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luglio.2009

la crisi che non c'è operai in piazza a Crema • pagina 2

la fiducia è tutta Mia

l'Assessore risponde sulla questione ArtShot • pagina 4

NeMo profeta in patria

le ragioni dell'artista • pagina 5

oltre le mura

la cultura sfrattata dalla città • pagina 6

Folcioni

la scuola di musica a rischio privatizzazione • pagina 8

«Crema non è New York...» la Libertà condizionata di Mia Miglioli • pagina 9

sottopasso? sovrappasso?

la città che cambia senza informare e coinvolgere i cittadini • pagina 10

i palazzinari del palazzetto interessi privati sulla Cascina Pierina • pagina 11

Il nucleare di Torrazzi

le proposte della Lega • pagina 12

sgargianti ma invisibili riflessioni sul GayPride di Genova • pagina 13

parte l'era Salini analisi del dopo voto • pagina 14

Zombi Rock

il nuovo libro di Emanuele Mandelli • pagina 15

questa è un'altra storia l'assemblea di Sinistra e Libertà a Roma • pagina 16

In caduta libera di Attilio Galmozzi Abbiamo la netta sensazione che nella nostra Città e in generale nel nostro Paese e in Europa si respiri un’aria pesante. L’avanzamento delle destre, nelle loro declinazioni nazionali, territoriali e finanche urbane, corrisponde ad un impoverimento culturale spaventoso, accompagnato dall’emersione di una sottocultura fintopopolare molto preoccupante. Ce lo insegnano gli avvenimenti degli ultimi giorni: a Crema la rassegna Artshot diventa il teatro prediletto delle forze politiche del centrodestra sopra il quale misurare il loro potere dirompente, quasi assoluto. Del resto le urne hanno parlato chiaro: la Lega, partito di ultradestra e razzista, spopola laddove l’insinuazione del pericolo costante della diversità e del reato s’è insinuato fino in profondità nel “sentire comune”. Artshot è l’emblema di come nella nostra città la cultura sia davvero considerata terra di conquista: o dici ciò che voglio che la gente senta, oppure ti censuro. E dalle parole sono passati ai fatti. La Lega Nord, che incarna la più preoccupante sottocultura popolare dei giorni nostri, tiene per le palle un’intera coalizione: l’importante è emarginare il nero, la puttana slava, il marocchino che puzza. Se poi la gente, a causa della capestra politica economica del Governo che sostiene, non ce la fa più a campare poco importa: l’importante e costruire deleghe e assessorati ad hoc per la sicurezza (forse la loro di poter sopravvivere nelle coalizioni) che moltiplicano i centri di costo e non porteranno a nessun risultato. Così nascono le Ronde Padane, organismi paramilitari, che avranno il compito di vigilare le nostre città: a tal proposito un giubbotto antiproiettile di sicurezza non sarebcontinua a pag. 2

l'immagine di copertina NON rappresenta l'opera Save The Children di Nemo ma è una sua rielaborazione a cura e responsabilità della redazione


■ luglio 2009

in caduta libera in caduta libera

segue dalla prima

be un cattivo consiglio. Così nasce la proposta di istituire a Crema un carcere, dicono per salvare il Tribunale. Noi diciamo che lo vogliono perché la fobia del diverso sta modificando anche il tiro politico del centrodestra e della Lega. Così a Crema il Sindaco, che torna a schierarsi apertamente con la Lega per uscire dal pantano in cui ha cacciato la sua Giunta e la Città nel suo complesso, annuncia compiaciuto che l’operazione “Senegal”, che noi giorni scorsi ha portato all’identificazione di 10 “pericolosi” venditori di accendini e sorrisi, è stata da lui benedetta perché la gente è stufa di vedere questi assassini della noia dei cremaschi vagare per la città, vendendo insistentemente qualche gadget ai passanti. Così Crema sta precipitando verso il basso. Ma tanto chissenefrega: la Lega vince, il centrodestra si sposta sempre più verso posizioni pericolose e chi ha fatto affari con la Pubblica Amministrazione compiacente continuerà a farli. L’importante è togliersi dai colgioni i negri, che puzzano, ci inquinano e per giunta ci portano via un sempre più precario lavoro.

«Non me l’aspettavo che mi sarei trovata con l’azienda in chiusura. Da un giorno con l’altro non hai più certezze. Se penso ad una vita di coppia non mi resta che preoccuparmi. Non so come farei ad affrontare una situazione famigliare»

la crisi che non c'è

a Crema gli operai in piazza

di Alex Corlazzoli

«Cosa vuole che le dica? Senza lavoro abbiamo dovuto abbandonare tutto. L’idea di fare le vacanze, di cambiare l’automobile, di prendere vestiti nuovi. Ma soprattutto siamo stati costretti a rinunciare alla nostra serenità».

Basterebbero le parole di Ivan, operaio 41enne della Saco, azienda castelleonese in chiusura per descrivere l’aria che si respira in questa terribile estate. Una volta i cronisti attendevano l’autunno per parlare di “autunno caldo”, di scioperi, di crisi. Ora non c’è più stagione. Le pagine dei quotidiani locali e nazionali da mesi raccontano di mobilità, di cassa integrazione, di licenziamenti alla Saco di Castelleone, alla Bosch di Offanengo, all’Ametek di Ripalta Cremasca, all’Ipc cleaning, alla Ghiotto e Autorotor di Vaiano Cremasco, alla Faital di Chieve, alla Nova. Sembra che per molti lavoratori il tempo si sia fermato. E loro, gli operai, sono tornati in piazza a gridare la loro rabbia, a reclamare il diritto al lavoro, garantito dalla Costituzione italiana. Chi ha il vizio della memoria nel vedere questi uomini e donne con cartelli e striscioni sotto il Torrazzo, ha pensato ai tempi della chiusura dell’Olivetti e della Ferriera. Ma chi sono gli operai di oggi? Cosa sta cambiando nella loro vita di tutti i giorni? Siamo davvero di fronte solo a una “crisi psicologica” come dice il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi? Noi di NumeroZero siamo scesi in piazza con i lavoratori in occasione dello sciopero dei metalmeccanici promosso da Cgil, Cisl e Uil il 26 giugno scorso. Abbiamo sfilato con loro. E li abbiamo “fotografati” per capire. Per comprendere cosa sta realmente accadendo. Ivan e Diana sono marito e moglie. Entrambi lavorano alla Saco. Tutti e due saranno presto a casa: «Siamo solo preoccupati per i nostri due figli. Abbiamo due bambini, di quattro e di un anno. Come faremo? Per ora abbiamo rinunciato alle ferie. Abbiamo una macchina che ha vent’anni, dovremmo cambiarla ma è impossibile. Ci siamo imposti un rigoroso controllo sulle spese famigliari. Ma più di così.

Cosa possiamo fare…». La coppia è sconsolata. Alle ultime elezioni hanno votato il centro sinistra di cui non sono delusi: «Sono gli unici, assieme ai sindacati, che ci sono vicini». Non la pensa così Martina Begni, 29 anni, impiegata, single: «Se questa Sinistra non si ricompatta, se non ricostruisce, il mio voto non l’avrà più. Anche se non saprei chi votare…». Martina ha una laurea in lingua e letterature straniere nel cassetto. È finita alla Saco tre anni fa attraverso un’agenzia interinale: «Non me l’aspettavo che mi sarei trovata con l’azienda in chiusura. Da un giorno con l’altro non hai più certezze. Se penso ad una vita di coppia non mi resta che preoccuparmi. Non so come farei ad affrontare una situazione famigliare». Lo sa bene Marco Rancati, che dopo 23 anni che lavora alla Saco a 41 anni si trova con una moglie e due figli da mantenere con 750 euro al mese: «Non mi resta che cercare un nuovo posto di lavoro ma intanto non so come farò con la famiglia. Noi oggi siamo qui a protestare ma so già che non accadrà nulla. Il sindacato fa la sua parte ma….». E c’è anche chi il lavoro non l’ha perso ancora ma consapevole della crisi che sta attraversando il settore si prepara: «Lavoro alla Bosch da 20 anni ma mai c’è stato un periodo così. Sono preoccupato. Penso al futuro. Quest’anno niente ferie. Meglio mettere i soldi da parte», spiega GianLuca Maccalli di Offanengo. E domani Alice Tadi, 25 anni, anche lei operaia alla Saco dove è occupato anche il suo fidanzato, si sveglierà ancora con l’incubo di tutti i giorni: «Sì perché appena apro gli occhi penso solo ad una cosa: a scendere in piazza per protestare. A scioperare ad oltranza. Vivo ancora con i miei genitori ma non posso pesare su di loro. Perciò niente nuovi abiti. Si fanno andare bene le scarpe che si hanno. Alle vacanze non ci si pensa».


in caduta libera - lavoro

Vivo ancora con i miei genitori ma non posso pesare su di loro «Se questa Sinistra non si ricompatta, se non ricostruisce, il mio voto non l’avrà più. Anche se non saprei chi votare…» foto di redazione

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«Lavoro alla Bosch da 20 anni ma mai c’è stato un periodo così. Sono preoccupato. Penso al futuro. Quest’anno niente ferie. Meglio mettere i soldi da parte»

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numerozero Direttore responsabile Manuela Antonia Della Nave Editore LINFA scrl via Tensini, 11 • Crema Stampa Arti grafiche cremasche divisione grafica Cartotecnica Cremasca • Crema Progetto grafico, impaginazione e illustrazioni francescoguerini.it Richiesta registrazione depositata presso il Tribunale di Crema in data 16/04/09


■ luglio 2009

in caduta libera - cultura

le interviste qui riportate sono disponibili in versione integrale su: www.numerozero.info

«Quella non era né la Triennale di Milano, né la Biennale di Venezia» Mia Miglioli

l'assessore risponde

cultura o censura?

di Alberto Scaravaggi Mia Miglioli e` assessore alle politiche giovanili e alle pari opportunita` del comune di Crema.

