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Rock, che passione!

L'acqua è davvero pubblica?

Anno XIX- gennaio 2012 - n. 262

pag 6 _

La rivoluzione di "Roma Capitale" pag 14 _

Fatti e misfatti 2011

2Inganno12 o Apocalisse? www.nuove-proposte.com


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Nuove Proposte |

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| Editoriale e periscopio 4 _ Anno Nuovo, Vita Nuova... 5 _ Inganno o Apocalisse? | Attualità 6_ La rivoluzione di “Roma Capitale” 8 _ Restyling dell’immondizia 9 _ La Domus di Palazzo Valentini 10_ A passeggio nella città delle fontanelle... 11 _ San Vittorino, discarica tra mille “no” 12 _ 2012: l’anno delle grandi profezie 13_ L’acqua è davvero pubblica? 14_ Fatti e misfatti 2011 16_ Tutti quanti abbiamo un angelo | Focus 18 _ Non è tutto oro quel che riluce 21 _ Il riciclo al servizio del design | La nostra proposta 23_ L’officina della cioccolata | Arti & culture 24_ Autori italiani conquistano la Francia 27_ Il meridiano di GaLoni 28 _ Il lungo regno del più celebre tenore del dopoguerra 30 _ Apocalisse al cinema! 32 _ Re-cycle al MAXII 33 _ Colori per l’Africa 34_ Tutti parenti, tutti differenti | Tech & business 36 _ Il web invisibile 37_ L’anticrisi con le pensioni | Modi & Mode 38 _ Case Eco, eleganti comode e sostenibili 40 _ Quando la Moda strizza l’occhio all’ambiente 41 _ Off limits 42 _ Toro Scatenato a San Basilio 44 _ La Ville Lumiére 46 _ Mangiar bene per essere sani 47 _ Millefoglie alle mele 48_ Oriolo Romano, “Comune Riciclone” | Post it 49 _ Frammenti d’autunno 50 _ Oroscopo

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direzione editoriale | Borgia Edizioni | borgia@nuove-proposte.com direttore responsabile | Luigino Borgia | direttore@nuove-proposte.com direttore | Dimistri Sassone | dsassone@nuove-proposte.com vicedirettore | Mario Russo | mrusso@nuove-proposte.com coordinatori editoriali | Andrea Vitale | avitale@nuove-proposte.com | Riccardo Borgia | rborgia@nuove-proposte.com progetto grafico | Anna Maria Pugliese (responsabile grafico) grafica@nuove-proposte.com segreteria | Lina Borgia | redazione@nuove-proposte.com lettori@nuove-proposte.com (per comunicazioni, eventi e compleanni) hanno collaborato a questo numero: | Angela Abozzi Cecchetto, Rosalba Abozzi, Piero Ambrosi, Fernanda Annicchiarico, Luigi Bernardi, Andrea Colantoni, Beatrice De Sanctis, Carlo Franciosa, Iwona Grzesiukiewicz, Simona Mastropaolo, Mario Mercuri, Priscilla Rucco Buzzantro, Antonio Sassone, Gabriella Sassone, Tommaso Travaglini, Valerio Zannetti, Luciana Zanuccoli | capo-ufficio stampa | Mario Russo | eventi@eventi&proposte.com pubblicità in proprio Tel. : 06 43598964 / 43683672 Mobile : 335 6611311 grafica@nuove-proposte.com direzione e amministrazione Via L.V. Bertarelli, 29/i - 00159 Roma Tel. 06 43598964 / 43683672 Fax 06 43566719 www.nuove-proposte.com abbonamento (spedizione postale) annuo ordinario euro 30,00 annuo sostenitore euro 60,00 per abbonamenti: Codice IBAN: IT56 B050 3503 2011 1857 0266 387 VENETO BANCA Fil. Roma Tiburtina Nuove Proposte iscrizione nel registro stampa del tribunale di Roma n. 660/92 del 19/12/1992 stampa | C.S.R. | La riproduzione di testi e immagini deve essere autorizzata per iscritto dall’editore. La responsabilità dei contenuti dei testi è esclusivamente degli autori. Salvo accordi scritti o contratti di cessione copyright, la collaborazione è da considerarsi del tutto gratuita e non retribuita. Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Si ringraziano gli inserzionisti pubblicitari per il loro contributo che consente la pubblicazione e la diffusione di questo periodico. Finito di stampare: gennaio 2012

Associato all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana


nno Nuovo, Vita Nuova…

Direttore Responsabile Luigino Borgia

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ome da tradizione, si saluta il Nuovo Anno - dopo che ci si è doverosamente presi commiato dal Vecchio – tre pidando nell’attesa di g randi novità e profondi cambiamenti, satolli delle succulente pietanz e delle Feste, e inebriati dai buoni propositi. “Anno Nuovo, vita nuova…” è l’adagio inflazionato che ripetiamo a noi stessi, in maniera or mai quasi meccanica. E così dicendo, ci dilettiamo a get-

Nuove Proposte | Gennaio ‘12

tar via la “roba vecchia”, per la scaramanzia di lasciar si alle spalle insieme all’anno andato i vecchi fardelli che ci appesantiscono, problemi, paure, vizi, sconfitte, er rori. E tutto questo avviene ogni anno, vacuamente per petrato nel rito della ciclicità del tempo. Un copione già scritto, nel quale il più delle volte ci si ritrova delusi dall’Anno Nuovo, reo di aver tradito le promesse di g randi for tune e svolte positive. Sono pochi quelli che, per così dire, vincono la “Lotteria di Capodanno”. Per tutti gli altri le cose cambieranno poco o niente. Fino alla successiva Notte di S. Silvestro. Quando tutto ricomincia da capo. Reset. Eppure, quest’anno, le cose sono un po’ più complicate… Da una par te, semplicemente il fatto che si tratta dell’atteso 2012, in qualche modo, induce a credere che stavolta davvero

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sarà l’anno del cambiamento. Dall’altra, la crisi economica non lascia intravedere niente di buono per il Nuovo Anno, che si preannuncia durissimo. Il tradizionale “Anno Nuovo, vita nuova…” non funziona più se l’anno entrante sappiamo già che ci condannerà ad espiare le colpe dell’anno precedente. Le colpe, e soprattutto i debiti, per lo più, accumulati per il profitto di pochi. Tutti sanno che il neo-presidente del Consiglio, Mario Monti, dovrà attuare una serie di provvedimenti impopolari e che, nonostante questo, non potrà fare miracoli. Per molti, lo champagne di Capodanno avrà un gusto più amaro quest’anno. Altrettanti, sperano che davvero il 2012 sia l’inizio di un cambiamento, in un modo o nell’altro…


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nganno o Apocalisse ?

Direttore Dimitri Sassone

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012. Anno atteso da tempo, come “anno del cambiamento” per antonomasia. Indicato dagli antichi Maya come l’anno della “fine del mondo”, traguardo ultimo del loro sistema di calendario. Per molti rappresenta una porta verso una “nuova epoca” della Storia dell’Uomo, nella quale il genere umano sarà costretto a cambiare radicalmente modi di pensare, vivere, agire. Un’epoca in cui la Natura manifesterà la sua furia determinando nuovi equilibri nel rapporto tra Natura e Uomo.

D’altro canto, ormai vacilla e scricchiola il sistema di potere del capitalismo finanziario occidentale, che affonda le sue radici in questo paradigma filosofico, che vede l’Uomo come dominatore e usurpatore del Giardino dell’Eden. Molti sono quelli pensano che si debba iniziare a ripensare la politica globale e la cultura tutta. Che il giocattolo non funziona più. In entrambi gli scenari, una moltitudine crescente invoca al cambiamento, se pur con modi e forme differenti. Per loro il 2012 è una specie di simbolo. Per altri, il 2012 è diventato invece un business su cui speculare, una superstizione in cui cannibalizzare le paure collettive, o un strumento per fare del terrorismo psicologico o mediale… 2012. Inganno o Apocalisse? Finirà il mondo, come si credeva che sarebbe accaduto nell’anno 1000? Grandi catastrofi naturali decimeranno il genere umano aprendo una “nuova epoca” della Storia dell’Uomo? E i superstiti avranno l’opportunità di ricostruire il genere umano a partire da “nuove” fondamenta? Ipotesi “catastofica” e affascinante; eppure, per certi

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aspetti, verosimile. Viceversa, l’avvento della “nuova era” potrebbe anche essere frutto di una scelta. Uno scarto evolutivo del genere umano verso la condivisione di una maggiore consapevolezza, una sorta di epocale e profonda rivoluzione culturale universale, che cambierebbe totalmente i presupposti sui quali si basa l’organizzazione della vita sociale dell’uomo. Un nuovo periodo di “Illuminismo”, oppure un altro “Diluvio Universale”? Sfida interessante… E l’Uomo si gioca tutto. Sfida che si consuma primariamente sul campo dell’Ambiente. Per questo, abbiamo voluto accogliere il 2012 dedicando la rubrica Focus ad un approfondimento sul tema dell’Ecologia e, in particolare, delle fonti di energia alternativa. Una tecnologia che porta con sé un messaggio di cambiamento che mette in discussione l’intero sistema di equilibri mondiale, che si basa sul petrolio. Non è un caso che lo sfruttamento delle fonti di energia alternativa stenti a decollare…

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a rivoluzione di “Roma Capitale” Ecco come si presenta la nuova veste del Comune di Roma _ di Valerio Zannetti

| L’Altare della Patria

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n questi mesi si è sentito molto parlare di “Roma Capitale” e, anche per via della recente manovra economica del Governo, questo binomio è balzato nuovamente all’onore delle cronache. Ma cosa include il progetto Roma Capitale? Cosa implicherà per ogni singolo cittadino? Come migliorerà il nostro rapporto con le istituzioni? In questo articolo cercheremo di far luce su quelli che dovrebbero essere i vantaggi tangibili di una tale innovazione strutturale. La storia di Roma Capitale nasce da una riforma della Costituzione del 2001 divenuta poi attuativa nel 2009. In questa si prevede di dotare di particolari competenze la città, mantenendo invariati i confini della stessa e disponendo per essa speciali poteri di autonomia, amministrativi e finanziari. Nel 2010 la Provincia rico-

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nosce il nuovo ente, che prende il posto del Comune e, il 21 novembre di quest’anno, il primo Consiglio dei ministri del governo Monti lo approva come decreto. Ora bisognerà attendere, logicamente, la ratifica delle due ali del Parlamento. Non essendo ancora legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale, d’ora in poi, il condizionale sarà d’obbligo. La giunta capitolina continuerà ad avere gli attuali 12 assessori ma dovrebbero scendere i membri dell’assemblea (erede dell’attuale consiglio comunale) da 60 a 48. Dovrebbero diminuire anche i Municipi, da 19 a 15. Nascerà una Conferenza di soprintendenza per poter varare leggi specifiche ad hoc, per meglio valorizzare e gestire i beni dell’Urbe. Da segnalare, anche particolari poteri atti ad implementare lo sviluppo turistico e fieristico della città. Lo Stato, per contro, si impegnerà a cedere al Comune immobili ed altre proprietà del Demanio dismesse (come ad esempio le caserme di Prati e Castro Pretorio). Interessante il nuovo potere del sindaco che potrà relazionarsi direttamente con il Consiglio dei Ministri, accelerando il normale iter di confronto tra le infinite concertazioni preliminari di Governo ed enti locali. Aumentati, infine, i poteri di regolamentazione di ordinanze per interven-

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ti di emergenza ambientale che riescano ad evitare situazioni di pericolo, o maggiori danni a persone o a cose. Queste le principali novità “su carta”. Ma nel concreto, il cittadino romano, come percepirà queste innovazioni? Parlando con la gente comune si ricevono commenti stizziti ed in generale di non conoscenza dell’argomento. I problemi di tutti i giorni sono sempre gli stessi: che se ne occupi un Comune con 48 membri o un ente territoriale con 60, di certo non cambierà la sostanza. E questo i romani lo percepiscono. Purtroppo, per fare di Roma una capitale come Londra, Berlino o Parigi, sarebbe servita una delega importante anche ai trasporti, all’urbanistica ed alle infrastrutture (cosa possibile, per contro, se si fosse scelto di conferire lo status di città metropolitana). Sul Blog Alemanno 2.0 (http://duepuntozero.alemanno.it/), il sindaco ha pubblicato un documento dal titolo “Piano di Interventi per superare la crisi e per il rilancio dell’economia di Roma Capitale”, nel quale si evidenziano i passi avanti compiuti dall’amministrazione e quelli in via di essere definiti. Il vantaggio di questa nuova classificazione del Comune di Roma sarà allora messo al banco di prova, in quanto la sua specificità principale è proprio quella di poter operare direttamente sulla città, velocizzando gli interventi sui settori di competenza e migliorando l’efficienza e la qualità dei servizi per i cittadini e le imprese. Che sia il miglior augurio per questo 2012!


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estyling dell’immondizia

Al via nella Città eterna il piano di rinnovamento dei contenitori dei rifiuti _ di Andrea Colantoni

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cassonetti dell’immondizia a Roma rappresentano un vero e proprio problema. La situazione non è delle più rosee e se un giorno ci accingiamo a fare una passeggiata per le vie della Capitale partendo dal Centro Storico, ci rendiamo conto che la situazione non è omogenea. Il Centro è la parte più bella e piacevole dove possiamo vedere i cassonetti puliti, sistemati in file perfette adiacenti ai marciapiedi e senza pubblicità adesive. Dirigendosi verso altri luoghi la condizione che troviamo stenta a decollare, e in alcuni casi, è tragica. Esempio lampante dello stato in cui versano i raccoglitori dell’immondizia nelle vie periferiche della Città lo troviamo sulla Via Appia, dove i segni degli scontri tra Black Block e Polizia, avvenuti nella manifestazione degli “Indignados”, sono ancora evidenti su molti cassonetti bruciati o addirittura tranciati.

Sulla via Tuscolana i peggiori sono quelli che si trovano nei pressi dei grandi supermercati, dove vengono sommersi da cibo, carta, plastica, e ogni tipo di scarto poiché i magazzini che si trovano all’esterno ne fanno un uso proprio, ma improprio. Ma la circostanza che segna il punto più basso del degrado la troviamo nel quartiere Giardinetti, dove i cassonetti dell’ immondizia non vengono cambiati da molti anni ed essendo vecchi riesce difficoltoso anche il solo avvicinamento per colpa dell’ aria irrespirabile che li circonda. E non solo, si

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è capaci di trovare solo due o tre cassonetti nel raggio di un chilometro. I contenitori per la raccolta dei rifiuti hanno subito vari cambiamenti, ovviamente andando sempre a migliorare le caratteristiche che presentavano delle difficoltà, ma il raggio che coprono e il loro stato spesso non soddisfa le richieste, a volte minime, dei cittadini. Per questo l’Ama ha attuato un piano di sostituzione e rinnovamento del parco cassonetti con 28.050 contenitori per tutta la regione. 14.450 contenitori destinati alla raccolta indifferenziata, 6.800 per la raccolta multi-materiale e 6800 per la raccolta della carta, saranno più leggeri e anti-adesivi. Si prevede il posizionamento dei nuovi cassonetti ad un ritmo di 1800 raccoglitori al mese, e quelli sostituiti saranno ripristinati laddove presentano dei danni.Le innovazioni continuano con l’arrivo dei cassonet-

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ti per disabili, con apertura laterale e più bassa ideata per renderne più agevole l’uso. Infine una curiosità, cresce la percentuale della raccolta differenziata. Si passa dal 17 percento all’attuale 24,3 percento, segno che nonostante le mille difficoltà i cittadini romani tengono alla loro città e alla pulizia nelle strade.


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a Domus di Palazzo Valentini Scoperti splendidi tesori archeologici nella sede dalla Provincia di Roma _ di Luciana Zanuccoli

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olti romani autentici (nel senso di persone nate e cresciute a Roma dove vivono) non sanno che nel sottosuolo del Palazzo Valentini è visibile un’estesa zona di scavi archeologici ancora in corso. Il Palazzo Valentini prende questo nome nel 1827 in quanto fu in quell’anno acquistato dal banchiere, console generale prussiano, Vincenzo Valentini che vi stabilì la propria dimora dandogli anche il suo nome. Una cinquantina di anni più tardi, nel 1873, fu acquistato dalla Provincia di Roma che vi pose la sua sede e alla quale, in parte, si deve l’intelligente iniziativa di fare scavi archeologici. Assai importante per la storia di Roma è tutta la zona sotto e intorno a quel palazzo. Ricerche, studi, scavi iniziati fra il 2005 e il 2007, sono ancora in corso, riservano sorprese interessanti e vengono portati avanti da archeolo-

gi e studiosi di grande impegno. Ricerche nei vari campi, sempre nella zona del palazzo, hanno portato alla luce mosaici, affreschi, guarnizioni policrome, pavimenti raffinati, terme, sale, camere da letto facenti parte di lussuose dimore di varie epoche e risalenti alcune addirittura all’epoca romana. I vari resti archeologici indicano che sul luogo vi furono Domus patrizie appartenenti a personalità notevoli come indicano mosaici, pareti affrescate e altri indizi. La costruzione del Palazzo destinato al Cardinale Michele Bonelli, nipote di Papa Pio V, iniziò nel 1585. Nei secoli successivi, ampliato e ristrutturato, divenne dimora di famiglie aristocratiche. Una parziale demolizione e ricostruzione dello stesso palazzo si ebbe nel Settecento quando l’allora proprietario, il Cardinale Renato Imperiali, vi sistemò la biblioteca di famiglia che comprendeva oltre 24.000 volumi.

