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CITTÀ CITTADINO CITTADINANZA ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

Chiuso lunedi 19 settembre 2011 Tra cronaca e…

“SAVIANOMIGLIORE” Felice Falco erata interessante quella vissuta giovedì [8 settembre scorso] nell’aula consiliare del Comune di Saviano: in programma la presentazione del gruppo attivo su facebook “Gruppo per la programmazione di una Savianomigliore” e la relativa costituzione dell’Associazione di promozione sociale “Savianomigliore”. Un’aula piena di cittadini testimoniava l’importanza del momento ampiamente preannunciato con volantini ma soprattutto attraverso il canale di facebook. Ma anche il particolare momento che sta vivendo il paese (gestione commissariale, crisi delle forze politiche, problemi annosi irrisolti etc.) ha avuto il suo peso nel richiamare sul comune un po’ di persone (a mio avviso troppo poche, visto che ci si incontrava per ragionare del futuro del proprio paese e ci si ritrovava per fare il punto della situazione). Avrebbero dovuto quanto meno incuriosire le espressioni contenute nel volantino di convocazione là dove si leggeva: “…è un’associazione fatta di cittadini per i cittadini”, a seguire: “quello che la politica non ha fatto per il paese, lo faranno i cittadini con le proprie mani”, e ancora: “è solo con l’impegno tuo e di ciascuno che riusciremo a cambiare il paese”. Ecco, per chi continua a lamentarsi che le cose non funzionano, che il paese è in perenne sofferenza a causa delle tante carenze di tipo strutturale e infrastrutturale, dei tanti problemi irrisolti, di una classe politica dal doppio volto: “interessata” quando si tratta dei propri interessi, “disinteressata” cioè non interessata quando si tratta di provvedere ai problemi del paese, questo momento di riflessione, questo richiamo a recuperare un ruolo civile in

seno al proprio paese era una occasione da cogliere senza alcun indugio se non altro per capire le intenzioni dei promotori, capire la condivisibilità del progetto, la validità delle proposte etc. Nunzio Mirra, il promotore dell’iniziativa e del gruppo attivo su facebook, è stato estremamente chiaro nel presentare il gruppo ed il progetto della nascente associazione “Savianomigliore”, un’associazione che nasce con lo scopo di spingere quanti più cittadini possibile ad interessarsi del proprio paese, a vivere in maniera pregnante la propria cittadinanza, cioè ad affermare con determinazione il proprio ruolo di cittadini, un cittadino, cioè, attento alle esigenze del proprio paese, che partecipa alla vita politico-amministrativa, un cittadino che svolge una costante azione di presenza, di controllo, di verifica della gestione della cosa pubblica, un cittadino che non si pone in contrapposizione rispetto a chi è delegato al compito di amministrare ma lo supporta, lo collabora, lo aiuta, ma lo pungola anche, lo sollecita, ne controlla l’azione, lo richiama all’osservanza delle regole e delle leggi e, se il caso, lo diffida e lo denuncia alle autorità competenti. L’obiettivo chiaramente espresso dal Mirra, quello che la nascente associazione si propone, è dunque la promozione di una “cittadinanza attiva”, la creazione sul territorio di una rete di referenti capace di individuare gli specifici problemi, di portarli all’attenzione degli amministratori, se già non individuati, e operare attivamente con funzioni di supporto ma anche di sollecitazione e di pungolo nei confronti degli amministratori per la loro puntuale soluzione. Sarà pure una digressione poco pertinente, ma con-

e-mail: vincenzo.ammirati@alice.it sentitemi di esprimerla non tanto per richiamare un effimero primato di cittadini che si sono messi insieme per fare qualcosa per il proprio paese (non siamo stati i primi e non saranno gli ultimi, gli amici di “Savianomigliore”) quanto per ricordare agli amici della nascente associazione che la dignità della persona trova il suo primo presupposto nella condizione di cittadini autentici, cioè di persone consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. I concetti espressi nel corso della serata, le intenzioni, l’entusiasmo, ma anche la rabbia, la determinazione, la volontà di reagire ad una condizione di disagio e di sofferenza civile non rappresentavano qualcosa di nuovo. Per chi non ha mai fatto caso, richiamo l’attenzione sul sottotitolo del periodico “Obiettivo Saviano” esso recita esattamente “lucesullenuoveparole“ e a seguire: “Città, cittadino, cittadinanza”. Era il 1993 quando a seguito di una serie di riunioni (non c’era ancora facebook e nemmeno il telefonino) nasceva l’associazione “Obiettivo Saviano” e nasceva con le stesse motivazioni, perseguiva gli stessi obiettivi, manifestati nel corso della serata, sintetizzati nel sottotitolo del periodico cui fu dato vita per svolgere quell’azione di sensibilità civica, quella sollecitazione a prestare attenzione al proprio paese, a recuperare il ruolo di cittadini ed a difendere la propria cittadinanza. Ma torniamo alla serata di giovedì: il primo intervento in ordine a quanto esposto da Nunzio Mirra veniva da Giovanna De Sena la quale si dichiarava delusa da quanto espresso. Lei, infatti si aspettava, dato il tenore degli interventi su facebook, una valenza più politica del movimento nascente. Secondo lei limitarsi ad un ruolo di c o n trollori di personaggi, che hanno ampiamente dato prova della loro inettitudine e peggio attenti solo ai loro interessi, è troppo limitativo ed inefficace e non porterà che scarsi risultati in ordine all’obiettivo fondamentale di una Saviano migliore. Continua in 2ª pagina

Appello alle donne che rimangono ancora a casa, aspettando dal cielo che cambi qualcosa.

DONNE IN ASPETTATIVA POLITICA Paola Ammirati

Giovani Il mondo è vostro, come è nostro, ma in ultima analisi è vostro. Voi giovani, pieni di vigore e vitalità, siete nel fiore della vita, come il sole alle otto o alle nove del mattino. Le nostre speranze sono riposte in voi... IL mondo vi appartiene (Mao Zedong).

LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE Giovanna De Sena orreva l’anno 1972 quando Giorgio Gaber sosteneva: “la libertà non è star sopra un albero la libertà è partecipazione”. Da allora le cose sono molto cambiate e la volontà e la forza che spingeva milioni di persone ad impiegare il loro tempo per il perseguimento del bene comune e per la costruzione di uno spazio condiviso è andata progressivamente affievolendosi e l’uomo ha trovato, in questa democrazia liberale, la sua nuova libertà nel delegare gli altri e farsi comandare. Sfuggendo alla prosa colta e raffinata dell’intellettuale critico Gaber e volendo procedere ad una riflessione sul significato politico del termine, cos’è dunque la partecipazione? A partire dagli insegnamenti dei padri costituenti possiamo affermare che la partecipazione politica rientra “…a pieno titolo tra quelle virtù civiche senza le quali la stessa democraticità di un regime politico verrebbe pregiudicata”. La parola partecipare ha, tanto nell’uso politico che in quello comune, due valenze semantiche fondamentali: • Partecipare = prendere parte • Partecipare = esser parte.

Nella prima dimensione la partecipazione è intesa come l’atto della condivisione di una azione collettiva; nella seconda accezione, invece, la partecipazione esprime un’appartenenza diretta delle singole parti che abilita ad agire sul piano decisionale. E sono arrivata al dunque: “Agire sul piano decisionale”, tutto il resto serve a poco. Il degrado morale e politico che ci inonda dovrebbe imporre alle nuove generazioni, in primo luogo, di esercitare il diritto/dovere alla partecipazione che, se necessario, dovrà spingersi fino alla disobbedienza: a mali estremi, estremi rimedi! Ma pare che, contrariamente, i giovani vogliano battersi “contro” e non battersi “per” che sono due atteggiamenti diametralmente opposti che causano, di conseguenza, reazioni coerenti col tipo di sentimento che le nutre. Il solo voler controllare, vigilare per poi denunciare, ritengo sia un atteggiamento di passività; controllare l’operato di altri, dare idee e suggerimenti anche utili, non sono metodi sufficientemente adatti per affrontare il problema principale che è governare con coscienza. Non bisogna lamentarsi se poi si aspetta che altri impieghino il loro tempo, le loro risorse e le loro energie per pensare, coordinare e costruire un’alternativa per il paese che può rivelarsi condivisibile o meno. Bisogna smetterla di pensare che ci sia qualche altro che accetti suggerimenti e consigli per poi usare il proprio tempo al posto nostro. Bisogna smettere di pensare ingenuamente che sia sufficiente influenzare le promesse o i programmi dei politici solo con la forza del Continua in 2ª pagina

alle fonti ISTAT risulta che le donne impegnate attivamente in politica nei Paesi europei sono all’incirca il 30%, con un picco del 50% in Svezia e nel Lussemburgo. Più si scende verso l’equatore e più le donne rimangono a casa. In Italia le quote rosa in Parlamento sono ancora basse, il 15% più o meno. Il Molise, la Campania, la Puglia e la Sicilia sono le regioni in cui le donne sono meno partecipative, quasi escluse da ogni forma politica. Le donne, con le loro battaglie per la parità dei sessi, per la parità di opportunità, per la parità di lavoro, non sono riuscite a sentirsi alla pari nella gestione della cosa pubblica. Le donne italiane continuano a rimanere a casa, pensando che la politica del Paese sia una faccenda estranea ai loro compiti domestici, e difficile per le loro capacità organizzative, delegandola esclusivamente agli uomini. Amministrare un Paese, è vero, è cosa complessa e laboriosa. È altrettanto vero che la donna si trova a svolgere molteplici funzioni all’interno del nucleo familiare: mamma, moglie, lavoratrice, casalinga, donde le risulta già veramente faticoso districarsi con successo tra tutte queste mansioni. Ciò non le toglie il dovere di informarsi sulla vita politica del proprio Paese né il diritto di partecipare all’amministrazione. Le donne devono convincersi che il loro contributo nella società politica è importante perlomeno quanto quello domestico-familiare, devono capacitarsi che votare è sicuramente un diritto, ma che votare con cognizione di causa è un dovere, devono credere che candidarsi è un loro diritto ma che candidarsi per migliorare il Paese è un loro dovere. La politica delle beghe di quartiere, dei favori ad personam, del “tira a campare”, del tornaconto personale, non ha mai funzionato e mai funzionerà: impoverisce il Paese e crea malumori diffusi tra i cittadini, che vivono nel sospetto, nel sopruso e nella miseria. Le donne non devono autoescludersi dalla politica, ma apportarvi il proprio contributo secondo volontà e capacità. Sul territorio savianese insistono molte associazioni sociali, culturali e politiche. Ma scorrendo la lista dei soci, i nomi femminili sono pochi, troppo pochi per una comunità che supera i quindicimila abitanti. Le donne restano a casa in aspettativa, in tempi di crisi come questi, sperando che il cielo o il padre o il marito o il figlio lavorino per loro. È dannoso che si ostinino a rimanere ancora a casa, quando il Paese ha bisogno di loro, del loro contributo, anche se piccolo. Saviano, 12 settembre 2011 ■


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138) Continua dalla 1ª pagina che ora nella qualità di genitori avvertivano il dovere di assumere una decisione drastica: rimanere o andare via! Avendo scelto di rimanere essi allora intendono rivendicare per sé e Più o meno dello stesso tenore l’intervento di Genper i propri figli condizioni di vita quanto meno accettabili. Ed naro Esposito il quale richiamava la differenza tra un’azioè per questo che essi vogliono dare vita a questa associane diretta di tipo politico certamente più efficace rispetto ad zione sottolineando la volontà di porsi al momento come una delega da controllare e l’azione di controllo che può una sorta di governo ombra rispetto all’amministrazione, un esercitare un’associazione civile quand’anche fortemente organismo parallelo, un’associazione che faccia da tramite motivata. Insomma per Gennaro Esposito, che interveniva tra l’amministrazione e i cittadini, un organismo che, facendo anche con qualche rilievo in ordine allo statuto, o si fa polileva sulle professionalità dei suoi aderenti, affronti, affianchi tica o si fa associazionismo. o spinga gli amministratori ad affrontare i problemi supporDi natura divertandoli nelle analisi, sa l’intervento di Enzo nello studio delle soluTrocchia il quale esprizioni, insomma si adomeva il suo apprezzaperi per migliorare il mento per l’iniziativa territorio ed il proprio richiamando l’importanpaese. za della partecipazione De Simone Patridei cittadini; in altre zio, Antonio Napolitano parole sollecitare ad e Vincenzo Di Giorgio una cittadinanza attiva chi per un verso e chi e fare in modo che per un altro ribadivano i sempre più cittadini si concetti dell’importanza interessino della cosa della sensibilizzazione pubblica è fondamentaverso i temi della politile per la vita politica di ca per creare una couna comunità se non scienza civica, e favorialtro per l’azione di re una cittadinanza atticontrollo che essa può va capace di interesesercitare sull’operato sarsi dei problemi del dell’amministrazione. paese in particolare Ricordando poi le prequelli ambientali, o cedenti esperienze di quelli che attengono Radio Arci della fine Nunzio Mirra e Perretta Pier luigi durante la presentazione dell'associazione alle condizioni di vita. degli anni 70 e di O- "Savianomigliore" Saviano, 8 settembre 2011. Alla nascente asbiettivo Saviano della sociazione non possiaprima metà degli anni 90, il Trocchia sottolineava come un mo che fare gli auguri anche se ci permettiamo di ricordare vantaggio non indifferente per la circolazione delle idee e che la politica se non la fai, la subisci. In altre parole noi crel’esercizio del controllo viene alle nuove generazioni dagli diamo che l’associazione debba e possa avere un ruolo fonstrumenti tecnologici e i così detti social network, basta damentale di aggregazione e di elaborazione programmatiricordare il ruolo che questi ultimi hanno avuto nel processo ca in ordine ai bisogni del paese e del territorio attraverso la di democratizzazione del nord Africa. Non diverso l’interdefinizione di obiettivi a 360 gradi. Ora quando si passa alla vento di Enzo Mauro il quale ricordava come l’associazionidefinizione di obiettivi che attengono al territorio ed al paese smo attivo comunque può svolgere un ruolo di sprone per non ci si può limitare a individuare i problemi e le carenze, un’amministrazione e, naturalmente maggiore è il numero bisogna individuare anche le persone che possono affrontadei cittadini che si coinvolgono in una tale azione associatire i problemi e portarli a soluzione. L’associazione nasce in va più forte e concreta sarà la sua azione nei confronti delun momento particolare per il nostro paese, siamo cioè alla la classe politica. vigilia di una tornata elettorale; dobbiamo cioè rinnovare il In risposta a quanto lamentato da Giovanna De Senostro consiglio comunale, dobbiamo scegliere le persone na che aveva rimproverato i promotori dell’iniziativa, tutti alle quali affidare il compito di risolvere i problemi. Vogliamo giovani tra i trenta e i quaranta, di non essersi interessati sceglierle noi o vogliamo che esse ci vengano imposte o del loro paese e della politica nel passato, Perretta Pier peggio che si impongano esse stesse? Se le scegliamo noi Luigi, componente attivo del gruppo, ricordava alla De Sedopo una definizione dei percorsi programmatici, un’attenta na che l’assillo della ricerca di un lavoro e di una sistemaanalisi delle competenze e delle capacità, se le scegliamo zione non aveva permesso loro di avvicinarsi alla politica e noi sulla base di criteri oggettivi facendole venire fuori da incontri, confronti, discussioni, proposte etc. sicuramente sarà meno necessario il ricorso al controllo e maggiore apertura alla collaborazione, nel caso contrario si avrà un bel da fare per controllare ciò che non sempre è controllabile. Nel paese corrono voci poco rassicuranti. Burattini e burattinai sono in piena azione, volti conosciuti, nomi noti, politicanti di vecchio corso alla ricerca di un posto, non importa in quale lista, per i voti si ricorrerà ai vecchi sistemi: promesse, ricatti, riconoscenza, famiglia, camorra etc. Ecco quello che si potrà paventare di qui a qualche mese, due o tre liste tutte speculari, cioè formate da personaggi ballerini pronti a decantare programmi e a promettere miracoli, personaggi che da un ventennio si sono alternati alla guida del paese con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Si riproporranno, statene certi. E allora? Allora si impone la necessità di creare una alternativa, per offrire all’elettorato, libero da condizionamenti (e credo che sia la maggioranza della popolazione savianese) una possibilità di scelta diversa. Insomma accanto alle liste formate dai politicanti di professione poniamo una lista di alternativa, offriamo ai cittadini di Saviano una via di scampo, mettiamoli di fronte ad un caso di coscienza: sceglieranno, per se stessi e per i loro figli, gli stessi amministratori che fino ad oggi non hanno saputo risolvere i problemi del paese e che hanno pensato solo a fare i propri interessi o affideranno le sorti del comune a persone nuove, scelte secondo precisi criteri di competenza e di capacità e soprattutto di GENNARO GRAGNANIELLO, anni 38, esempio d’onesta laboriosità e di brio- provata onestà intellettuale e morale? sa umanità, figlio della Saviano migliore. Uno schianto improvviso sul Quale che sia la loro scelta una cosa è certa, saluogo del lavoro l’ha rapito all’affetto dei suoi cari e alla simpatia unanime degli amici. L’amico fraterno Luigi Napolitano rimane vicino al dolore remo in pace con la nostra coscienza per aver offerto al incolmabile della famiglia, al quale partecipa anche Obiettivo Saviano. ■ paese un’alternativa, loro, non credo! ■

“SAVIANOMIGLIORE”

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LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE nostro voto e poi aspettare che sia lui ad amministrare i nostri bisogni, le nostre urgenze. Oramai ci siamo abituati a “suggerire di fare qualcosa”, invece di “fare qualcosa”, non si crea nulla, non si costruisce a favore di un’iniziativa seria. Siamo diventati come dei telespettatori curiosi, sempre pronti a dire la nostra opinione, a criticare, ad arrabbiarci ma raramente investiamo personalmente il nostro tempo e le nostre energie a favore di un modello di governance migliore di quello che critichiamo con troppa leggerezza. Io continuo a sostenere che finché non ci convinciamo di mettere a disposizione ed in gioco le nostre risorse personali per le cose che vogliamo vedere realizzate non sarà possibile un cambiamento. Spesso diciamo “il sistema non si cambia” oppure “il sistema decide le nostre sorti non possiamo farci niente”. In realtà tale pensiero, che porta tra l’altro quasi sempre ad un sentimento di sfiducia e rassegnazione, oltre ad essere controproducente è, secondo me, innegabilmente scorretto. Perché io dico che per quanto “il sistema” permei ogni sfera della nostra vita e della società, esso altro non è che un prodotto umano. Siamo noi che abbiamo creato il sistema, noi che lo nutriamo, che ne garantiamo la sopravvivenza e ne evitiamo vigliaccamente il collasso. E lo facciamo attraverso ogni piccola azione quotidiana. Di continuo con i nostri comportamenti tuteliamo di fatti l’esistenza del sistema. Però ognuno di noi ha un potere enorme sul sistema, e non è vero il contrario. Il sistema si può cambiare, e a farlo dobbiamo essere noi, dal basso, acquisendo coscienza; attraverso l’intelligenza e la volontà collettiva è possibile coordinarsi per una rivoluzione antropologica che parta dalla consapevolezza delle persone, per arrivare all’azione. L’agire, il mettersi in discussione, il prender parte, sia pure svincolati da dinamiche partitiche, rappresentano l’unica strada percorribile e lusinghiera. Non possiamo e non dobbiamo continuare a tollerare comportamenti immorali da parte di faccendieri senza scrupoli che hanno messo in discussione i valori, la dignità di ognuno, il sacrosanto diritto a determinare il futuro dei nostri figli. È un nemico diverso quello attuale, subdolo, capace di mimetizzarsi dietro pseudo valori; un nemico elegante in giacca e cravatta, che ci sorride, ci stringe la mano, accarezza i nostri figli, ghermisce i nostri cuori, ma che al contempo si arricchisce sulle nostre fatiche, lucrando sulla nostra precarietà, ingrassando sulla nostra povertà. Ecco perché occorre un nuovo risorgimento attraverso la partecipazione diretta. Un risorgimento che pretende coraggio civico di ognuno di noi e di cui ognuno deve sentire la responsabilità giocando fino in fondo il proprio ruolo di cittadino. Un risorgimento che non ammette vittimismi o proroghe in attesa di imparare. Un risorgimento che passi attraverso scelte radicali di cambiamento e di mutamento nei modi di essere e di fare. Un risorgimento dunque che le giovani generazioni non possono affidare ad Internet, al mondo virtuale. Questa modalità va usata con saggezza, utilizzata con coscienza e consumata con moderazione, come un buon vino! Internet è come un oceano e se si vuole solamente “surfare” lo si può anche fare ma senza arrivare da nessuna parte se non si prefiggono degli obiettivi ma soprattutto se non si ha il coraggio di passare dal virtuale al reale al momento giusto. Se si trasforma questo mezzo in una specie di riserva nella quale i giovani amano passare il tempo che gli rimane senza assumersi le proprie responsabilità, allora moriranno senza aver saputo vivere, strangolati dalla democrazia, con gli stessi strumenti della democrazia. Sappiate che sconfiggerete i mali solo quando deciderete di riaprire gli occhi alla bellezza dell’incontro reale, alla piacevolezza della riscoperta dell’altro col quale, guardandosi negli occhi, si progetta, si costruisce, si educa. Diventa strada da percorrere insieme con coraggio e autenticità. La fuga nel virtuale, come ogni fuga, è la reazione di una generazione spaventata di fronte al pericolo, che sottovaluta le sue capacità. L’altra reazione possibile è la lotta anche a costo di infrangere regole se, quando il rispetto formale delle stesse, porta ad offendere nella sostanza i diritti di tutti. A voi la scelta. ■


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

Meno ipocrisia e più coraggio nelle scelte possono realmente aiutare il paese a risollevarsi.

L ' 8 S E T T E M B R E S AV I A N E S E Gennaro Ambrosino na serata particolare quella passata l'8 c.m., nell'aula consiliare del nostro Comune. Una nascente associazione si è presentata ad un folto pubblico (circa un centinaio di persone) fatto di molti curiosi, qualche ex amministratore, qualche giovane, alcune mamme con i pargoli al seguito (qualcuno particolarmente vivace), alcuni parenti dei promotori dell'incontro e molti cittadini, donne e uomini prevalentemente di età compresa tra i 30 e i 40 anni, particolarmente interessati all'iniziativa. Molte le assenze tra gli addetti ai lavori, tranne il segretario del PD locale. Sorprendenti, a mio avviso, sono state le assenze di buona parte dell'amministrazione uscente, a cominciare dal sindaco, e dell'onorevole Carmine Sommese, probabile candidato a sindaco per le prossime elezioni. Tutto è nato, come ricordato all'inizio dal socio fondatore Nunzio Mirra, qualche mese fa, con una discussione, sul social network facebook. È nato così il Gruppo di programmazione per una Saviano migliore. La presentazione, affidata dal gruppo al socio fondatore, ha messo in evidenza quelli che sono gli intenti dell'associazione, relativamente alla qualità della vita della nostra comunità, all'amministrazione del territorio, alla vigilanza su di essa. È stata fatta una breve lettura degli articoli più importanti dello statuto e, quindi, hanno fatto seguito gli interventi di alcuni cittadini partecipanti al forum. La serata è proseguita fino alla fine con la pronuncia di alcuni proponimenti da parte del socio fondatore che, in alcuni casi, sono sembrati, a mio avviso, particolarmente apprezzabili. Tra gli interventi c'è stato qualcuno che ha messo in evidenza qualche incongruenza di alcuni articoli dello statuto, qualche altro intervento è sembrato palesemente

interessato agli sviluppi, qualche altro, infine, si è caratterizzato per il senso pratico unitamente a un pizzico di sana autoironia (Paolo Bruscino). Tra tutti gli interventi si è posto, in maniera estremamente visibile, fuori dal coro quello di Giovanna De Sena che, richiamando passi significativi di un suo articolo pubblicato su Obiettivo Saviano di qualche mese prima, si è rammaricata di aver inteso male le intenzioni dei promotori e, in conseguenza di ciò, ha accusato il gruppo promotore, utilizzando un'espressione oxfordiana, “di non avere le palle”, di non avere coraggio. Personalmente, anche per l'età, ho avuto modo di vedere altri “vari pomposi” di tal genere, di alcuni, era l'inizio degli anni '70 (studiavo, giocavo a calcio e, complice la passione, mi interessavo di politica e della vita amministrativa di Saviano), ne sono stato promotore, di qualche altro co-protagonista, di altri semplice comparsa. I risultati, con qualche eccezione, probabilmente per scarsa qualità dei promotori, sono stati un poco più che modesti. Erano altri tempi! Il paese, dal punto di vista politico, vedeva la presenza autorevole di due parlamentari, con un grosso seguito elettorale, e non era facile né “utile” mettersi contro. Eppure diversi giovani di quegli anni, all'interno e all'esterno del partito di riferimento dei due succitati protagonisti, la DC potente di quel periodo, non ebbero timore, pur studiando ed avendo necessità di lavorare e di costruire un proprio futuro, di schierarsi contro e di fare le bucce ad un modo di gestire la cosa pubblica. Qualche altro, negli anni '80, non ha avuto timore di schierarsi e pronunciarsi contro il potere invadente dell'organizzazione criminale. Eppure ho sentito dire, in questo 8 settembre savianese, che si è arrivati ai 35 - 40 anni per interessarsi della vita amministrativa della comunità in cui si vive, solo perché in precedenza si è stati impegnati a stu-

diare e a realizzarsi nel lavoro. Accompagnando il tutto con l'affermazione : ” Per la prima volta entro in quest'aula consiliare”. Ogni commento è superfluo. Ad ogni buon conto mi permetto qualche considerazione di cittadino interessato all'evento e ai proponimenti espressi. Io credo che rimanere, come si suol dire in questi casi, in mezzo al guado non sia né positivo né propositivo. Bisogna essere più chiari e più coraggiosi. Se ci si vuole interessare della cosa pubblica perché ora si ha tempo di farlo, bisogna entrare nella mischia, sporcarsi le mani, scendere in campo in prima persona, rimboccarsi le maniche, misurarsi per davvero sui problemi, dopo un doveroso confronto con altri concittadini, magari dopo aver letto e studiato sull'argomento oggetto del confronto. Fare diversamente, credo, a mio modesto avviso, sia sbagliato. Come è sbagliato prevedere una incompatibilità tra chi è socio dell'associazione e “...si presenta in competizione elettorale politico - amministrative che ricopra qualunque carica elettiva amministrativa - istituzionale...”. È sbagliato perché se ho capito bene dai discorsi fatti, l'associazione si propone di “guidare il cambiamento” del modo di amministrare il paese, facendo da filtro (se ho appuntato bene) tra i problemi del cittadino e l'amministrazione comunale. Se è così, mi si consenta, si fa politica e di quella buona e, di conseguenza, o ci si impegna in prima persona (così, credo, sia giusto “per governare il cambiamento”) o ci si apparenta con il gruppo o le persone con cui si condivide lo stesso proponimento. O, addirittura, si candida qualche persona a rappresentare quel tipo di cittadini, con quel tipo di attese, alla guida dell'amministrazione. Dico questo in quanto tra i promotori, mi è sembrato di vedere qualche concittadino, stimato professionista, di sani principi e di ottime qualità umane, che bene potrebbe rappresentare questa necessità, a mio avviso improcrastinabile, di cambiamento, di modo diverso di intendere l'amministrazione cittadina. È quello che si aspetta buona parte della nostra comunità, anche quella non presente in quella serata e che, io per primo, non ama e non usa il social network per comunicare. Ed è, cari giovani concittadini, la stragrande maggioranza della popolazione savianese. ■

Il venir meno di regole importanti, e la crisi evidente di credibilità, stanno minando la nostra comunità.

