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E sì, caro limax, sei tornato ed è grande festa

che non avevo concluso niente nella mia vita, anzi, avevo sempre sbagliato. Ci sono state due persone che Visto che avete dedicato la coperin quegli anni mi hanno “visto”: mia tina al mio disegno, aggiungerò nonna e la signora Anna. Mia nonna due righe. Rappresenta la piccola Debora era una donna molto enerfiammiferaia, la protagonista della gica, viveva con noi dalla nascita di fiaba di Andersen. mio fratello Roberto (il più grande di Dopo che Mariano l’ha commennoi quattro figli) e aiutò mia madre tata, si sono riaperti dei buchi neri - lei diceva di avere gli esaurimenti della mia infanzia e adolescenza che nervosi - a crescerci. Quando mia ancora mi creano molti disagi. Feci nonna morì, avevo allora 26 anni, quel quadro a tredici anni e poi lo reLucia Marinelli fu il mio primo grande dolore. Fui io galai alla Signora Anna, che io consiad accompagnare mio padre al suo dero una mia seconda mamma ed è capezzale. La signora Anna è una mamma-mamla mamma di una carissima amica e coetanea. ma molto comprensiva, accogliente e determinata; Molti anni della mia vita, dell’infanzia e dell’adoora ha 85 anni. Ricordo che dall’età di tredici anni lescenza sono trascorsi al freddo, un “freddo vita” di fiammiferi ne ho accesi parecchi e per fortuna che ancora mi porto dentro. Qualche strumento per queste due importanti donne sono state una previvere la mia povera mamma me lo aveva fornito, senza positiva. Mia nonna negli anni della fanciulma, come accade alla piccola fiammiferaia durante lezza, la signora il tragitto, per Anna negli anni esigenze altrui dell’adolescenza me lo hanno rue anche dopo, bato e mi sono anche oggi. è trovata spesso a stata quest’ulpiedi nudi per la tima che mi ha strada. In molte accolto nella sua situazioni non casa quando ne sono riuscita ad ho avuto bisouscire di casa gno, senza mai perché avevo chiedermi nienpaura. Io, avevo te. Proprio a lei sì tanti fiammiavevo regalato, feri ma nessuno prima di spopoteva accosarmi, il quadro. gliermeli perché Ora, ancora una ognuno era ocvolta, sono torcupato a fare la nata da lei con propria festa. le lacrime agli Non mancò neocchi a riprenanche il giudizio dere un’altra dei miei genitori mia parte. che mi dissero Lucia Marinelli, 1973

Mi sono sempre sentita una piccola fiammiferaia

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Sommario Editoriale Limax: la prova vincente di una mia scommessa (Mariano Loiacono)..................................... leggi

Via Salvi Rivista online dell’Associazione alla salute Marche, onlus DIRETTORE EDITORIALE Mariano Loiacono (Direttore Centro Medicina Sociale - Foggia Condirettore Lam Studium) REDAZIONE Benedetta Palmieri bpalmieri78@gmail.com Daniela Marcobelli dani.marcobelli@email.it Lucia Marinelli lucmarinelli@libero.it Luca Pieroni lucapiero@tin.it Maurizio Toccaceli maurizio.toccaceli@inwind.it

Sono il marito confuso di una coppia confusa (Luca Pieroni). ........................................... leggi Un nuovo viaggio pieno di stimoli (Daniela Marcobelli)..................................................... leggi Noi stiamo osando !! (Benedetta Palmieri)...................................................................... leggi Caro limax, caro Mariano (Lucia Marinelli) ..................................................................... leggi Cari compagni di viaggio (Maurizio Toccaceli) ................................................................ leggi

Fondo comune Il Natale di chi parla il linguaggio antico (Eliseo Citton)........................................................... leggi

Fenomeno vivo Ti auguro un Natale in cui sia tu a nascere (Mariano Loiacono).............................................. leggi

redazione.limax@tiscali.it COPERTINA Lucia Marinelli PROGETTO GRAFICO Maurizio Toccaceli Dicembre 2010 - Anno 1 (+ XV)

Lettere Limax è aprire una pagina a caso e perdersi o ritrovarsi in essa (Serena Fulgenzi)............... leggi Mi sentivo un bambino e per certi versi ancora lo sono (Raffaele Cimetti).............................. leggi

Solitudini

Redazione Vicolo San Floriano, 9 60035 Jesi (An) 0731212931

Solitudine (Carlo Palmieri)....................................................................................................... leggi

È autorizzata la riproduzione e l’utilizzo del materiale pubblicato citando cortesemente la fonte e gli autori

Vigilia di Natale 1944 (Giorgio Marinelli).................................................................................. leggi

Viaggi

Ultima 22 ottobre 2010 (la Redazione)................................................................................................ leggi

qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE Marche Via S.Marco n. 48 - 61030 Lucrezia di Cartoceto (PU) 0721-897153 328-6781536 onlussalute@libero.it Presidente: Sandra RECCHIA qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE Foggia Viale Candelaro n. 98/A - 71100 Foggia 347-6601241 associazioneallasalute@interfree.it Presidente: Serena FULGENZI qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE Abruzzo 349-4645709 asa.onlus@fastwebnet.it Presidente: Marialetizia FANESI qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE Romagna Sala riunioni di Assiprov in Piazza del Volontariato, Via Serraglio - Cesena (FC) 329-3411548 329-9521377 alsaromagna@hotmail.it Presidente: Mariagrazia ZAMAGNI qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE Veneto Via Don Bortoli, 31 - Romano D’Ezzelino (VI) 340-4984050 assaluteveneto@yahoo.it Presidente: Isaia CITTON qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE Basilicata C.da Piazzolla, 34 - Paterno (PZ) 347-5377143 alsa.basilicata@gmail.com Presidente: Giusy MASTRANGELO


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Come e quando è nato Limax e cosa ha significato per te, per la tua ricerca  personale e per lo sviluppo del metodo?

la vita. Ho dimostrato che comunicano tanto anche scritti di persone semplici e poche erudite, al di là dei limiti ortografici e lessicali, perché la vita è quel “fondo comune” in cui tutti ci ritroviamo e che ci fa risuoLa rivista Limax è nata nel 1994 nare le corde profonde della vera cocome esigenza di far conoscere il municazione. Per me sentire la voce “metodo alla salute” attraverso gli scritta anche di una persona che scritti delle persone in trattamento sente le voci e ascoltare il suo sapere e le varie iniziative messe in campo. emotivo è stata una grande lezione Inizialmente è stato un periodico di Mariano Loiacono di vita e una grande conferma che poche pagine che, per risparmiare, ho videocomposto con il mio Page- editoriale in forma di intervista gli schemi ristretti dominanti sulla comunicazione scritta sono invalimaker e ho stampato a spese mie didabili e contraddicibili. stribuendolo gratis. Molte persone sono state soprattutto coinvolte e Nel 1999, grazie a Bettina, un’assistente sociale convinte dalle storie di Limax e si sono affacciate molto attiva e volontaria al Centro, Limax si è traal “metodo alla salute” più pronte a fare l’esperiensformata nell’attuale rivista con abbonamenti, apza, sentendosi accompagnate da quei nomi senza prontata dall’amico grafico prof. Sandro Apollo. volto di “giornalisti non professionisti”, in grado di Successivamente, si è ampliata nell’attuale trimeprodurre nel proprio testo anche titolo dell’articolo, strale, fino ad arrivare a 180 pagine, con la collabosottotitoli, slogan efficaci, razione prima della grafica disegni, emozioni peneDaniela Pascarelli e poi deltranti come pagine di un la grafica Marisa Gitto. vangelo. Limax, per me, Dal 1999 e per tutta la duè stato coma la buona norata di Limax fino a dicemvella annunciata dalla vita bre 2009, in tutte le fasi disagiata e da protagoninecessarie per approntare e sti sofferenti dell’attuale stampare Limax, mi è stata “mutamento antropoloinsostituibile collaboratrigico” che ha coinvolto e ce mia figlia Barbara. sta coinvolgendo tutti in Per me Limax ha significavarie forme e modalità di to la prova vincente di una disagio-allontanamento mia scommessa: cioè, che dalla vita. tutte le persone sono in La “maggese” che Limax grado di esprimere il proha fatto nel 2010, dopo prio “sapere emotivo”, il 15 anni di pubblicazione sapere che proviene da ciò cartacea, mi ha intristiche si è in profondità e da to perché non sentivo di ciò che si è attraversato; ciò avere più tempo da dediè ancora più vero per chi ha care alla sua redazione né attraversato il proprio dic’erano già persone disposagio-allontanamento dal-

Limax: la prova vincente di una mia scommessa

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templare” mentre la vita lo sta trattenendo nell’angustus e lo sta portando lontano da sé per sentire e individuare nuovi orizzonti e nuove ricerche. Auguro alla nuova redazione un cammino fertile in continuità con la storia di Limax, dichiarandomi vicino alle varie necessità-esigenze che potranno emergere in questo cammino che auguro lungo e profondo.

ste a prendere il testimone di questo mio importante compagno di viaggio che, come un cantastorie, ha portato in giro per anni gli eventi e le riflessioni dell’avanguardia della vita che vuole cambiare, facendo soffrire tutto ciò che resiste in vecchi schemi e soluzioni. Un grazie particolare a Benedetta che ha sentito per prima questa mia sofferenza e si è prodigata a prendere questa scintilla sottocenere e ad attivare un gruppo redazionale “Jesino” per approntare un “Limax on line”. Ringrazio teneramente Maurizio, Lucia, Daniela e Luca per questo coraggioso impegno che, sono sicuro, attiverà antichi saperi e sapori e permetterà a chi vuole di poter nuovamente riprendersi a raccontare e a mettere a disposizione anche le teorie di ciò che riesce a “vedere, osservare, con-

12 novembre 2010, Jesi, Via Salvi... la neonata redazione di Limax con Mariano e Silvio.

