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Chiuso domenica 18 dicembre 2011

CITTÀ CITTADINO CITTADINANZA ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141)

COLTIVIAMO ALMENO... LA SPERANZA! Vincenzo Simonelli (avvocato) ell’ultimo numero di Obiettivo Saviano ho molto apprezzato e condiviso, fra gli altri, l’intervento con cui il Dott. Gennaro Ambrosino, sostanzialmente, invitava i savianesi, fino ad oggi ai margini, a farsi avanti per dare vita a formazioni politiche nuove non ancorate alle vecchie logiche, ormai accantonate finanche in ambienti metropolitani (Napoli e Milano docent), dove la forza del potere, nell’accezione meno nobile, ha da sempre costituito una realtà non facile da scardinare. Eppure, in queste realtà, è accaduto ciò che era inimmaginabile accadesse finanche nel corso delle operazioni di voto. Solo a scrutinio avvenuto si è preso coscienza della nuova realtà. Chi avrebbe scommesso sulla vittoria di De Magistris o di Pisapia? Pochissimi. Eppure, il popolo li ha scelti, li ha voluti non tanto e non solo per le loro capacità di abili amministratori (che andranno col tempo verificate) ma soprattutto perché rappresentano la rottura netta con un mondo politico che ha stancato, offeso, deriso la intelligenza degli elettori. Perché, mi chiedo, tutto ciò non potrebbe accadere anche a Saviano? Mi piace dire, copiando quanto da altre parti ha avuto successo: “…se non ora, quando?” Da ciò ho deciso di trasmettere alcune mie osservazioni al giornale che segue le vicende savianesi. Sono trascorsi circa venti anni da quando mi dimisi da Consigliere Comunale di Saviano (ero stato per un breve periodo anche assessore). Da allora sono stato assente dalla vita politica della mia cittadina, e come tanti altri ho creduto che la politica, meglio quel modo di fare politica che nel corso degli anni è addirittura peggiorato, fosse qualcosa che non coincideva con il mio pensare, con il mio credo, ma la scarsezza che ha caratterizzato l’ultimo decennio della vita amministrativa, testimoniata dall’allontanamento del popolo dalle vicende comunali, (ricordo infatti consigli comunali affollatissimi ai quali ho avuto l’onore di partecipare, mentre mi risulta che negli ultimi anni vi è stata una presenza ridottissima di pubblico), e l’agonia perenne in cui versa Saviano, mi inducono a considerare seriamente la possibilità, se dovessero maturare le condizioni giuste, di spendere, nell’interesse superiore della collettività, energie per dare un contributo diretto alla rinascita di una cittadina ormai logorata da un sistema politico avvinghiato su sé stesso, superato nel tempo ed incapace, se non sollecitato con idee nuove, di avere uno scossone deciso verso il rinnovamento. Sia chiaro, non si vuole affermare in maniera qualunquista che tutto ciò che è stato va messo da parte, ma si cerca di dire che è terminata una fase e che è tempo che si prenda atto di ciò e si incoraggino iniziative che possano indirizzare lo sviluppo della vita comunale verso obiettivi sconosciuti a chi è abituato da anni a logiche superate. Non è un caso che recentemente sono nate e stanno nascendo sul territorio iniziative nuove che vanno salutate con estrema simpatia e interesse. Il nuovo, da qualsiasi parte provenga, va sempre sostenuto, incoraggiato, specie quando vi sono forze giovanili pervase da entusiasmo crescente. Certo, nessuno può avere la presunzione di saper risolvere i problemi. Errori, omissioni, incapacità fanno parte delle regole di vita, ma è chiaro che bisogna pur iniziare, favorire un ricambio di idee e quindi di persone, per evitare che si scivoli sempre più giù. Saviano, bisogna rendersi conto, è, da anni, ostaggio di politici allenati più ad essere acrobati o bravi ballerini che saggi amministratori, politici che hanno evitato che forze nuove, eppure ne sono entrate in consiglio comunale, potessero far proliferare le proprie iniziative sol perché non allineate alle solite, antiche e clientelari logiche. È ora che questo andazzo cambi. Bisogna creare una nuova mentalità e poi una nuova classe dirigente che navighi in politica per arrivare

alla soluzione dei problemi del paese e non degli interessi personali e clientelari. Eppure non ci vuole molto per realizzare queste condizioni. Si è alla ricerca di un paese “normale”: - un paese in cui si possa vivere con dignità pagando le tasse e godendo dei servizi, - un paese in cui si possa passeggiare con tranquillità, - un paese in cui i bambini abbiano spazio verde da godere, - un paese in cui ci siano strutture sportive, - un paese in cui non bisogna essere amici degli amici per poter accedere alle cose, - un paese in cui venga finalmente colmato il “gap” fra centro e periferia. UN PAESE “NORMALE”. Non si chiede molto. È tempo di crederci. Senza avere la presunzione di essere migliori degli altri, questo no, ma con la certezza di essere diversi dagli altri, è tempo che tutti coloro che hanno a cuore le sorti di Saviano in maniera disinteressata facciano un passo avanti e si uniscano, senza comunque disperdere le forze magari già presenti in consiglio comunale e sopraffatte dall’arroganza del vecchio modo di amministrare, per cominciare a percorrere una nuova strada, un nuovo modo di porsi rispetto alle problematiche della collettività. Siamo ora ad un punto di non ritorno. Creiamo una nuova mentalità. Evitiamo che altri, neppure savianesi, vengano a colonizzare ancora di più e quel poco che ancora resta del nostro paese. Non sarà facile, si correrà il rischio di essere sbeffeggiati, derisi, ma, mattone dopo mattone, si comincerà a costruire qualcosa di diverso e potremmo un giorno finalmente essere orgogliosi di appartenere ad un paese “normale”, ad una Saviano diversa e migliore di quella di oggi. \ Questo paese ha intelligenze da esprimere, ha forze da proporre, ha capacità diverse ed è il momento di presentarsi e costruire con gli elettori l’alternativa. I mesi che verranno e che ci porteranno alle elezioni dovranno essere sfruttati al meglio per fare in modo che oltre ai soliti noti ci saranno in campo forze, competenze, intelligenze, capacità nuove. Lo si deve al rispetto per le generazioni future. Coltiviamo, insieme a loro, almeno la speranza. ■

e-mail: vincenzo.ammirati@alice.it

«Noi pensiamo che il momento storico che viviamo, di grave crisi economica, politica e sociale, la fine di un ciclo politico nazionale e locale, la evidente fallimentare esperienza amministrativa degli ultimi anni, fatte alcune eccezioni, necessiti di un profondo rinnovamento della classe dirigente del paese, non solo generazionale, ma finalmente ispirato alla professionalità e ad una accertata capacità dirigenziale… la “politica” e anche i cittadini devono comprendere che siamo giunti ad un punto ove non è più possibile proseguire con l’incompetenza e l’improvvisazione».

P E R

F A R E

C H E

C O S A

Enzo Trocchia arlano molti, e parlano molto ultimamente, in paese, in piazza, nei bar, nei circoli, i cosiddetti bene informati, delle prossime elezioni amministrative. Si fanno ipotesi di alleanze, di ipotetiche liste di candidati e di diversi candidati a Sindaco. Tra questi ultimi c’è chi si propone, chi si ripropone, chi viene calato dall’alto e donato ai savianesi imploranti, dalla santissima trinità, che dalle nostri parti sembra consistere di sole due persone. Tutto questo agitarsi, questo turbinio di presunti incontri, contatti, valutazioni, è incentrato tutto sui nomi, sulla loro consistenza elettorale, senza tenere conto, minimamente, come purtroppo accade da anni, della loro valenza professionale, politica, amministrativa e sociale, di quello che finora hanno dato

e possono dare ai propri concittadini. Si guarda solo quanti voti valgono. Ma, ammesso pure, per fare che cosa? Già, il programma, questo sconosciuto: nessuno ne parla. Negli incontri, nelle riunioni, nel chiacchiericcio vario si suole ripetere che le cose da fare a Saviano si sanno da anni, che il programma si scrive in cinque minuti, tanto diamo l’incarico a qualcuno poco prima della presentazione della lista di scopiazzare qualche cosa dai passati programmi elettorali e aggiungere qualche termine o qualche soluzione contingente al momento politico o a qualche problema che si è verificato di recente nel paese. Noi pensiamo invece che lo spartito sia fondamentale per il successo dell’orchestra e per la soddisfazione del pubblico. → 2ª

Partendo dal fulgido esempio di Caterina da Siena, consigli di politica agli onorevoli di casa nostra.

«NON UOMINI D’AZIONE, MA DEL VENTO» Giovanna De Sena osì definiva Caterina da Siena il ceto politico dell’Italia del Trecento in cui, guarda caso, tutti miravano alle poltrone per il proprio tornaconto e non per quello della collettività, e tutti erano pronti a piegarsi dove tirava l’aria buona, dondolando di qua e di là come foglie al vento. Caterina era una che sapeva ciò che voleva e, a poco più di trent’anni, dettò, (perché non essendo andata a scuola non sapeva scrivere), circa quattrocento lettere inviandole ai destinatari più diversi: frati, badesse, priori, cardinali, papi, giudici e governanti dell’epoca: non v’era persona che riuscisse a sottrarsi ai suoi impetuosi rimproveri quando erano meritati. Erano lettere pubbliche, infuocate d’entusiasmo, che parlavano chiaro, di cui circolavano copie e di cui la gente discuteva al mercato o alla taverna. Si indirizzava a loro nel modo più opportuno a ciascuno, per penetrar-

ne i misteri e offrire consigli e rimedi. Più i destinatari erano altolocati e potenti, tanto più sudavano freddo quando ne ricevevano una. All’arcivescovo di Pisa, ad esempio, scrisse che il dovere di chi governa la Chiesa è di denunciare le colpe di cui viene a conoscenza e non di tenerle nascoste: “Non più unguento, per amor di Dio, usate un poco la cottura!” e soprattutto li ammoniva: “Non fate vista di non vedere!”. Al papa Gregorio XI scrisse, considerati i suoi peggiori timori circa il comportamento di certi cardinali, per invitarlo a fare pulizia, a liberare la Chiesa dal fetore di quei ministri di Dio corrotti, e a sostituirli con uomini giusti e onesti di cui non ci si dovesse vergognare: “non ci meravigliamo poi, se Dio ci manda le discipline e i flagelli suoi!”, sermoneggiava. → 3ª

SCRIVE AL GIORNALE IL DOTT. MIMMO TAFURI aro direttore, Le scrivo in merito all'articolo “Avviso ai naviganti”, e relativa proposta, di Gennaro Ambrosino sul numero di novembre del giornale da lei diretto, in cui viene proposto ai candidati a sindaco di confrontarsi, in un pubblico dibattito e in più occasioni e in luoghi diversi, per mettere i concittadini, le associazioni e le forze politiche, nella condizione migliore per scegliere quello che si presenta, o viene considerato, più rispondente alle attese di cambiamento nel modo di amministrare la nostra comunità. Io accetto la sfida! Da alcuni mesi, sollecitato da alcuni amici e da concittadini, ho deciso di mettere a disposizione della mia Saviano il mio entusiasmo, la mia onestà intellettuale, le mie competenze, le mie esperienze, in quanto ritengo che una stagione politico-amministrativa sia finita ed è ora di voltare pagina, come, d'altra parte,viene chiesto a gran voce anche dalla nascente e già attiva associazione “Per una Saviano migliore”. Assieme ad altri concittadini sto mettendo su, recandomi sul posto per sentire dalla viva voce dei residenti i problemi ivi esistenti, una squadra di persone altrettanto entusiaste, altrettanto oneste, altrettanto competenti da sottoporre anch'essa al giudizio dei miei concittadini. L'obiettivo è quello di consentire una scelta alla luce del sole, una scelta serena e libera da condizionamenti di sorta. Desiderio comune della squadra è quello di confrontarsi con le attese di quanti aspirano, finalmente, ad un'amministrazione civica competente ed onesta. Una amministrazione consapevole delle criticità che si ereditano e di quelle create dalle difficoltà economiche derivanti dai ridotti trasferimenti di risorse agli enti locali.

Questo comporterà, necessariamente,un modo di amministrare il paese più oculato, più attento alle spese, alle priorità da tenere presente e alla riduzione degli sprechi. E credo che anche questo, con la consapevolezza dei concittadini, deve imporre un modo diverso di selezionare gli amministratori, un modo diverso di scegliere gli eletti. Chi ha vissuto di un modo “vecchio”, superato, di fare l'amministratore (quando c'era da scialacquare), dimostrerà intelligenza nel fare un doveroso passo indietro. E, comunque, è mia intenzione dare un segnale in tal senso dichiarandomi disponibile a pubblici confronti con chi, come me, avanzerà la sua candidatura per l'onorevole incarico di sindaco della nostra comunità, nella convinzione che così facendo, tutti assieme, daremo un senso nobile alla candidatura e una risposta veramente positiva ai nostri concittadini che, finalmente, avranno modo di scegliere liberamente e senza condizionamento di qualche notabile non solo locale. Ai miei concittadini assicuro il mio disinteressato impegno garantendo, altresì, nel caso di investitura popolare, a rendere il mio servigio a titolo gratuito, rinunciando alla indennità di carica prevista dalla legge. Con l'occasione porgo agli stessi i miei più sinceri auguri di buon natale e sereno 2012. Grato per l'attenzione e ringraziandoLa, nella qualità di cittadino di Saviano, per l'opera meritoria che il giornale da lei diretto fa per la nostra comunità, porgo a Lei e a tutta la redazione i miei saluti e auguri di buone feste. Mimmo Tafuri ■


PER FAR E CH E CO SA Enzo Trocchia La prima cosa da fare a nostro avviso è una profonda ristrutturazione, se non addirittura una rifondazione, in alcuni casi, della macchina comunale. L’efficiente e il produttivo funzionamento degli uffici e delle varie strutture tecnico-amministrative del Comune sono alla base della riuscita di qualsiasi programma amministrativo si voglia attuare. In secondo luogo riteniamo che bisogna redigere un preciso master-plan economico-finanziario per il reperimento di sicure risorse economiche per l’ente comunale. La lotta agli sprechi e all’evasione fiscale che in alcuni settori riteniamo sia ancora rilevante, l’individuazione di fondi comunitari a cui attingere risorse, la partecipazione a progetti regionali in stretto collegamento con le Agenzie di sviluppo del territorio, la definizione di vari servizi da rendere intercomunali con l’accordo con i comuni vicini per ottimizzare le risorse, queste sono solo alcune delle cose che stiamo elaborando per definire un programma finanziario del comune in una fase di grave crisi economica quale è quella che stiamo attraversando con scarsissime risorse economiche in giro e con sempre più ridotti trasferimenti statali e regionali agli enti locali. I Comuni devono diventare in definitiva, il più possibile, delle vere aziende efficienti e produttive per cercare di mantenere e aumentare, cosa questa necessaria credo nel nostro caso, i servizi ai cittadini. Stabiliti bene questi due punti, che non sono anonimi o orfani, ma impongono scelte, in qualche caso, anche dolorose, cioè, per spiegarmi meglio, messa a punto la macchina cambiando posto e aggiustando vari pezzi del motore e della carrozzeria e trovata la benzina possiamo partire per il viaggio che spero lungo e felice, cioè possiamo affrontare i gravi e annosi problemi che da tempo sono rimasti irrisolti.

ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141) Ricordiamo alcune delle cose da fare, già viste in precedenti programmi, promesse e mai realizzate in questi anni, ma per noi prioritarie. L’ambiente in tutti i suoi campi, ne va della salute di tutti i cittadini, l’individuazione delle aree inquinate da sversamenti e la loro bonifica, il sistematico controllo delle falde acquifere, la pulizia e il decoro di tutte le strade comunali, quelle del centro e della periferia, il controllo e la cura dei regi lagni con una accurata sorveglianza e non solo con le mitiche telecamere, sia nei riguardi degli sversamenti che nell’abbattimento dei loro argini da parte di costruzioni abusive, l’incremento della raccolta differenziata, che penso sarà favorita dalla recente apertura dell’isola ecologica e dal sistema premiale con la card per chi meglio differenzia i rifiuti, ma necessaria resta una capillare informazione, tipo censimento, e una inevitabile, nei casi dovuti, repressione, da espletare infine una gara europea per la raccolta rifiuti, la raccolta deve essere affidata al miglior concorrente. Gli allagamenti, per risolvere l’ormai quarantennale problema dell’allagamento a Saviano è indispensabile una chiara e definita politica per il completamento e la manutenzione del sistema fognario, il completamento dell’abbandonata vasca di S. Erasmo, la realizzazione di un sistema di vasche di accumulo a monte del paese, a via Torre, il ripristino della famosa lagnola di C.so Europa e C.so Italia interrata malauguratamente alcuni decenni fa. La viabilità e il traffico, riteniamo che prima di affrontare la costruzione di nuovi assi viari come una circumvallazione esterna per lo smaltimento del traffico, si possa già col sistema viario attuale migliorare la situazione, con l’introduzione di una ZTL nel centro storico, con la realizzazione di alcune rotonde negli incroci strategici, con l’introduzione di nuovi sensi unici e il cambiamento di quelli attualmente in vigore e con lo smistamento obbligatorio del traffico pesante fuori dal paese attraverso le strade di accesso già esistenti, da non dimenticare, infine, la manutenzione dei marciapiedi,

la ripavimentazione di alcune strade, la sostituzione dell’impianto di illuminazione, ripensare P.zza Vittoria guardando al passato. Da non dimenticare in questo breve excursus la realizzazione con le opportune infrastrutture dell’attesa area industriale per dare l’opportunità agli imprenditori, e ce ne sono, di realizzare nuove imprese e dare lavoro, il completamento e l’utilizzo delle opere pubbliche incompiute e programmate. Questi sono in breve sintesi gli argomenti su cui vorremmo che si discutesse, i temi su cui vorremmo confrontarci, le cose da fare per il paese e come farle concretamente e non a chiacchiere e non parlare o almeno non solo di alleanze, di organigrammi, di candidature. A proposito di queste ultime, cioè venendo ai suonatori, riprendendo la metafora precedente, ribadiamo un’ultima doverosa ma fondamentale considerazione. Noi pensiamo che il momento storico che viviamo, di grave crisi economica, politica e sociale, la fine di un ciclo politico nazionale e locale, la evidente fallimentare esperienza amministrativa degli ultimi anni, fatte alcune eccezioni, necessiti di un profondo rinnovamento della classe dirigente del paese, non solo generazionale, ma finalmente ispirato alla professionalità e ad una accertata capacità dirigenziale; non siamo per “il governo dei tecnici” anche a Saviano, ma la “politica” e anche i cittadini devono comprendere che siamo giunti ad un punto ove non è più possibile proseguire con l’incompetenza e l’improvvisazione. A queste condizioni il Partito Democratico di Saviano ribadisce, con le nostre idee e con i nostri programmi di essere aperto e disponibile al confronto con tutti, forze politiche, associazioni e cittadini tutti. Chiede, tuttavia, discontinuità col passato nei metodi, nei modi, e nelle scelte politiche. Saviano ha bisogno di competenza, di preparazione, di onestà, di trasparenza e partecipazione. Noi siamo pronti all'impegno. ■

Gesto di solidarietà e visione rinnovatrice e ottimistica per il Una crisi senza precedenti commissaria la politica, e fa apparire sul proscenio gente senza qualità. nostro futuro.

S C U O L A P E R I M M I G R AT I A S AV I A N O l Circolo PD “A. Vaslingua è il nostro sallo” di Saviano in strumento previa Roma 3 ha aperto ferito, in quanto da circa un mese una scuoesseri umani, e la di italiano e di educazione il più utilizzato civica per immigrati presenti ogni giorno. sul nostro territorio, nello Sembra spirito e nell’accoglimento dunque assurdell’appello del Presidente do, che a persoGiorgio Napolitano per il ne ormai parte riconoscimento della cittadidel nostro vivenanza italiana ai ragazzi re quotidiano, immigrati nati in Italia e alsia precluso un l’importanza dell’integraziomezzo tanto ne degli immigrati nella noelement are PD Saviano, 4 dicembre 2011. Incontro col deputato Orlando stra società. Infatti, per il quanto utile Capo dello Stato, "non comquale quello prendere la portata del fenomeno migratorio e non della lingua, parlata per interagire con gli altri ogni capire quanto sia necessario il contributo dell'immigiorno, ma soprattutto scritta per chi deve leggere e grazione per il nostro Paese significa semplicemente capire bollette, notifiche e volendo anche giornali, non saper guardare alla realtà e al futuro”. Anche riviste o libri in italiano. Da questa riflessione dununa realtà relativamente poco estesa, quale Saviano que, nasce l’idea di promuovere lo studio e la comgià da molti anni accoglie un numero crescente di prensione della nostra lingua nazionale, tra chi sebnuovi abitanti la cui origine varia dalle coste più occi- bene viva tra noi da molti anni, deve sentirsi sempre dentali dell’Africa, all’Est dell’Europa e talvolta dell’A- escluso appena apre bocca, o peggio si trova dinansia. zi ad un testo. Grazie al lavoro volontario di alcune Come su tutto il territorio nazionale anche tra nostre iscritte, un numero non sperato, sedici attualnoi, questi neo-concittadini hanno iniziato ad interamente, di immigrati sta imparando la nostra lingua e gire con noi “nativi” mediante i lavori più umili, senza qualche rudimento importante della nostra storia e lesinare una buona dose di reciproca diffidenza. Tut- del funzionamento delle nostre istituzioni. Noi pentavia col tempo, la loro presenza è divenuta sempre siamo che la cultura e la conoscenza siano alla bapiù diffusa e allo stesso tempo paradossalmente se di ogni sviluppo sociale e l’integrazione degli imsempre meno considerata. Al punto che ormai contimigrati non può che passare attraverso di esse e gli nuamente ne incontriamo, facendo la spesa, per immigrati stessi lo hanno subito capito e hanno adestrada, e talvolta pure in un contesto domestico, e rito all’iniziativa numerosi e con entusiasmo. tutto quello che prima rientrava nell’albo delle diverLa scuola per immigrati, che attualmente si sità, oggi è stato inghiottito dalla normalità e dal quo- svolge una volta a settimana, il giovedì, ma presto tidiano. aumenteremo le sedute settimanali, pone Saviano È facile dunque per noi dimenticare che queuna volta tanto all’avanguardia del circondario e ste persone, che ormai sembrano così ben ambienforse della Provincia napoletana (iniziative simili tate nel proprio contesto, al punto da non poterlo sono presenti solo nel capoluogo). È un modo semimmaginare senza di esse, provengono da luoghi plice ma efficace per abbattere una barriera reale lontani, da realtà sociali e culturali differenti. L’unico che separa non tanto noi dagli immigrati, quanto segno che ancora ci rimanda a questa considerazioquesti nostri concittadini dal condurre un’esistenza ne è la differenza nell’intonazione, nella pronuncia e pienamente calata nel paese dove hanno scelto di talvolta la difficoltà nella formulazione di frasi in una rimanere. Davvero un’ottima iniziativa da sostenere lingua che non è quella con cui sono nati. Eppure la e aiutare. ■

L A P O L I T I C A I N PA N C H I N A

ovvero “’E fodere combattono, 'e sciàbbole stanne appese”

Gennaro Ambrosino na proposta semplice,oserei direi quasi banale,quella da me formulata sul numero scorso del giornale,relativamente alla possibilità per i candidati a Sindaco di confrontarsi,in pubblici dibattiti,alla presenza dei cittadini che, tra pochi mesi, dovranno recarsi alle urne,per il rinnovo del consiglio comunale della nostra cittadina. Ebbene pare che, per qualcuno di questi candidati alla poltrona di Sindaco, sia una della solite “stronzate” del sottoscritto. Sarei, addirittura, uno che “sta fora c’’a capa”. Solo una crisi senza precedenti della politica, di quella nobile scienza che nel nostro Paese ha visto rappresentanti e maestri autorevoli, può consentire di queste uscite, di queste considerazioni. Si badi bene, parlo di una cosa che, sia pure con le accortezze, e le scorciatoie della furbizie, è alla base del nostro vivere, della nostra convivenza civile. Una cosa di cui ognuno di noi dovrebbe farsi carico nella quotidianità. E, invece, è prassi da parte di molti di noi lamentarsi della politica e di chi la fa, su nostra delega. Senza rendersi conto di quanto sia opportuna e necessaria la conoscenza condivisa dei problemi e la partecipazione di ognuno di noi cittadini alla loro soluzione. Ebbene, abituati a questa scarsa attenzione di noi cittadini, qualche politico di vecchio conio ritiene assurdo che i cittadini vogliano capire, vogliano essere edotti rispetto ai modi e ai tempi della soluzione dei problemi. Si ritiene che i cittadini non debbano sapere come la pensa personalmente (senza, cioè, l'ausilio di programmi scopiazzati da altri) un candidato alla massima carica amministrativa. Si ritiene che confrontarsi sul piano della idee, sul piano culturale e comportamentale, con altri contendenti, sia riduttivo, sia, come è stato etichettato, “'na strunzata”. È, invece, il confronto il pane quotidiano di chi vuole e fa politica, oserei direi di chiunque ha a cuore il bene comune. Di chiunque, cioè, non ha paura di esprimere il proprio pensiero, la propria idea in merito ad una questione, ad un problema. Chi ha qualità umane, come l'onestà intellettuale, l'umiltà utile ad ascoltare il pensiero dell'altro con la capacità di farne tesoro, non ha timore a confrontarsi, non ha paura di mostrare la sua vera essenza. Non ha, cioè, timore di far conoscere a tanti concittadini, con cui non ha consuetudine di rapporto, chi veramente è, di che “panni si veste”, di che competenze è in possesso,di che profondità di pensiero è dotato. Comportarsi diversamente, cioè rifuggire dal confronto, ingenera il sospetto che non si ha che dire, non si conosca veramente l'essenza dei problemi e, soprattutto, si ha coscienza, evidentemente, dei propri limiti rispetto al ruolo per cui ci si candida. Se è cosi è meglio farsi da parte, malgrado qualche “autorevole” consenso. In ogni caso, a mio modestissimo avviso, chi rifugge dal confronto non merita attenzione e il consenso vero dei cittadini normali, che anelano ad un Sindaco finalmente all'altezza del ruolo e dei problemi da risolvere. Uno, ad esempio, che non approfitta dei bisogni dei suoi concittadini per strozzarne anche i pensieri. E, caro autocandidato, credo, senza presunzione, di esprimere il pensiero di buona parte dei nostri concittadini, ed è segno di indubbia intelligenza rendersene conto. ■


ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141)

«NON UOMINI D’AZIONE, MA DEL VENTO» Giovanna De Sena Ma non ce n’era solo per le autorità religiose, infatti Caterina svolse, negli ultimi anni della sua breve vita, un’intensa attività politica, grazie alla sua appassionata e completa adesione alla vita, alla sua fortezza morale, alla sua ostinata personalità, pregna di una sostanza intima, tutta umana. Un’attività politica volta alla pacificazione di una Italia lacerata dalle lotte intestine, mettendo al centro del suo pensiero “il bene universale e comune” al quale ogni altra cosa è subordinata. Secondo Caterina il politico è responsabile di ciò che fa e ha fatto e l’autorità che riveste non è potere, ma servizio. Ai governanti del comune di Firenze scrisse che non sarebbero riusciti a fare nessuna riforma finchè pensavano solo agli interessi personali e assegnavano le cariche ad amici e parenti, in base alle clientele e agli interessi privati, anziché in vista dell’utilità pubblica; che la giustizia politicizzata inquinava la città, dove le sentenze non si davano in base alla ragione e al torto, ma per favorire interessi e aiutare gli amici, dove i potenti erano sempre assolti e s’infieriva solo con i poveri diavoli. Intendiamoci, le lettere di Caterina da Siena non cambiarono nulla, o ben poco. Il papa, i cardinali di Avignone, i priori, le badesse e gli uomini politici delle città toscane continuarono a fare gli interessi propri e dei comitati d’affari che li sostenevano, a piazzare uomini in base ai favori da restituire e non alle qualità o ai meriti, la giustizia continuò ad essere politicizzata e su tante cose chi doveva far pulizia continuò a far finta di non vedere. E questo è esattamente quello che capiterebbe oggi se chiunque di noi, animato dagli stessi sentimenti, dallo stesso ardore della Senese, cominciasse a scrivere, escludendo di librare troppo in alto nel raggiungere ammonendo Alte Personalità, ma semplicemente svolazzando terra terra rivolgendosi ai nostri politici locali. Immaginare che la vicenda di Caterina possa ripetersi oggi non significa illudersi che un giovane, uomo o donna che sia, possa cambiare il mondo, ma se i giovani savianesi, e chiunque altro volesse provarci, raccogliendo questa provocazione, cominciasse ad inviare missive infuocate, rendendole pubbliche, ovviamente, ai nostri “Signorotti” savianesi e alle Onorevoli Eccellenze confinanti che, designando con libero arbitrio i candidati, si arrogano il diritto di decidere le sorti del nostro paese, ebbene, sicuramente lancerebbero una bella sfida. Immaginate che le lettere arrivassero e fossero discusse, che ognuna fosse un avvenimento messo in prima pagina dai giornali, che la gente ne parlasse nelle piazze, che i destinatari in imbarazzo fossero costretti ad annuire e ad arrossire, a promettere pubblicamente di far meglio, maledicendo in cuor loro, s’intende, ma inchiodati inevitabilmente dall’opinione pubblica a far buon viso a cattivo gioco. In cambio, toh, sarei perfino pronta a votarli e a dargli un pizzico di fiducia accettando un po’ del loro modo di fare che tanto si accosta, paradossalmente, ma senza condizione di difesa, a quel mondo lontano descritto da Caterina che, contrariamente ottiene riscatto proprio da quell’arretratezza medioevale che non lasciava distinguere nettamente la politica dalla morale. ” Io Caterina…scrivo a voi…con desiderio…. Governate prima voi stessi, perché se non imparate a reggere correttamente la vostra vita, non potete pretendere di ordinare quella degli altri”. Con la speranza, che le strade della Provvidenza sono infinite e restano a noi imperscrutabili, persuasa da questo mirabile esempio e rischiando di apparire assolutista, integralista e in qualche modo “supponente” nel parafrasare la ribelle Caterina, mi rivolgo alle Onorevoli Eccellenze della politica di casa nostra per esercitare da cittadina attiva il mio diritto di critica. Del resto la critica politica, anche se fatta, il più delle volte, di valutazioni ingenerose resta un diritto soggettivo di rilevanza costituzionale che, quando si riferisce all’uomo politico in quanto tale e non alla persona in sé, non può in alcun modo causare diffamazione o ingiuria nei riguardi dei destinatari che, addirittura potrebbero trarne giovamento. Inoltre il coinvolgimento democratico serve anche, quando ci sono percorsi politici differenti, idee e visioni sociali diverse tra loro, a far comprendere che la politica deve sempre lasciare spazio a giudizi oggettivi, pacati su ciò che essa fa concretamente. E di fatto la politica “moderata” degli ultimi trent’anni a Saviano, concretamente, ha poco per volta disatteso ogni tentativo d’inclusione dal basso della gente alla vita democratica e partecipativa del nostro paese. E rattrista continuare ad assistere ogni volta al triste teatrino politico messo in scena dai partiti di centro-destra locali che, sulla farsa riga di ciò che avviene a livello nazionale, sembrano aver ormai perso ogni contatto diretto con la realtà sociale savianese, raggiungendo poi l’apice dell’ipocrisia politica quando a con-

ti fatti e a poche settimane dal voto sbandierano le liste elettorali già belle e confezionate a dispetto della sovranità popolare. AGLI ONOREVOLI CARMINE SOMMESE, PAOLO RUSSO E PASQUALE SOMMESE. Pregiatissimi Onorevoli, Premesso che a livello umano e professionale, nutro per Voi profondo rispetto e stima, perdonatemi l’ardire, ma non avevo altro modo per raggiungerVi. Vi rimetto questa mia alla quale ho affidato una velleitaria e probabilmente presuntuosa missione: quella di invitarVI, sperando di convincerVi, col cuore in mano e con la mente lucida, ad operare per il bene e solo per il bene di questo nostro paese già gravemente malato, affinchè, animati da sagge e giuste decisioni, possiate finalmente compensare le tribolazioni ed i guasti che ci travolgono da tempo. Gli addebiti da sottoporVi, ovviamente in misura diversa tra Voi, sarebbero tanti, troppi, per una semplice lettera aperta, ma si sa nel mondo politico, gli addebiti sono sempre direttamente proporzionali alle incombenze, per cui mi limiterò a pochi essenziali punti, con l’impegno in future occasioni, (spero pubbliche), di non licenziare così sommariamente i tanti argomenti che Vi riguardano relativamente alla vostra “incontenibile” attività politica che tanti danni ha prodotto alla nostra realtà territoriale. Io sono lontana anni luce dalla Vostra “fede” politica perché nella vita ho deciso una sola volta da che parte stare e a quella scelta, che risale agli anni della mia gioventù e che mi vede militante nella sponda opposta, son tuttora coerentemente rimasta fedele. Per cui se provassi a ragionar con Lor Signori dalla mia angolazione dovrei dirvi che la politica da voi attuata a Saviano in questi anni è stata di ciò che non mi appartiene; è stata completamente sbagliata nelle scelte programmatiche, nei metodi e nell’individuazione degli esponenti di punta. Dovrei dirvi della “grottesca” presenza di individui da voi prescelti senza competenze e non all’altezza dei compiti d’istituto a loro affidati, incapaci di assolvere con un minimo di coscienza alle loro funzioni per cui sono stati delegati e retribuiti. Dovrei dirvi per farvene rendere conto che ci avete imposto personaggi a capo della cosa pubblica che hanno avuto solo il merito del “fedele” vassallaggio; che gli interessi della Vostra “gens” hanno sempre prevalso su quelli collettivi; dovrei dirvi di un paese dove tutto è stato sovvertito e dove anche la speranza è morta e che solo un surrogato di essa viene tenuto in vita da politicanti senza scrupoli unicamente per garantirsi la “campata” quali amministratori pubblici. Dovrei dirvi questo e tanto altro ancora che non basterebbe una lettera, ma non è del passato che voglio parlare. L’accesa passione politica che mi anima, per fortuna, non mi impedisce di essere obiettiva e razionale e perciò, liberata dalle mie strutture mentali, guardo dall’esterno il Vostro conquistato orticello e so che la bilancia che peserà i voti dei savianesi non potrà mai essere dalla mia parte. E siccome Voi, Pregiatissimi Onorevoli, riscuotete, Ahimè, la fiducia dei miei concittadini, sicuramente riuscirete anche in questa tornata elettorale ad imporci i Vostri candidati. Proprio in virtù di questa possibilità vorrei esortarVi, se me lo concedete, nel rispetto del mio paese e di quei cittadini che la pensano come me di cui mi faccio interprete, a riflettere bene nella scelta dei candidati e in particolare del candidato Sindaco in modo da non ritenerci così infimi e indegni da meritare un altro “pacco”, frutto di confezionamenti di partitiche intese, che il Vostro fiuto di “animali politici” possa regalarci. Evidentemente il vostro orticello non vi lascia poi tanta scelta, questo pure è vero; se mi è concesso, la vostra “Corte” è stata sempre un tantino deficitaria e limitata ad individui dalle non grandi risorse, ma allungando lo sguardo un po’ più in là del naso, potreste cercare la collaborazione di uomini e donne, culturalmente validi da poter scendere nell’agone politico-amministrativo a tutela del paese, degni di poterci rappresentare e di cui non dovremmo continuamente vergognarci. Tutto ciò, Illustrissimi Onorevoli, nasce dall’intimo convincimento che, in un momento così delicato per il destino del nostro Paese, un momento in cui chi ci governa chiede immani sacrifici, uno “sforzo” lo si può chiedere anche a Voi che poco ne siete avvezzi, ricordandovi che solo operando per il bene, con onestà e autorevolezza si sopravviverà nel ricordo degli uomini. So

bene, Onorevoli, che questa mia non godrà del beneficio dell’accoglienza, né modificherà i Vostri propositi e, se mai Voi dovreste leggerla, al più la cestinereste con fastidio, ma credetemi, la decisione di scriverVi è stata anche per me un momento di travaglio, una medicina necessaria, un atto penitenziale che mi fa mettere in conto, purtroppo, anche la probabile eventualità che, nell’esercitare democraticamente il mio dovere di cittadina, possa in futuro, da dipendente comunale, ritrovarmi costretta a subire castighi che di fatto hanno rappresentato lo spietato e vergognoso deterrente di qualche amministrazione passata. Ma alla fine scriverVi è servito comunque, non tanto per dialogare con Voi, il più delle volte sordi e menefreghisti posseduti come siete dalla sindrome dell’onnipotenza, quanto per tenere sveglia l’attenzione nell’esclusivo interesse del mio paese e per il bene delle generazioni future e non ultimo un estremo appello alla riflessione critica, una sorta di socratico pungolo teso ad offrire a coloro che ne sentono il bisogno, un supporto su cui meditare.” Con questo, Illustrissimi Onorevoli, mi accommiato da Voi e, nel ringraziarVI per la cortese attenzione, resto nella fiduciosa attesa, quantomeno, di una sincera nota di conforto. Cordialmente Giovanna De Sena. Saviano 6 Dicembre 2011 ■

Nella splendida cornice del Complesso Monumentale di Sant’Angelo in Palco in Nola, presentata il 25 novembre scorso la Rassegna Stampa sul 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, di Luigi Fusco.

