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Regina Apostolorum nsa

Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli

Rivista Trimestrale Anno 28

DICEMBRE 2015 路 N

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Sped. in abb. post. art. 2 路 Comma 20 lettera C 路 Legge 662/96 - Milano

UN PANE CHE RENDE DIO PRESENTE NEL MONDO

IL GIUBILEO VITA NSA

FARE TUTTO PER AMORE


Editoriale

Voci P

apa Francesco lo ha detto prima della crisi russoturca, prima delle stragi del Mali, di Parigi, prima di quella del Libano, prima ancora del tragico volo sul Sinai in Egitto: qui stiamo combattendo la terza guerra mondiale a pezzi. Il clima dell’Occidente come quello degli stati orientali è ormai avvelenato di insicurezza, di paura, d’incomprensione, di odio. Non che prima fosse migliore, intendiamoci, ma le cose stanno proprio precipitando. Immagino un gioco di ruolo con tessere e pedine e una carta geografica: lo sfidante del Nord del mondo per anni ed anni ha disposto mazzetti raffiguranti armi, sacchi di denaro e figurine di combattenti sul suo territorio e di continuo inclinato il cartoncino verso quello del Sud, invadendone il territorio. Ora questo giocatore si è stancato di subire: ha alzato lui il suo lembo di mondo e ora lo sta riversando al contrario! Si parla di democrazia: la democrazia non esiste senza giustizia, la giustizia senza uguaglianza, l’uguaglianza se c’è chi ha troppo e chi non ha nemmeno il necessario. Si parla di pace: non la situazione contraria allo stato di guerra, piuttosto del simbolo di buon accordo e di concordia di intenti, di quiete o agio nei rapporti privati o anche nella vita sociale, di assenza di dolore fisico o morale, di tranquillità o serenità spirituale non turbata da timori, affanni o passioni. Ma senza giustizia, non potrà avverarsi mai. Il papa il 25 novembre si è recato in Africa: Kenia, Uganda e Repubblica Centrafricana dove proprio a Bangui, la capitale, ha voluto effettuare il rito dell’apertura della prima Porta Santa, precorrendo l’8 dicembre a Roma l’inizio ufficiale del Giubileo della Misericordia. Un “percorso straordinario” verso la salvezza che i fedeli intraprenderanno guardando a Cristo che di sé dice: “Io sono la porta”. È questo il significato simbolico del rito che dal 1499 a Roma segna ufficialmente l’inizio dell’Anno Santo. Si tratta di un accesso che viene spalancato soltanto durante il Giubileo, mentre negli altri anni rimane sigillato da un muro. Subito dopo è prevista la demolizione del muro innalzato al termine del Giubileo del 2000. Oltre a segnare la via verso la salvezza, il simbolo della Porta Santa indica anche la casa comune, immagine della Gerusalemme celeste, mentre il “muro” viene identificato con la “roccia” che, colpita, diventa fonte di salvezza. Inoltre il Papa, percuotendo il muro con il martelletto, ripete il gesto di Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia per ristorare la sua gente. Sembra di sentire la voce di Gesù “Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13). La Redazione


Ti auguro tempo

Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri. Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio. Ti auguro tempo per guardare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare. Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono. Ti auguro tempo anche per perdonare. Ti auguro di avere tempo per la vita. Elli Michler (Poesia scritta nel 1987 da Elli Michler, poetessa tedesca contemporanea).

Rivista Trimestrale Anno 28. n. 4 Direttore Responsabile: Sr. Fiorina Tagliabue Autorizz. Tribunale di Varese n. 185 del 5.10.1966 Sped. in abb. post. art. 2 Comma 20 lettera C Legge 662/96 - Milano

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Redazione: Via Accademia, 15 20131 Milano Tel. 02.70.600.256 Fax 02.70.63.48.15 http://www.nsaitalia.it e-mail: nsa-mi@iol.it Suore NSA Bardello Piazza Trieste, 5 21020 Bardello (VA) Tel. 0332.74.33.79 Fax 0332.74.59.56

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Sommario Vita nsa

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IL NOSTRO SALUTO A SR DONATILLA

CONSACRATE E CONSACRATI di Caspoggio

INCONTRO INTERNAZIONALE

Un PROGETTO INNOVATIVO per TANGUIETA (Bénin)

giovani religiosi

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Adesso parliamo noi

In ascolto dello Spirito • Una piccola matita • nelle mani di Dio

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I BAGLIORI di PARIGI 24

Fare tutto PER AMORE Il Giubileo

Logo del Giubileo della misercordia 26

Dalla missione

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Una BELLISSIMA IDEA

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GIUBILEO

NSA: Nuovi Stili di Annuncio

Un PANE che rende DIO PRESENTE nel MONDO 29


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Vita nsa

IL NOSTRO Domenica 18 ottobre, Giornata missionaria Mondiale, la nostra famiglia religiosa NSA e l’equipe di redazione di Regina Apostolorum, si sono strette spiritualmente attorno alla cara consorella suor Donatilla Tagliabue. Dopo un lungo periodo di malattia sr. Donatilla ha acceso la sua fiaccola e ha varcato la soglia

Grazie Sr Donatilla per aver vissuto con te una splendida storia di amicizia. Grazie per il tuo affetto, la tua fede, la tua serenità ... che comunicavi anche a chi ti incontrava. Anche quando la malattia ti aveva ormai presa. Grazie per la tua vocazione e passione missionaria. Grazie per il sostegno che da te ho ricevuto in tanti modi, per aiutarci ad essere fedeli a quella vocazione che il buon Dio ci ha dato. Ringrazio il Signore per questo dono di fraternità iniziata trent’anni fa. Ed ora continua a darci una mano stando vicino a quel Signore che hai tanto amato e servito, pregando per noi. Da una terra lontana, con il dolore per questo saluto e la gioia di saperti col tuo Signore. Padre Livio Maggi, Missionario del PIME

del cielo. Carissima sr. Donatilla, ti portiamo nel cuore e ti ringraziamo per il servizio offerto con tanta passione e disponibilità. Pubblichiamo dei passaggi delle omelie e alcune preghiere lette durante le messe tenutesi nelle chiese parrocchiali di Airuno (LC) e di Montesolaro (CO). Sr Donatilla Tagliabue, battezzata Fiorina, è stata per lunghi anni Direttrice Responsabile della rivista “Regina Apostolorum”.

“Come non ringraziarti, Signore per il dono di tante persone che abbiamo avuto la grazia di incontrare nella nostra vita, le quali ci ricordano che si può vivere in maniera bella, buona, spargendo sorriso, offrendo sguardi di pace, accoglienza pronta, trasparente e benefica. Quanti giovani e meno giovani hanno trovato in te, Donatilla, un ascolto attento, una spalla su cui piangere, una parola di conforto e di amicizia. A tutti hai insegnato la passione: passione per Dio, per la Missione, per il Libano che ti era così caro, per la Congregazione, per le vocazioni. -“Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese”- dici nel vangelo, Signore. È da tanto che tu eri pronta, Donatilla! Sapevi che


SALUTO A

Sr. Donatilla

con un’operazione in più o in meno il risultato finale non sarebbe cambiato di molto. Hai avuto il tempo di liberare il tuo cuore e la tua mente da tutto quando poteva impedire il tuo cammino, l’ultimo: i tuoi fianchi erano ormai ben cinti! Le lucerne poi non si erano mai spente: cosciente e desiderosa di andare incontro allo Sposo che stavi aspettando. A noi non resta, come ultimo gesto di amore, che affidarti a Colui che più e meglio di noi saprà offrirti la tenerezza che tu hai riversato nella nostra vita. Te la affidiamo. È nelle tue mani, per sempre, Signore. Accoglila!” P. Renzo Mandirola - SMA

“Voi siete una lettera di Cristo scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani.” La nostra vita è una lettera di Cristo: è Gesù che ha scritto e scrive, giorno dopo giorno, la lettera della nostra vita, le pagine della nostra storia; è lui che compone ogni giorno un tratto della stupenda melodia che è la vita di ognuno di noi. È lui che ha scritto giorno dopo giorno la lettera della vita di suor Donatilla, una lettera di Cristo che chi gli ha vissuto accanto ha potuto leggere. Una lettera scritta con le parole della vita quotidiana, della vita di ogni giorno. Ciò che ha scritto la vita di suor Donatilla è stato il dono vivo e reale che Dio ci ha fatto di sé attraverso di lei, dono che lei ha condiviso con noi e con i tanti fratelli che ha incontrati nel suo cammino di testimonianza missionaria! Questa è la testimonianza che ci consegna la vita di suor Donatilla, vita donata per il Vangelo a servizio dei fratelli! Oggi vogliamo dire grazie al Signore per questo dono, un altro tassello luminoso della storia di fede di questa nostra comunità cristiana di Montesolaro! A lei chiediamo ora di aiutarci a tenere accesa la lampada della nostra fede! Don Marco Ciao cara Donatilla, te ne sei andata lasciando un grande vuoto in chi ti ha conosciuta e apprezzata... ma allo stesso tempo ci hai lasciato il tesoro prezioso della tua fede, della tua gentilezza, della tua disponibilità, del tuo grande amore per i più deboli. GRAZIE! Dorina Zucchi

