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Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli

Algeria · Benin · Botswana Burkina Faso · Ciad · Costa D’Avorio Egitto · Ghana · Libano · Niger Nigeria · Tanzania · Togo N.S.A MILANO Sede Provinciale

Rivista Trimestrale · Anno 30 dicembre 2017 · N

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1968 - 2018

Il Capitolo Generale del 1967 proponeva ad alcuni paesi, quali l’Africa del Nord, la Costa d’Avorio, il Dahomey (l’attuale Bénin), la Francia e l’Italia, di costituirsi come Provincie, per assicurare un miglior servizio alla missione. Di conseguenza, noi Suore di Nostra Signora degli Apostoli, riteniamo il 16 dicembre 1968, la data ufficiale dell’erezione della Provincia Italiana. Grazie a tutte le suore che nel corso di questi anni hanno creduto e amato questa Provincia, e che attraverso la loro vita, il loro impegno e la loro passione per la missione, hanno testimoniato al mondo, la forza del Vangelo. Unite a Maria, Regina degli Apostoli, rinnoviamo il nostro Magnificat, per le meraviglie che il Signore ha compiuto in questi 50 anni della nostra storia.

Dove? In Costa d’Avorio Quando? dal 28 luglio all’11 agosto 2018 Per chi? Per giovani dai 18 ai 30 anni Desideri conoscere più da vicino l’Africa e sei interessato a partecipare a piccoli progetti di cooperazione, a partire da febbraio, inizierà un percorso formativo di 4 incontri La sede degli incontri presso la comunità SMA-NSA di Feriole (Padova) Date 4 febbraio - 4 marzo - 22 aprile - 6 maggio 2018

Contatti: animazione@nsaitalia.org smansa.feriole@gmail.com

Ti aspettiamo!!!

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50 anni

Africa

Viaggio in


Editoriale

U

n anno intenso questo 2017, per noi suore NSA e per la nostra rivista. Un anno che ci fa pensare alla stoffa artigianale che si lavora a mano, per uno di quei variopinti teli africani che adornano le case o che servono a cucire un abito. Serve un telaio per predisporre il lavoro: è la nostra vita, il nostro strumento di lavoro quotidiano nelle varie case o dispensari o centri nel mondo in cui operiamo …. Ringraziamo per aver avuto ancora quest’anno la possibilità di “spenderci” per il Signore e per la missione. L’insieme di fili orizzontali che formano la base per il lavoro, chiamati trama, sono invece le attività ordinarie che ci sono state affidate. Ringraziamo per i 90 anni di vita della rivista RA, che ci permette di far circolare la linfa della comunicazione fra noi e ascoltare il tam-tam delle notizie. Ringraziamo per la nuova esperienza della comunità NSA di S. Maria di Castello a Genova, con la vicinanza agli “ultimi” e agli “invisibili” di una città europea, certo, ma di confine. Ringraziamo per la professione perpetua di sr. Evelyn e sr. Giuliana, una testimonianza di fedeltà e passione che ci fa riflettere. E ringraziamo per i tanti giubilei di professione e

per la forte testimonianza che le suore che quest’anno ci hanno precedute in cielo, ci hanno lasciato in eredità. Nel lavoro della trama si inseriscono con una spoletta i fili colorati dell’ordito, da un capo all’altro del telaio, che vengono poi sistemati con un pettine. Lo possiamo vedere come la straordinarietà degli incontri, dei volti, delle varie situazioni che viviamo; possono esserci difficoltà, spesso tante, e l’assillo di non fare mai abbastanza, di non poter risolvere ogni problema o di curare ogni ferita del corpo o dell’anima: ma quella spoletta è sempre in movimento, non si ferma mai. Ringraziamo per quest’ anno di lavoro intenso, ce lo raccontano i reportage e le testimonianze di questo numero della rivista, come tutti i precedenti. Ed il pettine … L’ultimo ringraziamento del 2017 lo riserviamo a Dio. Infatti cosa ci potrebbe servire per completare il lavoro di trama e ordito della missione, fili legati al telaio della nostra vita? Non può essere che la preghiera che, come spiega papa Francesco, “è la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il cuore di Dio”.


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Tieni stretto ciò che è buono Tieni stretto ciò che è buono, anche se è un pugno di terra. Tieni stretto ciò in cui credi, anche se è un albero solitario. Tieni stretto ciò che devi fare, anche se è molto lontano da qui. Tieni stretta la vita, anche se è più facile lasciarsi andare. Tieni stretta la mia mano, anche quando mi sono allontanato da te.

Rivista Trimestrale Anno 30. n. 4 Direttore Responsabile: Sr. Fiorina Tagliabue Autorizz. Tribunale di Varese n. 185 del 5.10.1966 Sped. in abb. post. art. 2 Comma 20 lettera C Legge 662/96 - Milano

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Redazione: Via Accademia, 15 20131 Milano Tel. 02.70.600.256 Fax 02.70.63.48.15 http://www.nsaitalia.it info@nsaitalia.org Suore NSA Bardello Piazza Trieste, 5 21020 Bardello (VA) Tel. 0332.74.33.79 Fax 0332.74.59.56

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Sommario Vita nsa Un SI che vale TUTTA la VITA

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Grazie a tutti voi…

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Adesso parliamo noi Holy win

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“Con noi non si tratta” 20 festival della missione in breve

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Dalla missione TOGO Sui passi della Provvidenza… 9

Passato, presente e futuro del verbo DANZARE

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ciad Ritorno … per ringraziare 11

Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018

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burkina Percorrendo paesi e villaggi 15 Un incoraggiamento a continuare 17

NSA: Nuovi Stili di Annuncio UNA CASA PER TUTTI 28 Giustizia e pace Immigrazione A che punto siamo?

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Vita nsa

Un SI che vale S

uor Giuliana e Suor Evelyn hanno pronunciato i loro voti definitivi, “per tutta la vita” nella Congregazione delle suore missionarie di Nostra Signora degli Apostoli il 1° ottobre 2017”Bellissimo, emozionante, appassionante...”: sono i titoli che suor Giuliana darebbe a questo avvenimento così importante della sua vita e di quella di suor Evelyn! È nel suo stile, ci ha contagiato con quell’entusiasmo con il quale si è a lungo preparata, nel corso delle diverse tappe, previste dalla Chiesa e dalla sua Congregazione fondata da P. Agostino Planque, secondo superiore generale della SMA, succeduto al Fondatore Mons. Melchior de Marion Brésillac. La celebrazione dei voti perpetui si è svolta nella parrocchia affidata alla SMA e alle suore NSA di Santa Maria di Castello, situata nel centro storico di Genova, alla presenza di parenti, amici, laici che vivono in sintonia con la SMA e con le suore NSA di Genova, Padova, Airuno e di altre parti d’Italia.

Sono Sr. Giuliana Bolzan e sono nata a Genova. Sono entrata nell’Istituto NSA nel 2007 ed ho iniziato il mio cammino nel postulato ad Airuno (LC). In seguito, ho vissuto la bella esperienza di noviziato internazionale ad Abengourou, in Costa d’Avorio. Ho avuto la gioia di pronunciare lì i primi voti nel 2010, insieme a quattro compagne del Togo. Sono stata inviata in missione a Gagnoa (Costa d’Avorio) dove, fino al 2014, ho diretto il pensionato per ragazze, la mensa scolastica e coordinato la catechesi della parrocchia-cattedrale. Dal 2014 sono in Italia, nella comunità di animazione missionaria SMA-NSA di Feriole (PD)


TUTTA la VITA Con suor Marta Pettenazzo, superiora provinciale NSA per l’Italia, e altre Suore provenienti dalle diverse comunità in Italia, erano presenti anche l’assistente della superiora provinciale delle suore NSA del Ghana, sr. Beatrice Hammand, e sr. Veronica Commey economa provinciale, appartenenti alla provincia dalla quale proviene suor Evelyn; suor Daniela Bellini, consigliera generale, venuta da Roma con altre suore del generalato, davanti alla quale le due consorelle hanno pronunciato i loro voti perpetui, una cerimonia suggestiva e ben preparata, che è durata per oltre due ore. Il tempo è volato, grazie alla bellezza e al fascino che rappresentavano i vari momenti. Inoltre la corale multietnica di Genova e in gran parte arrivata da Padova, ha animato in varie lingue, in modo favoloso e in stile africano, sia la messa che la successiva animazione nel cortile della parrocchia. Il vescovo ausiliare di Genova, Mons. Nicolò Anselmi, che ha presieduto la cele-

Mi chiamo Evelyn Twenewaah Frimpong, sono nata in Ghana il 21 giugno 1985. Ho fatto la mia prima professione nel 2009 in Ghana. Ho lavorato come insegnante alla scuola primaria ad Elmina in Ghana. Da circa due anni svolgo la mia missione in Italia, precisamente a Genova, dove vivo con altre due consorelle NSA. Oltre a svolgere varie attività pastorali, nella parrocchia di S. Maria di Castello, seguo in modo particolare gli immigrati, in collaborazione con altre associazioni che si occupano degli stranieri e di coloro che vivono sulla strada

