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Regina Apostolorum nsa

Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli

Rivista Trimestrale Anno 28

SETTEMBRE 2015 · N

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Sped. in abb. post. art. 2 · Comma 20 lettera C · Legge 662/96 - Milano

Speciale COSTA D’AVORIO

FESTA FERIOLE

VITA NSA

ACCOGLIENZA MIGRANTI


APPUNTAMENTI

APPUNTAMENTI l Sr Giuliana Bolzan (NSA) - Cell. 320 22 34 722 - giulibonda@gmail.com

l P Renzo Mandirola (SMA) - Cell. 329 30 16 370 - enzomandirola@gmail.com


Incroci

Editoriale

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pirito, profeti, viaggio, speranza, timore, sofferenza, missione: queste le parole che emergono con forza dalle testimonianze, dalle voci, dalle storie di queste pagine. Parole che muovono persone, sentimenti ed emozioni. Aprono cammini nuovi senza chiuderne di vecchi, spostano orizzonti, separano da qualcosa ma contemporaneamente avvicinano ad altro, spareggiano le carte delle nostre vite e le mescolano per costruire nuovi territori del cuore e dell’anima, se quelli che ci lasciamo alle spalle sono bruciati o perduti. Stiamo ancora vivendo l’anno della vita consacrata il cui motto è Vangelo/profezia/speranza e già si affaccia e preme alle porte quello santo straordinario, per il quale papa Francesco ci sprona ad essere Misericordiosi come il Padre. Contemporaneamente, in questi giorni, egli apre il Sinodo sulla Famiglia, con un forte messaggio: la Chiesa a porte chiuse tradisce se stessa. Incroci … qui, in Italia, da ogni parte del mondo arrivano pellegrini e rifugiati, migranti economici e vescovi. Da qui, dalla penisola affacciata come un braccio teso sul Mediterraneo e che sembra quasi indicare l’Africa, partono le parole di Francesco e persone in fuga dalla guerra, ragazzi italiani che vogliono un futuro all’estero e proclamazione di Giubilei. Incroci … dentro le croci, sopra le croci, sotto le croci assieme a colei o colui che le deve portare senza averlo scelto: questo è MISERICORDIA, questo è MISSIONE, questo è PROFEZIA. Questo è VANGELO.

La Redazione


La missione è passione per Gesù Cristo e nello stesso tempo è passione per la gente. Quando sostiamo in preghiera davanti a Gesù crocifisso, riconosciamo la grandezza del suo amore che ci dà dignità e ci sostiene; e nello stesso momento percepiamo che quell’amore che parte dal suo cuore trafitto si estende a tutto il popolo di Dio e all’umanità intera; e proprio così sentiamo anche che Lui vuole servirsi di noi per arrivare sempre più vicino al suo popolo amato e a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero. Nel comando di Gesù: “andate” sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa. In essa tutti sono chiamati ad annunciare il Vangelo con la testimonianza della vita; e in modo speciale ai consacrati è chiesto di ascoltare la voce dello Spirito che li chiama ad andare verso le grandi periferie della missione, tra le genti a cui non è ancora arrivato il Vangelo. (dal Messaggio della Giornata Mondiale Missionaria - 2015)

Rivista Trimestrale Anno 28. n. 3 Direttore Responsabile: Sr. Fiorina Tagliabue Autorizz. Tribunale di Varese n. 185 del 5.10.1966 Sped. in abb. post. art. 2 Comma 20 lettera C Legge 662/96 - Milano

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Redazione: Via Accademia, 15 20131 Milano Tel. 02.70.600.256 Fax 02.70.63.48.15 http://www.nsaitalia.it e-mail: nsa-mi@iol.it Suore NSA Bardello Piazza Trieste, 5 21020 Bardello (VA) Tel. 0332.74.33.79 Fax 0332.74.59.56

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Sommario Vita nsa

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ACCOGLIENZA migranti

Adesso parliamo noi

VA E RIPARA LA MIA CASA 24

• Una casa comune • Come Rut... • La speranza arriva via mare • Noi veniamo dalla luna

Un invito, un programma… • “At@home”, una casa che accoglie Storie di vita e di amicizia • Cronaca di una giornata • Dalla missione

Ayoca in Costa d’Avorio Padre Mario Boffa (SMA) Salve! • 8

Viaggio

Carolina ci condivide • la sua esperienza Dal diario di... • “Gratuitamente • avete ricevuto, gratuitamente date”

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GESÙ ci libera!

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TESTIMONI

di un tempo nuovo 20

La FESTA della Vergine di Urkupiña

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NSA: Nuovi Stili di Annuncio

Un PASTO che EDUCA 30


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Vita nsa

ACCOGLIENZA migranti Un invito, un programma… “At@home”, una casa che accoglie La comunità delle Suore Missionarie NSA di Marino Laziale (RM), grazie alla collaborazione della cooperativa sociale “Centro per l’Autonomia” (CpA), ha potuto riaprire le sue porte per accogliere una cinquantina di fratelli e sorelle. Sr Piera responsabile della comunità e Milena e Marco Frisari, membri della Cooperativa che gestisce la struttura d’accoglienza At@home, ci hanno rilasciato le loro testimonianze.

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i ha fatto piacere sentire il Papa chiedere ad ogni parrocchia di ricevere una famiglia di rifugiati e poi vedere la foto della famiglia siriana accolta in Vaticano. Questo perché è per noi un dolore fortissimo vedere ogni giorno alla televisione file interminabili di fratelli e sorelle “scappare” nel dolore, nella sofferenza, nella paura, nell’incertezza… correndo grossi rischi, fino alla morte nella speranza di arrivare a mettere in salvo i figli, per cercare un po’ di pace e serenità, per un futuro più sereno, semplicemente per un avvenire... È per noi una sofferenza vedere che l’immagine del piccolo bimbo siriano che non è riuscito a terminare la sua traversata marina, cosi come la sua mamma ed il suo fratellino, diventi un evento mediatico in grado di far rendere conto a molte persone dell’esistenza dei drammi che si consumano quasi quotidianamente nel “nostro” mare, il Mediterraneo. Ci dà invece immensa gioia vedere i tanti


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piccoli “Aylan” che ce l’hanno fatta, che con le loro famiglie vogliono costruire qui da noi e con noi, un futuro diverso da quello che fino a qualche anno fa immaginavano; e vorremmo che fossero le immagini di questi tanti piccoli “Aylan” con le loro famiglie a far breccia nella sensibilità delle persone e convincerle che le parole del Papa riguardano le parrocchie, ma più ampiamente la società tutta. Ognuno di noi è buono, è profondamente buono, anche se non sempre lo manifestiamo o non lo si vede, ma noi come comunità vogliamo pregare, affinché tutti ci lasciamo toccare da tanta sofferenza per poi impegnarci con una risposta concreta a quel grido di dolore. Siamo fiere di aver potuto concretizzare questa accoglienza, in collaborazione con la cooperativa sociale “Centro per l’Autonomia” (CpA), una realtà del privato sociale che dal 1997 interviene per supportare le persone che si trovano in condizione di disagio sociale, sentendosi in dovere di ampliare il proprio impegno anche in favore di questa “nuova” emergenza. La cooperativa lo ha fatto con

sentimento di donazione, prima di tutto, impegnandosi in uno sforzo innovativo del proprio sistema che è stato possibile anche grazie all’impegno di alcuni soci ed alcune socie particolarmente motivati. La strada che CpA deve ancora percorrere per affinare il proprio intervento è complessa, incrocia diversi livelli di burocrazia, si scontra in alcuni casi con il pregiudizio e la discriminazione, ma è una strada certa ed il desiderio è quella di percorrerla con noi e con le centinaia di persone che si riuscirà a portare ed accompagnare nel “viaggio” ... Sono duecento duecento cinquantacinque (255) le persone alle quali abbiamo aperto la nostra porta e con le quali abbiamo fatto e ancora stiamo facendo un pezzetto di cammino. Sono poche di fronte alle migliaia di richiedenti asilo e più in generale persone che fuggono da condizioni economico sociali al di sotto dei limiti di umana sopportabilità, ma ce la stiamo mettendo tutta perché i fratelli e le sorelle che passano da qui possano ritrovare un po’ di speranza e ricominciare a sorridere, ed è bello vedere che riescono a ricominciare con noi.