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Vita nsa Il Signore ha scelto per lei il 18 ottobre … Giornata Missionaria Mondiale … giorno della canonizzazione dei genitori di S. Teresa del G.B., patrona delle Missioni! Un grande messaggio per noi suore NSA! Forse il Signore – attraverso la nascita al Cielo di Donatilla in questo giorno - vuole confermarci sul fatto che la nostra vita donata per la Missione ha valore ai suoi occhi non solo e non tanto per il nostro “partire”, ma soprattutto per il nostro “offrire” tutto, le nostre giornate, il nostro apostolato, la nostra preghiera … le nostre sofferenze … TUTTO per la Missione. “La missione è passione per Gesù Cristo e nello stesso tempo è passione per la gente. Quando sostiamo in preghiera davanti a Gesù crocifisso, riconosciamo la grandezza del suo amore che ci dà dignità e ci sostiene; e nello stesso momento percepiamo che quell’amore che parte dal suo cuore trafitto si estende a tutto il popolo di Dio e all’umanità intera; e proprio così sentiamo anche che Lui vuole servirsi di noi per arrivare sempre più vicino al suo popolo amato e a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero”. (dal Messaggio per la GMM 2015) Grazie Dona per tutto quello che ci hai insegnato attraverso la tua vita «nascosta in Cristo». Grazie di intercedere ora presso il Padre per tutta la tua Famiglia Missionaria, perché ci conceda sante e appassionate vocazioni missionarie come la tua. Grazie perché con la tua serenità fino alla fine ci hai mostrato la via di abbandono fiducioso nelle Mani del Padre. Ti portiamo nel cuore. Sr Marta Pettenazzo Superiora Provinciale NSA

INCONTRO INTER

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iate forti, siate fedeli, svegliate il mondo!» Con questa esortazione di Mons. José Rodríguez Carballo, OFM Arcivescovo Segretario CIVCSVA, nella veglia d’apertura in Piazza S. Pietro, è iniziato l’Incontro Mondiale dei Giovani Consacrati e Consacrate. Erano circa 4.000 i giovani consacrati e consacrate provenienti da ogni parte del mondo che hanno partecipato a Roma dal 15 al 19 settembre all’Incontro Mondiale dei Giovani Consacrati e Consacrate, dal titolo ‘Svegliate il mondo – Vangelo, Profezia, Speranza’, organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica nell’ambito dell’Anno della Vita Consacrata. Ogni mattina i giovani si incontravano nell’Aula Paolo VI in Vaticano per ascoltare e riflettere sui temi della vocazione, della vita fraterna e della missione; il pomeriggio si ritrovavano in diverse parti di


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RNAZIONALE GIOVANI RELIGIOSI

(ROMA 15-19/9/2015)

Roma per momenti di dialogo e condivisione e la sera prendevano parte agli itinerari proposti: il cammino dell’annuncio (notte missionaria al centro di Roma), il cammino dell’incontro (itinerari con alcune organizzazioni socio-ecclesiali: Caritas, Comunità di S. Egidio, TalithaKum), il cammino della bellezza (visite

guidate ai Musei Vaticani e alla Cappella Sistina). A questo importante evento hanno partecipato diciassette suore NSA provenienti da diversi paesi: Argentina, Ghana, Nigeria, Botswana, Egitto, Francia e Italia. Sr Giuliana e Sr Mary ci comunicano ciò che hanno vissuto e “raccolto” durante questi giorni.

In ascolto dello Spirito

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a ricchezza che mi ha lasciato questo incontro internazionale dei giovani religiosi, è molto difficile da riassumere. È complicato per me scegliere ciò che di più ha toccato le corde del mio cuore. Gli interventi dei relatori, le testimonianze, i laboratori e i semplici incontri quotidiani di volti della nostra chiesa universale… considero tutto un grande dono per me. Una vera ricarica spirituale.


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Vita nsa C’è qualcosa però che risuona nella mia anima più insistentemente e che ho portato a casa con me: l’importanza del restare in ascolto dello Spirito, che parla ai nostri tempi odierni. Più volte ho sentito i diversi relatori invitare alla libertà e alla creatività nella vita religiosa. Mai essere rigidi, perché Dio non lo è, ma coltivare la capacità di lasciarsi portare dallo Spirito. “Dovete essere pronti a rispondere alle sfide del mondo contemporaneo con CUORE DI PROFETI”. Questo ci ha detto papa Francesco. Il nostro ruolo di religiosi nel mondo è quello di essere profeti. La spiegazione di questo termine riassume un po’ il senso di questi giorni vissuti a Roma. Uno dei relatori ha spiegato che il profeta è colui che ha un cuore con due tipi di battiti. Con il primo battito, il suo cuore batte al ritmo di quello del Signore e soffre con

Lui, perché il Suo popolo amato non capisce il Suo Amore. Il profeta fa di tutto per far conoscere al popolo l’amore di Dio. E per farlo, coltiva di continuo la relazione con Lui, nella preghiera e nell’adorazione. Questo, proprio per poter guardare il popolo con gli stessi occhi del suo Dio e avere sempre più profondamente scolpiti nel cuore i Suoi sentimenti. Il secondo battito va invece al ritmo degli esseri umani. Il profeta è umano, capisce benissimo le sofferenze del mondo e delle persone, perché spesso sono le sue sofferenze. Ne condivide i dolori, i desideri, le ingiustizie, le difficoltà, le ferite dell’anima e del peccato. Il suo compito è mostrare che proprio nessuno è escluso dall’abbraccio di Dio. Non condanna, trasmette misericordia. Il profeta accompagna i suoi simili verso l’incontro con Dio, restando sempre ac-

Una piccola matita nelle mani di Dio D

esidero ringraziare prima di tutto le mie responsabili per l’opportunità che mi hanno dato di partecipare a questo memorabile incontro a Roma. Al vertice della convegno c’è stato l�incontro con il Santo Padre, un�esperienza degna di essere ricordata e condivisa. Il tema del seminario è stato “Svegliate Il Mondo”, una frase molto impegnativa per tutti i giovani religiosi consacrati come me. Viviamo in un mondo pieno di violenza, egoismo, potere e materialismo. Il mondo nel quale siamo inviati, è ferito. Come possiamo svegliare e guarire oggi il nostro mondo? Essendo gioiosi, e mostrando al mondo la gioia legata all’adesione a Cristo, sotto l’azione dello Spirito Santo, e met-

tendo il suo Vangelo in pratica. Coloro che si sentono amati dal Signore sanno come porre la loro piena fiducia in lui, ed essere a servizio dell’umanità per amor suo. Per risvegliare un mondo addormentato bisogna essere uomini e donne di comunione! Dobbiamo sforzarci quindi di essere radicati in una familiarità personale con Dio, che abbiamo liberamente scelto. Dobbiamo essere infaticabili costruttori di fraternità e soprattutto allenarci a praticare la legge dell’amore reciproco specialmente con i più poveri dei poveri. La comunità è dove siamo formati e illuminati. Un luogo dove io posso vivere e in cui posso fidarmi. La comunità è un eccellente scuola per promuovere quotidianamente l’amore.

Dio Trinità è essenzialmente un Dio d’amore e di comunione, così noi, suoi figli e figlie, dobbiamo vivere e amare la vita comunitaria. E così amore e comunione sono il risultato dello svuotamento di se stessi che si attua nel vivere quotidiano. In comunità, mia sorella diventa la mia più grande opportunità di sperimentare Dio. In comunità mi è data la possibilità quotidiana di amare le mie sorelle, con loro io posso svuotarmi del mio egoismo, e posso essere autentica facendo qualcosa di buono per Dio. Papa Francesco ha evidenziato le caratteristiche principali della vita consacrata. Secondo lui, la caratteristica principale non è la radicalità del Vangelo, perché tutti i cristiani sono chiamati a questo, ciò fa parte della spiritualità cristiana. La caratteristica principale di una persona consacrata è di essere un vero profeta, un vero testimone ed essere in grado di amare senza misura. Il consacrato deve internamente e costantemente riflettere una vita di castità, obbedienza e povertà. Siamo


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canto a Lui e nel contempo sentendo nella sua carne le sofferenze di ciascuno. L’unico che è riuscito a riunire questi due battiti nel suo cuore è stato Gesù, totalmente Dio e totalmente uomo. Lui è il modello di ogni profeta e quindi di ogni religioso. L’ultimo pensiero che mi è venuto in mente è che in questa figura si riassume perfettamente il nostro carisma NSA: l’annuncio chiamati a vivere questo stile di vita attraverso la libertà che viene dallo Spirito Santo, non una libertà mondana. Egli ha osservato che una rigida osservanza della legge toglie la libertà. Noi siamo chiamati a manifestare la libertà profetica, una libertà che è unita alla testimonianza e all’affermazione della nostra fede. Quindi la mia vita consacrata diventa sterile se io non mi permetto di sognare in questa direzione. Profetica libertà è la capacità di sognare nel Signore ed è l’opposto della rigidezza del mondo. In Matteo 23 veniamo messi in guardia circa l’inflessibile semplice osservanza della legge. Un rigido osservante cerca il suo personale interesse, sentendosi così migliore degli altri. Non dovrei dire e nemmeno pensare per esempio, “ Ti ringrazio Signore, perché non sono come questa sorella ......” Come evitare di diventare così? Restando aperta al dialogo, sia personale che comunitario. Uno dei più grandi peccati in cui spesso ci imbattiamo nella vita comunitaria, è l’incapacità

