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Anno XIX- giugio 2012 - n. 267

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Bellezza, talento e passione Intervista a Tosca D'Aquino

pag _9 Politichese e truffe legalizzate

pag _26 Focus: San Lorenzo difende la sua scuola

Scuole Onlus(so) www.nuove-proposte.com


iugno 12 | Editoriale e periscopio 4 _ “Tutto va ben, madama la Marchesa! 5 _ C’è dirigenza e dirigenza | Attualità 6_ La laurea? Carta straccia per il Governo 8 _ Le cartelle della discordia L’avvocato conferma 9_ Politichese e truffe legalizzate 10_ Cyberagonia del diritto d’autore 11_ Futuro digitale della scuola 12 _ ‘To Rome with love’, (mica tanto…) 13_ ZTL e gincane pedonali 14_ Scuole Onlus(so) 15_ Il Farmer’s Market della Capitale | Società 16_ Forno per tutti 17_ “Acqua e arsenico” 18_ Bellezza, talento e passione 20_ La pelle, specchio della salute Aspartame, questo sconosciuto 21_ Bus a piedi 22_ Al via la Messaggero School Cup 23_ Fantasia sportiva 24_ “Tsunami” solare Envisat | Focus 25 _ Dimensionamento delle istituzioni scolastiche 26 _ San Lorenzo contro il dimensionamento 28_ E’ sempre la solita storia | La nostra proposta 29_ Enoteca Ristorante Baccano | Arti & culture 30_ Marley” conquista il grande schermo My week with, Marilyn 31 _ “Isole”, una favola moderna 32 _ Carlo Bergonzi 33 _ Vamos a bailar Rock in Roma 34 _ Una mostra particolare 35_ La Roma nascosta “Cigni selvatici” 36_ L’Estate in Festa al Santa Cecilia 37_ “La Furia dei cervelli” | Modi & Mode 38 _ Aziende e pubblicità 39_ Il ritorno degli “orti di guerra” 40 _ La natura che guarisce Solo Sole 41 _ La “Chiesa delle Vele” 42 _ Fashion bloggers I Poo 43_ “Tv ludens, tra bisogno e abuso” | Assaggi & paesaggi 44 _ Brasile: voglia di vivere 45 _ Riviera Ligure di Levante 46_ Il lago di Bolsena (seconda parte) 47_ Mess-ciua | Liberamente 48 _ La Mentorella “Roma per Roma - Ilaria Alpi” | Post it 49 _ Frammenti d’estate Auguri 50 _ Bacheca Oroscopo

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Nuove Proposte |

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Tutto va ben, madama la Marchesa”!

Direttore Responsabile Luigino Borgia

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uesto ritornello, nato dalla fantasia di Paul Misraki, pseudonimo di Paul Misrachi (Istanbul, 28 gennaio 1908 – Parigi, 29 ottobre 1998), ha avuto origine da una ben nota storiella che qui riassumo brevemente: rispondendo al telefono, un compitissimo maggiordomo rassicurava la sua padrona che al castello andava tutto bene, a parte la morte del cavallo. Alla successiva domanda della signora, il domestico spiegava che la morte era avvenuta per asfissia durante l’incendio delle scuderie,

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ma, a parte questo, andava tutto a gonfie vele. Preoccupata la donna chiedeva come mai si fossero incendiate le scuderie sentendosi rispondere che l’incendio si era propagato dal castello in fiamme, ma, a parte questo, “tutto va ben madama la marchesa”. Ma perché l’incendio? Perché i vecchi mobili avevano preso fuoco da uno dei ceri accanto al catafalco del signor Marchese che si era suicidato il giorno avanti. Ma “a parte questo, tutto va ben, madama la Marchesa”. Sembra di trovarci in questa nostra Italia dove, prima dell’inizio dell’era del bocconiano Monti, si guardava con apprensione allo spread, si era creduto fino ad allora che la crisi fosse “un’invenzione” e ad altre simili amenità. Dopo l’avvento dei professori bocconiani, il panorama sembrava essersi notevolmente schiarito, la “cura dimagrante” proposta dal nuovo premier Monti (iniziando dai risparmi sugli sprechi della politica, passando per i superstipendi dei cosiddetti manager, per le inutili ed

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ingiuste pensioni d’oro ecc.) dava un alito di speranza ad una popolazione come quella italiana che non aveva visto avvicinarsi il baratro a causa del cervello intorpidito da vari programmi televisivi che facevano intendere che “tutto andava per il meglio”. Sì, la “cura dimagrante” c’è stata, ma sulla pelle dei poveracci, con l’aumento di tasse e cancellazione di diritti acquisiti dopo più di 50 anni di lotte e di sacrifici, e non, come sarebbe stato logico, eliminando gli inutili sprechi compiuti dalla “casta” in favore di se stessa e con la riduzione di stipendi e pensioni del valore non di semplice oro ma di quintali di splendidi diamanti. E la credibilità e la fiducia hanno nuovamente cominciato a lasciare il posto all’incertezza, alla paura, alle ingiustizie sociali, ai suicidi di chi non riesce ad arrivare a fine mese, al ricorso agli usurai (cravattari o strozzini, scegliete voi), e così via. Ma, a parte questo, “tutto va ben, madama la Marchesa”!


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’è dirigenza e dirigenza

Direttore Mario Russo

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enerali, colonnelli, o “graduati” di altro genere alla guida di ASL, ospedali o uffici pubblici. Alcuni sono assurti alle cronache e, purtroppo, non per meriti. Chiamati a rispondere, o a dare spiegazioni sul degrado, l’abbandono, la fatiscenza e l’inefficienza delle strutture da loro amministrate reagiscono, direttamente o indirettamente, con violenza, aggressività e, diciamolo pure, strafottenza. Arroccati nelle loro torri d’avorio, circondati da guardaspalle e “servitori” vari, interpretano alla meraviglia il ruolo di intoccabili. Ma ciò che indigna maggiormente è, innanzitut-

to, il fatto che a portare all’attenzione delle cronache questi fatti e personaggi debba essere una trasmissione televisiva e, soprattutto, l’assoluta mancanza di presa di posizione di chi potrebbe e dovrebbe intervenire. Non risulta che personaggi pubblici, politici o giustizialisti di turno abbiano espresso il benché minimo rammarico per episodi di questo genere. Ad essere indignata, invece, è sempre di più l’opinione pubblica, la “massa” di lavoratori che quotidianamente risponde del proprio operato, quell’utenza che paga e soffre per l’inefficienza e il degrado delle strutture dirette da questi personaggi. Questa, in molti casi, è la “dirigenza” in Italia alla quale, troppo spesso, non viene chiesto il conto delle sue “operazioni”. Ma le contraddizioni sono connaturate al nostro Paese e, per contro, ci sono “dirigenze” per le quali si moltiplicano oneri e responsabilità. Un caso di questo genere è la dirigenza scolastica. Per effetto, infatti, dell’applicazione della legge 111/2011 e del Piano di Stabilità, di cui parleremo in alcuni articoli di

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questo numero, molti istituti saranno dati in reggenza. Il che significa che non avranno più un Dirigente e un DSGA (Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi), ma dipenderanno da altri istituti. La tendenza, in nome del risparmio, è la creazione di megadirigenti alla guida di megaistituti. Peccato che, nelle condizioni in cui versa ormai la scuola, si faccia già fatica a dirigere e amministrare “piccoli” istituti. Il passo successivo sarà lo smembramento degli istituti sottodimensionati e l’accorpamento dei vari pezzi un po’ qua e un po’ là. Questo è quello che accade quando si comincia a pensare alla scuola come a un sistema di produzione e ai suoi risultati come “prodotto”. Quando si vuole guardare alla quantità e non alla qualità. Sicuramente la nostra scuola ha bisogno di una rivisitazione, ma non è certo con operazioni di taglio e cucito che le si potrà ridare dignità. È ora che i “parolai”, di ogni ordine, grado o colore, che nulla sanno di didattica o formazione la smettano di giocare con il futuro dei nostri figli.

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| In

primo piano

a laurea? Carta straccia per il Governo

I rischi della tentata abolizione del valore legale dei titoli di studio _ di Samir Hassan

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o scalpore destato dalla decisione del Consiglio dei Ministri di istituire una consultazione telematica sul valore legale del titolo di studio non smette di lievitare. Il sondaggio pubblico, deciso lo scorso 27 gennaio e chiuso il 24 aprile, è stato gestito per conto dell’esecutivo direttamente dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) ed ha confermato senza alcuna approssimazione un dato che già tutti si aspettavano: gli italiani (o meglio, il 75% della campionatura pervenuta) ritengono indispensabile il percorso universitario (dunque la certificazione di una laurea) per svolgere attività professionali. O almeno, questo sembrerebbe emergere. Esistono, tuttavia, una serie di elementi che muovono verso una problematizzazione sia del dato emerso, sia del significato intrinseco della consultazione. Da un punto di vista strettamente statistico, i partecipanti al sondaggio governativo sono stati all’incirca 15 mila. Una quota altamente irrilevante, quasi ridicola se viene considerato che le percentua-

li rilevate hanno assunto una valenza politica (nonché simbolica) di grande portata, al punto da dover essere un vero e proprio ago della bilancia su una questione di importanza siderale che interessa e coinvolge una collettività ben più numerosa delle 15 mila unità considerate. Da un punto di vista metodologico, ma anche squisitamente politico, sono state fatte notare alcune “stranezze” che hanno inciso, se non

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addirittura determinato, l’indirizzo e l’esito della consultazione. Alle 15 domande previste nell’intervista telematica, divise in 4 settori tematici, si poteva scegliere di rispondere barrando una delle tre risposte previste; di queste, si faceva notare in numerosi blog e siti di addetti al settore formativo, le prime due erano pressoché simili (e favorevoli all’ipotesi abolizionista formulata dal governo), relegando alla terza risposta una miscellanea di contrari, incerti o favorevoli con riserva impossibile da motivare. Tirando le somme, c’è da chiedersi quali stime possono cogliersi da queste premesse. Una domanda alla quale, destino beffardo, si risponde con almeno tre considerazioni. Prima di tutto la pericolosa volontà politica sottointesa dal CdM che, facendo leva su una consultazione che ha visto attivarsi solo 15 mila persone, avrebbe fatto pesare tale scelta su almeno 900 mila laureati (stando alla Banca dati del Consorzio di Almalaurea, comprendente 50 atenei italiani), senza contare gli iscritti alle nostre università non ancora laureati (pari quasi a 1 milione e 800 mila unità, fonte MIUR), ma soprattutto ricordando che non tutti i 15 mila intervistati sono laureati o “addetti” del mondo della formazione e della ricerca. Il che, ed è la sintesi di questa prima considerazione, evidenzia un vizio di pubblicità e informazione per un tema di grande interesse nazionale. Il secondo dato che merita di essere evidenziato è che la proposta della consultazione nasce dalla volontà di ridurre il gap che intercorre tra atenei pubblici e privati, tra atenei qualificati e meno rinomati, tra università con pedigree di lungo corso e nuove università telematiche, ovvero, nasce dalla volontà di appianare queste distanze abissali che attanagliano il già precario mondo delle univer-

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sità italiane. Scop o certamente apprezzabile, ma difficilmente raggiungibile partendo da una netta cesura quale l’abolizione tout court del valore legale del titolo di studio. Questa seconda motivazione si lega all’ultima che ci preme sottolineare. L’uso e l’abuso inflazionato del criterio meritocratico come perno centrale del sistema formativo, già da tempo sta consolidando una guerra fratricida tra chi cerca di rimanere a galla nell’oceano di precarietà in cui annaspa l’università italiana. Litigarsi le briciole che vengono stanziate sui tavoli del MIUR sembra oggi essere il contraltare cui sono destinati centinaia di migliaia di precari, siano questi destinati ad un futuro barcamenarsi negli ambiti accademici o semplicemente a sbarcare il lunario, a strappare il ben noto “pezzo di carta”. La verità intravista dietro la consultazione del CdM ci parla invece di un tentativo di fare a pezzi le già sommarie competenze acquisite nei nostri atenei, facendo il paio con la volontà di annullare ogni qualifica per ogni tipo d’impiego, oltre quelli relativi al settore accademico e professionale. Il tentativo, in sintesi, di aumentare la ricattabilità di potenziali futuri lavoratori, stretti nella morsa di un mercato del lavoro deregolamentato e di una formazione precaria dove non poter far valere neanche il proprio percorso di studi.


Roma & Co. |

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| Fatti

e misfatti

e cartelle della discordia

Equitalia: una valanga di ricorsi e diritti da far valere _ di Priscilla Rucco Buzzantro

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quitalia è una Società a controllo pubblico di cui lo Stato detiene la maggioranza assoluta con il 51% di azioni che fanno capo all’ Agenzia delle Entrate. L’ altro 49% appartiene all’ Inps. Il compito principale di tale Società è quello di incassare, per conto dello Stato, mediante l’ istituzione di propri servizi di riscossione, ormai esistenti in tutta Italia, i proventi delle entrate tributarie. Tale riscossione viene effettuata da Equitalia servendosi del servizio postale con plico raccomandato. Secondo la sentenza 349/35/11 della Corte Tributaria Provinciale di Milano, però, Equitalia non sarebbe abilitata alla notifica diretta delle cartelle esattoriali. La cosa, infatti, è per legge di competenza degli agenti addetti alla riscossione (polizia municipale, messi comunali). Questo vuol dire che, salvo contraria decisione di altra Commissione Tributaria in materia, tali notifiche possono essere impugnate eccependone la nullità.

Qualora , quindi, dovesse giungervi a casa mediante raccomandata una cartella esattoriale da parte di Equitalia, questa può, come detto, essere impugnata. Inoltre, secondo un’importantissima, quanto poco conosciuta, sentenza della Corte di Cassazione, la n° 3701 del 16 luglio 2007, sulle cartelle di pagamento riguardanti le violazioni del codice della strada, “non è dovuta la maggiorazione” (pari al 10% di interessi semestrali) di cui all’ articolo 27 Legge 689/81 che sistematicamente, invece, è presente nelle cartelle esattoriali notificate. Equitalia, comunque, preso atto della citata sentenza del 2007, fa sapere attraverso l’attuale direttore, Attilio Befera, che “non vuole chiedere somme non dovute”. Per questo rimanda l’effettivo compito di emettere le esatte cifre di riscossione al Comune di competenza. Alla domanda di dove siano andati a finire i milioni di euro incassati in questi anni con le maggiorazioni non dovute, (basti pensare che solo le cartelle riguardanti in-

frazioni stradali, rappresentano il 25/30% delle notifiche), la risposta appare fin troppo scontata. Equitalia, infatti, incasserebbe un compenso di riscossione, relativo anche alla maggiorazione apportata, mentre un’altra parte dei soldi andrebbe nelle casse comunali. Come se non bastasse, a tutto questo, si aggiunge il fatto che le innumerevoli richieste, da parte degli utenti, di ricevere maggiore chiarezza quasi sempre non trovano riscontro. Alle “vittime”, spesso, non rimane che ricorrere all’aiuto delle diverse Associazioni di Consumatori che mettono a disposizione competenti Avvocati per far valere i nostri diritti e ottenere giustizia.

’avvocato conferma La cartella esattoriale – nel caso di cui si discute può essere opposta e annullata _ di Michele Arditi di Castelvetere

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ormai pacifico che è illegittima l’applicazione della maggiorazione del 10% per ritardato pagamento prevista dall’art. 27 della legge 24 novembre 1981 n. 689. Quella norma, infatti, si riferisce a casi diversi. Solo nel caso in cui sia stata emessa una ordinanza ingiuntiva è legittima la pretesa. L’articolo 27 del C.d.S. dispone che: l’Autorità che ha emesso l’ordinanza-ingiunzione di pagamento procede alla riscossione delle somme dovute in base alle norme previste per la esazione delle imposte dirette…..salvo quanto previsto dall’art. 26 (che disciplina il pagamento rateale della sanzione), in caso di ritardo nel pagamento, la somma dovuta è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere da quello in cui la sanzione è divenuta esigibile e fino a quello in cui il ruolo è trasmesso all’esattore.

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Le sanzioni amministrative (alcune) ed in particolare quelle relative alla violazione del codice della strada possono essere opposte al Prefetto territorialmente competente. Questi, ove ritenga di non condividere l’opposizione e quindi di respingerla, ingiunge il pagamento con ordinanza. Questo è il caso in cui il ritardo nel pagamento della somma ingiunta comporta quella maggiorazione nella misura del 10% ogni sei mesi. Per fare la prova del nove, si consideri il disposto dell’art. 203 del C.d.S. che dispone che quando il ricorso al prefetto non è stato proposto e non sia stata pagata la sanzione (che se pagata entro i sessanta giorni è dovuta in misura ridotta) il verbale, in deroga alle disposizioni di cui all’art. 17 della legge 24 novembre 1981 n. 689, costituisce titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo della sanzione amministrativa edittale e per le

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spese di procedimento. Insomma, tale articolo prevede la sanzione per il ritardato pagamento nella misura del 50% del massimo della sanzione. E non possono essere aggiunte altre sanzioni perché non previste. Per la legge, una cosa è l’inottemperanza alla ordinanza ingiuntiva del prefetto, ed altra cosa è il mancato pagamento della sanzione amministrativa. Infatti non può essere fatta “una multa sulla multa” Questo è stato il ragionamento seguito dalla Cassazione dettando il principio secondo cui “alle sanzioni, come nella specie stradali, si applica l’art. 203 C.d.S., comma 3, che, in deroga alla L. n. 689 del 1981, art. 27, in caso di ritardo nel pagamento della sanzione irrogata nell’ordinanza – ingiunzione, prevede, l’iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale e non anche degli aumenti semestrali del 10%”.


Fatti

e misfatti

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olitichese e truffe legalizzate

L’antipolitica come risposta al senso smarrito della politica _ di Alberto Pellè (www.albertopelle.it)

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’alto senso civico della Politica, nato a sostegno della Civiltà, dell’Economia, del Bene Sociale, quell’arte sublime accompagnata da autorevolezze garanti lo sviluppo autentico delle persone, dov’è andato a smarrirsi? Insieme a quel sistema sostenibile insegnato e studiato sui libri, rincorso e acclamato da sempre? Il senso civico attuale è ben altro dalla Politica. Vi si materializzano costantemente scappatoie da processi giudiziari, giganteschi sperperi tra le impoltronite caste del parlamento, del Quirinale e così via, in un coro di corruzione “democratica”. Sperperi che eliminati salverebbero le centralità di un Paese quali Cultura, Sanità, Giustizia, posti di lavoro, il debito pubblico. E pensare che la gigantesca dispersione economica, sottratta alle serie necessità dei cittadini, è causata da pochi ingordi in nome del risanamento della spesa italiana. Ipocriti che, tra aberranti affermazioni e manovre facilone imposte solo agli altri, si celano dietro scorte armate, immunità, lussi vari. Lì, da lustri, con quel fare impacchettato di bon-ton a stringere il vessillo di un ambiguo patriottismo. Altro che “salva Italia”! È stato tradito, svenduto all’asta di turno, l’intero Paese con gli italiani. Il “nuovo governo tecnico”, è salito in Parlamento giacchè quello precedente boicottato da tutto il mondo, aveva fatto gravemente perdere credibilità al Paese. Ma ora, il primo partito dello stesso Governo, appoggia quello attuale. Cosa ci si può, quindi, aspettare? Riguardo all’altalenante spread, allo spaventoso debito pubblico, alla nuova crisi annunciati a raffica attraverso i media, credo siano una colossale truffa legalizzata del secolo, poiché fondamentalmente speculativa. Dal finto benessere degli anni ottanta, certamente da rivedere, si è passati a prendere mano con i giganteschi tagli indiscriminati

sociali ed economici. Infatti, i fiumi di soldi ricavati dagli enormi tagli ai cittadini comuni e dalle tasse sempre più al rialzo, dove vanno a ingurgitarsi? Se ci fosse la crisi così paventata, come mai si trova denaro che da alcuni miliardi iniziali lievita a dismisura in corso di grosse opere? Che dire della “crescita”, quando in nome di essa si è tolto il futuro conquistato degli anziani attraverso il vile massacro delle pensioni, e della vita, mentre aumentano a dismisura la disoccupazione e lo sfruttamento giovanile? Dov’è il ricavato dovuto ai violenti tagli solo nelle cinque manovre

del 2011? Una cosa è certa, si stanno attuando tagli scellerati quando l’enorme scippo torna a essere sperperato da chi ha creato la crisi. Come le banche centrali, le multinazionali, le lobbyes. L’economia si è come trasformata in un rettile gigante, che è privo nel cervello della parte limbica, quella deputata alla coscienza, dove l’unico obiettivo fa capo al profitto. La macchina dell’uomo sta rendendo l’uomo come macchina. Ci si è così adeguati a un raffazzonato consenso, a discutibili favoritismi più che al senso costruttivo collettivo. Esempio ne è una società allo sbara-

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glio, con servizi scadenti nonostante siamo tra i Paesi con maggiore pressione fiscale. Si inveisce poi contro l’anti politica, senza voler prendere atto che essa germoglia quando si è smarrito e si vuole recuperare il senso autentico della politica, trasformatasi appunto in quel fare distante politichese dilagante in cui gli italiani non si riconoscono. Dunque è l’anti politichese che è più diffuso nella popolazione, giacché sono diffuse nei partiti la concussione e la corruzione, sostituitesi nel quotidiano ai sani valori: quelli specifici, in quanto specificano, appunto, l’essere umano dagli altri esseri infraumani. Vanno allora ricostituite l’etica, l’autorevolezza, le capacità culturali reali delle persone che vanno ad amministrare la cosa pubblica, che non è propria. Non di meno i cittadini vanno responsabilizzati, rieducati al senso civico e ai doveri nella collettività. Come occorrono tecnici accreditati nei vari settori della politica. Restituire alla popolazione il mal tolto dalle caste e abbattere la loro spesa insieme all’immunità parlamentare. Gli stipendi dei politici e dei dirigenti vanno equiparati a quelli dei cittadini, mentre dal denaro pubblico nulla deve andare a chi è già benestante. Legislature e mandati devono essere limitati nel tempo e non rinnovabili, proprio per evitare sistemazioni a vita nei palazzi del “potere” tra colossali sperperi, vizi e deliri d’onnipotenza. La Storia è testimone di sfaceli. Come nel non lontano Novecento, quando subentrò la dittatura in cui il popolo s’identificava e che portò la guerra. Essa però condusse alla catastrofe e alla guerra. I partiti, di qualsiasi natura e colore, così stagnanti, autoreferenziali, ripetitivamente lontani dall’alto scopo della politica quanto contrapposti al bene comune, non hanno più senso di esistere in un Governo di vera Civiltà: patrimonio di tutti. Questa è la strada che porta all’Umanesimo che non è nulla di astratto, ma è la premessa per una società più giusta, più libera, più armonica.

