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dicembre.2009

white christmas la proposta shok dell'assessore di Coccaglio • pagina 3

i grandi mostri

i primi 100 anni di un canale navigabile che non esiste. • pagina 4

urbanistica / 1

gronda vs sottopasso • pagina 6

SCS servizi(etti?) locali Barbati sostiene Barbati • pagina 7

RU486

l'ultima crociata della Destra • pagina 8

Salini e il diritto di recesso la Provincia lascia le associazioni per la democrazia e la pace • pagina 9

dove andrà il centrosinistra?

intervista a Mauro Castagnaro • pagina 10 intervista a Elena Crotti • pagina 11

Sansonetti a Crema

per il lancio della campagna abbonamenti di NumeroZero • pagina 12

volontariato: chi aiuta chi ci aiuta? Strepparola ci parla del Terzo Settore cremasco • pagina 14

le parole di Mario un libro ci porta sul blog di Mario Mantovani • pagina 15

black christmas di Gabriele Piazzoni Dopo l’annunciato White Christmas del Sindaco di Coccaglio, ultima di una serie di iniziative politiche di stampo razzista ed islamofobo a cui abbiamo assistito in questo periodo, è lecito chiedersi cosa stia succedendo alla nostra società. Queste iniziative generalmente vengono giustificate con frasi quali: “prova a costruire una chiesa nei paesi islamici” o “a casa nostra devono fare come facciamo noi” e mirano secondo le dichiarazioni degli autori alla difesa delle nostre tradizioni e della nostra cultura, impedendo agli altri di vivere la propria. Noi, inteso come occidente, ci riteniamo più avanzati del resto del mondo, e forse per alcuni aspetti la nostra presunzione corrisponde al vero. Disprezziamo i paesi succubi della religione, che umiliano le donne o non garantiscono i diritti umani. Li consideriamo delle dittature o delle democrazie da operetta e ci riserviamo perfino il diritto di bombardarli a nostro piacimento. Dunque perché dovremmo imitarne i comportamenti? La cultura occidentale si trova, nel bene e nel male, in una posizione dominante proprio perché siamo riusciti ad imporre principi di laicità, a combattere il razzismo, a sconfiggere chi negava il diritto al libero pensiero ed a costruire l’Europa mischiando popoli e culture diversissime pur garantendo uno spazio a tutti. Veramente pensiamo di riuscire a proteggere la nostra società, applicando principi esattamente contrari a quelli sui quali è stata costruita? Siamo sicuri che il pericolo maggiore per la nostra cultura non venga proprio da coloro che dicono di volerla tutelare? E se fossero il Sindaco di Coccaglio e quelli come lui a minacciare per primi la nostra società? Questo White Christmas sembra più che altro un Black Christmas, un natale avvolto nel buio, un buio che sta calando sulla società e sulla cultura; la Nostra società e la Nostra cultura.


■ dicembre 2009

black christmas white christmas

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I'm dreamin' of a white christmas la proposta shock dell'assessore di Coccaglio (BS)

di Davide Bordo

L’ANGOLO di Piervenanzio Rotula

hi-tech

Forse non tutti sanno che... Direttore responsabile Manuela Antonia Della Nave Editore LINFA scrl via Tensini, 11 • Crema Stampa Arti grafiche cremasche divisione grafica Cartotecnica Cremasca • Crema Progetto grafico, impaginazione e illustrazioni francescoguerini.it Richiesta registrazione depositata presso il Tribunale di Crema in data 16/04/09 licenza delle immagini riprodotte le fotografie contrassegnate con un asterisco (*) nella didascalia sono distribuite sotto la licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 (http://creativecommons.org/ licenses/by/3.0). In nessun modo le immagini sono utilizzate nell'intenzione di veicolare le intenzioni degli autori da parte di NumeroZero Alcuni Diritti Riservati questo numero è pubblicato con una licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

a cura di Gil Mazzo Michail Andreevič Suslov (1902-1982) fu un politico sovietico che all’apice della sua carriera arrivò ad essere secondo in ordine di importanza solo al capo supremo del PCUS e dello Stato. Fido uomo di Stalin, fu dal 1931 al 1933 ispettore nella Commissione Centrale di Controllo del Partito mentre nel 1937 fu spedito a Rostov sul Don per coordinare le azioni di epurazione nei confronti dei “nemici del popolo”. Dal 1944 al 1946 venne trasferito in Lituania dove ebbe pieni poteri per conto del PCUS locale; dal 1949 al 1951 caporedattore della Pravda; convertitosi per convenienza all’antistalinismo per non sfigurare agli occhi di Chruscev, fu capo delegazione nel 1956 durante le trattative con l’Ungheria che sfociarono nella violenta repressione militare. A partire dagli anni Sessanta fu capo incontrastato dell’ideologia sovietica tanto che Chruscev lo destituì per impedire una sua rapida ascesa al potere; riabilitato da Breznèv, diresse le riunioni della Segreteria del Comitato centrale del partito, rispondendo a tutte le questioni di politica ideologica del paese come la direzione dei mezzi d’informazione di massa, la censura, la cultura e l’arte, l’istruzione superiore e la scuola, le relazioni dello Stato e le organizzazioni religiose. (fonte enciclopedia online wikipedia.org, ad eccezione dei corsivi) Pietro Margheritti, in arte Suslov, è un politico cremasco. Nasce nella Democrazia Cristiana dove rapidamente diviene l’ispiratore della linea politica di Simone Beretta; la sua intransigenza ideologica e il rigore nell’applicare la linea del partito in ogni circostanza ed occasione lo porta, oltre che in rotta di collisione con l’area più progressista del Partito, ad essere soprannominato appunto Suslov, in “onore” del ben più noto politico sovietico. Passato poi tra le file di Forza Italia, ha condotto con Simone Beretta le ultime campagne elettorali del centrodestra (noti i risultati ottenuti nel 1997 e nel 2002, alle comunali). Nel 2007, dopo l’elezione di Bruno Bruttomesso a Sindaco di Crema, sfidato dall’ex “compagno” di Partito Gianni Risari, Suslov acquisisce sempre più incarichi nel neonato PDL tanto da bazzicare addirittura tra gli uffici comunali come un vero assessore aggiunto, pur non avendo nessun incarico amministrativo nè istituzionale. A che pro non sappiamo, ma crediamo che lo faccia per coccolarsi la Sua creatura. A costo di qualche mal di Pancina.

La giapponese Hitako Shumiki Ltd ha recentemente immesso sul mercato un nuovo tipo di telefono cellulare che deve essere ingerito con la prima colazione e permette di ricevere le telefonate attraverso il pancreas dell’utente. Per il recupero dell’apparecchio a fine utenza, la società sta prendendo accordi con l’italiana Grandi Purghe dottor Pelo Spa.

consigli per l’estate

Lasciate passare l’inverno. Ne riparleremo più avanti.

tradizioni

Nell’Armenia sud-occidentale del nord vige l’usanza, durante le feste natalizie, di appendere ai bordi delle strade di campagna delle lamiere a gas per potere permettere ai viandanti di cucinare il sukich (piatto tipico dell’Isola di Giava). (Nessuno ha mai capito il perchè)

ecologia

Dal 1 gennaio 2010 verrà aperto presso l’ascensore del Rotary Club un centro per la raccolta differenziata di rifiuti disumani. Chi sapesse cosa sono, è pregato di non lasciarli per strada.

