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Chiuso lunedi 16 gennaio 2012

Anche se forse non ce ne siamo ancora accorti

L’IMMIGRAZIONE ESISTE ANCHE A SAVIANO Pasquale Trocchia uesta volta vorrei parlare di un argomento che, in questo paese che assomiglia molto a quelli delle favole dei bambini, completamente sganciato dal mondo, anche quello che lo circonda e che vive come se il tempo non passasse o gli scivolasse addosso, illudendosi che tutto rimanga sempre immobile, in una sorta di entropia irreversibile, non mi sembra interessare nessuno: gli immigrati, l’immigrazione. Mi ha spinto a queste riflessioni una lodevole iniziativa, avviata da non molto, dal locale circolo del Partito Democratico, riguardante lo svolgimento di un corso di lingua italiana per stranieri, che è sicuramente sconosciuta alla quasi totalità dei cittadini savianesi e che forse ha attirato l’attenzione (oltre che dei diretti interessati) solo delle forze dell’ordine, che si sono viste aggirare nei pressi dei locali adibiti allo scopo, probabilmente per garantire, come sempre, il pieno ed assoluto rispetto della legge nel nostro paese, che in questo caso dovrebbe essere quella sull’immigrazione clandestina, o, più semplicemente il codice penale, laddove tra i potenziali fruitori dell’attività si ipotizzasse la presenza di soggetti non del tutto avvezzi a rispettare la nostra legislazione. Infatti, anche a Saviano, lentamente ma inesorabilmente, un popolo, sì un popolo di stranieri ha scelto di vivere in queste terre, facendolo divenire il proprio paese d’elezione (inteso nel senso di “scelto”, non nel senso di “votazioni”, perché nessuno li pensa tali); quello in cui un arco più o meno lungo della loro esistenza si svolgerà, facendoli diventare a tutti gli effetti cittadini, savianesi. Sono oramai centinaia e provengono per lo più dall’est europeo, Ucraina innanzitutto, ma penso che non manchino altri provenienti dalla miriade di stati e staterelli sorti dopo il crollo dell’impero sovietico, incarnato da quella nazione che i più anziani ricordano ancora chiamarsi U.R.S.S. . Ma non mancano certo quelli di più antica immigrazione italiana, che provengono dall’Africa mediterranea, tra cui spiccano Marocco ed Egitto. Di sudamericani non credo ce ne siano ancora, eppure, per la notevole colonia di savianesi emigrati nelle Americhe, sarebbero forse quelli che più facilmente potrebbero integrarsi nella nostra cittadina. Per i savianesi, quelli indigeni per intenderci, sembra quasi che tutti questi concittadini non esistono. Tante famiglie li hanno in casa, tanti altri se ne servono per il lavoro che essi svolgono per le ditte locali, od anche per i lavoretti che fanno in proprio, a prezzi solitamente più bassi degli artigiani savianesi, eppure se ne dimenticano, quasi esistessero solo per quel lavoro che fanno e per quei momenti passati insieme. Il paese li vive non come stranieri, ma quasi come se non esistessero, come delle presenze eteree, trasparenti, eppure tanti di loro vivono qui da parecchi anni, hanno acquisito le nostre abitudini e le nostre usanze, buone e molto più spesso cattive. Molti hanno riunito le famiglie e sono presenti, non più come singoli clandestini, ma con mogli o mariti e, soprattutto, figli. I loro figli sono iscritti (lo spero) alle nostre scuole o a quelle dei paesi vicini, alcuni sono addirittura nati qui, realizzando quella naturale integrazione che è proprio dei giovani e dei fanciulli. Questi sì sono savianesi a tutti gli effetti, come i loro coetanei nati a Saviano. Eppure sembra che il paese non se ne sia ancora accorto. E questo non vale solo per la gente comune, che rintanata nel proprio proverbiale egoismo ed egocentrismo, pensa solo ai fatti propri e non intende guardare oltre un palmo dal proprio naso (a dir poco, la stragrande maggioranza), ma anche le istituzioni, la politica, la società….. (cosiddetta) civile. Nella mente dei nostri politici (sic) la realtà (guai a quelli che ancora parlano del problema) immigrazione, a Saviano semplicemente non esiste. Non se ne sente parlare, ne mi risulta che in atti ufficiali del nostro Comune, finanche in meri dibattiti o pubbliche dichiarazioni, mi sembra che si sia accennato alla presenza degli immigrati sul nostro territorio ed a ciò che si intenderebbe fare per la loro integrazione. Anzi, ho il timore che se qualche volta sono stati oggetto di considerazione, lo è stato per le loro potenziali negatività; per i presunti problemi che essi possono creare o pericoli che essi possano costituire. Perché è quasi automatica l’equazione criminalità, incremento dei furti soprattutto, con la presenza degli stranieri, soprattutto provenienti da quelle nazioni del vicino est europeo, che nel vissuto collettivo sono considerate fucine di soggetti poco raccomandabili (anche perché, purtroppo, i

CITTÀ CITTADINO CITTADINANZA ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142) fatti danno spesso ragione a chi nutre tale pregiudizio. Ma nessuno sembra porsi il problema in termini costruttivi, di rilevazione della effettiva consistenza migratoria a Saviano; della loro distribuzione sul territorio; della provenienza; della loro condizione di regolarità o di semiclandestinità; della presenza di famiglie e di minori; del loro livello di scolarizzazione e della iscrizione dei figli alle nostre scuole; del grado di conoscenza della nostra lingua (nel dubbio, dovrei dire delle nostre lingue); della loro religione e del modo con cui essi possono professarla; della tipologia di lavoro cui assolvono e di quanti, invece, sono disoccupati ed in cerca di occupazione o preferiscono vivere una vita fatta di espedienti e precarietà. Il censimento, che è in corso, servirà anche a questo? Quasi certamente no, o non del tutto, tenuto conto che molti di questi nostri acquisiti concittadini sono ancora irregolari e, perciò, non coinvolti nella mastodontica operazione statistica. Ma cosa ha fatto e, soprattutto cosa intende fare il Comune rispetto a questa realtà ? Ho il timore che la risposta possa essere: continuare ad ignorarla; far finta di niente, come se non esistesse. E le altre istituzioni, come le scuole e la chiesa ? Certo non avranno un apparato ed una missione generale come quella del municipio, ma come organismi

e-mail: vincenzo.ammirati@alice.it sociali savianesi, avrebbero anch’essi il dovere di interessarsi della questione e fare qualcosa perché si abbia questa conoscenza ed intraprendere successivamente delle iniziative per l’integrazione di questa parte delle popolazione di Saviano. La Proloco, le associazioni, i partiti e gli altri organismi operanti nel sociale dovrebbero e potrebbero fare anch’essi la propria parte e che, perché no, potrebbe essere anche di supplenza alle istituzioni che latitano sul problema. Ed attenzione a non pensare che gli immigrati possano essere solo un fonte di costi per il paese, perché se gli si consente di integrarsi completamente nella nostra realtà cittadina, saranno anche elettori e contribuenti, che, al pari dei savianesi doc, daranno una parte dei loro soldi al paese, oltre a richiedere servizi e diritti, che gli spettano per la scelta che hanno fatto di vivere qui. E non è detto che con le loro esperienze, culture, mentalità, stili di vita, diversi dai nostri, non possano portare quel valore aggiunto, quella ventata di novità, di diversità, che non potrebbe che fare bene a questo asfittico e sonnolento paesotto, che proprio non ne vuol sapere che da oltre un decennio siamo entrati in un nuovo secolo, addirittura in un nuovo millennio, insomma in una nuova epoca. ■

Immigrato ambulante col tipico carrettino in Via Tommaso Tufano, Sirico, mercoledi 23 giugno 2010

AB IMO PECTORE Giovanna De Sena

La scadenza istituzionale che ci porterà alle urne si avvicina, e intanto incontri, riunioni e appuntamenti hanno dato inizio alle danze… In pratica ci stanno di nuovo manipolando come prima e più di prima, e con un popolo di pecore, quale siamo, non poteva essere altrimenti. La “nobile” presenza di boriose altezzosità va di nuova in scena: si ripropongono per le nuove elezioni e noi, popolo di pecore belanti, senza dignità e senza spina dorsale come amebe mollicce pronte ad assumere la forma che ci chiedono, andremo in fila a riconfermare… Cari savianesi, proviamo a domandarci quanti politici conosciamo essere trasparenti, alla luce del sole, in faccia al popolo... Servizio a pagina 4■

ABUSO EDILIZIO Santolo Tafuro Nei casi più comuni, il reato dell’abuso-edilizio rappresenta la risposta a un problema o un’esigenza, che sommariamente e forse anche semplicisticamente, la comunità tenta di risolvere autonomamente, in quanto il quadro legislativo e soprattutto di pianificazione, non ha saputo dare un adeguata risposta… La cattiva pianificazione urbanistica, forse, a mio avviso, risulta essere la vera causa dell’abusoedilizio, perché produce piani non funzionali alle esigenze dei cittadini suoi abitanti…

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CON LO SGUARDO R I V O LT O A L F U T U R O Anna Franzese

UN PIAZZOLLESE SCRIVE A MARIO MONTI Felice Romano Egr. Prof. Monti, Presidente del Consiglio, A questo punto, i provvedimenti del Suo Esecutivo, sono una mortificazione delle virtù italiche e l’ esaltazione dei comportamenti peccaminosi dei parlamentari e governanti. La mannaia, calata su redditi e patrimoni, volta a colmare gli squilibri di bilancio, rispetta un canovaccio più volte rappresentato... Complice di queste ingiustizie sociali sono le leggi bizzarre, volte a complicare le cose semplici per favorire quelle classi tutelate da corporazioni e potenti ordini professionali che impongono la loro regola nelle stanze del potere… Lezioni tenute presso la mia “Università da marciapiede”, Signor Presidente, e non presso la Bocconi….

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DISEGNARE LA CITTÀ “NORMALE” Giuseppe ing. Napolitano

Il discorso del presidente della Repubblica rappresenta un momento di apertura delle istituzioni verso i cittadini… Il messaggio che Giorgio Napolitano, il presidente della nostra Italia, repubblica democratica fondata sul lavoro, ha rivolto ai suoi connazionali è stato una sorta di appello a rimboccarsi le maniche per uscire dal momento negativo che stanno vivendo…

A Saviano la perdita dell’alterità insieme a quella della moralità hanno prodotto un localismo clientelare che nel tempo ha sviluppato una Città non per l’uomo ma per i clientes. Da ciò ne è derivata la perdita di fiducia nelle Istituzioni e nella democrazia partecipata...

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ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142)

Lettera inviata alla Presidenza del Consiglio (03/01/2012).

DA PIAZZOLLA, UNA LETTERA PER MARIO MONTI Felice Romano gr. Prof. Monti, Presidente del Consiglio. A questo punto, i provvedimenti del Suo Esecutivo, sono una mortificazione delle virtù italiche e l’ esaltazione dei comportamenti peccaminosi dei parlamentari e governanti. La mannaia, calata su redditi e patrimoni, volta a colmare gli squilibri di bilancio, rispetta un canovaccio più volte rappresentato: introduzione di nuove imposte, maggiore pressione fiscale su ceti deboli, blocco delle rivalutazioni su redditi fissi, aumento di balzelli e tariffe, senza alcun accenno alle responsabilità delle alte intelligenze che l’hanno determinato. Prof. Monti, il bilancio italiano non ha problemi di entrate che, sebbene l’alta evasione, reggono, per tributo dei “soliti noti”, ma le “allegre uscite” e la mancata correlazione di queste ultime alle prime, crea quei buchi di bilancio che giustificano la Sua azione di “pronto soccorso”. È inutile riempire la botte senza turare la falla, soprattutto in presenza di bevitori che dopo bevuto hanno più sete di prima. Un ragioniere che procura ammanchi all’azienda, viene licenziato in tronco e accertate le sue responsabilità, condannato. A questa regola sfuggono politici e boiardi di Stato, responsabili della gestione dei conti dell’Azienda Italia. Perché esentarli da questo dovere? Perché non condannare il malcostume, la corruzione imperante nelle pubbliche amministrazioni, ristabilire il principio della “responsabilità naturale”, del chi “crea ammanchi, ripiana”? Criminali, ladri, strozzini, biscazzieri, funzionari infedeli, evasori vanno perseguiti e condannati e non fatti esibire come vittime innocenti, grazie a leggi che favoriscono l’illecito e la delinquenza. Dopo il crollo della Borsa, l’insostenibilità del differenziale di rendimento tra i BTP ed il Bund tedesco di riferimento, lo spettro del ripudio dei nostri titoli di Stato, diventati poco credibili, è difficile non essere d’accordo con Lei, sull’adozione di provvedimenti idonei a recuperare fiducia sui mercati, tuttavia qualche considerazione merita sottoporla alla Sua attenzione. Troppo facile, Signor Presidente, far soldi ed in fretta colpendo le fasce sociali più deboli ed indifese, la base di cittadini più numerosa e laboriosa, facilmente aggredibile perché fiscalmente già censita. L’inasprimento dell’IVA e delle accise sui carburanti comporta maggiori oneri per il consumatore, per effetto del principio della traslazione, ma rappresenta un affare per i commercianti, i quali trovano in esso l’attenuante per aumentare i prezzi, in misura superiore all’ imposta, considerato, anche, il maggior profitto, riveniente dal magazzino, adeguato ai prezzi correnti. L’aliquota IRPEF non è aumentata, ma è stata camuffata da addizionali regionali e comunali. Sarà applicata da Regioni e Comuni, per prestazioni di servizi spesso carenti, spese improduttive, prebende da destinare a pochi amici. La voragine contabile ha richiesto la reintroduzione dell’imposta sulla casa, “pesante” più di un macigno. Doveva essere proprio Lei, Prof. Monti, discendente di lavoratori emigrati, quella gente, “attratta dalla speranza di far fortuna altrove e tornar doviziosi”, secondo il Lombardo “don Lisander”, a dover imporre una tassazione odiosa, inconcepibile e perniciosa, sul bene al quale ogni buon padre di famiglia aspira? Il bene casa presuppone, per prima un Lavoro = sacrificio. Risparmio = ricchezza prodotta sottratta al consumo. Licenza edilizia, spese tecniche, oneri di urbanizzazione, pietre, magistero e manutenzione. Niente concesso gratuitamente e nessun incomodo per il Governo pronto a batter cassa avendo potere impositivo. In considerazione del circuito economico virtuoso innescato dalla casa, il proprietario dovrebbe essere apprezzato per la virtù esercitata di aver tolto allo Stato un’incombenza, al contrario, viene punito, dall’ingiusto e poco accorto legislatore italiano, da questo ulteriore gravame su quel bene primario, centro vitale dell’anima della persona e della famiglia. Troppo, Professore, troppo. Questa è davvero una vessazione malvagia, insopportabile. È sentimento di invidia per chi risparmia, un insulto alla morigeratez-

za delle persone, una ingiuria per chi silenziosamente lavora, non solito a fare sceneggiate di piazza. Al blocco delle rivalutazioni di salari, stipendi e pensioni non è seguito identico blocco di prezzi e tariffe su beni e servizi. Ancora acqua bollente sull’ustionato. I sacrifici possono essere richiesti quando legislatori e governanti sono i primi a dare l’esempio, di buone leggi, buon governo e buona amministrazione, non quando producono confusione sociale e dissesto finanziario e benefici di casta. Non è sufficiente, Sig. Presidente Monti, rinunciare all’appannaggio previsto per l’incarico occupato, è necessario dare una sensibile sforbiciata strutturale ai lauti stipendi di politici e quella pletora di boiardi e valletti che vivono alla loro ombra, ai loro benefici, alle liquidazioni stratosferiche, agli appannaggi di dirigenti di Enti pubblici, nazionali e locali, diventati macchine mangiasoldi, fonte di iniquità e disavanzo di bilancio. Non è possibile tollerare il comportamento ricattatorio di studi di professionisti e lavoratori autonomi, i quali incassano l’onorario senza rilasciare ricevuta, favoriti dalla non detraibilità fiscale delle medesime. Per il rilascio è applicata una maggiorazione che la rende antieconomica, il paziente considerato non gradito con invito a cambiare professionista. Caso identico per i farmaci, detraibili al 19%, come se il rimanente 81% e la franchigia di 129 euro, non derivi da reddito tassato, ma rubato. Complice di queste ingiustizie sociali sono le leggi bizzarre, volte a complicare le cose semplici per favorire quelle classi tutelate da corporazioni e potenti ordini professionali che impongono la loro regola nelle stanze del potere. Non è più tollerabile trattenere il contributo per la Sanità Nazionale su stipendi e pensioni e imporre altri balzelli su medicinali e prestazioni sanitarie, per la scellerata gestione delle Aziende Sanitarie Locali. È necessario un rigoroso controllo su appalti di opere e servizi degli enti e un rigoroso controllo sulle delibere dei consigli di amministrazione che consentono elevati parametri retributivi a primari, amministratori e funzionari del settore. Basta questo, signor Presidente, a suggerirLe un criterio tale da creare un conflitto di interessi fra prestazione e controprestazione, mediante la realizzazione di un sistema che contempli la detraibilità totale della cifra fatturata. In tal modo, si avrebbe: eliminazione del sommerso, non fatturato inesistente, bilanci più veritieri, percezione e senso di giustizia sociale per il contribuente, fisco coerente, in un sistema, non perfetto, ma più obiettivo. Lezioni tenute presso la mia “Università da marciapiede”, Signor Presidente, e non presso la Bocconi. Signor Presidente, finora nessuna manovra governativa ha garantito stabilità e nessuna merita di essere ricordata come esempio di rigore e buona amministrazione, ma solo espediente per imporre nuove imposte, dal risultato che il povero è rimasto tale, mentre il ricco ha incrementato le proprie ricchezze. Molti politici e parlamentari, amanti d’“azzeccagarbugli” furono detrattori della morale Spadolini ’82: “tetto alla spesa ed al debito pubblico”, esempio di buona amministrazione. Sostennero il decreto Amato, ’92, (prelievo del sei per mille su depositi), che “doveva far fare all’Italia un passo indietro e non in avanti rispetto al baratro al quale ci stavamo avviando”, esempio di inquietudine, insoddisfazione e cattiveria che ideò l’odiata ISI, trasformata in ICI, oggi, più pesantemente, IMU. Il fallimento di quella vessazione ci regalò la Seconda Repubblica, l’EURO pagato a lire 1936,27 e scambiato a 1.000: il resto è cronaca. Tutti provvedimenti detestabili finché il cittadino che lavora e non evade le tasse è chiamato a pagare mentre una classe dirigente, con poca lungimiranza dilapida, usurpa diritti ingiusti, produce debito, causa preoccupazione ed impoverimento della nazione. Dopo lo sfogo, Sig. Presidente, con molto dispiacere, mi creda, senza rancore, ma con rispetto alla saggezza della Sua persona, Le auguro che il trinomio, “rigore, equità, sviluppo”, si realizzi e anche il dolore che esso mi dà, nella visione di un futuro migliore, tramuto in amore, ma per favore, non si affretti a tassarlo. Nella speranza che la presente sia sottoposta alla Sua attenzione, Le auguro buon lavoro e Buon 2012 ■

Convegno sulle ECO-MAFIE del 17/12/2012

L’ABUSO EDILIZIO COME PROBLEMA SOCIALE Santolo Tafuro arlare di abuso edilizio, significa inquadrare una serie di problemi sociali che portano alla trasformazione del territorio. Intervenire nella casistica dei reati non è prerogativa dell’urbanistica, in quanto spetta alla magistratura penalizzare il reato dell’abusoedilizio , mentre la materia della pianificazione assume una ruolo a guardia del territorio attraverso gli strumenti di pianificazione, definiti dai piani urbanistici. Essendo la prerogativa della materia questa, (secondo il mio punto di vista), essa cerca di inquadrare più che la casistica del reato abuso, i fenomeni che hanno contribuito a produrlo e a dare una risposta alla soluzione del problema. Nei casi più comuni, il reato dell’abuso-edilizio rappresenta la risposta a un problema o un’esigenza, che sommariamente e forse anche semplicisticamente, la comunità tenta di risolvere autonomamente, in quanto il quadro legislativo e soprattutto di pianificazione, non ha saputo dare un adeguata risposta. La mancanza di interpretazione e studio del territorio sotto il profilo sociale, da parte della pianificazione, lascia spazio a problemi più ampi , che portano all’esasperazione del contesto urbanistico e soprattutto sociale . L’inadeguatezza del piano verso quel genius-loci, che dovrebbe essere il vero tema progettuale della pianificazione, in molti casi perde di vista la visione d’insieme del territorio, dotandolo di funzioni che vanno in contrapposizione con l’esigenza della comunità. In questo canale poi si inseriscono con, capillarità chirurgica le eco-mafie, che fanno dell’abuso-edilizio celato, il loro cavallo di battaglia, che in modo evidente stravolge il contesto urbano. La cattiva pianificazione urbanistica, forse, a mio avviso, risulta essere la vera causa dell’abuso-edilizio, perché produce piani non funzionali alle esigenze dei cittadini, che si sentono snaturati nel territorio e pertanto provano a farsi ascoltare .“ Non si può programmare e pianificare la città del domani …se non si ascoltano i suoi abitanti…”, cosi Oriol Bhoigas presentava negli anni 90 il piano per il WOTER-FRONT di Barcellona , che allo stato di fatto dell’epoca si presentava contaminato da baracche abusive, che distruggevano completamente la collina del mojiuic, e quindi l’immagine della città stessa. In quella occasione la sapiente politica amministrativa e la pianificazione, si posero a guardia del territorio , proponendo un piano che proponeva una visione unitaria del territorio, mediante una programmazione a medio e lungo termine, in cui le esigenze comuni erano il vero tema progettuale. Dove il binomio politica-urbanistica viene a mancare, si propone come alternativa al problema, l’abuso-edilizio che penalizza il contesto e quindi i cittadini, mediante gli eco-mostri ostacoli insormontabili che spesso e volentieri, attribuiscono al territorio funzioni incoerenti con la realtà. Per limitare l’abuso-edilizio ed evitare che le criminalità organizzate, prendano il sopravvento sulla gestione del territorio, bisogna proporre un modello di pianificazione, che proponga il benessere ambientale collettivo, al centro delle tematiche progettuali, dove l’amministrazione deve proporre un modus-operandi che guardi in modo costruttivo alla visione futura della città. Concludo dicendo che nell’interpretazione delle cause scatenanti l’abuso edilizio, si possano leggere gli errori della cattiva gestione e pianificazione del territorio, e da essi si possono talvolta estrapolare i temi di una programmazione nuova. ■

Gli amici di Obiettivo Saviano esprimono al Preside Antonio De Sena sensi di cordiale solidarietà per la perdita della cara consorte Professoressa Carla Vittoria Piscitelli.


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142)

Il Presidente della Repubblica nel consueto messaggio di auguri per il nuovo anno invita gli Italiani ad essere fiduciosi e a sperare nel futuro.

CON LO SGUARDO RIVOLTO AL FUTURO Anna Franzese inizio di un nuovo anno carica tutti di aspettative, di buoni propositi di natura diversa e dà ad ognuno la spinta a progettare un cambiamento nella propria vita affinché questa possa diventare in qualche modo migliore. Gli auguri che ci si scambiano in quella circostanza sembrano essere non un usuale rituale, sterile e freddo, ma l’occasione per infondere nell’altro con spirito sincero la consapevolezza che può riuscire veramente ad attuare ciò che in cuor suo ha programmato per dare una svolta positiva alla propria esistenza. Questo discorso ha una sua profonda valenza su più piani: sul piano individuale esso naturalmente è legittimo perché ciascuno di noi coltiva nell’intimo sogni per il futuro e spesso cerca delle strategie per realizzarli, su un piano più generale, a livello nazionale o addirittura internazionale, è valido quanto affermato dato che ogni nuovo anno induce le istituzioni a programmare delle politiche di miglioramento della vita dei cittadini dopo aver fatto un accurato bilancio di tutto quello che è stato precedentemente attuato. Non a caso la nostra vita può essere condotta in maniera serena e tranquilla e può essere indirizzata al miglioramento se ci sono delle risposte provenienti da piani più elevati, da parte di chi ha il potere di mettere in atto strategie di miglioramento del futuro. Anche questo nuovo anno ha avuto inizio con propositi di cambiamento e di risanamento, pensati da ciascuno individualmente per la propria vita e da coloro che reggono le sorti della nostra nazione per rimediare ad una situazione di crisi generale e diffusa in tutti i settori. Sia agli uni che agli altri è giunto l’augurio del presidente della Repubblica ad impegnarsi perché in effetti è sempre possibile risalire la china pur nelle più disperate situazioni. Il discorso del presidente della Repubblica rappresenta un momento di apertura delle istituzioni verso i cittadini. Simile ad un monologo in cui si esprimono dubbi, incertezze, speranze senza che ci sia un interlocutore pronto a controbattere, esso desta sempre l’attenzione di tutti coloro che aspettano di ascoltare le parole che il Presidente ha preparato per loro come se fossero spettatori di una delle migliori e più appassionanti rappresentazioni teatrali. Il messaggio che Giorgio Napolitano, il presidente della nostra Italia, repubblica democratica fondata sul lavoro, ha rivolto ai suoi connazionali è stato una sorta di appello a rimboccarsi le maniche per uscire dal momento negativo che stanno vivendo. Il quadro tracciato da colui

che rappresenta il nostro Paese assume tinte fosche anche se non è del tutto privo di qualche timido spiraglio di luce, che fa ben sperare nella ripresa. La crisi economica in cui l’Italia si dibatte non può essere certamente oscurata né trascurata: disoccupazione elevata, illegalità diffusa, aumento inarrestabile dei prezzi, debito pubblico sproporzionato, evasione fiscale sembrano far piombare tutti nello sconforto. Il nostro Presidente ha messo bene in evidenza tali aspetti negativi, delineandoli con il tono austero e severo del padre di famiglia che espone ai figli i problemi della casa, lasciandoli poi riflettere su quali sono i rimedi da attuare e che sembrano talora essere presenti nella disamina stessa del problema. Partendo infatti dalla dura realtà di una crisi economica e finanziaria in atto il Presidente in una parte del suo messaggio si è così espresso: «I nostri buoni del tesoro restano sotto attacco nei mercati finanziari, il debito pubblico che abbiamo accumulato nei decenni pesa come un macigno e ci costa tassi di interesse pericolosamente alti. Lo sforzo di risanamento del bilancio, culminato nell’ultimo così impegnativo decreto approvato giorni fa dal Parlamento, deve perciò essere portato avanti con rigore. Nessuna illusione possiamo farci a questo riguardo, ma siamo convinti che i frutti non mancheranno, i sacrifici non risulteranno inutili specie se l’economia riprenderà a crescere, il che dipende da adeguate scelte politiche ed imprenditoriali come da comportamenti diffusi improntati a laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e nazionale». È chiaro che l’Italia sta vivendo un periodo di seria difficoltà. Non lo ha negato neppure il Presidente della Repubblica, il quale però non è stato pessimista, ha invitato tutti a non dimenticare la storia del nostro Paese, a rivolgere il pensiero al passato, agli anni della ricostruzione indu-

DISEGNARE LA CITTÀ “NORMALE” Giuseppe ing. Napolitano ggi l’esigenza di allontanarsi dalla politica è forte per quanti non accettano certi compromessi, l’assenza di valori e, soprattutto, la corruzione. Qualche tempo fa scrivevo, proprio su questo giornale, che l’Italia di fondo è cattolica, quindi, l’individuo ha una morale da seguire chiara e precisa a cui è impossibile derogare, altrimenti è peccato. Invece, si assiste ad una dilagante mancanza sia dell’etica morale e civile e sia del senso delle Istituzioni che portano ad un individualismo esasperato in cui viene prima e solo l’interesse proprio rispetto a quello generale della Collettività. In sintesi, le coscienze risultano poco sensibili al costruire il bene comune e ciò genera l’attuale livello sociale, economico e politico raggiunto in Italia, in particolare, a Saviano. A Saviano la perdita dell’alterità insieme a quella della moralità hanno prodotto un localismo clientelare che nel tempo ha sviluppato una Città non per l’uomo ma per i clientes. Da ciò ne è derivata la perdita di fiducia nelle Istituzioni e nella democrazia partecipata causata non solo da inidonee norme o strutture ma, principalmente, dagli uomini che hanno amministrato in questi anni la cosa pubblica dimenticandosi del servizio a cui erano stati chiamati. Bisogna, quindi, rimediare e, innanzitutto, contribuire a creare prospettive future che educhino i Cittadini a preservare una Città che dovrebbe essere dell’uomo e per l’uomo. Ciò si otterrà costituendo una classe dirigente rinnovata e, soprattutto, qualificata, che sia in grado di guidare Saviano verso una nuova stagione politica e civile. Praticamente Saviano si dovrà dotare di un Consiglio Comu-

nale che risponda alle esigenze di tutti e costruisca il bene comune e pubblico per consegnare una Città “Normale” alle generazioni future. Una nuova fase della storia politica savianese chiama all’impegno ed alla partecipazione quanti si riconoscano nell’adozione di uno stile diverso di azione politicoamministrativa in modo da coltivare ed alimentare la “Speranza”, citata dal mio amico avvocato Simonelli sulle pagine di questo giornale. In tal senso, desidero, senza presunzioni, iniziare a disegnare il sogno della maggioranza dei savianesi realizzandolo con elementi quali il Restituire a tutti i Savianesi gli spazi della Città, perché sono convinto che un lampione costi meno e sia più presente di una volante, un bar aperto di notte sia la migliore centrale operativa, e chi chiacchiera, vive, beve, legge e mangia nello spazio pubblico sia la nostra naturale anti-ronda; il Garantire opportunità di studio e lavoro ai giovani, investendo sull’educazione e sugli insediamenti produttivi in luoghi dove attrarre risorse, progetti e nuove imprese; il Progettare la Saviano delle periferie promuovendo la cultura diffusa e il protagonismo di chi le rigenera; il Mantenere pubblici i beni comuni e i servizi come acqua, raccolta rifiuti e trasporti; il Preservare l’ambiente con azioni ecologiche semplici e mirate. Ecco il disegno in cui tutti si sentirebbero cittadini di una città italiana che faccia di conoscenza e sostenibilità le sue parole chiave e che la renda alle generazioni future come la città possibile perché “Normale”. 05 gennaio 2012 ■

striale dopo la liberazione della Penisola, agli anni ’70 quando si doveva debellare l’inflazione galoppante e l’insidia del terrorismo brigatista. I trascorsi della nostra Italia hanno sempre visto dopo la tempesta il sereno perché c’è sempre stato alla base di tutto lo slancio costruttivo dei lavoratori, di uomini e donne pronti al sacrificio. È proprio a loro che Napolitano si è rivolto cercando di spronarli a trovare l’energia necessaria ad un impegno proficuo, capace di far guardare oltre il buio in cui siamo finiti. Gli obiettivi ai quali puntare e da realizzare attraverso la valorizzazione di meriti e competenze sono, secondo il Presidente, la crescita unitaria del Nord e del Sud della nostra nazione, l’investimento nella ricerca e nelle infrastrutture, un’occupazione qualificata di uomini e donne. Il futuro dell’Italia deve essere costruito senza tralasciare però che la nostra nazione è parte di un tutto, la comunità europea, che deve essere parte attiva nella ripresa del nostro Paese e al cui potenziamento anche la penisola italiana deve certamente contribuire. Tale concetto è stato più volte sottolineato dal messaggio di Napolitano: «All’Italia tocca levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali. Occorrono senza ulteriori indugi scelte radicali e solidali per bloccare le pressioni speculative contro i titoli del debito di singoli Paesi come l’Italia perché il bersaglio è l’Europa ed europea deve essere la risposta, risposta in termini di stabilità finanziaria e rilancio dello sviluppo». Le parole di Napolitano, che hanno segnato la fine di un anno difficile e l’inizio di uno nuovo, risuonano ancora nelle menti di tutti gli Italiani. Questi devono fare leva sulla loro forza, devono essere fiduciosi e guardare al futuro in maniera speranzosa trovando nel passato della penisola gli esempi di riscatto sociale e di svolta della storia. Il nostro Paese vive sulla sua pelle la crisi economica, comprende anche se non sempre condivide le scelte attuate dal governo tecnico di Monti, che si è scelto di stabilire dopo la caduta del governo Berlusconi per evitare lo scontro elettorale che avrebbe ulteriormente danneggiato il Paese, e continua a sperare seguendo l’invito del suo presidente. Tutti gli Italiani infatti si augurano che il messaggio di Giorgio Napolitano si traduca in realtà effettiva e sono disposti ad impegnarsi perché la crisi cessi e non degeneri in un disastro. Il futuro resta tuttavia un enigma e spesso i sacrifici di uomini e donne comuni non sembrano trovare riconoscimenti nell’operato della politica, che a volte intraprende percorsi estranei al bene comune. Nonostante ciò è importante che ognuno di noi nel suo piccolo adotti uno stile di vita adatto ai tempi difficili che ci sovrastano, benché non vengano percepiti in tutti gli ambienti e in tutti i contesti sociali, e continui ad operare perché l’Italia riacquisti la sua dignità nazionale in campo europeo e mondiale. ■

PRESENTATO A LAURO IL XV NUMERO DI AGORÀ

Venerdi 30 dicembre 2011, presso l’Auditorium Comunale dell’ex Chiesa della Collegiata alla Via Municipio in Lauro è stato presentato il 15° numero del la rivista annuale Agorà edita dall’Associazione Pro Lauro. Hanno tenuto relazioni il Prof. Aniello Montano dell’Università di Salerno, l’ing. Domenico Capolongo e lo studioso Ferdinando Mercogliano. Ha presentato e coordinato il convegno l’avv. Pasquale Colucci Presidente della Pro Lauro. Gl’interessanti studi pubblicati nella rivista sono tutti pertinenti al ’600 nel Vallo di Lauro. Notevole il valore storiografico dei 14 saggi, che fanno di questo numero dell’autorevole rivista lauretana uno strumento di studio obbligato per la miglior conoscenza del contesto storico-politico del Vallo del XVII secolo. ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142)

