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BIMESTRALE ECONOMICO FINANZIARIO

Poste Italiane Spa - Sped. abb. post. DL 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma1, C/RM/22/2013 del 19/06/2013

Anno 2016 Numero 6 NOVEMBRE DICEMBRE

EARTH MOTHER PROJECT: OLTRE IL PROFITTO (a pag. 15)

Alessandro Pitzianti Presidente di Earth Mother Project

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IL PUNTO Trump, l’Europa e l’Italia

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ECONOMIA Terna centro d’Europa

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SOCIETÀ “La voce” di Assisi


2 4 6 8 10 12 15 39 42 45 47 50 52

Il Punto Trump, l’Europa e l’Italia Referendum/1 La ragioni del sì Referendum/2 Le ragioni del no Fincantieri Lo sbarco in Cina Terna Un campione europeo Leonardo - Finmeccanica Sulle ali della redditività Oltre il profitto Earth Mother Project Energia Progetto Iter L’impresa Safe Bag Agroalimentare Made in Italy al top Bilanci societari Non solo aride cifre Politica monetaria Come mandare ko Supercruck Internazionalizzazione Nuova Castelli, leader caseario

OBIETTIVO SANITÀ pag 1937

Nuova Finanza Bimestrale Economico - Finanziario Direttore Editoriale

Francesco Carrassi Direttore Responsabile

Pietro Romano Direzione Marketing e Redazione

DOSSIER SANITA’

19 22 25 28 30 32 35

Istituto Superiore di Sanità Tradizione e innovazione Conflitti d’interesse Condizione, non comportamento Trapianti d’organo L’eccellenza romana Emergenza sisma La ricetta di Rieti Ricerca biomedica I successi di Boston Scientific Asfo Sanità Qualità laziale L’intervista Henry Chenot

COSTUME & SOCIETA’ 56 58 60 62 63 64

LA VOCE DEL SACRO CONVENTO QUANDO LA CASA E’ LIVING PIER CARUSO CHINA DI SICILIA DIPLOMAZIA & CONTINUITA’ “CAMBIAMENTI” ENEGAN

Katrin Bove Germana Loizzi Web Senior Editor

Nicola Bartolini Carrassi

Editore Kage srl 00136 Roma - Via Romeo Romei, 23 Tel. e Fax +39 06 39736411 www.nuovafinanza.com - redazione@nuovafinanza.it Per la pubblicità: nuovafinanza@nuovafinanza.it Autorizzazione Tribunale di Roma n. 88/2010 del 16 marzo 2010 Iscrizione ROC n. 23306 Stampa STI - Stampa Tipolitografica Italiana Via Sesto Celere, 3 - 00152 Roma Progetto Grafico Mauro Carlini Abbonamento annuo Euro 48,00 Hanno collaborato: Domenico Alessio, Gianpaolo Ansalone, Franco Antola, Nicola Bartolini Carrassi, Katrin Bove, Francesco Caputo Nassetti, Nino Cartabellotta, Ornella Cilona, Marilina Colombo, Laura Figorilli, Miguel Gotor, Federica Gramegna, Germana Loizzi, Donatella Miliani, Renato Pedullà, Walter Ricciardi, Domenica Tomassoni, Felice Vincenzi, Lugi Zanda


IL PUNTO del direttore

TRUMP, L’EUROPA E L’ITALIA di Pietro Romano

L

e agenzie di scommesse pagavano 670 volte l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Usa, quando annunciò la sua candidatura alla nomination del Partito Repubblicano. In poco tempo il premio precipitò a quota 67 dollari per un solo biglietto verde scommesso. Poi, giorno dopo giorno, la forbice si è ridotta e la quota si è avvicinata, alla vigilia del voto, a quella della candidata democratica Hillary Clinton. Quando un giornale dalla lunga storia come il “New York Times” scriveva, invece, che l’esponente democratica - la candidata del “business as usual”, “tutto come al solito” ma anche “affari come al solito” – disponeva del 71 per cento delle intenzioni di voto. Come mai tra agenzie di scommesse e “autorevoli opinionisti” potevano sopravvivere due visioni tanto differenti della realtà? Si poteva, si può, circoscriverlo alla ventilata vergogna degli elettori di Trump di ammettere la propria preferenza? Perfino in alcuni sondaggi segreti? Troppo facile. Questa strana dicotomia, in realtà, è stata creata da quella folta schiera di analisti-tifosi che da anni procedono e pontificano in totale contrasto con la realtà. Probabilmente ha ragione Daniele Capezzone: peggio del ceto politico a volte c’è solo la mitica società civile; e peggio della società civile c’è un suo sotto-insieme particolarmente snob: gli esperti. Ed è la consorteria degli esperti, autentico club di mandarini, a non aver compreso (per l’ennesima volta) quanto accadeva nel mondo reale, nella fattispecie gli Usa. Gli esperti guardano al candidato, non ai potenziali elettori. Come lo sciocco, guardano al dito che indica e non alla Luna che è indicata. Questo, però, è il passato, ora interessa, piuttosto, quello che significa la presidenza Trump nel presente e soprattutto nel futuro. Per gli Stati Uniti d’America, l’Europa, soprattutto l’Italia.

La storia si ciba di rimescolamenti di carte, non dei risultati scontati. Trump come Ronald Reagan ha condotto e vinto una campagna elettorale controcorrente. A Reagan tutti noi dobbiamo molto (per essere uscito vincente, con l’aiuto di Giovanni Paolo II, dal confronto con l’Unione Sovietica) ma soprattutto devono molto gli Usa, a partire dalla nascita della Silicon Valley, tributaria alla politica e all’intervento pubblico più di quanto si creda. Se Trump sarà capace di emulare Reagan, o meno, lo vedremo. Il personaggio è a dir poco singolare. Ma è stato capace di rottamare due dinastie cementate (i Clinton e i Bush) e una in fieri (gli Obama) con buona pace di quel trombone sovra-stimato di Robert De Niro che invece dovrebbe vergognarsi di molti dei suoi film: rivedere, per credere, le incongruità di “Ti presento i miei”. Lo staff di Trump è di

Donald Trump, Presidente USA

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prim’ordine e il suo programma, a differenza di quanto asserito da chi lo commentava tra sberleffi e ghigni senz’averlo soppesato, non contiene nulla di assurdo. Perfino il muro per dividere Usa e Messico era stato ipotizzato dalla Clinton nel 2007. Del resto, anche i mitici mercati, spesso manipolati dalla comunità di “esperti” finanziari che ci impoveriscono perlomeno da dieci anni, hanno reagito sostanzialmente bene al voto. Non è colpa di Trump, come ha sottolineato Luigi Zingales sul “Sole 24 Ore” il giorno dopo la vittoria, se il presidente uscente Barack Obama (sarà ricordato per la sua scorrettezza istituzionale, è sceso in campo come non si ricorda mai abbia fatto in precedenza un inquilino della Casa Bianca) e Hillary Clinton hanno pensato che le elezioni si potessero vincere con i soldi e le star e le starlette e non con i voti. “Trump sarà un presidente normale. Ha approfittato soprattutto delle defaillance di Obama e Clinton sul sociale. L’Europa approfitti piuttosto dell’apertura a Putin”, ha detto Nadia Urbinati, docente di politologia alla Columbia University. Già, l’Europa. L’Europa potrebbe addirittura trarre beneficio da una politica americana più isolazionista: p o -

trebbe costituire uno stimolo a una maggiore assunzione collettiva di responsabilità, soprattutto da parte della Germania, che se vuole avere un ruolo di leader deve meritarselo rispettando le regole e investendo molto più di adesso, prima di tutto nella difesa e la sicurezza. Per quanto riguarda il protezionismo, i rischi sono tutti, o quasi, per la Cina (ammesso che Pechino non faccia pesare l’enorme quantità di debito pubblico americano posseduto). Gli scambi tra l’Europa e gli Usa rappresentano un terzo del commercio mondiale e in Europa producono centinaia di imprese a stelle e strisce, e viceversa. Salterà l’accordo di interscambio: meglio. Le compatibilità andranno verificate caso per caso e a perderci saranno gli Usa che altrimenti avrebbero fatto pesare con più facilità la loro potenza, hard e soft. Contro il terrorismo, infine, si potrebbe assistere a una convergenza tra l’azione russa, siriana, iraniana e americana (con il beneplacito di Israele, il cui governo è filo-Trump) con buona pace di Arabia Saudita, Turchia, Qatar e svariati “amici del giaguaro” , tra cui le milizie anti-Damasco, sempre più monopolio dei tagliagole dell’Isis. Un concerto destinato a ridurre le catastrofiche conseguenze dell’interventismo democratico targato Hillary Clinton (più che Obama) in Nord Africa e Medio Oriente con possibili conseguenze positive sul fenomeno in larga parte eterodiretto dell’emigrazione dal Maghreb e dall’Africa sub-sahariana che è diventata una bomba a orologeria per l’Italia.

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Già, l’Italia…In politica estera il presidente Matteo Renzi ha, per l’ennesima volta, toppato schierandosi così apertamente con Hillary Clinton come nessun premier europeo. La diplomazia italiana avrà difficoltà enormi a ricucire con gli States, ma non tutto è perduto. Roma potrebbe approfittare come poche della presidenza Trump. Prima di tutto può capitalizzare il massiccio voto degli italo-americani al candidato repubblicano. Tanto che per la prima volta un prestigioso esponente della comunità, Rudolph Giuliani, potrebbe entrare con un ruolo rilevante nell’amministrazione. La simpatia (ricambiata) di Trump per il presidente russo Vladimir Putin potrebbe restituire all’Italia, che si è distinta (onore a Renzi) per moderazione nei confronti di Mosca, il ruolo di perno nei rapporti Usa-Russia del quale il nostro Paese ha goduto ai tempi del ri-avvicinamento, quando Silvio Berlusconi organizzò lo storico vertice di Pratica di Mare. Il Made in Italy non dovrebbe soffrire l’eventuale ventata protezionista in quanto i prodotti italiani sono di alta qualità e/o di tecnologica sofisticata, difficilmente riproducibili. Magari a questo scopo potrebbe servire - piaccia o meno - la nomina di un intermediario commerciale fuori dagli schemi, a esempio Flavio Briatore, che di Trump è amico. Da Finmeccanica a Salini, inoltre, sono numerosi i gruppi tricolore in tutti i settori produttivi che dispongono di impianti e attività negli States: sarebbero i primi ad approfittare della rinascita dell’Us Made.


REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE

LE RAGIONI DEL “SÌ” Luigi Zanda*

I

l 4 dicembre è un appuntamento molto importante per la storia delle nostre istituzioni e per il futuro del Paese: i cittadini italiani si esprimeranno con il Referendum confermativo su una riforma che tocca seconda parte della Costituzionale. La discussione sta assumendo contorni spesso confusi. Dovrebbe essere rigorosa, riguardare la riforma costituzionale e i suoi obiettivi, le ragioni che ne suggeriscono l'approvazione o la bocciatura. Non è sempre così. Spesso al merito della riforma si sovrappongono argomenti di bassa politica, la sopravvivenza del governo, la tenuta della maggioranza e, persino, gli equilibri interni del Partito democratico. Il contenuto della riforma è però chiaro ed è importante arrivare al 4 dicembre informati, consapevoli che la scelta che siamo chiamati a compiere ci carica di una grande responsabilità. La prima parte della nostra Costituzione, quella in cui sono sanciti i principi fondamentali, i valori nei quali ci riconosciamo come popolo italiano non viene cambiata, non viene toccata in nessuna sua parte, neanche una virgola. La revisione modifica punti della seconda parte che riguardano l’organizzazione dello Stato. Per anni i cittadini hanno chiesto una riforma che rendesse l'apparato pubblico più efficiente e più veloce. Il Parlamento, dopo sei letture, ha finalmente votato una riforma che decreta la

fine del bicameralismo perfetto, rende più semplice e chiaro il procedimento legislativo, prevede una corsia preferenziale e un tempo definito per i provvedimenti più rilevanti del Governo, innalza il quorum per l'elezione del Presidente della Repubblica, supera la confusione della competenza concorrente e restituisce allo Stato le competenze su energia e grandi reti di trasporto. È una riforma che garantirà meglio i nostri diritti e aumenterà gli spazi di partecipazione dei cittadini attraverso, ad esempio, l’abbassamento del quorum per i referendum abrogativi e l’introduzione di referendum propositivi e di indirizzo. È una riforma che abolisce il Cnel e supera definitivamente le Province. E', in poche parole, una riforma che potrà rendere il nostro Paese più stabile, più semplice e più efficiente. Se ci domandiamo il prim o

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motivo della revisione costituzionale, dobbiamo partire dalla crisi sempre più grave della democrazia rappresentativa nelle società occidentali negli ultimi decenni. Ezio Mauro ha scritto che "tutta l'impalcatura - culturale, istituzionale, politica - che ci siamo costruiti nel dopoguerra è entrata in crisi". È in crisi il presidenzialismo americano con Obama sin dal novembre 2014, quando ha perso la maggioranza al Congresso. La nomination di Trump, conferma l'avanzata delle forze antisistema persino nella solida democrazia americana. Il fenomeno è molto vasto. Da alcuni decenni cresce l'astensionismo. In molte nazioni le percentuali del "non voto" viaggiano tra il 40% e il 50%. Sono i delusi, gli arrabbiati, gli indifferenti che non credono più all'utilità della politica e al valore della democrazia. Con l'indebolimento dei sistemi politici, nelle democrazie europee sono entrate in crisi anche molte architetture istituzionali. In Francia le difficoltà economiche, sociali e il crescente consenso al radicalismo xenofobo della Le Pen hanno fortemente indebolito il semipresidenzialismo. Il parlamentarismo tedesco mostra segni di incertezza. Dal


20 dicembre 2015 fino a pochi giorni fa, la Spagna è senza un governo. Il parlamentarismo greco si trova a fare i conti con l'incombente fallimento finanziario dello Stato. Tsipras ha dovuto aggiornare le sue promesse elettorali e la linea politica del suo partito. La monarchia parlamentare inglese, dopo aver strappato all'UE altri privilegi per i suoi cittadini, si è affidata a un referendum che ha deciso la sua uscita dall'Europa. Molti paesi dell'est europeo conoscono una nuova destra che rimette in discussione la democrazia e pratica nuovi autoritarismi. Pensiamo alla faglia xenofoba a est della Germania: Austria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia. Il Nord Europa, culla della socialdemocrazia, è attraversato da pulsioni xenofobe inimmaginabili solo fino a pochi anni fa. In Italia la destra è completamente spappolata. Il suo unico momento unitario è l'opposizione al Governo. Avanzano l'antisistema di Salvini e la demagogia distruttiva di Grillo. Complessivamente, destra, Lega, 5 stelle, raccolgono un consenso consistente. L'essere forze tra di loro politicamente incompatibili rende improbabile la formazione di un cartello in occasione di elezioni politiche, ma non altera l'allarme per la conseguente debolezza istituzionale.

Dobbiamo riflettere seriamente sulla profondità e sulla pericolosità della crisi della democrazia, sui suoi effetti sul nostro Paese e sull'urgente necessità di invertire la rotta. La ragione profonda della riforma costituzionale sta proprio nella necessità di ridare forza alla nostra democrazia, aiutarla a sconfiggere gli autoritarismi e i movimenti antisistema, metterla in grado di governare con efficacia. Sapendo che se noi non saremo capaci di rinnovare gli strumenti della democrazia, saranno altre forze a farlo al nostro posto: i centri di potere, le lobby, le corporazioni, le burocrazie. Questa è un enorme responsabilità per il Partito Democratico. Oggi, specialmente in questa Legislatura, sul Pd ricade la principale responsabilità del governo e gran parte della stabilità del sistema politico nazionale. In questo quadro l'Italia, il Pd e le altre forze politiche hanno due priorità. La prima è il riassetto istituzionale che il prossimo 4 dicembre gli italiani potranno confermare con il loro voto al referendum. La seconda è il completamento dell'unione politica dell'Europa che deve essere il primo punto

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della nostra cultura politica, la nostra battaglia quotidiana. Costruire l'Europa politica non sarà un'opera breve. Sarà un cammino di conquiste, ma anche di traumi e sconfitte. Dovremo occuparci di amministrazioni pubbliche, di apparati tecnici, di tradizioni di lingue, di culture molto diverse tra loro. Ma dobbiamo farlo, sapendo che anche i nostri problemi nazionali, a partire da sviluppo economico e disoccupazione, da migrazioni e terrorismo, si risolveranno solo se accanto alle riforme interne di cui l'Italia ha bisogno - e che sta realizzando - arriveranno nuove politiche europee. Oggi il dovere del Partito democratico è questo. Spesso, purtroppo, il nostro dibattito interno si perde in toni che non condivido. Il Pd ha bisogno di discutere, anche con forza, ma le premesse di un buon dibattito sono il reciproco riconoscimento e la qualità della discussione che, a mio avviso, deve vertere non su artifici politici, ma sulle grandi questioni del nostro tempo: sviluppo, unità politica dell'Europa, democrazia delle istituzioni, migrazioni, politiche industriali, sicurezza, ricerca scientifica, Libia e missioni internazionali. *Capogruppo del Partito democratico al Senato


REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE

LE RAGIONI DEL “NO” Miguel Gotor*

V

oto «No» al referendum perché davanti alla Costituzione non può valere il principio «piuttosto che niente, meglio piuttosto». In effetti, se quel «piuttosto» peggiora la qualità della democrazia in cui viviamo ci si assume una grave responsabilità che sarà scontata anche dai nostri figli. Voto «No» perché non mi persuade la relazione tra la riforma del Senato e la nuova legge elettorale denominata «Italicum». Un rapporto che modifica la forma di governo, favorendo l’istituzione di una «democrazia del capo», priva dei giusti contrappesi. Produce, oltre a ciò, un Parlamento di deputati e nuovi senatori a maggioranza di nominati dalle segreterie dei partiti. La governabilità è un valore importante, ma non può affermarsi a discapito della rappresentanza. Penso che sia sbagliata la pretesa di sostituire i cittadini che votano sempre di meno con il doping maggioritario del ballottaggio, grazie al quale attribuire un jackpot al vincitore che potrebbe essere anche espressione di una ristretta minoranza di votanti. Restituire lo scettro della scelta ai cittadini è l’unico modo per provare a ridurre l’ondata di populismo e di pulsioni anti-sistema che caratterizza questa fase della democrazia in Italia e non solo. Voto «No» anche per ragioni di principio legate al metodo seguito sin qui. Sulla Costituzione pog-

giano le fondamenta della casa comune e una sua modifica non può essere figlia della contingenza o degli interessi di una singola parte. Perciò è stato sbagliato cambiare le regole di tutti con una ristretta maggioranza parlamentare. Matteo Renzi ha scelto di personalizzare e di drammatizzare questo percorso costituzionale fino a legarlo ai destini politici suoi e del governo da lui guidato. Tale atteggiamento ha trasformato il referendum in un plebiscito, un esito inaccettabile perché si è scelta la Costituzione come terreno di scontro e di lacerazione in una fase in cui l’Italia avrebbe bisogno come non mai di coesione sociale: lo slogan dell’Ulivo e della cultura costituzionale del centrosinistra italiano da cui è nato il Pd era «uniti per unire», mentre ora è come se ne avessimo adottato uno opposto, ossia «divisi per dividere». In realtà, nel mio partito

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sono in tanti a essere consapevoli che questa riforma sia pasticciata e mediocre, ma la tollerano soltanto perché sono convinti di vincere le prossime elezioni. A condizione di vincerle, domani e per molti anni ancora. Commettono così un’imprudenza poiché non è giusto modificare la Carta di tutti con questa riserva mentale, come se si trattasse di un’ultima decisiva mano di poker. Non è vero, come viene propagandato, che oggi stiamo realizzando ciò che in passato nessuno era riuscito a fare. In verità, questa è la terza volta in appena quindici anni che si celebra un referendum costituzionale (nel 2001 sul Titolo V e nel 2006 sulla «devolution»). Stiamo dunque ripetendo il solito errore: continuiamo a scaricare sulla Costituzione le difficoltà dei partiti ad autoriformarsi trasformando una crisi politica in istituzionale con la speranza di riuscire a regolare d a l -


l’alto e in modo dirigista le passioni e gli interessi di una società sempre più inquieta. Occorre anche notare che nel 2014 una sentenza della Suprema Corte ha dichiarato incostituzionale il premio di maggioranza del «Porcellum» con cui è stato eletto questo Parlamento. Siffatta decisione sconsigliava il cambiamento di ben 47 articoli della Carta che sarebbe dovuto avvenire a seguito di un esplicito mandato popolare e non grazie a un premio di maggioranza giudicato incostituzionale: un paradosso che rischia di aumentare la crisi di legittimità delle istituzioni. Venendo dal metodo seguito al merito, mi preme sottolineare che quella che stiamo discutendo è una cattiva riforma anzitutto perché riduce gli spazi di partecipazione e di rappresentanza dei cittadini; perché non abolisce il Senato come propagandato, ma lo trasforma in una Camera debole, potenzialmente destinata ad avere una funzione ostruzionistica nel caso, non peregrino, in cui vi sia una maggioranza diversa da quella di governo alla Camera; perché adotta un procedimento legislativo, che resta bicamerale, così farraginoso e confuso che produrrà continui conflitti e quindi ricorsi, ossia il contrario della semplificazione prospettata. Il nuovo Senato sarà composto da consiglieri regionali e da sindaci che vi si impegneranno a metà tempo come se fosse un dopolavoro. Così facendo, essi rischiano di svolgere male entrambe le loro funzioni. Per di più, anche se rappresenteranno le autonomie locali, godranno lo stesso dell’immunità parlamentare, con il gravissimo rischio che al Senato siano inviati quegli amministratori locali più pre-

disposti a commettere reati, protetti e rafforzati dalla tutela dell’immunità. I nuovi senatori, inoltre, saranno legati al proprio partito di origine e non alla regione di provenienza contraddicendo il principio cardine di un Senato delle autonomie davvero federalista, come quello previsto dalle tesi dell’Ulivo del 1996. Con questa riforma stiamo tradendo l’articolo 5 della Costituzione, che sancisce la promozione delle autonomie locali, e stiamo attuando un’eccessiva ricentralizzazione dei poteri, storicamente foriera in Italia di maggiore corruzione, più statalismo e burocrazia. Un’ultima considerazione concerne la stabilità del quadro politico ed economico prossimo venturo: se vinceranno i «Sì» è facile prevedere le elezioni anticipate e, grazie all’«Italicum» e al meccanismo del ballottaggio, una possibile vittoria del Movimento 5 stelle. Se invece prevarranno i «No» saremo obbligati a scrivere una nuova legge elettorale che, insieme con la governabilità, dovrà garantire anche una maggiore rappresentanza dei cittadini. Voto «No», infine, per una ragione politica che riguarda l’evoluzione del Pd. Questa forza politica, se vincesse il «Sì», aspirerebbe a diventare, grazie all’«Italicum», un partito unico di governo, che scolorisce le bandiere della sinistra per consegnarsi ad alleanze trasformistiche e consociative con la destra e le forze moderate. Una prospettiva sbagliata perché allontana il sistema politico dal valore fondamentale dell’alternanza e perché modifica il profilo costituente del Pd quale partito nato per organizzare il campo del centrosinistra. *Senatore del Partito democratico

