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Anno 1 - N. 1

Nutrition Health Rivista di aggiornamento sulla Nutrizione e Integrazione Alimentare


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approccio o testataneuro-endocrinologico FormulazioneInnovativo brevettata clinicamente a base di: per la stabilizzazione dei sintomi climaterici • Fitoestratti titolati Formulazione brevettata clinicamente testata

Innovativo approccio neuro-endocrinologico Innovativo approccio neuro-endocrinologico (Cimicifuga - Agnocasto - Zenzero) Formulazione brevettata clinicamente testata a abase di: per la stabilizzazione sintomi climaterici base di: • Acido Ialuronico matrice collagenica deidei perinla stabilizzazione sintomi climaterici • Fitoestratti • Fitoestratti titolati titolati • Zinco

(Cimicifuga Zenzero) (Cimicifuga -- Agnocasto Agnocasto - -Zenzero) • Acido Ialuronico in collagenica U RO SIC • Acido Ialuronico inimatrice matrice collagenica n e g o tr s e Zinco o di fito Pr•iv

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Menopausa

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Sistema Menopausa

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Alimentare la Salute

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l dottore del futuro non darà medicine, ma invece motiverà i suoi pazienti ad avere cura del proprio corpo, alla dieta, e alla prevenzione della malattia”. Con queste parole Thomas Edison immaginava l’avvenire dei professionisti della salute, più concentrato sulla prevenzione che sulla cura. A un secolo di distanza, non possiamo dire che la profezia si sia totalmente avverata, ma è sotto gli occhi di tutti che la cura del proprio corpo sia un impegno quotidiano a partire dall’attenzione allo stile di vita e alla propria alimentazione, o più in generale al corretto apporto di sostanze nutritive.

Come cittadini oggi diamo nuova importanza non solo a cosa mangiamo, ma anche a come e dove, a quali sostanze ci mancano per mantenere un equilibrio fisico che possa preservarci da malesseri, malattie e stati debilitativi, oppure coadiuvare gli effetti benefici delle terapie.

Editoriale

A un anno da Expo Milano 2015, sentiamo il bisogno di parlare di nutrizione e integrazione alimentare indagando a fondo il loro rapporto con la salute: quali sono le più recenti frontiere scientifiche? Come parlarne a pubblico e operatori della salute in modo adeguato, autorevole e coinvolgente? Quali sono gli operatori in prima linea che hanno bisogno di aumentare il proprio bagaglio culturale? Come possono essere guidare il cittadino? Questi sono gli interrogativi alla base di Nutrition 4 Health, il progetto di comunicazione scientifica su nutrizione e integrazione alimentare, autorevole, attuale e fruibile dai protagonisti del network della salute e dell’educazione nutrizionale: medico, farmacista, nutrizionista e biologo. La nostra missione sarà pubblicare evidenze scientifiche e pratiche sull’impatto di nutrizione e integrazione alimentare su salute e benessere dell’individuo, insieme al nostro board scientifico e multidisciplinare di professionisti rappresentativi degli operatori della salute: dati frutto di studi clinici, osservazionali e ricerca, oltre a revisioni tematiche della letteratura, meta analisi e articoli tematici, ovviamente originali Iniziamo oggi insieme a voi un viaggio alla scoperta del nostro “dottore” del futuro che certamente saprà unire alla medicina la cultura nutrizionale. Partiamo in buona compagnia, ne siamo certi! Sabrina Anna Nervi

Stefano Mazzù

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staff

Editorial

Coordinatore board scientifico: w Sabrina Anna Nervi, ginecologa, endocrinologia immunologica, medicine integrate bio-logiche Board scientifico: w Paolo Bellingeri, pagliativista oncologia e nutrizione w Elena Bosi, pediatra omeopata medicine integrate w Gianfranco Casalicchio, medicina sportiva w Domenico Giorgio Cassarà, farmacologia e tecniche farmaceutiche  w Angelo Maria Di Fede, immunologo allergologo w Samantha Di Geso, biologa nutrizionista w Carla Marzetti, biologa w Annamaria Mattei, ginecologa endocrinologa  w Deborah Menegazzo, osteopata w Oreste Risi, urologo w Gianfranco Trapani, pediatra omeopata nutrizionista  Collaboratori esterni: w Eduard Shutkovskiy, medicina sportiva, medicine integrate w Roberto Menghini, osteopata terapista della riabilitazione, medicine integrate w Anna Villarini, nutrizione oncologica  w Francesca Saltarelli, farmacista Scientific Editor: Anna Caretti, ricercatrice biochimica, Ospedale San Paolo, Milano Contributor: Francesco Ascioti, avvocato, Studio professionale AGS Associati, Milano

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Sabrina Anna Nervi

Paolo Bellingeri

Elena Bosi

Gianfranco Casalicchio

Giorgio Cassarà

Angelo Maria di Fede

Samantha Di Geso

Carla Marzetti

Annamaria Mattei

Deborah Menegazzo

Oreste Risi

Gianfranco Trapani

Eduard Shutkovskiy

Roberto Menghini

Anna Villarini

Francesca Saltarelli

Anna Caretti

Francesco Ascioti

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Anno 1 - Numero 1 Editore:

GLM Media s.n.c. Via Medeghino, 10 Tel. 02.84216680 - Fax. 02.39195775 www.glmmedia.it info@glmmedia.it General Manager: Stefano Mazzù stefano@glmmedia.it

Art director: Emanuela Gazzetta emanuela@glmmedia.it Marketing e pubblicità: Mary Mazzù mary@glmmedia.it Amministrazione e abbonamenti: Cristina Brambilla cristina@glmmedia.it Abbonamento Annuale: 3 numeri - Italia euro 30,00 Stampa: Arti Grafiche Turati - Desio (MB) Crediti fotografici: Fotolia Iscrizione al Tribunale di Milano: In fase di registrazione Iscrizione al ROC n. 26466

Colophon

Direttore responsabile: Raffaella Tavan raffaella@glmmedia.it

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Ingredienti alimentari Integratori Functional food Editoriale

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Board Integrazione e menopausa Alimentazione e menopausa Appunti Vitamina D e sistema immunitario

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Diritto alimentare Osteopatia e cicatrici

Prodotti

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Contenuti

Aree di approfondimento:


Integrazione Integrazione alimentare in menopausa: una scelta naturale Sabrina Anna Nervi, ginecologa, endocrinologa e urologa L’aspettativa di vita degli esseri umani si è allungata molto, portando con sé la necessità di preservare la qualità della vita soprattutto a fronte di richieste sempre più esigenti dovute al proprio turn over vitale. Tutto ciò rischia di farci vivere in uno stato d’ansia da prestazione costante, causato da un eccesso di richieste (personali, lavorative, interpersonali). Al centro di tali richieste ci sono le donne, coordinatrici della famiglia e padrone dirette della loro vita: perfette ed efficienti sempre e comunque, in famiglia, sul lavoro, con gli amici e con sé stesse… A lungo andare, questo crea uno stato di stress insostenibile: in pratica le donne vivono di più, a un ritmo di vita più elevato e con esigenze eccessive. In queste condizioni, affrontare le alterazioni para-fisiologiche tipiche del climaterio nelle sue varie fasi può essere molto pesante e può portare a disagi e implicazioni importanti per la salute e la qualità della vita. L’integrazione alimentare con fitoderivati può offrire benefici importanti e aiutare a modulare la sintomatologia della menopausa. Le donne non sono tutte uguali e possono sviluppare quantitativamente e qualitativamente diversi sintomi a pertinenza periferica o centrale a seconda del processo involutivo legato all’età del sistema nervoso centrale e del metabolismo. La funzionalità catabolica ottimale degli organi emuntori, nello specifico di fegato e reni, è la chiave di volta dell’eliminazione delle sostanze pro-infiammatorie e delle tossine sistemiche, e consente una modulazione ottimale dei processi biochimici.