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“Domus” romana -P.zzo Valentini |

Il marchese Francesco Maria Ruspoli lo ebbe in proprietà dal 1705 al 1713 e vi abitò facendone anche sede di un teatro privato. Vi si svolsero soprattutto serate concertistiche, con musicisti italiani diventati in seguito oltremodo famosi quali Alessandro Scarlatti e Arcangelo Corelli ed anche celebri stranieri come Georg Friedrich Handel.

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passeggio nella città delle fontanelle… Fontanelle rionali: piccoli gioielli nel cuore di Roma _ di Fernanda Annicchiarico e Priscilla Rucco Buzzantro insita in se stessa. Ma, anche quando si crede di saperne abbastanza, alle volte non si fa caso a tanti piccoli gioielli che fanno da scenario alle passeggiate nelle vie centrali. Nel 1926 viene indetto, dall’Ufficio delle Belle Arti del Governatorio, un concorso per realizzare delle piccole fontane rionali al fine di celebrare il quinto anniversario della marcia su Roma. Il vincitore si trova, così, a dover inserire nei quartieri di Monti, Campo Marzio, S. Eustachio, Pigna, Ripa, Trastevere, Borgo Porta Castello, Borgo Porta Angelica, Borgo Piazza Scossacavalli e di San Lorenzo fontane di dimensioni ridotte, ambien| Fontanella di Via di Porta Furba tate nel proprio contesto ed ispirate alle simbologie dei rioni stessi. L’onere Bastano le fontane per giustifi- e l’onore spettarono all’architetto Piecare un viaggio a Roma” dice- tro Lombardi (già autore della fontana va il poeta Shelley, fortemente monumentale del Quartiere Testaccio, impressionato dalla quantità di giochi detta delle Anfore). Dei dieci piccoli d’acqua presenti da sempre nella no- tesori di arredo urbano interamente in travertino, oggi, ne sono visibili solo stra città. Perle che donano1 a10/01/2012 Roma14:26:42 ADV_DIESSE_ECO_185_130_MM.pdf una luce ancor più radiosa di quella otto. La prima, vicino a piazza Vene-

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zia, è quella della Pigna, dove un semplice stelo con due corolle di tulipani sostengono una pigna. Verso piazza Sant’Eustachio la fontana dei Libri, costituita da due coppie di libri con annessi segnalibri, sempre in pietra, fa riferimento al vicino palazzo universitario; mentre le sfere presenti in alto ricordano Leone XI Medici che ebbe parte importante nella costruzione del palazzo stesso. Andando verso via Margutta, nota per la presenza di artisti e gallerie, troviamo la fontana delle Arti: un originale insieme allegorico di cavalletti, pennelli, compassi e strumenti da scultore. Discorsi simili per le restanti fontanelle: quella delle Palle di Cannone vicino Castel Sant’Angelo; quella delle Tiare verso Porta Angelica; quella della Botte a Trastevere e quella del Timone su Lungotevere Ripa. Ogni angolo della città invaso da opere tanto originali quanto belle: bisogna solo “passeggiare con attenzione”.


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an Vittorino, discarica tra mille “no” Politici e cittadini uniti nella protesta contro l’ipotesi di portare un sito di smaltimento nel piccolo comune _ di Piero Ambrosi tà dei beni culturali, visitati (finora) da uomini e donne di tutte le nazioni? Che non è tollerabile la spoliazione di quel che resta dell’agro romano, trascurandone i connotati archeologici e naturali, che non c’è alcun rispetto per la dignità dei cittadini allorché si rispolvera una soluzione scartata da pochissimi anni appena per smaltire materiali inerti di

messo in discussione. Il punto è proprio questo: se quella terra non fosse rientrata tra le disponibilità del Campidoglio, ora la gente di San Vittorino, come quella di Castelverde e Corcolle, come i 13mila abitanti di Villa Adriana o quelli di Riano non starebbero a lottare per impedire la disgraziata individuazione logistica di una delle due discariche. Avendo l’obbligo di localizzarle nel perimetro del Comune

risulta della costruzione dell’appendice della linea metropolitana verso Pantano, zona Casilino ! Voglio però aggiungere un altro ‘NO’ alle proteste di queste settimane contro lo scempio delle aree limitrofe a San Vittorino romano. Ammetto di essere condizionato dai ricordi d’infanzia. Sembrava allora di sentire il rumore dei passi dei soldati tedeschi in ritirata davanti agli Alleati, si guardava con curiosità a quei piloni autostradali sistemati nella campagna sottostante i Colli di Tivoli per collegare meglio Roma con l’Abruzzo e poi veniva su velocemente il santuario deidcato alla Madonna di Fatima. San Vittorino era un pezzetto di paradiso, con gente semplice, ospitale, lavoratrice con tanta terra da coltivare. Abbiamo sempre saputo, senza mai capirne il perché che quella terra faceva parte della superficie del Comune di Roma ed i residenti peraltro erano molto contenti di essere cittadini della Capitale, un orgoglio mai

di Roma, la scelta ricade sulle zone di confine, dove ci sono i romani di periferia e dove s’incrocia già la vita organizzata dei centri di Provincia. E’ stato così anche in passato quando l’Urbe comprava alloggi di edilizia pubblica nelle città del primo hinterland per strappare dalle loro radici i senza casa o quando pure ci s’ingegnava a decentrare campi nomadi, trasferendoli ad un tiro da comunità e paesi distanti dalla complessità della convivenza. Siamo in presenza di scontate furbizie geopolitiche, ma grande è la sottovalutazione dei rischi di disagi senza sbocchi. E non basta rispondere che in qualche posto bisogna comunque smaltire i rifiuti di Roma. Vero, ma non sono affatto convincenti i criteri di questa decisione: Roma riscopre i confini quando ha....i rifiuti alla gola ma sulle strade della rabbia, sulle reti d’informazione, nelle coscienze di tanti cresce la volontà di non arrendersi.

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nche adesso ne parlano giornali e operatori culturali di mezzo mondo. Una volta cinema calcio musica moda e innumerevoli espressioni del ‘made in Italy’ esportavano la qualità dei nostri gioielli in ogni dove, lasciando un’eco lunghissima di personalità e prodotti ed accrescendo stima e notorietà sul tricolore. Oggi che ‘Le Monde’ condanna la localizzazione di un sito di smaltimento dei rifiuti ad un chilometro in linea d’aria dalle gloriose vestigia della Villa dell’imperatore Adriano, non possiamo mica rassegnarci ad un primato così indesiderato. Insomma il ‘purché ne parlino’ non ci piace se le occasioni sono solo quelle di parlarne male e purtroppo non senza fondamento. Ai tempi bui, un settimanale tedesco pubblicò una copertina sul BelPaese con armi e spaghetti e ci ritenemmo giustamente offesi da un’immagine che metteva il dito nella piaga del dramma del terrorismo che stavamo vivendo senza però riconoscere valori e comportamenti che ci portarono presto a sconfiggere gli aggressori della democrazia. Qui succede il contrario: ci sfiora addirittura il dubbio di salutare l’indignazione d’oltralpe come un aiuto decisivo per fermare l’irrazionalità della scelta di realizzare due novelle ‘Malagrotta’ vicino Riano e a San Vittorino, tra i pregiati territori dell’VIII municipio e del Comune di Tivoli. Possibile che bisogna scomodare l’Unesco ( con le Ville tiburtine annoverate tra i luoghi protetti nell’universo) per arrivare a capire che le discariche ‘all’italiana’ non ci azzeccano nulla con la prossimi-

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| Fatti & misfatti

012: l’anno delle grandi profezie

Riflessioni sul grande cambiamento annunciato dai Maya _ di Simona Mastropaolo iamo giunti a gennaio, il primo mese dell’anno che, stando agli studi di molti scienziati, segnerà la fine del mondo. Secondo l’ormai famoso calendario Maya, l’attuale Età dell’Oro (la quinta) sta per terminare e il 21 dicembre 2012 si verificherà un evento di proporzioni planetarie, in grado di stravolgere la vita sulla terra e di creare una trasformazione del genero umano, ma non per forza inteso in senso distruttivo e apocalittico, perché questo viene interpretato anche come l’anno in cui avverrà un radicale cambiamento spirituale, capace di produrre una effettiva discontinuità storica con il passato. Tutti n e

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parlano: radio, tv, giornali; sono stati scritti libri contro e a favore di questa teoria e molte sono le trasmissioni che catturano

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l’attenzione di spettatori curiosi, ansiosi e talvolta divertiti. Secondo alcuni studiosi, vi sarà uno spostamento dell’asse terrestre rispetto all’ellittica del sistema solare, che provocherà una importante alterazione climatica, tale da causare disastrose inondazioni, catastrofici terremoti, “uno scenario apocalittico in cui acqua e fuoco si muoverebbero per inerzia, la Terra sarebbe spazzata via da uragani, i mari investirebbero i continenti, la temperatura diverrebbe torrida, i laghi sarebbero inclinati e svuotati, i fiumi cambierebbero il loro corso…” fino allo scomparire di ogni forma di vita. Per fortuna, nessuna di queste teorie sembra avere alcun fondamento scientifico e sono state più volte smentite dalla comunità geofisica e astronomica. L’unico dato certo però, è che negli ultimi anni abbiamo “stressato” questa terra più di quanto non si sia fatto nei precedenti millenni: basti pensare all’impiego del nucleare (che solo pochi mesi fa ha fatto tremare il mondo intero per il danneggiamento subìto alla centrale di Fukuschima); al disboscamento, che a sua volta genera frane e allagamenti; alla contaminazione dell’aria e del terreno con rifiuti tossici; alla caccia non controllata, con la conseguente estinzione di molte specie animali. Tutto quello che mangiamo non è più sano e ogni giorno ci giunge una nuova notizia su quanto siamo a rischio: il pollo ha l’aviaria, la mucca è pazza, le fragole sono avvelenate, l’acqua nel suo più moderno contenitore in PET sprigiona particelle cancerogene, e allora ci sentiamo ulteriormente vulnerabili proprio nelle azioni più semplici della quotidianità. Forse quello che volevano dire i Maya era che la fine del mondo non sarebbe avvenuta per colpa di qualche asteroide o per l’arrivo dei marziani, ma a causa dell’uomo stesso: ci estingueremo

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perché abbiamo osato troppo!. L’ e s s e r e umano è anche in grado, però, di realizzare grandi imprese e mai come oggi le persone si preoccupano della qualità di vita che lasceranno ai propri figli; in una visione molto più a lungo termine dell’Esistenza, l’individuo ha acquisito una maggiore sensibilità rispetto a tali problemi. Potrebbe essere questo il nuovo punto di partenza: far coincidere il grande cambiamento annunciato con una maggiore presa di coscienza riguardo la responsabilità che ognuno ha nei confronti del nostro pianeta. Tutto il resto, previsioni, profezie e premonizioni, devono rimanere un mistero. L’intuizione che la vita sulla terra sia minacciata deve aiutarci a capire che è necessario porre al più presto rimedio ai danni del passato, cercando di trovare una giusta alternativa allo spasmodico sfruttamento delle nostre risorse. Le scoperte scientifiche e tecnologiche non dovrebbero farci sentire sempre più schiavi, dipendenti e confusi ma al contrario, d’ora in poi, dovranno essere volte a rendere questo mondo migliore, salvaguardandolo sotto ogni aspetto in modo da restituire fiducia e speranza a tutti gli uomini. “La scienza non può stabilire dei fini e tanto meno inculcarli negli esseri umani; la scienza, al più, può fornire i mezzi con i quali raggiungere certi fini. Ma i fini stessi sono concepiti da persone con alti ideali etici.” Albert Einstein


Fatti & misfatti |

’acqua è davvero pubblica?

Storia di un referendum mai messo in pratica _ intervista di Antonio Sassone

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a vertenza sull’acqua come bene pubblico o privato dura ormai da tanto tempo, troppo. Si era cercato di porre fine alla controversia con il famoso referendum abrogativo dello scorso 12 giugno, che aveva visto vincere quattro “Sì” su quattro (lo ricordiamo). Infatti, il primo quesito prevedeva l’abrogazione della norma che consente di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a soggetti scelti a seguito di gara ad evidenza pubblica, consentendo la gestione pubblica solo ove ricorrano situazioni del tutto eccezionali, che non permettono un efficace ed utile ricorso al mercato, ovvero, il cosiddetto “decreto Ronchi”; il secondo proponeva l’abrogazione parziale della norma che stabilisce la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, nella parte in cui prevede che tale importo includa anche la remunerazione del capitale investito dal gestore. Ma la situazione di oggi non rispecchia quanto previsto dall’abrogazione referendaria. È quello che ci spiega Paolo Carsetti, segretario del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Perché la situazione non è come auspicato dopo l’esito del referendum? Nonostante i decreti di “avvenuta abrogazione referendaria” del Presidente della Repubblica, la

situazione non è cambiata di una virgola, non c’è stata una vera e propria attuazione di quanto sancito dal referendum. Riguardo entrambi i quesiti referendari o uno in particolare? Entrambi. Più specificamente, per quanto attiene il primo quesito, con la manovra di agosto il governo Berlusconi ha reintrodotto la privatizzazione dei servizi pubblici locali, rinforzata, peraltro, da una legge di stabilità che prevede multe per tutti quegli enti locali che non seguono le disposizioni della manovra. Tutto ciò è incostituzionale e marcia sulla bugia della norma del primo quesito abrogativo, che parla di “servizi pubblici locali”: tutti i servizi, quindi, non solo quello idrico. Per quanto concerne il secondo quesito, invece, la remunerazione è ancora prevista nella bolletta e ciò comporta che noi Italiani dobbiamo pagarla. Avete pensato a particolari contromisure da adottare? Abbiamo già manifestato in piazza il 26 novembre scorso per chiedere che sia attuata l’abrogazione della seconda norma e stiamo già promuovendo una campagna per gennaio 2012, in cui cercheremo di mettere notevoli pressioni agli enti di gestione, affinché diano seguito a quanto deciso dal referendum del 12 giugno, altrimenti solleciteremo i cittadini ad autoregolarsi, inviando reclami e, ove que-

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sti non siano bene accolti, a ricalcolare la tariffa senza pagare la remunerazione. Non crede che il tempo e l’ “illegalità” di questa azione possano fungere da deterrente per i cittadini? Credo e spero vivamente di no, visto anche il numero di persone scese a manifestare il 26 novembre. È una campagna forte, come forte è stata, finora, la risposta dei cittadini, che si sentono colpiti da queste decisioni. Basti pensare che sarà orgnizzata una riunione a Napoli, a cui parteciperanno molti Paesi europei, perché la normativa da applicare è quella comunitaria e noi crediamo che sia opportuno proseguire la battaglia di noi Italiani anche e soprattutto a livello europeo. La scelta della città partenopea è casuale? Assolutamente no. Napoli è stata l’unica città in tutta la nazione ad aver dato seguito ai risultati referendari, ripubblicizzando il servizio idrico. A mali estremi, rimedi forti e decisi, potremmo dire. La campagna promossa è significativa per chiunque sia a favore della “pubblicità” dell’acqua. Ogni informazione sulle iniziative e altro è reperibile sul sito del Forum: www.acquabenecomune.org.

Gennaio ‘12 | Nuove Proposte


| Fatti & misfatti

atti e misfatti 2011

_ di Simona Mastropaolo

Gennaio

1 L’ Ungheria assume la presidenza di turno dell’Unione Europea; In Irlanda divengono legali le unioni civili Dilma Rousseff viene proclamata presidente del Brasile, prima donna a ricoprire tale incarico 25 In Egitto, a causa anche della caduta del regime tunisino, iniziano delle sommosse popolari contro il regime trentennale del presidente Hosni Mubarak

Febbraio

11 Si dimette dopo 30 anni di governo il presidente Hosni Mubarak 27 Nasce a Bengasi il Consiglio Nazionale Libico che si contrappone al regime di Mu’ammar Gheddafi. f Roussef a m il Con tutti i voti favorevoli, inoltre, D | l’ONU ha approvato una serie di sanzioni verso lo stato magrebino.

Marzo

Gennaio

1 Un attentato terroristico uccide 21 persone davanti alla Chiesa dei Santi ad Alessandria d’Egitto, poco dopo la messa di Mezzanotte. L’attentato ha gravi conseguenze, perché fa esplodere la rabbia dei cristiani, che si scontrano con i musulmani nelle vie adiacenti alla chiesa. 3 A seguito dell’aumento dei prezzi del pane e dei generi alimentari, inizia la protesta in Algeria. Violenti scontri ad Algeri tra cittadini e forze di polizia, che causeranno 3 morti. 11 Allagamenti e frane nello stato di Rio de Janeiro uccidono più di 800 persone. 24 Un attentato all’Aeroporto di Mosca-Domodedovo uccide 36 persone e ne ferisce più di 100.

Febbraio

22 Un terremoto di magnitudo 6.3 della scala Richter colpisce la città di Christchurch in Nuova Zelanda provocando oltre 160 morti e 200 dispersi. 24 Il leader della Libia, Mu’ammar Gheddafi, risponde al sollevamento del popolo inviando l’esercito che spara sulla folla. Si contano almeno 6.000 morti nella sola Tripoli, mentre a Zuara (occupata dai ribelli) la stima della stampa libica è di 23 morti e decine di feriti.