dell’amore di Dio al suo popolo restando sempre aperti ai segni dei tempi. Quindi, l’importanza della preghiera, dell’ascolto dello Spirito con Maria al Cenacolo. E l’apertura al mondo, la benevolenza, l’accoglienza di chi incontriamo nel nostro quotidiano, nelle diverse culture in cui viviamo, a partire dalle nostre proprie sorelle in comunità. Ciò che mi lavora nel cuore è quindi questa nuova rilettura del nostro carisma e della sua incontestabile attualità! L’importanza di essere profeti nel mondo di oggi in questi due modi complementari: curando il mio rapporto con il Signore per conoscere sempre meglio la sua volontà, il suo amore e accogliendo, accompagnando chi incontrerò nel cammino, verso Lui. Conoscere e amare Dio per farlo conoscere e amare… Sr Giuliana Bolzan, NSA

o la mancanza di volontà a perdonarci tra suore. Spesso diciamo, “deve pagare per quello che mi ha fatto”. Un altro cancro che distrugge la vita comunitaria è il pettegolezzo. I pettegolezzi in comunità impediscono il perdono, fanno nascere distanze tra di noi. Il pettegolezzo non è solo un peccato, ma anche una forma di “terrorismo”. Ogni volta che mormoro su una sorella, sto gettando una bomba sulla sua reputazione, rendendola indifesa, perché tutto si fa nell’oscurità, nel silenzio o attraverso la mormorazione. Il buio è il regno di Satana e la luce è il regno di Gesù. Se c’è qualcosa di tua sorella che desideri far sapere, dillo faccia a faccia, perché il pettegolezzo è una piaga che distrugge la vita comunitaria. Il Santo Padre ci ha detto che l’evangelizzazione è lo zelo apostolico che brucia dentro i nostri cuori, Posso evangelizzare testimoniando con la mia carnalità, con la mia vita. Io posso aver studiato tanto, aver frequentato tutti i corsi di evangelizzazione, ma la capacità di toccare realmente i cuori

delle persone non viene dai libri, viene da un cuore ardente, un cuore che sta bruciando dell’amore per Gesù Cristo. Noi religiose dobbiamo avere questo cuore perché noi siamo le icone della tenerezza e della maternità della Chiesa. Dovremmo essere saldate al popolo di Dio. Dobbiamo sempre ricordare il nostro primo incontro col Signore; dobbiamo sempre tornare con la memoria alla nostra prima chiamata, per ricordare la misericordia e la grazia che abbiamo ricevuto dal Signore. Il Signore ci ha guardato e ci ha amato ed Egli non ci lascerà mai soli, nemmeno nei momenti di oscurità. Dobbiamo far memoria del nostro passato per imparare a ripercorrere la nostra storia passata, in modo da non essere raggiunte dall’orgoglio. Noi dovremmo essere donne di adorazione e di umiltà. Così come la piccola matita nelle mani di Dio, Egli avrà il controllo e si servirà di noi come suo strumento, per realizzare la sua opera di salvezza. Sr Mary Amoako, NSA


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Vita nsa

FARE TUTTO per

amore

Sr Maria Flora Pelanconi (Letizia Maddalena) è suora NSA da 70 anni quest’anno ha festeggiato il suo giubileo: attualmente è nella comunità di Bardello. Missionaria autentica, ci racconta la sua vita, un romanzo semplice, ma appassionante.

UN INFANZIA PARTICOLARE ono nata il 15 giugno 1924 da Guglielmo Pelanconi e Romilda Brocchi a Gordona, provincia di Sondrio. Ho 91 anni. Il mio nome di battesimo è Letizia, sono la maggiore di 4 figlie. Mio padre era emigrato in Argentina, ma era presente alla mia nascita. Quando ebbi 4 anni, mia madre dovette raggiungerlo. Mia nonna non sapendo quali fossero le condizioni nelle quali viveva mio padre si oppose alla mia partenza. Mia madre dunque partì senza di me. Raggiunti i 9 anni avrei dovuto andare anch’io in Argentina con una zia paterna, ma mio padre morì in un incidente il giorno stesso in cui ottenevo il passaporto. Due anni dopo, mia madre decise di ritornare con le mie tre sorelline. Al paese avevo un’amica: Irma Santina, che sarebbe poi diventata sr Felicissima. Siamo cresciute insieme, insieme abbiamo frequentato la scuola, il catechismo e la domenica andavamo all’oratorio dalle suore della Sacra Famiglia di Mese, noi guardavamo le suore da lontano mentre giocavano con i bambini della scuola materna.

S

Ho frequentato la scuola elementare come tutti i bambini del paese, ma dovevo anche aiutare la mia famiglia. Durante le vacanze andavo in montagna nelle malghe a pascolare le mucche: le mungevo, portavo il latte alle famiglie, facevo il formaggio e mi occupavo anche di una cuginetta, la cui mamma lavorava come sarta. Irma ed io vedevamo le suore che gestivano la scuola dell’infanzia, ci sembravano esseri misteriosi, tutto quello che sapevamo di loro è che non si sposavano. Volevamo conoscerle, volevamo sapere come vivevano, ma non sapevamo come accostarle. Una delle suore si accorse del nostro interesse e ci orientò dal Parroco perché ci seguisse. Dopo lunga esitazione, egli era uomo temuto da noi bambini, mi decisi a parlargli e lui mi rispose semplicemente “comincia a pregare”. Un giorno in confessionale mi chiede: “Perché vuoi farti suora? Hai paura delle responsabilità di una madre di famiglia?” Gli risposi che non ci avevo mai pensato. Il tempo passò, ed un giorno incontrai il parroco mentre mi occupavo degli animali e lui mi chiese: “Allora vuoi sempre


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noviziato il mio motto era “fare tutto per farti suora?” “Si” gli risposi “ma non so amore”. Non giudicavo e accoglievo con come fare”. Mi disse di continuare a prespirito buono tutto, c’era armonia fra di noi. gare. A quel tempo oltre ai lavori di casa Arrivai alla Casa Madre a Lione, in Franmia, andavo ad aiutare una famiglia con cia nel 1946, accompagnata da una suora cinque bambini nei lavori domestici. che andava a prendere dei Qualche tempo dopo, documenti per la casa di mentre andavo a portare Ho amato Bardello. Era notte e non il latte, il Parroco mi fece il tempo del noviziato eravamo attese, dovemmo chiamare, e mi presentò lanciare pietre contro il due suore NSA che stail mio motto era in ferro per farci vano facendo la questua “fare tutto per amore” cancello aprire; fu un’avventura, nella zona, dicendomi: ma vissuta con gioia, ero “queste sono due suore già in cammino verso l’Africa e questo missionarie che lavorano in Africa”. Mi rendeva tutto bello. sentii piena di gioia all’idea che avrei potuto andare anch’io in Africa e far conoSI PARTE… scere Gesù. Questa luce nuova, che teneFinalmente arrivò la notizia della destinavo segreta, mi accompagnò qualche anno. zione. Sr Odilia, superiora generale, mi Finché un giorno mi decisi a parlarne con annunciò che sarei andata in Ciad. Non mia madre che pianse molto, ma questo avevo mai sentito parlare di questo Paenon mi impedì di partire, ormai il mio se, non sapevo in quale angolo della terra cuore era preso dal Signore e dall’Africa. fosse, ma ero contenta: finalmente sarei partita! I Padri gesuiti ci stavano aspetL’INIZIO DI UN’AVVENTURA tando. Eravamo le prime suore ad arrivare Entrai a Bardello il 7 marzo 1943 avrei in quel territorio, allora colonia francese: avuto 19 anni in giugno. Qui trovai Irma sr Agathe, sr Pascal Bellon, sr Madeline novizia già da un anno con la quale aveLaubacher (Marie-Regine) ed io. Ci fu una vamo tenuto una corrispondenza regolare. grande cerimonia d’invio presieduta da un Fummo ammesse ai voti religiosi insieme vescovo gesuita, ci recammo a Versailles, nel marzo 1945. Ho amato il tempo del


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Vita nsa dove dovevamo prendere l’aereo per Fort Archambault (l’attuale Sarh). A Parigi, in attesa dell’aereo facemmo la questua, perché non avevamo soldi. Partirono per prime sr Agathe e sr Marie Madeleine, e noi, sr Pascal ed io, aspettammo un’altra occasione. Nel frattempo continuavamo a fare la questua. Un giorno non vidi i più sr Pascal, fui presa dal panico pensando:” il mio sogno per l’Africa è finito!” Qualche giorno dopo andai a parlare con la superiora sr Cecile, la quale mi tranquillizzò dicendo: “partirai stanne certa”. Qualche giorno più tardi arrivò sr David Marie con la quale partii finalmente in Ciad. Il viaggio fu un’avventura perché prendemmo un piccolo aereo militare. Tutti i passeggeri (18) furono pesati: bisognava equilibrare il peso. Ci fu affidata anche una bambina da portare a Bangui (Repubblica Centrafricana) che andava a raggiungere i suoi genitori; il viaggio durò 6 giorni. Facemmo parecchi scali, il primo a Marsiglia dove ci servirono un buon pranzo, avevo molta fame. La nostra sorpresa fu quella di ricevere poi la fattura mentre andavamo con l’autobus all’aeroporto e noi non avevamo un soldo. In attesa di ripartire, fui contenta di poter visitare la Basilica di Notre Dame de la Garde. Il viaggio fu molto faticoso per sr David Marie era molto sofferente e scoraggiata, questo suo stato mi preoccupava molto perché io contavo su di lei. FONDATRICE IN CIAD Finalmente arrivammo a Fort Archambault. La casa era ancora in costruzione, fatta di mattoni cotti al sole col tetto di paglia ed erano i Padri gesuiti che se ne stavano occupando, loro erano già presenti in quella regione da circa un anno. Vivevamo di quello che Padre Bargeon riusciva ad avere una volta al mese, egli era il cappellano militare: un po’ di olio in una bottiglia e del riso, che cuocevamo

sopra tre grosse pietre, nel cortile davanti casa. Accendevamo il fuoco con i gusci secchi del flamboyants. Sr Madeleine era infermiera, curava gli ammalati con i pochi mezzi che aveva a disposizione. Sr Agathe e David Marie cercavano le ragazze nei quartieri per portarle a scuola e io mi occupavo della casa;

trovai poi una bicicletta per recarmi nei villaggi limitrofi ad incontrare le donne per insegnare loro il cucito. Faceva molto caldo e noi eravamo ancora vestite con abiti di lana, non avevamo l’autorizzazione di indossare abiti più leggeri. NUOVA FONDAZIONE Un anno dopo il nostro arrivo a Fort Archambault, altre tre suore arrivarono per una nuova fondazione a Maro (a 100 km da Sarh, al confine con il Centrafrica). Queste si chiamavano: sr Giovanna, sr Damien Joseph e sr Paul Joseph, arrivarono su domanda dei padri che si erano da poco istallati in quella regione Qualche tempo dopo, sr Odilia, superiora generale, venne a visitarci. Sr Agathe ed io andammo ad accoglierla a Maro per portarla con noi a Sarh. Dopo il pranzo


