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orth Pole, Alaska. L’arresto di sei ragazzi accusati di aver progettato una strage al liceo ha sconvolto questa piccola città con una scoperta inquietante: se può succedere qui, può succedere dappertutto. “Pensavamo di vivere in una bolla”, dice Cindy Slingerland mentre aspetta con il marito Mark l’uscita di Jenny, la figlia di tredici anni. “Qui non succede mai nulla, questa è di gran lunga la più grande paura della mia vita”. Associated Press, martedì 25 aprile 2006.

N

North Pole è un buco in cima al mondo dove è sempre Natale. Senza luce d’inverno, quando fa un freddo assurdo, senza buio d’estate, quando ti accontenti di non congelare. A North Pole è sempre Natale non per metafora, ma per scelta: dell’Alaska non parlava nessuno, prima che Sean Penn portasse al cinema la sua storia strappalacrime e Sarah Palin sognasse di traslocare in una casa “bianca” non soltanto per il ghiaccio. Così saltò fuori l’idea di imitare i finlandesi, che sul business del 25 dicembre ci campano da decenni. Nessuno più tolse gli addobbi, i pupazzi di gomma e silicone rimasero per le strade. Qualcuno costruì una casa di Babbo Natale, qualcun altro accettò di mettersi l’abito rosso e la barba bianca dodici mesi su dodici, dalle 9 alle 5 come da orario sindacale. Qualcuno più sadico degli altri pensò di costringere i ragazzini delle medie a indossare orecchie da elfo per rispondere alle lettere natalizie dei bambini d’America. Ognuno fece la sua parte, e anche North Pole conquistò il suo posto al mercato.

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Da giornalista, ho sempre pensato al fumetto come allo strumento ideale per raccontare la cronaca. L’immagine è più efficace della parola, e la matita del disegnatore è la macchina fotografica che ogni caporedattore sogna di avere: “costruisce” le foto che non esistono, può far vedere ciò che nessuno ha visto, a parte le vittime e i criminali. Da lettore, però, so che il fumetto può fare molto di più: ricostruisce gli ambienti, i pensieri, le emozioni. Il fumetto che si occupa di fatti realmente accaduti è al tempo stesso cronaca e retroscena, notizia e analisi. Il fumetto è arte, e l’arte non si limita a mostrare. L’arte fa riflettere. Luana Vergari non è una cronista, Claudio Calia non è un “fotografo con la matita”. Non sono sociologi che spiegano la realtà, né psicologi che cercano di capire perché nella testa della gente scattano certe molle. Luana e Claudio si sono documentati e raccontano la verità, anche quando sembra incredibile: davvero un gruppo di ragazzini aveva stilato una lista di compagni da far fuori, davvero avevano le armi e un piano d’azione dettagliato, davvero uno di loro pensava di crearsi un’altra vita con il falso nome di John Wayne. Ma quello che state per leggere non è un libro d’azione, al centro di tutto non c’è il crimine, ma il luogo. I protagonisti non sono i killer falliti, ma la loro città: North Pole e il suo piccolo mondo gelato, in fondo, non sono troppo diversi dalla noiosa e autoreferenziale provincia di casa nostra. La noia, i pomeriggi passati ai videogiochi o ad aspettare il prossimo film dei supereroi, le contraddizioni di chi cerca in buona fede di educare i figli senza accorgersi degli esempi negativi che propone ogni giorno. A North Pole, in più, hanno il Natale permanente. E non è mica poco: le Feste, permettetemi un’opinione personale, danno sui nervi anche così come sono. La retorica del tutti più buoni, gli auguri obbligatori, gli spot televisivi, le nenie del jingle bells che ti rincorrono pure al cesso. Piace ai bambini, perché regala loro un sogno. Lo stesso che viene negato ai ragazzini di North Pole quando li si costringe a rispondere ai loro coetanei che al vecchio con la barba ci credono sul serio. Luana e Claudio sembrano chiedersi come si può crescere in un paese dove il Natale è un obbligo che non finisce mai. In Alaska, lontano da tutto, dove l’unico hobby trasgressivo è andare a spa-

