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pag 25 _

Anno XIX- marzo 2011 - n. 253

pag 15-20 _

pag 24 _

Il dopo Festival

Pubblicare oggi

Vince Carpentieri, No words pag 49 _

Sconfiggiamo la Rett

?

Hai un minuto

per me

www.nuove-proposte.com


Nuove Proposte |

_ arzo ‘11

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| Editoriale e periscopio

| Attualità

29 _ Nuovo Cinema Pigneto 30 _ Da artista a mecenate 32 _ Tulipani di seta nera 33 _ Design di… carattere 34 _ I luoghi del mistero 35 _ Una festa particolare 36 _ Conoscere Roma 37 _ Spettri dei tempi 38 _ “Roma. Musei Vaticani” 39 _ Un olandese in Italia

4 _ Sa(n)remo di nuovo grandi 5 _ Mimose e dignità

6 _ Giovani e imprenditori, possibile? 8 _ Stili di lettura 9 _ Eco moneta e Pfand 10 _ Eco moneta e Pfand 11 _ Uscire dalla crisi 12 _ Roma 2020 14 _ Spazzatura, che tesoro! 15 _ Ho scritto un libro 16 _ E io pago! 18 _ Copy-Zero 19 _ I codici dell’editoria 20 _ KO Editoriale

| La nostra proposta

| A tu per tu

21 _ Il Salva-PC

22 _ “Hai un minuto per me?” 24 _ Le parole (non) sono importanti 25 _ Una squadra vincente 27 _ Mal di Sanremo 28 _ Bentornato Prof. | Focus 25 _ Una squadra vincente 27 _ Mal di Sanremo 28 _ Bentornato Prof.

| Arti & culture

| Tech & business 40 _ Go Green! 41 _ La creatività premia 42 _ Passi da gigante 43 _ Tecnologia “di contatto” | Modi & Mode 44 _ Asimmetrie e tanto pizzo 45 _ Aiutare il Tibet 46 _ Una ricetta segreta 47 _ Formula 1

| Post it

49 _ Appello / Auguri 50 _ Bacheca / Oroscopo

direzione editoriale | Borgia Edizioni | borgia@nuove-proposte.com direttore responsabile | Luigino Borgia | direttore@nuove-proposte.com direttore | Andrea Riccio | ariccio@nuove-proposte.com vicedirettore | Mario Russo | mrusso@nuove-proposte.com assistente editoriale | Pierpaolo Polcaro | ppolcaro@nuove-proposte.com art director | Stefano Greco, Alessandro Borgia | capiredattori | Francesca Carli, Andrea Vitale | fcarli@nuove-proposte.com avitale@nuove-proposte.com segreteria di redazione | Lina Borgia | redazione@nuove-proposte.com lettori@nuove-proposte.com hanno collaborato a questo numero: | Angela Abozzi, Rosalba Abozzi, Piero Ambrosi, Fernanda Annicchiarico, Luigi Bernardi, Riccardo Borgia, Beatrice De Sanctis, Carlo Franciosa, Iwona Grzesiukiewicz, Priscilla Rucco Buzzantro, A.Rita Scheri, Marinella Sicuso, Michele Trotta, Luciana Zanuccoli | fotografo | Alessandro Giustiniani | pubblicità in proprio Tel. : 06 43598964 / 43683672 Mobile : 335 6611311 direzione e amministrazione Via L.V. Bertarelli, 29/i - 00159 Roma Tel. 06 43598964 / 43683672 Fax 06 43566719 www.nuove-proposte.com abbonamento (spedizione postale) annuo ordinario euro 30,00 annuo sostenitore euro 60,00 per abbonamenti: Codice IBAN: IT56 B050 3503 2011 1857 0266 387 VENETO BANCA Fil. Roma Tiburtina Nuove Proposte Via L.V. Bertarelli, 29/i - 00159 Roma iscrizione nel registro stampa del tribunale di Roma n. 660/92 del 19/12/1992 stampa C.S.R. La riproduzione di testi e immagini deve essere autorizzata per iscritto dall’editore. La responsabilità dei contenuti dei testi è esclusivamente degli autori. Salvo accordi scritti o contratti di cessione copyright, la collaborazione è da considerarsi del tutto gratuita e non retribuita. Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Finito di stampare: marzo 2011 Si ringraziano gli inserzionisti pubblicitari per il loro contributo che consente la pubblicazione e la diffusione di questo periodico.

Associato all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana


_ a(n)remo di nuovo grandi Il festival come metafora della rinascita culturale italiana

Direttore Responsabile Luigino Borgia

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on passa giorno in cui qualche insigne critico, dalle terze pagine dei giornali o dalle reti televisive, non decreti la fine della cultura italiana. Il cinema non è più quello di una volta, di Leonardo Da Vinci ne nasce uno ogni tre millenni, la forza espressiva dei testi degli anni’ 70 ha raggiunto picchi irripetibili a livello musicale. E via di questo seguito a scrivere necrologi. In effetti, non si può negare in modo assoluto un decadimento culturale del nostro Paese, a mio avviso legato soprattutto ad un’inerzia creativa, ad un cullarsi sugli allori forti dell’egemonia del passato. Ma sono fermamente con-

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vinto che del fermento ci sia ancora e che ci siano ancora luoghi dove si fa “cultura”. A riprova di questa tesi porto la mia recente esperienza sanremese, che ha per me rappresentato un chiaro segnale che in Italia si possa ancora fare bene. Che Sanremo piaccia o meno - e i milioni di cittadini italiani si dividono in quei giorni in due definite macro-categorie, riconducibili all’amore/dipendenza o, al contrario, all’odio/denigrazione nei confronti del Festival - quel che è certo è che, anno dopo anno, questa ricorrenza ha l’innegabile valore di fungere da “termometro” dello stato dell’arte (e di salute) della canzone italiana. E questo ritorno di Nuove Proposte, dopo un periodo di assenza, alla manifestazione canora più partecipata dagli italiani è stato per me una piacevole sorpresa. Al di là della magnificenza dell’Ariston,di una città gremita di fiori, della mirabile organizzazione ad opera del Direttore di rete Mazza, al di là della irreprensibile e sentita conduzione di Morandi, della sfavillante bellezza di Belen ed Elisabetta o della verve di Luca e Paolo, il vero

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valore aggiunto di questo 61° Festival è stato, infatti, la qualità delle canzoni in gara. Testi bellissimi, esecuzioni magistrali, una grande forza compositiva, tanto “impegno”, per usare una parola oggi di gran moda. Non si vedeva un Festival così da almeno dieci anni. E la vittoria del “professore” Vecchioni, con un brano toccante e denso di significati sottesi, è stata la chiara testimonianza della nostra stanchezza nei confronti della superficialità, della banalità e della frivolezza a tutti i costi che dominano oggi nel nostro Paese, ma è stata anche l’evidente segnale della rinascita sanremese. E se il Festival, come ho già detto, è un po’ l’indicatore del livello qualitativo della nostra musica, concedetemi un salto logico in avanti per affermare che, alla luce di quello che ho ascoltato all’Ariston, la tradizione secolare della canzone italiana non è affatto sulla via del declino. Piuttosto è giunta, finalmente, sulla vetta della salita. E allora smettiamola di fare le prefiche al funerale della cultura e cominciamo piuttosto a sostenerla.


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_ imose e dignità

Il 13 febbraio (con replica l’8 marzo) per un’Italia che cambia

Direttore Andrea Riccio

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iazza del Popolo, gremita di persone. Piena all’inverosimile di donne e uomini che con ironia, con speranza, con indignazione matura hanno pacificamente raccontato il loro NO a quanto accade oggi nel Paese. Tanti volti e nemmeno un simbolo politico, un’appartenenza partitica, una bandiera che richiamasse qualcuno degli schieramenti in Parlamento. Il 13 febbraio sono scesi in piazza i cittadini, con le loro associazioni, i loro striscioni - originali, colorati, molto “artigianali” - i loro problemi reali, in un impeto di orgoglio e di sana auto-rappresentanza. Io c’ero. Pur non essendo una habitué di queste forme di

protesta, troppo spesso strumentalizzate, settoriali e poco efficaci, ho percepito che bolliva in pentola qualcosa di diverso. Ho percepito come doverosa la mia presenza. Doverosa per me stessa e per le sorti del mio Paese alla deriva. Sono scesa in piazza da cittadina delusa, da donna indignata, da giornalista curiosa e vi ho trovato malessere, incredulità, ma anche tanta forza, solidarietà e voglia di cambiamento. Gli incontri che ho fatto quella domenica hanno instillato in me un flebile filo di speranza. Non si è trattato infatti di una protesta vetero-femminista (qualcuno ha provato a dipingerla così), dove donne infervorate hanno bruciato reggiseni e inneggiato alla loro superiorità di specie, quanto piuttosto della sobria dimostrazione che essere donna non significa soltanto esserlo attraverso la mercificazione del proprio corpo e che a fronte di coloro che la intendono così (e sono liberissime di farlo) c’è una nutrita fetta di popolazione femminile che vive solitamente nell’ombra, che probabilmente avrà meno successo, ma che tutti i giorni si rimbocca le maniche, fa lavorare la testa e crede ciecamente nella meritocrazia. E crede soprattutto che se bisogna mettersi in orizzontale per raggiungere i propri obiettivi, allora no grazie,

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preferisco restare quella che sono. Accanto a queste donne c’erano i loro compagni, figli, amici. Uomini stanchi quanto le donne di un sistema Paese che continua a premiare i furbi invece degli onesti, gli arrivisti invece dei meritevoli. E se la Rete, il passaparola, i social network hanno saputo portare oltre un milione di persone in 117 piazze in Italia e nel mondo, forse qualcosa può cambiare davvero. E forse siamo stanchi di portare l’etichetta di italiani ignavi e pagnottisti, che finché la barca non fa acqua non si accorgono che sta affondando. E allora il sogno di un paese migliore, rispettoso e rappresentativo dei suoi cittadini può diventare realtà partendo dal basso, dall’opinione pubblica, dal nostro senso civile. Si preannuncia un’altra manifestazione per l’otto marzo. Le previsioni sono un arduo compito ma, indipendentemente dal fatto che si scelga o meno di confluire tutti in una piazza, indipendentemente dal successo di questa seconda ondata di protesta, almeno diamo un senso concreto e non banale ad una festa strumentalizzata e commerciale, svuotata del suo significato originale. Questo otto marzo anziché appuntarci al petto una mimosa, appuntiamoci la nostra dignità.

marzo ‘11 | Nuove Proposte


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_ iovani e imprenditori, possibile? Come aiutare le imprese under 30 _ di Michele Trotta iovani e imprenditoria. Il binomio, in un paese dove oltre il 35% delle imprese è in mano a sessantenni, sembra un’antitesi. Avviare poi un’impresa in un momento di crisi economica come quello odierno arriva a rap-

9.700). Un segnale di vitalità, dunque, quello che proviene dalle regioni del centro e del meridione che però non deve portare a facili entusiasmi. Ciò che emerge è infatti che dove più colpisce la crisi creando disoccupazione, maggiore è la propensione a “mettersi in proprio”; segno che di lavoro subordinato

ha garanzie reali da offrire. Così spesso accade che a prestare garanzie siano i parenti con conseguente indebitamento del nucleo familiare. A queste e ad altre problematiche cercano di far fronte la disciplina regionale e statale, spesso stimolate dai provvedimenti della Ue. Ad esempio, la regione Lazio ha

presentare, per un giovane, opera impossibile, o quasi. Dalle difficoltà ai numeri il passo è breve. In Italia gli imprenditori Under 30 sono 220.000 (il 6,3% del totale), di questi il Lazio ne conta 16.000. Se negli ultimi 8 anni i titolari di imprese si sono ridotti di 72.000 unità, l’emorragia viene proprio dal settore dei 18-29enni, che ha visto una diminuzione di 65.300 “imprenditori junior” a fronte di un incremento degli ultrasettantenni. Eppure, secondo le ultime proiezioni, proprio dalle nuove generazioni sembra partire la ripresa. La notizia viene dal sud, da regioni come Calabria, Campania e Sicilia le quali, in controtendenza, hanno fatto segnare i più elevati tassi di crescita dell’imprenditoria giovanile (rispettivamente 9%, 8,2% e 7,1%); mentre la provincia di Roma conserva, rispetto alle altre, il più alto numero di “imprese junior” (circa

non se ne trova e che la strada dell’imprenditoria è spesso, più che una vocazione, una scelta da ultima spiaggia con elevata rischiosità dell’investimento. Nonostante gli spiragli di ripresa, la permanenza di numerose criticità, prime fra tutte la scarsa competitività e capacità innovativa del sistema imprenditoriale italiano, induce a una riflessione: è così difficile per un giovane avviare una nuova impresa in Italia? Un dato suggerisce una prima risposta: tra fase di progettazione, di finanziamenti e autorizzazioni possono trascorrere anche più di due anni. Burocrazia e difficoltà nel reperire i fondi necessari, ma anche problemi legati all’alta specializzazione che l’apertura di un’attività d’impresa richiede. Le idee però spesso non bastano. Ottenere un prestito è infatti compito gravoso per chi non

elaborato un Piano Operativo Regionale (POR), cofinanziato dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), destinato a sostenere l’imprenditoria giovanile, mentre ha affidato la gestione del fondo di incentivo delle PMI (piccole e medie imprese) alla BIC Lazio; alla Filas, la Finanziaria laziale di sviluppo, sono infine assegnati compiti di incentivo all’innovazione delle PMI e alle partnership tra università ed industria. Una serie di possibilità per i giovani, dunque perché investire nell’impresa significa anche combattere la disoccupazione e preservarne la sua funzione sociale con uno sguardo, magari, verso l’ambiente e le nuove tecnologie.

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Nuove Proposte | marzo ‘11

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| Roma & Co.

_ tili di lettura E-book: il modo di leggere sta cambiando? _ di Riccardo Borgia

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no dei temi che ricorrono con maggior frequenza nel vasto dibattito sulla tecnologia nel settore editoriale

E-book | è, senza dubbio, quello relativo al futuro del libro. Le nuove tecnologie digitali sono le principali attrici di una trasformazione radicale della nostra cultura. Sebbene quest’ana-

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lisi possa essere in parte condivisibile, si deve osservare come i supporti digitali, almeno per ora, non abbiano rappresentato una vera e propria alternativa al libro cartaceo. Non che vi sia una carenza di pubblicazioni digitali: negli ultimi dieci anni il mercato è stato inondato di prodotti editoriali digitali, per non parlare delle centinaia di risorse Internet che complessivamente rientrano nella definizione di biblioteca multimediale. Questi testi, nella maggior parte dei casi, sono considerati e usati come opere di riferimento per bibliografie e specialisti, o strumenti didattici e scientifici. L’attività della lettura, in gran parte delle sue forme e manifestazioni, è invece rimasta legata al rapporto con il tradizionale libro cartaceo, la cui struttura perdura a grandi linee intatta da quasi due millenni. Una delle più interessanti novità tecnologiche e commerciali che ha caratterizzato il panorama dei nuovi media nel corso dell’ultimo anno sembra poter mettere in discussione se non la permanenza, almeno la centralità del libro cartaceo anche come supporto della lettura. Ci riferiamo al feno-

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meno dei cosiddetti e-book. In generale con il termine e-book, libro elettronico, s’intende un’opera letteraria pubblicata in forma digitale e consultabile mediante appositi dispositivi informatici, come possono essere smart-phone o PC. Questa nuova tecnologia ha sia dei pregi sia dei difetti. Innanzitutto le problematiche possono essere provocate dall’elevato costo dei supporti per leggere questi libri digitali, però subito bilanciato dal bassissimo costo degli stessi. C’è da evidenziare pero un aspetto fondamentale, siamo sicuri di volere un “mezzo” cosi freddo e impersonale? Se ci sarà il passaggio definitivo al libro elettronico, non si avranno più quei momenti di riflessione che si hanno su un cartaceo. I vari appunti, pensieri e sentimenti totalmente personali scritti a matita saranno sostituiti magari da commenti sui principali social network, e quindi non si avrà più quel rapporto “interpersonale” con la propria lettura. Quindi ragioniamo bene prima di abbandonare i libri sul nostro scaffale più alto e impugnare il nostro supporto digitale poiché in un futuro prossimo potremmo pentirci di questa scelta.


