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Quando partecipare alle conversazioni diventa un problema... “SCUSA, PUOI RIPETERE?” Quante volte sarà capitato di chiedere di dover ripetere, oppure di dover alzare molto il volume della TV per sentire il telegiornale. Sentire ma non riuscire a capire chiaramente le parole può essere uno dei primi segni da non sottovalutare perché, se trascurato, l’udito va incontro

Il ritardo o la mancata correzione della disabilità uditiva, anche per le forme minori, può comportare danni irreversibili alle vie uditive centrali e/o periferiche.

TI VERGOGNERESTI DI INDOSSARE UN PAIO D’OCCHIALI? ad un inevitabile peggioramento che danneggia la vita sociale e professionale, fra amici così come in famiglia. L’ipoacusia - spiega il dott. Agostino Sperati, Audioprotesista e Amm. Unico Udisens - è un fenomeno che riguarda almeno il 30% delle persone fra 65 e 75 anni, arrivando sino al 50% dopo i 75 anni, con una prevalenza maggiore fra chi abita in centri cittadini e lavora o ha lavorato in ambienti rumorosi. Ma più in generale, i disturbi uditivi interferiscono in tutti gli ambiti della persona e su tutti i livelli, dal cognitivo alla percezione sino alla memoria.

Il dott. Agostino Sperati afferma che nella maggior parte dei casi, in tutti coloro che soffrono di ipoacusia vi sono preconcetti

nessuno si vergogna di indossare un paio d’occhiali. Ancora oggi, invece, senza motivo rifiutano di indossare un apparecchio acustico pur rendendosi conto di non sentire bene. La ricerca e l’innovazione continua raffina la tecnologia più all’avanguardia: il risultato sono apparecchi quasi invisibili, comodi e discreti che fondono estetica e funzionalità. La loro struttura microscopica combina la discrezione e la sicurezza con la più avanzata tecnologia a disposizione sul mercato, tutto racchiuso in un unico apparecchio che pesa meno di un grammo. Gli apparecchi acustici sono disponibili in una vasta gamma ed è l’audioprotesista che, grazie alla sua esperienza e professionalità, in seguito ad un controllo approfondito delle capacità uditive del paziente, saprà indicare l’apparecchio acustico più adeguato alle specifiche esigenze e stili di vita. L’audioprotesista infatti, è l’unico professionista cui spetta la competenza

“DOPO I 50 ANNI, È OPPORTUNO E CONSIGLIABILE UN TEST DELL’UDITO ALMENO UNA VOLTA ALL’ ANNO”. e convinzioni fondate su percezioni poco chiare in merito alla problematica ed alla sua risoluzione. Per abbattere la diffidenza iniziale, molto spesso si ricorre al confronto diretto con i problemi di vista: quante persone conosciamo e vediamo quotidianamente indossare una protesi visiva per migliorare la vista, eppure

e l’abilità di individuare la soluzione migliore per i deficit uditivi e seguire poi i pazienti passo passo nel percorso di prevenzione e nella risoluzione dei problemi di udito.

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L’editoriale

Pigrizia ed arroganza La strada è ancora lunga Senso civico e maleducazione nella città fatta per camminare di ALBERTO REGGIANI

Una camminata per le vie intasate del centro di Latina può servire a capire quanto lunga sia ancora la strada per aumentare la vivibilità di una città dalle malsane abitudini. In primis quella di motorizzare la propria esistenza, renderla schiava dei mezzi di locomozione che non siano le proprie gambe e la voglia di mulinarle su asfalti e marciapiedi. Il piacere di percorrere la città a piedi appartiene a pochi, a quelli che sia nel tempo libero, che nelle more di uno spostamento lavorativo, consumano le suole sulla terra piuttosto che sulla frizione, evitandosi disagi di traffico e affannosa ricerca di parcheggio, e garantendosi altresì i benefici del movimento fisico. Un concetto non difficile da assimilare ma che sfugge quotidianamente alla moltitudine, ineducata e pigra, avvezza alla meccanicità del trasporto e poco incline alla sindrome di Forrest Gump. Eppure Latina, con i suoi spazi larghi e livellati, offre il fianco ai camminatori, invitandoli a calpestare un suolo bonificato non certo per farlo diventare esclusivamente

un circuito per motori ed edificato anche per far respirare passo dopo passo le magie di una fondazione. Muoversi a piedi, nelle varie fasi della giornata, è una questione di cultura e quanti riescono a ritagliarsi degli spazi quotidiani per esercitarsi nel passeggio contribuiscono ad elevare l’educazione civica della città. Al contrario l’identikit di chi non riesce a staccare il fondoschiena da un sedile, anche nei minimi spostamenti, ci porta dritti nel baratro dell’ignoranza. La seguente scena è tratta da eventi frequentemente accaduti: un signore un po’ su con gli anni, ma ingessato in un look giovanile, sopraggiunge con il suo cabriolet nei pressi di una affollata gelateria. E’ uno di quelli conosciuti, ma vivaddio non è un politico di sette cotte, parcheggia il suo bolide in bella vista e, incurante della fila di gente in coda col numeretto in mano, si fa servire il gelato appena giunto al bancone, dopo aver manifestato la propria insolenza e l’attivazione di una corsia preferenziale tutta per lui. Morale: c’è anche chi, quando cammina, lo fa sopra le persone.

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LISTA ZERO

Politica e comunicazione

Italiani all’estero Una Nazione allo specchio dimenticata Essere italiani [...] non è la conseguenza di una coincidenza geografica ma piuttosto una scelta, una vocazione, un grado di maturità dello spirito. Luigi Barzini di FRANCESCO MISCIOSCIA

Nella società moderna, più che nel passato, la forza di una Nazione si basa molto sul numero di abitanti: ovviamente non più per ragioni militari, ma per semplici regole economiche. Può apparire banale, ma un prodotto qualsiasi che può fare affidamento su un mercato interno fatto di miliardi di persone, o di centinaia di milioni, come in Cina, India, Brasile e Stati Uniti ha potenzialità del tutto differenti rispetto a quanto accade in Paesi più piccoli e meno abitati. L’Italia da questo punto di vista si pone a mezza strada, con i suoi circa sessanta milioni di abitanti. Certamente non una realtà minima, ma ben lontana dai giganti mondiali. In realtà il nostro Paese, guardando ai propri concittadini, avrebbe una risorsa dal forte valore, fino a oggi però poco sfruttata per non dire del tutto ignorata. Mi riferisco ai nostri connazionali che in un passato più o meno recente si sono trasferiti all’e-

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stero: emigranti, “italoqualcosa”, oriundi; alcuni hanno fatto fortuna, c’è chi è diventato Sindaco di New York e altri che di là dall’oceano non hanno trovato fino in fondo l’America. Sono sparsi per il mondo, dagli Usa, all’Australia, dal Sud Africa al Brasile, all’Argentina, dove addirittura un cittadino su quattro ha origini italiane. Loro si sentono molto legati al Belpaese, ma noi troppo spesso ci dimentichiamo di loro. Un errore non solo “sentimentale”, ma economico e politico, perché questa rete, se messa a regime, potrebbe rappresentare un eccezionale veicolo di sviluppo, nei campi più diversi uno strumento di promozione e non solo delle nostre eccellenze. Guardando all’economia mondiale si parla sempre delle lobby più disparate, relazioni trasversali a volte davvero poco credibili: il nostro Paese avrebbe di fatto già “operativa” una rete con possibilità davvero enormi, ma come spesso ci capita i nostri “valori” non rendono per mancanza di organizzazione, di decisioni, di coraggio, di programmazione. Oggi, ad esempio, si discute della possibilità di eliminare dalle prossime elezioni i parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere, un gruppo ai più sconosciuto di 12 onorevoli e otto senatori. Credo che siamo tutti d’accordo sulla scarsa incisività di questa pattuglia di rappresentanti dei nostri connazionali sparsi per il mondo, ma il problema non è tanto eliminare la loro presenza dalle stanze del potere romano, quanto trovare nuovi e più efficaci strumenti di rappresentanza di quest’altra Italia di ottanta milioni di nostri connazionali. Oggi, lo strumento più innovativo di connessione fra questi mondi diversi uniti da radici e passione tricolore è rappresentato dalla rete on line di Cicero, un’invenzione di Massimo Bonomo, broker napoletano trapiantato in Brasile. L’iniziativa è molto interessante, ma è chiaro che il nostro Stato dovrebbe creare nuovi strumenti per rendere queste relazioni più efficaci. In questi mesi si parla continuamente di strade per uscire dalla crisi, senza vedere che nel caso del nostro Paese, spesso basterebbe mettere a sistema il già esistente. Vale per il nostro patrimonio paesaggistico e artistico ed è vero ugualmente per il popolo degli italiani all’estero. Dare seguito concreto a questa idea sarebbe, per una volta, una grande azione politica.


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La magia dello Sketch Crawl, l’associazione di disegnatori col taccuino sempre in tasca per immortalare la realtà

Una bozza di vita Un’arte da strada che diventa un’esigenza fisica: “come fumarsi una sigaretta” I paesaggi della provincia pontina continua fonte di ispirazione di SILVIA PETRIANNI


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Quante volte vi siete ritrovati a scarabocchiare su foglietti, biglietti da visita, o sottobicchieri, mentre eravate in attesa nella sala d’aspetto del medico, o in viaggio su un treno, aspettando un aereo o durante una serata tra amici non proprio riuscita? Tutto per risolvere il senso di noia, o forse di vuoto, o semplicemente perché aiuta la concentrazione. Probabilmente non vi siete mai spinti oltre qualche ghirigoro geometrico, o figura che proviene esclusivamente dalla vostra immaginazione. Probabilmente, c’è stata quella volta in cui siete rimasti sorpresi dal risultato artistico, pensando “beh, forse dovrei provarci davvero”; ma è arrivato il vostro turno dal medico e ve ne siete dimenticati o, più sicuramente, avete ridimensionato il pensiero appena formulato, considerato che al mondo esistono tanti talenti, e avete scelto la conclusione che per voi non ci sia

Il taccuino sempre in tasca permette di fermare attimi della giornata L’obiettivo non è creare un’opera artistica ma dare sfogo alla pulsione di disegnare spazio. Potrebbe essere così, soprattutto se ci si continua a far governare dalla concezione più istituzionalizzata dell’arte. Disegnare su una superficie sospesi nel tempo è tanto comune che da questo istinto primordiale è nato un movimento che definire “artistico” sembra riduttivo: lo SketchCrawl. Mentre tutti corrono avanti e indietro, impegnatissimi nella propria

quotidianità, c’è chi dà valore al tempo sospeso. Così a Latina un gruppo di sketchers (sketcher: bozzettista, chi schizza) puntualmente si dà appuntamento per dare un senso artistico, e più concentrato sul reale, agli spazi che viviamo e a tutto quello che non riusciamo più a guardare, disegnando sul confine che sembra separare l’arte dalla vita quotidiana. Questo confine non esiste ed è per questo che, se solo ne sentiamo l’esigenza, ognuno di noi può essere uno sketchers seguendo poche e semplici regole.

Breve introduzione allo SketchCrawl

Piazzale dei Bonificatori visto dagli sketchers

Lo SketchCrawl è la maratona internazionale ideata da Enrico Casarosa, ligure ma trapiantato a San Francisco, storyboard artist della Pixar. È lui a indire ogni anno cinque o sei incontri istituzionali e chiunque, da un momento all’altro e senza mai averlo fatto prima, può prendevi parte. L’unica regola è disegnare la realtà che si ha di fronte agli occhi, sono banditi gli schizzi ispirati da fotografie. Il compito è uscire di casa e passeggiare disegnando, traendo ispirazione da uno scorcio di paesaggio o una qualsiasi situazione che attiri la nostra attenzione, in gruppo o da soli. In tutto il mondo esistono gruppi di sketchers che, a prescindere dagli appuntamenti di Casarosa, organizzano giornate all’insegna dello schizzo rapido. La storia istituzionale, però, come sempre non è la storia completa. Lo sketcher è sketcher sempre, tutto il giorno, o meglio ogni volta che ha necessità di esserlo.

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Diversamente da come l’arte viene pensata, quella degli sketchers è la situazione creativa migliore per sottolineare un lato dell’esperienza artistica poco considerato, perché l’artista come soggetto sociale introspettivo e asociale è più affascinante e forse anche più funzionale. L’arte, e in questo caso lo SketchCrawl, è un bel modo per entrare in contatto in maniera speciale ma comunque più diretta con la realtà che ci circonda. In questo senso lo SketchCrawl è molto vicino alla fotografia e alla scrittura e a tutti i grandi artisti, come Picasso e Klee, che da un probabile moto d’inquietudine interiore si sono mossi verso la realtà per analizzarla, comprenderla e per narrarla. Questa tensione conoscitiva nello sketcher è più evidente, per diversi motivi: parliamo di un ambiente sociale e culturale che non fa selezione dal punto di vista qualitativo rispetto alla creazione; l’obiettivo principale è la condivisione di una passione; nel taccuino dello sketcher gli schizzi sono accompagnati da date, luoghi, ore, pensieri.

Una bellissima raffigurazione dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia

Uno degli sketchers Fabrizio Gargano concentrato all’opera

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Sketchers a Latina Anche in questo paradiso di mare, campagna, collina e architettura urbana, gli sketchers hanno trovato terreno fertile. Sono ormai più di quattro anni che un gruppo numeroso si dà appuntamento in un luogo della provincia di Latina e gira armato di taccuino e acquarelli per immortalare scorci di paesaggi o situazioni sociali. Il nocciolo duro è formato da circa quindici persone ma attorno a loro ruotano anche altri interessati che, proprio per la libertà con cui si può partecipare, quando vogliono e possono prendono parte agli incontri. Ma lo sketchers non è tale solo in gruppo. Il taccuino sempre in tasca permette di fermare attimi durante tutto l’arco della giornata. Questo perché l’obiettivo non consiste nel creare un’opera artistica, quanto invece di dare sfogo a un’esigenza fisica di disegnare.

Si tratta di una vera e propria arte di strada ma lo sketchers è un personaggio più romantico, per alcuni versi quasi arcaico. Il sui taccuino è come un diario, a metà strada, in realtà, tra quello fotografico e quello di viaggio. “Disegnare è una cosa molto intima - ci spiega Fabrizio Gargano, membro del gruppo – la necessità fisica di disegnare è difficile da spiegare. Anche io faccio fatica a capire la voglia di fumare di una persona, ma penso di comprendere quella sorta di acquolina che viene perché ti manca la sigaretta. Quindi ci si vede per questo, perché ci accomuna la passione, poi ci si scambiano informazioni, i materiali usati. È proprio un’esigenza fisica quella di disegnare e spesso è difficile trovare il tempo e lo spazio per condividere una cosa del genere. Questa è l’occasione per far vedere quello che uno fa a una persona che ha lo stesso appetito e gli stessi gusti. Quello che mi ha cambiato entrare in questo mondo è il modo di guardare le cose. Anche qui dove stiamo parlando ci sarebbero un sacco di cose da disegnare, cose che prima

neanche immaginavo potessero attirare la mia attenzione. Adesso con un taccuino potrei andare avanti due ore tranquillamente. L’occhio viene allenato per cercare il soggetto. Questo ti porta a vedere cose che prima non potevi vedere”. Il messaggio è chiaro: l’arte è di tutti.

Le città come i sogni sono costruite di desideri... Italo Calvino

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ZENZERO

Rubrica di cucina

La Locanda del Gusto, eccellenza in tavola I sapori della tradizione setina reinterpretati dallo chef Massimiliano Sena

di PATRICIA SAURINI

Aperta dal 19 settembre 2012, in via Napoli a Sezze Scalo, “La Locanda del Gusto” dispone di una location curata in ogni piccolo particolare: l’ambiente è raffinato e sobrio, con ampi spazi, elegantemente arredato, con i tavoli sistemati per valorizzare gli archi in muratura ricoperti in cotto. A dare il benvenuto è la proprietà insieme a tutto lo staff di professionisti, diretto dal maître Francesco Vanacore e dello chef Massimiliano Sena. Massimiliano Sena, classe ’79 di origini campane, dopo molto esperienze nelle cucine blasonate di tutta Italia approda alla Locanda del Gusto dove delizia i suoi ospiti scegliendo principalmente i prodotti del territorio. Il suo amore per la cucina lo capisce fin da piccolo quando giunge alla corte dello chef Adriano Cavagnini, a soli 18 anni, al GROSVENOR HOUSE di Londra. Qui acquisisce l’importanza della materia prima e della presentazione dei piatti. Rientrato in Italia conti-

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nua il suo percorso in varie strutture di livello fino a quando incontra nel suo percorso lavorativo “Pino Lavarra” Executive Chef di Palazzo Sasso, quest’incontro gli lascerà il segno sotto il profilo umano e professionale. L’ultima sua esperienza come sous Chef al Palazzo Avino con l’executive Chef “Michele De Leo” gli permetterà di affinare gusti e sapori della materia prima. A gennaio del 2014 viene chiamato a Sezze dalla proprietà della Locanda del Gusto per iniziare un progetto fatto di passione, sacrifici e consapevolezza di voler fare qualcosa di emozionante. E’ uno chef esigente nella materia prima, sempre di qualità eccellente, e alla ricerca di accostamenti insoliti che danno vita a piatti fatti di equilibrio, gusto e sapore. esaltandone la presentazione. Qui insieme al Maître Francesco Vanacore che si occupa della sala, gioco del destino anche lui campano, e con la stessa proprietà, danno vita quotidianamente con infinita passione ad uno spettacolo culinario dove il protagonista è il piatto. Con l’intento di emozionare a tavola e intorno ad essa La cena che viene servita è da Grand Gourmet. In questa stagione ovviamente la farà da padrone il carciofo, per un omaggio alla tradizione setina, sapientemente reinterpretato. Inizierete sempre con qualche “amuse

bouche” come i carciofi croccanti, pop corn, topinambur e spuma di prosciutto Iberico abbinati ad un Cruasè Bria Metodo, classico Travagnino. Degusterete triglie dì scoglio, scampi del mare nostro, fois gras, lardo rosa e sorbetti, i dessert come morbido di cioccolato al 70%, terriccio alla mandorla o gelato al cocco e tapioca. Ogni pietanza sprigiona sapori e gusti delicati ma decisi, elaborati e presentati in modo da saziare sia il palato che gli occhi del commensale. L’enoteca offre la possibilità di scegliere dai migliori vini nazionali ed internazionali a quelli pontini come ad esempio il Sauvignon Collio Cormons, un Traminer delle Venezie Cormons o un Dorato Moscato Vivace Travaglino. Presso La Locanda del Gusto potrete degustare i sapori della tradizione reinterpretati con maestria dallo Chef Massimiliano Sena. La posizione strategica la rende facile da raggiungere, non solo per i residenti del comune di Sezze, ma anche per i paesi limitrofi come Latina, Pontinia, Norma, Terracina. Il ristorante La Locanda del Gusto è aperto anche a pranzo ed è la location  preferita dai passanti, turisti o automobilisti in viaggio sulla SS 156 (Latina - Frosinone). Per informazioni e prenotazioni : 0773/877230


DISAGIO ZERO

Assistenza e cura degli anziani

l’alimentazione nell’anziano a cura della dott.essa Maria Silvaroli Dir. Sanitario San Michele Hospital

Come nutrirsi quando i capelli si fanno bianchi? In generale, valgono le regole dell’ alimentazione sana degli adulti, anche se negli anziani la solitudine, l’abbandono, i problemi economici, cognitivi e psicologici possono rendere più difficile una nutrizione adeguata. L’alimentazione sana e bilanciata deve adattarsi ai cambiamenti fisiologici che caratterizzano la senescenza: - Rallentamento del metabolismo basale - Diminuzione della massa magra - Diminuita tolleranza al glucosio - Modificazioni dell’apparato digerente - Riduzione dell’attività motoria Il fabbisogno di calorie cala, perché si spendono meno energie e diminuisce la massa magra. Le proteine sono molto importanti per contrastare la perdita muscolare, privilegiando il pesce perché, ricco di grassi polinsaturi benefici per il sistema cardiovascolare, legumi, uova, latte e formaggi . Questi ultimi sono da preferire quelli freschi perché quelli stagionati, anche se ricchi di calcio, vanno limitati a non più di due volte la settimana per l’alto contenuto di colesterolo. Fra le carni sono da preferire quelle bianche, (pollame e coniglio) e più magre. I grassi vanno ridotti preferendo quelli più ricchi in acidi monoinsaturi e polinsaturi:olio d’oliva, alcuni oli di semi, grassi del pesce e della frutta secca. I carboidrati sono da preferire quelli complessi, contenuti in cereali, pane integrale e pasta e limitare il consumo di zuccheri

semplici, perché gli anziani hanno una minore tolleranza al glucosio rispetto al giovane e sono quindi più a rischio di ammalarsi di diabete o di peggiorare la malattia già presente. Con l’età avanzata lo stimolo della sete tende a ridursi e per assicurare la giusta idratazione, bisogna bere circa 1,5 litri di acqua al giorno, senza aspettare di essere assetati. Anche un bicchiere di vino alla fine del pasto fa bene. Stimola la secrezione di succhi gastrici, favorisce la digestione e dà un senso di benessere. Da evitare i superalcolici. La ridotta peristalsi intestinale può causare stipsi, quindi è molto importante assumere nella dieta circa il 30% di fibra al giorno consumando tutti i giorni verdura e frutta fresca. I minerali più importanti per l’anziano sono: Il calcio importante per l’osteoporosi ed il latte ne è un’ottima fonte. In alcuni casi lo yogurt può risultare più digeribile del latte, inoltre svolge un’importante azione della flora batterica. Il ferro serve a prevenire l’insorgenza dell’anemia, molto frequente negli anziani, è contenuto negli spinaci, legumi e carne rossa. Il sodio, contenuto nel sale da cucina, deve essere ridotto in quanto causa dell’innalzamento della pressione. A causa dell’eventuale perdita di denti, la dieta deve tener conto di cibi morbidi e ben cotti come verdure cotte, minestrine, purea e frullati, spremute e frutta cotta. Un’ultima e importante “regola” è il piacere. Il cibo non ha solo una funzione biologica, ma è anche piacere quotidiano. Quindi oltre ad equilibrare gli alimenti, è importante scegliere le pietanze secondo i gusti e servirle in modo da rendere la tavola attraente. 04.2014 | NUMERO ZERO | 25


