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Chiuso lunedi 17 dicembre 2012

CITTÀ CITTADINO CITTADINANZA ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

Un uomo di altri tempi, che a causa della sua discrezione e umiltà, è stato forse volutamente dimenticato per non fare velo, con il suo impegno di partigiano per la libertà, a quanti immodestamente si sono proposti come reduci e combattenti, senza avere , forse, gli stessi meriti acquisiti sul campo.

RAFELE ’O PORTALETTERE: UN PARTIGIANO VERO Gennaro Ambrosino abato 3 Novembre, improvvisamente, pensai di recarmi il giorno dopo in piazza, per assistere alla commemorazione dei caduti di tutte le guerre. Associai subito il ricordo a tante persone, non solo di famiglia, che in varie occasioni mi avevano raccontato episodi di guerra, soprattutto relative all’ultimo conflitto mondiale. La memoria, a questo punto, mi riportò alla mente il volto di Raffaele Napolitano, “’o portalettere”, papà di miei cari e antichi amici. Ricorrevano i 20 anni della sua morte: i casi della vita. Raffaele Napolitano era stato un partigiano vero. Aveva combattuto sui monti dell’ex Iugoslavia e, tranne poche persone, io compreso, erano a conoscenza di questa esperienza. Studiavo con Peppe, suo primogenito, spesso presso la loro abitazione. Per la precisione in una stanzetta prospiciente l’appartamento dove vivevano. Ogni tanto il compianto Raffaele si faceva vedere e, approfittando, di qualche “pausa” (dicimmo accussì) nello studio, ci raccontava qualche episodio che l’aveva visto protagonista, nella qualità di partigiano, durante la seconda guerra mondiale sui monti iugoslavi. Aveva avuto la buona abitudine di registrare questi episodi e gli incontri in una sorta di diario, che in qualche occasione faceva capolino fra le sue mani, Ricordo che i familiari, forse nella convinzione che desse fastidio con questi suoi ricordi, in qualche occasione interrompevano questi interventi. Una situazione che, come ricordato in un recente incontro, la figlia ha paragonato a quelle capitate a Gennaro Iovine in “Napoli milionaria. Come è noto, anche a Gennaro Iovine capitava di raccontare al ritorno dalla guerra, episodi che lo avevano visto protagonista, o osservatore, durante la sua assenza da casa. E tutti lo zittivano. Raffaele era persona d’altri tempi. Gran lavoratore (è stato il portalettere delle periferie di Saviano per tantissimi anni), si muoveva con una bicicletta, sulla cui canna era attaccata la sua borsa per la consegna della corrispondenza. Era, anche, una persona perbene e discreta, oltre ogni dire. Viveva di lavoro e famiglia, con un attaccamento ai doveri veramente encomiabili. Raramente lo si vedeva per strada, o in piazza, come un qualsiasi perditempo. Solo la domenica lo si vedeva uscire, a piedi, dal portone di casa, rigorosamente a piedi, nel suo abito scuro, per una breve passeggiata. Rafele ’o portalettere ha contattato, con il suo lavoro, più di una generazione di Saviano. E, credo, che tutti ne serbino un buon ricordo. Ma veniamo ai motivi che mi hanno fatto pensare al partigiano Raffaele Napolitano. Spesso nelle manifestazioni militari vedo presenziare “reduci e combattenti” che, credo, possono vantare meno benemerenze di Raffaele Napolitano, che, come è possibile verificare dai documenti, combatté per molto tempo per la nostra Patria. Solo la discrezione ne hanno fatto passare sotto silenzio le gesta e l’impegno profuso per la libertà. Ricordo che moltissimi anni fa i suoi ricordi, le pagine dei suoi diari, forse servirono ad un valente savianese, per trarne spunto per dei racconti di guerra, finiti in un libro. Opera meritoria, anche se poco o niente è stato riconosciuto al compianto Raffaele. Questi è stato un partigiano vero, come si puó evincere dai documenti. Faceva parte della famosa bri-

gata partigiana Garibaldi, che tanto onore si fece durante il secondo conflitto mondiale. Lo stesso Raffaele mostrò il suo valore e la sua fedeltà alla causa della libertà dei popoli. Testimonianze ne sono le croci di guerra a lui assegnate, e un attestato del suo impegno, riconosciutogli dallo stesso ex presidente iugoslavo Tito. Insomma un vero e proprio “eroe” di guerra, sconosciuto ai più e agli stessi organizzatori delle varie ricorrenze. Forse è il caso di porre rimedio alla dimenticanza, riconoscendo, pubblicamente, il valore dell’impegno, l’abnegazione vera alla causa, di un nostro stimato concittadino, sciaguratamente, o volutamente, dimenticato. Come è noto, ai miei pochi lettori, ho già espresso, in altra occasione, dalle colonne di questo giornale, l’idea che un Paese allo sbando come il nostro, con una caduta verticale di valori, abbia bisogno di ritrovare il senso della comunità anche, e soprattutto, tenendo ben in evidenza storie e persone che, in maniera fattiva, hanno contribuito alla lotta per la libertà e la democrazia del nostro popolo. E Rafele ’o portalettere è uno di questi rari esempi da tenere presente e tramandare ai nostri figli. ■

e-mail: vincenzo.ammirati@alice.it

O CC UPAR E U N A M E N T E N O N

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I S T I T U T O

Gianluca Simonetti a grave crisi economica che, dopo aver avuto inizio negli Stati Uniti nel duemilasette, per effetto della globalizzazione dei mercati, si è propagata in tutto il mondo, diffusasi in Europa, da tempo ormai, l’attanaglia. Tra gli Stati membri, anche l’Italia è stata colpita duramente. Ciò non è avvenuto per caso. Il nostro amato paese è stato, infatti, un terreno abbondantemente fertile per la crisi, la quale, fattasi largo in un sistema economico dilaniato da un debito pubblico che, a fine Ottobre, è stato stimato intorno ai duemila miliardi di euro e da un decennio di politica che non può essere definita come tale, ne ha fortemente destabilizzato le fondamenta. Le conseguenze più evidenti emergono dal nostro sistema lavorativo, facendo sì che realtà come precarietà, licenziamenti, disoccupazione, cassa integrazione, disoccupazione, difficoltà economica, facciano sempre più parte della nostra quotidianità. Una tale destabilizzazione ha sortito effetti altresì da parte delle istituzioni pubbliche, prima fra tutte, quella scolastica. L’istituzione scolastica pubblica italiana presenta, infatti, effettive e rilevanti deficienze che riguardano, innanzitutto, le strutture, in maggior numero vetuste e non in regola rispetto ai criteri antisismici e antincendio o, in casi più gravi, strutturalmente danneggiate o pericolanti. Deficienze che riguardano, inoltre, le risorse economiche e materiali degli istituti, ancora, il sovraffollamento delle aule e infine, la situazione dei docenti, i quali sono tra i meno pagati dell’area OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), destinati al pensionamento in età sempre più avanzata e talvolta di numero insufficiente per supplire all’assenza dei colleghi. Dinanzi ad una realtà così tormentata, la reazione dei cittadini e dei lavoratori è stata la stessa rispetto a quella degli studenti e dei docenti che, uniti in protesta, hanno manifestato l’insostenibilità e della propria condizione e la loro disapprovazione nei confronti di una casta politica che, ponendo il proprio tornaconto personale al centro della propria opera amministrativa, ha mostrato di non saper farsi carico dei problemi di un’ intera nazione e di essere incapace di porvi rimedio. Tali rivolte, avutesi in tutta la Penisola, hanno riscosso singolare partecipazione soprattutto tra gli studenti, non solo nella nostra regione o nella nostra provincia, ma anche nello stesso Agro nolano. A seguito dell’occupazione di quaranta istituti nella sola città di Napoli, anche tra gli studenti degli istituti del nolano c’è stata una cospicua mobilitazione, particolarmente propagandata dalle associazioni studentesche del territorio come l’UDS (unione degli studenti) e il CSA (collettivo studentesco Agro nolano). Tra gli eventi di protesta che hanno riscosso maggior partecipazione risalta il corteo tenutosi il quattordici Novembre scorso, a cui hanno aderito tutti gli studenti dell’ Agro nolano, con un numero di millecinquecento studenti al raduno in piazza Immacolata a Nola. Gli studenti hanno sfilato per le strade del paese intonando cori e urlando il proprio dissenso riguardo i tagli alla scuola pubblica e il decreto legge Aprea. Nei giorni successivi al corteo, alcuni istituti del nolano sono stati occupati dagli studenti, per dare il via a un’autogestione in segno di protesta. Diversa è stata invece, la reazione degli studenti del Carducci, i quali, nel giorno ventiquattro Novembre, si sono riuniti, per impegno dei rappresentanti, in accordo con i docenti e col preside dott. Francesco Sepe, organizzando un’assemblea sotto il porticato dell’istituto. Gli studenti, seppur partecipandovi sarebbero stati ritenuti assenti alle lezioni, hanno aderito numerosi, dando vita ad un dibattito, durante il quale, nel rispetto della democrazia nel senso proprio del termine, sia alunni, che docenti, che lo stesso preside sono intervenuti esponendo pareri e considerazioni o, talvolta, fornendo informazioni, nell’intento di trovare un accordo che consentisse agli studenti di protestare, senza però negare a chi non fosse stato dello stesso parere, il diritto allo studio e, quindi, a seguire le lezioni e ai docenti la facoltà di praticare il proprio servizio. Con tale atto, noi, studenti del Carducci, non vogliamo mostrare poco coraggio o manifestare la volontà di non aderire alla protesta, al contrario, intendiamo porre in essere un atto di responsabilità e una scelta consapevole. E’ in questa circostanza che io mi sono sentito orgoglioso in quanto parte di una comunità di studenti che ragionano, si informano e agiscono con coscienza; orgoglioso, insomma, di essere uno studente del Carducci. In una società dove, per i giovani, il motto è adeguarsi e seguire tendenze come un gregge di pecore belanti, la vera alternativa è il pensare con la propria testa e noi lo abbiamo fatto. Infatti credo dovrebbe essere questa la strada da percorrere per noi studenti: informarsi e cercare di pensare con la propria testa per essere in grado di difendere i propri diritti. L’informazione, la cultura e l’impegno come uniche armi contro una classe politica che sta massacrando i diritti dei cittadini, dell’istruzione pubblica e degli studenti italiani. ■ D is tri b uto re e s clus iv o

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C re a z io n e p rez io s i D ia m a n ti e P e r le

A R G E N T ER IA O R O L O G ER I A E-m a i l P e p p ea c ie rn o @ h o tm ail .it


ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

PIOVVERO LE BARE A PIAZZOLLA Felice Romano n una notte d’estate di qualche anno fa, a Piazzolla, fu avvertito un assordante rumore proveniente dalla zona cimitero. L’evento richiamò l’attenzione di molte persone che nel desiderio conoscerne le cause si portarono tutti verso quel luogo di riposo eterno. Le autorità, accertato che i perpetui e silenziosi abitanti del sacro dormitorio riposavano senza fiatare, constatato che le tombe non presentavano segni di profanazione, verificato che le porte di accesso al cimitero non mostravano segni di forzatura, attribuirono il fatto a un “sogno collettivo di una notte di mezza estate”, con invito ai presenti di ritornare alla proprie abitazioni. Ma un cumulo di bare dissepolte, alcune delle quali presentavano evidenti segni di combustione, non sfuggirono all’obiettivo di un attento cronista con divulgazione delle stesse, su un importante quotidiano nazionale. Con l’animo ancora scosso dall’evento notturno, la vista di quelle macabre immagini mi indussero a profonde riflessioni sulla caducità della vita terrena, nel tentativo di esorcizzare le mie ancestrali paure sul giorno della resa dei conti con la vita. “Dies irae, dies illa, sòlvet saèclum in favilla”, (Giorno dell’ira, giorno quello che dissolve i secoli in scintille) si cantava nella messa dei defunti, con apocalittici accenti d’oltretomba, a significare che uno dei problemi fondamentali della vita è la morte, anche se la coscienza tende sempre più a rimuoverlo dalle preoccupazioni quotidiane. Quando capita, siamo tutti impreparati e la necessità del momento impone ai nostri parenti di subire il disagio di definire l’occorrente utile al nostro ultimo viaggio. L’elemento indispensabile per il passaggio dal mondo sonoro a quello muto è la bara, l’ultimo “vestito di legno”, l’unico bene che nessuno decide di goderlo da vivo, demandandone l’acquisto ad altri con “occhi”, ormai, “chiusi”. Comprarla da vivi offre, invece, innegabili vantaggi come la possibilità di contattare più di un’impresa funebre, per contrattarne il prezzo, misurarla, provarne la comodità, valutare la bontà del materiale, operare una scelta tra una normale o una di lusso e, potendo, sceglierne una “barcellata di noce”. L’adozione di tali comportamenti favorirebbe la concorrenza tra gli esercenti delle imprese funebri con l’effetto di esercitare una diminuzione sui prezzi dei prodotti e servizi offerti, una riduzione del costo della morte, in considerazione che quello della vita, i governi ce lo rendono sempre più caro ed amaro. I negozi di pompe funebri perderebbero quell’aureola di mestizia e diventerebbero “boutique di oggetti per l’eternità”, con insegne intonate all’allegria ed all’eleganza, sarebbero frequentati alla stregua di qualunque altro negozio, per informazioni su nuovi articoli, aggiornamenti sui prezzi ed eventuali cambi o scambi di bare. Gli operatori del mestiere sarebbero guardati senza accenti funerei e la vista di una bara o di un “autotrasportatore per l’eternità”, si colorerebbe di immagini piacevoli. Il tocco degli anatomici rotondi, in osservanza dell’antica credenza di mettere un uovo nei sarcofagi come simbolo del seme vitale e della sopravvivenza, perderebbe il suo significato superstizioso e triviale. Una bara, comprata da vivo e tenuta in casa è economicamente vantaggiosa, potendola adattare a scansia per libri,

NOZZE D’ORO

cassapanca per biancheria, tavolo di meditazione, mobile da salotto da utilizzare per prendere un caffè o un liquore con amici; un caffè, proprio come al bar, luogo dove potendo essere colti da “morte ambulante”, il passaggio dal “bar” alla “bara” diventerebbe questione di una sola vocale. Ricevere gli amici intorno alla bara, li disporrebbe alla massima serietà e a non “barare” con lacrime posticce, necrologi o epitaffi, un ricevimento del genere, li dispenserebbe dal pubblicare il dolore sui manifesti funebri, con risparmio della tassa sulle affissioni. Tenere una bara in casa, è sinonimo di immunità dalle violenze di ladri, la cui vista li farebbe desistere dal porre in essere i loro perniciosi progetti, disponendoli a compiere opere di bene. Un rodaggio serale in una bara accrescerebbe i vantaggi per l’anima, la coscienza disponendosi ad una maggiore comprensione del mistero della morte, imparerebbe a valutare con sapienza i beni della terra per essere trovata degna di ricevere i beni eterni. Gli antichi egizi, durante i banchetti, solevano mettere una bara sotto il tavolo, in ossequio al vecchio adagio popolare: “Quando si mangia si combatte con la morte”, o “L’acqua e la morte dietro la porta”. Padre Angelo Ciccone da Piazzolla, 82 anni di età, dal 1954 missionario nello “Swaziland”, una regione del “Sud Africa”, racconta che è usanza di quella popolazione regalare una bara come manifestazione di massimo segno di amore verso una persona. In Europa, solo gli inglesi usano regalarsi bare, ma quel popolo, si sa, è dotato di umorismo nero. “Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris” (Ricordati uomo che polvere sei e polvere diventerai). Si benedice nel giorno delle “Sacre Ceneri”, altro motivo che suggerisce il rapporto con le agenzie di pompe funebri con l’idea di accelerare il processo di tornare ad essere polvere mediante cremazione, più economica rispetto alla sepoltura tradizionale, la quale non cancella il ricordo dell’estinto, non brucia l’anima e soprattutto non consuma spazio. Nessun poeta, però, canterebbe: “Sei nella terra fredda, / sei nella terra negra” e, finalmente il cimitero di Piazzolla non soffrirebbe più di “esaurimento di tombe”, e i cittadini della frazione avrebbero la certezza che morire costituisce, proprio, l’ultimo viaggio e non il penultimo, verso il cimitero locale, senza timore di essere dirottati verso il cimitero di Nola. In quella estate, molti cadaveri furono riesumati dal sacro dormitorio di Piazzolla, i quali, in vita, non ebbero il tempo di godersi la bara, per cui si involarono con essa, per l’aldilà. Sulla soglia del Paradiso, San Pietro autorizzò l’entrata delle sole anime, le bare, bene terreno, furono rispedite al cimitero di provenienza, ma per non danneggiare gli addobbi marmorei, fu operato un atterraggio fuori le mura, onde l’assordante fracasso di quella notte. Le bare con segni di combustione, appartenevano a quelle anime destinate in Purgatorio che durante la risalita del monte verso il Paradiso, rimasero bruciacchiate dalla fiamme purificatrici. Non sono lo sciamano Don Carlos Castaneda e non sono in grado di fare rivelazioni misteriose, sono tuttavia riuscito ugualmente a rivelarvi l’arcano rumore che ci interessò in quella notte d’estate. Non chiedetemi, per favore, come abbia fatto: fa parte del segreto. (Piazzolla, 4/12/2012) ■

L’ATMOSFERA NATALIZIA Franco Notaro atmosfera natalizia notoriamente “intenerisce il core” e fa affiorare, prepotenti, sentimenti dolci e teneri che ogni papà ha certamente provato e nutrito per i propri figli in determinati momenti, in particolari circostanze della vita. Occasionalmente ho riletto questi miei due scritti rispettivamente dell’agosto 91 e dell’agosto 96. Ho riprovato intensamente tutto ciò che provai allora. Ecco perché li ritengo attuali, anche se il nostro amato Pietro non è più fisicamente in mezzo a noi. Sono certo, però, che Egli è, oggi più che mai, “àncora sicura e certo aiuto” ai suoi due fratelli “per affrontare e vincere tutto d’un fiato, della vita i numerosi difficili certami”. Certo, carissimo Preside, della squisita sensibilità del Suo Animo, La ringrazio per la cortese accoglienza e Le auguro un sincero Santo Natale colmo di gioie sane appaganti con tutte le persone a Lei care. A Teo, Antonio e Massimo - Ieri, proprio ieri mi sembra, quando non ancora degli otto anni sulla soglia, di punto coronato, di pausa, di bemolle, di semitono, di croma, di semicroma, di biscroma, e di altre figure e regole musicali mi parlavi: in piedi eretto, occhiuzzi sfavillanti, con tanta orgogliosa padronanza, accanto al tavolo, in cucina, mentre nella breve pausa del sudato, appassionato lavoro quotidiano, un fugace piccolo pasto consumavo. Ti ascoltavo con intensa, compiaciuta, orgogliosa ammirazione, pur non avendo dimestichezza alcuna con figure e regole musicali. E suscitavi in me tanta amorevole tenerezza. Ora, con gli occhi di lacrime gonfi per l’immensa gioia, al pianoforte seduto ti seguo… mentre con il ritmico moto delle agili mani sui tasti l’udito dolcemente carezzi ed ancora più soave dolcezza al cor infondi. Ebbro di gioia, forte commozione mi pervade mentre tento di seguire le tue dita, ancor piccine, danzanti agilmente sulla tastiera bianca e nero, accompagnato a tempo dall’elettrico musical congegno dal fratel tuo maggiore manovrato. E così uniti e sempre più affiatati vi vedo nei dì futuri proiettati, l’un dell’altro valido sostegno, àncora sicura e certo aiuto, con grande amore e schietto altruismo fraterno, come ora, fortemente affratellati anche con l’altro, con Massimo, il minor fratello vostro, affrontare e vincere tutto d’un fiato, della vita i numerosi difficili certami, anche se aspri ed in sofferta salita, nella vostra lunga radiosa vita. Papà (Saviano agosto 1996). Sogni, amorevoli speranze, aneliti di un papà Mi sono addormentato stanchissimo con la vostra immagine negli occhi di pianto e nella mente, e con essa ancor così nitida, stamane molto presto, mi son destato. Sogno meraviglioso di vita felice, di giochi gai, di affetto, di amore, come bambino con limpido sereno sguardo anch’io come voi, su una spiaggia pulita, mare cristallino, cielo terso, azzurrino. La gente sana, operosa, sincera, lo sguardo benevolmente amico, spensierata tra dolci sorrisi ed affettuosi fraterni abbracci. Così ho sognato il vostro avvenire sicuro, lieto, felice, figli miei adorati. Un papà a volte un po’ burbero, il vostro. Un papà, però, che si strugge per voi. Un papà tutto amore per voi. Un papà che piange quando non gli siete vicino. Papà (Saviano agosto 1991). ■

Comunicato stampa del 13 dicembre 2012 Associazione ‘Il Mosaico’ onlus - Saviano (Na). Venerdi’ 28 dicembre all’Auditorium in scena per la solidarietà la Compagnia “G. A. D. Radici” con ‘La Fortuna con la effe maiuscola’ di Eduardo De Filippo.