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_ co moneta e Pfand Risparmio e sopravvivenza nella società dello spreco _ di Mario Russo

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na moneta unica, ecologica, per pagare le azioni virtuose dei cittadini. Il suo inventore, l’ingegnere genovese Bartolomeo Mongiardino, propone in Italia questo innovativo metodo di pagamento etico che ha radici europee. Si tratta di una moneta vera e propria, l’Eco, coniata dalla Zecca dello Stato. “Una moneta - spiega lo stesso Mongiardino che compensa, in una sorta di economia chiusa, le azioni concrete dei cittadini che collaborano con le Amministrazioni Pub-

timi risultati. L’Eco evidenzia un particolare sistema virtuoso dove si diventa ricchi soltanto con il merito e si è al riparo da speculazioni e inflazione. L’eco-moneta, realizzata con metallo riciclato, si deve all’artista Luc Luycx, coin designer della Zecca Reale del Belgio, e alla responsabile artistica della Zecca italiana, Laura Cretara, che si è ispirata a un disegno di Leonardo da Vinci, “la visione”, in cui

neta, il World Money Fair. Proprio in Germania, dove da tempo - sempre in difesa dell’ambiente - è in atto un sistema, senza moneta, ma che permette a molti di vivere (o sopravvivere) nella società dello spreco. Si chiama Pfand (vuoto a rendere) ed è un sistema che consente a tutti di consegnare bottiglie di vetro, plastica o lattine e avere in cambio qualche centesimo. Si va dai 25 centesimi della plastica ai 15 della lattina di Coca-cola, fino agli 8 centesimi della bottiglia di birra. In questo modo i meno abbienti si procurano del denaro ma, allo stesso tempo, compiono una buona azione di pulizia delle strade. I vuoti vengono restituiti attraverso una

Eco moneta | bliche, con le Aziende o i Consorzi, nella difesa dell’ambiente”. I cittadini possono collaborare, ad esempio, applicando i programmi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani o consegnando materiali riciclabili a cui viene attribuito un valore riferito al peso. Il pagamento avviene in Eco, spendibili poi in termini di sconti o risparmi su particolari tasse, come la Tariffa per l’Igiene Ambientale (TIA). Ma le azioni virtuose attraverso le quali si possono ottenere Eco sono molte altre. Si può partecipare alle pulizie delle spiagge e dei torrenti, utilizzare i mezzi pubblici, partecipare alla pulizia dei boschi, contribuire al risparmio energetico. L’utilizzo dell’Eco è stato autorizzato dalla Banca d’Italia, nell’ambito di progetti volti alla conservazione dell’ambiente. L’intenzione è quella di estendere il progetto, accolto positivamente dalla provincia di Genova, a livello nazionale. Un’idea che ricalca quanto avviene in altri Paesi europei, come la Gran Bretagna, dove questo sistema è ampiamente in uso e ha prodotto ot-

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l’albero della vita rappresentato da 5 foglie, un richiamo ai cinque continenti, è racchiuso in otto cerchi concentrici che si sovrappongono. L’Eco è stato presentato anche a Berlino, in occasione della Fiera mondiale della mo-

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sorta di distributori al contrario che si trovano nei supermercati, nei discount, nelle scuole e nelle università. Vengono inserite bottiglie e lattine e si riceve uno scontrino con l’ammontare dell’importo rimborsato. A questo punto si va alla cassa per farsi dare i contanti o scalare il ricavo del Pfand dalla spesa fatta. Il risultato sono città, parchi, metro e strade pulite, grazie al servizio civico da parte di tutti. Non mancano aspetti solidali. Di sera, infatti, specialmente fuori dai pub, si vedono anche persone che lasciano appositamente delle bottiglie di birra vuote sul marciapiede. Non come segno di inciviltà, ma di solidarietà. Un gesto consapevole da cui qualcuno trarrà vantaggio.


Roma & Co. |

_ scire dalla crisi La difficile ricetta del governo _ di Emilio Migliore

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l Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo per il riordino del sistema degli incentivi e ha dato il via libera al ddl costituzionale contenente la modifica degli articoli 41, 97 e 118 in tema di libertà d’impresa. Il testo, pare, è stato approvato all’unanimità con lievi modifiche rispetto alla bozza originale. Il Premier ha spiegato che la riforma dell’art.41 deve essere ancora perfezionata. Il nuovo testo recita: “L’iniziativa e l’attività economica è libera. È permesso tutto ciò che non è vietato dalla legge”. Silvio Berlusconi ha spiegato, al termine del CdM del 9 febbraio, che “è partita la nuova fase del lavoro di governo, tesa al rilancio della crescita economica”. Ha poi proseguito: “Questa è la risposta alla crisi globale, noi abbiamo saputo mantenere in ordine i conti pubblici. Oggi abbiamo avviato un percorso che non sarà facile e neppure breve. La stabilità è una ‘condizione essenziale’ per avere il consenso degli organismi internazionali riguardo alla risposta mondiale alla crisi”. è chiaro che il governo sta muovendosi in una direzione tesa

ad adottare misure di forte stimolo all’economia del nostro Paese. Essenzialmente, a quanto risulta dalle dichiarazioni di Berlusconi e Tremonti, attraverso due linee direttrici: la riforma della fiscalità attraverso la approvazione di un codice di leggi fiscali; e la riforma della Costituzione, in particolare dei tre articoli precedentemente menzionati. Ma se il primo di questi due progetti sembra fattibile ed è anzi più che auspicabile, il secondo appare più complesso. Un codice, nel linguaggio dei giuristi, è una legge, ma una legge un po’ particolare, in quanto si propone quale obiettivo principale, anzi essenziale, quello di essere organica, sistematica e in sé coerente. Si tratta di una legge che se, come nel caso del codice sulla fiscalità, andasse in porto, abrogherebbe le altre disposizioni delle leggi finora vigenti in materia fiscale, o comunque di gran parte di esse. Pur essendo, quello del codice di leggi fiscali, un progetto ambizioso, è comunque più facilmente realizzabile di quello che prevedrebbe la riforma degli articoli costituzionali di cui abbiamo parlato. E ciò in quanto per approvare il codice sarebbe sufficiente in Parlamento la mag-

gioranza del 50% più uno dei parlamentari. Ma per quanto riguarda la modifica della Costituzione la stessa prevede, all’articolo 138, che sia necessaria in parlamento un’ampia maggioranza, pari ai due terzi di ciascuna Camera. Ciò per garantire che la larga maggioranza dei rappresentanti del popolo sia d’accordo sulla eventuale modifica, anche di un solo articolo, di un documento fondamentale per il nostro sistema come la Costituzione. Ad oggi la situazione politica nel nostro paese è in pieno fermento. Sono quindi più che probabili nuovi scenari, che potrebbero effettivamente rendere possibili le riforme tanto necessarie alla nostra economia.

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oma 2020

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Quando non si parte con il piede giusto _ di Piero Ambrosi

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bbiamo appena festeggiato in pompa magna i 50 anni dei Giochi Olimpici di Roma, l’ultima a misura d’uomo, la prima nella modernità della comunicazio-

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ne e della tecnologia. Un’olimpiade speciale, la cui eco veicolò l’immagine felice di Roma e dell’Italia nel mondo. Diciamo la verità: ci siamo perfino commossi nell’estate scorsa a rivedere gli sprint di Berruti e della Rudolph (uniti dall’oro e dall’amo-

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re), la maratona a piedi nudi di Abebe, i pugni di Benvenuti e Cassius Clay, le acrobazie di Sante Gaiardoni, il primato nella vela del principe Costantino (futuro fugace re di Grecia). E poi il volo di colombe sullo stadio Olimpico, i regnanti dell’universo ad animare le serate d’onore nelle ville sull’Appia. E ancor di più un popolo, i nostri concittadini, che si scopre alla vigilia del boom, tra industrie, autovetture e gioia di vivere. Quelle Olimpiadi furono lo spot migliore di un Paese che usciva finalmente dai lutti e dalle miserie della guerra e si compiaceva delle sue conquiste e dei suoi colori. E allora ci riproviamo. Riportare il circo olimpico a Roma nel 2020 è la sana ambizione di istituzioni e cittadini. Riproporre il destino universale della nostra capitale, rifarne la calamita delle attenzioni, coniugando la sua veste contemporanea di sede internazionale di Agenzie planetarie, terziario avanzato, eccellenze nell’in-


Roma & Co. | novazione, cinema e arte, con il cuore antico degli splendori millenari e di Casa della cristianità. Certo occorrerà adeguare infrastrutture e servizi, ma l’immutabile identità, sentimenti di civiltà ed accoglienza sono ancora le migliori credenziali per rinnovare un evento epocale. Dopo Rio de Janeiro 2016 e l’assenza di concorrenti europee, Roma appare sin da ora la favorita del CIO nella selezione che

L.C. di Montezemolo |

terminerà nel 2013. Tutto sembra andare nel verso giusto e per questo occorre vigilare ed eseguire con cura e stile la serie infinita di atti preliminari per arrivare ‘a dama’. Ecco perché credo che solo Roma può sconfiggere Roma nella corsa verso la meritata Olimpiade. E se ne è già avuto qualche indizio. Si è discusso per mesi sul nome del Presidente del Comitato promotore di Roma 2020, una casella delicata, che dovrà mettere d’accordo governo, Regione, Comune e Provincia in anni che non s’annunciano di stabilità politica. Poi dovrà sapersi muovere tra Coni, Comitato Internazionale Olimpico e i grandi elettori dei 5 continenti. Dovrà convincere l’opinione pubblica mondiale e rimuovere i sassolini quotidiani che faranno da ostacolo al raggiungimento della meta. Un compito prestigioso se coronato da successo. È naturale che si siano fatti nomi di peso, fino a Luca di Montezemolo, che si era dichiarato disponibile, ma poi ha platealmente rifiutato, lasciando il campo alla soluzione ‘interna’ di Mario Pescante. Sono i per-

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ché sulla rinuncia di Montezemolo a disorientare e a far nutrire dubbi. Montezemolo aveva ogni requisito per riuscire. La neutralità partitica, non politica. L’essere associato ad uno dei pochissimi marchi, la Ferrari, conosciuti in ogni angolo della terra. L’unanime riconoscimento da manager e leader di rappresentanza. La collaudata esperienza dell’uomo di sport. Aveva chiesto autonomia e risorse. Se ha detto no probabilmente non le ha avute. Mario Pescante è stato il più giovane Segretario del Coni, prima di diventarne Presidente. è Vicepresidente del CIO. Nella maturità è entrato in politica dalla porta principale, diventando parlamentare e sottosegretario. è collocato convintamente nel centrodestra. Non sorprendono le reazioni contrastanti alla sua nomina. Se accetterà di presiedere il Comitato Promotore, dovrà ricorrere all’intero repertorio del suo mestiere, smentendo l’impressione di una falsa partenza. Avrà bisogno di tutti, perché tutti devono lavorare per le Olimpiadi di Roma 2020, un’occasione da non perdere.

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| Roma & Co.

_ orelle d’Italia

La storia dell’Unità nelle donne che l’hanno fatta. _ di Angela Abozzi Cecchetto

Una rinnovata fioritura di personalità femminili si afferma nel Novecento aprendosi a una scuola nuova, ll’inizio del terzo millennio, la anche all’Assemblea Costituente, su donna ha trovato il momento de506 deputati, solo il 4 per cento eracisivo per gridare nelle piazze, al no donne, tra queste la combattiva Governo e all’opinione pubblica, quello Nilde Iotti. Solo nel 1962 entra nel che soffoca nel cuore e nella mente, da parlamento Maria Badaloni, sottosesempre, col costituirsi delle società e delle gretario alla Pubblica Istruzione. E nazioni. Si tratta, sicuramente, di un setrascorrono ancora vent’anni prima gnale di “risveglio” della donna col suo che una donna diventi numero uno “genio”, la sua determinazione, la sua in parlamento. Franca Falcucci, 56 fede, che vuole realizzarsi con consapeanni, democristiana, una donna cavolezza, responsabilità e pari dignità di pace di sfidare il parlamento accusandolo di incapacità di dare alla scuola una seria riforma. E che dette via libera alle scuole di autoriformarsi con il metodo della sperimentazione. Tina Anselmi fu la prima donna ad essere ministro della sanità. Negli anni ’80 fu nominata Presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica della P2. Fu anche Presidente Nazionale per le Pari Opportunità. Seguono ad essa Rosy Bindi Nilde Iotti | Manifestazione 13 febbraioi | e Silvia Costa. Furono protagoniste neluomini e donne, dignità piuttosto trascu- vertà delle alunne, vestiva abiti ruvidi le sedi sindacali Rosa Tabarelli, Paoe disadorni. Fu Giulia Francesca Col- la Cornaglia e la sottoscritta Angela rata da uomini del nostro tempo. La donna, nel cammino della storia, ha bert, amica di Silvio Pellico, a portare Abozzi, direttore responsabile del pedato un contributo glorioso alla costru- la scuola nelle carceri femminili. Sor- riodico “Il Rinnovamento della scuozione del Paese e alla sua unità con soffe- sero anche le prime scuole serali fem- la” organo di stampa del SNSM. renze, sacrifici, lavoro, educazione, alfa- minili. Il XIX e XX secolo segnano una Sono in piena attività politica le ministre alla Pubblica Istruzione Rosa grande evoluzione pedagogica. betizzazione e insegnamento. La scuola ebbe un ruolo determinan- Si pensi al contributo delle cattoliche Russo Iervolino DC (1992-94), Lete nella liberalizzazione della donna da sorelle Rosa e Carolina Agazzi. Siamo tizia Moratti di Forza Italia (2002) nel periodo in cui si matura il pensiero e Valentina Aprea, presidente della ostacoli familiari e economici. Ma non mancavano discriminazioni e di Maria Montessori(1870-1952), psi- Commissione Cultura della Camera nella XVI Legislatura. soprusi. Alle maestre la legge assegnava copedagogista di estrazione medica.

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Nuove Proposte | marzo ‘11

classi di stipendi inferiori a quelli degli uomini. Le donne non potevano accedere alle università, né fare carriera. Alla fine degli anni ’70 del 1800, le prime donne a poter prendere la laurea furono Ernesta Paper in medicina a Firenze, seguita da Linda Poet in Diritto a Torino. Nel nascente Regno d’Italia, protagoniste della diffusione dell’istruzione tra le classi meno abbienti, ricordiamo Teresa Casati Gonfalonieri, sorella di Fabio Casati, autore della famosa legge piemontese eretta poi a fondamento della Scuola del Regno d’Italia, e la sua amica Bianca Milesi che in classe, per adattarsi alla po-

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Pubblicare

oggi

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_ o scritto un libro Grandi, piccole o medie case editrici? _ di Anna Rita Scheri

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arsi pubblicare oggi un romanzo dai maggiori editori nazionali sembra diventata un’impresa impossibile. Sono irraggiungibili, non considerano l’autore esordiente, cui non giova quella che viene considerata in Italia una “massificazione e standardizzazione della letteratura del mercato editoriale di grande tiratura”. Molti, quindi, sono coloro che si sentono delusi da quella che potrebbe sembrare una passeggiata su un pianeta sconosciuto ed irraggiungibile. Per questi delusi, forse le piccole case editrici, dotate di risorse economiche inferiori, ma provviste di passione, di voglia di fare nel sostenere progetti freschi e nuovi, possono rappresentare una speranza. Ma qui nascono nuovi dubbi e ostacoli, come il contributo economico dell’autore e la distribuzione del libro. Le domande a questo punto “sorgono spontanee”: è giusto pagare un editore per farsi pubblicare? Oppure: pubblicare con una piccola casa editrice che non distribuisce attraverso i grandi canali, porterà fama e

successo? Sicuramente è un errore pagare per accollarsi parte del rischio d’impresa, poiché l’editore ha deciso di assumerselo nel momento in cui ha scelto di fare il suo mestiere e non per essere una semplice tipografia! Inoltre, l’autore non è un imprenditore, ma più probabilmente un artista privo di senso pratico. Un semplice calcolo però possiamo farlo: il contributo di pubblicazione varia in genere tra i 1.500 e i 2.500 euro e la percentuale di vendita, che scatta solo dopo la trecentesima copia venduta, è tra il 10 (per i più onesti) e il 6% sul prezzo di copertina. Quante copie bisognerà vendere, quindi, per recuperare almeno i soldi investiti, mentre la casa editrice ha più che guadagnato “investendo” sul lavoro dell’autore? A chi rivolgersi allora se con le piccole case editrici l’impresa sembra economicamente troppo ardua? C’è chi consiglia di rivolgersi a quelle medie. Quelle che sembrano sconosciute e che non si fanno pubblicità attraverso perenni concorsi che non si vincono mai, ma dai quali escono fuori comunque contratti capestri. Prima di rivolgersi a queste - sicuramente più pro-

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fessionali - case editrici bisogna specificare di che natura sia il proprio romanzo. Queste infatti molto spesso curano solo alcuni aspetti tematici editoriali. Si può inviare loro il manoscritto seguendo le indicazioni riportate sul sito web e aspettare una risposta che arriverà nel giro di 2 o 9 mesi, sia per l’esito negativo che positivo. Molte di loro possono essere contattate anche telefonicamente per avere maggiori e dettagliate informazioni. E allora forse il libro arriva.

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_ io pago!