NOLA E L’UNITÀ D’ITALIA NELLA STAMPA NAZIONALE E LOCALE

a ricognizione delle notizie a stampa relative alla Città di Nola, da anni assiduamente perseguita dal M.llo Luigi Fusco, s’è concretizzata quest’anno con la presentazione di tre volumi che contengono ben milletrecento ritagli di stampa: lavoro certosino di collazione e sistemazione cronologica delle notizie, estrapolate sia dalla stampa nazionale che da quella locale. Lo stesso Luigi Fusco, concludendo il Convegno, ha detto che un esemplare dell’opera sarà donata al Presidente della Repubblica. La manifestazione, fatta in collaborazione col Centro Studi “A. De Gasperi”, ha visto la presenza di diversi ospiti al tavolo degli oratori: il prof. Meo Presidente del Centro Studi, Fra’ Pasquale in qualità di ospitante, il Prefetto Manzo già Commissario Prefettizio del Comune di Nola, il Prof. P. Gerardo Santella relatore, e il Prof. Giovanni De Angelis in qualità di coordinatore dei lavori. Tutti gli oratori, nei loro diversificati interventi, hanno ricordato l’importanza che, direttamente o meno, Nola ebbe nel processo storico dell’Unità; quindi, hanno espresso positivi apprezzamenti per la meritoria attività culturale del Fusco, il quale peraltro, s’è già distinto nel passato per la pubblicazione di due imponenti volumi d’arte, l’uno relativo alla Cattedrale Basilica di Nola, l’altro proprio al Complesso Monumentale di Sant’Angelo in Palco. Specifica al tema la relazione detta dal prof. P. Gerardo Santella, il quale dell’opera ha parlato in maniera efficace briosa cattivante, evidenziando come la cronaca di oggi prefiguri spesso la storia di domani, quindi soffermandosi sul valore indispensabile della notizia a stampa, nonché della tecnica giornalistica con riguardo particolare all’invenzione dei titoli. Né, l’illustre oratore, ha trascurato di rilevare l’importanza della stampa locale, ampiamente presente nella rassegna del Fusco, e grazie alla quale, vengono spesso ripescati lembi essenziali della nostra storia, i cui eventi e personaggi notevoli sarebbero altrimenti destinati alla dimenticanza, o perlomeno a memoria minore di quella che, invece, a giusta ragione meritano. (V. A.) ■


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IL CRISTIANESIMO. PENETRAZIONE ENTRO LA SOCIETÀ ELLENISTICO-ROMANA. DALLE ORIGINI A TRAIANO Alberto Falco n questo periodo che comprende tutto il I secolo è lecito ritenere che la diffusione del Cristianesimo si tenne in confini piuttosto modesti. Se è vero che il Cristianesimo si era subito diffuso su una larga estensione geografica sulla scia delle colonie giudee; e che dall'Asia Minore si era presto irradiato ad Oriente nelle città ellenistiche della Siria e della Palestina, e ad occidente nelle città della Macedonia e della Grecia fino a toccare Pozzuoli e Roma; è altrettanto vero che a tale larga estensione geografica non s'era accompagnata una proporzionata diffusione numerica. Le comunità del I secolo, pur essendosi sparse largamente, dovettero costituire gruppi così esigui che nei confronti della società pagana potettero restare nascoste nell'ombra delle Sinagoghe e quindi essere confuse col Giudaismo, se non addirittura con una sua setta interna. Non v'è dubbio che le cose stessero così almeno fino all'anno 64. Svetonio riporta che l'imperatore Claudio "Judaeos impulsore Chresto assidue tumultuantes Roma expulit" nell'anno 49 o 51. Che "Chrestus" stia per "Christus" si induce dal fatto che tale errore fosse più o meno abituale. Tertulliano infatti in Apol. 3 rimprovera ai Romani di pronunciare "Chrestianus" invece di "Christianus". La notizia di Svetonio, poi, circa la espulsione dei Giudei da Roma, riceve conferma da "Atti XVIII 2", che ci informano che Paolo, lasciando Atene, incontrò a Corinto Aquila con la moglie Priscilla, provenienti da Roma, perché i Giudei ne erano stati scacciati da Claudio. Estremamente discusso è se nel 64 la famosa repressione di Nerone abbia colpito i Cristiani in quanto tali e non come Giudei. Secondo Tacito la responsabilità dell'incendio che si sviluppò in Roma tra il 18 e il 19 luglio del 64 sarebbe stata attribuita ai Cristiani "per

flagitia invisos vulgo". Svetonio conferma che Nerone punì con supplizi i Cristiani "genìa dedita a una nuova superstizione funesta e malefica (Nero, 16)". Perciò sarebbe da escludere che l'episodio del 64 abbia riguardato i Giudei. Del resto Giuseppe Flavio e Dione Cassio, i più diligenti annotatori dei provvedimenti antigiudaici non parlano di una persecuzione neroniana contro i Giudei. La conferma succitata di Svetonio (cioè che le vittime di Nerone furono i Cristiani) è plausibile in quanto lo storico la dà in mezzo a un elenco di provvedimenti di polizia, tra cui il divieto fatto da Nerone agli osti di vendere cibi cotti che non fossero ortaggi e legumi; il che mostra che la notizia è attinta da una fonte autorevolissima, e cioè da quegli ACTA DIURNA POPULI che erano una specie di giornale ufficiale delle cose cittadine. Sotto Nerone i Cristiani furono mandati al supplizio, non perché ci fosse una legge che proibiva l'appartenenza al Cristianesimo, ma soltanto perché invisi "per flagitia" e soprattutto perché denunciati come incendiari da Giudei della Sinagoga che godeva delle simpatie di Poppea, forse proselita del Giudaismo. Tra Nerone é Domiziano si hanno notizie vaghe di persecuzioni e non sempre attendibili. La tarda tradizione romana riporta che sotto Vespasiano sarebbe avvenuto il martirio di Lino, successore di Pietro. Sempre sotto Vespasiano si ritiene che sia avvenuto il martirio di Apollinare, primo vescovo di Ravenna. Arriviamo poi a Domiziano, considerato il più feroce persecutore dei Cristiani. Forse perché confusi con i Giudei. Questi ultimi furono perseguitati da quell'imperatore perché evasori di una tassa denominata "didracma" imposta da Tito dopo la presa di Gerusalemme (Svetonio: Domiziano, 12). Inoltre, Domiziano avrebbe proibito ai cittadini romani la conversione al Giudaismo, e non pochi sarebbero stati condannati a morte o alla confisca dei

beni per aver adottato la religione giudaica (Dione LXVII). È verosimile, perciò, che anche i Cristiani ebbero a soffrire di questa sorta di "persecuzione fiscale", appunto perché confusi con i Giudei. È però anche verosimile che dei cittadini romani convertiti al Cristianesimo fossero travolti dai procedimenti instaurati contro i Giudei. Tra costoro si è fatto il nome del cugino stesso dell'imperatore, Flavio Clemente, della moglie Flavia Domitilla e del console Acilio Glabrione. Domiziano, specie nell'ultimo periodo del suo principato, era diventato "metu saevus", perciò perseguiva una politica terroristica contro il partito senatoriale e contro l'opposizione letteraria. Nell'anno 89 aveva scacciato i filosofi greci, e nel 95 aveva perseguito i filosofi stoici. Di Acilio Glabrione Svetonio dice che fu condannato quale "molitor rerum novarum". In conclusione nel periodo sopra riportato del I secolo ci furono, è vero, persecuzioni feroci contro i Cristiani, ma non sembrerebbe in quanto tali, bensì perché ritenuti appartenenti al Giudaismo o a una sua setta. Nel caso dell'incendio del luglio del 64, i martiri non furono trucidati in quanto Cristiani ma perché accusati di essere incendiari. Gli studiosi ritengono che, anche in epoca successiva alla strage del 64, non c'era in Roma una sicura e stabile individuazione del Cristianesimo. Tanto è vero che in quel periodo non risulta fosse emanata una legge speciale contro di essi. E' pur vero che Tacito (Annales) riporta che la responsabilità dell'incendio sarebbe stata attribuita ai Cristiani "per flagitia invisos vulgo" ma il racconto del grande storico prova che sotto Nerone i Cristiani furono mandati al supplizio ma non prova che lo furono in forza di una legge promulgata contro di essi. Al tempo di Traiano regnava ancora la massima incertezza sulla posizione giuridica dei Cristiani; il che non sarebbe stato possibile se fin da Nerone l'appartenenza al Cristianesimo fosse stata normalmente e particolarmente incriminata. Ma questa è un'altra storia. Ne parleremo, a Dio piacendo, in un prossimo incontro sul nostro giornale. ■

LA RISPOSTA di Joe Falchetto ultima volta che mi son lasciato andare, provando a rispondere ad un interlocutore che non si era minimamente sognato di interrogarmi né tantomeno di chiedere (o pretendere) una risposta, ho scatenato uno tsunami che solo recentemente ha dato segni di resipiscenza ed ha cominciato a placarsi. Saggezza (o anche semplice buon senso) avrebbe suggerito di non ricascarci; ma è notorio (ed i lettori più attenti lo avranno capito da tempo) che la saggezza non è annoverabile tra le mie doti migliori e anche riguardo a semplice buon senso non è che stia messo tanto bene … ma tant’è … Prima di addentrarmi nell’argomento che ha stuzzicato la mia curiosità, sento una improrogabile esigenza di premettere; e la premessa che vado a spiattellare a muso duro non è che una dura reprimenda nei confronti del malaccorto Direttore di questo periodico: tantissime volte gli ho suggerito di accertarsi della effettiva identità dei firmatari degli articoli inviati al giornale, senza lasciare adito a dubbi di sorta. Non è sufficiente apporre un autografo in calce ad un contributo, per garantire che l’autore del pezzo e la firma che lo segue siano un’unica cosa; anch’io, per dire, potrei firmare un mio articolo con un plateale “Giorgio Bocca”, ma questo non basterebbe ad identificarmi con il glorioso giornalista piemontese. Nel caso specifico, non solo rispondo senza essere interrogato, ma (il che è ancor peggio) lo faccio nei confronti di un anonimo collaboratore che nel numero scorso del giornale ha subdolamente firmato due articoli del giornale con un nome che palesemente non gli apparteneva e non lo riguardava, quello cioè di Gennaro Ambrosino. Lo stile di scrittura, tutto sommato, è imitato piuttosto bene, ma i contenuti son distanti anni luce dal Gennaropensiero e ritengo che questo sia evidente a tutti, non solo a me che mi pregio di essere amico dell’Ambrosino (di quello vero, intendo) oltre che convinto estimatore del suo modo di mettere penna su carta. Com’è possibile essere perplessi sulla intitolazione del circolo PD di Saviano ad Antonio Vassallo, come fa il nostro ignoto articolista? Capirei il dubbio se ci fosse riferiti, che so, ad un Ernesto “Che” Guevara o ad un Salvador Allende, personaggi simbolici per i sinistrati di tutto il mondo, ma indiscutibilmente lontani dalla nostra realtà; ma come si fa, mi chiedo io, a storcere il naso davanti al nome di Angelo Vassallo, un uomo che non ha combattuto per dare la terra ai contadini né ha provato a realizzare una rivoluzione armata: si è piuttosto limitato a cercare di costruire la

“normalità” in una terra infestata dalla malavita organizzata (in questo senso è stato gran rivoluzionario), una terra contigua alla nostra, con cui condivide problemi e difficoltà, fatto salvo qualche referente politico diverso. E’ il suo tentativo (altri stanno cercando di dargli seguito e portarlo a compimento), a fare di Angelo un eroe, non certo il tragico epilogo della sua esistenza terrena. E di questi simboli così attuali e così vicini alla nostra realtà il PD savianese ha bisogno come il pane, per far intendere ai concittadini qual è la sua concezione della politica. Sono assolutamente certo che il vero Gennaro Ambrosino è totalmente d’accordo con quello che ho appena asserito, anche se, lo devo riconoscere, mi sono fatto prendere un tantino la mano dall’argomento, cedendo (giusto un filo) ad un demone che generalmente aborro, la retorica. Laddove l’oscuro cooperatore di questa testata ha raggiunto vette insperate di oscenità è stato nell’altro articolo, anch’esso,spudoratamente, firmato con lo pseudonimo “G. Ambrosino” e dedicato alla politica locale e alle ormai imminenti elezioni amministrative. Lo sconosciuto notista ha non solo ipotizzato, ma addirittura caldeggiato che a sedersi intorno ad un tavolo per decidere le sorti politiche (e non solo) della nostra cittadina siano i due politici di maggior pregio (con creanza parlando) dell’agro nolano, vale a dire Paolo Russo e Pasquale Sommese: è come pensare di far organizzare la prossima marcia della pace di Assisi a George Bush e a Mahmud Ahmadinejad, o di nominare responsabili della Caritas Nicole Minetti e Lele Mora. Perché non far sedere al tavolo anche Carmine Sommese? E ancora, perché continuare, ostinatemente, a chiuderci nel nostro squallido provincialismo e non offrire una sedia (anche solo per una preziosa consulenza) a Luigi Cesaro e a Nicola Cosentino? “Dio bonino” direbbe un mio amico toscano: come è solo concepibile ipotizzare che i due suddetti figuri possano avere un briciolo appena di interesse per le sorti dei savianesi, loro che (come riferiscono fonti autorevoli) si stanno battendo esclusivamente per piantare il maggior numero di personali bandierine sui malcapitati paesi dell’agro nolano? Prendendo a prestito una locuzione molto adoperata da una mia nipote, quando è costretta a commentare una situazione che le garba poco o una decisione che la vede in totale disaccordo con gli altri, mi sento di affermare quanto segue: “Se il mio sindaco deve essere scelto da Pasquale Sommese e da Paolo Russo, io piuttosto mi do fuoco” (con sommo gaudio di tanti, i suppose). P. S. Un giorno, magari nel prossimo numero di Obiet-

tivo Saviano, mi impegno a far sì che io e Gennaro Ambrosino firmiamo un articolo a quattro mani ( o a due? Chissà come diavolo si dice …) in cui metteremo in chiaro lo spiacevole equivoco che mi ha tanto turbato, smascherando ed offrendo al pubblico ludibrio l’ignoto articolista che ha usurpato il nome e la firma del mio amico. P.P.S. Non mi è piaciuto gran che (la chiosa eufemistica è d’obbligo) l’affiancamento, a pagina 17 dello scorso numero di Obiettivo Saviano dell’articolo del sedicente Gennaro Ambrosino “A proposito di eroi” a quello di Paola Ammirati sulla presentazione del libro di Dario Vassallo e sulla intitolazione della sede cittadina del PD al “Sindaco pescatore”. Ho avuto la fastidiosa sensazione che si proponesse, sia pure involontariamente, una sorta di referendum tra due modi opposti di vedere il medesimo argomento. A costo di sembrarvi una persona seria, confesso di essermi incavolato di brutto. E se, con questa asserzione, capirò di aver dato un dispiacere al mio caro Direttore, responsabile sommo di questo giornale, vi garantisco che stanotte, nel buio della mia cameretta, mi abbandonerò ad un pianto dirotto che farà impallidire la povera Elsa Fornero. ■


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Spese Legali/Debiti Fuori Bilancio

B I L A N C I O

C O M U N A L E

Alessandro Amato Giusta premessa - tutti i miei articoli hanno lo scopo di informare il cittadino su come vengono spesi i nostri soldi lasciando al lettore la possibilità di giudicare in merito, ritenendo e confermando (fino a prova contraria) che le operazioni e le procedure con cui vengono eseguiti i mandati sono conformi alla normativa vigente. debiti fuori bilancio possono esse definiti come il fenomeno delle cosiddette “Spese Occulte”, spese, cioè, di cui si viene a conoscenza a “sentenza” e di cui non si tiene conto a chiusura esercizio in sede di formulazione del consuntivo. I fondi per pagare tali debiti possono essere attinti dai “capitoli”:Avanzo di Amministrazione, Risorsa propria e Ricorso ad indebitamento (Mutuo). I debiti devono essere riconosciuti dal Consiglio Comunale con apposita delibera e comunque devono riferirsi alle seguenti attività (Delibera Corte dei Conti n. 9 del 6/12/2005): decreti ingiuntivi; transazioni e maggiori somme dovute – rispetto all’originario impegno di spesa assunto – per prestazioni professionali. Ritornando al Comune di Saviano, purtroppo le uscite per sentenze negative (Spese Legali e Risarcimento Danni) sono all’ordine del giorno, facendo rientrare il Comune in quelli più esposti a tale problema. L’ente annualmente destina circa il 6/7% delle entrate correnti ( € 450.000,00) per pagare i suoi avvocati e i debiti fuori bilancio. Per quanto concerne l’anno 2011, è di pochi giorni fa la Delibera del Commissario Straordinario n. 40 che riconosce i debiti fuori bilancio che ammontano in complessivo ad € 289.192,61, che aggiunti ai € 200.000,00 per le spese legali sostenute (Vedi Delibera Commissario Straordinario n. 12 del 13/09/2011), anche quest’anno il Comune ha avuto una forte perdita di denaro pubblico su questo servizio. Per l’anno 2009 (Purtroppo i documenti relativi al Bilancio 2010 non sono tutti in mio possesso) il Comune ha pagato 270.803,05 euro di Debiti Fuori Bilancio, oltre naturalmente alle spese per i propri legali. Un problema increscioso che non tende a diminuire.

E’ mai possibile che non si riesca a risolvere questa “falla” del sistema? Com’è possibile che solo nell’anno 2011 il comune ha dovuto pagare più di trenta creditori con risarcimenti che in certi casi raggiungono la “modica” cifra di 70.000,00 euro? La risposta a mio avviso potrebbe essere nella mancata fondazione di un vero ufficio legale con un pool di avvocati che servissero il paese e nella mancata riorganizzazione di una dirigenza che abbia una propria responsabilità per quanto riguarda le modalità procedurali e il rapportarsi con il cittadino e gli enti esterni. Per quanto riguarda l’ufficio legale, un tentativo è stato fatto con le precedenti amministrazioni che hanno dato mandato ad un solo avvocato che gestiva tutte le cause. Scelta a mio avvisa giusta, ma non abbastanza efficace, in quanto una sola persona non può sorreggere mai una mole di lavoro così pesante e poi, essendo un incarico esterno, non poteva per forza maggiore dedicarsi anima e corpo al Comune. E’ opportuno dire che tale gestione comunque non è stata nemmeno molto vantaggiosa in termini economici per l’amministrazione che, nonostante pagasse le giuste parcelle (Vedi Determina n. 760/761/763 del 2011 per € 8.480,63 e debiti fuori bilancio stanziati allo stesso legale per 1-

S a v i a n o M i g l i o r e 9.259,59 Euro), ha dovuto sborsare come “buona uscita” una cospicua somma di denaro. Con l’avvento dell’Amministrazione uscente, è cambiato il “direttore d’orchestra”, ma la musica è sempre la stessa. Infatti si è pensato bene di revocare la convenzione con il precedente legale, che ha comportato la “buona uscita” di cui sopra, ed è stato fatto uno spezzettamento di incarichi che ha fatto aumentare la spesa pubblica senza avere quel giusto risultato in termini di risultati. Purtroppo il problema è sempre lo stesso, se compro una Fiat sono consapevole delle prestazioni che può darmi, ma, se compro una Ferrari, e mi accollo spese 10 volte superiori, PRETENDO dei risultati migliori. E’ incredibile la quantità di citazioni in giudizio che il Comune riceve, ma la cosa più grave è che 60/70% delle stesse finiscono con sentenza negativa ed obbligano a pagare migliaia di euro ogni anno. Questo deriva da una “cattiva” gestione ed applicazione delle regole comunali e delle direttive dello Stato. Quindi bisogna ripristinare un vero organo di controllo che garantisca al cittadino il servizio richiesto con tempi e modi accettabili, studiando caso per caso per capire dov’è che il sistema fallisce, riportandolo allo status quo, quando Cittadini e Comune erano una cosa sola e marciavano insieme. Se non si mette mano ad una giusta riforma delle competenze comunali, allora sicuramente l’economia di Saviano si avvierà al dissesto finanziario. Ecco, quando nel mio primo articolo dicevo“… ma se i soldi ci sono le messe come vengono cantate?”, mi riferivo proprio al fatto che i soldi da spendere per il cittadino ci sono, ma il Comune ha, a mio avviso, continuato la politica degli sprechi e degli sperperi che va avanti da anni, con una differenza: 10/15 anni fa con l’abbondanza riusciva ad accontentare il cittadino, ma adesso non più e ecco che, invece di eliminare il superfluo, taglia i servizi basilari al cittadino il quale, invece di ribellarsi, rimane impassibile… A tal proposito voglio evidenziare un messaggio scritto dai nostri padri nel 1890 in Piazza Vittoria: SVEGLIATI PIGRO. LA CAMPANA CHE SUONA TI INVITA A PRENDERE UNA RAPIDA SCELTA SUL TUO DESTINO PRIMA CHE LA TUA VITA TERRENA FINISCA! ■

Breve aggiornamento sulla vicenda che tanto sta appassionando la cittadinanza.

LO

STATO

DEL

FRASSO

Giuseppe Tufano all'ultimo numero di Obiettivo Saviano si sono succedute ben due riunioni alla Casa Comunale, con risultati alquanto interlocutori. Il Commissario Prefettizio continua sulla linea, già espressa, di voler salvare l'albero, ma il tempo non gioca a suo favore. Dopo che gli ultimi pareri dell'agronomo Dott. Galdi si erano rivelati molto più pessimistici del previsto, il rappresentante pro tempore del Comune ha dato mandato ad un nuovo tecnico per l'effettuazione di una completa serie di esami, tesa a scoprire l'effettivo stato del monumento savianese. Nel frattempo, il progetto presentato da SavianoMigliore è allo studio dell'UTC, mentre l'istituto scolastico Regina Margherita, in persona del dirigente preposto e del comitato dei genitori, ha intimato via raccomandata al Comune di prendere immediatamente i provvedimenti necessari alla messa in sicurezza dell'albero e della zona, qualsiasi essi siano, altrimenti procederà ad adire le vie legali. Un panorama, quindi, in frenetica evoluzione, in cui la nostra associazione, con i volantini distribuiti domenica 06/12, ha già chiesto a chi di dovere di fornire chiarezza su metodi e scelte dell'amministrazione, per accertarsi che nessuno approfitti delle difficoltà del momento per cercare di forzare la mano all'Ente, per cercare di sviarlo dalla linea pubblicamente perseguita in ragione di interes-

Associazione SavianoMigliore. L’organizzazione e la programmazione

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C O M M I S S I O N I a cura di Pierluigi P.

aviano Migliore”, costituitasi l’8 settembre us, annovera al suo interno circa 50 soci. In poco più di 3 mesi dalla sua nascita sono già state sviluppate molteplici attività di sensibilizzazione dei cittadini riguardo a tematiche quali lo sviluppo e la giustizia economica e sociale, e la sostenibilità, nei suoi aspetti ambientali, sociali, economici e culturali. L’associazione presieduta da un direttivo costituito da 8 iscritti, è organizzata in 5 commissioni: ambiente, urbanistica, assistenza sociale, eventi e bilancio. La commissione ambiente ha come compito il coordinamento, la promozione e l'organizzazione delle attività scientifico-ambientali. La commissione urbanistica si occupa dell’approfondimento delle criticità relative all’as-

setto del territorio, e la promozione di progetti di sviluppo e miglioramento in materia edilizia. La commissione assistenza si interessa di promozione di tematiche sociali. La commissione eventi è interessata alla divulgazione dei principi dell'Associazione e dell’organizzazione di manifestazioni pubbliche. La commissione bilancio ha come compito l’indirizzo e il controllo politico-amministrativo degli atti di programmazione e pianificazione operativa e finanziaria. Ecco l'elenco completo di commissioni e referenti: 1 Ambiente – Luigi Cappella 2 Bilancio e Risorse umane – Alessandro Amato 3 Eventi e cultura – Michela Fabozzi 4 Assistenza – Patrizio de Simone 5 Edilizia – Gemma Pacchiano ■

si contingenti e/o personali. SavianoMigliore, pur continuando ad avere fiducia nell'operato istituzionale, continuerà a fornire aggiornamenti, sperando che il prossimo sia foriero di buone e risolutive notizie. ■


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SAVIANOMIGLIORE COMMISSIONE AMBIENTE iverse le figure professionali che fanno parte della Commissione Ambiente costituitasi all'interno dell'Associazione “Savianomigliore”, che ha come referente il dr Luigi Cappella, funzionario ARPAC e presidente dellISAAC. Nelle riunioni periodiche, che si tengono nella sede sita in piazza Vittoria, la sensibiltà verso le tematiche ambientali, pur scaturendo, per i singoli componenti, da diversi percorsi formativi, trova espressione in discussioni, riflessioni, definizioni di obiettivi che si traducono, successivamente, in proposte, interventi, progetti che perseguono diverse finalità: la creazione di una cultura ambientale attraverso campagne di sensibilizzazione rivolte alle diverse fasce di età della cittadinanza; la tutela dell'ambiente attraverso interventi mirati che guardino alla sicurezza e alla salute del cittadino; operare in modo

aperto e collaborativo con le autorità locali e le diverse associazioni operanti sul territorio; operare in modo costruttivo e partecipativo alle iniziative di confronto, ricerca etc. organizzate da vari enti locali, (Provincia, ARPAC, USL, Comune...) in relazione ai problemi di rilevanza ambientali. Tra i numerosi progetti in cantiere, per l'anno 2012, quello dal titolo “Impariamo a differenziare”, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, riconoscendo nell'educazione ambientale un bisogno formativo, si propone di sviluppare, nelle future generazioni, atteggiamenti, comportamenti e stili di vita sostenibili, unitamente alla conoscenza di una virtuosa gestione dei rifiuti a partire dalle mura domestiche. ■

M E M O R I E D I U N A S AV I A N O C H E F U “Tiemp bell 'e 'na vota”: arriva il calendario natalizio di SavianoMigliore a cura di Peppe T. ultima iniziativa (in ordine di tempo) che l'associazione mette in campo nell'anno 2011 è già in uscita: si tratta di un calendario dall'evocativo titolo vernacolare, “tiemp bell 'e 'na vota”, che si propone di portare in casa dei Savianesi scorci significativi di una Saviano che fu, percorrendo un “sentiero dei ricordi” a metà strada tra la dolcezza del ricordo e l'amarezza del presente. Ecco, allora, che in un unico foglio i concittadini potranno ammirare Piazza Vittoria com'era prima (degli allagamenti... ndr), gli spalti dello storico stadio “Peppino Pierro”, le più recenti giostre che adornavano via Somma-Via Miccoli, e la suggestiva immagine di un rigoglioso Frasso.