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Gennaro Ambrosino n una delle prime scene della famosa commedia di Edoardo De Filippo “Napoli milionaria”, c'e uno scambio di battute, tra Gennaro Iovine e il figlio Amedeo, che è di folgorante attualità. Gennaro: “... Io po', voglio sapè na cosa 'a te... Il caffè che voi vendete tre lire 'a na tazza, 'o contrabbandiere ca 'o vvenne a vvuie addò 'o ppiglia? Non lo sottrae alle cliniche, agli ospedali, alle infermerie militari?”. Amedeo: “Qua' cliniche e spitale militare? Ccà 'a rrobba va a fernì dint' 'e ccase 'e ll'Autorità! Aiere, cinche chile 'e cafè a sittanta lire 'o chilo chi 'e ppurtaie? Nun 'e ppurtaie nu capomanipolo fascista? E mammà nun s' 'e vulette piglià pe' paura ca se trattava 'e n'agente provocatore? Vuie ve ne venite: “Si sottrae”… Si uno vedesse che la classe dirigente filasse deritta, allora sarebbe l'uomo il più malamente se vi parlasse come vi sto parlando io... Ma quanno tu vide ca chille che avessere 'a da' 'o buono esempio songo na mappata 'e mariuole... allora uno dice: “Vuò sapè 'a verità...Tu magne buono e te ngrasse e io me moro 'e famma? Arruobbe tu? Arrobbo pur'io! Si salvi chi può!”. Questo scambio di battute, scritte nel lontano 1945, fotografa in maniera perfetta la situazione che da qualche anno è presente nel nostro Paese, e che si è aggravata negli ultimi tempi. Quella rappresentata dalla cosiddetta “casta” che, anche in questi ultimi tempi, sta dando cattivi esempi al Paese. Una classe dirigente che, è banale ripetere, è lontana anni luce dai problemi, le ansie e le aspettative della stragrande maggioranza dei cittadini. Casta che si perpetua privilegi mentre chiede sacrifici (sempre ai soliti noti) ai governati, comportandosi così alla stessa stregua di quelli che “rubano”. Quando un ministro della Repubblica, uno a cui guardare con rispetto, giustifica il possesso di una casa prestigiosa nel centro di Roma, dicendo con una faccia da culo (mi si perdoni il francesismo) che non sa chi ha versato buona parte del danaro al suo posto, si comporta come il capomanipolo fascista su richiamato. Quando qualche ministro fa pernacchi all'indirizzo di qualche suo collega, magari alzando anche il dito medio, quando un altro ministro dà del cretino al pubblico presente ad un convegno, non si danno buoni esempi e,

soprattutto, non si ha la credibilità necessaria e doverosa per rivestire quell'incarico. Quando il capo del Governo, da alcuni anni, racconta barzellette (come un cabarettista qualsiasi), offensive della dignità delle persone, soprattutto donne, quando lo stesso approva qualche leggina per tutelare interessi delle sue aziende, quando afferma di voler “andar via da questo Paese di merda...” (non sarà un caso, se fosse vera tale affermazione, che è stato scelto come capo di Governo?), quando lo stesso, come le cronache anche di questi giorni mettono in evidenza, è alla mercè di ricatti vari, compresi quelli sulla manovra economica, quando difende a spada tratta qualche coordinatore (tal Verdini) del suo partito, coinvolto in appalti poco chiari, questo capo di Governo, dicevo, si comporta e autorizza a comportarsi allo stesso modo, non dando buoni esempi, come dice Amedeo nel dialogo riportato. Quando la classe dirigente di questo Paese premia, con prebende varie e incarichi politici prestigiosi, chi si è prestato a reperire fondi per sé e per il partito (è di queste settimane, a tal proposito illuminante, la vicenda Penati e, ancor prima, quella di Tedesco), dà un cattivo esempio e non fila dritto ma, soprattutto, invia alla comunità nazionale dei messaggi forvianti che fanno nascere l'idea del “Si salvi chi può!”. Quando anche nella nostra piccola comunità si consegnano le chiavi del Governo cittadino a chi vive di espedienti, di strozzinaggio, di interessi privati, ed altro ancora, non possiamo poi, come comunità, se gli esempi che ci vengono mostrati sono di continue distrazioni o sprechi, far finta di indignarci, e non possiamo ricorrere al lamento fine a se stesso. Soprattutto non dobbiamo aspettare che passa 'a nuttata (sempre rimanendo a Edoardo). La classe dirigente, ad ogni buon conto, non dà solo cattivi esempi, che inducono la maggior parte di noi a comportarsi con altrettanta “faciloneria”, con altrettanti interessi privati da tutelare, con una doppia morale buona per tutte le stagioni. Fa una cosa più grave, come sta avvenendo negli ultimi tempi, ci mette uno contro l’altro, fa nascere il sospetto che una categoria sia privilegiata al posto di un'altra, che qualche professione sia più salvaguardata di altre, che qualche categoria di evasori sia più tutelata di altra. Questi pochi esempi servono a dimostrare quanto sia pervasiva l'azione di chi ci

governa e quanti danni lentamente ha prodotto e continua a produrre nelle coscienze di ognuno di noi. E noi, come poveri mentecatti, ci azzuffiamo, ci lasciamo strumentalizzare e trascinare, come tifosi della peggiore specie, in oziose discussioni da bar sport, perdendo di vista gli oggettivi problemi che ci affliggono, lasciandoci distogliere da essi con evidente ingenuità. Il Paese da anni, con la complicità anche dei maggiori mezzi di comunicazione, ha sentito parlare dei problemi personali del nostro capo di Governo, invece della crisi che, sottovalutata o addirittura ritenuta inesistente, ha strangolato la nostra economia, ha evaporato il nostro potere di acquisti e i nostri risparmi. E noi, comuni mortali, ci siamo divisi tra due frazioni, sbraitando, e qualche volta azzuffandoci. Ma è storia vecchia, come dimostra questo brano tratto da una commedia di Petito “Una seconda muta di Portici”, scritta nel 1867: “Zitte, zitte,che mmalora avite. E comme! Da ottant'anne, da razza a razza, aggio avuto da sentì sempre strille e allucche. Simmo arrivate all'epoca che le criature nasceno co l'uocchie apierte, e vuje site gruosse e li tenite nzerrate? Site de uno paese, state de casa l'une vicine all'autre e v'appiccicate sempe, e stipateve ste chiacchiere pe ne fa uso cchiù meglio, cacciate st'allucche p'addimostrà che non site nate p'essere sacrificate, scetateve, e date n'esempio a li figlie vuostre, rumpite le catene de la schiavitù e luvateve na vota pe sempe da sta sciorta de miseria che v'hanno arreddutte...”. La frase è pronunciata da un vecchio pescatore, Giovannone, ed è rivolta ad altri concittadini di Portici, il cui sindaco, Don Asdrubale Barilotti, aumenta i dazi ogni qualvolta ne ha bisogno per le sue esigenze personali (nel caso specifico, per il suo matrimonio). Mi pare di una straordinaria attualità! P.S. Qualche lettore, uno dei pochi, che mi legge penserà che ho parlato del sesso degli angeli, e che note siffatte, certamente di fattura migliore, si leggono sulla stampa nazionale, e che, quindi, le mie sono inutili. Io penso, invece, che se ci fosse più consapevolezza da parte di ognuno di noi e partecipassimo di più alle vicende che ci riguardano come cittadini, il nostro presente, la nostra condizione sarebbe diversa e, certamente, migliore. E che è cosa buona esprimere il proprio pensiero.■


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

UNA RIPARTENZA… UNA SVOLTA Enzo Trocchia n gran fermento di iniziative, di proposte, di intraprese politiche sociali, associative si avverte per le strade, le piazze, “l’aeree” di Saviano da qualche mese a questa parte. Non v’è dubbio che in parte abbia contribuito lo scioglimento del Consiglio Comunale e l’arrivo del Commissario con le conseguenti elezioni Comunali previste nella primavera del prossimo anno, tuttavia non è credibile che sia l’unica causa scatenante di questo proliferare di iniziative di vario genere nel paese. È questa, infatti, una spiegazione troppo semplicistica e troppo epidermica di un tale fermento ormai tangibile; ritengo, invece, per sensazione, per esperienza, forse per lunga ”militanza” da osservatore politico, che la causa sia più profonda e più complessa. Dopo quasi venti anni, infatti, di cosiddetta “II Repubblica”, nel corso di una crisi economica nazionale ed internazionale devastante, se non epocale, i nodi sono di nuovo arrivati al pettine. Come nel 1992 una classe politica, una classe dirigente, corrotta ma soprattutto più inetta ed incapace della precedente, e ce ne vuole, ha portato il paese in un vicolo cieco, anzi sull’orlo di un baratro dove stiamo per perdere conquiste economiche e sociali di varie generazioni lasciando ai giovani un futuro più povero. In questi 20 anni di berlusconismo, salvo la piccola parentesi del I° go verno Prodi che ci portò nell’Euro, l’Italia non solo non è avanzata ma è arretrata in tutto rispetto al ‘92, nell’etica, nella morale, nella coscienza nazionale, nella cultura, nell’ambiente, nell’economia. Tutto questo ha portato, come allora, durante il periodo di tangentopoli, indignazione, ribellione, ma con una dose di rassegnazione e di sfiducia nel cambiamento, nella ripartenza, sicuramente, maggiori di allora. Anche a Saviano, credo, si avverte questo periodo non come un semplice passaggio elettorale, ma come un cambio di epoca per la vita politica e amministrativa del paese. Come sapientemente ha scritto il prof. Felice Falco nel suo articolo del mese scorso su questo giornale, “Un’alternativa per il futu-

SAVIANO IERI, SAVIANO OGGI Nicola Falco amore che i nostri antichi sindaci ponevano per il decoro del paese che amministravano lo si misurava dal come curavano la cosa pubblica ed in particolare le strade. Chi un tempo percorreva via Calvario, oggi corso Garibaldi, per poi proseguire per via Remondini, oggi via Antonio Ciccone, ed ancora per via Municipio, oggi corso Umberto I, e via Teglia, oggi corso V. Emanuele III, per poi portarsi nella limitrofa città di Nola; non poteva non notare come le strade menzionate erano lastricate in pietra lavica . Anche l’altro dedalo di strada che da “’ncoppe via Monte” si immetteva in Sirico ovvero via Gianturco che si dirama in via San Giovanni B. e via T. Tufano erano lastricate in piperno. Agli inizi del ‘900 le nostre strade cominciarono ad essere lastricate certamente con un notevole impegno di spesa, tant’è che a dare ascolto alla voce della buon’anima del parroco don Ciccio Iovino di Sant’Erasmo il sindaco Stefano Corsi impegnò dei moggi di terra di propria proprietà per portare a termine l’opera di pavimentazione delle strade di secondaria importanza del paese, quali via C. Battisti,via Mazzini, via Fratelli Tufano, via V. Narni, via Trieste e Trento, via Roma , via Nazario Sauro. Che amministratori di un tempo passato avessero a cuore il decoro del paese è testimoniato dalla sensibilità provata verso il verde pubblico; stiamo negli anni ’30, ebbene Saviano si concede il lusso di una villa che tale è rimasta in una altalena di abbandono e di ripristino, non ampliando l’area, abortendo anche un misero progetto che prevedeva un ampliamento della stessa inglobando l’attuale piazza E. De Nicola .Dunque un cuore verde sul territorio che di verde a tutt’oggi non difetta nonostante gli opifici distribuiti sul territorio a macchia di leopardo e non collocati come di norma e il buon senso farebbe supporre, su di una specifica area. È dello stesso periodo la piantumazione dei frassini che correvano lungo il budello di strada che unisce Nola a Saviano, strada lastricata in pavé che era un piacere percorrere a piedi sotto il solleone estivo. Gli anni ’70 nascono sotto il segno della modernizzazione, bisogna risolvere annosi problemi quali ad esempio dare un giusto assetto fognario al paese ed in particolare quelle zone come “’ncoppe e fuosse“ a Sirico che ad ogni acquazzone le case si allagavano. E allora ecco che

ro del nostro paese”, siamo anche a Saviano alla scadenza di un ventennio che ha visto la costante presenza di determinati personaggi al governo del paese con risultati, a mio avviso, fortemente negativi con un paese fermo dal punto di vista economico e arretrato, direi anarchico dal punto di vista culturale e sociale, senza una visione di sviluppo complessiva e programmatica. Da questi presupposti, ritengo nasca quel fermento di cui parlavo sopra, quell'aspirazione al cambiamento, all'alternativa per il futuro del nostro paese. Come nel ‘93 anche questa volta la spinta maggiore al cambiamento viene dalla cosiddetta società civile, allora, infatti, un gruppo di cittadini, tra cui giovani professionisti, dirigenti statali e di aziende pubbliche, imprenditori e lavoratori dipendenti, alcuni dei quali avevano lavorato per anni fuori, sentirono il bisogno, la necessità, visto lo squallore del disfacimento di un'intera classe politica locale e nazionale, di dedicarsi in una battaglia di impegno civile. Essi fondarono un’associazione, fecero proposte ai politici, fecero manifestazioni, fondarono questo giornale (sul quale scrivo da 17 anni) chiamandolo col nome dell’associazione “Obiettivo Saviano”, tanto un impegno quanto un programma, per far conoscere le loro idee, chiesero, per un anno, ai politici una svolta radicale rispetto al passato nei programmi e negli uomini, alla fine, non avendo risposte positive, eccetto i DS e il PP, embrioni del nascente centrosinistra nazionale, fecero la lacerante scelta, per l’associazione, di “scendere in campo”. Il resto della storia è nota: per varie vicende, per incomprensioni, per scelta dei savianesi, la svolta non si ebbe. Dopo quasi un ventennio di governo, di personaggi, epigoni e discepoli di quelli degli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso, che hanno continuato ad amministrare con metodi clientelari, privilegiando interessi particolari a quelli generali, con un ambiente distrutto dal cemento, con centinaia e centinaia di costruzioni abusive e para abusive, e dai rifiuti tossici sparsi o sotterrati per le nostre campagne, nell’imminenza di una importante scelta politico-amministrativa, la società civile, gruppi di cittadini fanno sentire, di nuovo, forte la loro voce. Oggi, seguendo, naturalmente, quello che succede in Italia e nel mondo il gruppo, la protesta, la proposta è nata virtuale e poi reale. È bastata una discussione

fra due giovani per portare alla nascita di un laboratorio sociale, virtuale nella forma ma concreto nei contenuti e nei temi, quale è Il “Gruppo di programmazione per una Saviano migliore”. L’agorà scelta per le discussioni è la più democratica possibile, il mondo dei social network, fattore che sta modificando tangibilmente l’assetto del mondo intorno a noi Italia, e a noi Occidente: la partecipazione in crescita, ad oggi 18/09/2011, infatti, ben oltre 747 iscritti denunciano e discutono, si oppongono e propongono, dimostrando che la voglia di cambiare esiste, essa stessa è già cambiamento in confronto alla pigra atarassia dei decenni trascorsi, e la volontà è quella di crescere e promuovere se stessa. Non si può dunque che elogiare quanto fatto e promuoverne il valore intrinseco di cambiamento, come detto, ma anche la forma, ovvero la discussione e l’argomentazione di temi, in un termine “il dibattito”, seppur virtuale, e anzi proprio grazie a questo fattore moderato e aperto a chiunque ne rispetti le regole democratiche. Se dunque, come detto, la situazione attuale e quella del ’92 presentano somiglianze inequivocabili, non si faccia un parallelo tra questa “nuova” forma di vita democratica e quanto citato in precedenza riguardo ciò che si fece all’epoca, i tempi, le esperienze vissute, la cultura politica, le prospettive per il futuro soprattutto, sono tanto diverse rispetto a noi ex ragazzi degli anni ‘70, ma la voglia di partecipare, la tensione etica mi sembrano le stesse. Speriamo per il bene del nostro paese. Di quel tempo, riprendo in questo momento, come un augurio e un programma, le parole con le quali concludevo un articolo da me scritto, e stampato sul primo numero di questo giornale, era l’ Aprile del 1995. “Si tratta di mettere mano ad un autentico lavoro di ricostruzione e di risanamento per il nostro paese, e tentare di colmare così il tempo perduto, ma perché ciò avvenga, dobbiamo fare in modo che la politica non diventi ancora un volta un’organizzazione di potere o un’occasione per affari privati più o meno allargati, ma si tramuti in azione progettuale, che trova nell’interesse della collettività i suoi presupposti, negli uomini giusti i suoi garanti, ma soprattutto nei cittadini tutti i veri artefici e controllori.” ■

proprio cominciando da Sirico dopo i lavori fogniarii e di sistemazione idrica, il selciato di piperno viene divelto e siccome è più economico il tappetino di asfalto si modernizza così l’antica contrada di Sirico (la ditta che eseguì i lavori era la De Falco ed era sindaco Raffaele Allocca). Di lì a poco pari sorte avrebbero subito le altre strade menzionate con il totale o parziale sollevamento del basolato in piperno. Di questo scempio di asportazione dei basoli si sono salvate proprio quelle strade secondarie che un risveglio delle coscienze popolari non ha consentito un ulteriore depauperamento dello smaltimento dei basolati. Via Mazzini ad esempio dopo i lavori fogniarii si è ripristinato il basolato. Analoga sorte ha goduto via Fratelli Tufano. Di una buona amministrazione ha goduto la via Nazario Sauro, strada che fa gomito e chiude in un quadrilatero il centro del paese con tratti di via Ciccone e corso UmbertoI. L’ortogrande (così menzionato in alcune antiche carte toponomastiche) negli anni sessanta sotto la guida del sindaco Allocca ed ancora con i lavori eseguiti dalla ditta De Falco fu rifatta la pavimentazione con basolati con annessi servizi fognarii e condotte idriche ma viepiù il secondo budello fu allargato con l’abbattimento della antica casa dei pezzenti che ivi trovavano ricetto di notte il cui ultimo ospite è stato un certo Ambrosino Sebastiano detto” tanino una palla”. Fu allargato anche il tratto finale quello che si immette in via Ciccone vi era una pesante strozzatura causata dal giardino pensile dei Vecchione detti “ e rancani” (da Gran khan titolo onorifico indiano). Ricordo che quando fu asportato un

bel pezzo di giardino pensile che a tutt’oggi ce n’è una quota comparve l’antico muro che probabilmente delimitava l’originale confine della strada .Proprio nel gomito di questa strada vi era una fiorente attività agricola industriale portata avanti dalla famiglia dei De Falco detti ”e retturi”. Vi erano ubicate una vetreria, un mulino, una segheria (ancora in ottimo stato), un gigantesco torchio e, uno sviluppo di macchine agricole che cominciavano a dare sollievo alle gravose fatiche dei “cafoni” come la trebbiatrice la sgranatrice del granturco ecc. Fare la strada a ritroso per il recupero di certi valori non è praticabile ed è pura utopia consigliarlo; ma certo una sistemata un po’ più idonea alle nostre strade è opportuna. Chi avrà l’onore di indossare la fusciacca tricolore in un futuro prossimo deve sentire l’onere di una maggior cura della cosa pubblica, da cosa iniziare poco importa purché si cominci a respirare un’aria di mutamento. È insopportabile vedere di viali crescere e lasciati all’incuria o al vandalismo di chi si autorizza a potarli come e di suo comodo. Centri piccoli che un tempo avevano come faro della cura della cosa pubblica il nostro paese come Comiziano, Visciano, Cimitile; hanno dato un assetto dignitoso al loro centro. La cosa mette tristezza pensando ad un bene ereditato di cui non siamo stati degni custodi. Saviano, 16 08 11 ■


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138) Divagazioni senili di un vecchio savianese.

POESIA

IL FRASSO E LA MAGNOLIA Delta Gamma Pi ono due vetusti e maestosi alberi, “concittadini savianesi” che vivono, lontano l’uno dall’altra, e che hanno ereditato differente sorte. Nella parte retrostante casa mia, verso il lato che si affaccia sui campi, maestoso si erge un albero di magnolia. Folta, rotondeggiante la chioma, robusto il tronco, sempre verdi ed espansi i numerosi rami; ornata, nella bella stagione, del biancore di olezzanti fiori, il cui intenso profumo si espande nell'aria e vince i maleodoranti miasmi della incontrollata immondizia. È dimora accogliente e sicura di cinguettanti uccelli di varie specie, che trovano rifugio e riparo dalla mano armata di incoscienti cacciatori. “Vergine casta” vive nel recinto di un vecchio, storico giardino della famiglia Ambrosino, in via Fratelli Tufano, come tra mura claustrali. Longeva e di ottima salute, da esperti ed autorevoli agronomi, è stato diagnostico nata circa duecento anni fa; ben protetta da norme della protezione dell'ambiente. Sono pochi quelli che sanno della silenziosa esistenza in “hortus conclus” di questo nobile, fronzuto albero e ne godono della sua bellezza e maestosità. Ma essa, non sopportando la regola monastica della clausura, come la monaca di manzoniana memoria, furtivamente alza lo sguardo, velato da folta chioma, oltre la grata delle “monastiche” mura per farsi notare. Nel tempo della mia fanciullezza, mi incuteva paura, al vedere, nelle ventose giornate invernali, i robusti rami, prodi guerrieri, ingaggiare furibonde lotte con le vigorose e irruenti folate della fredda tramontana. Il sibilo, il fruscio e lo scuotersi violento dei suoi rami, sconvolti dalla bufera, non sono stati mai lamenti di strazio e dolore, ma grida di giubilo e di vittoria nell'affrontare il naturale agone. Carico di anni, la guardo ancora, sempre forte e resistente nella lotta contro le avverse variazioni climatiche ed atmosferiche, sempre decisa a difendere la sua “immacolata, anche se sofferta, verginità”. Non mi fa più paura, anzi la sua vetustà, ben piantata e radicata, su profonde e accestite radici, mi dà occasione di riflettere sui trascorsi, avventurosi, piacevoli eventi della mia vita, come i suoi.

Magnolia del giardino della famiglia Ambrosino in Via Fratelli Tufano, Saviano 4 settembre 2011 (foto F. Falco). E tu, annoso Frasso, altro albero dei miei ricordi, hai avuto in sorte di trascorrere la tua vita sulla strada; forse ti posero come spartitraffico, anche se ignori il codice stradale. Da tutti i savianesi però sei conosciuto e riconosciuto come il vanto e l’emblema di Saviano. Pur vivendo sulla “strada”, hai saputo sempre difendere la tua “virilità”, come la magnolia la sua “verginità”: Solo della tua ombra ti sei privato, donandola come piacevole godimento e soddisfacente ristoro a stanchi o sfaccendati viandanti. Ora però ti hanno “violentato” deturpando la tua “virilità”; e tu, senza opporre resistenza, sei diventato sconsolato, abbandonato “prostituto”. Mi è venuto di pensare che la tua vetusta maestà e i continui elogi e storici riferimenti per la tua longeva esistenza, la naturale tua protervia di espanderti sempre più, l’allungare sempre più in alto i tuoi giovani polloni ti avessero, inconsciamente, riempito di “superbia”, quasi a ricordare la “biblica scalata al cielo” e quindi i versi tracciati per te: “Ti ricordo come un re / alto e fronzuto / Cosa credevi di essere / Forse volevi fare la gara con il sole e dare la scalata al cielo / Peccato! I tuoi rami alteri e pesanti / recisi sono caduti / Giù per terra senza più vita / Ma non darti pensieri / sconsolato capisco il tuo dolore / Con sguardo triste / ti ricordo povero re”. Ma poi mi sono pentito e ho continuato con nostalgia a ricordarmi di te; e divagando ancora, ho immaginato un furtivo rapporto amoroso con la “casta” magnolia, la quale, infrangendo le regole claustrali, timidamente ancora ti rivolge “sconsolati sguardi” come di “pudica vergine” segretamente innamorata. Più intensamente protende, sui tetti sporgenti delle case circostanti, la sua chioma "senza monastico velo"; ti guarda e silenziosamente nasconde il

Giovanni Taufer

LL’ACCESSORIO ’Nziem'а bborza e `o fascicollo chesta fémmena accunciata ‘ncanna porta ’o saracollo, Il'ommo arreto s' ‘ha tirato. N'accessorio è addeventato mo p' ‘a fémmena ‘o marito, poco tiémpo ch'è spusata gia 'stu fatto ‘ha diggerito.