17 Ricorre il 150° anniversario dall’Unità d’Italia.

Marzo

Aprile

23 Buenos Aires è Capitale mondiale del libro per un anno. 29 Il Principe William del Galles sposa Kate Middleton.

Maggio

1 Papa Giovanni Paolo II viene proclamato Beato. 2 Il terrorista Osama Bin Laden, ideatore degli attentati dell’11 settembre 2001, è stato ucciso in Pakistan dai Navy SEAL statunitensi. 15 Iniziano una serie di eventi di proteste in Spagna. 26 Viene arrestato dopo quasi 16 anni di latitanza il generale serbo Ratko Mladic, ex leader dei Serbi di Bosnia imputato per crimini di guerra e contro l’umanità. Giugno

11 Un terremoto con epicentro in mare, di magnitudo 9.0 della scala Richter (tra i dieci più forti della storia della sismografia), colpisce la regione di Tahoku in Giappone. Il terremoto e le onde anomale conseguenti causano circa 11.000 morti accertati e oltre 17.000 dispersi; gli tsunami hanno interessato, senza causare altre vittime, anche tutto il resto del bacino del Pacifico. Inoltre, a causa del maremoto, segue un terribile incidente alla centrale nucleare di Fukushima, che provoca la fuoriuscita di materiale radioattivo 19 Iniziano i bombardamenti della Comunità Internazionale contro il regime libico. 24 Un terremoto di magnitudo 6.8 della scala Richter colpisce la Birmania nei pressi della città di Chiang Rai causando oltre 150 morti.

Aprile 21 Ban Ki-Moon rimane alla guida dell’ONU per il secondo mandato consecutivo. L’incarico 27 Nel sud degli Stati Uniti, negli stati dell’Alabama e del Missouri, una serie di tornado uccidono più di 300 persone e affidato si protrae per un periodo di 5 anni tolgono l’elettricità a migliaia di cittadini. Ci sono state vittime anche negli stati confinanti. Luglio 1 La Polonia assume la presidenza di turno 28 In Marocco, nella città di Marrakesh esplode una bomba in un caffè della piazza centrale. Tra i morti 11 stranieri. dell’Unione Europea.

Nuove Proposte | Gennaio ‘12

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Fatti & misfatti | 2 Principato di Monaco: il Principe Alberto II di Monaco sposa

Charlene Wittstock 9 Il Sud Sudan ottiene l’indipendenza dopo un referendum svolto il tra il 9 e il 15 gennaio 2011. 24 100° anniversario della scoperta di Machu Picchu(Perù)

Giugno

Agosto 16-21 XXVI Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. Settembre 11 Inaugurazione del National September 11 Memorial &

Museum, memoriale in onore degli Attentati dell’11 settembre 2001.

Ottobre 9 Inizio del quindicesimo censimento italiano. 20 Libia, dopo 8 mesi di guerra civile, viene ucciso Mu’ammar Gheddafi. 31 La Terra raggiunge i sette miliardi di persone

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one iapp G n i ami Tsun

Maggio

11 Due scosse di terremoto di magnitudo 4.4 e 5.2 Richter hanno colpito la città di Lorca (Spagna) provocando 8 morti e ingenti danni al patrimonio storico-culturale della città.

Novembre 3 Ricercatori fran-

cesi riescono ad invertire il processo di invecchiamento cellulare ottenendo da cellule staminali di ultra novantenni indistinguibili da quelle embrionali. 8 Un asteroide passa a poco più di 300.000 km tra la Terra e la Luna. 12 Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rassegna le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Dicembre 5 Scoperto Kepler-22 b, un pianeta estremamente simile alla

Terra sotto molti aspetti. 24 110.000 persone scendono in piazza a Mosca per manifestare contro il primo ministro Vladimir Putin e i brogli alle ultime elezioni. 31 Termina la missione della NATO in Iraq, come annunciato dal segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen. 15

20 Il Volo RusAir 243, un Tupolev Tu134, precipita nella regione russa della Karelia: 44 morti e 8 superstiti.

Luglio

10 La nave Bulgaria affonda durante una crociera lungo il fiume Volga, nella Russia europea, muoiono 122 persone, 79 vengono salvate. 22 Un attentato terroristico, di matrice neonazista, colpisce il centro di Oslo, capitale della Norvegia, con un ordigno esplosivo e l’isola di Utøya con una sparatoria: 76 morti in totale. Il responsabile del massacro è un norvegese di 32 anni, Anders Behring Breivik. 23 Muore all’età di 27 anni la celebre cantante britannica Amy Winehouse.

Agosto

6-10 si sono verificati dei disordini in Inghilterra che hanno causato più di 1.000 arresti e 5 civili morti.

Settembre

11 Ricorre il decimo anniversario dell’attentato alle Twin Towers (Torri Gemelle).

Ottobre

5 Muore Steve Jobs, il mondo è in lutto per la morte del “genio” cofondatore dell’azienda informatica Apple. Soffriva di cancro al pancreas da oltre 7 anni. 15 Manifestazione mondiale degli Indignados. Roma messa a ferro e fuoco dai black bloc, 70 feriti. 23 Malaysia, dopo un grave incidente al 2° giro della gara di MotoGP muore Marco Simoncelli, alle 16:46 ora locale. Turchia, un terremoto di 7.3 della scala Richter provoca tra 500 e 1.000 morti nella Provincia di Van. 25-26 una violenta precipitazione colpisce il levante ligure (in particolare le Cinque Terre) e la Lunigiana (soprattutto il comune di Aulla), provocando esondazioni, gravi danni, vittime e dispersi.

Novembre

16 Per la prima volta dalla sua fondazione (1945), la Lega Araba sospende la Siria dalle attività dell’organizzazione. Il paese mediorientale ne fu uno dei fondatori. Gennaio ‘12 | Nuove Proposte


| Roma by night

utti quanti abbiamo un Angelo A ruba il primo libro del sensitivo Craig Warwick scritto a quattro mani con Caterina Balivo _ intervista di Gabriella Sassone

L

’uomo che sussurra agli Angeli. E’ il messaggero delle entità celesti tra i comuni mortali. Ha scoperto giovanissimo di avere questa dote così speciale, quella di vedere e parlare con gli Angeli, e quella di riuscire a prevedere il futuro, da ottimo sensitivo quale è. Ha “visto” la morte di sua madre Margareth due mesi prima che avvenisse. Così come quella di Lady D., che ha conosciuto personalmente. Ha provato a scacciare cinque spiritelli maligni e cattivissimi dalla villa di Beverly Hills del Premio Oscar Kate Winslet. Biondo, occhioni verdi, sorriso dolcissimo. Se lo incontri non lo dimentichi più. E’ Craig Warwick, 47 anni, nato in un paesino vicino Greenwich, ottavo di 9 figli. Vive da 12 anni in Italia, a Sciacca, dove ha aperto un negozio di parrucchiere: è arrivato lì per amore di Enzo, il compagno con cui convive. E’ diventato un volto popolare in Italia andando ospite in tv nei programmi di Caterina Balivo, “Festa Italiana” e “Pomeriggio sul Due”. Io l’ho incontrato la prima volta lo scorso anno dietro le quinte di “Pomeriggio sul Due”, dove andavo come opinionista per l’Isola dei Famosi. Passando sentii Craig che diceva: “L’Isola la vince Giorgia Palmas: ha un Angelo sempre al suo fianco!”. Così è stato. Alla Palmas, alla fine del reality, Craig predisse anche che avrebbe chiuso la sua storia con Davide Bombardini e si sarebbe innamorata di un altro. Anche questo potrebbe essere vero, visto i gossip che circondano la Palmas da quest’estate. Craig ha dato alle stampe il suo primo libro, “Tutti quanti abbiamo un

Nuove Proposte | Gennaio ‘12

Angelo”, scritto a quattro mani con la Balivo e edito da Rizzoli (il libro andato a ruba: in poco tempo è già alla sesta ristampa). L’ho intervistato per farvi conoscere la sua vita così speciale e per capire chi sono, come sono e come riconoscere i nostri Angeli custodi. Domanda. Craig, lei vede gli Angeli e ci parla, è il messaggero di queste entità celesti tra noi comuni mortali: quando e come ha scoperto di avere questo dono? “Il mio primo ricordo è quando avevo 6 anni. Ho detto a mia madre che volevo giocare con le luci nella mia camera da letto. Lei non ha capito in un primo momento poi, quando ho iniziato a parlare con quelle luci, si è preoccupata molto. Neanche io allora sapevo che quelli erano Angeli, io li chiamavo i miei “amiciluci”. Ero felice di essere con loro: erano divertenti, sempre felici, mi proteggevano. Avevo 13 anni quando ho avuto la mia prima vera esperienza con gli Angeli. Mia sorella stava per sposarsi e, orrore, il marito si rivelò essere un assassino. Aveva ucciso una donna di 79 anni un mese prima delle nozze. Gli angeli mi avevano rivelato che lui aveva commesso questo terribile omicidio, io cercai in tutti i modi di fermare il matrimonio, ma i miei genitori non mi ascoltavano. Le nozze furono celebrate e lui, due giorni dopo, fu arrestato e finì in prigione per 25 anni. A 26 anni, purtroppo, finii anche io in prigione: fui accusato di aver ucciso il mio migliore amico Alan, che invece avevo trovato morto in casa. Io ero innocente e con l’aiuto degli Angeli ho aiutato la Polizia a scoprire il vero assassino”.

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D. Come ha reagito dinanzi a questo potere enorme che il Signore le ha dato? Si è per caso spaventato la prima volta? “No, non ho mai avuto paura degli Angeli: ho più paura dei vivi! Loro sono belli, sereni, tranquilli, affettuosi”. D. Come sono gli Angeli che vede? Sono un bagliore, una luce, un flash o hanno sembianze umane? “Sono luci incandescenti appena li vedo, poi man mano che ci parlo svelano la loro sembianza, di uomo o di donna. Le informazioni che mi danno possono essere parole, se mi parlano, o flash della loro vita passata”. D. E’ vero che non hanno le ali, come vorrebbe l’iconografia classica? “Non ho mai visto un angelo con le ali!”. D. Craig lei è nato a Greenwich e ha otto fratelli: la sua famiglia come ha vissuto questo suo dono? “La mia famiglia non ha accettato il regalo che Dio mi ha fatto; i miei fratelli e le mie sorelle avevano paura di me. Non mi era permesso di parlare delle luci, ovvero degli Angeli, dinanzi a loro. I miei mi hanno fatto visitare anche da tanti dottori, erano preoccupati, pensavano fossi pazzo”. D. Lei è credente, fortemente cattolico e devoto di Padre Pio: so che alla scomparsa della sua amata mamma Margareth voleva smettere di vedere Angeli e aiutare le persone: perché? Il dolore era troppo? “Sì! Purtroppo io ho “visto” la morte di mia madre 2 mesi prima che avvenisse. Quando lei è scomparsa non volevo più parlare con gli Angeli. Avrei voluto cambiare il suo destino e aiutarla, ma lei era nelle mani di Dio! Averla persa è stato un dolore enorme per me, stavo malissimo ed ero arrabbiato con gli Angeli. Così ho chiuso e ho cercato di vivere una vita normale. Dopo un anno, però, ho ricevuto una telefonata: mi chiedevano di aiutare a trovare un ragazzo che era sparito da 5 anni. Ho detto che non avevo più poteri e che era meglio se contattassero una medium. Quel giorno, per la prima volta e ultima volta, ho sentito la voce di mia madre che mi implorava di aiutare quella famiglia a ritrovare il ragazzo. Sono tornato in pista e ho cominciato così ad aiutare l’Fbi nella ricerca di persone scomparse”.


Roma by night | D. Anche Papa Ratzinger sembra aver dato ragione a quello che lei ripete sempre: il 2 ottobre, festa degli Angeli Custodi, Sua Santità ha detto che queste entità esistono, ci proteggono e manifestano la presenza di Dio vicino all’uomo… “Certo, è vero! Gli Angeli ci proteggono sempre, non solo il 2 ottobre. Vengono quando ne abbiamo bisogno e ci portano la pace”. D. E’ vero che esistono anche gli Angeli neri, ovvero negativi? Chi sono? Persone che in vita hanno fatto del male agli altri? “Ci sono gli Angeli e poi ci sono gli spiriti, detti Orb, che sono rimasti qui con noi, intrappolati, e non sono riusciti ad andarsene verso la luce. La luce è la porta verso Dio, il cielo, la pace. Questi spiriti sono bugiardi, sempre arrabbiati e intorno a loro c’è freddo, nessun calore”. D. Gli angeli che le dicono? Le mandano dei messaggi da inviare ai loro cari? “Sì, vogliono parlare con i loro cari. Vengono a dare una mano nei momenti difficili. Vogliono sempre farci sapere che loro stanno bene. Ci chiedono di non piangere per loro perché sono felici. Vogliono che anche i loro cari siano felici e sereni”. D. Ciascuno di noi ha un Angelo sempre vicino: chi è? Uno dei nostri cari defunti che ci protegge o qualcuno che non abbiamo mai conosciuto in vita nostra? “La maggior parte del tempo l’Angelo al nostro fianco è una persona che non abbiamo mai incontrato prima: Lui o Lei è venuto ad aiutarci. I nostri cari non ci lasciano mai, sono sempre con noi. Quando pensiamo a loro, in quello stesso momento loro stanno pensando a noi!”. D. La sua vita è stata molto avventurosa: in America ha lavorato con l’FBI per cercare i bambini scomparsi e per i Cold Case, i casi irrisolti. In che consisteva il suo lavoro? “In genere, sia in America che a Londra o in Italia, mi mandano il nome della persona scomparsa. Io mi siedo e chiedo agli Angeli di aiutarmi. Tutte le informazioni che ho provengono dai miei Angeli. Ho anche delle visioni in cui vedo le persone, le cose, i luoghi e gli oggetti. Tutto questo è importante, non importa quanto sciocche a volte le informazioni possano sembrare. Una volta ho visto un quadro di una mucca in bianco e nero. Quando l’ho riferito alla Polizia non mi hanno creduto. Poche settimane dopo, la Polizia ha visto una mucca in bianco e nero dipinta sul lato di una casa. Questo era il segno: la persona che stavamo cer-

cando era lì vicino”. D. E’ vero che è stato chiamato anche per collaborare alle indagini sulla morte tragica di Lady Diana? Che cosa ha visto di quell’istante maledetto? “Sì, ho collaborato alle indagini. Io avevo “visto” la morte di Lady Diana un mese prima che accadesse… ma ancora una volta questo era il suo destino e non poteva essere cambiato. Lei era venuta da me 3 volte per parlare con gli Angeli, eravamo diventati amici, era una donna stupenda. Dopo la sua morte non ho mai voluto parlare con nessun giornalista dei miei incontri con Lady D. Ho dato la prima esclusiva lo scorso anno a Caterina Balivo per “Pomeriggio sul Due”. D. La contattano persone comuni e divi di Hollywood come Kate Winslet: cosa le chiedono le star? “La storia di Kate Winslet è singolare: una vera avventura! La sua casa di Beverly Hills era infestata: aveva più di 5 spiriti in giro, tutti inquietanti e cattivissimi. Sono andato lì con un mio amico medium: Kate ci aveva chiesto di aiutare questi spiriti a trovare la luce e il passaggio dall’altra parte. Abbiamo trascorso solo 5 giorni in casa e siamo scappati. Il mio amico voleva andare via, aveva paura degli spiriti, talmente malvagi, che non siamo riusciti a scacciare neanche in due. Mentre ero in quella villa, e mi stavo facendo una doccia, vedo il volto di una donna che mi guarda attraverso il vetro. Quando ho urlato: “Vattene fuori… Chi sei?”, è scomparsa”. Anche Kate vedeva quella donna ogni volta che si faceva la doccia. Risultato? L’attrice ha venduto la villa e si è trasferita a New York. Già a Londra, Kate aveva vissuto in una casa piena di fantasmi. Sono in contatto comunque con molte star: alcune mi vedono come il loro psicologo personale e mi chiamano per avere consigli prima di accettare qualche lavoro”. D. Vedo che sul suo profilo Facebook moltissime persone al giorno le inviano foto e vogliono sapere se hanno un Angelo accanto… “E’ vero… tutti vogliono sapere chi è l’Angelo al loro fianco. Cerco di rispondere a tutte le loro e-mail, me ne arrivano anche 1.700 al giorno, ma sono così tante e solo uno è Craig Warwick!”. D. Lei si è mai fatto pagare per queste sue consulenze “angeliche”? “Non ho mai chiesto soldi. Quando sono sbarcato in America la prima volta per aiutare una famiglia che aveva perso le tracce di un figlio da 5 anni, mi sono pagato anche le spese di viaggio da solo, aereo e hotel, con i soldi che avevo

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guadagnato partecipando a uno show a Londra”. D. Di quali sensitivi, maghi, cartomanti e fattucchieri la gente si deve fidare? Di quelli che non chiedono soldi? “Non sono d’accordo con i sensitivi che chiedono grosse somme di denaro. Ne conosco uno che chiede 200 euro per 30 minuti: è troppo. Se la persona vuole lasciare una mancia al sensitivo va bene. Dico alla gente di non andare dai cialtroni. E quando si va per una lettura da un sensitivo non bisogna dare loro le informazioni: ve le devono dire loro! Consiglio anche di non comprare oggetti e amuleti per cambiare la vostra vita: non funzionano!”. D. Cosa racconta nel suo primo libro: “Tutti quanti abbiamo in angelo” (Rizzoli), scritto a quattro mani con Caterina Balivo? E come è nata questa grande amicizia con la Balivo? “Due anni fa avevo iniziato a scrivere il libro “Sensitivo. Non è facile essere Craig Warwick”. Ma non ero riuscito a pubblicarlo: mancava qualcosa di speciale di cui aveva bisogno, il tocco di Caterina Balivo. Durante l’estate abbiamo quindi scritto “Tutti quanti abbiamo un angelo”: è un’avventura nel mio mondo. Ma parla molto anche di me, delle difficoltà che ho incontrato quando ho scoperto questi “poteri!. Questo libro è anche per avvicinarci agli Angeli!”. D. Dica la verità: il suo angelo custode sulla terra è la Balivo? “Un giorno, vedendola in tv a “Festa Italiana”, ho chiesto al mio partner “Chi è lei?”. Lui mi ha risposto “Caterina Balivo” e il mio Angelo, in quel momento, mi ha detto che un giorno avrei lavorato con lei. Un anno dopo ero seduto davanti a lei, nel suo studio tv, a parlare di Angeli. E’ stato uno dei momenti più felici della mia vita. Dovevo essere ospite solo per una puntata, ma da quel momento lei non mi ha più lasciato, capendo che ero diverso da tutti gli altri sensitivi. Quando mi chiedono chi è il tuo Angelo io rispondo sempre Caterina!”. D. Come possiamo vedere l’Angelo che sta al nostro fianco? “Dovete leggere il mio libro!”. D. Come possiamo parlare al nostro Angelo e ringraziarlo per la sua assistenza? “Anche questo lo spiego nel libro. Spiego come tutti possiamo contattarli. La prima cosa che tutti noi dobbiamo fare, comunque, è amare noi stessi e credere nelle nostre speranze e nei nostri sogni. E cercare di non vivere nel passato. Noi non possiamo cambiare nulla: il nostro destino è nelle mani di Dio!”.