Poesia di Alessandro Amato

P A E S E

Idilliaco passato nel tuo cuore custodisci come l’unir del tuo popolo sotto unico scudo con le tre frecce, così incominciò il ludo, e come il senso del tuo nome che solo tu conosci Dal sindaco galantuomo, che l’acqua ti portò e che nel giusto operando, del terreno fece spartenza al diritto del Gianturco, che nella tua bellezza costruì residenza, oriundo nei natali, tuo cittadino diventò. Il sogno del dì migliore mai si perde nell’uomo che ti rispetta, aspettando il rogo nell’anime savianesi come i padri di Sirico che dall’invasor non furono contesi, il dovere dell’amor alla patria s’accetta. Sguardo desto che non v’è certezza del futuro, il passato senatore di questo non sarebbe certo con il potere dell’ingegno e la mano dell’esperto uniti possiamo abbattere il muro. * Preciso che la mia precedente poesia era stata scritta in collaborazione con Elio Notaro ■

L'iniziativa si sul solco sociale che ormai contraddistingue l'operato dell'associazione, ed ha più chiavi di lettura: perpetrare il ricordo i una bellezza perduta, ma anche risvegliare le coscienze sullo stato dei monumenti come simbolo dello stato della cittadinanza. Quelle che i Savianesi andranno a guardare, magari distrattamente, ma ogni giorno, sono, infatti, immagini che appartengono alla memoria di tutti noi, esempi di ciò che è stato e che, nonostante ora non ci sia, potrà senz'altro essere in futuro. Con l'aiuto di tutti. BUON NATALE E BUONE FESTE DA SAVIANOMIGLIORE. ■

Dott. Salvatore Allocca* plicando, in modo energico, quattro tipi di interventi: psicoeducazione al disturbo d’ansia, rilassamento psicofisico, tecnica cognitiva, esposizione immaginativa e in vivo. Siccome la conoscenza di un fenomeno, per quanto complesso esso sia, è fondamentale per arrivare alla sua soluzione, il primo passo da fare per affrontare l’ansia, è lo studio di alcuni argomenti: origine dell’ansia, attacco di panico e l’agorafobia, quali possono essere i sintomi, i tipi di respirazione che si manifestano prima e durante il disturbo d’ansia, il meccanismo di auto-rigenerazione di questi disturbi, su quali funzioni del corpo influisce l’ansia, quanto incide la personalità, quali sono gli evitamenti messi in atto dalla persona, soprattutto quelli più subdoli, la risposta di attacco-fuga come precursore della sensazione ansiosa, ecc… La seconda parte dell’intervento introduce alcune tecniche di rilassamento dal Training Autogeno alle tecniche di rilassamento muscolare progressivo. Questa fase è fondamentale per “riappropriarsi” del proprio corpo, per acquisire un maggior autocontrollo e imparare a non temere l’ansia. La terza fase terapeutica di questo protocollo d’intervento è centrata sull’aspetto cognitivo, che consiste nell’identificare, comprendere e mettere in discussione i pensieri ansiogeni. I soggetti che soffrono di attacchi di panico hanno in comune molti pensieri. Esistono, infatti, alcune distorsioni cognitive inconsapevoli che sono simili nei loro processi di pensiero. In questo disturbo molte persone iniziano a stare male proprio quando hanno delle immagini mentali di un certo tipo accompagnate da pensieri catastrofici. Quarta e ultima fase è la pianificazione di un programma graduale di esposizione alle situazioni ansiogene, infatti, mettendo in pratica alcuni piccoli ma graduali passi, si aiuta la persona ad affrontare gli evitamenti delle situazioni ritenute generatrici del panico. Nel mio modello terapeutico la parte centrale dell’intervento è “la fotografia del proprio pensiero”. Chiaramente occorre uno strumento diverso dalla classica macchina fotografica. Attraverso uno schema che ho elaborato io, conduco la persona a prendere coscienza di quello che succe-

L a trad izio n e s i rin n o v a: M A IE TTA E M P O R I O IL T U O N E G O Z IO D A T R E G E N E R A Z IO N I B iancheria-M erc eria M aglieria- Intim o B ijou tteria-P ro fu m iP elletteria

V ia Na zario S a uro (S A VIA NO ) Do ve o gn i nuo vo ac q uis to è la c o nferma d i u na F id uc ia An tic a.

M I O …

Paese mio che di vite ne ha viste di incerto futuro, ma di sicure speranze; affamati d’ingordigia, avari di onoranze da figli illegittimi lo sfruttar t’è triste;

LA PSICOTERAPIA DEL DISTURBO DI ATTACCO DI PANICO in dai tempi dell’antica Grecia è stato descritto un disturbo che provoca delle paure irragionevoli in persone sane di mente: l’attacco di panico. Questo disturbo d’ansia molto spesso è accompagnato dall’agorafobia che consiste nella paura di avere un attacco di panico nei luoghi affollati, spazi aperti, autobus, treni, posti lontani da casa o dove sarebbe difficile ottenere aiuto. Le paure generate da questo tipo di disturbo possono condurre all’evitamento del luogo in cui la persona si è sentita male la prima volta. Non di rado accade, che la paura di star male in un luogo può trasmettersi anche in altri posti, simili alla circostanza che ha generato il primo attacco d’ansia. Chi ha un attacco di panico cerca di allontanarsi dalla situazione nella quale si trova e, siccome teme che possa stare male, cerca sempre chi lo possa aiutare nel caso dovesse svenire o avere un infarto. Il pensiero predominante, in questo tipo di disturbo d’ansia, è la paura di stare male accompagnato dal bisogno sfuggire a quella situazione angosciosa e terrificante. Oltre alla paura di sentirsi male, esiste anche la paura delle conseguenze sociali, per esempio sentirsi male o perdere il controllo di sé alla presenza di altre persone e provare vergogna. L’esordio dell’attacco di panico, spesso coincide con un evento stressante che può avere una base psicologica o organica. Alla base di questo disturbo ci sono dei pensieri irrazionali veloci, sfuggenti e confusi e per individuarli occorre un percorso analitico. Molto spesso, le persone che sono affette da questa paura, tendono ad attribuire, erroneamente, il loro star male alla situazione in cui si sono trovate la prima volta e quindi la evitano, alimentando, inconsapevolmente, il loro disturbo. Purtroppo, l’attacco di panico spaventa molto e spesso è accompagnato dalla paura di perdere il controllo, di svenire, di impazzire; in sintesi è la paura di essere soli e temere che in caso di panico non si potrà ricevere aiuto. E adesso veniamo alla terapia dell’attacco di panico. Per curare l’attacco di panico bisogna intervenire, ap-

S a v i a n o M i g l i o r e

Saviano, Piazza Vittoria, anni ’70

de dentro la sua mente. Gli eventi interni ed esterni hanno la capacità di attivare pensieri, emozioni e comportamenti, ma sono proprio le credenze e i ragionamenti personali che elaborano gli eventi e gli attribuiscono dei significati. La condotta di ogni individuo è sempre mediata da significati soggettivi ma molto spesso sono proprio questi ad essere oscuri al soggetto stesso. In ogni persona esiste la sua potenzialità che nessun disturbo può mai eliminare. “La tempesta è capace di disperdere i fiori ma non è in grado di danneggiare i semi”, Kahlil Gibran. *Psicologo Clinico, Specializzato in Psicoterapia Cognitivocomportamentale, Counseling, Tecniche di rilassamento e Ipnosi terapia - mail: dr.allocca@libero.it ■

OBIETTIVO SAVIANO Periodico di Informazione e Cultura edito dall’Associazione “Obiettivo Saviano” onlus, Via degli Orti, Saviano (NA). Autorizzazione del Tribunale di Nola N°550 del 22/06/1995. Direttore Responsabile Vincenzo Ammirati Posta elettronica: vincenzo.ammirati@alice.it Redazione: G. Ambrosino, F. Cappiello, Giovanna De Sena, F. Falco, G. Fedele, Anna Franzese, Anna Pia Franzese, A. Romano, P. Trocchia, V. Trocchia. Diffusione: E. Caccavale, D. Fabozzi, A. Iervolino, L. Liguori, P. Mirra, A. Napolitano, F. Simonetti. Elaborazione computerizzata a cura della Direzione, con la collaborazione dei cugini Antonio & Antonio Simonetti, e Paola Ammirati. Soluzione grafica dei caratteri di testa di Felix Policastro. Collaborazione aperta a tutti a titolo di volontariato gratuito che esclude l’instaurarsi di qualsiasi rapporto di lavoro. Gli scritti pubblicati riflettono l’opinione dei rispettivi autori, dei quali son le relative responsabilità rispetto alla legge. Conformemente allo spirito dello Statuto associativo, il giornale è espressione d’attività culturale di natura non commerciale: offerte volontarie provenienti da lettori durante la sua distribuzione s’intendono a titolo di solidarietà ed esclusivamente come contributo per le spese di produzione. Stampato dalla Tipolitografia Meo - Saviano (NA)


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RIFLESSIONI IN LIBERTÀ Joe Falchetto trascorso solo un mese dall’uscita del numero precedente di Obiettivo Saviano, ma sembrano passati secoli: via il coacervo di nani, ballerine, ruffiani e baldracche che ha scandito le ore di questi lunghi, tristissimi anni ed ecco in sella il governo dei professori, un gruppo di “capoccioni esagerati”, per il più stupido dei quali i Presidenti della Luiss e della Bocconi si sono pestati a sangue pur di assicurarsene i servigi. Ebbene sono questi signori a decidere le italiche sorti: forse non risolveranno tutti i disastri che hanno trovato (mi auguro naturalmente di sbagliarmi), magari invece ce la faranno, anche se per riuscirci seguiteranno ad allargare vieppiù il buco (dell’ozono, ovviamente) alle fasce più deboli della popolazione, ma hanno un merito indiscutibile, quello di essere titolari di un aspetto da persone normali, quasi banali, di quelle che nessun inviato di “Cioè” o di “Novella 2000” si sognerebbe mai di tampinare per settimane per estorcere uno straccio d’intervista; a parte gli inquietanti padiglioni auricolari del Ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda (il pensiero corre in automatico a noti personaggi di film di fantascienza), i volti, i portamenti, le espressioni dei componenti dell’attuale compagine governativa, nella peggiore delle ipotesi, fanno pensare al Professore di “Tecnica delle costruzioni” piuttosto che di “Filologia romanza” o di “Anatomia patologica” che ci siamo ritrovati davanti nel corso degli studi universitari. Si mormora che la Severino, la Cancellieri e la Fornero siano diventate ministri senza bisogno di darla a nessuno: sembra, addirittura, che nessuno gliel’abbia neanche chiesta. Michele Serra proponeva dalle pagine di Repubblica di qualche giorno fa un divertente giochino: sfogliate le foto degli attuali ministri e raffrontate ognuno di loro con chi l’ha preceduto: è assicurato un inebriante mix di divertimento e soddisfazione, con la certezza che i sacrifici che siamo chiamati ad affrontare appariranno molto più leggeri e sopportabili. Il refrain di Monti e della sua équipe è il raggiungimento, costi quel che costi, dell’agognato “pareggio di bilancio”; l’ineffabile Woodstock, sentendo continuamente parlare di “pareggio di bilancio”, se ne è uscito con una delle sue (certo è che poteva anche risparmiarsela): “Stante una situazione tanto critica, se non riuscissimo a raggiungere il pareggio, non potremmo accontentarci anche di una sconfitta di misura? Magari nella partita di ritorno riusciamo a ribaltare il risultato.” E mentre il nuovo governo prova ad assicurarci (e ad assicurarsi) la sopravvivenza, tra le grida e gli insulti di un gruppo di trogloditi accumunati dal colore verde di cravatte e fazzoletti (ma dov’era e cosa faceva

questa gentaglia fino ad un mese fa?), aumenta a dismisura il numero di prestigiosi (???) uomini politici coinvolti in casi di furti, malaffare, spesso in sintonia con la malavita organizzata. A questo proposito, riferendomi ai “sinistrorsi” coinvolti in simili vicende, tipo il pugliese Tedesco ed il lombardo Penati, mi viene da sbottare, pacatamente e cristianamente: “Dio li stramaledica”. E vi spiego subito il perché. Mentre Totò Cuffaro è in galera, mentre Formigoni si è visto arrestare buona parte dei suoi collaboratori (al punto che le riunioni di Giunta vengono sistematicamente convocate nel salone degli specchi, che miracolosamente moltiplicano le presenze, assicurando il numero legale), mentre Don Verzè sta oscurando la triste e trista fama del suo pupillo Silvio Berlusconi (che lui stesso definì, in assenza totale di pudore, un gran dono di Dio all’Italia), mentre Cosentino e Cesaro continuano a fare il bello ed il cattivo tempo nella nostra martoriata regione, con i casalesi che si affannano a prendere le distanze dai due loschi figuri (e mi fermo qui per non tediare ulteriormente il malcapitato lettore), il fatto che anche qualche uomo dell’altra parte politica (come Tedesco e Penati) si macchi di reati così ributtanti autorizza il berluschino di turno (quello che tanti anni fa ha offerto gratuitamente i suoi “bassi” per aprire una sede di “Forza Italia”) ad affermare con sicumera: “Da oggi non vado più a votare, tanto sono tutti uguali” (da cui la stramaledizione di cui sopra). Avete notato che, per certi versi, sembra essere tornati ad alcuni decenni orsono, quando, pur utilizzando le più efferate ed atroci torture, era molto improbabile far ammettere ad un italiano di aver votato Democrazia Cristiana? Allo stesso modo, in questi giorni è molto complicato stanare e costringere alla confessione un fan del Cavaliere. Passando, come usa dire, di palo in frasca, mi sa che, se qualcuno dei lettori mi confessa in tono implorante che gli mancano da morire i miei “dubbi e perché”, data la mia proverbiale magnanimità, potrei elargirvene qualcuno; o magari, visto che con ogni probabilità a nessuno di voi frega una beata mazza di quello che faccio o che dico, ve ne propino uno a tradimento e non richiesto. Nei giorni precedenti la presentazione della manovra economica del nuovo governo, appena si parlava di patrimoniale o si paventava una lotta più dura contro l’evasione fiscale o si ipotizzava una più consistente aliquota da far pagare sui capitali fatti rientrare dall’estero, quando cioè si minacciava di coinvolgere in maniera più consistente (ma infinitamente più giusta) l’elettorato di riferimento della destra, la vecchia maggioranza ergeva barricate e minacciava di ritirare il sostegno al nuovo governo. Come spiegare questo desiderio di “staccare la spina” ad un gruppo di persone vive e vitali come i componenti del governo Monti, laddove ci si era fatti venire i “riscenzielli” pur di non farlo nei confronti di esseri umani prigionieri di una condizione che era

molto azzardato definire viva e vitale, come Eluana Englaro e Piergiorgio Welby? Voglio chiudere con una riflessione un tantino amara sugli ultimi risvolti della politica italiana. Gran parte di noi, specie quelli non più giovanissimi come me (un eufemismo una tantum non ha mai ammazzato nessuno), nel corso degli anni si crea il proprio Pantheon, cioè quella teca virtuale (ma, allo stesso tempo, così maledettamente reale) nella quale stipa i suoi miti, i suoi eroi, i suoi riferimenti; io, giusto per esemplificare, nel mio scrigno ho infilato un ristretto numero di personaggi che vanno da Fabrizio De André a Charlie Chaplin, da Eduardo De Filippo a Stefano Benni, da Woody Allen ad Altan e pochi altri. Anche il NAS (nel senso del nostro amato Silvio) aveva un suo Pantheon di personaggi amati, che lui non ha mai confessato pubblicamente (solo noi sempliciotti siamo capaci di clamorosi outing) ma che è chiaramente venuto alla luce negli ultimi anni. Per limitarci agli uomini politici più noti tra quelli assiduamente frequentati dal “nano marrone” (il simpatico nomignolo, ahimè, non è farina del mio sacco), è giusto ricordare Hosni Mubarak, Mu’ammar Gheddafi e Vladimir Putin. Il primo, dopo le dimissioni (quanto spontanee?) e un breve periodo di esilio dorato a Sharm-el-Sheik, è stato associato alle patrie galere; il secondo è stato catturato e giustiziato brutalmente; il terzo perde consensi a vista d’occhio, non avendo intuito per tempo che la rete non è controllabile e malleabile come la televisione (che basta riempire di fidati scagnozzi) e la carta stampata (che si può minacciare ed intimidire fino alle conseguenze più tragiche, come nel caso di Anna Politkovskaja). Cosa rimane del Pantheon del migliore statista italiano degli ultimi 150 anni? Restano solo, in ordine sparso: una falsa nipote con un pancione vero ed uno sposo simile ad un tappeto (nel senso che sotto vi si nasconde ogni sorta di spazzatura); qualche cacca di cavallo berbero nel parco di villa Pamphili, accompagnata al ricordo di un penoso baciamano; un lettone triste e vuoto. QUESTA MI È PIACIUTA Colpiti duramente anche gli immobili dalla manovra di Monti. No, davvero, Bersani non merita tutto questo. Il leghista Salvini si è detto preoccupato per l’istituzione di un centro culturale islamico. Ma non è islamico l’aggettivo che lo turba. Studentessa italiana di 36 anni uccisa a coltellate a New York: là sono molto rigidi con i fuori corso. Se pensi in termini di anni, pianta pure un seme. Se pensi in termini di decenni, pianta alberi. Se pensi in termini di secoli, allora insegna alla gente (Confucio). Della serie, anche Joe può presentare improvvisi ed imprevedibili spunti di serietà e saggezza. ■

Sirico

LA PARROCCHIA DI S. GIOVANNI BATTISTA

I N V I S I TA A PAD U L I Anna Franzese o scorso sabato 10 dicembre la Parrocchia di S.Giovanni Battista di Sirico ha vissuto un momento di riflessione e preghiera a Paduli in provincia di Benevento presso il convento francescano dedicato a S. Maria di Loreto. La comunità siricana ha voluto riservare un giorno dell’Avvento, periodo di attesa del Natale, alla ricerca della pace spirituale, allontanandosi dalle occupazioni consuete per recarsi in un luogo immerso in una dimensione di quiete. La mattinata è stata offerta alla meditazione, alla quale i presenti sono stati indotti dal loro parroco, Don Salvatore Feola, che ha presentato la parabola del buon Samaritano offrendo poi spunti di riflessione, portati avanti da ciascuno attraverso un raccoglimento individuale necessario ad interiorizzare il senso di quanto letto o detto precedentemente. La giornata, pensata come momento per fermarsi e meditare, ha trovato nel convento francescano di Paduli il contesto appropriato ad indirizzare le riflessioni alla parola del Vangelo ed è stata gradita da tutti. Apprezzata si è rivelata soprattutto l’ospitali-

tà dei religiosi, appartenenti all’ordine di Maria stella della nuova evangelizzazione, che gestiscono il convento francescano ed accolgono sempre con piacere i gruppi che chiedono di potersi ritirare nei luoghi che per un breve periodo in passato ospitarono anche Padre Pio. La comunità siricana, dopo aver speso le ore del mattino curando il proprio spirito e dopo avere visitato il convento francescano, ha voluto conoscere più da vicino anche il paese beneventano nel quale si trovava. Una piacevole passeggiata per Paduli ha così soddisfatto la curiosità dei gitanti, che hanno potuto osservare ed apprezzare i paesaggi beneventani, sovrastati da un clima piuttosto freddo, tipico del mese di dicembre, capace addirittura di ritemprare gli spiriti più sopiti. Particolarmente interessante è risultato il centro storico di Paduli, abbandonato dopo il terremoto del 1980. Un meandro di stradine è stato percorso dai siricani che hanno ritrovato tra le tante case che si trovavano a vede-

re lungo il tragitto anche quella di un compaesano, il signor Saverio, conosciuto da tutti come il “sarto” e presente tra loro, attento a dare il maggior numero di chiarimenti possibili a quanti lo interrogavano sul suo paese di origine. Paduli si è rivelata un centro molto tranquillo, affascinante agli occhi di coloro che hanno visto in esso il contesto adatto ad ospitare la riproposizione di un presepe per le sue atmosfere suggestive e rilassanti. La visita del paese ha portato infatti alla scoperta di un luogo poco

conosciuto, ricco di tradizioni, tra le quali famosa quella dell’allestimento di carri di grano in occasione della festa di S. Rocco il 16 agosto. Visitare Paduli ha dunque significato immergersi in un clima di tranquillità e serenità, apprezzato dalla comunità siricana che ha fatto ritorno nel suo paese con il cuore ricco di gioia e con la consapevolezza che a volte nella semplicità si possono vivere situazioni capaci di soddisfare la mente e lo spirito. ■


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Dalla nostalgia canaglia dei segni premonitori del ’68 alla postuma luce del 2011 (2ª parte)

IN FAMIGLIA: RAPPORTI TRA GENITORI E FIGLI Felice Biondi sei anni un giorno avevo costruito un aquilone. Il suo costo era stato irrisorio. Avevo pagato una lira il foglio colorato di carta velina, la colla l’avevo ottenuta impastando acqua e farina, le stecche di canna, che servivano per l’assemblaggio del tutto fungendo da costoloni, le avevo reperite gratuitamente. La tecnica di questa costruzione me l’aveva insegnata un giovane, Totonno Tufano, nostro inquilino. Ero tanto soddisfatto per essere riuscito a strutturarlo. Lo appesi in bella mostra in cucina. Mio padre rincasando a sera da lavoro, appena lo scorse, stupito, esclamò: “Questa è la casa dei saponai!”. A quell’epoca il saponaio era considerato “straccivendolo”, umilissimo espediente atto alla mera sopravvivenza e non assurgente alla dignità di mestiere che, per arrotondare qualche soldo, oltre al sapone di piazza, portava e vendeva anche comete sulla sua vecchia carretta. La frase pronunciata da mio padre suonò per me come rimbrotto talmente grave che, contrito, da quel giorno se giocavo con gli aquiloni non mi facevo scorgere da lui. I rapporti in famiglia erano improntati verso la massima stima nei riguardi dei genitori. Soprattutto verso il padre. Si onoravano i genitori. A costoro e alle persone anziane ci si rivolgeva col “voi” in segno di riguardo. Si portava rispetto a se stesso, a tutti, e a checchessia. Si aveva dignità. Sembrava quasi innato il sentimento di deferenza verso persone e cose. Si cercava di fare sempre onore ai propri impegni , non si commettevano azioni indecorose ed indegne. I genitori in famiglia facevano valere nei confronti della prole il loro ruolo o grado senza incutere timore. Non erano prodighi di coccole affettate: accarezzavano i figli di notte, quando dormivano, senza farsi scorgere. I sentimenti e le emozioni erano educati, furtivi e razionali. Orbene: nella società odierna, con il turnover di mobilità dei genitori per esperienze lavorative, la famiglia di un tempo non esiste più, ne tantomeno i genitori impegnati possono espletare le affettuose cure e premure verso i figli nel sacro focolare domestico. Le mamme vestali non esistono più, sono occupate nel loro lavoro per poter sbarcare il lunario familiare. Bisogna correre e lavorare, quando è possibile, per sostentare tutti i componenti del nucleo. A sei mesi i lattanti sono affidati al nido d’infanzia, a tre anni all’asilo, a cinque anni alla scuola elementare e poi alle medie. Il supporto dell’affettività familiare alita con uno stadio di tempo irrisorio nel contesto domestico. Per di più i media caldi, il computer e tante altre diavolerie munte dal progresso tecnologico tarpano le ali al confidente e sano dialogare. E la prima educazione dell’agenzia famiglia non esiste più. L’infante “viene fuori “ tramite il gruppo dei pari che non è sempre edificante della scuola o, peggio ancora, visualizza scene traumatiche, ossessive e diseducanti dello schermo televisivo. È costretto a maturare prima del tempo come se fosse un frutto commerciale. Ma la natura non deve fare salti. Anche le buone nespole maturano con il tempo e con la paglia. Il dolce nido non viene più scaldato dal tepore suadente delle soavi nenie di mamma, papà e dei nonni. I genitori si vedono di sfuggita. I giocattoli non sono più quelli

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di un tempo vessilliferi di creatività convergente/divergente. Le bambole per le femminucce non sono più di moda. Il circostante è dinamico . Si digita, si vede, si sente ma non si insegna ad amare. Anche il ludico è trasgressivo o commercializzato. I consigli dei genitori quando vengono dati , sono ritenuti anacronistici. Siamo tutti dei Matusalemme!... La scuola non è più palestra di vita. Zoppica!...Non costituisce più un ancoraggio sicuro per l’educazione. Il sociale, poi, è pieno di marasma . Il politico è farcito di antagonismi. Oggigiorno la politica è il grande malato che ha nella camerata dell’ospedale come copaziente l’economia. Nel Bel Paese di “legale” esiste solo l’ora. I valori vengono sottesi dal “mordi e fuggi”. Bisogna correre verso il baratro? Noi figli della guerra “gioventù bruciata” che scorgemmo l’albeggiare del “68” veneriamo ancora la memoria dei nostri padri martoriati dalla guerra, ragazzi senza giovinezza. Sui nostri petti pende ancora la faccia della positiva medaglia del “68” incidente il volontariato per creare nuovi spazi di cointeressenza sociale in un ecomondo.

La rievochiamo quale istantanea di idee evolutive per pulire il mondo ,come afferma Giuliana Politino di Arezzo dall’ignoranza, dal menefreghismo, dal lassismo, dal pressapochismo, dall’egoismo, dall’avidità e dall’ingiustizia con una democrazia partecipata a livello globale. Amammo il solare e non il lunatico. Ora più che mai , nel contesto terra l’aurora spunta ad oriente ed il catastrofico giorno annuncia la notte per l’occidente. Il chiarore della luna intanto inquina otticamente la lucentezza di tutte le stelle. Facciamo del bene per gettarlo nel cosmo. Alla Kant: la legge morale è dentro di noi, il cielo stellato sopra di noi. Perciò credemmo e crediamo nella morale, nella fratellanza dei popoli nell’amicizia imperitura, disinteressata. Amammo “l’onesto ,e fugammo il disonesto”. Coscienti alla Pascal che il cuore ha le sue ragioni delle quali la ragione non conosce alcunché, insegnammo ai ragazzi a parteggiare per Ettore anziché per il divino piè veloce Achille. Ettore padre amoroso, palleggiava l’infante Astianatte, suo figlio e lo innal-

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zava al cielo augurandogli del “non fu si forte il padre” ritornando dalle battaglie “onusto d’armi dei nemici”. L’eroe troiano lottava contro invasori, usurpatori e prevaricatori. Il dialogo tra genitori e figli, che è stato sempre difficile, deve essere aperto e confidenziale. Bisogna smussare gli angoli delle asperità e delle incomprensioni. La conflittualità nasce, vuoi dalla nostra poca comprensione delle loro incertissime aspettative, vuoi dalla nostra prodigalità nell’aver concesso alla prole, nel periodo delle vacche grasse, tutto e subito. Bisognava allora salire sulla scialuppa dell’equilibrato in famiglia, nel sociale e nello sfruttamento delle risorse terrestri per pervenire ai lidi di un familismo armonioso, al bioetico ed alla sopravvivenza. Una temperata severità e parsimonia non nuocevano. La loro temperie è diversa da quella della nostra giovinezza. Ne discende che una distanza abissale separa noi da loro. Per di più :lo scolastico e l’extrascolastico non hanno operato proficuamente e sinergicamente per la loro educazione. Il quadro prospettico “lavoro” dei giovani d’oggi, poi, è tutto scuro. La querelle è costituita da baroni occupati e studenti disoccupati. Infatti pochi chiaroscuri si vedono nel dipinto occupazionale. Dobbiamo immedesimarci nelle loro problematiche. Oggi il lavoro è incerto. Le piante da pensionati dei nostri piedi di genitori non reggono più per arginare la crisi. Tutto è incerto. I politici non offrono soluzioni plausibili e valide. Anche lo sport è inquinato da combines. Tutto il sociale è ammorbato dall’arrivismo, dal malcostume e dal precariato. Per di più fa da spauracchio lo shoc del futuro. Persino il pianeta terra si lamenta con tremuli singulti di allerta. Ma si è giovani una sola volta nella vita !... Nella primavera dell’esistenza è ricorrente il far pazzie. Rumoresque senum severiorum aestimamus unius assis, esorta il poeta. La nostra severità quindi, deve essere equilibrata. L’ansia ed il pathos sono prodotti di situazioni critiche. I giovani rappresentano sempre la speranza di un domani migliore. D’altronde l’intragenerazionale e l’intergenerazionale non sono stati mai pacifici. “O tempora, o mores” tuonava Cicerone; “giovanotto, faremo bei versi” il collega poeta rimbrottava il Manzoni, sorprendendolo a giocare nei ridotti della Scala di Milano. Dello stesso avviso era anche il sommo Dante nei riguardi della degenerazione e del malcostume dei suoi tempi. Ma la gioventù rappresenta il divenire, l’acqua che scorre sotto i ponti che non è mai la stessa. Padri e figli sono diversi per temperamento, carattere e comportamento in quanto i geni che li hanno procreati erano diversi, altrettanto dicasi per lo spazio ed il tempo. Queste ultime due forme aprioristiche, lenti della conoscenza, giocano pure loro un ruolo importante nell’educazione. Il “trarre fuori” è sempre fertilizzato dall’humus ambiente. L’innatismo ha un ruolo preciso ma non preponderante. Ora che si avvicina il Natale, mamme allestite il presepe nelle vostre case e raccontate la più bella favola dell’umanità ai vostri pargoletti, quella della nascita di Gesù. Saranno più buoni ed obbedienti in quanto la religio rappresenta il legame con l’eterno ove lo spirito contemplativo coglie se stesso, estasiandosi ed estraniandosi da questa valle di lacrime. Così un barlume di speranza illuminerà il tunnel dell’esistenza. Nel turbinio della vita si scorgerà lo sguardo di qualcuno che mai ha cessato di cercarci. E le stelle da buone sentinelle con la loro luce rischiareranno tanti buchi neri nel cosmo e sulla terra infondendo ottimismo in ogni cuore con pulsioni continue per ossigenare le cellule del vivere, indirizzando quell’adocchiamento su noi. La solidarietà, obiettiva ed equa, di chi ci ha cercati sconfiggerà il liberismo e l’utilitarismo e la tecnocrazia salvaguardando la nostra anima.(Saviano 06/ 11/ 2011) ■

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Nicola Sabatino Italia celebra il 150° anniversario dell’Unità Naziona le. È un avvenimento importante e positivo della nostra storia, che merita un’analisi particolareggiata, che non si può certo esaurire in questo mio intervento, che pure intende sottolineare alcuni punti. Un qualunque vocabolario ci spiega che Patria, in senso letterale, vuol dire “terra dei Padri”, mentre in chiave politica, identifica un ambiente geografico che accoglie un popolo legato da unità di lingua, istituzioni, tradizioni, cultura e sentimenti. Ma che cos’è la Patria italiana? La storia ci insegna che l’Italia nasce per la prima volta quale Stato unitario attraverso un travagliato e lungo percorso che si chiama Risorgimento, cioè rinascita di qualcosa che già esisteva, evocante una precedente Italia-nazione, sviluppatasi nella cultura e nella lingua ancora prima del 1300. La storia del Risorgimento, nella sua complessa discontinuità, contiene le nostre radici ed il nostro futuro. Mi commuovo ogni volta che canto i versi del “Piave”, che si riporta alla grande guerra -era risorgimentale- “…L’esercito marciava per raggiunger la frontiera, per far contro il nemico

una barriera, e il fiume mormorò: “Non passa lo straniero!”… Ma mi commuove ancora di più l’inno di Loffredo Mameli scritto nel 1847, che dal 1946 è divenuto l’inno nazionale italiano: “…Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta…, che schiava di Roma Iddio la creò…”; i fratelli italiani, che nel nome della patria si sono contrapposti agli stranieri e con questo ideale nel cuore si sono sacrificati con lealtà e coraggio nelle guerre e nelle lotte per l’indipendenza e la libertà. Questo ci rende orgogliosi e ci sprona a far crescere nelle nostre coscienze quegli autentici valori dimostrati che tra vicende drammatiche ed esaltanti, ci hanno portato alla democrazia ed alla libertà. Il tempo in cui viviamo, tutto proteso verso al globalizzazione, la mondializzazione, il superamento dei confini e delle barriere, segnato dall’immediatezza delle informazioni e dalla diffusione di culture transnazionali ne linguistiche, sembrerebbe il meno adatto a farci meditare sul valore, sull’idea, sul concetto di patria. Eppure, paradossalmente, proprio questa nuova realtà ci costringe a riflettere, a pensare, a riscoprire. Se il nostro secolo ci ha lasciato i milioni di morti delle due guerre, Hiroshima, e Auschwitz, ci ha anche liberato dalle dittature violente e

forse in maniera radicale e definitiva. Ci ha anche offerto esempi di coraggio, di valore, di sacrificio di grande portata che ci consentono di guardare al futuro con speranza. Non si può azzerare tutto. Se ci fu talvolta nel passato un eccesso di simbologia, non per questo si può pensare di fare a meno di simboli, della bandiera ad esempio, dell’inno nazionale. E a proposito del tricolore, mi piace chiudere questo scritto ricordando le parole con le quali il poeta Giosuè Carducci si rivolse alla Bandiera nella commemorazione del primo centenario del Tricolore, il 7 gennaio 1897 a Reggio Emilia: «Sii benedetta! Benedetta nell'immacolata origine, benedetta nella via di prove e di sventure per cui immacolata ancora procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre nei secoli!". Ed aggiunse: "Quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si angusta: il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l'anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene della gioventù dei poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi!». ■