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ALLA CONQUISTA DI NUOVI MERCATI

FINCANTIERI SBARCA IN CINA Katrin Bove

F

incantieri approda in Cina. Allo scopo dichiarato di acquisire un ruolo di primo piano a presidio di un mercato strategico e ad alto potenziale. Una mossa che ha spiazzato i concorrenti europei, intenzionati ad acquisire posizioni di rilievo nella “nuova frontiera” della crocieristica. Un’inversione di tendenza quindi, a opera del gruppo italiano guidato da Giuseppe Bono, visto che l’Europa in passato è rimasta a guardare mentre la sua industria finiva in mano agli operatori stranieri, come nel caso della Francia con la Corea del Sud o, più di recente, della Germania con Hong Kong. Il ministero dei Trasporti di Pechino sostiene che il mercato crocieristico cinese sta registrando una significativa espansione, avendo raggiunto il milione di passeggeri nel 2015. Stima le sue potenzialità di crescita fino a quattro milioni e mezzo di passeggeri nel 2020, un dato che porterebbe il mercato cinese al secondo posto nel mondo dopo quello degli Usa, e a una cifra oscillante tra gli otto e i dieci milioni nel 2030, diventando così primo in assoluto. Obiettivi pienamente alla portata di mano della Cina. Il traguardo potenziale del 2030, infatti, corrisponde a un tasso di penetrazione della crocieristica sulla popolazione ancora del tutto marginale (tra lo 0,5 e l’1 per cento), ampiamente inferiore a quello registrato nei mercati occidentali, dove si raggiunge un tasso del 3,5 per cento. In tale scenario, i principali operatori internazionali hanno definito strategie di crescita in quest’area attraverso il trasferimento in Cina di navi, la creazione di

nuovi marchi dedicati all’Estremo Oriente, lo sviluppo di collaborazioni con operatori turistici locali. Dal canto suo, il governo di Pechino sta avviando una serie di iniziative mirate al sostegno e allo sviluppo del mercato turistico domestico e in particolare del segmento crocieristico. Ha inserito il progetto di crescita di questa industria all’interno del piano strategico quinquennale e ha individuato nel principale gruppo cantieristico statale cinese – China Shipbuilding State Corporation (Cssc) – il soggetto nazionale destinato a condurre questo programma, forte di un fatturato equivalente a oltre 30 miliardi di dollari. In questo scenario si inserisce Fincantieri. Il gigante cantieristico italiano, uno dei principali player internazionali, con venti stabilimenti e 19mila dipendenti in giro per il nostro pianeta, ha firmato con Cssc, con il gruppo crocieristico Carnival, primo al mondo nel settore, e con il fondo sovrano Cic (China Investment Corporation) un accordo non vincolante per la costruzione delle prime navi da crociera destinate specificamente ed esclusivamente al mercato cinese. Per la precisione, la joint venture tra Fincantieri e Cssc fungerà da prime contractor per la costruzione (nel cantiere Shangai Waigaoqiao, controllato da Cssc) di due nuove navi da crociera. A ordinarle è la joint venture costituita da Carnival, Cssc e Cic. All’orizzonte la possibilità di realizzare altre due navi simili, già opzionate. A monte di tutta l’operazione la decisione di Pechino di investire in-

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genti risorse nell’adeguamento dei cantieri navali alle nuove e più sofisticate esigenze dell’ingegneristica all’avanguardia e nell’ammodernamento dei porti dove andranno costruiti ter-

Promosso direttamente dal governo cinese attraverso un programma molto ambizioso”, ha commentato l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, a margine del-

minal crociere al passo con i tempi. Le navi previste da questi accordi saranno basate sulla piattaforma delle navi classe “Vista”, già costruite da Fincantieri proprio per Carnival, ma il loro design sarà personalizzato sulla scorta dei gusti e delle esigenze della clientela cinese. La prima consegna è prevista nel 2022. Fincantieri si occuperà dell’attività ingegneristica, del project management e della gestione della catena di sub-forniture. “Questo nuovo accordo rileva una volta di più il primato delle competenze tecniche e tecnologiche di Fincantieri e ci pone al centro di un progetto senza eguali nel mondo.

l’accordo di costituzione della joint venture. “Ci siamo attrezzati – ha sottolineato – per affrontare nuovi scenari internazionali e oggi veniamo prescelti come il partner cantieristico dello sviluppo delle crocieristica in un Paese che guarda con grande determinazione allo sviluppo di tale industria. Anche la presenza del nostro principale cliente, Carnival, che acquisterà la navi oggetto degli accordi, è di fondamentale importanza per il successo del progetto. Oltre a costituire una vittoria e uno sprone per il futuro a lavorare ancora più intensamente, questo risultato ribadisce la capacità

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del gruppo di cogliere le opportunità ad alto potenziale strategico e, di conseguenza, il ruolo di leader globale, in tutti i settori in cui opera”. “E’ opportuno ricordare, infine, che i nostri cantieri italiani si sono assicurati il lavoro, in media, per i prossimi dieci anni – ha concluso Bono – e che dall’accordo potranno derivare ulteriori benefici sia per la componentistica sia per l’ingegneria, due settori di assoluto valore”. A sua volta, il presidente di Cssc, Wu Qiang, ha affermato che “la firma di quest’accordo con Fincantieri, gruppo navalmeccanico leader internazionale del settore, è un’altra pietra miliare per la storia della crocieristica cinese, in vista del suo sviluppo, e per la cooperazione tra Italia e Cina. L’unione delle forze alimenterà ulteriormente la rapida crescita del mercato crocieristico cinese e dell’Australasia in genere. Siamo ansiosi di lavorare – ha concluso – insieme e Fincantieri, Carnival, Cic e gli altri partner strategici per riuscire a costruire e a consegnare la prima nave da crociera di grandi dimensioni della Cina”. Ad allargare ulteriormente lo spettro delle sue attività in Cina, quest’anno Fincantieri ha firmato con Huarun Dadong Dockyard (Hrdd), uno dei maggiori cantieri cinesi specializzati in repair and refitting, con sede a Shanghai, un importante accordo di cooperazione esclusiva nell’ambito delle riparazioni e delle trasformazioni navali, che si prefigge di servire le navi da crociera che hanno come base operativa la Cina.


INTERCONNESSIONI ELETTRICHE

TERNA: CENTRO DELLA RETE EUROPEA

I

l contesto elettrico in cui opera Terna, la società che gestisce la rete elettrica italiana, in pochi anni è mutato radicalmente. Grazie alla crescita e alla diffusione delle fonti rinnovabili, che solo in Italia rappresentano stabilmente circa il 40% della produzione, è cambiato necessariamente anche il modo di concepire e sviluppare le grandi reti per il trasporto dell’energia: l’instabilità e l’imprevedibilità in particolare di eolico e fotovoltaico, hanno reso e renderanno sempre più in futuro necessaria la realizzazione di reti più efficienti e sicure. Obiettivo delle interconnessioni elettriche transfrontaliere, strutture prioritarie nella politica energetica europea, è quello di fornire maggiore sicurezza per il sistema elettrico nazionale e internazionale, diversificare il mix di combustibili, ridurre la dipendenza da un ristretto numero di Paesi fornitori di energia e diminuire i costi per imprese e cittadini, nonché sfruttare pienamente, integrandole in rete, la produzione di energia da fonti rinnovabili, che potrà essere così trasportata dai parchi eolici e fotovoltaici verso i centri di consumo. Terna, guidata da Matteo Del Fante e presieduta da Catia Bastioli, è impegnata da tempo per l’integrazione della produzione da fonti rinnovabili nella rete elettrica, un passaggio fondamentale per raggiungere i target che l’Accordo di Parigi dello scorso dicembre ha fissato su emissioni, rinnovabili ed effi-

cienza energetica. Il tema dei cambiamenti climatici, impone, infatti, un mutamento e sarà uno stimolo a realizzare una crescita sostenibile anche nel lungo periodo. Terna ha tutte le carte in regola per concretizzare l’ obiettivo di un’Italia hub elettrico a trazione rinnovabile in grado di connettere tra loro il Nord Africa e la sponda sud del bacino Mediterraneo con il centro e il nord Europa. Le interconness i o n i elettriche, da questo punto di vista, rappresentano la soluzione e l’Italia, “cuore” del Mediterra-

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neo, insieme a Terna può giocare un ruolo di assoluta centralità energetica, utilizzando i 25 collegamenti elettrici già attivi e quelli in realizzazione lungo le frontiere con i Paesi confinanti - sia per importare che, cosa ormai sempre più frequente e che potrebbe presto diventare strutturale, esportare energia, proprio quella prodotta in grande quantità da fonte rinnovabile. Insieme con le altre interconnessioni elettriche che Terna sta realizzando, il nuovo elettrodotto “Sorgente-Rizziconi” inaugurato il 28 maggio scorso, è un tassello ulteriore nella strategia di fare dell’Italia un vero e proprio hub elettrico. Una rete elettrica europea pienamente interconnessa e dotata di più interconnessioni transfrontaliere, con maggior potenziale di stoccaggio e reti intelligenti per gestire la domanda e garantire un approvvigionamento sicuro in un sistema con quote più elevate di energie rinnovabili variabili è il fine dell’ Energy Union, il progetto europeo che mira a garantire all'Europa e ai suoi citMatteo Del Fante tadini energia


sicura, sostenibile e a prezzi accessibili. Per raggiungerlo ci si è posti un traguardo ambizioso: il 10% di interconnessione entro il 2020, target misurato come il rapporto tra la capacità di scambio sulle interconnessioni e la capacità di produzione elettrica installata negli stati membri. Attualmente l’Italia ha un livello di interconnessione pari a circa l’8%. In attuazione degli obiettivi europei l’impegno di Terna è quello rivolto all’integrazione del mercato elettrico Europeo, con lo sviluppo delle interconnessioni e l’avvio del “market coupling” (la sincronizzazione delle linee elettriche), e il rafforzamento della rete in Italia e l’individuazione di investimenti selettivi. Sul piatto ci sono già 6,6 miliardi di euro d’investimenti pianificati da Terna sulle reti, per lo sviluppo e l’ammodernamento delle dorsali elettriche nazionali e transfrontaliere, per supportare la diffusione e la piena integrazione su larga scala dell’energia da fonti rinnovabili. L’obiettivo

è sul tavolo anche dell’ Entso-E - la rete europea dei gestori di rete di cui l’Amministratore Delegato Matteo Del Fante è vice presidente dal luglio del 2015 - che ha già programmato ulteriori 150 miliardi di euro di investimenti fino al 2030 per lo sviluppo delle reti interconnesse: 200 progetti in tutto il continente per poter spostare l’energia nella maniera meno onerosa nel punto di maggior bisogno in un dato momento e favorire l’integrazione delle rinnovabili in rete, che passerebbero così dall’attuale 45% della produzione al 60% del totale, con una riduzione delle emissioni fino all’80%. Del resto, per accompagnare la maggior penetrazione delle rinnovabili, trend inevitabile se l’Europa vuole raggiungere l’indipendenza energetica e gli obiettivi di riduzione di CO2 prefissati per il 2030, le interconnessioni saranno, insieme agli accumuli, uno degli strumenti da utilizzare. (Red. NF)

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LEONARDO-FINMECCANICA

SULLE ALI DELLA REDDITIVITÀ

L

eonardo-Finmeccanica è riuscita ad archiviare i primi nove mesi di quest’anno con risultati di particolare rilievo, sotto il profilo sia economico-finanziario sia commerciale, benché i mercati di riferimento non abbiano brillato. Merito delle massicce dosi di efficienza iniettate nei processi produttivi e industriali in aree di business che avevano manifestato significative criticità e della razionalizzazione del perimetro di attività e del portafoglio del gruppo. Di seguito, nel dettaglio, i risultati dei primi nove mesi del 2016 di Leonardo-Finmeccanica, una tra le prime dieci società al mondo nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza nonché la principale azienda industriale italiana, con ricavi pari a 13 miliardi di euro nel 2015. Gli ordini, pari a 15.504 milioni, sono aumentati del 99 per cento rispetto al periodo gennaio-settembre 2015, in particolare per l’effetto dell’acquisizione del contratto per la fornitura di 28 aerei Eurofighter Typhoon, firmato il 5 aprile con il ministero della Difesa del Kuwait, per un valore complessivo di 7.950 milioni e nonostante un impatto negativo del tasso di cambio di circa 200 milioni. Il book-to-bill si attesta, pertanto, a un livello pari a 1,9. Il portafoglio ordini è cresciuto del 23 per cento in un anno a 34.589 milioni. E si caratterizza per una crescente solidità derivata dalla rigorosa selezione

dei contratti acquisiti. La copertura assicurata dal portafoglio ordini risulta pari all’equivalente di circa due anni e mezzo di produzione. I ricavi si sono attestati a 8.034 milioni, marcando un calo del 10,7 per cento

rispetto ai ricavi dei primi nove mesi del 2015, per effetto della riduzione dei ricavi nel settore elicotteri (dovuta alle difficoltà dell’Oil&Gas), della variazione di perimetro (soprattutto dovuta a Drs e Fata) e dell’impatto negativo del tasso di cambio sterlina/euro. L’Ebidta è positivo per 1.193 milioni: segna un crescita dell’1,7 per cento. Anche l’Ebidta Margin, pari al 14,8 per cento, risulta in sensibile crescita rispetto allo

stesso periodo dell’anno scorso. L’Ebita è positivo per 746 milioni, in linea con i 745 milioni dei primi nove mesi del 2015, nonostante il calo dei ricavi e l’impatto negativo del tasso dei cambi per circa 15 milioni. Il Ros si attesta al 9,3 per cento contro l’8,3

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per cento di fine settembre 2015. Anche l’Ebit e l’Ebit Margin vivono un buon momento: l’Ebit è positivo per 631 milioni (+5,3 per cento nei confronti del 2015), l’Ebit Margin si situa al 7,9 per cento a fronte del precedente 6,7 per cento. Il risultato netto ordinario a fine settembre è positivo per 343 milioni, in crescita del 129 per cento rispetto ai 150 milioni positivi dei primi nove mesi del 2015, grazie alla ridotta volatilità degli oneri sotto Ebita e alla riduzione degli oneri finanziari. Il risultato netto è a sua volta positivo per 353 milioni (includendo la plusvalenza sulla cessione di Fata), in crescita del 121 per cento sul dato del periodo gennaio-settembre 2015, che beneficiava dei risultati delle attività del settore trasporti cedute nell’ultimo trimestre dell’anno scorso. Il Focf (Free operating cash flow) è negativo per 388 milioni, in sensibile miglioramento (+60 per cento) rispetto ai 935 milioni negativi dei

primo nove mesi del 2015, per effetto dell’incasso del primo


anticipo sul contratto per gli aerei Eurofighter Typhoon con il Kuwait. Anche l’indebitamento netto di gruppo è sensibilmente migliorato. E’ pari a 3.890 milioni di euro, in miglioramento di 1.433 milioni rispetto ai 5.323 milioni al settembre 2015, pur in presenza di differenze di cambio negative per 180 milioni circa. Merito del miglior andamento di cassa del periodo e delle cessioni nel settore dei trasporti. L’aumento rispetto ai 3.278 milioni registrati al 31 dicembre 2015 è dovuto essenzialmente all’usuale assorbimento di cassa dei primi mesi dell’esercizio e al buy back di azioni proprie al servizio dei piani d’incentivazione. Relativamente ai settori, l’andamento degli elicotteri continua a essere condizionato da difficoltà commerciali, di cui risentono in particolare le produzioni di AW189 e AW139, in un momento, peraltro, caratterizzato dalle fasi di avvio delle produzioni del nuovo AW169, con la conseguenza di una flessione di tutti gli indicatori, pur confermando una redditività solidamente a doppia cifra. Per Elettronica, Difesa e Sistemi di Sicurezza i primi nove mesi del 2016 sono caratterizzati da una buona prestazione commerciale e dal sensibile miglioramento della redditività, sostenuta dai benefici delle azioni di efficientamento, a conferma del positivo andamento già registrato nel 2015. Nei primi nove mesi di quest’anno l’andamento commerciale del settore aeronautico, anche escludendo l’apporto del contratto per la vendita degli Eurofighter Typhoon al Kuwait, risulta migliore di quello registrato nello stesso periodo dell’anno scorso. A fronte di volumi ridotti c’è un sensibile aumento della redditività, riconducibile al miglioramento della per-

Mauro Moretti, AD e Direttore Generale

formance industriale della divisione Aerostrutture e della redditività dei velivoli addestratori e del C-27J e del maggior risultato del consorzio Gie-Atr. I risultati al 30 settembre del settore spazio confermano l’ottimo andamento di questo segmento manifatturiero che registra una sensibile crescita dei volumi di produzione sui programmi per telecomunicazioni ma soprattutto per osservazione della terra, in particolare per clienti istituzionali, e un miglioramento della redditività industriale rispetto all’analogo periodo dell’esercizio 2015. Un settore nel quale il gruppo crede particolarmente: a terzo trimestre chiuso, in data 20 ottobre, il consiglio di amministrazione di Leonardo-Finmeccanica ha approvato l’operazione di incremento della propria partecipazione in Avio spa dall’attuale 14 per cento a circa il 28 per cento con un esborso previsto di quasi 43 milioni. (Red. NF)

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AGRICOLTURA, OLTRE IL PROFITTO

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EARTH MOTHER PROJECT Germana Loizzi

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na esperienza di vita oltre, e più, di un progetto economico. Un modello di business, eco-sostenibile ed equo-solidale, interamente basato sull’economia reale con le radici ben piantate nell’agricoltura, nella terra. Una formula di successo che inizia a essere progettata oltre trentacinque anni fa. Tutto questo è alle spalle di Earth Mother Project, sottotitolo non casuale: human business project. Un progetto in grado di tutelare i capitali e, nel contempo, portare al raggiungimento degli obiettivi di business, salvaguardando il pianeta e la popolazione. Un progetto che fin da subito si è discostato e via via sempre più allontanato da algoritmi e alchimie finanziarie varie, che hanno, tra l’altro, condotto alla crisi scoppiata nel 2008 e contribuiscono a non farcene uscire. L’analisi dello stato di salute socio-economico mondiale ha condotto un gruppo di partner, guidati dal dottor Alessandro Pitzianti, a investire nel settore agricolo. Più in dettaglio, a studiare e a realizzare un’attività che si occupi di materie prime e della loro trasformazione in prodotti finiti ponendo in evidenza il benessere dei consumatori. E’ nato così Earth Mother Project. Un progetto “for profit” con il modello operativo del “no profit”. Quello che Earth Mother ha generato è un modello che possa affiancare al profitto aziendale una forte sostenibilità economica e ambientale, con l’obiettivo di impattare positivamente sui problemi sociali. In sostanza, esercita il proprio business generando delle piattaforme collaborative che non

si lasciano contagiare dalle logiche finanziarie speculative pur mantenendo l’obiettivo delle società tradizionali che vedono nel profitto e negli utili un punto di arrivo. Nel corso degli anni, gestendo una piattaforma agro-economica, basata sulla produzione di prodotti agricoli, materie prime e frutta tropicale ad alta redditività, Earth Mother ha anticipato uno stile aziendale, la cosiddetta Benefit Corporation, che solo di recente ha ottenuto disciplina legale, prima negli Stati Uniti d’America e in seguito in Europa. Si tratta di un nuovo genere d’impresa, che agisce non solo nell’interesse societario ma anche nell’interesse della comunità in cui opera. Essere certificata come tale è il prossimo obiettivo di Earth Mother che ha già avviato la procedura per ottenere l’importantissimo riconoscimento internazionale dall’ente “no profit” statunitense B Lab. Dare a un progetto il nome di Earth Mother è sicuramente ambizioso ma nella fattispecie è sinonimo di compartecipazione: rappresenta il desiderio di partecipare, in collaborazione con quanto disponiamo a titolo naturale, a un ciclo vitale che consideri la nostra presenza sulla terra come un passaggio, uno scambio di testimone. Questa compartecipazione si attua anche in relazione al rapporto con altre imprese cercando di generare un nuovo modello collaborativo che possa porsi come valore strategico e avviare sinergie produttive efficaci, per posizionare adeguatamente sul mercato entrambe le realtà aziendali. La differenza con l’approccio tradizionale sta nella valutazione della collaborazione tra imprese: per i promotori di Earth