15 sentii madre Odilia dire a sr Giovanna di preparare le valigie che sarebbe ripartita con lei. Poi chiamò anche me, ed ebbi paura che mi chiedesse di rientrare in Francia, invece mi disse: “ti sto chiedendo un grande sacrificio, ti chiedo di rimanere qui a Maro per il momento”, io mi sentii subito sollevata. E così mi trasferii a Maro e vi restai 4 anni. I miei bagagli mi raggiunsero un mese dopo. In questa missione oltre ad occuparmi della casa facevo il catechismo, imparai a fare le iniezioni e aiutavo al dispensario. A scuola i ragazzi venivano quando non erano in foresta per i riti d’iniziazione, mentre le ragazze scappavano a casa durante la ricreazione, facendo contente le mamme che avevano bisogno di essere aiutate nei lavori domestici e nella cura dei fratelli più piccoli. Gli inizi furono difficili, bisognava far capire ai genitori quanto fosse importante mandare i figlia a scuola. In Costa d’Avorio: Adzopé, Memni, Adzopé Per motivi di salute, dopo 4 anni trascorsi in Ciad dovetti rientrare alla Casa Madre, vi rimasi più del previsto, ebbi paura di non poter più ripartire. Mi fu cambiata la destinazione anziché a Pala, in Ciad dove ero attesa, fui inviata ad Adzopé in Costa d’Avorio: per me non fu un problema, qualunque posto andava bene, in qualunque posto avrei trovato delle persone da amare. Ripartii quindi nel 1955 per Costa d’Avorio: prima di recarmi ad Adzopé passai quindici giorni a Memni per abituarmi al lavoro del dispensario e del reparto maternità, dove dovevo imparare a curare e ad assistere le mamme ammalate di lebbra. Ad Adzopé divenni infermiera, avevo difficoltà a leggere le ricette e non conoscevo molto i medicinali. Che avventura! Dio era con me e non mi fece mai mancare il suo aiuto. Qui rimasi per due anni.

FONDATRICE A MAN L’umidità della regione del sud non mi conveniva. Madre Agathe, vista la mia sofferenza, mi propose di andare nella regione dell’ovest della Costa d’Avorio, dove il clima era più secco. Si trattava di aprire una nuova comunità a Man. Partii dunque per Man con sr Marie Raymonde Lobabié, sr Cecilius e sr Marie-Aimée. Qui mi occupai delle ragazze del pensionato, dell’azione cattolica dei ragazzi e del catechismo. Restai in questa missione ancora 5 anni. Aggiornamento … poi. Abengourou, Milano, Divo, Memni, Bietry Rientrai per le vacanze, erano gli anni del dopo Concilio e tutta la Chiesa si stava rinnovando, la parola più ricorrente era “aggiornamento”. Anche nella Congregazione venne promosso “l’aggiornamento”, mi si proponeva di frequentare la scuola della fede a Friburgo per due anni. Dopo questo tempo, nel 1974 ripartii per la Costa d’Avorio: ad Abengourou mi occupai soprattutto della catechesi, e vi rimasi quattro anni. I tre anni successivi li vissi presso la Casa Provinciale di Milano, in seguito fui inviata di nuovo in Costa d’Avorio, questa volta a Divo, dove mi fu data la missione di occuparmi della Pastorale dei prigionieri. Ero molto preoccupata e piena di paura, ma fu un’esperienza straordinaria. Laggiù feci un po’ di tutto: accompagnamento, catechesi, preghiera, cure sanitarie, preparavo loro del cibo … In seguito la mia nuova missione fu quella di ritornare a Memni per occuparmi dei disabili. Andavamo a cercarli nelle case, perché le famiglie li tenevano nascosti, e li facevamo curare a Bonoua, dove c’era un centro qualificato per interventi chirurgici e apparecchiature ortopediche. Con loro facemmo meraviglie! Ognuno si esprimeva nell’arte che gli era propria:


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Vita nsa cucito, fabbricazione di statuette per il presepe... diverse attività… Ho amato molto anche questa missione e le persone che il Signore metteva sul mio cammino. In seguito, dovetti essere rimpatriata in Italia per un’infezione che non riuscivano a curarmi. Alcuni mesi dopo, quando fui guarita, ripartii in Costa d’Avorio, a Bietry un quartiere d’Abidjan per un servizio alla casa provinciale. Trascorsi due anni, nel 1996 rientrai in Italia per il compleanno di mia mamma, compiva 100 anni, un evento al quale non si può mancare. Non feci più ritorno in Africa, le mie forze iniziavano a diminuire. Ritorno in Italia: Milano- Ponte Lambro, Airuno, Bardello In Italia la missione continua a Ponte Lambro al servizio dei malati dell’ospedale. La comunità NSA era inserita in una Parrocchia, mi era stato chiesto di essere assistente religiosa alla clinica Monzino, è stata una bella esperienza difficile all’inizio, ma appassionante in seguito. Dopo nove anni accettai di andare nella comunità ad Airuno, una piccola comunità al servizio della Parrocchia, dell’animazione missionaria e casa di formazione. Ho avuto ancora la fortuna di visitare qualche persona ammalata o anziana e portare il conforto della Comunione. Dal settembre 2014 sono al Convento di Bardello. Non ho più grandi responsabilità, ma è un piacere per me rendere servizio dove posso: aiuto in cucina, quello che posso lo faccio con gioia. A volte esco per visitare gli ammalati del paese. Sono contenta di passare alcuni momenti con le mie consorelle malate, pregare con loro, rendermi utile dove è possibile. A CONCLUSIONE La mia vita missionaria è stata molto ricca e positiva. Ho sempre cercato di fare tutto con amore e per amore e il Signore

mi ha aiutata. Ho servito non contando sulle mie capacità, ma sulla Sua Misericordia che mi chiamava al suo servizio. È Lui che mi ha chiamata e da Lui mi sono sempre sentita inviata. Oggi non saprei dire se ho avuto difficoltà nella mia vita, perché mi sono sempre abbandonata alla Grazia di Dio. Se non dovessi aver sempre risposto adeguatamente, conto sul suo amore…e questo mi fa vivere. Ora è arrivato il momento di rendere grazie al Signore per tutto il bene ricevuto da Lui e per ciò che mi ha fatto vivere. Chiedo di trascorrere nella serenità e nella gioia i giorni che ancora mi dona da vivere, prima del grande incontro. MESSAGGIO Vorrei dire ai giovani di oggi di dare più tempo alla preghiera e di lasciarsi condurre dallo Spirito del Signore. Ci sono molte più opportunità oggi che ai miei tempi. Tutti questi mezzi facilitano l’esistenza, aprono nuovi orizzonti, però sono da usare con responsabilità e buon senso, che lo Spirito continui a guidarci! Intervista realizzata di sr Delphine Edoun, NSA


Suor Lina Manfredi ha compiuto CENTO ANNI

G

uardare il viso di suor Lina Manfredi, conosciuta come suor Amabile, che ieri (13 dicembre) ha compiuto cento anni viene in mente la parola “candore”. Ha uno sguardo di una dolcezza infinita e gli occhi che trasmettono lo stupore dei bambini di fronte ad un dono inatteso. E quello che sorprende è la sua memoria. Ha raccontato nel dettaglio ad una consorella il suo primo viaggio in Africa, in missione a Ho in Ghana e la sua descrizione è stata arricchita dal suo diario, scritto in francese nel 1945 con una grafia molto ordinata. Era tale il desiderio di partire che dalla Casa Madre di Lione cantava. “Il buon pro-

fumo dell’Africa comincia a sentirsi”. E il viaggio ha avuto momenti particolari, su un bastimento scortato dagli inglesi, su un treno alimentato a legna “e non posso descrivere le scintille che ci cadevano addosso da ogni parte lasciando numerosi buchi sui nostri abiti di lana!”.