“Bianco Natale” è il nome dell’operazione intrapresa dall’Amministrazione Comunale di Coccaglio per fare “pulizia” di immigrati irregolari entro la fine di Dicembre. Già di per sé il nome è abbastanza significativo, ma ci sono altri punti che hanno dell’assurdo. In primo luogo le ragioni che l’assessore leghista alla Sicurezza dà a sostegno dell’operazione: «per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità». È proprio sicuro che il messaggio della Chiesa sia questo? Ma non è finita: le ispezioni verranno fatte casa per casa, la polizia passerà al setaccio le abitazioni degli stranieri per scovare gli irregolari, un po’ in stile Germania anni ‘30. Infine la tempistica con cui è arrivato il provvedimento lascia perplessi: proprio nel momento in cui cala drasticamente il lavoro e si alza la disoccupazione gli immigrati faranno più fatica a rinnovare il permesso di soggiorno e rischiano quindi di essere cacciati. Che tutto ciò sia reso possibile grazie all’applicazione del pacchetto sicurezza, approvato in Parlamento, è scandaloso e pure razzista. Arrivati a questo punto noi non possiamo tollerare simili aberrazioni, occorre rispondere in modo chiaro e netto alle proposte populiste e propagandiste della Lega, un partito ricco di slogan – con cui si dichiarano vicini alla gente – ma povero di azioni concrete: finora si sono distinti solo per episodi di razzismo e discriminazione (come la recente proposta di una cassa integrazione più bassa per gli stranieri). Poiché uno dei punti chiave della politica leghista è sfruttare il problema della sicurezza contro gli immigrati, occorre tener presente un dato iniziale non trascurabile: spesso i migranti si trovano in condizioni di povertà e disagio, ma altrettanto spesso la microcriminalità si sviluppa in situazioni di difficoltà sociale. Riteniamo che l’unica via da percorrere per ottenere una soluzione sia quella dell’integrazione, ponendo maggiore riguardo verso tolleranza, dialogo e rispetto dello straniero: continuare sulla via dell’intolleranza non può far altro che peggiorare la situazione, aumentando il rischio di scivolare in una spirale violenta e d’odio razziale da cui nessuno può trarre vantaggio.

Questa rubrica è stata offerta dal

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Che la Lega sia un partito abile nel gettare fumo negli occhi degli elettori lo si vede da un altro punto cardine della sua proposta programmatica: il tema della difesa del territorio e delle origini. Tesi non a priori negativa quando fatta in modo costruttivo ma antisociale quando punta  –  come nell’accezione leghista – all’erezione di barriere nei confronti del “diverso” (prima erano meridionali, ora sono extra-comuntari, domani potreste essere voi!). Per questo sorge spontaneo un dubbio: se davvero vogliono difendere il territorio, perché non hanno fatto nulla di concreto per combattere i rischi ambientali che sta correndo il cremasco: ad esempio con la discarica di amianto o la cava di Caravaggio. Perché la Lega non si è opposta alla Regione che negli ultimi anni ha elargito centinaia di milioni di euro a favore di coloro che frequentano scuole private, pur essendo una minima parte della popolazione scolastica, lasciando briciole a tutti gli altri? Perché non fa nulla a livello comunale dove l’attuale giunta, con precisi provvedimenti e decisioni politiche, sta facendo gli interessi di pochi cittadini? Evidentemente anche Crema non è poi cosi distante da Coccaglio, forse oggi più che mai ■

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■ dicembre 2009

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black christmas infra-storture

La Lega sta rilanciando l’idea di proseguire sulla strada del completamento idroviario fino a Milano per mere ragioni di bottega, in assenza di un progetto credibile: una riesumazione targata expo 2015

l'idrovia Milano - Cremona compie 100 anni, Ma non esiste! di Alvaro Dellera

Il vero problema non sono i soldi, ma la responsabilità politica di realizzare ciò che si promette senza essere convinti di fornire al territorio una ricaduta positiva. Altrimenti, non si spiegherebbero le vicissitudini occorse fin dal 1941 anno di costituzione del consorzio navigabile Milano - Cremona - Po, fino al suo scioglimento nel 2000. Sinora è stato costruito solo un tratto di canale (inutile) che arriva a Pizzighettone, lungo circa 13 Km. Oggi la realizzazione e la competenza sono affidate al ministero dei Trasporti, che non manifesta per nulla questa volontà, mentre a carico delle Regioni rimane la gestione. Ma allora perché se ne riparla? L’attualità scaturisce dal fatto che la Lega sta rilanciando l’idea di proseguire sulla strada del completamento idroviario fino a Milano per mere ragioni di bottega, in assenza di un progetto credibile: una riesumazione targata expo 2015. Ma al Pirellone comunque non tutti concordano con questo rilancio. La Regione Lombardia, interpellata qualche tempo fa dal “Corriere”, ha infatti sostenuto di non considerare affatto prioritaria la costruzione della parte mancante del canale Cremona - Milano, essendo venute meno le condizioni di industrializzazione che ne avrebbero giustificato la realizzazione negli anni ‘50 e ‘60 vi sono problemi da ricondurre alla dubbia redditività dell’investimento. Molto meglio  –  sempre secondo il Pirellone – consolidare l’attuale rete navigabile. Non deve quindi sorprendere la recente decisione, comunicata dall’assessore regionale Cattaneo al sindaco di Pizzighettone di soprassedere all’infrastrutturazione dell’area di Tencara sino a quando non sarà garantita la navigabilità del Po. Bossi in prima persona già aveva sponsorizzato l’idea dell’idrovia lombarda prima del ponte sullo stretto di Messina, «porteremo il mare a Milano». In Regione l’assessore Boni (Lega), sui tempi è fin troppo sincero: «Non meno di trenta o quarant’anni». I costi peraltro potrebbero esorbitare a causa delle opere collaterali: progettare un canale oggi tra Milano e il Po vuol dire fare i conti con ferrovie da attraversare, centinaia di ponti per

Il collegamento idroviario con Milano, aperto alle moderne navi da carico fluviali, è uno degli obiettivi più antichi e ambiziosi della navigazione interna. Risale infatti al 1911 il primo progetto di collegamento fra Milano e il mare. Ma la storia oggi ci consegna questa ipotesi progettuale difficilmente collocabile sul nostro territorio, salvo affrontare pesanti stravolgimenti ambientali. Il sogno di far viaggiare le merci per via fluviale in Italia rimarrà un sogno. L’Italia, purtroppo, la sua folle scelta l’ha già fatta, preferendo per anni il trasporto su gomma. Il tratto che divide Milano dal mare passa in parte nel Cremasco, ma soprattutto passa nei territori solcati da fiumi, strade e autostrade, ponti e ferrovie, aziende agricole e parchi naturali, quest’ultimi di indubbio valore ambientale. Geologicamente aree molto fragili, dove le falde scorrono talmente affioranti il terreno da rendere la prevista idrovia, una trincea, larga e profonda, del tutto inopportuna al pur nobile e condivisibile scopo. Poi, ci rimane ancora tutto per intero il problema della navigabilità del Po, che per essere tale dovrà subire opere idrauliche di canalizzazione la cui sezione sarà fortemente ridotta, e la bacinizzazione, che stravolgerebbe l’assetto idrologico, geomorfologico ed ecologico del fiume. Inoltre, non è ancora chiaro il motivo per cui si dovrebbe aumentare il rischio idraulico per le popolazioni, distruggere ulteriormente l’ambiente fluviale, ridurre le funzionalità ecologiche del fiume per incrementare la navigabilità del Po, che attualmente incide sui trasporti dello 0,06 %, ma per capire tutto ciò è bene osservare le tabelle accanto e purtroppo farsene una ragione definitivamente ■

la viabilità secondaria, e poi l’Autosole, il Lambro, l’Adda e molte altre barriere ambientali tra le quali la fittissima rete idrica che caratterizza il nostro territorio. Il nodo da sciogliere è dunque, la navigabilità del fiume Po. Serve garantire una percorribilità di tutto il fiume per almeno il 90 per cento del corso dell’anno. Infine sembra tramontare anche l’idea dell’interporto acqua - ferro - gomma previsto a Tavazzano. La struttura di scambio dovrà essere alle porte di Milano, Tavazzano e Bertonico sono troppo distanti dalla metropoli, precisa l’assessore Boni, aprendo così un altro capitolo alla storia infinita del canale.