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Mother è un’opportunità, in grado di superare la tradizionale concezione di concorrenza, difensivistica se non negativa, e avviando partnership che vedano, nell’applicazione del modello economico di Earth Mother, una possibilità reale di crescita economica comune. La grande eticità e l’approccio umano al business aziendale di Earth Mother Project sono stati traslati automaticamente nella nuova business unit, Human Food, che si prefigge di immettere sul mercato una linea di cinque integratori formulati per soddisfare esigenze diverse, completamente realizzati con Moringa Earth Mother di altissima qualità certificata. Originaria della regione sub-himalayana, la Moringa Oleifera è coltivata in tutta l’area sub-tropicale, tropicale ed equatoriale del pianeta. Chiamata anche “pianta della vita” o “albero miracoloso”, è la pianta più nutriente sulla Terra e viene utilizzata nella medicina tradizionale di molti popoli per sostenere l’alimentazione neo-natale e curare debolezza e malnutrizione. I suoi impieghi spaziano dalla cura del raffreddore e della febbre al trattamento di infiammazioni, problemi digestivi, ipertensione. La Moringa Oleifera è interamente commestibile ed è priva di controindicazioni, tanto da essere totalmente utilizzata nella produzione di integratori alimentari e di cosmetici, eccezion fatta per le radici che, pur non contenendo sostanze nocive, potrebbero risultare tossiche, se ingerite in notevole quantità. I semi e le foglie sono le parti utilizzate

principalmente in quanto posseggono il maggior quantitativo di principi attivi. Nei semi, dal colore tendenzialmente scuro, si trova oltre un terzo di olio con la più alta percentuale di per-

meabilità tra gli olii conosciuti. Le foglie, di piccole dimensioni e presenti in grandissima quantità sui rami della pianta, ne rappresentano la parte più nutriente. A titolo di esempio: un cucchiaino di foglie polverizzate arricchisce il latte materno di un quantitativo proteico pari al 14 per cento, di calcio pari al 40 per cento e di ferro pari al 23 per cento. Della Moringa, come si è visto da queste percentuali, va evidenziato il contenuto proteico, completo ed equilibrato in tutta la gamma degli aminoacidi, anche quelli più pregiati, una proprietà pressoché unica tra i ve-

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getali. Attualmente, comunque, le applicazioni confermate dagli studi medici e dalle ricer-

che in laboratorio riguardano: il rafforzamento del sistema immunitario, l’aumento di energia, la prevenzione e il combattimento dell’invecchiamento cellulare. La Moringa Oleifera contiene più vitamine e minerali della maggior parte delle piante conosciute: le è stato attribuito un punteggio Orac di 157.600 punti. L’indice Orac, acronimo di Oxigen radical absorbance capacity, misura la capacità anti-ossidante degli alimenti, registrando quanto un cibo sia sano e indicato per migliorare la nostra vita. Alla luce di questa serie di considerazioni relative a tale “pianta miracolosa”, Earth Mother Project ha deciso di sostenere un progetto presentato dalla sezione


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ricerca & sviluppo interna. Del resto, ha già sovvenzionato diverse colture pilota considerate commercialmente valide e con un alto potenziale di sviluppo. E’ proprio seguendo tale politica che è cominciata la produzione e la commercializzazione della Moringa Oleifera, meritevole della certificazione Ceres (Certification of environmental standards Gmbh) per l’agricoltura biologica, della certificazione Fda per la commercializzazione negli Usa, della Rainforest Alliance per la tutela della biodiversità e della FairTrade per il commercio equo-solidale. Una certificazione che va a garantire la filiera con un

controllo documentabile su tutti i processi di produzione, di lavorazione e di trasformazione in prodotti finiti. Decidere di seguire e garantire l’intera filiera permette a Earth Mother Project di assicurare una qualità tracciabile della materia prima, un’attenta cura nei processi di semi-lavorazione e una certificazione di eccellenza nella trasformazione in prodotti finiti. La filosofia a monte dei cinque integratori formulati per soddisfare esigenze diverse e compiutamente realizzati con Moringa Earth Mother di altissima qualità certificata. La linea, adatta a un pubblico vegano e del tutto senza glutine, propone un integratore generico che permette di integrare la dieta con una fonte concentrata di sostanze nutritive quali proteine, vitamine, aminoacidi, sali minerali e antiossidanti. Questo integratore è particolarmente adatto a chi non mangia carne e pesce, a chi effettua attività fisica necessitando di reintegrare determinati nutrienti ma anche a quanti necessitano di aumentare energie e difese immunitarie. La grande quantità

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di ferro contenuta nella pianta rende questo integratore particolarmente adatto, a esempio, a chi soffre di anemia. Un secondo integratore è destinato ad aumentare la montata lattea. Si tratta di un integratore alimentare, senza alcuna controindicazione, che permette al bambino di ricevere dal seno materno un latte molto più nutriente, ricco di proteine e di ferro, indicato per aumentare nel neonato la formazione delle difese immunitarie. Di grande utilità sociale, vista la crescente incidenza di diabete e obesità, è l’integratore finalizzato al dimagrimento, che favorisce una dimostrata riduzione del peso corporeo. Il gruppo delle vitamine B, regolando i diversi metabolismi, permette un aumento del metabolismo corporeo, con conseguente consumo di calorie e quindi di perdita di peso. Intervenendo, inoltre, anche sul metabolismo dei lipidi, permette di tenere sotto controllo i valori della glicemia. Un quarto integratore è destinato alle secrezioni bronchiali, in quanto la Moringa Oleifera facilita l’espulsione di tali secrezioni rendendo il prodotto adatto alla cura dell’asma bronchiale nell’adulto. Accrescendo le difese immunitarie, inoltre, aiuta a prevenire i processi infiammatori e le relative infezioni delle vie respiratorie. Un quinto integratore, infine, è destinato a soddisfare le esigenze collegate alla sfera sessuale, aumentando il desiderio e la libido e migliorando le prestazioni. Adatto a maschi e femmine, il prodotto facilita il sistema circolatorio regolando la pressione sanguigna.


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L’INTERVISTA

CON I PIEDI PER TERRA Dottor Dominici, l’Italia e molti altri Paesi sono anCon una precisazione: siamo sognatori che trasformano cora alle prese con una crisi cominciata poco meno di in realtà i propri desideri. Il nostro è un progetto equodieci anni fa. A chi se ne può attribuire la colpa? E solidale ed equo-sostenibile che muove da principi precisi: c’erano strade alternative da percorrere? etica, professionalità, rispetto. Quando parlo di rispetto, Non mi sento di attribuire responsabilità, ma solo di vami riferisco a un business che, pur portando al raggiunlutarne le conseguenze. L’Itagimento di obiettivi azienlia, così come tanti altri dali, tutela l’ambiente, gli Stati, è stata vittima di una animali e le persone. Il nocrisi che affonda le proprie stro è un progetto di coradici nella cattiva gestione making basato sulla concapitalistica, nelle manovre vinzione che i desideri speculative immobiliari e realizzati insieme, e fatti nell’arricchimento di lobby bene, siano la chiave del che hanno strumentalizzato successo. Earth Mother i risparmi di tanti a vantagProject è sempre pronta ad gio di pochi. Il nostro Paese accogliere nuove idee, conavrebbe potuto fronteggiare scia del fatto che l’Italia sia meglio il declino però, inuna Nazione ricca di giovestendo nelle giovani vani brillanti. menti, costrette a fuggire Quali sono i vostri proall’estero, e nelle risorse agrigetti futuri? cole, naturali e culturali che Tanti progetti, tante idee, offre. A noi di Earth Mother tanta voglia di fare. Il noProject ci piace pensare che stro futuro vede una codietro a ogni crisi ci sia sempiosa line-extention per la pre una opportunità. Il nobusiness unit ViviMoringa, stro core business, infatti, è l’innovativa linea di intebasato sula produzione di grazione alimentare a base materie prime. In tempi redi Moringa oleifera, colticenti, abbiamo deciso di avvata nelle nostre piantaviare una coltura pilota in gioni in Repubblica DomiSicilia con l’obiettivo di benicana. Ma il nostro futuro Alessandro Dominici neficiare degli aspetti climavede anche l’ampliamento Business & Trading Director Earth Mother Project tici di questa meravigliosa delle colture con l’apertura regione che, con le sue terre di nuovi mercati e il consoarricchite dall’origine vulcanica, garantisce una eccellente lidamento di quelli in essere. La nostra è una realtà che qualità agricola. costruisce giorno dopo giorno, senza la fretta della società Earth Mother Project è fondato sulla sostenibilità. moderna, con l’unico obiettivo di fare e di condividere. Non si tratta di una soluzione di nicchia, come temono Il nostro desiderio di condivisione viene soddisfatto anche alcuni osservatori? Della serie: piccoli numeri per mediante la partecipazione ai principali saloni internagrandi sognatori? zionali del benessere, convegni medici e ricerche in campo Essere definiti sognatori per noi rappresenta una gratifica. agricolo. G.L.

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R E I S DOSNITÀ SA trin i Ka

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a cultura dell'informazione sanitaria", questo l'impegno che NF ha assunto in questi mesi del 2016 viaggiando nel modo della Sanità. Abbiamo affrontato alcune tematiche di questo vasto settore cercando di "portare" la scienza medica alla portata di tutti. Un ringraziamento a coloro che hanno collaborato con i loro prestigiosi contributi a rendere speciale la nostra “Rubrica”. In questo ultimo numero il Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità descrive il nuovo istituto tra tradizione e innovazione. Il tema del conflitto d'interesse nella professione medica è affrontato dal Presidente della fondazione Gimbe, la dolorosa ricostruzione dei presidi Asl nelle province colpite dal sisma e i tempestivi provvedimenti raccontati dalla Direttrice Generale

della Asl di Rieti. Approfondiamo la cultura del benessere con una intervista esclusiva ad uno dei più famosi nutrizionisti mondiali. Cinquant'anni di trapianti festeggiati al Policlinico Umberto I raccontati dal Direttore Generale, nuove ricerche e nuovi dispositivi nel cardiovascolare da una famosa multinazionale americana e l'incontro tra Ministro della Salute e fornitori ospedalieri in un grande convegno organizzato dalla Asfo Sanità. Continueremo il nostro impegno anche nel nuovo anno per un sempre più intenso coinvolgimento sociale su tematiche che reputiamo di fondamentale importanza per i nostri lettori e non solo. Katrin Bove

L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

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TRADIZIONE E INNOVAZIONE Walter Ricciardi*

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on la nomina, entro novembre, dei nuovi direttori di centri e dipartimenti, l’Istituto Superiore di Sanità riparte con un profilo rinnovato e nuove competenze. Più snello il numero dei dipartimenti, ridotti a sei e più ricco, invece, il numero di strutture più agili e flessibili come i centri nazionali e i centri di riferimento che diventano in tutto diciotto e ospitano temi innovativi

come l’eccellenza delle cure, l’health technology assessment, la salute globale o il centro dipendenze e doping, a confermare la natura eterogenea e la ricchezza degli expertise dei nostri ricercatori e dei nostri laboratori. Minimo comune denominatore di tutte le strutture è la vocazione alla ricerca traslazionale che è alla base del nostro lavoro per la salute pubblica per cui l’attività dei nostri la-

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boratori è tesa innanzitutto verso nuovi mezzi diagnostici e terapeutici al servizio dei pazienti, oltre che alla costruzione di sistemi per rendere più efficace ed efficiente l’intera rete del Servizio Sanitario Nazionale. In questa nuova cornice abbiamo cercato di fare un’operazione capace di coniugare la prestigiosa tradizione di Walter Ricciardi questo Istituto che compirà a breve ottanta tre anni con l’innovazione di cui deve essere protagonista per continuare ad avere un ruolo determinante nel Servizio Sanitario Nazionale e nel sistema della ricerca internazionale. Un istituto che ha ospitato nei suoi laboratori premi Nobel come Ernst Chain, Daniel Bovet e Rita Levi Montalcini, lo stesso nel quale è stato realizzato il primo microscopio elettronico del Paese nel 1941 ed è stata costruita una fabbrica di penicillina per far fronte, negli anni sessanta, al bisogno di immunizzazione della popolazione e che ha contribuito a realizzare la storia della salute pubblica del nostro Paese. Un binomio di tradizione e innova-

zione, quindi, ha segnato la strada sulla quale abbiamo progettato la riorganizzazione. A strutture come i dipartimenti sono stati affidati i temi funzionali alle grandi sfide epidemiologiche del Paese, dove si concentra la maggior parte della ricerca su diagnosi e terapie innovative senza però rinunciare ad alcune attività di controllo e di tutela della salute combinando quindi in diverse funzioni l’alta competenza dei nostri ricercatori. Tutte le funzioni sono state riorganizzate in maniera più omogenea, lasciando integra la formula, non frequente in Europa, secondo la quale ricerca e controllo vengono condotte nello stesso istituto e dove per entrambe le attività vengono utilizzate

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expertise e ricercatori che utilizzano il loro know how da diverse angolazioni aumentando moltissimo la qualità dei controlli per la salute. È nei dipartimenti che si declinano per la maggior parte i temi tradizionali della medicina: neuroscienze, malattie cardiovascolari, disordini metabolici, malattie dell’invecchiamento, malattie infettive, oncologia, medicina molecolare, sicurezza alimentare e dell’ambiente, salute pubblica veterinaria. La riforma, però, ha aperto nuovi, importanti capitoli, essenziali per supportare un servizio sanitario nazionale moderno con la creazione di strutture nelle quali sono stati dedicati spazi e risorse alla telemedicina e alle nuove tecnologie per la salute. Tra queste il centro nazionale per l'health technology assessment, quello per l’eccellenza clinica, la qualità e la sicurezza delle cure pensato per osservare e misurare i percorsi clinici e assistenziali con l'obiettivo di trovare modelli utili all'ottimizzazione delle risorse del servizio sanitario nazionale e migliorarne la qualità e gli standard. Sempre nel segno della modernità e dell’innovazione è stato pensato il nuovo centro nazionale per le nuove tecnologie assistenziali che servirà a studiare strategie di supporto al servizio sanitario nazionale attraverso le nuove tecnologie informatiche, essenziali per accelerare e razionalizzare molti processi e per l'ottimizzazione dei costi in sanità. Un istituto, questo nuovo, che abbiamo progettato immaginandolo con una grande vocazione internazionale.


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Un ufficio apposito, infatti, dedicato alla gestione delle relazioni e dei rapporti dell’Iss con l’Europa è stato istituito a Bruxelles per rafforzare e creare sinergie tra le nostre strategie internazionali e quelle definite a livello europeo, favorendo anche la concertazione con tutti i soggetti, compresi quelli nazionali. Sempre in questo quadro in istituto è stato realizzato per la prima volta il grant office, una struttura per agevolare e assistere i ricercatori nella partecipazione nazionale e internazionale ai bandi di ricerca. Questo ufficio affiancherà, inoltre, i ricercatori in modo strutturato oltre che nel partecipare ai bandi per ottenere risorse, anche nel trasferimento tecnologico, assistendo i ricercatori nella fase brevettuale stimolando e supportando così un processo di trasferimento tecnologico che ha un valore economico per l’intero Paese e che può renderlo competitivo su più fronti. Nel nuovo servizio per lo sviluppo ed il supporto alla ricerca nazionale verranno collocate le infrastrutture di ricerca che l’istituto coordina per il Paese sulla ricerca traslazionale, su quella clinica e sulle biobanche. Il nuovo istituto sta dunque decollando. I primi numeri ci spingono a guardare al futuro con ottimismo e

dei primi frutti di questa maggiore spinta, già in atto, verso l’internazionalizzazione ci parlano le cifre: nel biennio 2014-2015 l’Istituto superiore di sanità si è aggiudicato ben quattordici progetti Horizon 2020. Sul cancro, sui vaccini e le malattie infettive, sulle malattie rare e i farmaci orfani. All’istituto è stato affidato poi il co-

ordinamento del primo programma europeo sulla ricerca sui servizi sanitari (To Reach) che vede coinvolti ventinove istituti ed agenzie di ventuno paesi, tra cui anche Usa, Canada e Israele. Risultati questi che la natura della riforma esigerà che siano verificati anche da un punto di vista economico-amministrativo. Il rilancio del patrimonio scientifico è stato affiancato, infatti,

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da una riscrittura delle competenze amministrative che hanno disegnato un’amministrazione più forte e più centralizzata. E proprio per sottolineare il valore delle attività, ma anche della qualità dell’impiego delle risorse sono state istituite nuove procedure che impongono, per la prima volta, una valutazione degli esiti e una misurazione degli obiettivi raggiunti. Un meccanismo che è stato pensato come un compito sistematico perché ogni risorsa sia utilizzata in modo trasparente all’interno di un sistema capace di autocorreggersi e di ottimizzare gli esiti contemporaneamente all’impiego delle risorse. Si tratta perciò di una riorganizzazione profonda che ha rivisitato modalità e strutture di funzionamento, ma che è stata condivisa e partecipata da un numero enorme di ricercatori, tecnologi, tecnici ed amministrativi. Un’operazione delicata e complessa che ha cercato di custodire un’eccellenza mai messa in discussione che necessitava, però, di un’operazione di riposizionamento, di rinnovamento e di una ristrutturazione dei suoi processi, per garantire al Paese un istituto forte e vitale, a tutela dell’evidenza scientifica e della salute dei cittadini. *Presidente Istituto Superiore Sanità


CONFLITTI DI INTERESSE

TROPPI DATI, POCHE INFORMAZIONI? Nino Cartabellotta* I conflitti di interesse in sanità vengono a convegni, onorari per la partecipageneralmente identificati con i comzione in qualità di moderatori o relaportamenti “sconvenienti” dei singoli, tori, assistenza al training, parteciparispetto al loro ruolo professionale o zione a comitati, gruppi di lavoro, istituzionale. In realtà, il conflitto di etc.). In questo modo ai pazienti interessi non è un comportamento, ma una condizione nella quale il medico si trova quando la sua indipendenza è compromessa da relazioni esistenti, oppure quando il suo giudizio professionale sulla salute del paziente viene influenzato da un interesse secondario (es. vantaggio finanziario o personale). È bene sottolineare che gli interessi secondari non sono illegittimi in quanto tali (il guadagno economico è parte integrante dell’attività professionale): tuttavia il conflitto emerge quando questi prevalgono sui doveri etici, deontologici e legali del medico. Ecco perché è necessario assumere una prospettiva diversa, ovvero misurare l’entità del conflitto di interesse in relazione alla potenziale slealtà dell’influenza esterna, a prescindere dai comportamenti che ne Nino Cartabellotta possono conseguire: all’estevengono forniti strumenti per capire ro da tempo diverse iniziative si batse e quanto le decisioni terapeutiche tono per rendere pubblici sponsorizche li riguardano possono essere inzazioni e finanziamenti dell’industria fluenzate da interessi secondari del farmaceutica in favore dei singoli meloro medico. dici (pagamenti per la partecipazione

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In Italia, la spinosa questione dei conflitti di interesse in sanità non è mai stata affrontata in maniera commisurata alle potenziali conseguenze sul SSN, la cui sostenibilità è legata anche all’integrità professionale di tutti gli attori. Considerato lo scarso successo o impatto delle limitate iniziative nazionali, innumerevoli conflitti di interessi continuano a minare l’integrità della sanità, favorendo la diffusione di interventi sanitari inefficaci e inappropriati e alimentando comportamenti opportunistici che solo raramente assumono una rilevanza penale. Certo, come spesso accade nel nostro Paese, le carte apparentemente sono in regola: secondo il Codice di Deontologia medica, infatti, il medico « evita qualsiasi condizione di conflitto di interessi nella quale il comportamento professionale risulti subordinato a indebiti vantaggi economici o di altra natura. Il medico dichiara le condizioni di conflitto di interessi riguardanti aspetti economici e di altra natura che possono manifestarsi nella ricerca scientifica, nella formazione e nell’aggiornamento professionale, nella prescrizione diagnostico-terapeutica, nella divulgazione scientifica, nei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, orga-


nizzazioni e istituzioni, o con la Pubblica amministrazione, attenendosi agli indirizzi applicativi allegati». Tuttavia sembra finalmente spirare un vento nuovo, grazie a due fatti indipendenti che, ahimè, non provengono dal mondo professionale. Il primo è la determinazione n. 12 del 28 ottobre 2015 dell’Autorità nazionale Anticorruzione, che definisce «Il settore dei farmaci, dei dispositivi, così come l’introduzione di altre tecnologie nell’organizzazione sanitaria, nonché le attività di ricerca, di sperimentazione clinica e le correlate sponsorizzazioni, ambiti particolarmente esposti al rischio di fenomeni corruttivi e di conflitto di interessi». Il secondo è l’introduzione da parte di Farmindustria del codice etico dell’European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (EFPIA) che prevede che «Ogni azienda farmaceutica deve documentare e rendere pubblici ogni anno [...] i trasferimenti di valore effettuati direttamente o indirettamente con gli operatori sanitari e con le organizzazioni sanitarie. La pubblicazione dei dati dovrà avvenire su base individuale, l’eventuale pubblicazione in forma aggregata dovrà rappresentare una circostanza del tutto eccezionale». Con ineccepibile tempismo, il 30 giugno scorso le aziende associate a