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Vita nsa Ci fa anche piacere vedere come i nostri vicini, a partire dagli abitanti del nostro borgo Garibaldi di Marino, abbiano fraternamente accolto il gruppo di rifugiati di settembre. Solo dopo cinque giorni dal loro arrivo ci hanno invitato a passare una serata di festa insieme. Conoscersi è il primo passo per far cadere le barriere che mentalmente ci costruiamo. Incontrarsi, parlarsi, mangiare, ridere e ballare insieme ci fa scoprire la ricchezza dell’altro e tutto questo è una premessa per camminare mano nella mano, per costruire insieme un mondo fraterno e realizzare insieme i sogni l’uno dell’altro, nel rispetto e nell’amicizia. Una settimana dopo eravamo invitati dall’Associazione “Una Città non basta” per una serata di convivialità. Quante risate! Un bel momento per creare legami di amicizia fra rifugiati, che si trovano a vivere qui insieme anche se tanto diversi, e il resto della comunità. Sono tanto differenti: di 12 nazionalità dunque di lingua e abitudini diverse, ep-

pure viviamo insieme ... che bell’icona di fratellanza... È stato divertente vedere un incrocio di culture, mentre nella piazza suonava musica iraniana, egiziana, ucraina ed i nostri ospiti provenienti da quelle zone danzavano balli popolari dei loro paesi, le persone di Marino sulla stessa musica facevano il più tradizionale “trenino”, ma tutti insieme! Sr Piera Sangalli, NSA

Storie di vita In quest’ultimo periodo, a pochi giorni di distanza dal nostro matrimonio, abbiamo avuto la possibilità e l’opportunità di condividere una grandiosa esperienza dal punto vista umano: l’accoglienza di rifugiati presso la struttura delle suore NSA di Marino. Avevamo sperimentato tale esperienza, nello stesso luogo ma per pochi giorni, nel 2014 in occasione dell’emergenza sugli sbarchi, ma non aveva avuto una portata tale da poter fare considerazioni sull’impatto emotivo … era stato tutto molto più “istintivo” Un po’ di timore a proposito del bisogno di portare un contributo reale all’attività, sottraendo del tempo alla nostra neo famiglia, c’è stato ed ancora oggi, in alcuni casi, va tenuto “sotto controllo”. Insieme abbiamo l’opportunità di portare nel Centro di Accoglienza la nostra opera anche come attività lavorativa lavorando per uno degli organismi che gestisce i servizi all’interno della struttura. Ma il nostro impegno va molto spesso ben “oltre” il lavoro sul campo. E nell’“oltre” c’è la parte più emotiva, nell’ ”oltre” c’è anche la straordinaria esperienza di aver conosciuto persone stupende come suor Piera e suor Marta (ma anche tutte le consorelle presenti nella Casa), nell’”oltre” c’è tutto ciò che di umanamente coinvolgente


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MARINO LAZIALE 30 settembre 2015 • ore 22:40

Cronaca

di una giornata

e di amicizia che succede nella Casa … compresi i mille problemi quotidiani. Stiamo conoscendo le storie delle persone che ora vivono la Casa ci siamo scambiati i numeri dei cellulari e ci inviamo qualche messaggio su Whatsapp … spesso semplici faccine che ci confermano la stima e l’affetto che iniziamo a provare reciprocamente. Ci siamo divertiti a ballare nelle loro in feste occasionali e ora abbiamo appena ricevuto un invito alla festa di compleanno di una delle ospiti. Ma raccontato così sembrerebbe di vivere in una bella favola, ed in parte è vero. D’altro canto c’è tutto l’impegno nel voler far sentire le persone parte di un “percorso”, c’è l’impegno profuso per riuscire a perseguire questo “percorso” che se per noi è lavoro, per le persone ospiti sono vedersi riconosciuti diritti di vitale importanza. Questa esperienza, che speriamo sarà lunga e sempre più coinvolgente, è parte ormai della nostra vita; storie e amicizia di persone senza distinzioni tra operatori, collaboratori, volontari, ospiti, ecc. Sono qualcosa che è già entrato nelle nostre vite e che comunque ci rimarrà. Grazie mille a tutti ed a tutte e, come diciamo a Roma per incitarci per il futuro: e daje!!!! Milena e Marco Frisari

Dalle 5:00 di stamattina eravamo in attesa di tre donne, dovevamo prenderle all’uscita di Roma sud. Arrivavano da Siracusa su di un pullman di 50 persone. Alla fine sono arrivate soltanto alle 9 stravolte, con dei volti sfigurati dalla fatica. Avevano una coperta sulle spalle e un sacchettino di plastica in mano: questo era tutto il loro bagaglio. Mi ero portata biscotti, banane, thè, panini, e in più un bel sorriso per accoglierle. Appena arrivate in casa hanno fatto colazione, hanno scelto qualche vestito per cambiarsi e dopo una bella doccia sono andate subito a dormire. Alle 16:30 una di loro è arrivata dicendomi che aveva fame. Anche se tardi hanno pranzato e poi hanno ancora dormito. Alle 21.00 sono venute per la cena, ma non si sono fermate molto tempo, dopo un breve saluto agli altri sono ritornate in camera. Sono sistemate in una grande stanza tutte e tre insieme. Stasera un nuovo annuncio dalla prefettura: un altro pullman arriverà domani mattina da Siracusa, bisogna andare a Valmontone a prendere sette ragazze... abbiamo preparato le camere con tutto l’occorrente personale, domani mattina ci metteremo in viaggio per riceverle. Mi si stringe il cuore vedendole arrivare... ma quando sono in casa, dopo i primi momenti di smarrimento è diverso, i volti sono più sereni. Dopo qualche ora sono più fiduciose, tranquille. Si può allora cominciare a dir loro qualche parola. Dopo qualche giorno si trasformano: sono più sicure, osano parlare, chiedere, informarsi... Cambia il Paese di origine, la cultura, la lingua, ma i sentimenti profondi sono gli stessi per tutte. È il calore umano, la simpatia, il sentire che gli altri fanno attenzione alla mia persona che ci trasforma, ci illumina, ci dà coraggio, ci aiuta a vivere. Sr. Piera, NSA


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Viaggio

Dalla missione

in

Costa

Salve! Sono Roberta e il viaggio in Costa d’Avorio è stata la mia prima esperienza missionaria. Nelle tre settimane di permanenza con Caterina e Carolina e grazie all’indispensabile guida di Sr. Annamaria, abbiamo avuto la possibilità di incontrare persone meravigliose che ci hanno accolto con tutto l’affetto possibile, offrendoci sempre quel poco che avevano per farci sentire a casa. Primi tra questi sono state proprio le suore NSA e i padri SMA che ci hanno ospitate, grazie ai quali abbiamo avuto un posto dove dormire e mangiare, oltre agli indispensabili mezzi che ci hanno gentilmente prestato per spostarci. Per cui con l’auto di fortuna dataci dai padri SMA di Abidjan siamo andate a visitare Nella foto, da sinistra: Sr Annamaria (NSA), Carolina, Caterina e Roberta ad Adzopé (CI)


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d’Avorio

il lebbrosario di Adzopé, conoscendo uomini, donne e bambini che pur essendo provati nel corpo, sono forti nello Spirito; l’indomani siamo partite a Grand Bassam per visitare il luogo dove sono arrivati 120 anni fa, precisamente nel 1895, i primi missionari SMA. Siamo entrate nella Cattedrale Sacro Cuore, chiesa madre della Costa d’Avorio e abbiamo sostato alcuni minuti davanti al luogo dove i loro nomi sono stati incisi. A Mossou, luogo dove le prime suore NSA sono arrivate, abbiamo fatto “un pellegrinaggio” sulle loro tombe. Questi luoghi portano i segni degli inizi dell’opera di evangelizzazione della Costa d’Avorio. Abbiamo potuto vedere l’oceano, approfittando del fatto che fosse a pochi metri. E il quinto giorno, con l’affollatissimo e rumorosissimo autobus, siamo partite alla volta di Korhogo dopo una breve sosta a Ferkessedougou per prendere l’auto che ci


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Dalla missione avrebbe accompagnate durante il nostro peregrinare. A Korhogo l’accoglienza è stata immensa e grazie all’impegno e all’organizzazione di padre Marco (SMA), siamo riuscite ad incontrare persone che hanno fatto della fede cristiana le loro fondamenta e il primo mezzo per dare una svolta alla vita, propria e di chi sta loro accanto. Grazie a Lorenzo, un laico di Padova, siamo anche riuscite a trascorrere una giornata facendo animazione ai bambini e alle donne del Centro San Camillo, centro per malati mentali: in questa meravigliosa giornata mi sono sentita più vicina che mai a loro: pur nelle loro enormi difficoltà, mi hanno saputo regalare tanta gioia, nel modo più semplice e candido possibile.

Dopo due giorni a Ferkè, siamo arrivati a Bouakè, dove siamo rimaste per quattro giorni in compagnia di Claudia, una laica della diocesi di Gorizia, che non solo ci ha accompagnate in giro per il paese, ma un paio di volte ci ha portate nell’orfanatrofio dove lavora, per conoscere e vedere quel che fanno le donne laggiù. Accudiscono bambini e i ragazzi che là vivono, e anche noi, per quanto possibile, abbiamo

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Grazie alle testimonianze ed agli esempi di vita incontrati là, ho intuito che è lo “stare”, il fermarsi in un luogo, che rende qualcuno missionario.

dato una mano. Separarsi dai bambini è stato poi molto difficile! Il viaggio si è concluso ad Abidjan, dopo una sosta à Yamoussoukro, dove ci siamo recate accompagnate da Sr. Attilia che con pazienza ci ha portate in visita ovunque. Non sono brava con le parole, e spiegare cosa ho provato in queste tre settimane è difficile, ma la sensazione principale che emerge è quella di aver ritrovato la serenità e la dimensione di umanità che da molto non provavo qui nel “mio paese”. Non è stato tutto facile e «bello» ma ogni passo fatto, ogni minuto passato, ogni parola detta e ogni persona incontrata, sono stati tassello fondamentale per farmi vivere nel modo più corretto questo viaggio: non da turista ma da “missionaria”. Grazie alle testimonianze ed agli esempi di vita incontrati là, ho intuito che è lo “stare”, il fermarsi in un luogo, che rende qualcuno missionario. Per quanto il nostro “stare” sia stato breve e probabilmente la nostra permanenza non ha portato frutti per coloro che abbiamo incontrato, il nostro “partire” mi ha donato la speranza di poter fare in futuro qualcosa di più, la certezza di volerlo e il desiderio di tornare o andare in nuovi luoghi, e un giorno poter “stare” anch’io, magari iniziando dal mio piccolo paesino Bosco di Rubano. Grazie Costa d’Avorio! Roberta Paccagnella