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Vita nsa

brazione assieme a una schiera di sacerdoti SMA e della diocesi, nella sua omelia semplice e toccante, ha ripercorso le tre letture scelte per l’occasione dalle due suore. La celebrazione è stata veramente emozionante, specie per i molti che non avevano mai assistito ad una professione religiosa: la cerimonia, la pronuncia dei voti, le litanie cantate, la consegna dell’anello, l’abbraccio di accoglienza definitiva nella famiglia religiosa delle suore NSA. Mi rimane nel cuore il canto di comunione che ci ha aiutato a entrare ancora di più in questo mistero di amore di Dio per chi ha voluto scegliere per la vita una particolare consacrazione: “le mie mani con le tue possono fare meraviglie, possono stringere, perdonare e costruire; possono dare da mangiare e far fiorire una preghiera: perché tu, solo tu, solo tu sei il

mio maestro e insegnami ad amare come hai fatto tu con me se lo vuoi. Io lo grido a tutto il mondo che tu sei l’unico maestro per me”. Così si è conclusa la cerimonia...che speriamo si ripeta ancora per chiamate e chiamati alla vita consacrata e missionaria perché, come abbiamo chiesto con il canto alla fine della Messa, “in tutta la terra popoli del mondo gridino la Sua fedeltà”. Dobbiamo dire grazie al Signore per la sua chiamata e per la forza che ha dato alle due sorelle per la loro risposta pronta, gioiosa e affascinante, data con piena fiducia nella sua guida sicura che sa dove dirigere i nostri passi, per la piena realizzazione di una vita ricca di grazie e di momenti di alta trasfigurazione.

Dobbiamo dire grazie al Signore per la sua chiamata e per la forza che ha dato alle due sorelle per la loro risposta pronta, gioiosa e affascinante

P. Lionello Melchiori, SMA


Grazie a tutti voi… “S

iamo grati alle persone che ci rendono felici, sono gli affascinanti giardinieri che rendono la nostra anima un fiore.” Con questa frase di Marcel Proust vorrei poter far arrivare il mio grazie profondo e ancora commosso a tutte le persone che hanno partecipato ai Voti perpetui del 1° ottobre a Genova, durante i quali Sr. Evelyn ed io abbiamo detto il nostro SI definitivo al Signore nell’Istituto missionario delle suore NSA.

“Siamo grati alle persone che ci rendono felici, sono gli affascinanti giardinieri che rendono la nostra anima un fiore” Eravamo davvero tanti a S. Maria di Castello quel giorno. L’atmosfera era suggestiva, si respirava eternità. Qualcuno ha detto che cielo e terra si sono toccati lì, quel giorno… E io dico che ciò è stato possibile grazie allo Spirito che aleggiava e grazie ai partecipanti. Tutti. La gioia immensa e la trepidazione di confermare questo SI al Signore e affidarglielo per sempre è stata accompagnata e sostenuta dai numerosi amici, parenti, suore e padri venuti a vivere con noi questo momento così importante della nostra vita. Il primo grazie va a Colui che ci ha chiamate a seguirlo in questa magnifica e incredibile avventura che è la vocazione religiosa e missionaria.

7 Lui che ha preso nelle sue mani le nostre vite e le ha fatte fiorire come mai avremmo creduto, nella fatica e nella gioia, nelle prove e nella dolcezza, nell’incontro con gli altri e nell’interiorità del cuore. Una gratitudine eterna al Giardiniere che si è preso cura di noi fin da prima della nostra nascita, che ci ha fatte “come un prodigio”, per parafrasare il canto del Salmo che a Lui abbiamo voluto dedicare. Un grazie speciale va alla famiglia, quella religiosa e quella di provenienza. Le suore NSA sono state non solo partecipanti attive e numerose alla celebrazione, ma protagoniste con noi nella preparazione di questa giornata. Non posso dimenticare l’intensa settimana vissuta insieme, ricordi e immagini mi si affollano alla mente… sr Marta che organizza il tutto e che prepara al computer il libretto della cerimonia, per ore ed ore, finché riesce a fondere al meglio le regole della liturgia con la gioia e la freschezza di una messa missionaria… sr Annamaria e sr Mary che da Feriole hanno portato ogni sorta di tessuto e che, su e giù dal refettorio alla chiesa, rendono ogni spazio caldo e accogliete, facendo meraviglie con le loro decorazioni… sr Alma che con chitarra e tanta dinamicità gira con noi le parrocchie organizzando animazioni e incontri per tutto il centro città… sr Anicette che segue con pazienza instancabile le sue ragazze africane mentre preparano piccole animazioni e un ottimo piatto africano per


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Vita nsa

Comunità NSA di Feriole (PD)

la festa… E non dimentico la sorpresa di aver avuto con noi Sr. Sandra che ci ha aiutato proprio in tutto e che ha svolto il ruolo di guida durante la cerimonia. E poi Sr. Daniela. La profonda commozione di rimettere il mio SI definitivo nelle sue mani, a lei che mi ha accompagnato durante i primi anni di formazione, che è sempre stata presente nei momenti più importanti del mio cammino… E l’arrivo di tutte le altre suore italiane e di quelle del Ghana, che hanno affrontato un lungo viaggio per accompagnare con affetto Sr. Evelyn in questo giorno. Senza contare tutte le suore che per impossibilità a venire ci hanno accompagnate da lontano con tanto affetto e preghiera… Metto in questa grande famiglia anche i padri SMA, accorsi numerosi, che fin dall’inizio mi hanno sostenuto e guidato, che sono stati tanto importanti nel mio

Comunità NSA di Genova

cammino religioso e missionario e lo sono ancora oggi. Ma ho ricevuto ancora di più. La presenza di mia madre che ha seguito passo passo la mia vita e accettato la mia scelta. La sua profonda commozione e la sua partecipazione gioiosa sono state il dono più grande che poteva farmi. E insieme a lei tutti i parenti venuti dalla Sardegna per esserci vicino in questa bella giornata. E ovviamente mio padre, Giovanni, che pur non essendo più su questa terra mi ha fatto sentire la sua vicinanza, già dal momento iniziale, quando per sbaglio il Vescovo mi ha chiamata Giovanna… Un grazie particolare e meritatissimo ai numerosi volontari che hanno reso questa giornata una festa: a chi si è occupato di sistemare i luoghi, di fare la spesa, di cucinare per 200 persone e che ha fatto tutto con il sorriso e la disponibilità del servizio! E ringrazio infine il Vescovo Nicolò e la corale multiculturale coordinata da p. Lorenzo, che ha fatto meraviglie e direi miracoli quel giorno. Ringrazio gli amici, i membri della mia parrocchia d’origine, tutti i partecipanti venuti da Feriole e da Airuno ed i religiosi di altri Istituti… Lascio per ultimi, per dar loro uno spazio particolare, gli amici africani. La loro affettuosa e allegra partecipazione ha dato una sorta di totalità alla celebrazione e alla festa. Senza di loro mi sarebbe mancato qualcosa. Guardandoli e abbracciandoli ritrovo sempre la freschezza dell’Africa e la ragione della mia scelta missionaria, senza la quale oggi non sarei quella che sono. Grazie a tutti voi, giardinieri, che in un modo o nell’altro avete reso la mia anima un fiore, che ora sboccia definitivamente in quell’Eccomi, per sempre, con l’aiuto di Dio e delle mie consorelle. Sr. Giuliana Bolzan, NSA


“D

io non ha creato i ponti, ci ha dato le mani”. La saggezza africana mi ricorda che è molto importante quello che possiamo fare, che dobbiamo guardare la vita con cuore aperto, con senso di responsabilità facendo in ogni circostanza quello che è nelle nostre possibilità. Le nostre “mani” sono guidate e sostenute dalle Mani della Provvidenza che arriva a noi per tante strade diverse, ma sempre per aiutarci ad edificare qualcosa di bello e di buono. È quello che imparo ogni giorno qui a Kolowarè, nella vita animata, a volte convulsa del nostro Centro Sanitario, Nella nostra piccola comunità di quattro suore, due italiane e due togolesi, abbiamo avuto la gioia di festeggiare l’impegno definitivo, con i Voti Perpetui nel nostro Istituto, di suor Lucienne che ci affianca nel servizio ai più poveri e malati. Nel nostro Centro sanitario di Kolowarè collaborano con noi medici ed infermieri: grazie al buon lavoro in equipe riusciamo ad accogliere, a curare e ad accompagnare un gran numero di ammalati, soprattutto donne, bambini e disabili. Le attività stabili e programmate vengono spesso scompaginate dall’imprevisto che è sempre alle porte e ci chiede creatività e disponibilità. Eccone qualche testimonianza. Mardia, Radia e Walia sono tre gemelline di nove mesi. La più in forma pesa 3.850 gr. le altre due 3.500 gr. ciascuna. La mamma le ha partorite con taglio cesareo, le ha allattate per due mesi, ma poi si è ammalata gravemente. Non sappiamo di che cosa le abbiano nutrite nei sette mesi successivi: sono arrivate da noi magrissime e disidratate, se continuavano così

Sr. Etta

erano destinate a morte certa. Abbiamo incominciato subito a nutrirle in modo conveniente iniziando con il biberon… Tutte tre lo hanno svuotato in un attimo, segno di vitalità che fa ben sperare. Essendo solo un caso di malnutrizione non sarà difficile rimetterle in salute e restituI tre gemellini