L’esperienza di un’aspirante scrittrice alle prese con una casa editrice a pagamento. _ di Beatrice De Sanctis

Il contratto |

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n libreria, in vendita e con il proprio nome in copertina. Ecco cosa vorrebbero molti scrittori in erba per la propria opera prima. Desideri che molte case editrici pare possano esaudire. Ma a quale prezzo? E a discapito di cosa? Forse, in tempi di crisi per l’editoria, mancano dei veri criteri di selezione e la qualità dei servizi offerti dalle case editrici va a discapito dei profitti. Per approfondire questi temi abbiamo rivolto qualche domanda ad una scrittrice in erba, una giovane laureata che, forse come tante altre, dopo aver dedicato più di un anno alle ricerche per la propria tesi di laurea, ha tentato la via della pubblicazione. Felice di aver avuto una risposta positiva da parte di una nota casa editrice, ha tuttavia rifiutato l’offerta dopo aver letto con cura il contratto.

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Pubblicare

Perché hai deciso di pubblicare il saggio della tua tesi di laurea? Un lavoro approfondito di ricerca aveva anticipato la stesura di quel saggio, il contenuto mi sembrava valido e avrei voluto sottoporlo al giudizio di un editore. Non volevo pubblicare a tutti i costi, mi interessava maggiormente l’opinione di un esperto del settore, anche se negativa. Volevo mettermi in gioco. Come mai ti sei rivolta alla casa editrice di cui ora ti lamenti? Avevo visto la pubblicità sulla copertina del “Corriere dell’Università e del Lavoro”, che veniva distribuito durante lo Young International Forum alla Sapienza. Mi era sembrata una casa editrice seria, che dava spazio agli scrittori emergenti. Quali punti del contratto ti hanno negativamente colpita? Sono stata colpita dall’obbligo di acquistare 220 copie al prezzo di copertina. La lettera inoltre non era personale ma un fac-simile, non conteneva alcun commento specifico alla mia opera, soltanto una citazione del titolo (che oltretutto conteneva un errore!). Quello che a loro premeva di più era

la clausola del contratto di edizione contenente l’obbligo d’acquisto delle copie. Quale servizio pretenderesti da una casa editrice? A mio avviso, una casa editrice dovrebbe essere selettiva e puntare su opere che ritiene davvero valide. Questa casa editrice invece riduceva al minimo i propri rischi: nel peggiore dei casi, avrebbe guadagnato soltanto dai proventi delle 220 copie vendute agli incauti autori (al prezzo di copertina per giunta!) e, se per caso l’opera avesse avuto successo, si sarebbe accaparrata anche gli introiti, riconoscendo al diritto d’autore soltanto una piccola percentuale. Ma la funzione di una casa editrice non è proprio quella di prendere su di sé i rischi e, come ogni altra impresa, di saper scegliere con professionalità le opere in cui intende investire tempo e denaro? E se smette di assolvere la funzione principale per cui è stata creata, non dovrebbe anche cessare di esistere? Secondo me, una volta ricevuto il denaro

oggi

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dall’autore, la promozione del libro sarebbe magicamente passata in secondo piano. Qualcosa mi fa presumere che le allettanti promesse di cui cospargono le poche righe sbrigative con cui sono soliti congedare gli autori si riveleranno delle bufale. Sei sfiduciata o ti rivolgerai a qualcun altro per una eventuale pubblicazione? Mi rivolgerò sicuramente a qualcun altro per la pubblicazione, ma questa volta sarò molto più cauta e diffidente.

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marzo ‘11 | Nuove Proposte


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oggi

_ opy-Zero

Le nuove varianti del diritto d’autore _ di Priscilla Rucco Buzzantro Michele Trotta

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i chiamano Copyleft, Open Content, Creative Commons e sono le nuove frontiere del diritto d’autore. Avendo ad oggetto le opere d’ingegno di carattere creativo appartenenti al campo della scienza, della cultura e dell’informatica, il diritto d’autore (Copyright) è quella disciplina che ha come obiettivo principale la tutela dei diritti morali e patrimoniali dell’autore dell’opera. Quello che in pochi sanno è che i diritti dell’autore sull’opera, e quindi la loro necessaria tutela, sorgono nel momento stesso in cui questa viene inventata; senza bisogno di divulgazione tra il pubblico né di registrazione alcuna. Eppure, un po’ per gli elevati costi e le dif-

Logo del copyleft | ficoltà di riprodurre e diffondere le opere sul territorio, un po’ per retaggio culturale, gli espetti della riproduzione/pubblicazione della tutela del copyright sono sempre stati appannaggio delle grandi case discografiche o editrici e di società di Copyright come la SIAE; potenti lobby cui gli artisti si sono spesso visti costretti a cedere, dietro compenso, i propri diritti patrimoniali. L’avvento di Internet ha dimostrato che si può fare a meno di tutto ciò; ha reso possibile la produzione e la diffusione capillare di ogni opera, ha evidenziato l’obsolescenza delle tecnologie precedenti, ha reso vano ogni tentativo di arginamento della pirateria informatica palesando, quindi, anche l’inefficienza della legislazione vigente, oggi percepita come un ostacolo alla libera circolazione delle informazioni. A partire dagli anni ’70 è andato diffon-

Nuove Proposte | marzo ‘11

dendosi il Copyleft. Più che un nuovo impianto legislativo, esso consiste in una nuova filosofia del diritto d’autore, opposta a quella dei contenuti rigidi del Copyright, che si basa su un sistema di licenze che possono essere stabilite dall’autore dell’opera al fine di decidere liberamente le modalità con cui essa potrà essere utilizzata. Grazie a questa sua versatilità, il Copyleft è alla base dell’Open Content - “contenuto libero” - (Open Source nella formula riguardante i software) e delle licenze Creative Commons, che consentono all’autore di stabilire se sia necessario o meno dichiarare il nome dell’autore dei contenuti ed eventualmente di coloro i quali vi abbiano apportato modifiche, se i contenuti possano essere utilizzati/ riprodotti anche per scopi commerciali, se i contenuti modificati debbano avere analoghe licenze. Se ultimamente anche membri del Governo hanno espresso prospettive di una riforma della disciplina del diritto d’autore, in realtà la rivoluzione è già in atto e proviene direttamente dalla Spagna, spargendosi attraverso il “sentito dire”. Si tratta della nuova frontiera per tutelare manoscritti, canzoni e idee che sfrutta proprio il sistema Open Content. Il fenomeno “safe creative” sembrerebbe avere tutte le carte in regola per mettere in secondo piano la S.I.A.E.; per prima cosa la società di copyright risiede in Spagna e, con una semplice registrazione, si possono uploadare tut-

ART 21 Il principio costituzionale che garantisce la libertà di stampa in Italia è sancito dall’Art. 21 della Costituzione della Repubblica: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure (…)” Con l’avvento di Internet ci si è chiesti se servisse un aggiornamento della disposizione che facesse riferimento alla Rete. In realtà, se da un lato è da ritenersi che il termine “stampa” abbracci gli strumenti di comunicazione in genere, la Corte Costituzionale ha affermato più volte l’esistenza di un interesse generale all’informazione che comporta il diritto ad un libero accesso ad essa (e quindi anche alla rete) e all’assenza di ostacoli alla libera circolazione delle idee. Oggetto di un disegno di revisione costituzionale è stata invece la seconda parte dell’Art.21, ove alla vecchia espressione “sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume” la maggioranza proponeva di aggiungere la menzione “o lesive della dignità della persona e del diritto alla riservatezza” suscitando aspre polemiche perché ritenuta lesiva della libertà di stampa. di_ Michele

Trotta

te le nostre opere (dalle foto ai blog, dalla musica alle poesie) in maniera totalmente gratuita, senza bisogno di fare file o di compilare complicate e costose richieste. Per ricevere (in maniera assolutamente digitale) il certificato che attesti la paternità delle opere si dovrà,dopo aver effettuato la registrazione al sito safecreative. org, inviare copia di ciò che intendiamo registrare. La società ne terrà una copia nel proprio registro con la data d’inserimento che farà fede se, un domani, qualcuno dovesse “rubarci” il nostro lavoro. Iniziative analoghe sono state adottate in Italia dal progetto Filozero, che consente ai commercianti di riprodurre gratuitamente nei loro esercizi aperti al pubblico brani a “contenuto libero”. Che sia davvero l’inizio della svolta?

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Pubblicare

oggi

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_ codici dell’editoria Sistemi di classificazione nell’industria del libro _ di Pierpaolo Polcaro

Q

uante volte, sfogliando un libro abbiamo notato quello strano codice a barre presente sul retro di copertina? Si tratta dell’ISBN, acronimo di International Standard Book Number. Nato dalle esigenze di una numerazione standard che permettesse di identificare, gestire e classificare al meglio i miliardi di libri in commercio in tutto il mondo, nel 1970 divenne uno standard dell’ISO, l’organizzazione internazionale per la normazione. Ad ogni ISBN viene attribuito poi un codice a barre che permette la lettura ottica, velocizzando tutte le fasi legate alla commercializzazione. Il codice viene assegnato dall’AIE, Associazione Italiana Editori, attraverso la sua società di servizi EDISER srl. A partire da un codice ISBN si può generare anche l’ISBN-A, utilissimo strumento di marketing in Internet. L’intero settore editoriale, e più in generale l’ industria dei media, utilizza anche altri standard, sia in formato cartaceo che digitale. L’ASIN (Amazon Standard Identification Number) è un

codice standard usato da Amazon e dalle sue aziende collaboratrici per riconoscere un libro. Può coincidere con l’ISBN. L’ISSN (International Standard Serial Number) identifica quotidiani, riviste e periodici. È costituito da 8 cifre, in due gruppi da 4 separati da trattino. L’ultima cifra è di controllo e spesso è una X. C’è poi l’ISMN (International Standard Music Number), un codice di 13 cifre, attivo dal 1993 che permette la classificazione delle partiture musicali. Per quanto riguarda i contenuti audiovisivi, l’ISAN fornisce informazioni come titolo, regista, durata, con la sua sequenza di 24 caratteri (numeri da 0 a 9 e lettere da A a F) separati da trattino, più due di controllo, con lettere dalla A alla Z. La variante V-ISAN (Version Identifier) può fornire informazioni sulla singola versione di un’opera. Per internet c’è il DOI (Digital Object Identifier), una sorta di codice a barre virtuale che permette di identificare univocamente qualsiasi oggetto di proprietà intellettuale, associandovi dei metadati. L’ISTC (International Standard Text Code) è invece un siste-

ma di codifica opzionale per le opere testuali. È attualmente in fase di sviluppo e non riguarda il prodotto fisico ultimato, bensì la sua versione astratta. Per la distribuzione digitale di musica e video c’è l’International Standard Recording Code (ISRC), un codice alfanumerico di 4 elementi che indica il Paese, il primo proprietario, l’anno di registrazione e il codice di registrazione. L’International Standard Work Code (ISWC) identifica a livello internazionale le opere musicali. È composto da un prefisso a T, 9 cifre e un codice finale di controllo. Anche le pubblicazioni sui blog possono essere individuate tramite un numero, l’IBSN o International Blog Serial Number. Nato nel 2006, permette a chi si registra di ricevere un codice a barre su Ibsn.org.

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oggi

Editoriale

Vita difficile per l’editoria _ di Angela Abozzi Cecchetto

L’

industria dell’editoria, sostenuta con passione da grandi e piccoli artigiani addetti alla

diffusione del libro, della scrittura, del pensiero e quindi della parola e della cultura del nostro Paese, è in crisi per mancanza di sostegni economici, ma un’azione decisionale è in atto per il ri-

Nuove Proposte | marzo ‘11

pristino dei fondi da parte del Governo. Un segnale molto allarmante sulla questione in corso risulta da alcune note dell’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) e da altri dati di stampa. Circa 180 testate settimanali sono colpite e a rischio di chiusura. Anche la senatrice Rosy Bindi, durante la usa recente visita in Canada, aveva lanciato un grido d’allarme per i danni provocati dal taglio dei fondi destinati ai quotidiani italiani stampati all’estero. “L’Italia – ha affermato – non può permettersi di tagliare i ponti con gli italiani all’estero o di abbassare l’italianità nel mondo. Deve investire nella promozione della lingua e della cultura”. Continua intanto la discussione della riforma dell’editoria. Il Sottosegretario Paolo Bonaiuti ha accennato che è possibile fare “una prima fotografia sui problemi che attualmente investono l’editoria giornalistica”. L’editoria moderna, con l’abolizione dei caratteri mobili, la globalizzazione

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e l’introduzione dell’informatica, ha quasi abbattuto i costi. Le principali case editrici si sono riunite in società per azioni, come ad esempio il gruppo editoriale RCS Libri e Grandi Opere costituito da Bompiani, BUR, EtasLibri, Fabbri Editori, FR Grandi Opere, Milano Opere, Rizzoli, Sansoni, Sonzogno. Alcuni Gruppi hanno la tendenza a pubblicare, soprattutto, lavori di persone di grande notorietà e successo, per assicurarsi buoni introiti. Comunque, le iniziative non mancano. Con il passaggio della cultura della parola a quella delle immagini e l’espandersi delle nuove tecnologie, le case editrici si sono allineate, producendo testi fotografici, cassette, DVD ed oggettistica varia per il collezionismo. È preoccupante la situazione dei giovani scrittori - anche di talento - che stentano a farsi leggere, ad essere esaminati, valutati e pubblicati, per il prevalere dell’aspetto economico su quello culturale e umano.


_ l Salva-PC Enter Informatica…e non solo _ di Priscilla Rucco Buzzantro

A

chi non è capitato di avere problemi con il computer? Magari proprio in vista di un evento importante? C’è un negozio a due passi dalla Stazione Tiburtina che offre assistenza 24ore su 24, sette giorni su sette. Il proprietario, Ivan, è nel settore del commercio informatico dagli anni ottanta e il segreto del suo negozio è quello di poter seguire il cliente dall’ idea di avere un pc, fino ad arrivare all’ aiuto concreto in caso di un guasto. Ma non solo, nel negozio possiamo trovare anche accessori per computer come una piccolissima tastiera usb per l’iPhone, uno scalda vivande usb, tastiere con telefono per skype incoroprato, televisori led di ultima generazione, dal più piccolo fino ad arrivare al 55 pollici, materiale disponibile o in pronta consegna.

Quali problemi riscontra maggiormente quando le viene portato un computer? I danni che riscontro maggiormente sono dovuti agli sbalzi di corrente dovuti ad esempio ad un temporale o ad uno spegnimento errato del pc; questo comporta dei problemi che possono andare dalla rottura di un pezzo fisico fino ad arrivare ad un problema più serio come la rottura completa dello stesso; per evitare il peggio consigliamo sempre di acquistare dei gruppi di continuità che subentrano nello sfortunato caso in cui si stia lavorando al computer e se ne vada la corrente,

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permettendo così di poter salvare sia il proprio lavoro che il pc. Che tipo di assistenza fornite al cliente? Forniamo assistenza 365 giorni all’ anno 24h su 24, quando il negozio è chiuso per riposo settimanale o per festività abbiamo i nostri operatori esterni che provvedono a risolvere qualunque problema. Chi entra nel nostro negozio viene “coccolato” e non, come capita nei grandi centri commerciali, considerato un numero. Il mondo della tecnologia è in continua espansione ed è necessario adeguarsi alle esigenze dei clienti e alla crisi che circonda ogni settore, mantenendo sempre un ottimo rapporto qualità/prezzo.

marzo ‘11 | Nuove Proposte


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ai un minuto per me?”