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...una cartellina rossa con sopra scritto “limax”

ciò che chi invia materiale rappresenta: vita. Coloro che saranno i genitori di questa nuova creatura dovranno Ciao a tutti mi chiamo Luca Pieroni, occuparsi del sostentamento fisico, di ho 35 anni e vivo a Jesi. Sono uno non farle prendere freddo, di vestirla dei cinque personaggi di questa nein modo adeguato e di darle un tetto, onata neoredazione di Limax. ma dovranno avere la consapevolezza Benedetta, mia moglie, mi aveva acdi non potere dare il proprio modo di cennato che avrebbe voluto trovare pensare, di non potere avere nessun le persone adatte per ricominciare tipo di proprietà su di essa. In particon la pubblicazione di Limax; ne colare mi riferisco alla frase di Gibran avevamo anche parlato con Mariano che Luca ed Elisabetta hanno regalaquando era venuto da noi. La verità Luca Pieroni to per il battesimo del loro Matteo e è che poi ho completamente dimenpenso a quanto bello sia concepire che ticato la cosa, non sapevo se quella un’altra vita sta crescendo vicino a te, che non è parte “testadura” sarebbe andata a fondo nel suo intendi te, anche se da te proviene. Il nostro compito, come to…ma poi… redazione sarà quindi reperire il sostentamento fisico Qualche tempo fa tornando a casa sopra il tavolo di Limax, cioè il materiale che voi lettori ci invierete; in cucina ho trovato una cartellina rossa con sopra ripararlo dal freddo ossia vestirlo, dargli una veste una scritto “limax”, era di Benedetta; l’ho aperto e denimpaginazione adeguata e dargliela in modo continuatro c’ho trovato un foglio scritto e firmato, con l’imtivo ed infine dovremo dargli un tetto e siccome a Betpegno di Benedetta, Lucia, Maurizio, Daniela e … lemme non c’era posto abbiamo pensato di prendere Luca a far rinascere questa rivista. una stanzetta in subaffitto sul sito internet del metoIo??? Mah…non ne sapevo niente!!! Cosi sono ando alla salute, poi si vedrà… La redazione di Limax è dato a dormire con questo pensiero in testa e mencome dice Gibran:” l’arco da cui i figli, come frecce vive, tre mi rigiravo nel letto si sono delineate le motivasono scoccate in avanti….” L’arciere, secondo me è la zioni che mi fanno stare qui ora a scrivere. vita e fa affidamento sul fatto che l’arco sia un buon Sono il marito confuso di una coppia confusa; mia arco e faccia bene la sua funzione, nulla più. moglie, Benedetta mi ha voluto fare un regalo inseQuesto è quello che più mi affascina dell’idea di rendomi all’interno del gruppo e sa che non mi tiro prendere parte a questa iniziativa. indietro davanti alle situazione che la vita mi mette Il mio ruolo, almeno inizialmente, sarà prevalentedavanti e sono in grado di trovare le motivazioni mente tecnico: mi occuperò di correggere ed aiutare per fare ogni cosa. nell’impaginazione degli articoli…sono un pignolo Per me, anzi per la nostra coppia, sarà la possibilità e credo di riuscire a farlo abbastanza bene. di avere uno scambio su un terreno comune poiché, L’impegno sulla carta è abbastanza grande ma sono come spesso accade, non ne abbiamo molti al di fuofiducioso, sia per me che per gli altri della redazione ri di quelli che riguardano il “tira-tira” quotidiano. a cui faccio un grande in bocca al lupo. Nella squadra ora siamo in cinque e dobbiamo fare Sento che sarà come mettere al mondo squadra ma sarà fondamentale anche il vostro aiuto un altro figlio, una creatura per cui chiedo a tutti i lettori di sentirsi parte viva Credo che l’analogia con la nascita di un vita nuova della redazione del nuovo Limax che sta nascensia proprio azzeccata per una rivista come Limax che do…e che cazzo vogliamo farlo morire di fame!!!!!! ha necessità di respirare aria propria, ha necessità di Buon lavoro a tutti. vivere una vita propria, fatta di “fenomeno vivo”, di

Sono il marito confuso di una coppia confusa

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Un immenso valore per la mia vita e per il mondo in cui stiamo “vivendo”

Un nuovo viaggio pieno di stimoli

scambiare su tanto materiale, donando parti di sé e delle proprie esperienze.

è da un po’ di tempo che frequenMariano è riuscito to il CMS di Foggia, che mi ha dato a stupirci con la semplicità modo di entrare in modalità nuova Il 12 novembre scorso ci siamo ina leggere il senso del “disagio” e a contrati con Mariano a Jesi, a casa dargli voce. di Lucia e Maurizio, insieme a BeQuando ho visto la possibilità di nedetta e Luca e altre componenti cogliere un po’ più intimamente il dell’Associazione alla Salute Marche significato e la portata del progetto Daniela Marcobelli tra cui la presidente Sandra Recchia che c’è dietro il lavoro del dott. Mae il vicepresidente Silvio Boldrini. riano Loiacono, ho compreso che ha Come è suo solito, Mariano è riusciun immenso valore oltre che per la to a stupirci con la semplicità con cui ha fatto passamia vita, anche per il mondo in cui stiamo “vivenre tanti messaggi sul nuovo avvio di Limax. do”. La sua grande capacità di accompagnarci in questo L’invito ad impegnarmi in un viaggio nuovo mi dà nuovo esperimento, ci fa sentire liberi protagonisti stimoli e anche qualche timore. Devo dire che, ridelle nostre scelte, facendoci vedere quello che può guardo al passato, mi tiro meno indietro, ho più deemergere dalle nostre qualità. siderio di sperimentare e sperimentarmi. Vorrei dire che mi fa piacere che sia stata una gioQuindi, anche la proposta di partecipare alla redavane donna come Benedetta ad accendere il desizione del new Limax, ho potuto accoglierla positiderio di riaprire una nuova edizione di Limax, pervamente. ché con lei ho un legame che è cresciuto e potrà Ci sono diversi ingredienti, il gruppo di redazione è continuare a crescere… c’è un già un po’ gruppo di altri scambel legame anche con Lucia e bi: facciamo tutti parte dell’AsMaurizio, con Luca si potrà sociazione alla Salute Marche, costruire strada facendo… mi frequentiamo i “Gruppi alla sento un po’ una single tra due Salute”, abbiamo sempre più coppie, ma anche su questo si spesso momenti di incontro potrà lavorare. anche al di fuori del Metodo Sicuramente sarà un bell’imalla Salute. Tutto questo ci ha pegno, ma in questo ci aspetpiù uniti. tiamo tanto anche da tutti voi Limax di tutti questi anni trache avete a cuore la vostra vita scorsi è stata molto volontà e e che state viaggiando verso frutto del grande impegno di una rigenerazione e siamo cerMariano, ma anche aperta a ti che non mancheranno tanti chiunque si era messo in viagcontributi del vostro sapere gio, mosso dal proprio disagio, emotivo ! da quello di un familiare o dal Buon Limax a tutti e a presto disagio delle istituzioni di cui con le vostre storie faceva parte, in cui si poteva ... un abbraccio a tutti. entrare con la possibilità di Sara Manenti

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Un sogno che viene dall’infanzia

Loiacono fu costretto ad interrompere la pubblicazione. Da quel momento cominciò a ronzaPer me questa introduzione ha un re dentro di me che bisognava fare suo grande valore… ed è forse per qualcosa perché i quindici anni di questo che ho trovato molta difficollavoro di Mariano non andassero tà a prendere la tastiera e scrivere… persi, ma allora ero ancora troppo Eppure, adoro scrivere; porto ancodentro i miei vortici e molto poco ra dentro di me i ricordi dell’infanzia fiduciosa di me e delle mie capacidove, quando ancora non sapevo né tà. Un anno è passato… dicembre leggere e né scrivere, riempivo fogli Benedetta Palmieri dell’anno scorso Limax si prendeva e fogli di carta con i miei scarabocchi una pausa; oggi sono felicissima che immaginando di essere una giornasi possa riprendere la possibilità di lista che raccontava la sua verità. ripartire e che anche io sia tra quelle Oggi, sento che quello spirito di alpersone che ci vogliono credere. lora mi sta spingendo a venir fuori … Ho conosciuto Limax poco più di un anno fa, una Questo numero esce in un mia cara amica mi presentò questo librone un po’ periodo storico importante per presentarmi e farmi capire in quale percorso si Sono anche contenta che questo primo numero esce era messa; praticamente è stato il me-me che mi ha proprio in periodo storiaperto la porta al metodo co importante per il Mealla salute. todo, cioè con la nascita Non nascondo che questo della Fondazione Nuova strano modo di esprimere Specie. le emozioni, la vita degli Credo che per me questo altri, attraverso questa 2010 sia stato pieno di rivista mi ha incuriosita speranza e di nuove nasubito e ricordo ancora scite, credo che concluche già dalla mia prima dere questo anno con la settimana intensiva non prima pubblicazione di persi occasione per fare il Limax come componenmio primo abbonamento. te della nuova redazione sia come ricevere una Limax è di tutti, forte benedizione dalla questa è una frase Vita. che mi Questo è: la mia vita anrimase impressa… cora prima di conoscere Purtroppo non ebbi il questo viaggio infinitempo necessario per poto l’avevo smarrita, ero ter scrivere e aggiungere vuota senza una progetanche qualcosa di mio tualità, in balia di qualtra quelle pagine perché cosa che mi travolgeva a come tutti sapete qualcui non sapevo dare forche mese dopo Mariano Ludovico

Noi stiamo osando!!

