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ottobre.2009

ci avete rotto il Folcioni! la lettera dei genitori e degli insegnanti • pagina 2 la Civica Scuola di Musica ceduta al San Domenico • pagina 3

testamento biologico

tra diritto e libertà di coscienza • pagina 4 la proposta per un registro a Crema • pagina 5 una nuova etica per le sfide della vita - intervista al prof. Maurizio Mori • pagina 6 la coscienza prima di tutto - intervista al dott. Agostino Dossena • pagina 7

la discarica di amianto

bocciata la proposta dell'impianto di ricristallizzazione • pagina 8 PDL e Lega: l'amianto da killer a benefattore • pagina 9

la scuola di Formigoni

affidi familiari

amore incondizionato o affarismo? • pagina 12

BarbaRossa o Verde?

biglietti scontati per il film che piace alla Lega • pagina 14

fuori dal coro Videocracy Giovanni Bianchini gli effetti collaterali della espulso dalla fondazione TV • pagina 15 SanDomenico • pagina 13

sette anni di Buoni Scuola, soldi pubblici a chi non ne ha bisogno • pagina 10

alchimie di Anna Rozza Il Consiglio Comunale del 13 ottobre ha ceduto la titolarità della Scuola Civica Musicale Folcioni alla Fondazione S.Domenico. Ore di dibattito in aula non hanno portato un’intesa nel centrosinistra. Nella minoranza un dibattito tra sordi, sterile e privo di coerenza con le passate amministrazioni di centrosinistra. Sinistra e Libertà, “Crema città amica e solidale”, “W Crema viva”, i Verdi e il consigliere Cappelli hanno votato NO alla proposta di delibera. Chi ha votato NO ha difeso la continuità con una storia fatta di percorsi amministrativi che hanno garantito fino ad oggi che la Scuola “Civica” di musica rimanesse tale. Il PD si è astenuto – in difesa del clima di collaborazione costruito con la maggioranza  –  e ha presenta to tre emendamenti che di fatto non cambiano la sostanza: la privatizzazione della scuola civica. Per il PD la collaborazione con il centrodestra è prioritaria sulle ragioni dell’opposizione di centrosinistra cui ancora afferma di appartenere; e di fronte ad una Sinistra che richiama e sollecita, la dirigenza PD risponde con la stizza di chi non ha ragioni da sostenere e presume, a prescindere, di rappresentare la città pur sostenendo un’operazione che impoverisce il patrimonio collettivo. Peccato. Se questi sono i presupposti per l’alleanza che sfiderà Formigoni nel 2010 e questa Giunta nel 2012, è legittimo il dubbio che il PD  –  oltre a dichiararsi l’ombelico del possibile schieramento di centrosinistra – ammetta un confronto su temi e programmi.

Con la delibera approvata dal Consiglio Comunale di Crema il 13 ottobre scorso, il Folcioni non è più una scuola pubblica. Non è più la scuola civica musicale del Comune di Crema

Sfidare la destra richiede la fatica di esserne diversi, di farsi carico delle ragioni dei tanti e dei pochi, di confrontarsi con i compagni di strada con la pazienza dei ragionamenti e senza la fretta imposta dalle alchimie politiche. Ci auguriamo che questa sia solo un’occasione persa ■


■ ottobre 2009

ci avete rotto il Folcioni Forse non tutti sanno che...

Pubblichiamo

a cura di Gil Mazzo Roberto Maroni, l’attuale Ministro degli Interni ha militato in Democrazia Proletaria fino al 1979, Conosce nel 1983 Donato (il nome d’arte assunto da Umberto Bossi nella sua band) e con lui parte l’avventura politica nella Lega Lombarda. È stato condannato in primo grado nel 1998 a 8 mesi per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale; in appello, nel 2001, la pena viene ridotta a 4 mesi e 20 giorni di reclusione perché nel frattempo il reato era stato abrogato. Nel 2004 la Cassazione ha commutato il tutto in pena pecuniaria di 5000 euro. L’accusa formulata nei confronti di Robertone è “tentata morsicatura di caviglia” di un agente di Polizia durante una perquisizione della Polizia in una sede della Lega Nord di Milano per ordine del Procuratore della Repubblica di Verona Guido Papalia. Dopo aver assaggiato la caviglia di un poliziotto, nel 2008 diventa capo degli Interni, mangiandoseli tutti Umberto Bossi, dopo le scuole superiori e una breve esperienza musicale con nome d’arte di "Donato", si iscrive alla facoltà di Medicina di Pavia senza tuttavia raggiungere la laurea. La sua prima moglie, Gigliola Guidali, raccontò in un intervista al Corsera di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che il marito usciva tutte le mattine di casa con la valigetta da dottore dicendole: "ciao amore, vado in Ospedale", senza mai essersi laureato. Gli mancavano ancora 11 esami. La passione politica fu più forte del fonendoscopio quindi militò dal ‘74 al ‘75 nel PCI di Verghera, poi nel manifesto, quindi nel PdUP e successivamente nell’ARCI e nei Verdi. Suvvia, a caval Donato non si guarda in bocca! (fonte enciclopedia online wikipedia.org, ad eccezione dei corsivi)

L’ANGOLO di Piervenanzio Rotula

Direttore responsabile Manuela Antonia Della Nave Editore LINFA scrl via Tensini, 11 • Crema Stampa Arti grafiche cremasche divisione grafica Cartotecnica Cremasca • Crema Progetto grafico, impaginazione e illustrazioni francescoguerini.it Richiesta registrazione depositata presso il Tribunale di Crema in data 16/04/09 licenza delle immagini riprodotte le fotografie contrassegnate con un asterisco (*) nella didascalia sono distribuite sotto la licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 (http://creativecommons.org/ licenses/by/3.0). In nessun modo le immagini sono utilizzate nell'intenzione di veicolare le intenzioni degli autori da parte di NumeroZero Alcuni Diritti Riservati questo numero è pubblicato con una licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

«Non capiamo perché il Comune, proprietario di un ottimo servizio offerto ai cittadini, se ne voglia liberare continuando a pagarlo!!!»

TRADIZIONI Non tutti sanno che la notte del 12 agosto, nelle campagne del cremasco, chiunque incontri un ragioniere glabro prima di mezzanotte può arrogarsi il diritto di farsi depilare dalla cognata del farmacista del paese senza che nessun pubblico ufficiale possa intonare inni inneggianti all’Impero austro ungarico prima dell’alba. Questa tradizione risale ai tempi del colera e ridiscende ai tempi dell’influenza suina. INDOVINELLO Se il 15 di aprile è una giornata piovosa, quanto pesa la banana acerba? (Tra tutti coloro che invieranno l’esatta soluzione verrà estratto un molare o un incisivo a scelta) GALATEO Al bar non ordinate mai una focaccia in presenza di una foca. Potrebbe offendersi. MERCATINO Vendo Km. 223 di linea ferroviaria in ottimo stato. Traversine in rovere massello e bulloneria di Krizia. Possibilità scambio con locomotore a vapore, rosso con finiture in ceramica valdese. Anno 1921. (Contattare Pascoli Giovanni c/o Agriturismo “La cavallina storna” – Pero MI.) Questa rubrica è stata offerta dal

Purgone del Dottor Pelo Il Purgone del Dottor Pelo. Caldamente raccomandato a chi vuol darsi delle arie!

alcune parti di un lungo documento che i docenti del civico istituto musicale Folcioni hanno voluto leggere e consegnare ai Capigruppo del Consiglio Comunale di Crema prima che lo stesso decidesse le sorti dell’istituto stesso.

