stesso tempo pensare. Qualcosa del quadro generale gli sfugge, qualcosa dei suoi vecchi casi irrisolti i cui fascicoli sono svaniti nel nulla, qualcosa che pur centra con la misteriosa Ann Soms: qualcosa dentro che lo mette in allerta. Il suo istinto non sbaglia mai.


il crollo della

speranza di Pietro Klausner

C

iò che segue è il racconto di quanto ho sognato in una notte di qualche tempo fa. Chiedo subito scusa se ci sono bruschi passaggi logici che potrebbero rendere difficoltosa la lettura; ma questo è quanto sono riuscito a ricostruire dal sogno originale, sicuramente ampliandolo, ma senza distorcere ciò che ritengo esserne il vero significato. Alla fine, la stanchezza prevalse e mi addormentai. Nella mia testa, precipitai in una grotta profondissima dall’altezza di svariate centinaia di metri. Dal fondo potevo scorgere il cielo lontano: era crepuscolare, triste, pesante. I suoi colori erano l’oro e l’ocra, mentre grigie nuvole scure lo attraversavano lentamente, sospinte – credo – da una brezza leggera. La grotta, che assomigliava in realtà a un gigantesco pozzo, era occupata interamente da una statua immensa, raffigurante un cavaliere dorato. Egli stava ritto e fiero, con l’aria di un condottiero vittorioso; nella destra teneva salda una lancia affilata. L’elmo che gli ricopriva il volto rappresentava un leone e spuntava, dalla sommità,

un lungo drappo verde. Io, piccolo, osservavo quest’immensità ai piedi della statua e la contemplavo, quasi in adorazione; ma lei guardava verso il cielo cupo. E io ne soffrivo, perché quel cavaliere era la Speranza e ora mi aveva abbandonato; da solo ero nulla, non potevo procedere, ero perso. All’improvviso, un suono secco, assordante, quasi un tuono, ma ben più sinistro, lacerò il silenzio e la statua si spaccò in due parti, senza motivo. La metà inferiore rimase intatta e si inclinò fino cadere su una parete della grotta; invece la metà superiore crollò su sé stessa e si frantumò. La testa, ora libera dal pesante corpo, stava precipitando verso di me. Ironico no? Dopo avermi abbandonato, tornava a concludere il lavoro. Io non volli muovermi e aspettai di essere colpito: ma né la testa né altre parti della statua lo fecero. Ancora sbalordito, mi guardai intorno, e per prima cosa vidi che il drappo verde che stava sull’elmo si era strappato; ne presi un brandello e me la cinsi in vita. Poi il mio sguardo ritornò sul volto del cavaliere che fissava, ancora, il cielo. Fui pervaso

allora da un’irresistibile voglia di tornare a vedere la luce, quella vera, quella del Sole. Il cielo ormai si stava tingendo di un rosso scuro, quel rosso che annuncia la fine del giorno e l’arrivo della notte; decisi lo stesso di salire, perché sapevo che la luce non sarebbe più tornata in quel luogo dimenticato. Cominciai dalle gambe della statua, risalendo pian piano, finché non arrivai nel punto in cui erano appoggiate alle pareti della grotta; allora era già notte, ma v’era ancora la fioca luce riflessa della Luna. Continuare sarebbe stato più difficile, ma fermarsi ora sarebbe stato inaccettabile: volevo dimostrare di potercela fare da solo, senza che nessuno mi aiutasse. Passò del tempo, e la luce scomparve del tutto; procedevo alla cieca, pian piano spostavo mani e piedi per trovare nuovi appigli. Non seppi mai come ce la feci, dove trovai le forze. Solo, avevo questa disperazione che mi bruciava dentro, implacabile; da essa scaturiva una nuova speranza, una forza attiva e rigenerante. Alla fine riuscii a fuggire dal pozzo. Allora sorse il Sole.