Poi addirittura in una grande cesta, dove si era accomodata con le altre consorelle, sollevata in aria per salire sul bastimento, senza sfidare le onde dell’oceano. La sua vita in Africa è cominciata imparando subito l’inglese in un internato per ragazze. “Stare con queste giovani era la mia gioia. Ricordo che nei primi giorni ho aiutato a confezionare le bandiere del Paese che festeggiava l’indipendenza ottenuta da poco”. Ieri, invece, a Bardello nel convento la festeggiata è stata lei, circondata dal tanto affetto delle consorelle e dei familiari. Federica Lucchini


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Dalla missione

UNA

BELLISSIMA IDEA

DA ZINIARE - BURKINA FASO

B

ella davvero l’idea di terminare l’anno scolastico con una festa! L’ultimo giorno di scuola dei ragazzi di Ziniarè è stato dedicato alla gioia di stare insieme, allo sguardo sulle cose fatte, a quelle da riprendere o da fare meglio in futuro: il cammino è lungo! La festa è stata preparata alla vigilia di sabato 18 luglio, ultimo giorno di classe, gli alunni si sono riuniti per pulire e ornare la loro classe e prepararla per accogliere anche i loro genitori. Al mattino seguente, quando tutti erano riuniti, l’insegnante, la nostra ormai conosciuta Amèlie, ha tracciato un bilancio del lavoro fatto e an-

nunciato i nomi dei 5 migliori alunni che hanno ricevuto in premio uno zainetto, dei quaderni e dei pennarelli. Si è poi proseguito con danze tradizionali, canti e recite che hanno “scaldato” l’ambiente. Sono stati distribuiti biscotti e caramelle. Ma il momento forte è stato il pranzo preparato per tutti e condiviso nella gioia. Altre danze e canti e poi l’arrivederci al 1° ottobre che darà inizio all’Anno Scolastico 2015/2016. L’insegnate non ha mancato di ricordare a tutti l’aiuto generoso degli amici lontani che hanno reso possibili tanti miglioramenti della vita di classe. Per i benefattori af-


19 fetto, riconoscenza e preghiera! C’è, nei ragazzi che crescono nei villaggi africani, una saggezza umile e concreta, assorbita nel quotidiano; diritti e doveri appresi dall’esempio della famiglia e della comunità. Imparano da piccoli a darsi da fare, ad essere solidali, a dare valore anche alle piccole cose, ad accontentarsi, a cogliere il lato bello della vita anche nelle situazioni difficili. Pensiamo, ad esempio, all’importanza estrema della pioggia in Burkina dalla quale dipendono i raccolti e di la sussistenza di tante famiglie: la si aspetta con pazienza e ci si accontenta anche quando è meno intensa del previsto. Si accoglie con gratitudine anche un raccolto meno abbondante del previsto: la speranza è la vera bussola dei poveri. I ragazzi di Ziniarè sono certamente come tutti gli altri, con i loro difetti ma possiedono un po’ di questa saggezza tutta africana. È saggezza saper stare insieme, sotto un tetto di paglia, fare scuola con le poche cose essenziali ed esserne felici, accogliendo tutto come un dono. Grazie alla loro insegnante hanno incominciato a capire che il loro stare insieme è anche un modo per crescere in saggezza e responsabilità degli uni verso gli altri, imparando a guardare con rispetto all’altro, diverso per costumi, religione, etnia, credere che può diventare un amico, un compagno da accogliere a dal quale essere accolti. E così costruire insieme una vita migliore e, possibilmente, non essere costretti a lasciare il loro Paese. Con modi semplici è pratici si sono esercitati seguendo docilmente l’insegnante che ha saputo creare un clima di serenità e di gioia, rendendo la vita di classe interessante e costruttiva. Inoltre lavorando in gruppi guidati da un responsabile, si sono esercitati all’impegno serio su quanto viene proposto durante le lezioni. Hanno anche capito la bellezza dell’amicizia di persone lontane che li aiutano con

gratuità e li accompagnano nel loro cammino scolastico. E adesso? Avanti, di nuovo tutti insieme per far crescere i piccoli semi di pace e di amicizia seminati fin qua per realizzare il nostro progetto di fare della classe un “Giardino di Pace”. Lavoreremo insieme per migliorare l’ambiente scolastico e fare in modo che ciascuno sia messo in condizione di lavorare con profitto. “Ciò che vuole il cuore mette i piedi in marcia” è un proverbio africano che indica bene i semplici ma profondi obiettivi che tentiamo di realizzare con questi nostri ragazzi. Augurandoci reciprocamente “buon cammino” ci diamo appuntamento fra un po’ con tante notizie da condividere e cose belle da realizzare. Suor Marisa BINA


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Adesso parliamo noi

Consacrate e Consacrati di Caspoggio S

abato 24 ottobre, nella chiesa parrocchiale di Caspoggio, è stato presentato il libro “I Consacrati di Caspoggio - 100 anni di storia”, realizzato da padre Pietro Bracelli, don Ezio Presazzi e Pasquale Negrini. Raccoglie nomi e azioni di quei caspoggini che hanno risposto alla chiamata di Dio e hanno consacrato la loro vita al servizio della Chiesa nel mondo. Questo il libro, scritto a più mani, è stato presentato alla comunità caspoggina dove sono citate le 86 persone nate a Caspoggio che hanno lasciato il loro paese a servizio della fede, “sparpagliandosi”


21 in tutta Italia e nelle zone più povere del mondo. Una ricerca storica che ha coinvolto mezza Caspoggio: i sacerdoti, le suore e i familiari dei consacrati deceduti. Il testo inizia con una lettera del Vescovo, Diego Coletti, che paragona la comunità caspoggina a “una pianta carica di frutti, dove l’esempio e la parola hanno reso possibile un prezioso ed abbondate raccolto”. Non si tratta di compilare un inventario, ma di lanciare un messaggio: “Cristo continua a vivere nella nostra piccola e circoscritta storia. Dio è con noi, in mezzo a noi e continua a chiamare alla sua sequela alcuni eletti per farne suoi ministri e testimoni.” - spiega padre Bracelli. “Abbiamo voluto fare memoria di sacerdoti, religiose e religiosi che ci hanno insegnato cosa significa vivere in Dio con Gesù e per i fratelli: esempi di dedizione, pur con i loro limiti umani. Tocca a noi dare alla storia i risvolti che vogliamo, sperando che in futuro il nostro paese sia ancora ricco di vocazioni. Con un non celato orgoglio, siamo soddisfatti del cospicuo numero di Consacrati che Caspoggio ha dato nel secolo scorso. L’elenco non vuol essere l’esaltazione privata dei singoli, ma un mosaico di tante piccole storie.” Anche noi, suore NSA abbiamo voluto essere presenti a questa bella serata, per rendere omaggio alla memoria di quattro nostre sorelle nate in questo bel paese della Valtellina. n Suor Adelaide (Silvia) Pegorari, Caspoggio 15 gennaio 1891 Parakou (Benin) 4 novembre 1946. n Suor Ambrogina Mazzucchi, Caspoggio 6 giugno 1904 Marsiglia 27 gennaio 1930. n Suor Maria Mazzucchi, 29 ottobre 1905 Francia 29 settembre 1989. n Suor Lidia Bricalli, 29 maggio1913 Bardello (VA) 10 agosto 1998.

TESTIMONIANZA Lettera dalla Francia di suor Marie che vide morire suor Adelaide Comunità di Colmar (Francia), 17 giugno 2015 Mi chiamo suor Marie e sono l’unica suora rimasta delle fondatrici di Parakou (Benin). Eravamo arrivate giovedì 1° maggio1946 con il treno che saliva tutti i giovedì da Cotonou.Ad aprire la Casa di Parakou siamo state suor Adelaide, suor Marie Celine ed io che, all’epoca, ero suor Zephirin. Suor Adelaide era una suora italiana che aveva già passato un periodo in Togo, dove aveva contratto una malattia intestinale, l’ameba, e per questo aveva portato dalla Francia delle fiale di Emetine che le servivano per curarsi. Io avevo il diploma di infermiera, ma lei non mi chiedeva di farle le iniezioni, le faceva da sola, quindi non sapevamo quando aveva le sue crisi amebiche che provocavano diarrea che indebolivano il suo fisico. Noi suore andavamo tutte le mattine a pregare nella chiesa che non era molto lontana dalla casa provvisoria che era stata prestata da abitanti del luogo, la famiglia Tandjo. La mattina del 27 ottobre suor Adelaide rimase a letto. Ci disse: “Mi sento stanca, andate in chiesa a pregare”. La sera prima, Padre Roger Barthelemy, parroco di Parakou, era venuto con una giovane africana per chiedere alloggio per lei. Era scappata di casa perché volevano farle sposare un vecchio. Quella mattina la ragazza venne a chiamarci in chiesa dicendoci che suor Adelaide era caduta in casa e perdeva sangue. Siamo accorse subito e l’abbiamo trovata in terra, sul cemento, in una pozza di sangue. Cadendo si era prodotta una ferita alla testa, i capelli erano tutti pieni di sangue e ho fatto fatica a trovare il punto della ferita. Ho mandato a chiamare il dottore a Parakou ma l’ospedale era molto lontano e il dottore sembrava non arrivare mai. Finalmente arrivò e disse subito: “È grave, bisogna mettere una flebo”. Ma ahimè, non c’era modo di trovare una vena. Allora mise un sottocutaneo, ma la pelle diventava blu. Mise anche dei punti sulla ferita per fermare il sangue, ma tutte le cure erano inutili, non sapevamo che fare. Dove portarla? Suor Adelaide sente la discussione con il dottore e dice: “Se devo morire, resto qui, dono la mia vita per l’evangelizzazione dei Baribas (è l’etnia del luogo). Sto per morire, voglio vedere Padre Roger”. Proprio quel giorno il Padre era andato in un villaggio. Viene mandato qualcuno in bicicletta a chiamarlo e, appena arrivato, suor Adelaide, dopo aver ricevuto i Sacramenti, in pace muore. Suor Adelaide aveva detto: “La mia tomba sarà ai piedi di un albero di mango”. Ora la sua tomba dimora all’ombra di un grande mango dove tre rami si sono divaricati e la croce è al centro. Dalla testimonianza di sr Marie Weisseldinger, NSA (nata nel 1922) Comunità NSA di Colmar (Francia)