Bossi: «porteremo il mare a Milano» Boni [assessore regione Lombardia, Lega]: «tra trenta o quarant’anni»

Eh già, dimenticavo, buon compleanno canale! 100 candeline sono un traguardo invidiabile, per non esistere ■

RIPARTIZIONE MODALE DEL TRAFFICO IN EUROPA   1970 2002

strada 52,10% 75,50%

ferrovia 30,10% 12,90%

vie navigabili gasdotti 10,90% 6,80% 6,90% 4,60%

RIPARTIZIONE MODALE DEL TRAFFICO IN ITALIA   2002

fonte: Eurostat

strada 86,30%

ferrovia 9,10%

vie navigabili gasdotti 0,10% 4,50%

TRAFFICO MERCI* IN ITALIA -INDICI 1970 = 100   1970 1980 1990

5 un progetto antico e ambizioso, oggi poco ecologico ma soprattutto inutile

i grandi mostri

L’investimento per la realizzazione dell’idrovia padano veneta è grande, tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro, la sistemazione delle idrovie esistenti richiedono un impegno inferiore, valutabile in circa 1000 milioni già stanziati in buona parte con le leggi 194 e 413 del ‘98, la 388 del 2000 e la 350 del 2003 finanziaria 2004. (fonte A.R.N.I.). Solo due mesi fa la Lega con Bossi in visita a Cremona ha fatto, come si dice, l’uovo fuori dal cesto. Promettendo ai padani di trovare i soldi per la tratta Cremona - Milano. Soldi, che in pratica le diverse finanziarie hanno già stanziato, ma mai usato.

Il tratto che divide Milano dal mare passa in parte nel Cremasco, ma soprattutto passa nei territori solcati da fiumi, strade e autostrade, ponti e ferrovie, aziende agricole e parchi naturali, quest’ultimi di indubbio valore ambientale

ferrovia 100 110,7 115,6

strada 100 191 249

idrovia 100 58 33,4

*su lunghe e medie distanze fonte: Conto Nazionale dei Trasporti

oleodotto 100 128,9 126,4

totale 100 158,7 197,3


■ dicembre 2009

black christmas infra-storture

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vorremmo capire se vale la pena di intervenire con un opera che suscita perplessità non solo nel comitato di cittadini ma anche da tecnici e in buona parte dell’opinione pubblica della città.

urbanistica/1 - gronda vs sottopasso

il 10 dicembre un incontro pubblico: Bruttomesso, Beretta e Piazzi – invitati al dibattito – non si presentano.

di Adalberto Nava

In data 10 dicembre 2009 si è svolto nella Sala dei Ricevimenti del Palazzo Comunale di Crema l'Assemblea Pubblica sul tema del superamento della barriera ferroviaria: gronda o sottopasso? L’assemblea, indetta dal Comitato ha visto la partecipazione di un folto pubblico, tra cui tecnici appartenenti agli Ordini di Architetti, Ingegneri, Geometri, molti residenti di Crema Nuova e rappresentanti del comitato di Santo Stefano. Nonostante fossero stati invitati, il Sindaco Bruttomesso, gli assessori Beretta e Piazzi non si sono presentati. Il comitato ha espresso la preferenza per la continuazione della Gronda Nord come soluzione prioritaria e risolutiva del problema della congestione viaria della zona intorno all’attuale passaggio a livello di Via In-

dipendenza. Problema della sicurezza stradale: il traffico è destinato ad aumentare anche in previsione della costruzione del nuovo Palazzetto dello sport; chi sarà bloccato al passaggio a livello di Santa Maria sicuramente si immetterà in Via Gaeta per superare la barriera con il sottopasso. Via Picco diventerà invivibile per i residenti. Problema dei costi. L’amministrazione comunale invece vuole investire € 6.700.000 per un opera (sottopasso) che peggiorerà i problemi di una zona residenziale della città, aumentando il traffico di mezzi leggeri e pesanti, con conseguente aggravio dell’inquinamento acustico ed atmosferico, rendendo Via Picco, strada stretta e urbana, un’arteria a scorrimento veloce. L’Ammi-

Perché non rivalutare la continuazione della gronda nord, come opera prioritaria per spostare il traffico fuori dalla città?

quando la lega userà il crocifisso per pulirsi il c..o Il rapporto tra la Lega Nord e il cattolicesimo è uno dei più inspiegabili misteri degli ultimi vent’anni di politica italiana. Basta prendere una di quelle “mappe del voto” che giornalisti e sociologi pubblicano ad ogni occasione elettorale, per accorgersi che molte regioni e zone un tempo bianche, ora sono colorate di verde. Il cuore del Nord-Est (da Verona a Treviso, per intenderci), le valli pedemontane, l’Altomilanese che lambisce il varesotto, il Piemonte occidentale, tutti questi territori sono passati senza soluzione di continuità dalla “balena bianca” al “mostro verde”. Potere dei campanili e delle canoniche, oltre che di palestre amministrative evidentemente capaci pure di raggiungere risultati. Negli ultimi anni, questa simbiosi è andata delineandosi ancor più violentemente, fino a fare della Lega Nord l’unico apparente difensore delle tradizione e dei simboli della cristianità. Poco importa se sono proprio i leghisti a respingere in mare i barconi degli immigrati o a mitizzare la depurazione della nostra superiorità dagli inquinamenti rom (tutti atteggiamenti poco consoni alla morale cristiana); loro, i leghisti, intendono passare alla storia come i tutori del crocifisso e delle radici religiose. A Crema, per intenderci, il capogruppo in consiglio comunale ha scatenato il putiferio, dopo aver appoggiato un crocifisso sul banco durante una seduta all’indomani della sentenza della

Corte Europea contro i crocifissi nelle scuole pubbliche. Vedere strumentalizzato in questo modo un simbolo di sofferenza, pace e umanità, riconosciuto come tale anche dai non credenti, è stato uno spettacolo triste, indegno di rappresentanti delle istituzioni, giustamente criticato dagli altri consiglieri. La Lega Nord è un partito che ha fatto del paganesimo il proprio marchio di fabbrica; è un partito che si è inventato divinità per giustificare confini e riti fittizi; è un partito i cui massimi esponenti si sono sposati con rito celtico; è un partito che alza la voce in maniera burbera e barbara contro i sacerdoti ogni volta che si permettono di ricordare i diritti degli “ultimi”. Questa è la Lega Nord. Credere che possa bastare brandire un crocifisso pubblicamente per farsi paladini del cattolicesimo, giocando sulle insicurezze e i disorientamenti dell’elettorato cattolico, è quanto di più irrispettoso si possa fare nei confronti di chi, a Gesù Cristo e al suo messaggio di carità, crede davvero. Stia tranquillo, tuttavia, Tosoni. Non è solo in queste scorribande medievali. Nemmeno due settimane dopo, in occasione del referendum con cui la Svizzera ha bocciato la costruzione di minareti in un Paese dove di minareti ce ne sono quattro e di musulmani 300.000, un leghista molto più famoso di Tosoni, ha ribadito il clima da “crociata” che va per la maggiore. “Ora mettiamo la croce nel tricolore”, ha sentenziato il viceministro Castelli. Detto da chi con il tricolore ha sempre sostenuto di volersi “pulire il culo”, non è proprio di buon auspicio per i cattolici sani. La vera considerazione che i leghisti hanno del crocifisso è quella di metterlo su una bandiera e poi usarla per “pulirsi il culo” ■