TOGO

Provvidenza… Sui passi della

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Dalla missione irle alla famiglia. Sono ricoverate da noi con la nonna che si occupa di loro. Incredibile ma vero! Pochi giorni dopo abbiamo ricevuto altri tre gemellini: due maschietti e una femminuccia di otto mesi. Ma questi avevano la mamma. Solo la bambina era ammalata gli altri due erano solo affamati. La bimba è deceduta dopo una decina di giorni, i maschietti invece ora stanno meglio. La settimana scorsa nel nostro Centro era ricoverata una bimba di due anni che non riusciva a tenere il collo dritto dalla fatica, era curata per una forma grave di malaria. Quando l’ho vista così affaticata ho chiesto all’infermiere perché non la trasferiva al grande Ospedale. Mi ha risposto che i genitori non avevano i mezzi. Ho loro dato un po’ di soldi e sono partiti per l’ospedale, dopo qualche tempo la mamma è ritornata con la bambina guarita a ringraziarmi, contenta di averla potuta salvare. E mentre scrivo penso alla persona che ha offerto quei pochi euro e ha ridonato la vita a questa bambina … benediciamo il Signore per tutto il bene che c’è in giro, ma che non fa rumore … benediciamolo perché si serve della nostra povertà per farci strumenti di vita e di bontà. Jacques, lunedì mattina, l’abbiamo trovato morto nella sua capanna. Jacques era un lebbroso cieco, il mio preferito, sempre sorridente e sereno. Quando sentiva arrivare qualcuno a casa sua batteva le mani di contentezza. Durante il giorno lo si sentiva spesso canticchiare canti religiosi. Il 25 luglio, festa di San Giacomo, gli ho comperato un pane zuccherato da lui preferito e gli ho dato qualche centesimo per festeggiare. Con questi soldi ha comperato delle arachidi e le ha condivise con i suoi amici. Era molto attivo, sapeva intrecciare abilmente le corde per fare i tetti di paglia delle capanne. Era fedelissimo in chiesa, alla domenica, quando facevo la celebrazione della Parola di Dio.

Jacques

Dopo la traduzione, lui ripeteva il Vangelo quasi a memoria e le sue riflessioni erano ricche di fede e di saggezza e sempre faceva una preghiera di intercessione. Ha sofferto tutta la vita … lebbroso, cieco, iperteso, diabetico, una terribile ernia ombelicale, ma non ha mai perso la fede e la gioia. Si affidava a Dio ed era sempre riconoscente con noi che non l’abbiamo mai abbandonato ha potuto sempre vivere in seno alla comunità e non recluso ai margini della vita del villaggio. È morto nel sonno, lo abbiamo trovato nella posizione di una persona che dorme tranquillamente …. Un passaggio dalla terra al Cielo, nel Regno del Padre, dove gli umili sono esaltati e rivestiti di gloria. Noi suore, consapevoli del grande dono che è la nostra consacrazione al Signore, cerchiamo vivere le nostre giornate cercando di fare del nostro meglio: ogni giorno incontriamo diverse occasioni per essere di sostegno, di conforto, di aiuto a tanti poveri che non trovano soluzioni ai loro problemi. Chiediamo al Signore di aiutarci ad avere un cuore attento, ci affidiamo alla Vergine della visitazione, lei che si è messa in cammino vedendo il bisogno della cugina. Anche noi siamo sempre “in cammino” verso le persone che la Provvidenza mette sulla nostra strada. Sr. Etta Profumo, NSA


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U

na telefonata: “Andiamo a fare un giro a Maingara per incoraggiare le tue suore?”. Domanda che mi sorprende e accolgo con gioia, ma che subito, mi suscita molti interrogativi: “perché no?” poi perplessità: “è opportuno? Oramai l’opera continua, lo sappiamo … i poveri hanno un luogo dove saranno curati … il nostro compito è finito, abbiamo passato il testimone…!”. Ma una volta destato il desiderio, è difficile abbandonarlo e così si comincia a sognare … La dottoressa Lydia con la quale, su richiesta del Vescovo del luogo, abbiamo avviato il Centro in favore dei malati di AIDS allora abbandonati e discriminati, offre il viaggio a me e a Fratel Alberto. Il mio pensiero va anche a P. Luigi che invece ci segue dal cielo, una persona importante e indimenticabile; all’inizio dell’opera era lui che seguiva da vicino tutti i malati, ascoltandoli, confortandoli, accompagnando le persone più fragili. Decidiamo quindi di partire… sbarchiamo a N’Djamena, accolti dal caldo tropicale e dall’affetto e dall’amicizia delle suore e di tante persone che non ci hanno mai dimenticato. Quando arriviamo è sera, la città è tranquilla perché si sente sicura: è praticamente blindata (ci sono militari in ogni angolo), si esce solo se non se ne può fare a meno, mi dicono - infatti le strade del centro sono ben illuminate ma quasi deserte. La casa delle suore è all’interno del complesso “Hôpital Notre Dame des Apôtres”, situato in un quartiere della periferia sud:

qui, al contrario, c’è vita e movimento, come in pieno giorno. Anche l’ospedale è sorvegliato, i militati all’entrata controllano col metal detector (è uno spettacolo molto impressionante), ma la gente è abituata e si sente protetta. Si cena e poi si va a dormire … nella notte vengo cullata da un pianto di bambino che mi riporta indietro nel tempo. Il mattino seguente però ritrovo il traffico convulso e la folla frenetica che corre in tutte le direzioni, così ci uniamo al via vai per recarci nei vari uffici per le formalità. Vedo la città amministrativa rifatta completamente a nuovo; in centro sono sorti palazzi, belle case, piazze arredate: “adesso N’Djamena ha l’aspetto di una capitale”, mi dice una signora. Nei quartieri però le strade sono ancora dissestate e portano le tracce della stagione delle piogge appena terminata, le case sono povere, senza servizi. Ci rechiamo alla cattedrale cattolica, monumento storico che ha subito danni notevoli durante la guerra, in attesa di essere Sr. Margherita e le studenti del Foyer

ciad

RITORNO … RINGRAZIARE


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Dalla missione Sr. Margherita Alberti

ristrutturata; attualmente le cerimonie si svolgono in una mega tenda posta di lato. La struttura medica NDA ora è diventata Ospedale. Visitandolo mi rendo conto di quanto tutto sia cresciuto, mi ha colpito in particolare il reparto dedicato ai piccoli denutriti gravi: è zeppo di bambini e si è aggiunta una tenda offerta dall’UNICEF che contiene 20 letti. Sr. Emilienne, medico responsabile, mi dice che vi sono ricoverati oltre 70 bambini e che il numero stabile varia tra i 70 e gli 80, a cui si aggiungono quelli seguiti ambulatorialmente per il controllo del peso ed eventuale integrazione alimentare, possono arrivare fino 500 per settimana. Sono stati attivati parecchi servizi: oltre alla maternità (aperta 24 ore su 24), al laboratorio analisi, che assicura anche la guardia notturna, vi è il servizio di radiologia e quello di fisioterapia. Si sono aperti reparti per il ricovero degli adulti e nuovi ambulatori con medici specialisti tra i quali un cardiologo (specializzazione rara nel paese) che viene alcuni giorni della settimana. Inoltre la facoltà di medicina manda i suoi specializzandi a fare pratica e qui non c’è alcun dubbio, il lavoro non manca. Già il mattino presto si formano le file dei malati in attesa di essere ascoltati, curati: solo allo scendere della notte i viali si svuotano e il vocio si smorza. La pediatria resta sempre animata perché i bambini hanno bisogno di un’assistenza

continua, le mamme che seguono i propri bambini, socializzano fra di loro nel cortile preparando i pasti o facendo il bucato. Partecipiamo all’incontro del personale che, prima di iniziare il proprio turno di lavoro, si riunisce per un momento di preghiera; chi ha lavorato durante la notte passa le consegne, e si analizzano insieme i diversi “casi” dei ricoverati, una fruttuosa occasione di formazione. Poi ciascuno inizia il proprio servizio. Ho visto del personale serio, gioioso e disponibile anche a prolungare il servizio fino al completo esaurimento delle file di attesa. Sente sua l’opera, e il momento di preghiera e formazione sono di grande stimolo per il servizio in favore dei malati che sente fratelli e sorelle, qualunque sia l’etnia e la religione a cui appartengono. Dopo 2 giorni di permanenza nella capitale con un piccolo aereo del PAM (Programme Alimentaire Mondial) raggiungiamo Sarh, la meta del nostro viaggio. Qui ci accoglie la delegazione, del personale del Centro di Maingara, un gruppo di ragazze liceali che sono ospiti del Foyer Notre Dame des Apôtres, e le suore naturalmente! C’è tanta commozione in noi nel rivedere gli ospiti del nostro centro che, accompagnate e curate, hanno ripreso una vita normale e che ora, in corteo e cantando, ci accompagnano alla casa delle suore dove sarà celebrata una Messa. Anche qui le sorprese non mancano: le ragazze sono sempre più numerose le ragazze che frequentano il liceo e che le famiglie affidano alle suore per completare la loro formazione. Il “foyer” ospita attualmente 40 vivaci ragazze che si autogestiscono. Accompagnate da una suora, preparano i loro pasti, tengono in ordine gli ambienti, ma soprattutto studiano in condizioni ottimali. Quest’anno sono stati aggiunti i pannelli solari per ovviare alle frequenti interruzioni nell’erogazione dell’energia elettrica.