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| Societa’

on è tutto oro quel che riluce Pro e contro dello sfruttamento degli impianti fotovoltaici _ di Priscilla Rucco Buzzantro

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niziamo immediatamente chiarendo che cosa siano e a che cosa servano i pannelli solari da molti amati, ma ultimamente, anche tanto citicati. Prima ancora di iniziare però dobbiamo conoscere la differenza fra pannelli solari ed impianti fotovoltaici: i primi infatti servono per riscaldare l’acqua senza utilizzare né scaldabagni, quindi energia elettrica, né caldaie, quindi senza gas. Gli impianti fotovoltaici invece vengono installati sempre sui tetti delle abitazioni e conver tono in energia elettrica i raggi del sole. Questi pannelli si dividono principalmente in tre sezioni; i pannelli fotovoltaici solari, che provvedono alla gestione di uso domestico finalizzato alla produzione di energia elettrica, pannelli solari ter mici, che danno la possibilità di scaldare l’ acqua e i pannelli solari che, g razie ad un complesso sistema

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di specchi a for ma parabolica che concentrano i raggi del sole in uno specifico punto riscaldando un liquido ter movettore, il cui calore potrebbe essere utilizzato per generare elettricità. Da recenti sondaggi i paesi in cui i pannelli sono più diffusi sarebbero Austria e Ger mania, mentre nel nostro paese regna ancora un g rande scetticismo rivolto a domande al quale cercheremo di rispondere. Per prima cosa non deve necessariamente esserci il sole per per mettere il nor male funzionamento di questi pannelli, facciamo un esempio; l’ evolversi della tecnologia ha per messo anche a paesi molto meno soleggiati rispetto all’ Italia il normale e cor retto funzionamento anche in una gior nata nuvolosa. Anche i prezzi, g razie alla domanda sempre più in costante crescita starebbe contribuendo all’ abbassamento dei costi per la realizza-

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zione di questi impianti e, g razie agli investimenti continui di g randi imprenditori e società, anche a livello tecnologico stiamo assistendo ad un netto miglioramento dei pannelli.


Societa’ | Per la promozione e la diffusione di questi impianti lo Stato ha messo a disposizione numerosi incentivi statali (addir uttura superiori rispetto ad altri paesi europei quali

gia” iniziato nel 2005, ar rvato alla sua terza edizione -2011/2013- ci saranno ulteriori novità in ambito di incentivi dovuti dalle fonti rinnovabili. Un pannello solare dura al massimo 25 anni, finendo come un materiale speciale da trattare creando così dei problemi non differenti di riciclaggio; infatti non tutti apprezzano queste innovazioni per una ragione estremamente seria che deve essere spiegata.

Impianti fotovoltaici a L’Aquila |

Nella fase di produzione di questi pannelli sono utilizzate sostanze tossiche e addirittura esplosive, nel maleaugurato caso in cui vi siano dei guasti di natura differente l’ impatto non solo ambientale (pur sempre locale) e per la sicurezza dei lavoratori, non deve essere sottovalutato.

la Ger mani e la Spagna, che anzi, hanno avuto dei tagli del settore con conseguenti licenziamenti di tecnici e chiusure di aziende); infatti con il famoso “Conto Ener-

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uto a batterie, sogno o realtà? Interrogativi sulla possibile diffusione delle automobili elettriche _ di Riccardo Borgia

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ell’ultimo periodo si parla sempre più spesso del troppo inquinamento nelle nostre città, e delle famose polveri sottili. Come, però, si può risolvere questo problema o almeno limitarlo? Le numerose case automobilistiche stanno sviluppando un’alternativa, forse la più valida, che sta prendendo sempre più piede nel mercato dell’automobile, stiamo parlando delle macchine elettriche. Anche l’Unione Europea si sta muovendo parallelamente a queste case produttrici per raggiungere l’obiettivo di abbattere la produzione di anidride carbonica generata dai miliardi di autoveicoli e favorire la mobilità sostenibile Si pensi che oltre la metà della popolazione mondiale, infatti, risieda oggi all’interno delle grandi città ed ha sempre più problemi per l’utilizzo delle vetture inquinanti. A tutto ciò si aggiunge l’inevitabile esaurimento dei prodotti derivati dal petrolio, nonché negli ultimi anni un inesorabile e continuo innalzamento dei prezzi dei carburanti. Al-

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lora dati i vari problemi presenti, perché lo sviluppo di questa tecnologia è esageratamente lento? Questo punto non si riesce a chiarire ma non stupisce, che i governi dei principali paesi industrializzati comunque, stiano varando politiche di sostegno alla cosiddetta mobilità sostenibile. Prendendo sotto esame una dimensione più internazionale della questione, si arriva a studi

di grandi case automobilistiche, che sono arrivate ad una interessante conclusione. La trazione elettrica, infatti, sembra essere

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tra tutte le scelte tecnologiche in grado di assicurare una riduzione degli impatti ambientali e quella con le maggiori potenzialità di successo nell’immediato futuro. Quali sono, però, i principali vantaggi e svantaggi di questa tecnologia pulita? Innanzitutto esse rappresentano il futuro, sono silenziose e pulite. Ci sono degli enormi svantaggi, infatti, non sembra possibile al momento per le risorse del pianeta supportare il quantitativo di energia necessario per tutti i paesi come ad esempio India e Cina. Un altro problema fondamentale degli autoveicoli elettrici è quello dell’alimentazione, in altre parole le batterie. Ben che la tecnologia ci viene in contro, il peso delle batterie risulta eccessivo, questo grava sulla loro durata che rimane limitata. Inoltre i costi di questi motori rimangono comunque sempre più altri degli stessi a combustione. Le macchine elettriche, però, sono un bene per il pianeta ma al momento forse rimangono un’utopia.


Societa’ |

l riciclo al servizio del design... Utilità e ingegno, da Charles Kaisin a Stuart Haygarth _ di Riccardo Borgia

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co Design, è una nuova parola che è entrata nel nostro dizionario già da qualche tempo. Riciclare e utilizzare materiali ecologici sono dei modi per contribuire a rispettare l’ambiente e non produrre troppi rifiuti. Nella maggior parte delle nostre case ormai sono presenti contenitori per umido, secco, plastica, carta e vetro, ma non raramente ci capita di trovare un materiale che non sappiamo dove buttare. Quando vi ritrovate pensierosi e intenti a separare i vari rifiuti, fermatevi un momento a pensare e scoprirete che da questi può nascere un’opera d’arte! Questo è l’obiettivo di alcuni designer che hanno avuto delle idee utili e originali per dare vita ad oggetti ecologici e che si occupano esclusivamente di creare opere con materiali di scarto: un’opera per esser definita “eco” deve essere stata creata con materiale riciclato ed essere riciclabile ancora in futuro. Basta un po’ di fantasia e oggetti

non più utilizzati per creare qualcosa di sfizioso per arredare la nostra casa e l’ufficio, per il relax o il divertimento. Un esempio molto carino può essere uno sgabello con tasti di computer e legno ecologico, che disposti in diversi modi, attraverso un gioco di pulsanti

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bianchi e neri, formano ad esempio figure geometriche, scacchiere e anche testi letterari attraverso le lettere dei tasti. Questa divertente idea ha un sapore tutto italiano, infatti, i designer sono bolognesi. Anche grazie a questi artisti, infatti, sono nate molte fiere,

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| Societa’

mostre e associazioni perpromuovere e diffondere le basi dell’economia “green” e per dimostrare che si può ridurre l’impiego di materie prime ed energie e che si possono acquistare prodotti etici e sostenibili, basati su filosofie del riciclo. Altri esempi di questi geni del riciclo possono essere il designer belga Charles Kaisin che ha rivestito interamente con strisce di carta di giornale una vecchia sedia, trasformandola in “Hairy chair”, un esperimento al confine fra utilità e design, per mostrare alle persone l’importanza del tema del riciclo. Un altro esempio è il vetro, che non fa parte solo delle bottiglie, ma anche di molti altri oggetti di uso

Nuove Proposte | Gennaio ‘12

quotidiano come gli occhiali. Stuart Haygarth con le lenti degli occhiali ha creato un bellissimo lampadario. Certamente non è semplice creare opere di questo tipo, ma perché nel nostro piccolo non provare a realizzare anche noi qualcosa con i materiali di scarto che possediamo in casa? Fa bene all’ambiente e può essere un modo per divertirci e passare un pomeriggio diverso con amici o parenti!

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’officina della cioccolata

_ intervista di Riccardo Borgia

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ome è nata e si è sviluppata l’idea di un laboratorio artigianale di cioccolato? L’idea di mettere in piedi un laboratorio artigianale di produzione di cioccolata è nata dopo esserci ben documentati sul processo di produzione in cui si può ben vedere l’estrema artigianalità nella lavorazione del cacao e del cioccolato. Ci siamo molto appassionati alla storia di questo prodotto; di come sia diventato un qualcosa di magico;di come rappresenti la migliore tradizione artigiana italiana. Quali sono gli standard qualitativi dei prodotti utilizzati per la produzione? Gli standard qualitativi di Officine Theobroma sono molto alti siamo giornalmente impegnati nel ricercare prodotti di qualità da sposare con il nostro cioccolato come pistacchio di Bronte, mandorla di Toritto, nocciola tonda gentile romana di Viterbo ecc. Stiamo riscoprendo i vecchi frutti dimenticati delle nostre terre per inserirli prossimamente in diversi prodotti. A quale tipo di target si rivolgono i vostri prodotti ? I nostri prodotti sono rivolti non a particolari categorie ma a tutti coloro che sono in grado di capire che il maggior costo del vero

prodotto artigianale non è una moda bensì una solida realtà. Se le materie prime sono ottime, se il processo è lento e solo parzialmente meccanico, se il cacao è dei migliori, se i prodotti sono incartati manualmente,tutto ciò determinerà forse un prezzo leggermente più alto rispetto alla grande industria. Comunque,quando acquistate un prodotto dell’industria dolciaria,vi invito a fare caso alla quantità/prezzo alle materie prime usate. Avete sviluppato una linea di prodotti particolari che attirino il mercato? Come ho accennato nella risposta alla domanda numero due è nostra intenzione riscoprire alcuni prodotti più o meno dimenticati della nostra terra e dargli una nuova vita unendoli al cioccolato. Per esempio nelle nostre campagne abbiamo tante varietà di mele e melette ,fichi, prugne, erbe selvatiche ecc. ecco vorremmo unirli sapientemente al cioccolato e creare una linea di prodotti davvero nuova ed importante. Quali sono i prodotti più richiesti dal mercato della cioccolata? Sicuramente posso ben dire che i prodotti più richiesti dal mercato sono senza dubbio le barrette di cioccolato. Per quanto riguarda la nostra esperienza devo dire che i nostri prodotti

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hanno un andamento abbastanza omogeneo. Sia il bassinato che i prodotti a stampo si comportano più o meno in maniera lineare. Stiamo per produrre le creme spalmabilicuriosidivederelareazionedeinostriclienti. Nella produzione vorreste ricalcare le orme degli antichi cioccolatieri o andate alla ricerca di prodotti innovativi? Sicuramente la tradizione italiana del cioccolato è troppo forte e bella per essere ignorata. Le ricette vincenti gli abbinamenti migliori sono per forza di cose il frutto della tradizione,il frutto di aggiustamenti, miglioramenti che un cioccolatiere che si rispetti non può ignorare. Nei nostri progetti è presente la volontà di riscoprire prodotti,della migliore tradizione dolciaria italiana, che oggi si conoscono solo parzialmente. Sperimenteremo sicuramente anche nuove soluzioni, nuovi abbinamenti che nuovi forse sono solo in parte, probabilmente già esistevano nella mente di qualche vecchio cioccolatiere.

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| Stage

atale a Capracotta

Cinzia Berni dirige la brillante commedia di Francesca Nunzi _ di Mario Russo iente Natale esotico, ma nostrano. Al Teatro de’ Servi il Natale si festeggia a Capracotta. È nel paesino dell’Appennino molisano, infatti, che i personaggi di una “ri-dente” commedia, di Francesca Nunzi, si “ri-trovano” a trascorrere le feste. La trama, brillante e ricca di battute sagaci, di “Natale a Capracotta”, costruita nel pieno rispetto della tradizione della commedia italiana, tratta con ironica delicatezza il tema dei rancori familiari. Tre sorelle: un’attrice di cine-panettoni in declino (Sandrina), accompagnata dal suo fedele segretario (Rino), una maniaca della pulizia (Raffaella) e una casalinga disperata (Betta), tra un alberello di Natale e una tavola imbandita, sono i protagonisti di un allegro psicodramma.La regia, accorta ed essenziale, è di Cinzia Berni che ha già collezionato numerosi successi di critica e di pubblico come “Ricette d’Amore” e “Disposte a Tutto”. L’autrice, Francesca Nunzi, fa un buon ritaglio dei “dis-af-

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fetti” familiari. In scena è pienamente a suo agio in Sandrina, un personaggio il cui “ego-centrismo” spruzza continuamente “veleno”, ma soprattutto ilari bollicine. Talvolta può sembrare sopra le righe, ma ci sta bene. E poi la Nunzi se lo può permettere visto anche il ruolo di “capocordata”. Maria Lauria è Betta. Dimessa, come personaggio, ma di carattere come interpretazione. Fa di una casalinga disperata un piatto ben condito. Loredana Piedimonte è Raffaella, un personaggio esile, “disorientato”, ma di spessore. Concentra in un intenso e breve monologo le emozioni e il “dis-senso” di una vita. Mauro Serio è Rino. Un motore diesel, che nella storia s’impone alla distanza insieme alla sua “nduja” piccante. Pacato, ma mordace quando serve, è il “filo rosso” che fa “ri-trovare” e in un certo senso tiene insieme le tre sorelle. Natale a Capracotta è una commedia leggera, ma con brio. Una valida e casareccia, e quindi schietta, alternativa alla moda dei cine-panettoni. Almeno

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qui l’arte e la passione chiedono solo applausi, ampiamente meritati.