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Osservazioni Ogni passaggio metabolico e soprattutto la bio-trasformazione del segnale da chimico (neurotrasmettitore-ormone-citochine) in elettrico (neuro plasticità e potenziale fasico dielettrico) e la conseguente risposta effettrice dipendono da una condizione ormonale (presenza dell’estrogeno) che predispone alla possibile risposta neuro-biologica. A sua volta l’ormone sessuale agisce a livello delle cellule neuronali interagendo con risposte immuno-modulatorie a livello della microglia con modalità differenti a seconda dello stato pro-infiammatorio incontrato. Il concetto di “conoscenza generale” è fondamentale in quanto lo stato metabolico del corpo ha un’azione centrale in tale relazione domanda-risposta. Lo stato infiammatorio degli organi emuntori, connettivale, enterico (disbiosi o candidiasi) recluta attraverso vie dirette di diffusione linfatico-ematica una disseminazione di citochine, chemochine e micotossine o frazioni virali che trovano il loro massimo tropismo nella corteccia cerebrale (l’encefalo). Quindi tale evento infiammatorio ha massima espressione proprio a livello neuronale sia centrale, sia periferico, e predispone alla risposta neuro-biologica data dalla presenza dell’estrogeno. Tab 1 Difetto produttivo

Difetto metabolico

Difetto indotto

Difetto recettoriale

Risposta inefficace

Risposta variabile

Risposta bloccata

Desensitivizzazione

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Il sistema endocrino non è in grado di modularsi in maniera autonoma attraverso semplici interazioni chimiche (ormone-recettore-effettore-ormone) bensì mediante un’eccezionale trasformazione di messaggi elettrici che vengono tradotti dall’ipotalamo (centralina elettro-neurochimica) nella specifica produzione di hormon releasing factors (CRH, TRH, etc). Questi fattori ipotalamici inducono, attraverso un processo di traduzione chimica-ormonale, la produzione dal lobo anteriore dell’ipofisi di specifici ormoni (ACTH, TSH, etc) che determinano sui relativi organi bersaglio una reazione a catena fino alla periferia con ritorno al SNC che ne regolerà il rilascio. Questo processo circolare rappresenta il meccanismo di corticalizzazione delle informazioni endocrine periferiche e la loro regolazione. A tutto questo si aggiunge che qualsiasi alterazione di tale processo fisiologico può provocare uno stress reattivo. Studi endocrinologici dimostrano che una condizione di stress può interferire direttamente sull’asse neuro-endocrino femminile, che ha come organo bersaglio principale non gli organi riproduttivi, ma le ghiandole surrenali, che attraverso l’interferenza reattiva di ACTH producono cortisolo. Il cortisolo a sua volta provoca un feedback negativo diretto nei confronti dell’ipotalamo e del lobo anteriore dell’ipofisi che, di conseguenza, modula la produzione dello stesso estrogeno. A seconda delle cellule del sistema nervoso con cui interagisce (microglia, neuroni, astrocita), lo stesso stimolo stressogeno ha come risposta la liberazione di citochine e chemochine sti-


molanti un processo infiammatorio sistemico. Di conseguenza, a seconda della capacità riparativa cellulare, neuro-plasticità, apoptosi fisiologica e capacità metabolica connettivale, si ha una restitutio ad integrum del sistema. Tuttavia, nel momento di tempesta ormonale del climaterio, nel primo periodo della post-menopausa, tale evento può essere esasperato, ma insta-

bile e reversibile se riconosciuto! Ecco il motivo per il quale le donne già in climaterio e nel post-menopausa possono sviluppare diversi sintomi a pertinenza periferica o centrale e un’involuzione del sistema nervoso centrale e metabolico. Le varie tipologie di eventi sono state codificate nelle tabelle 2 e 3 in relazione a sintomi caratteristici.

Tabella 2 Climateric Periferic Synd. => CPS Hormone deficiency / reproductive Anxiety / Insomnia Headache / Migraine Reduced Libido Mood Swings Depressive State Loss of Concentration / Memory

Climateric Central Synd. => CCS Increased aggression / Hyperexcitability Small panic attacks Lite Hot flashes / sweats Hinstability Hypertension Increased vascular tone Weight gain weight Digestive disorders

Tabella 3 Menopause Limbic Synd.=>MLS Menopause Hypothalamus Synd. => MHS Anxiety / Insomnia Increased aggression Mood Swings Hyperexcitability Headache / Migraine Hot flashes / sweats Depressive State Hypertension Reduced Libido Increased vascular tone Loss of Concentration / Memory Weight gain weight Alzheimer Type Dementia Digestive disorders

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Menopause Central Syndrome => MCS Ipoergia altered sleep-wake rhythm Progressive cachexia Progressive loss of mental agility Cardio-pulmonary disease Multiple dysmetabolism Intestinal malabsorption / intolerance multiple / allergies

Fitosteroli: che cosa sono e come funzionano I fitosteroli o fitoestrogeni sono un gruppo di composti non steroidei di origine vegetale, presenti in almeno 300 varietà di piante, che presentano una struttura simile a quella dell’estradiolo e possiedono un debole effetto sia estrogenico, sia anti-estrogenico(1). Possono essere classificati in: - isoflavoni - cumestrani - lignani - lattoni Gli isoflavoni, che rappresentano il gruppo più studiato, si trovano in natura sotto forma di biomolecole complesse, legati cioè a una molecola di zucchero (glicoside), e in tale forma non possono essere assorbiti dall’intestino umano. Le glicosidasi della flora batterica intestinale scindono questo legame, liberando l’aglicone (composto privo di zucchero). I metaboliti attivi, che vengono liberati con questo processo, sono la ge-

nisteina e la daidzeina, la quale può essere successivamente convertita in equolo. La gliciteina, un altro isoflavone, è invece praticamente inattiva. La microflora intestinale gioca un ruolo fondamentale per quanto riguarda l’assorbimento e la biodisponibilità di questi prodotti. Pasti molto ricchi di fibre e l’uso prolungato di antibiotici che modificano la flora batterica intestinale, possono ridurre la biodisponibilità di queste sostanze. I lignani necessitano anch’essi, per il loro assorbimento, di una buona flora batterica intestinale in grado, tra l’altro, di derivare da precursori dei composti attivi (enterolattone, enterodiolo, etc). I composto più importante del gruppo dei cumestrani è rappresentato dal cumesterolo(2). Attualmente, da parte delle ditte produttrici di estratti secchi di fitosteroli, non esiste l’obbligo di standardizzare questi prodot-