AB IMO PECTORE Giovanna De Sena a scadenza istituzionale che ci porterà alle urne si avvicina, e intanto incontri, riunioni e appuntamenti hanno dato inizio alle danze. Uno, però, si aspetta che tutto questo avvenga nei luoghi deputati della politica: le sedi di partito, la piazza, insomma luoghi pubblici accessibili a tutti. Invece nel più “elegante” dei casi gli incontri avvengono presso le abitazioni private dei vari coordinatori di liste, e nel peggior dei casi essi si consumano, in qualche bar del circondario, tra un cornetto e un caffè. La politica è completamente evaporata ed ha dimenticato, nel suo dissolversi, che esiste un popolo che l’ha eletta. La grave dimenticanza ha assunto un grado di inaccettabilità meritevole, a mio avviso, di ribellione popolare. In pratica ci stanno di nuovo manipolando come prima e più di prima, e con un popolo di pecore, quali siamo, non poteva essere altrimenti. La “nobile” presenza di boriose altezzosità va di nuovo in scena: si ripropongono per le nuove elezioni e noi, popolo belante, senza dignità e senza spina dorsale come amebe mollicce pronte ad assumere la forma che ci chiedono, andremo in fila a riconfermare. Non ci sono scuse per il non agire pubblicamente e per non pubblicarsi, per non essere davanti al popolo. Amano agire nell’ombra, chiusi nelle amene e segrete stanze del potere; capaci di giustificare il tutto, compresa la loro viltà, la loro codardia, la loro illegalità, i loro sporchi giochi, i loro intrighi, i loro fangosi interessi, i loro vecchi complotti di sempre. Le fazioni ogni volta cambiano perché cambiano gli accordi e le poste in gioco. Ed è chiaro, dunque, che l’alleato scorso diviene oggi il nemico e viceversa. Con quale faccia riescano a farlo non saprei dirlo; con quale coraggio rientreranno nelle nostre case ad elemosinare il voto lo vedremo. Sono i protagonisti di sempre quelli che hanno portato il nostro paese a questa situazio-

ne, quelli i cui interessi non riguardano il nostro futuro, non riguardano i giovani, le donne, le famiglie. Ed hanno anche la faccia tosta di giustificare la loro candidatura adducendo che il nuovo che dovrebbe avanzare purtroppo non avanza, di fatti non c’è: “dove sono questi giovani, queste nuove leve?” Ed ecco che continuano a sacrificarsi loro, poverini! Il titolo dell’articolo, scelto non a caso, “Ab imo pectore” ossia “Dal profondo del cuore”, sta ad indicare l’accorato atteggiamento di chi vuole rivolgere un appello ai propri concittadini. Cari savianesi, proviamo a domandarci quanti politici conosciamo essere trasparenti, alla luce del sole, in faccia al popolo? E quanti, invece, ne conosciamo agire nascosti nell’ombra, senza interpellarci? La verità è che non siamo in grado di ribellarci, non sappiamo scendere in piazza e dire “BASTA”, “Non ne possiamo più di voi”, “Ci avete stancati restatevene a casa”. Ecco, questo è il grido unanime che dovrebbe nascere dalle nostre coscienze prima ancora di uscire dalle nostre bocche. Domandiamoci quante volte questi signori sono saliti al potere ed hanno determinato un cambiamento, si sono interessati dei problemi veri, reali del paese? Suvvia, lo sappiamo tutti che essi sono incompatibili anche con le regole minime dell’etica, della morale e della democrazia. Ognuno di noi elabora tra sé e sé i fatti, cerca spiegazioni, anela ad un cambiamento, peccato poi che ci si ferma all’elaborazione, all’analisi dei fatti senza passare all’azione, all’agire libero e civile. Siamo di fronte ad una classe politica vecchia e malridotta, pronta solo a cercare di capire su quale carrozzone aggrapparsi per assicurarsi la vittoria; non si curano d’altro, ignorano la realtà, non sono in grado di trovare soluzioni. L’unica vera preoccupazione allo stato attuale è capire con chi stare: con la formazione a cui sta lavorando Ferdinando Ambrosino e con quella di Carmine Sommese. E li vedi, andare di qua e di là freneticamente, con la paura di non essere tra i sedici. Altro non si sente dire: “Io sono dell’udc” “Ma tu non stavi con la Buglione”? “Ma Franzese ha fatto cadere l’amministrazione vuole fare il Sindaco”, “Sommese il sindaco ancora non ce l’ha”, “Paolo Russo ha indicato

Angelo Tufano capolista”, “ Angelo Tufano sta parlando con Ferdinando ma va alle riunioni di Sommese”, “Teodoro e Pacchiano non vogliono cedere la candidatura ai nipoti”, “Sommese ha problemi con i vecchi”, “Sommese candida il nipote ma non ha il capolista”, “Ciccio Cappiello con chi sta col PD o con Sommese?”, “Ferdinando mette la moglie”, “Franco Nardi non lo vuole nessuno”, “La Buglione che farà?”, “Il gemello sta con la Buglione”, “Perretta L. Ferrara A. e Sasso hanno tradito la Buglione”, “Sono uomini di Ferdinando fanno quello che decide lui” “E Lorenzo si candida?” “Mimmo Manzi vuole fare il Sindaco!!” “Mazzocca con chi sta?” “Il Pd farà le primarie” “Biagio Ciccone è uomo di Paolo Russo”… Non se ne può più! Che imbarazzo! Eppure io dico che, nonostante tutto questo movimento, nonostante il disordine proveniente da questa rumorosa e ambigua mischia, resto del parere che ci troviamo di fronte ad un muro fragile, marcio, quasi decomposto, perciò non ci vuole molto a buttarlo giù. Occorre l’impegno di tutti i cittadini affinché scendano in piazza e pubblicamente gridano il loro dissenso. Ci distingueremo solo se sapremo decidere il nostro futuro responsabilmente senza più farci riempire le nostre teste di quelle illusioni fugaci e corruttibili, sottilmente fabbricate da questi professionisti dell’inganno che ancora una volta in questa era della stupidità umana, giocano con le nostre debolezze. La battaglia deve iniziare nelle nostre teste e poi in piazza e ovunque. Adesso o mai più. Se poi qualcuno ha altre soluzioni le proponga. Magari davanti al popolo. Saviano non ha bisogno di “padroni di turno”, né di altre alchimie, ma di una presa di coscienza popolare, trasversale a tutte le componenti della società. Se crediamo in un processo di cambiamento che deve necessariamente avvenire, ciò accadrà solo nel momento in cui i più smetteranno di piangersi addosso affacciati alla finestra, e cominceranno seriamente ad agire perché con i tempi che corrono credo che non ci siano più scuse per nessuno. O noi occupiamo la Piazza o loro continueranno ad “occuparsi” di noi. ■

nosciuto di aver sbagliato”. E aggiunge: “La prescrizione di Bruxelles all'Italia di ridurre il 3 per cento all'anno (cioè 45 miliardi) del debito pubblico porterebbe al disastro totale”. Alfredo Ambrosino Altri hanno sottolineato che nel 2013 il nostro Paese centrerà l'obiettivo del pareggio di bilancio prona premessa. Mi ero imposto, anmesso all'UE,gran parte del merito sarà del che per sollecitazioni di amici di Governo Berlusconi che ha contribuito a resinistra, di lasciar correre perchè perire oltre 300 miliardi nelle ultime cinque “non vale la pena” replicare alle derive manovre. Insomma si vuol sottolineare che il dispregiative sistematiche che non sono risanamento della finanza era già stato avvianella cultura della sinistra democratica. to quando il Governo è stato commissariaEcco perchè mi limito a qualche breve to,con o senza le sollecitazioni di Frau Mernotazione. È vero, non mi rendo conto kel, cresciuta e formatasi nella Germania come si possa offendere una persona, comunista dell'Est. oltre tutto Capo di Governo, e definirlo Mentre noi oggi stiamo pagando il Nano, Macchietta, Piazzista e via elenprezzo di nuove tasse sulla casa, la luce, il cando. Eppure un giudice, il dott. Adriano gas, pedaggi autostradali, benzina etc, la Sansa, è stato condannato dalle Sezioni Casta difende i suoi privilegi. La polemica Riunite della Cassazione per aver definiinveste anche il Colle per una struttura di 120 to Berlusconi e i suoi Ministri “gaglioffi”. È stanze del palazzo, già residenza dei Papi, vero non mi rendo conto, perchè? Perchè con duemila dipendenti il cui costo è di oltre ho una concezione della persona umana 200 milioni l'anno. La Regina Elisabetta ne e della vita ben diversa; concezione che ha 300, il Re di Spagna 540, Barak Obama mi è stata trasmessa, in parte, anche 486. Altra Casta? Il CSM, il Consiglio Supedalla mia esperienza politica di militante riore della Magistratura, secondo una ricerca della Democrazia Cristiana. E poi si afferdi una giornalista costa ben 35 milioni l'anno. ma di essere Direttore “anche se non mi Esso è costituito da 26 consiglieri,di cui 16 rendo più conto di cosa”. Io invece ricortogati,con 243 dipendenti,di cui 20 autisti per do bene tutto; ricordo che per acquisire la 23 auto bleù riservate agli spostamenti dei qualifica di Direttore (oggi Dirigente) parConsiglieri. Il numero dei dipendenti dell'equitecipai ad un concorso nazionale a Rovalente francese è composto di undici ammima, con cinquemila concorrenti per una Saviano, Piazza Vittoria, anni ’60. Comizio del Presidente Giovanni Leone. In secondo piano da sinistra: nistrativi e tre autisti. Occorre dire però che le centinaia di posti. Lasciai Malta dove dottor Raffaele Allocca, Professor Giosuè Tafuro, Direttore Alfredo Ambrosino ■ funzioni non corrispondono al lavoro del noricoprivo la carica di Addetto Culturale stro Consiglio Superiore. presso l'Ambasciata d'Italia (Ambasciatore Dazzi) e mi the bell tolls”, traduco: Per chi suona la campana... il resto è Altre osservazioni di economisti confermano che lo cimentai in due prove scritte. La prima di Diritto ammininoto! Spread è dovuto al fatto che L'Europa è divisa;sarebbe strativo,la seconda di Pedagogia generale con riferimenti Andiamo oltre. Il Giornale di qualche giorno addietro pertanto opportuno seguire l'esempio americano,come alla filosofia di Gentile e al “Rapporto” di Kalinin, studioso titolava: Ancora un suicidio. E sono tredici. Si riferiva agli sosteneva anche G. Ferrara da Radio Londra. La Federal russo. L'ammissione alla prova orale mi fu trasmessa a imprenditori che si sono suicidati negli ultimi due mesi. Il Reserve (la Banca Centrale americana) mise a disposizioMalta e la sostenni, ricordo bene, al primo piano del Minifallimento di un'azienda,specie per un piccolo imprenditone delle banche e dei cittadini in difficoltà,al tasso dello stero della P.I., in viale Trastevere. re,è il fallimento della propria vita. Ebbene ottanta economi0,01 per cento,una cifra da capogiro soprattutto per favoriChiedo venia per aver esposto aspetti personali sti, dall'ex Ministro Rainer Masera,a Franco Palumbo dell'Ure le imprese. In Europa ciò non è stato possibile finora della mia esperienza professionale, ma ciò solo al fine di niversità di Napoli, al Prof. Gustavo Piga dell'Università di dalla B.C.E. per l'opposizione di Francia e Germania. Il sottolineare che non sono stato un “nominato”, come qualRoma e specializzatosi in USA, hanno criticato duramente i risultato sarà che l'intera Europa,e non soltanto l'Itache medico e Presidi di comune conoscenza. Infine, e provvedimenti del Governo Monti. Il Prof. Piga scrive: lia,andrà in recessione per meschine ragioni di bottega concludo la premessa, all'insultante “Ad Malora” rispon“Scegliere una manovra lacrime e sangue per l'Italia è una soprattutto da parte della Germania la quale sarà costretta do,da cristiano,augurando lunga vita e in buona salute follia,e quello che è accaduto alla Grecia lo dimostra. Da noi a grufolare tra gli avanzi per saziare i suoi appetiti. In quenella speranza che almeno ci siano risparmiate certe filanon soltanto il PIL è crollato ed il debito pubblico è peggiosto quadro le preoccupazioni restano molte e le speranze strocche... Tuttavia mi sovviene Hemingway: “For whom rato ma lo stesso Fondo Monetario Internazionale ha ricopoche. ■

2012: TRA PREOCCUPAZIONI E SPERANZE


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S a v i a n o M i g l i o r e

Inauguriamo una spazio su radici storiche e concause dello stato di prostrazione comune a tutto il meridione

L’APATIA DEL PAESE: UN MALE “ALL'ITALIANA”? Vincenzo D. G. aviano ormai è morto”, “I savianesi non si interessano del loro paese”, “Ormai sempre i soliti saranno eletti”. Basta passeggiare un po’ per il paese o trascorrere un po’ di tempo la domenica mattina in piazza o fuori ad un bar per ascoltare frasi di questo tipo. Ma perché? Cosa c’è dietro? Da dove si è partiti? Subito viene da pensare che la cattiva amministrazione fa allontanare il cittadino dalla politica, che gli interessi di pochi prendono il sopravvento su quelli della collettività. E se fosse colpa dell’unità d’Italia? Come dell’unità d’Italia? Ma se l’unità d’Italia ci ha resi tutti fratelli e consapevoli della nostra potenza, perché mai dovrebbe farci allontanare dalla vita politica del paese? E pure questa potrebbe essere una delle cause... Qualche anno fa (circa 150), l’allora Regno delle due Sicilie (di cui Saviano faceva parte) aveva un’economia tra le più floride d’Europa. Nel 1839 era già stata fatta la prima ferrovia (Napoli-Portici) e si sfruttò la presenza del mare per il commercio, creando un porto crocevia per gli scambi con tutti i paesi del mediterraneo. La manodopera presente era tra le migliori (seconda solo a quella britannica che aveva avviato l’industrializzazione alcuni decenni prima), le banche erano così solide da attrarre investitori da tutta Europa, l’agricoltura era tra i settori più floridi di tutto il mediterraneo. Però c’erano i briganti. E i “fratelli” piemontesi (che erano informatissimi) non potevano permettere questi soprusi. E presero così a cuore il problema che decisero di venirci a liberare. Vennero con un gruppetto di “amici” (forse mille, con camicia rossa!) e, per il bene di tutti, cominciarono ad occupare e bruciare case e ad uccidere questi cattivi che ci assediavano da anni. Si tratta, naturalmente, di una semplificazione provocatoria per un tema ampio, complesso e spesso contro-

verso, cui sarà dedicato il giusto spazio nei prossimi appuntamenti. Ma, giusto per dare un’idea ai fini che ora c'interessano, in seguito a quel periodo cominciò il fenomeno dell’emigrazione, fino ad allora sconosciuto al sud. E, da allora, quanti sono stati i finanziamenti strutturali a favore del sud? Pochi, troppo pochi. Del resto c’era da far allineare i nostri “fratelli” del nord al resto d’Europa, non si poteva pensare al sud, che già era stato aiutato uccidendo i briganti che lo assediavano da secoli. E gli abitanti del sud furono tassati per recuperare le spese della guerra fatta per la loro (??) liberazione. E ogni tanto in queste zone venivano mandati dei sussidi economici (allora come ora!) per aiutare questi poverelli che erano incapaci di produrre. E a quel punto contava poco se eri di Saviano, di Palermo, di Bari o di Reggio Calabria: eri meridionale! E col passar del tempo, per forza di cose, ti portano alla convinzione che sei inferiore, che i tuoi amministratori non sono capaci, che non riesci a reggere il passo del nord sviluppato nonostante gli aiuti (??) che ricevi da 150 anni; che i milanesi, i veronesi, i torinesi devono rinunciare ai loro servizi per mandarti soldi che tu sprecherai (come se i fondi al sud arrivassero dal nord e non da Roma!). In pratica ti convincono che è inutile impegnarsi, che le cose non possono cambiare perché sei inferiore. E i politici locali, in tutto questo, stanno a guardare? Nella migliore delle ipotesi, se appartengono a partiti, devono eseguire gli ordini di “scuderia” se no la prossima volta saranno tagliati fuori. Se non sono legati a partiti, un po’ per sé devono pensare, se no che vanno a perdere tempo? E il savianese (meridionale)? Sta a guardare! Perché da un lato pensa di essere “oggettivamente” inferiore al suo fratello della Brianza che non butta le carte a terra ed ha le

strade asfaltate e, dall’altro, pensa che è inutile interessarsi del suo paese perché nulla può cambiare e che, in fondo, se li merita questi “cattivi” amministratori. Ma, allora, il sindaco di Salerno è torinese? O forse Angelo Vassallo era di Verona? Prendere consapevolezza che le cose si possono cambiare solo partecipando ed impegnandosi attivamente è fondamentale. “Surge, piger” (“Risvegliati, o pigro!”), scritta che compare sul campanile in piazza Vittoria, è un’esortazione abbastanza eloquente. E quando fu scritta non c’era il problema del “frasso” o degli allagamenti, né il comune era commissariato: ma eravamo già meridionali. Svegliamoci, siamo savianesi non meridionali! Il governo nazionale non ci aiuterà mai, men che meno in questo periodo di crisi economica. C’è bisogno del cuore e della volontà di cambiare. Ma se i laureati savianesi continuano ad andare via sarà inutile. E i loro genitori, poi, sono i primi a dire che le cose qua non cambieranno mai. Ma chi le dovrebbe cambiare? Il paese esprime tante potenzialità, molte di più di quelle che offre il nord che ha bisogno dei laureati del sud per andare avanti. Tra qualche mese la cittadinanza sarà chiamata attivamente ad esprimere una preferenza: che fare? Si assisterà al solito valzer delle candidature con alleanze più o meno note. Per fortuna, a sentirli parlare, hanno tutti a cuore il bene del paese e la voglia di rinnovamento: stiamo a posto! Ma assicuriamoci, quanto meno, che chi ci governerà si senta savianese, sperando che si sentano savianesi e non meridionali (l’ho già detto?) anche quelli che lo voteranno. ■

Come, quanti e perché…

GLI INCARICHI COMUNALI Alessandro Amato incarico è un atto di giunta o d’ufficio che prevede l’affidamento, ad un professionista, di determinate funzioni speciali per le quali si richiede una determinata specializzazione. Ci sono due modi per dare l’incarico: 1. Esterno – cioè dare mandato per una precisa mansione, ma come semplice prestazione di servizio privata, corrisposta dietro giusta fattura; L’affidamento prevede una gara pubblica; 2 Intuitu personæ – tale formula prevede l’assunzione con contratto a tempo determinato che scade nel momento in cui la Giunta Comunale o il commissario Prefettizio decade dalle sue funzioni (o per fine mandato o per scioglimento della giunta); l’affidamento dell’incarico è diretto, cioè la giunta (o il commissario) nomina direttamente la persona senza alcun tipo di preselezione, ma per conoscenza diretta. Rapportiamo la cosa al Comune di Saviano, analizzando l’ultimo anno di gestione (2011). Durante l’anno il Comune ha dato circa 6 mandati, di cui cinque fatti dal Commissario Prefettizio e uno dall’ufficio tecnico. Il primo incarico è stato dato per “intuitu personae”, part-time, ad un funzionario amministrativo (Decreto Commissariale n. 12 del 30/06/2011). Tale funzione si riferisce al sostituto del Commissario, quindi ci sta che si nomini una persona della quale ci si fida come persona e come professionista. Il secondo affidamento avviene sempre per “intuitu personae”, part-time (Decreto Commissariale n. 16 del 09/08/2011) presso l’ufficio tecnico. Viene nominato un giovane tecnico di 30 anni (molto giovane per essere specialista nel mestiere), tenendo presente che la legge prevede che tali incarichi siano affidati con la sola qualifica di Dirigente, proprio perché vengono ritenuti di alta responsabilità. Tali procedure sono alquanto discutibili se si fa riferimento ad una sentenza del TAR della Puglia (LA SENTENZA del T.A. R. Puglia, Sez. Lecce, Sez. II, n. 494/2007), il quale afferma che, in base a quanto stabilito dall'art. 32 del c.d. decreto Bersani del luglio 2006, il conferimento di incarichi di collaborazione esterna da parte delle P.A. deve avvenire previo esperimento di procedure paraselettive e non già in base alla sola valutazione di idoneità del prescelto e che, quindi, non si tratta di incarichi che possano essere conferiti intuitu personae.

Terzo incarico, questa volta esterno sempre presso l’UTC (devono aver molte cose da fare in questo ufficio…), come per legge viene fatto un bando pubblico, pubblicato il 09/08/2011 con scadenza per il 29/08/2011 (periodo feriale, mah…!). Grazie all’intervento dell’Associazione Savianomigliore, la scadenza del bando viene prorogata al 15/09/2011. Una voltA ricevute più di dieci offerte, si passa all’aggiudicazione, ma tale procedura non viene fatta in modo trasparente, infatti viene pubblicato direttamente il Decreto di affidamento Commissariale n. 18 del 22/09/2011, in cui si legge che tale incarico è stato assegnato, senza pubblicare la dovuta graduatoria; procedura al quanto discutibile, non tanto per la nomina ma per il modus-operandi. Oltre al fatto che, una volta affidato l’incarico, lo stesso è stato modificato da pubblico a privato perché il tecnico era iscritto all’albo degli ingegneri e l’assunzione comportava la cancellazione dall’ente previdenziale preposto (vedi Delibera del Commissario n. 30 del 10/11/2011). Riflettendoci, ma è normale che se un aggiudicatario di gara richieda il cambio di contratto perché altrimenti può “determinare delle problematiche di gestione previdenziale con il proprio istituto di cassa e previdenza (INARCASSA)”, l’ente invece di sostituirlo con il secondo non eletto, cambia il contratto? Il quarto incarico, sempre fatto dal Commissario, viene dato in modo esterno per “consulenza, assistenza stragiudiziale e giudiziale” ad un avvocato di Camposano (il Commissario Prefettizio prima era in servizio proprio a Camposano). Nella Delibera n. 12 del 13/09/2011 si evince che tale incarico è stato dato a tale avvocato per la “fiducia che questo Commissario nutre nella professionalità della dottoressa”. Nel merito ha fatto bene per le esose spese legali che il Comune pagava, ma nella procedura mancano dei passaggi. Infatti, come si evince dal parere della Corte dei Conti n. 07/2009/par, un Comune per avviare la procedura di aggiudicazione di un incarico legale deve predisporre un apposita gara con almeno 5 offerte, osservando i principi generali di “trasparenza, pubblicità ed apertura alla libera concorrenza”. Ad avvalorare tale “parere” è anche il TAR Campania (sentenza n. 4855/2008 Sez. II) che annulla una delibera del Comune di Barano di Ischia che aveva deliberato l’incarico di patrocinio e consulenza legale ad un professionista

esterno, perché è stato “rilevato che i suddetti principi risultano recepiti dall'art. 7 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, nel testo novellato dall'art. 32 del d.l. 4 luglio 2006, n. 223, convertito con l. 4 agosto 2006 n. 248, al comma 6-bis (inserito dal suddetto c.d. decreto Bersani) stabilisce: Le amministrazioni pubbliche disciplinano e rendono pubbliche, secondo i propri ordinamenti, procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione"; Quinto Incarico. Sempre riferito all’UTC (Mamma mia, manco stessero progettando il ponte sullo stretto) e richiesto dal responsabile dell’ufficio tecnico. Un bando anomalo (non illegittimo), qualcuno lo ha definito “su misura” etichettando il Comune come “Antica Sartoria”. Infatti leggendolo, di anomalia se ne trovano, in quanto per tale incarico della durata di 13 mesi (rinnovabili, alla Totò) a 1.200 euro mensili, si richiedeva un esperienza nella Pubblica Amministrazione di almeno 15 anni. Ora, se una persona lavora in un Comune per 15 anni vuol dire che è assunto con contratto a Tempo indeterminato, ma secondo voi chi può partecipare ad un bando simile, licenziandosi dal precedente incarico? Nessuno. La cosa più eclatante di questo Avviso Pubblico non è nemmeno la sua forma, ma il suo obiettivo. Infatti un bando uguale è stato fatto ad aprile 2011, per il quale si ricevette una sola offerta, guarda caso di un ex dipendente all’UTC del Comune di Saviano andato in pensione 2/3 mesi prima… Come unico offerente gli fu dato l’incarico, ma “purtroppo” con la caduta della Giunta è decaduto anche il suo mandato. I risultati di questo bando non sono ancora stati pubblicati e non ne ho notizie, ma ho la sensazione di sapere già chi è il vincitore… Il sesto incarico è stato dato a fine d’anno ad un tecnico di Faiano (SA) per la “progettazione del piano di raccolta differenziata con avvio del sistema integrato”. L’affidamento non è motivato, si dice solo che “lo si individua in quanto figura specifica dal cui curriculum vitæ è possibile evincere i precedenti rapporti con altri Enti Locali per lo stesso lavoro”. Tale incarico, richiesto dalla Commissaria con nota prot. 17362 del 20/12/2011, e affidata dal segretario generale con determina n. 792 del 21/12/2011 (c’hanno messo un giorno per trovarlo, deve essere proprio famoso sto tecnico!!), costa alle casse del Comune € 20.000,00, oltre oneri riflessi. Nel complesso tali incarichi costano e costeranno al Comune circa 130.000,00 euro (compreso oneri previdenziali e assicurativi) e nemmeno un euro viene destinato ai giovani laureati savianesi che potrebbero fare molto meglio il lavoro (perché ci metterebbero il cuore), magari anche ad un minor costo. ■


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Breve presentazione di una della delle commissioni più vitali in cui si è articolata l'associazione SavianoMigliore

LA COMMISSIONE EVENTI Michela F. ol rinomato evento “Saviano sirimetteinmarcia”, del 13/11/2011, tenuto per l’esondazione dei reggi lagni a Saviano, l’associazione “SavianoMigliore” ha presentato anche il suo “gruppo” eventi. Quest’ultimo ha dato anima alla manifestazione nei minimi dettagli, dagli striscioni alle lampade cinesi, dai fischietti alle locandine pubblicitarie e per finire anche la targa posta nel luogo delle esondazioni: in parole povere, si tratta delle persone che hanno fatto si che quest’evento in soli tre giorni venisse materialmente organizzato. Insieme lavoriamo per realizzare qualcosa di buono per l’associazio-

ne e per il nostro “amato paese”, dando vita a piccoli progetti che ci permettano di coinvolgere non solo noi stessi dell’associazione, ma anche la cittadinanza tutta. Non abbiamo secondi scopi ne fini di lucro, lavoriamo per noi, per gli altri e soprattutto per il nostro paese; vogliamo dare voce a Saviano, una voce nuova e squillante! Abbiamo buoni propositi anche per il ben arrivato 2012, progetti da realizzare insieme con la partecipazione anche dei cittadini. Eventi per spronare le persone, per fare di più. Con l’avvento del nuovo anno, infatti, i vari progetti

S a v i a n o M i g l i o r e del gruppo verranno presto sviluppati per dare modo alle persone di conoscerci meglio e di interagire con noi. Stiamo organizzando, in particolare, un evento che riguarda i bambini, per dare modo a loro di giocare, divertirsi ed apprendere la raccolta differenziata; un altro che riguarda gli anziani, per far capire loro che non sono soli e che noi giovani possiamo divertirci con loro. Altri eventi, ancora, sono in cantiere: presto ne sentirete parlare! Insomma la “commissione eventi” e’ un biglietto da visita per l’associazione, qualcosa in cui identificarsi e credere per rendere il nostro futuro un po’ più piacevole e per crearci nuove prospettive! I membri del gruppo sono: Michela Fabozzi, Domenico Fabozzi, Rosa Carrella, Teresa Scotti, Domenico Alfieri, Vita Toscano, Gabriele Ambrosino, Mena Tafuro, Giuseppe Tufano, Francesco Caccavale, Patrizio de Simone. ■

CANONE TV, ESONERO E RIMBORSO PER GLI OVER 75 Alessio Vincenzo Aria uone notizie sul fronte del risparmio per coloro che hanno compiuto 75 anni di età, se in possesso di determinati requisiti, possono chiedere l’esenzione dal pagamento del canone Rai. Il beneficio è stato introdotto dalla Finanziaria 2008 (articolo 1, comma 132, legge 244/2007) a favore dei contribuenti con limitate disponibilità economiche e può essere applicato dal 2008. Per beneficiare dell’agevolazione bisogna aver compiuto 75 anni entro le scadenze previste per il pagamento del canone Rai, ossia il 31 gennaio (per l’intero importo) e 31 luglio (II semestre, per coloro che pagano il canone in due rate). L’esonero è previsto per il canone relativo alla televisione della casa di residenza. Proseguendo con i requisiti, il reddito del richiedente, sommato al reddito del coniuge convivente, non deve essere stato superiore a 6.713,98 euro nell’anno precedente a quello per cui si chiede l’esonero. Nella casa, inoltre, non devono abitare altri titolari di reddito proprio. Soddisfatti questi presupposti essenziali, ecco le voci da includere nel calcolo complessivo: ►la somma degli imponibili risultanti dalla dichiarazione dei redditi dell’interessato e del coniuge o dal Cud (per chi non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi), relativi all’anno precedente a quello per cui si chiede l’esonero dal pagamento

►i redditi soggetti a imposta sostituiva o ritenuta a titolo di imposta, come ad esempio gli interessi maturati su depositi bancari e postali, Bot, Cct e altri titoli di Stato e utili derivanti da quote di investimenti ►retribuzioni corrisposte da organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e da quelli centrali della Chiesa cattolica ►i redditi di fonte estera non tassati in Italia. Viceversa, rimangono fuori dal conto totale: ►i redditi che non scontano l’Irpef, come le pensioni di guerra, le rendite Inail, le pensioni di invalidità civile ►il reddito della casa principale e delle relative pertinenze ►i redditi soggetti a tassazione separata. Per l’esenzione deve essere presentata una dichiarazione sostitutiva che attesti il possesso dei requisiti. Il modello compilato va presentato agli uffici locali o territoriali dell’Agenzia delle Entrate o spedito con raccomandata senza busta, insieme alla fotocopia del documento di identità, all’Agenzia delle Entrate – Ufficio Torino 1 S.A.T. – Sportello abbonamenti Tv – 00121 – Torino. Il modulo da utilizzare, disponibile sul sito internet delle Entrate, nella sezione “Modelli”, è quello allegato alla circolare 46/E del 20 settembre, che chiarisce quali sono le modalità di accesso al beneficio.

I termini di consegna o spedizione della dichiarazione, nell’ipotesi di primo accesso all’agevolazione, sono il 30 aprile dell’anno di riferimento per il primo semestre, il 31 luglio per il secondo. Lo stesso modello deve essere compilato anche dagli ultrasettantacinquenni che hanno versato il canone nel periodo 2008/2011, pur potendo godere dell’esenzione per aver raggiunto i requisiti, sempre al 31 gennaio di ogni anno. In quest’ultimo caso, il modello affianca una richiesta di rimborso, anche questo modello è reperibile come quello per la richiesta di esonero. La restituzione del canone avverrà, in contanti, presso gli uffici postali. La dichiarazione non deve essere rinnovata ogni anno e, chi attiva per la prima volta l’abbonamento alla tv di Stato, ha tempo 60 giorni per chiedere l’esonero dal canone dalla data in cui dovrebbe effettuare il pagamento. Attenzione però, chi non paga, ma non ha le carte in regola per usufruire dell’agevolazione, sconta una sanzione amministrativa compresa tra i 500 e i 2mila euro per ciascun anno evaso, oltre al pagamento del canone dovuto e degli interessi maturati. Le dichiarazioni mendaci, inoltre, sono sottoposte alle sanzioni penali previste dall’articolo 76 del Dpr 445/2000. ■

«La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità» (Plutarco)

OBIETTIVO SAVIANO

L’ATTACCO DI PANICO È UNA REAZIONE NATURALE!

Periodico di Informazione e Cultura edito dall’Associazione “Obiettivo Saviano” onlus, Via degli Orti, Saviano (NA). Autorizzazione del Tribunale di Nola N°550 del 22/06/1995. Direttore Responsabile Vincenzo Ammirati Posta elettronica: vincenzo.ammirati@alice.it

Dott. Salvatore Allocca * a conoscenza è un momento fondamentale di un percorso per liberarsi dalle proprie paure e anche da quella di avere un attacco di panico. Tutto quello che è ignoto alla nostra mente spaventa molto di più ecco perché è importante comprendere veramente quello che succede dentro di noi. L’ansia è una delle cose che spaventa molto ed è per questo che è importante conoscerne le dinamiche fisiche e psichiche. Non sempre l’ansia è nociva però chi ha avuto un attacco di panico crede il contrario e a ogni minima percezione di alcuni segnali corporei si allarma. Immaginiamo una persona che si trova in una situazione di grande pericolo per la propria vita. Certamente, essendo molto spaventata, inizierà a correre per cercare di mettersi in salvo. In quel momento il suo cervello, avverte il pericolo e, in pochi istanti, prepara, attraverso un meccanismo automatico, tutto l’organismo, ad un’azione particolare che si definisce “risposta di attacco o fuga”. In cosa consiste questa reazione di attacco o fuga? La risposta di attacco o fuga, inizia ogni volta che si è in preda ad un vero e proprio attacco di panico: il respiro diventa più frequente, ampliando, in tal modo, la disponibilità di ossigeno nei muscoli; anche il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna aumentano proprio per permettere il trasporto dell’ossigeno e dare maggiore nutrimento ai muscoli; spesso la faccia diventa bianca perché il sangue affluisce ad altri organi preposti all’azione di attacco o fuga; per prepararsi al surriscaldamento dell’organismo, la temperatura del corpo sale e si comincia a sudare; la bocca diventa secca e possono esserci sensazioni di nausea o di “nodo allo stomaco”; viene liberato nel sangue dello zucchero che serve a fornire maggiore energia; la mente diventa più vigi-

le e si concentra sul pericolo per cercare di evitarlo o di affrontarlo e tutto il resto passa in secondo piano. Questa reazione è una risposta naturale che appartiene al modo animale e che serve proprio per mettersi in salvo o, nel caso in cui la fuga sia impossibile, rendere più efficiente l’attacco e salvare la propria vita. La natura dell’ansia è utile quando bisogna affrontare un esame o una situazione molto impegnativa, in quei momenti si genera una maggiore attivazione fisica e psichica e grazie ad essa che migliora la preparazione al compito da svolgere, dando il meglio di sé. Le persone che soffrono di attacco di panico temono anche l’ansia di lieve entità e cercano in tutti i modi di evitarla perché credono che cresca e perdano, quindi, il controllo di sé. Provano l’impulso a fuggire o si concentrano solo sui sintomi dell’ansia, riducendo la loro prestazione. Purtroppo hanno paura anche dell’ansia utile proprio quella che aumenterebbe le loro capacità. La risposta di attacco o fuga appartiene ai comportanti adeguati in alcune situazioni di pericolo, infatti, era molto utile ai nostri antenati quando vivevano circondati da predatori e pericoli vari. Questo meccanismo di difesa può essere dannoso quando si innesca in momenti non adeguati generando, in tal modo, allarme in tutta la persona. Quando avvertiamo una sensazione di mancanza d’aria, nausea, calore o tensione muscolare, dobbiamo essere consapevoli che possono essere segnali partiti da una risposta dell’organismo che sarebbe utile se dovessimo fuggire o combattere, ma nel caso in cui non esiste un reale pericolo, è solo una reazione esagerata e inadeguata. L’attacco di panico è una risposta giusta in un momento sbagliato, cioè arriva in assenza di un vero percolo esterno.