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| Diritto

e legalita’

yberagonia del diritto d’autore

Le nuove frontiere anticopyright per la libertà e il progresso della “rete” _ di Gennaro Francione

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o n o stato invitato al convegno di Cosenza dall’avv. Angelo Greco il quale dopo 11 anni ha riscoperto la mia sentenza anticopyright dedidacandole un bell’articolo nel portale “La Legge per Tutti”. Nel 2001 in veste di giudice penale del Tribunale di Roma emisi quella che venne definita sentenza anticopyright. Assolsi quattro venditori di cd extracomunitari per stato di necessità (fame), avendo rilevato un danno sociale in concreto inesistente per il limitato numero di copie vendute e per analogia con la diffusione anticopyright dell’arte libera e gratuita in rete. Tutti compravano e comprano cd per strada, tutti scaricavano e scaricano musica e altro dalla rete col peer to peer e condannare a 8 mesi quei poveracci mi sembrava davvero ingiusto. Per quella pronuncia di assoluzione fui deferito al Consiglio Superiore della Magistratura dall’allora ministro della Giustizia Castelli, per poi essere dal Csm “pienamente prosciolto perché la sentenza era perfettamente corrispondente a legge”. A Cosenza più che un convegno c’è stato un autentico scontro sempre con grande fair play tra opposte visioni in materia. Si sono levate varie voci di apertura alle nuove visioni del diritto d’autore versus altre più moderate: da una parte l’avv. Angelo Greco, già noto per i suoi scritti in materia di diritto d’autore e diritto della rete, direttore del portale www.laleggepertutti.it; l’avv. Fulvio Sarzana, blogger e avvocato noto in materia di copyright e diritto della rete; l’avv. Guido Scorza, avvocato, giornalista e famoso blogger in materia di copyright e diritto della rete; Marco Ciurcina, rappresentate del partito pirata italiano, intervenuto in videoconferenza al convegno. Dall’altra la dott. ssa Tiziana Scarpelli, Sostituto Commissario Polizia di Stato, della sezione Polizia Postale e delle Comunicazioni di Cosenza; il

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dott. Filippo Gagliano, direttore della sede materialmente guadagna ad es. col vendere S.I.A.E. di Napoli, competente per la zona comunque il prodotto confezionato o deCampania, Calabria e Molise; l’avv. Leo- gradato, con l’esecuzione dei suoi pezzi, col polodo Lombardi, attualmente presidente ricevere dal server una percentuale in rapnazionale dell’Associazione Fonografici Ita- porto al tempo necessario a scaricare la sua liani. opera e così via. Ritornando alla sentenza anticopyright, in Sintetizzando, il motto del copyright, in un veste di paladino delle nuove frontiere di- certo senso “ricatto legalizzato” della old gitali, ho sottolineato nel convegno la mia economy, è: “Prima paghi e poi leggi, ascolvisione di artista d’avanguardia che ritiene ti la musica, vedi il film”. Il motto dell’antipraticamente pressoché scomparso il diritto copyright, invece, autentico potlach ovvero d’autore grazie alla nuova tecnologia d’in- dono vicendevole della new economy, è: ternet. Reputo che l’opera d’arte non sia “Prima leggi, ascolti, vedi e poi, eventualdell’autore ma dell’Umanità, da cui l’artista mente, acquisti”. La verità è che la rete e il ricava tutti i materiali, pur riconoscendogli mondo sono già anticopyright. La speranza una paternità morale e un limitato diritto di è che il legislatore possa adeguarsi, altrimensfruttamento commerciale. ti i magistrati, a noi fruitori liberi di arte e In questa strategia sono andato oltre le cultura, ci mandano tutti in galera. Anche Creative Commons, che rappresentano una se per la verità non basterebbe l’intero contiriforma parziale del diritto d’autore conser- nente australiano per contenerci tutti! vatore attuale ma non risolvono i problemi di fondo. Le licenze CC. Sono, comunque, (Altre informazioni su: http://www.antiarte. sottoposte alla volontà dell’autore che po- it/eugius/sentenza_anticopyright1.htm) trebbe anche non rilasciarle. Nell’anticopyright, invece, all’autore “va imE’ recentemente uscito il saggio No Copy, No party (Meposta la diffusione libera morie e rivoluzioni del giudice anticopyright). Francione e gratuita delle sue opere ricorda quella sentenza che sconquassava il diritto d’autonella Cyberteca Univerre, prendendo atto che è stato travolto dalla nuova tecnosale” salvo a lucrare per logia. Ci spiega in maniera chiara e scorrevole, anche per quanto può sul prodotto i non addetti ai lavori, la sua rivoluzione anticopyright in confezionato. nome di una proprietà intellettuale ridotta ai minimi terCome funziona l’anticopymini, in quanto non più patrimonio del singolo ma all’oriright? Praticamente finisce gine dell’intera Umanità. Alla fine il libro è un inno per il ricatto del prodotto artiuna costituzionale arte libera e gratuita per tutto il mondo stico che può essere utilizsul modello dilagante di internet. zato solo pagando. L’arte è di tutti! http://www.arduinosacco.it/product.php?id_product=552 Con l’anticopyright, se hai i soldi, paghi il mio prodotto confezionato (ad es. libro cartaceo). Se hai pochi Un convegno si chiude e un altro è alle porte stavolta nella soldi, paghi il prodotto decapitale. gradato (dvd, cd, dischetIl convegno (gratuito) sulle “Nuove frontiere del diritto to etc.). Se non hai soldi, d’autore” si terrà a Roma il 20 giugno 2012 presso la usufruisci gratuitamente Sala Convegni della Chiesa Valdese di Roma - Via Pietro della mia opera in rete. Cossa 42 (ore 14.30 / 19.30) Ciò grazie alla cyberteca Organizzatore è l’associazione LA TUTELA DEI DIRITuniversale dove ogni autoTI, CENTRO NAZIONALE STUDI E RICERCHE SUL re è tenuto a depositare e DIRITTO DELLA FAMIGLIA E DEI MINORI. Intervermostrare la sua opera. ranno Gennaro Francione e l’avv. Matteo Santini. E l’autore guadagna? 5 crediti formativi Certo che guadagna: in primis il vero profitto per Per info e prenotazioni www.dirittodellafamiglia.com l’autore è veder diffusa la sua opera ma poi anche

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Scuola |

uturo digitale della scuola

Piano di digitalizzazione, lavagne interattive nelle classi, ipad tra i banchi. Ma è veramente la fine del caro vecchio libro di carta? _ di Daniele Sagnotti all’avvio di percorsi di sperimentazione. Un’iniziativa questa, che si inserisce nel piano delle attività dell’Agenda europea, ed in quello di azioni, promosse dal governo italiano, per implementare l’alfabetizzazione digitale. Obiettivo del governo è quello di creare una cultura sempre più “liquida”, in grado di passare da un supporto tecnologico fino al suo naturale stato cartaceo. A seguire le indicazioni euro-

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ari genitori … ma soprattutto cari studenti, la scuola oggi vi chiede di dimenticare il vostro amato libro, fatto di carta, magari ingiallito, strappato, evidenziato, oppure immacolato. Prendete invece il vostro ipad, ed aprite l’applicazione “scuola”! Scegliete ora uno dei vostri testi scolastici e leggete, sottolineate, condividete, ascoltate, ripetete, twittate, insomma studiate, la vostra scuola è da oggi digitale! Chissà che a breve non ritroveremo un messaggio simile sulla home page del Ministero dell’istruzione italiano. Per ora si stanno muovendo i primi passi della storia digitale della scuola italiana. In Lombardia il prossimo anno i testi scolastici digitali saranno realtà, il Miur propone iniziative e progetti, e gli insegnanti si innamorano della lavagna multimediale. Il futuro è questo? Cerchiamo di capire se questo infante digitale diventerà un adulto. La scuola italiana sembra lanciata verso un futuro digitale. E’ il ministero dell’istruzione università e ricerca a fare da apripista. Il Miur prosegue infatti il suo “Piano Scuola Digitale”, per la diffusione della didattica digitale. Oltre al varo obbligatorio, per il prossimo anno scolastico, della forma mista, libro di cartadigitale, il ministero ha avviato la sua azione denominata “Editoria Digitale Scolastica”. Un piano che prevede l’acquisizione di veri e propri prototipi di editoria digitale, il tutto attraverso il mercato elettronico della pubblica amministrazione. Si tratta di un progetto mirato

pee e nazionali sono ovviamente anche le Regioni. La prima a cavalcare l’onda digitale nel settore scuola italiano è la Lombardia. E’ notizia ancora fresca la nascita dell’iniziativa “Generazione Web Lombardia”, presentata lo scorso 20 aprile dal governatore della regione lombarda Formigoni. In pratica, l’iniziativa prevede un accordo tra la regione e gli istituti scolastici lombardi, con l’assegnazione di 250 euro a ciascuno studente per l’acquisto di un dispositivo multimediale, oltre a 1.750 euro per l’acquisto di un dispositivo d’aula come le lavagne interattive multimediali (LIM). In sostanza, tablet o pc portatili, vengono acquistati dall’istituto scolastico e concessi in uso agli studenti. Una iniziativa questa, finanziata per 4 milioni dal Miur, e riservata a quelle scuole

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che “abbiano già deliberato entro il 31 Maggio 2012, l’adozione di soli libri digitali e materiali didattici interattivi, abbiano infrastrutture tecnologicamente adeguate, come banda larga e wi-fi, e dispongano di docenti esperti nell’utilizzo di strumenti informatici”. Ma questi “docenti digitali” esistono veramente in Italia? Una risposta arriva dall’Eurisko, che su commissione dell’editore Pearson, sta conducendo la prima ricerca sull’utilizzo di uno strumento principe dell’azione digitale scolastica: la LIM, lavagna interattiva multimediale. L’introduzione della Lim, segnala la ricerca Eurisko, è iniziata nel 2006, ma è solo negli ultimi due anni che il numero di dispositivi negli istituti italiani è aumentato in modo significativo. “A settembre – afferma il ministero dell’istruzione – le lavagne interattive erano quasi 30 mila”. A queste vanno aggiunte le Lim acquistate direttamente dalle classi, senza passare dal Miur. Una novità, quella della Lim, che sembra entusiasmare i docenti italiani. La maggior parte di loro (il 70%), qualunque sia il grado di digitalizzazione, usa aggettivi positivi per descrivere la propria esperienza con la novità tecnologica. Solamente il 30% degli insegnanti esprime paura e preoccupazione. Ma cosa porta di positivo questa novità? I docenti affermano in coro: la lavagna interattiva catalizza maggiormente l’attenzione degli studenti. Ma non mancano le problematiche. Prima tra tutte la formazione: il 91% dei docenti dichiara di aver partecipato a dei corsi di apprendimento, ma il 79% vorrebbe farne altri, perché sente il bisogno di prepararsi meglio all’uso dei dispositivi. Infine il libro; la carta sembra davvero destinata a sparire? Per ora i primi timidi segnali arrivano da Zanichelli. Il celebre editore italiano ha messo in catalogo quattordici titoli scolastici digitali, di cui tre per le scuole secondarie di 1° grado. Lo studente che acquisterà il libro di carta avrà in omaggio l’applicazione con lo stesso volume da scaricare in versione per ipad o android. Il panorama rimane quindi complesso e variegato. Di certo, l’istruzione “analogica” non andrà presto in pensione, e a dirla tutta probabilmente non ci andrà mai. L’auspicio è che possa aiutare a crescere una sorta di sua “dolce metà”, quella digitale.

Giugno ‘12 | Nuove Proposte


| Roma & Co.

To Rome with love’, (mica tanto…)

Roma, una fantastica città delle banalità nel film di Woody Allen _ di Piero Ambrosi

tengono è più comodo per tutti, anche per noi. Quanti sono quelli che si sforzano nel comprendere che gli altri popoli hanno una varietà di comportamenti, una ricchezza di lineamenti e di prodotti originali, che sfuggono agli standard di valutazione che ad esempio abbiamo nei confronti degli asiatici, dei portoghesi, degli stessi americani. Avere con noi

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a fatto discutere a Roma (e non solo) l’ultima opera di Woody Allen, ‘To Rome with love’, per l’immagine, si passi il termine, ammaccata, oltreché cafona, impressa alla Capitale e ai suoi residenti. A me è venuta subito in mente la coda dei più alti rappresentanti delle istituzioni romane e laziale, l’estate scorsa, davanti al set del genio newyorchese, l’inevitabile affaccio sui Fori dalle terrazze del Campidoglio, il tributo multiforme e meritato alle qualità di uno dei più grandi artisti contemporanei. Però, stavolta, Woody ci ha deluso. E non è un semplice giudizio sulle quattro novelle stereotipate che caratterizzano il film. Non reggono le repliche del vigile urbano de’ noantri nel paragone con il pizzardone di Piazza Venezia immortalato da Alberto Sordi; né quelle del viaggio di nozze nella città eterna di residenti della profonda Provincia, con la tara, chissà perché, dell’ignoranza e della grossolanità. Ma in genere tutto il clima che si respira durante la proiezione ha un qualcosa di scontato, di artefatto, perfino di banale. I rilievi ad Allen rinviano all’essersi accontentato, lui, re dell’’umorismo psicologico, dell’ennesima cartolina di un ‘made in Italy’ datato e malinconico. E sia. Ci sono però anche altre cose più apprezzabili, a partire dalla conferma di Roma-set naturale e privilegiato del mondo del cinema. Dai tempi della Titanus e dei kolossal sulla

Nuove Proposte | Giugno ‘12

Roma imperiale, alla ripresa di Cinecittà negli anni ’50 e ’60, i registi americani e italiani hanno avuto sempre un ruolo centrale nel coniugare il fascino delle bellezze antiche e la ripresa di una Capitale e di una Nazione dopo le rovine della guerra. Dal capovaloro di Wyler ‘Vacanze romane’, con Peck e la Hepburn che scorazzano sulla Vespa nel tridente del Centro Storico, alle riprese di ‘Cleopatra’ di Mankievicz, con la premiata ditta Burton-Taylor ad infiammare i rotocalchi sull’attualità delle passioni d’amore, Roma accresce fama ed attrazione. E qualche prezzo, in termine di ritualità e finzione, lo deve pur pagare. D’altronde, in anni recenti, anche l’immagine che usciva da ‘Mangia prega ama’, con l’incantevole Julia Roberts, era quella del Paese del dolce far niente, con un ladruncolo dietro l’angolo ed un popolano dal dialetto vibrante a servire i soliti turisti ingenui tra le magnificenze secolari. Facciamo bene allora a risentirci, ma con moderazione. Perché non è infallibile neppure l’occhio degli altri. Perché è più facile rimanere alla fotografia e non scavare dentro il vissuto di un popolo. Perché conservare la fissità delle culture che non ci appar-

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| Roberto Benigni

il ‘bignami’ delle culture altrui, serve forse a dare credito alle nostre certezze, ma non a renderci conto di come stanno le cose. E infine, domandiamoci pure se ci sia qualcosa di vero nella fotografia che ci scattano quelli come Woody Allen. E forse scopriremo che nell’era della comunicazione globale non abbiamo bisogno nemmeno dei messaggi pomposi da ‘Istituto Luce’. Dirci da soli quanto siamo bravi e quanto siamo belli ci rende soli ed antipatici. C’era più umanità e voglia di riscatto nella Roma delle baracche di ‘Brutti sporchi e cattivi’, che in tante melense produzioni domestiche, la cui lodevole ambizione di un’ampia distribuzione commerciale era inversamente proporzionale ai loro contenuti. L’invito a migliorare vale sia per chi ci guarda che per noi che rimaniamo a Roma, convinti che anche ‘To Rome with love’ farà tornare non pochi spettatori dalle parti del Colosseo.


Roma & Co. |

TL e gincane pedonali

San Lorenzo tra notti brave e pericolo quotidiano _ di Priscilla Rucco Buzzantro

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inalmente l’estate e con essa la fine dei corsi scolastici, il caldo torrido e la voglia di uscire, di divertirsi e di fare tardi. Ragazzi e non, che si riversano nelle zone maggiormente frequentate della Capitale. Nuove Proposte ha preso in considerazione la zona del III municipio più vissuta sia di giorno che di notte: San Lorenzo. Ed è proprio per la previsione di maggior affluenza che la giunta capitolina ha deciso di tutelare i residenti con l’ attivazione per ben quattro giorni a settimana, da maggio, delle ZTL Mentre durante l’ inverno i varchi del III municipio sono attivi solo il venerdì e il sabato, per l’estate l’attivazione è stata intensificata e i giorni interessati nei quali sul display in ingresso comparirà la scritta “Varco Attivo” andranno dal mercoledì al sabato. L’ ingresso sarà consentito solo ai residenti e alle categorie autorizzate. Per quanto fastidiose, soprattutto per i frequentatori della movida per i gestori di pub e locali, le ZTL permettono ai nu-

merosissimi residenti del quartiere, di limitare fastidi legati alla viabilità, considerata l’inesistenza di parcheggi e le auto lasciate in seconda a terza fila. Anche se, secondo i residenti del quartiere, il vero problema sarebbe un altro: la segnaletica. Questa, infatti, in alcune frazioni di San Lorenzo risulterebbe assolutamente insufficiente e, in alcuni tratti, addirittura inesistente. Segnaletica inadeguata, guida spericolata, mancanza di rispetto delle regole del codice stradale, prime fra tutte la velocità nei centri abitati e la sosta selvaggia, diffusa ovunque nella Capitale, rendono invivibile il quartiere e pericolosa la circolazione. Un problema, quello della viabilità, che non riguarda solo i residenti e i lavoratori di questo quartiere, ma anche gli studenti universitari de “la Sapienza”. A Piazzale del Verano, dove ci sono numerosissimi capolinea degli autobus quotidianamente, i malcapitati di turno, rischiano la propria vita nell’attraversamento della

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| Via dei Reti zona per l’assenza di strisce pedonali e di una segnaletica adeguata. Una situazione che si ripete, in maniera anche più tragica, nell’area dello Scalo di San Lorenzo dove, studenti e non, si trovano a camminare in mezzo agli spartitraffico e ad attraversare la zona come una corsa ad ostacoli. Inutili le richieste inviate al III municipio. Fino ad oggi nessuno è intervenuto, nonostante sia trascorso già qualche mese dall’incontro con il presidente del circolo di “Futuro e Libertà” in cui era stata promessa una tempestiva e significativa risoluzione del problema.

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cuole Onlus(so)

Istituti che “millantano” rimborsi totali dallo Stato per le rette versate _ di Priscilla Rucco Buzzantro Mario Russo

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gni anno sono tante le famiglie che, per i loro figli, scelgono una scuola paritaria piuttosto che pubblica. Le motivazioni possono essere diverse: un’offerta formativa più valida, un ambiente diverso, maggiore flessibilità (e qualche volta “accondiscendenza”). Un’opportunità prevista dalla nostra legislazione, che rientra nell’esercizio della democrazia e garantisce, o almeno dovrebbe, il pluralismo culturale. Molte di queste scuole, sicuramente, svolgono il loro ruolo in linea con le finalità e gli obiettivi sanciti dallo Stato e nel pieno rispetto delle “regole”. Il problema spesso deriva dall’ente od organizzazione che gestisce (quindi amministra) alcune di queste scuole. Alla nostra redazione sono giunte diverse segnalazioni, riguardo alcuni istituti paritari, dalle quali emergono non pochi dubbi. Qualcuno, forse per accaparrarsi qualche “cliente” in più, promette cose che poi non trovano assolutamente riscontro.

Nuove Proposte | Giugno ‘12

Ci riferiamo, in particolare, a un istituto paritario della zona Prati, attivo da più di 30 anni e, da quasi 10 gestito da una Onlus, ovvero un’Organizzazione non lucrativa di utilità sociale. E proprio qui emerge qualche contraddizione. L’utilità sociale, intanto, dovrebbe essere riferita a persone in “disagio” e poi non dovrebbe “pretendere” corrispettivi fissi e continuativi dai propri “utenti”. Ma la cosa più strana, la vera anomalia, sta nel fatto che la scuola in questione, proprio in quanto facente capo a una Onlus promette il rimborso pressoché totale, da parte dello Stato, delle rette corrisposte per la frequenza scolastica. Prendiamo come riferimento l’iscrizione e la frequenza all’ultimo anno del liceo classico. La spesa a cui si andrebbe incontro è di 6000 euro. Tra maggio e giugno dovrà essere versata la somma di 500 euro, come prima parte dell’iscrizione (diciamo per fermare il posto). All’inizio dell’anno scolastico andranno versati altri 500 euro, per completare la pratica. Durante l’anno si dovranno poi versare le rate vere e proprie per la frequenza e coprire i restanti 5000 euro. In questo bisogna dire che l’istituto agevola le famiglie garantendo una buona flessibilità. È possibile, infatti, pagare la restante cifra diluendola fino a sette rate ciascuna di circa 715 euro. Fin qui tutto a posto: vengo a scuola e pago. L’anomalia sta nel fatto che la scuola promette che i 5000 euro delle rate potranno essere recuperati totalmente nel momento in cui si presenta la dichiarazione dei redditi in quanto contributo per attività didattiche a una Onlus. In pratica l’unica cifra che alla fine dei conti verremmo a pagare sono i 1000 euro dell’iscrizione che non sono recuperabili. È proprio questo che viene asserito ed è quanto

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ci è stato confermato dai contatti avuti con la segreteria: 5000 euro ci verranno restituiti dallo Stato. L’offerta appare alquanto appetibile, peccato che le cose non stiano proprio così. Ammesso, infatti, che le quote versate vengano fatte risultare come donazioni alla Onlus (cosa che ad onor del vero non sarebbe anche perché se si ritardano i pagamenti si riceve una lettera di sollecito con la quale si è invitati a corrispondere al più presto quanto dovuto), stando a quanto ci risulta, solo una minima parte di queste può essere recuperata. Per fugare ogni dubbio, comunque, abbiamo consultato un accreditato Dottore Commercialista, al quale abbiamo chiesto se fosse reale un rimborso delle spese così alto. Ebbene, ci è stato risposto che “per le erogazioni liberali alle Onlus d’importo non superiore ad euro2.065,83, spetta la detrazione d’imposta del 19%. In alternativa per le erogazioni effettuate alle Onlus e alle associazioni di promozione sociale, è prevista la possibilità di dedurre le stesse dal reddito complessivo”. In poche parole, un rimborso delle spese, essendo l’Istituto una Onlus, viene effettuato, ma la cifra è ben lontana da quei 5000 € di cui parlano. Stando a quanto emerge, secondo un noto avvocato al quale abbiamo presentato il caso, ci sarebbero addirittura gli elementi per denunciare la scuola. A tutto questo c’è da aggiungere che, presumibilmente, lo stesso Istituto, facendo capo a una Onlus, avrà un trattamento fiscale al quanto agevolato. E se si pensa che l’istituto, oltre al Liceo Classico, ha anche lo Scientifico e il Linguistico e che, solo per il Classico, per l’ultimo anno, ci sono tre sezioni, possiamo immaginare quanti studenti e quante “agevolazioni” abbia questa scuola.