Mia Miglioli, come tutti gli altri assessori, non può valutare tutte le opere che sono arrivate al bando, mi pare che sia normale. In un contesto di fiducia, io ho fatto sì che chi doveva seguire lasciasse una maglia un po’ più ampia ai ragazzi. Quindi non c’è stata né superficialità, né menefreghismo e credo che i ragazzi della Consulta lo possano dire perché anche quando si è deciso (dico "si è" perché ho parlato con i ragazzi) io li ho visti all’inaugurazione.

Assessore Miglioli, chi le ha chiesto di rimuovere l’opera di Nemo? Rifarete la mostra l’anno prossimo? Nessuno. Non glielo sò dire adesso. Devo ancora incontrare i ragazzi, non sono scelte che prendo da sola, ma come sempre vieEra offensiva, a suo giu- ne porta in Giunta. Ci sono una serie di cose che vanno dizio personale, la figura valutate. Ci devono essere ancora i ragazzi, ci devono esrappresentata nell’opera sere i soldi ecc… rimossa? Allora, io non devo rispon- Lei, assessore, ha parlato di un rapporto di fiducia che dere per Mia Miglioli, non si è incrinato, è esatto? voglio dare giudizi personali, In quel caso cambieranno i termini. perché non è mio compito. Il progetto, come ho fatto scrivere l’anno scorso ai ragazzi, aveva lo scopo dell’aggregazione e non quello di disgregaNon ce lo vuole proprio re. Un’opera del genere può disgregare. dire questo giudizio personale? Perché? Non è questo il punto, altri- Credo che non ci sia neanche la necessità di dirlo, perché ha menti sembra che Mia Mi- visto cosa è successo. Ci sono delle persone che possono glioli agisce per se stessa. condividere quel tipo d’espressione, in quel contesto, e altre Nel momento in cui uno agi- no. Faccio sempre questo esempio: non c’è nulla di male a sce pensando solo alle pro- mettersi in bikini, ma se entro in chiesa non ci si posso stare; prie opinioni ci sarebbe l’er- così come ci sono posti dove la gente può stare nuda, ma rore. Io invece cerco di fare se vado in Piazza Duomo nuda non va bene. Questo non il mio lavoro nel rispetto limita la mia libertà, se mi dicono che quello non è il luogo. dei cittadini. Nel momento Quella non era né la Triennale di Milano, né la Biennale in cui c’è stata un’opera che di Venezia; non è una galleria privata, può accedere chiunnon era adeguata a quel que, anche chi non vuol vedere la mostra, perché c’è gente progetto, a quel contesto, in che andava a vedere uno spettacolo a CremArena e poteva quel luogo: non è in discus- entrare. Le dico anche che Nemo, quando io gli ho parlato, sione quello che penso io. ha condiviso questa tesi. Assessore, non ha agito in nome delle gerarchie ecclesiastiche? No, no. Mia agisce come ritiene di dover agire. Questo è falso. Quell’opera, lì non poteva stare e poi, voglio dire, è rimasta lì cinque giorni. Come mai per cinque giorni? Sembra che lei non sapesse nemmeno di che opera si stesse parlando, questo rafforzerebbe l’idea che qualcuno le abbia segnalato l’opera d’arte “scomoda”, è andata così? Ci sono stati dei cittadini che mi hanno detto che c’era quella rappresentazione. Ma partiamo da un punto fondamentale: l’anno precedente, la mia prima edizione (di ArtShot, ndr), hanno guadagnato la mia fiducia. Per come la penso io credo sia giusto, perché le politiche giovanili, che curo io, devono avere un insieme di fattori di crescita e il primo è quello della fiducia. È chiaro che

in altri luoghi o in un luogo pubblico o dentro al Comune. Pensa di dimettersi? No, perché dovrei? Non ho fatto nulla per cui dovrei dimettermi. A proposito del Sindaco, non ha trovato strano che egli abbia chiesto scusa al vescovo e non all’artista? No, non l’ho trovato strano e io condivido. Come ho detto a Nemo, per questo gli ho consigliato di fare una dichiarazione alla stampa e questo è un mio giudizio personale, dal suo quadro si evince non un aspetto legato alla pedofilia, ma una sorta di atteggiamento anticlericale. Questo per me è l’errore e, siccome io sono cristiana e cattolica, credo che se dietro a quel bambino nella figura ci fosse stato un camice da medico, la categoria dei medici avrebbe potuto sentirsi offesa. Assessore, che rapporti ha con Comunione e Liberazione? Le posso dire che con le persone che conosco io, di Comunione e Liberazione, ho degli ottimi rapporti. Mi parla di un’entità di migliaia di persone e poi è una questione di persone non di CL. Io non sono di CL, ma se lei vuole insinuare che ho fatto togliere l’opera perché me l’ha chiesto CL, allora la risposta è no.

Invece, Nemo dice di non aver condiviso la sua linea… Mi dispiace che mi dica questo. La sua opera è stata strumentalizzata politicamente, ho cercato prima telefonicamente di spiegargli una serie di aspetti. Poi sono andata di persona al museo, poi sono tornata al pomeriggio quando stavano facendo i murales e, infine, sono tornata ancora alla sera e ho parlato a lungo con lui. Credevo, a questo punto, che avesse inteso quello che le ho appena detto. Dopo il mio consiglio ha rilasciato una conferenza stampa, che io stessa gli ho organizzato, perché ci tenevo. Non entro nel merito dell’opera perché non sono un critico d’arte, ma essa comunicava una cosa diversa rispetto a quello che voleva essere il significato. Per questo gli ho detto di spiegare che una parte di quello che l’opera comunica, non è quello che voleva comunicare l’artista. Il fatto, poi, che lui abbia condiviso l’idea di fare una conferenza stampa vuol dire che ha concordato. Non crede che il suo gesto sia contrario all’art. 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e all’art. 21 della Costituzione repubblicana? Io a Nemo non ho detto toglila perché non può stare. Il problema era che l’opera sarebbe stata soggetta ad una strumentalizzazione, come poi è accaduto politicamente. Su questo punto Nemo ha concordato con me e non solo lui nella Consulta. Poi la polemica, ovviamente, sarebbe andata avanti e ci sarebbe stata una strumentalizzazione. Io non credo assolutamente di essere andata contro la libertà di nessuno, chiedendo a Nemo di togliere l’opera, poiché tutto deve essere contestualizzato. La libertà di espressione non significa che una persona non abbia la libertà di denudarsi, può farlo. Ma non in Piazza Duomo, in una chiesa o

Save The Children di NeMo foto di Mattia Manzoni • www.flickr.com/photos/il_macca


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«I miei catechisti, con i quali ho fatto la comunione, mi hanno fatto i complimenti. Hanno detto che era un’opera forte, ma che questa situazione (la pedofilia nella chiesa, ndr) esiste ed è bene che qualcuno la denunci». NeMo

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NeMo profeta in patria intervista allo street artist e writer

di Alberto Scaravaggi

Quando incontro Riccardo Bianchi, in arte NeMo, 23 anni, ha ancora le mani sporche, annerite da un lavoro, forse la sua prossima opera d’arte. Ha scelto di esprimersi così e di denunciare le tante cose che non vanno nel mondo. Ha voluto parlare di pedofilia nella chiesa e lo ha fatto con uno sticker, un grande adesivo, esposto in una tra le più importanti manifestazioni culturali della città di Crema: ArtShot. Nell’opera (a fianco) si vede un bambino inginocchiato davanti ad un prete enorme, nero, minaccioso e, subito accanto, lo stesso bambino ritratto mentre si pulisce la bocca, dopo l’odioso gesto cha ha appena dovuto compiere. Il significato dell’opera non lascia spazio a dubbi, ma alcuni hanno voluto vederci, non una fellatio, ma il sacramento della confessione. È bene fare chiarezza, dunque, e voglio che sia lui a dirmi cosa ha inteso realmente denunciare: «Ho voluto fare un opera di quattro metri e settanta perché così i bambini

diventavano grandi come una persona in proporzione, perché avendo una figura alta i bambini potevano anche immedesimarsi, oltre perché sono esseri umani. Io ho cercato di fare un’opera abbastanza intelligente, secondo me, nel senso che è molto forte, ma è “inattaccabile”. Mettendo il bambino che si pulisce la bocca diventa un'altra cosa, un rapporto orale. La denuncia è sulla pedofilia nella chiesa». Vorrei capire qual è il tuo obiettivo, cosa intendi esprimere con la tua arte? Il mio sogno, e il mio progetto che porterò avanti, è fare illustrazioni che comunicano, perché l’immagine visiva è la comunicazione più potente che ci sia. Perché può arrivare ad uno di un altro paese, ad uno che è analfabeta o che ha una cultura diversa dalla nostra. Poi rimane soprattutto impressa perché è una cosa che il nostro cervello guarda e non si disperde, non è come la lettura o ascoltare una canzone che ha una melodia dietro. È una cosa secca, soprattutto se è senza colori. I colori disperdono molto l’attenzione, infatti io anni prima avevo fatto delle illustrazioni sul rapporto tra stato e chiesa o sulle televisioni ecc… e le avevo fatte colorate, ma la gente si fermava sulle sfumature.