SAVIANO, RACCOLTA FONDI PER UNA UNA MENSA FRATERNA

50° Anniversario di matrimonio, Le nozze d'oro dell'imprenditore Mariano Carrella e della sua gentile consorte Virginia Provvisiero sono state celebrate il 7 ottobre 2012 nel Duomo di Nola dal caro Don Mimmo De Risi. ■

i terrà venerdì 28 dicembre 2012, alle 20,30, nell’Auditorium Comunale la consueta manifestazione di beneficenza promossa dall’Associazione ‘Il Mosaico’ ‘Il Natale di Casa Nostra’, giunta alla sua quinta edizione e che vedrà come protagonisti gli attori della Compagnia G.A.D. Radici, diretta dal giovane regista Pasquale Manfredi, che proporrà ‘La Fortuna con la effe maiuscola’ di Eduardo De Filippo. Patrociniano gratuitamente la Regione Campania, il Comune di Saviano, la Federazione Hyria Novla e la Federazione Assocampanifelix. “Quest’anno abbiamo devoluto l’intero incasso, al netto delle spese, per l’istituzione sul territorio di una mensa fraterna - ha ribadito la presidente Rosa Sommese - in quanto riteniamo che solo con la solidarietà possiamo tutti insieme sconfiggere la povertà in questo periodo di crisi e migliorare la qualità della vita dei meno abbienti della nostra comunità”. Alla manifestazione, durante la quale ci saranno momenti musicali e la consueta estrazione dei cesti natalizi, parteciperà per il terzo anno consecutivo la stella della canzone italiana Luca Napolitano, puntuale supporter dell’iniziativa, insieme all’On. Carmine Sommese, consigliere regionale e sindaco di Saviano, nonché membro della Commissione politiche giovanili dell’assise regionale. L’Associazione ‘Il Mosaico’ da anni si occupa di supportare la famiglia, assistere i meno abbienti e valorizzare il ruolo dei rapporti familiari per prevenire le devianze sociali attraverso modelli positivi carichi di valori etici. Per info: ass_ilmosaico2008@alice.it. ■


ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

GLI ZAMPOGNARI E L A Z AMPOGNA: TRA LEGGENDA E TRADIZIONE Raffaele Grilletto o Zampognaro è il suonatore di zampogna, uno strumento musicale arcaico a fiato diffuso in Italia centro-meridionale. La zampogna (da non confondere con la cornamusa diffusa nel nord Italia e in altre regioni europee) è uno strumento tradizionale caratterizzato dalla presenza di più canne sonore (chanter). Le prime notizie sulla utilizzazione certa d’un aerofono a sacco (l’utriculus latino) risalgono al periodo della Roma imperiale. In uno dei suoi epigrammi (3, 10), Marziale, usando un lemma di derivazione greca, avverte che il virtuoso fiatista Cano si sarebbe vergognato di fare “lo zampognaro”. Tuttavia, però, le origini della zampogna si perdono nella notte dei tempi, partendo addirittura da scene di vita degli Dei. Infatti, la leggenda narra che un giorno, la dea Atena, per provare le proprie doti musicali, si costruì uno strumento per suonare, fatto d'un otre e tre canne, due delle quali per produrre musica e la terza per soffiar aria nell'otre. Qualche tempo dopo, Zeus convocò gli Dei sull'Olimpo per consumare insieme un banchetto, al termine del quale, Atena, pensando di compiacere il padre e gli altri convenuti, prese il suo strumento ed iniziò a suonare. La musica era piacevole, ma ciò nonostante tutti gli Dei scoppiarono in un prolungato riso. Atena ci restò male; s'interruppe e chiese il motivo di quella ilarità. "Ti gonfi talmente per soffiare in quello strumento" disse Zeus "che il tuo viso sembra più una zucca matura che non il volto armonioso d'una dea". Offesa, Atena fuggì Zampognari in casa Grilletto dall'Olimpo, arrestandosi dopo lunga corsa nei pressi d'uno stagno. Li suonò ancora la zampogna e, specchiandosi nell'acqua, poté notare come il suo viso davvero si trasformasse in malo modo. Per cui, irritata, gettò via lo strumento musicale. Poco dopo, passò nelle vicinanze dello stagno un pastore, di nome Marsia. Egli raccolse la zampogna ed imparò a suonarla. Quella cornamusa aveva avuto una genesi divina, la qual cosa le faceva emettere note di eccezionale bellezza; tanto che, col tempo, Marsia divenne musicista famoso ovunque ed apprezzato da tutti. La notorietà del musico pastore giunse fin sull'Olimpo, ed Apollo, virtuoso suonatore di lira, certo d'essere lui il più bravo tra i musicisti mortali ed immortali, volle sfidare Marsia in una gara. Il pastore accettò, e si decise che il vincitore avrebbe potuto, a suo piacimento, procurare qualsiasi pena al vinto. Le Muse furono scelte come giudici, e la contesa ebbe inizio. Per primo si esibì Marsia, la cui zampogna, animata dalla scintilla di Atena, diede vita ad una melodia dalla bellezza insuperabile che suscitò l'ammirazione delle Muse. Apollo, a sentire la piva, temette di perdere la gara, e allora disse: "Sei bravo pastore! Ma ora fai come me, se ne sei capace". Quindi suonò e contemporaneamente cantò accompagnandosi con la lira. Marsia, però, con in bocca il cannello insufflatore della zampogna, non poté fare lo stesso. Subito dopo Apollo capovolse la lira, la quale egualmente poteva essere suonata; mentre Marsia, provando a rigirare il suo strumento s'accorse di non poterlo usare che dal verso giusto. A quel punto le Muse decretano la vittoria di Apollo. La pena che il Dio scelse per il pastore fu mortale ed oltremodo dolorosa. Marsia fu legato ad un albero e scorticato vivo, finché morte non sopraggiunse. Tanto sangue colò dalle carni lacerate; ed il sangue si mutò in acqua, dando vita ad un ruscello sulle cui rive, ancora oggi, nascono pregiate canne, molto adatte per la costruzione di strumenti da fiato (1).

Anche l’Impero Romano non sfugge alla leggenda della zampogna poiché si narra che Giulio Cesare, intrapresa la conquista dell'isola britannica, nel 55 a.C., fosse stato seriamente impensierito dalle resistenze dei guerrieri locali. Questi, infatti, sebbene meno equipaggiati e meno preparati dei soldati romani, possedevano indomito coraggio e non dimostravano timore nella lotta. L'abile condottiero capì che bisognava escogitare qualcosa per vincere la resistenza delle popolazioni dell'isola e per evitare perdite eccessive. Chiamò, quindi, alcuni suoi fedeli consiglieri per avere suggerimenti in proposito. Qualcuno pensò alla costruzione di un nuovo cavallo di Troia; ma l'idea fu scartata perché certamente inadatta al caso. Altri rammentarono gli specchi di Archimede, con i quali il "pitagorico" incendiò le navi nemiche; ma il sole inglese non era certo come quello siciliano. Altri ancora proposero una sfida ristretta, sul modello degli Orazi e Curiazi, certi della superiorità dei guerrieri romani nell'uso delle armi; ma anche questa ipotesi venne accantonata perché ritenuta troppo rischiosa. Continui suggerimenti e repentini ripensamenti si susseguirono per tutto il giorno e per tutta la notte. Tra i soldati messi a guardia delle tenda ove si svolgeva il riunione di guerra, vi era un forte giovine proveniente dalle province sannite. Il suo nome era Turno, egli era un vero virtuoso della zampogna ed aveva contagiato questa passione musicale ad altri soldati suoi amici, tanto che molti romani erano ora in grado di suonare quello strumento. All'alba, Turno, smontato di sentinella dopo una lunga notte, non resistette alla voglia di suonare per ristorarsi dalla fatica sostenuta. Ma quella non era l'ora, poiché quasi tutti ancora dormivano. Pensò bene, quindi, di appartarsi ai limiti dell'accampamento romano, verso un recinto dove erano stati radunati i cavalli. Appena intonò le prime scale musicali, però, le bestie diedero ad imbizzarrirsi, visibilmente impressionate dal possente suono della zampogna del sannita. Tutto quel trambusto svegliò l'intero accampamento, e il povero Turno fu sottoposto ad accuse ed invettive da parte dei compagni. Condotto al cospetto del Generale, confessò la colpa di quanto accaduto e la ragione della violenta reazione dei cavalli. L'idea geniale scaturì come un baleno nella mente di Cesare. Volle che fossero riuniti tutti i soldati capaci di lavorare legno e pelli. Fece reperire i tronchi necessari in un vicino bosco e ordinò l'uccisione di molte capre e pecore per la fabbricazione degli otri. In pochi giorni furono costruite oltre cinquanta zampogne. Quando suonavano tutte insieme era possibile udirle sino alle coste francesi. Sarebbe stato quel meraviglioso concerto pastorale l'arma segreta per vincere facilmente il nemico. Due giorni più tardi si decise per l'azione militare definitiva. Un'ampia vallata erbosa fu scelta quale campo di battaglia. I guerrieri britannici amavano la lotta a cavallo, sicuri nel montare i loro magnifici purosangue, e decisero di sferrare l'attacco cavalcando verso le truppe romane. Per poter raggiungere i lontani soldati avversari, i Britanni furono costretti ad attraversare un lungo tratto della vallata, ai lati della quale erano stati sapientemente disposti i suonatori di zampogne, i quali, quando fu il momento adatto, all'unisono diedero fiato alle canne. Il fragore sonoro spaventò e fece imbizzarrire così tanto i cavalli che gli indigeni, impreparati, furono tutti sbalzati di groppa e, ormai a terra, furono facili vittime dei romani che vinsero la battaglia. Quando i britanni capirono la causa della sconfitta, immediatamente ritennero la zampogna uno strumento di natura divina, dalle chiare capacità magiche. Per questo si

lasciarono affascinare dal suo suono e finirono per idolatrarlo, coltivando nel contempo il desiderio di conquistarne la magia. Anni dopo, infatti, nel ricorso di quella battaglia copiarono l'aerofono latino-sannita, realizzando un loro tipo di cornamusa, che ancora oggi è elemento fisso e caratterizzante delle bande militari inglesi e scozzesi. Quindi Turno fu il novello Ulisse che si adoperò per il suo Imperatore. Il nome "Turno", abbastanza usato nell'antichità, potrebbe qui essere interpretato quale diminutivo di "Volturno" che nella mitologia dell'antica Roma era un Dio abitante l'omonimo fiume. Il Volturno è fiume che nasce proprio nell'area di diffusione delle zampogne molisane, ove sono siti i paesi di Scapoli e Castelnuovo al Volturno, centri in cui è alta la presenza di zampognari (2). Durante l’alto Medioevo le notizie sulle zampogne sono rare, così come lo sono i documenti iconografici. Dalla seconda metà del Duecento e per tutto il secolo successivo, la zampogna diventa uno strumento musicale ampiamente presente in Europa, almeno a giudicare dal cospicuo numero di documenti iconografici. Secondo Anthony Baines, ciò induce a ritenere che, nel periodo appena precedente al XIII secolo, l’idea dell’otre per alimentare gli strumenti ad ancia si sia rapidamente diffusa ed abbia dato vita, col tempo, ad una sorprendente varietà di esemplari. Da tale epoca in poi, nell’arte italiana, specie in quella d’ispirazione religiosa, troviamo innumerevoli immagini di strumenti musicali ad otre. L’iconografia mostra un campionario davvero nutrito di modelli: cornamuse strutturate col mono impianto o con più impianti per i tubi sonori, a doppio oppure singolo chanter, con o senza bordoni, a canne con profilo cilindrico oppure conico, fornite o prive di campane, col sacco impugnato sotto il braccio destro o sinistro, oppure davanti al busto del suonatore. Tra il Tre e il Seicento gli Zampognari e le zampogne vengono menzionate anche in letteratura in prose e romanzi (3). Oggi comunemente con il termine di Zampognari si definiscono quei pastori che suonano la zampogna mentre sorvegliano il pascolo dei loro greggi che con l'arrivo del Natale (in particolare durante il periodo della Novena dell'Immacolata Concezione e del Natale), si trasformano in musicisti o figuranti che compaiono nei paesi e nelle città e, vestiti con l finimenti tipici da pastori con giacche di fustagno, ampio mantello (sostituito in qualche luogo dal pelliccione), berretto a calza con fiocco e zoccoli ai piedi, vanno di porta in porta, modulando sulla zampogna nenie e motivi natalizi tradizionali, quali ad esempio “Tu scendi dalle stelle”, celeberrima opera i cui versi furono composti a Nola (prov. di Napoli), nel dicembre del 1754, da Sant'Alfonso Maria de' Liguori. Generalmente gli zampognari suonano in coppia, uno la zampogna vera e propria ed un altro la ciaramella o altri strumenti a fiato e tradizionalmente si tratta di pastori o contadini. La "coppia" di Zampognari rappresenta anche una presenza fissa del presepe e in particolare del presepe napoletano, dove normalmente trova posto nelle immediate vicinanze della "capanna" o "grotta" della Sacra Famiglia. Se è vero che la zampogna nei grandi centri urbani si usa solo nel periodo natalizio, in ambito ruralepastorale questa accompagna tutti gli accadimenti dell'anno (processioni, rituali, feste e balli) è praticato in Campania (provincia di Salerno), Lazio (provincia di Frosinone), Basilicata, Calabria, Sicilia (provincia di Messina) Abruzzo. La presenza della zampogna - come tale - in altre regioni d'Italia è dovuta alla passione di alcuni musicisti di altre regioni che l'hanno fatta propria, ma non è espressione di tipicità ne di tradizione. ■

OBIE TTIV O

S AV I ANO

Periodico di Informazione e Cultura edito dall’Associazione “Obiettivo Saviano” onlus, Via degli Orti, Saviano (NA). Autorizzazione del Tribunale di Nola N°550 del 22/06/1995. Direttore Responsabile Vincenzo Ammirati Posta elettronica: vincenzo.ammirati@alice.it Redazione: G. Ambrosino, F. Cappiello, Giovanna De Sena, F. Falco, G. Fedele, Anna Franzese, Anna Pia Franzese, A. Romano, P. Trocchia, V. Trocchia. Diffusione: E. Caccavale, D. Fabozzi, A. Iervolino, L. Liguori, P. Mirra, A. Napolitano, F. Simonetti. Elaborazione computerizzata a cura della Direzione, con la collaborazione dei cugini Antonio & Antonio Simonetti, e Paola Ammirati. Soluzione grafica dei caratteri di testa di Felix Policastro. Collaborazione aperta a tutti a titolo di volontariato gratuito che esclude l’instaurarsi di qualsiasi rapporto di lavoro. Gli scritti pubblicati riflettono l’opinione dei rispettivi autori, dei quali son le relative responsabilità rispetto alla legge. Conformemente allo spirito dello Statuto associativo, il giornale è espressione d’attività culturale di natura non commerciale: offerte volontarie provenienti da lettori durante la sua distribuzione s’intendono a titolo di solidarietà ed esclusivamente come contributo per le spese di produzione. Stampato dalla Tipolitografia Meo - Saviano (NA)


ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

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Pasquale Iannucci I N T R O D U Z I O N E

C ANTO XXVI DELL’INFERNO

l 30 Novembre 2012 Presso l’archivio storico del Pal Comune di Saviano e la Pro-loco “Il Campanile” lazzo “Allocca” Saviano, si è tenuto il secondo inconhanno organizzato il 23/11/12 presso il Palazzo tro culturale in riferimento alla Divina Commedia di “Allocca”, nella sede dell’Archivio Storico Comunale Dante Alighieri. Il dialogo ha avuto inizio con la presentaziodi Saviano, l’incontro culturale con il Prof. AntonioTafuro ne fatta dal Presidente Donato Allocca al quale sono seguiti che ha illustrato, ai numerosi presenti, il grande capolavoro i saluti e l’apprezzamento del Sindaco di Saviano Dott. Cardella letteratura italiana: la “Divina Commedia” di Dante mine Sommese e dell’Assessore alla Cultura Dott. FranceAlighieri. Ha introdotto la conferenza il Presidente della sco Iovino. Ha preso, poi, la parola il relatore ufficiale il Prof. Pro-Loco Donato Allocca che, dopo aver comunicato alla Antonio Tafuro che, dopo aver introdotto il racconto del platea, il programma della serata e i prossimi appuntamenti Viaggio di Dante e Virgilio nel Canto XXVI dell’Inferno, ha programmati, ha presentato il relatore della passato la parola alla Prof.ssa Carla Sorrentino per un com“Lectura”Dantis”. mento più specifico del suddetto canto che si svolge nell’otIl Prof. Antonio Tafuro ha, così, illustrato l’opera dantava bolgia dell’ottavo cerchio dove sono castigati i consitesca fra tradizione letteraria, teoria cosmologica e dottrina glieri di frode, ossia condottieri e politici che non agirono con teologica. Il Poema è stato scritto dal poeta nel XIV secolo le armi e con il coraggio personale ma con l’acutezza sprein tre cantiche, ognuna di 33 canti tranne l’Inferno con uno giudicata dell’ingegno. in più (Proemiale). È composto da 14233 versi endecasillaL’ingegno è un dono di Dio, ma per il desiderio di cobi in lingua volgare fiorentina e vi compaiono 580 personoscenza può portare alla perdinaggi. Il racconto di zione se non è guidato dalla virtù Dante Alighieri narra cristiana. I due pellegrini, prosedel suo viaggio attrague il racconto, lasciano la bolgia verso i tre regni ultradei ladri e riprendono il faticoso terreni, fino alla visione cammino sul monte che sovrasta della Trinità. l’ottava bolgia. Il fossato appare Il percorso inizia disseminato di fiamme in movicon il tragico-inferno, mento, simili alle lucciole e in termina con il lietociascuna di essa viene custodito paradiso e avviene un peccatore (colpevole di aver internamente ed intorsuggerito o consigliato una frono al pianeta concepito de). Una delle lucciole si distincome una sfera a due gue dalle altre per il fatto di teremisferi: le terre e le minare l’alone perimetrale con acque. Al centro si trodue punte. Poichè Dante ha eva il corpo maledetto di spresso il desiderio di voler senLucifero caduto dal tire la voce della luce, Virgilio si cielo dopo la ribellione rivolge alla fiamma biforcuta prea Dio. La voragine ingando affinchè uno dei due pefernale è posta sotto la città di Gerusalemme Archivio Storico del Comune di Saviano, venerdi 7 dicembre 2012. Da nitenti riveli la sua identità. Dalla che è collocata al cen- sinistra: Prof. Antonio Tafuro, Sindaco Carmine Sommese, Prof. Vin- punta più alta esce la voce di Ulisse, il quale dice di essere tro della superficie oc- cenzo Ammirati (foto Paola Ammirati). stato punito insieme a Diomede cupata dalle terre ecorresponsabile dell’inganno del cavallo che permise di emerse. Al centro della superficie delle acque si erge l’isola spugnare Troia e del gesto fraudolente della statua di Pallamontagnosa del Purgatorio (Perdono). In cima al Purgatode. Dante, inoltre, trasforma il suo sdegno per i tanti Fiorenrio si eleva il Paradiso sollevato nei cieli (Beatitudine). L’ortini incontrati nell’inferno in un’aspra invettiva contro la sua dine delle anime (ovvero delle pene e delle grazie) corricittà per la quale pronostica notevoli sciagure. ■ sponde ad un preciso ordine morale e teologico. La Commedia, inserita nel contesto della letteratura medioevale, è profondamente innovativa ed è una delle N. B. Al momento d’andare in stampa, non ancor ci era perletture obbligate del sistema scolastico italiano. Al convegno sono intervenuti, anche, l’Assessore alla Cultura Dott. venuto il resoconto della lettura del Canto XXXIII dell’InferFrancesco Iovino e il Sindaco di Saviano Dott. Carmine Sommese che hanno espresso l’idea di pubblicare gli atti no, tenuta dal prof. Mario Dura venerdi 14 dicembre 2012. dell’intera Lectura. ■

Qualunque sostanza si prenda in considerazione, spirituale o corporea, Dio le ha conferito misura, forma (motus, species, …..) - S. Agostino - Le confessioni.