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Integrazione ti, che non sono considerati farmaci, ma soltanto integratori alimentari. Gli estratti secchi vengono ottenuti con procedimenti diversi, brevettati da ogni singola ditta, e possono quindi contenere, per unità di peso, quantità diverse di principi attivi. I procedimenti di estrazione non sono inoltre in grado di garantire che il quantitativo di principio attivo sia lo stesso da lotto a lotto di produzione. È inoltre necessaria una flora intestinale adeguata per ottenere una buona produzione di principi attivi dai precursori assunti con la dieta. Si calcola che soltanto il 50-70% della popolazione sana sia in grado di produrre equolo dalla daidzeina(3). Poiché l’equolo è il metabolita degli isoflavoni a maggiore attività antiossidante, è stato suggerito che solo i soggetti in grado di produrlo possano trarre beneficio dal consumo di isoflavoni(4). Di recente è stata messa in commercio una formulazione transdermica, che utilizza l’etossidiglicol per migliorare l’assorbimento cutaneo degli isoflavoni di trifoglio rosso, che in natura si trovano già in forma agliconica. Questo tipo di formulazione consentirebbe di superare il problema dell’assorbimento intestinale e il primo passaggio epatico di questi prodotti, ma non sono attualmente disponibili studi di farmacocinetica né studi clinici di efficacia. La proposta di utilizzare un’integrazione alimentare con fitosteroli nelle donne in menopausa deriva dalle seguenti osservazioni sulla popolazione asiatica: • soltanto il 10-20% delle donne in menopausa riferisce sintomi vasomotori rispetto al 70-80% delle donne dei Paesi occidentali; • vi è un ridotto rischio cardiovascolare nelle popolazioni ad alto consumo alimentare di soia; • anche se attualmente in aumento, il tasso di fratture osteoporotiche dell’anca è molto più basso di quello delle popolazioni occidentali; • il tasso di tumori ovarici, endometriali e mammari risulta inferiore rispetto a quello dei Paesi occidentali. Si è quindi verificata la fioritura di una moltitudine di studi osservazionali e randomizzati, tesi a verificare l’efficacia dei fitosteroli nel management della donna in menopausa. Tuttavia, la difficoltà di standardizzare questi prodotti e l’utilizzo di estratti secchi di varia origine contenenti principi attivi differenti, a dosaggi diversi, rende difficile una valutazione conclusiva. u

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Integrazione in menopausa con i fitosteroli La terapia farmacologica classica della menopausa si basa sulla terapia ormonale sostitutiva (TOS) a base di estrogeni e/o progesterone, con lo scopo di ridurre i sintomi e prevenire l’oste-

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oporosi. Se da un lato può dare benefici importanti, dall’altro è decisamente sconsigliata nei casi di familiarità o presenza anche pregressa del cancro alla mammella. Inoltre non è priva di effetti collaterali quali nausea, fenomeni trombotici vascolari -soprattutto in soggetti predisposti-, ipertensione, allergie o problemi autoimmuni e aumento dell’incidenza di carcinoma all’utero e alla mammella. Controversie in merito all’utilizzo di fitosteroli nel cancro mammario sono emerse da recenti studi. I fitosteroli sembrano influenzare la soppressione indotta da Tamoxifene su cellule MCF-7, linea cellulare di tumore alla mammella, interferendo direttamente sull’efficacia del chemioterapico (C. Bodine 2007) e una dieta ricca di isoflavoni sembra annullare l’effetto del Tamoxifene in modelli sperimentali di tumore nel ratto (B. Li 2005). I fitosteroli inducono uno stimolo proliferativo su linee cellulari normali (S. Schidt 2005) , pur mostrando un effetto protettivo antiossidante sui danni ossidativi del DNA cellulare (J. Sierras 2001). In riferimento al dosaggio utilizzato, le linee guida sugli integratori del 2016 limitano la dose giornaliera di integratore con isoflavoni a un massimo di 80 mg/die per evitare disturbi gastro-enterici (stitichezza e nausea), rash cutanei, emicrania, perdite vaginali. Peraltro, osservazioni sperimentali hanno indicato che alti dosaggi non modificano l’istologia dei dotti mammari (A. Hows 2004) . Si è inoltre osservato che ci possono essere interferenze dirette tra l’attività estrogenica di soia, alfa-alfa, trifoglio rosso e liquirizia e fluttuazioni della pressione sanguigna sistemica. Il rischio di effetti collaterali cresce con l’aumento dell’uso dell’integratore in un regime dietetico ricco di proteine di soia, perché è alterata la dose giornaliera degli isoflavoni stessi. Nel tempo si è osservato che anche gli isoflavoni di soia hanno un’attività verso recettori C-ERB (Recettore degli estrogeno α e β specifici) mammari e quindi non sarebbero indicati in quelle donne che hanno avuto o hanno familiarità per i tumori al seno. Inoltre si è studiato che anche gli isoflavoni da trifolio pratensis posso interferire quasi esclusivamente con i recettori C-ERB β. Resta comunque prioritaria la conoscenza generale della condizione biologica della donna e della funzionalità degli organi emuntori precedenti la somministrazione di tali terapie, così da potenziarne gli effetti benefici e da ridurne anche i benché minimi effetti disturbanti iniziali. L’impiego terapeutico dei fitoderivati per il controllo delle alterazioni para-fisiologiche tipiche del climaterio nelle sue varie fasi risulta pertanto controversa rispetto alla garanzia di sicurezza terapeutica. Pertanto è più che mai necessario indirizzar-


si verso altre scelte terapeutiche di derivazione vegetale che siano standardizzate, controllabili, riproducibili, terapeuticamente funzionali, ma soprattutto stabili nel tempo. L’individuazione di sostanze naturali e la loro combinazione sinergica in grado di offrire benefici o di modulare l’insorgenza e l’evoluzione della sintomatologia può avere importanti implicazioni per la salute e la qualità di vita della donna durante la menopausa, stato che per durata può rappresentare anche un terzo della vita e che rimane una grande sfida.

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Reclutamento dei pazienti e protocollo terapeutico Il razionale della nostra ricerca è stato quello di identificare droghe vegetali ideali per trovare un’alleanza vantaggiosa sia dal punto di vista fitoterapico, sia terapeutico per i sintomi menopausali femminili. Per questo studio osservazionale sono state reclutate 33 donne di età compresa tra i 46 e i 64 anni (età media 52,3 anni); peso ponderale dai 50 agli 84 kg (peso medio 71,5 kg), selezionate per sintomi menopausali corrispondenti al quadro indicativo di menopausa limbica o ipotalamica.