Frasso , Saviano 4 Settembre 2011 (foto F. Falco). suo dolore e il furtivo, perduto amore per te, come di “vedova bianca”. Nasconde il pianto per la tua perduta “virilità”; si dispera per la sconsiderata violenza inflitta con colpi inconsulti ed insensati da mani non aduse a blande carezze neppure con i simili mortali uomini. Triste a pensarci! E mentre subivi l’onta dell’oltraggio, nessuno è corso in tuo soccorso, neppure gli autorevoli tutori della cosa pubblica, che avrebbero dovuto opporsi a intereventi sconsiderati, anche se autorizzati, di mani, solo armate di grosse forbici, dentellate seghe ed altri strumenti di tortura, che hanno recisa la tua fronzuta chioma, hanno mutilato i tuoi verdeggianti rami , lasciandoti mezzo morto, con pochi, stecchiti rami, monconi di braccia allungate verso il cielo, imploranti soccorso. E tu “piangevi”, sconsolato, ricordando la tua perduta “virilità”! Solo pochi tuoi compaesani, esperti specialisti, hanno versato lagrime di pietà e di sconforto per te, e volontariamente, si sono prodigati per “un pronto soccorso”, stilando la “giusta diagnosi” e proponendo un’immediata “terapia”, per salvarti da una penosa agonia, e farti riprendere la tua perduta “virile” vitalità. È stato il “pronto intervento” che ti ha ridato fremiti di vita oppure la tua forza endogena che ha smosso e ravvivata la linfa vitale che ha ridato vigore alla tua esistenza agonizzante? Perché pare che stai riprendendo vita; e sapessi quanta gioia ha riempito il mio cuore, vecchio, annoso, storico, Frasso. Passandoti accanto, durante i miei lenti, solitari “peregrinare”, non ho visto la tua maestosità “superba” di un tempo, che aveva mosso la mia fantasia a rivolgerti, con i versi di prima, un penoso rimprovero. Ora lieto, speranzoso e fiducioso ho notato il rifiorire di nuovi rami e tenere foglie. Ho visto il medicamentoso trattamento geologico che si sta operando alla base del tuo fusto per dare nuove energie alle “stanche” tue radici. Affacciandomi al balcone di casa mia, ho tentato di trasmettere alla bella anche se triste magnolia, mia dirimpettaia, la lieta notizia. Non mi avrà capito! Ma col passar del tempo, vedrà nuovamente i nuovi rami del Frasso innamorato che, oltrepassando i tetti delle case di sempre, lancerà ancora condivisi sguardi amorosi. Ritorna, caro Frasso ad essere il simbolo emblematico di Saviano, tu che sei stato spettatore silenzioso di tanti fatti e misfatti dei quali conservi gelosamente il segreto. Nella mia infanzia, con i miei amici della scuola, sostando alla tua ombra, allargando e unendo le braccia intorno a te facevamo cerchio, per misurare la grande circonferenza del tuo fusto; e dicevamo stupiti “Quanto è grande!”. Poi nel chiuso delle nostre aule scolastiche, nei giorni della bruma, presi da spavento per il vorticoso turbinio dei tuoi rami, scossi dal freddo vento invernale, amaramente dicevamo: “Quanto è cattivo!”. Sei stato il luogo di appuntamenti amorosi, di negozi ed affari conclusi, buoni o cattivi, ma tu, con “naturale omertà” ne conservi sempre il segreto. Ora gioisco, vecchio, mutilato, violentato Frasso, per la tua ritrovata vigoria, per i segni di ripresa, che nuova linfa, forzando la robusta scorza alimenta gemme di ritrovata vitalità. Rimarrai ancora l’emblema del nostro paese; si tramanderà ancora ai posteri la storia della tua esistenza, tenace, ombrosa, salutare e grideremo ancora “O Frasso!”. Di te si sono dette tante altre cose, rinvenute e svelate da un “topo” di biblioteche e di archivi, che con la sua acuta intelligenza e certosina pazienza, ha scavato e rovistato in desunte, mefitiche vecchie carte: parlo dello zelante Direttore di questo giornale che mi ospita. Ed ora permetti, ti faccio una confessione, pur con un nodo alla gola, pensando allo strazio che hai subito; alla fine, mi sono detto, forse è stato un bene aver reciso, anche se in modo inverecondo, vecchi rami, antenne allungate, una volta sul “palazzo” che ospitava passati dirigenti della cosa pubblica savianese, perché con essi è stato ancora una volta, cancellato l’obbrobrio di passati tempi. Avrai altri nuovi rami, teneri, puliti, amico Frasso, che come braccia amorose si protenderanno verso lo stesso “palazzo”, ora totale dimora affettuosa di innocenti bambini e presterai l’orecchio attento alle garrule voci di attenti scolaretti, disposti a prepararsi a una vita migliore sotto la guida di premurosi maestri. ■

Sulamente pe Il'ammore chesta fémmena campava, e penzava a tutte ll'ore ô mumento che arrivava. ‘Int'ê bbraccia arrepusata chilu sciato pe 'na vita: mo ca `o munno s'è cagnato tira comm' а calamita. Ll'uocchie 'nfaccia l'ha vuttate, chella vocca che dducézza! Chella panza scummigliata porta Il'ommo p’ ’a capézza. Ll'accessorio ll'ha iettato; p' ‘o vestito cchiù mmuderno lla vvicino nce vò n'ato chillo ‘e primma ‘int' а ll'inferno. E che ppéna ca te fanno ll’accessorie abbandunate! chine ‘e póvere, lla stanno a 'nu' posto ch'è scurdato. (Dal volume ‘O cerchio d’â vita, p. 20) ■

Una poesia di Peppe Mirra che risultò seconda classificata al terzo concorso di poesia in vernacolo nella Città di Brescia nell'anno 2002 con la seguente motivazione: “Nella memoria di tutti la data dell'11 settembre è scolpita dal dolore ed il poeta la rievoca con accenti drammatici ;ma quello che maggiormente nobilita il dramma poetico è la domanda finale che egli si pone, ma che non svela il mistero: "Ma l'ommo è figlio ‘e Ddio?".

L’UNNECE ’E SETTEMBRE Giuseppe Mirra Era juorno schiarato a New York, ‘nu juorno ‘e frennesia comm’a ll’ate, brillava ‘sta città ‘e gente e culure e, tutto ‘nzieme, ‘e botto, che sciagura! ‘Nu cielo ‘e fummo annascunnette ‘o sole, tutt’’e culure addiventajeno grigie, ddoje pugnalate, date a tradimento, schizzaje ‘o sango ‘ncopp’a tutta ‘a terra… Da chillo juorno tragico ‘e settembre, me porto ‘nu “vacante” dint’’o core e m’addimanno miezejuorno e sera: Ma l’ommo è figlio ‘e Ddio? Chist’è ‘o mistero! ■

Francesco Notaro

E PARLO DI TE AL M ARE.... Milioni di stelle vivamente splendenti nel cielo perlaceo e rosso, nella notte atlantica serena, dal ponte oscuro di prua m'incanto a contare come bambino. Le ore passano inavvertite, leggere, nel colloquio fraterno, sincero col mare. Esso è l'amico confidenziale e caro di tutte le sere cui mi piace affidare i segreti pensieri e le pene remote. Buon messaggero, mi sorride, prendendo tra bolle schiumose di prua il mio messaggio d'amore infuocato per Te. Ed ecco riportarmi indietro nel luccichio di un'onda il tuo languido sguardo di bollente passione per me. Atlantico orientale July 31/1962 ■


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

UN GIOVANE SAVIANESE APPRODA AL FORUM REGIONALE DELLA GIOVENTÙ Gennaro Esposito apoli - Antonio Ambrosino, 26 anni di Saviano, laureando in Architettura, da tempo impegnato nel settore delle politiche sociali e giovanili, entrerà a far parte del Forum Regionale della Gioventù della Regione Campania. Il decreto, firmato nei giorni scorsi dal Presidente del Consiglio Regionale On. Paolo Romano, dà il via libera ad Ambrosino di varcare la soglia dell’organismo autonomo istituito dalla Regione Campania con sede presso la Presidenza del Consiglio Regionale. Ciò rappresenta un importante riconoscimento per l’area nolana. Antonio Ambrosino è, infatti, l’unico rappresentate del territorio nolano a sedere nel Forum Regionale della Gioventù, che ha tra gli scopi primari quello di entrare in contatto con le istituzioni territoriali, conoscerle e relazionarsi con esse. Inoltre, i membri del Forum Regionale si impegnano a rappresentare tutti i giovani del territorio, dialogando con essi attraverso tutte le forme utili. Elaborare proposte per le politiche giovanili,

favorire la partecipazione dei giovani alla vita politica e sociale, fungere da stimolo per le istituzioni. Ambrosino si prepara alla nuova avventura con idee e obbiettivi chiari. “Sono onorato e fiero di rappresentare i giovani dell’agro nolano nell’Assemblea regionale giovanile” - ha dichiarato Antonio Ambrosino. “Il mio impegno sarà quello di battermi contro la difficile condizione che vivono i ragazzi della mia generazione, condannati allo status di precari e per una campagna di sensibilizzazione riguardo i temi climatici, con un occhio particolare all’ambiente ed all’uso delle fonti rinnovabili ”. “In questo momento storico e sociale – continua Ambrosino - è infatti prioritario educare i giovani a scelte consapevoli per cambiare i propri stili di vita, per abbassare le emissioni climalteranti e dare un segnale concreto di sensibilità vera nei confronti dell'ambiente”. “Le Istituzioni” - precisa Ambrosino “hanno il dovere di creare le condizioni per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro senza dover svendere la propria dignità”. Un impegno che Ambrosino spera di poter portare avanti coinvolgendo anche i forum locali. “Non appena sarà eletto il Presidente del Forum” - conclude Ambrosino - e nominato l’ufficio di Presidenza, avvieremo la programmazione coinvolgendo i Forum comunali dell’area nolana con l’obiettivo di pianificare un reale rilancio dell’intera area”. (Saviano 6 settembre 2011) ■

Nola - Centro servizi del Vulcano Buono - Miss Campania 2011 è Dalila Pasquariello - Madrina della serata è stata Miss Italia 1996 Denny Mendez.

DALILA PASQUARIELLO MISS CAMPANIA A VULCANO BUONO Antonio Romano l centro commerciale quale sede di un evento speciale. Grande successo, per un’intensa serata d’estate, al Vulcano Buono di Nola, dove si è svolta la finalissima regionale del concorso Miss Italia che ha incoronato Miss Campania 2011 Dalila Pasquariello di Napoli quartiere Posillipo. Da quattro anni la splendida Piazza Mercato, del centro, opera del celebre Arch. Renzo Piano, accoglie il concorso di bellezza di Enzo e Patrizia Mirigliani e attira un sempre più numeroso pubblico. A cornice dell'evento la scena dominata da una grande fontana al piano di calpestio, completata di recente, nelle vicinanze del palco, che con le sue luci, i suoi getti d’acqua, le sue musiche di sottofondo, ha reso un gioco di colori di grande effetto. Il centro servizi Vulcano Buono dell'imprenditore Gianni Punzo è stato progettato con una forma particolare che richiama il Vesuvio ed è il completamento di un distretto che unisce assieme al CIS e all'Interporto di Nola oltre mille aziende con 9000 dipendenti. Il merito di questo nuovo consenso di pubblico va a un lavoro si squadra, di chi lavora magari dietro le quinte e soprattutto all’agente esclusivista per la regione del concorso Antonio Contaldo e al referente di zona Franco Amodeo che si occupa dell'organizzazione della finalissima regionale. Presenti alla serata l'Amministratore Delegato e la Responsabile Marketing del centro servizi Vulcano Buono, Carmine Palumbo e Floriana Ponticelli invitati, tra altro, sul palco dal presentatore Erennio De Vita. Non c'è stata solo l'elezione di Miss Campania al trono di bellezza regionale,

altre miss in gara, tra le 58 partecipanti, hanno potuto coronare il loro sogno: si tratta di Miss Sportiva Campania 2011 Rossella Verde e delle miss Federica Bausano, Rebecca Rossetti, Giulia Riccio e Giusy Buonocunto. Madrina della serata è stata Miss Italia 1996 Denny Mendez, molto gradita la presenza di un attore, originario di Castellamare di Stabia, come Sebastiano Somma in veste di Presidente onorario di giuria. Molti gli ospiti d’onore e personalità invitati: la cabarettista Lucia Cassini, Pasquale Palma direttamente dalla trasmissione “Made in Sud” che si esibito, tra altro con una divertente performance imitando un personaggio come Nino D’Angelo, Gabriella Ferrone da Sanremo Giovani 2011 con la canzone “Un pezzo d'estate”, Pasquale Tedesco direttamente dalla trasmissione “Io Canto” di Canale 5 presentata da Gerry Scotti, Martina De Filippo, le sorelle Boccucci, Alessandro Incerto. Durante la serata, non è mancato un riferimento al tricolore italiano, altro segno dei festeggiamenti del 150° anniversari o: una grande bandiera quasi un lungo nastro, per un istante ha avvolto i protagonisti della serata o una cornice spettacolare. Il meccanismo prevede che alla fine ci saranno in totale sessanta finaliste. La squadra della Campania è la seguente: Miss Campania Dalila Pasquariello Miss Wella Professionals Valentina Cammarota, Miss Deborah Milano Serena Corvino, Miss Curve d’Italia Claudia Puglia, Miss Cinema Veribel Sophia Sergio, Miss Miluna Margherita Arciprete, Miss Napoli Miriam Polverino, Miss Eleganza SI è LEI Claudia Attianese e Miss Rocchetta Bellezza Tina Scognamiglio, Miss Sportiva Rossella Verde ed ancora le miss Giulia Riccio, Giusy Buonocunto, Rebecca Rossetti, Federica Bausano. Ora c’è attesa, in prima serata, su RaiUno. Sono in programma le finali nazionali del concorso, le Olimpiadi della bellezza, recitava uno slogan di alcuni anni oro sono. ■

L a trad izio n e s i rin n o v a: M A IE TTA E M P O R I O IL T U O N E G O Z IO D A T R E G E N E R A Z IO N I B iancheria-M erc eria M aglieria- Intim o B ijou tteria-P ro fu m iP elletteria

V ia Na zario S a uro (S A VIA NO ) Do ve o gn i nuo vo ac q uis to è la c o nferma d i u na F id uc ia An tic a.

LA RICERCA DEL SENSO Dott. Salvatore Allocca * vissuti dolorosi ci travolgono e devastano la nostra anima. Quante volte un senso di scoraggiamento ci pervade e pensiamo che nulla possa più cambiare? Quante volte abbiamo sentito dire che alla sofferenza bisogna trovare un senso? Da dove parte quella spinta che ci permette di guardare oltre e superare i momenti difficili? Soprattutto, come si può definire questa forza? È lo “slancio vitale”. Questa misteriosa essenza, è propria dell’uomo che si attiva e riplasma il vissuto, cercando una possibile soluzione. È qualcosa di sorprendente perché è proprio in questa ricerca che si trova “la risposta che apre”. La creatività, una delle risposte al dolore, è un attributo di tutti; è la tendenza privilegiata dell’uomo a realizzare se stesso, è la forza curativa per eccellenza perché è insita nell’uomo e lo spinge continuamente verso nuove elaborazioni della realtà, sprigionando in questo percorso tutta la sua potenzialità. Questa potente spinta esiste ogni qual volta la si immagina, modificando quello che ci circonda e creando, così, qualcosa di nuovo. L’atto creativo è, per sua natura, un atto libero dalle deformazioni del pensiero ed è proprio questa libertà che permette di guardare il mondo in un modo del tutto originale, perché attiva delle immagini sempre uniche da individuo a individuo. Per guardare il mondo con la mente creativa non bisogna aver paura di essere diversi, ma bisogna essere capaci di accettare che le nostre idee possano non essere condivise dagli altri, infatti, le persone autonome sono le più perseguitate e criticate. Quando cerchiamo qualcosa nel nostro mondo interiore, non bisogna farsi sedurre dalla tentazione di lasciarsi trasportare dalla “corrente collettiva”, per riuscire a navigare col proprio vento e alla guida del proprio timone. Quando diventiamo autonomi ci esponiamo e diventiamo più vulnerabili, ma è proprio questo mettersi in discussione che permette lo sviluppo progressivo dell’individualità perchè rappresenta una sfida per le persone che ci circondano. Bisogna sempre rafforzare la propria diversità per affrontare le costanti pressioni esercitate dal collettivo che ci spingono ad un’omologazione sociale, privandoci della nostra originalità. È solo con l’atto creativo che noi, portatori della diversità, possiamo guardare l’orizzonte della vita con occhi diversi, vederne tutti i colori e le sfumature. Ma esiste questo potenziale creativo? Esiste eccome! La prima cosa da fare è, cercare di ritrovarlo. Si proprio così, RI-TROVARLO! La creatività, come ho affermato prima, ci appartiene perché è connaturale nella nostra psiche. Quando eravamo bambini abbiamo trasfigurato la realtà, l’abbiamo trasformata ogni volta che qualcosa ci turbava e questo è stato possibile proprio perché i bambini non usano schemi rigidi e solo grazie a questa modalità di approccio molti eventi negativi della nostra vita sono stati più facilmente assimilati. La potenzialità della creatività è grandissima e permette di dare una possibile risposta alla sofferenza, è un tentativo di recupero della dimensione individuale. In sintesi, nei momenti di grande sofferenza, l’anima tende a soffocare e così una voce interiore, ci “impone” la sua liberazione dal dolore. La creatività dimora nella nostra psiche ed è l’unico modo che permette alla nostra mente di raggiungere la piena libertà. Il primo passo da fare è la liberazione dall’essere pensati dagli altri e passare al “pensare dal di dentro”. La dimensione creativa è la base sulla quale si può diventare veramente se stessi e unici, è lo strumento elettivo per raggiungere la piena autonomia. Spesso si pensa alla creatività come espressione artistica, invece il concetto è molto più ampio e comprende la capacità di sperimentare cose nuove, uscire dalla propria esperienza per costruirsi una nuova dimensione di vita. Spesso, quando siamo catturati da un momento creativo, si avverte un senso di pienezza e si raggiunge una dimensione di completezza. In quei momenti emerge la piena consapevolezza che è la nostra anima che ci sta parlando. Bisogna essere sempre curiosi. L’istinto creativo si basa sulla dimensione psichica della curiosità: è un istinto sempre presente e che si manifesta in forme diverse. La dimensione umana contiene la creatività perché solo in questa sostanza psichica si raggiunge e si prende consapevolezza della propria individualità. La madre della creatività è, quindi, il conflitto: grande forza motivazionale all’origine della creatività. * Psicologo Clinico, Specializzato in Psicoterapia Cognitivo-comportamentale, Counseling, Tecniche di rilassamento e Ipnosi terapia - mail: dr.allocca@libero.it ■


PREDICANO LE VIRTÙ, MA PRATICANO I VIZI Alfredo Ambrosino rattini, Ministro degli Esteri, indimenticabile maestro di sci dei figli di Berlusconi; Maroni, l'unico, tra gli esponenti leghisti ad avere un titolo di studio superiore alla licenza elementare; Berlusconi, mix di statista e di sublime caratterista; La Russa, Ministro della Difesa, un imbecille. Per maggiore ragguagli consultare Obiettivo Saviano di aprile e di maggio. Molti uomini politici che hanno fatto la storia d'Italia si sono quasi sempre imbattuti nell'idiota di turno. De Gasperi nel 1945 fu accusato da Guareschi il quale, processato per false accuse allo statista, scontò un anno di carcere. Nel 1948, una feroce campagna di stampa armò la mano di un imbecille che tentò di assassinare Palmiro Togliatti. Nel 1978, Leone lasciò la carica di Presidente della Repubblica per una volgare campagna di stampa per l'affare Lokheed. Dopo qualche anno fu dimostrata l'infondatezza delle accuse. Nel 2009 lo stesso Berlusconi fu ferito al volto da un estremista fatto poi passare per psicolabile. Come si vede gli insulti spesso si trasformano in vere e proprie aggressioni fisiche. A mio giudizio non si fa informazione e cultura politica vomitando nefandezze sulle persone con la sprezzante visione manichea del democratico di turno, per il quale sono buoni e onesti quelli che la pensano come lui, sono cattivi tutti gli altri. Ma chi sono veramente codesti signori? L'On. Frattini è, nella vita civile, un alto Magistrato, vincitore, giovanissimo, di numerosi concorsi pubblici; l'On. Maroni, Min. degli Interni, è avvocato e la maggioranza dei leghisti politici, da Calderoli che è medico, a Castelli, ingegnere, son tutti più o meno affermati professionisti; il Ministro La Russa inoltre è un noto avvocato penalista. Berlusconi stesso, definito un mix di statista e di sublime cabarettista dal Dr. Fedele, è laureato ed è stato capace di creare, con la sua intelligenza e spirito di iniziativa, il primo partito liberale in Italia. Inoltre è a capo di un impero che dà lavoro a 35 mila persone e versa all'Erario un milione di euro al mese. Lo stesso D'Alema ebbe a dichiarare che Mediaset,

Un punto di partenza per il nuovo anno scolastico lontano dalle questioni “alte”.

UN APPUNTAMENTO CHE DURA QUASI UN ANNO Saverio Gaetano Napolitano na “scatola nera”, così sono stati definiti da un noto sociologo i ragazzi che in questi giorni si accingono a varcare i cancelli delle nostre scuole, avvicinandosi ai banchi in aula con passo più o meno strascicato. Condivido l’espressione scatola nera: nel linguaggio tecnico aeronautico essa indica quello strumento che custodisce in sé dati preziosissimi utili a far luce su un disastro; dunque, nel caso dei nostri studenti, a pensarci bene, essa contiene in sé contemporaneamente la descrizione del problema, ma anche la sua possibile soluzione. Infatti, non basta solo osservarli o descriverli per capirli, ma bisogna interpellarli, cioè ascoltare cosa hanno da dire, partendo però da una certezza: che non sono delle scatole vuote. Tale certezza scaturisce da una personale esperienza di insegnamento che, seppur brevissima, mi ha fornito qualche spunto che forse potrà far sorridere ironicamente se non addirittura innervosire qualcuno per la sua banalità e apparente lontananza dalle questioni “alte”, quelle che contano davvero. Allora è necessario partire dall’osservazione, da come generalmente i ragazzi si presentano a noi. I sociologi li hanno definiti nativi digitali, in quanto le nuove tecnologie hanno decisamente determinato lo stile di vita e influenzato i sistemi di pensiero di questa generazione di giovani. Sono i giovani delle e-mail, dei blog e delle chat, di MSN, di Facebook e di Twitter, quelli con i quali i docenti, e gli adulti in generale, sono chiamati a rapportarsi, cioè quelli di un’accelerazione e di una immediatezza senza precedenti. Tutto accade in tempo reale, on-line. La diffusione e l’uso estensivo, se non addirittura esclusivo, della messaggistica on-line richiede che tutto avvenga secondo principi del tipo botta-risposta, azione-reazione: risposte immediate, poco elaborate e semplicistiche che sono a scapito di forma, sintassi e contenuto (tra l’altro molte volte

ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138) per il lavoro che svolge e per quanto ha realizzato “è una importante risorsa per l'Italia”. Dunque anche per D'Alema vale l'inno: “Meno male che Silvio c'è”. Inno che fa tanto schifo al democratico paesano affezionato di Bandiera Rossa che, purtroppo non trionferà. E' la Storia, bellezza! A proposito di D'Alema, l'uomo più intelligente del PCI – DS – PD. Non se la passa proprio male se, abbandonato l'Ikarus I e II ha acquistato, si dice, una vigna di 15 ettari per dedicarsi all'imbottigliamento. Il tutto comprato a suon di mutui non avendo nulla a che fare con Penati e compagnia bella. Guardiamo ora, senza spirito denigratorio, nel campo caro al Dr. Fedele. Veltroni, Bindi, Bersani, D'Alema e via elencando, quali attività professionali hanno svolto nella vita civile? Cosa c'è scritto sulla loro carta d'identità alla voce “professione”? Ordunque le opinioni sono legittime, ma non quando fanno ricorso alla menzogna per renderle credibili. Quindi più che ironia stile “british” certe affermazioni (diffamazioni) potrebbero costare, anche ai responsabili di questo benemerito giornale, procedimenti giudiziari con richieste onerose. Vogliamo parlare anche di Bersani e del suo capo – ufficio Penati? Il P.D. ha cavalcato per anni, con arroganza, la propria presunta “diversità morale”. Oggi si scopre che oltre Penati anche l'editore dell'Unità è sotto inchiesta. Ma noi siamo garantisti e prima di esprimere giudizi attendiamo le decisioni della magistratura. Tuttavia il duro scontro generazionale in atto nel P.D. Significa pure qualcosa per chi ha fiuto ed esperienza politica. Resta comunque il fatto che nonostante Gabriele Albertini, ex Sindaco di Milano, abbia denunziato nel 2005 le gravi irregolarità nella gestione Penati, Pres. della Provincia, i giudici del capoluogo lombardo non ritennero di dover procedere, evidentemente per scarsi indizi di reato! A proposito di Frattini “maestro di sci” quando ho detto che almeno lui è in grado di sciare, cosa non concessa a tutti, alcuni amici hanno riso. Sgombrato il campo dalle gratuite denigrazioni dei politici che riscoprono alte cariche istituzionali nell'attuale Governo, mi si consenta qualche considerazione sulla situazione attuale del nostro Comune, facendo ricorso alla mia personale esperienza. Anche a Saviano la politica dovrebbe riprendere la sua nobiltà con dibattiti, confronti leali, programmi credibili, aspiranti qualificati ed esperti in campi diversi, necessari oggi, più di ieri, per le restrizioni imposte dalla B.C.E. alla nostra manovra finanziaria. Il mio programma quale sindaco era, anzitutto, di sanare

i conti dopo l'allegra gestione precedente di persona inesperta, per procedere poi al riordino di alcuni uffici. La tesoreria avevo deciso di sottrarla alla gestione privatistica di un certo signore e affidarla al Banco di Napoli. Ma ne fui impedito da tentativi vari, anche di corruzione, che mi indussero a rassegnare le dimissioni la prima volta. Ebbene qualche mese addietro mi è stato riferito che il nostro Comune ci ha rimesso – per prescrizione – una decina di miliardi di lire. Ciò conferma che la mia decisione era giusta e previdente. A chi ascrivere oggi quest'altro danno? Forse all'assessore, novello Tremonti, che ha avuto per anni la responsabilità politica dell'ufficio di ragioneria? Non sarebbe il caso di avviare una inchiesta con la costituzione di una Commissione composta da esperti di vario orientamento politico? Alle prossime elezioni gli elettori dovrebbero tener presenti i risultati fallimentari della gestione degli ultimi dieci – quindici anni, come assunzioni interessate, spreco di pubblico denaro per costruzione di edifici inutili, viabilità incontrollata e non ammodernata, personale qualificato non utilizzato per fare spazio a persone estranee. Cito solo due casi: il Dr. Raffaele Ambrosino, responsabile da tempo dell'ufficio tributi, con adeguata anzianità di servizio e preparazione professionale o, in via subordinata, la Dr.ssa Sommese, avrebbero potuto assumersi la responsabilità dell'ufficio di ragioneria a costi più contenuti. No, si preferì un estraneo all'amministrazione con retribuzione quasi doppia. Lo stesso dicasi del Segretario comunale al quale fu attribuita la qualifica di direttore generale, ignorando l'art. 51Bis, comma 3, del Testo Unico e assegnandogli la bella cifra di oltre 100mila euro l'anno. Nell'amministrazione Buglione uno dei pochi, a mio giudizio, che si è guadagnato la fiducia dei cittadini è stato il Dr. F. Cappiello, prima rassegnando le dimissioni da Pres. del Consiglio, a testimoniare la sua contrarietà al modus operandi della Giunta, quindi, con la collaborazione dell'ex assessore Felice Ambrosino e di altri consiglieri, è riuscito a determinare l'avvento del commissario prefettizio. La mia filosofia? In politica c'è un tempo per impegnarsi, un tempo per affrontare con decisione i problemi, c'è infine un tempo in cui di fronte a compagnie sgangherate, bisogna abbandonare il campo, senza rimpianti, per la salvaguardia della propria onorabilità. ■

