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aprile.2010

curiosi. per cambiare

Crema può cambiare

questioni aperte sul nostro futuro • pagina 3

di Attilio Galmozzi

ERSAF/Stalloni

Agostino Alloni va trionfalmente al Pirellone, battendo in città il “vecchio” Gianni, che pure – leccandosi le ferite – lo raggiunge al palazzo della Regione. Quei 1000 voti di scarto tra la volpe e il popolare “Ago” segnano il cambio del passo. In città il PD sorride, la Sinistra boccheggia respirando le ultime particelle di ossigeno le quali, se non nascerà una discussione unitaria, finiranno, lasciandola probabilmente esanime e al tappeto. Il PDL sta male e la lotta intestina evidenzia come la Lega Nord abbia raggiunto lo scopo di destabilizzare ulteriormente il centrodestra. Ora che “Ago” andrà nella “stanza dei bottoni”, a lui lasciamo la stanza e ci occupiamo dei bottoni. Al di là della figura carismatica, simpatica, attenta al territorio, con uno slogan elettorale un po’ “leghista”, è il progetto che ci interessa, e il PD su questo deve essere chiaro. Andiamo con ordine: la questione acqua. Troppa distanza ancora tra i proclami elettorali e i comportamenti dei Sindaci in quota PD. Se l’acqua pubblica è un punto cruciale, i comportamenti degli eletti PD dovranno essere conseguenti e non più solo, appunto, slogan elettorali. Scuola pubblica: a Crema sorgerà il più grande complesso scolastico di CL di tutta la Regione. Attendere che per la “legge del pendolo” l’amministrazione comunale cambi colore oppure agire con coerenza? Lavoro: Provincia e Cremasco vivono la morsa tenace della crisi economica. Più soldi ai lavoratori in crisi o alle imprese? Domande alle quali chiediamo una risposta, coi fatti.

custodire la storia, Italia Nostra scrive alle Istituzioni • pagina 4 idee e progetti per il rilancio dell'area • pagina 5

Libera contro le mafie è nato il coordinamento • pagina 6

ecco il neoassessore al Bilancio intervista a Walter Longhino • pagina 7

è nata la Padania?

cosa c'è dietro il successo della Lega, parlano i giovani elettori • pagina 8

le ombre della Chiesa

quanta sporcizia c'è dentro la Chiesa Cattolica? • pagina 10 il clero nell'urna, il partito di Dio e la politica • pagina 11

dove andrà il centrosinistra? / 6 dalla conoscenza nasce il futuro. Le idee di Iris Campostori • pagina 12

in nome del (Po) polo inquinato ignoranza e affari possono distruggere l'ambiente • pagina 13

un tragico pomeriggio di storia presentato il libro di Gianfranco Bruschi • pagina 14

quando lo "scarto" diventa poesia si chiude Intrecci, la mostra di Lazzari al San Domenico • pagina 15

25 Aprile

la parola all'ANPI • pagina 16


■ aprile 2010 ■ è arrivata la primavera?

è arrivata la primavera? Riceviamo e pubblichiamo

assemblea separata di bilancio 2010 di coop lombardia

Venerdì 28 maggio 2010, alle ore 21 presso la sala Alessandrini, in via Matilde di Canossa a Crema, si svolgerà l’assemblea separata di bilancio di COOP LOMBARDIA. Tutti i soci, proprietari della cooperativa, sono invitati e tenuti ad esercitare il proprio diritto di voto per approvare il bilancio, secondo l’articolo 29 dello statuto di Coop Lombardia che recita: “…Le assemblee separate sono la sede di espressione della volontà dei soci di COOP Lombardia. La somma delle votazioni avvenute nel corso delle assemblee separate, determina il risultato dell’assemblea generale, sia ordinaria, sia straordinaria”.

trasloco Pro-loco di redazione A chiederlo è Franco Bordo, Consigliere Comunale di Sinistra Ecologia Libertà. Da tempo gli Assessori al Bilancio del Comune, i Leghisti Giovinetti e Longhino, sostengono che le casse del Comune sono vuote e piene di debiti, eppure si trovano i soldi per garantire un affitto annuo di locali per l’Associazione che ammonta a 40 mila euro (con 10 mila euro

L’ANGOLO

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piccola favola

C’era una volta un principessa di nome Attilio. Conobbe un principe ortopedico di nome Osso e di cognome Sacro. Lei si ruppe l’ulna. Lui gliela aggiustò. Vissero felici e contenti fino alle prime difficoltà. Poi non se ne seppe più nulla. Ancora oggi nel bosco si sente l’odore dei loro piedi.

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Aprire una scatola di parafulmini ed attendere.

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Aprire una scatola di fagioli. Mangiare ed attendere. Questa rubrica è stata offerta dal

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Direttore responsabile Manuela Antonia Della Nave Editore LINFA scrl via Tensini, 11 • Crema Stampa Arti grafiche cremasche divisione grafica Cartotecnica Cremasca • Crema Progetto grafico, impaginazione e illustrazioni francescoguerini.it Registrato presso il Tribunale di Crema in data 16/06/09, numero 154 del registro periodici licenza delle immagini riprodotte le fotografie contrassegnate con un asterisco (*) nella didascalia sono distribuite sotto la licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 (http://creativecommons.org/ licenses/by/3.0). In nessun modo le immagini sono utilizzate nell'intenzione di veicolare le intenzioni degli autori da parte di NumeroZero Alcuni Diritti Riservati questo numero è pubblicato con una licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

di spese condominiali) mentre attualmente l’affitto costa 21 mila euro, spese d’utenza comprese. La dislocazione degli uffici all’interno di alloggi privati, comporta un incremento del costo di gestione che in un periodo di crisi per il bilancio, proprio non si comprende. Il consigliere Comunale di SEL, Bordo, prende allora carta e penna e pone al Sindaco e alla giunta alcuni quesiti: mentre non si finanziano servizi ai cittadini ed interventi utili alla Città, come intende la Giunta giustificare questo sperpero di denaro pubblico? perché non sono state prese in considerazione soluzioni alternative, servendosi di immobili inutilizzati di proprietà comunale? di quanti uffici per il turismo intende dotarsi il Comune di Crema? il trasferimento degli uffici comunali sopradescritti, trattandosi di uffici che si interfacciano con altri (ad es. anagrafe) di Palazzo Comunale, non comporterà disagi per l’utenza? ■


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3 curiosi. per cambiare. di Franco Bordo Ago va in Regione grazie ad un brillante successo personale. Sono contento per lui e per il Pd cremasco che manda il suo uomo di punta a ricoprire un incarico importante e significativo. Ma le felicitazioni finiscono qua perché il voto regionale ci dice che nel Nord al centrosinistra resta solo la Liguria, al sud la Puglia e la Basilicata, al centro le regioni storiche ma con un centrosinistra indebolito come in Emilia. A cui vanno aggiunte anche la perdita negli anni scorsi di Sardegna, Abruzzo, Friuli, Molise. L’astensione è un “grande partito” che penalizza entrambi gli schieramenti ma molto meno la Lega e le formazioni che fanno prevalere il monotema della giustizia o la pura protesta come l’IDV e il movimento di Grillo. Se evidenziamo il fatto che Toscana, Liguria, Umbria, Basilicata e Marche messe insieme hanno meno abitanti della sola Lombardia comprendiamo quanto sia pesante questo voto. In sostanza le destre e la Lega governano regioni che in totale hanno circa 40 milioni di abitanti, mentre il centrosinistra governa regioni che hanno in totale 16 milioni di abitanti. La maggioranza degli italiani che hanno votato ha scelto anche nelle elezioni amministrative il Pdl e la Lega. Nella gran parte dei governi regionali e anche in