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C O N O S C E N Z A

D I S T I N T A

Dott. Salvatore Allocca l benessere parte SEMPRE dalla “conoscenza distinta” perché è fondamentalmente per comprendere veramente quello che accade nella psiche. Cosa significa veramente conoscenza distinta? È la piena consapevolezza degli eventi che ci fanno provare delle emozioni, piacevoli o spiacevoli. Per arrivare, quindi, a una comprensione profonda è necessario chiedersi il perché delle cose perché è sempre importante ricordare che un evento da solo non è capace di produrre emozioni, sono sempre i significati che gli attribuiamo a farlo diventare portatore di emozioni. Se proviamo a scomporre le vicende della vita, ci accorgiamo che sono composte da vari fattori e solo alcuni di questi ci fanno provare delle emozioni significative. In ogni evento che accade ci sono degli elementi fondamentali ed altri che sono elementi accessori. Per elaborare in modo costruttivo quello che ci accade e cercare le vere cause del disagio psichico, è sempre necessario individuare l’elemento principale che genera il pensiero e poi arrivare a capire la risposta emotiva. Proviamo a elaborare questo concetto cercando di spiegare ad una persona che significa per noi una bella giornata e per

farlo dobbiamo necessariamente iniziare a definire la nostra idea di bella giornata. Per fare questo è necessario interrogarci e definire gli elementi che rendono bella una giornata e quelli che non sono fondamentali. Chiediamoci: cosa è necessario affinché un giorno qualunque sia considerato “una bella giornata”? Elaboriamo una sorta di elenco di elementi caratteristici che ci fanno percepire “bella” una giornata e mettiamoli in ordine di rilevanza, di priorità. Ci accorgeremo che alcuni elementi saranno essenziali e altri accessori. Daremo, sicuramente, rilevanza ad alcune cose e definiremo accessorie altre. Forse con un altro esempio, relativo alla sfera affettiva, sarà più facile comprendere questo concetto. Pensiamo all’affetto e proviamo a definirlo chiedendoci cosa significa per noi veramente affetto e cosa non è affetto. Arriveremo a comprendere che ci sono delle cose che percepiamo come affettuose e altre che invece lo saranno meno, mentre altre ancora non ricadranno neanche nella categoria “affettuosità”. Ci accorgeremo che abbiamo una teoria, una nostra idea profondamente personale di affetto, una concettualizzazione profondamente nostra e che nasce dalle nostre esperienze ed elaborazioni

C ANTO XIX DELL’INFERNO l 7 Dicembre 2012 presso l’Archivio Storico del Comune di Saviano, sito nel Palazzo “Pietro Allocca”, si è svolto il terzo incontro culturale in riferimento alle conferenze programmate per la Lectura Dantis. Alla presentazione, fatta dal Presidente della Pro-Loco Donato Allocca, hanno fatto seguito i saluti e i complimenti del Sindaco di Saviano Dott. Carmine Sommese e l’introduzione del Prof. Antonio Tafuro che ha riepilogato il viaggio di Dante e Virgilio nel cono capovolto dell’Inferno e la posizione dei penitenti più gravi disposti verso il centro della terra dove risiede capovolto Lucifero. Si è poi passato al commento specifico del canto XIX da parte del Preside Prof. Vincenzo Ammirati che con chiarezza oratoria ha fatto rivivere le visioni poetiche e sognanti di Dante. Il canto XIX dell’Inferno rappresenta la terza Bolgia dell’ottavo cerchio dedicato ai fraudolenti, ove sono puniti i Simoniaci, cioè coloro che hanno fatto commercio delle cose sacre. Le scene si svolgono in un clima di sdegno dominato dalla lotta tra “il Papato e l’impero”. Durante la sua vita, Dante conobbe 14 pontefici e il suo giudizio sugli eredi di Pietro è spesso duro e si riflette nelle visioni in cui i personaggi sono citati. Il luogo appare disseminato di buche circolari e da ciascuna di esse spuntano le gambe di un dannato, disposto a testa giù nella cavità del suolo. Come essi badarono ad insaccare denaro nella vita terrena, ora si trovano insaccati loro nella terra. La presenza di fiammelle ai piedi si potrebbe spiegare col fatto che, mentre gli Apostoli durante la Pentecoste ricevettero il fuoco dello Spirito Santo sulla testa, i Papi, questa fonte di energia la calpestarono. Dante e Virgilio, durante la1ª discesa dalla rupe, composta da pietra livida di colore ferrigno, avvistarono numerose fiammelle a forma di aureola (bagliori della dannazione), poste sulla pianta dei piedi dei dannati mentre le gambe guizzavano fuori dalla buca. Incuriosito da tale visione e vedendo una fiammella più vivace delle altre, Dante si avvicina e chiede la sua identità. Il Papa Niccolò III Orsini si presenta e riferisce che con cupidigia aveva fatto arricchire i suoi nipoti (Orsatti), mettendo in borsa l’avere sulla terra, e condannando se stesso ad essere imborsato giù nell’inferno. Egli, ora, attende la venuta del suo successore, il tanto odiato Bonifacio VIII. Infatti, in questa bolgia, vige la regola che stiano in superficie solo gli ultimi arrivati, che poi vengono fatti sprofondare nelle viscere rocciose dopo l’arrivo di un nuovo dannato. Sono menzionati, poi, altri personaggi dannati, che agendo sulla terra con avidità, presunzione ed egoismo, si erano arricchiti ed avevano conquistato il potere religioso e civile. Il Commento del canto è stato seguito con entusiasmo e in silenzio dai presenti che gremivano la sala, e l’applauso finale ha dimostrato il forte consenso rispetto alla comprensione e all’utilità del commento storico, estetico e culturale dato da Ammirati. ■ personali. Chiediamoci sempre: in che modo percepisco l’affetto? Da cosa me ne accorgo? Da quali comportamenti avverto di ricevere affetto? Se parliamo di rapporto di coppia, possiamo facilmente immaginare che alcune donne percepiscono l’affetto del marito quando lui le regala una rosa, altre quando gli viene servita la colazione a letto, altre ancora quando vengono accompagnate per i negozi a fare spese, altre ancora percepiranno l’affetto quando riceveranno manifestazioni affettuose come abbracci, baci, ecc… Il punto fondamentale sul quale porre attenzione è la consapevolezza piena e profonda che alcuni concetti psichici per essere compresi pienamente devono passare da una conoscenza astratta a una conoscenza distinta. Bisognare sempre ridefinire quello che accade in termini di comportamenti, azioni. È sempre bene ricordare che per poter trasmettere agli altri i nostri concetti è necessario averli chiari noi. Impariamo a ricercare il vero senso delle cose che accadono intorno a noi. Questa analisi distinta e differenziale permette di evidenziare ciò che genera veramente i processi psichici. Questa modalità della conoscenza distinta permette anche di poter aiutare una persona, portatrice di un disagio, a raggiungere una piena autoconsapevolezza di ciò di cui ha bisogno. I bisogni per essere espressi devono essere compresi e chiariti soprattutto a noi stessi. *Psicologo Clinico, Specializzato in Psicoterapia Cognitivocomportamentale, Counseling, Tecniche di rilassamento e Ipno-

si terapia - mail: dr.allocca@libero.it ■


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d e l l ’ A s s o c i a z i o n e

SavianoMigliore annuncia le proprie linee guida per il nuovo anno associativo.

UNO SVILUPPO MI GLIORE È POSSIBILE P. Tufano e N. Mirra i è tenuta a Novembre un’importante assemblea di SavianoMigliore. Esauriti gli altri punti all’ordine del giorno, infatti, l’assemblea ha approvato e diramato il calendario ufficiale delle attività sociali per il secondo anno di vita dell’associazione nata l’8 settembre 2011. Un atto importante perché segna la continuità di azione sul territorio. Un calendario fitto e variegato, che riunisce diverse iniziative sotto un unico tema sociale, scelto per questa seconda annualità: Lo sviluppo. Di Saviano, del territorio, della società. Ne abbiamo parlato col presidente Nunzio Mirra Perchè lo sviluppo come tema sociale? A che tipo di sviluppo pensate? Quest’anno l’Associazione Savianomigliore ha organizzato le proprie attività pensando concretamente a come incidere con la propria azione sul territorio per poter dare un contributo al miglioramento del paese. Per questo il tema di approfondimento e d’azione per l’anno 2013 è quello dello sviluppo ,inteso come miglioramento, sociale ed economico, della collettività, attraverso la condivisione degli impegni e la responsabilizzazione delle parti in gioco, i cittadini, nelle diverse posizioni sociali che rivestono. Certo, un tema impegnativo: non c’è il rischio di

mirare troppo in alto? Sappiamo che c’è molto da fare, ma bisogna pur cominciare, non possiamo farci paralizzare solo dalla paura di non riuscire: se operiamo bene, se lanciamo un esempio, anche se non riusciremo a far tutto, ci sarà qualcuno che porterà avanti il nostro lavoro. Quali saranno le vostre linee guida? Saranno, sono tante. C’è quindi bisogno di fare chiarezza e rendere consapevole ognuno della propria posizione sociale all’interno della collettività e della conseguente e diversa responsabilità che da ciò ne deriva . C’è da individuare quindi la responsabilità del cittadino nello sviluppo del territorio nel cui ambito si muove, come o cosa possa cambiare con il suo impegno sociale e/o politico, quali sono le forme o le strutture sociali di aggregazione che possano rendere il raggiungimento dello scopo più immediato ed efficace. C’è da individuare la responsabilità di alcune categorie “importanti” di cittadini come gli imprenditori e cosa, questi, in concreto possano fare per il territorio. C’è da individuare la responsabilità della politica e la sua capacità di accompagnare il territorio e i cittadini a questo

L'importanza del giorno dedicato all'Immacolata Concezione nella storia del Sud.

8 DICEMBRE - FESTA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE Rosa Carrella 8 dicembre di ogni anno è festa nazionale dedicato alla Madre di Gesù. L'Immacolata Concezione è un dogma cattolico proclamato nel lontano 08 dicembre 1854 dal Papa Pio IX, da Gaeta dove, esule dei movimenti massonicigiacobini, si rifugiò ospite del Re Ferdinando II. Esso sancì come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale già dal primo momento del suo concepimento. La festa è arrivata ai giorni nostri per la sua rilevanza legata alle apparizioni avvenute a Lourdes a partire dall'11 febbraio 1858. Ma, già da molti anni, il suo credo era fortemente vivo nel Meridione, dove veniva venerata come Matrona speciale della “Patria Napolitana”, Terra dedicata alla Madre del Signore. La sua festività era molto sentita nell'antico stato, sia nel clero, sia nel popolo, sia nelle stesse istituzioni. Essa era, ed è ancora oggi, uno dei perni principali sui quali ruota tutta la religiosità del popolo del Sud. Così importante, da spingere i vari Re di Napoli a dichiarare la cappella dell'Immacolata come Cappella Reale,

prescelta per le funzioni religiose in tutte le solennità civili e patriottiche. Ma le coincidenze storiche col nostro territorio non finiscono qui: il Regno delle due Sicilie ebbe vita proprio l'8 Dicembre del 1816, data in cui, dopo il periodo napoleonico della città i due regni di Napoli e di Sicilia furono riuniti come Regno unito con la cosiddetta legge fondamentale del Regno. Con essa, Ferdinando non fu più il re di Napoli e di Sicilia ma il Re delle Due Sicilie. Altra data importante, per quel vecchio regno, è stato l'08 dicembre del 1856, quando il Re Ferdinando, II dopo aver assistito, con tutta la famiglia a Napoli, la Santa Messa, passò in rassegna a cavallo le truppe sul Campo di Marte. Proprio in quel momento, il soldato calabrese -di idee mazziniane- Agesilao Milano, si lanciò sul monarca e lo ferì con un colpo di baionetta. Ferdinando II scosso dall'accaduto, per ringraziare la Patrona, fece erigere a Campo di Marte, una chiesa in onore della Concezione nel punto dove avvenne il tentato omicidio. La chiesa in questione si trova in Piazza Giuseppe Di Vittorio, all'imbocco del Corso Secondigliano.

Sicuri di fare cosa gradita ai lettori, inauguriamo un piccolo spazio dedicato alle nostre ricette tradizionali: il primo appuntamento, in perfetto accordo col periodo, è con i mostaccioli, o mustacciuoli, classici dolci natalizi.

I MOSTACCIOLI NAPOLETANI a cura di Teresa Scotti INGREDIENTI: 1 kg di farina 00, 300 g di mandorle tostate tritate grossolanamente, 350 g di miele di arancio, 75 g di cacao in polvere amaro, succo di 2 arance, due tazzine di caffè espresso amaro, una bustina di ammoniaca (20 g ) o lievito paneangeli, 300 g di zucchero extrafine, mezzo cucchiaino di chiodi di garofano in polvere, mezzo cucchiaino di cannella in polvere, 220 ml di olio di oliva, scorza grattugiata di un’arancia ed di limone, 3 cucchiai di marmellata di albicocche / liquore strega o rhum, 800 gr. Cioccolato fondente sciolto a bagnomaria Inoltre: carta da forno e teglia PREPARAZIONE : In una grande ciotola mettere tutti gli ingredienti e cominciare subito ad impastare. Avendo ottenuto un bell’impasto sodo, dividerlo in tanti pezzi e stenderli abbastanza spessi. Con un tagliapasta (io uso il coltello) formare i biscotti

tagliando l’impasto a forma di rombo. Metterli in una larga teglia su carta forno ed infornarli a 180° per circa 6-7 minuti devono rimanere morbidi. Lasciarli freddare e se volete dare un gusto diverso spruzzate con limoncello o liquore Strega la superficie in questa fase, magari aiutandovi con un pennellino da cucina ;) Spennellateli, quando avranno assorbito il liquore con la marmellata sciolta sul fuoco con 3 cucchiai d’acqua prima di glassare con il cioccolato fondente sciolto a bagnomaria. Per la colata di cioccolato vi consiglio di poggiare la griglia stessa del forno su di una larga leccarda, disponete sulla griglia i vostri mostaccioli e fate colare su di essi il cioccolato fuso. Se preferite uno strato piu’ spesso di cioccolato, recuperatelo dalla leccarda e ripetete l’operazione ovviamente tra una colata e l’altra attendete gli lo strato si rapprenda… BUON NATALE!!! D.

S a v i a n o M i g l i o r e miglioramento sociale, attraverso lo studio ad hoc di politiche comunali e/o intercomunali che possano agevolare lo sviluppo. C’è da individuare la responsabilità del culto in questo processo di miglioramento sociale, c’è da valutare se questi, fino ad ora, è stato spettatore critico o protagonista impegnato e, cosa o come potrà contribuire concretamente alla rinascita del territorio. Il tema della rinascita è ricorrente nella vostra azione sociale. Certo, ma deve trattarsi di una rinascita del singolo che si traduca in una rinascita collettiva, che garantisca i diritti e riassegni i doveri nella consapevolezza che ogni singolo individuo ha la sua parte di responsabilità nella vita collettiva ed è quindi co-protagonista di quel che accade intorno a lui, nel bene e nel male. In altre parole, di un viaggio, sì, un viaggio all’interno della collettività alla ricerca delle risorse che permettano al territorio di uscire fuori dal guscio di assuefazione alla stantia consuetudine fatta di regole di finta convenienza e sottosviluppo. Di sicuro, quindi, una scelta difficile: come si articolerà la vostra azione in tal senso? Savianomigliore si propone quindi, coinvolgendo le istituzioni e gli enti territoriali, ma ancor di più i cittadini, di innescare quei meccanismi buoni che spingano i cittadini a trovare un beneficio dalla loro stessa azione per il territorio. Un cambiamento possibile e sostenibile in ognuno di noi per chi ci sta a fianco e per il nostro futuro. ■ Ironia della sorte, a seguito della spedizione dei mille e l'assedio di Gaeta, quel Regno, nato nel giorno della festa dedicata alla sua Protettrice, è costretto a estinguersi proprio nello stesso giorno del 1860. Infatti l'08 dicembre del 1860, da Gaeta, Francesco II emanava uno struggente proclama rivolto al suo popolo, in cui decretava la resa all’invasore e la sparizione del più antico regno d’Europa di Ruggiero il Normanno e dell’antica monarchia di Carlo III, denunziava la violenza usata dai piemontesi e tutto il disprezzo per il “cugino” Vittorio Emanuele II per il sangue e il dolore procurato al popolo “Napolitano”. Si appella, nell'ultima parte, alla fede e all’ora della giustizia, con queste parole “Preghiamo il sommo Iddio e la invitta Immacolata protettrice speciale del nostro paese, onde si degnino sostener la nostra causa”. A dimostrazione della devozione che l’Immacolata Concezione suscitava fin da allora, se non solo i popolani o le pie donne, ma perfino un monarca (il pur cattolicissimo Francesco II), al crepuscolo del suo regno, ne affidava le sorti alla Vergine con una struggente ed accorata denuncia-preghiera. ■

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A U R E

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Congratulazioni vivissime a DE PONTE Filomena che, in questi giorni, ha conseguito presso l’Università Partenope di Napoli, la Laurea in Economia Aziendale con la tesi: “Frode Aziendale” La Neo-Laureata, dopo tanti sacrifici fatti durante il periodo di studio essendo già impegnata nel lavoro casalingo come sposa affettuosa di La Marca Claudio e mamma scrupolosa di due figli stupendi, Assunta e Carmine, ha avuto la forza fisica e lo spirito mentale di riprendere gli studi, interrotti per validi motivi e di raggiungere il titolo culturale desiderato fin da piccola, con il massimo dei voti; 110 e Lode. L’ottima votazione conseguita è stata la chiara espressione di una persona geniale, consapevole della propria forza e della propria capacità e quindi certamente orientata ad intraprendere un futuro migliore, più soddisfacente per i propri desideri.. La famiglia, i parenti, gli amici augurano alla Neo-Dottoressa una vita piena di consensi e successi. ■


ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

S e r v i z i

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c u r a

d e l l ’ A s s o c i a z i o n e

“Tu scendi dalle stelle” e “Quanno nascette ninno”: quando musica, fede e leggenda si fondono.

LE NENIE ALFONSIANE Peppe Tufano canti natalizi, anche chiamati canti di Natale o canzoni natalizie, risalgono ad una fiorente quanto antica tradizione orale.Essi sono infatti anche espressione di profondi sentimenti personali e di socievolezza e per le modalità di esecuzione e contenuti, affinano lo spirito e rinforzano i valori religiosi e popolari. Se il tema natalizio è stato sviluppato dalla musica colta attraverso le cosiddette pastorali, quali l'Oratorio di Natale di Bach, l'origine comune dei canti natalizi può essere ricercata tra le melodie popolari sorte presso i pastori delle campagne meridionali, che a loro volta, ritornando indietro nel tempo, si erano ispirati alle laudi in omaggio a Gesù Bambino diffuse durante le processioni svolte nell'Italia centrale intorno al XIII secolo. Tra le più famose ed amate, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, senza dubbio Tu scendi dalle stelle e Quann nascette ninno, le nenie natalizie scritte da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Lo stesso Giuseppe Verdi asseriva che il Natale non sarebbe più Natale senza i versi e la melodia di queste famose pastorali. Un rapporto viscerale, quello tra il popolo e queste canzoni, che arriva a fondere realtà, fede e leggenda, dando corpo anche ad una nutrita aneddotistica, tra il sacro ed il profano. Ma procediamo con ordine: Alfonso Maria De Liguori nacque a Marianella di Napoli il 29 settembre 1696, figlio primogenito di Giuseppe de Liguori, energico e pio capitano comandante le galere reali, e di Anna Cavalieri. Tra gli otto figli che ebbero i Liguori, tre divennero sacerdoti (Alfonso, Antonio, Gaetano) due monache (Barbara, Maria Anna), una figlia morì subito (Maddalena) e solo due continuarono la stirpe (Teresa e l’ultimogenito Ercole, che raccolse di diritti di primogenitura). La nascita del primogenito Alfonso, fu confortata dalla profezia del santo Francesco di Gironimo: “Questo figliolo vivrà vecchio vecchio, né morirà prima dei 90 anni; sarà vescovo e farà grandi cose per Gesù Cristo”. Giurista, letterato ed artista (suo precettore, tra gli altri, fu il pittore), Sant’Alfonso dedicò la sua vita alla fede e la sua

M I GN AN O

M ONT E

L UN GO

ha commemorato il 69° anniversario della battaglia

Raffaele Grilletto abato 8 dicembre 2012, con inizio alle ore 10.45, si è celebrato, a Mignano Monte Lungo (CE), il 69° Anniversario della Battaglia alla presenza del Ministro della Difesa l’Ammiraglio Giampaolo Di Paola. Alla cerimonia, curata dall’Ufficio Reclutamento e Comunicazione, Sezione Pubblica Informazione e Promozione Reclutamenti, del Comando Militare Esercito “Campania”, sono intervenuti, il Dott. Antonio Verdone, Sindaco del comune, il vice presidente dell’Associazione Nazionale combattenti della Guerra di Liberazione ambasciatore Cortese De Bosis, nonché i Capi di Stato Maggiore delle F.A. e le Autorità civili, religiose e militari. Sono intervenuti anche il Medagliere dell’Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione ed i Labari delle associazioni combattentistiche e d’arma. Alla commemorazione sono stati presenti anche i Gonfaloni, decorati di Medaglia d’Oro, al Valor Militare, delle città di: Napoli, Mignano Monte Lungo, Cassino e Bellona, seguiti dai gonfaloni delle città di: Caserta, Frosinone, Roccaromana, S. Nicola la Strada, Conca della Campania, Galluccio, Presenzano, Livorno, Roccadevandro, S. Maria Capua Vetere, S. Pietro Infine, Vairano Patenora, San Vittore del Lazio, Tora e Piccilli. I gonfaloni hanno rappresentato le città di provenienza dei soldati che presero parte ai combattimenti che si tenettero, per l'appunto, sulle pendici del Monte Lungo, nei giorni dall’8 al 16 dicembre 1943, teatro dei primi combattimenti dei reparti regolari italiani nella Guerra di Liberazione contro i tedeschi. La Battaglia di Monte Lungo fu una delle più importanti della Liberazione dell’Italia e del riscatto dell’onore della Patria, poiché l'occupazione delle truppe italiane di Monte Lungo e del vicino Monte Maggiore, minacciando di tagliare le vie di collegamento del nemico, scardinò definitivamente lo schieramento tedesco che resisteva, senza dare il minimo segno di cedimento, alla pressione alleata nel settore della località di San Pietro Infine. Alle ore 9,15 del 16 dicembre del 1943 fanti e bersaglieri italiani, preceduti da 45 minuti di preparazione della nostra artiglieria, ripartirono all'attacco del Monte Lungo questa volta con le spalle coperte dal 142° reggimento di fanteria statunitense che aveva occupato il Monte Maggiore. Il nemico, minacciato di fronte e di fianco, fu costretto al ripiegamento: alle ore 12,30 la vetta era definitivamente in mano italiana. La Bandiera italiana e quella americana sventolarono, per la prima volta unite, sulla cima del monte conquistato, a conclusione di cruenti combattimenti che costarono 79 morti e 89 feriti. Oggi nel Sacrario Militare di Mignano Monte Lungo, situato lungo la via Casilina, a circa 2 Km dall’abitato, sulle pendici del Monte Lungo, sono inumate le salme di 974 eroici e gloriosi caduti provenienti dai vari cimiteri di guerra, sparsi lungo tutta la penisola. ■