Emozioni perdute in scena al de’ Servi _ di Mario Russo

U

no spettacolo scritto da Gianluca Crisafi e diretto da Davide Lepore. Un viaggio alla ricerca delle emozioni perdute e della capacità di esprimerle. Un teatro moderno, dinamico, vicinissimo al linguaggio cinematografico. In scena al Teatro de’ Servi fino al 6 marzo, ha finora già raccolto ampi consensi. Alla prima del 15 febbraio gli attori più volte sono stati interrotti da applausi a scena aperta. Un gradimento confermato dal pubblico anche a fine spettacolo. Una conferma della bontà dell’incontro tra il modo di scrivere dell’autore e le idee del regista. Un sodalizio artistico inaugurato la scorsa stagione con il successo di

Riguardo alla ricerca delle emozioni, tema dello spettacolo, “il motivo – dice ancora Crisafi – sta nel fatto che nella nostra società si va diffondendo sempre di più una preoccupante aridità emotiva che ci fa perdere tutto, ci fa dimenticare dei valori che sono semplici, ma che per andare avanti sono importanti”. Elisa è la protagonista. Affermata direttrice di una rivista glamour, crede di avere avuto tutto dalla vita: il talento, la realizzazione professionale, l’amore. Ma una sera, d’improvviso, e apparentemente senza motivo, il suo fidanzato Francesco - con un messaggio nella segreteria telefonica - le annuncia che la loro storia è finita. In poche ore il suo mondo fatto

di apparenti certezze si sgretola. Inizia un viaggio interiore che porterà Elisa a scoprire, con grande amarezza, la propria responsabilità in quanto accaduto. Un viaggio costellato di personaggi esilaranti, dalle personalità spiccate e tra loro differenti che rappresentano le diverse dinamiche e strategie che comunemente mettiamo in atto nei rapporti con gli altri. Una sorta di scatola cinese fatta di storie nella storia. Un viaggio in cui le domande diventano sempre più incalzanti e ti costringono a guardarti sempre più in fondo. Un crescendo che alla fine ti lascia in “mutande” perché di sicuro in una di quelle situazioni ti ci sei trovato anche tu. “Elisa – afferma Perla Liberatori che la interpreta – è un personaggio che rispecchia la realtà perché tutti noi, chi più chi meno, siamo troppo presi da noi stessi e da quello che dobbiamo fare e riusciamo

Alcuni momenti dello spettacolo _

“Fai come se fossi a casa mia”. “Gianluca – afferma il regista – scrive le cose come le scriverei io se sapessi scrivere. Io gli dò l’idea e lui la scrive immediatamente”. Questa volta i due artisti, abbandonando la sit-com americana, propongono uno spettacolo dai ritmi serrati, caratterizzato dall’eliminazione dei bui tra una scena e l’altra e dall’utilizzo di immagini video come raccordo così da ottenere un effetto di sequenzialità e verità che spesso solo la pellicola può regalare. “Quando Davide mi ha presentato la sua idea – afferma l’autore – mi ha detto ‘voglio fare un film a teatro’ e a me la cosa è subito piaciuta”.

Nuove Proposte | marzo ‘11

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a ritagliare per gli altri solo, e non sempre, piccolissimi spazi”. In scena attori provenienti quasi tutti dal doppiaggio, come lo stesso regista che con estro e “tecnologia” è riuscito ad accostare scene lontane nelle spazio e nel tempo. Nella rappresentazione si avvale anche della partecipazione in audio e video di Dario Cassini, noto al grande pubblico per le sue performance in TV. “Il cuore dello spettacolo – afferma Lepore – è la comunicazione. Non a caso all’interno abbiamo, oltre al teatro, dei video, tanta musica, la radio, il doppiaggio, il linguaggio dei sordomuti, i sottotitoli, ma tutti questi elementi devono servire a farci capire che l’unico vero mezzo di comunicazione è guardarsi negli occhi e parlare”. Il temperamento e la condivisione poi, che caratterizzano la sua regia, sono stati il collante perfetto per tenere insieme talenti che scalpitano, valorizzandone caratteristiche e peculiarità. Un gruppo unito e pieno di brio che ha meritato fino all’ultimo gli applausi ricevuti e che sicuramente saprà regalarci ancora cose belle.

Tratti e ritratti Perla Liberatori è Elisa: dolcezza e durezza si alternano sul suo volto e nella sua voce mentre riscopre se stessa. Alessandro Budroni è Giovanni, amico fidato e collega di Elisa: pienamente nel personaggio, prodigo e convinto, ritrova la serenità nel suo rapporto con il compagno Valerio proprio attraverso le emozioni della protagonista. Come dice lui stesso “Giovanni è l’alter ego di Elisa”. Gianluca Crisafi, oltre che autore, è Valerio: la sensibilità e la spontaneità gli appartengono come il palcoscenico, nel quale si destreggia alternando stati d’animo profondi e contrapposti. Paolo Gasparini è Max: esuberante e a suo agio nella parte di presunto conoscitore delle donne, di cui è sempre a caccia. Josefia Forlì è Doroteo: un personaggio interpretato con garbo, quasi in punta di piedi, tanto sentimentale quanto ingenuo e apparentemente imbranato. Melissa Maccari è Maria Sole: quasi svolazza, nonostante il suo linguaggio “tech” è eterea e solare; trova in Doroteo (Doro) la sua anima gemella. Eleonora Reti è Simona: con la sua sordità, sulla quale gioca un po’, ci ricorda, con delicatezza e costanza, quanto sia facile fraintendere gli altri. Irma Carolina Di Monte è Pamela (Pam-Pam): in modo sensuale, ma non volgare, interpreta l’aspetto più passionale della vita. Infine, Marta Altinier e Massimo Milazzo sono gli zii: sobria lei, eccentrico lui, ma genuini, con esperienza e capacità interpretativa portano in scena alterchi e battibecchi della normale vita coniugale.

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marzo ‘11 | Nuove Proposte


_ e parole (non) sono importanti Storia di un disco e di un chitarrista _ di Andrea Riccio

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n pomeriggio di sole, nell’I-pod scorrono le note di canzoni senza parole, sette brani che spaziano dal rock al funk, ognuno racconta una storia diversa. Una predilezione per Didi’s song. Ma è giusto che sia Vince a raccontare quest’opera prima…. Chi è Vincenzo Carpentieri? Vincenzo Carpentieri è un ragazzo che una volta aveva 16 anni. E quando aveva 16 anni gli hanno regalato una chitarra e da allora non l’ha mai più lasciata. Ed oggi questo ragazzo è arrivato a una tappa importante… Finalmente il mio primo disco da solista. E’ stata una bella esperienza, una bella avventura, un rischio per certi versi. Titolo? No Words. Perché? No Words nasce da una serie di esperienze, dieci anni di esperienze in cui ho accumulato idee, ispirazione, eventi belli e brutti. E soprattutto ho accumulato una serie di eventi che mi hanno lasciato senza parole. Nel senso che esiste sempre un termine per esprimere una determinata cosa, ma non sempre se ne trova uno per esprimere le

peculiarità personali della medesima cosa. E allora mi sono interrogato su quale fosse il mezzo migliore per me per descrivere quella cosa. E ovviamente è la musica…io so fare soprattutto quella. E ho cercato di raccontare, piuttosto che suonare, di raccontarmi. È stata dura? Mi ci è voluto del tempo. Il disco ha impiegato quasi due anni ad essere composto, realizzato, registrato e credo di essere riuscito nel mio intento. Se non altro, quando sto nel mio studio e lo ascolto rivivo quelle sensazioni. Belle o brutte che siano. Insomma - sorride - per me funziona! Ai posteri l’ardua sentenza!

Nuove Proposte | marzo ‘11

La copertina del disco |

Dieci anni di esperienza e due anni per fare il primo disco. Ma allora cosa hai di meno rispetto a chi partecipa ai talent show e in dieci mesi fa dischi, concerti, Sanremo? È una domanda difficile questa. Credo che alla base ci siano percorsi diversi, percorsi più o meno sinceri. C’è una bella differenza tra una cosa nata per essere un prodotto di mercato e una che nasce per un impulso interiore. Con questo non voglio dire che i

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talent show veicolino necessariamente prodotti poco onesti ma - anche in questo caso - ai posteri l’ardua sentenza! Ma quindi che musica è quella dei talent show? È spesso musica fatta a tavolino per un pubblico pensato a tavolino. Musica da addetti marketing. Da cosa credi dipenda questa “faciloneria” musicale? Ma anche culturale, sociale…. Probabilmente dal fatto che negli ultimi dieci – quindici anni abbiamo smesso di cercare, perché abbiamo tutto a portata di mano e tutto diventa facile. Una mole incredibile di informazioni, troppe forse, che ci danno l’ebrezza di credere che il sapere che esistano equivalga a dominarle. Accade un po’ in tutti i campi, anche nella musica, soprattutto quando un ragazzo oggi inizia a suonare. Dipende in buona parte dal web, una grandissima risorsa - senza la quale ad esempio No Words non esisterebbe – ma anche un fattore penalizzante che può rendere pigri e inibire la creatività.


Il

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Festival |

_ na squadra vincente Grande successo del 61° Festival _ di Pierpaolo Polcaro

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no su mille ce la fa…” cantava qualche anno fa un energico e “profetico” Gianni Morandi. Effettivamente è prerogativa di poche eccellenze replicare

Elisabetta con Nuove Proposte | la sua performance su un palcoscenico sacro come quello dell’Ariston. Calato anche quest’anno il sipario sul Festival della canzone italiana e giunto il

momento dei bilanci, ci si interroga come di consueto sulla effettiva qualità della kermesse. Di certo non dimenticheremo la brillante conduzione di un’artista che, oltre a incarnare in prima persona la memoria della canzone italiana, ha dato la sua inimitabile impronta alla manifestazione, riuscendo ripetutamente a battere ogni record di ascolti. Una squadra fortissima quella da lui creata, abbagliata dalla bellezza disarmante di Belen ed Elisabetta, e disturbata dall’irriverente comicità dei siparietti di Luca e Paolo. Ma questo è stato anche il Sanremo dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Il primo vero appuntamento Rai di quest’anno che ha unito simbolicamente milioni di telespettatori davanti ad un indimenticabile Benigni che parafrasa il testo dell’inno di Mameli,

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L’ingresso dell’Ariston | riuscendo a far vibrare quel senso di appartenenza ad una Nazione e risvegliando sentimenti di un patriottismo da troppo tempo affievolito. A trionfare, come ogni anno, è stata la canzone. Non solo quella splendida vincitrice del “professor” Vecchioni, neppure quella d’autore con tematica sociale,

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| Il

dopo

Festival Marrone spalmatasi sulla perfezione della tecnica vocale di Francesco Silvestre dei Modà. Anche tra i giovani premiato il pupillo della Caselli Raphael Gualazzi, che ha conquistato tutti col suo motivetto jazz, misto di talento creativo e grande abilità tecnica. Sarà lui a rappresentare l’Italia in occasione del suo ritorno dopo 13 anni al Festival Internazionale dell’Eurovisione, come annunciato nell’ultima serata della gara canora dal direttore di Raiuno Mazza e dal direttore arti-

Conferenza stampa di apertura |

I tre conduttori |

Emma | Paolo Kessisoglu | né la melodia fra le più orecchiabili, ma la vera canzone italiana di qualità. Anch’essa, mai come quest’anno, ha saputo unire tutti nel rivendicare questo nostro inevitabile primato nel mondo. Una canzone che, nell’ineccepibile esecuzione dell’orchestra Rai diretta da Marco Sebiu, resterà legata ai grandi interpreti di questa edizione.

Nuove Proposte | marzo ‘11

Un’edizione che ha annoverato grandi nomi della musica italiana: Franco Battiato, il già citato Vecchioni, Patty Pravo; oltre all’atteso ritorno di Anna Oxa, che seppur eliminata troppo presto, si è confermata un’artista sempre in grado di stupire con la sua incessabile ricerca a tratti avanguardista. Ha stupito anche il look crudele di una Tatangelo artisticamente matura, mentre grida bastardo al suo uomo, la prorompente femminilità di Emma

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stico del Festival Gianmarco Mazza. Immancabili come sempre le polemiche legate al meccanismo del televoto, che tuttavia è stato associato alla rivoluzionaria novità del “golden share”, una sorta di bonus assegnato dalla sala stampa, cui anche la nostra rivista ha potuto contribuire. Una macchina organizzativa, quella di quest’anno, che Nuove Proposte ha potuto toccare con mano, che si è innescata alla perfezione regalando quel pizzico di magia che solo Sanremo è in grado di creare e che dopo 61 anni ci permette ancora di sognare.


Il

dopo

Festival |

_ al di Sanremo Riflessioni a ritmo di Festival _ di Pierpaolo Polcaro

C’

è chi ogni anno lo attende con trepidazione. Chi si vanta altezzoso di non seguirlo, ma finisce inevitabilmente per parlarne (e magari fischiettarne una canzone). Nel bene e nel male il Festival di Sanremo fa discutere, tenendo incollati al televisore milioni di telespettatori. Le ragioni alla base del successo di questo fenomeno nazional-popolare non risiedono certo nella mancanza di alternativa nei palinsesti, ma sono radicate nel profondo dell’immaginario collettivo. Trattato troppo spesso come semplice fenomeno di costume, oscurato dal polverone mediatico e dalle polemiche che ogni anno finiscono per circondarlo, Sanremo è principalmente musica, “vetrina” per numerosi artisti e palcoscenico privilegiato in grado di consacrare chiunque vi sia passato. Di molti si sono perse le tracce. Altri, il più delle volte incompresi all’Ariston, sono diventati leggenda. Volendo percorrere a ritroso le passate edizioni della kermesse, è facile notare come quasi mai la canzone

premiata è stata quella che poi ha effettivamente riscosso consensi e registrato maggiori vendite discografiche. Moltissimi sono i brani che, seppur esclusi dalla gara canora, hanno finito per rimanere indelebili nella memoria collettiva, facendo da traino a intere generazioni. Altri ci identificano ancora oggi in Europa e nel mondo. Nel corso di 61 anni il Festival è cambiato, così come è cambiata la canzone, riflettendo di volta in volta le trasformazioni sociali e i momenti storici che ha attraversato. Partendo dalla sua nascita, in un’Italia ancora devastata dalla guerra e divisa da una frammentazione dialettale, si è evoluta passando per i testi sentimentali della consueta rima “cuore-amore”, a quelli di rabbia, di ribellione, ma anche d’impegno sociale e di riflessione, dai toni più o meno forti e spesso provocatori. Talmente al passo coi tempi da non poter restare indifferente neppure ai numerosi talent show, finendo addirittura per inglobarli, ancora oggi Sanremo è la novità che sa di passato, la contraddizione in grado di mettere tutti d’accordo e allo stesso tempo dividere, di

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| Belen firma autografi lanciare modi e mode. Non bisogna però dimenticare che Sanremo è anche televisione, ne segue alla lettera i meccanismi e ne fagocita tempi e dinamiche. È così che dall’ingenua manifestazione in diretta radiofonica dalla città dei fiori si è giunti a veri e propri tour de force mediatici, in cui spesso l’abito firmato della valletta di turno oscura le discussioni in merito alle canzoni. Alla fine appare tuttavia inevitabile constatare come ogni anno il vero vincitore del Festival sia il Festival stesso. Sanremo resta una parte importante della nostra cultura, la coscienza di un Paese che vede anche nella musica (quella buona, s’intende) la sua ragion d’essere.

marzo ‘11 | Nuove Proposte


| Il

dopo

Festival

_ entornato Prof.

Vecchioni racconta il suo Sanremo e presenta il nuovo album. _ di Beatrice De Sanctis

A

lle ore 17.00 la Feltrinelli di via Appia era già un brulicare di fan. L’attesa è valsa la presentazione ufficiale dell’album Chiamami ancora amore di Roberto Vecchioni, prevista per le 18.00. Gianni Morandi aveva insistito per averlo a Sanremo 2011 e Vecchioni, pur attanagliato da molti dubbi, si è fatto convincere ed è riuscito non solo ad aggiudicarsi il primo posto con il 48% di voti dal televoto, ma anche il Golden Share della Sala Stampa Radio e Tv e il Premio della Critica “Mia Martini”. Sempre in vetta alle preferenze per tutte le giornate della kermesse sanremese, Roberto Vecchioni è riuscito a portare sul palco dell’Ariston una sorta di prosecuzione di “Sogna ragazzo sogna”, una canzone che parla di quello che sta succedendo oggi in Italia e nel mondo, accompagnata da un forte bisogno di sperare, sempre. Interpellato da Fabio Canino, il Prof. racconta il suo desiderio di farcela, pur cosciente che sarebbe stato accanto a personaggi che non sono il massimo del letterario, e ammette di aver pensato una notte: “Prendi la lancia brutto Don Chisciottino che sei e vai a Sanremo. Gli intellettuali se la prenderanno con te, ma chi se ne frega”. Oltre al pubblico che lo segue da anni nei teatri, grazie al Festival è riuscito a parlare proprio a tutti. Lo si vedeva anche lì da Feltrinelli: signore eleganti, madri con figli, uomini adulti e soprattutto molti giovani, tutti ad ascoltarlo stretti tra gli scaffali della libreria. “Per la prima volta in vita mia ho fatto una canzone pensata per tutti. Per questo non voglio che si strumentalizzi,

| Il trionfo di Vecchioni

perché non è un inno comunista. È nata a Roma, in albergo, di notte; non avevo niente per scrivere così l’ho scritta su una tenda, che poi ho lavato e rispedito all’albergo”. Ma c’è di più. Roberto Vecchioni ha sempre provato un amore immenso per i testi, le metafore e le figure di pensiero, le “cose alte” insomma. Sapeva che entrando in casa degli italiani attraverso Sanremo avrebbe dovuto usare un linguaggio diverso, un linguaggio facile ma allo stesso tempo non futile e banale. “Per sforzarmi di usare questo linguaggio, racchiuso nel tempo di una canzone, ho fatto

| La Canalis con Speciale Sanremo 2011 Nuove Proposte | marzo ‘11

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un esperimento. La maestra alle elementari ci diceva di scrivere dei pensierini; io ne ho scritti 100, 200 per entrare nel meccanismo, li ho setacciati e una ventina hanno composto la canzone. Era perfetta per Sanremo”. Presenta le canzoni dell’album, prima fra tutte “Il bene di luglio”, una rarissima del ’63, ritrovata su una cassettina che aveva conservato la madre e ora, ricantata solo con la chitarra, scaricabile da iTunes. Gli altri inediti, come “Chiamami ancora amore”, sono arrangiati con il talentuoso Claudio Guidetti: “La casa delle farfalle”, naturalmente contro la guerra, è una sorta di prosecuzione de “La guerra di Piero”; “Mi porterò” parla invece di cosa portarsi nell’aldilà. La scelta delle altre canzoni è tutta di Vecchioni, che ha ricantato pezzi che amava moltissimo. Duetta con Ornella Vanoni per “Dentro gli occhi”, con Dolcenera ne “Il nostro amore” e propone l’ascolto di “Love song” eseguita insieme all’apprezzata pianista Federica Fornabaio, presente a sorpresa alla Feltrinelli. Un album all’insegna dell’amore, un amore rivolto a tutti. “Amore non è solo amare ma dire ti voglio bene: dicendolo diventa una magia e bisogna continuare a dirlo agli amici e ai compagni di ideali”. Grazie professore.