È stato somministrato un consenso informato e sottoscritto da ogni partecipante al momento del reclutamento. È stato utilizzato un questionario per la rilevazione e la quantificazione soggettiva (scala VAS 0-5) dei principali sintomi menopausali indagati percepiti: ansia, diminuzione della libido, stato depressivo generale, difficoltà alla concentrazione, disturbo ritmo sonno-veglia, sbalzi d’umore, vaginiti, cistiti, vampate, irritabilità; e sintomi menopausali osservati od osservazioni riferite al farmaco assunto: depressione, panico, fatigabilità, disturbo del sonno, disturbo nell’addormentamento, mal di testa, aumento di peso percepito, disturbi digestivi, variazioni pressorie. Tale questionario è stato proposto al rilevamento T0 (tempo di reclutamento) e successivamente ai follow up di controllo: T1= 30 giorni; T2= 60 giorni; T3= 90 giorni. Al primo follow up a 30 giorni, 3 pazienti abbandonano lo studio per irregolarità d’assunzione del prodotto. Il protocollo terapeutico prevedeva la somministrazione di Ellen™, 1 cps serale (al momento di coricarsi). Ellen è una formulazione brevettata a base di fitoestratti titolati (Agnocasto, Cimicifuga e Zenzero), acido ialuronico e zinco, studiata per combattere diversi sintomi della post menopausa.

BLACK COHOSH - CIMICIFUGA RACEMOSA La Cimicifuga Racemosa è un’erba medicinale nota per i suoi effetti benefici sui sintomi menopausali fin da tempi remoti. La droga (con tale termine si intende l’insieme di sostanze che determinano la caratteristica terapeutica della pianta) contiene il 2,5% di triterpeni glicoside (27-de0xyacteine) => fonte fitosteroli utili alla riduzione di vampate e ansia anche in climaterio. I terpenoidi dell’estratto alcolico del rizoma (radice) sono i principali principi attivi responsabili degli effetti benefici. I componenti dell’estratto non si legano ai recettori ERB-α o ERB-β, ma competono con l’estradiolo per non ben identificati recettori estrogenici. Gli studi pubblicati fino a oggi su colture cellulari e modelli animali dimostrano che l’estratto standardizzato dal rizoma di Cimicifuga Racemosa contiene un mix di composti dall’attività antiestrogenica(5) ed è di azione agonistica (favorente) a livello delle ghiandole mammarie. L’estratto secco standardizzato di Cimicifuga Racemosa non ha dimostrato effetti diretti o indiretti sulla ghiandola mammaria e sull’utero(6); ha azione inibitoria sulla progressione del cancro mammario preesistente. Non ha un effetto significativo sull’epitelio vaginale, può essere un’alternativa efficace alla terapia ormonale sostitutiva (Birkhauser 2014). Inoltre la Cimicifuga Racemosa accresce l’effetto di inibizione del Tamoxifene. I dati suggeriscono un effetto non-estrogenico o estrogeno-antagonista della Cimicifuga Racemosa sulle cellule di tumore al seno e rappresenta un rimedio naturale e sicuro dei sintomi della menopausa in caso di tumore al seno(7). La Cimicifuga Racemosa non stimola la proliferazione di cellule tumorali né in presenza né in assenza di estradiolo(8). Inoltre, non aumenta la densità mammografica o la proliferazione di cellule mammarie(9), non è associata a un aumento del rischio di ricadute e prolunga la sopravvivenza senza patologia tumorale(10). L’effetto della Cimicifuga a livello cellulare risiede in due supposti meccanismi: A) gli effetti estrogenici recettore-mediati dipendono dalla capacità di competere per l’estrogeno endogeno (al contrario dei fitoestrogeni); sono stati dimostrati solo effetti di tipo inibitorio; non sono stati osservati effetti agonistici in assenza di estrogeni endogeni.

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Integrazione B) coinvolge l’attività di recettori serotoninergici (la mancanza di serotonina gioca un ruolo importante nella generazione di vampate di calore). Il recettore agonista 5-HT7 ha azione di re-uptake della serotonina con attività inibitoria nella forma N-Methylserotonina(11). La Cimicifuga ha attività sui recettori GABAergici (presenza di 11-cycloartan-glicossidasi (12) ) e per finire possiede un’attività dopaminergica. La cimicifugoside ha un’azione di supporto sulla osteoclastogenesi: - inibisce le citochine (RANKL, TNF-α) - stimola la produzione di osteoproteogenine. Tale meccanismo contribuisce a migliorare il bilancio del rimaneggiamento osseo in caso di carenza estrogenica(13, 14). Effetti agonistici => aumento o diminuzione del cAMP; sono probabilmente alla base degli effetti antidepressivi e ansiolitici, e spiegano anche l’effetto sui sintomi vasomotori e psichici; è stato segnalato un possibile effetto benefico nel prevenire la demineralizzazione ossea attraverso un’azione di blocco dell’osteoclastogenesi(15). Gli effetti collaterali, peraltro rarissimi e creati da sovradosaggio, posso essere rappresentati da disturbi gastrointestinali (dispepsia, nausea, vomito); rash cutanei, tachicardia, mastalgia, vertigini e atassia. Esistono isolati casi di tossicità epatica e solo 4 casi di infiammazione cutanea e fenomeni di vasculite acuta(14), ma tali osservazioni potrebbero essere attribuibili a quella non approfondita osservazione valutativa pre-terapeutica a cui abbiamo accennato (disfunzionalità pre-esistenti rispetto al trattamento). A questa droga si è pensato di unire l’effetto dell’Agnus Castus alla luce dei sintomi di insonnia e mastodinia (tensione mammaria), a seguire biocollagene, per l’effetto benefico su pelle e mucose (avvizzimento progressivo post menopausale), zenzero (depurativo del fegato proprio in virtù della funzione catabolico-emuntoriale) e zinco, oligoelemento necessario al sistema enzimatico e metabolico di respirazione cellulare.

AGNUS CASTUS La droga dell’Agnocasto (Agnus castus) si compone di: • glucosidi iridoidi (agnuside, aucubina, eurostoside) • flavonoidi (es. casticina, penduletina, 6-HOkaempferolo-3,6,7,4 tetrametiletere, crisosplenolo-D, omoorientina, orientina, isoorientina, luteolin-7-O-glucoside, quercetina, isovitexina) • terpenoidi: Di-terpene: labdamico rotundifurano, vitexilattone e 6beta,7beta-diacetoxy-13-idrossi-labda-8,14diene. Tri-terpeni: acido 3-β-acetossiolean-12-en-27-oico, acido 2β-3α-diacetossioleanolean-5, 12-dien-28oico 2β-3α-

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diacetossiolean-18-idrossi-olean-5-12-dien 28-oico • alcaloidi (es. vaticina) • oli essenziali (0,5-1,22%): α e β pinene (39%); cineolo (25%); limonane (14%); sabinene (2%); chetoni. La droga completa (ES=estratto secco) migliora i disturbi neurovegetativi (vampate di calore) in menopausa, controlla la tensione mammaria, il gonfiore e l’aumento di peso. Inoltre agisce positivamente sul riequilibrio del rapporto estrogeni/progesterone a favore di quest’ultimo (è noto che nella pre-menopausa si ha uno sbilanciamento estrogenico che può provocare alterazioni para-fisiologiche). L’azione fitoterapica si espleta a livello del lobo anteriore dell’ipofisi, dove rallenta il rilascio di prolattina, grazie al suo effetto dopaminergico (la dopamina è un neuro-mediatore che inibisce la secrezione di prolattina).