Book |

utori italiani conquistano la Francia

Parla Serge Quadruppani, traduttore di Carlotto, Camilleri e Wu Ming _ di Samir Hassan

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a quarta di copertina de La politique de la peur (Paris, Éditions du Seuil, Collection “Non Conforme”), tratteggia così l’autore: «Romanceur, traducteur, editeur, Serge Quadruppani est aussi un militant et essayiste qui mêle sa voix aux critiques radicales du capitalisme». Una sintesi puntuale ed efficace, capace di soddisfare le qualità e le competenze di una personalità poliedrica che oggi è una figura di spicco nello scambio culturale italo-francese. Serge Quadruppani, infatti, non è solo autore di saggi e romanzi, ma dirige la collana noir italiana per la casa editrice Metailié; traduce in francese le opere di Lucarelli, Carlotto, Evangelisti, De Cataldo, oltre a quelle di Camilleri e del collettivo di narratori bolognesi Wu Ming. Incontriamo Serge in due momenti: prima presso la Librairie Charybde per un’informale rassegna sulle sue opere e di quelle edite nella sua collana; poi nella sua casa parigina, quartiere Belleville, nella storica Rue de Rigoles, dove ci accoglie tra mura di libri. La conoscenza dell’editoria francese ed italiana ammette una comparazione sui rispettivi campi di opportunità lavorativa? «A dire il vero non sarei la persona giusta per

«Sinceramente, sotto questo punto di vista, mi ritengo fortunato di poter lavorare con un’editrice (Anne-Marie Metailié) che mi lascia ampio margine di discrezione nella valutazione e nella scelta dei singoli progetti editoriali; gli stessi, inoltre, sono frutto di nostre discussioni e confronti che alla fine procedono sulla stessa lunghezza d’onda. Per noi la centralità spetta al racconto. “Raccontare”, nella sua accezione più ampia, significa inquadrare la storia della società di oggi secondo diversi punti di vista; noi ne scegliamo alcuni, senza ansia di vendite. Pubblichiamo solo ciò che ci piace». Fuori dal marketing editoriale gli spazi della produzione culturale sembrano condannati alla sterilità. Quali possono essere le linee guida di una politica editoriale sostenibile? «L’invito principale è quello di pensare ad una piattaforma editoriale di lungo termine, tale da porsi in aperta antitesi con i ritmi commerciali di breve periodo che invece si sono ormai imposti nel mercato letterario: un libro rimane in esposizione un mese e poi cade nel dimenticatoio, un autore non può fallire l’esordio, pena l’estromissione da questo cinico Olimpo. Ma la gente compra anche a priori dalla trama del romanzo o dal suo autore; si affida, come nel nostro caso, ad una visione a trecentosessanta gradi capace di destare sempre nuovi interessi. Questa fidelizzazione è complicità: nelle scelte e negli obiettivi. Infine, da un punto di vista più tecnico, si dovrebbe avere una certosina attenzione nella distribuzione e nella diffusione del prodotto edito-

riale, poiché con la prima si garantisce l’aspetto quantitativo e la capillarità geografica del libro, mentre la seconda mette in risalto l’aspetto comunicativo e il marketing editoriale, ovvero le colonne portanti di un’efficace e qualitativa pratica di public relation». Chiudiamo sulla peculiarità del noir. Quando nel 2002 Massimo Carlotto pubblicava “Arrivederci, amore, ciao”, Benedetto Vecchi, dalle colonne de Il Manifesto, affermava: «Per Carlotto la scelta del noir è un artificio per mantenere alto il tasso di passione civile e di denuncia delle piccole e grandi malefatte della società capitalistica». Tu con il noir hai un rapporto viscerale; come spieghi la scelta di dedicarti a questo genere letterario per far parlare le tue idee? «Per prima cosa credo che il noir sia la via d’accesso privilegiata per la critica sociale. Il noir, come il filone “giallo” in Italia, ruota intorno ad un evento che mina le basi dell’ordine costituito - la trasgressione, il crimine. Una riflessione che, a ben guardare, induce ad un ragionamento più attento sulla legge e la sua formulazione, addirittura potrebbe presupporne un cambiamento. In ogni caso, ci troveremmo in presenza di un una curiosità feticista o di un dubbio amletico che indagano quali meccanismi sociali si nascondono dietro il crimine, agendo da detonatore. E questo perché di per sé, il crimine non può essere estrapolato dal contesto sociale in cui precipita. Altro aspetto è il fascino del noir, ovvero letteratura popolare e quindi immediatamente accessibile. Un volano nel sociale che fa perno sulla semplicità del racconto, che pagina dopo pagina ti coinvolge in un’altalena di emozioni da cui difficilmente si può fuggire».

Lo scrittore Serge Quadruppani |

rispondere a questa domanda, perché il mio contributo alla Metailié si basa sul cercare e valorizzare nuovi testi in francese ed italiano. Al di là di questa premessa, ritengo che andrebbero curate maggiormente le reti personali dei contatti che nel corso degli anni si possono costruire. Il rapporto che mi lega a Camilleri, ad esempio, ne è la prova evidente: il sésame, l’apriti sesamo italiano, la chiave giusta che apre porte e opportunità, una sorta di salvacondotto che aiuta a girovagare nel mondo dell’editoria e approntare nuove relazioni, umane e di lavoro». Si parla oggi dell’editoria come di un universo ingessato e fin troppo incline a seguire il trend del momento. Come si affronta, culturalmente, questo “timing commerciale”?

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Music |

l meridiano di GaLoni

Alla scoperta di Greenwich, il primo album del giovane cantautore _ di Beatrice De Sanctis

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antautore di talento che esprime al meglio l’essenza della semplicità. In altre parole profondo e mai banale. GaLoni, questo il suo nome d’arte, ha messo insieme undici tracce dando vita all’album “Greenwich”, un progetto ambizioso e delicato allo stesso tempo. Raccoglie brani intensi e malinconici, da apprezzare a pieno durante le sue performance live in giro per l’Italia, soprattutto a Roma e provincia. Perché hai dato al tuo album il nome del nostro meridiano fondamentale? Mi piaceva dare una coordinata spaziale a tutte le problematiche che vengono affrontate al suo interno. Quindi Greenwich come punto d’inizio di una geografia troppo occidentale, meridiano che si vuole utopicamente spostare, per creare una nuovo punto di vista adatto alla nostra epoca, magari meno razionale, meno geometrico, meno schematico e, appunto, meno occidentale. Secondo te possiamo contare su dei giusti punti di riferimento nella nostra vita? Domandone! Mah, sembra che più passi il tempo più vengano meno i “giusti” punti di riferimento. L’importante è saper cogliere quelli sbagliati, quelli che ci hanno imposto come esempi da seguire e da condividere.. e provare a cambiarli! Apri l’album con “Il

prezzo delle arance”, brano di forte attualità e dalla forte carica emotiva. È una scelta programmatica? Sentivo il brano come una sintesi del disco anche per i temi che ho provato ad affrontare che, soprattutto in quel periodo, erano attuali e al centro delle cronache nazionali. In quella canzone ci sono gli scontri di Rosarno, i minatori Cileni, i crocifissi nelle scuole, il calcio come metafora della nostra quotidianità, c’è la destra e la sinistra in un inno italiano stonato e poco congeniale. Emanuele Colandrea degli Eva Mon Amour ha curato gli arrangiamenti dell’album. Com’è nata la vostra collaborazione? Ci conosciamo da anni, siamo vicini di casa ed è comunque nato tutto da una stima musicale reciproca. È anche grazie a lui che

L’artista Emanuele Galoni |

esiste ques t o album che ha curato artisticamente. Dal vivo è possibile cogliere ancora di più l’intensità delle tue canzoni. Cosa hai in programma nel 2012 tra nuovi brani e date? Sto lavorando al nuovo disco e l’intenzione è quella di farlo uscire nell’inverno 2012. Anticiperò sicuramente qualcosa nei prossimi concerti proprio perché ho intenzione di impegnarmi molto con il secondo album e voglio viverlo insieme al pubblico.

Rock, che passione!

Katia, un talento che è già certezza Cantante rock/pop, Katia (Katia Mazzoleni), inizia la sua carriera artistica circa otto anni fa. Nata a Capua nel dicembre del 1989, è la più piccola di quattro sorelle. Muove i primi passi nel mondo della canzone interpretando brani di Anna Oxa e Dolcenera. Partecipa a concorsi canori, come il Festival di Castrocaro e Nuovi Talenti Festival, ottenendo risultati prestigiosi. È presente al Nuovo Teatro Parioli di Roma (direzione artistica di Maurizio Costanzo) dove presenta un suo inedito. Trasferitasi a Modena ha continuato a lavorare con passione e dedizione “nutrendo” il suo talento e raggiungendo una maturità artistica di tutto rispetto. Il suo ultimo brano, “chiodo in gola”, uscito da poche settimane, prodotto dalla casa discografica Ghiro Records, è già su www.onlyrics.com; mentre il video della canzone è super gettonato su Yuotube. Proprio in questi giorni, Katia, ha inciso a Udine un nuovo brano che presto sarà pubblicato. . 27

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| Music

l lungo regno del più celebre tenore del dopoguerra Cronistoria della grande carriera di Mario Del Monaco _ di Iwona Grzesiukiewicz

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ario Del Monaco è stato uno dei più celebri tenori del XX secolo. Ha debuttato prima della Seconda Guerra Mondiale ma la consacrazione è coincisa con il dopoguerra, uscendone trionfatore su tutti i più prestigiosi palcoscenici del mondo. In coppia con Renata Tebaldi è diventato, per più di un decennio, uno degli elementi di punta della Decca, marchio fonografico tra i più illustri. L’Italia era entrata in guerra da pochi mesi quando Mario nacque a Firenze il 27 luglio 1915. A Cremona egli ricevette le prime nozioni di musica e solfeggio dal maestro Dondi. La speranza dei genitori di avere un cantante in famiglia si orientavano su Marcello, il fratellino minore di quattro anni, che sembrava manifestare precoci tendenze artistiche. Invece successe che la voce promettente del fratello con il tempo divenne rauca, mentre quella di Mario si sviluppò. L’esistenza tranquilla di Cremona presto finì: il padre ebbe un altro tra-

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sferimento, in Tripolitania. Il soggiorno a Tripoli gli offrì l’occasione di riannodare i rapporti con la musica. Furono allestite al Teatro Miramare di Tripoli l’Aida e la Gioconda. Dopo tre anni di Africa, Mario ritornò in patria; la famiglia fu destinata a Pesaro, dove c’era un buon liceo musicale, vitalissimo in quegli anni. Aveva avuto come direttore Pietro Mascagni, al quale sarebbero succeduti Amilcare Zanella e, nel 1940, Riccardo Zandonai. Gli anni di Pesaro furono importanti per Mario: il padre lo iscrisse tredicenne al Liceo musicale Rossini, alla classe di violino. In breve tempo tuttavia il talento vocale del ragazzo avrebbe preso il sopravvento. Anche il genuino amore per lo sport e per l’attività fisica lo aiutò ad incrementare la grande capacità toracica, quei famosi sette litri di fiato che sarebbero stati tanto importanti nella sua carriera e prodigiosi fino alla fine. Oltre alla prodigiosa sonorità del suo canto aveva scoperto la miracolosa ricchezza di armonici della sua voce, con cui un

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Il tenore Mario Monaco |

giorno avrebbe fatto tintinnare i cristalli dei grandi lampadari dei teatri, mandato in risonanza, per gioco, file di bicchieri e provocato la caduta della monetina da dieci lire posta in bilico sull’orlo di un calice. Papà Del Monaco, rendendosi conto dell’estensione della voce del suo ragazzo


Music | e cominciando a ritenere possibile per lui la carriera di cantante lirico, gli concesse di abbandonare il violino per dedicarsi al canto. Mario diciassettenne studiò con

fè dai bravi allievi. Nel 1941 i primi successi: i debutti in Tosca, Boheme, Lucia di Lammermoor. Nel 1942 il debutto in Zaza. Nel 1943 L’amico Fritz a Livorno,

Melocchi, ortopedico della voce, e conservò per il maestro una grande gratitudine e un affetto profondo. Senza Melocchi non ci sarebbe stato Del Monaco. In qualsiasi parte del mondo si trovasse non si dimenticò mai di lui. Il maestro non si faceva pagare le lezioni e accettava solo un caf-

i debutti in Manon Lescaut a Pisa. 1944, l’anno di Puccini. Il 21 gennaio Mario debuttò con La boheme alla Scala sfollata a Como. 1945, i debutti in Rigoletto, Un ballo in maschera, La Gioconda, Turandot, Andrea Chenier. Con la fine della guerra la grande carriera. 1946, Andrea

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Chenier a Trieste; per la prima volta con lui Renata Tebaldi. Debutto in Aida. Con Un ballo in maschera iniziano le esibizioni all’estero. Il San Carlo di Napoli, l’Arena di Verona, il Covent Garden, il Liceu di Barcellona. 1947, l’anno delle centosette recite: dal fiasco in Gioconda ai trionfi in Brasile. Debutti in Carmen, La fanciulla del West, Mefistofele, il Trovatore, Fedora. Fra l’Europa e l’America inizia il decennio dei venti inverni. 1948, le tournee in Egitto, Portogallo e Spagna, l’approccio con il cinema. Mario canta per la prima volta con Maria Callas. 1949, Manou Lescaut: il debutto alla Scala ricostruita. 1950, la storica Aida alla Scala con Renata Tebaldi, il primo Otello a Buenos Aires, le tournée in California: si aprono le porte del Metropolitan. 1951, Aida inaugura la stagione al Met: è nata una stella. Morì all’ospedale di Mestre alle 17.45 del 16 ottobre 1982 in seguito ad un attacco cardiaco. Era sottoposto a dialisi peritoneale. La sera prima, con grande strepito, staccandosi dalla parete sulla quale alloggiava da 25 anni, era caduto il quadro che lo ritraeva in costume da Otello; quel quadro che, oggi al museo Metropolitan, dono del figlio Giancarlo Del Monaco, si trova accanto al ritratto di Maria Callas.

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| Nitrato d’argento

pocalisse al cinema! Panoramica sui numerosi film catastrofici degli ultimi anni _ di Fabiana Ermete

Catastofe ambientale”. Oggi non troviamo più queste due parole soltanto sulle pagine dei giornali o sugli slogan dei movimenti ambientalisti: ormai risuonano sempre di più, anche nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Questi film catastrofici, infatti, si sono dimostrati addirittura vincitori di premi Oscar: è il caso di “Una scomoda verità”, film di Davis Guggenheim, che, nel 2007, si è aggiudicato una statuetta come “Miglior Documentario”. Quest’opera (che vanta come protagonista Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti) riesamina posizioni prese dagli scienziati sui cambiamenti climatici, analizza le implicazioni politiche ed economiche nel caso ed ipotizza le tragiche conseguenze, che potrebbero essere causate da un atteggiamento d’indifferenza verso problemi di carattere mondiale. Un film insolito, ma che ha ricevuto numerosi riconoscimenti e

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standing ovation ed è addirittura riuscito ad avere il terzo posto nella classifica dei documentari con incasso record. Perché il genere del catastrofismo risulta avere un così enorme successo? Ci possiamo rispondere, semplicemente rendendoci conto di essere ogni giorno sottoposti all’allarmismo delle informazioni, che riguardano la vita e il futuro del nostro pianeta; siamo arrivati ad un livello tale da rendere effetto serra e scioglimento dei ghiacciai le principali paure di gran parte della gente comune. Grazie quindi al nostro interesse per queste tematiche (forse suscitato in parte dai nostri timori) e grazie all’evoluzione di tecniche cinematografiche ed effetti speciali, ecco che, nell’arco di poco tempo, trovia-

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Nitrato d’argento | mo nelle sale pellicole con il concetto di “cataclisma” espresso nel titolo Roland Emmerich ci mostra una Terra su cui si abbattono violentemente tornado e maremoti in “The day after tomorrow” (2004), mentre, cinque anni dopo, con “2012”, la crosta terrestre

viene letteralmente sconvolta da fenomeni quasi apocalittici. Se Emmerich porta sul grande schermo tutta l’angoscia del momento del disastro, John Hillcoat giustamente pensa al dopo, alle conseguenze di questi avvenimenti tragici sull’umanità. E così nel suo film, “The Road” (2009), il pianeta è ormai ridotto ad un deserto grigio e desolato, popolato di uomini cinici e resi crudeli da una vita di stenti e dalla mancanza di cibo e risorse primarie. In questo scenario drammatico, un padre e un figlio intraprendono un disperato cammino in cerca di condizioni di vita migliori, trascinando con loro i pochi beni materiali rimasti, tra cui una pistola. Il padre insegna al ragazzino come utilizzarla, contro gli uomini immorali e feroci (addirittura cannibali), ma, andando avanti nel viaggio, lui stesso diventa più egoista (caratteristica indispensabile per la sopravvivenza). Fortunatamente però, il bambino (che rappresenta il lato positivo dell’essere umano), mantiene un forte senso di solidarietà e

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di rispetto verso la vita degli altri, anche nelle situazioni più difficili. Terrore e angoscia prima, tristezza e crudeltà dopo: queste sono le emozioni e i sentimenti che dipingono i volti degli uomini di fronte ai disastri ambientali. Occorre, però, considerare che spesso questi film cercano di lanciare messaggi forti e profondi, non solo di spaventarci o di creare tensione davanti allo schermo. Infatti, sono talvolta vere e proprie denunce contro il malgoverno delle nazioni, contro lobby corrotte, che manipolano l’opinione pubblica attraverso i mezzi di comunicazione e contro chiunque arrechi danno all’ambiente in cui vive quotidianamente. Questi registi cercano anche di sensibilizzare gli spettatori e di renderli preoccupati, ma in modo positivo: non vogliono farci vivere nell’ansia della fine del mondo ma ci invitano a fare attenzione a comportarci secondo certe abitudini, per tutelare il nostro pianeta. Ecco quindi il genere di film più seguito negli ultimi anni e chissà se, emozionandoci con le storie di protagonisti-eroi, non riesca a renderci un po’ più attenti e responsabili verso ciò che ci circonda.

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| Mostre

e-cycle al MAXXI Strategie suggerite dall’arte per l’architettura, la città e il pianeta _ di Fernanda Annicchiarico e Priscilla Rucco Buzzantro

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al primo dicembre 2011 fino al 29 aprile 2012, il nuovo MAXXI apre le porte a una mostra tanto innovativa quanto interessante: il RI-CICLO in architettura. Un esperimento nel quale i curatori si sono cimentati unendo e confrontando oltre 80 opere tra disegni, progetti di architettura, urbanistica e paesaggio. Già dall’esterno del museo sono presenti due installazioni

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site-specific che mostrano “in diretta” le potenzialità del riciclo. La prima, collocata davanti all’ingresso, è Maloca dei Fernando e Humberto Campana: costruita con legno e rafia sintetica secondo una tradizione brasiliana. Il visitatore viene accolto in un ambiente intermedio, tipico della cultura degli indios amazzonici. La seconda, invece, è costituita dal padiglione officina Roma, ideato dal collettivo raumlaborberlin: una struttura realizzata interamente con materiali di recupero e arredi di scarto. Anche all’interno delle sale espositive, nelle gallerie 1 e 2 (al piano terra e al secondo) attraverso progetti, video, foto e plastici, lo scopo è di far riflettere su quanto il riutilizzo possa essere importante e soprattutto quanto sia utile. Infatti, fino ad oggi, gli elementi maggiormente analizzati in una nuova architettura sono stati il progetto e la forma innovativa, lasciando così in secondo piano le caratteristiche economiche, di funzionamento, di rendimento e di rapporto con l’ambiente. Partendo da tale presupposto

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con questa mostra si vuole riportare il centro dell’indagine, nonché dell’attenzione dei più, agli aspetti di qualità del progetto e della tutela del paesaggio circostante. Idee di maestri sacri del campo come Frank O. Gehry, Robert Venturi e Peeter Eisenman si affiancano ad una mostra fotografica altrettanto toccante: quella di Pieter Hugo Permanent Error, che documenta un’immensa discarica in Ghana costituita da dispositivi elettronici in disuso provenienti da “casa nostra”, il mondo occidentale. “Re-cycling” a tutto tondo: dagli elementi di design (ad esempio sgabelli, pannelli ed espositori interni alle sale vengono realizzati con cartoni riciclati ed incollati) a vecchie architetture e spazi già urbanizzati e preesistenti “rivisitati”, modificati e riutilizzati pronti per una “nuova vita”. Un’immersione profonda nella realtà delle possibilità che abbiamo a disposizione. Un’iniziativa per far riflettere anche i non addetti ai lavori sulle potenzialità di ciò che è già stato tirato su, mattone dopo mattone.