13 Anche a Maingara ci sono miglioramenti: si è costruita una nuova maternità più adeguata (dono di Giorgio che dal paradiso deve compiacersi di vedere quant’è bella) e un blocco operatorio per i piccoli interventi. Sono aumentati i posti letto, così non ci sono più malati che giacciono a terra sulle stuoie, e ci sono nuovi reparti: come la pediatria e quello per le malattie contagiose come la tubercolosi. L’AIDS non è più un tabu, anche se purtroppo non si è ancora arrivati a una prevenzione adeguata, la gente fa fatica, soprattutto nei villaggi a comprendere l’importanza di premunirsi e proteggersi dalle infezioni, per cui l’emergenza non è ancora finita. Le cure però, se seguite regolarmente, permettono una vita normale: ho rivisto con piacere tante persone che sembrano rinate nel corpo e nello spirito perché l’accompagnamento nei loro momenti duri, ha dato loro il coraggio di non mollare e di essere fedeli. La maternità, se assistita dal concepimento fino al parto, garantisce una buona percentuale di bambini nati sani.

Sono ancora tante le malattie che portano alla morte precoce: la malaria è al primo posto, ma anche le varie infezioni varie come il morbillo, le dissenterie; frequenti in stagione secca, la meningite, sempre in agguato durante la stagione dell’harmatan, ma anche le infezioni polmonari. Una campagna che porta frutti è quella della vaccinazione grazie alla quale la poliomielite è stata quasi debellata. Purtroppo non si riesce, nonostante l’impegno, a coprire la prevenzione per tutta la popolazione infantile e inoltre anche qui ci sono resistenze da superare legate alle credenze locali o fomentate da ciarlatani. Il Centro Nutrizionale si è qualificato e specializzato nel ricupero dei bambini denutriti attraverso i prodotti locali (cereali), alcuni coltivati nel campo stesso del Centro. Un nuovo progetto molto importante, è il ricupero dei malati mentali. Qui basta un esaurimento non curato a isolare una persona dalla società e a trasformarla in un “senza fissa dimora” che vive per la strada coperto di stracci, mangiando nelle pattumiere del mercato. Ci sono però, come ovunque, anche i malati mentali violenti e questi sono in genere incatenati, e tenuti lontani dalle abitazioni. Anche gli epilettici a volte sono isolati, la gente ha paura quando la crisi li prende in luoghi pubblici, per loro basterebbe una medicina presa regolarmente. Si è costituita una piccola équipe che li individua nei quartieri e inizia un percorso di riabilitazione e reinserimento in famiglia. La fama si è diffusa e adesso le famiglie stesse portano i loro malati oppure li segnalano al centro. Qui, purtroppo, c’è carenza di medici, inoltre siamo lontani dalla capitale! Anche se Sarh è una cittadina, capoluogo della regione del Moyen Chari, che conta circa 100.000 abitanti, compresi i villaggi limitrofi di competenza, è pur sempre


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Dalla missione

considerata una provincia. Anche qui al centro medico di Sarh si inizia il turno lavorativo con la preghiera del mattino e con il momento di formazione e discussione sui “casi” che si presentano, per cui gli infermieri si sentono motivati e accompagnati nel loro lavoro Durante la nostra permanenza più che incoraggiare, ci siamo sentiti confermati nelle nostre attese, il seme gettato ha prodotto frutti, e sono belli; certo c’è sempre di più da fare e questa dinamica ci mantiene aperti e in progressione per trovare risposte sempre adeguate ad ogni situazione. Una settimana corre veloce, si ritorna nella capitale, con il pullman di linea impieghiamo 17 ore per 800 km, con soste numerose per svariati controlli: militari, polizia. È stato faticoso, ma si è rivelato un vero bagno di umanità e di presa di coscienza delle condizioni in cui vive la gente qui … Come si mantengono queste opere? Col contributo dei malati, che quando possono, pagano i tickets in base agli esami che devono eseguire; queste tariffe sono però sempre più basse al confronto di altre strutture della zona, perché si vogliono servire i poveri, ma parecchie sono le persone che non possono pagare. Tutti però sono curati con la stessa dedizione. Naturalmente tutta la struttura vive perché c’è ancora tanta solidarietà che arriva dagli amici e benefattori che credono

e hanno il cuore sensibile ai bisogni dei fratelli meno fortunati. Infatti ci siamo sentiti ripetere spesso: non dimenticateci! - e come possiamo? Un grazie grande a voi, suore, amici che ci avete accolti, a voi amici e benefattori che continuate a sostenere le opere in favore di chi non ha nulla. Motivo di gioia e di partecipazione sono stati anche gli incontri con la Chiesa, ormai quasi tutta ciadiana, o africana; preti giovani e dinamici, ma ancora troppo pochi per la popolazione che devono servire. Laici impegnati che sentono loro la Chiesa, le Messe molto partecipate anche nei giorni feriali. Tanta gioventù, tanti bambini . L’entusiasmo e la fede genuina di chi ha incontrato il Signore e a Lui si affida. “Dieu est là” (Dio c’è) era la risposta alle mie obiezioni: ce la fai? come fai?... ecc.. Abbiamo partecipato alla consegna del “pallio” all’Arcivescovo Metropolita mons. DJitangar dalle mani del Nunzio Apostolico. A un’assemblea attenta e numerosa sono stati spiegati i simboli di questo gesto che si riassumono nel servizio. Pensiamo alla Cresima di un gruppo di 37 adulti della Parrocchia di Am Tukui, che conta 4.000 cristiani in un quartiere molto popolato, tradizionalmente mussulmano, il cui parroco si è diplomato in islamologia, per favorire il dialogo e mantenere la pace. Spero di essere riuscita a condividere almeno un po’ la ricchezza degli incontri, l’importanza delle opere realizzate e la serietà del loro funzionamento, la speranza e il coraggio di tanti poveri che lottano per una vita dignitosa, la vitalità di una Chiesa che si sforza di essere una comunità dove si vive con semplicità e gioia la propria fede. Davvero il piccolo seme sta dando molti buoni frutti! Un cammino aperto, sul quale andare con la solidarietà, la condivisione, la speranza. Sr. Margherita Alberti, NSA


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paesi e villaggi Le suore di Nostra Signora degli Apostoli (NSA) al servizio dei loro fratelli e sorelle in Burkina Faso, attraverso il lavoro di suor Alma e la sua prossimità verso i più poveri

S

uor Alma Comi è partita per la prima volta in Burkina Faso nel 1985. Un impegno frutto della sua fede al servizio della Chiesa, particolarmente in Africa. È così che suor Alma ha accolto con grande fede e passione il suo impegno, lavorando a fianco a fianco di tanti uomini e donne, figli di questo paese, per promuovere e aiutare la crescita, umana e spirituale, di ogni persona in qualunque stato si trovasse. Interessata e attenta alle esigenze delle persone e del luogo, ha dapprima voluto conoscere la regione dell’Est dove si trova la diocesi di Fada N’Gourma. Dopo alcune visite e viaggi nei villaggi del territorio, ha scoperto una zona in cui la povertà era grande, nella quale molte famiglie non avevano cibo e acqua a sufficienza. Ed è in questo contesto che ha iniziato la sua missione e le sue azioni in Burkina Faso mettendo al primo posto le persone più povere e malate. Diverse erano le situazioni di povertà e di miseria in quella zona: - l’insicurezza alimentare nelle famiglie legate all’insufficiente produzione agricola; - l’insufficiente supervisione agricola e mancanza di formazione nelle tecniche di produzione e gestione sostenibile delle risorse naturali; - il progressivo degrado dei suoli; - il basso tasso di attrezzature agricole (“la dabà” ossia la zappa, è lo strumento principale per smuovere la terra);

Decorazione di Sr. Alma Comi, Cavaliere dell’ordine al merito

- la ripartizione moderata dei campi e il graduale aumento degli animali da pascolo che causavano spesso conflitti tra agricoltori e allevatori; - la mancanza di acqua potabile, una vera sfida per le popolazioni perché genera molte malattie che hanno conseguenze sulla capacità delle famiglie di assicurare la scolarizzazione dei bambini e la presa in considerazione delle cure mediche; - il tasso di iscrizione scolastica dei bambini basso: 45%. Alla luce di questa situazione generale, sr. Alma Comi si è impegnata, in collaborazione con molte persone di buona volontà in Italia, ad aiutare molte famiglie nei vari settori d’azione. Considerato l’impegno e la dedizione nel sostenere le popolazioni, abbiamo ritenuto opportuno presentare una domanda al governo del Burkina Faso per chiedere il riconoscimento uffi-

burkina

Percorrendo


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Dalla missione Amici carissimi, ero in Burkina lo scorso 11 dicembre, giorno della Festa Nazionale, in cui si celebravano i 57 anni di Indipendenza del Paese. Mi trovavo a Fada N’Gourma, invitata a questa ricorrenza, durante la quale sono stata decorata, in ringraziamento al bene compiuto in questo paese del Sahel a me tanto caro e amato. Per chi mi conosce un pochino… sa che non avrei mai affrontato un viaggio in aereo per questo motivo… vista la paura che ho di viaggi in aereo. E nemmeno sarei corsa a ricevere una medaglia… non ne sono il tipo. Ma un motivo molto grande mi ha spinto a parteciparvi: la forte consapevolezza di ricevere questo riconoscimento a nome di tutti coloro, amici, conoscenti, gruppi, associazioni, persone singole, pensionati e bambini, che amano il Burkina Faso e che ogni anno decidono di fare qualcosa, di grande o di piccolo, per questa gente, è il cuore che dona. Si, è per tutti voi che sono andata in Burkina, è a nome vostro che ho ricevuto questa riconoscenza. E a tutti voi dedico questa medaglia. E la dedico anche al mio paese, l’Italia! Ho paura di scrivere nomi correndo il rischio di dimenticarne alcuni… e tanti sono gli anonimi che continuano a fare del bene nel silenzio e attraverso tanti piccoli gesti. Il Burkina Faso, riconosce il bene che riceve, lo riconosce, dice GRAZIE e incoraggia a stare uniti affinché si cresca insieme nella fratellanza e in dignità. A Tutti voi che avete partecipato alla mia vita e alla mia missione, mettendoci il cuore e la passione dedito questa parola: BARKA WUSGO! Il Signore vi benedica! Sr. Alma COMI, NSA