ZENZERO Pianta della famiglia delle Zingiberaceae. Habitat: È originario dell’India, e attualmente coltivato nel Sud-est asiatico, nel sud della Cina, nelle Indie Occidentali e in Africa. Pianta erbacea perenne, con portamento eretto (1,5 m). La radice (rizoma) è carnosa e densamente ramificata. Dalla radice si dipartono sia lunghi fusti sterili e cavi, formati da foglie lanceolate inguainanti, sia corti scapi fertili, portanti fiori giallo-verdastri con macchie porporine, la cui infiorescenza ha l’aspetto di una spiga. Il rizoma è estratto dopo la fioritura, quando la pianta ingiallisce. Parte usata: il rizoma decorticato ed essiccato. Metodo di estrazione: distillazione in corrente di vapore. Nota dell’olio essenziale di zenzero di base: profumo caldo, speziato, pungente. Preparazione farmaceutica consigliata: estratto secco titolato in olio essenziale min. 0,8% (B.H.P. 1990) o in gingerolo min. 4% (Commissione E tedesca). La posologia giornaliera utilizzata negli studi pubblicati in letteratura è di 12-13 mg/kg/die, suddivisi in due somministrazioni preferibilmente a stomaco vuoto. Composizione chimica: il rizoma dello zenzero è assai ricco di amidi (circa 60%) e contiene una discreta quantità di olio essenziale, compresa tra lo 0,8 e il 2%. I costituenti responsabili del sapore tipico della droga sono chiamati gingeroli. Olio essenziale (sesquiterpeni, quali bisabolene e zingiberene, oli fissi, alcoli, gingerolo, canfene, cineolo).


Farmacocinetica: l’emivita del 6-gingerolo è stata calcolata in 7.23 minuti, e il tempo di total body clearance in 16,8 ml/min/kg. L’affinità per le proteine del siero è del 92,4%. L’azione farmacologica del gingerolo si mantiene fino a 180 minuti dopo la somministrazione. Si è supposto che il gingerolo sia sequestrato in maniera irreversibile dai tessuti oppure che sia attivo a concentrazioni molto più basse di quelle previste(16).

Effetti collaterali: in seguito all’uso di zenzero possono comparire fenomeni irritativi gastroduodenali (dose superiore a 5 g/die). Controindicazioni: evitare l’assunzione in caso di colelitiasi. Interazioni farmacologiche: • aumento dell’attività di anticoagulanti orali e FANS • farmaci antidiabetici • farmaci bloccanti dei canali del calcio.

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Gingeroli

OH H Si legano ai recettori TRPV1 (recettori vanilloidi), canale di natura H eccitatoria presenti sui neuroni sensoriali, ma anche su cheratinociti n dell’epidermide, urotelio della vescica, muscolo liscio, fegato, granugingerols HO lociti polimorfonucleati, macrofagi, mastociti, epitelio delle vie respiratorie ed espressi prevalentemente sui neuroni afferenti primari. OCH3 (n = 0, 2, 3, 4, 5, 7, 9) In seguito a cottura o essiccazione, i gingeroli si trasformano in: - shogaoli, prodotti di disidratazione dei gingeroli, composti più piccanti dei gingeroli; - zingerone (vanillilacetone), adoperato come additivo alimentare in quanto è più aromatico e meno piccante del 6-gingerolo (uno dei principali gingeroli).

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Quando può essere utile • Nausea da viaggio, vomito, disturbi gastrointestinali e 6-shogaolo mestruali - gli oli essenziali dello zenzero sono straordinaHO riamente efficaci nell’alleviare il vomito e nello stimolare O la secrezione della saliva. Inoltre, aumentano il tono della OCH3 muscolatura intestinale e ne attivano i movimenti. • Iperemesi gravidica - in quella che è la forma più grave di nausea e vomito in gravidanza incoercibile è bene utilizzare HO la forma essiccata. OCH3 Zingerone • Vomito da chemioterapia - anche in questo caso lo zenzero si è dimostrato efficace. • Disturbi reumatici e d’artrite - in medicina cinese e indiana viene usato a questo scopo per via interna o impacchi, o mescolando 20 gocce di OE di zenzero con 50 ml di olio di mandorle dolci. • Ipercolesterolemia - uno studio pubblicato nel New England Journal of Medicine riferisce di buoni risultati nel ridurre i livelli di colesterolo nel sangue ottenuti con la somministrazione di zenzero, dunque è utile inserire spesso lo zenzero, fresco o in polvere, nell’alimentazione. • Depurazione epatica - azione diretta su epatociti con spinta sul catabolismo e rigenerazione degli stessi. Inoltre lo zenzero ha un’azione tonificante sull’intero organismo. Se inalato, riequilibra le energie che non sono in armonia, aiuta a svegliare e scaldare i sensi sopiti, migliora la concentrazione e la capacità di discernimento. È un potente antibiotico contro le infezioni da virus e batteri, efficace contro febbre, raffreddore, tosse e un forte stimolante sessuale maschile.

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Integrazione Partecipa alle secrezioni delle ghiandole sebacee. È indispensabile alla sintesi della cheratina: a partire dalla cistina, stimola l’attività degli osteoblasti che elaborano la proteina fondamentale del tessuto osseo, il collagene. Favorisce la cicatrizzazione delle ferite, aumenta la velocità di guarigione delle scottature modulando il sistema immunitario e partecipando al rinnovamento delle cellule. Viene impiegato nella terapia dell’acne e della dermatite seborroica(18).

ZINCO Lo zinco (Zn) è un minerale essenziale secondo soltanto al ferro e presente in tutti i tessuti. È necessario per l’attività di più di 200 processi biologici: tutte le fasi del metabolismo e della sintesi proteica e degli acidi nucleici (l’assenza di zinco impedisce la sintesi di DNA e RNA), il metabolismo degli acidi grassi polinsaturi, l’attività dell’anidrasi carbonica, la formazione di prostaglandine, la formazione di alcuni ormoni, il processo di coagulazione del sangue. È necessario per il processo della respirazione cellulare; entra nella costituzione di circa 20 enzimi e influenza la sintesi di almeno altri 80 (Ding et al 1991). Possiede azioni differenti: • agonista-sinergica => vitamina A, K, C, E, B1, B2, B3, B5, B6, Potassio, Molibdeno, Magnesio, Manganese, Cromo. • antagonista => vitamine B1, B10, B12, C, D, E, Sodio, Potassio, Nickel, Mercurio, Calcio, Ferro, Rame, Piombo. Il dosaggio giornaliero si aggira intorno ai 10-25 mg, ma le dosi terapeutiche arrivano a 25-100 mg (50-60 mg media). La tossicità di questo minerale è sconosciuta. In commercio si trovano formulazioni biologiche differenti, ma ciò che lo rende maggiormente biodisponibile a livello cellulare è la forma di sale gluconato di zinco, mentre la forma citrato di zinco agisce prevalentemente a livello superficiale mucoso(17). È rapidamente assorbito nella parte superiore dell’intestino tenue e ne viene assorbita unicamente la quantità di cui il corpo ha bisogno. Il corpo è senza riserve di zinco e deve esserne regolarmente rifornito. Le cellule epatiche ne contengono il tasso più elevato. Lo Zn presente negli alimenti non è completamente assorbito e ne vengono persi circa 6 mg/die. L’assorbimento di Zn è molto superiore se un pasto è ricco di proteine (30-40% fabbisogno/die), mentre soltanto il 20% del fabbisogno/die è assorbito quando la dieta è prevalentemente vegetariana. Lo zinco è necessario per il mantenimento del senso del gusto e dell’olfatto. La gustina è un ormone legato allo zinco. Negli anziani una sua carenza induce perdita del gusto e la riduzione della vista. Favorisce l’attività del pancreas: rientra nei meccanismi di trasporto, metabolismo e utilizzo dei carboidrati e del fosforo; stimola le isole di Langerhans per l’elaborazione, l’immagazzinamento e l’utilizzo dell’insulina. Lo squilibrio di Zn porta a dismetabolismo dei glucidi, se cronico a una predisposizione al diabete non genetico(23).