Roma & Co. |

l Farmer’s Market della Capitale

Il mercato della vendita diretta produttore-consumatore _ di Andrea Colantoni

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ella splendida cornice del Circo Massimo, a via San Teodoro, dove una volta c’era il mercato del pesce ebraico, attualmente si svolge in tutti i fine settimana il “Mercato libero” della Capitale. Inaugurato nell’Ottobre 2009, il “Mercato Campagna Amica” del Rione Campitelli, ha la peculiarità di trattare tutti prodotti genuini e provenienti dalla campagna romana. Questa attività consente di acquistare prodotti in modo sostenibile e responsabile, comprando prodotti agricoli di stagione, sempre freschi perché provenienti dalla regione Lazio. “Il mercato degli agricoltori, dall’inglese farmer’s market, è un luogo dove i produttori agricoli vendono direttamente ai consumatori i loro prodotti” ci spiega uno degli organizzatori del programma del Mercato. Ovviamente non tutti i generi alimentari si possono sempre acquistare. Visto che “tutti gli articoli in vendita sono coltivati dagli stessi produttori che li espongono e si tratta di produttori che vengono dalla campagna laziale o

da aziende agricole limitrofe, questi offrono quello che il territorio è in grado di produrre nei diversi periodi”. Può capitare, infatti, che per un intero anno non siano disponibili determinati tipi di frutta e verdura. Questo dipende dal fatto che l’agricoltura è legata ai cicli stagionali del luogo di produzione. Ma quello che rende speciale e di esempio questo mercato che fa rivivere le abitudini di una volta, sono le molteplici offerte di frutta e verdura di stagione, il latte appena munto e offerto nella bottiglia di vetro e, oltre all’uso di sacchetti biodegradabili, la consegna a domicilio in bicicletta per non inquinare. Per i più piccoli vengono organizzati dei corsi di educazione alimentare e, infine, è possibile degustare i prodotti appena comprati nell’area vicina al mercato appositamente arredata con gazebi e panchine. In più è nata un’iniziativa tra il “Mercato Campagna Amica” e alcuni ristoranti di Roma e del Lazio chiamata “Ristoro km 0”, consiste nell’assaporare prodotti del territorio,

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| Il Mercato Campagna Amica che dal campo arrivano direttamente sulla tavola, perciò genuini, naturali e sicuri. Tutto questo si svolge in pieno centro a Roma e come tutte le iniziative sane, intelligenti e buone non viene portata alla cronaca della città, il “Mercato Campagna Amica” è un’occasione per tornare indietro nel tempo, assaggiare prima di acquistare qualsiasi prodotto, conoscere la storia dei prodotti all’interno dell’area e mangiare sano, cosa assai rara ai giorni nostri.

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| Curiosità

orno per tutti Nel quartiere della Garbatella ritornano i forni sociali _ di Valerio Zannetti

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ei periodi di crisi, si sa, c’è sempre un ritorno al passato. Tutto quello che era stato riposto in un cassetto torna a galla. Il ritorno di mode superate, il ritorno a stili di vita di un tempo e, soprattutto, il ritorno dell’arte di arrangiarsi attraverso la manualità. Tante le arti e i mestieri che nel corso del tempo sono stati messi da parte per fare spazio a nuove tecnologie e a nuovi lavori. Eppure, in momenti come questi, si sente la necessità di rispolverare quello che prima era parte integrante della vita quotidiana, anche un semplice mestiere. Secondo sondaggi fatti negli ultimi anni, gli italiani risultano essere a corto di manovalanza, vuoto che spesso viene colmato da chi arriva nel nostro Paese senza pretese, senza vita e con la semplice voglia di fare. Eppure adesso qualcosa si sta smuovendo, ritorna il mestiere del panettiere. Una cultura millenaria, fatica e sacrifici costanti per creare un bene di consumo necessario e sempre

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presente sulle nostre tavole. L’idea degna di nota è quella dei “forni sociali”, dove persone riunite in cooperazioni, come un tempo, mettono a disposizione le proprie conoscenze per insegnare gratuitamente uno dei mestieri più antichi del mondo. Lo si può scegliere per passione, per necessità o per “imparare l’arte e metterla da parte”. Il punto di partenza di questi movimenti cooperativi nasce proprio durante la rivoluzione industriale, per far fronte agli sbalzi economici del periodo.

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Il fine ultimo non è l’acquisizione di capitale, ma la mutualità: infatti i redditi di una cooperativa vengono quasi tutti reinvestiti per portare avanti la stessa. Una sorta di autofinanziamento che le permette di continuare a vivere. Quindi, in poche parole, si parla di una libera collaborazione di più persone per il raggiungimento di un fine comune attraverso un aiuto reciproco che assicuri parità di diritti e doveri. Ecco che a Roma, nel cuore di uno dei quartieri simbolo della romanità, la Garbatella, sta per nascere (fine maggio, inizio giugno), uno dei primi forni sociali della capitale, dove poter imparare non solo l’arte del pane, ma anche poter usufruire del forno per cucinare qualsiasi cosa: dalle pizze, alle tagliatelle o alle crostate. Largo, allora, alla creatività, all’iniziativa e al ritorno della manualità. Perché ognuno trovi la propria arte e nuove strade da poter intraprendere, risparmiando, perché no, anche sulla bolletta del gas.


Ambiente |

Acqua e arsenico” Salute a rischio in molti Comuni del Lazio per l’alta concentrazione di questo elemento nelle reti idriche _ di Valeria Canè Angelo Colombini

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’acqua è un bene prezioso, si sa, e la sua salubrità è una condizione indispensabile per la vita e per la crescita umana integrale. Durante il percorso naturale che dalle profondità della terra la porta fino al nostro rubinetto, si arricchisce di numerosi elementi chimici in forma di ioni di diversa natura e di sali minerali a seconda della geologia dei terreni attraversati. Questi elementi sono indispensabili per il nostro organismo in quanto favoriscono le funzioni metaboliche, ma quando sono presenti in concentrazioni troppo elevate possono produrre effetti deleteri. Il problema scuote la scienza e la coscienza: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono due milioni all’anno le morti attribuibili alla cattiva qualità dell’acqua consumata. Il Beato Giovanni Paolo II lanciò, già nel 1990, un accorato appello sull’«urgente necessità morale di una nuova solidarietà riguardo alla crisi ecologica» e sull’uso corretto delle risorse naturali, appello ribadito in occasione del 3° Forum mondiale dell’acqua (Kyoto, 2003) dalla Santa Sede, con il documento Water, an essential element for life. La normativa italiana, conforme a quella europea, disciplina il campo delle acque potabili e definisce anche i criteri ed i parametri analitici (i valori massimi e gli intervalli in cui devono rientrare le concentrazioni chimico-fisiche e batteriologiche) ai quali un’acqua deve sottostare per potere essere definita potabile. Tra i principali elementi che contaminano la purezza delle acque vi sono sicuramente i nitriti, i nitrati, i trialometani, il benzene, il cromo, il piombo ed infine l’arsenico.

Il contenuto di arsenico nell’acqua aumenta laddove l’acqua permea lungo il suo percorso attraverso rocce vulcaniche, aree geotermiche e depositi alluvionali ed è per questo motivo che le Regioni con il maggior numero di Comuni con problemi di alte concentrazioni di arsenico sono il Lazio e la Campania. L’arsenico è un elemento cancerogeno di classe 1 secondo la classificazione dell’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (I.A.R.C.) e agisce anche a dosaggi estremamente bassi, alterando la funzionalità del sistema endocrino e causando patologie cardiovascolari, neurologiche ed ematologiche. L’arsenico si trova naturalmente sulla terra in piccole concentrazioni e si presenta, per la maggior parte, in combinazione con lo zolfo in minerali quali l’arsenopirite ed il realgar. Nell’atmosfera proviene da varie fonti sia naturali (vulcani e attività batteriche) che antropiche (ad es. combustione dei combustibili fossili). Nel corso del secolo scorso e nei primi anni di quello attuale i composti dell’elemento sono stati ampiamente utilizzati nel campo dell’elettronica, dell’industria farmaceutica e chimica (per la preparazione di erbicidi, fungicidi, insetticidi, conservanti del legno e antiparassitari). L’arsenico trova attualmente impiego nella produzione di pigmenti per smalti e nella produzione di vetri, oppure come componente di leghe metalliche nelle quali, aggiunto in piccole quantità, conferisce durezza e resistenza termica (produzione di acciaio, ottone e piombo). Tutti questi impieghi hanno contribuito ad alterare, nel corso degli anni, le concentrazioni naturali dell’arsenico nell’ambiente, nei terreni e conseguentemente nelle falde acquifere e nelle acque superficiali. In particolar modo, la presenza di arsenico nelle acque destinate al consumo umano (intendendo con questo termine sia le acque provenienti dalle reti idriche cittadine che quelle imbottigliate e commercializzate) da molti anni risulta essere al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica italiana, in quanto risulta che vi siano circa 200 Comuni ad avere concentrazioni di questo elemento superiori al valore limite di 10 microgrammi/litro stabilito dalle attuali norme. In particolare, la Direttiva Comunitaria 98/83/ CE prevede che gli Stati membri, qualora le concentrazioni di alcuni elementi nelle acque risultino superiori a quelle imposte, possano concedere deroghe ai superamenti dei valori limite, purché: • la deroga non presenti un rischio per la salute umana; • l’approvvigionamento delle acque potabili non

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possa essere assicurato con nessun altro mezzo adeguato; • la deroga abbia durata più breve possibile. Qualora intenda concedere una seconda deroga, uno Stato membro comunica alla Commissione i risultati di tale riesame, unitamente alle motivazioni della sua decisione in merito alla seconda deroga. Quest’ulteriore deroga non può essere superiore a tre anni. In circostanze eccezionali uno Stato membro può chiedere alla Commissione una terza deroga per un periodo fino a tre anni. La Commissione decide in merito a tale richiesta entro tre mesi. Tra dicembre 2010 e febbraio 2011, l’Italia ha chiesto all’Europa nuove deroghe per alcune forniture di acqua nelle regioni Campania, Lazio, Lombardia, Toscana e Trentino Alto-Adige. In risposta, l’Unione Europea, il 22 marzo 2011, ha stabilito che valori di arsenico compresi tra 10 microgrammi/litro (l’effettivo limite di legge) e 20 microgrammi/litro, sono accettabili per un periodo di tempo limitato senza rischi per la salute umana, ma che bisogna adottare specifiche misure per la protezione di neonati e bambini fino ai tre anni di età. L’UE ha anche compilato un elenco dei comuni italiani dove i valori massimi consentiti sono stati superati e che, entro il 31 dicembre 2012, dovranno obbligatoriamente dotarsi di efficienti sistemi per garantire l’approvvigionamento di acqua potabile e de-arsenificata a tutta la popolazione. I principali processi di rimozione dell’arsenico dalle acque sono quelli a membrana o di adsorbimento che hanno efficienze di rimozione molto elevate, mentre i processi di precipitazione e scambio ionico offrono migliori rendimenti se eseguiti a valle di un pretrattamento di ossidazione (con cloro, permanganato di potassio o biossido di cloro). In ogni caso, la concentrazione di arsenico in uscita dai suddetti trattamenti, nei casi in cui la contaminazione sia di origine naturale, è di gran lunga inferiore ai limiti imposti dai limiti di legge. Allo stato attuale risulta che oltre il 50% dei Comuni del Lazio in deroga per il parametro arsenico sono già rientrati nel valore di parametro previsto dalla legge, mentre per i restanti sono stati avviati degli interventi strutturali e sostitutivi che porteranno, entro la scadenza prevista, al rispetto del parametro stesso mediante interventi di adeguamento dei sistemi di distribuzione, di realizzazione di nuovi sistemi di trattamento e di nuove captazioni.

Giugno ‘12 | Nuove Proposte


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tu per tu

ellezza, talento e passione Intervista a Tosca D’Aquino, artista eclettica e solare, ma soprattutto “verace” _ di Mario Russo di mettere in scena cose che difficilmente al cinema o in televisione si possono fare. Ci si esprime meglio, con più profondità, più poesia. Secondo me se non passi per il teatro è sempre un lavoro a metà perché Il teatro, per un attore, è veramente la prova del nove. Io adoro il cinema e la televisione. Sono mezzi nei quali mi sento pienamente a casa, in pantofole. Ma sono anche mezzi freddi. C’è comunque il ciak che ti permette di rifare. Il teatro è diverso. C’è una frase di Eduardo che pronunciavo in uno spettacolo : “ecco il baratro, ecco l’attore”. Effettivamente è proprio quello che si prova: si apre il sipario e per un attimo vivi la sensazione di stare per buttarti in un baratro. Lo spettacolo, per quanto tempo duri, tu sei lì e ci devi essere per forza non hai la possibilità di ripetere o di dire “scusate, questa non è venuta bene… la ri-

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a sua carriera inizia a soli 14 anni nelle tv private di Napoli. Poi l’Accademia di Arte Drammatica, il debutto in Rai e l’esordio al cinema. Da qui una lunga serie di partecipazioni, interpretazioni, di incontri significativi e di successi. Risultati dovuti alla sua “bellezza”, nelle forme e nei modi, al suo carattere, alla risata, spesso contagiosa; ma soprattutto alla tenacia, alla professionalità e, ancora di più, al talento. Lei passa dalla televisione, al cinema, al teatro. Qual è la dimensione in cui si trova maggiormente a suo agio, in cui meglio sente di esprimersi come artista? Certamente il teatro, anche perché ti permette

Nuove Proposte | Giugno ‘12

| Tosca D’Aquino facciamo”. Poi c’è l’immediatezza del pubblico a cui, se piaci ride e applaude, altrimenti senti il gelo. E tutto questo è stupendo! Io penso che chi fa o ha fatto teatro possa poi fare tutto. Quando ha scoperto di avere la passione per la recitazione, per lo spettacolo?

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Da sempre. Mi è sempre piaciuto e voluto farlo. Ho torturato i miei genitori fin da bambina. Volevo fare a tutti i costi questo lavoro e sono stata fortunata perché ho avuto dei genitori che mi hanno sempre appoggiato. Ho frequentato una scuola a Napoli, dalle suore, dove c’era un vero e proprio teatro, per cui tutti in tutti i saggi, invece di fare le tipiche rappresentazioni per bambini, magari anche un po’ banali, recitavamo cose anche di un certo rilievo. A sei anni, ad esempio, abbiamo messo in scena “Non ti pago” di Eduardo De Filippo. Ai provini che venivano fatti io venivo sempre scelta per la parte da protagonista. Ogni anno, quindi, facevo un vero e proprio spettacolo e più andavo avanti e più capivo che era quello che volevo fare, che era quella la mia strada. Qual è stata la difficoltà maggiore che ha trovato nell’intraprendere questa carriera? Io ho avuto la fortuna di cominciare a lavorare da piccolissima, a Napoli, già nelle televisioni private. I miei genitori, però, a un certo punto, visto che ero decisa a proseguire su quella strada, pensarono che sarebbe stato opportuno frequentare una vera scuola d’arte e quindi ci spostammo a Roma. Sono venuta , quindi, nella Capitale per fare il provino all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica. Quello è stato il primo gradino, e sicuramente il più difficile, anche perché i miei genitori,intanto, avevano venduto le casa a Napoli e ne avevano comprato una a Roma per stare vicino alla figlia. Tutto questo, però, prima di conoscere l’esito del provino. Per me fu una situazione molto gravosa. Sentivo addosso tutto il peso e la responsabilità di quella scelta. Ma forse fui presa proprio perché ero disperata, non potevo


A neanche considerare l’ipotesi che non mi pren- Forse anche un po’ comica, brillante. Fastidio, dessero. Sì, sicuramente è stato quello il gradino diciamo non tanto, stretto un pochino sì. Anche perché in Italia purtroppo noi attori veniamo più difficile da superare. Qual è stato l’incontro più significativo tutti un po’ “etichettati”: la donna del Sud fa la donna del Sud, la bella fa la bella, la comica, della sua vita artistica? Sicuramente quello con Gea Martire. Ci siamo il drammatico: ognuno viene incastonato in un incontrate tanti anni fa in uno spettacolo di ruolo. All’estero, invece, un attore ha più chanLuca De Filippo, “Questi fantasmi” ed è nata ce, fa qualsiasi cosa. Ma, come diceva Scola, grande e bellissima amicizia. Nella vita ci sono pochi incontri significativi e quello con Gea lo è stato. Di “conoscenze” magari ce ne sono tante. Se parliamo del campo strettamente lavorativo, di incontri importanti ne ho avuto tanti. Uno fantastico, ad esempio è stato quello, da giovanissima, con Massimo Troisi per il film “Il viaggio di Capitan Fracassa”, di Ettore Scola. Poi c’è stato l’incontro con Pieraccioni per il film “Il ciclone”. Ho lavorato tanto con Vincenzo Salemme, con Panariello. Un altro incontro significativo, appena arrivata a Roma, fu quello con Pippo Baudo con il quale feci un provino e venni scelta per “Fantastico”. In ogni periodo “ben venga questa cosa”, almeno ti chiamano della mia vita ho avuto un incontro lavorativo per interpretare quel ruolo. Io, comunque, mi importante e interessante che mi ha dato modo sono sempre battuta per questo, ho sempre cercato di differenziare e, in minima parte, ci di crescere, di maturare, di esprimermi. sono anche riuscita. Ho interpretato anche dei Molto spesso viene associata, anche se ha interADV_DIESSE_CARD_LYONESS_ 185_130.pdf 1 03/04/2012 12:39:51 pretato molte cose diverse, al ruolo della bella ruoli drammatici, intensi. Certo, mi piacerebbe donna, seducente, sensuale. Questo le dà fasti- spaziare un po’ di più. Il personaggio che vorrebbe interpretare? dio, le sta un po’ stretto?

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tu per tu

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Il fatto è che anche la persona evolve, io non sono più la ragazzina di quando sono uscita dall’accademia. Più cresco, più vado avanti e più mi diverto a immaginare nuove frontiere non ho quindi un modello di spettacolo o di personaggio tale da dire “ecco, questo è proprio quello che mi piacerebbe fare”. Cambio molto. Ma se restringiamo il campo alle opere di Eduardo? Dal punto di vista femminile sicuramente Filumena Marturano. È un personaggio talmente “pieno”, interessante, forte, passionale. Quella sì che sarebbe veramente una bella sfida! Cosa si sente di dire ai giovani che vorrebbero intraprendere questa carriera? Devo essere sincera sono molto sfiduciata. La cosa che mi sentirei di dire in questo momento è “cambia mestiere”. Per quanto io abbia uno spirito ottimista, solare, grazie anche al mio modo di essere napoletana credo che sia un momento veramente difficile. Poi, certo, uno deve inseguire i propri sogni, le proprie passioni e, quindi, bisogna assolutamente combattere, avere la forza di andare avanti e per farlo occorre essere convinti e preparati. Non sono qualche fugace apparizione in televisione o qualche attimo di fama che ci fanno diventare attori, artisti, ma la passione, la preparazione e la serietà.

Giugno ‘12 | Nuove Proposte


| Salute

a pelle, specchio della salute L’Istituto San Gallicano studia la “metabolomica” _ di Simona Mastropaolo

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na nuova disciplina medica permette di studiare come lavora il patrimonio genetico, proteico e metabolico delle cellule della nostra pelle. Il tutto grazie all’impiego di tecniche innovative e soprattutto non invasive per il paziente. Secondo la “metabo-

lomica”, questo il nome della nuova branca della medicina, la pelle può essere intesa come una grande mappa sulla quale poter leggere la salute di un individuo, le malattie che potrebbero insorgere e l’effettivo funzionamento dei farmaci che si stanno utilizzando. Come ha dimostrato il Centro di Ricerca Integrato di Metabolomica (CIRM) dell’Istituto San Gallicano di Roma, eccellente e primo centro dermatologico in Europa, la “metabolomica” è una scienza che consente di analizzare le “impronte” biochimiche lasciate da specifici processi cellulari, e di identificare i marcatori precoci responsabili di determinate patologie. Essendo la pelle correlata al resto del sistema biologico e agli altri organi può, quindi, diventare lo specchio della nostra salute, tramite trattamenti sempre più personalizzati, e fatti su misura rispetto alla struttu-

ra genetica di ognuno. I ricercatori sono convinti che questa giovane e promettente scienza sia utilissima per riconoscere tutte quelle alterazioni, anche minime, che precedono il nascere di una malattia e che la “metabolomica” sia quindi un importante punto di partenza per la prevenzione. Un modo nuovo per formulare diagnosi e per sviluppare possibili terapie. Gli obiettivi legati a questi studi sono molto complessi, ecco perché è necessaria la cooperazione tra gli istituti di ricerca sia nazionali che internazionali, per condividere le esperienze dei ricercatori, le strumentazioni e le diverse competenze con lo scopo di dare il via ad una linea di ricerca diversa e sempre più innovativa, che porterà in un prossimo futuro a sicuri vantaggi nel campo della fisiopatologia e soprattutto nella terapia di molte malattie.

spartame, questo sconosciuto Un dolcificante amico della dieta, ma forse nemico della salute _ di Rosalba Abozzi

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uante volte andando a fare la spesa si scelgono cibi e bibite light per esorcizzare la paura del grasso e dello zucchero in eccesso? Da trent’anni l’aspartame è nelle nostre case, nei nostri frigoriferi e nei nostri corpi. Scoperto casualmente, nel 1965, da un chimico, mentre cercava di produrre un farmaco anti ulcera, ha dato il via alla produzione nelle industrie alimentari e farmaceutiche, di prodotti senza zucchero, inizialmente specifici per diabetici. Nel 1981, in America, arrivano i permessi per la commercializzazione e da qui, come campagna pubblicitaria, vengono regalate gomme da masticare, non solo per creare un nuovo bisogno (quello dell’aspartame), ma per far provare il sapore del nuovo prodotto. Nel corso degli anni, comunque, non si sono mai spente le polemiche: programmi televisivi, giornali e ricercatori hanno sempre cercato di riportare a galla vecchi dubbi sopiti: l’aspartame è dannoso o no? Secondo molti studi, se ingerito in grandi

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quantità può provocare gravi problemi, alcuni più lenti e silenziosi, altri più immediati ed irreversibili. Questo perché vengono alterate le percentuali di due neurotrasmettitori, la neoadrenalina e la serotonina, nonché delle funzioni celebrali. Quando viene ingerito si scinde nei suoi tre componenti: la fenilalanina, che arriva direttamente al cervello, l’acido aspartico ed il metanolo, che viene assunto dal tratto intestinale, trasferito al fegato e metabolizzato come formaldeide, sostanza estremamente cancerogena. Allo stesso tempo, però, scienziati hanno sottolineato come una dose non eccessiva non costituirebbe pericolo. Alcuni fissano il limite massimo a 40 mg per kg, altri (ricercatori dell’Istituto Ramazzini di Bolo-

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gna) a 20 mg, ovvero un uomo di 60 chili potrebbe arrivare ad ingerirne fino a 2400/1200 mg al giorno. Ma a cosa corrispondono precisamente? Per la dose massima consentita si dovrebbe far uso di: 2 lattine di bibita, 2 yogurt, 1 merendina, 4 caffè e 10 caramelle. Dose effettivamente difficile da raggiungere. Ma un altro dubbio nato a riguardo è proprio quello della difficoltà di un calcolo preciso, questo perché nelle etichette non è possibile leggere quanto aspartame effettivamente viene utilizzato. Ancora troppe le controversie e i dubbi non risolti. Ancora troppo poche le informazioni che vengono date ai consumatori. Forse l’unica cosa che, attivamente, possiamo fare è quella di condurre un’alimentazione più sana: di sicuro non si sbaglia.