Farmindustria hanno avviato la pubblicazione sui loro siti web dell’ammontare dei pagamenti effettuati nel 2015 in favore di medici e organizzazioni (aziende ospedaliere, ASL, società scientifiche, associazioni di pazienti, società di servizi, etc.), da cui emergono alcuni elementi che appannano la trasparenza dell’iniziativa. Innanzitutto, solo il 70% dei medici ha fornito il consenso alla pubblicazione dei propri dati personali accanto agli importi ricevuti: per quanto non difforme da quanto documentato in altri Paesi europei, il fatto che un terzo dei professionisti sanitari non abbia accettato la pubblicazione in forma nominale certo non può essere definita una circostanza “eccezionale”. In secondo luogo, i rendiconti presentano un taglio squisitamente amministrativo e sono pubblicati in formato pdf (spesso protetto) non permettendo di eseguire analisi e sintesi dei dati. Quindi, i rendiconti non rendono note le causali dei trasferimenti di denaro, ma si limitano a suddividerli in tre macrocategorie (senza obbligo di riportare il totale): donazioni e contributi,

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eventi formativi (accordi di sponsorizzazione, spese di viaggio e ospitalità), prestazioni professionali e consulenza. Last not but least, in assenza di studi ad hoc in grado di aggregare i dati forniti da ciascuna azienda, è impossibile conoscere quanto denaro ha ricevuto dall’industria farmaceutica il singolo professionista e, soprattutto, la singola organizzazione per consentire di valutare l’entità del conflitto di interessi. In particolare, questo aspetto riveste una particolare rilevanza per aziende pubbliche, centri di ricerca, società scientifiche, associazioni di pazienti e organizzazioni civiche, la cui trasparenza sui finanziamenti rappresenta un irrinunciabile elemento di accountability. In ogni caso, onore e merito a Farmindustria che con il disclosure code ha permesso un notevole passo avanti, mettendo online i dati relativi alle transazioni economiche tra aziende farmaceutiche e singolo medico/organizzazione sanitaria perché - come ha affermato il Presidente Scaccabarozzi - se lo scopo di Farmindustria non era di fare ricerche o analisi particolari su questi dati, “oggi chi avesse voglia di farle può, mentre sino a ieri no”. *Presidente Fondazione GIMBE


POLICLINICO UMBERTO I DI ROMA

TRAPIANTI D’ORGANO, L’ECCELLENZA Domenico Alessio*

I

n occasione del 40esimo congresso della Società italiana trapianti d’organo, tenuto all’hotel Ergife di Roma dal 26 al 28 ottobre, è stata festeggiata anche la ricorrenza dei 50 anni dal primo trapianto d’organo in Italia avvenuto al Policlinico Umberto I. L’evento, che ha assunto particolare importanza dal punto di vista medico-scientifico, ha ripercorso tutta l’attività trapiantologica ricordando non solo il periodo pioneristico con i primi trapianti di reni a livello nazionale effettuati dal professor Paride Stefanini nel 1966, ma ha rappresentato principalmente la realtà attuale e le prospettive future di questa straordinaria disciplina terapeutica che vede all’avanguardia, in termini di numero e di successi, la nostra grande struttura ospedaliero-universitaria romana. Il Policlinico ha registrato negli ultimi tre anni un incremento nei trapianti di circa il 20 per cento raggiungendo il primo posto nella Regione Lazio e nel 2011 è riferimento interregionale dell’Organizzazione Centro Sud Trapianti e “Italian Gate to Europe”, struttura di coordinamento realizzata in convenzione con il Centro nazionale dei trapianti (Cnt) per lo scambio di organi tra l’Italia e Paesi stranieri. Alla cerimonia era presente il professor Raffaello Cortesini che nel 1982 ef-

fettuò il primo trapianto di fegato in Italia e gli illustri chirurghi dei vari Centri trapianti a livello nazionale ed estero, nonché un numero consistente di persone trapiantate negli anni e rappresentanti delle istituzioni, delle

Policlinico, dal professor Stefanini. Da allora sono stati eseguiti presso il nostro ospedale 3172 trapianti: di rene 2185 di cui 744 da donatore vivente; di fegato 704 di cui nove da donatore vivente; di pancreas 38; di polmone 229. Altri riguardano insule, multiviscerali e trapianti di staminali epatiche. Il primo trapianto di rene da donatore vivente in Italia è stato eseguito al Policlinico Umberto I nel 1968. Nel nostro Centro vengono eseguiti circa 10/15 trapianti da vivente ogni anno. Nei trapianti di fegato da donatore vivente, si registra una sopravvivenza a un anno di oltre l’85 per cento. Nell’ambito del trapianto di fegato il Policlinico Umberto I partecipa a un programma europeo per il trattamento delle epatiti fulminanti. E’, inoltre, Centro di riferimento per il Centro/Sud dell’Italia. Nel 1981 è stato eseguito il primo trapianto di pancreas in Italia in paziente diabetico insulino-dipendente. Da allora sono stati eseguiti oltre 50 trapianti comDomenico Alessio binati di rene-pancreas con sopravvivenza a un anno di circa il 90 per cento. comunità scientifiche e delle associaNel 1991 è iniziato il programma di zioni. E’ stata l’occasione propizia per trapianto polmone singolo e doppio. fare il punto della situazione e ripartire Sono stati eseguiti 229 trapianti di con nuove sfide e nuovi successi. polmone con sopravvivenza a un anno Ritengo di dover fare una panoramica superiore al 75 per cento. a iniziare dal lontano 1966, anno in Il Centro trapianti è un punto di rifecui è stato eseguito appunto il primo rimento nazionale per i pazienti affetti trapianto di rene in Italia, proprio al da fibrosi cistica.

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L’assistenza ai malati di fibrosi cistica è cominciata nel 1963 e nel 1971 è stato istituito il “Centro di medicina sociale per la fibrosi cistica” convenzionato con il Ministero della Sanità ai sensi del Dpr 249/1961. A oggi sono stati eseguiti su pazienti affetti da fibrosi cistica 140 trapianti di polmone registrando la sopravvivenza a un anno del 94 per cento, a cinque anni del 65 per cento, a 10 anni del 45 per cento, a 15 anni del 30 per cento, a 20 anni del 30 per cento. Ricollegandoci all’analisi dei dati riportati si desidera riferire la situazione abbastanza significativa sull’attività trapiantologica del Policlinico per quanto riguarda il trapianto di polmone (singolo e doppio) di una paziente che ha intrapreso dopo 13 anni dal trapianto una gravidanza. La bimba, che oggi ha sei anni, e la madre godono di ottima salute. Oltre all’attività trapiantologica clinica, al Policlinico Umberto I sono attivi programmi sperimentali per il trattamento del diabete con insule pancreatiche e il trapianto di epatociti per il trattamento della cirrosi cronica scompensata. In tutti questi anni il Policlinico Umberto I è stato punto di riferimento e di insegnamento per molti centri italiani e stranieri: Infatti nell’ambito di una collaborazione internazionale sono iniziati i trapianti d’organo in Romania, Malta, Yemen, Polonia, ultimamente a Cuba e, a livello nazionale, in Calabria, Basilicata, Sardegna, Umbria e Sicilia. Il nostro ospedale oltre a svolgere attività assistenziale, dagli anni ottanta ha realizzato progetti di formazione e collaborazione con tali Paesi e Regioni. La realizzazione di questi progetti ha permesso la formazione del personale sanitario e la diffusione di modelli organizzativi che hanno contribuito all’apertura di nuovi Centri di trapianti o di nuovi Programmi di trapianto nelle sede coinvolte. Attualmente, infatti, il Policlinico Umberto I è convenzionato

con alcune Regioni Italiane che non hanno un Centro trapianti per l’esecuzione del trapianto di fegato. Nel 2001 è stata stipulata la convenzione per il trapianto di fegato con l’Umbria. Nello stesso anno è stata stipulata una convenzione per il trapianto di rene con la Basilicata e sempre con la Basilicata nel 2009 è stata stipulata la convenzione anche per il trapianto di fegato. Nel 2013 è stata stipulata una convenzione con la Calabria per il trapianto di fegato. Il Domenico Policlinico Umberto Alessio I attualmente ha una convenzione con il Cnt, quale centrale operativa a livello nazionale e quale “porta europea” per le urgenze trapiantologiche epatiche e cardiache pediatriche. Dal 2014 il Cnt, avendo sottoscritto una Convenzione con il Policlinico Umberto I, si avvale del personale sanitario aziendale per il funzionamento del Centro nazionale trapianti operativo (Cnto) per la gestione dei trapianti di interesse nazionale quale trapianti in urgenza, in ricevente pediatrico, in paziente iperimmunizzato, cross-over. L’Azienda Policlinico Umberto I sta sviluppando, inoltre, nuovi progetti di assistenza quali: trapianti di cellule staminali epatiche, prelievo di organi da donatore cadavere a cuore non battente, trapianto di utero. Questa direzione vuole ringraziare tutti coloro che hanno contribuito e contribuiscono alla realizzazione di questa rete trapiantologica che attraverso la loro meritoria opera sostengono la cultura della donazione, della solidarietà e dell’altruismo. Senza disponibilità di organi tutto ciò non sarebbe possibile. E’ dovere di tutti noi operatori della sanità ma principalmente delle istituzioni promuovere la cultura della donazione coinvolgendo attività formative anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa. *Direttore Generale Policlinico Umberto I - Roma

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ASL-RIETI: GLI INTERVENTI DOPO IL SISMA

PICCOLI PASSI VERSO IL FUTURO Laura Figorilli - Marilina Colombo - Domenica Tomassoni*

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Agosto 2016 ore 3.36: un Il Pronto Soccorso di Rieti ha gestito forte sisma di magnitudo 260 feriti provenienti dall’area del sisma; 6,0 devasta l'area fra Lazio, 54 sono stati ricoverati in area medica e Marche, Umbria e Abruzzo, provocando chirurgica. Tutti i pazienti sono stati 298 morti e numerosi feriti. Le gravi dimessi entro 40 giorni. catastrofi come questa strappano dramAbbiamo rivolto una grande attenzione, maticamente ad un alto numero di fin dalle prime ore, attraverso gli operatori persone tutto quello che hanno costruito del DSM dell’ Azienda, supportati nella loro vita: la casa, il lavoro, gli anche dagli assistenti sociali della Coaffetti. Anche l’assistenza sanitaria e munità montana, all’ assistenza psicosociale su cui si basa l’equilibrio, in sociale coordinata da ARES 118 che ha alcuni casi fragile, della salute di persone consentito di sostenere la popolazione anziane in un territorio incantevole , ma impervio, viene meno. L’Agenzia regionale emergenza sanitaria ha assicurato i primi interventi sui luoghi del sisma: alle ore 4.16 sono arrivate le prime ambulanze su Amatrice e Accumoli,dalle ore 5.30 alle ore 11.15 sono stati Pass di Accumoli attivati 4 Presidi Medici Avanzati (PMA) al fine di consentire la stabilizzazione anche nei momenti di particolare inclinica dei feriti e la loro centralizzazione tensità emotiva come il riconoscimento in elicottero presso i DEA di II livello, delle salme e la celebrazione delle eseoppure in ambulanza verso l’Ospedale quie. di Rieti “S. Camillo de Lellis”. Particolarmente tempestiva la selezione La Direzione sanitaria dell’Azienda ha e la presa in carico in RSA dei casi sepredisposto le prime misure del Piano gnalati come fragili attraverso l’utilizzo di Emergenza Massiccio Afflusso Feriti della scheda “ SVEI – Scheda Valutazioni (PEMAF) e l’evacuazione dell’Ospedale Esigenze Immediate”, per la prima volta di Amatrice con la protezione, in consperimentata in Italia dai medici ed intinuità, dei pazienti ricoverati. Alle ore fermieri di questa Azienda, in collabo5.30 ha attivato l’ unità di crisi per il razione con la Protezione Civile Naziocoordinamento degli interventi. nale.

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Dopo solo 5/8 giorni dal sisma, marcando , anche simbolicamente, la transizione fra la fase dell’emergenza e quella post-emergenziale, sono stati installati in prossimità di Accumoli ed Amatrice, due Posti di Assistenza Socio Sanitaria-PASS, messi a disposizione dalla Regione Lazio, dal Dipartimento della Protezione Civile e dalla Confederazione Nazionale delle Misericordie. I PASS sono strutture campali di tipo poliambulatoriale che offrono assistenza sanitaria non urgentistica e che hanno lo scopo di offrire alla popolazione colpita dal sisma un’assistenza socio-sanitaria di base e tutti gli interventi logistico-organizzativi necessari al ripristino tempestivo ed appropriato delle condizioni di sicurezza e protezione sociosanitaria il più vicino possibile alle condizioni di normalità. Tutto ciò nella consapevolezza che questa è la strategia migliore per condizionare positivamente gli effetti a distanza che il sisma potrà produrre sulla salute dei cittadini dell’area colpita. Il PASS, “Salaria Nuova”, è costituito da scelter indipendenti l’uno dall’altro, il PASS di Amatrice è costituito invece da una serie di tende modulari comunicanti fra loro; si sviluppa su una superficie di 1200 mq.. Le Precondizioni per l’attivazione dei Pass sono rappresentate: dall’accordo stipulato dalla Cabina di Regia Regionale, che ha favorito il coin-


Pass di Amatrice

volgimento di 37 medici di base e 17 pediatri nell’operatività dei PASS e che ha assicurato la continuità di presa in carico e terapeutica dei pazienti cronici grazie alla possibilità di accedere ai data base dei curanti locali ed aziendali; dal Protocollo d’intesa siglato con la Comunità Montana del Velino VI Zona finalizzato a favorire il coordinamento degli interventi di assistenza socio-sanitaria della popolazione colpita dal sisma mettendo a sistema risorse multidisciplinari e multiprofessionali finalizzate al sostegno ed alla presa in carico congiunta delle situazioni ad alta integrazione socio sanitaria. Abbiamo individuato immediatamente un Direttore Sanitario per i due Pass e, con una Cabina di Regia a livello di Direzione Generale, i diversi servizi aziendali sono stati coordinati in modo da rendere possibile l’implementazione in tempi rapidi di un modello organizzativo di tipo campale di nuova concezione, dove operano medici di base, pediatri, psicologi e assistenti sociali locali e sperimentare soluzioni organizzative in grado di garantire autonomia logistica nel medio-lungo periodo. Particolare attenzione è stata riservata all’umanizzazione dell’accoglienza ed all’ascolto empatico che fin dalla prima giornata ha fatto registrare il favore della popolazione locale. Infatti, nei primi 45 giorni dall’attivazione sono state 5486 le prestazioni sanitarie complessivamente erogate di cui 1962 per il PASS Salaria Nuova e 3525 per il PASS Amatrice. Le attività sanitarie garantite nei PASS: - l’assistenza sanitaria assicurata dai Medici di Medicina Generale e dai Pediatri di Libera Scelta, - l’assistenza specialistica diabetologica, cardiologica, pneumologica, - il servizio di Continuità Assistenziale, - l’Ambulatorio Infermieristico, - l’assistenza fisioterapica domiciliare - il punto prelievi per il monitoraggio delle patologie croniche, - le vaccinazioni obbligatorie dell’infanzia,

-

l’ assistenza sociale e psicologica, psichiatrica e neuropsichiatrica, - attività del dipartimento di prevenzione Nel Pass di Amatrice è ospitata un’ unità mobile messa a disposizione dall’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) per l’erogazione di prestazioni di odontoiatria conservativa e protesica, l’assistenza specialistica di oftalmologia è invece assicurata dagli oculisti della ASL su mezzo mobile messo a disposizione dalla IAPB Italia Onlus (Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità). Abbiamo anche organizzato il servizio vaccinazioni antiinfluenzale ed antipneumococcica, e nell’ambito della iniziativa regionale dell’ ”ottobre rosa”, per dare continuità al programma di screening per la prevenzione del tumore al seno, abbiamo organizzato una giornata in cui sarà possibile sottoporsi ad esame mammografico ed eventuale approfondimento ecografico nell’unità mobile mammografica messa a disposizione dalla ASL Roma 6. L’offerta assistenziale dei PASS si completa con la disponibilità di assistenza psico-sociale che con gli psicologi, psichiatri e neuropsichiatri infantili e assistenti sociali, in continuità con la fase di emergenza, si occupa della presa in carico clinico-assistenziale dei casi più gravi e della presa in carico sociosanitaria di quelle situazioni segnalate nella fase iniziale di mappatura dei bisogni, o finalizzate al sostegno alle famiglie nella scelta abitativa, o anche dedicati al sostegno del personale coinvolto nell’assistenza che prevedono un intenso lavoro di rete e di coordinamento interistituzionale. I PASS funzionano 7 giorni su 7, 24 ore al giorno. L’accesso ai PASS è facilitato da un servizio di navette predisposto dalla Regione Lazio e gestito da organizzazioni di volontariato. *Il Direttore Generale ASL Rieti Laura Figorilli - Il Direttore sanitario ASL Rieti Marilina Colombo - Il Direttore Sanitario Pass Accumoli e Amatrice (ASL Rieti) Domenica Tomassoni

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GRANDI PASSI NELLA RICERCA BIOMEDICA

BOSTON SCIENTIFIC

L

a ricerca biomedica fa passi da per cento dei pazienti ultra 75ennni, gigante. Anche per i pazienti è determinata nella maggior parte dei con stenosi aortica grave e ricasi dalla malattia calcifica degeneratenuti a elevato rischio chirurgico, la tiva, cioè da un accumulo di calcio medicina offre oggi una nuova genenei lembi valvolari. In Europa ci sono razione di dispositivi per la sostitucirca un milione e 200mila pazienti zione mini-invasiva della valvola aortica per via percutanea (Tavi). Il nuovo sistema valvolare aortico Lotus Edge™ di Boston Scientific ha appena ricevuto il marchio CE ed è stato utilizzato per la prima volta con successo agli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) Policlinico San Donato e Ospedale San Raffaele di Milano, due strutture del Gruppo ospedaliero San Donato. La sostituzione della valvola nativa con una artificiale, con intervento a cuore aperto e bypass cardiopolmonare è, in molti casi, l’unica soluzione possibile in presenza di stenosi aortica. Questa patologia provoca l’ispessimento Raffaele Stefanelli, Ad Boston Scientific Italia e l’irrigidimento dei lembi della valvola causando il restringimento dell’apertura affetti da stenosi aortica sintomatica valvolare e la conseguente riduzione severa. della circolazione sanguigna. La paMolti pazienti sono però ritenuti non tologia, che colpisce il tre per cento idonei o, comunque, a rischio elevato dei pazienti sopra i 65 anni e il cinque per essere sottoposto a intervento chi-

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rurgico. Per questa tipologia di pazienti l’unica soluzione terapeutica viene oggi dall’utilizzo di sistemi che consentono di inserire e posizionare la nuova valvola con un approccio mini-invasivo. Recenti indagini condotte in Europa hanno inoltre rilevato che circa 190mila anziani affetti da stenosi aortica grave sono “candidati” alla procedura Tavi e che, ogni anno, quasi 18mila nuovi pazienti saranno ritenuti idonei a questa procedura. Grande soddisfazione è stata espressa dai clinici che hanno eseguito i primi impianti nei due ospedali lombardi. “Abbiamo eseguito diversi impianti con Lotus Edge™ ed è stata un’importante esperienza – ha dichiarato il dottor Francesco Bedogni, Direttore Unità Operativa di Cardiologia dell’Irccs Policlinico San Donato - Rispetto alla prima generazione sono aumentate la semplicità di utilizzo, la precisione di impianto e la predittività del risultato finale. Inoltre, la tecnologia Depth Guard™ è stata progettata per ridurre l’interazione della protesi con il sistema di conduzione elettrica del cuore, riducendo così l’incidenza di impianto di un pacemaker. In tutte le procedure eseguite finora, infatti,


non ci sono state alterazioni del ritmo cardiaco. Questo, insieme alla stabilità emodinamica garantita dal funzionamento precoce della valvola protesica, ci permette di eseguire taliprocedure in sicurezza e serenità”. Per il dottor Matteo Montorfano, Responsabile Laboratorio di Emodinamica dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano: “Si tratta di un grande passo avanti nella gestione di questi delicati pazienti. Il nuovo dispositivo garantisce precisione e

brana che avvolge la protesi valvolare, è garantita la prevenzione del rischio di rigurgito valvolare, provato predittore di mortalità in questi pazienti. Non

Nella foto il nuovo sistema valvolare aortico Lotus Edge™

accuratezza di impianto grazie alla possibilità di essere totalmente ricatturabile e riposizionabile in ogni fase dell'impianto. Inoltre, grazie alla tecnologia Adaptive Seal™, una sorta di mem-