L a trad izio n e s i rin n o v a: M A IE TTA E M P O R I O IL T U O N E G O Z IO D A T R E G E N ER A Z IO N I B iancheria-M erc eria M aglieria- Intim o B ijou tteria-P ro fu m iP elletteria

S a v i a n o M i g l i o r e

opera alla diffusione presso il popolo ed i semplici dei messaggi cristiani, fondando un ordine religioso-giuridico (i redentoristi) e spendendosi in numerose missioni pastorali presso diverse diocesi del centro e sud italia (suo principale teatro d’azione, dal momento che, in epoche difficili per il religiosi, Alfonso, giurista, aveva scelto una forma giuridica pienamente riconosciuta e tutelata nel Regno delle Due Sicilie). Proprio durante due successive missioni in Nola, secondo alcune fonti storiche e secondo la vulgata popolare, vennero scritte le due canzoni, verosimilmente prima Quanno nascette ninno e dopo Tu scendi dalle stelle, basata sulla stessa melodia. I canti alfonsiani appartengono certamente al linguaggio della musica sacra napoletana, come si era venuta fissando nel corso del Settecento, ma l’intensità contemplativa che li caratterizza e la calda immediatezza espressiva delle immagini evocate li hanno resi veramente universali. Il Santo non ha mai stampato la musica delle sue “canzoncine” spirituali (anche se ha scritto certamente della musica), ma in ogni caso essa era facilmente memorizzabile, e come tale veniva presto imparata dai suoi confratelli e dalle popolazioni. Per le “canzoncine” proposte durante le missioni utilizzava ed adattava spesso melodie preesistenti. Nel caso, poi, di Tu scendi dalle stelle, la melodia è molto simile a quella suonata ancora attualmente dagli zampognari abruzzesi nelle novene dell’Immacolata e di Natale. Si tratta di elementi che traspaiono certamente in modo tutto particolare nei canti natalizi, e tra essi nei più famosi: la pastorale Quanno nascette Ninno e l’andantino Tu scendi dalle stelle. Quest’ultima, composta nel 1755, sembra evocare proprio le scene del presepe, e di quello napoletano in specie. La suggestione delle immagini – che pare richiamare l’intensità del teatro sacro – fa tutt’uno con l’essenzialità delle parole e con la vibrazione affettiva della melodia. Il tutto è caratterizzato da una capacità evocativa che si fa sentire in modo inconfondibile nel famosissimo poemetto pastorale in dialetto napoletano (composto agli inizi dell’attività sacerdotale di Alfonso). Questi canti natalizi propongono nella loro essenzialità la contemplazione del mistero dell’Incarnazione. Ma non in modo freddamente dottrinale né in forma di vuoto sentimentalismo. In queste melodie tradizionali nulla è banale, niente è casuale. La profondità della teologia si coniuga con la semplicità dei versi, e con l’orecchiabilità della musica. Ciascuno diviene partecipe dell’evento più importante della storia dell’umanità. Chi ascolta i canti natalizi alfonsiani è

V ia Na zario S a uro (S A VIA NO ) Do ve o gn i nuo vo ac q uisto è la co nferm a d i u na F id uc ia An tic a.

posto davanti alla grotta di Betlemme con l’intelligenza e con l’affetto, ove la mente e il cuore vibrano in umanissima sintonia. Soprattutto è sollecitato a pensare che il mistero del Dio-Bambino, “Ninno bello” – che non può non essere amato – si compie per lui. Non per una umanità indistinta né per un uomo astratto. Ma per ognuno, concretamente. Per il quale il Bambinello vagisce, e per il quale il Verbo incarnato sta compiendo la redenzione, attraverso ogni suo respiro ed ogni sua sofferenza. Insomma, “Tu scendi dalle stelle” e “Quanno nascette Ninno” presentano l’amore di Dio che è alla radice del Natale, come un intensissimo richiamo ad amare l’unico vero Dio. Ove ciò che sollecita l’amore è proprio l’amore. Anzi, ove ciascuno è chiamato con l’efficacia della tenerezza ad interloquire familiarmente (Alfonso insisteva sulla necessità di predicare con linguaggio “alla familiare”) con il Salvatore. Non è un caso se anche gli aneddoti miracolistici e popolari sono fioriti attorno a queste due canzioni, dal richiamo ai “Fioretti” di San Francesco, con ci giurava che alla rappresentazione sacra della natività con la canzone fosse seguito il diventar umano del bambiniello di legno, ad altre più specifiche e peculiari, attribuite ai miracoli del santo, come questo racconto, datato 1754 ed ambientato a Nola, in occasione della composizione di Tu Scendi Dalle Stelle. Il santo si trovava ospite presso don Michele Zambardelli quando la compose, ma fu data alle stampe solo l’anno successivo. Sant’Alfonso scrisse di getto su un pezzo di carta le note del canto, eseguendole poi al clavicordo destando la meraviglia dello stesso don Michele che gli chiese di poter copiare a sua volta la canzone. Nonostante il divieto posto dal santo che ne considerava prioritaria la stampa, il sacerdote, approfittando dell’assenza del Santo, impegnato in chiesa per una predica, sali’ nella sua stanza e ricopiò il manoscritto, mise il foglio in tasca e scese nel coro. Non aveva fatto i conti, pero’ con la straordinaria capacità di visione e profezia di Sant’Alfonso, il quale, fingendo di non ricordare la successione dei versi mentre insegnava la sera la canzone ai fedeli, mandò un chierico da don Michele a chiedere il foglio che egli custodiva tanto gelosamente nella sua tasca. A prescindere dalla verosimiglianza di cronache e storie, ci piace lasciarci andare alla dolcezza dei canti, che hanno accompagnato a gioire, credere, sognare, milioni di persone. ■

AMARCORD: ’A pizza ’e scarole ’e zi’ Lalena Il giorno della vigilia dell'Immacolata, a casa mia, segnava l'inizio dei riti culinari natalizi. Tutti noi, all'imbrunir del giorno, aspettavamo con ansia la telefonata con cui zia Lalena ci sollecitava a raggiungere casa sua, in fondo al vicolo Ciccone, per consegnare al nostro palato l'impareggiabile pizza di scarole di cui ogni anno ci faceva graditissimo omaggio. Ero io l'addetta al ritiro e arrivavo sempre con largo anticipo rispetto all'appuntamento da lei fissato. Una una tazza di caffè e una piacevole chiacchierata impegnavano il tempo d'attesa della sfornata, mentre davanti agli occhi scorrevano, come fotogrammi, scene di vita vissuta l'anno precedente: il tepore avvolgente della stanza per il calore del forno in funzione già da qualche ora, la farina che innevava i mobili, la fragranza di pane fresco che si diffondeva per tutta la casa e la zia, con le mani ipiastricciate, intenta a stendere la pasta delle ultime pizze da infornare… Ora zia Lalena non c'è più, e il 7 di Dicembre, per me, ha il sapore di un nostalgico, melanconico “amarcord”…

’A PIZZA ’E SCAROLE ’E ZI’ LALENA 'Na scarola lasca lasca 'na vrancella 'e chiapparielle quacche 'uliva e ddoje 'licelle era tutta 'a 'mbuttitura. Acqua mista cu 'a farina e di lievito 'na 'ntecchia era 'a ddose e chella pasta che cchiù bbona 'n'a truvavi, ma 'o culore 'e bbiondo grano, 'a fragranza ch' 'mbriacava, 'o sapore 'e pane frisco te svelavano che ccosa t''a faceva cchiù speciale: era 'o tempo dedicato a 'mpastà 'sti ppochi ccose cull' ammore, spezia rara, che si 'mpietto nunn'o ttiene certo 'mpriestito nun l'haje! ■

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ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

REPLIC A DEL SINDACO DI S AVI ANO DOTT. C ARMINE SOMMESE A D A R T I C O L O P U B B L I C AT O D A Q U E S T O G I O R N A L E gr. prof. Vincenzo Ammirati, direttore di "Obiettivo Saviano" e pc. Comandante della Stazione dei Carabinieri di Saviano Maresciallo Domenico Giannini SEDE Per la prima volta, mi vedo costretto a scriverLe nella qualità di Direttore Responsabile del mensile "Obiettivo Saviano", per manifestarLe lo sdegno per quanto riportato nell'articolo pubblicato nel numero 11 del Novembre 2012 alla pagina 7, nell'articolo "Joe Falchetto , uomo e galantuomo." In tutti questi anni ho sempre tollerato i continui attacchi politici, le critiche, la grossolana satira che il soggetto che si cela dietro lo pseudonimo "Joe Falchetto", ha ritenuto di indirizzare contro la mia persona o i componenti delle Amministrazioni comunali che ho presieduto, nella convinzione che alla base vi fosse comunque, la "buona fede" ed il rispetto verso le "persone". In questi anni ho tollerato doppi sensi, ironie e sberleffi , inesattezze, ignoranze e superficialità nel rispetto della libertà di manifestazione del pensiero di cui sono un tenace assertore. Ma evidentemente ho attribui-

to a qualcuno doti di misura, buon senso e rispetto che non possiede! Comunque la lettura dell'articolo suddetto, mi ha definitivamente disilluso. Soprattutto quello che non appare tollerabile è che qualcuno, peraltro senza spendere la propria faccia, si arroghi il diritto di offendere la dignità di quei "giovani" che con passione ed umiltà si sono avvicinati alla politica per la prima volta e che oggi si sono assunti responsabilità di governo nell'amministrazione che mi onoro di presiedere. Il disprezzo ed il livore che trasuda dall'articolo è tanto più ingiustificabile se si consideri che proviene da un "soggetto" che verosimilmente, non si è mai confrontato con il difficile compito di amministrare. Si fa tanto parlare di rinnovamento, per poi mortificare e denigrare con accuse "qualunquistiche", quei giovani che decidono di "metterci la faccia". Qualificare tutti i componenti della mia Amministrazione, in modo indifferenziato "come malvagi", affermare che "hanno una innata, spiccata ed incoercibile propensione a delinquere", sparare nel mucchio, non è critica

politica ma diffamazione gratuita, non tollerabile. Se il "soggetto" i cui scritti sono ospitati dal suo giornale, fosse a conoscenza di fatti e circostanze che gli consentano di provare tale asserita "propensione a delinquere" di singoli componenti della mia amministrazione, individuati con nome e cognome, lo invito a denunciare i fatti all'Autorità Giudiziaria, altrimenti , con la sua omissione, si rende complice di tali eventuali reati. Ove ciò non fosse, così come ritengo, allora la condotta tenuta si configurerebbe come un'offesa gratuita dell'altrui reputazione e, cioè diffamazione a mezzo stampa, punita dall' art. 595 III comma del codice penale. Il responsabile del reato in questi casi, è non solo l'autore della pubblicazione, ma anche, ai sensi dell'art. 596 - bis del codice penale, il direttore del periodico. Convinto della sua personale correttezza morale Le richiedo di voler pubblicare questa mia replica e La invito a prendere le distanze da tale censurabile modo di fare giornalismo e satira. Dstinti saluti, Dott. Carmine Sommese ■

Servizio inserito mentre il giornale era in corso di stampa.

AUDITORIUM COMUNALE - C0NCERTO NATALIZIO DEGLI ALUNNI DELLE SCUOLE DI SAVIANO Gradevole Concerto di Natale tenuto nell’Auditorium Comunale di Saviano la sera di mercoledì 19 dicembre 2012. È stato magnificamente interpretato da alunni della Scuola Media “A. Ciccone”, da scolari della Scuola Elementare, e da ex alunni della locale Scuola Media. Hanno pronunciato parole di elogio il Preside della Scuola Media Prof. Paolino Scotti, e il sindaco di Saviano Dott. Carmine Sommese. Apprezzate le rispettive direzioni del Maestro Perris e del Prof. Salvatore Falco. Il pubblico che gremiva la sala ha lungamente applaudito all’indirizzo dei piccoli valenti musicisti.

Un momento del concerto. Il Maestro Perris nelle vesti di Babbo Natale dirige i ragazzi delle classi prima e seconda della Scuola Media.


ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153) Da “La Contea Nolana”, Libera Associazione Culturale e di Volontariato, Nola.

CASA COMUNALE DI NOLA UN RUDERE D’ALTRI TEMPI ntrando dal portone d’ingresso del Comune di Nola, ti accorgi immediatamente che qualcosa non va. L’ingresso principale è stato divelto, entri ed un tanfo di orina di assale alle narici, qui a detta di qualcuno, la notte dormono alcuni extracomunitari addirittura vicino ad uno dei muri, si può notare ancora l’alone di sporco lasciato da un clochard locale senza fissa dimora da poco scomparso che aveva scelto il palazzo comunale come dimora abituale. Ti giri intorno e vedi le bacheche vuote; solitamente ospitavano delibere, determine dirigenziali, nulla di tutto questo, sono desolatamente vuote. Poi penso che sicuramente anche il Comune di Nola ha dato vita al nuovo sistema di informatizzazione e quindi le bacheche che per decenni hanno ospitato i documenti pubblici oggi sono diventate obsolete, però sono lì a fare bella mostra di sé. Più avanti vedo manifesti, locandine avvisi pubblicitari attaccati alla buona con nostro adesivo sulle pareti e vetrate dell’androne comunale, a questo punto mi domando, perché non usare le bacheche comunali vuote per ospitare queste nuove forme di pubblicità, anziché deturpare ed imbrattare le vetrate? Di fronte all’entrata del Comune, vi sono ai due lati le

lapidi marmoree su cui sono riportati i nomi dei figli di questa città che hanno con il sacrificio della propria vita onorato Nola nelle due guerre. Ebbene queste lapidi sono state e continuano ad essere oggetto di pallonate da parte di alcuni ragazzi che trasformano continuamente la piazza, e quando piove l’atrio del Comune, in un campo di calcio, così facendo hanno indebolito l’intonaco e divelto alcuni listelli di marmo che sostengono le lapidi con il gravissimo rischio di un imminente crollo. Nel Cortile del municipio si avverte subito una grande desolazione, le poche statue rimaste sono piene di muschi e licheni, le grondaie otturate fanno fuoriuscire le acque piovane provocando delle “amabili” cascate d’acqua, ovviamente scorrendo vicino ai muri perimetrali, provocano infiltrazioni all’interno dell’edificio con irreparabili danni. Il piazzale oltre ad essere sempre sporco, ai mozziconi di sigarette, carte e cartacce, si aggiungono gli aghi del poderoso pino che se non ripuliti, otturano le saracinesche di scolo delle acque e quindi durante le piogge soprattutto di questi giorni, formano un simpatico laghetto. Meglio poi non alzare gli occhi al cielo, una miriade di condizionatori ti guardano con occhi accigliati sembrano non gradire la presenza di estranei. Ai piani terra, finestre aperte da cui si

T R A T T A T O (Capitolo X) a cura di M. Fedele eflusso testamentario assecondativi - Nei primi anni del diciannovesimo secolo tale Martin Archebois, scrittore belga ignoto ai più e senza alcuna credibilità letteraria in quanto ritenuto un emerito incapace, esponeva, in un trattato monografico, autobiografico ed agiografico dal titolo ”Chi e che cosa?”, alcuni concetti che sono poi stati richiamati in questa trattazione. Innanzitutto, a suo avviso, le sottili astuzie del ripristino metabolico ottenute mediante laboriosissimi calcoli, sono da considerarsi euganee. In pratica l’Archebois sosteneva che l’orientamento seguito non poteva imporre schematiche ed analoghe ricognizioni nel campo violento del solito restitutore, più volte menzionato nella sua opera e ripreso, alcuni decenni dopo, nel libercolo “Verstappenn” del giovane autore italiano Lorenzo Guidi Cannavaro, formatosi alla scuola di Momo della Francesca, detto il Carambolone. Quanto sostenuto da questi due Autori non è stato accolto con favore dalla critica nei decenni successivi in quanto in tutti i loro studi non hanno approfondito la famosa Regola Bislacca. Prima di giungere a tale affermazione, obiettivamente forte, abbiamo molto approfondito il problema comparativo degli scondiscendenti in quanto riteniamo che sia necessario evitare i tornanti ventilati e le caratteristiche panoramiche che ostacolano il calcolo del traffico, come già sottolineato all’inizio di questo capitolo, varando procedimenti ottici, ottico-meccanici e fottisticamente diver-

genti. Per uno sconfinamento assolutamente conveniente dal punto di vista rettitudinale possiamo, se non altro, accettare il netto rifiuto che nel lontano 1736, per l’esattezza era lunedì 14 novembre, il filosofo peruviano Pablo Escobar oppose alla proposta della chiesa locale di recarizzare ogni compromesso prodotto fino a quel momento dai dirigenti della locale squadra di pallamano. Il giovane Escobar (all’epoca aveva meno di 22 anni) fu condannato alla tortura conosciuta come il “Supplizio di Tantalo al contrario” in quanto, per fare dispetto alle autorità ecclesiastiche, rifiutava sia il cibo che l’acqua che gli venivano passati; riuscì a resistere, senza cibo né acqua fino all’età di 81 anni quando, nel corso di una notte di plenilunio, morì improvvisamente per cause rimaste sconosciute (proprio recentemente uno studioso giapponese ha ipotizzato che sla morte sia stata causata della lunghissima deprivazione di acqua e cibo). Tornando al metodo del vaniloquio chiamato anche “metodo della falsa posizione”, si è portati ad indicare l’innovazione come sistematica spillata determinata e facoltativa, dovuta essenzialmente alle spargolate virgolamentari. Tutto ciò risulta valutando ogni posizione labellare, pleonasticamente metabolica, che dà ragione a tutti coloro che la pensano diversamente e che hanno sempre sostenuto che questi studi, oltre ad aver prodotto una serie di conclusioni assolutamente inattendibili, non interessano ad anima viva. Notizia importante - Come è noto il mese prossimo ci sarà la

intravedono scatoloni pieni di documenti, scaffali abbandonati suppellettili divelte, insomma una vera discarica nascosta qui stabiliscono la loro dimora al caldo schiere di topi e scarafaggi, quei locali forse potevano servire per allocarci nuovi uffici chissà. Fili elettrici sospesi in aria, cassette senza alcuna protezione ed a portata di bambini. Be, se questo è il biglietto da visita di questo Comune dobbiamo dire che è veramente sconfortante. Eppure di personale impiegato in questo comune ce ne sono: inservienti, squadra di manutenzione, uffici ambientali, tecnici della sicurezza, dirigenti ben pagati. Come è possibile che si arrivi a tutto questo. Interpellando uno dei massimi dirigenti molto candidamente mi ha risposto: «Non ci pagano, non ci sono soldi». Ma qui non si richiedono interventi straordinari basterebbe l’ordinario per mettere a posto il salvabile. Le colpe sono della politica certo, ma il più delle volte è anche degli uomini che non fanno il loro dovere. Tutti conoscono i propri diritti, ma i doveri? La cosa che più ci ferisce, è costatare che il senso di appartenenza e l’orgoglio nolano è venuto a mancare in questa città, l’egoismo personale ha preso il sopravvento sul bene comune, che le leggi sono fatte per gli altri e non per tutti. Eppure in questo Comune ci sono delle vere e proprie eccellenze ma sono poche si possono contare sulle dita della mano. Intanto cala la sera, le ombre della notte avvolgono il palazzo Comunale, un’altra giornata è passata. E come diceva Eduardo De Filippo «Ha da passà ’a nuttata» (Nola li 08/12/2012, Antonio Napoletano ■

fine del mondo (la prima volta questa notizia mi è stata comunicata in dialetto: “mò vene ‘a fine d’o munno” e la mia ridotta capacità uditiva mi aveva fatto intendere “mò vene ‘a figlia d’o muto” per cui non avevo dato molto peso alla cosa, ma tant’è); dopo un’asta co Mediaset, Sky si è aggiudicata la diretta dell’avvenimento. Per chi non fosse abbonato di Sky il giorno successivo ci sarà la registrata su Rai Storia alle 20,30. Notizia di cronaca - Nei giorni scorsi si è diffusa una notizia che, se fosse confermata, getterebbe una luce diversa su una parte della vicenda umana dell’Unto del Signore: il fatto è questo, statemi a sentire: s’avvicinava l’ora d’a chiusura.. ah, no, chiedo scusa, questa è un’altra storia. Dunque, dicevo, mentre il più grande statista del secolo scorso (dopo il Grande Puffo, teniamoci bassi) veniva interrogato in merito all’argomento che ne avrebbe determinato la condanna a quattro anni di carcere (ma voi pensate che andrà in galera?) avrebbe telefonato Ruby dicendo : “Lasciatelo andare, è lo zio di El Sharawy. Appena avremo la conferma della notizia ed ulteriori, eventuali dettagli vi terremo aggiornati. Ultimissima - Chi ha avuto la bontà di leggere le mie previsioni sull’argomento sull’ultimo numero di O.S., si renderà conto che le mie previsioni erano esatte (d’altra parte non ci voleva la zingara). Alleluia brava gente, la M. C.* è tornata, accolta dal tripudio di tutte le persone perbene e di tutti coloro che hanno a cuore le sorti della nostra nazione e dell’Europa intera. Mi verrebbe da fare tante considerazioni ma ve ne offro una sola: “Non ho parole!”. Forse l’unico commento possibile è quello, amaramente ironico, che ho ascoltato stamattina in una trasmissione radiofonica:“Speriamo che si avveri la profezia dei Maya”. *M.C.=Macchietta Cosmica ■

Osservazioni di uno studente “deluso”.