Servizi |

us a piedi

Un altro modo per andare a scuola _ di Cristina Cordsen

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l progetto “Scuolabus a piedi” nasce nei paesi anglosassoni dove si è diffuso già negli anni ’90. Presto viene lanciato anche in Svizzera da un volenteroso gruppo di genitori che lo presenta al comune di Losanna. Il progetto viene accolto con molto entusiasmo e da lì a poco nascono ben 16 linee Scuolabus a piedi, moltissime per una città così piccola. Lo “Scuolabus a piedi” è un modo diverso per andare a scuola. I bambini si trovano alle fermate che sono contrassegnate da appositi segnali e vengono guidati da due adulti, uno in testa e l’altro in coda, fino all’entrata della scuola. E’ un modo divertente per andare e tornare da scuola, durante il quale i bambini socializzano ed imparano a riconoscere quali sono i pericoli della strada, sviluppando fiducia in loro stessi. Inoltre, andando ogni giorno a scuola a piedi, i bambini, che in gran parte non fanno abbastanza moto, migliorano le loro condizioni fisiche. Questo progetto è anche una grande occasione

per ridurre il traffico in prossimità delle scuole, aumentando la sicurezza delle strade e riducendo il rumore e l’inquinamento atmosferico. Infatti, se il tragitto scuola – casa – scuola non è sufficientemente sicuro, il genitore, percorrendolo fino a 4 volte al giorno in auto, contribuirà al peggioramento della qualità dell’ambiente. Per i genitori lo “Scuolabus a piedi” oltre ad essere un valido aiuto, è un modo per guadagnare tempo alla mattina ed arrivare in ufficio un po’ meno stressati. Nella nostra città questo servizio fu introdotto nel 2003 dalla giunta Veltroni e affidato alle associazioni di territorio. Per oltre un migliaio di bambini romani della scuola primaria era diventata ormai una consuetudine andare e tornare da scuola camminando, accompagnati dai loro operatori. Il servizio, purtroppo, è stato sospeso da febbraio di quest’anno per la mancanza di fondi, causando non pochi disagi alle famiglie che ormai avevano organizzato la propria routine sapendo di poterci conta-

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re. Nel nostro Paese, sembra proprio, che le iniziative positive siano destinate a vita breve. Lo scorso anno, nella Capitale avevano aderito all’iniziativa oltre 38 scuole primarie per un totale di 1800 bambini. Dopo la sospensione, molti genitori si sono rivolti alle associazioni che si occupavano del progetto e sarebbero disposti a pagare di tasca propria questo servizio che fino a febbraio era gratuito. Per il momento, il vicepresidente della Commissione Scuola del Comune di Roma, Paolo Masini, ha annunciato che presenterà un´interrogazione al sindaco Alemanno sulla sospensione del servizio “Scuolabus a piedi” e un emendamento in bilancio per chiedere il ripristino dei fondi destinati al progetto.

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| Sport

l via la Messaggero School Cup Studenti, professori, presidi tutti uniti verso un grande obiettivo. Ecco i protagonisti dell’Istituto Francesco d’Assisi _ di Andrea Colantoni

| Coppa Messaggero

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partita la Messaggero School Cup, il torneo delle scuole superiori di Roma, organizzato dalla testata giornalistica della Capitale. La fase a gironi è partita il 21 maggio per concludersi il 25. I quarti di finale sono previsti per il 30 maggio, le semifinali il 6 giugno e le finali il 7 nella splendida cornice dello Stadio dei Marmi. “Professoressa possiamo partecipare al torneo organizzato da Il Messaggero?”, “Va bene ragazzi, ma facciamo un patto, io vi accompagno al Torneo e voi prestate maggiore attenzione durante le ore scolastiche”, questo è il patto d’ acciaio stretto tra gli alunni e la docente di educazione fisica Emanuela Nini dell’Istituto Francesco D’Assisi che ha sede in viale della Primavera. La prima edizione della Messaggero School Cup vede la partecipazione di una sola squadra in rappresentanza dell’Istituto sopracitato. La riuscita è ottima, sotto tutti i punti di vista, vengono sottolineate, dagli addetti ai lavori, le doti educative, sociali e caratteriali dei ragazzi. “Quest’anno abbiamo voluto ripetere l’esperienza e ampliarla a più ragazzi, perché il significato di questo Torneo e l’obiettivo dei nostri gruppi non è semplicemente quello di vincere, ma di insegnare ai ragazzi i veri valori dello sport quali l’onestà, l’umiltà, l’altruismo, il fairplay e l’educazione, cosa che oggi, soprattutto nel calcio, facciamo fa-

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tica a trovare”, spiegano all’unisono il vicepreside Mario Moschetto e la professoressa Nini. Sono stati organizzati degli allenamenti e dei provini per scegliere i migliori elementi della “Scuola” e per creare due squadre che possano rappresentare al meglio l’Istituto. “In più quest’anno ci sono concorsi “affini” al Torneo, che fanno da cornice, e contribuiscono a rendere lo spettacolo ancora più esaltante, verranno premiati, ad esempio, lo striscione più bello e il miglior gruppo di Cheerleader” sottolinea la professoressa. In più, il vicepreside, ci fa notare che “per ora è tutto auto-finanziato dai ragazzi, ma come premio, visto l’impegno, contribuiremo, a questa spesa sostenuta, anche come Istituto.” Vedere con quale cura, dedizione, unione e spirito di sacrificio professori e alunni lavorano fianco a fianco per il raggiungimento di un obiettivo, che a prima vista è puramente ludico, ci fa riscoprire la valenza educativa e fondamentale della “Scuola”. La preside Franca Tenaglia, il vicepreside Mario Moschetto, la professoressa Emanuela Nini, l’alunno Di Biasi Luca, allenatore in seconda dalla prof-coach, e gli atleti-studenti che partecipano alla Messaggero School Cup, si allenano, studiano, lavorano non solo per ottenere un risultato in termini strettamente calcistici o agonistici, ma si applicano perché questo Torneo sia una metafora di quello che un giorno li aspetterà al di fuori delle mura scolastiche. “Quello che speriamo i nostri alunni capiscano, è il valore che assume un compito quando questo viene preso. Convogliare tutte le proprie forze fisiche e mentali ver-

so il raggiungimento di un obiettivo, qualsiasi esso sia, favorirà un risultato sicuro, perché con la forza di volontà e l’impegno, i risultati arrivano”. Questo suggerimento della professoressa Nini e del vicepreside Moschetto è anche lo slogan che accompagna le squadre che rappresentano il Francesco d’Assisi nella Messaggero School Cup. La speranza è che sia un’esperienza indimenticabile da portare con sé nel corso della vita.

| Squadra Liceo F. D’Assisi

Componenti della squadra del Liceo Francesco D’Assisi Lorenzo Carciofalo, Matteo Frusone, Giammarco Di Tomassi, Ahmed Alsamonoudi, Alessandro Rizzo, Paolo Cardamone, Federico Matera, Gianluca Scacco, Andrea Bentivoglio, Cristiano Di Meo, Gianluca Munalli, Luca Bramonti, Riccardo Colaiuda, Brando Marcellini

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Sport |

antasia sportiva

Arte e pratica di sport alternativi _ di Riccardo Borgia

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o sport del futuro deve rispondere ad una domanda ben precisa: “lo famo strano?” Ebbene sì. Agli sportivi del terzo millennio le pratiche tradizionali stanno strette, allora via libera alla fantasia. Ci sono nel mondo, persone che praticano degli sport davvero particolari, cosa dire della corsa all’indietro conosciuta come “Retrorunning”? Sicuramente è più difficile e faticosa di quella classica e più divertente per gli spettatori. Sono chiamati “Nextgames”, gli sport considerati più in voga del momento. Se si vuole essere cool, si deve praticare almeno una di queste discipline sportive. Non avete che l’imbarazzo della scelta, gli sport sono addirittura cento e sono stati presentati al Rimini wellness di quest’anno. Vediamo, però, quali sono quelli più strani. Il “Lumberjack”, ad esempio, è uno sport che arriva dal Canada, consiste nel tagliare quanti più tronchi possibili e accatastarli in una pila. Vince chi ne ha tagliati di più naturalmente. Poi c’è uno sport notevolmente più in voga come il “Dodgeball”, reso noto anche da un celebre film hollywoodiano, e rappresenta la versio-

ne moderna della classica “Palla avvelenata” che ha accompagnato i nostri giorni dell’infanzia. Ci sarebbe inoltre l’Acrogym, una sorta di ginnastica ispirata all’arte circense, o ancora il “Tumbling”, variante della ginnastica artistica molto in voga in America tra i bambini, tanto da essere una delle discipline più praticate. Tutti noi conosciamo il “braccio di ferro”, la tipica sfida di forza di cui è presente un regolamento e addirittura una federazione ufficiale. In Alaska esiste invece il “dito di ferro”, una competizione ufficiale, tradizionale nei paesi del nord America, ma estesa in tutto il mondo, nella quale i partecipanti seduti davanti ad un tavolino si sfidano tirando con tutte le proprie forze sfruttando la potenza del loro dito medio. Circa 300 partecipanti si sono sfidati invece nelle “Olimpiadi fangose”, dove le classiche discipline sportive come il calcio, il ciclismo e il podismo, sono svolte all’interno di una distesa fangosa, in quello che sembra essere

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| Retrorunnung un riadattamento sicuramente divertente. Infine, ci sono sport che siamo abituati a vedere anche qui in Italia, come, il “Beach Tennis”, lo “Yoga Artistico”, il “Freestyle Frisbee”, il “Rugby subacqueo”, lo “Snow Soccer”, ”l’Urban Golf” o “Cross Golf”, e il “Water basket”. Insomma, più è strano lo sport che praticherete la prossima estate, più sarete trendy. Non c’è limite alla fantasia alle nuove pratiche sportive della new generation.

Giugno ‘12 | Nuove Proposte


| Scienza

Tsunami” solare

Nei prossimi mesi previste dalla NASA intense attività del Sole _ di Alessio Serenellini

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na tempesta solare è un disturbo della magnetosfera terrestre, causato da intense attività solari. Quando il Sole produce forti emissioni dalla sua corona, genera un vento solare, le cui particelle ad alta energia, vanno a colpire il campo magnetico del nostro pianeta che in casi estremi, può produrre radiazioni dannose per gli esseri viventi. Il 13 Marzo di quest’anno il Solar Dynamic Observatory della NASA registra uno

strano evento sulla superficie della nostra stella. Un enorme triangolo nero appare al centro del Sole, frutto della sempre più crescente attività solare degli ultimi anni. Un buco coronale, parte della normale fisiologia solare, affermano gli esperti, tranquillizzando tutti coloro che in questa particolare forma geometrica vedevano il segno dell’apocalisse o addirittura lo accostavano ad un famoso simbolo massonico, presente sulle banconote da un dollaro. Le tempeste solari non sono una novità per il nostro pianeta, da sempre il nostro Sole ciclicamente si risveglia, intensificando la sua attività. Nel 1989, ad esempio, una tempesta elettromagnetica annullò le comunicazioni di un intera provincia Canadese, provocando una spettacolare aurora boreale visibile fino in Texas. Di certo la peggior tempesta degli ultimi 450 anni fu quella che investì la terra nel 1859, quando un potente flusso di particelle colpì l’intero sistema telegrafico dell’epoca, tenendolo fuori uso

per più di 14 ore. Nulla di grave? Secondo un rapporto di 132 pagine commissionato dalla NASA, un colpo di tosse del nostro Sole, simile a quello del cinquantanove, farebbe oggi, danni per duemila miliardi di dollari e lascerebbe più di 130 milioni di persone senza corrente elettrica, sarebbe un duro colpo al nostro stile di vita basato sulla dipendenza da sistemi elettronici e tecnologici. Il picco di emissioni di materia da parte del Sole è previsto per i primi mesi del 2013, anche se qualcuno ha anticipato questa data associandola al 21 Dicembre 2012, giorno in cui, secondo le profezie Maya, dovrebbe verificarsi un evento di proporzioni planetarie. Il catastrofismo, insomma, è insito nel genere umano, e ogni occasione è buona per gridare all’ultimo dei giorni. Ma questa volta, forse, anche i più scettici avranno avuto un sussulto, osservando la piccola macchia nera nel chiarore rossastro dell’alba del 14 maggio scorso.

nvisat

Alla ricerca del satellite scomparso _ di Riccardo Borgia

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uesta particolare storia risale all’8 Aprile, quando il satellite in questione chiamato “Envisat”, costato circa 25 milioni di dollari e fiore all’occhiello dei suoi proprietari l’Esa (Agenzia Spaziale Europea), ha fatto perdere ogni suo traccia nello spazio. Questa “macchina” ha fornito agli scienziati di tutto il mondo informazioni di vitale importanza sullo stato di salute del nostro pianeta monitorandolo per ben dieci anni.

Nuove Proposte | Giugno ‘12

L’European Space Agency sta cercando in tutti i modi di ristabilire un contatto con il dispositivo, ma al momento non c’è nessuna comunicazione e il satellite risulta letteralmente scomparso. I primi problemi sono iniziati quanto il contatto con Envisat si è inaspettatamente perso, privando gli esperti della stazione di Kiruana in Svezia dei dati che il satellite via via forniva. Il team dell’ESA ha dichiarato immediatamente lo stato di emergenza per veicoli spaziali contattando, in maniera tempestiva, tutte le altre stazioni spaziali di terra del mondo. Queste ultime, hanno ingaggiato un gruppo di specialisti di operazioni e dinamiche di volo per cercare di ristabilire le comunicazioni con il satellite, che pur mantenendo la propria rotta è invisibile ai radar. Tutti questi ingenti sforzi però, fino ad ora, sono stati vani. L’ESA, infatti, ha comunicato che ancora non vi sono tracce tangibili del satellite scomparso. Perché è cosi importante questo apparecchio? Si tratta di un complesso sistema che monitora il nostro pianeta,

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composto da 10 strumenti al suo interno. Negli ultimi 10 anni hanno fornito e comunicato informazioni vitali sugli oceani, lo scioglimento dei ghiacciai e sull’atmosfera, con misurazioni precise e foto dettagliate dei cambiamenti climatici. Envisat inoltre ha permesso di compiere ben 4000 progetti in oltre 70 paesi grazie ai suoi innumerevoli dati, che hanno portato alla scoperta della riduzione dei ghiacciai in Antartide e del buco dell’ozono. La sua perdita porterebbe portare a un drastico blocco degli studi sul clima, nonché all’inquinamento, sempre più preoccupante dello spazio, per i molti detriti spaziali, provocati dall’uomo. Non sono venuti alla luce ancora, quali siano i fattori e le cause di questa perdita per la scienza, ma si sta facendo di tutto per risolvere da Terra questo problema. Anche perché mancherebbe un anno circa al prossimo lancio di un satellite simile, quindi fino ad allora il monitoraggio del pianeta Terra sarebbe pressoché impossibile. Incrociamo le dita.


Dimensionamento

scuola

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imensionamento delle istituzioni scolastiche Dibattito aperto sull’attuazione del piano previsto dalla legge 111/2011 (art. 19) _ di Mario Russo

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lcune Regioni impugnano la costituzionalità delle norme che dettano i criteri di dimensionamento. Il Ministro propone una rielaborazione. Quello che è certo è che il dibattito sulla “riorganizzazione” delle istituzioni scolastiche è tutt’altro che chiuso. La legge 111 del 15 luglio del 2011, all’articolo 19 – commi 4-5, prevede la definizione di un nuovo dimensionamento degli Istituti Comprensivi, che dovranno inserire al loro interno tutte le scuole che ancora oggi non sono accorpate. Questo soprattutto in un’ottica di “risparmio” come nella logica di quasi tutte le disposizioni in materia scolastica che si sono susseguite in questi ultimi anni. In particolare è previsto che le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di I grado vengano aggregate in istituti comprensivi. Tali istituti per essere autonomi devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni. Alle istituzioni scolastiche autonome con meno di 500 alunni non sarà assegnato un dirigente scolastico, ma un reggente. Oggetto principale del contendere è che la legge 111, oltre a unificare le Scuole elementari e Medie nei nuovi “Istituti comprensivi” (già esistenti nel 50% dei casi), fissa nuovi parametri numerici “nazionali” rispetto a quelli precedenti. Il fatto strano è che si avranno 3 distinti parametri: uno per i precedenti Comprensivi (da 500 a 900 alunni, salvo la deroga per la montagna), uno per le Scuole superiori (minimo 500, massimo 900, ma solo sulla carta, in quanto si può arrivare e si arriva anche a 2000) e uno per i nuovi Comprensivi (minimo 1000 senza un massimo). Quale sia la logica di tale differenziazione non si capisce. Come se non bastasse, con il piano di stabilità 2012, i parametri per l’assegnazione di Dirigenti e DSGA (Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi) alle Scuole autonome salgono da 500 a 600 (da 300 a 400 per le scuole di montagna e piccole isole). Si potrà, quindi, continuare ad avere scuole sot-

todimensionate, a cui, però, non verranno più assegnati Dirigenti e DSGA. Ma con questo si rompe il nesso autonomia-dirigenza che era alla base della L. 59/97 e del Regolamento per l’autonomia (DPR 275/99). La “reggenza” non sarà più un fatto straordinario, in carenza di Dirigenti “di ruolo”, ma una categoria particolare per istituti sottodimensionati, che conservano la loro “autonomia” ma saranno diretti da qualche “prestatario”. Il punto è che, per arrivare alla definizione di questi numeri, si dovrebbe stabilire quale sia l’ottimale dimensione di un istituto e in base a questa si dovrebbero fissare dei limiti. Ma è possibile individuare tale ottimale dimensionamento in astratto? È difficile crederlo. Se si guarda dal punto di vista della Dirigenza, occorre definire quali siano le “funzioni da presidiare”: quella amministrativo-gestionale, quella dei rapporti con il territorio o quella educativo-didattica. Non si può escludere nessuna, ma allora la dimensione dell’Istituto va riferita alle concrete possibilità di presidiarle tutte e tre. Se si guarda dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi amministrativi, occorre riconoscere ad esempio che questi non possono scendere al di sotto di una certa soglia: una segreteria funzionale ha bisogno di almeno 5/6 impiegati (oggi si va da un minimo di 2 fino a 15 nei grandi istituti), avendo tuttavia presente che la complessità di una Scuola non dipende solo dal numero di alunni, anche se questo incide fortemente. Quello che è certo è che l’affidamento a un unico Dirigente e a un unico DSGA di più scuole avrà pesanti ricadute sulla qualità delle didattica e sulla funzionalità organizzativa. Gli interrogativi principali non riguardano, comunque, tanto il numero degli allievi quanto il livello di complessità che, nella scuola di base, è collegato alla verticalizzazione e al numero dei plessi coinvolti e, negli istituto di secondo ciclo,

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alla presenza di indirizzi afferenti a settori diversi e al numero di scuole aggregate. una norma folle quale quella sul dimensionamento scolastico che non risponde ad alcun criterio didattico e di qualità ma solo all’esigenza di contenimento della spesa. L’intervento, in molti casi, comporterà la disarticolazione della rete scolastica territoriale con conseguente impoverimento della qualità dell’offerta formativa già fortemente pregiudicata dagli interventi del precedente governo. Le scuole così create rischiano di essere solo sommatorie di edifici e gradi ma non scuole vere, pedagogicamente stabili e dalle solide fondamenta organizzative e didattiche. Il dimensionamento ha senso solo se serve a realizzare comprensivi che salvaguardino in ogni istituto la continuità fra settore primario e secondario e la stabilità delle scuole. Quello che si chiede è di assumere la funzionalità ottimale del servizio come criterio che deve guidare le scelte con cui si disegna l’offerta formativa sul territorio, più che il rispetto di “numeri ottimali”. In tal senso devono essere attentamente commisurate la dimensione e l’articolazione delle istituzioni scolastiche tenendo anche conto “di particolari esigenze geografiche, socioeconomiche e legate alla storia del territorio”.