Mia Miglioli. Come sono andate le cose? Io partecipo ad ArtShot da quando è nata, cioè da sei anni. Conosco molto bene la Consulta dei Giovani e avevo già parlato con loro della mia opera. Non sapevo che ci fosse l’assessore di mezzo, ma mi avevano detto che non c’erano sponsor perché il Comune aveva dato loro i soldi. Quindi, c’era già un dubbio se esporla o meno. Poi è arrivato l’assessore… Addirittura una settimana dopo è arrivato l’assessore. Mentre io ero a Milano, mi chiamano i ragazzi della Consulta e mi dicono che stavano parlando con l’assessore e che se entro dieci minuti non avessimo rimosso l’opera, la mostra sarebbe stata chiusa. Quindi, l’assessore vi ha minacciato dicendo: o si toglie l’opera o si chiude? Sì, una minaccia. Ha minacciato anche la sospensione della mostra per il prossimo anno? Nei giorni successivi, c’è stato un accenno anche a questo. L’assessore ha detto che l’anno prossimo non ci avrebbero fatto fare più niente, perché la fiducia che ci aveva accordato era stata tradita. Comunque, ci sono delle cose di una incoerenza assurda.

Per esempio? L’assessore era presente all’inaugurazione. Lei dice di non aver visto questo bambino (il secondo rappresentato nel quadro, quello che si pulisce la bocca, ndr) e, in effetti, se si toglie questo bambino l’opera potrebbe essere intesa in un altro modo. L’assessore non sapeva nemmeno di che opera si stava parlando, quindi non puoi arrivare a due giorni dalla chiusura di una mostra e scatenare un Passiamo alla vicenda putiferio. che ti ha visto protagonista, con la richiesta di Secondo te a chi ha dato rimuovere la tua illustra- fastidio la tua opera? zione da parte dell’asses- I miei catechisti, con i quali sore alle politiche giovanili ho fatto la comunione, mi del Comune di Crema, hanno fatto i complimenTorniamo alla tua opera: la tua è una forma d’arte come denuncia. Secondo me l’arte deve denunciare, dalla religione alla politica, agli sfondi sociali: deve denunciare qualsiasi cosa. Un quadro, ovviamente moderno, che non parla non è un’opera artistica, l’arte deve comunicare, è un modo universale di comunicare qualcosa.

ti. Hanno detto che era un’opera forte, ma che questa situazione (la pedofilia nella chiesa, ndr) esiste ed è bene che qualcuno la denunci. Secondo me qualcuno ha detto all’assessore di far rimuovere la mia opera, anche perché lei ha detto ai giornali che qualcuno voleva la sua testa. E questo mi sembra abbastanza chiaro. Poi pare che il vescovo di Crema sia coinvolto in un’inchiesta giudiziaria per aver coperto atti di pedofilia e il sindaco ha subito fatto le scuse al vescovo e questo non si capisce. Io ho cercato di far ragionare le persone, dicendo: se io parlo di un aspetto che lo stesso papa ha denunciato, perché chi è veramente dentro alla chiesa non denuncia? Uno denuncia una cosa che si spera tutti ripugnino e mi ritrovo contro la chiesa, anzi parte della chiesa, cioè quelli di CL. Anche perché, dopo l’accaduto, io avevo detto: lasciamo aperta la mostra, così io discuto e controbatto in maniera pacifica e ho esposto l’art. 19 (della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nda) e dei fogli che mi sono stati strappati. Addirittura l’assessore voleva che io rimuovessi anche quello e mi ha detto che non potevo fare opere politiche, al che io le ho fatto notare che la chiesa non è politica. Io ho cercato di reagire in modo intelligente, ma mi dà fastidio che ci sia della gente che, non potendo attaccare la mia opera, agisce diversamente. Secondo te l’anno prossimo ArtShot verrà riproposta? A stare ad adesso non la rifaranno, sicuramente. Se rimane questo assessore e con CL che ormai regna incontrastata, allora non la faranno mai. A meno che non si mobilitino molte persone, per far si che questo evento, che secondo me è un bellissimo evento, possa rinascere in maniera indipendente. Infatti, quello che ho detto ai ragazzi della Consulta è stato di rifare ArtShot, anche se cercheranno di contrastarli in qualsiasi modo.


■ luglio 2009

in caduta libera - cultura

C.I.S.Vol

www.cisvol.it • crema@cisvol.it

Centro di raccolta e proposta di progetti indirizzati ai giovani, e servizio di orientamento nel campo del volontariato a 360 gradi, per chiunque voglia rendersi attivo nel sociale a livello locale, provinciale e nazionale.

oltre le mura: i mille colori di Crema

rompere gli argini della chiusura culturale in città

di Lidia Gallanti

Città d’arte, polo culturale, negli ultimi decenni Crema ha acquisito sempre maggiore peso a livello provinciale e regionale, complici le bellezze architettoniche ospitate e gli eventi storici che già dal Medioevo la resero celebre. È interessante chiedersi come questa carta d’identità di tutto rispetto si rispecchi nella realtà territoriale, e quanto sia realmente possibile parlare di Cultura, soprattutto nei confronti dei giovani, veri protagonisti di una modernità che corre veloce. Reduce da un’intensa attività propositiva, oggi si nota come l’interesse cittadino per l’aspetto culturale si sia adagiato su sé stesso; lo dimostrano i molti gruppi attivi in campo artistico-espressivo che si sono sciolti in seguito alle difficoltà di autoaffermazione riscontrate nel panorama cremasco, e si osserva come talvolta le stesse attività proposte dal Comune si siano spente o ripiegate su aspetti meno innovativi. La crisi economica che ha colpito Italia ed Europa spiega in parte questo fenomeno. I dati parlano: sia a livello provinciale che nazionale mancano i finanziamenti necessari a mantenere vive tutte le iniziative proposte. Occorre ottimizzare sugli investimenti, e per fronteggiare la difficoltà economica i primi rami ad essere tagliati sono quelli più alti e più sottili (tra cui la cultura) al fine di privilegiare gli ambiti di maggiore peso. Emerge la poca attenzione che nostro Paese ha nei confronti del proprio inestimabile patrimonio artistico, le cui potenzialità vengono ridotte al mero consumo turistico. Questa ricaduta di mentalità passa dal na-

zionale al locale e sorge l’idea di trattare il pubblico come se fosse un bene privato, “panem et circenses”, crolla la democrazia culturale e la libertà d’espressione risulta sempre più incanalata in percorsi prestabiliti. Al di là degli inquietanti stereotipi adolescenziali lanciati dai mass media, pare che nessuno si renda conto di quanto, in realtà, i ragazzi di oggi partecipino alla vita cittadina, e quanto vi sia bisogno di incoraggiarli ad esprimere il loro punto di vista. Parte della responsabilità va attribuita alle scuole superiori che forniscono pochi spunti e contatti con il mondo culturale della città, fatta ovvia eccezione per il Liceo Artistico che garantisce ai propri studenti la possibilità di lavorare a progetti commissionati sul territorio provinciale. Per quanto riguarda invece l’ambito teatrale, assistiamo ad una discreta staticità: a fronte del crescente disinteresse per questa disciplina artistica, la gestione è passata da un’ampia gamma di offerte all’acquisto di spettacoli di sicuro successo, volti noti che garantiscano un pubblico generalizzato, con conseguente appiattimento di gusti. L’avanguardia fatica a farsi strada e rimane indirizzata ad un pubblico di nicchia con poche possibilità di espansione. A Crema risulta talvolta difficile parlare di libertà di rappresentazione. C’è fiducia, c’è possibilità, ma spesso la contemporaneità viene snobbata, i contenuti vengono filtrati da una concezione di arte statica, forse troppo dipendente dai canoni di classicità. Non si può prescindere dal “Caso ArtShot”, nato in merito all’opera di Nemo presentata a ll’esp osi zione 2009; al di là delle questioni politiche, la difficoltà di c omuni c a zione tra l’iniziativa e l’istituzione rischia di porre fine a questo importante evento artistico, un silenzio che costerebbe la libertà di espressione a numerosi giovani talenti. La soppressione in passato di altri eventi di successo come “Apritiscena” o “La donna è mobile” (rassegna di arte di strada unica a livello italiano) dipese principalmente dalla mancanza di fondi, che ha portato ad un cambio di direttiva culturale. Diverso genere e diversa qualità, le nuove iniziative presentate negli ultimi due anni sono interessanti, ma caratterizzate da una tendenza sempre più commerciale. CremArena ne è un esempio: convoglia nella stes-

La soppressione di altri eventi di successo come “Apritiscena” o “La donna è mobile” ha portato ad un cambio di direttiva culturale

A Crema risulta talvolta difficile parlare di libertà di rappresentazione.

sa zona della Cittadella della Cultura tutti i tipi di spettacolo (al fine di sedare le lamentele causate dal dubbio disturbo alla quiete pubblica) senza scopo altro che non sia lo spettacolo fine a sé stesso. L’interesse si indirizza ai grandi nomi ospitati, e prevale la curiosità di vedere tali artisti di fama nazionale a Crema piuttosto che la voglia di sporgersi a scoprire nuove realtà sconosciute. Nonostante le ottime opportunità, l’iniziativa resta focalizzata su un preciso standard di intrattenimento, l’offerta generalizzata garantisce un vasto pubblico, ma cancella gli spazi di espressione per le realtà differenti.


http://www.numerozero.info Pianetagiovani

I Pantelù

Grosso progetto regionale (CR) che attinge dal Fondo Sociale Europeo (FSE). Promuove una nuova generazione di idee, l’intento è l’aggregazione giovanile a seconda dell’area artistica di interesse, spesso collaborando con iniziative come Artshot.