Nel frattempo il Presidente di SCS Servizi Locali, sempre lo stesso Barbati, si “porta avanti” ed in data 15 ottobre inizia la realizzazione dei lavori di illuminazione lungo la ciclabile, probabilmente dando per scontato che il Consiglio Comunale avrebbe accolto supinamente l’accordo, relativo alla variante, da Lui stesso raggiunto con i suoi amici assessori nistrazione ha confermato che in futuro potrà avvenire il completamento della Gronda Nord, quindi questo denaro rischia di risultare speso inadeguatamente per un sottopasso che in futuro appunto risulterà sovradimensionato. Completare oggi la Gronda, così come prevista dal PRG, potrebbe avere più o meno lo stesso costo. Vorremmo davvero capire se per risolvere il superamento della barriera ferroviaria, vale la pena di intervenire con un opera che suscita perplessità non solo in noi del comitato di cittadini che in quella zona viviamo, ma anche nei tecnici ed in buona parte dell’opinione pubblica della città. Perché non rivalutare la continuazione della gronda nord, come opera prioritaria per spostare il traffico fuori dalla città? Si chiede all’amministrazione una soluzione risolutiva per tutti i cittadini e per i vari quartieri interessati. Gli interventi sono stati molto costruttivi. Vogliamo citare: il sig. Donati si è dimostrato a favore della continuazione della Gronda Nord; l’ex assessore Franco Bordo denuncia la possibilità di un urbanizzazione incontrollata verso Nord se verrà realizzata una gronda troppo lontana dalla città come quella prospettata a Nord di S. Stefano; il sig. Tarenzi del CNA vorrebbe vie di comunicazioni più fruibili per i suoi associati oltre la ferrovia; gli abitanti di Via Picco che hanno espresso il loro disagio e la preoccupazione per la loro salute. Interessanti gli interventi dell’Ing. Ambrogio Vailati, che ha sottolineato l’esigenza di una corretta pianificazione urbanistica per il bene della città, e dell’Ing. Giovanni Righini che invece ha prospettato la possibilità della velocizzazione dei tempi di attesa al passaggio a livello, come soluzione immediata per lo snellimento del traffico. Tema, quest’ultimo già discusso in una seduta del C.C. dove all’unanimità si impegnò la Giunta a chiedere alle ferrovie l’automazione del passaggio a livello, per ridurre i tempi di attesa e di disagio per i passanti. Ma la Giunta anche in questo caso non si è mossa ■

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scs servizi(etti?) locali

Barbati (SCS) sostiene Barbati (privato)

di Saskia P.

Parliamo di SCS Servizi Locali s.r.l., la società controllata dal Comune di Crema e dai Comuni del territorio. Si, una delle tre Società pubbliche presiedute dall’Arch. Ercole Barbati, fiduciario di Simone Beretta, scudiero del Vicepresidente regionale Gianni Rossoni. Parliamo di due vicende strettamente legate tra loro. Vicende di malapolitica.

Atto primo:

La Finimmobiliare Mara leasing srl, rappresentata dal progettista Ercole Barbati, mesi e mesi fa presenta una richiesta di variante al PRG di Crema per un’area di via Pagliari a Ombriano, già convenzionata ad uso artigianale, con l’intento di portarla ad uso residenziale. La variante consentirebbe la valorizzazione di quell’area per una cifra ampiamente superiore al milione di euro. L’Architetto porta avanti una trattativa con gli stessi Amministratori che lo hanno fatto nominare “Tripresidente”, concordando che, in cambio della variante, la proprietà avrebbe realizzato tre opere pubbliche per un valore complessivo di 360.000 euro, di cui 75.000 per l’impianto di illuminazione della ciclabile lungo la Gronda Nord. Il Consigliere di Sinistra

e Libertà, Franco Bordo, denuncia pubblicamente la vicenda, l’Assessore Piazzi dice di sentirsi offeso (da cosa, non si sa) e minaccia querela. Ma, guarda guarda, la pratica di variante intanto viene bloccata. Troppo scandalosa?

Atto secondo:

Nel frattempo il Presidente di SCS Servizi Locali, sempre lo stesso Barbati, si “porta avanti” ed in data 15 ottobre inizia la realizzazione dei lavori di illuminazione lungo la ciclabile, probabilmente dando per scontato che il Consiglio Comunale avrebbe accolto supinamente l’accordo, relativo alla variante, da Lui stesso raggiunto con i suoi amici assessori. Ma quel rompi… di Bordo presenta un’interpellanza al Sindaco di Crema: a che titolo, per conto di chi e con quali finanziamenti i lavori per l’impianto di illuminazione sono stati appaltati da SCS Servizi Locali?

Atto terzo:

I lavori, irregolari, vengono immediatamente sospesi e il Sindaco, rispondendo all’interpellanza, comunica che nessuno li ha commissionati, che SCS Servizi Locali ha agito di propria iniziativa. Il Sindaco va oltre, comunica al Consigliere che la Società pubblica ha iniziato i lavori perché convinta che la pratica relativa alla variante sarebbe andata velocemente a buon fine. Cioè l’Arch. Barbati, da Presidente di SCS Servizi Locali, dà il via a dei lavori eseguiti con denaro pubblico, in virtù di una “promessa” che il Consiglio Comunale avrebbe votato la variante da Lui stesso proposta in veste di progettista privato e con la stessa avrebbe finanziato i lavori già eseguiti. Non è questo un palese caso di conflitto di interessi?

Atto quarto:

È tutto da istruire se non si vuole che la malapolitica a Crema prenda il sopravvento. Non è forse il caso che i Sindaci soci della SCS Servizi Locali chiedano conto dell’operato al Presidente Barbati? La Commissione di Garanzia del Comune di Crema non intende intervenire? Gli utili delle società partecipate che il Comune di Crema ha rinunciato ad introitare nel suo bilancio, con cui avrebbe potuto erogare servizi alla Città, come verranno utilizzati? Sono quesiti a cui dare urgentemente una risposta prima che la vicenda da questione morale si trasformi in questione legale ■

Maestro Liutaio diplomato alla Scuola Internazionale “Stradivari” di Cremona

Crema (CR) • via Dante Alighieri, 18 tel·fax • 0373.83337 cell • 333.5857438 email • formaggiavi@tiscali.it

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■ dicembre 2009

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black christmas diritti

RU486 l'ultima crociata della destra

quanto l’ideologia – e gli interessi ecclesiastici – oscurano la libertà

di Attilio Galmozzi

Il 30 luglio u.s l’Agenzia Italiana del Farmaco, a larga maggioranza, approvò l’immissione in commercio nel nostro Paese della cosiddetta pillola RU486, subito battezzata dalle gerarchie vaticane e dalla Destra come “pillola abortiva”. Ormai in larga parte d’Europa l’interruzione volontaria di gravidanza rappresenta una realtà legislativa e in quasi tutto il continente la possibilità di operare tale interruzione presenta sia la modalità chirurgica (per intenderci quella che in Italia è normata dalla legge 194) che farmacologica (quella che in Italia si vuole vietare). Il 25 novembre 2009 la Commissione Sanità del Senato con 13 voti favorevoli (PDL e Lega Nord) e 8 voti contrari (opposizione) ha deciso di dare mandato al Governo di bloccare la procedura di immissione in commercio del farmaco in attesa di un parere tecnico del Ministero circa la compatibilità del trattamento con la Legge 194. Nella maggioranza si leva un solo coro: la pillola abortiva è in contrasto con la Legge 194. Una corretta procedura, proseguono da Destra, prevederebbe un ricovero ospedaliero ordinario, durante il quale sotto la supervisione di un medico esperto, si inneschi ed esaurisca l’intera procedura, dalla somministrazione del farmaco fino all’accertata interruzione di gravidanza. Questa posizione, sposata in particolar modo dall’UDC Buttiglione e dal PDL Gasparri è a garanzia della donna per i rischi che la procedura comporta. La tentazione di operare una schedatura “per legge” di chi ricorre alla scienza per interrompere una gravidanza è palesemente celata dietro le parole della Destra. Nessuna volontà da parte del Governo di affrontare un nodo importante che tocca migliaia di donne nel nostro Paese il quale seguita nella ideologica contrapposizione all’autodeterminazione della donna, di fatto favorendo il ricorso all’aborto clandestino, specie nelle fasce sociali più disagiate. A dicembre tuttavia l’AIFA ha ribatito la posizione già espressa a luglio e il farmaco viene introdotto nel mercato nazionale. È probabile che da oggi parta la nuova crociata della Destra ■

9 Cos’è RU486?

Il mifepristone è uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l’interruzione di gravidanza su base chimica. Non è da confondersi con la “pillola del giorno dopo” che ha un meccanismo d’azione e tempi di somministrazione diversi che non la rendono un farmaco in grado di indurre aborto

Dove viene commercializzata?