LA TELEVISIONE:UNA PILLOLA AM ARA Marco Montuori (Liceo Scientifico di Saviano) ggi si può dichiarare senza dubbio che la televisione è il principale strumento di informazione, ma anche di intrattenimento. La vera essenza del mezzo televisivo, all’origine, era quella di informare e di promuovere la persona umana in tutte le sue molteplici dimensioni. Ormai questa finalità è stata superata da programmi quali reality e talk-shaw. Purtroppo, la televisione odierna è costellata soprattutto da programmi che, a detta degli intellettuali, sono di carattere demenziale piuttosto che culturale. Infatti molti documentari hanno lasciato il posto ai succitati reality show, nei quali persone più o meno famose mettono la loro vita e la loro privacy sotto i riflettori in cambio di un po’ di fama. Questo rapido declino della televisione “intellettuale“ porta, tra l’altro, ad una involuzione del lessico usato nelle trasmissioni, fino addirittura all’utilizzo di termini rozzi e poco consoni ad essere ascoltati dal pubblico che comprende, tra gli altri, anche bambini o ragazzi: questi sono portati a introdurre parolacce o frasi volgari, sentite in televisione, nel loro modo di parlare. In questo modo la televisione finisce per influenzare anche lo stile di vita degli ascoltatori, inducendoli a fare e a dire ciò che ascoltano dalle persone famose che troppo spesso non sono certamente modelli da imitare. Naturalmente tutto ciò si potrebbe evitare aumentando il livello culturale delle trasmissioni, anche se questa soluzione è più facile a dirsi che a farsi; infatti sembra che al pubblico piacciano molto di più le trasmissioni cosiddette “spazzatura” piuttosto che quelle comunemente ritenute “intelligenti“. Anche la pubblicità ultimamente tende ad essere molto più volgare rispetto al passato, infatti negli spot

odierni c’è un abbondante uso di immagini al limite del pudore, accompagnate da doppi sensi e allusioni implicite che tendono a creare una cultura tollerante nei confronti delle volgarità e delle parolacce. Tutto questo è finalizzato a perseguire due obiettivi fondamentali per il mercato: fare audience, nel caso di una trasmissione; oppure rendere più interessante un prodotto, nel caso di una pubblicità. E sempre per rispondere alla logica sovrana del mercato tutto sembra essersi trasformato in una corsa per creare il programma più stupido possibile; sembra quasi che più un programma sia volgare più questo ottenga successo. Prove evidenti di quanto appena detto sono diversi programmi televisivi diffusi da una nota televisione molto più commerciale rispetto alla Rai. C’è però da osservare, con grande amarezza, che anche quest’ultima sta sposando livelli culturali molto bassi per far fronte al calo degli ascolti: oramai il pubblico è quasi assuefatto all’immensa quantità di stupidaggini che di giorno in giorno è costretto a subire; per cui tende a guardare solo programmi frivoli di intrattenimento che ritiene molto più divertenti rispetto alle trasmissioni più impegnative. Probabilmente la televisione continuerà a decadere fino a quando gli ascoltatori non si sveglieranno dalla loro condizione di fruitori passivi del mezzo televisivo e cominceranno ad avanzare pretese sempre più alte a livello culturale e non solo. Nel contempo ci si augura che la televisione, così come altri mezzi di informazione, possa continuare a svolgere quell’importante ruolo di promozione sociale e culturale dell’essere umano, che salutò la sua nascita più di mezzo secolo fa. ■

Al giornale giunge segnalazione che nella stagione piovosa l’area del Cimitero di Sant’Erasmo-Sirico, a causa dell’accentuata difformità del piano di calpestìo, rimane notevolmente allagata diventando impraticabile e pericolosa per i cittadini che si recano a visitare i defunti, e che spesso, onde passar da un punto all’altro, ricorrono a passerelle di fortuna che non sono meno pericolose soprattutto se sdrucciolevoli come quella che si vede nella foto. Confidiamo che l’Amministrazione Comunale voglia quanto prima provvedere all’eliminazione di tale inconveniente, che mette a rischio la sicurezza di detti visitatori. (Nella foto, Cimitero di Sant’Erasmo-Sirico, mercoledì 5 dicembre 2012). ■


Una veloce e interessante disamina dei maggiori problemi dell’Italia, con le opportune e necessarie soluzioni. Se ne parla in una corposa opera stampata da un nostro concittadino residente a Bologna.

L’ITALIA CHE VORREI: UN SOGNO VERDE, BIANCO, ROSSO Gennaro Ambrosino n nostro concittadino, il Dr. Antonio Ambrosino, assente da Saviano da moltissimi anni per motivi di lavoro (è stato dirigente Inps a Bologna, dove risiede) ha scritto un agile volume, avente ad oggetto i problemi della nostra amata Italia, e quelle che ritiene possano rappresentare le soluzioni alle maggiori criticità. Il libro si intitola “L’Italia che vorrei”: un sogno verde, bianco, rosso ed è aperto, su espresso desiderio dell’autore, ai contributi di quanti hanno un loro pensiero al riguardo, con l’avvertenza che i suddetti contributi verranno inseriti in una prossima edizione del libro. Il libro è diviso in tomi, ognuno dei quali è riferito ad un problema del Paese con il suggerimento e le soluzioni che l’autore propone. I tomi, complessivamente, toccano, a mio avviso, le sensibilità di quanti hanno l’orgoglio di essere italiani, di quanti aborrono il tipo di politica praticato nel nostro Paese, di quanti vorrebbero vivere in un Paese più libero, più equo, più rispettoso. L’agile manuale si apre con quello che, in questo momento, rappresenta una delle massime criticità del Paese: il lavoro. I primi quattro tomi, infatti, affrontano la questione lavoro, sia sotto il profilo politico-economico, che sotto quello previdenziale, con una serie di suggerimenti (figli anche dell’esperienza professionale dell’autore) sulla riduzione del costo del lavoro, e connessi meccanismi di ingresso. Il problema lavoro viene ripreso poi con i tomi 21, 26, 34, 35 (dove viene affrontato anche il problema delle doppie pensioni e, in qualche caso di deputato, di pensioni erogate anche in presenza di un solo giorno di legislatura), 36, 37. Il mondo del lavoro viene, evidentemente, sviscerato in maniera precisa con alcune soluzioni, a mio avviso, decisamente interessanti. Ad esempio la omogeneizzazione dei prelievi contributivi, e la soluzione prospettata per i famosi esodati. Dal tomo 6 al 13, l’autore affronta il problema dei costi della politica, delle cause di incompatibilità e di ineleggibilità per i parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali. Dei compensi per tutti i gradi di rappresentanza politica. Dei privilegi da eliminare e del finanziamento ai partiti, rimborsi elettorali, e donazioni dei privati. Dal 14° tomo l’autore si occupa dei vari tipi di reato, della certezza della pena (che è uno dei maggiori e più sentiti problemi della nostra comunità), dei tempi del processo e dell’abolizione di un grado di giudizio. Il tomo 17 è dedicato all’evasione fiscale e alle relative pene. Il tomo18 ha il grande merito, a mio avviso, di richiamare l’attenzione sulla necessità, per le attività produttive, di fare sistema, chiaramente supportata dalla politica che tuteli i marchi e i prodotti italiani, con opportune accordi con gli altri paesi, e con adeguate tutele normative. Uguale e opportuno suggerimento è presente nel tomo 55, riferito al settore del turismo, una vera e propria ricchezza del nostro Paese. Il volume si occupa di risparmi (spending rewiew), della salvaguardia del nostro territorio, dei pagamenti della pubblica amministrazione, del servizio sanitario nazionale, del sistema creditizio e il ruolo delle banche e altro ancora. Insomma un libro, finito di scrivere il 29 aprile di quest’anno, da leggere e arricchire, con le nostre idee, figlie del nostro senso civico e del nostro essere cittadini di questo bellissimo Paese. N.B. Coloro che vorranno contribuire con il loro apporto alla prossima edizione del volume, potranno far pervenire i propri contributi scrivendo all’indirizzo di posta elettronica antonioambrosino39@gmail.com, oppure scrivendo ad Antonio Ambrosino- via Giovanni Amendola n° 14 - 40121 Bologna. ■

ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

Convegno nell’aula consiliare del Comune di Baiano.

C O M M E M O R AT O D O N A N T O N I O V E T R A N I il più illustre figlio di Baiano, teologo, letterato, antichista, filologo (1744-1813) F. Muccio l convegno, tenuto per l’occasione dell’intitolazione di una strada cittadina all’Illustre Baianese, ha visto la partecipazione d’un qualificato pubblico. Presenti il sindaco di Sirignano Raffaele Colucci, l’On. De Riggi, parlamentare europeo di Camposano, e diversi studiosi locali. Al tavolo, oltre al sindaco di Baiano, il Prof. Stefano Loup Presidente dell’Associazione Ex Alunni del Collegio-Ginnasio di S. Pietro a Cesarano in Mugnano del Cardinale, il dott. Michele Angelo Stingone discendente indiretto del Vetrani, che ha chiarito i motivi che lo hanno spinto all’iniziativa, e il Prof. Vincenzo Ammirati, di Saviano, che ha tenuto una profonda relazione sulla vita e il pensiero del Vetrani, soffermandosi sul valore storico, filosofico e filologico delle opere dell’Illustre religioso, cioè “Il Prodromo Vesuviano” scritto in italiano, “Sebethi Vindiciae” e “Animadversiones Teologico-Criticae in universam Antonii Genuensis Theologiam” scritte in latino. ■

Sala del Consiglio del Comune di Baiano. Il sindaco di Baiano Enrico Montanaro introduce il convegno (foto di Carmine Montella). ■

L’ARTE PRESEPIALE DI ACHILLE DEL PIANO chille Del Piano, noto anche con lo pseudonimo "PELIDE , è nato a Nola (Na) nel 1938 dove lavora alla Via On. F. Napolitano n. 60/bis. Pittore, autodidatta per quanto riguarda la formazione artistica, opera nell'ambito della corrente naïve, ispirandosi prevalentemente al paesaggio per la scelta dei suoi soggetti. Nel tempo ha allargato i suoi interessi artistici dedicandosi alla miniatura, pittura e scultura, e all'arte presepiale in cui trasferisce tutte le sue doti pittoriche e la sua mania del particolare. Nel corso della sua attività, ha tenuto mostre personali a Nola presso la Galleria "Il Giglio" nel 1976 e nel 1978, a Baia Domizia, Bari e Napoli. Ha preso parte a collettive e rassegne ottenendo medaglie, diplomi ed altri riconoscimenti, nonché consensi di pubblico e di critica. È stato re-

censito su giornali, riviste e cataloghi d'arte, come: Roma, il Tempo, La Voce della Provincia, La Campana, Il Cittadino, L'Elite. (Dall’opuscolo Le miniature di Pelide, elaborazione grafica di Tullio Palo, Nola senza data. ■

Fed. Assocampaniafelix Ufficio Stampa - Da Gennaro Esposito

M O R T A L I T À

I N

C A M P A N I A :

QUERELLE SU INQUINAMENTO E SALUTE Replica del Prof. Antonio Giordano alle dichiarazioni dell'on. Cardinale: “Ci si ammala di Cancro sempre più Giovani”. ell’attribuire un peso rilevante alla mortalità per cause cardiovascolari in Campania il sottosegretario Adelfio Elio Cardinale sembra velatamente riferire l’incidenza di malattie cardiovascolari ai tassi di obesità della nostra popolazione regionale, al fumo di sigaretta e ad altri fattori di rischio modificabili su base individuale. In questo approccio del nostro sottosegretario alla Salute si esprime una palese mancanza di considerazione per i risultati dello Studio Sentieri (condotto da esperti del CNR e dell’Istituto Superiore di Sanità), che ha dimostrato un elevato impatto delle malattie cardiovascolari proprio nelle aree che soffrono di maggiore inquinamento ambientale. Il binomio esclusivo ambiente e tumori è dunque un concetto superato. Sono molte le problematiche di salute conseguenti all’inquinamento dell’ambiente: dalle interferenze endocrine alle malattie polmonari, cardiache ed anche (ma non esclusivamente) oncologiche. Evidentemente, tutto ciò è solo parzialmente noto all’On.le Cardinale, catapultato da chissà dove nella tragica realtà campana della “terra dei fuochi” e “dei veleni” per cui sta diventando tristemente famosa. Per quanto riguarda lo screening mammografico, i dati forniti da una fonte ufficiale come l’AIRTUM ci dicono che la COPERTURA (e non l’ADESIONE) dello screening mammografico per le donne campane è ferma al 50% della popolazione bersaglio (donne oltre i 45 anni) contro una copertura del 93% della Lombardia. È vero che la Campania sconta anche bassi tassi di adesione (30% contro il 60% della Lombardia), ma è altrettanto vero, come dimostrato dal nostro ultimo studio sul tumore mammario fondato unicamente su dati ministeriali, che il massimo aumento degli interventi chirurgici di mastectomia e quadrantectomia si

registra nella fascia PRESCREENING e cioè nelle donne tra 40 e 44 anni di età (addirittura + 40% in nove anni) e tra i 25 e 39 anni (+19% dal 2001 al 2008). Insomma, le cose sono più complesse di come vengono presentate per imbonire il popolo". ■

Prof. A. Giordano


ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

Obiettivo

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(IV puntata)

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Poesia di Gerardo Allocca

I B AL C O N I S U L L A S C O G L I E R A

O L I O

Gerardo Allocca n quarant’anni, da che, all’ingrosso ha lasciato la famiglia di origine, quali, allora per Moretta i momenti più belli e gioiosi? Li descrive minutamente nella sua autobiografia; questi, brevemente: il primo quadro importante realizzato; il primo venduto; il primo viaggio a Parigi; l’esposizione personale di Venezia che lo consacrò sul piano nazionale e internazionale nel 1966; quando venne in contatto con Croce e la lettura delle sue opere; le visite alla Cappella Sistina e a quella degli Scrovegni; ogni volta che entra nella chiesa di S. Chiara; le partite a scacchi; le sue storie amorose più fortunate e, logicamente, quando dipinge. E le occasioni più tristi? Succintamente anche queste: l’addio a Erminia; il pensiero della morte; diverse topiche collezionate in tanto tempo, che gli fanno sempre male a rammentarle, e non è il caso di riferirle (lo stesso interessato è alquanto reticente su di esse nel suo libro in corso); quando morirono la madre, il padre, Croce; il giudizio della critica sul suo conto, a suo parere riduttivo verso di lui e fuori strada; quando, non sa spiegarsene il perché, fece ritorno dall’aver preso parte ad una conferenza a Ginevra sulla poesia romantica tedesca. Gli anni in famiglia li abbiamo lasciati fuori da questo contesto, come fa lo stesso Moretta nelle sue pagine, a motivo che egli divide il suo memoriale in 3 parti principali: 1) Vita in famiglia 2) Il pittore 3) Senilità (quest’ultima avrebbe trattato l’ultimo scorcio della sua esistenza, ancora da vivere e quindi da scrivere) e ognuna era considerata e sviluppata come a se stante, distintamente dalle altre, come si trattasse di 3 incarnazioni diverse della stessa persona. Nella seconda sezione figurava questo passo: - Il mio piacere più grande è quando mi trovo a Procida, nella mia villa a picco sulla scogliera, incastrata nella parete rocciosa scoscesa sul fianco occidentale dell’isola. La costruì mio padre negli anni trenta, per farne un accogliente luogo di riposo e distensione. Ci andavamo spesse volte da ragazzi, con i genitori, nei mesi freddi quasi sempre di sabato e domenica, e l’estate in genere, tutta o in parte la si trascorreva lì. È piccola di dimensioni, 8 camere in due piani, con un po’ di verde intorno e una cinta di mattoni non troppo alta, che le gira intorno lungo l’intero perimetro. Due lunghe balconate sul davanti, una per ogni piano, danno sul mare, che si frange di sotto sugli scogli taglienti e aguzzi, levando in alto schizzi fendenti come fionde e lame d’onde che schiaffeggiano le rocce impetuosamente, coprendole del merletto candido della loro schiuma. Nei giorni di tempesta, la furia dei marosi investe fin i muri esterni della casa, minacciandola selvaggiamente, senza mai procurare, però alcun danno, salvo quelli prodotti dalla salsedine, giacché l’altezza alla quale essa sorge è tale da impedire ai flutti di sormontarla. La vista che si offre allo sguardo dai ballatoi è semplicemente sublime sul mare aperto, per non parlare poi di ciò che si prova salendo sulla loggia scoperta, dove, però, d’inverno non mette conto sovente portarsi, date le gelide sferzate di vento dal mare. Allora si sta più comodi a guardare di fuori dietro i vetri dei balconi ed è lì che, spesso e volentieri mi sono disposto al lavoro, dando alla luce cose tra le mie migliori. Alla villa si accede da una stradina, o meglio da un sentiero che dal ciglio della costa s’inerpica verso il basso, snodandosi tra il verde della macchia mediterranea, che ammanta del suo velluto il versante a strapiombo per circa metà della sua pendenza. È lì il luogo della mia delizia, specie allorché solo corro a rintanarmici dal mondo che mi ha offeso o disgustato, lì pian piano riesco a riconciliarmi con la vita. Quel luogo, che mio padre, morendo ebbe la bontà, la delicatezza e, specie il buon senso di trasmettere in eredità a me, versato nell’arte e non a mio fratello, affatto insensibile alla bellezza, è la mia valvola di sicurezza e il mio rifugio adorato A proposito, che è stato di Aurelio, delfino di casa Moretta? Aurelio aveva mantenuto per intero le promesse che il padre aveva alimentato in cuor suo riguardo a lui. Posato uomo d’affari, aveva diretto esemplarmente la fabbrica, riuscendo ad espanderne il raggio d’azione ed il peso commerciale, e aveva impinguato di parecchio il patrimonio privato dei Moretta, investendo con profitto e fortuna capitali in vari rami dell’economia. In giro si parlava di lui come di uno dei più capaci e scaltriti dirigenti d’azienda e

tale nomea si era col tempo diffusa in tutta la nazione, sicché egli, al pari del fratello, era a suo modo un uomo pubblico, una celebrità. Di lui si faceva frequentemente menzione sulla stampa, specie quella specialistica ed era alquanto noto anche alla televisione. Ma Aurelio (come, del resto, e più ancora di lui, il fratello) non amava la pubblicità, era un tipo molto schivo e riservato e avrebbe preferito occuparsi unicamente dei propri interessi e dedicarsi per il rimanente alla famiglia, che egli aveva messo su fin dai trent’anni e contava, oltre lui e la moglie Laura altri due membri, i figli Giorgio e Luisa, ormai grandi entrambi ed entrambi usciti dal grembo della famiglia. Ma bisognava dar conto alla gente, rassegnarsi ad essere esposti in piazza, in vetrina, questa era l’epoca che correva, e gli avevano perciò per molti anni affidato un incarico di rappresentanza non di second’ordine nella categoria produttiva di appartenenza, poi, da un po’ in qua, ceduto ad altri. Lui e Gioacchino non erano mai andati d’amore e d’accordo. Non che si esecrassero e neppure che ci fosse dell’astio segreto tra loro due, no. Erano solo due caratteri differenti, i cui punti di vista non si potevano uniformare. Perciò erano vissuti tanti anni dopo il suo distacco dalla famiglia di origine mantenendo una certa distanza reciproca, si erano incontrati con una certa saltuarietà, quantunque mai rompendo i vincoli fraterni tra essi, anzi sostenendosi l’un l’altro, quando ve ne fosse stato bisogno, come quando Aurelio cadde ammalato e dovette sottoporsi a un intervento chirurgico e Gioacchino gli fu assai vicino. Li dividevano altresì questioni di principio, come spiega il pittore nel suo memoriale: - Mio fratello è stato sempre un ammiratore ardente, se non fanatico dell’America e degli Inglesi. Egli è del parere che siano loro e non altri i detentori dell’unica ricetta per vivere al meglio in questo mondo. Non che pensi lui abbia torto o che abbia granché da ridire su siffatta opinione. Ciò che contesto, pur, per certi versi approvandola, è la sua fede in una libertà naturale e, per così dire biologica dell’uomo, la quale egli associa a quella sua asserzione, il mio liberalismo cozza col suo liberismo, anche se, poi, alla fin fine andiamo a braccetto quanto a volontà e progetto politico, concordi e discordi insieme. Aurelio pensa che sulle cose non ci sia da lambiccarsi tanto ed elevare su di essi dei castelli speculativi, come fanno gli idealisti, per lui la realtà è quella che è, quello che cade sotto i nostri occhi, senza tanti arzigogoli ermeneutici. Lui si rifà ad Adam Smith, a Bentham, a Ricardo, economisti, secondo lui prìncipi nella storia del pensiero umano. L’uomo nasce con determinate prerogative inalienabili, quali la facoltà di difendere la propria vita, le proprie cose, di avere una sua sfera autonoma di iniziativa nel mondo, padrone di sé, compatibilmente con gli altri simili. Queste scoperte geniali sulla persona giuridica le compì per primo, a suo dire, il giusnaturalismo nel XVII secolo grazie a Ugo Grozio, poi, attraverso Locke, che diede loro un inquadramento sistematico, giunsero ai grandi economisti da lui prediletti e sono stupendamente compendiati nella Carta dei diritti umani, redatta al tempo della Rivoluzione Americana. Sono queste le idee per le quali nella vita bisogna battersi e battagliare, egli così mi ha sempre ammonito. Certo, gli ho sempre risposto, purché vincolate a una ossatura metafisica, che è la ragione del loro essere tali, cioè la triplice esplicazione del Pensiero, attraverso il suo contrario, cioè, l’impedimento materiale, e poi il suo compimento, la sua realizzazione razionale, il ritorno in sé. Niente di tutto questo, secondo lui: balle filosofiche, quel che conta è il mondo concreto nonché vivere serenamente e il più agiatamente e comodamente che si possa su questa terra. E non esclude nemmeno professioni religiose, cosa che io invece respingo, si creda quel che si vuole, pensa, ognuno è arbitro e artefice di se stesso. Purché nessuno violi lo spazio privato del singolo, nessuno e prima di tutto lo Stato, che deve limitarsi a garantire legalmente le libertà personali e non porre ad esse, al contrario, alcun freno ed ostacolo. Per farla breve, io e Aurelio, anche nelle convinzioni che ci animano siamo come nella vita, fratelli sì, ma rispettosamente alla larga l’uno dall’altro, ognuno per la sua strada - ■