Associazione (ONLUS) di volontariato che si occupa di iniziative a sfondo sociale sul teritorio cremasco. Importante anche a livello culturale, poiché spesso appoggia compagnie teatrali o associazioni che necessitino di visibilità.

telefono 0372 407753

pantelucrema@libero.it

Muore l’antica concezione giullaresca di ‘piazza’: uno spazio comune, aperto a tutti indipendentemente dalla condizione culturale o sociale. Un luogo di incontro quindi, che favorisca l’aggregazione e la scoperta di un mondo altro. La cultura si fossilizza, e la sperimentazione viene così a spostarsi nei paesi limitrofi per cause tanto ideologiche quanto fisiche: Crema possiede pochi spazi istituzionali, e qualsiasi associazione che voglia farsi avanti deve rivolgersi alla concessione comunale. Aspetto positivo, se non fosse per il costo e la difficoltà ad ottenere le sale, che spesso non hanno i requisiti necessari per ottenere un buon risultato espositivo. Occorre quindi un luogo, pubblico o privato, che dia la possibilità di esporre o lavorare in massima libertà, e poter utilizzare lo spazio a seconda delle necessità dell’iniziativa intrapresa. I nuovi gruppi non hanno modo di emergere se non appoggiandosi ad associazioni già radicate

(es. I Pantelù), che facciano da promotore o “contenitore” per ottenere visibilità, spazi e soprattutto fiducia. Al di là della cortina di disinformazione, il territorio cremasco è un’importante zona di fervore artistico: le associazioni non mancano, le idee nemmeno, ma si nota una forte mancanza di partecipazione rispetto al passato. Il nostro sguardo è ancora una volta rivolto ai giovani, nella speranza di un cambio generazionale che doni nuova linfa e nuovo colore alle strade della nostra città.

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Alice nella Città

alicenellacitta.wordpress.com alicenellacitta@gmail.com

Associazione culturale con sede a Castelleone (CR). Nata nel 2007 e situata in un ex laboratorio tessile offre un progetto culturale di ampio respiro e totalmente autonoma. I membri del gruppo, di età e trascorsi differenti, permettono un apporto variegato e mutevole alle iniziative del gruppo, la cui eterogeneità è la caratteristica peculiare. L’indipendenza artistica ed economica si basa sul contributo degli stessi associati. Gli interessi spaziano dal teatro al cinema, dall’arte alla musica, fino alla cucina e alla letteratura. Il gruppo è sempre aperto a qualsiasi iniziativa originale che permetta nuovi contatti con artisti o con un pubblico differente, per una cultura il più democratica possibile.

Associazione Culturale Tazebau www.tazebau.it info@tazebau.it

Nasce nel 2005 con lo scopo di favorire la diffusione della cultura e l’emergenza di nuovi artisti e nuove esperienze, a favore di una comunicazione che coinvolga ogni aspetto dell’espressione interiore. Aperto a chiunque voglia partecipare, questo laboratorio culturale incarna la ricerca di diverse attività a sfondo artistico che diano sfogo alla creatività che risiede in ognuno secondo svariati metodi espressivi, creando linguaggi nuovi per scardinare un’idea di ‘arte’ spesso troppo canonizzata.

Piccolo parallelo - Teatro di Romanengo www.piccoloparallelo.net info@piccoloparallelo.net

Punto di riferimento di tutta la Regione per il teatro d’avanguardia, predilige la qualità e l’innovazione, lontano dalle esigenze commerciali; aperto soprattutto ai giovani artisti è attento alle esigenze di novità delle loro proposte, garantendo un’identità variegata e in continua evoluzione.

La consulta dei giovani

www.consultadeigiovanicrema.it consultadeigiovanicrema@gmail.com

Associazione a patrocinio comunale indipendente, rivolta ai giovani tra i 16 ed i 29 anni, In collaborazione con l’Orientagiovani ed il settore delle politiche giovanili di Crema, si occupa di realizzare eventi di aggregazione ed iniziative che permettano un punto d’incontro nella nostra città.

Biennale di Soncino 347 0940727

Manca, a Crema, un luogo, pubblico o privato, che dia la possibilità di esporre o lavorare in massima libertà foto di Mattia Manzoni • www.flickr.com/photos/il_macca

Nata nel 2001 dall’impegno di artisti del luogo, la Biennale si propone di ospitare la creatività e la ricerca di giovani artisti, lontana dalle necessità di mercato. La Biennale si propone di aprire la discussione ai diversi generi artistici, come auspicio per una spinta propulsiva affinché le edizioni che seguiranno siano ancora più aperte e ricche di contenuti. La particolare composizione della Rocca permette la compresenza dei diversi generi e linguaggi, che creano aree tematiche sempre nuove all’interno delle mura dell’antico castello.

Nodo dei desideri 347 1454149

Associazione privata, volta all’organizzazione di esposizioni ed incontri ed offre ospitalità alle svariate iniziative di presentarsi al pubblico.


■ luglio 2009

in caduta libera - Crema

è necessario provvedere alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro dando agli insegnanti la possibilità di scelta tra l’assunzione a tempo indeterminato o la collaborazione professionale.

al Folcioni si cambia musica?

un processo lento, un obiettivo preciso: privatizzare il Folcioni

di Franco Bordo

Le preoccupazioni degli insegnanti e dei genitori dei giovani allievi della Scuola Civica Musicale Folcioni sono le nostre preoccupazioni. Nascono dal fatto che l’Amministrazione Comunale stia cercando di esternalizzare completamente la gestione e la titolarità di questo pubblico servizio, scolastico e culturale, oggi apprezzato e invidiato da altre realtà comunali limitrofe. Oggi il Folcioni è una scuola pubblica (civica) così impostata: ▪▪ il Comune ha la titolarità del servizio, è il Soggetto “proprietario” del servizio e, in quanto tale, ha ruolo di indirizzo e controllo sull’attività, determina le tariffe di accesso, rappresenta verso soggetti terzi gli interessi e l’attività della Scuola Civica; ▪▪ la Fondazione San Domenico, soggetto privato che gode di finanziamenti pubblici, gestisce in modo apprezzabile il servizio, nei locali recentemente messi a disposizione dopo lunghi e costosi lavori di recupero sostenuti dall’Amministrazione Comunale. La Fondazione agisce sulla base di una convenzione che regola i rapporti tra la stessa ed il Comune. È grazie a questo equilibrio che, ad esempio, quest’anno si è potuto concludere un importante accordo con il Conservatorio di Piacenza in cui si riconosce il Folcioni come sede d’esame per allievi qui preparati. L’attuale corpo docente è parte integrante, essenziale, per il buon funzionamento e l’apprezzamento di questo servizio pubblico, per cui è necessario provvedere alla regolarizzazione dei

rapporti di lavoro dando loro la possibilità di scelta tra l’assunzione a tempo indeterminato o la collaborazione professionale. Pena la messa in discussione della qualità, degli standard formativi, attualmente offerti. Ora il buon senso non spiega perché si debba procedere a questa esternalizzazione. Ma se leggiamo bene la proposta di delibera avanzata dall’Assessore Zanibelli, troviamo che: ▪▪ il Comune trasferirebbe la titolarità e con essa ogni aspetto relativo all’organizzazione, nonché agli obiettivi da perseguire; per cui la scuola non sarebbe più pubblica né civica. ▪▪ la continuità e l’attuale ampiezza dell’offerta didattica e formativa non sarebbe più garantita. ▪▪ le tariffe verrebbero decise in piena autonomia dal CdA del S.Domenico, che, ovviamente, deve far quadrare i suoi conti. ▪▪ il Comune, a parte che per l’anno scolastico 2009/2010, non garantisce l’entità del finanziamento futuro. ▪▪ il nuovo soggetto titolare, il CdA del S.Domenico, potrà decidere di farla gestire a terzi. Il buon senso in questa operazione non c’entra nulla. Ma l’apertura di un percorso privilegiato affinché il Folcioni vada in mano ad un soggetto privato, e non intendo il S.Domenico, è oramai evidente. E di scuola privata chi se ne intende meglio se non l’Assessore alla scuola del Comune di Crema, Laura Zanibelli?

legami e indipendenze

di Don Oreste Asse

Uno degli aspetti peculiari della tecnica di un batterista, riguarda l’indipendenza dei suoi arti (mani e piedi) ovvero la possibilità di poter eseguire contemporaneamente quattro linee ritmiche. Se tutto ciò non seguisse una precisa struttura coordinata, il batterista ne ricaverebbe una sterile accozzaglia di rumori. Ma anche se dessimo per acquisita una corretta virtuosistica esecuzione da parte del batterista, si renderebbe necessaria la verifica e il confronto con le altre parti del brano in cui questo ritmo andrà ad inserirsi. Poi la partitura scritta e l’intervento di un Direttore d’Orchestra diventerebbero il

successivo e necessario punto di verifica. Maggiori i punti di controllo, maggiore la garanzia per una perfetta esecuzione. E se entriamo nel particolare, in musica, il “legato” impedisce ad una nota di sviluppare il suo io naturale, ovvero di diventare tanto importante da mettere in ombra la nota precedente. Ogni nota deve essere consapevole di sè e dei propri limiti: le stesse regole che si applicano nella società si applicano anche alle note musicali. Quando si suonano cinque note legate, ognuna lotta contro la forza del silenzio che vuole prenderle la vita, e ognuna è in relazione alla nota che l’ha preceduta e con quella che segue. Nessuna nota può farsi valere

cercando di essere più forte di quelle che l’hanno preceduta; se lo facesse sfiderebbe la natura della frase cui appartiene. Un musicista deve possedere la capacità di legare le note. Questa operazione così semplice può insegnare la relazione tra individuo e gruppo. Per l’uomo è necessario contribuire alla società in maniera individuale, ciò fa si che l’intero sia maggiore della somma delle parti. Individualismo e collettivismo, privato e pubblico non devono essere reciprocamente esclusivi, in realtà, insieme riescono a potenziare l’esistenza umana. Don Oreste Asse (ringrazia sentitamente Luigi Folcioni)

foto di Elisa Tagliati


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«le persone dovrebbero essere esposte a materiali che non hanno scelto in anticipo: gli incontri non pianificati e inattesi sono fondamentali per la democrazia»

pretendo di poter dire quello che penso: lo spazio pubblico è il luogo del libero pensiero e del confronto delle differenze