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Adesso parliamo noi

I

l Comitato di Amicizia di Faenza, rose sono quelle che bussano alla porta l’Organizzazione benefica di cui faccio delle Suore per chiedere aiuto. La poverparte, ha instaurato da tempo rapporti tà impone molte rinunce, condiziona andi collaborazione con le Suore di Nostra che scelte che sembrerebbero le più ovvie Signora degli Apostoli presenti a Tanguiecome mandare i figli a scuola. In questo ta. In questa zona il terreno è pianeggiante caso sono soprattutto le ragazzine ad essesolo a tratti, dominato dalre discriminate: vengono la presenza di una catena tenute a casa per aiutare La comunità NSA di colline sassose. Questo nel lavori domestici le di Tanguieta è un problema notevole madri, a loro volta oberate per l’approvvigionamento da molte incombenze, in esiste dal 1952 idrico perché i corsi d’acparticolare il duro lavoro e per molti anni è stata nei campi. Proprio per afqua, dopo la stagione delle piogge (giugno/ottobre), frontare almeno in parte formata da suore seccano creando gravi questo problema. Il Coprovenienti dall’Europa. mitato ha finanziato la codifficoltà alla popolazione che vive di agricoltura. La struzione di un Convitto, gente allora scava buche profonde nel letti affidato alle suore, che accoglie 25 ragazsecchi dei torrenti per fare riaffiorare l’acze provenienti dai villaggi circostanti che qua assorbita dal terreno, è un’acqua densa in tal modo possono frequentare le lezioni e torbida ma preziosa per le donne, che la alla Scuola pubblica di Tanguieta. raccolgono nei secchi conservandola per A Tanguieta è in funzione un Ospedale, le necessità domestiche. diretto dal Fatebenefratelli, efficiente e Le famiglie sono molto povere e numeben attrezzato che accoglie ammalati pro-


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continuata anche con loro, creando nuove venienti da tutto il circondario. E’ usanza possibilità di collaborazione. che l’ammalato venga accompagnato ed Durante la mia visita, nel febbraio scorassistito almeno da un familiare, e il proso, è emersa la possibilità di dare vita ad blema è che queste persone non hanno un un progetto agricolo per la coltivazione luogo dove stare, per cui dormono fuori di un terreno di 10 ettari con la fornitura dall’Ospedale, a volte sotto un albero! Il di un trattore e di tutti gli nostro Gruppo ha perciò attrezzi agricoli necessafinanziato la costruzione La povertà ri. Al mio ritorno in Itadi due fabbricati nei quaimpone molte rinunce, lia, abbiamo discusso la li ospitare i parenti degli ammalati ricoverati. Sono condiziona anche scelte cosa in una riunione con il Consiglio direttivo del le suore a gestire questa che sembrerebbero “Comitato di Amicizia” struttura che permette dalla quale è scaturita la loro di ottenere una qualle più ovvie come decisione di finanziare che risorsa economica. mandare i figli a scuola. questo progetto, da tutti La comunità NSA di noi ritenuto valido e inTanguieta esiste dal 1952 novativo, perché cerca sul posto le risorse e per molti anni è stata formata da suoeconomiche. re provenienti dall’Europa. Attualmente Grazie ai collaboratori faentini e veneti è costituita unicamente da religiose NSA abbiamo potuto reperire un trattore da 65 africane le quali trovano le maggiori difCV, una seminatrice di mais ed un rimorficoltà a reperire gli aiuti necessari per fichio agricolo, usati ma in ottimo stato; nanziare le loro opere. Per fortuna la lunga un trancia-erba ed un frangizolle a dischi amicizia fra le NSA e il nostro Gruppo è


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Adesso parliamo noi sono stati acquistati nuovi. Il tutto è stato caricato in un container da 40 MC che ora è in viaggio su una nave mercantile e sta per raggiungere il porto di Cotonou. Tutta l’attrezzatura verrà trasportata a Tanguieta. Successivamente, una squadra di volontari faentini e veneti si recherà sul posto, nel febbraio 2016, per istruire gli addetti locali all’uso degli attrezzi agricoli e alla loro manutenzione. Si tratta, come dicevo, di un progetto innovativo per la comunità delle Suore NSA, che può presentare delle difficoltà sul piano della tenuta ma che vale la pena di tentare. Ecco perché i problemi eventuali non ci hanno impedito di proseguire sulla linea comune decisa, ritenuta valida sia per il sostentamento delle Suore sia

Che cos’è il Comitato di amicizia?

Il Comitato di Amicizia nasce nel giugno del 1972, su invito dell’Abbé Pierre, quando giunse a Faenza in occasione di un tour per allacciare contatti con varie città italiane. Egli propose alla cittadinanza di dar vita a un’azione di gemellaggio e cooperazione, con la finalità di favorire uno scambio di conoscenze (che permettesse per far nascere legami d’amicizia. L’associazione ha come missione combattere ogni situazione di emarginazione, povertà e degrado sociale nei Paesi in via di sviluppo. Tutto è iniziato attraverso il riciclaggio dei materiali di scarto per la raccolta fondi,

per la loro solidarietà verso le famiglie più povere. La situazione attuale di crisi economica rende sempre più problematico per le comunità missionarie trovare benefattori che sostengano le loro attività, ecco perché diventa sempre più importante quello che si può creare sul posto. Alcuni anni fa il nostro Organismo ha proposto ai propri benefattori di “adottare” una religiosa missionaria. Alcuni hanno risposto all’appello ed una signora continua ancora oggi a fare la sua donazione annuale. A lei e ai Benefattori che sostengono l’azione del “Comitato di Amicizia” va il più sentito e caloroso ringraziamento.

per finanziare progetti di promozione umana e sviluppo. È questa la missione e lo scopo ultimo che ha spinto il Comitato di Amicizia a realizzare la struttura organizzativa che opera a Faenza. L’avventura del riciclaggio, era iniziata a Faenza già nel 1964, grazie a Maria Laura Ziani. In quegli anni si costituì il Comitato faentino di lotta contro la fame, poi divenuto Comitato di Amicizia i cui componenti giravano con un carretto a raccogliere carta e stracci. Nel 1983 arrivò la prima convenzione con il Comune, che riconobbe l’importanza dell’azione di informazione e di riciclaggio avviata. Poco per volta il carretto ha lasciato il posto a furgoni, camion, container. Le relazioni di gemellaggio e cooperazione allo sviluppo che il Comitato di Amicizia attualmente sta realizzando nel

Raffaele Gaddoni mondo sono situate in AFRICA (Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Togo), AMERICA LATINA (Argentina, Brasile, Guatemala, Messico), ASIA (Bangladesh), EUROPA (Albania). I progetti finanziati si pongono come obiettivo l’autonomia delle popolazioni locali, per essere in grado di continuare con le proprie forze a sviluppare il programma avviato dall’associazione e il miglioramento delle condizioni di vita delle persone coinvolte, sia come beneficiari, sia come fautori nella realizzazione. La filosofia che guida i volontari e i vari collaboratori del Comitato è la forte convinzione che bisogna vivere accontentandosi del necessario, che occorre farsi carico dei bisogni e delle sofferenze dei più deboli per collaborare assieme con loro per la costruzione di un futuro migliore.


I morti non sono morti Ascolta più spesso ciò che vive ascolta la voce del fuoco ascolta la voce dell’acqua e ascolta nel vento i singhiozzi della boscaglia : sono il soffio degli antenati. I morti esistono, essi non sono mai partiti, sono nell’ombra che s’illumina, e nell’ombra che scende nella profonda oscurità. Sono nell’albero minaccioso e nel bosco che geme, sono nell’acqua che scorre, sono nell’acqua stagnante, sono nelle capanne, sono nelle piroghe. I morti non sono morti. I morti esistono, non sono mai partiti, sono nei seni della donna sono nel bimbo portato dal suo corpo sono nel tizzone che si accende non sono sotto terra sono nell’incendio che divampa sono nelle erbe che piangono sono nelle rocce che gemono sono nella foresta, nelle abitazioni, nelle barche. I morti non sono morti. Birago Diop (Dakar, 1906 – Ouakam, 1989). Poeta senegalese, studiò in Francia, ove aderì al movimento della Negritudine, impegnandosi a risollevare e valorizzare la letteratura del suo Paese. La sua opera più importante sono i Racconti di Amadou-Koumba (1947).


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Adesso parliamo noi

I bagliori di

Parigi

Dalla pagina Facebook di Antonie Leiris, compagno di una delle 90 vittime del Bataclan a Parigi

“Venerdì sera avete rubato la vita di un essere eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio ma voi non avrete il mio odio… Allora non vi farò questo regalo di odiarvi. L’avete cercato tuttavia ma rispondere all’odio con la rabbia sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi ciò che siete. Voi volete che io abbia paura, che guardi i miei concittadini con un occhio diffidente, che sacrifichi la mia libertà per la sicurezza. Perso. Lo stesso giocatore gioca ancora… Siamo due, io e mio figlio, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho peraltro più tempo da dedicarvi, devo raggiungere Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha 17 mesi appena, mangerà la sua merenda come tutti i giorni, poi andremo a giocare come tutti i giorni e per tutta la sua vita questo piccolo ragazzo vi farà l’affronto di essere felice e libero. Perché no, non avrete nemmeno il suo odio”.