Latina negli Anni Settanta Una città ancora giovane che segue le mode e le contestazioni ma non contempla le rivoluzioni

TU CHIAMALI SE VUOI figli

dei fiori

Dalla beat generation alla crisi energetica Riti e frequentazioni nel capoluogo pontino, nel decennio dei pantaloni a zampa

S

ai cos’è l’isola di Wight, è per noi l’isola di chi, ha negli occhi il blu della gioventù, di chi canta hippy hippy pi...» E’ il 1970 e nell’afa della città a due passi dal mare, il juke box gira e canta l’estate. A Capoportiere i ragazzi dai 13 ai 25 anni si fermano qui, alla mitica «Perla del Lazio» con la Renault 4, la Diane, il Benelli 50, il Caballero o anche solo a piedi; e tra un croccante all’amarena, una Coca e una sigaretta «girano» le 100 lire della prossima canzone. Parlano di tutto e niente, consolidano amicizie,

di ANTONELLA FERRARI

baruffano amori che muoiono con la bella stagione e aspettano il futuro in una città che non ha passato, Latina alla soglia dei suoi primi 40 anni è giovane e piena di giovani. L’identità della progenie di «latinensi doc» si sta formando ora nei giri dei gruppi di ragazzi che finalmente iniziano ad avere i primi luoghi di aggregazione. Senza più l’ombra pesante di quel peccato originale che aveva perseguitato i padri e i nonni alle soglie del dopoguerra; senza il peso della storia che aveva fatto cambiare il nome - e il volto - alla piccola città. Quell’isola è la metafora dell’entu-

siasmo di una generazione che toccava il cielo con un dito, fortunata e felice forse senza rendersene conto. Il venticello di quella stupenda stagione che, tra le nebbie invernali e l’afa estiva, cercava di coniugare carciofi, mozzarella e mortadella, con la contestazione, Kerouac, Ginsberg, i capelli lunghi, i figli dei fiori, le zampe di elefante e le zampate feroci al potere e ai benpensanti.  I messaggi forti e decisi di un periodo storico di un›Italia dove non si diceva e si faceva invece tutto con determinazione circospetta; un periodo di grandi ideali, di battaglie sociali, di impegno


politico. Un’epoca dove era difficile vivere in generale, senza perseguire una passione. Una generazione che cresceva su severi saggi terzomondisti, onnicomprensive lezioni marxiane e deflagranti teorie marcusiane. E poi tanta musica. Altra storia è l’amarcord. Basta poco, infatti, per riaccendere le passioni di cinquantenni e sessantenni con pancetta e colesterolo alto, e suscitare la curiosità dei più giovani che da bambini furono obbligati dai genitori ad ascoltare quei dischi consumati che venivano infilati in un mangia dischi portatile di plastica. Siamo a Latina

e a chi vive in gioventù quegli anni, sembra di appartenere ad una sorta di zona franca, dove l’eco di tutto ciò che di rivoluzionario agita il resto della penisola, non lambisce i suoi confini di isola felice. O quasi. A causa dell’aumento del prezzo del greggio deciso dall’Opec scatta la crisi energetica in Italia. I centri urbani vengono chiusi al traffico per colpa dell›austerity. A Latina quella prima domenica di dicembre del 1973 si va a piedi, con i pattini e in monopattino; e le prime sparute bici Graziella bianche, blu, rosse, gialle, inforcano il Corso con trasparente leggerezza.

Le famiglie sono interamente riunite in questa piccola gita fuori la porta di casa: è un gioco, una festa per grandi e bambini, un ritrovarsi tra amici, parenti e conoscenti come non si faceva da un po’. Ci si conosce tutti o quasi e l’occasione non denota stress da crisi, anzi ha il sapore di un convivio familiare. La domenica mattina, dopo la messa, dopo le pastarelle da Figini o Del Rosso, si va anche a pranzo fuori in barba alle targhe alterne: da «La Padovana» di Borgo Sabotino, all’Acciarella di Torre Astura, all’Impero o da Fioretto che lavorano sempre in que-


Veduta panoramica di Piazza del Popolo all’inizio degli anni ‘70

gli anni, con il tutto esaurito. Dopo il pranzo c’è la passeggiata sotto i portici o lungo il Corso per ammirare le vetrine di Porfiri, Latin moda, la Casa Veneta, Pantano, La casa del disco, la cartolibreria Manzoni. D’obbligo un gelato al Polo Nord, seguita dall’immancabile fermata ai «giardinetti» dove ancora si fa la fila agli scivoli o alle altalene. Si scambiano saluti ma soprattutto chiacchiere. Fa sorridere il gossip odierno a confronto del pettegolezzo popolare che si recita in questo luogo a mo’ di rosario. I commenti e i giudizi non risparmiano nessuno. Dal vicino di casa al parente il passo è breve e quasi sempre è in dubbio la liceità di qualche madre o padre di famiglia. Nel tardo pomeriggio si torna a casa, i più grandicelli rimangono giù in cortile, mentre tutte le cabine telefoniche sono prese d›assalto dai militari del distretto in libera uscita. Si parla di moda e si fanno commenti sul «come, cosa, chi». È l’epoca dei figli dei fiori: le casacche tipiche con decorazioni floreali degli hippies sono portate sul litorale pontino dai (pochi) nonni degli odierni vù comprà. Altrimenti si va alla Standa, o,

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cosa più probabile, dalla sarta vicina di casa che è brava a fare «proprio tutto» (minigonne e due pezzi a uncinetto compresi). Sono proprio i giovani che dettano le regole della moda del periodo, sfoggiando varie tipologie di abbigliamento, che esprimono la loro personalità: a Latina ci sono i tipi fighetti che indossano i Ray Ban (comprati da Moretto), i tipi bene che usano l’accendino Danhil (acquistato da Mimì), i radical chic, che fumano la pipa e leggono la Repubblica, oppure i tipi alternativi che si vestono con abiti peruviani e ascoltano gli Intillimani. La sera tutti davanti alla tv: a letto dopo Carosello per i piccini e volume basso l’estate mentre si fa il tifo per l’Italia a Giochi senza Frontiere. A meno che non si decida di andare a prendere una pizza ad Anzio, oppure da Marzullo di fronte i Palazzi Barletta, o non si è invitati a qualche festa a casa di amici. Una realtà ancestrale che segna una comunità apparentemente tranquilla, volendo conformista, ma ricca di cambiamenti culturali e sociali di un certo rilievo. C’è  una maggiore maturità nel modo di pensare e di

interagire tra le persone, meno aggressivo rispetto agli anni precedenti. Cresce il grado di istruzione, si legge di più grazie ad una più ampia diffusione di giornali, riviste e pubblicazioni varie di tipo informativo. La legge 103 del 14 aprile 1975 apre un maggiore pluralismo all’etere. Nascono le prime radio libere, l’antesignana sarà Radio Latina, che conosceranno un vero e proprio boom di ascolti e consensi. Cresce di conseguenza anche l’informazione sociale che crea i presupposti di un più ampio sviluppo culturale. Negli anni 70, le ideologie sovrastavano la quotidianità. Era difficile accettare che là fuori, nel mondo reale, non ci fossero buone persone e regole stabilite ma solo risse feroci. In questo fantastico decennio Latina ha comunque dimostrato che velleità provinciali e scelte intelligentemente drastiche possono andare a braccetto, e perfino chi ha vissuto pensando di appartenere ad una generazione afasica rispetto al resto della nazione, ha invece seminato per un’egemonia culturale di tutta una comunità che rispecchia se stessa in vizi si, ma anche valori e virtù.


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Il cambiamento urbanistico della città tra opere realizzate e accuse infamanti. La piaga dell’abusivismo al centro della questione

MATTONI E MATTONATE di ALBERTO REGGIANI

Nel tentativo postumo di individuare il decennio a cui attribuire maggiori responsabilità per il mutamento estetico e urbanistico di Latina, gli Anni Sessanta e gli Anni Settanta si contendono il gradino più alto del podio della Top Eight. La differenza sostanziale tra i due periodi risiede nel diverso approccio alla questione da parte delle amministrazioni comunali. Se nel periodo del boom economico, la speculazione edilizia e l’abusivismo furono fenomeni pressoché incontrollati e diedero il là alla cementificazione selvaggia che cominciò a cambiare il volto architettonico della città (furono ignobilmente abbattuti due edifici di rilevanza storica come la Casa del Contadino e la scalinata del Palazzo delle Poste), in quello seguente, che sarebbe passato alla storia come la stagione delle prese di coscienza, quanto meno si cominciò ad affrontare il problema manifestando una certa scrupolosità. Due eventi contribuirono ad accelerare la fase di intervento sul profilo urbanistico della città: l’approvazione del nuovo Piano Regolatore di Piccinato nel 1971, che però si rivelò un vero boomerang perché,

Un articolo de La Gazzetta di Latina del 15 Giugno 1975

prevedendo cubature per una città di duecentocinquantamila abitanti, di fatto fornì l’assist per una edilizia incontrollata; e l’inizio dell’era Nino Corona, insediatosi il 10 luglio 1972, il sindaco che fece della lotta all’abusivismo il suo cavallo di battaglia, sebbene strada facendo si rivelò anche per lui un cavallo di troia. Furono annate di duro scontro poli-

tico e di clamori quasi quotidiani, in cui si intrecciarono fatti eclatanti e immediate rivendicazioni contro le istituzioni cittadine, bersagliate da sospetti e denunce di incontrollata provenienza. La stagione calda iniziò nel 1971 quando fecero la loro prima comparsa le ruspe: le demolizioni di abitazioni abusive a Foce Verde e via dell’Agora abbatterono anche il muro

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di omertà che c’era dietro la questione edilizia del capoluogo pontino, pur dando fiato a trombe alcune volte stonate. Non fu mai chiarita del tutto la veridicità di certe accuse di corruzione verso funzionari del Comune in tema di concessioni e soprattutto di sanatorie, che qualcuno addirittura quantificò in una tariffa base di 12 milioni di lire da elargire in rigorosa busta chiusa. Sebbene anche nella lunga era di Nino Corona, che durò per tutto il decennio e si protrasse anche oltre, non mancarono casi di denuncia verso il Palazzo (lo stesso primo cittadino fu indiziato di reato per un edificio posto sotto sequestro in via Milazzo nel 1975) è innegabile che sotto di lui si compirono opere di grande rilevanza pubblica. Di Corona non si ricorda solo la grande cerimonia per i 40 anni della città (18 dicembre 1972), la prima effettuata in pompa magna con la presenza delle istituzioni (come Giulio Andreotti di cui il sindaco era un fedele delfino). Di lui, si rammentano diversi tentativi e molteplici fatti. Essendo stato un dipendente dell’IACP, fu molto attivo nel campo dell’aggregazione e dell’edilizia

Nino Corona sindaco di Latina dal 1972 durante un comizio

Giulio Andreotti ad una inaugurazione

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popolare. Nel maggio del 1974 vide la luce il moderno complesso delle nuove Gescal, 318 alloggi assegnati alle famiglie dall’ente convenzionato; qualche anno più tardi, nel 1979, le ruspe demolirono gran parte del vecchio Villaggio Trieste sostituendo le disastrate case dello storico quartiere con moderni palazzoni molto più funzionali. Gran parte degli interventi realizzati sotto Nino Corona, compresa la realizzazione di parchi e piazze, l’istituzione di campi sportivi nei borghi, l’ampliamento del cimitero, la risistemazione della rete fognaria e dell’illuminazione cittadina, volgevano a risolvere il problema della vivibilità, in una città che era ormai vicina ai centomila residenti,

sebbene l’incremento demografico non fu negli Anni 70 avvicinabile a quello del decennio precedente. Anche la fondazione della scuola media “Alessandro Volta” e del secondo liceo scientifico, intitolato ad Ettore Majorana, seguono questa necessità di affrontare la crescita della città, dotandola di nuove strutture. Come ad esempio il Palazzetto dello Sport che sorge a Via dei Mille, il Polo Oncologico dell’Ospedale, che porterà il nome di Giorgio Porfiri, e anche la sede regionale del Tar, che viene istituita a Latina, con grande smacco per Frosinone che aveva da tempo avanzato la propria candidatura. Da Corona partì anche il rilancio di idee datate ma sempreverdi, come quella


riguardante le Terme di Fogliano, il polo universitario e l’isola pedonale in Piazza del Popolo. Ma non furono, come detto, tutte rose e fiori, anzi. Il sindaco operò in un clima di ostracismo, riferibile per lo più al periodo di generale contestazione che permeava l’intera nazione, e dovette più volte difendersi da accuse infamanti o alzare bandiera bianca di fronte all’impossibilità di perseguire nuovi progetti. Non bastarono ad esempio la prova delle 500 denunce di abusivismo presentate dall’Amministrazione Comunale all’autorità giudiziaria per respingere le critiche su una possibile responsabilità nell’edilizia non autorizzata. Quando nell’agosto 1974 ci scappò il morto, un povero bambino di quattro anni sommerso da un cornicione di una casa abusiva a Campo Boario, le accuse deflagrarono in contestazione vera e propria e non bastò l’arresto del proprietario dell’abitazione a placare le acque. L’abusivismo continuò a macchia di leopardo nonostante tutti i proclami, manifestandosi sul lungomare nella zona di Valmontorio, sulla mediana vicino allo stabilimento Plasmon e in molte altre zone periferiche. Si operava in un clima che in tutta Italia ormai era diventato pesante, soprattutto per l’insorgere del fenomeno terroristico. Gli attentati a piazza della Loggia a Brescia e al treno Italicus in val di Sambro, datati 1974 ed attribuibili all’eversione nera, diedero il via ad una delle stagioni più pesanti nella storia repubblicana ed ebbero una vasta eco anche a Latina. Non è un caso che in quegli anni, per la prima volta nella sua storia, il PCI entrò insieme a repubblicani e socialdemocratici nella giunta provinciale dopo trent’anni di opposizione. Fu inteso come un segnale di reazione popolare anche in una zona di grande radicamento democristiano, visto che non a caso Latina fu una dei pochi capoluoghi italiani ad esprimersi contro il divorzio nel referendum del 74. A Latina il decennio si concluse con altre misure di intervento urbanistico, come la creazione (molto contestata) del centro meccanografico del tesoro e i piani esecutivi per il centro direzionale e i quartieri Q4 e Q5

Anni 70 nel mondo e a Latina 1970

Let it Be è il profetico ultimo album dei Beatles, che di lì a poco si sciolgono A Latina arriva una forte colonia di “tripolini”, italiani espulsi dalla Libia da Gheddafi

1971

Muore Jim Morrison, leader dei “The Doors” Il 6 maggio durante una sparatoria viene ucciso il piccolo Giuseppe Giuliano

1972

Bloody Sunday in Irlanda del Nord, 14 manifestanti uccisi dall’esercito britannico A Latina si celebra il Quarantennale della Fondazione

1973

In Cile il generale Pinochet rovescia nel sangue il governo Allende Si girano a Latina alcune scene del film “Polvere di Stelle” con Alberto Sordi e Monica Vitti

1974

Scandalo Watergate, si dimette il presidente americano Richard Nixon Latina è una dei pochi capoluoghi italiani che si esprime contro il divorzio

1975

I Queen diventano un fenomeno mondiale con Bohemian Rapsody Istituzione del Polo oncologico Giorgio Porfiri all’Ospedale di Latina

1976

Muore Mao Tse tung presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1949 Il 3 febbraio iniziano le trasmissioni di Tele Lazio, prima emittente tv di Latina

1977

Nascono la moda punk e la discomusic, due fenomeni opposti Viene costruita la scuola media secondaria Alessandro Volta

1978

Il presidente democristiano Aldo Moro viene rapito il 16 marzo e ucciso il 9 maggio Entra in funzione a Latina l’unica sezione distaccata del Tar

1979

Margaret Thatcher, conosciuta come la Lady di ferro, è eletta Primo ministro in Gran Bretagna Esce in distribuzione il libro “I giorni di Latina” di Luigi Cardarelli e Mario Ferrarese

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Il movimento femminista di Latina, dal clamore di storici processi all’attivismo per le nuove leggi sull’aborto

IL FIOCCO ROSA

MILITANTE di SILVIA PETRIANNI

“È la storia di una cosa nata sotto un fiocco rosa. Lo volevano celeste per paura della peste. Il cognome di famiglia non continua se è una figlia. Bando alla malinconia, vi terrà compagnia. Donna, donna come hai potuto amare… donna, donna se per te questo fu amore… La tua bambola fu l’arma che inventò la vocazione d’esser sposa, d’esser madre, di servire ad un padrone. Il peccato ti prescelse sin dal tempo della mela, sul tuo corpo ancora passa questa storia senza vela. Donna, donna quanto potrai amare… Donna, donna il mondo potrà cambiare.” È la prima canzone composta dal Collettivo del Movimento Femminista Romano. Qui a Latina erano in tante a cantarla, per qualcuna era addirittura una delle ninne nanne con cui si provava a far addormentare i bambini. Sarà un caso se, nella storia di questa città, il movimento femminista si è preso un posto privilegiato nell’immaginario collettivo, ma molti di quelli che hanno vissuto gli anni della contestazione ricordano il movimento femminista come quello più forte e che è riuscito a ottenere più risultati attraverso la militanza.

Massacro del Circeo: i gruppi di autocoscienza Il movimento femminista a Latina muove i primi passi da un evento tragico, il massacro del Circeo. Il primo ottobre del 1975 Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira sequestrano

per trentasei ore Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, torturandole moralmente, fisicamente e sessualmente. All’epoca le due donne avevano rispettivamente diciassette e diciannove anni. Rosaria Lopez non sopravvisse a quelle trentasei ore, mentre Donatella Colasanti ha vissuto fino al 2005 con questo ricordo pesantissimo. Erano anni di forti rivendicazioni politiche, ma a Latina non esisteva ancora un vero e proprio movimen-

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to femminista. “Fu proprio grazie al processo del Circeo del ’76 che si creò l’incontro tra alcune donne femministe, molte già madri, e noi che eravamo dell’estrema sinistra – racconta Patrizia Amodio, fondatrice dell’Associazione Donna Lilith, felice evoluzione di quello che fu il movimento in quegli anni – Noi venivamo dalle commissioni femminili dei partiti, quindi partivamo da un’ottica politica, mentre quei gruppi non erano ancora dei collettivi”. A partire dalla notizia del massacro, l’attenzione di questi due gruppi convoglia sul processo. Le donne iniziano a incontrarsi per organizzare un intervento militante e ogni giorno presenziano in aula. I gruppi femministi sono presenti a Latina dal ’73 ma non si tratta di collettivi strutturati. Vengono meglio definiti come gruppi di autocoscienza, in cui le donne non si riuniscono in grandi assemblee per affrontare grandi temi ma in piccoli numeri dentro le case per parlare della propria vita, del proprio ruolo, della propria sessualità, del proprio corpo. Per le militanti dei gruppi extrapar-

Una manifestazione in piazza

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lamentari di sinistra, primo fra tutti Lotta Continua, il processo del ’76 rappresentò un fattore di accelerazione di un cambiamento già in atto. Da tempo le donne sentivano aggravarsi la questione della violenza nell’agire politico delle formazioni di estrema sinistra, “ci pesava non fare una politica che partisse da noi e prendere parte a una modalità che rischiava una deriva di innalzamento del tiro. Avevamo iniziato a fare politica a quattordici anni, costrette all’esempio maschile, per cui bisognava essere duri, puri e militanti, imitare gli uomini, non avere paura degli scontri. Tutte cose per cui molte di noi erano negate. Anche lì il corpo dell’uomo era al centro e noi dovevamo omologarci al modello maschile, anche per quanto riguarda i sentimenti”. Quelle che erano ancora piccole donne, che attraverso i partiti e la militanza avevano cercato di staccarsi dal patriarcato della famiglia, a contatto con questi nuovi gruppi di autocoscienza non politicizzati si trovarono a fare i conti ancora una volta con se stesse e con la cultura in cui erano


cresciute, per arrivare a liberarsi da quella che percepivano ormai come una forma alternativa di patriarcato, quello del partito padrone, padrone del loro corpo, padrone della loro identità. A fine processo, nel luglio del ’76, dopo la sentenza della Corte d’Assise di Latina che condannò all’ergastolo i tre massacratori, viene fondato il collettivo femminista: autocoscienza e militanza politica si sposano. Anche se all’inizio c’è una doppia militanza, con la crisi definitiva dei gruppi extraparlamentari, la scelta politica e culturale è definitiva.