tanti enti locali da diversi anni le prove che il centrosinistra offre sono deludenti e per nulla innovative, incapaci di legami sociali solidi, di risposte alle diseguaglianze, al grande tema del lavoro, dei diritti, della qualità urbana e dello sviluppo, dei servizi al territorio e alla persona. Per non parlare del fatto che “la questione morale” ha lambito o coinvolto troppi amministratori locali del centro sinistra e del Pd in particolare. Non comprendiamo come il Pd dopo questo voto possa parlare di ripresa e di inversione di tendenza. Per quanto riguarda Sel le elezioni hanno dimostrato una timida conferma della nostra intuizione politica: della necessità di lavorare per un nuovo soggetto politico di sinistra. Ora si tratta di passare dall’intuizione ad un progetto stabile per costruire l’alternativa politica e culturale alla destra, per contribuire ad una nuova stagione del centrosinistra. Non abbiamo ancora trovato la nostra strada, e forse non possiamo neppure trovarla da soli; possiamo solo dire di avere una indicazione possibile e chiara nell’esperienza pugliese, che non è “ricopiabile” ma fornisce molte sollecitazioni, anche a coloro che vogliono costruire una alternativa alle destre nel paese. Adesso spero si apra una discussione,nazionale e locale dentro Sel, dentro il Pd e l’Idv, dentro i Verdi e Rifondazione – e perché no? – tra i grillini, che non duri mesi ma sia una cosa seria, perché abbiamo bisogno di ricostruire politica, iniziativa e presenza nei territori, e di aprirci e mescolarci molto più di quanto si sia fatto finora. La Puglia insegna anche questo: forse è l’unica regione nella quale Sel è diventata in pochi mesi un soggetto politico unitario nel quale le provenienze non hanno più alcun senso e ragione. Tutte le forze politiche e le persone che vogliono costruire in Italia una alternativa credibile e convincente alle destre e alla Lega, hanno davanti anni di lavoro durissimo, perché abbiamo perso anche stavolta. L’alternativa alle destre non c’è, nessuna forza politica può costruirla in solitudine o pensando che nasca a partire solo da se stessa, nemmeno dal Pd, che su questo terreno registra le maggiori responsabilità. E l’alternativa non sarà la semplice risultanza di un mix di alleanze aritmetiche, se questa diventasse la risposta ad una sconfitta così seria non solo la ritengo deludente ma ancora perdente. Per cui, come Ingrao ci ha insegnato: «curiosi dobbiamo essere verso la realtà, se vogliamo cominciare a capirla e a modificarla». Cominciamo subito da Crema, perché qui presto si vota ■

L’alternativa alle destre non c’è, nessuna forza politica può costruirla in solitudine


■ aprile 2010 ■ è arrivata la primavera?

è arrivata la primavera? gli Stalloni e la città

ERSAF: custodire la storia e gli Stalloni È con viva preoccupazione che si susseguono le notizie riguardanti la trasformazione dell’ex convento di S.Maria Mater Domini (area Stalloni di via Verdi). Il complesso, edificato dalle Suore Domenicane, è costituito da due chiostri sorti fra Cinquecento e Settecento. Alla soppressione del monastero gli edifici vennero adibiti ad uso militare (caserma di Cavalleria Pelucca) e nel 1817 il comando austriaco decide di trasferirvi da Mantova il “Deposito Cavalli Stalloni” che aveva il compito di fornire, all’imperial-regio esercito, le cavalcature; lo stato unitario ne mantenne sede e destinazione e così la Repubblica, fino al trasferimento alla Regione. Gli edifici sono di notevole importanza storica e architettonica e sono soggetti a vincolo monumentale. Essi sono attualmente utilizzati e in buono stato di conservazione e non necessitano di lavori di restauro. Una grande area a verde è presente in questo comparto di sud-ovest del centro storico al confine e nel sottosuolo vi sono rilevanti testimonianze delle mura Venete della città. La Regione Lombardia, in qualità di proprietaria, ha stipulato un accordo di programma con il Comune di Crema e la Provincia di Cremona per la “riqualificazione” del complesso che prevede: un nuovo albergo, con parcheggi interrati, e la ristrutturazione dell’intero complesso. Si osserva che data la rilevanza del complesso ambientale e monumentale, debba esserne, come primo obiettivo, garantita la conservazione e che le previste valorizzazioni debbano essere attentamente studiate. In ogni caso l’utilizzo debbono rispettare e non obliterare o distruggere le testimonianze della storia e dell’arte di Crema. È fuori dubbio che il patrimonio pubblico dei monumenti che ci è stato tramandato dai nostri padri debba essere, da questa generazione, conservato e custodito nel migliore dei modi per i nostri successori. Italia Nostra ha lo scopo di difendere e valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico della Nazione. Chiediamo dunque che anche a Crema e in questo caso non si agisca alienando le testimonianze preziose della nostra storia, e che anche in questo caso si persegua l’ obiettivo di tutela e di custodire con i monumenti l’identità della Città, del territorio e della tradizione. Chiediamo che non si commettano gli errori di un recente passato (ad esempio l’alienazione del complesso dell’ex Monte di Pietà ). Chiediamo ai Responsabili della Cosa Pubblica che la Soprintendenza competente sia tempestivamente interpellata su questo progetto. Le Istituzioni Pubbliche debbono rendersi conto che il nostro patrimonio storico artistico è il vero testimone del nostro passato e ne costituisce l’identità. Non si tratta di rimpiangere il passato, ma di fare della conservazione una importante risorsa per il nostro futuro ■

Le Istituzioni debbono rendersi conto che il nostro patrimonio storico artistico è il testimone del nostro passato e la nostra identità

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5 di Attilio Galmozzi La città che vorremmo. Nella rubrica “Dove andrà il centrosinistra a Crema” stiamo raccogliendo le opinioni di alcuni rappresentanti del popolo del centrosinistra di Crema. Molte idee stanno emergendo e questo è un sintomo che, tolta la coltre con la quale questa amministrazione ha coperto la città, un tessuto sociale e culturale tutt’altro che assopito e finito esiste e ci parla. Parallelamente alle idee, che sono certo la linfa vitale per un futuro progetto di governo della città, vogliamo discutere di progetti concreti, di opere vitali per la comunità (sia quelle materiali che immateriali), di quello che “vorremmo fossero” gli assi portanti per il domani di Crema. Dunque, perché non partire dagli Stalloni, teatro recente di una grande battaglia condotta dalla città e della più grande sconfitta del Sindaco Bruttomesso, di Rossoni e della Giunta? (attualmente, ma il pericolo si sa essere sempre dietro l’angolo). Abbiamo ricevuto il contributo dell’Architetto Silvana De Antoni e la lettera aperta dell’associazione “Italia Nostra” ■

I tempi sono passati e le ragioni addotte dall’amministrazione degli anni ’80 sono cadute, mentre rimangono ancora più che validi i motivi per aprire l’area

aprire gli Stalloni di Silvana De Antoni Nel 1982 “Punto a Capo” pubblica il primo di molti articoli di relativo all’area degli Stalloni: era un appello/proposta per la restituzione dell’area alla città. Da questo primo passo nacque un comitato che promosse una serie di iniziative culturali volte sia ad approfondire la conoscenza dell’area sia capire le grandi possibilità che poteva offrire una volta aperta alla cittadinanza. Le iniziative, che compresero mostre, concerti, teatro, animazione, rassegne di pittura, poesia, grafica, scultura e altro, culminarono con la mostra Spazi di-versi a cui partecipò anche Alda Merini con un recital delle sue poesie. Da questi momenti nacque anche il pannello “Purè” e la “Poesia a Strappo” che riscuote ancora oggi notevole successo. Le motivazioni che portarono ad intraprendere questa battaglia furono molteplici: la cronica mancanza di spazi pubblici a disposizione di iniziative culturali ufficiali e “non ufficiali”; la scarsità di spazi verdi a disposizione della cittadinanza; la pesante cesura che l’area chiusa poneva tra “crema nuova” ed il centro storico isolando ulteriormente un quartiere esclusivamente residenziale dalla vita sociale e commerciale della città. Non ultimo il profondo senso di ingiustizia per un bene pubblico negato. Le molte adesioni, singoli cittadini, associazioni, forze politiche, portarono alla raccolta di centinaia di firme che furono consegnate al sindaco, purtroppo senza seguito, in quanto la Regione volle mantenere l’attività di incremento ippico in quella sede.