assente). Anche un semplice squillo di cellulare diventa garante dell’esistenza di una qualche forma di rapporto, reale o presupposto fa poca differenza. In nome di questa immediatezza diventata vera e propria, se non unica, forma di rapporto, niente sembra durare, niente sembra soddisfare se non nell’istante, compresi purtroppo i sentimenti. Emerge, pertanto, la continua necessità da parte dei docenti di trovare qualcosa di nuovo, di eccitante che si trova sempre in un “altrove” indefinito, per scacciare la così diffusa esperienza della noia. Un tratto comune di molti ragazzi di medie e superiori è la caduta degli interessi e il loro appiattimento su modelli imposti dalle logiche di marketing e di profitto delle aziende che producono beni destinati a loro. L’orizzonte personale viene progressivamente ridotto, chiuso all’interno di un recinto dove stentano ad entrare proposte diverse da ciò che rappresenta il comune sentire giovanile. Bisogna recuperare urgentemente la dimensione del rapporto. Purtroppo i nostri studenti vivono all’istante, un istante privo di passato e di futuro (una prova evidente, ad esempio, ne è l’interrogazione, durante la quale si cerca di affastellare notizie senza alcuna sequenza logicotemporale), nel quale vengono anche meno le conseguenze per gli atti compiuti. Invece è solo all’interno della dimensione del rapporto con l’altro che il tempo assume il suo significato creando un reciproco beneficio. Tale rapporto deve essere necessariamente coltivato e curato. Non possiamo e non dobbiamo rassegnarci alla situazione presente, pensando a strategie di contenimento delle perdite o arroccandoci su stili, metodologie e programmi che funzionavano decenni fa. Ma non possiamo neanche ridurci ad amplificare il mito dell’insegnante giovane, vicino di età, che per questo solo motivo sarebbe davvero capace di capire gli studenti e parlare il loro linguaggio (il che risulterebbe patetico come certi genitori giovanilisti che si professano amici dei figli prima ancora che educatori). Occorre invece ripartire proprio dai ragazzi, tenendo conto della loro specifica situazione culturale e sociale, e iniziando ad accordare loro fiducia all’interno di un rapporto con loro. E’ un errore trattarli come degli eterni adolescenti in crisi, brufolosi e sempre preda degli ormoni, incomprensibili e inafferrabili per natura, rinchiusi in un mondo inaccessibile. La maggior parte dei ragazzi che in questi pochi anni ho incontrato aveva in sé il desiderio di essere preso sul serio,

nonostante magari facesse di tutto per non invogliare a questo. Nei ragazzi persiste sempre il desiderio inespresso di essere stimati in quanto soggetti ambiziosi di esserci nel mondo e dire la loro, nonostante sembrino in apparenza persi dentro una normalità borghese che è stata preparata per loro dai grandi. Essi cercano ancora la soddisfazione come e dove possono, trovando risposte che loro stessi giudicano insoddisfacenti, cui si adeguano nonostante tutto. Se sollecitati da una proposta affascinante, non necessariamente modernistica, ma che parta dal loro sentire e dalle loro esigenze, i ragazzi sanno ancora aderire, ciascuno secondo una modalità sempre personale che va riconosciuta, rispettata e semmai rielaborata. Le soluzioni vanno ritrovate a due diversi livelli di pari importanza: un livello politico-organizzativo e uno più squisitamente personale. Non basta solo invocare il necessario rinnovamento del sistema in nome delle mutate condizioni giovanili; c’è anche un livello personale da curare, alla portata di ciascun docente. È fondamentale che l’adulto che questi ragazzi si ritrovano in aula la mattina dimostri con tutto se stesso di essersi preparato all’appuntamento con loro, perché si tratta di un appuntamento, cioè di una confermata disponibilità al rapporto, ogni singolo giorno di scuola (indipendentemente dallo stipendio, dai problemi in famiglia o con i colleghi o con il dirigente scolastico). Ben preparato non significa solo con lezioni adeguatamente meditate e confezionate, ma anche curato e gradevole nella presentazione di sé, perché ha un appuntamento, con i ragazzi appunto. Proporsi come un soggetto possibilmente non nevrotizzato (e pertanto non nevrotizzante), dall’abbigliamento curato e pensato è il primo elementare modo per trasmettere la nostra simpatia e il nostro rispetto verso l’umanità dei ragazzi. Un modo semplice per invogliare l’altro al rapporto, alla collaborazione e per comunicare il nostro apprezzamento per lui, per la vita, per il tempo storico in cui viviamo, perché è nell’hic et nunc (qui ed ora) che si gioca il rapporto, attraverso anche la riaffermazione della dignità del luogo-scuola, distinto dai centri commerciali abitualmente frequentati. Un semplice, e forse banale, proposito con cui partire in questo nuovo inizio d’anno, eppure credo sia in grado di fare la differenza. Buon lavoro! ■


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

L’ISLAM È VICINO Joe Falchetto enza pretendere alcun riconoscimento di originalità (convinto come sono che tantissima altra gente ha condiviso le stesse emozioni), confesso che l’evento estivo che più di ogni altro mi ha scosso è stata la strage di Oslo e di Utoya del 22 Luglio 2011, che ha provocato la morte di oltre 90 persone ed il ferimento di diverse centinaia di altri esseri umani ignari ed incolpevoli, in stragrande maggioranza giovanissimi. Per quei pochi distratti a cui fosse sfuggita la notizia della spaventosa tragedia che ha colpito il paese scandinavo, ricordo che alle 15,26 di quel pomeriggio un’autobomba devastò un edificio di 17 piani nel quartiere governativo della capitale norvegese, provocando morti e feriti. Un’ora e mezza dopo, sull’isola di Utoya, a trenta chilometri da Oslo, ad un raduno di giovani laburisti che discutevano inorriditi di quanto era successo a poca distanza da quell’oasi di pace che li ospitava, si presentò un uomo vestito da poliziotto, dichiarando che era lì per rafforzare la sicurezza dell’adunata. Trascorsero pochi attimi e l’angelo custode si trasformò in Belzebù, cominciando a scaricare sui ragazzi inermi e terrorizzati i caricatori delle armi di cui si era rifornito. Dopo un’ora e mezza di inaudito “tiro al piccione”, quando finalmente la diabolica creatura fu bloccata dalle forze dell’ordine, si cominciarono a contare i morti: quasi novanta adolescenti tra i 15 ed i 19 anni, avevano precocemente concluso la loro esperienza terrena, senza avere il tempo non dico di interrogarsi sulle ragioni della loro morte, ma neppure di percepirne l’arrivo. Come se non fosse bastevolmente nauseabonda di suo questa orrida vicenda, ci si misero d’impegno anche gli italici giornali di regime, cioè i quotidiani che diffondono il verbo ed il pensiero (sic) di quella poltiglia disgustosa che è la destra del nostro paese e del suo mefitico padrone: la prima pagina di Libero intitolava: “Con l’Islam il buonismo non paga. Norvegia sotto attacco: un massacro.” Rispondeva da par suo il Giornale: “Sono sempre loro: ci attaccano”. Proseguiva con tono meno eclatante, ma più subdolo il Foglio di Ferrara: “La pista nordica ed il Mullah”. Chiudeva egregiamente il titolone de Il Tempo: “La guerra continua”. La furia islamofoba era innescata, la caccia all’arabo perfido e stragista pure, l’odio per “l’altro” poteva attingere nuova e sostanziosa linfa dalla carneficina perpetrata tra i fiordi. Ma gli squallidi pennivendoli del Sire, sciacalli ed avvoltoi di primaria grandezza ma di scarsa preveggenza, non avevano avuto la pazienza di attendere conferme alle loro verità sacrosante ed inoppugnabili: a poche ore

Nella Villa Comunale di Nola

CELEBRAZIONE IN ONORE DI TOMMASO VITALE Antonio Romano a città ha voluto rendere omaggio, di recente, a uno dei suoi personaggi più rappresentativi: una celebrazione in onore di Tommaso Vitale, memorabile sindaco di Nola, organizzata dal centro artistico “Giordano Bruno” e dai soci del circolo culturale “Mario De Sena”. In occasione della ricorrenza, anniversario della morte di Tommaso Vitale, era presente l’assessore alla cultura De Lucia, in rappresentanza dell’autorità amministrativa, il Cav Franco Grilletto e infine il Prof. Luigi Simonetti. Tutti hanno tenuto un breve discorso di circostanza in ricordo della figura di Tommaso Vitale in una manifestazione all’ingresso della Villa Comunale. Un personaggio d’importanza fondamentale se si prende in considerazione il progresso da tutti i punti di vista, della città. Ricordiamo che Tommaso Vitale fu nominato Sindaco di Nola con Regio Decreto il 9 maggio 1886 fu unanimemente eletto Sindaco nel 1892. Mentre con Decreto Reale del 18/5/83 “Primo Ministro Ag. De Pretis” Tommaso Vitale era stato nominato fino al 31/5/86, Membro del Consiglio Sanitario del Circondario; e il 13 giugno dell'87, su proposta del SottoPrefetto Grimaldi e del Prefetto Celano, fu nominato Cavaliere della Corona d'Italia. Molti i meriti attribuiti a questa figura storica: pavimentazione delle strade, molte delle quali erano ancora in terra battuta; la costruzione di una rete fognante che richiese non poco lavoro; la realizzazione della Villa Comu-

dalla diffusione dei loro macabri titoli, tutto il mondo veniva a sapere che l’autore dell’eccidio non era un esponente di spicco di al qaeda, né un cugino di primo grado di Bin Laden, ma un biondissimo “vichingo” di 32 anni, Anders Behring Breivik, cristiano, nazionalista ed anti islamico, come lui stesso amava definirsi su face book. L’osservazione (lapalissiana) che deriva da questo racconto è che Il fanatismo ed il (conseguente) terrorismo sono emanazione diretta degli eccessi di tutte (o quasi) le religioni (per conferma chiedere al quasi compaesano Giordano Bruno e alle tante povere “streghe” finite in cenere e fumo per mano di cristianissime tonache, nei secoli bui del Medio Evo, oltre che ai ragazzi norvegesi), non solo di quella islamica, che pure negli ultimi anni la sta facendo da protagonista; essi vengono fuori quando il sentimento religioso, che è (e deve restare) qualcosa di assolutamente intimo e personale, travalica i suoi limiti e pretende di piantare paletti e tracciare confini sociali, politici e geografici, arrogandosi un ruolo che assolutamente non gli compete. La ciliegina sulla torta di questa gran brutta storia l’ha collocata Mario Borghezio, deputato europeo della Lega Nord, uno dei partiti che guida il governo nazionale e (ahimè) decide le nostre sorti; ebbene il prestigioso politico lombardo ha pubblicamente affermato che le posizioni di Breivik (la belva sanguinaria di cui sopra), al netto della violenza, sono sicuramente condivisibili e che la sua è una crociata sostanzialmente giusta. Simili bestialità non meritano alcun commento, ma rischiano di alimentare ulteriormente i rancori etnico-religiosi, con il rischio che tanti soloni seguitino a straparlare, soffiando ulteriormente sul fuoco dell’odio; ancora qualcuno, in totale mala fede, arriva a sostenere che il Corano incita alla violenza ed altre cavolate dello stesso tenore, sperando di imbattersi in qualche “Borghezio” che se le beva. Dopo questa lunga tirata, fin troppo seriosa per i miei gusti, non è semplice parlare d’altro: in questa estate anomala, nella quale ad un Luglio ed un Agosto freschi e ventilati sta facendo seguito un torrido Settembre, le manovre economiche si succedono freneticamente, rischiando di somigliare sempre più ad un cesto di ciliegie, nel senso che “una tira l’altra”; i processi a carico del premier e di altri politici, per non essere da meno, crescono come funghi; il processo “tout court “ che i maneggioni del Capo per mesi volevano breve, adesso rischia, su richiesta degli stessi personaggi, di diventare lungo (facendomi tornare alla mente quei fantastici sarti di una volta che cucivano “su misura”, accorciando ed allungando gonne, giacche e pantaloni, fino ad adattarli perfettamente alla sagoma del cliente e ai suoi difetti fisici e, perché no, morali)… quante cose succedono nella nostra derelitta penisola, non ci si annoia mai …

… contemporaneamente, nel nostro ameno paesino, vengono finalmente allo scoperto i mitici “giovani”, che per anni hanno sonnecchiato in un imbarazzante letargo, facendo rodere il fegato a tanti, speranzosi uomini di buona volontà. Oggi finalmente si assiste al risveglio di un sostanzioso numero di loro con la creazione del “Gruppo per la programmazione di una Saviano migliore”. Non prima di aver augurato a Nunzio Mirra e compagni le migliori fortune (per conto mio mi sono iscritto subito, nel corso della costituzione dell’associazione all’interno della sala consiliare del Comune, perché voglio vedere da vicino, come diceva un grande della storia patria, “questo stupido dove vuole arrivare”), voglio sottolineare come il neonato raggruppamento ricordi, nelle dichiarazioni e negli atteggiamenti dei suoi esponenti, i rottamatori del Partito Democratico, cioè Matteo Renzi e soci: solo che, al confronto dei pur resistenti D’Alema, Veltroni e via dicendo, i vari Nardi, Buglione e Ferrara (giusto per fare qualche nome, ma senza la minima intenzione di discriminare tutti gli altri) appaiono come cozze assai veraci, poco disponibili a farsi staccare dai loro confortevoli ed aderentissimi scogli. P.S.: come qualcuno dei lettori più attenti avrà notato, nel numero scorso del giornale “un mister x” (prego notare la finezza: io faccio dono al mio interlocutore di uno pseudonimo, mentre lui disconosce il mio, cosa che trovo poco elegante), si è riferito a questa rubrica, distribuendo critiche, complimenti (ringrazio commosso) ed osservazioni di vario genere. Naturalmente mi guarderò bene dal “rispondere” a qualsivoglia tipo si sollecitazione, e questo per una ragione molto semplice: quello che io cerco di fare su Obiettivo Saviano è una sorta di satira strapaesana ma, anche se con risultati assai discutibili, sempre di satira si tratta. Orbene (visto che avverbi riesco a permettermi?) la satira è una forma di scrittura (e ancor prima di teatro) che risale ai greci ed ai latini, che può essere amata o detestata, esaltata o vilipesa, ma con la quale non è sensato chiedere un dialogo, alla quale non è logico rivolgere domande e dalla quale, conseguentemente, non si possono esigere risposte. Questo è quanto.

nale.

importanza alla disposizione dello stesso: fu collocato ai margini, molto ai margini, in concreto sul confine, dell’ingresso Villa Comunale. Arrivando nei giorni nostri, è divenuto, contro ogni aspettativa, un albero maestoso e imponente ! Un episodio che è apparso, ai più dei presenti, come un sintomo indicativo, un’allegoria, quasi, esagerando un poco, un segno distintivo di una realtà che vuole vivere nonostante le avversità. L’episodio è ricordato anche in uno scritto, un appunto, dello stesso Franco Grilletto dal titolo “ L’albero che non volle morire”. ■

L’opera che più è citata e il suo lavoro intenso per la ricostruzione del Duomo della Città, opera che non vide compiuta perché terminò la sua esistenza terrena nel 1906. Secondo le disposizioni del cerimoniale è stata deposta una corona di alloro al monumento dedicato al celebre personaggio che è posto all’ingresso della Villa e che, nello stesso tempo, è uno dei punti di riferimento del corso principale della città che da lui prende il nome. Non molte le persone presenti all’evento ma tutti i presenti hanno seguito con grande interesse e intensità l’evento: è sempre di estremo interesse una riflessione su il passato storico di una realtà urbana. Tra le trattazioni emerse di estremo interesse e curiosità quanto citato da Franco Grilletto in occasione del suo intervento; oltre al discorso di circostanza di benvenuto ai presenti, ha raccontato un episodio semplice ed espressivo: la vicenda di un piccolo albero rinsecchito. Invece di procedere al normale smaltimento di tale alberello si decise di piantarlo nella Villa Comunale: un tentativo sul quale nessuno avrebbe scommesso circa il suo attecchimento. A tal proposito non fu data molta

QUESTA MI È PIACIUTA Berlusconi: “Gheddafi mi vuole morto”. Ha dovuto assumere un assaggiatore di puttane.(Spinoza). La camera dice no all’aggravante di omofobia nei reati penali. Compreso quel frocio di Capezzone (Spinoza) Il governo aumenterà l’IVA per non alzare le tasse. In pratica ci inculano per non sodomizzarci. (Spinoza). P.S. Chiedo venia per l’utilizzo di tante parolacce e scurrilità, ma ho temuto che non si sarebbero comprese bene le battute, se non avessi adoperato i termini appropriati, anche se (lo riconosco) un po’ forti, vale a dire “Berlusconi”, “Capezzone” e “governo”. ■


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Saviano ed il 150° anniversario dell’unità d’Italia .

LA COMMEMORAZIONE FUNEBRE DI ANTONIO CICCONE DA PARTE DEL SENATO A cura di Pasquale Trocchia Antonio Ciccone. anti sono stati gli eventi con cui si è ricordaSPROVIERI F. Domando la parola. PRESIDENTE. Ha ta e celebrata la ricorrenza unitaria anche in facoltà di parlare. SPROVIERI F. Dopo tutto quello che queste terre che pagarono un prezzo altissihanno detto tanto l’onorevole Presidente, come l’onoremo ad una causa probabilmente poco sentita e vole Pierantoni intorno alla memoria dei nostri defunti spesso avversata ed incompresa, negli anni in colleghi, io mi associo alle loro eloquenti parole: solo mi cui quegli eventi si verificarono. Tra questi, cresi permetta da questo banco di esprimere un tributo di do che un piccolo spazio possiamo anche riseraffetto e di stima al collega Ciccone. Nel tempo della varlo, come documentazione storica, a quanto nostra lunga emigrazione nella patriottica città di Toriaccadde il 6 maggio del 1893, allorché il Senato no, il collega Ciccone mi fu allora esempio di onestà e del giovanissimo Regno d’Italia ebbe a ricordare di virtù. Ora, permettetemi, onorevoli senatori, di proe a commentare la notizia della recente scomporre che alle desolate famiglie dei compianti colleghi parsi di uno di quegli uomini che, senza ombra sieno inviate le condoglianze del Senato. di dubbio, può dirsi tra gli artefici, nel bene e nel LACAVA, ministro di agricoltura, industria e commermale, di quelle vicende, fin dal lontano 1848, ne cio. Domando la parola. PRESIDENTE. Ha facoltà di era stato protagonista: il nostro concittadino parlare. LACAVA, ministro di agricoltura, industria e Antonio Ciccone. commercio. Il Governo si associa a quanto testé diceSicuramente ci sarà da riflettere su quevano l’onorevole Presidente e gli altri senatori, per la sto contributo in un’ottica di generale revisione morte dei compianti senatori Enrico Fossombroni, Tomstorica di quegli eventi e di quegli uomini che ne maso Martini, Arnaldo Cantani e Antonio Ciccone. Io portarono la responsabilità, ma per ora lasciatemerei di turbare gli elogi tributati, per quanto commomo che siano gli atti ufficiali e solenni a ricordarventi, altrettanto veri ed esatti dal nostro Presidente, se ci come apparve il più famoso cittadino savianeio ne aggiungessi altri. [...] Il Ciccone è uno di quegli se agli occhi di quelli che la avevano conosciuto uomini che appartenne alla generazione che soffrì pere lavorato fianco a fianco con lui. Atti Parlamentari - Commemorazione del secuzioni, esilio e prigione per la patria: ma nell’esilio senatore Marco Tabarrini, Vicepresidente del non rimase ozioso, e ne preparò le sorti; e quando ritorSenato. «Signori senatori! Anche il breve perionò nella sua Napoli, egli, professore di economia di quell’ateneo, insegno i severi principî di quella scienza. do di tempo che trascorse dall'ultima adunanza Aggiungerò che egli fu segretario generale al Ministero del Senato, fu contristato dalla perdita dolorosa di agricoltura, industria e commercio e poi ministro dello di quattro nostri colleghi: il commendatore Tomstesso dicastero, e si deve a lui in gran parte l’istituziomaso Martini, il conte Enrico Fossombroni, il ne della scuola superiore di Portici. E non solo era uno prof. Arnaldo Cantani, il prof. Antonio Ciccone. dei più grandi economisti ed amministratori, ma va ri[...] cordato con plauso generale il fatto che egli è stato uno Antonio Ciccone, nacque a Saviano, neldei primi a dare alla luce un libro sulla malattia dei bala Provincia di Caserta, il 7 di febbraio del 1808. chi; ed è importante sapere che i più grandi premi per I suoi primi studi furono volti alla medicina, poi quel libro furono dati al Ciccone. Difatti per quel suo mutò strada e si diede all'economia politica. libro ebbe il premio all’Accademia imperiale di Francia, Fino da giovane professò idee liberali, ed ebbe ed un altro dall’Istituto lombardo. Io ho voluto aggiungea patirne persecuzioni. Deputato al Parlamento re questi particolari che dormano sempre la gloria del napoletano nel 1848, dopo i fatti luttuosi del 15 Ciccone, che è stato testé rapito ai vivi. Come suo amimaggio, esulò fino al 1860. Tornato in patria co porto anch’io un modesto tributo sulla sua tomba. colla libertà, venne eletto deputato al primo Par(Bene). lamento italiano dal collegio di Nola: e nel 1863 PRESIDENTE. Il signor senatore Sprovieri ha proposto segretario generale del Ministero di agricoltura, che siano inviate le condoglianze del Senato alle famiindustria e commercio, essendo ministro quel glie dei senatori defunti. bello e limpido ingegno che fu Giovanni Manna. Chi approva questa proposta è pregato di alzarsi. (È Nel 1868, nel secondo Ministero presieduto dal generale Menabrea, al Ciccone fu affi- Busto bronzeo di Antonio Ciccone, uscito nel 1993 dalla Fonderia Nolana Del Giudice in approvata). Le condoglianze saranno inviate alle famidato il Ministero di agricoltura, industria e com- occasione delle Celebrazioni del 1° Centenario della morte svolte a cura dell’Ammini- glie quanto prima. Senato del Regno» (Tratto da Atti Parlamentari. Discussioni, 6 maggio 1893). ■ mercio, che era tenuto interinalmente dal Bro- strazione Comunale di Saviano (Collezione privata V. Ammirati, Saviano). glio. Per quanto egli rimanesse ministro poco dra come in Parlamento, allettava gli uditori con la parola più di sei mesi, pure non fu priva di qualche buon effetto la facile ed ornata, e con singolare limpidezza d'idee. Aveva sua presenza in quel Ministero. Il Ciccone, come professomodi semplici e tollerava le opposizioni senza sdegnarsi, re di economia politica nell'Università di Napoli, fu insesebbene nella sua vecchiezza vedesse negati dalla nuova gnante diligente ed efficace, accetto alla gioventù studioPeriodico di Informazione e Cultura edito dall’Associazione generazione quei principii di scienza che erano stati la consa, innamorato della scienza da lui professata. Moltissimi “Obiettivo Saviano” onlus, Via degli Orti, Saviano (NA). Autorizzaziovinzione e la fede di tutta la sua vita. Morì a Napoli il 2 di sono gli scritti attinenti all'economia che egli pubblicò, in ne del Tribunale di Nola N°550 del 22/06/1995. maggio corrente, e in lui si spense una nobile vita, che amò parte polemici, in parte dottrinali. La sua opera principale Direttore Responsabile Vincenzo Ammirati la libertà e la scienza con amore disinteressato ed operoso sono i tre volumi di Principii di scienza economica, nei Posta elettronica: vincenzo.ammirati@alice.it (Approvazioni generali). quali, sul fondamento delle idee di Adamo Smith, espone PIERANTONI. Domando la parola. PRESIDENTE. tutta la dottrina economica, e tratta tutte le questioni che Redazione: G. Ambrosino, F. Cappiello, Giovanna De Sena, F. Ha facoltà di parlare. PIERANTONI. Rappresentante di Terne derivano. So bene che oggi queste sono anticaglie, e Falco, G. Fedele, Anna Franzese, Anna Pia Franzese, A. Romano, ra di Lavoro nella Camera dei deputati per quattro legislatuche l'economia politica procede per altra via; ma finché i P. Trocchia, V. Trocchia. Diffusione: E. Caccavale, D. Fabozzi, A. re; studente e poi professore nell’Università di Napoli, ebbi novatori non abbiano formato un corpo di dottrine accettaIervolino, L. Liguori, P. Mirra, A. Napolitano, F. Simonetti. Elaboracontinua l’occasione d’ammirare le virtù civili, patriottiche e bili, che siano un portato di ragione e non il prodotto di zione computerizzata a cura della Direzione, con la collaborazione intellettuali dei colleghi dei quali piangiamo oggi la perdita. fantasie riscaldate e di sentimentalismi morbosi, la vecchia dei cugini Antonio & Antonio Simonetti, e Paola Ammirati. Non è che io possa aggiungere alcuna parola all’elogio tanscienza avrà sempre un valore. (si ode un commento: BeSoluzione grafica dei caratteri di testa di Felix Policastro. to vero, quanto giusto, che il nostro Presidente ha pronunne). Collaborazione aperta a tutti a titolo di volontariato gratuito che eziato: credo solamente di raccogliere l’intimo dolore degli E così la pensava il Ciccone, che si può chiamare sclude l’instaurarsi di qualsiasi rapporto di lavoro. Gli scritti pubblicaabitanti di Terra di Lavoro, della mia patria di elezione, di uno degli ultimi difensori delle teorie della libertà economiti riflettono l’opinione dei rispettivi autori, dei quali son le relative quegli abitanti che in questi giorni hanno veduto uscire dalla ca, contro l'autoritarismo invadente. Il Ciccone entrò in scena della vita altri avanzi di quella gloriosa schiera degli Senato in virtù del decreto reale di nomina del 6 di febresponsabilità rispetto alla legge. Conformemente allo spirito dello uomini che del 1848, che avevano fede negli ideali della braio del 1870. Nei primi anni prese parte in questa AsStatuto associativo, il giornale è espressione d’attività culturale di scienza e della libertà; ed interpreto i sentimenti della giosemblea a discussioni importanti, come quelle sul credito natura non commerciale: offerte volontarie provenienti da lettori ventù studiosa di Napoli e dei colleghi di quel corpo inseagrario e sulla legge forestale. Poi, a poco a poco, incaldurante la sua distribuzione s’intendono a titolo di solidarietà ed gnante accademico, portando anch’io il mio sentimento di zandolo la vecchiezza, gli vennero meno le forze, e dové esclusivamente come contributo per le spese di produzione. lutto e di dolore sulle tombe onorate di Arnaldo Cantani e di cessare dall'insegnamento e dalla vita politica. Nella catteStampato dalla Tipolitografia Meo - Saviano (NA)