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«Crema non è New York...» la Libertà condizionata di Mia Miglioli

di Francesco Guerini “le persone dovrebbero essere esposte a materiali che non hanno scelto in anticipo: gli incontri non pianificati e inattesi sono fondamentali per la democrazia. Tali incontri casuali spesso implicano argomenti e punti di vista che le persone non stavano cercando e forse trovano piuttosto irritanti, ma sono importanti come garanzia parziale contro la frammentazione e l’estremismo, che rappresentano le prevedibili conseguenze di ogni situazione in cui persone con la stessa mentalità parlano soltanto tra di loro. (...) Affermo che in una democrazia degna di questo nome le persone spesso si imbattono in punti di vista e temi che non hanno specificamente selezionato” Cass Sunstain – Republic.com (tratto da Lotus International, 117, p.6)

usufruire servizi e lavorare o lo siamo anche nella dimensione in cui siamo persone, portatori di idee e culture? E cos’è la dimensione urbana? È solo la condizione di vivere in un centro più grande di 10mila abitanti o è anche la dimensione entro cui la convivenza si fa condivisione, cultura, dibattito? Dire che “Crema non è New York” o che “Artshot non è la Biennale di Venezia” o addirittura affermare che negli spazi pubblici non si può dire tutto per non offendere gli interlocutori è il contrario di quello che dovrebbe dire chi amministra una città. Proprio perché vivo a Crema pretendo di poter dire quello che penso: lo spazio pubblico è il luogo del libero pensiero e del confronto delle differenze. Incredibilmente gli amministratori di questa sfortunata città pensano, credono, agiscono secondo il principio contrario: la libertà condizionata di espressione. Non è il caso di rievocare censure fasciste, diamo a Cesare quel che è di Cesare: qui si tratta solo di beata ingenuità, totale fraintendimento del senso pubblico e malafede. Non mi interessa dare un colore a quest’ignoranza diffusa, so solo che chi ci amministra è stato eletto, è questo il vero problema. Quello che vorrei è che la prossima volta (magari cominciando a far rumore da adesso) la gente non eleggesse chi decide cosa si può o non si deve dire ma qualcuno che gestisca la città facendo in modo che siano i cittadini a “far succedere le cose” e a discutere, se necessario.

Siamo cittadini solo per usufruire servizi e lavorare o lo siamo anche come persone, portatori di idee e culture? Di cosa stiamo parlando in questi giorni? Di quanto l’amministrazione di Crema – e non solo di Crema – si stia comportando in netto contrasto con quello che il teorico legale (americano) descrive come una delle condizioni base della democrazia.

Ma cosa chiediamo a chi ci governa e ci ammiQualcuno che sia di nistra? In cosa consiste servizio ai cremaschi nel la nostra cittadinanza? costruirsi la Crema che i Siamo cittadini solo per cremaschi vogliono.

in una città sana le differenze sono la ricchezza dello spazio pubblico nella foto: una delle zone più antiche di Torino

La motivazione che il settimanale diocesano ha scelto per screditare definitivamente una mostra come Artshot e rinvigorire l’autorevolezza sbiadita delle istituzioni religiose è, quantomeno, stupefacente. Pietà, si chiede. Pietà per quei sacerdoti che si macchiano di un reato orrendo come la pedofilia, micidiale mix di volgarità sopita e abuso di potere e posizione. Nella difesa requisitoria del settimanale, non sembra di scorgere, al contrario, alcuna pietà per i piccoli bambini e ragazzi vittime di tali abusi. La voce ufficiale è tutta tesa a condannare i presunti eccessi di un quadro (sulla cui legittimità ognuno rifletterà secondo coscienza) anziché provare anche solo un misero senso di vergogna per i crimini commessi da alcuni esponenti del clero, riconosciuti come vigliacchi e indecorosi dallo stesso Santo Padre. È tutta presa dal mostrare la propria pietà verso quei sacerdoti, anziché provare lo stesso sentimento verso innocenti caduti nella trappola dei loro stessi “educatori”. Del resto, la pietà è impulso puramente cattolico, non appartiene ad alcuna sfera giuridica o politica, ma unicamente religiosa. Eppure, non ci sembra di aver sentito elevarsi la stessa pietà nei confronti dei divorziati, degli omosessuali, di chi abortisce, categorie bollate come “peccatrici”, senza la fuoriufoto di Francesco Guerini

scita salvifica della pietà. E nemmeno, al contrario, ci sembra di aver sentito prese di posizione a proposito delle squallide vicende che stanno interessando il presidente del Consiglio. Non che l’uomo più ricco, potente e influente d’Italia debba aver bisogno della pietà della Chiesa per continuare a farsi gli affari propri come da quindici anni a questa parte; ma qualche “tiratina d’orecchie” o anche solo il divin perdono (anche qui, nella sua completa estraneità a una dimensione politica e giuridica che meriterebbe ben altro trattamento) ce li saremmo aspettati. Invece, solo il silenzio, la complice assoluzione che si deve a un settantenne attratto da giovini vergini. Che importa se quel settantenne ha un ruolo pubblico e come tale dovrebbe infastidire chi vive la religiosità come solidarietà, rinuncia agli eccessi, sobrietà dei costumi e dei comportamenti? Che importa? Un puttaniere al governo con i voti di tanti cattolici è meglio di un artista che invita i vertici ecclesiastici a guardarsi in casa propria.


■ luglio 2009

in caduta libera - Crema

Cultura è sapere. Il sapere serve per fare le scelte. L’ignoranza è la mancanza del sapere. Fa fare scelte che possono errate per la mancanza d’informazioni.

la via dell'ignoranza

la città cambia senza informazione e partecipazione

di Fulvio Guarneri

Qualcuno mi spieghi perché non riesco a capire. Non capisco la logica delle proposte approvate dalla giunta per il superamento della ferrovia. Via Indipendenza. Il superamento della ferrovia, argomento che per decenni ha tenuto banco nelle discussioni cittadine, è stato sviscerato, analizzato, quantificato da molti punti di vista da parte di tecnici, urbanisti, forze politiche ed economiche. Un insieme di pareri, richiesti e pretesi a gran voce dall’attuale maggioranza, che hanno prodotto ragionamenti tecnici supportati da dati certi. Da qui pianificazioni, calcolo d’insediamenti e di quanti abitanti ci vivranno, che hanno prodotto un’ipotesi inserita nel Piano regolatore. Con un obiettivo preciso, quello di togliere il traffico da via Indipendenza, rendendola sicura, urbana, con pochi camion. Una strada normale e non una tangenziale. Poi, con il cambio d’amministrazione, tutto diventa carta straccia e la sola volontà dell’assessore ai lavori pubblici blinda la sua stessa maggioranza su un progetto improvvisato, non discusso, che fa ripiombare la via nel ruolo di un corridoio d’attraversamento. Il tutto per la non indifferente spesa di oltre 5 milioni di Euro, in sovrappiù sfasciando e togliendo il parcheggio alla piscina. Mi si spieghi dov’è la convenienza economica quando era possibile passare dietro la piscina e collegarsi alla gronda nord, portando il traffico d’attraversamento su via Milano. Mi si spieghi dov’è la dignità di una maggioranza, che a parole si professa libertaria ma che accetta, supinamente, un progetto urbanistico imposto, voluto da una sola persona, e non supportato da nessuna indagine sul traffi-

a Crema avverranno scelte senza che una sola discussione sia stata fatta

co. Solo qualche mugugno, tacitato da una verifica di maggioranza il cui vero obiettivo era riempire la sedia lasciata dall’assessore alla cultura. Mi si spieghi dov’è la coerenza di chi, forse strumentalmente, prima pretendeva che fossero spesi soldi pubblici per indagini, pur di rallentare decisioni che potevano essere condivise, e ora sciupa soldi per distruggere opere pubbliche e danneggiare un investimento, quello della piscina, lasciandolo senza parcheggio. L’arroganza e la fretta son sempre state cattive consigliere. Viale di S. Maria. Il superamento di questo intoppo urbanistico, forse il più fastidioso e sicuramente il più costoso per le tasche dei contribuenti, deve tener conto di quanto succederà nelle aree dismesse. La non volontà di programmare gli insediamenti, e quindi i volumi di traffico, hanno prodotto la scelta ideologica del sovrappasso, semplicemente perché opposta a quella della precedente amministrazione. Un bel segno di discontinuità che ha portato ad accettare un progetto faraonico di ponte, di cui per ora nessuno a visto né un disegno né un calcolo. Una volta accettata l’ipotesi progettuale del privato, proprietario delle aree limitrofe, si è accettata anche la necessità di abbassare il piano delle rotaie. Avremo quindi una trincea che spezzerà anche il passaggio delle biciclette sul viale, una stazione che dovrà essere completamente rifatta, un blocco del trasporto ferroviario per almeno un anno, costi che schizzano a oltre 30 milioni di Euro per l’opera, sempre che le Ferrovie accettino il progetto, oltre a qualche altro milione tra progettazioni, fideiussioni, oneri ecc. ecc. Mi si spieghi perché non si è neanche analizzato o discusso il progetto delle Ferrovie, quello che prevede il sollevamento dei binari, che a parità di costi