I tempi sono passati e le ragioni addotte dall’amministrazione degli anni ’80 sono cadute, mentre rimangono ancora più che validi i motivi per aprire l’area. La proposta deve prevedere un riutilizzo dell’area non legato ad uno stravolgimento delle funzioni e dei fabbricati: se l’attività di incremento ippico è in dismissione rimane ancora più che valida l’ippoterapia magari con la possibilità di aprirla ad un pubblico molto più vasto e promuoverne lo sviluppo con la creazione di un centro specializzato di alto livello. Le cortine edilizie una volta riadattate potrebbero essere utilizzate nei modi più diversi (didattica, associazionismo, esposizioni), i cortili e le aree verdi (al di fuori dell’ippoterapia) sono già per loro natura adatte ad accogliere sia chi ha bisogno di fare una tranquilla passeggiata nel verde che spettacoli, spazi per i bambini durante le vacanze scolastiche, concerti o iniziative simili. Se è vero che in un momento come questo senza i soldi dei privati non si va da nessuna parte bisogna avere la capacità di scegliere e guidare quali attività sono compatibili con l’area (bar, ristoranti, commercio equo) e quali no (albergo, parcheggi, giostre). L’idea – bocciata – dell’attuale amministrazione prevedeva l’assoluta esclusione dell’area (comprendendo il mercato di via Verdi e via Stazione) da qualsiasi discorso urbanistico complessivo sulla città, per altro senza uno studio di fattibilità (quale vantaggio ne avrebbe avuto la collettività?) e con una pianificazione pesantemente sbilanciata verso l’interesse privato. Gli “Stalloni” erano e sono una grande occasione per la città: bisogna però non vederli solo come un rettangolo verde disegnato sulla carta ma come parte di un grande organismo sociale/abitativo da cui non può essere avulso ■

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■ aprile 2010 ■ è arrivata la primavera?

è arrivata la primavera? Libera

è nato il coordinamento di Libera di Alex Corlazzoli Chi l’ha detto che la mafia al Nord non esiste? Chi pensa ancora che Crema e il Cremasco siano vergini? I dati sui beni confiscati in Lombardia, le recenti operazioni antimafia della Guardia di Finanza nel nostro territorio, la scoperta di giri di usura e di organizzazioni cinesi che portavano in Italia prostitute con la complicità o meno di anziani, la costante presenza di “lucciole” sulla statale Paullese confermano che la mafia c’è anche nella Repubblica del tortello. Ma c’è anche l’Italia. C’è anche chi alza la testa mettendo in campo un coordinamento provinciale di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie nato le scorse settimane con la “benedizione” di don Luigi Ciotti arrivato a Cremona proprio per dare il via a questo progetto. Si sono così unite le scuole (Ipia Marazzi, l’Itc Ghisleri, Itis Torriani, il Liceo Artistico Munari di Cremona, il liceo Angiussola, la scuola media di Pandino) ma anche le Acli, la Cgil, l’Ipsia, l’associazione L’Aquilone di Offanengo, Nonsolonoi per il commercio equosolidale, la Uisp e Legambiente. Un battesimo avvenuto non a caso prima della manifestazione del 20 marzo a Milano in memoria di tutte le vittime

della mafia: un corteo al quale hanno partecipato tanti cremaschi. Purtroppo pochi, anzi pochissimi amministratori comunali. Dall’altro canto a far parte di “Avviso Pubblico” la rete degli enti locali contro la criminalità organizzata non c’è alcun comune cremasco. Forse qualcuno non ha ancora capito che i boss a Crema non solo vivono ma fanno affari sopra le nostre teste. Il fatto che a Trescore Cremasco vi sia, in via Sant’Agata, uno degli oltre 624 beni confiscati alla mafia in Lombardia non è un caso. E non lo è nemmeno il fatto che il 23 febbraio scorso la Guardia di Finanza di Caltanisetta ha arrestato a Spino d’Adda Carlo Trapletti, Antonino e Giuseppe Tramontana sequestrando l’azienda edile Gtm a Trescore. Uomini affiliati a Cosa Nostra che lavoravano sulla tratta Sicilia – Milano – Bruxelles. Non si può nemmeno chiudere gli occhi di fronte alla prostituzione. Don Ciotti da tempo grida che il meretricio in Italia è nelle mani delle mafie straniere. A noi cremaschi basterebbe aprire gli occhi, guardare le ragazze che “lavorano” da Bagnolo a Spino, seguire per un giorno i loro movimenti, i loro magnacci per capire che i clan albanesi, africani e nord europei gestiscono questo traffico ■

Forse qualcuno non ha ancora capito che i boss a Crema non solo vivono ma fanno affari sopra le nostre teste

Dalla sacrestia… ai lanci d’agenzia L’ultima perla pronunciata oltretevere riguarda l’ardito paragone tra omosessualità e pedofilia. Il Cardinal Bertone, esponente dell’anima più reazionaria e oltranzista della Chiesa Cattolica, ha lanciato la veemente accusa nel pieno del più grande scandalo della storia moderna del Vaticano e a poche ore dalla sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso di alcune coppie gay contro l’impossibilità di contrarre matrimonio. La tempistica delle gerarchie, solitamente sottile e quasi impercettibile, questa volta ha esondato pericolosamente, lasciando anche il meno accorto degli osservatori a rimuginare sull’ennesima entrata a gamba tesa. Il problema è che, in balìa di scandali e vendette interni, la Chiesa sembra aver perso anche la capacità

di dettare un’agenda, arrivando a gaffes paurose e venendo costretta, caso di cui si fatica a trovare un precedente, a trovare una smentita. L’utilizzo di questi mezzucci è utile solo a diffondere paura del diverso e rassicurazioni antiche, ma si scontra con la necessità della Chiesa stessa di trovare una linea da seguire. Un giorno i preti pedofili sono solo dei peccatori con colpe da espiare, il giorno dopo sono omosessuali che, come tali, non dovrebbero godere di alcun diritto civile. Un giorno i bambini sono sacri sin dal concepimento e il giorno dopo sono merce in mano a qualche sindaco esaltato, che li annota nella contabilità e li punisce con il digiuno. Un giorno gli immigrati sono esseri umani da proteggere e il giorno dopo si stringono patti con partiti che rappresentano la più grossa minaccia e il più grosso nemico per gli immigrati. La verità è che la Chiesa, tanto presente da sempre nella vita politica italiana, quanto oscura e felpata nel lasciarlo intendere, è uscita dalla sacrestia per entrare nei lanci d’agenzia. Alla meditazione silenziosa ha cominciato a preferire la dichiarazione urlata. Senza più un’idea di mondo e di fondo. Come un ministro qualsiasi ■


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Penso che l’immigrazione non sia una tragedia ma un’avventura per andare a migliorare le proprie condizioni

«noi siamo una forza di lotta e di Governo»

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intervista a Walter Longhino di Attilio Galmozzi Friulano di nascita, Longhino emigra a Milano all’età di 14 anni, per poi approdare a Crema. «Ricordo ancora il viaggio in treno, con quella signora francese di ritorno dalle vacanze che si mise a piangere vedendo un ragazzino solo emigrare dalla sua terra. Penso che l’immigrazione non sia una tragedia ma un’avventura per andare a migliorare le proprie condizioni». Partiamo dalla battuta di Bruttomesso sul tuo incarico, visto che ha sollevato un vespaio.. Il Sindaco ha detto due mezze verità: gli Assessori li sceglie lui, però lui è anche indicato dai Partiti. Due mezze verità ne fanno una sola. Credi che la Lega sia sotto-rappresentata in giunta? Assolutamente sì, però ogni volta che una consultazione modifica le percentuali non possiamo cambiare le giunte, se no salta fuori il casino. Nel 2007 la giunta Bruttomesso ha aumentato le tasse locali e le tariffe a domanda individuale. Giovinetti disse che era meglio farlo all’inizio del mandato per non doverlo fare dopo... Presumo che Giovinetti abbia