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(V puntata ed ultima parte) PUNTI DI VISTA on c’era da meravigliarsi se Amelia, malgrado molto sapesse e altro intuisse dei pensieri del coniuge, non era mai stata all’altezza di mettersi in sintonia con lui e venire a capo dei ragionamenti che albergavano in quella testa. Senz’altro più di lei ci capivano Giovanni e la cognata. Costei era un po’ la sua ombra, come fossero due gemelle. Per la verità, Anna era più giovane di lei, ma esse avevano passato quasi tutta la vita insieme, abitando a pochi passi di strada nel comune di origine di loro due, del loro caro Amedeo e delle loro famiglie di nascita. Era questo un paese di alcune migliaia di anime, non grande, ma neppure piccolo, che avrebbe potuto avere maggiore rilievo, se non fosse tanta la vicinanza con la cittadina di cui abbiamo diffusamente riferito più sopra e della quale esso era un po’ gregario, se vogliamo. Di memorie storiche, questo nucleo abitato, che ha un posto importante nel cuore di chi scrive, non ne aveva molte, se non un vecchio e un po’ malandato campanile settecentesco (cinquecentesco, a detta di qualcuno), un duomo di qualche secolo appresso con dipinti di qualche valore, dovuti, se non m’inganno, alla mano di un artista operante nel capoluogo, Andrea Vaccaro, tre o quattro personalità di un certo nome e lustro nella cittadinanza, figli del luogo, e cioè un deputato e ministro del Regno, nonché autore di vari saggi, un paio di parlamentari della Repubblica, un musicista, di cui non saprei dire di più se non che era stato artefice di composizioni strumentali e aveva lasciato alcuni pezzi per banda, tra cui sicuramente delle marce funebri molto toccanti, eseguite tradizionalmente ogni anno alla ricorrenza del Venerdì Santo, nel corso di una processione che richiamava folto concorso di pubblico. Questo, in succo, il poco da annotare su questo comune, una specie di satellite pieno di amor proprio nell’orbita della cittadina che ospita i casi qui narrati. Era quel satellite, comunque, un mondo, tutto il mondo quasi, per alcune persone, tra cui l’estensore di queste righe. Di lì, essi, Amedeo e la moglie, traslocarono nella vicina località, più popolosa e nota, appena sposati; alla morte del genitore, cioè il suocero di Amelia, anche Anna si trapiantò colà, in una casa di vecchia costruzione del centro, dove visse con la madre fino alla dipartita di costei, avvenuta una quindicina di anni prima. Amelia, adesso interrogava affannosamente i suoi ricordi, per rintracciarvi qualche appiglio che la mettesse in condizione di afferrare finalmente le radici di quel comportamento assurdo del marito, di addentrarsi nella vita di lui, immedesimarvisi e dirsi che aveva fatto bene, che non c’era altro da fare, che era necessario e non un’azione da mentecatto e basta. Si rammentò di nuovo di Giovanni e Anna, sì, due giorni fa erano venuti alla villa, appunto per discutere della faccenda di Amedeo. Le faceva bene ritornare a quei momenti, Amelia li radunava uno dopo l’altro nella sua memoria. Rimase in quella stanza, a rivangare in quel recente passato, ancora una mezz’oretta, fin quando, cioè, con i nervi visibilmente provati dall’ansia di cercare dentro di sé una spiegazione alle sue domande, si strappò allo studio del marito, dove prima s’era fermata a leggere e poi si era trattenuta a meditare, andando a mettere sotto chiave il diario in un suo cassetto personale e si avviò al garage, per cacciarne, senza neanche rassettarsi precedentemente, la macchina (una delle tre di casa, di sua appartenenza individuale, oltreché, naturalmente di tutta la famiglia) e uscire un po’ in giro a caso, senza una mèta, per distrarsi dai suoi pensieri soffocanti, ne aveva proprio bisogno, la testa le scoppiava. Questo, che qui appresso riportiamo, è ora il resoconto di quell’incontro a tre, tra Anna, Giovanni e Amelia, che ebbe luogo qualche giorno prima e tenne occupato il cervello della signora Lanza nei momenti di cui si è testé detto, anteriori alla sua decisione di uscire di casa: Anna, dunque era alla villa già da parecchio, allorché all’ingresso, trovandosi davanti la massiccia figura sorridente di Lina, s’affacciò l’amico fedele di Amedeo e fu introdotto in salotto dalla spigliata donna di servizio, giacché era atteso. Egli, invero aveva annunciato dalla mattina telefonicamente quella sua visita, la prima dopo la carcerazione del padrone di casa, con lo scopo, appunto di manifestare ad Amelia la sua partecipazione e solidarietà in quel momento così delicato e offrirle tutto il suo aiuto. Anna, dal canto suo si trovava lì ch’era una giornata

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o quasi, per far coraggio e sostenere la cognata; infatti si può dire dall’arrivo della notizia dell’infausto caso occorso al fratello non si muovesse da quella casa, tranne quando si allontanava qualche pò per andare a dare un’occhiata alla sua abitazione e sbrigare qualche commissione improcrastinabile e dalla notte prima dormiva perfino alla villa e l’avrebbe fatto ancora per qualche giorno, fino a che fosse stato di conforto. - Buonasera – (erano le cinque e qualcosa del pomeriggio) disse l’ospite, entrando, con un leggero inchino. – Vieni pure, Giovanni, ti stavo aspettando – rispose Amelia, mentre la cognata atteggiava la persona a una posa di benvenuto. Quest’ultima, poi, così si espresse, dopo un attimo – Hai saputo certamente. Che disonore! Amelia non riesce ancora a raccapezzarsi e io pure, credi. Ci facciamo forza l’un l’altra, ma il colpo è duro -. L’altro fece un viso di sincero compatimento e replicò – Capisco benissimo. Anch’io ne sono rimasto sconvolto. Sapete tutt’e due come Amedeo mi sia caro - . – Della tua amicizia non dubitiamo – intervenne Amelia – tu sei per noi come una persona di famiglia, per Amedeo sei sempre stato un fratello. Non abbiamo purtroppo, al momento che a dolerci per l’avversità che ci è piombata addosso, un fulmine che ha colpito la nostra casa - . – Ma avete avvertito gli avvocati? – chiese preoccupato l’uomo. Subito Anna gli spiegò come stavano le cose – Lui stesso, Amedeo, prevedendo l’arresto, si è messo in contatto, prim’ancora che gli notificassero la comunicazione giudiziaria, con l’avvocato Spagnuolo, incaricandolo della sua difesa. È stato il legale stesso a informarcene e noi ci siamo rimesse completamente nelle sue mani, sapendone la valentia professionale provata. - Bene, - confermò Giovanni – Spagnuolo è proprio l’uomo giusto. Gli parlerò anch’io tra stasera e domani -. - E alla banca, che si dice, Giovanni? -, domandò tristemente la padrona di casa, che si sentì ribattere - E’ stata per tutti una doccia fredda, ha choccato tutti. Nessuno avrebbe mai immaginato una cosa simile. Non ti dico alla dirigenza cosa è successo. Un vero finimondo, quattro o cinque pesci grossi in manette, un chiasso infernale arrivato perfino al Ministero, un terremoto non solo nell’istituto, l’affare finito su tutti i giornali, tutto l’ambiente della finanza sta tremando, è uno sconquasso, un cataclisma pauroso -. – Ma tu, eri al corrente di qualcosa, te ne aveva mai fatto cenno? – continuò la donna. – Vuoi scherzare? Nella maniera più assoluta no, Amelia. Se solo avessi fiutato qualcosa, mi sarei dato senz’altro da fare con tutti i miei mezzi per impedire questo guaio. A ben ricordare, da gran tempo lui ripeteva talora di avere da parte una lettera, che un giorno avrebbe usato per regolare la sua partita con la vita, però non s’era mai sbilanciato più di tanto e per me tutto era rimasto un mistero, poteva trattarsi pure di uno scherzo, una delle sue baggianate, Amelia, che potevo fare?- . - Naturale, non avresti potuto supporre quello che poi è accaduto – concordò ella ed aggiunse – Che non ci siano di mezzo, in questa storia, quelle sue bizzarrie filosofiche da ciarlatano cacasenno? Lo sai, non l’ho mai preso sul serio riguardo a quei suoi fumosi arzigogolii, e mi sto arrovellando su questo fin da ieri insieme ad Anna - . - Prima di tutto, mia cara – la rimbeccò l’ospite – quelle stranezze non sono da ciarlatano cacasenno, tant’è vero che io stesso le condivido, se non fosse che, a differenza di tuo marito, ho più senso pratico e non me ne sarei mai fatto una croce, fino al punto da sacrificarmi per esse. Secondariamente, credo proprio che esse c’entrino nell’accaduto più di quanto tu pensi. Amedeo, è vero, non è mai stato un idealista, al contrario credeva non ci fosse alcun pensiero ad avere una fondatezza, alcun obiettivo degno di considerazione, tutto era gratuito per lui, tutto ingiustificabile. L’unica sua idea autentica era, forse la negazione di tutte le idee e la coscienza di sentirsi, sono sue parole, come il pulcino d’un uccello esotico che schiuda le sue uova fuori del suo habitat e debba orientarsi nella vita senza un genitore che gli faccia da guida. Questa era la conclusione cui era arrivato grazie alle sue riflessioni e alle sue letture predilette e che ricordava molto da vicino l’epochè husserliano, altro autore, quello, da lui molto amato. Egli, dunque affermava che l’enigma non si poteva penetrare, o meglio, non c’era nulla da penetrare (e in questo egli, Amelia, andava al di là di Husserl, che, per parte sua, questa questione l’aveva lasciata in sospeso), dietro il velo del dubbio non esisteva altro che la notte degli spazi planetari e stellari. Perciò, è mia ferma opinione che la causa della sua condotta apparentemente folle risieda proprio nelle sue vedute. A un certo punto, stanco dello scacco con-

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tinuo della sua quotidianità, egli deve aver mollato tutto, lasciando dietro di sé una scia nauseabonda di escremento umano, cioè il pandemonio che ha seminato. Questo penso, Amelia. - Calmati, Giovanni – lo pregò lei, dato che l’aveva visto scaldarsi oltre misura – Non sarò certo io a denigrare mio marito. Mi ero espressa in quel modo, perché siamo qui tra noi, direi in famiglia, se mi consenti di includervi anche te. Poi, ciò premesso, non ho fatto che lamentarmi, con quelle parole un po’ impertinenti è vero, di ciò che considero un difetto di Amedeo: le sue speculazioni da vecchio professore di liceo. Che ti devo dire, a me sono sempre sembrate inutili e barbose. Quanto alle ragioni dell’azione compiuta da lui, non so se tu abbia ragione, non riesco a capire come si sia potuto, per così poco (qualche ragionamento da accademia e da aula universitaria) mettersi nei pasticci fino al collo e precipitarvi anche i propri cari; propendo piuttosto per un gesto inconsulto, da nevrotico come lui era ed è -. S’intromise, allora Anna – Gliel’ho detto che si sbaglia – e si rivolse verso Giovanni – mio fratello, nevrotico lo è sempre stato, ma equilibrato anche nel suo comportamento. Non può aver agito per qualche tara mentale, per qualche disguido del suo cervello infermo, no, nient’affatto. Anch’io sono del tuo stesso parere: la catena dei suoi pensieri, il corso delle sue meditazioni deve averlo condotto a questa sua risoluzione, qualcosa deve averlo spinto, in piena coscienza a quella iniziativa, sia pure per noi dolorosa e illogica. Ciò non vuol dire che io assolva Amedeo del male compiuto a sé e a noi tutti, egli avrebbe dovuto risparmiarsi e risparmiarci quell’azione, vietarsi quel passo, facendo appello a tutte le sue forze -. - Sì - approvò l’uomo - dev’essere stato proprio così. Più esattamente, ritengo che abbia voluto mettere in atto una specie di beffa nei confronti della vita, una rivolta, per dirla con Camus, fine a se stessa, una protesta clamorosa e oscura che si esaurisse in se stessa, senza altro risultato che il rumore, lo sdegno, lo scandalo. Come una provocazione sterile, ecco, proprio questo. Penso abbia voluto punire la sua esistenza, la nostra, quella di tutti. Forse, sotto un’apparente pazzia, sotto un’insensatezza presunta, si nasconde un significato profondo, una lezione per chi sappia raccoglierla - In quel punto Amelia insorse - Mi rifiuto, mi rifiuto categoricamente di pensare a una cosa simile. Sarebbe mostruoso, tutti quanti dovremmo vergognarci di noi stessi allora, sarebbe la fine di tutto, degli affetti, per esempio, che mi legano a un essere che è stato capace deliberatamente di tanto, con lucida presenza di spirito. L’uomo con cui ho vissuto tanti anni e che ho amato ed amo non può aver fatto questo, no, c’è, invece, ripeto, qualche intoppo nella sua mente sfibrata ad essere responsabile di tutto, una chiavetta fuori posto nella sua psiche. - Una cosa è certa, comunque - fu di nuovo Anna a parlare - molti punti dubbi, molte ombre restano in ciò che è successo e forse resteranno sepolte nell’intimo di Amedeo, il quale, è fuori discussione, non metterà mai in appresso, con la sua chiusura, il suo ermetismo di carattere, non metterà mai, ripeto, le carte allo scoperto, chiarendo che cosa è stato alla radice del suo passo - . - Sono d’accordo con te, - riprese Giovanni - una cortina di domande senza risposta coprirà per sempre quello che si è verificato per opera di Amedeo: come in tanti, forse tutti i casi umani, c’è sempre un alone inafferrabile, un punto interrogativo che resterà sempre tale e qui, in questo dramma che stiamo vivendo, l’alone è più spesso e marcato, il punto interrogativo è una fila di punti interrogativi uno dietro l’altro - . Più che perdersi in chiacchiere senza costrutto, tanto quel che è fatto è fatto e nessuno lo cambierà - suggerì Anna è preferibile guardare al domani, preoccuparsi di superare questo brutto periodo, che tutto si rimetta in sesto in questa casa schiaffeggiata dalla sorte contraria e che Amedeo riesca a cavarsela al meglio nell’impiccio in cui si è calato da solo. Non ti pare, Giovanni?. - Chiaramente, - rispose lui - sono le cose che più importano, adesso. I periodi ipotetici del terzo tipo non sono mai approdati a nulla di concreto. A proposito: qualunque fossero le vostre necessità, disponete pure di me, sono pronto a rispondere a ogni vostra richiesta, per quanto sta in me - . - Infinite grazie, sei sempre così caro e gentile – dichiarò Amelia, con volto pacato e dolce - Per ora non abbiamo bisogno di nulla, se, domani ci occorresse una mano, un consiglio, non esiteremmo a ricorrere a te -. Sdraiati nel salotto di felpa rossa con il pianoforte in un angolo, presero, quindi, il caffè, discutendo ancora un po’ del più e del meno e senza più parlare dei motivi del gesto di Amedeo. ■


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Nola 23 Luglio 1861. Briganti, Prelati e Galantuomini, una pagina di storia mai scritta!

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Letture

“ISOLE” DI JEAN GRENIER A cura di Anna Pia Franzese

Raffaele Grilletto esteggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia induce anche a riconoscere l’altra Storia del Risorgimento come l’invasione e la conquista del Regno delle Due Sicilie nel 1860, con il sacrificio della perdita della vita di migliaia di innocenti. Mentre Vittorio Emanuele II di Savoia prometteva amicizia al giovane cugino Francesco II di Borbone e condannava formalmente l'impresa di Garibaldi, il Cavour dava ordine al generale Cialdini di partire alla volta di Napoli con l'esercito piemontese per impossessarsi del Regno delle Due Sicilie e ordinava all'ammiraglio Persano di seguire da lontano l'impresa di Garibaldi. Purtroppo, i fatti d’arme non cessarono con l’esilio di Francesco II, a seguito della capitolazione di Gaeta del 13 febbraio 1861. Il decennio 1860-1870, soprattutto nei primi anni, fu contrassegnato da una fiera resistenza armata che gli occupanti dileggiarono col nome di “brigantaggio” per nascondere agli occhi del mondo la loro ingiusta invasione. Le campagne contro il brigantaggio meridionale sono un capitolo di storia nazionale che un tempo, per carità di patria, si preferiva ignorare. Con ciò non si vuol dire che quella vera e propria guerra civile tra il Nord e il Sud d’Italia fosse trascurata dagli storici. La vastissima letteratura sull’argomento è fondata su documenti copiosi: relazioni militari e parlamentari, verbali giudiziari, diari, lettere, e perfino l’autobiografia, dettata in carcere, di uno dei più potenti e feroci briganti, Carmine Donatelli, detto Crocco. Fra le centinaia di opere pubblicate a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso si contano quelle di meridionalisti insigni, quali Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Francesco Saverio Nitti. Ma i fatti e le loro cause non erano divulgati fuori dalla cerchia degli studiosi, e sui libri scolastici erano appena accennati nel contesto della “questione meridionale”. Si incominciò a parlarne solo in anni relativamente recenti, quando si iniziò a spogliare il Risorgimento del suo apparato retorico, a giudicare criticamente l’idea dell’unità nazionale, a scrivere «patria» con l’iniziale minuscola. Si conobbero così episodi di un’efferatezza inimmaginabile, come il massacro di Pontelandolfo e le fucilazioni in massa del generale Pinelli, si videro le fotografie di briganti uccisi e ostentati come trofei di caccia, monito atroce ai “manutengoli” che li sostentavano. Una delle fucilazioni di massa più drammatiche della storia della repressione al brigantaggio, che è ignorata da molti, avvenne a Nola il 23 luglio del 1861, probabilmente in Piazza D'Armi, essa viene minuziosamente descritta nell’opuscolo dal titolo “MI TOCCÒ IN SORTE IL NUMERO 15” tratto dal diario di guerra degli episodi della vita militare del bersagliere Margolfo Carlo nato a Delebio, borgata della bassa Valtellina, il 10 agosto 1837. La vita militare del Margolfo incomincia nel 1858, col servizio di leva nel corpo dei Cacciatori dell’esercito austro-ungarico. Secondo il metodo di chi, a dirla col Giusti, «regna dividendo e teme / popoli avversi affratellati insieme», lui, che probabilmente non era mai uscito dalla sua valle, viene spedito nientemeno che in Ungheria. Dopo l’armistizio di Villafranca e la pace di Zurigo, che concludono la seconda guerra per l’indipendenza, egli passa nel corpo dei Bersaglieri dell’esercito sabaudo, e partecipa alla guerra per la conquista dell’Italia del Sud, durante la quale l’esercito regolare discende lungo la Penisola, incontro a Garibaldi che la risale, reduce dall’impresa dei Mille. Di questa guerra, oltre alla battaglia di Castelfidardo, si ricorda soprattutto, e comunque lo si voglia interpretare, «l'éncontro di Teano» fra Vittorio Emanuele II e Garibaldi, ma il Margolfo narra diffusamente altri importanti episodi, come gli assedi della fortezza pontificia di Ancona e di quelle borboniche di Gaeta e di Messina. Quindi, fra il ’61 e il ’64, l’audace bersagliere partecipa a sei spedizioni per la repressione del brigantaggio, sui monti del Sannio, dell’Irpinia, del Molise, del Matese, della Ciociaria, della Penisola Sorrentina, e sono queste le vicende più interessanti e drammatiche. L’ardito bersagliere nel capitolo dal titolo «Seconda Spedizione contro il Brigantaggio nei monti delle province di Napoli, Avellino e Benevento, luglio-settembre 1861», descrive l’ingiustificata ferocia posta in essere dal generale Pinelli. Margolfo, dopo aver parlato di episodi che si verificarono tra Monteforte Irpino e Mercogliano, narra la partenza del proprio battaglione da Montefusco verso Nola, con sosta ad Avellino, la domenica del 21 luglio 1861, con l’ordine specifico di fare fuoco al minimo movimento della popolazione. Il battaglione era composto da tre compagnie che scortavano i circa 232 briganti, rastrellati nell’avellinese, fra i quali c’erano i preti e tutte le autorità dei paesi che “ospitarono” i propri “connazionali”. Giunti in Avellino, lasciarono pochi briganti, quindi, partirono per Nola, dove vi era il generale Pinelli, comandante del movimento di repressione del brigantaggio. Arrivati a Nola, con altri carcerati catturati durante l’attraversamento dell’area baianese-nolana, su un gran piazzale fecero sosta, avvertendo il Generale di guardare “la caccia” ed ordinare il da farsi. Mentre il generale Pinelli, si complimentava con i suoi subalterni per la “bella caccia” che i soldati avevano fatto, all'improvviso, dalla massa dei carcerati si udì una voce: «sono un galantuomo e sono figlio del sindaco». Pinelli allora gli disse: «Bene, allora mettetevi da una parte, ed il resto si conduca verso montagna», lontano circa 50 passi dai soldati appartenenti al battaglione del Margolfo i quali si posizionarono al centro della Piazza e dai tre lati c’era la Fanteria di guarnigione al presidio facendo cordone, in caso di sollevazione dei cittadini. Ai predetti briganti, venne ordinato il “front’indietro”, e poi il generale diede l’ordine: «Per tre, fate fuoco». Al comando: «Fuoco» tutti cascarono per terra morti. Rimase solo il figlio del sindaco, che tutti credevano che la vita gli fosse salva. Pinelli gli disse: «Dunque sei figlio del sindaco e sei un galantuomo?» - «Si, signor generale». «Ebbene, andate, andate, ma di questa parte». Appena fece un trenta passi, che il Generale disse: «Tirate a quel galantuomo». Difatti fu colpito, e cascò anche lui vicino agli altri suoi compagni. Questa drammatica pagina di inedita storia nolana fa comprendere che il fenomeno del “brigantaggio”, probabilmente, è stato un pretesto onde mettere a tacere Patrioti, galantuomini, prelati e qualche nostalgico sbandato. Grazie al contributo offerto dal giovane bersagliere Margolfo si conoscono meglio le atrocità della repressione del brigantaggio poste in essere forse ingiustamente tra persone appartenenti alla stessa nazione. Il bersagliere di Delebio, pur non essendo una persona bruta, non può permettersi sentimentalismi: soldato semplice, egli esegue gli ordini senza commenti, si tratti di un semplice servizio o del massacro di civili inermi. La sua è la testimonianza, forse unica, di uno degli innumerevoli, sconosciuti soldati semplici che, nel bene e nel male, hanno fatto l’Italia, documentando allo stesso tempo, quanto la guerra sia barbara e disumanizzante. (fonti tratte da “MI TOCCÒ IN SORTE IL NUMERO 15”. Episodi della vita militare del bersagliere Margolfo Carlo. Introduzione e note di Laura Meli Bassi e Gino Fistolera. Edizione a cura del Comune e della Pro Loco di Delebio). ■

Pubblicato nel 1933, “Isole” di Jean Grenier è definito «un piccolo atlante poetico-filosofico del senso e del sentire mediterranei». Un viaggio esistenziale in un “arcipelago simbolico”, tra solitudini, lampi di luce, desideri, intimi travagli e scoperta della bellezza. «Le Kerguelen (Oceano Indiano) custodiscono il sogno di una vita segreta ma non solitaria; le Fortunate (Atlantico), la luce degli “istanti privilegiati” e la nascita da se stessi, le Pasqua (Pacifico) l'attimo della solitudine estrema, la morte. Le Borromee (lago Maggiore), la fine del miraggio del “più lontano” e la necessità di “cercare rifugio nel più prossimo». Ma Napoli e Ravello sono, per Grenier, le “isole fortunate”. Ad esse, a questa nostra terra martoriata e vilipesa che pur c’inonda ancora della sua bellezza e pienezza, l’autore dedica delle bellissime pagine, di cui riportiamo uno stralcio. Quando vivevo a Napoli, andavo tutte le mattine alla villa Floridiana, a strapiombo sul golfo, e me ne andavo in giro fumando sigarette fino all’ora in cui suonava mezzogiorno. Quelle ore d'ozio m’hanno riempito più delle ore febbrili di Parigi. Che peccato che in uno scenario tanto sconvolgente, tutti, o quasi, in questo secolo siano occupati a lavorare. Che si lavori a Parigi, a Londra, passi pure. Ma in ogni luogo in cui regnano in eterno il sole e il mare, bisogna contentarsi di godere, di soffrire, di esprimere. A che scopo smuovere il fango del pianeta quando si sta al centro delle cose? E quando lentamente risuonano i colpi di mezzogiorno e tuona il cannone di Castel Sant’Elmo, un sentimento di pienezza, non un sentimento di gioia, ma un sentimento di presenza reale e totale, come se tutti gli spiragli dell'essere fossero chiusi, s'impadroniva di me e di tutto ciò che avevo intorno. Da ogni parte affluivano torrenti di luce e di gioia che di vasca in vasca cadevano per rapprendersi in un oceano senza rive. In quel momento (l’unico), io accoglievo me stesso attraverso il solo contatto dei piedi al suolo, degli occhi alla luce. E nello stesso momento su tutte le sponde del Mediterraneo, dall'alto di tutte le terrazze di Palermo, di Ravello, di Ragusa e Amalfi, di Algeri e Alessandria, di Patrasso e Istanbul, di Smirne e Barcellona, migliaia di uomini erano come me, stavano trattenendo il respiro, stavano dicendo: Sì. E io pensavo che se il mondo sensibile non è che un leggero tessuto d’apparenze, un velo di mutevoli chimere che la notte laceriamo e che il nostro dolore tenta invano di cacciar via, sono sempre uomini coloro che, primi a patirne, tornano a tessere questo velo, ricostruiscono queste apparenze e fanno riprendere la vita universale che senza questo slancio quotidiano s’inaridirebbe da qualche parte come sorgente sperduta nella campagna. Mi si parla, io parlo a me stesso di carriere da perseguire, di opere da creare… una meta insomma, avere un obiettivo. Ma queste istanze non hanno niente a che fare con quel che c'è di profondo in me. La meta, in certi momenti io l'ho raggiunta e di nuovo mi sembra (speranza quasi sempre ingannata) di poterla raggiungere. La mia meta non dipende dal tempo. E comunque io non ho potuto raggiungerla che nelle condizioni più umili e per un puro effetto della grazia. Così un giorno, essendo salito a piedi con un amico fino a Ravello, che domina il Mediterraneo coi suoi palazzi normanni e bizantini, conobbi, senza esservi in alcun modo preparato,una condizione di pienezza. Disteso bocconi sulle lastre della terrazza Cimbrone, mi lasciavo penetrare dai giochi di luce sui marmi. Il mio animo si perdeva nei giochi di quella trasparenza, di quella resistenza, poi si ritrovava tutto intero. Mi sembrava di assistere allo spettacolo dinanzi al quale un'intelligenza si smarrisce a una nascita, la mia. Un altro essere? Perché un altro? E mi sembrava che soltanto allora io cominciassi a esistere. Ho vinto, mi ripetevo quel giorno (era il Natale del 1924). Ho vinto. Tutti perdono e poi tentano di riprendersi ma invano. Io, in quell'ora che so, in quel luogo che posso dire, ho vinto di colpo tutto ciò che poteva essere guadagnato. Non so se riesco a farmi capire: ma sono sicuro di aver guadagnato tutto, in una volta sola e senza alcun merito. Attraverso il merito si acquisisce ogni sorta di cose; ma in un solo minuto è veramente possibile?... Sento che quel che scrivo è profondamente immorale. Si è d'accordo nel condannare le lotterie. Si odia il caso, si organizza l'avvenire. Dopo quei momenti che ho detto, si può vivere? Si sopravvive, e basta, in attesa di un nuovo momento imprevedibile. Ma che importa, dato che mi è capitato di vincere? Sentite la forza di questa parola? Da zero passate all'infinito. Ho vinto. Mi parlate di avvenire? Ma dopo, direte, si ricade nel nulla. - Senza dubbio, resta però quel tenue filo di luce che vi segue fin nel sonno e vi avverte che una volta... E perché in un millesimo di secondo non potrei essere precipitato di nuovo in fondo a quest'essere che mi è più intimo di me stesso? Fiori che galleggiate sul mare e che si vedono nel momento in cui meno ci si pensa, alghe, cadaveri, gabbiani addormentati, voi che difendiamo con le prore, ah, isole mie fortunate! Sorprese del mattino, speranze della sera vi rivedrò qualche volta ancora? Solo voi mi liberate di me e solo in voi posso riconoscermi. Specchi senza foglia, cieli senza luce, amori senza oggetto». (Jean Grenier, Isole, Mesogea, pp. 83-86). ■