e con tempi più rapidi avrebbe tolto tutti i problemi d’attraversamento, e non solo quello del viale. Perché avrebbe fatto guadagnare alla città un nuovo ponte stradale per collegare S. Bernardino con il viale di S. Maria? O perché avrebbe permesso la costruzione di una strada sotto i binari, come nelle città più “normali”, che avrebbe collegato la stazione con la piscina, sgravando in parte via Stazione e via Mercato? Mi si spieghi perché i consigli, i suggerimenti, gli avvisi di pericolo lanciati anche da ordini professionali, sono costantemente ignorati, snobbati, come se venissero da cittadini stranieri e non da contribuenti elettori. Mi si spieghi perché al buon senso devono essere sostituiti gli interessi di un costruttore. Ma anche su quest’argomento la maggioranza latita, pur di conservare quell’apparenza di coesione che tanti successi gli ha procurato. Cultura è sapere. Il sapere serve per fare le scelte. L’ignoranza è la mancanza del sapere. Fa fare scelte che possono errate per la mancanza d’informazioni. Le prime scelte saranno discusse e il più delle volte comprese, magari non condivise, ma sicuramente apprezzate. Le seconde saranno criticate ma a volte perdonate per la mancanza di un quadro chiaro. Le scelte peggiori sono quelle dettate dal pregiudizio e dalla faziosità. A Crema avverranno scelte, strategiche per il suo futuro, imposte da logiche diverse dal sapere. E saranno fatte con tanti soldi pubblici, senza che una sola discussione sia stata fatta, solo per la brama di lasciare un segno duraturo sulla città secondo al logica “qualcosa è meglio di niente”.questo mi fai venire in mente uno slogan di qualche anno fa: “Paga somaro lombardo”, che ti faremo un bel “mester cremasc”. foto di Elisa Tagliati


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Sulla base di questi indirizzi venga indetto un “concorso di idee o di Dopo la scuola di CL, la Colonia di progettazione”, così come previsto Finalpia, l’albergo agli Stalloni, stiamo dalla legge, per scegliere la proposta regalando un altro pezzo di città? e, di conseguenza, il partner migliore

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i palazzinari del palazzetto

un concorso pubblico per uscire dall'ombra della speculazione

di Franco Bordo

lobbies della maggioranza politica, per aggiudicarsi un altro bene comune, un’area o un territorio di proprietà comunale, persino un impianto sportivo (patrimonio di tutta la comunità) con annesso relativo cambio di destinazione. Dopo la scuola di CL, la Colonia di Finalpia, l’albergo agli Stalloni, stiamo regalando un altro pezzo di città?

Non si può utilizzare lo sport, la passione dello sportivo, del tifoso che segue la propria squadra, per forzare le regole e cercare di imporre alla comunità, alla Città il proprio business, i propri interessi, le proprie scelte. Non si potrebbe, ma è ciò che a Crema, oramai, accade con una certa regolarità. Adesso è l’ora del Palazzetto dello sport polifunzionale. Mentre l’amministrazione comunale latita, non propone un’idea, un progetto, un percorso da

seguire, ecco gli “squali” della finanza e dell’edilizia locale che si aprono la strada, tentando di costringere l’Amministrazione Comunale a fare le scelte che loro vogliono. Gli squali, per coprire l’operazione, mandano avanti il patron Percivaldi, il volto nobile della pallavolo cremasca, colui che ha fatto annusare l’A1 a Crema, colui che ha condiviso la scelta del Comune di investire sulla Bertoni, sull’ampliamento e la manutenzione di questo impianto per garantire in

tutti questi anni i succes- perché usiamo quelli si della sua, della nostra pubblici già esistenti. squadra di pallavolo. Proposta indecente, La proposta degli squa- irricevibile. Ma la Giunli è questa: ta nicchia, non respinge la proposta. Gli squali ▪▪ il Comune ci regala la hanno amici in comuBertoni (struttura sana e ne, piazzati sulle poltroperfettamente funzionan- ne giuste. Ma qualcuno, te) la buttiamo giù, ma- pur essendo amico degli gari insieme all’area del stessi predatori, si sente tennis, e ci facciamo dei tagliato fuori dal business bei appartamenti; e, non potendo reclamare ▪▪ il Comune ci regala una fetta di quella torta, metà Pierina e con i sol- si fa avanti con un altro di degli appartamenti ci progetto, non indecente facciamo il nostro pa- come il precedente. lazzetto, senza neanche In questo modo inizia la costruire un parcheggio guerra, tutta interna alle

Se l’Amministrazione Comunale vuole smentire questa accusa, non ha che una strada: si faccia Lei promotrice di un progetto pubblico che possa anche prevedere la compartecipazione di uno o più soggetti privati. Avvii un percorso chiaro e trasparente, in cui il Comune: ▪▪ determina le proprie scelte in materia urbanistica, per la viabilità e l’impatto ambientale, ▪▪ indirizza in merito alla tipologia di struttura da realizzare, indica le condizioni per il suo utilizzo, mette a disposizione area ed eventuali contropartite. Sulla base di questi indirizzi venga indetto un “concorso di idee o di progettazione”, così come previsto dalla legge, per scegliere la proposta e, di conseguenza, il partner migliore. Senza farsi tirare la giacchetta da questa o quell’altra cordata. Faccia, insomma, ciò che deve fare: amministrare la città e il suo territorio con trasparenza e partecipazione.

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■ luglio 2009

in caduta libera - ambiente

questo nucleare impropriamente chiamato di quarta generazione non è altro che lo stesso pericoloso nucleare di Cernobyl (URSS 1986) di Three Mile Island (USA 1969) Tokaimura (Giappone 1999)

il nucleare di Torrazzi

la Lega lanciata in difesa dell'energia nucleare

di Alvaro Dellera

Il grande abbaglio dell’energia nucleare a basso costo ed in abbondanza non risparmia nemmeno la Lega. la cui politica, se così si può definire, “di lotta e di governo” ora mira a rilanciare la grande bufala del nucleare attraverso emissari locali. Nel cremasco lo fa con l’on Alberto Torrazzi che diffonde a piene mani il disegno di legge approvato (Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia). In pratica si tratta di introdurre surrettiziamente contributi economici alle imprese che svilupperanno in Italia il nucleare di quarta generazione. Mascherando il tutto ed ungendo la macchina dei consensi clientelari con la classica foglia di fico degli incentivi per le energie alternative. A nostro parere la politica energetica Italiana e Mondiale non può prescindere dalle energie alternative per le quali occorre dare il massimo degli aiuti governativi. Dimostrando l’effettivo cambio di tendenza, senza compromessi al ribasso e soprattutto senza nascondere agli Italiani che l’accordo firmato alcuni mesi fa dal capo del governo Italiano e quello Francese, è un affare economico, se andrà in porto, ottimo per i Francesi e pessimo per gli Italiani. Pessimo per gli Italiani poiché questo nucleare impropriamente chiamato di quarta generazione non è altro che lo stesso pericoloso nucleare di Cernobyl (URSS 1986) di Three Mile Island (USA 1969) Tokaimura (Giappone 1999). In Francia dopo il terzo incidente in 15 giorni(Tricastin 23 luglio 2008) si ammette che incidenti di questo tipo ne succedono 100 all’anno. La fisica nucleare, nei reattori di quarta generazione è la stessa, con la sola differenza che si è modificata solo la tecnologia di c os t ruzione impiantistica, ma i rischi e le scorie tali erano e tali restano. In buona sostanza i Francesi ci venderebbero una tecnologia nuova, ma che sapremmo fare benissimo da soli, ed una Fisica nucleare vecchia che ben conosciamo. Per quanto riguarda i veti di cui l’On. Torrazzi lamenta, occorre ricordare che questi veti sono costituzionalmente e democraticamente protetti da un referendum che tuttora boccia il ritorno al nucleare come fonte energetica nazionale da sviluppare.

In Francia dopo il terzo incidente in 15 giorni si ammette che incidenti di questo tipo ne succedono 100 all’anno

Dove la Lombardia ha dato il massimo dei consensi al NO al Nucleare, ma essendo la Lega anche forza di lotta probabilmente vedremo i leghisti, votata la legge, incalzare i “lumbard” al divieto di costruire centrali nucleari in Lombardia Piemonte e Veneto.

BEN ARRIVATO GUGLIELMO! L'11 luglio 2009 a Cremona è nato Guglielmo Zucchi. A mamma Eleonora e a papà Giovanni i migliori auguri dalla redazione di Numerozero fotografie di Elisa Tagliati


in caduta libera - diritti

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Nonostante le direttive europee e la crescente concezione “laica” delle nuove generazioni, la politica italiana continua ad ignorare il problema in 30 anni di lotte non si è riusciti ad ottenere assolutamente nulla

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sgargianti ma invisibili

nel paese del Vaticano nessun diritto per Gay e Lesbiche

di Gabriele Piazzoni

Il 27 giugno a Genova si è tenuta la manifestazione del Gay Pride, nata per celebrare la rivolta nel locale Stonewall di New York, dove la polizia tentò di fare una retata il 28 giugno 1969, suscitando la reazione compatta della comunità omosessuale; a quarant’anni di distanza, l’anniversario si è trasformato in un occasione per rivendicare pari diritti e dignità per le persone glbt (gay, lesbiche, bisessuali e transessuali) in tutto il mondo. In Italia la manifestazione si svolge in un contesto strano, a differenza di tutti gli altri paesi occidentali; nel bel paese, infatti, il movimento per i diritti civili delle persone omosessuali è all’anno zero, tanto che in 30 anni di lotte non si è riusciti ad ottenere assolutamente nulla, nemmeno una qualche legge o regolamento amministrativo sulle coppie di fatto. Nonostante le direttifoto di JimmY2K da flickr.com

ve europee e la crescente apertura verso una concezione “laica” della convivenza che si è fatta largo fra le nuove generazioni, la politica italiana continua ad ignorare il problema: tatticismo politico, strumentalizzazione delle posizioni della CEI e altri strumenti che credevano relegati alla peggiore Prima Repubblica sono tornati a farsi largo nel dibattito politico, mortificando qualsiasi richiesta di adeguamento della legislazione in materia agli standard europei. Come se non bastasse, il muro di omertà si estende ai media e all’intero mondo dell’informazione, come dimostra il recente oscuramento del corteo genovese sfilato in occasione del Gay Pride 2009, cui hanno preso parte almeno 150 mila persone; persino il “Corriere della Sera” ha liquidato l’avvenimento in un trafiletto a pagina 40.