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UN MONDO DI CARTE Guido De Pietro vete mai pensato a quante sono le carte che invadono la nostra vita? Sono talmente tante che è quasi impossibile compilarne un elenco completo, anche se ci limitassimo a considerare solo quelle che ci assediano tutti i giorni. Ma poi, ce ne sono pure molte che nemmeno conosciamo, e che forse non vedremo mai materialmente, nonostante che ci riguardino da vicino. Pensate ai numerosi registri pubblici e privati che contengono, spesso a nostra insaputa, i nostri estremi anagrafici. E poi ci sono le tessere, una marea di tessere: quella di identità, la patente, la carta di credito, la tessera sanitaria, la tessera fiscale, la tessera del club, la tessera del partito, ecc. ecc. E avete notato quanti vocaboli sono connessi all’uso della carta? Cioè quante parole non avrebbero alcun senso se non esistesse la carta? Per esempio: Bolla, bolletta, cartolina, cartina, ricevuta, tagliando, attestato, diploma, foglio, risma, lettera, scheda, giornale, settimanale, manifesto, mappa, stradario, elenco, carteggio, libro, ecc ecc. E non dimentichiamoci poi delle carte più importanti, come la carta costituzionale, la carta dei diritti dell'uomo, la carta moneta, ecc. ecc. Diciamocelo! Sono davvero troppe le carte in giro! E certe volte possono essere pure pericolose come le onde elettromagnetiche, almeno di quelle che trasportano senza tregua le cosiddette "informazioni", che ormai sono tutte da controllare e da verificare, passo dopo passo. E come succede dietro al tubo catodico, dove si nasconde sempre qualcuno che vuole farci credere qualcosa, così, pure dietro alle carte si può celare qualcuno che ci vuole imbrogliare! E' diversa un po' la forma, ma la sostanza è la stessa. Si sa che la carta è stata un notevole fattore di progresso e di civiltà, fin dal tempo dei Faraoni, ma cosa rappresentino tutte queste carte nella nostra vita, non possiamo fare a meno di chiedercelo. Insomma, quale significato filosofico assume questa loro così massiccia presenza nella nostra esistenza? Ma una carta, ma in fondo, ma che cos’è? E' questa la prima domanda che viene in mente. E la risposta forse potrebbe essere semplicemente che è una finzione, un simulacro, un’immagine ovvero una rappresentazione di qualche altra cosa che esiste altrove e che non è certo contenuta in quel foglio di carta. Una carta infatti non rappresenta mai se stessa! E' sempre l’idea di un qualcosa di concreto, di reale, che sta comunque da qualche altra parte. Forse è il caso di tornare a Platone per capire, almeno in senso filosofico, cosa rappresentano le carte. Platone forse direbbe che le carte sono degli ideogrammi delle idee. Come se da un lato ci fossero le cose, dall'altro le idee del mondo iperuranio, e in mezzo le loro rappresentazioni sulla carta. Forse è così che bisogna pensarle. Dicia-

mo che sono dei semioggetti intermedi tra le idee e le cose. Per esempio, se su un foglio di carta è scritta la parola ruota o vi è proprio disegnata una ruota, esso sarebbe un po’ come l'idea di ruota parzialmente materializzata, una tappa intermedia tra la ruota reale e la corrispondente idea assoluta di ruota. Insomma forse, è come se l'idea attraverso la carta assumesse un po' di fisicità, ma solo un po'. Però, anche se è vero che delle carte non si può fare più a meno, forse ce lo dovremmo ripigliare un pò il mondo reale, quello delle cose, quello degli oggetti tridimensionali composti di materia e di energia, dovremmo almeno parzialmente riappropriarcene. Ma vi rendete conto di dove siamo arrivati? Se fissiamo la nostra attenzione al mondo dell'economia, per esempio, ne scopriamo delle belle! Provate a riflettere un pò sulla storiella che segue. Un contadino porta al mercato il prodotto del suo lavoro, diciamo un cestino di mele. Finalmente arriva un signore che se lo compra e gli dà in cambio un foglio di carta con su scritto “10 euro” (=banconota da 10 euro). Il compratore, a sua volta, aveva ricevuto quel foglio di carta in cambio del suo lavoro da una terza persona, e anche questi era solo l’ultimo elemento di una lunga catena di passaggi. Ma chi era stato il primo anello della catena? Nelle società moderne dovrebbe essere lo Stato, è lui che infatti, attraverso la sua banca centrale appositamente incaricata., fabbrica tutti i fogli di carta da 10 euro e li utilizza per i suoi pagamenti, ovvero per comprare il lavoro dei suoi dipendenti o per acquistare merci e servizi da privati cittadini. E’ lo stato, insomma, che scambia un semplice foglio di carta con del lavoro, oppure, il che è lo stesso, con della merce. Dice: Ma da una parte bisognava pure cominciare! Ed è pure giusto che sia lo stato ad esercitare questa prerogativa (detta signoraggio), tanto lui deve comunque operare per il bene comune! Giusto! Però, e se lo facessi pure io? Se lo stampassi pure io un biglietto da 10 euro e andassi al mercato a comprare il cestino di mele? Non succederebbe nulla? Escludendo il fatto che mi potrebbero arrestare come falsario, probabilmente no! Forse nessuno si accorgerebbe di niente. Qualche problema potrebbe sorgere solo se ne stampassi troppi. Sono problemi che sorgerebbero, per la verità, pure se fosse lo stato a stamparne eccessivamente. Ci sarebbero troppe banconote in circolazione, e quindi più potenziali compratori per il cestino di mele. Così succederebbe che il venditore, come se si sentisse più corteggiato, ovvero come se facesse una specie di vendita all'asta, alzerebbe sicuramente il prezzo delle sue mele, per esempio a 15 euro. Dopo anche gli altri produttori si regolerebbero sul cestino di mele, e la frittata sarebbe fatta. Per esempio, pure il falegname che prima vendeva una sedia a 20 euro, sicuramente ne chiederebbe 30, cioè una volta e mezzo il prezzo di prima, così come aveva fatto il contadino. E non potremmo dargli torto! E’ solo così infatti che potrebbe continuare a scambiare la sua sedia con due cestini di mele, esattamente com'era prima. Ecco! Grosso modo, anche se nel mercato reale il

fenomeno è un tantino più complicato, questa è la cosiddetta inflazione. In altri termini, una maggiore quantità di moneta in circolazione fa aumentare i prezzi, o come si usa dire, fa diminuire il valore del denaro. E’ ovvio che dopo si verificherebbe pure la rincorsa dei lavoratori, i quali comincerebbero sicuramente a scioperare per ottenere l'aumento del prezzo del proprio lavoro, e cioè per conservare anche loro il proprio potere di acquisto. Perfino chi teneva i soldi nascosti sotto alla classica mattonella, in men che non si dica, se li ritroverebbe svalutati senza averli nemmeno mai sfiorati. L'aumento dei prezzi, per la verità, potrebbe essere innescato anche dalla diminuzione della produzione. Insomma se la produzione di mele fosse scarsa, il loro prezzo aumenterebbe lo stesso. Diciamo che è il rapporto (massa monetaria circolante)/(merci prodotte) quello che determina essenzialmente il valore del denaro. O almeno così dovrebbe essere, se si esclude la presenza di speculazioni o situazioni di monopolio, o altri marchingegni truffaldini che poi non è mai nemmeno tanto facile scoprire. Per riepilogare, lo Stato ha il potere di stampare i soldi e, diciamo così, non li paga, sono i cittadini che poi dovranno riempire le banconote di un valore. Ora, questo privilegio dello Stato, che è pure di grande responsabilità per l’equilibrio e la coesione sociale, secondo voi, potrebbe essere assegnato ad un privato? Non è meglio che sia un potere inalienabile dello Stato? Il quale poi, peraltro potrebbe essere sempre democraticamente controllato dalla massa dei cittadini? E invece, purtroppo, oggi non è così! La banca centrale dello Stato italiano, cioè la Banca d’Italia, non ce l’ha più il potere di stampare denaro. Ora lo può fare solo la Banca Centrale Europea (BCE) che è l'unica ad esercitare il signoraggio. Diciamo che la BCE è come una specie di tipografia che stampa per noi le banconote e che poi si comporta come se ne fosse la proprietaria. E la BCE di chi è? E' presto detto! I soci della BCE sono le Banche Nazionali dei seguenti Paesi Europei: Germania (23,40%); Francia (16,52%); Inghilterra (15,98%); Italia (14,57%); Spagna (8,78%); Olanda (4,43%); più altri Paesi con quote che oscillano dallo 0,17% del Lussenburgo al 2,83% del Belgio. E di chi sono le Banche Nazionali? Ecco qua! Pupù .. ddà! Le Banche Nazionali sono controllate da altre Banche private! Dunque la BCE è una Banca privata. Per la verità anche la Banca d'Italia non è mai stata degli Italiani, però, almeno prima i panni sporchi si lavavano in famiglia. Eeh! Avete visto che cosa si può combinare con tutte queste carte? L’argomento certamente meriterebbe qualche approfondimento, ma intanto meditate Gente, meditate! “E' un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina.“ (Henry Ford) ■

si diritti ed eseguire i propri doveri, significa vivere insieme civilmente e rispettare l’ambiente e la natura. I disegni espressi dai ragazzi sui cartelloni esposti, sono stimolo di crescita e di sviluppo intellettuale. Il Capitano della Guardia di Finanza Dott. Giacomo Scilì Bellomo, dopo aver indicato la scuola come centro importante per la cultura di ogni cittadino e aver affermato che lo studio acquisito viene sempre ripagato durante il percorso della vita, ha specificato che la divisa ufficiale della guardia di finanza, anche se a volte, incute paura, è simbolo della Legalità, di controllo e rispetto del cittadino, con alle spalle valori, sacrificio e regole osservate e fatte osservare quotidianamente. È stato anche proiettato, come esempio, il CD “Le Avventure di Finzy” cartone animato del Finanziere della nuova generazione. C’è stato, poi il saluto della Dott.ssa Assunta Parisi e le giustificazioni dell’assenza del Commissario Prefettizio Dott.ssa D’Orso Gabriella, impegnata altrove. È intervenuto il Sindaco di Comiziano Paolino Napolitano con una frase profonda e concreta “La cultura è la più

grande ricchezza che ogni cittadino può avere a favore della legalità”. Il VV. UU. Perretta Assunta, sostituendo il Comandante dei Vigili Urbani di Saviano Dott. Salvatore Ambrosino, ha confortato i presenti, affermando che il corpo municipale di polizia è l’Istituzione più vicina al cittadino con i suoi interventi, controlli e rispetto del codice della strada. Ha chiarito alcuni dubbi, rispondendo ad alcune domande fatte dai ragazzi. La Dirigente scolastica, prima di concludere, ha premiato gli alunni delle classi V con un attestato di merito per l’impegno profuso nel progetto Legalità 2 e con una Pergamena gli alunni che hanno partecipato al Progetto Pon Italiano 2. Ha, infine, ringraziato tutte le autorità, Associazioni, Obiettivo Saviano, Genitori ed alunni presenti, per la cortese collaborazione e disponibilità, augurando Buon Natale e Felice Anno. Gli alunni dei tre plessi, hanno chiuso il Convegno con la recita delle Filastrocche e con il canto dell’Inno Nazionale. ■

Convegno culturale 2011

2°C. D. SAVIANO Pasquale Iannucci abato 16 Dicembre 2011. presso la sala delle riunioni del Plesso “Capocaccia” del 2° C.D. di Saviano si è svolto il Convegno “Creatività e Legalità”. L’incontro culturale è stato organizzato dal Ref. Prof. Andrea Fescina che ha coordinato l’assemblea, ha presentato i relatori e ha introdotto la discussione, esprimendo l’efficacia dell’attività culturale svolta anno per anno nella scuola e di coloro che quotidianamente operano per educare le coscienze al vivere civile. Ha Presenziato il Convegno la Dirigente Scolastica Dott.ssa Ogliaruso Barbara che ha esposto il Progetto Legalità 2 e Italiano 2: “Monelli si, ma consapevoli” – Per vivere un mondo di giustizia; “Leggo, scrivo, parlo, recito” - Per crescere, maturare e amare. Ha sottolineato ancora i valori della legalità attraverso un comportamento idoneo e corretto e i vari aspetti necessari per la convivenza civile della persona e della famiglia; la Legalità crea, la violenza distrugge. Il Progetto è stato eseguito da un gruppo di 20 Bambini dei tre plessi del 2° Circolo Dida ttico: Capocaccia, Fressuriello e S.Erasmo ed è stato coordinato dalle Tutor Insegnanti: Notaro Emilia, Ambrosino Carmela, Renzullo Elvira e Falco Maria. L’ins. Maria Falco ha, poi, comunicato alla platea che il plesso Fressuriello, in occasione del Natale, con il Mercatino della Solidarietà ha raccolto la somma di 420 Euro. L’On. Dott. Carmine Sommese ha ribadito che la Legalità è un punto di forza per il comportamento e l’educazione. Legalità significa avere gli stes-


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Se le strade potessero parlare. Flashback dei savianesi anni ’70.

C ’ E R A U N A V O LTA … A V I A R O M A Pasquale Trocchia uando gli anni cominciano a diventare numerosi, i ricordi d’infanzia si affacciano alla mente, riportandoci indietro verso un mondo che oggi non esiste più, ma che pure appare tanto reale e presente ai nostri occhi, quasi da farci venire un po’ di nostalgia ed un po’ di amarezza per tutto quello che abbiamo irrimediabilmente perso. In fondo, credo che oltre alla storia e agli uomini che l’hanno fatta, anche in una piccola cittadina come la nostra, quel vasto mondo di gente semplice, vissuta con gesti quotidiani di una esistenza comune, costituiscano un contorno che ci consente di avere una visione più “colorata” di quella che è stata la vita delle nostre contrade. Credo pure che strappare per un attimo all’oblio del tempo, uomini e donne, famiglie che oggi non ci sono più, possa essere un gesto cortese per tutti coloro che comunque, anche nella loro semplicità, animarono le strade del nostro paese. Infine, penso che se per un attimo, a tanti di noi farò ritornare alla mente volti oramai dimenticati e probabilmente cari, forse farò cosa gradita, nel solco dell’incantevole pensiero che il grande Ugo Foscolo ebbe a declamare nella celebre carme “De i sepolcri”, secondo il quale coloro che hanno lasciato questo mondo continuano a vivere o rivivono nei ricordi dei posteri. Questa volta, il mio ricordo retroagisce fino agli anni ’70 del secolo scorso, quando la nostra Via Roma brulicava di gente che si recava al municipio, allora ospitato al piano terra dell’edificio scolastico della scuola elementare. Ma richiamo non minore esercitava anche l’unica banca presente a Saviano, nei locali della famiglia Falco, del compianto don Peppe che lì aveva eretto un imponente palazzo in cui trovava ospitalità la propria famiglia, insieme a sua sorella Luciella, serafica bidella della scuola media, (conosciuta con il soprannome di famiglia, che era quello delle zie “ ’e spennate ”, che prima abitavano da quelle parti), la quale non disdegnava un sorriso a nessuno e ispirava tanta gioiosità in chi si intratteneva con lei in un fugace colloquio, mentre don Peppe guardava, con pensieroso distacco, tutto quello che gli accadeva intorno, senza però lasciar sfuggire alla sua vigile osservazione tutto quella che accadeva nella vicina piazza Vittoria, che costituiva quasi una sorta di dependance della propria abitazione. Al limitare del palazzo di don Peppe (che secondo la secolare tradizione savianese, accompagnava al cognome il soprannome indispensabile per un cognome assai diffuso come il suo) “Buttiglione”, c’era il salone da barbiere di Carminuccio Bruscino, che, in quegli anni, si stava specializzando, come del resto accadeva per altri barbieri, nell’utilissima arte infermieristica, per poi diventare l’abilissimo operatore sanitario che tanti conosciamo. Ritornando all’inizio della strada, corrispondente a quella parte che i savianesi chiamavano dietro la chianca”, per via delle macellerie che ivi esistevano, e che forse vi erano sempre esistite, quasi all’incrocio con piazza Vittoria, viveva la famiglia del mar.llo Fiore Ciniglio della simpatica maestra elementare Dina Simonelli; di presso, dal medesimo lato, vi era il negozio fotografico che prendeva il nome dalla strada e si chiamava “Foto Roma”, gestito dal giovane Franco Tambaro che ancora oggi, tra i pochi, regge il testimone di quell’alacre popolazione che allora animava via Roma. Andando oltre, trovavamo il grande portone del caseggiato De Giulio, uno dei più antichi del paese e del centro storico, dove viveva la relativa famiglia, tra cui spiccava la mite e semplice figura del dottore Ernesto, la cui scienza, unita all’abnegazione con cui svolgeva la propria professione, direi quasi missione, consentì a tante persone di superare situazioni assai pericolose e difficili di malattia e forse, senza timor di smentita, posso affermare che più di uno ebbe salva la vita grazie alle sue elementari, ma efficacissime terapie. Lì abitava con la famiglia, lo affiancava anche la distinta signorina Melina e don Pasqualino, che poi decise di vivere il suo tempo per lo più nella sua amata isola d’Ischia. Tante altre famiglie occupavano, poi, le varie abitazioni che i De Giulio fittavano, tra cui ricordo i Trocchia, col dr. Angelo che, come diceva l’onorevole Raffaele Allocca durante uno dei suoi ultimi comizi elettorali, tutti ricordavano, tra l’altro, impegnato giornate e giornate di primavera a redigere, per l’esperienza maturata nel quotidiano lavoro alle Imposte Dirette, gratuitamente le dichiarazioni dei redditi di amici, parenti e tantissimi appena conoscenti, per poter fargli risparmiare qualche soldo che tale incombenza pur comportava, e lì vicino c’era anche il fratello Gerardo e la zia Speranza, che conduceva sulla stessa strada una piccola merceria, che tutti i bambini conoscevano perché, recandosi a scuola, da lei si fermavano per acquistare quelle che allora ci sembravano delle gustosissime caramelline di liquirizia, altre leccornie, oltre a quaderni, penne e all’occorrente per la scuola. I più grandi, invece, acquistavano articoli per la casa, quasi mai pagando subito, ma quasi sempre facendo “segnare” in un quadernetto il debito via via accumulato, da saldare a fine mese, quando si riceveva

Saviano, Via Roma

Eduardo. Proseguendo a ritroso verso piazza Vittoria, dopo gli Urciuoli s’ergeva l’arcigno palazzo di don Sabatino Scala e poi quello di Giacomino Tafuro, detto “ ‘o brutto” ed appresso la piccola casetta di Ciccio “’o Nglese”, per via di quegli anni trascorsi in Inghilterra, che ne avevano quasi naturalmente determinato il soprannome, così come era nominata quasi univocamente la moglie, insegnante privata di lingua inglese, che era poi la sua madrelingua, visto che “’a Nglesa”, veniva proprio dal paese oltre la Manica ed aveva conservato il forte accento anglosassone, pur essendo da tanti anni in Italia al seguito del marito, che continuava quella nobile arte sartoriale, all’epoca tanto diffusa a Saviano. Infine, trovavamo l’abitazione/studio del prof. Benedetto Scala, commercialista. Tanti altri, sicuramente, ho dimenticato in questo fugace excursus, ma a mia discolpa invoco i tanti anni, ahinoi, trascorsi e la mia età che era giovane nell’epoca narrata; ma, per cercare di rimediare, voglio ricordare degli abitanti, diciamo così, occasionali, di via Roma, che pure meritano di essere ricordati, come gli impiegati comunali, Ciccio Pierro “’o zuoppo” e Aniello De Lucia, con don Raffaele, addetti all’anagrafe con il giovane Catello Pizza che imparava il mestiere, di cui sarebbe divenuto quasi padrone incontrastato negli anni avvenire; i Vigili tra cui il compianto Mimì Ciccone, Benedetto Scala e Franchino De Lucia. Ancora possiamo ricordare Antonio Caccavale, al secolo “’O Murone” e Franco Scognamiglio, praticamente dei tuttofare, come pure Biagio De Risi. L’igiene urbana era affidata a “Ngiolillo, detto per l’appunto “’O scopa strade”, a Gigino Piccolo “’O Cassusaro” e a un altro di cognome Chiatti, mentre la sanità era seguita da Sebastiano Notaro, vigile sanitario. Altri ancora mi sfuggono e me ne dolgo fortemente. Sui piani superiori del palazzo scolastico, si animavano le aule con le generazioni di fanciulli che oggi sono tutti uomini e donne di matura età, con figli più o meno grandi e parecchi anche con svariati nipoti, che apprendevano i rudimenti del sapere da schiere di orgogliosi insegnanti/maestri: da Gennaro Morelli a Salvatore Addeo, da Luluccio Peretta a Giovanni Caccavale, da Pasquale De Sena a Salvatore Simonelli e da Donato Allocca a Giovanni Lanzara e Ciccio Notaro; poi c’erano le maestre, dalla Maria Manfredi alla Mara Vecchione, dalle sorelle Ida ed Eva Capozzi alla Luisa Avella, fino ai più giovani Carmine Pierro e Grilletto, per finire con la direttrice Angela D’Errico, che veniva da Napoli a guidare la scuola elementare del nostro paese, con il suo piglio energico e deciso, coadiuvata dalle bidelle Notaro e Simeri e dal vecchio socialista Raffaele. Ed anche qui tanti ne avrò dimenticati e me ne dispiace nuovamente, ma volevo solo far rivivere per un attimo un piccolo mondo di gente semplice che oggi non c’è più, con la speranza che altri, seguendo il mio esempio, facciano rivivere altri luoghi di questa nostra cittadina, e persone che ci hanno lasciato, chi da tanti chi da pochi anni, ma che in fondo, nella loro spesso semplice ed anonima esistenza, hanno scritto la storia del nostro paese, senza accorgersene, semplicemente vivendola. ■

il salario. D’altra parte, Speranza spesso si dimenticava di registrare le vendite e così si risparmiava anche qualcosa, mentre i bambini ricevevano sempre qualche pugno di caramelline in omaggio. Nel palazzo De Giulio vi erano diverse altre famiglie, tra cui ricordo, la combattiva signorina Tafuri, la spumeggiante Peppinella Esposito con la figlia Teresa e nei piani più alti, Cecchina e Mimiello De Giulio, che gestiva quell’esotico chalet della Villa Comunale, punto di ritrovo di tanti giovani; ed altri che adesso non mi sovvengono e per il cui involontario oblio chiedo scusa. Subito dopo il portone dei De Giulio si incontrava la bottega di Cristina e Aniello De Luca, specializzata nella vendita al dettaglio di generi alimentari d’ogni tipo, mentre sul lato opposto della strada c’era l’officina di manutenzione delle biciclette di Gennaro Ambrosino, detto il “noleggio” per via dei cicli che soleva fittare all’occorrenza. Prima del negozio di Gennaro vi era e tutt’oggi vi è una traversa, allora sterrata che conduceva alla “padule”, cioè all’orto, che Mariuccia coltivava, e dove lei viveva con le figlie, tra cui Assunta, che è tra le poche persone che sto qui rievocando, e che ancora lì vive. Lì abitava anche la vecchia “Maculatina” e qualcuno dei Falco soprannominati “Rettori” come, credo, Antonio “’o bianco” e famiglia. Continuando la nostra ideale passeggiata indietro nel tempo, si incontra la traversa che principiava dopo la “puteca” di Speranza, e nella quale viveva una varia e diversificata umanità. All’inizio del vicolo c’era la famiglia di “Sisina ’a portalettere” al secolo (Teresa Ardolino); poi, di fronte, c’era il vasto caseggiato di “Trimotore”, al secolo Salvatore Ciniglio, un anziano invalido che si muoveva a cavallo della sua rumorosa carrozzetta (che, nella impietosa e dissacrante nomenclatura popolare, gli aveva procurato il soprannome), e che vi viveva con la propria famiglia, oggi tutta emigrata nell’estremo Veneto. Continuando nello slargo che si apriva nel vicoletto, si incontravano alcune famiglie Ambrosino, di Giovanni che faceva il camionista e di sua sorella, poi quella di Domenico Ciccone e quella di Antonio Napolitano, “ ‘o marchetiello” e qualche altra che ora mi sfugge. In fondo, viveva la famiglia dell’austero preside don Mimì Strocchia, dove troneggiavano le figure di donna Maria e donna Flora, sempre intraprendenti e protagoniste, in quella semplice vita di paese, nella varie attività organizzate dalla vicina parrocchia di S. Michele Arcangelo. Nei suoi paraggi c’erano altri Ardolino (Antonio e la sorella che era una suora), poi iniziavano i campi retrostanti la chiesa madre dedicata a S. Giacomo apostolo, a quell’epoca retta dal mite e schivo don Antonio Esposito. Ritornando verso via Monte, incontravamo di fronte al Banco di Nola, poi, divenuto Banco di Napoli, le due macellerie di Antonino e Felice Ambrosino e di Vincenzo Falco, rigorosamente affiancati con il suffisso “’o chianchiere” per individuarli senza ombra di dubbio, stante la diffusione dei loro cognomi. Al piano superiore c’erano la famiglia De Falco e la signora Prisco, addetta allle barriere ferroviarie che dividevano Sirico da Saviano, proprio “ ‘ncoppa via Monte”. Poi veniva l’officina-concessionaria di automobili di Benito e Leopoldo Policastro, quindi, la casetta del mar.llo Maietta (sciaquante) ed infine, la grande fabbrica De Risi, confinante con la scuola elementare intitolata alla pressoché sconosciuta Principessa Maria di Piemonte. Dall’altra parte, c’era la villa comunale, costeggiata da quel vialetto che sarebbe divenuto col tempo praticamente della famiglia Urciuoli, dove imperava il mitico Fioravante, socialcomunista della prima ora, sempre alle prese con le sue battaglie politiche, mentre il figlio Rocco mandava avanti il sempre ben avviato e fornito negozio di generi vari, soprattutto di tessuti. Lì Presepe realizzato in casa R. Grilletto dal papà Arcangelo (stile ’700 napoletano, con vicino mi sembra ci fosse anche il fratello avvocato i tradizionali Benito e Cicci Bacco).


ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141)

Obiettivo

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Narrativa (3ª puntata).

V* (A MO’ DI POEMA D’AMORE) Gerardo Allocca rano le quattro e mezza, ma ormai della notte, anche nella casa paterna di provincia del signor Quercia, antiquario, quando un’anima anche lì in pena vegliava. Alfonso, era all’ingiro un paio di settimane che a Napoli faceva la sua comparsa solo di giorno e solo alcune volte, non quotidianamente. Quella città, che amava sopra ogni altra, non l’amava poi tanto, sicché, appena sentiva il bisogno di ritrovarsi e chiudersi in se stesso, specie quando, come ultimamente, qualche spina tagliente gli incideva l’animo, preferiva correre subito a rintanarsi nel suo luogo d’origine, in quella dimora di famiglia, ch’era per lui come un grembo materno: e, in certe parentesi più avverse della sua esistenza, quale quella presente, allontanarsi di lì equivaleva, ogni volta che vi era costretto, a recidere un cordone ombelicale. “Sicuramente avrà qualche tarlo per il capo”, si mormorava tra i suoi dipendenti, 2 impiegati e 4 lavoranti, nel vederlo così saltuariamente presentarsi alla ditta; e c’era chi, tra loro opinava, maliziosamente – Scommetterei sulle mie tasche che è una faccenda di gonnelle – e chi, tra il severo e il cinico sentenziava – Dopo tutto, se qui gli affari non girano al meglio, sono innanzitutto affari suoi -. Difatti egli, da un po’ in qua, trascurava il lavoro. Le quattro e quarantacinque. – Possibile non chiudere occhio! I minuti mi percuotono le tempie, la notte mi assale come un fiume in piena o è lei? Non conto più i sonni volati in bianco, da qualche tempo. È quell’immagine, quell’immagine che ha preso stanza in me e ha cancellato tutto il resto, anche l’oblio del riposo! Sembro un’Ofelia tragica o lady Macbeth in preda alla follia. Vorrei fuggire da me e non posso. La mia vita dipende solo da lei. Sudo. Vero, non ho spento i caloriferi. Bello, essere l’assoluto padrone di una casa grande di notte, dà l’idea della regalità, o forse della divinità. Non sia stata questa una delle ragioni per cui ho lasciato Rosalba? No, che dico- Rosalba? Un connubio durato sei anni, gli ultimi due, uno sfacelo. – Che donna quella! Gliel’ho ripetuto non so quante volte: ti ho sposato per vizio professionale, mi apparisti allora un lampadario Luigi XVI, una specie di Versailles, tutta un rigoglio femminile – E lo era per davvero un fiore di beltà a quel tempo, niente di spropositato, sia chiaro, non un’attrice del cinema, Rosalba, ma un gran bel pezzo di figliola, sì, fuor dell’usuale ordinarietà. Ma era tutto qui, e Alfonso non se n’avvide che troppo tardi. Un essere alquanto superficiale, per non dire vuoto, Rosalba, ragioniera presso un’assicurazione, non riuscì loro di legare mai veramente, se non illusoriamente nei primi tempi - Perfino in luna di miele, ricordo, e purtroppo non vi annettei allora nessuna importanza, si palesò per quel che era, quando, per esempio, visitando i saloni del Prado, di fronte a un Velasquez, avendo io insinuato sottilmente, col riso a fior di labbra, che noi due ci saremmo stati a meraviglia ad amoreggiare tra il paesaggio traboccante di quel capolavoro, osservò, come distratta da altri pensieri “Figurarsi poi amoreggiare con Humphrey Bogart, non visti, entro una scena da film, a Hollywood!” La presi per uno scherzo capriccioso e invece… - Invece era proprio di quella pasta lì, uno stupido manichino da vetrina, ma molto, molto seducente. La seduzione di quella Calipso tenne sotto il giogo Alfonso alcuni anni, poi, come destandosi da un lungo sonno, egli tornò in sé e scoppiò il cataclisma, che si protrasse diverso tempo, dilaniando la loro vita domestica. Infine si placò, quando la sua furia scatenata ebbe diviso per sempre i loro destini – Fortuna che non ci si son messi di mezzo rampolli, sennò il guaio sarebbe stato peggiore, più duro da scontare -. Le cinque. La camera da letto tace, tace ogni cosa. Alfonso si leva dal letto, insopportabili coltri! Alla finestra, dove si porta quasi con la febbre addosso, lo accoglie la sinfonia del cielo stellato, con la grancassa della luna di tre quarti e il basso continuo dell’illuminazione stradale. Gustato quello spettacolo da sogno, Alfonso si trasferisce, non ne può più di stare lì dentro, nel salotto al piano terra: lì. Affondato nella comoda poltrona di felpa magenta di fronte alle tende di panno della stessa tinta, si sente più a suo agio, rinfrancato, come già prima, dalla visione dell’esterno nello spacco tra le tende, con in più, però la coscienza ritemprante di star lontano dal letto. Cinque e ven-

ticinque. - Tutt’un’altra cosa, Marta. Il rovescio della medaglia. Se fosse il tipo, avrebbe da invidiarle le grazie fisiche. Ma a lei non mancano; in fondo, è bellina. Media di statura, un visino infantile e angelico, quei suoi occhietti rotondi e luminosi da fiaba, la pelle come lana e alabastro, la capigliatura: lino filato al fuso d’una fata, proprio una statuetta di porcellana, il mio sogno – Un poco esagerava, ma Marta non era, poi da buttare: una personcina aggraziata, non di più, che lui, nel suo trasporto sentimentale, idealizzava lievemente. Più o meno, con qualche abbellimento di troppo, era quella di Alfonso, però la sua descrizione somatica. Per il resto a lui sembrava, e in buona sostanza era così – un tesoro di spiritualità e umanità, un esempio di qualità individuali, una rarità -, fatta naturalmente salva la sua iperbole raffigurativa di innamorato, la sua tendenza a calcare la mano nel ritratto; perché, infatti Marta era un tipo con la testa sulle spalle, per giunta o per disgrazia (non saprei dire, stando ai fatti passati e venturi) di ligia osservanza cattolica, quantunque non fosse certo da ritenersi, come egli tra sé vagheggiava, imbambolato dalla sua adorazione affettiva, una donna del Paradiso, un’idea platonica: la realtà era, invero che ella ne aveva di difetti, e molti. Alfonso appoggiò la nuca sullo schienale della poltrona e si mise a fissare il soffitto. - Mi domando se la fortuna mi ha arriso oppure no, mettendomela sui miei passi. Croce e delizia, macché, suvvia, piacere più che spina del mio cuore, cento volte più gioia. Quando fu la prima volta? – La storia durava da poco più d’un anno e mezzo e aveva scompigliato le loro due vite. La prima volta fu a Elea, la patria di Parmenide, non assai lungi da Salerno. C’era un simposio dal titolo “Bergson e i paradossi eleati”, Marta vi era stata invitata come cultrice apprezzata del pensatore francese e vi portò anche un suo contributo personale in margine alla conferenza, in cui era stato relatore, tra gli altri specialisti in materia un suo ex-professore dell’Università di Pavia; Alfonso, per parte sua non aveva voluto mancare a un così ghiotto e allettante appuntamento. - Lì scoccò la scintilla, da cui si levarono le fiamme di quella passione interiore che ancora ci avvolgono. Lei fece subito colpo su di me, mi parve una leggiadra Minerva, no, non solo. A momenti ella, in quel luogo classico, da mito in carne ed ossa si trasformava in simbolo meraviglioso, diventava una lama d’acqua del mare sfolgorante di sciabole di luce accecante, il frammento d’uno specchio investito di chiarore -. Il secondo giorno del congresso l’avvicinò, il terzo ed ultimo fecero un giro insieme tra le antiche rovine di Elea, di rimpetto al mare. - Lei non crede che la durata, regno dell’intuizione e negata alla coscienza soggettiva sia nient’altro che immobilità, unicità, essere indistruttibile, contrapposta, come tale, al cambiamento, al molteplice e al nulla, che sono la materia e il tempo? – gli chiese convinta, mentre passeggiavano tra quegli avanzi di pietra della storia. Alfonso, conoscitore anche lui dell’opera bergsoniana, nonché estimatore di quella, - No - ribatté – l’essere della durata non è lo stesso della scuola eleatica. È qualcosa di più, è azione incessante, che proprio nella stasi parmenidea trova il suo limite e caduta. In esso quiete e moto si unificano, sono indifferenziati, esso è mobilità immobile. L’αρχή eleate era incompatibile con il movimento, ridotto a ingannevole parvenza della doxa La graziosa accompagnatrice reagì prontamente, lei che identificava lo spirito dell’essort vitale con il Dio dei cattolici – Nient’affatto, l’attività è intrinseca all’essere, fa parte della sua natura, è dunque immobilità e stasi. È inconcepibile un principio della realtà che sia mutevole, una verità che cambi pelle. L’atto intuitivo ci riconcilia pienamente con le tesi eleatiche sul moto. In esso è vero, e non paradosso che la freccia in volo rimane ferma e che Achille, correndo, non giungerà mai alla tartaruga che avanza. L’essere di Zenone è quello di cui parla Bergson e quello che Valéry ha saputo cogliere – Il gentile cavaliere, a quel tempo già divorziato, insisté sulla sua idea – Non mi fraintenda, dottoressa Renosto. Io non metto in discussione la sua competenza culturale. Mi consentirà, però di divergere da lei su questo punto. Del resto, anche tra gli insigni conferenzieri, che abbiamo udito avvicendarsi a questo congresso, non c’è unanimità di vedute a tal proposito. Bergson, secondo