I terroristi erano calmi, determinati e hanno ricaricato per tre o quattro volte. Sparavano sulle persone già cadute a terra”. È il post pubblicato sul proprio profilo Facebook da Isobel Bowdery. Isobel, 22 anni, è tra i sopravvissuti del teatro Bataclan. La studentessa di origini sudafricane è ancora viva perché ha finto di essere morta.

“Non penseresti mai possa succedere a te. Era un semplice venerdì sera ad un concerto rock. L’atmosfera era così serena, e tutti erano intenti a ballare e divertirsi. Quando quell’uomo è arrivato all’ingresso e ha cominciato a sparare, tutti abbiamo pensato facesse semplicemente parte dello spettacolo …. Dozzine di persone sono state colpite davanti ai miei occhi. …

Futuri demoliti, famiglie distrutte, in un istante. Mi sento privilegiata ad essere stata lì per il loro ultimo respiro. E avendo davvero creduto che avrei fatto la stessa fine, posso assicurarvi che il loro ultimo pensiero non era rivolto alle bestie che hanno causato tutto questo, bensì a tutte le persone che hanno amato col cuore. Sola e sconvolta, ho finto di essere morta per più di un’ora, sdraiata tra chi era costretto


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Attacchi di Parigi: lettera aperta di un giovane cattolico In Pax et Justitia / del 19 novembre 2015 alle 21:35 / … Ho 18 anni e sono cattolico. Oggi, come ogni lunedì, dopo la scuola, sono andato a prendere un caffè nel cortile di un bar. Niente di sorprendente. Il caffè non aveva un sapore diverso rispetto alla scorsa settimana, il sorriso della cameriera non era diverso e i clienti sedevano agli stessi tavoli. Come ogni lunedì, ho tirato fuori il giornale del giorno prima quasi meccanicamente e ho scorso i titoli. Ma non riconosco il giornale che sfoglio ogni settimana. C’è un unico titolo: “Dolore e rabbia” …Non voglio leggere più. Metto giù il giornale, bevo il mio caffè e pago. Per la prima volta in quest’anno, ho lasciato presto questo posto in cui sono abituato a leggere il mio giornale in pace. Cosa dovrei fare? Andare a casa come ci chiedono le autorità? No. Ho deciso di andare in un luogo familiare e prezioso per il mio cuore. Dopo cinque minuti di cammino eccomi qui. Questo luogo è la mia parrocchia, la mia seconda casa, la casa del Signore. Entro. Ci sono molte persone. Vado verso l’altare dedicato alla Beata Vergine Maria. Non c’è posto. L’unico spazio libero è un inginocchiatoio davanti all’altare di

a guardare i propri amati inerti... Mentre ero sdraiata in mezzo al sangue di sconosciuti, aspettando quel proiettile che avrebbe segnato la fine dei miei miseri 22 anni, non ho fatto altro che visualizzare il volto di tutti coloro che amo, sussurrandogli “Ti voglio bene”. Ancora, e ancora una volta. Riflettevo sui momenti più belli della mia vita. Desideravo che le persone che amo sapessero quanto, e mi auguravo che nonostante tutto

Santa Rita, la santa delle cause impossibili e delle cose perdute. E così mi è venuta un’idea… Oggi ho pregato per voi. Ho pregato Santa Rita di aiutarci a perdonare. Le ho chiesto di aiutare i francesi a perdonarvi. Ho pregato per le famiglie delle vittime perché un giorno possano perdonarvi, perché possano perdonare la vostra azione barbara e ingiustificata. Ho chiesto al Signore, con l’aiuto di tutta la mia fede, di venire in mio aiuto, di venire ad aiutarci a perdonare. … Poi ho ricordato un altro passo del Vangelo di Matteo: “Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà” (Mt 18, 20). E ho pregato di non essere l’unico cattolico a pregare per il vostro perdono. … Perché non avete fatto a pezzi la società francese; l’avete rafforzata. Non avete aumentato il razzismo; l’avete sradicato. Non avete ucciso la nostra fede; l’avete risuscitata. Spero, cari terroristi, che queste parole vi raggiungeranno, perché possiate capire che l’odio e la morte non sono la soluzione. Un giovane cattolico che sta cercando di perdonare.

avrebbero continuato a credere nel bene. Ma essere sopravvissuta a questo orrore mi ha dato la possibilità di accendere i riflettori sui veri eroi. All’uomo che mi ha rassicurato e messo a repentaglio la sua vita pur di proteggermi e coprirmi la testa; alla coppia le cui ultime parole d’amore mi hanno fatto riflettere su quello che ancora c’è di buono a questo mondo; alla polizia che è riuscita a salvare centinaia di vite; al

perfetto sconosciuto che si è avvicinato a me in strada e mi ha confortato per tutti i 45 minuti in cui ho pensato che l’amore della mia vita fosse morto; all’uomo ferito che ho scambiato per lui, e che dopo essermi accorta della svista mi ha stretta e confortata, nonostante fosse il primo ad essere solo e spaventato; alla donna che ha aperto la porta di casa sua ai sopravvissuti… Riposate in pace, angeli. Non sarete mai dimenticati.”


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Il Giubileo LOGO del GIUBILEO DELLA MISERCORDIA Il logo e il motto offrono insieme una sintesi felice dell’Anno giubilare. Nel motto Misericordiosi come il Padre (tratto dal Vangelo di Luca, 6,36) si propone di vivere la misericordia sull’esempio del Padre che chiede di non giudicare e di non condannare, ma di perdonare e di donare amore e perdono senza misura (cfr. Lc 6,37-38).

la vita. Un particolare, inoltre, non può sfuggire: il Buon Pastore con estrema misericordia carica su di sé l’umanità, ma i suoi occhi si confondono con quelli dell’uomo. Cristo vede con l’occhio di Adamo e questi con l’occhio di Cristo. Ogni uomo scopre così in Cristo, nuovo Adamo, la propria umanità e il futuro che lo attende, contemplando nel Suo sguardo l’amore del Padre.

Il logo – opera del gesuita Padre Marko I. Rupnik – si presenta come una piccola summa teologica del tema della misericordia. Mostra, infatti, il Figlio che si carica sulle spalle l’uomo smarrito, recuperando un’immagine molto cara alla Chiesa antica, perché indica l’amore di Cristo che porta a compimento il mistero della sua incarnazione con la redenzione. Il disegno è realizzato in modo tale da far emergere che il Buon Pastore tocca in profondità la carne dell’uomo, e lo fa con amore tale da cambiargli

La scena si colloca all’interno della mandorla, anch’essa figura cara all’iconografia antica e medioevale che richiama la compresenza delle due nature, divina e umana, in Cristo. I tre ovali concentrici, di colore progressivamente più chiaro verso l’esterno, suggeriscono il movimento di Cristo che porta l’uomo fuori dalla notte del peccato e della morte. D’altra parte, la profondità del colore più scuro suggerisce anche l’imperscrutabilità dell’amore del Padre che tutto perdona.

Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo Signore Gesù Cristo, tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste, e ci hai detto che chi vede te vede Lui. Mostraci il tuo volto e saremo salvi. Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro; l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura; fece piangere Pietro dopo il tradimento, e assicurò il Paradiso al ladrone pentito. Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio! Tu sei il volto visibile del Padre invisibile, del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono e la misericordia: fa’ che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te, suo Signore, risorto e nella gloria. Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch’essi rivestiti di debolezza per sentire giusta compassione per quelli che sono nel l’ignoranza e nell’errore; fa’ che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso, amato e perdonato da Dio. Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore e la sua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio, proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire la vista. Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen


Giubileo Papa Francesco l’11 di aprile scorso con una bolla dal titolo Misericordiae vultus (il volto della misericordia) ha annunciato che l’8 dicembre 2015 si aprirà l’anno santo della misericordia che si concluderà il 20 novembre 2016. Il Papa non ha scelto a caso questa data di inizio. Proprio in quel giorno di cinquant’anni fa, infatti, si concludeva il Concilio Vaticano II. Quella assise ecumenica era stata un avvenimento straordinario che si proponeva di rinnovare il volto della Chiesa. Riannodandosi a quell’evento, papa Francesco vuole senz’altro ricordare al popolo cristiano che quel rinnovamento non è per nulla finito. Anzi! Alcuni cammini allora appena tracciati sembrano non essere stati né praticati né perseguiti. Per la prima volta in questi cinquant’anni la Chiesa ha un Papa che non ha partecipato al Concilio, ma di quel Concilio è figlio ed erede che non si limita a citarlo nei suoi interventi, ma lo incarna nei suoi elementi più salienti. La scelta operata di mettere in evidenza la miseri-

cordia in questo Giubileo è legata al fatto che misericordia è la parola chiave, centrale e fondamentale del suo pontificato. Una parola che non ha avuto molto successo nella teologia, ma che rimane pur sempre al centro del cristianesimo perché, come scrive Papa Francesco, “la fede cristiana sembra trovare in questa parola, misericordia, la sua