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Racconti

STORIE DI RORSCHACH

di Andrea Sarassi

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tava calando una luce pallida sullo studio milanese e il tramonto preannunciava già i primi segni del suo arrivo. Il mio sguardo è fisso al di là della finestra aperta, e i miei pensieri volano liberi nell’azzurro di questo cielo primaverile...<<Rorschach>> dice ad un certo punto il dottore. Questa parola, che ho sentito pronunciargli altre volte, attira la mia attenzione e mi costringe, lentamente, a focalizzare sul momento presente. Mi trovo, mio malgrado, all’ennesima seduta psichiatrica del Dottor X e, a quanto pare, non è affatto soddisfatto dei miei risultati ai test. Si definisce scontento e preoccupato per il mio comportamento di queste ultime settimane e, con una noncuranza che trovo offensiva, mi diagnostica una sindrome da <<disturbo dipendente di personalità>>. Una risata fin troppo sguainata mi prorompe in un momento: ovviamente si sta riferendo a Lei. Il Dottore non sembra aver gradito e, aggrottando le sopracciglia, come fulmen in clausula sentenzia << Quella donna non tornerà da lei. Deve immediatamente lasciarla andare o altrimenti...lei perderà totalmente la ragione. Diventerà pazzo, pazzo come suo padre>>. Mio padre...Un miscuglio di rabbia e sorpresa mi assale alla gola, soffocandomi, e nonostante tutto il mio orgoglio mi intimi di urlare in un solo istante ventitre anni di sofferenza in faccia a questo medico da quattro soldi, rimango desolatamente muto. Così ne approfitta e continua: <<Che lo voglia o meno, signor Servante, lei verrà sottoposto al test di Rorschach. Oramai, è l’ultima alternativa che ci rimane al...trattamento. Al ricovero>>. Questo è veramente troppo. Non ci sto. D’un tratto mi alzo, giro i tacchi e, odiando profondamente 22

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ogni singola parola, concludo: <<Le cose non andranno come dice lei, Dottore. Se lo tolga pure dalla testa. >> ...Sbatto la porta e me ne vado. Uscito dallo studio del Dottore, il clima soleggiato e tiepido della città mi investe con un’ondata di sensazioni positive e vivificanti, distraendomi per un momento dalla mia situazione, dai miei trascorsi e dalla consapevolezza di ciò che mi toccherà fare...Solo per un momento. Io non mi sottoporrò mai al test, non dopo quello che ha causato alla mia famiglia. Non succederà mai. Le inaspettate parole di quel maledetto Dottore, come prevedibile, hanno rievocato in me una serie di ricordi che da troppo tempo cerco di dimenticare... Il licenziamento ingiustificato di mio padre, la sua “malattia”, il test di Rorschach e, infine, il ricovero. Senza quel maledetto

test non si sarebbe mai arrivati alla situazione attuale: mia madre depressa e malata, mia sorella al suo fianco sempre più indebitata e disperata e, soprattutto, mio padre annegato sotto il ponte di Londra. Per non parlare di me, che, modestie a parte, sto vivendo forse uno dei momenti più difficili e psicotropi della mia vita. Probabil-

mente una delle diagnosi del Dottore, quella di egocentrismo, è giustificata perchè mi rendo conto di esasperare il mio io e la mia condizione fino al ridicolo, ma, ehi, c’est la vie. Ognuno la vive a suo modo e io ho lasciato che l’artefice della mia fosse il caso. E’ stata la sorte a appiopparmi la famiglia che mi sono trovato, a darmi un’infanzia all’insegna del vandalismo e a buttarmi nella realtà come un cieco in mezzo ad una strada. Io non ho colpe, anche se forse ne avrei volute. Avrei voluto sbagliare da solo. Tuttavia, tutta questa autocommiserazione ora non ha senso né utilità! Devo darmi da fare per trovare madame Lumiè, la donna di cui sono follemente innamorato e, oramai, mio unico motivo di gioia. La conobbi in maniera inaspettata e mai, dico mai, avrei potuto immaginare quanto la sua conoscenza mi avrebbe influenzato. Era una giornata grigia come tante quando mi stavo accingendo ad uscire dalla “Gerlin s.r.l”, la fabbrica di carta dove lavorava mio padre e del quale, ora, io ricopro il posto. La fabbrica è un enorme stabilimento industriale diviso in due parti: una dove si lavora il legno, l’altra dove si rifinisce la carta vera e propria. L’industria ha sede a Gràs, piccolo borgo a pochi chilometri da Parigi. Una volta uscito dallo stabilimento, volsi un velato sguardo in direzione del sole per capire che ore mai fossero. Con mia grande gioia, scoprì che erano sole le tre di pomeriggio: avevo ancora praticamente tutto il pomeriggio libero! Improvvisamente, però, un pensiero sconsolante mi attraversò la calotta cranica:” Pomeriggio libero... Oh no! Non ho scuse, devo fare le commissioni affidatemi da Ermione”. Per chi non lo sapesse, Ermione è la mia ragazza, nonché ex-moglie. Proprio così! Il giorno prima la lasciai perchè il nostro rapporto mi soffocava