Mostre |

olori per l’Africa Viaggio nella pittura a sfondo sociale di Roberta Ravoni _ di Riccardo Borgia e Andrea Vitale

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a determinazione e la forte personalità di Roberta Ravoni traspaiono subito dalla sua stretta di mano forte e sicura. Pittrice da sempre, già dalla più tenera età aveva deciso che un giorno avrebbe intrapreso la carriera di pittrice, è nata e vive a Roma. Diplomatasi all’Accademia delle Belle Arti, dal 2006 espone in diversi locali e gallerie della Capitale e provincia. Nel 2007 inaugura la prima personale sul continente nero “Kanimambo Africa”in cui esprime il suo amore per l’Africa e per la situazione delle donne in quel paese. I suoi quadri colpiscono per la tematica sociale che affronta e soprattutto per lo sguardo intenso dei soggetti ritratti. Che cosa vuole comunicare? Sono stata sempre interessata e coinvolta emotivamente dalle situazioni di disagio sociale sia presenti nel nostro Paese che all’estero. Nel tempo infatti mi sono avvicinata alle problematiche delle persone che vivono nelle baraccopoli di Roma, dei rom e più volte sono andata a visitare il Casilino novecento. Sempre ho sentito il bisogno di capire le persone emarginate. La mia pittura esprime tutto ciò. E’ pertanto possibile definirla “sociale”? Non ho questo intento. Il mio desiderio è quello

non solo di esternare sulla tela le impressioni che ho provato nei miei viaggi ma anche quello di “descrivere” la realtà così come è. Qual è stato il suo ultimo viaggio? Che cosa le ha lasciato? Ultimamente sono stata in Libano ed il 21 marzo in Kurdistan in occasione della festività del Neweoz, il capodanno kurdo. Pensi che poco tempo fa era vietato celebrarlo pubblicamente. Mi sono così documentata sui costumi locali e sulla grave situazione in cui vive la minoranza kurda. Con la mia macchina fotografica ho potuto fissare sulla pellicola, amo le foto in analogico, ciò che mi ha colpito come gli sguardi delle donne. Da lì prendo gli spunti per i miei quadri. “Leyla” è uno dei suoi dipinti realizzato dopo l’ultimo viaggio. Gli occhi che risaltano dall’incarnato olivastro non richiamano solo la sofferenza… Certo perché Leyla ci rivela anche che, nonostante lo stato d’inferiorità a cui sono sottoposte le donne in certi paesi, hanno forza e coraggio per desiderare una situazione migliore. Qual è la tecnica pittorica che maggiormente usa? Preferisco l’acrilico che mi permette di definire meglio i contorni, giocare tono su tono. Diventa

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così un lavoro molto preciso. Attualmente è in esposizione al caffè letterario una mostra fino al 20 dicembre. Quali sono i prossimi programmi? Ovviamente un viaggio! Ci piace concludere l’intervista con delle parole scritte dalla stessa Rovani: “ho raccolto macerie per ricordare, macerie di una storia che non verrà distrutta. Non voglio torturarle, non mi serve lasciarle qui sotto la sabbia. Vorrei solo farne una collana, come fossero perle da indossare nei momenti importanti…porterò sempre la mia disperata rocciosa collana, per regalarne un po’ anche agli altri, per non dimenticare”

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| Mostre

utti parenti, tutti differenti

Le radici intrecciate della civiltà in mostra al Palazzo dell’Esposizioni _ di Andrea Vitale

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ino al 12 febbraio a Palazzo delle Esposizioni si terrà una mostra, curata dal genetista Luigi L. C. Sforza e da Telmo Pievani, filosofo della scienza ed esperto di evoluzione, che racconta da dove veniamo e come siamo riusciti, di espansione in espansione, a popolare l’intero pianeta, costruendo il mosaico della diversità umana attuale. Le ricerche alla base della mostra fanno di essa una sfida inedita e innovatrice nel campo della comunicazione della scienza: per la prima volta, infatti, ricercatori di tutto il mondo, appartenenti a discipline molto diverse hanno istituito un progetto di cooperazione sistematica per ricostruire le origini e i percorsi del popolamento umano. La mostra segue un ordine cronologico di eventi e di situazioni, a partire dalla nascita del genere Homo e dalle prime tracce di nostri antenati camminatori, fino all’invenzione dell’agricoltura e alle espan-

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sioni umane recenti che precedono le epoche storiche, passando attraverso le svolte più drammatiche del popolamento umano. Il suo filo conduttore è lo spostamento, l’esplorazione, la dispersione degli umani in uno spazio ecologico instabile e frammentato. La mostra in ogni sezione usa un mix di diversi linguaggi espressivi. I visitatori potranno ammirare fossili, utensili, manufatti, opere d’arte, opere etnografiche, documenti antichissimi, calchi delle più importanti specie dell’albero dell’evoluzione umana, ricostruzioni di scenari e di storie, con spettacolari modelli a scala reale di ominidi e di colossali animali estinti e poi ancora installazioni interattive e postazioni

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Mostre | Terra e la trama delle ramificazioni che hanno portato la specie umana a diffondersi in tutto il globo, le epopee della colonizzazione dei nuovi mondi, australiano e americano, e la successiva domesticazione di animali e piante con il conseguente impatto sugli ambienti colonizzati. Segue poi una sezione dedicata all’Italia, un esempio di territorio arricchito dalla sua diversità biologica e culturale.

hands-on. La mostra è divisa in sei sezioni con altrettante tematiche. “Mal d’Africa” è la prima e contiene l’inizio del genere Homo e le prime ondate migratorie fuori dall’Africa. Segue poi la parte dedicata alla convivenza tra l’Homo Sapiens e il “cugino” Neanderthal, alla vicenda del piccolo Uomo di Flores e del misterioso Uomo di Denisova. Nelle sezioni che seguono è ricostruito l’albero genealogico delle diversificazioni dei popoli sulla

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| Tech

l web invisibile

Una rete sommersa dove si trova di tutto, persino droga, killer e pedofili _ di Mario Russo

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cienza, cultura, politica, ma anche killer, droga e pedofilia. Un mondo di informazioni sommerse. Un oceano di dati che sfuggono ai comuni motori di ricerca. È il lato oscuro della rete. Il contenuto invisibile del web. Normalmente quando navighiamo in Internet digitiamo un indirizzo e da lì ci spostiamo tramite i vari link. Oppure ci affidiamo ai diversi motori di ricerca che ci propongono una serie di siti in risposta alle nostre richieste. Ma esistono siti, luoghi oscuri, sommersi, dove lo “sguardo” dei normali motori di ricerca non arriva. Esiste un mondo di informazioni nascosto che costituisce appunto il web invisibile, il deep web. Se il contenuto di una pagina è generato in tempo reale, se non si tratta di testo, se il sito è scritto con un linguaggio di programmazione inusuale o richiede una specifica azione per diventare accessibile (come l’inserimento di una password) quella pagina sfugge ai tradizionali sistemi di ricerca. Secondo alcune ricerche il web invisibile comprenderebbe circa 550 miliardi di documenti a fronte dei 2 miliardi della rete “normale”. Un vero e proprio oceano di informazioni. Per accedervi bisogna cambiare mentalità, abitudini di navigazione e tecnologia. Fino ad oggi sono stati prodotti più di 380 studi su questo tema e sulle tecniche di indagine e di estrazione dei dati dal deep web. Nella parte sommersa del grande iceberg della rete si trova la maggior parte della cultura scientifica, da lì passano i contenuti sensibili di cui si occupa Wikileaks, lì si riuniscono, virtualmente, gli attivisti di ogni genere, da quelli informatici a quelli politici o religiosi. Un territorio praticamente infinito, difficilmente controllabile, uno spazio libero di cui è facile approfittare per delinquere. Alessandro Calderoni su “Corriere.it”, tempo fa, ha fatto un resoconto abbastanza dettagliato

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del fenomeno e soprattutto del suo “viaggio” nel lato oscuro del web. Partendo dal comunicato ufficiale e dagli attacchi al deep web da parte di Anomymus, l’identità collettiva – come lui stesso la definisce – dietro la quale si celano singoli abitanti attivi di internet, gli hacktivisti appunto, si è immerso nei meandri della “rete sotterranea”. Di sito in sito, di forum in forum, di pettegolezzo in pettegolezzo – come lui stesso dice – è appro-

dato a “Lolita city”, un portale che propone centinaia di migliaia di immagini e videoclip pedopornografici categorizzati in base ai contenuti i cui protagonisti, le vittime, vanno da zero a quindici anni. Un pianeta del dolore che per le migliaia di utenti registrati è un continente del piacere. Stando a quanto afferma Calderoni “l’impatto emotivo di questo contenitore di icone irriproducibili è davvero insostenibile”. Bastano pochi click e si aprono mondi differenti come “RespiraTor”, ad esempio. Uno spazio che offre ospitalità ai delatori. Chi vuole rovinare la reputazione di qualcuno in modo vigliaccamente anonimo qui può scrivere testi e piazzare foto compromettenti. Quanti li vedranno non si sa, ma poco importa. Le vittime, però, potranno progettare, magari, la loro vendetta visitando il portale “LiberaTor”, un database di informazioni e manuali per costruirsi un arsenale domestico, confezionare ordigni esplosivi e organizzare agguati e attentati. Ma non basta, nella rete oscura, sono disponibili anche killer a pagamento. E qui la cosa che diventa veramente inte-

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ressante è la valuta, il “bitCoin”. Una moneta speciale che, per essere utilizzata dev’essere, comunque, prima “lavata” attraverso diversi siti che convertono i soldi. Attualmente con 7 dollari è possibile acquistare un solo BitCoin. Tra i portali che offrono omicidi a pagamento c’è “Contract Killer”. Le tariffe – sempre secondo quanto riporta Calderoni – sono estremamente dettagliate. Cinquemila euro di spese anticipate per un delitto in Europa, diecimila per una trasferta extracontinentale. L’obiettivo deve avere almeno 16 anni, e il costo dell’operazione va dai 20mila euro per una persona normale, 50mila per un poliziotto, un criminale o un paparazzo, 100mila per un boss, un funzionario di polizia o un giornalista, e arriva fino ai 200mila per un manager. In questo paradiso del crimine non poteva, ovviamente, mancare la droga. Il nostro autore cita due siti per tutti: “Eradic” e “Silk Road”. Una sorta di farmacie virtuali in cui in pochi istanti è possibile scorrere quasi quattrocento prodotti, con le quotazioni aggiornate e le fotografie delle scorte. Nessun codice segreto, nessuna metafora di copertura. Nel deep web le coperture non servono, tanto sei anonimo. Internet, una rete nata per comunicare, per avvicinare. Un mondo dove regnano le amicizie “fesbookiane”. Eppure anche qui l’umanità criminale è riuscita a trovare uno spazio. E chissà se tante azioni criminali, molti degli omicidi rimasti impuniti, non siano proprio il frutto del lato oscuro del web.


Welfare |

’anticrisi con le pensioni

La nuova persecuzione

_ di Alberto Pellè ( www.albertopelle.it) Nonostante la previdenza sia in attivo, s’impongono ripetutamente tagli alle pensioni, allungamenti spropositati dell’età d’anzianità, con stipendi fermi da quindici anni senza tenere conto dei lavori disagiati e di chi ha delle patologie. Così i forti tagli, insieme agli sconcertanti sacrifici in lavori spesso non gratificanti (a differenza di chi promuove con faciloneria queste politiche), poco vanno a risanare un’Italia che rimane nella crisi per tutt’altre ragioni. Si mettono gli artigli sul denaro di chi è già andato in pensione, sui diritti acquisiti della gente comune e sulle pensioni di vecchiaia da portare verso i settant’anni. A farne maggiormente le spese, oltre ai giovani che non rimpiazzano i vari impieghi, sono le generazioni intorno alla classe ’55 penalizzate nelle pensioni di anzianità ora drasticamente abolite, le quali, pur avendo iniziato presto a lavorare, dovranno prolungare l’attività più o meno per altri lunghissimi quindici anni nonostante i trentacinque anni di contributi versati. Il tutto mentre incalza furtivamente l’altro bluff delle assicurazioni private. È da diverso tempo che ci si scaglia contro gli attuali anziani, categoria tra le più vulnerabili della scala sociale, i quali hanno in genere contribuito per gran parte della vita allo sviluppo del Paese e delle loro pensioni; di là da agevolazioni del passato. Anziani sui quali ora gravano figli e nipoti, spesso senza lavoro o con stipendi da fame e con scarse prospettive per costruirsi una pensione. Anziani diventati colpevoli perché longevi, nonostante siano l’elemento centrale intorno al quale è nata la proficua, quanto discutibile, previdenza a cui tanti e di più attingono. Prima si andava pressapoco in pensione a sessant’anni e si moriva a sessantadue, oggi che la vita si è allungata… hai visto mai che la dipartita giunga prima di andare in pensione? Trascinando la società fino a farne relitto, si ritornerà forse a morire prima, ma non sappiamo se in questa eventualità sarà ridotta, e sarebbe doveroso, anche l’età pensionabile. Nell’affrettata calma persecutoria sono state “incarcerate”, giacché senza scelta, queste ultime anziane generazioni, costringendole a lavorare “gratis” molti anni di più e malamente, essendo triplicato il lavoro a causa anche della mancanza di

personale giovane. Con la prospettica che la tanto sudata pensione sarà quasi vicina alla soglia media di vita della popolazione. In pratica le attuali anziane generazioni saranno costrette, diversamente da quelle nuove per vari o comodi motivi, a lavorare per 45/50 anni, ottenendo infine poco più di una pensione sociale al pari di chi non ha mai lavorato. E c’è intanto chi, ultra cinquantenne, perde l’attività, cerca faticosamente un nuovo impiego ma è ritenuto “vecchio”, mentre nello stesso tempo è ri-

succhiato come “giovane” nell’impennamento dell’età lavorativa. Cosa ci si aspetta ora dalla gente colpita in modo assai preoccupante da politiche di questo tipo? Ciò che di grave e di vile sta accadendo non è solo la scarsa qualità dei servizi trascinata da anziani molto provati, o un tradimento o una colossale truffa in denaro verso chi ha riposto nei doveri la fiducia nello Stato, ma è soprattutto un attentato silente alla libertà e ai diritti conquistati (ora senza più futuro), alla salute e alla Vita che a tutti i livelli si sta poco difendendo. Non ci si sente garantiti, nei progetti infranti dopo una vita di sacrifici per qualcosa che ci hanno prospettato e cambiato in corso d’opera. In relazione a queste manovre coltivate da tempo e poi vane c’è da chiedersi cosa serva ancora pagare i contributi pensionistici. A sostegno della crisi e delle manovre sulle pensioni italiane, da più parti istituzionali si pronuncia: “È

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chiesto dall’Europa!” che è costituita da nazioni strutturate diversamente dalla nostra. La dice poi lunga che quando “è chiesto” di allungare ad esempio l’età pensionabile, non ci si adegui anche agli standard economici europei superiori e a un corretto uso dei contributi. E cosa è stato delle recentissime manovre finanziarie, mentre si continua a sottrarre denaro per ridarlo a un sistema che è stato causa della crisi? Si attaccano le pensioni di anzianità come se fino a ieri non fossero mai state tagliate, allungate o, peggio, massacrate. Gli anziani sono a rincorrere mese dopo mese la tanto sofferta libera uscita con un piede, mentre l’altro è tirato nella fossa quando le dita della sua mano passivamente contano non si sa se gli anni della pensione o la vita che se ne sta andando… Testimonianza ne è la quinta manovra finanziaria del 2011 con il Governo tecnico Monti, dove al composto e secco “sì” nell’abbattere le pensioni di anzianità e quant’altro, si contrappone l’umido “no” alla patrimoniale. Nel frattempo è denunciato che: “Le maxi-pensioni agli onorevoli costano 213 milioni allo Stato” ogni anno. Si afferma che l’anticrisi serva a salvare le future generazioni e l’Italia, ma poco gli italiani, togliendo il presente a chi l’aveva già costruito. Così le pensioni sono al primo posto per far cassa, ma all’ultimo nella tutela della vita sequestrata. Ogni qualvolta faccia comodo, si sostiene: “Non ci sono i soldi”, ma i contributi che fine hanno fatto quando sono già stati versati dagli attuali prossimi pensionati? Si insiste che: “Gli anziani percepirebbero più di quanto hanno versato!” Ci si sta forse riferendo ai baby pensionati? ai fondi pensionistici andati altrove? Cosa c’entrano gli anziani di oggi, tenuto ulteriormente conto che gli anni pensionabili godibili sono raramente superiori agli anni dei contributi lavorati? E che dire dei contributi versati di quanti non arrivano alla pensione perché deceduti prima? Si parla di disparità previdenziale tra gli anziani e le nuove generazioni, eludendo le vere disparità tra gli attuali parassiti, vecchie pensioni e privilegi vari. Si sostiene che il risparmio dovuto agli stiramenti pensionistici serva per “l’equità e la crescita” e che gli anziani “rubano il futuro ai giovani”, quando in realtà li stanno sostenendo. (segue nel prossimo numero)

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| Home

ase Eco, eleganti comode e sostenibili

Attuati nella Capitale progetti per lo sviluppo abitativo eco-sostenibile _ di Andrea Colantoni

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l bello della tecnologia è che negli anni, sviluppandosi, tutto si trasforma e tutto migliora. Lo stesso discorso vale per le case, in questo caso quelle ecologiche. Dagli anni ottanta in poi le nostre case hanno incominciato ad avere pareti sempre più fini, che comportano all’interno della casa un clima sempre più umido, che può rivelarsi dannoso per le vie respiratorie. Vengono rispolverati, in questo modo, i mattoni d’argilla, che assorbono l’umidità, o il legno, che svolgono il ruolo di ammortizzatori termici riducendo così problematiche future per la nostra salute. Altri temi cardine dell’innovazione ecologica sono il risparmio e l’efficienza energetica. Nella fattispecie il famoso “isolamento termico” che permette al calore interno della casa di non disperdersi, oppure il riscaldamento con un impianto a pavimento: si utilizza l’acqua a 40 gradi anziché i

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75 richiesti dal normale termosifone, facendo così risparmiare il 20-25 % sui costi di gestione dell’impianto.