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ma. Sento che posso crescere, che posso cominciare a credere di più in me, nelle cose che faccio e sento che Limax sarà un ottimo accompagnatore, che mi aiuterà a tirare fuori quelle parti di me che ancora non riesco ad illuminare. Sono anche molto orgogliosa che questo nuovo gruppo di lavoro nasca proprio qui nelle Marche e che le persone che collaboreranno con me sono tra quelle che ho sentito di più in questo anno. Ringrazio Luca perché, nonostante le mie difficoltà e i miei limiti, ha voluto credere in me e, grazie alla sua pazienza e alla sua testardaggine, mi ha stimolato a mettermi in discussione. Ringrazio Daniela per il suo essere un po’ mamma, ma non troppo, per i suoi silenzi veri e profondi che hanno sussurrato l’ammirazione e la stima che lei ha per me. Ringrazio Maurizio per la sua infinita pazienza, per la sua grande disponibilità e per la dedizione con cui sento vuole esserci.

Sara Manenti

Ringrazio Lucia perché in questo anno insieme mi ha regalato calore e ascolto, perché anche lei, come tutti noi, sente che siamo in un progetto che ci può arricchire, intrecciare, sciogliere, vivere e crescere…

SPLENDE IL SOLE

Ringrazio Mariano, dal quale mi sono sentita molto rispettata, che mi ha saputo tenere per mano anche a distanza e che oggi mi sta offrendo la possibilità di trovare una strada più vicina alle mie profondità.

le onde del mare sono molto alte il vento è una nuvola profonda

Nuvole

Un applauso di incoraggiamento non guasta

che porta tanti regali ai bimbi i raggi del sole scintillano come liberi marabù

Grazie a tutti voi perché senza il vostro sostegno io oggi non avrei potuto dare inizio al mio sogno. Un applauso di incoraggiamento non guasta; noi stiamo osando!! Mi auguro che ogni lettore possa aiutarci a realizzare e a rendere sempre più vivo questo mediatore metastorico come solo Limax sa essere.

le macchine corrono in pista dove laggiù nel prato le farfalle parlano d’amore Luigi Compagnone

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Caro Limax, caro Mariano, mi ha molto affascinato questo progetto di nuova specie in cui ho intravisto una possibilità concreta di crescita, una spinta fiduciosa verso la vita anche sbagliando e riprovando. Ho capito che forse posso osare un po’ di più grazie anche allo stimolo di Benedetta e tutto lo staff.. Sento che ognuno di noi può essere un viandante che accetta ogni giorno nuove sfide. Limax la ritengo una importante memoria storica delle nostre vite che cambiano in continuazione quindi, lo considero come i nostri “viaggi di vita”,una risorsa molto generosa e preziosa da parte di tutti noi.

Caro Limax, caro Mariano Lucia Marinelli

Un’occasione per sperimentarci, capire, camminare... Mi auguro che anche questa pubblicazione sia una occasione per sperimentarci, capire, camminare, gioire, camminare nel viaggio storia-metastoria. Tvb

Diego

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sagio nelle molteplici forme in cui Cosa ci faccio io qui? Provo una strasi manifesta. Gli eretici, si sa, sono na sensazione, un vago straniamenstati sempre portatori di grandi ferto frammisto ad euforia e lucidità. menti culturali e, nello stesso temNon certo per i compagni di viagpo, di profondi turbamenti sociali e gio con i quali mi trovo a vivere anche questo è per me fonte di elaquesta esperienza, ai quali, anzi, va borazione e di interesse. È questo, un affettuoso ringraziamento per fondamentalmente, lo spirito con il modo in cui mi hanno accolto in cui partecipo alla ripresa della attiquesto percorso e per il prezioso vità editoraie di Limax, di sicuro una contributo di idee che mi stimola e Maurizio Toccaceli voce originale, autonoma e autogemi arricchisce. Lo straniamento nastita nel panorama delle pubblicasce dalla mia storia, dal mio modo zioni periodiche. E, con i tempi che di essere e, diciamolo pure, dal rapcorrono, non è poco. A Limax posso porto che, ormai da quasi due anni, portare il mio fardello professionale, ma anche, e ho con il metodo alla salute e con il suo variegato e forse di più, l’esperienza di vita di chi ha vissuto in ribollente mondo. A questa galassia mi sono avvicimaniera intensa gli ultimi decenni del mondo glonato con interesse e diffidenza, convinto come sembalizzante e globalizzato. I miei sputnik (compagni pre che la curiosità sia il motore dell’intelligenza, di viaggio, passatemi il termine, vista anche l’immama altrettanto fermo nel mio illuminismo critico e gine che compare in questa pagina) hanno voluto nel rifiuto dei dogmi e delle cose preconfezionate. che pubblicassi la foto del mio Che io sia ancora qui, a distandiciottesimo compleanno - alza di due anni, dovrà pur signilora a questa età non si era anficare qualcosa. Probabilmencora maggiorenni. Prendetela te ho trovato, nel “villaggio” come la testimonianza di un del metodo, qualche attrezzo viaggio nello spazio, nel temin più per affrontare il monpo e in me stesso. Un viaggio do “grande e terribile” che sta che non finisce mai e che sento fuori. Un mondo che attrae, ridivenire sempre più complessucchia e fagocita in un giganso e tortuoso perché faccio tesco vortice del quale non vefatica - e non credo si tratti di diamo i confini e l’esito ultimo. un fatto anagrafico - a capire Del metodo apprezzo lo spirito quel che mi succede intorno. dell’avventura intellettuale con A Limax porto un contributo, il quale Mariano porta avananche critico, dubbioso, razioti con caparbietà e passione nale, ma con la consapevolezla sua ricerca. Di Mariano mi za che “da” Limax potrò avere hanno colpito, fin dal primo qualcosa in più per la mia rimomento, la sua dimensione cerca. “Bisogna ritornare sui solitaria e la sua felice eresia passi già dati per ripeterli e che lo pongono in una sorta per tracciarvi a fianco nuovi di limbo protetto nell’ambito cammini”. C’è sempre un’altra delle discipline che, a vario tivita che val la pena di vivere. tolo, si occupano oggi del di- Mosca, febbraio 1972

Cari compagni di viaggio...

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quella cosiddetta apocrifa hanno efficacemente tenuto sveglio nel corso dei secoli il bisogno fondamentale Nella missione di Shafinna per ogni adulto di restare collegato sono tornato come con l’infanzia e con il suo linguagun bambino che balbetta gio “primo”. Questo collegamento le sue prime parole è fondamentale per ogni adulto che Quest’anno sto vivendo l’Avvento vuole essere “nel suo tempo storicome il “tempo” dell’infanzia, della co” aperto alla metastoria, abitante “non parola” … nella missione di Shaconsapevole e attivo del “Regno di finna, tra i Sidama, infatti non so e Gurraccha Eliseo Citton Dio”, “operaio metastorico” devoto, non posso parlare (non so la lingua) semplice e affidabile. Una “vera” ce… sono come un bambino che ballebrazione del Natale è un naturale e potente collebetta le sue prime parole. Forse è anche per questo gamento reale con l’infanzia. Quando in una perche sento il Natale come la festa che rende giustizia sona o in una istituzione viene a mancare questo alla “debolezza”: all’infante, che anche se non usa collegamento con l’infanzia reale anche la dimenil “linguaggio verbale complesso”, parla e comunica sione adulta rischia di venire vissuta in maniera egregiamente! L’infante che per molti è ancora “coinnaturale: quando dovresti essere padre devi (o lui che non parla”, per noi che siamo stati “desgrafovuoi) fare il figlio, quando hai l’età che dovresti fare iati” (sminuzzati) dalla potente mano di Jahwè Dio il nonno ti trovi (o vuoi) a fare il padre … o quando della Vita, l’infante è “colui che parla perfettamente hai tutte le risorse per guidare e insegnare, ti trovi il linguaggio antico”: il primo linguaggio! Il linguag(o vuoi) a farti prendere per mano e fare il bambino gio “memico” (da me.me. - mediatore metastorico che deve imparare. Non potrebbe essere che la ten-). E lo parla così bene che ci incanta. L’infante stesdenza “quasi geriatrica” so è “me.me.” originario, di trasmettere l’autorità perché in lui mistero e reall’interno di istituzioaltà visibile si integrano ni gerarchiche rigide sia e compenetrano … si riun modo inconscio per chiamano ed intrecciano svuotare serbatoi di rabspettacolarmente. bia non smaltita rispetto all’infanzia? Per attenuaOgni adulto re la tensione di rabbia ha bisogno accumulata a causa di un di restare collegamento troppo vircollegato tuale con l’infanzia, duncon l’infanzia que da uno scollegamene con il suo to radicale da essa? Esiste linguaggio un filone di spiritualità “primo” molto diffuso che mi laLa tradizione cristiana del scia tuttora perplesso, Natale, non solo quella ufuna spiritualità convinta ficiale che ha preso corpo di poter/dover licenziare soprattutto nei vangeli di il passato (l’infanzia in Matteo e Luca, ma anche Shafinna Etiopia

Il Natale di chi parla il linguaggio antico

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particolare). Questa spiritualità, che esorcizza il passato cacciandolo dalla porta senza rendersi conto che esso rientra dalla finestra … è una spiritualità delle “scorciatoie che allungano”. Apparentemente accorciano e semplificano il cammino della “salute/ salvezza” ma in realtà rinchiudono in circuiti vitali poveri e ossessivi. E un individuo (o istituzione) che non ha integrato l’infanzia (l’origine) sarà sempre un “individuo” anemico e debole di salute cagionevole, che si ammala facilmente. Perché l’infanzia è una testata d’angolo della Vita!

la a tutti quelli che lo vivono! Adorare il “bambino che per noi è nato” significa dare “corpo e carne” alla speranza che anche la nascita di un adulto non solo è possibile ma necessaria (Giovanni 3: 3).