Novanta anni, Quasi un secolo di storia. Questa è l’età dell’Istituto Musicale Folcioni. Novanta anni che fanno della nostra scuola una delle più vecchie scuole civiche d’Italia. Ci teniamo a sottolineare CIVICA… Il termine “civico” recita così: “proprio di ogni cittadino, in quanto individuo di una comunità”. Per tutti questi anni la scuola è stata propria di ogni cittadino, in quanto individuo della comunità cremasca. Perché il Comune è rappresentanza della comunità, figlio di una collettività che lo elegge. E la comunità cremasca ha sempre voluto bene a questa scuola, ci ha mandato i propri figli e nipoti a studiare, è andata a sentire i saggi e i concerti che vi si tengono, e l’ha considerata il centro musicale più importante della città e del territorio. (…) Per tutto questo tempo la proprietà della scuola, o titolarità che si voglia dire, è stata affidata al Comune di Crema, su lascito testamentario dello stesso Folcioni. Questo l’ha fatta civica, la scuola di musica dei cremaschi. Gli ultimi mesi di vita della scuola hanno visto crescere sempre più, e poi purtroppo confermarsi, l’idea di cedere la scuola. Una scelta che preoccupa non solo gli insegnanti ma anche gli allievi e i loro genitori, e le centinaia di firme raccolte contro tale cessione ne sono la prova evidente. (…) Se abbiamo capito e condiviso la scelta degli anni scorsi di affidare al S.Domenico la gestione della scuola, ora non comprendiamo la necessità di cedere la titolarità. Non capiamo perché il Comune, proprietario di un ottimo servizio offerto ai cittadini, se ne voglia liberare continuando a pagarlo!!! Sono diversi gli esempi di scuole civiche di musica che sono passate in gestione a fondazioni. Ma nessun comune ne ha ceduto la proprietà, conscio del fatto che la cultura debba essere un patrimonio di tutti e per tutti. La riforma dei Conservatori che entrerà a pieno regime nell’arco di pochi anni prevede che non si possano più sostenere esami da privatista dato che i Conservatori sono stati equiparati alle Università. Ciò significa che altre scuole saranno incaricate della formazione di base degli studenti. I primi passi fatti in Italia sono ancora pochi, ma sembra che la tendenza sia quella di stipulare convenzioni con le scuole civiche. In molte parti d’Italia e in particolare in Sardegna, dove mancano, sono state potenziate o addirittura create nuove scuole civiche proprio per favorire queste convenzioni. Anche il liceo musicale, che sembra possa essere attivato a Crema, potrebbe avere un canale preferenziale con una scuola musicale pubblica, dando lustro all’Amministrazione e alla città. La cessione della titolarità impedirebbe inoltre la possibilità di chiedere il pareggiamento; non si conoscono infatti casi di scuole musicali private che abbiano chiesto ed ottenuto la parificazione. (…) Le argomentazioni degli insegnanti e dei genitori sono state accolte con interesse da parte dei consiglieri che in fase di voto si sono opposti alla scelta di esternalizzare. Con freddezza e fastidio sono state ascoltate da parte di chi, con il proprio voto favorevole o di astensione, ha permesso l’ulteriore cessione di patrimonio pubblico ■


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Da quest’anno la Giunta ha aumentato il fondo a 225.000 e con l’aumento delle rette il gettito è arrivato a 155.000, per un totale di 380.000 euro/anno. Un bel regalo di 80.000 euro all’anno per chi gestirà, senza controlli ed obbligi, il “nuovo” Folcioni privatizzato.

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ci avete rotto il Folcioni!

la Civica Scuola di Musica ceduta alla Fondazione San Domenico

di Franco Bordo

Con la delibera approvata dal Consiglio Comunale di Crema il 13 ottobre scorso, il Folcioni non è più una scuola pubblica. Non è più la scuola civica musicale del Comune di Crema. Trasferendo la titolarità ad un soggetto privato, seppur finanziato con soldi pubblici, il Comune non avrà più alcun ruolo di indirizzo e controllo dell’attività (corsi, convenzioni con conservatori, qualità del servizio…), mentre la Fondazione S.Domenico deciderà le tariffe e la proposta formativa da mettere sul mercato, il tutto in piena autonomia e con la necessità di far quadrare i suoi bilanci.

Un’operazione lucida e lineare portata avanti dall’assessore ciellina Zanibelli, dettata da una scelta ideologica e di parte ben precisa.

Il Folcioni è un’eccellenza creata dalla Pubblica Amministrazione che fa gola a molti! E, una volta esternalizzato, tra un anno o due, inizierà la fase di smantellamento dell’attuale gestione, si metteranno bastoni tra le ruote a qualche insegnante scomodo e non allineato, forse anche il Direttore non sarà più persona sufficientemente affidabile. Si potrà anche aprire una collaborazione gestionale con qualche altra scuola, ovviamente privata, oppure direttamente con la Fondazione che sta costruendo e gestirà la scuola di CL in viale Europa. Ma per far le cose per bene, la Giunta, prima di formalizzare la proposta di esternalizzazione ha pensato bene di fornire al Folcioni una “dote economica” aggiuntiva: ha aumentato il fondo per la gestione e applicato l’aumento delle tariffe. Il Folcioni viveva, e tutto sommato decorosamente, fino all’anno scorso con circa 300.000 euro/anno (172.000 il fondo comunale di gestione+131.000 di rette). Da quest’anno la Giunta ha aumentato il fondo a 225.000 e con l’aumento delle rette il gettito è arrivato a 155.000, per un totale di 380.000 euro/ anno. Un bel regalo di 80.000 euro all’anno per chi gestirà, senza controlli ed obbligi, il “nuovo” Folcioni privatizzato. Un’operazione lucida e lineare portata avanti dall’assessore ciellina Zanibelli, dettata da una scelta ideologica e di parte ben precisa.

In questo quadro sbalordisce l’atteggiamento del PD. A luglio l’Assessore era nell’angolo, in evidente difficoltà con la città che non vedeva la positività (per la collettività) di questa operazione, con gli insegnanti e con le famiglie degli alunni, preoccupate e contrarie a questa proposta. A fine estate è arrivato il sostegno da parte del Partito Democratico. Con una scelta imposta dalla dirigenza, che ha creato lacerazioni nel gruppo consiliare, è arrivato il disco verde del PD alla Zanibelli. Che non si siano accorti che oramai anche nella Fondazione S.Domenico contano come il due di coppe quando la briscola è denari, oppure sono convinti della bontà dell’operazione Zanibelliana? Questo non è dato sapere. Di certo questa vicenda avvalora ulteriormente la nostra tesi, la nostra denuncia esposta durante il dibattito in merito alla verifica di maggioranza: questa opposizione oggi è inadeguata a proporsi come alternativa e cambiamento rispetto ad una maggioranza così arrogante, pasticciona e inconcludente, ma ben attenta a rappresentare certi interessi. Se l’opposizione non cambia registro, a partire dalle scelte del maggior azionista della minoranza consiliare, se non si costruisce insieme un progetto, un percorso e una leadership per il cambiamento, a Crema questa destra rimarrà in sella a lungo ■


■ ottobre 2009

ci avete rotto il Folcioni testamento biologico testamento biologico: tra diritto e libertà di coscienza

il ritratto della situazione italiana in rapporto agli altri Paesi

di Lidia Gallanti

I passi da gigante compiuti negli ultimi anni dal progresso in campo medico permettono all’uomo un’aspettativa di vita sempre più elevata, senza contare la possibilità di prolungare artificialmente l’esistenza anche in condizioni di estrema gravità. Parlare al giorno d’oggi di “morte naturale” può risultare controverso; spesso ci si interroga sulla reale necessità di cure oltranziste volte a posticipare il normale decesso fisiologico, e sorge quindi la necessità di stabilirne una corretta regolamentazione per la tutela dell’individuo.

CHE COS’È.

Si intende per testamento biologico una “dichiarazione anticipata di trattamento”, ovvero un’espressione delle proprie volontà redatta dall’individuo in pieno possesso delle facoltà mentali, al fine di fornire le proprie direttive in merito alle eventuali terapie cui intenda o meno sottoporsi in caso di malattie o lesioni fortemente invalidanti. Il testamento biologico comprende diversi punti riguardanti il trattamento della persona, tra cui

la donazione di organi o tessuti, la terapia del dolore (somministrazione di farmaci per sopportare le sofferenze inflitte dalla malattia o dalle cure), la sospensione dell’accanimento terapeutico, fino alla cremazione. In caso di mancata stipula della dichiarazione, le decisioni in merito passano ai parenti o congiunti più stretti qualora il soggetto non sia più in grado di decidere per sé. Di fronte all’inefficacia di una terapia che non garantisca altro risultato se non un breve doloroso prolungamento della vita, il testamento biologico propone la possibilità di sospendere le cure nel rispetto delle volontà espresse in piena coscienza dal malato.

IL DIBATTITO BIOETICO.

Il “consenso informato”, espresso nell’Art.32 della Costituzione, è basato sul Principio di Autodeterminazione ed afferma che nessuno possa essere costretto a sottoporsi a trattamenti sanitari contro la propria volontà. A livello giuridico si pongono però alcuni problemi: il Codice Civile indica alcune limitazioni all’Art.32, dichiarando che “gli atti di disposizione del proprio corpo non sono consentiti”(art. 5), e il Codice Penale tutela il “principio di indisponibilità della vita umana , propria ed altrui, a condanna dell’omicidio o dell’istigazione e l’aiuto al suicidio” (art. 575, 579 e 580). I limiti del Principio di Autodeterminazione vanno presi in esame qualora si tratti il problema di consentire o meno cure necessarie per il mantenimento in vita di un soggetto che altrimenti morirebbe. La Convenzione sui diritti umani e la biomedicina (L. 28 marzo 2001, n.145) decreta che la volontà espressa dal paziente risulterà vincolante per l’operatore sanitario incaricato nei limiti del rispetto della deontologia professionale. È importante a questo punto sottolineare la differenza tra Terapia ed Accanimento terapeutico. Si intende per terapia l’insieme dei trattamenti volti alla cura o prevenzione di malattie. E’ invece definito accanimento terapeutico la somministrazione di cure per garantire la sopravvivenza ad oltranza di un soggetto gravemente malato la cui guarigione o miglioramento non siano più possibili.