la loro pelle, e informando di più. Sai che dovremmo fare? Un bel concorso di idee per le pensiline: così sembrano una zona industriale. Nel programma di trovato una situazione nella quale le tariffe erano agli Bruttomesso, se non ricorstessi livelli da tempo e quindi le ha dovute adeguare. do male, si parla di corretCredo sia giusto adeguare le tariffe dei servizi a do- ta informazione... manda individuale di anno in anno: uno non può fare il sentimentalista perché se no dopo le deve aumentare Obiettivo tuo e della Lega da qui a fine manmagari del 20% in un colpo solo. dato? Mi piacerebbe che la Nel prossimo bilancio ci saranno aumenti? Abbiamo adeguato del 5% la tassa rifiuti in seguito Lega fosse ricordata per al contestuale adeguamento operato dalla Provincia di aver costruito il sottopasso di via Indipendenza. Cremona. Dai un voto a Bruttomesso e alla Giunta Non do voti, lo ringrazio per la fiducia. Sul lavoro di giunta si potrebbe fare di più, conoscere prima gli argomenti trattati, così uno si prepara un attimo. Bisogna Bossi rivendica Milano, il prossimo candidato Pre- essere meno frenetici. mier e i posti di comando nelle Banche del Nord. Un voto alla dirigenza Da Roma ladrona a Lega poltrona? Non è così. Nessuno fa il ragionamento inverso: oggi locale della Lega? Devono giudicare gli altri. le banche del Nord sono occupate da chi non fa il bene del Nord. Se uno ha il potere politico e non quello finan- I voti della Lega crescono ziario le cose non possono funzionare. La Lega deve grazie alla politica nazionale della Lega, non per garantire gli interessi del territorio. me. Io sono di passaggio. Sulla vicenda Stalloni-Mercato avete tenuto un profilo molto basso, e gli ambulanti ve lo hanno Un voto alla dirigenza fatto ben notare. In consiglio comunale né Soccini locale del PDL? Non posso... né Tosoni hanno parlato... Non so perché non lo hanno fatto. Penso di avere una qualità, cioè quella di saper ascoltare e di capire il Candidato Sindaco delpunto di vista degli altri, cosa che non ha qualcun altro. la Lega nel 2012? Ho in mente un nome Il problema degli ambulanti è stato sottovalutato; è un diritto di chi lavora pensare al proprio futuro. Forse si ma non lo sa nemmeno il doveva affrontare la vicenda meglio, non passando sul- diretto interessato ■ Però, scusa: quando state all’opposizione e le tariffe aumentano gridate allo scandalo ma poi quando governate difendete le scelte... Questo è vero ma noi siamo una forza di lotta e di Governo. Oggi abbiamo il Governo e quindi maggior responsabilità. Anche se ti dico che il peccato originale è l’assenza di Federalismo fiscale.


■ aprile 2010 ■ è arrivata la primavera?

è arrivata la primavera? Lega Nord

la sinistra dovrebbe riflettere e capire come mai vecchi militanti del PCI, e nuove leve del PD o affini, si sono convertiti al leghismo

è nata la Padania? di Davide Bordo e Lidia Gallanti È nata la Padania! Questo slogan sintetizza al meglio il risultato del voto regionale di poche settimane fa, ed esprime in modo chiaro e netto la vittoria della Lega Nord, con il partito di Bossi che continua la propria marcia trionfale e migliora nuovamente la propria percentuale. Ma se con la nascita della Padania si fa riferimento alla conquista delle 3 regioni del nord, da notare con attenzione (e molta preoccupazione) è l’avanzata della Lega anche nelle regioni “rosse” dove rispetto a un paio d’anni fa ha più che raddoppiato i propri consensi (seppur non in termini assoluti, ma percentuali, il dato rimane comunque devastante) . Il risultato è che ormai non lo si può più considerare un “fenomeno” che deriva solo da una certa situazione contingente o legato solo a una certa fascia di popolazione: quello che è il più vecchio partito nella compagine politica odierna sta raccogliendo i frutti di oltre un ventennio di lavoro, durante i quali si è radicato nel nostro territorio in modo sempre più massiccio, ed ora ottiene consensi trasversalmente dalla nostra realtà sociale, vince nelle città e dilaga nelle campagne, e colpisce con sempre più convinzione l’elettorato giovanile, dove si sta insediando con sempre maggior convinzione e orgoglio. Un orgoglio che riesce a dare solo l’appartenenza alla Lega, che non troviamo nemmeno nell’elettorato di Berlusconi, e men che meno in quello della sinistra. Recentemente si è detto che questo successo sia legato a uno “scippo” di voti agli alleati del centro destra, ma è palese che in primis lo spostamento dei consensi è partito da sinistra. Ed è un grosso problema per la sinistra, che dovrebbe riflettere e capire come mai vecchi militanti del PCI, e nuove leve del PD o affini, si sono convertiti al leghismo. Perché è questo quello che è accaduto, ovvero che si sono trovati a votare un partito che come proposte cardine ha la difesa del territorio, la lotta all’immigrazione, il rispetto della legalità e il federalismo, ma che in fondo rimane razzista, ignorante, e volgare, che non si fa problemi a lasciare morire in mezzo al nulla un barcone pieno di migranti, o a lasciare dei bambini fuori dalla mensa scolastica perché i genitori non pagano la retta. Nonostante questo, la Lega piace alla gente perché ha avuto il coraggio di dire cosa pensa e soprattutto di dirlo in modo chiaro, di prendere una posizione ferma su alcuni punti, ma anche accettare alcune decisioni a lei scomode pur di mantenere unita la coalizione (cosa che la sinistra negli ultimi anni non è stata in grado di fare), forse perché è lo specchio di una società a sua volta un po’ ignorante e qualunquista, ma anche perché è stata brava a vendere una certa immagine, che in più di un’occasione era ben diversa dalla realtà. Queste considerazioni vengono fatte da una persona esterna al movimento, quindi per farci un’idea più completa abbiamo chiesto (vedi pagina a fianco) il parere di alcuni giovani aderenti al partito per capire meglio le motivazioni che li spingono a votare Lega ■ foto* di Zabriesky What? • http://www.flickr.com/zabriskiepoint


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FABIO, 23 anni Tre motivi per votare Lega Nord? «Per prima cosa è un partito nato nel nostro territorio. Secondo, dicono le cose senza tanta censura (anche se in certi casi parlano a sproposito e finiscono per creare polemiche). Terzo... non saprei, non so esattamente che riforme abbiano in mente, ma approvo la politica del respingimento». Cosa ti ha portato a dar fiducia alla Lega? «Il loro pensiero porta a territorializzare le risorse, che non è dividere l’Italia, se non sbaglio tutto questo si riconduce alla riforma del federalismo...». E sulla questione dell’immigrazione? «Personalmente sostengo che ci possa essere un’intesa con gli stranieri, purtroppo però la loro mentalità e abitudini entrano molto in conflitto con le nostre. Accetto che uno straniero entri in Italia in regola con la sua famiglia, per lavorare, ma deve adeguarsi e non imporre e pretendere; dato che sono ospiti non devono avere concessioni speciali, perché questo è discriminatorio. Il respingimento è necessario perché non si può gestire un afflusso di persone incontrollato, non sai come collocarli ed è impossibile cercare di aiutarli. Se vogliono integrarsi non devono venirci a dire di cambiare, sono loro che devono adeguarsi». Quindi  perché secondo te la Lega ha avuto successo tra i giovani? «Perché non dice cose campate per aria, dà l’idea di un sistema che può funzionare. Ad essere sincero, non capisco come ragionino oggi i giovani, se scelgano di votare Lega per motivi di razzismo o se abbiano davvero coscienza delle idee principali del partito. Poi, chi non ha le idee chiare e non se ne intende di politica, quando va a votare si vede al PD gente che fa gossip sul governo attuale, al PDL Berlusconi, Di Pietro non si capisce cosa dice, Casini non convince, Fini ha quella tendenza a dare il voto agli stranieri.... la Lega ha argomenti buoni, quindi voto Lega!» ■

«mi aspetto dal futuro…quella libertà che solo la lega mi ha trasmesso, quella di essere padroni a casa nostra» «Se vogliono integrarsi non devono venirci a dire di cambiare, sono loro che devono adeguarsi» «Se abbiamo già problemi con i nostri italiani perché aggiungerne altri con gli stranieri?»