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Carolina ci condivide la sua esperienza

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arebbe folle tentare di raccontare ciò che il viaggio in Costa d’Avorio mi ha dato in un solo articolo. Tuttavia ho avuto modo di fare chiarezza su molti aspetti della mia vita, della nostra società e della nostra fede: così ho capito che ciò che davvero ci manca è proprio la chiarezza! Mi è subito parso palese che la frenesia della vita quotidiana non ci permette di avere uno sguardo lucido su tutto quello di cui facciamo esperienza, annegandoci in una routine fatta di certezze e monotonia. L’Africa con i suoi colori, i suoi profumi e le sue musiche hanno fatto sobbalzare il mio cuore in molteplici occasioni. Sicuramente alcuni comportamenti ed alcuni modi di pensare mi hanno lasciata con grandi interrogativi, ma ho imparato che se si porta pazienza, le risposte presto o tardi arriveranno. Quando si toccano con mano realtà di povertà e di bisogno come quella che abbiamo avuto modo di conoscere io e le mie compagne di viaggio, risulta fondamentale tenere a mente che tutto ha un senso. Certo bisogna anche pensare di avere un cuore ed una mentalità aperte, così da poter far propri gli insegnamenti che si ricevono quotidianamente. Ripensandoci sembra incredibile quanto si possa imparare da chi possiede così poco: questa è la prova che la saggezza non si guadagna in beni materiali ma vivendo con lo stretto indispensabile. Uno degli aspetti che più mi hanno colpito è stata l’accoglienza da tutti coloro che abbiamo incontrato: nonostante la povertà di alcuni luoghi in cui siamo state, la cordialità ed il calore dei proprietari di casa ci hanno sempre fatte sentire a no-

stro agio, soprattutto se arrivavamo senza preavviso! Ho appreso anche la capacità di convivere ed il rispetto per il credo altrui. Ad Adjamé, quartiere di Abidjan, nel raggio di 200 metri, ci sono una chiesa protestante battista, una cattolica, una moschea ed la sede di una setta. È incredibile la correttezza che vige tra loro, senza inutili proteste. Questa concentrazione e varietà di luoghi di culto è spiegabile se si tiene conto dell’importanza fondamentale della preghiera per questa popolazione. La loro fiducia in Dio, qualunque nome abbia, mi ha lasciata davvero senza parole. Tutta questa mole di esperienze mi ha dato tanto, così tanto che le parole non basteranno per descrivere L’immensa gratitudine che provo per essere stata chiamata a partecipare a questo viaggio. Le esperienze migliori sono quelle che rompono le nostre certezze. Carolina Meroni


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Dalla missione dal diario di... 4 luglio 2015

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i sono sogni che diventano realtà e realtà che diventano sogni. Con questa cultura dell’oggi in cui un giovane che possiede un sogno non ha niente da dare se non le proprie fantasie, cresciamo e ci assopiamo, diventiamo tiepidi, limitando l’ardore del nostro essere giovani e del nostro essere cristiani. Ho un sogno! E ne vado fiera, un sogno nato e maturato dalle realtà che ho toccato, vissuto e respirato, che oggi chiamo: MISSIONE. Non sogno di andare in missione, sogno di essere missione, nella mia vita, nei miei giorni, nei miei posti; vivere il povero, il piccolo, l’emarginato, il soppresso, vivere Dio: compagno e fratello, che chiede di prendere e prendersi a cuore e che sostiene ogni mio passo. Scegliere la missione

è scegliere Dio e non è mai la strada più semplice. “Per nome mio sarete perseguitati”, perché ci stupiamo? Essere cristiani è e deve essere una scelta consapevole, difficile ma consapevole.

4 settembre 2015

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n un mondo che lascia sempre meno spazio all’umanità, cerco costantemente il volto di Dio, “qual è il Suo sogno per me?”: questa una delle domande che mi ha riportato in Africa quest’estate, un altro luogo, altre persone, ma la stessa bellezza e voglia di vivere che già conoscevo e mi mancavano. A qualche settimana dal rientro mi sento porre molte domande, quali: “com’è andata?”, “cos’hai fatto?”, “cosa hai visto?”, e ronzano in un incessante brusio che mi spinge a cercare il silenzio, quel silenzio in cui le risposte che cerchiamo raggiungo il cuore.

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”

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i chiamo Claudia sono una missionaria laica della diocesi di Gorizia, impegnata in Costa d’Avorio. La scelta di lasciare la mia comoda esistenza in Italia, la devo alla mia fede in Dio e ai diversi viaggi effettuati in passato in alcune aree del sud del mondo:  mi hanno aperto   gli occhi su quelle che sono le gravi ingiustizie del mondo. Sono troppi i popoli oppressi da governatori senza scrupoli, troppi i diritti ne-

gati soprattutto ai più deboli (le donne e i bambini in particolare), tante le conseguenze nefaste lasciate sulle popolazioni da terribili guerre. Quando si viene a  conoscenza di certe realtà delle quali uomini donne e bambini sono vittime, non si può più vivere come prima e fare finta di niente, ma bisogna lasciarsi interpellare e scomodare e decidere per un vero cambiamento. Dalla vita ho ricevuto tanto e da questa riflessione è nata

la necessità di concretizzare il bellissimo messaggio evangelico “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” Alcune brevi ma intense esperienze missionarie effettuate in diverse aree del mondo, mi hanno confermata maggiormente, solidificando quella che per me era diventata un’esigenza: schierarmi dalla parte di fratelli e sorelle dimenticati dagli uomini ma non da Dio, non con la pretesa di cambiare il mondo, ma semplicemente per condividere assieme un pezzo di strada con le gioie e fatiche, speranze e progetti, soddi-


13 scelgono da che parte stare, incarnando la Parola in azioni quotidiane di solidarietà, di Amore. Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?  E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?»  Rispondendo, il re dirà loro: «In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.» Mt 25, 37-40 Ancora una volta in questa mia esperienza di missione mi colpisce non solo una realtà così diversa dalla mia, ma prevalentemente la tenacia e perseveranza di quelle persone che si spendono per il bene in questi luoghi: i missionari, uomini e donne, consacrati e non, che ogni giorno

E io da che parte sto? Nuovi spunti di riflessione per la mia vita che porta oggi un’esperienza in più, che ha fatto di una realtà un sogno, della missione uno stile di vita. Caterina Maritan

sfazioni e delusioni di tutti i Sources, un orfanotrofio dagli 0 ai 17 anni, i più giorni. Operare con fratelli sorto più di una decina di piccoli sono in prevalenza e sorelle unendo le mie co- anni fa durante la guerra, orfani di mamma morta per noscenze alle loro per co- allo scopo di ovviare ai nu- parto, quindi al primo anno di vita rientrano in fastruire qualcosa di bello miglia. I più grandicelli assieme, cercando di Mangiare tutti i giorni sono stati abbandonatrasmettere una speranza cristiana. una pappa di farina di mais ti e trovati in strada, a tutt’oggi malgrado le La mia avventura misequivale a nutrirsi di pane ricerche non si è riuscisionaria in Costa d’Ae acqua. Qui, quando sono to a trovare alcun memvorio è iniziata alcuni bro della famiglia. Altri anni fa, a Ferkessèdoufortunati, i bambini piccoli sono figli di mamme gou (cittadina del nord possono bere latte con problemi di salute del Paese), la missione una o due volte a settimana mentale che non sono in delle suore NSA, imgrado di occuparsene, e pegnandomi in attività educative e sociali nei vil- merosi casi di abbandono nell’attesa e speranza che ci che si verificarono in quel sia un miglioramento in fulaggi e alla missione. turo, rimangono da noi. Attualmente mi trovo a periodo. Bouake e sono impegnata Il Centro accoglie una tren- La responsabile del Centro al Centre Notre Dame des tina di bambini e bambine è Denise, una donna anima-


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Dalla missione «ta da una profonda fede che non si lascia scoraggiare dalle innumerevoli difficoltà che incontra quotidianamente, ma si lascia semplicemente condurre con totale fiducia e abbandono che sa trasmettere attorno a se una testimonianza di autentica carità cristiana. Qualche mattina alla settimana mi dedico alla sensibilizzazione contro la malnutrizione infantile (grave piaga presente soprattutto nelle aree rurali), attività questa indirizzata alla comunità intera di alcuni villaggi e svolta con la collaborazione degli attori locali, ovvero i capi villaggio, i rappresentanti delle donne, dei giovani, catechisti, operatori dei dispensari, assistenti sociali e nutrizioniste. Ogni anno la malnutrizione uccide nel mondo da tre a cinque milioni di bambini al di sotto dei cinque anni. La stragrande maggioranza dei bambini malnutriti soffre in silenzio, lontano dai riflettori. Questa malattia, non solo rallenta la crescita, ma contribuisce ad aumentare anche la predisposizione alle malattie comuni. Ecco perché un semplice raffreddore o un attacco di diarrea possono essere letali per loro. La malnutrizione indebolisce le difese immunitarie e aumenta il rischio di morte per polmonite, diarrea cronica, malaria, morbillo e