L a trad izio n e s i rin n o v a: M A IE TTA E M P O R I O IL T U O N E G O Z IO D A T R E G E N E R A Z IO N I B iancheria-M erc eria M aglieria- Intim o B ijou tteria-P ro fu m iP elletteria

V ia Na zario S a uro (S A VIA NO ) Do ve o gn i nuo vo ac q uis to è la c o nferma d i u na F id uc ia An tic a.

Redazione: G. Ambrosino, F. Cappiello, Giovanna De Sena, F. Falco, G. Fedele, Anna Franzese, Anna Pia Franzese, A. Romano, P. Trocchia, V. Trocchia. Diffusione: E. Caccavale, D. Fabozzi, A. Iervolino, L. Liguori, P. Mirra, A. Napolitano, F. Simonetti. Elaborazione computerizzata a cura della Direzione, con la collaborazione dei cugini Antonio & Antonio Simonetti, e Paola Ammirati. Soluzione grafica dei caratteri di testa di Felix Policastro. Collaborazione aperta a tutti a titolo di volontariato gratuito che esclude l’instaurarsi di qualsiasi rapporto di lavoro. Gli scritti pubblicati riflettono l’opinione dei rispettivi autori, dei quali son le relative responsabilità rispetto alla legge. Conformemente allo spirito dello Statuto associativo, il giornale è espressione d’attività culturale di natura non commerciale: offerte volontarie provenienti da lettori durante la sua distribuzione s’intendono a titolo di solidarietà ed esclusivamente come contributo per le spese di produzione. Stampato dalla Tipolitografia Meo - Saviano (NA) L’attacco di panico è veramente una risposta naturale, il punto è che non esiste un vero pericolo se non quello immaginato! È importante, quindi, saper riconoscere questi “falsi allarmi”, solo così si potrà acquisire un maggior autocontrollo di sé e delle proprie sensazioni.

* Psicologo Clinico, Specializzato in Psicoterapia Cognitivo-comportamentale, Counseling, Tecniche di rilassamento e Ipnosi terapia - mail: dr.allocca@libero.it ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142)

IL PIACERE DELLA PIAZZA E DELL’INCONTRO Francisco Ambrosino (Bolívar) a piazza. Da sempre luogo deputato all’incontro, allo scambio di saluti o all’inciucio tra coetanei e trapassati, tra amici e nemici, tra avversari in campo amoroso e politico. Quante decisioni sono state prese stando seduti a un tavolo con davanti un buon caffè bollente e una sigaretta appena estratta dal pacchetto ancora imbustato adiacente al bar rinomato? O davanti a una buona granita nel pieno della calura estiva? La piazza, il centro del paese, ma anche crocevia di auto e biciclette, luogo di passaggio per altri tipi di mezzi. La piazza come simbolo di incontro e ripartenza, luogo di ricordi e di adunate politiche. Monumento ai caduti e targhe ricordo. Veterani, repubblichini e partigiani. Luogo di sparatorie e inseguimenti. E di commemorazioni: il 4 novembre e il 25 aprile. Oppressione e libertà. Colombi che svolazzano su e giù, appollaiati sui cavi o sui cornicioni, inarrivabili, lassù, pronti a scrutare e a osservare le fattezze degli umani. Cani e gatti in cerca di carezze. Signore eleganti e ingioiellate appena uscite dal luogo sacro per antonomasia con appresso nipotini e figlioletti, la domenica mattina così come nel tardo pomeriggio; uomini d’altri tempi appoggiati al fido bastone come ultimo compagno del viaggio terreno prima della tappa forzata; ragazzi e dolci fanciulle che approfittano della piazza per scambiarsi un bacio furtivo o per litigare per l’ultimo messaggio sms ricevuto e non piaciuto o che ha lasciato spazio a dubbi e incertezze. La piazza vista come il ritrovo per discutere di programmi politici e culturali. Posto privilegiato per sindaci in odor di camorra o di preti in odor di scomunica. Luogo e non luogo per vergini e puttane. Ma anche posto per gente che dalla vita non vuole più nulla. Che ha già dato e non ricevuto. La piazza che ancora resiste, nonostante la tecnologia si sia impossessata di tutti noi, nonostante Facebook e Twitter, nonostante sia chiaro e lampante oramai che siamo tutti spiati e pedinati. Tutti partecipi involontari e

senza gloria di un Grande Fratello di orwelliana memoria. Schedati elettronicamente. La piazza come luogo per approfittare di una giornata di sole nel mezzo dell’inverno. La piazza da gustare anche nel bel mezzo della settimana, tra pioggia e vento, ma anche tra caldo e afa, tra ombre e ricordi di un tempo andato per qualcuno, luogo dal quale far ripartire la mente per progettare programmi futuri, per qualcun altro. Per tutti: tappa obbligata, volenti o nolenti. “Ci vediamo in piazza” è forse una delle espressioni più vecchie, più usate e abusate da sempre, fin dalla notte degli avi, da quando i primi architetti intuirono l’importanza di costruire il luogo strategico per antonomasia. Luogo di civiltà e apparenza, di finzioni, di bellimbusti in giacca e cravatta; posto ideale per far bella foggia di sé o per esibire l’ultimo capo acquistato nel negozio più in del momento; luogo idilliaco per lo scambio di auguri religiosi e laici ma anche per confessare segreti reconditi. Luogo di tradimenti e sconfessioni, di invidie e gelosie mai sopite. Di appuntamenti mancati. Ritrovo per stupidi e superbi. Posto solitario per uomini soli, in cerca di pace e tranquillità, nel cuore della notte come unica compagna

DOVEROSE INTEGRAZIONI Michele Fedele olti lettori di O. S., non solo “sinistri” come il sottoscritto, mi hanno rimproverato perché nel numero di novembre 2011 del giornale, nell’articolo con il quale celebravo la giornata della Seconda Liberazione ho menzionato solo una piccolissima parte degli illustri statisti che ci hanno governato negli ultimi anni e degli intellettuali e galantuomini assoluti che possono essere ascritti alla loro area. Miei cari, innanzitutto dovete tener presente che non posso monopolizzare tutto lo spazio del giornale e, d’altra parte, un solo numero dello stesso non basterebbe a contenere l’elenco di tutti i meritevoli di citazione; mi riprometto, però, di tentare di farmi perdonare citando a dispense, nei prossimi anni, una parte, almeno quella di rilevanza nazionale, dei componenti del caravanserraglio, pardòn della banda, e dàlle, volevo dire della coalizione politica, guidata dal più grande statista italiano (perché, poi, solo italiano?) degli ultimi 150 anni. Partiamo da alcuni statisti di valore assoluto: Bertolaso con relativa cricca (P3, P4, …Pn), il di lui arguto precursore Cicchitto (P2), il diversamente intelligente Gasparri, Previti (venti anni solo per l’aspetto) e dell’Utri con l’eroico Mangano buonanima, Cesaro (Giggino ’a purpetta) e Cosentino (nessun commento, per carità, tengo famiglia), Moffo, Barbareschi, Carlucci (“i miei bambini adorano Silvio perché è l’emblema della virilità”), il ministro Romani (quello di “colpo grosso” non il mafioso), per non parlare di alcuni finissimi politici leghisti come l’euroimbecille Borghezio, secondo il quale sono condivisibili le ragioni che hanno spinto il folle norvegese Anders Breivik a compiere una strage di giovani connazionali colpevoli di essere laburisti; l’ultimo figuro ad essere assurto agli onori della cronaca è tale Razzi, deputato del gruppo Scilipoti (ma va!) che ha confidato ad un collega, non sapendo di essere ripreso con una microcamera, il motivo per il quale si è venduto, come molti altri “responsabili”, al Caimano; pur ricordando a getto continuo episodi gloriosi che hanno visto protagonisti vari membri della Banda Bassotti, sono costretto a fermarmi, almeno per adesso, per i motivi di spazio di cui sopra. Mi corre (è sempre in ritardo, scusatelo) l’obbligo, però, di citare alcuni degli gli intellettuali di area che hanno dato lustro a se stessi, alla propria parte politica ed alla nazione tutta (cito in ordine sparso): Lavitola (il direttore di

un giornale, tra l’altro dal passato glorioso, che recentemente, pur vantando più pagine che lettori, godeva di ingenti finanziamenti pubblici, mentre egli stesso gestiva un potere quasi pari a quello di Bisignani (sic!); il Direttorissimo, carta di credito Menzognini (a proposito, mentre questo capolavoro sta per andare in stampa mi giunge notizia che il Minchiolini è stato rimosso, per cui se nei prossimi giorni mi vedrete vestito a lutto saprete il perché), poi c’è lecca lecca Vespa ( a cui manca solo di fare il plastico di ’sta cippa), Umberto Smaiala, pardòn Smaila (vv ministro Romani), Masi, il miglior Direttore Generale della storia della RAI, Del Noce, “l’imprenditore” Giampi Tarantini, l’altro “imprenditore” Lele Mora con annessi Fede (consulente igienico dello psiconano) e la consigliera regionale, parlando con decenza, Minetti, Briatore, Apicella, Bisignani, il maneggione, sconosciuto ai più, che gestiva con abilità l’organizzazione criminale che negli ultimi anni si è spacciata per governo, Don Verzé (te lo raccomando il pio uomo), i giudici ed i procuratori collusi con i grandi statisti di cui sopra, la D’Addario, Noemi, le gemelline De Vivo, Manuela Arcuri (chissà se poi l’ha visto il cammello!), le Arborine e le Olgettine catapultate dal lettone di Putin all’Europarlamento, al parlamento (scusatemi ma non me la sono proprio sentita di scriverlo con la maiuscola iniziale) ed ai consigli regionali, provinciali o comunali; beh, un piccolo cenno anche alla nipote del faraone, Ruby, è d’obbligo. Come non ricordare, poi, la Patonza (qui l’iniziale maiuscola è d’obbligo), i giudici sono mentalmente disturbati, il contratto con gli italiani firmato nello studio di leccalecca, Mangano era un eroe, la crisi è psicologica, siamo usciti dalla crisi meglio degli altri, i ristoranti sono pieni e gli italiani benestanti, Mussolini mandava gli oppositori in vacanza, sono d’accordo su molte cose con il Duce, il fascismo era una democrazia minore; una doverosa citazione la meritano le menate sfornate dall’Unto del Signore nei consessi internazionali, tipo: lei potrebbe impersonare un kapò, sono il più grande statista degli ultimi 150 anni, Obama mi ha telefonato per consigli, Gheddafi è il re dei re e l’imperatore d’Africa, ho impedito lo scoppio di un conflitto nelle repubbliche ex sovietiche, ho composto i dissidi che agitavano i rapporti tra Grecia e Turchia e via millantando); certo il re del Bunga Bunga per finire non possiamo dimenticare le

una sigaretta accesa e non fumata. Whisky e Jack Daniel’s. Caffè amaro. Panchine e crocifissi, manifesti e volantini. Scritte sui muri, esibizionismi non voluti. E ancora: sguardi, occhiate di scherno, pacche sulle spalle, desideri di rivincita e di rivalsa ad personam. Strette di mano, baci sulla guancia, condoglianze e complimenti. Domande vuote e senza senso, risposte vaghe e senza significato. Campagne elettorali e campagne denigratorie. La piazza entrata nel lessico nostrano e conservata nei dizionari: ampio spazio urbano contornato da edifici nel quale confluiscono più strade. Gente adunata in piazza … spazio libero, luogo esteso e sgombro. Ci vediamo in piazza. A presto e… Happy New Year! ■

risatine e le dichiarazioni post caduta rese dall’altro nano marito di Carlà e della cu..na inc…bile, che sono state il corollario delle grandissimi figure di m… che l’”uomo del fare” ha fatto ai grandi convegni internazionali durante i quali, come tutti i parvenus, ha sempre fatto i salti mortali per attirare l’attenzione degli imbarazzatissimi convenuti non tralasciando di raccontare barzellette oscene (per la loro stupidità) e, per di più, raccontate malissimo. Naturalmente quanto sopra rappresenta solo una parte infinitesimale di quanti e quanto bisognerebbe citare per ricordare adeguatamente l’armata Brancaleone testé presentata (ma come mi piace testé!) ed il prode condottiero tricotrapiantato, acconciato con fondo tinta e tacco dodici; non vorrei aver nominato più volte lo stesso soggetto omettendone qualcun altro egualmente meritevoli di citazione (in giudizio, naturalmente); per questo motivo mi scuso anticipatamente e prego i lettori di segnalarmi eventuali gravi (ma vi assicuro, involontarie) omissioni tra i soggetti più importanti della B. B., in modo da consentirmi di porre rimedio; sapete ci tengono tanto e non ritrovarsi nell’elenco potrebbe offendere la loro sensibilità ed anche irritarli fino al punto di spingerli ad un’azione legale nei miei confronti con l’accusa di omissione ed io, che sono giunto alla mia età senza carichi pendenti, ci terrei a conservare la mia illibatezza giudiziaria. A questo punto, considerando lo spessore umano, morale e politico dell’Utilizzatore Finale e della sua banda di gaglioffi, nani e ballerine, nonché le “grandi qualità e capacità” della cosiddetta opposizione, la domanda, come diceva il saggio procidano, sorge spontanea: “dove sono più i Moro, Berlinguer, La Malfa, Pertini, Malagodi, Almirante e via elencando?” (sospiro) Nel frattempo FORZA ITALIA e che il Signore ce la mandi buona. p. s. proprio mentre stavo completando questo ennesimo capolavoro ho sentito la notizia delle stragi nelle chiese cristiane in Nigeria (ognuno festeggia il Natale a modo suo!) e mi sono ricordato che lo scontro tra religioni è stato innescato da un altro dei grandi amici del Nostro, colui che esportò la democrazia bombardando ed uccidendo, tra gli altri, oltre 100.000 (dicasi centomila) civili iracheni, vale a dire l’idiota universale G. Bush, al cui confronto il Trota e Gasparri possono apparire intelligenti. p. p. s. sempre mentre scrivo il tg comunica che è scomparso Giorgio Bocca. Rivolgo un rispettoso ricordo ad uno dei personaggi più onesti della nostra storia recente. ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142)

LA COMUNIONE E LA COMUNICAZIONE Sergio Cosentino orte nella mia fede nel Signore e impegnato nel darle coerenza con il tradurre in azione la mia preghiera, ho iniziato a frequentare le riunioni settimanali di un'associazione per portatori di handicap, diventandone volontario così come tante altre persone. È stata la mia seconda presenza lì nel salone molto bello, posto nel giardino di una grande struttura, spaziosa e ricca di verde ed abbellita anche da un simpatico laghetto artificiale, dove sicuramente in primavera ed in estate sarà piacevole sostare. Entrando, sono stato attratto da voci che si alternavano a canti e risate di gioia, con il sottofondo di una musica allegra, diffusa dalla radio. Si festeggiava per i trent'anni del giovane V., per cui s'immagina quale clima di gioia ci fosse in quel luogo, in quel pomeriggio. Ho incontrato circa venti tra ragazzi e ragazze con handicap,di un'età oscillante dai venti ai trent'anni circa. Alcuni li conoscevo già per averli visti vicino casa o per averli incontrati in altri luoghi o occasioni del genere, dove qualcuno mi aveva evidentemente invitato: Da persona informata dei fatti, ho potuto rendermi conto

di trovarmi innanzi a patologie di tipo ed entità diverse, tutte, comunque, accomunate da due esigenze fondamentali, cioè la comunione e la comunicazione. Ho osservato alcuni atteggiamenti di quei ragazzi ed ho imparato che essi, a differenza di tante persone "normali" che creano barriere tra se' e gli altri, hanno il desiderio e la volontà di comunicare. È una bella lezione di vita, ho pensato! In particolare, mi hanno colpito due ragazzi che, con il proprio atteggiamento verso me, mi hanno fatto intendere il desiderio di starmi vicino e di comunicare, perchè capivano che,se stavo lì,doveva pur esserci un motivo e, a loro modo, ne chiedevano ragione. Il primo L. taciturno e isolato in un angolino, che però era strategico, perchè da lì si poteva tenere sotto controllo visivo tutto ciò che accadeva nella sala. Il volto di L. era fermo e serio, non una parola, ma quegli occhi era due lingue lunghe chissà quanto. Ero vicino a lui stavo parlando con un volontario,quando, mentre pronunciavo la parola sport,mi son sentito prendere un braccio. Era L. che, a modo suo ovviamente considerata la

LO STILE E LE CHIACCHIERE Joe Falchetto a vita nella povera Italietta, tra lo strepito di un bond ed il frastuono di uno spread , procede incerta e speranzosa, confidando nel riconosciuto stellone nazionale e nell’intramontabile assioma secondo il quale “quando si è toccato il fondo e si è seguitato a scavare fino alla consunzione totale degli elementi ungueali, ci sono concrete possibilità di cominciare a risalire, sia pure per un semplice e banale calcolo delle probabilità”. Spesa la dovuta parola di fiduciosa aspettativa nel prossimo futuro, mi concedo con entusiasmo fanciullesco ad un po’ di ciacole su quel che accade intorno a noi. Un paio di mesi fa fui molto colpito da un’affermazione sparata nei telegiornali da Angelino Alfano, con il petto gonfio d’orgoglio e con l’aria tronfia e sussiegosa di chi ha trovato la quadratura del cerchio, risolvendo in un sol colpo i problemi della sua parte politica e della nazione intera: “Già oltre un milione di italiani si sono affiliati (pardon, iscritti) al PDL. E siamo solo all’inizio”. Mi sono istantaneamente bloccato sulla poltrona, maledicendo la mia limitata lungimiranza ed il mio ancor più inadeguato acume politico: come avevo potuto pensare che gli accoliti della destra italiana (Forza Italia prima, PDL poi) fossero tutti e solo dei cinici approfittatori o dei soggetti propensi esclusivamente a delinquere, del tutto inadeguati alla vera passione politica? Come potevo , cialtrone che non ero altro, provare a capire e giustificare quel fiume di miei compatrioti entrati a valanga nella compagine cara alla Brambilla e alla Gelmini? E se, putacaso, questo era solo il prodromo di un fenomeno più rilevante e, magari, altre vagonate di italioti erano destinati a gonfiare a dismisura le fila del partitone azzurro, suscitando l’invidia dall’oltretomba di Enrico Berlinguer e soci, per non essere riusciti a fare altrettanto ai tempi del grande P.C.I.? Come avrei potuto uscir vivo da un siffatto, possibile scenario , io che avevo a lungo sproloquiato dalle pagine di questo periodico, acquisendo pure un briciolo di (ingiustificata) fama paesana, grazie ai miei lazzi triviali e scellerati sui poveri berluschini sparsi per lo stivale? Stavo già meditando sul metodo migliore per far sapere, almeno ai lettori di Obiettivo Saviano, che ero amaramente pentito per quanto fatto e detto in questi anni, riconoscendo di essere incappato in una cantonata fantozziana, quando le notizie apparse sui giornali mi hanno salvato da un outing doloroso e, alla fine dei conti, immotivato. Molti neoiscritti al Popolo delle libertà lo hanno fatto a loro insaputa (scaiolani che non sono altro), diversi di loro risultano da tempo tesserati per altre formazioni politiche ed alcuni di loro non hanno potuto esprimere uno straccio di disponibilità, semplicemente perché già passati a miglior vita. E abbiamo avuto il coraggio di lamentarci della (mai troppo rimpianta) Democrazia Cristiana? Quelli di adesso gonfiano i pacchetti di tessere come faceva la vecchia D.C. (oggi , tra l’altro, è molto più agevole con l’ausilio dell’informatica), ma non sono riusciti a produrre alcuno dei risultati positivi che comunque era impossibile disconoscere ai democristi, com’erano appellati con spregio ed ironia i conservatori di un tempo. Quelli là si chiamavano Aldo Moro, Benigno Zaccagnini e Giorgio La Pira e seguivano le orme di Luigi Sturzo ed Alcide De Gasperi; gli at-

tuali epigoni della sedicente “area moderata” si appellano Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto e Daniele Capezzone e procedono sulle orme (o, sarebbe più corretto dire, sulle impronte digitali) di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri … ritengo superflui ulteriori commenti … Fiumi di parole e d’inchiostro sono scorsi sulla vicenda che ha interessato Cortina d’Ampezzo e Portofino, perle rispettivamente delle Dolomiti e della riviera ligure, dove la semplice presenza attiva di agenti della Guardia di Finanza ha realizzato un autentico, piccolo miracolo economico che, riprodotto su scala nazionale, nel giro di pochi mesi, caverebbe le castagne dal fuoco a Monti, Passera e Fornero: il blitz dei finanzieri ha più che triplicato gli incassi di alberghi, ristoranti e negozi delle due graziose località, anche se i maligni sostengono che a triplicarsi siano stati solo le fatture emesse dagli esercenti, terrorizzati dalla vista delle divise grigie. Penso di interpretare l’opinione di tutte le persone per bene, affermando di non avere dubbi sulla scelta del tifo, allorquando si fronteggiano forze dell’ordine ed imbroglioni (guardie e ladri, giusto per semplificare sulla scia di Totò e Fabrizi): non tutti, tuttavia, sembrano condividere questa opinione, a prima vista più banale che logica. E così Maurizio Lupi ci fa sapere che non vuole uno stato di “polizia fiscale” e che è preoccupato da una “repressione totale”; “Maurizietto caro” mi verrebbe di dirgli “se uno stato di polizia fiscale, come tu lo chiami, ci permette di recuperare oltre 100 miliardi di euro, pareggiando il debito pubblico ed evitando future manovre finanziarie, perché fai tanto lo schizzinoso? Ti fa tanto schifo l’osservanza delle leggi o provi solo a proteggere il tuo elettorato? E cosa intendi per “repressione totale”? Vorresti che si reprimessero solo parzialmente gli evasori fiscali, magari limitandosi a somministrargli una solenne sculacciata? E come la mettiamo con la fine e deliziosa Daniela Santanchè, che definisce l’iniziativa della Guardia di Finanza una “criminalizzazione della ricchezza”, chiedendo a gran voce le dimissioni del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ideatore dell’operazione? “Raffinata dama dal dito medio eternamente sguainato,” le sussurrerei con tenerezza “ vuoi per caso far passare l’equazione ricchi= delinquenti? Guarda che io conosco una caterva di possidenti onesti e ti garantisco che coloro che hanno qualche soldino da parte, possono tranquillamente essere persone perbene; ma forse tu fai riferimento esclusivo ai benestanti che abitualmente frequenti” … e anche qui mi scappa un omissis al posto dei commenti, ma non mi va di omettere, anticipando la piccola rubrica in calce, una recente, bruciante battuta di Maurizio Crozza sull’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: “La Santanchè è l’unico soggetto al mondo nel quale il silicone si sente danneggiato dal resto del corpo” … sublime …

sua condizione, ha pronunziato la parola olimpiadi. Ebbene, egli è stato selezionato per fare il portabandiera dell'ITALIA alle prossime paraolimpiadi, me lo ha detto lui stesso, mentre il viso s'illuminava di un sorriso che era una spruzzata di vita! La seconda A. mi si era avvicinata mentre parlavo con alcune persone. Notavo che mi osservava con attenzione senza dire una parola, ma sempre vicina a me. L'ho guardata, le ho sorriso, mi ha stretto una mano. A. non parla, ma quella mano ed i suoi occhi hanno detto tante cose. Quegli occhi mi hanno sicuramente ringraziato di essere lì e mi hanno chiesto di dirle qualcosa. Un sesto senso,più che l'esperienza,mi ha fatto capire che lei non parlava,ma ascoltava e comprendeva, per cui giù a raccontarle di me e della storia di un cagnolino adottato, visto che aveva in braccio un cagnolino di stoffa, segno che amava quel tipo di animale. Un sorriso! Stare insieme, essere in comunione, volerlo essere soprattutto, in barba a tutto il tempo che buttiamo per sciocchezze o, talora, in nefandezze! Comunicare, trasmettere una parola, un pensiero, un gesto, ma soprattutto l'amicizia! Due cose importanti che possono cambiare la vita di chiunque! Buon 2012. ■ Nel titolo parlavo di stile ed ho avuto la sensazione di averne reperito tanto (di stie, intendo) in un episodio di pochissimi giorni fa, del 10 Gennaio scorso: mentre Berlusconi cercava di convincere Bossi a votare contro l’arresto di Cosentino, accusato di essere il referente politico nazionale del clan dei casalesi (ovviamente non è questo il fulgido esempio di stile a cui mi riferivo), nella stessa giornata Monti spingeva alle dimissioni un suo sottosegretario, Carlo Malinconico, che si era visto pagare una vacanza in un albergo di lusso, senza che tuttavia questo lo avesse indotto a ricambiare il favore all’ignoto (?) mecenate: era parso giusto al Premier evitare ombre sulla moralità e sulla irreprensibilità della sua compagine governativa. E non pensiate che io, sinistrorso a tutto tondo, magnifichi il comportamento di Mario Monti perché ne condivida gran parte dei convincimenti e dell’azione politica: stiamo parlando di un rappresentante di banche e poteri finanziari, vale a dire di un conservatore che è anche una persona perbene, quindi della pura espressione di una destra pulita, moderna, europea (o, più semplicemente, nbormale), che non ha niente da spartire con quella robaccia che ci ha fatto nauseabonda compagnia fino a qualche mese fa. Chiudo con un pensiero al nostro ameno paesello e alle ormai prossime elezioni amministrative che lo attendono al varco. Le ipotesi di liste e candidature si susseguono e si accavallano in quantità industriali: secondo i bene informati, nessuno dei pretendenti al trono comunale è armato come vorrebbe far credere, nel senso che si sarebbe assicurato i potenziali servigi di 4/5 candidati “forti”, ma millanterebbe una lista più o meno già completa, giusto per attirare l’allocco di turno; in sostanza non ci sarebbe alcuna formazione già pronta per la fatal tenzone. Per il momento le “location” della politica savianese, dove, ancora informalmente si discute di quel che sarà o che potrebbe essere, si possono ridurre a tre tipologie: gli abitacoli delle auto, in cui alcuni dei papabili scorazzano per Saviano accompagnati da fidati scudieri; i tavolini del bar Rossini, attorno ai quali si proverà a decidere le nostre sorti; infine le segreterie dei potenti politici di zona, dove invece, con ogni probabilità, si determinerà il nostro futuro, a meno che, noi cittadini di questo paese, non saremo capaci di darci una mossa, di provare a riappropriarci del nostro destino e di invitare gli “illustri” politici a prenderselo in saccoccia. Consentitemi di sognare, ancora per qualche mese … QUESTA MI E’ PIACIUTA È morto il padre di Belpietro. Si è poi saputo chi era? Il clitoride fu scoperto pochi anni dopo l’America da un italiano. Che credeva di aver trovato la milza. Calderoli: “Invidio Berlusconi”. Anch’io, se fossi Calderoli, invidierei chiunque. Presto l’auto che si guida con il pensiero. Cogito, ergo suv. ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142)

«Con questo mio “pezzo” vorrei solo suscitare indignazione o comunque vorrei far risvegliare le coscienze e far notare la gratuità di ciò che noi e i nostri adolescenti stiamo assistendo dal tubo catodico da un po’ di anni a questa parte…»

QUANDO LA CIVILTÀ NON DÀ SEGNI DI SUPERIORITÀ MORALE: QUI COME ALTROVE Francisco Ambrosino (Bolívar) ono molto triste e rammaricato per le scene di violenza crudele (e gratuita) alla quale tutta la società cosiddetta “civile” sta assistendo da qualche mese a questa parte e molte volte anche in versione live in diversi luoghi del nostro martoriato pianeta, in modo particolare nei Sud del mondo. Dalla Nigeria alla Libia, dall’Egitto fino al Messico, dallo Zimbabwe all’Afganistan, passando attraverso il Corno d’Africa governato e amministrato da pirati e terroristi, per giungere fino alle nostre inondate italiche terre, soprattutto quelle del meridione, da anni bistrattato e messo sempre in secondo piano, interessato da esondazioni e allagamenti non degni di un paese che si voglia definire democratico e avanzato. Scene diverse tra esse, scene di distruzione e sconforto scaturite dalle più svariate cause, dovute a intransigenza religiosa o a calamità naturale, a tentativi di estromettere dal potere capi corrotti e spietati. Scene che hanno in comune un unico denominatore: l’annientamento e la disperazione, la mancanza di rispetto per la condizione “diversa” dell’altro. Come si fa a rimanere insensibili quando si vedono corpi dilaniati nei pressi di chiese cristiane attaccate in ogni angolo del pianeta? Oppure chi non ricorda il linciaggio perpetrato qualche settimana fa a danni di uno dei dittatori storici dell’Africa contemporanea, quel Colonnello Muammar Gheddafi istrionico, corteggiato e amato, vessato e temuto, riverito ed elogiato allo stesso tempo dal mondo intero, da re e primi ministri, da regine e da ambasciatori, da viceré e consoli onorari, da imprenditori e finanzieri. Finché manteneva aperti i rubinetti dell’oro nero, finché permetteva a quella sostanza viscosa e maleodorante di arrivare e consentire all’Occidente ricco e opulento di continuare a fare i propri porci comodi. A spese altrui, ovvio. Quel petrolio, che più di tutte le altre ricchezze della Madre Terra ha contribuito da quasi un secolo a questa parte allo sviluppo, ma anche al regresso e alla distruzione del nostro amato pianeta. Sostanza responsabile di guerre, di corse sfrenate ad armamenti nucleari, di conflitti sanguinari e atroci tra gente appartenenti alla stessa tribù, allo stesso clan o alla stessa nazione. Colpi di stato e assassinii mirati ordinati a distanza. Complotti per far eliminare gente e menti brillanti scomode, non allineate allo status quo imperante. Non diverse sono le immagini del massacro quotidiano perpetrato e perpetuato in Siria da un altro personaggio che da sempre fa parlare di sé, ma non per filantropia, tutt’altro: quel Bashar al Assad che pur di rimanere ancorato al potere non disdegna di ordinare la morte di innocenti e oppositori politici. Giustificando il tutto con la scusa che Israele e gli Usa stanno organizzando l’invasione del proprio paese. L’annientamento paventato della cultura arabo-musulmana. E le immagini che i circuiti internazionali ci inviano costantemente da Il Cairo, città un tempo famosa per ospitare una delle civiltà più vitali e prolifiche della storia, ma oggi caduta nelle grinfie di esseri diabolici, senza fede? Le tv e i mass-media in generale non fanno altro che mostrarci un esercito infame guidato da dirigenti feroci che fingono di essere schierati col popolo, ma che in realtà hanno solo paura di essere relegati e messi in secondo piano da chi si sta apprestando a rimpiazzarli, timorosi cioè di perdere i tanti privilegi che le dittature garantiscono nel corso degli anni a ben pochi fortunati, ma a scapito della maggioranza della popolazione. Spostandoci in America Latina, chi mai avrebbe immaginato che nel corso del 21° secolo uno stato potente e strategico dal punto di vista geopolitico come il Messico, sarebbe caduto nelle grinfie di una delle organizzazioni criminali più violente del mondo? Addirittura si parla di collaborazioni tra il narcotraffico in lingua ispanica e alcuni clan casalesi! E le scene di annientamento oramai consolidate dell’Afganistan? O dell’Iraq che molti vorrebbero pacificato e in perfetta simbiosi con il nuovo ordine mondiale in corso di rifacimento? La morte, purtroppo, è diventata negli ultimi tempi uno spettacolo da prima serata, da prime time, un qualcosa che non riesce più a suscitare indignazione o sgomento, tutt’altro: oramai ci conviviamo senza clamore: il sangue che scorre a fiotti nelle piazze sconfinate dei paesi del mondo o lungo le arterie che collegano le capitali ai check-point militari non fa più notizia. È routine quotidiana e costante. Con internet, gli organi di informazione fanno viaggiare le noti-

zie in maniera velocissima e in real-time da un capo all’altro del pianeta e in meno di un nanosecondo permettendoci quindi, di sapere tutto o quasi tutto su ciò che accade: eccessi, stravaganze, fobie e debolezze di tutti, dagli attori ai vip, dagli imprenditori di fama alle loro concubine e ancora: storie d’amore di calciatori strapagati e altro. Corruzioni e spionaggi. Con questo mio “pezzo” vorrei solo suscitare indignazione o comunque vorrei far risvegliare le coscienze e far notare la gratuità di ciò che noi e i nostri adolescenti stiamo assistendo dal tubo catodico da un po’ di anni a questa parte, soprattutto nelle ultime settimane, in modo particolare da quando è iniziata la “Rivoluzione dei Gelsomini” nordafricana. La violenza è un qualcosa di osceno già di per sé. È qualcosa che disturba e offende. Ti penetra dentro, provoca reazioni di repulsione e anche di scherno. Reazioni ed emozioni contrastanti, dicotomiche. No: le scene quotidiane di violenza programmata che attraversano il mondo intero da un po’ di tempo a questa parte non mi sono piaciute e, sono sicuro, non sono piaciute neanche ai nostri attenti lettori: che sia la mafia messicana che si scaglia contro lo Stato di diritto e contro i suoi innocenti cittadini, oppure le atrocità viste in terra libica o siriana da parte di bestie feroci che si scagliano contro uomini anziani e donne indifese, o che siano gli stessi integralisti nigeriani che attaccano i cristiani solo perché di diversa estrazione religiosa, a tutto c’è un limite! A tutto bisogna dare una spiegazione plausibile. Alla bestialità invece non bisogna dare adito o giustificazione. La cosa che ci differenzia dalle fiere, è proprio la ragione, l’intelletto, la creatività che ci permette di alzarci al mattino e di progettare il futuro. Di guardare lontano oltre l’orizzonte. Quando viene meno la razionalità esce fuori un mostro, una creatura che non sapevamo di avere dentro. Qualcosa di irrazionale e di illogico. Il sonno della ragione genera mostri asseriva Goya qualche secolo dietro. Rispetto e consapevolezza nei confronti di coloro, Caino o Abele che siano, che pur essendosi macchiati di crimini feroci contro l’umanità, restano e resteranno pur sempre uomini. A giudicare questi spietati assassini istituzionalizzati deve essere un normale Tribunale Penale retto da uomini dotati di ragione e razionalità. Che siano innocenti o colpevoli dovrà asserirlo una giuria. Dentro o fuori. Nessuno toc-