EMANUEL, 26 anni   Tre motivi per votare Lega Nord? «Federalismo, questo già vale per tre! Poi il fatto di mandare gli stranieri fuori dall’Italia a calci. Se abbiamo già problemi con i nostri italiani perché aggiungerne altri con gli stranieri? Votare lega significa amare la propria terra difendendola, è l’unico partito che su questo punto non s’è mai rimangiato la parola anche dopo esser salito ai piani alti». Come giovane, cosa ti ha portato a dare fiducia alla Lega? «La lega pensa a me, da sempre. È ora di smetterla di pagare tasse su tasse per nulla, per aiutare Roma e il sud, dove spesso non fanno nulla e pretendono tutti quei soldi, vantandosi che l’economia del paese passa da loro… ma se guardiamo Cremona e Brescia, la manodopera nei campi e negli allevamenti ce l’abbiamo anche noi!». Molto probabilmente però  negli spostamenti di capitali c’è di mezzo la mafia, e i soldi non arrivano a destinazione... «Esatto, la mafia c’è sempre di mezzo, ma arriva sempre dalle loro parti...». Quindi  perché secondo te la Lega ha avuto successo tra i giovani? «Se parliamo di giovani, spesso chi ha votato lega non vuole farlo sapere a nessuno, come se fosse qualcosa d proibito, perché non vogliono esser giudicati… io sono leghista e faccio parte del movimento, chi lo vota ha capito che è l’unico partito che se dice una cosa la fa, l’unico che pensa alla propria terra e alla propria gente» ■

FABIO, 27 anni Tre motivi per votare lega? «I motivi per votare lega sono tantissimi, tra i principali c'è la difesa delle tradizioni, della storia e della cultura della nostra terra, la semplicità e la serietà di chi forma il partito e la voglia di riformare il paese». Attualmente cosa ti ha portato a dare fiducia alla Lega? Cosa ti garantisce in quanto giovane? «Come giovane voto lega perché vorrei vivere un futuro migliore nella terra dove sono nato e vorrei godere dei frutti del nostro lavoro con una qualità della vita migliore, nuove infrastrutture, ed una migliore istruzione per i ragazzi. In pratica vorrei avere soddisfazioni

dalle tasse che paghiamo con strade decenti, città non degradate e vorrei essere libero di crearmi una famiglia. La lega mi garantisce libertà, ed è quella che mi aspetto dal futuro,…quella libertà che solo la lega mi ha trasmesso, quella di essere padroni a casa nostra». Quindi in genere la Lega piace ai giovani perché? «Secondo me i giovani si sono avvicinati tanto alla lega perché sono stanchi di vedere i sacrifici dei propri genitori ma anche i loro sacrifici andare in fumo, non vedere futuro ed essere scavalcati da chi con questa terra non c’entra niente. Questo è il mio pensiero ma penso quello di molti; amare la propria terra e voler vivere un futuro migliore» ■


■ aprile 2010 ■ è arrivata la primavera?

è arrivata la primavera? la Chiesa e la vita civile

quanta sporcizia c'è nella Chiesa?

di Alberto Scaravaggi Si è scritto molto in questi mesi dei casi di pedofilia che coinvolgono preti comuni e alti prelati in ogni parte del mondo e la lista si allunga di giorno in giorno. È esploso un caso internazionale che mina seriamente la credibilità morale e spirituale della Chiesa cattolica a partire dalle sue più alte gerarchie. Il fenomeno degli abusi sessuali sui minori non è nuovo, molti episodi risalgono a decine di anni fa e da tempo ormai si susseguono voci sempre più insistenti in merito ai numerosi casi di pedofilia all’interno delle istituzioni religiose. Oggi, però, è iniziata una fase nuova. Il 24 marzo 2010 il New York Times, ossia il più importante quotidiano al mondo con una diffusione globale, ha accusato i vertici del Vaticano, con riferimenti precisi anche nei confronti di Benedetto XVI, di non aver fermato Joseph Murphy, un prete accusato di aver molestato 200 bambini sordi tra il 1950 e il 1977 a Milwaukee. Con il consueto stile, il NYT ha pubblicato on line (http://documents. nytimes.com/index.atom) centinaia di pagine di documenti e di corrispondenza in cui si portano alla luce le prove delle gravi accuse mosse alla chiesa. Tra queste lettere è emerso anche il caso di Peter Hullermann, un prete pedofilo che ha continuato a esercitare il sacerdozio nella diocesi di Monaco di Baviera quando era guidata da Joseph Ratzinger. Da molte parti sono giunte richieste di dimissioni per il papa che ha risposto con una lettera pastorale inviata ai cattolici d’Irlanda in cui chiede

scusa e accetta le dimissioni del vescovo Jhon Magee, ex segretario di Paolo VI e Giovanni Paolo II, coinvolto in una inchiesta sulla pedofilia. Tuttavia la lettera del papa evita di affrontare due punti cardine della vicenda: la necessità di una profonda riforma della chiesa (dal celibato alla organizzazione gerarchica) e l’obbligo di denunciare i fatti all’autorità giudiziaria competente (non bastano le inchieste interne o le vaghe indicazioni di principio). Andrew Sullivan ha scritto che “La chiesa tende a considerare lo stupro di minori non un crimine ma un peccato. E infatti i vescovi e cardinali mettono sempre l’accento sul perdono, la terapia, il pentimento più che sull’allontanamento, le indagini e i processi. Il motivo è ovvio: difendere la reputazione della chiesa occultando i segreti più bui”. (Internazionale, 2/8 aprile 2010) Infatti, l’unico vero obiettivo di tutte le chiese, intese come istituzioni sociali e politiche, è quello di autoconservarsi, poiché se la chiesa si disgrega viene meno il sostentamento per tutte quelle persone che trovano in essa la loro ragione di vita. Per farsi un’idea del fenomeno internazionale della pedofilia nella chiesa riportiamo di seguito alcuni dati significativi: Italia. A gennaio 2009, 67 ex allievi di un istituto religioso per sordi di Verona accusano 24 religiosi di aver commesso abusi tra il 1960 e il 1984. Ad Aprile 2010 Pietro Forno, capo del pool antimolestie e procuratore aggiunto di Milano dichiara: “la lista dei sacerdoti inquisiti per reati sessuali è lunga” e continua “non ho mai ricevuto dalle gerarchie cattoliche una sola denuncia nei confronti di un prete o di un altro sottoposto al controllo vescovile”. Irlanda. Due rapporti pubblicati nel 2009 denunciano l’altissimo numero di abusi sessuali commessi con la connivenza delle gerarchie ecclesiastiche tra gli anni cinquanta e il 2004. Stati Uniti. Negli ultimi cinquant’anni vengono denunciati più di 4000 abusi commessi da sacerdoti su circa 10mila bambini, per lo più maschi. Nel 2003 l’arcidiocesi di Boston paga 85 milioni di dollari per risolvere 500 cause civile per abusi su minori. Germania. Nel 2010 almeno 300 persone denunciano di aver subito violenze fisiche e sessuali da sacerdoti. Tra le vittime ci sono 170 bambini di diverse scuole cattoliche del paese. Paesi Bassi. A marzo 2010 i vescovi olandesi ordinano l’apertura di un’inchiesta sui 200 casi di violenze denunciati nel paese. Svizzera. A marzo 2010 la conferenza dei vescovi svizzeri dichiara di aver ricevuto 60 denunce di abusi commessi da preti cattolici negli ultimi 15 anni ■ Fonte: Internazionale – Bbc – Corriere della Sera foto* di Pizzodisevo • http://www.flickr.com/globetrotter1937

foto* di Roberto Ferrari • http://www.flickr.com/roberto_ferrari


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Un sistema (la Chiesa) che mantiene il suo potere attraverso il controllo sulla comunità tramite un’ideologia precisa, in cui la società si fonda solo sulla famiglia eterosessuale e sul potere maschile, e allo stato non è lecito trattare di sessualità, di riproduzione, di diritto di morire con dignità, a meno di non assumere, nero su bianco, i «valori non negoziabili»