AIDS – cinque malattie che ogni anno sono responsabili del 50% dei circa cinque milioni di decessi di bambini al di sotto dei cinque anni. Mangiare tutti i giorni una pappa di farina di mais equivale a nutrirsi di pane e acqua. Qui, quando sono fortunati, i bambini piccoli possono bere latte una o due volte a settimana Dare una risposta concreta ed immediata a questa gravissima piaga non è sempre facile anche perché i fattori che la causano sono molteplici e a volte complessi ma una corretta informazione su alcuni concetti di base, può comunque rappresentare un piccolo contributo nella fiducia che qualche cosa possa cambiare. La vita in parrocchia e l’impegno in alcuni servizi mi permettono di scoprire e conoscere tante persone seriamente impegnate sul piano pastorale ed umano e profondamente radicate nella fede È bello e soprattutto di grande stimolo scoprire una Chiesa giovane, viva e dinamica che guarda avanti con fiducia e speranza. Condividere ogni giorno con questi fratelli fatiche e speranze, energie e delusioni, non è sempre facile soprattutto in un contesto dove spesso si ha a che fare con la precarietà, con

diversi ritmi di vita, dove i pensieri, i modi di vedere le cose sono spesso divergenti e dove a volte si fa fatica a capire. Ma se lo si fa per un fine più grande, se non si perde di vista che siamo li per la costruzione del Regno dei Cieli su questa terra, operando e rimanendo in comunione con questi fratelli e sorelle, vivendo e agendo con lo stesso spirito, allora tutto diventa meno faticoso ed arricchente e si è continuamente animati dalla stessa gioia e dal desiderio di continuare a lavorare insieme, arricchendoci reciprocamente e crescendo umanamente, professionalmente e cristianamente. Claudia Pontel Diocesi di Gorizia


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Gesù ci libera! Nel corso della nostra permanenza à Korhogo padre Marco Prada, SMA ci ha fatto conoscere Daniel Dramane un cristiano di Korhogo, conosciuto soprattutto per essere all’origine delle sessioni “Gesù ci libera”, sessioni date ai catecumeni in preparazione al battesimo.

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aniel Dramane Coulibaly è ivoriano, sposato, padre di otto figli. Vive a Korhogo, nel nord della Costa d’Avorio di etnia senufo, maggioritaria nella regione. Ancora oggi anima le sessioni ed è formatore degli animatori. Tale sessione inizia invitando i catecumeni a manifestare ad alta voce le proprie paure e a sbarazzarsi dei feticci; si conclude con un gran falò in cui vengono bruciati feticci e arnesi vari, come segno di conversione e di fiducia in Cristo liberatore. Questa dinamica prepara i catecumeni all’incontro con Gesù, un incontro che libera da ogni paura o condizionamento. Il potere degli spiriti Nelle tradizioni africane, il mondo è concepito come un’immensa realtà, nel quale esiste un mondo invisibile che si manifesta solo in alcuni momenti all’universo visibile

dell’uomo. Questo mondo è fatto di forze, di essere viventi che si immaginano come esseri viventi alla maniera della società visibile. La religione tradizionale ha dei valori su cui innestare quelli del vangelo. Uno di essi è il profondo rispetto per la natura, ritenuta sacra, abitata da spiriti e divinità. Ma è pure una sacralità che alimenta paure irrazionali. Nella tradizione e credenze senufo, Dio (Kolotcholo) ha creato il mondo e l’ha affidato a degli spiriti, donando loro il potere di gestire la creazione. Questi esseri sono spiriti che abitano la natura, le montagne, i torrenti, certi rettili o pesci, alberi, pietre… Possiedono la chiave della felicità, sono i maestri della creazione. L’essere umano deve entrare in relazione con loro per avere protezione e ricevere i loro benefici. Per ogni sua attività, l’uomo deve sottomettersi a loro per avere, ad esempio, un buon raccolto, fare una buona caccia, riuscire nel commercio o per celebrare i diversi momenti della vita come: le nascite, i matrimoni, la morte, i riti d’iniziazione… così pure per soddisfare le sue aspirazioni come la ricchezza, la salute, la pace, l’unità… Le difficoltà, la malattia, i fallimenti, la morte non sono mai considerati casuali, ma come conseguenze degli effetti di qualche spirito degli antenati, o di un nemico, o di uno stregone. L’essere umano dunque è sempre in situazione di sottomissione e di dipendenza. Egli è impotente davanti a queste forze. Questa credenza comporta un certa impotenza la quale genera la paura e dipendenza; paura di non soddisfare gli spiriti, di non essere in armonia con loro, paura di trasgredire i loro comandi. Per superare queste paure la tradizione propone dei modi per proteggersi: idoli, oggetti di protezione (Feticci = amuleti),


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Dalla missione sacrifici raccomandati dagli indovini per tranquillizzare la collera degli spiriti e per ottenere benedizioni o la riuscita di un’attività; … ma il più delle volte queste pratiche non fanno che accrescere la paura e la soggezione… La storia del mio feticcio In questo ambiente culturale, Cristo chiama uomini e donne e gli aiuta a fare un cammino di liberazione della paura e della dipendenza. Io stesso ho fatto questo cammino. Mi sono convertito al Cristianesimo e sono stato battezzato nel 1974. Frequentando la catechesi, ho capito che per seguire Gesù, dovevo lasciare certe pratiche tradizionali. Mi sono liberato poco a poco dei miei oggetti di protezione, amuleti, e questo cammino di conversione non è stato facile e totale. Ho conservato per qualche tempo ancora il mio feticcio, “il più potente, quello che poteva proteggermi da ogni stregone o nemico che poteva gettarmi una cattiva sorte. Convinto della sua protezione ho conservato quest’oggetto fino al battesimo. Ho vissuto una grande lotta interiore, fino al giorno in cui ho inteso le parole del sacerdote che diceva: Il nostro Dio è un dio geloso” e poi quest’altra parola:” coloro che si attaccano ai loro idoli di legno, siano come loro… Attraverso il salmo 115 ho capito che solo in Dio dovevo mettere la mia fiducia. Ascoltando tutte queste parole le sentivo come indirizzate a me, così ho deciso di abbandonare tutto: facile a dirsi

a parole… questa decisione l’ho vissuta come una morte. Due voci parlavano al mio cuore: la prima mi ricordava le parole ascoltate in chiesa e m’incoraggiava ad affidarmi al Signore, mentre la seconda mi ricordava che abbandonando il mio amuleto sarei stato senza alcuna protezione davanti alla violenza. Ho vissuto un vero combattimento interiore, mi sentivo in colpa, sentivo che disobbedivo ai comandamenti di Dio: “Non ti farai idolo né immagine alcuna… Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai”. ES 20, 4-5. Mi sentivo che non ero ancora l’amico di Dio, perché temevo di più, ancora le potenze che potevano uccidere il corpo e non quelle che potevano distruggere la mia anima. È meglio attaccarsi al Signore, che alle potenze della terra! La mia paura poco a poco si affievoliva, decisi di abbandonare il mio idolo di legno, ringrazio il Signore di avermi salvato la vita. La paura non mi lasciò subito, sentivo che ero ancora vulnerabile. Delle persone, la preghiera e la Parola di Dio mi hanno aiutato: “Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma uno spirito da figli adottivi”(Rom 8,15) questa è la convinzione che è cresciuta in me: che muoia o che viva, poco importa, l’essenziale è seguire Gesù Cristo. Questa certezza mi ha liberato completamente dalla paura che mi abitava. Ho iniziato ad avere fiducia in me stesso e ad avere fiducia negli altri appoggiandomi a Dio solo, mia forza e mio liberatore.


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Testimoni di un

tempo nuovo

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Carissima Mariela, anche se vieni dall’Argentina, il tuo cognome sembra proprio italiano. Puoi presentarti brevemente? Mi chiamo Mariela Rocchietti ho 40 anni, sono nata a Córdoba, città del centro dell’Argentina. I miei nonni arrivarono dall’Italia con i loro rispettivi genitori quando erano molto piccoli, come molti altri in seguito alla prima guerra mondiale, motivo per cui l’Argentina si è convertita in un paese di immigrati.

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Come hai conosciuto le suore NSA e cosa ti ha spinto a scegliere questo istituto missionario? Ho conosciuto le suore NSA nell’anno 1995, in un incontro di formazione missionaria insieme ad altri giovani e ai padri SMA. Questo fu il mio primo contatto con la missione. nel 2002 ho fatto la domanda di entrare nell’istituto delle suore NSA, con il desiderio di rispondere alla chia-

Intervista a Sr Mariela Rocchietti (NSA) di passaggio alla Comunità SMA-NSA di Feriole (PD)

mata missionaria e di andare oltre le mie frontiere, con cuore aperto e disponibile. Una delle ragioni per le quali ho scelto questo istituto è stato il modo di vivere la missione con un duplice senso: quello di contemplazione, rappresentato dal cenacolo (luogo di conversione, grazia e incontro profondo con il Signore), e di azione (la piazza pubblica, l’incontro con il popolo di Dio, con le sue necessità e attese, luogo dove rendere presente il Regno di Dio). Mi animavano: il desiderio di essere strumento di evangelizzazione della vita, trasmettendo l’amore di Dio e il suo Vangelo che rialza il povero e gli ridona la sua dignità di figlio/a di Dio, come pure lo spirito di famiglia, l’audacia, la semplicità e la passione missionaria, unita alla chiamata a superare le frontiere e fare del popolo africano: i miei fratelli e sorelle. Credo molto nella chiamata come iniziativa di Dio che si avvicina a noi, si fa prossimo e ci trasmette il suo spirito, che ci ac-


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Dalla missione compagna e ci conduce all’incontro, che ci trasforma e ci fa felici. Una chiamata che si fa risposta di impegno e servizio ai fratelli e sorelle, e da questa relazione-unione con Lui, tutto si fa missione. Sentire questa elezione per una missione specifica, mi è stato di aiuto per costruirmi e darmi un’identità. professione perpetua, il tuo f SI definitivo al Signore. Quali sono le L’anno scorso hai fatto la tua

convinzioni che si sono rinforzate in te? Quali le speranze per il futuro? Una delle esperienze più belle che conservo in cuore è la formazione degli animatori e responsabili dell’Infanzia Missionaria (IAM). Il loro fervore missionario, la voglia di imparare e impegnarsi a servire, più volte mi ha questionato e mi ha incoraggiato a continuare. Condividere e lavorare insieme, sfidare le difficoltà, costruire nuovi itinerari per camminare oltre, ci dava la gioia di sentirci collaboratori del Regno.