Momento conviviale

ciale dei meriti, delle azioni di sr. Alma Comi. Il dossier è stato ben apprezzato e accettato ed è per questo che con un decreto del Presidente della Repubblica, suor Alma Comi è stata decorata come CAVALIERE DELL’ORDINE AL MERITO, distinzione generalmente riservata ai cittadini del Burkina Faso, e onorata attraverso una medaglia e un certificato di riconoscimento. A nome del popolo burkinabé, delle parrocchie di Diabo e Tibga, esprimiamo la nostra gratitudine alla Congregazione delle Suore di Nostra Signora degli Apostoli. Possa Dio continuare a suscitare in loro, donne coraggiose e al servizio dei più poveri. Nostra Signora degli Apostoli, prega per noi! Padre Augustin Planque intercedi per noi! Abbé Prosper KIEMA, sacerdote della diocesi di Fada N’Gourma


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Un incoraggiamento a continuare I

n occasione di questa giornata di particolare memoria, il governo del Burkina Faso è abituato a decorare coloro che con la loro vita e il loro lavoro hanno espresso un particolare amore per il paese lavorando al suo sviluppo e alla sua crescita. In quest’anno 2017, il nome di Sr. Alma Comi è stato tra i destinatari. Siamo stati molto felici quando abbiamo avuto la notizia. Una grande gioia e commozione ha attraversato il nostro cuore nel giorno della cerimonia. Il plauso fatto a Sr. Alma è il risultato di una combinazione di sforzi compiuti da tante persone e dai i diversi traguardi raggiunti in particolare nel distretto rurale di Diabo. Noi pensiamo cara suor Alma che questa decorazione te la meriti a pieno titolo, noi siamo stati solo gli intermediari, i facilitatori nella realizzazione dei progetti. Attraverso queste poche righe desideriamo congratularci con te per questo riconoscimento e dirti il nostro grazie per la buona collaborazione che da tanti anni esiste tra di noi. Questa decorazione è allo stesso tempo un ringraziamento e un invito che i responsabili del paese indirizzano a tutti noi, un segno che le azioni promosse per la popolazione sono, agli occhi delle autorità civili, di grande importanza. Questo riconoscimento è molto di più, un incoraggiamento a continuare con tanto impegno. Possa il Signore riempirci delle sue benedizioni e darci un cuore sempre più sensibile ai bisogni dei nostri fratelli e sorelle più poveri. Ti ringraziamo Abbé Roger YONI, sacerdote della Diocesi di Fada e Siméon Yougbaré, catechista

L’Abbé Pierre Kiema, Sr. Alma, l’Abbé Prosper Kiema e Raffaele Gaddoni

Suore NSA Burkina-Niger, Costa d’Avorio, Raffaele Gaddoni

Sr. Alma con alcuni catechisti di Diabo


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Adesso parliamo noi

Holy win Cronaca di una notte diversa dalle altre (31ottobre 2017 - 1 novembre 2017) 22:30 - Stanotte fa freddissimo, e uscire “a festeggiare” è da persone coraggiose… ma noi siamo super coraggiosi, e infatti stanotte siamo pronti ad affrontare un pellegrinaggio... in compagnia di persone speciali che hanno vinto le tenebre con la luce della loro vita. Il luogo d’incontro e di partenza è il piazzale della chiesa di Bresseo (PD). Siamo un bel gruppo, ci mettiamo in cerchio per vederci bene tutti e dopo aver scaldato le voci con un canto accompagnati dal suono della chitarra e dell’ukulele, ci presentiamo: ognuno racconta il perché ha scelto di essere lì presente questa notte. Padre Lorenzo poi ci dona la sua parola di benvenuto e dopo aver letto un brano di Vangelo e la testimonianza di un padre missionario, ci invita a riflettere sul significato del nostro incontro: Siamo qui per camminare insieme verso il giorno che viene, il giorno di Ognissanti. Ci prepariamo a festeggiarlo stanotte, contro ogni tendenza, con la luce e la gioia che ci abita dentro.  Tutti assieme, con scarponi e torce, partiamo. La nostra destinazione è la grotta di Sant’Antonio abate, sul monte della Madonna. L’arrivo è previsto alle prime ore del 1º Novembre per poter poi celebrare la S. Messa all’interno della grotta. Il nostro piccolo pellegrinaggio è contrassegnato da alcune tappe di condivisione della Parola e di riflessione, durante le

quali ciascuno di noi è invitato a dare la propria testimonianza aiutati da alcune domande che mettono l’accento sulla difficoltà dell’annunciare il Vangelo oggi, sull’essere coerenti del credo che professiamo, nei diversi contesti in cui viviamo. Siamo stimolati anche dalle parole di papa Francesco: “È salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio e capaci di una grande resistenza attiva. Vi è chi si consola dicendo che oggi è più difficile; tuttavia dobbiamo riconoscere che il contesto dell’Impero romano non era favorevole all’annuncio del Vangelo, né alla lotta per la giustizia, né alla difesa della dignità umana. In ogni momento della storia sono presenti la debolezza umana, la malsana ricerca di sé, l’egoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti. Tale realtà è sempre presente, sotto l’una o l’altra veste; deriva dal limite umano più che dalle circostanze. Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca.” (EG 263) Ognuno di noi scrive la propria beatitudine: Beati i…. e la condivide poi in preghiera. Non sono mancate nel tragitto chiacchierate tra di noi, per conoscerci meglio e


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per motivarci a vicenda sulla strada da percorrere... e non è mancata nemmeno la cioccolata! È l’una circa quando arriviamo in cima al Monte della Madonna, un sentiero in mezzo al bosco ci permette di arrivare alla suggestiva grotta di Sant’Antonio abate.  Allestiamo un piccolo altare e accendiamo le candele. Siamo pronti a celebrare il giorno nuovo, il giorno di tutti i Santi!  Dopo la Messa è d’obbligo un momento di condivisione in pieno stile missionario, fare festa con canti, tam-tam, chitarra e ukulele, accompagnati da un banchetto ristoratore!! Sono le 03:30 del mattino quando ci salutiamo. Questo giorno di festa è solo all’inizio, e siamo tanto grati al Signore per aver camminato con noi. Siamo felici di aver celebrato insieme, in questa notte santa, la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Profumo di santità Francesca Bettella


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Adesso parliamo noi

“Con noi non si tratta” Gruppo donne

Somalia, donne in viaggio

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l mese di Novembre per il Centro di Accoglienza “@Home” è stato ricco di momenti di condivisione e di possibilità di incontro e integrazione con il territorio di Marino in primis, ma non solo. Si è cominciato il 2 Novembre con la “Prima Cena Etnica” organizzata al ristorante “For de Porta”, sito nella piazza di Marino, e si è concluso con la partecipazione delle ragazze alla Manifestazione sulla violenza contro le donne del 25 Novembre, dallo slogan #NONUNADIMENO. Un passo alla volta… Da sempre ci siamo resi conto di come nel territorio di Marino, aleggino diversi pregiudizi sulle ragazze e sul nostro Centro, che poi sono semplicemente lo specchio dei pensieri presenti sul territorio nazionale. Io, personalmente, ho sempre pensato che, come operatrice del Centro e come tramite tra i cittadini italiani e le ragazze, avessi un compito importante: quello di far conoscere, attraverso la mia testimonianza, la storia di queste ragazze, quello che vivono sulla loro pelle e il motivo per cui vengono in Italia, affrontando un viaggio che va oltre la nostra immaginazione. Così, riflettendo su questo problema, io e il resto dell’Equipe abbiamo pensato a come integrarci nella comunità marinese, cominciando a creare una rete con le associazioni del territorio e con pilastri quale ‘osteria “For de Porta”. Con il proprietario di quest’ultimo, da sempre propenso a creare eventi di questo tipo, abbiamo stabilito delle date in cui il ristorante potesse ospitare delle serate a tema