La banana che pende dall’albero, madame non è quest’olivo che spande le sue braccia sulle orme dell’afa luminosa. Notare che la farsa *

è in teatro specialità non aulica, ma redditizia e quelle macchie, in verità di biondo, giù, non liquirizia, sono covoni di paglia. Acre sentore vegetale. Le ocre *

del fu paleolitico o il pesce-palla, l’ambra più ameni dello spazio aprico che qui s’offre con ombra allo sguardo, non direi: valle di ricca botanica e colle, *

donde osservo. Crede per caso che preservi dall’invecchiare la sua crema da viso? Casolari riposano ore ed ore tra un arcobaleno arato, siciliano *

panorama, e la carta velina del morbido azzurro. Di là, invece, e pare la seta d’una tappezzeria, erro là ora con l’occhio, è un orto in sboccio. Né l’incanto *

d’una mitologia pittorica è più soave, un dessert alla crema non più squisito. Lirica, madame, la lettura in sala d’aspetto dei giornali, romantici assai i funerali. *

Ottocento anche, in capo al comò lo specchio macchiato, non le ciprie e il Louvre. Ma il topo non mangia yogurt, al mercato di rione, niente, ovvio, stivali da sella. Madame, con quali *

drudi duellerò?, sguardo di vipera. Tra i rami passeri, la conca è uno smalto. Mi perdo entro architetture di Mori e Borboni del Sud: qui, al sole il paesaggio incendia la pelle. (1867)

U N N I Maggio ridona mazzi per le braccia di Lucie e Marte nel sogno di pittori, perfino gli ascensori salgono più leggeri e, sul Punto, c’è un inserto speciale interno sui furti d’auto e affini. Questa è la nostra primavera. Re Carlo nel monumento lo si direbbe più giovane, effluvi carezzevoli indorano i contorni ai palazzi. Fumo e fragole, sì, molti ci vanno tanto matti, esse colorano siepi come fa il sole col tramonto e parrucchiere allegre, leggendo dei fotoromanzi schiudono imposte al maggio, che è un ospite sornione. Sublimità di paesi accerchiati dalla primavera, e così anche è l’immagine, che riposa ed ovatta l’anima, della domenica chiara per l’abbandonarsi di placida luce sul pavimento d’una silenziosa, erma casa tra verdi noccioleti, fantasmi il mondo e le sue grida, in compagnia dell’amico, che lì parla del più e del meno. Naturalmente adesso è cambiato l’orario ai lampioni e c’è più gente in villa: insomma si scopre bonaccia al binocolo, intorno. Se non fosse per questo sangue violento che bolle e ribelle si sparge dovunque con la furia dei torrenti, selvaggiamente percuotendo i solitari e afflitti, presi nella rete del tempo

e accesi d’odio e rancore, per questo rumore di spade ch’essi fanno tutt’insieme, come quando s’urtano i piatti. ■


ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

O b i e t t i v o

S t o r i a

Nola 1861. Attraverso le carte dell’Archivio di Stato di Caserta

U N G I O VAN E S E M I N AR I S TA O M I C I D A Vincenzo Ammirati ncor mentre veniva proclamata l’unità d’Italia, nelle nostre Province Meridionali montava l’ostilità nei confronti dei nuovi governanti sabaudi: «Quando venimmo qui, trovammo il paese irritato e malcontento. Farini e i suoi consiglieri impopolarissimi. Il nome di V. E. impopolare anch’esso... Di me si diffidava. Si temeva l’invasione del piemontesismo». Così al Cavour Costantino Nigra Segretario Generale del Governatore delle Province Meridionali. Ma, pur tra difficoltà e dissensi, fermamente imbrigliati o repressi, l’amministrazione pubblica fu riordinata «in un senso francamente unificativo» (Il carteggio Cavour-Nigra dal 1858 al 1861, Zanichelli 1961, Volume IV, p. 361). Per questo, anche nel nostro agro, le vecchie cariche burocratiche cambiavano nome, onde nei documenti ufficiali dell’epoca troviamo, ad esempio, la nuova carica di Governatore (il vecchio Intendente), che aveva sede a Caserta, mentre quella dell’Intendente, pur conservando le funzioni di polizia, adesso operava a livello circondariale, nel nostro caso nel Circondario di Nola. Sia il Governatore che l’Intendente, com’era ovvio, dipendevano dal Dicastero dell’Interno, che aveva sede a Torino, prima capitale del Regno d’Italia dal 1861 al 1865. Rinnovata anche la Guardia Nazionale, che, nata nel 1796 sul modello di quella francese, fino al 1876, anno del suo scioglimento, ebbe compiti di polizia civica, e, all’occorrenza, anche di forza armata di supporto all’esercito o ai carabinieri specialmente nella lotta al brigantaggio. I documenti d’archivio che qui proponiamo son fogli sparsi d’un fascicolo manchevole di carte, e tuttavia bastevoli a fornir la visione essenziale d’un singolare fatto di sangue avvenuto a Nola. Detti fogli furon redatti, appunto, da nuovi funzionari pubblici, a seguito d’un omicidio commesso «con arma bianca» il 2 maggio 1861, era un giovedi. Autore del delitto, consumato «nella strada Santa Maria La Nova», ad una manciata di passi dal Palazzo Vescovile, un sedicenne «chierico seminarista», il quale, subito arrestato da due agenti della Guardia Nazionale, dopo un ingenuo tentativo di farla franca, messo in prigione, «ha detto che aveva ucciso Antonio Vecchione perche [?] dal medesimo insultato». Pensabile, tuttavia, che, non d’un insulto occasionale si trattasse, bensì d’un vero e proprio stalking, che dunque, durando da tempo, affliggesse il giovanissimo chierico fino a fargli maturar l’insensato bisogno di vendetta; altrimenti non si spiegherebbe come mai un adolescente in abito talare circolasse per strada armato di «una baionetta alla paesana», per di più munita di fodero, il cui uso premeditato, comunque, scavò un buco nero nella purezza d’una vocazione sacerdotale. Leggiamo, dunque, i documenti. Una decina di giorni dopo «l’omicidio commesso dal Seminarista Michele Vecchione in persona di Antonio Vecchione», il Governatore, da Caserta, ne chiedeva ragione all’Intendente di Nola, che gliene rimette rapporto e il il relativo verbale. Doc. 1 - Caserta, 13 maggio 1861, Foglio 6021 - Il Governatore all’Intendente in Nola - «Sig. Intendente, Nola. Vengo informato che tal Michele Vecchione, di Antonio, di anni 16, chierico seminarista di cotesto capoluogo nel giorno 2 del corrente mese vibrò un colpo di stile [sic] per gelosia di amore al di lui compaesano Antonio Peluso, che ne rimase estinto. Or non essendomi pervenuto alcun di Lei rapporto intorno a tal reato, io la prego di darmene subito i ragguagli, e nel contempo la interesso a riferire pel tratto successivo sollecitamente a questo Governo tutti gli avvenimenti che avranno avuto luogo in cotesto Circondario. Il Governatore [firma illeggibile]». Doc. 2 - Nola, li 17 maggio 1861, Foglio 6361 - L’Intendente in Nola al Governatore in Caserta - «Signore, Io non mancai col mio rapporto de’ 6 andante, N° 4361, di riferirle l’avvenimento dell’omicidio commesso dal Seminarista Michele Vecchione, in persona di Antonio Vecchione, e non Peluso, com’è detto nel di Lei foglio in margine segnato, ed or le rimetto il corrispondente verbale, dal quale rilevansi tutte le particolarità concernenti l’arresto dell’omicida intestato al potere giudiziario. L’Intendente [firma illeggibile]». Doc. 3 - Caserta, 13 giugno 1861, Foglio 7010 - Il Governatore all’Intendente in Nola - «Signor Intendente,

Nola. Col di lei rapporto al margine notato non mi è pervenuto il verbale riguardante l’arresto dell’omicida Michele Vecchione di cotesto capoluogo. La prego quindi rimettermi tale atto per unirlo al correlativo incartamento. Il Governatore [firma illeggibile]». Doc. 4 - Intendenza del Circondario di Nola Foglio 6361 [bis] - Al Signore Signor Governatore di Terra di Lavoro, Caserta - Oggetto: Verbale di arresto dell’omicida Vecchione - Nola, li 20 Giugno 1861 - «Signore, Eccole il verbale di arresto dell’omicida Michele Vecchione, oggetto del di Lei pregevole foglio de’ 14 andante, N° 7010. L’Intendente Bruni». Ed ecco il testo integrale del verbale, stilato da due agenti della Guardia Nazionale, i quali, accorsi sul luogo del delitto per aver «inteso talune voci, grida, e contemporaneamente [visto] fuggire il barbiere Felice

l o c a l e Villani», e individuatone l’autore, dopo spedito accertamento e repertazione delle prove, procedono al suo arresto per poi depositarlo in carcere. Doc. 5 [fogli 2, qui riprodotti] - 1° Battaglione di Guardia Nazionale mobile di Terra di Lavoro - Verbale di arresto - «L’anno 1800sessantuno, il giorno due Maggio in Nola. Noi Agostino Pepe e Luigi Ruggiero militi di detto Battaglione abbiamo proceduto all’arresto di Michele Vecchione di Antonio, Seminarista di Nola come reo di omicidio in persona di Antonio Vecchione fu Paolino di detto Comune avvenuto nel seguente modo. Stando io milite Pepe nella strada Sª Maria La Nova ho inteso talune voci, grida, e contemporaneamente fuggire il barbiere Felice Villani, a cui dimandato cosa era, il medesimo appena à potuto dire ed indicare il Seminarista Vecchione, che con arma bianca, imbrandita nella mano dritta è uscito dal vicolo detto de Risi, e si è diretto fuggendo verso la strada S. Antonio Abate. Villani ha manifestato che il detto Michele Vecchione aveva dato un colpo con l’arma che portava ad’ un’individuo [sic] nell’anzidetto vicolo de Risi, il perche [sic] l’ho inseguito e raggiunto nella casa di Elisabetta Giannini ove ho trovato che teneva solamente un fodero di baionetta in mano. Richiesto di dett’arma, ha risposto che non l’avea. Sopravvenuto l’altro milite Luigi Ruggiero, si è proceduto all’arresto di esso Vecchione, essendosi in quel momento pur saputo che il ferito dallo stesso era morto. Per tal’omocidio [sic] l’Uffiziale di detto Battaglione Sig. Domenico De Risi postosi in movimento gli è riuscito rinvenire l’arma feritrice nella casa di Carmela Onorato, ove Michele Vecchione mentre passava fuggendo l’avea gittata. Si è veduto che detta arma è una baionetta alla paesana e corrisponde perfettamente al fodero che il milite Pepe ha tolto di mano all’uccisore. Detti oggetti sonosi consegnati al Sig. Giudice Casale il quale ne ha assicurato il reperto. L’arrestato è stato depositato in carcere, ove in presenza dell’Uffiziale anzidetto de Risi, e di noi Pepe e Ruggiero ha detto che aveva ucciso Antonio Vecchione perche [sic] dal medesimo insultato. Del che si è redatto il presente verbale». Con detto verbale si chiude il fascicolo di quella sanguinosa vendetta, fascicolo purtroppo manchevole, del quale non conosciamo l’epilogo, che tuttavia sembra intuibile. Sta di fatto che il nostro seminarista, davvero adolescente da brivido nella sua cupa solitudine, seppur incamminato sulla via del Signore, forse non avendone indole acconcia, mal frutto aveva fatto di quelle venerande Meditazioni che ai giovani novizi venivan propinate dai solerti precettori in tutti in seminari d’Italia; né eran precetti da osservar solemente durante la ricreazione: «Si guardi con ispeciale attenzione, che gli scherzi non avanzino alle beffe e alle derisioni. Le beffe e le derisioni sono nemiche della ricreazione, fonti di alterchi, di risse, di disunioni, di rancori, di inimicizia, tal che molte volte tramutano la più gioconda allegria in un silenzio cupo e doloroso… esse... portano a molta ira, a vergogna furibonda, a solitudine dispettosa...». Quindi, «Anima mia, fa cuore, ed obliando le offese ricevute per molte e gravi che siano, porta bacio di pace a’ tuoi offenditori… E perché dunque noi vorremmo affliggere i nostri offensori portando loro odio implacabile, e molinando sanguinosa vendetta?... Noi siamo uomini, e viviamo in mezzo agli uomini: tornano dunque inevitabili gli sgarbi, i torti, gli affronti. Beati coloro che l’anima a pazienza cristiana preparano!» (Luigi Martini, Il Seminarista. Meditazioni, Volume Terzo, Mantova 1844, Meditazione Nona, Lo scherzo, le beffe, i soprannomi, pp. 45-47. Meditazione Vigesimaquarta, Perdonare le ingiurie, p. 124, 127). Quanto, in particolare, al Seminario di Nola, non inutile ricordar che, in occasione del «Sinodo Diocesano» che il Vescovo Torrusio aveva celebrato il 31 maggio 1819, egli aveva ordinato che, con riguardo all’ammissione dei seminaristi, il Rettore considerasse bene i criteri «de admittendorum natalibus, indole, et moribus», insomma «Il Rettore, e i due Coadiutori, che formano il collegio direttivo del Seminario, si preoccupino soprattutto di prendere informazioni circa la provenienza familiare, il carattere e la mentalità di chi aspira ad entrarvi» (Vincenzo Ammirati, Vero dettaglio dell’inaudito esecrando assassinio premeditato, ed eseguito nella sera de 19 Novembre 1820 ad ore 24 e tre quarti nel Seminario di Nola, editing e stampa Casa Editrice Cerbone, Cardito (NA) 2004, pp. 10-11). (I documenti riprodotti son conservati nell’Archivio di Stato di Caserta, Ministero e Real Segreteria di Stato dell’Interno, Alta Polizia, Napoli 1861. ■


ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153) n scena “Gli Amici del sig. G.” con la proposizione teatrale “La cena dei cretini” di Francis Veber, per la regia di Gianni Parisi. È il secondo appuntamento della Rassegna città di Saviano. Tra il pubblico è stato presente il Sindaco di Saviano Carmine Sommese e l’Assessore alla cultura Francesco Iovino. La trama è anche quella di un film del 1998 scritto e diretto da Francis Veber, ispirato ad un'opera teatrale dello stesso regista andata in scena a Parigi per tre anni. Francis Veber è un noto regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese. La storia, come anche la versione cinematografica, è così sintetizzata: ogni mercoledì sera un gruppo di amici ricchi per combattere la noia del loro tempo, organizza la cosiddetta "cena dei cretini", alla quale i partecipanti devono portare un personaggio giudicato stupido e riderne per tutta la durata di quella che è un festa tra amici. Una sorta di gara in cui c’è un vincitore; in realtà quello che potrebbe esser paragonato a un gioco, surreale di alquanto dubbia classe, un colpo basso, una rapida caduta di stile. Tramite la segnalazione dell'amico Jean Cordier, l'editore Pierre Brochant individua la vittima designata in François Pignon, contabile al Ministero delle Finanze. Il personaggio è nato dalla fantasia di Francis Veber , e presenta le caratteristiche di uomo sempliciotto, impacciato e incline alla figuraccia. Quest’ultimo è appassionato costruttore di modellini con i fiammiferi. Il sipario si apre con uno dei protagonisti alle prese con un forte mal di schiena che gli impedisce di raggiungere i suoi amici alla citata cena. In seguito la moglie Christine, irritata dal comportamento del marito, per il gioco della cena messo in atto che non è proprio il massimo della lealtà, gli comunica tramite segreteria telefonica di avere intenzione di lasciarlo. Gli impacciati tentativi di aiuto di François Pignon portano solamente a un’altra complicazione della vicenda, prima con l'entrata in scena di Just LeBlanc, vecchio amico di Pierre, di Marlene Sasseur, l'amante ninfomane di Pierre, e di Lucien Cheval, un pedante collega di Pignon, interessato a una possibile ispezione a casa di Pierre Brochant. Infatti François, nel telefonare al dottor Sorbier, medico curante di Pierre, sbaglia numero e contatta per errore la sua amante Marlene, poi nel tentativo di capire dove possa essere andata la moglie, contatta l'amico Just, al qua-

Saviano - Teatro Auditorium – Sul palcoscenico lo spettacolo proposto dal gruppo teatrale proveniente da San Gennarello di Ottaviano

“GLI AMICI DEL SIG. G.”- “LA CENA DEI CRETINI” Antonio Romano le Pierre aveva portato via Christine due anni prima e con cui aveva interrotto ogni rapporto. Dopo che i due si sono riappacificati, Just rivela a Pierre di sospettare che Christine si sia recata a casa di Pascal Meneaux, noto donnaiolo, del quale però nessuno dei due conosce l'indirizzo. François a quel punto rivela che può chiedere i recapiti al collega Cheval, che proprio in quei giorni sta conducendo un accertamento fiscale su Meneaux. Convinto a recarsi a casa di Pierre, Cheval comunica l'indirizzo di Meneaux. Raggiunto per telefono da Pignon, Pascal Meneaux nega di essere con Christine, e confessa di trovarsi invece a letto con la moglie di Cheval, l'ispettore fiscale che lo sta tormentando quotidianamente con esasperanti controlli. È un momento di assoluta comicità: il succedere quello che nessuno si aspetta soprattutto per il personaggio interessato, tra altro, fin poco prima, sicuro di se e ora alle mosse con un cinico colpo basso del destino. Nell’epilogo c’è un’inversione dei ruoli tra vittima e carnefice. Il “cretino” si dimostra non per nulla sprovveduto e sempliciotto anzi tutt’altro. In pratica il classico colpo di scena. Alla fine Pierre riceve la chiamata dall'ospedale: Christine ha avuto un incidente d'auto, niente di grave. François riesce a parlarle e a spiegarle che Pierre è cambiato e vuole fortemente il suo ritorno a casa, facendole anche credere di non essere più in casa Brochant, poi però poco dopo si tradisce quando risponde a una nuova telefonata di Christine. Una sbadataggine rimarcata dal suo interlocutore annullando tutti i complimenti che solo poco prima gli aveva di fatto esternato. Su questo quadro comico cala il sipario. La storia qui proposta in un contesto teatrale, è stata adattata alla nostra realtà dialettale

FESTA DELLA BANDIERA DEL SALUMIERE 2013 alla fantastica corte del Palazzo “Allocca” di Nola, riccamente adornata con il verde delle siepi e con i particolari modelli gigliati, la famiglia dell’Avv. Giancarlo Allocca unita in sorta di gemellaggio con la famiglia di Franco Grasso, il 7 Dicembre 2012 è partita in processione per raggiungere i locali accoglienti e messi a disposizione dal GF3 e festeggiare la bandiera del salumiere “Sinfonia 2013”. Infatti la corporazione del giglio del salumiere 2013 è formata dalle seguenti persone: 1) Il Maestro di Festa: Avv. Giancarlo Allocca e la sua famiglia; 2) La Firmataria: Sig.ra Gelsomina Bruno; 3) Il Presidente onorario: il GF3 di Franco Grasso e la sua famiglia. Il magico momento con cui sorge il valore aggiunto del gemellaggio tra il Maestro di Festa e il Presidente Onorario nasce da un’antica amicizia, leale e sincera e da una reciproca fiducia nello svolgimento delle proprie funzioni e del proprio impegno. Dopo lo scambio della Bandiera del Giglio del Salumiere avvenuto il 27/10/12 tra il precedente Maestro di Festa Sig. Paolino Napolitano a Giancarlo Allocca, lo stendardo nello stesso giorno fu portato, secondo la tradizione davanti alla Cappella di S. Paolino per la Benedizione, per poi arrivare alla dimora storica del palazzo “Allocca” costruito nel 1925 dall’antenato Felice Allocca, antico Orafo e Banchiere. Il Palazzo, ristrutturato e situato nel Corso T. Vitale di Nola, è l’attuale residenza della famiglia dell’Avv. Giancarlo Allocca (Maestro di Festa), conosciuto e apprezzato per le sue alte qualità professionali, giuridiche e sociali. La famiglia di Franco Grasso (Presidente Onorario) si evidenzia per il connubio tra il piacere e la fonte delle idee sempre più nuove e innovative nel campo culinario. Il GF3 della famiglia Grasso delizia, da molti anni, il palato e il gusto delle persone in un modo genuino e originale e rappresenta con i suoi prodotti la poesia di un vero e proprio componimento alimentare. In riferimento all’accordo fatto in precedenza il Maestro di Festa e il Presidente Onorario del Giglio del Salumiere, in forma privata e relativamente pubblica, hanno accompagnato la Bandiera di S.Paolino per il centro storico della città. Un folto gruppo di amici, parenti delle due famiglie: Allocca-Grasso, al seguito della Bandiera, ha effettuato un determinato percorso: Corso T.Vitale – Piazza Duomo - Via e Piazza Giordano Bruno – Piazza Clemenziano. In quest’ultima piazza, il corteo e la bandiera si sono soffermati per il tradizionale saluto e dopo l’esplosione dei fuochi pirotecnici in onore di S.Paolino, il vessillo e gli intervenuti si sono portati nei locali del GF3 per