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Hai già avuto esperienze di missione in Africa. Puoi dirci dove sei stata e raccontare un’esperienza missionaria che ti è rimasta nel cuore? Una mia esperienza missionaria ad gentes, l’ho vissuta in Nigeria. Credo sia stata la più significativa, essendo la mia prima uscita missionaria, fuori dalla mia cultura e lingua. Un’ esperienza che mi ha fatto percorrere cammini di umiltà, che mi trasformavano, modellando e rendendo più profonda l’esperienza di Dio, nell’incontro con il popolo africano. Un’ esperienza che mi portò oltre i miei limiti, aprendomi il cuore. Ho vissuto due anni a Ibadan, uno stato del sud-ovest del Paese, operando nelle scuole elementari, collaborando nella sessione della prima infanzia; poi tre anni nel nord a Kaduna, iniziando con i bimbi delle elementari un lavoro extra scolastico con classe di arte, musica, ballo, unito

all’apostolato di animazione missionaria e vocazionale, rappresentando l’attività dell’Infanzia e adolescenza missionaria della diocesi, formando animatori missionari e accompagnando gruppi di bambini e di giovani. Ora in Argentina accompagno il gruppo di catechesi che si prepara alla prima comunione, catechesi che si fa missionaria con la testimonianza dei più piccoli (IAM). Camminando insieme in questa esperienza cerchiamo di essere ponte di unione e di comunione, di vivere i valori del Vangelo, cosa che ci aiuta a crescere a livello individuale e comunitario accettando la differenza, essendo tollerante e paziente, rispettando l’altro nella sua cultura. missionaria in mezzo al tuo f popolo. Com’è vivere la missione in Ora studi nel tuo paese e sei

Argentina?


19 La prima cosa che mi viene in cuore, è chiedervi di non rinunciare mai a ciò che da senso alla vostra vita. Questo è una forza unica con la quale Dio parla e si fa presente. Vorrei farvi io una domanda: “qual è il posto che Dio ha pensato per ognuno in questo mondo? Che cos’è che vi dà vita, forza, valore? “. Credo che uno dei mali maggiori, soprattutto in Argentina, ma anche nel resto del mondo, sia la perdita del senso e del valore della propria vita. Quando una persona scopre il dono prezioso che Dio ci ha regalato e tutte le esperienze di amore e d’incontro che ci offre, inizia un cammino di gratitudine e di servizio, d’incontro, di trasformazione e pienezza.

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Se potessi parlare al cuore dei giovani del mondo, cosa diresti loro? Papa Francesco è un regalo di Dio per la Chiesa, un uomo con la chiarezza e la

freschezza che solo lo Spirito può dare. Le sue parole ci penetrano e ci chiamano alla conversione del cuore, una conversione che si mostri con le opere, come fa lui stesso. Seguendolo, ascoltando le sue catechesi, vediamo come ci porti a crescere e avanzare nel nostro cammino di cristiani. È un grande modello di missionario, con un amore immenso per Cristo e la sua Chiesa. Francesco incarna nei suoi gesti il modo latino-americano di vivere la fede, vicina ai poveri, umile e servizievole, un’esperienza di chiesa che rompe con i privilegi e pone al centro le persone.

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Infine una domanda quasi obbligata… Cosa pensi di papa Francesco, tuo conterraneo? Cosa porti a casa con te dall’incontro dei giovani religiosi cui hai partecipato a Roma? Durante questi giorni d’incontro insieme a tanti consacrate e consacrati del mondo, dopo aver ascoltato e condiviso tante riflessioni dello Spirito, esco con il cuore e la mente pieni di speranza. Per me è stato un tempo di rinnovamento e di grazia, di cambiamento, di nuove luci. Siamo testimoni di un tempo nuovo che ci chiede di camminare nella verità e profondità della nostra chiamata e vocazione. Essere testimoni di un Dio misericordioso con la nostra capacità di perdono, di incontro con l’altro, di vicinanza, di servizio e di comunione. Una fraternità luminosa che risvegli il mondo, che sfida con il Vangelo e avvicini a Gesù. Questa relazione personale, intima con Dio, questa comunione nel suo Spirito e la centralità del Vangelo nella nostra vita, è ciò che ci porta a iniziare questo cammino come veri adoratori. Che sia l’opera di Dio che si realizzi in me, e si trasformi in dono per gli altri. Sr. Mariela Rocchietti NSA


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Dalla missione

LA FESTA DELLA VERGINE DI URKUPIÑA A VILLA LIBERTADOR ARGENTINA

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n 15 di agosto originale! Ho festeggiato Maria Assunta in cielo nel mio cuore perché tutto e tutti intorno a me hanno preparato e festeggiato con fede, fervore e originalità, la festa della Vergine di Urkupiña patrona del popolo boliviano.

Nella nostra parrocchia c’è una comunità di immigrati boliviani che qui fra noi vive, lavora e cresce. Quest’anno hanno festeggiato la trentesima celebrazione della loro Patrona nella nostra parrocchia e lo hanno fatto con solennità e grande gioia.

Festa dell’Urkupiña La comunità boliviana celebra la solennità dell’Assunta nel ricordo della Madonna di Urkupiña. Secondo la leggenda, durante l’epoca coloniale nel secolo XVII, la Vergine Maria con in braccio un bambino, apparve a una piccola pastorella che stava pascolando le sue pecore su un colle vicino a Quillacollo, paese a 15 km. di distanza da Cochabamba, intrattenendosi con lei in lunghe conversazioni nella lingua del luogo, il quechua. Questo successe in diverse occasioni; la bambina parlava tranquillamente con lei giocando con il figlio della “signora” (il Bambino Gesù). Un giorno la Madonna, vedendo che la pastorella tarda ad arrivare, si alza dal luogo in cui si trovava e sale in cima al colle, finché la bambina, vedendola e indicandola con la mano ai presenti si mise a gridare “jaqaymanurqupiña, Urkupiña” che in quechua significa “sta in cima al colle”. Da qui il nome di Urkupiña. L’8 dicembre 1998 ha ricevuto il titolo di “Patrona dell’Integrazione Nazionale della Bolivia”. Il 13 agosto 2012 L’Assemblea dello Stato Plurinazionale di Bolivia la ha insignito della medaglia di oro in Onore al Merito Culturale, in riconoscimento alla sua immagine e alla festività, come la massima espressione culturale della Bolivia.


21 La forza evangelizzatrice della pietà popolare (E.G. 122) Allo stesso modo, possiamo pensare che i diversi popoli nei quali è stato inculturato il Vangelo sono soggetti collettivi attivi, operatori dell’evangelizzazione. Questo si verifica perché ogni popolo è il creatore della propria cultura ed il protagonista della propria storia. La cultura è qualcosa di dinamico, che un popolo ricrea costantemente, ed ogni generazione trasmette alla seguente un complesso di atteggiamenti relativi alle diverse situazioni

esistenziali, che questa deve rielaborare di fronte alle proprie sfide. L’essere umano «è insieme figlio e padre della cultura in cui è immerso». Quando in un popolo si è inculturato il Vangelo, nel suo processo di trasmissione culturale trasmette anche la fede in modi sempre nuovi; da qui l’importanza dell’evangelizzazione intesa come inculturazione. Ciascuna porzione del Popolo di Dio, traducendo nella propria vita il dono di Dio secondo il proprio genio, offre testimonianza alla fede ricevuta e la arricchisce con nuove espressioni che sono eloquenti. Si può dire che «il popolo evangelizza continuamente sé stesso». Qui riveste importanza la pietà popolare, autentica espressione dell’azione missionaria spontanea del Popolo di Dio. Si tratta di una realtà in permanente sviluppo, dove lo Spirito Santo è il protagonista. Si è iniziato con la novena: ogni famiglia ha portato in chiesa la sua statua della Vergine e l’ha adornata con ceri e fiori. Alle ore 20 di ogni sera si è celebrato la s. Messa con una testimonianza diversa. La sera del 7 agosto, la comunità argentina che festeggiava San Gaetano, dopo la Messa ha offerto cioccolata calda e pane casereccio a tutti. E due sere dopo la comunità boliviana, ha offerto Api caldo (bevanda tradizionale a base di mais rosso) con frittelle. Il motto della nostra diocesi “Con Gesù prendiamoci cura gli uni degli altri come fratelli” ha sostenuto il desiderio reciproco di conoscenza e d’ integrazione. Venerdì 14 agosto, dopo la Messa è iniziato il rito tradizionale che apriva la grande festa con il cambio dell’abito: Tutte le statue sono state portate in una sala, il parroco ha benedetto gli abiti nuovi e le ‘anziane’ incaricate hanno rivestito la loro statua con l’abito nuovo preparato da ogni famiglia con tessuti pregiati pro-