Infanzia di un popolo, di una idea, di un rapporto … di una economia, di una filosofia, di una società

Veramente il Natale è una festa per “arditi” … ci vuole fegato per ritornare a fare i conti con l’infanzia abusata, rifiutata, abbandonata e dimenticata (Matteo 1:19 2:6). E qui non parlo soltanto della infanzia individuale ma mi riferisco anche all’infanIl Natale è una festa imbarazzante zia di un popolo, di una idea, di un rapporto, di una L’Avvento/Natale è un tempo, una festa da sempre relazione familiare, di una amicizia o anche di una “imbarazzante”. Un avvenimento che mette in iminimicizia. Penso all’infanzia di una economia, di barazzo tutti i tempi, tutte le culture, le epoche e una filosofia, di una società, di una organizzazione tutte le epistemologie. E in modo particolare imbacivile o religiosa, all’infanzia di una chiesa … di uno razza questo tempo che ha trovato strade inedite stato. Penso all’infanzia di ogni epistemologia. Da per “inebriarsi” e separarsi/allontanarsi agevolmensempre, e quindi anche in questo tempo, l’uomo/a te dalla realtà creando tante realtà di “mondi-spazi” risponde alle esplosioni di “violenza paradossale” virtuali. Anche la nostra epoca ha raccolto il testicon “appelli” “minacce” “proclami” mone antico della “virtualità”. Per te Mamma “moralismi” … con “stracciarsi le Che l’anima umana sia ghiotta vesti”. I miei 50 anni mi insegnadi sostanze inebrianti (Genesi Mamma prezioso no che non ci si può liberare dalla 9: 20) lo dimostrano le scelte scrigno! Dolce violenza (personale o istituzionadell’uomo/a contemporaneo che sentinella le che sia) senza visitare l’origine, si inebria di poteri mediatici, di del focolare l’infanzia, “l’infra” … il Natale apforze artificiali come la potenza domestico; militare, il prestigio, la tecnologia, Nuvole Porta miracolosa punto! Per quietare la violenza irche s’apre razionale dilagante occorre riconla forza economica. Il Natale è e generosa alla vita; ciliarsi con il Natale, con le origini sarà sempre una festa imbarazzanFavo stillante … occorre lavorare per il riscattote che ci collega alla nostra nudità che nutre e rasserena; integrazione dell’infanzia. originaria e al potenziale creativo Mani sicure che guidano e di trasformazione-cambiamento e sostengono quando irta di cui quella nudità è custode. Gli L’infanzia non è solo un è la salita; Sguardo sempre vigile adulti in ogni tempo esiliando quefatto storico biologico ma ma discreto, che sa incitare sto avvenimento vitale nella sfera una “dimensione vitale” e incoraggiare economica e consumistica oppure Sono sempre di più persuaso che per scalare la vetta più alta. trasformandolo in una devozione quanto più un adulto è “negativo”, Mamma dono grandioso! religiosa puerile e irrilevante han“apocalittico”, prepotente, aggresPresenza tangibile dell’Amore no trovato strade e modi diversi sivo, violento, irrispettoso, incadi Dio. per immunizzarsi dagli effetti di pace di ascolto, geloso, possessivo, Elena Pontrandolfo cambiamento che il Natale regainsinuatore, maniaco, distruttivo

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… tanto più ha debiti profondi aperti e irrisolti con l’infanzia in generale, e con la sua infanzia in particolare!!! L’infanzia non è solo un fatto storico biologico ma una “dimensione vitale” originale (Matteo 18: 4). La violenza è una conseguenza della paura di morire. La violenza genera paura di morire perché essa stessa è stata generata dalla paura della morte, della fine. E la paura della morte (della fine) scaturisce dal mancato incontro con gli inizi, con la nascita, col Natale. Il Figlio dell’Uomo, con la scelta del Natale, del suo Natale, ha voluto esprimere le profonde riserve dell’ontologico, di Jahwè Dio dei Vivi, nei confronti delle attraenti soluzioni “perfette” e “potenti” che tutti noi “adulti” sia a livello personale che istituzionale continuiamo a cercare e amiamo attuare nella vita, impauriti come siamo di fronte alla potenza della sua rigenerante caducità. I “colpi di spugna”, le facili assoluzioni, gli indulti, i condoni edilizi ecc. sono la più radicata e antica specializzazione. Piace a tutti (non solo alla Chiesa) … un bel colpo di spugna su fragilità da dimenticare, su pezzi di storia individuale o collettiva di fronte ai quali la nostra immagine ufficiale si vergogna … ci sentiamo compromessi … un bel colpo di spugna ed ecco che ci pare (ci sembra) di poter ripartire come se niente fosse. Ma non è così: avvenimenti inspiegabili … irrazionali (laceranti e distruttivi) hanno nascoste le radici della loro naturalissima spiegazione proprio in questi “colpi di spugna”. La nascita del “Figlio dell’Uomo” è una luce vera sugli “inizi”, una luce che ci salva dalla più distruttiva delle tentazioni: la tenta-

zione del “colpo di spugna sulle origini” (Esodo 23: 9; Deuteronomio 6: 12; Luca 22: 19; 1Corinti 11: 25). Ci riscatta dal giuramento tacito e segreto di “dimenticare”, ci libera dal bisogno della rimozioneoblio delle parti tenere e fragili della nostra umanità originale; ci salva da quel colpo di spugna che è il disprezzo/uccisione delle nostre parti vulnerabili/ bambine (Matteo 2:13 2:16) … dalla paura-vergogna della fragilità … della calma! Chi si fa ammaestrare (Matteo 18: 3) dall’infanzia scopre che non è del peccato che abbiamo paura (e infatti continuiamo a farlo) ma della tenerezza (e infatti continuiamo a rifiutarla vergognandocene). Paradossalmente non è il peccato che ci fa male, ma il rifiuto della tenerezza, la mancanza di delicatezza. Perché la vera sfida, il vero problema non è essere cattivi (Matteo 7: 11) ma lasciarci plasmare e guidare dalla forza della mitezza (Matteo 6: 20-26)! Non è vero che temiamo il male, abbiamo paura del bene! Questa consapevolezza è forse il dono più grande che mi ha regalato la intensa esperienza di Soddu Abala e l’anno passato in Italia accanto a mio padre di 87 anni. Ciò che realmente rifiutiamo è la bontà, la leggerezza, il perdono profondo, l’ascolto, l’abbandono alla Vita … gli abbracci, l’essere “toccati”, coccolati … la misericordia, la semplicità, la fiducia … l’infante (Luca 2:7)!

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Un avvenimento metastorico per sgamare antiche convinzioni storiche sull’infanzia Se le parole che la Chiesa Cattolica durante l’Avvento-Natale attraverso


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i Profeti e i tanti nostri santi e sante Antenati ci mette nella bocca per darci il senso di tale tempo sono vere, ne deriva che il Natale non può essere la festa dell’Amore se non diventa un grande atto di Giustizia. Un atto di restituzione del potere che abbiamo sottratto al bambino (Giovanni 1: 11), e a ogni bambino/a e che per giustizia gli dobbiamo ridare. E il primo bambina/o a cui dobbiamo restituirlo, il primo che ci è difficile accogliere è il nostro (noi stessi). Il Natale è veramente festa dell’Amore quando è festa del ripristino della Giustizia sull’infanzia. Il Natale è il primo grido di un bambino che rivela il sopruso di ogni tipo di negazione dell’infanzia, è il primo tenero vagito di un infante che sgama la farsa della riduzione dell’infanzia a un tempo di grado “minore”, a un “tempo debole”. Il Natale di Gesù Cristo, “sole che sorge dall’alto”, contesta la convinzione antica dell’infanzia come il tempo della sottomissione passiva. Nell’Avvento/Natale, si ascolta la umile-potente “parola” dell’infante. Altro che “colui che non parla”! All’infante per generazioni considerato “tabula rasa”, è riconosciuta una signoria regale: “un bambino per noi è nato, un figlio ci è stato donato, sulle sue spalle ora vi è il segno della sovranità” (Isaia 9: 5-6). La vera “sovranità” è del nato “bambino” e celebrare il Natale significa rimettere nelle mani del “bambino” il comando.

L’infanzia è la vera soglia sulla vita adulta Perché così lavora l’Ontologico, perché ogni bambino/a è un sacramento di Vita, ogni “piccolo” è essenza dell’attesa e della speranza! «L’attesa, l’attendere è una dimensione che attraversa tutta la nostra esistenza personale, familiare e sociale. L’attesa è presente in mille situazioni, da quelle più piccole e banali fino alle più importanti, che ci coinvolgono totalmente e nel profondo […] Si potrebbe dire che l’uomo è vivo finché attende, finché nel suo cuore è viva la speranza» (Benedetto XVI Angelus Novembre 2010). Si, perché la speranza è bambina, ha il colore degli occhi dei bambini. Essa non è una

merce né ha a che fare col consumo di merci ma con la “relazione” (attesa di qualcuno). La speranza è essenza, peso e misura della relazione. Il bambino nella sua essenza è relazione, ogni sua cellula palpita calore tenerezza relazione. Proprio chi dice di credere che Dio si è veramente fatto “bambino”, che la speranza si è fatta carne e storia a Betlemme dovrebbe pensarci due volte prima di trascurare l’infanzia. L’infanzia è la vera soglia sulla vita adulta è la dimensione vitale da “cercare e adorare” (Matteo 2: 1-2) se vogliamo veramente trovare, incontrare, onorare e accogliere l’adulto (Marco 9: 36-37).