IL

chi Caino! I dittatori così come i boss della mala, anche quelli più crudeli e integerrimi che hanno scritto pagine vergognose di storia inumana, altro non sono che manovratori (burattini) spietati gestiti da altri manovratori, ancora più feroci dei loro stessi controllati. Siamo tutti pedine di un gioco più grande di noi. Senza sé e senza ma. Sta calando il sipario su una rivoluzione che era nata sotto buoni auspici ma che, come tutti gli stravolgimenti violenti sorti per abbattere gli status quo imperanti, vengono strumentalizzati a favore di pochi e a scapito della maggioranza dei cittadini sovrani. Dai grandi palcoscenici del mondo alla nostra piccola realtà locale, anch’essa forte e violenta, piuttosto atroce, dal punto di vista salutare e ambientale: oramai è noto e risaputo che i livelli di inquinamento atmosferico e ambientale hanno raggiunto da noi cifre incredibili, stratosferiche. E quel che più conta è il fatto che la politica non si fa carico di tale onere. Sono le promesse che la fanno da padrone, anche se è da sottolineare la rinascita di un nuovo fermento politico, facilmente riscontrabile in molti giovani i quali iniziano (alla soglia dei 40 anni) ad avvertire la necessità di prendere in mano il proprio futuro e non delegarlo a qualcun altro. Ne sono riprova la lampante testimonianza della nascita di due associazioni messe su nel giro di qualche mese: “SavianoMigliore” e il Corpo delle GAV guidate da un direttivo formato da laureati appassionati di tematiche socioambientali. Staremo a vedere. Nonostante tutto c’è ancora una speranza, per noi pesci piccoli, cosi come per altre realtà: vorrei concludere l’articolo ricordando un fatto eccezionale: per la prima volta nel corso di questi ultimi 60 anni l’Onu ha riconosciuto poche settimane fa l’esistenza di quell’entità politico-culturale chiamata Palestina! Gli ebrei (o giudei o sionisti che dir si voglia) del mondo se ne facciano una ragione! Un minuto di raccoglimento per le vittime di tutte le calamità naturali scaturite dalla negligenza umana e soprattutto testa bassa a mo’ di rispetto nei confronti di coloro che sono perseguitati da mafie e governi autoritari: in Nigeria come a Casal di Principe. Omaggio ai caduti di tutte le guerre del mondo finanziate dall’Occidente ricco e opulento, timoroso di perdere i suoi privilegi. Di oggi e ahimè, di domani. ■

T R AT TATO a cura di M.Fedele

Capitolo III - Disamina della liofilizzazione della torpeosi policiclica seguito dell’apposita indagine conoscitiva riteniamo opportuno, oltre che implicitamente edulcorato, estrinsecare quanto segue: considerato che la materia de qua esula dalle competenze evitiche, desumiamo con termini oltremodo semplici che la dispepsia somatoancillare della colerosi volumetrica decentra l’ammissione unilaterale di apparati apparentemente appartati ed apparentati, cioè omofobi; quanto sopra è meglio specificato con lo schema “A” riportato in appendice. In tale ottica risulta evidente una notevole dispersione di ingerenza decongestionante ridotta in tutte le sue forme, a dir poco esplicite, ad una conversazione omogenetica come già evidenziato nel Capitolo I, secondo capoverso. Oltretutto, tenendo conto della voglia di modernissimi ragguagli di idee ed azioni, evidenzieremo la struttura bifronte del periodo dionocentrico di perfezionamento impegnando diametralmente la documentale megalitica non ancora sufficientemente escoriata. Chi ha letto la nostra opera precedente sulle amotrine collaterali avrà senz’altro colto il nostro intento, asfitticamente asserito, di virare con stringenti ossimori psicopropedeutici, quantunque la neospazialistica coincida il più delle volte con l’ondofonospasmometria ancillare e la cinetica ortofrutticola. A monte della questione socio-economica, alla base della quale esiste sempre una valida programmazione basata su dati criptonometrici e neodivulgativi, è indispensabile restituire ogni omonimia a tutto ciò che, ovviamente, si ritenga opportuno convenire. L’ascendente è formato da ostacoli gravitazionali, voyeristici e balistici e con ciò non si ottunde l’idillio, condannandolo a memorabili e

sinottiche corse ad ostacoli. Solcando, altresì, l’immenso planetario iperbolico sbarrato, alternativamente, da iperpastorizzazione e solitudine, si configura una tribù congegnata in 56mi con cui è possibile combattere l’imponderabile sottomissione della calamita, intesa ovviamente come atmosfera. Indubbiamente l’interpretazione delle modalità del ricorso contribuisce a creare ulteriori conoscenze retoriche facendo sì che l’individuo si rilassi su strutture portanti che configurano il trasformismo sincopatico quasi come parte alienante, il che è metaforico. Se poi si intende ridurre la dionometria perpendicolare a “factoris prisbeade” si possono ripercorrere, con passi brevi ma autorevoli, i suoi momenti più rilevanti. Come spesso accade anche nelle migliori teorie, si incorre talvolta in deduzioni tecno-figurative, di cui bisognerebbe diffidare, che sfociano in situazioni esplicative caratterizzate da ricorrenti scontri ergonomici. Oltre a fornire un razionale boicottaggio, viene innanzitutto ammortizzato il profilo, precedentemente ignorato, dei problemi conclamati di resistenza strutturale. A questo punto del discorso si impone una considerazione riassuntiva, sia pure solamente accennata, sulle esigenze personali rapportate alle dimensioni volventi in accademia: da più parti si è convenuto che ritenere volitivo e tendenzioso un ottimale sinergico lungimirante, per la semplice ragione che si proclama contestualmente la collettivizzazione pauperistica, è assolutamente fuorviante oltre che inefficiente, in quanto produce solo cordoli sinottici. ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142) era una volta, molti anni Personaggi paesani di ieri fa, un uomo chiamato mastu ’Tore ’o Muzzone, al secolo Salvatore NapolitaMichele Fedele no, che viveva nella ridente (cosa avesse da ridere, poi!) contrada di S. Erasmo. Mastu ’Tore, nubile per scelta, propria o alassicurata ’a fella ’e pane sotto ô cuscino». A me, l’idea che trui non si è mai saputo, viveva con la vecchia madre zì’ quella “fella ’e pane” si potesse sfruguliare riempiendo di Lucia (’a Muzzona, manco a dirlo) nella casa, se di casa si briciole il letto mi provocava una sensazione di fastidio e, poteva parlare, situata al primo piano di una costruzione forse per questo motivo, ho studiato sempre malvolentieri. sita nell’ultima parte di Vico S. Liberatore, o Vicolo S. LibeAltra peculiarità di zì Lucia ’a Muzzona era la capacità di ratore, secondo una altrettanto autorevole corrente di peninventare stornelli, rigorosamente in terzine, con i quali delisiero, posto divenuto celebre nel secolo scorso per aver ziava gli abitanti del vicolo in occasione dei litigi, quasi quodato i natali al sottoscritto. tidiani, con Carmela ’a nulana, moglie di “mast’a Paulino” Nato a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo (avrei doD’Alia e mamma di Ciccio ’o zuoppo, e zì Cecchina, al sevuto impegnarmi in una ricerca per riportare la data esatta colo Francesca Tondi, madre del nostro Giovanni Napolitama sono troppo pigro per farlo) Mastu ’Tore aveva un alto no e moglie di Luigi ’o ciavone (o ciaone, secondo altra corconcetto di sé e non tralasciava occasione per ribadirlo. rente di pensiero), fratello di mia madre. La sua voce, con Pensava di essere esperto di storia, economia, religione, cui letteralmente “le cantava” alle nemiche, trasformando in tradizioni, sapeva come si fa a dare un’ottima educazione melodia (forse sarebbe meglio dire nenie) gli improperi e le ai bambini (infatti non era sposato e non aveva figli) e molmaledizioni che rivolgeva alle due vicine di casa, era un to altro ancora, in pratica era un Pico della Mirandola, ma classico di vico S. Liberatore e, nei periodi di più intensa eccelleva nella conoscenza di storia, geografia e politica, attività “appiccicatoria”, ne diventava la colonna sonora. sia italiana che internazionale, e molto spesso, nelle sue Tornando al di lei pargolo, ricordo che Mastu ’Tore narrazioni a noi piccoli abitanti del vicolo, queste tre mateconcedeva raramente il privilegio, e solo ad alcuni di noi rie si intersecavano sfociando in associazioni logiche e bambini, di entrare nella sua casa sgarrupanda, umida, mateorie che, per mantenerci bassi, erano mirabolanti. La leodorante e scarsamente illuminata. Appena entravi, pur luna non è sferica; Marte non esiste, ma è un’invenzione nella scarsa luce dell’ambiente, ti saltava all’occhio la predegli Americani; questi ultimi, in combutta con Russia e senza, sopra ad un tavolo che fungeva da scrivania oltre Brasile (?!?), ci hanno propinato, nel corso dei secoli, un che da tavolo da pranzo e portabiti, di alcune immaginette sacco di sciocchezze e di teorie assurde sulla storia dell’usacre sovrastate da una foto del Duce con accanto un Cromanità, compreso l’olocausto, e sulla composizione geocefisso. Ai pochi di noi privilegiati che almeno una volta ebgrafica del mondo oltre che sull’organizzazione degli stati, bero la sorte di visitare quella stanza, veniva preliminaralcuni dei quali assolutamente inesistenti ed inventati a mente fatto presente che l’abbinamento delle due immagini beneficio di noi creduloni. L’unico punto fermo, l’unica cerera, più o meno, quasi un onore che il nostro faceva a Gesù tezza, mi verrebbe da dire l’unica realtà accertata era stata in quanto Egli aveva sofferto meno del Duce, sia fisicamened era la grandezza del Duce (mi ero dimenticato di accente che per il numero di persone che l’avevano tradito (ho nare alla sua leggera simpatia per il periodo fascista e per riassunto il concetto, le spiegazioni erano molto più articolatutto ciò che esso ha rappresentato), in contrapposizione te e dettagliate oltre che, naturalmente [!] documentate). Il con tutto il resto del mondo che lo denigrava, orchestrato resto dell’abitazione (coooosa?) era assolutamente arredadalle tre nazioni di cui sopra; fateci caso se non ricorda to con lo stesso gusto. A parte noi pargoletti, il Nostro, ogni vagamente i complotti giudaicomassonicocattocomunisti tanto, degnava della sua confidenza un vicino di casa, don dei “poteri forti” evocati recentemente anche dallo psiconaAntonio “’o carusiello”, o “barchetella”, chiamato così perno e dai suoi complici, elefantino in testa. ché proprietario di giostre e calcinculo con cui si guadagnaMastu ’Tore visse in una casa mezza sgarrupata va da vivere nelle numerose feste di paese che si tenevano con la vecchia madre Lucia, fino alla morte di questa, poi è nei dintorni; vi posso assicurare che i dialoghi tra i due eravissuto sempre da solo conducendo una vita molto apparno dei must (adesso si dice così?). tata e schiva, limitando in pratica i contatti con il mondo Una delle cose che hanno caratterizzato la vita terreesterno alle sue “lezioni” per noi ragazzini del vicolo. Torna del Muzzone è stata la sua predilezione per i gatti. Quenando a zì Lucia, anch’essa soggetto abbastanza misogista predilezione e le lezioni sugli amati felini, sia teoriche no, ricordo sempre con tenerezza le raccomandazioni che che pratiche, ci hanno accompagnato dalla età dell’infanzia ci rivolgeva per indurci a studiare: «Sturiate, pigliateve nu fino all’adolescenza e oltre, fino a quando il Signore ha vapiezzo ’e carta accussì, quanno ve facite gruosse, tenite lutato di non poter più fare a meno della presenza del No-

stro accanto a sé. Oltre a magnificare le doti del felino (astuzia, rapidità, etc.) in vita, ne apprezzava molto anche il sapore, tant’è che spesso coinvolgeva i ragazzini e gli adolescenti che avevano la fortuna di abitare in vicolo S. Liberatore o semplicemente di frequentarlo, in succulenti pranzetti a base di gatto, convincendo i più riottosi con ampie dissertazioni sul sapore squisito e, soprattutto, sulle qualità nutritive della carne di gatto. Naturalmente il tutto avveniva sempre secondo rituali e cliché consolidati; innanzitutto la preda, una volta passata a miglior vita (non sempre suicidandosi), veniva seppellita sotto quasi mezzo metro di terreno, rigorosamente davanti casa sua; dopo alcuni giorni, quattro o cinque, mi pare di ricordare, veniva riesumata e cucinata secondo una ricetta rimasta segreta (d’altra parte nessun grande chef rivela i segreti della sua cucina); veniva quindi servita ai ragazzotti presenti in quel momento i quali la mangiavano apprezzandone o quantomeno fingendo di apprezzarne, il sapore; per ulteriori dettagli chiedere a mio fratello Luigi. Nel corso di un pomeriggio estivo, esattamente durante la “controra”, avvenne un episodio che è rimasto impresso nella mia memoria, nonostante risalga a circa mezzo secolo fa. Mastu Tore stava inseguendo un gatto munito di doppietta d’ordinanza (Mastu Tore, non il gatto sciocchini) lungo vicolo S. Liberatore e, quando quest’ultimo (il gatto, non il vicolo, risciocchini) svoltò in direzione della strada principale, C/so V. Emanuele III, il baldo cacciatore lo inquadrò, mirò attentamente e fece fuoco senza esitare; naturalmente non ci fu scampo… per le terga del povero Rucchino, al secolo Rocco Strocchia, figlio di don Giovanni il tabaccaio, il quale si trovava, sfortunatamente per lui, appoggiato sul “termine” che si trovava, e si trova ancora, alla confluenza di Vicolo S. Liberatore con C/so Vittorio Emanuele III davanti allo studio dell’altro mio fratellino. Lo sfortunato giovanotto investito dalla rosa di pallini, per molti giorni non potette sedersi. Molti altri episodi si potrebbero raccontare sul soggetto e su quel periodo anche perché la totale assenza di possibilità di svago o di attività culturali, di supporti informatici piuttosto che di occasioni per “cuccare”, per non parlare delle limitate possibilità economiche della quasi totalità di noi, ci costringevano ad industriarci per trascorrere il tempo e il risultato era spesso divertente e/o grottesco. Oltretutto i rapporti interpersonali, favoriti soprattutto dai motivi di cui sopra, erano più intensi e sereni. Scusandomi per questa nota di melanconica nostalgia o, se volete, di nostalgica malinconia, tipica delle persone anziane, vi assicuro che, in barba a tutte le stupidaggini che dicono i miei coetanei sull’argomento, baratterei volentieri la mia età con quella di un ventenne. Non ve l’aspettavate, vero? ■

MASTU ’TORE ’O MUZZONE

H O

V I S T O

Q U I N D I C I

Michele Fedele el pomeriggio di lunedi 8 giugno [1998] l’afa di tipo ferragostano mi ha consigliato di lasciare la mia dimora savianese per cercare sollievo in siti più freschi anche perché, alla mia età, è opportuno ascoltare i consigli dei medici cercando di evitare temperature troppo calde o troppo fredde. Con questo intento mi sono diretto, in compagnia di mia moglie, alla volta di Marzano dove vive un professore di lettere mio caro amico ed ex compagno di liceo il quale annovera fra i suoi pochi pregi la proprietà di un giardino molto fresco che è ideale per la ricerca del sollievo di cui sopra. Mentre stavo per svoltare verso Marzano mia moglie ha espresso il desiderio di proseguire per Taurano ed io, come ogni buon marito, mi sono guardato bene dal disobbedire. Per i pochi che non lo sapessero Taurano è un fresco e tranquillo paesino che si affaccia su Lauro e sul Vallo di Lauro. Proprio dalla strada panoramica esterna di Taurano per la quale avevamo iniziato una passeggiata rilassante abbiamo notato, sull’altro lato della vallata, la montagna che sovrasta Quindici, devastata dalla frana del mese precedente. Erano chiaramente visibili i canaloni, non ricordo bene se quattro o cinque, attraverso i quali era venuta giù la colata di fango che aveva seppellito la parte superiore del paese; quei canaloni sono molto simili a tante profonde ferite inferte alla montagna. Il desiderio di andare a vedere più da vicino la zona sinistrata, vuoi per una umana curiosità, vuoi perché conoscevamo alcuni abitanti del luogo, vuoi infine perché speravamo di poter essere in qualche modo di aiuto, pur non immaginando assolutamente come, ci ha spinto verso Quindici, anche se temevamo che ci sarebbe stato impedito l’accesso al paese; invece gli uomini del posto di blocco piazzato proprio all’ingresso del paese, forse scambiandoci per una delle famiglie che stavano tornando alle loro abitazioni, ci hanno fatto passare senza bloccarci. Fermata l’auto nella piazza principale ci siamo incamminati verso la parte superiore del paese, la più colpita dalla tragedia. La stradina che, attraversando la parte interna del paese, sale verso via Casamanzi era ancora ricoperta da un leggero strato di fango, ai lati del quale due

rigagnoli di acqua scendevano verso la piazza. Le mura sporche sino all’altezza dei primi piani di quasi tutte le abitazioni davano una prima idea dell’imponenza del fiume di fango che era passato. Una delle prime cose che ci ha colpito è stata la presenza di pochissimi abitanti, quasi tutti tornati da pochi giorni, i quali si muovevano lentamente e con fare spaesato come non avessero una meta precisa o non riuscissero a rendersi conto di quello che era accaduto; anche i cani, che si aggiravano fra le rovine alla ricerca di un improbabile pasto, sembravano avere la stessa aria smarrita degli esseri umani e non abbaiavano, quasi a manifestare la loro consapevolezza della gravità dell’accaduto. Se non ci fosse stato il parlare sottovoce dei militari, che ancora in gran numero stazionano a Quindici, o il vociare festoso dei pochi bambini presenti, sarebbe sembrato un paese abbandonato. Senza riuscire a scambiare una sola parola ma solo delle occhiate, che diventavano sempre più angosciate man mano che salivamo, siamo arrivati nella parte alta del paese dove la stradina si allarga all’altezza di un incrocio. A quel punto abbiamo visto i primi grossi segni della furia devastatrice che la natura, offesa dal mancato rispetto dell’uomo, aveva riversato su di esso. Di alcune case è rimasta in piedi solo una parete per tutta la sua altezza tanto che sembrava di trovarsi di fronte a quelle pareti di cartapesta usate sui set cinematografici, di altre case si sono salvate tutte le mura perimetrali mentre quelle interne sono crollate, altre sono andate distrutte in sezione per tutta la loro altezza e tra le rovine si intravedono ancora mobili e suppellettili varie, giocattoli e quant’altro possa ricordare i ritmi e le necessità della vita quotidiana. Sui pochi balconi rimasti in piedi sventolavano grottescamente i “panni” messi ad asciugare prima della tragedia. Molte mura ci sono sembrata pericolanti e probabilmente lo erano, tant’è che allo sgomento si è aggiunta la paura di diventare vittime “postume” della frana. Quando abbiamo cominciato a riacquistare un poco di lucidità, abbiamo avvertito un olezzo molto penetrante probabilmente determinato dal fango solidificato, dalle fogne devastate o da altre cause ancora. All’altezza dell’incrocio dove, prima della tragedia, la stradina che stavamo percorrendo incrociava

una strada più grande che a sinistra si dirigeva verso la strada provinciale ed a destra costituiva via Casamanzi, si è presentato in tutta la sua drammaticità, ancora enorme nonostante il tempo trascorso, lo spettacolo di un paese che non c’è più. Tutto il quartiere, composto da decine di abitazioni abitate da centinaia di persone è letteralmente sparito, coperto dal fango ed in sua vece ora è visibile una enorme distesa di terra battuta da cui, qua e là, affiorano oggetti che ricordano la vita che non c’è più. Abbiamo visto un certificato medico, degli asciugamani, una bambola senza testa, qualche indumento. Mentre ci guardavamo riuscendo a dire soltanto “mamma mia” o “Dio mio”, si è avvicinato un signore magro sulla quarantina che ha subito dimostrato il suo desiderio di sfogare le sue ansie e le sue paure, di condividere con qualcuno, anche sconosciuto come noi, la drammatica esperienza vissuta. Nelle parole di quel signore abbiamo avvertito un misto di sentimenti, dallo spavento per quello che aveva visto al dolore per la perdita di persone amiche, dalla soddisfazione per essere sopravvissuto e non aver perso alcun familiare al pessimismo nero per il futuro suo e dei suoi concittadini. A questo proposito ci ha detto che quasi tutti i commercianti ed i negozianti hanno trasferito le loro attività commerciali in altri paesi in quanto già Quindici ha una posizione geografica particolare ed è separata dal resto del mondo da un ponte di accesso, se poi consideriamo ciò che è successo non è difficile condividere il pessimismo dei quindiciari. Dopo che il nostro interlocutore, ottenute espressioni di conforto e di invito alla speranza (che altro se no?), ci ha salutato con un cenno del capo ed una smorfia che voleva essere un sorriso ed è sparito dietro un cumulo di macerie, si sono avvicinate due donne, una mamma ed una figlia , e questa ultima ha salutato mia moglie (è stata una sua alunna). Anche loro, come il signore di prima, avevano una storia da raccontare, anche loro avevano bisogno sopratutto di qualcuno che ascoltasse; la loro storia era diversa ma i toni ed i sentimenti erano gli stessi dell’altro signore. Dopo alcuni minuti sono andate via anche loro e, mentre si allontanavano, mia moglie ha mormorato, con un certo imbarazzo: «L’anno scorso quella ragazza l’abbiamo bocciata». Durante tutto il tragitto per il ritorno a casa non abbiamo più parlato. ■


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Narrativa (4ª puntata).

V* (A MO’ DI POEMA D’AMORE) Gerardo Allocca lfonso ora si sente meglio nel suo salotto di casa notturno, più leggero. Le sei – E’ stata una felicità immensa quante volte ci siamo trovati fianco a fianco. Quella sera, eravamo a zonzo dalle parti del castello Gonzaga, presi il cuore a due mani e mi lasciai andare, mi abbandonai al mio sentimento. La tirai dietro un cantone, fuor di ogni occhio indiscreto, così almeno giudicai lì per lì, la strinsi a me e tentai di baciarla, dichiarandole apertamente e finalmente tutto l’ardore che in me covavo per lei. Marta, vuoi essere mia moglie, ti prego? E lì rovinai tutto. Lei sapeva di me e di Rosalba. Si districò dal mio abbraccio e, allontanandosi in fretta, mi ammonì sprezzantemente di non comparirle mai più dinanzi agli occhi. Da allora nient’altro che telefonate e lettere tra noi e ora, chissà nemmeno più quelle. Da mesi non risponde più alla mia posta e se telefono, riattacca. Sono sconsolato-. Lo era davvero, Alfonso e le conseguenze le abbiamo già riportate: non vedeva nessuno, chiuso nel suo dramma, languiva e si struggeva in quella sua residenza di provincia, il quartino napoletano l’aveva praticamente abbandonato, i suoi stessi interessi economici, la sua impresa commerciale erano da lui negletti, le sue notti, da un po’ passavano insonni. Era come su tizzoni ardenti, non trovava ricetto in nessun posto – Non ho più requie. Quand’è giorno, non sto mai fermo, erro da una stanza all’altra, non reggo stabilmente in nessuna occupazione, se esco in auto, faccio lunghi giri senza mèta e non sosto in nessun luogo, se non quando torno a casa. E’ una malattia che mi ha preso. Devo correre ai ripari, sennò ci rifondo l’equilibrio psichico. Devo rischiare il tutto per tutto. Se le avessi scritto la mia vita dipende solo da lei… Ma: aprirà, leggerà quelle lettere? Devo farmi coraggio, partire per Mantova e raggiungerla. Lì, ad ogni costo bisogna che le parli a tu per tu e la persuada a seguirmi per sempre, sì una fuga amorosa, o, almeno a impegnarsi con me per il prossimo avvenire quale mia compagna. La voglio unita a me fino alla fine. Questo si chiama spasimare, però non vorrei esagerare ed essere melodrammatico. Tuttavia devo, non riesco più a trattenermi, le catene cedono al mio impeto interiore. Rompere ogni indugio-. Parlava tra sé come ubriaco, come a chiunque avviene nel prender sonno o svegliandosi nel cuore della notte o al risveglio di primo mattino, quando improvvisamente balena un progetto, una risoluzione e tutto sembra facile, a portata di mano, già fatto addirittura e invece, poi il primo impatto con la realtà, nel levarsi e immergersi nel flusso vivo del nuovo giorno, erge barriere insormontabili, accampa difficoltà invalicabili e tutto il nostro castello di sabbia si disfa sotto l’urto della prima ondata di alta marea. E così egli, quasi riappacificato con se stesso, impercettibilmente cadde nelle braccia del sonno. Mezz’ora alle sette. La mattina appresso, però, la determinazione della notte era ancora lì, più che mai viva ed egli non tardò a tradurla in pratica. Sbrigò entro mezzodì le cose più impellenti e inderogabili, come alcune commissioni private e di lavoro (il versamento di certe tasse che, che scadevano proprio quell’oggi, in primo luogo) e fece una scappata alla sua esposizione antiquaria in città, dalla quale era assente da quattro giorni, onde sincerarsi che tutto lì procedesse quanto meno in regola e non ci fosse bisogno indispensabile di lui. Sistemata ogni cosa, prese un leggero pasto al Poseidon di Marechiaro e alle tre si mise in viaggio alla volta di Mantova. Prese l’autostrada per Roma e, marciando a forte andatura con lo spingere parecchio la sua potente cilindrata, alle dieci, alquanto prima delle dieci, usciva al casello della città lombarda. Prese alloggio al solito posto, in via Lorenzetti, rimandando lo scopo di quel viaggio al giorno successivo. Alle otto meno un quarto era già appostato, l’indomani, nelle vicinanze della biblioteca comunale e quindici minuti dopo, spaccando il secondo come suo costume Marta fece la sua apparizione, ignara di tutto. Alfonso (le si appressa, con aspetto sereno) – Salve. Chi si rivede! La signorina Rubacuori. Tanto di cappello a lei, Manon Lescaut! – Tremo tutto dall’ansia spero di non venir meno e farci una grama figura. Marta (cercando di schivarlo e tirar dritto per l’atrio della biblioteca) – La prego di lasciarmi andare per i fatti miei. Non ho tempo da perdere – Come una foglia sull’albe-

ro, quando c’è vento: fremo di dentro irresistibilmente. Potessi, gli butterei le braccia al collo e mi avvinghierei al suo corpo! Alfonso (trattenendola) – Niente capricci, suvvia. Sono qui apposta per lei, madonna. Spero non mi negherà un colloquio. Lei è Diotima e io Holderlin o preferisce il contrario, quanto a valori spirituali, s’intende? Non sia crudele, non lasci penare un’anima che è tutta per lei. Sono abbastanza teatrale, no? – Meglio così, scanzonato e letterario, può far breccia su una natura come la sua. Marta (rabbiosa) – Mi faccia passare, le ho detto. Non si molesta così il prossimo per la strada. Le è noto benissimo che di lei non voglio saperne più. L’ho avvertita. Mi ceda il passo, le ripeto o sarò costretta a chiamare gente per farla intervenire e liberarmi di lei – Mi piange il cuore, ma non posso agire diversamente. Alfonso (apparentemente scherzoso e disinvolto) – Piano, piano, Lucia Mondella. Che burbera! Stia buona, su. Sappia che, al termine delle sue fatiche quotidiane, quando lascerà il suo ufficio e uscirà di là dentro (indica la biblioteca) sarò qui ad aspettarla e condurla, se le piacerà, sulla mia carrozza alla mia tavola, dove le andrà che la porti. A casa potrà sempre dire di essere stata con amici a desinare – Prospettiamole un tranquillo ritorno, per ora, poi si vedrà. (Si separano; lei sdegnosamente e senza nulla proferire in risposta punta verso l’entrata della biblioteca e la varca, scomparendo) L’uomo si dispone all’attesa e, per ingannare il tempo, va a fare un giro, una volta ancora per i saloni, gli scaloni, gli anditi, i camminamenti del Castello. Rapidamente, così, ruotano le lancette dell’orologio. Fattosi mezzodì egli chiede licenza alla Storia e, rientrando nel grembo della realtà, si avvia alla volta del Principessa Margherita, il suo albergo. Vi compie alcune faccende personali, tra cui una rinfrescata, un cambio d’abito, che sceglie sportivo per l’occasione, e alcune raccomandazioni al portiere circa eventuali comunicazioni telefoniche per lui in sua assenza, ritira la macchina dal garage: un quarto alle due, è un sabato, la biblioteca osserva un orario dimezzato ed egli in anticipo sul luogo dell’appuntamento. Paziente e nervoso. (Circa venti minuti ed esce Marta, preoccupata visibilmente) Alfonso (sorridente e tranquillo esteriormente) – Allora, Eloisa, ce n’è voluto! Dove comanda la porti? (apre lo sportello dell’auto, invitandola, con scenografica mossa cavalleresca a montar su) La donna (tesa) – La prego, mi lasci andare. E’ preferibile. Meglio non vedersi più. L’innamorato (mellifluo e sfacciato) – Come, come? Vorrebbe infrangere tanto scelleratamente i voleri dei numi, i decreti del fato? E io, dovrei unirmi alla sua colpa, empiamente? Salga. La bisbetica non domata – Finiscila di fare il commediante! Ti saluto. Il fante di cuori – Non voglia il cielo! Lei non farà un passo di più. Anzi, mi correggo, hai ragione: tu non farai un passo di più. Bando all’etichetta. Ti avverto: la mia vita dipende solo da te; se te ne vai, ne risponderai alla tua coscienza. (Domata, cede. Si siede al fianco del conducente) Abbastanza pratico della zona, Alfonso, dato che lei disse che per lei faceva tutto lo stesso, decise la mèta. Prese la via del Garda, filando a velocità moderatamente sostenuta, sicché, in meno di un’ora furono al cospetto delle metalliche e gelide acque del lago. Senza sprecare altro tempo, essendo già tardi oltre misura per il pranzo, Alfonso si fermò a quel locale caratteristico sulle sponde dello specchio d’acqua, che pareva un mare, un mare di stagno. Consumarono il pasto, ordinò tutto lui, sperando di farle piacere, Marta non volle farlo, si comportò tutto il tempo,1 come un

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pezzo di legno, un corpo morto, passivamente: troppo era il dissidio interiore che l’affliggeva, perché potesse sentirsi partecipe e viva. Uscirono, quindi di fuori e, nonostante il freddo, che d’altronde era blando e sopportabile in quel momento, si misero a passeggiare lungo il lago. Marta vestiva un montgomery col cappuccio gettato sulle spalle e lui un cappotto grigio a spina di pesce. (Segue) ________________ 1. in cui parlarono poco di cose del tutto estranee alla sfera affettiva, N o t a: nel titolo, V sta per quinto capitolo del libro inedito degli anni ’80 Teologia, cui questo racconto appartiene). ■

Poesia di Gerardo Allocca

L’ 8 6 2 3 3 6 Spesso all’ora dei gufi e dei fantasmi, se l’orecchio è metronotte, la torre spesso nella piazza singhiozza fredda le ore. Oppure, nel tempo delle foglie marce, muovendo tra spogli filari scheletrici, la campagna è una tomba.

Passi, accade, tra la folla, e fantasmi non altro vedi, così tra le foglie dell’edera rampicanti la torre s’appiatta di faccia al mare alta, fredda. La nuvola, chiudendo su filari di pini il sipario, all’azzurro è tomba.

Napoleone a S. Elena, o quando cade una pioggia selvaggia e già sotto l’ombrello ci si affretta verso casa. Lo stesso, più o meno chi sulla spiaggia di Amalfi con il barometro al brutto stesse a Ognissanti, l’occhio all’orizzonte.

Ospite provvisorio in una casa amica nemica, uno è l’orizzonte di sé, il suo confine penoso e sotto il cielo non c’è altro rifugio quando la mente mulina, altro per la spiaggia non v’è alle onde, che faccia bello o brutto.

In questo sciame di vite, birillo, per sfuggire al balletto delle streghe, al tappo pesante del pessimismo e gustare un drink o fors’anche in barba al tempo: - Anna, se hai freddo o i nervi a sera chiamami all’ottoseiduetretresei-

Non di già nella lista delle streghe di proscrizione, lei spesso di sera con la luna storta, un po’ ex, sola, in barba a me e al mio 862336 non dà segno di vita e il pessimismo mi ritenta, io stasera qui un birillo.