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Ciro Picca e la Scuola Elementare di Piazzolla

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Felice Romano mio solito recarmi in bicicletta , in località “Bosco Gaudio”, dove possiedo un piccolo fondo, eredità di famiglia. A metà della omonima strada, un cumulo enorme di guaina, usata per impermeabilizzare i lastrici solari, impedendo il passaggio mi costringe ad arrestare la corsa. Dopo aver rimbrottato, tra me e me, sull’incivile gesto posto in essere dall’ ignobile autore, astenutomi dal pronunciare quella parola triviale di cinque lettere, per la quale è passato all’immortalità il generale napoleonico Cambronne, nell’ impossibilità di scavalcare o aggirare l’ostacolo, decido di rimpatriare alla mia abitazione. Sulla strada del ritorno, costeggio la masseria “Bacio Terracino”, presso l’omonimo Palazzo, sede delle scuole elementari, placo la rabbia nel rifugio nostalgico dei ricordi di quegl’ anni in cui Via Bosco Gaudio era luogo di ricreazioni scolastiche primaverili, sotto lo sguardo vigile di Ciro Picca, mio indimenticato maestro. La figura dell’insegnante che ti ha guidato nel quinquennio della scuola primaria (1953-58) nell’apprendimento e nella formazione civile e culturale rimane indelebile nella memoria, al pari di quella di un genitore. In quella Piazzolla borgata di campagna, insieme di masserie e case sparse, abitata da naturali campagnoli, gente buona e laboriosa, pochi alfabetizzati e pochissimi in frequenza agli studi superiori, Ciro Picca venne a completare quell’opera di ricostruzione nel campo dell’educazione elementare con la sua attività didattica, portamento ordinato, garbato nei modi anche se, a prima vista, sembrava incutere timore. Nonostante le grame condizioni di vita sociale, dovute al flagello delle malattie e delle distruzioni subite durante il periodo bellico, il quinquennio 53-58 alla scuola di Ciro Picca è stato un periodo felice della mia infanzia. In grembiule nero, colletto bianco e nastro tricolore, al piano superiore di quel vecchio tempio del sapere di Via Costantinopoli che fa angolo con via Bosco Gaudio, cominciò la mia avventura scolastica. Nella cartella di pezza a tracolla, cucita dalle madri, al libro di lettura, al sussidiario ed alla penna ad inchiostro, ogni alunno aggiungeva una tegola calda, per tenere calde le mani e mitigare i rigori del freddo. Una “buatta”, il barattolo di latta per stipare alici salate, alimentata da “sproccole” e legna minuta trovata per strada, fungeva da stufa di classe. La lezione iniziava con ginnastica di riscaldamento, seguiva quella mentale, fatta di letture e di testi di italiano, di compiti di matematica, di storia, geografia, esercizi di memoria, con una didattica che rendeva attraenti gli argomenti, dosati opportunamente da gioviale severità, buone maniere ed acuto senso dell’umorismo. Quegli anni difficili furono caratterizzati da diversi fatti di sangue, originati da falsi puntigli, rapporti di vicinato non sempre gradevoli, caparbietà dovuta a incapacità o rifiuto di prospettare soluzioni pacifiche. Queste ragioni non opportunamente frenate, abbandonate allo sfogo di istinti primordiali, finivano spesso in rissa e in qualche caso, con il prevalere della violenza omicida, frutto di una miseria selvaggia, ignoranza e asprezza delle fatiche che abbrutivano. Da educatore integerrimo stigmatizzò quei comportamenti sin dai primi insegnamenti, persuadendo l’eventuale candidato a simili arroganze, che imparare a leggere scrivere e far di conto, sarebbe risultato più utile alle progresso personale, delle famiglie e al buon nome della borgata. I meno ubbidienti a questo comandamento non sfuggivano ai colpi di verga sulle mani, secondo il principio di ”Mazza e Panelle” e con quel che segue. Nel noviziato scolastico, da apprendista dell’alfabeto, imparai subito a leggere e scrivere, successivamente fu la sua magistrale esperienza a condurmi in quel territorio ancora inesplorato della lingua italiana. Molti chilometri, costituiti da molte moggia di terreno, dividevano Piazzolla dai centri abitati vicini, culturalmente già evoluti. Il nostro linguaggio era dominato totalmente da inflessioni dialettali per cui affrontai “l’italiano” come la prima, vera “lingua straniera” della mia vita. Per abituarci ad esprimere correttamente, impose l’obbligo di parlare in classe, in lingua italiana, sanzionando ogni parola pronunciata in dialetto con una multa da

“cinque lire”, comminata da censori di classe, opportunamente nominati. Questo curioso stratagemma divenne la fonte di finanziamento per l’acquisto di libri, destinati a formare una biblioteca di classe, a disposizione degli alunni nel tempo libero. Pinocchio, Peter Pan, Robinson Crusoe, Don Chisciotte, furono letture che educarono alla conoscenza di parole nuove, uno stimolo all’uso del vocabolario, strumento indispensabile ed eccitante per le avventure della fantasia. La sua fervida mente era fonte inesauribile nel trasmettere saperi e conoscenze, scherzi di grammatica, aneddoti, curiosità linguistiche, racconti d’occasione da destare ammirata attenzione e giovare alla formazione ed all’approfondimento di conoscenze successive. Da un vecchio diario traggo qualche episodio per dare testimonianza del suo metodo di trasmettere nozioni e amore per la scuola, palestra e guida per la vita. Una

gita diventava occasione di lezione, come quella allo zoo di Napoli in “autobus”, fusione tra “automobile e omnibus” che significa “auto per tutti”, comodamente ridotta a “bus”. Sulla veloce mutazione della parola avvenuta nel tempo chiosò: “<Fate attenzione a non eliminare anche il “bus”, altrimenti allo zoo si va a piedi>”. La geografia era vissuta come un viaggio virtuale tra città, dalla più fastidiosa: “Mosca”, alla più piena: “Sto… ccolma”, evitando la rumorosa:”Chiasso”, per preferirle la vista panoramica della luminosa:”Lucerna”; pregare nella religiosa: “Monaco”; rifuggire l’incerta: “Par..ma”; con sosta pranzo nella ghiotta: “Lecco”. I trabocchetti con i numeri e le operazioni aritmetiche, richiederebbero molto tempo e spazio, ma gli anagrammi erano davvero una sua specialità. L’aspirante “bibliotecario” sarebbe diventato un futuro “beato tra i libri”; il futuro “giornalista”, avrebbe fatto della “singolarità” una caratteristica di mestiere; il “ripetente” sonoramente redarguito: <vi “pentirete”, senza un titolo di studio>. Il “Mese mariano” officiatoci dal defunto Parroco “Don Vincenzo Coppola”, Cappellano e organista della Chiesa Madre, diventava una deliziosa orazione di “Salmi e armonie”, ai quali, per “par condicio clericorum”, si accordano i “Vèssa e bbòra” [1] dell’attuale parroco di Piazzolla, Don “Salvatore Luminelli”, i cui fedeli affermano: “Ma lui vale stornelli”. Gli argomenti studiati suggerivano esercitazioni pratiche che consistevano nella costruzione di palafitte, ponti di legno, armi e costumi dell’antica Roma, castelli medievali, utilizzando il materiale reperibile presso nelle nostre famiglie o presso artigiani locali. Quando morì tragicamente un nostro compagno, “Salvatore Lauri”, incappato casualmente su di un ordigno bellico inesploso, dal 1943/45, furono invitati esperti Militari del Distretto di Nola, a mostrarci materiali della specie, con ammonimento a rifuggirli, partecipandone eventuali presenze alle autorità scolastiche. Tra le sue passioni, coltivava la “storia locale”, il cui materiale di riferimento è utile alla comprensione dei grandi eventi, necessaria per la conoscenza del proprio paese, della propria terra per risalire alle origini onde ricavare condizioni materiali, aspirazioni civili e valori spirituali di un popolo.

Fu il primo impulso alle prime ricerche su Piazzolla, con il tangibile risultato del Palazzo Bacio Terracino, appartenuto, dall’inizio del ‘700, all’omonima famiglia di benestanti napoletani, proprietaria di una masseria di 90 moggia sita nel luogo chiamato “La Piazzolla” e proprio ove si dicea “Li Palladini” oggi “Santo Raffaele”. Il palazzo era dotato di una taverna per la vendita di generi alimentari, punto di ristoro per viandanti e carrettieri, nonché stallaggio per animali. Era sede di un forno per la “panizzazione” e di una “Maccaronarìa” dove i maccheroni venivano lavorati nel caseggiato terraneo di corte, dove era installato l’ingegno per la loro fabbricazione: “ ‘O ‘Ngegno”. L’enorme cortile era utilizzato per l’ essiccazione degli stessi, su essiccatoi di canne. [2] Nel 1792 un discendente, “Don Giuseppe”, si rese protagonista di un’opera pia a favore della popolazione di Piazzolla, stipulando un accordo con il Vescovo di Nola, Filippo LOPEZ: “di collocare il Santissimo Sacramento nella propria Cappella adiacente al Palazzo, per un pronto servizio spirituale delle anime sistenti nel Vetraro e nella Piazzolla e non far mancare loro l’amministrazione dei Sacramenti” Titolare del “diritto di patronato”, nominò come Cappellano il Rev. Francesco Franzese del quartiere San Gennaro di Palma.[3] La Cappella Bacio Terracino, fu consacrata per placare le proteste dei “Piazzollesi” pervenute a “Sua Maestà il Re”, contro il Vescovo di Nola, il quale, più volte, si era reso indisponibile all’ istituzione di una chiesa a Piazzolla. La consacrazione della Cappella e l’apertura all’ uso popolare, precede di due anni quella della Chiesa Parrocchiale, che risale al luglio del 1794.[4] La grande tempra di uomo rigido, di educatore serio ed attento, traspariva dal suo vivo e palpitante amore per la Patria e per la Bandiera Italiana, della quale ne spiegava la simbologia scandendone i colori, secondo l’ ordine costituzionale, il Verde a rappresentare i prati delle pianure, il Bianco, le nevi dei nostri monti, il Rosso, il sangue dei Patrioti; da impugnare rigorosamente con la destra, come per omaggio a una “Gran Dama”. In quei tempi lontani degli anni ’50, il Prof. Ciro Picca, nel pieno vigore degli anni, era noto per la sua severità ed il suo impegno scolastico, ma ci faceva vivere momenti anche rilassanti, come “Il gioco del silenzio”: un alunno invitava una damigella ad andare presso la cattedra, dopo il saluto con inchino, ritornava a posto. Il gioco continuava a parti invertite fino ad esaurimento delle coppie. Io invitavo sempre una vezzosa fanciulla, di nome “Cristina”, che non ho più rivista per emigrazione della famiglia, con dissoluzione di quell’innocente tenerezza. La meta della tradizionale gita di primavera era il prato del “Casone”, grande casamento in pieno “Bosco Gaudio” ex scuderia borbonica, dipendenza dei Reali siti di “Albertini e Cacciabella”. [5] Inquadrati in fila per due in un unico coro a cantare: “Fratelli d’Italia”, “Terra Straniera”, “Mamma”. “Sul mare luccica”. Prati verdi, “montagnelle” che scalai, piante di bambagia, alberi di pioppi, chi vi può più scordare, vi sto a ricordare. A più di cinquant’anni, molto è mutato, a cominciare dagli amministratori pubblici che operarono uno sconsiderato cambio della toponomastica, dalla mancanza, purtroppo, di alcuni compagni di classe ed anche del Prof. Picca. Nella mia memoria resta sempre un esempio di integrità morale, un educatore di nobili ideali, un maestro di cultura, di conoscenza e di valori spirituali. Un maestro di altri tempi, di una razza che si è estinta, già, da tempo. Agosto 2011 Note 1 – Vèssa e bbòra – Formula che serviva per consacrare il matrimonio; dal latino “vis et volo” = <vuoi e voglio> - Francesco D’Ascoli - Nuovo Vocabolario Dialettale Napoletano – 2 – A. S. N. Catasto Onciario di Nola - 3 – Archivio Diocesano di Nola – 4 – A. S. N. - Ministero Affari Ecclesiastici – 5 – A. S. N. – Allodiali - ■


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Nola - 1ª Edizione

INTERNATIONAL PERCUSSION FESTIVAL Antonio Romano ella cornice del Seminario Vescovile di Nola si è svolta, di recente, la I edizione di Nola International Percussion Festival. Notevole il consenso di pubblico. La kermesse, patrocinata dal Comune di Nola, dallo stesso Seminario Vescovile nella persona del Rettore don Gennaro Romano, dall’Associazione “Aldo Ciccolini” e dalla Fondazione “Amelia e Concetta Grassi” ha ospitato concerti e masterclasses di alcuni tra i più noti percussionisti della scena internazionale, tra cui Peter Sadlo, docente al

Nolafestival, Rolando Costagliola. Grandi celebrità invitate per quattro serate estive! La stampa ha definito Peter Sadlo "talento del secolo". Un tale successo di pubblico e critica e lo straordinario virtuosismo sorretto da un intuito musicale unico, fanno di Peter Sadlo uno degli artisti più acclamati della scena internazionale. Vincitore di numerosi primi premi durante la sua carriera, tra cui il Concorso Internazionale di Ginevra nel 1982 e l'lnternationaler Musikwettbewerb der ARD di Monaco. Ha conseguito un dottorato in Muusicolo-

Mozarteum di Salisburgo, Daniella Ganeva, del Royal College of Music di Londra, insieme al maestro Paolo Cimmino, Edoardo Albino Giachino, percussionista dell’Orchestra Sinfonica Nazionale di Santa Cecilia, il Batacuda Ensemble di retto da Maria Grazia Pescetelli, docente al Conservatorio Giuseppe Martucci. La manifestazione dimostra l’attenzione dell’Associazione “Aldo Ciccolini” che organizza dal 2000 in Nolafestival a un genere musicale in enorme espansione. In questa edizione l’occasione per i giovani musicisti è stata importante perché non solo hanno potuto partecipare alle master-classes tenute dagli stessi concertisti, ma hanno avuto la possibilità di esibirsi nel concerto del 4 settembre insieme con Peter Sadlo, che ha provveduto a selezionarli. La direzione artistica della manifestazione è stata affidata al maestro Paolo Cimmino e al direttore artistico di

gia all'Università di Bucarest e gli è stata conferita la laurea honoris causa dall'Accademia Musicale di Stato di Sofia. È stato premiato con "Echo Klassik Preis 1998" come musicista dell'anno per il suo CD "Percussion in Concert". Ha vinto il" Soloist European Cultural Award" al Concertgebouw di Amsterdam. Dal 2007 è diventato consigliere artistico dell'lnternational Music Assemblage "House Marteau" in Lichtenberg / Upper Franconia, dove è responsabile dell'organizzazione delle master classes di canto, strumenti solisti e musica da camera, corsi frequentati regolarmente da artisti già affermati sulla scena internazionale. Altro ospite illustre, Daniella Ganeva che è considerata una delle più quotate marimbisti del nostro tempo. Si è esibita in molte delle maggiori istituzioni concertistiche ed è stata invitata due volte a esibirsi per la convention internazionale della Percussive arts Society in USA.

Lettera al giornale.

PERCHÉ? IL SANTO PARCHEGGIATO Stefano De Sena vero che qualunque cosa si fa c’è sempre qualcosa che suscita una critica o qualcuno che ha qualcosa da dire, figuriamoci quando l'occasione viene data da una festa patronale come quella celebrata dal 24 al 27 luglio in onore di San Giacomo, patrono di Saviano. Dicono che io sono per natura critico verso tutto, e forse è vero, ma non posso fare a meno di dire almeno due cose che riguardano la festa organizzata per il nostro Patrono dall'Associazione San Giacomo: due do rande o meglio due perché, che mi auguro non rimangano senza risposta. Il primo perché riguarda le luminarie. Mi sono domandato perché oltre che nel corso principale alcune luminarie sono state poste anche in qualche strada secondaria o meglio solo in qualche strada secondaria, come via vecchia ferrovia e non in altre, come via degli Orti tanto per citare quella più vicina alla piazza? Forse perché in via vecchia ferrovia si trovava in casa di uno dei masti di festa? Il secondo perché è davvero una domanda che non mi sono posto soltanto io ma tutti quelli che sono a conoscenza dell'episodio. Il fatto и questo: lunedì 25 luglio giorno di San Giacomo il programma del-

la festa prevede la processione dell'immagine del Santo Patrono. Alle ore 18 c'è la messa e subito dopo la processione. Intanto però alle ore 16 nella stessa chiesa c'è la celebrazione di un matrimonio. I masti di festa vengono, allora, invitati dal parroco a preparare per tempo la statua di San Giacomo sul camioncino e di "parcheggiarlo" nel cortile privato della signora Assunta di zia Mariuccia e l'uorto, al lato del campanile. I masti di festa effettuano tale operazione alle ore 13,30 in modo da non interferire con la celebrazione del matrimonio. Nel giro di mezz'ora la statua del Patrono e quella di Sant'Anna sono posizionate sul camioncino che viene, quindi, parcheggiato nel cortile della signore Assunta. Alle ore 18,30 circa, finita la messa il camioncino riparte dalla casa di Assunta e si posiziona davanti alla chiesa per l'inizio della processione. Non conosciamo le ragioni di questa disposizione o ordine del parroco, accolta ed eseguita con un certo rammarico dal Comitato per i festeggiamenti del Santo. La spiegazione più logica sarebbe che non ci sarebbe stato sufficiente tempo dopo il matrimonio per la preparazione delle statue sul camioncino. Spiegazione poco valida perché in effetti per la prepara-

I suoi concerti vengono regolarmente trasmessi da Radio e Tv in tutto il mondo, inclusi la BBC e Classic FM. È una docente altamente considerata ed insegna marimba al Royal College of Music di Londra e presso la Anglia Ruskin University di Cambridge. È solita dire della marimba": È uno strumento con un'immensa gamma dinamica e può cantare con la bellezza e l'innocenza di un bambino o con l'aggressività di una rock band". Molto apprezzato anche MediTamburi che è un concerto-spettacolo nato dalla passione e dal lavoro di Paolo Cimmino, dalla sua intensa esperienza della musica percussiva che è confronto-incontro attraversamento dei ritmi. In un tempo breve e dilatato che è quello della performance, l'ensemble invita il pubblico a compiere un viaggio affascinante, e a tratti onirico, con il tamburo sotto il braccio. Le musiche tradizionali di diversi popoli e culture, qui, si richiamano o si fondono dando origine a una forma nuova che sfugge a ogni definizione di "genere" musicale. Così, ai tamburi a cornice, alle sonorità del Sud Italia e del Mediterraneo si affiancano i caratteristici ritmi latino-americani. Gli strumenti a percussione africani dialogano con quelli dell'India e interagiscono con raffinate melodie e vocalità fortemente evocative. Cimmino è Docente della Cattedra di Strumenti a Percussione presso il Conservatorio di Musica di Salerno. Insegna tamburi a cornice ed Elementi di musica etnica presso Musicateneo dell'Università degli Studi di Salerno. Ha lavorato per dodici stagioni come percussionista dell'Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli. Altro elemento da considerare quello nato per iniziativa di Mariagrazia Pescetelli, 1"'Ensemmble Batucada Percussion" che si è formato nell'ambiente di studio del Conservatorio "G. Martucci" di Salerno. Alcune domande di saluto e arrivederci alla prossima edizione, sul tardi alla fine dell’evento, rivolte a Peter Sadlo con la traduzione dall’inglese e collaborazione del maestro Riccardo Angelini: Un personaggio che è il numero uno in questo campo. Un consuntivo di questo Festival come ha trovato la città di Nola in questo ambiente? Ottima idea di fare un Festival! Vicino a una città come Napoli. Bellissimo l’ambiente! Questa costruzione antica. Tutto all’aperto, d’estate, in un clima fantastico. Su di un pieghevole di presentazione è citata, con riferimento a lei, la seguente definizione: “ talento del secolo”. A cosa è dovuto questo complimento? Oltre ad aver suonato con i più grandi del mondo a Monaco ho avuto una splendida carriera da solista in tutto il mondo; dopo solo venticinque anni ho più allievi del mio insegnante! Che ha insegnato cinquanta anni. Una soddisfazione! Sono stato colpito dal suono, dalla melodia di uno strumento come il marimba. Qualcosa di più su questo strumento? Lei già ha parlato di questo, di uno strumento antichissimo dalle origini africane? Nato in Africa a suono prevalentemente indeterminato, sviluppato in America meridionale come in Brasile e in Messico, per poi arrivare in Europa è diventato in assoluto lo strumento principale tra quelli a percussioni. ■

zione del santo sul camioncino compresi gli addobbi sono necessari circa trenta minuti o al massimo tre quarti d'ora; ora considerato che il matrimonio fissato per le ore 16 sarebbe finito intorno alle 17, tempo ce ne stava per preparare il camioncino col Santo senza doverlo depositare come un oggetto da qualche parte. Ma ci domandiamo anche come mai il parroco, sapendo che aveva in programma la processione ha fissato per le ore 16 il matrimonio; o meglio ancora perché ha fissato un matrimonio nel giorno del Santo Patrono ben sapendo che nella stessa giornata avrebbe dovuto avere luogo la processione? Il regolamento di molti comuni, per quanto riguarda i matrimoni civili, prevede che essi non possono essere celebrati in alcuni giorni tra i quali il giorno del santo patrono. Sembrerebbe che una disposizione uguale sia prevista anche per i matrimoni religiosi. Se questa и la ragione, togliere dalla chiesa momentaneamente I' immagine del Santo Patrono e "parcheggiarla" fuori dalla chiesa per poter celebrare il matrimonio sarebbe una soluzione ragionevole per aggirare il divieto? Quale che sia la ragione, giusta o meno che sia, quel santo "parcheggiato" in un cortile privato ha provocato un certo disagio; и stato sicuramente una mancanza di rispetto verso il Santo Patrono, un'azione irriverente; un abuso di potere da parte del parroco e un cattivo esempio per i fedeli. Mi auguro che attraverso questo giornale arrivino le opportune spiegazioni. Saviano luglio 2011. ■