La carezza di un “re magio” alla “neonata” Fondazione: un laboratorio di vita Con queste pagine partecipo volentieri alla rinascita di Limax e in particolare a questo numero che vede la luce insieme alla nascita della “Fondazione Nuova Specie”. Auguro a Mariano e a quanti siamo parte dell’infanzia di questa fondazione, che ognuno possa metterci del suo per far sì che essa possa veramente essere un laboratorio di Vita originale e fecondo capace di produrre frutti nutrienti adatti alla crescita dell’uomo/a di questo tempo. Attraverso le mani di ognuno dei redattori vorrei far arrivare, come un “Re Magio” il dono di una mia carezza alla “neonata” fondazione: la carezza dell’Amore e della ricerca della Verità che mi ha sedotto fin dall’infanzia. Le nuove idee e istituzioni che vengono alla luce oggi, le fondazioni, gruppi, persone adulte … che nascono in questo tempo … possano far tesoro della forza della Vita con maggiore rispetto e ascolto di quanto hanno potuto/saputo/voluto fare i nostri antenati fino ad oggi. I bambini e le bambine che nascono oggi in Europa, in Africa, in America, in Asia, in Australia, nelle periferie e nelle città parlano ancora tutti la stessa lingua … e in quella lingua sacra stanno gridando ai quattro venti che quando non vince la Vita non vince nessuno! Perché solo quando vince la Vita, l’infanzia, vincono tutti: buon Natale!

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n me o fen Carissimo,

Ti auguro un Natale in cui sia tu a nascere

sparmiare sul solito menù natalizio e sostenere la Fondazione con una ulteriore donazione per far nascere il “villaggio quadrimensionale” sul terreno che il Consiglio Comunale, nella seduta dello scorso martedì 14 dicembre, ci ha dati in comodato gratuito per 50 anni. Ti lascio un pensiero globale che spero entri nel tuo immaginario e ti faccia sognare, insieme a tanti di noi, “Un tempo globale”.

come sai il notaio ha fatto saltare la nascita della Fondazione Nuova Specie per il 24 dicembre, e questo mi ha addolorato non poco perché quest’anno avrei voluto festeggiare il Natale al di là dei soliti stereotipi legati a una nascita importante di troppi secoli fa. Ancora di più non mi piace questa Mariano Loiacono ripetitiva millenaria ricorrenza perché di legato alla nascita oggi c’è ben poco e tutto di esaurisce nei soliti auguri, doni e pranzi particolari. Tutte cose buone ma col Natale che c’entrano? Anche perché sono cose che facciamo abbondantemente tutti i giorni e Un tempo globale non basta certo una festa in più per disintossicarci dall’adattamento al solito menù di relazioni. È tempo, il nostro, assai particolare per la storia di noi Quest’anno avrei voluto festeggiare con la Fondauomini, forse un tempo senza precedenti. zione una vera nascita per me e per tanti altri, veÈ un tempo, questo, in cui le coscienze si manifestano nuta dopo una lunga gravidanza di 44 anni. Nella evanescenti, disagiate, vicine alla frammentazione di tregiorni di Pescara sicuramente festeggeremo la vita e prossime all’annullamento esistenziale. nascita di parti nostre che da tempo erano sotterÈ tempo di cominciare a pensare che stiamo diventando rate e non si facevano più vedere: il bambinello è una delle tante specie che si sono alternate alla guida ognuno di noi, anche chi come me tra qualche mese del viaggio della vita… sta per finire la nostra frazione compie 63 anni. e ci tocca consegnare il testimone al prossimo concorPer quest’anno ti invito a fare la prova di sentirti tu rente per la prossima frazione. il bambinello che deve nascere e trovare una parÈ tempo di considerare le diversità etniche, culturali, te di te che vuole uscire fuori e farsi partorire da religiose, economiche, generazionali preziose risorse te. Se proprio non c’è o non la senti ancora, prova superando i pregiudizi, steccati e incomprensioni storia sentirti povero, a sentirti tu infreddolito in una che. mangiatoia per non aver trovato il giusto alloggio e È tempo di scoprire che ognuna di queste diversità è prova a desiderare di nascere appena possibile, maugualmente contenuta nell’intero della vita, in quelle gari a primavera insieme agli alberi e ai prati. cose comuni a tutti che dinamizzano e articolano ogni Una cosa ti chiederei di fare quest’anno, comunque specificità e ricchezza. vada la tua nascita: comincia a rinunciare ai soliti È tempo che quelle diversità, pur distinte, producano un auguri, doni e pranzi particolari, accontentati di laboratorio di convivialità e si intreccino strettamente scambi vivi ordinari che già sei in grado di dare e in un armonioso intero di simboli cosmici, culturali e ricevere. religiosi. Comunque, la nascita della Fondazione Nuova SpeÈ tempo di ritornare a illuminare nuovamente la terra, cie è solamente rimandata a data che tra giorni ti a distinguere la luce dalle tenebre, a guardare di nuovo comunicheremo. i luminari del firmamento e fissare nuovi segni per staPersonalmente, in questo Natale, ho deciso di ri-

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gioni, giorni ed anni. È tempo di un nuovo essere che possa essere dinamicamente uno, nessuno, centomila… che possa visitare gli abissi e le viscere della terra; un essere che sviluppi livelli energetici nuovi in sintonia con l’entropia che ci circonda; un essere che abbia in dotazione nuovi recettori, nuovi modi di elaborare, nuovi modi di dar risposta, più veloci della luce e globali come fu l’inizio; un essere che possa sentire gli elettroni e le altre particelle, mettere casa nell’universo, toccare le galassie, giocare coi buchi neri, esprimere nel presente tutto il passato e tutto il futuro.

Sul prossimo Limax pubblicheremo materiali, contributi e approfondimenti dal corso di formazione sui mediatori metastorici (me.me.) e utero psiché tenuto nel mese di novembre 2010 ad Ancona dal dr. Mariano Loiacono

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Bella bionda Benedetta,

Cura amorevole e gravosa, perché sinora nessuno ha saputo affiancarli e sostituirli con continuità incarnando una vera discendenza.

mi hai chiesto di scrivere del ritorno di Limax, nel farlo mi viene spontaneo rivolgermi a te. Quando mi hai comunicato la tua Limax è carne, dolore, gioia, è sapere determinazione a creare un gruppo emotivo di inestimabile valore, ma di lavoro che ridesse voce alla nostra oltre ed essere espressione di vita è rivista dopo un anno di silenzio, ti anche teoria come contemplazione ho subito detto che stavi facendo della vita stessa: è teoria-prassi racun grande regalo a te stessa e a tutti contata e condivisa. È anche la posnoi. sibilità di voltarsi indietro e rivedeSono convinta che il ruolo di caporere il cammino fatto, seguendo il filo dattore (veste che senti stretta almedella memoria attraverso i propri no nel nome, ma che ti calza a penarticoli, disegni, poesie, pubblicati nello) ti permetterà di sperimentarti negli anni, come ci insegna il dono e crescere, in tutti gli angoli del tuo Serena Fulgenzi che Mariano fece a Silvio in occasioquadrangolare (a partire dall’angolo ne della sua laurea in sociologia. dell’identità e normatività) e in tutti Limax è aprire una pagina a caso e i piani della tua piramide del Sarvas, perdersi o ritrovarsi in essa. dal rapporto con te stessa in su. Quindici anni senza censura, senza finanziamenti Ma ognuno che avrà modo di incrociare Limax potramite pubblicità, passando da poche pagine a una trà arricchirsi attraverso i suoi contenuti! pubblicazione trimestrale di grandissima qualità per contenuti, grafica, impaginazione, ricca di stoPer me è come se un affetto importante rie di vita, approfondimenti, disegni, copertine arrientrasse da un lungo viaggio che l’ha tistiche; totalmente autofinanziata, si è mantenuta portato distante in vita negli ultimi tempi - addirittura crescendo a Se un giorno al finire del 2003 ho scritto a Mariavista d’occhio - grazie alle svariate attività di raccolno Loiacono esprimendo il desiderio di conoscere ta fondi con cui “le pie donne” hanno voluto renlui e la sua attività, è stato proprio per un suo derle omaggio e onore, sopperendo (grazie alle loro articolo pubblicato in Limax. capacità culinarie e artigianali) al numero di abboUn’immagine che ricorre quando penso a Limax è namenti sempre troppo esiguo rispetto alle tante quella di Marilisa con una copia in mano a declavolte in cui si è sentito affermare: “Non avevo mai marne la preziosità, raccontando l’importanza che scritto per una rivista… veramente erano anni che ha avuto per la sua vita il primo articolo che lei stesnon scrivevo niente!” o anche: “Sono qui perché mi sa scrisse sulla propria storia; mi viene in mente è stato regalato un numero di Limax.” quanto fosse sottile il numero in cui quelle pagine vennero pubblicate e di cui un giorno ha voluTorna la nostra lumachina, sono to omaggiarmi, di fronte alle centoottanta pagine in attesa della versione moderna circa degli ultimi tempi. Limax era davvero piccolo di Limax online quand’è nato, nel 1995; per quindici anni Barbara e Certo, per me che sono, sin dalla tenera età, amante Mariano si sono presi cura di lui, e con lui di tutta dello scrivere e leggere su carta, è strano pensare la memoria storica e la teoria che lo costituiscono.

Limax è aprire una pagina a caso e perdersi o ritrovarsi in essa

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a una versione moderna di Limax online; sono in attesa, col desiderio di scoprire quale nuove sensazioni e abitudini mi susciterà. Torna, la nostra lumachina, proprio in un momento in cui anch’io spero di tornare a una più profonda e piena espressione di me attraverso la parola scritta; prendo quindi il suo arrivo come segno di buon auspicio e le auguro di affacciarsi con curiosità a questo mondo senza confini che il web rappresenta,

ricca della specificità della vostra redazione. Grazie a Mariano e Barbara per ieri, oggi e domani; grazie a Benedetta, Luca, Lucia, Maurizio, Daniela perché non hanno timore di prendere in mano un filo rimasto sospeso e far ripartire la tessitura sperimentando nuove trame. Buon viaggio, Limax, festina lente!