Non squillano qui che i cucù in soggiorno, adesso che, unico abitante in casa, spengo la luce e dormono anche i bar. ■


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Documenti della nostra storia

LA “CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO NELLA TERRA DI SAVIANO” Vincenzo Ammirati ino agl’inizi dell’Ottocento, due furono le più antiche chiese nella “Terra di Saviano”. L’una era la Chiesa parrocchiale di Sant’Arcangelo, o Sant’Angelo, ovvero San Michele Arcangelo, di gran lunga la più antica, risalente probabilmente al VI-VIII secolo; l’altra, sorta diversi secoli dopo come Confraternita laicale di San Giacomo Apostolo, sarebbe in seguito evoluta in ChiesaConfraternita-Ospitale di San Giacomo Apostolo, la quale, in progresso di tempo, subentrando a detta Chiesa di San Michele Arcangelo distrutta nel 1805 da un incendio vesuviano, sarebbe diventata la chiesa parrocchiale di Saviano, quella che negli documenti civili vien impropriamente denominata “Chiesa madre”, che vuol dir la più importante del paese. Per “Chiesa madre”, infatti, seppur qualifica sconosciuta al diritto canonico, s’intende comunemente quella fondata per prima in una determinata località, e che poi abbia prodotto altre chiese particolari o filiali, mentre Tertulliano usa l’espressione “Chiesa matrice”, o anche originale, cioè la Chiesa in quanto fonte primigenia della fede, ovvero Madre dei credenti. Finora, dunque, l’esistenza della scomparsa Chiesa parrocchiale di Sant’Angelo del Casale di Saviano, è attestata implicitamente per la prima volta intorno all’anno Mille, in documento dove si parla della «località denominata Saviana»,dove, evidentemente, non poteva non esistere la locale chiesa parrocchiale. Nel 1281, in maniera esplicita, «Stefano, decano nolano, rettore della chiesa di Sant’Arcangelo di Saviano, con il consenso di [Giovanni Montefoscolo] vescovo di Nola, concede a Guerriero e Salconetto Peregrino una terra in detto casale in località “le Curti”, in cambio della quinta parte del raccolto da versare alla chiesa come terratico». Nel 1324, poi, nelle Rationes Decimarum della diocesi di Nola, dove son registrate le rendite annue di tutte le chiese diocesane, si legge che «iura ecclesie S. Angeli de Saviano vendita fuerunt domino episcopo pro unc. VII», cioè i diritti di rendita della chiesa di Sant’Angelo di Saviano furon ceduti a Monsignor il Vescovo per sette once d’oro. Nel 1369, «La frateria della cattedrale [di Nola] concede a Cristoforo Pellegrino di casal Saviano una casa, gravata da un canone annuo di quattro grani e mezzo da versare alla parrocchia di S. Arcangelo di Saviano». Il 29 marzo 1372, dalla sede papale di Avignone, Papa Gregorio XI «su petizione dei chierici del capitolo cattedrale, che lamentano l’esiguità dei propri benefici ecclesiastici, ordina a [Bernardo] arcivescovo di Napoli, di unire al suddetto capitolo, dopo aver verificato la fondatezza delle sue richieste, le seguenti chiese dotate di una rendita di cinquecento fiorini, appartenenti alla diocesi nolana»; nel numero di quelle chiese, oltre a quelle di Sant’Erasmo e di Sirico, c’era quella di S. Michele Arcangelo di Saviano. La chiesa parrocchiale di Saviano, infatti, come sappiamo dai verbali delle SS. Visite Pastorali fatte nel ’500, era rettorìa del Capitolo vescovile di Nola “dai tempi più antichi”, cioè almeno da due secoli prima. L’origine della nostra chiesa risaliva probabilmente al periodo compreso tra il VI e l’VIII secolo; questo, anche in considerazione del fatto che le prime parrocchie fuori città nacquero appunto nel VI secolo come divisione territoriale della diocesi che il vescovo non poteva più amministrare direttamente da solo. La congettura più verosimile, in mancanza di sufficiente supporto documentale, è che la nostra Chiesa sorgesse sull’area occupata dall’attuale Bar di Piazza Vittoria con annesso giardinetto, probabilmente con la facciata d’ingresso sull’annesso sagrato diventato poi la Piazza di Saviano, e con spazi di pertinenza che s’estendevano fino all’attuale Via Cesare Battisti, che ovviamente all’epoca era un vicoletto secondario. Essa, infatti, era contigua ad abitazioni civili, come risulta da un “istromento per mano del quondam Notar Felice Tufano sotto li 9 Giugno 1651”, citato in un documento parrocchiale del ’700, nel quale è scritto che «La Casa con camere sopra, sita nella publica Piazza [a lato de lo] atrio della Chiesa, si possiede per titolo di compra fatta da Gio. Battista D’Antonio...». Che quella detta fosse l’area occupata dall’antica chiesa parrocchiale è comprovato anche dal fatto che, intorno al 1952, ne furon rinvenute tracce di fondamenta tufacee durante scavi di ampliamento nella parte posteriore e laterale dell’attuale Bar Centrale, come han sempre riferito testimoni diretti che avevano partecipato a quei lavori. La chiesa, già da tempo, era non solo in declino cultuale per la crescente importanza e per gli ampliamenti di fabbrica della frontale Chiesa-Confraternita di San Giacomo Apostolo, ma diventata viepiù strutturalmente precaria dato che, specialmente dagli anni ’30 del Settecento, era stata anche toccata da assidui tremuoti di ben sette «vesuviane eruttazioni» che, dal 1730, si susseguirono ad intervalli ravvicinati negli anni 1737, 1751, 1767, quindi nel 1779, “incendio”, quest’ultimo, che fu decisivo

per il suo crollo avvenuto nel 1785, dopo il quale fu definitivamente rovinata per effetto dell’eruzione del 1793 e per le conseguenti alluvioni che interessarono il nostro agro, nonché per effetto della «formidabile» eruzione del 15 giugno 1794. Da dir che la Chiesa parrocchiale di Sant’Angelo possedeva anche lo spazio che in seguito fu ceduto al Comune, e che costituì l’area dell’attuale Piazza Vittoria dopo che la chiesa, “collapsa”, cioè crollata nel 1785, non fu mai più riedificata, contrariamente a quanto s’era convenuto tra

il Capitolo Nolano e il Comune di Saviano dopo il suo crollo, la cui data è attestata con certezza da una convenzione stipulata in Saviano dal notaio Francesco Corsi il 29 dicembre 1842. Tuttavia, ancora nel dicembre 1802, don Paolo Vecchione, «parroco della Chiesa di San Michele di questa terra di Saviano», dichiarava di aver ricevuto da don Rafaele Bencivenga, «esattore delle vendite della Chiesa di S. Giacomo Apostolo di detta terra, docati sei, e grani quaranta, e detti sono per conto degli annui carlini sedici, che va dovuto alla Chiesa parrocchiale per le annate di Gennaro 1799 fino a tutto Dicembre 1802. E ciò... a peso di messe, ipotecato sopra i beni di detta Chiesa di S. Giacomo». Notorio anche il fatto che, durante il Decennio francese, alle leggi eversive della feudalità emanate nel 1806, seguiva quella che aboliva patronati e benefìci curati; il che determinò il colpo di grazia per la millenaria Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, essendo intanto assurta al crisma di chiesa più importante quella di S. Giacomo Apostolo, la quale, a norma del diritto canonico del tempo, poté sorgere di fronte ad essa proprio perché non parrocchia. Nel 1817, inoltre, come risulta dalla S. Visita effettuata quell’anno alla Chiesa di S. Giacomo Apostolo, è detto che «Con l’andare del tempo, essendo crollata la chiesa parrocchiale, a seguito di convenzione intervenuta tra il Capitolo e il Comune, per la riedificazione della nuova Chiesa, se n’è assunto l’onere il Comune dietro versamento di mille ducati una tantum da parte del Capitolo, risultando attribuito il diritto di nomina al Comune medesimo, il quale s’è assunto l’onere di versare annualmente trecento ducati per gli stipendi dei tre parroci di sua nomina». Dunque, lo spazio a forma di emiciclo rialzato, che fino al settembre del 1998 s’osservava nella Piazza Vittoria con al centro il monumento ai Caduti, apparteneva tutto alla chiesa in questione, e costituiva il recinto ecclesiale adibito anche ad uso di sepolture comuni, com’era consuetudine prima delle norme funerarie stabilite da Napoleone. Fin dai tempi più antichi, infatti, i cimiteri erano «Luoghi sagri per lo più allato alla chiesa, ove si seppelliscono i morti… e pi-

gliossi sotto il nome di cimiterio, non solamente il luogo ove i defonti si seppelliscono, ma ancora il terreno, che circondava le chiese parrocchiali, o che trovavasi a quelle vicino». Tal consuetudine cimiteriale, naturalmente, originava «dal pio desiderio de’ fedeli di essere seppelliti appresso i martiri», onde «la eccessiva brama di trovar luogo nei sepolcri delle chiese fece sì, che queste diventassero per lo più i cimiteri dei facoltosi, mentre i recinti all’intorno delle stesse chiese erano il luogo della sepoltura del volgo». Il motivo della mancata riedificazione della Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo dopo il suo crollo avvenuto nel 1785, sembra individuarsi principalmente nel fatto che, in tempi caratterizzati da dominante laicismo, specialmente durante il governo dei napoleonidi, anche in forza della legge del 13 febbraio 1807 segnatamente abolitiva di alcuni ordini religiosi, si ordinavano numerose soppressioni e limitazioni dei benefìci ecclesiastici. Infatti, «La drammatica chiusura del secolo, coi fatti del 1799, la conquista francese, il ritorno dei Borbone e infine l’unificazione del 1860, fecero sentire i loro effetti su questa parte della Campania. Nel nolano si combatterono sanfedisti e rivoluzionari, da Nola partì nel 1820 il primo moto del Risorgimento…». Dunque, non era più possibile, né aveva più senso che continuassero ad esistere due chiese, l’una a pochi passi dall’altra, delle quali venne abolita quella crollata («collapsa»), anche in virtù del fatto che l’altra, la Chiesa-Confraternita di San Giacomo, era stata dichiarata «inalienabile e indisponibile» per decreto pontificio del 1520. L’antica Chiesa parrocchiale di Sant’Angelo, infine, era diventata fin dal secolo XIV «rettorìa del Rev. Capitolo Nolano», tant’è che nel 1551 ne era rettore «il Venerabile don Bernardino De Risi, canonico Numerario della Cattedrale nolana, procuratore dei beni parrocchiali». Si trattava, dunque, d’una Chiesa parrocchiale che, come abbiam visto, fin dal 1372 era passata sotto la cura e amministrazione diretta del Capitolo Nolano, dal quale, a titolo di rendita annua, ancora nel 1615 riceveva «sessanta docati de moneta di regno». Fu specialmente nel corso del ’700 che l’antica rettorìa capitolare perdé progressivamente d’importanza, in concomitanza col rilievo sempre crescente acquistato dalla prospiciente Chiesa di San Giacomo Apostolo, la quale nel corso del ’700 fu ristrutturata e notevolmente abbellita, nonché dotata d’un prezioso Organo, che oggi è in via di restauro, mentre nel 1734 fu arricchita dell’imponente campanile, inizialmente eretto su due piani, poi accresciuto del terzo intorno agli anni ’30-40 dell’Ottocento, il quale però fu demolito, perché già pericolante, nel 1861. Oggi, pertanto, la Chiesa di San Giacomo Apostolo, d’antica origine laicale e già di patronato della pubblica Beneficenza, poi Congrega di Carità, la cui commissione era presieduta dal Sindaco, è la Chiesa maggiore di Saviano, e, per quanto qui detto, di patronato comunale, come del resto ricorda un Documento dell’archivio parrocchiale relativo al passaggio di consegne al parroco don Umberto De Sarno, che nel 1951 prendeva possesso della chiesa. Detto documento, dattiloscritto e firmato da Mons. Domenico Vacchiano in rappresentanza della Curia di Nola e da don Umberto De Sarno, testualmente dice: «Il beneficio non ha chiesa propria perché essa crollò nel 1875 [si tratta invece del 1785], ed allora il parroco passò ad esercitare la cura in quella di San Giacomo Apostolo di patronato della pubblica Beneficenza. Il 29 dicembre 1842 intervenne un pubblico istrumento per Notar Francesco Corsi, nel quale furono stabiliti i diritti e i doveri per il parroco da un lato, il muncipio e la Congrega di Carità dall’altro… Non si dà in consegna la chiesa e quanto in essa si contiene, perché tutto appartiene al patrono [San Giacomo Apostolo], tranne la statua di San Michele e pochi oggetti strettamente necessari al ministero parrocchiale». A questo punto, tornando ancor una volta sulla questione del patronato comunale della Chiesa di San Giacomo Apostolo, onde attestarne compiutamente la fondatezza ci risolviamo a pubblicare il testo di detto Istrumento, redatto in Saviano dal notaio Francesco Corsi il 29 dicembre 1842. Il documento d’archivio, da noi reperito nel 1996, ci è già diverse volte servito come fonte storica per nostre riflessioni sulla nostra storia locale (Cfr., ad esempio, Vincenzo Ammirati, La Chiesa maggiore di Saviano, O. S. maggio-luglio 1998). Il documento, proprio perché atto notarile, quindi prova non di parte, ha valore probante, finanche per intuirvi la persistenza d’acri contrasti insorti già all’indomani della scomparsa della chiesa parrocchiale


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di San Michele Arcangelo, che - si rileva dal documento ancor si sperava di riedificare a quarant’anni circa dalla scomparsa. Ma, cosa ancor più rilevante, nell’istrumento chiaramente si legge che alla sua stipula si giunse per metter le carte in tavola mentre erano imminenti «Le spese di restauri nelle fabbriche da farsi» nella chiesa di San Giacomo, fabbriche che «saranno eseguite giusta la perizia approvata dal Signor Intendente della Provincia sul progetto dell’Architetto Signor Aulicino, e previ i solenni di legge, e le spese a ciò necessarie caderanno per due terze parti a carico del Comune». ECCO, DUNQUE, IL TESTO INTEGRALE DELL’ISTRUMENTO: «Il giorno ventinove Dicembre milleottocentoquarantadue. Ferdinando Secondo per grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie, di Gerusalemme, Duca di Parma, Piacenza, Castro, e Gran Principe Ereditario di Toscana. Alla presenza di noi Francesco Corsi del fu Dottor Fisico Don Giuseppe, Notaio residente nel Comune di Saviano, Capoluogo del Circondario, con lo studio Strada Teglia, e degl’infradicendi testimoni, si sono personalmente costituiti: Il Signor Felice Panarella fu don Michele proprietario, nella qualità di secondo Eletto del Comune di Saviano pel Sindaco impedito; il Signor Giovanni Trocchia di Don Vincenzo, proprietario e colla qualità di Parroco di detto Comune di Saviano; ed i Signori Don Andrea Ciccone fu Felice, e Don Nicola Marotta fu Don Francesco, proprietario colla qualità di Amministratori della Beneficenza di Saviano. I costituiti sono a conoscenza di noi Notaio, e testimoni; hanno il domicilio nel detto Comune di Saviano, e stabiliscono quanto appresso con autorizzazione del Signor Intendente di questa Provincia, qual Presidente del Consiglio Generale degli Ospizi con suo distinto foglio sotto il numero del protocollo ottomilaseicentotrentadue in data del giorno otto gennajo mille ottocento quarantadue del tenor che segue, “Il Consiglio letta e cifrata la minuta dell’istrumento a stipularsi tra la Commessione e gli Agenti Comunali per de’ restauri faciendi in cotesta Chiesa di San Giacomo Apostolo, si affretta a rendergliela onde voglia curarne lo adempimento…”. 1. Che avendo bisogno di urgentissime riparazioni la Chiesa di San Giacomo Apostolo sita nel Comune anzidetto, di fondazione laicale, oggi di padronato della surriferita Pubblica Beneficenza, nella quale per essere crollata la Parrocchia sin dal Mille settecento ottantacinque passò a funzionare il Parroco del Comune istesso; resta convenuto e stabilito che rimanendo da oggi innanzi fermo e riconosciuto il dritto di padronato a favore dell’Amministrazione suddetta di Beneficenza, rimane ancora stabilito ed assodato a favore del Comune il possesso in cui si trova. 2. Per effetto del quale possesso resta convenuto di far funzionare in essa Chiesa il detto Parroco pro tempore senza che possa esserne più amosso, e senza però che possano colle di lui funzioni restare mai impedite quelle che debbono ancora esercitarvi tanto il rettore di essa che seguiterà ad esser nominato dagli Amministratori della ridetta Pubblica Beneficenza, quanto i di lei Cappellani che pure da questi seguiteranno a nominarsi in virtù del dritto di padronato di cui è menzione, e come per effetto dello stesso dritto si è sempre praticato, e si sta attualmente praticando. 3. In tutte le funzioni in cui il Parroco sarà di ufficio chiamato a celebrare coi suoi subalterni come feste civili, il Corpus Domini, ed ogni altra del popolo, di qualunque denominazione, avrà sempre la padronanza tranne nella festa di San Giacomo Apostolo, tal che dovendosi nel medesimo giorno celebrare altri uffici dal Rettore o dai Cappellani, dovranno questi ultimi avere sempre la preferenza senza esser mai disturbati. 4. In tutto il rimanente, tranne l’eccezioni di sopra, la preferenza sarà sempre del Rettore che di accordo colla Commissione fisserà l’ora ed il modo di celebrarsi dai Cappellani o da’ altri le messe in tutti i giorni feriali e specialmente festivi dell’anno, restando però sempre libera al Parroco la scelta dell’ora in cui nei detti giorni festivi voglia celebrare la sua messa Parrocchiale piana piana, sia cantata. 5. Qualora occorresse farsi in detta Chiesa funzioni da quelle che di ufficio spettano al Parroco o al Rettore, come sarebbero messe votive a divozione de’ particolari, o altre di simil fatta, celebrerà il Parroco o il Rettore secondo ché l’uno o l’altro sarà invitato dal particolare divoto, e qualora vi fosse invitato altro Sacerdote paesano o forestiero, debba esser cumulativamente il consenso del Rettore e del Parroco, i quali non lo negheranno mai senza ragionevole motivo. 6. Stante la necessità del Parroco di prestarsi in tutte le ore di giorno o di notte a tutt’i bisogni della popolazione, sia per la celebrazione de’ Divini uffizi, o per l’amministrazione de’ Sacramenti, sia per fare il catechismo, sia per mortori ed altro, le chiavi della Chiesa della sagrestia saranno duplicate e depositate presso del parroco e del Rettore. Ben inteso che le chiavi depositate presso il parroco non saranno mai titolo di padronato a favore del Comune. 7. Nella sagrestia converranno il Parroco , i suoi Economi o subalterni, ed il Rettore co’ Cappellani senza mai potersi recare scambievole molestia, e serbandosi vicendevolmente il rispetto dovuto a ciascuno a seconda del suo grado. 8. Il Parroco terrà in detta Sagristia uno o più scrigni a se [sic] per conservarvi libri, arredi, e tutt’altro che occor-

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LA “CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO NELLA TERRA DI SAVIANO” rerà, come pure vi riterrà il Rettore per conservarvi la sacra Suppellettile, ed ogni altra cosa che apparterrà all’Amministrazione, e di cui a’ tempo proprio si farà inventario e consegna. 9. Le spese di restauri nelle fabbriche da farsi saranno eseguite giusta la perizia approvata dal Signor Intendente della Provincia sul progetto dell’Architetto Signor Aulicino, e previ i solenni di legge, e le spese a ciò necessarie caderanno per due terze parti a carico del Comune, che usa dell’edificio come di Chiesa Parrocchiale, e l’altra terza a carico dell’Amministrazione di beneficenza, facendo i pa-

gamenti giusta le condizioni di appalto che al Sindaco riuscirà di formare. 10. Le spese di manutenzione di fabbriche, di conservazione di sacri arredi, i salari de’ Clerici serventi, le spese di cera, ostie, vino, incenso e fuoco pel riscaldo in Sagrestia in tempo d’inverno rimarranno in avvenire fissate come lo sono al presente a carico dell’Amministrazione nello stato discusso di essa superiormente approvato, ed in attuale osservanza, montanti in uno a ducati cinquantacinque senza che possa essa Amministrazione esser gravata dippiù, come del pari il Comune non soffrirà spesa maggiore di ducati ottantaquattro fissati nell’attuale stato discusso Comunale pel mantenimento della Chiesa e del Culto. Soccorrendovi di più, sarà oggetto di particolari convenzioni, con dichiarazione che siccome da ora l’uso della Chiesa e degli arredi si stabilisce promiscuo, così salvo il diritto di proprietà a favore dell’Amministrazione, non potrà esser negato al Parroco nelle circostanze. 11. Quantevolte [sic] la detta Chiesa di San Giacomo in ogni futuro tempo avesse bisogno di altri restauri, come di muri, pavimento, soffitto, tetto, stucco, legnami, organo, altari, porte od altro, dovranno eseguirsi sempre per due terze parti di spesa a carico del Comune, e per l’altra terza parte a carico dell’Amministrazione, e volendovi fare altre spese di ornamento, e di lusso, vi dovrà essere il consenso di ambe le parti, cioè del Comune e dell’Amministrazione, e l’opera resterà a proprietà di quella parte che ne farà la spesa. 12. Quantevolte in ogni futuro tempo piacesse ai rappresentanti del Comune sotto qualsivoglia nome e per qualunque motivo di abbandonare la Chiesa in parola per formarsi altra parrocchia da nuovo, gli Amministratori di Beneficenza o chiunque altro ne farà le veci, non saran tenuti ad alcuna restituzione o rifazione di spesa anche minima a pro del Comune, che d’altra parte, in questo caso, resterà sciolto da ogni obbligo contratto all’uopo nel presente istrumento. 13. Intuttocciò [sic] che sarà riputato inservibile nell’atto della ora seguenda restaurazione, come marmi, serrature, pezzi d’opera, ottone, bronzo, quadri ed altro, sarà, di accordo con l’Ammini-

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strazione e col Sindaco, venduto, ed il ritratto sarà impiegato anche di accordo per abbellimento o ampli azioni della medesima Chiesa. 14. La spesa del presente istrumento è a carico comune.// Fatto e pubblicato in Saviano, Provincia di Terra di Lavoro, e precisamente nel nostro studio sito come sopra, presenti i costituiti, nonché i Signori Don Carmine Napoletano fu Pasquale negoziante, e Don Michele Allocca di Francesco Sacerdote e proprietario, ambo domiciliati in Saviano testimoni idonei giusta la Legge, i quali dichiarando di conoscere le parti, firmano con noi Notaio, e colle stesse il presente istrumento di cui abbiamo data lettura chiara, ed intellegibile alle parti in presenza de’ testimoni». Seguono le firme di Felice Panarella secondo Eletto, Giovanni Parroco Trocchia, Andrea Ciccone Amministratore, Nicola Marotta Amministratore, Francesco Corsi del fu Dottor Fisico Don Giuseppe Notaio in Saviano. Per l’istrumento, redatto su cinque fogli, di cui tre bollati di grani sei ciascuno, tutti vergati sul recto e sul verso, «Sono ducati sette e grani dodici a credito». All’art. 9 dell’Istrumento, a proposito della Chiesa di San Giacomo, abbiam letto che «Le spese di restauri nelle fabbriche da farsi saranno eseguite giusta la perizia approvata dal Signor Intendente della Provincia… e previ i solenni di legge, e le spese a ciò necessarie caderanno per due terze parti a carico del Comune». In effetti, proprio di recente, ci è toccato d’aver fra le mani un ampio carteggio d’archivio, relativo proprio «a’ lavori a farsi nella Chiesa di cotesto Comune», che in documento diverso del carteggio son detti «lavori di restaurazione, e di abbellimento di questa Chiesa madre». Il carteggio in questione risale al 1846, e riguarda i lavori iniziati nel 1844, ovvero appena due anni dopo il riferito Istrumento, ed è costituito da numerosi documenti relativi a «la Chiesa di cotesto comune attualmente in restaurazione», e quindi inerenti ai rapporti intercorsi tra il Corpo degl’Ingegneri di Acque e Strade, la Intendenza di Terra di Lavoro, e il Signor sindaco del Comune di Saviano, in ordine ai «lavori di cotesta chiesa parrocchiale», o «Chiesa Madre di Saviano», come ormai veniva chiamata quella di San Giacomo Apostolo. Ma, da detto carteggio, si rileva soprattutto che il Comune di Saviano differiva con vari pretesti i pagamenti dovuti per i «lavori eseguiti dall’appaltatore Michele Simoniello per le restaurazioni della Chiesa madre in detto Comune»; appaltatore che, pure, il 28 novembre 1846, aveva presentato un articolato Scandaglio dei lavori stessi, ben quaranta pagine scandite in 141 articoli, d’interessante lettura, le quali, ad esempio, testimoniano l’esistenza nel porticato «di due antichissime sepolture ritrovate nel cavamento di detto muro d’ingresso alla Chiesa»; documentano, poi, ritocchi a colonne «d’ordine ionico» e a capitelli «di ordine dorico… sopra i descritti pilastri nel prospetto di ordine toscano», nonché al «cornicione dell’istesso ordine toscano» e a «simile cornicione di ordine dorico»; riparazioni a «pezzi d’astrico» o di «valere formate con chiancole di legname di castagno»; costruzione di «scalini di pezzo d’astraco di lapillo vulcanico per la formazione della scaletta che mena all’organo», «architravi di legname castagno», «coprimento di travi e chiancole pel soffitto di travatura e di covertura al coro»; «fondazione del muro onde separare la Casa della Beneficenza dalla cennata Chiesa»; «pezzi di taglio dalla cava di Bellona per la formazione della mostra in giro della porta d’ingresso della Chiesa»; «soglia di simile pietra di travertino della cava di Arienzo»; «pezzi della cava di Maddaloni… lavorati dall’appaltatore Simoniello»; «la chiusura del vano d’ingresso della Chiesa, di legname castagno… compresa la battita, con cassettoni bugnati in ambe le facce»; «cassonetti di bronzo del peso di cantaia 0,45»; «ferramenti occorsi per la chiusura d’ingresso», e «dipintura ad olio a due passate di color piombino di apparecchio ai descritti pezzi d’opera»; «muro a secco nello interno della Chiesa in parola ordinato dall’ingegnere direttore alla presenza del Signor Intendente della provincia il giorno 24 luglio 1844». Insomma, «Lavori diversi eseguiti giusta il verbale di urgenza compilato sul luogo il dì 15 ottobre 1845, ritenuto dal decurionato con analoga deliberazione, ed approvata dal Signor Intendente»; lavori che il Comune tardava a pagare, o tentava di non pagare, «nulla anticipa e paga a respiro», lamentava uno dei garanti dell’opera; il Comune, insomma, dilazionava i pagamenti, forse nell’illusione di «non soddisfare il certificato di ducati quattrocento rilasciatogli dallo ingegnere Direttore dell’opera». Questo lo stato delle cose, non perché il Comune negasse la legittimità del pagamento, ma, diceva, «onde far fronte alla massa degli altri esiti ritenuti nello stato [= bilancio] medesimo, non avendo il comune altri mezzi come satisfarli», mentre l’Intendente ribadiva il contrario, ovver che «la cassa comunale ne offre i fondi, come risulta dal bilancio del primo bimestre del corrente esercizio». Fra Sindaco e Prefetto d’allora, sappiamo o non sappiamo chi avesse ragione: l’appaltatore esecutore dei lavori, certamente si. Ma questa è altra storia, ovvero la storia di sempre. ■


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Obiettivo

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Gli alunni della scuola media ed elementare in “Concerto di Natale 2011”

MUSICA IN CONCERTO Paola Ammirati li alunni della scuola media di Saviano “A. Ciccone” insieme al coro dei piccoli allievi del I Circolo didattico di Saviano “Maria di Piemonte” hanno salutato la fine del 2011 con un bel concerto di Natale, tenuto presso l’Auditorium savianese la sera del 22 dicembre scorso. La musica, dall’inno di Mameli all’Ave Maria, da Mozart a Strauss, dal jazz al folk, dal monostrumentale all’orchestrale, dal monodico al corale, è stata protagonista indiscussa della serata. Elevata forma artistica, l’educazione musicale dei giovani costituisce un importante momento in cui l’esperienza socializzante del far musica insieme accresce il gusto di vivere in gruppo, allena i ragazzi a creare, stabilire e rispettare le regole comuni, a considerare e ad accogliere in modo costruttivo le idee altrui, a recepire la possibilità di cambiamento dei ruoli, a riconoscere le proprie capacità e non meno ad ampliare le possibilità di comunicazione e collaborazione. La musica è vitalità e innovazione: è ricercare nuovi linguaggi che sappiano comunicare sensazioni, è inventare armonie che suscitino emozioni, è soddisfare lo stato fisico e mentale di chi la ascolta. La musica è valida soltanto quando l’ascoltatore ne rimane gratificato e questo è stato l’effetto ottenuto durante tutto lo spettacolo. Musiche classiche e moderne rivisitate dai nostri piccoli musicisti guidati pazientemente dai proff. Lucia Marino, Ciro Perris, Andrea Esposito che seguono gli allievi del corso musicale della scuola media, mentre il coro della scuola elementare ha visto protagonisti un folto gruppo di alunni delle classi quinte e quarte dirette dall’ins. Salvatore

Falco. Nella seconda parte si sono esibiti i giovani del progetto “Integrazione sociale”, promosso dal Comune di Saviano e aperto a tutti gli adolescenti che intendono proseguire gli studi musicali dopo la scuola media. I giovani si sono cimentati in canti, danze e sonate strumentali con pianoforte, percussioni, fiati, archi sotto la direzione artistica dei proff. Pietro Botta, Pellegrino De Stefano, Tania Fusco, Andrea Esposito, Ciro Perris e Vincenzo Sorrentino. Puntuale e sobrio l’intervento del Dirigente scolastico prof. Paolino Scotti, il quale, porgendo gli auguri di serene feste natalizie al folto pubblico intervenuto, ha ribadito la necessità di una crescita sana dei ragazzi che passa anche attraverso attività progettuali e laboratoriali offerti dalla nostra scuola media “Ciccone”. Ha inoltre colto l’occasione per porgere doverosi rin-

LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO (2ª parte) Alberto Falco ell’articolo edito da “Obiettivo Saviano” per il mese di dicembre 2011, abbiamo concluso che il movimento cristiano, trent’anni dopo la morte di Gesù, aveva reclutato i suoi aderenti nelle zone di margine tra l’Ellenismo e il Giudaismo: tra i giudei che voltavano le spalle alle sinagoghe e gli Ellenisti giudaizzanti. Il Cristianesimo respinto dalle grandi masse dei Giudei, ignorato e incompreso dai pagani o comunque limitato a piccoli gruppi, non potette avere che una minuscola diffusione. Geograficamente si espanse con rapidità per vaste zone dell’Impero sulle tracce delle colonne giudee; non dovette tuttavia in ogni città essere rappresentato che da gruppi estremamente esigui. Ma la trascurabilità del movimento può trovare riscontro oltre che nelle ragioni ora addotte, anche nel fatto che almeno fino a Traiano (imperatore dal 97 al 117) i Cristiani, tranne sporadici accenni, non furono identificati nella loro specifica individualità, né dai poteri dello Stato né dagli scrittori sia pagani che ebrei. Periodo sub- apostolico - Gli apostoli Pietro e Paolo furono travolti dalla strage di Nerone del 64 e morirono martiri: il primo crocifisso e il secondo decapitato. Contemporaneamente, tra il 60 e il 70 scomparvero gli apostoli della prima generazione. Solo Giovanni sopravvisse fino al principato di Traiano, a capo della Chiesa di Efeso, circondato nella sua veneranda vecchiaia dal rispetto riverente di tutta la Cristianità dell’Asia (così veniva denominata la zona compresa tra Siria, Palestina e l’odierna Turchia), come ultimo testimone superstite tra coloro che avevano conosciuto il Signore. Tanto Ireneo quanto Eusebio ed altri ci dicono che Giovanni visse ad Efeso; che sotto Domiziano fu confinato nell’isola di Pàtmos; che dall’avvento di Nerva riacquistò la libertà e poté ritornare ad Efeso dove visse indisturbato fino ai tempi di Traiano. L’autorità di tale informazione poggia soprattutto su Ireneo (II 22) perché Ireneo la ricevé da Policarpo vescovo di Smirne il quale, in gioventù, era stato uditore di Giovanni. Scomparsi i discepoli, scomparso soprattutto Paolo che per tanti anni aveva prodigato alla Chiesa nascente la sua indomabile energia, il Movimento cristiano era rimasto senza la guida di capi rivestiti dell’autorità apostolica. Abbiamo perciò un mezzo secolo che va dalla morte di Paolo (64) fino ai primi decenni del secondo secolo, convenzio-

nalmente chiamato sub-apostolico, in cui il Cristianesimo fu sottoposto ad un fermento di correnti e tendenze dovuto alla inserzione in esso di elementi ellenistici e al progressivo consolidamento di posizioni sempre più distanti dal Mosaismo e quindi dal Giudaismo. Si pensi alla formulazione dottrinaria del “Cristo-lògos” nel primo caso e alla “condanna” paolina della “Legge Mosaica” nella Epistola ai Romani e altrove. Il misticismo ellenistico-cristiano: IGNAZIO e POLICARPO - Tra la fine del primo secolo e i primi decenni del secondo, ad Antiochia, a Smirne, a Efeso e nella Magnesia, serpeggiarono vivaci correnti mistico-entusiastiche. Soprattutto in occasione delle persecuzioni delle quali furono vittime le Chiese d’Asia e di Siria sotto il principato di Traiano. Molti cristiani affrontarono la morte addirittura con lieta esaltazione. Per essi il martirio, come ripetizione della morte del Signore, era il passaporto per la resurrezione e l’immortalità beata, tanto da giungere ad autodenunciarsi alle autorità romane, sollecitando la condanna. Ignazio e Policarpo furono i due massimi esponenti di questa corrente. Ignazio discepolo entusiasta dell’apostolo Paolo, ritiene che l’essenziale non è tanto l’Attesa e la Speranza del Regno Futuro, quanto l’assimilazione personale e mistica all’Eterno. Per Ignazio il fatto importante è la Croce. Se Ignazio non seguì l’esempio di molti esaltati egli, tuttavia, si offrì volontariamente al martirio. Fu condotto da Antiochia a Roma per subirvi la pena “ad bestias”. E respinse i tentativi dei correligionari di salvargli la vita. Diceva: “contentatevi di pregare perché io abbia la forza di resistere alla prova … lasciatemi diventare pasto delle belve per diventare pane immacolato del Cristo” (Rom. II 1-2; IV 1-3). Ignazio è un ortodosso, fedele alla tradizione paolina e alla disciplina ecclesiastica. Egli combatte il docetismo che, annullando la realtà della passione, tendeva implicitamente a far diventare evanescente il Gesù storico a beneficio del Gesù celeste. Come vescovo di Antiochia, uno dei grandi centri dell’Impero ed allora il primo della Cristianità, esercitò un’autorità didascalica che si estese a tutte le Chiese orientali: Efeso, Smirne, Magnesia, Filadelfia, ecc. Eguale autorità circondò il nome di Policarpo. Eletto giovanissimo a capo della Chiesa di Smirne la resse per lunghi anni. I fedeli venerarono in lui l’ultimo discepolo di Giovanni e di coloro che avevano conosciuto il Signore. Policarpo condivise in misura notevole i sentimenti di

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graziamenti a tutto il personale docente e non docente della scuola, alle famiglie a soprattutto agli studenti che in soli tre mesi hanno dato prova di responsabilità personale e di bravura artistica. In più, accompagnati dalla referente prof.ssa Rosa Franzese e gratificati da tutta la scuola, nella persona della dott.ssa Filomena Tafuro Presidente del Consiglio d’Istituto, sono saliti sul palco i numerosi allievi che si sono licenziati eccellentemente lo scorso anno scolastico, con voti da 9 a 10 e lode: alunni perseveranti nello studio e tenaci nell’impegno, che credono nella scuola, che investono energie e tempo nell’istruzione, che confidano nel sapere. La cultura, letteraria scientifica artistica musicale, sotto qualsiasi forma e in qualsiasi veste, premia sempre, elevando lo spirito al di sopra di tutte le umane cure. ■

Ignazio e affrontò anch’egli il martirio come un rito che lo avrebbe avviato alla beatitudine eterna. Possediamo una epistola intitolata “Il martirio di Policarpo”. Trattasi di una lettera indirizzata dalla Chiesa di Smirne alla Chiesa di Philomelio e a tutte le Chiese della Cristianità. L’autore sembra sia stato un certo Marcione o Marciano che si dichiara testimone oculare degli avvenimenti narrati. La lettera, dunque, deve essere stata composta poco dopo il martirio di Policarpo, vale a dire tra il 155 e il 157. L’autore mette in bocca a Policarpo la seguente preghiera: “Io ti ringrazio, o Dio, di avermi giudicato degno di questo giorno, degno di essere contato nel numero dei martiri…. Possa io oggi stesso essere ammesso alla tua presenza”. Sembra quindi che anche Policarpo, come Ignazio, pensava che il Regno si ottenesse subito dopo la morte. Per ritornare alla diffusione del Cristianesimo, col progredire del II secolo, nel periodo che va da Traiano a Commodo, registriamo, oltre che una vasta penetrazione geografica anche una notevole estensione numerica del movimento cristiano. Il Cristianesimo è ormai nato e individuato presso le masse popolari: non è più un fatto semioscuro che interessi solo il pubblico prossimo alle sinagoghe. Ma l’importanza assunta dal movimento acuisce le ostilità e quindi le persecuzioni. La “Grande Apologia” di Giustino, scritta intorno al 150, presuppone una situazione inquietante per tutta la Cristianità. L’animosità popolare talvolta esplode in forma violenta e illegale. Pertanto si può dire che i conflitti non scoppiano per iniziativa dei poteri dello Stato. Nel 112 Plinio, proconsole in Bitinia e nel Ponto, è costretto ad occuparsi dei Cristiani e a scriverne all’Imperatore unicamente perché contro costoro sono state portate innumerevoli denunce. Nella lettera sul martirio di Policarpo, scritta tra il 155 e il 156, viene riferito che a Smirne (ove pure il Vescovo Policarpo era venerato) la plebe sollecita la punizione dei Cristiani gridando “Morte agli atei” e intimando la cattura di Policarpo. Il principato di Commodo e più ancora quello di Settimio Severo segnarono una svolta decisiva nella storia del Cristianesimo. Sotto il principato di Commodo, dice Eusebio, regnò la pace in tutta la Chiesa (Eusebio V,XXI, 2-3). Ireneo scriveva che ormai i Cristiani passeggiavano senza timore per le strade (Adversus haeres, IV, 46). Sotto lo stesso Commodo la Chiesa cominciò a possedere in Roma un suo proprio cimitero con la tolleranza della polizia. Ci fermiamo qui, perché dovevano passare ancora molti anni, prima che il Cristianesimo potesse conseguire una diffusione più regolare e pacifica. L’epoca di Costantino e, soprattutto, di Teodosio, è ancora lontana. ■


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Articoli a cura di Antonio Romano pp. 15-16 Saviano – Associazione di Volontariato Il Mosaico. “Il Natale di casa nostra” IV edizione al Teatro Auditorium. Per l’occasione la compagnia teatrale G.A.D. Radici ha presentato di Fortunato Calvino regia di Pasquale Manfredi

“ C R A V A T T A R I ” aviano. Manifestazione, di beneficenza, presso il Teatro Auditorium di Saviano. Il ricavato, 1200 euro, è andato a favore della fondazione di Don Luigi Merola “ A’ voce d’e Creature”. L’Associazione ‘Il Mosaico’ da anni si occupa di supportare la famiglia, assistere i meno abbienti e valorizzare il ruolo dei rapporti familiari per prevenire le devianze sociali attraverso modelli positivi carichi di valori etici. Testimonial della serata è stato lo stesso Don Luigi Merola. A presentare la serata è stato Gennaro Esposito in rappresentanza dell’associazione “Il Mosaico” nonché delegato dell’associazione Assocampaniafelix.