Giugno ‘12 | Nuove Proposte


| Dimensionamento

scuola

an Lorenzo contro il

Parla Rino Fabiano, consigliere al III Municipio: «L’IC “Via Tiburtina Antica” non si tocca» _ di Samir Hassan

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ra gli effetti contrastati e contrastanti della legge 111 del 15 luglio 2011 e soprattutto della “Piano di Stabilità”, merita un approfondimento particolare il caso di alcuni Istituti Comprensivi di Roma che oggi subiscono una politica di dimensionamento, vale a dire la perdita di potere dirigente e gestionale del polo scolastico a favore di un altro non per forza appartenente alla stessa zona o allo stesso Municipio. I parametri attraverso cui vengono giudicate necessarie le adozioni di tali misure, con il conseguente rallentamento delle pratiche gestionali e manutentive degli istituti, riguardano le effettive iscrizioni di studenti presso l’istituto, che viene giudicato idoneo a mantenere le proprie funzioni direzionali quando può vantare un numero di alunni superiore alle 600 unità. Opinabile di per sé come criterio valutativo in ambito scolastico, poiché antepone il valore quantitativo degli iscritti a quello qualitativo dei servizi offerti ad integrazione municipale. Il dimensionamento sta interessando anche l’Istituto “Via Tiburtina Antica 25” di San Lorenzo, un quartiere noto per essere un “divertimentificio”, ma al tempo stesso abile nell’allargare le maglie della cooperazione tra cittadinanza e istituzioni, per valorizzare l’impianto dei servizi da integrare a quelli presenti. Per approfondire la questione del polo di Via Tiburtina Antica, abbiamo incontrato Rino Fabiano, consigliere di

Nuove Proposte | Giugno ‘12

Roma in Action al III Municipio. Se abbiamo capito bene il ridimensionamento dell’Istituto sanlorenzino è vincolato da quota 600; sappiamo, però, che la cifra degli utenti di tale Istituto è ben più alta…ci spiega questa anomalia? Anzitutto va premesso che l’impegno a difesa delle scuole, degli spazi formativi e delle aree di riqualificate è un sentimento comune che lega la società civile sanlorenzina da oltre dieci anni; questo per dire che non è un caso se la questione dell’ IC “Via Tiburtina Antica” è diventata una battaglia (sociale prim’ancora che politica) che ha mobilitato l’associazionismo territoriale, le istituzione e gli utenti dei servizi integrati del quartiere. Parlando invece di numeri, nella prima settimana di maggio il Consiglio d’Istituto, presieduto dalla signora Anna Esposito, ha presentato una lettera al Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, al MIUR, all’Assessorato Regionale per le Politiche Giovanili e al Dirigente Regionale per l’Istruzione. Una dettagliata spiegazione quantitativa (ma motivata politicamente) in cui si spiegava che l’Istituto Comprensivo sotto attacco, oltre ai 584 alunni iscritti nei propri corsi, conta un importante numero di alunni presso i reparti ospedalieri del Policlinico Umberto I, nonché di Neuropsichiatria infantile (Via dei Sabelli angolo Via dei Reti) oltre ad essere sede del II CTP (Centro Territoriale Permanente) e ad essere conven-

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zionato con Roma Capitale per offrire servizio di formazione nel carcere di Rebibbia. Il che, naturalmente, eleva il numero degli utenti del servizio offerto ben oltre la quota dei 600. Quindi i servizi integrati al quartiere, e a una vasta area della Capitale, offerti dall’Istituto non vengono minimamente calcolati. Brucia più una simile indifferenza o la difficoltà a bloccare il dimensionamento? E soprattutto, quale incidenza può avere questo smantellamento


Dimensionamento

scuola

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dimensionamento direzionale sugli stessi servizi? Purtroppo non sono elementi scindibili, ma procedono “a braccetto”. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e dunque l’indifferenza verso gli utenti dell’Istituto Comprensivo e le loro famiglie, è sintomatico di una cieca volontà politica di dismissione del patrimonio pubblico. Ricordiamo che l’ipotesi di smembramento è conseguente alle manovre di aggiustamento del bilancio nazionale. La Giunta Ccapitolina non può ignorare questa situazione. D’altro canto, però, è anche vero che la dismissione di questo bene pubblico è stata incentivata anche dalla precedente gestione di centro-sinistra, frutto della vicinanza politica di importanti esponenti delle istituzioni locali con il Rettore dell’Università “La Sapienza” (che all’epoca era Renato Guarini, NdR), che ha sempre potuto contare sull’assegnazione di locali a San Lorenzo, sfruttando la contiguità territoriale che lega il nostro quartie-

re alla Città Universitaria. Infine, non viene negata solo una valorizzazione dell’Istituto Comprensivo; sono altre le conseguenze di questa scelta. Prima di tutto, viene negata la possibilità di armonizzare l’aspetto della commercialità che anima il quartiere con quello dei servizi. Sempre maggiore, infatti, è l’importanza della residenzialità tra chi gestisce un’attività nel quartiere e la possibilità che nello stesso quartiere si possano trovare servizi integrati per ogni livello familiare, da chi convive a chi è sposato con figli e necessita dunque di tutti i livelli di istruzione nel raggio di poche centinaia di metri. Secondo poi, più scuole e servizi integrati negli istituti pubblici non significa solo vantaggi per gli alunni iscritti, ma anche la possibilità di allargare la fruizione di palestre, corsi musicali, intrattenimento e laboratori vari all’intera cittadinanza del quartiere, mettendo a punto un vero e proprio centro integrativo circoscrizionale.

La storia di San Lorenzo contro la dismissione pubblica, comunque, non è nuova; già la mobilitazione per l’apertura dell’asilo nido “Pinocchio” l’aveva vista impegnata nella riqualificazione del demanio pubblico. Si, fu un’iniziativa che ancora oggi, in questa situazione, può insegnarci qualcosa. Quell’edificio era destinato al Dipartimento di Psicologia de “La Sapienza”, ma la mobilitazione (2003) contro questa appropriazione e la pressante richiesta di destinazione ad asilo nido prevalsero; la bugia dell’inutilità di un asilo a San Lorenzo fu poi smentita dai fatti: 90 bambini iscritti e 100 in lista d’attesa, record sul territorio romano per l’anno 2003. Anche per questo motivo siamo pieni di ottimismo e speranza per la battaglia dell’Istituto Comprensivo di San Lorenzo.

alorizzare più che destabilizzare

Una sfida che vede d’accordo quartiere e Giunta Municipale _ di Samir Hassan

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lfredo Spositi, Presidente della Commissione Scuola, Cultura e Sport del Municipio Roma III ha dichiarato ai microfoni di Nuove Proposte che «la presenza del CTP, nelle sue articolazioni, determina livelli di complessità dell’Istituto assolutamente incompatibili con il dispositivo della reggenza da parte di un dirigente scolastico» oltre «ad arrecare un grave danno alla gestione amministrativa e all’attuazione del piano formativo per alunni di un quartiere, qual è San Lorenzo, con un’utenza diversificata». Il CTP, dunque, ha un valore che esula dall’ambito formativo; in un quartiere pieno di contraddizioni com’è quello sanlorenzino, la scuola di Via Tiburtina Antica costituisce l’unico punto di aggregazione sociale e l’unico presidio contro la dispersione scolastica. La Giunta Municipale è schierata con la cittadinanza che reclama, e la valorizzazione del patrimonio pubblico è uno degli obiettivi da conseguire entro un anno, quando le elezioni am-

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ministrative daranno i voti sul “buon governo”. Rino Fabiano lancia la sua provocazione, in chiusura della chiacchierata fatta al Marani di Via dei Volsci: «Un altro caso di dimensionamento ha riguardato San Lorenzo, quello del Liceo “Gaio Lucilio”, da 4 anni in reggenza differita e accorpato al “Machiavelli” di Piazza Indipendenza. Vogliamo evitare l’abbandono delle strutture e la svalutazione qualitativa del liceo; a questo punto, per creare un vero e proprio centro polifunzionale e multiservizi nel quartiere - in grado di offrire in un unico edificio tutti i livelli di istruzione, dal nido alle superiori perché non uniamo l’I.C. “Via Tiburtina Antica 25” con il “Gaio Lucilio”, così da superare quota 600 e valorizzare strutture sotto attacco?». Il guanto è stato lanciato, la parola ora spetta alle Direzioni scolastiche regionali e al MIUR; ma l’occhio vigile di San Lorenzo non accetterà trattamenti di terza categoria.

Giugno ‘12 | Nuove Proposte


| Dimensionamento

scuola

sempre la solita storia

Disgregamento di un “polo formativo” articolato, valido e funzionale _ di Fabio Bogi

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seguito di alcune affrettate e incomplete valutazioni rischia di essere smembrato l’Istituto Comprensivo via Tiburtina Antica 25, di Roma, ubicato nello storico quartiere di San Lorenzo. Un Istituto articolato e complesso a cui fanno capo, oltre alla scuola primaria Aurelio Saffi e la scuola secondaria di I grado Giosuè Borsi, anche la scuola dell’infanzia e primaria presente nei reparti del Policlinico Umberto I e di neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli, nonché il II CTP (Centro Territoriale Permanente) da cui dipendono anche le classi che operano all’interno degli Istituti Penitenziari di Rebibbia. Dello stesso Istituto fa parte, fra l’altro, anche una delle pochissime vere scuole di Mosaico presenti in Italia.

Nuove Proposte | Giugno ‘12

Stando a quanto decretato dalla legge 111 del 15 luglio 2011 e dalla legge di Stabilità varata dal Parlamento, gli Istituti con meno di 600 allievi devono essere smembrati e, successivamente, accorpati fra loro. Quello a cui si guarda è soltanto al numero e, purtroppo, non al contesto. Sintomo, questo, di una politica estremamente coercitiva, miope e particolarmente ottusa. Con un po’ di cattiveria si potrebbe pensare che queste operazioni di risparmio indiscriminato servano soltanto a distruggere quel po’ di buono che è rimasto in una scuola pubblica divenuta, purtroppo, l’ombra della scuola di altri tempi. Una volta si dava formazione, si insegnava a far funzionare il miglior computer che il Buon Dio ci aveva messo a disposizione, il nostro

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cervello. Ma, evidentemente, chi pensa con la propria testa non è ben gradito. Non si vogliono uomini liberi e di buoni costumi, ma esseri che possano prendere “liberamente” le decisioni già prese da chi comanda. Per questo, dove c’è qualcosa che funziona, deve essere distrutto e (parafrasando il Carducci), massime nella scuola. Della complessità dell’Istituto abbiamo già detto. Consideriamo pure che il quartiere di San Lorenzo è stato classificato come zona a “rischio” (abbandono scolastico, turbolenze giovanili ecc.), che i calcoli degli iscritti sono palesemente ed ingiustamente ridotti (qualche mente di sopraffina intelligenza – anche politica – ha stabilito, infatti, che nel computo degli iscritti non debbano essere considerati né gli allievi del CTP, né quelli degli Istituti Penitenziari), abbiamo un panorama abbastanza completo della situazione. Speriamo soltanto che l’accorato appello fatto dal Consiglio d’Istituto e dal Comitato del Genitori alle autorità competenti non cada nel vuoto. Sarebbe un’ulteriore conferma del degrado di tutta la nostra società.


noteca Ristorante Baccano

Un luogo dove incontrarsi con “gusto” _ di Riccardo Borgia

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el quartiere di Portonaccio c’è una nuova realtà, l’Enoteca Ristorante Baccano: 280 mq di gusto e profumi. È proprio qui che si snoda il concetto di ristorazione e degustazione con un angolo caffetteria dove dalle prime ore del mattino si può gustare il cappuccino che è una vera specialità accompagnandolo con un vasto assortimento di cornetti e dolci ar-

tigianali. Nel 2003 nasce l’Enoteca Baccano che oggi vanta oltre 1000 etichette di vino, distillati e champagne, sia nazionali che internazionali, che ben si abbinano alla ricercata selezione di salumi e formaggi da degustare in un ambiente originale e sobrio . Il ristorante è la vera novità del 2010 dove si possono gustare piatti della tradizione romana e piatti creativi. Particolare attenzione viene prestata nella scelta degli ingredienti

utilizzati. Le materie prime sono tutte di grande qualità, le verdure , ad esempio, sono acquistate direttamente da piccoli produttori , rispettandone la stagionalità e la freschezza. Particolare attenzione viene anche posta nel proporre alternative a chi soffre di intolleranze alimentari, come la possibilità per i celiaci di gustare ottimi primi piatti preparati con farina di kamut e mais. Per i cultori delle birre artigianali, al civico 11, Baccano propone un vasto assortimento di birre sia alla spina che in bottiglia mantenendo la sua filosofia con prodotti di altissima qualità per l’85% italiani. Con la stessa attenzione vengono serviti deliziosi

| Il ristorante cocktails. Il tutto dalle 18.00 alle 02.00 proponendo sfiziosità come ad esempio i “trapizzini”, triangoli di pizza ripieni

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| L’enoteca di specialità della cucina romana: dalla coda alla vaccinara, pollo con i peperoni, ai fagioli con le cotiche ecc. Per i più tradizionali ci sono focacce, pizze al trancio e gli immancabili hamburger rigorosamente di carni italiane. Numerosi gli eventi che sia l’enoteca che la birreria propongono come le degustazioni con i produttori, sia per l’aperitivo che per la cena, corsi di 1° e 2° livello di avvicinamento al vino e tante serate a tema. In una cornice accogliente e tranquilla, dove poter conoscere e sperimentare, sarete accolti da Elisa e Valerio e dal personale estremamente cordiale e discreto. Per saperne di più e per rimanere informati sulle diverse iniziative val la pena visitare il profilo Facebook Baccano ristorante enoteca o il sito www.enotecabaccano.com.

Giugno ‘12 | Nuove Proposte


| Cinema

Marley” conquista il grande schermo

Un documentario mostra il mito del “reggae” sotto una nuova luce _ di Andrea Colantoni

Quello che vogliamo realmente è il diritto di avere ragione e il diritto di avere torto”. È uno dei numerosi aforismi con cui Bob Marley esprimeva i suoi pensieri e le sue ideologie. Sono passati trentun’ anni dalla morte del cantautore giamaicano e ancora oggi rimane un’icona della musica “reggae”. Per capire quanto sia stata valida e importante la sua produzione artistica

basta considerare i numerosi premi, ad esempio il “Jamaican Order of Merit”, o le classifiche in cui Bob Marley continua ad occupare un posto di primo piano, come quella stilata dalla testata musicale “Rolling Stones”, dove occupa il 19 posto nella lista dei 100 migliori cantanti. Tra i suoi brani più famosi possiamo ricordare “No woman, no cry” e “Redemption Song”, suonate insieme ai “The Wailers”. “Marley” è un docu-film a colori della durata di 114 minuti diretto da Kevin Macdonald.Prodotto in Gran Bretagna e Stati Uniti d’ America, uscirà nelle sale Italiane il 6 giugno distribuito da Lucky Red. È incentrato quasi esclusivamente sulla figura di Bob Marley ed è il primo autorizzato dalla famiglia del cantante. Nel film sono stati inseriti numerosi contributi come fotografie, interviste e video inediti che concorrono a delineare il ritratto del cantautore, della sua vita più intima e nascosta. Questo lavoro dimostra come ci sia an-

cora tanto da scoprire sulla vita dell’artista giamaicano. Il documentario lo fa senza grandi colpi di scena, ma affidando a immagini e filmati le testimonianze preziose di una vita vissuta fino in fondo e mai banale. Grazie anche alla disponibilità della famiglia Marley, il film riesce a mettere in luce il carisma e quegli elementi, anche un po’ misteriosi, che hanno permesso a Bob di parlare al cuore di tanti uomini in un lasso di tempo relativamente breve. Così quando in un’intervista afferma “La mia più grande ricchezza è la vita”, si è davvero propensi a credere che ci sia molto di più dietro la figura di un grande leader che tale, in realtà, non si è mai considerato. Il documentario si chiude con una sequenza di brani composti dal cantautore, cantati da migliaia di persone di tutto il mondo, ovvero con la rappresentazione del più grande palcoscenico di Bob Marley, l’unione senza distinzione di colore, credo religioso o politico.

y week with, Marilyn

La Monroe riprende vita con il volto di Michelle Williams _ di Andrea Colantoni

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iesce difficile credere come una storia vera, a volte, sia migliore di un film. Nel 1956 Arthur Miller e Marilyn Monroe si sposano, poco dopo, alla splendida attrice, viene offerto un ruolo in un film da girare a Londra. Marilyn vola così nella capitale Inglese per recitare nel lungometraggio “Il principe e la ballerina” con Sir Laurence Olivier. Sul set lavora un giovane assistente Co-

Nuove Proposte | Giugno ‘12

lin Clark, ragazzo intimido dallo stretto contatto con attori tanto famosi, ma sarà l’unico che riuscirà ad instaurare un rapporto vero, sincero e intimo con l’ attrice americana, considerata una donna fragile e insicura. Trascorrerà con lei giorni indimenticabili, accompagnandola nei momenti liberi in giro per Londra, visitando la città, chiacchierando su e giù per le stradine della Capitale e affrontando discorsi introspettivi senza alcun velo di vergogna. Quei pochi giorni vissuti insieme all’attrice saranno raccolti qualche anno dopo in un libro intitolato “La mia settimana con Marilyn”, che fa da sfondo al film del regista Simon Curtis. Spiccano le interpretazione di Michelle Williams e Kenneth Branagh, rispettivamente Marilyn e Olivier, giustamente candidati all’Oscar. Il racconto di Colin Clark è affettuoso, coinvolgente, e complice, perché incontrare una celebrità dello Star-sistem a

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23 anni e avere un rapporto intimo con lei non capita tutti i giorni e il ritratto che ne emerge è quello di una Marilyn dipendente dai farmaci, dai mille personaggi che le ruotavano attorno spesso con scopi tutt’altro che nobili, il bisogno di essere cercata da tutti e consolata da ogni singolo uomo che la tenesse tra le sue braccia. Un film che mette a nudo le sfumature più umane della grande attrice americana. Lo stile del film è lineare, diretto e scevro da preconcetti. Una scelta vincente, perché di fronte a figure così maestose, si può solo raccontare quanto, in fondo, siamo tutti comuni mortali. Un film ricco di spunti e riflessioni, che non eccede in effetti speciali o colonne sonore epiche, ma racconta semplicemente una delle più belle settimane vissute da un giovane assistente insieme alla grande attrice di un tempo, Marilyn Monroe.


Cinema |

Isole”, una favola moderna

È il primo film che esce in contemporanea in sala e sul web _ di Angela Abozzi Cecchetto

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l film “Isole”, del giovane regista Stefano Chiantini, interpretato, fra gli altri, da Asia Argento, Giorgio Colangeli e Ivan Franek, è una favola moderna che racconta realisticamente l’incontro di tre personaggi la cui solitudine si trasforma in calore, armonia d’amore e altruismo che si rivela attraverso un progredire di sentimenti, di sguardi e approcci impacciati. Questa storia matura sotto lo sguardo affettuoso di un sacerdote, in una casa canonica nelle isole Tremiti. Martina, una ragazza che ha perso l’uso della parola, adottata da don Enzo con premurosa paternità, raccoglie, con intuizione e sensibilità, Ivan, un immigrato clandestino rimasto privo di sensi dopo essere stato malmenato per strada; lo trascina fino alla canonica dove abita e se ne prende cura insieme al suo tutore. Il giovane, guarendo, vive quest’accoglienza con gratitudine e rispetto, con

un sentimento di protezione nei confronti della giovane e guadagnandosi da vivere assistendo amorevolmente l’anziano sacerdote. Col tempo i loro rapporti si modificheranno: diventeranno di amicizia tra il vecchio prete e lo straniero, ma soprattutto di amore con Martina, un amore al quale si opporranno l’interesse e la cattiveria del mondo circostante. La storia si svolge in un’isola nell’incantevole ed aspro paesaggio delle Tremiti - che si pone come metafora della condizione umana, la cui unica possibilità di salvezza è data dalla interrelazione. “Con ‘Isole’ - dice Stefano Chiantini ho voluto raccontare come il riscatto e la ‘vittoria’ esistano solo nella dignità con cui si affronta la vita”. “Isole” è stato il primo film ad uscire (11 maggio) in contemporanea in sala

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e online gratuitamente (in streaming su Repubblica). L’idea nasce dalla convinzione che il web può essere una grande risorsa soprattutto per il cinema indipendente, che deve trovare anche altre strade, oltre a quella della distribuzione in sala, per farsi conoscere al grande pubblico.

Giugno ‘12 | Nuove Proposte


| Musica

arlo Bergonzi

Un principe fra i Tenori _ di Iwona Grzesiukiewicz Fabio Bogi

| Il tenore Carlo Bergonzi

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arlo Bergonzi è nato il 13 luglio 1924 a Vidalenzo di Polesine Parmense, ad un solo chilometro di distanza da Villa Verdi a Sant’Agata, borgo attaccato a Busseto, terra verdiana. Nella voce di Carlo Bergonzi c’è il dna dell’homo padanus: il sapore del pane, il profumo del salame e il colore del lambrusco. Eppure la scalata di Carlo Bergonzi al trono del tenore non è stata né breve né facile; certamente è stato il risultato di una profonda volontà. Bergonzi canta da baritono ma è già tenore, anche se, come lui stesso ha detto, “Caratterialmente mi identificavo molto nei personaggi baritonali, sentivo interpretativamente le parti da padre, da fratello maggiore, da persona matura”. Infatti la scuola lo vuole baritono e lui canta da baritono. Debutta a Varedo nel 1947, come Figaro nel “Barbiere di

Nuove Proposte | Giugno ‘12

Siviglia” di Rossini e sembra avviato ad una carriera baritonale piuttosto mediocre e limitata, essendogli preclusi i grandi personaggi verdiani e donizettiani. Nelle note alte della gamma baritonale trova infatti difficoltà ad espandere il suono, ma, scrupoloso come sempre, inizia a studiare il modo di correggere questo problema. Si rende successivamente conto che le difficoltà che incontra a sostenere i ruoli baritonali non sono dovute ad errori di tecnica, ma d’impostazione vocale. Inizia in gran segreto a studiare da tenore e debutta nel 1951 al teatro Petruzzelli di Bari come Andrea Chenier nell’omonima opera di Umberto Giordano. La sua voce chiara e morbida, sorretta da un eccellente preparazione tecnica, forse la più raffinata del periodo in ambito tenorile (famosi in particolare gli straordinari filati, possibili grazie a un perfetto controllo della respirazione, oltre alla dizione scandita e al senso del fraseggio) e l’estensione ragguardevole (copriva la gamma dal “la” naturale sotto il rigo fino al re bemolle sopracuto) lo identificano infatti come tenore. A coronare la gioia per la riuscita della serata, nasce poi in quella stessa occasione il suo primo figlio, Maurizio. Consultando la cronologia, i primi grandi successi di Bergonzi ci riportano proprio al 1951 con uno dei suoi personaggi preferiti, Don Alvaro, ne “La forza del destino”. Bergonzi mette in parallelo questa parte con quella del protagonista di Aida: la sua verdianità è preminente. Praticamente ha eseguito tutto di Verdi ad esclusione di Nabucco, Falstaff e di Otello, arrivato solo alle prove generali. La verdianità di Bergonzi non è solo questione di dna,

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è che dei personaggi verdiani ha saputo cogliere di ciascuno la peculiarità. Eroico in Manrico “trovatore”, appassionato nel Rodolfo della Miller, raffinato nel Riccardo di “Un ballo in maschera”, romantico in Radames, disperato in Jacopo Foscari, spavaldo nel Foresto di “Attila”. Le partners con le quali Bergonzi ha raggiunto il massimo della compenetrazione artistica e musicale sono state Renata Tebaldi e Renata Scotto. Per fortuna, oltre alle cronache, ci restano le testimonianze discografiche, specie quelle registrate dal vivo. Resteranno indimenticabili le performance con Renata Tebaldi in Don Carlo, in Gioconda, e con Renata Scotto in Madama Butterfly, Traviata, Lucia di Lammermoor e in Rigoletto; coppie artistiche insuperate e insuperabili. Carlo Bergonzi ha cantato sotto la guida dei più grandi direttori d’orchestra della seconda meta del secolo scorso, da Bruno Walter a Dimitri Mitropoulos, da Herbert von Karajan a Carlo Maria Giulini e per finire con Riccardo Muti. Quando non è in giro per il mondo sosta a Busseto dove, nel sotterraneo del suo hotel “Due Foscari”, tiene le lezioni della sua Accademia Verdiana. Per ascoltare le sue lezioni, per apprendere l’arte del suo canto vengono giovani artisti da tutto il mondo. Tra le tante registrazioni degne di nota, nel 1975 ha inciso, primo tenore nella storia, un album di tutte le trentuno arie per tenore di Verdi, da Oberto Conte di San Bonifacio fino a Falstaff. Dopo la registrazione discografica del Ballo in maschera diretto da Solti nel 1961, il critico Desmond Shave –Taylor scrisse su ‘Gramophone; “Bergonzi è il miglior Riccardo della storia del disco”.