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da ultimo, con le migliorie apportate alla nuova versione Lotus Edge™ in termini di flessibilità e di riduzione del diametro del catetere di rilascio, si amplia il numero di pazienti che potranno beneficiare di tale intervento percutaneo, miniinvasivo. Potrà essere esteso, infatti, anche a malati con anatomie del tratto aortico tortuose e di calibro ridotto, beneficiando di risultati paragonabili alla chirurgia tradizionale in circolazione extracorporea”. L’efficacia dell’Adaptive Seal™ nel minimizzare il rigurgito para-valvolare è stata ampiamente dimostrata dal registro internazionale Respond che ha arruolato più di mille pazienti. Lo studio clinico ha dimostrato che nel 91,9 per cento dei pazienti il rigurgito aortico è nullo o non significativo, mentre nel 7,7 per cento dei pazienti questo è lieve. Nessun paziente ha riportato un rigurgito grave e solo lo 0,3 per cento ha evidenziato un rigurgito moderato. Il sistema valvolare Lotus™ è un dispositivo sperimentale negli Stati Uniti e in Giappone e non è ancora disponibile in commercio in quei Paesi. KB


LA PAROLA D’ORDINE DI ASFO SANITÀ

“L’UNIONE FA LA FORZA..VERAMENTE” Katrin Bove

I

l motto di Asfo Sanità è “l’unione fa la forza……veramente!”, fedele specchio di un’associazione che riunisce imprese con problemi e interessi comuni e aspira a mettere insieme i piccoli decisi a diventare grandi. Asfo Sanità svolge attività sindacale e di negoziazione nei confronti di enti locali, regionali, amministrazioni pubbliche e ministeri per risolvere i problemi specifici del comparto e promuovere iniziative a sostegno dell’attività economica delle imprese rappresentate. Organizza attività di formazione e di aggiornamento, promuovendo studi di settore su temi di principale interesse per la categoria. Garantisce assistenza tecnico-normativa alle imprese offrendo, tra gli altri, servizi di consulenza fiscale e legale. Promuove periodiche operazioni di cessione dei crediti vantati nei confronti delle Pubbliche amministrazioni clienti, o di altri debitori privati, mettendo in piedi le necessarie azioni propedeutiche legali, di factoring e assicurative, a salvaguardia degli interessi delle imprese associate. Le periodiche cessioni collettive pro soluto del credito hanno consentito e consentono alle imprese (grazie al consistente anticipo dei tempi di pagamento rispetto a quelli transattivamente previsti) di garantirsi la liquidità necessaria al finanziamento della propria attività commerciale. Compito primario di Asfo Sanità è soprattutto quello di sostenere le imprese associate nel loro impegno professionale quotidiano, monitorando le istanze provenienti dal territorio e assicurando assistenza tecnica e consulenza nel rapporto

quotidiano con la Pubblica amministrazione. Solo così è possibile presentarsi sul mercato e, al cospetto degli interlocutori istituzionali, riuscire a far valere con autorevolezza e credibilità le ragioni degli associati, raggiungendo gli obiettivi desiderati. In quest’ottica di visione comune si è tenuto lo scorso 24 Ottobre a Roma l’importante Convegno organizzato da Asfo Sanità e Confcommercio sul tema “Innovazione e Qualità nel sistema sanitario nazionale”. La partecipazione del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha creato un’occasione di dialogo tra le istituzioni e i fornitori di beni e di servizi ospedalieri, in un momento particolarmente significativo per l’economia del paese coincidente da un lato con l’approvazione in Consiglio dei ministri della Legge di Stabilità per il 2017 e dall’altro con il previsto appuntamento referendario di inizio dicembre sulla riforma costituzionale. Al convegno, inoltre, erano presenti numerose personalità, dal vice presidente di Confcommercio, Renato Borghi, al professor Enrico Michetti, direttore della Gazzetta Amministrativa della Repubblica, a presidenti di Tar, direttori generali di aziende ospedaliere oltre all’intero staff tecnico del ministro della Salute e a una vasta platea di imprenditori, operatori sanitari ed esperti del settore. Tra i relatori anche l’ingegner Carlo Tagnin, Public administration & Business director di Engie Italia, gruppo mondiale di energia e safety, da tempo impegnato in investimenti mas-

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sicci nel settore sanità sotto il profilo dell’efficienza, dell’ambiente e della sicurezza. Il presidente di Asfo Sanità, Massimo Riem, ha ricordato il ruolo essenziale svolto dalle Pmi nel sistema di acquisizione di beni e servizi da parte della Pubblica amministrazione per la rete di competenze specialistiche e la valenza occupazionale da esse possedute, e ha chiesto che le Pmi - anche alla luce della recente approvazione del Nuovo Codice degli Appalti - abbiano concrete ed effettive condizioni di accesso con pari opportunità al mercato degli approvvigionamenti, alle prese con una mutazione radicale dei processi di gestione. Il tutto con l’esigenza di mantenere alta la qualità nell’offerta di beni e servizi a fronte di una rigorosa politica di spesa imposta dal difficile contesto economico attuale. Il presidente Riem ha sottolineato quanto le Pmi siano strette nella morsa delle centrali di committenza e di bandi di gara sempre più penalizzanti quanto a specifiche tecnico-finanziarie, rilevando l’esigenza di tracciare un modello di acquisti (governato dalla politica) che metta al centro la definizione del benchmark. Questo, sia rispetto ai prezzi, sia rispetto al prodotto, all’interno del quale, una volta definiti i parametri e gli standard di controllo, si possa consentire alle singole strutture sanitarie di identificare ed acquisire quei beni e servizi che ritengono più adatti e performanti per le proprie esigenze. Il tutto, salvaguardando la sopravvivenza

di un comparto come quello delle Pmi Fornitrici di beni e servizi, anello di congiunzione fondamentale tra la catena produttiva e gli utilizzatori finali all’interno delle strutture ospedaliere. Il ministro Lorenzin, intervenendo a valle dell’interessante dibattito, ha replicato come l’intenzione del suo dicastero sia di andare in questa direzione e che il prezzo dei dispositivi medici non va visto come l’unico né il più importante delle variabili da considerare nel processo di acquisizione di farmaci, beni e servizi, ma che attraverso una oculata programmazione e un attento controllo degli sprechi si possa riuscire a fare economie di spesa salvaguardando l’efficienza e appropriatezza delle cure erogate al cittadino su cui il ministero della Salute negli ultimi tre anni si è battuta e continuerà a battersi. Venendo ai punti della riforma del titolo V della Costituzione che riguardano direttamente la salute, il ministro Lorenzin si è soffermata sull’auspicato venir meno della competenza concorrente, ovvero dell’equivoco sorto in questi anni in materie ove vige la doppia competenza, statale e regionale,

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fatto che ha determinato non poche distorsioni quali il ricorso a sperimentazioni e protocolli di cura in alcune regioni e non in altre. Il rientro in seno allo Stato della governance sulle disposizioni generali a tutela della salute pubblica, si pensi alla somministrazione di vaccini alla popolazione o alla gestione delle epidemie, non può che portare - ha dichiarato il ministro - a razionalizzare l’impiego delle risorse disponibili e a ottimizzare il contributo di quanti - Stato, enti locali, sanità privata accreditata – sono chiamati ad assicurare una offerta complessiva di buona sanità in Italia. In conclusione, il ministro Lorenzin ha salutato con favore lo stanziamento di due miliardi di auro aggiuntivi fissato nella Legge di Stabilità a favore del Fsn. E ha invitato il presidente Riem e la dirigenza di Asfo a partecipare a futuri tavoli tecnici con la Direzione generale della Programmazione del ministero della Salute affinché i fornitori possano, in tale sede, portare idee e contributi utili alla definizione delle politiche di settore riferite all’acquisto di beni e servizi.


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UN CORRETTO STILE DI VITA

CHENOT INSEGNA IL BENESSERE Renato Pedullà

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enri Chenot è uno dei più grandi e famosi nutrizionisti al mondo: da più di quarant’anni studia insieme a scienziati, medici e tecnici specialisti le dinamiche del vivere sano. Chenot, nasce in un paese di poche anime a Sarrancolin, nel dipartimento degli alti Pirenei a pochi chilometri da Lourdes, da una famiglia di immigrati provenienti dalla Spagna che, nel primo periodo del Franchismo, emigrò in Francia. Ma nella nazionalista Francia, Henri

scoprì le prime forme di razzismo: a scuola era additato come il “figlio degli spagnoli”. Henri da allora ne ha fatta di strada, è ormai noto in tutto il mondo. Anche se rifiuta la definizione di guru della dieta “Detox”, in realtà è lui uno dei primi se non il primo ad aver fatto della detossinazione, e non solo di questa, uno dei punti cardini di un corretto stile di vita. I suoi studi costanti passano, dalla medicina orientale a quella occidentale, dalla psico-

Henry Chenot

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logia bionergetica alla naturopatia. Oggi Chenot gestisce uno dei più importanti ed esclusivi centri di benessere e cura al mondo con più di 200 dipendenti. Il Palace è il centro operativo della sua azienda, immersa nel verde nel cuore di Merano, città dal clima ideale, dove già a fine Ottocento venivano a svernare sovrani e pensatori di tutta Europa. Qui si respira una atmosfera gradevole dove si mischiano senza sovrastarsi l’indole ferma e regolare dei tedeschi con la


Facciata Palace Henry Chenot

creatività e la flessibilità degli italiani. Nel suo centro organizza programmi disintossicanti che durano una settimana. Da qualche mese è uscito il suo ultimo lavoro “ Curare la salute e vivere sani con il metodo Chenot”, edito da Mondadori. Dalla lettura di questo utile e piacevole libro prendiamo spunto per la nostra intervista a Henri Chenot, una persona gradevole e affascinante, come tutte le persone intelligenti. Professore che cos’è la Biontologia, di cui parla spesso nei suoi libri? Da un punto di vista etimologico

Biontologia significa “studio dell’essenza della vita e della sua evoluzione”. Il nostro organismo è in continuo cambiamento, invecchia ogni sette anni e quindi il suo bisogno dei tre nutrienti essenziali ( proteine, lipidi e glucidi) si modifica. Il punto di svolta è a 35 anni, quando avviene innanzitutto un rallentamento digestivo e ormonale, i meridiani dello stomaco e dell’intestino crasso non sono più in grado di fornire al sangue la potenza sufficiente per una buona rigenerazione del volto e del cuoio capelluto, di conseguenza bisogna adattarsi al

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mutamento, modificando l’alimentazione, lo stile di vita, il sonno, lo sport. Adesso che ho superato i settant’anni, e vivo una fase di ulteriore riduzione di alcune attività, anche io ho cambiato i miei tempi e la quantità dei cibi, adattandola all’età. Ma non bisogna dimenticare che oltre all’invecchiamento biologico, la propensione a sviluppare determinate patologie dipende fortemente dal nostro patrimonio genetico. Oggi la lettura del Dna umano permette di individuare la predisposizione genetica verso determinate degenerazioni.


Lei pensa che già nelle scuole primarie bisognerebbe insegnare ai bambini l’educazione alla salute e al benessere? Certamente! Oggi più che mai. Una volta, quando io ero bambino, mangiavamo meno e in modo più semplice e sano, non eravamo toccati dai fattori esterni della comunicazione. Oggi i ragazzi sono bombardati dalla pubblicità e cosi vengono influenzati a ritrovarsi e a mangiare negli accoglienti fast food e a bere bibite gassate piuttosto che una sana acqua naturale. Nelle scuole bisognerebbe insegnare gli elementi della buona nutrizione, a mangiare lentamente, a comprendere l’importanza di una buona masticazione, facendone di questi insegnamenti delle buone abitudini. Quindi non solo a casa ma anche nell’ambiente scolastico, dove i bambini trascorrono la maggior

parte della loro giornata, bisognerebbe dedicare del tempo a insegnare le basi di una corretta alimentazione, il benessere che porta lo sport sul corpo e sulla mente, l’importanza dell’igiene. Nel suo ultimo libro, lei sostiene che, dopo una grave malattia, il fisico che ha subito cure farmacologiche ha bisogno di eliminare i residui tossici e di “ riequibrare il terreno”. Può soffermarsi su quest’ultimo concetto? Come scrivo appunto nel mio ultimo libro, per trasformare gli alimenti in nutrimento, l’organismo si serve di reazioni chimiche e fisiche, chiamate: acido-ossidante, acido-riduttrice, alcalino-ossidante, alcalino-riduttrice. La predominanza di un tipo di reazione piuttosto che di un’altra , determina il terreno di un organismo. A secondo della nostro terreno, sin

Dossier realizzato in concorso con

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dalla nascita noi saremo predisposti a sviluppare certi disturbi o malattie piuttosto che altri. Per avere una corretta assimilazione di ogni alimento il nostro organismo deve trovare un equilibrio tra la fase ossidante-riduttiva e quella acido- alcalina. Il terreno di appartenenza di ognuno di noi si determina dalla nascita, ma nel corso della vita noi possiamo passare su altri terreni, creando al nostro equilibrio forme di squilibrio che possano arrecarci anche delle patologie più o meno gravi. Per esempio una persona che appartiene a un terreno acido-ossidante avrà un rischio più alto di incorrere in disturbi a livello epatico e digestivo, di conseguenza dovrà assumere alimenti idonei a contrastare questa tendenza. In sostanza, bisognerebbe adattare la nutrizione alla propria identità genetica. Dalla nostra genetica non possiamo fuggire.


LE NUOVE FRONTIERE DELL’ENERGIA

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“ITER”, IL GRANDE PROGETTO Franco Antola

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er avere un'idea di cosa sia e a cosa serva, si può pensare ad un gigantesco "scudo" ad altissima tecnologia, a cui lavorano scienziati e maestranze super specializzate. La sua funzione è quella di imprigionare e compattare il gas incandescente separandolo dal serbatoio del più grande impianto di fusione nucleare al mondo, in costruzione a Cadarache, nel sud della Francia. È qui che si sta sviluppando "Iter", il grande progetto di collaborazione internazionale (ne fanno parte Europa, Usa, Cina, Giappone, India, Russia e Corea del Sud) per illustrare le potenzialità della fusione nucleare come fonte di energia. Si tratta di uno dei più ambiziosi progetti di ricerca di tutto il mondo, i cui risultati potrebbero cambiare radicalmente il panorama energetico planetario, aprendo la strada ad una fonte di energia sicura, economica ed inesauribile, priva di inquinanti come il Co2. In pratica uno scenario in cui l'energia si produrrà proprio come fanno il sole e le stelle. L'enorme scudo - tecnicamente un magnete - uscirà dallo stabilimento spezzino di Asg Superconductors (gruppo genovese Malacalza) dove è in fase di avanzata costruzione. La colossale bobina di cavi superconduttori - una struttura a forma di “D” di 9 metri per 14, del peso di oltre 120 tonnellate - destinata a Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), è il primo impianto a fusione di dimensioni paragonabili a quelle di una centrale elettrica convenzionale. "Il primo magnete al mondo - ci anticipa l'amministratore delegato di Asg, Vincenzo Giori - verrà completato e testato alla Spezia entro il 2016 e sarà in assoluto la prima bobina per Iter mai prodotta: un impegno produttivo che ha consentito di battere sul tempo il Giappone, impegnato a sua volta a realizzare parte delle altre bobine necessarie al progetto Iter. I programmi prevedono poi di completare la costruzione di altre due delle dieci bobine entro il primo semestre 2017, che dovranno essere consegnate entro il 2018".

Il progetto Iter è stato messo a punto negli ultimi anni sulla base di un'intensa attività di ricerca e sviluppo condotta in numerosi centri di ricerca, università e industrie di tutto il mondo a cui hanno partecipato centinaia di ricercatori e tecnici. Alla realizzazione del super magnete hanno lavorato complessivamente ventisei aziende europee con il coinvolgimento di seicento lavoratori. Il programma è stato finanziato da Fusion for Energy (F4E), l’organizzazione dell’Unione europea incaricata di fornire il contributo dell’Europa al programma Iter, che dal 2008 ha firmato con l’industria italiana contratti per circa 800 milioni di euro per attività di ricerca e sviluppo e produzione di vari componenti. Ai vertici del gruppo guidato da Davide Malacalza (presidente) ovviamente non fanno mistero della soddisfazione per il ruolo attribuito alla società ligure, che lavora al programma industriale assieme a Iberdrola ed Elytt Energy. L’AD Vincenzo Giori Lo sviluppo dei cavi superconduttori ha visto il coinvolgimento anche dell’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, nel ruolo di coordinatore del consorzio Icas (Italian Consortium for Applied Superconductivity). Ma cos'è Asg? Il gruppo ha collaborato in oltre mezzo secolo di storia aziendale con i principali enti di ricerca e istituti internazionali e ha fornito magneti per i principali progetti internazionali sulla fusione nucleare e fisica delle particelle. A partire dal 200, anno della privatizzazione che ha visto l’ingresso della famiglia Malacalza come azionista, Asg ha fornito oltre 400 magneti al Cern di Ginevra per il tunnel Lhc e i rilevatori Cms e Atlas che hanno contribuito alla scoperta del Bosone di Higgs. Nel 2010 ha acquisito l’ordine da oltre 120 milioni di euro per la costruzione di dieci maxi

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bobine toroidali per il progetto Iter, sempre nello stesso anno sono iniziati i lavori per la costruzione di un nuovo stabilimento alla Spezia con investimenti per oltre 50 milioni di euro. L’azienda nel 2012 ha acquisito un’altra commessa internazionale sempre per la costruzione di bobine magnetiche toroidali: questa volta in Giappone per il progetto sulla fusione nucleare JT60. Nel 2013 è stata acquisita un’altra commessa da circa 20 milioni sempre per il progetto Iter, questa volta relativa ad un altro tipo di bobine “poloidali” che vedrà impegnati direttamente in Francia a Cadarache, sede del progetto Iter, tecnici fisici e d ingegneri dell’azienda per un’attività legata al know how e all’engineering della produzione. A seguito dell’ingresso come azionista della Famiglia Malacalza - spiegano dal vertice societario genovese - partendo alle competenze di Asg sono state create due start up a metà degli anni 2000, una (Columbus Superconductors) per sviluppare un cavo super-

conduttivo ad “alta temperatura” in MgB2 Diboruro di Magnesio che dopo una fase sperimentale inizia a trovare riscontri commerciali e può essere utilizzato per varie applicazioni nel settore energia come nel caso dei “limitatori di corrente “ Fcl” . L’altra, Paramed, che avvalendosi delle competenze di Asg e utilizzando cavo di Columbus ha progettato e sviluppato un sistema (MrOpen) di risonanza magnetica a cielo aperto che utilizza tecnologie superconduttive e consente esami comodamente seduti o in piedi eliminando tra l’altro l’effetto claustrofobia tipico dei tubi. MrOpen è un sistema di “nicchia” che abilita ad esami particolari e in posizione eretta o sotto carico tipica degli atleti ed è già in funzione in diversi centri diagnostici negli Usa, Canada e Gran Bretagna, oltre che in Italia. La filiera nel suo complesso occupa oltre 200 tra ingegneri, fisici e tecnici specializzati nei quattro stabilimenti liguri (tra questi alcuni manager e ricercatori con esperienze di lavoro all’estero che

hanno deciso di tornare in Italia) e tutte le lavorazioni vengono eseguite in Italia (ASg controlla Columbus e Paramed ed è guidata dal 2012 da Vincenzo Giori ex ad di Siemens Italia). I magneti di Asg, oltre che per i progetti di ricerca, possono essere utilizzati in applicazioni industriali legate al settore energia (sistemi superconduttivi anti-black out Sfcl) e nel settore medicale (risonanza magnetica e adroterapia per la cura dei tumori). Il laboratorio tedesco Gsi (Gesellshaft fuer ShwerIonen Forshung) insieme al Cern di Ginevra ed il Laboratorio nazionale del Gran Sasso (Lngs) è uno tra i più grandi centri di ricerca per lo studio della fisica nucleare e subnucleare. Asg nel 2015 ha vinto la commessa per la realizzazione di magneti proprio per GSI battendo la concorrenza internazionale e anche delle aziende tedesche. Gli azionisti di Asg Superconductors sono Davide Malacalza tramite la Holding Hofima (50%) e Mattia Malacalza tramite la holding Luleo (50%).

GLI STABILIMENTI ASG L’Headquarter di Asg, con uffici e quattro navate, una superficie di 15000 mq dedicate alla produzione, si trova a Genova in zona strategica, vicina al porto e all'aeroporto. Nel 2010, a seguito dell’acquisizione della commessa internazionale per la costruzione di 10 bobine superconduttive per il progetto Iter, Asg ha costruito in meno di 18 mesi un nuovo stabilimento alla Spezia, sempre in Liguria e in prossimità del porto. Il nuovo building industriale di Asg Superconductors alla Spezia si sviluppa su quattro navate per un’area complessiva di circa 25.000 mq e dispone di nuove attrezzature tecnologiche e logistiche adeguate alla produzione e movimentazione di grandi manufatti, come nel caso delle bobine superconduttrici per il progetto Iter, attualmente in produzione, che superano i 15 metri di lunghezza e hanno un peso superiore alla tonnellata. Anche questo stabilimento, come quello di Genova, dispone di una clean area (zone con temperatura e umidità controllate e che prevedono il rispetto anche di specifiche procedure relative alla pulizia dell’ambiente e dell’aria) che misura 4600 mq e rispetta le normative ISO Class 8.