l’esistenza e il giorno dopo la ricercai perchè paradossalmente avevo ancora bisogno di essere strangolato. Come sputare sulla mia indipendenza! Quella donna mi ha così condizionato, influenzato, abituato a essere e considerarmi in un certo modo che, per quanto infimo e patologico, faceva meno male della Libertà. Sto divagando... Da giorni Ermione mi chiedeva di andare prenderle un pacchetto di foglie di Vicodin per i suoi dolori alla schiena che così tanto la fanno penare, povera piccola...Tuttavia, io mi sono sempre rifiutato perchè conosco bene lo scopo e gli effetti del farmaco e, di certo, non serve a curare il mal di schiena. La sua risposta ai miei rifiuti fu, come di norma, molto gentile e amorevole:” Se non vuoi che mi droghi allora cerca di rendermi più felice! Tu sei un uomo patetico e ridicolo, è solo colpa tua se ora riesco a sorridere solo con un litro di vino in corpo.” Sbam. Come persuadere un uomo. Arreso in anima e corpo, mi decido e incomincio a ciondolare verso il più vicino droghiere, quando mi imbattei in un mio vecchio conoscente, Alberto Candelieri, che

proveniva dalla direzione opposta. “Che mi prenda un fulmin...Ugo! Ugo Servante! Che ci fai a Gràs? “ disse, illuminandomi con un sorriso smagliantissimo. “Questioni di affari...” abbuiai in risposta. Possibile che in una frazione così piccola di mondo devo essere scocciato da futili incontri! Lui continuò “Quanto tempo! Come stai?”, “Non mi posso lamentare, Alberto, ho appena finito di lavorare...Tu? Novità?”. Quest’ultima mia domanda dovette inspiegabilmente renderlo molto felice, infatti mi rispose con un’allegria quasi tangibile “ Eccome! Grandi, grandi cose stanno per accadere e potrebbero riguardare anche te! Ti andrebbe di parlarne davanti ad un bel bicchiere di Brandy?”. No, non mi sarebbe dovuto interessare. Infatti, non ne avevo alcun motivo, tuttavia qualcosa di indefinito nel suo modo così arrogantemente gentile di presenziare catturava la mia attenzione. Senza che quasi me ne rendessi conto, le mie labbra si mossero automaticamente e accettai senza remore. Entrammo in un pub poco distante, il “Don Humain”, e subito fummo in-

ghiottiti dall’alcolica atmosfera del posto. Il locale era molto piccolo e si presentava fin da subito tetro e sudicio. Nonostante questo, i divanetti disponibili erano tutti occupati, motivo per cui ci sedemmo al bancone del bar. Immediatamente comparve l’inserviente e Alberto, facendo per ordinare mi chiese “L’hai mai rivista Lumiè?”. Evidentemente spiazzato, rimasi ammutolito per qualche secondo e poi risposi “No, ora sono fidanzato... con Ermione”. Alberto aggrottò le sopracciglia e sentenziò un emblematico “Ah, immaginavo”. Arrivarono i drink, un breve cin-cin rischiarò per un’istante la solida afonia del locale e poi giù, giù verso l’estasi. Un bicchiere tira l’altro, il gomito si alza in automatico e dopo breve mi ritrovo a fissare estasiato anche il più piccolo squallido dettaglio di quel sudicio bancone, soffermandomi in particolare su una foto, appesa al muro. E’ ritratta una giovane donna dai capelli rossi e gli occhi verdi sdraiata su un bagno asciuga. In alto, vicino al margine destro della cornice, c’è scritto “Saint Malo, ètè 1983”.