Erano presenti diverse autorità civili e militari: Il consigliere regionale Carmine Sommese, Rosa Sommese presidente dell’associazione “Il Mosaico”, il Maresciallo della locale stazione dei Carabinieri Giannini. Don Luigi Merola, che si è stato accolto e presentato anche con un breve filmato proiettato su di uno schermo gigante del teatro, che illustrava brevemente la sua esperienza di vita, è un noto sacerdote e scrittore, per il suo impegno civico e in particolar modo per la sua opposizione alla criminalità. È noto che è Specializzato in Teologia Spirituale presso la facoltà Teologica dell'Italia meridionale "San Luigi", è assegnato, come prima destinazione nella Parrocchia di San Ludovico d'Angiò, in Marano di Napoli in qualità di Viceparroco. Qui ha portato avanti un folto gruppo di Azione Cattolica, e organizzato con i giovani l’assistenza serale ai senza dimora della stazione centrale di Napoli. La sua attività è rivolta, specialmente ai bambini, che hanno la parrocchia come unico punto d’unione. Si laurea e si specializza in Scienze Sociali presso l'Università degli Studi "G. Marconi" in Roma. Il periodo di permanenza a Forcella, si ricorderà, è stato segnato dal tragico evento, avvenuto nel 2004, dell’uccisione di una ragazzina, Annalisa Durante. Vari eventi portano all’assegnazione della scorta. Don Luigi Merola ama definirli: “i miei angeli terreni”; alla domanda del presentatore come si vive sotto scorta, ha risposto: “in famiglia!” “Si vive come una famiglia!” “Gli agenti della scorta divengono, una sorta, di missionari dato le funzioni religiose cui devono, necessariamente, assistere!”, ha ammes-

Saviano – Teatro Auditorium - Commedia degli equivoci“ - Gli amici del sig. G” di San Gennarello di Ottaviano in

“MENECMI… I DUE GEMELLI NAPOLETANI” aviano – “Menecmi… i due gemelli napoletani” è il titolo della commedia proposta dalla compagnia “ Gli amici del sig. G” di San Gennarello di Ottaviano, per la regia di Gianni Parisi, nell’ambito della Rassegna Teatrale. Successo e consenso di pubblico, accorso numeroso.

Una vicenda raccontata in quello che era il teatro nell’antichità; È una commedia scritta dall'autore latino Plauto verso la fine del III secolo a.C. Nel contemporaneo tale opera è relativamente adeguata con aggiunte e personalizzazioni che non ne hanno intaccano l’originalità. Il nome deriva da quello dei due personaggi principali. Il genere dell’equivoco è materializzato nel perché, i due protagonisti, sono fratelli gemelli e per di più uno non sa dell’esistenza dell’altro, in un ambiente di movimentazione scenica. La commedia, tratta di un evento molto semplice: lo smarrimento e rapimento di Menecmo I e le vicende che consentono ai due gemelli, dopo molto tempo, di incontrarsi e tornare insieme nella terra d'origine. Attorno alla straordinaria somiglianza tra i due fratelli viene costruito il prototipo della commedia degli equivoci. Si scatena un susseguirsi di situazioni confusionali. Il prologo è recitato dal personaggio Spazzola, servo di Menecmo I, il quale espone al pubblico "tutti i particolari della faccenda", tutte le vicende da conoscere prima di addentrarsi nel racconto scenico. Quando erano fanciulli il loro padre, un mercante di Siracusa, decise di portare con sé uno dei due gemelli al mercato dove si allontanò, lui uno dei due gemelli, facendo perdere le sue tracce. Fu così che si deci-

so con un senso di quasi composto umorismo. Don Luigi ha descritto la sua situazione in un suo primo libro, “Forcella tra inclusione ed esclusione sociale" edito da Guida. Nel 2007 trasferisce il suo impegno a Roma: il Ministero dell’Istruzione, lo nomina Dirigente dell'Ufficio III presso la Direzione per lo Studente con l'incarico di promuovere la legalità in tutte le scuole. In seguito gli è assegnato un incarico di studio per la promozione della legalità nelle scuole. Il 14 dicembre 2007 a Napoli, per l’appunto, fonda la Fondazione di recupero minorile “'a VOCE d’è CREATURE”. Interpreta se stesso nel film di Antonio Capuano “L'amore buio”, in una scena in cui tiene un discorso al carcere minorile di Nisida. Nel marzo 2010 è nominato consulente a titolo gratuito della Commissione Parlamentare Antimafia. Ha pubblicato nell’aprile 2011 il II libro dal titolo "Il cancro sociale: la Camorra" edito da Guida Editore. È importante, ha affermato Don Luigi Merola, sul proposito di combattere la criminalità, “procedere con la denuncia e il non farsi schiacciare dalla paura: è l’unica strada possibile!” La serata era iniziata con una rappresentazione teatrale, per opera del gruppo G. A. D. Radici di San Vitaliano che hanno messo in scena un testo dal titolo “ Cravattari” di fortunato Calvino. Un’opera teatrale adatta al tema trattato: una drammatica rappresentazione per introdurre l’argomento e per riflettere maggiormente. Una cruda rappresentazione dell’odioso crimine che imperversa nella nostra società da anni. Ha affermato la presidente dell’associazione “ Il Mosaico” Rosa Sommese: “Solo con la solidarietà possiamo tutti insieme sconfiggere questo delitto alla persona che distrugge la dignità umana e disgrega il tessuto connettivo della nostra comunità.” A proposito di un generico discorso sulla famiglia ha inoltre precisato, al termine del suo breve dialogo: “ se la famiglia è sana anche la società sarà sana!”. Verso la fine della manifestazione vi è stata anche la testimonianza di un’associazione, proveniente da Mondragone, che ha raccontato, tramite un suo rappresentante, sinteticamente, la propria esperienza sul tema dell’usura. Dopo l’estrazione a premi con dei cesti natalizi, alla serata ha partecipato la giovane promessa della canzone italiana Luca Napolitano, un giovane savianese che si sta particolarmente distinguendo nel mondo dello spettacolo. ■ se di dare all'altro gemello il nome del bambino disperso, “Menecmo”. Altri personaggi fanno da sfondo come l'affascinante cortigiana Erozia, interpretata da Rosella Catapano e il suo cuoco, Cilindro personaggio di effeminata comicità, e servitori di una parte e dall’altra. Menecmo I approfitta volentieri della compagnia di Erozia e cede a quest’ultima un pregiato mantello, sottratto in precedenza alla moglie. Si vedrà in seguito quanti equivoci e malintesi si evidenzieranno a questa scena a questo imprudente regalo: un susseguirsi di aspetti che danno dinamicità e tracciano l’equivoco in tutti i suoi aspetti. Alla fine, non poteva esserci epilogo diverso, quasi una logica e comica conseguenza, credendo che si tratti di un caso di follia, è fatto chiamare un medico. Arriva Menecmo I il quale, non comprendendo l’avvenuto, è portato via da medici e infermieri: è il V equivoco in ordine di tempo. È tutto un evolversi scenico; alla fine si arriva necessariamente alla conclusione, per logica delle cose, che si tratta di due gemelli. Si riesce così a svelare il mistero. I due gemelli riescono finalmente a ricongiungersi. Come ottenere l’effetto, incontro in scena, dei due fratelli? A teatro non si usano, generalmente parlando effetti speciali come al cinema, per di più i due gemelli sono interpretati dallo stesso attore, Luigi De Risi. E allora, se non esce, sul palcoscenico, uno dei due “Menecmi…… i due gemelli napoletani” non può uscire l’altro… è evidente. Su questa, secondo copione, voluta e bella esigenza artistica, chiude il sipario. ■

Nola

PALCOSCENICO DEL QUINTETTO DEL TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI ola - Un Concerto per ripercorrere e riscoprire le musiche più belle e suggestive del vasto repertorio classico. Da Mozart a Verdi, tanti i brani in scaletta nell’evento musicale di recente, presso la Chiesa dei SS. Apostoli. Un momento di alto spessore culturale promosso dall’Ente Provinciale di Napoli che ha visto l’esibizione del Quintetto di Fiati del Teatro San Carlo di Napoli. “La musica da sempre è compagna dei momenti più belli della vita di ciascuno di noi” – ha dichiarato l’Assessore ai Beni Culturali, Maria Grazia De Lucia Serpico –. E nello specifico la musica classica nell’elevare l’anima offre all’uomo momenti di riflessione profonda e contemplazione indispensabili. La musica classica intesa come strumento nobilitante, allarga gli orizzonti della semplice territorialità. Ecco che Nola, città ricca di Storia e Cultura, diventa location che ospita e fa suo un evento straordinario per importanza culturale. Si sono esibiti: al Flauto, Bernard Labiausse, oboe, Domenico Sarcina, clarinetto, Luca Sartori, Fagotto, Mauro Russo e infine Marco Peciarolo al corno. All’evento era presente il sindaco di Nola Geremia Biancardi. Secondo programma il Quintetto di Fiati del Teatro San Carlo si esibito in alcune sinfonie: Gioacchino Rossini “ L’italiana in Algeri”, Wolfgang Amadeus Mozart “ Il flauto Magico”,

Giuseppe Verdi “ Nabucco”, Wolfgang Amadeus Mozart “ Le nozze di Figaro”, Gioacchino Rossini “ Il barbiere di Siviglia”, e infine la suite di Georges Bizet “ Carmen fantasia”. ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142) Nola – Teatro Umberto - Il Giglio del Salumiere ha presentato una serata dedicata al teatro.

“LA CANTATA DEI PASTORI” DI GAETANO STELLA na serata teatrale, tenutasi di recente al teatro Umberto di Nola, nel panorama della festa dei Gigli: la Kermesse nolana trova spazio per momenti dedicati anche alla cultura teatrale. Ospite d’eccezione è stato Gaetano Stella ed Elena Parmense, in pratica tutta la loro compagnia teatrale. La manifestazione è stata svolta in collaborazione con la “NicoPBand” e con l’“AGOP” – Associazione Genitori Oncologia Pediatrica – unitamente al presidente onorario, il Vicesindaco Assessore ai Lavori Pubblici, nonché delegato per la frazione di Polvica, Enzo De Lucia, e l’arch. Pasquale Petillo, presidente del Comitato d’Onore, i Maestri di Festa del Giglio del Salumiere 2012, Celestina Adrianopoli, Paolino Napolitano e figli Antonio, Daniele e Anna Concetta. Nella serata hanno proposto presso il teatro ‘Umberto’ di Nola, la commedia musicale “La Cantata dei Pastori” per la regia di Gaetano Stella. L’opera andata in scena è di Andrea Perrucci e risale alla fine del ‘600. La prima edizione fu pubblicata nel 1698 con il titolo: Il Vero Lume tra l’Ombre, ovvero la Spelonca Arricchita per la Nascita del Verbo Umanato, usando lo pseudonimo di Ruggiero Casimiro Ugone. Fu scritta per tramandare ai popoli il messaggio cristiano in maniera limpida e pura da qualsiasi ‘intrusione’ scenica. In seguito, però, la trama ha subìto espressive variazioni, fino a vedersi inserire nella ‘storia’ personaggi comici, quali lo ‘scrivano’ Razzullo e ‘Sarchiapone’, capaci di dare all’opera un nuovo senso artistico che, se da un lato ha concesso minore spazio all’elemento strettamente religioso rapportata alla nascita del Cristo, dall’altro ha arricchito la scena di

un’esilarante comicità. Gaetano Stella: attore dal 1971, esordisce con il Teatro Popolare Salernitano, e in seguito debutta anche come regista; dal 1978 partecipa a molte trasmissioni televisive e radiofoniche. Altri importanti momenti artistici dell’attoreregista Gaetano Stella, sono stati: “America” e “Te voglio bene assaje”, due lavori rappresentati in tutte le capitali europee durante una tournè nel 1994, e nell’Ottobre dello stesso anno, in Canada e negli Stati Uniti con due eccezionali repliche a New York. Di particolare valore è stata la tournee effettuata in Giappone, dove ha interpretato la maschera di Pulcinella in confronto alle tipiche maschere giapponesi. In seguito gira ancora il mondo con i suoi spettacoli esibendosi in tutti i maggiori teatri: la rievocazione storica dello Sbarco di Pisacane a Sapri e altro. Il giorno dell’ultimo Natale, la commedia “La Cantata dei Pastori”, è stata trasmessa dall’emittente televisiva Telecapri Event curata da Antonio Grilletto, quale Project Manager del Giglio

La Compagnia stabile del teatro Metropolitan di Sant’Anastasia.

ANTONIO MERONE: “COME RIDEVA NAPOLI”. IL VARIETÀ, AVANSPETTACOLO. l pubblico savianese Antonio Merone ha proposto “ Come rideva Napoli” un misto di varietà, frammenti di scenette, situazioni comiche: spesso l’attore ha coinvolto il pubblico in sala, scendendo tra gli spettatori e dialogando con essi. Secondo cartellone della rassegna teatrale Antonio Merone avrebbe dovuto portare in scena un altro spettacolo ma a causa di forza maggiore non si è potuto procedere in tal senso. La compagnia teatrale ha voluto lo stesso, essere vicina a proprio pubblico, con altro spettacolo, e non rinviare la serata, in programma, a data

da destinarsi. Vi è stato uno spettacolo con il tema del teatro di varietà, un genere di spettacolo teatrale nato alla fine del XIX secolo a Napoli. Lo spettacolo “Come rideva Napoli è stato un " varietà”, uno spettacolo con Carmine Beneduce e con al piano il maestro Giovanni Sepe, che con le sue note ha accompagnato la serata, sottolineando determinati passaggi. Dei pannelli in scena rappresentavano, con delle figure tipo disegno da fumetti, quasi delle vignette da giornali con tanto di firma, due grandi della cultura partenopea, Totò e Nino Taranto. Due icone importanti, per rafforzare l’azione scenica, rappresentative di un grande passato artistico partenopeo. Solo due personaggi per la scena a parte il maestro al piano, per riempire lo spazio scenico: un racconto da palcoscenico che ha richiesto notevoli cambi di costume scenico; sul palco una sorta di armadio con tanti vestiti e parrucche per ogni occasione e per ogni personaggio. Si sono susseguiti momenti di canzoni e battute comiche, per uno spettacolo che cambia e si svolge in modo diverso, ogni volta che si porta in scena. Un gioco d’improvvisazioni che è la caratteristica fondamentale, un lavoro teatrale che mira a coinvolgere il pubblico che diventa protagonista e parte dello stesso spettacolo. ■

Saviano – Teatro Auditorium – Prima edizione della ’giornata della cultura’

dall’associazione Salotto Culturale “ Tina Piccolo “ con il Patrocinio del Consiglio Regionale della Campania e del Comune di Saviano. L’organizzazione della manifestazione si deve a Salvatore Freddo. Sul palcoscenico, al tavolo dei relatori, da rilevare la partecipazione, straordinaria, all’evento di Mimmo Cannone dell’Accademia Federico II e di Anna Calemme, cantante con repertorio di canzone napoletana. La serata è stata presentata da Ralph Stringile e coordinata dalla stessa Tina Piccolo animatrice e personaggio principale del salotto. Numerosi gli artisti che si sono esibiti: “Musicateatro con la collaborazione della ballerina Dolores Cittacercola”, Rosaria Carfora, Antonio Mazzarell, Antonio Onorato, Giuseppe Scognamiglio ,Maria Rosaria Vardi che ha cantato una canzone dai toni mistici , Stefano Stellino, Vincenzo Di Segno, Nino Cesarano, Dora Della Corte, Rosaria Cerino, Francesco Gemito, Giovanni Moschella Antonio Avilio, Sonia De Francesco, Gianni Ianuale , Marylon Romano, Enrico Carrella, Lucia Oreto che si esibito con Angelo Ianelli e infine Marcello Colasurdo. Con l’arrivo di Colasurdo sul palcoscenico si è passati a un vero e proprio caratteristico momento musicale. Il noto artista pur essendo infortunato a un piede, non ha voluto mancare a questo importante appuntamento insieme al suo gruppo! Il pubblico ha assistito a momenti di musica tradizionale campana con l’uso di strumenti tipici, “la tammorra”, caratteristico strumento musicale a percussione. Particolarmente apprezzate le partecipazioni di Felice Romano, Cantautore,

IL SALOTTO DI TINA PICCOLO aviano – Grande serata, con il mondo della cultura e spettacolo. Notevole consenso di pubblico. Il salotto di Tina Piccolo, la poetessa più premiata d’Italia e ambasciatrice, da qualche anno, della poesia italiana nel mondo, ha deciso di tenere iniziative itineranti. A partecipare è stato Carmine Sommese - Componente VI Commissione Istruzione e Cultura e Vice Presidente II Commissione Consiliare Speciale per le politiche giovanili. Tanti gli artisti che si sono esibiti, presso l’Auditorium teatro di Saviano si è tenuto la I edizione della ’Giornata della Cultura’, organizzata

del Salumiere 2012. “La Cantata dei Pastori”, un classico dell’arte teatrale che risale al seicento. Un’interpretazione da parte del gruppo salernitano che ha suscitato consensi unanimi nei numerosissimi intervenuti. L’opera è stata portata in scena con una spiccata originalità che ha fatto dell’ironia il suo apice. Uno svolgersi dell’azione scenica tra poli opposti, tra sacro e profano pur rispecchiando i canoni originariamente prestabiliti – il trionfo della cristianità; la vittoria del Bene sulla negatività; l’angelo che sconfigge il diavolo. La scenografia è apparsa curata nei dettagli per ogni situazione narrativa, toccando il massimo nella scena dell’epilogo finale quando la luce sfavillante, accecante, giungeva potente su tutta la scena per la nascita redentrice dell’umanità, che ha scacciato nelle tenebre il diavolo lusingatore emblema di falsità. ■

Comunicato stampa del 12 gennaio 2012. La Federazione Assocampaniafelix invita i sindaci a ricusare l'accordo di programma e investire sul riciclo completo dei rifiuti.

RIFIUTI: ECCO IL VERO CAVALLO DI TROIA DI CESARO "La mossa della SapNa di convincere Cesaro a portare nelle discariche nolane il FUT dell'intera provincia dimostra che la nostra teoria del cavallo di Troia era fondata. Questa è la prova che non hanno nessuna considerazione nè dei sindaci nè dei cittadini, loro pensano solo agli affari". Queste le dichiarazioni a caldo di Gennaro Esposito, delegato della Federazione Assocampaniafelix, dopo la notizia che i primi cittadini nolani hanno deciso di diffidare Ministero, Regione e Provincia per il paventato arrivo della frazione umida tritovagliata del tal quale provinciale. "Abbiamo inviato alla Sapna l'altro ieri una richiesta scritta di informativa circa i flussi di rifiuti allo Stir di Tufino, in quanto abbiamo avuto notizia che Napoli continua a conferire rifiuti indifferenziati e tal-quale nell'impianto medesimo. Ciò non è consentito dal 1 gennaio 2012, proprio in virtù dell'Accordo di Programma firmato dai sindaci con Cesaro il 29 luglio". "Le associazioni della Federazione hanno richiesto alla Commissione Ambiente regionale un'audizione per esporre le ataviche problematiche ambientali che ci stanno uccidendo: tra rischio idro-geologico dei regi lagni, discariche mai bonificate e depuratore di Marigliano che non depura siamo stretti in una morsa micidiale che non ci dà piu' scampo. E' ora di dire basta a questa anarchia istituzionale!" La federazione Assocampaniafelix lancia un appello ai Sindaci: rinunciate all'Accordo e scendete in strada con i cittadini! Chiudiamo lo Stir e riconvertiamolo a Centro riciclo Vedelago! Il delegato Assocampaniafelix Dott. Gennaro Esposito. ■ Ignazio Scassillo cantautore che ha presentato la sua canzone, con l’ausilio della chitarra, “ il Camorrista” con relativo filmato proiettato sugli schermi laterali: una canzone di denuncia e al tempo stesso riflessiva su determinate situazioni e scenari. Inoltre la presenza di Tonino Scala, politico, giornalista e Scrittore, Gabriele Blair, Attore Rai autore e regista radiofonico che ha parlato, brevemente, dei suoi progetti futuri insieme, sul palco a Giuseppe Cossentino ideatore, autore di “Passioni senza fine” la prima radio soap via web. Altre presenze importanti nella serata: Salvatore Sparavigna, video giornalista, Fabio De Rosa – Giornalista distintosi in una nota trasmissione su Canale 5 “ Striscia la notizia”, e infine Thomas Mugnano commediografo. Durante la serata non sono mancate premiazioni, con un clima di cordialità, per alcuni partecipanti con targhe e piccoli trofei ricordo di riconoscimento. ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142)

Articoli a cura di Pasquale Iannucci

IL NATALE 2011 DELLA SCUOLA D’INFANZIA 1° Circolo Didattico l 19 e il 20 Dicembre 2011 la Scuola d’Infanzia del 1° Circolo Didattico di Saviano ha festeggiato, presso la Chiesa dell’Immacolata (Rione Croce) il Natale 2011. la Festa dei due giorni (19 Plesso Polifunzionale e 20 Plesso Allocca), organizzata e presentata dall’Ins. Nappi Maria, ha visto l’esibizione di tutti gli alunni della Scuola Materna, in una rappresentazione Natalizia dal titolo “Facciamo il Presepe”. Una breve riflessione sul Natale con la partecipazione attenta e premurosa di tutti gli Insegnanti dei due plessi, che hanno letto alcuni passi del Vangelo e hanno guidati i bambini a comporre la scena natalizia con i vari personaggi nel Presepe e con la collaborazione delle mamme che, unite insieme nel coro, hanno cantato, con grazia e melodia, alcuni brani religiosi. I bambini hanno vissuto un breve viaggio nella realtà Natalizia piena di sapori, colori, stelle brillanti e luci effervescenti che stimolano l’immaginazione e la fantasia creativa, nell’amore e nella pace reciproca. In conclusione la Coordinatrice Maria Nappi a nome di tutte le Insegnanti e i collaboratori ha ringraziato cordialmente il Sac. Don Paolino Franzese per la sua grande disponibilità, gli alunni che si sono brillantemente distinti nei compiti assegnati, il coro delle mamme, i genitori e i nonni che sono accorsi numerosi ad assistere lo spettacolo offerto dai propri figli o nipoti ed infine a nome della Scuola d’Infazia del 1° Circ olo Didattico di Saviano ha augurato a tutta la Comunità Locale Buon Natale e Felice Anno 2012 con un arrivederci a presto. ■

S AV I A N O - N AT A L E C O N C E R T O 2 0 1 1 ragazzi della VC e VD della Scuola Primaria del Primo Circolo Didattico di Saviano, si sono esibiti, il 22 Dicembre 2011, presso la Sala-Teatro del Centro Polifunzionale Piazza A.Musco, in uno spettacolo teatrale dal titolo: “Natale che Concerto 2011” che è stato anche la verifica finale del progetto extracurriculare “Natale tra Arte, Musica e Poesia, promosso e diretto in maniera eccezionale dall’Insegnante Irene Scotto d’Antuono. Il Natale possiede sempre un tocco di magia e di fantasia che inebria, entusiasma e avvicina le persone, con uno spirito di pace amore e serenità. Niente di meglio che utilizzare il linguaggio dell’ Arte, della Musica e della Poesia, in questo periodo, per comunicare e diffondere alla gente il vero significato del Natale. Gli alunni, delle due classi sotto forma di recita-concorso ironico, hanno raffigurato gli strumenti musicali che si presentavano sul palcoscenico e comunicavano tra di loro. Una gara strampalata condotta dal un presentatore un po’ stressato, con una giuria internazionale di simpatici non addetti ai lavori, un pubblico vociante e un gruppo di concorrenti di tutto rispetto: Trombe, Tromboni, Viole, Violini ecc.. Il Vincitore della composizione sarebbe stato eletto strumento dell’Anno e avrebbe partecipato come protagonista al grande concerto di Natale. Il Pubblico presente ha applaudito, con veemenza la recita dei ragazzi ed ha acclamato con entusiasmo l’Insegnante Irene Scotto che con un discorso finale ha ringraziato ed ha augurato felicità e progresso ai ragazzi e Buon Natale e Felice Anno a tutti i presenti. ■

Nola CONCERTO DI NATALE 2011 l 22 Dicembre 2011 i ragazzi dell’Orchestra dell’ I.C. “Bruno-Fiore” di Nola, hanno presentato VIIIª Edizione del Natale in Concerto nella Chiesa del Gesù in Piazza G. Bruno. Il consueto appuntamento del Concerto di Natale, quest’anno è avvenuto nella stupenda Chiesa rinascimentale di Nola che ha fatto da cornice al gruppo di giovani talenti della Scuola, che si sono esibiti con musiche e melodie preparate e arrangiate dai Proff.: Acierno P. e Comune A.F. All’invito del Dirigente Scolastico Prof. Tommaso Arpaia, che con il discorso iniziale ha avuto parole di elogio per i propri Alunni Strumentisti, Professori e Autorità intervenuti, hanno aderito numerose persone tra cui Genitori, Amici e curiosi, i quali hanno trascorso una serata magica e piacevole all’ascolto attento dei brani musicati dalla giovane or-

2° Circolo Didattico di Saviano

F E S TA D I N ATAL E 2 0 11 l 2° Circolo Didattico di Saviano Plesso S.Erasmo, nei giorni 20–21–22 Dicembre 2011, ha presentato, nell’atrio della Scuola, lo spettacolo del Natale 2011. Nel primo giorno si sono esibiti gli alunni delle classi I e II, guidati dai propri Insegnanti: De Lucia C.Rozza C. – Montanaro P. – Rossi F. – D’Onofrio A. – Santaniello P., nel repertorio di poesie, pensierini e canti sul Natale. Nel secondo giorno, gli alunni delle classe III – IV e V , guidati dagli insegnanti: Savio F. (Resp. del Plesso) – Castaldello D. (Dir.coro)- Fescina A. (Presentatore) - Gentile F. – Graziano L. – Pizza M. – Mostardino M.- Notaro E. – Graziano L. – Greco A. – Esposito A., si sono cimentati nella recita “Buon Natale in 100 lingue”. Nel terzo giorno si sono espressi, con dolcezza, i più piccini cioè quelli della Scuola d’Infanzia di 3-4-5 anni, nel progetto curriculare “Tu scendi dalle stelle “ , argomento interculturale in riferimento al Natale dei bambini nel mondo. Il Progetto è stato diretto dalle Insegnanti: Gallina A. (Funzione Strum.) – Paura A.M.- Ruberto T. – Colucci M.- Musto A. – Napolitano L. – Napolitano T. - La Manifestazione, nell’evolversi delle tre serate, ha visto la rappresentazione di scenette, canti, recita di poesie, racconti, filastrocche e lettura di pensierini sul Natale. Alla fine della Manifestazione, la Dirigente Scolastica Dott.ssa Ogliaruso Barbara, nel discorso conclusivo, si è complimentata con gli Insegnanti, che con pazienza ed efficacia hanno svolto un ottimo lavoro nella comunicabilità e nell’espressività a favore dei bambini, ha elogiato gli alunni per l’applicazione e l’interesse mostrato nella rappresentazione dei personaggi, nei costumi e nelle scenografie, ha ringraziato, il personale ausiliario: Caccavale C. – Napolitano N.- Vitale M.G., per l’impegno e la disponibilità espressa verso i docenti e le persone intervenute e ha augurato, Infine, al numeroso pubblico presente Buon Natale e Felice Anno 2011 con un cordiale arrivederci all’anno prossimo ■

A S AV I A N O P R E S E P E V I V E N T E 2 0 11 P E R L A S O L I D A R I E T À Associazione “S.Giacomo Apostolo” di Saviano, insieme al Presidente Prof. Salvatore Falco, ha organizzato il giorno 27 Dicembre 2011 nella Chiesa di S.Michele Arcangelo. in Piazza Vittoria il presepe vivente per la solidarietà “Natale 2011”. Per l’occasione Natalizia, adiacente all’ingresso della Chiesa, sono stati allestiti due stand per la raccolta e vendita degli oggetti offerti dai negozi e dagli stessi cittadini che hanno permesso di effettuare una pesca di beneficenza a favore della solidarietà: un piccolo sollievo per chi, in questi giorni di pace e amore per la nascita di Gesù, invece di gioire, soffre per fame e miseria. Al mercatino di vendita, hanno dato la disponibilità i seguenti soci: Abbruzzese Carmela, Ambrosino Raffaele, Coppola Antonio, De Risi Erasmo, Fortunato Giuseppe. I personaggi, in riferimento al presepe vivente si sono sistemati sotto le arcate delle due navate laterali della Chiesa con costumi e attrezzature lavorative. Le scene sono state, volutamente, poco illuminate e nonostante la luce fioca, i personaggi si evidenziavano nelle caratteristiche dei costumi, drappeggi, arredamento e attrezzature del loro mestiere. In ordine di percorso si sono incontrati: CALZOLAI: Abbruzzese G.e Bruscino C. – RICAMATRICE: Palmese A.M. – ORTOLANI: Bosso C. e Napolitano C. – NATIVITA’: Napolitano G. (Giuseppe), Furino E.(Madonna) e Furino R (Pastore); FALEGNAMI: Falco S., Franzese F., Fortunato E. e Visone F.; FABBRI: DE Martino M. e R.; OSTI: Napolitano G. e G.. Le immagini che illustravano il Paternostro, realizzate dal Prof. Iannucci Pasquale, su pannelli di cartoncino e collocate all’ingresso delle Cappelle laterali, facevano da completamento all’insieme scenografico. Tutti i soci e il Presidente dell’Ass.”S.Giacomo Ap.” ringraziano le persone che hanno offerto il loro contributo a favore della Solidarietà e augurano a tutta la Comunità Savianese Buon Anno 2012, sperando di rinnovare l’iniziativa, nel migliore dei modi, anche l’anno prossimo. ■

chestra. Gli strumentisti, disposti in semicerchio nel transetto della navata della Chiesa, hanno dato vita ad una serie di melodie che sono state accolte con gioia, ascoltate con piacere e trasmesse con simpatia a tutti gli intervenuti. Lo spettacolo ha previsto l’esecuzione di: Ninna nanna (J. Brahms); Deck the halls (trad.); White Christmas (Irving Berlin) Gli Angeli delle campagne (trad.); Sinfonia n. 40 K 550 (W.A.Mozart); Noel Noel (trad.); Kaiser Walzer (J.Strauss); Christmas medley. Le musiche sono state intervallate dall’eccellente Presentatore e “Poeta Napoletano” Prof. Giuseppe Cassese che ha recitato, con ritmo e cadenza allegra, alcune sue poesie. La serata si è conclusa, con la soddisfazione di aver trascorso piacevolmente alcune ore serene, estasiati dal piacevole

suono offerto dal gruppo orchestrale e con I Sinceri Auguri di Buon Natale e Buon Anno 2012, da parte del Dirigente Scolastico Prof. Tommaso Arpaia. ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142) Dalla nostalgia canaglia dei segni premonitori del ’68 alla postuma luce del 2012