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ACIDO IALURONICO È stato recentemente evidenziato che l’acido ialuronico, somministrato per via orale in una matrice collagenica idrolizzata a basso peso molecolare e alto titolo in acido ialuronico e condroitinsolfato depolimerizzato, sia benefico per i tessuti connettivi. In uno studio randomizzato, in doppio cieco vs placebo, l’acido ialuronico (HA) e condroitinsolfato (CS) depolimerizzato, in matrice collagenica, hanno implementato il contenuto di collagene della pelle, controllando i processi naturali di photoaging, con il risultato di diminuire in maniera visibile i segni dell’invecchiamento a livello cutaneo e soprattutto del viso(19). È noto infatti che la diminuzione di ormoni estrogenici circolanti, con il naturale progredire dell’età, induca una modificazione del contenuto di glicosaminoglicani nei connettivi e in particolare in articolazioni e apparato epidermico, soprattutto a carico del contenuto di acido ialuronico.

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Risultati I risultati sono stati certamente incoraggianti. A un mese dall’utilizzo di Ellen (T= 30 giorni), si ha un miglioramento significativo dal punto di vista statistico (p < 0,05) dei diversi sintomi della menopausa: ansia (p=0,0002), libido (p=0,024), stato depressivo (p=0,027), difficoltà a concentrarsi (p=0,041), ritmo sonnoveglia (p=0,0000), sbalzi d’umore (p=0,0042), panico (p=0,0354), vampate (p=0,0000), stanchezza e affaticabilità (p=0,0189), risveglio precoce (p=0,0000), aumento peso (p=0,019). Per quanto riguarda gli score a T= 60 giorni, rispetto a T= 30 giorni, così come a T= 90 giorni rispetto a T= 60 giorni, non vi sono sostanziali variazioni sui diversi sintomi e in generale il quadro sintomatico sembrerebbe stabilizzarsi su guadagni soggettivi riferiti ai primi 30 giorni di trattamento.


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Integrazione

T = 30

T = 90 deciso miglioramento

deciso miglioramento

miglioramento vaginale

miglioramento vaginale

buono

buono

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T = 60 deciso miglioramento miglioramento vaginale buono ndp

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Conclusioni Si conferma la proposta di utilizzare Ellen come terapia naturale di sostegno e trattamento dei sintomi post-menopausali con una prospettiva efficace nel recupero della qualitĂ della vita, evidente giĂ  dai primi 30 giorni di trattamento. Tale studio conferma la possibilitĂ  di un utilizzo economico sostenibile e un grande vantaggio sociale per la donna.


Bibliografia: 1. Mei J, Yeung SSC, Kung AWC, High dietary phytoestrogen intake is associated with higher bone mineral density in postmenopausal but not premenopausal women. The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism 2001; vol. 86, 11: 5217-5221) 2. Keinan-Boker L, Van Der Schouw YT, Grobbee DE, Peeters

9. Linden Hirschberg A. et al. 2007 Menopause: The Journal of The North American Menopause Society Vol.14, No. 1, pp.89-96 10. Henneicke-von Zepelin H.H. et al. International Journal of Clinical Pharmacology and Therapeutics. Vol 45, No. 3/2007 (143-154) 11. Powell et. Al. Agric. Food chem 56:11718-26; 2008 12. Cicek Nat Pord 73:2010

PHM, Dietary phytoestrogens and breast cancer risk.Ameri-

13. Qui Chem Biol 2007; 14: 860-869

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14. Molla Frontiers in Bioscience 2011: S3, 191-204

3. American College of Obstreticians and Gynecologists, Use of botanicals for management of menopausal symptoms. ACOG Pract. Bull. 2001; 28 4. Hansen LB, What nonhormonal therapies are effective for postmenopausal vasomotor symptoms? The Journal of Family Practice 2003; vol. 52, 4 5. Mahady GB Nutrition Reviews 2003; 61: 183-186 6. Freudenstein j. Cancer Res 2002; 62: 3448-3452 7. Bodinet C, Freudenstein J. Breast Cancer Research and Treatment 76:1-10; 2002 8. Climateric, Volume 5, Suppl. 1, Giugno 2002

15. ref. Pansini F.S. Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXX - n. 4 Aprile 2008 16. Saper RB, Rash R, Zinc: An Essential Micronutrient, Am Fam Physician. 2009 May 1; 79(9): 768 17. Paule Neyrat, Diététicienne, 25/08/2008 www.e-sante.fr/ zinc-besoins/guide/1181 18. Paule Neyrat, Diététicienne, Guide Diététique, 04/09/2008 www.e-sante.be/lipides-classification-structure/guide/1333 19. Ref. Park J Ingestion of BioCell Collagen®, a novel hydrolyzed chicken sternal cartilage extract; enhanced blood microcirculation and reduced facial aging signs. Clinical Intervention in Aging, 2012

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Alimentazione La donna in menopausa

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in dalla nostra nascita l’alimentazione assume un ruolo fondamentale nella partita del nostro benessere. Dobbiamo immaginare il nostro organismo come una casa fatta di mattoni (figura 1): un’alimentazione corretta e uno stile di vita sano ci permettono di costruire le nostre mura portanti con mattoni solidi, al contrario un’errata alimentazione e uno stile di vita scorretto renderanno la nostra casa instabile e inaccogliente. Questi fattori assumono un ruolo ancora più determinante nella donna in menopausa.