Il cammino verso una legge giusta Nel 1978 Fiorella, 18 anni, viene stuprata da un gruppo di quattro uomini, tra cui Rocco Vallone, suo conoscente. Se il processo per il massacro del Circeo aveva dato modo alle donne di Latina, e di tutta Italia, di ritrovarsi e unirsi, questo stupro fu l’occasione per iniziare la lotta vera. Mentre quello del ’76 era stato un processo più semplice dal punto di vista giuridico – il delitto fu una vera e propria carneficina, una donna, una persona era stata uccisa, dunque era più semplice ottenere le condanne – il fatto che Fiorella fosse stata “solo” stuprata rischiava di trasformarla all’interno del processo in complice degli stupratori, perché questa era la pratica diffusa all’interno delle aule giudiziarie e non solo. In aiuto di questo meschino tentativo di deformazione interpretativa dei fatti reali c’era la legge italiana, per la quale la violenza sessuale era “un danno alla morale” e non un crimine contro la persona. Le femministe, ormai organizzate in un collettivo, si mobilitarono a questo punto in una presenza costante al processo, per verificarne l’andamento e per controllare che la donna non venisse offesa; si costituirono parte civile e la giornalista Loredana Rotondo, della “Casa delle Donne”, richiese al presidente del tribunale

di Latina di poter filmare il processo; a difendere legalmente Fiorella c’era l’avvocato Augusta Bassi, meglio conosciuta con il nome da coniugata, Tina Lagostena Bassi, passata alla storia come l’Avvocato delle donne. Il girato del processo divenne un film, Processo per stupro, che venne proiettato per la prima volta sulla rete Rai il 26 aprile del 1978 in seconda serata, e oggi è conservato in copia addirittura al Moma di New York. Gli italiani si resero finalmente conto di cosa sia un processo per stupro e del tentativo abituale di trasformare la vittima in complice o addirittura carnefice. A grande richiesta venne mandato in onda una seconda volta nel mese di ottobre dello stesso anno. Oggi è reperibile facilmente sul web. Da quel processo è partita una lotta lunghissima, terminata solo nel 1996, quella per modificare la legge e trasformare lo stupro in “crimine contro la persona”, con le relative condanne. Dal punto di vista culturale, invece, della lotta alla mentalità patriarca-

le e maschilista, il documentario ha avuto ancora più importanza, perché grazie ad esso è emerso chiaramente ciò che era passato in sordina nel ’76 e che rappresentava la questione fondamentale “mentre nel processo per il delitto del Circeo c’era in ballo anche l’omicidio e il fatto che quei tre fossero fascisti – ci spiega Patrizia Amodio - per cui molta gente di sinistra affermava “sono stupratori perché sono fascisti”, dal processo del ’78 divenne finalmente chiaro che gli stupratori sono di destra, di sinistra, padri, vicini di casa. La nostra è stata una presenza dura per noi, perché non tutte le donne avevano questo tipo di coscienza. Le loro mogli erano al loro fianco e i mariti s’erano presi una scappatella”. A settembre dello stesso anno a Roma si forma un comitato per una legge di iniziativa popolare contro lo stupro per chiedere una legge giusta, una legge “leggera”, senza doppi articoli, chiara e precisa. “Abbiamo aderito al comitato nazionale creando un coordinamento locale, il ’79 è stato un anno grosso di raccolta di firme, di piazza, con banchetti”.

Donatella Colasanti e l’avvocato Lagostena Bassi

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Aborto e self help Parallelamente allo stupro, le femministe lavoravano anche sul tema dell’aborto e sulla promulgazione di una legge che eliminasse la clandestinità di tale pratica. Clandestinità che non comportava solo conseguenze dal punto di vista della salute fisica e psichica ma che era una delle tante modalità attraverso il quale il genere maschile esercitava il proprio controllo sulla donna e sul suo corpo. La legge 194 che consente alla donna di poter ricorrere alla IGV nelle strutture pubbliche venne promulgata nel 1978. Il tema dell’aborto è legato alla questione più generale del corpo della donna, di cui in quegli anni le militanti si sono occupate in maniera insistente. La fine degli anni Settanta è per le femministe di Latina un momento di lotta ma anche di autocoscienza e di autoconoscenza. Una pratica che inizia allora è il self help, nata anche come provocazione nei confronti dell’ambiente medico, anch’esso considerato maschilista.

Il self help è una pratica politica in cui si condividevano competenze, vissuti e informazioni relativi al corpo e alla sessualità, della propria corporeità sessuata, anche attraverso le cosiddette “auto-visite”, con l’idea di

Un corteo di femministe in Piazza del Popolo a Latina

riappropriarsi della propria corporeità sessuata, cioè di un sapere personale che veniva considerato perso a causa di una medicalizzazione dei corpo e di alcuni eventi naturale, come il parto o il ciclo mestruale (da Luglio 1976… Le donne raccontano pubblicato dal Centro Donna Lilith). “Ci facevamo l’auto-visita – spiega meglio Patrizia Amodio – Era un modo di dire no al potere dei medici sul corpo delle donne e di autogestione del proprio corpo”. Il loro obiettivo era mettere in crisi la medicina tradizionale maschile perché ritenuta non attenta al corpo della donna. “Partorivi quando decidevano loro – continua Patrizia – casomai c’era un passaggio di turno. Non vedevi quando usciva il bambino, eri passiva e non attiva, ti facevano partorire in una posizione che non era quella adatta, perché non è quella che favorisce la forza di gravità, non eri attrice. Lui decideva tempi, modi e perché. Quindi partì la battaglia per una legge per il parto fatto in casa››. Oggi alcune delle donne che all’epoca presero parte alle lotte “sono rientrate a casa”, come dice Patrizia, alcune sono andate a formare l’Associazione Donna Lilith che quest’anno ha compiuto ventotto anni.

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ZERO POSITIVO

Rubrica medico-scientifica

Farmaci, le regole per la vendita on-line a cura del dr. GIOVANNI FARINA

Il governo detta le regole per la vendita dei farmaci via internet. E saranno norme più stringenti. Infatti il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo per il recepimento della direttiva Ue 2011/62, riguardante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano. Il provvedimento, come si legge nel comunicato di Palazzo Chigi, è stato adottato ‘’al fine di impedire l’ingresso di medicinali falsificati nella catena di fornitura legale’’. L’obiettivo del provvedimento è quello di tutelare la salute disciplinando la vendita on-line dei farmaci senza obbligo di prescrizione medica, oltre a rafforzare “attraverso il sistema nazionale antifalsificazione, l’efficace tutela dalla contraffazione dei medicinali’’. Un sistema che permetterà, in collaborazione con i Nas dei Carabinieri, di impedire l’immissione in commercio e la circolazione sul territorio nazionale di medicinali falsificati, potenzialmente pericolosi per la salute dei pazienti.  È prevista, a determinate condizioni e previa autorizzazione, la possibilità di vendita su internet di medicinali senza obbligo di ricetta attraverso farmacie o parafarmacie. Mentre rimane vietata quella di medicinali con obbligo di prescrizione medica. A tal fine, i siti internet che vendono farmaci devono contenere un link collegato al sito web del ministero della Sa-

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lute, il quale a sua volta deve contenere una lista di tutti gli enti o persone autorizzate alla vendita di farmaci in rete. L’utilizzo di un logo comune renderà tali inoltre i siti più riconoscibili. Sono previste, infine, da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), misure di sensibilizzazione della popolazione sui rischi connessi all’utilizzo di medicinali di origine non sicura.  Una delle novità più importanti del decreto è quella che il ministero della Salute potrà oscurare i siti che commercializzano illegalmente farmaci con obbligo di prescrizione o in violazione di grazie alle segnalazioni che arriveranno dai Nas e dagli altri organi di polizia e anche dall’Aifa. Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, che si è dichiarato felice per “la definizione imposta a tutta la materia, che la Federazione ha sempre indicato come ormai non più rinviabile per la tutela dei cittadini”. Anche per Annarosa Racca, presidente di Federfarma, “le farmacie, e anche le parafarmacie, dai loro siti, che saranno contraddistinti anche da un bollino, potranno vendere i medicinali da banco, quelli senza obbligo di ricetta medica. Recependo questa direttiva europea vengono dunque ‘tagliati fuori’ tutti i siti non regolari, che oggi sono la maggior parte.


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La scarsa attitudine a camminare dei latinensi che preferiscono la macchina per muoversi anche nelle caotiche strade del centro cittadino

PIEDI di piomBo Dal “giro di Peppe” ai parchi di quartiere, quando la passeggiata è salutare e favorisce l’aggregazione

C

amminare è salutare, niente di più vero, scontato, facile. Se ci fosse Robert Redford vicino a noi, sarebbe ancora meglio. In ogni caso, giova alla mente, ai muscoli, alla circolazione, alla linea. Nello stesso tempo, rappresenta una di quelle azioni della vita quotidiana di un essere umano che meno è inficiata da controindicazioni e rischi. Chi ha mai sentito dire “attenzione però, non cammi-

di chiara bovolenta

nare troppo che rischi di farti male?”. Addirittura, gli esperti consigliano una bella passeggiata dopo i pasti, per stimolare la digestione piuttosto che adagiarsi sul proprio divano o peggio, coricarsi direttamente. è una di quelle attività evergreen, di facilissimo accesso. Bastano un paio di scarpe comode e un po› di buona volontà che ci fa vincere la pigrizia, ed ecco che siamo pronti a sgranchirci un po› le gambe. A piedi nudi, sulla sabbia, in montagna, tra i vicoli di un

paesino caratteristico, per le vie del centro, da soli, in compagnia: questi sono solo pochi dei tanti contesti in cui ci si può ritagliare una piacevole camminata. Purtroppo a Latina quest’abitudine non è molto diffusa, la popolazione non è “dinamica” in questo senso. Quante volte ognuno di noi per sbrigare due-tre faccende in centro ha spostato la macchina ad ogni tappa, perdendo più tempo a parcheggiarla che se fosse andato semplicemente


a piedi da un ufficio all’altro? Ammettiamolo, siamo piuttosto pigri. Ci manca un po› quella mentalità tale da concepire il camminare come parte integrante del nostro dispendio energetico quotidiano. Ed eccoci lì, tre giri intorno piazza del Popolo per andare, ad esempio, alla Feltrinelli, piuttosto che lasciare la macchina un po› più lontano e fare due passi in tranquillità. Ed è inutile cercare scuse come il classico “eh ma ho i minuti contati”: molto spesso impieghiamo più tempo ostinandoci nella serrata ricerca del parcheggio obbligatoriamente contiguo alla nostra meta. Anche perché, in seconda istanza, si presenta anche un altro problema: la sosta a pagamento. Innanzitutto, 8 volte su 10 non abbiamo le monete per il parchimetro, il quale è matematicamente posizionato dall’altra parte della strada (ammesso che fossimo riusciti a trovare posto in


prossimità della nostra destinazione, saremmo comunque costretti a fare qualche metro verso la colonnina). Il latinense medio si trova di fronte ad un bivio: tentare la sorte, evitando di fare il ticket (ovviamente se consapevole della fugacità della commissione), oppure entrare nel primo bar, comprare un pacchetto di gomme, un gratta e vinci, ordinare un caffè per poter cambiare i soldi. Sperando che nel frattempo l’ausiliare del traffico non si sia già interessato alla nostra sosta, in quell’istante ancora abusiva. Da quando la zona interna alla circonvallazione è diventata a pagamento al 100%, mentre prima il parcheggio sito al posto delle vecchie autolinee era sempre al completo (ovviamente parliamo delle ore diurne), ad oggi risulta molto più alta la probabilità di trovare posto per la propria auto. Il caos si è spostato al parcheggio dello Stadio Francioni, tra l’altro eremo di free parcking; e così via Duca del Mare ospita sicuramente più “pedoni” che si accingono a raggiungere la propria sede lavorativa, la biblioteca nel caso degli studenti, e tutte le attività commerciali che risiedono nel centro cittadino. Ma al di

Spesso si preferisce prendere l’auto anche per percorrere brevi distanze nonostante il parcheggio richieda più tempo e nervi saldi

In alto Piazza San Marco e in basso uno scorso del Parco del Fogliano

là del rilevare questo cambiamento di rotta, non possiamo addurre a questa abitudine il vero senso del camminare. Meglio di niente, ma non è certo una passeggiata degna di nota, ecco. Uscendo fuori porta, altre aree dove sneakers e pantaloni comodi regnano sovrani sono Fogliano, il Parco nazionale del Circeo, i Giardini di Ninfa. Ma anche Latina città offre diversi percorsi, più o meno “ufficiali”, dove camminare può diventare un piacere; o semplicemente, zone chiuse al traffico dove il passeggio diventa il modo per ricaricare la mente e lo spirito. Nei giorni festivi, ovvero quelli del week end, le passeggiate ufficiali e quasi obbligate, sono quelle di storica tradizione. Il classico “giro di Peppe”, quello che definiva un percorso che comprendeva la parte di Corso della Repubblica da Palazzo M fino a Piazza del Popolo, deviando verso Piazza della Prefettura e risbucando a Piazza San Marco, oggi è stato

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accorciato in un più sbrigativo camminamento sotto i portici, con sosta eventuale nel parco della cattedrale. Più che a sgranchirsi le gambe, serve da passerella di rappresentanza, a incontrare gente o a farsi riconoscere. Per respirare aria buona però bisogna andare ai giardinetti centrali della città, ovvero parco Arnaldo Mussolini, che rappresentano una piccola oasi di tranquillità. Vialetti, alberi, prato, panchine, strutture ludiche per i più piccini e un bel gelato al Polo Nord rendono estremamente più dolce e fresco il pomeriggio a piedi dei latinensi. Un’altra area verde sita all’interno della città è Parco San Marco, tra l’Ospedale Santa Maria Goretti e viale Rossetti, zona in cui il movimento è garantito e dove gli adolescenti della zona si incontrano per tirare due calci al pallone, probabilmente improvvisando impegnative finali di Champions League. Stesso stile per il Parco di Santa Rita, la “L” verde che si trova di fronte al Centro Commerciale Latina Fiori. Luoghi di aggregazione tra adolescenti, piacevoli chiacchierate tra mamme che spingono i loro bimbi sulle altalene, romantici pomeriggi tra fidanzatini liceali che “studiano” sulle panchine di questi giardini. Uscendo poi dal centro, anche nella nuova Latina, ovvero Q4 e Q5 troviamo spazi di questo tipo. Scivoli, panchine e porte da calcetto non potevano certo mancare nei più quartieri più strettamente residenziali della nostra città. Inoltre, sviluppati in lunghezza, questi quartieri offrono anche percorsi leggermente più impegnativi. Lungo gli stradoni della nuova Latina si può passeggiare sicuramente in maniera tranquilla e rilassata. Ovviamente, spostandoci sul concetto di camminata intesa come attività fisica e non solo come alternativa al traffico, via del Lido ad oggi costituisce la più grande risorsa in questo senso. Tuttavia, nonostante la pista ciclabile sia al riparo dalle macchine, bisogna sempre prestare molta attenzione, soprattutto nel caso dei pedoni. Frequentata da diverse categorie che si contendono

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po› Beatles quando attraversiamo le strisce pedonali, la falcata immortalata nella storica foto è bene tenerla per le strade tranquille, o al massimo per Abbey Road. In tutte le altre situazioni, sempre meglio procedere con cautela. Che poi si crea quella dinamica dualistica: se siamo noi quelli a piedi e non ci fanno passare, inveiamo contro il conducente di turno che non ci ha dato la precedenza; se siamo noi al volante e qualcuno tenta di attraversare, costringendoci a rallentare, scatta immediatamente l’insulto. Stiamo calmi, teniamo ben presente che i ruoli sono interscambiabili, il principio di fondo da mantenere è il rispetto per l’altro e per l’ambiente che ci circonda.

quotidianamente il dominio di quel suolo, ogni giorno assistiamo a sfide tra pattinatori, maratoneti, skater, ciclisti, pedoni. E questi ultimi costituiscono la categoria più a rischio. Attenzione al volume dell’ipod: è bene non isolarsi troppo dal contesto che ci circonda, o non saremmo in grado di percepire eventuali piccoli scontri. Anche viale Le Corbousier ospita spesso questi “sportivi low cost”; lungo i marciapiedi del viale è molto facile incontrare pedoni a passeggio (e, mi raccomando, dare la precedenza!). E’ bene non ostacolare le loro performances: i battiti vanno mantenuti costanti, e le pause forzate non giovano affatto a ciò. Per non parlare di quello che la legge afferma in merito. Al pedone sono dedicati due articoli del Codice della Strada, il 190 e il 191. Il primo sancisce le norme di comportamento da osservare, specificandone diritti e doveri; il secondo specifica e definisce le regole che i conducenti devono osservare nei confronti del pedone. Anche se forse ci sentiamo tutti un

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Nuovi progetti Lo scorso 5 marzo sono iniziati i lavori per il progetto PLUS che mira alla riqualificazione del litorale pontino, attraverso la realizzazione del Parco attrezzato Vasco de Gama, il raddoppio della pista ciclabile separata dalla pista pedonale, l’integrazione dell’impianto di illuminazione, nuove zone di verde. La riqualificazione delle aree verdi della nostra città è al centro anche di un altro progetto, un’iniziativa portata avanti dal Comune di Latina e i cittadini, presentata ai residenti della Cooperativa Ceepla, in via Germania. Anche qui saranno create diverse aree a verde, attrezzate con passatempi ludici e percorsi pedonali che, una volta terminati i lavori, saranno successivamente mantenuti dagli stessi cittadini che si sono impegnati ad ottemperare a tale accordo.

I benefici del camminare finché il sangue venga rimesso in circolo (sangue arterioso in basso, venoso in alto). - Il sistema nervoso trae giovamento sia a livello di pausa dalla frenesia quotidiana, sia dal fatto che il corpo riesce meglio ad eliminare le scorie che ristagnano nell’organismo. Le percezioni sensoriali vengono stimolate e si diventa più sensibili

Camminare è una della abilità che l’uomo acquisisce spontaneamente ad un certo stadio del suo sviluppo, in maniera innata. Non implica alcun tipo di movimento forzato e, di conseguenza, l’apparato locomotore non rischia nessun tipo trauma. - Migliora il tono muscolare - Le articolazioni si mantengono elastiche - Il tessuto osseo tende a mantenersi più compatto nel tempo, ritardando l’eventuale comparsa, ad esempio, dell’osteoporosi - Il cuore si ingrandisce, le sue pareti si rinforzano e si ispessiscono la frequenza cardiaca si abbassa le paresi dei vasi sanguigni diventano più elastiche, il sangue scorre meglio e cala così la pressione - Rinforzare i muscoli assoggettati alla cassa toracica ampliano lo spazio all’interno del quale i polmoni possono espandersi, rallentando così la frequenza respiratoria. Inoltre il regolare movimento della

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cassa toracica massaggia in maniera benefica tutti gli organi del nostro corpo. - Anche i piedi traggono enorme beneficio dall’attività del camminare: la parte inferiore del piede, altamente vascolarizzata, viene stimolata af-

In definitiva, camminare fa in modo che nel nostro organismo tutto venga messo in movimento, che siano scorie, pensieri malinconici, malumori o preoccupazioni. Dovremmo imparare a parcheggiare un po’ più lontano proprio per il gusto di fare due passi. Il mondo è diverso negli occhi di chi lo percorre con calma. Chi lo attraversa stressato, al volante dell’utilitaria grigia di turno, dovrebbe senz’altro staccare la spina per qualche ora, magari proprio a piedi nudi nel parco.


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La corsa (ad ostacoli) da Piazza del Popolo a Capoportiere in una assolata giornata di primavera

Latina-mare

Che voglia di arrivare Mezzora di affanni per raggiungere il Lido dal centro cittadino, tra portici, piste pedonali, cani al guinzaglio e bellezze nostrane di marco petrone

D

omenica primaverile, venti gradi, cielo sereno, pranzo con i parenti terminato e due possibilità: avventurarsi in una cauta digestione da divano oppure, incoscienza pura, prepararsi come nemmeno il migliore Usain Bolt sa fare e tentare di raggiungere sulle proprie gambe, di corsa, Capo Portiere. Alle 16 siamo pronti in Piazza del Popolo, giusto il tempo di ultimare lo stretching richiesto dai nostri poveri muscoli e si parte.

I primi metri sono i più difficili, salumi e crostate gustati poco prima accompagnano con un ritmo tambureggiante i movimenti del busto. Le gambe sembrano ancorate all’asfalto e l’attenzione dei curiosi che ci seguono con lo sguardo rende tutto ancor più difficile. Il centro nasce per passeggiare, non per correre. E’ così in molte città e Latina non fa eccezione: manca una zona pedonale e già uscire a piedi la sera non risulta semplicissimo, in mezzo all’assordante chiasso del traffico automobilistico, figuriamoci cercare di

ritagliarsi un percorso cittadino da affrontare correndo. Scendiamo con un certo appeal Corso della Repubblica, distratti perfino dalle vetrine dei negozi. L’orario garantisce pochi spettatori presenti alla nostra impresa e questo, con il passare del tempo, ci tranquillizza. Passo dopo passo raggiungiamo faticosamente il marciapiede del liceo scientifico “G.B. Grassi”, laddove in realtà comincerebbe la vera e propria pista ciclabilepedonale. Il tracciato roseo ci indica la retta via e, nonostante frequenti interruzioni causate da attraversa-


menti pedonali sull’asfalto stradale rendano la nostra spensierata rincorsa alquanto intervallata, traiamo involontario giovamento fisico da ogni singola pausa. Man mano che ci allontaniamo dal centro cominciano ad essere sempre più frequenti gli incroci o i sorpassi, con ciclisti e intere famiglie che portano a spasso il proprio animale domestico. E se è vero che proprio il cane è da sempre il migliore amico dell’uomo, non può dirsi altrettanto del rapporto instaurato tra cane e corridore: un costante abbaiare, un continuo rischiare di finire arrotolati nel guinzaglio di qualche Rex. Via del Lido comincia a pullulare di automobili in coda, spasmodiche nell’utilizzo di clacson e sorpassi. Superiamo Obi, il Centro Morbella e il ponte della 148. Urge refrigerarsi. La pausa scontata è quella dell’autolavaggio più frequentato di Latina. Adibito a mega parcheggio per coloro che abbiano voglia di partire verso il Lido direttamente da lì, punto di incontro per quanti decidano di scam-


biare due rapide chiacchiere. Una cinquantina di automobili riempiono interamente il parcheggio, decine di persone si incamminano piÚ o meno atleticamente verso il mare. Ripartiamo e cominciamo a definire le diverse tipologie di frequentatori di pista ciclo-pedonale. Ci sono appunto i corridori e i ciclisti, quelli veri, quelli che troveresti alla stessa ora tutte le domeniche e con qualunque meteo; ci sono gli occasionali, comunque in forma, che non disdegnano un po’ di sana attività fisica in giornate di sole. Poi famiglie intere o coppie che passeggiano, ragazzi con i pattini o in skate, chi si attrezza con mezzi indefinibili talmente attraenti da riuscire a fermare momentaneamente il traffico al loro passaggio. La folla comincia a gremire ogni spazio,

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sorpassare è complicato e spesso siamo noi stessi di intralcio a qualche ciclista. La fontanella che compare poco prima dei Prati di Coppola è un’ancora di salvezza che ci regala qualche altro minuto di autonomia per affrontare l’ultimo strappo. Due bambini che ci superano sui tricicli sono un affronto alla nostra virilità, stringiamo i denti e manteniamo un certo contegno nell’affrontare la fatica. Le bellezze locali si manifestano con nostro immenso piacere in tutto il loro splendore semi denudato dall’afa, ma siamo subito flagellati dall’idea che loro ci stiano osservando zuppi di sudore e chissà quanto maleodoranti. Torniamo sul pezzo e abbandoniamo facili illusioni, forse probabili allucinazioni. Dopo l’ultima curva si prospetta il traguardo,

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Arriva la primavera e invece del dolce dormire prepariamoci all’estate nel miglior modo possibile. In questo periodo è opportuno cercare di eliminare dalla nostra alimentazione quei cibi che facilitano la produzione di sostanza tossiche e aumentare quelli che al contrario ne favoriscono l’eliminazione. Il nostro corpo ha bisogno di mettersi a nuovo dopo gli stress dovuti all’inverno. Mesi di vita sedentaria, al chiuso, con in più un’alimentazione ricca di grassi e proteine, ma povera di vegetali portano ad accumulare più tossine nell’organismo. Grazie ai consigli di educazione alimentare e all’assunzione di tisane ad azione depurative e bruciagrassi ritroveremo il peso forma preservando la massa muscolare.