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sport

SOCHI 2014 Pattinaggio:

il bronzo fantastico della Kostner e l’oro russo tra sospetti e polemiche

di Filippo Lagomaggiore

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er chi non lo sapesse, il 20 Febbraio, a Sochi, Carolina Kostner ha conquistato la sua prima medaglia olimpica, un bronzo vinto grazie alla sua determinazione che ha spazzato via tutti i pettegolezzi circa le prestazioni non brillanti nei precedenti giochi. Al termine della gara, Carolina ha affermato di essere molto soddisfatta della sua prova e di aver dato il massimo per raggiungere un simile traguardo. Da considerarsi perfette le prestazione delle altre due protagoniste della gara: la russa Adelina Sotnikova, classe ‘96, e la ventitreenne sudcoreana Yu-Na Kim; i punteggi assegnati ai salti della prima sono stati valutati più generosamente di quelli della seconda, sancendo così la vittoria. Per la Kim, campionessa leggendaria, vincitrice a Vancouver 2010, è stata una di quelle beffe che lasciano l’amaro in bocca, anche se, a fine gara, ha cercato di non alimentare le polemiche affermando: “Quel che posso o non posso dire non cambia il risultato”. La giuria è stata sicuramente influenzata dal fattore campo: dagli spalti si levavano applausi ed incitazioni ad ogni figura della Sotnikova e la pista, al termine della sua performance, era ricoperta da mazzi di fiori. Il mondo del pattinaggio si è diviso e qualcuno grida 24

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allo scandalo: le critiche e i sospetti nascono spontaneamente quando si viene a sapere che un giudice era stato già squalificato per un anno dall’ISU (International Skating Union) per delle scorrettezze alle Olimpiadi di Nagano del 1998; inoltre, il 20 Febbraio il technical controller era Alexander Lakernik, ex-presidente della federpattini russa e un altro giudice era la moglie dell’attuale presidente della medesima federazione. La favorita era comunque la russa Yulia Lipnitskaya, la bambina prodigio prediletta di Putin: la classe ‘98, campionessa europea in carica, è

però caduta durante la gara “corta”, compromettendo così la vittoria finale. Polemiche di questo genere, nel pattinaggio olimpico, ci sono state e sempre ci saranno, scompariranno invece molte delle protagoniste di questa edizione, fra cui appunto le illustri Yu-Na Kim e Carolina Kostner. La prima, infatti, aveva gia’ annunciato che quelli di Sochi sarebbero stati i suoi ultimi giochi, mentre l’italiana, pur presente ai mondiali di pattinaggio in Giappone, dove ha vinto la medaglia di bronzo proprio il 29 Marzo, sta ipotizzando il proprio ritiro in un futuro prossimo.


RED HOT CHILI LIVERPOOL

di Marco Recano e Filippo Lagomaggiore

You’ll never walk alone”: nel corso di questa stagione si è fatto sempre più alto lo storico coro della curva Kop di Anfield. Infatti, dopo aver sotterrato anche il Tottenham domenica scorsa, la squadra della città dei Beatles si è portata al primo posto solitario: la classifica dice +2 sul Chelsea di José Mourinho, +4 sul City di Pellegrini (che ha però due match da recuperare). La domanda sorge quindi spontanea: com’è possibile che il Liverpool, piazzatosi l’anno scorso fuori dalle zone nobili della classifica, sia oggi a questi livelli e a sole 6 partite dal titolo? La risposta è immediata: “SAS”, Sturridge & Suárez. I due bomber stanno infatti infrangendo un record dopo l’altro: hanno, infatti, raggiunto entrambi quota 20 gol in campionato (prima volta nella storia della Premier) e, con il loro affiatamento, hanno reso il “4-2-fantasia” di Rodgers un modulo inarrestabile. Luis Suárz (LS7) merita, però, un discorso a parte: con i suoi 29 gol in 27 gare (1,07 a partita, meglio di Cristiano Ronaldo, Messi e Ibrahimović) è ormai saldamente

in testa alla classifica marcatori del campionato (con vista sulla scarpa d’oro) ed è definitivamente maturato anche dal punto di vista comportamentale (pensare che il morso ad Ivanovic risale solo ad un anno fa), cosa che ora lo porta ad aspirare ad essere il migliore. Ebbene: ci sta riuscendo pienamente. I Reds non sono però solo l’SAS: protagonisti di questa stagione sono, infatti, anche i giovanissimi Coutinho e Sterling. L’ex interista, arrivato a Liverpool nel Gennaio 2013 per 10 milioni di euro, sta facendo mangiare le mani a Marco Branca e con la sua qualità risulta spesso decisivo con gol e assist: si è infatti subito guadagnato la stima dei suoi nuovi tifosi che, per la giovane età e la corporatura non esattamente imponente, lo hanno soprannominato The Kid. Raheem Sterling, giamaicano naturalizzato inglese, è invece l’enfant prodige di Rodgers: alla giovanissima età di 20 anni riesce infatti a dimostrare le sue grandi doti in un campionato altamente competitivo quale la Premier. Il classe ‘94 si è trasferito dal QPR al Liverpool nel 2010 per 800.000 sterline, e ha