Se invece siete particolarmente attratti da un design caratteristico, potete far installare una stufa a pellet, ecologica e conveniente molto apprezzata dall’architettura radicalchic. Per quanto riguarda l’acqua calda, i pannelli solari sono i migliori con-

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duttori: si possono montare sul tetto o sul terrazzo nei mesi invernali e non. Questo sistema contribuirà a


Home | scaldare l’acqua sia per uso sanitario che per uso domestico. Particolarmente importanti sono i progetti di costruzione di pannelli solari che alcune scuole della Capitale stanno cominciando a costruire manualmente con l’aiuto degli alunni; proprio per sensibilizzare le nuove generazioni su questo tema.

Per quanto riguarda la copertura energetica è sufficiente installare pannelli fotovoltaici, che sono in grado di convertire la luce solare in energia elettrica riducendo all’osso le nostre spese. A Roma, il tema delle case ecologiche è presente in ogni settore, ad esempio l’Università di Roma Tre ha studiato e preparato un progetto, il “Med in Italy”, un interessante modello abitativo realizzato da docenti e studenti che sarà presentato al Solar Decathlon Europe che si terrà a Madrid proprio nel nuovo anno 2012. Nel quartiere Eur, sta nascendo una vera e propria “area ecologica”, dalla Nuvola di Massimiliano Fuksas (che

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ha partecipato anche all’ammodernamento del PalaLottomatica), al nuovo progetto di Renzo Piano, che prevede un complesso di case ecologiche sul modello di quelle costruite nel quartiere Casal Bertone, con giardini sul tetto, sistemi di raccolta dell’acqua piovana che permettono la riutilizzzione sia per uso domestico che sanitario, termosifoni a pavimento e a muro, e sistemi innovativi per rendere le abitazioni molto più accoglienti e vivibili. Dopo i progetti dell’Eur e di Casal Bertone, le case ecologiche saranno costruite a macchia di leopardo su tutto il territorio laziale, migliorando la vita dei cittadini.

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| Fashion

uando la Moda strizza l’occhio all’ambiente Dagli abiti fatti con materiali di scarto alle scarpe riciclate _ di Priscilla Rucco Buzzantro

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a moda incalza nelle nostre case, in televisione ed ovunque si posi il nostro sguardo; essere di tendenza fa apparire, agli occhi di molti, tanto interessanti quanto i nv i d i a t i . Stare al passo con gli stili d e l mo-

mento non è cosa semplice e soprattutto in tanti ignorano ancora che moda, ultimamente, fa rima con riciclo e quindi con ecologia. Sentiamo sempre più spesso parlare di abiti ottenuti con materiali di scarto, sfoggiati da modelle disinvolte che indossano abiti stile retrò con confezioni colorate di patatine, simpatici ma assolutamente im-

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proponibili per le nostre frenetiche vite quotidiane e, a nostro parere anche scomodi. Scarpe ottenute con plastica proveniente direttamente dallo smaltimento differenziato e, notizia assolutamente recente, anche il mondo della moda dedita alle cerimonie quali matromoni si è convertita all’ utilizzo di vestiti da sposa con celle solari il cui utilizzo a parte la stravaganza, ancora non è stato provato: borse ricoperte di micro pannelli solari che alimenterebbero (ancora non si sa per quanto) cellulari In pochi sanno rispondere alla domanda dove si gettano gli abiti che non indossiamo più. Ci sono dei contenitori della Caritas sparsi per la città è vero, oppure ci si può rivolgere alle associazioni di volontariato, alla chiesa, ma quanto gli abiti sono inutilizzabili dove devono essere gettati? Nei rifiuti non differenziabili sembrerebbe essere la risposta giusta fino ad ora; già perchè tra qualche tempo potremmo dire addio ai materiali conosciuti come cotone e lana, per dare il benvenuto, invece, alla cellulosa o all’ amido di mais. La scoperta è tutta italiana è nata a Treviso, e i neopapà sono Lupo Rossi, Nicola Monti e Filippo De Martin; tre under 40 che fino ad oggi, grazie alle loro risorse fisiche ed economiche si sono autofinanziati nel far sì che il loro progetto di rendere completamente reciclabili gli abiti fosse realizzabile. Da ciò che si può sapere dei primi prototipi messi sull mercato alla ricerca di ingenti finanziatori, la realizzazione di questi capi sarà interamente ricavata da barbabietole, cellulosa e canna da zucchero, ottenendo un tessuto che, al contrario di quanto

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si possa pensare, risulterebbe moribo ed elastico come il cotone. Il costo dei capi sarebbe relativamente basso, una volta prodotti su vasta scala, abbattendo così i costi elevati; una t-shirt non supererebbe euro 2,00, i pantaloni non arriverebbero a euro 10,00, tutti gli indumenti verrebbero distribuiti dai benzinai, nelle edicole, nei supermercati e, anche il campo medico e militare affronterebbe un calo non differente per gli acquisti di quei prodotti, quali mascherine, camici che devono essere necessariamente utilizzati una sola volta, o messi per necessità. I progetti dei tre trevigiani però non si fermano qui, infatti vorrebbero dar vita a capi di abbigliamento sempre al 100% reciclabili, che rilascerebbero dei particolari profumi a seconda delle necessita; una sorta di aromaterapia a portata di mano, fino ad arrivare a progetti molto più innvoativi quali maglie che rilascerebbero dei veri e propri vaccini. Ma il tempo come si sa, è denaro, e dall’ idea si è passati alla progettazione, per poi giungere, dopo mesi e mesi di ricerche, alla realizzazione vera e propria, ma i fondi che i tre scopritori avevano a loro disposizione stanno terminando e, anche se lievi forme di finanziamento provenienti da qualche piccolo imprenditore si stanno facendo strada, la realizzazione su vasta scala richiederebbe finanziamenti ancora più ingenti e se, nel maleaugurato caso nessuno dovesse farsi avanti in Italia, assisteremo all’ ennesima fuga in altri paesi, come per esempio il Brasile, pronti a impossessarsi del progetto, con un’ ulteriore abbandono di tre grandi cervelli, come una triste consuetudine che troppo spesso nel nostro paese avviene per carenza di fondi o di coraggiosi investitori.


Sport |

ff limits

Panoramica sui nuovi e a volte bizzarri sport estremi _ di Andrea Vitale

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a volontà di superare i limiti, di mettere alla prova il proprio corpo sfidando anche la natura e le sue leggi, armati di estrema audacia e di desiderio di sperimentare. La ricerca di emozioni forti, l’adrenalina che schizza in alto, la concentrazione e la forza di volontà che portano a non percepire la fatica e il pericolo: gli sport estremi sono molto di più di questa breve descrizione. Stilare un elenco degli sport estremi non è semplice, dal momento che la smisurata creatività degli esseri umani li conduce a ideare continuamente nuove sfide in cui cimentarsi. Vi sono discipline praticate oramai da anni, come il paracadutismo, altre più recenti che stanno conoscendo un incredibile successo, pensiamo al kitesurf, ed altre quasi sconosciute al grande pubblico. Tra le sconosciute possiamo menzionare il “Tough Guy Event”. Una gara che prevede un percorso, dove i concorrenti devono attraversare paludi, nuotare nel fango, arrampicarsi su corde ruvide e nodose, percorsi su funi di ferro strettissime e questo è nulla se si pensa che c’è una prova che pre-

vede il passaggio dei concorrenti nel fuoco. Altri sport estremi sono lo streetluge, praticato con un semplice mezzo formato da un telaio che ospita il pilota in posizione distesa con gambe in avanti. Questo luge viene condotto seguendo lo spostamento del corpo della persona e impiegato in gare che prevedono ripide discese intervallate da curve a gomito. Un nuovo sport prevede di salire su un pallone aerostatico prima che questo prenda il volo, attendere che il pallone prenda quota e a 3 Km lanciarsi con un particolare snowboard. A 1 Km poi si apre il paracadute per planare fino a terra, dove si continua sciando sulle vette innevate. Il Free running si svolge in ambienti urbani e rurali dove si cerca di creare spettacolo, valorizzando la bellezza dei movimenti. Nel Free running, il considerare fondamentale l’estetica porta ad unire i movimenti del parkour con gesti atletici spettacolari, estratti dalla ginnastica acrobatica. Il Base jumping è uno sport che consiste nel lanciarsi nel vuoto da varie superfici, rilievi naturali, edifici o ponti, e atterrare mediante un paracadute. Infi-

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ne l’hydrospeed è uno sport d’acqua dove l’atleta segue il corso di un torrente utilizzando un galleggiante (simile a un bob) con la funzione di proteggere l’atleta dagli urti contro le rocce e offrire un punto d’appoggio. Per proteggersi dal freddo delle ac-

que si utilizza una muta in neoprene e per aumentare il livello di sicurezza si indossa un casco, varie imbottiture, un giubbottino salvagente e le pinne.

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| Sport

oro Scatenato a San Basilio Parla Daniele Petrucci, campione italiano dei pesi Welter _ di Samir Hassan

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ella periferia est di Roma, quartiere San Basilio, c’è una strana forma di poesia. Quella che si vede agli angoli delle strade, tra una scritta che ha oltre 20 anni o una sedia di vimini fuori la porta. Una poesia dimenticata, figlia di una Roma smemorata, forse troppo. Il campo da calcio Pioneri, ancora circondato da lamiere irregolari e arrugginite, ammicca sornione il muro che ricorda la morte di Fabrizio Ceruso, ucciso dalla polizia durante gli scontri del 5 settembre 1974 in seguito allo sgombero di centocinquanta famiglie da stabili occupati. San Basilio, quartiere di lotti e di lotte. Quello che ha cresciuto e oggi coccola Daniele Bucetto Petrucci. Pugile dilettante nella Boxe San Basilio («ma

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senza vincere niente, al massimo qualche finale dei campionati nazionali»), poi professionista sull’onda del successo: nel luglio 2006 è cam-

| Il pugile Daniele Petrucci pione italiano dei welter dopo aver battuto Giammario Grassellini, difende il titolo contro Christian De Martinis prima di quel Natale e poi lascia vacante il titolo con l’anno nuovo. Poi la grande occasione, il titolo europeo contro un altro italiano, Leonard Bundu (37 anni); la scorsa estate un pareggio a Roma, a novembre la sconfitta a Firenze. A 31 anni, al primo inciampo, è tempo di bilanci ma non di abbattersi. «…si, ma l’età non c’entra. Bundu è stato molto intelligente, non mi ha fatto fare il match che avevo studiato; nulla da recriminare, ha meritato di vincere». Sul ring l’anagrafe conta poco, è vero; ma le motivazioni di chi sa di avere di fronte l’ultima chance importante in carriera, come è stato per Bundu, possono incidere molto sulla condotta di gara. «Certo, ed è quello che ha fatto la differenza. Questo non significa che io non avevo gli stimoli giusti, mancava la tranquillità necessaria per portare a casa la cintura. Era un match difficile, sicuro, ma non il più duro che abbia affrontato; ho peccato

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Sport | d’esperienza, ma non ho mai rischiato il ko. Non ho avuto le difficoltà o i rischi incontrati con un Sinclair o Cruz. Scambi durissimi..». Tutti match dove hai avuto, al di là della fame di vittoria, un’arma in più: il tuo pubblico, praticamente tutto San Basilio… «Il quartiere, non solo i miei amici più stretti, mi seguono con affetto; vincono anche loro quando l’arbitro mi alza il braccio. Sono nato e vissuto qui, così come il mio maestro Carlo Maggi, che m’ha cresciuto da quando ero ragazzino.» Carlo aveva la palestra qui a San Basilio; adesso invece è a Pietralata, dopo che il Comune lo aveva “bollato” come edificio abusivo… «Sì, hanno aspettato dieci anni per mandarci via… poi c’hanno dato un locale appunto a Pietralata; noi nel frattempo ci allenavamo all’aperto, mica stavamo fermi.» Ecco, il caso della vostra palestra è abbastanza esemplificativo; spazi di socialità tolti ai quartieri, meno finanziamenti allo sport di base. Come giudichi l’offerta di sport a San Basilio e più in generale nella nostra città? «Indubbiamente carente. Sia nelle strutture che nella proposta; troppo spesso si è ostaggio di meccanismi politici e affaristici che avvelenano un mondo di per sé già in forte crisi. Sullo sport dilettantistico, dici

bene, c’è poco investimento e si eliminano anche quelle poche opportunità che i ragazzi hanno - soprattutto nelle periferie per stare lontano dai guai della strada. Ma anche il livello professionistico, credetemi, è una pozza dove vogliono sguazzare gli squali. A volte ripenso a quando ho scelto di fare il salto nel professionismo, rinunciando alla possibilità, per dirne una, di poter gareggiare con la nazionale alle Olimpiadi. Non credo che oggi consiglierei a qualcuno di fare il professionista». Il pugile professionista, oggi, è un lavoro; o almeno dovrebbe esserlo. Si sa che sono finiti i tempi d’oro della boxe, in Italia forse da un bel po’. Un professionista oggi può permettersi di non lavorare? «Questo è il punto. Può permetterselo? E soprattutto per quanto? Parliamoci chiaro, un pugile dopo i 30 anni comincia a valutare le opportunità che gli restano; in tanti, dopo la carriera sul quadrato, hanno dovuto mettersi a lavorare, qualcuno è tornato al cantiere. A me non fa paura, ho messo in conto anche questo. Ma non voglio combattere per la minestra. Chiariamo: io con il titolo europeo ho avuto una buona borsa, non mi lamento. Ma c’è gente chiamata a combattere per 300 euro; io non voglio vederle queste cose». Più che la dignità da pugile viene prima lesa quella dell’uomo. Sembri avere le idee

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chiare; cosa vedi nel tuo futuro prossimo? «È un momento di bilancio adesso; sto riflettendo su cosa fare, premesse le considerazioni appena fatte. Ad ogni modo, credo che valuterò di volta in volta la proposta che ogni match porta con sé, il giusto bilancio tra le cose, vedere se il gioco vale la candela; ho ancora da dire molto nella boxe, a breve parlerò con Davide (Buccioni, noto promoter della boxe romana) e capiremo come tornare in alto». Foto di Sirio Tessitore

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| Viaggi

a Ville Lumiére A spasso per Parigi, una delle città più belle del mondo _ di Carlo Franciosa Parigi Città dalle mille sfaccettature, con i suoi g randi Boulevard e tantissimi monumenti, ve ne diciamo alcuni accenni. Paris è divisa in 14 zone. Il suo nucleo storico si estende sulle isole e sulla riva sinistra della Senna. La “Cité”. Isola maggiore della Senna, costituisce in effetti il cuore storico e mistico della città che diventerà, sin dall’alto Medioevo, il centro civico e religioso della vecchia “Cité” . Ci si può ammirare NotreDame. Nessuna altra costr uzione

| La Tour Eiffel

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o Luigi XV, dove nel 1792 e di N tedral t a C fu innalzata la ghigliottina al posto della statua equestre che sorgeva al centro della piazza: qui furono decapitati i per sonag gi più rappresentativi di quel periodo fra cui Luigi XVI e Maria Antonietta, e la Place Luigi XV divenne “Place de la Revolution”. Nel 1795 con-

i celebri cavalli di Piazza S. Marco a Vene zia, ma che nel 1815 furono giustamente restituiti alla città d’origine e sostituiti con un g r uppo equestre di Bori nel 1820. Passiamo al Museo del Louvre, che con le 225 sale raccoglie più di 200.000 opere catalogate, fra cui la celebre Gio-

ci le ga alla storia di Parigi come la famosa cattedrale. Essa si erge maestosamente sui “Il de la Cité”, culla della Città, Papa Alessandro III pose la prima pietra nel 1163 dando inizio a 170 anni di lavori. Palais de Justice con le sue celebri Tor ri allineate lungo la senna, la statua di Carlo Magno: SaintChapelle, gioiello dell’architettura gotica e uno dei luoghi più magici di Parigi, è famosa per la belle zza delle sue Vetrate Colorate. Ecco Place de la Concorde, di vastissima proporzione, dise gnata nel 1757 da Gabriel e dedicata a