IL MONDO È PAESE? Fa piacere sapere che certe cose non succedono solo in Italia. In Spagna la destra e le associazioni cattoliche alzano la testa contro il “laicismo” di Zapatero. Tutti in piazza a chiedere “ergastolo ai medici abortisti” e gridare “Aborto, nuovo olocausto” e via delirando. Una massa fervente – un milione secondo gli organizzatori, in realtà non più di 68mila secondo il nuovo sistema contateste Lynce – guidati da Benigno Blanco, presidente del Foro Español de la Familia, che giura non trattarsi di manifestazione politica ma di ribellione civile: «non smetteremo di lottare fino al giorno in cui in Spagna non verrà praticato più nemmeno un aborto». Poi si scopre che Blanco non ha mai detto una virgola contro i 500mila aborti praticati legalmente durante il governo Aznar (in prima fila alla manifestazione) in cui era sottosegretario, che la manifestazione è sostenuta da due giornali di destra ed estrema destra e benedetta – ovviamente – dalla conferenza episcopale spagnola (fonti Il Fatto Quotidiano e Repubblica.it). Il vizio di usare argomenti sensibili per lo

Lo stesso Codice di Deontologia Medica si oppone all’ “ostinazione futile” dell’accanimento terapeutico qualora non sia altro che una fonte di ulteriori sofferenze per il malato, al quale va comunque garantita un’adeguata assistenza. Il testamento biologico nasce al fine di essere una valida direttiva per gli operatori sanitari che debbano decidere della vita di un soggetto in gravi condizioni; la stesura di un testamento biologico necessita di una completa informazione e della massima assistenza da parte delle personalità competenti al fine di tutelare la volontà del paziente.

EUROPA E ITALIA

In un’Europa consapevole e aperta ad un dibattito sociale ed istituzionale l’Italia si presenta ancora una volta come fanalino di coda, in assenza di un’ informazione chiara e capillare e di un equilibrio ideologico che permetta un’adeguata discussione di legge per la regolamentazione del testamento biologico. Oltre agli Stati Uniti, i principali Paesi europei si sono già espressi in merito: dopo il consenso di Francia, Spagna e Paesi Bassi a stendere una normativa che regoli il testamento biologico, Germania ed Inghilterra si presentano come Paesi sprovvisti di una precisa regolamentazione, ma è considerata giuridicamente possibile la sospensione delle cure rispettando le volontà del malato. Al di là dello scalpore suscitato dai più noti casi di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby, la situazione risulta tuttora stagnante per altre migliaia di persone in simili condizioni; nel nostro Paese l’interpretazione di un documento che attesta le volontà del singolo individuo, pur malato, può in alcuni casi non avere alcuna validità. Molte le opinioni contrastanti di politici,medici e uomini di Chiesa, poca la chiarezza sul tema trattato, spesso erroneamente confuso con la pratica dell’eutanasia. Come afferma il Dott. Umberto Veronesi: «il lasciar morire, o l’eutanasia indiretta, così come quella attiva, non hanno niente a che vedere col testamento biologico», che si limita ad essere un «consenso informato». Le continue e sempre maggiori richieste di una regolamentazione a riguardo rendono sempre più necessaria la stesura di un documento a tutela delle estreme volontà personali.

scontro politico non è solo italico, dunque. Così come il predicare bene solo quando conviene. In questo noi restiamo maestri, il Family Day resterà negli annali per l'ipocrisia di buona parte dei politici, tolto il buon Pezzotta, che ci hanno messo la faccia: tanto amanti della famiglia da averne anche più d’una. Il tratto comune è che spesso (sempre?) gli argomenti su cui far leva sono dati dalla Chiesa, dalle sue imposizioni morali e pretese di Verità. Così si raggiunge l’odioso assurdo: i miei diritti di laico non sono riconosciuti per l’opposizione di parlamentari che difendono – per convenienza e guadagno politico – posizioni che poi privatamente non praticano. E poi ci si scandalizza che si parli di “ingerenza” della Chiesa negli affari di Stato: «anche il Papa ha diritto di dire la sua!». Certo, ma con la copertura mediatica di una rockstar e l’aggravante che incidentalmente la (infallibile?) parola papesca, secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, vincola all’obbedienza e alla sottomissione tutti i battezzati, compresi i parlamentari che decidono anche dei diritti dei laici. Come la mettiamo? La mettiamo che sempre di più prende forma un’amara verità: che né la Chiesa né buona parte della politica che la difende agiscano secondo coscienza ma solo per auto perpetuare sé stessi e il proprio potere.


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Il “consenso informato”, espresso nell’Art.32 della Costituzione, è basato sul Principio di Autodeterminazione ed afferma che nessuno possa essere costretto a sottoporsi a trattamenti sanitari contro la propria volontà

Al di là dello scalpore suscitato dai più noti casi di Englaro e Welby, la situazione è tuttora stagnante per altre migliaia di persone in simili condizioni

5 La proposta di un registro a Crema Il caso di Piergiorgio Welby, noto attivista italiano costretto a letto da una Sla senza possibilità di guarigione, ha risvegliato le coscienze in merito alla liceità dell’accanimento terapeutico, portando alla luce la necessità di una regolamentazione adeguata per trattare simili situazioni che coinvolgono migliaia di malati. In seguito alla visita a Crema di Mina Welby, moglie di Piergiorgio, è stata attivata a livello comunale una Proposta di delibera di iniziativa popolare, al fine di istituire un “Registro delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari”, che permetta cioè ai cittadini di raccogliere le proprie volontà in un testamento biologico personale, che varrà come documento in caso di necessità futura.

LA DELIBERA: Articolo 1 - Istituzione del registro dei testamenti biologici ▪▪ 1. È istituito un Registro Telematico dei Testamenti Biologici presso l’Ufficio Comunale di Stato Civile. ▪▪ 2. L’iscrizione al Registro consente l’archiviazione delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari espresse dai cittadini, denominate ai fini della presente delibera “testamento biologico”. Articolo 2 - Modalità di tenuta del registro ▪▪ 1. L’iscrizione al Registro può essere richiesta da tutti i residenti del Comune di Crema ▪▪ 2. Le iscrizioni nel Registro avvengono sulla base di un’istanza, alla quale è allegata una dichiarazione con firma autenticata a norma di legge che raccoglie le dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti di natura medica, nella quale ogni cittadino possa esprimere la propria volontà di essere o meno sottoposto a trattamenti sanitari in caso di malattia o lesione cerebrale irreversibile o invalidante, o in caso di malattia che costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione. ▪▪ 3. Il venir meno della situazione di residenza nel Comune non comporta la cancellazione dal registro. ▪▪ 4. Per i fini consentiti dalla legge e dalla normativa comunale l’Ufficio Comunale competente, a richiesta degli interessati, attesta l’iscrizione nel registro e rilascia copia del testamento biologico ricevuto dal cittadino. ▪▪ 5. L’Ufficio comunale preposto cura la tenuta del Registro su supporto informatico, con modalità e criteri tali che esso possa essere agevolmente collegato con i Registri Telematici di altri Comuni. ▪▪ 6. I soggetti le cui dichiarazioni sono inserite nel Registro ricevono un’informativa periodica biennale sulle medesime dichiarazioni in corso di validità nonché sulle modalità per il loro eventuale rinnovo o cancellazione Articolo 3 – Attività di pubblicizzazione ed informazione ▪▪ 1. L’Amministrazione comunale si attiva affinché le disposizioni della presente delibera siano pubblicizzate in tutto il territorio comunale, nelle forme ritenute più opportune. foto* di dumplife da http://www.flickr.com


■ ottobre 2009

ci avete rotto il Folcioni testamento biologico una nuova etica per le sfide della vita