In Europa, ad eccezione di Polonia, Lituania, Malta ed Irlanda, il farmaco è largamente utilizzato, con modalità differenti che prevedono sia l’ospedalizzazione che l’assunzione domiciliare. In Italia l’AIFA ha autorizzato il commercio del farmaco a dicembre 2009

Come agisce?

Il mifepristone è un anti-progestinico, ovvero contrasta l’azione di quegli ormoni fisiologicamente prodotti dalla donna deputati a favorire la gestazione (da qui il termine pro - gestinico); l’azione causa il distacco e l’eliminazione della mucosa uterina. A volte la procedura necessita di un secondo farmaco, una prostaglandina, in grado di provocare contrazioni uterine le quali determinano l’espulsione del prodotto del concepimento.

Entro quando si può assumere?

L’orientamento internazionale è quello di somministrare il farmaco (anche in più dosi) non oltre la 7ma settimana di gestazione. Nelle morti fetali intrauterine l’uso della pillola permette di ottenere l’espulsione del feto non vitale senza ricorrere ad eccessive dosi di prostaglandine, più tossiche.

È un farmaco sicuro?

La molecola è nota in Francia dal 1980, quando furono avviate le prime sperimentazioni e commercializzata dal 1988. Negli USA, dopo rigorosi test di validazione e studi clinici appropriati, è commercializzata dal 2000.

Curiosità...

Il misoprostol (nome commerciale Cytotec) è un “gastroprotettore” commercializzato in oltre 80 Paesi del mondo (Italia compresa) dal 1985; usato come farmaco per il trattamento di patologie come l’ulcera gastrica è in grado di produrre contrazioni uterine (vedi sopra) che possono causare un aborto. Perché per il gastroprotettore nessuna levata di scudi da parte della Destra e del Vaticano? un embrione umano al sesto giorno foto* di Hijod.Hunkona da http://www.flickr.com

un embrione umano alla settima settimana foto* di euthman da http://www.flickr.com

Salini e il diritto... di recesso

la Provincia recede dalle associazioni per la democrazia e per la pace

di Anna Rozza

Nella sedut a del Consiglio Provinciale del 24 .11 . 20 09 l ’A m m i n i s t r a z i o n e Provinciale di Cre mona ha esercit ato il proprio dirit to di recesso da: ▪ ▪ L’Associa zione per l’Amba sciat a della Democra zia Locale di Zavidovici; ▪▪ L ’ A s s o c i a z i o n e Centro Studi e Ricerche sociali; ▪ ▪ Il Coordinamento Na zionale degli Enti Locali per la Pace e i Dirit ti Umani; ▪ ▪ Il Coordinamen to Provinciale de gli Enti Locali per la pace. Peccato che que sto dirit to sia st ato esercit ato calpe st ando i dirit ti di 4 0 comuni e di centinaia di cit t adini che di quest a appar tenenza avevano fat to un motivo d’impegno perseguendo l’idea , senz’altro peregrina per il Pres. Salini e la sua Giunt a , che la pace è il piace re di vivere insieme e che questo piace re va coltivato, aliment ato, custodito e che la buona politica deve collocarlo al centro della pro pria a zione. C e r t o, q u e s t i 4 0 Enti Locali insieme ai propri cittadini ed alla Provincia di Cremona che aveva la responsabilità del coordinament o, s i g u a r d a v a n o t r a loro e si riconoscevano come par te di

una collet tivit à aper t a alle persone nuove, alle urgenze che queste esprimevano an che in nome delle comunità di provenienza, ai rischi ed alle sof ferenze da cui loro erano fuggite. Il Coordinamento Provinciale dentro a quello Na zionale, ha unificato pez zi di co n o s c e n z a d e l m o n d o, d e l l e s u e i n g i u s t i z i e , dei suoi dirit ti negati, e vi ha costruito attorno delle a zioni che richiedevano l’impegno di molti in nome di concetti tanto semplici quanto determinanti per la vita di m i l i o n i d i p e r s o n e: l ’a c c o g l i e n z a , l ’e d u c a zione delle nuove genera zioni e la Coopera zione Decentrata. L’A m m i n i s t r a z i o n e P r o v i n c i a l e , e v i t a n do ogni consult a zione, ha annullato anche tutte le delibere ed i conseguenti impegni d i s p e s a a t t i v a t i d a l l a G i u n t a To r c h i o a p pellandosi a risibili ragioni del bilancio. Di fatto ha rifiutato di svolgere un ruolo determinante nei confronti dei propri cit tadini: ha scelto di non raccoglierne le energie migliori per incanalarle in un progetto culturale fondato sulla solidarietà ed il rispet to reciproco, ha implicitamente rinunciato a reagire al cinismo dilagante e a ripristinare la fiducia nella democrazia, ha rinunciato a farsi carico di dif fondere un concetto di solidarietà che deve obbligatoriamente, scavalcare i muri dei nostri cortili, ha detto agli Amministratori, alle donne ed agli uomini che in più occasioni hanno accolto bambini ed adulti e che reciprocamente si sono regalati la conoscenza delle proprie vite, che per amministrare un territorio è necessario dimenticare che esso è un insieme di persone e non solo di cose, un insieme di vite e non solo di oggetti, di rela zioni e non solo di pala zzi e strade, che un territorio che si è dichiarato “Provincia per la Pace” si inserisce in una dimensione nazionale ed internazionale sapendo che nessuno sviluppo sarà mai possibile se non dentro un quadro generale di sviluppo e di pace. 2 8 C o m u n i s u 4 0 h a n n o d e t t o N O. A l t r i st anno chiedendo di aderire. È la democra zia Presidente! C e r t o, a Z a v i d o v i c i , n e i p i c c o l i C o m u n i del Perù, in Palestina, in Senegal, in Liban o, s o n o s t a t i d e r u b a t i d i u n a p i c c o l a o p por tunità, ma si ricordi il Pres. Salini che là, le opportunità non sono questioni di bil a n c i o, s p e s s o s o n o q u e s t i o n i d i v i t a o d i morte ■