Musica |

amos a bailar

Leandro da Silva, speaker di M2O, ci svela le hit di quest’estate _ di Valerio Zannetti

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on giugno arrivano il sole, il caldo, i primi tuffi e, ovviamente, gli immancabili tormentoni estivi. Canzoni sì ripetitive, ma che fanno subito ricordare i bei momenti trascorsi sotto il sole d’agosto. Chi non associa al 2009 la hit dei Black Eyed Peas “I Gotta Feeling”, o al 2003 “Crazy In Love” di Beyonce (cantata insieme al suo futuro marito Jay-Z) , o al 1996 l’allegra “Macarena”, o, per i più nostalgici, “Papa Don’t Preach” di Madonna per l’estate 1986? In questo viaggio alla scoperta di cosa ci farà ballare a Ferragosto 2012, ci siamo fatti accompagnare alla scoperta della famigerata Top 10, dal noto Dj brasiliano di M2O Leandro da Silva. Tu non sei solo uno speaker radiofonico, ma anche dj in discoteca, attore teatrale, cinematografico e televisivo, volto pubblicitario e, perché no, anche calciatore nella nazionale Disc-Jockey! Il mio animo carioca doveva pur esprimersi nel calcio, no (ride, n.d.a.)? Sì, fortunatamente è un periodo di lavoro molto intenso ma che sta ripagando gli sforzi fatti. Dopo aver frequentato con successo il laboratorio permanente di Cinema e Teatro diretto da Francesca De

Sapio ed aver impersonato diversi ruoli di rilievo, ho trovato grande risonanza partecipando l’anno scorso allo spot mondiale di Valentino. Un gran bel risultato! Ma non dimentico certamente uno dei miei amori più grandi: la musica. Dopo la vittoriosa partecipazione al casting di Radio Deejay, dove poi sei rimasto due anni, arrivando anche a condurre il celeberrimo Deejay Time, ora ti ritrovi ad M2O dove conduci con successo un morning show con Pippo Lorusso. “A qualcuno piace presto” (in onda dal lunedì al sabato dalle 8 alle 10, n.d.a.) è un programma nel quale ho creduto molto e che ci sta dando molte soddisfazioni. E questo anche a detta dei dati di ascolto Audiradio. Effettivamente è un modo diverso di iniziare la giornata, in allegria e con la buona musica targata M2O. ora, però, puoi dirci quali saranno le hit di questa estate? Sono convinto che quest’estate non potremo non ballare: • Gotye - Somebody I Used To Know; • Gustavo Lima - Balada Boa; • Simone Girasole – Stronger;

| Lo speaker Leandro da Silva • Djane House Cat featuring Rameez - My Party; • Maceo Plex - Sex Appeal; • Bruzzese - Sax In The City; • Tjr - Funky Vodka; • Funkin Matt - Tazer; • Cajmere - Let’s Dance; • Outwork - How Does It Feel. Grazie mille Leandro, non vediamo l’ora di ascoltarle durante uno dei tuoi dj set, sperando di ritrovarci in riva al mare! Grazie a voi e… vi aspetto in pista!

ock in Roma

La Capitale si accende di grande musica _ di Riccardo Borgia

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na rassegna dei più famosi artisti italiani e internazionali del momento. Ad ospitare la manifestazione sarà, anche quest’anno, l’ippodromo delle Capannelle. Rock in Roma è una delle manifestazioni più attese dell’estate romana, creata da due direttori artistici, Sergio Giuliani e Maximiliano Bucci, che hanno lavorato a questa edizione e addirittura stanno lavorando già a quella del 2013. Quest’anno si parte il 7 Giugno per intraprendere un viaggio di Rock che durerà quasi due mesi. Si chiuderà, infatti il 2 Agosto. Ben 27 sono i concerti in programma. Anche in questa edizione gli artisti sono di caratura mondiale. Ci saranno i Radiohead, sold out in pochissime ore, che faranno partire il loro tour proprio nella città eterna. La manifestazione sarà l’unica tappa italiana per il rapper più famoso del mondo, Snoop Dogg. Anche nella lista degli artisti del nostro Paese, però, figurano grandi nomi, come i Negrita e Caparezza. Importante anche il concerto

dei Litfiba con il rocker per eccellenza Piero Pelù e gli italianissimi Subsonica che festeggiano i 15 anni del loro primo album omonimo. Un gruppo irriverente che torna nella Capitale sono “Elio e le storie tese”, che con la loro musica fanno tremare i Vip italiani e non. Oltre agli artisti sono tante le novità che caratterizzeranno l’edizione 2012. Quest’anno, infatti, ci saranno 3 palchi per una programmazione di musica a 360 gradi, il “White Stage” dedicato al grandissimo concerto dei Radiohead, il “Black Stage” dove si esibiranno la maggior parte degli artisti e “l’Orion Stage” dedicato ai giovani esordienti. Per vivere lunghe serate di rock gli eventi live inoltre avranno dei “pre” e degli “after show” per accompagnare il pubblico ai grandi artisti godendosi anche eventi minori. Questa manifestazione ha una caratteristica fondamentale, che la rende amata da tutti, offre musica per

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tutti i gusti, passando dall’elettronica, al rap, fino al cantautorato e naturalmente al rock che domina la scena. Rock in Roma 2012 si appresta a diventare uno degli appuntamenti più caldi sulla scena europea musicale sfidando il criticato Heineken Jammin Festival, considerato troppo POP e con davvero poche “attrazioni”. Ulteriori informazioni e dettagli di questa edizione, si possono trovare sul suo sito www.rockinroma.com appositamente allestito.

Giugno ‘12 | Nuove Proposte


| Mostre

na mostra particolare

Esposte a Roma “Sculture delle collezioni Santarelli e Zeri” _ di Luciana Zanuccoli

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pere d’ arte della raccolta di Federico Zeri, uno dei critici e collezionisti più illuminati che hanno dato vita e idee all’ ambiente artistico italiano, sono attualmente esposte a Roma , insieme alla collezione della “Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli”. L’esposizione dal titolo: “Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri”, è allestita in due spazi espositivi prospicenti di Palazzo Cipolla, in Via del Corso, ed è visitabile fino al prossimo primo luglio. All’inaugurazione il Prof. Emanuele Francesco Maria Emanuele, presidente della Fondazione Roma alla quale si deve l’iniziativa, ha espresso grande soddisfazione per aver potuto realizzare questo omaggio a due delle principali collezioni italiane. Nel vistare questa mostra si ha il privilegio di ammirare da vicino “pezzi” di straordinario interesse, conservati in raccolte private dei quali sarebbe difficile, se non addirittura impossibile, la fruizione. Entrambe le collezioni contengono anche opere glittiche (cioè attinenti all’incisione di pietre dure e preziose) risalenti all’epo-

Nuove Proposte | Giugno ‘12

ca romana, dall’età imperiale fino al 700. Roma costituisce il filo conduttore che ha ispirato le due raccolte, con le quali vengono rappresentati frammenti lapidei, bassorilievi, sculture dell’antichità fino all’epoca barocca. Al visitatore viene data la possibilità di seguire un lungo periodo storico grazie ad opere di grande significato e notevole bellezza. Un percorso che oltretutto rileva anche il grande interesse che ebbe per la scultura Federico Zeri, critico di grande competenza, personalità di gusto raffinato e con particolari predilezioni. La Fondazione Santarelli, alla quale pure si debbono “pezzi” di grande pregio, è stata istituita dai figli, a ricordo dei genitori Ernesta e Dino Santarelli, illuminati collezionisti. Ci troviamo così, ad ammirare, fra l’altro, un notevole numero di reperti archeologici con speciale interesse per la storia di Roma in generale e, in particolare, si potrebbe dire, per i marmi colorati. Quanto a Federico Zeri (Roma 12 agosto 1921- Mentana 5 ottobre 1998) fu critico di vastissima cultura, basata su personali esperienze e dotato

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di affascinante eloquenza. Pur non disponendo di notevoli mezzi economici, riuscì a mettere insieme una raccolta preziosa grazie ad un’eccezionale | Torso femminile cultura, compee Testa di Dioniso tenza, buon gusto, dimestichezza col commercio dell’arte. Sono dunque a disposizione del visitatore 90 opere fra le quali uno splendido “Ritratto al femminile” e una “Testa di Satiro” di ambito romano del I secolo d.C. Colpiscono una “Cerere” del II sec. d.C. e sculture quali “Allegoria della virtù vittoriosa sul vizio” e “Andromeda”, di Pietro Bernini. Notevoli sono un “Busto” di Papa Paolo V Borghese (sec. XVI) di Nicolas Cordier e il “Busto” del Cardinale Marzio Ginetti (1673) in marmo e porfido di Alessandro Rondone.


Mostre |

a Roma nascosta Occhi diversi per scoprire i tesori di Via di Ripetta _ di Fernanda Annicchiarico

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arrivato il bel tempo, e passeggiare per Roma diventa incantevole. Quello che vogliamo fare, però, è provare a dare degli input per guardare con occhio attento non le vetrine, ma le bellezze che la storia ci ha lasciato in eredità, trasformandoci per qualche ora in semplici turisti. L’area che vogliamo “fotografare” è quella compresa tra via del Corso, via del Babuino e via di Ripetta: il famoso Tridente, frutto di interventi urbanistici messi in atto tra il XV e il XVII secolo per veicolare il traffico verso le basiliche maggiori. Via di Ripetta, in particolare, è stata, negli ultimi anni, oggetto di interesse per la riqualificazione dello spazio urbano. Attraversandola si possono ammirare numerosi palazzi importanti (che forse pochi hanno degnato di uno sguardo): il Palazzo Capponi della Palma (XVI sec.); il Conservatorio della Divina Provvidenza e di San Pasquale (XVII

sec.); la Chiesa di Santa Maria Portae Paradisi (XVU sec.), l’Istituto delle Belle Arti (XIX sec.). Arrivando a piazza Augusto Imperatore, dove ci sono lavori sono ancora in corso d’opera, ci si trova di fronte ad una delle poche architetture contemporanee della Capitale: l’edificio dell’Ara Pacis, progettato dall’architetto Richard Meier. I romani, dopo mille polemiche, sono ormai abituati a convivere con questa struttura di cemento e vetro. In fin dei conti, è questione di gusti, ma di sicuro Roma aveva bisogno di un tocco di novità nella sua parte più protesa al passato. All’interno di questa struttura vengono organizzate alcune delle mostre più importanti (ancora ricordiamo quella del celebre Valentino). Ma oggi, è per la prima volta che l’edificio apre le sue porte a una mostra sulle avanguardie russe. Fino al 2 settembre, infatti, sarà possibile ammirare 70 capolavori dei più grandi artisti

| L’Ara Pacis dell’est del 900. Malevich, Kandinskij, Chagall, Rodchenko, Tatlin, Lentulov e Goncharova. Attraverso otto sezioni tematiche, la mostra si propone di far arrivare allo spettatore il passaggio e la diversificazione dello stile russo che, partendo dal post impressionismo, passando dal cubo futurismo e dall’astrattismo, arriva al periodo del costruttivismo, di cui il maggior esponente è Tatlin. Questi sono solo accenni per iniziare a scoprire cosa la nostra Roma nasconde tra le sue meravigliose vie: angoli di paradiso, facciate superlative e mostre fuori dai canoni classici. Basta rallentare e guardarsi intorno per iniziare a scoprire la Città Eterna.

Cigni selvatici” A Roma i decoupages della Regina di Danimarca _ di Luigi Bernardi

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na singola e affascinante mostra è allestita in Palazzo Massimo a Roma; si intitola “I Regni Immaginari” e presenta 43 tavole di ‘découpages’ realizzate dalla Regina di Danimarca Margrethe II, utilizzate come scenografie per la versione cinematografica della fiaba di Hans Christian Andersen “I Cigni Selvatici”. Esposti anche 12 costumi disegnati dalla regina per gli attori. La proiezione del film completa per la rassegna. Mostra e film fortemente voluti dalla Regina, in collaborazione con il produttore cinematografico e fotografo Jacob Jorgersen e il drammaturgo Per Brink Abrahamsen. Esposti anche i disegni che Andersen eseguì nel suo viaggio a Roma fra il 1833 e il 1834, provenienti dal museo a lui dedicato a Odense. La regina Margrethe II è venuta a Roma per presentare la mostra, inaugurata il 14 aprile e aperta fino al 9 settembre. Ma cos’è un découpage? Lo spiega la Regina. E’ un metodo taglia e incolla. “Tiravo fuori forbici e colla, poi cataloghi d’aste di

Cristiez’s e Sotheby’s, cominciavo a tagliare e incollare i ritagli, dapprima su scatole poi su grandi contenitori di carta ovali. Più lavoravo con i découpages, più la cosa si faceva interessante e stimolava la possibilità di creare immagini. Nel campo di tensione nato dall’accostamento di immagini che non hanno assolutamente niente a che fare l’una con l’altra si creava una storia”. Spero che i découpages eseguiti per il film possano dare alla fiaba di Andersen “I cigni selvatici” una nuova vita presso il pubblico dei lettori”. La fiaba “I cigni selvatici” è una storia bizzarra, complicata e complessa. Ne è protagonista Elisa, una fanciulla che viveva con il padre, un re, e undici fratelli. Ma un giorno il re si risposò con una principessa che non amava quei bambini; la matrigna cacciò gli undici fratelli, trasformati in cigni selvatici e affidò ad una contadina la piccola elisa. A quindici anni Elisa decise di cercare i fratelli. Si avviò in un bosco, dove una vecchia signora le disse di aver visto undici cigni con

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| Opera della Regina di Danimarca corone d’oro; cigni che di notte riprendevano sembianze umane, quelle appunto dei fratelli di Elisa. Le vicende di elisa affascinarono la Regina Margrethe fin da quando era giovanissima e la convinsero a dedicarle attenzione per tutta la vita. Risultato? La collezione di opere esposte in Palazzo Massimo, sede del Museo Nazionale Romano. La mostra è arrivata a Roma dopo una tournée internazionale che ha toccato Messico, Stati Uniti, Cina e Giappone. Dopo Roma, la regina Margrethe e i “Cigni Selvatici” voleranno in Russia. La mostra è curata di Rita Paris, direttore della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, in collaborazione con la Royal Danish Embassy in Rome.

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| Musica

’Estate in Festa al Santa Cecilia Tra Lang Lang, Morricone, Musica che Vince, Teatro Musicale e il violinista Kavacos _ di Alberto Pellè (www.albertopelle.it)

| Il Coro di S. Cecilia

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na festa lunga, colorata, ricca di sentimento che accoglierà romani e turisti in questa estate 2012 al Santa Cecilia all’Auditorium. È per tutte le tasche e per ogni età, rafforzato dal fatto che i vari e straordinari interpreti saranno non solo le grandi stelle sulla scena mondiale, ma anche ragazzi dal forte talento. La festa apre, martedì 19 giugno nella Sala Santa Cecilia, con l’artista più richiesto sulla

Nuove Proposte | Giugno ‘12

scena internazionale della musica classica: Lang Lang, autorevole pianista trentenne cinese che sa interpretare il nostro tempo. Eseguirà musiche tra Bach, Schubert, Chopin. Quando si ascolta Lang Lang, si entra magicamente in confidenza con la musica classica, uscendo da quello stereotipo che essa sia solo appannaggio di un pubblico di “una certa età”. La missione di Lang Lang è di diffondere la musica classica in tutto il mondo, con un’enfasi particolare sull’educazione dei bambini e dei giovani musicisti. Si continuerà, dal 4 al 19 luglio, con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia diretta dal maestro Carlo Rizzari che proporrà Beethoven “senza pari”, vale a dire le sinfonie dispari 1, 3, 5, 7 e 9. Si proseguirà, il 25 e 26 luglio, con Ennio Morricone e i suoi brani immortali. Il compositore di colonne sonore più famoso al mondo che, nel 2010 in Svezia, ha ricevuto, primo italiano, quello che è considerato il Nobel della Musica, il Polar Music Prize. Dal 6 al 27 settembre nella Sala Santa Cecilia, nel Winners: La Musica che Vince, si

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alterneranno cinque giovani pianisti vincitori dei Concorsi internazionali molto ambiti, come il Concorso Cajkovskij, lo Chopin, il London International Piano Competition. Saranno diretti da altrettanti giovani direttori d’orchestra. L’11, 12 e 14 settembre, alla Sala Petrassi, sarà la volta di due capolavori del teatro musicale del novecento: L’heure espagnole di Ravel e Gianni Schicchi di Puccini, due partiture, provenienti da contesti molto diversi, che nell’ambito del teatro comico formano un perfetto equilibrio musicale e teatrale. È un progetto di Teatro Musicale del ‘900, guidato dall’interprete e docente Renata Scotto, che vede protagonisti i giovani cantanti di Santa Cecilia Opera Studio e gli strumentisti dei Corsi di perfezionamento Santa Cecilia Music Masters. Dal 2 all’8 ottobre infine sarà da non perdere il ritorno dell’artista Leonidas Kavakos, nella veste di direttore e virtuoso del violino. Accompagnato al pianoforte da Enrico Pace, si esibirà in un recital con le Sonate più celebri di Beethoven.


Libri |

La Furia dei cervelli” Una panoramica sul lavoro indipendente ai tempi del capitalismo cognitivo _ di Samir Hassan

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oberto Ciccarelli (giornalista de Il Manifesto) e Peppe Allegri (formatore e ricercatore indipendente di Diritto Pubblico) hanno dato alle stampe un libro che, per la sua peculiare originalità, merita di essere annoverato tra le letture più interessanti proposte negli ultimi mesi. A dispetto del titolo, La furia dei cervelli (ManifestoLibri, pp.167, 18 euro) non è un libro che pone al centro della discussione la fuga dei giovani talenti italiani all’estero, bensì il tema dell’indipendenza e la sua stretta relazione con la crisi del capitalismo. Nell’epoca della subordinazione delle sovranità nazionali alla troika europea, del debito sovrano che commissaria governi, di indipendente è possibile rintracciare davvero ben poco. Il fil rouge che corre tra le righe del libro evidenzia il paradosso del lavoro indipendente, «atipico», come un pestilente contagio da scongiurare ma al tempo stesso forma di sperimentazione entro cui far convergere le nuove forme di lavo-

ro salariato del III Millennio. L’analisi proposta da Ciccarelli e Allegri è un’indagine che prende le mosse dalla proiezione per eccellenza di questa nuova forza-lavoro, ovvero i precari della conoscenza; una nuova comunità politica, figlia del movimento della “Pantera” del 1990, plasmata dalla biopolitica foucaultiana ed oggi legata a doppio filo con l’emersione del dissenso-conflitto espresso dai movimenti delle giovani generazioni. La lettura che ne emerge mira ad individuare nei passaggi propositivi dei movimenti la nascita embrionale di una nuova soggettività politica, di un nuovo protagonismo generazionale che ponga come primo step di confronto il rapporto tra le proprie ambizioni e gli strumenti per ottenerli, ovvero tra l’agire sociale e l’agire politico di conflitto. Come ha giustamente osservato Sergio Bologna dalle colonne de Il Manifesto, «rimane l’incognita del rapporto con il fare politica, con quell’agire sociale che è in grado di contrastare i meccanismi

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del potere. La sproporzione tra i mezzi a disposizione degli uni e degli altri sembra oggi tale da togliere ogni plausibilità a un discorso sul conflitto, cioè su un comportamento che costringa l’avversario a tenerne conto, a sentirsi impegnato a difendersi. La sproporzione sembra tale che l’idea stessa del conflitto appare obsoleta». Il sasso, insomma, è stato lanciato; adesso bisogna vedere chi raccoglierà i frutti di queste interessanti intuizioni, affinché le stesse prendano vita e non rimangano ancorate negli archivi dei “se”.