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me, nell’essort vitale, fa risiedere insieme lo stabile e l’instabile, razionalismo e sensibilità, metafisica e scientismo. Il momento intuitivo, come coscienza soggettiva, è il punto di arrivo, la sintesi e la conciliazione tra quello estemporaneo e variabile dell’istinto e quello della costanza oggettiva e legislativa dell’intelletto, che va in cerca del numero, della norma nei fatti dell’esperienza. Il filosofo che si basa su quella prima facoltà della mente, comprensiva delle altre due, media contemporaneamente, d’un sol colpo la contingente momentaneità di un atto come l’aver fame o un’abitudine come il mangiare, il camminare dell’uomo ignorante, con la pretesa fissità e intangibilità di una legge della biologia o della geologia, propria della mentalità dello scienziato -. Marta lasciò dire, come sua regola nella conversazione, specie se a sfondo meditativo e intellettuale come adesso. Ma, quando il suo accompagnatore ebbe finito non mancò di eccepire – Il suo discorso è giusto formalmente, però rientra nel mio. Il movimento è un attributo consustanziale all’essere, che è per sua definizione eternamente in quiete: da esso origina, attraverso quella sua facoltà apparentemente contraddittoria tutto il mondo sensibile, la storia naturale e quella civile. Le altre due facoltà dello spirito, connesse e subordinate alla principale sono quelle che lei ha testé brillantemente illustrato. Vede, quindi, se ha seguito il filo del mio discorso, che io, e non lei sono nel giusto -. Quell’ultima frase fu accolta con un sorriso dall’interlocutore, che così si espresse – Immagino che lei, da buona spiritualista riconosca all’uomo la piena e integrale libertà. Me la conceda, allora, la prego, nel discostarmi da lei su questo tema dell’eleatismo in Bergson -. Continuarono a discettare sull’impegnativo problema, aggirandosi tra quei ruderi millenari in quel tardo pomeriggio dei primi di giugno, sotto i raggi già infuocati che incombevano sui loro corpi piacevolmente accaldati, fino all’ora che quei dardi dal gagliardo tepore si avviarono ad affievolirsi, per divenire alla fine dei blandi riflessi di una lente di vetro prima aurea quindi rutilante, e poi spegnersi sotto la linea dell’orizzonte, tuffandosi nell’acqua del mare. Promisero, nell’accomiatarsi quella sera per far ritorno ai rispettivi alberghi, di rivedersi ancora e si scambiarono gli indirizzi. E la promessa fu mantenuta in diverse circostanze da allora, a cominciare da quell’estate stessa, in cui lei venne a trascorrere un periodo di vacanze al sud, ad Amalfi. In altre occorrenze fu lui a salire nella città di lei, o si ritrovarono a mezza strada, a Firenze, a Roma e una volta anche all’estero, a Salisburgo, per un concerto mozartiano. (Segue)

* Nota: nel titolo, V sta per quinto capitolo del libro Teologia, cui questo racconto appartiene). _______________

Poesia di Gerardo Allocca AMPHORA Di castello in castello, sulla sella del vento, non proprio jazz ma più o meno, la mia tromba. Non ci sarà gran folla agli sportelli postali, c’è il pieno, in genere la mattina. Sordello, sarò il tuo Sordello. Sia angelica o acida, t’aspetto, terra lontana, sul molo alle sei. Tu assente, stessa ora, o Giuda. MALDICENZE NELL’OMBRA Tuo sentimentalmente questa notte senza stelle, deserto buio senza uno strappo, tra queste piante liriche. Amareggiato di essere in questo posto con te, inerme ai tuoi baci di Mata Hari, hai la lingua del serpente e me la ficchi nella pelle, amorosamente, empi elegante al massimo le tue fiale di cicuta: penso. Ampi, tu pensi, i tuoi voli di avvoltoio stando con me, come su carcassa i tuoi artigli barbari per me, la mia pena accogli con la tua più scura. Odo, odi i cancelli del destino, l’alta botola del reale chiudersi, ghiaccio sulle nostre vele. ■


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Breve Storia Di Una Famiglia Patrizia Savianese. Un viaggio nel tempo lungo circa mille anni, che parte da Narni, con tappe a Lauro, Nola, Napoli, fino a Saviano.

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N A R N I

M A N C I N E L L I Raffaele Grilletto

chi percorre a piedi il corso Vittorio Emanuele III di Saviano, all'altezza del civico 70 del rione Sant'Erasmo, non può sfuggire il blasone in marmo posto a destra del portone d'ingresso di quel palazzo. Quello stemma è il segno distintivo della famiglia Narni Mancinelli. Quell'insegna gentilizia racchiude quasi mille anni di storia del nobile casato iniziata a Narni (cittadina dell'Umbria) nel 1100 dal capostipite Ioannes Mancinello, capitano di ventura, e terminata in Saviano con il conte Girolamo Narni Mancinelli nella prima metà del secolo scorso. La vetusta casata dei Narni Mancinelli trae origine da Narni (anticamente Narnia, Nargnia), città già appartenente allo Stato Pontificio, circostanza confermata da autentici attestati e l'opinione di autorevoli storiografi fra cui Francesco Bonazzi, De Lellis e G.B. Crollalanza il quale, tra l'altro, descrive la famiglia de' Narni Mancinelli come "una delle più antiche famiglie di quell'antica città Narni, Signora di vari feudi”. Il Capostipite dei Narni Mancinelli, come in quasi tutte le famiglie nobili, si perde nella notte dei tempi. Il primo di cui si ha notizia è Ioannes Mancinello, capitano di ventura al servizio dell'Imperatore Corrado III che - "a rimunerarne i segnalati privilegi" - gli concesse nell'anno 1149 l'onore di effigiare nella propria arma l'aquila imperiale. In un annuario della Nobiltà Italiana è detto che la "qualifica di nobile concessa al suddetto Giovanni dimostra che gli antenati di questo avessero goduto anch'essi i diritti e i privilegi nobiliari". Figlio di Giovanni Mancinello fu Alexander Mancinelli che generò Cecco, Conte Palatino "fiorito" nel 1200. Quest'ultimo ebbe due figli: Vituccio e Menico. Vituccio, continuò in Narni la propria stirpe, apparentandosi con le più nobili famiglie umbro-emiliane, in particolare con quella vetustissima degli Scotti di Amelia, a sua volta legata al celebre cardinale Mazzarino e alla Duchessa Laura di Modena. Menico, invece, fu l'autore di un secondo ramo che in seguito si trapiantò in Nola ed in Lauro. Il figlio di Menico, Pietro Francesco, fu colui che diede i natali all'altro valoroso condottiero, Giovanni Mancinelli, il quale lasciò Narni per capitanare le schiere di Don Raimondo Orsini, a sostegno di Alfonso V d’Aragona, re di Aragona, Sicilia e Sardegna nonché, col nome di Alfonso I, anche re di Napoli (è interessante notare che questo sovrano assunse per primo il titolo di Rex Utriusque Siciliae; titolo -Re delle Due Sicilie-ripreso nel 1816 da Ferdinando di Borbone). Giovanni Mancinelli, che si disse de Narnia per onorare e non far dimenticare ai suoi discendenti la patria di origine, si distinse attaccando e vincendo più volte i contingenti nemici di Renato I di Francia, al comando delle schiere aragonesi. Per gratitudine di re Alfonso e dell’Orsini a Giovanni (Domino Ioanni), oltre alla nomina a consigliere e capo supremo di tutte le milizie operanti nel Principato di Salerno, fu dato con atto di concessione del 27 dicembre 1424 il titolo di Barone con la completa giurisdizione del feudo di Pignano - frazione di Lauro - “cum terris, casatis et vassallis in perpetuum... cum omnimoda jurisditione...”. Dunque con Giovanni (Ioannes) de Narnia, primo Barone di Pignano (1424), autore del ramo napoletano e arcavolo dei Narni Mancinelli iniziava la storia di un casato di capitani di ventura, di capi militari, di equites che si distinsero per fedeltà e dedizione totale a Santa Romana Chiesa. Infatti, fra tutti i discendenti molti professarono la Fede, servendo in diversi ordini sia religiosi, sia in quelli militari e religiosi, come l’Ordine di San Giacomo di Calatrava, a difesa della Cristianità spagnola e, altresì, come l’antico e tuttora attivo Sovrano Militare Ordine di Malta. Il primo Cavaliere ad avere avuto l’onore di essere ricevuto nell’Ordine gerosolimitano fu il fratello del barone Giovanni: Fra’ Ludovico Commendatore di Toscanella nel 1404. Altri discendenti del detto barone si distinsero per generosità e Fede, tra cui: D. Elisabeth, pia e generosa che nel 1448 andò sposa al Principe Oliviero Carmignano; D. Margherita, suora del Convento delle Canonichesse Lateranensi in Nola e poi Badessa del Convento di Gesù e Maria, in Lauro, che fondò e diresse nel 1545. Successivamente, anche D. Chiara fu badessa dello stesso Monastero. D. Marzia, inoltre, sopravvisse al Principe don Giulio Cocco, suo sposo, da cui ebbe cinque figli. Per la vita integerrima ed il suo animo grandemente caritatevole alla sua morte, nel 1556, fu sepolta nella Chiesa di S. Biagio, annessa al Convento dei Padri Conventuali di Nola. Mentre il barone Gio Geronimo, Comandante della Cavalleria Spagnola del Regno di Napoli, ebbe concesse importanti onorificenze dalla Corte di Madrid. Il suo primogenito Gabriele (Junior) de Nargna, nato nel 1582, fu l'unico dei baroni di Pignano ad essere investito del prestigiosissimo Cavalierato di San Giacomo, che il 21 settembre 1641 ebbe il privilegio di ricevere l'onorificenza direttamente da Re Filippo IV di Spagna e Napoli, Presidente “por autoridad Apostolica…de la orden de Santiago Calatrava y Alcantara”. Al predetto Don Gabriele, nel 1635, gli fu con-

Sant’Erasmo. Palazzo Narni Mancinelli, o “Palazzo del Conte” (O. S.) cesso in giuspatronato, la cappella di S. Antonio nella Chiesa di Donnaregina in Napoli. Egli, inoltre, fu Amico e Consigliere dei Lancellotti sin dal 1630, quando essi rilevarono il Castello di Lauro tanto che il Principe Don Scipione volle erigere in onore dei Narni Mancinelli una Chiesa (pius et fulgens altitonantis opus). Nell’anno del Signore 1645 (A.D. MDCXXXXV), come si leggeva alla base delle due acquasantiere, all’ingresso del tempio, prima del terremoto del 23 novembre 1980. Il Barone Gabriele fu uno dei personaggi più illustri della casata. Egli possedeva “l’antico Palaggio Baronale fatto tutto di piperni a punta di diamante ch’è veramente magnifico”. Il predetto Palazzo detto “del Cappellano” o “dei Tufi”, fu commissionato da Giovanni Del Cappellano, vescovo di Bovino, e costruito tra il 1513 ed il 1529. Di grande semplicità, è questo l'esempio più integro di architettura rinascimentale in Campania (si trova a Lauro loc. Preturo) esso, per alcuni secoli, fu dimora dei Narni Mancinelli e tutt'oggi si può ammirare un artistico affresco policromo che rappresenta lo stemma dei Narni Mancinelli, eseguito sotto la volta a vela dell’atrio. A riprendere la continuità melitense del Casato fu Fra' Gio Battista (fratello del barone Gabriele), ammesso nel ceto di Cavaliere di Giustizia, che fu preposto ai beni che l’Ordine possedeva in Lauro, costituiti da un ospedale con annessa Chiesa Cantauriense, beni della Commenda di San Giovanni di Montesarchio e Lauro. L'ultimo fratello del barone, a nome Giacomo, fu autorevole esperto in utroque iure, ebbe il privilegio, concessogli da Papa Gregorio XV, di creare notari pubblici. Scipione, invece, figlio di Fabrizio de Nargna discendente da un ramo collaterale-, Signore di Fraianella era un ardimentoso condottiero le cui gesta non passarono inosservate presso l'alto comando imperiale ed allora Carlo V, il più potente monarca, “sui cui regni non tramontava mai il sole”, gli conferì, unitamente al padre Don Fabrizio, un particolarissimo privilegio (Privilegiorum del Consiglio Collaterale, scritto in lingua barbara latina e datato 30 ottobre 1550) che comprendeva dalla facoltà di portare armi e di avere scorta armata permanentemente alla più ampia immunità agli arresti e citazione innanzi ai tribunali vicereali, fino all'esenzione dal pagamento delle gabelle; così carico di onori e di glorie ritornato dai campi di battaglia, Don Scipione si unì in matrimonio con Donna Isabella de Nargna (sorella del barone Gabriele e, per ironia della sorte, “unica Narniorum proroga”). Da questa provvidenziale unione, nacquero, oltre al primogenito Don Fabrizio Barone di Pignano, altri cinque maschi ed una sola donna, dando, così, vita al ramo dei “Fabrizi” consentendo, quindi, il rafforzamento della stirpe. Un vero vanto della stirpe fu l'ultimo fratello del barone Fabrizio, Don Girolamo che rappresentava il Fiore della Fede. Di animo mite, pieno di ardore religioso, scelse di seguire la vita monastica in piena umiltà, disdegnando le Comunità “dei nobili”. Giovane novizio presso la Congregazione dei Padri Pii Operai. Ancora nel fiore degli anni e pur essendo stato allevato negli agi familiari, volle servire con indicibili stenti il Signore fino a quando

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“muorì in odore di santità nel Noviziato di San Giorgio Maggiore di Napoli il cui ritratto si vede sopra la porta battitora di detto Collegio e se ne è scritta la vita”, come ricordano alcuni autori, fra cui lo storico C. Guadagni. Dopo alcune generazioni, con la nascita di Geronimo Mancinelli de Narnia, detto anche Gio Geronimo, che avvenne a Napoli il 7 dicembre del 1692, il casato trasferiva i suoi interessi nelle città di Napoli e di Nola, senza però abbandonare il titolo ed i beni della baronia di Pignano. Gio Geronimo sposò Donna Eleonora Narni (a quell'epoca il nome della patria di origine aveva preso il sopravvento sull’antico cognome). Donna Eleonora, appartenente ad un ramo cadetto generato da un altro fratello del Barone Fabrizio a nome Scipione junior (figlio del valoroso Scipione senior, condottiero e commensale di Carlo V), orgogliosa delle sue radici, ebbe in mente di accentrare tutte le ricchezze dei Narni Mancinelli ed in omaggio ai suoi principi, per non disperdere il patrimonio degli avi, sposò, come già detto Gio Gerolamo, figlio di Mario, discendente dell'altro ramo del casato giungendo, così, alla foce del ramo dei “Fabrizi”. Donna Agata, sorella di Donna Eleonora, invece, aveva uno spirito di emulazione ancora più forte dei suoi antenati, visse per i poveri, non si sposò e con testamento del 16 settembre 1781 lasciò tutti i suoi beni ai poveri e “alle giovani bisognose per annui maritaggi e per sussidi…”, attraverso l’istituzione del “Monte Agata Narni Mancinelli” che comprendeva consistenti fondi agrari ricadenti nei territori di Lauro, Pago Domicella e frazioni. Nel frattempo, a Nola l'8 agosto del 1725, nasceva il primo Conte di San Vito del ramo di Nola: Don Pasquale Narni Mancinelli, figlio primogenito, “del Barone Don Hieronimus (Girolamo) et D. Eleonora Narni”. Contemporaneamente, al casato nolano si sviluppava quello narnese i cui discendenti di Viticius (Vituccio, autore del ramo narnese) trasformarono il loro cognome da Mancinelli a Mancinelli Scotti divenenndo Conti di San Vito. E' da questo contesto che nasceva il Conte Giovanni Mancinelli Scotti il quale non avendo avuto discendenti diretti dichiarò eredi le sorelle e i figli di esse e dispose che in estinzione della linea di detti – e ciò avvenne verso la fine del 1770- dovevano essere chiamati a succedere alla loro eredità il legittimo discendente del ramo nolano ed i suoi figli. Ecco che a seguito della scomparsa dei figli delle sorelle del Conte Giovanni, non avendo questi avuto “mascolin plolem”, affluirono alla Curia Vescovile di Nola diversi attestati e rogiti, tra cui un importane atto redatto nel 1737 dal notaio Giuliano Panfili da Narni, ricco di dati relativi all'intera prosapia umbro-napoletana. Il Vescovo di Nola, Mons. Troiano Caracciolo del Sole, esaminato il suddetto carteggio e riscontrate i meriti personali di Don Pasquale, stilò una relazione datata 28 marzo 1763. Completata la complessa istruttoria, previo -ulteriore- esame da parte della Curia Vaticana, S.S. Papa Clemente XIV - con Breve controfirmata dal Cardinale Negroni, in data 23 dicembre 1772 – confermò nella persona del patrizio nolano, Don Pasquale Narni Mancinelli, il titolo di Conte di San Vito “non tamquam novum titulum sed uti familiae Mancinelli iam concessum, titulum comitis confirmamus et approbamus”. Don Pasquale dedicò la sua vita fra le cure della sua famiglia, le opere pie e l'amministrazione del considerevole patrimonio avito consistente in ” gioielli, quadri, argenteria, porcellane di capodimonte, monili in oro e lapislazzuli, candelieri e posaterie d'argento, delle fedi di credito e di altri titoli ancora”, oltre agli immobili costituiti da terreni e fabbricati - se ne riportano solo i più importanti: nel Vallo di Lauro: “il palazzo baronale in Lauro, con il relativo giardino, la cappella laicale e l'oliveto, oltre alla selva cedua nel luogo detto Preturo; una montagna sita in pertinenza del Casale di Quindici, nel luogo detto Avano; il territorio con fabbricato sito in pertinenza del Casale di Lauro, nel luogo detto Cantaro; l'oliveto nel casale di Sopravia, nel luogo detto A Campo di Jacomo; una masseria a Fontana di Piedi, detta Frajanello”. Nell'Agro Nolano: ”un fondo detto Selva, in pertinenza di Nola, di moggia 293, con fabbrica e cappella e, nella città di Nola, i due palazzi dalla parte della strada di S. Spirito”. In Napoli: “un palazzotto alla strada delli Cortellari, consistente in quattro case e due botteghe; un'altra casa a S. Potito ed il palazzo in Largo Regina Coeli...”. Il Conte Pasquale, benchè ricco e potente, conduceva una vita morigerata e piena di devozione alla Santa Romana Chiesa, favoriva il culto anche mediante proprie risorse, fece restaura la Cappella di giuspatronato nella Chiesa di Donnaregina in Napoli e “per lo serviggio spirituale e per lo vantaggio delle anime”, finanziò la fondazione e la dotazione della chiesa parrocchiale in Pozzoceravolo (Cinquevie) di Nola sotto il titolo di Maria SS. del Rosario. Una delle sorelle del Conte che merita particolare attenzione fu Cornelia, che seguendo le orme della già ricordata badessa D. Margherita - ed altre monache, sacerdoti, semplici monaci o prelati del Casato – vestì con gioia l’abito dell’Ordine delle Clarisse. Ben presto fu professa e poco dopo, prendendosi cura di circa trecento suore, fu Badessa del Convento di S. Chiara in Napoli, noto per il suo patrimonio artistico ed anche come “Munastero ‘e Santa Chiara”, struggente melodia napoletana. Altrettanto importante fu un altro fratello di Don Pasquale, Fra' Giuseppe Maria, nato nel 1728, aveva appena sette anni quando fu ricevuto nel Sovrano Ordine di Malta; facoltà un tempo eccezionalmente consentita alle fami-


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glie nobili. Appena maggiorenne, superato gli esami, fu promosso Cappellano Conventuale e infine Commendatore, con l’incarico di governare la Commenda di S. Giovanni Battista di Melicuccà, in Provincia di Reggio Calabria. Un territorio ricco di rigogliosi boschi che forniva pregiato legname per la costruzione di quelle galee della gloriosa flottiglia melitense. L’incarico comprendeva altresì la giurisdizione spirituale sul territorio, nel senso che Fra' Giuseppe Maria aveva anche la dignità propria di un vescovo, nominando il vicario generale ed i sacerdoti. Dal Matrimonio del Conte Pasquale con donna Riccarda Lucia Capello, patrizia veneta, nipote prediletta di Papa Clemente XIII, nacquero nove figli tra cui l'ultimo a nome Don Nicola che fu ammesso giovanissimo all’Accademia Militare di Spagna e si distinse nella Campagna di Portogallo del 1801 riscuotendo stima e successo in molti reparti, in particolare con il grado di Capitano Comandante nel II Reggimento dei Cacciatori della Regina. I cavalieri gerosolimitani Don Girolamo, nato il 2 aprile 1760 nella dimora paterna in Napoli. A soli 17 anni ebbe l'onore di essere ammesso nel ceto di Cavaliere Milite di Giustizia e Don Luigi, nato il 6 novembre 1763 che fu ammesso giovanissimo “in grado di Cavaliere Milite di Giustizia”. Un discorso a parte, invece, spetta al quinto figlio del Conte Pasquale: Don Domenico, nacque a Nola il 19 marzo 1772 e compì i primi studi nel collegio dei nobili di Napoli dove, giovanissimo, si laureò in giurisprudenza intraprendendo la carriera forense, per cause sconosciute ma certamente "ispirato dalla Divina Grazia", abbandonò la professione forense e si impegnò alla Milizia Ecclesiastica. Le sue doti furono presto note anche in Vaticano tanto che nel 1818 fu nominato Arcivescovo di Cosenza. Fu Commendatore di Giustizia Militense del Sovarano Ordine di Malta e Commendatore del Real Ordine di Francesco I nonché direttore spirituale ed amico di Santa Giovanna Antida Thouret. Morì a Caserta il 17 aprile 1848 e gli fu data monumentale sepoltura nel Duomo, a destra dell'altare maggiore. Il primogenito del Conte Pasquale fu Giovanni Geronimo, nacque e fu battezzato in Napoli il 30 agosto 1756 nella dimora paterna di Largo Regina Coeli n. 8. Anche il Conte Giovanni Gerolamo fu ricevuto nel Sovrano Ordine di Malta, nel ceto di Cavaliere di Onore e Devozione. Prese in moglie Donna Carmela de Palma, patrizia nolana, e dalla loro unione nacque il primogenito Conte Girolamo che fu “barone e seniore di Pignano”, Presidente del Consiglio Distrettuale, poi Sindaco di Nola; la Commissione della Nobiltà del Regno riconobbe “il Conte Girolamo ammissibile nelle Guardie del Corpo della Regia Corte di Napoli” fu nominato Cavaliere gerosolimitano nel ceto di Cavaliere di Onore e Devozione. Devotissimo alla Casa Reale, come lo furono tutti i suoi antenati, ebbe dal Sovrano Ferdinando II particolari segni di benevolenza tra cui il Sovrano rescritto del 7 maggio 1853 con il quale veniva autorizzato a far costruire una cappella funeraria proprio di rimpetto alla sua dimora di Cinquevie e attigua alla Chiesa parrocchiale eretta dal Conte Pasquale. Nei ricevimenti di Corte fu sempre presente fra le più nobili famiglie del Regno. Fratello del Conte Girolamo fu Don Giulio, eques ierosolimitanus, Sindaco di Lauro. Nel 1858 restaurò la Cappella di giuspatronato ottenuta dal Casato nel 1650 dedicata alla Madonna dell’Immacolata nella Chiesa di San Giovanni in Palco in Taurano. Il Conte Girolamo si sposò con Donna Maria Vincenza Sorrentino da cui nacquero quattro figli tra cui il primo, Giovanni, che nacque il 2 giugno 1846 e morì a sei anni, il secondo, cui fu imposto lo stesso nome. Il Conte Giovanni (1852), alla morte del padre, appena sedicenne veniva nominato erede universale di un patrimonio che non poteva ancora amministrare. Egli si sposò a soli diciotto anni compiuti, in data 25 maggio 1871. Sull'atto di matrimonio si legge che “in Saviano celebrate furono le nozze fra Giovanni, Pasquale, Giuseppe, Paolino Contino Narni Mancinelli, celibe, di anni 18, figlio del fu Girolamo Conte Narni Mancinelli e della vivente D. Vincenza Sorrentino, domiciliata con il figlio, e D. Maria Giuseppa, Carmela Corsi, nubile di anni 17, figlia di Aniello Corsi e Carolina Vecchione...”. Con il Conte Giovanni, quindi, il casato trasferisce la propria dimora a Saviano che sarà mantenuta per circa cento anni. Nel 1890, la Presidenza della Corte di Appello di Napoli gli affidò l'incarico triennale di Giudice Conciliatore, poi rinnovata con altri due mandati, fino al 1899, fu Ufficiale Superiore della Guardia Nazionale e anche senza il notevole appannaggio dei suoi avi, visse una vita integerrima, di dignitosa nobiltà. A questo proposito, occorre sapere che la prematura scomparsa del padre, Conte Girolamo, aveva creato non poche difficoltà al casato, che vide assottigliarsi – per due distinte cause avverse- il ricco patrimonio, consistente in titoli, polizze, argenti, dipinti e preziosi gioielli, oltre ai fabbricati e ai terreni in Cinquevie di Nola, in Saviano e nel Vallo di Lauro.

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I NARNI MANCINELLI Raffaele Grilletto La madre del Conte Giovanni, Donna Maria Vincenza, ebbe il merito di arginare parzialmente l'erosione del patrimonio, conducendo una vita austera e infondendo nei figli quella parsimonia oramai resasi necessaria, anche perchè costrettavi dal gravame delle leggi del nuovo Stato postunitario, tese a privilegiare una politica di sviluppo degli impianti industriali in piena espansione al Nord, mentre venivano inflitte gravose imposte ai fondi agrari, che rappresentavano oramai le uniche fonti di ricchezza del Mezzogiorno. Quanto non tolto dal governo del neo Regno d'Italia venne sottratto dalla cupidigia di un certo Ziccardi, che era stato incaricato di amministrare tutti i beni del casato per conto della vedova e dei giovanissimi patrizi. Questo amministratore senza scrupoli, non soddisfatto di avere prosciugato l'intero patrimonio mobiliare, fece ipotecare i terreni, diventandone successivamente egli stesso il sequestratario. La lunga vicenda giudiziaria si concluse dieci anni dopo la scomparsa del Conte Girolamo. Sull'atto giudiziario a firma del Dott. Raffaele de Nigris, S. Erasmo di Saviano, Palazzo Narni Pretore del MandaMancinelli, Stemma comitale (R. Grilletto) mento di Nola, il Conte Giovanni, senza spirito di vendetta, né odio, scrisse di suo pugno: “I miei figli sappiano che l'infamia Ziccardi dovrà essere intesa come ammaestramento”. Con la morte di Don Giovanni (1892), “Conte di San Vito, Barone di Pignano, Patrizio nolano, Signore di Saviano e Frajanello” iniziava la decadenza di una antichissimo e potente casato. Dal Conte Giovanni e della sua legittima consorte Donna Giuseppa Corsi, si registra la nascita di ben otto maschi e tre femmine. Tra i quali, in particolare, si ricordano il Conte Girolamo che fu stimato avvocato del foro napoletano; il Conte Domenico che fu uomo integerrimo e buon cristiano. Non vi era povero o bisognoso che non bussasse alla sua porta e non fosse generosamente accolto nel Palazzo comitale di Pozzoceravolo da lui ereditato. Per meriti particolari, aggiunse al suo avito titolo nobiliare quello di Cavaliere della Corona d'Italia morì a Saviano nel 1943. Mentre l'ultimo figlio del Conte Giovanni fu Don Vittorio, ebbe una breve ma gloriosa esistenza. Nato nel palazzo comitale di Saviano l'8 marzo 1892, giovane Ufficiale del Regio Esercito, partecipò alla prima guerra mondiale. Sprezzante del pericolo, amato dalla Compagnia, che sul Carso lo seguiva in tutte le missioni più pericolose, gli viene affidato l’incarico di vincere l’agguerrita resistenza organizzata dal nemico sulle Alture di Polazzo (Gorizia) ove erano già caduti tanti nostri soldati nel tentativo di espugnare la posizione. Per non esporre al fuoco nemico il suo reparto, il nobile Sottotenente lo conduceva a perdifiato su quelle alture senza subire perdite, ma sul punto di cogliere la vittoria cade colpito a morte il 20 luglio 1915 a quota 111. Decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare, a lui è dedicata la Sezione di Saviano dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci; Via Vittorio Narni a Saviano (Sant'Erasmo) e Piazza Tenente Vittorio Narni Mancinelli a Pozzoceravolo (Cinquevie) di Nola. Gli eredi del Conte Giovanni con atto pubblico, per notar Vecchione da Visciano, si spartivano il consistente, per quanto defraudato, patrimonio di famiglia -di cui di seguito se ne riporta uno stralcio dello stesso: “Divisione- Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d'Italia == L'anno millenovecentodiciassette, il giorno dodici agosto in Saviano e nella casa di abitazione e di proprietà del Conte Narni in via Sant'Erasmo.= Innanzi a me Dottor Alfredo Vecchione fu Felice, Notaio, residente in Visciano di Nola, con studio ivi sito in Corso Umberto I n.° 6, iscritto presso il Consiglio del Distretto di S . Maria C.V. Si sono costituiti: 1° l'eccellentissimo Conte Girolamo Narni Mancinelli fu Giovanni, avvocato, nato e domiciliato in Saviano; il quale interviene in proprio e quale procuratore dei coniugi Elena Narni Mancinelli fu Giovanni, sua germana, autorizzata dal marito Stefano Vetrano fu Stefano, giusto mandato per Notar Formichella che previa lettura si allega (allegato A);-- 2°il Sig. Pasquale Narni Mancinelli fu Giovanni, Dottore in medicina veterinaria, nato e domiciliato in Saviano, attualmente residente in Capua per servizio militare ed