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Dalla missione venienti dalla Bolivia. Con questo gesto si compie il passaggio delle famiglie che si impegnano con promesse a custodire la statua della Vergine e con essa tutta la fede e l’unione nella tradizione del popolo boliviano. Tutte le persone aspettavano nella piazza; all’uscita della processione, le statue vestite a nuovo sono state accolte con fuochi d’artificio, banda e danze tradizionali. E la festa è continuata fino a tarda notte. Sabato mattina alle 11.30, tutte le statue

con l’abito nuovo erano di nuovo in chiesa per la grande Messa solenne seguita dalla processione per le vie del quartiere, alla presenza delle autorità boliviane e argentine, delle delegazioni boliviane venute non solo da vari luoghi dell’Argentina ma anche da altri Paesi. Ogni famiglia rappresentante di una delegazione, aveva rivestito la sua auto con i loro simboli propri al suo gruppo e accompagnava la processione con le statue della Vergine e la banda. Alle 14.30, finita la processione in piazza, si è dato inizio alla grande festa con l’inno nazionale, argentino prima e boliviano

poi. Impressionante la quantità di gruppi folcloristici che, con le loro bande, hanno sfilato e danzato. Ogni gruppo terminava il suo intervento inginocchiato davanti alla fila di statue della Vergine di Urkupiña allineate e, mentre la gente applaudiva, veniva data la benedizione della Madonna su di loro, ponendo la vita, la famiglia, il lavoro, il paese, tutto ... sotto la protezione di Maria. Non so quanti gruppi hanno sfilato, danzato e suonato davanti alla Vergine, so che dalle ore 15 fino a notte fonda continuava senza interruzione l’entrata dei gruppi, ognuno con costumi bellissimi, bande e strumenti originali. È difficile descrivere una festa così… Tutte le strade erano state chiuse e trasformate in ristorantini dove si offrivano piatti tipici boliviani e si vendevano prodotti tradizionali. Anche noi tre, sr. Edel, Mariela ed io, siamo andate a comprare il loro cibo e siamo salite sul nostro tetto per vedere la piazza. Abbiamo pranzato sul terrazzo mentre assistevamo a questa festa così originale e animata. E li, ammirando e ascoltando, abbiamo trascorso tutto il pomeriggio. Mentre calava la sera e i gruppi continuavano a sfilare danzando, rappresentando la varietà dei loro popoli d’origine, siamo scese nelle nostre stanze per raccogliere in preghiera e offrire a Maria tutte le espressioni di fede e di lode di questo giorno, affidando allo Spirito Santo il cammino di integrazione e di apertura rispettosa reciproca, per sentirci fratelli e sorelle uniti nella fede al servizio della Vita. Maria ci insegni a superare ogni forma di discriminazione e a riconoscere in tanta ricchezza della cultura di ogni popolo, “i semi di Verbo” incarnato che ci chiama, ci sfida e ci orienta. Sr Annarosa Crippa NSA


SMA-NSA

2015-2016

progetto

FRONTIERE Percorsi didattici di educazione alla mondialità

Chi siamo? Siamo una comunità formata da padri della Società delle Missioni Africane (SMA) e da suore di  Nostra Signora degli Apostoli (NSA). I nostri istituti internazionali sono nati in Francia verso la metà dell’800 per l‘evangelizzazione dell’Africa  e contano oggi circa 1700 membri presenti in più di 20 paesi africani al servizio del Vangelo e dell’uomo. - Viviamo con gioia il nostro carisma missionario. - Siamo aperti alle problematiche e alle provocazioni attuali del mondo giovane e del mondo africano. -Vogliamo far conoscere l’Africa e i vuoi valori, proponendo percorsi di animazione interculturale a scuole e gruppi parrocchiali.  

Dove siamo? Comunità SMA-NSA di Feriole, Via G. Vergani, 40 35037 – Teolo (Padova) Tel 049.9900494 Sr Giuliana Bolzan - cell. 3202234722 P. Lorenzo Snider - cell. 3476456511 giulibonda@gmail.com lorenzosnider@yahoo.fr

Destinatari: Scuola secondaria di primo e secondo grado Siamo disponibili per incontri e animazioni parrocchie, oratori e associazionismo in genere su tematiche legate alla mondialità e alla missione.

Cosa proponiamo? La comunità SMA-NSA propone ai ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado percorsi culturali ispirati alla conoscenza del mondo africano, percorsi di interculturalità e rispetto delle differenze, dialogo interreligioso, ecologia integrale. A partire da quest’anno, la Comunità SMA-NSA mette la sua conoscenza ed esperienza missionaria al servizio delle scuole del territorio con percorsi formativi di Educazione alla Mondialità e alla Solidarietà. Il progetto ha la finalità di fornire strumenti per una più chiara interpretazione delle dinamiche del mondo attuale.

nsa

Obiettivo: • Introdurre i ragazzi al confronto con le differenze culturali e le problematiche della globalizzazione attraverso la conoscenza di realtà, persone e situazioni di frontiera, aiutandoli a formarsi una coscienza critica e a superare una visione pregiudiziale. • Stimolare i ragazzi a maturare atteggiamenti responsabili e a rendersi protagonisti attivi nella società globalizzata, attraverso dinamiche di ‘apprendimento in situazione’. • Fornire stimoli e supporto agli insegnanti per lavorare sulle dinamiche dell’intercultura. I temi trattati: • Conoscenza delle problematiche dei Paesi del Sud e delle relazioni Nord-Sud del mondo; • Scoperta del continente africano, delle sue ricchezze e contraddizioni attuali, con uno sguardo rivolto alle radici storiche e sociali delle problematiche odierne; • Formazione di una coscienza aperta alle differenze culturali e religiose; dialogo, rispetto, non violenza. • Educazione ad un’ecologia integrale che metta in evidenza le sfide attuali e proponga nuovi stili di vita possibili.


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Adesso parliamo noi

“Va’ e ripara la mia casa”

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n giorno Francesco, mentre passava vicino alla piccola chiesa diroccata di San Damiano, fu ispirato ad entrarvi: si mise a pregare davanti all’immagine del Crocifisso, ed ecco che il Signore gli parlò: “Va’, Francesco, e ripara la mia casa, che cade in rovina!”. “Va’ e ripara la mia casa”: è il tema scelto dalla nostra comunità SMA-NSA di Feriole che ci guiderà durante tutto ‘anno pastorale 2015-2016. Il Signore ci invita prima di tutto, a “riparare” la casa del nostro cuore perché Lui vi possa abitare. La casa è luogo di relazioni, di intimità, di familiarità e di amore, la casa è quel luogo dove si cresce e si mettono le basi per ogni scelta di vita. Casa che accoglie, casa che apre gli orizzonti, casa dove si impara a crescere insieme, nel rispetto reciproco e di ogni cultura, al fine di edificare insieme una fraternità più grande e più umana.

Il centro del logo è la croce di Cristo. Cristo è venuto sulla Terra per salvare l’umanità intera Dalla croce nasce un germoglio che si estende al dì fuori: l’amore di Dio non ha confini. Il cerchio fatto di persone di diversi colori, insieme formano un arcobaleno, che unite tra loro formano la chiesa e riparano la casa comune. La dimensione ecologica è data dalla forma circolare del logo dove sopra a formare il tetto, abbiamo l’azzurro del cielo, sotto come base il verde che indica la terra, le foglie richiamano la natura.


25 Da questo richiamo dato dal logo, scaturiscono le diverse proposte di Animazione Missionaria per l’Anno pastorale 2015-2016. La festa SMA di settembre è un appuntamento importante, un momento che aggrega ogni anno: amici, familiari, volontari, simpatizzanti persone di ogni età. Venerdì 4 settembre abbiamo voluto prepararci spiritualmente alla festa dando il via alle diverse attività, con una fiaccolata per le vie della parrocchia. Siamo partiti dalla Chiesa di Feriole, dove prima di iniziare il cammino, un volontario ci ha dato la sua testimonianza.

Una casa comune

“M

a qual è la casa del Signore?” mi sono chiesto. Facile! “È il nostro corpo” ci hanno sempre insegnato. Pensandoci un po’, però, ho trovato questa risposta non del tutto soddisfacente. Perché solo l’uomo? Per me la casa del Signore è ben più ampia! È l’uomo, è la famiglia, è la parrocchia e …, andando avanti, è il mondo intero. Ma vogliamo lasciare fuori tutto il resto? Le ultime scoperte dicono che forse in un altro sistema solare c’è un pianeta che potrebbe essere compatibile con la vita. Lo vogliamo escludere dalla casa di Dio? La casa del Signore è l’intero creato e se Dio ha creato tutto… la Sua casa è il TUTTO. Ma noi uomini ragioniamo con mente umana e la nostra vista parziale ci impone di considerare solo alcuni ambiti, solo alcuni aspetti della grande casa di Dio. E allora: l’uomo, la Famiglia, la Parrocchia…, ecc. Mi piace immaginare che la casa Parrocchiale sia come la nostra casa di mattoni, nella quale viviamo tutti i giorni: non composta di stanze tutte uguali, ma da locali uno diverso dall’altro, con diverse grandezze e diverse destinazioni. Stanze però tutte con la stessa dignità e la stessa importanza. Può la cucina dire alla camera da letto, io sono più importante di te? Può il bagno dire al garage io servo più di te, magari quando fuori imperversa una grandinata che tamburella la nostra auto? La casa della nostra comunità di Feriole ha anche un qualcosa in più rispetto ad altre case parrocchiali: ha una stanza in più.