Figura 1: Mattoni del benessere

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GLI EFFETTI FISIOLOGICI DELLA MENOPAUSA Infatti, la conclusione della vita fertile di una donna, è un periodo delicato nel quale sono accelerate le degenerazioni fisiologiche dell’organismo e si assiste ad alterazione dei sistemi di termoregolazione, disordini metabolici, disturbi neurologici o psichiatrici, osteoporosi e patologie autoimmuni. La menopausa è determinata da un riassetto ormonale. In particolare è ridotta la produzione di estrogeni, androgeni e progesterone da parte delle ovaie, mentre è aumentata la produzione degli ormoni FSH prodotti dall’ipofisi e del cortisolo prodotto dal surrene. Lo stato della donna in menopausa presenta inoltre diverse analogie con una sindrome metabolica, quali l’aumento della glicemia, della pressione arteriosa, dei trigliceridi, della circonferenza dell’addome e la diminuzione del colesterolo HDL. L’insieme di questi fattori può portare a una serie di complicazioni come sarcopenia, insufficienza renale, edemi, malattie cardiovascolari, ictus, diabete, insulino-resistenza e indebolimento del sistema immunitario. I DISTURBI COMUNI Una prima distinzione dei disturbi comuni della menopausa può essere fatta tra: • disturbi a breve termine tra i quali ricordiamo in particolare le cosiddette vampate di calore, cambiamenti di umore, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, ansia, irritabilità, dislipidemia e ipertensione; • disturbi a lungo termine tra i quali ricordiamo l’assottigliamento della mucosa vaginale, problemi urologici, rischio di osteoporosi. Nel breve termine, il disturbo più comune, che interessa il 75% delle donne, è rappresentato da alterazione dei sistemi di termoregolazione ovvero dalle vampate di calore. Queste ultime sono causate da una carenza di estrogeni, interpretata dall’ipotalamo, ovvero la regione del cervello che svolge le funzioni di termoregolazione, come una condizione di surriscaldamento dell’organismo. Per tale ragione l’ipotalamo cerca di riequilibrare la temperatura corporea, dissipando il calore attraverso la sudorazione e l’efflusso di sangue verso la superficie del corpo (soprattutto sul viso).


di Samantha Di Geso, Biologo Nutrizionista, responsabile Studio medico interdisciplinare Nutrizione e Psicologia dNa Milano

Poco sale, molto potassio, magnesio e vitamine C, K e D3: la dieta ideale che aiuta ad affrontare i disturbi del climaterio Stress, sedentarietà e utilizzo di sostanze vasocostrittrici come tè, caffe, alcol e spezie possono aumentare l’intensità delle vampate. Per queste ragioni è consigliabile lo svolgimento di una regolare attività fisica, il raggiungimento e il mantenimento del peso-forma ed è inoltre possibile ricorrere a un uso moderato di tisane vasodilatatorie come il tiglio, la camomilla e la calendula. Un rapporto equilibrato di omega 3 e omega 6 ha effetti positivi sui disturbi a breve termine della menopausa. Infatti questi, stimolando la produzione di estrogeni, contrastano i disturbi della sfera emotiva e apportano miglioramenti ai sistemi di termoregolazione. L’equilibrio di questi acidi grassi polinsaturi è inoltre fondamentale per la produzione di “grassi buoni”, utili per correggere le dislipidemie e diminuire la pressione arteriosa, con un complessivo effetto antinfiammatorio. Le principali fonti di omega 6 sono di origine vegetale, mentre gli omega 3 sono presenti principalmente nel pesce e nei molluschi, alimenti che però presentano lo svantaggio di contenere tracce di metalli pesanti come piombo, nichel, mercurio, cadmio e alluminio. È quindi consigliabile assumere omega 3 anche da fonti vegetali, come noci e semi oleosi quali lino, chia, canapa e zucca. È opportuno infine ricordare che un’eccessiva cottura comporta un’elevata perdita di nutrienti, oltre che un’alterazione molecolare degli alimenti; come per esempio nel caso della glicazione, ovvero della fusione tra proteine o lipidi e zuccheri, che determina la formazione di composti dannosi.

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Alimentazione

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OSTEOPOROSI E ALIMENTAZIONE Nel lungo periodo, il disturbo più comune, con un’incidenza di oltre il 30% nelle donne in menopausa, è l’osteoporosi. L’osteoporosi si definisce come una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da un indebolimento prima e da un deterioramento dopo, del tessuto osseo. Tale malattia è causata da uno scompenso del sistema ormonale che regola il contenuto del Calcio e della vitamina D nelle ossa, riducendone progressivamente la densità. Infatti, in condizioni normali, alti livelli di estrogeni mantengono attivo il processo di rimodellamento osseo, inibendo l’azione degli osteoclasti che sono i responsabili della degradazione della matrice ossea. In menopausa, con la riduzione dei livelli di estrogeni, non viene contrastata l’attività degli osteoclasti, e il processo di decalcificazione del tessuto osseo ne risulta accelerato. L’alimentazione moderna, caratterizzata da un eccessivo consumo di proteine animali, di insaccati, di formaggi e di caffeina, determina un’acidificazione dell’organismo che contribuisce ulteriormente alla decalcificazione delle ossa. Un organismo in acidosi, infatti, al fine di tamponare l’effetto corrosivo dell’acidità rilascia all’interno dei vasi ioni bicarbonato sotto forma di sali di Calcio, con conseguente perdita di preziosi ioni Calcio che a lungo andare può compromettere la salute delle ossa. Per tali ragioni, l’osteoporosi assume sempre più caratteristiche i Mg c pandemiche. pli em s Per contrastare l’osteoporosi è uso comune assumere ri he c grandi quantità di latte, suoi derivati e integratori a uc |Z la e Ossalati base di Calcio la cui efficacia è del tutto discutibile. S Fitati/Alcol In realtà il Calcio, oltre a essere presente nel latte e Tè/Caffè/Cioccolato Potassio nei suoi derivati, si trova anche nelle verdure, nei legumi e nell’acqua; purtroppo però un’alimentazione Vit K acidificante, ricca di ossalati, fitati, acidi uronici, eccesso di sodio e di caffeina ne rende difficile l’assorbimento. Vit C Per facilitare l’assorbimento del Calcio e quindi, aumentare la massa ossea, è necessario infatti mantenere Vit D pienamente funzionale l’intestino attraverso un’alimentazione disinfiammante e uno stile di vita sano. Una dieta in grado di contrastare l’osteoporosi deve prevedere un minor consumo di Figura 2: sale, di zuccheri e di proteine, in particolar modo quelle di origine Nutrienti essenziali per animale contenute nella carne, nel pesce, nel latte e nelle uova, e un maggior consumo contrastare l’osteoporosi di alimenti ricchi di vitamine, come mostrato in figura 2. In aggiunta occorre considerare che: • il sale incide negativamente sull’assorbimento del Calcio. Si consideri che 10 g di sale sottraggono 70 mg di Calcio al bilancio giornaliero; • minerali come per esempio il Fosforo, contenuto nel pesce, rendono più difficoltoso l’assorbimento del Calcio; • gli alimenti ad alto contenuto di ossalati come spinaci, la bieta e la cicoria reagiscono con il Calcio formando dei precipitati, vanificando l’assorbimento di Calcio; • un’alimentazione povera di Potassio determina la perdita di Calcio non ancora metabolizzato; • teina, caffeina e cioccolato sembrano ostacolare l’assorbimento del Calcio.