Serena Fulgenzi “La prima alba”

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Cara Sandra,

to molto per questo. Non sentirsi adeguati, non avere un angolo alfa in questi giorni mi è capitato di della propria esistenza ti fa esseripensare a molte cose del nostro re completamente altalenante. rapporto. è come se avessi fatto un è come se mi avessi innaffiato le po’un excursus dalla nostra conoparti più tagliate della mia vita. scenza fino ad oggi. Sarebbe bello Anche se i nodi non sono riuscito poter ripercorrere alcune tappe subito a scioglierli anzi, la coppia e cercare di capire da dove siamo è come se alcuni li avesse amplipartiti e dove stiamo in questo ficati. Quando devi transitare da momento. Come ogni relazione una situazione ad un’altra ti renci sono pezzi che perdi e cose che di conto delle difficoltà che puoi guadagni. è difficile fare un biincontrare e delle cose reali che ti lancio dettagliato e mi limiterò a Raffaele Cimetti mancano. Io mi sentivo un bambitracciare alcune riflessioni che non no e per certi versi ancora lo sono. sempre riesco a rendere parola o Non avevo proprio idea di cosa scrittura. Quando ci siamo conofosse una famiglia e di cosa significasse appartesciuti penso che non ero in grado di accoglierti per nere ad una nuova famiglia. Nella tua famiglia ho quella che era la tua profondità. Avevo molte paure. visto tante cose che mi mancavano ma avevo anche Anche in riferimento a quello che è emerso durante paura di avvicinarmi ad esse. Siail corso sui “me.me. e utero mo partiti senza un angolo alfa. psichè” forse non ero in graSPERANZA In tante cose siamo diversi ma in do e forse non lo sono ancora Lo sguardo degli uomini tante cose forse ci siamo incastradi affidarmi completamente. è molto profondo ti perché eravamo simili. Io non Oggi, quello che provavo per te come le beate farfalle avevo un angolo alfa territoriale mi sembra così “sovrasttrutturache volano libere nel ma forse neanche tu. Ci ha fatto” eppure sono stato così innacielo; to soffrire molto vivere qui nelle morato di te, della tua bellezza, Nuvole le profumate loro Marche, così come ci avrebbe fatdel tuo fascino. Io ero molto insimani to soffrire un qualsiasi posto a noi curo. Non mi sono mai sentito un bel ragazzo, non mi sono sentito sono paesaggi vasti di malinconia; familiare (o il Belgio o la Basilicale onde portano dolcemente verso ta). La verità è che forse da questo mai un gran corpo e tu in un cerl’orizzonte punto di vista siamo “scoperti” o to senso mi hai visto e questo mi rendeva più sicuro. Io pensavo di la sabbia si memorizza tra le vaste eravamo scoperti entrambi. Forse pianure padane. eravamo due spermatozoi senza non essere in grado di farmi una famiglia. Ho talmente combattuto Tutto assomiglia a un vano ricordo una casa. Dei nomadi senza nemche duramente nell’alba colpisce meno l’identità del nomadismo. Ci mio padre che forse il mio femmitutto il suo amore siamo accompagnati in tanti monile camuffava tanta rabbia anche L’occhio va verso un’alta marea menti, ci siamo rispettati, ci sianei confronti del femminile stesso e non solo del maschile. Tu mi il vento conforta come una carezza mo fatti da specchio nelle nostre hai fatto credere che era possibile. di pietà, dolce con tutto il suo sapore diversità ma forse ci siamo fatti di nostalgico amore. da specchio anche nelle nostre Mi sono subito innamorato della povertà. Io mi sentivo Remì e tu tua bellezza, della tua dolcezza, Luigi Compagnone una principessa senza un palazzo. del tuo fascino. Ho anche soffer-

Mi sentivo un bambino e per certi versi ancora lo sono

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Avrei voluto darti di più, avrei voluto darti un pozzo con più acqua per dissetarti ma non ci riuscivo. Ho sofferto di gelosia, ho sofferto di inferiorità fisica, ho sofferto per molto tempo con la paura che un giorno mi potessi lasciare. Ci siamo incontrati nelle nostre paure. Ti ho riconosciuta nelle paure del tuo abbandono da Gabriel e delle parti tue deluse della tua famiglia ma non sono stato in grado di farti transitare nella relazione a due. Ci siamo subito appesantiti. Dopo il matrimonio ho sentito che venivo risucchiati da nodi antichi. Quando siamo scesi giù a Foggia nel 2005 eravamo molto pesanti. La cosa che più ci aggrediva era questo senso di pesantezza. Io mi sentivo vecchio. Ero già vecchio di mio, delle mie paure e dei miei sensi di morte. è come se ad un certo punto ci siamo fusi nella pesantezza.

Chiudevo gli occhi e mi facevo attrarre dal vento dei treni che sfrecciavano nella stazione

dolore. A volte ti sento così vermicino e indifesa. Ti devo anche ammettere Sandra che per il passato tante volte ho provato anche moltra rabbia nei tuoi confronti. In tante occasioni ci siamo puniti attraverso l’intimità. Specialmente quando cercavamo affannosamente un figlio. Più stavamo male è più sprofondavamo nell’affanno, nei sensi di colpa reciproci, nelle nostre depressioni, nello scaricarci reciprocamente tanta e tanta merda. Ci sono cose che ancora non riesco ad accogliere pienamente ma ci sono stati momenti di grande sofferenza nella nostra storia. La seconda settimana intensiva di luglio 2005, ho sentito il tuo corpo vibrare con tutta la sofferenza e il pianto profondo nel mio corpo. Dopo il rito di Eliseo, dopo che avevamo pianto tanto ho sentito la vibrazione del tuo dolore attraversare la mia carne. è come se ti avessi riconosciuta per la prima volta distinta da me ma così vicina nel dolore, nella consolazione e nella speranza che qualcosa riviveva…. Raffaele

La verità è che non mi ero mai ascoltato nella mia morte, nella mia rabbia, nei miei abbandoni, nella Lucrezia, 28 novembre 2010 mia razionalità, nella mia vita convinta di essere vita buona. Io non mi potevo fermare, ero come un malato terminale attaccato ad un respiratore artificiale che se si spegne finisce tutto. Eppure la morte l’ho desiderata tante volte. Quando andavo su a Parma VENTO per la SISS, ammiravo il treno con una grande tentazione. Canto una canzone Chiudevo gli occhi e mi facevo è molto bella attrarre dal vento dei treni che ogni giorno dalla sfrecciavano nella stazione. finestra Il treno può essere più forte della Nuvole vedo volare una vita ed è come un gioco, un gioco farfalla di destino. io nei miei riguardi mi sento libero Durante la settimana sui “me.me ho cercato molto spesso e utero psichè” ho sentito forte la distinzione tra essere concreto la sensazione del tuo abbandono. cioè i vincoli sono ciechi La prima sera del lunedì a casa di Silvio e Michela ho sentito forte la Luigi Compagnone tua mancanza e la paura di perderti. Così come sento spesso il tuo

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Solitudine

Solitudine. Sapete perché amo la notte? E perché veglio la notte? Perché so che loro, coloro che fanno, dormendo, non possono che oziare, in solitudine, come me. E sotto le loro finestre chiuse, furtivamente rubo la loro compagnia.

Da tempo autoesproriatomi dell’azione, non posso che oziare e oziando… “sento”. “Ipersensibile?” No, non attaccatemi etichette. Ma non è, o non è più, il mio, un sentire egoistico. Non sento solo il mio dolore, credetemi, sento il dolore di tutti, il dolore di chi amo, il dolore di chi vorrei o dovrei…amare, il dolore di chi vorrei mi amasse, il dolore di chi amo, ma non dovrei… E mentre “sento”, oziando, gli uomini fanno, agiscono, lavorano, parlano, si incontrano, si scontrano, corrono, si rincorrono, si perdono, si ritrovano, nascono, crescono, si ammalano, guariscono, muoiono. Questo è: Vivere. E inorgogliti dal fare e dal vivere, disprezzano il mio oziare. E’ inutile dir loro che “sento”, e che vorrei oziassero un poco con me. Disprezzano non solo il mio oziare, ma il mio stesso “sentire” E dicono: basta! E mi lasciano li, ad oziare e sentire da solo. Solitudine. E’ già tanto che sopportino che io esista, perché questo no, questo non è vivere. E’ il solo sopravvivere sonnacchioso di un cane randagio, il vegetare inerme di una pianta avvizzita. Ma credete che non sentono i cani, le piante? Eccome se sentono. Sentono, in solitudine.

Solitudine. Sfoglio i libri nel silenzio della mia casa. Narratori, poeti, filosofi, ed a mia volta, scrivo poesie. Poesie…bé si, sulla mia solitudine. Vado su e giù, fumando una sigaretta. La vedo consumare la sua solitudine, come io, in solitudine, consumo la mia vita. Però mi sento attivo nella notte. E loro gli oziosi. Solitudine. D’estate esco nella città deserta e passeggio lentamente nelle strade solitarie, sempre nella sola confortevole compagnia di quella mia sigaretta. La sigaretta? Macché vizio, macché dipendenza. è solo…una compagnia. E se dietro una finestra, vedo una luce accesa, indovinando là dietro un’altra solitudine, quella finestra è ancor più una compagnia. Non rubata, questa, ma condivisa. Solitudine. Quando all’alba cedo al sonno, sopraggiunge l’onirica compagnia dei miei sogni, popolata di figure amiche, che non disprezzano la mia solitudine e il mio sentire, perché sono e sono solamente, il mio sognante e solitario sentire. Fino al risveglio. Mi strofino gli occhi con il pugno delle mani, ne sprizzano poche lacrime anch’esse solitarie.