intervista a Maurizio Mori

di Attilio Galmozzi

Maurizio Mori è Presidente della Consulta di Bioetica Onlus e professore di bioetica all’università di Torino, oltre che direttore di Bioetica. Rivista interdisciplinare (Vicolo del Pavone editore, Piacenza), l’unica pubblicazione bioetica italiana aperta al pluralismo dei valori. La Consulta di Bioetica è stata la prima ad avanzare in Italia la proposta di un testamento biologico, da voi chiamato “Carta dell’Autodeterminazione” o Biocard. Può spiegarci brevemente di cosa si tratta? In effetti l’idea della Carta dell’Autodeterminazione risale al 1990, l’anno seguente alla nostra fondazione. L’abbiamo anche chiamata Biocard per usare un termine leggero, che drammatizzasse il peso della situazione. Si tratta di un documento scritto in cui l’interessato lascia disposizioni circa i trattamenti nel caso di sopravvenuta incapacità e soprattutto indica un fiduciario che dia direttive in caso di situazioni impreviste. Quest’ultima clausola è quella davvero nuova in ambito biomedico, e forse è lì che un chiarimento di tipo giuridico si rivela più urgente. Testamento Biologico, RU486, Fecondazione Assistita: argomenti a se stanti o uniti da un filo conduttore? Sicuramente sì. La mia tesi è che la tradizionale etica ippocratica della sacralità della vita umana è al tramonto e che tutti i nuovi problemi morali che si pongono nascono dal fatto che sta affiorando una nuova etica, l’etica della qualità della vita. La nascita di un’etica è un processo storico grandioso, che cambia le stesse modalità della convivenza umana – come già è accaduto con il tramonto dell’aristocrazia e l’avvento della democrazia. Per quel che riguarda l’ambito biomedico il cambiamento appare ancora più profondo sia per l’enorme rapidità con cui è avvenuto e sta avvenendo (in sostanza una generazione), sia perchè non si limita alle forme di convivenza sociale ma tocca la biologicità stessa che è rimasta immutata dall’inizio della civiltà. A Suo avviso esiste il rischio che nel nostro Paese la Legge sul testamento biologico possa in qualche modo prefigurare una sorta di “etica di Stato” alla quale ci si dovrà conformare, cancellando così decenni di ricerca indipendente? Il problema è che in Italia le forze conservatrici sono potenti e cercano di bloccare il processo di innovazione promosso dalla rivoluzione biomedica in corso. A guidare la cordata c’è la chiesa cattolica, ma il fronte è più ampio perchè le tendenze antiscientifiche sono diffuse anche in larga parte della Sinistra (o in quella che un tempo era la Sinistra) in cui riaffiorano con prepotenza i miti del luddismo e della natura arcadica (buona e saggia). Forse è impreciso parlare di una “etica di Stato”, ma si tratta di una resistenza delle opinioni ricevute dalla tradizione che pretendono di sopravvivere nelle nuove circostanze storiche in cui, invece, sono ormai obsolete e creano anche inciampi e danni. Personalmente cosa le ha insegnato il “caso Eluana?” La vicenda di Eluana mi ha fornito molti spunti di riflessione, dal momento che sul tema ho scritto molto e alla fine anche un libro complessivo (Pendragon editore, Bologna, 2008). Il punto principale è la presa d’atto della incommensurabilità delle vedute in materia. È come se vivessimo in due mondi diversi, in cui gli uni sono extraterrestri per gli altri e viceversa. Ecco perchè il don Chisciotte resta uno dei capolavori dell’umanità.

in Italia le forze conservatrici sono potenti e cercano di bloccare il processo di innovazione promosso dalla rivoluzione biomedica in corso. A guidare la cordata c’è la chiesa cattolica la foto* Maurizio Mori è di Anna Lami - http://www.flickr.com/photos/annalami/


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Quando ci sono le invasioni di campo, come è capitato con il caso Englaro, dove i politici hanno preteso di sostituirsi ai medici nell’affermare che la nutrizione artificiale non è un atto medico contro il parere del mondo medico internazionale, allora la confusione non può che regnare sovrana

la coscienza prima di tutto

intervista ad Agostino Dossena

di Attilio Galmozzi

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Agostino Dossena è un Medico, Primario di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Maggiore di Crema, Consigliere Comunale di maggioranza tra le file del PDL e voce “critica” nel suo partito rispetto ai temi etici. È tra i firmatari dell’appello del 9 febbraio 2009 (www.desistenzaterapeutica.it) assieme ad illustri Medici e Ricercatori italiani In Italia è in corso un dibattito molto acceso sul testamento biologico. Il Paese è spaccato in due: da un lato c’è chi chiede una legge che limiti le volontà anticipate del paziente nel nome dell’inviolabilità della vita; dall’altra chi chiede una Legge che rispetti le scelte del paziente nel nome dell’autodeterminazione. Quali caratteristiche dovrebbe avere secondo te una giusta legge sul testamento biologico? Premesso che la Costituzione sancisce il diritto alle cure ma non l’obbligo alle terapie, e questo basterebbe a dirimere la questione, mi risulta incomprensibile come, a fronte del fatto che oggi qualunque atto medico richieda obbligatoriamente un consenso informato da parte della persona e questa abbia il diritto sacrosanto di non accondiscendere anche a terapie salvavita, questo non sia possibile farlo anticipatamente quando si è nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali. Detto in altre parole, si concede alle persone coscienti il diritto di decidere ma lo si nega alle persone non più in grado di esprimersi; a questo ritengo che una giusta legge debba porre rimedio. Puoi spiegare brevemente ai lettori qual è la differenza tra eutanasia e dichiarazione di volontà anticipata (testamento biologico)? Per eutanasia si intende l’azione che procura una morte senza dolore ad una persona che ne fa richiesta, ripetutamente e senza incertezze, per evitare un’infermità inguaribile e una situazione degradante per la propria dignità. La dichiarazione di volontà anticipata è un documento, redatto con ponderazione analoga a quella che è doveroso utilizzare per i testamenti “tradizionali”, con il quale il testatore affida al medico indicazioni anticipate di trattamento, nel caso infausto in cui in futuro possa perdere la capacità di autodeterminazione Il caso “Eluana” ha messo in evidenza come si tenda a catalogare superficialmente i cittadini tra chi è “per la vita” e chi “contro la vita”. Qual è il tuo parere, in quanto Medico e Rianimatore? Quando ci sono le invasioni di campo, come è capitato con il caso Englaro, dove i politici hanno preteso di sostituirsi ai medici nell’affermare che la nutrizione artificiale non è un atto medico contro il parere del mondo medico internazionale, se i media fanno solo da grancassa, allora la confusione non può che regnare sovrana. Io credo però che la gente conosca benissimo la differenza: confondere il testamento biologico con l’essere contro la vita è una mistificazione. Io mi batto tutti i giorni per la vita e, come la stragrande maggioranza di chi fa il mio lavoro, sono favorevole al testamento biologico A Crema, un gruppo di cittadini, ha intrapreso una raccolta firme per la predisposizione in Comune di un Registro dei testamenti biologici. So che l’hai firmata. Quale posizione assumerai in Consiglio comunale quando si dibatterà la questione? Non mancherò di sostenerlo e ringrazio chi si è fatto carico di promuovere questa iniziativa

il dott. Agostino Dossena

il prof Maurizio Mori

sui temi etici solo la coscienza e non l’appartenenza politica deve essere la guida

Perdonami per la battuta finale, ma che ci fai nel PDL viste le posizioni distanti anni luce da quelle della maggioranza del Tuo partito? Beh, intanto ci tengo a dire che sono un indipendente nel PDL, a maggior ragione su temi etici dove però ritengo che solo la coscienza e non l’appartenenza politica debba essere da guida. D’altronde anche nel PD ci stanno la Binetti e Marino con due posizioni diametralmente opposte sul piano bioetico. Fossi un dirigente di partito, sui temi bioetici lascerei libertà di coscienza. Se poi l’adeguamento fosse una “conditio sine qua non” lascerei, pur di difendere le mie idee.


■ ottobre 2009

ci avete rotto il Folcioni amianto

il terreno su cui dovrebbe sorgere la discarica fu acquistato dalla società Cavenord per quasi 2milioni e mezzo di euro: tre volte di più del suo valore di mercato

discarica di amianto: una miniera d’oro?

bocciata l'alternativa alla discarica proposta dai comuni del Soresinese

di Paolo Arisi

Contro la pattumiera d’amianto c'era una proposta da non trascurare. Infatti, in considerazione dei pericoli che la discarica può comportare all’ambiente e alla salute, a causa del decadimento strutturale degli imballaggi che contengono i rifiuti una volta collocati in discarica, i sindaci dell’Unione Soresinese si sono fatti promotori nei confronti della Provincia e della Regione Lombardia di una proposta alternativa a quella della discarica, purtroppo bocciata: la costruzione di un impianto di ricristallizazione dell’amianto da realizzarsi sempre nel territorio del Comune di Cappella Cantone. Si sarebbe trattato di un procedimento innovativo privo di rischi per l’ambiente e che avrebbe inoltre consentito di trasformare l'amianto in un prodotto un assolutamente innocuo da riusare in diverse lavorazioni industriali. La bocciatura di questa proposta alternativa alla discarica pone alcuni quesiti e consente alcune considerazioni: ▪▪ come mai, dopo 17 anni dall’emanazione della legge del 1992 che vietava l’estrazione e la c o m m e r c i a l i z z a zi o n e dell’amianto ed in consi-

derazione della sua pericolosità per la salute pubblica, la Regione è così in ritardo nel gestire un piano di smaltimento? È questa una grave carenza dell’operato della Regione Lombardia che finora non ha mai voluto affrontare questo problema assolutamente prioritario. Ed il suo presidente, che dice sempre di essere così sensibile al diritto alla vita, non pensa di essere, almeno moralmente, in qualche modo responsabile di tutte quelle morti da mesotelioma che si verificheranno a causa della mancata bonifica dell’amianto e che non si sarebbero invece verificate se si fosse provveduto per tempo al suo smaltimento? ▪▪ per quanto riguarda la discarica di Cappella Cantone ci sono aspetti sorprendenti ed anche inquietanti. Infatti il terreno su cui essa dovrebbe sorgere fu acquistato, circa due anni fa, dalla società Cavenord e ci risulta siano stati pagati quasi 2,5 milioni di euro e cioè tre volte di più del suo valore di mercato. Come mai un privato paga così tanto un’area se non ha motivi particolari? Ha forse avuto precise garanzie da qualche potente personaggio della Regione in merito al fatto che, poi, avrebbe ampia-

mente recuperato quanto speso in più con i profitti della discarica? È una situazione poco chiara con aspetti anche sconcertanti che, penso, meriterebbe un’apposita indagine della magistratura. ▪▪ è chiaro che sarebbe stata da privilegiare la soluzione dell’impianto di ricristallizzazione anziché quella della discarica per l’assenza di pericoli ambientali che la prima garantisce. Ci saremmo aspettati la massima considerazione nei confronti della proposta dei sindaci –  un impianto a gestione pubblica – e un aiuto dalle istituzioni in quanto essa avrebbe rappresentato una valida soluzione ai problemi dell’amianto. Soluzione vantaggiosa anche perché l'impianto avrebbe potuto funzionare come centro di smaltimento in sicurezza anche per territori limitrofi, vantaggio innegabile che oltre a non accupare porzioni crescenti di suolo avrebbe risolto il problema ad una scala territoriale molto ampia. La scelta della bocciatura non appare comprensibile. Il nostro impegno è quello di seguire con attenzione la questione e di tenere informati i lettori sugli sviluppi futuri ■