siglato il suo primo gol in un incontro ufficiale all’età di 17 anni, divenendo il secondo più giovane marcatore del Liverpool in una partita ufficiale, dietro solamente all’indimenticabile Michael Owen. La vera anima della squadra, però, è, e sempre sarà, l’infinito Steven Gerrard: arretrato in cabina di regia, sta infatti dimostrando le sue doti tecniche anche nel ruolo di centromediano e sta vivendo (oltre che una seconda giovinezza),per la prima volta nella sua lunga e onorata carriera, il sogno di vincere il titolo, che ad Anfield Road manca da ben 24 anni. Manchester City e Chelsea combatteranno sicuramente fino all’ultima partita, però, ad oggi, i Reds sono l’unica squadra che gioca un calcio spumeggiante, e tutto ciò senza il cospicuo supporto delle finanze dei vari magnati. Anche per questo motivo, chiunque ama questo sport non può non sperare in una loro vittoria finale, alla faccia del fantomatico fair-play finanziario predicato da monsieur Platini. Comunque, anche se non sarà nemmeno questa la volta buona, il Liverpool “will never walk alone”.

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LA VOSTRA

BAKEKA

Se vuoi pubblicare un messaggio in bakeka, lascia un biglietto nella scatola dellâ&#x20AC;&#x2122;Obloâ&#x20AC;&#x2122;... la trovi in ingresso presso il banco della signora Elena.

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ostriche senza perla

Quanto spesso quei signori che vogliono parire dotti e ineccepibili ai vostri occhi si tradiscono nel modo più brutale ed esilarante? Inviaci a nche tu le peggiori frasi dei TUOI prof... DURANTE LA LEZIONE DI GRECO X: Mmm... epizumenes... Direi che viene da pizzo... Prof: Eh sì, il verbo “pizzo” e il verbo “focaccio”! DURANTE LA LEZIONE DI INGLESE Prof: Can you show me your work? X: Is not the case... DURANTE LA LEZIONE DI SCIENZE Prof: Ma se quel solido lo fondete...le particelle vanno dove le porta il cuore. PROF CHE SANNO L’ITALIANO Prof: Comunque guardate bene questo verso di Catullo perchè sicuramente lo troverete l’anno scorso. DURANTE LA LEZIONE DI STORIA - ALEA IACTA EST Prof: Il famoso brodo fatto col dado tratto. DOPO LA FESTICCIOLA D’ADDIO IN SALA PROFESSORI Prof (a X beccato col cellulare): Adesso ti prendo il telefono e te lo butto fuori dalla finestra, poi do la colpa all’alcol! PROF SENZA UN VASTO REPERTORIO Prof: Ragazzi se mi ripeto con le battute scusatemi, ho nove classi e non mi ricordo in quali le ho già fatte... DURANTE LA LEZIONE DI ITALIANO, DANTE Prof: Dopo questo Purgatorio terreno in mezzo a voi andrò direttamente nella Rosa dei Beati! Ma non sono fessa come Beatrice, mica scendo ad aiutarvi poi... DURANTE LA LEZIONE DI MATEMATICA Prof: Ragazzi dovete ceracre le soluzioni all’interno della periodicità. X: Boh, io le soluzioni le cerco nel cioccolato... DURANTE LA LEZIONE DI STORIA Prof: Cos’hanno inventato i gesuiti? Classe: ... Prof: Vi do un aiuto: è una cosa con la quale entrate in contatto tutti i giorni! X: La birra? PROGRAMMI Prof: La prossima volta guarderemo “300”. Classe: Sìììì!! Prof: Salterò le scene di sesso. DURANTE LA LEZIONE DI SCIENZE X: Ma davvero non c’è vita su Marte?? Prof: Solo il sabato sera, ma poca roba! SEMPRE DURANTE LA LEZIONE DI SCIENZE Prof: Nulla si crea e nulla si distrugge. X: Ma prof sul mio balsamo c’è scritto “Elvive balsamo nutriente creatore di materia”! 28

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tweet anatomy Verba volant, screenshot manent...