Una stanza con una grande finestra sul mondo che ci offre l’opportunità di allargare la nostra visuale ben oltre il confine del piccolo orticello, per assaporare nuove conoscenze e nuove gioie. È la Comunità SMA NSA che con questa celebrazione inizia un importante momento di condivisione e di festa. Abitiamo tutti nella stessa casa, la Chiesa di Dio. Essa non è immune dai danni derivati da orgoglio, invidia, scoraggiamento, gelosia… Tutti insieme possiamo riparare questi danni rendendo questa casa comune di nuovo bella, come bello diventa il cristiano che lascia trasparire dal suo volto sorridente la contentezza e la gioia di essere fratello di tutti e figlio di Dio. Luigi Cinetto Volontario


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Adesso parliamo noi Il percorso si è svolto attraverso le vie della parrocchia fino ad arrivare alla comunità SMA-NSA, dove abbiamo dato il benvenuto a sr Mary Amoako che ci ha dato anche lei la sua testimonianza.

Come Rut…

M

i chiamo Mary Amoako, sono nata in Ghana. Vorrei raccontarvi alcune mie esperienze missionarie come suora NSA, e ciò che mi ha attirato della Congregazione. Quando ero ragazza, c’erano alcune suore nella nostra parrocchia che avevano cura dei poveri e dei malati: erano suore NSA. Quelle suore lavoravano anche alla scuola primaria della loro Congregazione. Il loro servizio mi piaceva e anch’io avrei voluto diventare una suora come loro, ma non ero ancora battezzata. Mio padre era catechista e mi ha aiutato a ricevere il battessimo. Quando finalmente sono stata battezzata, le suore erano già partite per un altro paese! Mentre frequentavo la scuola superiore di Nostra Signora degli Apostoli, avevo sempre in me il desidero di diventare una suora, mi attirava questo istituto perché c’erano suore di altre nazionalità. Le suore erano d’accordo che io entrassi ma dovevo prima terminare gli studi: ho confidato la mia intenzione ai miei genitori, ma mia madre non era d’accordo con me. Sono diventata postulante soltanto nel 2002 dopo aver avuto il consenso di mio padre. Nel 2003 andai in Nigeria per il noviziato. Laggiù ho conosciuto molte suore e ho capito bene gli aspetti della vita religiosa. Sei mesi prima della mia professione, mio padre mi ha scritto una lettera per darmi dei consigli. Mi diceva: prega sempre e metti Dio davanti ogni altra cosa, Egli sarà con te. Dopo una mia prima esperienza in Ghana, sono partita per il Libano. Personalmente, ero felice di questa nuova missione, ma la

gente del mio paese pensava che io fossi stata punita, visto che il Libano era un paese in guerra ed in prevalenza mussulmano. Nonostante il numero elevato di mussulmani, molti di loro hanno grande devozione alla Vergine Maria e a san Charbel. Malgrado questa devozione che unisce cristiani e Mussulmani, nel paese non c’e una pace duratura. La mia comunità in Libano è presente a Kab-Elias e lì ho svolto la mia missione come insegnante d’inglese. Nella nostra scuola molti nostri studenti sono mussulmani: non è sempre stato facile lavorare con loro. Ma mi sono detta che tutti sono figli di Dio e noi lavoriamo per Dio. Nel 2012 sono stata mandata in un’altra comunità, precisamente a Salima, sempre in Libano. Qui esistono ancora delle forti tensione tra Cristiani e i mussulmani Drusi. In occasioni delle festività, fra cristiani e mussulmani, si instaura una Sul tema del viaggio e della casa comune da riparare si inserisce la proposta dell’Info Point di quest’anno, come ci spiega Daniela e Orlando, due nostri collaboratori.

LA SPERANZA ARRIVA VIA MARE

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oi animatori di questo stand, abbiamo pensato di riprodurre la prua di una barca, che abbiamo voluto chiamare “BARCA DELLA SPERANZA”. Dentro c’è la possibilità di sedersi e di guardare uno schermo che propone di continuo la riproduzione di documentari, testimonianze, interviste, musiche e rumori sulla questione più che mai attuale dei migranti, in particolare quelli africani. Soprattutto però ci piaceva l’idea che, anche se in misura molto ridotta,


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calma apparente dove ci si incontra e si festeggia insieme, ma in realtà, le tensioni rimangono. Nel 2014 sono poi ritornata in Ghana per le vacanze, e a fine maggio 2015 sono arrivata in Italia. Quando le mie responsabili mi hanno chiesto di venire qui in Italia, sono stata molto contenta della bellissima notizia: per noi Cristiani ci si potesse immedesimare per alcuni minuti nella situazione che quotidianamente vivono questi nostri fratelli e sorelle. Non era nostra intenzione aprire un dibattito politico o sociale sull’argomento, già tante parole inutili e superficiali sono state dette in questo periodo. Ci ha mosso innanzitutto, la consapevolezza che affrontando un tema ed u-

na emergenza umanitaria così enorme, siano assolutamente necessarie la conoscenza e la

Cattolici ciò è motivo di grande orgoglio, a motivo del Vaticano, lo chiamiamo il “capoluogo” della nostra fede. Poi venire addirittura a Padova è una duplice gioia, perche Sant’Antonio è il santo amato da tutti i popoli. La lingua Italiana mi piace, e spero di impararla bene in modo da esprimermi al meglio. Approfitto per ringraziare di cuore le suore del Consiglio Provinciale per avermi accolta, incoraggiata e sostenuta. Ringrazio anche i Padri SMA e tutti voi per la sincera accoglienza. Ogni giorno vi ricorderò nella preghiera, come ci dice Rut (1:16): “non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io e dove ti fermerai mi fermerò, il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio”. Dio vi benedica oggi e per sempre. Grazie. Sr. Mary Amoako, NSA

corretta informazione. A tale scopo, accanto alla barca, in un piccolo gazebo è stato esposto del materiale informativo, testimonianze, alcune provocazioni per dar modo a chi si ferma di riflettere su cosa dice la Parola di Dio a proposito degli stranieri e di quale debba essere il nostro comportamen-

to da cristiani nei confronti di queste persone che, malgrado tutto e con dolore, lasciano il loro paese affrontando situa-

zioni e sofferenze indicibili per un futuro di pace e serenità. La speranza, dice un vecchio proverbio, è sempre l’ultima a morire; in questi anni e in particolare negli ultimi mesi è stata proprio la morte che ha risposto al grido di chi la chiede e la invoca… noi cristiani,

discepoli di Cristo, abbiamo il dovere di fare tutto ciò che è possibile per donare e condividere LA SPERANZA! Daniela e Orlando, Marina e Remigio


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Adesso parliamo noi In linea con le problematiche dell’immigrazione che non sono solo emergenza di oggi, durante la domenica dedicata alla festa delle Famiglie, abbiamo voluto dar voce all’Associazione “SELVAZZANO for CHILDREN”. L’associazione nasce nel 1998 con l’ideale di aiutare concretamente bambini in difficoltà. Sono tutti volontari e credono che donare parte del loro tempo e delle loro capacità sial il modo migliore per raggiungere questo scopo. Una rete di famiglie solidali pronte all’accoglienza, un progetto di recupero scolastico accompagnato da iniziative volte al superamento di paure e disagi per bambini italiani e stranieri dai 6 ai 10 anni, la promozione di percorsi di facilitazione linguistica per famiglie senza sostegno parentale sono alcuni delle loro attività.

Noi veniamo dalla luna

C

on i bambini che partecipano alle nostre attività abbiamo realizzato una piccola rappresentazione teatrale partendo proprio dalla canzone di Caparezza “Io vengo dalla luna” per dare subito una scossa molto forte al pubblico presente alla Festa SMA di Feriole. Una canzone dura, cruda a volte violenta nel linguaggio, ma che ben rappresenta quello che molte persone realmente pensano in tema di immigrazione. È ciò che una grossa fetta dei cittadini italiani più o meno apertamente manifesta quando si parla di stranieri. Ci sono dei passaggi della canzone che fanno riflettere: “….non è stato facile per me trovarmi qui, ospite inatteso...peso indesiderato….arreso “questo signorotto che si fa vanto del santo attaccato al cruscotto…