DELLA MEDICINA: OMAGGIO AL RIMEDIO OMEOPATICO Felice Biondi n antico adagio napoletano, sale di casa nostra, dice: miereche ‘e vammane, guaie a chi ce va ‘mane; una canzonetta è molto più esplicita :la medicina che il mondo rovina!...Ma si può fare a meno della medicina quando ci si ammala? Quando cioè, come sostiene l’antica terapia cinese si è rotto l’intero equilibrio psico-somatico di una persona? Se ti mancano i medici, risponde l’atavica e sapiente scuola salernitana, puoi sostituirli con queste tre cose :animo lieto, riposo e dieta moderata. Purtroppo nel contesto odierno manca proprio la serenità della nostra preadolescenza allorquando spensierati giocavamo a bocce io e Silvio Ciniglio, in un campo aperto . Avevamo come premio la spontaneità, la correttezza, la sobrietà, l’umiltà e l’altruismo. Non ci guardavamo mai in cagnesco. Un sorriso, un encomio per un accosto e/o bocciata meravigliosa gratificavano una stretta di mano partecipativa della gioia di quel gioco limpido, tranquillo, disimpegnato ,contemplativo e siderale Purtroppo nell’attuale società consumistica, incantata o suggestionata dal carisma e dalla mistica che circondano la professione medica ,si ricorre facilmente ai medici ed alcuni si arrogano il diritto esclusivo di decidere nella diagnosi di alcune malattie che cosa configuri l’infermità, chi sia malato e chi stia bene, e che cosa si debba prescrivere al malato, portando acqua al proprio mulino in quanto obtorto collo ti sballottano in una clinica di cui sono azionisti e/o in ospedale dove hanno ascendenza o “accordi. Sulla falsariga del modello biomedico, che ha acquisito lo status di un dogma, il medico diventa tutore e despota dei malcapitati pazienti somministrando “veleni o pardon medicine dagli innumerevoli effetti collaterali ingigantendo l’industria farmaceutica e pervenendo addirittura al comparaggio vedi all’epoca delle vacche grasse. E l’amara ricetta funzionava bene!...Per esperienza personale amo i medici che non prescrivono ricette facili nei loro ambulatori.. S’intende perciò che un plauso ed una ovazione vanno dati alla stragrande maggioranza dei nostri cari medici o clinici che con loro ricerca e cura hanno debellato tante malattie. Essi costantemente, in qualità di missionari, hanno svolto e svolgono la loro professione in odore di santità e non di venalità. Non posso, altresì, esimermi dall’essere riconoscente e grato ai medici senza frontiera avallati dall’intuizione del volontariato sessantottino che in gran parte del mondo martoriato dalle guerre, dalle carestie, dall’inedia e dai morbi mettono a repentaglio la loro esistenza salvando tante vite umane. A questo punto è d’uopo domandarsi, in primis, su cosa si fondi il modello biomedico ,dominante l’approccio ai problemi biologici, medici e psichici, e se sia valido per una visione olistica, sistemica ed ecologica della vita. In medicina risulta ricorrente nonché utile il confronto tra filosofia, fisica e biologia che cercherò di esporre in sintesi qui di seguito. L’asse portante del modello biomedico è costituito dal riduzionismo cartesiano e dallo scientismo. Le idee chiare e distinte, avallate dalla meccanica galileiana nonché dall’intervento tecnologico moderno, scomponendo e sezionando il corpo umano, hanno perso di vista sia la costellazione endocrina che l’armonia degli organi costituenti la persona e l’ecosistema. Ma c’è di più: il meccanicismo e lo scientismo misconoscono che la mente abbia lo stesso potere delle mani, non solo di afferrare il mondo, bensì di cambiarlo; che le idee abbiano mani e piedi(cfr Hegel). Sulla scia della visione meccanicistica del mondo, operando una grande sintesi delle opere di Copernico, Keplero, Bacone, Galileo e Cartesio,” tanta ala vi stese “ Isacco Newton con la fisica e con “il calcolo differenziale” andando ,però in pensione nell’inoltrato XX secolo. Nell’ultimo scorcio del recente secolo , infatti, la fisica passando al crivello le varie rivoluzioni concettuali, ha rivelato i limiti del metodo scientifico pervenendo ad una concezione organica, sistemica, ecologica ed olistica del mondo e dell’ecosistema. È indubbio, infatti, che tutti i concetti e le teorie che

noi usiamo per descrivere l’universo e la realtà siano limitati (Teoria della relatività di Einstein e Principio di indeterminazione di Heisemberg). Le teorie scientifiche si configurano sempre come approssimazioni alla vera natura delle cose. Il noumeno non si conosce, anche se i neutrini hanno scavalcato la velocità della luce, mandando in quiescenza la teoria della relatività. D’altronde: la natura è stata sempre gelosa dei suoi misteri! Ogni intervento razionale su di essa si è rivelato catastrofico! Maledetto l’uomo che la violentò per primo (cfr:.Poeta latino). Ma il problema gnoseologico è connesso a tutti i viventi e principalmente all’uomo. Il Sommo, infatti, ammonisce:” considerate la vostra semenza :fatti non foste a viver come bruti; ma per seguir virtute e conoscenza”. Però investigare la realtà e la vita solo razionalmente significa deturparle!...Anche l’alma Terra ha un’anima che vibra e pulsa ; finirà in quanto l’umanità rischia di distruggerla .Eppure “quest’atomo opaco del male” è una nullità, come osserva Bruno, di fronte all’infinito, universo e mondi. Ma la verità assoluta, di tutte le cose è che non esiste verità assoluta . Si può essere eruditi al massimo, però nessuna “cattedra” insegna la sapienza della vita. Il nulla è pieno di molte cose e lo zero rappresenta la grafica perfetta del mondo. Il nulla configura il nostro confronto con l’eternità. Esso è la molla del pensiero. La matematica crea, nel nostro affannoso transeunte simpatie ed antipatie. Oggigiorno la crescita illimitata dell’economia materialista sta comminando le fondamenta dell’umana civiltà col riscaldamento globale. Per di più nell’ordine della costante di Planck le nostre intuizioni di spazio e tempo perdono di significato in quanto surclassate dalla “materia scura “costituente la gran parte dell’universo e/o dall’energia oscura ,latente nello spazio .Pertanto, nella fisica contemporanea, l’immagine dell’universo come macchina è stata trascesa dalla concezione che vede in esso un tutto indivisibile, dinamico, le cui parti sono essenzialmente interrelate e possono essere comprese solo come strutture di un processo di vastità cosmica. Bisogna, però, ammettere che una scienza scevra da valori non è possibile. È la mente che indusse Bruno al folle volo , prima del supporto della tecnologia avanzata. La res cogitans domina la res extensa. La “canna pensante”, la più fragile delle creature, è fornita di una psiche capace di investigare e di sovrastare tanti abissi e catastrofi se ben educata. Per quanto concerne la res extensa è indubbio che tutti gli animali e le piante siano composti da cellule , ma il loro funzionamento deve essere visto nella sua totalità, integrità e correlazione. Qualsiasi virus , batterio, o bacillo, infatti, deriva da microrganismi, contrariamente alla “generazione spontanea”. Batteri, bacilli microbi e virus vivono su determinati “campi” o “terreni” per cui sussiste una correlazione tra organismo e ambiente. Ogni organismo, per “omeostasi”, tende a mantenere uno stato di equilibrio interno, anche se le pressioni ambientali riescono a modificarlo. Ogni costituzione forma un sistema vivente. Le cellule, come tutti i sistemi viventi, devono essere comprese in in funzione di “processi” riflettenti l’organizzazione dinamica della struttura. Così anche gli organi del corpo umano. Oggigiorno, però, sulla falsariga della medicina ufficiale, nell’agone arcano ipermillenario tra organismi ed agenti patogeni ambientali, l’immunologia e la terapia alternativa hanno mansioni di vedette della sopravvivenza. La selezione naturale che avveniva tramite batteri, bacilli, microbi,virus e protozoi è stata sconfitta dai vaccini , rendendo superstiti milioni di specie animali ed umane. La biosfera regola la nostra sopravvivenza. Vivere secondo natura con penuria di vizi si guarisce più facilmente che sorbendo qualsiasi placebo anche se asettico. Infatti, secondo la vulgata nostrana, ”quando bocca prende e culo rende, si salutano le medicine e chi le vende” E il rimedio omeopatico postula in toto questi principi, rispettando l’uomo e l’ecosistema. Bisogna ammettere però che nonostante l’enorme progresso biotecnologico siamo ancora oggigiorno megafoni di entità che non conosciamo. Anche la razionalità è limitata.

Essa tuttavia rappresenta il punto di forza per poter navigare nell’avvenire. Andando al di là del livello biologico e psicologico nell’attuale temperie, l’homo patiens deve spiritualmente cogliere il valore oblativo della sofferenza e dei sacrifici per un futuro sostenibile. La triade: crisi economica, crisi climatica, ed energetica deve essere curata con le gocce della solidarietà dinamizzate nell’intimo di ognuno di noi e centellinate col calice della trasparenza e della sobrietà. L’obiettivo costituirà un prosit per rendere più robusta la leva della speranza per l’umanità e l’eco mondo. Per scoprire, pertanto, l’interessante e fantastico mondo della medicina omeopatica , si invita il Lettore alla consultazione del testo: Medicina omeopatica a cura del Prof. Silvio Ciniglio, edito dalla Ler Saviano 10/01/2012 ■

M O S T R A C O L L E T T I VA D’ARTE PITTORICA Pasquale Iannucci resso il Liceo Statale “Quinto Orazio Flacco” di Portici, in occasione del Natale 2011, dal 14 al 22 Dicembre, è stata allestita una Mostra Collettiva d’Arte Pittorica. Alla Mostra, organizzata dal Prof. De Sena Francesco e dalla Prof.ssa Cirillo Olga, Patrocinata dal Comune di Portici, hanno esposto gli artisti: Francesco De Sena, Marco di Maio, Pasquale Iannucci e gli Allievi del Liceo “Quinto Orazio Flacco”. Francesco De Sena (S.Anastasia), la cui pittura è inserita tra il surrealismo e l’Impressionismo, ha presentato due opere dal titolo: “Omaggio a Paul Klee” e Sic Transeat Gloria Mundi”. Marco Di Maio (Ercolano),ha presentato tre opere, che si ispirano al territorio Vesuviano e alla visione Mito-storica della Mitologia dal titolo: “Paesaggio Vesuviano”, “Ambiente Naturale “ e “La nostra Origine”. Pasquale Iannucci (Saviano). pittura che tende al realismo con paesaggi, nature morte e personaggi, ha esposto due opere dal titolo: “Mercatino Rionale” e “Paesaggio Marino”. Gli Allievi della scuola hanno, invece, presentato opere con soggetti più svariati: Maschere dinamiche e visi suggestivi eseguite con colori forti, vibranti e corposi. ■

Alcuni versi dedicati al mio nipotino.

EMOZIONI Sergio Cosentino Mi sorridi mi cerchi mi leghi a te in un gioco di crescita. Lo stupore della novità quella lucetta quel tintinnio ti fanno sorridere in un legame di cuore. T’abbandoni nel tepore di due braccia di amore, di sicurezza. ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142) Comunicato stampa del 11 gennaio 2012 SAVIANO: DEPOSITATO DALLE ASSOCIAZIONI L’ESPOSTO PER L’ESONDAZIONE DELL’ALVEO ROSARIO I cittadini invocano un tavolo istituzionale per risolvere l’annosa questione e chiamano in causa la Procura di Nola e la Commissione Ambiente della Regione. ono stati spediti ieri mattina i quindici plichi contenenti l’esposto delle Associazioni cittadine a seguito dell’esondazione dell’Alveo Rosario, avvenuta lo scorso 6 novembre, che provocò l’allagamento di una intera masseria, mettendo a repentaglio la vita di alcuni abitanti del posto. L’esposto, inviato per conoscenza alla Procura della Repubblica di Nola, alla Guardia Forestale e alla Polizia Provinciale di Nola, contiene una ricca documentazione volta a dimostrare che gli interventi di somma urgenza messi in atto dalla Regione, all’indoma-

ni del disastro, sono del tutto insufficienti per abbattere il rischio idro-geologico dell’area, in considerazione del fatto che non è stata prevista la ripulitura di tutto l’asse alveario con la rimozione dei rifiuti in esso contenuti. “La pulizia degli alvei – dichiara David Aliperti, dell’Associazione Saviano Migliore – è prevista per circa 400 metri dai due punti di esondazione, una misura del tutto insufficiente per poter prevenire ulteriori sciagure, perché esistono altre ostruzioni che non sono state rimosse a valle e a monte delle fratture”. “Ci sono troppe competenze sui Regi Lagni, come in un gioco di scatole cinesi – afferma Gennaro Esposito di Assocampaniafelix – La Regione ci dice che, per legge, compete al Consorzio di Bonifica dover fare la manutenzione ordinaria e la guardania degli alvei, ma noi non abbiamo mai visto nessun ‘guardia-lagno’ nelle nostre campagne, né manutentori per la pulizia degli alvei”. Una situazione kafkiana, con risvolti melodrammatici, se si considera che le competenze sono multiple: Genio Civile, Arpac Multiservizi, Consorzio di Bonifica, assessorato all’Ambiente, assessorato al demanio, al rischio idro-geologico, ai lavori pubblici, e chi più ne ha più ne metta. “Chiediamo alle Autorità competenti l’istituzione di un tavolo tecnico a cui vogliamo essere invitati – continua Gennaro Esposito – proprio per tutelare sia i Regi Lagni che la salute dei cittadini”. “In quei canali si sversa di tutto: rifiuti solidi urbani, ma anche rifiuti speciali pericolosi, come amianto, Lagno Via della Madonnella (foto O. S.) asfalto, batterie e prodotti di scarto della lavorazione

Nola.

ARTE E “MISTERI DEDICATI” Partucci Rosa Esmeralda tudiosi, artisti, tecnici e personalità si incontrano nel Complesso Conventuale di Sant’Angelo in Palco, per generare un progetto di divulgazione scientificoculturale che culmina nella mostra “Misteri Dedicati”, parte di un programma più vasto,”Arte e Agricoltura”, presentato dall’Istituto di Diffusione delle Scienze Naturali, in collaborazione con l’Associazione Culturale Meridies. Il focus della mostra è incentrato sul concetto di Natura quale elemento inscindibile del creato e delle creature, in rapporto all’arte, cultura ed antropologia. Il percorso è guidato dalla presenza super partes di San Francesco d’Assisi, il quale, evocato dagli affreschi e dal complesso stesso, partecipa al racconto, instillando motivi di decoro ispirati alla semplicità e alla spiritualità del Santo medesimo. La natura è declinata per mezzo di plurimi linguaggi: quello sonoro, “Verso il Cielo”, col quale siamo accolti nello spettacolo auditivo della tempesta, che, percuotendo il gra-

no, lo rivolta nell’aria, dando modo di fecondare e generare altre spighe, caratterizza la parte iniziale e procede in un altro spazio, destinato al suggestivo richiamo degli uccelli. Questi, insieme all’esalazione di balsami ed essenze, originarie dei campi pompeiani, ricreano un momento introspettivo di meditazione, esaltando i sensi dell’olfatto e dell’udito e, quindi, il contatto, per mezzo di essi, tra spirito e natura. Quest’ultimo si traduce in impulsi sensoriali, guidati dal suono del vento e dalla voce narrante, che canta i versi virgiliani delle Georgiche, dedicati alla dea Cerere. Il linguaggio visivo, “Verso la Terra”, ci inoltra in un contesto anteriore al nostro, quello della lavorazione del pane, quale arte antica tramandata da generazioni. La panificazione, rievocata da scatti fotografici in bianco e nero e dalla sovrana presenza di un’opera in “pasta madre”, si svela anche al microscopio ed, incontrandosi con la scienza, spiega i processi biologici di lievitazione e celebra il meraviglioso mistero della generazione. Forte è, dunque, il senso di appartenenza alla Terra e alle proprie radici. In “Verso la Luce”, il racconto procede in senso mistico-speculativo che, indagando riguardo al rapporto ambivalente tra natura e uomo, propone un diverso punto d’osserva-

di industrie tessili, che vengono regolarmente bruciati, con conseguenti esalazioni di diossine e policlorobifenili”. Firmatari dell’esposto la Federazione Assocampaniafelix, l’Associazione ‘Saviano Migliore’ e il neonato ‘Corpo Provinciale Guardie Ambientali ‘Agro Nolano’, che annovera già molti volontari iscritti, tutti animati dalla voglia di tutelare e vigilare un territorio da troppi anni vessato e violentato da imbecilli criminali senza scrupoli, che per i loro loschi traffici ed interessi economici hanno inquinato le nostre terre, le falde acquifere e impestato l’atmosfera di esalazioni tossiche dannose per la salute. I volontari annunciano, inoltre, la richiesta di audizione che sarà presentata al Presidente della Commissione regionale Ambiente, On. Colasanto, per esporre l’intera problematica del disastro ambientale del cosiddetto ‘Triangolo della Morte’ Nola-Acerra-Marigliano. ■

Lagno Via Centore (foto O. S.) zione: la spiritualità, che assume un significato corale nel Complesso Sant’Angelo ed è manifesto dell’insita propensione del creato. A confronto sono i riferimenti ai riti religiosi, mediante l’allestimento di candele di cera d’api, con quelli alle discipline scientifiche, le quali forniscono una chiave di lettura alternativa. A questo punto, il percorso, non solo multisensoriale ma anche intimo e personale, ultima “Verso l’Uomo”, nell’esplorazione dell’umano e delle tipologie dell’essere. È un’istallazione che considera lo studio dell’uomo moderno e sue degenerazioni, che muove spunti di riflessione e provocazioni con l’esposizione di cervelli in cera, caratterizzanti dell’umana specie, in confronto con il cervello bronzeo, simbolo del potenziale intellettivo. È dunque una mostra che si esprime mediante un linguaggio contemporaneo di complicità multidisciplinare e sensoriale, ove personalità, esperienze e capacità si uniscono e si supportano vicendevolmente, per dare origine ad un prodotto scientifico-culturale aperto alle più recenti metodologie di diffusione e ad un miglior rapporto qualitativo tra conoscenze e fruitore. 21/12/2011 ■

INSIEME DA 10 LUSTRI C O N TA N T O AM O R E orreva l’anno 1961 e due giovani Pierro Andrea e Di Sieno Maria decidevano davanti a Dio, parenti ed amici di vivere insieme per tutta la vita. Sarà che questo di per sé non rappresenta nulla di straordinario perché si tratta di un Matrimonio così come ancora oggi si continuano a celebrare. Ma quanti di quelli di oggi, anche nelle intenzioni, sono destinati a durare per 10 lustri? Il giorno 19 novembre 1961, nella Chiesa San Giacomo Apostolo di Pollena Trocchia, paese natale della sposa, pronunciarono il fatidico” Si”. Nella loro mente c’era solo l’immagine del loro focolare accogliente e nei loro cuori la trepidante emozione per la nuova vita che avrebbero cominciato insieme. C’era anche la consapevolezza che non sarebbe stato sempre facile, la volontà di affrontare i problemi che sarebbero sopraggiunti e le difficoltà di accogliersi a vicenda totalmente, con pregi e difetti. Tante speranze e progetti da realizzare e, per primo, “di crescere ed educare i figli che Dio avrebbe voluto loro mandare”. E dalla loro unione sono nati Gabriele, Anna e Nunzio che, sposandosi a loro volta, li hanno resi amorevoli nonni di ben sette nipoti. Cittadini onesti e semplici sono amati e rispettati da tutti quelli che li conoscono. E chi non li conosce? Maria con il suo contributo al focolare domestico ha cresciuto i suoi figli inculcando loro i valori della famiglia. Ma soprattutto ,chi non conosce “Mast’ Andrea ò falegname con l’atavica poteca int’alluorturanno”dove a tuut’oggi lavora con il figlio Nunzio che perpetua l’antico mestiere del nonno Gabriele .Andrea è primogenito di sette fratelli: Colomba (venuta meno ai cari nel 1999),Luigi, Mario, Peppe, Anna e Franco (quest’ultimo fratello vive a Londra). Come primogenito tiene unita la famiglia, sotto le sue ali più paterne che fraterne,è custode, sempre attento e pronto a sostegno e conforto per tutti. Il 20 novembre 2011, nella Parrocchia San Michele Arcangelo di Saviano, gli sposini emozionati dei loro cinquant’anni di unione hanno rinnovato le loro

promesse davanti a Dio, ai loro amici e parenti, ancor più numerosi, con la stessa emozione di allora ma con la gioia e la fierezza della loro salda e matura unione. Dopo 50 anni di vita insieme possono dire di avercela fatta, di aver vissuto mettendosi a vicenda al primo posto, di aver vissuto per costruire una famiglia nell’amore e nella fede in Dio che li accomuna e che ha sempre guidato il loro cammino. Ma questo giorno è speciale ed è forse più emozionante di cinquant’anni fa in cui si era ignari del futuro o di venticinque anni fa in cui si era ansiosi per l’avvenire dei figli. In questo giorno hanno riconfermato la loro unione con la serenità di chi ha ben seminato, coltivato e raccolto il giusto premio dei loro sacrifici ed hanno pronunciato il loro terzo “ Si” davanti ai loro figli e nipoti, ai fratelli con le loro famiglie, agli amici e alla Comunità parrocchiale e la loro totale felicità ha trasmesso nei cuori di tutti i presenti tanta speranza. Dando appuntamento a tutti per le future nozze di diamante-Il buon mastro Andrea con la sua incrollabile fede non viene mai meno ad alcuna processione di

tutte le tre contrade in particolare coinvolge tutti i fratelli Pierro dove li ritrovi collatori fissi della Madonna nella processione del Venerdì Santo. Ancora insieme trovi tutti i Pierro per i vari pellegrinaggi religiosi (Lourdes, Santa Rita, S. Pio, ecc.), facendo in modo che la data sia idonea affinché anche i “londranesi” (il fratello Franco vive a Londra), possano parteciparvi. È una famiglia che mantiene vive le tradizioni particolarmente quelle religiose (nella puteca di mastro Andrea non si batte chiodo né di San Giuseppe né di sant’Aniello) chi come me (Nicola Falco) ha vissuto per lunghi anni in via Nazario Sauro chiamato a testimoniare sulla bontà dei coniugi ricorda come tutti siam debitori di tanti piccoli piaceri che mastro Andrea elargiva a noi ragazzini come piallare un’asse donarci un compensato prendere un po’ di chiodi ecc. e da grandi ci ha anche raccontato qualche dispiacere subito dai suoi amici paesani Ma lui con amorevole fede ha perdonato Grazie Patrizia per l’amore che rechi ai “novelli sposi” condiviso da tutti. Saviano 30 11 2011 ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142) Arciconfraternita di San Raffaele Arcangelo di Nola.

’O PRESÈBBIO ’E SAN RAFELE Raffaele Grilletto a chiesetta di San Raffaele, in origine, modesta cappella dedicata a Sant'Anna, negli anni ha subito diverse mutazioni. Edificata per opera di alcuni patrizi nolani che vi si adunavano in Pia Associazione, nel secolo XVIII, a seguito di donazioni la cappella venne ampliata e resa più capace e consona al culto riconsacrandone il titolo da Sant'Anna in quello di San Raffaele Arcangelo. In seguito, per l'esattezza dal 1801, sotto la direzione del Padre Spirituale, Canonico Don Felice Sbarra, la Congrega di San Raffaele rese ulteriormente più bella ed accogliente la chiesetta portandola allo splendore in cui attualmente può essere ammirata. Il Tempio, oltre all'altare maggiore, è adornato da altri due altari marmorei, gli stucchi sono impreziositi da leggera patina dorata oltre ad essere arricchito da dipinti di pregevole fattezza. Su richiesta delle Autorità ecclesiastiche, re Ferdinando IV di Borbone, con Regio Decreto datato 16 gennaio del 1805, elesse San Raffaele Arcangelo Compatrono della città di Nola assieme a San Felice e San Paolino. Perciò, appartenere alla Confraternita di San Raffaele Arcangelo diventò titolo di vanto, tant'è che i nobili di Nola all'atto del trapasso tutti avrebbero voluto accaparrarsi una sepoltura nella cripta di San Raffaele. I confratelli dell’antico Sodalizio hanno voluto, da alcuni anni, riproporre una vecchia tradizione allestendo, nuovamente, il presepe nella Chiesa di San Raffaele realizzandolo proprio nella predetta cripta che oggi, per le imposizioni storico-legali, non assurge più alle funzioni di Terra Santa. Il presepe di quest’anno la cui struttura è stata posta in opera dal confratello Alfonso Matonti con un lavoro di eccezionale maestria. Il Capo Priore Raffaele Rubino, invece, si è impegnato a completarlo costruendo molte figurazioni pastorali in movimento: il mulino ad acqua sul fiume, il palazzo di re Erode con la strage degli innocenti e l’annesso maneggio per i cavalli, il pescatore nel laghetto, il pastore che governa le pecore, la bottega del fabbro, la tenda berbera, la signora delle caldarroste, il ponte sul fiume, le galline che mangiano, due laghetti con le oche in movimento, il pozzo per attingere l’acqua con annessa noria (chiamata in gergo ‘o ingegno), la contrada più povera di Betlemme e per finire la

natività con la Madonna e San Giuseppe, il Bambino, la mucca e l’asinello anche loro in movimento. Tutti riprodotti fedelmente nei minimi particolari. Il presepe, che occupa una superficie di oltre trenta mq, è arricchito da effetti scenici del giorno e della notte. L’iniziativa della realizzazione del presepe è una tradizione che si fonda su un’antica devozione. Infatti, nella Chiesa di San Raffaele Arcangelo fino alla metà del secolo scorso veniva costruito un monumentale presepe con pastori lignei alti oltre quaranta cm, misteriosamente scomparsi ma ancora ricordati dalle persone anziane e, tra l’altro, menzionati anche in un passo della poesia di Leopoldo Vecchione dal titolo “’O presèbbio ‘e San Rafele” che recita: “….Po’ li tiempe so’ cagnate; tanti cose so’ fernute; ’e pasture, addo’ so’ ghiute…? E chi maie ’o po’ appurà! …”. Altre Chiese nolane che nel secolo scorso realizzavano un presepe con pastori lignei molto alti e decorati che, purtroppo col tempo sono spariti, erano quelle di San Biagio e del Gesù. Vi erano, poi, anche famiglie patrizie e borghesi nolane che allestivano enormi presepi: quelli delle famiglie Grilletto e Vecchione della località Saccaccio i cui capifamiglia portavano in processione nel giorno di Natale i Bambinelli, partendo dalla contrada Pigna Spaccata e passando per “'o Tredicì” e le masserie: 'o Montagnarò, 'e Malè iuòrn,

La Parrocchia Immacolata celebra la Festa della Famiglia

NATALE

IN

FAMIGLIA

Michele Romano a famiglia, centro della vita cristiana. Questa la considerazione che ha ispirato “la festa della famiglia” lo scorso 30 dicembre presso l’Auditorium- Teatro di Saviano, giorno in cui la Chiesa ha celebrato nella liturgia la Santa Famiglia di Nazareth. L’evento è stato organizzato dalla comunità parrocchiale dell’Immacolata Concezione e ha visto come protagonisti non solo bambini, ragazzi, giovani e adulti della parrocchia ma soprattutto “le famiglie”. La serata ha preso vita con un musical che narrava alcune delle tradizionali scene natalizie; successivamente il coro misto di bambini e giovani si è esibito in un vero e proprio concerto di Natale che ha avvolto i presenti in una magica atmosfera riproponendo in chiave moderna i canti che la tradizione ci ha tramandato. A metà serata ha preso la parola l’amministratore parrocchiale don Paolino Franzese il quale ha racchiuso in poche parole il senso della festa della famiglia che non a caso cade nell’Ottava di Natale. Si è svolta quindi, una para-liturgia, ovvero un momento in cui tutte le coppie di sposi presenti in sala hanno rinnovato le promesse scambiate nel giorno del loro matrimonio, genesi della famiglia. Ad amplificare questo momento così significativo ha contribuito la testimonianza di una giovane coppia di sposi nata nella grande famiglia dell’Azione Cattolica, Vitaliano e Olimpia Paone della parrocchia di San Vitaliano con la loro piccola figlia Benedetta. I coniugi hanno sintetizzato la ricetta per vivere da veri cristiani la vita coniugale nella parola

Fede, affermando che dal giorno del “si” i protagonisti non sono due, marito e moglie, bensì tre, in quanto la famiglia deve rispecchiare quello che è l’amore del Signore per i suoi figli chiamati per vocazione a creare la famiglia, piccola chiesa domestica. Lo spettacolo è continuato con l’esibizione del coro degli adulti che nondimeno hanno saputo regalare momenti di gioia. Durante la festa hanno fatto da mascotte Babbo natale e la befana che tra scherzi e giochi di parole hanno “tirato” i numeri della tombola dando così la possibilità a tre persone del pubblico di portare a casa un premio simbolico. A fine serata don Paolino ha annunciato che il ricavato della vendita delle cartelle costituisce la “prima pietra” per la ristrutturazione della chiesa parrocchiale e che il 2012 sarà l’anno della raccolta fondi per ridare lustro e splendore alla nostra casa comune. La festa si è conclusa con spumante e panettone sulle note della canzone “happy day”. La musica che è stata la protagonista in primis della serata ha contribuito a risvegliare quello stupore e quella meraviglia che la fede suscita in ognuno di noi. San Paolo nella lettera ai Romani afferma “fides ex auditu”, la fede nasce dall’ascolto e quale occasione migliore del Natale per rimettere in sintonia i nostri cuori partendo dall’ascoltare della buona musica per arrivare a riascoltare Lui. ■

'e Cacà rapestè e ro' Pierecascè fino alla Chiesa del Carmine, per poi recarsi presso la cappellina della Madonna dell’Arco di via Anfiteatro Marmoreo, dove i Bambinelli venivano benedetti, e poi riportati, sempre in processione, presso le rispettive abitazioni onde essere deposti nei presepi per essere ammirati e venerati da amici e parenti. Oggi, grazie all'impegno dei confratelli appartenenti alla congrega di San Raffaele, guidati dal Priore il seniore Raffaele Rubino coadiuvato dal padre spirituale don Giovanni Mercogliano, sono state riproposte molte iniziative cadute in disuso, come la processione della statua del Bambino Gesù, avvenimento in cui nel giorno di capodanno viene portata in processione dalla Chiesa di San Raffaele, attraversando le strade cittadine fino alla Cattedrale dove S. E. l’Arcivescovo Beniamino Depalma, quest’anno, come negli anni trascorsi, procede alla benedizione del Bambin Gesù e del popolo tutto. Le rievocazioni di avvenimenti appartenenti agli usi e costumi di un popolo sono utili per far conoscere alle generazioni attuali la storia delle comunità ma, soprattutto, sono indispensabili perché costituiscono la linfa vitale per la sopravvivenza di quelle che furono le nostre radici. Nola, ricca di storia e di tradizioni; non è mai stata avara nella cultura rievocativa per fatti che riscoprono gli usi ed i costumi delle generazioni che ci hanno preceduto. ■

TORMENTO E SCONFORTO TRA LA STRANIERA GENTE Dott. Francesco Notaro Precipitose crollano tutte le rosee speranze a lungo nutrite con tenace costanza resto solo, senza amore con atroce tormento in cuore, avvolto in un buio profondo e nero sotto lo sguardo gelido di madre natura. Lamine di ghiaccio tagliente gli sguardi dei multietnici passanti che mi scrutano torvi e sospettosi, in Washington Square frettolosi, mentre ho tanto freddo in cuore e tanto forte il bisogno di amore. I pensieri si accalcano tempestosi alla mente in un pauroso turbine violento. Il sofferto passato tutto atrocemente presente, il futuro, ahimè, ancor di più intenso scurore foriere, mi ossessiona, mi mina il cuore e mi fa piangere amaramente. Mi è tutta indifferente, estranea, la tumultuosa gente; non un sorriso né uno sguardo amico, essa mi appare cinica nemica. Pieno di paura la guardo diffidente... e il mio spirito depresso è ancor più sofferente. New York – december 11 1961 ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142)

PRESEPE PARROCCHIA DI SIRICO (P. Iannucci)

PRESEPE PARROCCHIA DI S. ERASMO (P. Iannucci)

Il 6 gennaio scorso s’è spento in Alberolungo. Ricordiamo un simpatico caso paesano che lo toccò da vicino.

P A D R E PAOLO SIMONELLI

PRESEPE PARROCCHIA DI S. MICHELE ARCANGELO (P. Iannucci)

COPPA CARNEVALE 2012 omenica 15 Gennaio 2012 alle ore 17,30, presso la sala delle conferenze della Pro-Loco, Palazzo “Allocca” Corso Garibaldi Saviano, si è svolta la presentazione della “Coppa Carnevale 2012”. L’Associazione Sportiva “Sport @ 360°” e “Il Vesuviano” con i due Presidenti Andrea Pierro e Carmine Notaro, in collaborazione con la Fondazione Carnevale Savianese, il Comune di Saviano, La Pro-Loco e il Forum Giovani di Saviano, hanno anticipato l’apertura ufficiale del Carnevale Savianese 2012 che avverrà il giorno 17 c.m., con la presentazione della IIIª Edizione sportiva (Torneo di Calcio a 5), che rinnova la passione e l’amore dei giovani per lo Sport con uno spirito sociale e umanitario. Ha presentato la riunione il Prof. Andrea Pierro. Sono intervenuti: l’On. Dott. Carmine Sommese che, oltre ai saluti, ha sottolineato il valore e l’importanza di questa Coppa Carnevale che ha lo scopo di offrire, non solo un momento ludico ai cittadini Savianesi, ma incrementare e migliorare le varie attività produttive che circondano la festa del Carnevale; Il Presidente Onorario Prof. Donato Allocca ha espresso gli auguri agli organizzatori, che proprio in questo periodo di difficoltà e crisi economica del Paese, per il

PRESEPE PARROCCHIA IMMACOLATA (P. Iannucci)

Carnevale Savianese devono mettere tutto il loro impegno affinchè i valori della festa restino inalterati; il Presidente del Carnevale Prof. Pasquale Napolitano ha ribadito che è necessari incrementare i consensi degli Sponsor privati, sviluppare maggiormente le attività collaterali al Carnevale e migliorare la Coppa Carnevale con la partecipazione di tutti i Comitati dei Carri. Dopo ci sono stati i saluti del gestore del Centro Sportivo “VITA” Biagio Cinquegrana e dell’Arbitro Ufficiale del Torneo Felice Di Parma. Ai vari interventi ha fatto seguito il sorteggio, fatto dal ragazzo Leonardo Napolitano, delle dieci squadre partecipanti per la composizione dei due gironi e la consegna del Kit da gioco al capitano o dirigente della squadra. Girone A: Rione Sirico, AGM Production, W la TV, Giovani Teglia, Rione Sena; Girone B: Corpo dei Carabinieri, Cerreto Aliperti, Rione Capocaccia, Ass. Prospettive, Tubbazz. Il Rione Sirico, Vincitore della Coppa 2011, esordirà nella prima partita del Torneo l’8 Febbraio 2012. L’applauso del numeroso pubblico accorso ha introdotto il Buffet offerto dalla “Rosa Blu Eventi” Saviano ed ha espresso, con entusiasmo, il consenso favorevole per questa manifestazione. (Pasquale Iannucci) ■

Gruppo Associazione S. Giacomo di Saviano, 06/01/2012 (P. Iannucci)

l 7 ottobre 1945, al suo arrivo a Sirico, don Raffaele Marone, nuovo abate di Sirico, fu accolto a sassate al vecchio passaggio a livello ‘ncoppa Viamonte. Egli, infatti, era giunto col treno della Circumvesuviana. La comunità di Sirico, pur non conoscendolo, gli sbarrava ostilmente il passo, perché affezionata a Padre Paolo Simonelli, nato a Saviano nel 1916, Frate dei Servi di Maria nel Convento di Alberolungo in Sirico, il quale, nel primo trimestre del 1945, aveva assunto provvisoriamente le funzioni, sollecitato dall’Economo don Umberto Amelio, professore di filosofia al Seminario. L’ostilità al Marone aveva origine in più d’un motivo: da una parte la simpatia maturata per Padre Paolo Simonelli, uomo mitissimo e sacerdote integerrimo; dall’altra - si diceva - il risentimento d’un tale che, privato della carica di amministratore dei beni parrocchiali da parte della Curia nolana, utilizzava l’opposizione al Marone come strumento di ritorsione contro detto provvedimento curiale. E, dunque, all’arrivo del Marone, non solo i “fedeli” di Padre Paolo gli si opposero, ma trasportarono nella chiesa di Alberolungo gran parte dell’arredo ecclesiale e della sacra suppelletile di Sirico; e in contrada Alberolungo, appunto, seguivano le funzioni. Frattanto, don Marone, venendo quotidianamente da Marigliano, celebrava presso famiglie private in contrada Strocchia, dove riscontrava simpatia, mentre, da parte degli oppositori siricani, veniva talvolta fatto segno finanche a spari intimidatori di tricche-tracche sul sentiero di campagna. La “fedeltà” popolare a Padre Paolo durò ben tre anni. Finalmente, nell’agosto del 1948, don Marone prese possesso nella chiesa di Sirico e vi rimase quattro anni, finché fu trasferito a Marigliano come Primicerio di S. Maria delle Grazie. I quattro anni di don Marone, che intanto il popolo aveva imparato ad apprezzare come sacerdote dinamico e moderno in linea con la rinascita postbellica, furono fervorosi di zelo pastorale, e si espresse soprattutto nella riattivazione della Gioventù Cattolica, allor si cantava «la Gioventù Cattolica in cammino», ospitata nella sacristia che dà sulla piazza, e nella stessa canonica. Poi, il 18 gennaio del 1953, don Marone se ne tornò a Marigliano con la dignità di Primicerio. Egli, ormai diventato Canonico, lavorò fino alla sua scomparsa presso la Curia Vescovile di Nola, ricoprendovi incarichi prestigiosi. Morì nell’anno 2000, in una Casa per anziani del circondario. Padre Paolo Simonelli, invece, stando ancora ad Alberolungo, negli anni ’60 curava la lottizzazione dei terreni compresi fra il Convento e Via Ponte di Sirico, poi venduti a privati. Quindi, fu trasferito nella Comunità dei Frati Servi di Maria in S. Maria del Parto a Napoli, pervenendo alla carica di Padre Provinciale. Egli s’è spento il 6 gennaio 2012 alla veneranda età di 96 anni. Oltre alla Comunità dei Servi di Maria di Napoli, ne affiggeva il necrologio murale la Comunità dei Servi di Maria di Alberolungo, nella cui chiesa di Sant’Anna il 7 gennaio ebbe luogo il rito funebre, donde il feretro proseguiva per il cimitero di SiricoSant’Erasmo. (Vincenzo Ammirati) ■


ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142)

LA VOCE DEL PALAZZO D e t e r m i n e N.