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rare ai lupi. O magari alle alci, come ha raccontato al mondo un’inquietante Sarah Palin, rossetto sulle labbra e fucile in spalla. Jon Ronson, l’autore del reportage1 che ha dato l’idea per questo fumetto, ha incontrato il padre di Jack, uno dei ragazzi finiti in prigione. L’uomo, un ufficiale impegnato nella guerra irachena, gli ha raccontato una vita costruita su regole e divieti: “Jack non può vestirsi da punk, non può portare pantaloni larghi che calano sul sedere o il berretto da baseball inclinato da una parte. Non può appendere alle pareti manifesti che inneggino alla violenza. Non può giocare con videogiochi violenti. Non può ascoltare canzoni con testi violenti come quelli dei rap. Questa roba è contraria al nostro modo di vivere”. Il reporter dice di aver pensato al suo bambino, dopo quel racconto: “Gli ho sempre lasciato portare il cappellino inclinato come gli pare. In camera ha un manifesto di Kill Bill. Oddio, mi dico spaventato: se Jack, senza modelli violenti aveva deciso di ammazzare i suoi compagni, che cosa diventerà Joel da grande? O forse è stata proprio quell’educazione senza modelli violenti a trasformare Jack in un potenziale assassino?”. La risposta non ce l’ha nessuno. Non io, almeno. Davide e Federico, i miei figli, sono troppo piccoli per Tarantino e Uma Thurman. In camera hanno ancora il poster di Spiderman. Però mentre scrivo si rincorrono in corridoio con due mitra di plastica. Quando li ho comprati, il politicamente correttissimo giocattolaio mi ha guardato storto. Diventeranno due killer? Sono (quasi) convinto di no. Vivono a Torino, non a North Pole. E da queste parti, se dio vuole, il Natale viene una volta all’anno.

Guido Tiberga

Jon Ronson, “Caro Babbo Natale” in Internazionale n. 724, anno 15, 21/27 dicembre 2007, Internazionale Srl, Roma [NdE].

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NORTH POLE SI TROVA NELLO STATO AMERICANO DELL’ALASKA. E’ ABITATA DA CIRCA 1.600 PERSONE ED E’ UFFICIALMENTE NATA IL 15 GENNAIO 1953.

LA CITTA’ DI NORTH POLE SORGE 14 MIGLIA A SUD-EST DA FAIRBANKS E 386 MIGLIA A NORD DI ANCHORAGE.

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IL GIORNO PIU’ LUNGO DELL'ANNO E’ IL 21 GIUGNO CON 21 ORE E 49 MINUTI DI SOLE, IL PIU’ CORTO E’ IL 21 DICEMBRE CON SOLTANTO 3 ORE E 42 MINUTI DI LUCE.

NORTH POLE E’ FAMOSA PERCHE’ QUI E’ NATALE 365 GIORNI L'ANNO. MOLTE STRADE HANNO NOMI NATALIZI COME SANTA CLAUS LANE, KRIS KRINGLE, SAINT NICHOLAS ROAD.

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NEL CENTRO CITTA' SORGE LA CASA UFFICIALE DI BABBO NATALE... SANTA CLAUS HOUSE.

LA CITTA' E' GOVERNATA DAL SINDACO JERRY JADELTON E DA SEI MEMBRI DEL CONSIGLIO COMUNALE.

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A NORTH POLE CI SONO 10 AGENTI DI POLIZIA IMPEGNATI A TEMPO PIENO, 10 VIGILI DEL FUOCO E 30 VOLONTARI CHE OGNI GIORNO SI OCCUPANO DI ...

BENE, SUE. PER OGGI PUO’ BASTARE.

ARRIVEDERCI! ARRIVEDERCI MISS BLAIN.

A

NA BUO ATA. N R O GI

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I. AN M DO

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LA MAMMA LO SA CHE TI HANNO DI NUOVO INTERODETTO DALL'USO DEL PULMINO?

QUESTO MESE E' LA TERZA VOLTA CHE SEI INTERODETTO.

NON MI PIACE CHE DOBBIAMO TORNARE A CASA A PIEDI PERCHE’ TU SEI INTERODETTO.

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INTERDETTO. SI DICE INTERDETTO E NON INTERODETTO.

TU CHE NE SAI?

SECONDO ME, SI PUO’ DIRE IN TUTTI E DUE I MODI!

IO NON SONO MAI STATA INTERODETTA... INTERDETTA, COMUNQUE!

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Caro Babbo Natale... - Anteprima 15 pagine  

Immaginate un paese dove è sempre Natale e dove le vie sono sempre addobbate...

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