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preside

prima di marzo: la scuola è deserta. sono tutti a sciare in settimana bianca, solo monopoli giura di esser rimasto incollato alla scrivania...ma non è forse lui quello lì nella foto ?!? come dove, non lo vedi?

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giochi ORIZZONTALI

1) Libri Sacri, dettati dalla Ninfa Vegoia, sull’arte di vaticinare con i fulmini. 14) Accoglie Demetra, durante la ricerca della Figlia e riporta il sorriso sulle sue labbra. 15) Specie di Fantasma malefico, al quale credono gli abitanti di Tours. 16) Divinità figlia di Nefti ed Osiride, che presiede alla cerimonia della pesatura del cuore. 18) Definito rispetto ad una stella fissa. 20) Gigantesca Tartaruga che sorregge la Terra, secondo la cosmologia cinese. 21) Strumento di Divinazione nordico. 22) Vocali gnostiche equivalenti alle note: LA, SOL, FA. 23) Esclamazione avverbiale con cui Ponzio Pilato, presentò Cristo alla folla. 24) Numero della “Bellezza” e dell’Equilibrio. 26) Fata Morgana. 27) Dio in Tedesco. 29) Valore Letterale di 10 – 100 secondo l’Alfabeto Greco. 31) La loro presenza indica fortune e sfortune, nella vita. 32) Corrisponde al Medio Cielo. 33) Dio dell’Oltretomba Etrusco. 36) Angelo dal 13 al 17 febbraio. Consolazione nelle avversità. 37) Lettera che rappresenta la Tribù di Gad. 38) Esseri nati dall’unione delle Donne con gli Angeli. 39) Una “Cifra” di Fibonacci, senza vocali. 40) Iniziali di Hermete. 41) Scrisse il De Docta Ignorantia ed il De Idiota. 42) “Giudizio di Dio”. 46) Nome Accadico di Nannar. 48) I Figli di Gea ed Urano. 50) Il Dio Accadico delle Acque, inventore delle arti utili, dell’inganno, della sapienza e della magia. 51) Divinità a forma di serpente protettrice del Basso Egitto venerata a Buto. 52) Lo è … quello dei Philosophi. 54) Nel Mutus Liber, il Sole e la Luna guidano la coppia alchemica nella sua raccolta. 56) Valore Letterale di 200 - 3 secondo l’Alfabeto Latino. 58) Scrisse la Monade Geroglfica. 60) Vocali gnostiche equivalenti alle note: LA e RE. 61) Valore Letterale di 4 – 30 secondo l’Alfabeto Ebraico. 62) Prodigio … Greco. 65) Valore Letterale di 9 – 400 – 50 – 1 secondo l’Alfabeto Latino. 67) E’ noto … quello greco. 68) Uno dei due oggetti profetici contenuti nell’Efod. 70) Rosen … Kreuz. 72) La 12 esima stella più luminosa del cielo, appartenente al cosiddetto “Triangolo Estivo”. 75) Divinità sarda portatrice di pioggia, declassata poi a Demone. 76) Equivalente di IAO. 78) Animale che secondo gli Egiziani, mutava sesso ogni anno. 79) Valore Letterale di 5 – 40 - 100 secondo l’Alfabeto Greco. 80) Articolo … generico del Mago. 81) Divinazione con le foglie di Rosa.