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

VARIE ED EVENTUALI Rubbrika a cura di M. Fedele - Se ti perdi nel bosco e sei assetato chi ti potrà dare da bere: Babbo Natale, un leghista intelligente o un pastore? È molto semplice, il pastore è l’unico che potrà saziare la tua sete in quanto unico personaggio reale; gli altri due sono personaggi di fantasia. - Non sono così stupido da pensare che tutti quelli che votano per lo schieramento politico opposto al mio sono degli idioti, per carità; ci sono anche imbecilli, ladri, incapaci, maneggioni, prostitute e voltagabbana, perbacco! § - Riportiamo due passi del Vangelo secondo Martummeo: 1) In quel giorno Dio creò il mondo e con esso i vari popoli della Terra attribuendo ad ognuno di essi due virtù specifiche: ● i tedeschi li fece tetragoni ed ordinati ● gli inglesi snob e studiosi ● i francesi colti e raffinati ● gli svizzeri precisi e rispettosi delle leggi ● - i giapponesi pazienti e lavoratori ● gli italiani intelligenti, onesti e di Forza Italia. Quando l’angelo Gli fece notare che l’assegnazione agli italiani di tre virtù invece di due avrebbe potuto creare scontento negli altri popoli con conseguenze facilmente immaginabili, il Signore, dopo essersi anche un po’ innervosito, “…e che diavolo, devo fare tutto io, può capitare un momento di distrazione, poffarbacco!”, aggiunse :“e vabbè, quel che è fatto è fatto, d’altra parte, se mi rimangio tutto perdo di credibilità per cui, per “apparare” la situazione (disse proprio così, apparare), disporrò che ogni italiano, pur avendo ottenuto l’assegnazione di tre virtù, potrà possederne solo due contemporaneamente”. Per questo motivo chi è di Forza Italia ed onesto non potrà essere intelligente, chi è intelligente e di Forza Italia non sarà onesto e chi, infine è intelligente ed onesto non potrà essere di Forza Italia. 2) …Gesù, giunto davanti alla tomba che custodiva il corpo di Lazzaro, un uomo morto di lebbra, fu supplicato dai familiari di questi di resuscitarlo ed Egli non si sottrasse per cui, rivolgendosi alla tomba disse: ”Lazzaro, alzati e cammina!” e lo ripeté per tre volte; dopo la terza volta il marmo che copriva il corpo si spostò, tra la meraviglia dei presenti, e dalla tomba fece capolino Lazzaro che, rivolto al Signore disse, con aria un po’ seccata: “si dice per piacere”… § - Chissà perché nelle Sacre scritture viene sempre riportato: “vangelo:secondo Luca, o secondo Marco o Matteo” etc, ma non viene mai nominato il primo (forse perché i primi saranno gli ultimi?) § - Riceviamo e pubblichiamo il risultato definitivo del G. P. di formula uno disputato in paradiso: 1) Dio su Fiat voluntas tua 2) Jesus su Porche Madonna 3) Erode su Innocenti strage 4) Ponzio Pilota su su Barabba 2000 5) Giuda Iscariota su Matra dito 6) Centurione su Lancia costato § - A proposito di domande stupide, sarà capitato anche a voi, suppongo, trovandovi in banca, di sentire l’ultimo entrato che chiede: chi è l’ultimo? Ma sei tu sciocchino, poi entrerà un altro e sarà lui l’ultimo, etc. Mah! Poi dicono che uno si butta a sinistra. ■ AMENITÀ I nani conosciuti attraverso la letteratura per bambini sono sette ma recenti studi hanno rivelato che in realtà (ma che vai cianciando?!?) molti altri sono i nani esistiti che, pur se misconosciuti ai più, hanno lasciato traccia di sé nella storia recente e meno recente dell’umanità ; eccone un elenco completo, in rigoroso ordine alfabetico, fornitoci (a mano) dall’accademia della Vrenna diretta dal sottosegretario (ma molto sotto) alla cultura Renzo della Trota: abitacolo = nano che ospita i guidatori sui vari mezzi di trasporto Andalo = nano montanaro del trentino angolo = nano retto, che può essere acuto od ottuso apostolo = nano che partecipò all’Ultima Cena e non risulta da alcuna“fiurella” perché i colleghi si vergognavano della sua statura e perché era il tredicesimo a tavola (si sa quanto gli apostoli fossero superstiziosi) bandolo = nano matassaro Bartolo = nano proprietario di un ristorante che, negli anni sessanta era famoso perché cucinava il coniglio (anche se qualcuno dubitava si trattasse di coniglio) in un modo delizioso bernoccolo = nano a forma di piccola protuberanza detto amichevolmente bubbone o bubbolo bigolo = nano a forma di spaghetti, usato in veneto (nella parlata volgare indica l’organo riproduttore maschile) binocolo = nano che vede lontano

boccolo = nano coiffeur Bombolo = nano comico che lavorava spesso in coppia con Enzo Cannavale bossolo = nano dal carattere esplosivo brancolo = nano albino insofferente alla luce, che per questo viene chiamato “brancolo nel buio” Bricolo = nano finiano broccolo = nano a forma di cavolfiore brufolo = nano a forma di foruncolo Brunettolo = qui l’accademia lascia ampia libertà di definizione bubbolo= vv bernoccolo buggigattolo = forma arcaica della lingua parlata che indica un nano buggigattolo bungolo (o bungabungolo)= nano di Arcore con tacchi, capelli posticci e la faccia piena di cerone (o si tratta di stucco?) bello, alto, modesto, intelligente e, soprattutto, onesto calcolo = nano con il pallino della matematica che a volte assume la forma di un sassolino e, piazzandosi nel rene o in altre parti del corpo, rende possibile la vista di tutto il firmamento capezzolo = nano che staziona di preferenza all’altezza del seno (buongustaio!) cavernicolo = nano vissuto in era preistorica cenacolo = nano proprietario del locale nel quale Gesù consumò una frugale cena con dodici amici prima di affrontare una dura settimana di lavoro detta per questo Settimana di Passione cingolo = nano carrista circolo = nano fuori di testa che gira sempre in tondo combriccola = insieme di nani di malaffare appartenenti alla cricc(ol)a (vv minuscolo e postribolo) comignolo = nano fumoso che sporge dai tetti delle case colestèrolo= nano che “tene’o grass int’ ‘o sang” corbezzolo = nano a forma di albero sempreverde cordolo = nano pilota di F1 crepuscolo = nano che emana una luce particolare visibile per lo più a fine giornata cuculo = nano a forma di uccello dalla lunga coda cunicolo = nano stretto che vive nei sotterranei ed è di solito utilizzato per le evasioni Cutolo = camorrista del secolo scorso di piccola statura discobolo = nano che pratica una specialità dell’atletica leggera discolo = nano irrequieto e dispettoso dondolo = nano che oscilla continuamente tra varie posizioni (vedi Rutelli, Mastella, Scilipoti, etc). eccolo = nano ritardatario che viene sempre additato al suo arrivo eolo = nano ghiotto di fagioli, da evitare assolutamente di frequentare dopo che ha pranzato embolo = nano subacqueo pericoloso per la circolazione sanguigna Eschilo = soprannome di un nano dell’antica Grecia così chiamato perché in teatro era la maschera addetta ad invitare gli spettatori ad abbandonare la sala al termine delle rappresentazioni.Al riguardo nel 1876 fu rinvenuta, nell’isola di Santorini, una scritta su marmo riportante una frase, poi divenuta celebre, pronunciata per invitare gli spettatori a guadagnare l’uscita in occasione di un incendio : “Eschilo, Eschilo che qui si Sofocle ma attenti alle scale che sono Euripide” fascicolo = nano vissuto nel ventennio che veniva che conservava documenti nelle cartelline follicolo = nano a forma di piccolo sacco pieno di peli foruncolo = il nome che viene dato al nano di cui sopra quando s’infetta Foscolo = nano scrittore e poeta connotato da notevole pessimismo (forse a causa della statura) frugolo = bambino di nano addetto alle perquisizioni fruttivendolo = nano venditore di frutta detto anche“verdummaro” Gianicolo = nano caratteristico della Capitale gigolo = nano prostituto che con gli anni ha perso popolarità e prestigio (ed anche l’accento) giubilo = nano entusiasta che negli anni ’70-80 commentava per la RAI le gare di ippica gomitolo = nano utilizzato per arrotolare lana, cotone o spago gongolo = nano perennemente soddisfatto grandangolo = nano fotografo grappolo = nano vendemmiatore intingolo = nano esperto di cucina luppolo = nano birraio maiuscolo = il nano più alto del mondo (mt.1,70) espulso dall’ordine per questa anomalia fisica malleolo = nano posizionato negli arti inferiori manutengolo = nano ‘ntrallazziere

mestolo = nano mangiaminestra mignolo = nano con…dito minuscolo = nano quasi invisibile che dice di odiare i fannulloni (var. Brunettolo) miracolo = nano capace di azioni degne del ns amato premier moccolo = nano imprecatore mongolo = nano asiatico portatore di trisomia 21 Montezemolo = nano ferrarista mugnolo = nano che ha dato origine ad una stirpe santermese Murolo = nano canterino del secolo scorso, grande interprete di melodie napoletane muscolo = nano energico molto legato … alle ossa nippolo = forma dialettale che indica un nano di lana nuvolo = nano di carattere ombroso nugolo = gruppo di nani a forma di nuvolo obolo = nano caritatevole ortofrutticolo = nano che vende i prodotti dell’orto, simile per struttura al fruttivendolo ostacolo = nano che impedisce il rapido svolgimento di qualsivoglia attività pargolo = bimbo di nano simile al frugolo solo che non perquisisce pascolo = nano preferito dai ruminanti pendolo = nano di Foucault picchialo = nano sobillatore piccolo = nano che più nano non si può pisolo = è il nome che prende il nano di Arcore quando si appapagna in occasione delle manifestazioni ufficiali polistìrolo= forma dialettale che indica il colestèrolo e che spesso viene associata all’altro termine, tredicesimi, che indica i soldi che i dipendenti riscuotono a Natale postribolo = minuscolo ambiente, habitat abituale del nano di Arcore pungolo = nano a forma di bastone acuminato che ha funzione di stimolo rantolo = il termine indica un nano che sta per esalare l’ultimo respiro ridicolo = dicesi del nano postribolo quando si atteggia a statista Romolo = nano fondatore di Roma che, secondo il ridicolo di cui sopra, era fratello di Remolo rotolo = nano avvolto su se stesso in modo da formare un cilindro Ruffolo = nano proprietario di una bellissima villa a Ravello che prende il suo nome Rummolo = nano napoletano ex campione di nuoto, specialità rana sandalo = soprannome che indica un nano che predilige un certo tipo di calzatura scatolo = nano adibito al contenimento di merce scivolo = nano che mette il piede su di una buccia di ba..nano sdrucciolo = nano letterato della stessa famiglia dello scivolo simbolo = nano che viene utilizzato a mò di contrassegno singolo = nano misogino che predilige la vita solitaria ed appartata spigolo = nano dal carattere acuto marito di un pesce pregiato del Mediterraneo stimolo = nano a forma di bastone acuminato che ha funzione di pungolo strangolo = nano estremamente violento strummolo = nano che ha inventato un gioco ormai obsoleto praticato in passato nelle nostre zone subdolo = nano di cui diffidare svincolo = nano da autostrada Tabernacolo = nano che contiene valori sacri Tantalo = nano esperto in supplizi tombolo = nano frutto della paziente lavorazione a mano di tessuti , specie lino e cotone, da parte di pazienti donne delle nostre terre, utilizzati per preparare il “corredo” tombola = moglie del tombolo che si occupa di distribuire i numeri per l’estrazione del “corredo” trespolo = nano su cui si posano i volatili, specie pappagalli truciolo = nano falegname tubercolo = nano a forma di piccola protuberanza che, quando entra in contatto con un qualsiasi Mycobacterium, provoca seri problemi, specie all’apparato respiratorio tumulo = nano becchino uzzolo = nano capriccioso ventricolo = nano …di cuore vestibolo = nano indicante il locale di accesso ad un ambiente, di forma simile ad una parte interna dell’orecchio vicolo = nano stretto vincolo = nano noto per la sua capacità di legare con il prossimo zufolo = nano a fiato utilizzato anticamente nei concerti che si tenevano nelle fiabe ■


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

APPELLO AL RICORDO Generoso Ardolino usanza comune dedicare scritti, articoli e commemorazioni varie a cittadini che si siano distinti in un determinato campo, o, che siano diventati famosi per un qualsiasi motivo. Ovviamente e, a maggior ragione, da questa regola non sono alieni i giornali locali ai quali sembra doveroso, ed effettivamente lo è, rendere omaggio ai concittadini famosi. Pur essendo, in linea di principio, d’accordo con questa prassi, ritengo, però, che essa vada completata, rifinita, con un adeguato “ricordo” anche delle persone che, pur non essendo diventate famose, hanno comunque fatto parte a pieno titolo della comunità cittadina. Gli anonimi Savianesi che nel corso dei secoli hanno popolato e reso vivo il nostro paese, contribuendone, con la loro oscura opera, alla continuazione, al progresso e alla prosperità, non sono stati meno importanti dei Manfredi, Musco, Ciccone, Corsi e quant’altri si sono distinti dalla “plebe”. Ritengo, quindi, che si debba operare un atto di giustizia verso questi dimenticati concittadini, magari ricordandone solo qualcuno ogni tanto in rappresentanza di tutti gli altri. A tal fine lancio un appello ai miei concittadini perché si attivino e propongano al giornale locale “Obiettivo Saviano” degli articoli celebrativi o, per meglio dire, commemorativi, di persone “comuni”. L’idea è che questi articoli siano realizzati, da parenti o amici di persone scomparse, e ne traccino i lineamenti, il carattere, le peculiarità, anche semplici e banali, raccontando aneddoti, ove ve ne siano, facendoli conoscere a chi non li ha conosciuti e

ricordandoli a chi li ha dimenticati o amati. Sarebbe opportuno corredare l’articolo anche con una fotografia e con cenni anagrafici e familiari. Anche se poi il giornale non volesse pubblicare queste mini “biografie” sarebbe, comunque, un utile esercizio per la mente del biografo nonché un caro ricordo della persona in oggetto ed un sicuro balsamo per il cuore di chi, nel ricordo, rivive episodi del proprio passato, felici o tristi, che sicuramente porteranno nuovi insegnamenti e stimoli allo svolgere attuale della propria vita. È importante tramandare a coloro che ci seguiranno i valori semplici, la saggezza e le tradizioni dei nostri padri che rappresentano un patrimonio indispensabile per la formazione delle generazioni future. Oggi, come sempre del resto, i giovani sono poco propensi ad ascoltare gli anziani e a coglierne gli insegnamenti, ma, poi, quando saranno maturi comprenderanno, spesso tardi, il significato e la grandezza di quello che hanno perso; allora se saranno ancora in vita i nonni o i vecchi zii potranno ancora attingere alla fonte dei loro ricordi ed insegnamenti, ma se non fosse così resteranno soli, delusi, amareggiati, allo sbando, alla deriva, in balia delle vicende della vita. Ecco questo potrebbe essere una ulteriore utilità dello scrivere queste piccole storie: lasciare un vero e proprio tesoro culturale nonché una fonte di insegnamento ed informazione ai nostri figli. Per quanto mi riguarda voglio dedicare queste, permettetemi il termine, “ricordanze” a tre persone che in modo diverso hanno segnato la mia esistenza e, a parer mio, hanno influito, nel loro piccolo all’evoluzione del nostro paese, fosse anche solo attraverso l’esempio, l’educazione, la semplicità di vita insegnate ai propri figli. (continua sul prossimo numero) ■

INNO AL PANE Felice Falco a sequenza di espressioni riferite al pane, di sapore francescano, sullo stile del Cantico delle creature, qui di seguito riportata, si può leggere sulla busta di carta nella quale viene consegnato il pane presso il panificio “San Giacomo” di Antonio Sena (Giacobbe) al Corso Vittorio Emanuele III, Saviano. In una società come la nostra del consumismo sfrenato, dell’usa e getta, dello spreco indifferente, offrire una occasione di riflessione, sia pure solo attraverso la lettura di poche affermazioni, su cose come il pane, l’acqua, l’aria, il valore anche delle piccole cose che ci circondano etc. non è certo inutile o superfluo, almeno ce lo auguriamo. (FF) Amate il pane Cuore della casa Profumo della mensa Gioia dei focolari Onorate il pane Gloria dei campi Fragranza della terra Festa della vita Rispettate il pane Sudore della fronte Orgoglio del lavoro Poema del sacrificio Non sciupate il pane Ricchezza della patria Il più santo premio alla Fatica umana. ■

SEQUENZE FOTOGRAFICHE DI FELICE FALCO Foto in alto: ’A sera d’’o ’nciucio a Sirico 2011. In basso: a sinistra, Comitato Festa della Libera (prossimo ripristino tela soffitto), a destra il tecnico Francesco Panarella che ha messo a punto un vecchio televisore degli anni ’50 per la proiezione d’antiche foto in possesso di Giovanni Tufano, che illustrano usi e consuetudini di Sirico di metà ’900. ■


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

Servizi a cura di Pasquale Iannucci A Saviano

FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI S. GIACOMO APOSTOLO l 25 Luglio di ogni anno si celebra la Festa di S.Giacomo Apostolo detto il Maggiore,uno dei primi discepoli prediletti di Gesù e fratello di S.Giovanni Evangelista. Egli fu il primo a calcare le orme di Gesù con il suo martirio, a versare il sangue e a dare la vita per l’amore di Gesù. Il messaggio d’amore trasmesso dal Divino Giacomo Maggiore invita tutti i Cristiani a chiedere eterna protezione da Gesù e vivere nell’umiltà, nella carità e nella preghiera. Anche quest’anno, dopo un anno di sospensione, dal 22 al 27 Luglio 2011 nella chiesa di S.Michele Arcangelo (Chiesa Madre) – Piazza Vittoria, si sono svolti i festeggiamenti in onore di S.Giacomo Apostolo, Santo Protettore di Saviano. Il Parroco Don Andrea Pesapane insieme all’Associazione S.Giacomo composta dal Presidente Falco Salvatore e dai componenti: Abbruzzese G. – Ambrosino R.- Bosso C.- Coppola A. – De Martino M. – De Sena A. – Franzese F.- Martino G. – Napolitano G.- Morelli E., ringraziano tutte le famiglie, le Ditte, il Comune di Saviano e quanti con il loro contributo, quest’anno, hanno di nuovo permesso la realizzazione della festa, durante la quale oltre al Programma Religioso dal 22 al 24 Luglio previsto con il Triduo Religioso e S.Messa, ci sono state altre iniziative civili: - 24 Luglio – Esibizione canora della Scuola canto

diretta da Marilena Mirra con gradita sorpresa del Bar “Rosa Blu”; - 25 Luglio - Processione della statua del Santo per le Strade Cittadine – Esibizione del Complesso Bandistico “Città di Bracigliano” diretto dal Maestro Carmine Santaniello;- 26 Luglio – Spettacolo canoro di canzoni classiche Napoletane “Napoli Canta” e omaggio al Cabaret con la partecipazione di Marilena Mirra, Luciano Salvetti, Teresa Rocco, Alessia Moia, Antonio Siani e la splendita orchestra diretta dal Maestro Farina; - 27 Luglio “Fantasy Bimbi”- XXIXª Edizione in Memoria di Nicola Coppola- Spettacolo con la preziosa collaborazione della “Dance in my soul” di Tiziana Cinquegrana. Al termine dello spettacolo Antonio Coppola e Consiglia Palmese hanno premiato i 35 bambini cantanti con una targa ricordo. Il Comitato Festa ha ringraziato, infine, la Ditta Catapano per i fuochi pirotecnici, la Ditta “Diglio Benito” di S.M.Capua V. per le luminarie e la Ditta “Franco Benevento” di Scisciano per gli addobbi in chiesa. Nonostante il clima non molto agevole e il periodo pre-vacanza estivo, numerose persone hanno assistito con fede e devozione al programma religioso e hanno gradito con entusiasmo gli spettacoli civili offerti, apprezzando con convinzione il sacrificio materiale e morale fatto dal Comitato organizzatore ■

A Saviano

FESTEGGIAMENTI IN ONORE DELLA MADONNA DEL CARMINE Anche quest’anno, dal 7 al 17 Luglio 2011, si sono svolti i festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine a Saviano. Per i Cittadini e la Comunità parrocchiale è stata una occasione per rinnovare con profondo affetto la devozione verso questa tenera e dolce Madre. Durante la festa oltre il programma religioso dal 7 al 15 previsto con Solenne Novena e Santa Messa, ci sono state anche diverse iniziative civili: - Mercoledi 13 Luglio –

S. Martino di Scisciano

FESTA DELLA MADONNA ASSUNTA nche quest’anno 2011 la Comunità Parrocchia di S.Martino si è circondata con i festeggiamenti intorno alla Vergine Maria, generosa compagna di Gesù che risplende ed è Assunta in cielo alla destra del Figlio suo, Re Immortale nei secoli. Questi momenti religiosi stimolano la sensibilità umana a vivere un percorso di vita insieme nella solidarietà, generosità e nella preghiera con l’intento di ampliare il nostro cammino di fede. Il Programma Religioso si è svolto da Sabato 6 Agosto a Martedi 16 Agosto con: Novena in onore della Vergine Maria, S.Rosario, Sante Messe, Solenne Processione della Statua della Madonna dell’Assunta per le strade della Frazione; Il Programma Civile si è svolto dal 12 al 17 Agosto nel modo seguente: Venerdi 12 – Spettacolo cantato, ballato e recitato con la sfilata di personaggi storici sul tema: “L’Italia è una storia lunga 150 anni”–Piazzetta S.Maria della Cuna; Sabato 13 – “Ballata Mediterranea” – Suoni, canti e balli della terra del sole; Domenica 14 – “12ª Sagra del Liscio” Piazzetta S.Maria della Cuna–Serata Musicale a ritmo di Liscio e di balli con l’Orchestra Spettacolo “Fiesta Italiana” – nel corso della serata si sono gustate specialità gastronomiche varie con prodotti tipici del territorio; Lunedi 15 –Sfilata per il paese del Complesso Bandistico ”Città di Pagani; Martedi 16 – “Franco Cipriani” in Concerto – con la Sagra Gastronomica; Mercoledi 17 – “Manuela Villa” in Corcerto con la Sagra Gastronomica. A conclusione dei Festeggiamenti, i presenti si sono deliziati con i tradizionali fuochi d’artificio preparati dalla Ditta Lieto di Visciano.Il Comitato ha ringraziato tutti coloro che, ancora una volta, hanno consentito con il loro contributo, la realizzazione della festa dell’Assunta. ■

Sagra della Porchetta – Spettacolo dei Blak Mambo; Giovedi 14 Luglio – Zecchino d’oro; - Venerdi 15 Luglio –

Sagra degli Gnocchi – Tammurriata e Canti Popolari ;- Sabato 16 Luglio – Processione Solenne della Madonna del Carmine – Gran Complesso Bandistico “Palazzo San Gervasio”; - Domenica 17 Luglio – “Bambini senza Confini” iniziativa di Benificenza, Fiorella Boccucci “Tu si ‘na cosa Grande”. I Sac. Don Ciccio Riccio e Don Paolino Franzese insieme al Consiglio Pastorale Parrocchiale e il Comitato Profesteggiamenti in onore di Maria SS. del Carmine ringraziano la cittadinanza per la fattiva collaborazione e si augurano di rinnovare nel modo migliore i festeggiamenti anche nel prossimo anno. ■

I MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA

Lo storico Studio Fotografico “FOTO ROMA” si è trasferito in Piazza Emanuele Gianturco a Sirico.

Foto artistiche per occasioni e cerimonie di ogni tipo, momenti irripetibili da consegnare alla memoria.


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

Servizi a cura di Pasquale Iannucci

LA

CORRIDA

l Gruppo del Forum Giovani di Saviano, che si interessa e si impegna per far rinascere Saviano e progredire a livello sociale e umano i cittadini del paese, con iniziative nell’ambito dell’Ambiente, della Sanità, dello Sport, del Lavoro e dello Spettacolo, con il Presidente Nello Franzese, nella serata del 23 Luglio 2011 in piazza del Comune a Saviano, hanno organizzato la IIª Edizione della Corrida. Allo spettacolo hanno partecipato 13 concorrenti, i quali si sono dimostrati bravi e tutti all’altezza della situazione (altro che dilettanti allo sbaraglio!); ognuno di loro si è esibito con una performance personale e piacevole: canto o ballo o scenette comiche. I partecipanti, applauditi e non fischiati dal numeroso pubblico, sono stati presentati con maestria da Lorenzo Meo e dalla valletta Napolitano Brigida (Pupatella), hanno sfilato ed esibito nel seguente ordine: 1) Fedele Luigi “Perdere l’Amore”; 2)

2011

Italo Coglione “L’Inno dei tre coglioni”; 3) Giuliano Salvatore ”Con tutto l’amore che posso”4) Notaro Dario ”Cerchio della vita”; 5) Gli Anastasiani “Scenetta di Siani”; 6) Napolitano Giuseppe (Scendi giù) “Ballo Twuist”; 7) Iovino Roberta “La

A Sirico di Saviano 10 - 11 settembre 2011

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SERA

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Associazione Socio Culturale - Rione Sirico “Michela Polverino”, ha presentato la VIIª Edizione della manifestazione “A sera d’ò ciucio” nel borgo antico di Sirico - Saviano. L’evento Siricano, nelle serate del 10 e 11, ha fatto rivivere le antiche usanze, di un popolo pieno di energia e pronto alle iniziative sociali, attraverso un percorso di Storia, Arte e Cultura che si è articolato tra i vicoli, portoni, cortili del vecchio borgo. In questi spazi sono emersi fantasticamente i tradizionali piatti tipici locali, balli, musiche, canti e scene popolari. “O’ ciucio” cioè il pettegolezzo, la maledicenza, la cattiveria o il fare dispettoso è stato rappresentato sotto forma di recitazione teatrale.e in ogni angolo del Rione si sono svolte scene di vita quotidiana di una comunità agricola e artigiana, commentate egregiamente, con recitazione ironico-satirico da: Napolitano Francesca e da altri giovani siricani che hanno espresso in modo personale e dialettale alcuni racconti o avvenimenti vissuti nel borgo. Contemporaneamente lungo il percorso sono state assag-

Il Comitato Festa SS.Maria degli Angeli – Cicciano ha organizzato nei giorni 3 e 4 Settembre 2011 presso il Viale del Santuario, la XVIIIª Sagra del Casatiello e dei Dolci fatti in casa. Il Santuario della Madonna degli Angeli sorge fuori l’abitato, ai piedi del monte Fellino, a circa 1,5 Km dal centro del paese lungo la via che porta a Caserta. Il Tempio è situato a circa 200 m. dalla strada principale, alla fine di un viale d’accesso. La Madonna degli Angeli è venerata dalla Comunità Parrocchiale di Cicciano ed ha alle spalle una vera storia che comincia nel 1656. In ques’anno, verso la fine del mese di maggio, si manifestò a Cicciano e dintorni la peste che già desolava la città di Napoli e periferie: si racconta che un contadino mentre arava la terra adiacente alla cappellina già esistente, i suoi buoi permisero di scoprire un quadro della Madonna degli Angeli che era sotterrato nei pressi. Intan-

’NCIUCIO

giate varie pietanze locali preparate da esperte cuoche locali. Partendo dal portale d’ingresso di Via Tommaso Tufano, lungo il percorso, sostando ai vari punti di accoglienza si sono potuto ammirare l’originalità degli addobbi, della composizione e della preparazione dei portoni da parte degli stessi abitanti; in successione si sono incontrati: “L’Esposizione Storica” - “A’ Pizza Fritta” Cap e maglie –“È Gnocchi” Addò Baron - “E’ Dolci” Treccarrilli “A’ Pizza Fritta” E’ Brigatier – “A’ Nfarinata” Largo Pigazza - “E’ Polpett cu è Patate” Sott è Purtun - “A’ Trippa” E Vierno - “O’ Ppane” E cap cunuglie. L’Edizione 2011 ha visto la presenza di numerosi visitatori che in queste magiche serate hanno trascorso qualche ora nella spensieratezza,

mia storia con te”; 8) Esposito Gennaro “Pregherò”; 9) Romano Mario ”Se bruciasse la citta”;10) Ciccone Andrea “Because we believe”; 11) ‘E Scimmen ‘e sec “Non mollare”; 12) Antino Santolo “Meraviglioso”; 13) Fuschillo Imma (Ballo). Dopo una sofferta e difficile valutazione, la Giuria giudicatrice composta da: Francesca Napolitano, Monica Gaetano Napolitano e Antonio Notaro in collaborazione con l’applausometro umano Benedetto Napolitano ha sentenziato il seguente verdetto: 1° Premio Ciccone Andrea che vince un orologio offerto da Silver House; 2° Premio Notaro Dario che vince un trattamento rilassante offerto da Sasà; 3° Premio Iovino Roberta che vince un Buono acquisto Abbigliamento offerto da Vasco. Al termine della manifestazione c’è stato anche il sorteggio del cesto alimentare fornito da “Boutique dei Sapori” vinto dalla Sig.ra Rosa Palmese. Il Gruppo del Forum Giovani di Saviano ringraziando il numeroso pubblico presente, si è augurato che lo spettacolo sia stato di loro gradimento e spera di rinnovare nel migliore dei modi l’iniziativa anche l’anno prossimo. ■ cordialità e ascoltando buona musica. Il Comitato, composto dal Presidente: Ciccone Giuseppe e dai collaboratori : Caliendo G.- Falco S. - Franzese A. - Franzese S.- Gaita R. - Napolitano M.- Notaro M.- Notaro R. - Sabatino B., ha ringraziato vivamente tutta la popolazione che ha contribuito e collaborato per la buona riuscita della manifestazione. ■

XVIIIª SAGRA DEL CASATIELLO - CICCIANO to mentre la peste mieteva vittime, un pastorello sordomuto, che conduceva al pascolo il suo piccolo gregge si soffermò per un attimo davanti alla cappellina per salutare la Madonna e in quel momento gli apparve la Regina degli Angeli in forma di una bellissima Signora che accarezzandolo gli disse: “va e riferisci che da questo momento allontanerò il flagello della peste”. Il miracoloso evento accrebbe la fiducia verso la grande Signora e tutti i Ciccianesi, ora, si raccomandano a lei, invocandone aiuto e protezione. La Sagra di Settembre che ha lo scopo di raccogliere i fondi per realizzare verso la metà di Aprile di ogni anno i festeggiamen-