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cluso quel periodo sanguinoso della storia francese, il suo nome fu cambiato in “Place de la Concorde”. Ora al centro della piazza sorge l’ele gante obelisco di Luxor, or nato di geroglifici in onore di Romsetel. Più su all’apice de gli Champ Elysées, sorge l’arco di Trionfo del Cur rousel, voluto da Napoleone che alla sua cima aveva fatto collocare

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Viaggi | conda. Leonardo da Vinci dipinse questo piccolo ritratto di una nobile fiorentina nel 1504 circa; l’opera fu subito considerata il prototipo dei ritratti rinascimentali. L’origine di tali colle zioni risale a Francesco I: il Louvre è og gi sede del più impor tante museo del mondo, Place Vendame, risalente al tempo di Luigi XIV, ospita al centro la celebre colonna eretta dal 1806 al 1810 in onere della Grande Ar mata di Napoleone e fatta col bronzo di 1200 cannoni catturati al nemico . Place de l’Opera, con il teatro omonimo, uno dei più famosi del mondo. Montmatre, con tutti i suoi ritrovi nottur ni, il più famoso dei quali è il Moulin Rouge, con i pittori che offrono i loro quadri e dove all’alto della scalinata si scorge la Chiesa del Sacre Coeur ultimata nel 1910. Place della Bastille por ta lo stesso nome della celebre for te zza che Carlo V aveva fatto edificare alla fine del XV secolo, prima come città militare per trasfor mar si presto in una prigione di Stato che ebbe fra i

Museo del Louvre |

suoi “ospiti” Ber nard Palissy, Maschera di Fer ro, Voltaire e il duca di Orleans. La Colonna di Juillet vi sorge dal 1841. Nel quar tiere latino in cima alla “Montagne Sainte Geneviéve” sorge il Pantheon, capolavoro dell’architettura settecentesca, opera dell’architetto Soufflot. Luigi XV originò la sua edificazione. Le tombe di eminenti per sonag gi si susse guono al riparo della vasta cripta dell’edificio: Voltaire, Victor Hugo, Emile Zola, Jean Jaures e dello Sanfflot, Saint Germain des Prés come tanti quar tieri, vanta una storia e una cultura secolare. La Chiesa da cui prende il nome e una delle più antiche di Parigi. Il ricord o d i

Ja c q u e s Préver t rimane per sempre le gato agli anni di gloria di Saint Ger main des Prés. L’Hotel des Invalides, che custodisce la tomba di Napoleone Bonapar te dal 1841. Pont Neuf, di cui Enrico II pose la prima pietra e Enrico IV l’inaugurò nel 1606, nonostante il nome (Ponte Nuovo), il ponte risulta più vecchio di Parigi. Tor niamo all’Arc de Triomphe, il monumento fu iniziato nel 1806, voluto da Napoleone per esaltare

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la gloria delle Ar mate Imperiali. Di dimensioni colossali - 56 metri di alte zza per 45 di lunghe zza – fu ultimato nel 1836. Sotto una semplice lapide custodisce i resti del Soldato Ignoto. Prendendo l’Avenue Churchill, all’alte zza del Grand Petit Palais, potremo ammirare lo stupendo ponte Alexandre III, fatto di un unico arco metallico lungo 100 metri e largo 40, il quale fu iniziato nel 1896 dopo che lo Zar Nicola II ne pose la prima pietra, dandogli il nome del padre, Alessandro III. Che dire della Tor re Eiffel, un “og getto” affascinante e strano, tanto criticato alla sua nascita in occasione dell’Esposizione Univer sale del 1889, ma che si è talmente radicato nella psiche del mondo intero che è diventato sinonimo di Parigi. La Tour Eiffel è alta 300 metri e in una Ile

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Cité |

giornata chiara si può vedere lontano per circa 75 chilometri. Come dimenticare, infine, gli Champs Elysée, una delle più belle vie del mondo, con ne gozi che hanno fatto sognare tante ele ganti signore, generazione dopo generazione…

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| Food

angiar bene per essere sani Dal biologico ai gruppi d’acquisto, un nuovo modo di fare la spesa _ di Rosalba Abozzi

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l secolo scorso il filosofo Ludwig Feuerbach scriveva che “noi siamo ciò che mangiamo” espressione oggi più che attuale. L’utilizzo di pesticidi e di disserbanti in agricoltura e negli allevamenti sta creando sempre più problemi di salute all’uomo che, ultimo anello della catena alimentare, subisce il danno

scita ad oggi i gruppi si sono moltiplicati in tutt’Italia al punto che nel 1997 si è realizza una rete che li collega. Attualmente sono circa 600! (A tal proposito è possibile consultare l’archivio sul sito www.retegas.org). Scambiarsi informazioni sulla merce e sui fornitori, conoscere la provenienza di ciò che si acquista ed a volte seguirne la crescita, rende l’acquirente parte attiva e responsabile del processo economico. Inoltre, attivando la spesa “a chilometri zero”, ossia acquistando il prodotto vicino dove si abita, si contribuisce alla riduzione dell’inquinamento e, non ultimo, all’abbattimento di alcune spese. Si suole caratterizzare i GAS con tre aggettivi: piccoli, locali, solidali. “Pic-

i prodotti del posto e “solidali”per il rapporto che s’instaura tra produttori, soci ed ambiente. Acquistare nei GAS può anche riservare momenti d’intrattenimento culturale. Alcuni infatti organizzano incontri sul consumo critico, sui rapporti nord-sud del mondo nonché corsi per realizzare da sé alcuni prodotti come il pane. Attualmente esiste una proposta di legge dei consiglieri regionali Naldi e Meo del gruppo assembleare Sel-Verdi che vuole riconoscere i GAS “come promotori di nuovi modelli di convivialità sociale, basati sul rispetto dell’uomo e della natura, e come protagonisti attivi nella promozione di prodotti solidali”. A tal proposito è stato loro attribuito ti-

Gruppi Acquisti Solidali |

delle sostanze tossiche molto spesso utilizzate per rendere il prodotto più appagante alla vista. E’ la necessità di tutelare la propria e l’altrui incolumità, nonché il desiderio di modificare questa organizzazione economica a volte poco rispettosa della salute del consumatore, che alcune persone nel 1994 a Fidenza (Reggio Emilia), istituiscono i gruppi di acquisto solidale (GAS). Uniti dall’obiettivo comune di salvaguardare l’ambiente e l’uomo, mossi da spirito di solidarietà nella scelta dei prodotti stessi proponendo un’alternativa agli attuali modelli di consumo, i GAS instaurano un rapporto diretto con i produttori locali. Acquistano alimenti biologici a prezzi trasparenti e contenuti, sempre rispettando la dignità di chi vende, riducono gli imballi ed adottano il “chilometro zero”. Si stabilisce così un rapporto fiduciario tra produttori e consumatori. Dalla loro na-

Nuove Proposte | Gennaio ‘12

coli” perché permettono a tutti i soci di interagire tra loro i n staurando rapporti sociali impossibili nei grandi centri di distribuzione; “locali” in quanto prediligono

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tolo di preferenza nelle gare di appalto per la ristorazione pubblica. Inoltre alcuni Comuni hanno deciso di dedicare maggiore attenzione alle iniziative che promuovono questi prodotti. Così i Gruppi d’Acquisto Solidali possono offrire un nuovo stile di vita offrendoci la possibilità di farci riscoprire sapori genuini ed il piacere di rapportarsi con gli altri.


La cuoca consiglia |

illefoglie alle mele 6 cucchiai di zucchero 4 cucchiai di gocce di cioccolato 40 gr. di burro 50 gr. di mandorle in polvere Zucchero a velo Preparazione: Preparazione 40 minuti. Cottura 15 minuti. Ingredienti per 6 persone: 500gr. di pasta sfoglia surgelata in rotoli 1,5 kg di mele Un pizzico di cannella 1 bustina di vaniglia 2 bicchieri di latte 2 cucchiai di amido di mais 2 tuorli e un uovo intero

Procedimento: Sbucciare le mele e tagliarle a pezzetti, farle rosolare con metà del burro per 5 minuti in una padella antiaderente, aggiungere 4 cucchiai di zucchero e un pizzico di cannella. Scaldare il latte con la vaniglia in una casseruola e farlo intiepidire. Sbattere i tuorli con lo zucchero rimasto, unire l’amido di mais e diluire con il latte tiepido. Versare il composto

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in una casseruola, portare ad ebollizione mescolando in continuazione con un cucchiaio di legno. Appena scoppia il bollore togliere dal fuoco unire il burro rimasto, le mandorle in polvere mescolare e lasciare raffreddare. Srotolare la pasta sfoglia scongelata, deporre i due rettangoli sulla placca del forno ricoperta con carta da forno, bucherellare con una forchetta la pasta sfoglia e spennellare con del rosso d’uovo sbattuto. I due pezzi in forno caldo a 200° per 15 minuti. Prelevare delicatamente la pasta sfoglia e farla raffreddare. Deporre il primo rettangolo in un vassoio, mescolare le mele con la crema e versarle sulla pasta sfoglia, ricoprire con le gocciole di cioccolato e con il secondo rettangolo di sfoglia e spolverizzare con lo zucchero a velo.

Gennaio ‘12 | Nuove Proposte


| Week-end

riolo Romano, “Comune Riciclone Al secondo posto, per il Centro Italia, nella classifica di Lega Ambiente _ di Mario Russo

A

ncora una volta, Oriolo Romano, si conferma tra i Comuni del Lazio più virtuosi e sostenibili in materia ambientale. Nella speciale classifica dei “Comuni Ricicloni”, stilata da Legambiente, infatti, il piccolo paese del viterbese si piazza secondo in assoluto per l’area del Centro Italia. Primo fra i soli sette che nella nostra regione si sono meritati questo particolare titolo. Per essere “ricicloni” quest’anno si doveva raggiungere quota 60% di raccolta differenziata. Un limite minimo, finalizzato al riciclaggio, che è solo la condizione per essere considerato “riciclone”. La classifica o la valutazione, invece, avviene attraverso l’Indice di Buona Gestione. Un indice che rappresenta l’azione a tutto campo del governo della produzione di rifiuti materiali della comunità locale. Per il calcolo vengono, infatti, considerati la produzione totale di rifiuti pro capite (e quindi le azioni di riduzione), la separazione di rifiuti pericolosi, i metodi di raccolta, l’efficienza del sistema e la qualità del servizio. Insomma la sostenibilità, a tutto tondo, ambientale, sociale ed economica del servizio. Ebbene, Oriolo Romano, si è guadagnata il secondo posto con numeri di tutto rispetto con il 74% di raccolta differenziata e un Indice di Buona Gestione del 71,64%. “Nel Lazio serve un programma per la riduzione, il riuso e la raccolta differenziata domiciliare dei rifiuti, non un nuovo piano di discariche e inceneritori. – Afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – Le buone pratiche dei Comuni ricicloni vanno estese per una gestione moderna dei rifiuti. I buoni esempi si vanno diffondendo, ma sono ancora troppo pochi”. Oriolo Romano conta poco più di 3700 abitanti. Si trova a circa 400m di altitudine. Fondata, intorno al

Nuove Proposte | Gennaio ‘12

1560, da Giorgio di Santacroce, è al confine tra la provincia di Roma e quella di Viterbo. Si espande su una zona collinare ricca di boschi d’alto fusto, lungo la via Clodia, antica strada che congiungeva il nord dell’agro romano con la Tuscania. Il suo territorio fa parte del Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano. Un par-

Oriolo Romano - P.zza Umberto I | co istituito il 25 novembre 1999 con legge regionale n. 36, con lo scopo di garantire e promuovere la conservazione e la valorizzazione del territorio e delle risorse naturali e culturali del vasto comprensorio dei Monti Sabatini. Di rilevanza artistico-architettonica è Palazzo Altieri che “chiude” piazza Umberto I. La sua facciata è sobria. L’interno contiene molti affreschi: sette immagini di Roma, storie dell’Antico Testamento e paesaggi che rappresentano luoghi appartenenti all’epoca alla famiglia. Nell’ala est del palazzo si trova la Galleria dei Papi con ritratti di tutti i papi. Molti servirono da modello per i ritratti dei papi di San Paolo fuori le mura andati distrutti nell’incendio del 1823. Suggestive sono le “olmate”, un complesso di

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viali alberati che collega il paese a Montevirginio, una frazione di Canale Monterano. Singolare è la “faggeta”, parte del Parco Naturale, che ha la peculiarità di crescere a soli 450 metri di altezza, ben al di sotto delle consuete altitudini (700-800 metri).Ricchi sono i profumi della cucina di Oriolo, espressione della genuinità e dell’unicità dei prodotti tipici. Primo fra tutti il fungo porcino al quale, ogni anno, nel mese di settembre, è dedicata una sagra. La bontà di olio, vino, carni, formaggio, dolci e pasta fatta in casa sono il vanto di questa terra dove la qualità della vita è ancora legata al volgere lento delle stagioni. Una terra e dei sapori che sicuramente vale la pena di andare a visitare e provare per la gioia dello spirito e del palato.


Agenda |

rammenti d’inverno Tutti gli eventi, le iniziative da non perdere a Roma e nel Lazio Dal 1 all’8 gennaio 2012 rievocazione storica del primo Presepe - Greccio (RI) Il 22 gennaio 2012 dalle ore 12.30 Sagra della Braciola - Camerata Nuova (RM) Dal 16 al 17 gennaio 2012 Sagra della bruschetta - Moricone (RM) Dal 11 dicembre 2011 al 06 gennaio 2012 Grisù, Giuseppe e Maria - Roma (RM) Dal 05 al 06 gennaio 2012 La Gatta Cenerentola -Vallerano (VT) Il 1 gennaio 2012 Capodanno dei bambini al Pincio - Roma (RM)

Dal 07 al 10 gennaio 2012 Una nuova emòcion - Roma (RM) Dal 18 al 21 gennaio 2012 Tableau vivant - Magic Flute - Roma (RM)

Dal 29 gennaio al 10 febbraio 2012 in principio era il corpo Roma (RM) Ad aprile 2012 Corso per degustatori di cioccolato di primo livello - Roma (RM) Dal 01 ottobre 2011 al 24 gennaio 2012 Bacon vs Caravaggio - Roma (RM)

Dal 28 al 30 gennaio 2012 Roma International Estetica - Roma (RM) Dal 25 gennaio 2012 al 12 febbraio 2012 Villa Follia - Roma (RM) Le divertentissime novelle di calandrino dal 24 gennaio 2012 al 02 febbraio 2012 Roma (RM)

Segnalateci le vostre ricorrenze a: lettori@nuove-proposte.com

3 gennaio

A Giulio

Auguri car issimi

di Buon

Complean no

dai tuoi af fezionati a Massimilia mici n

o, Giovann i, Alberto e un caro s aluto da L uigino

Auguri ||

22 gennaio

8 genn aio Auguri Daniele per i tuoi 19 anni,

che siano l’inizio di un futuro radioso tutto da vivere

Ti voglio bene

nonno Luigino 49

A Framnacgiao

Che la o ti regali di questo giorn ità gioia, felic ni! e tante emozio no

plean Buon Com ico Luigino dal tuo am

Gennaio ‘12 | Nuove Proposte


| Bacheca

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voti delle stelle

_ a cura di Miranda Side

ARIETE Dopo una prima settimana un po’ fiacca, l’Ariete ritrova prontamente energie in tutti i campi e conclude in crescendo il mese iniziale del 2012. TORO Inizio d’anno strepitoso per i nati in Toro, soprattutto nella vita professionale. Solo nei primissimi giorni una Venere problematica richiederà qualche attenzione in più in amore..

BILANCIA Con Giove di spalle, dovrete contare sulle vostre forze più che sulla fortuna per portare avanti i vostri progetti, la buona notizia è che ce la farete comunque, con l’aiuto di Saturno e della vostra forza decisionale. SCORPIONE Dopo una prima settimana tranquilla, possibili incomprensioni nella coppia, da risolvere con un dialogo aperto. I single potrebbero ritrovare interesse per un antico amore.

GEMELLI Con l’uscita di Giove dall’avverso segno dei pesci vi liberate finalmente da quel fardello di contrarietà che vi ha in qualche modo appesantito nell’anno passato.

SAGITTARIO Rinasce la fiamma della passione per le coppie che sentivano un certo calo della tensione erotica nel rapporto d’amore. Possibili guadagni inattesi a fine mese, grazie al favore di Giove.

CANCRO Inizio d’anno distratto per i nati Cancro. Un primo mese casalingo dedicato ai piccoli piaceri domestici. Anche in amore preferite evitare scelte troppo impegnative.

CAPRICORNO : Un primo mese dell’anno 2012 dedicato a consolidare i risultati dell’anno precedente. Prudenza negli investimenti dalla fine del mese. In amore fondamentale la condivisione dei problemi.

LEONE Buone prospettive in amore per i nati in Leone, sia per le coppie che per i single. Guadagni inattesi a fine mese. VERGINE Grande energia ed efficienza in queste prime settimane dell’anno per i nati in Vergine, grazie alla congiunzione Marte - Sole nel segno del Capricorno. Situazione stabile in amore.

Nuove Proposte | Gennaio ‘12

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ACQUARIO Qualche possibile incomprensione all’inizio del mese, sia in famiglia che nell’ambiente di lavoro, entrambe destinate a sciogliersi felicemente nella seconda metà di Gennaio. PESCI Anche in amore gli esami non finiscono mai!. In coppia o da single, potreste trovarvi a dover prendere una decisione di fronte alla richiesta di un maggior impegno sentimentale.



Nuove Proposte gennaio 2012