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IL PROGETTO

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rodurre energia pulita, replicando i meccanismi propri del sole e delle stelle. Eccolo l'obiettivo di Iter, il grande progetto internazionale che punta a dimostrare la fattibilità industriale e lo sfruttamento della fusione nucleare come fonte energetica. Dal punto di vista tecnico, Iter è un reattore sperimentale che riproduce la reazione fisica - la fusione - che si verifica, come detto, nel sole e nelle altre stelle. Precedenti esperimenti hanno già dimostrato che è possibile replicare questo processo sulla terra. Iter ha lo scopo di fare questo su una scala ed in condizioni tali da dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione come fonte di energia. L'impianto sarà in grado di generare 500 milioni di watt (Mw) di potenza di fusione e costituirà la base per un reattore dimostrativo (chiamato Demo) che sarà l'ultimo passaggio prima della commercializzazione dell'energia di fusione. Iter è in costruzione a Cadarache (sud della Francia). Ma cos'è la fusione? Quando i nuclei di atomi leggeri si uniscono a temperature molto elevate, si fondono e questo produce enormi quantità di energia. Nel nucleo del sole o di una stella, l'enorme pressione gravitazionale permette che ciò accada a temperature di circa 10 milioni di gradi Celsius. Alle pressioni molto inferiori che possiamo produrre sulla terra, le temperature di fusione da generare devono essere molto più alte di 100 milioni di gradi Celsius. Per raggiungere tali temperature ci deve essere in primo luogo un efficiente sistema di contenimento delle particelle di carburante lontano dalle pareti del reattore. Ciò si ottiene mediante la creazione di una "gabbia" fatta da forti campi magnetici, che impediscono le particelle di fuggire. Lo sviluppo della scienza e la tecnologia coinvolta in questo processo è la base del programma europeo di fusione: la superconduttività. Molte le opportunità della fusione come fonte di energia. I principali vantaggi, spiegano i tecnici, sono la fornitura di una fonte di energia su larga scala con i combustibili di base che sono abbondanti e disponibili in tutto il mondo; un bassissimo impatto globale sull'ambiente, senza emissioni di gas

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serra CO2. Senza contare che l'operativita di una centrale elettrica a fusione non richiederebbe il trasporto di materiali radioattivi e le centrali sarebbero intrinsecamente sicure, senza possibilità di innesco di reazioni a catena. Non solo: non ci sono rifiuti radioattivi di lunga vita media che pesino sulle generazioni future e mentre i costi di investimento e sviluppo del capitale sono elevati, il costo della fornitura di energia dovrebbe essere trascurabile rispetto a quello dell'energia derivata da combustibili fossili. La visione della Ue, contenuta nel piano Strategic Energy Technology (Set ), è "un'Europa con un'economia prospera e sostenibile, con la leadership mondiale in un portafoglio diversificato di tecnologie energetiche pulite, efficienti e a basse emissioni di carbonio come motore della prosperità e un contributo chiave per la crescita e l'occupazione". In questo quadro, la fusione e Iter sono previsti come parte di una nuova generazione di tecnologie necessarie per soddisfare una prospettiva di decarbonizzazione completa nel 2050. Quando diventerà disponibile l’energia derivante dalla fusione? L'accordo internazionale del novembre 2006, ha una durata iniziale di 35 anni, al fine di costruire (10 anni), operare (20 anni) e disattivare (5 anni), le strutture Iter. Dal punto di vista "politico"' Iter è una joint venture internazionale con sette membri che rappresentano oltre la metà di tutta la popolazione mondiale e l'80% del Pil del pianeta, vale a dire: l'Ue (Euratom), Cina, India, Giappone, Russia, Corea del sud e Stati Uniti. Una scala di collaborazione paragonabile solo con la stazione spaziale internazionale. Quanto all'impegno economico, durante la costruzione, il principale contributo dai sette partner sarà "in kind" (cioè fornendo direttamente i componenti stessi, piuttosto che il finanziamento per la loro costruzione). L'Ue come sede del reattore contribuirà circa con il 45% dei costi di costruzione stimato per Iter mentre il resto è diviso equamente tra gli altri sei membri. Durante le fasi di funzionamento e disattivazione, Euratom contribuirà al 34% dei costi totali.

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PREMIATE LE STRATEGIE DEL GRUPPO

SAFE BAG INIZIA A DECOLLARE

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a società fondata da Rudolph Gentile chiude un primo semestre 2016 estremamente soddisfacente con fatturato consolidato, Ebit ed Ebitda in crescita; le proiezioni a fine 2016 vedono numeri altrettanto positivi. I risultati stanno premiando la strategia del gruppo, che negli ultimi mesi ha implementato con successo importanti ristrutturazioni sul piano dei costi e delle attività non profittevoli, la ridefinizione e il rinnovo delle concessioni con gli aeroporti chiave e una intensa attività di sviluppo di nuovi prodotti e servizi. Insomma, dopo una intensa e laboriosa fase di rullaggio iniziata nel 2014, Safe Bag inizia a decollare. Safe Bag è una delle prime società a proporre il servizio di protezione bagagli in aeroporto (si, quelli che mettono la plastica attorno alle valige, ma che offrono anche assicurazione accessori, servizi di spedizione e deposito ecc. ). Fondata nel 1997 da Rudolph Gentile, ancora oggi Presidente del gruppo, leader in Europa nel campo della protezione dei bagagli, Safe Bag rappresenta un modello per tutte le aziende di riferimento sia sul piano qualitativo che dell’innovazione. Non a caso, sono loro ad avere introdotto il “concept store” del viaggiatore, il servizio di garanzia accessoria e la tracciabilità del bagaglio. Incontriamo oggi Rudolph Gentile, 45 anni e una laurea in sociologia alla Sapienza di Roma, il vero motore della crescita del gruppo, per capire meglio i segreti e le prospettive di questo piccolo miracolo italiano. Dott. Gentile, alla vigilia dei vent’anni di vita, come procede lo sviluppo internazionale della società? Nel corso degli ultimi anni siamo diventati una corporation mondiale. Il presidio in Italia costituisce oggi solo il 10 % del nostro fatturato complessivo, mentre annoveriamo una presenza

diffusa negli aeroporti della Francia, Portogallo, Svizzera, e del Nord America a Miami e Montreal. Pertanto la crescita su scala globale è ormai il riferimento aziendale che guarda con fiducia a futuri sviluppi verso l’Asia, le Americhe e alcune regioni Africane. Il timore di attentati e i rischi geopolitici stanno interferendo sulle attività della società? Ciò che sta accadendo nel mondo ha innestato una spirale di paura che coinvolge la vita di tutti noi in ogni momento, quando andiamo al supermercato, al cinema, nei locali pubblici, e quando prendiamo un aereo. Gli attentati recenti presso gli aeroporti di Istanbul e Bruxelles hanno avuto un rilevante impatto sulla percezione della sicurezza degli aeroporti, con rilevanti riduzioni del flusso dei passeggeri in tutto il mondo. Safe Bag non è rimasta immune a questi tragici episodi. Tuttavia l’impatto negativo è stato molto limitato, soprattutto perchè il nostro è un servizio di sicurezza e protezione, che aumenta la tranquillità dei passeggeri. Inoltre oggi il servizio di protezione bagagli è tra i servizi ritenuti “essenziali” per i nostri clienti, che non hanno intenzione di farne a meno nel momento in cui intraprendono un viaggio. Safe Bag è la prima società del settore ad avere introdotto il concept store del viaggiatore, il servizio di garanzia accessoria con copertura anche per ritardo, la certificazione ISO 9001, la tracciabilità del bagaglio: come procedono queste innovazioni? E ce ne sono altre che andranno ad aggiungersi nel futuro prossimo? Safe Bag si pregia di essere l’unica società del settore a investire ogni anno notevoli risorse nell’innovazione di servizio e di prodotto.

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Grazie a un team di sviluppatori interni, con una rilevante competenza tecnica e una profonda esperienza nel settore del trasporto aereo, ogni anno miglioriamo la nostra piattaforma tecnologica RCS (Revenue Control System) per il controllo da remoto delle attività di avvolgimento. Grazie a RCS, monitoriamo in tempo reale i segnali provenienti da un sistema di sensori presso ciascuna postazione nel mondo. E presso una Control Room nel nostro HQ a Gallarate, il nostro personale specializzato è in grado di rilevare anomalie e implementare immediatamente interventi correttivi. Infine, Safe Bag è l’unica società al mondo a mettere a disposizione un accesso Intranet ai nostri aeroporti partner, i quali potranno quindi vedere il flusso dei dati e dei risultati di vendita in tempo reale, così come li vediamo noi. Totem interattivi saranno installati presso le nostre postazioni, grazie ai quali i nostri clienti potranno registrarsi ai nostri servizi online, e fornire in tempo reale il proprio giudizio sulla qualità del servizio ricevuto. Tutte informazioni fondamentali a guidare i bisogni formativi del nostro personale, e ottimizzare la soddisfazione dei nostri passeggeri. Ma le novità più rilevanti sono nei nuovi prodotti e servizi per i passeggeri: stiamo lanciato sul mercato servizi rivoluzionari, attivabili in tutto il mondo, grazie ai quali i nostri clienti potranno vivere al 100% la propria esperienza di volo, dal momento in cui acquistano il biglietto aereo fino all’arrivo a destinazione, e potranno essere garantiti e remunerati per ogni tipologia di sinistro sul proprio bagaglio, a livelli mai visti nell’industria. Safe Bag inoltre fornirà ai propri clienti ogni informazione e aggiornamento sullo stato del volo, sui servizi a destinazione (meteo, valuta, ...), e molto altro. E poi abbiamo molto altro in cantiere, da servizi di localizzazione GPS per i bagagli, a servizi di telefonia / dati dedicati ai viaggiatori, a una linea di prodotti esclusivi a marchio proprio di travel goods, e molto altro che i nostri clienti avranno il piacere di conoscere nei prossimi anni. Nell’offerta di Safe Bag è prevista anche attenzione all’ambiente, un tema che trova sempre più sensibili i consumatori? Safe Bag è da sempre attenta ai temi dell’ambiente.

Basti pensare che il film con cui avvolgiamo i bagagli in tutto il mondo è stato progettato e realizzato in base alle nostre specifiche tecniche, in cima alle quali richiediamo che i materiali siano 100% riciclabili. Da anni poi Safe Bag promuove internamente la dematerializzazione delle comunicazioni, l’utilizzo della sola carta riciclabile, la raccolta differenziata. L’ambiente è la risorsa più importante per noi e per i nostri figli, Safe Bag è impegnata a fare tutto il possibile per difenderlo. Superata abbondantemente la metà dell’esercizio si può ragionevolmente prevederne l’andamento? La relazione finanziaria semestrale consolidata al 30 giugno 2016 evidenzia una chiara inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. L’EBITDA risulta pari a circa 1,5 milioni di Euro, in crescita di 2 milioni di euro (+412%) rispetto allo stesso dato del 2015. In miglioramento anche EBIT (+258%), Utile netto di Gruppo (+202%) e PFN (-55%). Tale miglioramento è guidato, principalmente, da quattro fattori: • conclusione del percorso di riorganizzazione interna (riduzione dei costi del personale e i costi generali) • chiusura degli aeroporti con marginalità industriale insufficiente o negativa • migliore performance (in termini di marginalità) dell’aeroporto di Miami, grazie alla rinegoziazione delle royalties e del MAG • deployment su tutta la rete europea dei servizi ancillari. Si tratta perlopiù di interventi strutturali, destinati a ripercuotere i propri benefici anche nei prossimi anni. Con gli economics stabilizzati, un portafoglio contratti con durata media di 4,6 anni e molte altre opportunità di sviluppo in pipeline, Safe Bag può guardare al futuro con ottimismo, proseguendo con l’attitudine al dinamismo e la capacità di affrontare sempre nuove sfide che contraddistinguono il gruppo. E i segnali odierni lasciano ben sperare che la spinta propulsiva iniziata nel 2016 potrà continuare a lungo in futuro, verso risultati ancora più brillanti.

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IL PRESIDENTE SCANAVINO

L’AGROALIMENTARE AL TOP Felice Vincenzi

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l Made in Italy agroalimentare è parlare solo di “km zero”, stiamo releuno dei pilastri dell’economia trigando le nostre eccellenze agroalimencolore, un volano di sviluppo che tari alla vendita nei mercatini rionali. vale il 15 per cento del Pil nazionale Ma per crescere e fare reddito, le imtra consumi e indotto. Eppure i suoi prese hanno bisogno di altri tipi di protagonisti conoscono bene sfide e mercati. Quelli stranieri. problemi che il settore deve affrontare per continuare a crescere, garantendo reddito alle imprese e cibo sano e di qualità ai consumatori. Nuova Finanza ne ha parlato con Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia - Agricoltori Italiani, 900 mila iscritti, una delle maggiori organizzazioni agricole professionali europee. Presidente, quali sono in questo momento le priorità per assicurare successo al settore? Ci sono due questioni aperte fondamentali. La prima riguarda l’emergenza grano e, come dice la parola stessa, va affrontata e risolta nel breve periodo. Perché la pasta è uno dei simboli del Made in Italy, eppure gli agricoltori stanno vivendo un momento difficilissimo, “schiacciati” da un Dino Scanavino lato dall’import selvaggio e senza controlli di grano estero e dall’altro da quotazioni sui Cominciamo dall’emergenza grano. campi ai minimi storici, con prezzi paChe cosa sta succedendo? gati ai produttori inferiori anche del Il nostro grano di qualità non si vende, 50 per cento rispetto ai valori medi il prezzo proposto agli agricoltori è degli anni passati. L’altra questione è inaccettabile. La campagna quest’anno di più lungo respiro e riguarda l’interè stata caratterizzata da buone rese: la nazionalizzazione delle nostre aziende: produzione nazionale di grano duro ho paura che ultimamente, a forza di

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ha toccato sette milioni di tonnellate, ma questo non ha impedito di continuare e, anzi, incrementare le importazioni dall’estero a solo scopo speculativo. Anche le quotazioni restano ancora ben al di sotto dei 20 euro a quintale, le stesse produzioni biologiche non riescono a superare i 25 euro di valore. Prezzi ben al di sotto dei costi di produzione, quindi, che non portano nemmeno vantaggi ai consumatori, considerato che i prezzi della semola e della pasta restano stabili, se non in aumento. Ma è ovvio che non può funzionare una filiera che vede un quintale di pasta pagato 180 euro dal consumatore e un quintale di grano duro pagato 18 euro all’agricoltore. Troppo ampia e ingiustificata la forbice. Quindi nessuna variazione sul prezzo della pasta al supermercato e, anzi, la “beffa” di sapere che un prodotto di punta del Made in Italy è fatto spesso con materia prima straniera… Oggi siamo sommersi da grani esteri, tutt’altro che sicuri dal punto di vista salutistico, che falsano il mercato, non rispettando i veti previsti dall’Italia nella fase dei processi produttivi, come ad esempio l’uso del glifosate. Conti alla mano, si può dire che circa il 15 per cento della pasta venduta come Made in Italy, ovvero un pacco di pasta su tre, potrebbe contenere tracce di un diser-


bante. Garanzie che questo non avvenga: nessuna fino a prova contraria. Infatti sull’uso di alcune sostanze chimiche non c’è uniformità legislativa, a livello mondiale, né certezze sui danni che queste possano recare alla salute dei consumatori. Solo dal Canada importiamo ben 1,2 milioni di tonnellate di grano duro. Chiediamo che si faccia chiarezza sulla situazione. E’ assurdo, in questo caso, che non venga applicato il principio di precauzione sugli alimenti che entrano nella filiera della trasformazione nel nostro Paese. Il grano italiano sta morendo per mano di chi mette i nostri produttori in una condizione di debolezza contrattuale. Da una parte si chiede ai nostri agricoltori di coltivare rispettando i massimi livelli qualitativi e sanitari per il prodotto, dall’altra si permette l’ingresso di enormi derrate di dubbio “pedigree” che mandano in tilt il mercato. Per questo non abbiamo altra strada da percorrere che la protesta a oltranza. Nel “World Pasta Day” abbiamo inscenato un vero e proprio “funerale” del nostro grano sull’Autostrada del Sole, con tanto di bara e corteo di agricoltori e trattori, proprio per richiamare l’attenzione del governo e dell’opinione pubblica sulla crisi del settore. E proseguiremo su questa strada finché produttori e consumatori non saranno adeguatamente tutelati. Passiamo all’altra questione. Perché non puntare sul “km zero”? Perché i numeri sono chiari. La vendita diretta nei mercati di prossimità gioca un ruolo importante, ma il fatturato complessivo che genera tocca appena un miliardo e mezzo di euro. Invece la cifra che muove l’export del nostro agroalimentare è di 37 miliardi circa, ma con un potenziale di almeno 70 miliardi di euro. Questo significa che stiamo sbagliando strategia. E infatti il vero problema oggi è l’assenza di un piano organico di lungo periodo per conquistare i mercati stranieri, aiutando le imprese ad andare oltreconfine valorizzando le loro produzioni d’eccellenza. Ma come si raggiunge questo potenziale? Bisogna credere nella “reputation” del nostro agroalimentare,

che è ottima. Per la maggior parte degli stranieri i nostri prodotti enogastronomici sono un “must”, solo che ne conoscono appena il 5 per cento! A fronte di una produzione nazionale che vanta oltre 5.847 prodotti tra cibi tradizionali e denominazioni certificate, l’Italia porta sulle tavole dei consumatori internazionali non più di 200 prodotti del Made in Italy. Un paniere molto ristretto. In più, da soli, dieci prodotti (Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, San Daniele, Aceto Balsamico Modena, Gorgonzola, Pecorino Romano, Mozzarella di bufala Campana, Mela Alto Adige e Bresaola Valtellina) coprono ben l’80 per cento del fatturato. Ma si può fare anche l’esempio del vino: il nostro Paese produce 523 vini a denominazione, ma i consumatori mondiali possono “conoscerne” appena una dozzina. Il motivo? Perché gli altri non sono facilmente reperibili sui loro mercati! Fenomeni come l’italian sounding, che sottrae al nostro agroalimentare 165 milioni di euro al giorno, nascono anche da questo vuoto, da questa difficoltà di posizionare sui mercati stranieri i prodotti italiani originali. La Cia un piano per portare più aziende e più prodotti all’estero? Abbiamo messo a punto un grande piano di promozione e valorizzazione internazionale delle imprese agricole associate in partnership con realtà importanti come Ice, Gambero Rosso International, Centro Studi Anticontraffazione, Studio Valdani e Vicari. Un piano che parte da analisi ben precise, che ci dicono come oggi ben quattro consumatori stranieri su dieci giudicano la qualità dei nostri cibi superiore rispetto a quella locale. O che il 74 per cento degli americani afferma di essere disposto a pagare di più per un prodotto totalmente italiano. Per questo ora vogliamo dare seguito a questi studi: il nostro impegno è quello di rafforzare e accompagnare le aziende nella sfida dell’internazionalizzazione, creando alleanze e costruendo un “sistema”. Con un obiettivo: favorire la crescita e prendere nuovi spazi sui mercati stranieri, combattendo l’italian sounding.