Intendiamoci, il movimento gay, sospeso fra la sterile militanza di nicchia e la volontà di proporsi quale “avanguardia” di un futuro, auspicato movimento per i diritti civili, ancora fatica a trovare una propria collocazione politica e una leadership riconosciuta e condivisa, in grado di interloquire con le principali forze di opposizione a questo governo. Non sarebbe forse il caso, come hanno rilevato alcune autorevoli voci in seno al mondo glbt, di importare la strategia adottata oltreoceano, mirante a intraprendere un’attività di “lobbing” su istituzioni e partiti? Negli Stati Uniti, ad esempio, la capacità degli omosessuali di svolgere non solo manifestazioni colorite, ma anche di dotarsi di credibili strutture organizzative e finanziarie ha permesso loro di ottenere ciò che qui in Italia appare ancora come un miraggio.


■ luglio 2009

in caduta libera - provincia parte l’era Salini

riflessioni del dopo voto

di Attilio Galmozzi

Il peso dei ricatti della Lega Nord e la scarsità di “cavalli di razza” nel Pdl han trasformato la Giunta in un terreno lottizzato. Territorio, aziende e governance a rischio. Tre donne in una giunta blindata da fedelissimi. Potremmo riassumere così la composizione della Giunta Provinciale della nuova (?) era Salini. Il Presidente della Provincia, fido uomo di Cielle, ha costruito un esecutivo con il bilancino, cercando di non scontentare il sempre più scalpitante alleato del Nord che conta in consiglio 8 consiglieri su 18 della maggioranza. Insomma una mina vagante anche se la Lega Nord negli ultimi mesi ci ha convinti sempre di più di essere il partito della lotta per ottenere il Governo. A Chiara Capelletti è toccata la cultura: l’acerrima nemica della De Bona (Nicoletta, ndr), ex dura e pura della destra sociale di AN, siederà in Giunta con una delega pesante. Il segmento della cultura, fianco scoperto della scorsa amministrazione Torchio, va dunque in quota alla donna di AN, più volte accusata nel suo stesso partito di essere parte “di un gioco più grande di lei, di un sistema deviato che ha disprezzo per la persona” (Nicoletta De Bona - La Cronaca, 9 febbra-

io 2007). Il 10 ottobre 2008, intervistata dal Settimanale “Il Piccolo” in riferimento ad una sua ipotetica candidatura a Sindaco per il centrodestra a Cremona, dichiarava di “sognare un centro cittadino vissuto dai Cremonesi e dai giovani con un commercio rivitalizzato e non contunuamente schiacciato dai grandi centri commerciali”. Insomma, potremmo aspettarci dalla Provincia una proposta culturale che incentiva i giovani ha comprare perizomi firmati nelle boutique e non più al poco più periferico centro commerciale marchiato Coop Lombardia. A Silvia Schiavi, unico volto giovane in Giunta, va l’Assessorato che fu dei Servizi sociali: la Schiavi, giovane Leghista, tirata fuori dalla naftalina ad ogni elezione nazionale, regionale, provinciale e chi più ne ha più ne metta, trova una sistemazione nella Giunta Salini con una delega che mai avremmo voluto vedere nella mani di un Leghista. Ma visto che a Bongiovanni e Lena (Leghisti, quest’ultimo vicepresidente della Provincia) sono andate rispettivamente le deleghe alla sicurezza e federalismo-semplificazione, pare che le uniche competenze che la Lega sa mettere in campo quando assume responsabilità di Governo siano quelle legate all’assillante tema della sicurezza. Forse la loro di mantenere

intatto il potere. A Giuseppe Fontanella, ex sindaco di Monte Cremasco nonché ex capogruppo di Forza Italia dopo l’uscita di Gianni Rossoni dalla Sala del Consiglio Provinciale per assumere la carica di Vicepresidente della Regione Lombardia, vanno il patrimonio e i servizi generali. Se sul patrimonio non abbiamo dubbi rispetto al suo significato (anche politico) resta qualche perplessità sul significato dei Servizi Generali. In ogni caso, ad ogni generico problema, l’Assessore di rifermento è Giuseppe Fontanella. L’Istruzione, la formazione e il lavoro passano a Paola Orini: cremasca, ex democristiana, ex margherita, ex esponente dell’area centrista legatissima a Gianni Risari, ex Assessore alla Cultura della Giunta Corada dal 1995 al 1999, ex candidata a tale ruolo nel mandato successivo sempre targato Corada ma bruciata all’arrivo da Marco Dossena, ex membro della Commissione Cultura, affari sociali e terzo settore che predispose il programma elettorale del centrosinistra targato Risari2007, ex sostenitrice in tale contesto di una pari dignità tra le coppie conviventi e sposate. Con gli “ex” meglio fermarsi qui. Attualmente Assessore in quota al Pdl, non avendo trovato gli stimoli necessari all’interno del PD all’indomani della

Temiamo che l’era Salini possa essere caratterizzata da scelte che porteranno lontano da Crema e dal territorio la governance delle Aziende Pubbliche e che il servizio idrico possa essere privatizzato

sua fondazione. La Giunta Provinciale si completa con il Leghista Soccini allo sviluppo economico (segretario Provinciale della Lega Nord a Crema. Non per puntiglio ma per onestà geografica e giuridica è cosa buona e giusta ricordare a Soccini che la Provincia di Crema non esiste. Però intanto può vantare nel curriculum politico di essere stato segretario provinciale della Lega Nord a Crema), Gianluca Pinotti all’Agricoltura e Ambiente e Giovanni Leone al governo del territorio e opere pubbliche. Ora, dopo qualche (probabilmente ndr) goliardico commento, è opportuno aprire il ragionamento politico. La Giunta Salini paga evidentemente dazio alla Lega Nord: lo dimostrano i numeri degli assessori in Giunta e il peso politico e numerico che il Carroccio ha assunto con il voto popolare. Per la prima volta una consultazione locale si rispecchia così marcatamente nella situazione generale del Paese, la quale ci dice che la Lega Nord, al Nord ma anche in alcune regioni del centro, conquista consensi che si traducono in percentuali che solo 20 anni fa la DC si sognava di prendere. Il fenomeno Lega inizia a permeare ogni istituzione, al di là dei programmi e delle persone. Nel 2007 la Lega Nord ha conquistato nella città di Crema poco più del 7% con soli 2 consiglieri. Due anni dopo in Provincia sfonda con il 20%, di fatto triplicando i propri consensi. Questo aspetto è ben chiaro al Pdl che con il capogruppo in Consiglio Comunale Francesco Martelli ha fatto sapere che a Crema il “suo” Partito non cederà un millimetro ai Lumbard. Vedremo alla fine di questa infinita e tormentata verifica della maggioranza di Bruttomesso chi la spunterà. In ogni caso è un dato ormai palese che nel Pdl si vive con timore la crescita della Lega che erode consenso al partito di Berlusconi e ogni occasione per arginarne il dilagare è colta al balzo. Altro motivo di riflessione è la scarsità di competenze di chi è stato chiamato a ricoprire un ruolo nella nuova Giunta Provinciale: oggi la spartizione degli incarichi, raffinatamente operata dal certosino Salini, finisce per scaricare addosso ai cittadini/elettori le debolezze di una giunta costruita con il bilancino per non scontentare

nessuno. Terza riflessione: il risvolto su Crema e sul territorio cremasco del voto provinciale. In città ci sono in cantiere opere pubbliche che avranno l’indubbia capacità di modificare l’assetto generale dell’urbe. Affare Pierina, scuola di Cielle ad Ombriano-Sabbioni, operazione “Stalloni” in centro, sovrappasso e sottopasso a Santa Maria – Zona Piscina. Il rischio che il Consiglio Comunale sia relegato a mero ruolo di rettifica da parte dell’Amministrazione Bruttomesso è reale come reale, già anche prima del voto Provinciale, è stato lo scarsissimo coinvolgimento del Consiglio sulle decisioni importanti. Il dibattito tra maggioranza e opposizione è proficuo se è vero e senza veli: se celato dietro una falsa democrazia e avvallato da consiglieri burattini che alzano a comando la mano diviene pericoloso e infruttuoso e condanna la città al senso unico. Ultima riflessione: il futuro delle Aziende Pubbliche e il ruolo che gli Enti locali avranno nelle decisioni strategiche. Temiamo che l’era Salini possa essere caratterizzata da scelte che porteranno lontano da Crema e dal territorio la governance delle Aziende Pubbliche e che il servizio idrico possa essere privatizzato. Non lo diciamo così tanto per dire: abbiamo i fatti. Se siete pratici di internet e vi piace informarvi navigando caricate il seguente indirizzo: http://www.federutility.it/quindici/ default.aspx?Y0=2008&N0=02.