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il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni


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Il privato ha pagato quei terreni tre volte il loro valore, sulla base di precise garanzie politiche, che ora vanno a tutto svantaggio della sicurezza della sostenibilità ambientale

i sindaci dell’Unione Soresinese si sono fatti promotori, nei confronti di Provincia e Regione, di una proposta alternativa: la costruzione di un impianto di ricristallizazione dell’amianto da realizzarsi sempre nel territorio del Comune di Cappella Cantone

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Amianto Killer La Regione Lombardia stima che ci siano 2milioni e 800mila metri cubi di eternit da smaltire in nuove discariche da reperire sul territorio lombardo

di Alvaro Dellera La decisione della giunta Salini con la netta complicità della Lega Nord, per dare il via libera in provincia di Cremona alla realizzazione della prima discarica di amianto in comune di Cappella Cantone, pone seri interrogativi sul futuro di questo territorio e sul futuro di quei territori che la Regione Lombardia sceglierà per scaricare montagne di rifiuti contenenti Amianto provenienti da tutta la Regione.

foto* di sfondo di Edoardo Loureiro da http://www.flickr.com • disegno di Francesco Guerini

per PDL e Lega l'amianto da killer a benefattore

La pericolosità dell’Amianto o Asbesto sta già nei suoi nomi di origine dal greco Asbestos, che non brucia, perpetuo, inestinguibile. Drammaticamente surreale se pensiamo alle migliaia di morti che ha provocato con la trasformazione in prodotti per l’industria come l’Eternit (dal latino Aeternitas: eternità). La pericolosità è data dalle dimensioni della sua fibra, 1300 volte più sottile di un capello umano. L’inalazione di queste fibre porta a patologie mortali, teoricamente l’inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma pleurico ovviamente un’esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta sensibilmente la probabilità di contrarle. La Regione Lombardia stima che ci siano 2milioni e 800mila metri cubi di eternit da smaltire in nuove discariche da reperire sul territorio lombardo. La stessa rendendosi conto delle problematiche e dell’enorme quantitativo da smaltire nel breve periodo, elabora, attraverso un piano il PRAL (piano regionale amianto del 2005) i modi per far fronte a tale emergenza ed emana regole che non convincono sul piano della sicurezza e della salute pubblica: prendendo in considerazione la sola possibilità di uso delle discariche come tecnologia di dismissione dei rifiuti contenente amianto. E come se non bastasse la giunta regionale sulla base di spinte clientelari giudica “troppo oneroso per il privato” la gestione delle discariche per inerti contenente amianto sin qui adoperate. Pertanto individua nelle nuove modalità (dlgs 36 del 2003) di declassamento dei rifiuti in speciali non pericolosi, il modo per rendere possibile l’utilizzo di discariche di tipo B o nuove discariche monorifiuto senza che queste abbiano sistemi di sicurezza avanzati come la captazione del percolato.

È altrettanto inaudito ciò che sta scritto al punto 1.2 del PRAL: “è necessario adottare provvedimenti regionali che consentano modalità di realizzazione e di gestione di discariche di rifiuti di amianto economicamente sostenibili” e ancora, “ai fini dell’attuazione del PRAL è indispensabile che si proceda prioritariamente alla realizzazione di una o più discariche per una volumetria di 800.000 mc da raggiungersi nei prossimi 5 anni individuando percorsi autorizzativi privilegiati”. Questo veniva scritto già nel 2005 ed è quello che puntualmente sta avvenendo in provincia di Cremona a Cappella Cantone. Per economicamente sostenibili significa, ad esempio, utilizzare i terreni alluvionali di ex cave per sversare i rifiuti divenuti nel frattempo “non pericolosi” con procedure abbondantemente sgravate di oneri economici atti a preservare il suolo e la salute dei cittadini. Il privato nel frattempo ha pagato quei terreni tre volte il loro valore, sulla base di precise garanzie politiche, che ora vanno a tutto svantaggio della sicurezza della sostenibilità ambientale. I percorsi autorizzativi privilegiati sono semplicemente evidenti. È bastato il cambio di amministrazione imponendo alla guida della provincia un soldatino schierato, ubbidiente e ciellino (come lo stesso Formigoni) per assicurarsi il percorso perfetto per il fine inseguito da tempo: la costruzione della discarica lì, in quel luogo come imposto dalla Cavenord srl dei fratelli Testa società monopolista nel settore delle cave, “benefattrice”, e vicina a Forza Italia. Mentre per la Lega la difesa del territorio (basata sull’ignoranza) passa prima attraverso la sua distruzione e con il consenso estorto ai cittadini anche sulle promesse non mantenute solamente 100 giorni dopo l’investitura istituzionale ■


■ ottobre 2009

ci avete rotto il Folcioni scuola

Il reddito Isee è una sorta di riccometro, cioè un coefficiente che mette in relazione la composizione e il reddito del nucleo familiare, escludendo però dal calcolo la situazione patrimoniale

la scuola di Formigoni

sette anni di buono scuola della Regione: soldi pubblici ai privati

di Attilio Galmozzi

Regole e attenzione diverse per il pubblico e per il privato. Questa è la realtà ormai consolidata nella più ricca e popolosa regione italiana, governata da quasi 15 anni dallo stesso Presidente e dalla stessa coalizione di centrodestra. Formigoni e i suoi lo chiamano sussidiarietà, la maggior parte degli italiani l’aveva conosciuto sotto il nome modello Formigoni, ma nel frattempo, miracoli della prolungata egemonia politica, è diventato semplicemente il modello Lombardia. È certamente vero che la Regione ha soltanto competenze limitate in materia di istruzione, ma questo non ha impedito che in questi ultimi anni vi fosse una crescente attenzione e attività in campo scolastico, provvisoriamente coronata con l’approvazione, il 27 luglio del 2007, della legge regionale n. 19 (“Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia”). Una legge dalla dubbia legittimità costituzionale e incentrata sul principio della parificazione tra pubblico e privato. In altre parole, Regione Lombardia si era posta anticipatamente in sintonia con l’azione dell’attuale Governo Berlusconi, promotore del più significativo attacco all’istruzione pubblica degli ultimi decenni. L’assunto liberista per il quale il pubblico è brutto e farraginoso mentre il privato è bello, funzionale e snello è penetrato fino nella profondità del modello Formigoni, ne bagna in pratica le radici. La Sanità e la Scuola, sono in particolare i due ambiti prediletti entro i quali questa visione economicista dei servizi pubblici più s’è fatta strada: in Regione le scuole pubbliche sono sovraffollate, strutturalmente obsolete, se ti va bene trovi un’au-

la per fare lezione. Le scuole private sono pulite, belle, nuove di zecca e per giunta chi le frequenta incassa fiumi di soldi (sempre rigorosamente pubblici) nel nome della libertà di scelta. Il modello Formigoni ha raggiunto la sua apoteosi circa 7 anni fa con l’approvazione del cosiddetto “buono scuola”, un vero e proprio finanziamento pubblico alle scuole private che nel corso degli anni ha portato nelle casse dei privati ben 282 milioni di euro. Ma andiamo per ordine

Popolazione studentesca della Regione (dato 2007-2008)

Nel periodo descritto risultavano iscritti nelle scuole regionali (dato complessivo per tipologia d’istruzione scolastica) 1.063.976 studenti dei quali circa 971.000 (pari al 91,3%) ad istituti pubblici mentre l’8,7% (pari a circa 92.000 studenti) alle scuole private

Beneficiari buono scuola (dato 2007-2008)

Circa 54.000 famiglie (per l’esattezza 53.909) hanno avanzato, nel periodo detto, richiesta di finanziamento pubblico. Di queste 1585 sono state respinte per vizio di forma, documentazione incompleta, mancanza di requisito ecc... Quindi le famiglie beneficiarie sono state 52324 per una popolazione scolastica complessiva di 64.476 (ovvero il 6,06% del totale della popolazione scolastica regionale). Analizzando il dato per tipologia di scuola si scopre che ben 63840 studenti inscritti a scuole private (pari al 99.01% delle domande ammesse) hanno ricevuto il buono scuola contro lo 0,99% degli studenti iscritti alle scuole pubbliche. Tradotto in cifre agli studenti iscritti alle scuole private sono andati nel solo 2007-2008 45.145.000 euro contro i 166.688 euro finiti agli studenti delle scuole pubbliche (grafico 1)

Criteri adottati per l’erogazione del buono scuola

Per poter accedere al finanziamento la Regione Lombardia ha predisposto uno dei suoi capolavori; infatti la documentazione attestante il reddito familiare, requisito indispensabile ai fini della domanda di contributo, non comprende il reddito dichiarato al fisco (modello 730, modello 740 ecc) ma viene parametrata attraverso il cosiddetto “reddito ISEE”. Il reddito Isee (indicatore della situazione economica equivalente) è una sorta di riccometro, cioè un coefficiente che mette in relazione tra di loro la composizione e il reddito del nucleo familiare, escludendo però dal calcolo, nel caso in esame, la situazione patrimoniale. Per poter accedere al buono scuola la famiglia non deve superare € 8.349 di “reddito Isee” per ottenere il rimborso del 50% delle spese scolastiche e € 46.598 per il rimborso del 25%. In altre parole, per quanti non conoscono il metodo di calcolo del “reddito Isee”, cioè la quasi totalità dei cittadini lombardi, quelle cifre rappresentano soltanto un immenso porto delle nebbie.