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Piango le prossime interminabili, ore di solitudine. Solitudine. è un altro mondo, credetemi. è il mondo inetto dell’ozio e del solo sentire. Mettete, vi prego, una tuta d’astronauta, e venite a trovarmi per un’ora nella remota galassia della mia solitudine. Ma non crediate che io reclami solo amicizia e compagnia. Sono cose che alleviano, d’accordo, ma per guarirmi… Dico a te, si, a te che sola mi ascolti: la mia solitudine ti chiede di più, ti chiede, ti chiede ancora, ti chiederà sempre…amore! Carlo Palmieri

Sto vivendo una allucinazione!!! No, ripensandoci è solamente due persone (“COPPIA”) che hanno sempre rimandato ciò che si doNuvole veva affrontare…, con un dialogo, a viso aperto, senza lasciare niente dentro: tanto tempo fa. Per quello che mi riguarda il mio ruolo di marito è terminato ma, non posso dire altrettanto di quello di padre che comunque mi appaga, mi riempie un vuoto. Provo un’emozione grandissima quando mi calo con i miei ragazzini a giocare; si, perché in quei momenti mi spoglio da tutti i miei ruoli, torno indietro nel tempo e divento un bimbo, come loro, e cosi riprovo e emozioni di quando avevo la loro età dimenticandomi (anche se solo per poco) di averla superata da un pezzo e di essere passato …dall’altra parte!! E il tempo scorre…scorre…scorre fino al punto dell’affanno e …in quel momento ritorno padre, padre dei miei figli soddisfatti di avere trascorso un po’ di tempo con il loro genitore che troppo spesso, preso dai ritmi frenetici del mondo di oggi tralascia, rimanda quel momento così importante per una comunicazione al pari della loro portata, anche giocando. Anzi, proprio giocando, alleggerendoci di tutti i nostri pesi riusciamo ad essere noi stessi o quantomeno… ci proviamo. Comunque questo è quello che mi sento: voglio ridere, voglio ascoltare, voglio provarci; so anche che i doveri che abbiamo sono tanti e vorremmo avere un tanto più tempo da dedicare a noi ma …il “tanto” è anche una forma di egoismo,…….il necessario si, ha senso. Mauro

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za in tedesco - i padroni - che quel - “Ciao Ettore”! mattino mi infilai in una scarpa. E “In bocca al lupo Giorgio!” per dare meno nell’occhio decidemAprii la porta della baracca dove dormo di filare uno alla volta. mivamo e misi fuori la bici­cletta preInforcai la bici e via, verso Bologna, parata e caricata con cura il giorno verso casa. prima. Svoltai all’angolo e infilai la ValassiIl cielo era di velluto nero, sereno e na che dritta porta a Milano. In quei “1e stelle stavano a guardare”. due ultimi mesi trascorsi a Nova Era l’antivigilia di Natale del 1944 ed l’avevo fatta tante volte in su e giù erano le sei. in bicicletta nella zona vicina e cosi, Mi, venne da sorridere pensando che anche al buio, mi trovavo ancora un anno esatto prima alla stessa ora, Giorgio Marinelli nell’ovile. assieme ad Ettore, lasciavo casa mia per entrare in ciò che in quel momento lasciavo, ma con altro spirito: Pedalando e pensando difficile da definire ma certamente Intanto, pedalando e pensando, più smarrito e pervaso di un’angoscia sotti­le. c’era già luce e stavo giungendo a Milano. La città L’8 settembre era appena dietro le spalle con tutto il cominciava a vivere la sua giornata attiva anche se i suo carico dubbi e di drammi. tempi avevano smorzato in gran parte la sua tipica Sapevo oramai di attendere vitalità. l’ultimo crollo di un’impalUna città che non conoscevo, catura un giorno luccicante che non avrei mai conosciu- per me ragazzo - e vuota: to; una città di dimensioni che avvenisse pure e facesse superiori alla mia persona, presto. che mi incuteva un grande Eravamo baraccati a Nova senso di considerazione e Milanese da un paio di mesi vagamente di soggezione dopo il bom­bardamento perché, nell’alone della sua dell’aeroporto di Bresso ed meritata fama, mi faceva ogni giorno un aviere se ne sentire che solo chi vale non andava a casa, in genere non si affoga. Ma non mi piacelontana. va, come certe persone che Ne parlammo con il capitasem­brano non avere altro no; non volevamo rimanere che la loro bravura. separati dal­la famiglia da un Non l’attraversai, ma la cofronte che stava avanzando steggiai lungo strade che velocemente da sud di Boloora non ri­corda. Mi trovai gna. così a Porta Bologna e mi la“Andate pure, ma io non sciai Milano alle spal­le. posso darvi che una licenza La strada diventava sempre fino al Po: per oltre dovete più di periferia e man mano arrangiarvi”. ricomin­ciavo a vedere e senCosi ci scrivemmo una licen- Giorgio Marinelli, inizio anni Quaranta tire la campagna. Il fondo

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stradale era buono nonostante i tempi, fortunatamente c’era un bel sole e così, col lubrificante “84 stagioni” pedalavo scioltamente lungo quei bei filari di alberi che bordavano la strada per lunghi tratti. La campagna era vivida nel sole di dicembre e dava ancora un sen­so di verde. E quel cielo di Lombardia “che è cosi bello quando è bello”, Nell’attraversare paesini e contrade, dove c’era ancora movimento e vita, andavo quasi dimenticandomi della situazione in cui si vi­veva: non tanto mia, ma della Nazione tutta. Troppo forte era stata il colpo a quella costruzione etica che mi era formata, durante i brevi ma lunghi anni dell’adolescenza. Splendida quanto illusoria nel suo fondo, forse perché poggiante su un tessuto umano che tutto aveva fuorché il senso della grandezza della Nazione. Ed oggi dico: logicamente, tenuta presente la storia da cui venivo. Troppo forte per non portare dentro, nonostante l’interesse quotidia­no e spicciolo del contingente, una specie di sottile veleno. Ormai ero a Lodi. Non ho ricordi particolari, ma subito dopo mi trovai ad affiancarmi ad un uomo anziano, alto e asciutto, con i ca­pelli e barba bianchi, vestito di nero. Si cominciò a parlare: il traffico di allora permetteva ampia­mente di stare appaiati pedalando lungo una statale. Mi ricordo che mi disse, con voce triste, che aveva due figli, maschio e femmina; che la ragazza gli era tanto cara ma non poteva dire la stessa casa del figlio, che lo deludeva ed amareggiava sempre più. E ne afferrai l’amarezza. Il Po non era ormai lontana e ci arrivammo. Gli argini, alti, tagliavano il cielo senza forze e lo scenario, ampio e non squallido solo per la gran luce del sole, bianca e senza calore, si spalancò d’improvviso salendo sull’argine. Cortine di grigi si rincorrevano e si intersecavano lungo le rive, sequenze di chiazze color fango­che, più vicine, diventavano alberi di fiume; e l’acqua, liscia e fredda come creta, ben diversa da quella amica e splendente di una piscina. L’uomo dai capelli bianchi vestito di nero era ormai

arrivato: mi salutò e mi augurò buon viaggio. Forse pensai che ne avevo bisogno. Il ponte, ovviamente, era inagibile e quindi una barchetta faceva la spola tra una riva e l’altra per qualche soldo. Saltammo dentro in cinque o sei, tutti in piedi e l’acqua arrivava a meno di un palmo dal bordo. In cielo, alto, un ‘Pippo” faceva ampi cerchi su di noi ed ebbi istintiva fiducia nella mancanza di sadismo imbecille di quel pilota: tutto infatti filò liscio e ci trovammo sull’altra riva. Ero ormai in Emilia, cosi sfilai dalla scarpa la licenza tedesca e infilai quella italiana.

Mi colpì l’atmosfera di vuoto e desolazione I traghettati si sparsero di qua e di là, mentre io prendevo la via Emilia, la mia strada consolare. Ricordo particolarmente la grande cementeria sulla riva del fiume con le sue alte ciminiere che, tutte le volte in cui le avrei riviste nel corso della vita, mi avrebbero riportato a quel momento. Ma la cosa che più mi colpi, per l’imme­diatezza dell’impressione che provai in tutta la sua immanenza quasi concreta, fu l’atmosfera di vuoto e di desolazione che mi avvolse ap­pena varcato il Po, soprattutto appena lasciata Piacenza. Come un grande silenzio incombente, un vuoto di tutto. Un vuoto di persone, un vuoto che ti entrava subito nell’animo. Uno spazio pieno di una paura indefinita e indefinibile che forse si chiamava Guerra e ancor di più Disfatta: o forse soltanto Morte. Lungo la strada non c’era nessuno, non un uomo, non un veicolo, niente. Il salto con la Lombardia era enorme. Ogni casa colonica che si affacciava alla strada aveva qualcosa di sfondato, la maggior par­te il tetto. Sentii, dentro, il peso di quei chilometri che da Piacenza mi porta­vano a Parma. Fu un tratto lungo, fu un macinar chilometri sempre solo, comin­ciando ad aver in mente la meta da raggiungere. Non avevo mai intrapreso un giro di tal lunghezza, e per me rappresentava anche una prova da supe-

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rare e che mi avrebbe dato più certez­za di me, delle mie possibilità non solo fisiche. Continuai così il mio andare con la mia bella bicicletta e pensavo alle acrobazie corse per procurarcele. I telai ce li fece uno specialista di Arcore e il resto lo facemmo montare da un meccanico del luogo pagandolo con dei tubi, adatti per far bici, rubati ai tedeschi che li stavano “prelevando” dai capannoni della Breda a fianco del nostro aeroporto. Una notte, mentre ero di sentinella, attesi che la loro passasse nel suo giro: mi infilai nel capannone, il cuore mi batteva, mi impo­si una certa calma, scelsi i tubi adatti e li misi in un angolo. La notte dopo, sempre allo stesso modo, me li caricai sulle spalle e, sudando forse più per l’emozione che per lo sforzo, li portai in un punto del campo volo, facilmente individuabile ma non visibile. Ancora il giorno dopo, con Ettore, sull’imbrunire un colpo di mano e li portammo velocemente a destinazione.