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il Lido, forse l’Eden, ancora presto per saperlo. Aumentiamo follemente il ritmo dei nostri passi, le gambe sono elementi oramai da noi incontrollabili. Una lunga fila di macchine incolonnate ci fa apprezzare la folle scelta, decine di persone che intralciano il passaggio ci costringono a frequenti frenate e improbabili ripartenze. L’ultimo attraversamento è lì, a portata di mano, vediamo la fontanella e una gran folla. Dopo circa mezzora, soste comprese, siamo giunti a destinazione. Ci facciamo largo, noncuranti dell’impressione che possiamo destare, assaporiamo la gloria per l’arrivo, il traguardo e improvvisamente, ecco il mare!

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I negozi storici di Latina che resistono al peso degli anni e della crisi Spirito di sacrificio e tradizione familiare contro la tentazione di abbassare le serrande

L’anima del

commercio Dai bar ai negozi di abbigliamento, fino alle gioiellerie La sopravvivenza di molte attività di decennale esperienza ma ancora al passo dei tempi di alessandro zaffarano

I

o sono ancora qua, canta Vasco. Eh già, gli fanno eco tanti negozianti di Latina che, da decenni, tengono alzata la saracinesca. Incuranti dell’incedere del tempo, delle stagioni di crisi, della monotonia che rischia di paralizzare stimoli e aspirazioni, di bloccare sul nascere una fisiologica voglia di cambiamento. Tutto rimandato ad un’altra vita, in questa hanno scelto il commercio e il suo mondo pieno di rose e di spine. Per attitudi-

ne, per tradizione familiare, magari anche per necessità, in un panorama contemporaneo che offre pochi spazi all’immaginazione. La parola d’ordine è resistere, facendo leva sull’esperienza accumulata e tramandata, sullo spirito di sacrificio, ma anche sulla voglia di rinnovarsi, di stare al passo con i tempi, di seguire la crescita disordinata di una città in cui tutto cambia nel giro di un lustro. Hanno visto tante attività chiudere dopo decenni, altre sbaraccare dopo qual-

che mese, qualche colosso provare a fagocitare il mercato, senza riuscire a completare il pasto. Darwin li ha aiutati, il trascorrere degli anni li ha selezionati, queste attività meritano l’encomio in tre tempi, passato, presente e futuro. C’è chi è nato con la città e chi ci è cresciuto, oggi alcuni di questi negozi possono raccontare la loro lunga e affascinante storia, tra soddisfazioni e difficoltà. Con la crisi che è un mostro da affrontare con coraggio.


RISTORANTE IMPERO DAL 1932 sotto i portici di Piazza della Libertà è un pezzo di storia della città, essendone coetaneo. Aperto dal signor Virgilio, più comunemente conosciuto come “il bersagliere”, è stato il primo ristorante della città. Tutta la Littoria degli albori frequentò il locale, ma anche personaggi famosi come il Re, il principe Umberto e Mussolini. La leggenda della ristorazione del capoluogo ha continuato a vivere grazie alla signora Marisa Piemontesi e Iris Silvestri, sempre con lo stesso nome e nell’identico posto.


GIOIELLERIA BIONDO DAL 1972 È sempre stata in via Duca del Mare ma originariamente più vicina alle vecchie autolinee. Dal 1985 si è spostata qualche civico più avanti dove è l’attuale sede. E’ ancora un punto di riferimento per molti amanti dei preziosi, grazie alla serietà e la professionalità dei fratelli Biondo, Lorenzo e Gianni, che sono state in questi anni il punto di forza. Ma è innegabile che la crisi abbia colpito anche e soprattutto il loro settore. “Perché una volta l’oro costava poco - ammette Lorenzo - oggi è cambiato tutto, l’oro è salito tanto, ovviamente questo ha favorito più la vendita dell’oro bianco anziché quello tradizionale che è sceso di un buon settanta per cento. Molte fabbriche di Arezzo da dove prevalentemente arrivava il prodotto, hanno chiuso i battenti”.

restare indietro è la cosa basilare in questo campo, anche se purtroppo oggi si pensa solo all’aspetto commerciale.”

tavola del latinense è sempre presente soprattutto la domenica, giorno particolare di raccolta di tutta la famiglia.”

PASTICCERIA TURI RIZZO

MANCINELLI

DAL 1957

DAL 1945

Fondato il 21 giugno di 57 anni fa da Salvatore Rizzo, è ancora oggi una delle pasticcerie più frequentate dai latinensi. Il segreto? Uova, farina e zucchero, niente di più. Le specialità? cannoli siciliani, gassatine millefoglie, pasta francese, paste di mandorle. Si può parlare di crisi con Turi?: “Se dicessi di no sarei un bugiardo – risponde l’attuale titolare Bruno Bruni - posso dire che la gente si è ridimensionata molto, anziché fare i vassoi grossi di paste, prende i mignon, ma la presenza del dolce sulla

È nato davanti al cinema Corso ed era un negozio dove si vendeva tutto, dall’uomo alla donna, al bambino, e non solo abbigliamento. Il primo grosso cambiamento si ebbe nel 1972, con un restyling completo e un look più moderno dell’attività. Si puntò esclusivamente sui capi per uomo e donna, con il negozio su due piani. Nel 1985 la definitiva divisione della linea uomo-donna. La forza del gruppo Mancinelli è quella di una famiglia unita, un bagaglio di esperienza consolidata, grazie alla serietà manifestata in tanti anni.

OTTICA MORETTO DAL 1972 Nato come negozio di fotografia in viale dello Statuto, il negozio di Giuliano Moretto divenne anche ottica qualche anno più tardi, quando si trasferì in Corso Matteotti, per poi aprire anche l’attuale sede di Via Duca del Mare, mentre il punto vendita di via Eugenio di Savoia rimane esclusivamente un negozio di ottica. “La vista è un dono prezioso, fa parte della vita, nonostante tutte le difficoltà del periodo, la gente vuole ancora mantenere questo bene – ammette il signor Giuliano – Sostanzialmente non è cambiato nulla, c’è una nicchia di gente che può ancora spendere, prende il meglio e non si discute. C’è una fascia, invece, che non può spendere e si accontenta di quello che trova.” Cosa si è inventato Moretto in questo momento in cui la sopravvivenza di molti negozi è a rischio? “Nulla, quello che conta tanto è la professionalità, essere sempre aggiornati a livello tecnico, perché noi siamo specialisti della tecnica e scienza della visione. Non

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Un’immagine storica della Pasticceria Turi Rizzo


Dolce Come le note di un violino, Delicata, gentile Fragrante e saporita!! Ma chi sei tu? - chiedo Oh sospira lei! Ma come, non lo sai? Sono di Turi Rizzo l’aragostina!?! Assaggiami e ritornerai E piÚ non mi lascerai. Ti voglio bene, vieni.

La Voce. Voce Voce.....

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ATLANTIC Divano in pelle

“Il divano mastro”: è il principio ispiratore di Atlantic che doveva rappresentare Chateau dìAx come pezzo da proporre in tutti i mercati del mondo. Grazie ad elementi diversi, crea un elevato numero di possibilità di composizioni: lineari, angolari e con elementi chalse longue. Atlantic riesce a trovare anche una felice collocazione al centro dell’ambiente vista la sua particolare conformazione ben definita anche sul retro. Un’immagine importante accentuata dal disegno iniziale. Il salotto simbolo di Chateau d’Ax che vanta più tentativi di imitazione


IDEA DI PINA SORRENTINO DAL 1972 Per anni una delle profumerie più conosciute della città, Batya, situata in bella vista in Corso della Repubblica, e punto di riferimento soprattutto per le donne del capoluogo, il negozio di Pina Sorrentino si è trasferito nel 2000 in via Sisto V dove si è trasformato in accattivante Concept Store rinomato per la qualità, la ricercatezza e la vastità dei suoi prodotti. All’interno del locale si vende abbigliamento e pelletteria, complementi d’arredo, accessori di moda, bigiotteria e gioielli in argento.

EQUIPE SAI DAL 1960 Fu il papà Luigi il fondatore del negozio sito nella galleria Pennacchi con altri tre colleghi. Elvio il più grande, Dialmo dopo qualche anno e Massimo, a catena iniziarono ad essere parte integrante dell’attività, prendendone in mano le redini. Da sempre punto di incontro

di molti sportivi e non, praticamente il riferimento di tanti giovani degli anni ’80. Oggi come sono cambiate le abitudini in virtù di questo “male” contagioso chiamato crisi dal quale tutto sommato si riesce a sopravviviere: “Per fortuna la nostra clientela cambia secondo le generazioni, ovviamente c’è quasi un travaso generazionale e questo ci facilita, ieri c’erano i papà, oggi i figli, fortunatamente la tradizione continua .” Ma questo stato di cose cosa ha prodotto? “Ha portato i nostri clienti a modificare sostanzialmente le loro abitudini, se una volta curare il aspetto estetico era quindicinale, oggi si è allungato ad un mese e mezzo, l’esigenza ha preso il posto del piacere.”

LA MIA LIBRERIA DAL 1979 Sita da sempre sotto i portici della Piazza della Prefettura. Fu Pietro Rapillo, trentacinque anni fa, ad iniziare questa attività, affiancato successivamente dal figlio Giosy che poco più di dieci fa ha lasciato il testimone a Marco Coluzzi.

BAR DI RUSSO DAL 1952 Anche questa è una attività che non ha cambiato locazione (all’angolo dei portici a fianco la Prefettura). Fu Silvio Di Russo ad inaugurarla, in uno dei posti strategici della città, tra le piazze del centro e i giardinetti, dove una volta passavano addirittura le auto sulla tratta Roma - Napoli. Ancora oggi l’attività è gestita dai figli Erasmo, Gianluca e Alessandro di Russo con la mamma Silvia Donato.

ANDREOLI

PASQUALE E FIGLI

DAL 1956 Andreoli Pasquale e Figli dal 1956. Era un piccolo negozio di riparazioni in piazzale Gorizia, di fronte le case popolari. Si trasferì dopo due anni in via Emanuele Filiberto di fronte garage Ruspi, poi nel 1959 sotto l’Hotel Europa dove inaugurò il primo negozio di elettrodomestici. Nel 1968 la definitiva sede in Corso della Repubblica, dove iniziò a commercializzare l’alta fedeltà.

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AGENZIA DI PIETRO DAL 1948 Principalmente in via Vittorio Veneto, poi nella storica Piazza della Prefettura, per tantissimi conosciuto anche come il “giro di Peppe” A fondarlo fu Alcibiade di Pietro, poi il figlio Antonio insieme a Ferdinando Di Pietro comprendente anche l’autoscuola fino alla metà degli anni ’90, che fu trasferita poi in via Garibaldi con la cooperativa delle autoscuole pontine. Oggi l’agenzia è condotta dal nipote Alcibiade il quale, nonostante i tantissimi problemi legati alla crisi che ha colpito principalmente il settore automobilistico, riesce a mantenere alto il nome di una famiglia così storica e conosciuta nel capoluogo grazie anche alla diversità dei servizi offerti, alla esperienza e affidabilità.

FOTO LUCIANO DAL 1964 È un’altra di quelle attività rimaste fedeli negli anni nella sede originaria in piazzale Gorizia 13. Ancora oggi Luciano Maretto è la figura importante e attiva del negozio. La capacità di rimanere ancora a “galla” nonostante tutto, rimanere a passo con i tempi, aggiornarsi sempre per le nuove tecnologie, sono queste le ricette per non abbandonare l’attività: “E’ una crisi che ha coinvolto tutti, noi e i clienti. L’evento del digitale ci ha penalizzati, non abbiamo più il quantitativo di foto di una volta. Prima era necessario sviluppare il rullino per vedere le foto, oggi è tutto diverso. Poi la vendita delle macchine fotografiche è passata ai centri commerciali con prezzi diversi dai nostri. Stiamo reagendo, abbiamo investito in nuove attrezzature digitali per la stampa delle fotografie. Questo ci permette ancora di sopravvivere”

Qui a destra l’Autoscuola Di Pietro presente ancora a Latina in Piazza della Prefettura

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LA RIVIERA FIORI DAL 1970 Anche questo un negozio è in piazzale Gorizia da sempre. Gestito dalla signora Clara Tosarello, mamma di tre figli, anzi quattro perché il negozio per lei è come un “figlio”. Un negozio di fiori molto diverso dallo standard comune, con oggettistica regalo di classe. Questo li ha contraddistinti da sempre, con fiori di prima qualità direttamente dalla produzione sanremese, sostituita oggi dai paesi olandesi. La crisi non ha risparmiato il settore, il mazzo da 12 rose era una volta il più richiesto, anche se ancora oggi non manca il nostalgico. Nonostante tutto nel periodo delle festività, il fiore ha ancora il suo fascino, in particolare S. Valentino. La tradizione è confermata.

PANIFICIO ZAMPIERI

mandata da madre in figlia. Il segreto di rimanere ancora oggi sulla cresta dell’onda? L’onesta, che la signora Rosa ci tiene tanto a sottolineare e che le è stata insegnata dai genitori. Il papà era un commerciante all’ingrosso, andava con i cavalli e il carretto a caricare i carciofi a Sezze per poi portarli a vendere a Napoli. Un lavoro massacrante che durava una settimana.

PEZONE MODA DAL 1965 Fondato da Giuseppe Pezone e dalla moglie Rosetta. Una impresa familiare continuata dai tre figli Domenico, Chiara e Antonella presenti oggi nel locale. Pezone Moda ha vestito per tanti anni la città di Latina con abiti soprattutto per gli sposi, generazioni intere hanno transitato e acquistato nel locale di largo Giovanni XXIII e Piazzale Gorizia. Famoso dai latinen-

si per essere da sempre chiamato il negozio di “Rosetta” che già nel 1957 faceva l’ambulante iniziando a vedere biancheria fino ai tessuti.

FARMACIA FONTANA EX FARMACIA GAMBETTA In via E. Filiberto (ex farmacia Gambetta) dai tempi della bonifica rilevata dalla famiglia Fontana dal 1995. Da un nome e una attività storica come quella della famiglia Gambetta, ad un un’altra importante famiglia, appunto quella Fontana, anch’essa con una storia importante alle spalle da oltre 200 anni. I capostipiti furono infatti farmacisti – chirurghi, provenienti da Canosa di Puglia. Per secoli fu tramandata questa tradizione di farmacisti. Oggi la dottoressa Amelia Fontana dirige questa attività con professionalità e gentilezza, puntando anche sulla vendita a domicilio e sui prodotti per celiaci

DAL 1952 Storico negozio della vendita del pane in Viale 18 Dicembre 1, angolo via Filippo Corridoni. Il pioniere fu Pietro Zampieri, poi il figlio Paolo oggi Roberto, nipote di Pietro, attuale gestore insieme alla moglie Cristina. Il panificio è stato allargato per permettere la vendita non solo di pane ma di tutti quei prodotti da contorno. Nonostante questa “ modernizzazione” il lavoro è calato di un 50%, le forniture esterne sono state interrotte già da diversi anni, quindi il sostentamento arriva solo dalla vendita al minuto, allungando gli orari di lavoro e le aperture (domenica e lunedì compresi).

LA FRUTTERIA ROSETTA DAL 1947 In viale 18 Dicembre, aperta dalla signora Pina Maddalena, mamma di Rosa Russo che insieme alla figlia Sara, è ancora oggi a capo dell’attività dopo 50 anni. Una tradizione tra-

L’interno del negozio di Pezone Moda di Latina

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OTTICA ADINOLFI

FRATELLI PANTANO

GIOIELLERIA WIQUEL

DAL 1935

DAL 1945

DAL 1932

La prima sede fu aperta in Corso della Repubblica di fronte la farmacia S. Marco da Giulio Adinolfi. Successivamente il figlio Alvaro inaugurò in via E. Filiberto nel 1956 e il fratello Franco vicino l’allora Standa. Dopo la scomparsa del capostipite, Clara Adinolfi, sorella di Alvaro e Franco, ereditò il negozio in Corso della Repubblica. Oggi la generazione Adinolfi continua con Laura, Giulio e Ada che riescono ancora a gestire questi negozi nonostante le difficoltà, prima fra tutte la concorrenza, visto il numero elevato dei negozi presenti sul territorio. Il nome e la qualità restano, comunque, i presupposti fondamentali per il proseguimento di lavoro iniziato quasi 80 anni fa.

Fu Albino Pantano ad intraprendere questo mestiere iniziando anche lui come tanti facendo l’ambulante, aprendo poi la sua bottega inizialmente qualche decina di metri prima (di fronte l’ex Ospedale) dell’attuale negozio in cui trova oggi e dove si trasferì alla metà degli anni ’50. Successivamente il nonno Armido Pantano e Vanda la moglie rilevarono l’attività. I loro due figli proseguirono la tradizione, Graziano in via E. Filiberto, Armando, invece, nel locale vicino il mercato coperto. Oggi la figlia di Graziano, Sabrina Pantano continua con orgoglio a gestire il negozio. Crisi o no, oggi le difficoltà sono legate anche alla poca professionalità circolante che, inevitabilmente, ha inquinato il mercato.

Sono stati diversi gli spostamenti di sede, inizialmente in via Sisto V, poi in piazza S. Marco (che all’epoca si chiamava piazza Savoia), infine nella sede attuale in Corso della Repubblica, dove si stabilì subito dopo la guerra. Il fondatore si chiamava Dante Wiquel, il lavoro che si svolgeva era prevalentemente per un pubblico rurale, con un settore merceologico limitato, riferito principalmente alla vendita di sveglie e successivamente di orologi, all’epoca considerati bene di lusso. Negli anni ’70 Giuseppe, il figlio di Dante prese le redini del negozio dando un impulso diverso all’attività iniziando ad inserire aziende prestigiose. La gioielleria crebbe di importanza, soprattutto nel periodo del boom economico. Oggi Dante Wiquel, subentrato agli inizi degli anni ’90, continua a portare avanti la tradizione di famiglia.

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BAR CIFRA DAL 1946 Un’altra attività di quelle che hanno scritto la storia di Latina. Fondata da Argimiro Cifra e la moglie Teodorina Morelli, inizialmente in via Oberdan di fronte la tipografia Ferrazza, si trasferì cinque anni dopo in Corso della Repubblica (da qui prese il nome di Bar del Corso) dove i figli del pioniere Argimiro, Erasmo e Arturo, iniziarono la loro lunga carriera. Fu il punto di riferimento per anni di molti latinensi anche di sera, il bar infatti veniva frequentato per assistere alla trasmissione “Lascia o Raddoppia”, in un periodo dove le tivù erano un lusso per pochi. Don Torello, primo parroco di latina, benedì il locale il giorno della sua inaugurazione. Nel 1978 il bar iniziò a cambiare look, diventando pasticceria, catering e altro. Nel frattempo anche i figli di Arturo (Franco, Gianni e Marco) iniziarono a collaborare nell’attività. Con l’espansione della città negli anni Ottanta, e più esattamente nel

1985, lo storico bar del Corso si trasferì in via dell’Agora dove è presente tutt’oggi con Franco Cifra e i suoi figli Chiara e Matteo. Anche Marco Cifra, continua a mantenere alto il nome della famiglia Cifra, con il locale in piazza del Mercato.

GIOIEL. R. BRUSAPORCI DAL 1950 Fondata dal signor Roberto Brusaporci in via E. di Savoia. La storia della gioielleria inizia dal nonno Roberto che aprì allora negozi a Cori, Giulianello, Velletri Valmontone. Fu il figlio Roberto (più comunemente conosciuto come Robertino per distinguerlo dal papà), ad inaugurare il negozio al civico 30, un posto strategico per l’epoca dove la fermata dei bus era a pochi metri dal negozio (dove oggi c’è il Monte dei Paschi di Siena). Dal 1981 è Giorgio Brusaporci, il figlio, a prendere la gestione. La fiducia riposta dalle persone in tutti questi anni è stato l’investimento migliore per continuare oggi nonostante la crisi.