21 etnico, dove le ragazze del Centro potessero far conoscere la loro cultura nelle sue sfaccettature. Nello stesso periodo in cui organizzavamo questa cena, alcune ospiti della Somalia ci hanno comunicato che di lì a breve avrebbero raggiunto alcuni parenti in Germania, per un lavoro in un ristorante di famiglia. Quindi, il collegamento è stato facile. Subito abbiamo pensato di unire le due cose: permettere loro di cucinare e fare una festa di “addio” e allo stesso tempo far conoscere la cultura somala al territorio. Si comincia con i preparativi: ricerca della musica da mettere in sottofondo, menù, liste della spesa, ingredienti, ricerca di utensili da cucina, vestiti tradizionali, veli per decorare la sala; qualcuna di loro si è messa in gioco parlando in lingua somala e manifestando le problematiche presenti nel proprio paese e perché sono state costrette a fuggire. Il giorno della cena, sin dalla mattina le ragazze si sono messe all’opera per preparare da mangiare. Ci hanno deliziato con sambusi di carne e pesce, barisa ovvero riso al sugo con spezie, un dolce tipico dal nome “macana” e infine i “roti”, pane ripieno di formaggio. Alla cena, le ragazze hanno invitato anche altri connazionali che hanno contribuito alla riuscita della serata. Le ragazze, bellissime nei loro vestiti tradizionali, il cibo pronto in tavola, la musica, il “buraanbur somali” una danza tradizionale, hanno permesso di far assaporare per qualche ora la cultura somala. Lo spettacolo più bello è stato, però, vedere le ragazze per una sera in una situazione differente: i colori degli abiti indossati, le sonorità delle risa, i profumi dei cibi e delle persone, la soddisfazione stampata sui loro visi per quello che erano riuscite a fare, è stato per me un grande ringraziamento.

Ed ecco il secondo avvenimento del mese: la manifestazione organizzata per il problema della violenza contro le donne. Il nostro Centro ospita 70 persone, fra cui solo 4 uomini e 3 bambini maschi. Il resto dell’utenza è composto da donne e bam-


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Adesso parliamo noi

Roberta Del Negro

bine. Ognuna di loro, in modalità seppur differenti, sono certa abbia subito violenza nella sua vita: sessuale, fisica, verbale o economica. Ognuna di loro è vittima della tratta di esseri umani e alcune di loro, purtroppo, sono state o sono tutt’ora vittime della tratta finalizzata alla prostituzione. Il tema della violenza contro le donne è un tema che noi, dato questo tipo di utenza, sentiamo molto e già dall’anno scorso, tramite alcuni laboratori, abbiamo cercato di sensibilizzare la cittadinanza, accendendo un riflettore su questo terribile problema di cui non si parla volentieri. Abbiamo pensato di stampare magliette, preparare striscioni e cartelli; così per le 13 ragazze partecipanti e 2 bambine sono state acquistate delle magliette dal colore rosa per le prime e nere per le seconde. Nella settimana della manifestazione, con ognuna di loro, tramite il supporto della mediazione linguistica e di un lavoro ulteriore proposto durante la scuola di italiano, è stato spiegato il motivo per cui ci si incontrava tutti in piazza per manifestare. Con ognuna delle partecipanti abbiamo dipinto nel retro della maglietta il nome

del Centro e il logo della manifestazione “#NONUNADIMENO”, mentre nella parte davanti chi voleva poteva scrivere un proprio pensiero sul tema della violenza. Molte di loro hanno mostrato un grande coinvolgimento nella preparazione dell’evento: oltre ad essersi divertite nel dipingere le magliette con le bombolette spray, lo stesso entusiasmo che avrebbero usato per dipingere un murales, molte di loro hanno riportato pensieri quali “Sono una donna e voglio combattere contro la violenza”, “Picchiare le donne non è buono” e altre scritte in inglese, in italiano, in somalo, in arabo. Sabato 25 novembre era stabilito ci si incontrasse a Piazza dei Cinquecento ed eccole arrivare tutte vestite di rosa, abbinate con veli, scarpe, borse e quant’altro. Giusto il tempo di farci una foto di gruppo, ed ecco arrivare il corteo proveniente da Piazza della Repubblica. Le ragazze con in mano lo striscione con il nome del Centro su cui erano disegnate le impronte delle mani di tutte le ospiti, e il cartello con il nostro slogan “Con noi non si tratta” hanno avuto grande visibilità: in breve tempo fotografi e giornalisti ovunque, cronisti di telegiornali e radiofonici pronti ad intervistarle. Un momento molto emozionante per loro, diventate protagoniste della giornata. Si è ripresa la manifestazione che è proseguita con musica e momenti di confronto con gli altri manifestanti, soprattutto risate e foto, video. Spero che oltre al bellissimo ricordo di aver passato un pomeriggio nel Centro di Roma, sia sorta in loro qualche domanda e un po’ di consapevolezza che la violenza contro una donna non è accettabile e che loro possono e devono avere un ruolo in questo. Se solo un piccolo seme, di quelli gettati, ha attecchito, allora sì che avrò fatto bene il mio lavoro. Roberta Del Negro, Educatrice


festival missione in breve della

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uesta prima edizione del Festival della Missione è stata una vera festa! Un modo coinvolgente e non scontato di trasmettere la gioia del Vangelo di cui sempre ci parla papa Francesco. Si è trattato di quattro giornate strutturate in incontri, animazioni di piazza, veglie, adorazioni, serate di musica e testimonianze con lo scopo di portare il tema della missione all’attenzione e alla portata di tutti. “Mission is possible” è stato lo slogan di questo Festival. Vedere tanti missionari di diversi Istituti, preti, suore e laici animare e vivere queste giornate insieme è stato per me un grande segno di speranza. Segno che la missione è davvero possibile anche nel mondo di oggi. Segno di speranza lo è stato sicuramente per la città di Brescia, ‘invasa’ pacificamente da questa ondata colorata di persone innamorate di Gesù e del mondo intero. Brescia è una città molto bella e accogliente. Incontrare la gente per le strade con semplicità e allegria ha permesso loro di comprendere come la missione sia per tutti e di tutti. Molti erano i luoghi di ritrovo dove ascoltare testimonianze, tavole rotonde e spettacoli, tutti accomunati dall’urgenza di far conoscere i problemi del mondo di oggi, come la tratta di persone, lo sfruttamento di interi popoli e come vivere la missione nel nostro mondo in continuo cambiamento e in continua ricerca di pace e giustizia.

Le veglie organizzate nelle diverse parrocchie della Diocesi ci hanno permesso di incontrare le persone nei loro luoghi di vita e condividere le nostre testimonianze di missionari con loro. L’apporto di padri e suore provenienti da altri Paesi del mondo ha reso questo Festival a respiro internazionale. I loro canti e le loro danze hanno dato vitalità agli incontri, specie per strada, e il loro punto di vista sulla chiesa universale, sulla missione e sulle problematiche mondiali ha dato molto da riflettere. Infine, è stato molto importante per me vivere questi giorni insieme alle altre suore NSA che hanno partecipato. Visitare i diversi luoghi, fare animazione per le strade, parlare con la gente, partecipare agli incontri insieme mi ha fatto sentire che la missione oggi è più viva che mai. Quattro giorni di testimonianze e di incontri, di mostre e di momenti di preghiera, di

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Partecipanti NSA al Festival

spettacoli e di animazione. Da Brescia sono passate, lasciando un profondo segno, più di un migliaio di persone. La prima edizione del Festival della Missione, promosso da Missio, dalla Conferenza degli Istituti Missionari in Italia e dalla Diocesi di Brescia, è stata un grande successo. Il merito del Festival non è quello di aver coinvolto una grande quantità di pubblico, ma di aver offerto uno sguardo universale sul mondo. I volti dei missionari rivelavano emozioni ben visibili: camminavano nelle strade e nelle piazze della città con la gioia di chi è convinto che vale la pena di spendere la vita per Cristo. Noi, suore NSA, eravamo un sostanzioso gruppetto: sin dalla prima serata abbiamo animato e testimoniato in diverse parrocchie della città e della periferia di Brescia. Molte sono state le conferenze a cui siamo state invitate o sollecitate a partecipare attivamente: ce n’erano proprio per tutti i gusti! Tra le tante ci ha entusiasmato quella di Sr. Luigina Coccia, superiora generale delle suore comboniane, che intervenendo su “Quale futuro per la missione ad gentes”, ha parlato di una nuova identità che deve contraddistinguere il missionari. “Bisogna attualizzare i carismi” spiegava

la comboniana “il che non significa rifondazione, ma profonda comprensione del progetto iniziale, perché la missione è in costante cambiamento”. Diceva anche che è necessario ed importante utilizzare la parola “crisi” in senso costruttivo, perché “se la missione non cambia i suoi riferimenti culturali, geografici e la comprensione di sé stessa, rischia di morire. L’Intercultura è il nuovo modo di fare missione,” - continuava sr. Coccia -”un dinamismo insito nel Vangelo stesso, per cui tutti sono inviati ovunque e non più solo dal Nord del mondo verso il Sud”. Anche il fenomeno migratorio pone degli interrogativi; spiegava infatti che: “Oggi ci chiediamo se ha senso andare mentre i popoli vengono da noi. Viviamo una crisi di identità perché il mondo è cambiato e dobbiamo ri-situarci, ma senza avere paura di confrontarci con le sfide attuali, per una nuova comprensione della missio ad gentes e l’apertura a nuovi stili di missione caratterizzati dal dialogo. Ricomprendere cioè la missione non come un ‘fare’ ma come una dinamica nuova dell’incontro con l’altro”. Il Festival è stato un evento molto significativo di testimonianza della Chiesa missionaria, vissuto a contatto con la gente, al passo con le realtà missionarie sparse lungo le periferie del mondo. È stato un momento forte, intenso, vissuto anche tra di noi NSA, dove ci siamo messe in gioco dando con semplicità il nostro piccolo contributo, sostenendoci reciprocamente nei diversi momenti di animazione. La Missione è possibile! … è sempre in atto, se portiamo nel cuore il desiderio di annunciare Gesù in ogni luogo, superando ogni frontiera geografica ed esistenziale.