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il clero nell'urna di Romano Demicheli

su aborto e fecondazione assistita, testamento biologico, cattolicesimo nelle scuole, PaCS/DiCo non si discute, si obbedisce

Il 22 marzo scorso, a 6 giorni dal voto regionale, il Card. Bagnasco, segretario della CEI, è stato preciso: «sarà bene che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale». Ed è lì che essa deve tener presenti i «valori non negoziabili» cioè «la dignità della persona umana … l’indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna». Questa indicazione, data con un particolare occhio al Lazio ed al Piemonte, di votare chi si richiama a questi valori, cioè (udite, udite) Berlusconi, è stata diffusa a reti unificate (sei), giusto in ossequio alla “par condicio”. Ingerenza? No certo: la tradizione dei nostri media ci ha abituato alla presenza costante della Chiesa (le reti ammiraglie di Rai e di Mediaset trasmettono sistematicamente ogni intervento del Papa e dei Vescovi e l’"Angelus" è un appuntamento fisso). Dunque, su aborto e fecondazione assistita, testamento biologico, cattolicesimo nelle scuole (pubbliche e private), PaCS/DiCo non si discute, si obbedisce. Il premio è un pacco di voti determinante. La ventennale linea del Card. Ruini (benedetta da Wojtila e da Ratzinger) di realizzare, in sostituzione della scomparsa DC, un “partito di Dio” trasversale ai partiti politici si è evoluta in una trattativa diretta con chi è più disponibile alla transazione, chiunque esso sia. Colpisce quanto oggi la Chiesa sia distante dal significato del suo nome: quando fu introdotta come definizione delle comunità cristiane la parola ekklesia indicava l’assemblea del popolo riunito, del demos, per il governo della città. Ma dal IV secolo (l’editto di Costantino è del 313), progressivamente, la Chiesa si clericalizzò, divenne titolare di sostanziali interessi “mondani”. Tutt’ora essa mantiene un rapporto di reciproco sostegno (raramente di antagonismo) con il potere politico e, mentre proclama «valori non negoziabili», il Vaticano non è altrettanto chiaro su classi dirigenti che si definiscono cristiane ma professano in realtà la religione del denaro, e per accumulare ricchezza provocano milioni di morti per fame, sete e malattie, distruggono l’ambiente, legittimano la guerra, fanno ricorso alla pena di morte e praticano senza pudore la tortura. Malgrado le solenni dichiarazioni, la Chiesa non è più ekklesia. Gli interessi economici della Santa Sede e degli enti ecclesiastici, il loro “status” giuridico, i privilegi fiscali, sovvenzioni, immunità costituiscono un sistema poderoso teso ad auto-conservarsi. Un sistema che mantiene il suo potere attraverso il controllo sulla comunità tramite un’ideologia precisa, in cui la società si fonda solo sulla famiglia eterosessuale e sul potere maschile, e allo stato non è lecito trattare di sessualità, di riproduzione, di diritto di morire con dignità, a meno di non assumere, nero su bianco, i «valori non negoziabili». Uno stato democratico degno di questo nome porrebbe ben chiari paletti a delimitare il campo suo proprio, dove definire regole conformi al patto sociale tra cittadini su cui esso si fonda e non dettate dall’autorità di qualunque “chiesa”. Difenderebbe,cioè, la sua laicità. Ma la classe dirigente di questo paese sedicente democratico, rozza e opportunista, professa la morale mercantile del “do ut des”. E questo ben sa la Chiesa, che ha una secolare abilità nel gestire il potere e nel scegliere l’alleato più conveniente, anche se, come oggi, è del tutto impresentabile per credenti e non credenti ■


■ aprile 2010 ■ è arrivata la primavera?

è arrivata la primavera?

dove andrà il centrosinistra? - 6 di Attilio Galmozzi Iris Campostori è un’insegnante «da ben 25 anni»; laureata in psicopedagogia, attualmente frequenta un master per arricchire le sue competenze in campo scolastico. RSU per la CGILscuola è membro di Rete Scuole. Ed ha una valanga di idee per Crema Cosa ne pensi del recente voto amministrativo? Cosa deve fare la Sinistra per rinascere? «La destra vuole utilizzare la crisi per ridisegnare un nuovo blocco sociale di poteri, incardinato ancora una volta solo sull’impresa e tutto orientato contro il lavoro. Bisogna valorizzare il lavoro, che deve avere contenuti alti di conoscenze e abilità rispondendo alla crisi della democrazia e offrendo ad ognuno la possibilità di essere protagonista e non spettatore. Per queste ragioni dobbiamo tornare a produrre cultura ed essere fermi sui nostri valori, dando così un’anima al nostro modo d’intendere la funzione politica. Non siamo autosufficienti: quindi dobbiamo rapportarci con le forze politiche laiche, progressiste e che hanno a cuore la Costituzione». Sei sempre stata molto vicina ai temi ambientali, accostandoti anche al partito dei Verdi. Credi che abbia ancora senso un partito ecologista minoritario? Può essere SEL il contenitore giusto? «Nel nostro Paese la cultura ambientalista è minoritaria, anche nei partiti di Sinistra. Non vedo prospettive per un partito dei Verdi come in Francia o in Germania (lì hanno

un consenso dell’8-10%). La Sinistra deve fare proprie le battaglie dei Verdi per una nuova concezione dello sviluppo, rivendicando nuovi modelli di organizzazione dei cicli produttivi basati sulla conoscenza, straordinario veicolo di libertà, emancipazione e di promozione sociale. NO al nucleare, SI’ alle fonti energetiche alternative, a grandi progetti di risanamento ambientale, difesa dell’acqua come bene pubblico sono i riferimenti fondamentali per dare qualità alla parola sviluppo». Sei un’insegnante e vivi la scuola sulla tua pelle. Certo che il finanziamento faraonico alla scuola di CL grida vendetta, che dici? «Guarda, su questo argomento mi prende una certa rabbia. Stiamo assistendo ad una sorta di lotta di classe al contrario, con una scuola a due velocità: quella pubblica agonizza, ma quella paritaria incassa! Se si confrontano le cifre, la Regione elargisce più soldi alle suole paritarie. Le scuole pubbliche non si aprono laddove sono già presenti scuole paritarie, perchè potrebbero andare in concorrenza. È questa la sana competizione? Inoltre, pubblico e privato non hanno gli stessi obblighi: le private prendono sempre un alunno portatore di handicap o gli alunni stranieri? No, non vige alcun obbligo per loro». Quali dovranno essere secondo te i punti salienti del futuro programma del centrosinistra a Crema? «Sostenere le situazioni di disagio familiare legate alla crisi, riqualificare il territorio, le rive del Serio, la nostra campagna. Più piste ciclabili e trasporto pubblico, incentivare stili di vita meno “dispendiosi” per l’ambiante. Promuovere una politica scolastica a sostegno della scuola pubblica curando gli edifici, con la messa a norma di tutti i plessi di proprietà del comune e sostenendo l’integrazione e il diritto allo studio. Il Comune può avere un ruolo importante nello sviluppo economico, deve fare la sua parte. Non stare a guardare che si decida altrove». Quali caratteristiche dovrà avere il candidato Sindaco, secondo te? «Mi piacerebbe che fosse una donna, onesta, colta, capace di parlare al cuore delle persone e non solo attenta ai bilanci del Comune. Che sappia appassionare per un progetto di rilancio della nostra città. Io amo Crema e penso che si meriti di più di anonimi e grigi amministratori che la mortificano, anziché valorizzare il suo patrimonio storico culturale e umano». Primarie SI’, primarie NO per la scelta del candidato? «Ascoltare la gente è un buon metodo. Bisogna essere credibili, parlare con chiarezza e onestà. Le primarie sono una possibilità da non trascurare; prima però ci vuole la mediazione politica fra le forze in campo. Ci vogliono le idee e i programmi, poi si raccolgano le preferenze sulle persone». ■