“Avanti Giorgio !” E sulla scia di quei pensieri arrivai a Fiorenzuola d’Arda, uno dei tanti paesi a cavaliere della via Emilia tutta squinternata e come sempre poca gente che mi guardava come fossi un fantasma. E avanti. Giunsi a Fidenza e qui lo spettacolo aumentò di misura: la distruzione di quel­le povere case era tale che, nonostante il senso di orientamento che non mi manca, arrivai, nell’attraversarla, a perdere la traccia della via Emilia che ne era l’asse. Mi trovai tutto fuori strada e dovetti ripercorrere il bandolo del labirinto tra muri mezzo crollati e mezzo in piedi. Il colmo della giornata era ormai passato da tempo e cominciavo a chiedermi dove avrei pernottato; ma capivo che dovevo dirmi soprattut­to “Avanti Giorgio”. Ormai ero al Taro, il fiume dal grande greto. Il bel ponte in matto­ni a tante arcate era in gran parte crollato e si passava nel soliti modi, sopra e sotto di esso. In un punto si doveva salire e aggirare un pilone tutto sbrecciato che dava punti d’appoggio

a mani e piedi: sembrava semplice, ma io avevo la bicicletta e con un carico lieve ma un po’ ingombrante. Mi trovai così in un punto critico a quattro e passa metri sopra blocchi di pietra e cemento. “Se cado sono finito”. Se avessi lasciato andare la bicicletta l’avrei persa e questo mi amareggiava; e poi come avrei proseguito? Cosa avrei fatto in quella specie di deserto? Cercai di stare calmo, appiattito contro quella pila con la mano sinistra attaccato a un mattone sporgente e la destra che teneva la bicicletta. Indietro era difficile tornare, per me non alpi­nista. Vidi che un po’ più in alto c’era un altro appiglio e che, affer­ rato quello, sarei potuto salire in cima alla pila e poi proseguire. E se non fossi riuscito ad afferrarlo? Cercai con tutte le mie for­ze psichiche, che in quel momento erano grandi e piccole, di non pensar­ci e via! Riuscii a prenderlo saldamente e mi parve, in quel momento, che il mondo fosse mio ed amico. Fui sul ponte, in quel tratto ancora percorribile, e tra una passerella e l’altra arrivai di nuovo sulla via Emilia che da duemila anni mi attendeva. Un panino ripieno e ancora chilometri.

La solitudine dell’andare La solitudine dell’andare mi portava a pensare a quell’anno trascor­so, al diverso modo di vivere, alle cose accadute: alle quattrocento ore di sentinella, così pesanti per me, quando nel precedente inverno, nei giorni di turno, ci alzavamo dal tavolaccio del corpo di guardia all’una di notte per andare ad attendere le tre, sognando un lettuccio tie­pido, in un punto dell’aeroporto nella nebbia gelida che al mattino pennellava di un sottile strato di ghiaccio gli spigoli delle cose. E che era di fronte a chi stava in Russia? Una cicca. Ripensavo a quando i tedeschi, chissà per quale motivo, all’improv­viso accerchiarono l’aeroporto impadronendosene. Ettore ed io rima­nemmo come isolati e ignorati nel campo, in una specie di personale rifugio che ci eravamo arrangiati tra le macerie di un piccolo edificio.

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Cosi il giorno dopo decidemmo di fuggire. Era ormai notte, c’era la luna tra le nuvole. Uscimmo in silenzio e vedemmo che la sentinella tedesca con mitra era là, dove sapevamo, una cinquantina di metri. Approfittammo dell’andar delle nubi e dei momenti di ombra per stri­sciare nell’erba e tra gli arbusti, quasi senza respirare, verso un buco nella rete che noi conoscevamo bene. E via! Per una fuga funambolica che ci portò, passando per Bologna, di nuovo al campo, ormai senza tedeschi. Ma soprattutto mi veniva di pensare alla grande fortuna di essere stato assieme ad Ettore in quella parentesi di vita che trasformò la nostra amicizia, già salda, in una fratellanza d’elezione che sarebbe rimasta intatta nel tempo. Ma finalmente Parma mi accolse. C’era un po’ di animazione, in senso molto relativo, naturalmente. Trovai un meccanico ed unsi la catena. Attraversai la città rapidamente senza notare grandi segni di rovina, fortunatamente. Ormai la grande luce chiara del bel giorno invernale se ne era andata ed era proprio dicembre e non pareva certo, perché nessuno la sentiva, l’anti­vigilia di Natale con quel senso di festa raccolta e intensa che ci attor­niava e imbeveva da ragazzi. Altra età, ma soprattutto altro tempo. Era ora di pensare al pernottamento anche perché vigeva il coprifuoco e camminare di sera tarda era “verboten”! Guardai la cartina: “Arrivo a S. Ilario”. Il pedalare mi pareva più agevole; vidi un paio di cartelli a lato del­la strada: Attenzione - partigiani “Achtung - banditi”, Pensai che mi stavo decisamente avvicinando al caldo e proseguii provando un leggero senso di avventura. A S. Ilario d’Enza arrivai proprio in tempo per il coprifuoco. Trovai subito una trattoria dove il cibo, nonostante tutto, era saporito e lì mi indicarono una casa dove avrei potuto dormire. C’era la tipica massaia che, per pochi soldi, mi diede

una camera. Ricordo ancora quella stanza: grande, triste, una lampada fioca. Il letto era a sinistra ed anche la finestra. Dormii profondamente e ininterrottamente fino al mattino presto e mai riposo fu cosi dolce e totale. Era ancora buio quando mi rimisi in cammino. Dopo un po’ vidi delle ombre stagliarsi sfumate nella nebbia. -“Chi va là”! -“Sono un aviere’’. Mi videro in divisa e mi dissero di proseguire: erano brigatisti neri. Pensai quando sarebbe terminata per loro e che fine avrebbero fatto. E pensai anche a quanta dose di ottimismo occorreva e a qualcos’altro che io ormai non sentivo più. Dopo poco cominciò ad albeggiare e notai con soddisfazione che non mi pesavano i chilometri del giorno prima.

“E poi Bologna” Mi giunse Reggio quasi d’improvviso che superai puntando verso Modena. Qui arrivai che era già giorno fatto e mi fermai sulla circonvallazio­ne a mangiare qualcosa in un caffè. Ne uscii e sostai un momento sotto un platano guardando avanti verso il centro della città. “E poi Bologna” pensai. Quante volte, dieci anni dopo, in sette anni trascorsi in quella città per lavoro, già con moglie e figli, trovandomi in quel luogo pensai a quando giunsi quella mattina! Cosa significa una città, anche se non grande! Pur avvicinandomi ad una zona abitata dove il fronte era sempre meno distante, il movimento era maggiore. Forse perché era la vigilia di Natale? Ma non era cosi. è la città che come tale è più difficile imbrigliare e bloccare nelle sue necessità e natura. E ancora avanti, verso casa, ricominciando con gli snervanti rettifili che stancano anche solo per i fatto di dare di per sè l’impressione dell’interminabilità. Dopo un po’ mi trovai in quella grande ansa - la variazione più grande della via Emilia, chissà per quali ancestralità catastali - che si incon­tra quando la strada si avvicina al Secchia e lo attraversa.

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Mi ricordavo bene che più oltre, il manto stradale, che in complesso avevo trovato ancora in buone condizioni lungo tutto il tragitto, non era un granché anche prima della guerra. E infatti me lo trovai davanti e sotto per vari chilometri completamente sfasciato e, beccheggiando in tutte quelle buche, sentii improvvisa­mente una bella dose di stanchezza. Era la rottura di un equilibrio armonico. Ma anche questa se ne andò quando arrivai a Castelfranco, semideserta, che mi lasciai alle spalle senza storia. Ma dopo un po’ di chilometri, prima ed ultima volta, mi imbattei in un soldato tedesco di guardia che naturalmente mi fermò. Era giovane e neanche a farlo apposta era un aviere come me, ma egli era biondo, io bruno.

“Gute Weihnachten” “Kamarade - dissi col tono più cordiale e naturale possibile - ich gehe fur einigen Tagen zu meinen Eltern, nach Bologna. Das ist mein Urlaub”. Gli mostrai la licenza in tedesco, la bevve e con grandi sorrisi e un reciproco “Gute Weihnachten” ci salutammo. Dopo tanti chilometri era stato l’unico controllo, se cosi si può chia­mare, ed era stata l’unica persona che avevo visto su tutta la via Emilia- eccettuato i centri abitati - a partire dal Po. Una sola persona ed un solo veicolo, una camionetta tedesca che andava in senso inverso a me. Mi pareva ormai di essere

Giorgio Marinelli nel 2001

a casa e i chilometri davanti, che sapevo essere gli ultimi, mi parevano sempre più lunghi ma più leggeri. E quando, finalmente, senza pensare di esserci già, si cominciò a sta­gliare nella foschia laggiú di fronte me, sulla destra, e di attimo in attimo sempre più, la famigliare sagoma quadrata della Ducati, mi sentii invadere da una leggera ma penetrante emozione: sono arrivato, sono ormai a casa! Ormai pedalavo nel burro, se pur un po’ denso. E poi il Ponte Lungo e più in là l’angolo della mia strada. Girai, trecento metri e, dopo la leggera svolta, la mia casetta, sempre così piccola, sempre così “grande”. Fuori non vidi nessuno: suonai e nessuno mi aprì. Il giardino aveva un aspetto abbandonato più di quanto la stagione facesse essere. Nella casa dietro vidi una ragazza amica che mi disse che i miei erano in Manifattura. Parlammo un poco e poi ancora sulla via Emilia ormai cittadina: porta Sane Felice, l’Abbadia cancelli della vecchia fabbrica. Salutai, mi riconobbero e chiamarono i Miei. Arrivò mio Padrino, gli occhi chiari gli brillavano, e quando giunse di corsa mia Madre, le die­dero subito una sedia su cui si lasciò andare guardandomi trasognata, incredula, quasi smarrita e senza la forza di dire una parola. Il mio giretto di 240 chilometri era finito. Rivivendolo col pensiero provo un senso di insicurezza interna che allo­ra non ebbi neanche per un momento. Giovinezza!

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Limax Dicembre 2010  

Limax Dicembre 2010

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