Incontrare la gente per le strade con semplicità e allegria ha permesso loro di comprendere come la missione sia per tutti e di tutti


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Passato, presente e futuro del verbo

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DANZARE

n italiano (e francese, inglese o tedesco) la parola racchiude la radice del sanscrito “tan”, tendere o espandere o gioire. La danza è un’attività spontanea, nasce subito dopo, a volte si affianca all’attività del camminare. Il bimbo si muove, ondeggia e sorride all’udire una musica; a volte non è neppure necessario ascoltare suoni, poiché la sua musica viene da dentro ed egli balla, seguendo il naturale ritmo del cuore. Allo stesso modo l’antichissimo gesto del danzare si è sviluppato nell’uomo primitivo: movimento innato sul battito cardiaco e che poi, nel tempo, ha aggiunto strumenti come il tamburo (che ne imita la percussione), e significati, tempi specifici e occasioni per praticare la danza. La danza esorcizzava, attraverso i movimenti, paure ancestrali. La gestualità diventò linguaggio, espressione di emozioni che diversamente sarebbero state indescrivibili, l’unico modo per dire o far vedere ciò che non sarebbe stato ammesso o possibile mostrare o spiegare. Così nasce la danza sacra, che avvicina e rende omaggio

alla divinità che si manifesta attraverso avvenimenti naturali. Soltanto in alcune zone, specie d’Africa, questo tipo di danza si mantiene: in Occidente per secoli è stata osteggiata, negata, alfine cancellata per timore di idolatria. Anche la danza di guarigione praticata da sciamani s’inserisce nel contesto sacrale o spirituale di quest’ antica attività: sopravvive anche in Italia, con il nome di “tarantella” (da tarantola, il ragno dal cui veleno mirava a liberarsi). Il secondo passo nell’utilizzo della danza è stato quello per celebrare i più svariati momenti della vita: nascite, iniziazioni, sposalizi, guerra, pace, saluto dei morti. Le comunità avevano codificato danze specifiche per ciascuna di queste occasioni. Queste danze esistono ancora anche nei nostri Paesi Occidentali, anche se sono ormai cimeli da museo della tradizione popolare, e forse hanno perso la loro carica di vitalità e forza identitaria di un villaggio, un’etnia, una regione, e tutto il loro bagaglio di cultura autentica. La danza popolare, quella appunto del popolo, è quella che si è mantenuta in tut-


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Adesso parliamo noi

te le culture sia occidentali che orientali. A volte è proprio l’unico legame che tiene insieme i quattro capi della tovaglia di un territorio che non è più un luogo fisico (si pensi alle migrazioni, alle fughe dalle guerre, dalle carestie, dalle pestilenze, dagli sconvolgimenti naturali) ma solo un luogo ricordato, sognato, mantenuto intatto per tradizione. E la danza è parte di questa tradizione perché è intessuta di vita vera, di sacro e di profano, di materiale e immateriale, come lo è la nostra realtà umana. Gli Armeni, gli Ebrei, anche alcuni popoli Europei sono loro malgrado diventati specialisti in questa rico-

struzione del modello culturale attraverso la danza: a causa di accadimenti improvvisi hanno dovuto spostarsi in un luogo diverso da quello d’origine e, per mantenersi “vivi” ed integri, hanno tramandato passi e movenze ai figli nel nuovi luoghi dove la storia li ha portati. Ma dicevamo, la danza ha in sé il significato di “espansione”, “tensione” e “gioia”. Funziona come uno specchio che riflette esternamente sui movimenti del corpo ciò che accade dentro al danzatore oppure porta a vedere ciò che una speciale narrazione racchiude e vuol comunicare; è un arazzo ciò che si srotola davanti agli occhi di chi assiste ad una azione di danza; è un libro imparato a memoria dal danzatore e che viene letto senza parole davanti allo spettatore, ma l’emozione che trasmette è diversa a seconda del vissuto di chi balla e di chi guarda; è un’esposizione di quadri in una galleria d’arte dove ciascuno ha una sua differente interpretazione dei colori e delle pennellate dell’artista. Quando mi esprimo coi linguaggi di una danza indiana, cinese, armena oppure boliviana, io italiana divento indiana, cinese, armena o boliviana, divento quella festa, quel dolore, quella esultanza, quel ricordo. Divento io stessa figlia di un popolo che nasce dal cuore di una diversa terra d’origine, figlia di persone che si sono spostate o che si sposteranno domani, che si sono disciolte o si scioglieranno domani in mille rivoli nelle innumerevoli linee di sangue che hanno popolato e che saranno la Terra di domani: a questa realtà nessuno può illudersi di poter sfuggire. La realtà del mistero della danza mi rende consapevole che tutti noi siamo figli del passato e generatori di futuro: né l’uno né l’altro sono immobili, tanto meno immutabili, per grazia di Dio. Mara Cesaro danzatrice de “Antico Cerchio”


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Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018 Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati. Questo il tema scelto da Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018. Quattro azioni per cercare di affrontare il tema dei migranti e dei rifugiati salvaguardando - sempre e in primo luogo - la dignità della persona. Accogliere L’accogliere, per Papa Francesco, diventa “innanzitutto offrire a migranti e rifugiati ingresso sicuro e legale nei Paesi di destinazione». Sì dunque a visti umanitari, ricongiungimenti familiari, alla creazione di corridoi umanitari, alla formazione del personale di frontiera perché operi nel rispetto della dignità umana. Proteggere il loro cammino Riconoscimento e valorizzazione delle “capacità e delle competenze dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati”, che rappresentano “una vera risorsa per le comunità che li accolgono”. Per i minori il Papa chiede che nel rispetto del diritto universale la nazionalità “va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita”. Promuovere la dignità della persona Papa Francesco invita la comunità che accoglie di “mettere queste persone in condizione di realizzarsi come persone in tutte le loro dimensioni”, compresa quella religiosa. Integrare ovvero incontrarsi Per Papa Francesco è necessario aprirsi a una maggior conoscenza reciproca per accogliere gli aspetti validi di cui ogni cultura è portatrice.


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NSA: Nuovi Stili di Annuncio

Modulo 4

UNA CASA PER TUTTI

L’

ecologia e l’educazione alla mondialità sono legati fra loro intimamente. Dopo l’uscita dell’Enciclica papale “Laudato Si” questo legame è risultato ancora più chiaro e profondo. Non si può parlare di educazione alla mondialità senza parlare dei nuovi stili di vita. Così come non si può parlare di missione senza sottolineare la connessione tra il grido della terra e il grido dei poveri. Su questa linea è nato il quarto modulo educativo che portiamo nelle scuole. Prendere coscienza dell’attuale crisi ecologica che non tocca solo l’habitat naturale, ma che rende protagonisti i popoli della terra, è il punto di vista che si tiene presente durante tutto l’incontro. Lo scopo è presentare esperienze e modelli positivi di sviluppo per la cura della casa comune e riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare. Aiutare i ragazzi a formarsi una coscienza critica e responsabile per aiutarli a prendere decisioni più consapevoli. Iniziamo l’incontro con un video di introduzione e con immagini e domande a cui i ragazzi, divisi in gruppi, dovranno dare una risposta. Con l’aiuto di un PP la discussione tra loro prende

vita. Non dimentichiamo infatti che sono temi già trattati a scuola ed è importante comprendere all’inizio dell’incontro cosa sanno e che idea si siano fatti sul problema ecologico. Il momento formativo punta a renderli maggiormente consapevoli del legame tra questo problema e i poveri del mondo. Analizziamo questa tematica con uno sguardo locale (il nostro territorio e chi vi abita), globale (squilibri ecologici mondiali e situazione a rischio di intere popolazioni) e in particolare sul mondo africano (ci focalizziamo su problematiche ecologiche che tendono a causare speranze di vita minime e conseguenti migrazioni). Insieme ai ragazzi facciamo una veloce carrellata sui temi dello smaltimento dei rifiuti, dell’inquinamento atmosferico, dei cambiamenti climatici, del problema dell’acqua, della biodiversità e dei migranti ambientali. Poi entriamo nello specifico attraverso la conoscenza più approfondita di impronta ecologica, impronta idrica, debito ecologico. Infine, cerchiamo di presentare quali reazioni ci sono riguardo queste problematiche. Anche qui a livello globale (COP21); locale (rete nazionale ‘nuovi stili di