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| Media

ziende e pubblicità

Come le imprese moderne “si comunicano” al mondo. Intervista al prof. Giulio Latini, docente di comunicazione multimediale all’università di Tor Vergata _ di Riccardo Borgia

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a sempre le aziende si sono servite della pubblicità per arrivare ai loro clienti. Si sono affidate ala stampa, alla radio, al cinema, poi alla televisione e oggi al web. Per comprendere come, nel corso degli anni, le aziende hanno modificato la loro comunicazione pubblicitaria abbiamo posto alcune domande al prof. Giulio Latini, docente di comunicazione multimediale all’università di Tor Vergata. Come si è evoluta la comunicazione d’impresa delle grandi corporation negli anni? La comunicazione d’impresa ha seguito decisamente l’evoluzione e la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa e la loro penetrazione sul fronte comunicativo. Le imprese industriali nella fase pre-audiovisiva hanno agito essenzialmente utilizzando lo strumentario legato ai manifesti, alle fotografie, alla radio oppure ai brevi testi sulle testate del tempo, arrivando al disegno illustrato. In seguito poi con lo sviluppo del cinema e della tv c’è stato interesse a utilizzare questi mezzi più innovativi. Negli Stati Uniti è il cinema, innanzitutto, che fin dalla prima decade del ‘900 è stato utilizzato dalle grandi corporation come la Ford Motor Company o la General Electric. In Italia è la Fiat che agli inizi del 1900 investe in questo mezzo, con il filmato “Le officine di corso Dante” che, a giusto titolo, può essere considerato il primo lavoro cinematografico per pubblicizzare una grande corporation. C’è stata, poi, un’evoluzione che ha seguito lo sviluppo del cinema sia di natura documentaria che di animazione con grandi nomi come Len Lye e altri giganti di questo campo. Successivamente c’è stato il mondo della televisione, più moderno. Le aziende moderne come vedono la pubblicità per i loro prodotti e come si sono ispirate ai giganti del passato? Fino a una decina di anni fa, c’era anche interesse a seguire i vecchi stilemi e linee guida, a rimanere legati a un passato

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importante. In molti casi, infatti, a livello internazionale si è tentato di non far scomparire quella traccia identitaria che contraddistingueva le grandi corporation del passato. In seguito allo sviluppo tecnologico, però, si è passati a mezzi più innovativi, a intraprendere nuovi campi come quello del Web o del social Network con tutti i vantaggi che essi comportano come condivisione e partecipazione con i clienti stessi. La forte modernizzazione delle aziende, cosa ha cambiato nelle pubblicità? Le nuove tecnologie sicuramente hanno influenzato la pubblicità e la comunicazione d’impresa. Molti dati, anche se in sé

strare la loro identità di azienda e i loro prodotti attraverso, non tanto il web in sé, ma attraverso i social media, con un dialogo con l’utente e quindi una comunicazione non unidirezionale, attraverso consigli, per avere sufficiente presa sul compratore. Negli ultimi periodi si sta tentando di ritornare a trattare la pubblicità come in passato? E’ un discorso difficile a farsi in maniera generale, poiché andrebbero considerati dei singoli lavori affrontati da delle grandi corporation. Certo è che alcune grandi aziende hanno la possibilità e la volontà di non tagliare il proprio cordone ombelicale con il loro passato identitario, anche

e per sé non del tutto esaurienti, ma sufficienti a darci una prima idea, ci fanno presupporre che, a livello internazionale, la veicolazione della pubblicità sul web, dal 2013, supererà quella su mezzi come televisione e carta stampata. In diverse nazioni del mondo questo è già avvenuto poiché l’alternativa web e “Social” è considerata più valida rispetto a quella televisiva. La divulgazione di materiale sul web è sempre più specifica e mirata all’utente non essendo legata agli obblighi di un palinsesto televisivo con orari e fasce e distanziandosi da una tv sempre più generalista. Le grandi corporation hanno un grandissimo interessere a mo-

dal punto di vista delle strategie di comunicazione. Questo spiega perché alcune volte ritornano in auge dei tentativi di riproporre, chiaramente con un linguaggio nuovo, vecchi stilemi che hanno caratterizzato soprattutto gli anni ‘50-’60. La gran parte delle corporation però, ha la possibilità di avventurarsi in sentieri nuovi, proprio per via del contatto costante con gli utenti, e punta semmai a produrre delle idee originali che guardano avanti ispirandosi anche al cinema contemporaneo e naturalmente a tutte quelle forme di comunicazione che esistono già e che hanno un grande pubblico.

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Tendenze |

l ritorno degli “orti di guerra”

Coltivazioni “fai da te” e terreni a disposizione dei cittadini _ di Simona Mastropaolo

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li americani li avevano soprannominati “Victory Gardens”, noi “Orti di Guerra”. Modesti appezzamenti di terra che la Patria mise a disposizione del popolo per sopperire alla mancanza di cibo causata dalla seconda guerra mondiale. Tra le aiuole dei monumenti più importanti di Roma, come piazza Venezia e i Fori Imperiali, fiorivano campi coltivati dai cittadini che, con una produzione del 40% degli ortaggi, avevano lo scopo di fronteggiare la carestia. Oggi, con la crisi, sembra essere tornata la necessità di coltivazioni “fai da te” tramite orti realizzati anche sui balconi di casa. L’intento non è solo risparmiare sui costi sempre in crescita di frutta e verdura, ma anche quello di poter disporre di un discreto quantitativo di ortaggi che conservino il profumo e il sapore di una volta. Ecco allora che molte città, con veri e propri atti pianificatori, hanno delimitato aree urbane destinate alla coltivazione, da mettere a disposizione dei cittadini. In altri casi, invece, sono stati gli stessi abitanti a chiedere al Comune spazi di

terra in affitto o in comodato. Che sia una vera esigenza o un’abitudine tornata di moda, quello che è certo è che sembra essere una delle iniziative più intelligenti degli ultimi anni. Roma è stata una delle prime città a prendere sul serio questo progetto, predisponendo oltre 200 orti, rigorosamente biologici, da riservare a tutti coloro che intendano dedicarsi alla coltivazione, secondo ovviamente

determinati requisiti ed esigenze. Il passo successivo, che ci auguriamo venga realizzato il prima possibile, sarà quello di estendere l’iniziativa ai parchi della Capitale, nei quali si potrà coltivare qualsiasi genere di ortaggio purché si rispettino le regole di una agricoltura senza l’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive. Interessante è l’iniziativa della Fondazione “Il Campo dell’Arte” che ha messo a disposizione spazi allargati per la creatività e la cultura, grazie ad un programma di sviluppo territoriale auto-sostenibile. Lo scopo è quello di creare un luogo di incontro, relax e divertimento per grandi e piccini e di contribuire alla riscoperta della natura, ascoltando musica e degustando prodotti biologici di stagione sani e a km zero. La Fondazione ha promosso il progetto “Pachamama” (“Madre Terra” in lingua quechua) in collaborazione con Slow Food e la Pro Loco di Ciampino, che prevede una maggiore sensibilizzazione della popolazione nei confronti dell’ambiente, attraverso la realizzazione di orti urbani e di attività all’aria aperta.

Fondazione “Il Campo dell’Arte” Via di Valle Marciana snc Grottaferrata (Roma) Aperti dal martedì alla domenica dalle ore 18,00 in poi. All’interno del “Campo dell’Arte” è presente un ampio parcheggio. Appuntamento sabato 9 giugno per l’inaugurazione della “Taverna del Campo e dell’Arte” Per info e prenotazioni: info@campodellarte.it/www.campodellarte.it

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| Benessere

a natura che guarisce

Dalla semplicità che ci circonda un valido aiuto per la nostra salute _ di Cristina Cordsen

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e migliori terapie sembrano essere quelle semplici, non per niente i famosi “rimedi della nonna” rimangono sempre efficaci. L’uso della natura in tante delle sue caratteristiche è al centro di parecchi studi condotti sui bambini sofferenti e adulti ansiosi o depressi. Negli Stati Uniti, il professor Nadkarni, docente di Enviromental Studies all’Evergreeen College di Washington ha studiato i molteplici successi che si possono ottenere attraverso il contatto con la natura e li ha inseriti nel suo ultimo libro. Roger Ulrich, docente di psicologia comportamentale alla Texas A & M University, ha studiato gli effetti prodotti dalla vista del verde. Nella sua ricerca, pubblicata sulla rivista Science, viene esaminata la velocità di recupero postoperatorio di un gruppo di pazienti dalle cui finestre si vedevano alberi, la loro guarigione è risultata nettamente superiore a quella del gruppo di malati dalle cui stanze si vedevano solo case.

Anche in Italia sono stati attivati progetti su misura per accrescere il benessere di pazienti affetti da disturbi cronici. È il caso dell’Umbria dove percorsi mirati aiuterebbero a ritrovare l’equilibrio interiore e a raggiungere uno stato di benessere psicologico attraverso una “mente verde”. Il dottor Papa, responsabile delle aree protette umbre, spiega l’importanza di fornire attraverso la “parco terapia” un servizio alle istituzioni e alle comunità che lavorano con chi ha un disagio nel corpo e nell’animo. Più al Nord, a Varese, nell’ambito di un progetto pilota, grazie ad attività di giardinaggio, si sono avuti miglioramenti dell’umore e della memoria in pazienti depressi ed ansiosi. All’ospedale pediatrico Meyer di Firenze è stato osservato che i bambini sembrano essere i più ricettivi nel provare sollievo attraverso queste terapie, perché si proiettano più facilmente in quella che è la dimensione estetico sensoriale. I piccoli pazienti,

infatti, si sentono amati e liberi di interagire con la natura mentre partecipano alle attività dell’ ”ortoterapia”. I bambini trovano nella natura un gioco semplice, senza competizione, la stessa infatti, non li giudica e non li mette alla prova, al contrario aumenta la loro autostima e concentrazione, stimolando la loro memoria e manualità, trasformandosi in un metodo guaritore infinitamente superiore ad ogni invenzione umana. Le leggi della natura sono leggi dello “Spirito” e i bambini le vivono in maniera istintiva, senza che vengano loro insegnate; queste per loro rappresentano unicamente l’idea di bontà e di armonia che è sempre presente nel creato. La natura è maestra d’intelligenza spirituale che insegna ai bambini come esprimere il grande potenziale di forza vitale che è in loro e questo può avvenire anche attraverso mansioni semplici, nelle quali i bambini si sentono partecipi di qualcosa di utile e amorevole, come la cura per la terra che ci mostra come nasce e cresce una piccola pianta, un bene originario, un ordine naturale che dal cielo scende in terra.

olo Sole

Dalla tavola al corpo per una tintarella perfetta _ di Rosalba Abozzi

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sole fu! Dopo l’inverno uggioso e cupo ecco tornare il desiderio, se non addirittura la necessità, di farsi accarezzare dai caldi raggi solari. Siamo pronti alla prova costume? Ma, soprattutto, abbiamo preparato bene la nostra pelle? Ben noti sono gli effetti benefici del sole, che influisce positivamente sia sulla psiche, sviluppando serotonina, che sull’organismo, fissando il calcio nelle ossa. Purtroppo, però, l’esposizione, se non ben affrontata, provoca anche danni. E’ opportuno, perciò, per godere appieno della sua azione benefica, “prepararsi” prima di stendersi sulla sabbia. Le campagne informative, da anni, sensibilizzano la popolazione sugli eventuali danni dei raggi UVA e UVB, i primi responsabili dell’invecchiamento della pelle e anche di alcune forme di cancro. Stop a eritemi, fotodermatosi e danni alle cellule cutanee. Oggi si possono prevenire. Anche se la primavera è il mese migliore per prepararsi, non è mai troppo tardi per

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iniziare. Impariamo le poche regole che ci permetteranno di avere un’abbronzatura uniforme ed una buona protezione. Alla base di tutto, come sempre, vi è una corretta alimentazione: la tintarella inizia a tavola. A tal proposito i nutrizionisti consigliano di fare molto uso di frutta e verdura di stagione mangiando cibi ricchi di vitamine A, B e C, soprattutto pomodori, zucche, meloni, carote, sedano e olio d’oliva. Questi alimenti sono, infatti, ricchi di un agente antiossidante per ec-

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cellenza, il licopene, che protegge le cellule dai processi ossidanti, e sono altrettanto ricchi di beta-carotene, sostanza che, una volta giunta nell’intestino, viene trasformata in vitamina A, fondamentale a combattere l’invecchiamento cutaneo e degli occhi contrastando i radicali liberi. Altro consiglio utile, che già da tempo viene ripetuto alla base di una dieta sana, è quello di bere molta acqua, un litro e mezzo al giorno, in quanto svolge una funzione importantissima per la salute idratando i tessuti e rendendo la pelle luminosa e tonica. Dalla tavola al corpo, ultimo accorgimento da tener presente è quello di effettuare uno scrub, per permettere un maggiore assorbimento delle creme utilizzate. E, finalmente, una volta arrivati al tanto desiderato mare: applicare una crema protettiva secondo il proprio fototipo (si determina in base al colore della carnagione, dei capelli e degli occhi). Semplici e pochi trucchi per godersi il sole estivo senza problemi.


Architettura |

a “Chiesa delle Vele”

Un gioiello architettonico della periferia romana _ di Fernanda Annicchiarico

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semplice ammirare le bellezze della Roma storica, in centro e nelle zone più conosciute. Quello che risulta difficile, invece, è trovare piccoli gioielli incastonati in un tessuto urbano più periferico. Eppur ci sono! Infatti, in uno dei quartieri in via di sviluppo, Tor Tre Teste, ecco che compare, in un piazzale tra campi e capanni industriali, uno degli esempi più importanti di architettura contemporanea. In una città tanto legata al suo passato, un pizzico di modernità dà sempre una sensazione strana. La chiesa di Padre Pio Misericordioso, più conosciuta come “Chiesa delle Vele”, costruita per il Giubileo del 2000, è stata progettata dall’architetto americano Richard Meier, già noto per l’edificio “involucro” dell’Ara Pacis. Tra apprezzamenti e lamentele, c’è ancora chi difficilmente accetta una chiesa così diversa dalle classiche, rinascimentali, testimonianze degli antichi fasti. Il suo colore bianco candido colpisce l’osservatore, amma-

liandolo e lasciandolo quasi senza parole. Un edificio imponente, semplicissimo ed estremamente simbolico, quello di Meier, considerato un capolavoro di architettura religiosa contemporanea, in grado di sintetizzare in modo semplice, ma ardito, le funzioni di luogo di accoglienza e di “Chiesa”. Lontano dalle “solite” chiese monumentali si presenta nudo e puro. Forse, proprio per questo, di difficile comprensione nel suo messaggio più simbolico. Pochi sanno, infatti, che la sua forma simile a una grossa barca, rappresenta l’ingresso della Chiesa nel nuovo millennio e che le sue tre imponenti vele gonfie, di cemento levigato, nella loro imponente altezza di 26 metri, simboleggiano la Trinità, di cui, quella più grande, simboleggia la protezione di Dio sul suo popolo. All’interno, protagonista principale e indiscussa è la luce, che irradia dalle fantastiche vetrate e si espande per tutto l’ambiente. L’impressione iniziale è quella di entrare in un luogo asettico e lontano dalla cristia-

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| La Chiesa delle Vele nità, come un qualsiasi edificio civile, spoglio di tutte quelle caratterizzazioni, affreschi e immagini, che rappresentano la storia della religione nella nostra cultura, nonché mezzo di espressione fondamentale nel corso dei secoli. Ma è proprio il suo esser così lontano dai soliti cliché, a rendere questa struttura affascinante e pregna di significato. Lontana dalla tradizione nell’aspetto, ma vicina nel “senso”, dà l’idea della Chiesa in cammino.

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| Design

ashion bloggers

Quando lo stile diventa tendenza _ di Fernanda Annicchiarico

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osto riservato per le sfilate più importanti? Non è alla portata di tutti, ma molte di loro ci sono riuscite! Ad alcune ragazze, infatti, sono bastate un po’ di passione ed un blog. Si chiamano “fashion blogger” ed hanno scatenato una delle ultime tendenze dell’anno. Sempre attente all’ultimo grido in questione di stile e alle “chicche” scovate qua e là nei vari siti, mercatini o negozietti, ma soprattutto “chicche” degli stilisti più amati da ogni donna. In grado di indossare i capi più stravaganti e le borse più belle del mondo. In grado di generare le invidie di chi, gente semplicemente comune, non può permettersi l’ultima clutch di Prada. Occhi attaccati allo schermo del computer e mente pronta ad immaginarsi in mezzo alla strada con l’ultima Prada e gli ultimi sandali di Gucci appena visti su internet. Tutto è iniziato come un gioco, qualche anno fa, quando il blog era semplicemente un diario virtuale, dove raccontare qualsiasi cosa passasse nella mente, per poi condividerla con la popolazione di navi-

gatori di tutto il mondo. In questo oceano di pensieri ecco che qualcuno ha trovato la sua fortuna. Ragazze come molte, che mostrano sul web i loro “pezzi forti” riposti nell’armadio, che propongono accostamenti da poter sfoggiare di giorno o di notte, che consigliano gli acquisti imperdibili per essere sempre impeccabili e all’ultima moda. Il tutto, spesso, condito da racconti quotidiani che rendono più briosa una semplice lista di marchi più o meno cono-

sciuti. Ed è proprio per i consigli, rivolti soprattutto alle più giovani, che il numero delle visite si è moltiplicato nel corso del tempo. Foto, collage e link per un look da copiare e personalizzare. Chiara Ferragni, una delle ragazze più cool nel nostro Paese con il suo “the blonde salad” ha scalato le vette dei click fino ad aggiudicarsi ammirazione e invidie di molti, oltre che una propria linea in collaborazione con altre due colleghe, Andy Torres e Carolina Engman. Tra critiche e complimenti, poco importa chi sei e cosa fai nella vita, il dictat che permette di entrare in questo mondo di paillettes e griffes è: avere stile e visibilità. Case produttrici che a suon di borse e capi d’abbigliamento in gentil donazione delle bloggers arrivano, con poco, ad una pubblicità ineguagliabile rispetto a quelle classiche. Visibilità senza pari. Un semplice passa parola che diventa fulmineo e globale. Si può amarle o odiarle, seguirle o boicottarle. In fin dei conti, è tutta una questione di stile!

Poo

La mela del peccato finisce in bagno _ di Fernanda Annicchiarico

| L’ I Poo

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asta accendere un computer, avviare internet e così ci si ritrova in un mondo dove realtà e fantasia sono divisi solo da una sottile ed impercettibile linea. Stavolta tra design e viral marketing, ecco che tra i blog e facebook impazza, da ormai qualche mese, un

Nuove Proposte | Giugno ‘12

“fantomatico” iPoo. Ma cos’è? Chi ha osato prendersi gioco del marchio più famoso del mondo? Detto fatto. Il nome dell’ideatore è Milos Paripovic, un digital artist freelance attualmente residente a Belgrado, che attraverso ricostruzioni fotografiche 3d ha dato vita ad un nuovo tipo di water: l’iPoo. Una lampante satira nei confronti del famoso marchio tra i pod, i pad e i phone ha spopolato alla grande, creando una vera e propria AppleMania. Lo stesso ideatore, presentando il proprio progetto, afferma di non essersi rifatto alla mela del peccato e che, qualora lo si identificasse proprio con quella di Steve Jobs, allora si dovrebbe vedere uno psichiatra, non un frutto. Parole giocose che rendono sempre più reale un oggetto che non è possibile trovare in commercio: non esiste. Perché l’iPoo è solo una ricostruzione 3d di un oggetto che Paripovic stesso definisce

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design di lusso. L’ideatore, infatti, tiene a precisare che, nonostante l’ispirazione al Mcbook Air (per le dimensioni ridotte di spessore della tavoletta ed il colore chiaro), l’unico fine dell’iPoo è quello di un gioco, una satira verso chi ha riempito la propria vita dei prodotti Mac, senza lasciarli un secondo, nemmeno in bagno. Fa sorridere tutta questa storia e la minuzia di particolari sia nella ricostruzione che nella spiegazione con annessa presentazione. Una dovizia di dettagli nei materiali e nelle forme. Assolutamente elegante ed accattivante. Assolutamente ergonomico e desiderabile. Per scherzo o per provocazione l’idea è semplicemente geniale. Creando rumor tra tutti gli appassionati riesce a far parlare di sé: qualcuno prima di oggi aveva mai sentito il suo nome? È così che la mela più importante del mondo finisce in bagno.


Eventi |

Tv ludens, tra bisogno e abuso”

Un seminario anticipa i contenuti del Fiuggi Family Festival _ di Angela Abozzi Cecchetto

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i è tenuto sabato 21 aprile nel Teatro San Genesio in via Podgorica il seminario “TV ludens, tra bisogno e realtà”. Il tema affrontato riguarda l’attuale e grosso problema del gioco d’azzardo che dilaga nel mondo dei giovani e degli adulti ed ancora più in televisione e su internet. Questa iniziativa era inserita nel tavolo di lavoro permanente nell’ambito del Fiuggi Family Festival che si terrà quest’anno dal 25 al 29 luglio. Il tema della V edizione, è “Il bello della famiglia” che, come ha detto la presidente del Festival, Antonella Beveri Astrei, sarà “un vero inno allo stare insieme con gioia e serenità in uno scenario colmo di divertimenti e momenti di svago adatti a tutta la famiglia”. Hanno trattato dell’argomento del seminario – “Il gioco in televisione” – il popolare conduttore Rai Carlo Conti, il vicedirettore del Tg5, Andrea Pamparana, e Marina Pizzi, direttrice artistica di Tv2000. L’incontro è stato presentato e moderato dalla conduttrice di SkyTg24, Paola Saluzzi.

Riguardo al seminario si legge nella nota introduttiva: “L’uomo ha bisogno della dimensione ludica, dimensione insita nella sua natura e necessaria alla socializzazione: in che modo l’educazione al gioco sano, agonistico, può contrastare la tendenza alla dipendenza da gioco d’azzardo? Il gioco d’azzardo sta diventando una vera piaga per molte famiglie coinvolgendo sia adolescenti che adulti. I divieti sono necessari ma non sufficienti e devono essere accompagnati da diffusa conoscenza del problema”. Carlo Conti è convinto che occorrerebbe un percorso di maggiore attenzione ai giovani e auspicherebbe, pertanto, l’allargamento della fascia protetta per tutelarli maggiormente. Inoltre – sempre secondo

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il conduttore – per far crescere meglio i ragazzi occorrerebbe farli appassionare alle cose, aiutarli a coltivare i loro interessi e le loro passioni. In questo modo non sprecherebbero il loro tempo e le loro energie, soprattutto negli anni del loro maggiore entusiasmo. Un consiglio che Carlo Conti da’ ai genitori, è quello di non chiudersi nel ricinto immaginario del “come eravamo” e vede come obiettivo fondamentale quello di ritrovare la centralità della famiglia. Nel corso del festival, nell’ultima settimana di luglio, verranno proiettati bellissimi film dedicati a giovani e adulti, ma ci saranno anche tante altre interessanti iniziative.