Inaugurazioni |

_ uovo Cinema Pigneto Il Kino, il cinema degli addetti ai lavori _ di Fernanda Annicchiarico

C

i troviamo a Roma Est, nel cuore del Pigneto, uno dei quartieri della capitale piĂš trend e piĂš in auge negli ultimi anni. Proprio nel luogo che sta diventando un nuovo centro d’attrazione per la movida culturale cittadina, il 10 febbraio è stato inaugurato il Kino, una sala cinematografica ad alta tecnologia e decisamente sopra le righe. Il Kino propone una programmazione alternativa ai soliti “film commercialiâ€? e nasce dall’iniziativa corale di 60 giovani operatori del settore cinematografico, tutti tra i 30 ed i 40 anni, che hanno rilevato la vecchia sala “Glaucoâ€? per lanciare un nuovo spazio dove gustare il sapore di un cinema diverso e soprattutto un luogo dove sentirsi quasi a casa. A parlarci del Kino è uno dei fondatori: Dino Gianrusso, regista, sceneggiatore ed aiuto regista. Kino, perchè questo nome? Vuol dire cinema in tedesco. Siamo 60

creativi e abbiamo proposto un numero infinito di nomi. Alla fine abbiamo dovuto fare un torneo e, tramite votazione, la maggioranza ha scelto il nome attuale. Come è nata questa idea? A nostro avviso il cinema italiano ha grandi problemi legati alla distribuzione. Ăˆ difficile trovare spazio nelle sale. Probabilmente anche un autore come Antonioni oggi avrebbe difficoltĂ . Proprio per questo era nata l’idea di creare uno spazio dove poter far vedere film sia italiani che stranieri diversi da quelli solitamente pubblicizzati. Può esser definito un buisness il vostro? Assolutamente no. Ăˆ un’iniziativa che mira all’automantenimento. Uno degli scopi principali è quello di offrire un posto nuovo dove poter passare del tempo piacevole. Per questo oltre alla sala abbiamo inserito sia un bistrot che una caffetteria, dove si respira un’aria estremamente familiare. Il nostro fine ultimo non è quello di un guadagno ma quello di far cultura.

| La sala del Kino Per quanto riguarda la programmazione? Ăˆ settimanale e viene anche inserita sul nostro sito. Siamo molto flessibili ed inoltre dal giovedĂŹ alla domenica verso l’una proponiamo film cult a sorpresa come Flash dance, Rocky ed altri. In piĂš abbiamo inserito la “carte blancheâ€? ovvero carta bianca da dare ad un regista o ad uno sceneggiatore una volta al mese per una settimana, durante la quale deciderĂ la programmazione. Ma la cosa bella è che anche i soci hanno la possibilitĂ  di proporre liberamente film da poter trasmettere.

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marzo ‘11 | Nuove Proposte


| Gallerie

_ a artista a mecenate Nel cuore di Roma, la galleria Tartaglia _ di Rosalba Abozzi Fernanda Annicchiarico

L’

excursus tra le gallerie romane continua. Su via XX settembre, nel cuore del traffico romano, ecco affacciarsi la vetrina della sala espositiva di Piero Tartaglia. Ad accoglierci c’è Riccardo, figlio del fondatore, che con giovanile spirito imprenditoriale porta avanti l’iniziativa nata negli anni ‘50: da piccolo atelier a luogo d’incontro per artisti conosciuti e non. Pierry, così si faceva chiamare, lavorava dedicandosi all’arte figurativa fino a quando, non rinnegando mai questo suo spirito, ne divenne mecenate. In grado di influenzare anche il figlio, negli anni ‘70 fondò il movimento del disgregazionismo, un’implosione della materia stessa, scomposta e riaggregata.

dentro di me, mi piace apprezzarla ma anche farla conoscere. Sono cresciuto circondato da grandi come Pollock, Schifano, Burri e Fontana. So bene che, mentre prima l’artista denunciava un disagio sociale, oggi la divulgazione ad uso commerciale ha il suo peso. Viene sì creata l’opera per “dire” qualcosa, ma il suo fine è anche la vendita. Prevale il marketing. Così sono nate altre gallerie a Roma e Berlino e, con “l’archivio di Piero Tartaglia” da me fondato, faccio conoscere le opere in tutto il mondo organizzando eventi e mostre. Attualmente sono aperte esposizioni in Cina, Brasile e Germania. Mentre mio padre seguiva soprattutto pittori emergenti, io ripropongo sia artisti noti sia quelli che “scopro” in tutto il mondo. Quando li

La galleria Tartaglia | Come si è sviluppato il disgregazionismo? Mio padre era un artista, uno spirito libero e per questo non ha mai seguito le procedure per un riconoscimento ufficiale del suo movimento, nonostante sia considerato tra le avanguardie. Riccardo, perché ha scelto di dedicarsi alla galleria? L’amore per l’arte vibra da sempre

Nuove Proposte | marzo ‘11

pubblicizzo non solo offro loro lo spazio espositivo ma, nell’organizzare un evento, cerco di svilupparlo seguendo un filo conduttore che leghi arte pittorica e teatro, poesia e letteratura. Per quanto tempo gli artisti possono esporre le loro opere? Una personale dura in media dai 15 ai 20 giorni. Attualmente è esposto in galleria Giorgio Menz, presentato in ottobre a Palazzo Ruspoli, che per

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la sua esplosione di colori ed oggetti scomposti e riassemblati ed il colore che predomina sulla forma, si avvicina al disgregazionismo. Qual’è il prossimo artista in programma? Alla fine del mese avrò l’onore di ospitare lo scultore Benedetto Robazza.


| Festival

_ ulipani di seta nera Il festival della diversità targato UCL _ di Emilio Migliore

L’

Università Cerca Lavoro (UCL) è un’associazione culturale studentesca fondata nel 2004 operante nei principali atenei di Roma. Obiettivo principale che si propone è costituire una comunità intra ed inter universitaria che sia fonte di stimolo allo studio e agli studenti, promuovendo un costante dialogo tra la componente studentesca, il corpo docente, il personale amministrativo universitario e il mondo politico, scientifico e culturale, costituendo una comunità solidale ed integrata. L’UCL ha tra i suoi scopi quello di creare le condizioni, comunitarie ed istituzionali, per una reale pari opportunità per tutte le persone, così da potere pienamente valorizzare i giovani meritevoli per

preparazione accademica e professionale, non tralasciando il valore reale del servizio, della carità e dell’attenzione al prossimo. Il festival internazionale del film corto “Tulipani di seta nera: un sorriso diverso”, promosso dalla UCL, mira proprio a questo, promuovendo il materiale audiovisivo di ogni genere che valorizza le diversità (immigrazione, handicap, sofferenza psichica, sessuale, sociale, religiosa, etnica, generazionale, ecc.). Il festival sarà un avvicendamento di registi, attori, cantanti, noti e meno noti, che con la loro presenza e le loro opere forniranno una personale espressione della “diversità” intesa come ricchezza del sin-

gi dello spettacolo e del cinema) selezionerà come idonei puntando sull’originalità del lavoro e sull’approfondimento che sapranno dare alla tematica“Un Sorriso Diverso”. I cortometraggi che parteciperanno al concorso dovranno essere tutti sottotitolati, per permettere anche al pubblico sordomuto di seguire i dialoghi. Tra gli ospiti del festival Giancarlo Magalli, Veronica Pivetti, Lino Banfi, Carmen Russo, Enzo Iacchetti, Patrizia e Giada De Blank e molti altri. Dopo un lungo e proficuo periodo di assestamento il progetto “Tulipani di Seta Nera: un Sorriso Diverso” diventa una sfida. Sfida ad un sistema istituzionale ed associativo che confina la diversità

golo che è patrimonio della collettività. Verranno distribuiti premi ai giovani filmaker che si saranno distinti per qualità d’immagine, storia, regia, interpretazione e capacità di penetrazione culturale dell’opinione

offrendole assistenzialismo e non integrazione reale, che per UCL si realizza con una maturazione culturale di tutti e una volontà concreta di rendere ogni cosa accessibile. Questo progetto vuol rappresentare un’occasione feconda per stimolare ancor di più la vitalità ideale e culturale del mondo giovanile, che opera in modo da far conoscere la diversità a 360°, “valorizzandola” e “sostenendola” - favorendola quotidianamente - come capitale che costituisce il sale del nostro sistema sociale. Utilizzare, quindi, le immagini e i film come intermedi di comunicazione, per realizzare il completamento delle finalità sociali e umane. Questo uno degli obiettivi più importanti del disegno progettuale che gli organizzatori intendono proseguire.

| Il logo del Festival pubblica. Solo il Vincitore assoluto del Festival avrà un premio in denaro. La finalità è dare ampio spazio espositivo ai giovani, proiettando i cortometraggi che la giuria (composta da critici cinematografici, personag-

Nuove Proposte | marzo ‘11

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Libri |

_ esign di… carattere Novità nel mondo del graphic-design _ di Francesca Carli

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l MOMA di New York il valore del design lo hanno preso alla lettera. E non (solo) per il fatto che il famoso museo è il tempio del design internazionale, ma perché - da poco più di un mese - ha aperto le sue autorevolissime porte a un gruppo di ventitre caratteri tipografici. Tutto ha inizio tre anni fa, quando Paola Antonelli - curatrice del museo - organizza un convegno per discutere quali siano le nuove categorie di opere da inserire all’interno della collezione permanente: i caratteri tipografici risultano essere i favoriti, essendo poche le opere di grafica presenti al MOMA (“solo” cinquemila poster, la collezione completa del magazine Emire e i libri disegnati da Irma Boom). E in effetti la composizione dei caratteri tipografici ha qualcosa di molto vicino al mondo dell’arte e con i tempi moderni si è sempre più avvicinata anche a quello del design: per secoli i caratteri sono stati creati forgiando a mano il metallo, poi a partire dal 1880 è stato introdotto l’uso di appo-

site macchine forgiatrici. Poco meno di un secolo dopo, negli anni sessanta, ha fatto il suo ingresso in tipografia la fotocomposizione; ma la vera e propria rivoluzione si è avuta con la tecnologia contemporanea. Oggi ognuno di noi ha un cospicuo ventaglio di possibilità quando vuole scegliere quale font usare per scrivere al computer, semplicemente scorrendo il menu del pc. È con il digitale, infatti, che si è aperta la porta del design anche per i caratteri tipografici: i computer, molto più veloci delle macchine, sono strumenti più duttili nelle mani di quei creativi che vogliono sperimentare varianti sempre nuove. La digitalizzazione ha portato miglioramenti non solo puramente estetici, ma anche pratici: i designer hanno avuto la possibilità di rivisitare i caratteri classici per renderli adattabili ai supporti hi-tech di ultima generazione, come cellulari, smartphone e I-Pad. Nonostante la tecnologia abbia apportato in questo contesto - notevoli miglioramenti all’approccio creativo dei designer, ci sono ancora molti appassionati tradizionalisti

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che non la vedono di buon occhio: ha fatto molto discutere, infatti, la scelta di includere nella collezione MOMA il Verdana. Il font incriminato è ritenuto indegno successore del Futura (elegante carattere modernista disegnato nel 1927 da Paul Renner) e “troppo funzionale” alla visibilità sullo schermo: stampando su carta un testo in Verdana ci si accorge che i caratteri sono meno distanti - e quindi meno leggibili - di come appaiono sullo schermo. Un tradimento che i puristi della grafica - a differenza dei reponsabili del MOMA - non gli hanno ancora perdonato.

marzo ‘11 | Nuove Proposte


| Libri

_ luoghi del mistero Guida a mete insolite, inquietanti o affascinati _ di Mario Russo

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l mistero della cappella di Rosslyn, resa famosa dal “Codice da Vinci” di Dan Brown, ha degli aspetti affascinanti, ma la maggior parte del clamore che la circonda è fittizio. Inizia volutamente sfatando una leggenda, frutto di suggestioni e fantasie, il diario di viaggio di Stephen Klimczuk e Gerald Warner di Craigenmaddie, che hanno visitato luoghi a cui pochissimi hanno avuto accesso, per realizzare la “Guida ai luoghi più segreti del mondo”. Un’ottantina di destinazioni in bilico tra realtà e mistero come “l’Area 51, negli USA, al centro di speculazioni febbrili tra appassionati di UFO, la Cappella dell’Arca di Axum, in Etiopia, che si dice essere il santuario dell’Arca dell’Alleanza o quella massonica di Puskin, in Russia, luogo di incontri che segnarono la caduta degli zar e il destino dei Romanov. Stephen e Gerald sono acuti osservatori, il cui intento non è ridicolizzare o sminuire i segreti presenti in questi luoghi, bensì l’opposto. Il lettore, infatti, troverà nel libro molti più motivi per restare affascinato che per rimanere deluso. Un manuale ben documentato e raccontato, in cui rientrano molti luoghi del nostro Paese, fra cui il “Passetto del Borgo” (Roma), la “Grotta dei Beati Paoli” (Palermo), la “Porta Magica” di piazza Vittorio (Roma) e l’isola di Montercristo, dove rimane nascosto il più grande tesoro da scoprire. Il resto lo lasciamo dire agli autori che, raggiunti telematicamente, hanno risposto con piacere alle nostre domande. L’idea del libro nasce solo dal desiderio di inserirsi in un filone letterario legato al “mistero” o ha anche lo scopo di fare chiarezza su situazioni e luoghi sui quali si sono costruite tante fantasie? Viviamo in un’epoca particolarmente fertile per terremoti, frodi e falsi profeti. Negli ultimi anni c’è stata un’esplosione di interesse popolare per teorie cospiratorie, miti di templari, agnosticismo, UFO e simili. Abbiamo pensato che qualcuno dovesse mettere ordine in questo ampio spettro di temi. Ma non pensavamo che questi temi andassero trattati in maniera “dura”; in alcuni casi, infatti, le storie sono decisamente divertenti. Pensavamo che i nostri lettori meritassero il racconto dei fatti ma , allo stesso tempo, piuttosto che assumere un atteggiamento negativo nei confronti di queste frodi, abbiamo preferito far emergere i numerosi misteri degni di ulterio-

Nuove Proposte | marzo ‘11

ri studi. Ma soprattutto abbiamo voluto divertire i nostri lettori. La ricostruzione storica da voi fatta riscatta alcuni luoghi e alcune organizzazioni su cui il “Codice da Vinci” gettava molte ombre. Ma quella di Dan Brown era tutta fantasia? Nel libro spieghiamo le origini delle fantasie che fanno da background al libro di Dan Brown. Tra queste, la vicenda di un prete francese La copertina che fece una fortuna pubblicizzando sui giornali le sue Messe per le intenzioni delle persone, accettando compensi per migliaia di Messe che non celebrò mai. E tante sono le storie simili. Venendo a Dan Brown, sebbene egli scriva di aver basato il suo romanzo su fatti reali dei Savi di Sion (già di per sé una bufala colossale cucinata a dovere negli anni ’50), dell’Opus Dei e di vari segreti rituali, è realmente difficile trovare delle fondamenta storiche in quello che dice. Che tipo di rapporto vedete tra il mistero e la religione, in particolare quella cattolica? C’è una relazione essenziale tra religione e mistero. Il Cristianesimo è una fede razionale e la Chiesa sostiene che i suoi insegnamenti sono complementari alla ragione. Eppure include anche idee che vanno oltre la mente umana, riflettendo proprio le sue limitazioni nei confronti della Creazione. Quando si raggiungono questi limiti, ecco che si arriva al mistero. Il grande errore della cristianità negli ultimi 50 anni è stato proprio quello di provare a spogliarsi del mistero per entrare nel mondo. Questo ha prodotto la banalità del culto e, quando alle persone viene negato l’aspetto mistico della fede, queste si rivolgono all’occulto, nell’accezione negativa del termine. Le religioni, in senso ampio, sono ricche di simboli. La religione cattolica lo è anche dal punto di vista iconografico. Questo può essere considerato un limite o un vantaggio? Sicuramente un vantaggio. Sin dai tempi pre-Cristiani in cui i simboli del pesce, dell’alfa e dell’omega o la croce di Chi-Rho esprimevano la fede, questa è stata densa di simbolismo. Questi simboli hanno genera-

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to le liturgie, con tempi e gesti dotati di un significato antico e profondo. La chiesa Cattolica era infatti 2000 anni avanti in termini di “supporti visivi” rispetto all’odierna epoca del logo. Il simbolo contemporaneo, infatti, associato al business o all’high tech, non è altro che un richiamo ad una forma di comunicazione antica come i geroglifici. Non pensate che l’attenzione verso il mistero nasca anche dal desiderio di riempire quei del libro | simboli che, perdendo nel corso dei secoli il loro significato originario, non vengono più compresi, si sono svuotati? Viviamo un periodo di rapidi cambiamenti sociali e di disorientamento, ma è anche vero che gli standard culturali, storici, spirituali e perfino economici sono oggi molto bassi. Basti pensare a un italiano che cammini oggi affianco a grandiosi edifici adornati di simboli, effigi latine o vezzi barocchi. Potranno sembrare illeggibili e privi di senso ai più, ma per gli esperti sono invece di facile comprensione. Se a questo si aggiungono la crisi finanziaria, gli scandali politici, le disuguaglianze sociali, il collasso delle banche, le persone si sentono confuse e cominciano a chiedersi: forse la storia è controllata da forze segrete, società nascoste, che operano al di sotto della superficie? Queste preoccupazioni hanno fatto sorgere nelle persone comuni una maggiore attenzione ai temi trattati nel nostro libro. Qual è il messaggio fondamentale che il vostro libro voleva dare? E, secondo voi, ci siete riusciti? Il nostro messaggio suona così: il mondo è pieno di misteri ma quelli che attualmente stanno attirando di più l’attenzione sono fandonie. Ma avendo screditato questi falsi misteri, intendiamo anche dire che c’è un lato più costruttivo del libro. Ci sono tanti misteri intriganti, sfide, sostanza. La stessa sostanza che costruisce il libro, tanto materiale nato con l’intento di divertire e informare i lettori. Non sarebbe compito nostro dire se siamo riusciti nel nostro intento, ma la reazione al libro sembra confermarlo.