Troverete un’intervista che Salini, membro del CDA di Linea Group Holding all’epoca dello strapotere targato PD nelle aziende pubbliche locali, rilasciò il 5 febbraio 2008, quando la candidatura alla carica di Presidente della Provincia era un sogno remoto: ma il sogno di un’azienda pubblica locale quotata in borsa, aggregata a colossi multinazionali che se ne fregano delle esigenze dei cittadini cremaschi e cremonesi, dentro alle logiche di quel mercato che sta producendo i disastri sociali che oggi viviamo sulla nostra pelle era tutt’altro che remoto. Era la missione principale del Salini membro di Linea Group, azienda pubblica che con ogni probabilità timbrerà sotto il suo governo un biglietto di sola andata verso la quotazione in borsa. Certamente ben lontana dagli occhi e dalle tasche dei cittadini.


cultura

La morte è sacra, se poi è quella di Morrison, di Cobain, di Parker, allora vale la pena presentarla come si deve, con liturgia consona

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epiloghi di famose rockstar, gettate sul tappeto verde, come fiches di diverso valore: ognuno si sceglie quelle che valgono di più

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La rockstar muore davvero?

“Zombi rock”, il libro di Emanuele Mandelli, dice di no. I devoti lo sanno bene. di Nino Antonaccio

L’anno scorso, Emanuele Mandelli stampa un po’ di copie delle sue storie con uno dei servizi print on demand più diffusi. Si tratta di ilmiolibro.it, che anch’io ho utilizzato (personalmente preferisco boopen che ha una qualità migliore, ma non voglio fare un pezzo sul mondo dell’editoria on line, anche se un giorno bisognerà farlo, il discorso merita). Ebbene, il nostro invia il suo file, sceglie una delle coperte grafiche predefinite, dà una controllata all’anteprima e clicca su “visto si stampi”. Fa le copie che gli servono, si mette in vetrina. Nei giorni successivi un corriere gli recapita i volumi, cominciano a girare, e qualcuno li ordina anche sul sito. Circolano nelle feste estive. Si arriva a cento copie. E così le storie vengono lette, e se ne parla. Potere della carta. Non devo usare energia, se non quella del mio cervello, per leggere un libro, non vorrò mai farlo. È comodo per Mandelli estrarre dalla tasca “Zombi rock” e leggerne alcuni brani (come ha fatto il 20 giugno ad Artshot a Crema), altro che ebook (ma non voglio fare un articolo sulla scomparsa del libro di carta, anche se bisognerà pur parlarne, un giorno)! Si tratta degli epiloghi

di famose rockstar, gettate sul tappeto verde, come fiches di diverso valore: ognuno si sceglie quelle che valgono di più. Per me la più preziosa è quella di Syd Barrett. Per Emanuele, che ci lavora di fantasia e paradosso, quella di Lucio Battisti. Tutte hanno forma rotonda, come quella di una particola sacra alla quale noi devoti rockettari rivolgiamo le orecchie quando vogliamo dare un tappeto sonoro ai ricordi o a quello che stiamo vivendo (a voi non capita di creare sottofondi estemporanei ad una passeggiata o alla spesa alla Coop?). La morte è sacra, se poi è quella di Morrison, di Cobain, di Parker, allora vale la pena presentarla come si deve, con liturgia consona. L’adepto che è in Mandelli stende un sudario come tovaglia e l’apparecchia con indizi. Tutte tracce degli umori della divinità, di quello che è stato in vita e di ciò che ha compresso nella visione dell’ultimo secondo, quando gli scorre davanti tutto ma proprio tutto, compresi i rimpianti e i rimorsi. Veloce è allora la scrittura e la resa. Deve impressionare con rapido tempo di esposizione. L’intento è quello di suggerire contorni che stanno svanendo. L’autore dedica tre/quattro pagine ad ogni storia, dove c’è un prologo romanzato (direi che sono le parti che preferisco) che sfocia, in un battito di ciglia, nella caduta descritta con i dovuti riscontri che fermano il corso della vita musicale del genio, che avrebbe potuto fare quel molto altro ancora che lui sa e che noi sappiamo ma che non vedremo se non nei nostri sogni di fans. O forse no, ci dice l’altro Battisti. Perché lui ha dimostrato cosa volesse dire morire prima della morte vera, quando ha ucciso le sue melodie famose, per poi comporre da scomparso – insomma, un vero

zombi – altre musiche che nulla avevano a che fare con quelle che accompagnavano i testi di Mogol. A latere aggiungo che considero “La sposa occidentale” un album meraviglioso per invenzioni sonore (ma non voglio fare un pezzo che parli troppo di Lucio Battisti, anche se un giorno qualcuno dovrà pur descrivere la sua ultima produzione, ché non lo fa nessuno eppure meriterebbe). Toccanti le pagine di Billie Holiday, di Jeff Buckley (il Cristo mesto di Orange County). Testi come quelli delle canzoni. Per ogni stella del rock Mandelli ha letto le liriche, ha osservato le vite, ha avuto compassione per le debolezze. Sono gli eroi solitari della musica moderna, ma forse dire solitari è sottinteso. Muoiono soli come soli hanno vissuto, tra le folle che vi si riconoscevano occasionalmente per quanto l’età glielo consentisse. Altri miti non compaiono sulle pagine di “Zombi rock” ma non per dimenticanza. È che ce ne sono un’infinità ovvia. Meglio osservare storie meno chiassose, dove vedi una vita senza averla conosciuta prima. Il libro si può ordinare su www.ilmiolibro.it, ha un prezzo invitante ed un formato comodo. Un autore “multivisionario”, il nostro, che scrive e recupera, alla ricerca di un’altra possibile forma di bellezza. Sul sito troverete anche il suo recente “Cannibal Blues”, rintracciabile anche su www.bloodbuster.com. Altre tessere della sua personale collezione.

l'autore legge alcuni brani alla Tana del Bianconiglio foto da http://tanadelbianconiglio.wordpress.com


Questa è un’altra storia! di Anna Rozza Venerdì 3 luglio candidate/i compagne/i di SL provenienti da tutta Italia si sono incontrati a Roma. Temi dell’incontro: l’analisi degli esiti elettorali del 6/7 giugno e le prospettive di SL. Il dibattito, durato ininterrottamente otto ore, si direbbe nelle veline dei normali partiti, che è stato “articolato e produttivo”: Punto. Quello cui ho assistito è stato sì articolato, sì, produttivo, ma soprattutto appassionato, onesto, sincero nell’analisi del voto e delle diversità delle storie politiche che lì dentro si sono di nuovo confrontate ripulite dalle urgenze elettorali, nude nelle loro tensioni ideali, oneste nella vivisezione delle incertezze reali rispetto ad una futura convivenza stabile, tale da portare, in tempi brevi, alla costituzione di un nuovo soggetto politico. Il dibattito, in questo senso, rimane aperto in attesa degli esiti congressuali o delle verifiche interne ad alcuni dei soggetti promotori del cartello elettorale europeo (leggi Verdi e Socialisti) che si terranno nel prossimo autunno. La vera novità è stata la presenza dei molti che non provenivano da alcuna parte se non dalla loro storia personale, giocata senza segreterie e documenti nazionali: loro ci hanno ulteriormente convinto della necessità di continuare a lavorare “all’aperto”, lì dove vivono donne e uomini che, con bandiere inventate, si sono in ogni modo sentiti soggetti politici. Lì si è ulteriormente consolidata la passione per una politica impegnata a rispondere a tensioni ideali ed etiche sopite o colpite da sonni profondi o addirittura regalate ad altri che nulla hanno da dividere con i valori della sinistra. Abbiamo iniziato a percorrere questa strada credendo in un sogno di cui sentivamo la necessità per non “autoespellerci” dalla vita sociale e politica di un paese alla deriva, apparentemente saturato da una cultura di destra misogina, razzista, esclusiva, leggera nel costruire i propri progetti e pesante nelle sue azioni conseguenti; da una cultura che, come affermato da un giovane a Roma, “odia le donne e i giovani”; abbiamo iniziato convinti di poter non solo narrare una nuova storia della sinistra in Italia, ma di poterla praticare quotidianamente nei territori dove man mano vedevamo crescere la “domanda di sinistra”, dove decine, centinaia di persone, destinate ad ingrossare le fila dell’astensione hanno creduto che questo fosse uno spazio aperto che non richiede abiure, ma sostiene la necessità di ricostruire una sinistra nuova, inclusiva di storie e linguaggi tra loro diversi e, proprio per questo, avrebbe consentito di iniziare da capo. SL, si presenterà alle elezioni regionali del 2010 con il proprio simbolo che continuerà in questi mesi ad accompagnare la nostra vita, le nostre iniziative, le nostre campagne sui territori per allargare ai molti che ancora ci guardano da lontano, l’opportunità di dire la loro, di conoscersi e riconoscersi, di elaborare, per superarle, le vecchie e/o recenti diffidenze, di elaborare idee nuove insieme a tutti, a partire dai temi dell’ambiente, del lavoro, dei diritti, della democrazia, della libertà, della laicità, della legalità, della sicurezza di tutti abbandonando la supponenza che cerca capri espiatori… Tutto ciò richiede grande generosità, chiede che ognuno di noi porti allo scoperto le esigenze culturali segregate, troppo spesso, da esigenze d’appartenenza ad un popolo selezionato, che si regali a questo nuovo dibattito ricco della propria storia, consapevole che ne conserverà i principi ma che la racconterà e la praticherà altrove, in un luogo più largo e accogliente. Il 12 settembre, una grande Assemblea nazionale, restituirà a tutti la misura della propria generosità e le compagne ed i compagni della provincia di Cremona ci saranno.

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