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I CAMBIAMENTI NELLE IMPRESE

BILANCI, NON SOLO NUMERI Ornella Cilona

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vera gloria? Come Alessanzioni di natura sociale e ambientale. dro Manzoni con NapoLa proposta, voluta fortemente dalleone, investitori e amminil’allora Commissario al mercato instratori delegati si chiedono se la terno, il francese Michel Barnier, si norma comunitaria sui bilanci sociali scontra con la ferma opposizione del sia un fuoco di paglia o rappresenti governo tedesco. Berlino lamenta un grande cambiamento. l’onere eccessivo che la nuova norma Dal primo gennaio del prossimo anno, avrebbe sulle proprie medie imprese, tutte le maggiori imprese quotate in Borsa, le banche e le assicurazioni con sede nel Vecchio Continente dovranno pubblicare informazioni di natura sociale e ambientale, così come prevede la Direttiva europea 95 del 2014. Il cammino di questa norma è stato accidentato. Nell’ottobre 2011 la Commissione Ue pubblica una Comunicazione che delinea la strategia comunitaria in materia di responsabilità sociale, riconoscendo per la prima volta che la materia dev’essere regolamentata: le iniziative volontarie delle imprese non baMichel Barnier, stano. Grazie all’appogil "padre" della riforma dei bilanci nella Ue gio del Parlamento europeo, un anno e mezzo dopo, la Commissione Ue presenta una proposta di Dile cui dimensioni rientrano nell’amrettiva che obbliga tutte le aziende con bito di applicazione. Il “nein” della sede nei 28 Stati membri e con oltre Germania è, però, controbilanciato 500 dipendenti a pubblicare informadall’appoggio dato a Barnier non solo

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dalla Francia ma anche dalla Danimarca e dal Regno Unito, Paesi dove da tempo le aziende sono tenute alla rendicontazione non finanziaria. Nell’ottobre 2014, dopo una lunga discussione, la proposta è finalmente approvata, ma Barnier deve pagare a Berlino il prezzo di escludere dall'ambito di applicazione una grossa fetta del sistema imprenditoriale comunitario. La Direttiva 2014/95, infatti, mantiene l’obbligo solo per le società di pubblico interesse (quotate in Borsa, banche e assicurazioni) con più di 500 addetti, un attivo superiore ai 20 milioni di euro e/o 40 milioni di euro di ricavi. Si stima che sono interessate circa 6mila aziende europee (contro le 18mila previste dalla proposta Barnier), 270-280 delle quali italiane. Sono tre gli aspetti più interessanti della norma, che modifica la precedente Direttiva 2013/34, relativa ai bilanci d’esercizio e consolidati di alcune tipologie di imprese. Innanzitutto, prevede che le informazioni non finanziarie debbano riguardare tutta la catena del valore di un’impresa, dalla casa madre fino alla subfornitura. Condizioni di


Stabilimento della Ferrero, uno dei gruppi interessati dalla riforma

lavoro, riduzione e smaltimento dei rifiuti, rispetto dei diritti umani, lotta alla corruzione e politiche di governance sono soltanto alcuni dei temi sociali e ambientali sui quali l'impresa deve fare trasparenza anche riguardo ai fornitori. La norma Ue, inoltre, fa proprio il principio del “comply or explain” (“rispetta o spiega perché non lo fai”), in base al quale un’azienda può anche rifiutarsi di divulgare dati e notizie di natura sociale e ambientale ma in questo caso deve motivare adeguatamente le ragioni del proprio “no”. Un terzo aspetto importante è il legame che la normativa comunitaria istituisce fra la qualità dell’informazione non finanziaria e la responsabilità che un’impresa ha di comunicare l’impatto delle proprie azioni e decisioni sulla società e sull’ambiente (la Corporate social responsibility, Csr; in italiano, Responsabilità sociale d’impresa). In pratica, questo significa che la scelta del tipo di informazione da pubblicare dipende da un processo interno all’azienda, che soppesa i rischi reali e potenziali del proprio operato e ne rende conto di fronte alla platea degli stakeholder (i portatori di interesse): amministrazioni pubbliche, lavoratori, società civile, comunità locali. La parola ora passa agli Stati membri, che devono trasporre la Direttiva nel proprio ordinamento nazionale entro il 6 dicembre. I governi hanno margini per il recepimento piuttosto ampi, considerando per di più che le Linee guida promesse dalla Commissione europea su questa materia non sono ancora state pubblicate. Gli investitori più avveduti e le organizzazioni della società civile si sono già mosse, chiedendo che gli Stati estendano l’ambito di applicazione o introducano, a esempio, delle sanzioni in caso di inosservanza della Direttiva. La norma, infatti, non ne prevede alcuna né se un’impresa che rientra nell’ambito di applicazione ne ignora

i dettami né se pubblica dati e notizie sociali e ambientali non veritiere. Quattro Paesi (Danimarca, Estonia, Finlandia e Grecia) hanno già completato l’iter, mentre non è ancora chiara la posizione post Brexit di Londra, dove, peraltro, da dieci anni il Companies’ Act richiede alle società quotate di divulgare i dati sulle emissioni di gas effetto serra. In Italia, lo schema di decreto legislativo appena approvato dal Consiglio dei ministri va al di là della normativa comunitaria principalmente su due punti. In primo luogo, introduce le sanzioni in caso sia di inosservanza che di informazione non veritiera. Inoltre, prevede una verifica dei contenuti dell’informazione non finanziaria, affidata a chi effettua la revisione legale del bilancio. E' importante notare che Italia e Francia sono gli unici due Paesi Ue che si sono posti al momento della trasposizione il delicato tema della verifica. Anche se non abbassa l’ambito di applicazione, lo schema di decreto italiano stabilisce, infine, che le imprese al di sotto dei 500 dipendenti possano volontariamente conformarsi alla Direttiva. I pareri sull'efficacia della Direttiva sono discordi. Alcuni, come Elio Silva sulle pagine del quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore”, ritengono che la norma comunitaria farà diventare strategica la Responsabilità sociale all'interno delle imprese europee. Altri, come Daniel Kinderman in un articolo comparso sul blog della Law school della Columbia University di New York, temono che la Direttiva, senza un’interpretazione estensiva a livello nazionale, si trasformi in una “tigre di carta”. L'ardua sentenza sulla reale portata della norma non la daranno, però, i posteri: in un mondo in continua trasformazione il suo impatto sull'industria e sui servizi europei apparirà chiaro già a breve.

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PER UNA SVOLTA MONETARIA NELLA UE

COME MANDARE KO SUPERCRUCK Francesco Caputo Nassetti*

I

l lento progredire della formazione verso. politica dell’Europa ha portato La Banca centrale europea (Bce), che alla creazione di un meccanismo detiene un’ingente quantità dei titoli degno di Superciuk, lo spazzino squatsovrani degli Stati europei, e gli altri trinato e ubriacone del fumetto Alan investitori negli stessi titoli hanno beFord, concepito come il negativo di neficiato e continuano a beneficiare, Robin Hood: nel suo lavoro di netinvece, del maggiore margine pagato turbino si imbatte in un'umanità midagli Stati più deboli, in testa Portoserevole, mentre i ricchi sono, a suo dire, educati e rispettosi della pulizia delle strade. Di conseguenza, ruba ai poveri per donare ai ricchi. Allo stesso modo in Europa da oltre tre lustri si sta trasferendo ricchezza dai Paesi finanziariamente poveri dell’Unione, tra cui l’Italia, a quelli più ricchi, come la Germania. Lo strumento? Il combinato disposto del differenziale tra i tassi di interesse dei debiti sovrani e dell’impossibilità di operare sul cambio quale strumento di politica monetaria. Dal 2008 l’Italia ha pagato circa il 2 per cento annuo di margine rispetto alla Germania e ad altri Stati nordeuropei. Considerato che il debito medio del periodo è stato di circa 1.730 miliardi, Francesco Caputo Nassetti il costo del solo differenziale è risultato intorno ai 35 miliardi all’anno. Altrimenti, il debito gallo, Irlanda, Grecia, Spagna (i copubblico italiano sarebbe oggi inferiore siddetti PIGS) e Italia. di almeno 300 miliardi rispetto ai Aderendo all’Eurosistema, gli Stati si 2.241 miliardi attuali. E, con 35 misono privati dell’arma della svalutazione liardi di risorse pubbliche disponibili monetaria come strumento per auogni anno, il nostro Paese avrebbe, mentare la competitività e migliorare ragionevolmente, un profilo ben diil profilo creditizio. Gli Stati dell’Unione

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si trovano pertanto in una situazione ibrida e del tutto nuova nella storia: il loro debito è denominato in moneta nazionale (l’euro), ma non controllano la Banca centrale né il cambio né il tasso di interesse dell’euro. In sostanza, sono “prigionieri” di questo meccanismo. Il diverso profilo creditizio dei singoli Stati dell’Unione si è manifestato nella divergenza degli spread , il differenziale tra i tassi d’interesse, dei rispettivi debiti pubblici arrivati nel 2011, per l’Italia, a più del 5 per cento rispetto alla Germania. Pagando spread elevati nei confronti di altri Stati dell’Unione, i Paesi europei più poveri (o più deboli o più indebitati) sono diventati sempre più poveri e i più ricchi sempre più ricchi, allargando la distanza tra le rispettive economie. La Germania non solo ha potuto aumentare il proprio debito pubblico, quasi raddoppiandolo rispetto al Duemila, ma ne ha visto finanziare la crescita, di oltre mille miliardi, all’85 per cento da investitori non residenti. Oggi il debito pubblico tedesco è per il 60 per cento nel portafoglio di non residenti contro una quota del 33 per cento in Italia. Questo meccanismo, inoltre, crea un circolo vizioso praticamente incolmabile che non consente virtuose regressioni, ma favorisce i Paesi più forti, primo


tra tutti la Germania. Per questo motivo l’ho denominato Supercruk. E’ noto che l’Unione europea non è un vero e proprio Stato in sostituzione degli Stati membri, in quanto i partner non hanno perso il proprio ruolo. Altra peculiarità dell’Unione è il fatto che i Paesi membri abbiano un debito pubblico denominato in una moneta che non possono controllare. In questo contesto gli Stati si trovano “a metà del guado”, rimanendo esposti a situazioni come quella del debito pubblico. La crisi del 2008 conseguente al fallimento della banca americana Lehman Brothers ha determinato una crisi bancaria mondiale che ha portato quasi tutti i Paesi dell’Unione a immettere nel proprio sistema bancario ingenti quantità di denaro, peggiorando le proprie finanze pubbliche. Questo fenomeno è a sua volta scaturito dalla crisi del debito sovrano esplosa nel 2009 con il concreto rischio di default di alcuni Stati membri della Ue, che ha indotto Bruxelles e Francoforte a promuovere una profonda riforma delle politiche economiche su due versanti: 1) il rafforzamento del coordinamento e della vigilanza delle politiche economiche nazionali; 2) l’istituzione di un sistema di soccorso agli Stati membri in gravi difficoltà finanziarie, comunemente definito Fondo Salva Stati, creato attraverso il Trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) del 2011, modificato nel 2012. Il Mes è un organismo finanziario che ha lo scopo di reperire fondi per fornire

assistenza finanziaria agli Stati membri in gravi difficoltà e per garantire la stabilità dell’insieme della zona euro. Per raggiungere una maggiore integrazione monetaria andrebbero superati gli angusti limiti di intervento espressi dagli articoli 125 e 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Il circolo vizioso che ho definito Supercruk potrebbe essere spezzato attraverso un meccanismo di exchange (obbligatorio o volontario) dei titoli di Stato in circolazione emessi dagli Stati membri con titoli di nuova emissione da parte del Mes – o altro soggetto analogo – di uguale importo nominale e con tasso di interesse pari alla media dei tassi di interesse dei titoli scambiati, garantiti pro-rata (senza vincolo di solidarietà) dagli Stati membri. In caso di inadempienza di uno Stato membro, gli altri partner risponderebbero pro-rata della quota di garanzia inadempiuta. Il Mes diventerebbe creditore dei singoli Stati membri in funzione dei titoli scambiati e disporrebbe del flusso di cassa per servire il nuovo debito. Un approccio da accompagnare con il divieto di indebitamento degli Stati membri se non attraverso nuove emissioni del

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Mes che sarebbe pertanto in grado di monitorare e disciplinare il Patto di stabilità e crescita. A garanzia del Mes e degli Stati garanti ogni Paese dovrebbe sottoscrivere anche una clausola di negative pledge al fine di non pregiudicare la sua rispondenza patrimoniale. Tale clausola, ampiamente utilizzata nei mercati finanziari, comporta il divieto del debitore di creare privilegi, pegni e ipoteche sui propri beni a garanzia di terzi creditori per debiti sia nuovi sia pre-esistenti. Gli Stati membri che dovessero emettere nuovo debito per rifinanziare i titoli in scadenza dovrebbero rivolgersi al Mes. A sua volta, il Mes emetterebbe nuovo debito, ma al tasso che riflette il rischio della Ue, trasferendo alle medesime condizioni i fondi al Paese che li ha chiesti. Con tale meccanismo gli Stati poveri cesserebbero di pagare lo spread rispetto al debito degli Stati ricchi e la solidarietà tra gli Stati dell’Unione sarebbe accresciuta. *Docente di Diritto Bancario presso l’Università di Ferrara; Amministratore delegato di Swiss Merchant Corporation SA, Lugano


CASEARIO: LEADER IN EUROPA

NUOVA CASTELLI NEGLI US Gianpaolo Ansalone

L

'azienda, con sede a Reggio Emilia, già leader in Europa nell’export dei formaggi italiani DOP, entra nel mercato USA. Grazie a questa operazione, Nuova Castelli si conferma come una delle realtà internazionali più importanti nel settore caseario italiano Nuova Castelli allarga i propri orizzonti e punta agli Stati Uniti. “Si tratta – commenta Luigi Fici, Presidente e AD di Nuova Castelli – di un'operazione dagli importanti risvolti economici per la nostra realtà” ed è davvero un’azione importante quella del Gruppo Castelli che, attraverso un’operazione di acquisizione, sbarca negli Stati Uniti. L’azienda è una multinazionale del settore caseario con sede a Reggio Emilia, ma con stabilimenti di produzione e distribuzione situati in tutta Italia ed in Europa. Dopo alcuni mesi di negoziazione, Nuova Castelli ha concluso l’acquisizione del 75% della Empire Specialty Cheese ltd, società specializzata nella produzione di formaggi, con sede in New Jersey ed Ashville. Grazie a questa operazione, l’azienda si conferma come una delle realtà internazionali più importanti e dinamiche nel settore caseario italiano. Il progetto di sviluppo del mercato

americano che, come sostiene Luigi Fici, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo, “dimostra il nostro piano di sviluppo, in continua crescita”, sarà guidato da Paul Bensabat, manager di grande esperienza

del settore caseario che ricoprirà il ruolo di Executive Chairman delle attività americane. La società ha uffici direzionali a New Jersey – e più precisamente a Fairfield – e uno stabilimento in Upstate New York – con sede ad Ashville, Buffalo

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-. La zona dove risiede lo stabilimento rappresenta una regione ricca di latte dove sono presenti diversi operatori del settore con sedi produttive. Con questa operazione, Nuova Castelli avrà una presenza diretta nel mercato statunitense con oltre 100 dipendenti, in edifici che ricoprono circa 10.000 mq in un appezzamento di 56 acri dove verrà realizzata sia la produzione che la distribuzione dei propri prodotti. L’acquisizione di Empire Specialty Cheese darà vita a Castelli American Group ltd che si propone come veicolo di aggregazione di ulteriori realtà imprenditoriali del mercato caseario statunitense. L'inaugurazione ha avuto luogo mercoledì 20 settembre ed erano presenti, oltre a Luigi Fici, Presidente e AD di Nuova Castelli, Daniele Zoni, Direttore M&A and Business Development di Nuova Castelli e Paul Bensabat, anche diverse autorità come Catherine Young, New York State Senator ed un rappresentante del governatore dello stato di New York. Dal momento dell'investimento del fondo di private equity Charterhouse Capital Partners nel 2004 nel Gruppo Castelli, quella statunitense rappresenta la quarta acquisizione da parte dell'azienda, che dimostra il grande piano di sviluppo e di espansione messo in atto dal Gruppo. Nuova Castelli oggi può infatti


contare su un fatturato di oltre 500 milioni di euro e più di 1000 dipendenti che fanno dell'azienda una delle più importanti realtà a livello italiano ed internazionale nella produzione e distribuzione di formaggi DOP e STG. Nuova Castelli, fondata nel 1892, ha iniziato la propria storia nella produzione di gorgonzola. L’azienda si è progressivamente espansa nel corso degli anni, ampliandosi ed acquisendo la proprietà di caseifici per la produzione di Parmigiano Reggiano

e Grana Padano. Oggi Nuova Castelli esporta circa il 70% della sua produzione, operando nei principali mercati internazionali (USA, Francia, Gran Bretagna, Germania, Scandinavia, Polonia e Russia) grazie ai propri stabilimenti di distribuzione. In Italia il Gruppo ha creato un indotto con 20 sedi per la produzione, il confezionamento e la stagionatura del formaggio.

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Nelle foto: Luigi Fici Presidente e Ad Nuova Castelli - Fici e Paul Bensabat, responsabile della Castelli americana - Il taglio del nastro del nuovo stabilimento


COSTUME & SOCIETÀ ASSISI DIALOGO E PACE (a pag. 56)

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“LA VOCE” DEL SACRO CONVENTO di Donatella Miliani

A

ssisi, terra del dialogo e della pace. "E' la mia casa naturale - dice padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento della rivista san Francesco e del portale sanfrancesco.org -, di tutti i francescani e gli uomini di buona volontà... La mia guida quotidiana? La fede e gli insegnamenti di Francesco, sempre attualissimi". Padre Enzo, che a dispetto dell'anagrafe ha già un ricchissimo bagaglio di esperienze lungo la strada, spesso non facile, del dialogo, ha visto, incontrato, mediatoparlato con i potenti del mondo sempre con l'obiettivo della pace e del sostegno ai più deboli e bisognosi. "E' quello che ci ha insegnato Francesco..." . Già un nome, quello del Poverello scelto non a caso dal Santo Padre. "Papa Bergoglio _ ricorda padre Enzo _spiegò nel suo primo incontro con la stampa, il 16 marzo del 2016, la sua scelta: “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Per questo mi chiamo Francesco, come Francesco da Assisi. E' per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato”. Spunti e appunti di una nuova pagina di storia, di un

Papa che si è voluto chiamare Francesco per non dimenticare i temi tanto cari al Santo. Vivremo nei prossimi mesi_ anticipa _ un momento molto forte e di grande impatto sociale nelle attività di pace e dialogo. Il 17 dicembre al tradizionale concerto di Natale che si terrà nella basilica Superiore di San

Padre Enzo Fortunato Francesco e a un incontro sui temi legati alla pace, al dialogo e alla fraternità, parteciperà ad Assisi anche il presidente della Colombia e Premio Nobel per la Pace, Juan Manuel Santos, impegnato nel processo di pace con le Farc". Francesco era uomo dei poveri. E ad Assisi si è spesso parlato di eco-

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nomia solidale... "Potrebbe sembrare forzato associare il pensiero economico ai precetti di Francesco d'Assisi, ma in realtà la vicinanza è molto più forte di quello che si potrebbe pensare. Gli insegnamenti francescani - dice - possono contribuire ad un nuovo e più equo modo di vivere, non solo a livello etico ma anche a livello materiale. Francesco ha voluto far comprendere come la vita di una persona abbia valori molto più alti che vivere nella ricchezza ed è da questa concezione che sono nate le attività economiche di aiuto ai fratelli più sfortunati. Sono stati i francescani a dare vita alle prime esperienze di economia solidale attraverso l'istituzione dei Monti di Pietà e monti frumentari. Già dal 1462 - fa notare il padre francescano Barnaba Manassei aveva creato questo istituto per calmierare il costo del denaro a favore delle forze lavoro: un minicredito a interesse che liberò tante persone in difficoltà dagli usurai. Ma non c'è solo questo, furono i francescani ad introdurre il concetto di Bene Comune, cioè la condivisione di un dato bene con tutta la comunità che garantisce il benessere di tutti. E' un modo di tratteggiare l'economia che andrebbe applicato anche alla nostra contemporaneità. Risolverebbe molte cose...".


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Francesco era l'uomo del Creato. "Dobbiamo avere cura del Creato, di cui siamo custodi e non padroni". "E’ importante considerare che la terra, per noi esseri umani, è un dono. Il Creato e la natura sono il contesto, lo spazio che ci è stato dato per vivere e amministrarlo come custodi e non come sfruttatori. Nella natura dobbiamo percepire la bontà, la perfezione, l’amore e la cura di Dio per la vita nel suo insieme, proprio come aveva fatto Francesco d’Assisi. In diversi passi della sua vita, come ci dicono le fonti francescane, numerose sono state le azioni, i piccoli gesti che ha compiuto e che rivelano però un grandissimo significato dal punto di vista del rispetto e dell’impegno per la natura. Ne è l'esempio il “Cantico delle Creature”. Un’opera unica, non solo perché si tratta del primo componimento volgare della lingua italiana, ma perchè è una vera e propria preghiera permeata da una visione positiva della natura. Da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato. Come esseri umani abbiamo grandi responsabilità nei confronti della natura anche perchè siamo stati noi a sfruttare l'ambiente in maniera irresponsabile". Emergenza ambientale uguale emergenza etica? "Il problema ecologico, come ha affermato Papa Francesco, è innanzitutto un problema etico. Ma se da un lato i dati scientifici fanno squillare un campanello di allarme che sarebbe irresponsabile sottovalutare, dall'altro è bene sottolineare che tendenza non significa destino. Siamo quindi ancora in tempo per invertirla".

Giornata del dialogo interreligioso, marcia della pace, note e preghiere a sostegno dei deboli e degli oppressi. Insomma, Assisi sempre più luogo di incontro. "L'arte, la musica, la spiritualità sono elementi imprescindibili da Assisi e da quello che rappresenta: la città del dialogo, della pace e della fraternità. La bellezza della Basilica di San Francesco e i tanti eventi culturali e religiosi, non ultimo il trentennale dello Spirito di Assisi, aiutano e incoraggiano gli uomini di buona volontà a tenere il cuore aperto e pronto ad incontrare l'altro. San Francesco ne è l'esempio come quando nel lontano 1219 si recò, contro i pareri di tutti e in piena crociata, a Damietta per incontrare il sultano d’Egitto Malik al Kamil. Un momento estremamente significativo e attuale per le sue conseguenze nel dialogo tra nazioni e fedi, tra culture e uomini e soprattutto per la pace. L’incontro a Damietta oltre che ad essere storico, è la porta che l'Oriente apre verso l'Occidente e viceversa. Sono due uomini illuminati che lasciano spalancata ogni possibilità per favorire l'incontro e la pace. Lo stesso Papa Francesco in questi ultimi mesi insiste, di fronte all'escalation di atti e attentati di violenza, di guerre vecchie e nuove che seminano dolore, miseria e sangue su vecchi e nuovi continenti, sull'importanza del perdono e della pace. Nessun territorio è escluso. Nessuno di noi può sottrarsi a gesti di perdono e pace. Siamo in cammino per costruire ponti di dialogo e per abbattere i muri d'indifferenza e violenza. Questo _ conclude _ è l'impegno di Assisi".

SCHEDA BIOGRAFICA Padre Enzo Fortunato, giornalista e direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, del mensile San Francesco Patrono d'Italia e del portale sanfrancesco.org. Frate minore conventuale di Assisi. E' stato professore presso la Pontificia Università Antonianum, l'Istituto Teologico di Assisi e la Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura. Padre spirituale dei giovani postulanti dal 1995 al 2004. Nel marzo 2012 con il volume "Siate amabili", prefazione del Cardinale Gianfranco Ravasi, ha ricevuto il premio internazionale di giornalismo "Biagio Agnes". Dal 2005 dirige la rivista "San Francesco patrono d'Italia", edita dai frati del Sacro Convento di Assisi (oltre 100.000 copie). Nel segno del 'dialogo' il mensile contiene pagine di francescanesimo tradotte in inglese e arabo ed è pubblicata anche in cinese e braille.