CINELLI REGALO DAL 1932 In piazza S. Marco dal 1932. L’attività fu aperta da Luigi Cinelli dove oggi c’è la farmacia S. Marco, ed era un negozio di ferramenta. Qualche anno dopo, quando fu costruito il palazzo attuale dell’INA, le sorelle Cinelli, Liliana e Marina, si spostarono li dopo la scomparsa della mamma. Ma già in questa sede il negozio si trasformò, dalla ferramenta (da un parte) agli articoli da regalo (nell’altra ala del locale). Fu il fratello Aldo in seguito, a sposare definitivamente la ferramenta in Corso Matteotti, mentre l’altro fratello Ezio decise per la sede in largo Don Bosco.

CENTRO CONTABILE DAL 1965 Più comunemente conosciuto come “Buffetti” è gestito da sempre da Giorgio Capurso. E’ stato per anni il punto di riferimento per gli uffici che sorgevano soprattutto nel centro citta e per molti negozi che necessitavano di attrezzature e cancelleria.

Un locale che ha scritto la storia di Latina: il Bar Cifra. Prima situato in Corso della Repubblica (prese il nome di Bar del Corso)

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GIOIELLERIA DE VITIS

BAR EZIO

MARIO CANCELLIERI

DAL 1952

DAL 1965

DAL 1973

Fu inaugurata da Giuseppe De Vitis in via Eugenio di Savoia, dal 1989 a tutt’oggi, la figlia Maria Antonietta ha ereditato il locale insieme ai figli Funny e Guglielmo. Una lunga ed esperta famiglia di orefici quella De Vitis, il nonno della signora Antonietta (Giuseppe De Vitis) fu il primo ad avere la licenza di “fabbricatore d’oro” (una patente per lavori di oro e argento) conferita nel 1859. La ultra centenaria tradizione di oreficeria è ancora oggi in auge grazie alla perseveranza della signora Maria Antonietta che, nonostante il non brillante momento economico, continua a mantenere “viva” questa attività grazie a quella onestà trasmessa dai genitori, che tanti clienti non più giovani riconoscono.

L’attività cominciò con la vendita del latte in via Umberto I, angolo via C. Alberto, per poi trasformarsi in bar vero e proprio, molto presto diventato un luogo tra i più frequentati di Latina, soprattutto dalle generazioni dei giovani di allora essendo vicino il all’Istituto Tecnico Industriale e successivamente all’Istituto per Geometri.

Il negozio di calzature è sempre stato in via IV Novembre e lega il suo nome alla popolarità avuta quando giocava nel Latina Calcio a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Oggi è certamente il punto di riferimento principale nel settore, grazie all’affabilità dei proprietari e alla merce di primissima fattura

LIBRERIA MANZONI

POZZANA BICICLETTE

DAL 1965

DAL 1933

Prende il nome dall’Istituto Magistrale Manzoni per distinguersi dalla libreria Cicconi che portava lo stesso cognome del titolare ed era sul corso vicino al Bar Cifra. Un locale strategico, visto che nelle vicinanze erano presenti il Liceo Classico Dante Alighieri (a Palazzo M), e il Magistrale, mentre di fronte sopra al Palazzo D’Ercole c’erano anche due piani di scuola Elementare. Dopo gli spostamenti di sede delle scuole, la libreria ha dovuto inevitabilmente diversificare la tipologia di vendita (dalla libreria e cartoleria scolastica per eccellenza), agli articoli da regalo e firme importanti in esclusiva.

Biciclette e ciclomoto dal 1933 Creato dal signor Marcello Pozzana, in piazza S. Marco angolo Sisto Quinto, fu il primo negozio in cui il titolare costruiva e riparava al tempo stesso. Nel 1964 dopo la scomparsa del fondatore è stata la figlia Argia insieme alle sorelle Silvana, Gabriella e al fratello Ruggiero a portare avanti l’attività. In questi anni anche il negozio ha dovuto modificare le proprie abitudini di vendita passando ai giocattoli, mantenendo sempre e comunque il settore biciclette. La speranza della signora Argia è che in futuro i nipoti possano continuare la tradizione.

BAR MIMÌ DAL 1936 Inizialmente sito in via F. Corridoni, il bar si trasferì quattro anni dopo (1940) nel locale dove attualmente c’è l’Agenzia Di Pietro, per poi accasarsi definitivamente nel 1949 nelle sede attuale. Fu Domenico Perrelli il primo ad aprire, fratello di Luigi Perrelli successivamente il gestore nella location dei tempi odierni (a fianco alla caserma dei Carabinieri), insieme al figlio Bruno Perrelli. Il signor Bruno ancora oggi è una colonna importante del locale insieme al figlio Luigi. Anche in questo caso continua la tradizione.

Qui in basso una bellissima immagine dell’esterno del Bar Mimì presente nella collocazione attuale dal 1949. Inizialmente sito in via Corridoni il Bar si trasferì quattro anni dopo, nel 1940, dove attualmente c’è l’Agenzia Di Pietro

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LA CASA VENETA

PICCINATO ABBIGLIM.

SEMENTI SCARPARO

DAL 1975

DAL 1959

DAL 1953

Vestire alla moda in quei tempi significava recarsi nel locale in Piazza della Prefettura. Cristiano, figlio del titolare Mario Giacomini, è da tre anni subentrato nella direzione del negozio. Una scelta, quella di spostarsi, dettata dal cambiamento, inevitabile per stare al passo con i tempi e le mode, più fresca e giovanile, mantenendo sempre la qualità con la quale questo negozio si è contraddistinto negli anni.

In via Filippo Corridoni c’è il negozio aperto da Nico Piccinato, insieme al fratello Achille. Sarebbero tanti gli aneddoti che il signor Nico potrebbe raccontare, uno su tutti è quello del viaggio del fratello Achille in bicicletta da Latina a Milano con una cassetta avanti e una dietro per caricare qualche articolo da vendere. Una settimana di viaggio per arrivare, felice, a destinazione.

Aperto da Andrea Scarparo (allora rappresentante della Sementi Sgravatti, una delle più antiche aziende italiane) nella sede di via C. Battisti, diventata successivamente via F. Bandiera. Fu il figlio Romano Scarparo a continuare l’attività fino al 1995, quando decise di trasferirsi in via Congiunte Destre, dove attualmente gestisce insieme ai figli Andrea e Paolo.

CARROZZERIA BOMPAN DAL 1978 Inizialmente in via S. Francesco, con Sandro Bompan fondatore, dal 1984 si è spostata in via Isonzo, sede attuale con il figlio Luca subentrato da qualche anno nella gestione e organizzazione.

DI FAZIO GOMME DAL 1946 Il primo gommista di Latina, in via IV Novembre, fu il signor Enrico, meglio conosciuto in città come “Sor Enrico” o “Enrichetto”. Nel 1968 lo spostamento in via Cavour, con il figlio Benito alla direzione dell’attività. Nel 2003 nuovo trasferimento nell’attuale sede in via Piave. Dal 2011 è il nipote Enrico a continuare la tradizione aprendo un nuovo locale a Latina Scalo.

MOBILI PITTON DAL 1947 L’attività iniziò come falegnameria, intrapresa dal signor Luigi Pitton. I figli Ruggero e Giuseppe nel 1960 si trasferirono nella sede dove tutt’oggi il negozio è presente, in Corso Matteotti, diretto dal Francesca Pitton, figlia di Ruggero e Barbara Pitton, figlia di Giuseppe.

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Una delle vecchie licenze per l’abilitazione alla vendita nei negozi


Una visione ampia di Viale Filiberto di Savoia

CARROZ. F.LLI FIORITO DAL 1960 AI fratelli Mario, Ottorino e Nazzareno, dapprima in via Marchiafava, poi in via Piattella, è subentrato oggi Francesco, il figlio di Ottorino, a continuare la tradizione familiare.

GIOIELLERIA PIERI DAL 1947 Fondata in Corso Matteotti dal signor Ilario e condotta oggi dal figlio Francesco, è una attività specializzata anche nella produzione e vendita di coppe e trofei

LATINA MANGIMI DAL 1947 Fondato da Sante Miscio in via Pantanaccio che oggi si gode la sua meritata pensione dopo una vita di lavoro

e la gestione dell’attività. Da da oltre un ventennio, l’attività è diretta dal figlio Gianluigi Miscio che ha rinnovato la struttura nel corso del tempo per rimanere competitivo sul mercato e per soddisfare le richieste della sua affezionata clientela.

ghi, con il passar degli anni, ha aperto altre sedi in provincia.

CALZATURE DE VITA

(Oggi Stilbagno) di Erasmo Fiorito in via Epitaffio insieme al figlio Andrea. Da sempre vendita di sanitarie e arredamenti per bagni, è grazie alla simpatia e all’affabilità del proprietario, oltre a prodotti di prima qualità, che è riuscito a rimanere sempre un punto di riferimento nel settore

DAL 1953 Inaugurata dalla famiglia De Vita, proseguita successivamente dal figlio Michele e dalla moglie Laura, l’attività è passata nelle mani della figlia Simonetta che, insieme alla mamma, prosegue il lavoro.

IMO GALANTI MANGIMI DAL 1953 Fondato dal signor Imo, amministratore unico ancora della società insieme ai figli Sandro e Dario. Inizialmente ubicato in via E. Filiberto, successivamente in via Lago Ascian-

EDILATINA DAL 1968

MULINO S. MARCO DAL 1931 Fondato dal signor Saturnino in via Lago Ascianghi, dal 1937 in via Torre la Felce, il figlio Guido subentrò nell’azienda molto giovane. Nel 1963 cambiò denominazione in Mulino Piattella, Nel 1982 a sua volta fu il figlio Massimo ad intraprendere questa attività che ancora oggi dirige con professionalità in via Piattella.

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Le telecamere di sorveglianza della città, progettate nel 2003 e costate fino ad oggi 600 mila euro, tra carenze strutturali e nuove installazioni

GRANDE

FRATELLO

I quindici apparecchi da sostituire, in attesa della valutazione della commissione giudicatrice di alessia fratini

S

ono passati più di dieci anni da quando si è iniziato a parlare di un sistema di videosorveglianza a Latina, a chi non è capitato di vedere una delle telecamere e di chiedersi se funzionano? Domanda legittima, vista la fastidiosa abitudine degli amministratori pontini ad annunciare grandi progetti per poi lasciarli cadere nel dimenticatoio, purtroppo l’elenco è lungo. Quando si parla di sicurezza si fa leva sulla paura dei cittadini e la parola “videosorveglianza” è una carta che i politici hanno imparato a giocare spesso e bene. Il primo progetto di

videosorveglianza della città di Latina risale al 2003. Uno dei cavalli di battaglia del Sindaco Vincenzo Zaccheo (in carica da poco) realizzata grazie ai fondi trovati da fabrizio Cirilli, consigliere regionale e membro della Commissione speciale Sicurezza. Un totale di 440mila euro, 40mila provenivano dalle casse comunali, per un sistema di videosorveglianza formato da 15 telecamere e una sala operativa (allestita presso la Questura) per controllare gli accessi della città. Gli anni passano mentre procede l’iter della gara per “Progettazione esecutiva e realizzazione del sistema di videosorveglianza urbana”

e si fanno i lavori. Le telecamere sono installate alle vie di accesso di Latina e in punti sensibili della città, decisi insieme alla Questura. Il capoluogo pontino è più sicuro, almeno così ci fanno credere, ma dura poco. Nel 2006, infatti, diventa di pubblico dominio un serio problema riguardante il sistema di sorveglianza: le immagini – soprattutto quelle registrate di notte - sono inutilizzabili. Uno dei più attivi nel denunciare la paradossale situazione è il consigliere comunale Mauro Visari: «il piano di videosorveglianza sembrava buono, ma poi ci si è accorti che la tecnologia utilizzata non permette alla centrale ope-


rativa di leggere le immagini». Addirittura riproduce una serie di fotografie scattate a intervalli di pochi secondi l’una dall’altra (fermo immagine), anziché un video. Praticamente inutile. Dopo una serie di problemi tecnici che avevano causato ritardi, dei quali anche la Regione si era lamentata, il sistema è attivo ma serve a poco: lo dimostrano alcuni furti in attività commerciali esposte alla visuale delle telecamere, per i quali non è stato d’aiuto. A detta di molti il sistema ha funzionato solo per un breve periodo, non è mai entrato pienamente a regime (forse per la lentezza che ne ha caratterizzato la realizzazione o per altre difficoltà di natura tecnica). È un costoso deterrente, forse è sufficiente instillare il dubbio che qualcuno stia osservando… Nonostante l’evidente inadeguatezza del sistema, il Comune procede con tanto di “Patto per latina sicura” (siglato con la Prefettura nel 2009) impegnandosi a “implementare il progetto di videosorveglianza con tecnologie innovative e con l’installazione di telecamere da posizionare nelle zone di interesse più a rischio”.


L’area del mercato del martedì con in primo piano la telecamera di videosorveglianza

La prima gara è andata deserta e nessuna azienda si è fatta carico di sostituire un sistema obsoleto con problemi di trasmissione dati Ancora promesse, ma la situazione è ormai irrecuperabile: le tecnologie cambiano frequentemente e i ritardi accumulati creano problemi evidenti. A questo punto il sistema di sorveglianza installato è ovviamente obsoleto, le strumentazioni sono vecchie e la trasmissione dati ha problemi. Due le opzioni possibili, aggiornare il vecchio sistema oppure realizzarne uno nuovo. «La prima gara è andata praticamente deserta, nessuna azienda si è fatta carico di aggiornarlo perché evidentemente sapevano che non avrebbe potuto funzionare a dovere – spiega la consigliera comunale nicoletta Zuliani - per cui

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è stata fatta una seconda gara con la revisione proprio del sistema di trasmissione dati». Anche il sindaco Giovanni Di Giorgi è sensibile al tema della sicurezza e, dopo essersi insediato nel 2011, l’amministrazione si dà da fare: Mozione sicurezza, Commissione pianificazione strategica e, poi, un nuovo bando per la videosorveglianza. Dopo un anno dall’insediamento della nuova giunta, durante un Consiglio Comunale sul controllo del territorio, è approvata una mozione sulla sicurezza sociale e l’ordine pubblico nella quale si demandano specifiche azioni: la Commissione Consiliare

Permanente “Pianificazione Strategica” dovrebbe elaborare, entro un mese, il “Piano per un sistema integrato della sicurezza urbana”; la giunta comunale, invece, occuparsi dell’installazione di un sistema di videosorveglianza entro sei mesi, tra gli interventi a favore della sicurezza urbana. «La commissione si è riunita a maggio 2012 – spiega la consigliera Zuliani, membro della commissione - siamo assolutamente in ritardo rispetto a quello che il consiglio comunale aveva dato come mandato. Il lavoro degli uffici va a rilento, dicono che c’è carenza di personale, ma è l’organizzazione a essere carente. Sono stati anche trovati dei fondi dormienti, così abbiamo potuto arricchire il capitolo di bilancio proprio per la videosorveglianza urbana. A tutt’oggi, però, il risultato è che ancora non abbiamo una videosorveglianza su cui possiamo contare». E poco conta, infatti, che siano grandi o piccoli progetti. Anche quando l’intervento è di soli 30mila euro, come nel caso della videosorveglianza dei cosiddetti Borghi nord: santa Maria, Bainsizza, Montello e ferriere. Solo 6 telecamere da installare ma tutto però è fermo da 18 mesi, nonostante l’emendamento sia stato approvato a giugno 2012. Il primo progetto di videosorveglianza nei borghi stenta a decollare nonostante siano già stati trovati i fondi, 180mila euro, per replicare il sistema nelle altre frazioni. Non conta molto neanche quando si tratta di luoghi a rischio, come la zona dei pub. Anche qui la videosorveglianza, programmata oltre un anno fa, di fatto non è mai entrata in funzione. Intanto la commissione giudicatrice sta valutando le varie offerte arrivate per l’ultimo bando di gara del Comune di Latina per i “lavori di adeguamento del sistema di videosorveglianza territoriale”: 125mila euro disponibili per sostituire 15 telecamere, realizzare una rete wireless di comunicazione e allestire una sala operativa presso il Comando della Comando della Polizia Municipale. Dal 2003 al 2014, una spesa totale di quasi 600mila euro. Quando smetteranno con gli annunci e inizierà a funzionare sul serio la videosorveglianza?


Borghi Con un emendamento del Partito democratico, approvato nel 2012, il Comune ha stanziato i fondi necessari alla realizzazione di un sistema di videosorveglianza nei borghi Santa Maria, Bainsizza, Montello e Ferriere, pari a 30mila euro. A distanza di più un anno e mezzo nessuna delle sei telecamere previste è stata ancora installata, ha spiegato il consigliere Omar Sarubbo. Lo scorso gennaio lo stesso consigliere ha depositato un’interrogazione consiliare urgente sul caso, chiedendo al sindaco le ragioni del ritardo nella realizzazione dei lavori. Interventi che potrebbero interessare anche altre zone della città: sarebbero già state reperite le risorse per finanziare la videosorveglianza anche in altri borghi e quartieri, un totale di circa 180 mila per coprire tutto il territorio.

L’amministrazione comunale si è impegnata ad elaborare un Piano per un sistema integrato della sicurezza urbana ed entro sei mesi ad installare gli impianti di videosorveglianza

Telecamere verdi Piazza Santa Maria Goretti, il luogo più sorvegliato di Latina, almeno così pare. Tre videocamere per monitorare la piazza 24 ore su 24 che registrano chi infrange le regole. L’installazione del sistema di videosorveglianza è stata finanziata come parte della riqualificazione della piazza (settembre 2012), situazione simile per le telecamere dell’Oasi

Verde, tra i quartieri Nuova Latina e Nascosa. Entrambi i sistemi sono a circuito chiuso, registrano continuamente (e cancellano dopo qualche giorno) ma non c’è nessuno che controlli in tempo reale le immagini. Le telecamere sono installate e funzionano, ma manca un sistema di centralizzazione per il monitoraggio, almeno finché non saranno realizzati gli interventi strutturali che doteranno la città di un vero sistema di videosorveglianza.

L’incrocio del Centro Morbella e nel riquadro una telecamera montana in Piazza Santa Maria Goretti

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Telecamere di Sorveglianza a Latina 1. Incrocio Via Epitaffio, Via Pantanaccio; 2. Incrocio Via Ezio, Via Terenzio; 3. Viale delle Medaglie D’oro

(piazzale);

4. Piazza San Marco angolo Via

Gramsci;

5. Incrocio Via La Marmora, Via Leone X; 6. Parcheggio Autolinee Nuove; 7. Rotatoria Borgo Piave; 8. Largo dell’Aviatore;

9. Via Quarto;

17. Piazza S.M. Goretti

10. Rotatoria Via del Piccarello;

18. Oasi Verde

11. Incrocio Via Kennedy, Via Zani;

19. Mercato

12. Incrocio Via del Lido, Viale P.

20. Latina Scalo - viale della Sta-

13. Incrocio Via Isonzo, Via dell’A-

IN PROGETTO A. Borgo Le Ferriere B. Borgo Montello C. Borgo Bainsizza D. Borgo Santa Maria E. Foce Verde F. via Lungomare - via Pantelleria G. via Lungomare -via Casilina H. Capoportiere

Picasso; gora;

14. Incrocio Via Paganini, Via Jommelli;

15. Incrocio Viale PL da Palestrina, Via Respighi.

16. Zona Pub

zione - via Empedocle

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Telecamere al Lido I lavori nell’ambito del progetto PLUS Marina di Latina, prevedono la realizzazione di 7 punti di videosorveglianza: 4 telecamere ad alta risoluzione per il controllo della viabilità e 3 realizzati con telecamere a media risoluzione e ampio raggio di visuale per il controllo del territorio. Le telecamere saranno installate a Foce Verde, all’incrocio via Lungomare - via Pantelleria, all’incorcio via Lungomare -via Casilina e a Capoportiere.

Gara per l’adeguamento del sistema di videsorveglianza Al costo di circa 125mila euro saranno sostituite le 15 vecchie telecamere. Il sistema di videosorveglianza comunicherà attraverso una rete wireless e verrà allestita una sala operativa presso il Comando della Comando della Polizia Municipale con 4 monitor da 42”. La telecamera motorizzata, con sensore ad alta risoluzione e senza punti ciechi, sarà del tipo “Dome PTZ” con zoom e slot per alloggiamento di memoria interna, la rete funzionerà con la tecnologia wireless Hiperlan/2. La novità più importante riguarda la possibile implementazione con un sistema lettura targhe. L’importante è che non passi troppo tempo o quelle che ora sembrano tecnologie innovative, saranno obsolete al momento della loro messa in opera. Aspettiamo l’esito della gara.

Sistema lettura targhe La nuova videosorveglianza potrebbe comprendere anche un sistema per la lettura automatica delle targhe. Grazie a una specifica telecamera, e un software dedicato, si potranno

L’incrocio di Via Pantanaccio, uno dei punti nevralgici della città

riconoscere i veicoli che transitano, fino a 160 km/h. È inoltre possibile utilizzare un database per effettuare attività

automatiche di controllo agli accessi (apertura sbarre, cancelli, ecc), per regolare gli ingressi di una zona a traffico limitato, per esempio.

Per il nuovo progetto sono disponibili 125 mila euro e prevede la comunicazione wireless e la creazione di una sala operativa presso il Comando della Polizia Municipale

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Esigenze di Privacy Nel bando del comune si richiede che il sistema sia in grado di “memorizzare le immagini delle telecamere per tempi di gran lunga superiori a quelli stabiliti dalla Legge, pertanto qualora l’Ente facesse esplicita richiesta al Garante di estendere il periodo di conservazione delle immagini, anche fino a 7 giorni”. Secondo le disposizioni del Garante a tutela della Privacy: “La registrazione viene normalmente conservata per 24 ore e, in particolari casi non oltre le 72 ore”.