9) Lo sono i Saggi. 10) Dio del Cielo Accadico. 11) E’ “esaltata” nei Pesci. 12) Figlia di Era e Sorella di Ares, sposa di Ercole. 13) La Città di Santa Caterina. 14) Il suo santuario più importante si trova a Busiris. 17) Sesta Sibilla Greca nel catalogo di Varrone. 19) Principio … di Ecatombe. 25) Luogo di ritiro. 26) Poca … Fede. 28) Valore Letterale di 70 - 4 secondo l’Alfabeto Greco. 30) “Il Saggio Signore”, “Personificazione del Bene”. 31) Le dispari in Nilo. 32) Il Suo levare segna l’inizio dell’anno nuovo nel calendario egiziano. 33) Stirpe di Dei Nordici. 34) Popolazione mitica dalle lunghissime braccia (circa 9 metri), abitante lungo le coste della Cina settentrionale, secondo i Giapponesi. 35) Aure intorno ai corpi. 37) Simbolo di Dioniso, adottato poi dai Cristiani, come abbreviazione del nome di Cristo. 38) Ha il corpo “tessuto di stelle”, nella cosmologia di Eliopoli. 39) Le prime … di Mithra. 43) Madre di Ennosigeo. 44) Re e Sacerdoti Etruschi. 45) L’inizio e la Fine … greca. 47) Lo sono Ida, Sushumma e Pingala. 49) “Le Piovose” Sorelle delle Pleiadi, annunciatrici dell’Autunno. 53) Strumento Muratorio. 55) Iniziali del Dalai. 56) Ishtar scese negli Inferi per Liberarlo. 57) Igne Natura Renovatur Integra. 59) Dio Sumerico dell’Aria, Signore della Tavoletta dei destini, consigliere degli Dei. 62) Valore Letterale di 300 – 400 – 10 secondo l’Alfabeto Greco. 63) Divinità Itifallica, chiamata il “Toro di Sua Madre”. 64) Il Mantra Cristiano, equivalente all’ “OM” Indiano. 66) Chi Nega l’esistenza del Divino. 67) L’…Inizio della profezia. 68) Divina Madre del Buddismo Tantrico Tibetano, Buddha e Bodhisattva Trascendente nella stessa persona. 71) Una delle 7 lettere doppie dell’alfabeto ebraico che simbolizza Venere, l’occhio sinistro, la dualità vita e morte ed il mercoledì. 73) Valore Letterale di 1 - 50 - 90 secondo l’Alfabeto Latino. 74) Triade Gnostica. 75) …”Tre persone camminavano sempre con il Signore: Maria, sua madre, la sorella di lei, e la Maddalena, detta la sua compagna”... 77) Vocali gnostiche equivalenti alle note Do e La. 79) Età dell’Oro.

VERTICALI

1) Il padre di Edipo. 2) Mitico Uccello Sumero con testa di leone, ali di Aquila, associato al dio della Tempesta. 3) Valore Letterale di 2 – 2 - 5 secondo l’Alfabeto Greco e Latino. 4) Dea Egiziana Ippopotamo, diversa da Thueris. 5) Apparizioni … nei Cimiteri. 6) Principio … di Uguaglianza. 7) “Cavalcano” i partecipanti ai loro riti. 8) Conoscenza.

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l’oblò oltre il cortile CONCERTO Le Luci della Centrale Elettrica Merc. 9 Aprile @Alcatraz

CONCERTO Omaggio a Gaber e Jannacci Gio. 10 Aprile @Salumeria della Musica

CONCERTO Enrico Rava New Quartet Mar./Mer. 15/16 Aprile @Blue Note Milano

CONCERTO Tre Allegri Ragazzi Morti Gio. 17 Aprile @Tunnel Milano

MOSTRA Vassily Kandinsky dal 17 Dicembre al 27 Aprile @Palazzo Reale

MOSTRA Brain. Il cervello, istruzioni per l’uso dal 18 Ottobre al 13 Aprile @Museo di Storia Naturale

MOSTRA Micol Assaël dal 31 Gennaio al 4 Maggio @HangarBicocca

MOSTRA Klimt. Alle origini di un mito dal 12 Marzo al 13 Luglio @Palazzo Reale

SPETTACOLO Molto rumore per nulla dal 2 al 18 Aprile @Teatro Leonardo da Vinci

SPETTACOLO Lu Santo Jullare Francesco Lun. 14 Aprile @Teatro degli Arcimboldi

SERATA London loves, una NY anni ‘80 tutti i Venerdì @Rocket Milano

SERATA Bling Ring. Aperitivo e dj set tutti i Giovedì @Ralph’s, Colonne di San Lorenzo

BALLETTO Il lago dei cigni dal 15 Aprile all’11 Maggio @Teatro alla Scala

MUSICA CLASSICA Bach, Passione secondo Giovanni 15/16/18 Aprile @Auditorium Mahler

QUARTO NUMERO, Marzo, a.s. 2014/2015  
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