Iris Campostori


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Infatti solo circa il 70% del prodotto inquinante è stato recuperato. Il resto resterà per lunghi anni depositato sulle sponde e sul fondo del fiume minacciando i pozzi, la salubrità dei prodotti agricoli, entrando a piccole dosi ma per lunghi periodi dentro la nostra stessa vita biologica

in nome del (Po)polo inquinato di Alvaro Dellera

Questo è uno dei peggiori disastri ambientali degli ultimi decenni ai danni del Po e della pianura PadanoVeneta, causato da chi ha responsabilità politiche, a tutti i livelli

il fiume Po foto* di ho visto nina volare • http://www.flickr.com/41099823@N00

La notte fra il 22 e 23 febbraio scorso con un criminoso atto di sabotaggio commesso alla “Lombarda Petroli” di Villasanta (Monza) furono liberate 2600 tonnellate di olio combustibile e gasolio che si riversarono – attraverso le condotte del depuratore – tutte nel fiume Lambro e di seguito nel fiume Po. Il Lambro scorre proprio nei pressi dell’ex raffineria dismessa, che da alcuni anni è in attesa di effettuare la bonifica dei numerosi serbatoi di stoccaggio contenenti ancora grandi quantità di olio e gasolio. I motivi dei ritardi nelle bonifiche e della dismissione totale va ricercata nella polemica politica sulla riqualificazione urbanistica dell’area. A ciò si devono aggiungere le false quantità denunciate dalla società all’autorità competente – evitando in questo modo di rientrare fra le aziende sottoposte alla direttiva Seveso – dei prodotti ancora contenuti nei serbatoi, della messa in sicurezza e della mancanza di verifiche delle stesse autorità. All’illegalità si è aggiunto, venti giorni prima, l’approvazione di una legge da parte del Governo che depenalizza lo scarico di sostanze inquinanti nei fiumi. La magistratura indaga su colpe e colpevoli, la protezione civile ammette di avere la situazione sotto controllo, la gente non si indigna più di tanto, nessuna opera preventiva verrà posta in atto per scongiurare altri simili disastri: chi inquina, d’ora in poi, non pagherà più. Fino a qui la cronaca. Poi, la campagna elettorale ha seppellito il problema che invece rimane con tutta la sua potenziale pericolosità. Infatti solo circa il 70% del prodotto inquinante è stato recuperato. Il resto resterà per lunghi anni depositato sulle sponde e sul fondo del fiume minacciando i pozzi, la salubrità dei prodotti agricoli, entrando a piccole dosi ma per lunghi periodi dentro la nostra stessa vita biologica. Tolta dalla nostra vista la parte emergente e galleggiante il problema appare risolto, ma purtroppo non è così. L’inquinamento da idrocarburi (tra i più devastanti) si è spinto fino al mare, dove rimarrà per anni, mentre la parte più pesante rimarrà latente fra le sabbie e la vegetazione sommersa del fiume e del suo delta, impossibile da scovare e sanare, minacciando la biodiversità e la vita marino-acquatica. Non basterà la gestione dell’emergenza: preoccupano le prospettive a breve e lungo termine per lo stato di salute delle acque e sulla qualità dell’ambiente marino alla foce del delta, minacciando microsistemi, pesci, anfibi, plancton (come confermato anche dalle relazioni degli esperti dell’IRSA-CNR). Le immagini del cormorano finito inconsapevolmente dentro la densa macchia nera del Lambro precludendosi la libertà di volare sono state ancora preziosa testimonianza dei disastri dalla matrice umana, immagini che meritano indignazione e condanna verso una politica irresponsabile che carica sull’ambiente e sulla società il prezzo di iniqui comportamenti e copre i reati ambientali con leggi che premiano la disonestà. Questo è uno dei peggiori disastri ambientali degli ultimi decenni ai danni del Po e della pianura Padano-Veneta, causato da chi ha responsabilità politiche, a tutti i livelli, che non si possono rimuovere come, invece, mi pare si stia facendo lasciando alla sola fase dell’emergenza la risoluzione (e soluzione) anche del più grande attentato alla nostra salute e all’ambiente, che invece rimane nonostante le rassicuranti parole di normalità espresse da più parti e dalla protezione civile stessa, in tutta la sua gravità ■


■ aprile 2010 ■ è arrivata la primavera?

è arrivata la primavera? cultura

Una famiglia normale, tranquilla, serena, stravolta per la follia di un gesto sconsiderato, per la rappresaglia che ne è seguita dopo il 25 Aprile 1945: la guerra era ormai finita ma non la sua logica

un tragico pomeriggio di storia di Annamaria Piantelli Il libro è il settimo volume della collana edita dal Centro Ricerca Alfredo Galmozzi, «una collana comoda da tenere tra le mani, con lo scopo di rendere facilmente accessibile la storia di un passato sia lontano che recente, aperta a tutti gli aspetti del vivere a Crema e nel cremasco». Gianfranco Bruschi arriva a scrivere dopo aver rielaborato, per anni, il dolore, lo sconcerto e aver vinto la disperazione, e scrive «perché il sacrificio di ciascun uomo non sia e non sia stato inutile», come più volte ripete quando incontra gli studenti. È questa «la storia maestra di vita» comunicata attraverso la voce e il sentire di chi ne è stato protagonista. Il libro è rivolto ai ragazzi, cui vuole offrire un insegnamento per il loro futuro, anche se non è un libro solo per ragazzi. Si compone di più parti, non nettamente distinte, perché la storia personale, durante tutta la narrazione, è intercalata dalle notizie di storia nazionale ed internazionale. La prima parte, didattica, offre una sintetica elencazione dei principali avvenimenti del contesto storico successivo alla prima guerra mondiale fino alla seconda guerra, documentati con una serie di testate giornalistiche, italiane e straniere rendendo, così, attuali i fatti attraverso un mezzo di comunicazione concreto e universalmente noto. Seguendo lo svolgimento e la conclusione della seconda guerra mondiale al momento più toccante e più strettamente personale: alla rappresaglia di Spino d’Adda durante la quale trovò la morte il padre dell’autore, allora bambino di solo dieci anni. Morte per fucilazione, per mano di un soldato tedesco, che non

si trattenne dal sorridere, beffardamente, al figlio che vide il padre sorridergli per l’ultima volta per poi cadere a terra sotto i suoi occhi, durante la ritirata tedesca, nonostante gli inviti ripetuti a non uscire di casa ed esporre lenzuola bianche alle finestre. L’episodio, inquadrabile nella logica perversa della guerra, è uno dei tanti, troppi, che ancora oggi tormentano l’umanità che non è più in grado, in certi momenti, di dare valore alla vita. È qui che l’autore pensa e induce a pensare «al perché è accaduto» e «se si fosse potuto evitare»: ma la risposta a questi interrogativi non si trova, si potrà cercare solo nel’illogicità umana che crea delle ritorsioni tragicamente sproporzionate per vendicare dei danni subiti. Alla morte del padre, seguì, a breve distanza di tempo, anche quella del fratellino, sfuggito dalle braccia della madre, strattonata dai soldati tedeschi che prelevavano Mario Bruschi, per fucilarlo sulla porta di casa. Nella seconda parte del libro l’autore, producendo anche fotografie d’epoca, documenta la vita delle famiglie italiane, nel periodo, facendo, poi, riferimento, nella terza parte, alla propria, citando episodi, descrivendo personaggi, scorrendo anche con le immagini i paesi in cui la sua famiglia si è trovata a vivere, seguendo il lavoro del padre, funzionario di banca. Una famiglia normale, tranquilla, serena, stravolta per la follia di un gesto sconsiderato, per la rappresaglia che ne è seguita dopo il 25 Aprile 1945: la guerra era ormai finita ma non la sua logica. Il libro è sicuramente una lettura educativa per tutti, soprattutto per i giovani, come più volte è stato detto, che possono conoscere la storia attraverso la voce dei protagonisti e non solo sui libri scolastici che spesso non inducono ad andare oltre l’elencazione dei fatti ■