In grande una telecamera di sorveglianza posta su un palazzo nella via dei pub mentre nel riquadro la rotonda di Viale Kennedy

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La storia dell’edificio di fondazione, dalle origini ai recenti tentativi di recupero. In attesa del bando per l’appalto dei lavori

FINEIlGARAGE Ruspi

tra passato e futuro Una struttura “di interesse culturale” che è stata autorimessa, benzinaio e supermercato ma che mira a diventare un polivalente centro espositivo e museale di alessia fratini


S

arà l’ennesimo proclama senza esito (vedi Terme, metro leggera, aeroporto), un altro spazio inutilizzato, come i locali dell’ex-consorzio agrario, o sfruttato male, pensiamo al teatro e all’università. L’edificio conosciuto un tempo come Garage ruspi, dopo alterne vicende, è destinato a divenire una “struttura polivalente per attività culturali e museali” all’interno di un progetto di riqualificazione che dovrebbe interessare anche piazzale San Benedetto, ora adibito a parcheggio. Qui doveva sorgere la famosa biblioteca progettata dall’architetto James Stirling che per primo avanzò l’idea di realizzare un museo all’interno dell’ex-Garage. Erano gli anni ‘80 e il progetto è finito nel dimenticatoio. Dopo decenni di abbandono, nel 2007 l’ex-Garage Ruspi è stato acquistato dal Comune per essere “destinato attraverso un concorso di progettazione a polo espositivo di importanza internazionale e a ospitare una mostra permanente sul futurismo” come dichiarò

l’allora sindaco Zaccheo. Nel frattempo l’iter del concorso è terminato e i fondi sono stati stanziati; nel 2014 si aspetta che l’amministrazione comunale pubblichi il bando per l’appalto dei lavori. È da quasi cinque anni, però, che l’ex-Garage Ruspi ospita temporaneamente manifestazioni culturali grazie agli interventi, fatti dalla Casa dell’Architettura di Latina e finanziati dal Comune in occasione dell’importante mostra sull’architetto adolf loos, che ne hanno consentito la riapertura nel 2009. Da allora, qui sono state esposte le opere di Vincenzo Balsamo, di Ugo attardi e di Francesco Martelli, hanno avuto luogo la rassegna Frammenti d’Arte, la mostra Luce su Littoria: cinedocumentari dal 1932 al 1944 e, ultimamente, il convegno sull’Ing. Giuseppe nicolosi, con una mostra a lui dedicata. Da almeno trent’anni si sente parlare dell’ex-Garage Ruspi come una struttura da destinare ad attività culturali e museali ma la realtà che abbiamo sotto gli occhi è quella di un edificio al centro della città praticamente


abbandonato. Quanto tempo passerà ancora, tra progetti e comunicati - prima che questo particolare edificio di fondazione diventi un polo culturale e siano sfruttate appieno le grandi potenzialità offerte da uno spazio espositivo unico nel suo genere?

Cronistoria di un’officina da esposizione l’autorimessa littoria con annessa moderna pompa di benzina, questo il nome originale, fu costruita nel 1936, probabilmente su progetto dell’architetto Bonifazi, l’ingegnere che firma l’unico disegno d’epoca noto, anche se è spesso attribuita a Oriolo Frezzotti. Inizialmente funzionò come garage per le poche automobili che si trova-

L’idea dell’architetto James Stirling di realizzare una biblioteca cittadina non venne mai realizzata La strutture rimase in disuso per un ventennio vano a Littoria e nel 1944 fu dotato di una stazione di benzina Petrol Caltex e utilizzato anche come officina meccanica per la riparazione auto. Negli anni ‘60 diventò una concessionaria di automobili e poi, abbandonata definitivamente la funzione originaria, fu riconvertito a supermercato (in attività fino all’inizio degli anni ‘80). Fu in questo periodo che avvenne la manomissione più pesante della struttura: l’in-

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terno dell’edificio fu completamente snaturato per adattarlo alle esigenze del punto vendita (sicurezza, impianti frigoriferi, etc.). Nel 1984 l’exGarage fu parte del progetto del famoso architetto James stirling, per realizzare la nuova biblioteca civica nell’area di piazzale San Benedetto, che rimase però solo sulla carta. In seguito l’edificio fu dismesso e rimase abbandonato per quasi venti anni.


2009 prima mostra sull’architetto Loos

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Bisogna, infatti, arrivare al 2007 perché qualcosa inizi a muoversi, quando il Comune formalizza l’acquisto dello storico edificio, ancora proprietà dei discendenti di Rodolfo Ruspi (il primo proprietario), per farne uno spazio espositivo tramite concorso d’idee. L’ex-Garage Ruspi, pagato 1,4 milioni di euro con fondi concessi dal Ministero dell’Economia, rimane però inutilizzato fino al 2009. Nel corso di quest’anno viene bandito il “Concorso di progettazione per la riqualificazione dell’immobile ex Garage ruspi e il recupero formale e funzionale dell’area denominata Piazzale san Benedetto”, e si decide che il miglior progetto è quello presentato dall’architetto luciano Cupelloni. Intanto però s’interviene sull’immobile con pochi fondi e l’ex-Garage ospita la prima esposizione. La riapertura – temporanea – dell’ex-Garage Ruspi avviene per opera della Casa

dell’architettura di latina che, utilizzando poco meno di 50mila euro, sistema l’edificio e allestisce una mostra sul lavoro dell’architetto adolf loos. Nonostante le critiche ai colori scelti per la tinteggiatura dell’edificio, negli anni seguenti la struttura è almeno in grado di ospitare eventi, mostre e presentazioni. Nel frattempo l’iter del concorso procede lentamente, l’edificio di fondazione è da poco stato riconosciuto come “immobile di interesse culturale” da parte del Ministero dei Beni Culturali e nel 2012 è stata sottoscritta la convenzione con la società arcus (che ha finanziato il progetto di riqualificazione dell’immobile per un totale di 800mila euro). E siamo nel 2014, dopo che l’amministrazione comunale ha approvato il progetto esecutivo di un primo lotto, si attende l’imminente pubblicazione del bando per la gara di appalto dei lavori. Ormai sono passati più di quattro anni dagli

La prima volta che i locali dell’exGarage Ruspi sono stati aperti al pubblico per un evento culturale è stata in occasione della mostra organizzata dalla Casa dell’Architettura di Latina alla fine del 2009. In poco tempo e con pochi fondi messi a disposizione dal Comune, circa 50mila euro, ha reso agibile la sala (realizzando servizi igienici, impianti elettrici, sistemi di allarme e 350 metri quadrati di superficie espositiva) prima di installare l’esposizione dal titolo “adolf loos nella repubblica Ceca”, un’ampia collezione di studi, progetti, plastici e oggetti ideati dal noto architetto, considerato uno dei fondatori del razionalismo architettonico europeo. «Non servono costosi concorsi, abbiamo dimostrato che, anche con pochi soldi, il problema non era tanto di restituirne l’uso, quanto la gestione. - spiega l’architetto Cefaly -. Abbiamo questo bel palazzo, è un’occasione per fare qualcosa di straordinario: non capita spesso di avere a disposizione una tale superficie espositiva, oltre 100 metri lineari, in città di queste dimensioni. L’esposizione su Loos, che dopo è approdata a Londra, è stata visitata da 10mila persone, molte arrivate apposta da altri paesi. Questa è la funzione di un polo culturale». L’idea del presidente della Casa dell’Architettura di Latina è chiara: deve essere un’occasione di sviluppo per la città, per far arrivare gente da fuori e farsi conoscere grazie alla qualità delle esposizioni. Non basta una bella struttura, serve una visione d’insieme, bisogna investire nella cultura.

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ultimi interventi, i colori tanto criticati sono sbiaditi e, a parte qualche rara occasione, l’edificio resta per la maggior parte del tempo inutilizzato. Speriamo che i lavori di recupero e adattamento di questo edificio di fondazione abbiano presto inizio e che non sia un altro progetto rimasto impaludato nella burocrazia pontina.

Il progetto di recupero include anche il piazzale Il progetto vincitore del Concorso per la riqualificazione dell’ex garage Ruspi e di piazzale San Benedetto è dell’architetto Luciano Cupelloni. A breve il Comune dovrebbe bandire la gara d’appalto per il primo lotto dei lavori, pari a circa 800mila

L’intervento di Luciano Cupelloni prevede il rifacimento delle facciate riproponendo i colori d’epoca Contemplati un ascensore e pannelli mobili per dare dinamicità a mostre ed eventi

euro, circa metà dell’importo totale, con interventi solo sull’ex-Garage (rimandati quelli per il piazzale). Il progetto di recupero dell’ex-Garage Ruspi prevede di restaurare le facciate esterne, eliminando gli elementi aggiunti successivamente, e di riproporre colorazioni d’epoca (color avorio) con i grandi serramenti che caratterizzano dell’edificio. Saranno

inoltre realizzati due nuovi ingressi per ragioni di sicurezza, ampliando i finestroni centrali, e un ascensore che collegherà il piano terra (foyer, spazi espositivi e bookshop) al primo piano (laboratorio multimediale e ufficio per il personale del Museo). La grande sala dell’ex garage (circa 800 mq) sarà destinata a spazio espositivo, senza alterare la configurazione originaria, disponendo al suo interno una serie di pannelli mobili su ruote al fine di consentire il massimo

Avorio, rosso o bianco e azzurro? Molti sostengono che l’ex-grage Ruspi sia stato sempre rosso, ad altri preme ricordare che spesso gli edifici di fondazione erano solo intonacati, e recenti test hanno stabilito che erano con molta probabilità di colore bianco avorio, per questa ragione sarà utilizzato questo colore per la ristrutturazione. E allora perché oggi l’ex-Garage Ruspi è bianco e azzurro? La risposta è nelle pompe di benzina Petrol Caltex. Quando nel 2009 la Casa dell’Architettura di Latina fa i primi interventi sull’edificio, sceglie i colori sulla base di documenti fotografici che mostrano l’autorimessa e i colori simbolo del distributore.

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Un regalo per l’amante del Duce?

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della flessibilità per mostre, incontri, conferenze, e piccoli concerti. Nel progetto di Cupelloni, come da richiesta del bando, è proposta anche la riqualificazione di piazzale San Benedetto – oggi asfalto e strisce blu – in piazza da destinare a manifestazioni temporanee culturali e commerciali e verde pubblico, grazie alla realizzazione di un nuovo parcheggio sotterraneo (circa 210 posti su due livelli). Per il momento, però, questa parte del progetto rimarrà solo su carta, destino dell’area in questione? Ricordiamo, infatti, che Piazzale San Benedetto, dove

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sorgeva originariamente l’avamposto antimalarico di Quadrato e poi il primo ospedale di Littoria, era l’area destinata a ospitare i giardini e la biblioteca progettati negli anni ‘80 da Stirling. Insieme alle demolizioni degli edifici, iniziate negli anni ‘60 e terminate nel 1987 con la realizzazione del parcheggio nel luogo in cui sorgevano i padiglioni dell’ospedale, vennero costruite via Farini e via Cesare Battisti, risparmiando alcuni edifici di fondazione. Già nel progetto dell’architetto James Stirling - voluto dal sindaco Corona – si prevedeva di utilizzare gli edifici

Un regalo di Mussolini per l’amante, questa la storia che si racconta sull’origine del cosiddetto Garage Ruspi. Pare che l’Autorimessa “Littoria” – così si chiamava allora - fosse stata realizzata per compiacere Romilda Ruspi, una delle amanti favorite del Duce. È dai diari di Claretta Petacci, “amante ufficiale” di Benito Mussolini, che proviene parte della storia. La gelosissima Petacci costringe il Duce a chiamarla spesso e tiene nota del contenuto di ogni telefonata. Qui racconta di Romilda Ruspi (sposata in Minardi), una delle rivali più temute, che sembra viva addirittura nella stessa residenza di Mussolini, una dépendance nel parco di villa Torlonia a Roma. Più volte la Petacci si lamenta della presenza della Ruspi, e del figlio che Romilda sostiene di aver avuto con Mussolini, fino al 1938 quando finalmente riceve la notizia che la contendente (insieme al bambino nato una decina di anni prima) è partita. Sembra che Mussolini fosse convinto che il bambino fosse figlio suo, si racconta che continuò, infatti, a vedere di nascosto la Ruspi, e a provvedere al sostentamento della donna e del figlio. Da qui, le pressioni per far realizzare la nuova autorimessa a Littoria. Mussolini segreto. Diari 19321938 di Claretta Petacci (a cura di Mauro Suttora)

preesistenti come museo della città e galleria espositiva (ex-Garage Ruspi) e supporto per servizi turistici (Casa dei Cursori). Sono passati trent’anni e ancora se ne parla.


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sabato 29 marzo 2014

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Il Latina batte la Reggina con la rete del brasiliano all’87’. Nerazzurri a -2 dalla promozione diretta in serie A

Nautica a fondo Il comparto, una volta eccellenza del territorio, naufraga. Resiste lo YMF. Serino e Triolo nelle pp 6-7

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Approvato il nuovo disciplinare. Sonia Ricci, assessore all’agricoltura, rilancia il turismo rurale con un’App.

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EDITORIALE

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Addio Provincia, pasticcio distopico

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Provincia svuotata, l’amarezza del ‘presidente’ De Monaco

Jonathas all’ultimo respiro

Il territorio sotto la morsa dei clan. 4RASEQUESTRI CONlSCHEEMORTIIL marzo si è celebrata Libera.

Il Latina piega il Carpi con una rete di Paolucci e torna 8††8ÇŸŸÂ?Âą8YÂ?ÂœÂ?Ÿ¹b´OÂ?ÂŒoŸŸbÂĄÂŒbÂą8Ă?Ă?à ¹¹OÂ?ΫÂ?†Y8ÂŒÂ? †8ÂœÂ?´Ă?Â?ÂŒbÂŒĂ ÂŒ8tÂąt†8Ϡ8ĂŠÂ?nn´bÂ‰ÂœÂąbÂœĂ…8nnÂ?††8Âź8

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Caritas, i nuovi poveri in mensa

Il ritorno dei Leoni Turchia amara Prima della gara i tifosi “scortano� la squadra che esce dalla crisi

sabato 5 aprile 2014 edizione della sera

di Gian Luca Campagna

GIOIA CARIOCA - La squadra di Breda espugna il Granillo di Reggio Calabria con la dodicesima rete del brasiliano

L’addio a un ente intermedio come la Provincia, SVUOTATADIBUONAPARTEDELLESUEFUNZIONI ÀLAlNE di fatto di un decentramento amministrativo che fa rima con l’autodeterminazione di un territorio, che


Non solo il ricordo di una piacevolissima invasione Cosa ha lasciato al capoluogo pontino il raduno delle penne nere del maggio 2009

ALPINI Cinque anni dopo I balletti per le strade e quelli sui conti della festa, le occasioni sfruttate e quelle perse Celebrazioni e recriminazioni di un evento irripetibile di riccardo angelo colabattista

“Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi, armati come siamo di fede e di amore”. Sono passati cinque anni ma la preghiera dell’Alpino, che benedì l’ottantaduesimo raduno delle penne nere, è ancora viva nel ricordo dei latinensi. Fede e amore, la magica chimica che nel maggio del 2009 si respirò nel capoluogo pontino, invaso pacificamente da centinaia di migliaia di alpini che portarono per le strade della città una incredibile miscela di energia, tradizione, spirito di solidarietà e contagiosa euforia. Ad essa si aggiunse, per le molte famiglie di origine veneta, friulana ed emiliana del territorio, anche un emozionante contatto con i propri natali, un abbraccio ai propri fratelli lasciati ai tempi della bonifica e ritrovati per l’occasione. Il raduno

degli alpini, consumato di un clima di commemorazioni, folklore, balli e gastronomia da strada, rappresentò per Latina un momento unico e sicuramente storico per la portata della manifestazione, con numeri di partecipazione probabilmente irripetibili, e per il significato stesso della kermesse. La città, all’improvviso, si sentì grande, come una metropoli, capace di triplicare la propria popolazione, di ospitare la calata di un esercito armato solo di straordinario entusiasmo. Fu l’occasione per togliere al capoluogo pontino i fastidiosi sinonimi che la carta d’identità le ha sempre procurato, ovvero che in quanto città giovane debba essere anche inesperta ed impreparata a reggere l’urto di eventi e manifestazioni imponenti. Per alcuni giorni,


invece, Latina non sembrò Latina e furono i commenti del post raduno, quasi tutti positivi, a promuovere la città bonificata sul fronte dell’organizzazione e dell’accoglienza, a darle consapevolezza di essere cresciuta sul fronte della recettività e della gestione dei grandi avvenimenti. Certo dopo le colombe, inevitabilmente, arrivarono anche i falchi, a spulciare dietro i conti economici dell’evento, a mettere in risalto certe spese discutibili e sproporzionate rispetto alla portata occasionale dell’evento. Come d’incanto, finita la festa, fu gabbato lo santo.

Quanto ci costarono gli alpini? I conti, anche a distanza di cinque anni, è difficile farli. Nel 2009 si parlò per settimane dei famigerati 12 milioni di euro da spendere in pochi mesi (se non settimane) per risistemare il verde pubblico e le rotonde, rifare i marciapiedi, i parchi ed altre opere utili alla città. Provando a fare un resoconto approssimativo pensiamo che l’amministrazione comunale, grazie all’aiuto delle proprie risorse, della Provincia di Latina, dello Stato centrale e dell’ Astral, abbia speso circa 8-9 milioni di euro. Un milione e 800 mila euro fu promesso direttamente all’ANA per disbrigare tutte le beghe organizzative, il grosso dei contributi, invece, andò alla Qualità Urbana e ai Lavori Pubblici. Infatti, al primo settore, che si occupò di risistemare le piante in piazza del Popolo e nelle altre principali piazze della città, potare gli alberi, risistemare le rotonde ed i parchi di Latina, andarono non meno di 4 milioni di euro. Per i Lavori Pubblici, invece, ci fu un cospicuo gruzzoletto che servì alla sistemazione di marciapiedi, rotonde e asfalto, oltre agli 800 mila euro per la sistemazione di Parco San Marco e 250 mila euro per riqualificare l’Oasi Verde nel quartiere Q4. Cinque anni fa, inoltre, si parlò molto anche dei 5 milioni attesi dal contributo statale. A Latina ne arrivarono solamente 3,5 milioni, gli altri andarono come sup-

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porto per il terremoto a L’Aquila. Insomma, una pioggia di soldi che, a distanza di cinque anni, si è dissolta in asfalto, potature, rasature di giardini, aiuole e fiori di piazza del Popolo. Di concreto rimane qualche marciapiede e qualche rotonda (tanto per cambiare). Se Latina fosse stata una città già attrezzata per l’accoglienza, forse non avrebbe avuto bisogno di circa 4 milioni per gli interventi “straordinari” per il verde pubblico ed oggi avrebbe qualche servizio in più di cui la città avrebbe potuto godere, anche a distanza di anni.

i luoghi d’incontro Cinque anni fa alcuni luoghi di Latina, per far posto alla lunghissima e folkloristica carovana di alpini, hanno dovuto cambiare faccia. Per accogliere le simpatiche penne nere, hotel, alberghi, B&B non sono bastati. C’è servita l’organizzazione degli alpini di Latina per assemblare dei campi adatti alle tende, alle cucine e alle roulotte. I luoghi che hanno cambiato il proprio volto e la propria

Per la manifestazione e il decoro cittadino furono spesi circa 9 milioni di euro Sistemare piazze, rotonde e parchi con interventi sul verde pubblico ebbe un costo di 4 milioni di euro


quotidianità sono stati: Gli ex Monopoli di Stato: che hanno avuto il compito di ospitare 250 addetti ai posti medici per garantire assistenza e pronto intervento Ex Garage Ruspi: quello che oggi è un edificio del comune di Latina utilizzato per mostre estemporanee, durante i caldi giorni del 2009 ospitò diverse decine di alpini. Un posto strategico a livello organizzativo perché centrale alla città. Molti, infatti, furono costretti ad alloggiare nelle periferie o nei borghi (ed utilizzare poi il servizio navetta). Chi utilizzò il Garage Ruspi come riparo notturno fu, quindi, tra i più fortunati Ex Consorzio Agrario: In questo caso parliamo di un grande edificio presente alle porte del centro città e che riuscì ad ospitare circa 2.500 persone. Le Palestre delle scuole: alcune palestre delle scuole di Latina e borghi furono adibite a dormitori per accogliere le migliaia di alpini arrivati durante il fine settimana di maggio. La gestione di questa straordinaria ondata di persone fu il problema più grande da risolvere. Con qualche

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pecca, però, l’organizzazione riuscì comunque a dare una risposta a tutti. Parco San Marco: Un parco, come quello presente vicino all’Ospedale di Latina, da sempre poco utilizzato ma dalle enorme potenzialità, ospitò una delle più grandi tendopoli della città. In quei giorni di grande festa si trasformò in uno dei punti della città più caldi e divertenti. Prato di via dell’Agora: lì dove oggi regna l’erba alta, nel maggio del 2009 ci fu un grosso allestimento di tende e camper. Nel vicino parcheggio del Centro Commerciale de L’Orologio,

invece, furono installati gazebo, paninari e spilla tori di birra. Proprio nel parcheggio tra via dell’Agora e via Isonzo (punto di partenza della sfilata domenicale) la sera si trovavano sempre persone pronte a fare baldoria, con canti e balli tipici. Aula Verde: Il grande parco di via Le Corbusier, una delle aeree più grandi della città, fu completamente transennato e chiuso proprio in occasione dell’arrivo delle penne nere e divenne uno dei principali punti di aggregazione di ospiti provenienti da tutta Italia.