Tradizione |

_ na festa particolare Le celebrazioni in onore di Anna Perenna _ di Luigi Bernardi

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arzo festoso e fatale per Roma. Il calendario romano delle origini prevedeva appunto che Martius fosse il primo mese dell’anno: e alle Idi di marzo, il 15 del mese, in una vasta area tra Ponte Milvio e l’attuale Auditorium Parco della Musica, dove si trovano i resti di fattorie e ville databili fino al V secolo a.C., si celebrava la festa di Anna Perenna, continuata anche dopo il 153 a.C., quando l’inizio dell’anno fu spostato al primo gennaio. Il mito ci riporta due versioni su chi fosse questa persona. Una la presenta quale sorella di Didone, la sfortunata amante di Enea. Enea l’avrebbe accolta nel suo palazzo quando, fuggita da Cartagine, era approdata nel basso Lazio. La sua presenza avrebbe suscitato la gelosia di Lavinia, legata ad Enea; per sfuggire alla sua ira si sarebbe gettata nel fiume Numico, dove il dio locale la salvò trasformandola in una ninfa che prese il nome dalle “anne perenne”,

onde perenni del corso d’acqua. Secondo l’altra versione, Anna Perenna sarebbe stata una sorta di befana che distribuiva cibo alla plebe sul Monte Sacro durante la rivolta del 594 a.C. . Durante la festa la gente si incontrava per farsi gli auguri di buon anno “ad Annam Perennam sacrificatum itur ut annareperennereque commode”, come scriveva Macrobio. Gli uomini per tradizione bevevano tanti bicchieri di vino quanti anni speravano di vivere; chissà poi come ripartivano alla guida di bighe e quadrighe, anche se allora non c’era l’etilometro. Le donne, invece, si dedicavano agli spettacoli propri del popolo degli Osci, ossia “osceni”, seguiti da incontri ravvicinati con gli uomini. A questa variante poco mistica si accompagnavano voti ed offerte alla divinità. Nel 1999, durante gli scavi per un parcheggio interrato a Piazza Euclide, poco distante dai luoghi dell’antica festa romana, sono riemersi i ruderi di una fontana di forma rettangolare con iscrizioni riportanti

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Iscrizione per A.Perenna | il nome della dea Anna Perenna; ritrovati anche vari oggetti, lucerne, monete, piccole lamine con incise maledizioni, contenitori di piombo con figure antropomorfe. Reperti oggi conservati al Museo Romano presso le Terme di Diocleziano.

marzo ‘11 | Nuove Proposte


| Passeggiando

per

Roma

_ onoscere Roma Guida alle più belle piazze della Capitale _ di Carlo Franciosa

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rosegue il giro tra le piazze romane partendo da Piazza Colonna, centro degli affari e della vita cittadina, delimitata da illustri palazzi. Ponendosi con le spalle alla galleria, a destra si incontra la facciata di Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio e a sinistra Palazzo Ferraioli - già del Bufalo - e la piccola chiesa di San Bartolomeo ai Bergamaschi, fondata nel 1561 come cappella dell’annesso Ospedale dei Pazzi. Di fronte palazzo Wedekind, ornato da sedici splendide colonne provenienti da Vejo; alle spalle il palazzo della Galleria Colonna (oggi Alberto Sordi). Al centro della piazza la fontana di Giacomo della Pasta e la colonna di Marco Aurelio, ispirata alle imprese dell’imperatore romano. Sempre nella zona del centro

del Bernini, evidente reminescenza somatica del Mosè Michelangiolesco; il Nilo - simbolo dell’Africa, eseguito da Giacomo Antonio Fancelli su disegno del Bernini; il Gange - simbolo dell’Asia - scolpito da Claudio Paussin nel 1651; il Rio della Plata - simbolo dell’America - lavorato da Francesco Basatta. Questi fiumi che scorrono nelle più disparate zone del mondo volevano rappresentare l’universalità del Cristianesimo. Di fronte alla fontana la chiesa di Sant’Agnese in Agone del Borromini. Accanto c’è il palazzo Pamphili, opera di Girolamo Rainaldi, oggi proprietà e sede dell’Ambasciata del Brasile. Ai lati della piazza ci sono altre due fontane. In fondo alla piazza (lato Corso Vittorio Emanuele II) ci sono due noti edifici: palazzo Massimo e

Piazza S.Pietro | cittadino, c’è Piazza Navona, splendida, armoniosa, barocca, delimitata dagli edifici eretti sui resti dello Stadio Domiziano, del quale conserva la forma e le dimensioni. Al centro vi è la fontana dei Quattro Fiumi, insigne monumento barocco di Gianlorenzo Bernini. Sulla scogliera siedono le personificazioni del quattro fiumi: il Danubio simbolo dell’Europa - scolpito nel 1650 da Antonio Roggi su disegno

Nuove Proposte | marzo ‘11

palazzo Braschi, quest’ultimo molto noto al tempo del fascismo e oggi museo di Roma. I giorni che precedono la festa dell’Epifania, vi si svolge il tradizionale mercato di dolci e giocattoli. Un’altra piazza romana di grande bellezza è Piazza Bocca della Verità, uno dei luoghi più pittoreschi di Roma, corrispondente al campo Boario. Vi si trovano il tempio det-

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to della Fontana Virile, esempio di architettura greco-italica, eretto intorno al 100 a.C. e il tempio di Vesta eretto in età augustea. In fondo alla piazza sorge la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, costruita nel XI secolo sopra parte di un grandioso edificio a portici. La chiesa fu poi data ai greci che si stabilirono lungo il Tevere. La facciata è settecentesca, il campanile del secolo XII e nel portico della chiesa si trova la famosa Bocca della Verità. Infine, la meraviglia della Capitale, di sicuro la Piazza più nota: San Pietro. Una delle più belle e vaste del mondo, deve a Gianlorenzo Bernini la realizzazione del meraviglioso colonnato. L’obelisco - fatto collocare al centro della piazza da Papa Sisto V - è uno di quelli egiziani trasportato a Roma al tempo

Bocca della Verità | di Caligola. La basilica di San Pietro vanta tra i suoi architetti, oltre che Michelangelo, anche Bramante, i Sangallo, Raffaello, Peruzzi, Brunelleschi, Maderno, Della Porta, Fontana, Manzù e Messina. Le piazze di Roma sono tantissime, attraverso le pagine di Nuove Proposte ne abbiamo nominato solo una minima parte: il consiglio è di visitarle tutte di persona!


Misteri Romani |

_ pettri dei tempi La Roma delle tenebre tra storia e leggenda _ di Luigi Bernardi

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n una sera d’autunno, se vi capita, indugiate in Piazza Sant’Apollonia, a Trastevere. Magari aspettate che l’oscurità cali fitta, cenando e bevendo qualche bicchiere di vino in una delle trattorie che affollano il quartiere. Se si sarà creata l’atmosfera giusta, forse potrete intravedere l’ombra di una suora vestita di nero che in tutta fretta cammina verso il Tevere e Ponte Garibaldi. Se la seguite, vi condurrà fino in Piazza di Spagna, dove sparirà all’improvviso, mentre una voce maschile accompagnata da un ghigno satanico vi agghiaccerà d’un tratto con un grido

Piazza Sant’Apollonia |

Il Pantheon | “Lorenza!”. Quella figura femminile è lo spirito inquieto di Lorenza Feliciani perseguitato dal marito tradito, che lei fece arrestare - stanca di essere segregata in casa e plagiata - con l’accusa di stregoneria e di arti diaboliche. Era il 27 dicembre 1789 e Cagliostro, lo sposo infelice, finì nelle prigioni di Castel Sant’Angelo e poi nella Rocca di San Leo, nel Montefeltro. Lorenza, invece, fu rinchiusa nel monastero dell’Oliva in piazza Sant’Apollonia e di lei si perse ogni traccia. Esistono, comunque, anche fantasmi più potenti. Sembra che dobbiamo a uno spettro

la chiesa di Santa Maria del Popolo, che diede poi il nome a Piazza del Popolo. Era l’anima dannata di Nerone. Quando il perfido tiranno morì, nel 68 d.C., la sua memoria fu giudicata così nefasta che non si volle seppellirlo nel mausoleo di Augusto, destinato ad accogliere gli imperatori: fu perciò inumato nel sepolcro dei Flavi Domizi, cioè della sua famiglia, sulla Flaminia (che allora iniziava dal Campidoglio, o meglio, dal Foro Romano, come tutte le strade che si diramano da Roma e il suo primo tratto corrispondeva all’attuale via del Corso, che termi-

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na appunto in Piazza del Popolo). A quanto pare nel Medioevo l’ombra di Nerone continuava ad aggirarsi nei dintorni. Per esorcizzare quello spirito perverso, nel 1099 papa Pasquale II fece erigere sul luogo della tomba una cappella, poi trasformata in chiesa tra il Duecento e il Quattrocento. L’attuale altare poggerebbe sul sito della cappella e del sepolcro. “Cristo ppe le case e ddiavolo ppe li tetti”, dice un vecchio proverbio romanesco, e i Padri della Chiesa sostenevano che gli antichi dei erano diavoli travestiti che ancora si aggiravano per l’Urbe. Ne costituì una prova clamorosa ciò che avvenne il 13 maggio 609, quando Bonifacio IV consacrò a Santa Maria ad Martyres - dopo che vi erano stati portati ventotto carri di ossa di martiri - il Pantheon, tempio pagano ottenuto in donazione dall’imperatore Foca. Durante la cerimonia, mentre i preti salmodiavano e sfilavano in processione e il papa aspergeva di acqua santa le pareti, gli dei-diavoli ancora presenti nella vasta sala a cupola si sentirono irrimediabilmente stanati e, alle prime note del “Gloria”, fuggirono verso l’altro in gran trambusto, accalcandosi nel pertugio che si apre al centro della cupola e comunica con il cielo. Ma Roma è ricca di tanti altri misteri e personaggi spettrali, scopriteli nel numero di aprile.

marzo ‘11 | Nuove Proposte


| Libri

_“ oma. Musei Vaticani” La collezione pontificia rivive in un volume della Treccani _ di Iwona Grzesiukiewicz

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i recente è stata pubblicata un’interessante opera edita dall’Istituto della Enciclopedia Italiana e intitolata “Roma. Musei Vaticani”. Con questo lavoro l’istituto Treccani ha voluto dare inizio ad un

I Musei Vaticani | viaggio attraverso le magnificenze di Roma partendo proprio dai Musei Vaticani. Si tratta infatti di una delle più famose istituzioni culturali della Capitale, conosciuta ovunque per i capolavori che i Pontefici romani hanno nel tempo commissionato, raccolto e preservato

Nuove Proposte | marzo ‘11

nelle sue sale. “Roma. Musei Vaticani”, la cui direzione scientifica è di Antonio Paolucci, Direttore dei Musei stessi, non vuole essere né una guida né un catalogo, bensì un utile strumento di conoscenza e di accesso alla ricchezza e alla varietà delle collezioni pontificie. Lo straordinario repertorio iconografico presente nel testo è volto a promuovere la conoscenza di capolavori di diverse epoche e regioni, più o meno noti, e documenta importanti restauri, tra cui quello della Cappella Sistina e quello più recente – di cui l’Enciclopedia Italiana è la prima a fornire documentazione – della Cappella Paolina. Nella prima parte di “Roma. Musei Vaticani” viene data testimonianza della grande statuaria greca e romana del Museo PioClementino e del Museo Gregoriano Profano, del Museo Chiaramonti con la Galleria Lapidaria, del Museo Egizio e di quello Etrusco, delle Arti Decorative presenti nei Musei, delle raccolte del Museo Missionario Etnologico, fino ad arrivare alla sezione dedicata ai mezzi di trasporto pontifici. Nel secondo volume è essenzialmente protagonista la pittura: quella della Pinacoteca,

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delle Cappelle Sistina e Paolina di Michelangelo, della Cappella Niccolina del Beato Angelico, dell’Appartamento Borgia decorato dal Pinturicchio, delle Stanze e delle Logge di Raffaello e della sua Scuola, fino alla Collezione di Arte Religiosa Moderna. Tale completezza e qualità delle descrizioni consentono al lettore uno straordinario viaggio attraverso un luogo che conserva uno dei patrimoni artistici e culturali più preziosi dell’umanità. L’opera, oltre che per il valore dei contenuti, si distingue per una sontuosa veste editoriale, frutto dell’equilibrata fusione tra avanzata tecnologia e fine artigianato. Sono intervenuti alla presentazione, che si è svolta lo scorso gennaio presso la Sala Raffaello dei Musei Vaticani, S.E.R. Cardinale Giovanni Lajalo, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, Giuliano Amato, Presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani e Direttore scientifico dell’opera, Tullio Gregory, direttore del XXI Secolo-Treccani e Massimo Bray, Direttore editoriale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana.


Artisti |

_ n olandese in Italia Gaspare Vanvitelli, pittore del vedutismo _ di Luciana Zanuccoli

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nnamorato dell’Italia e soprattutto di Roma, italianizzò il suo nome in Gaspare Vanvitelli, il pittore olandese del quale si trovano molte opere in numerosi musei e collezioni. Nacque in Olanda nel 1652, precisamente ad Amersfoort, cittadina ancor oggi assai interessante, Gaspar van Wittel e partì per l’Italia appena ventenne. Affascinato dalla bellezza, la storia, l’archeologia e forse anche dal clima, non ritornò più nel suo paese. Viaggiatore instancabile, oltre a dipingere innumerevoli vedute di Roma e del Lazio, si recò a Napoli e soggiornò a Firenze, Bologna, Venezia e in molti centri minori del Veneto e della Lombardia, come testimoniano cronache del tempo. Di città, villaggi, campagne ha lasciato vedute smaglianti di colore, ricche di poesia, evocanti un’atmosfera che sembra ancora viva. Le sue opere sono preziose anche perché rappresentano strade, edifici, piazze, panorami ancor oggi esistenti, spesso mutati e, a volte, completamente scomparsi. Interessanti i dipinti che rappresentano scene

di vita quotidiana riprese dal vivo, come si può dedurre dalla loro precisione che, per noi, sono oggi rivelatrici di abitudini, tradizioni, atteggiamenti di quel tempo. La natura olandese dell’artista si rivela anche nell’elegante precisione con la quale ritrae certi particolari, quali l’amoroso incontro di due cani in una vasta piazza, i passi incerti del bambino che, guidato dalla mamma, comincia a camminare, gli eleganti cavalli che tirano una lussuriosa carrozza, i pacifici buoi che trainano un carro. Vanvitelli fu molto apprezzato in vita da prelati e aristocratici, quali i principi Colonna, che furono fra i suoi più autorevoli committenti. Ebbe persino l’onore di essere nominato Accademico di S. Luca, ciò che spettava solo agli artisti più apprezzati e conosciuti. Quale iniziatore di quella tendenza artistica che fu chiamata “Vedutismo”, in quanto impegnata soprattutto a ritrarre vedute di urbanistica e di architettura da molteplici punti di vista, Vanvitelli fece uso di strumenti ottici quali la camera oscura. Questo metodo era già stato usato in Olanda dal pittore Vermeer van Delft, ancor oggi apprezzato come uno dei massimi

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Un’ opera di Vanvitelli | artisti dell’epoca. Il nome Vanvitelli si diffuse molto in Italia, soprattutto per suo figlio Luigi. Architetto di grandissimo valore, fu prediletto dal re di Napoli, Carlo terzo di Borbone, per il quale, fra l’altro, edificò la Reggia di Caserta raggiungendo una fama che in un certo senso mise nell’ombra quella di suo padre. In Olanda pochissimo sono ricordati questi grandi creatori. Verrebbe la tentazione di malignare che ci sia un po’ di irritazione per il fatto che non abbiano concorso alla rinomanza del loro paese d’origine.

marzo ‘11 | Nuove Proposte


| Business

_ o Green!