29 sintesi” (MV 1). L’incarnazione di Cristo nasce, infatti, dall’amore del Padre per l’umanità, dalla sua misericordia nei nostri confronti: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16). Ecco perché “Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre” (MV 1). Ma la parola misericordia ci riporta ancora una volta al Concilio Vaticano II. Se essa è la cifra del rapporto che Dio intrattiene con l’uomo, la Chiesa non può esimersi dal tradurre nell’oggi dei suoi rapporti


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Il Giubileo questo stesso atteggiamento. Ecco perché, proprio nel discorso di apertura del Concilio, Giovanni XXIII aveva detto: “Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore” (Giovedì, 11 ottobre 1962). Paolo VI riprenderà e svilupperà questo concetto alla fine del Concilio: “Vogliamo notare come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carità … L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio … Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. Riprovati gli errori, sì; perché ciò esige la carità, non meno che la verità; ma per le persone solo richia-

mo, rispetto ed amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette … Un’altra cosa dovremo rilevare: tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità” (Martedì, 7 dicembre 1965). Anche noi vorremmo, allora, poter contribuire a realizzare il desiderio del Papa che esclama: “Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia

per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio! A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi” (MV 5). E perché questo non rimanga solo un pio desiderio siamo invitati tutti a ripercorrere tre piste interconnesse che conducono tutte e sempre a Dio Padre di ogni misericordia. Da una parte parlare di e con il linguaggio della misericordia; dall’altra, celebrare la misericordia nel sacramento della Riconciliazione e nella liturgia eucaristica; e infine praticare la misericordia con piccoli gesti quotidiani in cui batte il cuore di Dio. Buon cammino! P. Renzo Mandirola SMA


NSA: Nuovi Stili di Annuncio

UN PANE CHE RENDE DIO PRESENTE NEL MONDO

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assieme tutti questi argomenti: l’Eucariiamo arrivati alla fine del nostro stia. viaggio virtuale all’EXPO2015, seLa fonte originaria e il culmine, l’inizio condo lo sguardo della Santa Sede. e la fine, ciò che dà il senso profondo del Il cammino immaginario attraverso i discorso sul cibo è l’Euquattro siti del padiglione intitolato “Non Il pane è ciò che abbiamo carestia: “Un pane che rende Dio presente nel di solo pane: alla tavola seminato, fatto crescere, mondo”. di Dio con gli uomini”, si conclude con uno raccolto, trasformato in farina, È la dimensione tipicamente religiosa e crisguardo sull’infinito. impastato e cotto; è frutto stiana. La mensa della Dopo aver iniziato il percorso con la presa della terra lavorata dall’uomo, Parola e del Pane di vita. di coscienza ecologica della cultura dunque, Il gesto del nutrire è al della tutela del creato e nel contempo è dono cuore dell’esperienza (“Un giardino da custocristiana del pane quotidire”); dopo esserci addel Padre: lui ci dà la vita diano e dell’Eucarestia. dentrati nel discorso del ogni giorno mediante Entrambi li riceviamo pane per tutti secondo il dall’amore del Padre, valore universale della il pane. entrambi sono gesto solidarietà (“Un cibo gratuito di condivisione dello stesso cibo da condividere”), dopo aver riconosciuto con i fratelli e sorelle del mondo intero. E l’importanza di un’educazione a nuovi stiquesto ci coinvolge in prima persona. li di vita per tutti (“Un pasto che educa”); La richiesta del pane è al cuore della preci viene data la griglia di lettura che lega

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NSA: Nuovi Stili di Annuncio della terra lavorata dall’uomo, della cultughiera di Gesù, il Padre nostro. È una rira dunque, e nel contempo è dono del Pachiesta semplice, quotidiana, che riguarda dre: lui ci dà la vita ogni giorno mediante noi uomini nella condizione di creature il pane. Chiedere il pane oggi significa che hanno bisogno di mangiare per viconfessarci creature, figli del Padre. Sivere. Ci si potrebbe stupire dell’umiltà di gnifica credere nella vita! questa domanda, messa a confronto con le 3 - È l’atteggiamento di chi sa di non poaltre del Padre nostro. In realtà è proprio ter disporre della questa domanda di propria vita, ma ripane che illumina tutte le altre richieIl Signore, al culmine del mistero conosce di riceverla sempre all’interno ste. La domanda del pane ha tre grandi dell’Incarnazione, volle raggiungere di una relazione. Questa richiesta risvolti: la nostra intimità attraverso è fatta al plurale: 1 - È il modo con un frammento di materia. “dacci … il nostro cui il credente afpane”. Lo si invoca ferma la signoria di per tutti, per sé inDio sulla creazione. sieme agli altri, ad indicare che il pane, Chiediamo il pane concreto, necessario sopra ogni cosa, deve testimoniare il noper la vita quotidiana e insieme anche il stro essere figli nei confronti di Dio e la pane celeste, essenziale pane del Regno. fraternità che ci accomuna. È questo il pane di cui abbiamo bisogno Purtroppo, fame di pane e fame di Parola per vivere la vita umana e spirituale. di Dio nell’attuale contesto socio-cultura2 - È il modo con cui trasformiamo il le sono poste in concorrenza: il soddisfanostro bisogno in desiderio, ponendolo cimento della prima sembra impedire la davanti a Dio e non permettendogli di diseconda. Come fare allora? ventare possesso. Chiedere a Dio il pane Secondo il cammino fatto finora, abbiaè innanzitutto una presa di coscienza delmo tutte le possibilità, anzi, abbiamo la nostra realtà: siamo esseri che hanno bisogno di nutrirsi per vivere. Il pane è ciò che abbiamo seminato, fatto crescere, raccolto, trasformato in farina, impastato e cotto; è frutto


33 il dovere di mettere in pratica la nostra fede con gesti concreti. È qui, nel quotidiano dei bisogni e desideri di ogni essere umano che si gioca la verità ed essenzialità dell’essere cristiani. Qui entra in scena il vero credente. È colui che sa assumere ogni giorno la fame di pane e rendere grazie a Dio che lo esaudisce. È colui che si prende cura del creato secondo le sue possibilità. È colui che sa trasmettere ai più giovani il senso del vivere. È colui che riconosce nel frammento di pane consacrato, l’Amore di Dio. È colui che guarda ai fratelli e sorelle del mondo con gli occhi del Padre e sa condividere e camminare insieme a loro verso il Regno. A conclusione di questo cammino, riportiamo la toccante definizione di Eucaristia nell’enciclica “Laudato Si” di papa Francesco: “Nell’Eucaristia il creato trova la sua maggiore elevazione. La grazia, che tende a manifestarsi in modo sensibile, raggiunge un’espressione meravigliosa quando Dio stesso, fatto uomo, arriva a farsi mangiare dalla sua creatura. Il Signore, al culmine del mistero dell’Incarnazione, volle raggiungere la nostra intimità attraverso un frammento di materia. Non dall’alto, ma da dentro, affinché nel nostro stesso mondo potessimo incontrare Lui.

Nell’Eucaristia è già realizzata la pienezza, ed è il centro vitale dell’universo, il centro traboccante di amore e di vita inesauribile. Unito al Figlio incarnato, presente nell’Eucaristia, tutto il cosmo rende grazie a Dio. In effetti l’Eucaristia è di per sé un atto di amore cosmico: «Sì, cosmico! Perché anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l’Eucaristia è sempre celebrata, in certo senso, sull’altare del mondo». L’Eucaristia unisce il cielo e la terra, abbraccia e penetra tutto il creato. Il mondo, che è uscito dalle mani di Dio, ritorna a Lui in gioiosa e piena adorazione: nel Pane eucaristico «la creazione è protesa verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l’unificazione con il Creatore stesso». Perciò l’Eucaristia è anche fonte di luce e di motivazione per le nostre preoccupazioni per l’ambiente, e ci orienta ad essere custodi di tutto il creato” (n°236). Eucaristia come fonte e motivazione del nostro agire umano. Questo è l’insegnamento più importante che “Expo 2015” lascia a noi cristiani. La nuova consapevolezza che nasce dal significato dell’Eucarestia è quella di sentire la grande responsabilità che abbiamo verso ogni persona vicina e lontana e l’importanza del condividere il pane con chi non ne ha. Gesù è il vero esempio di essere umano e divino. Attraverso l’esempio dei suoi gesti semplici dobbiamo costruire i nostri. Dando valore alle buone azioni, ai piccoli gesti quotidiani, alle parole come il dire grazie, permesso, scusa, là dove viviamo, raggiungendo così la meta della grande fraternità universale. A piccoli passi. E questo anno di cammino, “Expo 2015” avrà raggiunto il suo scopo. Saremo, come recitava lo slogan vaticano, “alla tavola di Dio con gli uomini”. Sr Giuliana Bolzan, NSA


Natale sei tu Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po’ di silenzio per ascoltare la voce dell’Amore. Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima. L’albero di Natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita. Gli addobbi di Natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita. La campana di Natale sei tu quando chiami e cerchi di unire. Sei anche luce di Natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà, la pazienza, l’allegria e la generosità. Gli angeli di Natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace, di giustizia e di amore. La stella di Natale sei tu quando conduci qualcuno all’incontro con il Signore. Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai. La musica di Natale sei tu quando conquisti l’armonia dentro di te. Il regalo di Natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani. Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri. Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco. Tu sei la notte di Natale quando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori né grandi celebrazioni; tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un Natale perenne che stabilisce il regno dentro di te.

Un Buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale. P. Dennis Doren L.C.


Buon Natale e Buon Anno 2 0 1 6


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