■ dicembre 2009

black christmas politica

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«Si tratta, oltre a rilanciare nel territorio lotte che rimandino a una diversa visione della società, di ricostruire “gruppi di lavoro tematici” con l’impegno a non suonare il “rompete le righe” il giorno dopo il voto»

dove andrà il centrosinistra? - 2

di Attilio Galmozzi

Mauro Castagnaro: «i più deboli devono essere al centro» Volto noto nella città – soprattutto per il suo impegno sociale e civile  –  cattolico, attivo all’interno della Diocesi di Crema, Mauro Castagnaro ha sovente portato il suo contributo d’esperienza e culturale nel centrosinistra cremasco. Quell’entusiasmo lungo un decennio, che ha caratterizzato il centrosinistra e il tessuto sociale e culturale di Crema, mi pare si sia un po’ spento negli ultimi 2-3 anni: secondo te cosa è cambiato nello spirito del centrosinistra che vinse nel 1997 e in quello che perse nel 2007? Questione di candidato? Colpa dei partiti? Parlare di “entusiasmo lungo un decennio” mi pare eccessivo. La campagna elettorale del 1997 fu gestita soprattutto dai partiti del centrosinistra e vide “il popolo della sinistra” assai meno protagonista di quanto era stato quattro anni prima, attivandosi a sostegno di Renato Strada. Infatti i “gruppi di lavoro tematici”, che erano stati creati nella fase di elaborazione del programma elettorale con la partecipazione di esponenti della società civile e avrebbero dovuto continuare a operare attorno agli assessori, furono sciolti. Quindi chi si era mobilitato “tornò a casa”, mentre i partiti furono assorbiti dall’attività istituzionale. Così si è via via allargata la distanza tra il popolo della sinistra e l’amministrazione. Questo ha privato nel 2007 il centrosinistra dell’unica risorsa che avrebbe potuto forse evitare una sconfitta in partenza del tutto scontata, dato che il centrodestra, a Crema da sempre maggioritario, si presentava unito e noi non

inesistenti tipo quella sulla sicurezza (che oggi semplicemente copre il razzismo), come si è fatto armando i vigili urbani. In una città costruita a misura dei più deboli tutti e tutte vivono meglio. I più deboli devono essere al centro. Altrimenti per me non c’è sinistra. Se questo orizzonte di valori è condiviso, qualunque candidato sindaco va bene. Il migliore in campo amministrativo Le primarie del PD hanno dimostrato che la voglia credo resti Agostino Alloni. di partecipare c’è ancora. Ora si apre una fase nuova, alla ricerca dell’alternativa al centrodestra. Sul- Primarie SI o primarie NO per la scelta del candila base della tua esperienza come credi che debba dato sindaco per il 2012? Questo è un falso problema. Importante è quanto essere affrontata questa ricerca nella nostra città? Credo sia bene cominciare a pensarci ora (anche se sopra ■ per la sinistra oggi è prioritario ricostruire un proprio “punto di vista” culturalmente autonomo) e ricontattare, con umiltà e apertura, chi, fuori dai partiti, per sensibilità e competenze può dare un contributo a questa alternativa. Sarà un’impresa difficilissima, perché i due anni del governo Prodi ci hanno tolto quasi ogni credibilità tra la gente e il biennio successivo, tra l’assoluta incapacità del Pd di fare opposizione e la suicida tendenza della sinistra a dividersi, non ce l’ha certo fatta recuperare. Si tratta, oltre a rilanciare nel territorio lotte che rimandino a una diversa visione della società, di ricostruire “gruppi di lavoro tematici” con l’impegno a non suonare il “rompete le righe” il giorno dopo il voto. Da qui dovrebbe nascere un programma elettorale che proponga una “idea forza” di città per il prossimo quinquennio. Questi gruppi dovrebbero diventare permanenti, come spazi di elaborazione di idee e nuove forme di partecipazione civica in grado di contribuire a ricostruire un radicamento sociale della sinistra. potevamo non scontare anche localmente la disastrosa esperienza del governo Prodi. In queste condizioni, anzi, il risultato del centrosinistra è stato più che dignitoso, proprio grazie al fatto che le due amministrazioni guidate da Claudio Ceravolo erano state di gran lunga le migliori da decenni.

Tracciami l’identikit del candidato ideale per la leadership del centrosinistra a Crema per il prossimo giro amministrativo... Per me decisivo resta un programma amministrativo che punti a rendere Crema più solidale, più sostenibile, più colta, smettendo di rincorrere emergenze

«Mi piacerebbe trovare una persona che interpreti l’azione politica in termini di servizio del bene pubblico e della propria comunità, dimensione che ormai purtroppo è divenuta demodè, con le conseguenze che sono sotto i nostri occhi»

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Elena Crotti: «parola d’ordine: coesione sociale» Elena Crotti, giovane attiva nel mondo del volontariato, rurgica. Il tessuto sociale è già abbastanza disgregato è stata coordinatrice della Consulta dei Giovani del Co- di suo. C’è bisogno piuttosto di coesione sociale, di solidarietà, di condivisione, perché alla fine siamo tutti sulla mune di Crema. stessa barca. Nella tua vita lavorativa e privata ti sei occupata spesso di immigrazione, volontariato, terzo setto- Giovani e politica: rapporto impossibile oppure da re, giovani. Credi che da queste “categorie” pos- coltivare e riscoprire con metodi nuovi? Contrariamente ad un mondo giovanile visto come sano arrivare gli spunti per un salto di qualità del centrosinistra, che forse negli ultimi anni ha perso apatico, disilluso e ripiegato su di sé, ho avuto la fortuna e grazie al lavoro la conservo anche oggi, di venire in un po’ la voglia di rivolgersi a loro? Curiosa considerazione. Curiosa perché parte da una contatto con realtà giovanili che in diversi campi si danno percezione personale molto distante da quella presenta- da fare per rendere la nostra città più accogliente e viva. ta nella domanda. Non credo che il centro-sinistra abbia Questo io credo sia il senso dell’espressione “senso ciperso la voglia di rivolgersi a questi mondi, così comples- vico”, mettersi a disposizione della comunità in maniera si e variegati, l’immagine che ho in questo senso è di una disinteressata e creativa, aspetto quest’ultimo tipico del formazione politica che guarda, anche con curiosità, a mondo giovanile. Amministrazioni di ambo le parti politiqueste categorie, ma che non è in grado di vero che, hanno fatto della loro presunta capacità di interfacascolto e che non è capace di mettersi in ciarsi con il mondo giovanile, qualcosa di cui andare fieri. cammino accanto a loro, dialogando Ecco: la storia racconta cose diverse. Di nuovo si ritorna e confrontandosi costantemente. alla necessità di un ascolto vero, di fiducia e di una proGli spunti di riflessione per gettazione seria di quelle che sono le politiche giovanili passare poi all’azione penso a Crema. d’altra parte che non possano limitarsi a questi Quali potrebbero essere le linee guida di un futuro universi: mi piacerebbe programma elettorale del centrosinistra a Crema? Domanda impegnativa… cercherò di dare qualche invece un centrosinistra pronto a cogliere spunto per gli ambiti in cui mi sento mediamente comgli stimoli e le prefi- petente, la tuttologia la lascio ad altri: sistema ai servizi gurazioni sociali alla persona, in cui sia centrale un rapporto virtuoso tra che arrivano da pubblico e mondo del privato sociale, nel rispetto dei ruoli tutte le parti della e delle competenze. Troppo spesso capita che il monsocietà. Diversa- do del non profit venga vista dal pubblico come la panamente non ci si cea di tutti i problemi, gli operatori facciano gli operatori, distingue da un i volontari i volontari tanto per intenderci. Valorizzazione centrodestra che delle expertise del territorio: negli ultimi anni purtroppo si muove in una lo- abbiamo assistito nel nostro piccolo a una “fuga dei cergica di emergenza, velli” in campo culturale. Parola d’ordine del programma: legata al qui ed ora. coesione sociale che può essere riassunta nel motto “I Non c’è più bisogno Care”, visto che gli slogan all’americana vanno di moda di una politica che e magari portano pure bene. Mi immagino una città che interviene sulle diver- non sia solo sulla carta a misura d’uomo ma che lo sia se categorie sociali soprattutto nei fatti. Credo che in questo senso il mondo in ma- del non profit possa insegnare molto niera chi- Tracciami l’identikit del candidato ideale per la leadership del centrosinistra a Crema per il prossimo giro amministrativo... Persona, uomo o donna è indifferente, partecipe della vita cittadina, che sappia guardare la realtà con gli occhi di uno/a che sappia agire con la saggezza dei grandi, che non si tira indietro di fronte al confronto, anche aspro se necessario. Mi piacerebbe trovare una persona che interpreti l’azione politica in termini di servizio del bene pubblico e della propria comunità, dimensione che ormai purtroppo è divenuta demodè, con le conseguenze che sono sotto i nostri occhi. Primarie SI o primarie NO per la scelta del candidato sindaco per il 2012? Visto come sono andate le cose nell’ultima tornata amministrativa, direi assolutamente si. C’è bisogno di un candidato in cui le persone che votano centrosinistra si riconoscano ■