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| Viaggi Mondo

rasile: voglia di vivere

Trionfo di vita tra Carnevale, sviluppo economico e bellezze naturali _ di Carlo Franciosa Daniele Sagnotti

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a terra dell’allegria, dei colori, del sole. Il Brasile vive della sua gioia di vita, che si incarna nel suo carnevale. Si tratta di un evento molto importante, specialmente a Rio de Janeiro. Qui, durante tutto l’anno, si preparano infatti costumi e danze, per esibirsi nelle sfilate che conquistano le strade della città. Una metropoli che diviene un enorme teatro, dove la gente, turisti inclusi, tra stelle filanti e coriandoli, balla a ritmo di samba, notte e giorno. E’ uno spettacolo unico, tra i più entusiasmanti e coinvolgenti del mondo. Ma il Brasile è molto di più del suo carnevale. Il colosso sudamericano è un paese caldo, luminoso, esaltante. Un mondo affascinante e variegato: c’è il sertao, con le sue distese di terra bruciata dal sole; l’insuperabile spettacolo tropicale della foresta amazzonica; le più importanti cascate del pianeta, quelle di Iguazù; il Mato Grosso, un gigante immerso nel rossore delle savane; le coste, le isole, le città e tanto altro. Il Brasile è una terra di vaste proporzioni. Uno stato grande quasi trenta volte l’Italia, popolato da circa 140 milioni di abitanti. Terra di mare, la sua scoperta avvenne nel 1500 ad opera del navigatore portoghese Pedro Alvarez Cabral. Un paese multietnico, con i portoghesi a farla da padroni tra gli abitanti di origine europea, gli unici a cui fosse consentita l’immigrazione prima dell’indipendenza, proclamata ufficialmente nel 1822 da parte di Don Pedro I. Consistenti sono anche le colonie di migranti italiani, tedeschi, polacchi, che donano a questo Stato un’anima interculturale. Un Paese segnato anche dalla schiavitù; uomini

deportati dall’Africa, alla cui unione con i bianchi si deve la forte percentuale di cittadini di carnagione mulatta. E’ il mare a richiamare la maggior parte della popolazione. Proprio la regione costiera infatti, si caratterizza per la più alta percentuale di abitanti, grazie all’afflusso delle correnti coloniali europee. Ma sono le grandi città a dominare. Rio de Janeiro per cominciare, esaltante, tumultuosa, pittoresca, è considerata una delle più belle città del mondo. Qui domina la baia, le sue spiagge, le insenature ed i promontori. Rio è anche il luogo dove il primo conquistatore portoghese costruì le sue fattorie. Da allora le spiagge stupende di Copacabana, Ipanema e Leme, le “favelas”, dove la samba è motivo di vita, il Maracanà (lo stadio più grande al mondo), sono le attrazioni di una città indimenticabile. C’è poi San Paolo, definita anche la New York del Sud America. Una colossale metropoli che si sviluppa economicamente ad un ritmo difficilmente eguagliabile. Produce da sola il 40% del reddito totale del Brasile. La sua famosa Avenida Paulista è un incredibile succedersi di grattacieli arditi, dalle facciate scintillanti, che la rendono il vero cuore del Brasile. Salvador è invece la più antica città brasiliana. Quì l’influenza africana è protagonista. A Bahia, lo stato di cui Salvador è capitale, tutto è spettacolo: i costumi, l’abbigliamento, la musica, la religione. Bahia è divisa in due parti: la Bahia a livello del mare, con i suoi quartieri commerciali, il vecchio porto ed il pittoresco mercato, e la Bahia alta, situata su di una collinetta a 60 metri di altezza, che ne fanno una terrazza sull’Oceano Atlantico. Una bellezza, quella di Bahia alta, sancita anche a livello mondiale, con l’intero quartiere elevato a monumento nazionale. Lo sviluppo è invece protagonista a Brasilia. Capitale nazionale, è definita proprio Rio i d la città del futuro. Inaugurata nel 1960 da ale nev r a Juscelino Kubitschek, presidente del Brasile, C del a n doveva essere la città simbolo della nazione. i r aila B Manaus sorge invece nella foresta amazzonica. |

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| S pai ggia di I tac are

Comeperincanto le sue vie si fanno strada all’interno di uno dei paesaggi più imponenti del mondo, dove due immensi fiumi, il Rio Nigro ed il Solimoes, si sposano per generare il Rio delle Amazzoni. In questo punto c’è la confluenza delle acque dai differenti colori: grigio scuro le une, rossastre le altre, che danno vita ad un meraviglioso spettacolo. Ancora l’acqua è al centro della vita di un’altra città del Brasile: Iguacù. Qui sono le cascate a rendersi protagoniste. Si tratta di un suggestivo spettacolo della natura, il più imponente del mondo. Tante città, ma anche tanta spiritualità. Il Brasile è un luogo che vive di sovrannaturale, con una profonda e multiforme fede religiosa. Tante sono le religioni che popolano il Paese: cristianesimo, buddismo, culti occidentali ed orientali. Due sono però le maggiori: la fede cattolica e quella candomblé. La prima, di origine europea, è la più antica. Le splendide chiese che ne ospitano il culto pubblico, fanno di Bahia la terra di tutti i santi. Le funzioni accompagnano e scandiscono la vita della popolazione, con le funzioni in chiesa, le processioni nelle strade e per mare. Il Candomblé invece, di origine africana, ha preso una forma propria e speciale proprio a Bahia. Il suo rituale prevede danze, colori, offerte agli dèi. Tutto questo è il Brasile, terra d’allegria e spiritualità, di folklore e tradizione, di natura e sviluppo. Il suo carnevale ne rappresenta l’anima, con i suoi carri allegorici che ne percorrono le vie, in un viaggio tra paesi diversi e storie secolari.


Viaggi Italia |

iviera Ligure di Levante Un paradiso di terra e di mare, di colori e profumo _ di Andrea Vitale

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a Riviera del Levante è la regione geografica che comprende il tratto di costa posto nella parte orientale della più vasta Riviera Ligure. Si estende dalla foce del fiume Magra in provincia di La Spezia fino ai quartieri orientali di Genova, anche se esiste una definizione più geografica che pone il confine fra Riviera di Levante e Riviera di Ponente sul punto più settentrionale del Mar Ligure che si trova nei pressi della foce del torrente Cerusa a Voltri. Di conseguenza la Riviera di Levante comprenderebbe anche l’intero territorio comunale di Genova con l’eccezione delle frazioni voltresi di Crevari e

Vesi| ma. La Le Riviera di Ci nq Levante è costiue Te tuita da una costa rre lunga circa 130 km, frastagliata e molto articolata in insenature, baie e ripari. La complessità orografica del territorio non facilita l’accesso

ai centri principali, quasi tutti situati ai piedi delle vallate che scendono a mare, tuttavia proprio questa caratteristica morfologica della zona, rende i paesaggi estremamente suggestivi ed unici nel genere, soprattutto per quanto riguarda gli elementi antropici presenti. La Riviera di Levante comprende le province di Genova e La Spezia, e a livello turistico, secondo un criterio di uniformità di paesaggio, viene comunemente divisa in tre aree: la prima è il Golfo del Tigullio, dove conquista la riservata bellezza di Portofino, Santa Margherita, Rapallo, Sestri Levante, Chiavari. Un’aria stretta nell’abbraccio tra terra e mare che ha attirato i più grandi personaggi, da illustri scrit-

tori e poeti a star di Hollywood. Un piccolo paradiso divenuto negli anni sinonimo di eleganza, che racchiude e talvolta nasconde ai più anche

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località meno rinomate, ma altrettanto piacevoli per la serenità e quiete delle loro incantevoli spiagge, e i ritmi pacati di paese: Cavi Borgo, Zoagli, Moneglia ed altri borghi. La seconda area è quella di Genova e del Golfo Paradiso: Genova è uno scrigno di tesori d’arte antica nascosti all’interno di palazzi storici, ville nobili e chiese, una città che ha saputo rinnovarsi partendo dal suo cuore commerciale, il porto antico, arricchirsi di spazi museali, prestigiosi teatri, e proporsi in vesti nuove attraverso l’Acquario più grande d’Europa e la Lanterna simbolo della città. E poi Recco con la famosa focaccia al formaggio, Camogli, Sant’Olcese che combattono alla pari nell’enogastronomia. L’ultima e più conosciuta area è composta dalle Cinque terre, il Golfo dei Poeti e La Spezia. L’area comprende l’incanto delle Cinque Terre con i suoi panorami sospesi tra cielo e mare, sentieri, vigneti e distese di ulivi, che arrivano a lambire le onde del mare in un angolo di Liguria che racchiude un paesaggio unico al mondo. L’inconfondibile stile liberty dei giardini e dei musei di La Spezia, o il fascino dei borghi di Lerici, Portovenere, Tellaro, famosi per gli illustri poeti e scrittori come Byron e Shelley che nella bellezza locale hanno trovato ispirazione per le proprie opere.

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| Fuoriporta

l lago di Bolsena (seconda parte)

Una vacanza relax tra paesaggi mozzafiato e natura incontaminata _ di Simona Mastropaolo

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opo esserci occupati della parte storica di Bolsena e dei suoi dintorni, dedichiamoci all’aspetto più paesaggistico del lago. Soffermiamoci ad ammirare la splendida natura e vegetazione, a tratti incontaminata, che lo circonda. Quello di Bolsena è il più grande lago di origine vulcanica d’Europa, ha una superficie di ben 114 Km² e un unico emissario, il fiume Marta che prende il nome dall’omonima cittadina che si affaccia sul lago. È uno dei pochi grandi laghi italiani ad essere completamente balneabile, viene infatti chiamato anche “il lago che si beve” per la totale assenza di inquinamento, tanto che gli abitanti utilizzano ancora, come da tradizione, proprio l’acqua del lago per cuocere la “Sbroscia”, una tipica zuppa locale. Grazie alla trasparenza delle

| Spiaggia del lago di Bolsena

| Bolsena sue acque la pesca risulta essere tutt’oggi l’attività economica prevalente grazie alla grande varietà di specie ittiche presenti: i più diffusi sono il coregone e l’anguilla. Lungo la costa si estendono ampi canneti dove può capitare di scorgere i nidi di particolari uccelli lacustri. Le colline confinanti sono ricche di boschi, uliveti e vigneti che si sono perfettamente adattati al terreno vulcanico. Le viti danno vini “superbi”, fra i quali un ottimo vino rosso da dessert, il “Cannaiola DOC”, e il più famoso bianco “Est Est Est!”; mentre gli ulivi regalano un pregiatissimo olio extra vergine, vanto dei frantoi locali. La vicinanza al suo capoluogo, Viterbo, e a Roma rende il lago di Bolsena una meta ambita per piacevoli scampagnate durante tutto l’anno. Ma è proprio in primavera e in estate che vale la pena fermarcisi magari qualche giorno per trascorrere una breve vacanza. Oltre a ristoranti tipici, pizzerie e trattorie di ottima qualità, il lago di Bolsena offre molte-

| Isola bisentina

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plici possibilità di soggiorno adatti a tutte le tasche, come villaggi, alberghi, bed and breakfast, agriturismi e numerosi camping e aree di sosta per i camper. Il porticciolo è il punto di partenza per le escursioni verso l’isola Bisentina, che può essere circumnavigata con battelli turistici, e per la pratica di sport acquatici come la vela, la pesca, il nuoto e le immersioni. Le spiagge, quasi tutte di sabbia, sono mantenute allo stato naturale. In genere sono poco affollate e permettono diverse attività di svago per i bagnanti. Sono anche il posto ideale per coloro che intendono pescare o distendersi sotto l’ombra di querce, castagni e salici, tra i cui rami ancora oggi i pescatori usano stendere le reti ad asciugare. Vi consigliamo di passare qualche giorno in questo luogo incontaminato e adatto alle esigenze di tutti: per coloro che intendono rilassarsi e per quelli che invece vogliono dedicarsi a interessanti e divertenti attività sportive e non, il tutto immerso tra panorami e scenari mozzafiato. A Bolsena, nel 2004, è stata consegnata la Bandiera Arancione, l’ambito riconoscimento del Touring Club Italiano, per aver valorizzato le proprie risorse turistiche senza compromettere l’ambiente, il contesto socio-culturale e l’identità locale.


Sapori |

ess-ciua

_ a cura di A. M. P. - un cucchiaino di concentrato di pomodoro - brodo di carne - olio extravergine di oliva - sale - pepe in grani

carota, la costa di sedano, rosmarino, salvia, pepe e immergetelo a bollire assieme ai legumi. A cottura ultimata toglierete il sacchetto e passerete un quarto dei legumi al setaccio. Preparate un soffritto con l’altra cipolla, il prezzemolo e il basilico tritati molto finemente, bagnando con il vino

La storia

Ingredienti

- 2 etti di fagioli dell’occhio - 2 etti di fagioli cannellini - 2 etti di ceci - mezz’etto di lenticchie - mezz’etto di farro in grani - 2 piccole cipolle - una carota - una costa di sedano - un rametto di rosmarino - un ciuffetto di salvia - un ciuffetto di prezzemolo - un ciuffetto di basilico - mezza tazzina da caffè di vino bianco secco

Alla lettera vuol dire mescolanza e infatti questa zuppa spezzina mette insieme vari legumi e granaglie (ceci, fagioli bianchi, farro, grano) prima facendoli lessare separatamente perché richiedono diversi tempi di cottura e poi riunendoli. Sembra che sia nata dopo le operazioni di carico e scarico delle merci portuali: i grani che sfuggivano ai sacchi venivano raccolti dagli scaricatori che avevano il diritto di appropriarsene. I chicchi, anche di cinque o sei tipi diversi tra cereali e legumi, venivano lavati e cucinati nel modo più semplice, insaporiti con olio e pepe macinato. Il frutto di questa locale spigolatura dava origine alla mescolanza che è rimasta nei secoli il piatto bandiera della città della Spezia. Una bontà povera, ma nutriente e saporita.

Preparazione

Lavate accuratamente i legumi con acqua tiepida e lasciateli a bagno per 12 ore, sempre in acqua tiepida e leggermente salata, con il farro e le lenticchie. Scolate e iniziate la cottura nel brodo, a freddo. Inserite in un sacchetto di tela una cipolla, la

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bianco. Terminate la cottura. Aggiungete il concentrato di pomodoro e il soffritto alla zuppa, riportatela a bollire per pochi minuti, salate e servite. Buon appetito!

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a Mentorella

l più antico santuario mariano d’Italia _ di Angela Abozzi Cecchetto

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| Santuario della Mentorella

l Santuario della Mentorella, dedicato alla Madre delle Grazie, è conosciuto e visitato da numerosi pellegrini provenienti da tutto il mondo. Sorge su uno sperone roccioso dei monti Prenestini a un’altitudine di circa 1200 metri. Distante una cinquantina di km da Roma si raggiunge facilmente, in automobile, con un’oretta di viaggio. Una magnifica opportunità per uscire dalla città piut-

tosto provata da un rigido e nevoso inverno. In breve tempo, ci si trova sulla cima di un monte del Lazio, in un luogo sacro che splende come un faro. Il Santuario della Mentorella era uno dei luoghi preferiti di Giovanni Paolo II il quale, amava fare il percorso in salita, a piedi, per raccogliersi in preghiera. “Ho desiderato di venire qui, tra queste montagne, per cantare dietro le orme di Maria il ‘Magnificat’. Questo luogo mi ha aiutato molto a pregare”. Sono le parole pronunciate il 29 ottobre 1978, proprio alla Mentorella, la sua prima uscita ufficiale da Roma come pontefice. Il 29 ottobre del 2005, seguendo le sue orme, anche Benedetto XVI visitò il santuario. Qui celebrò la messa, pregò con la comunità locale e passeggiò per i sentieri del monte Cerella. La Mentorella è il più antico Santuario mariano d’Italia. Secondo la tradizione fu eretto per volontà dell’imperatore Costan-

tino nel luogo dove si convertì il tribuno romano, morto poi martire, sant’Eustachio. Ma il luogo è legato anche alla figura di S. Benedetto che, sempre seconda la tradizione, avrebbe vissuto per circa due anni in una spelonca adiacente al santuario. Proprio ai Benedettinifu affidata la cura del santuario, che vi rimasero fino al XIV secolo. Il luogo visse, poi, un lungo periodo di abbandono che durò fino al XVII secolo quando venne riscoperto dallo scienziato gesuita p. Atanasio Kircher che ne diresse il restauro e ne risvegliò la devozione. Alla sua morte chiese che il proprio cuore fosse sepolto vicino alla Madonna. Una scelta condivisa, in seguito, anche da Innocenzo XIII che qui volle fosse sepolto anche il suo cuore. La statua lignea della Madre delle Grazie, il più prezioso “tesoro” della Mentorella “apparve” nel santuario verso la metà del XIII secolo e fu coronata nel 1901. Dal 1857, per incarico di Pio IX, il Santuario è affidato alla custodia e alla cura religiosa dei Padri Resurrezionisti.

Roma per Roma - Ilaria Alpi”

A una classe del tiburtino l’ambito premio giornalistico _ di Fabio Bogi

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on un articolo sul tema “Roma agroalimentare e artigianato”, gli alunni della classe V sez. A (plesso Ciamician, I.C. Via Palombini) hanno vinto l’ambito concorso “Roma per Roma - Ilaria Alpi”, promosso dall’Associazione Stampa Romana in concertazione con il MIUR. La classe, accompagnata dalle insegnanti, è stata premiata, il 28 maggio, in Campidoglio, nella Sala Esedra del Marco Aurelio. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, fa piacere che dei giovani virgulti di appena dieci anni si siano interessati a situazioni che dovrebbero veder impegnati tanti nostri politici. L’articolo, dal titolo “L’Artigianato del futuro nella Tiburtina Valley” riportava le interviste fatte ad alcuni fra i personaggi che hanno contribuito allo sviluppo e alla valorizzazione della zona, come Giovanni Neri, Danilo Virdis e Monica Coppola. Giovanni, proprietario della Graphokem, azienda che produce prodotti per la stampa, oggi industriale, ma prima artigiano, ha esposto la storia della crescita della zona che, da ambiente agrico-

Nuove Proposte | Giugno ‘12

lo dedito alla pastorizia via via, a cominciare dal 1950, anno delle Olimpiadi di Roma, si è trasformata in una zona produttiva e commerciale. Danilo Virdis, proprietario di Città Nuova Tipografia e presidente dell’Associazione Nuova Tiburtina, nata dopo l’alluvione del 2008 per migliorare il territorio, ha esposto i problemi della zona, in particolare la mancanza di infrastrutture e il rischio | Ivano Caradonna risponde alle domande dei ragazzi di allagamenti. Monica Coppola, ricercatrice del Polo Solare Organico che situazione dal punto di vista dell’occupasi trova nel Polo Tecnologico, fa parte di zione, raccogliendo dati dalle organizzazioni un gruppo di lavoro che è riuscito a crea- di categoria e studiandone i flussi. Questo a re energia pulita da celle organiche utiliz- dispetto di chi fa di tutto per distruggere la zando l’antocianina (pigmento presente, ad scuola, con la ormai non più credibile scuesempio, nei mirtilli). La situazione è stata sa che “costa troppo rispetto ai risultati”. esposta al Presidente del V municipio, Ivano Se dovessimo proprio guardare ai risultati, Caradonna, che ha presentato anche alcune tantissimi nostri politici dovrebbero cacciar iniziative dell’Amministrazione che, si spera, loro di tasca i soldi per insediarsi nel posto presto vengano realizzate. Come elemento che occupano e non ricevere i lautissimi, e finale del lavoro, gli alunni hanno presen- troppo spesso ingiustificati, emolumenti che tato un box nel quale viene raffigurata la si portano a casa.

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Agenda ||

rammenti di primavera Tutti gli eventi, le iniziative da non perdere a Roma e nel Lazio Dal 15/05/2012 al 15/09/2012 “Alfredo Pirri”
- Giacomo Guidi Arte Contemporanea” Corso Vittorio Emanuele ii 282, 00186 Roma Dal 16/05/2012 al 19/06/2012 Mostra personale di Fabrizio Latini a cura di Sara Pessato Roma - Organizzatore: degliZingari Gallery - Sede: La Cicala e la Formica, Via Leonina, 17 – 00184 Roma

3 giugno

Dal 16/05/2012 al 21/06/2012 XI edizione “Letterature Festival Internazionale di Roma” - Basilica di Massenzio - Roma I l 05/06/2012 II edizione del festival Ballet-ex - Teatro Olimpico di Roma

Dal 11/06/2012 al 18/06/2012 I Big dell’arte contemporanea, prensetato dalla Triennale di Roma 2011 - Complesso museale monumentale Galleria L’Agostiniana, Piazza del Popolo n° 12/A - Roma Il 30/06/2012 Radiohead a Roma - Ippodromo delle Capannelle - Roma

Il 12/06/2012 Madonna in concerto - Teatro Olimpico di Roma

Segnalateci le vostre ricorrenze a: lettori@nuove-proposte.com

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voti delle stelle

_ a cura di Miranda Side

ARIETE Gioite! Con l’entrata di Giove nel vostro segno da questo mese siete in prima classifica fra i segni dell’oroscopo! Godrete di gioviale allegria e fortuna fino ad Ottobre.

BILANCIA Sole e Mercurio passeranno per la vostra nona casa, che è quella dei viaggi sia pratici che spirituali, tale configurazione esorterà le vostre capacità percettive, vi sentirete illuminati.

TORO Seppur Marte sia stato fino ad adesso in positivo trigono nella vostra quarta casa e ha dato una scossa alla vostra pigrizia, vi ha dato non solo novità e risveglio in amore ma anche un pò di guerra, giusto?

SCORPIONE Sicuramente nei mesi passati sentivate dentro di voi qualcosa che voleva salire alla superficie ma non sempre siete riusciti ad individuare la vera ragione del vostro disagio. SAGITTARIO Il bel trigono di Urano vi renderà imprevedibili e frizzanti, con quel tanto di coraggio, vivacità ed imprevibilità che servirà per il rinnovamento che vi interesserà.

GEMELLI Il transito di Sole e Mercurio nel vostro segno vi darà ancor maggior vitalità di quanta già abbiate, la vostra qualità oratoria sarà maggiormente evidenziata.

CAPRICORNO La non facile quadratura di Saturno e di Urano vi renderà polemici e insofferenti, ma questa sarà alleggerita da altri aspetti che portano con sé piacevoli novità.

CANCRO Il passaggio veloce di Urano in Ariete e poi in Pesci inflenzerà con i loro aspetti anche il vostro segno.

ACQUARIO Finalmente Giove il giorno 12 trasloca dalla pesante quadratura e in un bel trigono arriva per rendervi la vita leggera e piena di prospettive.

LEONE L’11 Giugno, Giove raggiungerà Urano in Ariete, vostra nona casa. La nona casa è la casa dei viaggi, fisici, ma anche viaggi di scoperta interiore. VERGINE L’opposizione di Nettuno che è il pianeta della mistica, del desiderio universale di unione ma anche di confusione stimolerà la vostra insofferenza, vi sentirete come se qualcosa vi spingesse a cambiare.

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PESCI In questo periodo per la sollecita congiunzione di Nettuno che vi renderà ancor più intuitivi e il sestile di Plutone, potrete vedere decisivi cambiamenti nella vostra vita. La quadratura di Venere riserverà per voi qualche conflitto familiare, che però per fortuna, sarà alleggerito dall’uscita di Marte.


Nuove Proposte giugno 2012  

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