29 vita’); in Africa (Green Belt Movement e Wangari Maathai). Ci lasciamo con la consueta domanda: “E noi, cosa possiamo fare?”. Il secondo incontro si apre con un “Quizzone” semi-serio per riprendere i contenuti principali dell’incontro precedente. Poi ripartiamo dalla domanda: “Cosa possiamo fare noi?” Nel dibattito che segue introduciamo l’importanza del consumo consapevole. Attraverso un momento laboratoriale e dinamico scopriamo insieme i ‘Nuovi Stili di Vita’, che fanno emergere la possibilità di poter migliorare la nostra vita e quella degli altri mediante azioni quotidiane che rendono possibili questi cambiamenti. I laboratori sono quattro e stimolano i ragazzi a un nuovo rapporto con le cose, con le persone, con la natura e con la mondialità. Solitamente chiediamo ai ragazzi di scegliere un’azione da portare avanti durante l’anno. Tratto da un messaggio di Adriano Sella, questo è stato il comportamento scelto: A NATALE REGALA RELAZIONI UMANE. “Le cose non sono essenziali ma sono solo utili. Qual è l’essenziale per vivere bene? L’economia

della felicità ci rivela che la felicità non dipende dall’accumulo di tanti oggetti ma dipende dai beni relazionali. Se ci sono, allora siamo felici. Ecco dove sta l’essenziale: nelle relazioni umane. Siamo sempre più affamati e assetati di relazioni che esprimano l’affetto del ca-

Il creato è una grande tela di relazioni e ogni creatura, soprattutto quella umana, è costitutivamente relazionale. Siamo quindi esseri relazionali e le relazioni umane sono il nostro ossigeno per vivere lore umano, senza il quale non possiamo vivere. E questo viene reso concreto mediante un abbraccio, una mano data, un sorriso, un incontro, lo stare insieme, il condividere la vita, la tenerezza quotidiana. Papa Francesco, nella sua bella enciclica Laudato si, ci rivela che tutto nel creato è connesso, collegato e in relazione. Con altre parole, il creato è una grande

tela di relazioni e ogni creatura, soprattutto quella umana, è costitutivamente relazionale. Siamo quindi esseri relazionali e le relazioni umane sono il nostro ossigeno per vivere. Allora, in questo periodo natalizio dove tutti siamo impegnati a scegliere i regali da offrire, fa bene ricordarci che il più bel regalo siamo noi e non le cose. E lo si concretizza mediante le relazioni umane vive, gratuite e ricche di calore umano. Regaliamo quindi relazioni umane! Non hanno prezzo, ma esigono che finalmente tiriamo fuori il nostro amore, senza più surrogati relazionali, facendoci diventare esseri umani: un dono l’uno per l’altro”. Concludiamo con questo augurio l’anno dedicato ai moduli educativi che, come suore NSA e padri SMA, portiamo nelle scuole. Accompagnare i giovani e i ragazzi ad una vita multiculturale ricca e stimolante è rendere un servizio alla società di oggi e di domani. Proprio un grande uomo africano, Nelson Mandela, usava dire che “L’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo”. Sr, Giuliana Bolzan, NSA


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Giustizia e Pace

Immigrazione o? m a i s o t n u p A che L’

immigrazione è un tema affascinante che suscita e attiva in noi energie nuove e inaspettate. È un tema provocante: il diverso infatti provoca le nostre coscienze e ci porta a misurarci con la nostra capacità di accettare, di accogliere, di sopportare, di essere caritatevole, di amare l’altro. Tant’è vero che le dinamiche migratorie portano a parlare e a riflettere sempre di più sul tema dell’accoglienza, dell’integrazione, dei diritti umani, dell’interculturalità. È davanti ai nostri occhi la trasformazione della nostra società in ogni campo, al punto da avere la sensazione di una rottura delle nostre abitudini. Vediamo, osserviamo e subiamo le cose alle quali non eravamo abituati; cose che ci arricchiscono oppure che turbano la nostra quotidianità a seconda della nostra sensibilità. Di certo, è inutile illuderci, che si possa tornare indietro, che le cose tornino come prima. Molto spesso l’immigrazione viene considerata come sinonimo di criminalità, di clandestinità, d’irregolarità, di inciviltà, di mancanza di cultura, solo perché l’immigrato non parla come noi, non si veste come noi, non mangia come noi, non ha la casa come la nostra. È chiaro che c’è molta strada da fare ancora sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione. L’uomo non vive solo di lavoro, di avere una casa… l’uomo vive anche di relazioni, di emozioni, di sentimenti di gioia, di dolore, di nostalgia, di malinconia, di

tristezza, di fede. La diocesi di Padova che penso abbia il primato in Italia, tiene conto dell’immigrato nella sua totalità e integrità. Tanto è vero che, la domenica a Padova, in diverse parrocchie della diocesi le diverse celebrazioni religiose si svolgono nelle varie lingue e culture, mi piace pensarle come ad un arcobaleno ricco di colori, tutti uniti intorno all’unico Padre nostro, unico Dio e creatore di ogni uomo. Noi come comunità africana francofona, abbiamo avuto come dono, dal precedente vescovo, un luogo dove riunirci, che è la missione africana di Terranegra: un punto di appoggio vitale per noi, un centro dove ci sentiamo a casa nostra, dove possiamo avere la gratificazione di invitare e ospitare chiunque, dove vivere le nostre emozioni, la nostra cultura, la nostra

Josette


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fede. Dove i nostri figli possono assaporare la nostra cultura affinché non perdano la loro identità e di conseguenza la loro autostima. Il centro ha permesso a noi donne africane francofone, di organizzarsi e fondare un’associazione (Ass. EBENE). Questo luogo è divenuto la sede legale della nostra associazione. Questa associazione di donne africane ha dato il suo contributo in varie occasioni con iniziative socio-culturali, collaborando anche con il comune di Padova, con le comunità parrocchiali, con le scuole, con l’università e con l’ospedale di Padova e con le altre associazioni. Durante queste iniziative si propongono balli, cibi di diversi paesi africani, sfilate di moda, culturali, poesie, testi di grandi scrittori africani. In diverse occasioni si son creati laboratori con i vari progetti nazionali di alcuni ministeri, corsi di formazioni per operatori sanitari sui temi della malattia, della morte, del lutto, campagne di sensibilizzazione alla donazione con l’Avis. Questo per dire che la nostra non è una comunità chiusa o un ghetto, il nostro centro non è solo un punto di aggregazione per africani ma è anche un punto di riferimento per altri popoli e per le istituzioni territoriali. Nel nostro piccolo, cerchiamo di dare il nostro contributo per favorire un’integrazione solida, sana e armoniosa che si ottiene solo con la conoscenza reciproca. Speriamo che il nostro sforzo non sia

vano e che i nostri figli possano avere un percorso diverso dal nostro, che non sentano il bisogno di favorire l’integrazione, ma che possano nascere già integrati in questo paese che è il loro paese, e che noi genitori consideriamo comeil nostro paese. Grazie. Josette

EBÈNE è un’associazione di donne africane residenti in Veneto e in particolar modo a Padova. L’associazione si propone di valorizzare il ruolo della donna africana nell’ambito familiare, lavorativo e sociale. Inoltre essa vuole lavorare per l’unità, la fraternità, l’amicizia e il sostegno morale e materiale tra le donne africane anche collaborando con altre associazioni.


Ho bussato alla tua porta Ho bussato alla tua porta ho bussato al tuo cuore per avere un letto per avere del fuoco perché mai respingermi? Aprimi fratello! Perché domandarmi se sono dell’Africa se sono dell’America se sono dell’Asia se sono dell’Europa? Aprimi fratello! Perché domandarmi quant’è lungo il mio naso quant’è spessa la mia bocca di che colore ho la pelle che nome hanno i miei dei? Aprimi fratello! Io non sono nero io non sono rosso io non sono giallo io non sono bianco non sono altro che un uomo. Aprimi fratello! Aprimi la porta aprimi il tuo cuore perché sono un uomo l’uomo di tutti i tempi l’uomo di tutti i cieli l’uomo che ti somiglia!

(René Philombe)


provincia italiana

1968 - 2018

Il Capitolo Generale del 1967 proponeva ad alcuni paesi, quali l’Africa del Nord, la Costa d’Avorio, il Dahomey (l’attuale Bénin), la Francia e l’Italia, di costituirsi come Provincie, per assicurare un miglior servizio alla missione. Di conseguenza, noi Suore di Nostra Signora degli Apostoli, riteniamo il 16 dicembre 1968, la data ufficiale dell’erezione della Provincia Italiana. Grazie a tutte le suore che nel corso di questi anni hanno creduto e amato questa Provincia, e che attraverso la loro vita, il loro impegno e la loro passione per la missione, hanno testimoniato al mondo, la forza del Vangelo. Unite a Maria, Regina degli Apostoli, rinnoviamo il nostro Magnificat, per le meraviglie che il Signore ha compiuto in questi 50 anni della nostra storia.

Dove? In Costa d’Avorio Quando? dal 28 luglio all’11 agosto 2018 Per chi? Per giovani dai 18 ai 30 anni Desideri conoscere più da vicino l’Africa e sei interessato a partecipare a piccoli progetti di cooperazione, a partire da febbraio, inizierà un percorso formativo di 4 incontri La sede degli incontri presso la comunità SMA-NSA di Feriole (Padova) Date 4 febbraio - 4 marzo - 22 aprile - 6 maggio 2018

Contatti: animazione@nsaitalia.org smansa.feriole@gmail.com

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