Oggetto

23/09/2011

Liquidazione acconto per lavori di fornitura e posa in 646 opera ascensore per il completamento della struttura socio-educativa per non abili.

23/09/2011

Liquidazione per lavori di sistemazione della copertura dei loculi ossari del Cimitero di S.Erasmo - lato nord. Acquisto materiale per laboratori alunni disabili II° circolo 648 didattico. Pagamento fatture C.I.G. ZC6016587A. Pagamento fatture all'Enel Energia e all'Enel Servizio 649 Elettrico per fornitura energia elettrica.

647

650 Rimborso verbale al C.D.S. alla Signora Avanzo Elena. Interventi urgenti per il ripristino della funzionalità di al651 cuni tratti dell'I.P.I. del territorio Comunale. Affidamento. Liquidazione per lavori di pulizia area antistante la scuo652 la di Via Miccoli ed area interna Via L. Sciascia. Liquidazione per interventi necessari alla sistemazione 653 del locale mensa scuola di Via Fressuriello e sistemazione rete idrica di alcuni plessi scolastici. Incarico per consulenza, assistenza stragiudizionale e 654 giudiziale al Comune di saviano. Impegno di spesa. Fornitura gratuita libri di testo alle Scuole Secondarie 655 Impegno di spesa. Liquidazione a saldo indennità di esproprio per amplia656 mento cimitero Capoluogo a favore dei Sigg. Perretta e Ambrosino. Servizio recupero rifiuti solidi urbani, assimilati e specia657 li. Impegno di spesa. Sanificazione di Via Abate Minichini - tratta adiacente 658 zona Cisternina - Impegno di spesa ed affidamento. Approvazione schema di convenzione con la Società 659 Optima s.p.a. per la gestione del traffico telefonico e linee elettriche com.li. Provvedimenti. Liquidazione per lavori d’impiantistica elettrica per com660 pletamento della struttura socio-educativa per non abili. Fallimento Elettrolandia srl - Tribunale di Nola 89/10. Liquidazione per lavori di sostituzione della pavimenta661 zione del tratto antistante il cimitero Capoluogo a favore della ditta F.lli Giordano. Impegno spesa e liquidazione per il pagamento al662 l'A.V.C.P. dei contributi dovuti a seguito di gare indette nel periodo gennaio/aprile 2011. 663 Impegno- liquidazione bollette telecom V° bimestre 2011 Impegno e liquidazione fattute TIM relative ai bimestri 664 aprile-maggio-giugno e luglio 2011 Impegno di spesa per noleggi fotocopiatrice ufficio elet665 torale Presa d'atto della convenzione ANCI Campania - Con666 tratto OPTIMA Italia S.p.A. Approvazione ruolo tarsu anno 2011 e riversamento 667 importo alla Provincia di Napoli L. 26.02.2010. 668 669

670 671 672 673 674 675 676 677 678 679

XV° coensimento della popolazione. Modifica ed inte grazione determina dirigenziale n. 624/11 Proroga affidamento servizi cimiteriali alla ditta La Regina di Notaro Felice & C. da Saviano. Impegno e liquidazione Servizio recupero rifiuti biodegradabili di cucine e mense. Liquidazione alla soc. GES.CO. mese di maggio 2011 Pagamento ferie non godute al dipendente rag. Tufano Andrea. Conferimento mansioni superiori al dipendente Aniello Fontanella Fondo Nazionale per il sostegno ale abitazioni in locazione art. 11 L. 431/98. Annualità 2011. Approvazione manifesto e indizione bando pubblico Impegno per affidamento fornitura di arredi scolastici alla direzione didattica I Circolo. Pagam. fatture Enel per fornitura energia elettrica. Rimborso spese gestione centro sociale educativo per disabili, mese di luglio 2011, a favore della U.I.L.D.M. Variazione quadro economico e liquidazione lavori di sistemazione della copertura dei loculi ossari del cimitero S.Erasmo, lato est a favore della ditta Caliendo mario. Adempimenti censuari - Acconto compenso per funzionamento U.C.C. Ridefinizione piano esecutivo gestione per alcuni settori.

Autorizzazione partecipazione seminario formativo di680 pendenti Fontanella e Alfieri.

681 682

Pubbl.

Liquidazione per prestazioni professionali per nomina 645 componente commissione di gara affidamento del servizio di igiene urbana.

N.

Importo €

2.880,00

683 684 685 686

23/09/2011

18.348,00

687

23/09/2011

1.829,15

688

23/09/2011

5.626,74

689

23/09/2011

46,16

690

23/09/2011

7.650,48

23/09/2011

990,00

23/09/2011

2.765,77

23/09/2011

6.606,60

23/09/2011

75.000,00

23/09/2011

15.078,41

29/09/2011

€ 400.000,00

691

692

693

694

695 29/09/2011

10.800,00 696

29/09/2011 697 29/09/2011

23.108,22

698

29/09/2011

21.540,75

699

29/09/2011

301,10

29/09/2011

7.056,60

29/09/2011

3.040,70

29/09/2011

189,00

700

701 29/09/2011 702 17/10/2011 29/09/2011

703

29/09/2011

8.928,00

704

03/10/2011

23.178,00

705

03/10/2011

1.784,00

706

03/10/2011

1.747,00 707

03/10/2011 709 06/10/2011

915,87

06/10/2011

9.502,67

710 06/10/2011 06/10/2011

1.749,86 €

24.116,64

711 712 713

06/10/2011

4.500,00

06/10/2011 06/10/2011

714 715

580,00

716

Oggetto

Pubbl.

Servizio integrato gestione rifiuti - liquidazione alla Soc. Buttol s.r.l. canone mese di settembre 2011. Borse di studio anno scolastico 2009/2010 - Approvazione graduatoria provvisoria e impegno di spesa. Liquidazione fatture PLAY ANIMATION per manifestazione estive Forum dei giovani. Liquidazione ditta HALLEY informatica per fornitura n° 308 Costituzione Italiana. Impegno di spesa e affidamento alla "Ferro Sud s.n.c." per la fornitura di paletti in tubolari metallici. Liquidazione alla Dog-Kannel Service s.n.c. per la cura e mantenimento cani randagi. Liquidazione alla nuova segnaletica per la fornitura di segnaletica verticale ed orizzontale. Impegno di spesa per acquisto divise invernali per gli addetti alla manutenzione com.le. Affidamento. Liquidazione fatture enel energia s.p.a. Enel servizio elettrico - mese di agosto 2011. Liquidazione per lavori costruzione di caditoie stradali, soletta pozzo, ecc. alla ditta "FG. & F. Edilizia s.r.l.". Servizio recupero rifiuti di inballaggi in materiali misti. Liquidazione alla Soc. Campania Energia s.r.l. periodo 01.07.2011/30.07.2011. Liquidazione per servizio di prelievo, trasporto e conferimento dei rifiuti speciali non pericolosi eseguiti dalla Soc. Ambiente s.r.l. periodo giugno - agosto 2011. Servizio integrato gestione rifiuti - Liquidazione alla Soc. Buttol per canone straordinario (ore di sosta) periodo maggio/giugno 2011. Liquidazione per nolo a caldo e a freddo di automezzi e trasporto a discarica - liquidazione oneri di discarica presso piattaformi autorizzate. Liquidazione alla soc. Telecom Italia SpA per lavori realizzazione impianto di videosorveglianza nell'ambito del progetto "lo sguardo sulla città" ai sensi della L.R. 12/03 Servizio vigilanza e accompagnamento minori per il trasporto scolastico agli alunni della scuola primaria e secondaria di I° grado - Anno scolastico 2011/2012 Avvio delle procedure per l'aggiudicazione del servizio Liquidazione diritti di rogito al Segretario Generale dott. Giuseppe Sgariglia - Periodo dal 2/7/2011 al 7/10/2011 Conferimento mansioni superiori al Dott. Raffaele Ambrosino. Conferimento mansioni superiori alla dott.ssa Anna Sommese Pagamento n. 1 avviso di liquidazione dell'agenzia delle entrate di Nola per registrazione sentenza n. 220/09 emessa dal Giudice di pace di Nola nel giudizio Pellegrino Nicola /Comune di Saviano/Campania Felix Pagamento n. 1 avviso di liquidazione dell'agenzia delle entrate di Nola per registrazione sentenza n. 5405/09 emessa dal Giudiuce di pace di Nola nel giudizio Giugliano Angelo c/Comune di Saviano Pagamento n. 1 avviso di liquidazione dell'agenzia delle entrate di Nola per registrazione sentenza n. 406/09 emessa dal Tribunale Civile di Nola nel giudizio Nocerino Pietro c/Comune di Saviano Pagamento n. 1 avviso di liquidazione dell'agenzia delle entrate di Nola per registrazione sentenza n. 938/09 emessa dal Tribunale di Nola nel giudizio Comune di Saviano c/Giglio Sessa Michele Ricompilazione delle liste elettorali. Approvazione preventivo impegno di spesa ed affidamento fornitura materiale elettorale. Impegno di spesa e affidamento per lavori di risanamento del platano sito all'incrocio tra Via Roma e c.so Italia. Contrinuto per finalità culturali all'Associazione Pro Loco il Campanile. Impegno di spesa partecipazione segretario Generale seminario formativo "Il regolamento dei contratti: come impostarlo e definirlo alla luce del codice dei contratti pubblici e del regolamento attuativo". Liquidazione fatture di retta di ricovero di minori collacati in casa famiglia con provvedimento del T.P.M. Servizio di refezione scolastica. Liquidaz. fattura alla ditta Ristonet s.r.l. Erogazione contributo economico per pagamento fattura di retta di ricovero del Sig. V.D. presso struttura di accoglienza "Casa Serena". Centro sociale anziani - Approvazione preventivo per polizza assicurativa e affidamento. Impegno di spesa per erogazione4 contributo economico a famiglia di detenuto. Costituzione fondo cassa a copertura spese legali. Affidamento alla "Ditta Napolitano Francesco" per la posa in opera di paletti in tubolari metallici. Romborso verbale al C.D.S. a carico del Sig. La Cerra Aniello. Impegno di spesa ed affidamento alla officina La Mast per la fornitura di transenne.

06/10/2011

83.426,75

17/10/2011

43.883,00

17/10/2011

4.323,00

17/10/2011

1.519,00

17/10/2011

2.468,40

17/10/2011

1.199,00

17/10/2011

506,49

17/10/2011

964,80

17/10/2011

16.692,30

17/10/2011

4.620,00

17/10/2011

53.852,92

17/10/2011

4.575,80

80.361,00

26/10/2011

964,57

17/10/2011

964,57

17/10/2011

185,62

17/10/2011

190,62

17/10/2011

1.182,00

17/10/2011

212,00

26/10/2011

2.855,60

26/10/2011

3.025,00

26/10/2011

750,00

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400,00

26/10/2011

43.695,60

26/10/2011

28.871,70

26/10/2011

3.901,81

17/10/2011

17/10/2011

17/10/2011

17/10/2011

26/10/2011

2.200,66

26/10/2011

350,00

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2.000,00

26/10/2011

2.734,60

26/10/2011

467,29

26/10/2011

700,00

D is tributo re e s clus ivo G IO IELLER IA AC IER N O

M

Importo

I D O R O

C reaz io ne p rez io si D iam an ti e P er le

A R GEN TER IA O RO LO GER IA E-m a il P e p p ea cie rn o @ h o tm ail.it


ANNO XVIII NUMERO 1

LA VOCE DEL PALAZZO

N. 753 754

N. 717 718 719

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745

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Oggetto Impegno di spesa affidamento e liquidazione ditta nuova segnaletica per fornitura e messa in opera segnaletica orizzontale. Impegno di spesa ed affidamento alla "Sicuran s.r.l." per la fornitura di massa vestiario invernale. Impegno di spesa e affidamento alla OPEN SOFTWARE per la manutenzione evolutiva e miglioramento assistenza PolcitY online anno 2011. Nomina commissione gara per l'appalto del servizio di trasporto scolastico agli alunni della scuola primaria e secondaria di I° grado. Impegno e liquidazione ditta "Cartolandia" per fornitura colla settore tributi. Fornitura del servizio Assist.web. Attivazione del servizio della riscossione coattiva diretta dei tributi comunali attraverso la procedura dell'ngiunzione fiscale ai sensi del R.D. N.639/1910. Accertamento I.C.I. Anno 2006. Servizio integrato gestione rifiuti - liquidazione alla Soc. Buttol s.r.l. canone mese di ottobre 2011. Liquidazione per lavori di costruzione marciapiede alla via Palatone, relativo al ponte sull'alveo Somma, a favore della ditta Sena Aniello. Servizio recupero rifiuti ingombranti e biodegradabili. Impegno di spesa e liquidazione alla Soc. De.Fi.Am. periodo giugno/luglio 2011. Aggiudicazione provvisoria dell'affidamento del servizio di accompagnamento e vigilanza su due scuolabus com.li 03/11/2011. Impegno di spesa e affidamento organizzazione manifestazione "giorno dell'Unità Nazionale e giornata delle forze armate". Liquidazione fattura alla ditta Copy Service per fornitura apparecchio Fax. Anticipo pagamento spese di custodia giudiziaria e traporto per veicoli sottoposti a sequestro a seguito di sanzioni accessorie al C.D.S. e depositati presso ditta Pescatore s.r.l. Liquidazione alla ditta Napolitano Francesco per la posa in opera di dissuasori di sosta. Affidamento alla ERG Petroli per la fornitura di buoni carburante - Impegno di spesa. Contributo per la sterilizzazione da erogare "alla ASL" e al Canile "Dog-Kannel". Concessione lotto di suolo cimiteriale nell'ampliamento del cimitero capoluogo al Sig. Napolitano Francesco. Rendiconto economato relativo al III° trimestre 201 1 luglio - agosto e settembre. Riscossione coattiva dei tributi com.li tramite rito speciale. Definizione costi a carico del debitore. Liquidazione alla "Ferro sud s.n.c." dei fratelli Mauro per la fornitura di tubolari metallici. Impegno di spesa e liquidazione al Ministero delle Infrastrutture e de trasporti sistema operativo. Impegno di spesa e affidamento alla ditta Manzo Michele elettrauto per lavoro straordinario automezzi com.li. Impegno di spesa e affidamento alla "Ferro sud s.n.c." per la fornitura di paletti in tubolari metallici. Pagamento fatture all'Enel Energia, all'Enel Servizio elettrico per fornitura energia elettrica. Impegno di spesa per manutenzione ordinaria e straordinaria dei plessi scolastici com.li. Affidamento. Liquidaz. per interventi di manutenzione straord. eseguiti all'impianto di pubbl. illuminazione del territorio com.le. Impegno do spesa per fornitura di transenne da utilizzare per la recinzione del platano sito all'incrocio tra c.so Italia e via Roma. Pubblicazione dell'estratto di gara sulla G.U. e Quotidiani - relativo all'affidamento del servizio di igiene urbana e gestione dei rifiuti sul territorio com.le. Impegno di spesa e liquidazione. Servizio recupero rifiuti di imballaggi in materiali misti. Liquidazione alla Soc. Campania Energia s.r.l. periodo 01.08.2011/31.08.2011. Partecipazione al corso di formazione EDK da parte della Dott.ssa Sommese. Impegno di spesa per accoglienza sgomberati Via Traversa Tappia. Concessione lotto di suolo cimiteriale nell'ampliamentoi del cimitero capoluogo alla Sig.ra Napolitano Maria Rosa. Impegno di spesa R.D. n° 798/27 e s.m.i. Erogazione contributi economici una-tantum ai cittadini in condizioni di estrema povertà. Borse di studio anno scolastico 2009/10 - Approvazione graduatoria definitiva erogazione beneficio.

Pubbl.

Importo

755 756

26/10/2011

3.460,15

26/10/2011

8.270,35

26/10/2011

988,81

757 758 759 760

26/10/2011

761

26/10/2011

242,00

762

02/11/2011

5.000,00

763 764

03/11/2011 03/11/2011

83.426,75

22/11/2011

4.957,04

22/11/2011

38.117,99

765

766

767

22/11/2011 768

22/11/2011

1.573,00

22/11/2011

242,00

769 770

22/11/2011

4.150,00

22/11/2011

2.734,60

22/11/2011

5.000,00

22/11/2011

4.626,00

774 775 776 777

22/11/2011 22/11/2011

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5.407,19

778 779

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780

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2.468,40

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123,21

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1.300,00

782

22/11/2011

242,00

22/11/2011

9.010,95

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20.248,27

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7.650,48

785

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1.111,38

786

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787

22/11/2011

2.391,06 788

22/11/2011

43.538,00

22/11/2011

190,00

22/11/2011

5.000,00

24/11/2011

310,00

24/11/2011

13.650,00

24/11/2011

43.883,00

789 790 791

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Oggetto Integrazione alla determina di impegno di spesa per accoglienza sgomberati Via traversa Tappia. Liquidazione spese organizzazione manifestazione giorno dell'Unità Nazionale e giornata delle Forze Armate. Erogazione contributo economico ad ex detenuto. Impegno e liquidazione fatture Optima Italia s.p.a. settembre/ottobre 2011. Liquidazione alla Dog-Kannel Service s.n.c. per la cura e mantenimento cani randagi. Pagamento tassa automobilistiche auto Targ. DP746ZS. Impegno di spesa e affidamento alla ditta "Elettrodisel 2000 s.a.s. di Esposito Corcione S". per lavoro straordinario automezzo comunale. Integrazione impegno di spesa per liquidazione competenze professionali all'Avv. A. Manfredi. Impegno di spesa per liquidazione competenze professionali all'Avv. A. Manfredi. Rimborso spese gestione Centro Socio-Educativo per disabili per maggio e giugno 2011 a favore della UILDM. Liquidazione saldo competenze professionali all'Avv. Manfredi per assistenza giudiziale resa nell'interesse dell'Ente nel giudizio promosso dal dipendente Tufano Andrea con ricorso ex art. 414 C.P.C. Liquidaz. quota partecipaz. al Consorzio S.O.L.E- A. 2011. Impegno di spesa per inquadramento categoria B1 dipendente Manzo Lucia. Programma operativo interregionale "Energie rinnovabili e risparmio energetico" (FESR 2007 - 2013). Linea attività 1.3. Incarico per redazione progetto esecutivo e D.L. di realizzazione impianto solare termico a servizio del 1° Cir colo Didattico (Scuola Maria di Piemonte). Incarico all'Ing. Angelo La Pietra di coordinatore sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione dei lavori di realizzazione impianto solare termico a servizio della scuola "Maria di Piemonte". Determine n. 15-16 dell'11 e del 12.10.2011 - Conferim.to mansioni superiori ai dipendenti Dott.ssa Sommese Anna e Dott. Raffaele Ambrosino - Provvedimento. Determinazione n. 672 del 30.09.2011: Conferimento mansioni superiori al dipendente Aniello Fontanella - Integrazione e chiarimenti. Concessione patrocinio morale all'Associazione "Il Mosaico" per la IV edizione "Il Natale di casa nostra". Legge 448/98 Art. 66 e s.m.i. - Concessione beneficio. Liquidazione alla ditta "La Marca s.r.l." Impegno e liquidaz. fattura TIM VI bimestre 2011. Impegno per la fornitura di consumabili e materiale di cancelleria da utilizzare nei diversi uffici comunali. Rimborso spese gestione del centro soc. educativo per disabili, mese di settembre 2011 a favore della U.I.L.D.M. Liquidazione fattura per buoni libro anno sc. 2010/2011. Acquisto materiale per laboratori alunni disabili II° Circolo Didattico. Pagamento fattura C.I.G. ZC6016587A. Incarico per pareri legali Pro-veritate all'Avvocato amministrativista Dott. Gherardo Marone - Impegno di spesa. Liquidazione per interventi di manutenzione straordinaria degli infissi della scuola di Via C.L. Miccoli. Liquidaz. interventi di rimozione e trasporto rifiuti di materiale di risulta depositati presso il cimitero di Sant'Erasmo. Intervento urgente di manutenzione straordinaria della centrale termica della Direzione Didattica I Circolo e del plesso Polifunzionale. Impegno di spesa ed affidamento. Affidamento incarico Medico competente e sorvegliana sanitaria ai sensi del D.lgs. 626/94 e s.m.i. Incarico all'Avv. Dottt.ssa Brigida Messina nella procedura di arbitrato tra Campania Felix e il Comune di Saviano. Impegno di spesa. Servizio integrato gestione rifiuti - liquidazione alla Soc. Buttol s.r.l. canone mese di novembre 2011. Liquidazione competenze professionali all'Avv. Annunziata Candida Fusco per assistenza giudiziale resa nell'interesse dell'Ente nel giudizio promosso da Moschiano Domenico C/Comune di Saviano. Nomina ufficiale di riscossione. Liquidazione somme assegnate con ordinanza Rep. n° 811/10 del G.E. del Tribunale di Nola nella procedura esecutiva promossa da Napolitano Gaetano Vincenzo e dal suo Procuratore Avvocato Mariano Amato. Liquidazione somme assegnate con ordinanza Rep. n. 812/10 del G.E. del Tribunale di Nola nella procedura esecutiva promossa dall'Avvocato Mariano Amato. Liquidaz. somme assegnate con ord. Rep. 771/10 del G.E. del Tribunale di Nola nella procedura esecutiva promossa da Furino Costruzioni S.A.S. di Furino Pietro e C. Impegno e liquidaz. fatture telecom VI bimestre 2011. Avvio procedure aggiudicazione appalto di refezione scolastica anno scolastico 2011-2012 € 101.500,00 iva esclusa al 4% - Impegno di spesa. CIG ZB002DCFC3 Progettazione piano di raccolta differenziata con avvio del sistema integrato e adempimenti conseguenti. Nomina tecnico redazione piano raccolta e del regolamento comunale. Svincolo polizza fideiussoria n° 4327110100795 della Compagnia assicurativa Assimoco relativa al servizio di trasporto scolastico A.S. 2010/2011.

Pubbl.

Importo

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ANNO XVIII NUMERO 1 ● gennaio 2012 (142) Saviano. La prima giornata di promozione e valorizzazione delle risorse artistico-storiche dell’area nolana.

“DALLE RADICI NASCE IL FUTURO” aviano. Teatro Auditorium - “Dalle radici nasce il futuro”: la prima giornata di promozione e valorizzazione delle risorse artistico-storiche dell’area nolana. L’iniziativa promossa dal Forum Regionale della Gioventù della Regione Campania si è tenuta a Saviano, presso l’Auditorium Comunale. Una vetrina sull’intero patrimonio artistico, turistico e archeologico dell’area nolana. La manifestazione si è sviluppata in due momenti: sabato 14 e domenica successiva con un concerto musicale della banda musicale di una scuola locale; il convegno di apertura aveva per titolo “Valorizziamo le meraviglie del nostro territorio”. Un dibattito che è servito a raccogliere idee, dubbi e proposte, al fine di elaborare una proposta di sviluppo per il territorio. All’incontro, coordinato da Nello Fontanella addetto stampa del Comune di Saviano, hanno preso parte diverse autorità politiche dell’area tra cui: l’On. Paolo Russo, l’On Pasquale Sommese, l’On Carmine Sommese, l’On Gennaro salvatore, il Presidente dell’Agenzia Area nolana Dott. Biagio Ciccone, Giovanni Grillo, presidente regionale del Forum. In seguito, si è tenuto, nell’adiacente palestra della scuola media, il confronto spazio al divertimento con “Nutella Party” e “Spaghettata”, con la presenza di stand che ripercorrono le radici storiche dei comuni dell’hinterland nolano e dei beni d’interesse storico-artistico curati dai Forum locali. Un

(Antonio Romano)

Viaggio nella Terra attraverso percorsi di degustazione di specialità gastronomiche locali allietato da spettacoli, capaci di riportare in vita antichi usi e costumi. “Il Progetto Dalle Radici nasce il Futuro” spiega Antonio Ambrosino, vicepresidente regionale del Forum della Gioventù e promotore dell’evento “nasce, da parte degli organizzatori, dalla ferma convinzione che l’Area Nolana con il suo prezioso patrimonio culturale materiale e immateriale, possa essere inserita, attraverso l’azione sinergica dei Forum Comunali e degli Enti Territoriali e Regionali, nel mercato turistico nazionale e internazionale, creando, così, un circuito economico che possa diventare una delle risposte alle esigenze lavorative della gioventù locale.” Ambrosino, chiarisce che l’idea è quella che nel difficile momento storico in cui ci troviamo debbano essere i giovani stessi con le istituzioni di riferimento a “inventarsi” opportunità lavorative adatte ad assicurare una stabilità economica necessaria a condurre un’esistenza dignitosa e stimolante”. Il progetto si estenderà, spiega Giovanni Grillo, su tutto il territorio Regionale e sarà l’occasione per coinvolgere i giovani con i rispettivi Forum Locali in una grande operazione di marketing e promozione del territorio campano”. Nei prossimi mesi, sarà infatti compito dei Forum Comunali, sostenuti e coordinati dal Forum Regionale della Gioventù, organizzare attività divulgative, convegni, workshop, visite guidate, all’in-

terno del proprio territorio di competenza in modo da poter sensibilizzare ed invogliare altri giovani. Paolo Russo nel suo intervento ha posto l’attenzione sulla tematica costo del lavoro e temi ad esso attinenti: come competere? Come fare utile d’impresa, anche considerando la promozione di ricchezze storiche e archeologiche. Una cultura dei luoghi non replicabile. Nel suo discorso è importante il luogo-madre in area nolana come manifattura. Modello che rappresenta un’importante opportunità. Un esempio in agricoltura dove è importante rendere unico il prodotto; concetto, a suo parere, più importante della quantità vera e propria. Quindi un territorio quale trampolino di lancio nei mercati. Altro intervento quello di Paolino Scotti, e a seguire quello di Carmine Sommese per ribadire che l’area nolana ha un riferimento anche nei giovani, e che è necessario fare sistema anche al di là di quello che sono le difficoltà e gli egoismi territoriali. Pasquale Sommese si è soffermato, tra altro, sull’aspetto del suo turismo e il suo indotto con esempi quali Capri, Sorrento, Pompei, Ercolano e poi tanti luoghi meno conosciuti come Nola e il Vallo di Lauro o le basiliche Paleocristiane di Cimitile. A seguire altri ulteriori interventi conclusivi come quello di Antonio Ambrosino che ha proposto il progetto della realizzazione di un DVD di valorizzazione dell’area nolana, una sorta di banca dati dell’area. Un’idea progettuale che sono il suggerimento e le attese dei giovani al quale dovrebbe seguire anche il lavoro delle istituzioni. “ di certo è valido un concetto: i giovani, si usa dire, sono il futuro, ma anche il presente”. Altro significato intervento è stato quello di Michele Napolitano, presidente dell’associazione Meridies che ha tenuto un discorso anche con l’ausilio di un filmato di sottofondo che illustrava i diversi monumenti, opere storiche, chiese e altro dell’intera area nolana. ■

Forum Giovani dell’agro nolano, palestra della Scuola Media 'A. Ciccone' di Saviano, domenica 15 gennaio 2012. "Forun Regionale della Gioventù "Dalle radici nasce il futuro” 14-15 gennaio Auditorium di Saviano ■

Nessun nome nuovo tra i candidati per il rinnovo degli organi direttivi del sette gennaio.

E L E Z I O N I P R O L O C O R I N V I AT E : I N S U F F I C I E N T E I L N U M E R O D E I C AN D I D AT I Tra le candidature solo ex presidenti. L’intervista al Presidente uscente: «L’ennesimo segnale savianese di mancata coscienza di democrazia effettiva che si basa sulla rotazione delle cariche».

Vincenzo Parisi essun nome nuovo tra i candidati per il rinnovo delle cariche direttive della Pro Loco Il Campanile di Saviano che si doveva tenere nella serata del sette gennaio nella sede dell’associazione. La maggioranza ha votato per il rinvio, facendo precedere l’elezioni da una riunione dell’assemblea che si terrà il venti per decidere la concreta volontà dei soci di proseguire con gruppi di lavoro. Una sorpresa? A rispondere è il Presidente uscente Antonio Baggiani che chiarisce: «Purtroppo me lo aspettavo. Durante questa mia esperienza ho dovuto prendere atto delle “resistenze” all’interno degli Organi dell’associazione e soprattutto della latitanza dei tanti che hanno moltiplicato lo sforzo organizzativo delegato a pochi di noi. Alla fine ci trovavamo al massimo in tre o quattro di noi: neanche il numero effettivo del Direttivo». Da chiarire che il consigliere Azarino Capua aveva avanzato la proposta di eleggere almeno il Presidente in serata, seguendo strettamente il regolamento e quanto previsto dalla comunicazione ai soci, poiché vi erano formalmente due candidati: Donato Allocca, che però era assente, e Carmine Pierro, che però aveva ritirato la candidatura. Gli altri candidati erano Giuseppe Pierro a Consigliere e il già citato Azarino Capua a Revisore dei Conti. Il rinvio dell’elezioni è sembrato dunque un atto dovuto per la mancanza del numero sufficiente di candidature per ricoprire le cariche degli Organi elettivi: sei per il CdA e tre per il Collegio dei Revisori dei Conti, oltre il Presidente della Pro Loco. Dall’Assemblea è emersa anche la volontà di fare il punto dei quattro anni e soprattutto l’auspicio di ritrovare una collaborazione più concreta che in passato: e ciò si deciderà per la prossima

riunione del venti. Presidente, volendo fare un resoconto del suo mandato, cosa pensa di lasciare al paese? Gli eventi che abbiamo organizzati sono stati tanti, così come pure le collaborazioni con le varie associazioni. Una menzione speciale va fatta alla Ia edizione locale della Settimana della Cultura con professori universitari come Aniello Montano, Tobia Toscano, Vincenzo Cembalo, Monsignor Pasquale D’Onofrio e il saggista Antonio Tafuro impegnati in convegni e corsi, e la mostra d’arte con artisti provenienti da varie parti della provincia di Napoli. Valga un nome per tutti: il compianto Renato Barisani, non solo per la sua recente scomparsa ma anche per il suo spessore artistico che ha attraversato tutta la seconda metà del Novecento e oltre. Anche l’orchestra dei fiati “Città di Saviano”, pieces musicali e la poesia di Peppe Mirra nella giornata di chiusura hanno dato un senso di completezza alla manifestazione. Grazie al contributo degli allora Sindaco Rosa Buglione e Assessore alla cultura Alfonso Ferrara è stato possibile fare manifesti, locandine e cataloghi. Non posso non ricordare poi la digitalizzazione dei libri della biblioteca grazie all’impegno del socio Simonelli e l’assistenza del signor Notaro, e l’inserimento della stessa biblioteca nell’iperteca provinciale grazie al contributo della dottoressa Mancuso. Si direbbe che un contributo di grande interesse per le attività della Pro Loco sia venuto dall’esterno? Certo. Non solo dall’esterno dell’associazione ma anche del paese: senza l’aiuto del dottor Zuozo di Nola, dei professori Coppola di Scisciano e di Sapio di Marigliano, e del signor Grie-

co, come lei sa, sarebbe stato difficilissimo organizzare gli eventi della Settimana della cultura. A questo punto è doveroso fare anche i nomi di cittadini savianesi, oltre che di alcuni soci, che hanno partecipato all’organizzazione degli eventi in modo fondamentale: di grande importanza il contributo della cantante locale Boccucci che si è esibita per il Gran Galà della musica in onore dei maestri Cece; e poi l’impegno dell’avvocato Napolitano e del signor Pierro per il motoraduno d’epoca. Rilevante è stato il contributo dei ragazzi del servizio civile per varie attività come l’organizzazione del presepe vivente in Sirico e poi nella zona dell’Ortogrande. Il presepe nel Campanile durante le festività natalizie è stato eseguito da artigiani-artisti locali come Benvoluto e Panico, grazie pure all’assistenza tecnica di Panarelli. Inoltre è da citare il neonato periodico delle Pro Loco dell’area nolana e non solo, a cui abbiamo dato uno sforzo iniziale organizzativo fondamentale. Per non parlare poi delle collaborazioni con le associazioni locali e non, e la presentazione di libri come quello di don Luigi Merola, etc. Cosa può dirci della sua mancata ricandidatura e del prossimo incontro del venti? Dovevano venire fuori certe contraddizioni che hanno pesato molto durante questi quattro anni. La riunione del giorno venti sarà importante per vedere chi vorrà assumersi pubblicamente responsabilità di lavoro in modo coerente, per evitare di appesantire il carico su pochi, come dicevo prima, e per dare maggiore impulso alle attività della Pro Loco per il bene del paese. Me lo auguro fortemente! ■

Gennaio 2012 - n. 142  

Obiettivo Saviano nr. 142 - Gennaio 2012

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