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ora qui in licenza; 3° il Sig. Oreste Narni Mancinelli fu Giovanni, sacerdote, nato e domiciliato in Nola e qui di passaggio: il medesimo interviene tanto in nome proprio che quale procuratore speciale del germano Luigi Narni Mancinelli fu Giovanni nato e domiciliato in Nola, attualmente sottufficiale dei Bersaglieri residente a Tobruk (Cirenaica) giusto mandato speciale militare che previa lettura si allega (allegato B); nonché quale procuratore dell'altro germano Attilio Narni Mancinelli fu Giovanni, nato e domiciliato in Nola, attualmente in servizio militare giusto vicariato generale - 29 aprile 1914 - per Notar Auriemma di Nola che previa lettura in calce al presente si allega (allegato C);4°il Sig. Cav.re Domenico Narni Mancinelli fu Giovanni, proprietario, nato e domiciliato in Nola qui di passaggio; 5° Sig. na Eleonora Narni Mancinelli fu Giovanni, nubile maggiorenne nata e domiciliata in Nola, qui di passaggio; 6° coniugi Sig. ra Elvira Narni Mancinelli fu Giovanni nata in Saviano ed il Cav.re Francesco Ferrante fu Camillo, nato in Domicella (prov. di Avellino) dove ambo domiciliano e qui di passaggio: il Cav. re Ferrante interviene per la sola maritale autorizzazione. Sono certo della identità personale dei costituiti; gli stessi dichiarano che sapendo essi leggere e scrivere vogliono avvalersi della facoltà di che all'art. 48 della Legge notarile, alche, consentendolo io Notaio, esse costituite parti espressamente rinunziano all'assistenza dei testimoni a quest'atto, di sì fatta rinunzia si fa preliminarmente rilievo. I medesimi costituiti germani Narni Mancinelli dichiarano che il giorno 1° a prile 1909 morì in Cinquevie di Nola la loro comune genitrice Contessa Giuseppina Corsi fu Aniello, vedova del Conte Giovanni Narni, senza lasciare alcuna disposizione testamentaria. Posteriormente il 20 luglio 1915 moriva eroicamente in guerra a Polazzo il germano Vittorio Narni anche senza testamento...” . Fino al secolo scorso, vissero nella città di Saviano illustri discendenti della famiglia Narni Mancinelli, tra i quali si ricordano: i Magistrati Giovanni e Luigi (figli del conte Girolamo) e la nobildonna donna Carmela Beatrice dei Conti di San Vito (figlia del Conte Domenico) donna di eccezionali virtù e dal nobile cuore. Oggi, invece, i diretti discendenti del primo Barone di Pignano, sono presenti in Nola, Napoli, Grazzanise, Salerno e Roma. Dell'immenso patrimonio del casato alla famiglia Narni Mancinelli, per alterne vicende, è rimasto solo il palazzo comitale -in stile vanvitelliano- di Cinquevie di Nola, con parte degli annessi fondi e fabbricati rurali ed una parte del “palazzo Corsi” di Sant'Erasmo, situato dove fino a poco tempo addietro era ubicato “il vecchio tabacchino”. Detto casato, nei secoli, s’imparentò con famiglie blasonate, di alto lignaggio, di distinta civiltà e borghesi. Oltre a quelle già citate precedentemente, si evidenziano: Allocca, Amorino, Brancaccio, Brancia, Beaumont, Cappello di Venezia, Caracciolo, Carmignano, Cedronio del Monte, Curiale, d'Afflitto, d'Angulo y Xibase, De Angelis, de Liquoro, de Siena, del Cappellano, del Pezzo, del Peppo, Di Palma, Delli Franci, Galiziano, Grilletto, Iannicelli, Improda, Jandoli, Nappi, Marin, Mastrilli, Mastrogiudice, Minieri, Palladino, Pollice, Reppucci, Ronga, Sasso, Sassone, Strambone, Simonelli, Torino, Trifuoggi e Vecchione. Lo stemma dei Conti Narni Mancinelli, rappresentato da un “Leone rampante con sbarra d’oro di azzurro interzato in banda di rosso”, tuttora è ben visibile, oltre che sulla facciata del palazzo comitale di Sant'Erasmo, sulla facciata del palazzo comitale di Cinquevie di Nola, nell'antica Cappella di Giuspatronato (risale al 1400) nella Cattedrale di Narni. In Lauro su alcuni arredi urbani, prima collocati nella Chiesa Madre, distrutta dal sisma del 1980, sotto la volta dell'ingresso del Palazzo Baronale - loc. Preturo - sul frontone della Chiesa del Monastero di Gesù e Maria (eretta nel 1545). In Napoli, sulla lapide marmorea a tessere policrome nella Cappella di giuspatronato dei Narni Mancinelli, nella Chiesa di Donnaregina. In Taurano nella Cappella di Giuspatronato nel Convento di S. Giovanni in Palco. In Caserta sulla tomba monumentale di Mons. Domenico, nella Cattedrale. In Cosenza sulle lapidi apposte sulla facciata della cattedrale. Con l'avvento dell'odierna Repubblica Italiana, i Narni Mancinelli possono ancora fregiarsi del titolo di Conti di San Vito poiché concesso dal Santo Pontefice, tuttora “sovrano” dello Status Civitatis Vaticanae. Questa breve storia della famiglia Narni Mancinelli ha voluto fornire una risposta chiarificatrice alla curiosità sorta nell'attento viandante, dopo che lo stesso ha notato quell'”anonimo” blasone incastonato nel portale di un antico edificio savianese (Fonti: “Nola e dintorni” di A. Musco, Napoli 1934; “Saviano (Storia ed ipotesi storiche) Sidik era Nola” di G. Minieri, ed. G. Bruno-1981; “La Parrocchia Maria SS. del Rosario in Cinquevie di Nola (ieri e oggi)” di S. Luminielli, ed. Anselmi 1993; “Casa Narni Mancinelli (cronistoria umbro-napoletana)” di F. Narni Mancinelli, ed. Anselmi-1997; "Trattato della Famiglia del Cappellano", manoscritto del 1668, ed. Pellecchia 2008; Sito web “www.Narni Mancinelli.it” di A. Narni Mancinelli; Atto di divisione per notar Alfredo Vecchione fu Felice da Visciano). ■


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Miracoli della Madonna a Parete di Liveri a persone di Saviano negli anni 1856-1858.«Da un antico libro, “Memoria sullo scuoprimento miracoloso della sacra Immagine di S. Maria a Parete in Liveri...

PE R GR AZ I A RI CE VU TA Vincenzo Ammirati n effetti, anche in Italia, la letteratura sui miracoli, in particolar modo quelli legati al culto mariano, ebbe grande incremento dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, fatta da Pio IX l’8 dicembre 1854. E i miracoli, oltre a guarigioni e simili, consistevano spesso nel ritrovamento di sacre reliquie, eventi che allor si chiamavano invenzioni, fatte per lo più da persone d’umil condizione; o anche in apparizioni ugualmente riservate a persone semplici e d’illibata innocenza, per lo più contadine o pastorelle. «Non v’ha città nel mondo cattolico, che superi quella di Bergamo nella venerazione alla gloriosa Madre di Dio, o in riguardo de’ segnalati favori da essa ricevuti, o per le illustri apparizioni… La divozione e la frequenza al santuario continua anche ai nostri dì…», scriveva nel 1868 il patrizio veneto Flaminio Cornaro in un libello intitolato Notizie storiche delle Apparizioni e delle Immagini più celebri di Maria V. Santissima nella Città e provincia di Bergamo.1 Ma, già una decina d’anni prima, la letteratura dei miracoli circolava abbastanza dalle nostre parti. Per esempio, nel 1857, i Padri dell’Ordine di San Girolamo Congregazione Pisana custodi del Santuario di Santa Maria a Parete, pubblicavano un volume dal titolo Cenno Storico dell’Insigne Santuario di S. Maria a Parete Regina della Vittoria in Liveri di Nola. Nell’opera, tra l’altro, si trattava De’ miracoli e grazie, e degli Spirituali vantaggi agli scritti al Monte Mariano; con novena «da farsi… in tutte la necessità, pericoli, flagelli, e colla giunta di alcune preci quotidiane».2 E il fervor delle pratiche divozioni non toccava soltanto i popolani, ma anche nobili e regnanti che, non disdegnando d’offrir elemosine in danaro, spesso si portavano in gran pompa ad onorar questo o santuario: fra i quali, quello di Santa Filomena in Mugnano del Cardinale, che più volte fu visitato sia dal Papa che dal Re di Napoli. Né meno prestigio toccava al Santuario di S. Maria a Parete di Liveri, che peraltro, oltre agli d’ex voto, vantava celebri Tavole di Francesco da Tolentino.3 Ora, proprio nel citato Cenno Storico dell’Insigne Santuario di S. Maria a Parete Regina della Vittoria in Liveri di Nola, a proposito d’illustri oblazioni fatte per particolar divozione alla Madonna di quel Santuario, si legge, ad esempio, una lettera che il Cav. Don Pasquale Lenci, allor Vice Console del Portogallo a Napoli, inviava al Superiore del Santuario: «Reverendo Padre Superiore. Avendo ricevuto la grazia dal Signore Iddio della guarigione della mia bambina ad intercessione di Maria Santissima, che si venera in cotesto Santuario di S. Maria a Parete in Liveri, le invio con questa ducati cinquanta, come oblazione, che intendo fare in rendimento di grazie alla Vergine Santissima, applicabile alla ricostruzione, che sta eseguendosi di cotesto Tempio, per cui ella si degnerà versare la detta somma nelle mani del soggetto che s’incarica di raccoglier le oblazioni dei fedeli pel detto Santuario… con profondo rispetto e distinta considerazione sono di lei. Napoli 10 febbraio 1857. Devotiss. Obligatiss. Servitore Cav. Pasquale Lenci”».4 Né, a Santa Maria a Parete di Liveri, mancavano in quel tempo ringraziamenti, sempre per grazia ricevuta, da parte di persone di Saviano, o anche di Sant’Erasmo. Questo, a riprova che in quel tempo Saviano non vantava solo camorristi appartenenti al «gruppo di camorra che controllava l’acqua del Sarno», fra i quali, per esempio, certo «Amodio Giugliano, originario di Saviano»;5 bensì, in ampia maggioranza, gente d’onorabile pasta , come attesta ancor il citato Cenno Storico dell’Insigne Santuario di S. Maria a Parete, dove fra l’altro si legge d’un mortale infortunio sul lavoro, le cui nefaste conseguenze furono scongiurate per intervento di quella Madonna: «Nel dì 15 aprile 1856 Francesco Brusciano [ma era Bruscino], figlio di Agnello, di anni 17, fabbricatore in Saviano sua Patria, precipitò dall’altezza di palmi 50 [= circa metri 13] e fu così orribile la caduta che i pezzi di carne e di ossa furono ritrovati nei calzoni e nelle scarpe. Abbandonato dai professori di medicina, la famiglia afflittissima ricorse con fede a S. Maria a Parete, facendo voto di questuare una messa a piedi scalzi; fatto il voto, fu ottenuta la grazia. Si ristabilì perfettamente in salute contro il comune giudizio, e nel dì 22 giugno di detto anno, venne coi parenti ed amici al Santuario a ringraziare Maria Santissima, e a soddisfare il voto fatto».6 Altro savianese del tempo, anch’egli per grazia ricevuta, mandò prima un gruppo di devote donzelle, quindi si

recò lui stesso a render grazie alla madonna di Parete: «Liberatore Furino di Saviano di anni 56, afflitto da febbre peticchiale indi nervosa, ricorse ai rimedii sanitarii, ed abbenché dai professori fossero stati adoprati rimedii con tutta saviezza, pure il male si facea sempre più gigantesco, ed in poco tempo lo finì di forze. Invocò in suo aiuto S. Maria a Parete, con vera fede mandò le giovinette divote a pregarla nel Santuario; ed ottenne la grazia della sospirata guarigione. Nel giorno 4 maggio 1857, personalmente si recò con la moglie a ringraziare Maria SS., e fe’ celebrare una messa cantata in ringraziamento. La dichiarazione della grazia ricevuta fu fatta avanti ai testimoni il sacerdote D. Michele Arianna, e D. Giuseppe Beltrani.7 Ringraziamento plurimo, invece, da parte di Aniello Corsi. Egli era padre di Stefano Corsi, allor pargoletto di cinque anni non sappiamo se anch’egli graziato, e che dal 1889 sarebbe stato sindaco di Saviano per buoni vent’anni, per poi spegnersi 75enne nel 1927, «“colpito da feral morbo, durato appena due giorni”».8 Quanto al papà dell’illustre sindaco, dunque, «Aniello Corsi del fu D. Giuseppe di Saviano, e Carolina Vecchione sua moglie, nel giorno 8 giugno 1857 ai piedi della miracolosa immagine di S. Maria a Parete soddisfaceva al suo voto in far celebrare una messa cantata in ringraziamento al Padre delle Misericordie per aver, mercé l’intercessione della Augusta Immacolata, Regina della Vittoria, liberati tre suoi figli da un’orribile tosse accompagnata da forte febbre; la di lui moglie da una pericolosa operazione, che dovessi eseguire nella sinistra mammella infetta da tre maligni tumori, ottenendo per mezzo di Maria SS. la grazia che si fossero da se stessi aperti senza taglio; e la vita ad un fanciullo, che fu avvolto nelle ruote del legno che a tutta furia da cavalli era trasportato; per lo che precipitò il legno, ma tutti coll’adorabile nome di S. Maria a Parete furono sani, e salvi».9 Né meno tragica la vicenda d’un santermese, il quale similmente meritò un “singolare miracolo… con generale sorpresa”, e “con giubilo di tutta la popolazione” che tutt’insieme espresse devoti ringraziamenti all’“amorosissima Liberatrice”: «Domenico Vacchiano di S. Eramo, capo maestro fabbricatore faticava sulla cima della cupola del Santuario di S. Maria a Parete nella parte esterna in compagnia di Gennaro Nappi di Liveri, e di Michele Pannarella [ma era Panarella] anche di S. Eramo; ed abbenché l’andito fosse stato

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fatto con ogni diligenza, e precauzione, pure nel giorno 28 luglio 1857 alle ore 19 il nominato Domenico Vacchiano disgraziatamente precipitò dall’altezza della cupola con un cato di calce in mano: l’infelice, nel sentirsi mancare sotto ai piedi il tavolone, invocò ad alta voce S. Maria a Parete dicendo: “Vergine SS. a Parete aiutatemi”. Fu così forte il tuono della voce, che s’intese dai religiosi, che erano ritirati nelle loro celle. I compagni fabbricatori nel vedere sì compassionevole disgrazia gridarono: “Oh Dio! è morto il nostro mastro”; i religiosi corsero tutti pallidi, e tremanti, e trovarono l’infelice precipitato sul tetto dell’antica sagrestia, che per la violenza della caduta avea spezzato, ed anche le tavole: la testa, il volto, la bocca mandavano sangue da ogni parte; si vedeva la pelle lacerata, nella carne profonde ferite, e vari pezzi di ossame, che indicavano una rottura generale: i religiosi senza tregua mandarono più persone a chiamare i professori da Liveri, da S. Paolo, da Nola; in pari tempo fecero chiamare anche la moglie da S. Eramo; ma mentre che praticavano i mezzi tutti, il principale loro pensiere fu di ricorrere alla dispensatrice delle grazie, alla Consolatrice degli afflitti: fu scoperta la santa immagine di Maria SS. a Parete, e s’incominciarono le Lauretane Litanie:10 ed oh singolarissima protezione di Maria! oh miracolo! Giunsero in quel tempo i professori, specialmente il ben noto per la profonda sua intelligenza, e ben fondata pratica il professore signor D. Nicolino Velardi, il quale nel ravvisare la straordinaria altezza della cupola, nel sentire il modo in cui cadde, e nel vedere: il deplorabile stato del disgraziato fabbricatore, tutti confessarono essere vivo per singolare miracolo di :Santa Maria a Parete. E come nò? Se nel secondo giorno della caduta si alzò da Ietto con generale sorpresa, e si portò alla porta maggiore del monastero, nella quale ansiosamente era atteso dalla desolata moglie, e dall’afflitto figlio, e con singhiozzi, e lagrime di consolazione unitamente si recarono nella santa cappella a ringraziare Iddio, e l’amorosissima liberatrice con giubilo di tutta la popolazione. Per la grazia ricevuta fece voto di accompagnare la processione nel giorno della festa di S. Maria a Parete a piedi scalzi vita sua durante».11 Altrettanto drammatica l’esperienza salvifica fatta in quello stesso anno anche una madre savianese, miracolata sempre da Santa Maria a Parete di Liveri: «Maria Antonia Addeo di Saviano, avendo un suo figlio militare nel decimoterzo Reggimento di Linea, era in un’agitazione la più forte perché da mesi, e mesi non ricevea più notizie del figlio; nell’atto che l’afflitta genitrice era così costernata, le fu datа la notizia afflittissima, che il figlio per malattia di petto era già morto nell’ospedale di Cosenza; l’infelice genitrice prese, con fede l’Immagine di S. Maria a Parete; e più col cuore che colla bocca le dicea: Da te o Maria voglio il mio figlio, tu ne sei la Madre pietosa: così dicendo ricevé per la posta una lettera del figlio, colla quale l’assicurava esser egli uscito dall’ospedale non solo, ma rimesso anche perfettamente in salute; la genitrice riconobbe in questo avvenimento l’intercessione di Maria SS. a Parete; per cui nel giorno 17 gennaio 1858 si recò al Santuario con tre sue figlie a soddisfare al voto dell’offerta di cera».12 Tutti questi miracolati, lungi dal limitarsi al ringraziamento una tantum, divennero «specialissimi benefattori del Santuario… partecipi di tutti gli spirituali vantaggi, cioè delle messe, de’ suffragi de’ Divini uffizi, de’ digiuni, delle astinenze, delle penitenze, delle fatiche, della predicazione, e di tutte le buone opere che dai Religiosi dell’Ordine di S. Girolamo, Congregazione Pisana, si fanno in tutt’i monasteri…»; religiosi che si prodigavano nel «dispensar gratis le cartelline che sono prodigiosissime in tutt’i pericoli, afflizioni, malattie, parti pericolosi, non che acqua benedetta estratta dalla cisterna volgarmente detta della Madonna».13 ________________

NOTE 1

Ed. Colombo, Bergamo 1868, pp. 1, 68. Stamperia e Libreria Festa, Napoli, 1857, pp. 124. 3 Cfr. Mario Rotili, L’Arte del Cinquecento nel Regno di Napoli, Società editrice napoletana, 1976, p. 126. 4 Capitolo Miracoli e grazie, pp. 50-51. 5 C. Cimmino, La vita quotidiana sotto il Vesuvio 1860-1870. 6 Pp.. 39-40. 7 Pp. 54-55. 8 Vincenzo Ammirati, Stefano Corsi il Sindaco galantuomo, O. S. Gennaio-Febbraio 1997. 9 Cenno Storico…, pp. 63-64. 10 Dopo il Concilio di Trento, le litanie della Beata Vergine Maria furon dette litanie lauretane, perché recitate nel Santuario mariano di Loreto, donde ben presto si diffusero anche a livello popolare. Nel recitarle, i supplicanti dicevano: Signore, pietà. / Cristo, pietà. / Signore, pietà. / Cristo, ascoltaci. / Cristo, esaudiscici. // Padre del cielo, che sei Dio, /Abbi pietà di noi… 11 Pp. 69-72. 12 Pp. 89-90. 13 Capitolo Spirituali Vantaggi, pp. 121-122. ■ 2


ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141)

Come riscoprire il senso del Natale guardandolo dagli occhi di un bambino.

N ATA L E I N P I A Z Z A Anna Luisa Meo ome riscoprire il vero senso del Natale in un epoca in cui la commercializzazione di questa festa ha raggiunto vette insormontabili? come ritornare a vivere la magia della festa più attesa dell'anno, con la gioia e l'entusiasmo che ti riempiono il cuore? Come rivivere le emozioni che da bambini ci facevano sognare davanti un albero di Natale e incantare davanti alla scena di un presepe? L'unica risposta a tutte queste domande e quella di cominciare a guardare il Natale attraverso gli occhi dei bambini, coloro che vivono ancora questa festa con ingenuità e gratuità, col candore proprio dei loro anni e la purezza caratteristica del loro animo. Ed è proprio questo che le otto associazioni di Piazza Vittoria (Azione Cattolica san Michele Acr, Associazione san Giacomo, Arci Masaniello, Comitato la Vittoria, Forum dei Giovani, I Laboriosi, Obiettivo Saviano, Associazione Saviano Migliore) hanno cercato di fare, dando vita all'evento "Natale in Piazza", che avrà ovviamente luogo in Piazza Vittoria e si articolerà in varie manifestazioni, tutte unite dallo stesso filo conduttore: riscoprire il valore del Natale nel farsi dono per gli altri. Domenica 18 dicembre si è svolta la prima "tappa" di queste manifestazioni, con la "festa dell'albero". I bambini della parrocchia san Michele sono stati coinvolti nell'addobbare l'albero in piazza. Ogni bambino ha anche posto sotto l'albero un dono per un coetaneo meno fortunato e appeso all'albero un pensiero sul vero significato del Natale. La festa si è svolta tra canti natalizi, balli e animazioni varie. Tutti i doni portati dai bambini verranno poi consegnati da Babbo Natale, il giorno della vigilia, a bambini che vivono realtà familiari particolari e che hanno bisogno più

che di un regalo, di un sorriso e di sapere che qualcuno ha pensato a loro. Ultima tappa di "Natale in Piazza" si svolgerà il giorno dell'Epifania, quando la Befana passerà per le strade del paese donando sacchettini di caramelle e visiterà gli ospizi savianesi, regalando un piccolo momento di festa con lo spettacolo della Tammorra. Inoltre in Piazza Vittoria ci

Saviano - Teatro Auditorium - terzo appuntamento in rassegna. In scena

“I COCCI DI EMILIO” CON “MISERIA E NOBILTÀ”

sarà come sempre lo scambio dei libri usati, momento molto importante per la diffusione della cultura della lettura. I bambini sanno insegnarci molto, a volte anche come vivere meglio un momento speciale come sa essere ogni anno il Natale. ■

Poesia di Kablil Gibran "Il Profeta"

POESIA PER UN FIGLIO

Antonio Romano rosegue, secondo cartellone, il programma della stagione teatrale. Il pubblico era numeroso in sala, a seguire la compagnia di Emilio Napolitano, con la proposizione di un classico del teatro, “Miseria e nobiltà” di Eduardo Scarpetta. Un tema scarpettiano, una commedia datata 1888, in tre atti, per una compagnia che ha visto molti giovani esordienti, nel senso che per la prima volta si sono proposti al grande pubblico, per la regia di Emilio Napolitano e l’aiuto regia di Fabio Mungiello. Da precisare che un film muto, tratto dalla commedia, è andato perduto: fu interpretato dallo stesso Eduardo Scarpetta per la regia di Enrico Guazzoni nel 1914.

Essa venne recitata anche dal figlio di Scarpetta, Eduardo De Filippo. Un precedente film con lo stesso titolo è datato 1940 con la regia di Corrado D'Errico. Assicura il regista, Emilio Napolitano: “Ho inteso questo testo nel rispetto del copione originale senza altri stravolgimenti,

puntando all’importante messaggio o una serie degli stessi che l’opera ha voluto trasmettere”. Una serata che ha lasciato spazio anche per la solidarietà: parte del ricavato è stato devoluto ad un associazione: “ 4 zampe onlus” di Avella. Molti ricorderanno che l’opera “Miseria e nobiltà” è stata tradotta anche in un film nel 1954 diretto da Mario Mattòli, tratto dall'omonima opera teatrale di Eduardo Scarpetta. La trama è raccontata in poche battute: Felice Sciosciammocca, celebre maschera scarpettiana, è uno squattrinato che vive in un onesta miseria, che vive alla giornata facendo lo scrivano, e in casa è in compagna di un altri suoi pari grado. La commedia evolve in un dinamismo scenico con l’entrata in scena del marchesino Eugenio: egli è innamorato della bella Gemma, ruolo affidato a Marianna Manzi, di professione ballerina, lavoro che all’epoca suscitava qualche perplessità, ma la sua famiglia si oppone; la ragazza non è una nobile! Il padre della ragazza invece, Don Gaetano, personaggio affidato ad Alfonso Peluso, ex cuoco divenuto molto ricco avendo ereditato, è felice di consentire al fidanzamento. Il marchesino dunque chiede a Felice e Pasquale, personaggio interpretato da Fabio Muingiello, con moglie e figlia di mimetizzarsi e fingere di essere i suoi nobili familiari, per raggiungere i suoi scopi. Proprio loro recitare da nobili! Loro che non sono abituati a mangiare tutti i giorni! Loro che non hanno spesso un linguaggio appropriato alla situazione della classe nobile. I colpi di scena, come spesso capita nella vita, come sulla scena teatrale, sono imminenti e dietro l’angolo; donna Bettina, cameriera personale di Gemma, è la moglie di Felice, che anni prima lasciò. Felice Sciosciammocca, interpretato da Gennaro Basile, dopo tutto un susseguirsi scenico, si riappacifica con Bettina, mostrandole il loro figlio Peppiniello, ruolo affidato al piccolo di età, Antonio Basile, dopo anni di tempo. Come se non bastasse il personaggio di donna Luisella, interpretato da Maria Vigorito, che non aveva preso parte alla simulazione, si presenta a sorpresa, facendo scoprire l'inganno. Sarà un colpo di scena a risolvere, nel migliore dei modi, la situazione e a far chiudere il sipario tra applausi del pubblico. ■

E una donna che aveva un bambino al seno domandò: «Parlaci dei tuoi figli. I tuoi figli non sono figli tuoi, sono i figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo, ma non li crei, sono vicini a te, ma non sono cosa tua; puoi dar loro tutto il tuo amore, non le tue idee, perché essi hanno le loro idee. Tu puoi dare dimora al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire, dove a te non è dato entrare, neppure col sogno. Puoi cercare di somigliare a loro, ma non volere che essi somiglino a te, perché la vita non ritorna indietro e non si ferma a ieri. Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani».


ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141)

I N C O N T R O C O N L’ A R B I T R O R U S S O Felice Falco ncontro interessante e partecipato quello svoltosi venerdì 9 dicembre tra gli studenti del Polispecialistico di Saviano dei vari plessi (Corso Italia, Via Fratelli Tufano e Liceo Scientifico -da Saviano- e gli studenti del professionale di Palma Campania), con l’arbitro internazionale Carmine Russo da Nola. L’incontro si è sviluppato su due tematiche essenziali: l’importanza dello sport ai fini di una sana costituzione fisica e la conoscenza ed il rispetto delle regole. Partendo dall’esperienza del calcio, sport nel quale il rispetto delle regole, la lealtà, il sacrificio, l’impegno costante, la

preparazione, il senso del dovere, l’attaccamento ai “colori sociali”, il senso di appartenenza, la capacità di giudizio oggettivo etc. rappresentano capisaldi essenziali, il discorso è poi scivolato, opportunamente guidato dal nuovo Dirigente Scolastico del Polispecialistico dott. Domenico Ciccone, sul rispetto delle regole della convivenza civile e sociale qualunque sia l’ambito nel quale si è chiamati ad operare e a vivere le proprie esperienze di vita. A chiusura dell’incontro il Dirigente scolastico ha consegnato all’ospite una copia della Costituzione italiana, firmata nelle varie pagine da tutti gli alunni, unitamente al gagliardetto del Comune di Saviano. ■

Il D.S. Domenico Ciccone consegna una copia della Costituzione italiana all’arbitro Carmine Russo da Nola

Mercatino

S O L I D A R I E T À N ATA L I Z I A

Manifestazione di apertura del Carnevale Savianese. Il 17 Gennaio: ’O Fucarone ’e Sant’Antuono.

Pasquale Iannucci

FONDAZIONE CARNEVALE SAVIANESE

gni Sezione della Scuola d’Infanzia del 1° Circolo Didattico di Saviano, con le proprie insegnanti dei due plessi Allocca e Musco, hanno organizzato nei locali del Centro Polifunzionale di Saviano un mercatino di Solidarietà dal titolo ”Si può dare di più, vieni anche tu” . Alunni ed Insegnanti, in questi mesi antecedente il Natale, si sono dedicati esclusivamente a questo progetto “mercatino”, creando con materiale umile e semplice, dei bellissimi prodotti e addobbi di Natale. Con il materiale di recupero come pasta, bottoni, stoffe, fili, gusci di cozze, noci, castagne, sono stati realizzati oggetti e lavori che i sono stati esposti alla Mostra di Solidarietà del 7 Dicembre 2011.Il ricavato dell’iniziativa è stato devoluto in beneficenza. Questo messaggio di Pace, Amore e Fratellanza, in occasione del Natale, è stato accolto dai Bambini e dai Genitori con entusiasmo e come una prova concreta e sincera di solidarietà. Gli alunni, durante lo svolgimento del progetto, sono stati i veri protagonisti del lavoro, classificando, differenziando e ritagliando il materiale a disposizione per forma, colore e grandezza che le Insegnanti con il loro tocco finale hanno assemblato. Il Natale per i bambini si armonizza bene con l’arte del riciclo e quest’idea fantastica avuta dalle Insegnanti dei due plessi della Scuola, ha sviluppato contemporaneamente tre Obiettivi Didattici cioè: recupero del materiale riciclato, destrezza manuale e sviluppo intellettivo della trasformazione. Numerosa è stata la partecipazione dei genitori e cittadini che sono rimasti sorpresi e stupefatti per i lavori eseguiti e quindi hanno risposto con generosità nell’acquistare e fare beneficenza. ■

l Comune di Saviano e la Fondazione Carnevale Savianese con la partecipazione dell’Associazione Radio Arci Masaniello, l’Associazione Radici Cristiane, le Associazioni ed i Comitati Carnevale organizzano la manifestazione di apertura del Carnevale Savianese con il Corteo Storico “La Repubblica di Masaniello” e il “Carro di Sant’Antonio”. Il Corteo partirà da Via degli Orti, proseguirà per Piazza Adolfo Musco, Via Giacomo Caliendo, Corso Garibaldi, Corso Antonio Ciccone, Piazza Vittoria, Corso Umberto, Corso Vittorio Emanuele, Via Trieste e Trento, Via Somma (Miccoli), Via Giovanni Tufano, Via Gianturco e Parcheggio Comunale. Nel piazzale del Municipio sarà allestito dall’Associazione A.G.M. Production il Fucarone ufficiale della Fondazione. La fiamma che darà vita al Fucarone Ufficiale sarà portata in un apposito braciere in corteo sul “carro di Sant’Antonio” che si trasformerà, per l’occasione in una sorta di Tedoforo sui generis. Seguiranno spettacoli folcloristici e naturalmente degustazioni di piatti tipici locali. ■

NATALE 2011 NELLA CASA DI RIPOSO” S.GIOVANNI BATTISTA” Pasquale Iannucci l giorno 16 Dicembre 2011 presso la Casa di Riposo “S.Giovanni Battista” di Sirico Saviano, I Nonni hanno celebrato la festa del Natale 2011 insieme ai parenti e amici. Un gesto di solidarietà, amicizia e affetto verso gli anziani abitanti della casa che hanno vissuto momenti di gioia perchè circondati da tanti visi familiari. Gli invitati sono stati, cordialmente, accolti nell’androne dell’Istituto dai dirigenti: Prof. Nappi e consorte Sofia. I Nonnini, in fila semicircolare e assistiti dal personale sanitario Dottori, Infermieri e Collaboratrici, si sono accomodati intorno al pianista Prof. Ciro Perris e il cantante, che in sottofondo hanno intonato brani melodiosi. Intanto gIi ospiti e gli abitanti della casa presenti hanno potuto ascoltare e osservare, con attenzione e silenzio la recita fatta da alcuni Attori-Nonni, preparata dalle due brave e gentilissime animatrici: Teresa Bocchino e Annalisa Caccavale. La Commedia ridotta “Natale in casa Cupiello” di E.De Filippo è stata recitata meravigliosamente dai nonni: Salvatore (Lucariello), Anna (Tommasino), Pasquale (Pascal), Maddalena (Concetta De Filippo), Maria Pia (Ninuccia). Dopo la recita si sono esibiti in balletti alcune coppie di giovani e anziani e tra un dolcino, un tramezzino e una bibita, i nonnini hanno raccontato qualche loro emozione, esperienza o episodio accaduto negli anni precedenti e ancora hanno ricordato che in questo periodo di Natale, nella loro età giovanile, si viveva nella miseria e nella semplicità: le case erano umili, fredde e prive di illuminazioni, gli alberi di Natale

erano posti all’interno della casa, l’animo umano era ricco di religiosità, si andava a sentire la S. Messa e si trascorreva la maggior parte del tempo in famiglia, la sera della Vigilia si mangiavano: ceci, baccalà, spaghetti a vongole e il cavolfiore: alimenti semplici ma nutrienti, si giocava a carte, a tombola mentre nel camino ardeva il ciocco (un grosso tronco di legno), si preferiva il presepe all’albero, il presepe veniva costruito personalmente con materiale semplice e ognuno si accontentava di poco perchè si viveva in povertà. Oggi la società ci offre tutte le comodità

ed economicamente tutto ciò che si desidera; il miglioramento però ha portato anche vizi, sprechi, disagi sociali e per questa ragione, predomina l’invidia e la violenza, sono spariti i valori morali e religiosi. Nel raccontare questi fatti personali, si sono viste sgorgare dagli occhi vibranti e lucidi dei nonni lacrime di commozione. Con la gioia e tristezza, per il messaggio trasmesso hanno ringraziato e salutato, augurando a tutta la comunità pace, amore e serenità, un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo. ■


ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141)

NOVANTESIMO ANNIVERSARIO DEL MILITE IGNOTO Raffaele Grilletto sattamente 90 anni fa, il 4 novembre 1921, ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto nel sacello dell’Altare della Patria. Dopo la prima guerra mondiale, le Nazioni che vi avevano partecipato vollero onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo Combattente, caduto armi in pugno. In Italia l’allora Ministero della guerra dette incarico ad un’apposita commissione di esplorare tutti i luoghi nei quali si era combattuto e di scegliere una salma ignota e non identificabile per ognuna delle zone del fronte: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare. Undici salme, una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano, furono trasportate nella Basilica di Aquileia. Qui venne operata la scelta tra undici bare identiche. A guidare la sorte fu chiamata una popolana di Trieste, Maria Bergamas, il cui figlio Antonio - disertore dell'esercito austriaco e volontario nelle fila italiane - era caduto in combattimento senza che il suo corpo potesse essere identificato. Il Feretro prescelto fu trasferito a Roma su ferrovia, con un convoglio speciale a velocità ridotta sulla linea Aquileia-VeneziaBologna-Firenze-Roma, ricevendo gli onori delle folle presso ciascuna stazione e lungo gran parte del tracciato. Tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, con in testa Re Vittorio Emanuele III, e le bandiere di tutti i reggimenti attesero l’arrivo del convoglio nella Capitale e mossero incontro al Milite Ignoto per rendergli solenne omaggio. Il Feretro fu poi scortato da un gruppo di dodici decorati di Medaglia d'Oro fino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, al cui interno rimase esposto al pubblico. L’epilogo avvenne il 4 novembre 1921, terzo anniversario della Vittoria, il feretro fu prelevato dalla Basilica e posato su un affusto di cannone. Il corteo era guidato da un plotone di Carabinieri a cavallo e da un reparto in armi in cui, oltre ad Esercito e Marina, erano inquadrati ascari eritrei e libici del Corpo delle Truppe Coloniali, Guardia di Finanza ed agenti di Pubblica Sicurezza, seguivano le 753 Bandiere dei Reggimenti d’Italia e i Gonfaloni dei Comuni decorati al Valor Militare, al centro c’era l’affusto di cannone con il Milite Ignoto con a fianco i decorati al Valore, venti madri e venti vedove di guerra, seguito da 1800 Bandiere appartenenti alle Associazioni Combattentistiche. Alle 10 il corteo fece il suo ingresso a piazza Venezia, il rombo dei cannoni sparati da Monte Mario e dal Gianicolo, unitamente alle campane suonate a gloria in tutta l’Italia, accompagnarono il feretro sulla scalinata del Vittoriano, ad attenderlo

tutte le autorità militari, politiche e la Real Casa al completo. Otto decorati portarono a spalla il feretro sotto la statua della Dea Roma, il Re fissò con un martello d’oro la Medaglia d’Oro al Valor Militare conferitagli con la seguente motivazione: “Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria”. Un soldato semplice pose sulla bara l’elmetto del fante, dopodiché il sarcofago venne calato nel sacello e su di esso venne depositata per l’eternità la pietra tombale con incisa la scritta latina “Ignoto Militi”. Erano le ore 10,36 del 4 novembre 1921 e da quell’istante il fuoco eterno arde davanti all’ara e sul monumento, a ben dirsi Altare della Patria, è sempre presente la Guardia d'onore armata composta da due militi appartenenti alle Forze Armate dello Stato che si alternano secondo delle turnazioni. Il 29 ottobre di quest'anno la piccola stazione ferroviaria di Cervignano - Aquileia ha rivissuto quel giorno di 90 anni fa, quando partì il treno che avrebbe portato la salma del Milite Ignoto a Roma. Infatti, dopo la cerimonia di benedizione della bandiera - che aveva avvolto nel 1921 il feretro del Milite Ignoto - e una corona di alloro, avvenuta nella Basilica Santa Maria Assunta di Aquileia, il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa ha fatto partire ufficialmente il “treno rievocativo” che per la ricorrenza ha attraversato mezzo stivale, passando per le stazioni di Udine, Treviso, Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna, Pistoia, Prato, Firenze, Arezzo, Chiusi, Orvieto e Orte ed il giorno 2 novembre è arrivato a Roma dov'è stato, solennemente, accolto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. Oltre che nelle varie tappe del viaggio, è stato possibile visitare lo speciale convoglio anche alla stazione Termini dove, al binario 29, è rimasto aperto al pubblico dal 3 al 6 novembre 2011. Al Vittoriano, invece, dal 4 novembre u.s. fino al 6 gennaio 2012, nella sala Zanardelli, è aperta al pubblico la mostra “Il Milite Ignoto” ricca di documenti, manufatti, litografie, oli e cimeli tra cui molti inediti, organizzata da: Regione Friuli Venezia Giulia e Fondazione Aquileia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Ministero della Difesa. Con le commemorazioni del novantesimo anniversario del Milite Ignoto, celebrate quest'anno in cui si festeggia il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, si è scritta un'altra pagina di storia che più di tante altre testimonia quell’amor di Patria che unisce tutti i cittadini italiani. ■

Convegno a Saviano sui reati ambientali. Il PM Visone: “Agire sugli utili, come abbiamo fatto con la mafia”. Per fermare lo scempio

“ISTITUIRE LA CONFISCA DEI BENI DEGLI ECOMAFIOSI Antonio Romano re giorni dedicati alla tematica ambientale: la prima aveva riguardato la presentazione ufficiale dell’associazione “ Corpo provinciale Guardie ambientali” Agro nolano onlus , la seconda è stata un assemblea pubblica sul tema : “ Regi lagni : Quale Tutela?”. Nell’ultima giornata della “tre giorni savianese” per l’ambiente, tenutasi nella sala consiliare del comune, convegno moderato da Antonio Tafuro, arriva un appello del magistrato Giuseppe Visone della Procura di Nola: “Per sconfiggere le ecomafie bisogna confiscarne i beni, come abbiamo fatto con la mafia”. Partendo dalla considerazione che il decreto legge 121/2011 recepisce solo in parte la direttiva UE sul delitto ambientale, i promotori del convegno “Reati ambientali: è tempo dei doveri!” hanno voluto stigmatizzare la grave lacuna della legge, che di fatto non ha ancora introdotto il delitto ambientale per chi sversa rifiuti pericolosi, così come ci chiede l’Europa. “E’ assurdo – ha ricordato, anche con l’aiuto di slide proiettate su di uno schermo, Luigi Cappella, dell’Arpac, presidente dell’Isac Campania - che si continua a contravvenzionare chi sversa rifiuti pericolosi mentre la nostra terra viene inquinata con conseguenti danni per la salute dei cittadini”. Nel suo articolato intervento ha ricordato tra altro alcuni dati significativi: “ 4 milioni di euro è la cifra incassata dai boss nel 2010 per il settore cementificazione. In un contesto nel quale la Campania è maglia nera: un pergolato di avanzo rifiuti stimato su 72.000 tonnellate; quantità che potrebbe riempire altrettante autobotti; per aver un idea!“ al camorrista imprenditore è sostituito l’imprenditore camorrista!”. Articolata e lucida la disamina della legge fatta dal magistrato Visone che ha proposto la confisca dei beni degli eco mafiosi come succede per gli abusi edilizi e per i reati di associazione mafiosa. “E’ un deterrente più efficace della sanzione personale. Questa è gente disposta a farsi sei mesi di carcere piuttosto che perdere la casa!”. Due le richieste: inserire i dettami della legge 172/2008 all’interno della legge quadro 152/2006 e istituire la confisca dei beni per i reati ambientali. Anche il direttore del Dipartimento Arpac di Napoli Adamo ha sottolineato l’importanza di arri-

vare ad una sinergia tra associazioni ed istituzioni per arrivare a reprimere questi reati. “Investire nell’ambiente è investire nella società”. Il coordinatore provinciale dei medici per l’Ambiente Gennaro Esposito ha presentato una serie d’immagini del disastro ambientale nel cosiddetto ‘triangolo della morte’ ,Acerra ,Nola, Marigliano e ha mostrato gli effetti sulla salute umana degli sversamenti subiti in vent’anni di razzie ecomafiose. “Sono oltre tredici le grandi inchieste della Magistratura sui reati ambientali in Campania - ha detto Gennaro Esposito - ma poco è stato fatto per fermare lo scempio. Appena 13 discariche sulle 5300 presenti in Campania sono state bonificate, troppo poco. Qui si continua a morire di cancro sempre di più!”. Nel suo discorso ha citato i depuratori di Marigliano, la questione regi lagni, le cave di Polvica, Tufino con le sue due megadiscariche, i pascoli di greggi che continuano su terreni contaminati e altro L’assessore all’ambiente Tommaso Sodano, fortemente voluto da promotori per la sua passata attività parlamentare come presidente e membro della Commissione d’inchiesta sulle ecomafie, ha spiegato che bisogna ripristinare il sistema di sorveglianza satellitare Sistri, ingiustamente bloccato dal governo, onde poter prevenire i reati ambientali e il traffico di rifiuti tossici, che rappresenta il vero grave problema del nostro paese. Sono inoltre intervenuti il consigliere regionale Carmine Sommese, i rappresentanti della Polizia Provinciale di Nola, alcuni rappresentanti delle associazioni locali e semplici cittadini: l’arch. Santolo Tafuro ha posto l’attenzione su una problematica attinente, quello dell’abuso edilizio: aspetto non lontano dal tema trattato perché è sede di stravolgimento del territorio con tutte le sue reazioni a catena: “non si può programmare e pianificare la città del domani … se non si ascoltano i suoi abitanti …” cosi Oriol Bhoigas presentava il piano per il Woter “Front di Barcellona. Ottima la proposta del rappresentante della Polizia provinciale di fare un censimento dell’amianto nelle città da proporre alle amministrazioni comunali, per bonificare questo pericoloso materiale dai nostri tetti e combattere gli abusi. Un bilancio positivo per questa ‘tre giorni’: oltre 200 persone hanno partecipato, con piu’ di 30 relatori. Una speranza per ridare dignità alla nostra terra. ■

Poesia di Peppe Mirra

QUALU NATALE? È tutto pronto a ttavola ‘sta sera d’’a vigilia e ‘ncanna gia’ “me vollono” ‘sti spaghettielle a vvongole… ‘O fritto ‘e baccala’ cu’ ‘e papacelle, l’aulive ‘e Spagna dint’’e vrucculille, e chi se lagna ’e tutta ‘sta cuccagna ? Stammo aspettanno sulo ca se magna ! ‘Nfra tanto ‘ncopp’’a chesta furnacella, doppo arrustute ‘sti carciuffulelle, ‘na pigna poco a poco se va aprenno, ch’addor’’e chiesia ca se va spannenno e dint’’o fummo ‘e ‘ncienzo m’accumpare ‘a ‘nfanzia ‘e tutte chille a me cchiu’ care… Q‘Nu mare ‘e gente ca more pe’ famma, schiattata sott’’e piere ‘e chi cumanna ‘A pace, ‘e guerre…’e solite lagnanze, chiacchiere inutili, senza sustanza… Quanno ‘o campammo ‘nu vero natale ? Quanno ‘a legge sarra’ pe’ tutte uguale ? Vulesse ‘n’attimo turna’ criaturo… Appriesso ‘a ‘e zampugnare “a core puro”… Senti’ ‘a voce ‘e mamma ca chiammava pure s’io stevo a ‘nu miglio luntano… Vuless’j’comm’’e magge,appriesso a’ stella, pe m’abbaglia’ d’a luce ‘e chella stalla e quanno sto’ p’asci’ d’a “galleria,” vedè dint’a sta luce ‘e segne‘e Dio. Dimane ‘nce abbuffammo ‘e “Buon Natale” penzanno a’ ‘e panettune cu’’e regale! P’adderizza’ ‘stu munno a niente vale si ‘a dint’ ‘o core nun cacciammo ‘o mmale! ‘Sta notte ca “Tu scendi dalle stelle”… vide ch’ ‘haje ‘a fa’, ca pe’ ‘na striscia ‘e terra, ‘sti “figli Tuoi” stanno sempe ‘n guerra… s’accidano, ‘nu frato contro a’ ‘n’ato, pure ‘int’’a mangiatora addo’ Si nato! ■

INTRIGHI MALIGNI SMASCHERATI E SCONFITTI Franco Notaro Momenti duri, bocconi fortemente amari nella selva di intrighi malvagi e verità falsate da cinico, spietato utilitarismo ispirati, ogni giorno sei costretto ad ingoiare. Ma tu “tutto a posto Papà!” continui a ripetere imperterrito, con voce suadente e serena. La grande serenità di Spirito e la forza d’Animo immensa, ti fanno ancora apparire gigante granitico sol di solida Fede armato, come quando, senza sosta ruggente leone eri, sempre grintoso pronto a scattare. Infine, con la Fede, l’umiltà e il perdono la misera cattiveria e l’invidia malefica sono state annientate e le tue fulgide virtù solennemente encomiate. Luglio 2003 ■


ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141)

Il Monumento ai Caduti di Saviano, tra quelli più prestigiosi che compaiono in un recente volume pubblicato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in concomitanza del 150° anniversa rio dell’Unità d’Italia. L’opera contiene una qualificata quanto meticolosa rassegna di tutti i Monumenti ai Caduti di Napoli e Provincia.

LA CAMPANIA E LA GRANDE GUERRA I MONUMENTI AI CADUTI DI NAPOLI E PROVINCIA l primo autorevole riconoscimento a livello nazionale, conferito all’imponente Monumento ai Caduti eretto nel 1920 nella Piazza Vittoria di Saviano, viene da un volume di ben 272 pagine, ampiamente figurato a colori, pubblicato a Roma nel settembre scorso all’insegna della Tutela del Patrimonio Storico della Prima Guerra Mondiale. L’opera, di notevole valore scientifico, e unica nel suo genere, è stata curata dalla storica dell’Arte M. Rosaria Nappi coadiuvata da un agguerrito manipolo di ricercatrici, che nell’arco di qualche anno hanno rovistato archivi nazionali e periferici, perlustrato storie locali, e contattato studiosi che, ciascuno per la propria città, avessero pubblicato ricerche sui monumenti civici della Grande Guerra. Nel cospicuo volume, al Monu-

mento ai Caduti di Saviano è riservata evidenza notevole, in quanto non solo esso vi è additato come uno dei primi eretti in Campania all’indomani della Guerra del ‘15.’18, ma, a titolo di paradigma artistico, ne è anche riprodotta la foto a colori a corredo del saggio introduttivo scritto dalla citata Curatrice. Non a caso, poi, nel volume, l’illustrazione del nostro Monumento, definito complesso, occupa ben tre pagine corredate da altre due foto a colori, mentre nella relativa bibliografia, insieme ad alcune altre fonti, figurano due studi pubblicati su Obiettivo Saviano, l’uno nel 2004, l’altro nel 2011. Nel volume, ovviamente, Saviano compare anche nell’Indice Analitico finale. L’opera, fuori commercio, fu presentata il 15 novembre scorso nella prestigiosa Sala Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli. (V. A.) ■

Poesia di Giovanni Taufer

’O REGALO PE NNATALE e ’sti ffeste de Natale me vurria cagnà quaccosa: ’A cullana cchiù nun vale, pe ’stu fatto n’arreposo. ’A chianòzza ’hanno passato, chistu pietto nun cresciuto: «’sta seconda» arrepezzata, «cu ’sta quarta» che ssagliuta! Nun sentesse cchiù «'e pparole» manco `e sische me mannasse, quanto st'ommo se cunzola!, e vedennome s’arrassa. Chistu naso tengo a ppippa mo m’’o faccio cchiù accunciato, accussì cchiù nun se ’ncrippa chi m’ha fatto ’na guardata. Chistu ggrasso è ’nu turmiénto chesta panza s’è abbuffata, poca ’a rrobba sott’è diénte ih, che llinea aggio pigliato! ’O ffacesse a ttanto â vota, parte ’e reto cchiù aizate; Quanta ggente ca s’avota!, a ssenti ’sta cammenata. Cu ’sti piézze mo cagnate pare ’a vita assaie cchiù bbella, ma perdenno ’e connotate sento ancora «’a canzuncella?!». (Dal volume ’O Cerchio d’â vita, 2011, p. 100). ■

NOLA - EDIZIONE 2011 DEL PREMIO FELIX Antonio Romano a celebrazione è organizzata nell’ambito dei festeggiamenti di S. Felice primo vescovo della città. La manifestazione, giunta oramai alla sua nona edizione si prepara a festeggiare il decennale. L’evento è stato organizzato dall’associazione “Gli Innamorati della festa”. L’edizione 2011 del Premio Felix, si è tenuta nella Chiesa dei SS Apostoli, divenuta ormai salotto culturale della città. Il premio consiste, in un trofeo, in una simbolica campana di bronzo, di piccole dimensioni con dei bassorilievi impressi sulle pareti raffiguranti San Paolino, San Felice, e infine Giordano Bruno. La campana non è un simbolo scelto a caso: l’origine di tale strumento a uso liturgico sembra proprio appartenere, secondo alcuni, alla storia dell’area nolana. All’incontro erano presenti, il sindaco di Nola Geremia Biancardi, e con l’incarico di coordinatori della serata, i giornalisti Antonio D’Ascoli e Carmen Fusco.

Il Premio Felix vuole essere un’occasione per riunire, una volta l’anno, la città intorno a due personaggi scelti per ogni edizione e che si siamo distinti per particolari meriti. Si tratta in genere di personaggi nolani che, nel corso degli anni si sono distinti fuori dai confini cittadini, portando alto il

vessillo della città dei gigli fuori contesto, in uno scenario nazionale e internazionale. In questa edizione a esser premiati sono stati Gennaro Bussone, specialista in Neurologia e Psichiatria, Direttore del dipartimento di Neuroscienze cliniche, Direttore dell’Unità operativa “Cefalee e malattie cerebrovascolari”, Direttore del Centro Regionale per la diagnosi e cura delle cefalee e delle algie cranio facciali c/o la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano. Autore di oltre quattrocento pubblicazioni è Guglielmo Avolio, l’altro premiato, Presidente della Sezione Penale del Tribunale di Trento, magistrato. Soddisfazione è stata espressa anche da Franco Nappi, cerimoniere dell’associazione “Gli Innamorati della Festa”, che ha precisato: “L’edizione 2011 del Premio Felix si è voluta arricchire e migliorare ancor più rispetto agli anni precedenti”. “Siamo intenzionati a concentrarci sin da subito sull’allestimento del 2012, la decima: un’edizione speciale !”. La manifestazione ha assunto anche l’aspetto di una serata d’intrattenimento con momenti di musica tra un intervento e l’altro per opera di un gruppo musicale ” I Fuori tempo”, con la voce di Enrico Bernardo. ■

Saviano, al Teatro/Auditorium le prime due compagnie: l’inizio è degli ’Erga Omnes’ a seguire "...Io per fortuna", un opera del gruppo teatrale “In Alto Mare”

OTTAVA RASSEGNA TEATRALE CITTÀ DI SAVIANO A. R. i è partiti con l’ottava edizione della Rassegna teatrale. A rompere il ghiaccio è stata la compagnia di Villaricca "Erga Omnes", della quale è proverbiale l’impegno nel sociale con l’occhio sempre rivolto a scopi umanitari. L’opera presentata, scritta e diretta da Vincenzo Pianese, sarà "Per grazie ricevute". Per il gruppo dell’hinterland napoletano trattasi del debutto assoluto sul palcoscenico savianese. L’inizio della messa in scena è stato anticipato, un piccolo colpo di scena, previo accordo tra le parti, per consentire agli spettatori di poter assistere a un noto avvenimento sportivo previsto nella stessa serata. La giuria presieduta da Gigi Manfredi, scrittore e commediografo, assegnerà cinque premi a fine rassegna. Alla compagnia prima classificata al termine di tutte le vota-

zioni, sarà assegnato il premio “Carmine Mensorio”. Poi vi sarà un riconoscimento particolare al miglior attore e alla migliore attrice protagonista. Altri due premi verranno assegnati all’attore ed all’attrice non protagonisti maggiormente distintosi. La commissione giudicatrice, inoltre, assegnerà un premio speciale a una seconda compagnia, escluso la vincitrice. La seconda opera in scena è stata "...Io per fortuna", un opera del gruppo teatrale “In Alto Mare “presentata alla rassegna teatrale. L’opera è stata messa in scena dalla compagnia proveniente da Sarno "In Alto Mare", nell’ambito dell’ottava rassegna teatrale. Un gruppo che già nella passata edizione si era messa in luce quando si è aggiudicato il premio riservato per la sezione ‘inediti’. “Io per fortuna”, opera di Francesco Mancuso, valido regista e auto-

re che si è già distinto in rassegne precedenti con opere di straordinaria attualità, ambientate in diversificati contesti storici. La compagnia salernitana proverà ancora una volta a convincere il pubblico e la giuria dell’ottava rassegna teatrale savianese della validità del nuovo lavoro, così come lo scorso anno quando si è aggiudicata il premio riservato alla sezione ‘inediti’ con “Palummella alla luce del sole”, opera di spiccata attualità con reminiscenze storiche rispecchianti la cruda realtà dei vicoli e il tentativo di ‘recuperare’ tanti giovani in predicato di prendere la ‘cattiva strada’… non trascurando il disagio tra le nuove e vecchie generazioni, rappresentate in eterno conflitto tra equivoci e incomprensioni dovute alla carenza di dialogo o alla diversità degli obiettivi da conseguire. ■


ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141)

V A R I E

E D

E N T U A L I *

Rubbrika a cura di M. Fedele

LETTERA AD UN FIGLIO CARABBINIERE (absit iniuria verbis) aro figlio, ti scrivo queste poche righe perché tu sappia che ti ho scritto. Se ricevi questa lettera vuol dire che è arrivata; se non la ricevi fammelo sapere così te la rimanderò. Qualche tempo fa tuo padre ha letto sul giornale che la maggior parte degli incidenti capitano entro il raggio di un chilometro dal luogo di abitazione; allora abbiamo deciso di traslocare un po’ più lontano. La nuova casa è meravigliosa: c’è una lavatrice ma non sono sicuro che funzioni. Proprio ieri ci ho messo dentro il bucato, ho tirato l’acqua poi il bucato è sparito completamente. Il tempo qui non è troppo brutto. La settimana scorsa ha piovuto solo due volte, la prima volta per tre giorni, la seconda per quattro. A proposito della giacca che mi avevi chiesto, tuo zio Piero ha detto che spedirtela coi bottoni sarebbe stato molto caro (per via del peso dei bottoni),

allora li ho staccati. Se pensi di riattaccarli te li ho messi tutti nella tasca interna. Tuo fratello Gianni ha fatto una grossa sciocchezza con la macchina: è sceso ed ha fatto chiudere di scatto la portiera lasciando dentro le chiavi: allora è rientrato in casa a prendere il secondo mazzo di chiavi e così anche noi abbiamo potuto scendere dalla macchina. Se vedi Margherita salutala da parte mia; se non la vedi non dirle niente. La tua mamma che ti vuole tanto bene. p.s. volevo metterti anche un po’ di soldi ma avevo chiuso già la busta. * (Ci scusiamo con i lettori per un refuso di stampa contenuto nel numero precedente di OS: nel titolo invece di “Entuali” è stato stampato” Eventuali”. Promettiamo maggiore attenzione per il futuro). ■

ELENCO DEI BAR À LA PAGE (ALLA PAGINA) FORNITO (A MANO) DALL’ACCADEMIA DI VRENNA M. F. ar = unità di misura della pressione; il più piccolo si chiama millibar bar = bar bar a = locale a forma di cassa da morto, (cfr.quel locale è un mortorio) Bar abba = bar adibito alle abluzioni delle mani, interdetto ai poveri cristi nel quale, negli anni ottanta, si esibiva un famoso complesso canoro svedese bar acca (bar h) = locale adatto per essere adibito a deposito bar a onda = bar molto rumoroso a causa dei flutti che si infrangono contro le sue pareti bar aratro = bar a forma di precipizio molto utilizzato in agricoltura bar atto = bar di scambisti che viene sancito dal notaio bar attolo = bar molto piccolo rivestito di metallo, plastica o vetro, utilizzato per lo più per raccogliere oggettini o monete bar ba = locale frequentato da avventori con la faccia piena di peli bar babietola = locale usato per l’estrazione dello zucchero o la distillazione dell’alcool bar bablu’= (da bar ba) indica specificamente il colore dei peli bar bagianni = bar di un mio amico peloso di nome Giovanni che sembra una ciucciuettola bar banera = altra variazione di bar ba bar ba ricino = bar frequentato da vecchi fascisti barbuti bar baro = bar frequentato esclusivamente da giocatori d’azzardo imbroglioni bar bato = bar pieno di peli dappertutto Bar bato = bar dell’Italia dei Valori spesso messo a soqquadro dai governativi bar becue = bar nel quale si serve un’ottima carne alla griglia bar bera = locale per beoni bar betta = altra variazione di bar ba di proprietà di Elisabetta bar biere = locale dai prezzi proibitivi nel quale, sui prezzi, fanno barba, capelli e shampoo bar bino = locale abituato alle brutte figure ed ai brutti figuri con la barba piccola bar biturico = bar nel quale ci si rilassa e ci si addormenta volentieri bar bogio = ritrovo per anziani brontoloni bar boncino = bar nel quale sono ammessi anche cani, ma solo di una certa razza bar bone = locale per poveracci pieno di sporcizia caratterizzato da servizi e prodotti scadenti bar buto = bar a forma di imbuto bar ca = locale galleggiante nel quale i marinai prendevano colossali sbronze bar collante = locale non molto stabile che, però, serve per unire bar collare = incollare le pareti di un bar in equilibrio precario ; nella sua accezione medievale indicava un bar a forma di collare molto instabile bar cone = bar frequentato da pescatori, che sporge dal fabbricato (es. affacciarsi al barcone) bar datura = locale molto ben rifinito bar icentro = locale situato al centro di Bari Bar icco = locale di ritrovo per scrittori di successo bar io = ritrovo preferito dei chimici situato a Bari in via della Tavola Periodica n.56

bar itono = locale nel quale la voce rimbomba in modo grave bar o metro = locale frequentato da Brunetta e da zio Silvio (senza tacchi) bar ile = bar completamente in legno a forma di piccola botte bar ilotto = bar di legno a forma di otto bar lume = locale a forma di lume indicato per i têtte a têtte; il più noto è quello della signora Speranza detto appunto bar lume di Speranza bar man = locale nel quale bisogna mangiare rigorosamente senza posate bar nabita = locale situato nella parte posteriore di alcuni monaster bar o = bar di forma tondeggiante frequentato da giocatori d’azzardo ba rocco = locale di proprietà di Rocco risalente al Cinquecento bar olo = bar per soggetti avvinazzati (simile per forma e destinazione al barbera) bar one = primo bar di cui si ha notizia (da qui il nome) inaugurato nel 370 d.c. dai bar..bari bar ra = bar della provincia di Napoli a forma di asta bar riera = insieme di bar utilizzati per impedire il transito di persone o mezzi bar ricata = ha la stessa funzione della bar riera ma indica bar composti di diverso materiale bar rito = locale frequentato da pachidermi che eseguono azioni sempre uguali Bar tali = bar frequentato da appassionati di ciclismo bar uffa = bar frequentato da persone annoiate che litigano spesso per motivi futili bar zelletta = bar dedicato al racconto di facezie ber beri = locali di Bari riservati ai giocatori d’azzardo. ■

(Notizie, curiosità, riflessioni, ricordi e varia umanità).

L’ANGOLO DELLA CULTURA Capitolo sulla storia dei popoli tratto dal XVI volume del trattato “Ma che storia è questa?” scritta dal professor Renzo della Trota

Michele Fedele ……quanto riportiamo di seguito influenzerà senz’altro la nostra visione della storia della Terra attraverso lo studio dei popoli che l’hanno abitata». Finora conoscevamo nomi e storia di varie popolazioni del passato vissute in epoche e regioni del mondo diverse, Sumeri, Ittiti e poi Unni, Visigoti, Vandali ed ancora Apuli, Volsci, Sanniti etc.; ci ha appassionato lo studio di usi e costumi di tutti questi popoli, i rapporti tra varie etnie, le guerre per il territorio etc.; pensavamo di aver studiato e conosciuto, per grosse linee, tutti i popoli che hanno abitato il nostro pianeta negli ultimi millenni, fino a quando nei mesi scorsi, durante scavi nella melma, sono venute alla luce tracce dell’esistenza di una popolazione rimasta finora sconosciuta ai più: gli Scilipoti. Si tratta di individui vissuti in Trinacria nello stesso periodo degli Idioti, con i quali erano in continua lotta, oltre che con le armi, anche per l’impegno nelle Arti e nelle Scienze, per rimarcare la propria superiorità intellettuale. Fisicamente si trattava di individui non alti (eufemismo) che raggiungevano in media la statura di circa un brunetta e ½ (il brunetta era l’unità di misura dell’epoca e misurava 78 cm) dotati di una voce querula che “perciava” le recchie. La caratteristica principale di questo popolo era la rapidità con la quale riusciva a cambiare posizione, con sprezzo del pericolo e della dignità, il che tornava molto utile sia in battaglia che nel rapido accrescimento del conto in banca. Gli Scilipoti divennero famosi nella loro epoca quando passarono al soldo di Silvio Cerone detto il Grande (ma dai!?!) sotto il cui comando si resero protagonisti di imprese inenarrabili. Con la loro assoluta fedeltà al capo (money) conquistarono la benevolenza di questi soppiantando gli Stracquadani ed i Siliquini che, fino ad allora, erano stati i ceffi, pardon, ceppi preferiti del Capo. Prima di passare al soldo di Cerone gli Scilipoti avevano combattuto agli ordini di un altro terribile condottiero, Antonio Checciazzecca, docente tra l’altro di Visigoto moderno presso una caverna situata nella regione che corrisponde all’attuale Molise, il quale è passato alla Storia per la sua guerra contro il Congiuntivo che lo impegnò per tutta la vita e dalla quale uscì sconfitto; gli Scilipoti si allontanarono da Checciazzecca sia per divergenze sulle modalità di lotta al Congiuntivo che per una questione di conti in banca di cui gli storici non sono riusciti a definire i contorni né l’entità; comunque il motivo principale della rottura pare sia stato l’uso delle armi, in quanto il Checciazzecca era contrario all’utilizzo degli aghi da agopuntura al posto delle più efficaci scimitarre. Per questo motivo la rottura tra gli Scilipoti ed il loro capo, avvenuta a colpi di terribili fendenti alla consecutio, fu conosciuta come “la diaspora del congiuntivo e dell’agopuntura”. Su un papiro risalente circa allo stesso periodo si fa cenno ad un altro popolo collocabile nello stesso periodo storico, i “Responsabili”, detti anche “Disponibili” che, vissuti per un tempo molto limitato, hanno lasciato, per fortuna, poche tracce di sé. Secondo la teoria di un gruppo di studiosi dell’Università di Yale il termine “Responsabili” sarebbe il nome degli Scilipoti in Visigoto antico. ■


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Mecenatismo Culturale. Accettata la donazione libraria di Luigi Vecchione a favore della Città di Nola. Circa 15.000 volumi dedicati, in special modo, alla cultura nolana.