Soldi agli evasori ed elusori fiscali?

È solo analizzando il finanziamento suddiviso per scaglione di reddito che si capisce nel suo complesso lo scandalo del buono scuola. Circa il 4,67% del totale dei beneficiali ha dichiarato un reddito basso; il 21,78% un reddito medio-basso; il 24,96% un reddito medio; il 36,16% un reddito medio-alto e il 12,42%un reddito alto. Il grafico 2 ci aiuta meglio ad analizzare la questio-

studenti scuole private - 92462 -

studenti scuola pubblica - 971514 -

distribuzione studenti

beneficiari scuola bubblica - 636 -

beneficiari scuole private - 63840 -

distribuzione beneficiari

scuola pubblica - 0,37% -

scuole private - 99,63% -

distribuzione finanziamenti


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Al 73,55% dei richiedenti, collocati per reddito ISEE nella fascia da media ad alta, passando per la sfumatura intermedia, va il grosso del finanziamento pubblico, pari ad una cifra davvero da capogiro: 32,5 milioni di euro circa su 45 milioni stanziati per il solo 2007-2008 dalla Regione Lombardia Grafico 1: distribuzione studenti / beneficiari / finanzia- Grafico 2: scaglioni di reddito ISEE mento (vedi anche grafici a sinistra)

Distribuzione studenti Studenti scuole private Studenti scuola pubblica

Distribuzione beneficiari Beneficiari scuole private Beneficiari scuola pubblica

Distribuzione finanziamento Scuole private Scuola pubblica

92462 971514 63840 636 99,63% 0,37%

ne: i redditi bassi (quel citato 4,67%) ha dichiarato (udite udite) un reddito ISEE compreso tra -390.421 euro e 9968,72, ovvero i limiti della classe d’appartenenza per reddito vanno da una vertiginosa cifra negativa ad una manciata di euro. Complessivamente sono stati distribuiti per i redditi bassi circa 2,7 milioni di euro. Per i redditi invece compresi tra 9971 e 30.000 euro vanno circa 10 milioni di euro.

Soldi ai ricchi, briciole a tutti gli altri

Il vero spirito dell’operazione buono scuola, tuttavia, si apprezza analizzando i dati per i redditi medio/ medio-alti/alti: è qui il secondo scandalo. Al 73,55% dei richiedenti, collocati per reddito ISEE nella fascia da media ad alta, passando per la sfumatura intermedia, va il grosso del finanziamento pubblico, pari ad una cifra davvero da capogiro: 32,5 milioni di euro circa su 45 milioni stanziati per il solo 20072008 dalla Regione Lombardia. La Regione Lombardia, governata dal cattolico Formigoni, ha “elargito” al resto della popolazione studentesca attraverso il capitolo del “Diritto allo studio”, per il solo periodo di riferimento 2007-2008 una cifra ridicola: 8,5 milioni di euro. Il grafico 3, si commenta da solo, senza bisogno di aggiungere altro.

Modello Formigoni: pericoloso ed iniquo.

Questo è solo una “piccola” parte del “modello Formigoni” ma potremmo traslare il discorso anche agli altri ambiti, a partire dalla sanità. C’è un disegno preciso, molto chiaro e parimenti pericoloso: affossare il pubblico per far emergere il privato come unica entità legittimata a compiere scelte. È un disegno molto pericoloso, che non permea solo il centrodestra e che va fermato. Oggi più che mai il centrodestra anche nel nostro territorio sta compiendo scelte a senso unico, conducendo la cittadinanza ad un punto di non ritorno. La scuola Civica Folcioni è cronologicamente l’ultimo esempio di come non si deve far politica in città e su questo aspetto tutta l’opposizione politica e sociale si deve interrogare a fondo. Se si perde il pubblico come ultimo spazio di confronto e di sintesi delle legittime posizioni di ciascuno cosa ci resterà? Io credo: niente ■

Redditi bassi reddito min reddito max beneficiari

finanziamento

-€ 390.421,00 € 0,00 € 2,00 € 1.000,00 € 1.001,00 € 1.737,00 € 1.738,80 € 2.413,00 € 2.417,00 € 3.022,72 € 3.024,00 € 3.707,00 € 3.712,09 € 9.968,72 totale beneficiari

583 211 123 94 81 94 1260 2446

€ 676.997,21 € 241.963,00 € 138.591,17 € 112.607,50 € 85.331,75 € 104.363,50 € 1.343.841,07 € 2.703.695,20

percentuale beneficiari

4,67%

Redditi medio-bassi reddito min reddito max beneficiari € 9.971,00 € 20.028,29 € 20.029,46 € 25.013,00 € 25.014,00 € 30.000,00 totale beneficiari percentuale beneficiari

Redditi medi

reddito min reddito max € 30.002,00 € 35.007,65 € 35.008,00 € 44.852,00 € 44.854,00 € 46.957,43 totale beneficiari percentuale beneficiari

Redditi medio-alti

reddito min reddito max € 46.960,00 € 50.999,00 € 51.000,00 € 59.997,00 € 60.000,00 € 70.030,00 € 70.033,00 € 84.892,00 totale beneficiari percentuale beneficiari

€ 4.571.662,53 € 2.753.633,68 € 2.644.581,39 € 9.969.877,60

beneficiari 3641 7738 1681 13060 24,96%

finanziamento € 2.784.882,42 € 5.982.044,76 € 1.323.155,78 € 10.090.082,96

beneficiari 3002 5708 4947 5266 18923 36,17%

finanziamento € 2.401.001,99 € 4.653.788,94 € 4.200.228,93 € 4.708.367,43 € 15.963.387,29

Redditi alti reddito min reddito max beneficiari € 84.895,00 € 100.009,00 € 100.018,00 € 110.000,00 € 110.006,00 € 139.898,00 € 139.982,00 € 198.337,00 totale beneficiari percentuale beneficiari

finanziamento

4705 3312 3381 11398 21,78%

3438 1409 1527 123 6497 12,42%

finanziamento € 3.224.001,77 € 1.430.764,79 € 1.742.923,98 € 187.604,78 € 6.585.295,32

Grafico 3: sette anni di buono scuola e diritto allo studio

Sette anni di buono scuola e diritto allo studio

Totale settennio Buono Scuola (2001/02 - 2007/08) € 282.386.318,96 Totale settennio Legge 31/80 Diritto € 50.684.289,24 allo studio (2001/02 - 2007/08)


■ ottobre 2009

ci avete rotto il Folcioni affidi e diffide affari di famiglia...

affidi familiari, amore incondizionato o affarismo?

l’ospitalità di un minore tra 0 e 12 mesi viene rimborsata 150€ al giorno, tra 1 e 9 anni 67€/g tra 10 e 13 anni 78€/g tra 14 e 17 anni 90€/g al giorno

di Fan70

Una interpellanza rivolta nelle scorse settimane da Stefania Bonaldi all’Assessore ai Servizi Sociali Luciano Capetti ha posto inquietanti interrogativi in merito al regime degli affidi familiari sul nostro territorio. Da un lato, le famiglie affidatarie “comuni”, che in ragione di questa accoglienza ottengono un rimborso giornaliero medio di 13 euro; dall’altro le famiglie appartenenti ad associazioni e comunità familiari, le quali ricevono invece, come spiegato dall’Assessore Capetti, un rimborso “per prestazioni”, che può essere anche 10 volte superiore.