(Pasquale Iannucci )

gustale le specialità gastronomiche offerte dalla famiglia Grasso. A rendere la serata ancora più piacevole ha contribuito il musicista Mario Esposito detto Pipariello che ha intonato l’Inno di S. Paolino di Felice Natalizio con i versi del Mons. Andrea Ruggiero e tanti altri canti. È da annoverare la

con aggiunte e adattamenti locali senza tuttavia alterare il tutto e soprattutto il senso e la morale che vuole trasmettere. La commedia fu una delle prime proposizioni, alcuni anni fa, se non la prima in assoluto del gruppo teatrale “ Gli amici del sig. G”: da lì tutto un percorso di nuove proposizioni sceniche. Tra un atto e l’altro c’è stato il tempo, secondo le intenzioni organizzative, per la consegna di un premio al regista Gianni Parisi: una piccola statuetta, a mezzo busto, in miniatura, che raffigurava una celebrità teatrale; premio consegnato dall’assessore alla Cultura del comune di Saviano, Iovino. Meritano citazione chi ha portato in scena concretamente la rappresentazione: Luigi De Risi, Antonio Franzese, Rossella Catapano, Michele Palma, Felice De Falco, Rita Miranda e infine Nello Nappi. ■

visione della spettacolare gigantografia esposta nella sala conviviale della manifestazione. La foto gigantesca degli otto gigli senza barca, con lo sfondo del Municipio minato dai Tedeschi che arretravano per l’arrivo degli alleati da Salerno dopo l’eccidio del Settembre 1943, è una foto storica del 1946. In essa appare la frase: “Abbiate fede - Votate La Rocca – La Repubblica Vince – l’Italia sarà Salva”. ■

Nola – Festa dei Gigli. Prosegue il cammino di Fede, Bontà e Carità

LA CORPO R AZIONE DEL GIGLIO BECCAI O Antonio Romano l 1° dicembre u.s. una delegazione della corporazione del Giglio del Beccaio si è recata presso la mensa fraterna per esprimere la propria vicinanza ai fratelli bisognosi per l’approssimarsi delle festività natalizie. Poche cose sono trapelate sull’incontro che inserisce la lodevole iniziativa dei Maestri di Festa, famiglie Grilletto e Napolitano, nel solco del diminutivo ed acronimo BeC ovvero della Bontàe della Carità che il Comitato “Note di Fede” si è prefissato di perseguire a favore del sodalizio per tutto il periodo che disporrà del vessillo della Bandiera. Come è noto, infatti, il Comitato “Note di Fede” nell’ottobre scorso in occasione della cerimonia del passaggio della Bandiera rinunciò allo sfarzo dei fuochi pirotecnici e l’equivalente somma decise di destinarla ai fratelli bisognosi della comunità nolana. In quella circostanza il Comitato gemellò con l’E.M.P.A, l’Ente Mediterraneo Protezione Animali e fece sfilare la sua band musicale senza amplificazione. Ed ecco quindi che pochi giorni orsono in ossequio ai patti morali stipulati – in quella sede - con i fratelli bisognosi la Corporazione del Beccaio ha inteso condividere un sorriso con i fratelli della Mensa Comunitaria che gode anche del tepore del clima natalizio. L’offerta dei generi alimentari ha

visto tra l’altro negli ingredienti 5 quintali di pasta corta fatta con trafila di bronzo realizzata da pastificio “Falco” di Saviano che proprio in occasione del Natale farà il suo debutto con due marchi, entrambi riferiti a formati di pasta speciale, vera eccellenza di questa terra. Un’altra iniziativa benefica all’insegna della tradizione dal titolo “a braciola e a carusella” è stata posta in essere dal Comitato “Note di Fede” che si è svolta martedì 11 dicembre, sempre a Nola, nella Masseria Grilletto in località Saccaccio dove hanno preso parte anche esponenti dell’Amministrazione comunale di Nola e una rappresentanza della Paranza Tigrotti di Crispano. Altre iniziative di solidarietà verranno poste in essere per il Natale tra le quali uno spettacolo di varietà di Leonardo Ippolito dal titolo “Beato tra le donne” e visitare i bambini ricoverati in Pediatria nel nosocomio di Nola Santa Maria della Pietà, donando loro giocattoli e note musicali natalizie da parte di loro coetanei della Scuola Merliano Tansillo di Nola. Una lodevole iniziativa a favore, quella messa in campo dalla Corporazione del Beccaio. Non è escluso che nel corso delle prossime settimane, possano essere messi in campo eventi simili. ■


ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153) Saviano - Teatro Auditorium - Apertura della stagione teatrale. Notevole consenso di pubblico per

“SUCCEDE, NU’ SUCCEDE… SI SUCCEDE… IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO” proposta al pubblico dal gruppo “ In alto mare”.

Antonio Romano “Succede, nu’ succede…si succede… Io speriamo che me la cavo” è il titolo dell’ultima opera teatrale scritta e diretta da Francesco Mancuso. Un grande e unanime consenso di pubblico che non ha voluto mancare all’inaugurazione della prima della stagione teatrale 2012 – 2013. Presenti in sala diverse autorità amministrative: il sindaco di Saviano Carmine Sommese, l’assessore alla cultura Francesco Iovino e altri. Il gruppo teatrale proveniente da Sarno, dal nome “In alto mare”, si già distinto in diverse occasioni sul palcoscenico savianese; ora il ritorno con un opera che è la riproposizione in chiave teatrale di una storia già raccontata in un famoso film diretto dalla regista Lina Wertmüller, tratto dall'omonimo romanzo di Marcello D'Orta o in un un'altra proposizione cinematografica come “ Benvenuti al sud”. Per un errore burocratico del Ministero della Pubblica Istruzione, un maestro elementare, interpretato dallo stesso Francesco Mancuso, che aveva chiesto un trasferimento ad una scuola elementare di un paese del nord e per di più poco lontano da casa viene invece mandato in un immaginario, ma mica tanto, paesino in una provincia del sud. Si trova subito in una condizione piuttosto tragica nella quale è visibile un disagio sociale, grave nella sua specie ma non per questo ricco di trovate sceniche piene d’ironia e di riflessioni. Storie di povertà e di microcriminalità, sono sulla sce-

na, di una classe di alunni di frontiera.Nell’epilogo il maestro comincia ad affezionarsi all’ambiente, ma arriva la notizia, tramite lettera, del nuovo trasferimento al Nord: una cosa che lo avrebbe fatto esultare se fosse arrivata nei primi tempi; ma ora è tutto diverso la medesima notizia ha il sapore di una beffa, un colpo basso che ferisce, un tradimento del destino. “ Quando un forestiero viene al Sud piange due volte, quando arriva e quando parte “; risuonano in scena queste parole prese a prestito dall’ambiente cinematografico ma personalizzate in un’esperienza teatrale. Il regista della compagnia, come, in altre esperienze teatrali, si avvale di altri ausili scenici come la proiezione di alcuni temi del rac-

FASE EL IM IN ATORIA

larme è suonato, bisogna rimboccarsi le maniche e ripartire con più entusiasmo e caparbietà nei prossimi incontri. – Il riscatto Europeo dei partenopei dopo la batosta di Eindhoven passa attraverso una squadra Ucraina, il Dnipro, capolista a punteggio pieno del gruppo F. Il Dnipro non perde da cinque gare, il Napoli è invece reduce da una bruciante sconfitta in campionato ad opera della Juve. Nel terzo turno europeo, Mazzarri schiera un massiccio Tour-over, otto undicesimi della prima squadra. Partenza da incubo per il Napoli che già al 2’ vanno sotto di un gol (Fedetskiy). Il Napoli prova a reagire, ma sono ancora i padroni di casa a sfiorare la rete. Goal annullato a Fernandez per fuorigioco. Al 42’ arriva il raddoppio di Matheus. Nella ripresa i partenopei si svegliano: palo di Cavani (subentrato a Vargas), ma è un fuoco di paglia perchè Giuliano al 64’ fa il tris. Al 75’ poi accorcia le distanze Cavani su rigore, ma è tardi per sperare in una rimonta. Adesso per la qualificazione, bisogna vincere necessariamente le due partite casalinghe. Il Napoli, dopo le due prove negative nel campionato italiano contro l’Atalanta e il Torino, ritrova se stesso in Europa League battendo la prima del Girone F il Dnipro. Gli Azzurri efficaci all’inizio della partita e devastanti alla fine della gara con Cavani straordinario (4 Goal) si riportano di nuovo in lotta per la qualificazione ai sedicesimi. Il risultato finale di 4 - 2 per il Napoli è stato prezioso, anche per il contemporaneo pareggio a sorpresa del PSV in Svezia con l’AIK Solna (1 - 1). Il festival del Matador comincia al settimo minuto, ma poi la squadra si disunisce e il Dnipro, sornione, ribalta la situazione prima al 33’ con Fedetskiy su azione di corner e poi con Zozulya al 53’ in contropiede. In svantaggio, Mazzarri corre ai ripari: dentro Insigne, Hasik e Pandev al posto di Vargas, Donadel e Aronica. Il Finale della partita è un’apoteosi

EUROPA LEAGUE DEL NAPOLI Pasquale Iannucci l gruppo F, nella fase eliminatoria dell’Europa League, composto dal Napoli e da altre tre squadre: PSD Eindoven - AIK Solna e Dnipro, ha visto impegnate squadre combattive e ben equilibrate in tutti i reparti. - Gli azzurri del Napoli, nel primo appuntamento europeo, hanno ospitato al S. Paolo, gli svedesi dell’AIK Solna, che in patria a otto giornate dalla fine del campionato occupavano la seconda piazza a due punti dalla vetta. Il gioco scialbo e approssimativo della squadra svedese, durante la gara, ha evidenziato ancora di più le loro carenze rispetto agli azzurri. Il risultato finale di 4 - 0 con tre reti di Vargas, aumenta il valore della seconda squadra napoletana, che avendo schiacciato, facilmente, l’avversario pone le garanzia a far ben sperare per il prosieguo. - Nella seconda gara di Europa League in Olanda al cospetto del PSV Eindoven, gli azzurri sono ritornati a casa con le ossa rotte, tre gol sul groppone, ben otto cartellini gialli e la consapevolezza che Mazzarri deve assolutamente rivedere alcune cose. È vero che il primo gol dei padroni di casa è stato la gentile concessione di un’uscita avventata di Rosati condita da un errore grossolano dei difensori, ma è anche vero che la squadra non ha avuto la forza di reagire e ha sofferto per tutta la gara a centrocampo e in difesa, non riuscendo a controllare le folate degli attaccanti avversari. Il campanello d’al-

La presentazione di un simpatico libro di un nostro concittadino ci regala momenti di saggezza popolare.

C O M M E S E P A R L AV A A N A P U L E Gennaro Ambrosino impatica serata quella di Sabato 24 novembre nella sala del consiglio comunale di Saviano. È stato presentato il libro del nostro concittadino Generoso Ardolino “Un po’ di Napoli”, una sorta di guida alla napoletanità. Un viaggio tra modi di dire, proverbi e aforismi della nostra straordinaria lingua. Contrariamente al solito, le modalità con cui si è svolta la presentazione sono state caratterizzate da un modo simpatico di proporre l’opera, che mi è parsa un’ottima formula da adottare per altre occasioni similari. La presentazione dell’amico Antonio de Sena è stata caratterizzata da un ritmo veloce, evidenziando gli aspetti positivi dell’opera, ponendo in risalto il grande lavoro di ricerca, figlia di grande passione, da parte dell’autore, imprenditore di professione. La presentazione è stata contrassegnata da un modo simpatico di lettura di alcuni proverbi, alcuni brevi scambi di dialogo, da parte di un gruppo di giovani soci dell’associazione Agiser. Tale associazione si distingue da anni per le sue iniziative benefiche. La lettura, contrassegnata da un ritmo teatrale, ha suscitato, sia per la bravura degli interpreti, che per la sagacia di alcuni detti e proverbi, momenti di ilarità, contrappuntati da applausi a scena aperta. Il libro, frutto di anni di impegno e ricerca, è caratterizzato da capitoli che riportano all’attenzione modi di dire, proverbi, filastrocche, indovinelli, maledizioni e formule augurali, spesso dimenticate o cadute in disuso. È proprio per questo, soprattutto, che la raccolta è meritevole di attenzione. L’opera, ad ogni buon conto, mette in evidenza qualche ripetizione (inevitabile in tanta ricerca) e qualche inesattezza. Il napoletano, la nostra lingua, è difficile da scrivere (come è noto non si scrive come si parla) e, quindi, qualche “refuso” è normale che si presenti. D’altra parte ne è consapevole anche l’autore che, non essendo un professionista della scrittura, si scusa per le inevitabili inesattezze. All’autore va il merito di averci consentito un ritorno al passato, al ricordo di voci, di modi di dire dei nostri avi. Il ricavato della vendita del libro, destinato a beneficenza, ha rappresentato la classica ciliegina sulla torta. ■

conto su di uno schermo cinematografico, preventivamente sistemato in scena, una sorta di connubio tra le due tecniche di rappresentazione. In quest’opera lo stesso Mancuso non propone al pubblico molti brani musicali se non il minimo indispensabile. Con il veloce cambio scenico si narra la storia in ambienti ora al chiuso dello studio del professore, dove vi è una collaboratrice domestica tutto fare, alla strada dove c’è la figura centrale di un caratteristico portiere del palazzo interpretato da Domenico Orza. In breve, quella lettera non più attesa: l’unica liberazione possibile è strapparla quella missiva sì funesta; e cosi avviene, in scena, tra gli applausi del pubblico! Un altro momento esaltante del racconto scenico è quando il maestro legge un tema "su di una parabola evangelica" che un suo allievo gli ha trasmesso: il tema del piccolo alunno e della sua innocenza, che intenerisce il maestro e che termina con la frase ormai divenuta celebre e che ha dato il titolo alla proposizione teatrale: “io speriamo che me la cavo”. Proprio la strada e quello che accade a livello di microcriminalità che il regista racconta nel finale. In una sorta di fermo immagine in cui gli attori rimangono immobili in una scena piuttosto concitata, di una zuffa collettiva, lo stesso regista, interrompendo il filo del racconto scenico, e dialogando con il pubblico, fa un’osservazione prima della chiusura del sipario: “ questa è la realtà e sarebbe bellissimo che fosse solo finzione!”. ■ per Cavani perchè è l’artefice di altri tre goal e quindi di una serata memorabile. Nel quinto appuntamento il Napoli Vince in Svezia in casa dell’AIK Solna e si qualifica con una giornata di anticipo ai sedicesimi di finale di Europa League insieme alla Lazio e all’Inter. L’Udinese, la quarta squadra italiana, perdendo per 2 - 0 con l’ANJI di Mosca lascia l’Europa. Su un campo difficile, al limite della praticabilità (forse l’ultima partita per lo stadio svedese, in quanto è in programma la demolizione), gli Azzurri conquistano, con sacrificio e sofferenza, l’accesso anticipato ai sedicesimi, approfittando anche della contemporanea sconfitta del PSD ad opera del Dnipro. La gara ha avuto un approccio iniziale soddisfacente, con i Partenopei in vantaggio al 20’ con Dzemaili, che raccoglie e insacca un assist di Cavani; dopo il gol, a corrente alternata, Il Napoli si accontenta e con approssimativo gioco a centro campo, subisce il pareggio al 35’ con un velenoso e straordinario colpo di testa di Danielsson. Ripresa sullo stesso tema, meglio però quando sono entrati i titolari: 62’ Inler (Donadel), 64’ Zuniga (Mesto) e al 73’ Hamsik (Dzemaili); occasionissima per Vargas, ma Turina è Bravo al 78’; Rosati rischia poco, ma il Napoli non spinge; all’85’ Aronica è espulso per un fallo da ultimo uomo; al 94’ infine Cavani si procura e sigla il rigore che vale la qualificazione anticipata. L’ultima partita, in casa, con il PSD sarà di allenamento. ■

N O Z Z E

D ’ AR G E N T O

PALMESE Carmine di anni 53, originario di Saviano, e MIRABELLA Luisa di anni 54 residenti a Cancello-Arnone, hanno festeggiato, il 29 Novembre 2012, il 25° Anniversario di Matrimonio circondati dall’affetto dei figli: Maria Teresa e Nicola, dei nipoti e parenti. Gli sposi hanno gioito all’evento, salutando gli amici e i parenti con una cerimonia religiosa celebrata nella Chiesa della SS. Assunta in Cielo di Cancello-Arnone dal Mons. Rocco Natale e con quella civile presso il Ristorante “Antichi Sapori” di Cancello-Arnone. In questo giorno meraviglioso i due Coniugi, con sentimento e amore hanno riassaporato l’emozione e l’entusiasmo di 25 anni fa e Noi uniti alla loro felicità porgiamo loro il vivo Augurio di continuare ancora per molti anni nel connubio fatto di amore, serenità e soddisfazioni. (P. Iannucci) ■


ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

Scisciano -Teatro Comunale

“’A VOCE ’E MASANIELLO” commedia storica di Graziano Cecconi. La vicenda storica portata in scena Antonio Romano rande consenso di pubblico e di critica per “ ’A voce ‘e Masaniello”, commedia storica di Graziano Cecconi per le musiche di Luigi D’Arienzo. Il pubblico ha apprezzato molto questa proposizione legata a un personaggio, sicuramente, più rappresentativo e controverso della storia napoletana. Un’opera del gruppo Bottega teatrale Cecconi, che rievoca una vicenda di Tommaso Aniello d'Amalfi, meglio noto come Masaniello. Molti i momenti musicali e le canzoni di scena in cui predomina la musica quale elemento scenico per porre l’accento su determinati passaggi: non un musical vero e proprio ma forse quella che potrà esser definita una commedia musicale. Siamo a Napoli, nella prima metà del 1600. Egli fu il principale protagonista della rivolta napoletana che vide, dal 7 al16 luglio 1647, la popolazione civile della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo. Un governo che era quel vicereale spagnolo. Un personaggio che secondo gli avvenimenti realmente accaduti è divenuto un mito e un icona del rivoluzionario che lotta contro le ingiustizie. In scena molti personaggi con i costumi dell’epoca. Quella di Masaniello, a detta di alcuni critici, non fu una rivolta antispagnola e repubblicana, come avrebbe voluto la storiografia. La vicenda, in un secolo successivo, è stata profondamente influenzata dai valori risorgimentali, e alcuni critici hanno visto in lui un patriota che insorge contro la dominazione straniera. Invece, secondo alcuni, le cause degli eventi risiedono nella particolarità economica della Napoli dell’epoca. La rivolta, è noto, fu scatenata dall'esasperazione delle classi più umili verso le gabelle, così erano dette le tasse dell’epoca, imposte dai governanti. Ed è appunto questo il quadro che si presenta all’apertura del sipario: veditori di mercato, gente di strada sullo sfondo della chiesa del Carmine. La scena è ottenuta con un grande telo di notevoli dimensioni. Il grido con cui Masaniello, personaggio che qui è interpretato da Lello Russo, sollevò il popolo fu: «Viva 'o rre 'e Spagna, mora 'o malgoverno». Dopo dieci giorni di rivolta che costrinsero gli spagnoli ad accettare le rivendicazioni, a causa di un comportamento sempre più eccentrico di Masaniello, quest’ultimo fu accusato di pazzia, tradito e assassinato. Nonostante la brevissima durata, la storia ci ricorda che la ribellione da lui guidata indebolì il secolare dominio spagnolo sulla città. Napoli era all'epoca, con circa

gestita ovviamente con il lavoro scenico di sintesi teatrale rispettando comunque quello che è la verità storica accertata. Per completare il quadro storico; qualche secolo dopo, nel Settecento, in un'Europa attraversata dai valori liberali dell'Illuminismo, diversi intellettuali esaltarono la figura di Masaniello. A Napoli, durante l'esperienza repubblicana del 1799, Masaniello fu spesso erroneamente additato e preso ad esempio. Al termine della stagione risorgimentale il mito decadde progressivamente. Il giudizio di due grandi storici intaccò pesantemente la figura di Masaniello, tanto che finì per personificare tutti quegli stereotipi che volevano il popolano napoletano incolto, furbo, aggressivo con i deboli, e umile con i potenti. Il mito di Masaniello è, in breve, finito per essere accostato alla figura di Pulcinella. È questa figura del Pulcinella che non ha caso compare sul palcoscenico, nell’epilogo. Ecco allora la scena della morte del personaggio Masaniello e il dolore stanziante della sua donna; ruolo affidato ad Annabella Spinosa, che era del suo seguito, scena interpretata con grande intensità emotiva. Il Pulcinella interpretato da Francesco Spera è anche la voce narrante dell’opera teatrale: in una sorta di fermo immagine che è proposto a più riprese, nel quale gli attori s’interrompono nel loro recitare restando immobili; è lui a raccontare e a osservare spietatamente. È quello che si potrebbe dire una voce della coscienza che comanda invano, mette in guardia e non è mai ascoltata. ■