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«È come trovarsi di fronte ad un muro rovinato, e più lo si osserva nei suoi particolari più l’immagine tende ad una realtà diversa, nuova, che va oltre la superficie»

quando lo "scarto" diventa poesia di Lidia Gallanti Linee morbide e continue, volute piene che richiamano curve musicali ed accompagnano lo sguardo verso i confini dell’immaginazione. Semplicemente, “Intrecci”. Così Fausto Lazzari, personaggio poliedrico da sempre culturalmente attivo nel territorio cremasco, ha intitolato la sua ultima fatica artistica, un’esposizione di opere pittoriche incentrate sulla forza dell’elemento grafico che, avvolto in colori pieni e brillanti, ha saputo incantare il visitatore. Lo spunto per questo lavoro realizzato negli ultimi due anni è nato in tipografia, «osservando i ritagli di carta da macero che si accumulano gli uni sugli altri e formano intrecci di forme e colori stravaganti, meravigliose». Questo tassello s’inserisce al termine di una ricerca artistica che prosegue da più di trent’anni, legata all’unione tra forma e colore in cerca di nuove soluzioni artistiche. Spiega Lazzari: «Ho cercato di rileggere elementi comuni e marginali, come gli scarti di tipografia, rielaborando su tavole forme e colori nel modo più artistico possibile». Una missione di vita per la pittura: dare nuova dignità a qualcosa destinato a deperire, ad essere gettato e dimenticato. Spiccano i colori, composti in tratti pieni e solidi con una forte predominanza di verde e azzurro, forse perché tonalità predilette all’artista, forse perché imbevute di evocazioni appartenenti alla terra, al passato. «Ho scelto i colori che amo, che dominano le mie radici, i colori della pianura e del cielo. I riferimenti che faccio al mondo musicale sono invece frutto di un percorso precedente ispirato all’armonia, nel quale le tonalità della terra incontrano i cieli all’orizzonte così come la musica incontra la pittura attraverso la linea melodica». L’armonia visiva si pone come elemento chiave dell’opera, in cui la curvatura sinuosa di uno strumento musicale può delineare un paesaggio con quella perfezione che solo la natura sa creare. L’osservazione dei materiali più disparati è stata tradotta in opera d’arte attraverso la grafica tradizionale; l’artista ha utilizzato una tecnica mista con basi acriliche su tavola, cui vengono applicati in seguito i colori ad olio, per garantire alle forme la massima brillantezza cromatica. Chiave di tutto, l’immaginazione. Continua Fausto: «Il messaggio evocativo è la cosa più importante dell’opera; parlo della suggestione che nasce nel momento in cui cogli qualcosa che sta oltre ciò che c’è realmente. È come trovarsi di fronte ad un muro rovinato, e più lo si osserva nei suoi particolari più l’immagine tende ad una realtà diversa, nuova, che va oltre la superficie». Una lettura che travalica spazio e tempo e cambia il modo di percepire le cose: non più ‘vedere’ ma ‘guardare’ per ricostruire una nuova dirompente realtà, e riscoprire una magia interiore che troppo spesso rimane sopita oltre la banalità del quotidiano ■


Domenica 25 aprile – ore 17 LIBERATION MUSIC JAM #2 - jam session di Alice nel giorno della Liberazione. Sabato 8, Domenica 9 maggio – ore 21 Progetto Nur - PALESTINE • teatro Mercoledì 19 maggio – ore 21,30 Nicola Frangione LA VOCE IN MOVIMENTO • poesia Sabato 22 maggio – ore 21 Oriana Valesi - IN CON SHOW • arti visive Associazione Culturale Alice nella Città via Cappi 26 Castelleone (CR) Addetto stampa: Umberto Bellodi alicenellacitta@gmail.com alicenellacitta.wordpress.com www.myspace.com/alicenellacitta

Numerozero compie il suo primo anno di vita. Non è tempo di bilanci (siamo ancora troppo giovani) ma sicuramente uno sguardo alle spalle e uno avanti ci è salutare. La nostra “avventura” prosegue, certamente tra molte difficoltà. Come avrete visto (e speriamo apprezzato) le idee non ci mancano. Tuttavia, come ogni prodotto editoriale, i conti contano. Garantire 11 uscite annuali, oltre ad essere impegnativo per chi scrive, è anche oneroso. Il format che abbiamo scelto, la rivista appunto, ci sembra una forma attraente. Siamo l’unica rivista cremasca mensile e vogliamo mantenere questa particolarità. Ma questo ha un costo, come un costo è mantenere un’informazione libera. Ci siamo posti un obiettivo ambizioso per il prossimo anno: raggiungere quota 300 abbonati perché non vogliamo essere autoreferenziali bensì parte integrante di un progetto democratico. Noi continueremo a migliorare, ad offrirvi argomenti interessanti da leggere con una lente d’ingrandimento onesta e trasparente. Per far ciò abbiamo bisogno di voi e del vostro contributo costante ■

25 Aprile la festa degli italiani e di tutti coloro che combatterono per la libertà, contro il nazifascismo. Vive il tricolore, il bianco, il rosso, il verde della bandiera, della nostra Patria, della Repubblica. Una Patria e una Repubblica che sono costate sangue e dolore a tutti gli italiani, trascinati nelle assurde guerre di agressione dal fascismo di Mussolini, accanto ai nazisti di Hitler. Il significato del 25 Aprile e della liberazione è scolpito nel cuore di milioni di uomini e donne che capirono e scelsero di battersi in prima persona, molti pagando con la vita. A tutti loro rivolgiamo un pensiero, un fiore, un attimo di silenzio. Sono i nostri morti, i compagni partigiani e i tanti che con loro lottarono. Sono tantissimi: uomini, donne, ragazzi coraggiosi che seppero scegliere la parte giusta con cui schierarsi, contro i fascisti e gli occupanti nazisti. Sono tanti, tantissimi, migliaia e nel cuore di tutti noi non sono stati dimenticati. Loro sono la nostra Repubblica con le sue istituzioni. Rileggendo, in questo 25 Aprile le lettere di coloro che andarono a morire a testa alta, arriva subito la commozione, un nodo alla gola. Diciamolo a voce alta: morirono per tutti noi, morirono per l’Italia, per la libertà, la democrazia, morirono per una Patria più giusta e più bella. Giordano Cavestro a 18 anni scrive ai compagni di Parma, sta per morire, ma pensa al dopo e dice: «Io vado a raggiungere gli altri compagni, se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia, che è così bella, che

ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care». Sta per morire Giordano, ma trova un attimo per parlare della nostra Italia che ha un “sole così caldo”. Proviamo a pensare, chi, cosa poteva dare ad un ragazzo di diciotto anni tanta forza e tanta determinazione. E Andrea di Bergamo, 23 anni, anche lui fucilato, lascia scritto: «muoio per la libertà di tutti, per l’Italia». Qualcuno dirà «retorica, solo retorica» ma Giordano e Andrea morirono fucilati, quando scrissero le loro lettere sapevano ciò che li attendeva. Hanno sfidato la sorte e speso la propria vita anche per la molta gente che oggi non onora il loro sacrificio: disonesti, speculatori, prepotenti, sfruttatori, ricattatori, arricchiti senza merito e tutti coloro che – senza ideali – non credono nella democrazia, nel diritto al lavoro, nella pace, e non sanno tirare fuori di tasca dieci centesimi per dare una mano al prossimo. Costoro alimentano il proprio individualismo sulle spalle di chi ha pagato la libertà di tutti. Non sanno e non hanno mai voluto sapere dei tanti ragazzi come Giordano e Andrea. Ma non abbattiamoci, anche se a volte può sembrare tutto perduto. Il nostro 25 Aprile ci ricorda il sole, la gioia della libertà, della fratellanza, della solidarietà, dell’accoglienza. Allora dobbiamo farci forza in nome di Giordano e Andrea e di tutti gli altri che sono morti per un’Italia più giusta e piena di sole: non è ancora giunto il momento di fermarci. Buon 25 Aprile ■

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foto* di Andrea Rinaldi da http://www.flickr.com


NumeroZero.10