Tende e roulotte compensarono il “tutto esaurito” delle strutture ricettive Dormitori vennero allestiti in palestre o edifici destinati solitamente ad altri scopi Alcune iniziative non hanno avuto un seguito


L’Info Point di Latina Scalo L’Info Point di Latina Scalo rimane il simbolo dell’occasione mancata, la testimonianza di come alcune strutture ricettive della città siano state fondamentali in quei giorni frenetici di cinque anni fa e che oggi, invece, sono caduti in dismissione. Il presidio nel piazzale antistante la Stazione Ferroviaria, infatti, fu utilizzato per consigliare e indirizzare le migliaia di alpini che arrivavano a Latina con il treno. All’epoca svolse egregiamente la sua funzione, anche se non mancarono le critiche per la sua posizione in un angolo storico del piazzale ferroviario, oggi è li vuoto e senza alcuna forma di funzionalità. L’amministrazione comunale ha più volte disposto bandi per la sua gestione ma le gare o sono andate deserte o l’affidamento è durato per pochi mesi, al termine dei quali è tornato ad essere un piccolo totem all’inutilità.

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Cosa rimane degli alpini? Cosa rimane di quel lungo week end con la città quasi completamente chiusa al traffico, con banchetti e canti in ogni angolo, con parchi o parcheggi di solito deserti riempiti di penne nere pronte alla battuta e a scambiare insieme un bicchier di vino? Quell’elettroshock festoso Latina non l’ha dimenticato e probabilmente non lo farà mai. Resta immortalato nella moltitudine di foto conservate gelosamente negli album privati o nei registri dei social network: immagini di latinensi totalmente catturati dall’evento con indosso il tipico cappello degli alpini, un abbraccio con qualche penna nera, con le borracce di vino sulle spalle oppure durante la sfilata chilometrica. Rimangono ricordi, qualche filmato ed un magone di nostalgia, sopraggiunta dal momento in cui i festosi

ospiti hanno (letteralmente) tolto le tende, ma che ancora oggi a distanza di cinque anni è ancora viva e calda. Una festa accolta con un po’ di timore e scetticismo, soprattutto per l’incognita su una piazza che poteva farsi sorprendere dagli eventi, ma che alla fine ha fatto contenti tutti. Qualcosa è rimasto anche di tangibile, ad esempio alcune opere pubbliche ancora resistenti dopo un lustro, come i nuovi marciapiedi che accompagnano la passeggiata da via Isonzo fino alla circonvallazione, le stesse camminate del centro, qualche rotatoria sparsa per la città. Rimane, infine, l’amaro in bocca per aver esplorato, per l’ennesima volta, le grandi potenzialità di una città, che già come in occasione del concerto di Vasco Rossi, ha mostrato di saper fronteggiare le situazioni di grande festosa affluenza. Da allora però non si è più replicato, sebbene il Blasco abbia da poco annunciato il suo imminente ritorno. Per gli Alpini probabilmente la tappa latinense rimarrà un evento irripetibile.

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I numero del Raduno I numeri, spesso, raccontano meglio di tante parole la portata di un evento imponente. Basti pensare che il giorno della sfilata (domenica 10 maggio 2009) la città di Latina ha quasi triplicato i propri “occupanti”. Dai 120 mila abitanti di base, ha saputo accogliere circa 200mila alpini nella giornata clou. Un evento difficilmente ripetibile ma che fa capire la portata imponente della manifestazione. Maggio 2009 - Le presenze Lunedì 4 maggio 12.500 persone Martedì 5 maggio 30.000 persone Mercoledì 6 maggio 55.000 persone Giovedì 7 maggio 87.500 persone Venerdì 8 maggio 110.000 persone Sabato 9 maggio 150.000 persone Domenica 10 maggio 200.000 persone Quanto ci è costata l’accoglienza? Buffet per il giorno della sfilata: 10 mila euro Noleggio transenne per la sfilata: 32,4 mila euro Bandiere tricolore: 40 mila euro Piattaforma per la cerimonia: 40 mila euro Tribuna per le autorità: 46 mila euro Tribuna per il pubblico: 52 mila euro Posti per i volontari: 60 mila euro Bagni chimici: 160 mila euro Costo alloggi: 200 mila euro

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L’Adunata negli ultimi dieci anni Negli ultimi dieci anni l’adunata si è tenuta esclusivamente nelle città del nord Italia. Solo Latina spicca per la sua collocazione di centro-sud Italia. Questo dà ancor più significato a ciò che i latinensi hanno potuto vivere nel maggio di cinque anni fa. Ad impreziosire ancora di più l’unicità dell’evento scorriamo l’almanacco di tutte e ottantasette le edizioni e vediamo che le “escursioni” nel centro sud Italia si contano sulle dita di una mano. Oltre a Latina, infatti, ci sono le adunate fatte a Roma (1929, 1934, 1954, 1968, 1979), Napoli (1932, 1936, 1956, 1973), Pescara (1989), Bari (1993) e Catania (2002). Una tradizione del nord Italia che a Latina, terra di immigrati del nord est, ha trovato pieno appoggio e piena sintonia. Un’alchimia presente nel sangue.

77a Adunata Nazionale 15-16 maggio 2004 - Trieste 78a Adunata Nazionale 14-15 maggio 2005 - Parma 79a Adunata Nazionale 13-14 maggio 2006 - Asiago (VI) 80a Adunata Nazionale 12-13 maggio 2007 - Cuneo 81a Adunata Nazionale 10-11 maggio 2008 - Bassano (VI) 82a Adunata Nazionale 9-10 maggio 2009 - Latina 83a Adunata Nazionale 8-9 maggio 2010 - Bergamo 84a Adunata Nazionale 7-8 maggio 2011 - Torino 85a Adunata Nazionale 12-13 maggio 2012 - Bolzano 86a Adunata Nazionale 10-12 maggio 2013 - Piacenza 87a Adunata Nazionale 9-10-11 maggio 2014 - Pordenone


La preghiera dell’alpino Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai,  su ogni balza delle Alpi ove la provvidenza  ci ha posto a baluardo fedele delle nostre  contrade, noi, purificati dal dovere  pericolosamente compiuto,  eleviamo l’animo a Te, o Signore, che proteggi  le nostre mamme, le nostre spose,  i nostri figli e fratelli lontani, e ci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri avi.   Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi,  salva noi, armati come siamo di fede e di amore.  Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della  tormenta, dall›impeto della valanga,  fa che il nostro piede posi sicuro  sulle creste vertiginose, su le diritte pareti,  oltre i crepacci insidiosi,  rendi forti le nostre armi contro chiunque  minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera,  la nostra millenaria civiltà cristiana.  E Tu, Madre di Dio, candida più della neve,  Tu che hai conosciuto e raccolto  ogni sofferenza e ogni sacrificio  di tutti gli Alpini caduti,  tu che conosci e raccogli ogni anelito e ogni speranza  di tutti gli Alpini vivi ed in armi.  Tu benedici e sorridi ai nostri Battaglioni  e ai nostri Gruppi.  Così sia.

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L’infinita rassegna delle tradizioni gastronomiche di una provincia tra le più attive nel campo delle celebrazioni popolari a base di prodotti tipici

OGNI MATTINA

una sagra pontina

Dalle usanze e dalle specialità dei paesi collinari fino agli eventi in riva al mare, un panorama interminabile di kermesse culinarie e festose

A

ntipasto di montagna assaporato tra le Case Torri di Bassiano ed esaltato dal prosciutto crudo locale. Spaghettino a Castelforte, tanto per restar leggeri, e rapido trasferimento a Roccasecca per assicurarsi una scorpacciata di salsiccia e polenta. Un sorso di ottimo rosso ammirando il Tempio di Ercole tra le

di marco petrone

vie di Cori, ciliegie a Maenza e dessert in riva al mare di Gaeta. Che languorino! Con la primavera alle porte e i campionati sportivi agli sgoccioli, il programma di sagre nostrane sul territorio pontino è talmente ricco che risulta impossibile non farsi trascinare dall’aria festosa (e golosa) che lentamente ci spalanca le porte dell’estate. Feste patronali, nazionali, religiose, fiere e degustazioni di

ogni tipo. La provincia di Latina non si ferma un attimo e ogni week end è facile scovare la giusta meta per una romantica gita fuori porta, suggellata da qualche delizioso bocconcino di carne, frutta o dolci vari. Luglio e agosto sono i mesi ideali per alzarsi dalla poltrona e raggiungere i rinfrescanti lidi collinari, pronti ad offrire e promuovere le più disparate prelibatezze che il nostro territorio sa regalare.


antipasti L’antipasto è una delizia e si snoda tra le vie di Bassiano fino a raggiungere il profondo sud pontino, il prosciutto crudo è il fiore all’occhiello del comune lepino, una vera e propria e specialità che, durante la sagra che si tiene l’ultimo week end di luglio, può essere degustata e acquistata a prezzi convenienti presso le aziende locali. In tale occasione è possibile partecipare ad una visita guidata volta a far conoscere le antiche tecniche di preparazione e conservazione del prosciutto; all’interno del paese, inoltre, prende vita la mostra-mercato dell’artigianato lepino, una rassegna fotografica sulle arti e le tradizioni locali e la tipica corsa “de’ gli porci”. A cavallo tra luglio e agosto si rivelano da sempre molto gustose la Sagra della mozzarella di bufala a Pontinia, della fresa a S.S. Cosma e Damiano, delle caciottelle a Roccasecca e dell’oliva e l’olio rispettivamente a Itri e Sonnino.


carne e polenta Per i carnivori è sempre tempo di sagre. Estate o inverno non fa differenza, l’importante è divorare un capretto o un cinghiale tenerissimo. A gennaio si comincia il 17 a Roccasecca, dove, in occasione dei festeggiamenti per Sant’Antonio Abate, ha luogo il rituale della distribuzione di polenta e legumi, oltre l’annuale benedizione degli animali. Stessa cerimonia, ingredienti differenti a Sermoneta: fin dalle prime ore del mattino gli esperti polentari iniziano i preparativi per la cottura della polenta, che viene preparata in paioli di rame su fuoco a legna. A ora di pranzo, concluse liturgie e benedizioni varie, inizia in Piazza del Popolo la tradizionale distribuzione della polenta con sugo con salsicce e olio di oliva locale. La distribuzione si protrae per tutto il pomeriggio, accompagnata da musica, spettacoli ed esibizioni degli sbandieratori. Monte San Biagio si mette in moto a febbraio con la Sagra della salsiccia al coriandolo, gran-

I cuochi preparano la polenta nella Sagra organizzata a Sermoneta

de protagonista anche a S.S. Cosma e Damiano nel giorno di martedì grasso. Il 18 e il 19 marzo San Giuseppe è ricordato dai sermonetani con la tradizionale Festa dei Fauni, durante la quale vengono accesi enormi falò al centro di ogni rione, in un’animata gara fra varie contrade che si danno battaglia per ottenere il falò più alto. La gara va avanti per tutta la notte, mentre sulle braci si arrostiscono salsicce e baccalà. Con l’arrivo di maggio e del primo vero caldo è salutare prender parte alla Festa della montagna a Roccagorga, con l’escursione organizzata sul Monte Pizzone, ove, una volta giunti all’eremo dedicato a S.Erasmo, patrono del paese, si gusta carne di capra. Nello stesso periodo da non perdere è la Sagra della mozzarella di bufala a Priverno.

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Cori e Sezze Giugno decreta l’inizio di due delle più importanti e famose manifestazioni che annualmente animano l’estate pontina. A Cori il Carosello Storico dei Rioni e il Palio della Madonna del Soccorso consistono nella rievocazione dei festeggiamenti che, nella prima metà del secolo XVI, si tenevano in onore della Madonna del Soccorso, apparsa a Cori nel 1521, e di Sant’Oliva, patrona della cittadina. Nell’occasione, tra costumi d’epoca, rievocazioni e gare di vario genere, è usanza comune degustare i piatti tipici della tradizione corese. A Sezze invece si dà il via a tre mesi di festa totale: l’Estate Setina, nata

alla fine degli anni settanta sulla scia di quella romana, è divenuta una delle kermesse storiche di Sezze. Ogni anno il programma viene arricchito con iniziative che appartengono alla tradizione locale e alle realtà limitrofe. Tra gli eventi enogastronomici spiccano la rinomata Sagra della zuppa di pane e fagioli e quella della panzanella. Tutt’altro sapore si gusta a Campodimele il 12 e il 30 giugno, quando, in occasione della festa del patrono S.Onofrio, si rinnova l’antica tradizione gastronomica della preparazione e distribuzione agli ospiti delle “ciammotte”, lumache aromatizzate con menta ed altre erbe tipiche della zona.

Mare monti Il terzo fine settimana di luglio ci porta a Terracina, dove, in onore della patrona Madonna del Carmine, i pescatori scendono in mare con le barche addobbate, dando vita ad una spettacolare processione. La sera fuochi d’artificio e sagra del pesce fritto. In agosto Sonnino e Itri salutano l’estate con la Festa della Tarita e quella di Fine Estate, nelle quali molteplici percorsi enogastronomici e la Sagra della capra ne aromatizzano l’ambiente. Il 10 agosto, nella notte di San Lorenzo, si può gustare nella piazza di S.S. Cosma e Damiano una fagiolata con l’accompagnamento dei formaggi locali. La fine

Il caciofo romanesco attira migliaia di visitatori ogni anno per trascorrere ore spensierate di pura bontà

Le manifestazioni all’insegna della gastronomia si concentrano soprattutto nei mesi estivi Ma le occasioni che coniugano riti sacri alle tradizioni più ghiotte iniziano a gennaio

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del mese è piena di appuntamenti gustosissimi e c’è solo l’imbarazzo della scelta per decidere dove passare una domenica rilassante dedicata ai sapori. Ceci e ciambelle a Pisterzo, pomodoro e riso a Cori, ventrisco a Castelforte, capra a Roccasecca e Monte San Biagio, salsiccia e broccoletti a Spigno Saturnia. E ancora, la Sagra degli Antichi Sapori a Roccamassima e l’Incontro Gastrono-


mico a Sabaudia non lasciano scampo agli indecisi. Con l’arrivo dell’autunno la carne lascia lentamente spazio al tepore delle castagne (la più rinomata è la sagra di Norma) e di dolciumi vari. Le ultime sagre carnivore degne di nota restano quelle della capra a Maenza e del pesce azzurro al Circeo, per quanto concerne settembre. Capitolo a parte per la Sagra della salsiccia di Prossedi, con degustazione del prodotto cotto alla brace rispettando rigorosamente la vecchia ricetta prossedana (salsiccia tagliuzzata a mano e condita con sale, peperoncino e buccia d’arancia).

Frutta e verdura Non solo carne. Frutta, dolci, verdure e legumi forniscono valide alternative ad ogni tipo di consumatore e, per lo più, in qualunque periodo dell’anno. A marzo Lenola ospita la Sagra della “Pett’la i Fasuli”, mentre Ponza dà il via alla stagione dolciaria con la Sagra delle Zeppole prima e quella del Casatiello poi, un dolcepane che si accompagna con fave e vino durante i giorni pasquali. I nostalgici del salato trovano conforto in quei giorni tra le strade setine. Ogni anno il Comune di Sezze, insieme alle cooperative agricole e ai produttori, celebra la Sagra del Carciofo. Un appuntamento tradizionale per le migliaia di visitatori che ogni anno si riversano nel paesino setino per trascorrere ore spensierate da vivere con la genuina compagnia del carciofo romanesco. Giugno apre le danze con l’energia della frutta e Maenza si colora di rosso. Intitolata alla Madonna della Cerasa, da un affresco del ‘400 nel quale la Madonna ha in

Un albero composto con i carciofi a Sezze nella Sagra di quest’anno

mano delle ciliegie, la festa e la Sagra delle Ciliegie, appunto, danno l’occasione ai visitatori di assistere alla sfilata di carri allegorici e di gustare gli squisiti frutti di produzione locale generosamente distribuiti da ragazze in costume. Cambiano santi e frutti in quel di Ponza, dove, in occasione

Dai legumi ai dolci, dalla frutta al pesce passando per la mozzarella di bufala Molti i comuni che valorizzano le tipicità fonte di aggregazione e richiamo turistico

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del pellegrinaggio in onore della Madona della Civita, si svolge il 21 luglio la Sagra del Cocomero. Sagra della Cicerchia il 6 agosto a Campodimele, del Fico e del Fico d’india a Monte San Biagio e Fondi in chiusura d’estate. Sempre ad agosto è ancora Sezze a tornare protagonista con la famosissima Sagra della Zuppa di Fagioli: la storia narra di una cucina povera e prodotti della terra che rappresentavano in quella zona la sola fonte di sostentamento. I fagioli trovavano così nella cucina di Sezze il loro posto e la loro gloria in un piatto che rappresenta il paese nella sua storia di ieri e di oggi. Accanto ai fagioli la “Donna di Sezze” ha messo erbe saporite, aromatiche e fragranti. L’intera pignata si versa sul pane locale tagliato a fettine sottili, le olive e la cipolla completano il pasto, accom-

pagnato dal vinello locale, rendendo il tutto una “minestra divina”. Le sette minestre vengono offerte, come vuole l’antica tradizione, durante il primo sabato sera di agosto a Pisterzo. A settembre l’uva fa da padrona e le sagre del frutto e del vino si celebrano a Castelforte, Cori, Aprilia e Roccagorga. Ottobre valorizza i marroni di Roccamassima mentre i più già si sfregano le mani assaporando dolci idee natalizie. In Piazza Capodanno a Gaeta il Dolce Natale tende a valorizzare dolciumi locali, mentre a Lenola la Sagra della Zeppola resta un must. A Maenza durante le festività natalizie le cantine e le botteghe del centro storico, allestite come presepi, aprono al pubblico e, tra cerimonie e presepe vivente, la sagra delle crespelle soddisfa i più golosi.

La festa della birra La palma per la sagra più originale, o quantomeno più allettante, spetta senza dubbio alla Festa della Birra di Fondi, in pieno stile Oktoberfest. L’inaugurazione, in stile bavarese, prevede un “ozapfen”, ossia il gesto tradizionale della spillatura della prima botte di birra alla quale, con una mazza, verrà assestato un colpo che farà zampillare la bevanda teutonica. Il tutto accompagnato con musiche e balli diretti dall’orchestrina bavarese Dachau.

Lo spettacolo pirotecnico alla sagra del pesce a Terracina

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LA SAGRADA PROVINCIA APRILIA

1 week end di agosto 3° domenica di settembre

BASSIANO

3° domenica di gennaio Ultima domenica di luglio

CAMPODIMELE

1° sabato di agosto 1° sabato dopo ferragosto

Sagra del cocomero Festa dell’uva e del vino Sagra delle Coppiette e delle Lacchene Sagra del Prosciutto Sagra della Cicerchia Serata Laina e Fagioli

CASTELFORTE

Ultimo week end aprile Sagra dell’Arancia 15 agosto Spaghettata Penultima domenica di settembre Sagra dell’Uva

CISTERNA DI LATINA Ultima domenica luglio

CORI

Penultima domenica di agosto 1° domenica di ottobre 2° domenica di dicembre

FONDI

Fine giugno

FORMIA

5-6 agosto 18 ottobre

GAETA

2° week end di agosto

ITRI

2° week end di agosto 3° sabato di settembre

LATINA

Ultime due settimane di agosto

LENOLA Marzo

MAENZA

3° domenica di gennaio 1° domenica di giugno Fine dicembre

MINTURNO

2° week end di luglio

MONTE SAN BIAGIO

1° domenica di febbraio Penultima domenica di agosto Seconda metà di settembre

NORMA

Ultimo week end ottobre

PONTINIA

Dal 30 luglio al 10 agosto 1° domenica e sabato di agosto 1° domenica agosto

Sagra di San Giuseppe Sagra della Fettuccina Sagra del Vino Sagra della Bruschetta Mostra agricola Agrifondi Sagra delle Angurie Sagra del Ciavarrotto Festa del Mare Sagra dell’Oliva itrana Sagra della Salsiccia Festa di S. Michele a Borgo Carso Sagra della Pett’la i Fasuli Sagra dell’Olio d’Oliva Sagra delle Ciliegie Sagra delle Crespelle Sagra delle Regne Sagra della Salsiccia Sagra del Fico e del Fico d’India Sagra del Moscato Sagra delle Castagne Festa della Birra Sagra del Fagiolo Serata Gastronomica

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PONZA

18-19 Marzo Pasqua 21 luglio 16 agosto

PRIVERNO

1° domenica di febbraio 3° domenica di maggio

PROSSEDI

2° domenica di luglio 2° domenica di agosto Penultima domenica di agosto Dicembre

ROCCAGORGA

17-18 agosto 1° domenica di ottobre

ROCCAMASSIMA

Settimana di ferragosto

ROCCASECCA DEI VOLSCI Ultima domenica di agosto 2° week end di settembre

SABAUDIA

3 giugno 2° domenica di luglio

SAN FELICE CIRCEO

1° o 2° sabato di settembre

SERMONETA

Domenica dopo il 17 gennaio

SEZZE

Aprile 3° domenica di maggio 1 domenica di agosto

SONNINO

Vigilia dell’Ascensione 2° week end agosto Ultimo giovedì agosto Ultima domenica di novembre

SPERLONGA 15 Settembre

SPIGNO SATURNIA 4° week end luglio Ultimo week end luglio 3° week end agosto 3° week end di ottobre

SS COSMA E DAMIANO Martedì grasso 14-14 agosto Domenica dopo ferragosto 2° domenica di novembre 18 dicembre

TERRACINA

3° week end di luglio

Zeppolata di San Giuseppe Sagra del Casatiello Sagra del Cocomero Sagra del Pesce Azzurro Sagra Nova, Falia e Broccoletti Sagra alimentare Sagra dei Fichi Sagra delle Sette Minestre Sagra della Capra Sagra della Salsiccia Sagra della Carne di Capra Sagra del Vino e dell’Uva fragola Sagra degli Antichi Sapori Festa della Capra Festa delle Caciottelle Sagra della bufala Incontro Gastronomico Agro Pontino Festa del Pesce Azzurro Sagra della Polenta Sagra del Carciofo Sagra della bazzoffia Sagra della zuppa di pane e fagioli Sagra delle Torce Festa dell’Olio d’oliva Sagra della Capra Sagra dell’Olio e delle Ficocecche Sagra del Pesce Sagra della Polenta e Traccole Sagra della Trippetta con Fagioli Sagra della Salsiccia e Broccoletti Sagra delle Castagne Sagra della Salsiccia Sagra della Fresa Sagra del Melone Sagra delle Castagne Sagra dei Susci Sagra del Pesce


ZERO VACANZE

Tante idee per il tuo viaggio

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Scoperte e relax, tutti negli States La varietà di paesaggi e attività rendono gli USA una meta gettonata da molti turisti di PASQUALE DE ROSA

Per l’appuntamento mensile con il nostro esperto di viaggi Angelo Massa, titolare dell’agenzia Vivere e Viaggiare, ci spingiamo in America del Nord. Precisamente negli Stati Uniti che rappresentano un viaggio di nozze ideale per chi ricerca nella luna di miele il giusto mix tra scoperta e relax. In questo periodo dell’anno, arrivando fino al mese di Luglio, si sposano in maniera eccezionale le condizioni economiche con un clima ideale e perfetto per chi vuole godersi la sua vacanza. La prima tappa, quasi obbligatoria, è New York, la città che non si ferma mai. La metropoli americana offre ai suoi visitatori un’ampia gamma

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di possibilità tra cultura, svago e divertimento. Il distretto di Manhattan è il più importante della metropoli dove si respira il vero spirito newyorchese. Imperdibili sono le visite a Times Square, una delle piazze principali della città, o a Central Park, l’area verde orgoglio degli abitanti. Questi sono solo alcuni dei luoghi da vedere, ma la lista di luoghi da visitare a New York è molto lunga. Dopo 4-5 giorni passati nella Grande Mela si possono scegliere tanti altri posti in base ai propri gusti ed alle proprie preferenze personali. La varietà di paesaggi e attività rendono gli Stati Uniti il paese che si presta meglio a qualsiasi tipo di soluzione, basta solo scegliere il modo in cui si preferisce muoversi e viaggiare. Per le

coppie più avventurose e desiderose di scoprire nuove realtà si può spaziare dai famosi tour on the road lungo le coste del paese, da est ad ovest in auto o in moto, che permettono di vivere la propria vacanza in assoluta libertà e senza vincoli. Molto gettonato è il viaggio alla scoperta dell’Est, da New York a Washington passando per Philadelphia, con l’imperdibile escursione alle Cascate del Niagara. Per le coppie che preferiscono il riposo c’è la possibilità di proseguire la propria vacanza con un rilassante soggiorno di mare. Anche qui c’è l’imbarazzo della scelta con posti fantastici come la Polinesia, Miami o le isole dei Caraibi. Insomma ce n´è per tutti i gusti e tutte le tasche.