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-PAUSA + BELLA

DA PREFERIRE

DA LIMITARE

DA ELIMINARE

CEREALI

Riso rosso, riso nero, riso basmati, avena, quinoa, cereali integrali e cereali a basso indice glicemico

Riso integrale, frumento, cereali a elevato indice glicemico

Piatti pronti e zuppe disidratate

SECONDI PIATTI

Pesce di piccola taglia pescato, carne bianca, uova, legumi

Carne rossa, latticini freschi yogurt, ricotta

Latticini stagionati, insaccati

Burro, frutta secca, semi oleosi, come canapa, zucca, chia, ghee

Grassi idrogenati

GRASSI Olio extravergine di oliva

Tabella 1: Alimentazione in menopausa

VERDURA

Crucifere, Liliaceae, verdura Patate (= carboidrati) di stagione preferibilmente cruda

Verdura in busta e verdura proveniente da coltura non biologica

FRUTTA

Frutta di stagione, in Frutta dolce particolare agrumi e frutti di bosco

Frutta trattata con agenti chimici

SPEZIE E AROMI Erbe aromatiche, cannella, curcuma

Zenzero, curry, paprika

ALTRO Alimenti biologici e a km 0, Caffè, dolci, piatti elaborati preparazioni semplici

Pepe, chili Alcol, fumo, bevande ricche di zuccheri, junk food

Tabella 2: Alimenti fondamentali nella dieta di una donna in menopausa Vitamina C

Agrumi, broccoli, cavoli

Vitamina K

Cavoli, prugne, verdure verdi, broccoli e asparagi

Vitamina D

SOLE... pesci grassi, uova

Potassio

Legumi, funghi, banane

Magnesio

Cardi, semi oleaginosi, legumi

Inoltre è importante sottolineare come nell’alimentazione della donna oltre i 50 anni siano importanti l’olio extravergine di oliva, ricco di vitamina E, i cereali integrali, i legumi e la verdura, poco infiammanti e che facilitano l’assorbimento di nutrienti di costrutto cioè le biomolecole con funzione strutturale e di mediatore intercellulare. In conclusione la dieta consigliata, come riportato nelle tabelle qui sopra, per una donna in menopausa dovrà essere non acidificante, povera di sale, ma ricca di Potassio, Magnesio, vitamina C, vitamina K e vitamina D3. ◆

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Alimentazione IL DECALOGO PER L’ALIMENTAZIONE IN MENOPAUSA Si raccomandano infine 10 semplici consigli che dovrebbero sempre essere seguiti nell’alimentazione di una donna in menopausa: 1. Aumentare l’esposizione al sole per favorire la sintesi di vitamina D. 2. Consumare alimenti ricchi di Calcio e vitamina D. 3. Preferire cibi semplici piuttosto che prodotti industriali. 4. Variare giornalmente la propria alimentazione. 5. Seguire la stagionalità dei prodotti alimentari. 6. Bere molta acqua durante il giorno. 7. Seguire una dieta prevalentemente vegetariana con consumo di verdure sia cotte sia crude. 8. Limitare il consumo di carne e formaggi. 9. Consumare preferibilmente prodotti nostrani. 10. Ascoltare il proprio corpo. Fonti: • Conversione degli omega 3 - Brenna JT, Salem NJr, Sinclair AJ, Cunnane SC, International Society for the Study of Fatty Acids and Lipids, ISSFAL. Alpha-Linolenic acid supplementation and conversion to n-3 long-chain polyunsaturated fatty acids in humans. Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2009 FebMar;80(2-3):85-91. doi: 10.1016/j.plefa.2009.01.004. Epub 2009 Mar 9. • Gabe e Asse HPA in menopausa - Gordon JL, Girdler SS, Meltzer-Brody SE, Stika CS, Thurston RC, Clark CT, Prairie BA, Moses-Kolko E, Joffe H, Wisner KL. Ovarian hormone fluctuation, neurosteroids, and HPA axis dysregulation in perimenopausal depression: a novel heuristic model. Am J Psychiatry. 2015 Mar 1;172(3):227-36. doi: 10.1176/appi.ajp.2014.14070918. Epub 2015 Jan 13. • Sonno in menopausa - Reed SD, Newton KM, LaCroix AZ, Grothaus LC, Ehrlich K. Night sweats, sleep disturbance, and depression associated with diminished libido in late menopausal transition and early postmenopause: baseline data from the Herbal Alternatives for Menopause Trial (HALT). Am J Obstet Gynecol. 2007 Jun;196(6):593.e1-7; discussion 593.e7. • Sonno, menopausa e tiroide - Stuenkel CA. Subclinical thyroid disorders. Menopause 2015 Feb;22(2):231-3. doi: 10.1097/ GME.0000000000000407. • Cortisolo in menopausa - Woods NF, Mitchell ES, Smith-DiJulio K. Cortisol Levels during the Menopausal Transition and Early Postmenopause: Observations from the Seattle Midlife Women’s Health Study. Menopause 2009 Jul–Aug; 16(4): 708–718. • Ritmi circadiani in menopausa ed esposizione alla luce: Takasu NN, Nakamura TJ, Tokuda IT, Todo T, Block GD, Nakamura W. Recovery from Age-Related Infertility under Environmental Light-Dark

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Cycles Adjusted to the Intrinsic Circadian Period. Cell Rep. 2015 Sep 1;12(9):1407-13. doi: 10.1016/j.celrep.2015.07.049. Epub 2015 Aug 20. • Prevenzione dello stress cronico in età adulta - Solis M. Prevention: Before the break. Nature 2014 Apr 3;508(7494):S12-3. doi: 10.1038/508S12a. • Omega 3 e salute delle donne - Saldeen P, Saldeen T. Women and omega-3 Fatty acids. Obstet Gynecol Surv. 2004 Oct;59(10):722-30; quiz 745-6. • Brodo di ossa - Koyama Y, Hirota A, Mori H, Takahara H, Kuwaba K, Kusubata M, Matsubara Y, Kasugai S, Itoh M, Irie S. Ingestion of gelatin has differential effect on bone mineral density and body weight in protein undernutrition. J Nutr Sci Vitaminol (Tokyo). 2001 Feb;47(1):84-6. • Magnesio treonato e SNC - Wang D, Jacobs SA, Tsien JZ. Targeting the NMDA receptor subunit NR2B for treating or preventing age-related memory decline. Expert Opin Ther Targets. 2014 Oct;18(10):1121-30. doi: 10.1517/14728222.2014.941286. Epub 2014 Aug 24. • Pro e contro dell’assunzione di fitoestrogeni - Bedell S, Nachtigall M, Naftolin F. The pros and cons of plant estrogens for menopause. J Steroid Biochem Mol Biol. 2014 Jan;139:225-36. doi: 10.1016/j.jsbmb.2012.12.004. Epub 2012 Dec 25. • Fitoestrogeni in menopausa: le variabili in gioco - Poluzzi E, Piccinni C, Raschi E, Rampa A, Recanatini M, De Ponti F. Phytoestrogens in Postmenopause: The State of the Art from a Chemical, Pharmacological and Regulatory Perspective. Curr Med Chem. 2014 Feb; 21(4): 417–436. • Fitoestratti per la menopausa - Carroll DG. Nonhormonal therapies for hot flashes in menopause. Am Fam Physician. 2006 Feb 1;73(3):457-64.


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