150.000 posti dalle fonti rinnovabili _ di Andrea Vitale

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ei prossimi dieci anni le energie rinnovabili potrebbero portare in Italia circa 150.000 nuovi posti di lavoro. La stima arriva dal dossier “Energia e lavoro sostenibile” dell’Osservatorio Energia e Innovazione dell’Ires-Cgil. Attualmente in Italia l’occupazione nel settore delle fonti rinnovabili è, secondo gli esperti dell’Ires, di poco superiore alle 100.000 unità, tra posti diretti e indiretti. I settori green più importanti sono il comparto biomasse con circa 25.000 occupati, l’eolico con circa 10.000 addetti e il solare fotovoltaico con circa 5.700 lavoratori, mentre il resto dell’occupazione verde si distribuisce tra il geotermico, il solare termico, il mini-idro e le altre forme minori di produzione di energia da fonti rinnovabili che impiegano, tra addetti diretti e indiretti, circa 50.000 lavoratori. Il focus dell’Ires guarda poi al futuro. Analizzando diversi studi realizzati sia da osservatori nazionali che internazionali, emergono interessanti possibilità di sviluppo del comparto delle energie rinnovabili. Che,

Nuove Proposte | marzo ‘11

nell’ipotesi di massimo sviluppo delle potenzialità, porterebbero l’occupazione italiana lorda nel settore a raggiungere entro il 2020 le 250.000 unità, con un ruolo centrale per le biomasse, il fotovoltaico e l’eolico. Tutto dipende da come la politica si posizionerà di fronte agli scenari energetici futuri e quali scelte diventeranno prioritarie e ritenute degne di essere sostenute economicamente. Dipenderà anche dalla capacità delle nostre imprese di rispondere alla sfida, di promuovere ricerca e sviluppo e di essere pronte all’innovazione verde. Importante sarà inoltre anche la cooperazione tra pubblico e privato. Se si scommetterà davvero su efficienza energetica e fonti rinnovabili, i numeri presentati nello studio Cgil potrebbero, non solo essere raggiunti, ma addirittura superati in un decennio. Sempre secondo il dossier, il potenziamento delle rinnovabili avrebbe poi l’effetto di spiazzare i comparti tradizionali di produzione d’energia, con un effetto netto sull’occupazione totale inferiore, seppure in crescita, di

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quello che si registrerebbe nelle rinnovabili. In questo caso il dato oscilla fra le 53.000 e le 97.500 unità complessive. Non va poi dimenticato che direttive e finanziamenti a favore della green economy sono tra i nuovi cardini delle politiche comunitarie.


Bandi |

_ a creatività premia Bandi per artigiani e tecnologi _ di Priscilla Rucco Buzzantro

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argo alle idee creative e ad alto potenziale tecnologico. Sono infatti in arrivo due bandi di gara per chi intende coniugare business e originalità.

Il primo, promosso dalla Provincia di Roma, e gestito dal Dipartimento XII mira a promuovere il legame tra “Innovazione e Impresa” attraverso la figura dei “Promotori tecnologici per l’innovazione “. Il bando, giunto alla seconda edizione, prevede uno stanziamento complessivo di 150.000 euro da distribuire tra 7 progetti innovativi, sviluppati - ap-

punto - attraverso il lavoro sinergico tra impresa e promotore tecnologico. Questo ultimo deve essere un ricercatore, dottorando o dottore di ricerca che, in caso di aggiudicazione del bando, beneficerà di un contratto per la realizzazione del progetto. I progetti presentati dovranno favorire non solo l’innovazione ma anche la collaborazione lavorativa tra imprese e centri di ricerca. Il promotore tecnologico dovrà quindi sviluppare e semplificare la richiesta di una determinata impresa (piccola o grande che sia)  in campo tecnologico. Il bando scade il prossimo 11 marzo. Altrettanto creativo il concorso dedicato all’ artigianato artistico e indetto dalla Regione Lazio per tutelare e per accrescere la valorizzazione e lo sviluppo dell’artigianato come patrimonio storico e culturale. Gli ipotetici beneficiari, ossia le imprese artigiane, potranno utilizzare solo in minima parte l’ausilio di pochi e semplici macchinari durante la fase di realizzazione delle loro lavorazioni artistiche e tradizionali; puntando invece sul lavoro

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artigiano e su tecniche manuali tramandate di generazione in generazione. I servizi offerti per tutte le imprese ammesse al finanziamento saranno l’inserimento nel portale dell’artigianato della Regione, appositamente creato per l’occasione, e nell’ itinerario “la strada dell’ artigianato artistico e tradizionale del Lazio”. Per le imprese maggiormente meritevoli, inoltre, vi sarà l’inserimento in un catalogo prodotto in due lingue (per il mercato nazionale ed estero) e 500 brochure illustrative per ogni impresa. Per partecipare al corso i richiedenti devono essere iscritti all’ Albo degli artigiani e presentare la domanda entro il 15 marzo 2011. In bocca al lupo a tutti i partecipanti!

marzo ‘11 | Nuove Proposte


| Tech

_ assi da gigante La robotica e le protesi di ultima generazione _ di Priscilla Rucco Buzzantro a robotica, in campo medico, grazie alle invenzioni di ultima generazione, ha aiutato numerosi pazienti nella riabilitazione da gravi traumi, basti pensare alle protesi delle gambe o delle braccia. Le protesi tradizionali, dotate di molle, richiedono un grande dispendio di fatica da parte di chi le indossa (pari al 40% di energia in più rispetto ad un individuo sano); per quanto concerne le gambe è stata inventata una protesi alimentata che fa risparmiare ai pazienti fino al 20% di energia fisica, permettendo, così, più libertà di movimento. Un trapianto può purtroppo avere delle gravi problematiche. Particolarmen-

per gli adulti, e totale per i bambini; in entrambi casi è in day hospital e già più di 2 mila pazienti si sono sottoposti all’intervento con successo; in questa maniera le problematiche derivate dal rigetto post operatorio sono aggirate. Per rendere sempre più efficienti le protesi robotiche, inoltre, si stanno studiando dei metodi innovativi, quali lo sviluppo delle connessioni a fibra ottica tra protesi robotiche e il tessuto nervoso umano; infatti le protesi attualmente utilizzate devono essere unite ad altre parti del corpo per poter funzionare, mentre la fibra ottica sarebbe collega-

te problematico è quello della cornea e per evitarlo, dal 2010, la Harvard Medical School, ha creato delle protesi al titanio e polimetilmetacrilato. L’intervento non dura più di 75 minuti e viene effettuato in anestesia locale,

ta al tessuto nervoso, quindi la risposta della protesi col comando del cervello sarebbe immediata e da qui la speranza che, molto presto, persone con lesioni spinali, costrette su una sedia a rotelle, possano camminare, così come possano

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Nuove Proposte | marzo ‘11

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Protesi robot | migliorare persone con problemi neurologici, quali il tremore in una o più parti del corpo. L’ idea che ricercatori e scienziati stanno cercando di mettere in pratica sarebbe quindi quella di risanare la colonna vertebrale a seguito di una lesione spinale. Questo è quanto afferma l’ingegnere Marc Christenses, anche se i costi degli studi sono molto esosi. Ma i medici possono contare sul sostegno economico

dell’ agenzia militare “DARPA”, con la speranza di poter fornire a tutti i soldati che hanno dovuto subire amputazioni (dal 2003 al 2009 si parla di oltre 40 mila militari) una soluzione concreta.


Tech |

_ ecnologia “di contatto” I nuovi telefoni NFC

_ di Emilio Migliore Priscilla Rucco Buzzantro

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na nuova tecnologia, che consente un nuovo modo di comunicare tra apparecchi elettronici è la NFC (in inglese Near Field Communication, traducibile in italiano come “comunicazione campo a campo”). Questa rivoluzionaria tecnologia, sviluppata da Philips e Sony, consente una comunicazione a due direzioni tra apparecchi elettronici, cosicché, se gli apparecchi vengono posti alla distanza di 4 cm possono comunicare inviando e ricevendo informazioni. Attorno alla NFC è nata un’associazione di aziende che ha come obiettivo quello di standardizzare (cioè rendere omogenea

e fruibile da tutti) e implementare la tecnologia stessa. Le aziende che operano con l’NFC sono distinte in tre categorie: sponsor, principal members e others. Le sue possibili applicazioni sono davvero molteplici. Ad esempio, quante volte avremmo voluto evitare la fila ad un concerto o ad un museo? Con la nuova tecnologia di comunicazione per cellulari NFC

tutto questo - e molto di più - sarà ben presto realtà. I telefoni di nuova generazione (rigorosamente con NFC integrato) consentiranno infatti lo scaricamento e pagamento su dispositivi portatili, attraverso computer o chioschi elettronici abilitati, di giochi, file MP3, video, software; ma anche tutta una serie di servizi di prenotazione e pagamento di importanti servizi quali permanenza in albergo, ingressi a cinema, teatri, stadi, viaggi in treno o aereo, ricevendo - sempre mediante il contatto campo a campo - alcune informazioni addizionali. L’NFC, inoltre, sta trovando impiego nel settore del cosiddetto micropayment, la cui applicazione principe è sicuramente rappresentata dalla possibilità di acquisto di bigliettazione elettronica per il trasporto pubblico.

Ma la tecnologia “campo a campo” sta mostrando una grande spendibilità anche nel settore dell’entertainment, consentendo, ad esempio, il trasferimento e visualizzazione di fotografie da una macchina fotografica o telefono cellulare NFC a un chiosco elettronico, televisione, computer per la visione o la stampa così come il trasferimento facilitato di file o messa in rete fra sistemi wireless. A breve la tecnologia NFC verrà

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Telefono FNC |

integrata direttamente nelle sim degli operatori telefonici; infatti con questa nuova tecnica si potranno avere integrazioni delle carte di credito o di prepagate sostituendo così la necessità di aver soldi contanti; basterà salvare le informazioni dell’utente sulla personale utenza telefonica (con la possibilità di attivare pin per mantenere un alto livello di sicurezza) e passare poi il cellulare a pochi cm da un terminale preposto al servizio.

marzo ‘11 | Nuove Proposte


| Moda

_ simmetrie e tanto pizzo Voglia di osare nella bella stagione _ di Priscilla Rucco Buzzantro rasparenze assolutamente glamour per la moda estiva 2011, arricchita da pizzo e merletti per rendere i

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capi unici e ricercati, a volte leggermente eccentrici per la vita quotidiana e improbabili al di fuori delle passerelle di moda. Ma, sicuramente, “copiando” idee qua e là, possiamo sicuramente sfruttare qualche dettaglio vezzoso da abbinare, però, con i giusti accorgimenti. Ad esempio, le proposte dello stilista Valentino per le scarpe in pvc e pizzo, che rendono il tessuto resistente all’acqua, ma non comodissimo “grazie” al vertiginoso tacco non inferiore ad 8/9 cm più un plateau di ulteriori 3/6cm, possono essere bypassate da un tacco medio o dalle ballerine proposte da numerose case di moda,

Nuove Proposte | marzo ‘11

rallegrate da applicazioni di ogni genere. Va detto, se siete amanti dell’eleganza in trasparenze, dovete sapere che per l’estate 2011 non c’è trippa per gatti: lo stile classico e raffinato del merletto, a volte eccessivamente sobrio, viene infatti portato all’esasperazione e arricchito con i materiali più stravaganti, come la plastica dei bracciali Sportmax, che intrappola e riproduce pizzi tra stoffe. Insomma nella prossima stagione l’arte degli stilisti prende forma plasmando dai bracciali alla biancheria un look che fa fashion, osando decisamente troppo talvolta. E la proposta per questa primavera/estate non risparmia nemmeno gli uomini che, sotto i tristi completi gessati o agli sportivi jeans, dovrebbero indossare slip o boxer di tessuti leggerissimi ma molto lavorati. Per le donne invece lo stile settecentesco la fa da padrone: pizzo con il raso, baby-doll e reggicalze, per lo più di colore nero, che diano un effetto dubbio del tipo “c’è ma non si vede”. Completi di pizzo S. Gallo e macramè dai toni tenui anche per Benetton che, per la collezione primavera estate, abbandona lo stile “united colours” per gettarsi nel tentativo di abbinare romantici merletti a tessuti stravaganti come il denim. Per quanto concerne l’abbigliamento, lo stile di Alberta Ferretti, con la sua donna un po’ hippie e molto figlia dei fiori, dà vita a lunghissimi abiti in pizzo ricamato, leggeri e impalpabili. Non possono poi mancare le trasparenze “tattiche”, che lasciano intravedere intimo come culotte e top leggeri, abbinati a sandali bassissimi e immensi cappelli in paglia. Per la sera il nero non la fa più da padrone e lascia spazio a colori energici e scintillanti, dal turchese al verde petrolio. Maglie monospalla, tessuti floreali, stampe geometriche e tagli asimmetrici arricchiti da dettagli intramontabili definiscono l’arrivo della bella stagione sinonimo di rinnovamento e voglia di osare.

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Solidarietà |

_ iutare il Tibet Un Gesto, Un Sorriso per i bambini _ di Anna Rita Scheri

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l Tibetan Children’s Village, con 16.726 bambini sotto la sua cura, è nato quarantanove anni fa ed è diventato oggi una fiorente comunità educativa integrata per bambini orfani e per i figli di nomadi profughi tibetani. Sono centinaia quelli che fuggono dal Tibet ogni anno e il Villaggio ha filiali in India e si estende dal Ladakh del nord al Bylakuppe del Sud. Sopravvive grazie alla buona volontà delle migliaia di donatori e amici in tutto il mondo, tra cui l’Associazione Italian Amala Onlus, che l’hanno sostenuto attraverso tutti questi anni con ampi sforzi per migliorare continuamente la vita dei bambini, superando le tante carenze del Villaggio avute in passato. La strada però è ancora lunga da percorrere per raggiungere ampi scopi e l’obiettivo di fornire ai bambini le risorse necessarie e le opportunità per sviluppare al meglio le loro capacità. Anche il Dalai Lama nel suo messaggio per il 35° anniversario ha detto: “La direzione futura del

nostro programma sarà in materia di perfezionamento negli studi specializzati per soddisfare le esigenze delle risorse umane della comunità durante il nostro periodo di esilio e soprattutto quando arriverà il momento per noi di tornare nella nostra patria“. La solidarietà per il Tibetan Children’s Village di Leh è sbarcata anche a Roma, dove il 5 febbraio, presso le Officine Farneto sui Monti della Farnesina, si è svolto l’evento “Un Gesto, Un sorriso”, che ha ospitato oltre duecento persone desiderose di condividere l’importante impegno portato avanti da Italian Amala Onlus, associazione che, appunto, da anni rivolge tutte le sue energie all’aiuto e al sostegno di queste migliaia di bambini orfani e figli di profughi tibetani. L’evento, completamente gratuito, è stato realizzato da GLAM adv, agenzia pubblicitaria di Roma che, grazie alla preziosa collaborazione di Pegaso, IT Risorse, I Viaggi del Perigeo e Ciuffa Editore, e al tocco creativo di Aesperta Group catering, ha trasformato

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tale iniziativa in un incontro difficile da dimenticare. La serata è stata inaugurata dalla toccante mostra fotografica “I volti del futuro”, un percorso visivo ed emotivo tracciato negli sguardi, sorrisi, volti e luoghi che vivono nell’infanzia tibetana, fatta di difficoltà ma anche di dignità e di speranza nel futuro. Durante la serata piena di emozioni, il discorso del Presidente di Italian Amala, Giancarlo Morandi, ha raggiunto con intensità i cuori dei partecipanti e gli obiettivi prefissati, con circa cinquanta adozioni e moltissime donazioni effettuate. Un successo e un sorriso in più per il futuro del Tibet.