CERIMONIA D'INVESTI-

«IL GRAN MAESTRO DEL SENTIR NOLANO» TURA DEI CAVALIERI Il Presidente dell’Associazione “La Contea Nolana” Antonio Napolitano l Sindaco Geremia Biancardi con una lettera del 7 novembre 2011 inviata al dott. Luigi Vecchione, ha accettato l’importantissima donazione accresciuta negli anni con passione e impegno e che rimane doveroso preservare per le nuove generazioni, lo stesso si impegna ad allocare il fondo Vecchione costituito da migliaia di opere edite ed inedite di grande importanza per la storia non solo di Nola, ma di tutto il territorio campano, a conservare in modo degno e in luogo idoneo, la ricca Biblioteca che, ovviamente sarà intitolata al Cittadino Benemerito Luigi Vecchione al quale la città sarà sempre grata. Inoltre l’Amministrazione Comunale di Nola, si impegna a dotare la Biblioteca “L. Vecchione” dei mezzi economici e del supporto amministrativo necessario e sufficiente a favorire la conservazione, del fondo bibliotecario e facilitandole il più possibile la fruizione da parte di studiosi, studenti ed appassionati di storia patria. Intanto, l’associazione La Contea Nolana, attraverso i suoi associati sta provvedendo a classificare i volumi che diventeranno parte organica del patrimonio librario della Nuova Biblioteca Pubblica “L. Vecchione”. Caterina Napolitano attualmente incaricata dallo stesso dott. Luigi Vecchione a curare il fondo librario, ricorda che “si tratta di una donazione comprensiva di circa 15000 libri che si aggiungono ai già 5000 donati alla biblioteca comunale di Nola, dedicati in massima parte alla cultura nolana divisa per sezioni tematiche che vanno dalla storia antica a quella moderna, da Giordano Bruno a San Paolino, con numerosi riferimenti agli avvenimenti storici che hanno caratterizzato nel tempo la città di Nola come i moti rivoluzionari del 1820. L’imponente mole libraria, è costituita in maggioranza da testi in lingua italiano e latino. Non mancano preziosissi-

mi testi a partire dal ‘500, fino ai giorni nostri. Di grande importanza per la storia locale degli ultimi cinquanta anni rimangono i preziosissimi e rari fascicoli raccolti per annate di “Opinione” e la “Campana”, periodici locali degli anni ’60, esiste poi, una diligente e meticolosa raccolta di scritti di nolani nei vari campi delle scienze e delle arti. Insomma un vero “tesoro” che il dott. Luigi Vecchione in comune accordo con la gentile sua consorte Signora D’Eliseo dona alla Città di Nola tanto amata. Tenuto conto degli elementi di qualità della raccolta e dell’utilità dell’acquisizione nelle prospettive di sviluppo della nuova biblioteca Pubblica “L. Vecchione”, così come richiamate nella lettera del Sindaco, si richiede una sede idonea e prestigiosa, già individuata dal Sindaco in comunione con l’Assessore all’urbanistica dott. Roberto De Luca nei locali dell’ex carcere mandamentale oggi ristrutturato e pronto per accogliere il fondo L. Vecchione. Tale decisione ci sembra la più idonea e prestigiosa, visto anche la storia che avvolge l’ex carcere un tempo Convento di SS. Spirito. Il sindaco da parte sua ha assicurato che l’allocazione della Biblioteca Vecchione nell’ex carcere mandamentale, va a chiudere un quadrilatero culturale di grande importanza per la città di Nola come la Biblioteca Comunale nel Corso T. Vitale, Il Museo Diocesano nel vicolo del Duomo, il Museo Archeologico in via Senatore Cocozza, la Biblioteca L. Vecchione in via Merliano, dove si aggiungerà a breve anche la sezione del conservatorio presso l’ex palestra Carducci, con la riqualificazione completa di un’area da troppo tempo dimenticata. Insomma un itinerario culturale prestigioso per Nola ed il suo territorio. Per la città di Nola, investire nella cultura è la scommessa necessaria per il terzo millennio. Nola li 05/12/2011. ■

Al Liceo “G. Carducci” di Nola presentazione del volume di Vincenzo Quindici

“NOLA TRA CRONACA E STORIA” Michele Sorrentino

unedì 21 novembre 2011, nella Sala della Biblioteca del “Liceo G. Carducci” di Nola, è stato presentato l’ultimo lavoro storico-letterario di Vincenzo Quindici, “Nola tra Cronaca e Storia”, edito dall’I.G.E.I. di Napoli. Alla presenza di un folto e qualificato uditorio, il preside prof. Francesco Sepe, con impeccabile sobrietà, ha salutato i presenti ed ha coordinato i lavori. Dopo gli indirizzi di saluto della presidente dell’ARCHEOCLUB, prof. Flora Nappi, e della presidente della F.I.D.A.P.A, dott.ssa Angela Paduano, la parola è passata al prof. Antonio Fusco, prefatore del volume, per il quale il preside Quindici va collocato a pieno titolo nella moderna generazione degli studiosi nolani, dal momento che la sua attenta metodologia di ricerca si è sempre tenuta distante da ogni forma di superficialità e da ogni acrisia campanilistica. L’opera ha inteso raccogliere e sistemare pagine pubblicate su giornali e riguardanti cronache, recensioni, relazioni, scritti di varia tematica, con la precisa volontà di sottrarli da una generica collocazione in anonime emeroteche. La pubblicazione, ha sostenuto il Fusco, di piacevole lettura, costituisce un’importante fonte di informazione e di studio per quanti vogliano approfondire la storia della gloriosa città di Nola. Successivamente la parola è passata all’archeologo Mario Cesarano, che, dopo aver richiamato i suoi ricordi

scolastici nel “Liceo Carducci”, prendendo spunto da alcune tematiche del libro, ha posto l’attenzione sulla Nola antica a partire dell’influsso delle civiltà etrusca e greca, fino alla dominazione sannita, quando la città giunse al suo massimo splendore. Il relatore ha evidenziato, altresì, lo scrupolo metodologico e l’acume critico che attraversa tutta l’attività di ricerca di Vincenzo Quindici. L’intervento del prof. Rosario Pinto, storico dell’arte, ha spaziato a tutto campo dagli aspetti culturali, a quelli storici e filosofici dell’opera, con un taglio rigorosamente scientifico ed una rara vis dialettica. Significativi nel suo intervento i passaggi relativi alla Signoria degli Orsini, quando la città di Nola conobbe un periodo di intenso splendore, assumendo una rilevanza culturale di livello europeo. Parimenti interessante il ruolo riconosciuto alla contessa Maria Sanseverino e ai suoi sforzi per la fondazione di un Collegio Gesuitico nella nostra città (Cfr. nel testo la relazione “Nola: una città e la sua storia” tenuta dall’autore presso il Seminario Vescovile il 17 / 3 / 2009). Non sono mancati nell’excursus del prof. Pinto riferimenti all’attualità politica, alla scarsa tensione culturale che caratterizza la presente realtà nazionale. Questo di Vincenzo Qundici si presenta, invero, come un’opera di grande rilevanza, in quanto sviluppa momenti significativi di storia non solo nolana. ■

DELL'ORDINE EQUESTRE DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME Raffaele Grilletto

abato 26 novembre, u.s., una solenne cerimonia liturgica di investitura di Cavalieri e Dame del Santo Sepolcro, nella Chiesa San Francesco di Paola in Scafati, ha inaugurato nell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, luogotenenza per l’Italia Meridionale Tirrenica, la nascita della sezione “Napoli San Felice” che ha giurisdizione sui territori della Diocesi di Nola ed ha alle sue dipendenze la Delegazione di “Nola - San Paolino”, la Delegazione della “Vergine Maria dell’Arco” e la Delegazione di Scafati. Preside della Sezione è il Cavaliere di Gran Croce Dott. Angelo Giovanni Marciano. Il rito sacro è stato presieduto da S.E. Rev. ma Gran Ufficiale Mons. Beniamino Depalma Arcivescovo, Vescovo di Nola e Gran Priore della Luogotenenza, in presenza di S.E. Cavaliere di Gran Croce Gen. Avv. Prof. Giovanni Napolitano, Luogotenente per l’Italia Meridionale Tirrenica; di sindaci e rappresentanti delle Forze dell’Ordine. Il folto numero di partecipanti alla cerimonia d'investitura ha assistito alla particolare processione di ingresso dei cerimonieri, cavalieri, scudiero, cavaliere vellissifero, chierici, sacerdoti, luogotenente e membri del Gran Magistero, nonché al suggestivo cerimoniale col quale sono stati nominati 18 Cavalieri e due Dame. L'Arcivescovo nolano durante la cerimonia d'investitura, concelebrata con il Comm. Mons. Pasquale D'Onofrio, Vicario Generale della Diocesi di Nola ed il Comm. Mons. Sebastiano Bonavolontà, Cerimoniere Ecclesiastico dell'Investitura, dopo aver porto i saluti di S.E.R. Mons. Edwin Frederick O’Brien, Pro Gran Maestro dell’Ordine, e del Governatore Generale, S.E. Cav. di Collare Conte Agostino Borromeo, ha ricordato ai Cavalieri, investiti col rito della spada sulla spalla e la consegna della croce, che “essere Cavalieri del Santo Sepolcro oggi vuol dire lottare per il regno di Cristo e per la diffusione della Chiesa, essere giusti e onesti, testimoniare il cristianesimo, tenendo bene in mente che il Regno di Dio non si conquista con la spada, ma con la Fede e la Carità”. La cerimonia organizzata, su mandato Pontificio, da: Gr. Uff. Ing. Nunzio De Falco, Delegato della delegazione di Nola - San Paolino, dal Gr. Uff. Dott. Giuseppe Russo e dal Cav. Prof. Luigi Cerciello, rispettivamente Cerimoniere laico e Segretario della prefata Delegazione nolana ha riscosso un plauso corale dalle numerosissime Autorità civili, militare e religiose intervenute, dai vertici dell'Ordine e dall'intero Popolo di fedeli della Diocesi di Nola. ■


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UN MESSAGGIO DI SOLIDARIETÀ E DI SPERANZA Felice Falco artedì 29 novembre gli alunni delle classi quarta e quinta del Plesso Maria di Piemonte, accompagnati dalle rispettive insegnanti Carmela Lo Sapio e Maria Nusco si sono cimentati in una esperienza “artistica” di solidarietà a favore dell’Associazione Onlus “E ti porto in Africa”. Gli alunni, infatti hanno messo mano a pennelli e colori ed hanno decorato con arcobaleni, disegni ed espressioni di simpatia e di amicizia i cassettoni pieni dei materiali raccolti e pronti per essere spediti in Costa d’Avorio dove l’Associazione Onlus “E ti porto in Africa” sta realizzando un’autentica oasi di vita. Nelle oltre due ore di attività, negli spazi dove erano stati predisposti i cassettoni è stato un fermento di

vita. Non si è trattato, infatti, solo di disegnare figure ma anche di esprimere pensieri di solidarietà e di amicizia nei confronti dei bambini più sfortunati accolti e curati dall’Associazione umanitaria “E ti porto in Africa” in quella che è riduttivo chiamare semplicemente centro di accoglienza o orfanotrofio, dove infatti i bambini, come sottolinea il presidente dell’Associazione Dott. Vincenzo Mallamaci, potranno trovare famiglia e comunità, istruzione e gioco, cure mediche e nutrizione, accoglienza e solidarietà, insomma una vera oasi di pace e di serenità in un mondo turbato da povertà, miseria e morte. Quella che a giusta ragione può dunque essere definita un’Oasi di Vita prevede, infatti, la realizzazione di

un orfanotrofio, un centro medico con sala parto, laboratori vari, campetti di calcio e tennis e, naturalmente, una chiesa. In effetti si tratta di un grande progetto che per larga parte porta la firma del nostro paese in quanto l’intero complesso, la cui realizzazione è già a buon punto, è stato progettato dal nostro concittadino Ing. Biagio De Risi, ma vede il coinvolgimento e la condivisione per i relativi costi di tanti altri cittadini di Saviano che, finanziando singole parti del complesso, con adozioni a distanza o con semplici donazioni di materiali vari, stanno contribuendo a creare in Costa d’Avorio un’autentica oasi di vita ■

Nella foto le due classi con le rispettive maestre, il presidente dell’Associazione dott. Vincenzo Mallamaci e Luigi Liguori.

Ambito riconoscimento del Vaticano

ASSOCIAZIONE ONLUS “E TI PORTO IN AFRICA” nima pulsante e promotore di numerose e proficue iniziative in favore degli ultimi e degli oppressi, ha evangelicamente testimoniato i valori cristiani dell’amore e della solidarietà, adoperandosi fattivamente, senza lesinare energie, per la realizzazione di svariate opere umanitarie quali orfanotrofi, scuole, chiese nelle terre in cui il suo sodalizio ed egli in prima persona sono stati chiamati ad operare dalla Divina Provvidenza. Con questa motivazione è stata conferita da S. E. Rev.ma Signor Cardinale Josè Saraiva Martins, Presidente Onorario dell’Associazione Cattolica Internazionale “Tu es Petrus” presieduta dal Dott. Gianluca Barile l’onorificenza “Veritas in Charitate” al Cav. Dott. Vincenzo Mallamaci, Presidente dell’Associazione Onlus “E ti porto in Africa “ alla presenza degli Emintessimi Signori Cardinali Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani e Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo. Il riconoscimento internazionale si colloca in un momento di particolare attività dell’Associazione Missionaria che è impegnata, oltre all’ordinario volontariato (presenza del presidente e dei volontari collaboratori nelle attività di emergenza sanitaria direttamente in Africa, invio di containers, gemellaggio con le scuole,

adozioni a distanza, realizzazione di pozzi) alla realizzazione dell’Oasi San Francesco d’Assisi in Costa d’Avorio, un’opera progettata dall’Arch. Biagio De Risi di Saviano che comprende orfanotrofio (già realizzato per metà), centro medico con sala parto, chiesa, scuola primaria, campi da gioco e che ha ottenuto attestati di riconoscenza da parte di Fra Mauro Johri, Ministro Generale dei Frati Minori Cappuccini. ■


ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141) organico intervento di rimozione dei sedimenti dai canali, finanziato con risorse della Regione Campania - Settore Difesa del Suolo - ammontanti complessivamente a tre milioni di euro. La situazione è la seguente: ● Interventi di somma urgenza effettuati o in corso in economia. In riscontro a richieste urgenti avanzate da alcuni Comuni il Consorzio ha proceduto a effettuare noli di mezzi meccanici a freddo e a caldo che gli hanno consentito di eseguire o di avviare interventi urgenti di manutenzione in Ing. Antonio de Chiara - Direttore Generale Consorzio Bacino ‘Basso Volturno’ corrispondenza di particolari criticità. In particolare sono stati eseguiti interventi, su richiesta dei Cosimio Dottore Gennaro Esposito Delegato muni interessati, su canali ricadenti nei Comuni di Fed. Assocampaniafelix. In riferimento alla Acerra, Saviano, Cicciano, Camposano. Ulteriori telefonata nel corso della mattinata, nel riinterventi sono in corso nei Comuni di Marigliano, spetto del ruolo che rivesto, Le ribadisco tutta la Somma Vesuviana, Scisciano, Nola. Altri intervenmia disponibilità e quella della struttura tecnica del ti potranno essere concordati, nei limiti di spesa Consorzio ad un incontro fattivo, presso la sede autorizzata dalla amministrazione consortile, con del Consorzio, con i tecnici dei comuni e degli uffil’ufficio tecnico del Consorzio e se di carattere di ci regionali e quanti interessati ad un contributo somma urgenza. tecnico, per una programmazione degli interventi ● Progetto: “Intervento di straordinaria manutenper la tutela e riqualificazione del canale Regi lazione per l’adeguamento funzionale del Canale gni e della vasta area da esso interessata e per la Regi Lagni – Primo stralcio esecutivo relativo al elaborazione di un documento progettuale da sottratto compreso tra la sezione di P.te delle Tavole toporre, attraverso l’amministrazione consortile, e la sezione di confluenza con il canale all’approvazione e finanziamento della Giunta Re“Boscofangone”. Importo in appalto € 772.251,64 gionale della Campania. oltre 31.585,00 per Oneri della Sicurezza. I lavori Di seguito un breve appunto (ricavato dal sono in corso. documento dell’amministrazione commissariale) ● Progetto: “Interventi di manutenzione ordinaria sulle iniziative avviate, fin dal 2009, dal Consorzio dei corsi d’acqua afferenti al bacino idrografico del Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volcanale Regi Lagni ”; Importo in appalto € turno aventi quali obiettivi di rilievo l’adesione al 2.136.708,79 oltre € 53.662,71 per Oneri della piano d’azione per i Regi Lagni e l’adesione al Sicurezza. I lavori sono in corso. programma di sistemazione idrogeologica dei RePer effetto degli interventi sopra elencati il gi Lagni. Sono stati sottoscritti i seguenti atti di intesa con la Regione Campania e le Istituzioni Saviano. Lagno in Via della Madonnella. Come scorre quando è pulito (foto 18 marzo 2011) reticolo idrografico dei Regi Lagni sarà riqualificato per una significativa estensione, a partire dall’asta locali: protocollo d’intesa per l’attuazione del piano principale (tra Ponte delle Tavole e la confluenza del caRegi Lagni per la manutenzione delle sponde dei canali e d’azione per l’area vasta dei Regi Lagni, sottoscritto il 23 nale Pizzopontone) fino a interessare cospicui tratti dei per l’adesione a un sistema di qualità delle produzioni alinovembre 2009 tra Regione Campania, Consorzio Generacanali Quindici, Gaudo e Boscofangone e delle loro diramentari le di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, Comuni di mazioni secondarie. Gli accorgimenti studiati dal Consor● Realizzazione dell’orto mediterraneo della biodiversità Castelvolturno, Villa Literno, Cancello e Arnone, Casal di zio di Bonifica in fase di progettazione (il recupero e la presso il Real Sito Borbonico di Carditello (S. Tammaro) Principe, Villa di Briano, S. Maria la Fossa, Frignano, S. immissione sul mercato delle sabbie provenienti dagli sca● Realizzazione di un centro di promozione istituzionale dei Maria Capua Vetere, San Tammaro, Casaluce, Teverola, vi) e in fase di appalto (l’elaborazione di proposte miglioraprodotti della filiera bufalina presso il Real Sito Borbonico di Carinaro, Gricignano d’Aversa, Succivo, Orta di Atella, tive che prevedono estensione dei tratti di canali interesCarditello Marcianise, Caivano, Acerra, Marigliano, S. Vitaliano, Cimisati dall’intervento) consentiranno di ampliare fino ai limiti ● Censimento delle masserie tradizionali lungo i Regi Lagni; tile, Nola, Casamarciano, S. Paolo Belsito, Mariglianella, del possibile l’area di intervento, fino al ripristino, almeno proposte di recupero e di riuso su iniziativa pubblica e/o priSaviano. La sottoscrizione del protocollo si è accompagnaparziale delle vasche di laminazione preesistenti. vata ta all’adozione dei seguenti provvedimenti regionali: È tuttavia evidente che le risorse ora disponibili non ● Recupero dei complessi architettonici maggiori lungo i ► Deliberazione di Giunta Regionale n. 1344 del 6/8/2009 potranno consentire l’interessamento dell’intero bacino. Regi Lagni: Real Sito di Carditello; Casino Spinelli ad Acerra con la quale sono stati approvati gli indirizzi operativi per Per questo motivo si ritiene opportuno che le Amministra● Investimenti per la realizzazione di impianti per il trattal’adozione di un piano di azione per l’area vasta dei Regi zioni comunali interessate rappresentino alla Regione mento dei reflui zootecnici Lagni, assunta quale area per la sperimentazione di politiCampania l’urgenza di un rifinanziamento dell’intervento, ● Interventi sui Regi Lagni previsti dal PSR Campania 2007che volte allo sviluppo sostenibile, in sinergia con le altre nel rispetto del masterplan che il Consorzio di Bonifica è /2013 iniziative progettuali tese alla salvaguardia, al risanamento ora in grado di approntare, sulla base dei lavori e delle Il processo di attuazione del piano d’azione non è ed alla valorizzazione dell’area; progettazioni già eseguiti. stato più perseguito dalla nuova Giunta Regionale, che ► Deliberazione di Giunta Regionale n. 1809 del 11 diPer questo motivo si ritiene inoltre necessario ha inteso avviare l’intera riprogrammazione degli intercembre 2009, di Ratifica del Protocollo di Intesa del 23 un incontro tra i Comuni, il Consorzio di Bonifica e venti sui Regi Lagni. La deliberazione di Giunta Regionovembre 2009 e di approvazione del primo stralcio del Regione affinché i diversi interventi previsti dall’acnale n. 1344 del 6 agosto 2099 risulta sottoposta a proprogramma degli interventi prioritari da realizzare sulle arecordo nell’area nolana sul reticolo dei Regi Lagni siacedura di revoca. La deliberazione di Giunta regionale n. e demaniali dell'asta terminale dei Regi Lagni. no ricondotti a una matrice unitaria e risolti in funzio389 del 23.3.2010: “Primi interventi per lo sviluppo dell’► Deliberazione di Giunta Regionale n. 251 del 12.3.2010 ne del processo di manutenzione continua che rapprearea vasta dei Regi Lagni: orto della biodiversità medicon la quale si è destinata parte della dotazione finanziaria senta l’obiettivo istituzionale primario della gestione terranea” risulta revocata con DGR n. 673 dell’8.10.2010. delle Misure del PSR Campania 2007/2013, fino ad un consortile. Avverso il provvedimento di revoca il Consorzio ha preammontare complessivo pari a 20.000 euro, all’attuazione Cordiali saluti, Ing. Antonio de Chiara. ■ sentato ricorso al TAR in data 22.01.2011. La deliberadei progetti di riqualificazione dei Regi Lagni proposti dal zione di Giunta regionale n. 443 Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del del 25.3.2010: “Delibera di Giunta Volturno. Regionale n. 292 del 19.3.2010. Il piano d’azione per il risanamento, la bonifica e la riqualifiCentro di promozione istituzionale cazione dei Regi Lagni di cui alla deliberazione di Giunta dei prodotti della filiera bufalina regionale 1344/2009 prevedeva l’attuazione di una serie di localizzata nell’area dei Regi Laazioni integrate affidate alla cooperazione tra diversi soggni” risulta revocata con DGR n. getti istituzionali, tra i quali assumeva particolare rilievo 674 dell’8.10.2010. Avverso il provproprio il Consorzio di Bonifica, in quanto unico soggetto vedimento di revoca il Consorzio competente sull’intera rete dei canali di bonifica. ha presentato ricorso al TAR in Gli interventi previsti erano così sintetizzati nel piano data 22.01.2011. d’azione approvato: Allo Stato: ● Elaborazione dello studio di fattibilità del “Corridoio ecoCon il ridetto protocollo d’intelogico dei Regi Lagni” sa stipulato con la Regione Campa● Ricognizione degli scarichi e delle discariche sui Regi nia e i Comuni del Nolano il 2Lagni 9.12.2009 fu data prima attuazione, ● Rimozione dei rifiuti e occlusione delle immissioni rilevasull’intero territorio regionale, alla te con la ricognizione legge regionale 4/2003 che aveva ● Intercettazione e collettamento degli scarichi pubblici stabilito l’ampliamento del perimetro immessi nei Regi Lagni consortile ai ridetti Comuni. Il Con● Identificazione delle aree in disponibilità pubblica sorzio di Bonifica si è fatto carico (Consorzio di Bonifica, Comuni, ASI, Regione, altri Enti, dell’attività di manutenzione delle suoli provenienti da confische) opere di bonifica nel comprensorio ● Interventi di riqualificazione dei Regi Lagni per la formaampliato, e non ancora sottoposto a zione del corridoio ecologico contribuzione, sulla base di un primo ● Sottoscrizione di disciplinari con le aziende limitrofe ai Saviano. Lagno presso Tappia Carlone un mese dopo l’esondazione (foto 6 dicembre 2011)

Federazione Assocampaniafelix - Comunicato stampa del 17 dicembre 2011. Messaggio del Consorzio di Bacino all’assemblea Cittadina di Saviano del 16 Dicembre 2011.

EMERGENZA REGI LAGNI

D is tributo re e s clus ivo G IO IELLER IA AC IER N O

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A R GEN TER IA O RO LO GER IA E-m a il Pe p p ea cie rn o @ h o tm ail.it


ANNO XVII NUMERO 11 ● dicembre 2011 (141) N.

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Impegno di spesa servizio notifiche infrazione al C.D.S. Liquidazione alla ERG petroli per la fornitura di buoni carburante. Approvazione e liquidazione stato finale dei lavori aggiuntivi per il completamento dell'isola ecologica comunale e sistemazione area esterna. Liquidazione per lavori di scotico e rimozione materiali di risulta dall'ampliamento del Cimitero Capoluogo. Fornitura ed installazione di n. 2 condizionatori nei locali della direz. didattica 2° Circolo. Impegno ed affid amento. Liquidazione per fornitura ed installazione materiali ed attrezzature varie per manifestazioni di fine anno scolastico. Archiviazione ottica delle pratiche edilizie pregresse - Liquidazione. Liquidazione per interventi urgenti di manutenzione straordinaria per il ripristino della funzionalità di alcuni tratti dell'I.P.I. del territorio comunale. Liquidazione fatture enel energia spa - Enel Servizio elettrico - mese di giugno 2011. Impegno di spesa per lavori urgenti di riparazione e sistemazione della rete idrica ed antincendio del plesso scolastico polifunzionale. Affidamento. Collocamento a riposo dipendente rag. Tufano Andrea Liquidazione fattura Enel energia Proroga mesi uno affidamento servizi cimiteriali a ditta La Regina sas di Notaro Felice & C. da Saviano. Impegno e liquidazione Liquidazione alla ditta Napolitano Francesco per posa in opera di dissuasori di sosta. Liquidazione alla ditta dog-kennel per la cura e mantenimento cani randagi. Impegno e liquidazione fatture telecom Iv bimestre 2011. Servizio Nazionale Civile - Impegno di spesa. Liquidazione fatture diverse ditte buoni libro a.s. 2010/2011 Integraz. sociale anziani - Liquidazione mese di luglio 2011. Pagamento fatture all'eni SpA per fornitura gas. Servizio integrato gestione rifiuti - Liquidazione alla società Buttol srl canone mese di luglio 2011. Impegno e liquidazione fattura alla ditta Copy service di Sommese Giuseppe Liquidazione fatture enel energia Liquidazione rilevatori per indagine statistica multiscopo aspetti vita quotidiana anno 2011 Impegno di spesa per lavori di costruzione fosse di inumazione nei cimiteri Capoluogo e Sant'Erasmo - ed altri piccoli interventi. Affidamento Impegno di spesa per acquisto materiale vario occorrente per l'archivio storico comunale Legge 448/98 Art. 66 e s.m.i. - Concessione beneficio Conferimento incarico di rilevatore in occasione del 15° censimento generale della popolazione Progetto condono edilizio - Liquidazione acconto Patrocinio e contributo per festeggiamenti in onore della Madonna SS. della Libera. Approvazione verbali di gara per l'affidamento del servizio di igiene urbana e gestione integrata dei rifiuti urbani sul territorio com.le. Servizio integrato gestione rifiuti sul territorio com.le - Affidamento. Servizio integrato gestione rifiuti - liquidazione alla società Buttol s.r.l. mese di agosto 2011 Servizio refezione scolastica - Riduzione impegno di spesa Liquidazione progetto "Comunicazione ed educazione Alimentare" al Dott. Marco Ingrossi Fornitura gratuita libri scol. Sc. Primaria. Impegno di spesa Liquidazione alla DOG-KANNEL Service s.n.c. per cura e mantenimento cani randagi Liquidazione alla nuova segnaletica per la fornitura di segnaletica orizzontale e verticale Affidam. a ditta "La Marca s.r.l." per riparazione scuolabus Impegno di spesa per lavori di pulizia area antistante scuola di Via Miccoli e area interna Via L.Sciascia. Affidamento Impegno di spesa per servizio di fornitura e sostituz. di lampade dell'impianto di pubblica illuminazione. Affidamento Liquidazione per interventi di manutenzione straordinaria per il ripristino della funzionalità di alcuni tratti dell'I.P.I. del territorio comunale a favore della Soc. Euroimpianti Liquidazione acconto per il servizio di aggiornamento e gestione per il monitoraggio dei campi elettromagnetici nel territorio comunale Liquidazione fatture Enel Energia S.P.A. Enel servizio elettrico - S.N.I.E. mese di luglio 2011 Approvazione verbale di gara acquisto registri stato civile Liquidazione per interventi urgenti di riparaz. e sistemazione dell'impianto idrico del plesso scolastico Piazza Musco Liquidazione realizzazione recinzione dell'area del monumento di Piazza Vittoria Liquidazine alla società F.lli Annunziata per fornitura e istalla. Condizionatori - climatizzazione Dir. didattica 2° circolo

LA VOCE DEL PALAZZO D e t e r m i n e N.

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Liquidazione per interventi urgenti necessari al ripristino della funzionalità di alcuni tratti dell'I.P.I. del territorio comunale. € 11.803,69 Approvazione e liquidazione 1° SAL dei lav ori complementari per l'adeguamento e completamento dell'impianto polivalente sito in Via Crocelle. € 58.765,30 Interventi di manutenzione straordinaria necessari per il ripristino della funzionalità di alcuni tratti dell'I.P.I. del territorio comunale. Afidamento. Impegno di spesa per lavori di manutenzione straordinaria presso il "Circolo per anziani" sito alla Via Degli Orti. Liquidazione per lavori di diserbatura meccanica area interna ed esterna del Cimitero Capoluogo. € 1650,00 Liquidazione compenso professionale al Dott. Commercialista Davide Nobler per la redazione di perizia tecnicofinanziario-contabile giurata sull’attività svolta dal dipendente Andrea Tufano quale responsabile dell’Ufficio sisma e relativo compenso da liquidare allo stesso. € 3000,00. Rendiconto economato relativo al II° trime stre 2011 - Aprile - Maggio - Giugno. Liquidazione per recupero e smaltimento rifiuti di varie tipologie depositati in Via Crocifisso e in loc. Masseria Monaco. € 15.000,00 Liquidazione alla Nolanplastica spa per la fornitura di sacchetti in polietilene stampato 1ª scelta. € 4752,00 Impegno di spesa e liquidazione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sistemi informativi. Liquidazione per contratto di manutenzione ed assistenza software sibac periodo gennaio - giugno 2011. Rimborso spese per gestione del centro Socio-Educativo per disabili per i mesi di maggio e giugno 2022 a favore della U.I.L.D.M. € 3498,92 Pagamento fatture alla ditta GORI S.P.A. per fornitura acqua, all'Enel servizio elettrico per fornitura energia elettrica e a Roma Gas & Power s.p.a. per fornitura metano.

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Liquidazione fatture alla Società Coop. Soc. "Mobilserv" per il servizio di trasporto scolastico anno scolastico 2010 2011. Impegno di spesa per erogazione contributo economico ad ex detenuto. Liquidazione per servizio di prelievo, trasporto e conferimento dei rifiuti speciali non pericolosi eseguiti dalla Soc. Ambiente s.r.l. periodo aprile - maggio 2011. € Servizio recupero rifiuti di imballaggi in materiali misti. Liquidazione alla Società Campania Energia s.r.l. periodo 16.04.2011/15.05.2011. Servizio recupero rifiuti ingombranti e biodegradabili. Impegno di spesa e liquidazione alla Soc. De.Fi.Am. periodo marzo/maggio 2011. € 9.396,91 Liquidazione alla Clintex srl per la fornitura di sacchetti biodegradabili ECM per raccolta differenziata - frazione organica. Servizio recupero rifiuti di imballaggi in materiali misti. Liquidazione alla Società Campania Energia s.r.l. periodo 04 giugno 2011 - 30.giugno 2011. Impegno di spesa per registrazione contratto relativo a cessione bonaria di un lotto di terreno di proprietà dei F.lli Caliendo Giulio e Francesco. Impegno di spesa per registrazione contratto relativo a cessione bonaria di un lotto di terreno di proprietà dei Sigg. Sepe Carmine e Sepe Giovanni. Liquidazione contributo festa del Merlo Maschio. Liquidazione compenso professionale all'Avv. Silvano Filomena. € 400,00 Proroga mesi uno affidamento servizi cimiteriali alla ditta "La regina S.A.S." di Notaro Felice & C. da Saviano - Impegno e liquidazione. Liquidazione fattura GORI S.P.A. Liquidazione fattura Avvocato Raffaele Marciano per parere legale. Impegno di spesa per acquisto registri stato civile anno 2012 - Indizione gara informale. Liquidazione fattura Enel Energia. Liquidazione fattura Pantalia. Liquidazione fattura Avvocato Sabato Alfieri. € 300,00 Rinuncia domanda per concessione loculo nel recinto del cimitero di Saviano. Liquidazione fattura enel energia. Liquidazione saldo competenze professionali Avvocato Giovanni De Luca per giudizio TAR Campania - Napoli Regione Campania C/Comune di Saviano. € 1000,00 Liquidazione fattura poste italiane servizio notifiche infrazioni al CDS. € 2747,52

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Dicembre 2011, nr. 141  

Obiettivo Saviano nr. 141, Dicembre 2011

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