È bene chiarire subito una cosa, per non ingenerare equivoci. L’associazione familiare in questione che fa la parte del leone quanto a diarie è, guarda caso, l’Associazione Fraternità, presieduta da don Mauro Inzoli e facente capo all’universo di Comunione e Liberazione. Le famiglie aderenti a questa associazione che accolgono un minore vengono remunerate attraverso un “tariffario giornaliero” che è l’associazione medesima a definire, senza alcun potere negoziale del Comune, ed a trasmettere annualmente all’Ente Locale, così come a tutti i Comuni del nostro territorio. La situazione infatti è la medesima in tutto il nostro distretto, ma l’Assessore Capetti ha riconosciuto che questo sistema è praticato in tutta la nostra Regione. Ma va?! Dicevamo, un vero e proprio listino tariffe, tale per cui, ad esempio, l’ospitalità di un minore tra 0 e 12 mesi viene rimborsata 150 euro al giorno; di un minore tra 1 e 9 anni, 67 euro al giorno, tra 10 e 13 anni, 78 euro al giorno, tra 14 e 17 anni, 90 euro al giorno. La giustificazione addotta, anche nella risposta in consiglio comunale, è che l’associazione familiare offre un supporto di rete e garantisce la possibilità, per le famiglie, di appoggiarsi a specialisti (psicologi ed educatori) e consulenti dell’associazione. Il punto è, tuttavia, che i numeri parlano da soli: la disparità di trattamento è evidente e viene davvero da dubitare che il supporto messo in campo sia così complesso da

giustificare una differenza di rimborso che, anche dopo le spiegazioni offerte, pare assurda e fortemente iniqua. Si considerino ancora due dati: in un’ intervista su un settimanale locale il direttore dell’Associazione Fraternità ha ammesso che i rimborsi medi giornalieri delle famiglie dell’associazione ammontano a 70 euro al giorno e che i minori in affido alla as so c ia zi o ne in Lombardia sono 180. Ammettiamo che i rimborsi giornalieri medi siano di questa entità, anche se i tariffari in nostro possesso evidenziano diarie ben più elevate: non occorre essere Einstein per mettere in fila i numeri e capire quali sono i volumi di questo “servizio”. Un bel business, checché se ne dica, anche se i ciellini sono maestri nel confondere le acque e lavorare sotto traccia, oltre che prendersi i meriti dei paladini della sussidiarietà… una sussidiarietà un po’ bacata, peraltro, e rivestita di tanta ipocrisia: un mese fa circa, la nostra città ha ospitato i festeggiamenti per il 25^ anniversario della associazione Fraternità; oltre alle autorità civili e religiose locali, ospiti illustri quali il card. Antonelli della Pontificia Opera per la Famiglia ed il ministro Sacconi. L’invito alla manifestazione recitava: “Occorre amarli tutti indistintamente ed incondizionatamente”… Ma a chi credono di darla a bere?!?

L’associazione familiare in questione è l’Associazione Fraternità, presieduta da don Mauro Inzoli e facente capo a CL

foto* di chefranden da http://www.flickr.com


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13 fuori dal coro

«speravo che fosse valutato il mio lavoro all’interno della Fondazione e non la mia appartenenza politica»

Giovanni Bianchini revocato da consigliere del SanDomenico

di redazione

Nei giorni scorsi Giovanni Bianchini, consigliere della Fondazione del San Domenico, già nominato dall’ex Presidente della Provincia Giuseppe Torchio, è stato improvvisamente revocato da Massimiliano Salini con una lettera. Senza motivazioni Bianchini ha dovuto lasciare l’incarico. Lo abbiamo intervistato per capire cos’è successo. Come è maturata la revoca del suo mandato dal consiglio della Fondazione San Domenico? Penso che tutto sia venuto fuori da una lettera che ha mandato il Presidente della Fondazione Umberto Cabini il 7 settembre all’Amministrazione

Provinciale nella quale si chiedeva il pagamento del contributo annuale della provincia di 25.000 euro in quanto socio fondatore del teatro e la nomina del rappresentante della Provincia di Cremona nonostante io fossi già stato nominato per quell’incarico dall’amministrazione Provinciale. Il Presidente Massimiliano Salini quindi ha colto la palla al balzo e ha disposto la revoca del mio mandato, probabilmente sottoposto a pressioni da parte dell’attuale maggioranza in Comune di Crema o di altri membri del Consiglio del San Domenico dato che precedentemente mi aveva personalmente assicurato in un incontro che avevo avuto per relazionargli il mio lavoro all’interno del Consiglio della Fondazione

di non essere intenzionato Crede che la vicenda a revocarmi l’incarico. della privatizzazione del Folcioni abbia inCrede vi siano motivazio- fluito sulla sua revoni politiche? ca? Sicuramente. Questo è La votazione nel conciò che mi spiace di più, siglio della Fondazione dato che io pur apparte- sulla questione della nendo a Sinistra e Libertà scuola musicale è stanon ho mai fatto politica ta successiva alla mia all’interno del consiglio del revoca, ma era ovvio teatro. Sono convinto che che non avrei mai dato non sia giusto farla in un il mio appoggio a queluogo deputato alla cultu- sta operazione di privara. Credo che questo sia tizzazione mascherata il tipico modo di agire del della scuola Civica FolCentrodestra di imposses- cioni. Probabilmente c’era sarsi di ogni posto possibile un certo interesse ad elimisenza fare né feriti né pri- nare l’unica voce di dissengionieri. Io speravo che in so all’interno del consiglio prima istanza fosse consi- su queste scelte dell’Amderato il mio lavoro all’inter- ministrazione Comunale. no della Fondazione e non la mia diversa collocazione Adesso cosa intende politica rispetto a quella fare? dell’attuale AmministrazioAdesso ho fatto opposine Provinciale. zione. Dato che il regola-

«c’era interesse ad eliminare l’unica voce di dissenso nel consiglio» mento mi da la possibilità ho inviato le mie considerazioni in modo da ricevere spiegazioni formali dall’Amministrazione Provinciale. Ad oggi a parte le ovvie implicazioni di ambito politico non ho mai ricevuto spiegazioni che entrino nel merito delle funzioni e del lavoro svolto all’interno del San Domenico.


■ ottobre 2009

c'avete rotto il Folcioni cinema Forse i 5 euro del biglietto ridotto dovrebbero servire da richiamo per risollevare le sorti di un film che è costato 30milioni di euro?

BarbaRossa o Verde?

biglietto scontato per il film che piace alla Lega

di Roberta Mozzi

Leggendo alcune delle critiche apparse sui quotidiani nazionali, non sappiamo se essere grati alla giunta comunale di Cremona per l’opportunità di assistere alla proiezione del “Barbarossa” di Renzo Martinelli al costo di soli 5 euro: «È un polpettone indigesto ed enfatico» (“L’Osservatore romano”), «Annega in una regia e in un montaggio da fiction le ambizioni di grandezza» (“Avvenire”), «Ha come assenti ingiustificati epopea, tensione e pathos» (“Corriere della Sera”), ed addirittura «Ha come limite i luoghi comuni» (“Il Giornale”, che comunque lo premia con tre stelle, forse per non scontentare il padrone). Insomma, quella che nel comunicato del Comune viene definito “film degno di attenzione da parte del pubblico cremonese”, ai botteghini è stato un vero flop. Soltanto i “cinefili” di Brescia e della Val Camonica sfuggono alla scarsa considerazione che “il film che piace a Umberto Bossi” ha avuto nelle altre città del Nord, soprattutto in Veneto. Forse i 5 euro del biglietto ridotto dovrebbero servire da richiamo per ri-

sollevare le sorti di un film che è costato 30 milioni di euro? Compresi, ovviamente, i finanziamenti statali, quelli provenienti, cioè, dalle casse di quella “Roma ladrona” tanto vituperata dal popolo leghista e che, comunque, continua a pagare lauti stipendi anche ai loro parlamentari. Quello che preoccupa, al di là delle dichiarazioni disarmanti dell’assessore alle politiche educative del capoluogo di provincia, che vorrebbe così “accostare i giovani al cinema” è ciò che “Barbarossa” vuole rappresentare: la celebrazione dell’ingresso ufficiale del movimento nordista in un mondo, quello del cinema ma più in generale quello della cultura, dal quale la Lega si è sentita a lungo esclusa. Insomma un’operazione di sdoganamento che, bontà loro, gli amministratori cremonesi ci permettono di fruire a soli 5 euro. Certo la giunta non spende un soldo, ci pensa uno sponsor. Ma un vero mecenate avrebbe sicuramente risposto alla chiamata del nostro assessore, così attenta alla formazione anche storica degli studenti, se gli avesse chiesto di finanziare il progetto “Cinema a Scuola”, per il quale invece non si sono ancora trovati fondi. E che dire del “voler sostenere una pellicola che parla della nostra storia”? Apprezziamo questa sollecitudine verso la memoria storica, dimenticata in altre ben note circostanze, ma anche questa sa di propaganda. Pontida, la battaglia di Legnano, Alberto da Giussano (la cui reale esistenza è dubbia) servono ai sedicenti Padani a dire “Anche noi abbiamo una storia e abbiamo alle spalle un popolo che sa difendersi dal centralismo. Quello del Barbarossa allora, quello di Roma ladrona oggi”. E, da ultimo, una domanda: come racconteranno ai cassintegrati padani che la Lega Nord ha buttato 30 milioni di euro per una film che nelle sale ci starà qualche finesettimana, magari grazie a qualche altro intervento pubblico?