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| Cucina

_ na ricetta segreta La sacher contesa _ di Rosalba Abozzi

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a glassa di cioccolato fondente che la ricopre nasconde una ricetta ancora tenuta segreta. La sacher, squisito dolce tipico dell’Austria, nacque nel lontano 1832; periodo in cui Vienna era capitale dell’Impero Asburgico. La leggenda la vuole legata ad una richiesta del ministro Metternich ad un suo chef per degli ospiti di riguardo venuti da lontano. Come dire: cioccolato e Realpolitik. Sembra che l’aiuto chef, Franz Sacher - per l’appunto - trovandosi a risolvere l’incarico da solo in quanto il suo superiore era ammalato, in-

ventò un dolce unico nel suo genere, grazie al particolare contrasto tra la dolcissima glassa al cacao e l’acidula marmellata di albicocche. Nel corso degli anni nacque una disputa legale tra l’albergo Sacher e il pasticcere Demel, che aveva acquistato dal nipote di Franz il sigillo originale della torta, per chi dovesse scrivere il nome sulla torta. Dopo tanti anni ancora oggi la ricetta è gelosamente custodita dalla pasticceria dell’hotel Sacher di Vienna. Ma bisogna riconoscere che anche la versione di Demel è un piacere per il palato.

Ricetta

Torta Sacher La ricetta è stata gentilmente fornita dallo chef Andrea della bisteccheria Vaca Linda Ingredienti per la pasta: 200 g di burro 120 g di farina 280 g di cioccolata fondente di qualità 200 g di zucchero 8 uova + 2 albumi per il ripieno: marmellata di albicocche per la glassa: 200 g di zucchero 200 g di cioccolato fondente di qualità 2 dl di acqua Scaldare in una casseruola a bagnomaria il cioccolato in modo di ammorbidirlo. Lavorare in una ciotola il burro con 100 g di zucchero e, una volta che il composto è diventato cremoso, unirvi i tuorli e mescolare bene. Aggiungere con delicatezza gli albumi montati a neve, la farina e infine la cioccolata ammorbidita precedentemente, con lo zucchero rimanente. Versare il composto in una teglia imburrata e infarinata e fare cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi. Dopo circa 40-50 minuti controllare con uno stecchino se il dolce è cotto, in questo caso lo stecchino sarà asciutto. Togliere la torta dal forno e lasciarla raffreddare anche una notte. Adagiarla sopra un piatto, tagliarla a metà in modo da poterla farcire con la marmellata. Riunire in una piccola casseruola gli ingredienti della glassa e fonderli a bagnomaria. Lasciare intiepidire quindi, servendosi di una spatola, spalmare la glassa di cioccolato sopra la torta. Buon Appetito!

Nuove Proposte | marzo ‘11

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Sport |

_ ormula 1

Formula 1, emozioni e rimpianti nell’abitacolo di una monoposto.

_ di Riccardo Borgia Andrea Vitale l 13 marzo 2011 prenderà il via la 62ª stagione della classe regina della Federazione Internazionale dell’Automobile, la Formula 1. Questo sport, negli anni, ha subito un’evoluzione esponenziale, che ha portato a modifiche radicali delle monoposto. Il lavoro dei migliori ingegneri in campo automo-

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gli stessi dell’anno precedente salvo qualche ridenominazione interna, come ad esempio “Renault F1 Team” diventato “Lotus Renault GP”. Parlando dei piloti, non ci sono stati sostanziali cambiamenti, poiché solo alcuni team minori hanno deciso di cambiare “driver”. Le vere innovazioni sono state apportate sul piano tecnico, per adat-

la corsa, invece, saranno considerati legali. In futuro sicuramente vedremo altri cambiamenti sostanziali, per ora godiamoci questa stagione sperando che possa essere emozionante come quella dell’anno precedente e più fruttuosa per i team italiani.

I favoriti del mondiale 2011

bilistico ha permesso cambiamenti aerodinamici, come alettoni e prese d’aria, che, insieme al potenziamento dei motori, hanno permesso un aumento della velocità di punta. Innumerevoli sono stati anche i miglioramenti apportati alla struttura della macchina in campo di sicurezza, per garantire l’incolumità del pilota durante eventuali incidenti. Le innovazioni tecniche hanno portato alla scoperta e crescita di nuovi talenti che con il tempo sono entrati nell’albo d’oro della F1. Di questi possiamo ricordare il più titolato, il tedesco Michael Schumacher, con i suoi 7 campionati mondiali vinti nel giro di 16 anni di carriera. Non meno importanti, il compianto Ayrton Senna, Alain Prost, Damon Hill, Mika Häkkinen. Ma tornando alla stagione 2011, sarà composta da venti gare, numero massimo di gran premi mai disputati nella storia di questa branca dell’automobilismo. I team che prenderanno parte a questa competizione saranno

tare le nuove monoposto al regolamento 2011. Quest’anno, infatti, sarà reintrodotto l’uso del KERS, sistema che permette il recupero e il riutilizzo dell’energia cinetica persa in frenata. Le vetture, inoltre, non potranno più disporre del doppio diffusore, importante componente aerodinamico che permette una maggiore aderenza. Importanti cambiamenti estetici sono stati apportati nella parte posteriore delle monoposto, come conseguenza del divieto di utilizzo dell’F-duct, condotto aerodinamico che permetteva lo stallo dell’alettone. Per quanto riguarda gli pneumatici, Pirelli assumerà il ruolo di fornitore unico, dopo l’abbandono di Bridgestone per motivi economici. Il regolamento tecnico prevede inoltre la reintroduzione della regola del 107%, secondo la quale qualsiasi pilota che non si qualifichi con un tempo minore del 107% di quello del “poleman” non potrà partecipare alla gara. Gli ordini di scuderia durante

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Per la stagione 2011 i bookmaker preannunciano una lotta molto intensa per il titolo piloti. I principali candidati sono il deluso bicampione del mondo Fernando Alonso e il neoiridato Sebastian Vettel, considerato la scorsa stagione l’erede di Schumacher. Alle loro spalle si piazzano gli ex campioni Lewis Hamilton e Jenson Button, alfieri McLaren, lo sfortunato Mark Webber e i piloti Mercedes Michael Schumacher (7 volte campione del mondo, criticato nella scorsa stagione) e Nico Rosberg (giovane talento, figlio del campione Keke Rosberg). Parlando delle scuderie in gioco, è favorito il team Red Bull Racing, diretto da Chris Horner. A breve distanza troviamo la Scuderia Ferrari capeggiata da Stefano Domenicali. Seguono i team Mercedes, McLaren e Lotus Renault, gestiti rispettivamente da Ross Brawn & Norbert Haug, Martin Whitmarsh e Éric Boullier. Che il campionato abbia inizio!

marzo ‘11 | Nuove Proposte


| Fuoriporta

_ sini sindaci

Nona edizione del palio dei somari di Amatrice _ di Mario Russo

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na tradizione che si ripete, ormai, da diversi anni. La data stabilita per quest’anno è il 27 marzo. Ancora una volta i somari correranno per la strade di Amatrice contendendosi il palio. Si tratta di una corsa burlesca che

il nome del sindaco corrispondente. La manifestazione inizia con un suggestivo corteo storico di oltre 500 figuranti che attraversando il Corso raggiunge il campo di gara, il Somarodromo. È qui che, dopo la lettura del giuramento e la benedizione dei somari, prende il via la corsa. Una grande ironia accompagna l’ultimo arrivato che, come oggetto di scherno, riceve in premio il temuto campanaccio. Intanto una giuria, composta dai sindaci, quelli veri, elegge

Gli asini sindaci | tende a rivalutare, anche se in maniera goliardica, l’importanza e la duttilità del somaro nelle zone montane e favorirne la reintroduzione sia nell’agricoltura che nell’industria boschiva. L’evento consiste in una vera e propria gara in sella all’asino a cui partecipano i comuni limitrofi o storicamente amici di Amatrice, che intervengono rigorosamente in abiti storici. La particolarità dell’evento sta nel fatto che ogni animale, in rappresentanza della Pro-Loco del comune in gara, porta

Nuove Proposte | marzo ‘11

la Dama del Palio. Si suda, si compete e ci si arrabbia, ma alla fine la bruschetta di Casaprota e il polentone di Castel di Tora, offerti presso gli stand appositamente allestiti, mettono d’accordo tutti, vinti e vincitori. Posta in una conca verdeggiante Amatrice è incastonata tra quattro regioni: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. I rilievi che la circondano sono costituiti, per lo più, da rocce poco permeabili che permettono il formarsi di un gran numero di

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sorgenti perenni. Le acque sorgive, scendono verso valle con un continuo susseguirsi di salti di roccia, formando, tra i 1300 e i 1600 metri di altitudine, cascate con dislivelli anche di 70-80 metri che, spettacolari in primavera per la portata d’acqua dovuta al disgelo, assumono toni magici in inverno per l’abbondante ghiaccio che vi si forma. In questa conca la natura incontaminata si coniuga in maniera perfetta con i sapori genuini e le tradizioni popolari di una cittadina le cui origini si perdono in epoca pre-romana. La zona di Amatrice, infatti, fu abitata dall’uomo fin dall’età preistorica. La vicinanza poi al tracciato dell’antica via Salaria ne favorì l’insediamento romano, alla cui epoca risalgono i resti di edifici e tombe rinvenuti in diversi punti del territorio. Per secoli parte del territorio del Regno di Napoli è stata anche sotto il dominio di un ramo degli Orsini e dei Medici di Firenze. Con l’unità d’Italia Amatrice fu inserita nell’Abruzzo aquilano (Abruzzo Ulteriore), e solo nel 1927, con la creazione della provincia di Rieti, la città entrò a far parte dell’alto Lazio. L’aspetto attuale di Amatrice risale direttamente alla pianta regolare attribuita tradizionalmente a Nicola Filotesio, detto Cola dell’Amatrice, il quale l’avrebbe disegnata dopo le distruzioni del 1529. Nel tessuto urbano spiccano la Torre civica risalente al XIII secolo e le torri campanarie della chiesa di Sant’Agostino. Tra i mille sapori di questa terra sono divenuti celebri gli spaghetti all’amatriciana, uno dei piatti italiani più famosi al mondo. Nei menù di molti ristoranti si trovano due diverse ricette di questa specialità: la tradizionale, detta comunemente anche grigia, con solo guanciale e pecorino, e quella con la salsa di pomodoro. Amatrice tuttavia deve la sua gloria gastronomica ad una tradizione antica, tanto profonda da farla diventare la città dei cuochi dei Papi. Elemento fondante della sua scuola erano e sono le qualità dei suoi elementi primari. Insieme al guanciale e al pecorino, che si fondono insieme nella tradizione pastorizia, allevamenti di carne suina, bovina ed ovina sono, infatti, ancora la fonte di sussistenza per molti abitanti.


Appello |

_ configgiamo la Rett L

a Sindrome di Rett è una patologia progressiva dello sviluppo neurologico di origine genetica che

colpisce quasi esclusivamente le bambine durante i primi anni di vita e dopo un periodo di apparente normalità. Riconosciuta per la prima volta nel 1966 da Andrea Rett, medico austriaco, solo nel 1983 viene studiata da un equipe di medici europei e

un anno dopo - in una conferenza a Vienna - viene definitivamente presentata al mondo scientifico. Nel 1999 viene identificata la causa più frequente della malattia: un difetto del gene MECP2. Nuove Proposte ha accolto l’appello di Mauro, giovane padre di una bimba affetta dalla Sindrome di Rett e membro dell’AIRAssociazione Italiana Rett: attraverso le nostre pagine vogliamo dare voce a tutte quelle famiglie che devono lottare ogni giorno contro questa malattia vigliacca. Bambine dagli occhi belli: così vengono chiamate le piccole vittime della Sindrome di Rett, per via dell’espressività del loro sguardo, unico veicolo che la malattia degenerativa lascia loro per comunicare con il mondo che le circonda. E Nuove Proposte, dopo aver incrociato lo sguardo di questi “occhi belli”, ha deciso di dare un aiuto concreto all’AIR e sarà al suo fianco durante la miny maratona di quat-

1 marzo

A Mattia

20 febb raio

Nonno

5 per mille in favore dell’AIR indicando il

C.F. n.92006880527 Auguri |

rzo

a 23 m

Buon compleann o Lea! I tu oi oc chioni blu amore mio! so n o se m p re più belli. Ora che siamo in tre Auguroni da Luig i il sogno è davvero e i n ip otini Tanti auguri perfetto.

Benvenuta pic cola

Eva!

Scegli di destinare il

13 marzo

10 marzo

Tanti auguri nipotino mio! che tu possa vivere la tua vita in serenità e felicità!

tro chilometri che si terrà in occasione della 17° Maratona di Roma, il 20 marzo con partenza dai Fori Imperiali alle ore 9. Cari lettori… ora tocca a voi! Date il vostro contributo, acquistando un coupon per partecipare alla gara contribuirete a migliorare concretamente la vita quotidiana delle bimbe affette dalla Sindrome di Rett!

Auguri Olga,

a Pier, custode de l mos maiorum. Questo sarà il com pleanno della svolta. Ti vogliamo bene le meje e la redazi one

Ale ed Eva

Grazie per riempito il cu averci ore di gioia. Tanti auguri

ai ne per un futuro o genitori radioso ancora tutto da scoprire! N

onno e i tuoi cugin etti

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Auguri Luigi! giornalista d’esperien za e noto filologo. La redazione

8 marzo

marzo ‘11 | Nuove Proposte


| Bacheca

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trova

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| Oroscopo

_

voti delle stelle

Ariete Periodo pieno di cambiamenti e non del tutto positivo. Riuscirete tuttavia a venire a capo di una serie di questioni irrisolte grazie anche all’aiuto benevolo di Saturno. Amore: 5 / Lavoro: 6 / Salute: 6 Toro Avete bisogno di credere maggiormente in voi stessi per riuscire a cogliere le molteplici occasioni che vi si presenteranno e gli influssi di una particolare congiunzione astrale. Amore: 10 / Lavoro: 9 / Salute: 5 Gemelli Attraverserete una fase intensa di crescita e miglioramento. Venere e Saturno creeranno le condizioni favorevoli per permettervi di vivere al meglio il momento. Amore: 10 / Lavoro: 8 / Salute: 7 Cancro Irascibili e soggetti a frequenti cambiamenti d’umore, vi troverete ad affrontare diverse situazioni con insoddisfazione. Cercate anche di far affidamento a chi vi sta accanto. Amore: 7 / Lavoro: 7 / Salute: 5

Nuove Proposte | marzo ‘11

_ a cura di Max Prescott

Leone Riuscirete a toccare con mano le vostre ambizioni. L’influsso positivo di Venere vi renderà pieni di iniziativa e garantirà importanti gratificazioni. Amore: 9 / Lavoro: 10 / Salute: 5 Vergine Non lasciatevi travolgere dalla frenesia della vostra vita e concentratevi su ciò che per voi è veramente importante per valorizzarlo. Dovete solo fare più chiarezza! Amore: 6 / Lavoro: 9 / Salute: 9 Bilancia Questa volta Saturno non è dalla vostra parte. Tuttavia sarete piacevolmente stupiti dal vostro temperamento energico e dalle opportunità che vi si presenteranno. Amore: 7 / Lavoro: 9 / Salute: 5 Scorpione Non abbattetevi se le cose non vanno proprio come avevate programmato. Rimandate semmai le decisioni più importanti, senza dimenticare mai le vostre qualità. Amore: 5 / Lavoro: 5 / Salute: 5

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Sagittario La vostra parola d’ordine sarà fiducia: in voi stessi, nella vita, negli altri. Occorre solo un po’ di ottimismo e di maggiore apertura al prossimo. Amore: 9 / Lavoro: 8 / Salute: 8 Capricorno Non siate troppo impulsivi: eviterete così imprevisti e incomprensioni con chi vi circonda. Prendetevi pure tutto il tempo per occorre prima di fare passi importanti. Amore: 7 / Lavoro: 8 / Salute: 7 Acquario Non demordete se i risultati tanto attesi tardano ad arrivare. Con un pizzico di pazienza e tanto coraggio riuscirete anche a superare gli ostacoli più insormontabili. Amore: 8 / Lavoro: 9 / Salute: 4 Pesci L’uscita di Giove ed Urano aprirà un periodo positivo di calma piatta. Avrete più tempo da dedicare a voi stessi, mentre Nettuno vi concederà maggiore serenità nelle scelte. Amore: 7 / Lavoro: 8 / Salute: 6


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nuove-proposte Marzo 2011  

marzo 2011

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