250.000 abitanti, una delle città più popolose d'Europa; e piazza del Mercato, dove è ambientato il racconto scenico, ne era il baricentro nevralgico. In quegli anni la Spagna asburgica si trovava a dover affrontare una lunga serie di conflitti: la rivolta dei Paesi Bassi ,la guerra dei trent'anni , la sollevazione della Catalogna , la rivolta siciliana e infine la secessione del Portogallo. Questo per dire del quadro storico in cui l’azione scenica si svolge. Ed appunto per sostenere lo sforzo bellico, la Spagna impose una forte pressione fiscale al Vicereame di Napoli. Alla situazione già esplosiva si aggiunse l'esempio della Sicilia, dove nel biennio 1646-1647 il malcontento popolare raggiunse il suo apice. In scena anche un quadro della chiesa dell’epoca: entrano nel racconto scenico, in maniera determinante, un sacerdote e un cardinale. In scena la storia di un evento rivoluzionario di un mondo che cominciava a funzionare nel caos totale: stando alle cronache del tempo, furono dati alle fiamme tutti i registri delle imposte e liberati dalle prigioni tutti quelli che erano stati incarcerati per evasione. In sintesi il suo breve regno durò pochissimo: dieci giorni. La tradizione vuole che la presunta pazzia di Masaniello, sarebbe stata causata da un potente allucinogeno somministratogli durante un banchetto. Probabilmente il comportamento N° OGGETTO (Descrizione ed eventuale beneficiario) di Masaniello era improvvisaImpegno di spesa ed affidamento per la fornitura di mente mutato a causa dell'im- 549 transenne. provvisa salita al potere, e la Impegno e affidamento alla "ditta Rogela" per la sostituconseguente gestione di enormi zione, convergenza, equilibratura, pneumatici FIAT responsabilità. Al culmine del Punto in dotazione al Corpo di Polizia locale e porter potere i segni di squilibrio che 550 piaggio in dotazione all'UTC. manifestò, furono numerosi. In Liquidazione per lavori di pulizia vetrate Scuola Media sintesi cominciò a ordinare di- 551 Statale "A.Ciccone". verse esecuzioni sommarie dei Servizio di espurgo di alcune caditoie stradali. Impegno suoi oppositori. Secondo il 552 di spesa ed affidamento. Affidamento per interventi di manutenzione straordinaracconto scenico del gruppo ria nell'ampliamento e parcheggio del Cimitero Capoteatrale, Masaniello sentendosi male cercò rifugio nella Basilica 553 luogo - Impegno e liquidazione. del Carmine, ed è qui che i suoi 554 Integrazione alla determina n. 813/2011. Contributi canoni di locazione L. 431/98 Art. 11 - Acquinemici compirono il loro tradisto n. 1 licenza in comodato d'uso del software per il mento. La fine del personaggio è

SAVIANO: MICROCREDITO E SERVIZI PER IL LAVORO Pasquale Iannucci Ente Nazionale per il Microcredito in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha promosso il progetto Workshop sul tema: “Rete di sportelli informativi per il Microcredito in Campania: l’autoimpiego per combattere la crisi”. Il Microcredito è uno strumento di sviluppo economico che permette l’accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di disagio. La Regione Campania ha istituito il fondo Microcredito che destina 65 milioni di Euro a sostegno delle microinprese della campania. Il fondo funzione attraverso l’erogazione prestito da un minimo di 5000 ad un massimo di 25000 euro da restituire in 60 mesi a tasso zero a partire dal settimo mese successivo alla sottoscrizione del finanziamento. Il Fondo Microcredito prevede 4 linee di interventi: 1) sostegno nel settore della ricerca; 2) Autoimprenditorialità; 3) Consolidamento del mercato del lavoro; 4) interventi nel settore del sociale. Nell’Aula Consiliare del Comune di Saviano, il 30 Novembre 2012, si è tenuto un incontro informativo tra i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale e della Regione Campania per illustrare l’iniziativa che dovrà rilanciare le nuove occupazioni per i prossimi anni. L’obiettivo primario del Comune di Saviano è stato quello di creare uno sportelloimpresa (Saviano-Impresa) al fine di valorizzare il territorio Savianese attraverso una serie di interventi atti a stimolare le imprese esistenti per la riqualificazione della propria attività produttiva e commerciale. Ha moderato l’incontro il dott. Nello Fontanella che dopo aver illustrato i punti salienti del Microcredito e i servizi per il lavoro, ha presentato gli ospiti intervenuti, i quali hanno espresso in successione il parere favorevole all’iniziativa: la Responsabile Snap del Comune di Saviano Dott.ssa Assunta Parisi, il Sindaco di Saviano Dott. Carmine Sommese, Il Responsabile dell’Osservatorio sul Lavoro del Comune di Saviano Dott. Antonio Mautone, il Delegato dell’Attività Produttiva Regione Campania On. Fulvio Martusciello, il rappresentante della Regione campania Dott. Biagio Ciccone, l’Assessore Regionale al Lavoro On. Severino Nappi, il Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati On. Paolo Russo. All’incontro sono stati presenti anche alcuni Sindaci e rappresentanti di altri Comuni dell’area Nolana. Durante l’espletamento del Congresso, l’Osservatorio sul lavoro e le attività produttive del Comune di Saviano hanno fatto distribuire, in sala, il modulo domanda affinchè i privati e le imprese potessero esporre i requisiti validi per la richiesta del suddetto prestito agevolato entro il 19/12/2012. ■

LA VOCE DEL PALAZZO D e t e r m i n e

555 calcolo dei contributi alla locazione. 556 Pagamento fatture alla Roma gas & Power. Adesione alla Campagna cittadini 2.0 - Revoca determi557 na n. 114/12 ed impegno di spesa. Appalto servizio controllo attività edilizia e repressione abusivismo, presso l'Ufficio edilizia privata all'arch. Giu558 seppe Antino Formazione elenco ditte per affidamento in economia o cottimo fiduciario doi opere pubbliche di importo fino a € 559 1.000.000,00 Pagamento fatture ad ENEL Energia per fornitura ener560 gia elettrica. Pagamento fatture alla OPTIMA ITALIA s.p.a. per fornitura energia elettrica, a META Energia per fornitura 561 Gas naturale e alla GORI per fornitura acqua. Affidamento servizi cimiteriali alla ditta "La regina S.A.S." di Notaro Felice & C. da Saviano - Impegno e 562 liquidazione. Servizio integrato rifiuti sul territorio comunale. Affida563 mento. Impegno e affidamento alla ditta "SELCA s.r.l." per la fornitura di segnaletica stradale da impegnare in corsi 564 di educazione stradale per bambini. Liquidazione alla "Cantalupo dal 1971" per la fornitura 565 di transenne. Impegno di spesa ed affidamento servizio di amplifica566 zione, registrazione dattiloscrittura seduta consiliare. Impegno di spesa e liquidazione diritti di registrazione contratti Rep. n. 26-27-28 e 29 all'Agenzia delle Entrate 567 di Nola. Iscrizione all'Albo delle Associazioni - Indizione avviso 568 pubblico e approvazione manifesto. Impegno di spesa per appalto servizio attività edilizia e repressione abusivismo presso ufficio tecnico comunale e approvazione nuovo capitolato d'oneri all'arch. Giu569 seppe Antino Interventi necessari ed urgenti per il ripristino della funzionalità di alcuni tratti dell'I.P.I. del territorio comunale. 570 Affidamento. Servizio di recupero e smaltimento della frazione multi571 materiale. Impegno di spesa ed affidamento.

Data Pubbl.

Importo

31/10/2012

302,50

31/10/2012

457,38

31/10/2012

605,00

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1.959,10

31/10/2012 31/10/2012

€ €

2.500,00 860,20

31/10/2012 31/10/2012

€ €

800,00 11.541,82

31/10/2012

12.800,00

31/10/2012

5.000,00

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7.138,21

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5.952,00

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€ 166.853,60

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2.299,00

12/11/2012

302,50

12/11/2012

217,80

12/11/2012

672,00

12/11/2012

5.000,00

13/11/2012

8.724,63

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25.300,00

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ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

LA VOCE DEL PALAZZO DELIBERE GIUNTA COMUNALE N° Delib. 29 30 31

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OGGETTO (Descrizione ed eventuale beneficiario) Atto di indirizzo per l'affidamento in concessione dell'impianto polivalente in Via Crocelle. Quantificazione delle somme non soggette ad esecuzione forzata ai sensi dell'art. 159 del D.lgs. n. 267/2000 - Periodo luglio-dicembre 2012. Gemellaggio tra i Comuni di Saviano, Boscoreale (NA) ed il Comune di San Felice sul Panaro (MO). Atto di indirizzo. Lavori di adeguamento alle norme di sicurezza del campo sportivo comunale "P. Pierro". Risoluzione del contratto d'appalto Rep. n. 27 dell'11.04.2008; n. 26 dell'11.05.2009 e n. 27 dell'11.05.2009. APPROVAZIONE REALIZZAZIONE DELLA RASSEGNA ESTIVA "E.....STATE CON NOI A SAVIANO SOTTO LE STELLE". LINEE DI INDIRIZZO. Atto di indirizzo al Responsabile del Settore Ufficio tecnico per definizione di tutte le istanze di condono edilizio inoltrate ai sensi delle Leggi 47/1985 - 724/1994 - 326/2003 e L.R. 10/2004 non definite con rilascio del provvedimento formale. Approvazione P.E.G. - Esercizio finanziario 2012. Servizio di trasporto scolastico - Approvazione percorsi e atto di indirizzo al Capo Settore AA.GG. Servizio di refezione scolastica - presa d'atto disciplinare capitolato speciale d'appalto e relativi allegati ed assegnazione gestione Cap. 654. Riscossione coattiva tributi-adesione alla convenzione ACI PRA per l'iscrizione del fermo Amministrativo. Lotta per la tutela dell'ambiente e la salvaguardia della salute dei cittadini - Atto di indirizzo Convenzione con le associazioni ambientali operanti sul territorio comunale. Regolarmente costituite e riconosciute dalla Prefettura di Napoli, per il controllo degli alvei, prevenzione sversamenti abusivi ed informazione sulla raccolta differenziata dei rifiuti. - Atto di indirizzo. Delibera di G.M. N° 11 del 05.06.2012. Tassa smaltimento R.S.U. Anno 2012. Adeguamento costi per comunicazione Provincia di Napoli. Rielaborazione ed aggiornamento del progetto esecutivo dei lavori di adeguamento del campo sportivo comunale "P. Pierro" alla normativa vigente ed opere complementari - II lotto. Approvazione. Approvazione progetto esecutivo dei lavori di "Riqualificazione urbana di un tratto di strada dall'incrocio semaforico di Via Fressuriello all'incrocio semaforizzato di Corso Italia". "Piano Nazionale per le citta" - D.L. 22 giugno 2012 nr. 83 art. 12 - Partecipazione dell'Amministrazione Comunale Affidamento incarico all'Agenzia Locale di Sviluppo dei Comuni dell'Area Nolana S.c.p.A. di Assistenza tecnica nella predisposizione della proposta progettuale. Adesione alla Campagna cittadini 2.0 e approvazione nuovo schema di convenzione. N.B. Lo schema di convenzione allegato alla delibera può essere visionato presso l'Ufficio di Segreteria. Approvazione relazione di accompagnamento allo studio della fattibilità tecnica sul Piano di Continuità Operativa, ai sensi del D.lgs. 235/10 - Atto di indirizzo. Iniziativa internazionale UNICEF "Città amiche delle bambine/bambini e degli adolescenti" - Adesione. Nomina commissione toponomastica art. 4 del Regolamento approvato con deliberazione di C.C. N° 9 del 05.05.2009. Decreto Legge 22 giugno 2012 - "Piano nazionale per le Città" - Approvazione contratto di valorizzazione urbana (CVU). Sentenza n. 2634/11 della Corte di Appello di Napoli emessa nella causa Riccio Maria Luigia + 7, tutti nella qualità di eredi di De Rosa Ciro Aniello C/Comune di Saviano. Presa d'atto transazione bonaria vertente sulla concessione della dilazione del pagamento del debito. Approvazione conto del bilancio anno 2011.

Data Pubblicaz.

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Erogaz. contributi integrativi ai canoni di locazione L. N° 431/98 - Identificaz. Ufficio competente esame istanze giacenti. Accordo di collaborazione PON FERS "ambiente per l'apprendimento" tra il II° Circolo Didattico di Saviano - Plesso scolastico di Via Miccoli - e Comune di Saviano. Atto di indirizzo per l'affidamento dell'Auditorium comunale. Acquisto suolo per realizzazione strada di accesso alla struttura sportiva polivalente in località Fressuriello.

26/10/2012 30/10/2012 13/11/2012 13/11/2012

17/07/2012

LA VOCE DEL PALAZZO

17/07/2012

DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE N° Delib.

13/08/2012

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25/09/2012 25/09/2012 26/09/2012 25/09/2012 20/09/2012

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Individuazione associazioni ambientali sul territorio regolarmente costituite e riconosciute per l'espletamento di attività di 19/10/2012 volontariato - Approvazione protocollo d'intesa ed avviso pubblico - Atto di indirizzo. Istituzione pratica forense comunale. Atto di indirizzo.

24/10/2012

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Approvazione aliquota IMU Anno 2012.

24/10/2012

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Riapprovazione schema di bilancio di previsione esercizio 24/10/2012 2012 a seguito di variante tariffe tarsu.

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17/07/2012

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Tirocinio formativo per numero tre tirocinanti - Legge 24 giu26/10/2012 gno 1977 N. 196. Trasferimento fondi al I^ Circolo Didattico, al II^ Circolo Didattico ed alla S.M.S. "A. Ciccone" Anni 2012 - 2013 e 2014 - 30/10/2012 Approvazione schemi di convenzione.

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OGGETTO (Descrizione ed eventuale beneficiario) Esame delle condizioni di eleggibilità e convalida dei consiglieri eletti e del Sindaco, ai sensi dell'art. 41 del T.U. delle leggi sull'Ordinamento degli Enti Locali 18 agosto 2000, n. 267. Elezione Presidente e Vice Presidente del Consiglio comunale. Giuramento del Sindaco. Comunicaz. al Consiglio dei componenti della Giunta Comunale ed approvazione proposta degli indirizzi generali di Governo. Nomina Commissione elettorale comunale. Nomina componenti delle Commissioni Consiliari permanenti. Mozione d'ordine - Inversione ordine del giorno del Consiglio Comunale del 17.07.2012 Approvazione piano triennale delle OO.PP. 2012/2014 ed elenco annuale 2012 Approvazione bilancio di previsione 2012, pluriennale 2012/2014 e relazione previsionale e programmatica Adesione al patto dei Sindaci - "Covenant of Mayors" Approvazione regolamento incentivi raccolta differenziata Informagiovani - Adesione distretto 30 S.U.A. Stazione Unica Appaltante - Discussione e provvedimenti Approvazione regolamento sponsorizzazione - Rinviato Aggiornamento Consiglio Comunale al 3.8.2012 Proposta inversione ordine del giorno - Respinta Approvazione regolamento sponsorizzazioni Riconoscimento legittimità debiti fuori bilancio. Art. 194 lett A) d.lgs 267/2000 Nomina Commissione Giudici popolari Riformulazione ordine del giorno su proposta del capogruppo maggioranza Consigliere Antonio Ambrosino Art.16 d.P.R. n. 380/01 e ss.mm.ii. - Aggiornamento del valore degli oneri di urbanizzazione al 31.12.2011 Modifica regolam. della Commissione locale paesaggistica Approvazione regolamento Polizia Locale - Aggiornamento Consiglio Comunale Mozione d'ordine per la discussione sugli: "Accordi con le società ARPAC e ARPAC multiservizi per dei rifiuti urbani dal letto degli alvei che attraversano il nostro territorio". Esame della sussistenza causa di incompatibilità e contestuale avvio del relativo procedimento di contestazione, per la posizione del Sindaco Neo-Eletto con la carica di Consigliere Regionale, attualmente rivestita dallo stesso. Discussione e provvedimenti relativi alla TARSU in relazione alla Commissione della Provincia di Napoli. Atto di indirizzo al Responsabile del settore Urbanistica - Edilizia privata - Ufficio Tecnico del Comune di Saviano. Comunicazione e presa d'atto deliberazione di G.C. n° 34 del 7/8/2012 "Atto di indirizzo al Responsabile del Settore Urbanistica-Edilizia privata - Ufficio tecnico del Comune di Saviano per la definizione di tutte le istanze di condono Edilizio". Nomina Commissione per il paesaggio. Albo delle Associazioni. Approvazione Regolamento. Condono edilizio - Nomina Commissione. Variazione al bilancio preventivo esercizio 2012. Riconoscimento legittimità debiti fuori bilancio Art. 194 Lett. A. Dlgs. 267/2000. Riconoscimento sullo stato di attuazione dei programmi e salvaguardia degli equilibri di bilancio - Art. 193 del Dlgs. 267/2000. N.B. Gli atti allegati alla delibera possono essere visionati presso l'Ufficio Segreteria. Progetto Regi lagni - Giardini D'Europa-Stato attuale - Discussioni e provvedimenti. Commissione Edilizia. Realizzaz. parco urbano, sistemaz. area ex frasso, villa comunale e piazzetta antistante casa comunale - Convenzioni relative alle zone F7 ed F8 - Programma alienazione beni patrimoniali. Caporal Maggiore Capo dell'Esercito Erasmo Savino - Servizio prestato nel teatro operativo del KOSOVO - Considerazioni. Approvazione Regolamento I.M.U. per l'anno 2012 - Rinvio e aggiornamento Consiglio Comunale. Approvazione Regolamento I.M.U. - Aggiornamento Consiglio Comunale al 31.10.2012 ore 17,30. Approvazione Regolamento IMU - imposta Municipale Propria. Approvazione aliquota e detrazione I.M.U. per l'anno 2012. Proposta dei consiglieri di minoranza - Deliberazione di C.C. N. 27del 18.09.2012: "Atto di indirizzo al Responsabile del settore Urbanistica - Edilizia privata- Ufficio tecnico del Comune di Saviano" - Discussione ed eventuale revoca. Riapprovazione bilancio di previsione esercizio 2012 a seguito di variazione tariffe TARSU.

Data Pubblicaz. 11/06/2012 11/06/2012 11/06/2012 11/06/2012 11/06/2012 11/06/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012 18/07/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012 04/09/2012

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ANNO XVIII NUMERO 12 ● dicembre 2012 (153)

Il alto: Albero augurale di Natale allestito dall’Amministrazione Comunale di Saviano in località ’Ncoppa Viamonte, nel sito che fino al febbraio scorso era quello del mitico “Frasso”. Obiettivo Saviano esprime alle istituzioni pubbliche locali, e alla cittadinanza tutta, auguri di serene festività natalizie e d’un anno nuovo fecondo di pace e d’ogni bene. ■

P O E S I A NOTTE ’E NATALE Notte ’e Natale nasce ’o Bammino ih quanto vale luce ’e stellina! ’Sti lampadine tutte appicciate, chillu cammino mo s’’è schiarato. Stélla cometa segnata ’a via, te dice ’a meta, lla nasce Ddio. ’Stu piccerillo ommo s’è fatto: è comm'a cchillo chistu ritratto. Sìmmele a nuje «chistu guaglióne»: nun se ne fuje rumróre ’e truóno. Chillu delóre l'ha suppurtato,

N AT A L I Z I A stette tre ore ’ncroce 'nchiuvato. Nu sciammo ’e sango scorre ’stu iuórno, pietà ca manca ’nfucato ’o furno. Ggente nun sente Vinto sciusciato Chi vatte ’e diénte Chesta nuttata.

D I

G I O V A N N I

E passanno ’e nnuttate chelli ccose vedute: cuórpo stritto cu n'ato pe ’stu friddo sentuto. ’A putéca 'nzerrata mo Giuseppe ’ha tenuto: ’o llignammo tagliato maje ’na porta fernuta.

’O PRESEPE MORENTE

Chella seca fermata ’o silenzio sentuto: nun se sente ’a cantata chistu iuorno venuto.

E Natale è turnato ’o Bambino è nasciuto, quanno chisto è passato vide ’e fа ’na fujuta.

’A paciénza arrossata mo Giuseppe ’ha tenuto: d’’o destino assegnato se n’è proprio futtuto.

`Na figlióla ’mprenata ’a chist'ommo patuto, chillu cuórpo acchiappato sotto ê mmane è fernuto. Se ne fanno’mpastate pe ’stu ppane cresciuto! ’E ppanelle ’nfurnate dinto ô furno arrustute.

Senza latte è restato ’stu criaturo nasciuto: va cercanno a ’stu pate; forte siente ’a chiagnuta. CU TTANTA ZAMPUGNARE... Cu ttanta zampognare nun nc’è chi fa ’a nuvena:

T A U F E R

’stu fatto costa caro perció nisciuno ’o tene. Pe ffà ’sta funziona Ll’hê ’a tènere ’int'ó core: Si manco te n'adduone che ffaje po pe cca ffora?! Te suonne ’stu mumento ca nasce lu Bammino, si guarde e tiene mente vide ch'èи n'ammuina. E fanno sempe chesto: se pigliano ll'annóre, a chi niente le resta ’stu pаrpeto ’int'ó core. E dint’ó core niente ’sta voce ch'è abbrucata: ’Nu sacco de lamiénte ’stu fatto maje scurdato. E mo Natale vene e nasce lu Bammino, e chi ne’ ’a fa ’a nuvena? Chi ’o vede stu matino? (Dal volume ’E surche attorno all’anema, Marzo 2012. pp. 121-122, 140;141-142)■

Dicembre 2012, nr. 153  

Obiettivo Saviano nr. 153 - Dicembre 2012

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