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QUANDO LA CASA È LIVING di Federica Gramegna

C’

era un tempo in cui la cucina era il regno indiscusso delle nonne che stendevano la pasta, su lunghi tavoli di legno, e sfornavano biscotti alla cannella da servire su grandi vassoi d’argento. Lontano da occhi “indiscreti”, che fossero quelli di un marito, di un figlio o di un nipote poco importava. Quello che contava davvero era che tra le mura della cucina la donna si sentisse padrona di un mondo tutto suo, a portata degli altri familiari solo nel momento in cui era lei a deciderlo. Un regno in cui ogni centimetro era il simbolo di una funzione distinta, con i mobili e gli utensili a fare da sfondo a uno spazio brulicante di idee, aromi e colori. Poi, la rivoluzione. Negli anni ’70 nasce il concetto di “living open space” e le case iniziano a essere progettate con soggiorni aperti, ingressi ampi, metrature fluide in grado di sovrapporsi l’una all’altra nello stile e nelle mansioni a esse deputate. La cucina, gradualmente, viene inglobata nel soggiorno, in un’unica area polifunzionale dove la lettura di un libro in poltrona convive sempre di più con le sperimentazioni culinarie creative di mogli e figli. Coerentemente con la filosofia dell’open space che presuppone un layout aperto con poche pareti interne e un minor numero di stanze indipendenti, a favore di un unico ambiente. Così, dalla “classica” cucina a penisola con vista sull’area living, dove almeno idealmente la zona in cui si preparano i pasti è separata da tutto il resto, a una immaginata come un unicum con il soggiorno, il passo è breve. E in mezzo c’è un cambiamento

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generazionale al quale anche la casa si è dovuta, a modo suo, adattare. Oggi ci si divide a fatica tra lavoro e famiglia. Per le coppie il tempo di stare insieme durante la giornata è minimo e corrisponde, il più delle volte, all’orario di rientro dall’ufficio. I tempi, e di conseguenza anche gli spazi, devono necessariamente dilatarsi se si vuole trascorrere la serata in compagnia della propria famiglia. È in questo momento che la cucina living ci viene incontro, strizzando l’occhio alla privacy che ormai ‒ è il caso di dirlo ‒ non si sa più dove sta di casa. Ma rinunciare a preparare dei piatti sfiziosi nella “solitudine” delle vecchie quattro mura può anche essere molto piacevole, e soprattutto funzionale a dei ritmi quotidiani frenetici che oramai travolgono tutti. Basta un attimo ‒ metti un marito davanti al Tg sdraiato sul divano, con accanto Il Sole 24 Ore che non ha ancora avuto il tempo di leggere, e una moglie alle prese con quella ricetta di MasterChef che a vederla fare in tv sembrava semplice mentre lei è già al quarto tentativo (e il tempo è tiranno), ed ecco che quella cucina di fronte a cui le nostre bisnonne avrebbero strabuzzato gli occhi diventa un’ancora di salvezza della famiglia contemporanea. Tuttavia, c’è anche chi rimpiange le vecchie soluzioni, nonostante la giovane età. Per Giulia, 31 anni, architetto di Venezia, “oggi si tende a ottimizzare gli ambienti perché il tempo che si tra-

scorre in casa è minore rispetto al passato e gli immobili sono sempre più piccoli. Negli anni ’50 e ’60, invece, lo spazio era fondamentale e la gestione dei metri quadrati decisamente più confortevole. Lo spazio ai giorni nostri diventa un lusso, nell’immobiliare di fascia media, e si trasforma in design negli appartamenti di pregio più esclusivi. Basti pensare alle camere da letto con bagno a vista o alla vasca standing nella zona notte, che rappresenta un vero e proprio oggetto di arredamento”. Ma vediamo quali sono i pro e contro della cucina living. Il soggiorno a sé è senza dubbio più elegante e rilassante, perché è l’ambiente per eccellenza dedicato al relax dopo una lunga giornata di lavoro. È anche la zona della casa addetta a ospitare amici e parenti, quindi se non si è ordinati può essere un vantaggio non offrire a tutti la vista di pentole e piatti sporchi. Per non parlare poi degli odori, che inevitabilmente si diffondono in tutta la zona giorno. La cucina separata consente di vivere questo spazio in modo più sereno, senza essere costretti a fare pulizia quando si

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ha una visita (basta chiudere una porta), come un laboratorio dove creare ricette sempre nuove con cui stupire ospiti e familiari. Se invece non si vuole rinunciare alla moda del momento e al design accattivante che caratterizza le cucine living, un buon compromesso è dietro l’angolo. Con uno spazio ampio a disposizione, si può decidere di separare le due aree con una porta scorrevole, senza interventi strutturali significativi. Nel caso in cui si voglia creare una fluidità tra gli ambienti, si può optare per un pannello in vetro che lasci intravedere la cucina dal soggiorno, in maniera meno invasiva. Resta comunque una certezza: la pianta aperta favorisce la convivialità e l’interazione tra gli abitanti della casa, in un momento storico in cui si tende a non avere il tempo di stare insieme nemmeno sotto lo stesso tetto. Per questo, il concetto di open space è riuscito a rivoluzionare l’architettura di molti paesi europei, imponendosi soprattutto grazie al forte impatto sul design. E in un’epoca in cui il flusso di idee è globale, la filosofia degli spazi aperti si è trasformata in una tendenza internazionale. Sarà interessante capire come i nostri appartamenti si evolveranno in futuro, adattandosi a stili di vita che subiranno ulteriori rivoluzioni nei prossimi anni. Per il momento non resta che stare a guardare. Dal centro del mondo che è la nostra casa.


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PIER CARUSO, IL CANTANTE CHE PIACE AI VIP di Nicola Bartolini Carrassi

D

eterminato, onesto, pulito. Un artista che offre se stesso al pubblico, ma si nega ai compromessi. Pier Caruso, superata l’età che può decretare l’effimero successo di una star sul web, pur sfruttando le nuove tecnologie, ha deciso di autoraccomandarsi e di proporsi alle star e ai professionisti di ogni settore. E i big di tv, cinema, giornalismo hanno risposto, tra le mille richieste che riceveranno ogni giorno, proprio alla mail di Pier, quella che parla di lui, e che porta allegato il suo ultimo video… Tanto da metterci la faccia: sono tantissimi quelli che sono scesi in campo per sostenerlo. Spontaneamente e con partecipazione. Scopriamo Pier Caruso, la sua carica inesauribile, il suo percorso -quello che unisce tanti artisti di talento senza potenti alle spalle- e l’irresistibile staffetta a cui ha dato vita. Un tuo ricordo di bambino In realtà ricordo poco del mio essere stato bambino: sono dovuto diventare grande prima del tempo. Che cosa avresti desiderato fare? La musica era già nei tuoi pensieri? Il mio sogno è sempre stato di salire su un palco, provai addirittura lo zecchino d’oro, ero affascinato dalla musica e desideravo imparare a suonare la chitarra. La tua prima volta sul palco la ricordi?

La voce tremava, ed avevo davanti più di 1000 persone: mi presentai ad una serata di tributo a Battisti -magari ero fuori luogo- ma esordii con “Un’ avventura”, per poi passare ad un brano del mio primo album. Per fortuna non sfigurai, anzi,da lì cominciò la mia avventura. Fu il mio ‘battesimo del fuoco’; prima di salire sul palco pensai: ‘Pier, se applaudono, è questo che dovrai fare nella vita, perché significherà che li hai conquistati… Se calasse il gelo, molla tutto e scappa!’ Hai avuto figli molto presto Si può conciliare la famiglia con il proprio progetto di lavoro nella musica? Chi emerge ed ha già una famiglia è tagliato fuori a prescindere, ma di questo non mi è mai importato, perché i figli comunque vengono prima di ogni altra cosa. Voglio però sfatare la convinzione che chi ha dei figli, debba rinunciare ad inseguire i propri sogni. Chi non ha sogni da inseguire finirà per portare con se un fardello di tristrezza e frustrazione in fondo all’anima. Il mio motto è provarci, sempre e comunque… La mia soddisfazione più grande Pier Caruso è sentire le mie figlie

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cantare le mie canzoni! In una giungla di proposte non sempre chiare e oneste, oltre alla presenza dei soliti raccomandati, tu hai deciso di farti conoscere attraverso un progetto a staffetta tra star alle quali proponi il tuo ultimo brano Io non ho mai avuto una raccomandazioni. Esserlo ancora oggi è comunque un segno di debolezza… Sarà che io ho imparato presto a dover cavarmela da solo: molte volte da piccolo non ho trovato nemmeno la pasta pronta di ritorno da scuola, perché mia madre era al lavoro. Io mi sono ripromesso di lottare e


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credere si possa ‘arrivare’ alla meta puliti, a testa alta, potendosi guardarev allo specchio dritto negli occhi. Questo è Pier Caruso: io scrivo i miei sentimenti, le mie emozioni, riporto su dei fogli quello che i miei occhi fotografano ogni giorno, sono gusti, possono piacere, possono non piacere… Intanto sono arrivato ormai ad avere l’appoggio di circa 40 personaggi della televisione,tra attori,attrici,modelle,show girl, presentatori, e giornalisti, i quali avrebbero potuto dirmi ma tu chi sei? Cosa vuoi? Ed invece oltre ad avermi detto che piace loro ciò che scrivo, piace ciò che sono… Bussa a 10 porte, e forse nessuno chiederà neppure chi è; bussa a 100 porte e forse qualcuno qualcunò ti chiederà cosa vuoi… Bussa a 1000 e forse qualcuno qualcuno ti aprirà… e così ho fatto. Che cosa non funziona nel mondo della musica per te? Mi voglio limitare a dire che se guardassimo meno Talent, e più chi lontano dal piccolo schermo porta la propria arte in strada, nei bar, alle sagre… Avremmo l’occasione di nscoprire grandi talenti da premiare con spirito di meritocrazia. Che tu sia un cantante, un pittore, uno scultore, il cuore per te è tutto Fare musica solo perchè ti protegge un politico o il potente di turno, non è che in fondo al tuo cuore potrai mai sentirti orgoglioso e soddisfatto. Hai dei rimpianti? Si, rimpiango il fat-

to di essermi affidato troppe volte a persone che di me volevano solo fare merce di scambio; rimpiango di avere perso il mio tempo ad ascoltare persone famose, o manager di persone famose, che mi hanno fatto toccare il cielo con un dito, per poi subito dopo buttarmi giù per farmi schiantare. A loro dico: sono ancora qui. Perchè dovremmo ascoltare le tue canzoni, scaricarle… Che cosa hai da offrire a un pubblico che ormai ‘brucia’ ogni cosa in pochi mesi? Ormai non esistono più cantanti stonati: il computer fa miracoli; non esistono più cantanti brutti: ci sono photoshop e il botulino… Io sono vero! La tua forza è il tuo progetto di vita: quali sono i prossimi passi? I prossimi passi sono uscire con un altro singolo, lavorare all’album e rompere le palle a tutti, a chiunque, per dire ‘Pier Caruso c’è, sta crescendo, e presto lavoreremo insieme’. Chi ti ha sorpreso in questo viaggio? Persone di cui sapevo poco… Ma che si sono dimostrate le migliori. Con jobs act, leggi e pensioni che si allontanano, come mantieni te e la tua famiglia? Svolgo un lavoro che mi permette di curare l’aspetto artistico in quanto condivido la passione musicale con il mio titolare, che è colui che ha deciso di accompagnarmi in questo viaggio. Cosa pensi del mondo del lavoro in generale? Che bisogna inventarsi qualcosa per dare ai nostri figli, un futuro che al momento non c’è Tra un anno dove sarai? Spero, oltre ad essere di nuovo qui a parlare con voi,di aver conquistato molte più persone di quelle che mi seguono oggi. Non posso certo dire se sarò a Sanremo o sarò al centro del palco di un palazzetto con altri artisti, perché non è così semplice…Posso dire che ci sarò ancora, perchè sono uno che non molla.

L'intervista completa, i video dei vip che sostengono Pier Caruso, immagini e clip aggiuntive -e in esclusivali trovate su www.nuovafinanza.com

Nuova Finanza - novembre, dicembre 2016 - Pag. 61


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CHINA DI SICILIA

E’

uno “sbarco” di successo la prima personale romana di Nicola Figlia, tra i più affermati esponenti dell’arte popolare siciliana contemporanea. A cominciare dalla prestigiosa sede della mostra, la galleria della Biblioteca Angelica. I lavori a china documentano momenti diversi e significativi dell’attività di Figlia, grafico oltre che pittore: in principio furono il segno inchiostrato, la scrittura nera e il colore da giungla, la deflagrazione espressionista. Poi Figlia ha intrapreso una paziente e umile ricerca su “come” esprimere ciò che intuisce dell’arte, della realtà in cui vive e di se. Mutamenti di rilievo, soprattutto nelle opere più recenti, con l’ormai mitico tema delle facce. Il disegno di Nicola Figlia migra con moto incessante nel colore secondo i ritmi e le sonorità. Il colore, a sua volta, modula il segno, che non scava più, diviene raccordo flessibile: seppure incisivo, il solco non recide, non amputa. Il tempo e il desiderio di esplorare altre possibilità compositive, cromatiche e tecniche, hanno portato Figlia a dedicarsi anche alla pittura. Da un inizio realistico in cui risente della lezione di Renato Guttuso e della grande esperienza espressionista, l’artista si orienta, a partire dall’inizio degli anni ottanta del secolo scorso, verso un realismo grottesco per poi, metabolizzando l’arte bizantina e quella popolare siciliana (i cartelloni dell’opera dei pupi e dei cantastorie, la pittura dei

carretti), sfociare in un territorio dichiaratamente metafisico, se non nel segno e nel soggetto, almeno nella metastoria che i suoi soggetti comunicano. E così abbiamo racconti in cui il livello compositivo, l’impaginazione, il taglio risultano fortemente personali in quanto Figlia spesso mette in disegno o in pittura sequenze di storie letterarie, mitologiche, popolari, religiose, accanto a tanti volti. Alle spalle della ricerca sul volto vi è soprattutto la sua comunità, il suo paese, Mezzojuso, vicino Palermo, dove le icone tardo bizantine e il grande Carnevale drammatico espresso nel Mastro di Campo costituiscono per Figlia il vero terreno d’indagine. L’artista, nato appunto a Mezzojuso nel ’50, diplomato all’Accademia di Belle arti, è stato docente di Educazione artistica nelle scuole medie e di Discipline pittoriche al liceo artistico “Almeyda” di Palermo. Disegna a pennino, incide all’acquaforte, dipinge a olio, lavora su tela e cartelloni. Nei suoi lavori convivono in maniera dialettica neorealismo, espressionismo, metafisica, arte popolare, influenze bizantine; una mediterraneità ancestrale che, unita all’incisività del suo segno, pone l’artista tra i più interessanti protagonisti della pittura fauve italiana. G.D.N.

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DIPLOMAZIA & CONTINUITÀ

L

a storiografia dedicata al periodo fascista si arricchisce di uno studio che analizza un terreno finora inesplorato. Negli abiti dell’esploratore il professor Francesco Lefebvre d’Ovidio con “L’Italia e il sistema internazionale. Dalla formazione del governo Mussolini alla Grande Depressione (1922 – 1929)” pubblicato dalle Edizioni di Storia e Letteratura. Lefebvre, docente dal ’90 di Storia delle relazioni internazionali all’università “La Sapienza” di Roma, autore di numerosi studi sulla politica estera italiana, è, tra l’altro, presidente del Comitato scientifico della Farnesina per la pubblicazione dei Documenti diplomatici italiani. Sta curando, inoltre, pubblicazioni sui rapporti tra Andreotti e Gorbaciov nonché l’epistolario tra Andreotti e Cossiga. In “L’Italia e il sistema internazionale” Lefebvre analizza la politica estera del nostro Paese nella prima fase del fascismo e la sua collocazione nel sistema politico-economico guidato dagli altri vincitori, a vario titolo, della prima guerra mondiale: Regno Unito, Francia e Stati Uniti d’America. La caratteristica saliente del lavoro di Lefebvre è quella di essere l'unica analisi esistente della politica internazionale italiana nei primi sette anni del fascismo che prenda in esame, in modo approfondito e con fonti di prima mano, tutti i problemi e tutti gli aspetti di tale politica: dall'amministrazione del Ministero degli Esteri alle relazioni con i vari Stati, primi fra tutti gli alleati della Grande Guerra, ai trattati in-

ternazionali che vennero stipulati, ai problemi della finanza internazionale e - soprattutto - ai problemi monetari. A differenza di quanto emerge da una copiosa storiografia precedente, l'interpretazione di fondo che emerge dal libro di Lefebvre è che la politica estera di Mussolini non deviò dagli obiettivi della politica estera liberale e fondamentalmente rimase ancorata al "sistema di alleanze” con il quale l'Italia aveva combattuto la prima guerra mondiale e, punto ancora più significativo, mirò a inserire l'Italia nel sistema politico-economico internazionale dominato da Washington e, sia pure in fase calante, da Londra. La guida delle relazioni internazionali rappresentava per Mussolini un elemento caratterizzante e qualificante della sua attività politica. Il Duce mantenne la gestione diretta della politica estera per oltre la metà del ventennio: fu ministro degli Esteri dal 1922 al 1929, dal 1932 al 1936 e, infine, nel ’43 da febbraio al 25 luglio. Secondo l’autore, il grande limite della politica estera di Mussolini fu quello di aver messo una condizione a questo allineamento con le potenze occidentali: il riconoscimento di una "parità di diritti”. E' in questa condizione che, per Lefebvre, si annida il grande errore di Mussolini, un errore che avrebbe condotto l'Italia alla sconfitta nella seconda guerra mondiale. Ma i suoi obiettivi non erano molto diversi da quelli dell'Italia liberale. G.D.N.

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“CAMBIAMENTI” ENEGAN

U

n progetto di portata nazionale rivolto ad artisti e finalizzato a promuovere i migliori talenti, giunto al suo secondo anno e che ha destato grande entusiasmo tra i partecipanti. È questo il Concorso di arte Nazionale “CAMBIAMENTI” promosso da Enegan, azienda leader nel settore della fornitura di luce e gas, attraverso EneganArt, che si occupa proprio dei progetti legati all’arte. Il Concorso è rivolto a tutti gli artisti pittori, fotografi, scultori, ecc.. – professionisti e non – provenienti da qualsiasi paese del mondo, maggiorenni e residenti in Italia. Diviso per categorie ed organizzato completamente da Enegan, con il solo scopo filantropico di supporto ad artisti emergenti, il Concorso nazionale d’arte sarà finalizzato alla promozione dell’arte contemporanea e alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico. Dopo quasi 5 mesi di concorso ed un’attenta analisi della giuria – composta da critici, rappresentanti di Enegan e dell’Accademia di Belle Arti di Firenze – il progetto giunge al suo culmine, con la Mostra in programma a Palazzo Bastogi, a Firenze, sede della Regione Toscana, dall’1 al 9 ottobre 2016. La sede non è casuale e dimostra l’interessamento ed il coinvolgimento verso il progetto da parte di Regione Toscana e Comune di Firenze che, in

conferenza stampa, erano rappresentati da Eugenio Giani, presidente del Consiglio della Regione Toscana. Il Concorso ha visto partecipare centinaia di artisti, tra i quali Enegan ha scelto i 24 finalisti. A questi, l’azienda darà l’opportunità di partecipare alla Mostra Collettiva e di essere inseriti nel catalogo della mostra. Le 8 opere

vincitrici, invece, riceveranno un premio in denaro, oltre ad essere inseriti nel catalogo ed entrare a far parte della collezione EneganArt. Quest’anno il concorso si arricchirà della collaborazione con Wikipedia, attraverso Wikimedia, associazione per la promozione della conoscenza libera e che rappresenta il grande database di immagini di Wikipedia. Enegan sarà partner di Wiki Loves Monuments il concorso fotografico per la libertà di panorama che vede impegnati

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fotografi, di ogni livello e tipologia, che potranno caricare sulla piattaforma Wikimedia i loro scatti dei monumenti italiani. Grazie a questa collaborazione, alcuni dei migliori scatti di Wiki Loves Monuments saranno esposti alla mostra di EneganArt a Palazzo Bastogi. Andrea Guarducci, Presidente di Enegan, commenta così: “Questo è il secondo anno di EneganArt e abbiamo già degli ottimi riscontri. Poter dare un supporto ad artisti emergenti che, altrimenti, non avrebbero altri canali possibili per mettersi in mostra, ci rende pieni di orgoglio e ci convince di continuare ancora a lungo su questa linea”. Continua Guarducci: “Avere poi il supporto e la collaborazione delle istituzioni, nelle figure di Eugenio Giani e Cristina Giachi, e dell’Accademia di Belle Arti non fa che rendere il progetto ancora più autorevole e valido”. Morad Giacomelli, Responsabile Marketing di Enegan, afferma: “Dare un’opportunità agli artisti è fondamentale e questo progetto rispecchia sicuramente la nostra mentalità. Farlo poi in un luogo che, nonostante la nostra presenza su tutto il territorio nazionale, sentiamo come casa, ci fa ancora più piacere. Siamo sicuri che man mano che il progetto andrà avanti, sarà destinato a crescere sempre più sia come coinvolgimento che come partecipazione”.



Nuova Finanza n.6/2016