Torvaianica (Roma) - Incontro di tre ultranovantenni di tre città diverse (Foto P. Iannucci)

ti in onore della Madonna degli Angeli, anche quest’anno si è svolta in due serate con Stand Gastronomici, Musica Balli e Divertimento: Sabato 3 Settembre - Gara di Spaghetti senza mani con il sottofondo musicale di Gianni Vida Livee Cisko Show; Domenica 4 Settembre Tammurriata e Canti Popolari al Santuario con la paranza “A’ Perteca” di Pino Love. Alle due serate sono stati presenti numerose persone che che hanno occupati gli oltre 600 posti a sedere, gustando le squisite pietanze locali e divertendosi nei vari balli. ■


ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

Servizi a cura di Pasquale Iannucci

PARROCCHIA DI S. ERASMO - SAVIANO

FESTEGGIAMENTI IN ONORE DEL SANTO PATRONO nche quest’anno dal 3 al 6 Settembre 2011 si sono svolti i festeggiamenti in onore di Sant’Erasmo, Patrono della Frazione di Saviano. La Festa, per la Comunità Parrocchiale locale, rappresenta un momento di preghiera e stimola un’esistenza di vita migliore da vivere nell’umiltà e nell’amore per il prossimo, così come ci ha insegnato la vita religiosa del Santo. Sant’Erasmo, Vescovo e Martire, è venerato nella frazione di Saviano non solo come esempio ideale di vita ma anche come protettore dei mali del ventre e dei visceri e come protettore delle donne partorienti. Il Comitato organizzatore quest’anno ha fatto le cose in grande presentando un programma pieno di impegni e iniziative per tutti i gusti sia religioso che civile. Programma Religioso: dal 1 al 5 Settembre – Triduo di preparazione con Rosario e Coroncina in onore del Santo, Sante Messe, Liturgia Penitenziale (Confessioni), Processione solenne della Statua del Santo per le vie del Paese, Santa Messa con

Panergirico del Santo. Programma Civile: Sabato 3 Settembre – Gino Nappi canta Merola – Il Principe delle Macchietta Vittorio Marsiglia; Domenica 4 Settembre – Esibizione del Concerto Lirico-Sinfonico “Filarmonica Mediterranea” Maestro Ciro Ruggiero; Lunedi 5 Settembre – Jo Vecchione e Carmine Di Tommaso – Nico Desideri in Concerto; Martedi 6 Settembre – Concerto con Anna Merolla – Cabaret con il pazzo scatenato Peppe Iodice. In chiusura della festa c’è stata la spettacolare visione dei fuochi pirotecnici a cura della Ditta “Catapano” di Saviano. L’illuminazione è stata opera della Ditta Boccia Tobia di Trecase. Il Parroco don Giuseppe D’Oria e il Comitato Festa con il Presidente Americo Renato e i Collaboratori tra cui il Prof. La Marca Antonio ringraziano tutti i cittadini per il fattivo contributo che ha permesso la realizzazione della festa e si augurano di rinnovare, nel modo migliore, i festeggiamenti anche l’anno prossimo. ■

SIRICO - FESTA DI S. GIOVANNI BATTISTA al 26 al 29 Agosto 2011 si sono svolti i solenni festeggiamenti in onore di S.Giovanni Battista, Patrono della Frazione Sirico di Saviano. La Comunità Parrocchiale di Sirico si è cinta intorno al Sac. Don Salvatore Feola, che con il suo fervore e la sua entità religiosa, ha comunicato a tutti il messaggio espresso dal Martire S. Giovanni Battista per noi modello ideale per il cammino cristiano e una vita vissuta nella preghiera e nella testimonianza di Cristp. I giorni 25 - 26 – 27 e 28 Agosto si sono svolte le funzioni religiose: il triduo di preparazione, la benedizione dei Bambini e dei Giovani e le S. Messe La Processione della statua del Santo si è svolta in due giorni: Sabato 28 per le Varie Masserie e Domenica 29 per il centro storico di Sirico. I l giorno 29, dopo la S. Messa e la Benedizione dei papà e delle mamme, c’è stato il Concerto Musicale degli Stadi Vari. La festa si è conclusa con gli spettacolari fuochi pirotecnici che hanno deliziato gli occhi di molti spettatori. Gli organizzatori hanno ringraziato la popolazione per la fattiva collaborazione e partecipazione, augurandosi di poter rinnovare i festeggiamenti, nel modo migliore, l’anno prossimo. ■

FESTA DI S. ANNA A SIRICO - VIA ALBEROLUNGO La Chiesa di S.Anna – Frati Servi di Maria (Via Alberolungo – Saviano), ha celebrato dal 23 al 26 Luglio 2011 la Festa di S.Anna. A questa Santa, Venerata come protettrice delle donne incinte, i fedeli si rivolgono per ottenere da Dio tre grandi favori: un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per poterlo allattare. È patrona di molti mestieri legati alle funzioni di madre. S.Anna si venera con S.Gioacchino, suo sposo, che sono i genitori della Vergine Maria ( Nonni di Gesù). S. Gioacchino era un pastore abitante nella città di Gerusalemme. Un giorno mentre era al lavoro nei campi, gli apparve un Angelo, che gli annunciava la nascita di un figlio; anche S. Anna ebbe la stessa visione e chiamarono la loro bambina “Maria” che vuol dire “amata da Dio”. In onore di S. Anna nei Giorni 23-24-25 Luglio 2011 nella Chiesa del Convento è stato celebrato il Solenne Triduo. Sabato 23 – S.Messa, officiata da padre Attilio con la Solenne Benedizione dei Nonni, Genitori e Figli – Domenica 24 – In memoria di Padre Girolamo M. Russo (Frate 1885 – 1970), nello spazio adiacente al convento di S.Anna c’è stata la benedizione del Busto del Frate devoto all’Ordine dei Servi di Maria. La cerimonia di inaugurazione del monumento di Padre Russo, sistemato nel giardino sul preesistente basamento da cui era stata trafugata, c’è stata la Benedizione di Padre Attilio con l’illustrazione della vita umile e caritatevole di un “padre” che, nella sua semplicità, segnò nella storia religiosa, momenti ricchi di spiritualità e di fede. Padre Russo, Priore Provinciale, ispirato da Gesù fece rinascere l’Ordine dei Servi di Maria, vivendo un appassionato amore per la Vergine Santa. Il Nuovo Busto è stato offerto dalla famiglia Sena e l’autore è Antonio Panico.- Lunedi 25 – Nella stessa Chiesa di S.Anna è stata celebrata la S.Messa per soli uomini

in onore di San Gioacchino, al termine della quale è avvenuta la distribuzione della rosa da portare alla propria donna; Martedi 26 – Solenne Processione delle statua di S. Anna e con sosta e preghiera presso le tre case di riposo di Sirico: Istituto per Anziani “p.G.M. Russo” – Istituto “Casa Serena” – Istituto Casa di Riposo”S.Giovanni Battista. Al rientro in Chiesa, è stato intonato l’inno a S.Anna, introdotto, probabilmente, 50 anni fa da p. G. M. Russo e alla fine dei riti religiosi sono stati accesi gli spettacolari fuochi d’artificio offerti da Pasquale De Sena ■

Processione di San Giovanni Battista 2011. Veduta su Via Sena.

PELLEGRINAGGIO A LOURDES

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Impegno e liquidazione Società EDK Editore s.r.l. € 192.00 Patrocinio morale per concorso Nazionale "Miss Italia" con l'alto Patronato della Presidenza della Repubblica in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia - responsabile organizzativo locale la sig.ra Castaldo Tuccillo Sebastiana. Liquidazione per lavori di sostituzione barriere di sicurezza sul ponte di Sirico € 21.944,74 Servizio integrato gestione rifiuti - liquidazione alla Soc. Buttol s.r.l. canone mese di maggio 2011. € 81.226,75 Nomina responsabile interno progetto certificazione di qualità ISO elaborazione carta dei servizi dell'Ente. Rimborso ICI a diversi contribuenti. € 274,72 Impegno e liquidaz. fattura TIM relativa al III bimestre 2011. € 2.456,14 Impegno di spesa per interventi urgenti manutenz. Straord. in vari plessi scolastici com.li. Affidamento. € 17.566,52 Referendum popolari del 12 e 13 giugno 2011. Liquidazione lavoro straordinario 1° periodo decorrenza dal 1 3 aprile 2011 al 12 maggio 2011. (vedi prospetto allegato) Impegno di spesa per diserbatura meccanica area interna ed esterna cimitero Capoluogo. Affidamento. € 1.650,00 Liquidazione per fornitura di n. 2 scale in ferro nel cimitero Capoluogo e fornitura e posa in opera di n. 2 sbarre presso gli alvei, ecc. € 4.928 Liquidazione per fornitura e posa in opera di una siepe presso l'isola ecologica. € 3.630 Impegno e liquidazione per progetto elaborazione cedolini I semestre 2011. € 4.500 Proroga fruizione ferie anno 2011. Prosec. lavori riordino arch. st. comun. Impegno € 4.000,00 Servizio di porteriato non armato casa comunale giugno 2011. Impegno € 1300,00 Risarcimento danni causati all'autoveicolo del Sig. Mormone Umberto. € 600,00 Liquidazione fattura organizzazione giornata Nazionale della musica all’Ass. Campania Civitas € 4.400,00 Servizio di registrazione, sbobinamento seduta consiliare 6 giugno 2011. Impegno di spesa ed affidamento servizio Centro Studi "Mimì Romano". € 180,00 Impegno e liquidazione per fornitura macchine fotografiche e NB SAMSUNG. Impegno € 1848,00 Interventi urgenti ripristino della funzionalità di alcuni tratti dell'I.P.I. del territorio comunale. Affidamento. € 13.117,71 Referendum popolari del 12 e 13 giugno 2011. Autorizzaz. lavoro straordinario 3° periodo decorrenza dal 12.0 6.2011 al 12.07.2011 (vedi Prospetto allegato alla determ.) Referendum popolari del 12 e 13 giugno 2011. Liquidazione lavoro straordinario 2° periodo decorrenza dal 1 3.05.2011 all'11.06.2011 (vedi Prospetto allegato alla Det.) Concessione lotto di suolo cimiteriale, nell'ampliamento del cimitero capoluogo, al Sig. Vitaliano Francesco. € 3718,56 Integrazione sociale anziani - Liquidazione mese di maggio 2011. € 1450,00 Proroga condono TARSU al 30 ottobre 2011. Servizio Integrato gestione Rifiuti Solidi Urbani. Impegno di spesa anno 2011. Impegno € 134.450,00 Referndum popolari del 12 e 13 giugno 2011. Approvaz. verbale di gara affidamento servizio pulizia e disinfestaz. locali scolastici adibiti a sedi elettorali. Impegno € 1980,00 Impegno e liquidazione Società EDK editore s.r.l. € 348,00 Corsi regolamentari di tiro Polizia Mun. Impegno € 1362,10 Affidamento alla ERG Petroli per la fornitura di buoni carburante. Impegno di spesa. Impegno € 6.000,00 Liquidazione all'Ingegnere Mario Artiglio per la realizzazione progetto piano traffico. € 4160,00 Lavori di ampliamento e ristrutturazione del plesso scolastico di Fressuriello. Approvazione atto di accordo bonario Impegno di spesa e liquidazione. € 10.000,00 Liquidazione per lavori di potatura di alcune piante site su suolo comunale. € 4.800,00 Trasferimento fondi alla I^ e II^ direzione didattica e alla Scuola Media Statale. € 5.090,00 + € 4.160,00 + € 6.430,00 Impegno di spesa e liquidazione per erogazione contributo economico ad ex detenuto. € 350,00 Liquidaz. fatture ENEL Mar.-Apr. 2011 € 656,24 + € 299,99 Liquidazione fatture organizzazione presentazione libro "GESU' E' PIU' FORTE DELLA CAMORRA" di Don Aniello Manganiello. Totale € 728,00 Liquidazione fattura Associazione Campania CIVITAS per manifestazione 2 giugno. € 900,00 Incarico all'Avv. Brachi Angelo per la difesa dell'Ente innanzi al Giudice di Pace di Nola - Atto di citazione Sig. Capuozzo Anna. Impegno € 400,00 Concessione contributo parrocchia San Giovanni Battista Sirico (sistemaz. pista bocce spazio parrocchiale) € 500,00 Rettifica determina dirig. n. 786 del 21.10.2010 - Concessione suolo cimiteriale al Sig. Napolitano Antonio. € 871,54 Collocamento in comunità educativa - Impegno di spesa. € 17.510,00

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Oggetto Erogazione contributo economico ad integrazione del reddito - Annullamento di spesa anno 2011. Contributo economico al Sig. [...] per pagamento retta di ricovero dello stesso. € 1.300 mens. agosto-dic. 2011 Liquidaz. fatture Enel Energia s.p.a. - mese di aprile 2011. € 17.415,51. Liquidazione per interventi di manutenzione straordinaria necessari al ripristino della funzionalità di alcuni tratti dell'I.P.I. del territorio com.le € 13.117,71 Conduzione e manutenzione ordinaria delle centrali termiche degli edifici scolastici com.li. Liquidazione canone anno 2010/2011. € 11.400,00 Appalto lavori di completam.(I lotto) per realizzazione piscina com.le. Determinaz. a contrarre del Resp. del Procedimento, ai sensi dell'art. 53, comma 2, D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163. Importo complessivo presunto € 330.000 Impegno di spesa per acquisto armadi metallici occorrenti per l'archivio storico com.le. Impegno € 3.400,80 Liquidazione debito fuori bilancio Giugliano Angelo e Avvocato Ferdinando Panico. € 1530,85 + € 1774,00 Liquidazione fatture gori, enel e eni gas & Power. (Numerose voci analitiche - vedere determina) Incarico all'Avv. Napolitano Vincenzo per la difesa del Comune innanzi al Giudice di Pace di Nola Avv. Rainone, nella chiamata in causa da parte del Comune di Nola - causa promossa da Romano Pietro. Impegno € 400,00 Incarico all'Avv. Esposito Felice Ant. per difesa nella causa promossa innanzi al Giudice di Pace di Nola da SARABAY OKSANA C/Comune di Saviano. Impegno € 400,00 Incarico all'Avvocato Meo Felice da saviano per la difesa dell'Ente nella causa promossa innanzi al Giudice di Pace di Noa da Romano Vincenza. Impegno € 400,00 Incarico all'Avvocato Daniele Iaconangelo per difesa dell'Ente nella causa promossa innanzi al Giudice di Pace di Nola da Strocchia Adelaide. Impegno € 400,00 Incarico all'Avvocato De Luca Giovanni per la difesa dell'Ente innanzi al T.A.R. CAMPANIA - Napoli - Ricorso promosso dalla Regione Campania. Impegno € 2.000,00 Liquidaz. fattura Enel Energia - Aprile 2011. € 158,89 Proroga mesi uno affidamento servizi cimiteriali alla ditta "La Regina S.A.S." di Notaro Felice & C. da Saviano - Impegno e liquidazione. € 2976,00 Incarico all'Avv. D'Amico Nunzio per la difesa dell'Ente innanzi al Giudice di Pace di Nola - Atto di citazione della Sig. Rocco Immacolata. Impegno € 400,00 2 giugno celebrazione festa della Repubblica Italiana - Impegno di spesa e affidamento servizio all'Associazione Campania CIVITAS - legale rappr. Perretta R. M. € 3442,00 Incarico C.T.U. Dott. De Lucia Gaetano per la difesa dell'Ente nella causa promossa da Falco Giuseppina. Impegno di spesa. € 800,00 Servizio Nazionale civile - Impegno di spesa per consulenza, gestione e formazione saldo bando 2010. € 6.500,00 Incarico all'Avv. Daniela Iaconangelo e Avv. Giudice Raimondo, per appello alla sentenza n. 5378/10 del Giudice di pace di Nola nel giudizio Ferrara Gennaro C/Comune di Saviano e C/ Campania Felix s.p.a. Impegno € 600,00 Incarico Avv. Nicoletta De Lucia per la difesa dell'Ente innanzi al Giudice di Pace Nola - Atto di citazione Sig. De Luca Anna. Impegno di spesa € 400,00 Liquidaz. fatture relative al Forum dei Giovani. € 3.701,80 Festa della Repubblica - Impegno di spesa e affidamento servizio all'Associazione Campania CIVITAS € 900,00 Liquidazione fattura enel energia. € 12,60 Impegno di spesa per erogazione contributo economico a famiglia di detenuto. € 350,00 Progetto "Sguardo....Continuo" L.R. N° 12/ 83 Interventi in materia di progetti integrati di sicurezza urbana anno 2009. Affidamento realizzazione azioni. Impegno € 18.000,00 Pagamento fatture all'Enel Energia per fornitura energia elettrica. € 4.055,66 Appalto lavori sistemaz. e adeguamento d’alcune strade del centro storico I lott. Determ. a contrarre del Resp. del Procedimento, ai sensi dell'art. 53, comma, 2 D.lgs.12 aprile 2006, n° 163. Importo Progetto € 575.606,60 Appalto lavori per sistemaz. ed adeguamento di alcune strade del centro storico II lotto. Determ. a contrarre del Resp. del Proced., ai sensi dell'art. 53, comma 2, D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163. Importo Progetto € 221.923,66 Impegno di spesa per lavori di sistemaz. copertura dei loculi ossari del cimitero di S.Erasmo, lato EST. Affidamento. Impegno € 25.846,47 Impegno di spesa per lavori di sistemazione della copertura dei loculi ossari del Cimitero di Sant'Erasmo - lato NORD. Affidamento. Impegno € 23.237,10 Contributo alla chiesa di sant'Erasmo per attività sociale.

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ANNO XVII NUMERO 8 ● settembre 2011 (138)

LA VOCE DEL PALAZZO Determine Dirigenziali

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Proroga mesi uno affidamento servizi cimiteriali alla ditta "La Regina SAS" di Notaro Felice & C. da Saviano - Impegno e liquidazione. Liquidazione fatture Enel Energia. Revoca del contratto di concessione suolo cimiteriale del 16.09.2002 - Rep. n. 48 al Sig. Pierro Antonio. Impegno e liquidaz. fatture telecom III bimestre 2011. Liquidazione diritti di rogito al Segretario Generale Dott. Giuseppe Sgariglia - periodo 1.4.2011 all'11.07.2011. Legge 448/98 art. 66 e s.m.i. Concessione beneficio. Liquidazione per lavori di manutenzione straordinaria al campanile dell'orologio ubicato in piazza Vittoria. Liquidazione per ulteriori lavori di manutenzione straordinaria presso il campanile con l'orologio, in piazza Vittoria. Referendum popolari del 12 e 13 giugno 2011. Liquidazione lavoro straordinario 3° periodo decorrenza dal 1 2.06.2011 al 12.07.2011. Conferimento incarico di CO.CO.CO. per il servizio di portierato non armato presso la casa com.le. Impegno di spesa per canone, hosting, gestione mantenimeto sito internet Comune di Saviano. Impegno di spesa per fornitura ed installazione di materiali ed attrezzature varie per manifestazioni di fine anno scolastico. Affidamento. Liquidazione alla ditta DOG-KANNEL per la cura e mantenimento cani randagi. Liquidazione fattura n° 159 del 29.04.2011 alla società La Elettromeccanica di Salvatore Marotta da Napoli. Pagamento fatture all'Enel Energia e ad Enel Servizio Elettrico per fornitura energia elettrica. Integraz.. sociale anziani. Liquidaz. mese di giugno 2011. Servizio nazionale Civile. Pagamento fattura per consulenza, gestione e formazione saldo bando 2010. Impegno di spesa ed erogazione contributo economico R.D. N° 798/27 e s.m.i. - II trimestre 2011. Erogazione contributo ad integrazione del reddito per pagamento retta di ricovero. Svincolo polizza assicurativa n° 521059660 della società assicuratrice "HDI" relativa al servizio di affidamento di soggetti a casa Famiglia. Patrocinio e contributo festa San Giovanni Battista. Concessione patrocinio e contributo festeggiamenti in onore di San Giacomo Apostolo. Concessione patrocinio e contributo festeggiamenti in onore di Maria SS. del Carmine. Liquidazione fatture GORI. Liquidazione competenze tecniche professionali all'Avv. Tafuro Marialuisa per giudizio Santonastaso Felice C/ Comune di Saviano. Concessione patrocinio "Sagra e suoni di.....Vini". Liquidazione compenso accertamenti ICI. Liquidazione fattura n° 164/2011 per insta llazione 2 terminali lettori BADGE. Incarico all'Avv. Raffaele Marciano per parere legale. Liquidazione alla ditta DOG-KANNEL per la cura e mantenimento cani randagi. Impegno e liquidazione fatture alla tipografia Meo. Liquidazione fatture realizzazione magliette e servizio banda musicale per la II giornata Nazionale della bicicletta. Patrocinio e contributo per festa in onore di San'Erasmo. Interventi urgenti di manutenzione straordinaria per il ripristino della funzionalità di alcuni tratti dell'I.P.I. del territorio com.le. Affidamento. Liquidazione competenze professionali al Geom. Angelo Vecchione per redazione rilievo topografico e tipo di frazionamento di alcune particelle com.li. Servizio di manutenz. estintori presso gli edifici scolastici e casa com.le - Impegno e liquidazione canone anno 2011. Liquidazione per lavori di recinzione relativi allo spazio antistante la scuola di Via Miccoli. Liquidazione fatture Enel Energia S.p.a. - mese di maggio 2011, conguaglio annuale 2008/2009, Enel Servizio Elettrico e Snie. Concessione patrocinio per programma estivo delle attività realizzate dal FORUM dei giovani. Servizio di refezione sxolastica. Liquidazione fattura alla ditta Ristonet s.r.l. Centro sociale anziani. Rimborso spese fornitura energia elettrica al Sig. Giugliano Angelo. Pagamento fattura di retta di ricovero del Sig. V. D. presso struttura di accoglienza. Erogazione contrinuto economico a famiglia di detenuto. Liquidazione saldo competenze professionali Avv. Giovanni De Luca per giudizio Russillo Maria C/Comune di Saviano. Liquidaz. saldo competenze profess. Avv. De Luca Giovanni per giudizio S.I.O.M. S.R.L. C/Comune di Saviano. Liquidazione per lavori di sostituzione della pavimentazione di un tratto di Via Cimitero a partire da Piazza San Pio.

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Incarico all'Avv. Meo Felice per la difesa sdell'Ente innanzi al Giudice di Pace di Nola - Atto di citazione Sig. Cucca Domenico. Incarico all'Avv. De Risi Giuseppina per la difesa dell'Ente innanzi al Giudice di Pace di Nola - Atto di citazione della Sig.ra Fuschillo Antonia. Incarico legale all'Avv. Silvato Filomena per la difesa dell'Ente innanzi al Giudice di Pace di Nola - Atto di citazione Sig. Scala Santalo. Incarico all'Avv. Vincenzo Napolitano per difesa dell'Ente innanzi al Giudice di Pace - Atto di citaz. di Nunzio Biagio. Incarico all'Avv. Maddaloni Giovanni per la difesa dell'Ente innanzi al Giudice di pace di Nola - Atto di citazione sig.ra Di Nunzio Concetta. Incarico all'Avv. Simonelli Vincenzo per la difesa dell'Ente innanzi al Tribunale di Nola - Atto di citazione Sig.ra Amalia Carmela Mercurio. Incarico all'Avv. Attilio Ingrossi per la difesa dell'Ente innanzi al Giudice di Pace - Atto di citazione Sig. Ciro Fiore. Incarico all'Avv. Caccavale Erasmo per la difesa dell'Ente innanzi al Giudice di Pace di Nola - Atto di citazione Sg. Vitaliano Domenico. Incarico all'Avv. Esposito Felice Antonio per la difesa dell'Ente innanzi al Giudice di Pace di Nola - Atto di citazione Sig.ra Tafuro Carmela. Incarico all'Avv. Fusco Candita per la difesa dell'Ente innanzi al Giudice di Pace di Nola - Atto di citazione Sig. Iovine Angelo. Incarico all'Avv. Fucci Marianna per la difesa dell'Ente innanzi al giudice di Pace di Nola - Atto di citazione Sig. Cinquegrana Adele Antonia. Patrocinio morale alla scuola Media Statale - Manifestazione fine anno scolastico 2010/2011- Impegno di spesa. Liquidazione competenze professionali all'Avv. Felice Meo per assistenza giudiziale resa nell'interesse dell'Ente nel procedimento innanzi al Giudice di Pace di Nola promosso da Padula Pasqualino Referendum popolari del 12 e 13 giugno 2011. Liquidazione fattura, alla ditta Europrint, per fornitura materiale elettorale. Acquisto n° 1000 carte d'identità. Realizzazione recinzione dell'area del monumento ai Caduti di Piazza Vittoria. Impegno di spesa ed affidamento. Approvazi. progetto opere complementari dei lavori di adeguamento e completamento dell'impiantosportivo polivalente sito in Via Crocelle. Impegno di spesa ed affidamento. Interventi urgenti per il ripristino della funzionalità di alcuni tratti dell'I.P.I. del territorio com.le. Affidamento. Impegno di spesa per lavori di sistemaz. della rete fognaria al servizio dei bagni del cimitero Capoluogo. Affidamento. Approvazione e liquidazione 3° SAL dei lav ori di adeguamento e completamento dell'impianto polivalente sito in Via Crocelle. Impegno di spesa e affidamento alla "ditta Napolitano Francesco" per la posa in opera di paletti in tubolari metallici. Servizio amplificazione, registrazione, sbobinamento e dattiloscrittura seduta consiliare. Impegno di spesa ed affidamento alla ditta "Mimì Romano". Referendum popolari del 12 e 13 giugno 2011. Liquidazione fattura alla ditta Pierro Nunzio per servizio di installazione tabelloni per la propaganda elettorale e allestiento seggi elettorali. Concessione patrocinio e autorizzazione svolgimento manifestazione sportiva beach soccer e volley e street basket organizzata dall'Associazione Beach for Life. Servizio integrato gestione rifiuti - liquidazione alla Soc. Buttol s.r.l. canone mese di giugno 2011. Nomina commissione di gara per l'affidamento del "Servizio di Igiene urbana e gestione integrata dei rifiuti solidi urbani sul territorio com.le" Gara n. 2267602 - Cig 2194595D12. Impegno di spesa per la fornitura di segnaletica stradale verticale ed orizzontale. Determina n. 477 del 22.06.2011. Integrazione impegno di spesa. Servizio integrato gestione rifiuti sul territorio com.le - Affidamento. Liquidazione per interventi di manutenzione straordinaria in vari plessi scolastici com.li. Fornitura ed installazione di una workstation per il Comune di Saviano. Impegno di spesa ed affidamento. Referendum popolari del 12 e 13 giugno 2011. Liquidazione fattura, alla ditta Global Security Service s.r.l. per servizio di pulizia e disinfestazione dei locali scolastici sedi di seggi elettorali.

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Settembre 2011, n. 138