■ dicembre 2009

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Piero Sansonetti

a Crema per sostenere la campagna abbonamenti di NumeroZero

di Carlo Palmera

Secondo Piero Sansonetti, in città per per il lancio della campagna abbonamenti del mensile NumeroZero «la libertà di stampa esiste. In Italia ognuno scrive ciò che vuole. Il problema è che non c’è una struttura dell’informazione. Manca il diritto ad essere informati, a conoscere cosa succede nella politica, nell’economia, sul territorio locale, nelle città. Il problema dell’informazione – prosegue Sansonetti, nella sua carriera cronista de l’Unità e direttore di Liberazione – è che il livello dei giornalisti, in Italia, è pessimo. A creare questo aspetto hanno contribuito anche le leggi che sono state fatte in questi anni. I vecchi si sono arroccati sulle proprie posizioni, super tutelati, mentre i giovani non hanno sbocchi, continuano a scrivere per 10 euro al pezzo. Questo, si capisce, influisce molto anche sulla libertà dell’informazione. Non c’è stato e non c’è un ricambio. All’epoca in cui ho iniziato io era diverso, molto diverso». I giornali, in Italia, sono molti. Cosa manca? «Quello che manca è una vera struttura, una cultura dell’informazione. La gracilità dell’informazione non è da accreditare unicamente ai governi, non è colpa unicamente di Silvio Berlusconi. Berlusconi, certo, ha aggravato mostruosamente la situazione, creando ciò che è sotto gli occhi di tutti, con un enorme conflitto di interessi; ma non è solo quello. Manca una cultura della ricerca delle informazioni». Editori puri e democrazia. Come si conciliano? «Le cause dell’attuale situazione, caotica, è innanzitutto dovuta al fatto che mancano editori, in Italia non esistono editori puri. Un’altra motivazione è da ricercare nella nascita della nostra democrazia. Per 50 anni ci sono stati i partiti che avevano un grandissimo numero di iscritti ed entravano nell’organizzazione di ogni aspetto della vita, compresa l’informazione, la sua profondità e la sua diffusione. In altri Paesi, penso ad esempio agli Stati Uniti, non c’erano i partiti ma c’era una fortissima rete di informazione. Da noi sono scomparsi quei grandi partiti, organizzazioni da mezzo milione di iscritti, ma alla fine, al momento della loro scomparsa non è emersa la rete dell’informazione». La conquista della libertà passa per la caduta di Silvio Berlusconi? «Conquistare la libertà di informazione non passa solo dal tagliare la testa al capo; liberandoci di Berlusconi non credo che ci possano essere grossi stravolgimenti, perlomeno per quanto concerne l’informazione. Quando e se – cosa che tra l’altro io spero che accada presto – ci libereremo di Berlusconi, ci saranno comunque un altro paio di grossi industriali che prenderanno in mano tutta la situazione e quindi, a ben vedere, non cambierà nulla». Qual è la soluzione? «Creare il più possibile atti concreti, fatti, riviste, giornali di informazione libera, senza avere un padrone. E’ importante, fondamentale scoprire le cose, andare nei luoghi, far parlare la gente, soprattutto far parlare la gente, quella che ha opinioni diverse, ma l’importante è che siano persone libere, senza un padrone nel cervello. Ecco, cre-

13 «Quello che manca è una vera struttura, una cultura dell’informazione. Manca una cultura della ricerca delle informazioni»

do che questo sia un aspetto fondamentale: bisogna rimettere in moto un meccanismo della libertà. Un Paese non riesce ad essere libero se non c’è informazione». NumeroZero. Cosa ne pensi? «Ho sfogliato velocemente questi primi sei numeri e già mi sembra importante che si sia arrivati fin qui, perché non è stata un’esperienza che è nata e subito si è bloccata. Se siamo al sesto numero significa che l’esperienza prosegue. NumeroZero, che tra l’altro è molto ben fatto, mi sembra un giusto mix tra l’informazione locale ed un respiro più ampio, con il racconto di fatti di respiro nazionale. Credo che così voi, come faccio io con il mio giornale, dobbiamo proseguire su questa strada, fare informazione con pochi, pochissimi mezzi. Eppure è fondamentale perché in questo modo possiamo ripensare la politica, che ormai è diventata solo amministrazione, nel migliore dei casi buona amministrazione, ma pur sempre amministrazione». La politica è semplice amministrazione? «Se penso al futuro, con una politica che è solo amministrazione non è certo un futuro libero. La politica non può sempre delegare ad altri, altrimenti non potrà che essere - appunto - legata, non libera, ma subalterna. Servono iniziative come questa di NumeroZero, dove non ci sono professionisti dell’informazione, ma persone libere, che vogliono rimettere in moto il meccanismo dell’informazione, facendo pensare la gente, utilizzando passione e creatività. E’ un mensile, certo; mai avrei pensato che foste così pazzi da fare un quotidiano. Non ho mai visto mettersi insieme 7 amici e dire facciamo un quotidiano». Le idee gratis sono di un’epoca lontana. Ed ora, qual è il ruolo della politica? «Dicevo che bisogna rimettersi a pensare la politica; e mi rivolgo soprattutto a voi giovani. È una cosa che è sempre utile anche alla gente della mia età, ma credo che serva soprattutto a voi. Servono idee. Idee nuove. La destra è conservatrice, mentre la sinistra non deve semplicemente ricompattarsi. Deve ripartire da zero, altrimenti, se non ha idee, se non ha creatività, tanto vale che si metta a destra. Noi, quando eravamo giovani, avevano idee gratis. Avevamo un vantaggio, rispetto ad ora. Grazie anche alla Resistenza, avevamo idee che sono state buone, valide per trent’anni. Ora, per costruire bisogna pensare, per pensare bisogna informare». Anche tu utilizzi internet, abbinato però alla carta stampata. Perchè? «L’informazione su internet, anch’io faccio informazione su internet. Il web costa meno, è molto più libero, ma credo che per riconquistare e ricreare quella rete dell’informazione libera, il web ancora non basti. La carta stampata mantiene un ruolo essenziale. Perché anche se il web è più veloce e la tivù molto più potente, è sempre la carta stampata a dettare l’agenda politica. Basta pensare al Corriere. È de Bortoli che detta l’agenda, non lo fanno certo Vespa o la sua trasmissione» ■

«Non basta liberarsi di Berlusconi, bisogna ripensare la politica»

«Dicevo che bisogna rimettersi a pensare la politica; e mi rivolgo soprattutto ai giovani. Servono idee. Idee nuove. La destra è conservatrice, mentre la sinistra non deve semplicemente ricompattarsi. Deve ripartire da zero, altrimenti, se non ha idee, se non ha creatività, tanto vale che si metta a destra» «NumeroZero mi sembra un giusto mix tra l’informazione locale ed un respiro più ampio, con il racconto di fatti di respiro nazionale. Credo che così voi, come faccio io con il mio giornale, dobbiamo proseguire su questa strada, fare informazione con pochi, pochissimi mezzi»