la celebrazione dell’ingresso ufficiale in un mondo, la cultura, dal quale la Lega si è sentita a lungo esclusa

Sembra proprio che l’Italia stia riscivolando nel fascismo, a distanza di 90anni. Lo dicono da tempo diversi esponenti dell’opposizione civile: gruppi di cittadini, intellettuali, scienziati, artisti, lo dicono tutti tranne l’inetta opposizione parlamentare troppo intenta a sopravvivere a sé stessa. Dall’estero è un misto di incredulità – per il livello di becerume della classe di governo e per l’inanità del popolo italico di fronte ad essa – e di speranza riposta in quella parte resistente della società civile e politica incredula di fronte alla crescente gravità di quello che il capo del governo e la sua cricca dicono e soprattutto fanno. Degno di nota l’allarme di Josè Saramago, su “il Fatto Quotidiano” di mercoledì 14 ottobre, riporto una frase esemplare: «La parola è una delle prime vittime del dispotismo di tutti i colori. Purtroppo è la stessa società che collabora con falsa innocenza a questa operazione di cosmesi politica che parte dall’alto». Saramago descrive perfettamente la radice della crisi morale italiana, corrotta dal maquillage delle parole al punto da far saltare le normali logiche di valutazione, al punto che oggi noti e accertati malfattori (come altro definire chi infrange la legge?) sono (auto)descritti come perseguitati dalla giustizia forcaiola.

il regista Renzo Martinelli - foto movieplayer.it

Questo ribaltamento prelude un fosco futuro e un tragico presente. Il fascismo del ventennio arrivò al potere con un ordinamento statale diverso dal nostro e tra le due guerre: ben altro contesto. Oggi il nuovo fascismo nasce dall’uso dello Stato contro sé stesso, dallo spacciare “bene comune” il tornaconto di un’avida oligarchia senza ideali. La magia che consente questa distorsione è proprio la mistificazione della logica fatta con la cosmesi delle parole1 (e non solo di quelle), svuotate del loro senso. Così ci troviamo in un’Italia dove il rozzo e il volgare sono mascherati da democrazia liberale e chi si spaccia per il difensore della libertà è in realtà un criminale (una persona che ha commesso dei reati accertati). Di fronte a questo ribaltamento abbiamo perso la capacità di distinguere e di difenderci. Il nuovo “fashismo” è già qui. Da tempo. 1. Lo dice da tempo anche Beppe Grillo, ma lui non lo considera nessuno (la sinistra men che meno) per i suoi modi un po’ tranchant, a differenza di Bossi, che è tranchant anche di più e in compenso dice cose nefande.


http://www.numerozero.info

15 una sequenza del film

Videocracy - basta apparire gli effetti collaterali della TV

di Alberto Scaravaggi

A Venezia l’attesa per l’uscita di un film sull’impatto che la comunicazione televisiva, soprattutto quella commerciale, ha avuto sugli italiani e nel nostro Paese era molta. Videocracy racconta, con la forma del documentario, come e perché la televisione abbia influenzato i comportamenti e i consumi, di come siano cambiati i sogni e le attese degli italiani. Non di tutti, sia chiaro, ma di una larga parte dei nostri concittadini. Il film si apre con delle immagini in bianco e nero in cui, dai tavolini di un bar di Milano, vengono messi in onda i primi esperimenti della tv commerciale. La patina volgare, da commedia sexy all’italiana, dà il senso di come andrà a finire questo esperimento. Videocracy segue un duplice filone narrativo: da un lato, ci racconta la storia di un ragazzo di provincia e dall’altro ci narra le vicende di quei personaggi che muovono il mondo della televisione, del gossip e delle apparizioni nei programmi tv e sulle copertine patinate delle riviste. Il film documentario, diretto dal regista it a lo -sve dese Erik Gandini, prodotto in Svezia (d i s t r i buito in Italia da Fandango) ha una trovata creativa notevole. Parla al pubblico in sala esattamente con il suo linguaggio, grazie al fil rouge della vicenda umana di un ragazzo bergamasco, Riccardo, che da tornitore con la passione per le arti marziali vuole “sfondare” in televisione. Per questo si sottopone a numerosi provini, investe tempo e soldi per imparare canzoni di Ricky Martin da interpretare non solo nelle balere di provincia, ma anche sul piccolo schermo. I suoi ragionamenti, la sua cadenza linguistica, i suoi modi semplici ma determinati rendono il personaggio parti-

colarmente simpatico e credibile. Ti vien da pensare, mentre lo guardi negli occhi in uno dei tanti primissimi piani, quanti di questi bei ragazzi fanno i sogni di Riccardo. Eppure si scontrano con un mondo spietato che li seleziona come carne da macello. Nessuno s’illude più che la TV voglia essere istruttiva o socialmente utile, come è stato negli anni nel secondo dopoguerra, oggi la televisione è solo business come nel resto del mondo. Lo sappiamo, non vogliamo certo fare i moralisti, ma Videocracy aiuta, purtroppo solo in parte, ad aprire gli occhi forse alle stesse persone che sono “vittime” di un uso non consapevole e non critico del mezzo televisivo. Lo schema entro il quale si muovono i personaggi che gestiscono il mondo dei VIP (very important person?!?), le loro mosse e i loro interessi sono interpretati da Lele Mora e Fabrizio Corona, che interpretando loro stessi risultano essere due ottimi attori. Attraverso interviste in presa diretta e video realizzati tra feste esclusive e ville in Sardegna, i due sembrano il gatto e la volpe, uno permette di far soldi all’altro e viceversa. Un momento tragico, nella narrazione, arriva quando l’onnipresente voce fuori campo chiede a Corona una riflessione sul perché della sua popolarità e Corona risponde con una definizione illuminante circa la sua attività: “Io non mi chiedo perché tanti mi adorano quando esco per strada o mi ospitano in discoteca. Io vedo in loro un motivo per far soldi”. E Lele Mora chiarisce che quel ragazzo, Corona, è un bravo

il regista Erik Gandini - foto atmo.se

ragazzo ma è malato di soldi. Forse sta proprio qui il limite di Videocracy, i personaggi della TV sono rappresentati come “geni del male” e non sono credibili a differenza della storia sullo sfondo del ragazzo di provincia. Il documentario tradisce la sua natura quando vuole dare un giudizio, alludendo allo stereotipo del proprietario senza scrupoli, Silvio Berlusconi, al quale sono rivolti molti riferimenti, ma non chiarisce tutti i meccanismi del reclutamento e del businnes televsivo. A questo punto, il film prende una deriva ossessiva, sembra di vivere davvero in un “Truman Show”. Tuttavia, a differenza del geniale di film di Peter Weir, molte cose restano inspiegate e ci si sente messi di fronte a un bivio, a una scelta che è la causa e la natura profonda dell’italiano medio: o stai con me o sei contro di me. Guelfi e Ghibellini, Coppi e Bartali, o mi credi o sei un traditore. Senza ascoltare tutte le ragioni, senza riflettere oltre. Resta una grande amarezza, una volta usciti dalla sala, e la consapevolezza che non si può più tornare indietro.


StraFolcioni di Mr. Luis Folk One Quando morirò voglio lasciare in eredità al Consiglio Comunale tutti i miei possedimenti del valore di 900.000 euro affinchè venga esaudita una mia volontà. Voglio che venga istituita una scuola di formazione per "Politici Puliti". A voler vedere, tra 90 anni, con gli interessi che matureranno da quel malloppo, i politici cittadini così ottimamente formati da quella scuola, potrebbero usufruire di un bello stipendio, solo attingendo agli interessi maturati dalla somma da me donata. Vista la cifra a cui rinunceranno i miei eredi e alle dispute familiari a cui li sottoporrò, voglio riservarmi di poter decidere io chi sarà il Sindaco e quali assessori e consiglieri da mettere a busta paga con quella rendita vitalizia, magari con un contratto a tempo indeterminato. Eh cavolo visto che me li ritroverò "sulle gobbe" per tutta una vita, e se poi mi riservassero sorprese? Purtroppo tra 90 anni io non ci sarò, quindi queste decisioni è giusto che possano prenderle i miei eredi, ne avranno diritto, in una società dove chi paga deve dare l'ultima parola? Ma forse, tra 90 anni un gruppo di musicisti talebani intrufolati tra i consiglieri, dirotterà quei soldi altrove, che ne so, magari per un nuovo acquedotto, e la scuola diventerà un centro di formazione di musica talebana per volere della parrocchia di San Benedetto, che in quel periodo starà pianificando altri progetti e magari sarà di proprietà del nipote di Bin Laden. Ma se lo scenario sarà questo, sono sicuro che la città insorgerà indignata, e anche le altre parrocchie si ribelleranno a questo scempio. Vabbeh, basta, a ripensarci bene, non so se è il caso di fare il benefattore in questa città. Meglio evitare di essere liquidato furbescamente in futuro da un Consiglio Comunale che mi ricorderà con un bell'elogio funebre. Ma l'elogio funebre non dovrebbe mai essere pronunciato dall'assassino ■

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