ZERO LIMITI

Il mondo della notte

Si programma l’estate ma la stagione non si ferma: torna Gabriel Garko di MAURO BRUNO

L’odore di primavera nell’aria e la voglia di estate non ferma la stagione del 24 twentyfour. Anzi anche in questi mesi la programmazione vive momenti esclusivi e di attualità con ospiti sempre più efficaci e grandi sorprese. Mentre Rino e Mattia Polverino sono alle prese con quella che sarà la stagione estiva che regalerà una nuova, sorprendente ed esclusiva location, sta per tornare al 24 Gabriel Garko. Si proprio il campione di ascolti televisivi che ha regalato già una fantastica serata nella discoteca di via dei Cappuccini . E fu un vero successo. Donne completamente catturate dal fascino dell’attore piemontese ed un entusiasmo quasi difficile da contenere. Fu un successo vero, il momento più importante di tutta la stagione del 24. Una di quelle serate da incorniciare e da regalare a futura memoria. Proprio partendo da questo e ascoltando anche le pressioni di quante non hanno potuto la volta scorsa stringere la mano all’attore o farsi fotografare con lui, ecco arri-

vare una nuova data. Pronte, quindi, a riprovarci proprio la sera di sabato 19 aprile. Due giorni dopo la messa in onda di un’altra attesissima mini serie TV di canale 5 che andrà in onda il 16 e il 17 aprile. Gabriel Garko, infatti, il sex simbol italiano, re della fiction di casa Mediaset, tornerà sul piccolo schermo interpretando una leggenda dell’inizio del 900: Rodolfo Valentino. Un ruolo non semplice, ma un’altra grande sfida. Ha preso lezioni di ballo per eguagliare le capacità di Rudy. Già la volta scolta arrivò al 24 proprio all’inizio della messa in onda di un’altra fortunata serie TV. E Gabriel Garko non sarà l’unica sorpresa di questo finale di stagione invernale. Fino a maggio infatti altre sorprese arriveranno nella discoteca di Latina

proprio per annunciare la stagione estiva 2014. Non perdete di vista le proposte del 24 e continuate a seguire gli eventi e le sorprese. Tutto questo servirà per arrivare pronti e preparati e alla novità della prossima stagione estiva. 04.2014 | NUMERO ZERO | 113


Protagonisti,

quando l’integrazione è possibile Disabilità e abilità insieme in un evento che guarda a un mondo sociale diverso. Numerose iniziative ludiche, culturali e ricreative al Parco Mussolini a Latina di CLAUDIO MASCAGNI - foto CARMINE MATAROZZI

Sono stati oltre 700 i ragazzi di 34 istituti superiori del comprensorio pontino coinvolti in questa nuova esperienza dove la disabilità si integra e si fonde con la cosiddetta “normalità” mettendo in relazione gli studenti con attività e iniziative culturali, ludiche e ricreative, che li ha visti protagonisti, sabato 5 e domenica 6 aprile, presso i Giardini pubblici e il teatro Alighieri del liceo classico di Latina. L’evento si chiama, non a caso, “PROTAGONISTI, quando l’integrazione è possibile. Buone prassi della Provincia di La-

tina” ,organizzato dall’Assessorato ai Servizi Sociali della Provincia, seguendo i dettami e le linee culturali e sociali della Legge 42/97, giunto alla terza edizione. Troppo spesso quando si parla di disabilità o di disagio sociale si pensa esclusivamente a situazioni meramente assistenziali senza pensare che le diversità, se supportate da idonei interventi, possano considerarsi una vera e propria risorsa. E con questo tipo di approccio rivolto alle differenze e alle diversità l’amministrazione provinciale, l’assessore Fabio

Bianchi e i dirigenti del settore politiche sociali hanno ideato reso possibile il progetto “Protagonisti” teso a favorire l’inserimento della persona diversamente abile nei contesti scolastici e sociali . E grazie a questo tipo di approccio innovativo, l’esperienza messa in campo dalla Provincia di Latina è stata selezionata lo scorso anno per la partecipazione all’ European Social Forum di Dublino. “Da tempo il settore Politiche Sociali della Provincia di Latina ha avviato una serie di interventi a rivolti all’integrazione


tramite gli interventi della specialistica -spiega l’assessore alle Politiche sociali della Provincia di Latina Fabio Bianchi –. Con questa manifestazione si vuole offrire ai soggetti interessati la possibilità di condividere quanto realizzato, promuovendo così un confronto garante di arricchimento e crescita. Nella due giorni troveranno spazio tutti gli istituti scolastici e le associazioni coinvolte, con eventi creati all’interno del liceo classico Alighieri e al Parco Mussolini, dove saranno allestiti dei gazebo per l’esposizione delle attività realizzate dalle Associazioni impegnate nella diffusione della cultura dell’integrazione e della solidarietà”.

L’immagine eccezionale che emergerà da questa due giorni testimonia la volontà di operare un salto culturale nel campo delle politiche sociali: mai più sterile assistenzialismo, ma promozione di azioni sistematiche per l’inserimento di chi vive in uno stato di disagio, consentendogli la piena espressione delle abilità da lui possedute.


ZERO TITULI

Sport e tempo libero

Shiatsu, ultima frontiera Benefici corporei e spirituali di questo tipo di massaggio di gianluca amodio

Una disciplina dai risvolti sorprendenti. Parliamo dello Shiatsu, sviluppatosi negli ultimi anni in maniera decisa anche nella nostra provincia. Lo Shiatsu è una disciplina nata in Giappone che trae le sue origini dall’agopuntura e dunque dalla Medicina Tradizionale Cinese, ed inoltre si  arricchisce dei concetti della tradizione medico/filosofici della cultura  orientale. La parola shiatsu significa letteralmente pressione (“atsu”) con le dita (“shi”). Tecnicamente lo shiatsu si esercita utilizzando delle pressioni sia con i pollici sia con i palmi delle mani, con i gomiti e con le ginocchia su diversi punti del corpo. La pressione corretta possiede delle caratteristiche precise, quali: l’appoggio rilassato, perpendicolare, mantenuto e costante del pollice o delle dita o del palmo o del pugno o del gomito o del ginocchio, esercitato lungo il tragitto dei meridiani energetici o su aree specifiche del corpo. Per gli orientali il corpo è un concentrato di energia in cui corpo fisico, mentale ed emotivo si integrano senza soluzione di continuità, e i meridiani costituiscono la rete invisibile di collegamento tra le funzioni vitali, il fisico e tutte le informazioni circolanti nel corpo. Scopo di quest’arte è lavorare su questo sistema stimolando le varie funzioni e la capacità del corpo di rispondere agli stimoli esterni conducendo un ripristino delle funzionalità momentaneamente ridotte. Normalmente un trattamento shiatsu genera una sensazione di benessere generale gratificato da un aumento della vitalità, riduce lo stress, la sensazione di stanchezza e confusione, sintomi tipici del mondo moderno. In campo terapeutico può prevenire disturbi e ripristinare la salute  energetica 116 | NUMERO ZERO | 04.2014

a livello fisico, mentale e spirituale. Lo shiatsu viene praticato su di un futon o su di un tappeto morbido, l’operatore si dispone in una situazione di calma e attenzione, che porta ad una buona attenzione nel lavoro, condizione necessaria per praticare correttamente le pressioni e la routine di lavoro. Chi riceve un trattamento dovrebbe indossare un abbigliamento comodo, poiché la tecnica può essere applicata su qualsiasi  vestiario. In questo modo ogni ricevente si troverà a proprio agio  abbandonandosi al trattamento nella migliore situazione di calma, condizione essenziale per ottenere un buon risultato. Le pressioni shiatsu sul corpo inducono nel ricevente una forma di educazione all’ascolto di sè ed al recupero di una sensibilità verso se stessi, alla  propria struttura e al proprio stato di salute. Il tatto, le sensazioni, l’intuito, ci accompagnano nella tecnica, trasformando semplici pressioni in raffinati  strumenti di stimolo di comunicazione e di ascolto dell’altra persona. Tutti sanno per esperienza personale che un tocco gradevole reca sempre un grande sollievo: istintivamente noi siamo portati ad abbracciare, coccolare,  sostenere, accogliere, frizionare, stringere o semplicemente appoggiare una mano dove vi è un dolore. Nel nostro territorio l’Asd Shiatsu Prosalus, con sede a Latina Scalo in Via del Noce 9, è l’associazione che si sta distinguendo per i continui passi in avanti che riesce ad ottenere partecipando a corsi di aggiornamento che permettono ai Maestri Paolo Ciaffoni e Giancarlo Quagliotto di insegnare ai loro allievi tecniche e modalità sempre più adeguate al benessere del cliente. Per ulteriori informazioni ecco i riferimenti per avere notizie in merito: info@ shiatsuprosalus.it – mobile:347/6947582.


PARTO DA ZERO Storie di imprenditori

Ristorante Vineria Ecco a voi ZOODROP, l’outlet online della tua città Una nuova idea, un progetto all’avanguardia. Fabio e Andrea sono i fondatori di un portale che sta avendo un grande successo in rete. Parliamo di ZOODROP, l’outlet online della tua città. Andrea, Come nasce l’idea? Tutto nasce da un idea per valorizzare il commercio locale usando lo strumento più potente di cui disponiamo: Internet. Ogni anno in Italia migliaia di euro vengono spesi per acquistare beni o servizi online, da una città all’altra, molto spesso anche all’estero. La stessa cosa accade in tutto il mondo. A soffrirne di più sono i piccoli/medi commercianti locali. Fabio, Come Funziona? ZOODROP.IT non è un sito ecommerce. Non è nemmeno un sito dove si vendono dei coupon. Non si acquista direttamente online e questo è il nostro punto di forza. ZOODROP.IT si basa sul prenota e ritira. I negozi aderenti all’iniziativa inseriscono i propri prodotti ad un prezzo scontato, gli utenti possono prenotarli e ritirarli direttamente in negozio ad un prezzo scontato. La prenotazione non è vincolante all’acquisto, perciò se si prenota e per qualsiasi motivo non ci si può recare in negozio, la prenotazione decade automaticamente. Si troveranno i negozi della propria città, è questo

che valorizza l’economia locale. Praticamente le truffe sono pari a zero. Fabio, Quali risultati avete ottenuto fino ad ora? Con grande stupore abbiamo online circa 200 prodotti, si parla ovviamente soltanto di prodotti dei negozi di Latina. Tantissimi utenti si sono registrati ed hanno usufruito del prenota e ritira per aggiudicarsi prodotti con più del 40% di sconto. I numeri per fortuna sono in costante crescita. Andrea, Avete avuto finanziamenti per questo progetto? Assolutamente no! Abbiamo costruito il portale grazie alle nostre capacità lavorative e alle nostre esperienze. Abbiamo investito tantissimo tempo e un piccolo fondo economico, ma ZOODROP.IT è al 100% frutto delle nostre capacità. Andrea, perchè le persone dovrebbero iscriversi ed utilizzare ZOODROP. IT? Semplice: E’ tutto completamente gratuito. Non ci sono pagamenti online. Non ci sono rischi di truffe. Non si deve attendere nessun corriere. Si può prenotare il prodotto online per avere l’esclusiva sul prezzo, si può andare in negozio per visionare il prodotto e decidere se acquistarlo. Ovviamente è anche possibile accedere a sconti esclusivi riservati solamente agli iscritti.

Feste di Compleanno Cene di Lavoro Banchetti 04100 Latina Via Cesare Battisti, 35 Per info e prenotazioni 0773.488997

Pizzeria Steak House

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FICHI

04.2014 | NUMERO ZERO | 117


LATINA Via Piave km 68,400 (trav. Via Magra) Tel. 0773.472478 - Cell. 342.6637645 ats.allestimenti@gmail.com Via Magra snc - 04100 - LATINA Tel. 0773.472478 - Cell. 342.6637645 ats.allestimenti@gmail.com www.atsallestimentiveicoli.com

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un catalizzatore potente nella comunicazione tra opera e osservatore, l’artista crea immagini senza volto né personalità e il fruitore ne contempla i tratti sbiaditi trasponendo nell’opera frammenti del proprio vissuto. Kristina Milakovic plasma lo spazio della tela ricreando memorie di paesaggi introspettivi in cui elementi ambientali e architettonici si fondano in organismi plastici atemporali. L’artista crea una realtà altra in cui si consuma, senza mai raggiungere risoluzione, una lotta costante tra quello che è e quello che lei vorrebbe che fosse, tutto si crea sotto l’impulso di emozioni bipolari e tutto si distrugge, lì dove ogni sensazione è lecita, lì dove tutto è possibile, lì dove la sua essenza può tradursi in semplici tocchi di rosso. Le sue opere sono spesso formate da corpi distinti impossibilitati a congiungersi, come il ponte spezzato sancisce il disfacimento di una rete di relazioni così i suoi paesaggi spogli ma essenziali vengono catturati nella loro natura effimera. Quello che Kristina ci offre sono vere e proprie istantanee del suo percorso emotivo: ogni costruzione o paesaggio assume un silente e tacito sapore in cui la morte di quell’istante di ispirazione è tutto cio che resta. In entrambi, il concetto di isolamento viene indagato e trasposto sulla tela secondo inclinazioni differenti: se in Fabio quest’emarginazione nasconde in profondità un barlume di speranza e di fiducia verso la redenzione, in Kristina l’isolamento assume una posizione definitiva in cui gli elementi decadono sotto l’effetto dell’entropia. La comune atmosfera rarefatta, restituita attraverso una tavolozza apparentemente simile, ritrova intensità in quei piccoli ma non casuali dettagli in rosso. Essenziale sia nell’uno che nell’altra è la ricerca di un equilibrio interno al quadro che in Fabio si traduce, a volte, nell’utilizzo della sezione aurea ed in Kristina nella giusta modulazione

degli spazi a maggiore e minore concentrazione materica. Entrambi sono dotati di un’innata capacità di sintesi nella resa della composizione e nell’uso del colore. Sia Fabio che Kristina giungono a risultati sempre attuali ed apprezzati dal pubblico di intenditori e semplici amatori che non contemplano semplicemente la fine della gestazione di un opera ma, per usare una metafora cara a G.Didi-Huberman, tutta l’iter di quella crisalide che aspetta solo di essere sorpresa nella piena maturazione per poi prendere il volo. Diventa Imago. Emozione della scoperta.” Federica Bybel Fabio Imperiale nasce a Roma nel 1981. Dopo la maturità classica si diploma nel 2003 a pieni voti in grafica pubblicitaria ed illustrazione presso l’Accademia Multimediale Pantheon di Roma e nel 2004 si avvicina alla pittura come autodidatta. Il suo lavoro attualmente è curato dalla Galleria Editrice Latina e da RvB Arts di Roma, dalla Galleria D.E.G.A.S di Ostia e da Tubai di Padova. Ha partecipato alle Fiere di Reggio Emilia e di Forlì. Dal 2009 partecipa a MoaCasa e Casaidea presso la Nuova Fiera di Roma. Le sue opere sono state battute all’asta da Casa d’Aste Dams. Kristina Milakovic nasce a Belgrado nel 1976. Nel 2003 consegue a pieni voti il Diploma di Laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Il suoi lavori sono curati dalla Galleria Tornby in Danimarca e dalla Galleria d’Arte Collezione Saman di Roma, ha partecipato al Tüyap Art Fair di Istanbul-Turchia, al Beethoven Festival di Chicago-USA, alla Fiera di Hangzhou, Cina e al Premio Adrenalina al MACRO Testaccio La Pelanda. Le sue opere sono state battute all’asta da Casa d’Aste Dams e da Casa d’Aste Babuino. La mostra resta aperta tutto il mese. Per info e appuntamenti: 339/3400739 o 349/6790084

04.2014 | NUMERO ZERO | 121


la clinica dei sergi Musica live e artisti locali

You on stage Il formato che rivoluziona il live a cura de LA CLINICA DEI SERGI

Cos’è YOU ON STAGE e come funziona? Sostanzialmente è un evento concepito come una jam session strutturata in modo particolare, più organizzata. Chiunque decide di partecipare s’iscrive alla lista dei partecipanti un mese prima dell’evento, indicando quale canzone suonare e con quale strumento, in questo modo si ha la possibilità di creare ogni volta una formazione sempre diversa sul palco. Chi c’è dietro You On Stage? Roberto Segala, Ilario Parascandalo, Daniele Cinto, Stefano Ventura e nell’ultimo periodo si è aggiunta Francesca Bagno, siamo la “House Band”; In pratica ci prepariamo su tutti i pezzi e prendiamo posto nelle formazioni quando non viene raggiunto il numero dei membri che servono ad eseguire il pezzo, in modo che vengano suonate tutte le canzoni in scaletta. Nessuno torna a casa senza aver suonato. Da quanto tempo va avanti questo progetto?  L’abbiamo ideato tre anni fa, ci era stato concesso lo spazio di una serata da reinventare, partendo da zero. Siamo amici e ci conosciamo da qualche tempo, non è stato molto difficile tirare fuori una buona idea come questa. Quante serate di questo tipo avete già organizzato? Nell’arco di tre anni ci sono state nove edizioni in ognuna delle quali abbiamo preso due band di fama rock mondiale e messe in sfida tra loro, cercando di accostarle per genere, per periodo storico oppure per generi completamente contrastanti. Questa è l’idea di “sfida”, nessuno vince niente. In questo terzo anno abbia122 | nUMerO ZerO | 04.2014

mo deciso di far sfidare non due band ma due generi musicali. C’è un evento che ha avuto più riscontri degli altri? Oasis contro Red Hot Chili Peppers, è stato quello con più presenza di pubblico. Già dalla prima edizione il pubblico ha capito come funziona e qual è lo spirito di You On Stage, si è generato un divertimento davvero inaspettato, per tutti. Spesso tra musicisti c’è un po’ di competizione, sul palco di You On Stage? No, in questo caso è una festa assoluta, quello che importa è divertirsi, i musicisti arrivano all’evento iper-preparati sul pezzo e ognuno vuole dare il proprio contributo. Il bello di You On Stage è che si creano formazioni in cui ci sono professionisti e ragazzi alle prime armi. Personaggi del calibro di Pino Saracini (bassista di Tiziano Ferro. N.d.R.) che suonano con ragazzi che potrebbero essere i loro figli. Cosa vi siete prefissati all’inizio di questo progetto? Dalla voglia di stravolgere il concetto della solita e noiosa jam session, rendendo il tutto più stimolante, altrimenti si finisce a fare i soliti blues. La formula adottata da voi sembra quasi perfetta, quali problemi avete riscontrato all’inizio? Rispetto alla prima edizione abbiamo dato un’identità a questo progetto, abbiamo creato un logo, un regolamento ufficiale. Pian piano abbiamo capito cosa non andava. Che cosa è giunto alle vostre orecchie? Critiche non ci sono mai state, forse l’unico scontento è di non aver ancora “toccato” alcuni generi, come il punk, ma stiamo cercando di accontentare tutti. Qual è il vostro obiettivo finale? Quello di far divertire tutti, sempre, senza essere ripetitivi. L’ideale sarebbe creare un format e proporlo anche fuori Latina, esportarlo in tutta Italia e magari anche all’estero.


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Numero Zero Magazine Aprile 2014