...”Quando l’abbiamo inserita pensavamo ad alcune figure di politici che si atteggiano difensori del crocefisso nelle scuole e poi non si curano di lasciar morire i bambini sulle spiagge… Lo scopo di questo progetto teatrale, fatto con i nostri 23 bambini provenienti da molte parti del mondo ovvero India – Nigeria – Burkina Faso – Albania – Romania – Ucraina – Italia, è quello di stimolare le persone a pensare. E così, in questo momento storico di grande CONFUSIONE POLITICA E SOCIALE, abbiamo cercato di rappresentare in questo piccolo spettacolo le difficoltà, i problemi, le speranze di tutte quelle persone che arrivano da noi con ogni mezzo che muoiono sulle spiagge… per lasciare la disperazione... la fame… la paura… la guerra. Dopo il ballo iniziale sulla canzone di Caparezza viene recitata (una)la bellissima


poesia di Gianni Rodari - “Il cielo è di tutti”. Anche qui si è voluto far riflettere sulla stupidità delle divisioni: “il cielo è mio, è del vecchio, è del bambino, del re, dell’ortolano, del poeta, dello spazzino…. Non c’è povero tanto povero che non ne sia padrone…, ma perché allora … il cielo è uno solo e la terra è tutta a pezzetti???” Terminata la poesia i bambini cantano una canzone molto nota “Paese mio” le cui parole si riferiscono al dramma dell’emigrazione. “Sto scappando da una paese vecchio, addormentato, dove regna la noia, l’abbandono …il niente…che sarà della mia vita… so far tutto o forse niente... da domani si vedrà…” La fase successiva dello spettacolo si rappresentano gli scritti che i bambini stessi hanno elaborato durante il percorso fatto insieme nell’anno, a proposito delle differenze di colore, di religione, nel modo di pensare. Riflessioni importanti per affermare a gran voce che il genere umano è uno solo e contemporaneamente ciascuno dei suoi componenti è unico. Bellissima la rappresentazione della favola africana “La giraffa vanitosa”: superba per la sua bellezza e imponenza non aveva più rispetto per nessuno, finché una scimmietta l’aiuta a cogliere i frutti troppo alti di una palma: “Vedi cara mia, sei la più alta, sei la più bella… sei la più RICCA però non puoi vivere senza gli altri...” La favola si completa con il canto e il ballo dei bambini sulla canzone “Il leone”. Prima delle performance singole di Denys, Gioia, Kristen, Treasure e Princesse, gli stessi piccoli artisti hanno dimostrato che qualsiasi prodotto che usiamo, qualsiasi cibo che mangiamo, qualsiasi abito che indossiamo può avere origini diverse da quelle italiane come la pizza, che in realtà ha origini arabe… per affermare ancora una volta che tutti siamo un solo popolo. Roberto Faggiani

“Ayoka” padre Mario!

Domenica 6 settembre, p. Mario Boffa SMA ha celebrato i suoi sessant’anni di sacerdozio. Con grande esuberanza e originalità ci ha regalato alcuni particolari della sua chiamata ad essere missionario. La prima parola che ho imparato andando in Africa, precisamente in Costa d’Avorio, a Divo in è stata “Ayoka” (ti vedo). Ayoka è il saluto del mattino, deli mezzogiorno e della sera, ma secondo intonazione e le circostanze, ha un significato diverso: Ti vedo che arrivi, ti vedo che parti, ti vedo che sei triste, ti vedo contento. Anche l’augurio che la gente ti rivolge risuona come una benedizione: Logo pale mo gnù, (al plurale : Logo pal ogni gnù) Dio versi l’acqua su di te, Dio versi l’acqua su di voi. Benedizione che è entrata nel rito della celebrazione eucaristica, ricordando l’l’acqua quella vera, la migliore, quella di qui Gesù parla alla donna samaritana. “l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 5-30) Alla mia partenza il padre spirituale di Genova mi scrisse: Hai fatto il missionario con le gambe, ora lo farai con le ginocchia. Se devi accompagnare con la preghiera i 427 seminaristi che hai formato durante tanti anni, non ti basteranno 24 ore al giorno… Ed è quello che cerco di fare in questi anni, approfittando di quel lungo tempo che ho a disposizione nel continuare a vivere sempre e ovunque la mia missione. Grazie p. Mario. TANTI AUGURI!

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CHE EDUCA

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“La vera educazione è quella che ci rende mentalmente liberi e moralmente eccellenti” M. Gandhi

UN PASTO Q

uesta frase di Gandhi ci aiuta ad entrare nel vivo dell’argomento di questo numero. Educazione intesa come crescita della propria libertà di pensiero, coscienza critica e statura morale. Seguendo il filo rosso di Expo 2015, continuiamo il percorso presentato dalla Santa Sede. Il terzo ambito del suo padiglione è appunto intitolato: un pasto che educa. Abbiamo trattato finora i temi della Salvaguardia del creato e del problema dell’alimentazione mondiale. In questo terzo tema, la riflessione verte sull’importanza

dell’educazione. L’ambito educativo è fondamentale per formare le giovani generazioni ad una cultura della relazione umana centrata sull’essenziale e non sullo spreco consumista (delle cose come delle persone). Questo è proprio l’ambito dell’educazione alla mondialità. Il suo scopo è proprio di insegnare ad aprire gli occhi sul mondo e osservare e capire come vivono ‘gli altri’, in un’ottica di solidarietà e condivisione. Perché è importante CONOSCERE per MIGLIORARE. E questo passa anche attraverso il cibo …


31 Per la fede cristiana il cibo è il crocevia di una serie di legami (tra Dio e gli uomini, degli uomini tra di loro, con il creato) generatori a loro volta di pratiche che maturano le persone e ne arricchiscono le identità. Queste pratiche riguardano la crescita dei singoli individui: attraverso la disciplina del cibo l’uomo può imparare molto a proposito del suo legame con il creato come anche sulla sua relazione con Dio. Nel cristianesimo, ma non solo, il pasto è presto diventato un rito, ovvero un momento capace di assumere il gesto del consumare assieme il cibo come risorsa in grado di generare legami profondi tra i partecipanti; legami che possono modificare le vite dei singoli, dando loro nuovi scopi e nuovi orizzonti di senso alle loro azioni. È così che il pasto si è aperto all’esperienza della condivisione e della solidarietà: il cibo in questo caso diventa sinonimo di dono, nelle forme sempre attuali delle mense aperte ai poveri o in quella più recente del banco alimentare. Tra i luoghi nei quali il cibo si fa rito e strumento di educazione ci sono la famiglia e la casa: il gesto del nutrire diventa il veicolo dell’amore dei genitori verso i figli, e viceversa quando ci sono anche degli anziani. Papa Francesco ha ricordato che «dalla famiglia, che è la prima comunità educativa, si impara ad avere cura dell’altro, del bene dell’altro, ad amare l’armonia della creazione e a godere e condividere i suoi frutti, favorendo un consumo razionale, equilibrato e sostenibile. Sostenere e tutelare la

famiglia, affinché educhi alla solidarietà e al rispetto, è un passo decisivo per camminare verso una società più equa e umana». Cibo e educazione sono interconnessi. Entrambi sono alla base della nostra vita e della nostra crescita. Mangiare è un atto simbolico. Significa innanzitutto mantenersi in vita e in connessione con l’intero creato. Lavorare per procurarsi il cibo è un evento sociale. Cucinare e preparare da mangiare è uno dei più grandi atti d’amore possibili. Significa: “Io voglio che tu viva”. A tavola si tessono rapporti di familiarità: è il luogo della relazione e della condivisione. Il dilagare delle problematiche legate ai disturbi alimentari (anoressia, bulimia, obesità) è la dimostrazione più drammatica della connessione tra il nutrimento e l’accudimento, tra il cibo e l’amore: elementi intimamente legati e indispensabili per la vita. Tutto qui è educazione. Ad una vita vera, sana, relazionale e felice. L’educazione alla mondialità sostiene fra gli atri, la diffusione di nuovi stili di vita legati anche all’alimentazione. Abbiamo bisogno di un nuovo rapporto con le cose: di passare dal consumismo al consumo critico, dalla dipendenza alla sobrietà e dall’usa e getta al riutilizzo e al recupero.

Tra i luoghi nei quali il cibo si fa rito e strumento di educazione ci sono la famiglia e la casa: il gesto del nutrire diventa il veicolo dell’amore dei genitori verso i figli, e viceversa quando ci sono anche degli anziani.

Vediamone alcuni esempi: b Educare al consumo critico e sobrio Apprendiamo un nuovo modo di fare la spesa, non più guidati dalle pubblicità, ma dalla decisione di premiare le imprese che cercano di fare scelte etiche (il


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cosiddetto ‘voto del portafoglio’). Fare la spesa è un appuntamento quotidiano perché bisogna alimentarsi, ma è anche un impegno etico perché occorre saper scegliere prodotti ‘etici’, cioè prodotti da imprese che hanno comportamenti giusti nei confronti dei lavoratori, poi dell’ambiente e della società. Saper scegliere significa favorire un’economia di giustizia invece che di sfruttamento.

ta di rifiuti. Una nuova proposta è quella di recuperare le cose e riutilizzarle. È l’impegno di diverse associazioni per il riutilizzo dei materiali dismessi, anche per aiutare il bilancio familiare, per solidarizzare con chi ci vive accanto e incentivare la creatività. www.angolidi mondo.it

b Frequentare i negozi in cui sono presenti prodotti del commercio equo e solidale È un approccio alternativo al commercio convenzionale, che promuove una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena della commercializzazione dei beni e dei servizi: dai produttori ai consumatori.

Di esempi ce ne sarebbero molti altri, ma lasciamo alla creatività personale la scelta di nuovi stili di vita personalizzati da vivere in famiglia e da trasmettere ai nostri figli, educandoli alla solidarietà. La vita quotidiana è fatta di tante azioni e scelte. Percorrere la strada dei nuovi stili di vita significa generare un mondo migliore. Quello che tutti sogniamo e vogliamo anche per le generazioni future.

b Riciclo e riutilizzo delle cose: L’usa e getta genera una quantità eleva-

Sr Giuliana Bolzan NSA


A GENOVA

La comunità SMA di S. Maria di Castello organizza una conferenza su P. Francesco Borghero, primo padre SMA italiano, originario di Ronco Scrivia. Sarà tenuta da P. Renzo Mandirola SMA a Palazzo Ducale, giovedì 10 dicembre alle 17,30. Per ulteriori e maggiori informazioni: tel.: 010 06 03 690


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COSTA D’AVORIO sr MARTINELLI Marisa 03 B.P. 332 ABIDJAN 03 ADJAME Tel. +225 45 25 09 16 · marisa.nelli@tiscali.it

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REGINA APOSTOLORUM n°3_2015  

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