■ dicembre 2009

black christmas volontariato

«Spesso il volontariato diventa soggetto indispensabile per garantire ai cittadini i diritti fondamentali. Manca un rapporto costruttivo con le istituzioni, in sinergia, per migliorare i servizi rivolti ai soggetti fragili della società»

volontariato: chi aiuta chi ci aiuta? Risponde Giuseppe Strepparola, vicepresidente del CISVol e portavoce del Forum Terzo Settore Territoriale

di Lidia Gallanti

Addobbi, luminarie, negozi presi d’assalto: dicembre si ripresenta puntuale come ogni anno, consumismi comandati compresi. Che a Natale si diventi più buoni? Pare proprio di no, almeno volgendo lo sguardo alla complessa situazione del volontariato nel territorio cremasco. La crisi economica degli ultimi anni ha aggravato situazioni sociali già vacillanti: bambini, anziani, immigrati, diversamente abili e famiglie indigenti sono le prime categorie a farne le spese, e sempre più frequentemente le associazioni di volontariato vengono contattate per sopperire a queste necessità. Ma che succede se è il volontariato stesso ad essere in difficoltà? «Lo spontaneismo ha un ruolo insostituibile nella nostra società, proprio perché vicino a quelle realtà che più necessitano di sostegno, e che troppo spesso vengono dimenticate». Queste le parole di Giuseppe Strepparola, vicepresidente CISVol (Centro Informazioni e Servizi per il Volontariato). Pochi fondi e poche adesioni, questi i problemi principali. «Spesso il volontariato diventa soggetto indispensabile per garantire ai cittadini i diritti fondamentali. Le donazioni dei privati non bastano, ed i volontari sono in calo; manca un rapporto costruttivo con le istituzioni, non in sostituzione di queste ma in sinergia, per migliorare i servizi rivolti ai soggetti fragili della società». Le associazioni spon-

taneiste non hanno vita facile. Alla mancanza di contributi si sono aggiunte complicazioni fiscali che, se da un lato mettono ordine, dall’altro soffocano i gruppi che non hanno la possibilità di esser riconosciuti. «Purtroppo ultimamente è in atto un ‘attacco strisciante’ da parte di alcuni settori del Parlamento: nel gennaio scorso è stata approvata una legge che mette in difficoltà le associazioni, le quali rischiano di scomparire, soprattutto se piccole, poiché vengono viste come evasori fiscali». La legge 2/2009, cui si riferisce Strepparola, è stata introdotta per permettere la corretta applicazione delle norme (DPR 917/86 e DPR 633/72) che trattano l’esenzione da tasse sulle quote sociali versate agli enti associativi. Ad aggravare la situazione si aggiunge la mancata erogazione del 5 per mille, percentuale destinata alle fondazioni socialmente utili, che dall’ultima distribuzione (avvenuta nel 2006) ad oggi non è più pervenuta. Rispetto all’anno scorso i tagli nel settore sono stati quasi del 50%. Con o senza sussidi, i costi ci sono, e le associazioni devono trovare il modo di sostenerli. Il volontariato è una risorsa da salvaguardare: «Se non ci fosse il volontariato subentrerebbe il mercato: le categorie disagiate dovrebbero pagare per ogni servizio, spesso rivolgendosi a privati con costi per loro insostenibili». Per ridurre i problemi dell’associazionismo interviene il Forum Territoriale del Terzo Settore; sta però alle istituzioni promuovere queste attività, il cui valore non è ancora ben compreso dai cittadini. Nonostante la maggioranza dei volontari sia composta da pensionati, anche i giovani dimostrano interesse e partecipazione. Oggi anche il servizio civile è in crisi, le carenze economiche e la disinformazione hanno causato un sostanzioso calo di adesioni, arginabile con un’informazione capillare, possibilmente associata all’istituzione scolastica. Occorre investire sui giovani, unico futuro possibile. Conclude Strepparola: «Se c’è volontà di collaborare, la soluzione si trova: innanzitutto occorre crederci, e poi operare per una buona divulgazione. Le associazioni devono sapersi proporre, ma poiché spesso rimangono inascoltate occorre l’intervento delle istituzioni, che come rappresentanti dei cittadini, devono farsi intermediarie e sostenere queste realtà. La risposta è agire» ■

«Se non ci fosse il volontariato subentrerebbe il mercato: le categorie disagiate dovrebbero pagare per ogni servizio, spesso rivolgendosi a privati con costi per loro insostenibili»

contatti utili: FORUM DEL TERZO SETTORE www.forumterzosettore.it foto* di abusx da http://www.flickr.com

black christmas cultura

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Il mondo del web è per sua natura volatile, ma di memoria infinita al punto che ogni cosa scritta rimane per sempre. Come il blog di Mario che, anche dopo di lui, resta lì a raccontarci con la sua voce di allora i pensieri

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Le parole di Mario

Un libro ci porta sul blog di Mario Mantovani

di Nino Antonaccio

È appena uscito, per i tipi di Graphomedia, “Dolci parole sul duro mattino” di Alex Corlazzoli e Fausto Lazzari. Ci voleva, dico io. Ci voleva che a tre anni dalla scomparsa di Mario si parlasse di lui, in mancanza per il momento di un luogo simbolico, di un’associazione, che portino il suo nome. Perché è solo così che ci si ricorda di più delle persone importanti. Uno dice che il ricordo è quello che conta. D’accordo, però se vedi e soprattutto se gli altri vedono stampato da qualche parte un nome è meglio. Chi non ha avuto la fortuna di conoscere l’uomo non sa per quale ragione possa essere così benevolmente ricordato. Fausto, soprattutto, negli anni ha seguito il percorso artistico di Mantovani. Frequenti gli spettacoli che si basavano sui racconti di Mario che affiancava le letture con le sue canzoni di memorie padane. L’ultimo, indimenticabile, un 25 aprile al San Domenico di Crema, insieme a suo figlio Enrico. La prosa del Nostro aveva la consistenza delle cose piovute dal cielo sull’erba. Un pulviscolo fatto di granelli riflettenti, che riesce a dare spessore ai fili dei ragni, ai ciuffi che in pieno sole si vedono appena. A Mario piacevano le prime luci sulla pianura, luogo pieno di memorie, che erano quelle di lui bimbo ma anche degli anni a venire e di quelli passati prima di lui, eroici, dai vestiti laceri e dai volti affaticati. Che dignità emanava quella pianura, che ti sembrava essere uguale in ogni angolo, salvo poi scoprire che le cascine con decine di fittavoli erano piccoli mondi eterogenei, fatti di caratteri valorosi, pronti a provocare il sorriso in chi ascoltava i racconti, ma anche la riflessione e un po’ di rimpianto. Il mondo del web è per sua natura volatile, mutevole ogni istante, ma di memoria infinita al punto che ogni cosa scritta rimane per sempre, e in questo almeno una similitudine con la carta ce l’ha. Come il blog di Mario che, anche dopo di lui, resta lì a raccontarci con la sua voce di allora i pensieri dal casello ferroviario di Genivolta, ultima dimora creativa, “luogo dell’anima” come amava definirlo. L’idea di Alex Corlazzoli e di Fausto Lazzari è stata rispettosa nei confronti di questo patrimonio, di questo testamento spirituale. Il loro intento è stato quello di trasportare su un supporto di spessore alcune pagine informatiche, piccoli e grandi racconti, pensieri, considerazioni amare eppure forti e con una luce di speranza. Perché è questa che al nostro Mario non è mai mancata, ed è con questa che governò il suo blog ancor oggi e per sempre visibile. Il titolo del libro, scelto dagli autori tra quelli del sito, racchiude proprio tutto questo ■


la libertà non ha un costo difenderla SI abbonati! Alice nella Città terza stagione gli appuntamenti di dicembre. ▪▪ 26 dicembre - “La Horror Cena”, iniziativa di confine tra gastronomia, cinema e teatro che unirà sapori e suggestioni in una proposta totalmente inedita. Associazione Culturale Alice nella Città via Cappi 26 Castelleone (CR) Addetto stampa: Umberto Bellodi • 340.10.25.647 alicenellacitta@gmail.com alicenellacitta.wordpress.com www.myspace.com/alicenellacitta

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foto* di Andrea Rinaldi da http://www.flickr.com


NumeroZero.6